Pagina 631 – Calcio News 24

FIFA Museum di Zurigo, al via la mostra “Innovation in Action”: la tecnologia che cambia il calcio

Il calcio incontra l’innovazione: al Museo FIFA in scena le tecnologie che cambiano lo sport più amato

La tecnologia e il calcio, un binomio sempre più stretto. È questo il tema della nuova mostra immersiva temporanea inaugurata al FIFA Museum di Zurigo, intitolata “Innovation in Action: Football Technologies on and off the Pitch”. L’esposizione, visitabile fino al 31 marzo 2026, racconta come l’innovazione abbia trasformato il gioco più popolare al mondo, portando i visitatori dietro le quinte del calcio moderno.

Un viaggio tra passato e futuro del pallone

Realizzata in collaborazione con il Team di Innovazione FIFA e altri dipartimenti della federazione, la mostra accompagna il pubblico in un percorso che va dalle prime telecamere statiche in bianco e nero della Coppa del Mondo 1954 fino alle riprese in 4K ultra-slow motion delle edizioni più recenti.

Cinque le aree tematiche: trasmissioni e media, dati intelligenti, arbitraggio e sportività, disputa del gioco e Innovation Lab. Qui i visitatori possono scoprire strumenti come il Video Assistant Referee (VAR), i sensori indossabili utilizzati dai calciatori e le telecamere ad alta velocità che hanno rivoluzionato il modo di vivere le partite.

Esperienze immersive e nuove prospettive

Uno degli aspetti più coinvolgenti è la possibilità di indossare i panni di un arbitro nella Referee Review Area, sperimentando in prima persona le procedure che garantiscono decisioni corrette e condizioni ottimali di gioco. In esposizione anche la Refcam, una telecamera montata su auricolare e utilizzata per la prima volta durante la Coppa del Mondo per Club FIFA 2025, che offre una prospettiva unica dal punto di vista del direttore di gara.

Dati e performance dei calciatori

Tra i momenti salienti spicca la FIFA Player App, che consente di esplorare le statistiche personali dei giocatori. Un esempio è quello di Cole Palmer, giovane attaccante inglese del Chelsea, protagonista nella finale della Coppa del Mondo per Club 2025. Attraverso l’app, i visitatori possono osservare come i dati vengano condivisi direttamente con i calciatori per aiutarli a comprendere e migliorare le proprie prestazioni.

Emozioni e tecnologia, un equilibrio necessario

La mostra sottolinea come la tecnologia arricchisca l’esperienza di giocatori, arbitri e tifosi senza sostituirsi alle emozioni e al giudizio umano, che restano centrali nel calcio. Un percorso che unisce storia, innovazione e futuro, offrendo agli appassionati un’occasione unica per scoprire il dietro le quinte dello sport più amato al mondo. Lo riporta l’ANSA.

Nuovo San Siro, esplode la protesta della Curva Nord dell’Inter: la situazione

Gli ultras dell’Inter contestano la società con uno striscione davanti a San Siro e rilanciano il messaggio sui social: le ultimissime

Un messaggio diretto e inequivocabile è arrivato dagli ultras dell’Inter. Davanti al Baretto, storico punto di ritrovo dei tifosi nerazzurri nei pressi dello stadio Giuseppe Meazza, è comparso uno striscione con la scritta: «Luci a San Siro, non le spegneremo mai». L’iniziativa, subito rilanciata su Instagram dal noto supporter Nino Ciccarelli, rappresenta l’ennesimo segnale di malcontento che serpeggia tra i sostenitori interisti.

La protesta dopo l’inchiesta “Doppia Curva”

La contestazione nasce in seguito agli sviluppi dell’inchiesta Doppia Curva, che ha colpito duramente le tifoserie organizzate di Inter e Milan. L’indagine ha portato alla rimozione dei vertici delle due curve e alla creazione di una “black list” da parte della Procura di Milano. In base a tale elenco, la società nerazzurra ha deciso di impedire a diversi membri di sottoscrivere l’abbonamento stagionale.

Questa misura ha provocato la reazione della Curva Nord, che ha scelto di sospendere i cori durante le partite casalinghe, trasformando il silenzio in un gesto di protesta visibile e potente.

Un segnale forte alla dirigenza

Lo striscione esposto fuori dal Meazza e condiviso sui social non è soltanto un atto simbolico, ma un chiaro messaggio alla dirigenza interista. Nonostante i tentativi della società di mantenere un dialogo, la frattura tra tifoseria organizzata e club appare profonda e destinata a protrarsi finché non verranno affrontate le questioni legate all’inchiesta e ai provvedimenti restrittivi.

L’amore per l’Inter non si spegne

Gli ultras ribadiscono così la loro posizione: l’attaccamento alla squadra resta intatto, ma la battaglia per i diritti dei tifosi continua. Un messaggio che arriva in un momento delicato per l’Inter, guidata in panchina da Chivu, giovane tecnico dei nerazzurri.

Sul campo, i protagonisti come Lautaro Martínez, capitano e attaccante argentino, e Nicolò Barella, centrocampista della Nazionale italiana, continuano a trascinare la squadra. Ma sugli spalti, la tensione tra società e Curva Nord resta alta, con il rischio di influenzare l’atmosfera di San Siro nelle prossime sfide.

Vlahovic Juve, rottura annunciata? Il bomber serbo ha deciso il suo futuro

Vlahovic Juve, il serbo non intende anticipare l’addio a gennaio: definite le strategie per la separazione a fine stagione, mentre cresce l’interesse…

Un piano ben definito e una strategia chiara: Dusan Vlahovic, attaccante serbo classe 2000 e punto di riferimento dell’attacco della Juventus, sembra avere le idee precise sul proprio futuro. Nonostante le insistenti voci di mercato che parlano di una possibile cessione già a gennaio, il centravanti bianconero non avrebbe alcuna intenzione di lasciare Torino prima della scadenza naturale del suo contratto.

La posizione di Vlahovic e la strategia della Juventus

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, la società bianconera starebbe valutando la possibilità di monetizzare con una cessione invernale, per evitare di perdere il giocatore a parametro zero. Tuttavia, Vlahovic avrebbe scelto una strada diversa: restare fino a giugno e liberarsi senza vincoli, così da poter negoziare con maggiore forza il proprio futuro.

Questa decisione risponde a una logica economica precisa. L’attaccante, tornato a segnare con continuità in questo avvio di stagione, punta a mantenere l’attuale ingaggio da 12 milioni di euro netti a stagione, cifra che solo pochi club europei possono permettersi. La sua ritrovata vena realizzativa ha inoltre riacceso l’interesse di diverse big del calcio internazionale.

Le pretendenti: dal Chelsea al Bayern Monaco

Il Chelsea, club inglese da tempo sulle tracce del serbo, resta vigile. Ma nelle ultime settimane si sarebbe mosso con decisione un altro gigante europeo: il Bayern Monaco, squadra tedesca guidata da sempre da una politica attenta alle occasioni di mercato a parametro zero.

Secondo le indiscrezioni, i dirigenti bavaresi sarebbero pronti ad avviare contatti diretti con l’entourage del giocatore per comprendere meglio le sue richieste economiche e valutare un trasferimento in Bundesliga.

Un braccio di ferro destinato a durare

Si profila dunque un vero e proprio braccio di ferro: da una parte la Juventus, intenzionata a non perdere gratuitamente un patrimonio tecnico ed economico come Vlahovic; dall’altra il giocatore, deciso ad attendere la fine della stagione per garantirsi il miglior contratto possibile.

Il futuro del bomber serbo resta quindi uno dei temi caldi del calciomercato europeo. Tra strategie societarie e ambizioni personali, il nome di Dusan Vlahovic sarà al centro delle cronache sportive ancora a lungo.

Champions League, il gesto tifosi del Galatasaray: ecco cosa è successo nella sfida contro il Liverpool

I sostenitori del Galatasaray hanno mostrato messaggi di denuncia sulla crisi a Gaza: tra gli slogan più forti“Liberate la Palestina”

Il Galatasaray ha superato il Liverpool per 1-0 nella fase a gironi di Champions League, grazie a una rete decisiva dell’attaccante argentino Mauro Icardi, ex Inter e PSG, che ha confermato il suo ruolo di leader offensivo della squadra turca. Ma a catturare l’attenzione non sono stati soltanto i protagonisti in campo: sugli spalti, i tifosi del club di Istanbul hanno esposto numerosi striscioni a sostegno della causa palestinese, trasformando la partita in un evento dal forte impatto politico e mediatico.

Tra i messaggi più visibili comparsi allo stadio Rams Park: “L’umanità ha perso coscienza a Gaza”, “Lasciate vivere i bambini a Gaza” e “Liberate la Palestina”. Una presa di posizione che ha riacceso il dibattito internazionale sul ruolo del calcio come spazio di espressione politica e sociale.

Il dibattito sull’esclusione di Israele dalle competizioni UEFA e FIFA

Parallelamente, cresce la pressione su UEFA e FIFA riguardo alla possibile esclusione di Israele dalle competizioni internazionali. Diverse federazioni calcistiche, tra cui quella spagnola, turca e norvegese, hanno chiesto una decisione rapida, mentre anche la Football Association inglese segue con attenzione gli sviluppi.

Il presidente UEFA Aleksandr Ceferin, noto per la sua linea prudente, aveva dichiarato già ad agosto: “Gli atleti devono poter competere, il resto va trattato in altro modo”. Una posizione che lascia intendere cautela in vista della riunione del Comitato Esecutivo UEFA, fissata per il 3 dicembre, considerata cruciale per il futuro del calcio israeliano nelle competizioni europee.

Rischio sanzioni per il Galatasaray

Il club turco, allenato da Okan Buruk, ex centrocampista della nazionale, rischia ora conseguenze disciplinari. L’articolo 16(2)(e) del regolamento UEFA stabilisce infatti che le società siano responsabili per messaggi di natura politica o ideologica diffusi dai propri sostenitori. Le sanzioni previste vanno da multe salate fino alla chiusura parziale o totale dello stadio.

Non sarebbe un precedente isolato: nel 2023 il Celtic Glasgow fu multato di 17.500 euro per l’esposizione di bandiere palestinesi, mentre il Paris Saint-Germain non ricevette alcuna punizione per la coreografia “Free Palestine” mostrata al Parc des Princes contro l’Atlético Madrid.

La vicenda Galatasaray-Liverpool dimostra ancora una volta come il calcio, oltre a essere spettacolo sportivo, resti un potente palcoscenico per messaggi politici e sociali destinati a fare il giro del mondo.

Napoli, la probabile formazione di Conte con lo Sporting: un rientro importante

Napoli, la probabile formazione di Conte con lo Sporting: un rientro importante per il match di Champions in programma alle 21

otte di Champions League, notte di dubbi per Antonio Conte. Il suo Napoli si prepara ad affrontare lo Sporting allo Stadio Maradona, ma il tecnico scioglierà solo nelle ultime ore le riserve su una formazione che presenta ancora diversi ballottaggi aperti.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, l’allenatore dovrebbe confermare il 4-1-4-1, ma con alcuni uomini chiave in condizioni non ottimali. Il primo dubbio è tra i pali, dove resta vivo il testa a testa tra Meret e Milinković-Savić, con il portiere serbo che appare leggermente favorito per una maglia da titolare.

In difesa, la coppia centrale sarà composta da Juan Jesus e Beukema. Sulle fasce, invece, Conte deve fare i conti con i recuperi in extremis di Spinazzola e Olivera. A sinistra, Gutiérrez sembra in vantaggio proprio su Olivera, mentre a destra il tecnico è pronto a scommettere su Spinazzola: l’esterno non è al meglio, ma ha dato la sua disponibilità a stringere i denti per una partita così importante.

Nessuna rivoluzione, invece, dal centrocampo in su, dove Conte si affida al suo blocco di titolarissimi. Davanti alla difesa agirà come sempre Stanislav Lobotka in cabina di regia. A supporto dell’unica punta, Rasmus Højlund, ci sarà una linea a quattro di pura potenza e qualità, composta da Politano, Anguissa, De Bruyne e McTominay. Un assetto ultra-offensivo con cui il Napoli cercherà di imporre il proprio gioco e conquistare tre punti fondamentali per il suo cammino europeo.

Capello durissimo con Dimarco: «Dichiarazioni fuori logo, una mancanza di rispetto»

Capello durissimo con Dimarco: «Dichiarazioni fuori logo, una mancanza di rispetto». L’ex allenatore tira le orecchie all’esterno dell’Inter

La frecciata di Federico Dimarco al suo ex allenatore, Simone Inzaghi, continua a far discutere e attira una condanna senza appello da parte di una delle figure più autorevoli del calcio italiano: Fabio Capello. L’ex tecnico di Milan, Juventus e Roma, noto per il suo pugno di ferro e il suo rigore morale, non ha usato mezzi termini per criticare l’uscita del giocatore dell’Inter, definendola inappropriata e irrispettosa.

Ricordiamo il contesto: alla vigilia del match di Champions, Dimarco aveva lamentato le sostituzioni “matematiche” al 60′ subite nella passata stagione, affermando che solo ora, con più minuti, sta riuscendo a crescere di condizione. Un’analisi che non è affatto piaciuta a “Don Fabio”.

Intervenuto sull’argomento dagli studi di Sky Sport, Capello ha espresso un giudizio durissimo, una vera e propria lezione di comportamento e di rispetto dei ruoli. «Le parole di Dimarco? Fuori luogo, non serviva. Mancanza di rispetto verso l’allenatore che mette la miglior formazione per vincere. Ma è una mancanza di rispetto anche per il compagno che entra al posto suo. Non si può permettere un giocatore di parlare così dopo, è una cosa bruttissima».

L’analisi di Capello è tagliente e tocca due punti fondamentali del codice non scritto dello spogliatoio. In primo luogo, la mancanza di rispetto verso l’allenatore, le cui scelte, secondo Capello, sono sempre finalizzate alla vittoria e non dovrebbero mai essere criticate pubblicamente a posteriori.

In secondo luogo, un aspetto ancora più sottile: la mancanza di rispetto verso il compagno di squadra. Lagnarsi di una sostituzione, infatti, significa sminuire il valore di chi subentra, minando l’unità del gruppo. Per Capello, le parole di Dimarco sono state un grave errore di valutazione, una “cosa bruttissima” che un professionista non dovrebbe mai permettersi. Un monito severo da parte di un gigante della panchina.

Neuer stizzito col giornalista: «Hai mai fatto il portiere? Se avessi giocato capiresti»

Neuer stizzito col giornalista: «Hai mai fatto il portiere? Se avessi giocato capiresti». Le parole del portiere del Bayern Monaco

Una vittoria schiacciante, un record storico e una polemica in diretta TV. La serata di Champions League del Bayern Monaco, che si è imposto per 5-1 in casa del Pafos, è stata perfetta in tutto, tranne che per un piccolo, ma pepato, siparietto post-partita che ha visto protagonista Manuel Neuer.

La squadra di Vincent Kompany, a punteggio pieno in ogni competizione, aveva già chiuso la pratica nel primo tempo, ma il gol della bandiera incassato dal portiere tedesco non è andato giù a un giornalista, che ha provato a punzecchiarlo sulla presunta parabilità del tiro di Oršić. La reazione del 39enne campione del mondo è stata glaciale e tagliente. Alla domanda se il tiro fosse imparabile, Neuer ha risposto seccamente: «Sì, era inarrestabile».

L’insistenza del cronista (“Hai reagito tardi?”) ha fatto scattare l’orgoglio del portiere, che ha risposto per le rime, mettendo in discussione la competenza del suo interlocutore. «No. Ma tu sei stato un portiere?».

Alla risposta negativa del giornalista, Neuer ha chiuso la questione con una vera e propria lezione di calcio, mista a una sonora stoccata. «Peccato non eri un portiere. Il pallone è partito dritto inizialmente, poi ha preso una traiettoria differente. Si vede che relativamente tardi prende una traiettoria diversa, girando verso destra. Se giocassi a calcio sapresti di cosa sto parlando. Questa è la risposta alla domanda».

Archiviato il battibecco, per Neuer è stata comunque una serata storica. Quella di Cipro è stata la sua 101ª vittoria in Champions League, un traguardo che gli permette di eguagliare una leggenda come Iker Casillas. Nel mirino ora ci sono l’ex compagno Thomas Müller (111) e il primatista assoluto, Cristiano Ronaldo (115). Un’altra pagina di storia per un campione che, anche dopo un 5-1, non accetta mai di essere messo in discussione.

Liverpool sconfitto dal Galatasaray, Carragher durissimo: «Non gioca a calcio ma a cricket»

Liverpool sconfitto dal Galatasaray, Carragher durissimo: «Non gioca a calcio ma a cricket». La critica dell’ex bandiera dei Reds

Due sconfitte consecutive, contro Crystal Palace e Galatasaray, e il castello del Liverpool di Arne Slot inizia a scricchiolare. Dopo un avvio di stagione perfetto, i Reds sono incappati in un doppio passo falso che ha fatto suonare il primo, vero campanello d’allarme. A lanciare l’offensiva più dura è una bandiera del club, Jamie Carragher, che nel suo intervento a CBS Sports non ha usato mezzi termini per definire il momento della sua ex squadra: un “caos totale”.

L’ex difensore accusa il tecnico Slot di aver perso l’equilibrio e la solidità della scorsa stagione, trasformando il Liverpool in una squadra senza controllo. «Oggi il Liverpool non gioca a calcio, ma a basket. Si va da una parte all’altra del campo senza controllo: una grande squadra non può permetterselo».

Carragher ha poi individuato uno dei principali problemi nel rendimento del colpo estivo da oltre 100 milioni di sterline, Florian Wirtz, arrivando a chiederne l’esclusione. «Non è in forma, sembra fuori contesto. È giovane e avrà tempo per crescere, ma per ora andrebbe lasciato fuori: il Liverpool deve ritrovare certezze e tornare alla compattezza dello scorso anno. In questo momento è un disastro».

Secondo l’opinionista, le crepe nel sistema di Slot erano visibili anche durante la striscia di vittorie iniziale. I risultati, a suo dire, mascheravano una fragilità che prima o poi sarebbe emersa. «Non è questione di risultati, ma di come si gioca. I segnali si vedevano dall’inizio — il Liverpool ha rischiato grosso anche contro il Newcastle, che era in dieci. E contro il Palace ha concesso troppe occasioni, più di qualunque altra squadra in Premier».

La conclusione di Carragher è un monito e un’investitura: il crollo era prevedibile e ora tocca all’allenatore trovare una soluzione. «Quello che è successo non mi sorprende. Slot deve sistemare la situazione».

La prima occasione per rispondere a queste feroci critiche arriverà già sabato, nel big match di Premier League contro il Chelsea.

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Milan, come Allegri sostituirà Estupinan contro la Juve. E se Tomori dà forfait…

Milan, come Allegri sostituirà Estupinan contro la Juve. E se Tomori dà forfait… Le ultime in casa rossonera verso il big match dello Stadium

Un Milan in emergenza si prepara alla supersfida di domenica sera contro la Juventus. Massimiliano Allegri deve fare i conti con due pesanti incognite che lo costringeranno a ridisegnare la squadra, in particolare nel reparto difensivo. Tra una squalifica certa e un infortunio da valutare, i rossoneri si presenteranno a Torino con un volto nuovo.

La prima, grande assenza sarà sulla fascia sinistra. Pervis Estupiñán, espulso per un fallo da ultimo uomo contro il Napoli, è stato fermato per un turno dal Giudice Sportivo e non sarà della partita. Per sostituirlo, come riporta Tuttosport, Allegri è pronto a lanciare dal primo minuto il giovane Davide Bartesaghi. Il classe 2005, prodotto del vivaio rossonero e già con 17 presenze in prima squadra, è in pole position per occupare la corsia mancina del 3-5-2. Una grande occasione in una partita di cartello per un talento che quest’anno ha già giocato titolare in Coppa Italia.

Ma le preoccupazioni per Allegri non finiscono qui. Resta in forte dubbio anche la presenza del leader difensivo, Fikayo Tomori. L’inglese ha accusato un risentimento all’adduttore nel finale della gara con il Napoli e la sua condizione verrà monitorata giorno per giorno. Il tempo stringe e, se non dovesse farcela, è già pronto a prendere il suo posto l’ex bianconero Koni De Winter. Il giovane belga si scalda per agire come braccetto di destra nella difesa a tre. Tra la gioventù di Bartesaghi e il dubbio Tomori, il Milan si avvicina alla sfida dell’Allianz Stadium con una difesa tutta da inventare.

Mbappé illegale: già 15 gol in stagione. In Champions sono 60, è più precoce di CR7

Mbappé illegale: già 15 gol in stagione. In Champions sono 60, è più precoce di CR7 e di Benzema. Solo Messi ha fatto meglio

Un mese da re, un settembre semplicemente perfetto. Kylian Mbappé si è preso la scena del calcio europeo con una striscia di gol impressionante, che lo ha consacrato come protagonista assoluto di questo avvio di stagione. Per l’attaccante francese, ogni partita giocata è stata sinonimo di gol: nove su nove con il suo Real Madrid, tra Liga e Champions League, e due su due con la nazionale francese.

Un totale di dodici reti in un mese (quindici in stagione) un ruolino di marcia inarrestabile che lo ha visto segnare ovunque, dal primo sigillo contro l’Ucraina fino alla tripletta in Kazakistan. Numeri che lo proiettano al di sopra di bomber come Harry Kane e al livello di Erling Haaland. La sua continuità è stata disarmante: ha segnato persino nella dolorosa sconfitta nel derby contro l’Atletico Madrid, dimostrando di essere un fattore costante, a prescindere dal risultato della squadra.

Questa forma smagliante si è riflessa anche nei record. In Champions League, ha raggiunto quota 60 gol in appena 89 presenze, un traguardo tagliato più velocemente di leggende come Cristiano Ronaldo e Benzema. A 26 anni, è il secondo più giovane di sempre a riuscirci, dietro solo a Lionel Messi.

Ma ciò che spaventa di più gli avversari non sono i numeri, ma la sua fame insaziabile. Dopo aver segnato tre gol in Kazakistan, la sua autocritica è stata spietata, un manifesto della sua ambizione. «Volevo farne cinque, per questo il Madrid mi ha comprato».

Una frase che dice tutto. Nonostante un mese da record, Mbappé non si accontenta. Questa mentalità, unita a un talento generazionale, alimenta la sensazione che questa possa essere la stagione della sua definitiva consacrazione nell’Olimpo dei più grandi, accanto a quei mostri sacri che sta raggiungendo a suon di gol.

Calciomercato, il nome di Laporta per sostituire Lewandowski al Barcellona

Calciomercato, il nome di Laporta per sostituire Lewandowski al Barcellona. Ecco qual è il grande obiettivo del presidente blaugrana

Il presente si chiama ancora Robert Lewandowski, ma il futuro ha già un nome e un cognome: Julián Álvarez. In casa Barcellona si programma la successione al centro dell’attacco. Nonostante i suoi 37 anni, il bomber polacco continua a segnare con impressionante regolarità (già 4 gol in Liga, pur con sole due presenze da titolare), ma il suo contratto in scadenza a giugno 2026 impone al club di guardare oltre.

Le difficoltà finanziarie dei blaugrana sono note e limitano la capacità di spesa, ma l’addio al pesante ingaggio di Lewandowski libererà risorse fondamentali. E il presidente Joan Laporta, come riporta il quotidiano catalano Sport, ha un sogno tanto ambizioso quanto complicato: portare al Camp Nou la stella dell’Atlético Madrid, Julián Álvarez.

L’attaccante argentino, classe 2000 (25 anni), è stato individuato come l’obiettivo numero uno per l’estate del 2026. Un’operazione ai limiti dell’impossibile: Álvarez ha una clausola rescissoria da 500 milioni di euro e l’Atlético non ha alcuna intenzione di privarsi del suo uomo simbolo, autore di un avvio di stagione folgorante con 6 gol nelle prime 7 giornate.

Tuttavia, un piccolo barlume di speranza per il Barça esiste. Secondo Sport, l’entourage del giocatore vedrebbe di buon occhio un trasferimento in Catalogna e lo stesso Álvarez avrebbe espresso gradimento per la destinazione. Le basi per intavolare un dialogo ci sono, anche se la strada è ripidissima. Mentre si gode gli ultimi gol del suo leggendario numero 9, il Barcellona inizia a sognare il colpo che potrebbe definire il suo prossimo ciclo vincente.

Sampdoria, la dirigenza non va allo stadio: preoccupazione per la contestazione

Sampdoria, la dirigenza non va allo stadio: preoccupazione per la contestazione. Aria molto pensante intorno alla squadra blucerchiata

Una partita che vale molto più di tre punti. È un ultimatum. La Sampdoria affronta questa sera il Catanzaro al Ferraris con le spalle al muro: dopo un avvio di stagione disastroso, con quattro sconfitte e un solo punto raccolto, il futuro del tecnico Massimo Donati è appeso a un filo. La sua panchina, infatti, si deciderà nel doppio impegno casalingo in cinque giorni contro Catanzaro e Pescara. Fallire, a partire da stasera, non è un’opzione contemplata.

In questo clima incandescente, la società ha scelto la via del silenzio: nessuna conferenza stampa della vigilia e niente ritiro, con la squadra lasciata a casa. Una strategia per abbassare la tensione che, però, si scontra con la rabbia di una tifoseria ormai sul piede di guerra. Nell’assemblea di martedì scorso, la Gradinata Sud ha tracciato una linea netta: sostegno totale alla squadra durante i 90 minuti, ma contestazione dura e incessante alla dirigenza, pronta a esplodere con ancora più forza in caso di un’altra sconfitta interna.

L’aria è talmente pesante che, per evitare il rischio di ulteriori proteste, i vertici societari diserteranno il Ferraris. Stasera in tribuna non ci saranno né il presidente Matteo Manfredi, né gli investitori Joseph Tey e Nathan Walker, l’uomo forte della proprietà. In forte dubbio anche la presenza del CEO sportivo, Jesper Fredberg. Una dirigenza assente, che si tiene a distanza da una piazza che non le risparmia critiche feroci per quella che è considerata una gestione incompetente. I giocatori scenderanno in campo soli, con l’arduo compito di vincere per salvare il proprio allenatore e per provare a placare una tempesta che rischia di travolgere tutto.

Torino, esonero Baroni imminente? Tutt’altro. Cosa filtra davvero verso la Lazio 

‘Esonero Baroni’, un accostamento di parole in auge su social e testate intorno al Torino, ma ecco cosa filtra davvero sul tecnico verso la Lazio 

Ora non piove più sul bagnato, ora diluvia – grandina se possibile – in casa Torino. Metafore atmosferiche a parte, la situazione dei granata parla da sola: una vittoria, un pareggio e tre sconfitte inanellate nelle prime cinque apparizioni di campionato; condite da una differenza reti al limite dell’increscioso: dieci gol incassati a fronte di appena due reti messe a segno. Insomma, non il migliore degli esordi per il tecnico Marco Baroni, oggi costretto ad affrontare uno dei momenti più complicati della sua carriera.

Come ha fatto il Torino a ritrovarsi in una tale situazione già ai primi di ottobre? Impossibile trovare una risposta univoca. Nel mare magnum delle colpe ce n’è per tutti. Dalle responsabilità della società (ed un mercato evidentemente non all’altezza della situazione), a quelle – inconfutabili – dello stesso allenatore, senza dimenticare lo scarso rendimento (e i numerosi errori) palesati da diversi calciatori dello scacchiere granata. Il tutto, in un contesto già profondamente vessato da una costante contestazione da parte della tifoseria, che, progressivamente, si è estesa dalla dirigenza alla squadra stessa. 

Che i prossimi impegni saranno a dir poco decisivi per il futuro di mister Baroni (e del Torino) pare scontato. Eppure, come raccolto da Calcionews24, attualmente all’ex allenatore della Lazio non è stato proposto alcun ultimatum. Il club di Via Viotti nutre ancora fiducia nelle capacità del classe 1963, così come in quelle dei giocatori a propria disposizione. Non troverebbero quindi conferme i rumors circa un imminente esonero di Baroni, per quanto – non che ci fossero grossi dubbi a riguardo – il mister è ora chiamato ad invertire la rotta ed uscire al più presto dal ginepraio in cui è scivolato.

Molto più probabile, invece, che nelle prossime ore – proprio in virtù del difficile avvio di Baroni – alcuni entourage di allenatori attualmente in cerca di panchina possano farsi avanti in cerca di opportunità; qualora in un imminente futuro le strade tra tecnico e club dovessero effettivamente dividersi. Come anticipato comunque, tutto passa dalle mani dell’attuale mister dei granata e dai prossimi impegni che Simeone e compagni saranno chiamati ad affrontare. Prima la Lazio, poi dopo la sosta Napoli e Genoa: non il più agevole dei calendari, urge una reazione.  

Llorente: «Juventus non matura per vincere. Per me il titolare è ancora Vlahovic. Yildiz? Stravedo per lui, mi ricorda…»

Llorente: «Juventus non matura per vincere. Per me il titolare è ancora Vlahovic. Yildiz? Stravedo per lui, mi ricorda…». L’intervista

n’analisi da chi la Juventus l’ha vissuta e l’ha portata a vincere. Fernando Llorente, indimenticato “Re Leone” bianconero per due stagioni, ha concesso un’intervista a Tuttosport per dire la sua sulla squadra di Igor Tudor.

L’ex attaccante spagnolo ha promosso il lavoro del tecnico, pur evidenziando alcuni limiti che la squadra deve ancora superare. Nel suo intervento, Llorente si è soffermato in particolare sulla folta concorrenza nel reparto offensivo, riservando un paragone illustre per il talento di Kenan Yıldız, che gli ricorda il grande Michael Laudrup.

JUVENTUS NON MATURA – «Alla Juve di oggi manca l’esperienza per essere subito competitiva: negli ultimi due anni c’è stato un profondo rinnovamento. Nel 2013, quando arrivai a Torino, il gruppo veniva da due campionati di fila vinti. E c’era una spina dorsale forte, rappresentata dagli italiani, fenomeni assoluti in campo e grandi leader all’interno dello spogliatoio. Questa è una Juve in costruzione, non hanno ancora raggiunto la maturità per vincere. Gli ultimi due pareggi in particolare hanno ridato una dimensione normale alle prestazioni di questo avvio di stagione, nonostante la squadra abbia fatto di più dell’avversario. Se vuoi vincere, però, devi ottenere il massimo dalle partite in cui giochi meglio. Basti pensare al Napoli: sì, la società ha speso tanto per accontentare Conte, ma sbagliano pochissimo. C’è un grande lavoro dell’allenatore, bravissimo ad esaltare ogni singolo».

CONCORRENZA IN ATTACCO – «Vlahovic lo conosco meglio. Gli altri due sono tutti da scoprire nel mondo Juve, ma hanno comunque il curriculum da grandi giocatori. Dusan ha più esperienza e cattiveria. Per me è lui il titolare, se Tudor dovesse insistere sullo schieramento ad una punta con due trequartisti alle spalle: sbaglia ancora tanti controlli, spesso non arriva lucido in area, ma è un campione. Contro il Villarreal? Per David può essere l’occasione per farsi conoscere al mondo Juve. Sì, per lui può essere la notte della svolta. Ma in generale sulla stagione resto della mia idea: per me Dusan è il titolare, è il giocatore più completo, quello che anche in Europa può sempre rappresentare un pericolo per chi lo affronta».

YILDIZ – «Per chi stravedo? Per Yildiz, senza dubbio. Col piede che ha mi avrebbe aiutato tanto. Uno come lui mi avrebbe fatto fare ancora più gol. Sta crescendo anno dopo anno, ogni partita conferma il suo valore e rafforza la sua autostima: per un giovane è fondamentale. Mi ricorda Del Piero, ma per me è ancora troppo azzardato il paragone. E si muove come Laudrup, che era uno dei miei idoli d’infanzia. Il Barcellona di Cruijff è stata la mia fonte d’ispirazione calcistica, per cui sono sempre stato colpito dai talenti. Da chi immagina le cose prima che accadano»

Donnarumma sconvolge l’Inghilterra: «Ma davvero ha 26 anni!? Controllate su Google»

Donnarumma sconvolge l’Inghilterra: «Ma davvero ha 26 anni!? Controllate su Google». Giglio falso anziano sorprende Scott e Neville

Sembra una vita che domina le aree di rigore, ma la carta d’identità dice che ha solo 26 anni. È il paradosso di Gianluigi Donnarumma, il portiere che per longevità e successi appare come un veterano, ma che anagraficamente è ancora nel pieno della sua carriera. Un “falso anziano” che, dopo aver vinto tutto, continua a stupire con la maglia del Manchester City.

La sua storia è quella di un predestinato. Lanciato da Sinisa Mihajlović nel Milan a soli 16 anni nel lontano 2015, “Gigio” ha bruciato le tappe. In un decennio al vertice del calcio europeo, ha accumulato un’esperienza e un palmarès da veterano, che include la Champions League vinta con il PSG e il prestigioso Trofeo Yashin come miglior portiere del mondo. Il suo recente trasferimento al Manchester City per soli 30 milioni di euro è considerato un capolavoro di mercato, un affare che ha lasciato perplessi molti addetti ai lavori in Inghilterra, tra cui leggende come Gary Neville e Ian Wright, stupiti che altri top club non si siano mossi per lui.

Ma a sorprendere, ancora oggi, è la sua età. Proprio questo è stato l’argomento di un divertente siparietto durante il podcast The Overlap. L’ex calciatrice Jill Scott, parlando di lui, ha esclamato: «Non posso credere che Donnarumma abbia solo 26 anni». Un’affermazione che ha spiazzato gli altri ospiti, con Gary Neville che, incredulo, ha persino suggerito di verificare l’età su Google.

Questo piccolo aneddoto fotografa perfettamente la percezione di Donnarumma: un giocatore che è sulla scena da così tanto tempo da far dimenticare a tutti quanto sia ancora giovane. Un gigante tra i pali, con una carriera da leggenda già alle spalle e un futuro ancora tutto da scrivere.

Come sarà il nuovo San Siro? Numero spettatori, doppio anello e forma. Quello che sappiamo già

Come sarà il nuovo San Siro? Numero spettatori, doppio anello e forma. Quello che sappiamo già sul progetto dello stadio

Nostalgici o modernisti? La vendita di San Siro a Inter e Milan ha spaccato il dibattito, ma ora che il futuro sembra tracciato, la curiosità prende il posto della tristezza. Dopo decenni di attesa, l’Italia si prepara a vedere la costruzione di un nuovo stadio per le sue squadre più titolate. Ma come sarà il nuovo impianto che prenderà il posto del leggendario Meazza?

Sebbene i progetti definitivi, affidati a studi di architettura di fama mondiale come “Foster + Partners” e Manica, verranno elaborati nei prossimi mesi, il documento di fattibilità presentato dai club fornisce già indicazioni significative. La prima, grande novità sarà la forma: addio al caratteristico profilo rettangolare e alle iconiche travi rosse; il nuovo stadio avrà una forma più avvolgente e ovalizzata. A riportarlo è La Gazzetta dello Sport.

La capienza rimarrà in linea con quella attuale, con un progetto da 71.500 spettatori, abbandonando l’idea iniziale di un impianto più piccolo. Cambierà però la struttura interna: si passerà dai tre anelli del Meazza a due anelli più moderni e raccolti, pensati per migliorare la visibilità da ogni settore. Il tetto sarà fisso e non retrattile, e il terreno di gioco non sarà mobile come quello del Tottenham Stadium. Grande attenzione verrà data all’accessibilità, con spazi per disabili previsti in ogni settore.

Ma il nuovo stadio sarà il cuore di un distretto interamente riqualificato. All’interno dell’impianto troveranno spazio ristoranti, negozi e ampie aree hospitality. La porzione del vecchio Meazza che resterà in piedi verrà riconvertita in una zona commerciale e di intrattenimento, magari con un museo dedicato alla storia di San Siro. Il progetto, inoltre, garantisce che il 50% dell’area non sarà cementificata, con la creazione di un grande parco da 80.000 metri quadrati che tornerà di proprietà comunale. Per i dettagli finali bisognerà attendere, ma con architetti di tale calibro, l’attesa è quella per un capolavoro.

Bologna, Italiano si aspetta ancora di più da Orsolini: ecco dove deve migliorare

Bologna, Italiano si aspetta ancora di più da Orsolini: ecco dove deve migliorare. E intanto la società continua a lavorare al rinnovo del contratto

Tre gol in questo avvio di stagione e un totem come Beppe Signori superato nella classifica marcatori della Serie A. Eppure, nonostante i numeri, il Bologna attende ancora il vero Riccardo Orsolini. Come scrive il Corriere dello Sport Stadio, il numero sette rossoblù, pur segnando con regolarità, non ha ancora raggiunto il top della forma e deve migliorare sotto diversi aspetti per diventare il leader totale che Vincenzo Italiano si aspetta.

Il talento offensivo non è in discussione, ma a Orsolini vengono imputate una certa imprecisione nelle scelte finali e, soprattutto, una partecipazione alla fase difensiva troppo limitata. Un difetto non da poco in una squadra a trazione anteriore, che per reggere l’equilibrio ha bisogno del sacrificio di tutti i suoi uomini offensivi. Nonostante questo, la fiducia del tecnico rimane incrollabile: Orsolini è e resterà un punto fermo della squadra, ma da lui ora ci si aspetta una crescita ulteriore, un salto di qualità che lo renda un giocatore completo, anche in ottica Nazionale.

Parallelamente al percorso di crescita in campo, si lavora per blindare il suo futuro. La società non ha alcun dubbio e sta preparando il rinnovo del contratto. Considerato un veterano del gruppo, con la sua militanza in rossoblù che dura dal 2018, Orsolini percepisce già uno stipendio da top player per il club, ma l’imminente firma porterà a un ulteriore ritocco verso l’alto.

È la prova della fiducia incondizionata del Bologna nel suo talento più cristallino. Il club è pronto a investire ancora su di lui, con la certezza che, una volta trovata la continuità e completata la sua maturazione tattica, Orsolini possa finalmente trasformarsi da giocatore imprescindibile a vero e proprio fuoriclasse.

Dybala mette su famiglia a Roma: il club pronto a offrirgli questa proposta di rinnovo

Dybala mette su famiglia a Roma: il club pronto a offrirgli questa proposta di rinnovo. L’argentino sarebbe disposto a ridursi lo stipendio

Ottobre, il mese della verità per il futuro di Paulo Dybala. In casa Roma si apre il capitolo più atteso e delicato: la trattativa per il rinnovo del contratto della “Joya”, un legame che scade a giugno ma che entrambe le parti vorrebbero trasformare in un accordo a vita. Non è solo una questione di calcio, ma una storia d’amore tra un giocatore, un club e una città che ormai lo considera un simbolo, l’erede fantasioso della maglia numero 10.

La volontà di proseguire insieme è totale. Dybala, che ha da poco annunciato che diventerà papà, vuole chiudere la carriera a Roma, la città che ha imparato a chiamare “casa”. L’ostacolo, come noto, è di natura economica. L’attuale ingaggio da 8 milioni di euro netti è insostenibile per le casse giallorosse, impegnate a ridurre il monte ingaggi per rispettare i paletti UEFA. Ma è qui che entra in gioco la volontà del giocatore: Dybala sa bene la situazione e, secondo le indiscrezioni, avrebbe già manifestato la piena disponibilità a ridursi lo stipendio, puntando a un prolungamento di tre o quattro anni. Una mossa che a Trigoria è stata apprezzatissima e che spiana la strada all’incontro, previsto entro fine mese, tra il suo agente e la dirigenza. Lo riporta il Corriere dello Sport.

Prima di parlare di cifre, però, Paulo vuole dare risposte sul campo. Questo avvio di stagione in chiaroscuro, segnato da un fastidio al tendine d’Achille e da una successiva lesione alla coscia, lo ha tenuto lontano dai riflettori. Ora sta lavorando con doppie sedute ad altissima intensità per tornare al più presto. Fosse per lui, giocherebbe già domenica a Firenze, ma il tecnico Gasperini predica pazienza. Lo staff vuole averlo al 100% per la fase cruciale della stagione, tra ottobre e febbraio. È lì che si scriverà il futuro: Dybala è chiamato a dimostrare che, al netto della sua fragilità, investire sulla sua classe è ancora la mossa giusta per la Roma.

Giuseppe Rossi: «Villarreal favorito sulla Juventus. 10 anni fa non l’avrei mai pensato»

Giuseppe Rossi: «Villarreal favorito sulla Juventus. 10 anni fa non l’avrei mai pensato». Le parole dell’ex attaccante del Sottomarino giallo

Chi meglio di Giuseppe Rossi può conoscere le insidie di una trasferta in casa del Villarreal? L’ex attaccante, che ha giocato per anni con il “Sottomarino Giallo”, ha presentato la sfida di Champions League di questa sera in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

Secondo “Pepito”, la Juventus affronterà un test difficilissimo all’Estadio de la Cerámica. Analizzando i punti di forza della squadra spagnola, li ha infatti indicati come i favoriti per la vittoria, spiegando i motivi per cui i bianconeri dovranno fare la partita perfetta per portare a casa un risultato positivo.

VILLARREAL – «Il Villarreal è favorito, 10 anni fa non l’avrei mai pensato ma ora è così in Champions. E’ terzo in campionato, dietro Barcellona e Real Madrid. L’allenatore Marcelino, per certi versi, uno spagnolo-italiano, ha già trovato una continuità di gioco, quella che ancora insegue Tudor con la Juventus. I punti di forza di questo Villarreal sono il collettivo e la simbiosi con il pubblico, la Juventus troverà una bolgia gialla allo Stadium».

VLAHOVIC, OPENDA O DAVID – «Chi preferisco tra David, Vlahovic e Opnda? Tecnicamente David, lo scorso anno ha segnato tanto in Champions con il Lille, ma la pressione alla Juventus è maggiore. Cosa conta di più? Il momento attuale, è vero che la concorrenza è normale in un top club ma per una punta è importante avvertire fiducia e sapere che anche se sbaglia una chance non verrà richiamato in panchina».

YILDIZ – «Alla Juventus servirà un super Yildiz, il turco è un fenomeno e in futuro sarà da Pallone d’Oro. Ha 20 anni ma gioca come un trentenne con 100 presenze in Champions. La Juventus è Yildiz più altri 10, come impatto è un po’ il Lamine Yamal dei bianconeri. Se la Juventus vuole tornare al top dovrà aggiungere altri giocatori del livello del turco. E’ una Juve in costruzione, Tudor sta svolgendo un ottimo lavoro».

De Bruyne, multa in arrivo? Ha deciso la squadra… Farà ammenda così

De Bruyne, multa in arrivo? Ha deciso la squadra… Farà ammenda così. Sembra completamente rientrato il caso KDB al Napoli

Il caso è chiuso. La polemica nata dalla reazione di Kevin De Bruyne alla sostituzione durante la partita di San Siro è stata gestita e archiviata dal Napoli con intelligenza e coesione, senza spaccature. Come riporta l’edizione odierna de Il Mattino, a decidere di non sanzionare il giocatore non è stato solo il tecnico Antonio Conte, ma l’intero gruppo squadra.

Nessuna multa, dunque, per il fuoriclasse belga. I compagni, seguendo la linea di comprensione tracciata dal loro allenatore, hanno deciso di non applicare la sanzione pecuniaria prevista dal regolamento interno per gesti di disappunto al momento del cambio. Una scelta che dimostra la compattezza di uno spogliatoio che ha preferito la via del dialogo a quella della punizione.

Il quotidiano svela come si risolverà la vicenda. «In ogni caso, anche la squadra ha deciso di non far scattare la multa prevista dal regolamento interno in casi simili, ovvero quando qualcuno fa qualche smorfia di troppo al momento del cambio, oppure mormora qualcosa di sospetto. No, nessuna sanzione: la comprensione di Conte è stata fatta propria anche dal gruppo. […] alla fine, pur senza chiedere pubbliche scuse, farà ammenda portando i compagni a cena. Prima o poi. Perché gli impegni sono tanti e organizzare non è semplice».

La soluzione della “cena di squadra” è un classico del calcio, un modo per trasformare un momento di tensione in un’occasione di team building. De Bruyne farà ammenda in modo informale, senza bisogno di scuse pubbliche che avrebbero potuto creare ulteriore imbarazzo. Una gestione saggia, che tutela il giocatore ma ribadisce la priorità del gruppo. Con questo gesto, il Napoli mette definitivamente una pietra sopra l’incidente, ricompattando l’ambiente alla vigilia della delicata sfida di Champions League contro lo Sporting. La testa, ora, è solo al campo.

Fiorentina, Commisso disposto a sacrificare il campionato pur di… Retroscena

Fiorentina, Commisso disposto a sacrificare il campionato pur di… Retroscena su quelli che sono gli obiettivi stagionali della Viola

Quattro partecipazioni consecutive, due finali perse e un’ossessione che cresce di anno in anno. Per la Fiorentina, la Conference League non è più un obiettivo, ma una vera e propria missione. Nonostante un avvio di stagione disastroso in campionato, la società ha indicato nella coppa europea la priorità assoluta: l’ordine è arrivare a Lipsia il 27 maggio 2026 e, finalmente, alzare quel trofeo sempre sfuggito.

Per centrare questo traguardo, il presidente Rocco Commisso ha investito come mai prima, allestendo una rosa profonda e competitiva per Stefano Pioli. La volontà della dirigenza, espressa dal DS Daniele Pradè, è chiara: riportare un titolo a Firenze, anche a costo di sacrificare parzialmente il percorso in campionato, specialmente nell’anno del centenario del club. Vincere la Conference, infatti, significherebbe non solo porre fine a un digiuno di oltre vent’anni, ma anche garantirsi un posto nella prossima Europa League.

Ma tra le ambizioni e la realtà, la strada è piena di ostacoli. Oltre a dover superare la crisi di gioco e risultati attuale, i viola dovranno vedersela con rivali di altissimo livello. Come riporta Il Corriere Fiorentino, la squadra più temuta è senza dubbio il Crystal Palace, in grande spolvero in Premier League e con ingenti risorse economiche. Da non sottovalutare anche lo Strasburgo, club satellite del Chelsea, ricco di giovani talenti.

Il percorso sarà insidioso fin dalla fase a gironi, più competitiva rispetto al passato, con avversari come Rapid Vienna, Mainz e Dinamo Kiev. La Fiorentina è avvisata, ma l’obiettivo non cambia: vincere. Per riuscirci, sarà fondamentale partire subito con il piede giusto.

Lazio, Lotito fiducioso per lo sblocco totale del mercato di gennaio. Ma rischia di nuovo in estate

Lazio, Lotito fiducioso per lo sblocco totale del mercato di gennaio. Ma rischia di nuovo in estate ed è obbligato ad aumentare i ricavi

La scadenza del 30 settembre è passata, ma per la Lazio inizia ora un lungo periodo di attesa che deciderà il suo futuro. La trimestrale, chiusa ufficialmente ieri, contiene la strategia con cui Claudio Lotito spera di sbloccare il mercato di gennaio, ma le incognite restano, soprattutto in vista della prossima estate.

Per la sessione invernale, la società ha di fronte a sé un doppio binario. Come riporta Il Messaggero, c’è una certezza di base: grazie alle cessioni estive di Casale e Tchaouna, il parametro del “costo del lavoro allargato” è stato parzialmente risanato, garantendo alla Lazio la possibilità di operare almeno con un mercato a saldo zero. Ma Lotito punta più in alto. La sua mossa è un escamotage contabile: l’inserimento a bilancio di un “vecchio” credito da 12-13 milioni di eurorelativo a diritti tv. Se questa operazione verrà convalidata dalla nuova Commissione di controllo (il cui verdetto è atteso per metà novembre), il mercato di gennaio verrebbe sbloccato totalmente. La Lazio si dice sicura di poter fornire tutte le garanzie necessarie, ma il rischio di un no esiste.

Tuttavia, il vero, grande allarme riguarda la prossima estate. La spada di Damocle è la trimestrale del 30 marzo. Se in quella data la Lazio dovesse sforare nuovamente il parametro sul rapporto tra spese e ricavi – con la Lega che deve ancora decidere se il limite sarà al 70% o all’80% – si verificherebbe un nuovo, pesantissimo blocco del mercato, identico a quello vissuto nell’ultima sessione estiva.

Per questo, l’imperativo per Lotito è uno solo: aumentare i ricavi il prima possibile. La ricerca di un main sponsor, i proventi delle coppe e la valorizzazione degli asset non sono più solo obiettivi, ma necessità assolute per evitare che la società si ritrovi di nuovo con le mani legate, compromettendo la programmazione e la competitività a lungo termine.

Atalanta, come è stato riaccolto Lookman dai suoi tifosi alla prima da titolare

Atalanta, come è stato riaccolto Lookman dai suoi tifosi alla prima da titolare. Qualche fischio verso il nigeriano che dovrà riconquistarsi l’amore del pubblico

Un’accoglienza fredda, quasi gelida, per un ritorno che doveva essere una festa. L’esordio casalingo stagionale di Ademola Lookman con la maglia dell’Atalanta, in occasione della sfida di Champions col Bruges, non è stato quello che il giocatore e il club si aspettavano. Dopo un’estate turbolenta, segnata da voci di mercato e da una rottura poi ricomposta, il pubblico della New Balance Arena ha manifestato tutta la sua perplessità: silenzio durante il riscaldamento e fischi al momento della lettura delle formazioni.

Ogni volta che il nigeriano toccava il pallone, si percepiva nell’aria la speranza dei tifosi di essere riconquistati da una giocata delle sue, da un lampo di quel talento che li aveva fatti innamorare. Ma la scintilla non è scoccata, e alla sua sostituzione sono riemersi i mormorii. Un clima teso, che la società aveva provato a disinnescare già prima della partita con le parole dell’amministratore delegato Luca Percassi. «Siamo contenti di ritrovare giocatori del calibro di Ederson e Lookman. Sono elementi di qualità, sappiamo bene il loro valore. L’obiettivo è recuperare tutti gli effettivi per consegnare al mister la rosa completa».

Percassi ha poi predicato calma anche sul recupero degli altri infortunati, come Scamacca, sottolineando la linea del club.«Ci vuole pazienza, ma siamo convinti che dopo la sosta arriveranno risposte positive sia per lui che per altri giocatori. L’importante è restare sereni e guardare avanti».

Un primo, timido segnale di disgelo è arrivato a fine partita. Lookman ha partecipato al consueto giro di campo con i compagni, ricevendo gli applausi della Curva Nord insieme al resto della squadra. Un gesto di unità, un primo passo per ricucire un rapporto che si è incrinato. Lookman resta un patrimonio tecnico che l’Atalanta di Juric non può permettersi di perdere. Ora la palla passa a lui: solo con il tempo, una condizione fisica ottimale e, soprattutto, i gol, potrà trasformare i fischi di oggi negli applausi scroscianti di domani.

Juventus, la probabile formazione di Tudor col Villarreal e tutti i ballottaggi

Juventus, la probabile formazione di Tudor col Villarreal e tutti i ballottaggi in vista del match in programma questa sera

Una Juventus dai mille volti, un rebus tattico che Igor Tudor scioglierà solo nelle prossime ore. Per la cruciale trasferta di Champions League contro il Villarreal, il tecnico bianconero è costretto a ridisegnare la sua squadra, sia per necessità che per scelta. Le assenze pesanti di Gleison Bremer e Khephren Thuram, entrambi fuori per infortunio, lo obbligano a trovare nuove soluzioni in difesa e a centrocampo.

Il primo nodo da sciogliere è in difesa, dove mancherà il leader Bremer. L’ipotesi più probabile è lo spostamento di Federico Gatti al centro del terzetto, con Kalulu e Kelly ai suoi fianchi. Meno probabile l’impiego di Rugani, ancora a zero minuti in stagione.

Ma è dalla mediana in su che si concentrano le riflessioni più profonde. L’unica certezza è il ritorno dal primo minuto di Manuel Locatelli, dopo la panchina contro l’Atalanta. Accanto a lui, prende quota la candidatura di Weston McKennie, una scelta che avrebbe una conseguenza tattica importante: l’avanzamento di Teun Koopmeiners sulla trequarti. Questa mossa delineerebbe una Juventus più solida, simile a un 3-5-2, con tre centrocampisti di sostanza e con la probabile esclusione iniziale di specialisti come Conceição e Zhegrova.

Gli intrecci tattici riguardano anche gli esterni. Andrea Cambiaso potrebbe essere dirottato a destra, lasciando la corsia di sinistra al rientrante Juan Cabal. Se, invece, il colombiano venisse impiegato come braccetto di difesa, sulla fascia agirebbe Joao Mario.

Le uniche vere certezze, al momento, sembrano essere in attacco. Come confermato da Tudor in conferenza, Kenan Yıldız è “l’intoccabile” e partirà titolare. Al suo fianco, dopo le recenti esclusioni, dovrebbe finalmente tornare dal primo minuto Jonathan David, chiamato a guidare l’attacco in una notte europea che si preannuncia complicatissima.

Scaroni: «È cambiato Wembley, può farlo San Siro. Si vedrà ancora meglio e non è operazione propedeutica a cessione Milan»

Scaroni: «È cambiato Wembley, può farlo San Siro. Si vedrà ancora meglio e non è operazione propedeutica a cessione Milan». L’intervista

Intervistato dal Corriere della Sera il presidente del Milan Paolo Scaroni ha parlato principalmente sella svolta storica riguardante San Siro.

Una giornata storica.
«Da milanese d’adozione ho sempre creduto nella città del fare, non in quella che abbassa le braccia. È stata una trattativa complessa. Su rinnovamento e parziale demolizione sono emerse posizioni legittime ma ideologiche, che andavano superate. Il mondo cambia, se è successo nel tempio del calcio a Wembley, può accadere qui. Non è tempo di “palle al piede”…».

Intende il «Meazza»?
«Sì, ne resteranno le vestigia, come richiesto dalla Soprintendenza: una memoria importante per ricordare i momenti felici. Ma l’obiettivo è sempre stato solo quello di dotare la città di uno stadio moderno ed efficiente».

E l’operazione «speculativa» additata da molti? 
«Faremo un albergo, le sedi di Inter e Milan, i musei delle due squadre, del vecchio e del nuovo San Siro, con un centro commerciale da 15mila mq: non certo il più grande d’Europa. Speculare è l’ultima intenzione dei club, altrimenti avremmo forzato sulla legge per gli stadi che ci permetteva di costruire ancora di più».

La «speculazione» starebbe nella rivendita della società. Con il nuovo stadio.
«Anche se non escludiamo altre scelte in futuro, oggi siamo lontanissimi. La nostra vocazione è sportiva. Non c’è alcuna vendita in programma a breve o medio termine. Il progetto sarà un patrimonio in grado di generare entrate maggiori, spazi più agevoli, praticabili e belli per invogliare i tifosi a venire ancor di più, così da comprare grandi giocatori e vincere le coppe come tutti i grandi club. Nessuno scappa con i soldi in tasca».

C’è stato un momento in cui avete pensato davvero di rinunciare a San Siro?
«Sì, e abbiamo lavorato sull’alternativa San Donato. Un’area su cui restiamo propositivi: abbiamo speso 40 milioni, e manteniamo l’idea di portarci attività sportive».

Sullo stadio condiviso?
«Funzionerà perché ha sempre funzionato. Dividerci e restare al Meazza? Non è mai stata un’opzione in campo».

Al di là dei difetti, la «Scala» del calcio resta un’icona. Il timore è che il fascino possa perdersi in cantiere.
«San Siro è già lo stadio più bello del mondo per vedere le partite. Lo sappiamo, e per noi è un must assoluto fare in modo che si veda ancora meglio, con gli spettatori ancora più vicini e le tribune altrettanto verticali, se non di più».

Infortunio Thuram, Inter in ansia per la coscia del francese: cosa filtra

Infortunio Thuram, Inter in ansia per la coscia del francese: cosa filtra sulle condizioni dell’attaccante che ha accusato un risentimento con lo Slavia Praga

Una vittoria netta, un 3-0 che consolida il cammino in Champions League, ma una preoccupazione che gela il sangue dei tifosi. L’Inter batte lo Slavia Praga ma esce dal campo con il fiato sospeso per le condizioni di Marcus Thuram, uscito al 67′ per un problema muscolare alla coscia sinistra. L’attaccante francese, protagonista assoluto della serata con un assist e giocate decisive, si è fermato dopo uno scatto, alzando bandiera bianca.

Nel post-partita, lo stesso giocatore ha provato a rassicurare l’ambiente con parole ottimistiche, parlando di un semplice crampo. «Sto bene, penso sia una piccola cosa. Non super grave», ha dichiarato, prima di commentare la crescita della squadra: «Siamo in crescita. In Champions è tosta anche contro le cosiddette “squadre semplici”, serviva una prova seria e l’abbiamo fatta».

Tuttavia, la cautela in casa Inter è massima. Il tecnico Cristian Chivu ha confermato che solo gli esami strumentali potranno chiarire la situazione. «Domani (oggi, ndr) faremo gli accertamenti, speriamo non sia niente di grave», ha dichiarato l’allenatore. Un eventuale stop di Thuram sarebbe una tegola pesantissima per l’Inter. Il francese è stato il trascinatore di questo avvio di stagione, con 5 gol e 2 assist in sette partite, un giocatore diventato fondamentale per gli equilibri della squadra tanto quanto lo era per Inzaghi. La sua assenza costringerebbe Chivu a varare nuove soluzioni offensive, con la coppia Lautaro-Pio Esposito come prima alternativa. Per ora, però, Marcus e l’Inter incrociano le dita, in attesa di un verdetto medico che si spera possa essere clemente e scongiurare un lungo stop.

Koné: «Qualificazione Champions e vittoria EL, ecco gli obiettivi della Roma. Mai visto uno come Gasp, quando gli ho detto dell’Inter…»

Koné: «Qualificazione Champions e vittoria EL, ecco gli obiettivi della Roma. Mai visto uno come Gasp, quando gli ho detto dell’Inter…». L’intervista

Manu Konè, centrocampista francese della Roma, si racconta al Corriere della Sera: «La verità è che siamo tutti figli della nostra storia. Se oggi sono questo, è per la tibia che mi fratturai a 15 anni. I medici mi dissero che c’era il rischio di non tornare al meglio. Ma eccomi qui: quella ferita mi ha reso più forte».

Come ha fatto a rialzarsi?
«I miei compagni andavano in Nazionale e io neppure camminavo. La difficoltà era vedere la mia famiglia triste, è stato complicato più per loro che per me. Ma lo dico senza arroganza: ho sempre avuto un carattere forte, mi ha salvato quello».

Che vuol dire il primo posto della Roma?
«Si sta bene, lassù. Per questo lavoriamo. Non esaltiamoci. Ma l’anno scorso eravamo partiti male e poi l’abbiamo pagato alla fine».

Fuori dai denti: dichiari l’obiettivo.
«Arrivare tra le prime 4 e vincere l’Europa League: dobbiamo essere ambiziosi».

Una cosa per cui Gasperini è diverso dagli altri.
«Lui è tante cose. Non ho mai visto nessuno vivere la partite così. E come se fosse in campo. E ti viene voglia per forza di lottare per lui».

Quanto è stato davvero vicino all’Inter in estate?
«Se un club come l’Inter si interessa a me, per me è positivo. Ne parlai con Gasperini, gli ho detto che non sapevo cosa sarebbe successo. Ma ho aggiunto: “Finché indosso questa maglia, lo faccio al 100%”. La Roma è l’unico club che ha creduto in me un’estate fa, è un dovere ricambiare».

È arrivata qualche telefonata da Sommer e Thuram, ex compagni in Germania?
«Ci abbiamo scherzato su. Mi hanno detto di fare la scelta migliore, ma non dipendeva da me. Io stavo molto bene alla Roma, non è che volessi a tutti i costi andarmene».

Niente Inter, dunque. E nel 2021, niente Milan: come si fa a dire di no a Paolo Maldini?
«Parlai con il Milan, è vero. Mi chiamò Massara, ma per la mia crescita è stato giusto andare al Borussia. Poi qui alla Roma ho ritrovato lo stesso Massara: il cerchio si è chiuso comunque, no?».

Un giorno lei disse: «La mia forza è non sentire la pressione». Come fa?
«Io non mi stresso mai prima delle gare, che sia contro una squadra più debole o una
molto forte. E sa perché?».

Prego.
«Vede: la partita è la parte più gioiosa del nostro lavoro, ci alleniamo tutta la settimana per giocare. E perché rovinarla con lo stress? Tanto vale divertirsi rispettando i consigli dell’allenatore. Ma questo non vuol dire non essere esigenti: io non sono mai felice di una mia prova, anche se col tempo sono diventato costante: prima giocavo bene una settimana e quella dopo no».

Però le mancano i gol.
«Arriveranno, so di saperli fare e devo migliorare. Ma il punto è che, con tutto il lavoro che dobbiamo fare noi centrocampisti, capita di arrivare stanco davanti alla porta e di sbagliare».

Lei allena la mente?
«Alleno tutto. Da 2 anni lavoro con una nutrizionista, Cecile Capdeville: lei parla col mio cuoco qui in Italia e si assicura che io abbia i pasti migliori per restare in forma, senza massa grassa o sovrappeso. Ho anche un coach personale che vive con me. Poi ho un fisioterapista, un preparatore atletico e anche uno mentale. È il lavoro invisibile, importante tanto quanto quello in campo»

La sua esultanza con la bandiera è diventata un cult.
«Nelle gare importanti bisogna lasciare il segno, con la Lazio lo era. Ho messo la mia maglia sulla loro bandiera. Qualcuno l’ha presa male, ma resta il derby».

Più severo Gasp o papà?
«L’allenatore è il primo che ascolto dopo le partite. Ma è più dura con mio papà: a volte non rispondo perché so che la telefonata durerà a lungo… ».

Tra 10 anni sarà felice se…?
«La prima domanda che mi farò sarà: “Mi sono divertito?”. Il calcio deve restare un piacere. Poi, certo, a questo livello si cercano i trofei. Ma io vorrei che un giorno si dicesse di me che ho dato tutto e che ho scritto una bella storia».

Mourinho ko contro il Chelsea. Ma punge Di Canio in diretta: «Sarà contento che ho perso»

Mourinho ko contro il Chelsea. Ma punge Di Canio in diretta: «Sarà contento che ho perso». La stoccata dello Spezia One verso l’ex Lazio

Un ritorno amaro a Stamford Bridge, ma con il solito finale da “Special One”. Il Benfica di José Mourinho esce sconfitto per 1-0 dal suo ex Chelsea in una serata di Champions League decisa da uno sfortunato autogol del nuovo acquisto Rios. Eppure, a fine partita, il vero spettacolo lo ha offerto proprio il tecnico portoghese che, in diretta su Sky Sport, ha lanciato una frecciata al veleno al suo grande critico, Paolo Di Canio.

Durante il collegamento post-partita, dopo aver salutato gli ospiti in studio, Mourinho si è fermato un istante non appena è stato fatto il nome dell’ex capitano della Lazio, presente tra gli opinionisti. Con un sorriso sornione, ha pronunciato una frase che è già diventata virale. «Saluto tutti i presenti… Paolo Di Canio sarà contento che ho perso, ma lo saluto lo stesso».

Una battuta caustica, che affonda le radici nelle feroci critiche che Di Canio gli aveva rivolto durante il suo periodo alla Roma e, soprattutto, dopo il suo esonero. L’opinionista non era stato tenero, definendo disastrosi i risultati e parlando di una rottura totale con lo spogliatoio.

La sconfitta in campo, dunque, non ha tolto a Mourinho la voglia di togliersi un sassolino dalla scarpa. Il suo esordio europeo con il Benfica è stato sfortunato, deciso da un autogol di un giocatore, Rios, che in estate era stato a lungo seguito proprio dalla sua ex Roma. Nonostante il passo falso, Mou avrà modo di rifarsi: nel girone lo attende, tra le altre, anche l’affascinante sfida contro il Napoli di Antonio Conte. Ma intanto, anche in una serata di sconfitta, è riuscito a vincere la sua personale partita mediatica, con un contropiede verbale in pieno stile Mourinho.

Napoli, tensione in conferenza tra un giornalista e il responsabile comunicazione. Conte interviene: «Fagliela fare»

Napoli, tensione in conferenza tra un giornalista e il responsabile comunicazione. Conte fa da paciere: «Fagliela fare»

Un piccolo siparietto, una frase che svela più di mille discorsi tattici. La conferenza stampa di Antonio Conte alla vigilia della sfida di Champions League tra Napoli e Sporting ha regalato un momento di tensione, prontamente disinnescato dal tecnico con la consueta autorità e un pizzico di pragmatismo.

L’episodio è avvenuto al termine dell’incontro con i giornalisti. Con la conferenza ufficialmente conclusa, un cronista ha chiesto di poter porre un’ultima domanda, contravvenendo alle direttive del responsabile della comunicazione del Napoli, Nicola Lombardo, che stava per chiudere il collegamento. Si è creato un attimo di imbarazzo, con il “no” dello staff che si è scontrato con l’insistenza del giornalista.

A risolvere la situazione, però, è stato lo stesso Conte. Accortosi della piccola polemica, l’allenatore ha preso in mano la situazione, scavalcando il suo responsabile della comunicazione e rivolgendosi direttamente a lui con una frase che è un perfetto esempio del suo stile di gestione. «Dai Nicola, fagliela fare. È una, facciamola dai. Se no usciamo sempre col malumore. Dai».

Poche parole che racchiudono un doppio, potente messaggio. Da un lato, la riaffermazione della sua leadership: è lui, e solo lui, a decidere i tempi e i modi della comunicazione, anche a costo di infrangere il protocollo. Dall’altro, una lezione di gestione dei media. Conte ha capito che negare una domanda avrebbe creato un’inutile frizione e un’atmosfera negativa (“usciamo sempre col malumore”), mentre concederla sarebbe stato un piccolo gesto di apertura molto apprezzato dalla stampa.

Un episodio apparentemente minore, ma che fotografa alla perfezione un allenatore in totale controllo del suo ambiente, attento non solo agli aspetti di campo, ma anche a coltivare un rapporto sereno e costruttivo con chi lo circonda.

Le prime pagine pagine sportive nazionali – 1 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

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