Pagina 625 – Calcio News 24

Conferenza stampa Tudor pre Juve Milan: «La squadra sta bene, la vedo in crescita. Servirà grande gara»

Conferenza stampa Tudor pre Juve Milan: le sue dichiarazioni alla vigilia del match della 6ª giornata di Serie A 2025/26

(Andrea Bargione inviato all’Allianz Stadium) – Dopo il pareggio contro l’Atalanta allo Stadium, la Juventus di Igor Tudor scende in campo allo Stadium nel sesto match della Serie A 2025/26. Bianconeri che sfidano il Milan del grande ex Massimiliano Allegri.

Nel giorno di vigilia, sabato 4 ottobre, Igor Tudor parla in conferenza stampa alle 14.00 per presentare il match davanti ai media. Calcionews24 ha seguito LIVE le sue parole.


JUVE MILAN – «Che gara sarà non lo so, Milan è squadra di grande livello con buoni giocatori e grande allenatore. Servirà grande gara»

PERCORSO JUVE – «Sì chiaro che manca la vittoria, però l’analisi la faccio sulla prestazione. Ultime due gara grandi prestazioni, fatto megli degli avversari. E’ mancato poco. La squadra sta bene, la vedo in crescita ma purtroppo è così. Alla Juve un pareggio non basta»

RISPOSTA A ‘JUVE INCOMPIUTA’ – «Più chiara identità di questa non esiste. il Milan ce l’ha da un po’ »

EQUILIBRIO – «Io dico che equilibrio c’è dal primo giorno, si prova a fare tutto ciò che si può fare e i cambi giusti. Se vedo la squadra che fa le cose che deve fare bene, ma per 90′. Si lavora sulle cose da migliorare, su calci piazzati. Generalmente la squadra piace perchè da tutto, poi manca qualche vittoria. Come allenatore devo giudicare come vedo la squadra»

CATTIVERIA – «I ragazzi quando vanno a parlare nel post gara devono dire qualcosa… Sul gol concesso ho detto già la mia, avevo messo Vlahovic anche per avere centimetri. Alcuni limiti che abbiamo sono questi, è così e va accettato. A volte paghi errori e disattenzioni, altre volte no. Sono contento di come stanno facendo i ragazzi»

PRIORITA‘ – «A me interessa tutto, i passaggi, il cuore, la voglia e la motivazione. Bisogna curare tutti i dettagli. Tutti devono stare bene e io devo esaltare i loro punti di forza»–

MOMENTO – «A me delle statistiche non interessa nulla, la squadra nelle ultime due partite bene. Il risultato dipende da tanti fattori»

POCO CONCRETI – «Generalmente poco concreti, tutti devono contribuire nelle due fasi. Vorrei che facessero due o tre gol o assist, che non prendiamo gol da calci piazzati. Si lavora e bisogna continuare a lavorare»

INFORTUNATI – «Vediamo oggi, così capisco come stanno e non posso dire niente»

ROTAZIONI – «Io lavoro con loro dal punta di vista psicologico e tutto il resto, le scelte dipendono da partita a partita»

TENUTA MENTALE – «Ho già risposto, domani servirà una grande gara. Nella sfida di domani non vedo grandi differenze, contano poco. Loro hanno il vantaggio di aver giocato meno di noi»

ASPETTO CHE MI E’ PIACIUTO DI PIU’ – «Ora non ho tempo di analizzare tutto, ma la squadra c’è e fa quello che si deve fare. Io ribadisco: l’analisi va fatta ina maniera giusta, impossibile farla da fuori. Bisogna dire le cose come le vede, poi la bellezza del calcio è così. I giudici di crisi, troppo facile… Manca onestà e cultura calcistica in generale. Io devo essere lucido quando si fa bene o male. Come detto già prima anche noi abbiamo i nostri limiti».

RENDIMENTO – «Non lo so vediamo domani, penso che farà una bella gara contro il Milan che è un avversario di tutto rispetto. Noi dobbiamo giocare con le nostre qualità, poi domani si vedrà»

GOL EVITABILI – «Mi preoccupa tutto e niente, io vivo nell’attenzione totale»

CRESCITA – «Se ci sono giocatori di esperienza è un conto. Ma ci sono tante partite e alcune partite nelle partite. Inspiegabile, non so perchè non lo so. Tu fai bene, a volte no. Dipende da tanti discorsi diversi»

MODRIC – «Con Luka ho giocato, con lui siamo stati compagni e abbiamo fatto la storia del nostro popolo. Nessuno farà la storia come ha fatto lui. Ma poi lui che ha 40 anni gioca a questi livelli, mai vista una cosa così. Speriamo che domani faccia cag..re (ride ndr)».

Formazioni ufficiali Parma Lecce, le scelte in vista del match

Formazioni ufficiali Parma Lecce, le scelte in vista del match di Serie A. Il punto

Oggi la sfida valida per l’attuale giornata di Serie A Parma Lecce. Ecco gli schieramenti del match.

Parma: Suzuki, Ndiaye, Pellegrino, Bernabé, Valeri, Delprato ©, Keita, Sørensen, Britschgi, Cutrone, Circati. A disposizione: Corvi, Rinaldi, Benedyczak, Estévez, Almqvist, Løvik, Begić, Ordonez, Djurić, Troilo, Trabucchi, Plicco. Allenatore: Carlos Cuesta

Lecce: Falcone ©, Gaspar, Štulić, Berisha, Veiga, Ramadani, Sottil, Gallo, Coulibaly, Tiago Gabriel, Pierotti. A disposizione: Früchtl, Samooja, Ndaba, Siebert, Sala, N’Dri, Helgason, Banda, Kouassi, Camarda, Kaba, Kovac. Allenatore: Eusebio Di Francesco

Formazioni ufficiali Lazio Torino: ecco i titolari di Sarri e Baroni per il match di Serie A

Formazioni ufficiali Lazio Torino, ecco le scelte di Maurizio Sarri e Marco Baroni per la sesta giornata di Serie A, i titolari dell’incontro

Marco Baroni si gioca – senza troppi giri di parole – la sua permanenza sulla panchina del Torino. Lo fa, per uno di quegli scherzi del destino che solo il calcio è in grado di proporre, contro la sua ex squadra: la Lazio. Si prospettano infatti novanta minuti che tanto, tantissimo, potranno dirci sul futuro del tecnico dei piemontesi, così come sullo stato di salute della squadra allenata da mister Maurizio Sarri.

Iniziando proprio dai biancocelesti, sono tante le assenze pesanti all’appello. Questo pomeriggio allo Stadio Olimpico nel match valido per la sesta giornata di campionato, il tecnico toscano dovrà fare a meno di alcuni pezzi pregiati del suo arsenale: Marusic, Pellegrini, Rovella, Vecino, lo squalificato Guendouzi e – notizia di stamane – anche Zaccagni. E’ quindi una formazione rimaneggiata quella che alle 15 in punto affronterà i piemontesi, chiamata ugualmente a confermare i tanti segnali positivi palesati nell’ultima apparizione contro il Genoa. Anjorin e Ismajli, invece, le defezioni per Baroni, che come spiegato necessita di un risultato positivo per confermare la sua presenza all’ombra della Mole. Vediamo dunque le scelte dei due tecnici per l’incontro: 

Formazioni ufficiali Lazio Torino:

Lazio (4-4-2): Provedel; Hysaj, Gila, Romagnoli, Tavares; Cancellieri, Basic, Cataldi, Pedro; Dia, Castellanos. 
A disposizione: Mandas, Furlanetto; Patric, Provstgaard, Belayane, Pellegrini; Farcomeni, Pinelli; Isaksen, Noslin. 
Allenatore: Maurizio Sarri.

Torino (4-3-3): Israel; Pedersen, Coco, Maripan, Lazaro; Casadei, Asllani, Tameze; Ngonge, Simeone, Vlasic. 
A disposizione: Paleari, Popa, Nkounkou, Masina, Biraghi, Dembelé, Ilkhan, Tameze, Ilic, Zapata, Adams, Njie, Aboukhlal. 
Allenatore: Marco Baroni.

Hojlund, il destino ritrovato: dall’ombra dell’Old Trafford al sole di Napoli, l’attaccante danese rilancia il suo futuro

Hojlund ha ritrovato la gioia in quel di Napoli: ora si può soltanto che migliorare gara dopo gara

La Gazzetta dello Sport dedica oggi un focus all’eroe di Napoli-Sporting, Rasmus Hojlund, protagonista con una doppietta. C’è un copione nel calcio, una narrativa ben nota che spesso lega il successo alla linea retta della progressione. Ma a volte, i migliori racconti nascono dalle deviazioni, dai percorsi tortuosi.

La storia recente di Rasmus Højlund al Napoli è proprio questo: una dimostrazione lampante di come un talento possa rifiorire, anche dopo una parentesi in chiaroscuro in palcoscenici ben più blasonati. Il biondino danese, arrivato all’ombra del Vesuvio dopo un’esperienza non del tutto soddisfacente al Manchester United, sta dimostrando che la grandezza non è sempre una questione di prime scelte, ma di seconde opportunità ben sfruttate.

L’eco di Old Trafford, il sogno di un «attico Premier» che non si è concretizzato appieno, avrebbe potuto soffocare un calciatore meno determinato. Invece, Højlund ha dimostrato una resilienza ammirevole. Ha accettato di «ridiscendere a cucinare il futuro a Napoli in A», un atto di umiltà che oggi lo sta ripagando con gli interessi.

Questa tranquillità spirituale, che sembra arrivare da lontano e che precede ogni suo gesto tecnico in campo, è il segno di un atleta che ha fatto pace con il proprio percorso e ha trovato un ambiente dove sentirsi straordinario. Poco importa che quel “posto” sia una “cucina”, se lì si forgiano le vittorie e i gol.

La sua presenza nel Napoli non è solo una questione di reti (già due contro lo Sporting, con un destro tra le gambe del portiere e un colpo di testa tra le mani), ma di una filosofia di gioco. Højlund incarna la modernità dell’attaccante: non solo finalizzatore, ma anche un anello di congiunzione tra centrocampo e attacco. Accorcia, rifinisce, e poi attacca la profondità con una caparbietà che lo avvicina a profili come Lukaku. Ha quella generosità “bambina” di lavorare per gli altri, sperando in un seguito, in un nuovo destino per ogni pallone.

Difende la sfera come un perno, ruotando e nascondendola, per poi trovare l’appoggio o tentare lo sfondamento. È un lavoro fisico prima che psichico, un motore a scoppio che, dopo un avvio in cui sembrava “inceppato”, ora è partito a pieno regime.

Il paragone con Haaland, un desiderio coltivato fin dai tempi dell’Atalanta, e l’ammirazione per Cristiano Ronaldo, delineano un orizzonte ambizioso. Højlund non è uno né l’altro, ma questa sua unicità, questo “starci in mezzo”, è un pregio. La sua famiglia di sportivi gli ha infuso gli ingredienti per stare ai massimi livelli: sacrificio, tenacia, volontà. Elementi che, innestati sul suo talento e sulle aperture “pensate con i piedi” di un De Bruyne (seppur non un vero De Bruyne), stanno elasticizzando il Napoli.

In un Napoli che sta assumendo i contorni di una “nazionale del nord” con l’estro belga (De Bruyne), la forza scozzese (McTominay), la geometria slovacca (Lobotka), Højlund è l’anomalia, il primo “biondo d’attacco” che conta davvero.

È la Danimarca che, come avrebbe forse detto Brera, porta al Napoli non solo il ricordo dei Laudrup, ma la possibilità concreta di dominare in Italia e di avanzare in Champions. La sua inquietudine in area di rigore è diventata certezza, e la sua “cucina” è ora un ristorante stellato.

Barcellona, Lamine Yamal è di nuovo fermo. Chi può essere il suo sostituto? Ecco su chi potrebbe puntare Flick, anche se finora le risposte non sono state convincenti

Barcellona, chi sostituirà Yamal considerando il suo lungo infortunio? Ecco le ultime novità

La nuova assenza di Lamine Yamal, fermato da un infortunio alla zona pubica che lo ha già tenuto lontano dal campo per quattro partite, riapre l’interrogativo sul come Hansi Flick risolverà la sua mancanza nell’undici titolare. Una delle carte che il tecnico tedesco può giocare è quella di ridare una maglia da titolare a Roony Bardghji, acquistato in questa stagione.

L’esterno, una delle grandi novità nella selezione della Svezia per le partite contro Svizzera e Kosovo in questa sosta per le nazionali, ha avuto una partecipazione irregolare finora. Appena appresa la notizia dell’infortunio di Lamine Yamal nella prima pausa internazionale, Flick gli ha concesso la prima titolarità contro il Valencia.

Roony ha condiviso l’attacco con Fermín come trequartista e con Rashford sull’altra fascia, più Lewandowski in avanti. La sua partecipazione è durata appena il primo tempo. All’intervallo, il tecnico tedesco lo ha sostituito con Fermín con il punteggio sull’1-0, gol proprio di Fermín. Nella seconda parte, il Barça ha segnato altri cinque gol (6-1).

Non ha giocato contro il Newcastle e nel successivo incontro di Liga contro il Getafe, Roony è entrato al 76° minuto con un sostanziale vantaggio di 3-0. Non ci sono stati altri gol. Flick lo ha lasciato ancora senza minuti contro l’Oviedo, sempre in trasferta, e gli ha concesso la titolarità contro la Real Sociedad. Roony ha lasciato il campo al 58°.

Contro il PSG, Roony è rimasto nuovamente in panchina, non debuttando così con il Barça in Europa. Il prossimo impegno europeo è contro l’Olympiakos in casa, il 21 ottobre. L’occasione per Bardghji, con l’infermeria che si riempie, potrebbe presentarsi ancora.

Flick ha dimostrato di non avere remore nel fare le sue scelte e il giovane svedese dovrà sfruttare ogni minuto per convincere il suo allenatore e dimostrare di poter essere all’altezza di un Barcellona che punta in alto.

Roma Fiorentina, Pioli si fa ispirare dalla Conference League? Ecco tutte le scelte possibili per l’Olimpico

Roma Fiorentina, Pioli vuole sfruttare l’ultima vittoria in Conference League per vincere contro i giallorossi

La vittoria in Conference League contro il modesto Sigma Olomouc non è stata solo una boccata d’ossigeno per una Fiorentina fin qui al di sotto delle aspettative. Per Pioli come si legge, il match europeo ha rappresentato un vero e proprio laboratorio tattico, fornendo indicazioni preziose in vista della sfida di campionato contro la Roma. «Le scelte sono state fatte per vincere la partita e pensando alla Roma», ha spiegato il tecnico, che al Viola Park ha già iniziato a disegnare l’undici titolare. Il Corriere dello Sport analizza le ipotesi sulle quali lavorare per il match dell’Olimpico.

Il ritorno di Kean e le opzioni offensive. La notizia più attesa è il rientro di Moise Kean, assente per squalifica in Europa e pronto a riprendersi il centro dell’attacco. La sua presenza è fondamentale, ma la Conference ha offerto spunti interessanti: il 3-5-2 con doppio centravanti (Piccoli ha risposto presente con il primo gol stagionale di un attaccante viola) resta un’opzione concreta per Italiano, che ha a disposizione ben tre «numeri 9 di ruolo e di fatto».
Pablo Marí e la nuova solidità difensiva.

In difesa, la formula Pablo Marí tra Pongracic e Ranieri sembra dare le garanzie maggiori. Mantenere la porta inviolata per la seconda volta in quattro giorni (dopo lo 0-0 di Pisa, seppur contro avversari meno quotati) è un segnale di ritrovata solidità. La torre centrale dello spagnolo funziona, garantendo copertura e sicurezza.

Ndour e Fazzini: i nuovi talismani del centrocampo. Il centrocampo è il reparto che ha regalato le sorprese più liete. Ndour si è confermato un elemento molto affidabile, un «6,5 che guarda verso il 7», capace di garantire assist e gol sia da mediano nelle due fasi che da centrocampista avanzato, andando a caccia di palloni sul regista avversario. Ma è soprattutto Fazzini ad aver impressionato: «forse l’unico del gruppo ad avere ora il cambio di passo abbinato a idee di qualità: una ricchezza». La sua capacità di accelerare il gioco è una risorsa preziosa.
La variante tattica: doppio trequartista nel 3-4-2-1.

Pioli non ha nascosto di aver chiuso la partita contro il Sigma affidandosi al doppio trequartista (l’ex Empoli più Gudmundsson), una soluzione che non è stata certo casuale. La Fiorentina potrebbe quindi presentarsi contro la Roma in un modulo 3-4-2-1. In mezzo, probabile l’inserimento di Nicolussi Caviglia, fresco di convocazione di Gattuso, al fianco di Mandragora. Sulle fasce Dodo e Gosens, mentre Fazzini e l’islandese (o Ndour, le indicazioni contano) agiranno alle spalle di Moise Kean.

La vittoria in Conference ha iniettato positività e nuove idee. Ora spetta a Pioli trasformare queste indicazioni in una performance convincente contro la Roma, per dimostrare che la vera Fiorentina è pronta a ripartire.

Allegri sicuro: «Appuntamento importante contro la Juve. Il Milan deve puntare su una cosa»

Massimiliano Allegri, allenatore del Milan, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione in vista della gara contro la Juve

Massimiliano Allegri è intervenuto oggi da Milanello in conferenza stampa per presentare la sfida di domani allo Stadium contro la Juventus. L’allenatore rossonero ha offerto spunti interessanti su stato psicologico, ambizioni e gestione della rosa, anticipando una gara che si preannuncia carica di emozioni.

La partita contro la Juve: importanza e mentalità

«Domani è una bellissima partita perché è sempre straordinaria», ha detto Allegri. «Per noi è importante fare un passettino contro una squadra forte, che lotterà fino alla fine per il quarto posto. Vogliamo entrare nella sosta con un segnale positivo». Anche se siamo solo alla sesta giornata, l’allenatore ricorda che «ci sono ancora molti punti in palio» e che l’obiettivo vero rimane la Champions.

Il passato con Juve e Milan

Sul ritorno da avversario a Torino, Allegri ha mostrato equilibrio: «Non è una rivincita. Ho vissuto otto anni alla Juve e cinque al Milan. Domani è importante per il presente». Evidente che quel passato non pesi troppo: la concentrazione è tutta sul match, senza troppi riferimenti nostalgici.

Obiettivi stagionali e strategia

«Ogni volta che entro in panchina provo divertimento ed emozione», ha continuato Allegri. «Il nostro obiettivo è tornare a giocare in Champions. Domani è solo un passo: la stagione è lunga». Su come arrivare a quel traguardo, la mentalità è chiara: «Vincere le partite porta lontano».

Calo e gestione del finale

Interrogato sui momenti delicati delle partite, Allegri ha ammesso: «Col Napoli abbiamo difeso bene, ma avremmo potuto fare meglio. In situazioni come il rigore eravamo in superiorità numerica, non possiamo perdere concentrazione». Il tecnico sa che spesso sono proprio gli ultimi minuti a decidere il destino delle gare.

Scelte, condizione dei giocatori e turnover

Quanto alle scelte di formazione, Allegri resta cauto: «Farò la prima valutazione su Tomori solo all’ultimo allenamento. Ho fiducia in tutti; potrebbe giocare Bartesaghi o un altro. Domani serve intensità alta». Su Leao: «Sta crescendo, è migliorato fisicamente. Non è nelle mie mani quanto nei suoi». Su Rabiot: «L’ho trovato più maturo rispetto al suo periodo alla Juve — è nel momento della maturità».

Il valore della competizione e il futuro

Allegri non sottovaluta la Juventus: «Squadra importante, solida. Noi dobbiamo mantenere calma, equilibrio, non esaltarci troppo». Alla domanda se ricorda una stagione simile, risponde che ogni campionato è diverso, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: rimanere competitivi fino a marzo.

In sintesi, l’allenatore toscano ha trasmesso sicurezza: Allegri vuole che la squadra abbia il controllo emotivo, giochi con consapevolezza e costruisca passo dopo passo il percorso verso traguardi ambiziosi.

Francesco Marroccu, ex direttore generale del Cagliari racconta: «Allegri era già un grande ai tempi. Ricordo che…»

Marroccu racconta quella che è stata l’avventura di Massimiliano Allegri al Cagliari. Le parole

Francesco Marroccu, ex direttore generale del Cagliari, riavvolge il nastro e racconta gli anni indimenticabili con Massimiliano Allegri in Sardegna, tra il 2008 e il 2010. Un periodo fatto di intuizioni, aneddoti divertenti e una fiducia incondizionata che ha plasmato il tecnico livornese.

ALLEGRI – «Mi fece subito una grandissima impressione. Ma è stato Cellino a insistere, nel 2008 voleva sol tanto lui: Allegri era stata la sua mezzala qualche anno prima a Cagliari e ha spinto tantissimo per il ritorno. Lui ci ha dato subito la disponibilità, ma il Sassuolo voleva esercitare l’opzione di rinnovo del contratto. Non è stato facile trattare con Giovanni Rossi, ma l’intelligenza di Max gli permise di ottenere ciò che voleva»

AVEVATE ALTERNATIVE AD ALLEGRI – «No, Cellino mi chiamava tutti i giorni per Allegri. Era diventato un chiodo fisso. Nonostante in Sardegna da giocatore non ebbe successo, anzi. Venne pagato 15 miliardi, doveva sostituire Matteoli, ma le cose non sono mai andate per il verso giusto. Eppure Cellino rimase stregato dal suo carisma. Aveva questo tarlo, così si è imputato e alla fine ha avuto ragione su Max»

NON HA MAI CHIESTO NULLA SUL MERCATO – «Mai. Non ho mai sentito un nome da lui. Noi gli propone vamo dei giocatori e lui ci dava dei pareri, così diventava tutto più semplice. Max era veramente un aziendalista ed è sempre stato aperto al dialogo con la società. Ricordo, però, un parere profetico su un giocatore. Lo avvisammo della trattativa che stavamo conducendo per portare Federico Marchetti a Cagliari. Prima di chiudere, ci rivolgemmo a lui. E Allegri ci disse: “Prendetelo subito, farà una grande carriera”. Due anni dopo ha giocato al Mondiale con la Nazionale».

LE 5 SCONFITTE INIZIALI – «Fu meno complicato del previsto. Figuriamoci che gli facemmo firmare, proprio in quel periodo, un nuovo contratto in bianco: Cellino aveva una fiducia smisurata in lui. Era un rinnovo di due anni, ma il foglio sparì. Lui a fine stagione, nonostante la corte spietata della Lazio, decise comunque di restare a Cagliari. Fu riconoscente nei nostri confronti».

L’ADDIO TURBOLENTO – «Sì, ma per un semplice motivo: Allegri aveva parlato col Milan da solo. E Cellino assisteva, da spettatore, alla trattativa. Galliani non gli aveva mai telefonato. Così il presidente, ad un certo punto, ha fatto muro. Mi diceva: “Se non parlano con me, non lo libero”. Così a piccoli passi Max agevolò il dialogo, fece lui stesso da mediatore tra Milan e Cagliari. Cellino poi lo lasciò senza nemmeno chiedere un euro»

LE SENSAZIONI DI DOMANI – «Sarà emozionato, molto emozionato. Lui è un pragmatico, ma un pochino gli tremeranno le gambe. Sicuramente è rimasto male per come ha lasciato la Juve. Era un uomo di Agnelli e ad un certo punto il rapporto è diventato fortissimo. A Torino, quando è cambiata l’int ra dirigenza, non c’era più posto per lui. Adesso farà le fortune del Milan».

COSA COLPISCE DI LUI – «La capacità di gestire il gruppo e la lettura delle partite in corsa. Penso al dosaggio di Matri e Lazzari. Erano i migliori e ha trovato il modo per farli incidere quasi sempre da subentrati. Eppure gli volevano bene».

COME GESTISCE LE TENSIONI DEL GRUPPO – «Una volta a cena chiamò Daniele Conti così: “Ciao capitano”. Ma il capitano era Diego Lopez, che andò puntualmente a riferire a Cellino. Allegri ha saputo ricomporre l’equivoco: gli bastava una battuta per sdrammatizzare».

ERA SCARAMANTICO – «Sì, pensi che non volevano gio are coi palloni viola della Serie A. Trovammo dei modi incredibili per usare altri palloni nelle partite casalinghe: una volta ci giustificammo dicendo che si erano allagati i magazzini, un’altra volta comunicammo che i la dri ci avevano rubato i palloni. Sono stati due anni pazzi con Cellino e Allegri insieme, ma ci siamo divertiti».

Serie B, è il momento della verità: ci sono già cinque panchine a rischio. Dal Monza alla Sampdoria, scatta l’ora dei verdetti

Serie B, arriva il momento della verità con tante panchine a rischio. Ecco la situazione

La Gazzetta dello Sport propone oggi una riflessione sulla posta in palio della settima giornata del campionato di Serie B. Tra oggi e domani, infatti, il torneo si appresta a diventare un vero e proprio spartiacque per il destino di molte panchine. Non è stato ancora cambiato un solo allenatore: un fatto abbastanza raro, accaduto solo tre volte nelle ultime dieci edizioni, e in tutti quei casi, i primi esoneri sono arrivati proprio dopo la settima giornata. Il rischio che la statistica venga aggiornata è altissimo.

I prossimi 90 minuti saranno delicati per ben cinque allenatori: Paolo Bianco a Monza, Guido Pagliuca ad Empoli, Fabio Caserta a Bari, Davide Possanzini a Mantova e Massimo Donati alla Sampdoria. Oltre alle difficoltà intrinseche delle loro squadre, c’è un altro fattore che incide: ci si avvia verso la seconda sosta di campionato, il momento ideale per chi vuole cambiare e dare una nuova scossa.

Monza. Si parte da Monza, dove Paolo Bianco, nonostante gli otto punti (due pareggi, due sconfitte), è sotto osservazione. Il recente pareggio di Empoli – con due pali e la sensazione di aver sprecato la vittoria – e la sconfitta interna contro il Padova non aiutano. Il club è fresco di cambio proprietà, con l’arrivo del fondo statunitense Beckett Layne Ventures che ha chiuso l’era Fininvest. Sebbene filtri fiducia, Bianco è stato scelto da Adriano Galliani, non dalla nuova proprietà. Una sconfitta interna contro il Catanzaro potrebbe spingere a un cambio, con Eugenio Corini e Moreno Longo tra i papabili.

Bari. A Bari, la situazione di Fabio Caserta è complessa. Moreno Longo, ancora sotto contratto con il club pugliese che non l’ha confermato la scorsa estate, sembra essere la pedina chiave: se trovasse una nuova panchina, alleggerirebbe il bilancio del club. A quel punto, in caso di risultato negativo oggi pomeriggio contro il Padova, Luigi De Laurentiis potrebbe sollevare dall’incarico Caserta. Tra i possibili sostituti c’è Rolando Maran, già biancorosso nel 2006-07 e reduce dalla salvezza conquistata sul campo con il Brescia.

Mantova. Maran interessa anche al Mantova, fermo a tre punti e reduce da quattro sconfitte consecutive dopo la vittoria di fine agosto contro il Pescara. Dopo il 2-1 di Castellammare di Stabia, la squadra è rimasta in ritiro in Campania in vista della gara di oggi ad Avellino. Un’altra sconfitta potrebbe essere fatale a Davide Possanzini, che nel 2023 aveva portato una promozione in B e la salvezza. Alternative: Pierpaolo Bisoli (ex Brescia) o William Viali (ex Reggiana).

Empoli. Anche Empoli registra nomi come Viali e Longo. I toscani hanno raccolto sei punti e non vincono dalla prima di campionato. Guido Pagliuca è sotto esame, anche se in molti ricordano il precedente di Maurizio Sarri nel 2012-13, che iniziò malissimo ma ottenne la fiducia del club e sfiorò la promozione. In caso di un nuovo ko, domani a Bolzano contro il Südtirol, il club potrebbe sollevare Pagliuca. Fabrizio Corsi, intanto, ha ancora sotto contratto Roberto D’Aversa.

Sampdoria. Ultima a due punti, ancora senza vittorie, cerca domani contro il Pescara la vittoria della svolta per salvare la panchina di Massimo Donati. A Genova si parla di Rolando Maran, ma anche di Roberto Breda e di un altro ex blucerchiato come Beppe Iachini.
La Serie B non perdona. Il settimo turno è pronto a emettere i suoi primi verdetti, e per molti, l’attesa è carica di tensione.

Perinetti: «Non ho capito mia figlia e l’anoressia, è il mio più grande dolore. Il calcio mi ha salvato la vita. Maradona, Conte, Ancelotti, Eriksson: vi racconto tutto»

Perinetti si esprime così tra vita privata e calcio giocato. Il racconto del dirigente

Giorgio Perinetti è un navigato dirigente sportivo, custode di un calcio che ha visto trasformarsi in oltre 50 anni di carriera. Dalle aule del liceo classico con Verdone e De Sica alle panchine di serie A, la sua vita è stata un susseguirsi di successi, decisioni difficili e dolori profondi. La perdita della moglie e poi della figlia Emanuela, portata via dall’anoressia, lo hanno segnato, ma allo stesso tempo hanno acceso in lui una nuova missione: evitare che altri vivano lo stesso dramma. Ecco il suo racconto a La Gazzetta dello Sport.

“QUELLO CHE NON HO VISTO ARRIVARE”: IL LIBRO SU SUA FIGLIA – «In un primo momento, anche parlando con l’altra mia figlia, Chiara, ero restio. Poi è stato dolorosissimo rivivere tutto, ma in un certo senso mi ha dato sostegno. Spero di mettere sotto i riflettori il tema dei disturbi alimentari: dopo la scomparsa di mia figlia, il dottore che la curava mi ha raccontato di aver fatto leggere la sua storia ad un’altra paziente. E così ha accettato il ricovero. Questa è stata la mia spinta».

IL DOLORE – «Non sono stato fortunato: prima ho perso mia moglie, poi Emanuela. Una ragazza intelligente, che aveva tutto. Sopravvivere ad un figlio è qualcosa di innaturale, perderla in questo modo è stato devastante. Devo ringraziare Chiara che mi ha dato forza. Siamo rimasti noi due. Ogni volta che ci incontriamo, si parte con lunghi silenzi. Momenti in cui viviamo intensamente il ricordo delle persone che abbiamo perso».

HA SMESSO CON I SENSI DI COLPA – «No. Un genitore di colpe se ne dà mille, si fa migliaia di domande, non riesce a trovare risposte. Io mi guardo sempre indietro, quando mia figlia mi chiedeva di inventarci qualcosa insieme. Interpretavo questa richiesta come una diminutio per lei, non certo per me. E invece forse erano solo richieste di aiuto. Non l’ho capita, non ho recepito i segnali e questa è la mia più grande disperazione. Emanuela mi chiamava tutte le mattine, si preoccupava per me, mi aggiornava».

EMANUELA E IL CALCIO – «Da bambina, con la mamma veniva a vedere la partita. Senza parlare mi guardava con gli occhi imploranti e allora le chiedevo se volesse tornare in pullman a Trigoria col papà o a casa con la mamma. Si accomodava sempre in braccio ad Aldair».

COSA AIUTA A NON PENSARE – «Il calcio. Sia dopo la scomparsa di mia moglie, quando accettai Venezia un mese più tardi, sia dopo quella di mia figlia, tra Avellino e Athletic Palermo, scelto perché volevo chiudere da dove sono partito: ragazzi giovani a cui regalare un sogno. È necessario per tenere occupata la testa».

IL LICEO – «Feci il liceo classico all’istituto Nazareno di Roma, gli ultimi due anni in classe con Verdone e De Sica. Carlo lo sento ancora quotidianamente, con Christian ci siamo un po’ persi. Loro erano Pariolini, io no… Ma quanti scherzi ai professor con Verdone». Il suo inizio nel calcio? «Con la Roma, ad Ostia, amichevole contro la Nazionale dilettanti. Io avevo 22 anni e facevo il dirigente del settore giovanile. Era il mio compleanno, allora pregai un superiore di regalarmi un posto seduto accanto ad Herrera. Così il Mago mi chiama: ‘Vamos, veloce, in panchina’. Un sogno».

IL NAPOLI – «Ferlaino mi chiese di comunicare a Maradona la squalifica per uso di cocaina. Andai a casa sua, gli parlai, Diego si portò una mano sul fianco e disse solo ‘Non è possibile…’, con una smorfia di dolore fisico sul viso che non dimenticherò mai».

LA JUVE – «Le racconto un aneddoto. Eravamo ad Atene per Olympiacos-Juve di Champions. Non un momento brillantissimo, ci giocavamo la qualificazione ma stavamo perdendo. Ancelotti mi dice che vuole mettere Fonseca al posto di Conte, io pasticcio con la lavagnetta e perdo tempo. Il mister si arrabbia, il cambio ritarda… e Conte fa gol. Mi giro verso Ancelotti: ‘Ah Carlé, t’avevo detto d’aspettà!’. Ebbi involontariamente ragione».

HA LANCIATO CONTE COME ALLENATORE – «Lo consideravo un predestinato. Era il capitano della Juve, a centrocampo giocavano lui, Deschamps, Davids e Zidane, ma Antonio si imponeva sui campioni attraverso il carattere. Così pensai sarebbe diventato un grande allenatore. Ma la mia grande scoperta da allenatore è un’altra: dopo la finale di Champions persa dalla Roma ai rigori nell’84, sostituii Liedholm con Eriksson. Tutti si ricordano dei suoi successi con la Lazio, ma in Italia lo portai io».

VITTORIE E DELUSIONI – «Entrambe legate ancora ad Eriksson. La Coppa Italia vinta con lui sulla panchina della Roma è stata la gioia più profonda, la delusione invece aver lasciato uno scudetto alla Juventus a causa di una sconfitta in casa contro il Lecce. Ero giovanissimo, vincere un campionato a 34 anni… Oggi non avrei mai perso quella partita. Ma si tratta di una sconfitta che mi ha insegnato più di ogni vittoria».

Oliveira entusiasta: «Il Cagliari con Pisacane sta facendo bene. Pesante l’assenza di quel giocatore»

Oliveira analizza il momento del Cagliari: «Pisacane sta facendo un gran lavoro. Senza Belotti si perde tanto»

A due giorni dalla delicata sfida tra Cagliari e Udinese, l’ex attaccante rossoblù Luis Oliveira ha rilasciato un’intervista esclusiva nella quale ha commentato l’attuale momento della squadra sarda, oggi guidata da Fabio Pisacane. Il belga-brasiliano, grande ex del club isolano, ha espresso il suo punto di vista sul rendimento della squadra, sull’infortunio di Andrea Belotti e sulla crescita dei giovani, ma non solo.

«L’inizio di stagione del Cagliari è stato positivo – ha esordito Oliveira –. La squadra gioca con coraggio, a viso aperto contro chiunque, e questo è un segnale chiaro della mano dell’allenatore. Fabio Pisacane sta trasmettendo idee di gioco precise e si vede che i ragazzi lo seguono». Secondo l’ex attaccante, il gruppo sardo ha ritrovato compattezza e identità, anche dopo la beffarda sconfitta contro il Napoli nei minuti finali. «Quella partita ha fatto male, ma la reazione c’è stata, e lo si è visto anche contro l’Inter, dove il Cagliari non ha sfigurato».

Inevitabile, poi, un passaggio sull’infortunio del “Gallo” Belotti: «La sua assenza pesa tantissimo. Parliamo di un attaccante che ti garantisce leadership, peso offensivo e gol. Secondo me il Cagliari perde almeno il 40% del suo potenziale in avanti senza di lui. Ora sarà fondamentale trovare soluzioni alternative: Pavoletti, Esposito e Borrelli devono farsi trovare pronti. Ma è anche il momento di dare spazio ai giovani, rischiarli, lasciarli sbagliare se necessario. Solo così possono crescere davvero».

Oliveira, da ex attaccante tecnico e intelligente, ha anche elogiato l’impostazione di gioco portata da Pisacane: «Si nota un’idea precisa. I giocatori sono coinvolti, c’è unione nello spogliatoio e questa è la base per salvarsi. Pisacane ha già dato una chiara impronta al suo Cagliari».

Interrogato poi su alcuni singoli, Oliveira ha speso parole positive per Folorunsho: «Mi piace molto. È un centrocampista forte, che sta dimostrando il suo valore. Giocare nel Cagliari oggi significa meritarselo».

Infine, un passaggio sul campionato e sulle delusioni: «Mi aspettavo di più da squadre come la Lazio e la Fiorentina. In alto vedo bene Napoli e Juventus, ma è ancora presto per i pronostici».

L’analisi di Oliveira si chiude con un messaggio di fiducia: «Questo Cagliari può salvarsi, ma serve coraggio. Pisacane lo sta dimostrando».

Bologna, perché hai la pareggite? Italiano non è preoccupato. I 3 motivi per superare il momento negativo

Bologna, perché hai la pareggite? Italiano non è preoccupato. I 3 motivi per superare il momento negativo dei rossoblu

È un inizio di stagione che sa di “già visto” per il Bologna di Vincenzo Italiano. Le prime partite di quest’annata, osservandole con attenzione, mostrano sorprendenti somiglianze con quelle dell’anno passato. Certo, allora c’era la novità del tecnico, il cambio di sistema di gioco e qualche “vedova” di Thiago Motta, ma al di là di ciò, i contenuti di quel Bologna e di questo hanno aspetti innegabilmente comuni. E proprio forte di aver già attraversato e superato queste difficoltà, Italiano continua a vedere il bicchiere mezzo pieno, cercando di rassicurare sia una squadra preoccupata che l’ambiente circostante. Ecco l’analisi proposta dal Corriere dello Sport.

La ricetta di Italiano: intensità, aggressività e pressione alta. «È solo una questione di tempo, quando staremo meglio fisicamente e anche gli ultimi arrivati si saranno calati del tutto nella nostra realtà vedrete che torneremo a essere quelli dell’anno passato, forse anche più forti», ha dichiarato il tecnico giovedì sera dopo il Bologna-Friburgo. Perché non credergli? I suoi inizi di annata sono stati sempre sufficientemente complicati. Il motivo è semplice: il calcio di Italiano è fatto di intensità, aggressività e pressione alta. Per giocare così, è indispensabile stare bene fisicamente, altrimenti si rischia di restare sempre in mezzo al guado.

L’esempio del Friburgo è illuminante: finché il Bologna ha retto fisicamente, ha concesso poco o niente. Poi, dopo il gol del pari, si è smarrito per una ventina di minuti, perdendo brillantezza, arrivando sempre secondo su ogni pallone. A questo si aggiunge un fattore psicologico: quando certe giocate ti venivano a memoria e ora non ti vengono nemmeno se ci pensi, si finisce per pagare dazio a livello mentale, diventando più vulnerabili.

Non è colpa di Beukema e Ndoye: la “pareggite” del passato. Qualcuno potrebbe invocare l’assenza di Beukema in difesa e Ndoye in attacco, partiti rispettivamente per Napoli e Nottingham Forest. La loro importanza per il Bologna è nota, ma la spiegazione non regge: giovedì, Vitik e Cambiaghi, impiegati al loro posto, hanno fatto una buona partita. In realtà, “Sam e Dan” (come venivano chiamati lo scorso anno) incidevano poco all’inizio del campionato passato, in un Bologna che non aveva né capo né coda.

Curiosamente, il Bologna di ieri aveva 1 punto in meno in classifica rispetto a quello di oggi dopo 5 partite e nelle successive 3 mise a segno ben 3 pareggi di fila, due dei quali al Dall’Ara. La “pareggite” è un male antico, ma il tecnico è convinto che si possa curare.

La crescita attesa: da Freuler a Ferguson, passando per Bernardeschi. La verità è che tanti giocatori devono ancora crescere: Holm e Miranda non possono essere questi, Freuler e Ferguson devono migliorare sul piano fisico, così come Bernardeschi, Orsolini, Rowe, Zortea e quasi tutti gli altri. Contro il Friburgo, Odgaard ha mostrato passi avanti. Adesso, Italiano si aspetta che lo facciano anche gli altri. Prima ci riusciranno, meglio sarà per il Bologna, che ha bisogno di ritrovare la brillantezza fisica e psicologica per esprimere al meglio il calcio intenso del suo allenatore.

Lazio, paradosso Baroni: in biancoceleste media punti più alta di Sarri

Lazio, paradosso Baroni: in biancoceleste media punti più alta di Sarri. Oggi all’Olimpico il confronto diretto tra i due tecnici

Una sfida nella sfida, un duello statistico che aggiunge pepe a Lazio Torino. Oggi, all’Olimpico, Maurizio Sarri non si troverà di fronte solo un avversario ostico, ma anche il suo predecessore, Marco Baroni, un allenatore che, numeri alla mano, ha lasciato a Formello una media punti superiore a quella del Comandante.

Sembra incredibile, ma le statistiche evidenziate dal Corriere dello Sport sono impietose. Sarri, uno dei tecnici più decorati della Serie A, nelle sue 109 panchine con la Lazio ha raccolto 184 punti, per una media di 1,68 a partita. Un dato che lo colloca al sesto posto nella classifica all-time dei tecnici biancocelesti. Marco Baroni, invece, nella sua unica stagione (2024-25), ha fatto meglio: in 38 partite di campionato ha conquistato 65 punti, con una media di 1,71 a gara, che vale il quarto posto assoluto, a un soffio dal podio.

Il divario si allarga se si considerano anche le coppe. L’ottimo cammino di Baroni nell’Europa League dello scorso anno (primo nel girone e un’eliminazione solo ai rigori nei quarti) porta la sua media complessiva a 1,80, la terza di sempre. Sarri, al contrario, scivola fino al 12° posto con 1,62.

Oggi i due si ritrovano avversari, vent’anni dopo il loro primo incrocio in Serie C2. Ma c’è un’altra statistica che Sarri vorrà sfatare: da quando allena la Lazio, non è mai riuscito a battere una squadra guidata da Baroni. La partita di oggi, oltre a essere fondamentale per la classifica, assume quindi i contorni di una sfida personale. Per il Comandante è l’occasione di zittire i numeri e spezzare un piccolo, fastidioso tabù.

Infortunio Bremer, prudenza totale alla Continassa: cosa filtra verso il Milan

Infortunio Bremer, prudenza totale alla Continassa: cosa filtra verso il Milan. Le ultime sulle condizioni del centrale brasiliano

Una corsa contro il tempo che sembra ormai persa. In casa Juventus, l’ansia per le condizioni di Gleison Bremer cresce di ora in ora, e la sua presenza nel big match di domani sera contro il Milan è in fortissimo dubbio. Le ultime indiscrezioni, riportate da Tuttosport, parlano di una linea della massima prudenza che prevarrà, con il difensore brasiliano destinato a un forfait precauzionale.

Le notizie arrivate dall’allenamento di ieri non sono state incoraggianti. Bremer ha lavorato ancora una volta a parte rispetto al gruppo, un segnale chiaro che il fastidio al ginocchio operato la scorsa stagione non è stato superato. Non si tratta di un nuovo infortunio, ma di un dolore da sovraccarico che lo staff medico non ha alcuna intenzione di sottovalutare. La priorità assoluta è evitare una ricaduta che potrebbe compromettere il rendimento del giocatore più importante del reparto per il resto della stagione.

Per questo motivo, anche se il difensore dovesse stringere i denti e strappare una convocazione in extremis, è quasi impossibile che Igor Tudor decida di rischiarlo dal primo minuto contro il Milan. L’ipotesi più probabile è che non venga nemmeno portato in panchina, per permettergli di recuperare al 100% in vista dei prossimi impegni.

Il tecnico bianconero si prepara dunque ad affrontare i rossoneri, capolista del campionato, senza il suo leader difensivo. Per sostituirlo al centro della difesa, il ballottaggio è aperto tra Federico Gatti e Daniele Rugani. Una scelta non semplice per Tudor, che dovrà ridisegnare il cuore della sua retroguardia nella partita più importante e delicata di questo avvio di stagione.

Zerbin: «Cremonese, sento la fiducia e vedo un futuro. Penso alla Nazionale. Inter? Io raccattapalle l’anno del Triplete»

Zerbin: «Cremonese, sento la fiducia e vedo un futuro. Penso alla Nazionale. Inter? Io raccattapalle l’anno del Triplete». Le parole dell’esterno

Alessio Zerbin è l’emblema del calciatore moderno: una carriera fatta di prestiti, ma con un filo conduttore indissolubile, il Napoli, che lo ha accompagnato fin dal 2017. Dalla Viterbese alla Cremonese, passando per diverse tappe fondamentali, Zerbin ha plasmato il suo percorso, sbocciato nell’Inter e ora pronto a sfidarla a San Siro. Il talentuoso esterno si racconta, tra il ricordo del Triplete e le ambizioni future.

I TANTI PRESTITI SONO STATI UN PESO – «Mai. Tutte esperienze che mi sono servite per aggiungere un mattoncino in più. Mi hanno formato, abituandomi a tenere duro. Sono state una risorsa».

LA CREMONESE E LO STIMOLO DEL RISCATTO – «Sì, lo è. Sento fiducia. L’idea che ci possa essere un discorso in prospettiva mi fa sentire importante, ho voglia di ripagare questa fiducia».

L’EXPLOIT DELLA SQUADRA – «Tanto lavoro innanzitutto. Da subito ho percepito la voglia di tutti di crescere. A Como siamo andati sotto e l’abbiamo ripresa, abbiamo vinto a San Siro e nelle gare meno brillanti non abbiamo subìto gol. Possiamo fare grandi cose, lottando».

L’OBIETTIVO – «L’obiettivo primario è la salvezza. Certo, i risultati ci danno coscienza e consapevolezza della nostra forza, però teniamo le ali molto basse perché la Serie A non perdona. Contro il Sassuolo abbiamo mollato per dieci minuti e abbiamo preso due gol».

NICOLA – «È un allenatore molto diretto e trasparente. Già al primo contatto mi era piaciuto il modo chiaro con cui mi ha spiegato cosa voleva da me. Ora mi sento in debito nei suoi confronti. Ruolo? Ho le caratteristiche di un esterno offensivo, ma da un anno sto curando di più la fase difensiva. La doppia dimensione è imprescindibile».

IL CALCIO È DIVERTIMENTO – «Per me il calcio è divertimento. Fatica e sofferenza per arrivare al risultato esistono, ma quando sono felice in partita e in allenamento rendo di più».

VARDY – «È un ragazzo straordinario. Si è calato nel gruppo con umiltà e serenità: ha una carriera formidabile alle spalle ma si è rimesso in gioco. È un esempio».

L’INTER – «Ho tanti ricordi belli. Sono stato all’Inter sette anni, dai pulcini ai giovanissimi, ho girato l’Europa. San Siro era la mia casa, uno stadio speciale, ogni volta che torno provo la stessa magia ed emozione. Da raccattapalle ho seguito l’anno del Triplete». Ricordi particolari? «Quando si entrava in campo prima, per scuotere il telone della Champions, la musica… Ricordo la semifinale vinta 3-1 col Barcellona. Ho in camera la foto di Oliviero Toscani per il centenario. Dietro ai giocatori, i ragazzi delle giovanili e io in prima fila. La mia prima partita fu Inter-Juventus: gol di Trezeguet e Camoranesi. Uscii prima dallo stadio perché il giorno dopo dovevo andare a scuola: sentii il boato per il gol di Maniche, ma vinse la Juve».

I SUOI MODELLI – «Da bambino impazzivo per Fernando Torres. Ora prendo spunto da chi gioca nel mio ruolo, Saelemaekers in primis»

LA NAZIONALE – «Sì, ci penso, è il sogno di qualsiasi calciatore. Non posso definirlo un obiettivo, ma col tempo…»

Zazzaroni su Rabiot: «È ulteriormente cresciuto, i collaboratori di Allegri mi dicono che…»

Zazzaroni su Rabiot: «È ulteriormente cresciuto, i collaboratori di Allegri mi dicono che…». Il commento del giornalista

Nell’edizione odierna del Corriere dello Sport, il direttore Ivan Zazzaroni scrive del milanista ed ex juventino Adrien Rabiot.

«Prima di scrivere di Rabiot – a differenza di Allegri io mi aggiorno – sono andato a rivedere un’intervista abbastanza recente al centrocampista del Milan fatta da Alessandro Matri in versione Jimmy Fallon de noantri. Su Dazn.

Niente di sconvolgente, sia chiaro – i due erano a tavola alla Continassa, peraltro discretamente interessati a un risotto ai funghi – tuttavia gradevole: Rabiot non è tipo che si concede facilmente.  

Dopo la metà dei ventisei minuti totali, tanto durò la chiacchierata, Rabiot aveva sviluppato prevalentemente un tema: la mentalità vincente di Allegri. «Mi piace avere un allenatore così» le parole del francese. «Max è uno che ti ripete sempre che anche l’allenamento è importante per crescere… Proprio con lui sono cresciuto, lui mi ha dato la continuità». 

Allegri ha un’evidente predilezione per Rabiot: lo volle anche sei anni fa alla Juve «perché ha il livello ed è solido». 

Lo volle, dicevo, ma quando nel 2019 Adrien arrivò effettivamente a Torino, Max non c’era già più. Trombato. «Fu Allegri a incontrarmi pochi mesi prima e mi convinse», è sempre Rabiot che parla, «solo che alla fine di quella stagione lui lasciò la Juve e io mi ritrovai con un altro allenatore». Maurizio Sarri «che all’inizio non mi faceva giocare, perciò mi chiedevo perché mi avessero voluto tanto per poi mettermi in panchina…». 

E veniamo a Juve-Milan. Un anno dopo, un anno di Marsiglia e De Zerbi dopo, Rabiot sembra ulteriormente cresciuto, così almeno sostengono i collaboratori del tecnico: ha più personalità e un controllo superiore della partita. Proprio la solidità del francese e la statura tecnico-tattica di Modric sono i principali elementi di diversità di questo Milan rispetto al precedente che vedeva in Theo e Leao, due atipici, i leader tecnici, di soluzioni, del gruppo, certamente non quelli dello spogliatoio. 

Rabiot è – con Modric – il giocatore al quale Allegri concede più libertà d’espressione, secondo il dettato tanto caro a Dan Peterson, che ai suoi ripeteva spesso: «Non fate quello che scrivo, fate quello che vedete». 

Ma poi, per dirla tutta, uno che gli juventini chiamavano Cavallo Pazzo, come fa a non intendersi di ippica?  

Questa la spiego la prossima volta ai non juventini e ai disinformati sul corto muso». 

Roma, Dan Friedkin torna nella Capitale: previsto confronto con Gasperini. E a gennaio…

Roma, Dan Friedkin torna nella Capitale: previsto confronto con Gasperini. E a gennaio… Il presidente giallorosso vuole stilare un piano

Silenzioso, riservato, ma sempre presente nei momenti che contano. Dan Friedkin si prepara a tornare a Roma. Dopo la trasferta di Firenze, la squadra giallorossa potrebbe trovare ad attenderla a Trigoria il suo presidente, “Top Dan”, pronto a fare il punto della situazione e a tracciare la rotta per il futuro.

L’arrivo del patron americano nella Capitale seguirà un importante impegno istituzionale. Mercoledì e giovedì, Friedkin parteciperà a nome della Roma alla 32ª assemblea generale dell’ECA, l’associazione dei club europei di cui è membro del comitato esecutivo. Un vertice per discutere dei massimi sistemi del calcio, dai calendari affollati al dialogo con la UEFA.

Subito dopo, però, l’attenzione si sposterà interamente sulle questioni di casa. L’agenda di Friedkin a Trigoria sarà fitta: è previsto un incontro con la dirigenza, dal ds Massara al senior advisor Ranieri, e un confronto diretto con il tecnico Gasperini, con cui esiste un rapporto schietto e sincero. L’obiettivo è stilare un piano strategico di medio-lungo periodo, definendo le mosse per il mercato di gennaio e non solo. Lo riporta il Corriere dello Sport.

L’ultima visita del presidente, a fine agosto, aveva lasciato un po’ di amaro in bocca: il suo arrivo non era bastato a sbloccare trattative complesse come quella per Sancho. Storicamente, però, la sua presenza a Roma ha sempre coinciso con momenti decisivi, come esoneri o nomine cruciali. Chissà che questa non sia l’occasione per affrontare un altro nodo strategico: la questione commerciale. Dopo l’addio al ricco contratto con Riyadh Season, la maglia della Roma è ancora senza un main sponsor. Un vuoto che pesa sui ricavi in un momento in cui ogni milione è fondamentale per rispettare i paletti del fair play finanziario ed evitare cessioni dolorose. La visita del presidente potrebbe portare la svolta tanto attesa.

Infortunio Lukaku: Romelu brucia le tappe! Ha fatto sapere al Napoli che potrebbe esserci per…

Infortunio Lukaku: Romelu brucia le tappe! Ha fatto sapere al Napoli che potrebbe esserci per… L’attaccante sta lavorando in Belgio

Una notizia che infiamma l’entusiasmo dei tifosi e cambia le prospettive del Napoli. Dall’infermeria arriva un aggiornamento importantissimo sulle condizioni di Romelu Lukaku: il centravanti belga sta bruciando le tappe del suo recupero e punta a un rientro anticipato, molto prima di quanto inizialmente previsto.

A svelare la novità è l’edizione odierna de Il Mattino, che riporta le indiscrezioni filtrate direttamente dall’entourage di “Big Rom”. L’attaccante, infortunatosi lo scorso 14 agosto, sta lavorando intensamente con i fisioterapisti della nazionale belga e i progressi sono stati talmente rapidi da ridefinire completamente la tabella di marcia.

«Intanto Lukaku fa sapere che il suo recupero va avanti a gonfie vele e che potrebbe bruciare le tappe del suo rientro a Napoli. Si è fatto male il 14 agosto e per i fisioterapisti della nazionale belga che lo tengono in cura, potrebbe già essere pronto per metà dicembre. Altro che gennaio. Obiettivo Riad, insomma, quando c’è la Supercoppa italiana. Per Lucca, da quel momento, gli spazi potrebbero ancor più ridursi».

L’obiettivo, dunque, è chiaro e ambizioso: essere a disposizione di Antonio Conte per la Supercoppa Italiana che si disputerà a Riad. Un traguardo che, fino a poche settimane fa, sembrava impossibile. Il rientro, inizialmente ipotizzato per gennaio, verrebbe così anticipato di diverse settimane, regalando al tecnico la sua arma offensiva più potente per il primo trofeo stagionale.

Questa accelerazione, se confermata, avrebbe anche delle conseguenze sulle gerarchie interne. Con il ritorno anticipato di Lukaku, lo spazio per gli altri attaccanti, in particolare per Lorenzo Lucca, si ridurrebbe drasticamente. Ma per Conte e per il Napoli, la prospettiva di riavere il proprio bomber per un appuntamento così cruciale è una notizia di valore inestimabile, che aggiunge una nuova, potente arma all’arco degli azzurri.

Inter, le scelte di Chivu con la Cremonese: chi sostituirà Thuram e Calhanoglu

Inter, le scelte di Chivu con la Cremonese: chi sostituirà Thuram e Calhanoglu. Il tecnico chiamato a sciogliere gli ultimi dubbi

Un’Inter che cambia volto, per necessità e per scelta. Contro la Cremonese, Cristian Chivu deve fare a meno del suo bomber, Marcus Thuram, ma le novità di formazione potrebbero non limitarsi al solo reparto offensivo. Oltre a un nuovo partner per Lautaro, il tecnico sta valutando anche un’importante modifica a centrocampo.

Bonny, la grande occasione

In attacco, come riporta il Corriere dello Sport, ci sarà ancora un francese al fianco del capitano, ma non sarà Thuram. Toccherà ad Ange-Yoan Bonny prendere il suo posto e giocare la sua prima partita da titolare con la maglia dell’Inter. Nonostante Chivu abbia provato a nascondere le sue scelte in conferenza stampa, l’ex Parma ha vinto il ballottaggio con Pio Esposito, convincendo il tecnico grazie all’ottimo impatto avuto negli spezzoni di gara fin qui disputati. Per lui è la grande occasione di mettersi in mostra.

Il dubbio Çalhanoğlu e la tentazione Frattesi

La vera sorpresa, però, potrebbe arrivare a centrocampo. Secondo Sky, resta in forte dubbio la presenza di Hakan Çalhanoğlu. Il regista turco è reduce da un colpo subito in Champions League e Chivu potrebbe decidere di concedergli un turno di riposo. Se non dovesse essere al 100%, la soluzione è già pronta: Nicolò Barella verrebbe spostato al centro della manovra, in un ruolo da playmaker già ricoperto con successo in passato.

Questo spostamento aprirebbe un’opportunità per Davide Frattesi, pronto a prendersi una maglia da titolare come mezzala destra. Una doppia novità che metterebbe alla prova la profondità della rosa nerazzurra. Le decisioni finali verranno prese solo a ridosso del match, ma l’Inter si prepara a scendere in campo con un assetto inedito, un mix di gioventù e nuove geometrie.

Rakitic: «Vi svelo i segreti di Modric, al Milan è felicissimo. Avrei voluto la Juve, CR7 mi disse di andare. Ma devo chiedere scusa agli juventini perché…»

Rakitic: «Vi svelo i segreti di Modric, al Milan è felicissimo. Avrei voluto la Juve, CR7 mi disse di andare». Le parole dell’ex centrocampista

Ivan Rakitic, ex centrocampista di Siviglia e Barcellona, parla in in un’intervista a La Gazzetta dello Sport del suo connazionale Modric al Milan e del suo trasferimento mai concretizzatosi alla Juventus.

PRIMO IMPATTO CON MODRIC – «Me lo ricordo bene. Primo marzo 2006, amichevole Croazia-Argentina a Basilea. Io giocavo per il Basilea e valutavo già il cambio di federazione. Andai allo stadio con i biglietti del club, Luka quel giorno esordiva in nazionale e la gente mi diceva ‘guarda che puoi giocare con lui’…».

CHE PERSONA E’ LUKA – «Non è un uomo da discorsi frequenti ma, quando parla, è bene stare molto attenti. Parla in modo serio, concreto, non grida mai ma dà indicazioni chiare. Gli piacciono gli scherzi però, quando si fa sul serio, è molto concentrato e cura tutti i dettagli».

MODRIC AL MILAN – «Ci siamo sentiti ieri. Luka è molto contento, mi ha invitato a Milano, dice che il calcio è molto diverso rispetto alla Spagna ma si trova benissimo. È molto felice dei compagni e della vita in Italia: la sua famiglia si sta godendo questo nuovo capitolo e per noi calciatori la famiglia è sempre molto importante. Luka per tutto questo deve ringraziare Igli Tare: è stato lui a portarlo al Milan. Io pensavo avrebbe finito al Real ma, come amico e fratello, vederlo al Milan mi dà una grandissima allegria. Celebrerò tutte le sue vittorie, personali e di squadra, come se fossero mie».

FA LA DIFFERENZA A 40 ANNI – «Bisogna capire che Luka è totalmente diverso dagli altri per il suo modo di vivere e lavorare. Il calcio oggi è più giovane che in passato, ma dà la possibilità a chi lavora molto bene – solo a chi lavora molto bene – di prolungare la carriera. A Luka piace la sua professione, lui vive per il calcio e fa tutto bene».

I SUOI ALLENAMENTI – «Ha la sua squadra di lavoro, un preparatore fisico con cui lavora tutti giorni. Soprattutto, ha un’intelligenza calcistica che lo mette davanti a tutti e lo dico con grande rispetto per gli altri: ci sono giocatori più forti, più rapidi ma l’intelligenza di Luka è troppo superiore. Modric capisce il gioco e lavora ogni giorno fisicamente, infatti ora sta meglio che mai».

RAKITIC ALLA JUVE – «Cosa c’era di vero? Molto. È vero che Cristiano Ronaldo nel 2019 mi chiamò per dirmi ‘vieni con noi alla Juve’. E vi dico la verità, mi sarebbe piaciuto giocare in Italia, è il rimpianto della mia carriera. Io ho grande ammirazione per il calcio italiano e il vostro stile di vita, poi sono il primo fan di Gattuso, che lo scorso anno mi ha allenato all’Hajduk. Avete un grande ct, arriverà dove tutti voi volete. Perché non sono andato alla Juve?Un po’ per il cartellino caro, un po’ perché io comunque ero al Barcellona. Sono stato un uomo fortunato, ho giocato al Barça, poi sono tornato al Siviglia e all’Hajduk. Sarebbe stato affascinante, ma è stato bello anche così».

MILAN DA SCUDETTO – «Sì, è possibile ma si deciderà a marzo. A me piacciono le squadre che crescono durante l’anno: non devi essere al top a novembre o febbraio, ma in primavera. Se i giocatori lo faranno, con un allenatore come Allegri che ha vinto tutto, potranno vincere».

GAFFE CON LA JUVE – «Ho pubblicato un post su Instagram per fare l’in bocca al lupo a Luka usando per sbaglio un coro anti-Juve. Non lo sapevo, ho chiesto scusa e lo chiedo ancora. Ho grande ammirazione per la Juve e poi è allenata da Tudor, un croato come noi che ha già fatto molto bene nella scorsa stagione».

NUOVA VITA DA DIRIGENTE – «Sto studiando management dello sport e lavoro come dt all’Hajduk. Farò anche il corso da allenatore ma credo che in futuro sarò un dirigente. Sì, più o meno. Anzi, se Chiellini avesse bisogno di una mano alla Juve…».

Superlega, proposta alla Uefa per la nuova Champions dopo mesi di trattativa segreta

Superlega, proposta alla Uefa per la nuova Champions dopo mesi di trattativa segreta. Ecco le novità discusse tra format e trasmissione delle partite

La Superlega non è morta, si è solo trasformata. Lontano dai riflettori, il progetto che mira a rivoluzionare il calcio europeo ha continuato a lavorare a una nuova proposta, più un tentativo di riforma che di scissione, destinata a essere discussa con la UEFA. Secondo Mundo Deportivo, negli ultimi mesi si sono tenuti diversi incontri riservati tra i promotori del progetto, i club fondatori e la stessa UEFA, sebbene il Barcellona sembri ora più propenso a restare nell’orbita del nuovo format della Champions League.

La nuova idea si fonda su due pilastri: un format sportivo rivisto e una piattaforma di trasmissione globale.

Due gironi per una Champions più competitiva

Il piano prevede di mantenere le 36 squadre qualificate tramite i campionati nazionali, ma di suddividerle in due grandi gironi da 18 squadre in base al ranking UEFA.

  • Gruppo 1 (Top Tier): Le prime 18 squadre del ranking si sfiderebbero tra loro in otto partite di altissimo livello, garantendo fin da subito scontri tra big.
  • Gruppo 2: Le restanti 18 squadre si affronterebbero in un girone più equilibrato, aumentando l’incertezza e la competitività.

L’accesso alla fase a eliminazione diretta verrebbe così strutturato: le prime otto classificate del Gruppo 1 si qualificherebbero direttamente agli ottavi di finale. Le altre (dalla 9ª alla 18ª del Gruppo 1) e le migliori del Gruppo 2 si affronterebbero in un turno di playoff incrociato per determinare le altre qualificate. Un sistema che garantisce più partite di cartello, ma che mantiene viva la speranza di qualificazione anche per i club con un ranking inferiore.

UNIFY: Il calcio in streaming gratuito

La seconda, grande rivoluzione riguarda la trasmissione delle partite. Il progetto prevede la creazione di UNIFY, una piattaforma streaming globale e gratuita, finanziata dalla pubblicità. Per gli utenti che desiderano un’esperienza senza interruzioni, sarebbe disponibile una versione Premium a pagamento. Un modello che mira a raggiungere un’audience mondiale, in netta contrapposizione con l’attuale sistema delle pay-tv.

Milan, il rientro di Leao diventa un problema? C’è un tema tattico

Milan, il rientro di Leao diventa un problema? C’è un tema tattico che alimenta il dubbio lecito, Rafa dovrà adattarsi

Un ritorno atteso, ma che ora si trasforma in un affascinante rebus tattico per Massimiliano Allegri. Rafael Leão è di nuovo a disposizione, ma il suo rientro pone un quesito: come inserire un solista di tale portata in un’orchestra che, senza di lui, ha imparato a suonare una musica corale e vincente?

Lo stesso portoghese, sul suo canale Twitch, ha ammesso di non essere ancora al top. «Sono tornato dopo un mese e la partita contro il Napoli è stata difficile. Devo continuare ad allenarmi, dal punto di vista del fiato: tranquilli».

La sua onestà fotografa la situazione: dopo 40 giorni di stop, ha solo 39 minuti nelle gambe. Nel frattempo, il Milan è diventato capolista, scoprendo una molteplicità di soluzioni offensive grazie ai nuovi acquisti come Pulisic, Modrić e Nkunku, che hanno compensato l’assenza della sua imprevedibilità. Per questo, La Gazzetta dello Sport si chiede se il suo rientro possa essere un “problema” per una squadra che ora viaggia a memoria.

Il dibattito è lecito. Leão sta ancora completando la sua trasformazione da esterno a punta, ma la parola chiave per la sua piena integrazione nel Milan di Allegri è “disciplina tattica”. Il tecnico ha già messo in chiaro il patto: non gli chiederà il massacrante lavoro difensivo preteso in passato, ma esigerà che il suo talento si metta al servizio del collettivo.

Il nuovo Milan è una squadra dove l’approccio corale permette di mandare al tiro giocatori sempre diversi. La sfida per Leão, quindi, è invertire la prospettiva: non più il singolo che va in soccorso di una squadra in difficoltà, ma un fuoriclasse che arricchisce con le sue giocate un sistema già solido e funzionante. Se riuscirà in questa missione, il “problema” si trasformerà nella soluzione definitiva per l’assalto allo scudetto.

Del Piero: «Il Milan è da scudetto. Yildiz vuole diventare il simbolo della Juve, spero si affidi alle persone giuste»

Del Piero: «Il Milan è da scudetto. Yildiz vuole diventare il simbolo della Juve, spero si affidi alle persone giuste». Le parole dell’ex 10 bianconero

Alessandro Del Piero presenta Juventus Milan a La Gazzetta dello Sport.

JUVENTUS-MILAN – «Sarà un bel match. È ancora presto perché siamo a inizio stagione, magari il ritorno sarà più interessante per altri aspetti, però già questo è un bel test per entrambe le squadre, per capire il loro stato di maturazione attuale».

CALENDARI DIVERSI – «Il fatto che giochi la Champions League non comporta maggiore pressione. Quando giochi una partita a settimana devi assolutamente farla bene, quindi il Milan ha una grande responsabilità. Però sono due squadre attrezzate per fare qualsiasi cosa».

ROTAZIONE ATTACCANTI JUVENTUS – «Devi conoscere gli attaccanti che hai a livello caratteriale e umano per capire cosa è meglio fare. Credo che nel calcio di oggi i cambi siano necessari, se vuoi avere i giocatori freschi giocando ogni tre giorni. Come era anche in passato, in realtà, ma allora le squadre erano strutturate in maniera diversa e a noi capitava di essere titolari più volte, diciamo così. La situazione attuale mi sembra ben digerita da tutti, ma è chiaro che non avere continuità non sia del tutto positivo. Quando giochi quattro-cinque partite consecutivamente ti abitui a certe situazioni, quindi puoi essere più pronto. L’importante è che chi sta fuori riesca a mantenere alta la tensione: vediamo sempre più spesso partite decise dai cambi, da quello che accade dopo. Speriamo che Tudor metta sia prima che dopo i giocatori giusti».

MILAN DA SCUDETTO? – «Per una serie di dinamiche sì. Perché gioca solo il campionato e ciò gli permette di preparare la settimana molto bene e di avere giocatori pronti a livello fisico, senza viaggi né intoppi. E anche perché ha qualità, non solo Rabiot, ma anche Modric, Leao, Saelemaekers… È una squadra ben strutturata».

YILDIZ – «Per quello che ho visto fino a oggi, sia in campo che fuori, non ha bisogno di consigli. È un ragazzo serio, che ama lavorare sodo, che vuole diventare un simbolo di questa società e avere successo, giustamente. Lo sta facendo secondo me nella maniera più giusta. È ovvio che ci saranno momenti di difficoltà, momenti più o meno positivi e lì dovrà affidarsi alle persone giuste. Spero che abbia sempre attorno le persone giuste che possano dirgli ciò che avrà bisogno di sentirsi dire in quel momento».

Le prime pagine sportive nazionali – 4 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Tuttosport
Corriere dello Sport
Gazzetta dello Sport

Inter, amichevole con l’Atletico Madrid durante la sosta: la strana location

Inter, amichevole con l’Atletico Madrid durante la sosta: la strana location del test match tra le due squadre di Champions League

Una missione che va oltre il calcio. Durante la sosta per le nazionali della prossima settimana, l’Inter di Cristian Chivu volerà a Bengasi, in Libia, per una prestigiosa amichevole contro l’Atlético Madrid. L’incontro, in programma venerdì 10 ottobre alle 18:00, non sarà una semplice partita, ma l’evento clou per l’inaugurazione del nuovo Stadio Internazionale di Bengasi.

Le due squadre si contenderanno la “Coppa della Ricostruzione”, un trofeo dal forte valore simbolico. L’iniziativa, come spiegato dalle autorità libiche, rientra in un progetto volto a valorizzare le infrastrutture sportive ricostruite e a rilanciare l’immagine della città dopo anni di conflitto. Sarà un’occasione unica per i giocatori nerazzurri non impegnati con le rispettive nazionali di mantenersi in forma in una sfida di caratura internazionale.

Dal punto di vista sportivo, il match è un affascinante antipasto della sfida di Champions League che vedrà le due squadre affrontarsi a fine novembre a Madrid. Sebbene mancheranno molti protagonisti, impegnati con le proprie selezioni, la partita evoca anche il ricordo dell’ultimo scontro diretto in Europa, due anni fa, quando la squadra di Simeone eliminò i nerazzurri ai calci di rigore negli ottavi di finale.

Per l’Inter sarà dunque un impegno dal doppio valore: da un lato, l’opportunità di partecipare a un evento di portata storica e diplomatica, contribuendo attraverso lo sport alla rinascita di una comunità; dall’altro, un test importante per mettere minuti nelle gambe e continuare a oliare i meccanismi di gioco in vista della ripresa del campionato.

Lazio, infortunio Zaccagni: difficile la sua presenza col Torino. Ultime

Lazio, infortunio Zaccagni: difficile la sua presenza col Torino. Ultime sulle condizioni dell’esterno biancoceleste

Un nuovo, improvviso, campanello d’allarme scuote la vigilia di Lazio Torino. In una stagione fin qui tormentata dagli infortuni, Maurizio Sarri rischia di perdere un altro pezzo da novanta, forse il più importante: il capitano, Mattia Zaccagni. Come riportato da LazioNews24, il numero 10 biancoceleste ha accusato un problema muscolare nella rifinitura di oggi, gettando un’ombra pesantissima sulla partita di domani.

Pur essendo stato regolarmente inserito nella lista dei convocati, un segnale della speranza di Sarri di un recupero lampo, la sua presenza in campo è a fortissimo rischio. L’ipotesi di un suo forfait è lo scenario più probabile, una tegola che costringerebbe il tecnico a stravolgere nuovamente i suoi piani tattici.

L’assenza di Zaccagni, infatti, non aprirebbe solo un ballottaggio per la sua sostituzione sulla fascia sinistra, con Pedro e Noslin pronti a contendersi il posto. Metterebbe in discussione l’intero assetto della squadra. Senza il lavoro di copertura e l’equilibrio garantiti dal suo capitano, Sarri considera troppo rischioso confermare il 4-2-3-1.

Per questo, prende prepotentemente quota l’idea di un ritorno al più prudente 4-3-3. In questo caso, verrebbe inserito un centrocampista in più, Mohamed Belahyane, ad affiancare Cataldi e Bašić, per dare maggiore solidità al reparto. A farne le spese sarebbe un attaccante, con Dia destinato alla panchina per fare spazio a un tridente composto da Cancellieri, Castellanos e uno tra Pedro e Noslin.

Una decisione che Sarri prenderà solo all’ultimo minuto, dopo aver valutato fino in fondo le condizioni del suo capitano. Un altro, ennesimo rebus da risolvere per una Lazio che sembra non trovare pace.

Zanetti: «Sono arrabbiato, abbiamo tirato il triplo del Sassuolo. Ma manca rigore per noi e uniformità di giudizio»

Zanetti: «Sono arrabbiato, abbiamo tirato il triplo del Sassuolo. Ma manca rigore per noi e uniformità di giudizio». Le parole del tecnico del Verona

Paolo Zanetti, allenatore del Verona, ha parlato a Dazn dopo la sconfitta interna della sua squadra col Sassuolo.

RAMMARICO – «Siamo delusi, siamo arrabbiati. C’è un sentimento non bello nella squadra. Per l’ennesima volta non riusciamo a portare a casa il risultato. Abbiamo tirato il triplo del Sassuolo e non meritavamo di uscire con 0 punti. La partita è stata spostata dagli episodi, da una non uniformità di giudizio arbitrale. Non ci è stato dato un rigore per una presunta precedente carica sul portiere. Quando lui è rimasto in piedi e ha recuperato la posizione. Che carica dovrebbe esserci!? Dall’altra parte invece è stato punito un mezzo fallo. Noi poi sicuramente dobbiamo fare delle cose meglio, essere più attenti e cattivi, crescere».

IL FALLO SUL PORTIERE PRIMA DEL RIGORE REVOCATO – «È un contatto normalissimo, il portiere torna in porta. Ci sono migliaia di situazioni così. Il giudizio è stato questo e parlare nel post non serve. Ci lecchiamo le ferite e basta».

CALO – «C’è stato un po’ di calo. La reazione non è stata lucida e figlia di un momento di frustrazione generale. Tiriamo il triplo e poi andiamo sotto, non è facile e ci succede spesso. Dobbiamo guardarci dentro e modificare qualcosa. Ma faccio fatica a dire qualcosa ai miei ragazzi».

ASSENZA DI UN CENTRAVANTI – «C’è Mosquera che ha queste caratteristiche, era fuori da due mesi. Crossiamo molto ma per caratteristiche non abbiamo un pivot. In ogni caso calciamo molto perché comunque sfruttiamo le nostre di caratteristiche. Ci manca un po’ di precisione. La verità è che in questo momento anche i dettagli non sono a nostro favore. Ne abbiamo già vissuti tanti, dobbiamo lavorare senza perderci d’animo».

SCONTRI DIRETTI – «Il campionato è lunghissimo, avessimo vinto oggi non eravamo salvi. Ci sono tanti punti in palio, dobbiamo crescere e imparare da queste partite».

Grosso: «Vi spiego l’esultanza a fine partita. Berardi nulla di grave, Matic giocatore totale»

Grosso: «Vi spiego l’esultanza a fine partita. Berardi nulla di grave, Matic giocatore totale». Le parole del tecnico del Sassuolo

Fabio Grosso, tecnico del Sassuolo, ha parlato a Dazn al termine della partita vinta in casa del Verona.

PRESTAZIONE – «Per ottenere punti pesanti devi fare grandi prestazioni come oggi. Usciamo da un campo difficilissimo con un risultato bello che ci teniamo stretto e mettiamo da parte. Ce lo godremo qualche giorno e poi si riparte. Non bisogna mai abbassare la guardia in questo campionato».

ESULTANZA – «Testimonia la difficoltà della gara, so quanto questo pubblico può incidere e quanto è difficile fare risultato qua. Noi oggi siamo stati bravi a farlo e abbiamo fatto una grande partita sotto tanti punti di vista».

TRIPLO CAMBIO – «Avevamo sprecato qualche ripartenza perdendo tanti tempi di gioco in situazioni molto favorevoli. Allora ho messo un po’ di lucidità sugli esterni sia in mezzo al campo. Hanno fato molto bene i ragazzi che sono entrati: sia quei tre sia gli altri due dopo.

RIGORE CON GLI OCCHI CHIUSI – «Non l’ho guardato, altre volte l’ho guardato. Sicuramente la prossima sì visto come è andato. Mi sono rilassato, è un momento in cui recupero un po’ di energie. Dobbiamo crescere».

BERARDI – «Un pensiero grande per Edo (Pieragnolo ndr), avrebbe tanto voluto essere per noi e purtroppo non ha potuto. Speriamo recuperi presto. Domenico ha un fastidio, non ha una cosa grande. A malincuore abbiamo deciso di farne a meno, ma siamo stati bravi con i giocatori che avevamo».

MATIC – «È un giocatore forte, totale. Ha personalità, qualità, presenza. È importante per noi e siamo contenti di averlo. È di esempio e aiuta i ragazzi che ci sono».

Juventus, l’Olanda scarica Koopmeiners: non convocato per scelta tecnica

Juventus, l’Olanda scarica Koopmeiners: non convocato per scelta tecnica. La crisi dell’ex Atalanta si estende anche in Nazionale

Un momento nerissimo, una crisi che dal campo si estende ora anche alla nazionale. La parabola discendente di Teun Koopmeiners con la maglia della Juventus ha subito un’altra, pesante, battuta d’arresto: il centrocampista olandese è stato escluso per scelta tecnica dal CT Ronald Koeman per i prossimi impegni di qualificazione ai Mondiali.

Una bocciatura che fa rumore e che è la diretta conseguenza delle enormi difficoltà che il giocatore sta incontrando a Torino. Arrivato dall’Atalanta nell’estate del 2024 per diventare il faro del centrocampo, l’olandese non è mai riuscito a imporsi. Il tecnico Igor Tudor gli ha concesso fiducia, schierandolo in tutte le partite ufficiali e provandolo in diverse posizioni, sia da trequartista che da mediano. I risultati, però, sono stati deludenti: Koopmeiners è apparso spesso spaesato, un lontano parente del giocatore dominante ammirato a Bergamo.

La mancata convocazione in nazionale, del resto, non è un fulmine a ciel sereno. Già a settembre, Koeman lo aveva messo ai margini del progetto, non concedendogli neanche un minuto nelle sfide contro Polonia e Lituania.

Nonostante la crisi sia ormai evidente, la Juventus non sembra intenzionata a prendere decisioni affrettate. Il club non dovrebbe mettere il giocatore sul mercato a gennaio. La strategia è quella di continuare a dargli fiducia, nella speranza che possa finalmente sbloccarsi e ritrovare la condizione migliore. Un modo per proteggere l’investimento fatto, con l’obiettivo di recuperare un giocatore considerato di grande valore e, al tempo stesso, di risollevare il suo appeal in vista del futuro. La Juve sceglie la pazienza, ma il tempo per Koopmeiners inizia a stringere.

Sassuolo a 9 punti senza Berardi: Pinamonti sbaglia un rigore ma rimedia subito. Verona KO

Sassuolo a 9 punti senza Berardi: Pinamonti sbaglia un rigore ma rimedia subito. Verona KO, vittoria importante per Grosso

Un rigore sbagliato, una ribattuta vincente e tre punti d’oro. È la serata dalle due facce di Andrea Pinamonti, che prima si fa ipnotizzare da Montipò e un istante dopo lo trafigge, regalando al Sassuolo di Fabio Grosso una vittoria pesantissima in casa del Verona. Al Bentegodi finisce 1-0 per i neroverdi, che salgono a 9 punti in classifica e condannano la squadra di Zanetti a una sosta per le nazionali ad altissima tensione.

La partita, orfana del suo protagonista più atteso, Mimmo Berardi, fermato da un problema fisico, vive un primo tempo bloccato e tattico. Il Verona pressa con aggressività, il Sassuolo prova a costruire dal basso. L’episodio chiave è un rigore concesso ai padroni di casa per un tocco di mano di Volpato, ma l’arbitro Fourneau, richiamato dal VAR, annulla tutto per un precedente fallo sul portiere neroverde.

La gara si sblocca nella ripresa, grazie alle mosse di Grosso dalla panchina. L’ingresso di Fadera cambia il volto del match: è proprio lui, al 70′, a procurarsi il calcio di rigore per un fallo ingenuo di Serdar. Sul dischetto va Pinamonti: il suo tiro centrale viene respinto da un ottimo Montipò, ma l’attaccante è il più lesto di tutti a fiondarsi sulla ribattuta e a insaccare il gol che decide la partita.

Nel finale, il Verona si getta in avanti con più confusione che lucidità, e il muro del Sassuolo regge fino al triplice fischio. Per Zanetti è un’altra, amara sconfitta, con la sua squadra ancora a secco di vittorie. Per Grosso, fischiatissimo ex, è un successo che vale doppio.

×