Pagina 618 – Calcio News 24

Roma, novità molto importanti per quanto riguarda le condizioni di questi giocatori

Roma, le novità durante la sosta: infortunio per Wesley e undici giocatori via con le nazionali

La sosta per le nazionali sta portando qualche novità significativa in casa Roma, che si prepara a tornare in campo nella prossima giornata di campionato con un impegno delicato contro l’Inter. I giallorossi approfittano della pausa per lavorare a Trigoria, ma devono fare i conti con numerose assenze e qualche infortunio di troppo.

Come riportato dal quotidiano Il Tempo, il giovane esterno Wesley non prenderà parte agli impegni con la Nazionale brasiliana a causa di un infortunio rimediato nell’ultima sfida di campionato contro la Fiorentina. Fortunatamente, gli esami strumentali a cui è stato sottoposto hanno escluso lesioni gravi, ma il giocatore della Roma dovrà comunque fermarsi nei prossimi giorni per recuperare completamente, rinunciando così alla convocazione internazionale.

L’assenza di Wesley non è l’unica nota rilevante per José Mourinho, che in questi giorni dovrà fare a meno di ben undici giocatori partiti con le rispettive selezioni. Un numero importante che condizionerà il lavoro tattico settimanale, in vista della difficile trasferta contro l’Inter.

Domani a Trigoria riprenderanno ufficialmente gli allenamenti, ma il gruppo sarà fortemente ridotto. I primi a rientrare saranno Tsimikas e Ziolkowski, entrambi impegnati fino al 12 ottobre. Subito dopo toccherà a Koné e Dovbyk, che chiuderanno i propri impegni il 13. La maggior parte dei nazionali giallorossi, però, farà ritorno soltanto dopo il 14 ottobre: tra questi ci sono nomi pesanti come Mancini, Cristante, Pisilli, N’Dicka, Celik, El Aynaoui e Ferguson.

Nonostante le tante assenze, dalla Roma arrivano anche buone notizie sul fronte infortuni: Bailey, out da oltre due mesi, è pronto a tornare in gruppo. Il suo rientro rappresenta un’opzione importante per la Roma, che ha bisogno di rotazioni affidabili in vista di un calendario fittissimo tra Serie A ed Europa League. Se tutto procederà come previsto, Bailey potrebbe essere a disposizione già per la sfida contro i nerazzurri.

In sintesi, la Roma vive una sosta ricca di riflessioni e valutazioni, tra nazionali in partenza, infortuni da gestire e preparazione in vista di un ciclo impegnativo. Mourinho dovrà lavorare con un gruppo ridotto, sperando di ritrovare al più presto tutti gli effettivi per affrontare al meglio il prossimo mese.

Serie A, chi sono i giocatori italiani più costosi? Ecco la classifica aggiornata

Giocatori italiani più costosi: ecco la classifica aggiornata 2025. La situazione attuale

Chi sono i giocatori italiani più costosi del momento? L’ultimo aggiornamento del portale specializzato Transfermarkt ha stilato la nuova classifica dei calciatori italiani con il valore di mercato più elevato. Un dato che tiene conto di prestazioni, età, campionato di appartenenza e potenziale di crescita. In vetta alla lista c’è un difensore dell’Inter che ha ormai raggiunto l’élite del calcio europeo.

A dominare la classifica dei giocatori italiani più costosi è Alessandro Bastoni, centrale dell’Inter, il cui valore ha raggiunto gli 80 milioni di euro. Subito dietro di lui, al secondo posto, c’è un altro nerazzurro: Nicolò Barella, stimato 65 milioni. Completa il podio Sandro Tonali, oggi in forza al Newcastle, con 60 milioni di valutazione.

Appena fuori dalla top 3 troviamo tre calciatori appaiati a 50 milioni: Federico Dimarco (Inter), Moise Kean (Fiorentina) e Alessandro Buongiorno (Napoli). Il settimo posto è occupato da Mateo Retegui, attualmente in Arabia Saudita con l’Al-Qadsiah, valutato 45 milioni di euro.

Tra i portieri spiccano Gianluigi Donnarumma (Manchester City) e Guglielmo Vicario (Tottenham), entrambi considerati tra i migliori nel loro ruolo e con un valore di mercato rispettivamente di 40 e 32 milioni.

A metà classifica troviamo anche giocatori in crescita come Riccardo Calafiori (Arsenal), Davide Frattesi (Inter), Andrea Cambiaso (Juventus) e Giorgio Scalvini (Atalanta), tutti intorno ai 35 milioni di euro.

Molti dei giocatori italiani più costosi militano in Serie A, ma ben sette di loro giocano all’estero, a conferma della crescente esportazione del talento azzurro. La Premier League si conferma una delle destinazioni preferite, ma anche la Liga e, sorprendentemente, il campionato saudita, iniziano ad attirare i big italiani.

Tra i giovani in rampa di lancio ci sono anche Lorenzo Lucca, Francesco Pio Esposito, Nicolò Rovella (Lazio) e Manuel Locatelli, tutti valutati intorno ai 30 milioni. Un dato che testimonia il buon livello del vivaio italiano e il crescente interesse dei club europei per i talenti nostrani.

La classifica dei giocatori italiani più costosi è in continua evoluzione, ma una cosa è certa: il valore del calcio italiano, almeno sul piano individuale, continua a crescere.

Calciomercato Serie A, quali sono i giocatori che hanno aumentato il loro valore?

Calciomercato Serie A: i giocatori che hanno aumentato di più il loro valore

L’ultimo aggiornamento di Transfermarkt ha portato una ventata di novità nel panorama del Calciomercato Serie A. Diversi calciatori del nostro campionato hanno visto crescere in modo significativo il loro valore di mercato rispetto all’inizio della stagione 2025/26. Una crescita che non solo premia il rendimento individuale, ma che incide anche sulle strategie delle società in vista delle prossime sessioni di mercato.

Il protagonista assoluto è Kenan Yildiz, attaccante della Juventus, che guida la classifica dei calciatori più cresciuti in termini di valore. Il suo cartellino è passato da 50 a 75 milioni di euro, con un incremento di 25 milioni che lo rende il nome più caldo del Calciomercato Serie A.

Alle sue spalle, sorprendono due talenti del Como: Nico Paz e Jesus Rodriguez, che hanno visto il loro valore salire rispettivamente di 20 milioni di euro (da 35 a 55 per il primo, da 10 a 30 per il secondo). Due operazioni che confermano la bontà del progetto lombardo e l’attenzione crescente su squadre medio-piccole che sanno valorizzare i propri gioielli.

Tra i protagonisti in crescita anche Christian Pulisic del Milan, passato da 50 a 60 milioni, e Scott McTominay del Napoli, che ha raggiunto quota 50 milioni partendo da 40. A pari merito, altri nomi noti come Moise Kean (Fiorentina), Manu Koné (Roma) e Rasmus Højlund (Napoli), tutti con un incremento di 10 milioni.

Da segnalare anche la crescita di Honest Ahanor (Atalanta), che ha triplicato il proprio valore: da 5 a 20 milioni di euro, guadagnando 15 milioni e attirando l’interesse di diversi club.

Più in basso nella classifica, ma comunque degni di nota, troviamo giocatori come Luis Henrique, Ardon Jashari, Denzel Dumfries e Mile Svilar, protagonisti silenziosi ma fondamentali per i rispettivi club.

Questi aggiornamenti rappresentano indicazioni preziose per il prossimo Calciomercato Serie A. Le società dovranno tenere conto delle nuove valutazioni se vorranno confermare o cedere i propri talenti. Il trend è chiaro: il valore dei giocatori in Serie A è in forte crescita, e il campionato italiano continua a rivelarsi una fucina di talento, visibilità e potenziale economico.

Fiorentina, ultimatum della Curva Fiesole a Commisso. Che cosa vogliono i tifosi per uscire dalla crisi

Ultimatum in casa Fiorentina della Curva Fiesole nei confronti di Rocco Commisso

La tensione è alle stelle in casa Fiorentina. Domenica, prima e dopo la partita contro la Roma, è andato in scena l’ennesimo e forse decisivo atto della contestazione della Curva Fiesole nei confronti del direttore sportivo Daniele Pradè. Il tifo organizzato viola ha distribuito una fanzine contenente un messaggio inequivocabile rivolto direttamente al presidente Rocco Commisso: «Vogliamo Pradè fuori dalla Fiorentina». Il testo, dal tono perentorio, è stato poi ampiamente ricondiviso anche sui social della curva, amplificando il suo impatto.

La tensione cresce. Non si tratta certo del primo scontro tra la parte più calda del tifo e il dirigente romano. Già la scorsa stagione, Pradè era finito nel mirino della contestazione nel comunicato di fine anno della Curva, con la solita richiesta, rimasta inascoltata, di lasciare il proprio incarico. La persistenza di questa richiesta sottolinea un malcontento radicato e profondo che non accenna a diminuire.

La scelta di Commisso. Nonostante le sei partite senza vittorie in Serie A e il quartultimo posto in campionato, Commisso ha scelto di dare ancora piena fiducia sia a Stefano Pioli in panchina che a Pradè in società, confermando in blocco la sua squadra dirigenziale e tecnica. Una decisione che, seppur attesa vista l’ingente somma spesa nel mercato estivo, alimenta le perplessità. Il presidente viola, del resto, ha dimostrato negli anni di essere molto legato ai suoi uomini, prendendo difficilmente decisioni drastiche in tal senso, ma la pazienza dei tifosi sembra essere giunta al limite.

L’ultimo avvertimento della Fiesole. Adesso, però, la situazione impone risultati. Altrimenti, il rischio di uno scontro totale con la tifoseria viola è dietro l’angolo, e le parole del comunicato della Fiesole non lasciano spazio a interpretazioni:

«Con la chiarezza che ci contraddistingue comunichiamo che questa sarà L’ULTIMA volta che la Curva Fiesole tratterà questo argomento in queste modalità. A buon intenditore poche parole!». Un vero e proprio ultimatum.

Il rischio di coinvolgere Commisso. La speranza di tutti è che la Fiorentina riesca a riprendersi il prima possibile e che le acque possano calmarsi. In caso contrario, la contestazione della parte calda del tifo viola potrebbe riguardare, per la prima volta e con una veemenza ben diversa, anche il presidente Commisso, che finora ha lasciato ancora inascoltata la richiesta della curva. Per il bene della squadra e per scongiurare una frattura insanabile tra club e tifoseria, questo scenario, si augurano tutti, non dovrebbe mai accadere.

Infortunio Lobotka, problemi per il centrocampista del Napoli. I tempi di recupero

Infortunio Lobotka: il centrocampista lascia la Slovacchia e torna a Napoli, out 3-4 settimane

Brutte notizie per il Napoli e per Stanislav Lobotka. Il centrocampista slovacco ha lasciato il ritiro della sua Nazionale dopo aver riportato un infortunio nel match contro il Genoa, disputato domenica 5 ottobre. A confermare la notizia è stata direttamente la Federcalcio slovacca, che ha pubblicato un aggiornamento ufficiale sulle condizioni del regista azzurro.

L’infortunio di Lobotka è di natura muscolare e riguarda l’adduttore. Il giocatore si è sottoposto a ulteriori esami nella giornata di lunedì 6 ottobre, ma i risultati non hanno dato l’esito sperato. Come riportato dal comunicato: “Lobotka si è sottoposto ad ulteriori accertamenti nel pomeriggio di lunedì. I risultati non sono stati soddisfacenti: è stato confermato un infortunio muscolare all’adduttore”.

A seguito della diagnosi, il giocatore ha lasciato il ritiro della Nazionale e ha fatto immediato rientro a Napoli, dove sarà sottoposto ad altri controlli da parte dello staff medico partenopeo. Secondo le prime valutazioni, lo stiramento muscolare accusato da Lobotka potrebbe tenerlo lontano dal campo per circa 3-4 settimane, costringendolo così a saltare le prossime partite di campionato e potenzialmente anche gli impegni europei.

Un duro colpo per Antonio Conte, che ha costruito buona parte del nuovo centrocampo del Napoli proprio attorno alla solidità e alla regia di Lobotka. Il suo infortunio complica i piani tattici dell’allenatore, che ora dovrà trovare delle alternative valide in mezzo al campo in vista di un calendario fitto di impegni tra Serie A e Champions League.

Non solo l’infortunio di Lobotka agita l’infermeria azzurra: anche Matteo Politano è finito ai box dopo il match contro il Genoa. L’esterno offensivo ha rinunciato alla convocazione in Nazionale, in attesa di una diagnosi più precisa sulle sue condizioni fisiche. Anche in questo caso, lo staff medico del Napoli valuterà nei prossimi giorni l’entità del problema.

Il Napoli dunque perde due pedine fondamentali nello stesso momento. L’evoluzione dell’infortunio di Lobotka sarà monitorata giorno dopo giorno, con l’obiettivo di rivederlo in campo il prima possibile, ma senza forzare i tempi di recupero.

Torino Napoli, Baroni al lavoro: si punta al recupero di tre granata dall’infortunio

Torino Napoli si avvicina, Marco Baroni al lavoro al Filadelfia verso la sfida di Serie A, obiettivo il recupero di tre granata infortunati. Il punto della situazione

Neanche il tempo di metabolizzare il pareggio (amaro per come maturato) contro la Lazio, che in casa Torino è già tempo di riprendere gli allenamenti al Filadelfia. Quest’oggi – dopo i due giorni di riposo concessi al rientro dalla trasferta di nella Capitale – agli ordini del tecnico Marco Baroni la squadra inizierà infatti la preparazione in vista del prossimo impegno di campionato. D’altronde, l’appuntamento in programma offerto dal calendario non è dei più agevoli: sabato 18 ottobre alle 18 in punto Giovanni Simeone e compagni affronteranno il Napoli di Antonio Conte tra le mura dello Stadio Olimpico Grande Torino. 

La ripresa dei lavori sarà – come prevedibile – caratterizzata da un gruppo ridotto, a causa delle numerose defezioni figlie degli impegni in Nazionale dei tesserati del club piemontese. Tuttavia, la sosta porterà in serbo anche la preziosa possibilità di recuperare alcuni elementi importanti fermi ai box per infortunio. Di chi si tratta? Ve lo diciamo subito. L’obiettivo primario dello staff medico è riportare in piena forma tre giocatori chiave: il difensore Ardian Ismajli e i due centrocampisti Ivan Ilic e Tino Anjorin.

Nello specifico, i primi due hanno dovuto rinunciare alle rispettive Nazionali (Albania e Serbia) proprio a causa degli infortuni. Ismajli si è fermato per un fastidio muscolare accusato contro il Parma e la volontà è proprio quella di preservarlo in previsione della sfida contro il Napoli. Anche Ilic, alle prese con un fastidio al polpaccio, resterà all’ombra della Mole per un periodo di stop precauzionale, con le sue condizioni che saranno rivalutate giorno dopo giorno.

Più incerta, ma non per questo meno cruciale, la situazione legata ad Anjorin. L’approdo a Torino del talento inglese è stato costernato da continui problemi fisici. Il classe 2001, ricordiamo, sta affrontando una fastidiosa fascite plantare e anche nel suo caso la pausa servirà per accelerare il programma di recupero. Sebbene il pieno rientro per la partita contro i partenopei resti in forte dubbio (saranno necessarie ulteriori analisi prima di un semaforo verde), mister Baroni spera di recuperare il proprio pupillo per sabato prossimo. Le indubbie qualità tecniche e le sue capacità rappresenterebbero difatti un’importante alternativa tattica per il tecnico, in un reparto, la mediana appunto, che raramente in queste prime apparizioni stagionali è riuscita a corredare l’impatto anelato alla manovra granata.

Verona, il record negativo preoccupa: nessuno in Europa crea così tanto e segna così poco! I numeri che condannano il lavoro di Paolo Zanetti

Verona, record negativo assai preoccupante per la squadra gialloblu. I numeri dicono questo

Segnare è la cosa più difficile del calcio, e nessun club in Serie A, e forse in Europa, lo sta dimostrando con la stessa drammaticità dell’Hellas Verona di Paolo Zanetti. UltimoUomo ha cercato di capire il perché di questa sterilità preoccupante.

Il Verona: numeri sconvolgenti. Non è un segreto che il Verona abbia il peggior attacco del campionato. La squadra di Zanetti ha segnato appena due gol in Serie A, come il Genoa, che però li ha realizzati entrambi su azione. Allargando lo sguardo alla Coppa Italia, il confronto diventa impietoso: mentre altre squadre producono gol, il Verona ne ha aggiunto solo uno contro Audace Cerignola e Venezia.

Ciò che rende l’esperienza Verona eccezionale è che questa sterilità è il prodotto di uno sforzo incommensurabile. Il loro unico gol su azione finora è frutto di 83 tiri totali; un dato che supera quello di Napoli e Milan, è sei volte quello della Roma e ben ventotto volte quello del Bologna. Se includiamo il rigore, parliamo di 41,5 tiri per ogni gol.

Un primato negativo unico in Europa. Persino allargando lo sguardo ai cinque principali campionati europei, è impossibile trovare una squadra che si avvicini all’inconcludenza del Verona. Mentre Oviedo, Angers, Wolverhampton ed Heidenheim realizzano un gol ogni 13-18 tiri, il Verona è su un altro pianeta. Solo nell’ultima partita contro il Sassuolo, la squadra di Zanetti ha tirato 17 volte, centrando la porta 9 volte, ma il gol non è arrivato, lasciando il tecnico «frustrato e allo stesso tempo spaesato». La sua ammissione è stata chiara: «Siamo stufi di non portare a casa quello che ci meritiamo… Veniamo da un periodo veramente strano e questo sicuramente ha inciso nella testa dei ragazzi».

Il “Klopp veneto”. Il motivo di tanta inconcludenza, nonostante un volume di tiri elevato, deriva in parte dall’approccio di Paolo Zanetti, ribattezzato da Ultimo Uomo “il Klopp veneto”. Le sue squadre puntano su un calcio di transizioni e ribaltamenti, cercando di arrivare al tiro il prima possibile. Il Verona è tra le squadre che più velocemente trasformano un possesso in un tiro, ricordando la regola dei sette secondi del gegenpressing tedesco.

Sono secondi solo al Como per tiri nati entro cinque secondi da un’azione difensiva nella metà campo avversaria e quarti per tiri su contropiede. Il Verona abbraccia un’idea di calcio quantitativa, puntando sulla quantità di occasioni più che sulla loro qualità, non a caso è tra le squadre che tirano di più da fuori area.

Orban e Giovane. Tuttavia, i dati degli Expected Goals (5.99) non sono così disastrosi come si potrebbe pensare, suggerendo che il problema non è solo la qualità delle posizioni di tiro. Solo nell’ultima partita contro il Sassuolo, Orban, Giovane e Serdar hanno generato 12 dei 17 tiri totali con un misero 0,64 xG.

Contro la Roma, invece, 12 tiri e 1,61 xG (che portano a una vittoria nel 56% dei casi) si sono tradotti in soli tre tiri in porta e una traversa di Orban da meno di tre metri. La sfortuna e l’imprecisione sono un nodo gordiano. Orban e Giovane, pur con ottime qualità di tiro, tentano la conclusione anche da posizioni sconsigliabili. La loro frustrazione è sportivamente drammatica.

Arda Guler, che feeling con Xabi Alonso! Il talento turco domina la Liga e incanta il mondo. Le statistiche lo pongono al vertice in molte classifiche, il Real Madrid ha un nuovo campione

Arda Guler ha un grande feeling con Xabi Alonso. Una grande intesa per il Real Madrid

Arda Güler si è rapidamente affermato come la vera novità del Real Madrid di Xabi Alonso. Inizialmente, il tecnico lo aveva arretrato nella fase di costruzione del gioco, al fianco di Tchouaméni. Ora, però, lo ha “liberato”, avvicinandolo alla trequarti, una mossa che ha svelato la sua devastante capacità di incidere.

In entrambi i ruoli, l’ex talento del Fenerbahçe ha risposto con prestazioni super: nel Mondiale per Club ha registrato un gol e due assist, e la sua influenza, giocando più vicino all’area, si è moltiplicata. Questo inizio di stagione lo vede già protagonista con tre gol e quattro passaggi decisivi in appena 10 partite disputate. Marca ha proposto questa analisi sulla crescita del talento turco.

Güler, il “Diez” che migliora la squadra. «Xabi mi chiede di giocare come un ’10’, di entrare molto nel vivo del gioco, dirigere e migliorare la squadra», ha rivelato Arda. E i numeri gli danno ragione: secondo ‘Fbref’, Güler è il giocatore che genera più passaggi chiave (22) nella Liga e il settimo per numero di occasioni che si concludono con un tiro (36).

Xabi Alonso stesso, già a fine agosto, aveva intuito il potenziale del ragazzo: «Sta facendo passi avanti. Non solo per la sua qualità, che era manifesta e lo ha già dimostrato, ma per il suo modo di intendere la posizione. Il suo modo di dare stabilità, di controllare e di legare il gioco».

Un’intesa speciale con Mbappé. Güler ha sviluppato una chimica speciale con Mbappé. I due hanno “fabbricato” ben cinque dei 26 gol segnati dal Real Madrid in questa stagione. Arda ha servito l’ex PSG in quattro occasioni (nelle vittorie contro Oviedo, Levante e Kairat, e nella sconfitta contro l’Atlético), mentre Kylian ha assistito Güler nel trionfo contro la Real Sociedad.
Il miglior Under 21 al mondo in due categorie. Due recenti rapporti del ‘CIES Football Observatory’ indicano il turco come il miglior Under 21 al mondo in ben due categorie distinte.

Arda è l’Under 21 con la più alta percentuale di mantenimento del pallone “sotto alta pressione” (89%) tra le 50 Leghe analizzate dal CIES. Subito dietro di lui figurano Caleb Yirenkyi (Nordsjaelland; 87,5%) e Johan Moreno (Universidad Católica; 85,7%). A chiudere la ‘top 10’ ci sono nomi più noti come Warren Zaïre (PSG; 83,8%) o Victor Froholdt (Oporto; 83,2%).

La sua squisita gestione negli spazi stretti si riflette anche nel fatto che sia l’Under 21 che ha effettuato più passaggi per lasciare un compagno più vicino alla porta rispetto a qualsiasi avversario: 0,68 per 90 minuti di gioco. Lo seguono Johan Manzambi (Friburgo; 0,62) e Nikolaus Wurmbrand (Rapid Vienna; 0,57).

L’ex Fenerbahçe si è trasformato nella “chiave maestra” del Real Madrid di Xabi Alonso, capace di aprire qualsiasi porta. I sei gol e gli undici assist “prodotti” la scorsa stagione – il suo miglior record fino ad oggi – sono sulla buona strada per essere “carta straccia” di fronte ai numeri che sta mettendo a segno.

Andrea Carnevale: «La Roma sfiorerà lo scudetto, il Napoli ha un De Bruyne da Champions e Hojlund diventerà un grande bomber. Conte e Gasperini hanno un merito grande»

Andrea Carnevale si esprime così su quella che sarà la lotta Scudetto attuale. Il punto

SORPRESO DA NAPOLI E ROMA PRIME – «Sembra comodo dire di sì in questo momento, ma dal giorno in cui è stato annunciato Gasperini sulla panchina giallorossa ho pensato che stava per cambiare seriamente la geografia del calcio e a fianco del Napoli potesse starci la Roma. Non so fino a quando e fino a che punto, ma so che un allenatore del genere ti cambia la vita. E so per certo, invece, che Conte resisterà sino all’ultima giornata, come insegna il suo passato».

COSA SI ASPETTA ADESSO – «Che il Napoli si giochi lo scudetto con il Milan, che la Roma funga da quarto incomodo perché un po’ dietro le due sopracitate ci sta l’Inter. Gasperini mi piace come persona e come tecnico, è uno di quegli allenatori che costruiscono un calcio identitario, uguale a nessun altro. Lo dice l’Atalanta che ha vinto l’Europa League ed è stata protagonista a lungo in campionato, ma più in generale lo sottolinea la sua storia. E per adesso ha potuto incidere poco, ha solo bisogno di allenarli».

COSA STA DICENDO IL CAMPIONATO – «Che sta crescendo il livello, ovunque. Che anche lo spettacolo va migliorando, ci sono state partite che si sono lasciate guardare con interesse e con ammirazione. La classifica, come è naturale che sia, finirà per allungarsi ma c’è una zona definita mediana che può dar fastidio alle grandi».

NAPOLI E ROMA: LE DIFFERENZE – «Il Napoli è forte di suo, ha un suo Progetto che va avanti da quindici o forse vent’anni, ha aggiunto classe esagerata con De Bruyne. E poi ne ha altri, ovviamente: in partite sporche, emerge sempre un Anguissa che la sistema o un Hojlund che la decide. Stiamo parlando di calciatori che spostano l’equilibrio e non è un dettaglio, ma rendono totali le sofferenze a cui sei costretto. A Gasperini, per ora, mancano i gol degli attaccanti: però aspettate, perché con lui non c’è stato centravanti o seconda punta o centrocampista che non abbia sbalordito».

I CAMPIONI – .«Sono stordito da Modric e da De Bruyne, che rappresentano il calcio. Uomini con un’intelligenza superiore, che ti incantano anche mostrandosi solo l’idea che vorrebbero realizzare. La risolvono da soli, in certi momenti delicati. E poi posso aggiungerne anche un terzo, però: perché Rabiot è centrocampista acuto, fisico, tecnico. Un leader».

CHI FA LA DIFFERENZA – «In cui la differenza la possono fare gli allenatori. Il Milan è stato reso squadra vera da Allegri, che conosce i meccanismi tattici e psicologici su cui incidere. Il Napoli continua con Conte il suo gigantesco percorso e può fare il bis, se riesce a far combinare assieme la Champions con la lotta-scudetto. E Gasperini magari non riuscirà a restare lassù perché un po’ di tempo gli andrà concesso, ma creerà i presupposti affinché accada poi».

HOJLUND – «Gran bel giocatore, che sente la porta e la vede, la attacca cercando la profondità o aggredendola, sa stare tra le linee. Strano scelga la sua esperienza in Inghilterra, con il Manchester United, in cui ha reso meno di quanto la sua quotazione di mercato lasciava attendere. Però è capitato in un periodo in cui il Manchester United ha incontrato problemi che hanno potuto frenarlo. Lui ha le stimmate del bomber ma si deve completare e lo farà, ha l’età dalla sua e si è inserito con spregiudicatezza nel Napoli».

DE BRUYNE – È chiaro che il centravanti danese non può ancora essere decisivo come lo è De Bruyne, però in questo caso stiamo parlando di un giocatore di un altro livello, di uno di quei geni – lui e Modric – dinnanzi ai quali ti togli il cappello. Io Kevin me lo ricordo quando aveva 18 anni e giocava nel Genk, ce l’ho ancora davanti agli occhi, ti colpiva all’epoca per la naturalezza delle sue giocate e per la capacità di saper guidare i compagni nonostante la giovanissima età. Lui è nato campione, la sua carriera lo ha dimostrato ampiamente. E adesso, chiaramente, è ancora più bello da vedere. Anzi, bellissimo».

Il Birmigham dopo l’Everton: sta nascendo un nuovo stadio spaziale in Inghilterra. Ecco chi lo farà

Birmigham, un nuovo stadio sta nascendo dove sarà l’inizio di una nuova era inglese. Le ultime


Il Birmingham City di Tom Brady potrebbe presto avere un nuovo stadio, e a progettarlo potrebbe essere una delle menti più brillanti dell’architettura sportiva mondiale. Dan Meis, l’architetto americano acclamato per la progettazione del nuovo gioiello dell’Everton, l’Hill Dickinson Stadium sul Bramley-Moore Dock, ha messo gli occhi sul club delle West Midlands per il suo prossimo ambizioso progetto.

Il nuovo impianto dell’Everton, inaugurato questa stagione con una capacità di 52.769 posti, ha già conquistato i tifosi per il suo design elegante e l’atmosfera vibrante. Ora, secondo il Daily Mail, Meis sta concentrando la sua attenzione sui Blues, co-posseduti dalla leggenda della NFL Tom Brady e dal suo socio Tom Wagner.

62.000 Posti e un look “spaziale”. Il Birmingham, recentemente promosso in Championship e che non nasconde ambizioni di Premier League, sta pianificando un imponente “Sports Quarter” a Birmingham. Il fulcro di questo progetto sarà un nuovo stadio da 62.000 posti, accompagnato da un campus sportivo e strutture di allenamento all’avanguardia. Meis ha espresso il desiderio di collaborare con i suoi connazionali americani su questo progetto faraonico. Le prime bozze del nuovo stadio, dal look futuristico, sono già state paragonate a una “astronave”.

Meis, presente a una conferenza a Villa Park – lo stadio dei rivali del Birmingham – lunedì scorso, ha rivelato che la sua azienda, AECOM, è intenzionata a lavorare con Brady e la sua squadra sia per lo stadio che per il “Sports Quarter”. Interrogato sui progetti futuri, Meis ha risposto: «Ovviamente c’è il progetto dello stadio di Birmingham e siamo in corsa per quello». Non è un nome nuovo nel panorama sportivo: Meis ha già firmato opere di prestigio come lo Staples Center di Los Angeles, il TQL Stadium di Cincinnati ed è coinvolto nuovo stadio della Roma.

Obiettivo Premier League. Il progetto dello stadio e del “Sports Quarter” si stima possa costare fino a 3 miliardi di sterline, con una data target di completamento fissata per la stagione 2030-31. Parlando alla BBC dei piani, Wagner ha dichiarato: «Sarà uno stadio da 62.000 posti, ci sarà un’arena da 15-20.000 posti, ci sarà un campo dimostrativo per l’Academy e per la squadra femminile».

L’ascesa del Birmingham sotto la proprietà di Brady e Wagner è stata documentata nella serie Amazon Prime ‘Built in Birmingham: Brady and the Blues’. I proprietari hanno chiarito di voler un netto miglioramento rispetto all’attuale St Andrews, che ha una capacità di 29.409 posti. Nel 2023, la loro azienda Knighthead ha acquistato un sito di 48 acri a Bordesley, dove prima si trovava il Birmingham Wheels Raceway. Con il Birmingham attualmente 16° in Championship, dopo tre vittorie, tre pareggi e tre sconfitte in questa stagione, l’ambizione non manca.

BOCA JUNIORS IN ANSIA PER MIGUEL ÁNGEL RUSSO: L’ALLENATORE RICOVERATO CON PROGNOSI RISERVATA, SQUADRA E TIFOSI SI STRINGONO INTORNO A LUI

Boca Junior, ricoverato in ospedale Angel Russo. La situazione attale

L’Argentina e in particolare il mondo del Boca Juniors trattengono il fiato per le condizioni di salute di Miguel Ángel Russo. L’allenatore sessantanovenne, originario di Lanús e attuale guida tecnica degli Xeneizes, è ricoverato in ospedale con “prognosi riservata”, come comunicato ufficialmente dal club.

Russo, alla sua terza esperienza sulla prestigiosa panchina del Boca, è sottoposto a osservazione costante da parte del suo staff medico personale e dell’equipe sanitaria del club. Il comunicato diffuso dalla società recita: “Il Club Atlético Boca Juniors comunica che Miguel Ángel Russo è attualmente ricoverato a casa con prognosi riservata e riceve cure costanti dal suo staff medico e dallo staff medico del Club. Accompagniamo Miguel e la sua famiglia in questo momento”.

Un segnale tangibile di vicinanza è arrivato domenica sera, quando l’intera squadra ha dedicato all’allenatore la schiacciante vittoria per 5-0 in casa contro il Newell’s Old Boys. “Lo staff tecnico è in costante contatto con Miguel. È informato su tutte le decisioni del club: lo amiamo molto, vogliamo che si rimetta presto e gli auguriamo il meglio”, ha dichiarato l’assistente Claudio Úbeda, a conferma del forte legame umano e professionale che unisce il gruppo al suo condottiero.

Figura amatissima e rispettata nell’universo Boca, Russo ha già affrontato in passato delicate sfide legate alla sua salute, dimostrando ogni volta una straordinaria forza d’animo e non perdendo mai il contatto con la sua squadra e i suoi tifosi. Ora, in questo nuovo momento di apprensione, l’intero mondo xeneize si stringe con affetto intorno a lui e alla sua famiglia, con la speranza di vederlo presto di nuovo a bordo campo.

PSG Francia, è guerra fredda. Il caso Barcola accende nuovamente la polemica, club e federazione ai ferri corti

PSG Francia, è in corso una guerra fredda. Il caso Barcola accende nuovamente la polemica, club e federazione ai ferri corti. Le ultime

Cresce la tensione tra Paris Saint-Germain e la Nazionale francese, alimentata da una serie di infortuni che si accumulano e da una comunicazione sempre più tesa e velenosa tra le due parti. Una vera e propria “baruffa pubblica” è scoppiata ieri sul caso Barcola, riaccendendo le polemiche già esplose un mese fa per gli stop di Dembélé e Doué. In pratica, l’intero attacco parigino è finito in infermeria, e dietro ogni stop si celano accuse e sospetti che avvelenano i rapporti tra club e federazione.


Il “caso Barcola”. Ieri, al primo giorno di raduno dei Bleus, Bradley Barcola si è presentato al centro federale di Clairefontaine con il referto delle visite effettuate in mattinata, su richiesta del PSG, che avevano evidenziato una lesione alla coscia destra. L’obiettivo del club era chiaro: supportare la richiesta di non trattenere il giocatore in ritiro, in vista delle due gare di qualificazione al Mondiale. A metà pomeriggio, la Federcalcio ha liberato il giocatore, ma non senza una puntigliosa precisazione. Un comunicato, piuttosto raro nella forma, ha rilevato una “lesione cronica alla coscia destra emersa dopo la gara di Champions League del 17 settembre contro l’Atalanta”.


Questa puntualizzazione ha fatto infuriare il PSG, che in serata ha replicato con un proprio comunicato, dichiarando di “aver preso conoscenza con stupore” delle conclusioni federali sulla “lesione cronica”. Il club dell’emiro ha così lasciato intendere che l’infortunio di Barcola si sia manifestato invece durante l’ultima partita di campionato, domenica a Lilla, dove il giocatore è stato sostituito al 57′. A complicare il quadro, L’Équipe ha rivelato che Barcola era già in dubbio prima di scendere in campo, avendo avvertito dolori durante la settimana precedente.


Le Accuse del PSG. Il PSG, oltre a contestare la diagnosi di “lesione cronica”, lamenta anche la violazione del “segreto medico”, un’accusa pesante che va oltre la semplice gestione dell’infortunio. Ma dietro questo scambio di vedute tutt’altro che amichevole, c’è il problema irrisolto del mese scorso. All’epoca, sia Dembélé che Doué si infortunarono durante la partita con l’Ucraina, finendo entrambi in infermeria per più di un mese e mezzo. Questo privò il PSG di due terzi del suo attacco titolare proprio prima degli impegni cruciali di Champions League.

In quell’occasione, il club parigino invocò pubblicamente una migliore gestione e comunicazione sullo stato di salute dei giocatori. La Federcalcio replicò per iscritto, negando di fatto l’accusa sottintesa di aver assunto dei rischi con giocatori non in forma, scaricando sul PSG il prezzo di tali decisioni. Stavolta, il CT Didier Deschamps ha preferito non insistere con Barcola, liberandolo. Tuttavia, altri parigini come Chevalier e Lucas Hernandez rimangono in Nazionale, mantenendo viva la tensione e la paura di ulteriori infortuni che potrebbero aggravare la “guerra fredda” tra il club della capitale e la Federazione.

Italia, parla il ct Gattuso: «I ragazzi li ho visti molto meglio rispetto a un mese fa. Difesa a 3? Un allenatore deve fare tutto. Su Chiesa e Tresoldi…»

Italia, le dichiarazioni del ct azzurro Gattuso: «I ragazzi li ho visti molto meglio rispetto a un mese fa. Difesa a 3? Un allenatore deve…»

Il commissario tecnico della Nazionale, Gennaro Gattuso, dall’aula magna di Coverciano, presenta le prossime sfide di qualificazione ai Mondiali: l’11 ottobre contro l’Estonia e il 14 ottobre contro Israele. Gli Azzurri, radunatisi ieri sera al centro tecnico federale, occupano attualmente il secondo posto nel gruppo I. Le possibilità di insidiare la capolista Norvegia restano ridotte, complice anche una differenza reti nettamente favorevole alla formazione scandinava.

PAROLE – «Rispetto a settembre ci sono tante cose da correggere, non solo in difesa. I ragazzi li ho visti molto meglio rispetto a un mese fa. Difesa a 3? Un allenatore deve fare tutto, il mio ego deve essere messo da parte. Personalmente non mi piace, ma devo scegliere quello che è meglio per la squadra. Sto facendo spendere tanti soldi alla federazione per guardare più partite possibili in giro per l’Europa. Dispiace che qualcuno non sia stato chiamato ma la logica è sempre la stessa: se c’è qualcuno da premiare lo faremo».

CAMBI – «I sostituti di Politano e Zaccagni? Abbiamo preso queste scelte perché giocheremo due partite completamente diverse. Nella prima partita andremo in un modo e nell’altra in maniera differente. I giocatori che sono arrivati ci daranno una grossa mano. Ahanor e Tresoldi? Parliamo di loro da un po’, sono giocatori che potranno vestire questa maglia e ci stiamo lavorando. Vedremo cosa si può fare. Chiesa? Gli parlo tanto, sa cosa penso ma non è ancora al cento per cento, deve risolvere delle problematiche. Cambiaghi e Nicolussi? Il primo è bravo sia avanti che dietro, il secondo ha qualità come vertice basso, ero curioso di vederlo».

MILAN COMO – «Milan-Como in Australia? Per le cifre di cui si parla è giusto che le società prendo in considerazione queste proposte. È qualcosa di nuovo e positivo per il nostro calcio. Cambi? Noi dobbiamo solo pensare a fare il nostro e lavorare. Non c’è una bella aria all’esterno ma dobbiamo pensare al nostro. Playoff? Per andarci dobbiamo battere Israele. Prima pensiamo all’Estonia, poi vediamo per i cambi“».

ATTACCANTI – «Attaccanti? I numeri dicono che stanno facendo bene, anche a livello di buon umore. Poi vedremo atleticamente come va. Raspadori esterno all’Atletico? Anche io l’avevo usato in quella posizione. Per me le coppie esterne sono lui e Cambiaghi».

Andrea Carnevale: «La Roma sfiorerà lo scudetto, il Napoli ha un De Bruyne da Champions e Hojlund diventerà un grande bomber. Conte e Gasperini…»

Andrea Carnevale: «La Roma sfiorerà lo scudetto, il Napoli ha un De Bruyne da Champions. Conte e Gasperini…». Le parole

L’ex calciatore e osservatore dell’Udinese, Andrea Carnevale, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport: ecco le sue parole.

SORPRESO DA NAPOLI E ROMA PRIME – «Sembra comodo dire di sì in questo momento, ma dal giorno in cui è stato annunciato Gasperini sulla panchina giallorossa ho pensato che stava per cambiare seriamente la geografia del calcio e a fianco del Napoli potesse starci la Roma. Non so fino a quando e fino a che punto, ma so che un allenatore del genere ti cambia la vita. E so per certo, invece, che Conte resisterà sino all’ultima giornata, come insegna il suo passato».


COSA SI ASPETTA ADESSO – «Che il Napoli si giochi lo scudetto con il Milan, che la Roma funga da quarto incomodo perché un po’ dietro le due sopracitate ci sta l’Inter. Gasperini mi piace come persona e come tecnico, è uno di quegli allenatori che costruiscono un calcio identitario, uguale a nessun altro. Lo dice l’Atalanta che ha vinto l’Europa League ed è stata protagonista a lungo in campionato, ma più in generale lo sottolinea la sua storia. E per adesso ha potuto incidere poco, ha solo bisogno di allenarli».


COSA STA DICENDO IL CAMPIONATO – «Che sta crescendo il livello, ovunque. Che anche lo spettacolo va migliorando, ci sono state partite che si sono lasciate guardare con interesse e con ammirazione. La classifica, come è naturale che sia, finirà per allungarsi ma c’è una zona definita mediana che può dar fastidio alle grandi».


NAPOLI E ROMA: LE DIFFERENZE – «Il Napoli è forte di suo, ha un suo Progetto che va avanti da quindici o forse vent’anni, ha aggiunto classe esagerata con De Bruyne. E poi ne ha altri, ovviamente: in partite sporche, emerge sempre un Anguissa che la sistema o un Hojlund che la decide. Stiamo parlando di calciatori che spostano l’equilibrio e non è un dettaglio, ma rendono totali le sofferenze a cui sei costretto. A Gasperini, per ora, mancano i gol degli attaccanti: però aspettate, perché con lui non c’è stato centravanti o seconda punta o centrocampista che non abbia sbalordito».


I CAMPIONI – «Sono stordito da Modric e da De Bruyne, che rappresentano il calcio. Uomini con un’intelligenza superiore, che ti incantano anche mostrandosi solo l’idea che vorrebbero realizzare. La risolvono da soli, in certi momenti delicati. E poi posso aggiungerne anche un terzo, però: perché Rabiot è centrocampista acuto, fisico, tecnico. Un leader».


CHI FA LA DIFFERENZA – «In cui la differenza la possono fare gli allenatori. Il Milan è stato reso squadra vera da Allegri, che conosce i meccanismi tattici e psicologici su cui incidere. Il Napoli continua con Conte il suo gigantesco percorso e può fare il bis, se riesce a far combinare assieme la Champions con la lotta-scudetto. E Gasperini magari non riuscirà a restare lassù perché un po’ di tempo gli andrà concesso, ma creerà i presupposti affinché accada poi».


HOJLUND – «Gran bel giocatore, che sente la porta e la vede, la attacca cercando la profondità o aggredendola, sa stare tra le linee. Strano scelga la sua esperienza in Inghilterra, con il Manchester United, in cui ha reso meno di quanto la sua quotazione di mercato lasciava attendere. Però è capitato in un periodo in cui il Manchester United ha incontrato problemi che hanno potuto frenarlo. Lui ha le stimmate del bomber ma si deve completare e lo farà, ha l’età dalla sua e si è inserito con spregiudicatezza nel Napoli».


DE BRUYNE – È chiaro che il centravanti danese non può ancora essere decisivo come lo è De Bruyne, però in questo caso stiamo parlando di un giocatore di un altro livello, di uno di quei geni – lui e Modric – dinnanzi ai quali ti togli il cappello. Io Kevin me lo ricordo quando aveva 18 anni e giocava nel Genk, ce l’ho ancora davanti agli occhi, ti colpiva all’epoca per la naturalezza delle sue giocate e per la capacità di saper guidare i compagni nonostante la giovanissima età. Lui è nato campione, la sua carriera lo ha dimostrato ampiamente. E adesso, chiaramente, è ancora più bello da vedere. Anzi, bellissimo».

Sampdoria, Ricci torna nei piani di Donati? Ipotesi rilancio a centrocampo

Il tecnico della Sampdoria valuta il mediano come possibile punto di riferimento per dare equilibrio alla squadra nelle prossime sfide di Serie B

La Sampdoria si trova in un momento cruciale della stagione e la ricerca di un centrocampista capace di dare ordine e stabilità alla manovra è diventata una priorità assoluta per l’ex Milan Massimo Donati. Tra le soluzioni interne valutate dallo staff tecnico, prende corpo l’idea di rilanciare Matteo Ricci, giocatore che per caratteristiche potrebbe rappresentare l’uomo d’equilibrio tanto atteso nella mediana blucerchiata.

Secondo quanto riportato da Tuttosport, Ricci viene considerato il profilo ideale per agire da regista davanti alla difesa o da schermo protettivo, grazie alla sua capacità di recuperare palloni e di impostare con precisione. La sua esperienza e il suo temperamento potrebbero rivelarsi determinanti in un reparto che, in più di un’occasione, ha mostrato fragilità. Resta però un’incognita legata ai tempi: non è ancora chiaro quando il centrocampista potrà essere pienamente inserito in pianta stabile nella formazione titolare, e toccherà a lui dimostrare di meritare spazio nelle prossime sfide di Serie B.

La necessità di un punto di riferimento in mezzo al campo, tuttavia, è evidente. Per Donati avere un uomo d’ordine significherebbe poter gestire meglio i ritmi di gioco e limitare le iniziative avversarie. Se Ricci riuscisse a imporsi, diventerebbe una pedina preziosa per il progetto tattico doriano e un segnale incoraggiante per la società, che punta a valorizzare le risorse già presenti in rosa. Gli allenamenti a Bogliasco saranno decisivi per capire se il centrocampista potrà davvero diventare il fulcro del futuro della Sampdoria.

Inter, parla Marotta: «Ora dovremo procedere all’acquisizione del vecchio San Siro e delle aree limitrofe, poi il rogito. Calciomercato? Senza le plusvalenze…»

Inter, le dichiarazioni del presidente Marotta: «Ora dovremo procedere all’acquisizione del vecchio San Siro e delle aree limitrofe, poi…»

Dal prestigioso hotel Principi di Savoia di Milano, dove ha preso parte come ospite alla presentazione del libro Il calcio del futuro, tra intelligenza artificiale e azioni ecosostenibili di Stefano Boldrini, il presidente dell’Inter Beppe Marotta è tornato a soffermarsi sul tema del nuovo San Siro, condiviso con il Milan, cogliendo l’occasione per allargare lo sguardo a una riflessione più ampia sullo stato del calcio italiano

SUL NUOVO STADIO – «Oggi abbiamo conquistato un posizionamento importante: possiamo dire che possiamo costruire uno stadio nuovo, che deve rispondere alle esigenze di modernità, nel rispetto dei cittadini, di un senso civico, etico e di una sostenibilità ambientale. Di più non dico, siamo in una fase burocratica interlocutoria; ora dovremo procedere all’acquisizione del vecchio San Siro e delle aree limitrofe, a breve, nel mese di novembre, faremo il rogito. Poi servirà la fase progettuale nella quale dovrà esserci il rispetto dei criteri a cui facevo riferimento prima».

PREOCCUPANTE CHE UN 40ENNE COME MODRIC DETTI LEGGE NEL CALCIO ITALIANO? – «Preoccupante no, io vedo in Modric uno spot positivo per il calcio italiano. I nostri figli e nipoti si innamorano vedendo un giocatore del genere, magari vogliono ripetere le sue gesta in allenamento. La china del nostro calcio è in discesa, oggi il nostro campionato è di transizione, non è più l’Eldorado degli anni 2000, quando avevamo il miglior ranking ed eravamo molto competitivi. I club compravano i campioni giovani e li tenevano fino a fine carriera. Oggi arrivano nella fase calante. Noi oggi non siamo in grado di comprare un giocatore del Real Madrid, guardate Mastrantuono pagato 60 milioni di euro. Tutte le italiane spendono al massimo 30-35 milioni per un 2006. Il mercato è molto limitante. Detto questo, lo ripeto, la china è in discesa perché i grandi club della Serie A devono ricorrere allo strumento del player trading che prima non esisteva, delle plusvalenze. Oggi è uno strumento caratteristico del bilancio, senza le plusvalenze né Milan né Inter né Juventus riuscirebbero a presentare un bilancio adeguato Questo è la differenza tra l’Italia e l’Inghilterra. I diritti tv all’estero valgono quattro volte i nostri. L’aspetto economico non ci dà un potere competitivo».

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Juventus, David delude col Milan ma Tudor ha deciso: ecco chi sarà il nuovo numero 9

Nonostante la prova opaca contro il Milan, il tecnico della Juventus ha scelto di puntare con continuità sul canadese: definite le gerarchie

Una prestazione opaca, una serata da “vorrei ma non posso”, proprio nella sfida più attesa. La gara di Jonathan David contro il Milan è stata tra le note più stonate in casa Juventus. Eppure, questo passo falso non ha incrinato la fiducia che Igor Tudor ripone in lui. Anzi: la decisione sul suo futuro è già stata presa e va in direzione opposta a quanto visto in campo.

David-Juve: Tudor ha scelto il suo numero 9

Nonostante la prova anonima contro i rossoneri, la strategia bianconera non cambia. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, Tudor ha deciso di chiudere il “valzer” degli attaccanti: dopo la sosta per le nazionali, Jonathan David sarà il centravanti titolare della Juventus. Una scelta netta, che non si ferma alla singola prestazione ma guarda al lungo periodo.

David è considerato l’investimento principale per il futuro dell’attacco bianconero, un profilo ritenuto più adatto al gioco del tecnico rispetto a Vlahovic e Openda. Per questo, la parola d’ordine è continuità: solo così il canadese potrà esprimere tutto il suo potenziale.

La promozione di David, però, ha un effetto collaterale pesante: spinge Dusan Vlahovic sempre più vicino all’uscita. Con un ruolo ormai marginale nel progetto, la sua cessione a gennaio appare uno scenario concreto, per evitare di perderlo a parametro zero in estate.

Per David, dunque, la serata storta contro il Milan dovrà restare un semplice incidente di percorso. Tudor gli ha consegnato fiducia piena e incondizionata: ora tocca a lui dimostrare, con gol e prestazioni, di essere il vero numero 9 su cui costruire il futuro della Juventus.

Cagliari, adesso è ufficiale: rinnovo per Idrissi! Il calciatore ha firmato fino al 2030, la nota

Cagliari, ora è ufficiale: rinnovo di contratto per Riyad Idrissi! Il calciatore ha firmato fino al 2030, il comunicato del club

Con una nota ufficiale sul proprio sito, il Cagliari ha reso noto il prolungamento del contratto di Riyad Idrissi. Il giovane terzino, attualmente convocato con la Nazionale Under 21 per la sosta, ha siglato un nuovo accordo che lo legherà al club rossoblù fino al 2030. Ecco il comunicato:

COMUNICATO – «Il Cagliari Calcio è lieto di annunciare il rinnovo contrattuale di Riyad Idrissi che ha firmato un nuovo accordo con il Club sino al 30 giugno 2030. Laterale sinistro, classe 2005, Idrissi è cresciuto nel vivaio rossoblù dopo esservi approdato attraverso il percorso nell’Academy. Originario di Sadali, piccolo centro della Sardegna dove la sua famiglia di origine marocchina si stabilì prima della sua nascita, Idrissi è l’emblema del lavoro che il Cagliari sviluppa con i giovani del territorio lavorando sia sotto il profilo sportivo che sociale in tutta l’Isola, al fine di portare i propri talenti in prima squadra e ai massimi livelli internazionali.

A inizio settembre 2025 ha debuttato con la maglia dell’Italia Under 21 (in campo il 5 contro il Montenegro e il 9 contro la Macedonia) dopo avere totalizzato 7 presenze con l’Under 20 e 2 con l’Under 19.

Serietà e costante crescita hanno contraddistinto sin qui la sua giovane carriera, arrivato a indossare la fascia di capitano dell’Under 20 rossoblù (63 presenze, 4 gol e 7 assist) per poi vivere la prima stagione da professionista con la maglia del Modena, in Serie B: un’annata importante da 29 presenze e 1 gol all’attivo (il 6 ottobre 2024 a Catanzaro) in cui ha confermato le sue doti di corsa, personalità e tecnica col mancino sulla propria corsia di competenza.

L’estate 2025 è quella del ritorno in rossoblù per l’ambito salto in prima squadra. Il 16 agosto è il giorno dell’esordio da titolare nei Trentaduesimi di Finale di Coppa Italia contro la Virtus Entella, una settimana dopo ecco quello in Serie A nel finale di Cagliari-Fiorentina all’Unipol Domus. Forza, resistenza, dedizione e spinta costante sulla corsia, unite ad un amore viscerale per la propria Terra e per i colori che la rappresentano. Una maglia cucita addosso sin da bambino, da onorare ancora.

Complimenti per questo nuovo passo, Riyad. Avanti insieme verso il futuro!».

Lite Zazzaroni Vivano, il giornalista spegne il caso: «Chiarimento e scuse reciproche. Mi spiace per…»

Lite Zazzaroni Vivano, il giornalista sui social spegne il caso: «Chiarimento e scuse reciproche. Mi spiace per…»

Un affondo pungente, senza mai citare direttamente il destinatario ma con un bersaglio che appare evidente. Ivan Zazzaroni, attraverso un post dal tono tagliente pubblicato sul proprio profilo Instagram, aveva lanciato un messaggio che sembra rivolto all’ex portiere Viviano.

Quest’ultimo, subentrato di recente al giornalista nello studio della trasmissione Pressing, si è ritagliato un ruolo di primo piano anche sui social, dove è ormai noto per le sue opinioni dirette e spesso controcorrente. La vicenda, tuttavia, si è poi ricomposta con una lunga telefonata tra i due, culminata in un chiarimento e in scuse reciproche per i toni accesi

PAROLE – «Mi spiace per tutti gli onanisti che si eccitano con i dissing tra persone più o meno esposte e – immagino – detestate: quello con Viviano si è concluso con una lunga telefonata, un chiarimento e scuse reciproche per qualche eccesso da irritazione non controllata.
Si può esprimere disaccordo, dissenso, divergenza di opinioni senza offendere, denigrare, insultare… Anche se è poco social
».

Calciomercato Inter: occhi su Muharemovic. Può guadagnarci anche la Juventus

Calciomercato Inter: occhi su Muharemovic del Sassuolo. Dalla possibile cessione del difensore può guadagnarci anche la Juventus

Quella in corso doveva essere la stagione della conferma, ma l’inizio di campionato di Tarik Muharemovic sta andando oltre ogni più rosea aspettativa. Il giovane difensore centrale è una delle note più liete del Sassuolo di Fabio Grosso e le sue prestazioni di altissimo livello hanno inevitabilmente acceso i fari del calciomercato su di lui. In questo primo scorcio di stagione 2025/26, il classe 2003 si è imposto come un pilastro della retroguardia emiliana, dimostrando una crescita esponenziale.

Protagonista dalla B alla A

Arrivato a Sassuolo nell’agosto del 2024 dalla Juventus Next Gen in prestito con obbligo di riscatto, Muharemovic è stato uno degli artefici principali dell’immediato ritorno in Serie A dei neroverdi. Sotto la guida di Grosso, è diventato un leader difensivo, collezionando 28 presenze arricchite da un gol e due assist nel campionato cadetto. Il suo impatto è stato tale da convincere il club a esercitare il riscatto per una cifra complessiva di circa 5 milioni di euro. Dopo un debutto in Serie A complicato contro il Napoli, il difensore bosniaco non si è perso d’animo, inanellando una serie di prestazioni maiuscole. La sua crescita è stata premiata con il titolo di MVP in ben due occasioni: la prima alla terza giornata contro la Lazio, dove ha fornito la sponda vincente per il gol di Fadera, e la seconda nell’ultima uscita contro il Verona, in cui ha eretto un muro invalicabile meritandosi un clean sheet.

L’Inter in pressing, la Juventus osserva

Le performance di Muharemovic non sono passate inosservate. Come riporta Tuttosport, l’Inter ha messo il giovane difensore nel mirino, vedendo in lui il profilo ideale per ringiovanire il reparto arretrato e raccogliere in futuro l’eredità di veterani come Francesco Acerbi e Stefan de Vrij. I nerazzurri avrebbero inviato un osservatore al Bentegodi per monitorarlo da vicino, rimanendo impressionati dalle sue qualità tecniche, fisiche e dalla sua giovane età.

Alla finestra osserva interessata anche la Juventus. Il club bianconero, che ha cresciuto Muharemovic nella sua squadra Under 23, detiene una percentuale del 50% sulla futura rivendita, un dettaglio non da poco che potrebbe trasformarsi in un’importante plusvalenza. Con un contratto in essere con il Sassuolo fino al 2030, il valore del giocatore è in continua ascesa: partito dai 7 milioni di inizio stagione, la sua valutazione attuale si aggira già intorno agli 11 milioni di euro, una cifra destinata a salire se le sue prestazioni si manterranno su questi livelli. Il futuro di Tarik Muharemovic si preannuncia luminoso, con le big della Serie A già pronte a darsi battaglia.

Simonelli: «Milan-Como a Perth per indisponibilità San Siro. Era un’opportunità. Ringrazio Ceferin»

Simonelli: «Milan-Como a Perth per indisponibilità San Siro. Era un’opportunità. Ringrazio Ceferin». Grande soddisfazione in Lega Calcio

Via libera da Nyon. La UEFA ha concesso l’autorizzazione ufficiale per la disputa della partita di campionato tra Milan e Como a Perth, in Australia, nel febbraio del 2026, una decisione necessaria a causa dell’indisponibilità dello stadio Meazza, requisito per le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. La notizia è stata accolta con grande soddisfazione dalla Lega Calcio Serie A, che in una nota ufficiale ha voluto sottolineare la natura straordinaria dell’evento, presentandolo come un caso unico e non come un precedente per delocalizzare stabilmente il campionato.

L’organismo guidato da Ezio Simonelli ha voluto prima di tutto ringraziare le istituzioni calcistiche europee per la loro sensibilità, ribadendo il carattere eccezionale dell’iniziativa. «Desideriamo ringraziare l’Uefa per aver riconosciuto l’eccezionalità dell’iniziativa e aver valutato con sensibilità la situazione legata alla disputa dell’incontro all’estero. Va peraltro sottolineato che si tratta di una sola partita su 380 del campionato: un evento straordinario, non una modifica strutturale del calendario».

Sulla stessa linea si è espresso il presidente Simonelli, che ha descritto la mossa come la trasformazione di un problema in una grande opportunità di marketing e promozione per tutto il sistema calcio italiano. «La decisione del Comitato esecutivo ci avvicina alla possibilità di disputare la gara tra Milan e Como del prossimo febbraio in Australia, auspico che l’approvazione anche da parte della Fifa e della Federazione australiana possano chiudere l’iter autorizzativo. Ringrazio tutti coloro, a partire dal presidente Ceferin, e il presidente Gravina, che hanno saputo cogliere l’eccezionalità di questo evento. Una situazione di contingenza legata all’indisponibilità dello stadio di San Siro si è trasformata in un’opportunità per accontentare i numerosi tifosi del calcio italiano, che avranno la possibilità di seguire la partita dal vivo a Perth, e anche per le due squadre e il calcio italiano di incrementare la visibilità internazionale e la fan base. Sono certo che i tifosi di Milan e Como, che comunque non avrebbero potuto seguire il match al Meazza, capiranno il sacrificio che in questa occasione sarà loro richiesto ma che si rifletterà in importanti benefici per le loro squadre».

Calcio femminile, comincia la Champions: la Juve allo Stadium col Benfica, ma il big match è Arsenal-Lione

Calcio femminile, comincia la Champions: la Juve allo Stadium col Benfica, ma i big match sono Arsenal-Lione e Barcellona-Bayern Monaco

Il sipario si alza sulla rivoluzionaria fase a girone unico della UEFA Women’s Champions League, con la prima giornata in programma questo martedì e mercoledì. Con il nuovo formato, 18 top club europei si sfidano in sei turni intensi per un obiettivo chiaro: entrare tra le prime quattro e assicurarsi la qualificazione diretta ai quarti di finale. Le squadre che si classificheranno tra la 5ª e la 12ª posizione avranno un’altra chance, affrontando gli spareggi a eliminazione diretta a febbraio per gli ultimi posti disponibili. Questo martedì europeo è aperto dalla Juventus Women, che alle 18.45 ospita il Benfica allo Stadium (diretta su Disney +); domani toccherà invece alla Roma in casa del Real Madrid. Una guida completa al turno inaugurale, con statistiche e curiosità su ogni partita, inclusa la supersfida tra le campionesse in carica dell’Arsenal e l’Olympique Lione, la squadra più titolata del torneo con otto trionfi.

Juventus – Benfica (18:45)

Due squadre che hanno partecipato alla vecchia fase a gironi per tre volte in quattro stagioni, iniziano la nuova fase campionato con l’obiettivo di eguagliare almeno il loro migliore piazzamento: i quarti di finale. La Juventus, arrivata ai quarti nel 2021/22, l’anno scorso si è piazzata al terzo posto dietro Arsenal e Bayern, ma a livello nazionale ha vinto campionato e coppa, interrompendo il dominio della Roma che aveva vinto i due precedenti campionati. Nel mercato estivo le bianconere hanno rinforzato ulteriormente la rosa con l’acquisto della centrocampista svizzera Lia Wälti, direttamente dalle campionesse d’Europa delle Gunners. Il Benfica ha mancato la qualificazione alla passata fase a gironi dopo essere arrivato ai quarti di finale l’anno precedente. L’estate è stata intensa anche sul fronte dei trasferimenti, con l’arrivo delle esperte portoghesi Ana Borges, Diana Gomes e Diana Silva, che vantano complessivamente più di 360 presenze in nazionale, oltre a Caroline Møller dal Real Madrid.

Arsenal – OL Lyonnes (21:00)

Le due squadre si incontrano per la seconda stagione consecutiva dopo essersi affrontate in semifinale nella passata edizione vinta dall’Arsenal. In quell’occasione le Gunners ribaltarono la sconfitta per 2-1 dell’andata in casa contro l’OL, vincendo 4-1 nel ritorno in Francia. Oltre ad aver acquistato a titolo definitivo in estate una delle vincitrici di UEFA Women’s EURO 2025, Chloe Kelly, l’Arsenal ha anche prelevato l’attaccante canadese Olivia Smith dal Liverpool.

Le otto volte campionesse d’Europa dell’OL, non solo sono alla prima stagione con il nuovo nome, ma ripartono anche con un nuovo allenatore, Jonatan Giráldez (due volte vincitore della Women’s Champions League con il Barcelona) e hanno tanti volti nuovi tra cui Marie-Antoinette Katoto, Jule Brand, Ingrid Engen e Lily Yohannes. Le statistiche sorridono all’OL che ha vinto le ultime quattro trasferte contro l’Arsenal – una delle quali nei quarti di finale 2007/08 che ha interrotto il sogno delle Gunners di riconfermarsi campione d’Europa.

Barcelona – Bayern München (21:00)

Il Barcelona nella passata stagione ha eguagliato il record di cinque finali consecutive dell’OL record, e ha stabilito un nuovo primato con la settima qualificazione consecutiva in semifinale. Il difensore Laia Aleixandri è tornata al Barcelona dopo otto anni, ma le catalane potranno contare soprattutto sulla centrocampista Aitana Bonmatí, otto volte vincitrice del Pallone d’Oro e protagonista di un inizio entusiasmante in campionato dal punto dei vista dei gol e delle prestazioni. Il Bayern ha vinto l’ultima sfida contro il Barcelona per 3-1 nella fase a gironi 2022/23, dopo aver perso 3-0 al Camp Nou quindici giorni prima. Nella passata stagione le bavaresi hanno vinto le due competizioni nazionali, vincendo la terza Frauen-Bundesliga consecutiva, ma sono uscite ai quarti di finale contro l’OL nonostante un inizio promettente con la vittoria per 5-2 alla prima giornata contro l’Arsenal. Il nuovo allenatore José Barcala nelle prime giornate si è affidato a Lena Oberdorf, che dopo essere rimasta fuori per un anno per un lungo infortunio, ha segnato una doppietta alla prima da titolare contro il Leipzig.

Paris FC – OH Leuven (21:00)

Col precedente nome di Juvisy, il Paris ha raggiunto le semifinali nel 2012/13, prima di irrompere sul palcoscenico europeo come Paris FC due anni fa, quando ha battuto il Wolfsburg guadagnandosi la qualificazione alla fase a gironi, dove ha sconfitto due volte il Real Madrid. Questa volta le parigine hanno superato l’Austria Wien per accedere alla fase campionato e rimangono sotto la guida della leggenda del club, Sandrine Soubeyrand. La squadra ha subito alcuni cambiamenti con il ritiro della capitana Gaëtane Thiney e la partenza del portiere Chiamaka Nnadozie, mentre in porta è arrivata Mylène Chavas dal Madrid e la fascia è passata sul braccio di Clara Mateo. L’OH Leuven ha conquistato il suo primo trofeo importante la scorsa stagione vincendo il campionato belga, guadagnandosi l’esordio in Europa dove ha superato club esperti come l’SFK 2000 Sarajevo, il Rosengård e il Vorskla Poltava prima di qualificarsi alla fase campionato. L’OH è la prima squadra belga a raggiungere la fase a gironi/campionato, e adesso punta a conquistare i primi punti nella prima delle due trasferte a Parigi (la seconda è col PSG alla quinta giornata).

Causio categorico: «Sembra la squadra di Thiago Motta. La Juventus va rifatta da zero»

Causio categorico: «Sembra la squadra di Thiago Motta. La Juventus va rifatta da zero». Le dichiarazioni dell’ex bianconero

Franco Causio ha rilasciato un’intervista a Tuttosport dopo l’ultimo pareggio della Juventus contro il Milan. Le sue parole.

URGONO CAMBIAMENTI – «La sensazione è che bisogna cambiare. Purtroppo ciò che mi ha lasciato la gara non ha molti aspetti positivi. Serve fare qualcosa di più, e presto. Mancano i goal? Non solo: bisogna costruire il gioco. Fare di più. Verticalizzare. Non c’è chi ti cambia la partita. O almeno non come una volta. Ricordo Vidal e Marchisio nelle squadre allenate da Conte e Allegri, erano incastrati in quel centrocampo insieme a Pirlo, uno che non ha bisogno di presentazioni. Ma quella Juventus aveva inoltre giocatori formidabili, di carattere. Pogba, per esempio. Tevez era simbolico. Adesso questi giocatori non ci sono. In pochi sono all’altezza della Juventus. Per questo bisogna ricostruire tutto, e ci vuole tempo»

SOLUZIONE – «Ricostruire. Devi farlo. Dovresti rifare la squadra. Però non vedo elementi in giro, oggi, che possano dare qualcosa di diverso. Quelli da prendere costano, e tanto. Occorrerebbe tirare fuori qualcosa di diverso, un guizzo, un’opportunità. Oppure spendere ancora una volta. Non so onestamente quanto possa fare la società. A prescindere, lo ripeto: sono i giocatori che fanno una formazione, non è la dirigenza o l’allenatore. Se non ne hai a disposizione qualità, non vinci»

THIAGO MOTTA – «Ecco, mi sembra di essere tornato proprio agli inizi di Thiago Motta. Faceva giocare i suoi calciatori in tanti modi, a volte nel giro di una partita, con le situazioni che si sommavano. L’immagine anche stavolta è McKennie: prima esterno, poi in mezzo, pure in attacco. E un altro che non capisco è Koopmeiners… Dov’è finito quello che faceva sfraceli all’Atalanta? Goal e assist. Giocate decisive. Non conosco i motivi, è forse infortunato? Come può essere funzionale in questo contesto? A Bergamo era eccezionale, alla Juventus non ha dato continuità. Quantomeno non a quella versione lì»

ATTACCO – «L’unico vero nove a disposizione di Tudor in questo momento è solamente Dusan Vlahovic. C’è questo problema serio di contratto, non so come possano andare avanti sinceramente, è una situazione che ha chiaramente il suo peso. Certo, ci fossero stati altri dirigenti, non sarebbero arrivati a questo punto con il serbo»

Morace: «Il Milan a Perth rischia di sacrificare la stagione. Sarà pericoloso e lì il calcio è ridicolo»

Morace: «Il Milan a Perth rischia di sacrificare la stagione. Sarà pericoloso e lì il calcio è ridicolo». Le dichiarazioni dell’ex allenatrice

Una decisione illogica, pericolosa e dannosa, che rischia di compromettere un’intera stagione per un’operazione di marketing senza senso. Non usa mezzi termini Carolina Morace per criticare la scelta della Lega Serie A di far disputare la partita tra Milan e Como a Perth, in Australia, il prossimo febbraio 2026, a causa dell’indisponibilità dello Stadio Meazza per le Olimpiadi Invernali. L’ex calciatrice e allenatrice, che a Perth ha vissuto per due anni e mezzo, affida a un’intervista con La Repubblica la sua durissima analisi, bollando l’iniziativa come un grave errore che ignora le basi della preparazione atletica e della cultura sportiva.

Il primo e più grande problema, secondo Morace, è di natura fisica e climatica. L’idea di spostare i giocatori dall’inverno italiano all’estate torrida australiana è una follia. «Probabilmente, chi l’ha pensata non è mai stato a Perth a febbraio. Passare dal freddo italiano ai 40 gradi di lì, e ritorno, sarà costoso sia per la salute dei giocatori, sia per la performance sportiva una volta rientrati. Mi stupisce il silenzio dell’associazione calciatori». A questo si aggiunge l’impatto devastante del fuso orario, un fattore che chi governa il calcio sembra sottovalutare. «Il fuso orario per gli sportivi è massacrante. I calciatori voleranno comodi, ma non cambia molto. La nostra notte è il giorno australiano e viceversa. C’è il rischio concreto di giocare pessime partite al ritorno in Italia, perdere punti e sacrificare la stagione. Se proprio si doveva giocare all’estero, meglio scegliere un posto più vicino».

Morace smonta anche la presunta logica promozionale dell’evento, sottolineando l’inadeguatezza della location e lo scarso appeal del calcio italiano in Australia. «Il calcio australiano già è poca cosa. E Perth è l’ultima città del Paese per cultura calcistica. Avrei forse capito di più Sydney o Melbourne. E comunque, quando parliamo di Australia, parliamo di un calcio ridicolo. A Perth nemmeno lo stadio è adeguato: ci giocano a football australiano e cricket, è pensato per altri sport». L’idea che una singola partita possa accendere la passione per la Serie A è un’illusione. «C’è poca cultura calcistica. I pochi appassionati guardano la Premier League e la Liga, dove si gioca un calcio migliore rispetto al nostro. Se non amano la Serie A, non è perché non gliela portiamo lì: è per il livello dello spettacolo. Nemmeno comprano i diritti tv».

Infine, la sua critica si allarga a una riflessione più amara sullo stato del calcio in Italia, sempre più distante dalla sua base popolare. «Una famiglia media non può più permetterselo e la passione si affievolisce, ormai la vera Nazionale è Sinner».

Nazionale, Tresoldi convocato dall’Italia? C’è l’apertura di Gattuso

Nazionale, Tresoldi convocato dall’Italia? C’è l’apertura di Gattuso. L’attaccante del Bruges è un punto fermo della Germania U21 ma…

Un nuovo nome per l’attacco dell’Italia, un talento conteso con la Germania che potrebbe presto vestire la maglia azzurra. Sulle orme dell’operazione che portò Mateo Retegui in Nazionale, il commissario tecnico Rino Gattuso sta monitorando con estrema attenzione il profilo di Nicolò Tresoldi, centravanti classe 2004 di origini bergamasche, cresciuto calcisticamente in Germania e ora protagonista in Belgio con la maglia del Bruges. L’indiscrezione, lanciata da Tuttosport, rivela come il file sull’attaccante sia già aperto in Federcalcio.

Nonostante sia un punto fermo della Germania Under 21, con cui ha già messo a segno 6 gol in 17 presenze, il doppio passaporto gli consente di poter ancora scegliere la Nazionale maggiore da rappresentare. E lo stesso Tresoldi, in una recente intervista a Sky Sport, ha lanciato un messaggio forte e chiaro a Gattuso, lasciando la porta più che aperta a una chiamata: «Il regolamento consente il cambio di nazionale? Il regolamento sì, il mio telefono è acceso. Se il ct vuole fare una chiacchierata, mi farebbe molto piacere. Però in questo momento gioco per la Germania, ho fatto questa scelta, anche se solo Under 21. Mi trovo molto bene e poi si vedrà in futuro».

Un invito che non è caduto nel vuoto. Anzi, Rino Gattuso si è mosso in prima persona per valutare da vicino il giocatore. Il commissario tecnico, infatti, si è presentato a Bergamo martedì scorso per assistere dal vivo alla sfida di Champions League tra l’Atalanta e il Bruges, una missione di scouting mirata proprio a osservare Tresoldi. Le relazioni sono state positive: l’attaccante, che in Belgio viaggia a una media di 5 gol in 17 partite, per caratteristiche fisiche e tecniche viene considerato perfettamente compatibile sia con Moise Kean sia con Mateo Retegui.

Poiché non ha mai esordito con la nazionale maggiore tedesca, il regolamento FIFA consente il cambio di maglia senza particolari ostacoli. Tresoldi potrebbe quindi diventare presto una nuova, preziosa opzione per l’attacco azzurro, andando ad arricchire un reparto che, alle spalle della coppia titolare, conta oggi principalmente su Giacomo Raspadori e Francesco Pio Esposito. La chiamata di Gattuso potrebbe arrivare presto.

Pisa in fondo, attenuanti infortuni e calendario: ma Gilardino deve svoltare

Pisa in fondo, attenuanti infortuni e calendario: ma Gilardino deve svoltare e durante la sosta dovrà lavorare sulla testa dei suoi

Il Pisa è tornato da Bologna con le orecchie basse e una batosta pesante, un 4-0 inaspettato nelle proporzioni, che rischia di lasciare scorie e condizionare il resto della stagione. Dopo 24 minuti, dall’espulsione sciagurata di Idrissa Touré, la squadra nerazzurra è uscita di fatto dal campo. Il Bologna, devastante soprattutto sulle fasce, ha trasformato la gara in un tiro al bersaglio. Così il Pisa si trova in fondo alla classifica, pur con l’attenuante di un calendario che lo ha messo di fronte a cinque squadre (sulle sei affrontate) che disputano le coppe europee. E con il fardello di due infortuni pesanti e lontani dall’essere risolti (Esteves e Stengs). La Gazzetta dello Sport propone questa analisi del momento della squadra.

L’inesperienza si paga, ma la curva non molla. Alberto Gilardino ha concesso due giorni liberi alla squadra; la ripresa è prevista domani in vista dello scontro diretto, dopo la sosta, contro il Verona. Un vero banco di prova per capire il volto della squadra. Il tecnico nerazzurro dovrà lavorare soprattutto sulla testa dei suoi, che non devono lasciarsi prendere dallo sconforto. Da questo punto di vista, il sostegno della piazza c’è: i tifosi sono rimasti vicini ai giocatori, incoraggiandoli sotto la curva e cantando il coro della promozione della scorsa stagione. Il Pisa ha anche pagato l’inesperienza: molti giocatori sono alla prima avventura in Serie A, dove se non si è sempre sul pezzo si rischiano le “imbarcate”.

Problemi in ogni reparto. Alla ripresa, Gilardino ritroverà Michel Aebischer, che approfitterà di questa sosta (non andrà in Nazionale) per recuperare dall’infortunio muscolare che gli ha fatto saltare la trasferta al Dall’Ara. Lo svizzero è una sorta di equilibratore della squadra, tatticamente molto importante. Certo, la fragilità difensiva a Bologna è stata evidente e qualcosa bisognerà sistemare. Albiol è ancora in ritardo, finora ha giocato solo 68’ in Coppa Italia contro il Torino, ma Gilardino spera di averlo presto al top, se non altro per dare esperienza a un reparto un po’ acerbo di Serie A.

Anche davanti vanno risolti un po’ di problemi: finora i gol sono stati solo tre (nessuno in casa) e quella di Bologna è stata la terza volta di fila (considerando anche la Coppa Italia) in cui il Pisa non ha segnato. Matteo Tramoni, il trascinatore della scorsa stagione, deve trovare ancora le distanze giuste per incidere. M’Bala Nzola (che andrà via per la Coppa d’Africa) approfitterà di questa sosta per migliorare la condizione, mentre Henrik Meister deve aggiustare la mira. Gilardino ci conta per un’urgente inversione di rotta.

Premier League, il Liverpool crolla e l’Arsenal vola. Perché i Reds sono in crisi? Mezzo miliardo non basta

Premier League, il Liverpool crolla e l’Arsenal vola. Perché i Reds sono in crisi? Mezzo miliardo non basta… Tutti i problemi della squadra di Slot

Il Liverpool non funziona più. Ammesso che abbia mai funzionato davvero, perché i problemi c’erano anche prima, guardando oltre le sette vittorie consecutive con cui i Reds avevano dato l’impressione di essere imprendibili. L’ultima settimana, con le tre sconfitte di fila contro Crystal Palace, Galatasaray e Chelsea, ha rivelato che i campioni d’Inghilterra non sono affatto inattaccabili, ma anzi battibili. Il primo mercato della storia oltre il muro del mezzo miliardo di euro, con spese folli per Alexander Isak, Florian Wirtz e Hugo Ekitike, non li ha trasformati istantaneamente nella squadra perfetta. La Gazzetta dello Sport offre questa lettura del momento complicato di Arne Slot.

I problemi dei Reds. Il Liverpool sembra in una fase di transizione, ma con un anno di ritardo. La Premier dominata lo scorso anno ha fatto passare in secondo piano il cambio da Jürgen Klopp a Slot, ma il periodo di adattamento i Reds sembrano viverlo in questo inizio di 2025-26, che ha portato a galla quei cambiamenti pesanti che le vittorie nascondevano. Il primo è nella filosofia: il Liverpool di quest’anno è costruito per vincere segnando un gol più degli avversari, non subendone uno di meno. Non è un caso che 371 dei 510,5 milioni di euro spesi sul mercato siano stati investiti nell’attacco.

Attacco lento, difesa colabrodo. Alexander Isak ha saltato la preseason per divorziare dal Newcastle. Florian Wirtz, in 9 partite tra Premier e Champions, non ha ancora fatto né gol né assist, finendo già nel mirino della critica. Hugo Ekitike, dopo uno spettacolare inizio, sembra aver sofferto il fatto che ora il centravanti titolare è Isak. Dopo aver segnato almeno due gol in 6 delle prime 8 partite, il Liverpool ne ha prodotti appena due nelle ultime tre. Ai problemi dei nuovi si aggiunge il precario stato di forma di Cody Gakpo e il fatto che Mo Salah ora è stato normale (3 gol e 3 assist in tutte le competizioni fin qui) e non eccezionale come l’anno passato.

L’Arsenal vola. Se il Liverpool va piano, l’Arsenal vola. I Gunners sono arrivati alla sosta primi in classifica con 16 punti, dando soprattutto l’impressione di essere la squadra più profonda d’Inghilterra, quella con più opzioni, una che può permettersi di perdere senza problemi la star Bukayo Saka e il capitano Martin Ødegaard (non tornerà dopo la sosta) e di continuare a vincere. La squadra di Mikel Arteta ha una serie aperta di 4 successi e ha conquistato 6 delle 7 partite giocate a settembre, con l’1-1 dominato col Manchester City come unica eccezione. Nemmeno l’inizio lento del nuovo centravanti Viktor Gyökeres, 3 gol in 10 partite, sembra frenarli. L’Arsenal è il secondo miglior attacco (14 centri in 7 gare) e la miglior difesa (3 gol subiti): non vince il titolo dal 2004 e viene da tre secondi posti di fila, ma questa squadra sembra a un altro livello.

Alena Seredova: «Fiera di Lollo, presi lezioni di calcio per lui. Ecco il ricordo più bello con Buffon. Corteggiata da altri calciatori? Qualcuno sì»

Alena Seredova: «Fiera di Lollo, presi lezioni di calcio per lui. Corteggiata da altri calciatori? Qualcuno sì». L’intervista all’ex show girl

Alena Seredova vive oggi a Torino con tre figli, due dei quali – Louis Thomas e David Lee – nati dall’unione con Gigi Buffon. Un percorso di vita che l’ha portata a essere una figura amata dal pubblico, sempre con il sorriso e una sincerità disarmante. Ora, con il debutto in Serie A di Louis Thomas con il Pisa, Alena si racconta a La Gazzetta dello Sport, tra ricordi del Mondiale 2006, la passione per il calcio e la gioia di essere madre.

IL PRIMO PROVINO IN ITALIA – «L’agenzia mi propone un provino per una trasmissione televisiva, “Torno Sabato” di Panariello. Treno e pullman, il viaggio da Praga alla Toscana è allucinante. Vado a pranzo con Giorgio e lui, abituato alle showgirl, mi ordina insalata e acqua naturale. “Grazie, ma io preferirei la birra con la cotoletta”. Avevo fame e mi aspettava un lungo viaggio di ritorno. Dopo poco tempo ero parte del cast di “Torno Sabato”».

IN REPUBBLICA CECA – «Mio padre era un giocatore di basket professionista. I suoi compagni avevano quasi tutti delle figlie della mia età e così provarono a ricreare una versione al femminile della loro squadra. Ma con scarsi risultati».

IL CALCIO – «Arrivata in Italia in molte occasioni mi chiedevano per quale squadra tifassi. Non sapendo nulla di calcio, inizialmente scelsi la Lazio perché ci giocava il mio connazionale Pavel Nedved. Poco dopo però lui andò a giocare nella Juventus e così ho iniziato a seguirla anche io. Nel tempo sono diventata tifosa vera e vado spesso allo stadio a vedere i bianconeri».

CORTEGGIATA DAI CALCIATORI – «A essere sincera, da qualcuno sì. Ma soprattutto nei primi anni ho trovato degli amici veri nel calcio. Alcune di queste amicizie rimangono forti ancora adesso».

IL PIU’ BEL RICORDO CALCISTICO CON BUFFON – «Il trionfo Mondiale dell’Italia 2006 è stata una avventura fantastica. L’ho vissuta con la mia amica Valentina (Zambrotta), insieme abbiamo girato mezza Germania».

IL DEBUTTO DI LOUIS THOMAS IN SERIE A – «Si soffre sempre. Ovvio che il figlio è il figlio e la vivi ancora di più. Quanto al debutto, mi dispiace per il risultato, ma a casa nostra abbiamo vissuto una grande emozione. Siamo molto fieri di Lollo».

I FIGLI CALCIATORI – «Sono felice che i miei figli facciano ogni cosa seguendo il cuore. I due grandi sono cresciuti nel mondo del calcio e un po’ alla vecchia maniera: sempre con il pallone tra i piedi, anche in aereo… Louis Thomas gioca nel Pisa, David Lee nel Cbs, una società di Torino affiliata alla Juventus. Sono entrambi attaccanti e crescendo si sono allenati tanto con la mamma. Da piccoli volevano giocare sempre a calcio e per stargli dietro ho deciso di prendere delle lezioni private con l’istruttrice Claudia, che in quel periodo allenava anche uno dei miei figli. Volevo stupirli e imparare a palleggiare meglio di loro. Devo ammettere che non è il mio sport, l’ho capito in fretta».

LOUIS THOMAS HA SCELTO LA REPUBBLICA CECA – «Io non l’ho influenzato, ma non nego che mi piace vederlo con la maglia della mia nazionale. È felice per questa esperienza calcistica ed umana. E lo sono anche io».

Fiorentina, fiducia a Pioli ma situazione critica: i tre grandi problemi da risolvere

Fiorentina, fiducia a Pioli ma situazione critica: i tre grandi problemi da risolvere durante la sosta per il tecnico della Viola

La Fiorentina naviga in acque torbide. La fiducia nei confronti di Stefano Pioli, tornato a Firenze con un triennale da tre milioni a stagione dopo aver lasciato l’Arabia, resta intatta secondo La Gazzetta dello Sport, ma i mugugni si fanno sempre più forti. La terza sconfitta consecutiva in campionato, con soli tre punti collezionati (frutto di pareggi con Cagliari, Torino e Pisa) e un calendario imminente che prevede le trasferte contro Milan e Inter, intervallate dall’arrivo al Franchi dell’ “avvelenatissimo” ex Vincenzo Italiano, ha frenato l’entusiasmo di un ambiente che sognava un “alzare il livello” promesso da Pioli. Invece, il livello non si è alzato e la situazione è davvero delicata: sotto la Fiorentina, a quota 3 col Verona, ci sono, con 2 punti, solo Genoa e Pisa.

Pioli non riesce a trovare la ricetta giusta per invertire la rotta. Ha cambiato vari sistemi di gioco, consegnandosi poi al 3-5-2 come base con la variante del 3-4-2-1 a due trequartisti a supporto di Kean. Mai, nell’era dei tre punti, la squadra era partita così male. E il mercato da 92 milioni ha portato in dote buoni calciatori, valide alternative e ha registrato le conferme dei big come Kean, De Gea, Gosens, ma anche di ottimi calciatori come Dodò, Pongracic, Mandragora, Ranieri, Gudmundsson, Fagioli.

I nodi da sciogliere. Tra i maggiori grattacapi, spicca la situazione di Albert Gudmundsson. L’islandese, chiamato a fare la differenza in termini di qualità e finalizzazione, finora non si è visto. Pioli lo ha schierato titolare in quattro delle sei partite, ma le sue prestazioni sono state sempre sottotono, culminate con una sostituzione all’intervallo contro la Roma per scarso rendimento. Se Fazzini è forse la nota più lieta tra i nuovi arrivati, su Gudmundsson bisognerà fare una profonda riflessione.

La difesa è un altro punto dolente: otto gol subiti e tante disattenzioni. Seppur in due gare (Torino e Pisa) la porta di De Gea sia rimasta inviolata, pesano errori come quello di Luperto a Cagliari al 94′, l’ingenuo atterramento di Anguissa di Comuzzo contro il Napoli, le incertezze di Pongracic su Hojlund e Addai del Como, e il gol di testa di Cristante contro la Roma, con De Gea non perfetto in diverse occasioni. Serve più attenzione, soprattutto sulle palle inattive.

In mezzo al campo, il centrocampo non riesce a imporsi. Nicolussi Caviglia in regia va a fasi alterne e Mandragora è meno arrembante dello scorso anno. Le vere delusioni sono Fagioli, decisamente involuto e incapace di pungere, e Gosens che sembra già in riserva. Richardson è sparito, mentre Sohm, pagato 16 milioni, non convince Pioli. In crescita Ndour, che può essere la prima alternativa.

Infermeria e Nazionali. Sul fronte infermeria, buone notizie per Dodò e Jacopo Fazzini. Entrambi, usciti malconci dalla partita contro la Roma, hanno svolto fisioterapia al Viola Park. I loro infortuni (un problema al ginocchio destro per il brasiliano e una botta alla caviglia per l’ex Empoli) non sembrano rilevanti, e puntano già alla partita di San Siro con il Milan, la prima dopo la sosta, il 19 ottobre alle 20:45. Lavoro personalizzato invece per Simon Sohm, costretto a rinunciare alla Nazionale svizzera per una fascite plantare.

La ripresa degli allenamenti è fissata for mercoledì, dopo due giorni di riposo, ma Pioli dovrà fare i conti con l’assenza di ben dieci uomini impegnati con le Nazionali. Questo è un problema serio, perché l’allenatore riavrà tutti a disposizione solo a metà della prossima settimana, a pochi giorni dall’impegno contro il Milan. Mancano tutti gli attaccanti: gli italiani Kean e Piccoli, Dzeko (Bosnia), Gudmundsson (Islanda), Nicolussi Caviglia con Gattuso, e nell’Under 21 Ndour, Fortini e Martinelli. Infine, Pongracic con la Croazia e Kospo con la Bosnia. Una situazione che complica ulteriormente i piani di Pioli in vista di un trittico terribile che potrebbe decidere il suo futuro.

Roma, Gasperini non vuole spezzare il ritmo: amichevole verso l’Inter

Roma, Gasperini non vuole spezzare il ritmo: amichevole verso l’Inter. Il tecnico non vuole che la squadra si rilassi durante la sosta

Per Gian Piero Gasperini la parola “sosta” non esiste nel vocabolario. L’allenatore della Roma, fedele alla sua filosofia del lavoro incessante, non ha alcuna intenzione di rallentare durante la pausa per le nazionali. Anzi, proprio come accaduto lo scorso mese, il tecnico sta pianificando un’amichevole per mantenere altissima la tensione e la condizione atletica del gruppo. Come sottolinea La Repubblica, l’obiettivo è chiaro: non perdere quota, continuare a oliare i meccanismi e farsi trovare pronti alla ripresa del campionato, sia in campo che in classifica.

Un lavoro che Gasperini dovrà svolgere con una rosa inevitabilmente dimezzata, visti gli undici giallorossi impegnati con le rispettive selezioni. La squadra si ritroverà domani pomeriggio a Trigoria per riprendere gli allenamenti, ma il tecnico potrà contare su quello che lui stesso definisce il «nucleo portante». Un gruppo di giocatori chiave su cui impostare un lavoro tattico specifico. Oltre a leader tecnici come Paulo Dybala, definito un “valore aggiunto”, e all’uomo immagine del nuovo corso, Matì Soulé, Gasperini ha ottenuto di poter tenere a Trigoria un’altra pedina fondamentale: Wesley.

La decisione di non far partire l’esterno per il Brasile è stata una scelta strategica, fortemente voluta dall’allenatore. Dopo la contusione rimediata contro la Fiorentina – per la quale sono state escluse lesioni – e memore del rientro non ottimale del giocatore dall’ultima sosta, Gasperini ha spinto per “custodire” il suo prezioso esterno a Roma. Una richiesta che lo stesso Wesley ha compreso e accettato senza esitazioni, dimostrando grande maturità e mettendo le esigenze del club al primo posto. Le sue parole riassumono perfettamente la situazione: «Rappresentare il mio Paese è un sogno, ma gli infortuni fanno parte della vita di un calciatore e stavolta non potrò esserci». Una pausa, dunque, che per la Roma si trasforma in un laboratorio per pochi, preziosi elementi.

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