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Le prime pagine sportive nazionali – 13 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Serie A, i giocatori protagonisti con le Nazionali: i dettagli

Serie A, protagonisti in Nazionale: gol, assist e infortuni durante la sosta di ottobre

La Serie A non si ferma mai, nemmeno durante la sosta per le nazionali. In questi giorni di ottobre, moltissimi giocatori del campionato italiano sono stati protagonisti in giro per il mondo tra qualificazioni ai Mondiali e amichevoli internazionali. Una pausa intensa, fatta di gol, prestazioni convincenti, ma anche di qualche infortunio che tiene in ansia i rispettivi club.

Tra i grandi protagonisti di questa sosta spiccano diversi volti noti della Serie A. La Scozia ha conquistato una vittoria importante grazie alle reti di Adams e McTominay, entrambi in grande forma. Ancora una volta decisivo anche Rasmus Hojlund del Napoli, autore di tre gol in due partite con la Danimarca. Festa anche per Cipro, che trova la vittoria grazie al sigillo di Kastanos del Verona.

Sabato si era già messo in mostra Lucumí del Bologna, autore di un gol nell’amichevole tra Messico e Colombia, mentre il giovane talento Kenan Yildiz (Juventus) ha impressionato con una doppietta nella Turchia, dove è andato in rete anche Celik della Roma. In casa Italia, gioie e dolori: Moise Kean ha segnato ma si è infortunato, lasciando il posto a Pio Esposito, che ha trovato la sua prima rete in azzurro.

Ottimo momento anche per Lewis Ferguson del Bologna, che ha trovato il suo primo gol con la Scozia, mentre in Francia è tornato al gol Adrien Rabiot del Milan. Buone notizie anche dalle giovanili azzurre: doppietta per Pisilli e gol per Camarda con l’Under 21. In Sud America, Lautaro Martínez (Inter) ha servito un assist decisivo a Lo Celso nel successo dell’Argentina contro il Venezuela, mentre preoccupa l’infortunio alla caviglia di Estupiñan (Milan) nell’amichevole tra Ecuador e Stati Uniti, che ha visto in campo anche Pulisic e McKennie.

Complessivamente, oltre 300 giocatori della Serie A sono stati convocati per gli impegni internazionali, tra nazionali maggiori e Under 21. Alcuni hanno brillato, altri hanno accumulato minuti preziosi, confermando ancora una volta la dimensione globale del campionato italiano.

La Serie A, dunque, resta una delle competizioni più rappresentate nel calcio mondiale: i suoi protagonisti continuano a distinguersi in ogni angolo del pianeta, portando con sé l’esperienza e la qualità di un torneo che, anche durante le soste, non smette mai di far parlare di sé.

Italia, i play-off ad un passo: ecco quali sono le possibili avversarie

Italia, verso il terzo playoff consecutivo: Gattuso prepara la corsa al Mondiale

La vittoria della Norvegia su Israele complica ulteriormente il cammino dell’Italia verso il Mondiale 2026. A meno di clamorosi scivoloni martedì a Udine, nello scontro diretto contro la nazionale di Ben Shimon, gli azzurri dovranno affrontare per la terza volta consecutiva il percorso dei playoff per guadagnarsi la qualificazione. Una situazione ormai familiare ma mai semplice, che riporta alla mente le delusioni più recenti: le eliminazioni con Svezia nel 2017 e con Macedonia del Nord nel 2022.

Il calendario non aiuta: la semifinale è fissata per il 26 marzo, mentre la finale si giocherà il 31 marzo. Due gare secche per decidere se l’Italia potrà tornare finalmente a disputare una fase finale mondiale, dopo un’assenza che dura dal 24 giugno 2014, quando il gol di Diego Godin condannò gli azzurri all’eliminazione in Brasile. Da allora, il Mondiale è rimasto un sogno infranto per l’Italia, che ora si prepara ad affrontare un nuovo percorso ad alto rischio.

A complicare il tutto, c’è anche la discutibile distribuzione dei pass mondiali da parte della FIFA: nonostante il torneo sia stato allargato a 48 squadre, soltanto 16 posti sono stati riservati alle nazionali europee. Un numero ridotto che aumenta la pressione e rende ogni errore potenzialmente fatale.

Il commissario tecnico Gennaro Gattuso, arrivato sulla panchina azzurra con l’obiettivo di riportare entusiasmo e mentalità vincente, dovrà affrontare i playoff senza la possibilità di testare la squadra contro avversari di primo piano. Il calendario internazionale, infatti, non prevede ulteriori amichevoli tra la fine dei gironi e le sfide decisive di marzo.

Il 21 novembre a Zurigo si terrà un sorteggio chiave: l’Italia, grazie al ranking, disputerà la semifinale in casa, mentre per la finale servirà un nuovo sorteggio. Le gare saranno a eliminazione diretta, con eventuali supplementari e rigori. Le 16 nazionali partecipanti includeranno le 12 seconde dei gironi e 4 squadre ripescate dalla Nations League. Tra le possibili avversarie figurano Ungheria, Serbia, Polonia, Scozia e Repubblica Ceca.

Nel frattempo, la macchina organizzativa del Mondiale prosegue: il sorteggio generale del torneo si terrà il 5 dicembre a Washington, ma i nomi dell’Italia e delle altre squadre europee ai playoff compariranno solo come “X”. L’obiettivo è chiaro: riportare l’Italia dove merita di stare, sul palcoscenico mondiale, e chiudere definitivamente il capitolo più amaro della storia recente azzurra.

Milan, preoccupazioni per le condizioni di Leao: come sta il portoghese

Milan, apprensione per Leao: il Portogallo monitora le condizioni dell’attaccante

Cresce la preoccupazione in casa Milan per le condizioni fisiche di Rafael Leao, dopo le ultime notizie provenienti dal ritiro della nazionale portoghese. L’attaccante rossonero, uno dei giocatori più rappresentativi della squadra di Allegri, non ha preso parte all’allenamento di domenica con il Portogallo, alimentando dubbi e timori tra tifosi e staff tecnico.

Leao aveva già destato qualche perplessità nella gara di sabato contro l’Irlanda, nella quale era subentrato soltanto negli ultimi trenta minuti. Una gestione prudente da parte del commissario tecnico portoghese, che ora fa pensare a un possibile fastidio fisico o a una condizione non ottimale del talento del Milan. In attesa di comunicazioni ufficiali da parte della federazione lusitana, a Milano cresce l’attesa per capire l’entità del problema e i tempi di recupero.

Il Milan, che nelle ultime settimane aveva ritrovato brillantezza e risultati positivi, non può permettersi di perdere il suo giocatore simbolo. Leao rappresenta infatti un elemento imprescindibile nello scacchiere offensivo rossonero: la sua velocità, la capacità di saltare l’uomo e l’imprevedibilità sono qualità fondamentali per l’attacco milanista. In vista della ripresa del campionato, prevista per il prossimo weekend, la società rossonera spera di ricevere notizie rassicuranti dal Portogallo.

Lo staff medico del Milan è già in contatto con i colleghi della nazionale portoghese per monitorare costantemente la situazione. Se dovesse trattarsi solo di un affaticamento muscolare, Leao potrebbe rientrare in gruppo nei prossimi giorni e tornare subito a disposizione. In caso contrario, Allegri dovrà valutare eventuali alternative per non compromettere l’equilibrio offensivo della squadra.

La pausa per le nazionali, spesso utile per far rifiatare i giocatori, rischia dunque di trasformarsi in un momento di tensione per il Milan. L’obiettivo è arrivare pronti alla prossima sfida di Serie A senza perdere pezzi fondamentali. Tutti a Milanello attendono aggiornamenti, nella speranza che si tratti solo di un piccolo stop e che Leao possa tornare presto a trascinare i rossoneri con le sue accelerazioni e i suoi gol.

Per il Milan, il rientro del numero 10 è una priorità assoluta: la squadra ha bisogno del suo talento per continuare la corsa ai vertici della classifica e per affrontare al meglio i prossimi impegni europei.

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Napoli, buone notizie per Conte: due giocatori in evidenza con le rispettive nazionali

Napoli, occhi sui nazionali: McTominay e Hojlund in gol con le rispettive selezioni

In attesa del ritorno della Serie A, il Napoli osserva con attenzione i propri calciatori impegnati con le nazionali, ma anche i possibili obiettivi di mercato che si stanno mettendo in mostra durante la pausa. Tra i protagonisti delle ultime ore figurano Scott McTominay, autore di un gol con la Scozia, e Rasmus Hojlund, a segno per la Danimarca. Due reti importanti che attirano l’interesse di molti club europei, compreso il Napoli, sempre attento a valutare profili di livello internazionale.

Il centrocampista del Manchester United, McTominay, ha confermato il suo momento positivo, siglando una rete che ha deciso l’ultima sfida della Scozia. La sua capacità di inserirsi e di garantire equilibrio in mezzo al campo lo rendono un giocatore prezioso per qualsiasi squadra. Non è un caso che il Napoli lo stia seguendo con curiosità, soprattutto in vista della prossima sessione di mercato. Dopo le partenze e i cambiamenti nella rosa, il club partenopeo cerca infatti profili di sostanza e personalità, in grado di dare solidità alla mediana.

Anche Hojlund, attaccante danese ex Manchester United, è andato a segno nella partita della Danimarca, confermando il suo istinto da bomber. Il giovane centravanti rappresenta uno dei talenti più interessanti del calcio europeo. Sebbene il suo cartellino sia valutato altissimo, il Napoli continua a monitorare il suo rendimento: la dirigenza azzurra è consapevole che per competere ai massimi livelli, soprattutto in campo europeo, servirà rinforzare ulteriormente il reparto offensivo.

In casa Napoli, intanto, prosegue il lavoro di Antonio Conte, che sfrutta la pausa per riorganizzare la squadra in vista dei prossimi impegni di campionato. Gli azzurri torneranno in campo con l’obiettivo di confermare i progressi delle ultime settimane e di risalire la classifica. Il tecnico pugliese sta insistendo su intensità e compattezza, due aspetti fondamentali per dare continuità ai risultati.

Il rendimento dei giocatori impegnati con le rispettive nazionali, come McTominay e Hojlund, non passa inosservato. Il Napoli osserva, studia e pianifica, con la consapevolezza che il mercato e le prestazioni internazionali possono offrire nuove opportunità. L’attenzione della società partenopea resta alta: il progetto di rilancio del Napoli passa anche da scelte mirate e dalla capacità di individuare talenti capaci di fare la differenza.

Isole Faroe Repubblica Ceca 2-1, l’incredibile sogno di qualificarsi per il Mondiale dopo 3 vittorie consecutive!

La modesta selezione delle Isole Faroe, che non ha mai disputato la fase finale di un Mondiale o di un Europeo, ha incredibilmente riacceso il suo sogno

Lo ha fatto con una vittoria storica per 2-1 contro la Repubblica Ceca allo stadio Torsvollur di Torshavn, un risultato che ha fatto eco in tutta Europa e ha avvicinato ulteriormente la Croazia, prima del girone, alla qualificazione, grazie alla sua vittoria odierna contro Gibilterra.

La settimana d’oro delle Isole Faroe: tre vittorie di fila per la storia

Le Isole Faroe stanno vivendo la loro settimana migliore di sempre. Dopo aver travolto il Montenegro con un sonoro 4-0 lo scorso giovedì, hanno replicato l’impresa battendo la ben più quotata Repubblica Ceca. Questa è la loro terza vittoria consecutiva, un’impresa senza precedenti che testimonia la crescita e la determinazione della squadra di Eydun Klakstein.
Il match contro i cechi ha visto le Faroe andare in vantaggio con un gol di Hanus Sorensen, servito da un assist perfetto di Jakub Andreasen. La Repubblica Ceca, allenata da Ivan Hasek, è riuscita a pareggiare con Adam Karabec, grazie a un cross di Tomas Chory. Ma le Isole Faroe non si sono arrese: a nove minuti dalla fine, Martin Agnarsson ha siglato la rete della vittoria locale, facendo esplodere di gioia il Torsvollur.

Un girone riaperto e un calendario che incrocia le dita

Grazie a questo inatteso successo, la situazione nel Gruppo L si è fatta incredibilmente interessante. La Repubblica Ceca si trova ora al secondo posto con un solo punto di vantaggio sulle Isole Faroe. Entrambe le squadre hanno solo una partita da giocare nella fase di qualificazione, e il calendario riserva un brivido finale.
La Repubblica Ceca di Hasek avrà un compito teoricamente più agevole, ospitando nella sua ultima partita Gibilterra, la fanalino di coda del girone che ha perso tutti gli incontri finora disputati. Le Isole Faroe, invece, dovranno affrontare una trasferta ben più ardua, facendo visita alla Croazia, prima del girone e già quasi qualificata.
Nonostante la difficoltà dell’ultima sfida, la speranza è più viva che mai a Torshavn. Le Isole Faroe hanno dimostrato che nulla è impossibile nel calcio, e ora, con tre vittorie consecutive e un sogno mondiale a portata di mano, si preparano a giocarsi il tutto per tutto. La loro incredibile cavalcata sta già scrivendo una delle pagine più emozionanti delle qualificazioni 2026.

Francia, la successione è pronta. Dopo Deschamps ci sarà Zidane. É lo stesso Zizou ad ammetterlo…

Zinedine Zidane è pronto a tornare in panchina e ha un obiettivo chiaro in mente: la guida della Nazionale francese

L’icona del calcio ha alle spalle un’esperienza manageriale esclusivamente legata al Real Madrid, sia con la prima squadra che con il Castilla, per un totale di undici anni.
Ha guidato i Blancos in due distinti periodi, dal 2016 al 2018 e dal 2019 al 2021. In totale, 263 partite sulla panchina madridista, impreziosite da un palmarès straordinario: tre Champions League consecutive, due titoli de LaLiga e due Mondiali per Club. Nel 2018, dopo la terza Champions di fila, scioccò il mondo del calcio rassegnando le dimissioni. Tornò appena dieci mesi dopo, rimanendo fino al 2021, quando si dimise per la seconda volta, affermando di sentire che il club aveva perso fiducia in lui.

Da allora, la carriera manageriale di Zidane è rimasta in stand-by, ma ora l’ex centrocampista ha rivelato di volere la panchina dei Bleus. Parlando al Trento Sports Festival, ha dichiarato: «Mi piacerebbe essere un giorno l’allenatore della squadra francese. Tornerò sicuramente ad allenare. Io alla Juventus? Non so perché non sia successo. Tengo sempre quella squadra nel cuore perché mi ha dato molto»

Zidane in Francia: un successore naturale per Deschamps

Considerando che Zidane è uno dei più grandi giocatori francesi di sempre, sembra logico che gli venga data l’opportunità di guidare la Nazionale. Il suo record al Real Madrid è di altissimo livello, e i giocatori dei Bleus sarebbero senza dubbio galvanizzati a giocare per una leggenda. Certo, la Francia non ha certo sfigurato sotto la guida di Didier Deschamps, che ha già confermato che lascerà l’incarico di commissario tecnico della Nazionale dopo la Coppa del Mondo del 2026. Deschamps ha condotto la Francia alla vittoria nel 2018 e alla finale nel 2022, oltre a conquistare la Nations League e sfiorare due volte il Campionato Europeo. Deschamps ha commentato la sua decisione di farsi da parte: «Nel 2026 sarà finita. Nella mia testa è molto chiaro. Ho fatto il mio tempo, con lo stesso desiderio e la stessa passione di mantenere la Francia ai massimi livelli, ma il 2026 è un ottimo momento per fermarsi. Bisogna saper dire basta, c’è una vita dopo questo. La cosa più importante è che la Francia rimanga al top come ha fatto per molti anni».

Non c’è dubbio che Deschamps sia uno dei migliori allenatori della Francia, anche se l’accusa è sempre stata la sua incapacità di vincere di più nonostante le numerose finali e semifinali raggiunte. L’unico torneo realmente deludente sotto la sua guida è stato l’Europeo 2020 (posticipato), quando i Bleus furono eliminati agli ottavi dalla Svizzera. Ma nelle due Coppe del Mondo, sono stati almeno finalisti, e negli altri Europei hanno raggiunto il secondo posto nel 2016 e le semifinali nel 2024, perdendo contro la Spagna, vincitrice finale.
Il successore naturale di Deschamps sembra essere Zidane. Nonostante menzioni la Juventus in questa intervista, se la Federcalcio francese gli presentasse un’offerta per sostituire Deschamps, è difficile immaginare un suo rifiuto. Il fatto che non abbia accettato altri incarichi dal 2021 dice tutto su dove risiede il suo cuore, e sarebbe probabilmente un matrimonio perfetto.

Mbappé: «Messi, una persona assolutamente normale. Mi ha aiutato a capire meglio il gioco. Ero convinto che sarebbe stato sempre al Barcellona e di non averlo mai come compagno»

In una rivelatrice intervista esclusiva rilasciata a Movistar in Spagna, Kylian Mbappé ha aperto il suo cuore sul rapporto con Lionel Messi, specialmente in occasione dell’arrivo della leggenda argentina al Paris Saint-Germain

Nonostante le speculazioni e le “etichette” che spesso accompagnano le grandi personalità del calcio, l’attaccante francese ha espresso solo parole positive nei confronti della Pulga, anzi, ha colto l’occasione per rendergli un bellissimo omaggio.

«Quando si è famosi, si viene spesso etichettati in un certo modo e, se non si ascolta, quelle idee ti rimangono in testa. Ti dici ‘beh, sì, è vero che è così’. Ma non è vero. Messi è arrivato ed era una persona assolutamente normale, rispettosa di tutti. E come giocatore, è… (sospira) un giocatore unico», ha dichiarato Mbappé, sottolineando la semplicità e l’umiltà del campionissimo argentino al di là della sua fama planetaria.

Messi, un maestro in campo: «Mi ha aiutato a capire meglio il gioco»

Il talento francese ha poi approfondito l’aspetto tecnico e l’influenza che Messi ha avuto sul suo gioco. «Quando hai uno così nella tua squadra e sei un attaccante, devi semplicemente stargli vicino e osservare tutto quello che fa. Come conclude, come si ferma, come gioca. E penso che essergli stato così vicino mi abbia aiutato molto a capire meglio il gioco», ha affermato Mbappé, riconoscendo apertamente il ruolo di mentore di Messi.
L’ex attaccante del PSG ha confessato che giocare con Messi era un sogno inaspettato: «Penso che sia stata una fortuna giocare con Leo Messi. Non avrei mai pensato che lo avrei fatto nella mia carriera. Perché il mio sogno era andare al Real Madrid, non ho mai pensato di andare a Barcellona e, poiché pensavo che avrebbe sempre giocato lì… Sapevo che avrei avuto la possibilità di giocare contro di lui, non con lui. Ma l’ho fatto ed è stato molto speciale. Ho imparato molto da lui e voglio ringraziarlo. Sono stati due anni molto ricchi. È un’occasione d’oro avere un giocatore così speciale vicino a te», ha concluso Mbappé, con un tono di sincera ammirazione.

Questo omaggio di Mbappé a Messi non solo smentisce le voci di presunti attriti o rivalità all’interno dello spogliatoio parigino, ma mette in luce il profondo rispetto e l’arricchimento reciproco che può nascere tra due giganti del calcio. Un’esperienza che, a quanto pare, ha lasciato un segno indelebile nella formazione e nella carriera del campione francese.

Maignan Milan, le sue parole: «Sono d’accordo con Rabiot su Milan Como! Non capisco perché…»

Maignan Milan, le sue dichiarazioni su quel tema caldo: «Sono d’accordo con Rabiot su Milan Como! Non capisco perché…». Le parole

Alla vigilia di Islanda-Francia, Mike Maignan è intervenuto in conferenza stampa affrontando diversi temi, tra cui la discussa amichevole tra Milan e Como, in programma a febbraio 2026 a Perth, in Australia.

Il portiere e capitano rossonero ha espresso il proprio appoggio al compagno di nazionale Adrien Rabiot, che nei giorni scorsi aveva sollevato perplessità sull’opportunità di disputare un match così lontano dal calendario europeo. Alle parole del centrocampista della Juventus aveva già replicato l’amministratore delegato della Serie A, difendendo la scelta.

Maignan, però, non è stato l’unico a schierarsi al fianco di Rabiot: anche Maurizio Sarri, tecnico della Lazio, pur non essendo direttamente coinvolto nella partita, ha voluto unirsi alla polemica, sottolineando i rischi e le criticità di un impegno così distante nel tempo e nello spazio.

SU MILAN-COMO A PERTH – «Sono completamente d’accordo con Adrien Rabiot. Si pensa molto all’aspetto finanziario. Non capisco perché si giochi una partita del campionato italiano all’estero».

SULLA SFIDA DI DOMANI – «Sappiamo che sarà complicato. Affronteremo un avversario forte. Al Parc des Princes ci hanno messo in difficoltà. Ci sono tre punti da conquistare per avvicinarci alla qualificazione. Siamo pronti ad affrontare la sfida. Sono nazioni con stadi molto più piccoli. Ci mettono molta grinta, volontà e voglia. Non sarà una partita facile. Siamo molto concentrati. Abbiamo molta umiltà. Fa un po’ freddo, ma ci adatteremo, anche loro avranno lo stesso clima».

LA FASCUA DI CAPITANO – «Il capitano della squadra è Kylian. È l’allenatore che decide, non c’è mai stata alcuna reazione o altro. Siamo totalmente d’accordo con le scelte dell’allenatore e del capitano. Domani Kylian non ci sarà, l’allenatore ha fiducia in me e mi ha scelto come capitano. Non ho nulla da cambiare, farò quello che so fare».

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Koopmeiners Juve, crisi senza fine? Con i bianconeri fatica, in nazionale resta a guardare. Zero minuti con l’Olanda

Koopmeiners Juve, il doppio ‘no’ che pesa: escluso dalla Juve e ignorato dall’Olanda, l’olandese vive un momento buio. I dettagli

Il momento difficile di Teun Koopmeiners sembra non avere fine. La crisi di fiducia che lo accompagna a Torino si è estesa anche alla nazionale olandese, dove la sosta non ha portato la rinascita sperata ma, al contrario, ha confermato tutte le difficoltà del centrocampista bianconero.

Con l’Olanda, infatti, Koopmeiners ha chiuso la parentesi con un dato impietoso: zero minuti giocati. Un segnale forte che lo relega a ruolo di comprimario anche agli occhi del CT Ronald Koeman.

Un doppio zero che pesa

Le speranze di ritrovare ritmo e fiducia con la maglia “Oranje” si sono infrante contro le scelte del commissario tecnico. Dopo aver assistito dalla panchina al 4-0 contro Malta, lo stesso copione si è ripetuto nella vittoria per 4-0 sulla Finlandia, valida per le qualificazioni mondiali. Due gare, 180 minuti complessivi, senza mai scendere in campo: un’esclusione pesante, resa ancora più amara dal fatto che il centrocampo olandese ha funzionato alla perfezione senza di lui.

Tra Juve e Olanda, un futuro da riscrivere

Il momento no, dunque, si aggrava. Alla Juventus, Igor Tudor continua a concedergli spazio a intermittenza, senza però ricevere le risposte attese. Ora anche la nazionale gli volta le spalle, aumentando il peso psicologico di un periodo che rischia di diventare un vero e proprio vicolo cieco.

Koopmeiners tornerà a Torino con il morale a pezzi e con l’urgenza di invertire una rotta che si fa sempre più preoccupante. La sosta, che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione di rilancio, si è trasformata nell’ennesima fonte di dubbi e incertezze.

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Luis Suarez non finisce mai: segna il suo gol numero 600 in carriera. Ecco come ha costruito una carriera straordinaria

Luis Suárez, l’inesauribile attaccante uruguaiano, ha nuovamente scritto una pagina d’oro nella sua già leggendaria carriera

Nella recente partita dell’Inter Miami contro l’Atlanta United al Chase Stadium, “El Pistolero” non solo ha contribuito a un’importante goleada della sua squadra, ma ha anche sigillato un traguardo straordinario: ha raggiunto l’impressionante cifra di 600 gol da professionista con una superba conclusione di destro che ha battuto il portiere Jayden Hibbert.

Suárez è stato, nel corso della sua traiettoria, un vero e proprio “elevatore” del livello competitivo dei club in cui ha giocato. È stato fondamentale per un Liverpool che risorgeva in Premier League, cruciale per la conquista dell’ultima UEFA Champions League del FC Barcellona e pilastro nel titolo de LaLiga dell’Atlético Madrid. Inoltre, si è affermato come il massimo goleador storico della Nazionale dell’Uruguay, un record che rimarrà imbattuto per molto tempo. Nonostante alcuni episodi di indisciplina che hanno punteggiato il suo percorso, Suárez si è sempre preoccupato di godersi il suo calcio e, soprattutto, di far divertire i tifosi con la sua straordinaria capacità di segnare ogni tipo di gol. La sua versatilità e il suo fiuto per il gol lo hanno reso uno degli attaccanti più completi della sua generazione.

In quest’ultima fase della sua carriera, Suárez veste la maglia dell’Inter Miami, un club che gli ha offerto l’opportunità di vivere un’avventura diversa nel calcio nordamericano.
Questa vittoria contro l’Atlanta United consolida l’Inter Miami nella top-3 della Eastern Conference, offrendo loro uno scenario favorevole in vista dei Playoffs del 2025. Con il ritiro dalla “Celeste” avvenuto nel 2024, l’unica opzione che Suárez ha per continuare ad aumentare il suo bottino di gol è con l’Inter Miami, e ci si aspetta che sia un pezzo fondamentale nella post-season della MLS.

Dopo aver raggiunto questo traguardo storico, l’account ufficiale di Luis Suárez su ‘X’ ha pubblicato un messaggio di gratitudine e soddisfazione: «Una notte speciale, per la vittoria importantissima e per aver raggiunto i 600 gol nella mia carriera». Un riconoscimento a una carriera brillante, ricca di gol che hanno segnato epoche nel calcio mondiale. L’elenco dei club a cui ha regalato i suoi gol include Nacional (20), Groningen (15), Ajax (111), Liverpool (82), Barcellona (198), Atlético Madrid (34), Gremio (29), Inter Miami (42) e Uruguay (69).

Olanda Finlandia 4-0, Koeman sempre più vicino al Mondiale. La grande serata di Memphis Depay

L’Olanda, guidata da Ronald Koeman dalla panchina e orchestrata da Frenkie de Jong in campo, è sempre più vicina alla qualificazione per il Mondiale 2026.

Dopo una convincente vittoria per 4-0 sulla Finlandia alla Johan Cruyff ArenA, la qualificazione virtuale potrebbe arrivare già stasera, qualora la Polonia di Robert Lewandowski dovesse cadere nella sua trasferta in Lituania. In quel caso, l’”Oranje”, che ha accumulato 16 punti nel Gruppo G, si troverebbe con un vantaggio di sei lunghezze sulla Polonia a due giornate dalla fine. Le due squadre si affronteranno nel prossimo match a Varsavia il 14 novembre. Se la Polonia dovesse vincere oggi, a Koeman e Frenkie de Jong basterebbe comunque un pareggio a Varsavia per assicurarsi il primo posto nel girone e certificare la qualificazione.

Le scelte di Koeman e la superiorità olandese

Koeman ha mantenuto Frenkie de Jong in campo per tutti i 90 minuti e ha apportato tre modifiche rispetto alla formazione titolare che aveva battuto Malta per 4-0. A centrocampo, Justin Kluivert ha preso il posto di Tijjani Reijnders, mentre in attacco Donyell Malen ha sostituito Jeremie Frimpong sulla fascia destra e Memphis Depay ha giocato al posto di Wout Weghorst al centro. Proprio Memphis, con un gol e due assist, è stato il grande protagonista, concretizzando la chiara superiorità dei Paesi Bassi contro un avversario che ha potuto fare ben poco se non evitare una goleada ancora più pesante, mettendo alla prova Bart Verbruggen solo in un paio di occasioni.

La connessione Malen-Memphis e il gol storico di Van Dijk

L’Olanda è scesa in campo determinata a convincere i propri tifosi dopo alcune critiche ricevute per la prestazione contro Malta. Già al 5′ minuto, Denzel Dumfries ha sfiorato il gol con un colpo di testa su cross di Justin Kluivert, un altro tra i migliori in campo. L’1-0 è arrivato subito dopo: Malen ha dialogato con Memphis e, dal limite dell’area, ha scagliato un tiro che ha superato il portiere Jesse Joronen, nonostante il tocco di quest’ultimo (8′). Superato il quarto d’ora, è stato ancora Memphis a servire il 2-0 su calcio di punizione dalla destra, con il capitano Virgil van Dijk che, indisturbato, ha insaccato di testa. Un gol che arriva due giorni dopo il decimo anniversario del suo debutto in Nazionale (10 ottobre 2015 contro il Kazakistan). Malen, molto attivo in questa fase iniziale, ha avuto altre due occasioni per aumentare il suo bottino personale e il punteggio, con un tiro parato da Joronen e un colpo di testa di poco a lato.

Kluivert procura il rigore del 3-0 e il record di Depay

Ancora più vicino al gol è stato il difensore centrale Jurriën Timber con un colpo di testa che si è stampato sul palo su cross di Kluivert. Il figlio del leggendario Patrick Kluivert ha poi propiziato il 3-0: un suo tiro ha colpito il braccio di Miro Tenho, e il conseguente rigore è stato trasformato da Memphis (38′). È il 54° gol in 106 partite internazionali per l’ex attaccante di Barcellona e Atlético, ora al Corinthians brasiliano, che da settembre è il miglior marcatore storico dei Paesi Bassi, avendo superato il record di Robin van Persie. Nel secondo tempo, Koeman ha saputo mantenere alta la concentrazione dei suoi giocatori, che hanno continuato a creare occasioni nonostante un ritmo più basso. Il 4-0 è arrivato all’84’, quando Cody Gakpo, autore di due rigori contro Malta, ha scagliato un bel tiro dal limite dell’area che si è infilato vicino al palo.

Infortunio Barák, situazione delicata in casa Sampdoria: le ultime novità non fanno ben sperare

Infortunio Barák, le condizioni non convincono: gli ultimi aggiornamenti preoccupano la Sampdoria. I dettagli

La Sampdoria di Massimo Donati ha già puntato l’obiettivo sulla prossima gara di Serie B 2025/26 contro la Virtus Entella, in programma venerdì 17 ottobre alle 20:30 allo Stadio Enrico Sannazzari. Un appuntamento cruciale per i blucerchiati, determinati a dare continuità ai progressi mostrati nelle ultime settimane.

Lavoro a Bogliasco: tattica e intensità

A Bogliasco la squadra ha sostenuto sedute ad alta intensità, con esercitazioni dedicate al possesso palla, alla fase difensiva e alle combinazioni offensive. Donati punta a un gruppo equilibrato, capace di unire l’esperienza dei veterani all’entusiasmo dei giovani, testando diverse soluzioni in vista della formazione titolare.

Allarme Barák

A preoccupare lo staff tecnico è la condizione di Antonín Barák: il centrocampista ceco ha interrotto l’allenamento per un fastidio al ginocchio destro, lasciando il campo anzitempo. Le sue condizioni saranno valutate nei prossimi giorni, ma la sua presenza resta in dubbio per venerdì. Un’eventuale assenza peserebbe non poco, vista la qualità e l’imprevedibilità che Barák garantisce alla manovra offensiva.

Verso la sfida

Con determinazione e concentrazione, la Sampdoria prosegue la marcia di avvicinamento alla trasferta di Chiavari. Tra lavoro tattico e valutazioni mediche, Donati cerca il giusto equilibrio tra prudenza e ambizione per affrontare al meglio un match che può dire molto sulle reali ambizioni stagionali del Doria.

Italia, Pio Esposto verso una maglia da titolare con Israele: le ultime

Italia, Pio Esposto verso una maglia da titolare con Israele: le ultime sul probabile impiego dal 1′ dell’attaccante dell’Inter

Un gol, un infortunio e una doppia ansia, per la Nazionale e per la Fiorentina. La serata di Moise Kean in Estonia si è chiusa nel peggiore dei modi, con una distorsione alla caviglia che ora tiene tutti con il fiato sospeso. Dopo la gioia per la rete che aveva sbloccato il match, l’attaccante è stato costretto a uscire, e ora il suo futuro a breve termine è un grande punto interrogativo.

Come riporta La Gazzetta dello Sport, l’attaccante ha saltato l’allenamento di scarico e si è sottoposto nel pomeriggio a esami strumentali per valutare l’entità del danno. I medici federali decideranno nelle prossime ore se trattenerlo nel ritiro azzurro o, come appare più probabile, rimandarlo a Firenze.

La sua presenza nella partita di martedì contro Israele è considerata “quasi impossibile”. Una tegola per il CT Gattuso, che però ha già pronta la soluzione: al suo posto, ci sarà l’esordio dal primo minuto per il giovane Pio Esposito. Il talento dell’Inter, anche lui a segno contro l’Estonia, si è guadagnato la fiducia del tecnico, che nel post-partita gli ha riservato parole di grande elogio ed è pronto a lanciarlo in una sfida già delicatissima.

Ma se la Nazionale ha già trovato l’alternativa, è la Fiorentina a tremare di più. L’infortunio di Kean, infatti, rischia di avere ripercussioni anche sul campionato. L’attaccante è in forte dubbio per il big match in programma alla ripresa a San Siro contro il Milan. Per Pioli, perdere il suo centravanti titolare per una delle trasferte più importanti della stagione sarebbe un colpo durissimo. L’Italia e la Viola attendono con ansia il verdetto medico.

Calciomercato Milan, Lewandowski aspetta? Rifiutata quella destinazione

Calciomercato Milan, Lewandowski aspetta? Rifiutata quella destinazione dall’attaccante che lascerà il Barcellona a fine stagione

presente è ancora blaugrana, ma il futuro è tutto da scrivere. Per Robert Lewandowski, a 37 anni e con un contratto in scadenza a giugno 2026, quella in corso si preannuncia come l’ultima stagione con la maglia del Barcellona. E mentre il club catalano inizia a programmare il ricambio generazionale, i top club europei iniziano a sognare il grande colpo a parametro zero.

Dopo due annate da protagonista assoluto, con un bottino complessivo di 75 gol, l’attaccante polacco sta vivendo un avvio di stagione più complesso. Complice un infortunio muscolare estivo e l’esplosione di Ferran Torres, il suo minutaggio si è ridotto, ma non la sua fame. Lewandowski non ha alcuna intenzione di ritirarsi e si prenderà i prossimi mesi per decidere la sua prossima mossa. Le possibilità di un suo addio a fine stagione sono concrete, stimate al 50%.

La novità più importante, riportata dal quotidiano spagnolo Sport, riguarda la sua volontà: il bomber non cederà alle sirene del calcio arabo. Il suo obiettivo è rimanere in Europa per almeno altre due stagioni, per chiudere la sua straordinaria carriera ai massimi livelli possibili.

Questa decisione riaccende inevitabilmente le suggestioni di mercato, in particolare quella che porta al Milan. Dalla Spagna erano già filtrati primi contatti preliminari tra il suo agente e la dirigenza rossonera. Al momento, si tratta solo di un’idea, un sogno affascinante che però si scontra con un ostacolo quasi insormontabile: l’ingaggio. Lewandowski al Barcellona percepisce 13 milioni di euro netti a stagione, una cifra totalmente fuori dai parametri del club rossonero.

Perché il sogno diventi anche solo un’ipotesi, servirebbe un enorme sacrificio economico da parte del giocatore. La sua volontà di restare in Europa tiene la porta aperta, ma la strada per vederlo in Serie A è ancora lunga e molto, molto costosa.

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Napoli, McTominay torna al gol e avvicina la Scozia al Mondiale

Napoli, McTominay torna al gol e avvicina la Scozia al Mondiale. Il centrocampista si sblocca con la maglia della sua Nazionale

Un bomber con la maglia da centrocampista. Scott McTominay ritrova il suo feeling in zona gol e, con la sua Scozia, si traveste da attaccante puro, regalando una perla che fa sognare i tifosi del Napoli. Il centrocampista azzurro è stato il protagonista assoluto nella vittoria per 2-1 contro la Bielorussia, valida per le qualificazioni al Mondiale 2026.

La sua rete è stata un capolavoro di tecnica e istinto da numero 9: ha controllato un pallone difficile in un fazzoletto, si è girato in una frazione di secondo e ha fulminato il portiere con un sinistro imparabile all’angolino basso. Un gol pesantissimo, che ha contribuito a proiettare la Scozia momentaneamente in testa al Gruppo C. Una serata a forti tinte “italiane”, con in campo anche l’altro napoletano Billy Gilmour e con il primo gol scozzese siglato dall’attaccante del Torino, Ché Adams.

Sorpresa Far Oer, Olanda a valanga

Nelle altre partite del pomeriggio, spicca il successo roboante dell’Olanda, che ha travolto la Finlandia per 4-0, blindando il primo posto nel proprio girone. Ma la vera, incredibile sorpresa di giornata arriva dal Gruppo L, dove le Isole Far Oerhanno compiuto un’impresa storica, battendo 2-1 la più quotata Repubblica Ceca. Un risultato che riapre clamorosamente i giochi per la qualificazione, con i faroesi che ora si trovano a un solo punto dalla coppia di testa formata da cechi e croati.

Mentre le piccole nazionali sognano, i grandi campioni come McTominay continuano a brillare, mandando messaggi chiari ai propri club in vista della ripresa del campionato.

Turchia, Montella furibondo col portiere che ha parato tre rigori alla Roma. Cosa è successo

Turchia, Montella furibondo col portiere che ha parato tre rigori alla Roma. Cosa è successo e perché sono volati stracci

Da eroe di coppa a “disertore”. “Ozer”, il portiere del Lille che solo due settimane fa incantava l’Europa parando tre rigori alla Roma in Europa League, è al centro di una bufera in Turchia. Il giocatore ha abbandonato senza autorizzazione il ritiro della sua nazionale, scatenando l’ira del CT Vincenzo Montella e della federazione.

La fuga e la condanna della Federazione

La decisione di Ozer è arrivata dopo aver scoperto di essere stato escluso dalla lista dei convocati per la partita contro la Bulgaria. Un affronto che il portiere non ha accettato. La Federcalcio turca ha reagito con un comunicato durissimo, condannando senza mezzi termini il comportamento del giocatore. «Ha lasciato il nostro centro di allenamento al suo ritorno a Istanbul, motivando la sua partenza con l’esclusione dalla lista per la partita Bulgaria-Turchia, senza alcuna autorizzazione da parte del nostro staff tecnico. Mentre ci stiamo impegnando con dedizione per qualificarci alla Coppa del Mondo un comportamento simile è inaccettabile».

La replica al veleno di Ozer

La risposta del portiere non si è fatta attendere. Attraverso il suo profilo Instagram, Ozer ha fornito la sua versione dei fatti, lanciando una pesante accusa proprio nei confronti delle scelte del CT Montella. «Ho detto che, se non fossi stato convocato, sarebbe stato meglio che trascorressi quel periodo a riposarmi e a seguire un trattamento. Nonostante ciò, dopo essere stato chiamato, ho raggiunto il ritiro con l’orgoglio di indossare la maglia del mio Paese, come sempre. Durante tutto il periodo, non ho mai mostrato segni di scarsa motivazione. Ma quando ho visto la lista dei convocati, ho capito quanto fossero inutili le discussioni fatte nei giorni precedenti, e che chi prende le decisioni nella squadra del mio Paese, che rappresento con orgoglio all’estero, non era motivato nè alla performance nè alla volontà di vincere».

Una frattura totale. Da un lato la federazione che accusa il giocatore di scarsa professionalità, dall’altro il portiere che si sente tradito e critica le scelte tecniche, ritenendole non meritocratiche. Una polemica che infiamma il calcio turco e che rischia di compromettere seriamente il futuro di Ozer in nazionale.

Kings League Italia, la nuova stagione ai nastri di partenza: tutte le date

Kings League Italia, la nuova stagione ai nastri di partenza: tutte le date dall’unboxing fino alle finali. Torna il calcio degli streamer

L’attesa è finita. La Kings League Italia, il torneo di calcio a 7 che ha conquistato la Generazione Z e non solo, è pronta a ripartire con la sua seconda, attesissima stagione. Tra volti noti, nuove stelle e un format sempre più avvincente, la caccia al titolo detenuto dalla Trm di Marzaa sta per iniziare.

Il calendario è stato ufficializzato: si parte il 20 ottobre e si arriva alla finalissima del 17 novembre 2025. Ma non c’è in palio solo il titolo italiano: la squadra vincitrice si guadagnerà un posto per le finali europee, in programma appena cinque giorni dopo, il 22 novembre. Tutte le partite, dalla prima giornata alla Final Four, si disputeranno nella nuova Fonzies Arena di Cologno Monzese.

La grande novità di questa edizione è l’ingresso di due nuove squadre, guidate da due personalità di spicco del mondo dei media e dello streaming. Scenderanno in campo i Bigbro, capitanati dallo streamer di Twitch Moonryde, e i D-Power, la squadra della nota giornalista e conduttrice Diletta Leotta. Grande assenti, invece, i Pirlas e il team del duo Sergio Cruz-Off Samuel, protagonisti della passata stagione.

Il primo, vero atto ufficiale della stagione è in programma proprio questa sera, lunedì 13 ottobre. Alla Fonzies Arena si terrà l’“unboxing”, l’evento in cui verranno finalmente svelati i roster completi delle dodici squadre partecipanti. Da quel momento, la sfida sarà ufficialmente lanciata. Con campioni come Bobo Vieri e le nuove, ambiziose squadre, lo spettacolo è garantito.

Napoli, le ultime dall’infermeria: Conte ne ritrova due col Torino

Napoli, le ultime dall’infermeria: Conte ne ritrova due col Torino ma dovrà aspettare ancora per riavere Rrahmani in difesa

Finalmente buone notizie dall’infermeria. La sosta per le nazionali porta un doppio, fondamentale recupero in casa Napoli. Antonio Conte, in vista della ripresa del campionato, potrà contare sul rientro di due titolari che si erano fermati nel delicato match contro il Genoa: Matteo Politano e Alessandro Buongiorno.

L’annuncio, come riportato dal giornalista Ciro Troise del Corriere del Mezzogiorno, è una vera e propria boccata d’ossigeno per il tecnico. Entrambi i giocatori hanno smaltito i rispettivi problemi muscolari e saranno regolarmente a disposizione per la difficile trasferta contro il Torino, in programma sabato 18 ottobre. Un doppio rientro che restituisce a Conte due pedine fondamentali, una per l’attacco e una per la difesa, in una delle partite più ostiche del campionato.

Se per loro la sosta è stata terapeutica, per Amir Rrahmani servirà ancora un po’ di pazienza. Il difensore kosovaro, anche lui ai box per infortunio, non sarà disponibile per la sfida contro i granata. Il suo percorso di recupero procede bene, ma lo staff medico ha fissato il suo rientro per la settimana successiva.

L’obiettivo per Rrahmani, come annunciato, è quello di tornare a pieno regime per il big match casalingo contro l’Inter, in programma il 25 ottobre allo Stadio Maradona.

Conte può dunque sorridere a metà. Alla ripresa del campionato ritroverà due uomini chiave, ma dovrà attendere ancora per avere a disposizione l’intera rosa. La sosta si sta rivelando preziosa, ma l’emergenza, almeno in difesa, non è ancora del tutto finita.

Yildiz può vincere il Pallone d’Oro: l’investitura a sorpresa di un calciatore dell’Inter

Yildiz può vincere il Pallone d’Oro: l’investitura a sorpresa di un calciatore dell’Inter nei riguardi del talento turco della Juventus

Un predestinato con il numero 10 sulle spalle, sia nella Juventus che in Nazionale. Kenan Yildiz sta incantando il calcio europeo, e ora, per lui, è arrivata un’investitura pesantissima, una vera e propria profezia da parte di uno dei leader del calcio turco, Hakan Çalhanoğlu.

Il centrocampista dell’Inter, dal ritiro della Turchia, ha parlato ai microfoni di SportMediaset, e alla domanda su chi potesse vincere in futuro il Pallone d’Oro, non ha avuto dubbi, indicando il suo giovane compagno di squadra.

Çalhanoğlu su Yildiz: «Lui può vincere il Pallone d’Oro»

«Pallone d’oro? Io non lo vincerò, ma Yıldız sì, lui può farcela».

Una frase breve, ma dal peso specifico enorme. Un’incoronazione in piena regola da parte di un giocatore esperto e affermato, che passa idealmente il testimone al talento più puro del calcio turco. Le parole di Çalhanoğlu sono la certificazione di una crescita esponenziale. A soli vent’anni, Yildiz è già un pilastro sia per la Juventus di Tudor che per la Turchia di Vincenzo Montella.

Proprio il CT italiano ha deciso di costruirgli attorno la manovra della sua nazionale, mettendolo al centro del progetto. Una fiducia che Kenan sta ripagando con prestazioni incredibili e numeri da capogiro. La sua fantasia, la sua tecnica e la sua personalità stanno conquistando tutti, compagni di squadra inclusi.

L’investitura di Çalhanoğlu non è solo un complimento, ma la presa di coscienza che la Turchia ha tra le mani un potenziale fuoriclasse generazionale. Il sogno del Pallone d’Oro è ancora lontano, ma quando a indicarti la via è uno dei tuoi idoli, tutto diventa improvvisamente più possibile. La stella di Yildiz brilla sempre di più.

Nainggolan: «Rudi Garcia grande persona. Se mi chiamasse a lavorare con lui…»

Nainggolan: «Rudi Garcia grande persona. Se mi chiamasse a lavorare con lui…». Le parole dell’ex centrocampista della Roma sull’attuale ct del Belgio

Un rapporto umano eccezionale, un legame che va oltre il campo. Radja Nainggolan, in una lunga intervista al portale belga Sudinfo, ha ripercorso la sua carriera, dedicando parole di enorme stima e affetto al suo ex allenatore ai tempi della Roma, Rudi Garcia, oggi commissario tecnico del Belgio.

Garcia, un leader umano

Il “Ninja” ha descritto Garcia come il tecnico ideale per guidare una nazionale, elogiandone le doti umane e la capacità di gestire il gruppo. «È perfetto alla guida di una nazionale perché gestisce molto bene il suo gruppo. È rispettato dai suoi giocatori e rispetta tutti. Non dobbiamo dimenticare che ha ottenuto grandi risultati anche nella sua carriera. È una persona molto gentile e onesta. Il che è importante in un ambiente in cui a volte manca».

Nainggolan ha poi svelato un “rituale” che testimonia il rapporto speciale che l’allenatore sapeva creare con i suoi giocatori, un gesto che li faceva sentire importanti e creava un’atmosfera positiva. «Veniva sempre nella mia stanza per darmi un po’ più di motivazione. Cosa che, tra l’altro, faceva anche con tutti gli altri giocatori. Quando un allenatore ti rende felice e ti fa sentire importante in un gruppo, ti sbellichi dalle risate con lui».

Il Belgio e un futuro Insieme?

L’ex centrocampista della Roma ha promosso l’inizio del percorso di Garcia sulla panchina dei Diavoli Rossi, sottolineando come la qualificazione al Mondiale sia un obbligo per una squadra così talentuosa. «Penso che sia stato positivo, anche se la nazionale non ha avuto finora partite particolarmente difficili. In ogni caso, con la rosa a disposizione, il Belgio deve andare al Mondiale perché ci sono giovani di qualità».

Infine, alla domanda su una possibile, futura collaborazione con il Belgio, Nainggolan non ha chiuso la porta, anzi.«Certo che mi piacerebbe. È un uomo con molte qualità. Conosco anche il suo staff, incluso Claude Fichaux, con cui ho lavorato a Roma. Penso che potrebbe funzionare. Però non sono io a decidere questo genere di cose e dove lavorerò in futuro».

Un’investitura totale, quella di Nainggolan, che descrive Garcia non solo come un ottimo allenatore, ma come un leader capace di creare un legame profondo con i suoi uomini, una qualità che, secondo il Ninja, è la chiave per ottenere grandi risultati.

Balotelli: «Andai a Torino per firmare con la Juventus. Ecco perché mi hanno fatto fuori dalla Nazionale»

Balotelli: «Andai a Torino per firmare con la Juventus. Ecco perché mi hanno fatto fuori dalla Nazionale». Le parole di Super Mario

Genio, sregolatezza e tanti, tantissimi ricordi. Mario Balotelli si è raccontato senza filtri dal prestigioso palco del Festival dello Sport di Trento. In un’intervista organizzata dalla Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante di Inter, Milan e Nazionale ha ripercorso le tappe di una carriera unica.

Tra i tanti retroscena svelati, spicca quello sul suo ritorno in Italia, quando rifiutò la Juventus per scegliere il “suo” Milan. Un racconto che si intreccia con i ricordi degli esordi all’Inter, delle avventure all’estero e, soprattutto, dell’amore per la maglia azzurra, un orgoglio che, a suo dire, oggi manca.

ACCOGLIENZA – Il pubblico di Trento lo riempie di applausi: «L’accoglienza? Sicuramente fa piacere perché vuol dire che qualcosa di buono ho fatto».

LE ORIGINI – «Ho iniziato a giocare che avevo 3 anni. Giocavo al parco, in strada. A Palermo? Ero piccolo, sono tornato da più grande, ma i primi 3 anni li ho passati in ospedale. Ho iniziato a giocare a calcio più a Brescia. Enok? Con mio fratello giocavamo sempre, anche troppo. I nostri giocatori non sempre ci contenevano. Giocavamo più all’oratorio, ma anche per strada, a volte succedeva. Che bambino ero? Difficile, però buono. Se sono migliorato? Beh poi si matura».

LUMEZZANE E BARCELLONA – «Io mi ricordo che volevo provare ad andare all’estero e i miei fratelli mi avevano trovato questo contatto a Barcellona e ho fatto un mesetto lì a Barcellona. Il Lumezzane però chiedeva tanti soldi e io avevo 15 anni. Il Barcellona non era dell’idea di spendere così tanti soldi per un ragazzo così giovane e alla fine ho firmato con l’Inter. In quella squadra c’erano Bojan Krkic, Giovanni Dos Santos, Thiago Alcantara, ma quelli della prima squadra non li ho conosciuti».

MORATTI E L’INTER – «Moratti mi ha aperto le porte di tutta la mia carriera. È stato una persona fondamentale per gli inizi della mia carriera. Oltre ad avermi dato un regalo di giocare all’Inter a quell’età che era stupendo, ma mi ha anche responsabilizzato perché dovevi fare risultati e a quell’età non era semplice. Quando Mancini mi voleva bene… (ride ndr.) No ma sto scherzando, penso mi voglia ancora bene. La Champions? Son quelle esperienze che ti rimangono dentro e che vorresti rivivere ogni giorno. È stato un sogno. La maglia lanciata col Barcellona? Non ero abituato ad essere fischiato. Sono sincero i tifosi dell’Inter quando ero giovane mi hanno sempre voluto bene, anche tanto. Non ero abituato a sentire i miei tifosi che mi fischiavano. Avevo 18 anni, l’ho gestita così, oggi non lo rifarei. Sono state situazioni che ti fanno crescere».

WHY ALWAYS ME – «L’esperienza con l’Inter è stato parte della mia crescita, ma secondo me è stata l’Inghilterra ad avermi formato di più. Era la prima volta che stavo da solo, non c’era la mia famiglia e non ero abituato. Ti forma nel bene e nel male, perché fai errori e devi uscirne da solo. Why Always Me? L’ho fatta prima della partita con un magazziniere, ero al centro dell’attenzione per i problemi ed è stato uno sfogo simpatico. I tabloid in Inghilterra hanno esagerato con me».

IL PIU’ FORTE – «Il più forte al mondo? Per me Yamal è fortissimo, a me piace molto Nico Williams. Però Haaland e Mbappé sono anche loro fra i più forti al mondo».

MANCATO TRASFERIMENTO ALLA JUVENTUS – «In teoria dovevo andare alla Juventus, ma con Mino Raiola abbiamo fatto una scappata a Milano e alla fine sono andato al Milan. Ma io lascio Manchester per tornare in Italia e vado a Torino per andare alla Juventus».

LA NAZIONALE – «Per me la Nazionale è un punto fondamentale. Non è un attacco a nessuno, però tante volte vedo giocatori giocare in Nazionale che non c’è più quella voglia di dimostrare, di difendere la maglia del paese e non mi fa piacere. Quando ero in Nazionale ero fiero di rappresentare l’Italia e questa cosa per me manca. Sono stato l’ultimo centravanti ad aver giocato un Mondiale? Eh, me l’hanno detto».

L’ITALIA OGGI – «So che ha vinto e sinceramente non l’ho vista. Pio Esposito? Lui è forte, giusto che abbia segnato. Camarda? Sono giocatori forti, si vede che hanno talento e qualità, ma bisogna dargli tempo. C’è fiducia per il futuro? Ma si dai, sono convinto che a questo ci andremo»

FUORI DALLA NAZIONALE – «Perché non mi hanno più voluto in Nazionale? Il vero motivo non lo so neanche io. Lo immagino, ma non posso essere certo. C’entra la poca affinità col mondo Juventus? Forse si dai. Io però non ho mai litigato con nessuno, sono sempre andato d’accordo con tutti. Direi che non è mai successo niente di grave. Hanno fatto scelte diverse ascoltando determinate persone, tutto qua. C’entrava Cassano? Io ho giocato con pochi giocatori forti come Cassano e in campo faceva la differenza a me importava solo quello».

IBRAHIMOVIC – «A me piaceva tanto Tevez, anche Zlatan non era male dai. Poi ho giocato con figo, Kakà, Gerrard, Pirlo… Me ne dimenticherò qualcuno. Ibrahimovic? Rompipalle, ma rompe le palle solo a chi vuole bene. Voleva che dessi il meglio di me ad ogni partita e ad ogni allenamento. Io da ragazzino magari mi svegliavo con la luna così e lui mi riprendeva, ma era il suo modo di volermi bene».

Kean resta con l’Italia: cosa è emerso dai primi accertamenti sull’infortunio

Kean resta con l’Italia: cosa è emerso dai primi accertamenti sull’infortunio. Le ultime sulle condizioni dell’attaccante verso la gara con Israele

Sospiro di sollievo in casa Italia per le condizioni di Moise Kean. I primi accertamenti sull’infortunio dell’attaccante, costretto a uscire dopo appena 15 minuti nella partita contro l’Estonia, hanno dato esito negativo.

Protagonista assoluto a Tallinn, con il gol del vantaggio segnato al 5′, Kean aveva dovuto abbandonare il campo per una distorsione alla caviglia. La preoccupazione era alta, ma come riportato da Peppe Di Stefano per Sky Sport, la caviglia non si è gonfiata e i primi esami hanno escluso lesioni gravi.

Per il momento, l’attaccante della Fiorentina rimane nel ritiro della Nazionale a Udine, dove gli Azzurri preparano la sfida di martedì contro Israele. La giornata decisiva sarà lunedì mattina, quando Kean si sottoporrà a una risonanza magnetica che chiarirà in modo definitivo l’entità del problema. Solo dopo il responso si capirà se potrà rimanere a disposizione di Gattuso o se dovrà tornare a Firenze per le terapie.

Alisha Lehmann: «Voglio che le ragazzine sappiano che si può giocare a calcio con le unghie lunghe ed il trucco»

Alisha Lehmann: «Voglio che le ragazzine sappiano che si può giocare a calcio con le unghie lunghe ed il trucco». Parla l’attaccante del Como Women

Dal prestigioso palco del Festival dello Sport di Trento, Alisha Lehmann ha analizzato la sua avventura in bianconero, inquadrandola nel più ampio contesto della crescita esponenziale del calcio femminile a livello globale. Le parole della giocatrice svizzera, ora al Como Women che proprio ieri ha battuto la squadra di Canzi.

ARRIVO IN ITALIA – «Quando si è famosi tutti hanno qualcosa da dire, non puoi piacere a tutti. Quando sono arrivata a Torino è stato incredibile, ho ricevuto un’accoglienza da brividi. Quando ho detto “Ciao bianconeri come stai?” Non sapevo fosse sbagliata ma in giro per Torino tutti me lo ripetevano, è stato un momento davvero bello».

SVILUPPO DEL CALCIO FEMMINILE – «Cerco di migliorare il futuro alle prossime calciatrici. Quando ero giovane io hanno fatto lo stesso altre giocatrici che avevano la mia età ora, quindi sì, giochiamo per il futuro».

CALCIO E SOCIAL – «Io vorrei che la gente sapesse che se si gioca a calcio e si sta sui social non deve escludere una cosa l’altra. La comunicazione social rende più famoso il calcio femminile, ci servono tifosi e piattaforme. Voglio che le ragazzine sappiano che si può giocare a calcio anche con le unghie lunghe ed il trucco. Mi piace indossare i tacchi, ma sono comunque una professionista. L’importante è sentirsi a proprio agio, solo così potrai portare avanti la tua passione. Da adolescente mi piacevano ciglia, unghie, smalto e non era il profilo ideale per una calciatrice. Si pensa a maglie larghe e calzoncini ma io ero diversa. Mi piaceva curare la mia estetica, indossavo pantaloncini più aderenti ma per me non era un problema io sono sempre stata così e non davo retta alla gente. A volte mi è stato detto che non potevo postare determinate cose della mia vita quotidiana ma siamo persone normali con una vita normale, è giusto che questo aspetto emerga».

ARRIVO ALLA JUVE – «Un’offerta dalla Juventus non puoi dire di no. Tutti vogliono giocare per una grande squadra, ero stata a lungo in Inghilterra e non puoi dire di no. Sono contenta di aver fatto questa esperienza alla Juve».

LEGGI QUI L’INTERVISTA INTEGRALE

Milan, Saelemaekers out con la Fiorentina: Allegri pensa a un’alternativa creativa

Milan, Saelemaekers out con la Fiorentina: Allegri pensa a un’alternativa creativa. Le ultime sule idee tattiche del tecnico

L’infortunio di Alexis Saelemaekers è una tegola pesante che complica i piani di Massimiliano Allegri. L’assenza del belga, diventato un giocatore indispensabile per la sua duttilità e il suo spirito di sacrificio, costringe il tecnico a ridisegnare l’equilibrio della fascia destra del Milan. Le soluzioni sul tavolo sono diverse, un bivio tra la logica della continuità e la tentazione di un esperimento creativo.

La soluzione naturale: fiducia ad Athekame

La prima opzione, la più immediata, porta al nome di Zachary Athekame. Il giovane svizzero, arrivato in estate, è il sostituto naturale di Saelemaekers. Allegri ne apprezza la corsa e la voglia di attaccare la profondità. Schierarlo titolare permetterebbe al Milan di mantenere invariato l’assetto tattico del 3-5-2, ma resta l’incognita sulla sua capacità di reggere la pressione in una fase così delicata della stagione.

L’alternativa creativa: Pulisic esterno o cambio modulo

Se la strada che porta ad Athekame è la più coerente, ne esiste un’altra, più affascinante. L’idea sarebbe quella di abbassare Christian Pulisic sulla linea dei centrocampisti, sfruttandone la qualità nel palleggio. Una scelta che aumenterebbe il potenziale offensivo, ma che richiederebbe un nuovo equilibrio difensivo. Proprio per questo, non è da escludere che Allegri possa cogliere l’occasione per un cambio di modulo più radicale, tornando al classico 4-3-3. Una soluzione che permetterebbe di esaltare le doti offensive dello stesso Pulisic, liberandolo da eccessivi compiti di copertura. Il tecnico rossonero è di nuovo al lavoro nel suo “laboratorio”, chiamato a scegliere tra la prudenza e un colpo a sorpresa per sopperire a un’assenza che peserà tantissimo.

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Borriello: «Io professionista esemplare, essere stato il fidanzato di Belen non è una colpa»

Borriello: «Io professionista esemplare, essere stato il fidanzato di Belen non è una colpa». Le dichiarazioni dell’ex attaccante tra calcio e riflettori

Gol, critiche, tanti cambi di maglia in Serie A e una vita sempre sotto i riflettori. Marco Borriello si è raccontato a tutto tondo in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo una carriera vissuta intensamente, senza rimpianti e con la lucidità di chi, oggi, può guardare al passato con maturità.

La Roma: futuro da Champions, ma non da Scudetto

L’ex attaccante ha prima di tutto analizzato la “sua” Roma, la squadra per cui ha sempre tifato, promuovendo il nuovo corso ma frenando gli entusiasmi scudetto. «Mah, per ora i risultati non sono stati soddisfacenti. Spero che quest’anno la Roma possa raggiungere un piazzamento Champions. I segnali sono buoni anche se l’Inter rimane la squadra più forte, il Napoli ha un mostro come Conte e il Milan ha fatto un ottimo mercato. È presto per capire. Sono contento che la società abbia cominciato un percorso intelligente. Era ora. Però non vedo una squadra da scudetto, onestamente».

Ha poi ricordato il suo addio alla Capitale, un’uscita dettata più da logiche di bilancio che da scelte tecniche. «La mia storia con la Roma? In realtà con Rudi Garcia ero spesso titolare. Poi mi capitò un infortunio al perone e a gennaio decisero di puntare su Destro, che era un grande investimento della proprietà americana: salutai e andai al West Ham, di fatto senza più tornare. Il motivo è logico: non essendo più giovanissimo, non potevo fruttare una ricca plusvalenza. La linea gestionale era acquistare calciatori per poi rivenderli, non certo puntare a vincere».

Promossi Ranieri e Gasperini

Un plauso totale, invece, per la nuova dirigenza e per l’accoppiata Ranieri-Gasperini. «Finalmente, direi. Ranieri è stato bravo a raddrizzare la rotta e ha scelto un allenatore top come Gasp. Massara è un ottimo talent scout, perché conosce i calciatori. Mi sembra un assetto interessante. Dualismo? Perché mai? È stato Ranieri a scegliere Gasp. Hanno caratteri diversi, uno più pacato e l’altro più frizzante, ma tra persone di livello ci si trova sempre. Sono due grandi esperti, riconoscono le priorità».

Proprio con Gasperini, Borriello ebbe un famoso litigio ai tempi del Genoa, ma oggi ammette le sue colpe. «La mia lite con Gasperini? È vero. Nello spogliatoio di Parma. Niente contatti fisici ma qualche parola poco carina… Lui mi rimproverò, io risposi a tono. Ma a distanza di anni posso dire che aveva ragione lui. Adesso abbiamo un ottimo rapporto, mi ha anche invitato a Trigoria, quindi prima o poi lo andrò a trovare. In quel periodo ero meno concentrato del solito, avevo già firmato per il Milan».

«Professionista Esemplare, Belen non è una colpa»

Infine, Borriello ha risposto alle critiche sulla sua reputazione, spesso legata alla sua vita privata e alla sua famosa relazione con Belen Rodriguez. «Non so se avrei potuto fare una carriera migliore. Posso però sostenere di aver sempre dato tutto me stesso ovunque abbia giocato. Se poi la mia colpa è essermi innamorato di una ragazza famosa (Belen Rodriguez, ndr) allora mi arrendo. I fotografi, se ci fate caso, mi paparazzavano soltanto d’estate, in spiaggia. Durante l’inverno, con la stagione calcistica, era molto difficile che finissi sui giornali per questo motivo. E anche oggi non succede mai. Non ho nulla da rimproverarmi, credo di essermi comportato come un professionista esemplare. Ho giocato ad alti livelli realizzando il mio sogno. Se il mio aspetto estetico ha creato dei problemi, non lo so. Per me è stato un regalo di madre natura».

Mkhitaryan: «L’addio di Inzaghi ci ha un po’ disturbato. Ma io posso solo ringraziarlo»

Mkhitaryan: «L’addio di Inzaghi ci ha un po’ disturbato. Ma io posso solo ringraziarlo». Le dichiarazioni del centrocampista armeno

Un viaggio lungo una vita, dall’Armenia a Milano, sulle orme di un padre e guidato da alcuni dei più grandi maestri del calcio mondiale. Henrikh Mkhitaryan si racconta, e lo fa davanti a una platea di giovani tifosi, svelando i retroscena, le gioie e i dolori di una carriera straordinaria in un momento di sosta del campionato di Serie A.

Le Origini: «Giocavo per mio padre»

Tutto parte da una figura, quella paterna, che ha segnato il suo destino. «Ero attaccante come lui, ho cominciato a giocare per mio padre e volevo imitarlo. Se non mi portava lui ad allenarmi mi mettevo a piangere. Poi mio padre se n’è andato per sempre e nel calcio, specie negli allenatori, ho anche ricercato una figura paterna».

I grandi maestri

Da Lucescu a Klopp, da Tuchel a Mourinho, ogni allenatore ha lasciato un segno. Il primo «Mi ha voluto allo Shakhtar, tre anni bellissimi, abitavo nel centro sportivo e ogni tanto mi spronava ad andare a divertirmi. Mi aiutava e dava consigli. Ci sentiamo ancora». Il secondo «Aveva una soluzione a tutto, sempre disponibile, ti ascoltava su qualsiasi argomento. A Dortmund ho attraversato un momento difficile, mi ha aiutato tantissimo. Mi deve ancora 50 euro per una scommessa dopo aver segnato due gol…». «Volevo andarmene via, Tuchel mi ha parlato, mi ha detto farai 15 gol e 15 assist nel ruolo in cui ti vedo. Aveva ragione lui. Mi ha ridato felicità per il calcio». Lo United?«Opportunità che arriva una volta nella vita. Ho detto sì. All’inizio rapporto non facile, ma mi ha fatto crescere come uomo. Mi voleva mettere in difficoltà per vedere se riuscivo ad uscirne. Io non ho mai mollato. Alla fine mi ha spiegato com’è il mondo del calcio. Gli sono grato. L’ho ritrovato alla Roma e li ci siamo capiti in tutto e per tutto».

Una vita in Italia

L’arrivo a Roma, rocambolesco, e il legame speciale con l’Italia. «Era il 2019, ad agosto Raiola mi chiede: cosa scegli Milan o Roma? In giallorosso avrei avuto più spazio e ho detto Roma. Si giocava Arsenal-Tottenham, poche ore prima Mino mi chiama e mi dice: ‘Finita la partita prendi l’aereo e vieni a Roma che firmiamo il contratto’. A Roma il tifo è una cosa pazzesca. Tre anni bellissimi, ho ritrovato là il piacere di giocare a calcio. Più romano o milanese? Mi sento italiano. Mio figlio è nato a Roma, mia figlia a Milano».

Il passaggio all’Inter, un momento delicato. «La Roma fu poco chiara, l’Inter mi accordò due anni di contratto. Forse Mou non sapeva nulla e quando lo scoprì si arrabbiò tantissimo con la società, venne da me chiedendomi cosa volevo, ma spiegai al mister che ormai era troppo tardi».

E il rapporto con Simone Inzaghi. «Sono stati tre anni bellissimi. Mi ha dato una seconda giovinezza perché giocare sempre a 36 anni ti fa sentire importante. Quando è andato in Arabia l’ho ringraziato perché è stato fondamentale. L’addio? La gente parlava più di questo che della finale di Champions e magari questo ci ha un po’ disturbato. Lui non voleva parlare di niente e voleva concentrarsi sulla finale è stato così per quei dieci giorni dopo il Como».

Infine, il ricordo della finale di Champions, una ferita ancora aperta. «Orgoglio e trauma al tempo stesso. Percorso meraviglioso e poi negli ultimi mesi abbiamo perso tre titoli, ma il calcio è questo».

Nigeria, si rompe il parabrezza: l’aereo di Lookman e Osimhen costretto a un atterraggio di emergenza

Nigeria, si rompe il parabrezza: l’aereo di Lookman e Osimhen costretto a un atterraggio di emergenza. Tantissima paura per la Nazionale africana

Paura in volo per la nazionale della Nigeria. L’aereo che trasportava la squadra, con a bordo giocatori come Victor Osimhen e Ademola Lookman, è stato costretto a un atterraggio d’emergenza a Luanda, in Angola, a causa della rottura di un parabrezza. L’incidente è avvenuto poco dopo il decollo, durante il viaggio di ritorno dal Sudafrica in vista della decisiva partita di qualificazione al Mondiale 2026 contro il Benin.

La delegazione delle Super Eagles era partita da Polokwane e aveva fatto uno scalo tecnico a Luanda per il rifornimento. Subito dopo la ripartenza, il danno al velivolo ha obbligato il pilota a invertire la rotta e a tornare a terra. La Federcalcio nigeriana ha immediatamente rilasciato un comunicato per rassicurare sulle condizioni della squadra e spiegare la situazione.

«Il pilota ha fatto bene a riportare l’aereo in sicurezza all’aeroporto di Luanda. ValueJet Airline e le autorità competenti del Governo Federale della Nigeria, tra cui l’Onorevole Ministro dell’Aviazione, il Ministro degli Affari Esteri e il Capo di Gabinetto del Signor Presidente stanno lavorando assiduamente per ottenere i permessi di sorvolo e atterraggio necessari affinché un altro aereo possa decollare da Lagos, prelevare la delegazione a Luanda e trasportarla a Uyo».

Un contrattempo che agita ulteriormente una vigilia già carichissima di tensione. La Nigeria, infatti, rischia seriamente di non qualificarsi al Mondiale 2026. Attualmente è terza nel Gruppo C con 14 punti, alle spalle del Sudafrica (15) e del Benin capolista (17). Il pareggio contro il fanalino di coda Zimbabwe pesa come un macigno.

La sfida di martedì contro il Benin è un vero e proprio spareggio: in caso di vittoria, la Nigeria potrebbe superare i rivali grazie alla differenza reti. Ma non basterebbe: se il Sudafrica dovesse battere il Ruanda, le Super Eagles sarebbero eliminate, senza nemmeno accedere ai playoff. Una notte da incubo in volo, che precede una partita da dentro o fuori.

Maresca: «Ho imparato da Ancelotti e Lippi ma l’allenatore che mi ha davvero ispirato è lui»

Maresca: «Ho imparato da Ancelotti e Lippi ma l’allenatore che mi ha davvero ispirato è lui». Le dichiarazioni del tecnico del Chelsea

Passione, curiosità e una filosofia chiara. Dal palco del Festival dello Sport di Trento, l’allenatore del Chelsea, Enzo Maresca, si è raccontato in un lungo e applauditissimo intervento, ripercorrendo la sua vita da calciatore giramondo e svelando i principi che guidano la sua giovane ma già vincente carriera da allenatore.

Passione Chelsea: esultanze, infortuni e DNA da campione

Maresca ha prima di tutto commentato la sua recente e discussa espulsione, rimediata per un’esultanza sfrenata dopo una vittoria all’ultimo minuto contro il Liverpool. «Non ce l’ho fatta a trattenermi perché è la prima volta che vinciamo una partita dopo il novantesimo e contro i campioni d’Inghilterra».

Una passione che non viene scalfita nemmeno da un’infermeria piena, conseguenza, a suo dire, di un trionfo indimenticabile. «Noi e il Psg siamo le squadre che stanno portando i segni dello sforzo al Mondiale per club. Ma è stato troppo bello giocare quella competizione e troppo bello vincerla. Quindi in qualche modo mi arrangerò».

La nascita di un allenatore: all’ombra di Guardiola

La sua vocazione per la panchina nasce da lontano, da una curiosità innata e dall’ispirazione tratta dai suoi grandi maestri, su tutti Pep Guardiola. «La curiosità mi ha sempre seguito nella vita. Mi piace imparare, era così da giocatore e anche adesso è lo stesso. Da chi ho preso? Ho avuto la fortuna di avere tanti allenatori bravi: da Ancelotti a Lippi ma il tipo di calcio che mi ha sempre affascinato di più è stato quello di Guardiola. Forse giocando con il Siviglia contro quel Barcellona ho capito che avrei fatto l’allenatore». «Stare vicino a uno come Pep è stato fantastico, vedere come cura i dettagli e come gestisce la squadra fondamentale per la mia crescita».

Una filosofia che mette al centro la crescita dei giocatori, prima ancora dei trofei. «Ho sempre pensato che i giocatori siano gli interpreti assoluti, il mio compito è quello di cercare di migliorarli perché così si migliora la squadra».

Vita da giramondo e il ruolo di padre

Maresca ha poi ripercorso la sua vita, segnata da sacrifici fin da bambino e da trionfi indimenticabili, come la finale di Europa League vinta da protagonista con il Siviglia. «È stato tremendo, non fatelo con i vostri figli», ha detto ricordando il suo addio a Salerno a soli 11 anni per il Milan. «Al Siviglia è stato bellissimo, ho avuto la fortuna di segnare due gol nella finale di Europa League e di avere un allenatore come Pellegrini da cui ho imparato tanto. E poi in Spagna ho conosciuto mia moglie, la madre dei miei quattro figli. A proposito non c’è paragone tra il mestiere di allenatore e quello di padre. È molto più difficile il secondo perché non sai mai qual è la soluzione giusta da prendere».

Un aneddoto familiare

Infine, un divertente aneddoto su come la sua professione venga vista in famiglia. «Quando giocavo per mia madre avevano sempre ragione i giocatori e mai gli allenatori, ora pensa che abbiano sempre ragione gli allenatori e mai i giocatori. Mia moglie invece prima dava ragione agli allenatori e ora ai giocatori».

Infortunio Kean, ottimismo per il centravanti della Fiorentina? La situazione


Infortunio Kean: oggi gli esami, cauto ottimismo in vista di Italia-Israele

Dopo la vittoria contro l’Estonia, l’Italia si prepara alla prossima sfida di qualificazione contro Israele, in programma martedì 14 ottobre al Bluenergy Stadium di Udine. Tra le note più discusse di queste ore c’è sicuramente l’infortunio di Moise Kean, uscito anzitempo nella gara di Tallinn a causa di un problema alla caviglia.

L’attaccante della Juventus è stato costretto a lasciare il campo già al 15° minuto del primo tempo per una distorsione alla caviglia destra. Le immagini hanno mostrato subito il suo forte dolore, tanto da far temere uno stop serio. Tuttavia, nelle ultime ore sembra emergere un certo ottimismo: il dolore si è attenuato sensibilmente e Kean ha scelto di restare con il gruppo azzurro, segno che la situazione potrebbe essere meno grave del previsto.

Per avere certezze, il giocatore si è sottoposto oggi a esami strumentali per verificare con precisione l’entità dell’infortunio. I risultati saranno fondamentali per capire se Gattuso potrà contare su di lui nella delicata sfida contro Israele, che potrebbe rivelarsi decisiva per il cammino dell’Italia.

L’infortunio di Kean arriva in un momento delicato per la Nazionale, già orfana dello squalificato Alessandro Bastoni, ammonito e diffidato contro l’Estonia. Anche Bastoni, comunque, è rimasto nel ritiro azzurro, probabilmente per continuare ad allenarsi con il gruppo e supportare i compagni da vicino.

La scelta di Kean di non lasciare il ritiro è un segnale positivo, che alimenta la speranza di un recupero lampo. Il giocatore sta seguendo un percorso di terapie leggere e monitoraggio costante da parte dello staff medico della Nazionale. In caso di risposta positiva agli esami, non è da escludere che possa almeno andare in panchina nella sfida di martedì.

Per ora, l’unica certezza è che l’infortunio di Kean tiene con il fiato sospeso Gattuso e tutto lo staff tecnico, che contano sulla sua velocità e fisicità per scardinare la difesa israeliana. Le prossime 24-48 ore saranno decisive per capire se l’attaccante bianconero potrà essere della partita o se si dovrà attendere il suo rientro in campo con la Juventus.


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