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Giustizia sportiva sotto choc: la sentenza UE su Agnelli e Arrivabene abbatte l’autonomia federale

Giustizia sportiva rivoluzionata dalla sentenza UE su Agnelli e Arrivabene: cosa è stato deciso e i prossimi passi

«Exsurge Domine, sorgi o Signore, […] un cinghiale è entrato nella vigna». Inizia così l’articolo de La Stampa, dedicato alla sentenza di ieri: richiamando la storica bolla papale di Leone X del 1520 contro Lutero, si può ben inquadrare la portata dello sconquasso che sta travolgendo la giustizia sportiva italiana. Il “cinghiale” che ha scardinato un sistema ormai fragile è la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sui ricorsi di Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene contro le squalifiche per il caso plusvalenze-Juventus. Un verdetto che cancella definitivamente il principio di autonomia assoluta difeso fino a oggi dalle federazioni.

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Dall’inchiesta Prisma a Lussemburgo

La vicenda nasce nel maggio 2021, quando l’inchiesta “Prisma” della Procura di Torino accende i fari sui bilanci della Juventus. Il percorso sportivo — tra proscioglimenti, riaperture del processo e le dimissioni del Cda bianconero a inizio 2023 — porta alle inibizioni di 24 mesi per il presidente Agnelli e 16 per l’ad Arrivabene, sanzioni confermate dal Coni ed estese a livello globale dalla Fifa.

Sembrava la parola fine, ma i due dirigenti scelgono di ricorrere al Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo, rilevando come il blocco dell’attività lavorativa in tutta Europa potesse violare le libertà fondamentali dell’Unione, dispone il rinvio pregiudiziale a Lussemburgo.

La svolta: le sanzioni devono essere proporzionate

La risposta della Corte UE è netta: vietare l’esercizio di un’attività professionale in tutti gli Stati membri calpesta il diritto alla libera circolazione dei lavoratori. Sebbene il calcio mantenga il diritto di darsi regole per garantire la stabilità finanziaria, le sanzioni devono essere «proporzionate, coerenti e basate su criteri trasparenti e oggettivi». Soprattutto, i cittadini devono disporre di un ricorso giuridico effettivo davanti a un giudice statale indipendente per chiedere l’immediato annullamento della squalifica.

Cosa cambia adesso: i tre pilastri della rivoluzione

Le federazioni non avranno più l’ultima parola e dovranno riformare i propri ordinamenti per evitare che ogni sanzione venga azzerata dai giudici amministrativi:

  • Il giudice “esterno”. La giustizia sportiva deve consentire agli individui di rivolgersi a un tribunale ordinario competente ad annullare le sanzioni e a disporre misure cautelari d’urgenza.
  • Indipendenza dalle pressioni interne. Va garantita la totale indipendenza dei giudici federali da pressioni esterne, specialmente da parte delle organizzazioni sportive che li nominano e possono revocarli.
  • Controllo giurisdizionale. Devono essere assicurate tutte le necessarie garanzie procedurali, in particolare il rispetto del diritto alla difesa, sotto un effettivo controllo degli atti.

Grave lutto per Silvio Baldini: addio alla figlia Valentina di soli 30 anni

Silvio Baldini ha tragicamente perso la figlia Valentina, scomparsa all’età di 30 anni. Grave lutto per il ct dell’Italia Under 21

Un’ondata di profonda commozione sta attraversando l’intero movimento calcistico italiano, unito nel mostrare massima vicinanza a Silvio Baldini. Il commissario tecnico dell’Italia U21 si trova ad affrontare la prova più dolorosa e drammatica della propria vita in seguito alla prematura scomparsa della figlia Valentina, spentasi all’età di trent’anni.

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Si tratta di un evento tragico che supera per importanza qualsiasi dinamica agonistica e che ha generato un’immediata mobilitazione di affetto da parte di colleghi, tifosi e addetti ai lavori. Per il tecnico toscano, infatti, la stabilità e la cura dei propri affetti hanno da sempre costituito la colonna portante dell’esistenza, posizionandosi molto prima degli impegni sul rettangolo verde. In queste ore difficili, l’attenzione collettiva si concentra sull’enorme sofferenza di un padre privato di una figura essenziale del proprio quotidiano.

La forza di Valentina: una compagna e una maestra di vita

La ragazza aveva dovuto fare i conti fin dalla nascita con la tetraparesi spastica, una patologia neurologica particolarmente complessa che ne ha condizionato costantemente il cammino. Nonostante le oggettive difficoltà imposte dalla malattia, l’allenatore dell’Italia U21 ha sempre tratteggiato il ritratto di una figlia capace di porsi come una straordinaria e inesauribile fonte di ispirazione e coraggio.

Nel corso degli anni, durante i vari interventi concessi agli organi di stampa, l’allenatore ha spesso ribadito come proprio l’esempio quotidiano della giovane lo avesse aiutato a ridimensionare l’importanza del mondo del pallone. Sotto questa luce, le vittorie sul campo, i passaggi a vuoto e lo stress associato alla gestione delle squadre perdevano di rilievo di fronte alle autentiche sfide affrontate giorno dopo giorno nel contesto familiare.

Un dono d’amore e dignità oltre il mondo del calcio

Rifiutando fermamente l’idea di considerare la patologia come un ostacolo invalidante, il tecnico toscano ha costantemente descritto la presenza della figlia come una benedizione in grado di elargire dignità, affetto sincero e audacia. Questo vissuto ha influenzato in maniera determinante il suo approccio professionale, portandolo a valutare ogni successo sul campo come un elemento secondario rispetto ai sentimenti più veri.

Anche nei passaggi più riflessivi e poetici che hanno storicamente caratterizzato la sua comunicazione, il pensiero della primogenita emergeva in modo naturale. Oggi quel legame indissolubile assume un valore ancora più solenne, mentre lo sport nazionale si ferma per stringersi intorno all’uomo. L’eredità morale e l’umanità testimoniate da Baldini in questi anni rappresentano un insegnamento destinato a rimanere scolpito nella memoria di tutti.

Summerville Roma, ultimatum dei giallorossi: se non arriva il sì, pronte le alternative

Summerville verso la Roma? Il nodo resta l’ingaggio: i giallorossi studiano le alternative sul mercato

La Roma continua a lavorare per Crysencio Summerville, ma la trattativa non è ancora entrata nella fase decisiva. Il prezzo del cartellino è chiaro: il West Ham non può andare oltre i 45 milioni di euro, cifra legata alla clausola rescissoria dell’esterno olandese. Il vero nodo, però, resta il sì del giocatore.

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Il club giallorosso ha individuato in Summerville uno dei profili ideali per rinforzare l’attacco di Gian Piero Gasperini, ma l’ex Leeds sta prendendo tempo. Una situazione che ricorda, almeno in parte, quanto accaduto con Mason Greenwood, poi finito al Fenerbahce dopo settimane di valutazioni e attese.

La Roma avrebbe messo sul tavolo un ingaggio da circa 4,5 milioni di euro netti a stagione, la stessa cifra inizialmente destinata proprio a Greenwood. La società, però, non intende andare oltre, anche per una questione di equilibrio interno allo spogliatoio.

Summerville Roma, D’Amico valuta un ultimatum

Il ds Tony D’Amico non vuole restare bloccato troppo a lungo. Secondo La Gazzetta dello Sport, se l’affare Summerville non dovesse chiudersi entro lunedì, la Roma potrebbe iniziare a valutare con decisione piste alternative.

L’olandese, complice la retrocessione del West Ham e il possibile interesse di altri club di Premier League, sta cercando di capire se possano aprirsi scenari economicamente più vantaggiosi. Una strategia che, però, rischia di mettere alla prova la pazienza dei giallorossi.

Roma mercato, Godts e Moreira restano piste vive

Tra i nomi graditi a Gasperini c’è Mika Godts, esterno belga classe 2005 dell’Ajax. Il giovane talento ha chiuso l’ultima stagione con 17 gol e 12 assist, mostrando crescita, qualità e personalità anche in campo europeo. Secondo il Corriere dello Sport, la sua valutazione si aggira tra i 35 e i 40 milioni di euro.

Il profilo più vicino a Trigoria, però, resta quello di Diego Moreira. L’esterno avrebbe già trovato un’intesa economica con la Roma sulla base di 2 milioni netti a stagione più bonus. Ora serve il via libera definitivo della proprietà per affondare con lo Strasburgo.

La Roma avrebbe offerto 30 milioni più bonus, mentre il club francese continua a chiedere tra 42 e 45 milioni.

Roma mercato, Garnacho resta complicato

Sullo sfondo resta anche Alejandro Garnacho, messo fuori rosa dal Chelsea. Per il momento, però, l’operazione resta complessa: la Roma vorrebbe lavorare su un prestito con diritto di riscatto, ma i Blues dovrebbero aprire a una formula diversa dalla cessione definitiva.

Il mercato giallorosso resta quindi in pieno movimento. Summerville è ancora il primo obiettivo, ma la Roma non vuole perdere tempo: se il sì non arriverà rapidamente, D’Amico è pronto a virare su altri esterni.

La dinastia nerazzurra ai Mondiali: dal 1982 c’è sempre un interista in finale!

Una tradizione che si conferma anche quest’anno con Lautaro: dal 1982 c’è sempre almeno un giocatore dell’Inter in finale al Mondiale

Esiste una striscia statistica straordinaria che lega indissolubilmente l’Inter alla storia della Coppa del Mondo. A partire dall’edizione del 1982, la finale del torneo iridato ha sempre visto protagonista almeno un calciatore della rosa nerazzurra.

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Gli anni Ottanta e il trionfo del blocco tedesco

La leggenda comincia a scriversi a Madrid, nella finalissima di Spagna 1982 che vede l’Italia superare la Germania Ovest per 3-1. In quella memorabile spedizione azzurra guidata da Enzo Bearzot, il contingente dell’Inter è fondamentale: figurano infatti tra i campioni del mondo Giuseppe Bergomi, Gabriele Oriali, Alessandro Altobelli (autore della rete del 3-0, quella che fa dire a Sandro Pertini “Non ci prendono più”), Gianpiero Marini e il portiere Ivano Bordon.

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Quattro anni più tardi, a Messico 1986, è la Germania Ovest a raggiungere l’atto conclusivo (poi perso 3-2 contro l’Argentina di Diego Armando Maradona). A rappresentare i colori nerazzurri sul prato dell’Azteca c’è l’attaccante e capitano tedesco Karl-Heinz Rummenigge.

Il riscatto tedesco si compie a Italia 1990 nella rivincita contro i sudamericani guidati da Bilardo, terminata 1-0. Quella Germania è imperniata sul celebre e vincente “trio interista” che all’epoca fa sognare i tifosi a San Siro: Lothar Matthäus, Jürgen Klinsmann e l’esterno Andreas Brehme. Non a caso la Germania gioca le partite del girone a San Siro, dove riceve una calorosa accoglienza.

Dalla delusione di Pasadena alla rinascita del “Fenomeno”

A USA 1994 la finale tra Brasile e Italia si decide ai calci di rigore dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari e supplementari. Nonostante l’amaro epilogo per gli azzurri di Arrigo Sacchi, l’Inter mantiene intatta la sua striscia grazie alla presenza del centrocampista Nicola Berti.

L’edizione di Francia 1998 propone addirittura un doppio binario nerazzurro nella finale dello Stade de France vinta dai padroni di casa per 3-0 contro il Brasile:

  • Per la Francia campione del mondo c’è il fantasista Youri Djorkaeff;
  • Per i verdeoro scende in campo il fuoriclasse Ronaldo.

La redenzione personale e calcistica di Ronaldo si materializza a Giappone-Sud Corea 2002. Il “Fenomeno”, ancora tesserato per l’Inter prima del suo passaggio estivo al Real Madrid, trascina il Brasile alla conquista del quinto titolo mondiale firmando la doppietta decisiva nel 2-0 contro la Germania.

Dal cielo sopra Berlino al Triplete del 2010

Materazzi festa Mondiale Italia
Dal cielo sopra Berlino al Triplete del 2010 – CalcioNews24.com

Il cammino nel nuovo secolo si apre con un trionfo indimenticabile per i colori italiani:

  • Germania 2006 (Italia-Francia 6-4 d.c.r.). La notte di Berlino porta la firma indelebile di Marco Materazzi. Il difensore nerazzurro è il protagonista assoluto della finale, segnando il gol dell’1-1 di testa, realizzando uno dei rigori decisivi e propiziando l’espulsione di Zidane.
  • Sudafrica 2010 (Spagna-Olanda 1-0). Nell’anno dello storico Triplete interista, il fantasista olandese Wesley Sneijder trascina gli Oranje fino alla finalissima di Johannesburg, arrendendosi solo ai supplementari contro la Spagna.

Le sfide in Brasile e la Croazia dei miracoli

Nelle edizioni successive, la rappresentanza interista si fa persino multipla:

  • Brasile 2014 (Germania-Argentina 1-0). Nella finale del Maracanà, l’Inter colora d’azzurro la spedizione dell’Albiceleste con ben tre rappresentanti: gli attaccanti Rodrigo Palacio e Ricardo Alvarez, insieme al difensore Hugo Campagnaro.
  • Russia 2018 (Francia-Croazia 4-2). L’incredibile cavalcata della Croazia fino alla finale di Mosca è guidata dal dinamismo e dalla qualità di due pilastri del centrocampo e dell’attacco nerazzurro: Ivan Perišić e Marcelo Brozović.

L’era di Lautaro Martínez: il bis tra Qatar e Nord America

Il testimone della tradizione interista passa infine nelle mani del “Toro”, simbolo del club e della nazionale argentina:

  • Qatar 2022 (Argentina-Francia 7-5 d.c.r.). In una delle finali più spettacolari e drammatiche della storia del calcio, Lautaro Martínez si laurea Campione del Mondo sollevando la coppa con l’Argentina.
  • USA, Canada e Messico 2026 (Argentina-Spagna): La striscia leggendaria si conferma anche nel 2026. Con l’approdo in finale dell’Argentina, l’Inter festeggia l’ennesima presenza all’ultimo atto grazie ancora a Lautaro Martínez, decisivo nella semifinale contro l’Inghilterra e pronto a difendere il titolo.

Inchiesta arbitri, Rocchi ai pm: «Nessuno mi ha mai chiesto questo o quell’arbitro»

Inchiesta arbitri, le parole dell’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi davanti alla Procura durante l’interrogatorio

Nuovi dettagli emergono dall’inchiesta sugli arbitri della Procura di Milano. Come riportato dal Corriere della Sera, l’ex designatore di Serie A Gianluca Rocchi ha chiarito davanti ai pm il tema delle presunte pressioni legate alle designazioni arbitrali, respingendo l’idea di richieste dirette da parte dei club.

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PRESSIONI – «Nessuno si è mai permesso di dirmi direttamente o indirettamente voglio questo o quell’arbitro».

Rocchi ha però ammesso l’esistenza di indicazioni e umori provenienti dal mondo del calcio, anche attraverso figure deputate ai rapporti tra classe arbitrale e società.

INDICAZIONI – «Riccardo Pinzani istituzionalmente deputato a interloquire con i referenti arbitrali delle squadre quali Giorgio Schenone per l’Inter, certamente non pressioni, ma indicazioni che talvolta mi infastidivano, altre volte mi facevano arrabbiare».

Secondo quanto riferito dal quotidiano, durante l’interrogatorio Rocchi è stato chiamato a spiegare anche il significato di alcuni riferimenti presenti nelle intercettazioni, in particolare quando parlava dei “loro” in relazione alle pressioni sulle designazioni per le partite dell’Inter.

UMORI DEI CLUB – «Gli umori, i gradimenti o i mancati gradimenti delle singole squadre».

Inchiesta arbitri, Rocchi e la prassi dei rapporti con le società

I pm Ascione e Ielo hanno poi chiesto all’ex designatore perché non avesse denunciato all’AIA e alla FIGC quelle indicazioni ricevute nel corso del suo lavoro. Rocchi ha spiegato di considerarle parte di una dinamica abituale nei rapporti tra dirigenti arbitrali e club.

PRASSI – «Si tratta di una prassi diffusa. Io ritengo peraltro che i dirigenti arbitrali debbano ascoltare le società, per cercare di migliorare il servizio offerto dalla classe arbitrale».

Un passaggio centrale riguarda la primavera 2025, quando nelle conversazioni intercettate si parlava con insistenza dell’Inter e delle partite decisive per la corsa scudetto.

INTER – «Probabilmente perché in quello scorcio di campionato erano le partite più significative per lo scudetto».

Rocchi ha poi aggiunto che il suo obiettivo era individuare il direttore di gara più adatto a gestire partite delicate.

DESIGNAZIONI – «Il mio tentativo di individuare l’arbitro più adatto per evitare polemiche di qualsiasi natura».

Inchiesta arbitri, le telefonate su Bologna-Inter

Tra gli episodi citati c’è anche Bologna-Inter del 20 aprile 2025. Rocchi ha richiamato alcune conversazioni con Andrea Colombo e Rosario Abisso, rispettivamente arbitro e uomo VAR, per evidenziare l’attenzione posta sulla partita.

COLOMBO – «Fai un’altra bella palestra a Bologna domenica eh..sappi che per noi è uno spartiacque, ma anche per loro».

VAR – «Fai bene da Var che ci servi però!».

ABISSO – «Anche perché la partita che c’è domenica dico… come viene».

ROCCHI – «Appunto, non c’è bisogno di dire niente! Esatto».

Davanti ai magistrati, l’ex designatore ha però negato che quelle interlocuzioni fossero finalizzate a condizionare la scelta dell’arbitro.

SCELTE ARBITRALI – «Se avessi voluto designare Colombo, l’avrei fatto senza consultarmi con nessuno, al contrario le interlocuzioni con i miei collaboratori erano orientate a individuare il miglior arbitro possibile».

Inchiesta arbitri, il ruolo di Butti e le frasi su Doveri

Rocchi ha poi commentato anche le parole di Andrea Butti, responsabile dei calendari di Serie A della Lega Calcio ed ex dirigente dell’Inter. L’ex designatore ha ridimensionato il peso di quelle frasi, collegandole al tifo.

BUTTI – «E’ un tifoso e lo tratto come tale anche se ha un ruolo istituzionale».

Il 6 aprile, Butti aveva detto al telefono a Rocchi una frase su Doveri e l’Inter.

DOVERI – «Basta che non mi mandi più Doveri a fare l’Inter, porta una sfiga mondiale, con lui non vinciamo mai un c…».

Quindici giorni dopo, sempre scherzando, Butti era tornato sul tema.

IRONIA – «Sei un killer, no vabbé, ma allora sei veramente uno di loro! La colpa è tua, lo sai eh? Con lui abbiamo un record super negativo».

L’inchiesta prosegue sul fronte delle relazioni tra mondo arbitrale e società, mentre Rocchi continua a sostenere di non aver mai ricevuto richieste dirette sulle designazioni, ma soltanto indicazioni e umori legati al contesto calcistico.

Ct Italia, spunta Palladino nel casting: Maldini e Leonardo valutano il colpo a sorpresa

Ct Italia, Maldini e Leonardo verso la scelta decisiva per la panchina azzurra: tra Mancini e Pirlo spunta la suggestione Palladino

Il casting per il nuovo ct della Nazionale italiana entra nella fase più calda. La coppia formata da Paolo Maldini e Leonardo, insieme al presidente federale Giovanni Malagò, sta lavorando per arrivare a una convergenza definitiva sul nome dell’allenatore chiamato a guidare il nuovo corso azzurro.

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Secondo quanto riportato da Tuttosport, la decisione potrebbe arrivare entro pochi giorni. I contatti tra Malagò, Maldini e Leonardo sono quotidiani e il ventaglio dei candidati sarebbe più ampio rispetto ai nomi circolati con maggiore insistenza nelle ultime settimane.

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I profili più concreti restano Andrea Pirlo e Roberto Mancini, ma non sono escluse soluzioni alternative. Sullo sfondo resta anche la suggestione Pep Guardiola, ipotesi affascinante ma complessa soprattutto per costi, fattibilità e condizioni operative.

Ct Italia, Pirlo resta il primo nome per Maldini e Leonardo

Il primo nome nella lista di Maldini e Leonardo sarebbe quello di Andrea Pirlo. L’ex centrocampista azzurro, oggi in Lettonia per il ritiro estivo con lo United FC di Dubai, rappresenta un profilo giovane, con idee innovative e un passato vincente in Nazionale da calciatore.

Pirlo ha conquistato il Mondiale 2006, l’Europeo Under 21 e il bronzo olimpico ad Atene 2004. La sua eventuale scelta sarebbe coerente con l’idea di strutturare la Nazionale sempre più come un club, dando al ct un ruolo centrale dentro un progetto tecnico ampio.

Inoltre, il legame con Maldini resta forte: l’ex direttore tecnico del Milan lo avrebbe già voluto in rossonero come successore di Stefano Pioli.

Ct Italia, Mancini resta in corsa ma non sembra il favorito

L’altro nome forte è quello di Roberto Mancini, sostenuto dal rapporto con Malagò e da un curriculum più strutturato rispetto a quello di Pirlo. L’ex ct sarebbe inoltre disponibile ad accettare un contratto in linea con i parametri economici della FIGC, attorno ai due milioni a stagione.

Restano però alcune perplessità legate al precedente addio alla Nazionale e alla mancata qualificazione al Mondiale in Qatar dopo l’Europeo vinto.

Ct Italia, Palladino può essere la sorpresa

La novità è rappresentata da Raffaele Palladino, libero dopo l’esperienza positiva all’Atalanta da subentrante di Ivan Juric. Il suo profilo potrebbe rappresentare un compromesso interessante: più esperienza in panchina rispetto a Pirlo, ma anche una chiara identità di gioco e attenzione al talento, aspetti che ricordano alcune caratteristiche riconosciute a Mancini.

Il conto alla rovescia è ormai iniziato: la nuova Italia di Maldini e Leonardo è pronta a scegliere il suo allenatore.

Bordeaux, corsa contro il tempo: il fondo Sparta prova a evitare la liquidazione. Club in vendita ad un euro!

Bordeaux, il club cerca una via per salvarsi ed evitare di ripartire dalla sesta serie nazionale: società in vendita per un euro

Il Bordeaux vive ore decisive per il proprio futuro. Il club francese, la cui esclusione dai campionati nazionali sarebbe ormai praticamente confermata, sta cercando di evitare lo scenario più pesante: la liquidazione giudiziaria e la ripartenza dalla sesta serie nazionale.

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Come racconta L’Equipe, nella vicenda resta centrale il fondo di investimento britannico Sparta, che dopo essersi inizialmente ritirato dalla corsa al club potrebbe ora rientrare in gioco. Il fondo non era riuscito, insieme alla società transalpina, a raccogliere i 10 milioni di euro necessari per coprire gli arretrati dell’ultimo esercizio finanziario.

Bordeaux, Lopez apre alla cessione simbolica

A cambiare lo scenario potrebbe essere la proposta avanzata dal presidente Gérard Lopez davanti alla commissione d’appello della FFF: cedere le proprie quote per la cifra simbolica di un euro.

Il tribunale sta ora valutando il piano e la candidatura di Sparta. Il nodo principale riguarda la reale capacità del fondo di finanziare la prossima stagione e di farsi carico degli impegni previsti dal piano di continuità, stimati tra 27 e 59 milioni di euro fino al 2035, a seconda degli scenari sportivi.

Solo con garanzie concrete il Bordeaux potrà presentare ricorso e sperare nella riammissione nei campionati nazionali.

Bellingham-Barco, tensione dopo Inghilterra-Argentina: schiaffo e parapiglia al triplice fischio. Cos’è successo tra i due?

Bellingham-Barco, cosa è successo dopo la semifinale Mondiale vinta dall’Argentina contro l’Inghilterra? La ricostruzione

Il finale di Inghilterra-Argentina si è trasformato in un momento di forte tensione. Dopo il triplice fischio, mentre la Seleccion festeggiava la qualificazione alla finale del Mondiale, Jude Bellingham e Valentin Barco sono stati protagonisti di un episodio diventato rapidamente virale sui social.

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Da una parte c’era la gioia incontenibile dell’Argentina, capace di conquistare l’accesso alla finalissima. Dall’altra, invece, tutta la delusione dell’Inghilterra, eliminata dopo una partita intensa e carica di significato emotivo.

Proprio in questo contesto è maturato il contatto tra i due calciatori. Bellingham, visibilmente scosso e in lacrime in mezzo al campo, stava ricevendo alcuni saluti dagli avversari. Poi, all’improvviso, la situazione si è accesa.

Bellingham-Barco, lo schiaffo e il mini parapiglia

Mentre i giocatori argentini stavano festeggiando in cerchio, Bellingham si è avvicinato a Barco e lo ha colpito con uno schiaffo alla testa. Un gesto che ha immediatamente generato un piccolo parapiglia, con alcuni calciatori intervenuti per separare i protagonisti ed evitare che la tensione aumentasse ulteriormente.

Non è chiaro se Barco abbia rivolto qualche parola allo stesso Bellingham in spagnolo mentre si avvicinava ai compagni. L’ipotesi più probabile, però, è che la reazione del centrocampista inglese fosse legata a quanto accaduto poco prima, subito dopo il gol del pareggio firmato da Enzo Fernandez.

Bellingham-Barco, il precedente durante l’esultanza argentina

Durante l’esultanza per la rete dell’Argentina, infatti, Barco era entrato in campo dalla panchina. Invece di correre verso i compagni, il giocatore si sarebbe diretto verso alcuni calciatori inglesi per festeggiare davanti a loro, gesto che avrebbe provocato la reazione contrariata della squadra di Bellingham.

Il centrocampista inglese, al termine della gara, avrebbe quindi reagito appena ne ha avuto l’occasione, colpendo il classe 2004 dello Strasburgo con un gesto che ha acceso il post partita.

Bellingham-Barco, episodio virale dopo Inghilterra-Argentina

L’episodio è diventato in pochi minuti uno dei più discussi del dopo gara. Barco, che in questi Mondiali ha giocato appena 19 minuti contro la Giordania, si è ritrovato al centro della scena nel momento più caldo della serata.

Per l’Argentina resta la festa per la finale conquistata, mentre l’Inghilterra lascia il torneo tra amarezza, lacrime e tensioni. Il caso Bellingham-Barco aggiunge un ulteriore capitolo a una sfida già ricca di rivalità, emozioni e polemiche.

Tomiyasu Venezia, colpo vicino per la difesa: accordo triennale con il giapponese

Tomiyasu verso il Venezia, trattativa ai dettagli per il ritorno in Serie A dell’ex difensore del Bologna: i dettagli dell’offerta

Il Venezia è vicino a chiudere un colpo importante per il reparto difensivo. Come rivelato da TMW, il club lagunare è a un passo dall’accordo con Takehiro Tomiyasu, difensore giapponese attualmente svincolato dopo l’ultima esperienza con l’Ajax.

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Il centrale classe 1998 è reduce da una stagione particolare, nella quale ha raccolto sette presenze con il club olandese dopo l’esperienza all’Arsenal. Nel corso dell’ultimo Mondiale, invece, ha disputato tre partite con la maglia del Giappone, confermando comunque il proprio status internazionale.

Il Venezia si è mosso con decisione, anticipando la concorrenza e trovando il sì del giocatore. L’intesa dovrebbe essere impostata su un contratto di tre anni, con uno stipendio intorno al milione di euro netto più bonus legati alle presenze.

Tomiyasu Venezia, interesse datato e accelerata decisiva

L’interesse del Venezia per Tomiyasu non è nato nelle ultime ore. Il club lagunare seguiva il difensore da tempo, anche se l’operazione aveva vissuto una fase di stand-by per alcune valutazioni interne.

Negli ultimi giorni, però, la società ha deciso di accelerare. Sul giocatore si era mosso anche il Sassuolo, ma il Venezia è stato il club più rapido nel trovare una base d’intesa con l’entourage del giapponese.

L’idea di affondare il colpo è legata anche alla situazione di Marin Sverko, fermato da un problema fisico importante. Il difensore è stato escluso dai convocati per il ritiro di Falcade ed è stato costretto a un intervento correttivo alle anche, con uno stop stimato tra tre e quattro mesi.

Tomiyasu Venezia, esperienza e duttilità per la difesa

L’arrivo di Tomiyasu permetterebbe al Venezia di inserire in rosa un difensore esperto, duttile e già abituato al calcio italiano. Il giapponese può giocare da centrale difensivo, ma anche da terzino, garantendo soluzioni diverse a seconda delle esigenze tattiche.

Per lui si tratterebbe di un ritorno in Serie A, dopo l’esperienza con il Bologna tra il 2021 e il 2023, chiusa con 61 presenze, 3 gol e 3 assist prima del trasferimento in Premier League per circa 19 milioni di euro.

Il Venezia punta quindi su un profilo di affidabilità internazionale, capace di alzare il livello del reparto e offrire una risposta immediata all’emergenza difensiva.

Chi è Hrvoje Smolcic: l’ultima idea del Frosinone per la difesa è il fratello di Ivan del Como

Hrvoje Smolcic verso il Frosinone, idea per la difesa: chi è il centrale croato seguito dai giallazzurri in vista della prossima stagione

Il Frosinone si muove sul mercato in entrata e guarda con attenzione al reparto difensivo. La dirigenza giallazzurra vuole puntellare la retroguardia in vista della prossima stagione e tra i profili monitorati c’è Hrvoje Smolčić, difensore centrale croato classe 2000, attualmente di proprietà del Çorum FK.

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Secondo quanto rivelato da Reşat Can Özbudak di Spor Depor, il club ciociaro avrebbe manifestato interesse per il giocatore, reduce dall’esperienza con il Kocaelispor, dove nella scorsa stagione ha collezionato 26 presenze. Il suo profilo piace per caratteristiche tecniche, esperienza internazionale e duttilità tattica.

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Smolčić è anche il fratello gemello di Ivan Smolčić, difensore del Como, altro dettaglio che rende il suo nome interessante per il calcio italiano.

Smolčić Frosinone, carriera tra Croazia, Germania, Austria e Turchia

Hrvoje Smolčić è nato il 17 agosto 2000 a Gospić, in Croazia. Mancino naturale, è alto 1,85 metri e nasce come difensore centrale, ruolo che può interpretare sia in una linea a quattro sia come braccetto sinistro in una difesa a tre.

Il suo percorso è iniziato nel settore giovanile del Rijeka, club con cui ha completato la formazione e si è imposto nel calcio professionistico. In Croazia ha trovato spazio molto presto, diventando uno dei prospetti più interessanti del club e vincendo due Coppe di Croazia, nelle stagioni 2018/19 e 2019/20.

Nel 2022 è arrivato il salto in Bundesliga con l’Eintracht Francoforte, che lo ha acquistato dal Rijeka. In Germania ha raccolto esperienza in un campionato di alto livello, disputando anche competizioni europee. Successivamente ha giocato in prestito al LASK, in Austria, e poi in Turchia con il Kocaelispor, prima del passaggio al Çorum FK.

Smolčić Frosinone, caratteristiche tecniche e fisiche

Dal punto di vista tecnico, Smolčić è un centrale mancino ordinato, abituato a giocare sul lato sinistro della difesa. La sua principale qualità è la capacità di unire lettura difensiva, aggressività nei duelli e discreta pulizia nell’uscita palla.

Non è un regista arretrato puro, ma sa partecipare alla costruzione dal basso quando ha linee di passaggio libere. Può verticalizzare con il piede forte e garantire una prima uscita più naturale sul centrosinistra.

Fisicamente è un difensore solido: 1,85 metri, buona struttura e mobilità sufficiente per accompagnare la linea. Non è un centrale dominante esclusivamente per potenza, ma compensa con tempismo, postura difensiva e capacità di leggere in anticipo lo sviluppo dell’azione.

Smolčić Frosinone, come potrebbe integrarsi

Per il Frosinone, Smolčić rappresenterebbe un innesto già formato, non un semplice investimento di prospettiva. Porterebbe esperienza maturata in Croazia, Germania, Austria e Turchia, oltre a un piede mancino prezioso per completare il reparto.

In una difesa a tre potrebbe agire da braccetto sinistro, con compiti di impostazione e copertura laterale. In una linea a quattro, invece, potrebbe essere utilizzato come centrale mancino, soprattutto se affiancato a un difensore più rapido.

Il suo arrivo avrebbe senso per aumentare fisicità, alternative tattiche e solidità. In un sistema organizzato, con compiti chiari e coperture preventive, Smolčić può diventare un profilo affidabile per la retroguardia giallazzurra.

Davide Ancelotti riparte dal Lille: «Voglio portare qui tutto quello che ho appreso»

Davide Ancelotti arriva al Lille, la presentazione del nuovo allenatore e figlio del ct del Brasile: le sue dichiarazioni

Davide Ancelotti ha iniziato ufficialmente la sua nuova avventura da allenatore del Lille. Dopo anni vissuti come vice in contesti di altissimo livello, il tecnico italiano si prepara ora alla prima grande esperienza da guida principale di un club ambizioso e competitivo come quello francese.

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Nel giorno della presentazione, Ancelotti ha raccontato il proprio percorso professionale, sottolineando l’importanza delle esperienze maturate al fianco del padre Carlo Ancelotti e in società abituate a gestire pressioni, obiettivi importanti e standard elevati.

«Ho avuto un percorso professionale un po’ insolito, ma sono nel mondo del calcio da molto tempo. Ho iniziato qui, in questo Paese, quattordici anni fa e poi ho avuto una lunga carriera come vice allenatore, ma in club dove c’erano grandi aspettative, pressioni e standard molto elevati. Voglio portare qui tutto quello che ho appreso. Non sono qui per cambiare tutto. Punteremo sulla solidità difensiva della squadra, la terza miglior difesa della Ligue 1 con 37 gol subiti la scorsa stagione. Ha però già individuato aree di miglioramento, come i calci piazzati».

Davide Ancelotti Lille, continuità e solidità difensiva

Il nuovo allenatore del Lille ha chiarito fin da subito la propria linea: nessuna rivoluzione immediata, ma un lavoro mirato per valorizzare quanto di buono già costruito dalla squadra. Il punto di partenza sarà la fase difensiva, uno dei punti di forza del club nell’ultima stagione di Ligue 1.

Il Lille ha infatti chiuso il campionato con la terza miglior difesa, subendo 37 gol. Un dato che Ancelotti considera una base solida da cui ripartire per costruire una squadra equilibrata, organizzata e capace di competere con continuità.

Davide Ancelotti Lille, attenzione ai dettagli

Tra gli aspetti da migliorare ci sono i calci piazzati, tema indicato dallo stesso tecnico come una delle aree su cui intervenire. L’obiettivo sarà alzare il livello nei dettagli, senza snaturare l’identità della squadra.

Per Davide Ancelotti si apre così una tappa fondamentale della carriera: il Lille gli offre l’occasione di dimostrare le proprie idee da primo allenatore, dopo un lungo percorso di formazione ai massimi livelli del calcio europeo.

Como, Suwarso svela il piano: Champions, stadio e mercato. Poi specifica: «FPF UEFA? Multateci pure!»

Como, il presidente Mirwan Suwarso racconta la visione del club e svela alcuni retroscena legata alle operazioni di calciomercato

Il Como si prepara a vivere una stagione storica, con la qualificazione alla Champions League conquistata grazie al quarto posto nell’ultimo campionato. Un traguardo inatteso, ma che il presidente Mirwan Suwarso considera parte di un percorso più ampio. Nel corso della lunga intervista concessa al podcast Business of Sport, il numero uno del club lariano ha spiegato la visione della proprietà, tra ambizioni sportive, sostenibilità economica, mercato e sviluppo del brand.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il Como non vuole snaturarsi per l’ingresso nel grande palcoscenico europeo. La linea resta quella di una crescita graduale, senza spese fuori controllo.

CHAMPIONS – «Potremmo saltare un anno, quindi dobbiamo comportarci come se non fosse il nostro posto, combattendo in modo infernale. Non modificheremo le spese per adattarle a quel palcoscenico. Avversari preferiti? Real Madrid in casa e Barcellona fuori».

Como, l’ambizione di diventare una destinazione globale

Suwarso ha poi spiegato come il progetto Como vada oltre il campo. L’obiettivo della proprietà è trasformare il club in un marchio riconoscibile a livello internazionale, legato non solo al calcio ma anche al territorio, al turismo e all’esperienza.

VISIONE – «Non dovremmo essere una squadra di calcio. Dovremmo essere una destinazione per il turismo sportivo. Abbiamo detto: “Va bene, parliamo di quanto sia bello questo posto. Parliamo di quanto siano belle le persone…” Non si tratta mai di calcio. Si tratta sempre di una destinazione per il turismo sportivo. L’ambizione è quella di essere “i Los Angeles Lakers” del calcio italiano».

Un progetto ambizioso, che passa anche dal tema dello stadio e dall’adeguamento delle strutture in vista della Champions.

FAIR PLAY E STADIO – «Non ho bisogno che la UEFA mi parli di Fair Play Finanziario. I miei proprietari me lo dicono ogni giorno. Se dovete multarci, multateci. Fa parte degli ostacoli che dobbiamo superare. È una normale conseguenza del lavoro. Stadio? Ora stiamo ristrutturando per la Champions. L’obiettivo a lungo termine è avere uno stadio più bello. Abbiamo presentato la richiesta di autorizzazione per costruirlo. Potremmo iniziare a costruire nel 2027. I costi? Circa 64 milioni, non molto, ci concentreremo più sull’hospitality. Capienza? Con 15.000 saremmo felici. Vorrei avere su quel lungolago sei ristoranti, un bar sul tetto e un centro sanitario per la comunità. Sono abbastanza contento di uno stadio piccolo con atmosfera da boutique».

Como, vivaio e piano di crescita

Il presidente ha rivendicato anche il lavoro fatto sul settore giovanile. In pochi anni, il Como è passato dall’assenza di una struttura vivaistica consolidata a un sistema con diversi giocatori coinvolti nelle nazionali giovanili italiane.

GIOVANI E STRATEGIA – «Tre anni fa non avevamo vivaio, oggi abbiamo 11 giocatori solo nelle nazionali giovanili italiane. Abbiamo un piano quinquennale e decennale, simile al piano centenario giapponese. Per ogni giocatore che arriva qui abbiamo un piano aziendale. Stiamo anche cercando di esplorare quali attività commerciali possiamo legare ad ognuno dei nostri giocatori. Per esempio Diao è senegalese e forse possiamo creare un prodotto con lui per raggiungere un certo mercato».

Como mercato, Suwarso svela le offerte rifiutate

Uno dei passaggi più interessanti riguarda il mercato, considerato una delle principali fonti di ricavo del club. Suwarso ha citato alcuni esempi concreti, partendo da Assane Diao e Baturina.

DIAO – «Il mercato resta una delle principali fonti di reddito. Abbiamo preso Diao per 12 milioni e dopo pochi mesi abbiamo rifiutato un’offerta di 60 milioni. Più a lungo tieni il giocatore, maggiore può essere il profitto per questioni di ammortamento».

BATURINA – «Abbiamo preso Baturina a 18, abbiamo ricevuto offerte per 55 ma abbiamo stimato il suo valore in 75 milioni».

AZON – «Lo scorso anno abbiamo preso un giocatore (Azon ndr.) per 2 milioni, l’abbiamo prestato all’Ipswich che ci ha pagato 2,6 milioni e ora abbiamo già un’offerta di 10 milioni».

Numeri che raccontano una strategia chiara: acquistare giovani di talento, valorizzarli, proteggerne il valore e decidere solo al momento giusto se venderli.

Como, il retroscena con l’Inter e il mercato condiviso

Suwarso ha infine raccontato un retroscena legato a un giocatore britannico per il quale il Como sarebbe stato in concorrenza con un altro club italiano. Il riferimento, secondo le ricostruzioni di mercato, sarebbe al dossier Chalobah, anche se il presidente non ha mai fatto esplicitamente il nome del difensore del Chelsea.

RETROSCENA – «Siamo stati oggetto di notizia sui media sul fatto che siamo in competizione con un’altra squadra italiana per un giocatore britannico. Lì ho detto: “Sai cosa? Perché non chiamo il presidente dell’altra squadra e gli chiedo: “Lo volete?”. Se lo volete fate pure, noi ci tiriamo indietro, grazie”. Ma se lo compri dammi uno dei tuoi. E lui ha detto: “Grazie per la chiamata. Apprezzo questo, ti faremo sapere entro la fine della giornata. Se non andremo avanti, questi sono gli altri obiettivi che stavamo seguendo. Siamo felici di condividerli con te”. Quindi per me questo tipo di rapporto è vantaggioso per entrambi i club, aiuta tutti noi a crescere».

Il messaggio di Suwarso è chiaro: il Como vuole restare competitivo, crescere in Europa e costruire un modello sostenibile. La Champions sarà una vetrina, ma il vero obiettivo è consolidare un’identità forte, riconoscibile e capace di durare nel tempo.

Celik alla Juventus, blitz a sorpresa dei bianconeri: colpo a parametro zero dalla Roma

Zeki Celik alla Juventus, accordo raggiunto in gran segreto e sgarbo fatto dai bianconeri alla Roma: i giallorossi avevano l’accordo per il rinnovo!

Colpo a sorpresa della Juventus sul mercato. Secondo quanto riferito da Fabrizio Romano, i bianconeri avrebbero raggiunto un accordo per Zeki Celik, terzino turco in uscita dalla Roma dopo la scadenza del contratto. Un’operazione costruita in gran segreto, con il club bianconero capace di inserirsi proprio mentre la società giallorossa attendeva i documenti firmati per il rinnovo.

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Il laterale sarebbe stato a Torino per sostenere le visite mediche e completare gli ultimi passaggi formali prima della firma. Una svolta improvvisa, arrivata quando il prolungamento con la Roma sembrava ormai vicino alla fumata bianca.

La Juventus ha scelto di accelerare sfruttando la possibilità di chiudere l’affare a parametro zero, inserendo un rinforzo di esperienza in un reparto che necessita di nuove alternative.

Celik Juventus, la Roma beffata sul rinnovo

La Roma aveva lavorato nelle ultime settimane per definire il rinnovo di Celik, sulla scia degli accordi già raggiunti con altri elementi importanti della rosa come Paulo Dybala, Gianluca Mancini e Bryan Cristante. Il terzino turco sembrava davvero a un passo dal nuovo contratto con il club capitolino.

Poi, però, è arrivato il blitz della Juventus, che ha monitorato la situazione per settimane e ha deciso di affondare il colpo nel momento decisivo. Una mossa rapida, che ha ribaltato completamente lo scenario e ha permesso ai bianconeri di anticipare la Roma prima della firma definitiva.

Celik Juventus, rinforzo funzionale per Spalletti

La dirigenza bianconera, con Giovanni Carnevali e Ricky Massara, sta lavorando su più fronti per consegnare a Luciano Spalletti una rosa più profonda e completa. Dopo aver definito le priorità tra porta e attacco, con nomi come Vicario, Martinez, Kolo Muani e Pellegrino sullo sfondo, la Juventus resta attenta anche alle occasioni a costo contenuto.

In questo senso, Celik rappresenta un profilo funzionale: conosce la Serie A, ha esperienza internazionale e può offrire copertura sulla fascia destra. Un innesto utile dal punto di vista tecnico e tattico, soprattutto per aumentare le rotazioni difensive.

Celik Juventus, occasione colta al momento giusto

L’operazione conferma la volontà della Juventus di muoversi con decisione sulle opportunità di mercato. Dopo le valutazioni su altri profili a parametro zero, come Franck Kessié, il club bianconero ha piazzato un inserimento improvviso su Celik.

Una trattativa nata sotto traccia e chiusa in tempi rapidi, che cambia il futuro del terzino turco e lascia la Roma con una beffa pesante proprio quando il rinnovo sembrava ormai a un passo.

Alhassane al Bologna, colpo chiuso per la fascia sinistra: chi è il terzino in arrivo dal Real Oviedo

Rahim Alhassane al Bologna, accordo definitivo con il Real Oviedo per il trasferimento a titolo definitivo: alla scoperta del terzino

Il Bologna ha chiuso il colpo Rahim Alhassane per rinforzare la corsia sinistra. Secondo quanto riferito da Fabrizio Romano, il club rossoblù ha raggiunto l’intesa con il Real Oviedo per il trasferimento a titolo definitivo del terzino classe 2002.

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L’operazione si chiuderà sulla base di 3,5 milioni di euro, con visite mediche in programma nei prossimi giorni. Inizialmente si era parlato di una formula diversa, ma l’accordo finale prevede il passaggio definitivo del calciatore al Bologna.

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Per la società emiliana si tratta di un innesto giovane, sostenibile e con margini di crescita importanti. Alhassane arriva in Serie A dopo un percorso costruito passo dopo passo in Spagna, dove si è imposto fino alla chiamata del club rossoblù.

Alhassane Bologna, chi è il nuovo terzino rossoblù

Rahim Alhassane, nome completo Abdel Rahim Alhassane Bonkano, è un terzino sinistro nato nel 2002 ad Abuja, in Nigeria, ma nazionale del Niger. Mancino naturale, è alto 1,84 metri e ha caratteristiche fisiche interessanti per il ruolo.

Il suo percorso è stato graduale. Prima dell’approdo al Real Oviedo, ha maturato esperienze importanti nel calcio spagnolo, passando da club come Paracuellos, Gimnástica Segoviana, Rayo Majadahonda e Recreativo de Huelva. Nell’estate 2024 è arrivato il salto all’Oviedo, tappa fondamentale della sua crescita.

Con il club asturiano ha vissuto una stagione significativa, contribuendo al ritorno in Liga dopo 24 anni. Un traguardo storico per la società e importante anche per il calciatore, che ha avuto modo di misurarsi con un contesto competitivo e di aumentare il proprio livello di esperienza.

Alhassane Bologna, caratteristiche tecniche e fisiche

Alhassane è un laterale mancino di spinta, ma con una base difensiva già solida. La sua qualità principale è la capacità di coprire campo con continuità: accompagna l’azione sulla fascia, ma sa anche lavorare bene nelle letture preventive e nelle transizioni negative.

Dal punto di vista fisico, ha struttura, passo lungo e buona velocità. I 1,84 metri lo rendono un terzino più robusto rispetto alla media del ruolo, utile nei duelli, nei recuperi profondi e nelle situazioni in cui serve presenza anche sul secondo palo.

Non è ancora un esterno da grandi numeri offensivi, ma può garantire intensità, ampiezza e copertura. Dovrà crescere nella precisione dell’ultimo passaggio e nella continuità in zona cross, ma le caratteristiche atletiche lo rendono un profilo interessante per il calcio italiano.

Alhassane Bologna, come può inserirsi nella squadra

Nel Bologna, Alhassane può rappresentare una soluzione funzionale sulla corsia sinistra. Essendo un terzino naturale, potrà inserirsi come alternativa o concorrente diretta nel ruolo, offrendo fisicità, profondità e capacità di reggere l’uno contro uno.

In una linea a quattro può agire da terzino sinistro classico, mentre in un sistema più elastico potrebbe essere utilizzato anche da quinto, soprattutto nelle partite in cui serviranno corsa e copertura.

Il salto dalla Liga alla Serie A richiederà adattamento, soprattutto sul piano tattico e nella gestione delle distanze. Ma per età, costo dell’operazione e margini di crescita, l’arrivo di Rahim Alhassane appare coerente con la linea del Bologna: investire su giocatori giovani, fisici, migliorabili e pronti a crescere dentro un contesto tecnico competitivo.

Oulaï verso la Fiorentina, l’annuncio dal Trabzonspor: «Lo cediamo, abbiamo raggiunto un accordo»

Oulaï Fiorentina, trattativa ancora aperta: il Trabzonspor apre alla cessione. Le parole del vicepresidente Zeyyat Kafkas fanno sperare

La Fiorentina continua a lavorare sul mercato e mantiene vivo l’interesse per Oulaï, calciatore finito nel mirino del club viola ormai da alcune settimane. La trattativa resta aperta, anche se dalla Turchia sono arrivate dichiarazioni importanti da parte del Trabzonspor, società proprietaria del cartellino.

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A parlare del futuro del giocatore è stato Zeyyat Kafkas, vicepresidente del club turco, che ha confermato la volontà di procedere con la cessione.

«Cediamo Oulaï. Abbiamo raggiunto un accordo con il club, stiamo aspettando l’accordo del giocatore».

Parole che sembravano indicare un’operazione ormai vicina alla conclusione, con un’intesa già trovata tra società e il solo via libera del calciatore ancora da attendere.

Oulaï Fiorentina, la versione di Di Marzio

In realtà, secondo quanto raccolto da Gianluca Di Marzio, non risulterebbe ancora alcun accordo definitivo tra tutte le parti coinvolte. La Fiorentina resta interessata al giocatore e continua a trattare con il Trabzonspor, ma l’operazione non può essere considerata chiusa.

Il club viola sta cercando di trovare la formula giusta per portare Oulaï a Firenze, con i contatti che proseguono in queste ore. La situazione resta dunque in evoluzione: apertura del Trabzonspor, interesse concreto della Fiorentina, ma intesa ancora da definire.

Argentina, caso Malvinas dopo la semifinale: la FIFA valuta possibili sanzioni per lo striscione esposto nel postpartita

Argentina, festa per la finale del Mondiale e polemiche dopo la vittoria sull’Inghilterra: nel mirino lo striscione esposto per le Malvinas

La vittoria in rimonta per 2-1 contro l’Inghilterra ha consegnato all’Argentina il pass per la finalissima dei Mondiali 2026. La Seleccion, campione in carica, affronterà la Spagna con l’obiettivo di confermarsi sul tetto del mondo e diventare, come recita il coro ormai diventato celebre tra squadra e tifosi, «bicampeon».

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La festa argentina, però, rischia di trasformarsi in un caso disciplinare. In Inghilterra, in Spagna e a livello internazionale, stanno facendo discutere sia il coro cantato dai giocatori sia uno striscione esposto in campo durante i festeggiamenti. Un episodio che potrebbe spingere la FIFA ad aprire una valutazione e, eventualmente, a prendere provvedimenti nei confronti di alcuni calciatori argentini.

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Argentina, il coro sulle Malvinas finisce sotto osservazione

Al centro della polemica c’è la storica rivalità tra Argentina e Inghilterra, che va oltre il calcio e tocca anche questioni politiche legate alle Falkland, chiamate Malvinas dagli argentini. Proprio quel riferimento è finito al centro del dibattito dopo la semifinale mondiale.

Il coro intitolato «la cuarta estrella», cantato dalla squadra nello spogliatoio dopo i quarti e poi dopo la vittoria contro l’Inghilterra, contiene infatti il passaggio: «Por Malvinas, por el Diego, por la ultima de Leo, Argentina quiero verte bicampeon». Un verso che ha alimentato le polemiche per il richiamo a una questione politica ancora sensibile.

Argentina, lo striscione esposto in campo

A rendere il caso ancora più delicato è stato lo striscione preso dagli spalti e mostrato in campo da alcuni giocatori argentini durante i festeggiamenti. Sul lenzuolo campeggiava la scritta «Los Malvinas son Argentinas», frase dal chiaro contenuto politico.

Secondo quanto previsto dal codice disciplinare della FIFA, negli stadi sono vietati messaggi considerati non appropriati per un evento sportivo, inclusi quelli di natura politica, ideologica, religiosa o offensiva. Per questo la vicenda potrebbe ora finire al vaglio degli organi competenti.

Argentina, il precedente di Rodri e Morata

Il precedente più recente riguarda la Spagna campione d’Europa nel 2024. Dopo la finale, Rodri e Alvaro Morata furono sanzionati dalla UEFA con una giornata di squalifica per il coro «Gibilterra è spagnola».

Se il criterio applicato dalla FIFA dovesse seguire una linea simile, l’Argentina potrebbe rischiare sanzioni pesanti proprio alla vigilia della finale contro la Spagna. La festa per l’impresa contro l’Inghilterra, dunque, resta accompagnata da un interrogativo: la Seleccion arriverà alla finalissima senza conseguenze disciplinari?

Mercato Roma, accelerata per Tresoldi e Summerville: doppio colpo nel mirino di Gasperini

Mercato Roma, passi avanti per Nicolò Tresoldi e per Crysencio Summerville: le mosse dei giallorossi per l’attacco

La Roma accelera sul mercato offensivo e mette nel mirino Nicolò Tresoldi. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il club giallorosso avrebbe compiuto passi avanti importanti per l’attaccante classe 2004, reduce da una stagione di grande impatto con il Bruges.

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La dirigenza capitolina avrebbe infatti bloccato il giocatore, con l’obiettivo di anticipare la concorrenza di club di primo piano come Atletico Madrid e Borussia Dortmund. Entrambe le società seguono con attenzione il profilo di Tresoldi, protagonista nell’ultima annata con numeri molto significativi: 23 gol e 9 assist in 58 presenze.

Un rendimento che ha inevitabilmente acceso i riflettori sul giovane attaccante, considerato uno dei profili più interessanti del panorama europeo per età, margini di crescita e capacità di incidere negli ultimi metri.

Mercato Roma, Tresoldi operazione indipendente da Dovbyk

L’eventuale arrivo di Tresoldi non sarebbe legato in maniera diretta alla possibile cessione di Artem Dovbyk. L’attaccante ucraino resta comunque tra i giocatori in uscita dalla rosa di Gian Piero Gasperini, con il Genoa che osserva con interesse l’evoluzione della situazione.

La Roma, però, sembra voler muoversi a prescindere. L’obiettivo è inserire un attaccante giovane, fisico e produttivo, capace di aumentare le soluzioni offensive e rappresentare anche un investimento per il futuro.

Ora il passaggio decisivo riguarda l’intesa con il Bruges. Il club belga valuta il giocatore una cifra importante, con il portale Transfermarkt che indica una valutazione intorno ai 25 milioni di euro. I giallorossi dovranno quindi accelerare per chiudere prima di eventuali rilanci delle concorrenti.

Mercato Roma, Summerville resta un obiettivo concreto

Parallelamente, la Roma continua a lavorare anche su Crysencio Summerville. Dopo l’incontro delle ultime ore tra i dirigenti giallorossi e gli agenti dell’esterno offensivo olandese, il club avrebbe presentato una proposta importante al giocatore e al suo entourage.

Il ds D’Amico sarebbe pronto a mettere sul tavolo circa 45 milioni di euro per convincere il West Ham a cedere il classe 2001. Summerville rappresenta un profilo diverso rispetto a Tresoldi: più rapido, tecnico e adatto a partire largo, può garantire strappi, uno contro uno e imprevedibilità.

La Roma prova dunque a ridisegnare l’attacco con due operazioni ambiziose. Tresoldi per il centro dell’area, Summerville per le corsie: Gasperini attende rinforzi per alzare qualità e profondità del reparto offensivo.

Il calciomercato virtuale che appassiona milioni di tifosi

Ogni estate il calciomercato tiene incollati i tifosi, tra trattative, colpi dell’ultimo minuto e sogni di grandezza. Esiste però un altro mercato che non chiude mai, aperto tutto l’anno a milioni di appassionati: quello delle modalità Ultimate Team, dove ognuno costruisce la squadra dei propri sogni carta dopo carta.

Il funzionamento ricorda da vicino quello di un direttore sportivo. Si parte da una rosa modesta e, partita dopo partita, si accumulano crediti da reinvestire per acquistare giocatori migliori, completare obiettivi e puntare ai campioni più ambiti. La differenza è che qui il mercato lo gestite voi, senza aspettare la finestra estiva o quella di gennaio.

Il cuore di tutto sono i crediti, la moneta che fa girare l’intera economia. Servono per comprare giocatori all’asta, aprire pacchetti e costruire la formazione ideale. Chi gioca tanto li accumula sul campo, ma chi ha poco tempo si accorge presto di quanto siano preziosi, soprattutto quando punta a un fuoriclasse che costa un patrimonio virtuale.

Da qui nasce un mercato parallelo, per chi vuole rinforzare la rosa senza passare mesi a macinare partite. Chi decide di comprare crediti fc 26 si affida spesso a marketplace come Eldorado, che trattengono il pagamento finché la consegna non è confermata. Il denaro resta al sicuro mentre la transazione si completa, a tutela sia dell’acquirente sia del venditore.

Qualche accortezza mette al riparo dai guai. Controllate la reputazione del venditore e lo storico delle vendite prima di pagare, e non comunicate mai le credenziali del vostro account, perché una consegna seria non ne ha bisogno. Informatevi su come avviene il passaggio dei crediti, e lasciate perdere le offerte troppo convenienti, che di solito sono un’esca.

Come nel mercato vero, anche qui i prezzi si muovono. L’uscita di nuove carte, un evento speciale o le prestazioni reali di un giocatore fanno oscillare i valori giorno per giorno. Chi segue questi movimenti, un po’ come si segue una trattativa, riesce a comprare al momento giusto invece di inseguire il colpo a qualsiasi cifra.

C’è poi il gusto, tutto calcistico, di costruire la squadra perfetta. Mettere insieme campioni di campionati e nazionali diverse, trovare l’intesa tra i reparti, inserire il fuoriclasse che cambia le partite: è la stessa soddisfazione di un dirigente che chiude l’affare giusto. Non stupisce che milioni di tifosi ci passino ore, trattando ogni acquisto come una vera operazione di mercato.

A rendere tutto più avvincente c’è la caccia ai grandi nomi. Le versioni speciali dei campioni, le carte a tema e le leggende del passato diventano obiettivi da inseguire, un po’ come un club sogna il colpo che accende la piazza. Ogni pacchetto aperto è una piccola scommessa, e trovare la carta giusta regala la stessa scarica di adrenalina di un gol al novantesimo.

Attorno a tutto questo è cresciuta anche una community enorme. Si scambiano consigli sulle formazioni, si discute dei prezzi di mercato e si seguono i creator che aprono pacchetti in diretta, esattamente come si commentano le mosse di calciomercato al bar. Per molti tifosi è diventato un modo per vivere la propria passione anche quando il campionato è fermo, con il pallone che continua a girare sullo schermo.

Alla fine, Ultimate Team è il posto dove ogni tifoso può vestire i panni del direttore sportivo e costruire la rosa dei sogni. Capire come funzionano i crediti, da dove nasce il loro valore e come muoversi in sicurezza fa la differenza tra subire il mercato e dominarlo. Perché anche nel calcio virtuale, come in quello vero, vince chi sa gestire al meglio, con pazienza, le proprie risorse.

ESCLUSIVA – Gigi Cagni: la ricetta per far ripartire il sistema calcio italiano in tre semplici punti

Gigi Cagni spiega come rilanciare il calcio italiano: meno slogan, più settori giovanili e meritocrazia. Così si combatte la crisi

Il calcio italiano ha bisogno di una rivoluzione? Per Gigi Cagni, storico allenatore che ha scritto pagine importanti della Serie A, più che di una rivoluzione servono tre interventi semplici, concreti e soprattutto realizzabili. Nel corso di una lunga telefonata avuta oggi, l’ex tecnico ha spiegato quella che considera la vera ricetta per riportare il nostro movimento ai livelli che gli competono, partendo da un principio fondamentale: smettere di complicare ciò che dovrebbe essere semplice.

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Dalle parole utilizzate per raccontare una partita fino alla gestione dei settori giovanili, passando per il coraggio di costruire davvero il futuro del calcio italiano e per la recente scelta di Giovanni Malagò in chiave Nazionale, il pensiero di Cagni segue un filo logico ben preciso: tornare al merito, alla competenza e al buon senso.

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Il calcio deve tornare a parlare una lingua comprensibile

Il primo punto, apparentemente banale, in realtà racchiude una riflessione molto più profonda.

Secondo Cagni, il calcio italiano dovrebbe abbandonare quel linguaggio artificiale che negli ultimi anni ha preso sempre più spazio nelle trasmissioni televisive e nei dibattiti tattici.

Oggi si sente parlare continuamente di “braccetto”, di termini inglesi utilizzati senza necessità e di definizioni che fino a pochi anni fa semplicemente non esistevano.

Per Cagni il problema non è soltanto lessicale.

Il problema è che si parla sempre meno per spiegare e sempre più per dimostrare di sapere.

Una parte del giornalismo e del commento tecnico, secondo il suo punto di vista, sembra avere come obiettivo quello di stupire il pubblico piuttosto che aiutarlo a comprendere cosa accade realmente sul terreno di gioco.

La domanda che pone è tanto semplice quanto efficace.

Dentro uno spogliatoio con 25 calciatori, un allenatore parlerebbe davvero in questo modo?

La risposta, per lui, è chiaramente negativa.

Un tecnico deve comunicare in maniera diretta, semplice ed efficace.

Lo stesso dovrebbe fare chi racconta il calcio.

Perché un linguaggio costruito per apparire sofisticato rischia soltanto di allontanare gli appassionati, soprattutto quelli più giovani.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che più preoccupa Cagni.

Oggi tanti ragazzi si avvicinano ad altri sport anche perché trovano il calcio sempre meno immediato e sempre più complicato da capire, anche nel modo in cui viene raccontato.


Il vero punto di partenza sono i settori giovanili

Se però esiste un tema sul quale Cagni insiste con particolare convinzione è quello dei settori giovanili.

Per lui è qui che si gioca il futuro del calcio italiano.

Non esistono scorciatoie.

Senza una base forte, nessun sistema può produrre grandi risultati.

Nel corso della telefonata ha ricordato l’esperienza vissuta a Empoli, citando due nomi che avrebbero poi scritto pagine importanti del nostro calcio: Claudio Marchisio e Sebastian Giovinco.

Due ragazzi passati da quel percorso formativo che rappresenta perfettamente ciò che, secondo lui, dovrebbe essere il modello da seguire.

Non basta insegnare calcio: bisogna formare persone

Per Cagni il settore giovanile non può limitarsi all’aspetto tecnico.

Un giovane calciatore deve certamente migliorare il controllo del pallone, la tattica, la tecnica individuale e collettiva.

Ma tutto questo non basta.

Bisogna lavorare sulla testa.

Bisogna insegnare responsabilità, educazione, capacità di affrontare gli errori, cultura del sacrificio e mentalità vincente.

Sono proprio questi aspetti a fare la differenza quando un ragazzo arriva nel calcio professionistico.

Troppo spesso, invece, i vivai vengono valutati soltanto in base ai risultati delle squadre giovanili.

Secondo Cagni è un errore enorme.

L’obiettivo non deve essere vincere un campionato Under 17.

L’obiettivo deve essere portare più calciatori possibili in Serie A e nel calcio professionistico.

È una differenza sostanziale che cambia completamente il modo di lavorare.

Gli allenatori dei vivai meritano molto più riconoscimento

Un altro punto sul quale Cagni insiste riguarda la figura degli allenatori dei settori giovanili.

Secondo lui rappresentano uno degli elementi più importanti dell’intero movimento calcistico italiano.

Eppure sono anche quelli meno valorizzati.

Quando una grande società arriva a prendere un ragazzo promettente cresciuto in un piccolo club, tutti parlano del talento del giovane.

Quasi nessuno, invece, riconosce il lavoro svolto negli anni dagli allenatori che lo hanno formato.

Sono loro ad aver corretto i difetti tecnici.

Sono loro ad aver costruito il carattere del ragazzo.

Sono loro ad avergli insegnato cosa significhi essere un calciatore.

Eppure il loro lavoro raramente viene premiato o riconosciuto come dovrebbe.

Per Cagni questa mentalità deve cambiare.

Chi forma il talento deve essere valorizzato tanto quanto chi poi lo porta ai massimi livelli.

Perché senza quella prima fase non esisterebbe la seconda.


I giovani non devono giocare perché sono giovani

Un altro luogo comune che Cagni vorrebbe cancellare riguarda il continuo dibattito sui giovani.

Secondo lui è sbagliato ripetere che bisogna far giocare i ragazzi soltanto perché rappresentano il futuro.

I giovani devono giocare quando sono pronti e quando sono bravi.

Non esistono scorciatoie.

Allo stesso tempo, però, esiste un altro problema che viene troppo spesso ignorato.

Un allenatore che decide di schierare tre o quattro ragazzi contemporaneamente sa perfettamente di assumersi un rischio.

Se perde quella partita, spesso viene immediatamente messo in discussione.

Per questo motivo parlare dall’esterno è semplice.

Molto più difficile è prendere quelle decisioni ogni domenica sapendo che il proprio futuro professionale dipende dal risultato.

È anche per questo che Cagni invita a smettere di giudicare tutto soltanto attraverso slogan.


L’allenatore “aziendalista”? Una definizione troppo facile

Tra le etichette che negli ultimi anni vengono utilizzate con maggiore frequenza c’è quella di allenatore aziendalista.

Una definizione che Cagni considera spesso superficiale.

Durante una partita un allenatore conosce perfettamente il peso economico di ogni risultato.

Sa quanto una vittoria, una qualificazione europea o una salvezza possano incidere sui bilanci della società.

Sa anche quanto una sconfitta possa compromettere programmi, investimenti e prospettive.

Per questo motivo è troppo facile giudicare determinate scelte soltanto dall’esterno.

Dietro ogni decisione esistono responsabilità enormi che chi vive quotidianamente il calcio conosce molto bene.


La fiducia nella scelta di Malagò: avanti con il merito

L’ultima riflessione riguarda invece la Nazionale italiana.

Cagni guarda con fiducia alla scelta effettuata da Giovanni Malagò, che ha deciso di affidarsi a Paolo Maldini e Leonardo.

Naturalmente saranno poi i risultati a determinare il giudizio finale.

Ma il principio, secondo lui, è quello corretto.

Si è scelto di affidarsi a figure di grande competenza e prestigio, premiando il merito anziché le raccomandazioni.

Ed è proprio questa la direzione che il calcio italiano dovrebbe seguire sempre.

Perché le persone giuste devono arrivare nei posti giusti grazie alle proprie capacità.

Solo così il sistema può tornare a crescere in maniera credibile e duratura.

La ricetta di Cagni è semplice, ma richiede coraggio

Alla fine della telefonata rimane una sensazione precisa.

La ricetta proposta da Gigi Cagni non è fatta di formule magiche né di rivoluzioni impossibili.

È una ricetta costruita sul buon senso.

Parlare un linguaggio semplice. Investire seriamente nei settori giovanili. Creare una cultura che premi il merito anziché le etichette e le raccomandazioni.

Tre punti apparentemente elementari.

Ma proprio per questo, forse, rappresentano la strada più concreta per restituire competitività al calcio italiano.

Perché il futuro non si costruisce inventando nuove parole o rincorrendo mode tattiche.

Si costruisce formando persone, valorizzando chi lavora ogni giorno con i giovani e creando un sistema capace di riconoscere davvero competenza, sacrificio e qualità.

Corte Ue, stop a parti del regolamento FIFA: norme sugli agenti nel mirino

Corte Ue, giro di vite sul regolamento FIFA: norme sugli agenti nel mirino dell’Europa. Cosa sta succedendo

La Corte di giustizia dell’Unione europea interviene sul regolamento FIFA che disciplina l’attività degli agenti di calciatori e allenatori, fornendo indicazioni che potrebbero incidere profondamente sull’attuale impianto normativo. La decisione nasce dal ricorso presentato in Germania da due agenti, che hanno contestato diversi punti del FFAR, ritenendoli in contrasto con le norme europee su concorrenza, libera prestazione dei servizi e protezione dei dati personali.

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La Corte non annulla il regolamento, ma rimette al giudice tedesco la valutazione finale, indicando però criteri giuridici stringenti. Sotto esame finiscono alcuni pilastri del sistema FIFA:

  • divieto di rappresentanza multipla;
  • tetto alle commissioni;
  • requisiti per ottenere la licenza FIFA;
  • limitazioni ai contatti con giocatori già rappresentati;
  • obblighi di comunicazione dei dati alla FIFA.

Concorrenza: una norma già giudicata incompatibile

La Corte individua una disposizione che appare in contrasto con il diritto UE: il divieto per un agente di contattare un cliente già vincolato da un contratto di rappresentanza esclusiva, salvo negli ultimi due mesi prima della scadenza. Una regola che, secondo i giudici, favorisce ingiustificatamente gli agenti già incaricati, creando un vantaggio competitivo non coerente con il principio di libera concorrenza.

Posizione dominante della FIFA

La Corte riconosce che la FIFA può essere considerata in posizione dominante nel mercato dei servizi di intermediazione dei trasferimenti internazionali. Sarà però il giudice tedesco a stabilire se le norme contestate configurino un abuso di tale posizione o se siano giustificabili per ragioni di interesse generale.

Libera prestazione dei servizi: licenze e contatti nel mirino

Secondo la Corte, alcune disposizioni potrebbero ostacolare la libera prestazione dei servizi nell’UE, tra cui:

  • il divieto di rappresentanza multipla;
  • le regole sulla licenza FIFA, legate all’assenza di condanne o sanzioni;
  • le limitazioni ai contatti con nuovi clienti.

Anche l’obbligo di sottostare al diritto svizzero e alla giurisdizione FIFA/TAS potrebbe scoraggiare gli agenti dall’operare in altri Stati membri.

Privacy: stop alla pubblicazione delle sanzioni

Sul fronte della protezione dei dati, la Corte chiarisce che il RGPD impedisce alla FIFA di pubblicare sanzioni inflitte agli agenti o ai loro clienti, così come di divulgare informazioni dettagliate su tutte le operazioni di trasferimento che li coinvolgono.

Un passaggio decisivo nella battaglia regolamentare

La sentenza non chiude il caso, ma fornisce linee guida che potrebbero portare a una revisione profonda del regolamento FIFA sugli agenti. Il giudice tedesco dovrà ora applicare i criteri indicati dalla Corte, in una vicenda che potrebbe ridefinire l’equilibrio tra autonomia regolamentare della FIFA e tutela dei principi europei.

Inghilterra Argentina e il giallo del VAR: «Spence poco furbo sull’azione decisiva»

L’ex difensore Glen Johnson analizza l’episodio chiave del 2-1: «Se Djed fosse rimasto a terra, il finale sarebbe stato diverso»

La dolorosa eliminazione dell’Inghilterra nella semifinale mondiale contro l’Argentina (2-1) continua a trascinarsi dietro un carico pesante di recriminazioni. A far discutere i tifosi dei Tre Leoni è soprattutto la gestione del VAR in occasione del gol decisivo firmato da Lautaro Martínez al 92′.

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La dinamica dell’azione che ha spezzato i sogni di gloria inglesi ha visto protagonista sfortunato Djed Spence. Dopo il palo colpito da Alexis Mac Allister, il terzino inglese e Lionel Messi si sono fiondati sul pallone vagante. Spence è arrivato prima sulla sfera per liberare l’area, ma nel farlo è stato colpito al piede dallo scarpino di Messi. Nonostante il vistoso dolore che lo ha costretto a saltellare su una gamba sola, Spence si è subito rialzato; l’argentino ha così recuperato il possesso sulla fascia e ha pennellato al centro il cross per la zuccata vincente di Martínez.

L’analisi di Glen Johnson: «Siamo troppo buoni»

Ai microfoni di Mirror Football, l’ex difensore della nazionale inglese Glen Johnson ha spiegato perché, a suo avviso, l’arbitro Ismail Elfath e la sala VAR non siano intervenuti a sanzionare il contatto, escludendo favoritismi per l’Argentina: «Bisogna dare merito a Djed per essersi rimesso subito in piedi, ma in certi momenti della partita devi essere più furbo. A volte siamo semplicemente troppo buoni. Se Spence fosse rimasto a terra, avrebbe costretto il VAR a prendere una decisione. Invece si è rialzato immediatamente, e credo che sia questo il motivo per cui l’azione non è stata rivista e nessun altro calciatore inglese ha protestato».

I rimpianti di un suicidio tattico

L’episodio incriminato corona una ripresa da incubo per la squadra di Thomas Tuchel, passata in vantaggio al 55′ con Anthony Gordon prima di rintanarsi frettolosamente in un baricentro troppo basso. Una scelta conservativa punita prima dal pareggio di Enzo Fernández — favorito da una colossale disattenzione di Stones, Bellingham e Rogers — e poi dal sigillo finale di Martínez.

Mentre l’Argentina si prepara a sfidare la Spagna nella finalissima di domenica, per l’Inghilterra resta solo la delusione della finale per il terzo posto contro la Francia, in programma sabato 18 luglio.

Crespo all’Atlas: c’è l’accordo, firma fino al 2028 per un progetto ambizioso

Atlas, arriva l’ex attaccante dell’Inter Hernan Crespo: firma fino al 2028 per guidare il nuovo progetto ambizioso

Hernán Crespo è pronto a iniziare una nuova avventura. L’allenatore argentino firmerà con l’Atlas, con l’accordo ormai definito in ogni dettaglio e l’annuncio atteso a breve. Il contratto, che lo legherà al club fino al 2028, rappresenta la base di un progetto che la società messicana ha deciso di sostenere con decisione, puntando su un profilo di esperienza internazionale e con una chiara identità tecnica. Lo riporta Fabrizio Romano

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Crespo arriva all’Atlas forte di un percorso già ricco di successi: sei titoli conquistati da allenatore, tra Sudamerica e Medio Oriente, che ne certificano la crescita e la capacità di incidere in contesti diversi. La scelta del club non è casuale: l’ex attaccante di Parma, Lazio e Milan porta con sé una visione moderna, un calcio propositivo e una leadership riconosciuta.

Il progetto che lo attende è descritto come ambizioso e sostenuto a tutti i livelli, con investimenti mirati e una struttura tecnica costruita per permettere all’Atlas di compiere un salto di qualità. Crespo sarà il perno di questa nuova fase, chiamato a dare identità, continuità e competitività a una squadra che vuole tornare protagonista.

Hernán Crespo negli ultimi anni ha guidato club in Sudamerica e Medio Oriente: gli incarichi più recenti includono São Paulo, Al‑Ain e Al‑Duhail; la sua carriera da allenatore è iniziata in Argentina e si è poi sviluppata all’estero.

Spagna Argentina: il precedente del 1966 con 3 “italiani” tra le Furie Rosse

La sfida del Villa Park: l’epica di Luis Artime e la sconfitta di due interisti e uno juventino

In vista della finalissima di domenica, la mente ritorna a cinquant’anni fa, all’unico storico precedente in una fase finale dei Mondiali tra Spagna e Argentina. Era il 13 luglio 1966 e al Villa Park di Birmingham si giocava la gara d’esordio del Gruppo 2 della Coppa del Mondo d’Inghilterra.

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La Spagna si presentava ai nastri di partenza con i favori del pronostico. Forte del titolo di Campione d’Europa in carica conquistato nel 1964 (esattamente come oggi), la selezione iberica era stata rinforzata per l’occasione dai tre celebri “italiani” emigrati in Serie A: Luis Suárez (Inter), Luis Del Sol (Juventus) e Joaquín Peiró (anch’egli nerazzurro, ma in procinto di passare alla Roma). Dall’altra parte, l’Argentina di Juan Carlos Lorenzo metteva in campo una formazione solida e determinata, imperniata sulla leadership di Antonio Rattín e sullo spessore tecnico di Ermindo Onega. Stavolta è probabile che a rappresentare la Serie A ci sarà ancora un interista, ma con la maglia biancoceleste: Lautaro Martinez.

La cronaca del match: la doppietta di Artime

Dopo un primo tempo bloccato, nervoso e povero di reali occasioni da rete, la contesa si accende nella ripresa grazie alla supremazia territoriale dell’Albiceleste:

  • 65′ – Gol dell’Argentina (0-1): un cross calibrato dalla fascia destra sorprende la retroguardia spagnola schierata. Sul pallone si avventa Luis Artime che, dall’interno dell’area piccola, trafigge José Ángel Iribar a colpo sicuro. Difficile pensare che Messi e compagni riescano a fare altrettanto contro il reparto di De la Fuente, tenendo conto di come la Spagna sia la migliore difesa del torneo.
  • 71′ – Pareggio della Spagna (1-1): la reazione delle Furie Rosse produce un gol bizzarro. Su un colpo di testa all’indietro di Roberto Perfumo (pressato da Peiró), il portiere argentino Antonio Roma esce fuori tempo ostacolato da Pirri, finendo per trascinarsi goffamente la sfera nella propria porta per un clamoroso autogol. Gli estremi del fallo, per la verità, ci sarebbero tutti, ma l’arbitro, il bulgaro Roumentchev, decide di convalidare (col Var è molto probabile che sarebbe stato impossibile.
  • 77′ – Gol dell’Argentina (1-2): a decidere la partita è ancora un capolavoro di Artime. L’attaccante viene servito in profondità, controlla magistralmente la palla con il destro eludendo la marcatura e scarica un diagonale fulmineo di sinistro che si infila nell’angolo opposto. Un gol da bomber vero, del resto l’allora giocatore dell’Independiente ha chiuso in nazionale con uno score di 24 gol in 25 partite, una media fantastica di 0,96, mai toccata da nessuno della Top ten della Seleccion, dove lui occupa il nono posto nella storia.

Il verdetto storico

La Spagna fu la sorpresa negativa di quel Mondiale, chiuso già nella fase a gironi. L’Argentina, invece, fu stoppata nei quarti di finale, proprio da quell’Inghilterra eliminata ieri sera e obbligata a riguardarsi ancora una volta quel film del 1966, l’unico che l’ha vista vincitrice. Da allora i sudamericani hanno ottenuto 3 successi e anelano a raggiungere Germania e Italia, mentre la Spagna è diventata una grande nel nuovo millennio e vuole ripetere le gesta del 2010. In ogni caso, chi prevarrà farà la storia, questo è certo.

Sarri si presenta: «Mi piacerebbe vincere qualcosa qua a Bergamo. Gaetano? Un grande regalo del direttore»

Sarri si presenta come nuovo tecnico dell’Atalanta: «Mi piacerebbe vincere qualcosa qua a Bergamo. Su Gaetano…»

Atalanta news: in casa Atalanta è il giorno di Maurizio Sarri. Il nuovo allenatore nerazzurro è stato presentato ufficialmente ai giornalisti, inaugurando così la sua avventura alla guida del club bergamasco.

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PAROLE – «Mi aspetto una stagione importante. I mezzi ci sono per fare bene, ma dobbiamo lavorare. Il mio direttore sa come penso il calcio e le caratteristiche dei giocatori per il mio gioco, poi è vero che l’Atalanta ha la sua filosofia. La qualità della rosa è presente, poi sul mercato staremo a vedere. Mi piacerebbe vincere qualcosa qua a Bergamo, però il viaggio è più bello della meta sotto certi aspetti e spero che quello nerazzurro sia un grande viaggio»

OBIETTIVI E SQUADRA – «Ci tenevo a ringraziare la società. Sono venuto a Bergamo per la stima dimostrata nei miei confronti. Mi ha colpito molto lo stadio, il clima e quanto questa società lavora. Chiaro che la mia filosofia è molto differente, ma la priorità è vedere una buona Atalanta. Voglio vedere una squadra che lavora durante la settimana: ho dei ragazzi determinati e voglio che si calino nella mentalità giusta. Stiamo provando Samardzic in una nuova posizione. Poi penso a Raspadori che è un giocatore che volevo allenare anche alla Lazio. Penso anche che l’Atalanta ha due centravanti importanti come Krstovic e Scamacca. Quando saremo al completo avremo una visione un po’ più chiara»

LAZIO – «Io ai tifosi della Lazio posso solo che volergli bene al netto di tutto quello che sia successo»

GAETANO – «È stato un grande regalo del direttore. Poi nel complesso la stagione sarà lunga e ci saranno anche delle alternative in ottica di modulo tipo il 4-2-3-1. Staremo a vedere»

SINGOLI – «Scamacca è un centravanti forte, ma sono convinto che abbia le caratteristiche per fare di più. La grande sfida è portarlo al 100% e speriamo anche nella collaborazione del ragazzo”. E su Ederson: “Ritornerà in squadra. La mia paura era con quale testa il ragazzo potesse rimanere qui con noi. Anzi, Ederson ha dimsotrato grande voglia di rimanere e sarà un pilastro di questa Atalanta. Sarà un giocatore importante così come Ahanor e Bernasconi. Ci saranno dei riadattamenti come difensore esterno, anche perché Kolasinac ha già giocato in quel ruolo quindi sarà importante questo punto per la difesa».

Coppola resta in Francia: il Paris FC lo riscatta per 20 milioni, contratto quinquennale

Paris FC, colpo Diego Coppola: riscatto da 20 milioni e contratto quinquennale per l’ex Hellas Verona

Diego Coppola resta in Francia. Il Paris FC ha ufficializzato il riscatto del difensore italiano, che negli ultimi sei mesi aveva vestito la maglia del club parigino in prestito, collezionando 14 presenze tra Ligue 1 e Coupe de France. Una parentesi breve ma convincente, sufficiente per spingere la società francese a investire in modo deciso sul suo profilo.

Per Coppola si chiude così anche la parentesi con il Brighton, che lo aveva acquistato un anno fa dall’Hellas Verona per 12 milioni di euro. L’avventura inglese non ha avuto il tempo di decollare, ma il difensore ha trovato continuità e spazio in Francia, convincendo il Paris FC a puntare su di lui in maniera definitiva.

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COMUNICATO Il Paris FC è lieto di annunciare il ritorno del difensore Diego Coppola dal Brighton (Inghilterra). Il nazionale italiano ha firmato con il club fino al 2031.

Nato a Bussolengo, in Italia, Diego Coppola è cresciuto nelle giovanili dell’Hellas Verona. Il difensore ha esordito tra i professionisti nel 2021 e si è subito affermato in prima squadra. Riconosciuto fin da subito come un talento promettente nel suo ruolo, è stato convocato nelle nazionali giovanili italiane e successivamente ha esordito con la nazionale maggiore nel giugno 2025.

Dopo quattro stagioni di successo in Serie A, Diego ha fatto le valigie per l’Inghilterra, un anno fa, e si è trasferito al Brighton. È arrivato al Paris FC in prestito nel gennaio 2026 per continuare la sua crescita. In soli sei mesi, il difensore ha impressionato con le sue prestazioni, diventando uno dei più efficaci nel suo ruolo in Ligue 1.

Sedotto dall’ambizione del Paris FC e dalla traiettoria ascendente del club, Diego Coppola ha scelto di proseguire la sua avventura nella capitale. Il suo ritorno è pienamente in linea con la volontà del Paris FC di costruire un progetto sostenibile, riponendo la sua fiducia in giovani talenti ad alto potenziale, capaci di crescere con il club e di contribuire alle sue ambizioni“.

Argentina infinita: Scaloni spiega perché sempre nel finale

Dodici dei diciannove gol realizzati dall’Albiceleste in questo Mondiale sono arrivati dopo il 76′ minuto

La storica rimonta contro l’Inghilterra ha confermato un dato clamoroso e ormai consolidato nel cammino dell’Argentina in questa Coppa del Mondo: la straordinaria capacità di non arrendersi mai. Nelle sette partite disputate finora, la Selección ha messo a segno diciannove reti complessive, ma ben dodici di queste sono state realizzate dal 76′ minuto in poi. Una tendenza che fotografa una squadra con una tenuta mentale e fisica impressionante.

«È pazzesco quello che ha fatto questa squadra», ha commentato Lionel Messi. «Ribaltare un’altra partita a eliminazione diretta in un Mondiale, dove nessuno ti regala nulla ed è difficilissimo fare gol, dimostra che questo gruppo compete, non abbassa mai le braccia e ci prova fino alla fine».

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L’impatto della panchina e la “ricetta” di Scaloni

Gli esempi più freschi di questa epica sono il colpo di testa vincente di Lautaro Martínez su assist di Messi e precedentemente il destro preciso di Enzo Fernández che ha reso vano il tuffo di Pickford. Quando la stanchezza si fa sentire e le menti degli avversari si appannano, l’Argentina cresce, spinta anche dalla qualità dei subentrati. Giocatori come Nico González, Gonzalo Montiel, Nicolás Otamendi e lo stesso Lautaro Martínez entrano sempre con l’impatto ideale.

Il ct Lionel Scaloni ha spiegato così la forza del suo gruppo: «Se non hai in panchina elementi come Lautaro Martínez o Nico González, che corre come un animale e arriva ovunque… puoi anche essere un mago, ma la realtà è che l’importante è avere i giocatori».

Tutti i gol della “Zona Scaloneta”

I gol realizzati contro gli inglesi sono solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di firme arrivate nei minuti finali:

  • Fase a eliminazione diretta. Nei quarti di finale contro la Svizzera, Lautaro Martínez e Julián Álvarez hanno risolto la sfida nei tempi supplementari. Negli ottavi contro l’Egitto, le reti di Cuti Romero, Messi ed Enzo Fernández hanno ribaltato il match dal 79′ in poi. Nei sedicesimi contro Capo Verde, la vittoria è stata sigillata da Lautaro e dall’autogol di Borges (con Capo Verde unico avversario capace di segnare all’Argentina dopo il 76′).
  • Fase a gironi. Messi ha timbrato il cartellino all’80’ contro la Giordania, al 95′ contro l’Austria e al 76′ nel debutto contro l’Algeria.

Domenica, nella finalissima contro la Spagna, l’Argentina proverà a sprigionare ancora una volta la sua magia nel finale.

Radu Dragusin si presenta: «Fiorentina scelta facile, qui c’è un grande progetto»

Le prime parole del difensore dal Viola Park: la chiamata di Paratici, il trionfo con gli Spurs e il feeling con Grosso

Radu Dragusin è ufficialmente un nuovo giocatore della Fiorentina. Il difensore rumeno ha parlato in conferenza stampa direttamente dal Wind Tre Media Center del Rocco B. Commisso Viola Park per presentarsi ai suoi nuovi tifosi e spiegare i motivi che lo hanno spinto a sposare la causa viola.

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LA TRATTATIVA «La trattativa di questa estate è partita con la chiamata di Paratici che conosco molto bene e viceversa. Il fatto che fosse qua ha influito molto. Conoscendo il Direttore, per me è stato facile dire sì alla Fiorentina. Non c’è stato tanto da pensarci sopra. Mi hanno spiegato che il Club vuole crescere e quindi, ripeto, la scelta per me è stata facile».

LA PREMIER LEAGUE «Voglio ringraziare il Tottenham che mi ha fatto crescere come uomo e calciatore. Lì ho visto una realtà diversa da quella italiana e mi ha fatto vincere l’Europa League. Ringrazio gli Spurs per avermi cresciuto, porterò gli anni stupendi passati con loro nel mio cuore».

GROSSO «Ho conosciuto da pochi giorni il Mister. Già al Frosinone la sua squadra giocava un ottimo calcio».

I NUOVI COMPAGNI «Ho trovato un gruppo che ha tanta fame e tanta qualità. Ho visto voglia di migliorare ed entusiasmo: c’è un clima molto positivo».

COME STA «Sto bene, ho recuperato dall’infortunio al cento per cento. È stato un brutto periodo che però mi ha aiutato a crescere molto. Sono pronto per aiutare la squadra».

GLI OBIETTIVI «Voglio crescere e migliorare per fare grandi cose. Ho visto i ragazzi e hanno la stessa cosa in mente. Voglio ripagare sul campo la fiducia che la Società mi ha dato».

Aston Villa, accordo totale per Joao Gomes: operazione da 38 milioni e visite mediche già in corso

Aston Villa, colpo João Gomes: accordo da 38 milioni e visite mediche già avviate. Le ultimissime notizie

Calciomercato news: l’Aston Villa piazza un colpo importante a centrocampo e si prepara ad accogliere João Gomes, uno dei profili più interessanti della Premier League per dinamismo, intensità e capacità di recupero palla. Il club di Birmingham ha infatti raggiunto un accordo completo con il Wolverhampton per il trasferimento del centrocampista brasiliano, definendo un’operazione dal valore complessivo di 38 milioni di sterline. Lo riporta Fabrizio Romano

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L’intesa tra le società e l’entourage del giocatore è totale: il pacchetto economico prevede 40 milioni di euro di parte fissa più 5 milioni di bonus, cifra che testimonia quanto l’Aston Villa creda nel potenziale del classe 2001. Un investimento significativo, in linea con le ambizioni del club, deciso a rafforzare ulteriormente la rosa in vista della prossima stagione.

La trattativa ha avuto una rapida accelerazione nelle ultime ore: Gomes ha infatti lasciato l’allenamento dei Wolves per raggiungere il centro medico dell’Aston Villa, dove sosterrà le visite che precedono la firma sul contratto. Un passaggio che conferma la chiusura imminente dell’operazione e l’ingresso del brasiliano nel progetto tecnico dei Villans.

Con questo acquisto, l’Aston Villa aggiunge qualità, fisicità e freschezza alla propria mediana, puntando su un giocatore che ha già dimostrato di poter incidere ad alti livelli in Premier League. Le prossime ore sanciranno l’ufficialità, ma il futuro di João Gomes è ormai tracciato: sarà uno dei nuovi volti del centrocampo di Birmingham.

Rashford, niente Turchia: zero contatti con il Fenerbahce. Carrick lo aspetta allo United

Rashford, nessun dialogo con il Fenerbahçe: rientrerà allo United per il pre‑stagionale, può lasciare solo davanti a un’offerta da top club

Calciomercato ultimissime: Marcus Rashford non prenderà la strada della Turchia. Nonostante le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, l’attaccante inglese non ha avuto alcun contatto con il Fenerbahçe e, al momento, non considera quella destinazione per la prossima stagione. Una posizione chiara, che conferma la volontà del giocatore di ripartire dal Manchester United e di ritrovare continuità dopo un’annata complessa. Lo riporta Fabrizio Romano.

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Il club inglese lo attende per il pre‑stagionale, dove Rashford sarà valutato da Michael Carrick, intenzionato a lavorare direttamente con lui per capire se possa tornare centrale nel nuovo progetto tecnico. La scelta di inserirlo nel gruppo fin da subito è un segnale di apertura, ma anche di verifica: il nuovo allenatore vuole osservare da vicino motivazioni, condizione e disponibilità del giocatore.

Rashford, tuttavia, non è considerato totalmente incedibile. La sua permanenza allo United non è garantita al 100%: il club è disposto ad ascoltare proposte, ma solo nel caso in cui arrivi un’offerta da un top club europeo, capace di soddisfare sia le richieste economiche della società sia le ambizioni del giocatore. Nessuna soluzione intermedia, nessun trasferimento di ripiego: Rashford può lasciare Manchester, ma solo per un progetto di altissimo livello.

La situazione resta quindi aperta, ma con paletti molto chiari: niente Turchia, nessun dialogo con il Fenerbahçe, pre‑stagionale allo United e possibilità di cessione esclusivamente in presenza di un’offerta di primo piano. Le prossime settimane diranno se Carrick riuscirà a rilanciarlo o se il mercato offrirà a Rashford una nuova opportunità ai vertici del calcio europeo.

Calciomercato Como, colpo in difesa: trovato l’accordo totale per Trevoh Chalobah

Calciomercato Como, Trevoh Chalobah ha trovato l’accordo per diventare un nuovo giocatore dei lariani. Ecco qual è la situazione

Como calciomercato: la società lombarda è pronta a mettere a segno uno dei colpi più significativi della sua campagna acquisti per rinforzare il reparto arretrato. Il club lariano, secondo Gianluca Di Marzio, è infatti vicinissimo a chiudere ufficialmente l’accordo per l’arrivo di Trevoh Chalobah. La dirigenza biancoblù è attualmente al lavoro per definire gli ultimi dettagli burocratici e contrattuali, regalando così al tecnico Cesc Fàbregas un innesto di assoluto spessore internazionale e di grande qualità per la linea difensiva.

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La svolta della trattativa: superata la resistenza dei Blues

L’approdo del difensore inglese in riva al lago rappresenta il coronamento di un inseguimento lungo e laborioso. La squadra guidata da Fàbregas aveva infatti palesato da tempo un forte interesse per il giocatore, arrivando a presentare due offerte ufficiali ai Blues.

Entrambe le prime proposte erano state inizialmente respinte al mittente dal Chelsea, intenzionato a non svendere il proprio talento. Tuttavia, la determinazione della dirigenza del Como ha fatto la differenza: i contatti continui e il rilancio decisivo hanno permesso di superare la rigidità del club londinese. Ora, le parti hanno trovato l’accordo definitivo sulla base economica, e Chalobah si prepara a intraprendere questa nuova avventura calcistica vestendo la maglia del Como.

Il profilo di Chalobah: protagonista in Premier League e al Mondiale

L’acquisto del calciatore inglese garantisce al Como un bagaglio di esperienza e fisicità di altissimo livello. Il difensore, classe 1999, è reduce da un periodo estremamente intenso, culminato con la partecipazione al Mondiale con l’Inghilterra. L’avventura iridata dei Tre Leoni si è conclusa soltanto in semifinale contro l’Argentina, ma ha consacrato il valore del centrale nello scacchiere internazionale.

La prestigiosa chiamata del CT Thomas Tuchel per la spedizione mondiale è stata la naturale conseguenza di una straordinaria e solida stagione disputata con la maglia del Chelsea. Con i Blues, Chalobah è stato un punto fermo, collezionando ben 34 presenze e 3 reti in Premier League, dimostrando anche un’ottima propensione offensiva sui calci piazzati. A queste si aggiungono le 8 gare disputate in Champions League, che testimoniano la sua totale abitudine a calcare i palcoscenici più importanti del calcio europeo.

Le sue doti fisiche, unite alla capacità di impostare il gioco dal basso, si sposano alla perfezione con la filosofia tattica di Cesc Fàbregas, che fa del possesso e dell’aggressione i propri punti fermi. Con l’arrivo di Chalobah, il Como si assicura un elemento di assoluto affidamento per il presente e per il futuro.

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