Pagina 648 – Calcio News 24

Marelli su Lazio-Roma: «Giusta l’espulsione di Belahyane. Squalifica Guendouzi? Durata dipende da cosa ha detto»

Marelli: «Gesto di Castellanos non bello, e sulla durata della squalifica di Guendouzi…». Le parole del commentatore arbitrale

Un derby spigoloso, carico di tensione e deciso dagli episodi. Come di consueto, a fare chiarezza sugli interventi arbitrali più discussi della sfida tra Lazio e Roma è stato l’esperto di DAZN, Luca Marelli, che ha analizzato le decisioni chiave del direttore di gara Sozza.

La disamina parte dal finale incandescente della partita, un nervosismo crescente che ha avuto il suo primo culmine nell’espulsione di Belahyane. Marelli convalida la decisione del direttore di gara, pur notando un ritardo nell’intervento: «il nervosismo nel finale si è fatto sentire, a partire dall’espulsione di Belahyane per fallo su Koné. Non c’è intensità, ma siamo al limite della condotta violenta: il punto di contatto è altissimo, i tacchetti sono sopra il polpaccio. È molto pericoloso, corretta l’espulsione comminata da Sozza, forse aiutato dall’assistente perché il fischio arriva qualche minuto dopo».

Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti anche due contatti che hanno visto protagonista l’attaccante della Lazio Castellanos. Sul presunto fallo da rigore con Mancini, Marelli non ha dubbi nel definire la protesta eccessiva. «Non è bellissimo vedere questo gesto di Castellanos, perché in realtà non c’è nulla. I giocatori della Lazio protestano molto, ma non succede nulla: è un semplice contatto schiena contro petto con Mancini».

Poco dopo, altro brivido con il portiere Svilar, che secondo l’analisi ha agito correttamente, seppur con un grande rischio calcolato. «Ha rischiato molto, ma è stato bravo. Il pallone era in mezzo ai due giocatori, poi rimane lì e giustamente lo prende con le mani. Se non avesse toccato il pallone ci sarebbe stata anche espulsione dato che non siamo fuori area, ma è un discorso senza valore: Svilar ha rischiato molto ma ha toccato il pallone».

Infine, il cartellino rosso a partita ormai conclusa per Guendouzi, la cui causa è facilmente intuibile. «Non sappiamo il motivo, ma possiamo immaginarlo. È molto vicino a Sozza, probabilmente gli dice qualche parola di troppo: non possiamo conoscere la durata della squalifica, bisognerebbe sapere che parole dice».

Formazioni ufficiali Fiorentina Como: le scelte di Pioli e Fabregas

Formazioni ufficiali Fiorentina Como: le scelte di Pioli e Fabregas in occasione del match valido per la quarta giornata di Serie A

Tutto pronto allo Stadio Artemio Franchi di Firenze, dove alle 18:00 andrà in scena una sfida ricca di spunti tra la Fiorentina di Stefano Pioli e il neopromosso Como di Cesc Fàbregas, valida per la quarta giornata del campionato di Serie A. Le due squadre cercano punti pesanti, animate da obiettivi e stati d’animo differenti.

I padroni di casa viola scendono in campo con una grande voglia di riscatto dopo la sconfitta subita sul campo del Napoli di Antonio Conte. La buona notizia per Pioli è il recupero a tempo di record di Moise Kean: l’attaccante, bloccato in settimana da un attacco influenzale, ha superato il problema e guiderà l’attacco fin dal primo minuto. Al suo fianco, il tecnico si affida alla fisicità di Piccoli e al talento del giovane Fazzini per scardinare la difesa avversaria. A centrocampo, confermata la cerniera composta da Mandragora e Nicolussi Caviglia.

Dall’altra parte, il Como arriva a Firenze con l’entusiasmo dato dal pareggio casalingo ottenuto contro il Genoa e la volontà di cercare il colpaccio in trasferta. Fàbregas deve però fare i conti con la pesante assenza dello squalificato Ramon in difesa; per sostituirlo, il tecnico spagnolo ha scelto l’esperienza di Diego Carlos, preferito a Goldaniga, che farà coppia con Kempf. In attacco, sciolti gli ultimi dubbi della vigilia, sarà l’ariete Álvaro Morata a guidare il reparto offensivo, supportato dalla qualità di Paz e Kühn sulle fasce.

Ecco nel dettaglio le scelte dei due allenatori:

Fiorentina-Como, le formazioni ufficiali

FIORENTINA: De Gea; Dodò, Pongracic, Ranieri, Gosens; Lamptey, Mandragora, Nicolussi Caviglia, Fazzini; Kean, Piccoli. A disposizione: Vigorito, Cavlina, Goldaniga, Caqueret, Douvikas, Jesus Rodriguez, Moreno Perez, Baturina, Posch, Da Cunha, Addai, Cerri.

COMO: Butez; Smolcic, Diego Carlos, Kempf, Valle; Perrone, Sergi Roberto; Vojvoda, Paz, Kühn; Morata. A disposizione: Lezzerini, Martinelli, Solomon, Dzeko, Gudmundsson, Sabiri, Comuzzo, Villar, Richardson, Viti, Ndour, Fortini, Fagioli, Parisi.

Lookman, telenovela finita: primi minuti stagionali con l’Atalanta

Lookman, telenovela finita: primi minuti stagionali con l’Atalanta per l’attaccante nigeriano che voleva l’Inter a tutti i costi

La partita tra Torino e Atalanta, valida per la quarta giornata di Serie A, ha registrato una svolta significativa al minuto 87, non tanto per l’andamento del match, già deciso sul 0-3 in favore dei bergamaschi, quanto per il ritorno in campo di Ademola Lookman, attaccante nigeriano della Dea. La stagione estiva di Lookman era stata segnata da tensioni legate al mercato: l’attaccante aveva manifestato chiaramente la volontà di lasciare Zingonia, col mercato Inter che aveva mostrato grande interesse, ma la trattativa non era andata a buon fine. In segno di delusione, Lookman aveva scelto di non presentarsi agli allenamenti, alimentando dubbi sul suo futuro.

Dopo settimane di confronto con lo staff tecnico, l’attaccante è tornato ad allenarsi con la squadra e ha chiesto scusa a Ivan Juric, allenatore dell’Atalanta, per l’atteggiamento avuto durante il periodo di tensione. Juric ha deciso di inserirlo tra i convocati per la sfida di Torino, pur consapevole che Lookman non fosse ancora al massimo della condizione fisica per partire titolare. Al minuto 87, con il risultato ormai consolidato, Lookman è entrato al posto diSulemana, ritrovando il campo e la possibilità di contribuire alla squadra. Questo ingresso segna un momento simbolico: il giocatore torna protagonista dopo mesi in cui il suo futuro era stato costantemente messo in discussione, dimostrando professionalità e la volontà di reintegrarsi pienamente nel progetto della squadra bergamasca.

Il match dello Stadio Olimpico Grande Torino ha visto l’Atalanta imporsi grazie alle reti di Krstovic, autore di una doppietta, e dello stesso Sulemana. La Dea ha dominato la partita, confermando solidità offensiva e compattezza difensiva. Il ritorno di Lookman rappresenta un potenziale valore aggiunto per le prossime sfide, offrendo a Juric un’ulteriore opzione offensiva in rosa. L’ingresso del nigeriano non cambia l’esito del match, ma segna un passo importante nel reinserimento del giocatore all’interno del gruppo, con prospettive positive sia per la Serie A sia per le competizioni europee in cui l’Atalanta sarà impegnata. La gestione di Lookman da parte di Juric sarà cruciale per valorizzare un talento che, se motivato e integrato, può fare la differenza nei momenti chiave della stagione.

Pagelle Torino Atalanta, TOP e FLOP del match di Serie A

I voti, i top e i flop del match valido per la 4ª giornata del campionato di Serie A 2025/26: pagelle Torino Atalanta

I voti, i top e i flop del match valido per la 4ª giornata del campionato di Serie A 2025/26: pagelle Torino Atalanta.

TOP: Krstovic
FLOP: Maripan

TORINO (3-4-2-1): Israel 5; Ismajli 5, Coco 5, Maripan 4.5 (dal 45 Tameze 5); Lazaro 5, Asllani 5.5, Ilic 4.5 (dal 45 Casadei 5), Biraghi 5; Vlasic 4.5 (dal 81 Anjorin SV), Aboukhlal 5.5 (dal 45 Adams 5); Simeone 5.5 (dal 69 Zapata 5).
Allenatore Baroni: 4

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi 6; Kossounou 6.5, Hien 6 (dal 27 Ahanor 6.5), Djimsiti 6.5; Zappacosta 6, De Roon 6 (dal 87 Musah DV), Pasalic 6.5, Zalewski DV (dal 10 Bellanova 7); Samardzic 6, Sulemana 7 (dal 87’ Lookman SV); Krstovic 7 (dal 87 Maldini SV).
Allenatore Juric: 7

Torino Atalanta 0-3: Juric ne fa tre in dieci minuti e vince con merito. Baroni tra delusione e fischi

Torino Atalanta, allo Stadio Olimpico Grande Torino il match valido per la quarta giornata di Serie A: ecco sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE

(Loreno Bosca – Inviato allo Stadio Olimpico Grande Torino). Due squadre che in estate hanno cambiato molto delle rispettive forme, due squadre che hanno cambiato allenatore, due squadre reduci da un inizio di stagione decisamente altalenante, divise – peraltro – da una sola lunghezza in classifica. Torino Atalanta è anche questo: una sfida da dentro fuori tra due formazioni, quella allenata da Marco Baroni e quella targata Ivan Juric, con più punti in comune di quanto ci si possa aspettare. Non ci resta che attendere le 15 per il calcio d’inizio della sfida valida per la quarta giornata di Serie A. Vediamo cronaca, sintesi e diretta LIVE di Torino Atalanta.


TORINO ATALANA

🔴1′ – Inizia la partita

2′ – Contestazione allo Stadio: ancora cori contro il Presidente Cairo dopo il corteo di stamane

5′ – Possesso Dea: la squadra di Juric mantiene il pallino del gioco in questi primissimi giri d’orologio

6′ – Aboukhlal si mette in proprio. Buona ripartenza per lui, anche se perde l’occasione giusta e non riesce a concludere a rete

7′ – Gioco fermo, si è fatto male Zalewski

10′ – Cambio Atalanta, entra Bellanova proprio al posto di Zalewski

12′ – Ci prova: il tiro dal limite finisce alt0

25′ – Ritmi bassi in questo avvio di Torino Atalanta, ancora a zero il pallottoliere delle occasioni da gol

32′ – Superata la mezz’ora il match non decolla, possesso palla prevalentemente bergamasco, ma i granata difendono con ordine

26′- Gioco fermo, si è fatto male Hien

27′ – Cambio Atalanta, Ahanor entra proprio al posto di Hien

⚽31′ – GOL ATALANTA: ha segnato Krstovic

31′ – Dormita colossale dei granata: Samardzic di gran carriera si invola sulla fascia a serve Krstovic che – completamente solo – ha tutto il tempo di girare col destro. Israel la tocca al pelo, ma la palla colpisce. Il var conferma la rete

⚽35′ – GOL ATALANTA: raddoppia Sulemana

35′ – Nasce tutto dal subentrato Bellanova. L’esterno allunga e serve Sulemana che non sbaglia. Sbaglia, invece, ancora una volta la difesa di Baroni. Il var conferma la rete

⚽38′ GOL DELL’ATALANTA: doppietta Krstovic

38 – Ma cosa succede al Torino? Sulemana serve Krstovic che con buona parte della porta sguarnita infila dentro. Difesa granata nel pallone. Il var conferma la rete

44′ – Fischi assordanti dai tifosi di casa

45′ – Fine primo tempo

Nulla da segnalare dalla moviola del primo tempo di Atalanta Torino, la Dea ne fa tre in dieci minuti e il var (giustamente) li conferma tutti. Partita a senso unico per quanto riguarda l’andamento del gioco, nessuna azione di difficile lettura per l’arbitro


🔴1′ – Inizia il secondo tempo di Torino Atalanta

55′- Ancora contestazione allo Stadio

57′ – Ritmi nuovamente bassi

62′ – Ci prova Sulemana, para Israel

65′ – Torino completamente nel pallone, i granata cercavano una reazione in questo secondo tempo che (per il momento) non c’è stata. La squadra di Juric non preme il piede sull’acceleratore e addormenta così la sfida

69′ – Cambio Torino, dentro Zapata, esce Simeone

72′ – Ci prova Zapata: para Carnesecchi

72′ – Possibile rigore per il Torino: Colombo richiamato al Var per un presunto fallo su Coco

72′ – Rigore per il Torino: calcerà Zapata

73′ – Duvan Zapata sbaglia il rigore

80′ – Partita virtualmente chiusa

81′ – Cambio Torino: Anjorin per Vlasic

85′ – I tifosi di casa abbandonano lo stadio

86′ – Cambio Atalanta: entrano Maldini, Lookman e Musah, escono Krstovic, Sulemana e De Roon

90′ – 4 minuti di recupero

🔴90′ + 4: finisce il match

90′ – Fischi incredibilmente copiosi per la squadra di casa. Quella che era nata come una contestazione al presidente Cairo si è trasformata in un tornado di rabbia granata rivolto verso la squadra


TORINO (3-4-2-1): Israel; Ismajli, Coco, Maripan; Lazaro, Asllani, Ilic, Biraghi; Vlasic, Aboukhlal; Simeone.
A disposizione: Paleari, Popa, Ilkhan, Anjorin, Pedersen, Adams, Dembelé, Casadei, Nkounkou, Ngonge, Tameze, Gineitis, Zapata, Njie.
Allenatore: Marco Baroni

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Kossounou, Hien, Djimsiti; Zappacosta, De Roon, Pasalic, Zalewski; Samardzic, Sulemana; Krstovic.
 A disposizione: Rossi, Sportiello, Musah, Lookman, Bellanova, Obrić, Brescianini, Bernasconi, Ahanor, Maldini.

Psv-Ajax 2-2: De Topper spettacolo, un punto a testa per Bosz e Farioli

Psv Ajax 2-2. Il de Topper finisce pari. Gara bellissima, i campioni d’Olanda 2 volte in vantaggio ma non basta. Finale incredibile, uno spot per l’Eredivisie

Non stavano benissimo Psv e Ajax alla vigilia del De Topper, la gara che inchioda l’Olanda tradizionalmente. Colpa in gran parte della settimana di Champions League, con la formazione di Eindhoven sconfitta clamorosamente in casa dal debuttante Union St.Gilloise (1-3 netto) e quella di Amsterdam colpita e affondata dalla doppietta di Marcus Thuram, bravissimo a segnare in fotocopia da 2 calci d’angolo. In Eredivisie è il Feyenoord in testa, il classico terzo che gode tra i due litiganti. Anche per questo la sfida odierna era delicata: il Psv di solito è una macchina da gol, con unica macchia il clamoroso scivolone interno con il neopromosso Telstar; l’Ajax viaggiava regolarmente, vittoria in casa e pareggio fuori, risultati unificati da una qualità del gioco piuttosto misera e decisamente inferiore rispetto alla gestione di Farioli dello scorso anno.

Com’è andata la gara? Nel primo tempo non ci sono state tante situazioni di bel gioco. Ma gli episodi per rendere la partita interessante non sono mancati. Protagonista, nel bene e nel male, è stata la mezzala ajacide Taylor. Al 7′ si è lasciato sfuggire Saibari, che è andato a colpire di testa sfruttando una traiettoria disegnata perfettamente dal solito Perisic. Lo stesso Taylor, però, al 26′ ha tracciato un corridoio per Edvardsen, tamponato irregolarmente da Dest. Rigore fatale, sebbene decretato con l’aiuto del Var e la mezzala lo ha trasformato in maniera impeccabile spiazzando Kovar. Finale di primo tempo favorevole all’Ajax, il Psv è sembrato scosso dall’infortunio di Van Bommel, uscito in lacrime per una distorsione al ginocchio che è apparsa piuttosto grave. Possesso palla al 71% per i padroni di casa dopo 45 minuti, ma risultato giustamente in equilibrio.

Nella ripresa l’Eredivisie ha avuto l’ennesimo spot sulla bellezza che spesso si ha in questo genere di incontri. Il De Topper si è trasformato in una lotta a centro ring, piena di occasioni da una parte e dall’altra. Entrambe hanno creato opportunità che avrebbero potuto far svoltare l’incontro e in alcuni momenti si è andati vicini al gol capolavoro. A 10 minuti dalla fine il risultato è cambiato senza modificare l’equilibrio: il Psv è tornato in vantaggio con un prepotente colpo di testa del centrale Gasiorowski (classe 2005, perché le italiane non l’hanno visto?). L’Ajax ha firmato il 2-2 con una combinazione tra Glouck e Taylor, finalizzata dall’israeliano. I minuti degli ultimi 2 gol sono stati l’81′ e l’88′. Applausi per entrambi, il pari muove poco ma in termini di autostima per Bosz e Heitinga qualcosa d’importante è successo e sarà un capitale da spendere per il futuro.

Zaccagni: «Avevamo la partita in mano, ci dispiace. Ma possiamo ripartire da…»

Zaccagni a Dazn: «Abbiamo fatto un errore stupido. L’unico appiglio che abbiamo ora è…». Le dichiarazioni del capitano biancoceleste

Nel pesante clima di delusione che avvolge la sponda biancoceleste della Capitale dopo il derby perso, a metterci la faccia è uno dei leader tecnici e carismatici della Lazio, Mattia Zaccagni. Visibilmente amareggiato, l’attaccante si è presentato ai microfoni di DAZN per offrire un’analisi lucida e onesta di una sconfitta che brucia non solo per il prestigio della partita, ma anche per le modalità con cui è maturata.

Le sue parole, pronunciate a caldo, non cercano alibi ma puntano il dito contro le fragilità della squadra, individuando con precisione i momenti chiav e lo stato d’animo dello spogliatoio. È una disamina schietta, che parte dalla genesi del gol subito fino alla disperata ricerca di un appiglio per il futuro: «Abbiamo preso un gol per un errore stupido, avevamo la partita in mano e ci siamo abbassati troppo dopo il gol. Abbiamo avuto occasioni per pareggiare, è mancato il gol purtroppo e ci dispiace. Avevamo la partita in mano, tre punti dopo quattro partite inizia a pesare. Ora cerchiamo di ricompattarci e ripartire. Ripartire dall’atteggiamento che abbiamo avuto essendo rimasti in dieci è l’unico appiglio che abbiamo per andare avanti, doppiamo ripartire da questo già contro il Genoa».

L’analisi di Zaccagni è spietata: parla di un “errore stupido”, sottolineando una leggerezza che a questi livelli, e in una partita del genere, si paga a caro prezzo. Emerge tutta la frustrazione per una gara che la Lazio sentiva di poter controllare (“avevamo la partita in mano”), ma che è sfuggita via dopo lo svantaggio.

Tuttavia, Zaccagni non si limita a fotografare il momento nero. Da leader, indica anche l’unica, flebile luce da cui ripartire: la reazione d’orgoglio avuta dopo l’inferiorità numerica. Quell’atteggiamento battagliero diventa “l’unico appiglio” per non sprofondare. Non c’è tempo per piangersi addosso, con una classifica che “inizia a pesare”. L’obiettivo è già fissato sulla sfida contro il Genoa, un appuntamento da non fallire per trasformare la rabbia del derby in energia positiva.

Atalanta, doppio infortunio col Torino: Zalewski e Hien vanno ko. Le ultimissime

Atalanta, doppio infortunio col Torino: Zalewski e Hien vanno ko. Le ultimissime sulle condizioni dei due giocatori dei bergamaschi

Piove sul bagnato in casa Atalanta. La già complicata trasferta di oggi, domenica 21 settembre, sul campo del Torino non solo si chiude con un risultato amaro, ma lascia in eredità una doppia, pesantissima tegola che rischia di compromettere il cammino imminente della squadra. L’infermeria della Dea, già affollata, si prepara ad accogliere due nuovi, importanti inquilini.

Nel corso della sfida contro i granata, infatti, il tecnico Ivan Juric ha visto alzare bandiera bianca prima a Nicola Zalewski e poi al difensore Isak Hien, entrambi costretti al cambio a causa di problemi muscolari. Un doppio stop che fa scattare l’allarme rosso a Zingonia: entrambi i giocatori sono ora considerati a fortissimo rischio per la supersfida di sabato prossimo all’Allianz Stadium contro la Juventus.

Per l’allenatore atalantino si profila un’autentica emergenza, un vero e proprio rompicapo in vista di una delle partite più attese. Questo bollettino medico si aggrava ulteriormente se si considerano le assenze già pesanti di Gianluca Scamacca, ancora ai box, e quelle di Charles De Ketelaere e Giorgio Scalvini, usciti malconci dalla recente e dispendiosa trasferta europea contro il PSG. Il totale potrebbe drammaticamente salire a cinque potenziali titolari indisponibili, costringendo Gasperini a reinventare la formazione.

Dopo un avvio di stagione caratterizzato da alti e bassi, l’Atalanta si trova a gestire il suo momento più difficile. Dall’altra parte, per la Vecchia Signora, reduce dal pareggio non esaltante di Verona, questa situazione si presenta come un’occasione d’oro per sfruttare le difficoltà dell’avversario e conquistare punti pesanti. Le prossime ore saranno decisive per valutare l’entità degli infortuni, ma la strada verso Torino si preannuncia tutta in salita per una Dea mai così in difficoltà.

Sarri: «Erroraccio di Tavares, non so se tecnico o di superficialità. Fino al 38′ non c’erano sentori di sconfitta»

Sarri: «Erroraccio di Tavares, non so se tecnico o di superficialità. Fino al 38′ non c’erano sentori di sconfitta». Le parole del tecnico della Lazio

Maurizio Sarri ha parlato a Dazn dopo la sconfitta della sua Lazio nel derby con la Roma.

Ecco cosa ha detto: «C’è stata l’occasione per poter pareggiare, quattro cinque occasioni nitide. Abbiamo perso per un erroraccio, vediamo se è tecnico o di superficialità. Abbiamo perso in un brutto modo, tutto sommato abbiamo fatto una buona partita. Dispiace per la nostra gente, erano tanti e ci hanno creduto. Dispiace per la squadra che ha fatto una gara che non meritava di perdere».

Il tecnico biancoceleste ha poi proseguito: «Il tentativo era di non dar loro punti di riferimento e di inserirsi nei centrocampisti, nel primo tempo l’abbiamo fatto due volte con Rovella e Guendouzi ed erano due occasioni da gol. Dia si è allenato bene in settimana, una mezz’ora di panchina ha fatto bene anche a Taty che è entrato agguerrito. A Rovella è stato chiesto di fare sette minuti soffrendo per non sprecare uno slot. Meritavamo il pari, se facciamo mente locale della partita abbiamo avuto uno sbandamento dopo il gol. Fino a quel momento non è successo niente di particolare. Sul gol abbiamo sbandato e abbiamo avuto quei minuti in cui potevamo prendere anche il secondo. Fino al 38° non ho avuto segnali che potessimo perderla. Sensazione? La solita incazzatura, tristezza post derby perso. L’altro era un 3-0 dopo il 20° del primo tempo. Una storia diversa».

Moviola Torino Atalanta, l’episodio chiave del match

Moviola Torino Atalanta, l’episodio arbitrale chiave del match valido per la quarta giornata di Serie A 2025/2026

L’episodio chiave della moviola del match Torino Atalanta, valido per la seconda giornata di Serie A stagione 2025/2026. Dirige la sfida l’arbitro Andrea Colombo di Como, con assistenti Andrea Zingarelli di Siena e Andrea Bianchini di Perugia. IV ufficiale invece Alberto Ruben Arena di Torre del Greco, V.A.R. Marco Guida di Torre Annunziata, e per l’aA.V.A.R. Fabio Maresca di Napoli).


🔴1′ – Inizia la partita

⚽31′ – GOL ATALANTA: ha segnato Krstovic

31′ – Dormita colossale dei granata: Samardzic di gran carriera si invola sulla fascia a serve Krstovic che – completamente solo – ha tutto il tempo di girare col destro. Israel la tocca al pelo, ma la palla colpisce. Il var conferma la rete

⚽35′ – GOL ATALANTA: raddoppia Sulemana

35′ – Nasce tutto dal subentrato Bellanova. L’esterno allunga e serve Sulemana che non sbaglia. Sbaglia, invece, ancora una volta la difesa di Baroni. Il var conferma la rete

⚽38′ GOL DELL’ATALANTA: doppietta Krstovic

38 – Ma cosa succede al Torino? Sulemana serve Krstovic che con buona parte della porta sguarnita infila dentro. Difesa granata nel pallone. Il var conferma la rete

Nulla da segnalare dalla moviola del primo tempo di Atalanta Torino, la Dea ne fa tre in dieci minuti e il var (giustamente) li conferma tutti. Partita a senso unico per quanto riguarda l’andamento del gioco, nessuna azione di difficile lettura per l’arbitro


🔴1′ – Inizia il secondo tempo di Torino Atalanta

72′ – Possibile rigore per il Torino: Colombo richiamato al Var per un presunto fallo su Coco

72′ – Rigore per il Torino: calcerà Zapata

73′ – Duvan Zapata sbaglia il rigore

90′ – 4 minuti di recupero

🔴90′ + 4: finisce il match

90′ – Fischi incredibilmente copiosi per la squadra di casa. Quella che era nata come una contestazione al presidente Cairo si è trasformata in un tornado di rabbia granata rivolto verso la squadra. Dal punto di vista della moviola poco da aggiungere: giusti i 3 gol, come il rigore assegnato (e poi sbagliato) da Zapata. Per il resto poco o nulla da segnalare

Gasperini: «Vi spiego la scelta Pellegrini. Poteva finire tanto a poco e invece abbiamo rischiato»

Gasperini: «Vi spiego la scelta Pellegrini. Poteva finire tanto a poco e invece abbiamo rischiato». Le dichiarazioni del tecnico della Roma

Gian Piero Gasperini, tecnico della Roma, ha parlato a Dazn dopo la vittoria contro la Lazio. Le sue dichiarazioni.

Pellegrini non ce l’aspettavamo titolare, ma oggi ha giocato una grande partita. Che sensazioni le lascia un derby come questo, soprattutto dal punto di vista emotivo? E poi, come ha visto la squadra, è soddisfatto nonostante il risultato?
«Per fortuna, a differenza vostra, ho la possibilità di vedere gli allenamenti, quindi vedo anche come si muovono i giocatori, come si allenano. Pellegrini è uno di questi, e in queste settimane non ho avuto dubbi a schierarlo oggi. È un ragazzo di grande qualità, ma questo è risaputo. Penso che possa essere anche un atleta importante, non solo un giocatore tecnico. Sono molto contento per lui, ma anche per tutta la squadra, per la società e chiaramente per i tifosi, che sono felicissimi. Per quanto riguarda la partita, sono stato molto soddisfatto fino al momento in cui siamo stati in superiorità numerica. A quel punto abbiamo rischiato seriamente di compromettere una gara che avevamo fatto bene». 

Considerando l’andamento di questo campionato, dove gli attaccanti stanno facendo un po’ fatica, quanto è importante un giocatore come Pellegrini?
«Siamo all’inizio di campionato, e sappiamo che gli attaccanti stanno facendo un po’ fatica, lo so benissimo, visto come lavoro su questa situazione. Ferguson è un giocatore che si impegna, ma a livello realizzativo siamo ancora un po’ carenti. Pellegrini, quindi, diventa una risorsa fondamentale. Anche quando non si arriva al tiro, gli esterni e i centrocampisti, come Pellegrini, hanno queste capacità di inserimento e realizzazione che sono di grande valore. Deve essere una risorsa importante anche in futuro, al di là della sua qualità e della sua leadership. Pellegrini ha la capacità di calciare benissimo, di avere un tempismo d’inserimento perfetto, ma deve continuare a giocare da centrocampista e, allo stesso tempo, sfruttare la sua possibilità di realizzare, come ha fatto oggi. Per quanto riguarda gli attaccanti, possiamo sicuramente fare meglio. Sono ragazzi molto disponibili, e oggi, anche se non abbiamo segnato, sia Ferguson che gli altri, come ad esempio Soulé, hanno fatto bene. I ragazzi che sono entrati dopo sono tutti ragazzi su cui possiamo lavorare, cercando di farli crescere e migliorare. Se cresceranno, alzeremo anche il livello delle nostre prestazioni di squadra. Vale per tutti, anche per gli esterni e i difensori. Abbiamo bisogno che tutti migliorino la fase offensiva, per diventare un po’ più incisivi e portare maggiore realizzazione alla squadra».

Quanto può contare il cuore di Pellegrini, considerando la sua maturità e qualità?
«Io non posso parlare del suo progresso, perché non sono così a conoscenza della sua crescita, ma quello che posso dire è che ho trovato un ragazzo assolutamente maturo, un ottimo ragazzo, un giocatore di grande qualità. Il cuore ce l’ha lui, ce l’ha Mancini, ce l’ha Koné, ce l’ha Cristante, e ce l’hanno tutti i difensori, ma non posso elencarli tutti, veramente ce l’hanno tutti. Il cuore oggi non è solo suo, ma è di tutta la Roma, ognuno mette qualcosa in più. Lui deve essere un giocatore come tutti gli altri per la squadra, un giocatore forte. Deve diventare anche un atleta, perché se riesce a diventare tale, alzerà di molto il suo livello personale come giocatore».

Sulla condizione fisica della squadra
«La squadra sta bene, anche se domenica scorsa con il Torino abbiamo avuto una piccola difficoltà. Non siamo riusciti a giocare sui giusti ritmi, ma venivamo da una settimana complicata. Come ho detto ieri, non abbiamo preparato al meglio quella partita, un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché forse abbiamo dato alcune cose per scontate e non abbiamo ripetuto quanto fatto nelle altre partite. Noi siamo una squadra in crescita, e come tale possiamo avere anche degli alti e bassi. Ciò che voglio vedere è un miglioramento sia a livello collettivo che individuale per ogni giocatore. Oggi avete accennato a qualche giocatore, ma al di là dei soliti 7-8 che stanno benissimo in questo periodo, è chiaro che dobbiamo allargare la rosa e far crescere alcuni giocatori per diventare una squadra più forte. Questo è l’obiettivo, anche se non sono completamente soddisfatto di come lavorano i giocatori. Poi, è chiaro che quando vinci le partite è più facile lavorare, ma i complimenti ai giocatori li ho fatti sempre. Può capitare che una partita vada male, che giochi male, e in quel caso bisogna cancellarla, come si cancellano le vittorie, e pensare subito alla partita successiva».

Come si gode la festa per il suo primo derby e come gestisce l’emozione negli ultimi minuti?
«Del derby sono felicissimo, anche se nel finale non riuscivo a farmi sentire dai giocatori, perché era una situazione troppo favorevole per noi. Ci siamo un po’ incartati, buttando via il pallone quando c’erano spazi dove potevamo finalizzare meglio. Invece, abbiamo rischiato veramente di prendere il gol, e forse sarebbe stato anche giusto a un certo punto, perché non puoi sciupare quello che abbiamo sciupato noi negli ultimi dieci minuti. Per il resto, la partita è stata buona, sono felicissimo per la gente, perché queste partite le sentono particolarmente. Abbiamo reso felici tanti tifosi della Roma, la squadra, la società. Sono felice anche io, anche se da stasera devo pensare a come migliorare gli ultimi dieci minuti della partita».

Pellegrini: «Commosso dopo il gol. Calcio imprevedibile ma io amo la Roma e sarà così fino a quando indosserò questa maglia»

Pellegrini: «Commosso dopo il gol. Calcio imprevedibile ma io amo la Roma e sarà così fino a quando indosserò questa maglia». Le parole del giallorosso

Intervistato nel post partita di Lazio Roma, il match winner Lorenzo Pellegrini ha rilasciato le seguenti dichiarazioni a Dazn. 

Ti sei commosso dopo aver segnato. Quanto c’è in questo gol? 
«C’è tanto. Mi sono un po’ commosso dopo il gol perché lui lo sa (Mancini, ndr), magari non tutti lo sanno, ma da quando mi sono fatto male le persone che mi sono vicine sanno quanto ci tenevo a tornare, a tornare bene. Oggi sono riuscito a farlo, a tornare in campo dall’inizio, a vincere questo derby per la nostra gente, tanto per la mia famiglia, e lui fa parte della mia famiglia, e per tutte le persone che mi sostengono e che mi vogliono bene, che mi sono state vicine in questo periodo difficile, fatto di fatica ma anche di tanta volontà».

Hai visto lo striscione “bentornato capitano”. Per loro lo sei ancora. Li quindi ci sono persone che ti vogliono bene. 
«Ci sono un sacco di persone e di uomini, veramente, con tanta personalità, che tengono tantissimo alla Roma e io mi sento orgoglioso di essere uno dei capitani, uno dei responsabili di questo: di trasmettere questa passione che c’è, che manda avanti la Roma, dei nostri tifosi, a chi arriva, a chi viene e magari ancora non ha capito dov’è. E in questo c’è lui (Mancini, bdr), che non è un mio compagno di squadra: è più un fratello, forse. Un fratello di sangue diverso, ma un fratello, un grande fratello».

Hai mai pensato di andare via dalla Roma quest’estate, da quella che consideri casa tua?
«Penso che, al di là di tutti i ragionamenti e le parole che uno può dire, ci sia una costante: io amo la Roma. Da quando sono arrivato e fino a quando indosserò questa maglia, non ci sarà mai un momento in cui Lorenzo darà qualcosa di meno. Non so cosa riserverà il futuro, perché la vita è imprevedibile. Basta guardare cosa è successo: ero a un passo dall’andare via e non si sapeva nemmeno come avrei superato l’infortunio. Oggi torno titolare in un derby e segno il gol della vittoria. Il calcio è imprevedibile, ed è proprio questa la sua bellezza. Io lo vivo fino alla fine con la maglia che amo addosso».

Quattro gol nel derby, quattro vittorie, ma tutte sotto la Curva Nord. Adesso manca l’altra parte. Cosa significa per te?
«Chi mi vuole bene lo sa che mi manca fare un gol sotto la Curva Sud. Vorrei continuare la mia corsa e andare a festeggiare con la mia gente, ma a parte gli scherzi, va bene sotto la Sud, sotto la Nord, va bene anche sotto la Tevere se ci mettono una porta. Scherzi a parte, è sempre bello segnare, ma il resto della squadra ha fatto un grande lavoro e noi siamo felici della vittoria. Grazie ragazzi, ora ci fermiamo un attimo».

Moviola Lazio-Roma: Belahyane e Guendouzi espulsi nel finale. Cosa è successo

Moviola Lazio Roma: Belahyane e Guendouzi espulsi nel finale. Cosa è successo nei concitati ultimi minuti del derby della capitale

Un finale di partita incandescente, dove il triplice fischio non è servito a placare gli animi, ma solo a certificare un’inevitabile coda polemica. La tensione, già palpabile dopo l’espulsione di Belahyane all’87’ per una brutta pedata a palla lontana su Koné, è definitivamente esplosa nei minuti di recupero, trasformando il campo in una polveriera.

Il primo episodio cruciale si materializza al quarto minuto di recupero. In un’azione concitata, un tiro di Cataldi si stampa sul palo; poco prima, all’interno dell’area di rigore, si scatena un duello rusticano tra l’attaccante Castellanos e il difensore Mancini. I due si agganciano vistosamente, con l’attaccante che finisce a terra reclamando a gran voce il calcio di rigore per la Lazio. Dalla panchina e in campo scoppiano proteste veementi, ma il direttore di gara, dopo un rapido check, giudica il contatto come reciproco e non meritevole di sanzioni. Una decisione che, di fatto, funge da detonatore per il nervosismo accumulato, lasciando una delle due squadre con la sensazione di aver subito un torto decisivo.

Questa frustrazione repressa esplode un istante dopo il fischio finale. Mentre la partita si conclude ufficialmente, la rabbia no. Mattéo Guendouzi si dirige con impeto verso l’arbitro, manifestando il suo dissenso in maniera plateale ed eccessiva. Le sue proteste, andate ben oltre i limiti consentiti, non lasciano scelta al direttore di gara, che estrae un inevitabile cartellino rosso diretto. Una sanzione pesante, arrivata a gara ormai conclusa, che fotografa perfettamente il clima rovente e la perdita di controllo che hanno caratterizzato gli ultimi istanti di un match infuocato.

Rapuano retrocesso in Serie B: la decisione dell’AIA dopo Verona-Juventus

Rapuano retrocesso in Serie B: la decisione dell’AIA dopo Verona-Juventus. L’arbitro del Bentegodi sarà ‘punito’ per la prestazione insufficiente

La direzione di gara di Antonio Rapuano in Verona-Juventus, match valido per la quarta giornata di Serie A, è finita sotto la lente d’ingrandimento dei vertici arbitrali e potrebbe avere conseguenze significative per il fischietto della sezione di Rimini. La sua performance al Bentegodi, caratterizzata da decisioni molto contestate che hanno scatenato la furia dell’allenatore Igor Tudor, non avrebbe convinto i designatori dell’AIA, pronti a intervenire.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, la valutazione della prestazione di Rapuano sarebbe decisamente negativa. Questo giudizio severo comporterebbe una sorta di “retrocessione” temporanea: l’arbitro verrebbe fermato per un turno o, più probabilmente, designato a dirigere alcune partite in Serie B prima di poter tornare nel massimo campionato. Una decisione volta a ristabilire serenità e a permettere all’arbitro di ritrovare la forma migliore lontano dai riflettori della Serie A.

Due sono gli episodi chiave finiti nel mirino. Il primo, al 43′ del primo tempo, è il calcio di rigore assegnato alla Juventus per un presunto fallo di mano di Joao Mario. Una decisione che Rapuano ha preso solo dopo un lungo consulto con il VAR, giudicando punibile un tocco di braccio ritenuto da molti involontario. Il penalty è stato poi trasformato da Gift Orban. Pochi minuti dopo, al 47′, un altro episodio controverso ha visto protagonista lo stesso Orban, che ha colpito il difensore Gatti con una gomitata al volto. Nonostante la potenziale pericolosità del gesto, Rapuano ha optato per il solo cartellino giallo.

Nel post-partita, Igor Tudor non ha usato mezzi termini: «Avrei voluto un altro arbitro, il rigore dato è vergognoso. Lo possono dare solo quelli che non hanno mai giocato a calcio. Così come manca il rosso a Orban. È una vergogna, con la presenza del VAR».

Formazioni ufficiali Cremonese Parma, le scelte in vista del match

Formazioni ufficiali Cremonese Parma, le scelte in vista del match di Serie A. Il punto

Oggi la sfida valida per la quarta giornata di Serie A Cremonese Parma. Ecco gli schieramenti del match.

CREMONESE (3-5-2): Audero; Terracciano, Baschirotto, Bianchetti; Zerbin, Collocolo, Bondo, Vandeputte, Pezzella; Vazquez, Sanabria. All. Nicola.

PARMA (3-5-2): Suzuki; Delprato, Circati, Ndiaye; Almqvist, Keita, Bernabé, Sorensen, Valeri; Cutrone, Pellegrino. All. Cuesta.

Formazioni ufficiali Torino Atalanta, le scelte in vista del match

Formazioni ufficiali Torino Atalanta, le scelte in vista del match di Serie A. Il punto

Oggi la sfida valida per la quarta giornata di Serie A Torino Atalanta. Ecco gli schieramenti del match.

TORINO (3-4-2-1): Israel; Ismajli, Coco, Maripan; Lazaro, Asllani, Ilic, Biraghi; Vlasic, Aboukhlal; Simeone.
A disposizione: Paleari, Popa, Ilkhan, Anjorin, Pedersen, Adams, Dembelé, Casadei, Nkounkou, Ngonge, Tameze, Gineitis, Zapata, Njie.
Allenatore: Marco Baroni

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Kossounou, Hien, Djimsiti; Zappacosta, De Roon, Pasalic, Zalewski; Samardzic, Sulemana; Krstovic.
 A disposizione: Rossi, Sportiello, Musah, Lookman, Bellanova, Obrić, Brescianini, Bernasconi, Ahanor, Maldini.

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Torino, migliaia di tifosi in corteo: la contestazione a Urbano Cairo – VIDEO 

Iniziata la contestazione dei tifosi del Torino contro il presidente Urbano Cairo, ecco il video della protesta dei sostenitori granata nei confronti del patron

(Lorenzo Bosca – Inviato allo Stadio Filadelfia). Cinque righe: «Da vent’anni Urbano Cairo tiene il Torino fermo, senza ambizione, senza futuro. Basta promesse vuote, basta mediocrità: il Toro merita rispetto. Il Toro è della sua gente… Ora è il momento di far sentire la nostra voce, uniti e compatti. Saremo in marcia per difendere la dignità del Toro». Seguite da ulteriori due: «Ritrovo ore 10 davanti allo stadio Filadelfia. Partenza corteo: ore 12 direzione stadio. Il Torino siamo noi!!!». Con questo messaggio, stampato su un volantino con tanto di gigantografia del patron Urbano Cairo travestito a mo’ di pagliaccio, i tifosi del Torino si sono dati appuntamento questa mattina allo Stadio Filadelfia. 

Migliaia i tifosi che hanno risposto presente all’invito, con un unico preciso obiettivo: contestare l’operato e la figura del numero uno del club granata. E così, una fiumana di persone (occhi croce ad ora intorno alle cinque-seimila, ma nei prossimi minuti il numero è inevitabilmente destinato a salire) hanno iniziato ad intonare cori poco dopo lo scoccare delle 12e30 rivolti proprio all’editore alessandrino. 

La spaccatura tra la tifoseria del Torino e Cairo affonda radici profonde. Solo nell’ultimo anno solare, pensare, il cuore più caldo dei sostenitori del Toro ha organizzato altri tre cortei con le stesse modalità di quello odierno. La tifoseria granata (o perlomeno la stragrande maggioranza di essa) chiede a gran voce all’imprenditore non solo un cambio di rotta per quanto concerne la gestione del club (vedi il mercato), ma proprio la cessione della società stessa. Nelle prossime ore il corteo raggiungerà lo Stadio Olimpico Grande Torino, dove alle 15 è in programma la sfida tra i padroni di casa allenati da Marco Baroni e l’Atalanta targata Ivan Juric valida per la quarta giornata di Serie A. Ancora da capire se Cairo sarà presente o meno per assistere all’incontro. Ecco il video ripreso dalle telecamere di Calcionews24 presente sul posto.

Orsolini, trascinatore di un Bologna che vuole continuare a puntare in alto


Orsolini, notte da eroe: il Bologna vince e lui sfata il tabù Genoa. La situazione attuale

Ci sono partite che pesano più di altre, e quella tra Bologna e Genoa resterà impressa a lungo nella memoria di Riccardo Orsolini. Al minuto 99, quando la tensione era al massimo e tutto sembrava indirizzato verso un pareggio, l’esterno marchigiano si è presentato sul dischetto e con freddezza ha segnato il rigore decisivo. Una rete che ha regalato ai rossoblù una vittoria in rimonta e, al numero 7, una liberazione personale attesa da anni.

Fino a ieri, il Genoa era infatti la vera bestia nera di Orsolini. In dieci precedenti tra campionato e Coppa, non era mai riuscito a vincere contro il Grifone. Il bilancio era impietoso: sei sconfitte e quattro pareggi, a partire dai suoi esordi con l’Atalanta. Anche quando aveva brillato, come nella scorsa stagione con due gol tra andata e ritorno, il successo era sempre sfuggito. Fino a questa serata al Dall’Ara, che ha cambiato la storia.

Il calcio è fatto anche di simboli, e quello di ieri è stato fortissimo. Orsolini, con quel pallone pesantissimo al 99’, ha chiuso i conti e cancellato un tabù lungo sei anni. Ma non solo: quel gol è stato anche il suo 67° centro con la maglia del Bologna, traguardo che gli permette di eguagliare un’icona come Beppe Signori nella classifica dei migliori marcatori di sempre del club.

Per il Bologna, la vittoria ha un valore fondamentale: tre punti ottenuti con carattere, in pieno recupero, e firmati dal giocatore che più di ogni altro rappresenta continuità, talento e identità rossoblù. Orsolini è ormai un simbolo di questa squadra, e la sua importanza cresce partita dopo partita, stagione dopo stagione.

Dal primo match contro il Genoa nel 2018/19 fino a questa notte liberatoria, Orsolini ha costruito una carriera fatta di alti, bassi e momenti indimenticabili. Questa rete non solo spezza una maledizione personale, ma rafforza il legame tra il giocatore e il suo club. Una vittoria che profuma di svolta, sia per lui che per il Bologna, che adesso guarda avanti con una certezza in più: il suo numero 7 è pronto a scrivere nuove pagine di storia.

Calciomercato Milan, Palestra obiettivo numero uno per rinforzare la fascia. Il punto

Calciomercato Milan: Marco Palestra nel mirino, il gioiello italiano che incanta Allegri e Tare

Il Calciomercato Milan continua a puntare con decisione sui giovani talenti italiani, e tra i nomi più caldi c’è quello di Marco Palestra, terzino classe 2005 che si sta imponendo come una delle rivelazioni più interessanti della Serie A. Dopo la sua straordinaria prestazione nel match tra Lecce e Cagliari, il giovane difensore ha attirato nuovamente l’attenzione del club rossonero, che lo segue con grande interesse.

Palestra ha impressionato per la sua maturità tattica, la qualità tecnica e la capacità di giocare sia in fase difensiva che offensiva. Contro il Lecce ha offerto una prestazione solida e completa, contenendo avversari insidiosi e servendo un assist decisivo per Belotti. Una prova che ha consacrato il suo valore e che ha riacceso i riflettori su di lui nel Calciomercato Milan.

L’ex calciatore Alessandro Budel lo ha paragonato in diretta TV a Gianluca Zambrotta, uno dei migliori terzini della storia del calcio italiano. Un paragone importante, che testimonia l’enorme potenziale di Palestra e il suo stile di gioco moderno e completo.

Il Milan, sotto la guida del direttore sportivo Igli Tare e del tecnico Massimiliano Allegri, ha già tentato l’assalto al giovane difensore in estate, ma l’Atalanta ha respinto ogni proposta, comprese quelle di Juventus e Roma. Tuttavia, le recenti prestazioni del ragazzo hanno riacceso l’interesse rossonero, che ora è pronto a tornare alla carica.

La strategia del Calciomercato Milan è chiara: costruire una rosa giovane, italiana e con ampio margine di crescita. Palestra rappresenta il profilo ideale, e sia Tare che Allegri lo considerano un investimento strategico per il futuro. Il tecnico rossonero sta valutando con attenzione come potrebbe inserirlo nel proprio sistema tattico, consapevole che si tratta di un talento destinato a esplodere.

Anche il CT della Nazionale maggiore, Gennaro Gattuso, ha messo gli occhi su Palestra. Già protagonista con l’Under 21, il terzino potrebbe presto ricevere una chiamata tra i grandi.

Il Calciomercato Milan non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione: Marco Palestra è uno dei nomi su cui costruire il futuro rossonero.

Calciomercato Lazio, concreta la possibilità di far ritornare Milinkovic Savic. Il punto

Calciomercato Lazio: ipotesi Milinkovic-Savic, il ritorno del Sergente accende i tifosi

Il Calciomercato Lazio potrebbe presto regalare un sogno ai tifosi biancocelesti: il possibile ritorno di Sergej Milinkovic-Savic. Dopo otto stagioni da protagonista assoluto con la maglia della Lazio, il centrocampista serbo ha lasciato un segno indelebile nella storia recente del club. La sua partenza verso l’Al-Hilal, seppur remunerativa per la società, ha lasciato un vuoto profondo, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche emotivo.

Eppure, il legame tra Milinkovic e la Lazio non si è mai spezzato del tutto. Il giocatore ha continuato a mantenere rapporti con l’ambiente biancoceleste e non ha mai nascosto il suo affetto per Roma e per una tifoseria che lo ha sempre sostenuto. Il suo ritorno, magari già nella prossima estate, rappresenterebbe non solo una scelta di cuore, ma anche un colpo strategico di prim’ordine per la dirigenza guidata da Claudio Lotito.

Dal punto di vista tecnico, un rientro di Milinkovic-Savic nel Calciomercato Lazio sarebbe una mossa intelligente. Il centrocampo biancoceleste, oggi orfano della sua leadership, ha bisogno di esperienza, qualità e presenza fisica. Tutte caratteristiche che il “Sergente” ha sempre garantito, e che continua a dimostrare anche nel campionato saudita, dove si è messo in mostra con gol, assist e grande continuità di rendimento.

Il tecnico Maurizio Sarri, o chi eventualmente sarà alla guida della squadra nella prossima stagione, potrebbe beneficiare enormemente di un innesto del genere. L’esperienza internazionale, la conoscenza dell’ambiente e la versatilità tattica di Milinkovic-Savic lo renderebbero una pedina preziosa, capace di fare la differenza sin da subito.

Secondo alcune indiscrezioni legate al Calciomercato Lazio, l’operazione potrebbe concretizzarsi solo in determinate condizioni, come un’apertura da parte del club saudita o l’eventualità di una rescissione consensuale. In quel caso, un ritorno a parametro zero diventerebbe un’occasione irripetibile per il club capitolino.

Il Calciomercato Lazio non è nuovo a colpi di scena, e il possibile ritorno di Milinkovic-Savic sarebbe uno dei più emozionanti degli ultimi anni. La storia tra il Sergente e la Lazio potrebbe non essere finita: i tifosi sognano, e la dirigenza resta vigile.

Franco Ordine: «Il Milan di Allegri cambia pelle, ma è prematuro gioire. La difesa ora è disciplinata, però mancano i test veri»

Franco Ordine ha voluto esprimersi così nei confronti del Milan di Massimiliano Allegri

Nell’odierno editoriale per il Corriere dello Sport, Franco Ordine analizza il recente successo del Milan, il 3-0 ottenuto in trasferta contro l’Udinese, ponendo l’accento non tanto sulle prodezze individuali o la brillantezza offensiva, quanto su un aspetto cruciale: la disciplina difensiva.

Secondo Ordine, “non è il caso di strabuzzare gli occhi per quei tre squilli del Milan nella prima ora di gioco in assenza di Leao e Nkunku che pure qualche contributo alla causa potranno darlo.” Ciò che veramente “riluce nella notte di Udine, con Allegri in tribuna che a fine primo tempo, nonostante l’1 a 0, sembra morso dalla tarantola, è il comportamento dei rossoneri durante la fase difensiva.”

L’analisi di Ordine si spinge oltre la semplice constatazione, evidenziando “l’attenzione e la disciplina, quasi militare, nel coprire gli spazi, nel marcare i rivali e soprattutto nell’evitare al suo portiere, Terracciano, sostituto di Maignan, un impegnativo lavoro.” Questa solidità, che sembra contraddire i due gol subiti dalla Cremonese al debutto, suggerisce un “discreto lavoro da parte dello staff di Max nel reclamare e ottenere da quelli che un tempo passavano per la banda del buco, il massimo dell’applicazione.”

Il giornalista sottolinea come sia “la squadra a difendere, a cominciare magari dagli attaccanti, con particolare dedizione dei centrocampisti che godono di una bussola, Luka Modric capace di indicare loro la direzione giusta su ciascun passaggio, su ogni triangolo, su tutte le chiusure.”

Tuttavia, Ordine lancia un monito contro facili entusiasmi, definendo “prematuro oltre che sbagliato” pensare che il 20 settembre, dopo appena quattro giornate, si possa già battezzare una trasformazione definitiva del Milan “passato da una idea di gioco ‘dominante’ a un’altra, concreta, attenta, cinica ma fatta anche di geometrie apprezzabili.” Il motivo è duplice: da un lato, mancano ancora pedine fondamentali come Leao e Nkunku (che deve ancora raggiungere la piena forma fisica), oltre al rientro di Maignan.

Dall’altro, i veri test sono imminenti. “In attesa della prossima sosta per la Nazionale Allegri deve misurarsi con Conte che gli sfilò il secondo scudetto ai tempi di Berlusconi e Galliani, e poi rendere visita alla Juve dalla quale si congedò dopo aver alzato al cielo di Roma una coppa Italia e fatto una colossale bischerata a fine partita con Cristiano Giuntoli.” Solo dopo queste sfide cruciali, conclude Ordine, “forse solo allora potremo dire se, nelle pieghe di un mercato molto contraddittorio e criticato, a Milanello è nata una squadra”.

Calciomercato Bologna, si lavora per il rinnovo di Lucumì. Tante voci, ma la società rossoblu…

Calciomercato Bologna: si lavora al rinnovo di Lucumí nonostante le voci di mercato

Il Calciomercato del Bologna entra nel vivo anche sul fronte delle conferme, e non solo su quello degli acquisti e delle cessioni. Secondo quanto riportato da Tuttosport, la società rossoblù ha intenzione di blindare uno dei suoi pilastri difensivi: Jhon Lucumí. Nonostante le voci di mercato che circolano da settimane sull’interesse di alcuni club esteri, il Bologna sembra avere le idee chiare sul futuro del centrale colombiano.

Il nuovo tecnico Vincenzo Italiano, infatti, considera Lucumí un elemento fondamentale per la costruzione del suo progetto tecnico. La volontà è quella di dare continuità al lavoro degli ultimi anni, puntando su un gruppo solido e competitivo anche in vista degli impegni europei. Per questo motivo, la dirigenza sta lavorando al rinnovo del contratto del difensore, per spegnere sul nascere qualsiasi possibile trattativa in uscita.

In più occasioni, l’amministratore delegato Claudio Fenucci ha ribadito la volontà della società di trattare il prolungamento con Lucumí. Le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per trovare un accordo e mettere nero su bianco il rinnovo. Il Bologna vuole muoversi con anticipo, evitando situazioni spiacevoli come offerte last minute da parte di club pronti a investire sul difensore.

All’interno delle strategie del Calciomercato Bologna, il rinnovo di Lucumí è una priorità assoluta. Non si tratta solo di trattenere un calciatore importante, ma di lanciare un segnale forte a tutto l’ambiente: il club vuole crescere, consolidarsi tra le big del campionato e affrontare con ambizione le sfide europee. Mantenere i propri top player è il primo passo in questa direzione.

Lucumí, dal canto suo, ha sempre mostrato attaccamento alla maglia e si è detto disponibile ad ascoltare le proposte della società. La sua permanenza rappresenterebbe un tassello cruciale nella difesa rossoblù, soprattutto considerando le idee tattiche di Italiano, che punta su una retroguardia solida e reattiva.

In conclusione, il Calciomercato del Bologna non è solo fatto di nuovi nomi, ma anche di conferme strategiche. Il rinnovo di Lucumí potrebbe diventare una delle operazioni più importanti dell’estate per i felsinei.

Formazioni ufficiali Lazio Roma, le scelte in vista del derby capitolino

Formazioni ufficiali Lazio Roma, le scelte in vista del match tra biancocelesti e giallorossi. Il punto

Oggi la sfida valida per la quarta giornata di Serie A Lazio Roma. Ecco gli schieramenti del match.

Lazio (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares; Guendouzi, Rovella, Dele-Bashiru; Pedro, Dia, Zaccagni. Allenatore: Sarri

Roma (3-4-1-2): Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Rensch, Cristante, Koné, Angeliño; Pellegrini; Soulé, Ferguson. Allenatore: Gasperini

Calciomercato Inter, Marotta è sicuro di questa cosa! Si punterà a comprare quel fuoriclasse

Calciomercato Inter: occhi puntati su Upamecano per il futuro della difesa. La situazione attuale

Il Calciomercato Inter ha da sempre mostrato grande attenzione al mercato dei parametri zero, una strategia che si è rivelata vincente nel corso degli anni. In vista delle prossime stagioni, la dirigenza nerazzurra sta valutando diverse opzioni per rinforzare la difesa, reparto che necessita di un graduale rinnovamento. Tra i nomi seguiti con maggiore interesse c’è quello di Dayot Upamecano, centrale francese attualmente in forza al Bayern Monaco.

Secondo quanto riportato dall’affidabile esperto di mercato Fabrizio Romano, l’Inter conosce bene l’entourage del giocatore e lo segue da tempo. Tuttavia, al momento, non ci sarebbero margini per un trasferimento immediato, in quanto il Bayern Monaco considera Upamecano un elemento chiave per il presente e il futuro della squadra. La dirigenza bavarese, insieme al tecnico Kompany, sta infatti lavorando al rinnovo del contratto in scadenza nel 2026.

Nonostante ciò, il Calciomercato Inter continua a monitorare da vicino la situazione del difensore. In caso di mancato accordo per il prolungamento con il Bayern, i nerazzurri potrebbero valutare concretamente un inserimento nell’estate del 2026, quando Upamecano potrebbe diventare disponibile a parametro zero. Sarebbe un colpo di altissimo livello, capace di rafforzare la linea difensiva con un giocatore giovane, ma già esperto e abituato a palcoscenici europei.

Questa possibile operazione rientrerebbe perfettamente nella strategia del Calciomercato Inter, che negli ultimi anni ha costruito una squadra competitiva anche grazie a colpi intelligenti a costo zero. Investire su profili di qualità senza gravare sul bilancio è una linea guida ormai consolidata nella gestione nerazzurra, soprattutto in vista delle sfide sempre più impegnative tra Serie A e Champions League.

Come sottolinea Romano: “Il club nerazzurro apprezza molto Upamecano, conosce bene i suoi agenti ed è sempre stato un nome gradito. Il Bayern vuole rinnovare, ma se non ci sarà accordo, l’Inter sarà pronta a cogliere l’opportunità”.

In sintesi, il Calciomercato Inter guarda avanti e pianifica il futuro con grande attenzione. Upamecano rappresenta una potenziale occasione da cogliere, dimostrando ancora una volta la capacità del club di unire sostenibilità finanziaria e ambizione tecnica.

Fiorentina Como: il Franchi “a metà” per spingere i viola al rilancio. Pioli punta su Kean per ribaltare l’inizio zoppicante. Viola reduci da 3 punti in 3 gare, fa paura il precedente dello scorso campionato

Fiorentina Como, i viola sono alla ricerca della prima vittoria in campionato spinti dal grande pubblico toscano

Nonostante i cantieri che hanno modificato la fisionomia del Franchi, riducendo pathos e partecipazione, il tifo viola si prepara a spingere la Fiorentina verso una vittoria quanto mai necessaria. Dopo soli due punti conquistati in tre gare, la squadra di Vincenzo Italiano cerca un rilancio immediato. Come sottolinea il Corriere dello Sport, «Non è il Franchi (prima Comunale e prima ancora Berta) che è sempre stato per più di novant’anni, fisionomia e atmosfera sono definitivamente mutate da quando i cantieri si sono impadroniti della Curva Fiesole, di parte della Maratona e della Maratona e della Tribuna, togliendo pathos e partecipazione alla partita che si gioca lì dentro oltre che immalinconendo alla vista».

Eppure, l’«Effetto Franchi» sarà fondamentale: «per l’ennesima volta la squadra viola cercherà di trarre spinta ed entusiasmo dal proprio pubblico, diventando lo stadio di Campo di Marte l’alleato più prezioso nella ricerca del risultato utile a trasformare i problemi in punti». La Fiorentina, pur con un campionato appena iniziato, ha bisogno del suo Franchi, anche in queste condizioni di “mezzo stadio”.

Con oltre 21.000 spettatori attesi, tra abbonati e paganti, sarà comunque un impianto caloroso, come già accaduto contro il Napoli otto giorni fa. Questo calore sarà cruciale anche per la terza partita casalinga su quattro tra le due soste, il 5 ottobre contro la Roma, un’altra occasione per rimontare la classifica dopo aver «“fallito” il primo tentativo davanti agli azzurri Conte».

Oggi non ci sono i campioni d’Italia, ma un avversario insidioso come il Como, che annovera «qualche campione sicuramente sì (uno su tutti: Nico Paz) e un allenatore che è sulla buona strada per diventarlo in panchina dopo esserlo stato da calciatore». Pioli, per tutta la settimana, ha spinto molto «sui tasti del carattere e della determinazione per aiutare il gruppo a trovare un’identità tecnica», memore del precedente della scorsa stagione. Il 16 febbraio, infatti, il Como di Fabregas, trascinato da un Nico Paz «versione extra-lusso», si impose 2-0 al Franchi contro una Fiorentina indebolita e con Zaniolo centravanti improvvisato.

Stavolta Kean, assente in quella circostanza, «c’è regolarmente là davanti e non sarà nemmeno solo, ma avrà a sostenerlo una squadra intera che vuole essere diversa da quella del confronto diretto dell’anno passato e da quella non brillante di questi primi tre turni di campionato». Una «altra Fiorentina rispetto a Napoli, Torino e Cagliari» avrebbe buone possibilità di invertire la rotta. E se mancherà ancora qualcosa, «ci penseranno il Franchi e i tifosi viola».

Napoli Pisa, per Hojlund sarà la terza gara consecutiva in campo. Le motivazioni di Conte, tra la voglia di riscatto dopo Manchester e la possibilità di staccare tutti in classifica

Napoli Pisa e quel Rasmus Hojlund pronto a dare continuità in termini di goal

Il Napoli si prepara alla sfida di domani sera contro il Pisa con un duplice obiettivo: archiviare la bruciante sconfitta in Champions League contro il Manchester City e, soprattutto, conquistare la vetta solitaria della classifica di Serie A. Al centro dell’attenzione c’è Rasmus Hojlund, che al Maradona vivrà la sua “prima” davanti ai nuovi tifosi. Dopo l’esordio assoluto al Franchi contro la Fiorentina e il bis in Champions, il giovane attaccante danese è pronto per il suo terzo debutto in nove giorni con la maglia azzurra.

Due presenze, una rete, una vittoria a Firenze e la caduta con i Citizens: per ora, però, «la coppa può aspettare: sì, lo Sporting Lisbona arriverà soltanto il primo giorno di ottobre e Hojlund e i suoi compagni dovranno riprendere la marcia italiana».
Questa partita assume un significato speciale per Hojlund, che andrà alla scoperta di Diego, anzi, a una riscoperta, se vogliamo. Aveva già giocato al Maradona nell’anno del terzo scudetto, ma da avversario, con la maglia dell’Atalanta.

Come ricorda il Corriere dello Sport, «Rasmus incrociò il popolo azzurro in quell’occasione, una e mai più, ma per come ne ha parlato quando è arrivato evidentemente gli è bastato per farsi un’idea. Una splendida idea: “I tifosi sono grandi, lo so”, disse ai canali ufficiali del club dopo la firma. “Sono pazzi per il calcio, lo amano. L’ho visto per strada e al Maradona, è incredibile. Non vedo l’ora di giocare la prima nel nostro stadio”». Domani, salvo sorprese, toccherà ancora a lui guidare l’attacco del Napoli dal primo minuto, la terza gara consecutiva in nove giorni.

A 22 anni, e con i suoi mezzi fisici, «il tris in sequenza non dovrebbe essere e non sarà un problema». Conte punta sulla sua velocità e intensità, sulla capacità di attaccare la profondità e anche di difendere il pallone. A Firenze ha lavorato benissimo, anche al di là della splendida esecuzione sul lancio di Spinazzola, mentre a Manchester ha inevitabilmente sofferto come tutti dopo l’espulsione e l’inferiorità numerica.

Quella contro il Pisa, però, «non è soltanto una partita: è la grande chance di lasciarsi l’amarezza europea alle spalle e di conquistare la vetta della classifica, prolungando tra l’altro fino a sedici la striscia di risultati utili consecutivi inaugurata nello scorso campionato contro l’Inter, il primo marzo». Hojlund è in agguato, e alle sue spalle c’è anche Lucca, uno degli ex di giornata insieme ad Albiol e Scuffet, entrambi al Pisa.

Silvano Martina: «Dzeko alla Roma, lo scontro con Antognoni e Buffon al Psg: vi racconto la mia carriera da portiere e da procuratore. Sono stato meglio di Maradona…»

Silvano Martina tra racconti, retroscena una bella intervista con quale spunto interessante

Silvano Martina è un nome che evoca un calcio di altri tempi, quello vissuto in prima persona tra i pali di squadre storiche e la Serie A degli anni ’70 e ’80. Portiere di talento, ha difeso maglie prestigiose come quelle del Genoa, dell’Inter e della Lazio, ritagliandosi un ruolo da protagonista in un’epoca d’oro del nostro calcio.Ma Martina è molto più di un ex calciatore. È stato un vero pioniere, tra i primissimi in Italia a intuire la necessità e il potenziale della figura del procuratore sportivo, aprendo la strada a una professione che oggi è centrale nel mondo del pallone. Da oltre trent’anni, con la stessa passione e competenza dimostrate sul campo, Silvano assiste campioni e giovani promesse, diventando un punto di riferimento per generazioni di calciatori.

Oggi, in un’intervista esclusiva a La Gazzetta dello Sport, Martina propone un viaggio affascinante attraverso il calcio italiano, visto dagli occhi di chi lo ha vissuto intensamente, prima con i guantoni e poi con la penna in mano.

UNA STORIA PARTICOLARE – «Sono stato tra i primi extracomunitari in Italia: mio papà friulano, mia mamma bosniaca. Nel ’65 non ce la passavamo bene a Sarajevo e mio padre scherzando disse a mia madre: “Andiamo in Italia, tanto peggio di così…”. Erano tempi di miseria assoluta, andavo a scuola in mutande, a petto nudo con solo la cartella sulle spalle. Mi arrangiavo consegnando pane e spalando neve per 200 lire. Per fortuna Toni Bacchetti mi notò e mi portò all’Inter».

AMICO DEL PADRE DI DZEKO – «Abitavamo a 150 metri e giocavamo a pallone insieme. Anni dopo il Milan trattò Edin e pensai che fosse suo figlio: chiamai Mito e riprendemmo l’amicizia. Nel 2015, Sabatini mi dice che ha bisogno di un attaccante forte se no a Roma l’avrebbero massacrato. Propongo Dzeko, si accende una sigaretta, aspira e mi dice: “Chiamalo, lo compro”. Edin era a Spalato, io e Walter partimmo in auto per chiudere».

SI RESE CONTO DELLA GRAVITA’ DELLO SCONTRO CON ANTOGNONI – «Lì per lì no, l’arbitro nemmeno fischiò fallo. Non ero abituato a tutto quel clamore, la settimana dopo in allenamento ero inguardabile, tanto che dissi a Gigi Simoni di lasciarmi fuori. Lui rispose mandandomi in campo».
UNA SETTIMANA DOPO – «Genoa-Ascoli, dopo 20′ paro un rigore e mi cambia la testa: da quel momento in poi nessuno riusciva a farmi gol. All’epoca la Gazzetta faceva una statistica sulla media-voto dei giocatori, migliore di me non c’era nemmeno Maradona. Solo Platini».
PROCURATORE – «Il più grande mai seguito è ovviamente Buffon, un amico. L’aneddoto più bello che mi lega mi porta a quando lasciò la Juve. Andai a trovarlo a Vinovo. Gigi mi chiese che cosa avrebbe potuto fare di più. E io: “Se domani ti porto un’offerta di Real o Psg?”. Risposta: “Vado subito”. E così fu»

Calciomercato Cagliari, Caprile nel mirino di una big italiana. La situazione in casa rossoblu


Calciomercato Cagliari: Caprile nel mirino dell’Inter dopo un inizio di stagione convincente

Il nome di Elia Caprile comincia a circolare con insistenza tra gli addetti ai lavori, e il Calciomercato Cagliari potrebbe presto animarsi attorno al giovane portiere classe 2001. L’estremo difensore, protagonista di un avvio di stagione positivo con la maglia dei rossoblù, è finito sotto osservazione da parte dell’Inter. Secondo quanto riportato da Nicolò Schira, un osservatore nerazzurro era presente al “Via del Mare” durante la gara contro il Lecce per monitorare da vicino la sua prestazione.

Arrivato al Cagliari nel gennaio 2025, Caprile ha subito convinto per maturità, personalità e capacità di guidare il reparto difensivo. Cresciuto tra Napoli e Bari, si è inserito rapidamente negli schemi della squadra di Fabio Pisacane, dimostrando ottimi riflessi, buon posizionamento e un’eccellente lettura delle situazioni di gioco. Non a caso, il suo nome sta emergendo come uno dei più interessanti tra i giovani portieri italiani.

Nel contesto del Calciomercato Cagliari, l’interesse dell’Inter rappresenta un segnale importante: il club rossoblù è tornato a essere una fucina di talenti in grado di attirare le big del campionato. I nerazzurri sono alla ricerca di un profilo giovane e affidabile tra i pali, in grado di garantire solidità per il futuro, ed Elia Caprile sembra avere tutte le carte in regola per rispondere a queste esigenze.

Per il Cagliari, questa attenzione rappresenta sì un’opportunità economica, ma anche una sfida gestionale: trattenere Caprile o monetizzare al momento giusto senza compromettere la competitività della rosa. In ogni caso, il Calciomercato Cagliari dovrà essere gestito con grande equilibrio dalla dirigenza, consapevole che il valore del portiere può crescere ulteriormente nel corso della stagione.

Con la Serie A 2025/26 ancora lunga, Caprile ha davanti a sé l’occasione di consolidare il proprio status e attirare nuovi interessamenti. Se le prestazioni continueranno su questi livelli, il suo nome sarà tra i più discussi nel prossimo Calciomercato Cagliari, diventando un asset importante sia in chiave tecnica che economica per il club isolano.

Allegri, cosa è successo durante Udinese Milan? Spunta fuori una nuova indiscrezione


Allegri, un leone in gabbia: la passione del tecnico rossonero non conosce sosta

Massimiliano Allegri ha vissuto un pomeriggio particolarmente intenso durante la sfida tra Udinese e Milan, costretto a osservare i suoi giocatori dalla tribuna stampa del “BluEnergy Stadium” per via di una squalifica. Lontano dalla panchina, ma mai davvero distante dalla partita, Allegri è apparso come un leone in gabbia: irrequieto, frustrato, sempre in movimento. Il giornalista Antonello Gioia ha ben descritto la scena, sottolineando come l’allenatore non riuscisse a contenere l’irritazione, soprattutto dopo il terzo gol subito dalla sua squadra.

Dal primo tempo si sono manifestati segnali di nervosismo, ma è nella ripresa che Allegri ha dato sfogo a tutta la sua insofferenza. L’esultanza per il gol di Pulisic non ha attenuato il malumore del tecnico, visibilmente infastidito non tanto dal punteggio quanto dall’atteggiamento disattento dei suoi. Le sbavature difensive e la scarsa applicazione in alcune fasi del gioco sono state motivo di dure reazioni da parte di Allegri, che ha più volte lasciato la sua postazione per sfogarsi fisicamente, sbattendo i pugni e protestando a voce alta.

Questa tensione evidenzia un tratto distintivo del carattere di Allegri: l’intransigenza. L’allenatore non tollera cali di concentrazione, nemmeno quando il risultato sembra acquisito. Per lui, ogni minuto conta, ogni dettaglio va curato. È proprio questa mentalità a fare la differenza in una squadra che punta a vincere su ogni fronte. La richiesta di perfezione di Allegri non è solo un capriccio tecnico, ma una filosofia che coinvolge tutta la gestione sportiva, condivisa anche dal direttore sportivo Tare.

Il messaggio di Allegri è chiaro: il Milan deve imparare a essere continuo, solido, mentalmente presente fino al fischio finale. Superficialità e leggerezze non sono ammesse, nemmeno in vantaggio di tre gol. L’episodio vissuto in tribuna, quindi, non è solo una parentesi di nervosismo, ma una dichiarazione d’intenti.

In definitiva, Allegri rappresenta la fame, la disciplina e l’ambizione di un Milan che non può permettersi pause. Il suo comportamento è la sintesi di una leadership che pretende il massimo, sempre. Con Allegri alla guida, il messaggio è inequivocabile: per vincere, non si può mai abbassare la guardia.

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