Pagina 653 – Calcio News 24

Di Francesco chiarisce: «Lecce, ora serve più equilibrio per ritornare a vincere. Cagliari? Penso che…»

Lecce, Di Francesco fa il punto prima del Cagliari: «Serve equilibrio, non esistono partite facili»

Alla vigilia di Lecce-Cagliari, il tecnico dei giallorossi Eusebio Di Francesco ha parlato in conferenza stampa, affrontando diversi temi legati alla crescita della squadra, agli errori da correggere e alle aspettative per il prossimo impegno. Con il calendario che propone ora sfide più alla portata sulla carta, il Lecce è chiamato a capitalizzare le occasioni per fare punti, ma il mister invita alla cautela: «In Serie A non esistono partite abbordabili. Ogni gara ha la sua storia, e anche contro il Cagliari servirà il massimo impegno».

Il tecnico ha analizzato la prestazione contro l’Atalanta, sottolineando come il Lecce abbia mostrato buone cose nei primi 35 minuti, soprattutto in fase offensiva, ma con qualche disattenzione di troppo in difesa: «Abbiamo prodotto gioco, ma dobbiamo essere più determinati sotto porta. Serve compattezza e lucidità, soprattutto dopo aver subito un gol. Gli errori individuali vanno corretti con il supporto dei compagni: è questa la mentalità che voglio vedere».

Parlando dell’assetto tattico, Di Francesco ha spiegato di essere ancora alla ricerca del giusto equilibrio: «Ramadani sta trovando continuità, stiamo impostando Berisha come play, ma ci vuole tempo. Il calendario iniziale non ci ha aiutato, ma non voglio usarlo come alibi. Alla fine contano i risultati, non solo il bel gioco. A volte bisogna essere anche sporchi per portare a casa i tre punti».

Sulle palle inattive, l’allenatore del Lecce ha posto l’accento sull’importanza della concretezza: «I piazzati contano tantissimo oggi. Difenderli bene e sfruttarli può fare la differenza, e stiamo lavorando molto su questo aspetto».

Riguardo alla definizione del match col Cagliari come una «finale», Di Francesco risponde con ironia: «Se fosse una finale, ne avremmo 35. È una partita importante contro una diretta concorrente, ma serve equilibrio anche nella comunicazione. Il Cagliari è una squadra esperta, organizzata, con giocatori come Mina, Luperto e un portiere che gioca da veterano».

Infine, sulla crescita dell’identità del Lecce, il tecnico sottolinea: «Stiamo assimilando concetti importanti. Serve continuità all’interno della partita e più consapevolezza. Sul tiro da fuori? Sì, lavoriamo anche su quello. Helgason, Berisha e Ramadani hanno buone soluzioni. Ma calciare da lontano deve essere una scelta, non un gesto di disperazione».

Napoli, Conte sfida Guardiola: un confronto all’insegna dei grandi numeri

Napoli, Conte e la sfida europea: il confronto (possibile) con Guardiola

Quando si parla di grandi allenatori, è facile cadere nella trappola dei confronti assoluti. Da una parte Pep Guardiola, icona del calcio europeo e tre volte campione in Champions League. Dall’altra, Antonio Conte, oggi alla guida del Napoli, tecnico dalla mentalità vincente ma con ancora qualcosa da dimostrare in campo internazionale. Ridurre tutto a “mondi opposti” però è fuorviante. Il punto, semmai, è un altro: Conte al Napoli ha una grande occasione per riscrivere la sua storia europea, e lo sa benissimo.

Il palmarès di Guardiola in Europa è impressionante: 112 vittorie su 181 partite in Champions, una percentuale del 61%. I numeri di Conte, per ora, sono lontani: 15 vittorie su 42 partite (35%). Ma qui entra in gioco il contesto. Le squadre guidate dallo spagnolo – Barcellona, Bayern Monaco, Manchester City – sono state spesso favorite per arrivare in fondo. Il percorso di Conte, oggi al timone del Napoli, è stato molto più articolato, con club che raramente partivano con i favori del pronostico.

Eppure c’è un dato interessante che dà fiducia ai tifosi del Napoli: negli scontri diretti, Conte ha un bilancio positivo contro Guardiola. Su sette confronti ufficiali, l’allenatore italiano ha vinto quattro volte contro le tre dello spagnolo. Un risultato che lo mette in un club molto ristretto: tra gli allenatori che hanno sfidato Guardiola almeno cinque volte, solo Luis Enrique e Jurgen Klopp possono vantare un bilancio favorevole. Dunque, l’idea di un Napoli competitivo in Europa sotto la guida di Conte non è utopia: è una possibilità concreta.

Nel suo primo vero ballo europeo con il Napoli, Conte dovrà dimostrare che anche in Champions può lasciare un’impronta importante. In campionato, i suoi numeri parlano chiaro: ha chiuso al primo posto sette volte in quindici stagioni da allenatore. Ma in una piazza come Napoli, reduce da uno scudetto storico e affamata di gloria continentale, è l’Europa il terreno su cui si misurerà il vero salto di qualità.

Il confronto con Guardiola resta ingombrante, ma stimolante. E forse è proprio questa la sfida che può accendere la nuova era del Napoli targato Conte.

Infortunio Kean, la Fiorentina prega il rientro dell’attaccante. Le ultime novità sul centravanti

Infortunio Kean: la Fiorentina resta in ansia per le condizioni dell’attaccante

L’infortunio Kean, o meglio il problema fisico che ha colpito l’attaccante in questi giorni, continua a tenere in allerta l’ambiente della Fiorentina. Anche se non si tratta di un infortunio muscolare o traumatico, l’assenza di Moise Kean dagli allenamenti preoccupa lo staff tecnico e i tifosi. Ieri il centravanti ex Juventus non ha preso parte alla seduta al Viola Park a causa di un forte stato febbrile, facendo scattare qualche campanello d’allarme.

Al momento non c’è ancora un bollettino medico ufficiale che parli di un vero e proprio infortunio, ma la condizione fisica dell’attaccante viola è sotto osservazione. Secondo quanto riportato dal Corriere Fiorentino, anche per oggi è molto probabile un nuovo forfait. L’infortunio Kean, seppur legato a un malessere temporaneo, rischia comunque di avere ripercussioni concrete in vista del prossimo impegno di campionato.

La Fiorentina è attesa dalla sfida contro il Como, in programma domenica, e la presenza di Kean è fondamentale per gli equilibri offensivi della squadra. Se lo stato febbrile dovesse persistere anche domani, venerdì, l’eventualità di un’assenza comincerebbe a diventare più concreta. Al momento si parla ancora di semplice precauzione, ma la situazione potrebbe evolvere rapidamente.

L’infortunio Kean, pur non essendo di natura traumatica, rappresenta una variabile importante per mister Italiano, che dovrà valutare soluzioni alternative in attacco nel caso in cui il centravanti non dovesse recuperare in tempo. La speranza è che già da domani l’attaccante possa tornare ad allenarsi almeno parzialmente, per rientrare nei piani tattici in vista del match contro i lombardi.

Va detto che solo un malessere davvero acuto può costringere un calciatore professionista come Kean a uno stop totale. In questo senso, la febbre alta registrata nelle ultime ore ha imposto riposo assoluto, segno che le condizioni non vanno sottovalutate. La Fiorentina, intanto, resta in attesa di aggiornamenti, consapevole dell’importanza del giocatore e della necessità di non forzare i tempi di recupero.

Nelle prossime 24-48 ore si capirà se quello che oggi viene ancora definito un semplice episodio influenzale si trasformerà in un infortunio Kean vero e proprio, con effetti sul match di domenica.

Bologna, ora serve un vero e proprio riscatto! Il piano dei rossoblu per risalire la china

Bologna, un autunno da tour de force tra campionato ed Europa League

Per il Bologna, l’autunno si apre con un calendario fitto che metterà subito alla prova la tenuta fisica e mentale della squadra. Dopo il buon avvio stagionale, i rossoblù si preparano ad affrontare un vero e proprio tour de force, con l’Europa League pronta a entrare nel vivo e una Serie A sempre più competitiva.

La partita contro il Genoa, in programma sabato, rappresenta l’inizio di un ciclo complicato: cinque gare in appena quindici giorni, una ogni tre. Il Bologna dovrà gestire con attenzione le energie, anche in virtù delle trasferte impegnative previste: si comincerà con il viaggio a Birmingham per affrontare il primo impegno europeo giovedì 25, seguito a distanza di poche ore dalla trasferta di campionato a Lecce, prevista per la domenica successiva.

La vera sfida per il Bologna sarà proprio l’equilibrio tra le due competizioni. L’Europa League, pur essendo meno prestigiosa della Champions, si disputa di giovedì, condizionando inevitabilmente la preparazione delle partite di campionato che seguono nel weekend. Una gestione attenta delle risorse sarà fondamentale per evitare cali di rendimento.

E non è finita qui: dopo la sosta di ottobre, il Bologna sarà atteso da un nuovo ciclo altrettanto intenso, con sette gare in ventuno giorni, di cui ben quattro in trasferta. Sarà un banco di prova importante anche per la profondità della rosa e per le ambizioni del club.

Il Corriere di Bologna sottolinea come già nella scorsa stagione i rossoblù abbiano vissuto un periodo simile tra settembre e inizio novembre, chiudendo con quattro vittorie in campionato, cinque pareggi e tre sconfitte, tutte arrivate in campo europeo.

Oggi, però, la situazione è diversa: il Bologna non è più una sorpresa ma una realtà che punta a confermarsi anche in campo internazionale. L’inizio del cammino europeo è carico di aspettative, ma al tempo stesso richiederà una tenuta atletica e mentale superiore alla media.

Il mese di settembre rappresenta quindi un crocevia cruciale: se il Bologna saprà reggere il ritmo e ottenere risultati sia in campionato che in Europa, potrà guardare al prosieguo della stagione con ambizioni ancora più grandi.

Manchester City-Napoli: sorpasso a sorpresa di Milinkovic su Meret? Ultime

Manchester City Napoli: sorpasso a sorpresa di Milinkovic su Meret? Ultime sulle scelte di Conte per il match di Champions

City-Napoli, le ultime di formazione: Conte con i dubbi, Guardiola con le certezze

Poche ore al fischio d’inizio della prestigiosa sfida di Champions League tra Manchester City e Napoli, e dalle ultime indicazioni di Sky Sport emergono i possibili undici che si affronteranno questa sera all’Etihad Stadium. Se Pep Guardiola sembra orientato a schierare la sua artiglieria pesante, Antonio Conte sta ancora sciogliendo gli ultimi dubbi, con un ballottaggio aperto in difesa e uno, a sorpresa, tra i pali.

La novità più significativa in casa azzurra riguarda infatti la porta. Nonostante Alex Meret abbia completamente smaltito l’affaticamento muscolare che lo aveva tenuto fuori, il favorito per una maglia da titolare sembra essere ancora Vanja Milinkovic-Savic. Il portiere serbo, già schierato dal primo minuto sabato scorso al Franchi contro la Fiorentina, potrebbe essere confermato da Conte, in una scelta che premierebbe la continuità. L’altro grande dubbio del tecnico è sulla fascia sinistra, dove è aperto il ballottaggio tra la solidità di Mathías Olivera e la spinta offensiva di Leonardo Spinazzola. Intanto, si attende con curiosità l’esordio del nuovo acquisto Miguel Gutierrez, che molto presto si unirà alle rotazioni.

Per il resto, le scelte del Napoli sembrano definite. Arrivano buone notizie dalla difesa, con il recupero di Sam Beukemadopo l’influenza, mentre in attacco il peso dell’offensiva sarà ancora sulle spalle di Rasmus Hojlund.

Nessun dubbio, invece, per Pep Guardiola, che si affiderà alla sua massima potenza di fuoco. Davanti al centravanti Erling Haaland, agirà un quartetto di trequartisti dal tasso tecnico e dalla velocità impressionanti: Phil Foden, Bernardo Silva, Tijjani Reijnders e Jérémy Doku. Una formazione a trazione anteriore, pronta a mettere fin da subito sotto pressione la retroguardia di un Napoli che si affida alle ultime riflessioni del suo allenatore per trovare la chiave giusta e arginare la marea offensiva dei campioni d’Europa.

Vucinic sarà il nuovo ct del Montenegro: l’ex Juve e Roma alla guida della sua Nazionale

Vucinic sarà il nuovo ct del Montenegro: l’ex Juve e Roma allenerà la sua Nazionale. Nuova affascinante avventura per lui

Una nuova, affascinante avventura sta per iniziare per una delle figure più talentuose e iconiche del calcio montenegrino e della Serie A degli anni Duemila. Secondo quanto appreso da Sky Sport, Mirko Vučinić è pronto a sedersi sulla panchina della nazionale del Montenegro, assumendo il ruolo di commissario tecnico. La trattativa è ormai ai dettagli e l’annuncio ufficiale, che sancirà l’inizio di una nuova era per la selezione balcanica, è atteso nella giornata di domani, venerdì 19 settembre.

Per Vučinić si tratta di un ritorno da protagonista assoluto nel calcio che conta, questa volta in una veste inedita. L’Italia lo ricorda con affetto per la sua lunga e vincente carriera nel nostro campionato, un percorso iniziato a Lecce, dove esplose giovanissimo come uno dei talenti più puri d’Europa. La consacrazione arrivò poi con la maglia della Roma, con cui vinse due Coppe Italia e una Supercoppa, prima di raggiungere l’apice alla Juventus. In bianconero fu un protagonista chiave dei primi tre Scudetti del ciclo vincente di Antonio Conte, lasciando un’impronta indelebile con i suoi gol pesanti, le sue giocate geniali e le sue esultanze imprevedibili.

Ora, all’età di 41 anni, l’ex attaccante è chiamato a trasferire la sua immensa esperienza e la sua visione di gioco dalla parte opposta della barricata. La sfida è tanto prestigiosa quanto complessa: guidare una nazionale che, pur disponendo di buone individualità, non è mai riuscita a qualificarsi per una grande competizione internazionale. Il suo compito sarà quello di plasmare un gruppo coeso e ambizioso, con l’obiettivo di preparare al meglio la squadra per i prossimi impegni in Nations League e, soprattutto, per il percorso di qualificazione a Euro 2028. Il Montenegro si affida al suo eroe più celebrato per iniziare a sognare in grande.

Calciomercato Palermo: è fatta per lo svincolato Bereszyński

Calciomercato Palermo: è fatta per lo svincolato Bereszyński. Colpo di grandissima esperienza per la squadra di Inzaghi

Il Palermo di Pippo Inzaghi piazza un innesto di grande spessore per la sua difesa, assicurandosi un giocatore di comprovata affidabilità e caratura per l’assalto alla Serie A. Secondo Sky Sport è fatta per l’arrivo in rosanero di Bartosz Bereszyński. Il terzino polacco, 33 anni, approda in Sicilia da svincolato dopo la conclusione della sua lunga esperienza con la Sampdoria, culminata con la stagione in Serie B dello scorso anno. Un’operazione fortemente voluta e orchestrata dal direttore sportivo Carlo Osti, che ritrova così un uomo di sua fiducia, già avuto ai tempi del suo incarico a Genova.

L’ingaggio di Bereszyński rappresenta una chiara dichiarazione d’intenti per il club siciliano. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo della promozione, l’esperienza è un fattore cruciale, e il difensore polacco ne porta in dote in abbondanza. La sua carriera parla da sola: oltre 200 presenze nella massima serie italiana, un traguardo raggiunto vestendo maglie prestigiose come quelle di Sampdoria, Napoli ed Empoli. La sua conoscenza del calcio italiano, unita alla recente esperienza nel campionato cadetto, lo rendono un profilo ideale per le esigenze di Inzaghi, che cercava un elemento capace di garantire solidità e leadership in un campionato lungo e logorante come la Serie B.

Per Bereszyński si apre un nuovo, stimolante capitolo della sua carriera. Dopo anni da protagonista in Serie A, ha scelto di sposare il progetto di una piazza esigente e ambiziosa come Palermo, con l’obiettivo di essere uno dei pilastri della squadra e di contribuire in modo decisivo al ritorno del club nell’élite del calcio italiano. Con questo acquisto, il Palermo non solo rinforza la rosa, ma invia un segnale forte a tutte le concorrenti per la promozione: la corsa per la Serie A ha un nuovo, temibile protagonista.

Napoli, discorso di Conte alla squadra a poche ore dal City. Ha usato queste parole chiave

Napoli, discorso di Conte alla squadra a poche ore dal City. Ha usato queste parole chiave per motivare il gruppo in vista della Champions

Una vigilia di grande prestigio, vissuta a Castel Volturno con la massima concentrazione e con un discorso del condottiero, Antonio Conte, per fissare i concetti chiave nella testa della squadra. Come analizza il Corriere del Mezzogiorno, la preparazione del Napoli per la sfida di Champions League di questa sera contro il Manchester City è stata un mix di lavoro tattico e, soprattutto, mentale.

Prima di iniziare l’allenamento, Conte ha riunito il gruppo, dettando la linea da seguire contro i campioni d’Europa in carica. Le sue parole chiave sono state umiltà e consapevolezza. Il messaggio è stato chiaro: bisogna godersi una serata di gala, ma approcciandola come una lezione, andando a “studiare a casa dei maestri”. Il riferimento è al City che poco più di due anni fa vinceva la Champions League a Istanbul, una squadra piena di campioni tra cui, all’epoca, figurava anche una leggenda del Napoli.

L’osservato speciale della serata, infatti, non può che essere Kevin De Bruyne, l’ex capitano e idolo indiscusso che torna da avversario. La sua eredità a Napoli è ancora viva, come dimostrano le parole di stima che continuano ad arrivare. Pep Guardiola ha raccontato di non essere mai stato sorpreso dall’incredibile impatto che il belga ebbe in maglia azzurra, mentre il capitano Giovanni Di Lorenzo ha ricordato in conferenza stampa l’umiltà con cui si calò nello spogliatoio al suo arrivo. A Manchester, stasera, lo accoglieranno con applausi scroscianti, come una leggenda. La sensazione di affrontarlo da avversario sarà strana, inusuale, ma come ha sottolineato il quotidiano, dopo il fischio d’inizio anche i suoi ex compagni e tifosi dovranno abituarsi.

Milan, Scaroni convinto: «Costruiremo lo stadio più bello d’Europa»

Milan, Scaroni convinto: «Costruiremo lo stadio più bello d’Europa». Tutte le dichiarazioni del presidente rossonero

Una svolta attesa da anni, che finalmente imprime un’accelerazione decisiva al progetto per il nuovo stadio di Milano. Nella giornata di ieri, la giunta comunale ha approvato la delibera per la vendita dello stadio Giuseppe Meazza e delle aree circostanti a Inter e Milan, un passo cruciale che ha suscitato l’immediata e palese soddisfazione del presidente rossonero, Paolo Scaroni. Pur con cautela, il numero uno del Milan ha accolto con favore la notizia. «Non ho ancora letto la delibera, ma di certo è una buona notizia», ha dichiarato a Sky Sport.

Questa approvazione rappresenta una tappa fondamentale in un percorso burocratico e politico durato un’eternità. Scaroni ha sottolineato la lunghezza del processo, esprimendo un sollievo palpabile per il progresso compiuto. «Si tratta di un passo in avanti di un percorso che ho iniziato tanti, tanti anni fa, non ricordo nemmeno quanto. Non siamo ancora alla fine, ma sono contento».

Ora lo sguardo è rivolto al futuro e alla realizzazione di un impianto che, nelle ambizioni dei club, dovrà diventare un’icona a livello mondiale. «Abbiamo un obiettivo e lo realizzeremo: costruire a Milano lo stadio più bello d’Europa, perché questa città lo merita. Siamo impegnati in quest’opera così importante, su cui lavoriamo da tanto tempo e investiremo molti soldi. Sarà uno stadio per tutti, un impianto di cui, da milanesi, saremo tutti fieri». L’impegno economico a cui fa riferimento Scaroni è già stato definito: il prezzo di vendita di San Siro è fissato a 197.075.590 euro. Di questi, 73 milioni saranno versati al Comune al momento della firma del contratto, mentre la parte restante sarà rateizzata e coperta da fideiussioni. Un investimento colossale per un sogno che, da ieri, è molto più vicino alla realtà.

Calcio femminile, la Roma si gioca la Champions: a Lisbona per ribaltare lo Sporting

Calcio femminile, la Roma si gioca la Champions: a Lisbona per ribaltare lo Sporting. La squadra di Rossettini vuole raggiungere il League Stage

«Dobbiamo fare un’impresa». Non usa mezzi termini Luca Rossettini, allenatore di una Roma chiamata a una notte da leoni. Oggi, giovedì, alle 17:30 (con diretta sul canale YouTube del club), le giallorosse si giocheranno a Lisbona l’accesso alla fase a campionato della Champions League femminile. L’avversario è lo Sporting, forte del successo per 2-1 ottenuto la scorsa settimana al Tre Fontane. Un risultato maturato a causa di un clamoroso blackout nei minuti di recupero, che ora costringe la Roma a una rimonta complicata in novanta minuti infuocati.

La ricetta del tecnico per ribaltare il risultato è chiara e si concentra sulla mentalità. «Non mi aspetto un atteggiamento diverso loro ma una voglia diversa nostra», ha spiegato Rossettini, chiedendo «massima concentrazione, senza quei cali che ci hanno penalizzato tanto nel match d’andata». In quei cinque minuti fatali, le portoghesi sfruttarono al meglio due indecisioni difensive, un lusso che a questi livelli non è concesso. Per questo la Roma, che crede fermamente nella qualificazione, dovrà scendere in campo con un altro spirito. «Serve più fame dello Sporting per ribaltarla, e poi consapevolezza della nostra identità e del nostro modo di voler giocare. Quando ci è mancato il coraggio ha preso una piega diversa la partita».

Sul fronte della formazione, Rossettini recupera un pezzo importante come Viens, che rientra tra le convocate, mentre Dragoni resta ai box. I dubbi tattici, soprattutto sulla difesa a tre o a quattro, verranno sciolti solo domattina. Ci sono però delle certezze: il blocco composto da Lukasova, Di Guglielmo, Greggi e Giugliano formerà la spina dorsale della squadra. A centrocampo è sicura del posto Rieke, così come Haavi sulla fascia sinistra. Davanti, scalpita Corelli, la cui “fame” è molto apprezzata dal tecnico, in ballottaggio con Pilgrim per una maglia da titolare.

Simeone, rissa ad Anfield dopo il gol e lite coi tifosi: «Io insultato per tutta la partita»

Simeone, rissa ad Anfield dopo il gol allo scadere e lite coi tifosi: «Io insultato per tutta la partita». Il tecnico dell’Atletico ha perso la calma

Una serata da incubo, una di quelle che solo la Champions League sa regalare in termini di intensità e veleni. Per Diego Pablo Simeone, la trasferta di Anfield si è trasformata in una vera e propria serataccia, culminata in una sconfitta in extremis per 3-2 contro il Liverpool e con un’espulsione rimediata a tempo scaduto.

Il gol decisivo di Virgil van Dijk al 92′ ha fatto da detonatore a un’atmosfera già incandescente, scatenando una mega rissa nei pressi delle panchine che ha visto coinvolti steward, membri dello staff tecnico dell’Atletico Madrid e lo stesso allenatore argentino, andato a muso duro con alcuni tifosi Reds. L’arbitro italiano Mariani non ha avuto altra scelta che estrarre il cartellino rosso per il “Cholo”, protagonista di un finale caotico e rabbioso. Nel post-partita, Simeone ha tentato di spiegare la sua reazione, riconducendola alle continue provocazioni ricevute dal pubblico di casa. L’allenatore ha dichiarato di essere stato «insultato per tutta la partita» e di aver perso il controllo perché, semplicemente, «sono un essere umano».

Nonostante la giustificazione, Simeone non ha voluto fornire dettagli sulla natura delle offese ricevute, trincerandosi dietro un muro di riservatezza e frustrazione. «Non entrerò nei dettagli della natura esatta degli insulti. Non voglio entrare in quella discussione», ha tagliato corto davanti ai giornalisti, preferendo allargare il discorso a un problema che ritiene sistemico nel mondo del calcio.

La sua analisi finale è apparsa rassegnata, quasi un amaro sfogo sulla difficile condizione di un allenatore in certi ambienti ostili. «Devo restare al mio posto. So cosa succede dietro la panchina dell’allenatore. Non posso risolvere i problemi della società in una sola conferenza stampa. Devo conviverci perché sono sempre presenti». Parole che chiudono una notte di grande calcio, ma anche di veleni e polemiche, destinata a lasciare strascichi.

Kelly, il retroscena: no a queste due squadre per restare alla Juventus

Kelly, il retroscena: no a queste due squadre per restare alla Juventus. Il difensore inglese ex Newcastle ha avuto ragione e ora si gode la sua rivincita

Ci sono serate che possono cambiare il destino di un giocatore. Per Lloyd Kelly, sono bastate due notti europee, folli e spettacolari, per trasformare la sua avventura alla Juventus. Prima il gol che ha aperto le marcature contro l’Inter, poi la rete pesantissima che ha chiuso i conti con il Borussia Dortmund. L’inglese è diventato un “eroe per caso”, un difensore capace di ribaltare in modo netto la percezione che il mondo bianconero aveva di lui, forse senza averlo mai compreso fino in fondo.

L’unico a non aver mai nutrito dubbi è stato Igor Tudor. L’allenatore croato, fin dall’estate, gli ha fatto sentire la sua totale fiducia, recapitando un messaggio chiaro che ha convinto Kelly a rimanere: “Resta qui, per me sei un elemento importante”. E così, il difensore ha respinto le lusinghe estere per giocarsi le sue carte a Torino. Come racconta Tuttosport, per lui si era mosso il Fenerbahce di José Mourinho, destinazione che non lo attirava, e soprattutto il Sunderland, pronto a mettere sul piatto 20 milioni di euro per un prestito con obbligo di riscatto. Niente da fare: Kelly ha voluto fortemente la Juventus.

Una scelta ripagata sul campo. Tudor gli ha concesso fin da subito lo status di titolare, e lui ha risposto con una crescita costante, partita dopo partita. La vera novità, però, è la sua trasformazione in un’arma offensiva letale. I suoi blitz in area avversaria, specialità della casa del Tudor calciatore, sono diventati un fattore decisivo. I gol ne sono la prova più evidente, ma la sua pericolosità si manifesta anche quando non segna, come dimostra il rigore reclamato per un tocco di braccio di Waldemar Anton. Insomma, dopo mesi di attesa, il campo sta finalmente emettendo il suo verdetto: Lloyd Kelly non è solo un giocatore della Juventus, ma sta dimostrando di essere un giocatore da Juventus.

Lotito esplode al telefono: «Tifosi Lazio, sembrate scemi. Inter e Milan nella mer..a e voi vi lamentate»

Lotito esplode al telefono: «Tifosi Lazio, sembrate scemi. Inter e Milan nella mer..a e voi vi lamentate». Il duro sfogo del presidente biancoceleste

Un nuovo, esplosivo audio sta scuotendo l’ambiente biancoceleste, offrendo un ennesimo spaccato del rapporto burrascoso tra il presidente Claudio Lotito e una parte della tifoseria. La miccia, questa volta, è la telefonata di un tifoso che, facendosi portavoce di un malumore diffuso, esordisce con una frase tanto semplice quanto pesante: «Siamo esausti di questa situazione». Parole che scatenano un’irrefrenabile e durissima reazione del presidente.

La risposta di Lotito è immediata, aggressiva e senza filtri, mettendo subito in chiaro i ruoli. «E allora che vuoi fare, sei un esperto? Se sei un tifoso fai il tifoso. Sto lavorando e mi chiami per dirmi che vi siete stufati. Hai i soldi? Se non li hai e il presidente sono io segui quello che faccio io, perché fino ad adesso siamo la società più forte dal punto di vista economico che c’è sul mercato».

Il confronto si infiamma ulteriormente quando il tifoso gli chiede se ami la Lazio e i suoi sostenitori. La replica del presidente è un attacco frontale all’intelligenza della tifoseria, condito da una minaccia neanche troppo velata. «Certe volte no perché siete scemi: se foste intelligenti ragionereste col vostro cervello, e invece non lo fate. Anche davanti al ministro di Grazia e Giustizia fatto queste cose, se ne è accorto pure lui e mi ha detto: ‘Ma questi sono matti!’. Tutte queste chiamate che mi fate sono registrate. Il tifoso è autorizzato ad andare allo stadio, sempre che io voglia. Ma se mi si fate stalking io poi vi emetto il daspo».

Interrogato sul blocco del mercato e sulle difficoltà del club, Lotito difende a spada tratta la sua gestione, accusando “altri” di aver creato problemi inesistenti e lanciando una provocazione diretta ai suoi contestatori. «Sono ventidue anni che faccio il presidente e la Lazio non ha problemi. Non li ha avuti neanche quest’anno, ma li hanno creati altri. E invece che attaccare loro ve la prendete con me. Non stiamo affondando, dove stanno i problemi? Ho pagato 50 milioni di stipendi ai giocatori. Se proprio volete, mettetevi le mani in tasca, tirate fuori i soldi e compratevi la società. Poi decidete voi cosa fare».

Infine, lo sfogo si sposta sul passato, riesumando il fantasma della gestione Cragnotti per fare un paragone impietoso e difendere la propria solidità finanziaria, attaccando al contempo le rivali storiche. «Lo sai qual è stato il mio errore? Ho sbagliato perché dovevo fare un aumento di capitale e togliermi di mezzo tutti quanti. Come ha fatto Cragnotti, che poi vi ha portato via 150 milioni, come ha fatto la gestione successiva che ha portato via altri 130 milioni. Cragnotti vi ha fatto sognare? Si è visto, i debiti li sto pagando ancora io fino al 2027. Vi ha fatto sognare con una società che era fallita. Vuoi fallire? Se è così, ci tre minuti a spendere. La situazione è questa. La Roma, il Milan e l’Inter stanno in mezzo alla me..da. La Lazio non ha vinto lo Scudetto, ma ringraziando Dio non sta in mezzo alla me…da».

Pio Esposito incanta, Boban: «Che classe! Mi ricorda Dzeko. Ho solo un dubbio su di lui…»

Pio Esposito incanta, Boban: «Che classe! Mi ricorda Dzeko. Ho solo un dubbio su di lui…». Il talento dell’Inter stupisce con l’Ajax

La prestazione di Pio Esposito in Champions League ha raccolto consensi unanimi, e anche negli studi di Sky Sport si è celebrato il talento del giovane attaccante dell’Inter. Un’analisi particolarmente approfondita è arrivata da Zvonimir Boban, che ha scomodato un paragone tanto prestigioso quanto impegnativo, quello con Edin Dzeko, mettendo però in luce anche l’unico, grande interrogativo sul futuro del centravanti.

L’ex dirigente e calciatore, che conosce Dzeko fin da giovane, ha rivisto nel movimento di Esposito i tratti del campione bosniaco, pur sottolineando una differenza fondamentale. «Pio Esposito ha veramente le movenze simili a Dzeko. Io poi Dzeko lo conosco da quando era piccolo. Ma Dzeko era molto più veloce di quanto sembrasse. Spero che Esposito migliori in questo anche se la velocità nel calcio non si può migliorare tanto. Ma magari anticipare il movimento sì, con la classe che ha questo ragazzo e veramente la visione di gioco che ha può essere davvero un giocatore importante. Forse la velocità gli mancherà per arrivare ai livelli ancora più importanti».

Boban ha poi ribadito il concetto, elogiando l’intelligenza calcistica e la completezza tecnica dell’ex attaccante dello Spezia, ma tornando sempre sullo stesso punto cruciale: la velocità di punta. L’analisi è lucida e diretta, evidenziando come a Esposito non manchi nulla dal punto di vista della “scuola calcio”. «Esposito si muove alla perfezione e vede il gioco alla perfezione, ha una scuola calcio importante. La mia unica domanda è su quanto sia veloce per essere un giocatore importante. Ma per il resto fa tutto giusto, la copre benissimo, sa passarla benissimo, fa tutto bene. Per essere un grande giocatore, non so quanto sia veloce. Anche Thuram fa tutto benissimo ma poi Thuram quando parte va via al suo marcatore».

L’idea di Boban è quindi chiara: Esposito ha tutte le carte in regola per una carriera di alto livello, ma il suo potenziale per raggiungere l’Olimpo dei grandissimi dipenderà da quanto il suo deficit di velocità potrà essere compensato da una classe e una visione di gioco fuori dal comune.

Capello avvisa la Juventus: «Trattenere Yildiz potrebbe diventare impossibile»

Capello avvisa la Juventus: «Trattenere Yildiz potrebbe diventare impossibile». Il pensiero dell’ex tecnico sul gioiello turco

Un’investitura solenne, che arriva da una delle voci più autorevoli del calcio italiano. Dalle colonne de La Gazzetta dello Sport, l’ex allenatore Fabio Capello ha analizzato il talento cristallino di Kenan Yildiz, tracciando un paragone tanto pesante quanto affascinante con un’icona della Juventus: Alessandro Del Piero.

Secondo Capello, le similitudini sono evidenti, a partire dal ruolo e dalla personalità. «C’è un Del Piero in questo Yildiz. Lo vedo come un’immagine importante della Juventus, come lo è stato Ale che ancora oggi riesce ad esserlo. Lui in questo momento è il 10, indossa la maglia che ha più valore storico in assoluto e lo fa con voglia e personalità». L’ex tecnico prosegue nella sua disamina, confrontando l’eredità della leggenda bianconera con il potenziale del giovane turco: «Del Piero ha fatto la storia, l’altro sente il peso di doverla fare ma è sereno, vivo, divertente. Si vede che c’è un Del Piero in questo Yildiz per quello che fa quando gioca, nella posizione che occupa e dove rende di più. Anche se ovviamente parliamo di un altro periodo, di un altro contesto, di un calcio diverso. Ale aveva grandi qualità, abilità nel dribbling, ma per esempio non aveva la velocità che ha Yildiz, sia con la palla sia quando parte senza».

Il paragone si estende poi alle qualità tecniche e caratteriali. «Però hanno le stesse capacità balistiche, anche da fuori area. Seguo Yildiz in nazionale e lì, con la Turchia di Montella, è un leader. Del Piero ne aveva tantissimo, ne ha sempre avuto. Yildiz è all’inizio ma dimostra di averne in quantità». Capello trova punti in comune anche nell’eleganza, pur notando differenze nell’approccio al gioco. «Ai pregi di Ale non possiamo non aggiungere un’innata eleganza, la stessa che ritrovo nel giovane turco. Del Piero poi aveva una grande visione di gioco, mentre Yildiz in questo momento sembra essere più portato al dribbling». Infine, un monito per il futuro: «La Juve se lo goda finché brillerà a Torino… quando certe pressioni – economiche, ovviamente – si faranno sempre più insistenti dall’Inghilterra e dalla Spagna sarà complicato se non impossibile trattenere un 2005 come lui».

Lazio Roma: in arrivo gli ultras stranieri per il Derby della capitale

Lazio Roma: in arrivo gli ultras stranieri per il Derby della capitale. Gli Investigatori stanno incrociando i nominativi per individuare i gruppi

Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato: Roma si prepara a vivere un altro weekend ad altissima tensione in vista del derby della Capitale tra Lazio e Roma, in programma domenica alle 12:30. La partita, come da tradizione, non si giocherà solo in campo, ma anche sugli spalti, con due preparativi che corrono paralleli: quello passionale delle tifoserie e quello meticoloso delle forze dell’ordine.

Già da domani, venerdì, le porte delle curve dell’Olimpico potrebbero aprirsi per consentire, in particolare ai tifosi laziali, di avviare i complessi lavori di allestimento delle imponenti scenografie, vere e proprie opere d’arte che da sempre colorano la stracittadina. Questo spettacolo di passione, tuttavia, porta con sé un inevitabile innalzamento del livello di allerta per la sicurezza. La Digos ha infatti attivato un piano di monitoraggio straordinario, con un’attenzione particolare rivolta all’arrivo di numerose e note tifoserie straniere, gemellate con entrambi i club, che trasformeranno il derby in un evento di respiro internazionale.

Come sottolinea ‘La Repubblica’, gli investigatori stanno conducendo un lavoro capillare, incrociando i nominativi di chi ha acquistato i biglietti con le liste passeggeri in arrivo negli aeroporti romani per tracciare i movimenti dei gruppi ultrà. Tra le fila giallorosse, in Curva Sud, sono attesi gli spagnoli del Frente Atletico (Atletico Madrid), i greci del Panathinaikos (Gate 13) e i temuti croati Bad Blue Boys della Dinamo Zagabria.

Sul fronte opposto, la Curva Nord, radunata dietro lo striscione degli Ultras Lazio, si prepara ad accogliere una folta rappresentanza estera: sono previsti gli hooligan inglesi del West Ham, gli “Shark” del Wisla Cracovia dalla Polonia, e con ogni probabilità delegazioni tedesche del Lokomotive Lipsia e bulgare del Levski Sofia. La città si prepara a un fine settimana di passione e rivalità, con gli occhi puntati su una sfida che va ben oltre i confini del Raccordo Anulare.

Thuram: «Io non ero forte come Pio. Polemica post Juve? Do tutto per l’Inter, pensino quello che vogliono»

Thuram: «Io non ero forte come Pio. Polemica post Juve? Do tutto per l’Inter, pensino quello che vogliono». Le parole dopo la doppietta all’Ajax

Serata da protagonista per Marcus Thuram, che con una doppietta di testa ha trascinato l’Inter alla vittoria in Champions League contro l’Ajax. Al termine del match, l’attaccante francese si è presentato ai microfoni di Amazon Prime Video, offrendo un’analisi lucida che ha toccato non solo la prestazione della squadra, ma anche temi più personali, come l’elogio a un giovane compagno e la risposta alle recenti polemiche.

Thuram ha iniziato commentando i suoi due gol, deviando immediatamente i meriti sui compagni e sul collettivo, sottolineando l’importanza della vittoria come reazione dopo un periodo delicato. «Due bei gol con due corner tirati molto bene da Chalanoglu, abbiamo fatto una grande gara senza prendere gol e siamo molto felici. Dovevamo rispondere dopo la partita con la Juve e l’abbiamo fatto». Il focus è rimasto sul gruppo anche parlando del cammino europeo: «3 punti presi, dobbiamo prenderne tanti per passare il turno. Più importante che l’Inter vinca, non chi fa goal. Ora concentrati sulla prossima».

L’attaccante ha poi riservato parole di grande stima per il giovane Pio Esposito, dimostrando umiltà e spirito da leader. «Molto bene, tutto il mondo ora conosce Pio che è un ragazzo fantastico. Un giovane fortissimo, io non avevo le sue qualità, non ero così forte. Gli auguro il meglio, ci aiuterà quest’anno».

Infine, ha affrontato con serenità le critiche e le discussioni seguite alla partita contro la Juventus, spegnendo sul nascere ogni polemica riguardo al suo atteggiamento e ribadendo il suo totale attaccamento alla maglia. «Non mi sentivo non libero. La gente interpreta come vuole, ma sa che darò tutto per l’Inter. Non mi ha dato fastidio. La reazione, i social… la reazione non era un problema. Rimane il Marcus Thuram di sempre? Sì, sempre. Meglio così, no?». Un messaggio chiaro che chiude il cerchio su una serata perfetta, da leader in campo e fuori.

Calciomercato Juventus: Vlahovic verso l’addio a zero. Vuole 8 milioni, la probabile destinazione

Calciomercato Juventus: Vlahovic verso l’addio a zero. Vuole 8 milioni, la probabile destinazione dell’attaccante serbo

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il futuro di Dusan Vlahovic è ormai lontano dalla Juventus, con diversi top club europei pronti a farsi avanti per il centravanti serbo che lascerà Torino a parametro zero a giugno. Tra i club più interessati c’è l’Atletico Madrid, che potrebbe tornare alla carica dopo l’ultimo tentativo estivo, cercando di convincere il giocatore con un progetto sportivo competitivo e la possibilità di giocare subito da protagonista in Liga e nelle competizioni europee.

Il Manchester United continua a monitorare la situazione. Il club di Old Trafford, in costante evoluzione dopo l’arrivo di nuovi dirigenti e giocatori, potrebbe vedere in Vlahovic un rinforzo di assoluto livello per la prossima stagione, sfruttando la chance di un colpo a zero senza dover trattare il cartellino. La possibilità di affiancarlo a una squadra in ricostruzione potrebbe rappresentare per il serbo un’opportunità per misurarsi in Premier League e nei grandi palcoscenici europei.

n Spagna, il Barcellona osserva attentamente la situazione di Lewandowski. Qualora l’attaccante polacco lasciasse il club catalano, Vlahovic potrebbe essere considerato come sostituto ideale, pronto a integrarsi in un attacco già di alto livello e a dare nuova energia alla squadra guidata da Xavi.

In Italia, invece, i contatti si erano limitati a Milan, Inter e Napoli, tutti interessati al profilo del centravanti serbo. Tuttavia, l’ostacolo principale resta l’ingaggio: Vlahovic non accetterà un compenso inferiore a 8 milioni di euro netti a stagione, cifra difficile da sostenere per i club italiani senza sacrifici importanti. Questo rende più probabile una soluzione all’estero, dove il serbo potrà valorizzare il proprio talento e ottenere uno stipendio adeguato al suo livello.

Napoli, retroscena De Bruyne: ha preferito non parlare nella conferenza pre City. Il motivo

Napoli, retroscena De Bruyne: ha preferito non parlare nella conferenza pre City. Il motivo dietro alla decisone del fuoriclasse belga

La vigilia di una grande notte europea a Napoli è stata dominata da un’attesa quasi febbrile, non solo per la sfida di altissimo livello contro il Manchester City, ma soprattutto per un ritorno tanto atteso quanto carico di emozioni. Al centro della scena, pur senza apparire, c’era Kevin De Bruyne, l’ex capitano e leader indiscusso del club partenopeo per nove stagioni, pronto a tornare da avversario nello stadio che lo ha consacrato.

Nella consueta conferenza stampa pre-partita, a rappresentare il Napoli si sono presentati l’allenatore Antonio Conte e il capitano Giovanni Di Lorenzo, pronti a illustrare le sensazioni della squadra in vista del match. Tuttavia, come svelato da un curioso retroscena riportato da Repubblica, la loro presenza è stata anche il risultato di una scelta precisa fatta proprio dal grande ex. L’attenzione mediatica era inevitabilmente concentrata su De Bruyne, l’uomo che da capitano ha guidato gli azzurri alla conquista di una valanga di trofei.

Tuttavia, l’asso belga ha volutamente scelto di tenersi lontano dai riflettori. Conosciuto per il suo carattere riservato e poco incline agli eccessi mediatici, De Bruyne ha preferito trascorrere la vigilia in silenzio, un gesto interpretato come una forma di rispetto per il suo passato e per il suo ex club. Ha consapevolmente lasciato che il palcoscenico fosse tutto per il presente del Napoli, incarnato dalle parole del suo nuovo condottiero, Antonio Conte, e del suo erede con la fascia al braccio, Giovanni Di Lorenzo.

Così, mentre il tecnico e il difensore parlavano di tattica e preparazione, il silenzio di De Bruyne risuonava forte, alimentando ulteriormente l’attesa per un confronto che, dopo le parole mancate della vigilia, promette di affidare ogni emozione unicamente al verdetto del campo.

Juric: «Prestazione negativa di Maldini, ma anche segnali positivi. Se avessi avuto Kolasinac, Lookman, Scamacca ed Ederson…»

Juric: «Prestazione negativa di Maldini, ma anche segnali positivi. Se avessi avuto Kolasinac, Lookman, Scamacca ed Ederson…». Parla il tecnico dell’Atalanta

Al termine di una serata europea amara, che ha visto la sua Atalanta subire una pesante sconfitta per 4-0 contro il Paris Saint-Germain nella gara d’esordio in Champions League, l’allenatore Ivan Juric si è presentato ai microfoni di Sky Sport. Nonostante il risultato severo, il tecnico croato ha offerto un’analisi lucida, dividendo il suo commento tra la disamina degli errori e delle pesanti assenze e una sorprendente, ma decisa, nota di ottimismo per il futuro della squadra.

Interrogato sulle difficoltà della partita, Juric ha individuato con chiarezza le cause principali della débâcle, puntando il dito su alcuni esperimenti tattici non riusciti e, soprattutto, sull’assenza di uomini chiave che costituiscono la spina dorsale della squadra. L’allenatore ha spiegato: «Daniel doveva fare quel ruolo lì, lo stesso Krstovic dopo, ma il risultato è stato negativo. Penso che ci manchino quattro giocatori: ci sono Kolasinac, Lookman, Scamacca e Ederson che hanno un peso specifico». Un’ammissione netta di come la mancanza di questi elementi abbia privato l’Atalanta di esperienza e qualità, rendendo l’impresa contro i campioni francesi ancora più ardua.

Tuttavia, Juric ha voluto immediatamente cambiare prospettiva, rifiutando di lasciarsi abbattere dal passivo e concentrandosi sugli spunti incoraggianti emersi nonostante tutto. Con uno sguardo rivolto al futuro, ha trovato motivi per sorridere nelle prestazioni di diversi giocatori, soprattutto i più giovani, che hanno dimostrato di poter reggere l’impatto con il massimo livello europeo. «Invece io devo dire che da questa partita prendo un sacco di spunti positivi. Ho visto vari giocatori che secondo me riescono a competere a questo livello: Kossounou, De Ketelaere, Bellanova e Bernasconi. Ci sono i giovani che sono ancora in fase di crescita, anche Musah, Brescianini, che secondo me con il tempo, con il recupero degli infortunati, diventiamo di nuovo competitivi». Un messaggio di fiducia chiaro: la base è solida e, una volta recuperati tutti gli effettivi, l’Atalanta potrà tornare a dire la sua.

Calciomercato Milan: idea Kristensen a gennaio o in estate. Tutti i dettagli

Calciomercato Milan: idea Kristensen a gennaio o in estate. Tutti i dettagli sull’interesse dei rossoneri nei confronti del centrale dell’Udinese

Il nuovo Milan di Massimiliano Allegri, modellato su una difesa a tre, si trova ad affrontare un’evidente carenza numerica nel reparto arretrato. Con i soli Fikayo Tomori, Matteo Gabbia e Strahinja Pavlovic, affiancati dai giovani Koni De Winter e David Odogu, la dirigenza rossonera ha cerchiato in rosso il mercato di gennaio come l’occasione per correre ai ripari e aggiungere un tassello fondamentale alla rosa.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, il nome in cima al taccuino del management è quello di Thomas Kristensen, colosso danese dell’Udinese. Arrivato in Friuli due anni fa dall’Aarhus per soli 5 milioni di euro, il classe 2002 ha avuto una crescita esponenziale. Sotto contratto fino al 2028 con un ingaggio contenuto (250 mila euro netti, circa 330 mila lordi grazie al Decreto Crescita), la sua valutazione è schizzata alle stelle. A fine agosto, la famiglia Pozzo ha infatti rifiutato un’offerta da 15 milioni di euro dall’Aston Villa, forte della precedente cessione di Jaka Bijol al Leeds per 18 milioni. Proprio l’eredità dello sloveno è stata raccolta da Kristensen, che l’allenatore Kosta Runjaic ha spostato con successo da braccetto a perno centrale della difesa.

L’imminente sfida di sabato sera a Udine tra i bianconeri e il Milan assume così i contorni di un’audizione dal vivo. Allegri, consapevole delle qualità del danese, starebbe pensando di metterlo alla prova schierando un attaccante rapido e imprevedibile come Christopher Nkunku al fianco di Christian Pulisic, data anche l’assenza per infortunio di Rafael Leão. Kristensen arriva al match in uno stato di forma eccezionale: dopo il gol al Verona, è stato un muro invalicabile contro Inter e Pisa, diventando il primo giocatore della Serie A per respinte difensive (oltre 11 a partita). Le sue performance hanno trascinato l’Udinese al terzo posto in classifica. Se l’assalto di gennaio dovesse fallire, il Milan è pronto a tornare alla carica in estate, sperando di potersi presentare con il prestigio e le risorse garantite dal ritorno in Champions League.

Chivu: «Non sono uno scemo e non creo danni a una squadra forte. Pio è già un uomo»

Chivu: «Non sono uno scemo e non creo danni a una squadra forte. Pio è già un uomo». Le dichiarazioni del tecnico dell’Inter

Al termine di una notte europea di successo, che ha visto l’Inter imporsi per 2-0 sull’Ajax nella gara d’esordio della Champions League, l’allenatore nerazzurro Christian Chivu ha analizzato la prestazione dei suoi uomini ai microfoni delle principali emittenti. Visibilmente soddisfatto, il tecnico ha toccato diversi temi, dalla solidità tattica della squadra all’elogio per i singoli, offrendo una visione chiara della sua filosofia.

Intervistato da Amazon Prime Video, Chivu ha prima di tutto lodato l’atteggiamento del gruppo, sottolineando la crescita e la consapevolezza tattica mostrate in campo. Ha esordito dicendo: «Abbiamo dimostrato tanta maturità, la squadra c’è e capisce i momenti, Sempre importante partire bene visto il nuovo format. Mi è piaciuta appunto la maturità, siamo stati nella loro metà campo e abbiamo avuto coraggio di giocare a uomo, togliendo i loro punti di forza».

L’allenatore ha poi voluto deviare i meriti personali, attribuendo il successo interamente alla volontà del collettivo di superare un momento difficile. «Questa la mia Inter? No, questa è l’Inter, che ha voglia di riscattare il periodo negativo e fa di tutto per mettersi in mostra. Bisogna dare meriti ai ragazzi che sono eccezionali». Un plauso speciale è stato riservato al reparto offensivo, e in particolare al giovane Pio Esposito, autore di una performance convincente al suo debutto nella massima competizione europea. «Pio Esposito? È un uomo vero, per come si allena e si è calato in questa realtà si merita tutti gli elogi. Alla prima in Champions ha fatto veramente una grande partita. Ho sempre detto che ho quattro attaccanti forti, che danno il massimo. Sono contento quando fanno gol, però Pio oggi si deve prendere tutti gli elogi perché ha fatto una grande partita. Così come sono contento per Bonny e per Thuram. Per me la carta d’identità non esiste per un 19enne così come per un 36enne».

Successivamente, ai microfoni di Sky Sport, Chivu ha approfondito le sue scelte tattiche, spiegando la decisione di proseguire con il modulo 3-5-2. «Se pensavo di fare il 3-5-2 da inizio stagione o avevo altre idee in testa? Sì, volevo fare il 3-5-2 perché non volevo togliere certezze. Dovevamo cambiare poche cose e aggiungerne poche altre, ritrovando la fiducia e la parte mentale che è molto importante. Non sono scemo: vado avanti sulla mia strada e sulle mie convinzioni, senza creare danni ad una squadra che era già forte».

Le prime pagine sportive nazionali – 18 settembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

PSG Atalanta 4-0: dominio parigino al Parco dei Principi, il racconto del match

PSG Atalanta 4-0: dominio parigino al Parco dei Principi, il racconto del match di Champions League. Brutto ko per Juric

Il Paris Saint-Germain di Luis Enrique, tecnico spagnolo ex Barcellona, inaugura la sua Champions League con una vittoria netta: 4-0 all’Atalanta di Ivan Juric, allenatore croato alla prima esperienza europea con i bergamaschi.

Primo tempo a senso unico

La partita si sblocca dopo appena due minuti: Marquinhos, capitano brasiliano e leader difensivo del PSG, raccoglie un preciso assist di Fabián Ruiz dalla sinistra e insacca da distanza ravvicinata. L’Atalanta fatica a reagire e resta in partita solo grazie alle parate di Marco Carnesecchi, portiere classe 2000, decisivo su Nuno Mendes, Bradley Barcola e Achraf Hakimi.

Nel momento in cui la Dea prova a farsi vedere con una conclusione di Odilon Kossounou, arriva il raddoppio francese: Khvicha Kvaratskhelia, fantasista georgiano, salta Berat Djimsiti e dal limite dell’area fulmina Carnesecchi con un destro potente e preciso. Poco prima dell’intervallo, l’arbitro concede un rigore al PSG per un fallo di Yunus Musah su Marquinhos. Dal dischetto va Barcola, ma Carnesecchi si supera ancora, bloccando il tiro incrociato.

Ripresa e gestione del risultato

Il secondo tempo riparte con lo stesso copione: PSG in avanti e Atalanta in affanno. Al 51’, Nuno Mendes, terzino portoghese dalla grande spinta offensiva, finta il cross, supera Marten de Roon e batte Carnesecchi con un sinistro potente sul primo palo.

Con il triplo vantaggio, Luis Enrique può permettersi di gestire il ritmo. L’Atalanta prova a rendersi pericolosa con Nikola Krstovic e Mario Pašalić, ma senza impensierire seriamente Lucas Chevalier, giovane portiere francese del PSG.

Il poker arriva al 90’: Gonçalo Ramos, attaccante portoghese, approfitta di un retropassaggio errato di Raoul Bellanova e con un tocco sotto elegante supera Carnesecchi, fissando il punteggio sul 4-0.

Analisi e prospettive

Il PSG conferma la propria forza offensiva e la solidità difensiva, candidandosi come una delle favorite per la vittoria finale. L’Atalanta, invece, dovrà archiviare in fretta la sconfitta e concentrarsi sulla prossima sfida europea, consapevole che servirà un approccio più aggressivo e compatto per competere a questi livelli.

Ajax Inter, le tre cose che non hai notato del match di Champions League

Ecco le tre curiosità sulla sfida delle ore 21:00, Ajax Inter: partita valida per la 1° giornata di Champions League 2025-2026

La vittoria dell’Inter sull‘Ajax per 2-0 in Champions League è un verdetto chiaro che racconta di una squadra cinica e dominante, capace di sfruttare al meglio le occasioni create. Tuttavia, al di là dei gol e delle statistiche evidenti (i nerazzurri hanno concluso il doppio degli avversari in entrambe le frazioni di gioco), ci sono stati alcuni dettagli e micro-storie che hanno influenzato l’andamento del match, sfumature che rivelano molto sulle dinamiche in campo e sulle prestazioni individuali.

  1. L’inizio fulminante di Dumfries e la reazione del pubblico olandese. Nei primi minuti di gioco, l’Inter è partita con una foga inusuale, e Denzel Dumfries è stato uno dei protagonisti di questo avvio sprint. Dopo un minuto e dieci secondi, è lui a innescare l’azione che porta al tiro-cross di Dimarco, poi parato in due tempi da Jaros. Pochi minuti dopo, una sua accelerazione sulla destra crea scompiglio e mette in difficoltà la difesa dell’Ajax. L’esterno nerazzurro, ex PSV, è stato immediatamente “beccato” dal pubblico della Johan Cruijff Arena, quasi innervosito dalla sua presenza in campo. Questa pressione extra, unita alla sua aggressività, lo ha reso un fattore sia nel gioco che nelle dinamiche ambientali, dimostrando come anche un singolo giocatore possa accendere o spegnere gli animi del pubblico e, di conseguenza, dei suoi compagni.
  2. La chiave tattica “sottotraccia”: il lavoro senza palla degli attaccanti interisti. Spesso si tende a guardare il lavoro degli attaccanti solo in funzione dei gol o degli assist. Ma nella partita contro l’Ajax, una delle chiavi del successo dell’Inter è stata la capacità dei suoi attaccanti, in particolare Thuram ed Esposito, di lavorare senza palla per creare spazi e innescare gli inserimenti dei centrocampisti. Lo si nota in più occasioni, come al 58′, quando Thuram arretra per servire Esposito, che a sua volta tocca per l’inserimento di Dumfries, fermato da un intervento disperato di Wijndal. Questa costante disponibilità al sacrificio e alla “sponda” per gli inserimenti dei compagni di reparto o di centrocampo è stata fondamentale per la fluidità offensiva dell’Inter e per la creazione di superiorità numerica, specialmente nella trequarti. Un meccanismo ben oliato che ha permesso all’Inter di essere imprevedibile e di mettere in crisi le marcature olandesi.
  3. L’occasione sprecata da Godts e il tempismo letale dell’Inter: un minuto che cambia il match. Il calcio è fatto di momenti, e la partita tra Ajax e Inter ne è stata una chiara dimostrazione. Al 40′ del primo tempo, l’Ajax ha avuto tra i piedi l’occasione più grande per sbloccare il risultato: Mika Godts, servito da un lancio preciso di Edvardsen, si è trovato a tu per tu con Sommer, ma la sua conclusione è stata debole e intercettata dal portiere svizzero. Un minuto dopo, al 41′, arriva la beffa per i padroni di casa e la gioia per i nerazzurri: su un calcio d’angolo perfetto di Calhanoglu, Thuram sale in cielo e insacca il gol del vantaggio. Questo intervallo di circa sessanta secondi, tra l’errore clamoroso dell’Ajax e il gol dell’Inter, ha spostato completamente l’equilibrio psicologico e tattico della partita, dimostrando come nel calcio, ad alti livelli, l’efficacia nel concretizzare le occasioni sia un fattore decisivo e implacabile.

Manchester City Napoli, Conte: «Tornare a Manchester in Europa è motivo d’orgoglio e tornarci col Napoli dopo lo Scudetto…»

Manchester City Napoli, Conte: «Tornare a Manchester in Europa è motivo d’orgoglio e tornarci col Napoli dopo lo Scudetto…». Le parole

Cresce l’attesa per il debutto del Napoli nella fase a gironi della UEFA Champions League 2025/26, in programma domani sera allo stadio Diego Armando Maradona contro il Manchester City di Pep Guardiola, una delle squadre più forti e titolate d’Europa. Alla vigilia della sfida, l’allenatore azzurro Antonio Conte, tecnico salentino noto per il suo carisma e la sua meticolosa preparazione tattica, ha incontrato i giornalisti in conferenza stampa per presentare la partita e fare il punto sulla condizione della squadra.

PAROLE – «Tornare in Inghilterra fa sempre piacere, le esperienze come quelle con Chelsea e Tottenham ti rimangono dentro, il livello che c’è è molto alto. Allenare in Inghilterra è stata un’esperienza bellissima, sotto tutti i punti di visti. Tornare a Manchester nella più importante competizione europea è motivo d’orgoglio e soddisfazione, tornarci col Napoli dopo lo Scudetto. Andiamo ad affrontare una squadra che negli ultimi anni è stata protagonista assoluta, quindi stiamo parlando di un top club con un allenatore davvero top top. Ci arriviamo con grande umiltà, con lo Scudetto sulla maglia, frutto di un’annata straordinaria. Ora vogliamo confrontarci in Europa in maniera molto umile. Ci consideriamo degli alunni che vengono ad affrontare dei maestri. E non credo che non sia una cosa ingiusta. Da parte nostra c’è voglia di capire, di confrontarci con queste realtà che sono molto importanti, molto forti. Per capire come sta andando questo processo che abbiamo iniziato dall’anno scorso»

CHAMPIONS – «La Champions League, se prendiamo l’esempio dell’anno scorso, fa capire un po’ la difficoltà. L’anno scorso dopo otto partite lo stesso Manchester City e Real Madrid hanno dovuto fare lo spareggio. Questo fa capire il livello di difficoltà, che è alto. Nessuno può sottovalutare nessuno. Questo ha trasmesso il nuovo format della Champions League alle big europee, soprattutto a chi storicamente compete per vincere. Ci arriviamo con grande gioia, con grande entusiasmo perché tutti vogliono giocare questa competizione, dai calciatori agli allenatori, fino al club che ha visibilità e lustro. E anche i tifosi che vogliono sentire l’inno della Champions League. Prendiamo le cose positive, sapendo che noi ci arriviamo da alunni, in maniera molto umile. In Champions League io e il Napoli abbiamo fatto lo stesso risultato massimo (quarti di finale, ndr). Io nelle mie 6 competizioni europee al massimo ho raggiunto i quarti in Champions e una finale d’Europa League. Ognuno ha ciò che si merita, io e il Napoli abbiamo meritato questo. Unire le forze e cercare di fare qualcosa di bello, di fare questo viaggio senza farci prendere da facili entusiasmi o grandi depressioni. Noi andiamo avanti step by step, l’importante è affrontare le partite e non avere rimpianti quando finiscono»

HAALAND – «Noi dall’anno scorso abbiamo iniziato un processo coi ragazzi, a inizio stagione siamo partiti da alcune certezze, almeno personalmente cercavo di dare una stabilità alla squadra che aveva subito tantissimi gol e si è ripartiti dal 3-4-2-1. Siam partiti in un modo e poi abbiamo cambiato per l’arrivo di calciatori negli ultimi giorni di mercato. Da questo punto di vista stiamo proseguendo. Andiamo avanti con un progetto che prevede ciò che state vedendo. Abbiamo iniziato l’anno scorso e stiamo continuando a lavorare. Per continuare questo processo, dobbiamo proseguire per la strada che stiamo percorrendo. Snaturare la squadra non fa da me, non possiamo stare a bordoring e sperare di sferrare un contrattacco in contropiede e vincere, non penso sia la strada che ci porta a crescere. Noi giocheremo la partita coi nostri pregi e i nostri difetti, non ci sarà mai la perfezione ma cerchiamo di fare del nostro meglio, guardando al nostro percorso. Per fare un viaggio con grande entusiasmo, senza facili entusiasmi o facili depressioni che non vanno mai bene»

DE BRYUNE E MERET – «Abbiamo fatto una preparazione sempre molto accurata, come in tutte le partite. Ho parlato con Kevin, è stato qui per 10 anni ed è stato allenato per tantissimo tempo da un grandissimo allenatore come Guardiola. Lui sarà emozionato, poi mi auguro che dopo il fischio d’inizio si cali nella nostra realtà e che possa farci il contributo che ci ha dato in queste partite. Dopo la problematica di Firenze, che comunque c’era il rischio di creare un danno, un po’ com’era successo a Neres prima della sosta, dove a volte ci sono situazioni dove è meglio non rischiare perché rischi di perderlo per un mese, un mese e mezzo. Meret ha recuperato, si è allenato oggi con noi ed è a disposizione»

MCTOMINAY – «Lo conoscevo già, l’ho sfidato in Inghilterra per due volte quand’era al Manchester United. Conosco e conoscevo le grandi potenzialità di questo giocatore come McTominay e mi chiedevo come mai non dominasse in Inghilterra visto che aveva grandi possibilità. Quando c’è stata la possibilità di acquistarlo qui al Napoli, a essere onesti in un primo momento non potevo credere al fatto che questa situazione fosse possibile. Può succedere davvero, ed è successo. A volte si ha bisogno di una nuova esperienza. Si sta divertendo con noi, per uno come lui, che è cresciuto nello United, forse hai bisogno di cambiare dopo tanti anni e provare un’altra esperienza. E’ successo con noi e siamo super felici di averlo, è un calciatore fantastico e un grande uomo»

GUARDIOLA – «E’ incredibile. L’atmosfera di Manchester magari è questa, anche Ferguson è stato tanti anni al Manchester United. Questo significa che c’è una fantastica sinergia tra lui, il club e i giocatori. Stare in un posto per 10 anni è molto difficile perché ogni anno devi trovare nuove energie e mettere questa energia coi calciatori, i nuovi e quelli che già c’erano. Per me Guardiola è il miglior allenatore al mondo»

HOJLUND – «Riguardo Rasmus, lo conoscevo iperché giocava all’Atalanta. Poi lo United. Ha un grosso potenziale, ha soli 22 anni e ha una carriera intera davanti a sé. Quando ho parlato con lui, ho avuto l’impressione che fosse molto felice di fare questa nuova esperienza. Mi ha detto: “Si, sono pronto, voglio giocare per voi, per il Napoli”. Ha potenziale, ora sta a me migliorarlo e farlo crescere per farlo diventare un attaccante fantastico»

Pagelle Ajax Inter, TOP e FLOP del match di Champions League

I voti, i top e i flop del match valido per la 1ª giornata del campionato di Champions League 2025/26: pagelle Ajax Inter

I TOP e i FLOP del match valido per la 1ª giornata del campionato di Champions League 2025/26. 2025/2026: pagelle Ajax Inter.

Certamente! Ho modificato le pagelle per rispettare i requisiti di lunghezza e ho rimosso la definizione finale, aggiungendo un’introduzione sulla gara.


Pagelle Ajax-Inter: Una Champions da protagonisti per i nerazzurri

L’Inter conquista una vittoria fondamentale in Champions League contro l’Ajax, in una partita che ha visto i nerazzurri imporsi con autorità, soprattutto grazie a una prestazione offensiva cinica e una fase difensiva che, al netto di qualche brivido, ha retto l’urto degli olandesi. L’Ajax, pur mostrando sprazzi di buon gioco e un pressing iniziale intenso, non è sembrata all’altezza dell’ultima finalista di Champions. Ecco i Top e i Flop dell’incontro.

TOP

  • Marcus Thuram – Il migliore in campo, assoluto protagonista della serata. L’attaccante francese è stato una vera e propria spina nel fianco per la difesa dell’Ajax, dimostrando grande forza fisica e un eccellente fiuto del gol. La sua doppietta, con gol di testa e su calcio d’angolo, ha sbloccato il risultato e raddoppiato nella ripresa, mettendo la partita in discesa per l’Inter. Oltre alle reti, ha creato spazi, ha protetto palla e ha mostrato un atteggiamento aggressivo e determinante fin dal primo minuto. La sua prestazione è stata una chiara dimostrazione di come stia crescendo in maniera esponenziale, diventando sempre più un punto fermo per la squadra di Chivu.
  • Hakan Calhanoglu – La mente, il cervello e il piede educato dell’Inter. Il centrocampista turco si è confermato un elemento imprescindibile per la manovra nerazzurra. Non solo ha fornito due assist al bacio su calcio d’angolo per le reti di Thuram, ma ha anche dettato i ritmi del gioco, smistando palloni con precisione e intelligenza. La sua visione di gioco e la capacità di calibrare i passaggi si sono rivelate cruciali per eludere il pressing dell’Ajax e per innescare le ripartenze. Ha saputo gestire il possesso con sicurezza, contribuendo a mantenere alta la pressione e a consolidare la fiducia della squadra dopo i gol.
  • Francesco Pio Esposito – Un esordio da protagonista assoluto per il giovane attaccante nerazzurro. Entrato in campo con personalità, ha mostrato grande intelligenza tattica nel proteggere palla, fare sponde per i compagni e inserirsi negli spazi. La sua capacità di leggere il gioco e di dialogare con Thuram e Calhanoglu ha dato ulteriore profondità all’attacco interista. Ha sfiorato il gol e ha partecipato attivamente a diverse azioni pericolose, dimostrando di essere un prospetto su cui l’Inter può contare. Il suo contributo è stato fondamentale per la fluidità della manovra offensiva.

FLOP

  • Mika Godts (Ajax) – Una serata sfortunata e sotto tono per il giovane attaccante dell’Ajax. Ha avuto sui piedi un’enorme palla gol a tu per tu con Sommer nel primo tempo, un’occasione nitidissima che avrebbe potuto cambiare l’inerzia del match, ma la sua conclusione è stata debole e imprecisa. Questo errore ha pesato notevolmente sul morale della squadra e sull’andamento della partita. Per il resto, non è riuscito a incidere come sperato, trovando poche soluzioni contro una difesa interista attenta.
  • Youri Baas (Ajax) – Il difensore olandese ha vissuto una partita fatta di difficoltà ed episodi negativi. È stato decisamente ingenuo nella trattenuta su Thuram che ha portato al rigore per l’Inter (poi annullato dal VAR per un precedente fallo). Questo episodio, pur non avendo avuto conseguenze dirette sul tabellino, ha messo in evidenza una certa difficoltà nel contenere gli attaccanti nerazzurri. Spesso in ritardo nelle chiusure e superato negli uno contro uno, ha palesato diverse lacune difensive che hanno concesso spazi preziosi agli avversari.
  • Kenneth Taylor (Ajax) – Il centrocampista dell’Ajax è sembrato sottotono e ha faticato a entrare in partita, venendo poi sostituito. Non è riuscito a dare il giusto ordine al centrocampo olandese, apparendo spesso in difficoltà nel recupero palla e nella fase di impostazione. I suoi passaggi sono stati a volte imprecisi e ha concesso troppi spazi agli inserimenti dei centrocampisti interisti, non riuscendo a contenere la qualità degli avversari. Non sembra quello dell’anno scorso o forse Heitinga non è Farioli…

Ajax Inter 0-2: finisce qui! Decide la sfida la doppietta di Thuram. Chivu vince la prima gara in Champions League!

Appuntamento alle 21 alla Johan Cruijff Arena per Ajax Inter, la sfida del 1° turno della League Phase della Champions League

Atmosfera elettrica alla Johan Cruijff Arena di Amsterdam, dove l’Ajax ospita l’Inter nella gara inaugurale della League Phase di Champions League. Un appuntamento dal significato particolare per Cristian Chivu, attuale tecnico nerazzurro ed ex difensore dei Lancieri, con cui ha vissuto stagioni da protagonista indossando anche la fascia di capitano.

Tutto è pronto per una sfida che promette spettacolo e intensità: segui con noi la diretta live per non perdere aggiornamenti, emozioni e momenti chiave di questo debutto europeo.

SEGUI IL LIVE DEL MATCH INTER-AJAX QUI


LE FORMAZIONI UFFICIALI

AJAX (4-3-3): 1 Jaros; 3 Gaaei, 4 Itakura, 15 Baas, 5 Wijndal; 6 Regeer, 18 Klaassen, 8 Taylor; 17 Edvardsen, 25 Weghorst, 11 Godts. A disposizione: 12 Herkeens, 22 Pasveer, 2 Lucas Rosa, 7 Moro, 9 Dolberg, 10 Gloukh, 16 McConnell, 24 Mokio, 28 Fitz-Jim, 37 Sutalo, 41 Alders, 43 Bounida. Allenatore: John Heitinga.

INTER (3-5-2): 1 Sommer; 25 Akanji, 6 De Vrij, 95 Bastoni; 2 Dumfries, 23 Barella, 20 Calhanoglu, 22 Mkhitaryan, 32 Dimarco; 9 Thuram, 94 Esposito. A disposizione: 12 Di Gennaro, 13 J. Martinez, 7 Zielinski, 8 Sucic, 10 Lautaro, 11 Luis Henrique, 14 Bonny, 15 Acerbi, 16 Frattesi, 17 Diouf, 30 Carlos Augusto, 31 Bisseck. Allenatore: Cristian Chivu.

Douglas Costa lascia il Sydney FC: contratto risolto dopo mandato d’arresto in Brasile

Douglas Costa dice addio al Sydney FC: contratto risolto dopo mandato d’arresto in Brasile. Le ultimissime

Nelle ultime ore il Sydney FC ha ufficializzato la risoluzione consensuale del contratto con Douglas Costa, attaccante brasiliano classe 1990, ex Juventus e Bayern Monaco, noto per la sua velocità e abilità nel dribbling. Il club australiano, nel comunicato, non ha fornito dettagli sui motivi della separazione, limitandosi a ringraziare il calciatore e a formulare i migliori auguri per il futuro.

Secondo quanto riportato dal portale brasiliano Lance, dietro la decisione ci sarebbero gravi problemi legali che coinvolgono il giocatore. Il Tribunale di Porto Alegre ha infatti emesso un mandato d’arresto nei confronti di Douglas Costa per mancato pagamento degli alimenti. La sentenza, arrivata in giornata, prevede una pena detentiva di 30 giorni.

Non si tratta di un episodio isolato nella carriera extra-calcistica dell’ex nazionale verdeoro. Già nel 2023, quando militava nei Los Angeles Galaxy in Major League Soccer, il calciatore era stato destinatario di un provvedimento simile per circostanze analoghe. In quell’occasione, la vicenda si era conclusa senza conseguenze immediate sul proseguimento della sua carriera, ma aveva comunque destato clamore mediatico.

Il nuovo mandato d’arresto, emesso in Brasile, potrebbe complicare ulteriormente il futuro professionale di Douglas Costa. Sebbene la pena sia relativamente breve, la questione legale rischia di influenzare eventuali trattative con altri club, soprattutto in Paesi con accordi di estradizione con il Brasile.

Il Sydney FC, squadra di punta della A-League australiana, aveva ingaggiato il giocatore per portare esperienza internazionale e qualità tecnica al reparto offensivo. L’avventura, però, si è interrotta bruscamente, lasciando il club alla ricerca di un sostituto in vista della prossima stagione.

Douglas Costa, cresciuto calcisticamente nel Grêmio, ha vestito maglie prestigiose in Europa, vincendo campionati e coppe nazionali. Tuttavia, negli ultimi anni la sua carriera è stata segnata da infortuni e vicende extra-sportive che ne hanno limitato il rendimento.

La separazione dal Sydney FC e il nuovo caso giudiziario rappresentano un ulteriore capitolo difficile per un talento che, nonostante le indubbie qualità tecniche, fatica a ritrovare stabilità dentro e fuori dal campo.

PSG, Luis Enrique lo ha rifatto! Ha osservato il primo tempo dalla tribuna: è successo nella sfida contro l’Atalanta

PSG, Luis Enrique lo ha rifatto! Ha osservato il primo tempo dalla tribuna: è successo nella sfida contro l’Atalanta. Tutti i dettagli

Luis Enrique, allenatore del Paris Saint-Germain e già commissario tecnico della Spagna campione d’Europa 2012 da giocatore e semifinalista a Euro 2020 da allenatore, continua a sorprendere con le sue scelte tattiche e metodologiche. In occasione della sfida di Champions League contro l’Atalanta di Juric, il tecnico asturiano ha deciso di adottare nuovamente una strategia già sperimentata in Ligue 1: seguire il primo tempo della partita dalla tribuna, anziché dalla panchina.

Una scelta studiata nei dettagli

L’obiettivo di questa decisione è ottenere una visione più ampia e analitica del gioco dall’alto, per individuare con maggiore precisione movimenti, spazi e dinamiche tattiche. Dalla tribuna, Luis Enrique può osservare l’assetto della squadra in maniera globale, senza le limitazioni visive che si hanno a bordo campo. Questa prospettiva gli consente di raccogliere informazioni preziose da condividere con i giocatori durante l’intervallo negli spogliatoi.

Precedenti e risultati

Non è la prima volta che l’ex allenatore di Roma e Barcellona adotta questa modalità di lavoro. Già in campionato, in alcune gare di Ligue 1, aveva scelto di iniziare la partita lontano dalla panchina, per poi scendere a bordo campo nella ripresa. Una strategia che, secondo lo staff tecnico parigino, permette di correggere in modo più mirato eventuali errori e di sfruttare al meglio le potenzialità della rosa.

Impatto sulla squadra

Il PSG, ricco di stelle Ousmane Dembélé, ala veloce e tecnica ex Barcellona, beneficia di un approccio che punta a massimizzare la qualità individuale all’interno di un sistema di gioco ben organizzato. Contro l’Atalanta, squadra nota per l’intensità e la pressione alta, la visione dall’alto può rivelarsi un vantaggio strategico per individuare spazi da sfruttare e punti deboli da colpire.

Una filosofia di lavoro innovativa

Luis Enrique ha sempre dimostrato di essere un allenatore innovativo, attento ai dettagli e disposto a sperimentare soluzioni non convenzionali per migliorare le prestazioni della squadra. La scelta di osservare il primo tempo dalla tribuna rientra in una filosofia che privilegia l’analisi approfondita e l’adattamento rapido, elementi fondamentali nel calcio moderno.

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