Pagina 657 – Calcio News 24

Sampdoria, il caso Henderson: tra regista e trequartista alla ricerca della giusta collocazione

Sampdoria, il caso Henderson: tra regista e trequartista alla ricerca della giusta collocazione. Le ultimissime notizie

La Sampdoria sta attraversando un momento delicato della stagione. La recente sconfitta contro il Cesena ha evidenziato non solo difficoltà di squadra, ma anche le prestazioni sottotono di alcuni singoli. Tra questi spicca Liam Henderson, centrocampista scozzese classe 1996, noto per la sua aggressività e capacità di recupero palla, ma attualmente in difficoltà nell’adattarsi a ruoli chiave.

Due ruoli, poche certezze

Secondo quanto riportato dall’edizione genovese di Repubblica, nelle ultime due gare contro Cesena e Südtirol, il tecnico Massimo Donati – ex centrocampista con esperienza in Serie A e Scozia – ha provato Henderson prima come regista e poi come trequartista. In entrambe le posizioni, però, il giocatore non è riuscito a incidere.

Contro la squadra allenata da Michele Mignani, Henderson ha mostrato limiti evidenti nel ruolo di regista: gestione del pallone lenta e prevedibile, manovra rallentata e poche verticalizzazioni. Pur essendo un centrocampista di corsa e intensità, non è riuscito a dare ritmo alla fase offensiva, limitandosi a passaggi semplici e poco rischiosi.

Un problema di ruolo, non di talento

Il nodo principale sembra essere la collocazione tattica. Henderson non è un regista naturale, capace di dettare i tempi e innescare gli attaccanti con lanci precisi. Allo stesso modo, il ruolo di trequartista – che richiede fantasia, visione di gioco e capacità di rompere le linee difensive – non ha esaltato le sue qualità.

Per Donati, la sfida sarà individuare una posizione che valorizzi le caratteristiche del centrocampista, permettendogli di esprimere al meglio il suo potenziale e contribuire in maniera concreta alla causa blucerchiata.

Monza, occasione di riscatto

La prossima sfida contro il Monza rappresenta un banco di prova importante. Henderson avrà l’opportunità di dimostrare di poter essere un elemento fondamentale per la Sampdoria, che ha urgente bisogno di ritrovare compattezza e identità.

Se impiegato nel ruolo più adatto, il centrocampista scozzese potrebbe diventare una pedina preziosa per il rilancio della squadra, trasformando un momento di difficoltà in un’occasione di crescita sia personale che collettiva.

Donnarumma brilla all’esordio con il Manchester City: parata spettacolare nel derby! I dettagli

Donnarumma brilla all’esordio con il Manchester City di Pep Guardiola: parata spettacolare nel derby! Tutti i dettagli

Gianluigi Donnarumma, 26 anni, capitano della Nazionale italiana con 76 presenze e campione d’Europa nel 2021, ha iniziato la sua avventura in Premier League nel migliore dei modi. All’esordio con la maglia del Manchester City, l’ex portiere del Milan e del Paris Saint-Germain è stato protagonista assoluto nel derby contro il Manchester United, conquistando subito la fiducia dei tifosi e gli elogi di Pep Guardiola.

Un avvio da leader tra i pali

Schierato titolare dal tecnico catalano, Donnarumma ha mostrato fin dai primi minuti sicurezza e personalità. Al 4’, su una conclusione insidiosa dell’attaccante Benjamin Šeško, il portiere azzurro ha risposto con un intervento reattivo. Poco dopo, ha rimediato a un errore in fase di costruzione del difensore croato Joško Gvardiol, anticipando con decisione Amad Diallo grazie a un’uscita di pugno precisa e tempestiva.

La parata che ha infiammato l’Etihad

Il momento clou è arrivato al 62’: sulla potente volée dell’ala camerunese Bryan Mbeumo, Donnarumma si è disteso in tuffo, realizzando una parata plastica che ha fatto esplodere l’Etihad Stadium. Un intervento da copertina, simbolo della solidità e della reattività del nuovo numero uno dei Citizens.

Qualche imprecisione con i piedi, ma bilancio positivo

Nonostante due momenti di incertezza nel gioco con i piedi (14’ e 65’), l’ex Milan ha chiuso la sua prima serata inglese con un rendimento complessivamente eccellente. A fine gara, Pep Guardiola – allenatore del City dal 2016 e vincitore di numerosi trofei, tra cui la Champions League 2023 – ha elogiato il suo nuovo portiere: “Molto bene! Mi è piaciuto come ha gestito i corner e la parata su Mbeumo è stata eccezionale. Ha tanta esperienza, ha vinto l’Europeo con l’Italia, ha vissuto stagioni di altissimo livello al PSG e lo scorso anno è stato straordinario. A 26 anni era il momento giusto per una nuova avventura e siamo felici che abbia scelto noi”.

Prossime sfide decisive

Per Donnarumma, l’inizio è stato incoraggiante. Ora lo attende un doppio impegno di altissimo livello: la sfida di Champions League contro il Napoli e, a seguire, il big match di Premier League contro l’Arsenal. Due banchi di prova immediati per confermare di essere l’uomo giusto a difendere i pali del Manchester City.

Inter, fiducia a Chivu nonostante la sconfitta con la Juventus: le ultime indiscrezioni di mercato

Inter, fiducia a Chivu nonostante la sconfitta con la Juventus: le ultime indiscrezioni di calciomercato

La recente sconfitta di Torino contro la Juventus ha acceso i riflettori sulla panchina dell’Inter, ma, secondo quanto riportato dal giornalista esperto di calciomercato Fabrizio Romano, la posizione di Cristian Chivu non è al momento in discussione. L’allenatore rumeno, ex difensore centrale di Roma e Inter e alla guida della prima squadra nerazzurra in questa stagione, gode ancora della fiducia della dirigenza, nonostante le critiche per la prestazione opaca contro i bianconeri.

Nessun esonero all’orizzonte

Romano ha chiarito che “non risulta nell’immediato che l’Inter abbia mosso passi per ragionare sull’esonero di Chivu”. La società di Viale della Liberazione non intende prendere decisioni drastiche, preferendo concedere tempo al tecnico per sviluppare il proprio progetto. È evidente, tuttavia, che i risultati restano determinanti: le prossime partite saranno decisive per capire se la fiducia resterà intatta o se la dirigenza valuterà un cambio di rotta.

Nel post-partita di Torino, Chivu ha mostrato grande determinazione, richiamando con forza la squadra a una reazione immediata. Il tecnico, noto per il suo approccio diretto e per la cura della fase difensiva, ha ribadito che sarà il campo a dare le risposte definitive.

Il nome di Mourinho e le smentite

Parallelamente, nelle ultime ore è circolata l’ipotesi di un clamoroso ritorno di José Mourinho a Milano. Il tecnico portoghese, artefice del Triplete nerazzurro nel 2010 e recentemente esonerato dal Fenerbahce, ha dichiarato di essere pronto a rientrare subito in panchina, purché trovi un progetto stimolante. Tuttavia, Romano ha smorzato ogni entusiasmo: “Non c’è niente di reale per il momento”.

Secondo le fonti, non esistono contatti concreti tra Mourinho e l’Inter, che resta focalizzata sul lavoro di Chivu. L’eventuale ritorno dello Special One, dunque, non è legato alla situazione attuale del club.

Sguardo al futuro

L’Inter sta vivendo una fase di transizione e la dirigenza sembra intenzionata a evitare scelte affrettate. La stagione è ancora lunga e il futuro di Chivu dipenderà dai risultati sul campo. Se il tecnico riuscirà a invertire la rotta, potrà consolidare la propria posizione e guidare i nerazzurri verso una stagione di successi.

Real Madrid, rientrano Bellingham e Camavinga: due rinforzi di lusso per la Champions! I convocati

Real Madrid, rientrano Bellingham e Camavinga: due rinforzi di lusso per la Champions! Ecco la lista dei convocati

Il Real Madrid si prepara al debutto stagionale in Champions League contro il Marsiglia con due notizie che faranno sorridere i tifosi: Jude Bellingham ed Eduardo Camavinga tornano finalmente tra i convocati. La squadra allenata da Xabi Alonso, ex centrocampista e oggi tecnico dei Blancos, potrà contare su due pedine fondamentali che mancavano dall’inizio della stagione.

Due recuperi pesanti per il centrocampo

Eduardo Camavinga, centrocampista francese classe 2002, era fermo dall’8 agosto a causa di una distorsione alla caviglia destra. La sua assenza si è fatta sentire soprattutto in termini di dinamismo e capacità di recupero palla.

Jude Bellingham, talento inglese del 2003 e già leader tecnico della squadra, si era sottoposto a un intervento chirurgico alla spalla sinistra il 16 luglio, appena una settimana dopo la conclusione del Mondiale per Club. Il suo rientro avviene con un mese di anticipo rispetto alle previsioni iniziali, che stimavano tre mesi di stop.

Xabi Alonso con il centrocampo al completo

Con il ritorno di Bellingham e Camavinga, Xabi Alonso avrà per la prima volta in stagione l’intero reparto di centrocampo a disposizione: Federico Valverde (centrocampista uruguaiano di grande corsa e versatilità), Aurélien Tchouaméni (mediano francese specialista nell’interdizione), Arda Güler (giovane talento turco) e Dani Ceballos (regista spagnolo dal piede raffinato) completano il pacchetto.

Nelle prime quattro giornate di Liga, il tecnico basco aveva dovuto fare i conti con un reparto ridotto all’osso, schierando sempre gli stessi quattro interpreti. Ora, invece, potrà variare soluzioni tattiche e gestire meglio le energie in vista di un calendario fitto di impegni.

Le assenze contro il Marsiglia

Per la sfida di domani al Santiago Bernabéu, restano indisponibili soltanto Ferland Mendy (terzino sinistro francese), Endrick (giovane attaccante brasiliano in arrivo dal Palmeiras) e Antonio Rüdiger (difensore centrale tedesco).

Il rientro di due giocatori chiave come Bellingham e Camavinga rappresenta non solo un boost tecnico, ma anche un segnale di forza per il Real Madrid, deciso a partire con il piede giusto nella massima competizione europea.

CONVOCATI

Portieri: Courtois, Lunin, Fran Gonzalez.
Difensori: Carvajal, Militao, Alaba, Alexander-Arnold, Asencio, Carreras, Fran Garcia, Huijsen.
Centrocampisti: Bellingham, Camavinga, Valverde, Tchouameni, Arda Guler, Ceballos.
Attaccanti: Vinicius, Mbappé, Rodrygo, Gonzalo, Brahim e Mastantuono.

Conferenza stampa Kovac e Sabitzer pre Juve Borussia Dortmund: «La Juventus è una grande squadra, hanno un potenziale enorme. La Champions è speciale»

Conferenza stampa Kovac e Sabitzer pre Juve Borussia Dortmund: le loro dichiarazioni alla vigilia del primo match di Champions League

(inviato all’Allianz Stadium) – Inizia la Champions League della Juve, attesa domani sera dalla sfida contro il Borussia Dortmund all’Allianz Stadium.

Nel giorno di vigilia, lunedì 15 settembre, Niko Kovac e Sabitzer parlano in conferenza stampa alle 19.20 per presentare il match davanti ai media. Calcionews24 segue LIVE le sue parole.

Prende la parola il tecnico Niko Kovac

VISTO VIDEO DELLA JUVE – «È una parte importante dell’analisi, sarà una partita importante, abbiamo visto diverse partite della Juve per prepararci. Abbiamo visto come giocava, le partite in Serie A sono state importanti».

ATTACCO – «Abbiamo già una buona squadra con noi, nonostante gli infortunati. Hanno recuperato molto bene, con i nostri attaccanti abbiamo recuperato velocità e abbiamo una varietà di giocatori. Non lo so bene per domani ma lo stabilirò nelle prossime ore…».

CHAMPIONS – «Sappiano che in Champions e in Bundesliga vogliamo giocare in un certo tipo, non abbiamo ancora deciso la formazione ma siamo pronti al massimo».

FORMAZIONE – «Vediamo se tutti i giocatori recuperano, se si sono ripresi per domani sera. Negli ultimi giorni ho spiegato che abbiamo una rosa molto varia, con questo doppio 6, abbiamo cinque giocatori che hanno ricoperto diverse posizioni. Abbiamo una specie di concorrenza, perchè ci sono diversi profili di alcuni giocatori. Sono tutti fattori importanti e che possiamo mischiare insieme».

JUVENTUS – «Giocare fuori casa è già una vantaggio per la Juve, dovranno resistere a questa presenza dei tifosi. La Juventus è una grande squadra, hanno un potenziale enorme e immenso. Dobbiamo impegnarci, la Champions è speciale. Domani dobbiamo mostrare la qualità giusta per competere»

TUDOR – «Sono lieto di poter vedere Igor, conosco lui bene. Sono sorpreso del suo rendimento con la Juventus. Siamo arrivati in Champions entrambi, quindi due grandi risultati. Tudor dove ha allenato ha fatto bene, anche in Francia. La Juve ha molti buoni risultati, ha grandi qualità e domani vedremo come andrà a finire»


Prende la parola Sabitzer

CHAMPIONS – «Si tratta di una strada molto lunga, un torneo funziona così. Vogliamo vincere tutti, noi abbiamo scritto la storia come squadra. Possiamo dire che abbiamo giocato bene in campionato, ma poi il livello a volte è altissimo. La Champions è una grande sfida».

CENTROCAMPO – «Potremo giocare con un doppio 6, avere una struttura robusta. Dobbiamo avere un mix valido e ognuno deve portare le sue caratteristiche».





Calciomercato Milan, arriva un nuovo retroscena nei confronti di Theo Hernandez. Le ultime

Calciomercato Milan, clamorosa svolta su Theo Hernandez: retroscena e rottura con il club

Il nome di Theo Hernandez continua a far discutere, e stavolta il tema è legato a un clamoroso retroscena di calciomercato Milan svelato da Matteo Moretto, uno dei giornalisti più affidabili del panorama calcistico internazionale.

Secondo quanto riportato da Moretto, la rottura tra Theo Hernandez e il Milan non è frutto di un improvviso raffreddamento nei rapporti, ma piuttosto di una situazione che si trascinava da mesi. Le trattative per il rinnovo di contratto erano già in salita prima dell’inizio del 2025, ma la situazione ha preso una piega definitiva a partire da gennaio, quando la dirigenza rossonera avrebbe raggiunto un accordo con il Como per la cessione del terzino francese.

Un passaggio che ha cambiato le carte in tavola. Il calciomercato del Milan ha visto così uno dei suoi protagonisti più iconici uscire di scena, in maniera quasi silenziosa ma estremamente significativa. L’accordo con il Como, stimato attorno ai 40 milioni di euro bonus inclusi, ha creato una frattura profonda tra il club e il giocatore, che si è sentito escluso da una decisione cruciale per il proprio futuro.

Secondo Moretto, proprio questa trattativa nascosta avrebbe minato definitivamente la fiducia tra Theo e la società. Il giocatore, consapevole delle difficoltà legate al rinnovo, non si aspettava però di essere ceduto alle spalle, senza un reale coinvolgimento o confronto. Da lì, la rottura è stata inevitabile.

La cessione è stata ufficializzata nel mese di luglio, ma il malcontento tra le parti era evidente già da tempo. L’operazione ha sorpreso molti tifosi e addetti ai lavori, soprattutto considerando il valore simbolico e tecnico che Theo rappresentava per la squadra.

Il caso Hernandez rappresenta l’ennesima prova di come il calciomercato Milan sia entrato in una nuova fase, fatta di scelte più aziendali e meno romantiche. Con l’addio del francese, i rossoneri perdono non solo un esterno di livello internazionale, ma anche un leader silenzioso del gruppo.

Resta ora da capire come si muoverà il Milan sul mercato per colmare il vuoto lasciato da Theo, e se questa strategia “pragmatica” sarà premiata dai risultati sportivi.

Chivu carica l’Inter: «Vogliamo contro l’Ajax dimostrare il nostro valore. Sulla gara con la Juve…»

Chivu carica l’Inter in vista della Champions: «Ad Amsterdam per dimostrare il nostro valore»

L’Inter si prepara all’esordio in Champions League, in programma mercoledì sera ad Amsterdam contro l’Ajax, in un momento non semplice dal punto di vista psicologico. Dopo un avvio di stagione altalenante in campionato, i nerazzurri devono voltare pagina e concentrarsi su un appuntamento cruciale per il cammino europeo.

L’ultima sconfitta, quella contro la Juventus per 4-3, ha lasciato segni evidenti, arrivando a pochi giorni di distanza dal precedente ko contro l’Udinese. Nonostante il momento difficile, l’allenatore Cristian Chivu ha provato a infondere fiducia alla squadra e all’ambiente. Intervistato da Radio Rai 1, l’ex difensore ha sottolineato quanto di buono si sia visto nella prestazione, nonostante il risultato finale.

«Io mi prendo la prestazione,» ha detto Chivu. «È chiaro che faccia male non aver portato a casa punti, ma abbiamo mostrato qualità, personalità e coraggio. Anche nei momenti più complicati, come quando siamo andati sotto nel punteggio, non ci siamo disuniti e siamo riusciti a ribaltare la partita. Purtroppo, è mancata la gestione negli ultimi dieci minuti. Da queste sconfitte dobbiamo imparare: ci sono situazioni in cui serve lucidità e capacità di adattarsi, senza rinunciare alle nostre certezze».

Ora lo sguardo è rivolto alla sfida contro l’Ajax, un match che può segnare un punto di svolta nella stagione dell’Inter. Chivu, che conosce bene il calcio olandese per la sua esperienza proprio all’Ajax da giocatore, ha ribadito l’importanza dell’atteggiamento e della mentalità in campo internazionale.

«Andiamo ad Amsterdam per fare una grande prestazione. Sappiamo che l’Ajax è una squadra tosta, soprattutto in casa, ma noi siamo l’Inter e dobbiamo dimostrare di essere all’altezza di questa competizione. La Champions League è una vetrina importante, e non possiamo permetterci passi falsi».

Per Chivu e l’Inter, la gara in Olanda rappresenta molto più di tre punti: è un’occasione per rilanciarsi dopo le difficoltà in Serie A e ritrovare fiducia e consapevolezza. Il tecnico rumeno punta su un gruppo che ha mostrato sprazzi di bel gioco, ma che ora deve crescere anche nella gestione mentale dei momenti chiave.

Allenamento Napoli, ripresa di Conte tra sorprese e novità in vista della Champions League

Allenamento Napoli: ripresa al centro tecnico in vista della sfida con il Manchester City

Dopo una giornata di riposo, il Napoli di Antonio Conte è tornato al lavoro questa mattina con un’intensa seduta di preparazione in vista dell’atteso debutto stagionale in Champions League contro il Manchester City. Il match, valido per la prima giornata della fase a gironi, è in programma giovedì alle ore 21 all’Etihad Stadium.

Come riportato dal sito ufficiale del club partenopeo, la sessione odierna di allenamento Napoli si è aperta con un lavoro specifico in palestra, dedicato alla forza e alla prevenzione degli infortuni. Successivamente, la squadra si è spostata sul campo per una parte tecnico-tattica, dove Conte ha iniziato a delineare le prime indicazioni in vista del difficile impegno europeo.

Particolare attenzione è stata riservata ai movimenti difensivi e alle ripartenze rapide, aspetti fondamentali per affrontare una squadra come quella di Pep Guardiola. L’allenamento del Napoli si è svolto in un clima concentrato e determinato, con lo staff tecnico che ha mantenuto alta l’intensità per tutta la durata della seduta.

L’unica eccezione nel gruppo è stata rappresentata da Alex Meret, che ha svolto un programma di lavoro differenziato. Il portiere azzurro, reduce da un piccolo fastidio muscolare, non è ancora al 100% e resta in dubbio per la trasferta in Inghilterra. Le sue condizioni saranno valutate nelle prossime 48 ore.

Nel frattempo, si avvicinano anche gli appuntamenti mediatici che precederanno la gara: mercoledì alle ore 12.30 parlerà in conferenza stampa Pep Guardiola, tecnico del Manchester City, mentre alle 19.00 sarà il turno di Antonio Conte, che interverrà insieme a un calciatore azzurro per fare il punto della situazione.

L’allenamento del Napoli di oggi rappresenta solo l’inizio di una settimana cruciale. Il ritorno nella massima competizione europea porta entusiasmo ma anche grande responsabilità per i campioni d’Italia in carica, chiamati a una prova di maturità contro una delle squadre più forti del continente.

Concentrazione, intensità e cura dei dettagli: questi i cardini su cui Conte vuole costruire la prestazione del suo Napoli, a caccia di un risultato positivo in terra inglese.

Verona, Gagliardini schierato subito come titolare a centrocampo. Il punto dopo il primo match

Verona, subito titolare Gagliardini: l’ex Inter lanciato da Zanetti contro la Cremonese

Il nuovo acquisto del Verona, Roberto Gagliardini, non ha perso tempo. Appena arrivato in gialloblù, l’ex centrocampista di Inter e Atalanta è stato immediatamente inserito nell’undici titolare da Paolo Zanetti per la sfida contro la Cremonese, valida per la terza giornata di Serie A 2025-2026.

Una decisione che conferma l’ottima impressione lasciata dal classe ’94 nei suoi primi giorni in Veneto. Il tecnico del Verona, nella conferenza stampa della vigilia, aveva già lasciato intendere la possibilità di vedere Gagliardini in campo dal primo minuto: «L’unica valutazione da fare era sul piano fisico. Dopo dieci giorni posso dire che sta meglio di altri. È uno dei principali candidati a sostituire Duda».

E così è stato. Dopo un’estate passata da svincolato e un lungo periodo lontano dai riflettori, Gagliardini ha colto subito l’occasione offertagli dall’Hellas. Firmato un contratto fino a fine stagione, il centrocampista ha fatto il suo esordio ufficiale solo tre giorni dopo l’annuncio, dimostrando grande voglia di rilancio.

Il match contro la Cremonese rappresenta per lui una sorta di rinascita, considerando che la sua ultima presenza in Serie A risaliva al 19 aprile 2025, in occasione di un Monza-Napoli terminato 0-1. L’ultima da titolare, invece, è ancora più lontana nel tempo: 25 maggio 2024, Juventus-Monza 2-0 all’Allianz Stadium. Sono passati ben 478 giorni da quella partita, un’eternità per un giocatore che fino a pochi anni fa faceva parte anche del giro della Nazionale.

Per il Verona, la scelta di puntare su Gagliardini è anche un chiaro segnale: serve esperienza, fisicità e qualità per affrontare un campionato insidioso. Zanetti sembra convinto che l’ex Inter possa diventare un perno del suo centrocampo, soprattutto in assenza di Duda.

Ora toccherà a Gagliardini dimostrare di essere tornato davvero. Per il Verona, il suo innesto potrebbe rappresentare un punto di svolta in un avvio di stagione complicato, ma ancora tutto da scrivere.

Caso Lamine Yamal, la Federazione si difende: «Non andiamo in guerra, rischio zero per i giocatori». L’accusa al Barcellona e i numeri sul suo utilizzo

Caso Yamal, la Federazione difende il fuoriclasse del Barcellona. La situazione attuale

Il “caso Lamine Yamal”, nato dalle polemiche sul presunto impiego forzato del giovane talento spagnolo nonostante problemi fisici, ha messo sotto i riflettori il protocollo della Federazione spagnola (RFEF) in materia di gestione degli infortuni. Dalla Ciudad del Fútbol, il messaggio è chiaro: «La Federazione non va in guerra.

Al contrario. Alla Ciudad del Fútbol non capiscono la polemica sorta attorno al già chiamato “caso Lamine”, che come succede con tutti i calciatori che appaiono nelle finestre FIFA, tornano a casa non appena appare qualsiasi problema fisico.»

Secondo quanto riportato da MARCA, la Federazione lamenta una mancata risposta da parte del Barcellona a una lettera di presentazione inviata dal direttore sportivo Aitor Karanka, a differenza del novanta percento degli altri club. Nonostante ciò, il protocollo per la gestione dei problemi fisici è rigido e consolidato. Il giorno prima della partita, si parla con il giocatore per raccogliere le sue sensazioni e si applica un trattamento, che nel caso di Lamine Yamal è stato a base di Voltaren – un dettaglio «che non è mai stato nascosto e che cerca il comfort del giocatore.» Se il fastidio persiste, il principio è “rischio zero”.

L’intera gestione del caso è stata discussa nel chat médico della selezione, con il coinvolgimento di Fernando Galán, il fisioterapista di fiducia che segue Lamine Yamal sia in Nazionale che a Barcellona. Questo assicura una continuità nel trattamento e nella conoscenza delle condizioni fisiche del giocatore.

La Federazione sottolinea che alla minima lamentela i giocatori vengono esclusi o rimandati a casa, come già accaduto allo stesso Lamine in un’altra occasione o a Yeremy Pino, Fabián Ruiz e Gavi nella precedente convocazione.

Nel giorno della partita contro la Turchia, Lamine Yamal è stato nuovamente interrogato sul suo stato di salute, come avviene con tutti i giocatori, ottenendo una risposta positiva. Il motivo è che «all’ultimo momento sono loro ad avere l’ultima parola quando si tratta di fastidi.»

A riprova della cautela nell’utilizzo del giocatore, Lamine Yamal ha giocato solo sette partite complete su 23 disputate con la Nazionale. Anche l’episodio in cui ha mostrato disappunto per una sostituzione contro la Bulgaria è considerato un comportamento normale per un calciatore.

La RFEF, dunque, si difende dalle accuse, ribadendo la sua attenzione alla salute dei giocatori e la trasparenza nei processi decisionali, pur in assenza di una comunicazione proattiva da parte del club di appartenenza del talento.

Norvegia-Israele, incasso devoluto a Medici Senza Frontiere per Gaza: l’impegno della Federcalcio norvegese. Klaveness: «Non possiamo ignorare le sofferenze». Un gruppo anonimo dona 260mila euro extra

Norvegia Israele e quell’incasso devoluto a Gaza. Il retroscena dietro tale gesto

La Federcalcio norvegese (NFF) ha annunciato un’iniziativa di grande impatto umanitario: l’intero incasso della partita di qualificazione ai Mondiali 2026 tra Norvegia e Israele, in programma l’11 ottobre all’Ullevaal Stadion di Oslo, sarà interamente devoluto a Medici Senza Frontiere. I fondi raccolti, come riportato, «saranno destinati agli interventi di emergenza dell’organizzazione umanitaria a Gaza e nelle aree circostanti colpite dal conflitto.»

La presidente della NFF, Lise Klaveness, ha spiegato la decisione con fermezza e coerenza, sottolineando i valori dell’organizzazione: «Viviamo un momento storico in cui non possiamo restare indifferenti. Come membri di FIFA e UEFA dobbiamo affrontare Israele sul campo, ma non possiamo ignorare le sofferenze umanitarie in Medio Oriente. Per questo motivo abbiamo deciso di devolvere l’incasso a Medici Senza Frontiere, che ogni giorno salva vite a Gaza.» Un messaggio chiaro che unisce il dovere sportivo alla responsabilità sociale.

L’iniziativa ha già ottenuto un significativo sostegno. Un importante gruppo di investimento norvegese ha infatti deciso di sostenere l’iniziativa con una donazione aggiuntiva di 3 milioni di corone norvegesi (circa 260 mila euro), una cifra che si somma ai proventi del match. L’azienda ha preferito rimanere anonima, ma il gesto è stato confermato sia dalla Federcalcio che da Medici Senza Frontiere. L’obiettivo è incoraggiare altre realtà economiche a seguire l’esempio. Klaveness ha commentato: «È un’iniziativa straordinaria e speriamo che anche altri attori del business possano unirsi al nostro sostegno per Medici Senza Frontiere.»

Lindis Hurum, segretaria generale di MSF Norvegia, ha espresso gratitudine, evidenziando come «Il calcio unisce le persone anche nei contesti più difficili. L’impegno internazionale della NFF per chi vive povertà, conflitti e discriminazioni riflette la nostra missione: salvare vite e alleviare la sofferenza senza distinzione di religione, origine, genere o colore della pelle.» Hurum ha anche ricordato la drammatica situazione in altre parti del mondo, come il Sudan, sottolineando come l’aiuto della NFF permetta a MSF di «continuare a essere presenti ovunque la sofferenza sia più grande.»

Questa non è la prima volta che la Federcalcio norvegese mostra il suo impegno in Medio Oriente. Da oltre un decennio, la NFF porta avanti progetti in Palestina, con programmi di formazione e attività calcistiche. Già a marzo scorso, il Consiglio federale aveva destinato 500 mila corone a un progetto calcistico per bambini a Gaza. Un impegno costante che rafforza il legame tra sport e solidarietà.

Conferenza stampa Tudor pre Juve Borussia Dortmund: «Mi piace il gioco offensivo, la Champions è bellissima». Locatelli: «Adesso siamo più squadra»

Conferenza stampa Tudor e Locatelli pre Juve Borussia Dortmund: le sue dichiarazioni alla vigilia del primo match di Champions League

(inviato all’Allianz Stadium) – Inizia la Champions League della Juve, attesa domani sera dalla sfida contro il Borussia Dortmund all’Allianz Stadium. 

Nel giorno di vigilia, lunedì 15 settembre, Igor Tudor e Manuel Locatelli parlano in conferenza stampa alle 16.00 per presentare il match davanti ai media. Calcionews24 segue LIVE le sue parole.

Prende la parola Manuel Locatelli capitano della Juventus.

MORALE E CLIMA – «Arriviamo molto carichi, siamo usciti dal derby con molto entusiasmo. Siamo carichi e fiduciosi, domani c’è la competizione e la Champions. Siamo molto carichi».

CHAMPIONS LEAGUE – «L’anno scorso c’era rammarico su come siamo usciti. Oggi è tutt’altra cosa ma la cosa più importante è approcciare bene e partire bene».

RIGORE DECISIVO A VENEZIA – «E’ stato un momento speciale per me, ricordo con piacere. Il merito è di tutta la squadra. Quest’anno siamo carichi, l’inno della Champions sarà emozionante».

PERCEZIONE RUOLO IN CHAMPIONS – «Chiaro che ci sono delle squadre più forti di noi, abbiamo voglia di fare e lavoriamo. Vogliamo arrivare fino in fondo, saremo lì pronti a farci trovare pronti. ».

VI SENTITE PIU’ FORTI DELL’ANNO SCORSO? – «Sono passate poche partite, ma siamo tanto squadra. Ricominciare con lui dopo l’anno scorso. Il Mondiale ci ha aiutato a compattarci, siamo più gruppo».

IN EUROPA SI GIOCA PIU’ IN MANIERA OFFENSIVA – «Le statistiche non mentono. La competizione è diversa. Ogni competizione e partita è storia a sè».

LEADER – «Credo che interpreto un po’» il ruolo per le mie caratteristiche. C’è una base buona e vogliamo lavorare così».

EQULIBRIO MORALE – «Ci vuole equilibrio, domani c’è un avversario diverso. L’Inter è già passato, domani vogliamo fare bene ma serve equilibrio».

GRUPPO – «Quando si gioca a calcio non si deve avere paura, la cosa bella del mister è che dialoga tanto con noi. Lui e lo staff parlano con noi molto, ci aiuta e unisce il gruppo e questo è molto importante».

LEADER JUVE – «Ora sono il capitano e sono orgoglioso di esserlo e questo supera tutti i miei sogni che avevo da bambino. Devo essere un esempio per tutti».

Prende la parola Igor Tudor, tecnico della Juventus

DORTMUND – «Domani sarà una partita seria, con un avversario di livello. Non vediamo l’ora di iniziare».

DEL PIERO-YILDIZ – «I paragoni vengono da fuori e non da dentro. Lasciamo crescere il ragazzo bene e tranquillo. Sta facendo bene e deve continuare così».

DOVE PUO’ ARRIVARE IN CHAMPIONS – «Non penso dove possiamo arrivare, serve una bella gara ordinata focalizzata e bisogna andare forte. Dove ci sono squadre di livello tutte le partite sono difficili».

GRUPPO – «Locatelli non può parlare male di me perchè è qui vicino (ride ndr). Poi io devo fare scelte, a volte piacciono e a volte meno. Io ho la fortuna che ho bravi ragazzi, alcune lacune magari si possono compensare. Lo spirito della squadra deve essere questo. Tutti gli allenatori che ho avuto avevano questi pensieri, quando poi finisci godi di quella fortuna di averli incontrati»

INTER – «Abbiamo giocato contro la squadra più forte in Serie A, poi che abbiamo vinto senza esprimere il nostro massimo. Ci mancava qualche giocatore, la stanchezza dei giocatori di ritorno dalla Nazionali. Vincere così, nonostante tutto, era molto importante».

PRIMA VOLTA IN CHAMPIONS – «La Champions League adesso è diversa, bellissima e affascinante. Per la prima volta ti dico: si prepara come tutte le altre. I giocatori si dimenticano tutto e vogliono giocarla tutti. Anche a me è capitato da calciatore, l’obiettivo dei giocatori è quello di giocare in Champions».

INFORTUNATI – «Non abbiamo ancora fatto allenamenti e devo capire un attimo. Oggi in allenamento vediamo un attimo, parlare e capire bene tutti i singoli.».

ROTAZIONI DOMANI? – «Si gioca diversi, perchè sono squadre che arrivano da campionati diversi. Se si compara con altri campionati, sono campionati meno tattici se posso permettermi. La difficoltà in Italia è questa. Nel calcio di oggi è tutto diverso, calcio diverso ma per le scelte devo capire un attimo».

TUDOR IN CHAMPIONS E TURNOVER – «Non si può fare una programmazione lunga, ma per la prossima partita. Servono diversi parametri, ma serve attenzione di partita in partita. In Champions League serve attenzione uguale come con l’Inter. Al massimo delle sue possibilità».

ESORDIO CHAMPIONS – «Possiamo fare di più, dato no. Perche possiamo fare meglio sempre. Le motivazione saranno le solite. Poi conta quello che abbiamo già detto: in Champions le motivazioni sono chiare».

FILOSOFIA DI GIOCO – «Quando allenavo Verona, avevo detto che preferivo 4-3 di 1-0. Poi la prima cosa è vincere, mi piace fare gol, serve equilibrio. Mi piace però il gioco offensivo, contano ovviamente i profili che ho a disposizione».

CRESCITA MENTALE – «Il gruppo è anche questo, i cambi e la voglia di entrare e spaccare la partita. Quando si giocava di domenica in domenica, con 5 cambi. Non è più lo stesso sport, di iniziare a pensare ‘io non gioco’. Poi magari giochi e fai bene. La motivazione prima, bisogno andare forte su questa cosa».

CAMBIASO – «Sta bene, non vede l’ora di iniziare. Ci è mancato, alza il livello. Sia lui che Conceicao. Alzano il livello a tutti.».

Tra Liga Portugal e Bundesliga: il futuro dell’Arsenal si costruisce lontano da casa. L’analisi sui 13 giocatori in prestito: dalle gioie di Kiwior alle difficoltà di Vieira, un percorso di crescita tra prime squadre maschili e femminili

Una situazione in piena crescita tra Liga Portugal e Bundesliga. La situazione

Con la chiusura del mercato, l’Arsenal ha spedito ben 13 giocatori tra squadra maschile e femminile in prestito in giro per il mondo, con l’obiettivo di garantire loro “regular football” e farli crescere. Un numero significativo di talenti che, come si legge, «Dopo un’intensa attività intorno al giorno della chiusura del mercato, abbiamo attualmente 13 giocatori tra le nostre prime squadre maschili e femminili in prestito per giocare regolarmente in vari club di tutto il mondo.» Di questi, cinque provengono dalla squadra maschile e otto da quella femminile, e molti hanno già fatto il loro debutto con i nuovi club.

Tra le note positive spicca Jakub Kiwior, che ha iniziato alla grande la sua avventura al Porto. Sabato scorso, il difensore si è inserito perfettamente in una retroguardia che ha mantenuto la porta inviolata, contribuendo alla vittoria per 1-0 contro il Nacional. Un successo che permette al Porto di mantenere il 100% di record in campionato dopo cinque partite, in testa alla Liga Portugal.

Meno fortunato l’esordio di Fabio Vieira con l’Amburgo in Bundesliga. Dopo un periodo al Porto la scorsa stagione, il centrocampista ha debuttato nella sconfitta per 5-0 contro i campioni del Bayern Monaco, giocando per 76 minuti all’Allianz Arena. Un inizio in salita, ma che gli ha permesso di mettere minuti nelle gambe in un campionato di alto livello.

Altri tre giocatori attendono ancora il loro debutto: Reiss Nelson è rimasto in panchina con il Brentford nel pareggio per 2-2 contro il Chelsea, mentre Karl Hein è stato un sostituto inutilizzato nel 4-0 del Werder Brema contro il Borussia Monchengladbach. Oleksandr Zinchenko, trasferitosi al Nottingham Forest nel deadline-day, era invece ineleggibile per la sconfitta per 3-0 contro l’Emirates Stadium.

Tra i prestiti dalla squadra maschile, Ismael Kabia ha giocato 76 minuti nella sconfitta per 3-1 dello Shrewsbury Town contro il Salford City in League Two, con la squadra che è scesa al 23° posto. Lucas Martin Nygaard, invece, non ha partecipato al pareggio per 2-2 del Brabrand IF.

Per quanto riguarda le giocatrici in prestito, Michelle Agyemang e Rosa Kafaji hanno entrambe giocato per il Brighton & Hove Albion nella sconfitta per 2-1 contro il Manchester City in WSL. Michelle ha giocato tutti i 90 minuti, mentre Rosa è subentrata nel finale.

Madison Earl è subentrata nella sconfitta per 1-0 dell’Ipswich Town, mentre Vivienne Lia è entrata in campo per il Nottingham Forest nella stessa partita. Infine, Jessie Gale ha fatto il suo ingresso nel 2-0 del Portsmouth contro il Bristol City, mentre Cecily Wellesley-Smith e Laila Harbert attendono ancora il loro debutto rispettivamente con Leicester City e Portland Thorns.

Real Madrid, Xabi Alonso: «Legittimo cercare di puntare sempre più in alto. Su Vinicius…»

Real Madrid, Xabi Alonso alla vigilia della Champions: «Difendere i nostri interessi è legittimo»

Alla vigilia dell’atteso debutto in Champions League contro il Marsiglia, il tecnico del Real Madrid, Xabi Alonso, ha parlato in conferenza stampa toccando diversi temi chiave legati al momento del club, sia dentro che fuori dal campo. Tra questi, inevitabilmente, anche la questione arbitrale che negli ultimi giorni ha scaldato gli ambienti madridisti.

Il Real Madrid avrebbe infatti intenzione di presentare un dossier ufficiale alla FIFA, segnalando presunte irregolarità e decisioni discutibili subite in alcune partite di campionato. Sul punto, Alonso ha preso posizione con toni misurati ma fermi: «Difendere i nostri interessi è legittimo. Se il club decide di farlo, è giusto. Ma non deve diventare un tema dominante. La priorità resta il campo».

Il riferimento alla frase pronunciata a San Sebastián («Non fatemi pensare male»), rivolta al direttore di gara Gil Manzano, è stato chiarito dal tecnico stesso: «Si parla con la tensione addosso, a caldo. Ho già detto tutto. Ora la testa è solo sulla Champions. Mi sento tranquillo, sia con gli arbitri spagnoli che con quelli europei».

Sul piano tecnico, Xabi Alonso ha difeso a spada tratta Vinicius, sostituito nel match contro la Real Sociedad: «Non era il momento migliore per attaccare, la partita era complicata, ma Vinicius ha lavorato molto. È pronto, ha energia positiva e domani sarà determinante per noi».

Ovviamente, non poteva mancare un passaggio su Kylian Mbappé, il volto simbolo del nuovo Real Madrid: «Mbappé è un leader, senza alcun dubbio. Ha esperienza, personalità, e trascina il gruppo. Non lo vedo ossessionato dalla Champions, anche se è chiaro che per lui ha un peso speciale. Oggi abbiamo parlato dell’importanza di questa competizione, non della finale di maggio. Lui è parte integrante del progetto, ma con i piedi per terra».

Infine, parole di grande stima per Carvajal, uno dei veterani del gruppo: «Ha lo stesso spirito combattivo di sempre, ma oggi unisce la sua voglia alla maturità. È diventato un riferimento dentro e fuori dal campo. Il Real Madrid ha bisogno di questo tipo di giocatori, di questo nucleo forte».

Con la Champions alle porte, il Real Madrid si presenta con ambizione, compattezza e la volontà di ribadire la sua centralità nel panorama europeo.

Manchester United crisi: il paradosso Bruno Fernandes. Il centrocampista portoghese in difficoltà nel ruolo di mediano: tra errori difensivi e le giustificazioni del tecnico, la posizione fa discutere

Bruno Fernandes e le sue attuali difficoltà ad oggi presso il Manchester United. Il punto attuale

Al Manchester United, le prime battute della stagione hanno riacceso un dibattito cruciale intorno a Bruno Fernandes e al suo impiego sotto la guida di Ruben Amorim. Il centrocampista portoghese, considerato il miglior giocatore dei Red Devils, è stato schierato costantemente in una posizione di centrocampo più arretrata, e i risultati non sembrano dargli ragione. L’analisi è chiara: «Bruno Fernandes è il miglior giocatore del Manchester United e Ruben Amorim non sta ottenendo il meglio da lui.»

L’esempio più recente è arrivato dal derby contro il Manchester City, dove Fernandes è apparso in difficoltà nel tracciare Phil Foden, culminato nel primo gol dei Citizens. «Fernandes ha guardato il ‘pericolo’ quando la vera minaccia era dietro di lui. Ha lanciato uno sguardo a Foden per un momento prima di voltarsi, il che ha fornito al centrocampista del City l’opportunità di scattare in area.» Un errore simile si era già verificato contro il Fulham, evidenziando una difficoltà nel ricoprire i compiti difensivi richiesti da quel ruolo.

Amorim, pressato sulla sua scelta di schierare Fernandes in quella posizione, ha risposto con razionalità, ma anche con una certa frustrazione, consapevole che «I risultati detteranno tutte le narrazioni.» Ha citato la partita contro l’Arsenal, sottolineando come squadre di vertice giochino con tre centrocampisti, mentre lui ne impiega due, con Casemiro e Bruno. «Sto cercando di essere razionale e non mento a me stesso. Vedo i numeri. Capisco la frustrazione di tutti e capisco qualsiasi decisione che ne derivi.» Ha aggiunto: «A volte è la dinamica della squadra. A volte è un’opportunità che si segna. La vedo così. So che è davvero difficile per le persone [capire]. I tifosi non vogliono sentirmi dire queste cose. So che non ascolteranno nulla e saranno arrabbiati. Con questo, non posso fare nulla.»
Il problema di fondo è che «Amorim sta chiedendo a Fernandes di operare in un ruolo che non esalta i suoi punti di forza e lui sta lottando con le sfumature della posizione, in particolare gli aspetti difensivi.» Sebbene Fernandes possegga etica del lavoro e capacità di recupero palla, la sua natura di trequartista puro, un numero 10, mal si adatta alle esigenze del centrocampo più profondo nel sistema di Amorim. La squadra, infatti, sembra trarrebbe maggior beneficio da un Fernandes più avanzato, anche a costo di una rotazione con Matheus Cunha e Bryan Mbeumo.
L’impressione è che la questione del centrocampo sia un nodo cruciale. Le voci a inizio mercato indicavano che rafforzare la mediana non era una priorità, data la “versatilità e forza” delle opzioni in rosa. Tuttavia, a quattro giornate dall’inizio della Premier League, questa valutazione appare già un errore. Amorim, pur dovendo fare di necessità virtù con i giocatori a disposizione, «deve arrangiarsi e ottenere il meglio dai giocatori che ha. Ricollocare Fernandes in una posizione di centrocampo più avanzata è probabilmente un buon punto di partenza.»

Infortunio Kvaratskhelia: cosa filtra verso il match di Champions con l’Atalanta

Infortunio Kvaratskhelia: cosa filtra verso il match di Champions con l’Atalanta. Le ultime sulle condizioni del georgiano

Arrivano notizie rassicuranti che portano un doppio sospiro di sollievo in casa PSG dopo le apprensioni vissute durante la partita contro il Lens. Le condizioni di Khvicha Kvaratskhelia e Lucas Beraldo, entrambi costretti a lasciare il campo prematuramente per infortunio, si sono rivelate meno gravi di quanto si potesse temere in un primo momento, scongiurando l’ipotesi di lunghi stop.

Grande era la preoccupazione per la stella georgiana, Khvicha Kvaratskhelia, uscito visibilmente dolorante intorno alla mezz’ora di gioco. Il problema al polpaccio sinistro è stato la conseguenza di una dura entrata subita da parte di Odsonne Édouard. Tuttavia, secondo quanto riportato dal quotidiano Le Parisien, gli esami strumentali a cui il giocatore si è sottoposto hanno dato un esito confortante: l’infortunio è stato classificato come lieve e le sue condizioni generali non destano particolare allarme. Si respira, dunque, un’aria di cauto ottimismo riguardo alla sua possibile presenza in campo già per l’importante sfida infrasettimanale di mercoledì contro l’Atalanta.

Notizie positive giungono anche dal fronte Lucas Beraldo, la cui uscita in barella aveva fatto temere il peggio. Il difensore brasiliano, dopo aver riportato un trauma alla caviglia sinistra, è stato sottoposto ad accertamenti approfonditi che hanno fortunatamente escluso qualsiasi tipo di lesione seria, come fratture o danni ai legamenti. La diagnosi finale è quella di una distorsione alla caviglia. Per questo motivo, Beraldo sarà costretto a saltare con certezza il match contro l’Atalanta, ma il suo ritorno in gruppo è previsto in tempi relativamente brevi, senza che debba affrontare un lungo percorso riabilitativo.

Cesari: «Su Nkunku non c’era un rigore, ce n’erano tre»

Cesari: «Su Nkunku non c’era un rigore, ce n’erano tre». Il commento dell’ex arbitro all’episodio controverso di Milan-Bologna

Dagli studi della trasmissione sportiva “Pressing“, l’autorevole opinione dell’ex arbitro Graziano Cesari ha gettato nuova luce su uno degli episodi più controversi dell’ultima giornata di campionato. Al centro della sua dettagliata analisi vi è il calcio di rigore prima assegnato e poi clamorosamente revocato al Milan durante i concitati minuti finali della sfida contro il Bologna, una decisione che ha scatenato accese polemiche e lasciato numerose perplessità tra addetti ai lavori e tifosi. Cesari ha esaminato con occhio critico sia la dinamica dell’azione in campo sia la successiva gestione della revisione al VAR da parte dell’arbitro Marcenaro.

L’ex fischietto ha iniziato la sua ricostruzione partendo dal contesto della partita, con il risultato ancora in bilico. Ha descritto la complessa sequenza di eventi avvenuti nell’area di rigore bolognese con estrema precisione tecnica, sottolineando come, a suo avviso, fossero presenti più infrazioni da sanzionare. Secondo le sue parole: «Minuto numero 86′, il risultato è di 1-0 per il Milan. L’arbitro Marcenaro decide di non punire l’intervento di Lukumì su Nkunku, mentre decide di assegnare il rigore per quello successivo di Freuler sempre sull’attaccante francese del Diavolo. Nel primo episodio, Nkunku difende la sua posizione e il pallone con la gamba sinistra. E’ davanti al giocatore del Bologna e quindi è inevitabile il contatto. C’è anche il braccio destro di Lukumì che spinge il rossonero, quindi ci sono due situazioni fallose. Poco dopo c’è un contatto tra il piede di Freuler e quello di Nkunku».

Ma è sulla successiva gestione dell’episodio da parte della sala VAR che Cesari ha espresso il suo più grande sconcerto, definendola una procedura anomala, mai vista prima e palesemente incompleta, che ha inevitabilmente condotto a una decisione finale a suo dire del tutto errata. Ha infatti aggiunto con stupore: «E succede una cosa che non ho mai visto, cioè una revisione parziale perchè a Mercenaro viene fatto vedere solo una parte, quella finale, di quello che è successo nell’area del Bologna. Lui interpreta in maniera piuttosto personale l’episodio e annuncia poi che non c’è fallo, dunque niente rigore per il Milan. Io dico che ci sono due rigori nella prima situazione e uno nella seconda, dunque ci sono tre rigori per il Milan in questa azione. In più manca anche il rosso a Lukumì. Perchè l’arbitro non ha rivisto anche il primo episodio? Io non so cosa sia successo. La posizione di Mercenaro non è delle migliori, doveva essere più vicino».

Criscitiello: «Chivu stava per retrocedere, non può allenare l’Inter. La colpa è di Marotta, Ausilio aveva chiuso per…»

Criscitiello: «Chivu stava per retrocedere, non può allenare l’Inter. La colpa è di Marotta, Ausilio aveva chiuso per…». Il commento del giornalista

Su sportitalia.com il giornalista Michele Criscitiello critica l’Inter per la scelta di affidare la panchina a Cristian Civu

«Fare processi o funerali sportivi alla terza giornata sarebbe pericoloso e limitativo. Nessuno vince dopo tre giornate e nessuno perde dopo tre partite. C’è un però che potremmo tirare fuori più avanti. Però… lo avevamo detto il 16 giugno. Basta andare su google che, nel bene o nel male, ricorda tutto e anche meglio di noi. Chivu non poteva allenare l’Inter. La colpa è di Marotta e anche se sei il Presidente e sei azionista al 2% qualcuno ti deve dire di no. Ad esempio la Signora che, a Torino, sedeva al suo fianco. Signora, non basta far quadrare i conti nel calcio. Il pallone è un’altra cosa. Soprattutto nella gestione. Il file excel di Furlani non basta e, in città, ne avete avuto l’esempio lampante. Non serve licenziare dipendenti dalla sera alla mattina per abbattere i costi e affidare ad agenzie esterne il lavoro per avere una futura vendita più pulita. Il calcio è una scienza inesatta.

Marotta ne è consapevole perché lui il calcio lo conosce bene ed è una vecchia volpe del mestiere. Eppure commette i suoi errori. Soprattutto da quando è diventato Presidente e socio al 2%. Chivu è una sua scelta, un suo azzardo. Beppe ama i riflettori e la stampa amica però se prendi un allenatore con 13 panchine in serie A devi essere consapevole del rischio che corri. La domanda che ci poniamo da giugno: se il Parma fosse retrocesso, l’Inter avrebbe preso Chivu retrocesso in B? La risposta è no. Ma ricordiamoci che il Parma si salva all’ultima di campionato vincendo nel secondo tempo a Bergamo con l’Atalanta che era avanti 2-0 e poi perde 2-3 perché la squadra di Gasperini stacca la spina. Se non sai che Inzaghi ha già l’accordo con gli arabi significa che sei distratto. Se vai a Londra da Fabregas e resta a Como significa che non hai appeal. Se prendi Chivu è perché ti fai trovare impreparato e non accetti l’alternativa che ti aveva proposto Ausilio.

Piero chiude De Zerbi, Marotta prende Chivu. Chi è causa del suo male pianga se stesso. Marotta ha voluto mandare al macero l’Inter e dopo un finale indecente, come quello della scorsa stagione, tutto dovevi fare tranne le scommesse e gli azzardi. Hai perso tutto, hai una squadra arrivata a fine corsa e la affidi ad un emergente? Troppo rischioso. Senza contare gli strafalcioni comunicativi che a partire dal Mondiale per Club hanno scandito i mesi che ci hanno portato a questo avvio di stagione: in America svela che Lautaro Martinez aveva come obiettivo Calhanoglu nel suo sfogo, ai sorteggi si crea l’equivoco tra chi fosse il destinatario delle sue dichiarazioni tra Taremi e Calhanoglu, la scorsa settimana arriva la smentita relativa a presunte considerazioni legate all’offerta dell’Al Hilal al suo Direttore Sportivo. Ausilio se è un ragazzo intelligente deve accettare la proposta degli arabi. Così hai passato ma non hai futuro. La fotografia di quest’anno è chiara. L’Inter prende giocatori da Parma e Spezia, il Napoli li prende da City e United. Poi non sorprendiamoci se l’Inter perde in casa con l’Udinese, nel silenzio di San Siro, e il Napoli in 10 minuti chiude la pratica Firenze. D’altronde qualcuno, anni fa, fece scappare Conte da Milano».

Calciomercato Juventus: il futuro di Dusan Vlahovic è ancora un rebus! E spunta un’altra pretendente…

Calciomercato Juventus: il futuro di Vlahovic è ancora un rebus! E spunta un’altra pretendente oltre all’Inter. I dettagli

Il nome di Dusan Vlahovic torna al centro delle voci di mercato. L’attaccante serbo, classe 2000, in scadenza di contratto a giugno, è finito nel mirino di diversi top club europei in vista della prossima stagione. Secondo quanto riportato dal portale spagnolo El Gol Digital, in pole position ci sarebbe l’Atletico Madrid, pronto a sfidare l’Inter per assicurarsi il bomber bianconero.

L’assalto dell’Atletico Madrid

I “Colchoneros” avrebbero individuato in Vlahovic – ex Fiorentina e attuale numero 9 della Juventus, noto per il suo fisico imponente e il fiuto del gol – il sostituto ideale di Alexander Sørloth (attaccante norvegese, protagonista di un’ottima stagione in Liga). Il tecnico Diego Simeone (allenatore argentino, alla guida dell’Atletico dal 2011 e vincitore di due campionati spagnoli) vorrebbe muoversi in anticipo, cercando di bloccare l’operazione già a gennaio per poi portare il giocatore a Madrid a parametro zero in estate. Per età e potenziale, Vlahovic rappresenta un’occasione di mercato difficilmente replicabile.

La concorrenza dell’Inter

La strada verso Madrid, però, non è priva di ostacoli. L’Inter resta vigile sulla situazione: Beppe Marotta (amministratore delegato nerazzurro, maestro nelle operazioni a basso costo) è pronto a inserirsi nella trattativa. Per i campioni d’Italia, mettere le mani su un attaccante del calibro di Vlahovic senza versare un euro per il cartellino sarebbe un colpo da maestro.

Pressione crescente sulla Juventus

Questa doppia e prestigiosa candidatura mette la Juventus in una posizione delicata. Dopo aver rinunciato alla cessione in estate, il club bianconero si trova ora in una corsa contro il tempo per evitare di perdere a zero un patrimonio tecnico ed economico di grande valore. L’unica via percorribile per la Vecchia Signora è trovare un accordo per il rinnovo del contratto, ipotesi tornata sul tavolo ma tutt’altro che semplice da concretizzare.

Gennaio, mese decisivo

Il futuro di Dusan Vlahovic si deciderà nei prossimi mesi. Da gennaio, il centravanti sarà libero di trattare con altri club e potrebbe scatenarsi una vera e propria asta internazionale. La Juventus, per non restare a guardare, dovrà muoversi in fretta.

Nazionali, dal 2026 cambia tutto! Una sola lunga sosta tra settembre e ottobre, i dettagli

Nazionali, dal 2026 cambia tutto! Una sola lunga sosta tra settembre e ottobre, tutti i dettagli e le possibili date

Importanti novità in arrivo per il calendario internazionale. Come anticipato dal giornalista sportivo Gianluca Di Marzio, a partire dal post-Mondiale 2026 e per almeno i quattro anni successivi, le pause dedicate alle Nazionali subiranno una modifica sostanziale. L’obiettivo della FIFA è chiaro: razionalizzare il calendario e ridurre le interruzioni nei campionati, garantendo maggiore continuità alle stagioni dei club.

Una sola finestra tra settembre e ottobre

Dal 2026, la tradizionale sosta di settembre sarà estesa a tre settimane, inglobando anche quella di ottobre. In questo periodo, compreso tra il 21 settembre e il 6 ottobre, le Nazionali disputeranno quattro partite invece delle consuete due. Questa scelta comporta di fatto l’abolizione della classica pausa di ottobre, spesso criticata per l’impatto negativo sulle competizioni nazionali, in particolare nei top campionati europei come Serie A, Premier League e Liga.

Le altre finestre FIFA restano invariate

Il nuovo format non modificherà le altre finestre internazionali: novembre, marzo e giugno resteranno regolarmente in calendario. Questo schema sarà valido almeno fino al Mondiale 2030, la cui formula e organizzazione sono ancora in fase di definizione.

Impatto su club e allenatori

La lunga sosta autunnale rappresenta una sfida gestionale per club e allenatori. Da un lato, meno interruzioni durante la stagione permetteranno una maggiore fluidità nei campionati; dall’altro, concentrare quattro gare in poche settimane potrebbe aumentare il rischio di affaticamento e infortuni per i calciatori. Allenatori di club di vertice come Pep Guardiola (manager del Manchester City, campione d’Europa 2023) potrebbero non gradire l’idea di perdere i propri giocatori per quasi tre settimane in un momento cruciale della stagione.

Un cambiamento strategico

La riforma mira a bilanciare le esigenze delle Nazionali e dei club, riducendo il numero di viaggi e ottimizzando la preparazione atletica. Tuttavia, il dibattito è aperto: se da un lato le federazioni potranno pianificare meglio le proprie competizioni, dall’altro i club dovranno adattarsi a un inizio di stagione con una lunga interruzione.

Milan, buone notizie dagli esami: Maignan e Pavlovic senza lesioni muscolari

Milan, buone notizie dagli esami: Maignan e Pavlovic senza lesioni muscolari. Sospiro di sollievo per i rossoneri

Sollievo in casa rossonera: gli esami strumentali effettuati questa mattina da Maignan e Pavlovic hanno escluso lesioni muscolari per entrambi i giocatori. Una diagnosi che allontana i timori di un lungo stop e che permette al Milan di guardare con maggiore serenità ai prossimi impegni di campionato. La notizia, riportata anche da MilanNews24, è stata accolta con grande ottimismo dall’ambiente rossonero.

Maignan: solo un risentimento al polpaccio

Il portiere e capitano del Milan, Mike Maignan (classe 1995, campione di Francia con il Lille e punto fermo della nazionale francese), aveva lasciato il campo contro il Bologna per un risentimento al polpaccio destro, zona già in passato soggetta a problemi fisici. Le immagini del numero 16 rossonero in stampelle avevano fatto temere il peggio, ma gli accertamenti hanno confermato l’assenza di lesioni. Il suo rientro sarà valutato giorno per giorno, con lo staff medico che non forzerà i tempi per evitare ricadute.

Pavlovic: via libera dai medici

Esito positivo anche per Strahinja Pavlovic (difensore centrale serbo classe 2001, arrivato in estate per rinforzare la retroguardia). Uscito anzitempo per un risentimento al flessore sinistro, il giocatore ha ricevuto il via libera dai medici. Anche per lui la prognosi sarà monitorata quotidianamente, ma la mancanza di lesioni muscolari è un segnale incoraggiante per il tecnico.

Allegri può sorridere

L’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri (tecnico toscano, già vincitore di cinque scudetti in carriera), potrà contare su due pedine fondamentali in vista di un calendario fitto di impegni. Prima della sosta per le Nazionali, i rossoneri affronteranno Udinese, Napoli e Juventus, tre sfide decisive per la corsa ai vertici della Serie A.

Gestione e prevenzione

Nonostante la natura non grave degli infortuni, lo staff medico manterrà la massima prudenza. L’obiettivo è garantire il pieno recupero di Maignan e Pavlovic, evitando qualsiasi rischio di ricaduta che potrebbe compromettere la stagione. La priorità resta la salute dei giocatori, soprattutto in un momento in cui il Milan ha bisogno di tutti i suoi uomini chiave per restare competitivo su più fronti.

Lazio, parla Sarri: «Dispiace per ieri sera. Futuro? Ci vorrà pazienza. Nelle riunioni arbitrali 2-3 giocatori nostri erano stati messi nel mirino…»

Sarri: «Dispiace per ieri. Futuro? Ci vorrà pazienza. Nelle riunioni arbitrali 2-3 giocatori nostri erano stati messi nel mirino…». Le parole

Reduce dalla pesante battuta d’arresto maturata ieri al Mapei Stadium contro il Sassuolo, la Lazio si trova ora di fronte a un momento di profonda riflessione. Questa mattina, Maurizio Sarri – allenatore toscano classe 1959, riconosciuto per il suo calcio propositivo e meticolosamente organizzato – è intervenuto attraverso i canali ufficiali del club per analizzare la prestazione della squadra. Nel suo intervento, il tecnico ha tracciato un bilancio della gara e indicato con chiarezza la rotta da seguire per ritrovare compattezza, intensità e risultati.

PAROLE – «Mi dispiace per ieri sera, ma avvolte uno ha delle situazioni familiari che deve risolvere e diventano più importanti di una conferenza stampa postpartita. Non cambiano le riflessioni sulla partita, non l’abbiamo rivista perché abbiamo fatto allenamento stamattina. Le riflessioni sono quelle da campo, poi magari rivedendo la partita nei minimi dettagli qualcosa può cambiare ma tutto lo staff ha le idee abbastanza chiare»

SEGNALI TIFOSI REGGIO EMLIA – «È un segnale positivo vedere migliaia di tifosi a Reggio Emilia. Ci deve essere preoccupazione, fin dall’inizio dell’anno avevo detto che in questa stagione dovevo portare grandissima pazienza e purtroppo dovrà portarla tutto l’ambiente. Sapevamo fosse una stagione complicata, ma vedo una squadra diversa rispetto a Como che può fare anche cosa positive. Non vedo motivi per preoccuparsi, ma ci vorrà pazienza»

DERBY – «È la partita più difficile e pesante che abbia mai fatto nella mia carriera, vorrei pensarci tra qualche giorno perché emotivamente è massacrante, se si inizia lunedì è difficile arrivare a domenica. Il derby è un qualcosa a parte, non c’entrano punti e classifica, è un qualcosa di molto particolare e spero che i miei giocatori abbiano bene in testa cosa significa giocare un derby. Facciamo passare qualche giorno che è meglio»

ARBITRI – «Nelle riunioni arbitrali 2-3 giocatori nostri erano stati messi nel mirino, abbiamo due tre giocatori segnalati e credo che l’ammonizione di Rovella di ieri sia preventiva. È uno dei nomi messi sotto attenzione dagli arbitri, ma non perché fa cose particolari, ma protesta sbracciando ed è una cosa non tollerata»

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L’Athletic Bilbao ritrova Laporte: pronto l’esordio contro il Valencia, è stato registrato iscritto in LaLiga!

L’Athletic Bilbao riabbraccia Laporte: il difensore è pronto l’esordio contro il Valencia, è stato registrato iscritto in LaLiga!

Aymeric Laporte, difensore centrale francese naturalizzato spagnolo, è pronto a riabbracciare l’Athletic Bilbao. Dopo settimane di attesa e un lungo braccio di ferro burocratico con la FIFA, il giocatore è stato ufficialmente registrato in LaLiga, completando così l’ultimo passaggio necessario per il suo ritorno in campo. L’ex Manchester City e Al Nassr potrebbe essere convocato già nella prossima giornata, quando i Leones affronteranno il Valencia al Mestalla, se il tecnico Ernesto Valverde – allenatore esperto e alla terza avventura sulla panchina basca – lo riterrà opportuno.

Un ritorno ostacolato da problemi burocratici

Il rientro di Laporte non è stato semplice. L’Al Nassr, club saudita con cui il difensore aveva ancora un contratto, aveva inizialmente bloccato il trasferimento, sollevando questioni legate alla documentazione da caricare sulla piattaforma FIFA. Nel frattempo, squadre come Bayer Leverkusen, Napoli ma anche la Juve avevano manifestato interesse, arrivando a offrire circa 20 milioni di euro, tre in più rispetto alla proposta dell’Athletic. Nonostante ciò, Laporte – che ha concordato un ingaggio vicino ai sei milioni di euro annui – ha scelto di non prendere in considerazione altre destinazioni, determinato a tornare a vestire la maglia biancorossa.

L’incognita Champions League

Resta aperta la questione legata alla Champions League. Laporte spera che la UEFA riconosca il via libera della FIFA per l’iscrizione fuori termine, consentendogli di essere inserito nella lista A. Il difensore ha dichiarato di essere in ottima condizione fisica, nonostante non disputi una partita ufficiale dallo scorso aprile.

Un legame speciale con l’Europa

Laporte è oggi l’unico giocatore in rosa a ricordare l’ultima apparizione dell’Athletic in Champions League, datata 10 dicembre 2014. In quell’occasione, i baschi superarono il BATE Borisov 2-0 grazie alle reti di Mikel San José e Markel Susaeta. Sono passati quasi 3.934 giorni da quella serata europea, e il centrale sogna di scrivere un nuovo capitolo nella storia continentale del club.

Con il suo ritorno, l’Athletic Bilbao non solo ritrova un leader difensivo di grande esperienza internazionale, ma anche un simbolo di appartenenza e determinazione, pronto a guidare la squadra verso nuove sfide in Spagna e in Europa.

Messi da record: la figurina della leggenda argentina venduta per 1,5 milioni di dollari

Messi da record: la figurina della leggenda argentina venduta per 1,5 milioni di dollari. Un asta da record! I dettagli

Un collezionista ha realizzato un vero e proprio colpo da maestro nel mondo del collezionismo sportivo. Una rarissima figurina di Lionel Messi, considerato da molti il miglior calciatore di tutti i tempi e vincitore di sette Palloni d’Oro, è stata battuta all’asta per la cifra record di 1,5 milioni di dollari (circa 1,28 milioni di euro).

Si tratta di una card Panini Mega Cracks della stagione 2004/05, anno in cui il fuoriclasse argentino fece il suo debutto da professionista con il Barcellona. All’epoca, Messi aveva appena 17 anni e il 16 ottobre 2004 entrò in campo in Liga contro l’Espanyol, iniziando una carriera leggendaria che lo avrebbe portato a vincere tutto a livello di club e nazionale.

Un primato che supera Pelé

Il prezzo raggiunto ha superato il precedente record di 1,33 milioni di dollari, stabilito nel 2022 per una figurina di Pelé, il leggendario attaccante brasiliano tre volte campione del mondo, prodotta nel 1958 dalla Alifabolaget.

L’esemplare di Messi venduto è stato classificato come “perfettamente conservato”, una condizione estremamente rara per una card di quasi vent’anni fa. Questo stato impeccabile ha contribuito in modo decisivo a far lievitare il valore fino a cifre da capogiro.

Il fascino delle carte collezionabili

Secondo gli esperti del settore, il successo di questa vendita dimostra l’enorme potenziale economico delle carte collezionabili sportive legate ai grandi campioni. La combinazione di rarità, condizioni perfette e valore storico — in questo caso legato all’inizio della carriera di uno dei più grandi calciatori di sempre — rende la card di Messi un pezzo praticamente unico.

Il mercato delle figurine e delle card da collezione è in forte crescita, alimentato sia dalla nostalgia dei tifosi sia dall’interesse degli investitori, che vedono in questi oggetti un bene rifugio alternativo.

Messi, un’icona senza tempo

Oltre al valore economico, questa vendita conferma l’immenso fascino di Lionel Messi nel panorama calcistico mondiale. Dalla maglia blaugrana del Barcellona ai trionfi con la nazionale argentina, culminati con la vittoria della Coppa del Mondo 2022, il numero 10 continua a essere un simbolo di eccellenza sportiva e un’icona intramontabile per tifosi e collezionisti.

Infortunio Maignan, le ultime sui tempi di recupero: quali partite può saltare

Infortunio Maignan, le ultime sui tempi di recupero: quali partite può saltare il portiere del Milan dopo il problema al polpaccio rimediato col Bologna

Brutte notizie in casa Milan, che trema per le condizioni di Mike Maignan. L’immagine del portiere francese che lascia San Siro in stampelle dopo la partita contro il Bologna ha fatto scattare l’allarme rosso. L’infortunio, occorso al 55′ del match, riguarda il polpaccio destro, un muscolo notoriamente delicato che fa temere uno stop prolungato. Maignan ha chiesto immediatamente il cambio, uscendo dal campo zoppicando e visibilmente dolorante.

Nelle prossime ore gli esami strumentali faranno chiarezza sull’effettiva gravità del problema, ma le sensazioni non sono positive. Il precedente infortunio di Leão, fermato da un problema analogo per oltre 40 giorni, funge da preoccupante metro di paragone. L’ambiente rossonero si prepara al peggio, con due scenari possibili che delineano un autunno complicato.

L’ipotesi più ottimistica prevede uno stop di circa un mese e mezzo. Se così fosse, Maignan tornerebbe a disposizione soltanto a inizio novembre, saltando un blocco di partite cruciali in campionato, tra cui le sfide di alta classifica contro Napoli e Juventus, oltre a un turno di Coppa Italia. Sarebbe un’assenza pesantissima, che costringerebbe il Milan a navigare a vista per diverse settimane.

Lo scenario peggiore, invece, ipotizza un recupero ancora più lungo, di circa due mesi. In questo caso, il rientro del portiere slitterebbe a dopo la sosta per le nazionali di novembre. Ciò significherebbe non solo saltare tutte le partite di ottobre, ma anche il big match contro la Roma e, soprattutto, il sentitissimo derby contro l’Inter, in programma nel weekend del 23 novembre. Il Milan trattiene il fiato, in attesa di un verdetto che condizionerà pesantemente la prima parte della sua stagione.

Bettarini: «Al mio agente dicevano che ero troppo bello per fare il calciatore. Donne sempre piaciute, ma quelle voci…»

Bettarini: «Al mio agente dicevano che ero troppo bello. Donne sempre piaciute, ma quelle voci…». Parla l’ex giocatore

Si racconta a La Gazzetta dello Sport Stefano Bettarini, 53 anni, ex terzino sinistro con una carriera da oltre trecento partite e una seconda vita nei reality televisivi. L’ex calciatore si è confessato in una lunga intervista, di cui riportiamo i passaggi più significativi.

Che calciatore è stato? «Un fluidificante mancino dal bel piede, a tutta fascia. Sarò onesto: così, a quei tempi, ce n’erano pochi. Pancaro e Zambrotta erano destri e quindi adattati. Poi c’era Maldini, l’idolo di sempre. Un’altra categoria».

Si è sentito sottovalutato? «Sarò onesto anche qui: ho fatto la giusta carriera. Mi è mancato giocare in una grande squadra. L’avrei meritato, ma al mio agente dicevano sempre la stessa cosa…».

Del tipo? «Bettarini è troppo bello per fare il calciatore. Lo dissero Galliani e Moggi quando ero in ballo per Milan e Juve. Questa nomea mi ha danneggiato. Una volta partecipai a una sfilata alla fashion week e me ne dissero di tutti i colori. Anche la società si incazzò. Oggi i giocatori incidono dischi, lanciano brand, fanno di tutto».

Mai scappato da un ritiro? «Mai. Venivo considerato come quello che faceva disastri, ma non era vero».

E la nomea di donnaiolo? «Mi ha fatto sia incazzare sia ridere. A me le donne sono sempre piaciute, ma non ho mai preso una multa o altro perché andavo a fare serata. A Lucca Orrico ci pesava ogni giorno. C’erano ragazzi che pur di perdere mezzo chilo dopo una serata facevano gli skip col giaccone. Io invece avevo i paparazzi alle calcagna che mi seguivano ovunque. Quando ero sposato con Simona Ventura avrò detto no a duecento eventi».

Torniamo al calcio. Un flash su Zamparini? «L’ho avuto a Venezia. Quando le cose andavano male chiedeva consigli a un mago. Mi convinse a spargermi un etto di rognone sul petto per scacciare il malocchio».

Massimo Cellino, Cagliari. «Pur di non farsi trovare dal mio agente scappò dalla finestra di un albergo. La Fiorentina mi voleva, ma lui non ne voleva sapere. In Sardegna sono stato da Dio».

Edmundo, ex compagno alla Fiorentina. «La Viola ha uno scudetto in meno perché lui scappò in Brasile per il Carnevale. Cecchi Gori gli disse che a Firenze c’era Bagno a Ripoli, e quindi il mare. Quando scoprì che non era vero andò fuori di testa. Io e Cois lo portavamo a Viareggio a mangiare il pesce. Un fenomeno: a Empoli vinse una partita da solo dopo aver lanciato una ciabatta al vice del Trap prima di una riunione. Era rimasto a dormire fino a tardi».

Batistuta, invece? «Un fenomeno. Anche se un po’ tirchio. A Firenze aveva questa nomea».

Sampdoria polveriera: i giocatori chiedono spiegazioni a Donati, presa a pugni l’auto di Manfredi e Tey

Sampdoria polveriera: i giocatori chiedono spiegazioni a Donati, presa a pugni l’auto di Manfredi e Tey. Esplode la tensione in casa blucerchiata

La sconfitta interna per 1-2 contro il Cesena ha fatto esplodere la tensione in casa Sampdoria, scoperchiando una crisi che serpeggia su più fronti: dalla tifoseria alla squadra, fino ai vertici societari. Il fischio finale al Ferraris è stato solo l’inizio di una serata ad altissima tensione, con i tifosi che hanno manifestato apertamente il loro dissenso attraverso cori di contestazione.

Il malumore si è propagato rapidamente all’interno dello spogliatoio, dove si è tenuto un lungo e franco confronto tra l’allenatore Donati e i giocatori. Durante il faccia a faccia, la squadra ha chiesto chiarimenti su alcune scelte di formazione, un segnale che incrina la finora dichiarata coesione del gruppo. La situazione è apparsa ancora più delicata quando il tecnico ha lasciato lo stadio per conto proprio, separato dal pullman della squadra. Ora la sua posizione è a rischio: la trasferta di Monza è diventata un bivio cruciale per il suo futuro.

Ma l’episodio più grave ha coinvolto la proprietà. Al termine della gara, i dirigenti Manfredi e Tey sono stati trattenuti dalle forze dell’ordine per circa mezz’ora come misura precauzionale. All’uscita, la loro auto è stata riconosciuta da alcuni tifosi che l’hanno colpita con pugni e manate. Sebbene non ci siano stati danni, l’episodio ha generato spavento e rievocato un incidente simile già vissuto da Manfredi la scorsa stagione. È il segnale di una frattura profonda tra la base e la società, che si aggiunge ai problemi di spogliatoio e di risultati, delineando il quadro di un club in piena tempesta.

Jovetic assicura: «Adzic calcia come Lampard, è un giocatore da doppia cifra»

Jovetic assicura: «Adzic calcia come Lampard, è un giocatore da doppia cifra». Così l’ex Fiorentina sul giovane connazionale

Parlando a La Gazzetta dello Sport, Stevan Jovetic ha tessuto le lodi Vasilije Adzic, reduce dalla notte magica e dal super gol Juve Inter. Le parole sul suo connazionale montenegrino.

PRIMO INCONTRO – «Ci siamo conosciuti un paio d’anni fa quando io ero rimasto senza squadra. Per un periodo mi sono allenato con il Budcnost Podgorica, poi ci siamo ritrovati in nazionale».

GLI HA SCRITTO DOPO JUVE INTER – «Ci siamo sentiti dopo il gol, gli ho detto che meritava una gioia così, ma quel gol deve essere soltanto l’inizio. L’anno scorso gli ho consigliato di andare a giocare con la Next Gen per ritrovare il ritmo e imparare bene l’italiano. È un ragazzo sveglio».

A CHI LO PARAGONA – «Non mi piacciono i paragoni, ma nel modo di calciare ricorda Lampard. Adzic riesce a imprimere al tiro forza e potenza senza prendere la rincorsa. Avete presente il gol all’Inter? Un mezzo passo e… boom in porta. Non si vedono molti giocatori così».

SAVICEVIC – «Il Genio Savicevic penso sia inarrivabile per tutti e Mirko Vucinic era fortissimo. Adzic farà la sua carriera ad alto livello. Il futuro è il suo. Lo scorso anno è stato frenato dagli infortuni. Le punizioni? Le calcia meglio di me».

RUOLO – «Una via di mezzo tra un 8 e un 10: ha fisico, tecnica e ottimi tempi d’inserimento. Bello vedere un montenegrino in un top club italiano».

NUMERO DI GOL – «Parliamo di un giocatore da doppia cifra, ma per questa stagione sarebbe già un bel risultato se chiudesse a 5-6 gol. Deve seguire Tudor per crescere a livello tattico e difensivo».

Gravina: «Non giocare contro Israele significa non andare al Mondiale. Vinciamole tutte fino a novembre»

Gravina: «Non giocare contro Israele significa non andare al Mondiale. Vinciamole tutte fino a novembre». Le dichiarazioni del presidente federale

Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, interviene con decisione sulle polemiche relative alla partita di qualificazione mondiale tra Italia e Israele, in programma il 14 ottobre a Udine. A Radio Anch’io Sport, Gravina chiarisce la posizione della Federcalcio, escludendo categoricamente l’ipotesi di un boicottaggio. La sua logica è pragmatica e ineludibile: «Non giocare contro Israele vuol dire non andare al Mondiale, e agevolare addirittura la nazionale israeliana. Di questo dobbiamo essere consapevoli».

Gravina sottolinea come la FIGC non sia insensibile al dramma umanitario in corso. «Siamo addolorati, molto addolorati, perché ci teniamo alla dignità umana. Siamo molto vicini alle persone che soffrono in Palestina, in particolare i bambini e i civili innocenti», ha aggiunto, ribadendo la sensibilità condivisa con il CT Spalletti. Tuttavia, ha spiegato che utilizzare il calcio, veicolo di unione, per una protesta che si tradurrebbe in un’auto-eliminazione sarebbe un controsenso. La Federazione è in stretto contatto con il Ministero dell’Interno per garantire la sicurezza e si coordinerà con la UEFA per un’iniziativa umanitaria.

Sul fronte sportivo, il presidente si mostra fiducioso per il ritorno al Mondiale dopo due assenze. Pur rammaricandosi ancora per l’addio di Spalletti, elogia il lavoro del nuovo commissario tecnico, Gennaro Gattuso, affermando che «si vede già la sua mano». La strada, però, è chiara e non ammette distrazioni: l’Italia deve puntare a vincere tutte le partite da qui a novembre per centrare l’obiettivo senza passare dagli spareggi, ritrovando quella qualificazione che, secondo Gravina, è mancata in passato solo per episodi sfortunati.

Inter, Chivu pronto a cambiare? Sommer può perdere il posto in Champions

Inter, Chivu pronto a cambiare? Sommer può perdere il posto in Champions. Il tecnico sarebbe deciso lanciare Josep Martinez

La sconfitta contro la Juventus ha lasciato scorie pesanti in casa Inter e potrebbe portare a conseguenze inaspettate. Il segnale lanciato da Simone Inzaghi è forte e chiaro: non esistono più intoccabili. Dopo aver lasciato in panchina Dimarco e aver sostituito senatori come Barella e Lautaro nel corso del match di Torino, ora la rivoluzione potrebbe toccare anche la porta. Nel mirino c’è Yann Sommer, la cui prestazione contro i bianconeri, macchiata dai gol subiti dalla distanza, ha aperto una profonda riflessione nello staff nerazzurro.

In vista della cruciale trasferta di mercoledì in Champions League contro l’Ajax, l’ipotesi di un cambio tra i pali è sempre più concreta. Come riportato dai principali quotidiani sportivi, Inzaghi sembra orientato a dare una chance dal primo minuto a Josep Martínez. La mossa non sarebbe dettata solo dalla contingenza, ma si inserirebbe in una strategia a lungo termine. Con Sommer prossimo ai 37 anni e con un contratto in scadenza a giugno, la società vuole capire se il portiere spagnolo, di dieci anni più giovane, ha le carte in regola per diventare il titolare del futuro.

L’idea sarebbe quella di replicare il piano già attuato con successo due anni fa. Anche allora, nell’ottobre del 2022, un senatore come Handanovič perse il posto a favore del più giovane André Onana, lanciato proprio in Champions League per poi diventare titolare anche in campionato. La storia potrebbe ripetersi ad Amsterdam. Per Martínez, finora impiegato solo come secondo, si tratterebbe di un’occasione d’oro per scalare le gerarchie e prendersi il futuro della porta nerazzurra.

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