Pagina 619 – Calcio News 24

Fiorentina, fiducia a Pioli ma situazione critica: i tre grandi problemi da risolvere

Fiorentina, fiducia a Pioli ma situazione critica: i tre grandi problemi da risolvere durante la sosta per il tecnico della Viola

La Fiorentina naviga in acque torbide. La fiducia nei confronti di Stefano Pioli, tornato a Firenze con un triennale da tre milioni a stagione dopo aver lasciato l’Arabia, resta intatta secondo La Gazzetta dello Sport, ma i mugugni si fanno sempre più forti. La terza sconfitta consecutiva in campionato, con soli tre punti collezionati (frutto di pareggi con Cagliari, Torino e Pisa) e un calendario imminente che prevede le trasferte contro Milan e Inter, intervallate dall’arrivo al Franchi dell’ “avvelenatissimo” ex Vincenzo Italiano, ha frenato l’entusiasmo di un ambiente che sognava un “alzare il livello” promesso da Pioli. Invece, il livello non si è alzato e la situazione è davvero delicata: sotto la Fiorentina, a quota 3 col Verona, ci sono, con 2 punti, solo Genoa e Pisa.

Pioli non riesce a trovare la ricetta giusta per invertire la rotta. Ha cambiato vari sistemi di gioco, consegnandosi poi al 3-5-2 come base con la variante del 3-4-2-1 a due trequartisti a supporto di Kean. Mai, nell’era dei tre punti, la squadra era partita così male. E il mercato da 92 milioni ha portato in dote buoni calciatori, valide alternative e ha registrato le conferme dei big come Kean, De Gea, Gosens, ma anche di ottimi calciatori come Dodò, Pongracic, Mandragora, Ranieri, Gudmundsson, Fagioli.

I nodi da sciogliere. Tra i maggiori grattacapi, spicca la situazione di Albert Gudmundsson. L’islandese, chiamato a fare la differenza in termini di qualità e finalizzazione, finora non si è visto. Pioli lo ha schierato titolare in quattro delle sei partite, ma le sue prestazioni sono state sempre sottotono, culminate con una sostituzione all’intervallo contro la Roma per scarso rendimento. Se Fazzini è forse la nota più lieta tra i nuovi arrivati, su Gudmundsson bisognerà fare una profonda riflessione.

La difesa è un altro punto dolente: otto gol subiti e tante disattenzioni. Seppur in due gare (Torino e Pisa) la porta di De Gea sia rimasta inviolata, pesano errori come quello di Luperto a Cagliari al 94′, l’ingenuo atterramento di Anguissa di Comuzzo contro il Napoli, le incertezze di Pongracic su Hojlund e Addai del Como, e il gol di testa di Cristante contro la Roma, con De Gea non perfetto in diverse occasioni. Serve più attenzione, soprattutto sulle palle inattive.

In mezzo al campo, il centrocampo non riesce a imporsi. Nicolussi Caviglia in regia va a fasi alterne e Mandragora è meno arrembante dello scorso anno. Le vere delusioni sono Fagioli, decisamente involuto e incapace di pungere, e Gosens che sembra già in riserva. Richardson è sparito, mentre Sohm, pagato 16 milioni, non convince Pioli. In crescita Ndour, che può essere la prima alternativa.

Infermeria e Nazionali. Sul fronte infermeria, buone notizie per Dodò e Jacopo Fazzini. Entrambi, usciti malconci dalla partita contro la Roma, hanno svolto fisioterapia al Viola Park. I loro infortuni (un problema al ginocchio destro per il brasiliano e una botta alla caviglia per l’ex Empoli) non sembrano rilevanti, e puntano già alla partita di San Siro con il Milan, la prima dopo la sosta, il 19 ottobre alle 20:45. Lavoro personalizzato invece per Simon Sohm, costretto a rinunciare alla Nazionale svizzera per una fascite plantare.

La ripresa degli allenamenti è fissata for mercoledì, dopo due giorni di riposo, ma Pioli dovrà fare i conti con l’assenza di ben dieci uomini impegnati con le Nazionali. Questo è un problema serio, perché l’allenatore riavrà tutti a disposizione solo a metà della prossima settimana, a pochi giorni dall’impegno contro il Milan. Mancano tutti gli attaccanti: gli italiani Kean e Piccoli, Dzeko (Bosnia), Gudmundsson (Islanda), Nicolussi Caviglia con Gattuso, e nell’Under 21 Ndour, Fortini e Martinelli. Infine, Pongracic con la Croazia e Kospo con la Bosnia. Una situazione che complica ulteriormente i piani di Pioli in vista di un trittico terribile che potrebbe decidere il suo futuro.

Roma, Gasperini non vuole spezzare il ritmo: amichevole verso l’Inter

Roma, Gasperini non vuole spezzare il ritmo: amichevole verso l’Inter. Il tecnico non vuole che la squadra si rilassi durante la sosta

Per Gian Piero Gasperini la parola “sosta” non esiste nel vocabolario. L’allenatore della Roma, fedele alla sua filosofia del lavoro incessante, non ha alcuna intenzione di rallentare durante la pausa per le nazionali. Anzi, proprio come accaduto lo scorso mese, il tecnico sta pianificando un’amichevole per mantenere altissima la tensione e la condizione atletica del gruppo. Come sottolinea La Repubblica, l’obiettivo è chiaro: non perdere quota, continuare a oliare i meccanismi e farsi trovare pronti alla ripresa del campionato, sia in campo che in classifica.

Un lavoro che Gasperini dovrà svolgere con una rosa inevitabilmente dimezzata, visti gli undici giallorossi impegnati con le rispettive selezioni. La squadra si ritroverà domani pomeriggio a Trigoria per riprendere gli allenamenti, ma il tecnico potrà contare su quello che lui stesso definisce il «nucleo portante». Un gruppo di giocatori chiave su cui impostare un lavoro tattico specifico. Oltre a leader tecnici come Paulo Dybala, definito un “valore aggiunto”, e all’uomo immagine del nuovo corso, Matì Soulé, Gasperini ha ottenuto di poter tenere a Trigoria un’altra pedina fondamentale: Wesley.

La decisione di non far partire l’esterno per il Brasile è stata una scelta strategica, fortemente voluta dall’allenatore. Dopo la contusione rimediata contro la Fiorentina – per la quale sono state escluse lesioni – e memore del rientro non ottimale del giocatore dall’ultima sosta, Gasperini ha spinto per “custodire” il suo prezioso esterno a Roma. Una richiesta che lo stesso Wesley ha compreso e accettato senza esitazioni, dimostrando grande maturità e mettendo le esigenze del club al primo posto. Le sue parole riassumono perfettamente la situazione: «Rappresentare il mio Paese è un sogno, ma gli infortuni fanno parte della vita di un calciatore e stavolta non potrò esserci». Una pausa, dunque, che per la Roma si trasforma in un laboratorio per pochi, preziosi elementi.

Lazio, la decisione di Rovella spiazza la società

Lazio, la decisione di Rovella spiazza la società. Il club non si aspettava questa gestione dell’infortunio, ma alla fine ha dovuto accettarla

Arrivano i verdetti dall’infermeria della Lazio, e sono verdetti che portano un colpo di scena e un sospiro di sollievo. La notizia più clamorosa riguarda Nicolò Rovella: il centrocampista ha deciso di non operarsi per la pubalgia che lo tormenta da settimane.

Nonostante un’operazione fosse già stata fissata per domani presso la clinica Quisisana, il giocatore, come riporta il Corriere dello Sport, non è mai stato pienamente convinto di finire sotto i ferri. Dopo giorni di riflessione, ha comunicato la sua scelta di proseguire con la terapia conservativa, nonostante le due settimane di cure precedenti non avessero dato i risultati sperati. Una decisione personale, che la società, dopo aver spinto per l’intervento, ha accettato passivamente. La sostanza, però, cambia poco nell’immediato: anche con le terapie, Rovella dovrà rimanere ai box per almeno un altro mese.

Un piccolo sospiro di sollievo, invece, arriva dalle condizioni del capitano, Mattia Zaccagni. Gli esami strumentali a cui si è sottoposto ieri hanno scongiurato il pericolo peggiore: per lui si tratta di una lesione di primo grado all’adduttore. Un infortunio che lo costringerà comunque a uno stop di circa tre-quattro settimane, facendogli saltare le importantissime sfide contro Atalanta e Juventus. La speranza dello staff medico è di riaverlo a disposizione per la successiva partita contro il Pisa.

Per Sarri è un quadro in chiaroscuro: da un lato, il sollievo per un infortunio meno grave del previsto per il suo capitano; dall’altro, l’incertezza sulla piena guarigione del suo regista, che ha scelto la via più lunga e rischiosa per provare a tornare in campo.

Milan, processo a Leao sui giornali: può fare davvero il centravanti?

Milan, processo a Leao sui giornali: può fare davvero il centravanti? Allegri vuole vincere la sua scommessa, ma le perplessità restano

Rafael Leão è finito nell’occhio del ciclone. La sua prestazione dello Stadium, caratterizzata da due clamorose occasioni fallite, ha riacceso il dibattito sul suo ruolo e sul suo inserimento nel Milan di Massimiliano Allegri. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato un video diventato virale, in cui si sente chiaramente il tecnico rivolgersi al portoghese prima del suo ingresso in campo con un avvertimento quasi profetico: «Rafa, non mi far inca..are». Quella frase ha anticipato una serata difficile, che ha dato il via a un vero e proprio processo mediatico da parte dei principali quotidiani sportivi.

L’insistenza di Allegri e l’analisi tattica

Secondo La Gazzetta dello Sport, il cuore del problema è la sua discussa posizione da centravanti. I numeri della sua partita contro la Juve sono impietosi: in 29 minuti ha toccato appena 7 palloni, senza mai servire un compagno. Nonostante ciò, Allegri non ha intenzione difare passi indietro. Il tecnico livornese è fermamente convinto che Leão possa eccellere in quel ruolo e ha già parlato con il giocatore, sottolineando la necessità di una crescita nei dettagli e nei movimenti senza palla. L’idea tattica andrà avanti, con Allegri che considera questa trasformazione una delle sue principali missioni.

Il peso dell’infortunio

A fornire una chiave di lettura diversa è Tuttosport, che collega le difficoltà attuali del portoghese al serio infortunio muscolare subito contro il Bari. Secondo il quotidiano torinese, quello stop ha di fatto azzerato tutto il lavoro estivo fatto per adattarlo al nuovo ruolo. L’errore collettivo, si legge, è stato pensare che potesse tornare immediatamente al top della forma. Rafa, invece, ha bisogno di tempo per ritrovare la condizione migliore dopo un problema fisico così serio. Certo, da lui ci si aspetta comunque più determinazione anche quando non è al 100%. Allegri lo sa, ha puntato su di lui e vuole vincere a tutti i costi la sua personale scommessa.

Il dilemma: sì o no al ruolo di punta?

Il Corriere dello Sport dedica due pagine al caso, mettendo in scena il grande dilemma tattico con due tesi opposte.

  • Perché sì: Leão potrà diventare un grande centravanti solo se riuscirà a compiere uno scatto mentale, trasformando l’approccio al calcio, che lui vive come un “divertimento”, in una fatale ossessione per il gol.
  • Perché no: Schierarlo al centro dell’attacco significherebbe privarlo della sua arma migliore, quello strappo devastante palla al piede partendo da sinistra. In quel ruolo, diventerebbe “il più falso dei falsi nueve”, un potenziale sprecato e snaturato.

La questione rimane aperta, con Leão al centro di un bivio cruciale per la sua carriera e per il futuro dell’attacco del Milan.

Juventus, Tudor e i dirigenti non si scoraggiano: David intoccabile davanti

Juventus, Tudor e i dirigenti non si scoraggiano: David intoccabile davanti. Il canadese ha deluso ma rappresenta un asset per il club

Nonostante due prestazioni da dimenticare contro Villarreal e Milan, macchiate da errori sotto porta che hanno sorpreso e deluso i tifosi, le gerarchie nell’attacco della Juventus restano blindate. Jonathan David non si tocca. Il centravanti canadese gode della piena e incondizionata fiducia di Igor Tudor, che ha pubblicamente difeso il suo giocatore, annunciandone di fatto la riconferma al centro del tridente bianconero. La logica del tecnico croato è chiara: prima viene David, poi tutti gli altri.

La scelta di Tudor non si basa sul recente rendimento, ma su una visione più profonda del ruolo dell’attaccante. «Ha sbagliato, è vero, ma a me i suoi movimenti sono piaciuti: David ha l’abilità di farsi trovare dove deve stare un attaccante in area di rigore», ha dichiarato l’allenatore nel post-partita di domenica, erigendo uno scudo protettivo attorno al suo numero nove. Questa filosofia è supportata anche dalla dirigenza della Continassa, consapevole del notevole investimento economico fatto sull’ex Lille. Deprezzare un asset così importante dopo poche partite negative non è un’opzione percorribile. A scriverlo è La Gazzetta dello Sport.

Chi paga il prezzo di questa stima incrollabile è soprattutto Dusan Vlahovic. L’attaccante serbo è costretto a inseguire, relegato a un ruolo di rincalzo mentre il suo futuro contrattuale (in scadenza) rimane un’incognita. La sua speranza è quella di sfruttare al massimo ogni occasione per dimostrare di meritare più spazio. Insieme a lui, anche Loïs Openda attende certezze tattiche per esprimere il suo potenziale. Per questo, Tudor sta valutando un cambio di modulo che possa favorire la convivenza tra due punte.

Tuttavia, il tecnico ha capito che questa non è la fase per esperimenti o per alimentare una “giostra” di attaccanti che rischierebbe solo di generare ulteriore confusione. La priorità ora è la stabilità. E allora, si va avanti così: Jonathan David resta il titolare indiscusso, il perno dell’attacco juventino. Per le alternative, almeno per il momento, ci sarà da attendere.

Bologna, Holm: «40 minuti di panico dal dentista, ma dice che così non avrò più infortuni»

Bologna, Holm: «40 minuti di panico dal dentista, ma dice che così non avrò più infortuni». Le dichiarazioni dell’esterno svedese

Nella costante ricerca della forma fisica perfetta, un calciatore è disposto a tutto, anche a percorrere strade decisamente fuori dal comune. È la storia di Emil Holm, terzino svedese del Bologna, la cui battaglia contro i ripetuti infortuni muscolari lo ha portato a sperimentare una soluzione tanto bizzarra quanto sorprendente: l’estrazione di un dente del giudizio per curare una lesione ai flessori della gamba. Una vicenda che unisce medicina sportiva e odontoiatria, evidenziando la disperazione di un atleta tormentato dai guai fisici.

Il 25enne ex giocatore di Spezia e Atalanta, stanco dei continui stop che ne hanno frenato il rendimento, ha raccontato la sua insolita esperienza alla stampa svedese, spiegando di essersi affidato a un parere medico che collega i problemi muscolari a tensioni presenti nella bocca. «Mi hanno tolto un dente del giudizio quando ho avuto lo stiramento. Il dottore mi ha detto che così non avrò più infortuni muscolari. Incrociamo le dita, speriamo funzioni». La logica dietro questa decisione, per quanto possa sembrare strana, è stata spiegata dallo stesso Holm, che ha riportato le parole del suo dentista: «Il dentista mi ha detto che avevo delle tensioni alla mascella che probabilmente si riflettevano sul resto del corpo – riporta Aftonbladet – Per questo voleva togliermi anche gli altri tre denti del giudizio. Vedremo se succederà… secondo lui così non avrò più infortuni».

La determinazione a risolvere i suoi problemi ha spinto Holm a superare anche una delle sue più grandi paure personali, quella per il dentista, trasformando la seduta in una vera e propria prova di coraggio. «Odio andare dal dentista, è la cosa che temo di più. Siringhe, dentista, sangue… è tutto quello che non sopporto, e lì c’era tutto insieme. Sono stati 40 minuti di panico. Ma c’era la mia fidanzata accanto a me e mi ha sostenuto».

Questa pratica rientra nel campo della cosiddetta “odontoiatria posturale”, una teoria secondo cui squilibri, infezioni o tensioni a livello mandibolare possono avere ripercussioni sulle catene muscolari e cinetiche del resto del corpo. L’idea è che rimuovendo la causa della tensione (in questo caso, il dente), si possano risolvere problemi posturali o infiammazioni in altre zone, come schiena o gambe. Sebbene sia una teoria priva di solide prove scientifiche, ha evidentemente convinto Holm, disposto a tentare ogni via pur di tornare a giocare con continuità e mettersi finalmente alle spalle un periodo difficile.

Napoli, sensazioni negative per Lobotka e Politano: come vuole sostituirli Conte

Napoli, sensazioni negative per Lobotka e Politano: come vuole sostituirli Conte. Attesa oggi gli esami per entrambi

Ansia in casa Napoli. La sosta per le Nazionali, che doveva servire a ricaricare le energie, si apre invece con il fiato sospeso per le condizioni di due pedine fondamentali per Antonio Conte: Stanislav Lobotka e Matteo Politano. Entrambi usciti malconci dalla sfida contro il Genoa, oggi si sottoporranno ai decisivi esami strumentali che faranno luce sull’entità dei rispettivi infortuni e sui tempi di recupero.

La preoccupazione maggiore, come riporta il Corriere del Mezzogiorno, riguarda il centrocampista slovacco. Per Lobotka soprattutto le sensazioni non sono esaltanti e solo la diagnosi strumentale potrà fornire un quadro chiaro e definitivo. La certezza, per ora, è che sia lui che Politano non risponderanno alle convocazioni delle rispettive nazionali, un segnale che indica come la prudenza sia massima. Domani pomeriggio il Napoli riprenderà gli allenamenti a Castel Volturno, ma Conte sta già studiando le contromisure per non farsi trovare impreparato.

Le alternative, fortunatamente per il tecnico, non mancano. Per il ruolo di regista, il sostituto designato è Billy Gilmour, definito il suo erede naturale e già autore di un ottimo impatto contro il Genoa. Qualora l’assenza di Lobotka dovesse prolungarsi, il Corriere dello Sport ipotizza anche una soluzione tattica affascinante: l’impiego di Kevin De Bruyne in una posizione più bassa, un ruolo che il belga di fatto già interpreta durante la fase di costruzione. Per la fascia destra, orfana di Politano, le opzioni principali sono due: il brasiliano David Neres, sostituto di ruolo, oppure il jolly Eljif Elmas, giocatore polivalente che l’allenatore apprezza per la sua capacità di ricoprire più funzioni. Le prossime ore saranno decisive.

Calciomercato Inter: Marotta ha già chiamato l’agente di Akanji per dirgli che…

Calciomercato Inter: Marotta ha già chiamato l’agente di Akanji per dirgli che… Il centrale svizzero è in prestito con obbligo di riscatto condizionato

Un mese per prendersi l’Inter. La parabola di Manuel Akanji in nerazzurro è stata a dir poco folgorante. Arrivato in sordina, il difensore svizzero ha impiegato appena una manciata di partite per diventare un titolare fisso e, soprattutto, per conquistare l’intero mondo interista: dirigenza, allenatore e tifosi.

Come racconta Tuttosport, l’impatto dell’ex Borussia Dortmund è stato devastante. Merito di prestazioni impeccabili, in cui ha abbinato una leadership naturale a una notevole qualità nella costruzione del gioco dal basso. Qualità che hanno immediatamente rubato l’occhio e fatto dimenticare in fretta il suo predecessore, Benjamin Pavard. L’ambiente nerazzurro è già pazzo di lui, e la società ha deciso di agire di conseguenza.

Beppe Marotta e Piero Ausilio, infatti, hanno già comunicato all’entourage del giocatore la chiara volontà di trasformare il suo prestito in un acquisto a titolo definitivo, senza attendere che scattino le condizioni per l’obbligo. L’accordo iniziale prevedeva un riscatto automatico a 15 milioni in caso di scudetto, ma l’Inter ha deciso di non aspettare.

La permanenza di Akanji è ormai solo una formalità. Per lui è già pronto un contratto fino al 2028 da 4,5 milioni di euro a stagione. Una mossa decisa, che testimonia quanto il club creda nel centrale elvetico, considerato un pilastro per il presente e per il futuro. E in un incastro di mercato ideale, la spesa per il suo acquisto potrebbe essere interamente finanziata dalla cessione del suo predecessore, Pavard, al Marsiglia per una cifra analoga.

Capello: «Non capisco perché Tudor non faccia giocare Vlahovic»

Capello: «Non capisco perché Tudor non faccia giocare Vlahovic». Le parole dell’ex tecnico sull’attacco della Juventus e delle altre big

“Dimmi che attaccante hai e ti dirò chi sei”. Con la sua consueta lucidità, Fabio Capello analizza per La Gazzetta dello Sport i reparti offensivi delle big della Serie A, delineando gerarchie, problemi e potenzialità di chi lotta per il vertice.

NAPOLI

«Il Napoli in estate ha deciso di spendere e i risultati si vedono. L’investimento per un centravanti in più, Hojlund, è stato importante e quando rientrerà Lukaku gli azzurri ne avranno tre considerando anche Lucca, così da essere ben attrezzati per tutta la stagione. È una mossa particolarmente azzeccata perché in altre parti del campo ci sono giocatori di qualità che stanno incidendo meno dello scorso anno, come McTominay. È vero che la squadra di Conte finora non ha segnato tantissimo, ma resta davvero ben messa e Hojlund è un’aggiunta fondamentale perché conosce già l’Italia e non ha problemi di ambientamento: giocare a Napoli ti sottopone a una maggiore pressione rispetto all’Atalanta, però il danese è sembrato maturato grazie alla Premier League che gli ha fatto capire il suo vero valore. E ho notato anche una certa voglia di rivincita in lui dopo l’esperienza al Manchester United».

INTER

«A proposito di abbondanza, non si può non ammirare l’Inter. Anche la formazione di Chivu ha il doppio impegno di Champions League e campionato ed è ricca di opzioni là davanti. È estremamente positivo che la società abbia trovato delle alternative in attacco, una buona notizia sia per l’Inter che per il calcio italiano visto che oltre a Lautaro, Thuram e Bonny c’è anche Esposito: è giovane, ma ha già dimostrato di essere una punta completa che necessita solo di un po’ di pratica».

ROMA

«Non si può dire lo stesso della Roma, l’altra capolista a pari con il Napoli: segna un po’ con tutti i reparti, ma è carente a livello di attaccanti puri, il reparto non è completo. Gasperini sa chi schierare tra Dovbyk e Ferguson perché li vede in allenamento, ma Dovbyk mi pare troppo macchinoso: in area di rigore segna e ha un ottimo senso del goal, ma nella manovra fatica. Però sulla trequarti la Roma ha la qualità e la fantasia di Dybala e di Soulé, che aspetto di vedere con responsabilità importanti: sono loro che permettono ai centrocampisti di essere pericolosi e che consentono alla squadra di essere efficace su punizioni e calci d’angolo».

MILAN

«In Serie A però c’è anche chi non ha ancora trovato il centravanti, il Milan, anche se davanti Gimenez è funzionale per i movimenti di squadra e Allegri ha iniziato un tentativo di adattamento con Leao. Rafael sta dimostrando di avere la capacità di smarcarsi e di trovare spazi, ma ancora non è un attaccante da tanti goal. C’è meno abbondanza rispetto alla concorrenza, però Pulisic può giocare davvero dappertutto, tanto da sembrare perfetto anche nella posizione attuale nel 3-5-2: sa muoversi, ha qualità e velocità e va in verticale. Ho l’impressione che partire più centrale sia meglio per lui: diventa molto più pericoloso, se libero di muoversi».

JUVENTUS

«Nella Juventus il discorso è differente perché un bomber ce l’avrebbe pure, Vlahovic, ma Tudor lo tiene in panchina e non lo fa giocare. Non ne capisco il motivo, dato che David e Openda non stanno facendo sfracelli e, anzi, non riescono a esprimersi come ci si immaginava. Diamo loro ancora del tempo, però i bianconeri un centravanti sicuro ce l’avevano – Vlahovic –, ma forse è troppo sicuro e per questo non gioca. Chissà… E non sempre si possono ridurre le difficoltà delle punte bianconere a un problema di rifornimento di palloni, perché Conceiçao contro il Milan è riuscito quattro volte a scappare via all’avversario e a mettere il pallone in mezzo all’area: lì qualcuno doveva esserci. E infatti poi la sostituzione del portoghese mi ha sorpreso, essendo l’unico in grado di creare pericoli in attacco».

LE ALTRE

«Se poi nella Serie A dei centravanti l’Atalanta avrebbe un bell’attacco che tra infortuni e capricci ancora non si è ammirato al completo, la Fiorentina resta di Kean, che può essere di nuovo il trascinatore della Viola: lo vedo maturato e assicura grande voglia e volontà, caratteristiche che lo rendono importante anche per la Nazionale. Occhio, infine, a Castro del Bologna: ha lampi molto, molto interessanti».

Italia, Gattuso studia le mosse tra Estonia e Israele: serve un nuovo ‘equilibratore’

Italia, Gattuso studia le mosse tra Estonia e Israele: serve un nuovo ‘equilibratore’ per sopperire all’infortunio di Matteo Politano

Un’assenza che pesa come un macigno e che costringe il CT, Gennaro Gattuso, a ridisegnare la sua Italia. L’infortunio di Matteo Politano non è solo un problema per il Napoli, ma una tegola pesantissima per la Nazionale, che perde il suo uomo d’equilibrio, l’ “ala tornante” fondamentale per la stabilità del nuovo, offensivo assetto tattico.

In vista del doppio, cruciale impegno di qualificazione mondiale contro Estonia e Israele, Gattuso deve ora studiare una nuova mossa. L’arrivo di Spinazzola in sostituzione del napoletano ha alimentato l’ipotesi di un passaggio al 3-5-2, ma è una soluzione che non convince il CT. Lo stesso Gattuso, infatti, aveva recentemente chiarito la sua filosofia. «Dopo cinque minuti alla lavagna, i giocatori lo capiscono subito», aveva detto, ammettendo di non “sentire” sua la difesa a cinque e preferendo un sistema a quattro, più flessibile in fase di costruzione.

Scartato, almeno in partenza, il 3-5-2, si aprono diverse strade per sostituire Politano nel 4-1-3-2 di partenza. La soluzione più diretta e conservativa sarebbe l’inserimento di Andrea Cambiaso, un giocatore dalle caratteristiche simili per disciplina tattica e capacità di copertura. A scriverlo è La Gazzetta dello Sport.

Un’alternativa più creativa vedrebbe lo spostamento di Sandro Tonali sulla fascia destra, con l’inserimento a sinistra di un nuovo elemento: le opzioni vanno dalla spinta di Udogie o del rientrante Spinazzola, fino a un incursore come Frattesi in un ruolo “alla Perrotta”. Infine, c’è l’ipotesi più offensiva: schierare un attaccante puro come Giacomo Raspadori per aumentare il peso offensivo. È probabile che Gattuso possa sperimentare questa soluzione più audace contro la meno temibile Estonia, per poi tornare a un assetto più equilibrato nella sfida decisiva di Udine contro Israele.

Matic, bordate alla Roma: «Mi hanno mancato di rispetto. Quella promessa non è stata mantenuta»

Matic, bordate alla Roma: «Mi hanno mancato di rispetto. Quella promessa non è stata mantenuta». Le parole dell’attuale centrocampista del Sassuolo

Un addio che ha fatto discutere e che, a distanza di anni, brucia ancora. Nemanja Matić, oggi centrocampista del Sassuolo, è tornato a parlare della sua esperienza alla Roma e della sua controversa partenza in un’intervista esclusiva e senza filtri a Sky Sport. Il serbo ha raccontato la sua verità, lanciando una frecciata neanche troppo velata all’allora direttore sportivo Tiago Pinto, pur senza mai nominarlo.

Matić ha svelato come il suo arrivo nella Capitale, fortemente voluto da Mourinho, fosse legato a un patto ben preciso, che però non è stato rispettato. «Quando ho scelto la Roma e sono andato via dal Manchester United ho accettato un contratto di un anno anche se avevo altre squadre – ammette – quando è arrivata la proposta, non ero intenzionato ad accettare perché mi avevano proposto solo un anno di contratto. Poi ho parlato con Mourinho, e alla fine ho scelto la Roma per lui e per i tifosi. Mi hanno detto che a gennaio avremmo firmato il prolungamento, ma a quel punto non si è visto nessuno».

Quella promessa non mantenuta ha minato la fiducia del giocatore, che si è sentito costantemente sotto esame, spingendolo a decidere di lasciare il club a fine stagione. «Secondo il mio punto di vista, alla Roma ho giocato bene – sottolinea Matic – mi era stato detto che avrei avuto un rinnovo automatico se avessi giocato almeno il 50% delle partite, ma non erano quelli gli accordi presi l’estate precedente. Mi sentivo continuamente in prova, sotto esame. Meritavo rispetto. A quel punto, ho parlato con la società dicendo che avrei dato il massimo fino alla fine della stagione, ma che a fine campionato le strade si sarebbero separate. Non ero io il problema, ma le persone che mi avevano promesso delle cose che non hanno mantenuto. Mi è mancata la stabilità, anche se non mi è mancato l’amore dei tifosi che mi hanno rispettato più della società. Prima di oggi non ne avevo mai voluto parlare, ma a tre anni di distanza posso dirlo anche perché i dirigenti che c’erano allora non ci sono più. Non voglio dire che sono stati scorretti, ma ritengo che avrei meritato maggior rispetto».

Parole dure, che raccontano di una ferita mai del tutto rimarginata. Ironia della sorte, dopo aver lasciato Roma in cerca di “stabilità”, Matić ha cambiato tre squadre in due anni: Rennes, Lione e ora Sassuolo. Un percorso nomade, alla continua ricerca di un progetto e di quel rispetto che, a suo dire, nella Capitale gli era venuto a mancare.

Le prime pagine sportive nazionali – 7 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Sampdoria, Flachi: «Pafundi? Deve costruirsi esperienza, ma se uno come Mancini lo identifica come futuro del calcio…»

Sampdoria, parla l’ex Flachi: «Pafundi? Deve costruirsi esperienza, ma se Mancini lo identifica come futuro del calcio…». Le dichiarazioni

Dopo il netto 4-1 inflitto al Pescara di Vivarini, la Sampdoria ha finalmente conquistato la sua prima vittoria in campionato. Un successo che rappresenta una ventata di ottimismo per l’ambiente blucerchiato, reduce da un avvio di stagione complicato, tra contestazioni della tifoseria, pareggi amari e sconfitte pesanti. La vittoria contro il Delfino ha riportato entusiasmo e fiducia nello spogliatoio, offrendo alla squadra l’occasione di voltare pagina. Ora l’obiettivo è dare continuità ai risultati, trasformando questo exploit in un punto di svolta per il prosieguo della stagione. Le parole di Francesco Flachi su Telenord:

ANALISI MATCH – «Secondo me ci sono state delle situazioni in campo, giocando con due trequartisti, che hanno portato imprevedibilità anche nell’uno contro uno e questo ha giovato alla squadra, le ha dato sicurezza: quando porti palla davanti e hai giocatori che la sanno giocare, diventa tutto più facile, si respirava nell’aria. Il primo tempo è stato diverso rispetto ad altre partite: nonostante fossi andata sotto, c’è stata una reazione importante nel secondo tempo. In una situazione di classifica già compromessa non era scontato reagire così, ed è un segnale. Penso che questo sia il vestito giusto per esaltare le qualità di ogni singolo giocatore, perché quei due ragazzini davanti hanno qualità importanti. Le qualità ci sono, le abbiamo viste: Pafundi deve costruirsi esperienza, ma se uno come Roby (Mancini, ndr) lo identifica come futuro del calcio, meglio di lui non si può sapere, lo ha avuto in nazionale e lo ha seguito tanto. È un giocatore che in questo momento, con l’entusiasmo di una partita così, può essere determinante. Ha qualità simili a Cherubini ed è un giocatore che, quando sta bene, risalta anche loro, perché ti tiene la palla e ti dà la possibilità di fare gol o di far fare gol».

BARAK E PEDROLA – «Un’ulteriore alternativa potrebbe essere Barák: è un giocatore intelligente, con esperienza, nasce esterno d’attacco ma può fare bene anche in mezzo al campo; quando uno è bravo e intelligente si adatta a qualsiasi ruolo e può coprire qualche difficoltà in mancanza di giocatori. Ricordiamoci anche di Pedrola: purtroppo in certe situazioni non è facile fare affidamento su di lui, perché mentalmente e fisicamente può soffrire, ma quando le cose inizieranno ad andare meglio può dare una reazione diversa, sappiamo le qualità che ha e speriamo le possa tirare fuori, perché può essere determinante. Poi dipenderà da lui, e se a gennaio arriverà qualcosa che risolve un po’ la difesa e prende una punta, non c’è bisogno di stravolgere tanto. Il calcio è così, non si sa mai cosa può succedere».

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PSG, nuovo infortunio: si ferma Mayulu! Emergenza infortuni per Luis Enrique

PSG, si ferma anche Mayulu: l’infermeria si riempie e Luis Enrique è in piena emergenza. Le ultimissime

Piove sul bagnato in casa Paris Saint-Germain. Dopo i problemi fisici che hanno già colpito diversi giocatori chiave, un nuovo nome si aggiunge alla lista degli indisponibili: si tratta di Senny Mayulu, giovane trequartista francese classe 2006, considerato uno dei talenti più promettenti del vivaio parigino.

Il diciannovenne, autore di un avvio di stagione brillante con 11 presenze, 2 gol e 1 assist tra Ligue 1 e Champions League, ha riportato un problema muscolare alla coscia. L’infortunio lo costringerà a saltare gli impegni con la Nazionale francese Under 21, con cui era stato convocato dal commissario tecnico Thierry Henry per le qualificazioni all’Europeo 2027. Mayulu non prenderà quindi parte alle sfide contro le Isole Far Oer e l’Estonia, entrambe decisive per il cammino dei Bleuets.

Emergenza infortuni al PSG

Il tecnico Luis Enrique, ex allenatore di Roma, Barcellona e della Nazionale spagnola, deve fare i conti con un’infermeria sempre più affollata. Oltre a Mayulu, sono già indisponibili Ousmane Dembélé, esterno offensivo ex Barcellona, e Désiré Doué, giovane centrocampista francese arrivato in estate. A loro si è aggiunto anche Bradley Barcola, attaccante classe 2002, fermato da un problema fisico negli ultimi giorni.

La situazione rischia di complicare la gestione delle prossime settimane, con il PSG atteso da impegni cruciali sia in campionato che in Champions League. La speranza dello staff medico è di recuperare Mayulu in tempo per la sfida di Ligue 1 contro lo Strasburgo, in programma il 17 ottobre.

L’infortunio di Mayulu rappresenta un duro colpo per il PSG, che vede crescere l’elenco degli indisponibili in un momento delicato della stagione. Luis Enrique dovrà trovare soluzioni alternative per mantenere alto il livello competitivo, mentre i tifosi sperano in un rapido recupero del giovane talento francese.

Calciomercato Juve: Tonali resta il grande sogno bianconero, le ultimissime notizie

Calciomercato Juve, summit Tonali-agente a Milano: il sogno bianconero torna a infiammarsi, le ultime

Il ritorno in Italia di Sandro Tonali, centrocampista classe 2000 del Newcastle United, in occasione degli impegni con la Nazionale, ha riacceso le voci di mercato che lo legano alla Juventus. L’ex regista del Milan, oggi punto fermo dei Magpies, ha incontrato a Milano il suo agente Beppe Riso per discutere del proprio futuro, alimentando le speranze dei tifosi bianconeri.

Convocato dal commissario tecnico Gennaro Gattuso, ex bandiera del Milan e oggi alla guida dell’Italia nelle qualificazioni ai Mondiali, Tonali ha approfittato della parentesi azzurra per un summit con il suo procuratore. Un incontro che, secondo quanto riportato da GOAL, aveva come obiettivo quello di fare il punto sulla carriera del centrocampista, da tempo nel mirino della Juventus.

Tonali e la Juventus: un interesse mai sopito

Non è un mistero che la Vecchia Signora segua Tonali da anni. Già ai tempi della dirigenza guidata da Cristiano Giuntoli, il suo nome era in cima alla lista dei desideri per rinforzare la mediana. La Juventus considera il giocatore uno dei profili ideali per dare qualità e solidità al centrocampo, e non ha mai smesso di monitorarne la situazione.

Il muro del Newcastle

La scorsa estate, però, la trattativa non è mai decollata. Due i motivi principali: le richieste economiche altissime del Newcastle e la ferma volontà del club inglese di non privarsi del suo leader tecnico. Tonali, infatti, è considerato un titolare inamovibile e rappresenta la spina dorsale della squadra allenata da Eddie Howe. La sua centralità nel progetto dei Magpies è testimoniata dalle numerose presenze da titolare in questo avvio di stagione.

La Juve non si arrende

Nonostante il muro alzato dagli inglesi, la Juventus non ha intenzione di mollare la presa. Secondo GOAL, il nome di Tonali “resta centrale” nei piani della dirigenza bianconera, che continua a monitorare con attenzione la sua situazione contrattuale e sportiva in Premier League. L’obiettivo è quello di cogliere l’occasione giusta per tentare l’assalto e riportare in Serie A uno dei centrocampisti più talentuosi e completi del panorama europeo.

Leroy Sané, tensione all’Oktoberfest: lite con un tifoso del Bayern Monaco

Oktoberfest, scintille tra Leroy Sané e un tifoso del Bayern: insulti e spintoni nel cuore di Monaco. Le ultime

Un episodio spiacevole ha visto protagonista Leroy Sané, attaccante tedesco classe 1996, oggi in forza al Galatasaray ed ex stella del Bayern Monaco e del Manchester City, durante l’Oktoberfest di Monaco di Baviera. La celebre festa della birra, solitamente sinonimo di convivialità e tradizione, è stata teatro di una breve ma accesa colluttazione che ha coinvolto il calciatore e un tifoso bavarese.

L’episodio al tendone del vino

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, l’incidente si è verificato nella tarda serata di domenica, poco dopo le 23:00, all’interno di un affollato tendone del vino. Sané, 29 anni, sarebbe stato provocato da un gruppo di tifosi del Bayern Monaco, che lo avrebbero insultato con cori offensivi indirizzati non solo a lui, ma anche al Galatasaray, club turco in cui milita dal luglio scorso. Tra le frasi urlate, anche un pesante “Scheiss-Gala!”, traducibile come “merda Galatasaray”.

La reazione del giocatore

Gli insulti ripetuti hanno esasperato l’ex esterno offensivo del Bayern, che ha deciso di affrontare uno dei presenti. Ne è nato un diverbio che, in pochi istanti, è degenerato in spintoni e contatti fisici. L’intervento immediato della sicurezza ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente, separando i due protagonisti della lite.

Le parole di Sané

Il calciatore, che in carriera ha vinto la Premier League con il Manchester City e la Bundesliga con il Bayern Monaco, ha voluto chiarire l’accaduto attraverso dichiarazioni rilasciate alla stampa tedesca: “Sono stato provocato e insultato personalmente per un lungo periodo all’interno del tendone. Anche il mio club, il Galatasaray, è stato preso di mira. In quell’atmosfera tesa sono stato spintonato e ne è scaturita una breve colluttazione. Avrei dovuto mantenere la calma e lasciar correre: è una lezione che mi porto a casa”.

Un episodio che fa discutere

L’accaduto ha inevitabilmente sollevato polemiche in Germania, dove Sané resta un volto noto nonostante il trasferimento in Turchia. L’episodio mette in luce ancora una volta come la rivalità calcistica possa sfociare in comportamenti eccessivi, anche in contesti estranei allo sport.

Esposito, l’agente svela il retroscena: il duello di mercato tra Cagliari e Parma e la scelta definitiva

Dal sogno Inter alla sfida di calciomercato: il racconto dell’agente di Esposito tra Cagliari e Parma

Mario Giuffredi, procuratore di Sebastiano Esposito, ha svelato i retroscena del passaggio dell’ex attaccante dell’Inter al Cagliari. Intervenuto al Palermo Football Meeting, l’agente ha raccontato che la trattativa è iniziata già a giugno e ha visto Parma e Cagliari contendersi il giocatore fino all’ultimo istante, in una vera e propria corsa a due per assicurarsene le prestazioni.

L’agente Giuffredi ha svelato che la decisione finale è stata influenzata dalle volontà del calciatore.

PAROLE – «Seba voleva andare fortemente al Cagliari, e noi l’abbiamo accontentato. Se la scelta non è condivisa, il giocatore va dove dico io, non dove dice lui. Così come l’allenatore che sceglie la formazione, se il presidente glielo impone», ha spiegato Giuffredi, rivelando che in questo caso la decisione è stata presa senza conflitti.

Calciomercato Napoli, spunta il retroscena: Anguissa tra Arabia e Sunderland, ma Conte ha detto no

Calciomercato Napoli: Anguissa nel mirino di Arabia e Sunderland, ma Conte lo considera incedibile

Durante l’ultima sessione estiva di calciomercato, André-Frank Zambo Anguissa, centrocampista camerunese classe 1995 e pilastro del centrocampo del Napoli, è stato al centro di numerose voci e trattative. Nonostante l’interesse concreto di club stranieri, il giocatore è rimasto in azzurro grazie alla ferma volontà del nuovo allenatore Antonio Conte, tecnico salentino noto per il suo approccio tattico rigoroso e per la capacità di valorizzare i centrocampisti fisici e dinamici.

Le offerte dall’estero

Secondo quanto riportato dall’esperto di mercato Fabrizio Romano, due sono state le piste più calde per Anguissa.

  • Arabia Saudita: diversi club della Saudi Pro League avevano sondato il terreno tra maggio e giugno, pronti a mettere sul piatto un ingaggio importante per convincere il centrocampista a lasciare la Serie A.
  • Sunderland: il club inglese, recentemente tornato in Premier League, ha presentato un progetto ambizioso e ricco di investimenti. Nonostante non partecipi alle coppe europee, la società britannica ha cercato di attrarre giocatori di livello internazionale, arrivando persino a convincere Granit Xhaka, ex centrocampista dell’Arsenal e protagonista al Bayer Leverkusen, a sposare la causa biancorossa.

La scelta del Napoli e il ruolo di Conte

Il Napoli, campione d’Italia nella stagione 2024/25, ha deciso di blindare Anguissa, considerato un elemento imprescindibile per equilibrio e fisicità. La sua capacità di recuperare palloni, unita alla progressione palla al piede, lo rendono un profilo unico nel panorama europeo.

Determinante è stato il parere di Antonio Conte, che ha espresso con decisione la volontà di trattenere il giocatore. L’allenatore ha fatto capire alla dirigenza che Anguissa sarebbe stato centrale nel suo progetto tecnico, influenzando così in maniera decisiva le strategie di mercato del club.

Il retroscena conferma quanto Anguissa sia ormai un punto fermo del Napoli. Nonostante le sirene estere e le offerte economicamente allettanti, la società partenopea ha scelto di puntare sulla continuità, affidandosi al giudizio di Conte e alla professionalità del centrocampista camerunese. Una decisione che rafforza l’identità della squadra e che potrebbe rivelarsi fondamentale per affrontare al meglio le sfide della nuova stagione di Serie A.

Kalulu Juventus, notte da protagonista per il difensore contro il Milan. La statistica

Kalulu Juventus: il difensore francese domina allo Stadium: numeri da leader e prestazione totale contro la sua ex squadra

Nella serata degli ex, la luce più intensa è stata la sua. Contro il Milan, la squadra che lo ha lanciato nel grande calcio, Pierre Kalulu ha firmato una prestazione da incorniciare, confermandosi uno dei punti fermi della Juventus di Igor Tudor.

Il francese ha giocato una gara di altissimo livello, certificata dal 7.1 in pagella, ma i numeri raccontano molto più di un voto: 4 passaggi chiave, cifra da trequartista più che da difensore, che hanno acceso le migliori occasioni bianconere in una partita bloccata.

I numeri di una partita totale

  • 63 palloni toccati, con la naturalezza di un regista aggiunto.
  • 2 cross riusciti su 4 tentati, a testimonianza di una spinta costante.
  • 1 conclusione verso la porta, segnale della sua intraprendenza.
  • 14 palloni persi, il prezzo inevitabile di chi non si limita al compitino ma cerca sempre di creare superiorità.

Kalulu non è più soltanto un difensore affidabile: è diventato un costruttore di gioco moderno, capace di unire solidità e qualità tecnica.

Il profilo che la Juve cercava

La Juventus lo ha voluto proprio per questo: un calciatore in grado di difendere con aggressività, ma anche di dare il via all’azione e ribaltare il fronte con personalità. Contro il Milan, Kalulu ha mostrato l’intero repertorio, confermando la bontà dell’investimento fatto dalla dirigenza bianconera.

La sua partita da ex è stata molto più di una semplice rivincita: è stata la consacrazione definitiva di un giocatore che oggi rappresenta un pilastro insostituibile della nuova Juve.

Cagliari in ansia per Mina: stop a Udine e accertamenti in corso, il comunicato

Il difensore colombiano uscito al 20′ contro l’Udinese: il Cagliari ha diffuso il report medico, monitoraggio nei prossimi giorni

Il Cagliari torna dalla trasferta di Udine con un punto in tasca (1-1 nella 6ª giornata di Serie A 2025/26), ma anche con una notizia poco confortante. Al Bluenergy Stadium, infatti, la gara è stata condizionata dall’uscita anticipata di Yerry Mina, costretto a lasciare il campo al 20′ del primo tempo per un problema fisico.

Il comunicato del club

Nella giornata odierna, la società rossoblù ha diffuso il report medico ufficiale: il difensore colombiano, che fino al momento dell’infortunio aveva dato solidità al reparto arretrato, sarà sottoposto a monitoraggio costante nei prossimi giorni. Lo staff medico valuterà l’evoluzione del problema, con la speranza di rivederlo presto a disposizione di Pisacane.

REPORT MEDICO – «Nella giornata odierna Yerry Mina, uscito dal campo al 20’ di Udinese-Cagliari, è stato sottoposto ad accertamenti strumentali che hanno evidenziato una distrazione di basso grado al soleo del polpaccio destro.

Il calciatore, liberato dalla Federazione colombiana dagli impegni con la Nazionale, inizierà nell’Isola le terapie per recuperare dall’infortunio: le sue condizioni verranno monitorate dallo staff medico del Club».

Camarda Milan, svelati tutti i dettagli dell’accordo con il Lecce: le ultimissime

Camarda Milan, i rossoneri lo mandano al Lecce: prestito con riscatto e controriscatto. Tutti i dettagli dell’operazione

Il calciomercato non smette mai di sorprendere, soprattutto quando si parla di giovani talenti. L’ultima operazione che sta facendo discutere riguarda Francesco Camarda, classe 2008 e gioiello del settore giovanile del Milan, pronto a vivere una nuova avventura con la maglia del Lecce.

Secondo quanto riportato da Matteo Moretto, l’accordo tra i due club si è chiuso con una formula studiata nei dettagli: prestito con diritto di riscatto e controriscatto. Una soluzione che tutela entrambe le società e, soprattutto, il futuro del ragazzo.

I dettagli dell’operazione

  • Prestito annuale: Camarda giocherà in giallorosso per una stagione, con il Lecce che si farà carico dell’intero stipendio.
  • Diritto di riscatto: al termine dell’annata, i salentini potranno acquistarlo a titolo definitivo per 3 milioni di euro.
  • Controriscatto del Milan: i rossoneri manterranno il controllo sul proprio talento, potendo riportarlo a Milano per una cifra leggermente inferiore ai 4 milioni (circa 800mila euro in più rispetto al riscatto).

Questa clausola evidenzia la strategia del Milan: permettere al ragazzo di crescere in un contesto competitivo come la Serie A, senza però rinunciare alla possibilità di reintegrarlo in futuro, una volta maturato e pronto per la prima squadra.

Una scelta che conviene a tutti

Il Lecce, da sempre attento alla valorizzazione dei giovani, si assicura un talento di prospettiva assoluta, mentre il Milan garantisce al proprio gioiello un percorso di crescita lontano dalle pressioni di San Siro.

L’operazione rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra un club di vertice e una realtà di provincia: il talento cresce, il giocatore si forma, e le società tutelano i propri interessi.

Bologna Pisa: al Dall’Ara torna Calafiori, tifoso speciale sugli spalti

Bologna travolgente contro il Pisa: presente anche Riccardo Calafiori al Dall’Ara. Tutti i dettagli sulla visita speciale

Il Bologna torna a sorridere davanti al proprio pubblico con una vittoria netta e convincente. Nella sesta giornata di Serie A, i rossoblù hanno travolto il Pisa con un perentorio 4-0 allo stadio Renato Dall’Ara, confermando la crescita della squadra guidata da Vincenzo Italiano, tecnico noto per il suo calcio propositivo e offensivo.

Un ospite d’eccezione: Riccardo Calafiori

Sugli spalti del Dall’Ara non è passata inosservata la presenza di Riccardo Calafiori, difensore classe 2002 oggi in forza all’Arsenal. L’ex Bologna, protagonista della storica qualificazione in Champions League sotto la guida di Thiago Motta nella scorsa stagione, ha approfittato di un breve rientro in Italia per salutare i suoi ex compagni.

Reduce dalla vittoria in Premier League con i Gunners contro il West Ham, Calafiori ha fatto tappa a Bologna prima di raggiungere Coverciano per rispondere alla convocazione del commissario tecnico Gennaro Gattuso, ex centrocampista e oggi allenatore della Nazionale italiana.

Il difensore ha seguito con attenzione la gara dalla tribuna e, al termine del match, è sceso negli spogliatoi per abbracciare i vecchi compagni di squadra, ricevendo l’affetto del pubblico che non ha dimenticato il suo contributo.

Depay bloccato in Brasile: derubato del passaporto, ritarderà l’arrivo in Olanda

Depay bloccato in Brasile: derubato del passaporto, ritarderà l’arrivo in Olanda. Ecco cosa è successo e le parole di Koeman

Un imprevisto inatteso ha colpito Memphis Depay, attaccante olandese classe 1994, oggi in forza al Corinthians in Brasile. L’ex giocatore di Manchester United, Olympique Lione e Barcellona, nonché miglior marcatore della storia della Nazionale olandese con 52 reti, è stato derubato del passaporto e non ha potuto imbarcarsi sul volo che lo avrebbe riportato in Europa.

Il calciatore, convocato dal commissario tecnico Ronald Koeman – ex difensore del Barcellona e oggi allenatore della nazionale dei Paesi Bassi – avrebbe dovuto raggiungere il ritiro degli Oranje domenica sera. Tuttavia, a causa del furto, il suo arrivo in Olanda sarà posticipato. La notizia è stata confermata dalla Federcalcio olandese (KNVB), che ha spiegato come Depay si unirà al gruppo solo in un secondo momento.

Le parole di Koeman

Koeman non ha nascosto il dispiacere per l’accaduto: “È un peccato, soprattutto per Memphis, ma anche per noi. Naturalmente vogliamo iniziare la preparazione internazionale con la squadra al completo. D’altra parte, ci sono circostanze che non possiamo controllare. Speriamo che possa raggiungerci al più presto”.

Wesley Roma, giallorossi in ansia dopo il ko con la Fiorentina: salta il Brasile e nella sfida contro l’Inter…

Wesley Roma, giallorossi in ansia dopo l’infortunio con la Fiorentina di Pioli: salta il Brasile e nella sfida contro l’Inter di Chivu

La Roma deve fare i conti con l’infortunio di Wesley, che non prenderà parte alle due amichevoli del Brasile contro Corea del Sud e Giappone previste durante la sosta internazionale. Il centrocampista giallorosso, ex Flamengo, ha riportato un problema fisico nella sfida contro la Fiorentina e sarà costretto a rinunciare alla chiamata in nazionale.

Al suo posto, il commissario tecnico Carlo Ancelotti ha deciso di convocare Paulo Henrique, terzino destro del Vasco da Gama, che avrà così l’occasione di mettersi in mostra con la Seleção.

Per la Roma, il recupero di Wesley diventa una priorità assoluta in vista del big match del 18 ottobre contro l’Inter all’Olimpico. La sua presenza sarà fondamentale per le ambizioni giallorosse, e lo staff medico seguirà con grande attenzione l’evoluzione delle sue condizioni nelle prossime settimane.

Fiorentina, un giocatore finito sul banco degli imputati dopo la sconfitta contro la Roma. Ecco chi


Fiorentina, Carnasciali punta il dito: «Serve di più da tutti, Gudmundsson irriconoscibile»

La situazione della Fiorentina continua a preoccupare tifosi e addetti ai lavori. Dopo un avvio di stagione altalenante, le prestazioni della squadra viola stanno generando sempre più dubbi, soprattutto in merito al rendimento di alcuni singoli che sembrano lontani parenti dei giocatori ammirati altrove. A farsi portavoce del malcontento è Daniele Carnasciali, ex difensore della Fiorentina, che ha analizzato il momento del club con parole molto chiare.

Secondo Carnasciali, uno dei problemi più evidenti riguarda Gudmundsson, finora ben al di sotto delle aspettative. Il talento offensivo che tanto aveva impressionato con la maglia del Genoa non sta riuscendo a replicare le sue prestazioni in viola: «È irriconoscibile rispetto a quello visto a Genova. Sembra statico, spento, quasi fuori dal gioco», ha dichiarato. Un giudizio netto che riflette un malessere più ampio che attraversa la rosa allenata da Vincenzo Italiano.

Il problema, però, non è solo individuale. Per Carnasciali, il rendimento complessivo della Fiorentina risente anche di scelte poco convincenti a livello dirigenziale e tecnico. «Tanti giocatori sembrano non trovarsi a loro agio nel sistema di gioco. Ma non può essere sempre colpa dell’allenatore. Servirebbe un dirigente forte, uno che conosce bene il calcio e che sappia gestire situazioni complesse», ha aggiunto, lanciando un chiaro messaggio alla società.

Il momento complicato che vive la Fiorentina non è frutto del caso. Le difficoltà sono evidenti e secondo l’ex difensore serve maggiore personalità in campo e fuori. Carnasciali non nasconde la sua delusione: «Contro il Milan sarà durissima, ma la squadra ha le potenzialità per uscire da questo momento. Serve però più fame, più convinzione, più determinazione. Non possiamo continuare a vedere una squadra spenta».

Guardando avanti, Carnasciali invita tutto l’ambiente viola a una reazione immediata. Il campionato è ancora lungo, ma la Fiorentina ha bisogno di ritrovare certezze, gioco e soprattutto risultati. «Ogni partita è una possibilità di riscatto. Ma servono risposte concrete, non solo parole».

Il clima in casa Fiorentina resta teso. Toccherà ora a Italiano e ai suoi uomini rispondere alle critiche e dimostrare che questa squadra ha ancora margini di crescita. La pazienza dei tifosi, però, non sarà infinita.

Calciomercato Inter, Kessié potrebbe ritornare di moda? Ecco le ultime novità


Calciomercato Inter: il nome di Kessié torna in auge? La situazione attuale

Il centrocampista ivoriano Franck Kessié, classe 1996, è tornato a far parlare di sé nel panorama del calciomercato Inter. Dopo aver militato nell’Al‑Ahli in Arabia Saudita, qualche rumor indica che il suo futuro potrebbe essere di nuovo in Serie A, con l’Inter tra le possibili destinazioni.

Nel passato recente Kessié è già stato accostato al club nerazzurro, ma senza che nascessero trattative concrete. Oggi, invece, la sua situazione appare in evoluzione: pare infatti che il rinnovo con l’Al‑Ahli sia in stand‑by, il che aprirebbe spiragli di mercato per il giocatore, soprattutto per squadre italiane che conoscono bene le sue qualità tecniche e atletiche.

L’Inter starebbe osservando con interesse. In un reparto di centrocampo dove forza fisica, dinamismo e capacità di inserirsi in fase offensiva sono doti importanti, Kessié potrebbe rappresentare un profilo utile. Il fatto che abbia già esperienza in Italia con Milan e Atalanta lo mette in una posizione privilegiata rispetto ad altri. Tra gli aspetti che rendono appetibile il suo ingresso nell’orbita nerazzurra ci sono la familiarità con il campionato e la possibilità di inserirsi rapidamente nei meccanismi tattici.

Secondo fonti di calciomercato, la valutazione del giocatore non sarebbe al momento eccessiva, soprattutto se si considera la possibilità di prenderlo a parametro zero, qualora il contratto con l’Al‑Ahli non venga rinnovato. Questa situazione lo rende un’opzione più concreta, conveniente per club che vogliono rinforzare il proprio centrocampo senza sforare con gli ingaggi.

L’Inter dovrebbe però muoversi ponderando bene non solo la componente tecnica, ma anche quella economica e gestionale del progetto. Kessié percepisce già cifre importanti e qualsiasi trattativa richiederebbe un bilanciamento tra le richieste del calciatore e la sostenibilità del contratto per il club. Inoltre, bisognerà valutare come il suo ingresso influirebbe sugli equilibri già esistenti nella rosa nerazzurra.

C’è da considerare anche la concorrenza: altri club italiani avrebbero manifestato interesse per Kessié, vedendo in lui un profilo in grado di dare sia equilibrio che intensità nella zona mediana. Ma per l’Inter, che desidera tornare a essere protagonista in Italia e in Europa, il suo acquisto sarebbe soprattutto un segnale forte di ambizione.

Se verranno presentate le condizioni ideali — giocatore motivato, contratto accettabile, progetto che lo valorizzi — il nome di Kessié potrebbe tornare nel calciomercato dell’Inter come una pista concreta. Restano da valutare i tempi, le richieste economiche e la volontà del giocatore di tornare in Italia.

Francia, Deschamps sicuro: «Quel giocatore deve stare tranquillo! Sono convinto di una cosa»


Francia, Deschamps difende Mateta: «Deve restare naturale e segnare»

Il commissario tecnico della Francia, Didier Deschamps, è intervenuto in conferenza stampa per commentare la possibile convocazione di Jean‑Philippe Mateta per i prossimi impegni internazionali di novembre. Nonostante la forte concorrenza in attacco e alcune assenze forzate, il tecnico ha posto l’accento sul fatto che Mateta debba continuare a fare ciò che sa fare meglio: segnare gol con naturalezza e convinzione.

Deschamps ha spiegato che Mateta, classe 1997, è un attaccante con caratteristiche precise e consolidate: «Deve fare quello che sa fare, nel modo più naturale possibile. È un attaccante centrale con caratteristiche specifiche; è abituato a segnare gol con il suo club o con la nazionale olimpica». In questo senso, l’allenatore francese ha chiarito che la chiamata in Nazionale non arriva per caso, ma perché Mateta ha mostrato qualità che meritano fiducia.

Il tecnico ha contestualizzato la sua scelta anche in funzione delle defezioni che affliggono il reparto offensivo della Francia. Tra queste, l’assenza importante di Marcus Thuram, attaccante dell’Inter, che si è fermato per un infortunio muscolare. Questa indisponibilità pesa non poco, perché riduce le alternative e spinge Deschamps a guardare con più attenzione profili come quello di Mateta. Tuttavia, il CT ha sottolineato che, pur con le mancanze, la rosa francese è ben fornita: «Ci sono alcuni assenti, ma non posso lamentarmi perché ho tanti giocatori che possono stare in una rosa di 23. Se sono tutti in forma, le scelte sono più difficili.»

Deschamps ha insistito sull’importanza del contributo mentale ed emotivo che ogni convocato deve portare: entusiasmo, impegno e personalità non solo durante le partite, ma anche negli allenamenti. È proprio la capacità di vivere la maglia francese con intensità che può fare la differenza in una competizione così serrata. Il messaggio è stato chiaro: anche i profili meno affermati devono dimostrare di meritare il posto sul campo.

La convocazione di Mateta viene dunque interpretata come un’opportunità per dare continuità e freschezza al reparto offensivo della Francia. Deschamps sembra voler premiare chi ha lavorato con pazienza, chi ha costruito la propria carriera con sacrificio e chi ora si trova davanti a un’occasione che non va spredata. In un contesto di forte competitività, ogni scelta pesa, ma il CT pare voler mantenere un atteggiamento equilibrato, senza cedere alla pressione mediatica o alle critiche.

Nel complesso, l’intervento di Deschamps rimarca un principio: nella Francia, il talento non è sufficiente da solo. Serve rigore nel quotidiano, continuità e il coraggio di restare se stessi, anche quando la scena è grande e le aspettative elevate.

Infortunio Milinkovic-Savic, il portiere del Napoli sconvocato dalla Serbia: condizioni e tempi di recupero

Infortunio Milinkovic-Savic, il portiere del Napoli sconvocato dalla Serbia: condizioni e tempi di recupero dell’estremo difensore

Una doccia fredda per la Nazionale serba, ma un sospiro di sollievo, seppur cauto, per il Napoli. Vanja Milinkovic-Savic ha ufficialmente lasciato il ritiro della Serbia a causa di un infortunio, facendo un rientro anticipato a Castel Volturno. La decisione è stata presa dal commissario tecnico Dragan Stojkovic, che ha dovuto rinunciare al suo portiere titolare per le imminenti e delicate sfide contro Albania e Andorra, valide per le qualificazioni ai Mondiali del 2026.

La diagnosi iniziale ha subito chiarito la natura del problema: il portiere azzurro ha accusato un fastidio alla schiena che lo ha costretto ad alzare bandiera bianca. Tuttavia, la notizia più significativa, emersa dalla comunicazione tra il Napoli e la Federazione serba (FSS), svela un retroscena importante. L’infortunio non è un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di un problema che il giocatore si trascinava da tempo. Milinkovic-Savic, infatti, ha dimostrato grande attaccamento alla maglia del Napoli giocando l’ultima partita contro il Genoa sotto iniezioni. Un gesto di grande professionalità che gli ha permesso di essere in campo, ma che ha inevitabilmente presentato il conto, rendendo impossibile proseguire senza un adeguato periodo di stop.

Questo spiega la necessità del riposo forzato. Il Napoli, anticipando i tempi, ha prontamente informato la Federazione serba che il suo tesserato avrà bisogno di circa dieci giorni di recupero per smaltire completamente il problema. Se da un lato la Serbia perde una pedina fondamentale, dall’altro il club partenopeo può tirare un sospiro di sollievo: non si tratta di un infortunio grave. L’obiettivo è recuperare al 100% uno dei nuovi protagonisti della stagione azzurra, garantendo che possa tornare tra i pali alla ripresa del campionato senza ulteriori rischi e nelle migliori condizioni possibili.

Lazio, Rovella sorprende: niente operazione, scelta la terapia conservativa

Lazio, Rovella sorprende: niente operazione, scelta la terapia conservativa per curare il problema di pubalgia che lo sta affliggendo

Una decisione ponderata, sofferta, che segna un punto di svolta per il presente e il futuro immediato del centrocampo della Lazio. Nicolò Rovella non si opera. Il metronomo biancoceleste, alle prese con una fastidiosa pubalgia che lo tormenta fin dall’inizio della stagione, ha sciolto le riserve scegliendo di non finire sotto i ferri. Dopo giorni di riflessioni e ulteriori consulti medici, il giocatore ha confermato la sua volontà di proseguire sulla strada della terapia conservativa, un percorso già intrapreso da un paio di settimane ma ora abbracciato come soluzione definitiva per superare il problema.

La scelta di Rovella rappresenta un bivio delicato. Da un lato, si evita un intervento chirurgico che avrebbe significato uno stop molto lungo, con tempi di recupero che lo avrebbero tenuto lontano dai campi per diversi mesi, chiudendo di fatto anzitempo la sua stagione. Dall’altro, la terapia conservativa è un percorso basato sulla pazienza e sul monitoraggio costante, un sentiero che non offre certezze assolute sulla risoluzione completa del problema e che espone al rischio di possibili ricadute. La speranza del giocatore e dello staff medico è che un programma mirato di fisioterapia, riposo e rinforzo muscolare possa risolvere l’infiammazione e restituire il centrocampista a Maurizio Sarri nel minor tempo possibile.

Il momento clou che ha portato a questa riflessione è stato il derby contro la Roma, quando Rovella fu costretto ad alzare bandiera bianca e a lasciare il campo già nel primo tempo, rendendo palese la serietà di un infortunio non più gestibile. Quell’uscita dolorosa ha dato il via al nuovo protocollo riabilitativo. Ora, con la decisione ufficiale, per la Lazio si apre una fase di attesa e speranza, con il tecnico Sarri che dovrà continuare a fare a meno del cuore pulsante del suo gioco, nell’auspicio che la scommessa conservativa di Rovella si riveli vincente.

Thiago Motta contattato da un club: ma lui non è convinto

Thiago Motta contattato da un club: ma lui non è convinto. L’ex allenatore della Juventus vorrebbe aspettare il progetto giusto

Panchina rovente nel Principato. La dirigenza del Monaco sta seriamente valutando l’esonero del tecnico Adi Hütter e, secondo le ultime indiscrezioni, si sarebbe già mossa concretamente per trovare un sostituto. Dopo un avvio di stagione al di sotto delle aspettative, l’avventura dell’allenatore austriaco, arrivato nel 2023, sembra essere giunta al capolinea.

Come riportato dall’esperto di mercato Fabrizio Romano, il primo nome sulla lista del club monegasco era quello di Thiago Motta. I dirigenti avrebbero contattato l’ex allenatore di Bologna e Juventus per sondare la sua disponibilità a prendere in mano la squadra. La risposta del tecnico italo-brasiliano, tuttavia, è stata un secco e immediato no.

Alla base del rifiuto di Motta ci sarebbe una duplice motivazione. In primo luogo, la volontà di non avere fretta e di scegliere con estrema cura il suo prossimo progetto tecnico, dopo aver chiuso la sua ultima, difficile parentesi sulla panchina della Juventus. L’esperienza a Torino ha lasciato il segno e l’allenatore non intende tuffarsi in una nuova avventura senza le dovute garanzie e una piena convinzione.

In secondo luogo, Motta è determinato a prendersi il giusto tempo per studiare e aggiornarsi, in attesa della chiamata giusta da un club che sposi in pieno la sua filosofia di calcio. Il suo “no” rappresenta un primo, importante intoppo per i piani del Monaco, che ora dovrà virare su altri profili per la successione di Hütter. Per il tecnico austriaco, il rifiuto di Motta potrebbe significare qualche giorno in più di tempo, ma il suo destino appare ormai segnato. La caccia al nuovo allenatore nel Principato è ufficialmente aperta.

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