Pagina 605 – Calcio News 24

Nela: «Il tumore? Passavo cinque ore in bagno tutte le notti. E la gente mi diceva questa stupidaggine…»

Nela: «Il tumore? Passavo cinque ore in bagno tutte le notti. E la gente mi diceva questa stupidaggine…». L’ex Roma racconta la malattia

Una vita da calciatore con la maglia della Roma, con cui ha conquistato lo storico scudetto del 1982/83, seguita da una carriera da dirigente e opinionista. Ma nel mezzo, la partita più difficile: la lotta contro un tumore al colon. In una toccante intervista al Corriere della Sera, Sebino Nela ripercorre il lungo e doloroso cammino affrontato dopo la diagnosi, svelando come ha vissuto quel terribile periodo.

Nel 2013 annunciò di aver sconfitto il cancro, ma dietro quella vittoria si nascondeva una battaglia combattuta giorno per giorno, con la mentalità dell’atleta. «Noi calciatori viviamo di obiettivi, una partita dopo l’altra. Con la malattia ho fatto così. Passavo cinque ore in bagno tutte le notti con i dolori di stomaco dopo la chemio. Mi sono detto: ‘Cerchiamo di stare in bagno quattro ore. Poi tre e mezzo, poi tre’. Ha funzionato. Mi dispiaceva farmi vedere pallido. Ora cerco di essere sempre abbronzato».

Un’esperienza che gli ha lasciato un profondo fastidio per i commenti superficiali, un’insofferenza che Nela non nasconde. «La stupidaggine della gente che mi dice: ‘Non c’erano dubbi che con quel fisico ne venissi fuori’. E allora tutti i colleghi che ho perso? Vincenzo D’Amico, Paolo Rossi, Sinisa Mihajlovic, Gianluca Vialli. L’unica differenza tra me e loro è che io sono stato più fortunato».

Durante la malattia, l’ex terzino si è aggrappato alla famiglia, ma fu lui a dover dare la scossa iniziale per trasformare il dolore in forza. «Una notte ho trovato mia moglie e le figlie che piangevano, ho detto: ‘Basta, siete voi che dovete aiutare me’». Un momento che ha cambiato tutto, ma che si inserisce in una storia familiare tragica. «Dentro casa la situazione è cambiata. Ho perso mio padre per questa malattia, suo fratello. Ho perso mia sorella, la persona che stimavo di più al mondo: si è lasciata morire dopo 8 anni di cure. L’altra mia sorella convive da 14 anni con il cancro. Una famiglia falcidiata dai tumori: non ce lo meritavamo».

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Pino Insegno: «Lotito non permette alla Lazio di sognare! Perché noi non possiamo avere De Bruyne?»

Pino Insegno: «Lotito non permette alla Lazio di sognare! Perché noi non possiamo avere De Bruyne?». Lo sfogo del presentatore tv

Un attacco frontale, durissimo, dettato dal cuore di un tifoso ferito. L’attore e conduttore Pino Insegno, da sempre grande sostenitore biancoceleste, ha usato i microfoni di Radio Laziale per lanciare un messaggio forte e chiaro al presidente Claudio Lotito. In un momento di grande difficoltà per la Lazio, con un avvio di stagione da soli sette punti in sei partite e un’estate vissuta con il mercato bloccato, Insegno ha dato voce alla frustrazione di un’intera tifoseria.

Il suo è un appello accorato, la richiesta di poter tornare a sognare, un diritto che, a suo dire, la gestione attuale nega al popolo laziale. «È insopportabile che tu non permetta di sognare non tanto a me, ma ai tifosi che stanno lì. Abbiamo dei tifosi fantastici, abbiamo un popolo pazzesco, quella curva che pulsa è la miglior curva al mondo. Dammi una speranza che possa succedere qualcosa che non succederà mai, ma dammela».

Un’analisi amara, che si trasforma poi in un invito esplicito a farsi da parte. Insegno identifica la radice del problema nella mancanza di potenziale economico per competere ai massimi livelli e arriva a una conclusione drastica. «Il Modric e il De Bruyne della situazione perché non posso vederlo da me? Perché non hai i soldi. E allora molla, lasciala stare la Lazio non è roba tua».

Parole di una durezza inaudita, che suonano come una sentenza. L’intervento di Insegno non è un’analisi tecnica, ma un grido di pancia che fotografa il malcontento di una parte significativa del tifo. L’accusa è quella di aver trasformato la Lazio in un club senza ambizioni, incapace di regalare ai suoi sostenitori anche solo l’illusione di poter competere per i traguardi più prestigiosi. Un attacco frontale che alimenta ulteriormente il clima di contestazione attorno al presidente.

Atalanta, buone notizie dall’infermeria: Juric ne recupera molti per la Lazio

Atalanta, buone notizie dall’infermeria: Juric ne recupera molti per la Lazio. Le ultime sugli infortunati in casa orobica

L’emergenza infortuni in casa Atalanta sembra finalmente attenuarsi, ma la situazione per l’allenatore Ivan Juric resta complessa. La sosta per le nazionali è arrivata come una boccata d’ossigeno dopo che, una settimana fa, il tecnico ha rischiato di affrontare il Como con ben dieci assenti. Il rientro in extremis di Hien ha evitato la doppia cifra, ma l’infermeria nerazzurra rimane affollata.

Il reparto più monitorato è la difesa. La notizia più positiva è il rientro ormai certo di Giorgio Scalvini, che lavora da giorni sul campo e da domani si riaggregherà al gruppo. Un recupero fondamentale, che si contrappone però allo stop a lungo termine di Bakker, atteso solo nel 2026 dopo l’operazione al crociato. Procede con estrema cautela il percorso di Sead Kolašinac: dopo il grave infortunio di aprile, il bosniaco si allena con la Primavera, ma la società non forzerà i tempi e il suo ritorno non avverrà contro la Lazio. Resta in dubbio, invece, Odilon Kossounou, che ha terminato le terapie e potrebbe strappare una convocazione.

A centrocampo e sulle fasce si respira maggiore ottimismo. Juric ritrova il capitano Marten de Roon, di rientro dalla squalifica, e può sorridere per le condizioni di Nicola Zalewski, pronto a tornare titolare contro la Lazio. Anche Raoul Bellanova sta accelerando, ma la sua gestione sarà strategica: Juric potrebbe preservarlo per la sfida di Champions League contro lo Slavia Praga del 22 ottobre.

I veri punti interrogativi, però, riguardano l’attacco. Gianluca Scamacca continua a convivere con i problemi al ginocchio che gli hanno segnato l’ultimo anno. Nonostante sia vicino al rientro in gruppo, la cautela è massima e il suo ritorno è posticipato almeno alla gara europea. Più rosea la situazione di Charles De Ketelaere: il belga ha sfruttato la convocazione in nazionale per completare il recupero da un risentimento e dovrebbe essere a disposizione, almeno per la panchina, nella sfida di domenica 19 ottobre contro la Lazio.

Zidane: «La Juve dia fiducia a Tudor. Yildiz mi fa divertire. E non sarei sorpreso se a Torino arrivasse lui»

Zidane: «La Juve dia fiducia a Tudor. Yildiz mi fa divertire. E non sarei sorpreso se a Torino arrivasse lui». Le dichiarazioni di Zizou

Nuove dichiarazioni sulla Juventus di Zinedine Zidane – che Arrigo Sacchi vorrebbe sulla panchina bianconera – raccolte da La Gazzetta dello Sport. Il tecnico francese è tornato a parlare contestualmente al Festival dello Sport.

TUDOR – «Alla Juventus avevo un bel rapporto con lui. Era un bravo giocatore e sapeva essere amico di tutti. Non sono sorpreso di vederlo sulla panchina della Juve, qualche anno fa aveva fatto bene in un contesto complesso come Marsiglia. Può essere l’uomo giusto per riportare alla Juventus trofei ma ci vuole pazienza e gli serve tempo. La sua Juve ha carattere e unione, deve solo avere fiducia».

YILDIZ – «Bravo, mi fa divertire. Quando tocca palla si vede che gli piace giocare. Ha i goal nei piedi ed un bel tiro. Se lo incontrassi gli direi di andare avanti così, con fiducia».

MAIGNAN – «Non sarei sorpreso se arrivasse alla Juventus, è un buon portiere».

I FRATELLI THURAM – «Ho parlato recentemente con Lilian dei suoi figli. Sono molto contento per lui e per loro. Khephren è giovane e bravo. Del padre però non hanno nulla, soltanto il cognome».

ATTACCANTI – «David è bravissimo, l’ho visto con il Lilla negli ultimi anni. Ha bisogno di tempo, io i primi tre mesi a Torino non capivo nulla. David deve capire la Juve e  l’allenatore deve essere importante per lui: servono fiducia e tempo. Sono certo che farà tanti goal come Vlahovic ed Openda».

LOTTA SCUDETTO – «Anche la Juventus lotterà per lo Scudetto. In Serie A non c’è grande distanza con i vertici». 

REAL MADRID-JUVENTUS – «La mia partita del cuore. Sarò al Bernabeu a vederla, vedremo come andrà».

Napoli, Chiariello contro Spalletti: «Dovrebbe abbassare i toni o stare zitto!»

Napoli, Chiariello contro Spalletti: «Dovrebbe abbassare i toni o stare zitto!». L’attacco del giornalista all’ex tecnico dei partenopei

Umberto Chiariello, giornalista di Radio Crc, ai microfoni dell’emittente radiofonica ha attaccato duramente  Luciano Spalletti dopo le ultime dichiarazioni Festival dello Sport di Trento: «Per me era diventato difficile perché il presidente aveva preso il sopravvento, non mi ha mai parlato di un rinnovo o di un qualsiasi regalo per far vedere che mi voleva bene Ha agito in modo prepotente con la prelazione sul rinnovo e ho deciso di non rimanere, anche a costo di non poter allenare come da contratto. L’anno dopo ha creduto di poter gestire la situazione da solo, è andata com’è andata e ha dovuto scegliere un altro allenatore forte, che avesse la personalità che Napoli richiede»

Così Chiariello: «Non mi stanno bene Luciano Spalletti e le sue ennesime dichiarazioni. È diventata una polemica senza fine e del tutto unilaterale. Ringraziando Dio, il De Laurentiis degli ultimi due anni è molto cambiato e si è modificato, sorprendendo tutti, perché nessuno poteva immaginare che un De Laurentiis così presenzialista, così autocrate, così accentratore all’improvviso decidesse di lasciare la scena ad altri, segnatamente a Conte in particolare, e si mettesse dietro le quinte ad operare. È una sorpresa per chiunque, considerando l’età e la personalità del Presidente. E invece ha mostrato una duttilità e un’intelligenza di comportamenti fuori dal comune. D’altronde, non sarebbe Aurelio De Laurentiis quello che ha cambiato il calcio italiano e che ha sovvertito le gerarchie della geopolitica al punto tale che, per fermarlo, ormai azionano solo la macchina del fango, come è accaduto in questi giorni. Una macchina del fango vergognosa e veramente ridicola, perché stanno pescando nel torbido… cose che in realtà non esistono perché sono inchieste chiuse e strachiuse, e invece vogliono a tutti i costi che il Napoli venga messo in mezzo. Evidentemente il Napoli fa paura, ma Spalletti continua la sua battaglia polemica da solo».

«Prima se n’è uscito con un libro in cui c’è un capitolo dedicato al sultano, che sarebbe De Laurentiis, il contadino e lui, e dice un sacco di sciocchezze. Io l’ho letto con attenzione; ci sono tante omissioni e tante cose viste da un punto di vista del tutto personale, ma che non sono obiettive, che mi hanno letteralmente scioccato. Scrivere un libro a distanza di tempo con una pistola fumante al posto della penna l’ho trovato di basso profilo. E lui non la smette, continua, a parte il fatto che dovrebbe imparare un po’ ad abbassare i toni e a stare zitto, perché Spalletti passerà alla storia come uno dei peggiori allenatori della nazionale italiana. È stata una meteora insignificante e dannosa. Ha fatto solo del male, ma non male, di più, malissimo, al punto che un mediocre allenatore come Gattuso fa molto meglio di lui facendo cose semplici e normali».

Comunicato Como: «Col Milan in Australia per far sopravvivere la Serie A. Invitiamo 50 tifosi»

Comunicato Como: «Col Milan in Australia per far sopravvivere la Serie A. Invitiamo 50 tifosi». La nota diramata dal club lariano

Una decisione che sta già infiammando il dibattito tra tifosi e addetti ai lavori. La Lega Calcio ha stabilito che la partita di Serie A tra Milan e Como, in calendario per il prossimo febbraio, si giocherà a migliaia di chilometri di distanza, precisamente a Perth, in Australia.

Sulla questione è intervenuto direttamente il club lariano con un comunicato ufficiale, intitolato “Comunicato ufficiale del club sulla possibile partita di Serie A a Perth”, nel quale non solo difende la scelta, ma la presenta come una necessità strategica per il futuro del calcio italiano. Il club lancia un vero e proprio allarme: «Si tratta di garantire la sopravvivenza e costruire un futuro in cui la Serie A rimanga competitiva, rispettata e ammirata a livello globale».

Ma la società non si è fermata alla teoria, svelando anche un’iniziativa senza precedenti per coinvolgere la propria tifoseria in questa trasferta storica e trasformare una potenziale criticità in un’opportunità. Nel comunicato, infatti, si legge: «Invitiamo 50 tifosi a unirsi a noi in questo viaggio in Australia per stare al nostro fianco come ambasciatori del Como 1907 e della Serie A».

Comunicato ufficiale del club sulla possibile partita di Serie A a Perth

Cara famiglia del Como, cari amici e compagni tifosi della Serie A,

Se la FIFA darà il via libera, il Como 1907 andrà a Perth, in Australia, a febbraio per affrontare il Milan, partecipando a una missione comune per riportare la Serie A al centro del calcio mondiale e garantire un futuro più solido a tutti i club che la rappresentano.

Siamo consapevoli che questo viaggio potrebbe richiedere sacrifici in termini di comodità, comfort e routine. Tuttavia, a volte il sacrificio è essenziale, non per il beneficio individuale, ma per il bene comune, per la crescita e, soprattutto, per la sopravvivenza della lega stessa.

Abbiamo tutti visto cosa succede quando una lega non riesce a evolversi. In Francia, il crollo dell’accordo di trasmissione nazionale ha lasciato i club nel caos, i giocatori senza stipendio e i tifosi demoralizzati. Il calcio francese sta ancora lottando per riprendersi da quella battuta d’arresto.

Nel frattempo, la Premier League continua a dominare la scena mondiale. I suoi ultimi accordi di trasmissione hanno un valore di oltre 12 miliardi di sterline per il prossimo ciclo dal 2025 al 2029, di cui 6,7 miliardi di sterline provenienti dai diritti nazionali del Regno Unito e circa 6,5 miliardi di sterline da accordi internazionali. Per la prima volta, i suoi introiti all’estero superano quelli dei diritti nazionali.

In confronto, l’accordo televisivo nazionale della Serie A ha un valore di circa 900 milioni di euro all’anno, e i suoi diritti internazionali generano meno del dieci per cento di quanto guadagna la Premier League all’estero. Questo squilibrio conferisce ai club inglesi un enorme vantaggio finanziario, consentendo loro di mantenere le loro stelle, attrarre i migliori talenti ed espandere la loro influenza globale.

Dobbiamo chiederci onestamente come possiamo trattenere i nostri migliori giocatori, costruire squadre competitive e attrarre l’élite mondiale in Serie A se non ci adattiamo. Non è una questione di avidità. La maggior parte dei club in Italia non è redditizia. Si tratta di garantire la sopravvivenza e costruire un futuro in cui la Serie A rimanga competitiva, rispettata e ammirata a livello globale.

Il nostro obiettivo è chiaro. Vogliamo riportare la Serie A alla gloria di cui godeva negli anni ’90, quando il calcio italiano era il campionato più seguito, più rispettato e più amato al mondo. Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo evolverci, unirci e fare in modo che la Serie A torni ad essere sulla bocca di tutti.

Proprio come abbiamo rappresentato con orgoglio il calcio italiano al The Soccer Tournament (TST) negli Stati Uniti, ora portiamo la stessa missione a Perth. Non si tratta solo di una partita. È una dichiarazione d’intenti, un movimento per ricollegare il mondo alla bellezza, alla cultura e alla passione del calcio italiano.

E vogliamo che tu ne faccia parte.

Invitiamo 50 tifosi a unirsi a noi in questo viaggio in Australia per stare al nostro fianco come ambasciatori del Como 1907 e della Serie A. Insieme mostreremo al mondo ciò che il calcio italiano rappresenta veramente: tradizione, cuore e speranza per il futuro.

Restiamo Insieme. Cresciamo Insieme. Sopravviviamo Insieme.

Infortunio Bremer, choc Juventus: lesione al menisco. Si deve operare

Infortunio Bremer, choc Juventus: lesione al menisco mediale del ginocchio sinistro. Si deve operare, tempi di recupero ancora da valutare

Una notizia shock, un colpo durissimo che scuote la Juventus. Gleison Bremer è costretto a un nuovo, lungo stop e questa volta l’infortunio è grave. Il pilastro della difesa bianconera dovrà essere operato nelle prossime ore a causa di una lesione al menisco mediale del ginocchio sinistro, che lo terrà lontano dai campi per un periodo significativo.

La diagnosi: lesione meniscale, intervento necessario. La conferma è giunta tramite una nota ufficiale del club. Questa mattina Bremer si è recato a Lione per un consulto con il professor Sonnery-Cottet, il quale ha purtroppo diagnosticato la lesione. Il giocatore sarà quindi sottoposto a un intervento di meniscectomia artroscopica selettiva. I tempi di recupero precisi saranno valutati solamente nel post-operatorio.

Un calvario senza fine. Per il difensore brasiliano classe 1997 si tratta di una beffa atroce, un calvario che sembra non finire mai. Appena rientrato ai suoi massimi livelli dopo quasi un anno di assenza per la rottura del legamento crociato, si era imposto come il leader indiscusso della retroguardia di Igor Tudor, diventandone anche il vice-capitano. Questo nuovo e serio infortunio è una mazzata terribile, sia per il morale del giocatore che per le ambizioni della squadra.

Per la Vecchia Signora si apre ora uno stato di piena emergenza. Perdere il suo muro invalicabile è un problema enorme, che obbligherà Tudor a ridisegnare completamente il reparto arretrato. In un inizio di stagione già complesso, questo è senza dubbio il colpo più difficile da assorbire. Tutta la Juve si stringe ora attorno al suo campione, con l’augurio che possa affrontare e vincere anche questa battaglia con la forza d’animo e la determinazione che lo contraddistinguono.

IL COMUNICATO UFFICIALE – Questa mattina, a Lione, Gleison Bremer è stato sottoposto a consulto medico dal dott. Sonnery – Cottet, che ha riscontrato una lesione del menisco mediale del ginocchio sinistro. Nelle prossime ore il giocatore sarà sottoposto a intervento di meniscectomia artroscopica selettiva.

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Calciomercato Inter: c’è questo club di Bundesliga sulle tracce di Bisseck

Calciomercato Inter: c’è questo club di Bundesliga sulle tracce di Bisseck. Il futuro del difensore tedesco è quanto mai incerto

Il futuro di Yann Bisseck all’Inter sembra farsi sempre più incerto. Dopo una stagione da protagonista sotto la guida di Simone Inzaghi, in cui si era ritagliato uno spazio importante e aveva conquistato la fiducia dell’ambiente, il suo percorso in nerazzurro potrebbe interrompersi prima del previsto. Con l’arrivo di Cristian Chivu sulla panchina, le gerarchie nel reparto difensivo sono cambiate radicalmente, relegando il centrale tedesco classe 2000 a un ruolo marginale.

I numeri di questo avvio di stagione sono emblematici: per lui solo 90 minuti in campo nella sfortunata sconfitta di campionato contro l’Udinese e altri 67 minuti in Champions League contro lo Slavia Praga. Bisseck è gradualmente scivolato indietro nelle preferenze del tecnico rumeno, che nel ruolo di braccetto destro della difesa gli ha preferito da subito Manuel Akanji, ottenendo le risposte che cercava. Questa drastica riduzione del minutaggio ha innescato la preoccupazione del giocatore, che teme di perdere il treno per la nazionale maggiore. Dopo aver assaporato la convocazione grazie alle sue performance con Inzaghi, ora Bisseck vede a rischio un posto nella Germania del ct Nagelsmann in vista del Mondiale.

Di conseguenza, l’ipotesi di un addio già a gennaio si fa concreta. Se in estate il corteggiamento del Crystal Palace non aveva convinto l’Inter, ora i segnali provenienti dalla Germania sembrano più seri. Secondo la Bild, l’Eintracht Francoforte si è mosso concretamente, avviando i contatti tra il proprio ds, Markus Krösche, e l’entourage del difensore. Non è un interesse nuovo: il club tedesco lo aveva già trattato ai tempi dell’Aarhus, prima che l’Inter lo acquistasse per 7 milioni di euro. Forte di un contratto fino al 2029, l’Inter valuta il suo cartellino tra i 25 e i 30 milioni di euro, cifra che l’Eintracht dovrà avvicinare per trasformare il suo vecchio interesse in un acquisto.

Di Natale: «Impressionante quello che ho fatto a Udine. Io al livello di Totti e Del Piero»

Di Natale: «Impressionante quello che ho fatto a Udine. Io al livello di Totti e Del Piero». Le dichiarazioni dell’ex capitano dei friulani

na leggenda, un capitano, un’icona. Totò Di Natale compie 48 anni e, in una lunga intervista al Messaggero Veneto, torna a parlare del suo mondo: l’Udinese, la Nazionale e la sua nuova vita nel calcio. Un’analisi a 360 gradi, con la schiettezza e la lucidità che lo hanno sempre contraddistinto.

ALL’UDINESE MANCA CONTINUITA’ – «Sì, e senza quella non puoi fare il salto di qualità. Peccato perché la squadra è buona e ha un potenziale da almeno 50 punti in classifica».

RUNJAIC NON PARLA ANCORA ITALIANO – «Rispondo con una domanda: quanti italiani ci sono in spogliatoio? Ai miei tempi c’era uno zoccolo duro di sette-otto italiani ed era più facile per gli stranieri ambientarsi. Ora, invece, di italiani ce ne sono pochissimi»

ZANIOLO – ««Stiamo parlando di un buon giocatore che sinora ha tradito un po’ le attese. Mi auguro possa crescere per il bene suo e dell’Udinese. Sappia che in Friuli troverà l’ambiente ideale per rilanciarsi».

THAUVIN – ««Non so come siano andate realmente le cose, ma posso dire che in queste situazioni non c’è solo un giocatore che vuole andarsene, ma anche una società che ti lascia andare. Peccato perché Thauvin era un giocatore di qualità che poteva chiudere la carriera a Udine».

ITALIA-ISRAELE – «Comprendo il timore della gente, ma sono dell’idea che il calcio non vada mescolato con la politica. Ritengo sia giusto giocare, poi se uno non se la sente di andare allo stadio va rispettato. Gattuso è partito bene, facciamo tutti il tifo per lui e i ragazzi».

COME DEL PIEL PIERO E TOTTI – «Comunque ora lo posso dire: sono rispettato più oggi di quando ero giocatore. Per me parlano i numeri: a Udine ho inanellato record su record, quello che ho fatto fa impressione. Credo che negli ultimi dieci anni della mia carriera sono stato allo stesso livello di Totti e Del Piero».

ALLA SCAFATESE IN SERIE D – «Pietro Fusco, mio ex compagno all’Empoli, mi ha presentato il presidente, ci siamo piaciuti e cerco di dare una mano. Era da anni che non tornavo più nelle zone di casa, il calcio al sud è un’altra cosa, per una partita di serie D ci sono 3-4 mila persone».

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Calciomercato Roma: il PSG su Koné! Pronta offerta da 60 milioni? C’è un solo modo per trattenerlo

Calciomercato Roma: il PSG su Koné! Pronta offerta da 60 milioni? C’è un solo modo per trattenere il centrocampista giallorosso

Non Rabiot, non Mbappé, e nemmeno il Pallone d’Oro Dembélé. In Francia, in questi giorni, si parla solo di Manu Koné. Il centrocampista della Roma ha letteralmente stregato l’ambiente della nazionale francese, diventando la stella inaspettata del firmamento dei Bleus. I media lo celebrano, paragonandolo a Matuidi, e il CT Deschamps lo gestisce con la cura riservata ai top player, concedendogli riposo nelle gare meno impegnative.

Questa “Koné-mania” è la conferma di ciò che a Trigoria sanno da tempo: il francese è un giocatore indispensabile, il motore della squadra di Gasperini. La Roma con lui in campo è una cosa, senza di lui un’altra. La sua simbiosi con Cristante, la sua capacità di unire qualità e quantità, lo rendono il perno insostituibile del centrocampo giallorosso.

Un talento del genere, inevitabilmente, attira le attenzioni dei top club. In estate, l’Inter ci aveva provato, ma si era scontrata con la valutazione di 50 milioni di euro fissata dalla Roma. Una cifra che aveva bloccato la trattativa, ma che ora sembra quasi un prezzo di saldo di fronte all’interesse di un’altra, potentissima pretendente.

Secondo i media francesi, infatti, il Paris Saint-Germain sta studiando attentamente il giocatore e sarebbe pronto a presentarsi a Trigoria con una “portafogliata” da 60 milioni di euro la prossima estate. Un’offerta che metterebbe la Roma di fronte a un bivio drammatico. Accettare significherebbe realizzare una plusvalenza enorme, capace di sistemare il bilancio in un colpo solo e di archiviare i problemi legati al settlement agreement con l’UEFA.

Ma c’è un modo per dire di no. Come sottolinea il Corriere dello Sport, il futuro di Koné è legato ai risultati sportivi della Roma. La qualificazione alla prossima Champions League e, perché no, la vittoria di un trofeo, garantirebbero al club i ricavi necessari per poter rifiutare anche un’offerta monstre, trattenendo così il proprio gioiello. La missione è chiara: vincere per non dover vendere.

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Sacchi: «Spero in Zidane alla Juventus. Lui crede in un calcio offensivo»

Sacchi: «Spero in Zidane alla Juventus. Lui crede in un calcio offensivo». Le dichiarazioni dell’ex tecnico alimentano una suggestione familiare

Un sogno che accende la fantasia dei tifosi, un’investitura che arriva da una leggenda della panchina. La presenza di Zinedine Zidane al Festival dello Sport di Trento ha riaperto una suggestione mai sopita nel cuore del popolo bianconero: rivederlo un giorno, non più in campo, ma sulla panchina della Juventus.

A lanciare l’assist perfetto per questo sogno è stato un maestro del calcio, Arrigo Sacchi. L’ex tecnico del Milan ha tessuto le lodi dello Zidane allenatore, esaltando il calcio spettacolare e vincente del suo Real Madrid e interrogandosi sul perché un tecnico del suo calibro sia ancora fermo. «Il suo Real giocava all’attacco, dimostrava coraggio, teneva il pallone per la maggior parte del tempo, dominava l’avversario attraverso una fitta rete di passaggi e il pubblico lo ammirava. Mi chiedo: perché un allenatore che ha creato una simile macchina di bellezza non sta lavorando?».

Sacchi ha poi trasformato la sua ammirazione in una speranza, un vero e proprio appello a immaginare “Zizou” di nuovo a Torino. «Confesso di avere una speranza. Lui è stato un grande juventino, è diventato un fuoriclasse con la maglia bianconera addosso, ha avuto un maestro come Marcello Lippi come guida tecnica, e allora perché non immaginarlo sulla panchina della Juve? Uno come lui, uno che ha sempre messo al primo posto il calcio offensivo, uno che crede nel gioco collettivo e nel talento al servizio della squadra. Il nostro campionato potrebbe soltanto trarre beneficio dalla sua presenza».

E lo stesso Zidane? Dal palco di Trento, il francese ha risposto, lasciando la porta più che socchiusa. Ha confermato la sua voglia di tornare ad allenare e ha ribadito il suo amore mai dimenticato per i colori bianconeri. «Tornerò ad allenare. Juve? Non so perché non sia successo. Ce l’ho sempre nel cuore, perché mi ha dato tanto. In futuro non lo so, un mio obiettivo è allenare la nazionale francese. Vedremo».

Una dichiarazione che, pur menzionando il sogno della nazionale francese, non chiude affatto all’ipotesi di un ritorno. Il futuro di Zidane è ancora da scrivere, ma le sue parole, unite a quelle di Sacchi, bastano per alimentare un sogno che a Torino non è mai svanito.

Calciomercato, clamoroso Yamal: presentata offerta da 400 milioni al Barcellona

Calciomercato, clamoroso Yamal: presentata offerta da 400 milioni al Barcellona. No secco dei blaugrana, ma la proposta è destabilizzante

Una cifra da capogiro, un’offerta che riscrive le regole del calciomercato. L’Al-Hilal di Simone Inzaghi fa sul serio e, secondo il sito spagnolo Fichajes.net, avrebbe messo sul piatto 400 milioni di euro per strappare al Barcellona il suo gioiello più prezioso: Lamine Yamal.

Un assalto senza precedenti per il talento diciottenne che ha già trascinato la Spagna sul tetto d’Europa. La risposta del Barcellona, per ora, è stata un no secco. «Yamal non è in vendita», fanno sapere dalla Catalogna, forti di un contratto che blinda il giocatore fino al 2031. Ma l’offerta faraonica arriva in un momento di estrema fragilità per il club blaugrana, e rischia di minare equilibri già precari.

Il Barça, infatti, si è presentato alla sosta per le nazionali dopo un doppio, pesante ko: prima la sconfitta in Champions contro il PSG, poi il crollo per 4-1 in casa del Siviglia. Proprio questa disfatta, secondo i media spagnoli, avrebbe aperto una frattura tra l’allenatore Hansi Flick e lo spogliatoio. Il tecnico tedesco avrebbe accusato la squadra di scarso impegno, mentre i giocatori, tra cui lo stesso Yamal, avrebbero lamentato una mancanza di dialogo da parte dello staff.

In questo clima di tensione si inserisce la situazione fisica del giocatore. Yamal è attualmente ai box per un’infiammazione all’inguine che lo ha costretto a saltare l’ultima di campionato e la convocazione in nazionale. L’obiettivo del club è recuperarlo al 100% per il Clásico contro il Real Madrid del 26 ottobre, senza correre alcun rischio.

Tra difficoltà economiche, tensioni interne e un infortunio da gestire, la mostruosa offerta dell’Al-Hilal si trasforma in una tentazione tanto grande quanto destabilizzante. Il Barcellona alza il muro, ma 400 milioni sono una cifra che può far vacillare chiunque.

Lazio, duro comunicato: «Nessuna trattativa per la cessione. Notizie inventate per destabilizzare»

Lazio, duro comunicato: «Nessuna trattativa per la cessione. Notizie inventate per destabilizzare». La presa di posizione del club

Voci insistenti e prive di fondamento su una possibile cessione della Lazio hanno nuovamente scosso l’ambiente biancoceleste. Un fitto chiacchiericcio online ha ipotizzato l’interesse di presunti investitori e imminenti offerte per il club di Claudio Lotito, descrivendo uno scenario di vendita poi seccamente smentito dalla società. Per fare chiarezza e mettere a tacere queste speculazioni, il club ha risposto con un duro comunicato ufficiale:

IL COMUNICATO – «In merito alle notizie apparse nelle ultime ore su alcuni canali social e testate online, riguardanti presunte trattative con fondi stranieri per l’acquisizione di quote della S.S. Lazio S.p.A., si precisa quanto segue: Tali informazioni sono totalmente false, prive di ogni fondamento e costruite con l’unico intento di destabilizzare la Società, la tifoseria e il titolo quotato in Borsa. Non è mai pervenuta alcuna offerta, manifestazione di interesse o proposta formale o informale da parte di fondi qatarioti o di qualsivoglia altro soggetto, né in Italia né all’estero».

«La S.S. Lazio e il suo azionista di maggioranza diffidano chiunque dal diffondere, rilanciare o avallare notizie inventate che possano arrecare danno alla reputazione della Società e al suo regolare andamento borsistico. Sono in corso segnalazioni alle competenti autorità finanziarie (CONSOB e Borsa Italiana) e alle autorità giudiziarie per individuare la provenienza e la responsabilità di tali condotte, potenzialmente lesive della trasparenza dei mercati e dell’immagine della S.S. Lazio. La S.S. Lazio continuerà a operare con la consueta serietà, solidità e trasparenza, perseguendo i propri obiettivi sportivi e societari nel pieno rispetto delle normative vigenti e dei propri azionisti, senza alcuna necessità di ristrutturazione, ma in un percorso di crescita e sviluppo volto ad affrontare con forza e visione le sfide future».

Infortunio Kean: Moise out contro Israele. Ha lasciato il ritiro della Nazionale

Infortunio Kean: è out contro Israele. Moise lascia il ritiro della Nazionale. L’attaccante azzurro farà a ritorno a Firenze dove comincerà il suo recupero

Niente da fare per Moise Kean. L’attaccante della Fiorentina ha dovuto abbandonare il ritiro della Nazionale italiana a causa della distorsione alla caviglia destra rimediata durante il match di qualificazione ai Mondiali contro l’Estonia. La partita, che lo aveva visto protagonista in avvio con il gol del vantaggio azzurro, si era conclusa prematuramente per lui al 15′ del primo tempo.

Nonostante le prime valutazioni avessero lasciato aperta una porta alla speranza per un suo recupero in vista della cruciale sfida contro Israele, gli esami strumentali a cui è stato sottoposto nella mattinata di oggi hanno dato esito negativo. I controlli hanno infatti confermato che i postumi dell’infortunio non gli consentiranno di essere a disposizione del commissario tecnico Gennaro Gattuso.

Di comune accordo con lo staff medico, si è quindi deciso per il rientro del giocatore a Firenze, dove inizierà il percorso riabilitativo con il suo club. Una tegola per la Nazionale, che perde un elemento in grande forma, autore di quattro gol nelle ultime tre presenze, in un momento delicato del cammino verso la qualificazione. L’azzurro lascia quindi il gruppo, che dovrà ora preparare la partita con Israele senza il suo contributo.




Juventus, incognita attaccanti per Tudor: il tecnico si attende una cosa da loro

Il primo impegno internazionale non ha portato i sospirati sorrisi per i bomber della Juventus, che continuano il loro preoccupante digiuno anche con le rispettive Nazionali.

La svolta tanto attesa non è arrivata: David, Vlahovic e Openda, le punte su cui Igor Tudor punta per l’attacco bianconero, sono avvitati in una crisi realizzativa che si protrae ormai da troppo tempo per tutti. Tuttosport fornisce il dettaglio della situazione.

David: da inizio folgorante a lunga astinenza

Jonathan David, arrivato con grandi aspettative estive, aveva iniziato al meglio la sua avventura italiana, segnando all’esordio contro il Parma. Tuttavia, dopo quel promettente debutto, il canadese si è progressivamente spento, non riuscendo più a trovare la via della rete nonostante le cinque presenze da titolare su sette totali finora in bianconero. Anche con il Canada, dopo un gol in amichevole a settembre contro la Romania, è rimasto a secco nella recente sconfitta contro l’Australia.

Vlahovic: retrocesso nelle gerarchie, in crisi dopo la doppietta al Dortmund

Dusan Vlahovic, un tempo perno dell’attacco, è scivolato indietro nelle gerarchie, diventando terza scelta dopo l’arrivo di David e Openda. La sua ultima prodezza risale alla magica notte della rimonta sul Borussia Dortmund, dove realizzò una doppietta e un assist. Da allora, in pratica da un mese, il serbo non riesce a far centro. Se a settembre aveva allungato il suo momento d’oro anche in Nazionale firmando il successo sulla Lettonia, questa volta non c’è stata gloria contro l’Albania: due occasioni sprecate e una sconfitta che ha spinto il CT Stojkovic alle dimissioni. La prossima sfida contro Andorra potrebbe offrire a Dusan l’occasione per invertire la rotta, ma il momento della selezione serba non lo rende un crocevia semplice.

Openda: sei mesi senza gol, la crisi si allunga

La situazione non è più rosea per Loïs Openda, uno dei colpi last-minute del mercato estivo bianconero. Il belga è l’unico tra i bomber juventini a non essersi ancora sbloccato in questa stagione, e la sua crisi realizzativa si allunga a dismisura. Sono ben sei mesi che non va in rete: l’ultima volta è stato l’11 aprile scorso contro il Wolfsburg, quando ancora vestiva la maglia del Lipsia. In bianconero ha collezionato cinque presenze, due da titolare, per complessivi 204 minuti, ma senza lasciare il segno. Nemmeno in Nazionale è andata diversamente nella gara con la Macedonia del Nord: una mezz’ora abbondante senza squilli e una chiara occasione sprecata.

Come David, anche Openda sembra aver risentito dei continui cambi di assetto in attacco decisi da Tudor. La Juventus attende segnali di risveglio dai suoi attaccanti. Le prossime opportunità internazionali sono alle porte: Andorra-Serbia per Vlahovic, Galles-Belgio per Openda, Colombia-Canada per David. La domanda è una sola: chi dei tre riuscirà a sbloccarsi per primo? LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Cagliari, Deiola: «Pisacane l’uomo giusto. C’è una cosa diversa dal passato»

Cagliari, Deiola simbolo di appartenenza: «Qui si lavora con entusiasmo e consapevolezza». E sul futuro il centrocampista non ha dubbi

Alessandro Deiola, centrocampista e bandiera del Cagliari, ha raccontato il suo momento e quello della squadra in una lunga intervista concessa a L’Unione Sarda. Il giocatore rossoblù, punto di riferimento dentro e fuori dal campo, ha affrontato diversi temi legati al suo ruolo, alla stagione in corso e al legame profondo con il club della sua città.

Sul piano tattico, Deiola ha ribadito la sua disponibilità totale verso la squadra e il nuovo tecnico: «Cerco sempre di adattarmi alle esigenze del Cagliari, l’importante è essere in campo e dare il massimo. Anche se nasco centrocampista, posso ricoprire il ruolo di difensore quando serve. È una soluzione che mi porto dietro dai tempi delle giovanili. A volte ragiono da centrocampista, ma cerco sempre di farmi trovare pronto, anche con Ranieri è successo un paio di volte».

L’esperienza e la versatilità di Deiola rappresentano un valore aggiunto per il Cagliari, soprattutto in una stagione complessa ma piena di entusiasmo. «C’è un’energia positiva, molta consapevolezza nei nostri mezzi. Lavoriamo con impegno ogni giorno, perché sappiamo che la Serie A è un campionato difficile, dove ogni partita richiede massima concentrazione. Al centro sportivo si respira entusiasmo e voglia di migliorare, e questo lo portiamo in campo».

Il centrocampista sardo, cresciuto nel vivaio del Cagliari, è ormai un simbolo di continuità e dedizione. Ogni allenatore che passa da Asseminello sembra ripartire proprio da lui: «Io cerco sempre di dare tutto in allenamento, giorno dopo giorno. Mi impegno per migliorarmi e per fare il mio lavoro con serietà. Sono felice che i tecnici percepiscano quanto significhi per me questa maglia e questo gruppo. Il Cagliari è casa mia, e giocare qui è sempre un onore».

Deiola ha poi parlato di Fabio Pisacane, ex compagno e oggi parte dello staff tecnico rossoblù: «Cambia solo il ruolo, ma l’entusiasmo è lo stesso. Ho condiviso sei anni con lui, so quanto ci tenga al Cagliari. Anche se è all’inizio della sua carriera da allenatore, si sta preparando con grande attenzione ai dettagli. È la persona giusta, conosce perfettamente l’ambiente».

Infine, una riflessione sul valore degli allenatori: «Non conta tanto se un tecnico è stato calciatore, ma la persona che è e come riesce a trasmettere le proprie idee. Certo, avere un ex compagno in panchina può aiutare, ma quello che conta davvero è la fiducia reciproca».

Con le sue parole, Deiola conferma ancora una volta di essere il volto autentico del Cagliari, esempio di professionalità, umiltà e appartenenza ai colori rossoblù. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Italia, Gattuso prepara una rivoluzione: ecco le possibili scelte contro Israele

L’Italia, dopo la vittoria, si prepara a cambiare. Come annunciato dal CT Rino Gattuso, per la sfida di domani sera contro Israele la Nazionale scenderà in campo con il 3-5-2.

Una scelta motivata dalla necessità di infondere maggiore solidità alla squadra contro un avversario che a Debrecen aveva messo in seria difficoltà gli Azzurri. L’obiettivo primario è blindare la qualificazione ai playoff, o almeno ottenere il punto necessario nelle prossime due gare (in Moldavia e il big match a San Siro con la Norvegia) per mettere al sicuro il secondo posto nel girone.

Bastoni resta con la squadra, Kean ai box

Gattuso, nel suo ruolo di CT, sta lavorando per mantenere alta la concentrazione di tutti. Un segnale apprezzato dall’allenatore e dallo staff è stata la decisione di Alessandro Bastoni di rimanere con i compagni, nonostante la squalifica per la prossima partita. Un gesto che conferma la solidità del gruppo e la fiducia riposta nelle parole del CT.
Meno buone notizie per Moise Kean, che a Tallinn è uscito di scena dopo appena un quarto d’ora (ma con l’undicesimo gol in azzurro già segnato) a causa di una distorsione alla caviglia destra. I primi accertamenti hanno dato esito negativo, ma l’attaccante avverte ancora fastidio. Oggi è prevista una risonanza magnetica per valutare l’entità del danno, anche se l’ottimismo è alto per un suo recupero in vista del delicato match di campionato tra Fiorentina e Milan. Dagli ambienti federali trapela chiaramente la volontà di non rischiare nulla, indicando l’indisponibilità di Kean per la gara con Israele.

Le scelte in attacco

L’assenza di Kean riapre il ballottaggio su chi affiancherà l’intoccabile Retegui in attacco. La corsa è a due tra Raspadori (che parte leggermente in vantaggio nelle gerarchie, forte di un’incollatura di esperienza in più) e Pio Esposito, autore di un gol contro l’Estonia che lo ha messo in evidenza.

In attesa della rifinitura, si gioca anche un posto al centro della difesa, con Mancini favorito su Gabbia. Di Lorenzo e Calafiori sono invece confermati tra i titolari. A centrocampo, si preannunciano testa a testa: Cambiaso dovrà battere la concorrenza di Spinazzola sulla fascia destra, mentre Locatelli si giocherà il posto in regia con Cristante. Intoccabili, invece, Barella, Tonali e Dimarco.

Sicurezza rinforzata

L’arbitro della gara sarà il francese Turpin, scelto dalla UEFA per garantire la massima sicurezza e imparzialità, considerando le tensioni che circondano l’incontro. Nonostante lo stadio sia stato trasformato in un bunker, gli ottomila biglietti venduti, con un’impennata dell’ultima ora, dimostrano l’affetto dei tifosi per la Nazionale. LEGGI ANCHE >>> Qualificazioni Mondiali 2026 Europa: calendario, risultati, classifiche

Dal calcio al trasferimento negli Usa: la nuova vita dell’ex Milan

Rufo Emiliano Verga faceva parte del Milan di Arrigo Sacchi, poi un infortunio gli ha bloccato la carriera. Oggi vive negli Stati Uniti e si occupa di pane.

Con La Gazzetta dello Sport ha aperto l’album dei ricordi di un calcio dello scorso secolo.

SAN FRANCISCO
– «Avevo un punto vendita in piazzale Cadorna, a Milano. Nel 2006, il signor Vegetti, proprietario della catena “Il Fornaio”, mi chiese se fossi interessato a trasferire l’attività negli Usa. Ci ho pensato un po’, nel 2007 sono partito, mi sono innamorato di San Francisco e ho deciso di restare».

I PRODOTTI – «Oltre al signor Vegetti, avevo come socio un signore italiano re del caffè, Carlo Di Ruocco, fondatore della catena “Mister Espresso”. Insieme abbiamo aperto un locale a Berkeley. Pizze, panini, focacce e caffè. Una “bakery” all’italiana. A seguire altre aperture e chiusure. Ora lavoro a Richmond, da qui vedo il Golden Gate. Il locale l’ho chiamato Café Gran Milan, in onore di Milano, perché per me Milano è sempre grande. Siamo in una zona industriale, tra due strade, una location nascosta, e all’inizio la cosa mi preoccupava, ma ci siamo fatti conoscere. Oggi abbiamo una clientela affezionata, gente che viene apposta per comprare i nostri prodotti. Li abbiamo fidelizzati, conquistati grazie alla qualità».

FATTURATO – «Sì, abbiamo quattro dipendenti e un ottimo fatturato. Poi ho fatto investimenti nell’immobiliare. Qui c’è un mercato del lavoro dinamico, si possono avere tante occupazioni».

BOCCIATURA – «Quando venni bocciato alla prima superiore, mia madre per punizione mi mandò a lavorare d’estate, apprendista presso un fornaio. Che si chiamava Gigi Meroni e che mi insegnò a mettere le mani nella farina. La cosa mi piacque. Quando mio padre capì che gli infortuni mi avevano rovinato la carriera, mi chiese che cosa volessi fare da grande, ripensai al pane ed entrai nel settore. Poi ho conosciuto Rocco Princi e andavo a trovarlo, per studiare i suoi negozi. Lui e altri mi hanno insegnato che la qualità è la cosa più importante».

L’AMERICA
– «Sì, di coraggio ce n’è voluto tanto. L’America non è per tutti, ho visto tante persone venire qui, provarci e ritornare in Italia. Per me la svolta c’è stata quando ho imparato bene l’inglese. È stata Olga, la mia seconda moglie, ad aprirmi gli occhi: “Rufo, in America, se superi la barriera della comunicazione, ti si apre davanti un mare di possibilità”. E così è stato».

IL MILAN – «Sono un cuore rossonero, il Milan rimane una cosa importantissima della mia vita. Ci arrivai ragazzino, con il mito di Franco Baresi, e quando me lo trovai davanti per la prima volta, a 16 anni, restai intimorito e senza parole. Per me è stato il più forte difensore centrale della storia. Paolo Maldini lo considero il più grande sulla fascia».

IL DEBUTTO IN A – «Ai primi di novembre del 1987, Milan-Torino. Paolo si rompe un’arcata sopracciliare. Il dottor Monti dal campo fa il gesto del cambio. Sacchi si volta verso di me: “Entra tu e stai a sinistra”. Seduto in panchina, ho avuto un attimo di sbandamento. Ero un ragazzo e gli 80 mila di San Siro guardavano tutti me… Poi è andata».

GLI INFORTUNI – «Il Milan in difesa aveva Franco Baresi, Tassotti, Paolo Maldini, Costacurta, Filippo Galli… Quali spazi potevo avere? Ariedo Braida, il direttore sportivo, puntava su di me, gli devo tanto, ma, con quella concorrenza, non poteva che mandarmi in giro, a fare esperienza. Ho cominciato però a infortunarmi alle ginocchia, specie al sinistro. Non dimenticherò la seconda operazione, a Lione, perché mi telefonò il presidente, Silvio Berlusconi, e mi disse delle bellissime parole. Ci teneva che recuperassi, credeva in me: ricordo di aver pianto. Dai problemi alla cartilagine del ginocchio sinistro non mi sono più ripreso. Smisi a 25 anni. Non ho più fatto sport. Quando ritorno in Italia, vado a Bologna dal dottor Nanni per le infiltrazioni che tengono a bada i dolori». LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Atalanta, Musah: «Qui c’è un club serio. Vi svelo perché ho scelto la Dea»

Musah e la nuova sfida all’Atalanta: «Qui si lavora con umiltà e spirito di sacrificio». E il centrocampista è pronto a prendersi sempre più spazio

Yunus Musah ha iniziato una nuova avventura in Serie A con la maglia dell’Atalanta, club che lo ha accolto in prestito dal Milan con diritto di riscatto. In una lunga intervista concessa a L’Eco di Bergamo, il centrocampista statunitense ha raccontato i motivi che lo hanno spinto a scegliere la “Dea” e le sue ambizioni per questa fase della carriera.

Musah ha spiegato di aver sempre avuto una grande considerazione per l’Atalanta, anche da avversario: «Da fuori ho sempre visto la Dea come una squadra tosta, organizzata e difficile da affrontare. Quando è arrivata la possibilità di venire a Bergamo, non ho avuto dubbi. L’Atalanta è la scelta perfetta per continuare a crescere».

Il giocatore americano ha sottolineato come la fiducia ricevuta dalla società abbia avuto un ruolo determinante nella sua decisione: «Giocare la Champions League è una motivazione enorme, ma quello che mi ha colpito di più è stata la fiducia immediata di Percassi, D’Amico e del mister Juric. Ho sentito subito che questo era il posto giusto per me».

Fin dai primi allenamenti, Musah ha compreso la filosofia che contraddistingue l’Atalanta: lavoro, umiltà e spirito di gruppo. «Appena arrivato ho capito perché la squadra è così rispettata in Italia e in Europa. Qui si lavora duro, con serietà e spirito di sacrificio. Ogni giorno in allenamento si percepisce un’energia positiva: tutti vogliono dare il massimo per i compagni e per il club».

Sul piano tattico, Musah ha spiegato di trovarsi perfettamente a suo agio nel sistema di gioco dell’Atalanta, dove può esprimere le sue qualità di corsa e intensità. «Mi piace stare in mezzo al campo, dove posso contribuire sia in fase difensiva che offensiva. Ma sono pronto ad adattarmi anche sulle fasce o dietro le punte, se la squadra ne ha bisogno».

Il centrocampista ha poi parlato dei compagni da cui sta imparando: «Giocatori come Ederson, de Roon e Pasalic sono esempi perfetti di professionalità. Sto cercando di apprendere da loro ogni giorno».

Per il futuro, Musah punta a diventare un giocatore più incisivo: «Voglio essere più decisivo negli ultimi metri, segnare e servire più assist. So che posso crescere tanto, e all’Atalanta ho trovato l’ambiente ideale per farlo».

Con queste parole, Yunus Musah ha ribadito la sua determinazione e la convinzione di poter fare un salto di qualità nella sua esperienza con l’Atalanta, una realtà ormai sinonimo di lavoro, crescita e ambizione. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Fiorentina, inizio di campionato difficile: cosa fare per cambiare il trend

La Fiorentina naviga in acque torbide, e il dubbio amletico che attanaglia l’ambiente viola è chiaro: questa squadra può ambire a grandi traguardi o è destinata a stentare?

Finora la risposta è stata negativa. Con soli tre punti raccolti in campionato – frutto di altrettanti pareggi esterni con Cagliari, Torino e Pisa – e tre sconfitte al Franchi contro Napoli, Como e Roma, la classifica fa paura. Stefano Pioli, tornato a Firenze dopo dieci mesi all’Al-Nassr e un passato glorioso con lo Scudetto al Milan nel 2022, non è ancora riuscito a trovare la quadra per uscire da una crisi profonda che ha messo in discussione anche il suo operato. Queste le valutazioni de La Gazzetta dello Sport.

L’Emergenza Attacco

Alla vigilia del ritorno a San Siro, dove Pioli fu osannato come “re” rossonero, il tecnico parmense si trova in piena emergenza. Il principale grattacapo riguarda Moise Kean, con la caviglia destra in disordine. Per come cammina, il suo impiego contro Israele è impensabile, e la partita con il Milan è a forte rischio. Dal ritiro azzurro, Pioli ritroverà Roberto Piccoli freschissimo, essendosi solo allenato con la Nazionale. In caso di forfait di Kean, sarà Piccoli a doversi sobbarcare il peso dell’attacco viola alla Scala del calcio.

I problemi non finiscono

I guai della Fiorentina non si limitano all’attacco. La squadra si ritroverà al Viola Park per valutare le condizioni di altri due calciatori fondamentali: l’esterno destro brasiliano Dodò e la mezzala offensiva Jacopo Fazzini. Entrambi sono usciti per infortunio nella sconfitta contro la Roma, l’unica partita in cui la Viola non meritava di perdere. Le possibilità di recuperarli ci sono, anche se continueranno a lavorare a parte, così come lo svizzero Simon Sohm, fermo per fascite plantare.

L’eventuale assenza di Dodò costringerebbe Pioli a ricorrere al giovane Jacopo Fortini (classe 2006), che pur avendo fatto bene in Serie B, deve misurarsi con la ben diversa realtà della Serie A. L’impiego di Fazzini, una delle poche note positive tra i tanti acquisti estivi, non esclude Albert Gudmundsson. L’islandese, tornato rigenerato dalla Nazionale con una doppietta contro l’Ucraina, è il vero dilemma di Pioli: acquistato dopo un prestito, non ha finora ripagato la fiducia, ma in caso di assenza di Fazzini, la maglia da titolare a San Siro sarebbe sua.
A completare il quadro preoccupante, anche il centrale croato Marin Pongracic, imprescindibile nella difesa a tre di Pioli, ha chiesto il cambio per un dolore al 60′ contro Gibilterra e ora è in dubbio per domenica sera. Un trittico di partite da paura (Milan, poi Bologna e Inter) potrebbe essere decisivo per il destino di Pioli sulla panchina viola, con l’emergenza infortuni che complica ogni scelta. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Di Gregorio Juventus, è addio? I bianconeri hanno preso questa decisione

Il futuro di Michele Di Gregorio, portiere della Juventus, si giocherà nei prossimi mesi. La posizione del club bianconero è molto chiara

Nonostante la buona prestazione contro i rossoneri, alcune reti subite di troppo nelle ultime settimane lo hanno messo sotto i riflettori. Già oggetto di critiche per i quattro gol incassati da fuori area tra Inter e Borussia Dortmund, con l’errore su Yan Couto contro i tedeschi come apice negativo, Di Gregorio si trova ora davanti a un bivio: le prossime sfide, tra campionato e Champions League, saranno decisive per confermare la fiducia riposta in lui. Ne ha scritto oggi il Corriere dello Sport.

La Difesa di Tudor

Il tecnico Igor Tudor ha sempre difeso il suo portiere, definendolo «un gran bel portiere» e sottolineando come abbia «sbagliato quasi niente» da quando è arrivato. Tudor lo considera il titolare per tutta la stagione, consapevole che anche i portieri di alto livello commettono errori. Tuttavia, la dirigenza del Milan ha mantenuto Mattia Perin in rosa proprio per avere una valida alternativa in caso di calo di prestazioni del numero uno designato.

Il mercato dei portieri

La prossima finestra estiva sarà cruciale per definire il reparto portieri del Milan. Non verranno fatte “pazzie”, e molto dipenderà dalle priorità di rafforzamento della squadra. Per ora, l’attenzione è rivolta ad altri reparti, almeno per il mercato invernale.
Tuttavia, il mercato dei portieri è in fermento. Sia l’Inter (vista l’età di Sommer) che lo stesso Milan (con Maignan che potrebbe svincolarsi e chiede uno stipendio da top player, attirando l’attenzione delle big di Premier) sono alla ricerca di profili di alto lignaggio per il ruolo. Anche la Juventus potrebbe valutare un cambio migliorativo se si presentasse un’occasione di mercato.

Cosa manca a Di Gregorio?

Già tra giugno e agosto scorsi, si parlava di possibili nomi per la porta del Milan per fare un salto di qualità, nonostante Di Gregorio avesse fatto più che discretamente nella passata stagione. Il portiere ha avuto alti e bassi, come tutti, ma con meno colpe rispetto ai difensori sui gol subiti.
D’altro canto, manca qualche parata decisiva, quelle che indirizzano le partite. Contro il Milan è capitato che gli avversari, pur ottimamente piazzati per sbloccare il risultato, non siano riusciti a pungere con precisione, un’occasione persa per Di Gregorio di fare la differenza. Il suo futuro è legato alla capacità di compiere queste parate cruciali e di dimostrare la continuità necessaria per essere il portiere del Milan per gli anni a venire. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Italia Israele, azzurri sempre più vicini ai playoff. Ecco i rischi da evitare, c’è ancora una volta la Svezia come nel 2018!

L’Italia si trova nuovamente di fronte al destino dei playoff per le qualificazioni mondiali, per la terza volta consecutiva. Ecco le possibili avversarie

Dopo la sconfitta a Oslo contro una Norvegia in grande spolvero, le possibilità di qualificarsi direttamente sono svanite, relegando gli Azzurri al secondo posto del girone. La prestazione sottotono e alcune assenze hanno complicato il percorso, ma l’arrivo di Gattuso ha dato una scossa: tre vittorie e tredici gol segnati, nonostante qualche incertezza difensiva. L’obiettivo è chiaro: costruire una squadra in grado di superare i temuti spareggi di marzo e riportare l’Italia ai Mondiali dopo dodici anni.

La partita chiave contro Israele

Il primo passo per consolidare le ambizioni passa dalla sfida di domani a Udine contro Israele. Una vittoria garantirebbe matematicamente il secondo posto, eliminando ogni calcolo e permettendo di affrontare le successive gare di novembre contro Moldova e Norvegia come test per il futuro. Anche un pareggio lascerebbe l’Italia in una posizione favorevole, con tre punti di vantaggio e la possibilità di qualificarsi in caso di un pari tra Moldova e Norvegia. Una sconfitta, invece, complicherebbe notevolmente il cammino, richiedendo almeno quattro punti dalle ultime due partite per mantenere la speranza, un fallimento difficilmente sostenibile a livello di immagine e morale.

I playoff Europei

I playoff assegneranno gli ultimi quattro posti europei per il Mondiale. Vi parteciperanno le dodici seconde classificate dei gironi di qualificazione e le quattro migliori vincitrici di Nations League non ancora qualificate. Queste sedici squadre saranno divise in quattro fasce per il sorteggio del 21 novembre, basandosi sul ranking FIFA per le prime tre e sulle vincitrici di Nations per l’ultima.
Le previsioni attuali indicano l’Italia come testa di serie nella prima fascia, insieme a Turchia, Ucraina e Polonia. Questo garantirebbe un vantaggio nel sorteggio, evitando gli avversari più quotati. Le semifinali, previste per il 26 marzo, vedranno la prima fascia affrontare la quarta, mentre la seconda sfiderà la terza, con le squadre meglio classificate che giocheranno in casa. Le finali, il 31 marzo, decreteranno le quattro qualificate.

I rischi

Tuttavia, il quadro dei playoff è estremamente volatile e ricco di incognite. Un’eventuale flessione di squadre come la Svezia (che potrebbe finire in quarta fascia), o l’Ucraina (che potrebbe non essere testa di serie), potrebbe rimescolare completamente le carte. Il pericolo più grande per l’Italia è rappresentato proprio dalla Svezia, che, in caso di sfortuna nel sorteggio, potrebbe ricreare lo scenario del 2018, quando eliminò gli Azzurri.
L’Italia ha una storia travagliata con i playoff: dopo aver superato la Russia nel 1997 per Francia ’98, ha fallito l’accesso sia a Russia 2018 (eliminata dalla Svezia) che a Qatar 2022 (sconfitta dalla Macedonia del Nord). L’obiettivo è chiaro: superare Israele, blindare il secondo posto e poi affrontare gli spareggi con la determinazione necessaria per essere una delle “X” che il 5 dicembre, a Washington, saranno inserite nel sorteggio finale del Mondiale 2026. LEGGI ANCHE >>> Qualificazioni Mondiali 2026 Europa: calendario, risultati, classifiche

Camarda Lecce: l’anno sabbatico per diventare il futuro del Milan. Ecco quale sarà il futuro del giovane rossonero

Il Milan crede ciecamente in Francesco Camarda, considerandolo l’attaccante rossonero del futuro per i prossimi quindici anni.

Per far sì che questo sogno diventi realtà, la società ha deciso di muovere i passi giusti, concedendogli un anno di apprendistato a Lecce. Una piazza stimolante, dove la concorrenza è alta e la delicata missione della salvezza richiede responsabilità e maturità. Oggi il Corriere dello Sport dedica un’analisi al giocatore. Ecco una sintesi.

Un prestito strategico

La cessione di Camarda al Lecce è stata siglata con la formula del prestito con diritto di riscatto e opzione di controriscatto a favore dei rossoneri, che non esiteranno a esercitarla. Nella trattativa, il direttore sportivo Igli Tare ha inserito dei premi di valorizzazione che scatteranno in base al numero di presenze e gol. Una soluzione win-win: la squadra pugliese otterrà benefici economici con il suo utilizzo, il giocatore farà esperienza preziosa, e il Milan riavrà tra un anno un attaccante più completo e maturo.
Dopo un anno complicato con “Milan Futuro” che non ha prodotto i risultati sperati, il club ha optato per il prestito per favorirne la crescita. A Lecce, Camarda ha già realizzato la sua prima rete in Serie A il 28 settembre, all’età di 17 anni e 6 mesi. Un gol di testa da vero attaccante d’area, su sviluppo di corner, che ha portato il pareggio e un punto fondamentale alla formazione pugliese.

Un predestinato

Francesco Camarda è un predestinato, abituato a giocare con i più grandi fin da bambino. Ha esordito in Serie A con il Milan il 25 novembre 2023, nella partita contro la Fiorentina, diventando il più giovane esordiente di sempre nella storia della Serie A a 15 anni, 8 mesi e 15 giorni. Un peso enorme sulle spalle, ma che non gli ha impedito di segnare valanghe di gol in tutte le categorie giovanili. Il 22 ottobre 2024 ha debuttato in Champions League contro il Bruges, e il 9 novembre 2024 ha giocato da titolare in campionato contro il Cagliari.
Anche in Nazionale il suo percorso è stato netto. Ha disputato un Europeo Under 19 e un Europeo Under 17, quest’ultimo vinto con una sua doppietta in finale contro il Portogallo, venendo eletto miglior giocatore del torneo. Con la maglia dell’Under 21 ha già stabilito un nuovo record: a 17 anni e 7 mesi è diventato il marcatore più giovane di sempre nella storia dell’Italia Under 21, con il gol alla Svezia siglato con uno scavetto dagli undici metri.
Nonostante tutti questi successi precoci, la mentalità di Camarda è quella giusta. «Non sono ancora nessuno nel calcio, è solo l’inizio e non ho fatto niente. Non ho mai pensato di essere un predestinato. Vivo sempre sul presente, giorno per giorno», ha dichiarato recentemente con la Nazionale. Una lezione di umiltà e determinazione, che lo rende il candidato ideale per un futuro brillante nel calcio che conta. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Pio Esposito, il fratello Salvatore: «Pio non mi ha sorpreso. Ecco cosa ho fatto dopo il suo gol»

Mentre il più giovane Pio Esposito segna all’Inter e in Nazionale, il fratello Salvatore continua la sua avventura in Serie B a La Spezia.

Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport dopo l’exploit di sabato sera di Pio a Tallinn.

SABATO SERA – «Ero a un evento della nostra scuola calcio a Brescia, alla Voluntas. C’era anche Sebastiano e guardavamo la partita sul telefono. Quando Pio ha segnato più che esultare ci siamo emozionati. Ci sta regalando davvero tante gioie, soprattutto per il ragazzo che è più che per il calciatore. Tra di noi c’è amore vero. Be’ sì, abbiamo urlato gol e chi non stava vedendo la partita forse s’è spaventato… (ride)».

I COMPAGNI IN AZZURRO – «Adesso gioca con gente che ha molta più qualità ed è avvantaggiato. A quei livelli ti mettono nelle condizioni migliori per fare gol, così come si alza il livello degli avversari, difensori e anche portieri, in Italia e soprattutto in Europa. Tutti i gol comunque hanno lo stesso valore, lo erano in Serie B così come lo sono questi».

LA RETE ALL’ESTONIA – «Un gran gol, davvero. Ma lui questi colpi li ha, in allenamento gli ho visto fare parecchi gol così, calciando palloni difficili e azzeccando traiettorie complicate. Quando dico che lavora tanto e cerca di migliorarsi sempre, è perché mi riferisco anche a questi dettagli».

A FINE PARTITA – «A fine partita abbiamo fatto subito una videochiamata, Seba e io gli abbiamo fatto i complimenti. Ci siamo dati appuntamento per fare presto una cena in famiglia, ma abbiamo poco tempo libero: i genitori a Brescia, Seba a Cagliari, io a Spezia e lui a Milano… Niente niente, sono scaramantico, nessuna promessa. Non anticipo mai nulla, però da lui ci aspettiamo tante altre gioie. Come se le aspetta l’Inter e soprattutto la Nazionale, che è la cosa più importante».

A CHI ANDRA’ LA MAGLIA DI TALLINN – «Dai nostri genitori, le maglie più importanti le tengono loro. Gli esordi di Seba, il mio in Nazionale, alcune di Pio con l’Inter: le maglie storiche sono tutte in una stanza. Però ormai le sue prendono il sopravvento, auguro a mia madre di occupare tutta quella stanza con le sue maglie».

SORPRESO – «No, non mi ha sorpreso. Conosco le sue qualità, è un gran lavoratore, si fa voler bene e ascolta i consigli. Ero certo che lo spazio e la fiducia se le sarebbe meritate e non avrebbe deluso. No, sono certo che Pio terrà i piedi per terra. Non è uno che si monta la testa».

LA CRESCITA – «Vederlo crescere accanto a me è stato incredibile, si percepiva giorno dopo giorno la sensazione delle sue qualità, ogni allenamento era un passo in avanti. Per questo vederlo così non mi sorprende. Chi non lo conosce può rimanere sorpreso a vedergli fare certe giocate, ma io non lo sono perché gliele vedo fare da anni: la differenza è che adesso le fa molto meglio!».

EGOISTA – «Tutt’altro, in campo è molto altruista, gioca tanto per la squadra e la fa giocare bene, cerca spesso l’assist per il compagno. È altruista il giusto. Io da centrocampista preferisco sempre un attaccante che gioca per la squadra rispetto a uno che cerca soltanto di fare gol e basta».

ULTIMO INCONTRO – «È venuto a trovarmi a Spezia, poi abbiamo cenato insieme due settimane fa a Brescia, mentre con l’Udinese per il suo esordio ero a San Siro anch’io. Appena possiamo andare tutti a Brescia, lo avvisiamo: lui da Milano è più vicino…». LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Napoli, gli infortuni preoccupano Conte: ci sono due novità

Napoli, difesa in emergenza ma Conte resta fiducioso: Rrahmani e Buongiorno verso il rientro. Ecco quando saranno a disposizione

Il Napoli ha iniziato la nuova stagione con prestazioni nel complesso convincenti, mostrando già l’impronta tattica di Antonio Conte. Tuttavia, il percorso degli azzurri è stato reso più complicato da una lunga serie di infortuni che hanno colpito soprattutto il reparto difensivo. L’emergenza arretrata ha costretto il tecnico salentino a gestire con attenzione le rotazioni, adattando spesso uomini e schemi per mantenere equilibrio e solidità.

Uno dei nodi principali riguarda le condizioni di Amir Rrahmani, pilastro della difesa del Napoli. Il centrale kosovaro, fermo da diverse settimane per un problema muscolare, non è ancora pronto al rientro in campo. Secondo quanto riportato da La Repubblica, Rrahmani avrebbe bisogno di qualche giorno in più per completare il recupero: l’obiettivo dello staff medico e tecnico è riaverlo pienamente disponibile per il big match contro l’Inter del 25 ottobre. Di conseguenza, il difensore salterà la sfida di Champions League contro il PSV Eindhoven, dove Conte dovrà ancora una volta fare di necessità virtù.

Sul fronte opposto, arrivano notizie più incoraggianti per Alessandro Buongiorno. L’ex capitano del Torino, che al Napoli ha portato forza fisica e spirito di leadership, sembra ormai vicino al rientro in gruppo. Sempre secondo Repubblica, Buongiorno dovrebbe completare il percorso di recupero in settimana con l’obiettivo di essere convocabile già per la prossima sfida di campionato. Il difensore punta a ritrovare la maglia da titolare proprio contro la sua ex squadra, in una partita dal significato speciale.

Conte spera così di poter ricomporre al più presto la coppia difensiva titolare formata da Rrahmani e Buongiorno, considerata fondamentale per dare solidità al reparto e garantire la compattezza tipica delle squadre dell’allenatore leccese. In attesa dei rientri, il tecnico ha potuto contare sulla crescita di Ostigard e Natan, ma è evidente che il Napoli ritroverà la sua migliore versione solo con tutti i suoi uomini chiave a disposizione.

L’obiettivo del Napoli, infatti, resta chiaro: confermarsi ai vertici del campionato e avanzare in Europa, superando le difficoltà con la mentalità vincente che Conte sta cercando di trasmettere a tutto l’ambiente. La pausa per gli impegni internazionali potrebbe così diventare un alleato prezioso per recuperare energie e uomini in vista di un autunno ricco di sfide decisive. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Icardi Serie A, quel club vuole l’argentino a gennaio: i dettagli

Icardi sogna il ritorno in Italia: il Torino ci pensa per gennaio. Cairo vuole regalare l’argentino ai tifosi: affare possibile? Le ultime

Mauro Icardi torna al centro delle voci di mercato. L’attaccante argentino, oggi in forza al Galatasaray, starebbe valutando seriamente l’idea di un ritorno in Serie A. Dopo diverse stagioni lontano dall’Italia, dove ha vissuto alcuni dei momenti più importanti della sua carriera, Icardi desidera rimettersi in gioco in un campionato che conosce alla perfezione e che lo ha consacrato tra i migliori bomber europei.

Secondo le ultime indiscrezioni, gli agenti di Icardi stanno sondando diverse possibilità per un trasferimento nel mercato di gennaio. Tra i club contattati ci sarebbe anche il Torino, squadra che negli ultimi anni ha sempre cercato di rafforzare il reparto offensivo con profili di esperienza e carisma. Il presidente Urbano Cairo nutre da tempo una profonda stima per Icardi, apprezzandone sia le doti tecniche sia la personalità da vero leader d’attacco.

L’operazione non sarebbe semplice, ma nemmeno impossibile. Il Galatasaray potrebbe essere disposto a trattare un prestito con diritto di riscatto, una formula che permetterebbe al Torino di contenere i costi iniziali. Icardi, dal canto suo, vedrebbe di buon occhio un ritorno in Italia, anche per motivi familiari e ambientali. La Serie A rappresenta per lui un contesto ideale per rilanciarsi e tornare protagonista dopo le ultime stagioni altalenanti in Turchia e in Francia.

Dal punto di vista tecnico, l’arrivo di Icardi darebbe una nuova dimensione all’attacco granata. Juric, se dovesse restare sulla panchina del Torino, avrebbe finalmente un centravanti capace di garantire gol, esperienza e un riferimento costante in area di rigore. L’argentino potrebbe diventare il punto di riferimento del progetto granata, portando entusiasmo a una piazza che sogna un ritorno nelle zone alte della classifica.

Resta da capire se il Torino riuscirà a sostenere l’ingaggio di Icardi, che attualmente percepisce uno stipendio importante al Galatasaray. Tuttavia, la volontà del giocatore potrebbe fare la differenza: il desiderio di tornare protagonista in Serie A e di riconquistare il cuore dei tifosi italiani potrebbe spingere Icardi ad accettare un sacrificio economico pur di vestire nuovamente una maglia italiana.

Insomma, il mercato di gennaio potrebbe regalare una sorpresa clamorosa: Icardi al Torino non è più solo una suggestione, ma una possibilità concreta che sta prendendo forma giorno dopo giorno. LEGGI ANCHE >>> Calendario Serie A 2025/2026: date, giornate, risultati, classifica

Roma, Svilar: «Gasperini allenatore unico. Sul mio futuro dico che…»

Roma, Svilar si racconta: «Mai pensato di mollare. De Rossi ha mantenuto la parola». Dichiarazioni al miele anche nei confronti del Gasp

Il protagonista del momento in casa Roma è senza dubbio Mile Svilar, portiere che si è conquistato la fiducia di tutti grazie a prestazioni di altissimo livello. Intervistato da La Repubblica, il numero uno giallorosso ha parlato del suo percorso nella Roma, del rapporto con José Mourinho e Daniele De Rossi e del forte legame con la Capitale, dove ormai si sente pienamente a casa.

Svilar ha raccontato i momenti difficili vissuti all’inizio della sua avventura nella Roma, quando non trovava spazio:

«Non ho mai pensato di mollare. È stato complicato non poter esprimere il mio valore, ma ho continuato a lavorare su fisico e testa. Sapevo che la mia occasione sarebbe arrivata».

All’inizio, infatti, il portiere belga era stato ingaggiato come secondo di Rui Patricio. Con Mourinho le gerarchie erano chiare e lo spazio ridotto:

«Quando sono arrivato alla Roma, sapevo che sarei stato il secondo. Rivivere una situazione del genere è stato duro, ma ho accettato la scelta con professionalità».

Il cambio di rotta è arrivato con Daniele De Rossi, che ha creduto in lui fin dal primo giorno:

«Dopo la mia prima partita con Mourinho, De Rossi al suo debutto rimise Rui titolare. Ma mi chiamò poco prima del match e mi disse: ‘Arriverà presto il tuo momento’. Non pensavo sarebbe successo davvero così presto, ma ha mantenuto la parola».

Da quel momento, Svilar non ha più lasciato i pali della Roma. È diventato uno dei portieri meno battuti d’Europa e punto fermo della squadra di De Rossi:

«Non mi piace pensare alle statistiche. Parlano di me come del migliore della Serie A, ma non ci penso. Queste etichette rischiano di farti perdere concentrazione». Un passaggio anche su Gasperini: «Legge le partite come pochi».

Sul rapporto con la Roma e il recente rinnovo, Svilar è stato chiaro:

«Durante le trattative ci sono momenti difficili, ma non ho mai pensato di lasciare la Roma. Qui mi sento a casa, l’affetto dei tifosi è una spinta enorme».

A 26 anni, Svilar si gode il suo momento d’oro, con l’Olimpico che gli ha già dedicato un coro speciale. Il portiere della Roma rappresenta oggi uno dei simboli del nuovo corso giallorosso: determinazione, talento e identità. La sua crescita è lo specchio di una Roma che guarda al futuro con fiducia e ambizione, sotto la guida di Gasperini e con un nuovo leader tra i pali. LEGGI ANCHE >>> Calendario Serie A 2025/2026: date, giornate, risultati, classifica

Milan, emergenza in vista della Fiorentina: Allegri valuta una novità. L’indiscrezione

Milan, emergenza sulla fascia destra: Saelemaekers ko, Allegri studia le alternative. E c’è una idea che potrebbe rivoluzionare i rossoneri

Brutte notizie per il Milan in vista della prossima gara di campionato contro la Fiorentina, in programma domenica sera alle 20.45 a San Siro. L’infortunio di Alexis Saelemaekers rischia di complicare non poco i piani tattici di Massimiliano Allegri, costringendo il tecnico rossonero a rivedere l’assetto della squadra proprio in un momento delicato della stagione. L’esterno belga ha riportato un problema muscolare al flessore della gamba destra, e oggi sarà una giornata cruciale per capire l’entità del guaio fisico e i tempi di recupero. Tuttavia, la sua presenza contro i viola appare già impossibile.

Il Milan dovrà quindi individuare un sostituto affidabile per la fascia destra. Secondo quanto riportato da Tuttosport, la soluzione più naturale sarebbe Zachary Athekame, giovane esterno svizzero che finora ha collezionato solo pochi spezzoni di gara. Athekame, dopo aver giocato con l’Under 21 svizzera contro l’Islanda, è stato convocato anche nella nazionale maggiore per la sfida contro la Slovenia, segno di una crescita importante. Il dubbio è se Allegri lo ritenga già pronto per una maglia da titolare in un match di tale importanza.

Se il tecnico del Milan decidesse di puntare su di lui, potrebbe mantenere il consueto 3-5-2, evitando così modifiche strutturali al resto della formazione. Ma se Athekame non dovesse essere considerato pronto, le alternative comporterebbero inevitabilmente un cambio di modulo.

La prima opzione è il passaggio al 4-4-2 (o 4-4-1-1), con Christian Pulisic adattato sulla fascia destra e Ruben Loftus-Cheek spostato più avanti, alle spalle della punta centrale. Un’altra possibilità è quella del 4-3-3, schema che permetterebbe di rilanciare Rafael Leao nel suo ruolo naturale di esterno sinistro, restituendo al Milan maggiore spinta e profondità sulle corsie laterali.

I prossimi allenamenti, tra mercoledì e sabato, saranno fondamentali per chiarire le scelte di Allegri e valutare le condizioni del gruppo. Dopo gli impegni internazionali, infatti, il tecnico dovrà fare i conti anche con la stanchezza di diversi titolari.

L’obiettivo del Milan è non perdere ritmo e continuità proprio quando il calendario si fa più impegnativo. L’assenza di Saelemaekers rappresenta una grana non da poco, ma la profondità della rosa rossonera offre ad Allegri più di una soluzione per mantenere equilibrio e competitività in vista del delicato confronto con la Fiorentina. LEGGI ANCHE >>> Calendario Serie A 2025/2026: date, giornate, risultati, classifica

Juventus, nasce la nuova era Comolli: tra ds, futuro Yildiz e un obiettivo molto chiaro

Juventus, la rivoluzione di Comolli: nuova struttura e obiettivo Scudetto entro il 2027. Previste novità anche per Chiellini e Yildiz

La Juventus cambia volto e guarda con decisione al futuro. Come riportato da Tuttosport nell’apertura odierna, la “Nuova Juve Comolli” rappresenta l’inizio di un profondo processo di ristrutturazione societaria e tecnica che segna un punto di svolta nella storia recente del club bianconero. Jean-Claude Comolli, dirigente francese di grande esperienza, è stato nominato nuovo amministratore delegato con poteri centrali: sarà il punto di riferimento per tutte le principali figure operative all’interno della Juventus, sia sul piano tecnico che su quello dirigenziale.

Il nuovo assetto prevede che tutte le aree strategiche facciano capo a Comolli. Dal responsabile delle performance, Burgess, al nuovo direttore sportivo Giovanni Ottolini, fino all’allenatore Igor Tudor, ogni decisione passerà attraverso la supervisione del nuovo CEO. Si tratta di una scelta chiara e netta da parte della società, che punta a una catena di comando più snella, efficiente e coerente con le nuove ambizioni.

All’interno della nuova Juventus cresce anche il ruolo di Giorgio Chiellini, bandiera del club e simbolo di juventinità. L’ex capitano è destinato a entrare nel Consiglio di Amministrazione e ad avere maggiore voce nelle decisioni strategiche. La sua presenza rappresenta un legame forte tra passato e futuro, ma anche un segnale di continuità nei valori che hanno sempre contraddistinto la Juventus: serietà, programmazione e fame di vittorie.

Sul fronte sportivo, una delle prime priorità della nuova dirigenza è il rinnovo di Kenan Yildiz, considerato uno dei talenti più luminosi del panorama bianconero. Il giovane turco è visto come il simbolo della rinascita juventina: un mix di talento, disciplina e potenzialità internazionale che incarna perfettamente la nuova filosofia del club.

La Juventus del futuro punta a tornare protagonista non solo in Serie A, ma anche in Europa. L’obiettivo dichiarato dalla dirigenza è ambizioso: conquistare lo Scudetto entro due anni e riportare la squadra stabilmente tra le prime otto del continente.

La “Nuova Juve Comolli” nasce dunque con un progetto chiaro, strutturato e a lungo termine. La parola d’ordine è modernità, ma senza rinnegare l’identità storica della Juventus, fatta di lavoro, sacrificio e mentalità vincente. I tifosi bianconeri, dopo stagioni di transizione, possono finalmente intravedere una nuova alba all’orizzonte. LEGGI ANCHE >>> Calendario Serie A 2025/2026: date, giornate, risultati, classifica

Inter, tutti pazzi per Pio Esposito: il piano dei nerazzurri per il classe 2005 è chiaro

Inter, futuro blindato per Pio Esposito: il club punta forte sul suo talento. Ecco la strategia dei nerazzurri per blindare il proprio attaccante

È un periodo d’oro per Pio Esposito e per l’Inter, che si gode la crescita di uno dei suoi giovani più promettenti. Nel giro di poche settimane il classe 2005 ha trovato la via del gol sia con la maglia dell’Inter sia con quella della Nazionale, conquistando la fiducia di tutti. Contro Israele, salvo sorprese, partirà da titolare, un segnale ulteriore della sua ascesa. Il giovane attaccante, tuttavia, dovrà mantenere la calma e la concentrazione, evitando le distrazioni che spesso hanno frenato altri talenti emergenti.

Durante l’ultimo calciomercato, diversi club — italiani e stranieri — hanno sondato il terreno per Esposito, ricevendo però sempre la stessa risposta: l’Inter non tratta. Il giocatore è considerato un patrimonio tecnico e umano su cui costruire il futuro. Nonostante il crescente interesse, il club nerazzurro ha idee chiare: Pio Esposito rappresenta il presente e il futuro dell’Inter.

Calciomercato Inter: nessuna cessione, solo rinnovo per Pio Esposito

Il presidente Giuseppe Marotta ha già impostato il piano per blindare il giovane bomber. L’obiettivo dell’Inter è respingere ogni offerta e avviare un rinnovo di contratto che leghi Esposito al club oltre il 2030. Si parla di un importante adeguamento economico, con l’ingaggio destinato a più che raddoppiare rispetto all’attuale. Una mossa chiara, volta a premiare le prestazioni del giocatore e a zittire le sirene provenienti dalla Premier League, sempre attente ai talenti in crescita.

L’Inter, dunque, non ha alcuna intenzione di privarsi di Pio Esposito. Il progetto tecnico di Cristian Chivu prevede un percorso di crescita graduale, con l’attaccante pronto a ritagliarsi sempre più spazio tra i titolari. La società crede fortemente nelle sue qualità e vuole farne un punto di riferimento per il futuro.

Inter e Pio Esposito: una storia che continuerà

Nonostante le inevitabili voci di mercato, la direzione intrapresa dall’Inter appare chiara: Esposito non si muove. Il club intende valorizzarlo internamente, confermando la linea di continuità e fiducia che caratterizza la gestione nerazzurra negli ultimi anni.

L’Inter, forte della propria tradizione e del suo settore giovanile, vede in Pio Esposito un simbolo del futuro. Il rinnovo imminente non è solo un atto contrattuale, ma una dichiarazione d’amore reciproca: l’Inter crede in Esposito, ed Esposito vuole scrivere la sua storia con la maglia nerazzurra. LEGGI ANCHE >>> Qualificazioni Mondiali 2026 Europa: calendario, risultati, classifiche

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