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Milan Como, Calcagno (AIC): «Il problema non è la partita in sé, dato anche che resterà un evento eccezionale. Piuttosto la domanda è questa»

Milan Como, le parole del presidente AIC Calcagno: «Il problema non è la partita in sé, dato anche che resterà un evento eccezionale ma…»

Presidente dell’Associazione Calciatori, Umberto Calcagno si aggiunge alle tante voci che hanno commentato la scelta di giocare Milan-Como a Perth. Lo ha fatto dalle colonne di Tuttosport.


IL PROBLEMA – «Il problema non è certo la partita in sé, dato anche che resterà un evento eccezionale. Anche se viene giocata a 28.000 km di di stanza, con fusi orari e cambi di temperatura duri da affrontare. Resta il dubbio se sia questo il modello da inseguire».
SI GIOCA TROPPO – «Il problema non è solo questo: i grandi calciatori hanno già accettato che si debba giocare di più e si debbano cercare nuovi ricavi. La preoccupazione è legata all’impatto sulle loro prestazioni: per fare un esempio, Bastoni l’anno scorso ha giocato più di 70 partite. Però molto probabilmente non ha giocato la settantesima allo stesso livello psico-fi sico della cinquantesima. Credo si debbano rimettere le persone al centro del progetto, e parlo anche dei tifosi».
I GIOCATORI GUADAGNANO TANTO – «Se hanno ingaggi importanti è perché sono forti e generano ricchezza. E anche stipendi alti non giustificano il superamento di certi limiti: noi siamo affiancati alla Lega Serie A in una causa intentata, come sindacato mondiale e come leghe europee, contro la Fifa».
CON LA FIFA POCHI RAPPORTI – «Perché non c’è mai stata la volontà da parte della Fifa di sedersi davvero a un tavolo e dare dignità alla voce dei calciatori. E queste non possono essere definite solo questioni sindacali: in questi termini non andre mo da nessuna parte. Il tema è cercare soluzioni che rimettano al centro le persone per offrire il miglior spettacolo possibile».
IL MONDIALE PER CLUB – «Bisognerebbe giocarlo in una finestra più umana, per dirne una che permetta tre settimane di riposo a fine stagione. Ma la vera questione è legata alla creazione e all’ampliamento di nuove competizioni internazionali, che spostano la ricchezza lontano dai campionati nazionali. Dobbiamo anche porci il problema di come redistribuire i proventi che generano».
IMPORRE GIOCATORI ITALIANI – «Sarebbero leggi illegittime. Però dobbiamo chiederci perché in Spagna riescano ad avere grandi club competitivi che valorizzano la filiera interna. È un percorso virtuoso, di cui beneficia anche la Nazionale: quella italiana attinge a un numero troppo limitato di calciatori selezionabili in massima serie».
IL DECRETO CRESCITA – «È stata una battaglia persa. Molto probabilmente la mancanza di confronto dell’epoca ci ha fatto concentrare su problemi che non erano così centrali. Oggi abbia mo proposto al Ministro Abodi uno sgravio fiscale per chi impiega giovani del proprio vivaio».
COSA SI FA IN FIGC – «A marzo 2024 abbiamo deliberato il Piano Strategico del Presidente Gravina, facendo tutti un passo indietro, partendo da un presupposto: non dobbiamo solo inseguire i ricavi, ma anche razionalizzare i costi. Abbiamo un debito spaventoso, e in Italia maggiori ricavi hanno sempre comportato più indebitamento».
LA SERIE A A 18 SQUADRE – «Non può essere un ragionamento estrapolato dal contesto internazionale. L’Italia non può farla senza che la facciano anche Spagna e Inghilterra».

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Infortunio Pafundi, brutte notizie per la Sampdoria: le sue condizioni

Infortunio Pafundi: stop per il talento della Sampdoria, rientro a Bogliasco per gli accertamenti. La speranza è che non si tratti di nulla di grave

L’infortunio di Simone Pafundi ha interrotto bruscamente il percorso di crescita del giovane talento offensivo della Sampdoria. Durante il ritiro con la Nazionale Under 21 di Silvio Baldini, il classe 2006 ha accusato un problema fisico che lo ha costretto a lasciare il gruppo azzurro. Una battuta d’arresto imprevista per uno dei prospetti più promettenti del calcio italiano, che stava iniziando a trovare spazio e continuità in maglia blucerchiata dopo un avvio di stagione altalenante.

Infortunio Pafundi: le prime valutazioni e il ritorno a Bogliasco

Secondo le prime indicazioni, l’infortunio di Pafundi non dovrebbe essere particolarmente grave, ma la prudenza è d’obbligo. Lo staff medico della Sampdoria ha deciso di richiamare subito il giocatore a Bogliasco, dove verranno effettuati controlli più approfonditi per stabilire la reale entità del fastidio muscolare. L’obiettivo è scongiurare qualsiasi rischio di complicazioni e programmare il percorso di recupero più adatto.

Il tecnico Massimo Donati considera Pafundi un elemento chiave per il suo progetto tattico. Il giovane fantasista, dotato di grande tecnica e visione di gioco, rappresenta un valore aggiunto per la Sampdoria, che punta a risalire la classifica di Serie B.

Obiettivo recupero: la Sampdoria non vuole forzare i tempi

Dopo l’infortunio Pafundi, il club doriano ha già impostato un piano di recupero personalizzato. L’intenzione è di riavere il giocatore a disposizione il prima possibile, ma senza affrettare i tempi. Il ragazzo seguirà un percorso graduale, alternando terapie e lavoro differenziato, con la speranza di tornare ad allenarsi in gruppo entro pochi giorni.

Nonostante lo stop, a Genova c’è ottimismo: le prime sensazioni lasciano pensare a un problema di lieve entità. Tuttavia, la Sampdoria preferisce agire con cautela per non compromettere la crescita fisica e mentale di un talento ancora in piena fase di sviluppo.

L’importanza di Pafundi nel progetto blucerchiato

L’infortunio di Pafundi rappresenta un piccolo ostacolo nel percorso di costruzione della Samp di Donati, che ha individuato nel giovane ex Udinese uno dei punti di riferimento per il futuro. Con la sua creatività e il suo mancino raffinato, Pafundi è considerato un potenziale leader tecnico del Doria.

Le prossime ore saranno decisive per definire i tempi di recupero, ma la sensazione è che l’infortunio Pafundi possa risolversi rapidamente, permettendo al talento classe 2006 di tornare presto a illuminare il gioco dei blucerchiati. LEGGI ANCHE >>> Calendario Serie B 2025/2026: date, giornate, risultati, classifica

Mina Cagliari, l’infortunio preoccupa i sardi: Pisacane valuta le alternative. I dettagli

Mina Cagliari: condizioni in miglioramento, ma resta il dubbio per il Bologna. Il tecnico dei sardi studia come sostituire il centrale

Le condizioni di Yerry Mina tengono in apprensione tutto l’ambiente rossoblù. Il difensore colombiano, colonna della retroguardia del Cagliari, si è fermato durante la gara contro l’Udinese per un fastidio muscolare al polpaccio. Gli esami effettuati dallo staff medico del club hanno escluso lesioni gravi, ma il problema richiede cautela: il rientro in campo non sarà affrettato.

Recupero personalizzato per Mina

Il percorso di recupero di Mina Cagliari prosegue al CRAI Sport Center di Assemini, dove il giocatore sta seguendo un programma personalizzato di riabilitazione. Il suo obiettivo è tornare a disposizione di Fabio Pisacane per la prossima sfida di Serie A contro il Bologna, ma la sua presenza resta in dubbio. Le prossime 48 ore saranno decisive per capire se potrà riaggregarsi al gruppo o se dovrà attendere ancora qualche giorno.

In questi giorni Mina alterna sedute di fisioterapia a esercizi di potenziamento muscolare, lavorando in modo graduale per evitare ricadute. La prudenza, in casi come questo, è fondamentale: il Cagliari vuole riavere il suo leader difensivo al 100% della condizione.

Pisacane studia le alternative

L’allenatore Fabio Pisacane, alla prima stagione sulla panchina del Cagliari, sta valutando le possibili soluzioni in caso di forfait di Mina. La sua assenza sarebbe pesante, sia per l’esperienza che per la personalità che trasmette al reparto arretrato. Tuttavia, le alternative non mancano: Adam Obert, reduce da un’ottima prova con la nazionale slovacca e autore di un gol, potrebbe essere confermato al centro della difesa. Un’altra opzione è rappresentata da Zé Pedro, pronto a subentrare in caso di necessità.

Mina Cagliari: un pilastro da preservare

Nonostante l’incertezza sui tempi di recupero, in casa Cagliari prevale l’ottimismo. Il difensore classe 1994 resta un punto di riferimento imprescindibile per il progetto tecnico di Pisacane. La società e lo staff medico vogliono evitare qualsiasi rischio di ricaduta, consapevoli che la stagione è ancora lunga e che la solidità difensiva del gruppo passa anche dal pieno recupero di Mina.

Il club continuerà a monitorare la situazione giorno per giorno. Solo dopo i prossimi test fisici si saprà se Mina Cagliari potrà tornare in campo contro il Bologna o se dovrà attendere la giornata successiva per rivedere il campo da protagonista. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Infortunio Castellanos (Sky), non ci sono buone notizie per Sarri: le condizioni dell’attaccante

Infortunio Castellanos: stop importante per l’attaccante della Lazio, quando ritornerà a disposizione del proprio tecnico. Le ultime

L’infortunio di Castellanos complica i piani della Lazio e di Maurizio Sarri. Come riportato da Sky Sport, gli esami strumentali ai quali si è sottoposto l’attaccante argentino hanno evidenziato una lesione di secondo grado al retto femorale della coscia destra, un problema muscolare che lo terrà lontano dai campi per un periodo stimato tra i 45 e i 60 giorni. Il suo rientro è previsto solo dopo la prossima sosta per le nazionali, probabilmente a fine novembre.

Come si è fatto male Castellanos

L’infortunio di Castellanos è arrivato durante la sessione di allenamento di venerdì a Formello. Nel corso della seduta, il giocatore ha avvertito un forte dolore alla coscia destra, costringendolo a interrompere immediatamente l’allenamento. L’assenza dalla rifinitura del giorno successivo aveva già fatto intuire la gravità del problema, poi confermata dagli accertamenti medici effettuati in mattinata.

Il referto parla di una lesione muscolare importante, che richiederà un periodo di assoluto riposo seguito da un programma personalizzato di riabilitazione. Lo staff medico della Lazio seguirà da vicino ogni fase del recupero, senza affrettare i tempi per evitare il rischio di ricadute. Castellanos lavorerà quotidianamente al centro sportivo di Formello, dove inizierà le terapie per tornare a disposizione il prima possibile.

Un’assenza pesante per Sarri

L’infortunio di Castellanos rappresenta un duro colpo per Sarri, che perde uno dei giocatori più in forma del reparto offensivo. Il “Taty” stava attraversando un momento positivo, con sei presenze complessive in stagione, cinque da titolare, arricchite da due gol e tre assist. Numeri che dimostrano quanto l’argentino si fosse integrato nei meccanismi offensivi della squadra, diventando un punto di riferimento nel sistema di gioco biancoceleste.

Le possibili soluzioni in attacco

Con l’assenza del centravanti argentino, Sarri dovrà ridisegnare l’attacco della Lazio. Dia tornerà a essere il riferimento principale, ma il tecnico dovrà gestire le rotazioni anche con Cancellieri e Isaksen, entrambi pronti a sfruttare l’occasione. Non è escluso che la società valuti l’idea di intervenire sul mercato di gennaio, qualora i tempi di recupero di Castellanos dovessero allungarsi.

L’infortunio di Castellanos priva la Lazio di una pedina fondamentale proprio nel momento in cui il giocatore aveva trovato fiducia e continuità. Ora l’obiettivo è recuperarlo completamente, senza correre rischi, per averlo al top nella seconda parte di stagione. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Koopmeiners Juventus, è davvero finita? I bianconeri hanno fissato il prezzo

Koopmeiners Juventus: fiducia a tempo, futuro in bilico per l’olandese. I bianconeri aprono alla cessione e il prezzo fissato è la conferma

Il caso Koopmeiners Juventus tiene banco in casa bianconera. Il centrocampista olandese, arrivato a Torino come uno dei colpi più importanti dell’estate, sta vivendo un momento estremamente complicato. Le sue prestazioni altalenanti e il calo di rendimento preoccupano lo staff tecnico e la dirigenza, che ora riflettono sul suo futuro. Come riportato da Tuttosport, la priorità di Igor Tudor resta quella di recuperare il giocatore, ma la pazienza non potrà durare all’infinito.

Tudor insiste su Koopmeiners

L’allenatore della Juventus, Igor Tudor, continua a credere nel talento di Koopmeiners. Dopo un avvio di stagione difficile, con prove deludenti contro Villarreal e Milan e due esclusioni consecutive anche nella nazionale olandese, il tecnico ha deciso di puntare sul lavoro quotidiano per rilanciarlo. La sosta per le nazionali è servita a resettare e ripartire: Tudor vuole rigenerarlo sia tatticamente che mentalmente, convinto che il vero Koopmeiners possa ancora fare la differenza nel centrocampo della Juventus. Tuttavia, il tempo stringe e la società attende segnali concreti.

Koopmeiners Juventus: la cessione non è più un tabù

Il futuro di Koopmeiners alla Juventus resta incerto. Se il rendimento non dovesse migliorare nelle prossime settimane, l’ipotesi di una cessione a gennaio diventerebbe sempre più concreta. L’olandese era stato acquistato dall’Atalanta nell’estate del 2024 come perno del nuovo progetto bianconero, ma il suo rendimento non ha rispettato le aspettative.

Per questo motivo, la Juventus avrebbe già fissato un prezzo di partenza per un’eventuale trattativa: circa 35 milioni di euro, una cifra che permetterebbe al club di non registrare minusvalenze e di reinvestire sul mercato invernale. Diversi club europei, soprattutto in Premier League, osservano la situazione con interesse.

Ultima chiamata per l’olandese

Le prossime partite saranno decisive per capire quale direzione prenderà il caso Koopmeiners Juventus. Dopo la sosta, la sfida contro il Como segnerà l’inizio di un ciclo di gare che rappresenterà un vero e proprio esame di maturità per l’ex Atalanta. Tudor e la dirigenza si aspettano una reazione immediata: solo così l’olandese potrà riconquistare la fiducia perduta e scongiurare una partenza anticipata.

La Juventus crede ancora in Koopmeiners, ma ora è il momento dei fatti: il tempo delle attenuanti è finito. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Atalanta Lazio, il doppio ex Rambaudi: «La Dea sembra favorita. Ecco i giocatori decisivi»

Atalanta Lazio: il doppio ex Rambaudi a La Gazzetta dello Sport si è sbilanciato sulla sfida di campionato e ha dato anche un pronostico molto chiaro

Roberto Rambaudi, ex esterno destro che ha vestito sia la maglia dell’Atalanta (1992-1994) che quella della Lazio (1994-1998, con cui ha vinto Coppa Italia e Supercoppa italiana), offre la sua visione sulla prossima sfida di domenica sera tra le due squadre. Ecco le sue parole su La Gazzetta dello Sport.

SULEMANA – «Kamaldeen era sì sconosciuto ai più, ma non a Ivan Juric che lo aveva allenato a Southampton. Ha una velocità pazzesca abbinata a una buona tecnica. Sta confermando le cose positive che aveva mostrato in Premier. Con il lavoro di Juric migliorerà diversi aspetti».

CANCELLIERI – «Deve dimostrare di poter stare a certi livelli con continuità. Non possono bastare solo le prime sei giornate di campionato per tracciare un bilancio completo».

L’INIZIO DI STAGIONE – «Ammetto che avevo qualche dubbio su Juric a inizio stagione, ma l’ottimo percorso finora mi sta facendo ricredere qualche. Per quanto riguarda la Lazio, pensavo potesse fare un po’ meglio anche senza mercato. Il gruppo è comunque ottimo e in fin dei conti il mercato laziale nel corso degli anni è sempre stato improntato sulla valorizzazione piuttosto che sull’acquisto di grandi giocatori».

I GIOCATORI CHIAVE – «De Roon non solo per l’aspetto tecnico, anche per la personalità e la mentalità che trasmette a tutto il gruppo. Gila tra i laziali, sta dimostrando grandi qualità».

PRONOSTICO PER DOMENICA – « Sembra ingiocabile, con l’Atalanta favorita. La Lazio sarà una squadra incerottata con tantissimi giocatori offensivi indisponibili. È difficile per Sarri prepararla». LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Bisseck Inter, addio più vicino? La posizione di Marotta è chiara

Bisseck Inter: futuro in bilico, la Germania spinge per l’addio a gennaio. Naturalmente molto dipenderà dalla volontà dei nerazzurri

Il caso Bisseck Inter torna a far discutere. Dalla Germania arrivano nuove conferme su un possibile addio del difensore già nella sessione di mercato di gennaio. Secondo quanto riportato da Sky Sport Deutschland, Yann Bisseck starebbe valutando seriamente l’ipotesi di lasciare l’Inter per non compromettere le sue possibilità di partecipare ai Mondiali 2026 con la nazionale tedesca.

Minutaggio ridotto e sogno Mondiale

Il nodo principale del caso Bisseck Inter riguarda il minutaggio. Con Cristian Chivu sulla panchina nerazzurra, il difensore tedesco ha trovato pochissimo spazio: soltanto 157 minuti in campo in questo avvio di stagione. Numeri troppo bassi per un giocatore ambizioso e nel pieno della crescita, che punta a conquistare un posto stabile nella Germania di Julian Nagelsmann.
Per il classe 2000, l’obiettivo è chiaro: giocare con continuità per non perdere il treno che porta alla Coppa del Mondo. Tuttavia, con la concorrenza agguerrita in casa Inter, lo spazio sembra limitato, e questo potrebbe spingerlo a cercare una nuova avventura già a gennaio.

L’Inter non chiude alla cessione

Le ultime indiscrezioni sul fronte Bisseck Inter parlano di una società disposta ad ascoltare proposte. Nonostante il giocatore sia legato ai nerazzurri da un contratto fino al 2029, la dirigenza avrebbe aperto al dialogo con diversi club europei interessati, in particolare in Bundesliga e Premier League.
L’Inter, forte della lunga durata del contratto, può comunque dettare le condizioni e ottenere una cifra significativa in caso di cessione. La società valuta attentamente la situazione, consapevole che il calciatore potrebbe trarre beneficio da un’esperienza altrove, ma senza svendere un talento che ha ancora ampi margini di crescita.

Le possibili destinazioni

Tra le squadre che seguono con attenzione l’evoluzione del caso Bisseck Inter, ci sarebbe l’Eintracht Francoforte, pronto a offrirgli un ruolo da titolare immediato. Anche alcuni club di Premier League hanno chiesto informazioni, attratti dalla sua fisicità e dalla giovane età.
I prossimi due mesi saranno decisivi per capire se il tedesco rimarrà a Milano o se cambierà maglia. Tutto dipenderà dal suo impiego e dalle scelte tecniche di Chivu. Una cosa, però, è certa: il dossier Bisseck Inter sarà uno dei più caldi del mercato invernale. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Infortunio Bremer, intervento riuscito: le condizioni del difensore della Juventus

Infortunio Bremer: operazione riuscita, il difensore già pensa al ritorno in campo. Ecco quanto dovrà stare fermo il centrale brasiliano

La notizia che tutti i tifosi bianconeri attendevano con ansia è finalmente arrivata: l’operazione al ginocchio di Gleison Bremer è perfettamente riuscita. L’infortunio di Bremer, che aveva destato grande preoccupazione nell’ambiente Juventus, è stato trattato chirurgicamente questa mattina e il difensore brasiliano ha già iniziato a pensare al suo rientro. Una tegola importante per Igor Tudor, che dovrà fare a meno del suo leader difensivo per diverse settimane, ma anche un segnale di speranza per il futuro.

Infortunio Bremer: il comunicato ufficiale della Juventus

La Juventus ha reso noto l’esito dell’intervento con un comunicato pubblicato sui propri canali ufficiali. Nella nota si legge che Gleison Bremer è stato sottoposto a un’operazione di meniscectomia artroscopica selettiva del menisco mediale del ginocchio sinistro. L’intervento è stato eseguito presso l’Hôpital Privé Jean Mermoz di Lione dal professor Bertrand Sonnery-Cottet, specialista di fama mondiale nella chirurgia del ginocchio, alla presenza del medico sociale bianconero dottor Paolo Cavallo.

Il club ha confermato che l’operazione è perfettamente riuscita e che nei prossimi giorni il difensore inizierà il percorso di riabilitazione mirato al ritorno in campo. Tutto lo staff medico juventino seguirà con attenzione l’evoluzione dell’infortunio di Bremer, con l’obiettivo di consentirgli un recupero completo e sicuro.

Tempi di recupero e impatto sull’organico di Tudor

L’infortunio di Bremer rappresenta una perdita pesante per la Juventus. Il centrale brasiliano è una pedina fondamentale nella retroguardia di Tudor, sia per leadership che per solidità difensiva. Fortunatamente, rispetto al grave stop dello scorso anno – quando Bremer aveva subito la rottura del legamento crociato dello stesso ginocchio – questa volta la situazione appare meno seria.

I tempi di recupero stimati dopo una meniscectomia artroscopica sono di circa 40-50 giorni. L’obiettivo dello staff tecnico è quello di riavere Bremer a disposizione entro la fine di novembre, magari subito dopo la prossima sosta per le nazionali.

Nel frattempo, Tudor dovrà ridisegnare la difesa per affrontare un calendario impegnativo che comprende sfide contro Como, Real Madrid e Lazio. Tutti a Torino, però, confidano nella forza di volontà del difensore brasiliano: l’infortunio di Bremer è solo un altro ostacolo sulla strada di un giocatore che ha già dimostrato di saper tornare più forte di prima. LEGGI ANCHE >>> Infortunio Bremer, la strategia della Juventus: niente mercato e stop già definito: i dettagli

Sampdoria, Bellemo: «Partenza difficile. Cosa penso di mister Donati»

Bellemo e la rinascita della Sampdoria: «Ora crediamo in noi stessi». Il centrocampista dei doriani si sofferma anche sul tecnico

Alessandro Bellemo, centrocampista della Sampdoria, ha rilasciato una lunga intervista a Tuttosport parlando del suo momento personale e della crescita della squadra allenata da Massimo Donati. Dopo un avvio complicato, i blucerchiati sembrano aver trovato la giusta direzione, e Bellemo è uno dei simboli di questa rinascita.

Il momento personale e la vittoria ritrovata
«Alla Sampdoria sto bene», ha raccontato Bellemo. «La vittoria ci ha restituito serenità e fiducia. La cercavamo da tempo e finalmente è arrivata: un successo che vale più dei tre punti, soprattutto per il morale». Il centrocampista ammette che la partenza stagionale non è stata come sperato, ma ora la squadra ha ritrovato compattezza e convinzione.

La voglia di riscatto
Arrivato a Genova con grandi aspettative, Bellemo non nasconde la delusione iniziale: «Non sono riuscito a incidere come volevo. Mi assumo sempre le mie responsabilità, ma ora ho una grande voglia di riscatto. Voglio dimostrare quanto valgo e aiutare la Sampdoria a risalire».

Il ruolo in campo e la fiducia di Donati
Sul piano tattico, Bellemo si sente a suo agio sia nel centrocampo a due che in quello a tre, ma ammette di preferire la prima soluzione. Parole di stima anche per l’allenatore Massimo Donati: «È stato bravo a trasmettere serenità in un gruppo che arrivava da un periodo difficile. I risultati non rendevano giustizia alle prestazioni, ma sapevamo che la svolta sarebbe arrivata».

L’importanza dei tifosi e dello spogliatoio
Il giocatore ha voluto sottolineare il ruolo del pubblico doriano: «I tifosi della Sampdoria sono sempre al nostro fianco. Anche quando ci hanno contestato, l’hanno fatto dopo averci sostenuto per 90 minuti. Contro il Pescara sono stati determinanti nel ribaltare la gara».

La forza del gruppo e la fiducia nel futuro
Bellemo ha elogiato anche i compagni, dai giovani come Pafundi e Cherubini ai più esperti del centrocampo, sottolineando la varietà di soluzioni a disposizione del tecnico. Fondamentale, secondo lui, anche il supporto della dirigenza e dello staff: «Mancini, Invernizzi e Fredberg ci sono sempre stati vicini. Ci hanno dato fiducia anche nei momenti più duri».

L’obiettivo
«Non mi pongo limiti», conclude Bellemo. «L’obiettivo è pensare partita dopo partita. Credo ancora tanto in questa stagione: la Sampdoria può e deve continuare a crescere». LEGGI ANCHE >>> Calendario Serie B 2025/2026: date, giornate, risultati, classifica

Pinamonti Sassuolo, l’attaccante si racconta: «Ci sarà da battagliare tutto l’anno, questo è un campionato difficile. Icardi, Conte, Matic: vi dico tutto»

Pinamonti Sassuolo, l’intervista dell’attaccante alla Gazzetta: «Ci sarà da battagliare, è un campionato difficile. Icardi, Conte, Matic: vi racconto»

Andrea Pinamonti, a ventisei anni, è uno dei pilastri del Sassuolo di Fabio Grosso, forte di due gol in Serie A e di essere stato capace di andare tre volte in doppia cifra nelle ultime quattro stagioni. L’attaccante guarda lontano, dentro e fuori dal campo: la nascita del piccolo Adam e poi un orizzonte da colorare, magari d’azzurro.


LA GIOIA DELLA PATERNITA’ – «Bellissima, è stata la gioia più grande della mia vita. Non lo comprendi fin quando non la provi. Sono papà da poco più di due settimane, tutto gira intorno a lui, sento una grande responsabilità. All’inizio sei un po’ spaesato. Come un gol in finale di Champions? No, nulla è paragonabile a un’emozione del genere».
LA STAGIONE DEL SASSUOLO – «Ci sarà da battagliare tutto l’anno, questo è un campionato difficile. Chi viene dalla Serie B come il Sassuolo magari può trovare qualche difficoltà in più, ma sono anche convinto che questo gruppo è pronto e carico per affrontare questa sfida così impegnativa».
OBIETTIVO SALVEZZA – «Intanto puntiamo a quella. Poi, una volta raggiunta la salvezza, si può pensare, guardando la classifica, a che cosa eventualmente potremmo puntare. Ma nella testa mia e di tutto il gruppo c’è l’obiettivo di rimanere in Serie A».
FABIO GROSSO – «Ho fatto con lui anche il ritiro dell’anno scorso. Questa estate abbiamo parlato tanto, mi ha spiegato cosa vuole da me, sento la sua fiducia, stiamo lavorando bene. Il mister si confronta tanto con i giocatori, è un aspetto molto importante».
IL TRIDENTE – «Di certo porta tanti benefici, anche se per un attaccante centrale non è facile da interpretare. Se non si fa un bel lavoro di squadra c’è il rischio di isolarsi troppo. Parliamo spesso con l’allenatore di come fare per restare tutti connessi. Con Berardi e Laurienté ci conosciamo da anni, andiamo d’accordo anche fuori dal campo. Dobbiamo ancora limare qualche dettaglio per rendere al massimo».


MATIC É UN VANTAGGIO – «Sì, è un grande valore aggiunto. Sia tecnico, che in spogliatoio. Una guida per i più giovani e dentro al gruppo si fa sentire».
IN ESTATE SEMBRAVA IN PARTENZA – «Sì, non ho mai detto di voler andare via. Le voci di mercato non sono le mie. Ho lavorato dall’inizio per farmi trovare pronto».
COSA DEVE FARE PER ANDARE IN NAZIONALE – «Non saprei. Se mi guardo indietro sono soddisfatto, non era scontato arrivare a certe cifre a 26 anni. Ma so che devo crescere ancora. Devo fare di più per arrivare a togliermi qualche sfizio e qualche sassolino»

ICARDI – «Ha fatto tanto per me. Dentro e soprattutto fuori dal campo. A 18 anni avevo lasciato la foresteria e stavo cercando casa. Mauro mi ha ospitato e mi portava agli allenamenti perché non avevo ancora la patente. Un ragazzo di cuore, di una generosità incredibile».
CONTE – «Fare un anno con lui è stato fondamentale per il mio percorso».
INTER CAPITOLO CHIUSO – «Non ha molto senso parlare del futuro. Mi hanno preso a quattordici anni e mi hanno portato in Serie A. Per l’Inter provo una enorme riconoscenza».
IL MONDIALE – «Non so come catalogarlo: se definirlo un obiettivo oppure un sogno. Un calciatore non può non pensare alla propria Nazionale. Quindi ci proverò fino alla fine».

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Italia Israele, i convocati del ct Gattuso per la sfida: due esclusi ma ci sono alcune novità! La lista completa

Italia Israele, i convocati del commissario tecnico degli azzurri Gennaro Gattuso per la partita: ecco le novità! I dettagli

Il conto alla rovescia per Italia–Israele è ormai agli sgoccioli. A poche ore dal calcio d’inizio della sfida che vale l’accesso ai playoff Mondiali, il commissario tecnico Gennaro Gattuso ha diramato la lista ufficiale dei convocati per il match in programma al Bluenergy Stadium di Udine.

Le assenze pesanti non mancano: il difensore Alessandro Bastoni, fermato dalla squalifica, e l’attaccante Moise Kean, costretto allo stop per infortunio, non saranno della partita. Per completare la rosa, il CT ha scelto di lasciare in tribuna altri due elementi: il centrocampista Hans Nicolussi Caviglia e il portiere Marco Carnesecchi. Quest’ultimo sarà sostituito da Alex Meret, che ricoprirà il ruolo di vice-Donnarumma.

In compenso, tornano a disposizione due volti giovani e interessanti: il difensore Diego Coppola e l’attaccante Roberto Piccoli, entrambi esclusi nella precedente trasferta di Tallinn contro l’Estonia.

Con queste scelte, Gattuso punta a mantenere equilibrio e freschezza in un match che rappresenta un vero e proprio spareggio per continuare a inseguire il sogno Mondiale.

LA LISTA DI GATTUSO

PORTIERI: Donnarumma, Meret, Vicario.

DIFENSORI: Gabbia, Dimarco, Spinazzola, Udogie, Calafiori, Cambiaso, Coppola, Di Lorenzo, Mancini.

CENTROCAMPISTI: Locatelli, Orsolini, Tonali, Cristante, Frattesi, Barella, Cambiaghi.

ATTACCANTI: Retegui, Raspadori, Piccoli, Esposito.

Malinovskyi da sogno con la Nazionale e il Genoa adesso spera nelle sue giocate: il punto di Tuttosport

Malinovskyi da sogno con la Nazionale ucraina e il Genoa di Viera ora attende le sue giocate: l’approfondimento di Tuttosport

Ruslan Malinovskyi, il talentuoso centrocampista ucraino, sta vivendo un momento di grazia con la sua Nazionale, e il Genoa spera che questa scintilla si accenda definitivamente anche in campionato. Dopo una doppietta all’Islanda e un gol con assist contro l’Azerbaigian, l’ex stella dell’Atalanta sembra aver ritrovato lo smalto dei tempi migliori, facendo sognare i tifosi rossoblù. Tuttosport oggi gli dedica un approfondimento.


Il ritorno alla normalità
La scorsa stagione è stata un vero calvario per Malinovskyi: un grave infortunio a Venezia, una lunga convalescenza, il ritorno in campo, poi l’operazione per rimuovere una placca e, infine, una preparazione estiva faticosa. Tutto ciò ha rallentato il suo inserimento nel Genoa di Vieira, impedendogli di raggiungere quella continuità di rendimento necessaria per esprimere appieno il suo potenziale. Tuttavia, le recenti prestazioni con l’Ucraina, dove ha dimostrato una forma eccellente e un’innata capacità di incidere, non potranno che giovare al giocatore e all’intera squadra.


Il Genoa ha bisogno del suo leader
Il Genoa, dopo aver salutato in estate giocatori importanti come Badelj e Bani, è alla disperata ricerca di leader in grado di trascinare i nuovi compagni e dare un’identità precisa al gioco. Malinovskyi possiede tutte le qualità per diventare un vero e proprio punto di riferimento: la sua leadership, la sua visione di gioco e le sue conclusioni sempre pericolose sono esattamente ciò di cui ha bisogno la squadra di Vieira. Con Stanciu ai box ancora per un po’, le chiavi del centrocampo potrebbero essere affidate proprio a lui.


L’entusiasmo di Malinovskyi
«I gol segnati mi fanno venire ancora più voglia di giocare», ha ammesso Malinovskyi dopo la doppietta all’Islanda. Questa ritrovata motivazione è un’ottima notizia non solo per l’Ucraina, ma soprattutto per il Genoa. Oggi il club riabbraccerà Frendrup, il primo dei nazionali a rientrare, in vista di una settimana cruciale.


Verso la svolta
Mentre si attendono gli ultimi rientri (Vasquez sarà l’ultimo ad arrivare al Signorini), lo sguardo è già rivolto alla prossima sfida di campionato al Ferraris contro il Parma. Sarà una partita fondamentale per il Genoa, un’occasione imperdibile per provare a dare una svolta a una stagione finora altalenante. La speranza è che l’entusiasmo e la brillantezza mostrati da Malinovskyi in Nazionale possano contagiare la squadra e guidarla verso i punti e l’identità tanto cercati.

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Rosenthal si racconta: «Israele? L’Italia è superiore. Noi siamo un piccolo Paese senza grandi strutture»

Rosenthal si racconta e parla del match tra Italia e Israele: «Azzurri superiori. Noi siamo un piccolo Paese senza grandi strutture». Le parole

Ronny Rosenthal, attaccante dello Standard Liegi, nel 1989 firmò un contratto con l’Udinese. Si disse che Gianpaolo Pozzo rinunciò all’acquisto dopo aver visto i muri della città pieni di scritte antisemite. Oggi, a 62 anni, Rosenthal ripercorre quella vicenda su La Gazzetta dello Sport.


LE SCRITTE ANTISEMITE DECISIVE – «No, l’Udinese cambiò idea per due motivi: il primo era un problema alle vertebre. Il secondo, e più importante, è che nel frattempo il club era riuscito a prendere Balbo».
COSA HA LASCIATO QUELLA VICENDA – «Niente di particolare, io venni trattato benissimo. Mi dissero dopo, delle scritte. Ma questa storia ha un lieto fine: l’anno dopo sono andato al Liverpool».


OGGI C’É TENSIONE – «Per altre ragioni, delle quali non vorrei parlare. Lo sport e la politica devono restare distinti».
I TIFOSI – «Capisco lo stato d’animo di un tifoso che va allo stadio in queste condizioni. Non è bello e non lo è neppure per i calciatori».
LA NAZIONALE ISRAELIANA RISENTE DEL CLIMA OSTILE – «Non credo, anche se giocare sempre lontano da casa non è semplice».
SOSPENDERE ISRAELE – «Non sarebbe giusto. Che responsabilità ha un atleta di una situazione politica? Anzi, un atleta vuole tenersi a distanza da certe questioni».

LA GARA DI OGGI – «L’Italia è superiore. Noi siamo un piccolo Paese senza grandi strutture e più di tanto non possiamo fare. Il problema non è la mancanza di talenti: guardate Gloukho e Solomon. La verità è che non siamo abituati a costruirli come atleti. Se non hai il passo e l’intensità giusti, non arrivi ad alti livelli».
COME ARRIVO’ AL LIVERPOOL – «Avevo un dono naturale: ero rapidissimo. Ma ho dovuto cavarmela da solo».

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Italia Israele, è allarme ordine pubblico: le misure prese per la sfida di Udine

La sfida dell’Italia a Udine contro Israele si preannuncia come un evento caratterizzato da un’atmosfera insolitamente rarefatta sugli spalti.

Escludendo le partite giocate a porte chiuse durante la pandemia, bisogna risalire a Italia-Malta del settembre 2015 a Firenze per trovare un numero di spettatori così basso in una gara interna degli Azzurri. Al Bluenergy Stadium sono attesi poco più di diecimila tifosi, un dato che, considerate le difficili circostanze, supera comunque le aspettative iniziali. Tuttosport offre il quadro della situazione.

Capienza ridotta

La capienza abituale dell’impianto friulano, pari a 25.000 posti, è stata drasticamente ridotta a 16.000 per ragioni di sicurezza. A influire sul colpo d’occhio desolante ci sono diversi fattori: il divieto di utilizzo del settore ospiti (solo 112 israeliani presenti su richiesta della loro federazione) e la necessità di lasciare libere alcune file, in particolare quelle più vicine al campo, per motivi di sicurezza. Tutto questo contribuisce a un’immagine televisiva insolita, lontano dall’entusiasmo tipico delle partite della Nazionale.

Massima allerta in città

Nonostante una giornata storica per il Medio Oriente, l’allerta in città rimane massima. L’attenzione è concentrata sul corteo pro-Palestina, che sfilerà nel centro cittadino nel pomeriggio, con la previsione di circa 10.000 manifestanti. Le autorità locali, guidate dal prefetto Domenico Lione, temono potenziali infiltrazioni di frange violente con l’obiettivo di creare disordini.

La zona rossa

Per garantire la sicurezza, la zona attorno allo stadio sarà trasformata in una “zona rossa” e completamente blindata. Saranno impiegati droni ed elicotteri, unità cinofile e artificieri all’interno dell’impianto. Un anello di protezione con barriere di cemento delimiterà l’area, con controlli rigorosi ai varchi. Le strade limitrofe allo stadio subiranno limitazioni alla circolazione.

Un imponente schieramento di forze dell’ordine, tra polizia, carabinieri, reparti speciali, Esercito e vigili del fuoco, sarà dispiegato. Resta il grande interrogativo sulla presenza di agenti del Mossad, ufficialmente smentita ma ritenuta molto probabile. L’obiettivo primario è garantire la libertà di manifestare in totale sicurezza, in un contesto già delicato.
Infine, la FIGC ha stanziato fondi specifici, non legati all’incasso della partita, per supportare la UEFA Foundation for Children, che si occupa di attività umanitarie a Gaza, un gesto che evidenzia la sensibilità della Federazione verso le tensioni internazionali.

Torino, Calaiò: «I granata il mio primo amore. Ecco cosa penso di Simeone»

L’ex bomber del Torino in un’intervista ai microfoni di Tuttosport è ritornato sulla squadra di Baroni soffermandosi anche sul Cholito.

Emanuele Calaiò ha giocato nel Torino e nel Napoli e oggi sono due squadre che osserva con affetto. A Tuttosport ha detto la sua sull’attacco granata e le prospettive della squadra,

PRIMO AMORE – «Il Toro è stato il mio primo amore calcistico: lì sono cresciuto e diventato uomo. Arrivai da Palermo che avevo 13 anni e dopo tutta la trafila nelle giovanili, Mondonico mi fece esordire in Serie A. Ricordo ancora il gol segnato alla Reggina pochi minuti dopo il debutto: un’emozione bellissima a 17 anni. Mentre a Napoli mi sono consacrato come calciatore, vivendo le stagioni più belle della mia carriera. Cinque anni fantastici che mi sono entrati nel cuore»

SIMEONE – «Il Cholito ha avuto un grandissimo impatto, ma non avevo dubbi. È un attaccante importante che aveva solo bisogno di quella fiducia perduta a Napoli. Può tranquillamente arrivare in doppia cifra. Adesso lo vedo sereno quando scende in campo e si nota: prova anche le giocate più difficili come in occasione del gol-vit toria contro la Roma, mentre a Napoli pativa la pressione. In più un argentino caliente come Giovanni è perfetto per esaltarsi in una piazza viscerale come quella torinista. Ecco perché sono convinto che questo connubio darà grandi soddisfazioni».

PUO’ GIOCARE CON ZAPATA – «Per me si. Duvan è una punta più di peso che gravita al centro dell’attacco fungendo qua si da pivot; mentre a Simeone piace girare intorno all’area di rigore e attaccare la profondità. Possono sposarsi bene, dando vita a una grande coppia-gol».

DOVE PUO’ ARRIVARE IL TORO – «L’anno scorso, prima dell’in fortunio di Zapata, ero convinto che il Toro potesse arrivare tra le prime 8 e tornare in Europa. Adesso la vedo molto dura. Purtroppo ci sono molte squadre più attrezzate per un posto nelle Coppe. Credo che il Toro non possa andare oltre una salvezza tranquilla».

BARONI – «L’ho avuto 15 anni fa al Siena, quando veniva dalla Primavera ed era ancora gli inizi, però posso dirvi che mi aveva colpito per le idee che aveva. Si vedeva che avrebbe potuto fare una bella carriera. Quell’anno noi eravamo in crisi e la società non lo aspettò, ma alla fine r trocedemmo comunque. Stimo tantissimo Baroni. Ha sempre fatto ottime cose: per questo resto fiducioso che possa imprimere la sua filosofi a di calcio pure al Toro. Va sostenuto e supportato: non si può mettere in discussione un allenatore dopo appena 6 giornate». LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Roma Inter, Capello: «I due tecnici sono simili. Ecco cosa deciderà il match»

Roma Inter è il big match della prossima giornata di campionato. L’analisi di Fabio Capello sul big match di Serie A.

Roma-Inter sarà il big-match alla ripresa del campionato. Ex allenatore scudettato con i giallorossi e oggi opinionista, Fabio Capello su La Gazzetta dello Sport prova a leggere la partita in anticipo.

GASPERINI E CHIVU – «Aggressività, verticalità, pressione. Sì, ci sono punti di contatto. Gasperini applica la pressione a tutto campo, il suo “uomo su uomo” è un marchio di fabbrica che gli ha permesso di arrivare in alto con l’Atalanta e, adesso, con la Roma. Chivu viaggia in una direzione simile, ma meno esasperata, diciamo così: la pressione alta e la riaggressione permettono alla sua Inter di creare superiorità in attacco non appena recuperato il pallone, ma dietro la squadra rischia meno. La Roma, invece, accetta di esporsi ai pericoli, ma la solidità difensiva dei giallorossi li riduce al minimo. Più che nello stile di gioco, però, trovo che Gasp e Chivu siano simili sotto un altro punto di vista. La personalità: entrambi sono capaci di entrare con grande facilità nella testa dei giocatori».

DIFFERENZE – «Già, Gasp è in panchina da una vita, ha allenato lo stesso Chivu ed è arrivato a Roma a 67 anni. Con i giallorossi è riuscito a ottenere da subito quello spirito di sacrificio che fa tutta la differenza del mondo, specialmente per il modo di giocare delle sue squadre. Chivu, prima di diventare l’allenatore dell’Inter, aveva alle spalle l’esperienza con la Primavera nerazzurra e una manciata di panchine col Parma in Serie A, in molti consideravano la scelta dell’Inter una scommessa rischiosa ma non io. E sa perché? Perché certe qualità non hanno bisogno della gavetta. In questo senso mi rivedo in Chivu: anche io, prima di allenare il Milan, avevo lavorato solo nelle giovanili e mi ritrovai a guidare un gruppo di campioni che aveva vinto tutto».

L’ARTE DI GESTIRE LO SPOGLIATOIO – «I concetti fondamentali sono due. Primo: cambiare tatticamente ci sta, perché è giusto che l’allenatore dia la sua impronta, a patto di non esagerare. Lo spogliatoio di una grande squadra va maneggiato con estrema cura, sensibilità e intelligenza tattica, e Chivu all’Inter lo sta facendo: ha ritoccato senza stravolgere, ha chiesto cose semplici perché a gente come Lautaro, Bastoni e Barella non puoi chiedere la luna all’improvviso. Seconda cosa: lavorare sulla testa dei giocatori e convincerli che quello dell’Inter non è un ciclo finito, che hanno tutti ancora molto da dare. Non a caso l’Inter oggi sembra rinata». LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Anguissa Napoli, rinnovo sempre più vicino: le cifre e i dettagli

Anguissa Napoli, rinnovo vicino: il camerunese pronto a firmare un nuovo contratto con aumento d’ingaggio. Ecco le ultime novità

Il legame tra Anguissa e il Napoli è destinato a proseguire ancora a lungo. Il centrocampista camerunese, punto di forza della squadra e autentico pilastro del centrocampo, è ormai a un passo dal rinnovo del contratto con il club azzurro. Una scelta che conferma la fiducia reciproca tra il giocatore e la società, ma anche la piena stima che Antonio Conte nutre nei confronti del suo mediano tuttofare.

Dopo settimane di contatti e incontri tra le parti, la trattativa tra Anguissa e il Napoli è entrata nella fase decisiva. Come riportato da Tuttosport, mancano soltanto gli ultimi dettagli prima della firma ufficiale. Il nuovo accordo prevede un sostanzioso aumento di stipendio, segno tangibile del riconoscimento da parte del club per l’importanza che il centrocampista ha assunto nello scacchiere tattico della squadra.

Attualmente, Anguissa percepisce circa 2,5 milioni di euro netti a stagione, ma con il nuovo contratto l’ingaggio salirà fino a 4 milioni netti. Un incremento significativo, che lo proietterà tra i giocatori più pagati della rosa del Napoli. Una scelta meritata, considerando il contributo del camerunese in questi anni: forza fisica, equilibrio tattico, capacità di recupero palla e inserimenti senza palla ne fanno un elemento imprescindibile per Conte.

Il club partenopeo e Anguissa Napoli condividono la stessa visione: continuare un percorso di crescita e ambizioni. Dopo i due Scudetti vinti in tre anni, la voglia di competere ancora ai massimi livelli resta intatta. Il centrocampista, arrivato dal Fulham nel 2021, si è perfettamente integrato nella realtà napoletana, diventando un punto di riferimento non solo in campo ma anche nello spogliatoio.

Conte, fin dal suo arrivo, ha espresso chiaramente la volontà di trattenere tutti i giocatori cardine della rosa, e tra questi Anguissa Napoli occupa un posto di primo piano. La sua presenza garantisce solidità, dinamismo e personalità in mezzo al campo, qualità fondamentali per il nuovo progetto tecnico.

L’obiettivo comune ora è chiaro: consolidare la squadra, difendere i risultati raggiunti e puntare a nuovi traguardi, sia in Italia che in Europa. Il rinnovo di Anguissa Napoli, ormai prossimo all’annuncio ufficiale, rappresenta un passo importante in questa direzione — un segnale di continuità e ambizione da parte di una società che vuole restare protagonista. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Bremer Juventus, l’esperto non ha dubbi: «Infortunio non grave. Ecco quando ritornerà»

La notizia dell’infortunio al menisco di Gleison Bremer ha rievocato nella Juventus i timori di un anno fa, quando la stagione del brasiliano si interruppe bruscamente a Lipsia, causando un crollo della difesa bianconera e delle ambizioni della squadra.

L’assenza di un “totem” come lui si fa sentire, ma il dottor Fabrizio Tencone, Direttore del Centro Isokinetic di Torino ed ex medico sociale della Juve, rassicura: «Non sarà una questione lunga. Un menisco è diverso rispetto a un crociato». Ecco la sua intervista a Tuttosport.

NESSUN ALLARME – «L’importante è che non si sia rotto il crociato, sarebbe stata tutta un’altra storia».

IL 10% DI PROBABILITA’ CHE AVVENISSE – «Non è una percentuale così precisa, in realtà. E allora mettiamola così: gli esperti sanno che sì, tutto questo può pure accadere. Ma il menisco è un’altra storia, ha tempi più rapidi».

TEMPI DI RECUPERO – «Dalle sei alle otto settimane, considerato il passato del giocatore, e chiaramente la sua struttura fisica».

IL RIENTRO IN CAMPO – «Solitamente il periodo di rientro in campo è dalle quattro alle sei settimane. Ma per Gleison ci vorrà qualcosa in più».

LA ROTTURA DEL MENISCO – «Eliminiamo ogni dubbio. Un menisco non si rompe per un sovraccarico, non a vent’anni, ai venticinque. Si tratta più spesso di un movimento, magari una torsione innaturale».

RESPONSABILITA’ DI CHI LO HA FATTO GIOCARE
– «Questa è una tesi che si fa fatica a sostenere».

CORRELAZIONE CON L’OPERAZIONE SUBITA – «Sì, potrebbe esserci. La buona notizia? Pare che il legamento crociato non abbia subito alcun danno. L’operazione sarà pertanto minima». LEGGI ANCHE >>> Infortunio Bremer, la strategia della Juventus: niente mercato e stop già definito: i dettagli

Dybala Roma, l’argentino si vuole ‘riprendere’ i giallorossi: il piano per evitare altri infortuni

Paulo Dybala incarna l’immagine di un campione del mondo che, con un’ardente passione per la maglia giallorossa, scruta il percorso della Coppa Italia come la via più rapida per conquistare un trofeo.

L’obiettivo è chiaro: alzare un trofeo il prima possibile con una squadra che ama visceralmente, chiudendo quella ferita lasciata aperta dalla sconfitta di Budapest. Il cammino, che prevede un ostico Torino agli ottavi e un potenziale scontro con l’Inter ai quarti, è impegnativo, ma rappresenta il sentiero più breve per un sorriso a fine stagione.

In un periodo intenso, tra doppi allenamenti e la dolce attesa di diventare padre, la vita di Dybala è un’altalena emotiva, ma con un faro ben fisso: tornare in campo per regalare magie e far esplodere l’entusiasmo dei tifosi. Per lui, la priorità è il campo, poi verranno le questioni contrattuali. I colloqui per il rinnovo inizieranno entro fine ottobre, ma la “Joya” non è angosciata dalle cifre, che saranno più contenute rispetto all’attuale ingaggio. Il suo desiderio è ritrovare la brillantezza e l’incisività che lo contraddistinguono, mettendo fine a un digiuno di gol che dura dal 20 febbraio (doppietta al Porto), con il traguardo dei 200 gol in carriera ormai a portata di mano da otto mesi. Il Corriere dello Sport fornisce oggi quest’analisi.

La preparazione mirata

La sua continuità di rendimento è stata interrotta da un intervento al tendine a fine marzo e da una lesione alla coscia che lo ha costretto a saltare il derby di settembre. Tuttavia, come sottolineato da Gasperini, “È il calciatore con più qualità” e uno come lui “non può essere rinchiuso in un’aiuola”. Per questo, Dybala ha lavorato instancabilmente: una nuova preparazione atletica ha rafforzato la sua massa muscolare e i quadricipiti, supportata da un regime alimentare specifico e dalla cura di ogni dettaglio extra-campo con un preparatore di fiducia.

Il futuro da simbolo

Contro l’Inter, Dybala è atteso titolare, affiancato da Soulé e Dovbyk. Un ritorno in campo dal primo minuto dopo oltre un mese, in una sfida che la Roma non vince in casa contro i nerazzurri dal 2016, ma contro un avversario a cui ha già segnato cinque volte in carriera. La sua mezz’ora a Firenze, dove ha duettato con Pellegrini, è stata solo un assaggio. L’Olimpico, invece, è il palcoscenico dove Dybala punta a riprendersi la scena con una standing ovation che solo il suo nome sa generare.
Il talento di Paulo va oltre il campo, abbattendo barriere di status e connettendo fan di ogni tipo, dai vip di Hollywood agli sportivi, ai milioni di tifosi giallorossi. La sua maglia numero 21 è un simbolo venduto in tutto il mondo. Dybala, come un “Dieci” in via d’estinzione, riconcilia il tifoso con l’essenza stessa del gioco: la bellezza del gesto tecnico. Per questo, immaginare una Roma senza la sua “Joya” dopo il 1° luglio 2026 appare assai complesso. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Italia-Israele, Di Natale: «Gli azzurri devono vincere. Su Gattuso dico che…”

Italia-Israele, la Nazionale stasera gioca nella sua Udine e Antonio Di Natale in azzurro ha giocato sotto diverse gestioni, arrivando fino alla finale degli Europei 2012, persa poi con la Spagna.

Oggi osserverà con attenzione il suo compagno Rino Gattuso e ne ha parlato con La Gazzetta dello Sport.

LA NAZIONALE IN FRIULI – «Per me è un piacere vedere la Nazionale in quello stadio che ho nel cuore. Sono contento per la famiglia Pozzo e per i tifosi».

IL SUO DEBUTTO A UDINE NEL 2008
– «Fu una grande emozione. Vincemmo contro la Georgia e fu bellissimo. Udine ed Empoli sono casa mia: in Toscana sono cresciuto calcisticamente, mentre in Friuli ho chiuso la carriera dopo dodici anni indimenticabili.”

ITALIA-ISRAELE – «Contro Israele dobbiamo vincere senza pensarci neppure troppo. Una terza mancata qualificazione alla Coppa del Mondo non voglio neppure prenderla in considerazione: siamo l’Italia!”

OTTIMISTA – «Certo che lo sono. L’Italia ha una nazionale forte e lo dimostrerà sul campo».

SPALLETTI – ««Una premessa, secondo me Spalletti ha fatto un bel lavoro perché è partito da una situazione non facile. Luciano è un grande allenatore e ha ottenuto ottimi risultati in tutta la sua carriera».

GATTUSO – «L’ho avuto come compagno in Nazionale ed era un leader, un lavoratore, una persona seria e un grande uomo. Ha vinto due Champions e un Mondiale, ma è rimasto sempre umile».

RINO CT – «Ha la mentalità vincente dell’ex campione del mondo e se Buffon e la Federazione hanno puntato su di lui, un motivo c’è. Mette in campo tutto se stesso anche dalla panchina e la squadra sta dimostrando con i risultati di seguirlo. Si merita grandi risultati e gli auguro il meglio». LEGGI ANCHE >>> Squadre qualificate Mondiali 2026: tutte le Nazionali presenti, continente per continente

Qualificazioni Mondiali 2026, sconfitta fatale per quel tecnico: esonero ad un passo

Qualificazioni Mondiali 2026: crisi profonda per la Svezia, Tomasson a rischio esonero. Atteso a breve il comunicato della Federazione

Le qualificazioni mondiali 2026 si stanno rivelando un incubo per la Svezia, che attraversa uno dei momenti più complicati della sua storia recente. Dopo quattro giornate, la nazionale scandinava ha conquistato appena un punto, mettendo a segno solo due gol e mostrando gravi limiti sul piano del gioco e della personalità. Le sconfitte contro Kosovo e Svizzera hanno aggravato la crisi, alimentando un profondo malcontento tra tifosi e addetti ai lavori.

Al centro delle critiche c’è il commissario tecnico Jon Dahl Tomasson, chiamato pochi mesi fa per rinnovare la squadra e rilanciare il progetto tecnico in vista delle qualificazioni mondiali 2026. Tuttavia, il tecnico danese non è riuscito a imprimere una vera identità al gruppo, che appare disorientato, lento e privo di quella solidità difensiva che per anni aveva rappresentato il marchio di fabbrica del calcio svedese.

La mancanza di idee in fase offensiva è evidente. Anche i due leader tecnici, Alexander Isak e Viktor Gyökeres, protagonisti nei rispettivi club in Premier League e Liga portoghese, non sono riusciti a replicare lo stesso rendimento con la maglia della nazionale. Le loro prestazioni sottotono hanno accentuato il senso di smarrimento di una squadra che, almeno sulla carta, dispone di talento e qualità.

Secondo quanto riportano i media di Stoccolma, la Federcalcio svedese (SvFF) starebbe seriamente valutando un cambio di guida tecnica. L’esonero di Tomasson potrebbe concretizzarsi già nelle prossime ore, con diversi nomi che circolano come possibili sostituti. La fiducia nei confronti dell’ex attaccante del Milan è ormai ai minimi storici, e l’ormai quasi certa esclusione dalle qualificazioni mondiali 2026 rappresenterebbe la fine anticipata del suo mandato.

Il fallimento nel percorso verso il Mondiale 2026 avrebbe ripercussioni pesanti non solo sul piano sportivo, ma anche sull’immagine internazionale della Svezia, da sempre considerata una realtà solida e organizzata. Il problema, però, va oltre i risultati: la nazionale sembra aver perso identità, intensità e spirito di squadra, elementi che avevano caratterizzato le precedenti generazioni.

Ora la Svezia deve riflettere sul proprio futuro. Le qualificazioni mondiali 2026 non sono ancora finite, ma il tempo stringe. Servirà un cambio di rotta immediato — tecnico, mentale e strategico — per evitare che una nuova generazione di talenti si perda nel limbo delle occasioni mancate. LEGGI ANCHE >>> Squadre qualificate Mondiali 2026: tutte le Nazionali presenti, continente per continente

Milan, Pulisic preoccupa Allegri: come sta lo statunitense dopo il problema alla caviglia

Milan, buone notizie da Pulisic: la caviglia migliora, il rientro è vicino. L’attaccante è sempre più vicino ad essere titolare contro la Fiorentina

Sospiro di sollievo in casa Milan in vista della ripresa del campionato. Le condizioni di Christian Pulisic sono in netto miglioramento e il rischio di un nuovo stop sembra ormai scongiurato. L’attaccante statunitense, fermato nei giorni scorsi da un problema alla caviglia, ha dato segnali incoraggianti durante gli ultimi impegni con la sua Nazionale, come confermato dal commissario tecnico degli USA, Mauricio Pochettino.

Il giocatore del Milan, che non si era allenato regolarmente per alcuni giorni, è tornato in campo nella recente amichevole contro l’Ecuador, subentrando nella ripresa e offrendo buone sensazioni. Intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del test contro l’Australia, in programma mercoledì notte alle 3 italiane, Pochettino ha rassicurato tutti sulle condizioni di Pulisic: «Penso che la risposta dopo i 20 minuti giocati contro l’Ecuador sia stata positiva. La caviglia ha reagito molto bene e spero che domani possa essere disponibile».

Lo staff tecnico americano ha gestito con estrema cautela il recupero del giocatore del Milan, evitando rischi inutili. L’obiettivo è stato quello di permettere al talento rossonero di rientrare gradualmente, senza aggravare il fastidio che lo accompagna da inizio stagione. Il CT ha aggiunto: «Oggi dobbiamo solo vedere come reagisce, ma la sua condizione è migliorata molto rispetto a quando è arrivato in ritiro».

Le parole di Pochettino rappresentano una notizia importante per i tifosi del Milan e per Massimiliano Allegri, che potrà contare quasi certamente sul proprio esterno d’attacco nel big match di San Siro contro la Fiorentina. Pulisic, protagonista assoluto di questo avvio di stagione rossonero con gol e assist decisivi, è diventato un punto fermo nello scacchiere tattico milanista, capace di dare imprevedibilità e qualità sulla corsia destra.

Il rientro in Italia di Pulisic è previsto per giovedì, quando si unirà subito al gruppo del Milan per preparare gli ultimi dettagli in vista della ripresa del campionato. Lo staff medico rossonero monitorerà attentamente la sua caviglia, ma il giocatore sembra ormai pronto per tornare in campo.

Per il Milan, che affronta un calendario fitto di impegni tra Serie A e coppe, ritrovare Pulisic in piena forma è fondamentale: la sua velocità, il dribbling e la capacità di incidere in zona gol possono fare la differenza in una fase cruciale della stagione. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Infortunio Kean, stop definito per l’attaccante della Fiorentina: salterà queste partite

Infortunio Kean, la Fiorentina tira un sospiro di sollievo: niente lesioni, ma resta in dubbio per le prossime gare. Una perdita importante per la Viola

Buone, ma non ottime notizie per la Fiorentina. L’infortunio di Moise Kean, rimediato durante la gara della Nazionale contro l’Estonia, si è rivelato meno grave del previsto. Gli esami clinici a cui si è sottoposto l’attaccante hanno escluso lesioni ai legamenti o danni strutturali importanti, confermando che si tratta di una semplice distorsione alla caviglia destra. Un sollievo per lo staff medico viola, che temeva uno stop più lungo, ma resta comunque una situazione da gestire con cautela.

Dopo la diagnosi, la FIGC ha annunciato che Kean ha lasciato il ritiro azzurro per tornare a Firenze e iniziare il percorso di recupero sotto la supervisione dei medici della Fiorentina. La risonanza magnetica ha dato esito negativo, ma la distorsione continua a provocare dolore, specialmente quando il giocatore appoggia il piede. Per questo motivo, nei prossimi giorni Kean seguirà solo terapie specifiche e un programma di lavoro personalizzato.

L’obiettivo della Fiorentina sarebbe quello di recuperarlo il prima possibile, ma al momento le probabilità di vederlo in campo nella sfida di domenica contro il Milan restano ridotte. Anche la trasferta europea di giovedì a Vienna contro il Rapid appare a rischio. La speranza, più che una certezza, è quella di poterlo reinserire nella lista dei convocati per il match di domenica 26 ottobre contro il Bologna dell’ex tecnico viola Vincenzo Italiano.

Sui social, Kean ha mostrato ottimismo e grande attaccamento ai colori della Fiorentina, ringraziando tifosi e compagni per il sostegno e promettendo di tornare al più presto in campo. Un atteggiamento positivo che conferma la voglia dell’attaccante di diventare un punto di riferimento nel progetto tecnico viola.

Nel frattempo, l’allenatore Stefano Pioli dovrà trovare soluzioni alternative per affrontare un calendario fitto di impegni. In assenza di Kean, il tecnico della Fiorentina potrebbe puntare su Piccoli come terminale offensivo, supportato dal recupero di alcuni giocatori importanti come Fazzini e Dodò. Buone notizie anche per Pongracic, il cui problema fisico non desta particolari preoccupazioni.

La Fiorentina, dunque, tira un sospiro di sollievo ma resta in allerta: il rischio di perdere Kean per più partite consecutive pesa, soprattutto in una fase cruciale della stagione in cui ogni punto può fare la differenza. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Ilicic rompe il silenzio: «Sono state dette tante bugie. Una cosa mi ha ferito particolarmente»

Ilicic si racconta: “Ho toccato il fondo, ma ora sto risalendo”. Il ritorno alla vita dopo il buio e il dolore provato in quei momenti complicati

Josip Ilicic torna a parlare e lo fa con il cuore in mano. In una toccante intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, l’ex talento dell’Atalanta ha deciso di rompere il silenzio e raccontare i momenti più difficili della sua vita, quelli vissuti lontano dai riflettori e dai campi da gioco. Le parole di Ilicic trasmettono sincerità, dolore, ma anche una grande voglia di riscatto: «Ho toccato il fondo, ma sto risalendo. Mi hanno ferito tante bugie, soprattutto quelle su mia moglie».

L’ex numero 72 della Dea ha parlato apertamente del periodo buio attraversato negli ultimi anni, segnato da problemi legati alla salute mentale e da un profondo senso di smarrimento. Ilicic non ha nascosto quanto sia stato difficile affrontare la depressione, un tema ancora troppo spesso sottovalutato nel mondo del calcio, dove la fragilità viene vista come una debolezza. «Sono un uomo, non un robot», ha spiegato, sottolineando l’importanza di chiedere aiuto e di non vergognarsi delle proprie emozioni.

Per molti tifosi, Ilicic resterà sempre il simbolo dell’Atalanta dei sogni, quella capace di stupire l’Europa nella magica cavalcata in Champions League. Ma per il fuoriclasse sloveno, quel periodo è ormai alle spalle: «La Champions è il passato, ma il calcio resta la mia passione». Una frase che racchiude tutto il suo percorso umano e sportivo: l’amore per il pallone, nonostante le ferite, è ancora intatto.

Oggi Ilicic si sta lentamente ricostruendo, dentro e fuori dal campo. Il suo obiettivo non è più soltanto segnare gol spettacolari, ma ritrovare equilibrio e serenità. Il calcio, per lui, è diventato una terapia, un modo per riscoprire se stesso. Il talento non se n’è mai andato: resta vivo in ogni gesto tecnico, in ogni sorriso che torna a farsi largo dopo anni di silenzio.

Il messaggio di Ilicic è forte e universale: anche chi sembra invincibile può cadere, ma con coraggio e supporto si può sempre risalire. La sua testimonianza riaccende i riflettori su un tema fondamentale come la salute mentale nello sport, ricordando che dietro ogni campione c’è prima di tutto una persona, con le sue fragilità e la sua voglia di rinascere. LEGGI ANCHE >>> Prossimo turno Serie A 2025/2026

Calciomercato Juventus, Comolli ha deciso: a gennaio arriverà quel difensore

Calciomercato Juventus, tegola Bremer: stop di due mesi. La società pensa a Skriniar per gennaio. Lo slovacco rappresenta un vecchio pallino dei bianconeri

Brutte notizie per la Juventus. Il difensore brasiliano Gleison Bremer sarà costretto a fermarsi per almeno due mesi a causa del problema al ginocchio rimediato un paio di settimane fa. Gli esami strumentali hanno confermato una lesione che richiederà un periodo di recupero piuttosto lungo, lasciando scoperta la retroguardia bianconera in un momento delicato della stagione.

La Juventus di Igor Tudor perde così uno dei suoi pilastri difensivi, elemento chiave non solo per solidità e fisicità, ma anche per la sua capacità di guidare la linea arretrata. L’assenza di Bremer costringerà l’allenatore a ridisegnare la difesa nelle prossime settimane, facendo affidamento su Kelly, Gatti e Rugani, ma la sensazione è che servirà un innesto di spessore già nel mercato invernale.

Secondo quanto riferito da La Gazzetta dello Sport, la Juventus sta valutando con grande attenzione il profilo di Milan Skriniar, attualmente al Fenerbahce. L’ex difensore dell’Inter, che conosce molto bene la Serie A, sarebbe il rinforzo ideale per garantire esperienza, leadership e immediatezza di rendimento. La società torinese, consapevole delle difficoltà economiche legate a un acquisto a titolo definitivo, potrebbe provare a imbastire un’operazione in prestito con diritto di riscatto, formula già sperimentata con successo in passato.

L’arrivo di Skriniar rappresenterebbe un colpo importante per la Juventus, non solo dal punto di vista tecnico ma anche simbolico: inserire un difensore di caratura internazionale nel cuore della retroguardia rilancerebbe le ambizioni della squadra in chiave Champions League e campionato. Inoltre, l’esperienza dello slovacco potrebbe favorire la crescita dei giovani difensori bianconeri, dando maggiore stabilità a un reparto che nelle ultime stagioni ha spesso dovuto fare i conti con infortuni e cambi di modulo.

Intanto, la Juventus spera di recuperare al più presto Bremer, che resterà sotto osservazione dallo staff medico alla Continassa. Le prossime settimane saranno decisive per capire i tempi reali di recupero, ma la dirigenza non vuole farsi trovare impreparata. Con il mercato di gennaio ormai alle porte, l’obiettivo della Juve è chiaro: rinforzare la difesa e mantenere alta la competitività, nonostante le difficoltà. LEGGI ANCHE >>> Infortunio Bremer, la strategia della Juventus: niente mercato e stop già definito: i dettagli

Le prime pagine sportive nazionali – 14 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Melissa Satta entra nella Kings League! Sarà vice-presidente nell’FC Zeta di ZW Jackson

Melissa Satta entra nella Kings League! Come Diletta Leotta, sarà vice-presidente nell’FC Zeta di ZW Jackson

La Kings League, il torneo di calcio a 7 ideato da Gerard Piqué, continua ad allargare i propri orizzonti e a conquistare volti noti del panorama internazionale. Dopo l’ingresso di Diletta Leotta, anche Melissa Satta entra ufficialmente a far parte del progetto, confermando la crescente attenzione della lega verso il pubblico italiano. Sarà infatti la vice-presidente nell’FC Zeta di ZW Jackson.

Un format che rivoluziona il calcio

Nata in Spagna nel 2022, la Kings League ha saputo distinguersi grazie a un format innovativo:

  • partite di calcio a 7 con regole speciali e dinamiche spettacolari;
  • trasmissioni in diretta streaming seguite da milioni di spettatori;
  • forte interazione con i social e coinvolgimento diretto dei fan.

L’obiettivo è chiaro: trasformare il calcio in un evento globale di intrattenimento, capace di unire sport, spettacolo e cultura digitale.

Le protagoniste italiane

  • Diletta Leotta è stata la prima a portare l’Italia dentro la Kings League, diventando presidente di una squadra e contribuendo a dare visibilità al progetto nel nostro Paese.
  • Ora tocca a Melissa Satta, showgirl e volto televisivo molto conosciuto, che assume lo stesso ruolo e si prepara a guidare una formazione all’interno del torneo.

La loro presenza non è soltanto un’operazione di immagine: rappresenta un passo concreto verso l’internazionalizzazione della lega, che punta a conquistare nuovi mercati e a consolidare la propria popolarità fuori dalla Spagna.

Un ponte tra sport e spettacolo

Con l’ingresso di Satta e Leotta, la Kings League rafforza la sua identità ibrida: non solo calcio giocato, ma anche intrattenimento mediatico. La scelta di coinvolgere personaggi televisivi e influencer di grande richiamo dimostra la volontà di creare un ecosistema che vada oltre il campo, capace di attrarre un pubblico trasversale e giovane.

Prospettive future

L’arrivo di Melissa Satta segna un ulteriore passo verso la globalizzazione del progetto. L’Italia diventa così un tassello strategico per la crescita della Kings League, che mira a trasformarsi in un fenomeno sportivo e culturale di portata mondiale.

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Lazio, Gascoigne svela: «Il Papa voleva conoscermi, l’ho sentito al telefono. Ma purtroppo…»

Lazio, Gascoigne svela un aneddoto incredibile: «Il Papa voleva conoscermi, l’ho sentito al telefono. Ma purtroppo…». Le parole

Il prossimo 23 ottobre segnerà l’uscita del nuovo libro di Paul Gascoigne, l’indimenticato fantasista inglese che negli anni ’90 ha incantato i tifosi della Lazio con il suo talento e la sua imprevedibilità.

Nelle pagine dell’opera, l’ex numero 10 ripercorre momenti esilaranti e surreali della sua carriera, senza tralasciare gli anni trascorsi a Roma. Proprio in quel periodo, Gascoigne racconta un episodio singolare

PAROLE – «Dino Zoff mi disse che c’era qualcuno di importante al telefono. Era il Papa. Gli dissi: “Tutto bene, Papa?” e lui capiva a malapena quello che dicevo, ma mi fece capire che voleva conoscermi. Purtroppo arrivai in ritardo. Mi sono perso anche quello».

Un aneddoto che conferma, ancora una volta, quanto la carriera e la vita di “Gazza” siano state costellate di episodi fuori dall’ordinario.

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Rui Costa, il retroscena clamoroso sul passaggio al Milan: la verità svelata dall’ex procuratore

Rui Costa, la rivelazione shock dell’ex procuratore: cosa accadde davvero nel suo addio alla Fiorentina per approdare al Milan

Carlo Pallavicino, ex procuratore di Rui Costa, è intervenuto nell’ultima puntata di Cronache di Spogliatoio raccontando i retroscena della travagliata cessione del fuoriclasse portoghese dalla Fiorentina al Milan. Le sue parole hanno messo in luce non solo la personalità magnetica del “Maestro”, ma anche le drammatiche difficoltà economiche che spinsero la società viola a privarsi dei suoi campioni più rappresentativi.

Rui Costa, simbolo di Firenze e vittima della crisi

Secondo Pallavicino, Rui Costa era un giovane già dotato di grande carisma e autostima, capace di imporsi come leader assoluto nello spogliatoio e nella città dopo l’addio di Batistuta. A Firenze aveva voce in capitolo su tutto: dalla scelta delle maglie ai ritiri. Il punto più alto della sua avventura viola arrivò con l’allenatore Fatih Terim, coronato dalla vittoria della Coppa Italia. Ma subito dopo esplose la crisi finanziaria: la Fiorentina era sull’orlo del fallimento e la cessione dei suoi gioielli, Rui Costa e Toldo, divenne inevitabile. Nonostante l’amore della tifoseria, che arrivò a radunarsi allo stadio per implorarlo di restare, la decisione era già segnata.

La scelta di cuore: solo Milan

Costretto a lasciare Firenze, Rui Costa pose una condizione irremovibile: se avesse cambiato maglia, sarebbe stato solo per il Milan. Una scelta dettata non solo dal prestigio del club rossonero, ma anche dalla presenza in panchina di Terim, il tecnico con cui aveva condiviso i momenti più esaltanti in viola. Così il Milan riuscì ad assicurarsi uno dei fantasisti più raffinati del calcio mondiale, scrivendo una pagina memorabile della propria storia.

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La Kings League sbarca su DAZN: spettacolo e calcio innovativo in streaming

La Kings League approda su DAZN: il calcio del futuro tra show e innovazione. Tutti i dettagli qui

La rivoluzione calcistica firmata Gerard Piqué continua a crescere e ad allargare i propri confini. La Kings League, il torneo di calcio a 7 che ha già conquistato milioni di appassionati in Spagna grazie al suo mix di sport, spettacolo e regole fuori dagli schemi, sarà trasmessa ufficialmente su DAZN.

L’annuncio è arrivato durante l’evento di presentazione della nuova stagione, il cosiddetto “Unboxing”, che ha svelato novità e sorprese per i fan. Un passo importante che segna l’ingresso del format in una piattaforma globale, pronta a portare le partite a un pubblico sempre più vasto.

Un format che rompe le regole

La Kings League non è un torneo come gli altri:

  • partite veloci e ricche di colpi di scena,
  • regole speciali che cambiano il ritmo del gioco,
  • protagonisti che spaziano da ex calciatori a streamer e influencer, capaci di attrarre un pubblico giovane e digitale.

Il risultato è un prodotto che unisce il fascino del calcio tradizionale all’energia dei social, trasformando ogni match in un evento virale.

L’espansione internazionale

Dopo il boom in Spagna, la Kings League ha già dato vita a spin-off come la Queens League (versione femminile) e la Kings League Américas, confermando la volontà di diventare un fenomeno globale. L’accordo con DAZN rappresenta un ulteriore trampolino di lancio, portando il torneo nelle case di milioni di abbonati in tutto il mondo.

Un matrimonio perfetto

Per DAZN, l’arrivo della Kings League significa arricchire il proprio palinsesto con un contenuto giovane, dinamico e perfettamente in linea con le nuove modalità di fruizione sportiva. Per la Kings League, invece, è l’occasione di consolidarsi non solo come fenomeno social, ma anche come prodotto televisivo e mediatico di primo piano.

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