Pagina 607 – Calcio News 24

Empoli, cambio in panchina: al posto di Pagliuca è favorito quel tecnico


Empoli cambia guida: Pagliuca esonerato, Dionisi favorito per il ritorno

In casa Empoli è arrivata una svolta decisa: la società ha deciso di esonerare Guido Pagliuca nonostante la recente vittoria contro il Sudtirol. Il progetto tecnico, secondo la dirigenza azzurra, avrebbe ormai esaurito la sua spinta, spingendo il club a cercare una nuova guida per invertire la rotta. Tra le opzioni sul tavolo, il nome più caldo è quello di Alessio Dionisi, pronto a tornare al Castellani dopo la stagione 2020/21.

La conferma dell’esonero di Pagliuca dovrebbe arrivare nelle prossime ore: i vertici dell’Empoli hanno accelerato le procedure e stanno lavorando per definire l’accordo con il nuovo allenatore. La trattativa con Dionisi è già in fase avanzata: il tecnico, attualmente in forza al Palermo, sta trattando la risoluzione del contratto con i siciliani per poter accettare l’offerta azzurra. Appena tutto sarà sistemato, Empoli potrà ufficializzare l’avvicendamento.

Il ritorno di Dionisi all’Empoli non sarebbe un’operazione inedita: era stato l’allenatore che aveva guidato la squadra alla promozione in Serie A nella stagione 2020/21. Il legame con il club toscano è forte, e l’obiettivo ora sarà rilanciare una squadra che al momento occupa una posizione defilata in classifica, con nove punti ottenuti in otto giornate, frutto di due vittorie, tre pareggi e tre sconfitte.

Per l’Empoli, questo cambio in panchina rappresenta un’operazione ragionata: la società vuole dare una scossa e ristabilire identità e stimoli. La classifica non è drammatica, ma la dirigenza non può permettersi di aspettare troppo. Con Dionisi si punta a ridefinire lo spirito della squadra, consolidare risultati e avviare una nuova fase competitiva sotto la guida di un allenatore che conosce bene l’ambiente e i valori del club.

In questa pagina di transizione, l’Empoli dovrà gestire anche l’aspetto psicologico: motivare i giocatori, recuperare certezze e dare continuità nel processo di crescita. Il ritorno di Dionisi è visto come una scommessa sul progetto a medio termine, non solo una soluzione tampone.

Se tutto andrà secondo i piani, l’annuncio arriverà presto e l’Empoli potrà voltare pagina con una guida che ha già scritto pagine importanti nella storia recente del club. Il ritorno del tecnico potrà rappresentare il punto di partenza per il rilancio della squadra toscana.

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Tonali, resta l’idea del ritorno in Serie A: la situazione attuale vede una big in vantaggio


Tonali resta nel mirino della Juve: sogno vivo per giugno. La situazione

Non è svanito il sogno di vedere Sandro Tonali vestire di nuovo il bianconero. Nonostante le difficoltà tecniche ed economiche, la Juventus continua a considerarlo l’obiettivo principale per rinforzare il centrocampo, conscia che per portarlo a Torino serviranno tempismo, risorse e una strategia chiara.

L’interesse di Giuntoli per Tonali: profilo ideale per il rilancio

Il direttore sportivo Cristiano Giuntoli ha messo Tonali in cima alla lista già da diverse finestre di mercato. Le sue qualità—dal controllo del gioco, al temperamento, alla visione—rientrano perfettamente nel progetto tecnico che la Juve vuole costruire. L’intenzione è quella di avere nel centrocampo non solo un regista ma anche un leader italiano, qualcuno che possa incarnare anche la personalità dentro e fuori dal campo.

Perché la Juve non ha mollato Tonali

Più di una trattativa, la Juve ha considerato Tonali come il perno attorno al quale ricostruire una squadra più competitiva. L’ipotesi non è tramontata, anche se l’affare non verrà concluso a gennaio: il Newcastle considera Tonali incedibile e non ha ancora fissato un prezzo chiaro. Ciò significa che bisognerà aspettare l’estate per provare un rilancio serio sull’ex Milan, quando le condizioni di bilancio potrebbero essere più favorevoli.

Ostacoli non da poco

Le sfide per la Juve restano molte. Prima fra tutte, la valutazione che il Newcastle attribuisce al giocatore, che al momento è ritenuta alta, sia per il valore del cartellino sia per l’ingaggio attuale. È un giocatore che gioca in Premier League, ha visibilità e rendimento, e qualsiasi offerta dovrà essere congrua. Un altro problema è che Tonali, in più occasioni, sembra aver accettato l’idea di restare in Inghilterra almeno per un periodo, probabilmente per mantenere continuità di rendimento.

Giugno come data cruciale

Il vero momento per la Juventus sarà la prossima estate: è lì che può farsi l’assalto decisivo. Con il contratto del centrocampista che non è in scadenza imminente, la Juve dovrà muoversi con anticipo, studiare formule con contropartite, magari propone scambi che abbassino il valore economico dell’operazione. Douglas Luiz, ad esempio, è spesso citato come possibile pedina di scambio. Tonali, dal canto suo, resta uno dei nomi su cui la dirigenza punta forte.

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Pio Esposito chiarisce: «Contento per questo momento. A chi mi elogia o mi scredita dico che…»


Pio Esposito: «Cerco di ascoltare il meno possibile chi mi esalta o mi scredita»

Francesco Pio Esposito, giovane attaccante di proprietà dell’Inter e protagonista con la Nazionale italiana, ha parlato così ai microfoni di Mediaset. Al termine dell’incontro, il classe 2003 ha descritto cosa significa vestire la maglia azzurra e come gestisce gli echi mediatici che accompagnano il suo percorso.

Esposito ha espresso tutta la gioia che sente dentro: segnare con la Nazionale è sempre un’emozione speciale, qualcosa che ogni bambino sogna quando inizia a giocare. Per lui, mettere la maglia della nazionale è un momento indimenticabile, che porta con sé tanto orgoglio e responsabilità.

Ma non tutto è rose e fiori: Pio Esposito è consapevole dell’attenzione che lo circonda. In un momento in cui le opinioni intorno a lui oscillano tra esaltazione e critica, il giovane attaccante ha dichiarato di voler proteggere la sua serenità: «In questo momento si parla molto di me, c’è chi mi esalta e chi mi scredita, ma io cerco di ascoltare il meno possibile e mantenere il mio equilibrio». Ritiene questo equilibrio come una tra le sue forze più importanti, qualcosa che gli permette di non perdere la bussola nei momenti di forte pressione.

È quindi chiaro come Pio Esposito abbia già maturato una filosofia di vita e di calcio molto solida: lasciar filtrare solo ciò che può servire, e filtrare il resto. Anche se da giovane talento è naturale essere al centro di giudizi e commenti, lui sembra voler tenere uno spazio protetto per lavorare con la mente lucida.

La sua carriera, anche se ancora agli inizi, appare già segnata da momenti di responsabilità e consapevolezza che vanno oltre l’età. Avere la capacità di declinare gli stimoli esterni, che siano positivi o negativi, è un segno di personalità rara, specie in un ambiente tanto esposto come quello del calcio professionistico.

Con questa mentalità, Pio Esposito continua a crescere, non solo come bomber, ma anche come uomo che sa dosare emozioni e prassi quotidiane. Il suo futuro appare promettente: se saprà mantenere questa compostezza interiore, potrà dare il meglio, dentro e fuori dal campo.


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Rabiot: «Sto molto bene al Milan. Addio al Marsiglia? Ora vi spiego tutto»


Rabiot: «Ambientato bene al Milan. L’addio al Marsiglia? Una delusione che ancora pesa»

Dal ritiro della Nazionale francese, Adrien Rabiot ha rilasciato un’intervista in cui ha parlato della sua nuova esperienza in Italia e del difficile addio al Marsiglia. Il centrocampista, ora in forza al Milan, ha voluto chiarire alcuni aspetti della sua carriera recente, affrontando con serenità sia il presente che le ombre del passato.

Rabiot ha sottolineato come il suo arrivo al Milan sia stato caratterizzato da un’ottima accoglienza. «Mi sono subito ambientato bene nel gruppo», ha dichiarato il francese, evidenziando il buon feeling con lo spogliatoio rossonero e l’adattamento positivo alla nuova realtà. Per un giocatore del suo calibro, con anni di esperienza tra PSG e Juventus, inserirsi in un contesto di alto livello come quello milanista rappresenta un passaggio naturale, ma non scontato.

Rabiot e la ferita ancora aperta con il Marsiglia

Nel corso dell’intervista, Rabiot ha anche parlato con amarezza dell’episodio legato alla fine del suo rapporto con il Marsiglia. Un addio che, a distanza di tempo, fa ancora male: «Ci sono rimasto male, naturalmente, perché non sarebbe dovuta finire così». Il centrocampista ha raccontato come l’incomprensione e la mancanza di chiarezza abbiano caratterizzato quel momento, lasciando spazio alla frustrazione e al dispiacere.

«Di tutte le persone con cui ho parlato, nessuno ha capito. E io stesso non l’ho capita», ha continuato Rabiot, facendo riferimento a decisioni che gli sono sembrate ingiustificate e che hanno alimentato un’immagine negativa su di lui. Il francese ha voluto ribadire la sua estraneità a ogni accusa di comportamento scorretto: «Non sono mai stato un violento, tutti lo possono testimoniare. Non voglio che venga data un’immagine sbagliata di me».

Rabiot, tra maturità e riscatto

Le parole di Rabiot lasciano trasparire un calciatore più maturo, consapevole delle dinamiche del calcio moderno, ma anche desideroso di riprendersi ciò che ritiene di aver perso. A Milano ha trovato l’ambiente giusto per rilanciarsi, e con il supporto del club e della Nazionale, punta a dimostrare tutto il suo valore anche in campo europeo.

Il suo percorso è ancora lungo, ma il nuovo capitolo al Milan potrebbe rappresentare una vera rinascita per Rabiot, sia dal punto di vista tecnico che umano.


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Calciomercato Inter, Calhanoglu e quelle voci sul suo addio. Il turco si espone così


Calciomercato Inter: Calhanoglu, nessun addio in estate. Il turco resta centrale nel progetto nerazzurro

Durante la sosta per le Nazionali, Hakan Calhanoglu ha voluto chiarire definitivamente la sua posizione, rispondendo alle numerose voci che lo avevano coinvolto nel corso dell’ultimo calciomercato Inter. Il centrocampista turco ha negato qualsiasi contatto concreto con altri club e ha ribadito il suo attaccamento all’Inter, spiegando di non aver mai preso in considerazione l’idea di lasciare Milano.

Le indiscrezioni di mercato lo avevano accostato ad alcuni club stranieri e anche a un possibile ritorno in patria. Tuttavia, lo stesso Calhanoglu ha smentito ogni scenario di addio, sottolineando come sia sempre stato concentrato esclusivamente sull’Inter. Nessuna trattativa reale, solo chiacchiere estive che non hanno avuto alcun riscontro concreto.

Calciomercato Inter: continuità e fiducia attorno a Calhanoglu

La permanenza di Calhanoglu rappresenta un tassello fondamentale nella strategia del club nerazzurro. Considerato uno dei pilastri del centrocampo, il turco ha dimostrato affidabilità e qualità in ogni zona della mediana, interpretando al meglio anche il ruolo di regista basso quando necessario. La sua scelta di rimanere all’Inter conferma la solidità del progetto tecnico e la fiducia reciproca tra giocatore e società.

In un contesto dove il calciomercato Inter è stato caratterizzato da molte partenze e nuovi innesti, trattenere un elemento come Calhanoglu assume un significato ancora più importante. Il centrocampista, ormai diventato un leader tecnico e carismatico, resta centrale anche nelle scelte dell’allenatore, che lo considera uno degli uomini chiave per affrontare la stagione.

Nessuna distrazione: testa all’Inter e alla Nazionale

Calhanoglu ha anche recentemente raggiunto un traguardo personale significativo con la nazionale turca, confermando il suo ottimo stato di forma e la sua crescente maturità calcistica. Il suo impegno è totale sia con la maglia della nazionale che con quella dell’Inter, e l’obiettivo è continuare a essere protagonista in entrambe le realtà.

La sua conferma rafforza la stabilità del centrocampo e permette al club di concentrarsi su altre operazioni in vista delle prossime sessioni di mercato. In definitiva, nel quadro del calciomercato Inter, la scelta di Calhanoglu di restare è una notizia positiva, che rafforza le ambizioni della squadra e garantisce qualità, esperienza e continuità.


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Zidane ricorda: «Alla Juve ho imparato questa cosa. Del Piero? Un grandissimo fuoriclasse»


Zidane si racconta: «Alla Juventus ho imparato a cosa significa vincere»

Presente al Festival dello Sport di Trento, Zinedine Zidane ha ripercorso le tappe più importanti della sua carriera, partendo dagli esordi a Marsiglia fino agli anni gloriosi vissuti con la maglia della Juventus. Il leggendario fuoriclasse francese ha condiviso emozioni, riflessioni e aneddoti, mostrando ancora una volta la sua visione unica del calcio.

Zidane e l’amore per il calcio nato per strada

«Come tanti bambini della mia generazione, ho iniziato a giocare per strada. A Marsiglia, 45 anni fa, il pallone era tutto per me. I miei genitori venivano dall’Algeria e si erano trasferiti in Francia per lavorare. Non era facile, ma io trovavo gioia nel calcio. Tifavo l’Olympique Marsiglia, la squadra della mia città».

Zidane ha sottolineato anche quanto tenga ai valori trasmessi alla sua famiglia: «Sono fiero dei miei figli. Per me, la cosa più importante è che siano rispettosi degli altri».

Zidane e il confronto tra calcio di ieri e di oggi

Analizzando il calcio moderno, Zidane non ha nascosto una certa nostalgia: «Mi manca qualcosa del calcio del passato. Oggi guardo molte partite, ma vorrei vedere più gioco offensivo. Sento la mancanza di quel tipo di calcio più istintivo, tecnico, creativo».

L’esperienza alla Juventus: una scuola di vittoria

Impossibile non parlare dell’esperienza alla Juventus, che ha segnato profondamente la carriera di Zidane: «Gli anni alla Juve sono stati bellissimi. Venivo dalla Francia, dove si giocava un bel calcio, ma lì a Torino ho capito cosa significa davvero vincere. Alla Juventus non si scendeva in campo per partecipare: si giocava per vincere sempre, in casa e fuori».

Un ricordo speciale è legato all’Avvocato Gianni Agnelli: «Quando giocavo bene, mi chiamava alle sei del mattino per farmi i complimenti. Era un vero signore, si vedeva che amava profondamente il calcio».

Zidane ha anche ricordato la difficoltà nel vincere la Champions: «Con la Juve siamo arrivati due volte in finale, ma non ce l’abbiamo fatta. Serve tanto, non solo talento. Anche la società deve volerlo davvero».

Del Piero e il talento unico

Tra i tanti compagni, Zidane ha speso parole speciali per Del Piero: «Era uno dei giocatori più forti d’Italia. Ho avuto la fortuna di condividere con lui diversi anni. Avevamo una grande squadra, ma Del Piero aveva qualcosa di speciale».

Calciomercato Inter, Moretto svela un grande retroscena sul fronte attaccanti. Le ultime


Calciomercato Inter: Bonny il colpo a sorpresa per l’attacco, ma non era l’unico nome

Il calciomercato Inter ha regalato diverse novità nell’ultima sessione estiva, e tra queste spicca il nome di Ange-Yoan Bonny, giovane attaccante francese classe 2003, prelevato dal Parma. Un colpo a sorpresa, ma fortemente voluto dalla dirigenza nerazzurra, che ha intravisto nel talento transalpino una valida alternativa agli attaccanti titolari e, soprattutto, un investimento strategico per il futuro del reparto offensivo.

Bonny rappresenta una scommessa, ma anche un segnale chiaro: l’Inter vuole costruire una rosa sempre più giovane e sostenibile, pur mantenendo l’alto livello competitivo. In un contesto dove l’esperienza continua a fare la differenza, l’inserimento di profili giovani e fisicamente strutturati come quello dell’ex Parma è fondamentale per garantire soluzioni tattiche diverse, soprattutto nei momenti di maggiore intensità della stagione.

Calciomercato Inter: Bonny scelto tra tre profili

Secondo quanto riportato da Matteo Moretto sul canale YouTube di Fabrizio Romano, il nome di Bonny non è stato l’unico valutato in casa nerazzurra. Durante la fase iniziale del calciomercato, l’Inter aveva infatti preso in considerazione anche altri due profili interessanti, già attivi in Serie A: Lorenzo Lucca, oggi in forza all’Udinese, e Joaquin Castro, giovane talento del Cagliari.

«A maggio, l’Inter stava valutando tre opzioni per rinforzare l’attacco — ha spiegato Moretto —: Bonny, Lucca e Castro erano tutti sulla lista. Alla fine, il club ha deciso di puntare forte sul francese, portandolo via dal Parma con grande convinzione».

Una mossa di prospettiva

Questa scelta evidenzia ancora una volta l’attenzione con cui il calciomercato Inter viene pianificato. La dirigenza, guidata da Marotta e Ausilio, ha preferito investire su un profilo che offre potenziale di crescita e margine di miglioramento, pur avendo già mostrato buone qualità nella scorsa stagione cadetta.

Con l’inserimento di Bonny, l’Inter punta ad allungare la rosa e prepararsi per una stagione ricca di impegni, tra Serie A, Champions League e Coppa Italia. Il francese non è solo un’alternativa: è parte integrante di un progetto tecnico che mira a un equilibrio tra presente e futuro.

Il calciomercato Inter dimostra così di guardare avanti, senza mai perdere di vista il valore strategico di ogni scelta. Bonny è solo l’ultima dimostrazione.


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Bernardeschi: «Bologna opportunità importante. Rigiocherei quella partita se tornassi indietro»


Bernardeschi si racconta: «Alla Juve momenti indimenticabili. Bologna? Che sorpresa in Serie A»

Presente al Festival dello Sport di Trento, Federico Bernardeschi ha ripercorso alcune tappe significative della sua carriera, in particolare gli anni trascorsi con la maglia della Juventus. Nel suo racconto, tra ricordi e riflessioni, è emerso anche uno sguardo attento sul calcio italiano di oggi, dove realtà come il Bologna stanno attirando sempre più l’attenzione.

La notte perfetta contro l’Atletico

«Quella contro l’Atletico Madrid è stata la partita più bella della Juventus negli ultimi dieci anni – ha dichiarato Bernardeschi –. Perfetta, non solo per la mia prestazione, ma per tutta la squadra. La tripletta di Cristiano Ronaldo, Spinazzola imprendibile, Emre Can dominante. Un momento magico che resterà sempre con me».

Un rimpianto chiamato Ajax

Quando gli viene chiesto quale gara vorrebbe rigiocare, Bernardeschi non ha dubbi: «Juventus-Ajax. Quell’anno ci sentivamo pronti per vincere la Champions League. Eravamo forti, consapevoli, ma il calcio non è logica. Contro l’Atletico fu una prova perfetta, poi con una squadra che sembrava più abbordabile siamo usciti. È questo il bello (e il brutto) del calcio».

Gli allenatori più influenti

Bernardeschi ha parole importanti per Massimiliano Allegri, definendolo l’allenatore a cui è più legato, assieme a Paulo Sousa e Roberto Mancini: «Mi hanno formato, aiutato a crescere, bacchettato nei momenti giusti. Sono parte della mia storia».

Parla anche di Sarri e Pirlo, chiarendo: «Con Sarri nessun problema, giocai tantissimo soprattutto nella seconda parte della stagione. Con Pirlo fu un’annata complicata: giocavo poco, ma non c’era attrito. Semplicemente non ero al meglio. Il mio momento migliore lo vivevo in Nazionale».

Cristiano Ronaldo e… il Bologna

Immancabile un passaggio su Cristiano Ronaldo: «Un vincente assoluto, ma anche una persona umile, autentica. Ha cambiato il modo di vivere il calcio, ha rivoluzionato la mentalità sportiva. Allenarsi e giocare con lui è stato un privilegio».

Infine, un commento sull’attualità del calcio italiano: «Mi colpisce molto la crescita del Bologna. Sta facendo un lavoro eccellente, sia a livello di gioco che di mentalità. È una delle realtà più interessanti della Serie A e dimostra che con idee chiare si può competere anche senza un budget da top club».

Con la sua esperienza internazionale e il vissuto negli spogliatoi importanti, Bernardeschi riconosce nel Bologna una squadra in ascesa, capace di dare fastidio alle big e di ridefinire gli equilibri del campionato.


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Leao, bivio importante per l’attaccante del Milan. La situazione


Leao al bivio: ruolo, atteggiamento e futuro al centro del Milan

Durante la sosta per le Nazionali, in casa Milan tiene banco un solo nome: Leao. Dopo il pareggio a reti inviolate contro la Juventus, la discussione sul talento portoghese si è riaccesa con forza. Due grandi occasioni fallite e un rigore sbagliato da Pulisic hanno acceso i riflettori sul numero 10 rossonero, finito di nuovo al centro di critiche e interrogativi. Il tema, ricorrente ormai da tempo, riguarda non solo il rendimento di Leao, ma soprattutto la sua maturità calcistica e mentale.

Leao e il ruolo da centravanti: una scelta difficile

Una delle questioni principali riguarda la posizione in campo. Con Allegri in panchina, Leao potrebbe essere chiamato a trasformarsi in centravanti, abbandonando il suo amato ruolo di esterno sinistro. È una soluzione che ha già sperimentato in passato, ai tempi del Lille, ma che richiede caratteristiche e movimenti diversi, soprattutto nel sistema tattico rossonero attuale.

La sfida per Leao è duplice: da un lato deve adattarsi tatticamente, dall’altro deve farlo in sinergia con Pulisic, elemento ormai centrale nello scacchiere di Allegri. Ma riuscirà davvero Leao a reinventarsi fuori dalla sua comfort zone? La sensazione è che molto dipenderà dalla sua volontà di crescere e mettersi in discussione.

Atteggiamento e continuità: il vero nodo per Leao

Più che i gol sbagliati, ciò che preoccupa l’ambiente rossonero è l’atteggiamento mentale di Leao. Il suo talento è indiscutibile, ma fatica ancora a rimanere concentrato e determinato per tutti i 90 minuti. Allegri, noto per pretendere massima applicazione, ha già fatto capire che nel suo Milan non c’è spazio per cali di tensione.

Il confronto con compagni più costanti come Rabiot è inevitabile: per restare protagonista, Leao dovrà fare un salto mentale. Basta pause, serve leadership.

Leao è ancora il cuore del progetto Milan?

Infine, resta da chiarire un tema fondamentale nel percorso evolutivo di Leao: è ancora lui il simbolo del Milan? Negli ultimi mesi è sembrato meno centrale rispetto al passato. Meno coccolato, meno “protetto”, e forse per questo anche meno incisivo.

Leao ha tutto per diventare un campione, ma serve fame, disciplina e voglia di primeggiare. Il Milan crede ancora in lui, ma ora tocca a Leao dimostrare di voler essere il volto del progetto, non solo il nome sulla maglia.


Leggi qui l’Editoriale completo su Leao in casa Milan

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Benitez ricorda: «Ci fu contatto con quella big italiana, poi è successa questa cosa»


Benitez tra passato, retroscena e ambizioni: «Juve? Ci fu un contatto, ma…»

Rafa Benitez, uno degli allenatori più vincenti e discussi degli ultimi decenni, è tornato a parlare in occasione del Festival dello Sport di Trento, svelando retroscena, ricordi e riflessioni su alcune tappe fondamentali della sua carriera. Al centro delle sue dichiarazioni, anche un inatteso riferimento alla Juventus, che lo avrebbe cercato ai tempi della sua esperienza al Liverpool.

Benitez e la finale leggendaria di Istanbul

Tra i momenti più iconici della carriera di Benitez c’è sicuramente la storica finale di Champions League del 2005 a Istanbul, vinta dal suo Liverpool contro il Milan in rimonta dopo un clamoroso 3-0. «Ho ancora tifosi del Liverpool che mi dicono che è stata la notte più bella della loro vita – ha raccontato Benitez –. Per arrivare lì abbiamo battuto Juve e Chelsea. Poi quella rimonta incredibile. Due anni dopo, ad Atene, giocammo meglio ma perdemmo. Il calcio è anche questo».

L’Italia di Benitez: Inter, Napoli e il mancato arrivo alla Juve

Parlando del suo passato italiano, Benitez ha ricordato l’esperienza all’Inter con toni amari: «Ho vinto due trofei, ma non mi è piaciuta la gestione del mio addio. Avevo una rosa in difficoltà, tanti over 30, e nessun nuovo acquisto. Anche Moratti, tempo dopo, ammise che fu un errore».

Diverso il tono usato per parlare del suo periodo al Napoli: «Esperienza bellissima. Fin dal primo giorno abbiamo lavorato per cambiare la mentalità. Non mi accontento della metà classifica, io voglio vincere. E il Napoli ha iniziato a pensarla come me».

Poi, l’ammissione sul mancato approdo alla Juventus, che lo lega direttamente al tema del calciomercato passato: «Quando ero al Liverpool, ci furono contatti con la Juve. Ero interessato, ma non è successo. Preferisco non dire il motivo».

Benitez e il futuro: niente Nazionali, solo ambizione

Sul possibile ritorno in panchina, Benitez ha le idee chiare: «Mi ha cercato una Nazionale per i Mondiali, ma non mi piace l’idea di andare solo per partecipare. Io alleno per vincere. Voglio una squadra competitiva».

Infine, un pensiero su Chivu, ex giocatore allenato all’Inter: «Non mi aspettavo diventasse allenatore, ma è intelligente e ha una buona squadra. Farà bene».

Con lucidità e passione, Benitez dimostra di essere ancora pronto per nuove sfide — ma solo dove si può puntare alla vittoria.


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Calciomercato Lazio, ritornerà Milinkovic Savic alla corte biancoceleste? Le ultime


Calciomercato Lazio, l’ombra di Milinkovic-Savic: la Juventus ci prova

Il nome di Sergej Milinkovic-Savic torna a far parlare di sé e, inevitabilmente, rientra nelle discussioni legate al calciomercato Lazio. Anche se il centrocampista serbo ha lasciato la Capitale nell’estate del 2023 per trasferirsi all’Al Hilal, il suo possibile ritorno in Serie A riaccende il dibattito tra i tifosi biancocelesti, soprattutto perché a volerlo è una rivale diretta: la Juventus.

Come riportato da Tuttosport, i bianconeri avrebbero già mosso i primi passi per riportare Milinkovic-Savic in Italia. Nelle scorse settimane è partita una richiesta di informazioni da parte della dirigenza juventina al club saudita, e ora si attende una prima offerta ufficiale che potrebbe arrivare già nel mercato di gennaio.

Il rimpianto biancoceleste

Nel contesto del calciomercato Lazio, Milinkovic-Savic continua a rappresentare un nome pesante, non solo per il valore tecnico, ma anche per l’eredità lasciata. Per anni è stato il faro del centrocampo di Sarri prima, e Inzaghi poi, contribuendo in modo determinante ai successi della squadra, tra cui la vittoria della Coppa Italia e diverse qualificazioni europee.

Il suo addio, seppur inevitabile vista la volontà del giocatore e la ricca offerta arrivata dall’Arabia Saudita, è ancora oggi motivo di riflessione. Il centrocampo della Lazio, orfano della sua fisicità e visione di gioco, non è ancora riuscito a trovare un sostituto dello stesso livello.

Effetti indiretti sul calciomercato Lazio

Se Milinkovic-Savic dovesse davvero approdare alla Juventus, l’effetto domino potrebbe coinvolgere anche la Lazio. In caso di partenza di uno dei centrocampisti bianconeri per far spazio al serbo, potrebbero aprirsi nuove opportunità di mercato per il club di Lotito, alla ricerca di rinforzi soprattutto in mediana.

Inoltre, la mossa della Juventus potrebbe spingere la dirigenza biancoceleste ad accelerare eventuali trattative già impostate per gennaio, in modo da non farsi trovare impreparata davanti a un possibile rafforzamento delle dirette concorrenti per la zona Champions.

Nel complesso, anche senza coinvolgimenti diretti, l’operazione Milinkovic-Savic rappresenta un capitolo che tiene vivo l’interesse attorno al calciomercato Lazio, a conferma di quanto il suo passato nella Capitale sia ancora molto presente.


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Torino, nel mirino Steve Kapuadi: chi è e quanto costa il ‘gigante’ sondato da Vagnati 

Il Torino prepara il blitz per Steve Kapuadi, vediamo chi è il ‘gigante’ sondato da Vagnati, quanto costa e cosa serve per chiudere il colpo 

Inutile girarci intorno, l’avvio di campionato del Torino – oltre da un calendario a dir poco proibitivo nelle sue battute iniziali – è stato seriamente compromesso da una fase difensiva tutt’altro che all’altezza degli impegni affrontati. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: 13 gol incassati nelle prime sei partite, nessuna squadra ha fatto così male nel campionato di Serie A. Una fragilità lapalissiana insomma, che potrebbe aver spinto la dirigenza del club di Via Viotti ad attivarsi con urgenza sul terreno del calciomercato in vista della finestra invernale.

Il profilo carambolato sul taccuino di Davide Vagnati? Ve lo diciamo subito. Come anticipato su X dall’esperto Giacomo Morandin, il direttore tecnico dei piemontesi avrebbe messo a punto un vero e proprio ‘blitz’ in Polonia la scorsa settima. Il motivo di tale operazione avrebbe un nome e cognome ben preciso: Steve Kapuadi. Si tratta di un difensore centrale mancino, classe 1998, attualmente in forza al Legia Varsavia. In molti ricorderanno come il giocatore di origini congolesi, ma con cittadinanza francese, fosse già stato accostato all’ombra della Mole nel corso della passata estate.

Quello di Kapuadi è un profilo che convince: il ventisettenne ha una fisicità imponente (1,94 metri di altezza) e una buona abilità nell’impostazione dal basso: qualità che lo annoverano di diritto tra i difensori più solidi del campionato polacco. Tutte prerogative estremamente preziose insomma, che potrebbero fare precisamente al caso del reparto difensivo di mister Marco Baroni. Formatosi tra Belgio e Slovacchia prima di approdare in Polonia, il difensore ha recentemente rinnovato il contratto con il Legia fino al 2028. Nonostante ciò, il Torino sembrerebbe determinato ad anticipare l’operazione già tra una manciata di mesi.

Il costo del cartellino è stimato intorno ai 4 milioni di euro (cifra non così proibitiva per le casse di Urbano Cairo). L’obiettivo pare chiaro, inserire immediatamente un rinforzo di spessore per correggere il tiro in difesa. Più che una volontà si tratta di un inconfutabile esigenza visto quanto dimostrato finora, le conseguenze – in caso contrario – potrebbero essere irreparabili.

Calciomercato Sassuolo, tutti vogliono Muharemovic! Una big prova fin da subito a trattare


Calciomercato Sassuolo: occhi dell’Inter su Muharemovic, difensore in rampa di lancio

Il calciomercato Sassuolo si accende con una possibile trattativa che coinvolge uno dei giovani più promettenti della rosa neroverde: Nedim Muharemovic. Classe 2003, difensore centrale bosniaco, il suo nome è finito nelle agende dei dirigenti dell’Inter, che ne stanno monitorando con attenzione la crescita e le prestazioni in Serie A.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, l’interesse dei nerazzurri è nato in modo concreto dopo la sfida Inter-Sassuolo, in cui il giovane difensore è stato protagonista di un episodio sfortunato: un’autorete che aveva inizialmente regalato il vantaggio all’Inter. Tuttavia, nonostante l’errore, Muharemovic ha mostrato carattere, lucidità e soprattutto qualità tecniche e fisiche che non sono passate inosservate agli occhi degli osservatori interisti.

Il calciomercato Sassuolo, storicamente attento a valorizzare i talenti emergenti, potrebbe quindi diventare nuovamente centrale nel panorama italiano. Il club emiliano ha spesso rappresentato un trampolino di lancio per giovani calciatori destinati a palcoscenici più prestigiosi, e Muharemovic sembra avere tutte le carte in regola per seguire questo percorso. La sua capacità di giocare con entrambi i piedi, la sicurezza nel gioco aereo e una discreta visione di gioco lo rendono un profilo interessante non solo per l’Inter, ma anche per altri club italiani ed europei.

Al momento, il Sassuolo non ha aperto ufficialmente a una cessione, ma nel prossimo calciomercato invernale potrebbero arrivare offerte concrete. Se l’Inter decidesse di affondare il colpo già a gennaio, i neroverdi potrebbero valutare una cessione con eventuale diritto di recompra o formula con bonus legati alle presenze, opzioni già adottate in passato per altri giovani del vivaio.

Per la squadra emiliana, si tratterebbe di un’ulteriore conferma della bontà del proprio progetto tecnico: valorizzare i talenti e renderli protagonisti nel grande calcio. In un mercato sempre più competitivo, il calciomercato Sassuolo si conferma una fucina di prospetti ambiti anche dalle big del campionato.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’interesse dell’Inter si concretizzerà in un’offerta reale. Nel frattempo, Muharemovic continuerà a difendere i colori neroverdi, consapevole che il suo futuro potrebbe presto cambiare direzione.


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Spalletti sulla Nazionale: «Un sogno realizzato! Ecco dove sbagliai con l’Italia»


Spalletti si racconta: «La Nazionale? Un sogno, ma ho sbagliato anche io»

Luciano Spalletti, ex commissario tecnico della Nazionale italiana, è tornato a parlare della sua esperienza in azzurro in occasione del Festival dello Sport di Trento. Un intervento intenso, nel quale l’allenatore ha toccato temi delicati come l’addio alla Nazionale, il caso Acerbi e le prospettive future dell’Italia verso il Mondiale.

L’addio amaro alla Nazionale

Spalletti non ha nascosto la propria amarezza per come si è conclusa la sua esperienza con la Nazionale: «Avrei preferito non fare una brutta figura. Ho sbagliato nel trasferire troppo del mio amore per il calcio, sovraccaricando i giocatori. In Nazionale serve leggerezza, serve capire come i messaggi arrivano ai calciatori. Io me lo chiedo sempre, ma forse stavolta ho sbagliato le dosi.»

Spalletti ha ammesso che il ruolo di CT richiede un equilibrio diverso rispetto al club: «Le pressioni sono enormi, ma bisogna anche lasciare spazio alla personalità dei giocatori. La musica nello spogliatoio prima delle partite? È parte della loro leggerezza, e io devo imparare ad ascoltare anche con le loro orecchie.»

Il caso Acerbi e la responsabilità

Uno dei passaggi più delicati riguarda il caso Acerbi. Spalletti ha raccontato tutta la vicenda con trasparenza, chiarendo che l’atteggiamento del difensore non è stato quello di chi si assume le responsabilità fino in fondo: «Gli ho detto che il campo aveva parlato per lui, che lo consideravo ancora un leader. Aveva accettato, ma dopo tre giorni mi ha scritto dicendo che non sarebbe venuto più. Le cose non sono andate come lui le ha raccontate.»

Italia e futuro: «Ai Mondiali ci andremo»

Nonostante l’addio, Spalletti continua a credere nel potenziale della Nazionale: «L’Italia andrà ai Mondiali, ne sono sicuro. I giocatori sono forti, Gattuso ha trovato la quadra con due punte. Con Israele ha vinto così. Donnarumma e Di Lorenzo sono top, Bastoni è un grande, Barella può anche fare il regista. Abbiamo 20 calciatori con cui costruire qualcosa di importante.»

Infine, su Pio Esposito, giovane attaccante in crescita, Spalletti ha detto: «È uno che ti dà la sensazione di avere finalmente un padrone dentro l’area.»

Con sincerità e autocritica, Spalletti ha voluto fare chiarezza, dimostrando ancora una volta quanto sia profondo il suo legame con il calcio e con la maglia azzurra.


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Mercato Milan, il sogno per gennaio è lui! Tare al lavoro ma c’è concorrenza, i dettagli

Mercato Milan: il rinforzo dei sogni per l’inverno, Tare in pressing e sfida aperta. Le ultimissime notizie sui rossoneri

Nonostante la ritrovata solidità difensiva che sta garantendo risultati importanti al Milan, in Via Aldo Rossi non si abbassa la guardia. La dirigenza rossonera, infatti, guarda già al mercato di gennaio con l’obiettivo di consegnare a Massimiliano Allegri un nuovo difensore centrale, così da completare la rosa in vista della fase decisiva della stagione.

Il nome in cima alla lista resta quello di Joe Gomez del Liverpool, considerato il profilo ideale. Tuttavia, la complessità dell’operazione spinge il club a valutare piste alternative. In questo senso, Tuttosport rilancia un’ipotesi suggestiva: il ritorno di fiamma per Mario Gila della Lazio. Portato a Roma da Igli Tare, l’ex Real Madrid classe 2000 si è imposto come colonna della retroguardia biancoceleste, guadagnandosi l’attenzione del Milan.

Giovane, con esperienza internazionale e già ben inserito nel contesto della Serie A, Gila rappresenterebbe un innesto ideale per il sistema di Allegri, garantendo duttilità e affidabilità. Inoltre, lo stallo nella trattativa per il rinnovo con la Lazio rende l’affare potenzialmente percorribile.

A complicare i piani rossoneri, però, c’è la concorrenza dell’Inter, che già in estate aveva provato a strappare il difensore alla Capitale. Una nuova sfida di mercato tra le due milanesi sembra dunque all’orizzonte, con gennaio destinato a regalare scintille.

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Italia, Tonali sprona il gruppo: «Dobbiamo avere più fiducia, siamo quelli che rappresentano l’Italia»

Italia, Tonali sprona il gruppo: «In queste partite più che la qualità viene fuori la personalità, e non era facile». Le dichiarazioni

Sandro Tonali, centrocampista del Newcastle ed ex Milan, è intervenuto a Sky dopo Estonia-Italia 1-3. Le sue parole:

PAROLE – «In queste partite più che la qualità viene fuori la personalità, e non era facile. Dobbiamo cercare sempre di non portarci in campo ansie e problemi o altri pensieri, perché non abbiamo bisogno di questo. Dobbiamo scavalcare tutti i problemi che ci siamo creati in passato, non possiamo più sbagliare niente. Stiamo ritrovando confidenza piano piano. Questa è una delle poche volte in cui l’abbiamo gestita bene. Anche negli ultimi 10 minuti quando hanno creato un po’ di casini, noi li abbiamo difesi bene. Siamo venuti per vincere e credo che dopo 10 minuti abbiamo dimostrato la voglia che c’era in campo».

PIO ESPOSITO – «Pio Esposito se lo merita, se un giocatore viene in Nazionale, si impegna al 100% e riesce a fare gol è giusto che si meriti l’applauso dei giocatori. Quando uno è forte forte e si impegna si merita tutto».

BARELLA – «Ci troviamo bene, lavoriamo insieme e quello che non fa l’uno lo fa l’altro. Non ci sono problemi tra di noi, non c’è la non voglia di correre e credo che tutto il lavoro che c’è da fare lo facciamo noi».

MIGLIORAMENTI – «Abbiamo migliorato tante cose, non siamo perfetti in niente ma abbiamo migliorato diversi aspetti. È giusto ricordarsi dov’eravamo due mesi fa, ma è giusto ricordare anche che possiamo vincere con tutti. Dobbiamo avere più fiducia, siamo quelli che rappresentano l’Italia».

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Torino Napoli, Baroni tenta il recupero last minute: un titolare può tornare dall’infortunio

Torino Napoli, Baroni ora tenta un recupero last minute, un titolare granata può tornare dall’infortunio proprio contro i partenopei

La prima della classe contro la sedicesima: Torino Napoli sembra assumere tutte le sembianze, almeno a primo impatto, di uno degli incontri dal risultato più ‘prevedibile’ nel novero di quelli offerti dal settimo turno del campionato di Serie A. Eppure, nonostante non goda dei favori del pronostico, mister Marco Baroni ha tutte le intenzioni di ribaltare le aspettative. Sabato 18 ottobre alle 18 in punto, i granata ospiteranno i Campioni d’Italia in carica tra le mura amiche. Una sfida che tanto potrà dire sullo stato di salute di Simeone e compagni, chiamati a mettere in scena una prova degna di nota dopo un inizio di campionato fatto di alti (pochi) e bassi (tanti). 

Da domani, l’ex mister di Lazio, Verona e Lecce, tornerà ad allenarsi tra le mura dello Stadio Filadelfia, proprio con l’obiettivo di preparare la gara contro la compagine partenopea. Gli occhi saranno rivolti verso il campo di allenamento certo, ma anche verso l’infermeria, dove il mister spera di recuperare un tassello prezioso per il proprio arsenale. Di chi si tratta? Semplice, di Ardian Ismajli. Il difensore è reduce da un infortunio muscolare accusato nella gara contro il Parma (nulla di estremamente grave, una distrazione muscolare alla coscia destra) e ha già saltato l’ultima trasferta nella Capitale contro i biancocelesti. Per lui si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo in vista di sabato. Il ventinovenne kosovaro naturalizzato albanese è arrivato in estate dall’Empoli e, in poco meno di due mesi, ha già palesato la propria importanza nell’economia della difesa dei piemontesi. 

Insomma, Torino Napoli sarà l’ultimo capitolo di un inizio di calendario a dir poco proibitivo per i piemontesi, prima di navigare in acque (almeno sulla carta) più alla portata. «Io sono tranquillissimo, ho tirato qualche imprecazione quando ho visto il calendario. Trovare sei delle prime sette della classe nelle prime sette giornate non è il massimo», ha spiegato Baroni nel merito ai margini del match con la Lazio (il tecnico inoltre ha già affrontato Inter, Fiorentina, Roma e Atalanta). E ancora: «Ma nelle difficoltà ci sono delle opportunità e ci rinforzeranno nella conclusione di questa squadra». Ora tra le mura amiche – in un clima che si preannuncia infuocato dalla contestazione verso il patron Urbano Cairo – urge una reazione, ora Ismajli tenta il tutto per tutto.

Milinkovic-Savic Juve, il sogno di gennaio! L’affare è possibile ma solo con un sacrificio enorme. Le cifre e il retroscena

Milinkovic-Savic Juve: l’affare di gennaio passa da un sacrificio. E c’è un indizio che lo spinge lontano dall’Arabia

Secondo quanto riportato da Tuttosport, la Juventus ha già tracciato le linee guida per il mercato invernale: l’obiettivo è rinforzare la rosa con un esterno destro e, soprattutto, con un centrocampista di spessore. In cima alla lista dei desideri spunta un nome che evoca ricordi e suggestioni: Sergej Milinkovic-Savic.

L’ex colonna della Lazio, oggi all’Al-Hilal, si avvicina alla scadenza del suo ricchissimo contratto e, al momento, non sembrano esserci trattative per un rinnovo. Nonostante si trovi bene in Arabia, complice anche la presenza del suo mentore Simone Inzaghi, il “Sergente” non ha mai nascosto la voglia di tornare in Europa. L’idea di rimettersi in gioco in Serie A, campionato che conosce alla perfezione, lo intriga non poco. La Juventus, che finora si è limitata a raccogliere informazioni, potrebbe presto passare a un’azione più decisa, qualora si aprisse uno spiraglio per un addio anticipato all’Arabia Saudita.

Il nodo cruciale resta però l’aspetto economico. Milinkovic-Savic percepisce circa 20 milioni di euro netti a stagione, una cifra fuori portata per i bianconeri. Per liberarsi già a gennaio, il centrocampista dovrebbe rescindere l’attuale contratto, rinunciando a circa metà del suo stipendio annuale, vale a dire 10 milioni di euro. Un sacrificio enorme, difficile anche solo da compensare con un futuro accordo a Torino.

La decisione, dunque, è tutta nelle mani del giocatore: continuare a guadagnare cifre astronomiche in un campionato meno competitivo, oppure accettare una sfida di prestigio in Europa, con un ingaggio importante ma lontano dagli standard arabi. Le prossime settimane chiariranno se il “Sergente” è pronto a compiere questa scelta di vita.

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Pio Esposito incoronato da Gattuso: «Con lui mi sbilancio, dico che…»

Pio Esposito fa impazzire Gattuso: «Con lui mi sbilancio, dico che…». L’attaccante dell’Inter ha completamente conquistato il ct

Una notte da ricordare, un’investitura che suona come una profezia. La partita contro l’Estonia ha segnato il primo, indimenticabile gol con la maglia della Nazionale maggiore per il giovane Francesco Pio Esposito. Ma a rendere la serata ancora più speciale sono state le parole del CT, Gennaro Gattuso, che nel post-partita ha tessuto un elogio sperticato e appassionato per il talento dell’Inter, quasi un’incoronazione in diretta.

Gattuso, che ha avuto il coraggio di lanciarlo nella mischia nel secondo tempo, ha parlato non solo del giocatore, ma soprattutto dell’uomo, scommettendo a occhi chiusi sul suo futuro.

Le parole di Gattuso su Pio Esposito

«Pio Esposito si merita tutto, va su ogni pallone come se fosse il pallone della vita, difende e corre come un centrocampista, ha una qualità incredibile, quando stoppa palla e viene a legare sbaglia pochissimo e in più ti dà pure quantità. C’è poco da dire, è un ragazzo molto serio e si fa voler bene. Sono sicuro che la capoccia non la perde, – ha aggiunto col sorriso – ci scommetto su questo, ne sono sicuro. Deve continuare, può migliorare solo con il lavoro. Ha disciplina, voglia e rispetto. Ora sta a noi dargli le possibilità e sta a lui farsi trovar pronto. La dote principale è l’umiltà, si fa volere bene. È un ragazzo atipico per l’età – ha precisato il ct -. Quando hai queste componenti è tutto più facile. Meraviglia la tecnica, quando viene a legare è difficile marcarlo: è tanta roba. Sono sicuro, mi sbilancio: difficile che si monti la testa o abbia atteggiamenti negativi. Sembra un trentenne per come ragiona, come si allena, per quello che fa. Tantissima roba questo, come tutti avrà momenti no, spero meno possibili. Lavora, sta zitto, pedala, ha voglia di migliorare. Tanta roba».

L’analisi di Gattuso è un plebiscito. Il CT non elogia solo il talento tecnico, ma soprattutto la fame, l’umiltà e l’etica del lavoro del giovane attaccante. Lo descrive come un giocatore totale, che unisce la qualità nel legare il gioco a una quantità di corsa e sacrificio “da centrocampista”. Ma è sulla sua maturità che Gattuso si sbilancia, definendolo “un trentenne” per mentalità e paragonandolo a un professionista già formato. Una dichiarazione d’amore calcistico, una scommessa sul futuro di un ragazzo che, secondo il suo CT, ha tutto per diventare un pilastro del calcio italiano.

Ventola: «La mia carriera stroncata da un infortunio, Baldini non mi ha ancora chiesto scusa. Con Vieri non ci salutiamo»

Ventola: «La mia carriera stroncata da un infortunio, Baldini non mi ha ancora chiesto scusa. Con Vieri non ci salutiamo». L’intervista

L’ex attaccante Nicola Ventola, oggi apprezzato e irriverente commentatore nel trio con Adani e Cassano, ha concesso un’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport.

Nel suo racconto, un’analisi a 360 gradi che spazia dalla sua carriera da calciatore al suo nuovo ruolo di opinionista di successo. Di seguito, i passaggi più interessanti.

Dieci operazioni al ginocchio, un anno di inattività. Ventola, cos’è che ci siamo persi di lei? 
«Chi mi ha visto a 18 anni, da Cassano a Buffon, da Totti a Pirlo, è sempre rimasto impressionato dalla mia corsa. Partivo da dietro e arrivavo in porta dozzine di volte, come un treno. Ma una volta perse queste qualità mi sono dovuto adattare. E ho perso molto, se non tutto, della mia forza».

 Nel 1998 la voleva mezza Italia. 
«Inter e Roma mi offrivano lo stesso ingaggio, Totti mi chiamava tutti i giorni, ma scelsi i nerazzurri per Ronaldo. Parlai pure con Milan, Juve, Monaco e con Vialli, che all’epoca era al Chelsea. Gianluca chiamò a casa, rispose mia madre, quando mi disse che c’era ‘“il signor Vialli’ al telefono risposi mandandolo a quel paese. Cavolo, era lui…».

Il primo infortunio come fu? 
«Tremendo. Ero all’apice, poi il crociato saltò in Empoli-Bari per un fallaccio di Daniele Baldini, che dopo 25 anni non mi ha ancora chiesto scusa. Rientrai contro l’Inter e segnai».

Con suo padre trattava i rinnovi con Matarrese. 
«A 18 anni non avevo un agente, papà mi diceva di non parlare e di far fare a lui. Quando il presidente disse una cifra accettai subito. Papà era incazzato nero, Matarrese rideva. Sembrava Lino Banfi».

Un flash su Ronaldo? 
«Siamo fratelli. Una volta andai in Brasile e all’aeroporto nessuno mi controllò il passaporto. ‘Io qui come Papa a Roma’, rispose».

Lo scudetto perso il 5 maggio è il rimpianto più grande? 
«Sì, insieme al non aver debuttato in Nazionale. Tutti ricordano la Lazio, ma noi lo buttammo via prima. Mentalmente avevamo vinto: ci eravamo portati le maglie, le telecamere. Ricordo le lacrime di Ronie e quelle dei tifosi all’aeroporto. Ci chiedemmo: ‘Ma perché a noi?’». 

Ma è vero che il giorno dopo Gresko fu salvato dalla polizia? 
«Certo. Le persone l’avevano assalito».

E l’Italia, invece? 
«Avrei dovuto debuttare contro la Spagna, novembre 1998. Zoff me l’aveva promesso. Prima, però, ci fu Inter-Samp: guadagnai due rigori, ma al secondo cascai male e saltò il legamento. E anche il treno azzurro. L’avrei meritato».

Ma l’amicizia con Vieri le manca? Dopo il litigio che causò lo scioglimento della Bobo Tv non vi siete più parlati.
«Quando si interrompe un legame di 25 anni è sempre un peccato. Quando ci incontriamo non ci salutiamo. Ma io, da uomo pacifico, dico che il tempo curerà le ferite».

De Bruyne diventa un caso in Belgio: Rudi Garcia al centro della polemica

De Bruyne diventa un caso in Belgio: Rudi Garcia al centro della polemica. Secondo alcuni opinionisti in Nazionale gioca da terzino

Angeli e demoni, due facce della stessa, immensa, classe. La sosta per le nazionali sta mostrando il doppio volto di Kevin De Bruyne: da un lato lo “splendido angelo azzurro”, trascinatore del Napoli di Conte; dall’altro un “diavolo rosso” del Belgio, invischiato in una serata difficile e carica di polemiche. Ne scrive il Corriere dello Sport.

Il palcoscenico della delusione è stato Gand, dove il suo Belgio non è andato oltre un deludente 0-0 contro la Macedonia del Nord del suo compagno di club, Elmas. Un pareggio che ha frenato la corsa dei belgi verso il Mondiale e che ha scatenato una bufera mediatica sul CT, Rudi Garcia. L’ex tecnico del Napoli è stato preso di mira per le sue scelte, in particolare per il mancato utilizzo di Batshuayi. In questo clima di confusione tattica, anche la prestazione di De Bruyne è finita sotto la lente d’ingrandimento, con alcuni opinionisti che ne hanno criticato la posizione troppo arretrata, quasi da terzino sinistro.

Una serata da incubo, che stride in modo assordante con le sue ultime, scintillanti, esibizioni in maglia azzurra. Con il Napoli, infatti, De Bruyne è stato un leader assoluto, il faro del gioco di Antonio Conte. Contro lo Sporting Lisbona ha servito due assist al bacio per la doppietta di Højlund, mentre contro il Genoa è stato tra i protagonisti della rimonta.

Il contrasto è evidente: a Napoli, KDB è il centro di un progetto tecnico chiaro e vincente; in nazionale, sembra soffrire l’incertezza di una squadra che non riesce a trovare la quadra. I tifosi del Napoli osservano e si godono il loro campione, con la speranza che torni presto a Castel Volturno, dove il suo talento viene esaltato e non messo in discussione.

L’Italia si qualifica ai playoff se: cosa serve per proseguire la rincorsa al Mondiale

L’Italia si qualifica ai playoff se: cosa serve per proseguire la rincorsa al Mondiale. La Norvegia ha ormai blindato il primo posto nel girone

La strada verso il Mondiale 2026 si è delineata per l’Italia di Gennaro Gattuso. La roboante vittoria per 5-0 della Norvegia contro Israele ha, di fatto, blindato il primo posto nel girone per la squadra di Haaland. A causa di una differenza reti ormai incolmabile (+26 per i norvegesi contro il +7 degli Azzurri), la qualificazione diretta è un’impresa quasi impossibile.

L’obiettivo realistico per l’Italia, ora, è assicurarsi il secondo posto, che garantirebbe l’accesso ai playoff da testa di serie. La partita che deciderà gran parte del destino degli Azzurri è quella di martedì prossimo, 14 ottobre, al Bluenergy Stadium di Udine contro Israele. Un avversario ostico, già battuto a fatica per 5-4 in una folle partita d’andata.

Gli scenari per la qualificazione ai playoff sono chiari e non ammettono passi falsi.

  • In caso di vittoria contro Israele, l’Italia sarebbe aritmeticamente seconda, chiudendo i conti con due turni d’anticipo e potendo gestire con più serenità le sfide di novembre.
  • In caso di pareggio, invece, la corsa rimarrebbe aperta. Agli Azzurri servirebbe conquistare almeno un altro punto nelle ultime due partite in programma a novembre, contro la Moldavia (in trasferta) e la Norvegia (in casa), per avere la certezza matematica del secondo posto.

La missione, dunque, è chiara: battere Israele a Udine per evitare un finale di girone ad altissima tensione. La qualificazione non è in discussione, ma l’Italia non vuole più correre rischi.

Infortunio Cagliari, cresce l’attesa per il ritorno in campo di Mina: gli aggiornamenti

Infortunio Cagliari: Mina ai box: i rossoblù attendono il rientro del difensore colombiano. Le novità sul recupero

Il Cagliari di Fabio Pisacane guarda già al prossimo impegno di campionato contro il Bologna, in programma domenica 19 ottobre alle ore 15:00 all’Unipol Domus, valido per la 7ª giornata di Serie A. La squadra rossoblù sta intensificando la preparazione con l’obiettivo di arrivare al meglio alla sfida e mettere in campo tutte le proprie qualità. Il tecnico continua a lavorare sia sulla condizione fisica dei giocatori sia sull’intesa tra i reparti, con l’intento di schierare una formazione competitiva contro gli emiliani.

Negli ultimi allenamenti, il gruppo ha alternato esercitazioni tattiche, possesso palla e lavori mirati per affinare le fasi difensiva e offensiva. Pisacane punta a costruire una squadra equilibrata e determinata, consapevole della pericolosità del Bologna nelle ripartenze e della qualità dei suoi interpreti in ogni zona del campo.

Un tema centrale resta il recupero di Yerry Mina. Il difensore colombiano, leader della retroguardia rossoblù, sta seguendo un percorso di terapie specifiche per superare il problema fisico che lo ha tenuto ai box. Non è ancora certa la data del suo rientro, ma lo staff medico conferma che il recupero procede secondo i piani. La sua presenza sarebbe fondamentale per restituire solidità e sicurezza al reparto arretrato.

Pisacane e il suo staff monitorano costantemente la condizione dei singoli, calibrando i carichi di lavoro in base alle esigenze individuali. L’obiettivo è presentarsi all’appuntamento con una squadra pronta, motivata e concentrata, capace di conquistare punti preziosi per la classifica. I tifosi rossoblù attendono con entusiasmo il ritorno di Mina e della squadra al completo, pronti a spingere i propri beniamini in una sfida che potrebbe rivelarsi cruciale per la stagione.

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Parma, l’amichevole col Monza offre nuovi spunti: Cuesta valuta il cambio modulo?

Parma, l’amichevole col Monza regala indicazioni: Cuesta pensa a un nuovo modulo? Tutti i dettagli

Il test amichevole tra Parma e Monza ha fornito indicazioni preziose per l’allenatore crociato Carlos Cuesta, tecnico spagnolo noto per la sua attenzione alla fase tattica e alla valorizzazione dei giovani. Nonostante il risultato non fosse l’obiettivo principale, la partita ha rappresentato un banco di prova utile per valutare la condizione della squadra e sperimentare nuove soluzioni in vista del campionato di Serie A.

Le indicazioni dal campo

Il Parma ha mostrato buone trame di gioco, ma anche alcune difficoltà nella gestione della fase difensiva. Proprio per questo Cuesta starebbe pensando a un cambio di modulo, passando dal consueto 4-3-3 a un sistema più equilibrato, come il 3-5-2. L’obiettivo è garantire maggiore solidità dietro e sfruttare meglio le caratteristiche degli attaccanti a disposizione.

Tra i protagonisti dell’amichevole si è distinto Cutrone. Buone risposte anche da Ordonez, esterno offensivo, che ha messo in mostra velocità e capacità di saltare l’uomo. In difesa, invece, qualche incertezza di troppo ha spinto lo staff tecnico a riflettere su possibili correttivi.

Prospettive per il campionato

Con la Serie A che entra nel vivo, il Parma punta a consolidare la propria identità e a trovare continuità di risultati. L’amichevole con il Monza, ha evidenziato come la squadra emiliana abbia margini di crescita ma necessiti di maggiore equilibrio tra i reparti.

In vista delle prossime sfide, Cuesta dovrà decidere se confermare il sistema di gioco tradizionale o se inaugurare un nuovo assetto tattico. Una scelta che potrebbe rivelarsi decisiva per il prosieguo della stagione e per le ambizioni del Parma in Serie A.

Lazio in ansia: stop per Castellanos! Sarri rischia un altro forfait pesante

Lazio, tegola Castellanos? Il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri vede allungarsi la lista degli infortunati, i dettagli

Un nuovo infortunio complica i piani di Maurizio Sarri. A fermarsi questa volta è Valentín Castellanos, punto di riferimento al centro dell’attacco biancoceleste. L’argentino ha accusato un problema muscolare durante la seduta di allenamento e nelle prossime ore sarà sottoposto ad accertamenti per chiarire l’entità dello stop. Il timore, però, è che si tratti di una lesione che potrebbe tenerlo lontano dal campo per circa venti giorni.

Per l’allenatore si tratta di una perdita pesante: dopo l’assenza dell’esterno titolare del tridente, ora rischia di dover rinunciare anche al suo centravanti. A Formello gli allenamenti riprenderanno martedì pomeriggio, con grande attenzione rivolta alle condizioni di Castellanos.

La lista degli indisponibili resta comunque lunga: Zaccagni, Dele-Bashiru, Marusic e Pellegrini sono ancora ai box. Una nota positiva arriva invece da Vecino, che si è riaggregato al gruppo. Da martedì scatteranno i test decisivi per valutare il suo possibile ritorno tra i convocati.

Fiorentina, Pioli al lavoro per la sfida contro il Milan! Fagioli cerca riscatto con Allegri: le ultime novità

Verso Fiorentina Milan: Pioli intensifica la preparazione, Fagioli pronto a rilanciarsi con Allegri. Le ultimissime

Il calcio italiano vive giornate intense in vista dei prossimi impegni di campionato. Da una parte Stefano Pioli, allenatore della Fiorentina noto per la sua capacità di valorizzare i giovani e dare equilibrio tattico alla squadra, lavora senza sosta per preparare i rossoneri alle prossime sfide decisive. Dall’altra, Nicolò Fagioli, centrocampista della Fiorentina classe 2001, cerca il riscatto.

Pioli al lavoro

La Fiorentina si trova in una fase delicata della stagione. Pioli, reduce da stagioni importanti culminate con lo scudetto rossonero del 2022, sta cercando di ritrovare continuità nei risultati con la viola L’obiettivo è mantenere la squadra competitiva sia in Serie A e in Europa, puntando su un mix di esperienza e giovani talenti.

Il tecnico emiliano lavora su intensità e compattezza difensiva, consapevole che la solidità del reparto arretrato sarà determinante per affrontare al meglio le prossime sfide.

Fagioli e la fiducia di Pioli

Sul fronte viola, l’attenzione è rivolta a Nicolò Fagioli. Il centrocampista, cresciuto nel vivaio bianconero, ha vissuto momenti difficili ma ora punta a rilanciarsi. Pioli, allenatore pragmatico e abile nel gestire le pressioni, sembra intenzionato a concedergli nuove opportunità. La sua visione di gioco e la capacità di inserirsi tra le linee potrebbero rivelarsi armi preziose.

Il ritorno in campo di Fagioli rappresenta non solo una chance personale, ma anche un segnale importante per la squadra, che ha bisogno di nuove energie e idee a centrocampo.

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Napoli, occasione per Neres: contro il Torino può arrivare la svolta

Napoli, Neres alla prova del Toro: l’occasione giusta per la svolta. Conte valuta l’esterno per la prossima partita di Serie A

Il Napoli si prepara a una sfida delicata contro il Torino, in programma sabato allo stadio Maradona, e tra i protagonisti più attesi c’è David Neres, esterno offensivo brasiliano classe 1997, arrivato in estate dall’Ajax con grandi aspettative. Dopo un avvio di stagione caratterizzato da alti e bassi, l’ex talento dell’Ajax e dello Shakhtar Donetsk potrebbe avere finalmente l’occasione di mettersi in mostra dal primo minuto.

Neres, talento in cerca di rilancio

Neres è un giocatore dotato di grande tecnica, dribbling e velocità, capace di accendere la manovra offensiva con giocate imprevedibili. Finora, però, il suo impatto in maglia azzurra è stato limitato da qualche problema fisico e da una concorrenza agguerrita sulle fasce. La partita contro il Torino rappresenta quindi un banco di prova importante per dimostrare di poter diventare un punto fermo nello scacchiere tattico del Napoli.

Obiettivo rilancio

Per il Napoli, la sfida di sabato può segnare un punto di svolta. Un’eventuale prestazione convincente di Neres darebbe nuova linfa al reparto offensivo e offrirebbe a Conte una soluzione in più per il prosieguo della stagione. L’esterno brasiliano, che a 26 anni è nel pieno della maturità calcistica, ha tutte le carte in regola per diventare un protagonista in Serie A. Lo riporta La Repubblica.

Inter, la rivoluzione silenziosa di Chivu: meritocrazia e partecipazione per rilanciare i nerazzurri

Inter, ecco la cura del nuovo tecnico Cristina Chivu: la ricetta che ha cambiato il volto della squadra

La “rivoluzione soft” avviata da Cristian Chivu all’Inter comincia a dare frutti tangibili. Dopo le due sconfitte consecutive contro Udinese e Juventus, la squadra ha cambiato passo, ritrovando compattezza, intensità e soprattutto risultati. Come evidenziato da La Gazzetta dello Sport, il nuovo tecnico nerazzurro ha introdotto un approccio più moderno e partecipativo, capace di coinvolgere l’intero gruppo e di rompere con le abitudini consolidate della precedente gestione.

Formazioni a sorpresa La novità più evidente riguarda la gestione dell’undici titolare. Se fino a poco tempo fa la formazione era quasi scontata, oggi nemmeno Lautaro Martínez e i senatori hanno la certezza di partire dall’inizio. Chivu comunica la formazione solo tre ore prima del fischio d’inizio, una scelta precisa per mantenere alta la concentrazione e stimolare una sana competizione interna. Nessuno è intoccabile, tutti devono sentirsi in gioco.

Sostituzioni senza copione Altro punto cardine è la gestione dei cambi. Addio agli schemi rigidi: le sostituzioni dipendono esclusivamente dall’andamento della partita. Non è automatico che un ammonito venga sostituito, né che le rotazioni seguano un copione prestabilito. L’obiettivo è valorizzare ogni elemento della rosa e far percepire a tutti un ruolo centrale nel progetto.

Un gruppo più unito Federico Dimarco, che aveva espresso il desiderio di incidere per tutti i 90 minuti, è diventato il simbolo di questa nuova mentalità. Chivu alterna i suoi uomini con equilibrio, consapevole che tra Serie A, Champions League e Coppa Italia ci sarà spazio per tutti. Anche i piccoli episodi di tensione – come il malumore di Dumfries dopo una sostituzione anticipata – vengono letti come segnali di fame e competitività.

Il risultato La “rivoluzione tranquilla” di Chivu sta trasformando l’Inter in una squadra più flessibile, unita e pronta a reagire. Una gestione moderna, fondata su meritocrazia e partecipazione, che ha restituito ritmo, fiducia e convinzione. I risultati delle ultime settimane lo confermano: i nerazzurri sono tornati a correre e, soprattutto, a credere nel proprio allenatore.

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Modric Milan, il campione eterno: i rossoneri pensano al rinnovo. C’è una tentazione forte in vista di fine stagione…

Modric Milan, il rinnovo con i rossoneri adesso diventa un’ipotesi concreta. Scenario caldo per il futuro

Luka Modrić continua a dimostrare che l’età, per lui, è davvero solo un numero. A 40 anni, il fuoriclasse croato resta un punto di riferimento imprescindibile sia per il Milan che per la sua Nazionale. Nel pareggio di lunedì a Praga, il numero 14 rossonero ha disputato tutti i 90 minuti, portando a oltre 600 il totale dei minuti giocati in questo avvio di stagione tra club e Croazia.

La selezione balcanica non intende rinunciare al suo faro a centrocampo, così come il Milan, che lo ha schierato in 7 delle prime 8 gare stagionali. La sua longevità, unita a una classe cristallina, rappresenta un valore inestimabile nello scacchiere di Massimiliano Allegri.

Futuro rossonero: l’opzione 2027

Il contratto firmato in estate lega Modrić al Milan fino al termine della stagione, ma con un dettaglio non trascurabile: un’opzione di rinnovo fino al 30 giugno 2027. Una clausola che apre scenari concreti e che, alla luce delle prestazioni del croato, appare sempre più come una possibilità reale.

In via Aldo Rossi si vive il presente, godendosi il privilegio di avere in squadra un campione di questa portata, ma allo stesso tempo si comincia a sognare un futuro ancora a tinte rossonere. Se il rendimento resterà su questi livelli, l’estensione del contratto diventerà non solo auspicabile, ma quasi inevitabile.

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Yildiz incanta con la Turchia: doppietta e spettacolo. La Juve sorride davanti ai numeri da leader

Yildiz, notte da protagonista con la Turchia: due gol e una prestazione totale. La Juventus raccoglie segnali incoraggianti

Kenan Yildiz ha vissuto una notte da protagonista assoluto, confermando – se mai ce ne fosse ancora bisogno – il suo status di talento generazionale. Con la maglia della Turchia, il gioiello bianconero ha trascinato la nazionale di Vincenzo Montella al travolgente 6-1 contro la Bulgaria, firmando una doppietta spettacolare e conquistando la scena.

Schierato titolare e rimasto in campo per 63 minuti, Yildiz ha messo a ferro e fuoco la difesa avversaria con una precisione letale: due tiri, due conclusioni nello specchio, due gol. Un cinismo glaciale da vero predatore d’area, premiato con la standing ovation al momento della sostituzione.

Ma la sua partita non si è limitata alla finalizzazione. Classe 2005, fantasista e leader tecnico, Yildiz è stato il fulcro di ogni azione offensiva: 8 dribbling tentati, 4 riusciti, costante spina nel fianco per i difensori bulgari. Alla qualità ha unito solidità fisica, vincendo il 50% dei duelli a terra (6 su 12), segnale di una crescita anche sul piano della resistenza e della forza.

Con 38 tocchi e un’accuratezza nei passaggi dell’88%, ha gestito il pallone con la maturità di un veterano, pur pagando qualcosa in termini di palloni persi (10), inevitabile conseguenza del suo stile di gioco sempre votato al rischio e alla giocata decisiva.

Una prestazione sontuosa, che fa sognare i tifosi turchi e regala a Igor Tudor un Yildiz ancora più consapevole della propria forza, pronto a brillare anche al ritorno in bianconero.

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