Pagina 767 – Calcio News 24

Calciomercato Sassuolo, Simeone si avvicina? La situazione all’interno della trattativa dei neroverdi. Il punto

Calciomercato Sassuolo: obiettivo salvezza con Simeone nel mirino. La situazione attuale dei neroverdi

Dopo aver riconquistato la Serie A al primo tentativo, il calciomercato Sassuolo è ora chiamato ad affrontare una sfida ben più complessa: evitare un nuovo immediato ritorno in Serie B. La stagione 2025/2026 rappresenta un punto cruciale per il club neroverde, che sta lavorando con determinazione per costruire una rosa solida e competitiva. Il Calciomercato Sassuolo è entrato nel vivo, con l’obiettivo dichiarato di mettere a disposizione di Fabio Grosso un gruppo in grado di raggiungere la salvezza senza sofferenze.

Tra le priorità del Calciomercato Sassuolo c’è sicuramente il reparto offensivo, dove si cerca un attaccante esperto e affidabile. Il nome nuovo per l’attacco è quello di Giovanni Simeone, centravanti argentino in uscita dal Napoli. Simeone rappresenta un profilo ideale per una squadra come il Sassuolo: conosce bene la Serie A, è abituato a lottare, e ha un buon senso del gol anche quando non parte titolare.

Tuttavia, l’ostacolo principale per portare il “Cholito” in neroverde è rappresentato dal suo ingaggio. L’attaccante percepisce infatti 1,6 milioni netti a stagione, una cifra elevata per i parametri del club emiliano. La dirigenza starebbe valutando la possibilità di un prestito con parte dello stipendio coperto dal Napoli, oppure di un contratto rivisto al ribasso, eventualmente incentivato da bonus legati alla salvezza.

Il Calciomercato Sassuolo non si ferma però a Simeone. Il club è attivo anche su altri fronti, soprattutto a centrocampo e in difesa, dove si cercano rinforzi di esperienza da affiancare ai giovani già presenti in rosa. La volontà di Grosso è chiara: costruire una squadra che possa esprimere un calcio propositivo, ma che sappia anche soffrire nei momenti chiave della stagione.

Dopo le recenti delusioni, a Sassuolo si respira aria di rinnovamento, ma anche di pragmatismo. Il Calciomercato Sassuolo sarà giocato su equilibri delicati tra sostenibilità economica e qualità tecnica. L’ingaggio di un attaccante come Simeone sarebbe un segnale forte: il club non vuole più essere solo una fucina di talenti, ma anche una realtà capace di mantenere stabilmente la categoria.

Insigne rivela: «Vi svelo che squadra voglio! Con questi due giocatori ho vissuto anni meravigliosi e su Gattuso…»

Insigne torna in Italia: «Voglio una nuova squadra e riprendermi la Nazionale». Le parole

Lorenzo Insigne è ufficialmente tornato in Italia e ha già acceso i riflettori sul suo futuro. Dopo la fine del contratto con il Toronto FC, l’ex capitano del Napoli è stato intercettato all’aeroporto di Fiumicino dai microfoni di Sky Sport, dove ha lasciato intendere chiaramente di voler rientrare subito nel calcio che conta. «I contatti li gestisce il mio procuratore, io penso solo a lavorare duro e farmi trovare pronto nel caso arrivi la chiamata giusta», ha dichiarato Insigne, che è nel mirino di club come Fiorentina e Lazio.

Il ritorno di Insigne in Italia non è solo legato alla ricerca di un nuovo club, ma anche a un obiettivo molto più profondo: riconquistare la maglia azzurra della Nazionale, da cui è lontano da diverso tempo. «È passato troppo tempo dall’ultima volta che ho indossato la maglia dell’Italia. Ora mi concentrerò sulla nuova avventura e, se farò bene, tornare in azzurro diventerà la mia priorità», ha affermato con decisione.

Durante l’intervista, Insigne ha anche commentato la recente partita di addio al calcio di due ex compagni storici, Marek Hamsik e Dries Mertens. «Con Marek e Dries ho vissuto anni indimenticabili. Hamsik è stato un grande capitano, una persona straordinaria. Mertens? Gli ho dato una mano a diventare il miglior marcatore della storia del Napoli, è stato un onore condividere il campo con loro».

Infine, alla domanda su un eventuale contatto con il nuovo commissario tecnico Rino Gattuso, Insigne ha precisato: «C’è sempre stato un ottimo rapporto tra noi, ci sentivamo anche prima che diventasse ct. L’ho chiamato solo per fargli i complimenti».

Il mercato è in fermento e il nome di Insigne è tornato ad animare le trattative estive. La sua volontà è chiara: rimettersi in gioco nel calcio italiano, trovare un progetto stimolante – magari con la Lazio o la Fiorentina – e tornare a vestire la maglia della Nazionale. Il tempo dirà quale sarà la sua prossima destinazione.

Mbappé, novità importanti sulla denuncia contro il PSG: quel gesto è un grande colpo di scena! La situazione

Mbappé ritira la denuncia contro il PSG: pace legale, ma la battaglia economica continua. Il punto

Kylian Mbappé ha compiuto un passo significativo nel tentativo di chiudere la lunga e complessa vicenda legale con il Paris Saint-Germain (che ha battuto l’Inter in finale di Champions League). Secondo quanto riportato da L’Équipe, l’attaccante oggi in forza al Real Madrid ha ufficialmente ritirato la denuncia penale per molestie morali e tentata estorsione che aveva presentato il 16 maggio scorso contro il suo ex club. La querela aveva portato all’apertura di un’indagine formale da parte della Procura di Parigi, con l’intervento diretto di due giudici istruttori.

La decisione di Mbappé è stata dettata dal desiderio di mettere un punto alle tensioni giudiziarie con il club parigino, almeno sul piano penale. Fonti vicine al giocatore parlano della volontà di concentrarsi esclusivamente sul calcio, lasciando alle spalle uno scontro che ha rischiato di compromettere anche la sua immagine pubblica.

Tuttavia, non si può parlare di una resa completa. Mbappé ha infatti mantenuto attivo il ricorso presso il Conseil de Prud’hommes, il tribunale del lavoro francese, attraverso cui rivendica circa 55 milioni di euro relativi a stipendi e bonus non versati durante gli ultimi mesi trascorsi al PSG. Si tratta di una cifra importante, che mantiene vivo il contenzioso economico tra le parti.

Il clima generale, però, sembra essersi leggermente disteso. Lo stesso presidente del PSG, Nasser Al-Khelaïfi, aveva rilasciato dichiarazioni distensive il 10 giugno scorso: «Abbiamo fatto bene anche senza di lui, ma gli auguro sinceramente il meglio al Real Madrid». Un segnale di apertura dopo mesi di tensione e dichiarazioni al vetriolo.

Il nome di Mbappé resta dunque al centro delle cronache, non solo per le sue prestazioni in campo ma anche per le implicazioni legali ed economiche legate al suo trasferimento. E domani, nella semifinale del Mondiale, il destino sembra voler riunire ancora una volta Mbappé e il PSG, stavolta su un terreno diverso: quello sportivo, dove si misurano talento, storia e – inevitabilmente – vecchie ferite ancora da rimarginare.

Il cammino di Mbappé continua, tra sogni di gloria e controversie irrisolte.

Dumfries, ecco perché Barcellona e Manchester City lo vogliono. Undici gol non sono un caso: l’olandese è diventato un attaccante aggiunto…

Dumfries, ecco il motivo per cui il Barcellona e il Manchester City lo vogliono: 11 reti non sono un caso: l’esterno è diventato un attaccante!

Quella appena terminata è stata, senza alcun dubbio, la migliore stagione della carriera di Denzel Dumfries. In un’annata da 47 presenze complessive, l’esterno olandese ha realizzato ben 11 reti, un bottino da attaccante aggiunto che polverizza i suoi precedenti score in nerazzurro (5 gol nel primo anno, poi 2 e 4). Questa esplosione realizzativa non è stata casuale, ma il frutto di un’evoluzione tattica e di una consapevolezza nei propri mezzi che lo hanno trasformato in un’arma letale per l’Inter. Analizzando la sua partecipazione ai gol, emergono temi chiari che raccontano la storia di un giocatore diventato totale, capace di incidere in modi diversi e sempre decisivi, dalla furia acrobatica al tempismo del predatore d’area. Ed ecco perché, approfittando di una clausola di soli 25 milioni, Guardiola e Flick lo vorrebbero per i loro – rispettivamente – Manchester City e Barcellona.


IL RE DEI CALCI PIAZZATI: UN PERICOLO COSTANTE IN AREA
Una delle trasformazioni più evidenti di Dumfries è stata la sua pericolosità sui calci piazzati. È diventato il bersaglio prediletto dei cross di Calhanoglu e Dimarco, trasformando ogni corner in un potenziale pericolo. La sua stagione si accende proprio così, nel pirotecnico 4-4 contro la Juventus, quando riprende una spizzata di Danilo e trova un varco sul palo lontano. Contro l’Empoli, sfrutta un corner di Asllani per saltare più in alto di tutti e schiacciare di testa. Ma è in Champions League che questa sua qualità ha raggiunto l’apice: nella fase a gironi, nel memorabile 3-3 di Barcellona, firma una doppietta da opportunista d’area, prima con una sforbiciata su sponda di Acerbi e poi con un colpo di testa sporcato da un difensore. A questo si aggiunge la rete contro la Lazio in campionato, un terzo tempo imperioso su cross da punizione di Calhanoglu, con cui sovrasta fisicamente il suo marcatore.


L’UOMO DELLE ACROBAZIE E DEI TAP-IN
Se i calci piazzati ne hanno esaltato la potenza fisica, Dumfries ha dimostrato di avere anche un istinto da rapace e un coraggio da acrobata. Il suo gol più spettacolare arriva nella semifinale di Supercoppa contro l’Atalanta: su una sponda aerea di Bisseck, si coordina in una rovesciata acrobatica che non lascia scampo al portiere, un gesto tecnico e di forza che ha segnato la partita. A questo si unisce la sua abilità nel farsi trovare pronto sulle respinte: nel recupero di campionato contro il Bologna, è il più lesto di tutti a ribadire in rete a porta vuota un tiro di Dimarco parato dal portiere, dimostrando una fame e una prontezza da attaccante puro.


NON SOLO GOL: L’IMPATTO IN TRANSIZIONE E COME ASSIST-MAN
L’evoluzione di Dumfries non si è limitata alla finalizzazione. È stato un fattore determinante anche nelle transizioni offensive, grazie alla sua strapotenza fisica in campo aperto. La sua rete da fuori area contro l’Atalanta in Supercoppa, un piatto destro che bacia la traversa al termine di una ripartenza fulminea, ne è la prova più lampante. Ma forse il suo contributo più significativo come uomo-squadra è l’assist che ha fornito a Lautaro Martinez nella decisiva trasferta di Barcellona in Champions. Un’azione corale perfetta, in cui recupera palla sulla trequarti e serve all’argentino un pallone solo da spingere in rete a porta vuota. Quella giocata riassume la sua stagione: non più solo un esterno di corsa, ma un giocatore completo, maturo e decisivo, un pilastro inatteso ma fondamentale nei successi dell’Inter.

Il Torino ha scelto l’erede di Ricci. Gvidas Gineitis è pronto per il grande salto? Ha le qualità per diventare un leader, ma…

Il Torino ha scelto l’erede di Samuele Ricci. Gineitis è già pronto per il grande salto? Ha le qualità per diventare un leader. L’analisi

«Fin dal primo giorno l’ho detto. La cura di chi gioca meno per me è fondamentale. So che mi guardano storto perché vogliono giocare, ma devono guardare chi in questa squadra fa la differenza e in questo periodo chi fa la differenza è chi entra. Cinque minuti possono cambiare una stagione, è successo a Karamoh e adesso sta succedendo a Gineitis». Erano queste le parole di Paolo Vanoli al termine di Lazio–Torino. Il mister non è più sulla panchina granata, Gineitis invece sì e con nuove prospettive.


Con la partenza di un pilastro come Samuele Ricci, il centrocampo del Torino si trova di fronte a un bivio, e tutti gli occhi sono puntati su Gvidas Gineitis. Il giovane lituano, fresco di un rinnovo contrattuale che sa di investitura, è il candidato principale a raccogliere quell’eredità pesante. La domanda che circola nell’ambiente granata è lecita: è giusto, per una squadra che punta a un campionato che vada oltre la semplice tranquillità di navgazione, affidare le chiavi della mediana a un ragazzo di 21 anni? La risposta, come spesso accade nel calcio, sta nel delicato equilibrio tra i rischi dell’inesperienza e le enormi potenzialità del talento.


Gli elementi a favore di questa scommessa sono solidi. Il club ha dimostrato di credere in lui con un nuovo contratto, un segnale di fiducia che va oltre le contingenze di mercato. Chi lo ha visto crescere, come Silvano Benedetti, lo descrive come un giocatore «super affidabile, lineare», con una qualità non banale: «sa fare anche gol». Non è un semplice mediano di rottura, ma un centrocampista moderno, capace di interpretare le due fasi con intelligenza.

La partenza di Ricci, inoltre, gli offre su un piatto d’argento l’occasione della vita: quella di prendersi più responsabilità e di non essere più solo un’alternativa, ma un protagonista.
D’altro canto, le incognite esistono. Se l’anno scorso non era facile trovare spazio in un centrocampo affollato, quest’anno Gineitis dovrà dimostrare di poter reggere il peso e la continuità di un titolare per un’intera stagione di Serie A. La pressione sarà maggiore e gli avversari lo studieranno con più attenzione. Sarà un titolare? Probabilmente, Marco Baroni inizierà la stagione affidandogli un ruolo centrale nel progetto, ma non necessariamente la maglia da titolare inamovibile.

Sarà il campo a dare il verdetto definitivo. La scommessa del Torino è lanciata: trasformare una “sorpresa” in una solida certezza.

Reggiana, parla Dionigi: «La scintilla è stata vincere il derby a Modena. Questa società ha idee e ti dà il tempo di lavorare»

Reggiana, parla Dionigi: «La scintilla è stata vincere il derby a Modena. Questa società ha idee e ti dà il tempo di lavorare». Le dichiarazioni

Un ritorno a casa che sa di destino e di nuove, grandi responsabilità. Davide Dionigi, reggiano doc, è il volto e l’anima della Reggiana che si appresta a iniziare la nuova stagione di Serie B. Prima giovane calciatore nella mitica squadra di Marchioro e Paulo Futre, oggi allenatore maturo, tornato lo scorso marzo per conquistare una salvezza fondamentale, ripartendo dalla scintilla della vittoria nel sentitissimo derby contro il Modena.

Dopo anni di “gavetta” in piazze calde e spesso da subentrato, Dionigi ha finalmente l’occasione di cominciare un campionato dall’inizio, di plasmare una squadra che sente sua e di costruire un percorso basato su giovani di talento e quello spirito combattivo che da sempre lo contraddistingue. In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, il tecnico ha svelato la sua visione.


IL RITORNO A CASA – «Andai via di casa a 17 anni per il Milan. Sono tornato per una parentesi alla Reggiana, e poi mi sono stabilito a Siena. Tornare è stato strano soprattutto per mia madre, che adesso mi ha già detto che… devo uscire di casa! (ride) Mi vede nervoso, però con la sua cucina ho già preso 6-7 chili… Ma ritrovare lei, mia sorella e gli amici d’infanzia è bello».
LA SCINTILLA DEL DERBY – «Volevo rientrare, dopo un anno e mezzo e un esonero ingiusto a Cosenza ho aspettato troppo. Per l’euforia e per Reggio ho detto subito di sì, poi però è stata tosta, sentivo una grande responsabilità. La squadra non girava, abbiamo perso con Pisa e Cremonese, poi vinto col Cittadella e ci siamo ripresi, ma la scintilla è stata vincere il derby a Modena».
LA GAVETTA DA ALLENATORE – «Spesso sono subentrato, a volte ho fatto scelte obbligate, in ogni caso ogni esperienza ha la sua storia e va contestualizzata. Diciamo che è stata una bella gavetta, con tanti anni al Sud in piazze belle calde».
LE CONDIZIONI PER FARE BENE – «Questa società ti dà il tempo di lavorare e ti fa esprimere le tue idee. C’è un budget da rispettare, ma vedo grande disponibilità verso di me. L’ambiente è sano e c’è un bel pubblico: c’è tutto per fare un anno positivo. Ringrazio Pizzimenti, il direttore che mi ha portato qui, e quello nuovo Fracchiolla, col quale sta nascendo un bel rapporto: lo dico perché mi è capitato di lavorare in club in cui il lavoro dell’allenatore non era la cosa centrale».

Balotelli contro Vieira: «Vi racconto tutto. Se avessi segnato sarebbe stato un problema per lui. La mia carriera non è finita, non può essere un anno al Genoa a farmi passare la voglia»

Balotelli contro Vieira: «Vi racconto tutto. Se avessi segnato sarebbe stato un problema per lui. La mia carriera non è finita…»

Svincolato e senza filtri. Mario Balotelli, dopo la fine del suo contratto con il Genoa, si racconta in una lunga e schietta intervista al canale YouTube del giornalista Sandro Sabatini, affrontando i temi più caldi della sua carriera e del suo presente. L’attaccante parla del rapporto conflittuale con l’ex allenatore Patrick Vieira, che lo ha messo ai margini della squadra, e smentisce le voci su una sua presunta scarsa professionalità.

Dal suo amore mai sopito per la Nazionale alla sua immagine pubblica, passando per aneddoti inediti e un futuro tutto da scrivere, emerge il ritratto di un giocatore ancora desideroso di mettersi in gioco e di dimostrare il suo valore, con un messaggio chiaro al mondo del calcio: la sua voglia di giocare non si è affatto spenta.


LA VOGLIA DI GIOCARE ANCORA – «Certo, qualche anno ancora sì. Non può una società sola farmi passare la voglia di giocare. Se volete sapere il perché, dovevate chiamare quell’altro e non me».
L’INGAGGIO AL GENOA – «Poco, penso che quelli della Primavera prendessero più di me. L’aspetto economico non mi interessava. E mi sto allenando».
LA SUA IMMAGINE PUBBLICA – «Se penso che un giocatore sia casinista, chi può smentirmelo? I compagni di squadra. Chiedete ai miei compagni di squadra. Da quando ho cominciato fino a 24-25 anni ho fatto qualche ritardo agli allenamenti, son sincero. Ma ora… Qualcosa è stato esagerato, una di sicuro, ma non credo di aver fatto altre cose fuori dal comune. Sono state anche ingigantite».
LA ROTTURA CON VIEIRA DOPO NAPOLI-GENOA – «Il problema è stato che per poco non facevo gol, sarebbe stato un problema. La settimana seguente mi sono allenato, poi a Lecce mi ha fatto scaldare tutto il secondo tempo senza mettermi. Ho parlato col direttore e ho detto che accettavo di non giocare o di farlo poco, ma se a Lecce mi fai scaldare tutto il secondo tempo senza poi mettermi, non è una scelta giusta per la squadra. Se pensi che in dieci minuti non possa segnare col Lecce, il problema è solo che ti sto sui coglioni. E basta. Posso essere d’accordo di non correre per 90 minuti come faceva il Genoa, ma a Lecce non mi fai entrare e non c’entra l’affidabilità. Ti sto sul cazzo».
LA RISPOSTA DELLA SOCIETÀ – «Che avrebbero parlato di nuovo col mister, ma poco tempo dopo mi dissero che non ne voleva sapere. E lì ho scritto un messaggio a Vieira, che avrei voluto pubblicare ma non volevo essere stronzo anche io. Gli ho fatto capire che preferivo vederlo metterci la faccia, dicendo che non mi avrebbe fatto giocare. Non ho mai avuto una risposta: da lì piano piano sono finito a parte. Gli ultimi due mesi mi hanno tolto persino il preparatore, arrivavo al campo ed ero indipendente».
I PRECEDENTI CON VIEIRA A NIZZA – «Problemi così non ne avevo mai avuti. Lui è arrivato lì e ha voluto cambiare tutti, ma venivamo da due ottimi campionati. Giocavamo male. Poi ha iniziato a tirarmi fuori, sono andato dal presidente e mi hanno messo fuori squadra e sono andato a Marsiglia. Prima di andare in Turchia, poi mi ha richiamato il presidente dicendomi che se tornasse indietro, non sarei io ad andarmene via. Il bello è che alla prima col Marsiglia ho segnato al Nizza: com’ero felice… Ma non per Nizza, per lui».
L’AMORE PER LA NAZIONALE – «Pensate che in Nazionale cambiavo, c’era qualcosa che scattava in me. Però cambiavo proprio. Di sicuro mi sentivo in dovere di far vedere quanto fossi attaccato, più degli altri. Ricordo che a volte veniva qualcuno che non sapeva l’inno e lì mi incazzavo».

Rooney opinionista al posto di Lineker, ma dietro la firma con la BBC c’è di più. L’ex attaccante sbarca a “Match of the Day” con un contratto da 800.000 dollari. Meglio in tv che in panchina…

Rooney opinionista al posto di Lineker, ma dietro la firma con la BBC c’è di più. L’ex attaccante sbarca a “Match of the Day”

Dalla panchina allo studio televisivo, Wayne Rooney è pronto per un nuovo, prestigioso capitolo della sua carriera. L’ex leggenda del Manchester United e della nazionale inglese, secondo quanto riportato dalla stampa spagnola e inglese, ha firmato un ricco contratto con la BBC per diventare uno dei nuovi opinionisti di punta di “Match of the Day”, uno dei programmi sportivi più longevi e iconici della televisione britannica. Un cambio di rotta significativo per “Wazza”, che dopo le difficili esperienze da allenatore con Derby County, DC United e Birmingham City, ha trovato un nuovo ruolo che sembra calzargli a pennello. La sua transizione in panchina, iniziata nel 2021 al Derby County, si è rivelata più complessa del previsto. Nonostante gli elogi ricevuti per aver gestito il club in piena crisi finanziaria, le successive avventure non hanno portato i risultati sperati, né al DC United in MLS né nella brevissima e difficile parentesi al Birmingham City.


L’accordo, secondo le indiscrezioni, sarebbe di circa 800.000 dollari per due anni, con la possibilità di un’estensione e un ruolo chiave nella copertura del Mondiale 2026. La BBC punta forte su di lui, come confermato da fonti interne citate dal The Sun: «Wayne ha un talento naturale davanti alla telecamera. Ha impressionato finora e gli spettatori lo hanno accolto a braccia aperte». La sua firma arriva in un momento di rinnovamento per il programma, dopo il recente addio dello storico presentatore Gary Lineker.


Questo nuovo impegno consacra la famiglia Rooney come una delle “coppie più potenti” della televisione britannica. Mentre Wayne analizzerà le partite per la BBC, la moglie Coleen è infatti protagonista di una docu-serie sulla loro vita prodotta da Disney+ con un accordo da 10 milioni di sterline. Per Rooney, applaudito per la sua schiettezza e la sua profonda conoscenza del gioco, l’opportunità di diventare un analista di spicco rappresenta la piattaforma ideale per rimanere al centro del calcio inglese, questa volta non più con gli scarpini o dalla panchina, ma con il microfono in mano.

Douglas Luiz Juve, clamorosa idea del Como! Ecco tutti i dettagli dell’affare: le ultimissime

Douglas Luiz Juve, l’ultima clamorosa idea del Como di Fabregas! Ecco tutti i dettagli dell’affare: le ultimissime

La Juventus valuta la cessione di Douglas Luiz, talentuoso centrocampista brasiliano classe 1998, arrivato a Torino nell’estate 2024 dall’Aston Villa per 28 milioni di euro. Dopo una stagione in maglia bianconera con il numero 26 sulle spalle, il futuro del giocatore è al centro delle attenzioni del mercato.

Secondo quanto riportato da Giovanni Albanese su Instagram, la situazione legata a Douglas Luiz è in continua evoluzione, con diverse opzioni al vaglio della dirigenza juventina. Una delle ipotesi più sorprendenti riguarda un possibile trasferimento al Como 1907, club neopromosso in Serie A e desideroso di rafforzare il proprio centrocampo con un profilo di esperienza internazionale.

Tuttavia, l’ingaggio del giocatore — pari a 5 milioni di euro netti a stagione — rappresenta un ostacolo non trascurabile per le casse dei club interessati. La Juventus, dal canto suo, punta a ottimizzare l’operazione in uscita, risparmiando sull’ingaggio e possibilmente realizzando una plusvalenza.

Non c’è però solo il Como sulle tracce dell’ex Aston Villa. Anche diverse squadre di Premier League monitorano con attenzione il dossier Douglas Luiz. Secondo indiscrezioni, Fulham, Manchester United ed Everton avrebbero già chiesto informazioni alla Juventus, valutando il brasiliano come un possibile rinforzo per la prossima stagione.

Il club torinese, guidato dalla nuova dirigenza tecnica, sta analizzando le proposte con attenzione per individuare la soluzione più vantaggiosa sotto il profilo finanziario e sportivo. Un ritorno in Inghilterra, dove Douglas Luiz ha già maturato esperienza e visibilità, potrebbe rappresentare una scelta strategica sia per il giocatore che per la Juve, che spera così di valorizzare al massimo l’investimento fatto un anno fa.

Le prossime settimane saranno decisive, con il club bianconero impegnato nel definire il destino del centrocampista sudamericano. Tra Serie A e Premier League, il futuro di Douglas Luiz resta tutto da scrivere.

Asllani, futuro in Spagna? C’è l’offerta del Betis, ma l’Inter ha fissato una cifra precisa… Ecco quanto ci vuole per fare una plusvalenza

Asllani, il prossimo futuro in Spagna? C’è l’offerta del Betis, ma l’Inter ha fissato una cifra precisa… Ecco gli aggiornamenti

Tre anni dopo il suo arrivo, l’avventura di Kristjan Asllani all’Inter potrebbe essere giunta al capolinea. Il centrocampista albanese, classe 2002, non è mai riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista sotto la guida di Simone Inzaghi e ora, alla ricerca di maggiore continuità, potrebbe guardare alla Spagna per il suo futuro. Secondo le ultime indiscrezioni, infatti, il Betis Siviglia si sarebbe mosso con decisione, individuando in lui il sostituto ideale di Johnny Cardoso, destinato all’Atlético Madrid.


La trattativa poggia su basi economiche chiare. Come analizzato da diverse fonti, tra cui Calcio e Finanza, il valore a bilancio di Asllani per l’Inter al 30 giugno 2025 è di circa 6,4 milioni di euro. Questa è la cifra minima che il club nerazzurro dovrà incassare per non registrare una minusvalenza. Qualsiasi offerta superiore a questa soglia si tradurrebbe in una preziosa plusvalenza, a cui si aggiungerebbe il risparmio sull’ingaggio del giocatore, per un’operazione complessivamente positiva per le casse interiste.


L’ipotesi di un trasferimento nella Liga spagnola sarebbe tecnicamente e tatticamente ideale per Asllani. Il calcio spagnolo, e in particolare il sistema di gioco del tecnico del Betis, Manuel Pellegrini, esalta le qualità dei registi tecnici e di palleggio. Asllani, che all’Inter ha sempre avuto davanti a sé un mostro sacro come Calhanoglu, a Siviglia troverebbe finalmente la centralità in un progetto che gli affiderebbe le chiavi del centrocampo. Le sue doti di visione di gioco, la precisione nei passaggi e la capacità di dettare i tempi della manovra si sposerebbero alla perfezione con le esigenze del club andaluso. Per il giocatore sarebbe l’occasione perfetta per dimostrare il suo valore da titolare, mentre per l’Inter rappresenterebbe un’operazione di mercato intelligente, capace di generare profitto e liberare risorse. E, soprattutto, l’ex Empoli si troverebbe ad avere meno

Funerali Diogo Jota, svelato il motivo dell’assenza di Cristiano Ronaldo: un trauma legato alla morte del padre nel 2005

Funerali Diogo Jota, ecco il motivo dell’assenza di Cristiano Ronaldo: si tratterebbe di un trauma legato alla morte del padre nel 2005

L’assenza di Cristiano Ronaldo al funerale dell’amico e compagno di nazionale Diogo Jota ha scatenato un’ondata di polemiche e perplessità. Mentre il mondo del calcio si riuniva a Gondomar per l’ultimo, commosso saluto, la domanda che rimbalzava sui social e sui media era una sola: perché il capitano del Portogallo non era lì? Le foto che lo ritraevano in vacanza a Maiorca poche ore prima della cerimonia hanno alimentato le critiche, dipingendo l’immagine di un campione apparentemente distante da un dramma che ha scosso il suo paese e il suo spogliatoio. Inizialmente, si è tentato di giustificare la sua scelta con la volontà di non oscurare il ricordo di Jota con la sua ingombrante presenza mediatica. Ma la verità, come svelato dal vicedirettore del quotidiano portoghese Record, Vitor Pinto, è molto più profonda, dolorosa e affonda le radici in un trauma che ha segnato per sempre la vita e il modo di affrontare il lutto di Cristiano Ronaldo.


Per capire la sua assenza, bisogna tornare indietro di vent’anni, al 7 settembre 2005. Un Ronaldo appena ventenne, all’inizio della sua carriera al Manchester United, si trovava a Mosca con la nazionale portoghese per una partita di qualificazione ai Mondiali. Fu lì, a migliaia di chilometri di distanza, che ricevette la notizia della morte di suo padre, José Dinis Aveiro, sconfitto da problemi legati all’alcolismo. Come ha raccontato Pinto, fu l’allora CT Scolari a comunicargli la tragica notizia. Quel momento, vissuto in solitudine e lontano dalla famiglia, ha creato una ferita mai del tutto rimarginata, un trauma emotivo così forte da indurlo, da allora, a una scelta drastica e personale.


«Da allora, Cristiano Ronaldo, in situazioni di persone a lui care, di perdite che gli causano un particolare turbamento emotivo, si è rifugiato in questa forma di manifestare affetto, supporto e cordoglio, ma senza partecipare ai funerali». È questa la rivelazione chiave. La sua assenza non è un atto di indifferenza, ma un meccanismo di protezione per non rivivere un dolore mai superato. Un modo intimo e privato di gestire il lutto, che si contrappone alla sua immagine pubblica.


Contrariamente a quanto riportato da certa stampa internazionale, la sua preoccupazione non era quella di “offuscare” la cerimonia. Pinto, infatti, chiarisce che Ronaldo, tramite l’agente Jorge Mendes, si è messo immediatamente in contatto con la famiglia di Diogo Jota. Ha offerto aiuto, supporto economico e, soprattutto, ha dato la sua parola. La sua solenne promessa, come confermato da fonti vicine alla famiglia, è stata quella di garantire che alla vedova Rute e ai tre figli piccoli di Jota non mancherà mai nulla, né ora né in futuro, quando i riflettori su questa tragedia si saranno spenti.


Ecco, dunque, il vero volto del cordoglio di Cristiano Ronaldo. Non una presenza fisica tra le lacrime e le telecamere, ma un impegno silenzioso, concreto e duraturo. Un modo per onorare la memoria dell’amico non con un gesto pubblico, ma prendendosi cura del suo lascito più prezioso: la sua famiglia.

Calciomercato Fiorentina, Giovanni Galli: «Kean, segui questo consiglio. Se dovrà essere sostituito c’è un attaccante migliore di Piccoli»

Calciomercato Fiorentina, Giovanni Galli non ha dubbi: «Kean, segui questo consiglio. Se dovrà essere sostituito c’è un attaccante…». Le parole

Il futuro dell’attacco della Fiorentina è un rebus complesso, con il destino di Moise Kean al centro di un vortice di incertezze e voci di mercato. A fare il punto sulla delicata situazione è una voce autorevole del mondo viola, l’ex portiere e dirigente Giovanni Galli, che in un’intervista a Lady Radio ha offerto la sua lucida analisi, dispensando consigli all’attaccante e delineando i profili dei possibili sostituti. Le sue parole descrivono un mercato imprevedibile, dove anche le situazioni che sembrano definite possono cambiare in un istante.


Galli parte proprio da Kean, suggerendo al giocatore la via del silenzio in un momento così delicato, per evitare che ogni parola venga strumentalizzata.


IL CONSIGLIO A KEAN – «Kean fa bene a non parlare. Qualsiasi parola adesso può essere interpretata o letta in tanti modi diversi. Anche in ritiro parlerei solo del passato, non del presente. Il consiglio è quello di stare tranquillo e godersi la vacanza».

Galli evoca poi il rischio di un rinnovo che potrebbe non bastare a garantire la permanenza, citando un precedente illustre: «Quello che è successo con De Gea potrebbe ripetersi con Kean con il rinnovo, ma niente potrà darti la sicurezza che non arrivi qualcuno a cambiare le carte in tavola per l’attaccante».

Un monito che sottolinea l’imprevedibilità del mercato. Infine, l’ex dirigente analizza i possibili sostituti, tracciando una netta differenza tra i profili e svelando una sua preferenza personale per l’attacco viola.


I POSSIBILI SOSTITUTI E IL SUO PREFERITO – «Piccoli ha caratteristiche ben specifiche, c’è tanta differenza tra lui e Kean. È più forte di testa per esempio, ma non ha la stessa forza di Kean negli ultimi 20 metri. A me, tra i calciatori italiani, piace molto Pinamonti: ha girato tanto, ma ha anche dato risposte ed è nell’età giusta per il salto di qualità».

Messi in Arabia Saudita: l’Al-Ahli avvia le trattative. Secondo L’Équipe, il club saudita è tornato alla carica per il campione del mondo, il cui contratto con l’Inter Miami scade a dicembre

Messi si trasferisce in Arabia Saudita? L’Al-Ahli ha avviato le trattative di mercato. Secondo L’Équipe, il club saudita è tornato alla carica per lui…

Un’indiscrezione che ha del clamoroso e che potrebbe ridisegnare la mappa del calcio mondiale. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano francese L’Équipe, il club saudita dell‘Al-Ahli avrebbe avviato le discussioni per portare Lionel Messi nella Saudi Pro League. Con il contratto dell’otto volte Pallone d’Oro in scadenza a dicembre con l’Inter Miami, si riapre una pista che già nel 2023 aveva infiammato il mercato, quando l’argentino rifiutò un’offerta stimata in oltre un miliardo di euro per scegliere l’avventura in MLS. Questa volta, però, lo scenario è diverso, e le stesse parole di Messi del passato gettano una nuova luce sulla fattibilità dell’operazione.


In una vecchia intervista al Time, ripresa da L’Équipe, il campione argentino aveva infatti svelato i retroscena della sua scelta, ammettendo che il suo primo, vero desiderio era un altro: «Avevo diverse opzioni sul tavolo. La mia prima opzione era tornare a Barcellona, ma non è stato possibile». Un ritorno svanito che aprì la porta a due sole alternative concrete, come spiegò lui stesso.

«Era l’Arabia Saudita o la MLS, ed entrambe le opzioni mi sembravano interessanti» Messi aveva elogiato il progetto saudita, definendola una «competizione molto affascinante» e una destinazione che lo aveva «attirato», anche in virtù del suo ruolo di ambasciatore del turismo del paese. Queste dichiarazioni del passato rendono il nuovo tentativo dell’Al-Ahli molto più di una semplice suggestione. Con il contratto a Miami vicino alla scadenza e un interesse mai nascosto per il progetto saudita, il fondo sovrano PIF è pronto a mettere sul piatto un’altra offerta faraonica per convincere, questa volta, il più grande di tutti a chiudere la carriera nel loro campionato, magari al fianco del suo eterno rivale Cristiano Ronaldo.


Il suo Mondiale per Club si è chiuso con un bilancio a due facce. Dopo aver trascinato l’Inter Miami a una storica qualificazione agli ottavi, con tanto di gol decisivo su punizione contro il Porto, la sua avventura si è interrotta bruscamente di fronte allo strapotere del PSG, con un’amara eliminazione per 4-0 che potrebbe aver accelerato le sue riflessioni sul futuro.

Grealish, svendita shock! Il Manchester City lo vende a meno della metà: ecco quanto costa. E un club di Serie A ci prova

Grealish, che colpo di scena! Il Manchester City ha deciso: lo svende a meno della metà: ecco la cifra richiesta. E un club di Serie A ci proverà

Clamoroso a Manchester, Guardiola ha deciso: una stella da 100 milioni di sterline in svendita. La notizia, riportata con forza dalla stampa inglese, ha del clamoroso: il Manchester City ha messo sul mercato Jack Grealish, fissando il prezzo a soli 40 milioni di sterline (circa 47 milioni di euro). Una decisione che implica una minusvalenza record di 60 milioni, appena tre anni dopo averlo reso il giocatore britannico più costoso della storia. Per l’esterno inglese, a 29 anni, si apre la prospettiva di un nuovo inizio, e le sirene della Serie A potrebbero rappresentare un’occasione di rilancio.


La parabola di Grealish al City è stata a due facce. Protagonista assoluto nella stagione 2022-23, quella del leggendario Treble, in cui collezionò 50 presenze condite da gol e assist, il suo rendimento è crollato nelle due annate successive. Complici alcuni infortuni e una condizione mai ritrovata, ha perso progressivamente il suo posto nelle gerarchie di Pep Guardiola, come dimostrano le sole 20 presenze in Premier League nell’ultima stagione e, soprattutto, l’esclusione dalla lista dei convocati per il Mondiale per Club.


Lo stesso Guardiola ha di fatto dato il via libera alla cessione, pur difendendo le qualità del giocatore: «L’unica ragione per cui non ha giocato sono state le mie scelte, non un suo comportamento scorretto. La sua qualità è sempre stata lì, l’anno del triplete sarebbe stato impossibile senza di lui». Parole che suonano come un addio, aprendo uno scenario intrigante per il mercato. Sebbene il suo ingaggio da quasi 18 milioni di euro all’anno sia un ostacolo per molti, la possibilità di un prestito con parte dello stipendio pagato dal City potrebbe ingolosire diversi top club italiani, come Napoli e Milan, sempre alla ricerca di talenti di livello internazionale per alzare la qualità della rosa. E uno come lui potrebbe rappresentare una bella scommessa per chiunque lo vada ad allenare.

Bernardeschi nuovo idolo di Bologna, ma i tifosi ricordano bene le volte che li punì… Al Dall’Ara Federico ha segnato 2 reti, una in viola e l’altra in bianconero

Federico Bernardeschi nuovo idolo di Bologna, ma i tifosi ricordano bene le volte che li punì… Al Dall’Ara l’ex Juve e Fiorentina…

Un nuovo capitolo in rossoblù, ma un passato da avversario che ha lasciato un segno indelebile. Per capire che tipo di giocatore sia Federico Bernardeschi, basta riavvolgere il nastro a un derby dell’Appennino di qualche stagione fa, precisamente nel 2015-16. Un Bologna-Fiorentina terminato 1-1, che ha raccontato molto della sua caratura. In quella partita intensa, giocata a ritmi altissimi, Bernardeschi non solo segnò il suo primo gol stagionale in Serie A, ma lo fece nel momento più difficile, dimostrando una personalità fuori dal comune che oggi porta in dote alla sua nuova squadra.


La partita fu tesa e bloccata per quasi un’ora, fino a quando, al 57′, la Fiorentina rimase in dieci uomini per una doppia ammonizione ingenua di Mati Fernandez. Sembrava il momento della svolta per il Bologna, ma accadde il paradosso. Proprio in inferiorità numerica, la squadra viola passò in vantaggio due minuti dopo. L’azione fu corale, orchestrata da Kalinic e rifinita da un perfetto cross basso di Tello dalla sinistra. Al centro dell’area, pronto a colpire, c’era proprio Bernardeschi, che con un preciso tocco di interno sinistro firmò la rete del momentaneo 1-0.


Quel gol non fu banale: fu un lampo di classe e tempismo in una situazione di massima difficoltà, la fotografia di un giocatore capace di prendersi la squadra sulle spalle. Anche se il Bologna trovò quasi subito il pareggio con il solito Giaccherini, quella rete resta la testimonianza più chiara del tipo di leader che i rossoblù hanno ingaggiato. Un giocatore che ha già dimostrato di saper segnare al Dall’Ara e, soprattutto, di saperlo fare quando il gioco si fa duro. Successivamente, con la maglia bianconera, Bernardeschi ha partecipato a diverse vittorie al Dall’Ara, tra cui un successo in Coppa Italia per 2-0, quando ha approfittato di un clamoroso errore di Da Costa e Calabresi per infilare con un tiro da fuori area la porta rimasta incustodita.

Conferenza stampa Allegri: «Entusiasta di essere tornato al Milan! Il primo obiettivo è che il Milan torni a giocare la Champions»

Conferenza stampa Allegri: ecco le prime dichiarazioni del nuovo tecnico del Milan, al ritorno in rossonero dopo 11 anni

Il nuovo tecnico del Milan, Massimiliano Allegri, si presenta in conferenza stampa per la nuova stagione rossonera. Milannews24, a partire dalle 13, ha seguito la diretta LIVE. Ecco le sue prime dichiarazioni:

RITORNO – «Da quando sono arrivato, abbiamo iniziato a lavorare assieme con direttore e società. Per ottenere i risultati bisogna essere un blocco unico, avendo responsabilità di fronte ad un club importante come il Milan. Condividiamo quotidianamente con la dirigenza le dinamiche. Stamattina abbiamo fatto il primo allenamento, oggi pomeriggio l’altro. Inizia questa fantastica avventura: sono molto contento e molto entusiasta. E con tanto entusiasmo sono tornato qui al Milan».

IN QUESTI 15 ANNI HA VINTO PIU’ DEL MILAN – «Io non ho vinto, ma cerco di mettere in condizione i giocatori di poter far avere soddisfazioni importanti. Ma ci deve essere la società a sostegno, deve essere un blocco unico. Io credo che la rosa del Milan sia un’ottima rosa. Ci sono giocatori valore, la società e il direttore sta monitorando tutte le varie situazioni. Importante arrivare al 31 agosto nelle migliori condizioni, iniziando a lavorare per far sì che i primi sei mesi creino le basi per arrivare a marzo nelle migliori condizioni. Perché poi a marzo si decidono le stagioni. Intanto c’è subito un dentro o fuori col Bari ad agosto e da lì partiremo».

RICORDI ROSSONERI – «Da quando sono entrato nella cinque, la camera di Milanello, ho provato una emozione perché è un numero fortunato. Ho lavorato quattro anni al Milan, ricordo Berlusconi e Galliani che mi hanno fatto vincere loro e i giocatori».

STAGIONE – «Intanto cominciamo ad allenarci. Io credo che bisogna iniziare la stagione con grande entusiasmo, passione, lavoro, senso di responsabilità per creare i presupposti per essere a marzo nelle migliori condizioni per poter raggiungere gli obiettivi a fine stagione. Il primo obiettivo è che il Milan torni a giocare la Champions. A marzo bisogna essere in quelle posizioni».

LEGGI LA CONFERENZA COMPLETA SU MILANNEWS4

Conferenza stampa Tare: «Ringrazio lo staff di Allegri per il suo entusiasmo. Porterà una mentalità vincente»

Conferenza stampa Tare, le prime parole del ds del Milan: «Ringrazio lo staff di Allegri per il suo entusiasmo. Porterà una mentalità vincente»

Massimiliano Allegri, è il nuovo allenatore del Milan: l’ex Juventus si presenta in conferenza per la nuova stagione del Diavolo. Milannews24, a partire dalle 13, ha seguito la diretta LIVE. Ecco le dichiarazioni del direttore sportivo Igli Tare ad inizio evento. Le parole:

TARE – «Ringrazio lo staff di Allegri per il suo entusiasmo. Il suo arrivo è stato condiviso con la società, sono sicuro che porterà una mentalità vincente. Vi ringrazio davvero per essere oggi così numerosi».

LEGGI LA CONFERENZA COMPLETA DI MASSIMILIANO ALLEGRI

Camarda, Lecce lo accoglie con entusiasmo. Corvino: «La qualità non ha età»

Camarda decide di anticipare i tempi e buttarsi già nella sua nuova avventura al Lecce, Le parole di Corvino sul nuovo attaccante dei salentini

Francesco Camarda ha deciso di anticipare i tempi e di tuffarsi subito nella sua nuova avventura: il classe 2008 è già arrivato a Lecce, accolto all’aeroporto dal team manager Claudio Vino e da un clima caloroso. Le visite mediche sono in programma questa oggi, ma l’attaccante – considerato uno dei maggiori prospetti italiani – ha voluto immergersi fin da subito nel mondo giallorosso.

Il trasferimento dal Milan è stato definito con prestito con diritto di riscatto a favore del Lecce (3 milioni di euro) e contro-riscatto per i rossoneri (4 milioni). A questi si aggiungono bonus per presenze (75.000 euro a gettone) e per ogni gol realizzato (100.000 euro): cifre che testimoniano quanto entrambe le società credano nel potenziale di Camarda. Il suo arrivo sostituirà simbolicamente quello di Ante Rebic, altro ex milanista.

Pantaleo Corvino, direttore dell’area tecnica, ha commentato con una delle sue frasi storiche: «Per me la qualità non ha età». Parole che riecheggiano il suo primo ciclo a Lecce, quando lanciò futuri big come Vucinic, Bojinov e Ledesma.

Nel frattempo, il club valuta due profili per rinforzare le corsie esterne: Valentin Mihaila, 25enne del Parma, e Alieu Fadera, 23enne del Como. Entrambi in cerca di rilancio, verrà scelto solo uno dei due, sulla base delle condizioni economiche dell’operazione.

Capitolo uscite: Nikola Krstovic è sempre più vicino all’addio, destinazione estera, e per sostituirlo si segue con attenzione Kevin Carlos del Basilea. Inoltre, l’Udinese ha presentato un’offerta per il centrale difensivo Gaspar, mentre restano sotto osservazione le situazioni di Wladimiro Falcone, capitan Baschirotto e Ylber Ramadani, tre profili che potrebbero essere al centro di movimenti in questa fase di mercato.

Il ritiro è ormai alle porte e il Lecce si prepara con ambizione, tra giovani promesse e possibili partenze eccellenti.

Matri e la sentenza sulla Serie A: «Ecco chi vincerà lo scudetto. Vi svelo tutta la verità su Conte e Allegri e perché una squadra parte nettamente davanti a tutte le altre»

Le parole di Alessandro Matri su Allegri e Conte, prossimi protagonisti nella corsa Scudetto nella prossima stagione di Serie A

Pochi attaccanti in Italia possono dire di conoscere a fondo i due allenatori che più hanno segnato l’ultimo quindicennio del nostro calcio: Massimiliano Allegri e Antonio Conte. Alessandro Matri è uno di questi. È stato un uomo-chiave per entrambi, un centravanti che ha vissuto sulla sua pelle le filosofie, i metodi e le personalità di due tecnici tanto vincenti quanto diversi tra loro, diventando il testimone perfetto di due epoche calcistiche.

Con Massimiliano Allegri ha condiviso un legame quasi paterno, un filo rosso che ha unito le tappe più importanti della sua carriera. Fu Allegri a lanciarlo e valorizzarlo a Cagliari, trasformandolo in un bomber da doppia cifra; fu sempre lui a volerlo fortemente al Milan nel 2013-14 e a gestirlo poi nella sua seconda vita alla Juventus. Un rapporto basato sulla fiducia, sulla stima reciproca e su una profonda comprensione umana e tattica.

Con Antonio Conte, invece, Matri ha vissuto la sua apoteosi realizzativa. Nella stagione 2011-2012, quella del primo, iconico scudetto della Juventus contiana, fu lui il capocannoniere della squadra. Sotto la guida di Conte, ha sperimentato l’intensità, la pressione e la fame di un allenatore capace di estrarre fino all’ultima goccia di potenziale dai suoi giocatori. Oggi, da acuto opinionista, Matri ha raccontato a La Gazzetta dello Sport i segreti, gli aneddoti e le differenze di questi due maestri del calcio italiano.

LA GRIGLIA DI PARTENZA DELLA SERIE A – «Parto dal presupposto che chi vince è perché lo ha meritato. E un successo come quello ottenuto dal Napoli ti fa ripartire con un’autostima e una consapevolezza maggiori degli altri. In più la rosa è stata rinforzata sul mercato. Per tutto questo li metto come favoriti allo scudetto bis. All’Inter, quasi sicuramente senza Calhanoglu e con un allenatore diverso, servirà tempo».

NAPOLI E LA SFIDA CHAMPIONS – «Oltre a lavorare sulla fisicità, Conte trasmette la sua incredibile mentalità vincente. Con una rosa più ampia vorrà certamente fare la sua figura anche in Champions. L’Europa alza il livello di competitività, offrirà spazio per tutti. Pensare che confrontarsi con i migliori del continente sia uno svantaggio è folle».

IL MILAN E LA SETTIMANA TIPO – «Non penso proprio che Max ami la settimana vuota… Fosse per lui giocherebbe tutte le partite. E poi, ripeto, la Champions alza il livello mentale, aspetto a cui lui tiene moltissimo. C’è un vantaggio fisico indiscutibile, ma chiedete anche ai giocatori: non possono essere felici di non giocare le coppe».

LA SCALATA DEL MILAN – «La scalata del Milan è senza dubbio più difficile. La base che Conte ha trovato a Napoli era quella dello scudetto di Spalletti, lui li ha fatti risentire forti. Nella costruzione della mentalità vincente è fenomenale. Del Milan dello scudetto 2022 sono rimasti solo Leao e Maignan, per il resto sono una squadra in costruzione e profondamente rinnovata».

L’OBIETTIVO REALE DEL MILAN – «Sicuramente il ritorno in Champions. Poi dipenderà anche dal valore dei nuovi acquisti. Theo e Walker erano giocatori di grande spessore. Il reparto difensivo è senza dubbio da rinforzare, anche perché sappiamo quanto Max costruisca i suoi successi puntando proprio sulla solidità del reparto».

LA DIFFERENZA TRA CONTE E ALLEGRI – «Allegri è un maestro nel valorizzare tecnicamente le risorse che ha a disposizione. Riesce a far rendere al meglio i giocatori, secondo le proprie caratteristiche. Il suo obiettivo è mettere ognuno nelle condizioni ideali di esprimersi, in questo è un assoluto specialista. Con Max, se hai qualità, è difficile non “performare”. Conte ha un metodo molto più tattico, una lettura delle partite attenta, uno studio meticoloso dell’avversario. Ogni movimento è ragionato, anche se è più aperto ai cambi di sistema. Ovviamente la mentalità vincente li accomuna».

GLI OBIETTIVI DEL NAPOLI DI CONTE – «Credo che Conte possa ripetersi, la sua squadra è la più forte e quella con più certezze. Antonio riesce sempre a farsi dare qualcosa in più dai suoi giocatori: ottiene la loro disponibilità totale perché a loro volta si fidano del loro allenatore. In più vorrà alzare il livello per quanto riguarda l’Europa. Sono convinto che nella sua testa ci sia l’idea di affermarsi a livello internazionale: è rimasto a Napoli anche per questo. E immagino abbia avuto certezze dalla società sulla possibilità di competere ai vertici in tutte le competizioni».

Calciomercato Sassuolo, il Sunderland vuole un gioiello neroverde e un legame speciale potrebbe sbloccare tutto… Trattativa in corso per Armand Laurienté: il club inglese fa sul serio

Calciomercato Sassuolo, il Sunderland sulle tracce di Laurienté: i neroverdi alzano il prezzo, ma non spaventa gli inglesi

Una trattativa a sorpresa che potrebbe infiammare il mercato inglese. Secondo diverse fonti e indiscrezioni provenienti dall’Inghilterra e dall’Italia, il Sunderland avrebbe avviato i contatti con il Sassuolo per l’esterno offensivo francese Armand Laurienté. I Black Cats, neopromossi in Premier League, sarebbero alla ricerca di rinforzi di qualità per affrontare la massima serie e avrebbero individuato nel talentuoso francese il profilo ideale per aggiungere imprevedibilità e spinta sulle fasce.

Laurienté, 26 anni, è stato uno dei protagonisti assoluti della promozione del Sassuolo, che ha vinto il campionato di Serie B anche grazie ai suoi 18 gol e 6 assist. Nonostante il club neroverde lo consideri un elemento fondamentale per il ritorno in Serie A, non chiuderebbe la porta a un’offerta congrua. Le prime voci parlano di una valutazione attorno ai 20 milioni di euro (circa 17 milioni di sterline), una cifra importante ma accessibile per un club di Premier League.

L’interesse del Sunderland sarebbe avallato anche dal nuovo allenatore, il francese Régis Le Bris, che ha già lavorato con Laurienté ai tempi del Lorient, conoscendone a fondo le qualità. Dal canto suo, secondo quanto filtra, il giocatore sarebbe aperto al trasferimento in Inghilterra, affascinato dalla possibilità di misurarsi nel campionato più competitivo del mondo. La trattativa è ancora in una fase esplorativa, ma l’asse Sunderland-Sassuolo è destinato a diventare uno dei più caldi delle prossime settimane di mercato.

Classe 1998, Armand Laurienté è stato il trascinatore assoluto del Sassuolo nella cavalcata verso la Serie A. Nella sua ultima stagione in Serie B ha messo a segno ben 18 reti e fornito 6 assist, dimostrandosi un fattore devastante per la categoria. Esterno offensivo velocissimo e abile nell’uno contro uno, la sua vera arma letale sono i calci di punizione, le famose “maledette”, traiettorie velenose con cui ha segnato diversi gol decisivi. Un talento puro, pronto per un palcoscenico importante.

Calciomercato Empoli, dal ritorno a casa di Gyasi al sogno inglese per Cacace. Ma c’è la Cremonese in agguato…

Calciomercato, si lavora ancora alle cessioni: Gyasi piace al Palermo, Cacace seguito dalla Cremonese e il Wrexham di Ryan Reynolds

Dopo un’amara retrocessione e le cessioni di Fazzini, Anjorin e Marianucci, il mercato in uscita dell’Empoli è tutt’altro che concluso. Come riporta oggi il quotidiano La Nazione, il club toscano è al centro di diverse trattative per altri due pezzi importanti della sua rosa, pronti a lasciare la Toscana per nuove avventure: l’esperto esterno Emmanuel Gyasi e il terzino neozelandese Liberato Cacace. Il DS azzurro è al lavoro per definire il futuro di una squadra che, sotto la guida del nuovo tecnico Pagliuca, si prepara a una profonda ricostruzione.

L’ultimo nome finito sui taccuini di un’altra società è quello di Emmanuel Gyasi. L’esterno ghanese, 31 anni, è entrato nei radar dell’ambizioso Palermo. Per lui si tratterebbe di un suggestivo ritorno a casa, essendo nato proprio nel capoluogo siciliano. Secondo le fonti citate da La Nazione, il suo profilo, ricco di esperienza e apprezzato per duttilità e spirito di sacrificio, rappresenta l’alternativa principale qualora l’operazione dei rosanero per Salvatore Elia non andasse in porto. Gyasi, dal canto suo, dopo la salvezza miracolosa del 2024 e la recente retrocessione, considererebbe chiuso il suo ciclo ad Empoli e vedrebbe di buon occhio il trasferimento.

Molto appetito sul mercato è anche Liberato Cacace. Dopo i primi sondaggi di Cagliari e Pisa, sul terzino sinistro neozelandese si sono mossi altri due club. In Italia, la neopromossa Cremonese cerca un rinforzo di categoria per la Serie A, ma l’interesse più affascinante arriva dall’estero: il Wrexham. La squadra gallese, di proprietà delle star di Hollywood Ryan Reynolds e Rob McElhenney, neopromossa in Championship inglese, avrebbe messo gli occhi sul mancino. L’Empoli è stato chiaro: per il suo cartellino, in scadenza nel 2026, chiede circa 4 milioni di euro e tratta solo per una cessione a titolo definitivo. Sono due operazioni che potrebbero anche andare in porto in tempi non lunghissimi, tenendo conto che molti ds vorrebbero approntare squadre il più possibile complete per gli inizi dei ritiri.

Pisa, Gilardino cerca un trequartista: monitorati i giovani Servais e Lorran, le ultime

Pisa, per il calciomercato si cerca un trequartista come da richiesta da Gilardino e si seguono due giovani di prospettiva: Servais e Lorran

Il Pisa continua a scandagliare il mercato alla ricerca di giovani talenti da far crescere sotto la guida di Alberto Gilardino. L’ultimo nome sul taccuino è quello di Mathis Servais, 20 anni, trequartista belga attualmente in forza al Beveren, in seconda divisione. Cresciuto nel vivaio del Club Bruges, con cui nel 2020 è diventato il più giovane esordiente della Serie B belga, Servais ha vissuto la sua stagione migliore proprio nell’ultimo anno: 32 presenze, 8 gol e 7 assist, prevalentemente da trequartista ma anche da esterno offensivo. Il Pisa lo segue da tempo e starebbe valutando un’accelerazione decisiva: con circa un milione di euro, l’operazione potrebbe chiudersi.

Servais andrebbe a occupare un ruolo già previsto nello scacchiere di Gilardino, che al Genoa ha spesso schierato un trequartista puro alle spalle della punta centrale. Inoltre, il belga è già nel giro dell’Under 21 e sarebbe un investimento non solo per il futuro, ma anche per l’immediato.

Non è però l’unico nome in orbita Pisa. Rimane molto calda la pista che porta a Mariano Troilo, difensore argentino classe 2001 del Belgrano, convocato recentemente in nazionale. La sua valutazione è salita, ma i contatti tra le parti proseguono intensamente e l’affare resta possibile.

Altro rinforzo in vista è in porta: si tratta di Simone Scuffet, 29 anni, reduce dall’esperienza al Cagliari. L’accordo tra club è vicino, ma il portiere chiede di potersi giocare le sue carte alla pari con Semper.

Infine, resta in piedi la trattativa con il Napoli per Alessio Zerbin, esterno offensivo classe 1999. I partenopei valutano il cartellino circa 5 milioni, cifra fuori portata per il Pisa, ma un prestito con diritto o obbligo di riscatto in caso di salvezza potrebbe sbloccare tutto. E intanto si continua a monitorare anche la pista Lorran (19), stellina del Flamengo, dal profilo tecnico simile a quello di Servais ma dal costo decisamente superiore.

Genoa, inizia oggi la nuova stagione intanto Vieira chiede un rinforzo in attacco: primo obiettivo Carboni

Genoa, al via il ritiro per la nuova stagione: intanto i rossoblù lavorano per rinforzare il mercato, con Carboni in cima alla lista dei desideri

È iniziata oggi la nuova stagione del Genoa, con il ritorno al lavoro a Pegli e una rosa già ben definita ma destinata ad ulteriori interventi. In attesa della chiusura dell’operazione con il Real Madrid per l’arrivo del terzino sinistro Obrador – atteso a Genova con la formula del trasferimento a titolo definitivo ma con diritto di recompra per i Blancos – la dirigenza rossoblù continua a lavorare su più fronti per offrire a Alberto Gilardino una squadra ancora più competitiva.

Tra le operazioni più calde secondo la Gazzetta dello Sport c’è quella che riguarda Valentín Carboni, rientrato all’Inter dopo il prestito all’Olympique Marsiglia, dove un grave infortunio al ginocchio ne aveva frenato l’ascesa. Il Genoa ha individuato in lui un profilo ideale da rilanciare, forte della propria tradizione recente nel valorizzare giovani in cerca di continuità. Carboni è molto apprezzato da Vieira, che nella sua prima annata in Liguria ha dimostrato di saper risvegliare il potenziale nascosto dei suoi giocatori. L’Inter, dal canto suo, tiene d’occhio da tempo Koni De Winter e potrebbe entrare in gioco uno scambio su cui i club stanno ragionando.

Capitolo rinnovi: la dirigenza ha già offerto a Mattia Bani il prolungamento fino al 2027, riconoscendone il ruolo chiave nella retroguardia. Si lavora anche per trattenere Junior Messias, nonostante i problemi fisici della scorsa stagione. Il brasiliano è in scadenza, ma ha dimostrato di poter incidere quando in forma. La proposta è per un contratto annuale, con cifre riviste al ribasso.

In attacco, con il recupero di Vitinha, la conferma di Ekuban e la crescita di Ekhator, il Genoa punta ora su Casper Tengstedt, classe 2000 del Benfica, reduce dal prestito al Verona. Il club ligure sta cercando di chiudere anche questa operazione. Infine, non è da escludere un clamoroso ritorno di Andrea Pinamonti, apprezzato a Marassi e tornato al Sassuolo dopo il mancato riscatto. Le parti restano in contatto.

Mondiale per Club, identikit delle semifinaliste. Il Fluminense è l’intruso tra i colossi europei. Neto trascina il Chelsea. Il Real Madrid si rinnova con i giovani. Il PSG è un muro

Mondiale per Club, l’identikit delle semifinaliste: tre europee ancora in gara, la Fluminense la brasiliana “intrusa” e che sogna in grande

In un gioco a “trova l’intruso”, la risposta sarebbe fin troppo facile: Chelsea, Real Madrid, Paris Saint-Germain e Fluminense. Le semifinali del nuovo Mondiale per Club parlano una lingua quasi esclusivamente europea, confermando un dominio tecnico ed economico che lascia poco spazio alle sorprese. Se non fosse stato per l’inattesa eliminazione del Manchester City, la fase finale del torneo sarebbe stata una questione privata della Champions League. I valori di mercato, del resto, sono impietosi: i tre colossi europei valgono complessivamente oltre 3,5 miliardi di euro, mentre il Fluminense, l’orgoglioso “intruso” brasiliano, si attesta sugli 80 milioni, come ricorda oggi un articolo de La Gazzetta dello Sport che si addentra nell’analisi.

Il Real Madrid di Xabi Alonso arriva a questa semifinale dopo una stagione deludente, ma ha usato il palcoscenico mondiale per mostrare una sorprendente capacità di rinnovamento. Con Mbappé a mezzo servizio e altri big infortunati, il tecnico basco ha lanciato con coraggio i talenti della “Fabrica”: il centravanti Gonzalo García, attuale capocannoniere del torneo con 4 reti, e il terzino Fran García, autore del suo primo gol in “blanco” e MVP contro il Dortmund. A orchestrare il tutto, la classe del 20enne Arda Güler, che ha dimostrato di poter già reggere il peso del centrocampo.

Anche il Chelsea di Enzo Maresca, la squadra più giovane del torneo, ha trovato nuova linfa. In un attacco che ha prodotto 12 gol con 9 marcatori diversi, è emerso l’ex Lazio Pedro Neto, diventato un fattore decisivo con 3 reti e una serie di dribbling che lo collocano tra i migliori della competizione.

Infine, il Paris Saint-Germain di Luis Enrique, che si presenta come la squadra più solida. Oltre a un attacco atomico (12 gol, 9 marcatori), ha impressionato per la sua tenuta difensiva, con un solo gol subito in cinque partite. Una combinazione di energia, talento e solidità che la candida di diritto al titolo finale, Mbappé permettendo (e dirlo fa già una certa impressione pensando al passato).

Italia Femminile, Katia Serra carica le Azzurre: «Le semifinali sono alla portata delle ragazze, io ci credo»

Italia Femminile, le parole di Katia Serra, ex calciatrice e ora commentatrice per la Rai, sulla sfida di questa sera contro il Portogallo

Dopo aver commentato per la Rai la finale degli Europei maschili vinta dall’Italia nel 2021, Katia Serra torna davanti al microfono per raccontare l’avventura dell’Italia femminile nel torneo continentale. Ex calciatrice azzurra e oggi voce tecnica tra le più autorevoli, Serra conosce bene le dinamiche di uno spogliatoio e le emozioni della vigilia. Alla luce della sfida di questa sera contro il Portogallo, ha fatto il punto sul nuovo corso targato Soncin, sul valore dell’Italia e sulle prospettive del movimento femminile.

SUL CT SONCIN – «Sì, credevo davvero che il suo profilo fosse in sintonia con il momento storico che stava attraversando il femminile. C’era bisogno di rompere con le vecchie gerarchie e ritrovare un clima di serenità. Un cambiamento di questo tipo mette inevitabilmente tutti di fronte a delle domande, spinge a rivedere le proprie posizioni. Da subito si è sentito il suo entusiasmo, la voglia autentica di capire e confrontarsi tanto per conoscere a fondo la realtà che stava per vivere».

SULL’EVOLUZIONE DEL CALCIO FEMMINILE – «A me piace sempre dire che il calcio è di tutti e per tutti. Ciascuno lo gioca con le proprie specificità. I paragoni sono sbagliati, ma la professionalità e gli investimenti sono cresciuti per cui stiamo assistendo a una sua evoluzione. E siamo solo all’inizio se tale volontà si manterrà valorizzando ancor di più le potenzialità».

SU ITALIA-PORTOGALLO – «Una vittoria. L’Italia è più forte. Loro difensivamente hanno difficoltà e non si sa nemmeno se giocherà “Kika”, la loro stella reduce da un lungo infortunio. Sono molto aggressive per cui servirà una prestazione concentrata, determinata e con voglia di sacrificarsi».

SULLE AMBIZIONI AZZURRE – «Tra le accreditate alla vittoria finale nella nostra parte del tabellone c’è solo la Spagna che oltretutto abbiamo nel girone, per cui raggiungere la semifinale non è impossibile».

SUI SUCCESSI DELLO SPORT FEMMINILE – «Da donna sono felice per i loro successi! Grazie all’evoluzione raggiunta possono vivere di sport in tante discipline, per questo non posso nascondere un pizzico d’invidia. Sarebbe piaciuto anche a me fare solo l’atleta, anziché sdoppiarmi tra lavoro e calcio».

SUL PESO DEL CONFRONTO CON VOLLEY E BASKET – «C’è sia spinta che pressione, perché piacerebbe pure a loro eguagliarle. Però direi di non alimentare ulteriormente la pressione, dal momento che la consapevolezza di poter giocare un Europeo da protagoniste è già nella loro testa».

Baroni Torino, Benedetti: «Lui è l’uomo giusto per regalare serenità. Ecco chi sostituirà Ricci in regia. Il Toro ha un giovane molto interessante»

le parole di Silvano Benedetti, ex calciatore e bandiera del Torino, sul nuovo corso dei granata con Baroni in panchina e i giovani del vivaio

Una bandiera del Torino, un uomo che ha vissuto il club prima da difensore in campo e poi da architetto del settore giovanile. Quando parla Silvano Benedetti, il mondo granata ascolta con attenzione, perché la sua è una prospettiva doppia: quella di chi conosce le dinamiche dello spogliatoio e quella di chi ha visto crescere generazioni di talenti. In una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, l’ex responsabile della scuola calcio del Toro analizza con lucidità e competenza il nuovo corso targato Marco Baroni. Dalla scelta del tecnico alla solidità della difesa, passando per i singoli che dovranno prendersi la squadra sulle spalle, come Casadei, fino a un’analisi approfondita sul tesoro del club: i giovani campioni d’Italia dell’Under 17 e 18, un patrimonio da coltivare con cura per costruire il futuro del Torino.

IL GIUDIZIO SU MARCO BARONI – «Baroni mi è sempre piaciuto. Lo ricordo da avversario, era un difensore centrale come me, sempre equilibrato. Mi auguro che possa esprimersi anche a Torino. Può essere un ottimo acquisto».

LA QUALITÀ PRINCIPALE DEL TECNICO – «Principalmente il fatto che con il suo carisma riesce a trasmettere serenità, a isolare la squadra dalla pressione che il calcio italiano comporta. Forse è la sua qualità migliore. La Lazio era solida e ha lottato fino all’ultimo per la Champions. Farlo a Roma non è mai facile».

RIPARTIRE DALLA DIFESA A 4 – «Ripartire da quel modulo darà meno difficoltà. Dà solidità. Credo però che i difensori di oggi debbano adattarsi a entrambi i moduli, a tre o a quattro».

LA LEADERSHIP DI MARIPAN – «Credo che abbia dimostrato di meritarselo. È affidabile, speriamo di ripartire da lui».

LA MATURITÀ DI GINEITIS – «È un giocatore super affidabile, lineare, sa fare anche gol. Questa conferma lo farà maturare ancora più in fretta. Può diventare una sorpresa. L’anno scorso non era facile entrare in un centrocampo come quello del Torino. Magari quest’anno potrà diventare un tassello importante».

IL NUOVO ACQUISTO ANJORIN – «Sinceramente no. Immagino che si sia optato per giocatori con caratteristiche adatte al gioco del tecnico. Baroni certamente lo conosce bene».

IL NUOVO CENTRO ROBALDO – «Questo è un sogno che avevamo anche noi. Per chi conosce il settore giovanile è un’emozione unica. Porterà un beneficio, poi starà agli addetti ai lavori sfruttarlo. Lavorare insieme, vedere i più grandi esordire in campionato non può che fare bene».

IL GIOVANE DA SEGUIRE – «Se proprio devo sceglierne uno, dico Alessio Cacciamani. Credo abbia la grinta e la tenacia necessarie per andare avanti».

Lazio, l’ex Gottardi si racconta: «Dagli inizi come giardiniere in Svizzera a Zeman, sempre correndo»

Lazio, le parole dell’ex Guerino Gottardi: dagli inizi in Svizzera lavorando come giardiniere, arrivando alla Capitale da Zeman ed Eriksson

Era il jolly per eccellenza, l’uomo delle coppe, il dodicesimo uomo che ogni tifoso della Lazio ricorda con affetto e gratitudine. Guerino Gottardi, nato a Berna da genitori italiani, è stato uno dei simboli di una delle squadre più forti di sempre, quella di Eriksson che a cavallo del nuovo millennio vinse tutto. Non era un fenomeno, come ammette lui stesso, ma la sua duttilità, la sua corsa instancabile e la sua capacità di essere decisivo quando chiamato in causa lo hanno reso un vero e proprio eroe di culto per il popolo biancoceleste. Dalle sue origini come giardiniere-calciatore in Svizzera all’arrivo a Roma, ha vissuto un’epopea indimenticabile, vincendo otto trofei. Oggi, da imprenditore immobiliare, si racconta in un’intervista a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo aneddoti, segreti e protagonisti di quella Lazio leggendaria.

LE ORIGINI IN SVIZZERA – «A Berna andò prima mia mamma, che curava la casa di un notaio, poi papà che ha cambiato tanti mestieri di tutto: prima ha lavorato nelle risaie, poi ha fatto il camionista, quindi il portinaio».

L’INIZIO COME CALCIATORE-GIARDINIERE – «Correvo, correvo. Si iscrissero i miei amici, dissi “vengo anch’io”. È cominciata così. Diplomato giardiniere paesaggista, lavoravo fino alle 13 come giardiniere e alle 16 andavo ad allenarmi. I miei genitori mi hanno insegnato che una base devi averla».

IL RAPPORTO CON LE COPPE – «Tutto quel che si poteva tranne la Champions. Giocavo più in coppa, non ho mai capito il perché. Era diventata quasi una barzelletta e allora dicevo che giocavo solo quando contava».

IL RICORDO DI ZEMAN – «Tutti e tre. Quante battute mi faceva Zeman se la sera uscivo. Ci pesavano il giorno dopo. E lui “Ma che ti sei mangiato le pietre, ieri sera?”. Sulla fase offensiva era bravissimo, su quella difensiva meno perché difendevamo a metà campo e lasciavamo troppo campo agli avversari».

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Torino, visite mediche per Ismajli: filmato, dettagli e retroscena – VIDEO 

Torino, iniziate le visite mediche per Ardian Ismajli, ecco il filmato dell’arrivo dell’ex Empoli, i retroscena e tutti i dettagli dell’operazione

 (Lorenzo Bosca – Inviato a Torino). L’avevamo raccontato in precedenza sulle colonne di CalcioNews24 che oggi, lunedì 7 luglio 2025, in quel di Torino sarebbe stato l’Ismajli day. Questa mattina infatti – poco dopo le 8e20 – il calciatore è approdato presso l’Istituto Medicina dello Sport per svolgere le visite mediche di rito. Non appena terminata la procedura il difensore (ormai ex Empoli) si sposterà in sede per la canonica firma sul contratto, prima di tuffarsi in foto e video del caso per ufficializzare l’annuncio.

Tra i migliori tra le file della formazione toscana della passata stagione, Ismajli era considerato uno dei pezzi pregiati nel novero dei calciatori svincolati. Si trasferisce quindi all’ombra della Mole con un contratto da 3 anni (con opzione per la stagione successiva) a 1,1 milioni di euro netti caduno. Presenti, nel video ripreso dalle nostre telecamere, alcuni manager del club di Via Viotti ad accogliere il nuovo tesserato. Tra questi anche il direttore tecnico dei granata Davide Vagnati. Insomma, l’Ismajli day a Torino è iniziato.

Roma a porte girevoli: la lista dei desideri di Gasperini sia in uscita che in entrata

Roma, Gian Piero Gasperini ha fatto le sue scelte sulla rosa in vista della prossima stagione: i confermati, gli esuberi e gli obiettivi

La Roma di Gian Piero Gasperini prende forma, ma il mosaico è ancora incompleto. A sei giorni dal raduno a Trigoria, come riportato dal Corriere dello Sport, il tecnico ha già selezionato le sue prime 14 “figurine” su cui intende costruire la squadra, lasciando però aperte numerose caselle da riempire. L’organico necessita di almeno quattro titolari e fino a otto nuovi innesti, anche in base a eventuali uscite e scambi in porta.

Tra i confermati figurano Svilar tra i pali; Celik, Mancini e N’Dicka in difesa; Angeliño unico esterno promosso; a centrocampo Pellegrini, Cristante, Pisilli e il nuovo acquisto Koné; in attacco Dybala, Soulé, Baldanzi, El Shaarawy e il centravanti Dovbyk. Tutti gli altri restano in bilico o in uscita. Tra questi anche i giovani olandesi Rensch e Salah-Eddine, acquistati solo sei mesi fa, ma già fuori dai piani tecnici. Kumbulla e Hermoso, rientrati dai prestiti, non saranno confermati, mentre Gollini potrebbe essere scambiato col milanista Sportiello.

In uscita certa ci sono Shomurodov, destinato al Basaksehir, e Paredes, pronto a tornare al Boca Juniors. Anche Cherubini, dopo una buona stagione in Serie B, è vicino all’addio: su di lui c’è il Sassuolo. La rosa sarà rivoluzionata con innesti mirati: a destra si segue con insistenza Wesley del Flamengo, pupillo di Gasperini sin dai tempi di Bergamo. In attacco, per affiancare o alternarsi a Dovbyk, piacciono Krstovic del Lecce e Mikautadze del Lione, con la scelta che dipenderà dal costo.

A centrocampo resta forte il nome di O’Riley per aggiungere gamba e dinamismo. Per il ruolo di seconda punta, Gasperini è intrigato da Laurienté, reduce dalla promozione in A col Sassuolo, mentre in difesa resta complessa la pista che porta a Lucumi, viste le richieste elevate del Bologna. Serviranno poi anche alternative affidabili sulle fasce, in sostituzione dei deludenti Salah-Eddine e Rensch. La Roma cambia pelle, e Gasperini è pronto a costruire un nuovo ciclo.

Bologna, nuova leadership per Italiano: Vitik e i due campioni d’Europa Immobile e Bernardeschi

Bologna, con Vitik, Immobile e a breve Bernardeschi Vincenzo Italiano è pronto ad avere nuova esperienza e leadership nella rosa

Il Bologna riparte puntando sull’esperienza e la personalità. Tre volti nuovi, tre leader in campo e fuori: Martin Vitik, Ciro Immobile e presto anche Federico Bernardeschi. Un’“iniezione di capitani”, come la definiscono in casa rossoblù, per affrontare al meglio una stagione che vedrà i felsinei impegnati su quattro fronti, tra cui l’Europa League e la Supercoppa italiana.

L’ultimo ufficializzato è Martin Vitik, centrale ceco classe 2003, ex colonna dello Sparta Praga e della Nazionale Under 21. Alto 1,93, piede destro, sempre al centro della linea difensiva, arriva a Bologna per raccogliere – almeno in parte – l’eredità tecnica e carismatica di Beukema. Sull’avambraccio sinistro porta tatuato il Nettuno, una coincidenza che in città non è passata inosservata: «Non vedo l’ora di vedervi al Dall’Ara», ha dichiarato il difensore, legando da subito la sua immagine al simbolo di Bologna. Ha firmato un contratto di quattro anni più uno.

In attacco, invece, per la Gazzetta dello Sport è ormai questione di ore per l’annuncio ufficiale di Ciro Immobile. L’ex capitano della Lazio e campione d’Europa con l’Italia porterà in dote esperienza, fiuto del gol e una leadership maturata in anni di Serie A ad alti livelli. Con 207 gol all’attivo in carriera e tre titoli di capocannoniere, Immobile ha già salutato Istanbul e si prepara a iniziare la nuova avventura in rossoblù: il suo contratto prevede un anno con opzione, per un ingaggio da circa 2 milioni bonus compresi.

E poi c’è Bernardeschi. L’ex Fiorentina e Juventus è pronto a rientrare in Italia dopo l’esperienza in MLS con il Toronto, dove ha collezionato 26 reti e 22 assist, vestendo anche la fascia da capitano. Già cercato due anni fa dal Bologna, stavolta l’operazione andrà in porto: mancano solo alcuni dettagli burocratici, ma l’intesa è totale. Il contratto sarà di due anni più opzione per il terzo.

Con Vitik, Immobile e Bernardeschi, Vincenzo Italiano potrà contare su tre innesti di personalità per alzare l’asticella e dare ancora più forza al progetto europeo rossoblù.

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