Pagina 604 – Calcio News 24

Dybala Roma, rinnovo sempre più complicato: la firma arriverà solo in un caso

Dybala, il futuro resta un’incognita: la Roma riflette sul rinnovo della Joya. E nel corso delle prossime settimane sono attese novità

Il grande tema in casa Roma si chiama Paulo Dybala. La stella argentina è entrata da luglio nell’ultimo anno di contratto con il club giallorosso e il suo futuro rappresenta uno dei dossier più delicati sulla scrivania della dirigenza capitolina. L’attaccante, arrivato a parametro zero nell’estate 2022, guadagna 7 milioni di euro netti a stagione, una cifra che con il lordo e le imposte supera i 13 milioni. Un investimento importante per la Roma, che fa di Dybala il giocatore più pagato dell’intera rosa, ben sopra gli altri big come Mancini, Pellegrini, Hermoso e Bailey, che si fermano a circa 6,5 milioni lordi.

Il nodo principale riguarda proprio il peso economico del contratto. La Roma, alle prese con la necessità di ridurre il monte ingaggi per rispettare i parametri finanziari imposti dall’UEFA, deve decidere se e come prolungare l’accordo con Dybala. Allo stesso tempo, c’è la consapevolezza che rinunciare a un calciatore del suo calibro potrebbe indebolire il progetto tecnico. Il club sta valutando una possibile proposta di rinnovo con cifre rimodulate o legate a obiettivi sportivi, ma molto dipenderà anche dalla volontà del giocatore e dalle sue condizioni fisiche.

Negli ultimi mesi, infatti, Dybala ha dovuto fare i conti con diversi problemi muscolari che ne hanno limitato la continuità. Quando è in campo, però, la sua qualità è in grado di fare la differenza: visione di gioco, dribbling, fantasia e capacità di finalizzare sono elementi che rendono la Joya un talento unico nella Serie A. Non a caso, ogni volta che è mancato, la Roma ha mostrato una flessione significativa in termini di creatività offensiva.

Sul fronte mercato, le voci non mancano. Alcuni top club europei monitorano la situazione, consapevoli che, senza un rinnovo, Dybala potrebbe diventare un’occasione a parametro zero nella prossima estate. Tuttavia, l’argentino ha più volte manifestato il suo attaccamento alla Roma e alla città, sottolineando di trovarsi bene nell’ambiente giallorosso.

La società dovrà quindi trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e ambizione sportiva. La decisione sul futuro di Dybala sarà cruciale per definire le strategie della Roma: trattenere la Joya significherebbe puntare ancora sulla qualità e sull’esperienza, ma a costi che il club dovrà essere certo di poter sostenere. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Circati Parma, addio a gennaio? Il difensore ha deciso: i dettagli

Circati, futuro in crescita: il difensore del Parma sogna un top club e racconta la sua rinascita dopo l’infortunio. Ecco le ultime notizie

Alessandro Circati, giovane difensore australiano del Parma, continua a essere uno dei prospetti più interessanti della Serie A e del calcio internazionale. Durante la conferenza stampa di presentazione della sfida amichevole tra i suoi Socceroos e gli Stati Uniti, il numero 39 crociato ha parlato del proprio percorso di crescita, del futuro e del difficile recupero dall’infortunio che lo aveva tenuto lontano dai campi per diversi mesi. Le sue parole testimoniano maturità, ambizione e grande determinazione.

Le prestazioni di Circati con la maglia del Parma non sono passate inosservate: diversi club, sia italiani che stranieri, hanno già messo gli occhi su di lui in vista della prossima stagione. Tuttavia, il difensore preferisce mantenere i piedi per terra, senza lasciarsi distrarre dalle voci di mercato. «Il mio sogno è quello di giocare per un top club in un campionato di alto livello — ha dichiarato Circati —. Non so dove potrò arrivare, ma lavoro ogni giorno per meritarmi una grande opportunità».

Il classe 2003, nato a Fidenza ma cresciuto calcisticamente tra Italia e Australia, ha anche parlato del percorso di recupero dopo la rottura del legamento crociato anteriore che lo aveva colpito nella scorsa stagione. «È passato circa un anno dall’intervento — ha raccontato Circati — e oggi mi sento benissimo. Ogni giorno guadagno più fiducia, fisicamente e mentalmente. Quell’esperienza mi ha insegnato molto, mi ha reso più forte e più consapevole di ciò che voglio diventare come calciatore e come uomo».

Nel corso dell’incontro con i media, Circati ha poi analizzato anche l’inizio di stagione del Parma, sottolineando come il gruppo stia ancora trovando la giusta identità dopo i tanti cambiamenti estivi. «Abbiamo venduto giocatori importanti e ne sono arrivati di nuovi. Serve tempo per costruire la migliore versione del Parma. Stiamo lavorando duramente con il nuovo allenatore, che ha portato idee fresche e un approccio moderno. Sappiamo che sarà un percorso lungo, ma vogliamo farci trovare pronti».

Infine, il difensore australiano ha speso parole di stima per l’ex compagno Sohm, ora alla Fiorentina, definendolo «un professionista serio e di grande rendimento».

Con la testa già alla prossima partita e gli occhi puntati sul futuro, Circati continua a dimostrare di essere non solo un talento promettente, ma anche un leader silenzioso destinato a crescere ancora. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Milan, il polpaccio di Rabiot preoccupa Allegri: dalla Francia arriva questa notizia

Milan, sospiro di sollievo per Rabiot: niente rischio con la Francia dopo il colpo al polpaccio. Il centrocampista è atteso a Milano nelle prossime ore

Buone notizie per il Milan e per Massimiliano Allegri: Adrien Rabiot, impegnato con la nazionale francese, non dovrebbe aver riportato nulla di grave dopo il colpo al polpaccio accusato negli ultimi giorni. Il centrocampista rossonero, che ha saltato la gara tra Francia e Islanda, è rimasto precauzionalmente in panchina, ma la sua esclusione sembra dettata più dalla prudenza dello staff tecnico transalpino che da un vero e proprio infortunio.

Il commissario tecnico Didier Deschamps aveva anticipato la situazione già in conferenza stampa alla vigilia della partita, spiegando: “Rabiot non si è allenato per precauzione, ha ricevuto un colpo al polpaccio e bisogna lasciargli un po’ di tempo per recuperare”. Parole che hanno rassicurato i tifosi del Milan, preoccupati per le condizioni del loro centrocampista, da poco tornato protagonista in maglia rossonera dopo un ottimo inizio di stagione.

Durante la partita contro l’Islanda, le telecamere hanno inquadrato Rabiot seduto in panchina accanto allo staff francese, vestito con tuta, parka e scarpe da ginnastica, segno evidente che non fosse previsto alcun suo impiego. Tutti gli altri componenti della squadra, inclusi i possibili sostituti, hanno invece preso parte al riscaldamento pre-gara. Un dettaglio che conferma la scelta della Francia di non rischiare il giocatore del Milan, preferendo garantirgli un pieno recupero in vista dei prossimi impegni.

Secondo quanto riportato da L’Équipe, Rabiot nella giornata precedente si era limitato a svolgere un leggero lavoro differenziato con il preparatore fisico Cyril Moine, senza partecipare alla seduta collettiva. Nessun allarme particolare, quindi, ma solo una gestione oculata per evitare complicazioni muscolari che potrebbero pesare sul calendario fitto di impegni tra club e nazionale.

Per il Milan, che si prepara a tornare in campo dopo la sosta, la notizia rappresenta un vero e proprio sollievo. Allegri conta molto sull’esperienza e sulla capacità di equilibrio tattico del centrocampista francese, elemento chiave del progetto rossonero e fondamentale nella costruzione del gioco. Le prossime ore serviranno a monitorare l’evoluzione del fastidio, ma le sensazioni che arrivano da Clairefontaine sono positive.

Se non ci saranno ricadute, Rabiot potrà tornare regolarmente a disposizione del Milan già al rientro in Italia, pronto a guidare il centrocampo rossonero nelle sfide decisive delle prossime settimane di Serie A e Champions League. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Genoa, testa al Parma: buone notizie per Vieira. Quel giocatore è pronto al rientro

Genoa, ripresa degli allenamenti in vista del Parma: attesi i rientri dei nazionali. Per Vieira una sfida che si preannuncia decisiva

Il Genoa si prepara a tornare in campo dopo la pausa per le nazionali, con l’obiettivo di ritrovare ritmo e concentrazione in vista della prossima sfida di campionato. Domani la squadra rossoblù riprenderà la preparazione al centro sportivo di Pegli in vista della gara di domenica alle ore 15 al Ferraris, dove il Genoa affronterà il Parma in un match fondamentale per la classifica e per il morale del gruppo.

Il tecnico Patrick Vieira potrà contare sul graduale rientro di alcuni giocatori reduci dagli impegni con le rispettive selezioni. Frendrup è già tornato al quartier generale del Genoa e si è rimesso al lavoro con il resto dei compagni. Un rientro importante per dare equilibrio al centrocampo, soprattutto considerando il ritmo e l’intensità che il Parma di Pecchia potrebbe imporre in trasferta.

Restano ancora impegnati con le loro nazionali diversi giocatori rossoblù. In serata toccherà a Ellertsson, protagonista con l’Islanda, a Malinovskyi con l’Ucraina e a Norton-Cuffy con l’Inghilterra Under 21. Tutti e tre stanno disputando un buon periodo di forma e, salvo imprevisti, faranno rientro a Genova entro la metà della settimana, pronti a essere reintegrati nella preparazione tattica del Genoa.

Domani, invece, sarà la volta di altri elementi impegnati con le rispettive selezioni giovanili e sudamericane: Cuenca scenderà in campo con il Paraguay, mentre Ekhator, Fini e Otoa saranno protagonisti con le rappresentative Under 21 di Italia e Danimarca. Il loro rientro a Pegli è previsto tra giovedì e venerdì, con l’ultimo ad aggregarsi al gruppo che sarà il capitano Vasquez, atteso a Genova proprio nella giornata di venerdì.

Il programma del Genoa prevede nei prossimi giorni sedute di lavoro focalizzate sia sull’aspetto atletico sia sulla rifinitura tattica, in modo da ritrovare la miglior condizione collettiva in vista di una sfida insidiosa come quella contro il Parma. Vieira dovrà valutare le condizioni di chi è reduce dai viaggi internazionali, gestendo con attenzione i carichi di lavoro per evitare affaticamenti.

L’obiettivo del Genoa è chiaro: ripartire con determinazione davanti al proprio pubblico, sfruttando il calore del Ferraris e la spinta dei tifosi per conquistare punti preziosi. La pausa per le nazionali sta per concludersi e il Genoa è pronto a rituffarsi nella Serie A con la voglia di tornare protagonista. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Mondiali 2026, la favola di Capo Verde: il sogno adesso è realtà! Undici anni dopo quella volta…

Capo Verde centra la qualificazione ai Mondiali 2026: un traguardo atteso undici anni. Il racconto della storia della nazionale

L’attesa cresce: i Mondiali del 2026 si avvicinano e la corsa alla qualificazione entra sempre più nel vivo.

Con l’allargamento del torneo a 48 nazionali, l’edizione che si disputerà tra Stati Uniti, Messico e Canada promette di essere una delle più spettacolari di sempre. Non solo per il livello tecnico e l’intensità delle sfide in campo, ma anche per l’atmosfera che accompagnerà l’evento: spettacoli di luci, musica e intrattenimento renderanno ogni partita un’esperienza unica.

Al momento, alcune squadre hanno già staccato il biglietto per la fase finale, mentre molte altre continuano a lottare nei gironi di qualificazione sparsi per il mondo. La posta in palio è altissima: partecipare al torneo più prestigioso del calcio mondiale, il sogno di ogni giocatore e di ogni tifoso.

Capo Verde aveva già sfiorato il sogno Mondiale. Era il 2014 quando, sotto la guida di Rui Águas, i Crioulos videro svanire la qualificazione a causa di un errore fatale: lo schieramento di Fernando Varela, ancora squalificato dopo una sanzione FIFA di quattro giornate. La conseguenza fu durissima: l’esclusione dai playoff e il ripescaggio della Tunisia.

Undici anni dopo, la storia ha finalmente cambiato volto. In un pomeriggio indimenticabile a Praia, quel piccolo arcipelago nell’Atlantico ha scritto una pagina memorabile del calcio africano. Da oggi, sulle mappe del calcio mondiale, c’è un nuovo nome da segnare: Capo Verde è al Mondiale. E questa volta è tutto vero.

LEGGI ANCHE – Squadre qualificate Mondiali 2026: tutte le Nazionali presenti, continente per continente

Infortunio Bremer, la strategia della Juventus: niente mercato e stop già definito: i dettagli

Infortunio Bremer, la Juve valuta le mosse: i piani del club e i tempi di recupero del difensore brasiliano. Le ultimissime

Brutte notizie per la Juventus: l’infortunio di Gleison Bremer è più serio del previsto. Il difensore brasiliano dovrà sottoporsi a un intervento al menisco, come rivelato da Fabrizio Romano. I tempi di recupero saranno più lunghi di quanto inizialmente stimato, ma il club non interverrà sul mercato.

Il problema è nato dopo la botta al ginocchio che lo aveva già costretto a saltare le sfide con Villarreal e Milan. Gli ultimi esami hanno evidenziato la necessità di un’operazione, legata a una ricaduta sullo stesso ginocchio che in passato aveva già creato difficoltà.

Secondo Romano, lo stop sarà di oltre un mese: Bremer tornerà soltanto dopo la prossima sosta per le Nazionali, a metà novembre. Lo staff medico adotterà la massima cautela, vista la storia clinica del giocatore.

La strategia della Juve Nonostante l’assenza pesante per Igor Tudor, la società non ha intenzione di ricorrere al mercato degli svincolati. “Non è uno stop lungo come una rottura del crociato”, ha spiegato Romano, sottolineando come il club conti di riavere il centrale in poco più di un mese.

La fiducia resta riposta nei difensori già in rosa: Gatti, Rugani e Kelly saranno chiamati a reggere la retroguardia bianconera in attesa del rientro del leader difensivo.

INFORTUNIO BREMER – «Non arrivano buone notizie dal consulto fatto da Gleison Bremer. Dovrà star fuori ancora un po’ perché ha sofferto un infortunio ancora al ginocchio, al mediale. Bremer sarà fuori fino alla fine della prossima sosta per Nazionali che sarà intorno alla metà di novembre. Non è uno stop lungo, questa è la parte positiva, quindi non si parla di 5-6 mesi, ma terrà fuori Bremer in un momento importante. Al momento la Juventus non ha attivato alcun piano di emergenza sul mercato».

Willie Peyote: «Torino? Io allo stadio da oltre 20 anni, vi racconto Bilbao e la prima partita». Poi l’aneddoto su Sanremo

Willie Peyote cuore Toro, dagli aneddoti dello stadio a quelli di Sanremo, le trasferte, i rituali ai concerti e un derby visto da una posizione particolare, l’intervista del cantante che tifa Torino

Willie Peyote, la curva Maratona alle sue spalle e una telecamera a riprenderli: sono questi i tre ingredienti dell’ultimo video diramato dal Torino sul suo canale YouTube. Il rapper e cantautore italiano divenuto celebre al grande pubblico (non per i tanti tifosi granata che lo seguono già da tempo) grazie alla sua partecipazione all’ultima edizione al Festival di Sanremo, si è raccontato in una lunga intervista. L’amore per il club calcistico piemontese il filo conduttore delle sue dichiarazioni, una passione che – in un modo o nell’altro – nelle sue canzoni: «ci finisce sempre». Ecco alcuni estratti salienti del suo intervento:  

WILLIE PEYOTE E IL RAPPORTO CON LO STADIO – «Io vengo allo stadio con cadenza bisettimanale da più di 20 anni. Adesso non saprei quantificare esattamente, ma sono… Sì, sono più di 20 anni. Intorno ai 15 anni ho cominciato a venirci con regolarità. Ci venivo anche prima con mio padre, ma non sempre. Da un certo momento in poi ho deciso di andarci io a prescindere che ci venisse anche mio padre, quindi comunque facciamo una 25 anni più o meno».

IL PRIMO RICORDO LEGATO AL TORINO DI WILLIE PEYOTE – «Il primo ricordo è una partita, la prima partita che mi portò mio padre credo fosse un Torino-Messina in cui si festeggiava la promozione. Però mi ricordo che ho scoperto grazie allo stadio di essere miope, perché non vedevo gli striscioni sull’altra curva e quindi attraverso quello abbiamo scoperto la mia miopia. Quindi lo stadio è stato utile anche per questo. La prima partita è stata quella. Poi non ho ricordi così chiari, anche perché, sai, dopo 25 anni che ci vieni tutte le domeniche non sai più qual è stata la prima partita».

ALCUNE PARTITE INDIMENTICABILI – «Vabbè, Bilbao sarebbe troppo semplice, però ovviamente è uno dei miei ricordi preferiti legati al Toro. Ricordo di una partita minore in un anno di Serie B, era inverno, nevicava e sono andato a prendere un mio amico, che viene con me da 20 anni, che si era anche rotto il ginocchio, quindi è venuto in stampelle. Siamo venuti con… zero gradi a vedere Torino-Vicenza in Serie B. E quindi se devo pensare a una partita particolare penserei a quella, perché insomma ti dà l’idea del delle sbatte che siamo disposti a vivere per… A Bilbao anche furono 1200 km, andare e tornare in 24 ore».

DOVE SI POSIZIONE WILLIE PEYOTE ALLO STADIO – «Per una vita sono stato secondo anello in mezzo agli ultras. Adesso, siccome se canto troppo mi rovino la voce e mi serve spesso a ridosso delle partite, mi sono spostato un po’ più sul lato destro. Però non sto seduto, quindi sto in piedi di solito allo stadio. Mio padre si siede, ecco. Devo stare vicino a una poltrona perché lui si siede. Io però non riesco, troppo agitato per stare seduto allo stadio».

IL TORINO NELLA MUSICA E NELLE CANZONI – «Sai, ho provato a fare in modo di essere io quello che venisse associato al Toro musicalmente, e quindi mi piacerebbe che un giorno qualcuno rispondesse facendo il mio nome se dovesse associare qualcosa di musicale al Toro. Non saprei dirti una canzone. Lo associo molto alla città di Torino, quindi ci sono tante cose legate alla musica torinese che in qualche modo rivedo nel Toro, perché secondo me quel senso di appartenenza lì c’entra anche con la città in maniera stretta e quindi sicuramente è una canzone di un gruppo di questa città o di un cantante di questa città o quantomeno della regione Piemonte».

IL REGALO ‘SPECIALE’ A TEMA TORINO – «Io da poco ho compiuto malauguratamente 40 anni e m’hanno regalato casualmente anche qui una maglia con un 40: che è tristemente è l’età che ho compiuto Suonavo, tra l’altro, il giorno dei 40 anni e quindi l’ho potuta “sweggare” sul palco alla fine del concerto. È stato molto bello».

WILLIE PEYOTE, IL TORINO E L’ESPERIENZA A SANREMO – «A Sanremo tutti hanno potuto vedere che fossi del Toro, ma ho voluto farlo anche perché non è bastato dirlo nelle canzoni, quindi volevo che fosse abbastanza chiaro. Ancora qualcuno mi chiede “Di dove sei? Che squadra tifi?” E mi sembra assurdo perché ne ho parlato così tanto. Ho detto “Vabbè, allora facciamo che a causa di qui voci mi metto delle scarpe con un Toro sopra”.

E c’erano anche le due coriste vestite di granata. In realtà, poi c’era un’altra cosa, avevo anche questo anello che ho messo oggi, che mi ha fatto proprio il ragazzo con cui vado allo stadio da 20 anni che fa il gioielliere, su cui sono incise quattro lettere che stanno per “Forza Vecchio Granata” e dentro ci sono quattro date di quattro partite che abbiamo visto insieme che che ci hanno unito. C’era anche questo (l’anello, ndr), però questo era per me, le scarpe erano per tutti. Questo l’anello invece era per ricordare a me delle cose».

LE PARTITE – «Io mi ricordo quella col Bologna, la sconfitta col Bologna, che io però il gol del 3-2 del Bologna non lo vedo perché sono già in furgone per andare all’Ariston e quindi ero rimasto sul 2-2. Se c’è il Toro che gioca, qualunque sia il momento in cui gioca il Toro, io in studio smetto di lavorare o comunque metto la partita.

Anche se sto registrando delle voci, comunque la partita ci deve essere. In tour questa cosa non è sempre possibile, però chiedo dal palco al pubblico, tanto lo sanno che sono del Toro, quindi basta che chiedo quanto sta facendo la partita e uno del pubblico mi risponde. Quindi non sono arrivato al punto di portarmi lo schermo sul palco (ride, ndr) perché sarei vagamente distratto e non posso. Però, se suono in qualche posto in cui poi gioca il Toro in trasferta, mi fermo o arrivo il giorno prima, insomma, cerco di legare anche la potenziale trasferta al concerto».

LA CANZONE PER GLIK E LE MAGLIE DEL TORINO AI CONCERTI – «Questa cosa del Toro è un legame anche con col pubblico, nel senso che in ogni concerto che faccio c’è sempre qualcuno che ha o una maglia o una sciarpa del Toro e ci tiene molto a mostrarla, perché è la cosa bella di del tifo in generale, ma del tifo ovviamente del Toro è un rapporto di fratellanza con persone che non conosci. A me la cosa comunque di vedere sempre qualcuno con la maglia di Glik, perché io feci una canzone su Kamil, c’è sempre qualcuno che ha la maglia di Glik, c’è sempre qualcuno che ha una sciarpa del Toro. Ma un’altra cosa che mi succede spesso è che mi portino le maglie o le sciarpe delle altre squadre così come per condividere questa passione per il calcio.

In realtà ci sono stati degli scambi veri e propri con magari con tifoserie con cui storicamente non va d’accordissimo con la tifoseria organizzata del Toro. Mi ricordo quando feci… quando uscì Glik, le tifoserie che più di tutte presero quella canzone come simbolo anche per loro erano tutte tifoserie con cui il Toro non va d’accordo, cioè gli ultras del Toro non vanno d’accordo, quindi anche quello è strano. Crea un legame figo e comunque c’è sempre almeno uno con la sciarpa del Toro al concerto, ma anche a Londra, a Bruxelles. Cioè, a Bruxelles c’era il Toro Club Bruxelles, a Londra c’era il Toro Club Londra. A Barcellona e Madrid c’era sempre qualcuno che aveva la maglia del Toro. Quindi è una roba che mi… Il Toro è davvero ovunque, anche non solo su di me, anche nel pubblico c’è sempre qualcuno del Toro».

IL TORINO NELLE CANZONI – «Il Toro nelle mie canzoni ci finisce continuamente. La mia preferita personalmente di barra in cui cito il Toro non cito direttamente il Toro, ma dico “Non mi hanno mai convinto quelli, vada come vada, che sono quelli che se perdono gliel’han rubata. Io no, voglio che vinca la mia squadra, ma ne ho scelto apposta una che perdesse sempre, perché in fondo la vittoria è molto sopravvalutata e chi non è capace a perdere di indole è un perdente”».

WILLIE PEYOTE IN PANCHINA – «Non mi sono mai trovato in panchina (dice seduto su una delle due panchine dello Stadio Olimpico Grande Torino, ndr). Ho visto un derby di fianco alla panchina, ma sulla panchina non c’ero mai stato. Molto bello” Ho giocato a pallone in vita mia, facevo il difensore come Glik. La canzone non è casuale. Ero piuttosto scarso, quindi spero che non ci sia l’occasione di farmi entrare. Mister, non mi faccia entrare (ride, ndr) a questo punto ci vediamo qua sabato. Bella»

Credit Foto: Canale YouTube Torino Fc.

Israele, parla il ct Shimon: «Sappiamo che contro l’Italia non è mai facile, faremo del nostro meglio»

Israele, il ct Shimon: «Dobbiamo pensare solo al campo e a portare felicità alla nostra gente». Le sue dichiarazioni

Una partita dal peso enorme attende l’Italia: vincere è l’unico modo per garantirsi matematicamente i playoff e tenere viva la speranza di raggiungere il Mondiale, anche se attraverso un percorso tortuoso. Ma la sfida di Udine non è solo sportiva. Per Israele rappresenta un momento dal forte valore simbolico: la prima gara dopo la pace e la liberazione degli ostaggi. Le parole alla vigilia del ct di Israele Shimon:

PAROLE – «Siamo parte del nostro popolo, che era molto emozionato, ma bisogna separare il calcio dal resto . Dobbiamo pensare solo al campo e a portare felicità alla nostra gente, dobbiamo essere molto concentrati sulla partita»

ITALIA – «L’equilibrio è importante, non in tutte le partite si possono segnare 9 gol. Sappiamo che contro l’Italia non è mai facile, faremo del nostro meglio cercando di giocare come sappiamo. La sconfitta con la Norvegia? Ogni partita fa storia a sé, abbiamo fatto degli errori ma ogni gara è un foglio nuovo. Trasferte? Vorremmo giocare con i nostri tifosi come chiunque ma è una cosa che non possiamo controllare e alla fine dobbiamo fare i conti con i risultati, che si giochi in casa o meno»

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Como Juventus, brutte notizie per Fabregas: un big salterà la sfida contro i bianconeri! Il comunicato

Como Juventus, Fabregas perde un calciatore: un calciatore non ci sarà nella sfida contro i bianconeri! Il comunicato del club

La sosta per le nazionali si rivela amarissima per il Como, che in vista della prestigiosa sfida di campionato contro la Juventus dovrà rinunciare a uno dei suoi talenti più brillanti. Jayden Addai, esterno offensivo classe 2005, si è infatti infortunato durante gli impegni con l’Olanda Under 21 e sarà costretto a fermarsi.

Il giovane olandese ha lasciato il campo in barella nella gara contro la Bosnia, facendo subito temere il peggio. Gli esami strumentali effettuati nelle ultime ore hanno confermato la gravità del problema: si tratta di una lesione al bicipite femorale, infortunio che comporta generalmente diverse settimane di stop.

Per Cesc Fàbregas si tratta di una tegola pesantissima. Addai, arrivato in estate come uno dei colpi più attesi della faraonica campagna acquisti, era riuscito a conquistarsi spazio grazie alla sua velocità e imprevedibilità, diventando un’arma preziosa nello scacchiere tattico del tecnico spagnolo.

Il comunicato ufficiale del club non ha specificato i tempi di recupero, ma la sua assenza nella sfida del 19 ottobre contro la Juventus è ormai certa. Una perdita che rischia di pesare molto sulle ambizioni del Como.

NOTA CLUB – «A seguito dell’infortunio rimediato durante la partita con la Nazionale Olandese, il calciatore Jayden Addai è stato sottoposto ad accertamenti strumentali che hanno evidenziato una lesione del muscolo bicipite femorale della coscia destra. L’atleta ha già cominciato le terapie e le sue condizioni saranno valutate quotidianamente. La prognosi verrà definita secondo l’evoluzione clinica».

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Sampdoria, Hadzikadunic titolare contro la Virtus Entella? Donati ci pensa, le ultimissime

Virtus Entella Sampdoria, Hadžikadunić verso la titolarità: il difensore convince con la sua crescita

Dennis Hadzikadunic è stato uno degli acquisti più chiacchierati dell’ultima sessione di mercato della Sampdoria. Il suo arrivo a Genova era circondato da perplessità: il difensore bosniaco, infatti, si presentava reduce da un infortunio delicato a ginocchio e caviglia, mentre la barriera linguistica complicava ulteriormente il suo inserimento, dato che il tecnico Massimo Donati si esprime esclusivamente in inglese. Nonostante ciò, il classe ’98 ha saputo affrontare un percorso di adattamento graduale.

L’occasione e la svolta

Il grave stop di Alex Ferrari ha spalancato le porte della titolarità ad Hadzikadunic. Le prime apparizioni non sono state incoraggianti: alcuni errori pesanti hanno contribuito ai gol subiti contro Monza e Bari. Con il passare delle settimane, però, il centrale bosniaco ha mostrato progressi evidenti, fino a prendersi la guida del reparto arretrato nelle ultime due gare di Serie B.

Un ballottaggio aperto

La crescita di Hadzikadunic ha reso più solida la retroguardia doriana e ora nulla è più scontato: al rientro, Ferrari potrebbe non ritrovare automaticamente né il posto da titolare né la fascia di capitano. Il bosniaco si è rivelato una risorsa preziosa e la sua continuità potrebbe garantirgli un ruolo da protagonista anche nelle prossime sfide, a partire dall’impegno di venerdì.

La scelta della Samp

Resta da capire quale direzione prenderà la società: continuare a puntare sulla nuova colonna difensiva o restituire fiducia al capitano storico. Una decisione che dipenderà dalle prestazioni sul campo, ma che segna già un cambiamento importante nelle gerarchie difensive blucerchiate.

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Calciomercato Real Madrid: obiettivo Rodrigo Mora, la stella del Porto che sta incantando tutti. Ecco quanto costa

Calciomercato Real Madrid: nel mirino Rodrigo Mora, il gioiello del Porto da 70 milioni. Tutti i dettagli sui blancos

Partita dopo partita, la stella di Rodrigo Mora continua a brillare sempre più intensamente. Il diciottenne fantasista, che la scorsa stagione ha raggiunto la doppia cifra in campionato con il Porto, sta rapidamente trasformando il suo status di “gemma nascosta” in quello di autentica superstar del calcio europeo.


Il suo talento non si limita al campo nazionale. Mora sta facendo parlare di sé anche a livello internazionale, segnando in tutte e tre le partite di qualificazione agli Europei Under 21 del Portogallo, nonostante giochi in una categoria superiore alla sua età. Venerdì ha aperto le marcature nella vittoria per 3-0 contro la Bulgaria e un mese prima aveva già tormentato la Scozia con un’altra prestazione imperiosa e un gol. La sua capacità di incutere timore agli avversari è notevole, nonostante la sua statura di 1 metro e 67 centimetri.


Mora si dimostra altrettanto efficace sia a centrocampo, dove gioca per il Porto, sia in attacco, ruolo che ricopre per la sua Nazionale. Adramane Cassame, ex giovane del Porto, lo ha definito un «giocatore straordinario» destinato a «segnare una generazionçe. Nuno Pimentil, suo allenatore nelle giovanili del Portogallo Under 15, ha aggiunto: «Vede il gioco come nessun altro che abbia mai allenato. La sua intelligenza tattica gli permette di prendere la decisione giusta nella maggior parte delle situazioni – è sempre un passo avanti. Con quella consapevolezza, crea spazio non solo per sé stesso ma per la squadra, combinando il tutto con un altissimo livello di abilità tecnica».


Non è solo Pimentil a credere che sia solo questione di tempo prima che Mora esploda. Le voci di mercato suggeriscono che il Real Madrid stia seguendo attentamente i suoi progressi. I Blancos, noti per la loro strategia di accaparrarsi i migliori giovani talenti sul mercato (come Dean Huijsen, Arda Guler, Endrick e Franco Mastantuono), potrebbero aggiungere Mora alla loro lista se i dirigenti del Bernabeu saranno disposti a sborsare la cifra richiesta.


Un’offerta di 43 milioni di sterline da parte del club saudita Al-Ittihad quest’estate è stata rifiutata, non raggiungendo la valutazione fissata dal Porto. Andre Villas-Boas ha dichiarato in una conversazione con il giocatore che il club sarebbe stato «disposto ad accettare un accordo a partire da 70 milioni di euro», ma tale offerta non si è mai concretizzata. Mora non compirà 19 anni prima del maggio prossimo. Entro quella data, potrebbe essere a poche settimane dal suo grande trasferimento, con il Real Madrid e una miriade di altri pretendenti ansiosi di aggiudicarsi il suo talento se il prodigio portoghese continuerà con questo ritmo di crescita.

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San Siro, spunta l’incontro in Comune: Scaroni e delegazioni di Milan e Inter con Sala! Tutti i dettagli

Nuovo San Siro, passo avanti decisivo: Milan e Inter a confronto con Sala e i progettisti Foster e Manica

Un nuovo, significativo passo è stato compiuto oggi verso la realizzazione del futuro Stadio di Milano. Una delegazione congiunta di Milan, guidata dal presidente Paolo Scaroni, e Inter, insieme ai rappresentanti delle proprietà RedBird (con David Castelblanco, Partner e Head of Sports & Media) e Oaktree, ha incontrato il sindaco Giuseppe Sala. Presenti anche i due architetti di fama internazionale incaricati del progetto: Lord Norman Foster (Foster + Partners) e David Manica (MANICA).

Per Scaroni, lo stadio rappresenta da anni una priorità assoluta: sono trascorsi 2.287 giorni dal 10 luglio 2019, quando venne presentato al Comune il masterplan iniziale.

Al termine dell’incontro, Foster e Manica hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, esprimendo gratitudine per l’accoglienza ricevuta e sottolineando come la riunione abbia permesso di ribadire lo spirito e l’ambizione che guidano il progetto. Hanno inoltre ringraziato RedBird e Oaktree per la fiducia accordata, definendo l’incarico «un onore» e rimarcando che l’opera non sarà soltanto un investimento sportivo, ma anche un impegno verso Milano e il suo patrimonio culturale, architettonico e sportivo.

Un ruolo decisivo negli ultimi sviluppi lo ha avuto RedBird, forte di un’esperienza internazionale consolidata nella realizzazione di impianti sportivi. L’obiettivo della proprietà americana è chiaro: offrire ai tifosi rossoneri e alla città uno stadio moderno, all’altezza della tradizione del Milan e capace di diventare un punto di riferimento non solo per lo sport, ma per l’intero Paese.

Portogallo Ungheria, Vitinha: «Prima del Mondiale sarebbe bene affrontare squadre non europee. Non mi piace parlare di…»

Portogallo Ungheria, le parole del centrocampista del Psg Vitinha: «Prima del Mondiale sarebbe bene affrontare squadre non europee»

Il Portogallo ha subito eliminazioni dolorose in tempi recenti: nel 2022 per mano del Marocco e nel 2018 per opera dell’Uruguay. Alla luce di questi precedenti, si è aperta una riflessione sulla preparazione della Nazionale e sulla possibilità di affrontare amichevoli con squadre sudamericane del calibro di Argentina o Brasile e ne ha parlato Vitinha prima di Portogallo-Ungheria, in programma domani sera alle 20,45.

«È un’ottima domanda. In mezzo a così tante partite, non so come sia il calendario. Non so se sarà possibile, ma sarebbe un’ottima opzione, qualcosa da considerare con interesse. Trascorriamo gran parte del tempo a giocare contro Nazionali europee. Mi piacerebbe affrontare squadre di altri continenti, e sarebbe diverso». Questa apertura evidenzia una volontà di diversificare gli avversari, probabilmente per abituarsi a stili di gioco differenti e a pressioni internazionali più variegate, utili per un percorso mondiale.


Le lodi di Zidane e l’autoanalisi
Dopo i recenti elogi ricevuti da un’icona del calibro di Zidane, il centrocampista del Psg è stato sollecitato a esprimere una propria autovalutazione sui punti di forza e sugli aspetti da migliorare nel suo gioco. La risposta è un mix di umiltà e consapevolezza: «Non mi piace molto parlare di ciò che faccio bene, anzi parlo più di ciò che faccio male e non ho problemi in questo. In ciò che non faccio così bene, sento che sul piano difensivo posso migliorare. Non è affatto una delle mie caratteristiche più forti. Non dico “dare di più” perché do il massimo, ma posso migliorare. Anche nei duelli, con la palla. Dei punti di forza non mi piace parlare, è chiaro alle persone cosa faccio meglio…».


Questa dichiarazione offre uno spaccato interessante sulla mentalità del giocatore. Riconoscere le proprie lacune, in particolare nel piano difensivo e nei duelli, dimostra una chiara volontà di crescita e perfezionamento. L’enfasi sul “dare il massimo” evidenzia l’impegno costante, ma la distinzione tra impegno e miglioramento tecnico-tattico è fondamentale.

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Formazioni ufficiali Irlanda del Nord Germania: le scelte dei due allenatori

Formazioni ufficiali Irlanda del Nord Germania: le scelte dei tecnici per la sfida delle qualificazioni ai Mondiali 2026

La Germania fa tappa a Belfast per affrontare l’Irlanda del Nord nella quarta giornata del gruppo A delle qualificazioni ai Mondiali 2026. Fischio d’inizio alle 20.45 al Windsor Park. I padroni di casa inseguono un successo che manca contro i tedeschi da oltre quarant’anni e sognano di spezzare il lungo tabù. La sfida si preannuncia cruciale nella lotta al primato: Irlanda del Nord, Germania e Slovacchia guidano infatti la classifica a pari merito con 6 punti.

O’Neill dovrà rinunciare a Bradley, fermato per squalifica, e valuta l’inserimento di Saville sulla corsia destra, mentre a sinistra dovrebbe agire Devenny. In mezzo al campo spazio al trio formato da McCann, Charles e Price, con Galbraith e Reid chiamati a guidare il reparto offensivo.

Nagelsmann sembra intenzionato a confermare la linea difensiva con Schlotterbeck, Kimmich, Tah e Raum, protetta in mediana dal duo Pavlovic–Goretzka. Alle spalle dell’unica punta Woltemade agirà il terzetto offensivo composto da Adeyemi, Gnabry e Wirtz, chiamato a garantire fantasia e profondità sulla trequarti.

LE FORMAZIONI UFFICIALI

IRLANDA DEL NORD (3-5-2): Peacock-Farrell; Hume, Ballard, McNair; Bradley, McCann, Charles, Price, Devenny; Galbraith, Reid. CT. O’Neill.

GERMANIA (4-2-3-1): Baumann; Anton, Koch, Tah, Raum; Kimmich, Goretzka; Gnabry, Wirtz, Adeyemi; Woltemade. CT. Nagelsmann.

Neymar Inter, Romano a sorpresa: «E’ stato proposto ai nerazzurri e ad un’altra big in Serie A!». Le ultimissime

Neymar Inter, Fabrizio Romano svela uno scenario di mercato: «E’ stato proposto ai nerazzurri e ad un’altra big in Serie A!». Le ultime

Secondo quanto rivelato da Fabrizio Romano sul suo canale YouTube, la scorsa estate il fuoriclasse brasiliano sarebbe stato offerto a diversi club di Serie A, tra cui Napoli e Inter. L’indiscrezione risale a maggio, quando la dirigenza nerazzurra stava valutando altri profili – come Ademola Lookman – e decise di non approfondire la trattativa.

Nessuna società italiana, dunque, ha affondato il colpo, ma i rapporti con l’entourage del giocatore restano cordiali. Per il momento Neymar ha scelto di restare al Santos, ma con il contratto in scadenza e il Mondiale alle porte, il suo futuro tornerà inevitabilmente al centro delle cronache di mercato nei prossimi mesi.

CALCIOMERCATO INTER – «Attenzione a un nome circolato negli ultimi giorni, quello di Neymar. Quello che mi risulta è che intorno a maggio è stato offerto soprattutto al Napoli, come riportato dalla Gazzetta. Ma prima che Neymar avesse i nuovi problemi fisici è successo, il Napoli ha valutato e poi fatto altre scelte, ma non è mai stato vicino. Neymar è stato proposto anche ad altre squadre in Italia. Anche all’Inter è stato proposto come possibile opportunità. Si pensava che il club ragionasse su un giocatore diverso, è stato trattato Lookman. Poi il club non ha più preso quel tipo di giocatore ecco. Nessuno però ha realmente deciso di procedere. I rapporti tra l’agente e i due club restano molto buoni, ma Neymar per ora ha deciso di rimanere al Santos. Il suo contratto coi brasiliani però scade e sicuramente verrà riproposto nei prossimi mesi, sarà una questione da tenere d’occhio. In Italia e all’estero, c’è tanto movimento attorno a Neymar, è un’opportunità, anche in vista del Mondiale».

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Milan Como, il parere di Marchisio: «Non credo che un viaggio di 14mila chilometri possa giovare allo spettacolo»

Milan Como, l’ex Juve Claudio Marchisio non ha dubbi: «Non credo che un viaggio di 14mila chilometri possa…»

Claudio Marchisio, intervistato da La Stampa, ha espresso con decisione il proprio dissenso sulla scelta della FIGC di disputare Milan-Como a Perth, in Australia, nell’ottica di promuovere il calcio italiano all’estero.

L’ex centrocampista bianconero ha sottolineato i rischi legati a un viaggio così lungo, mettendo in dubbio la qualità della partita: «Non credo che un viaggio di 14mila chilometri possa giovare allo spettacolo».

Marchisio non ha risparmiato una stoccata al CEO della Lega Serie A, Luigi De Siervo, replicando alle sue dichiarazioni secondo cui i giocatori dovrebbero accettare ogni decisione: «I calciatori devono accettare tutto? Sì, fino a un certo limite. I club e la Lega non sono stati tempestivi in certe scelte».

Con queste parole, l’ex Juventus si è schierato apertamente al fianco di Adrien Rabiot e Mike Maignan, che già nei giorni scorsi avevano manifestato la loro contrarietà alla trasferta australiana.

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Infortunio Kean, l’attaccante lascia il ritiro azzurro ma rassicura tutti: spunta la ‘promessa’ social – FOTO

Infortunio Kean, l’attaccante della Fiorentina non si arrende: ecco il messaggio che carica gli Azzurri – FOTO

Un infortunio alla caviglia ha costretto Moise Kean a lasciare il ritiro della Nazionale, saltando così la prossima sfida contro Israele. La paura, però, è durata poco: gli esami svolti a Firenze hanno escluso lesioni gravi, regalando un sospiro di sollievo al CT Gattuso e alla Fiorentina.

L’attaccante, classe 2000 ed ex juventino, si era fermato durante la gara con l’Estonia. Nonostante la delusione per il forfait, Kean ha subito voluto rassicurare tutti con un messaggio sui social: «Nessuno può fermare ciò che Dio sta per farti fare, tornerò molto presto. Forza Azzurri!»

Parole che trasmettono maturità e spirito da leader, confermando la crescita di un giocatore che, dopo un avvio di stagione brillante, non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Il calcio italiano può tirare un sospiro di sollievo: l’infortunio non è grave e i tifosi, sia viola che bianconeri, attendono di rivederlo presto in campo, più determinato che mai.

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Pedro Lazio, il retroscena che sorprende: l’attaccante della Lazio fu a un passo da firmare con quel top club!

Pedro Lazio: clamoroso retroscena di mercato! Il calciatore della Lazio, sfiorò la firma con un’altra big europea

L’ex esterno del Barcellona, Pedro, ha recentemente svelato un curioso retroscena sul suo passaggio dalla Liga alla Premier League. Lo spagnolo ha infatti raccontato di essere stato a un passo dal vestire la maglia del Manchester United, ma le indecisioni della dirigenza di Old Trafford lo spinsero infine a scegliere il Chelsea.

In quel periodo, Pedro era molto richiesto sul mercato: al Barça trovava sempre meno spazio, chiuso dal tridente stellare composto da Messi, Suárez e Neymar. Come ha ricordato in un’intervista a FourFourTwo, l’allora tecnico Luis Enrique gli aveva chiarito che le sue opportunità sarebbero state limitate e che un trasferimento sarebbe stato l’opzione migliore per la sua carriera.

Accettata la decisione di lasciare il club in cui era cresciuto dal 2004, Pedro sembrava destinato allo United. «L’accordo era praticamente fatto», ha spiegato, «ma hanno impiegato troppo tempo per decidere. La stagione stava per iniziare e non volevo aspettare oltre». Nel frattempo, riuscì persino a segnare il gol decisivo nella Supercoppa UEFA con il Barcellona, vivendo giorni di incertezza e ansia.

Anche il PSG si era interessato a lui, ma fu il Chelsea a muoversi con decisione. Fondamentale il ruolo di Cesc Fàbregas, che fece da intermediario, e la telefonata di José Mourinho, pronto a garantirgli un’offerta migliore. «Abbiamo avvisato lo United della situazione», ha aggiunto Pedro, «ma non presero una posizione chiara, così scelsi i Blues».

All’epoca, lo United era guidato da Louis van Gaal, che sarebbe rimasto solo un’altra stagione prima dell’esonero, nonostante la vittoria della FA Cup nel 2016. Pedro, invece, visse cinque anni intensi a Stamford Bridge: 206 presenze, 43 gol e 26 assist, con in bacheca una Premier League, un’Europa League e una FA Cup.

Nel 2020 si trasferì alla Roma, per poi passare l’anno successivo alla Lazio, dove milita tuttora. Oggi, a 38 anni, lo spagnolo si avvicina al tramonto della carriera, con un solo assist nelle sei presenze stagionali in Serie A.

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Wanda Nara: «Separazione con Icardi? E’ stato molto difficile, c’era molta pressione. Sulla malattia…»

Wanda Nara si racconta: «Separazione con Icardi? E’ stato molto difficile, c’era molta pressione. Sulla malattia…». Le parole

Wanda Nara ha rilasciato un’intervista a La Divina Noche de Dante del suo rapporto con l’ex attaccante dell’Inter Mauro Icard e molto altro. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni:

LA MALATTIA – Nessuno aveva il coraggio di dirmelo. Ricordo che le infermiere entravano, mi guardavano, iniziavano a piangere e mi dicevano: ‘Vorrei avere chiunque altro davanti a me, tranne te’. La verità è che è stato molto difficile. Quando sei mamma, i tuoi figli sono l’unica cosa della quale ti importa. Loro non sapevano cosa stesse succedendo e quando l’hanno saputo, i più grandi si sono chiusi in bagno e non volevano più uscire.

CAUSE MALATTIA – Il dottore mi ha detto: ‘Non posso metterlo per iscritto, ma potrebbe essere causata dallo stress, dall’angoscia’. È una malattia che di solito non colpisce persone della mia età. Io sono sana, mangio bene, sono insopportabile. La vita mi ha insegnato che la salute viene prima di tutto.

SEPARAZIONE CON ICARDI – È stato molto difficile, c’era molta pressione… e in quel momento non pensavo a me stessa. Pensavo ai ragazzi, al club, a tutto tranne che a me stessa. Mi sentivo in colpa per aver preso quella decisione, per aver privato i miei figli della possibilità di avere una famiglia tradizionale come quella che vedevo in Peppa Pig o I Simpson. Loro appartengono a un’altra epoca, hanno una mentalità diversa. Sono io quella con una mentalità antiquata. Non cambierei nulla. Nemmeno le cose che mi hanno fatto soffrire. Tutto mi ha insegnato qualcosa e mi ha reso quella che sono. Ciò che mi ha colpito di più sono state le persone che mi hanno sottovalutata. Questo mi ha dato più forza per inseguire i miei sogni

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA DI WANDA NARA SU INTERNEWS24

Camp Nou, il bando di ristrutturazione cambiato per consentire la partecipazione di Limak. I dettagli

Il nodo Camp Nou: come il bando è stato adattato per aprire la strada a Limak. Le ultimissime sullo stadio del Barcellona

I giorni e le settimane scorrono, ma il Barcellona non è ancora rientrato nel nuovo Spotify Camp Nou. Anzi, questo lungo “esilio” ha portato alla luce dubbi e polemiche legati al progetto di ristrutturazione dello stadio.

L’ultimo caso è stato sollevato da Cadena Ser, che ha puntato i riflettori sull’appalto affidato alla società turca Limak. Secondo l’emittente, l’azienda non avrebbe inizialmente soddisfatto tutti i requisiti previsti dal bando, modificato in seguito per consentirne la partecipazione. La prima valutazione tecnica, stilata da una commissione indipendente composta da membri del Barça e professionisti esterni, aveva assegnato a Limak appena 50 punti su 100, uno dei punteggi più bassi tra i concorrenti. Le risposte sul cronoprogramma erano state giudicate vaghe, mentre il fabbisogno di cassa richiesto – circa 200 milioni di euro – risultava sproporzionato rispetto ai soli 12 milioni domandati da altre imprese.

Eppure, appena due giorni dopo, la commissione Espai Barça ribaltò il verdetto, portando la valutazione di Limak a 74 punti. La decisione fu motivata dal cronoprogramma, ritenuto più realistico rispetto a quello di Ferrovial e FCC, e dalla promessa di rispettare i tempi di consegna: un solo anno allo stadio di Montjuïc, ritorno parziale al Camp Nou nel novembre 2024 e completamento dei lavori entro luglio 2026.

A distanza di un anno da quella data ipotetica di rientro, emergono però nuove ombre. Il contratto prevede penali per i ritardi, ma finora non sono state applicate, giustificate da fattori esterni come carenze di materiali e manodopera, nonostante le clausole consentano proroghe solo in casi eccezionali (incendi, terremoti, guerre).

Nei primi mesi di cantiere Limak ha ricevuto ingenti finanziamenti per avviare i lavori, e la sua offerta si è rivelata la più economica in rapporto al cronoprogramma. Alcune parti del progetto – come il nuovo spogliatoio della prima squadra – sono state affidate a subappaltatori. Tuttavia, dopo l’assegnazione, diversi membri di rilievo di Espai Barça hanno abbandonato il progetto, tra cui il direttore Jordi Llauradó, che ha denunciato la scarsa trasparenza della gara. Il club, infatti, aveva modificato il bando originario del 2017 (redatto sotto la presidenza Bartomeu) eliminando requisiti tecnici stringenti, così da permettere a Limak di concorrere.

La scelta finale, basata più sulla promessa di rispettare i tempi e sulla solidità finanziaria che sulla qualità tecnica, ha generato critiche e dimissioni. Oggi, con i ritardi e le incertezze che si accumulano, quella decisione appare sempre più come un errore che continua a gettare ombre sul futuro del Camp Nou.

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Premier League, ecco le 5 migliori prestazioni individuali del campionato in corso. Domina il Manchester City ma…

Premier League, le 5 migliori prestazioni del campionato. Domina il Manchester City con Haaland ma quel giocatore dell’Arsenal…

La stagione 2025/26 della Premier League è stata ricca di straordinarie prestazioni individuali. Utilizzando i dati di WhoScored.com, ecco un’analisi dettagliata delle 10 migliori performance di questa stagione, che spiega le statistiche dietro i loro eccezionali voti.


Jurriën Timber (Arsenal vs Leeds) – Voto: 10.0 Timber ha ottenuto un raro voto perfetto con una superba prestazione difensiva, contribuendo significativamente alla vittoria per 5-0 dell’Arsenal. Ha dominato la classifica dei contrasti con 4 interventi, ha mostrato un’eccellente precisione nei passaggi (92%) e ha contribuito con 2 gol e 1 assist, mantenendo la porta inviolata.


Sean Longstaff (Leeds vs Bournemouth) – Voto: 9.91 L’ex centrocampista del Newcastle ha dettato il gioco con 70 tocchi e 36 passaggi completati, creando due grandi occasioni e fornendo sette cross precisi. Ha anche impressionato in difesa, effettuando sei contrasti, tre respinte, un intercetto e vincendo 10 duelli. Ha coronato un’eccellente apparizione con un gol e un assist.


Erling Haaland (Manchester City vs Manchester United) – Voto: 9.47 Haaland continua la sua furia realizzativa, contribuendo al 60% dei gol del Manchester City in Premier League in questa stagione. Erling Haaland ha colpito due volte per il Manchester City, che ha dominato il Manchester United con un 3-0. Ha coronato una settimana fantastica per l’attaccante, che aveva segnato cinque gol all’inizio della settimana quando la Norvegia aveva annientato la Moldova per 11-1.


Erling Haaland (Manchester City vs Burnley) – Voto: 9.4 Erling Haaland ha prodotto una prestazione importante, fornendo l’assist per il gol decisivo di Nunes prima di segnare due volte nei minuti di recupero con finalizzazioni spietate. La sua doppietta ha portato il suo bottino stagionale a 13 gol e il suo totale in carriera al Manchester City a 133 gol in 153 presenze.


Jérémy Doku (Manchester City vs Burnley) – Voto: 9.32 Doku ha reso la vita molto difficile al suo ex compagno di squadra Kyle Walker quando il Burnley ha visitato il Manchester City a fine settembre. Jeremy Doku ha offerto una prestazione eccezionale contro il Burnley, registrando un assist da 72 tocchi e 36 passaggi precisi con un tasso di completamento dell’86%. Ha dominato in attacco con 21 tocchi nell’area avversaria, sette dribbling riusciti, tre tiri in porta e tre occasioni create (tutti massimi di partita), vincendo anche 10 duelli, completando tre passaggi nella trequarti offensiva, effettuando due recuperi e subendo due falli (il massimo tra tutti i giocatori).

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Calciomercato: Depay può lasciare il Brasile a gennaio. Ecco il club che vuole riportarlo in Europa!

Calciomercato: Depay verso l’addio al Brasile: nella finestra di gennaio può tornare in Europa, spunta il club pronto a riportarlo…

Una voce sorprendente proveniente dal Brasile sta agitando il calciomercato europeo: Memphis Depay potrebbe lasciare il Corinthians e fare ritorno nel Vecchio Continente già nella finestra di gennaio. A lanciare l’indiscrezione è stato il giornalista brasiliano Cosme Rimoli durante il programma “Esporte Record”, il quale ha rivelato un forte interesse da parte del Fenerbahçe.


Il Fenerbahçe e il fascino di Domenico Tedesco
Secondo Rimoli, la spinta per l’interesse del Fenerbahçe verso Memphis Depay deriverebbe direttamente da Domenico Tedesco, ex commissario tecnico del Belgio. Tedesco, infatti, sarebbe particolarmente affascinato dal talento e dalle doti del capocannoniere di tutti i tempi della Nazionale olandese, che recentemente si è distinto anche come “re degli assist” per l’Olanda nella partita contro la Finlandia (vinta 4-0).
Il club turco starebbe seriamente considerando l’idea di muoversi concretamente per Memphis già nel gennaio del prossimo anno. La notizia è che lo stesso attaccante olandese sarebbe aperto a un possibile addio dal Brasile. Tuttavia, non è ancora chiaro se la Turchia rappresenterebbe per lui una destinazione gradita e un passo successivo attraente per la sua carriera.


La Richiesta Economica
Memphis Depay ha attualmente un contratto con il Corinthians valido fino al 31 dicembre 2026. Secondo le informazioni di Rimoli, l’ex giocatore del PSV dovrebbe generare un introito per il club brasiliano di circa 10 milioni di euro. Resta da vedere se il Fenerbahçe sarà disposto a mettere sul tavolo questa somma per assicurarsi le prestazioni del giocatore.


Non solo Memphis: il Fenerbahçe punta un altro olandese
È interessante notare come Memphis sia il secondo giocatore olandese a essere accostato al Fenerbahçe in breve tempo. Domenica scorsa, il quotidiano turco Fanatik aveva già riportato che anche il centrocampista del Feyenoord, Quinten Timber, sarebbe molto desiderato dal top club turco. Queste voci suggeriscono una chiara strategia del Fenerbahçe nel puntare su talenti olandesi per rafforzare la propria rosa in vista della prossima stagione e degli impegni futuri. Il ritorno di Memphis Depay in Europa, seppur in un campionato diverso da quelli top-tier in cui ha già giocato, rappresenterebbe comunque un colpo significativo e un’ulteriore conferma delle ambizioni del Fenerbahçe.

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Infortunio Milan, arriva l’esito degli esami: brutte notizie per i rossoneri, tutti i dettagli

Infortunio Milan, arriva l’esito degli esami di Saelemaekers brutte notizie per i rossoneri guidati da Allegri, tutti i dettagli

Brutte notizie per il Milan e per Massimiliano Allegri. Secondo quanto appreso da Milannews24, gli esami a cui si è sottoposto Alexis Saelemaekers hanno infatti confermato un infortunio muscolare al flessore, rimediato durante gli impegni con la Nazionale belga. L’esterno, apprezzato per duttilità e corsa instancabile, sarà costretto a fermarsi.

Stop obbligato e partite a rischio

La diagnosi non è grave, ma impone comunque un periodo di riposo che lo terrà lontano dal campo almeno per la ripresa del campionato. La sua assenza peserà soprattutto nella sfida di San Siro contro la Fiorentina, in programma domenica 19 ottobre: un match tradizionalmente insidioso, in cui la copertura delle fasce sarà fondamentale.

Allegri costretto a cambiare i piani

Il tecnico livornese dovrà rivedere le proprie strategie, cercando soluzioni alternative per non perdere equilibrio e intensità. L’obiettivo resta quello di recuperare il giocatore senza forzare i tempi, evitando ricadute che potrebbero complicare ulteriormente la stagione.

Leggi le ultimissime su Saelemaekers su Milannews24

Adzic Juve, parla il dt del Montenegro Stanojevic: «Quando ha segnato il gol decisivo contro l’Inter, tutto il Paese ha festeggiato»

Adzic Juve, parla il dt della nazionale montenegrina Stanojevic: «Quando ha segnato il gol decisivo contro l’Inter, il Paese ha festeggiato»

Filip Stanojevic è il direttore tecnico delle nazionali giovanili del Montenegro. Tuttosport lo ha incontrato per parlare di Adzic, che lui conosce molto bene.


ADZIC – «Dalle sue prime apparizioni nelle selezioni giovanili, a 14-15 anni, è sempre stato un piacere vederlo sia in allenamento che in partita. Già a 16 anni dimostrava un talento straordinario, segnando contro grandi nazionali, così come con il Budućnost nel campionato montenegrino e nelle competizioni europee. La sua specialità sono i calci di punizione: potenti, precisi e decisivi. L’ha dimostrato nel modo migliore quando i suoi gol hanno portato l’Under 19 del Montenegro agli Europei di categoria partita per la prima volta nella storia. Anche un idolo come Jovetić lo considera già un futuro lea der della nazionale maggiore»
IL GOL ALL’INTER – «La Juventus ha molti tifosi in Montenegro e ancora di più da quando Vasilije gioca con loro. In tanti hanno guardato quella partita solo per lui. Quando ha segnato il gol decisivo contro l’Inter, tutto il Paese ha festeggiato. Non è stata solo una vittoria della Juventus, ma è sembrata la vittoria di un’intera piccola nazione: un momento unico. Ma ne arriveranno altri, ne sono certo».
LA JUVE PER LUI – «Per lui ogni giorno è un sogno. Si sta davvero godendo tutto: dal lavoro con allenatori e compagni, fino al sostegno dei tifosi e alla professionalità dello staff. Ma ciò che colpisce di più è che non si sia accontentato di arrivare a Torino. Sta lottando per guadagnarsi un posto in squadra. Vuole essere un giocatore che fa la differenza nei grandi momenti, come nella partita contro l’Inter».
L’IDOLO DA BAMBINO – «È sempre stato Lionel Messi».
CHI GLI RICORDA – «Il suo stile di gioco mi ricorda quello di Kevin De Bruyne: non perché lo imiti, ma per il modo in cui legge il gioco, anticipa i movimenti e crea occasioni per i compagni. La sua visione, la precisione nei passaggi e la capacità di influenzare la partita nei momenti decisivi sono davvero notevoli».
É SOLO L’INIZIO – «Vasilije sta già scrivendo la storia e siamo solo all’inizio. Ha talento, energia e soprattutto la mentalità di un vincente. Ci renderà orgogliosi altre volte, ne sono sicurissimo. Non gioca solo a calcio, porta il nome del Montenegro sul palcoscenico più importante e ogni giorno ci dimostra che niente è impossibile»

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Italia U21, Baldini: «Ho un gruppo straordinario. Con l’Armenia ripartiamo da zero»

Italia U21, Baldini: «Ho un gruppo straordinario. Con l’Armenia ripartiamo da zero». Parla il commissario tecnico degli Azzurrini

Fiducia, umiltà e la forza di un gruppo coeso. Sono questi i concetti chiave espressi dal commissario tecnico dell’Italia Under 21, Silvio Baldini, nella conferenza stampa della vigilia del match contro l’Armenia, valido per le qualificazioni agli Europei di categoria del 2027. L’allenatore ha trasmesso grande serenità, elogiando la qualità e l’atteggiamento dei suoi ragazzi, che reputa la vera arma in più di questa Nazionale. La preparazione alla sfida procede nel migliore dei modi, grazie a un’atmosfera ideale all’interno dello spogliatoio.

«Stiamo preparando bene la partita, abbiamo un gruppo straordinario di ragazzi che hanno voglia di giocare e allenarsi insieme. Per un allenatore è il massimo, sono molto fiducioso».

Dopo la brillante e convincente vittoria per 4-0 contro la Svezia a Cesena, il rischio maggiore potrebbe essere quello di abbassare la tensione. Un’ipotesi che Baldini respinge con forza, chiedendo alla squadra massima concentrazione e di resettare quanto fatto in precedenza. Ogni partita, secondo il tecnico, nasconde le proprie insidie e va affrontata con la stessa determinazione, a prescindere dal valore dell’avversario.

«Ripartiamo da zero, l’Armenia sarà un avversario diverso dalla Svezia, ma dobbiamo fare lo stesso tipo di prestazione. Dobbiamo dare il massimo contro chiunque».

In vista della partita, è possibile che ci siano alcuni cambi nell’undici titolare, ma il CT ha voluto chiarire la sua filosofia in merito alla gestione della rosa. Per Baldini, la profondità e la qualità del gruppo sono tali che non si può parlare di semplici rotazioni, ma di scelte tra giocatori di pari livello, sottolineando come la sua difficoltà più grande sia quella di escludere chi meriterebbe di giocare.

«In questa squadra non esiste il turnover, sono tutti bravi. L’unica ingiustizia è mandare in tribuna ragazzi che meriterebbero di giocare».

Milan, Rabiot in dubbio per la Fiorentina? Cosa filtra

Milan, Rabiot in dubbio per la Fiorentina? Cosa filtra sulle condizioni del centrocampista che ha saltato l’allenamento con la Francia

Un rapido sospiro di sollievo può essere tirato in casa Milan. Le condizioni di Adrien Rabiot, il centrocampista francese, uno dei perni della mediana rossonera noto per la sua potente progressione e la capacità di ricoprire più ruoli in mezzo al campo, non sono gravi. Nonostante l’assenza nell’ultima seduta di allenamento con la sua Nazionale, non si tratterebbe di un vero e proprio infortunio muscolare al polpaccio, ma di una semplice contusione.

Le rassicurazioni arrivano direttamente dal ritiro della Francia. Il commissario tecnico dei Bleus, Didier Deschamps, tecnico esperto e attento alla gestione dei suoi campioni, ha confermato in conferenza stampa che la decisione di escludere Rabiot dai carichi di lavoro è stata dettata da pura e semplice precauzione.

La strategia della cautela di Deschamps

“Non si è allenato per cautela. Ha subito un colpo al polpaccio e dobbiamo dargli ancora un po’ di tempo”, ha dichiarato Deschamps, tranquillizzando così lo staff tecnico e i tifosi dei rossoneri. Il c.t. francese, consapevole del valore del giocatore e della fitta agenda di impegni che attende i club al rientro dalla sosta, ha preferito non correre rischi inutili con quello che, di fatto, è solo un lieve problema fisico.

Questo approccio prudente, sebbene abbia generato un momentaneo allarme tra i sostenitori del Diavolo, conferma che non ci sono lesioni di natura muscolare che possano compromettere la disponibilità a lungo termine del giocatore.

Rabiot in dubbio per l’Islanda, ma non per Allegri

Nonostante le rassicurazioni, l’utilizzo di Adrien Rabiot nella prossima sfida della Francia contro l’Islanda resta in forte dubbio. Sebbene il dolore sia gestibile, lo staff medico dei Bleus valuterà fino all’ultimo se schierarlo, optando con ogni probabilità per non rischiare il talentuoso centrocampista in una gara che, per la Francia, è di importanza relativa rispetto alla sua presenza cruciale nel club.

La buona notizia, invece, è per Massimiliano Allegri. La natura non preoccupante della contusione significa che il rientro di Rabiot a Milanello non dovrebbe prevedere tempi di recupero significativi. Il centrocampista sarà immediatamente valutato dallo staff medico del Milan al suo ritorno, ma filtra ottimismo: Rabiot dovrebbe essere pienamente arruolabile e a disposizione per la fondamentale sfida di Serie A contro la Fiorentina, garantendo a Allegri un’opzione chiave nel reparto nevralgico del campo.

Inter, senti Zielinski: «Dipende dalle mie gambe. Farò di tutto per…»

Inter, senti Zielinski: «Dipende dalle mie gambe. Farò di tutto per…». Le dichiarazioni del centrocampista polacco dal ritiro della sua Nazionale

Per Piotr Zieliński, la sosta per le nazionali sembra essere arrivata come una vera e propria boccata d’ossigeno. Il centrocampista polacco sta vivendo un avvio di stagione complicato con l’Inter, proseguendo un percorso in nerazzurro finora al di sotto delle aspettative. Dopo una prima annata difficile a Milano, in cui non è riuscito a replicare le magie mostrate a Napoli, il giocatore fatica ancora a trovare continuità e a inserirsi pienamente nei meccanismi della squadra, ora guidata da Cristian Chivu.

Lontano da Appiano Gentile, però, con la maglia della sua Polonia, Zieliński sembra essersi ritrovato. Il recente gol segnato con la sua selezione ha riportato alla luce quelle qualità tecniche e quella leadership che lo avevano consacrato come uno dei migliori centrocampisti della Serie A. Rinvigorito da queste prestazioni, ha parlato ai media polacchi, toccando vari temi, a partire dal bellissimo rapporto con i suoi tifosi.

POLONIA «Sono contento che il legame tra noi e i tifosi si stia rafforzando a ogni partita. Era da molto tempo che non cantavamo così bene insieme e festeggiavamo una vittoria insieme. Siamo felici che ci abbiano sostenuto così numerosi in casa della Lituania. Quando cantavano ‘giochiamo in casa’, si sentiva davvero in campo».

Con la nazionale lo attende ora una sfida decisiva contro i Paesi Bassi, un test di altissimo livello. OLANDA DECISIVA«Faremo tutto il possibile per vincere quella partita. È chiaro che loro non sono una squadra qualsiasi, ma una delle migliori d’Europa e del mondo. Sarà dura, non si può negare. I giocatori dicono sempre che bisogna lottare, ma sappiamo che non sarà facile».

Infine, un messaggio chiaro e diretto al suo club, l’Inter, sulle sue intenzioni per il futuro. INTER «Dipende tutto dalle mie gambe. Farò di tutto per avere più occasioni possibili. Abbiamo tante partite, quindi lotterò per il mio posto».

Infortunio Castellanos: ecco l’esito degli esami. I tempi di recupero e quali partite salta

Infortunio Castellanos: ecco l’esito degli esami. I tempi di recupero e quali partite salta l’attaccante della Lazio

L’emergenza infortuni in casa Lazio non accenna a placarsi e Maurizio Sarri deve fare i conti con un’altra pesantissima assenza: quella di Taty Castellanos. Sebbene manchi ancora un bollettino medico ufficiale a chiarire la diagnosi, i timori dei giorni scorsi sono stati confermati. Per il centravanti argentino si tratta di una lesione muscolare alla coscia sinistra, un problema che lo terrà lontano dai campi a lungo. Un colpo durissimo, considerando che finora l’attaccante ha partecipato, tra gol e assist, alla metà dei gol segnati dai biancocelesti.

L’infortunio è avvenuto durante l’allenamento di sabato a Formello. Il dolore accusato dal giocatore ha fatto subito scattare l’allarme, e l’ipotesi di un problema lieve è apparsa fin da subito irrealistica. Gli esami strumentali, effettuati a 48 ore di distanza come da prassi, hanno evidenziato la gravità del danno muscolare. Sebbene sia presto per una stima precisa, infortuni di questo tipo richiedono non meno di quattro settimane di stop. Nel caso di Castellanos, le prime valutazioni indicano un’assenza anche più lunga, attorno alle sei settimane. In pratica, la Lazio dovrà fare a meno di lui per circa un mese e mezzo, con un rientro previsto dopo la sosta per le nazionali di novembre.

Lo stop arriva nel momento peggiore possibile. Il calendario della Lazio prevede ora le difficili sfide contro Atalanta e Juventus, seguite da Pisa, Cagliari e dalla trasferta di San Siro contro l’Inter. Salvo miracoli, Castellanos salterà l’intero ciclo. Se il recupero procederà senza intoppi, si potrebbe sperare di rivederlo contro il Lecce il 23 novembre, ma l’ipotesi più verosimile ad oggi è un ritorno per la partita contro il Milan del 29 novembre. Nel frattempo, Sarri dovrà affidarsi a un attacco rimaneggiato: Boulaye Dia, prima alternativa, non è al meglio a causa di un problema alla caviglia che si trascina dalla scorsa stagione, e il redivivo Tijjani Noslin, decisivo con il rigore procurato nel finale contro il Torino.

Mancini: «Israele squadra fastidiosa, ma l’abbiamo studiata. Il Mondiale è la cosa che vogliamo di più»

Mancini: «Israele squadra fastidiosa, ma l’abbiamo studiata. Il Mondiale è la cosa che vogliamo di più». Le dichiarazioni del difensore della Nazionale

L’Italia si prepara alla delicata sfida contro Israele con una difesa da reinventare. Le assenze dell’infortunato Kean e, soprattutto, dello squalificato Alessandro Bastoni, costringono il CT Gattuso a rivedere i suoi piani. In questo scenario, salgono le quotazioni di Gianluca Mancini.

Per il difensore della Roma si tratterebbe di un ritorno da titolare in un incrocio del destino: la sua ultima partita in Nazionale, infatti, risale allo scorso 8 settembre, proprio contro Israele nel rocambolesco 5-4 di Debrecen. In quell’occasione giocò al fianco di Bastoni, e ora è il candidato principale per prenderne il posto al centro della difesa azzurra a Udine.

Pronto a raccogliere la sua 16ª presenza con la maglia dell’Italia, il centrale giallorosso è intervenuto alla vigilia della partita, presentandosi ai microfoni di Sky insieme al Commissario Tecnico Gennaro Gattuso.

Domani serve prendersi il pass definitivo per i playoff: come?
«Giocando una buona partita, vedendo i loro punti forti e deboli. Li abbiamo studiati, ci prepareremo ancora meglio e siamo pronti per affrontare una partita importante contro una squadra fastidiosa. All’andata abbiamo visto sia le loro qualità che i punti deboli. Siamo pronti per fare una buona partita»

Quante volete il Mondiale?
«Tantissimo, lo desideriamo più di tutti. La cosa più importante è pensare a noi e al nostro percorso intrapreso col mister. Devo dire che c’è un bellissimo gruppo e voglia di stare insieme: penso sia la cosa principale. Continuiamo a pensare gara per gara».


Difenderete a tre o a quattro?
«Il mister prenderà le sue scelte, la cosa più importante restano i giocatori al netto del modulo. È importante come ci parliamo e affrontiamo i rischi. Ogni partita oggi è complicata e domani sarà tosta: dovremo essere carichi».

Gattuso: «Israele? Qualcuno contesterà ma dovremo far venire voglia a tutti di tifarci. In attacco…»

Gattuso: «Israele? Qualcuno contesterà ma dovremo far venire voglia a tutti di tifarci. In attacco…». Le dichiarazioni del ct

L’obiettivo dell’Italia è chiaro: conquistare i playoff e continuare a inseguire la qualificazione al Mondiale. Nel Gruppo I, la Norvegia capolista appare ormai fuori portata; nonostante una partita in più, gli scandinavi vantano un vantaggio di 6 punti sugli Azzurri e una differenza reti schiacciante (+26 contro il +7 della Nazionale di Gattuso).

Questo divario rende quasi impossibile un sorpasso, anche in vista dello scontro diretto del 16 novembre a Milano. Di conseguenza, la missione dell’Italia è blindare matematicamente il secondo posto. La grande occasione arriva nella sfida contro Israele, diretta concorrente e attualmente terza a -3 (ma con una partita in più rispetto all’Italia). L’appuntamento è fissato per martedì alle 20.45 a Udine: una vittoria in questa delicata partita chiuderebbe ogni discorso, garantendo agli Azzurri l’accesso agli spareggi mondiali previsti per marzo. Della cruciale sfida ne ha parlato il CT Gennaro Gattuso intervenuto ai microfoni di Sky alla vigilia.

Come vivete dall’interno questa atmosfera?
«Siamo felici che ci sia stata una tregua. Vedere la gente che torna a Gaza è qualcosa di emozionante. Domani c’è la partita: qualcuno contesterà ma avremo anche 10mila persone allo stadio. Dovremo essere bravi a far venire voglia a tutti di tifarci».

Questa Italia ti piace sempre di più?
«Mi innamoro dei miei ragazzi perché li vedo come affrontano gli allenamenti. Mi piace quello. Lo sapevamo che da due mesi che non si può sbagliare, ma apprezzo tanto la crescita. C’è da migliorare ma ci sono anche tante cose positive».

Ci sarà la difesa a tre? E in attacco giocherà Pio Esposito o Raspadori?
«Pio ha vissuto normalmente il post, è un ragazzo semplice e di poche parole che pedala molto forte. Corre come un centrocampista… Non c’è rischio che si monti la testa. Bisogna valutare anche altre cose, ma le partite durano 95 minuti: c’è chi inizia e chi può fare la differenza entrando dalla panchina. Le valutazioni saranno queste».

Sei sempre più a tuo agio da CT della Nazionale?
«Penso sempre che c’è tantissima gente che pagherebbe per stare qua. Io lo vivo come un sogno, indossare questa maglia era il mio sogno. Oggi stavo pensando ai vecchi allenatori che ho avuto qua come Lippi e Trapattoni. E andando a fare la conferenza pensavo: ‘Chi l’avrebbe mai detto che avrei avuto questa possibilità?’. La vivo così, sono a mio agio perché per 11 anni ho indossato questa maglia. Mi sembra di stare a casa. E tante cose mi vengono facili».

Ti hanno fatto piacere le parole di Spalletti?
«Luciano è un uomo molto schietto, se dice una cosa è perché la pensa. Lo volevo chiamare ma non l’ho fatto per non rompergli le scatole. Sicuramente ho apprezzato cosa ha detto».

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