Pagina 939 – Calcio News 24

Sanchez si sfoga: «Fuori dal progetto Udinese? Non dipende da me. Io cerco di fare questo»

Sanchez, attaccante dell’Udinese, si sfoga sul poco minutaggio che sta avendo alla corte bianconera. L’annuncio sui social

Attraverso i propri canali social, Sanchez, attaccante dell’Udinese, si sfoga sul poco minutaggio nonostante gli infortuni che hanno fortemente condizionato la sua stagione attuale fino ad ora.

LA DELUSIONE DI SANCHEZ – «Attualmente mi sento in perfette condizioni. Giocare non dipende da me, ma da decisioni tecniche. . . Io devo solo essere in forma e disponibile per la mia squadra, nel modo più professionale come ho sempre fatto»

Valeri shock: «Io sono tifoso della Lazio! Quando il mio Parma affronterà i biancocelesti penserò a questo»

Il calciatore del Parma Valeri ha voluto rilasciare qualche dichiarazione a Sky Sport in vista della prossima sfida contro la Lazio

Ai microfoni di Sky Sport, Valeri, giocatore del Parma, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione in vista della gara contro la Lazio.

PAROLE – «La partita che si gioca all’Olimpico con la Lazio per me è la più emozionante dell’anno. Non ho mai nascosto la mia fede calcistica. Sarà una gara emozionante, ripeto, proprio nello stadio dove sono cresciuto e dove andavo a tifare coi miei genitori da bambino. Tra la fede e il professionismo però c’è una bella differenza»

Kean, parla il dg della Fiorentina: «Questa situazione siamo riusciti a gestirla così. Sulla stagione attuale…»

Kean, il direttore generale della Fiorentina si esprime così sulla situazione dell’attaccante

Il direttore generale della Fiorentina Ferrari ha voluto rilasciare a Sky Sport queste dichiarazioni tra Kean e obiettivi.

LE PAROLE – «Stiamo facendo un’annata importante, abbiamo 6 punti più dello scorso anno e il presidente ci chiede sempre di fare meglio del passato. Quest’anno siamo all’ennesima semifinale e in campionato in un gruppo di squadre molto vicine, ci sono 5 gare e dobbiamo fare un passo alla volta. L’obiettivo è dare soddisfazioni ai nostri tifosi che ci sono stati vicinissimo. Per la Champions abbiamo 4 squadre davanti che vanno velocissime, noi proveremo fino alla fine a fare il massimo e Cagliari ne è stata la dimostrazione. Siamo entrati in campo con mentalità, ci mancava Moise ma il gruppo ha reagito bene. Le abbiamo sempre affrontate come una famiglia queste situazioni, se un ragazzo ha problemi con le persone care cerchiamo di aiutarlo. Appena possibile rientrerà, gli mandiamo un abbraccio e lo stiamo aspettando»

Calciomercato Parma, quanto vale ad oggi l’attaccante argentino Pellegrino? Spunta fuori l’indiscrezione

Calciomercato Parma, quanto vale adesso Pellegrino: l’attaccante sta facendo faville sotto tutti i punti di vista. Le ultime

Dopo il goal siglato contro la Juve, è chiaro che per il calciomercato Parma Pellegrino diventa un nome citato da tutti.

Secondo quanto raccolto da CalcioNews24, Pellegrino è valutato circa 15 milioni di euro dal Parma: che ovviamente farà muro per l’attaccante argentino. Staremo a vedere come si evolverà la situazione nei prossimi mesi dove si prospetta una grande asta per contendersi il giovane gioiellino de Parma.

Condò sulla lotta Scudetto: «Penso il Napoli, ma l’Inter avrebbe una possibilità per quel motivo. Sulla Nazionale…»

Paolo Condò, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione in vista della lotta Scudetto tra Inter e Napoli. Le parole

A JuventusNews24, Paolo Condò ha voluto rilasciare qualche dichiarazione tra lotta Scudetto e Nazionale.

Chi è la favorita per la vittoria dello scudetto?
«Sai, forse il Napoli a questo punto. Abbiamo visto l’Inter come ha pagato questa sera anche. È una sequenza infernale di partite quelle che c’hanno i nerazzurri, poi soprattutto queste partite sono collegate l’una all’altra. Si dice sempre  “vincere aiuta a vincere ma perdere aiuta a perdere”. È il rovescio della medaglia, è chiaro che la delusione per la sconfitta di Bologna, probabilmente ha inciso anche sulla sconfitta di questa sera. Adesso la prossima partita con la Roma – che è la più difficile di quelle che rimangono all’Inter – i nerazzurri adesso avrebbero bisogno magari di un paio di partite semplici in campionato per poter riprendere la rincorsa invece le capita subito quella più complicata. Detto questo, il Napoli visto contro il Monza mi ha spaventato, nel senso che ha giocato, forse, la peggior partita stagionale; è riuscita a rimediarla grazie a un colpo di McTominay e un errore del portiere del Monza ma insomma tu ti aspetti che una squadra che insegue lo scudetto, abbia un ambiente un po’ più sereno e non quello che Conte crea (ride, ndr) con le sue uscite; però penso probabilmente, fa parte anche quello, di una strategia».

Un pronostico su Italia-Norvegia?
«Be’ intanto c’è prima Norvegia-Italia e già pareggiare quella partita sarebbe un’ottima cosa. Credo che noi siamo andati avanti per anni dopo la prima eliminazione mondiale, a dire “non può succede una seconda volta” e poi è successo. Quindi io non direi – come sento già dire da un po’ di tempo – “non può succedere una terza volta” perché per evitare che succeda dobbiamo avere la percezione del pericolo e il pericolo c’è secondo me».

CONTINUA QUI L’INTERVISTA INTEGRALE A CONDO’

Reijnders sicuro: «Milano è rossonera! Secondo me in questa stagione è venuta a mancare quella cosa. Sul futuro…»

Reijnders, centrocampista del Milan, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione tra obiettivi, derby e voglia di alzare l’asticella

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Tijjani Reijnders, centrocampista del Milan, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione tra derby di Milano e mercato.

INDICARE LO STEMMA DEL MILAN DOPO LO 0-3 – «Voleva dire che Milano è rossonera, perché in questa stagione l’Inter non ci ha mai battuto. Abbiamo mostrato quello che sappiamo fare e l’ultimo è stato il migliore dei cinque derby giocati».

TROPPO ALTALENANTI – «Mercoledì avevamo una grande occasione per raggiungere la finale e non potevamo sbagliare. Ora vincere la Coppa Italia ci può permettere di partecipare alle prossime coppe europee e dobbiamo provarci. In campo eravamo affamati come cani e in più abbiamo mostrato quella qualità che non si è sempre vista durante la stagione».

SPIEGAZIONE ESULTANZA – «È un’immagine che mi è venuta in mente tempo fa. Quando sono a casa scherzo spesso e, se le cose non vanno come voglio, dico…C’est la vie, questa è la vita. Quel gesto con le braccia riassume il mio motto, ma preferisco farlo sul campo dopo una rete, piuttosto che quando non sono contento».

RAPPORTO CON LA FAMIGLIA – «Ogni giocatore vuole segnare e servire assist ai compagni. Anche in passato andavo vicino a far gol, ma non ero concreto come adesso. Negli scorsi mesi ho lavorato molto, ho parlato con amici e familiari, soprattutto con mio padre Martin e mio fratello Eliano, e mi hanno fatto capire come aiutare la squadra con le mie giocate. In cosa mi hanno aiutato mio papà e mio fratello? Mio padre è stato un ex giocatore professionista e ha aperto una scuola calcio nella quale insegna la tecnica di base ai bambini. Mio fratello e io ci siamo allenati lì e quando papà ha capito che potevamo diventare calciatori professionisti, è stato molto severo con noi per aiutarci a migliorare. Ci dava e ci dà ancora consigli. Non dico che abbia sempre ragione, ma spesso sì. Lo ascoltiamo e lavoriamo insieme per migliorare».

PIOLI – «Ora sono più concreto e rispetto all’anno scorso ho qualche occasione in più per arrivare a calciare in porta. A Pioli devo tantissimo: mi ha dato fiducia e ho un gran feeling con lui. Come allenatore e soprattutto come persona».

DIFFERENZA TRA COPPE E CAMPIONATO – «Una spiegazione non c’è, a parte il fatto che non siamo stati continui a livello di rendimento e in Serie A abbiamo perso per strada tanti punti. Un esempio lampante è la vittoria al Bernabeu contro il Real seguita dal pareggio a Cagliari: se vuoi lottare per vincere lo scudetto, non te lo puoi permettere. Dobbiamo fare molto meglio in questo finale di stagione e nella prossima. Sono convinto che miglioreremo».

RINNOVO COL MILAN – «Vivere in Italia e giocare in una società come il Milan è il sogno che avevo fin da bambino. Lamia famiglia è felice qui e quando mi è stato proposto il rinnovo, è stata una scelta facile. Ringrazio anche la società: i dirigenti sono stati veloci a prolungare il nostro accordo e ora sono contento».

SOGNO – «Vincere trofei. In questa stagione possiamo conquistarne due, ma nelle prossime il mio sogno più grande è quello dimettere la seconda stella sopra la patch del Milan. Sono innamorato di questi colori ed è un onore indossare la maglia del Milan».

CONCEICAO – «Quanti meriti ha? Molti. Abbiamo parlato della possibilità di vincere due trofei e siamo scesi in campo determinati a conquistare la finale. Il nuovo modulo si adatta bene alle caratteristiche della rosa. Si può sempre migliorare, ma siamo sulla buona strada».

GARA COL VENEZIA – «Bellissima città. Ci sono stato come turista e mi sono divertito, ma stavolta ci torno… per lavoro. Dovremo stare attenti al Venezia, evitare di pensare alla vittoria ottenuta con l’Inter. Prima della finale di Coppa Italia ci sono altre tre partite e per prepararci bene al 14maggio dovremo dare il meglio in ogni incontro di campionato».

VITA SEMPLICE – «La mia vita è semplice: esco con mia moglie e mio figlio per una passeggiata, per un caffè o per mangiare qualcosa. Soprattutto quando il tempo è bello come in questi giorni, Milano mi piace tanto».

Infortunio Dodo, tifosi viola preoccupati per il terzino della Fiorentina! Il giocatore fa chiarezza su tutto

Infortunio Dodo, brutto ko per il terzino della Fiorentina? Ecco le ultime novità in casa viola, soprattutto considerando le parole del terzino stesso

La Fiorentina è abbastanza preoccupata per quanto concerne l’infortunio di Dodò: terzino viola che sta facendo l’ennesima stagione ad alti livelli. Tuttavia, tramite la pagina Instagram di Passione Fiorentina, ha voluto rilasciare queste dichiarazioni.

LE PAROLE – «Tranquilli per uno che è tornato da un crociato in 4 mesi un appendicite non è niente. L’appendice non c’è l’ha fatta, correvo troppo e non mi seguiva»

Calciomercato Genoa, situazione chiara per Thorsby: tante squadre interessate, ma i rossoblu vogliono…

Calciomercato Genoa, i rossoblu vogliono alzare il muro per Thorsby. Ecco il piano della squadra ligure in vista della sessione estiva

Thorsby è uno dei gioielli del calciomercato Genoa: autore di una stagione assai positiva sotto tutti i punti di vista tra quantità e qualità. Nel mezzo anche la voglia della squadra rossoblu di alzare il muro viste anche le varie offerte.

Secondo quanto riportato da Nicolò Schira, il Genoa sta tentando di allungare il contratto in modo da non rischiare di perdere il giocatore con una cifra inferiore rispetto le aspettative.

Bologna, arrivano buone notizie: Marco Di Vaio ha rinnovato il contratto con i rossoblu. Il comunicato UFFICIALE

Bologna, arriva il prolungamento del direttore sportivo Marco Di Vaio fino al 2027. Ecco il comunicato ufficiale della squadra rossoblu

Buone notizie in casa Bologna, dopo la vittoria in Coppa Italia arriva anche il prolungamento del contratto di Marco Di Vaio. Ecco il comunicato.

IL COMUNICATO

Il Bologna FC 1909 comunica di aver prolungato il contratto del Direttore Sportivo Marco Di Vaio fino al 30 giugno 2027.

“Sono felice di annunciare il rinnovo del contratto di Marco Di Vaio”, dichiara il Presidente Joey Saputo. “Conosco Marco dal 2012, quando lo incontrai per proporgli di venire a giocare a Montreal. L’ho conosciuto come calciatore e poi, qui a Bologna, come dirigente. Negli anni l’ho visto crescere e affinare le sue capacità professionali: nelle ultime stagioni, lavorando al fianco del responsabile dell’area tecnica Giovanni Sartori, ha contribuito alla crescita della squadra e alla valorizzazione della nostra rosa. Credo fermamente che sia giusto assicurare continuità a questo progetto tecnico”.

“Marco è con noi dall’inizio di questo progetto sportivo”, aggiunge l’amministratore delegato Claudio Fenucci. “Ha visto crescere il Club e ha perfezionato negli anni la sua professionalità. Il lavoro che sta portando avanti ora nell’area tecnica guidata da Giovanni Sartori merita continuità anche alla luce dei risultati e della crescita della squadra. Questo rinnovo mi fa molto piacere anche dal punto vista umano, visto il rapporto personale che si è creato in questi anni”.

“Sono onorato di continuare questa emozionante avventura”, dichiara Marco Di Vaio. “Questo era per me un obiettivo e un forte desiderio, per proseguire un percorso che ci sta dando grandi soddisfazioni e con ancora tanti traguardi da inseguire in questa stagione e in quelle che verranno. Ringrazio il Presidente Joey Saputo per la fiducia che ha riposto in me in tutti questi anni, Claudio Fenucci, Giovanni Sartori e tutte le persone che lavorano nel Club per costruire tutti insieme i nostri sogni. Un enorme grazie ai tifosi del Bologna e a una città che ogni giorno ci avvolge con un affetto speciale”.

Infortuni Juve, buone notizie per Tudor: quel giocatore è ritornato ad allenarsi in gruppo. Problemi invece per…

Infortuni Juve, quel giocatore è ritornato in gruppo. Koopmeiners ha risultato qualche problema. Le ultime dalla Continassa

La Juve ha il dovere di riscattarsi subito in vista della partita contro il Monza: nel mezzo anche qualche novità importante tra Samuel Mbangula e Teun Koopmeiners.

Secondo quanto riportato da JuventusNews24, l’esterno bianconero è definitivamente recuperato: contro i lombardi ci sarà senza problemi. Dall’altra parte invece Teun Koopmeiners si è allenato individualmente in campo: poche chance di esserci.

Morte Papa Francesco, la decisione UFFICIALE della UEFA dopo la sua scomparsa lunedì scorso

Morte Papa Francesco, il comunicato della UEFA unendosi nel cordoglio in vista della prossimo weekend calcistico

Considerando la morte di Papa Francesco, la UEFA ha stilato un comunicato ufficiale per quanto concerne il prossimo weekend calcistico.

IL COMUNICATO

La UEFA terrà un momento di silenzio in memoria di Sua Santità Papa Francesco prima del calcio d’inizio delle semifinali della UEFA Youth League e della UEFA Women’s Champions League previste per questa settimana, così come delle semifinali delle competizioni maschili per club in programma dal 29 aprile al 1° maggio

Allenamento Atalanta, recuperato definitivamente Berat Djimsiti! Il report odierno di Zingonia

Allenamento Atalanta, recuperato praticamente Berat Djimsiti in vista della sfida contro il Lecce. Ecco il report

Mattinata di lavoro al Centro Bortolotti per i nerazzurri che domenica 27 aprile al Gewiss Stadium scenderanno in campo alle 20.45 contro il Lecce per la 34ª giornata della Serie A Enilive 2024-25.

Berat Djimsiti è ritornato ad allenarsi (parzialmente) in gruppo: sempre più vicina la sua presenza per Atalanta Lecce. Sessione individuale per Posch. Terapie invece per i soliti Palestra, Scalvini, Scamacca e Kolasinac.

Domani, sabato 26 aprile, mister Gasperini e il suo staff dirigeranno a Zingonia una seduta pomeridiana di allenamento a porte chiuse

Liverpool Tottenham: dove vederla, orario e probabili formazioni

Ad Anfield Road va in scena la sfida di Premier League Liverpool Tottenham: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Allo stadio di Anfield Road di Liverpool si giocherà la gara valevole per la 34ª giornata di Premier League tra Liverpool Tottenham. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

LIVERPOOL (4-2-3-1): Alisson; Bradley, Konaté, Van Dijk, Tsimikas; Gravenberch, Mac Allister; Salah, Szoboszlai, Diaz; Diogo Jota. All. Slot.

TOTTENHAM (4-3-3): Vicario; Gray, Romero, Davies, Spence; Sarr, Bissouma, MaddisoN; Johnson, Solanke, Son. All. Postecoglou.

Orario e dove vederla in tv

Liverpool Tottenham si gioca alle ore 17.30 di domenica 26 aprile per la 34ª giornata di campionato di Premier League. Verrà trasmessa in esclusiva su Sky Sport Calcio. La partita sarà visibile in streaming per i clienti Sky su Sky Go o per i clienti NOW TV sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Guardiola, seconda possibilità con la moglie dopo la separazione? Le ultime

Guardiola, riavvicinamento alla moglie dopo la separazione a gennaio? Il tecnico potrebbe prendersi una pausa in estate per ricucire il rapporto

Pep Guardiola e sua moglie Cristina Serra sembrano pronti a darsi una seconda possibilità, dopo la separazione annunciata a gennaio. Secondo quanto riportato dal quotidiano catalano El Nacional, i due avrebbero trascorso tre giorni insieme nella loro casa di Barcellona lo scorso fine settimana, avviando un percorso di riconciliazione. Dopo l’annuncio della rottura, era parso che avessero anche iniziato le pratiche per il divorzio, ma ora l’allenatore del Manchester City sarebbe intenzionato a fare la spola tra Inghilterra e Catalogna per restare più vicino alla moglie e al figlio minore. Cristina, imprenditrice nel mondo della moda, si era trasferita a Barcellona nel 2019 per seguire i propri interessi lavorativi, e la decisione di Guardiola di prolungare fino al 2026 il contratto con il City avrebbe sorpreso e forse spinto verso la crisi.

Nel frattempo, il tecnico spagnolo affronta quella che molti considerano la sua stagione più difficile da quando guida il Manchester City, sia per motivi sportivi sia personali. In attesa di capire se il club riuscirà a qualificarsi per la prossima Champions League e a conquistare la FA Cup, Pep potrebbe auspicare una pausa estiva per ritrovare serenità con la famiglia. Tuttavia, il Mondiale per Club negli Stati Uniti – in programma per circa un mese – rischia di ostacolare anche questo desiderio.

Vardy al Wrexham, per i bookmakers la squadra di Reynold e McElhenney è la favorita: e i tifosi pronti a scordare i precedenti

Jamier Vardy al Wrexham? Per i bookmaker inglesi la squadra di Ryan Reynolds e Rob McElhenney è la favorita per assicurarsi l’ex Leicester

Jamie Vardy, dopo l’addio ufficiale al Leicester City, è uno dei nomi più chiacchierati del mercato estivo: tra le destinazioni possibili spicca il Wrexham, che secondo i bookmaker inglesi sarebbe in pole position per assicurarsi l’attaccante 38enne. Il club gallese, rilanciato dal progetto ambizioso di Ryan Reynolds e Rob McElhenney e ormai celebre in tutto il mondo grazie alla docuserie Welcome to Wrexham, punta alla terza promozione consecutiva sotto la guida di Phil Parkinson. Vardy rappresenterebbe un innesto di esperienza e carisma per affrontare la sfida della Championship. Sullo sfondo restano interessate anche due big scozzesi, Celtic e Rangers, ma il Wrexham sembra nettamente favorito.

A rafforzare l’interesse c’è anche il precedente endorsement del dirigente Humphrey Ker, che lo scorso anno aveva aperto alla possibilità di ingaggiare un giocatore della sua età. E anche se tra Vardy e il Wrexham esistono vecchi trascorsi – risalenti alla stagione 2011/12, quando con il Fleetwood soffiò la promozione diretta ai gallesi ed è ricordato per un brutto intervento su Nat Knight-Percival – il tempo sembra aver fatto il suo corso: i tifosi gallesi sono pronti ad accogliere l’attaccante, nonostante quell’episodio non sia stato mai del tutto dimenticato.

Manchester United, Dorgu chiede al club un cambio nome: «Dio risponde alle preghiere»

Patrick Dorgu ha chiesto la Manchester United di poter cambiare nome in distinta, richiesta accolta dai Red Devils: ecco come viene annunciato ora

Patrick Dorgu, giovane terzino danese di origini nigeriane, ha chiesto ufficialmente al Manchester United di modificare il proprio nome sui documenti ufficiali in “Patrick Chinazaekpere Dorgu”. Come riportato dal The Sun, il nuovo nome onora le sue radici Igbo, con “Chinazaekpere” che significa «Dio risponde alle preghiere». Il club inglese ha accolto senza problemi la richiesta del giocatore, arrivato dal Lecce durante il mercato invernale per 33 milioni di dollari.

Dorgu, 20 anni, ha già collezionato 12 presenze sotto la guida di Ruben Amorim e si è ritagliato un ruolo importante nella corsa dello United verso l’Europa League, dove affronterà l’Athletic Bilbao in semifinale. Intanto, in Premier League, i Red Devils restano nelle retrovie della classifica ma sperano in un rilancio, a partire dalla sfida di domenica contro il Bournemouth, dove Dorgu è atteso da titolare.

Biglietti Coppa Italia: tutte le info per la finale tra Milan e Bologna

Biglietti Coppa Italia: tutte le info per la finale tra Milan e Bologna: quando inizia la prevendita, prezzi e dove acquistarli

La finale di Coppa Italia 2025 tra Milan e Bologna si giocherà mercoledì 14 maggio alle 21:00 allo Stadio Olimpico di Roma e la corsa ai biglietti è già cominciata. La vendita dei tagliandi dovrebbe partire tra il 24 e il 28 aprile, con il 25 aprile come data più probabile. La vendita avverrà in diverse fasi: prima la prevendita per abbonati delle due squadre e possessori di card o servizi affiliati, poi la vendita libera.

I biglietti saranno acquistabili sul sito di Vivaticket e nei punti vendita del circuito. I prezzi attesi per la finale saranno simili a quelli dell’edizione 2024: 220 euro per la Tribuna Monte Mario, 180 per la Monte Mario Laterale, 170 e 135 per la Tevere, 55 euro per i Distinti e 35 per le Curve. Ingresso gratuito per i bambini sotto i sei anni (senza diritto al posto assegnato), mentre le persone non deambulanti con accompagnatore pagheranno 50 euro.

Aldo Serena: «L’Inter è in difficoltà, ma anche il Napoli… Taremi ha troppe aspettative e una concorrenza forte, Jovic no. Inzaghi per Barcellona deve fare questo»

Le parole di Aldo Serena, doppio ex di Inter e Milan, dopo il derby di Coppa Italia vinto dai rossoneri e le conseguenze per la squadra di Inzaghi

Il post derby di Coppa Italia e le sue conseguenze vengono valutate sul Corriere della Sera da Aldo Serena: oggi opinionista e talent tv, nel passato attaccante sia dell’Inter che del Milan.

L’ELIMINAZIONE DELL’INTER – «La squadra sta attraversando un momento delicato. Dopo la sconfitta a Bologna era da mettere in preventivo una fase di difficoltà. Io non ero tra quelli che dava i nerazzurri vincenti».

TAREMI FLOP – «Paragoniamo il suo rendimento a quello di Jovic. Entrambi sono riserve, la terza scelta per i loro allenatori. Mercoledì il serbo ha dimostrato forza, tecnica, personalità, desiderio di mettersi in mostra. Bisogna anche dire che è più facile emergere quando hai come concorrenti due giocatori più celebrati come Gimenez e Abraham, che però stentano. Taremi deve essere al livello di due mostri sacri come Lautaro e Thuram: è stritolato da aspettative altissime».

IL PROSSIMO TURNO DI CAMPIONATO – «L’incrocio con la Roma è una tappa fondamentale. Bisogna essere realisti: con le energie in riserva il mister deve essere lucido a costruire la vittoria nel primo tempo per poi conservarla nel secondo. Poi però sottolineiamo un altro aspetto: il Napoli non sta facendo cose trascendentali, ha penato per battere il Monza e domenica incontrerà il Torino».

VERSO BARCELLONA – «Simone dovrà capire quale minutaggio dare ai giocatori nell’ottica delle due sfide e comunque non si deve abbassare il morale».

Pizzaballa Papa? Il portiere Pier Luigi e la figurina Panini rara: «L’ho conosciuto e mi ha detto che sono il vero Pizzaballa. Donadoni e Tacchinardi: all’Atalanta ho lanciato tanti…»

Tra i cardinali indicati come possibili successori di Papa Francesco c’è anche Pizzaballa, parente dell’ex portiere dell’Atalanta famoso per la figurina introvabile

Tra i nomi che si fanno del possibile nuovo Papa, vi è quello di Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme e cardinale. Il candidato è lontano parente di Pier Luigi, mitica figura del calcio italiano soprattutto perché la sua figurina Panini risultava introvabile. L’ex portiere dell’Atalanta ha parlato a La Gazzetta dello Sport.

L’ATALANTA DI OGGI – «Mi diverto, questa squadra è vivace e bella da vedere».

IL CARDINALE – «Ci siamo conosciuti di persona qualche anno fa, era a Bergamo per una conferenza e abbiamo fatto una chiacchierata. La prima cosa che mi ha detto è stata: “Finalmente conosco il vero Pizzaballa” (ride, ndr)».

LA FIGURINA – «Ero all’Atalanta, stagione 1963/1964. Stavamo tornando dalla trasferta di Lisbona contro lo Sporting per una partita di Coppa delle Coppe. Avevo subito un infortunio al gomito e mi ricoverarono all’ospedale di Verona. In quei giorni il fotografo passò a scattare le foto in ritiro, io non c’ero. Nessuno se ne accorse, giocavo poco. Quando l’anno successivo sono diventato titolare, la Panini controllò gli scatti in archivio e si accorsero che il cartoncino non c’era. Andarono in stampa senza la mia figurina».

L’ORIGINALE – «Me l’ha regalata un professore di Avellino. Mi ha assicurato di averla presa quell’anno. Mistero risolto. Spero però di non essere ricordato soltanto come la figurina leggendaria. Ho giocato vent’anni, per altri dieci sono stato dirigente nel settore giovanile dell’Atalanta. Ho lanciato tra gli altri Donadoni, Tacchinardi, Locatelli. Il calcio era una passione,per fortuna è diventata un lavoro».

CON LA DEA IN B – «Altri tempi e altra squadra. Ogni punto conquistato era una festa. Giocavamo senza guanti, tra mille difficoltà e c’era tanta concorrenza. Portieri veri, non come quelli di oggi: Albertosi, Zoff, Sarti, Anzolin».

VOCAZIONE – «E non è un caso che sia diventato portiere grazie a un prete».

Barcellona, ter Stegen torna a disposizione di Flick: in panchina nel Clasico, titolare contro l’Inter?

Barcellona, ter Stegen ottiene il via libera per tornare in campo: verso la panchina per la Copa del Rey, ballottaggio con Szczesny in Champions

Marc ter Stegen è finalmente tornato a disposizione del Barcellona e, come riportato da Mundo Deportivo, dopo settimane di allenamenti e ha ricevuto il via libera medico per essere convocato per il Clasico di Coppa del Re contro il Real Madrid. Il portiere tedesco non gioca dalla fine di settembre, quando si infortunò al tendine rotuleo del ginocchio destro contro il Villarreal. Sebbene sia stato incluso nella lista dei 22 convocati, è probabile che inizi dalla panchina a causa della mancanza di ritmo partita. Il suo ritorno è comunque una buona notizia per i blaugrana in vista della finale, anche se dovranno fare a meno di Lewandowski e Balde, ancora alle prese con infortuni muscolari.

Oltre a questi, mancheranno anche Marc Casadó e Marc Bernal, che continuano il loro recupero separatamente dal gruppo. In porta, Szczesny è previsto come titolare contro il Real Madrid. La situazione potrebbe cambiare in vista della semifinale di Champions League contro l’Inter, con la possibilità che l’ex portiere della Juventus venga escluso dalla lista UEFA per lasciare spazio a Ter Stegen, che sarebbe preferito come titolare nelle prossime sfide europee.

Roma, la rosa è sotto esame: chi è sicuro di rimanere e chi rischia di partire

Roma, la squadra sotto esame in vista del mercato estivo: i nomi di chi è sicuro di restare e gli altri il cui futuro è in bilico

La Roma si appresta a vivere un finale di stagione decisivo, con cinque partite che potrebbero determinare il futuro del club, sia a livello economico che sportivo. La squadra è in corsa per ottenere un posto nelle competizioni europee, fondamentali per i premi e per poter operare dignitosamente sul mercato, considerando le restrizioni imposte dal settlement agreement con l’UEFA. Molti giocatori si giocano il proprio futuro, cercando di meritarsi una maglia anche per la prossima stagione. Mentre alcuni sono praticamente sicuri di restare, altri sono in bilico, a rischio cessione o con il destino già segnato.

Tra i giocatori certi di restare, come riportato dal Corriere dello Sport, ci sono i pilastri come Svilar, Mancini, N’Dicka, Angeliño, Koné e Dybala, oltre a El Shaarawy e Paredes che hanno rinnovato i contratti. I giovani Pisilli, Soulé, Rensch e Salah-Eddine sono considerati il futuro del club. In bilico ci sono invece Gollini, Celik, Saelemaekers, Baldanzi, Cristante e Shomurodov, con il destino legato a opportunità di mercato o al bilancio del club. I casi più complessi riguardano Pellegrini, con il contratto in scadenza nel 2026 e nessun contatto per il rinnovo, e Dovbyk, che potrebbe essere ceduto se arrivasse un’offerta interessante. I giocatori che partiranno includono Marin, che si trasferirà al PSG, Sangaré in prestito, Abdulhamid, Nelsson e Gourna-Douath, i cui contratti termineranno con il club.

30 anni senza Andrea Fortunato, Ravanelli: «Era fortissimo, l’erede di Cabrini, ma come amico era anche migliore»

Il ricordo di Andrea Fortunato a 30 anni dalla sua morte dell’ex compagno di squadra alla Juve Fabrizio Ravanelli

Andrea Fortunato, talento promettente e giovane speranza della Juve, aveva solo 23 anni quando il destino gli ha strappato la vita. Arrivato da Salerno alla Vecchia Signora, il suo futuro sembrava radioso, destinato a raccogliere l’eredità di una leggenda come Cabrini. Ma il suo nome, che sembrava portare fortuna, si è rivelato ingannevole: la leucemia lo ha strappato via nel fiore degli anni, quando era ancora al culmine della sua carriera. La sua morte, avvenuta trent’anni fa, ha lasciato un vuoto profondo nel cuore di tifosi, amici e famiglia. Oggi, la Juventus e la Salernitana lo ricordano con affetto e oggi Sky pubblica uno speciale su di lui dal titolo “Corri, ragazzo corri…“. Di seguito il ricordo di Ravanelli a La Stampa.

COSA VI LEGAVA – «Il nostro rapporto era eccezionale. Eravamo due giovani con una voglia incredibile di emergere e imporci nella Juve. Prima di arrivare a Torino, avevamo già vissuto insieme l’esperienza del militare, nella Compagnia Atleti di Napoli. Poi, da quando era arrivato alla Juve, praticamente vivevamo in simbiosi, uscivamo spesso insieme anche con mia moglie e la sua fidanzata. Era un amico vero».

DEDICA DELLO SCUDETTO AD ANDREA – «Era una dedica d’obbligo, perché lo sapevamo che Andrea aveva sempre vegliato su di noi. Era stato davvero il nostro dodicesimo uomo in campo per tutta la stagione, quello scudetto era soprattutto suo. Non dimenticherò mai quando venne a trovarci in ritiro prima di una partita con la Sampdoria».

COME CALCIATORE – «Un esterno mancino fortissimo. Aveva davanti a sé un grande futuro, poteva diventare il nuovo Cabrini. Chi lo paragonava a lui non lo faceva solo per quella chioma, ma perché era davvero fortissimo, già nel giro della Nazionale».

COME AMICO – «Il migliore. Abbiamo legato subito, siamo sempre andati d’accordo. Un rapporto naturale, stavamo bene insieme, anche fuori dal campo. Dopo, durante la malattia, mi sono legato anche alla sua famiglia, al fratello Candido, alla sorella Paola, ai genitori Peppino e Lucia. Ma era facile volergli bene, per tutto ciò che era».

GESTO DURANTE LA MALATTIA – «Vero, avevo messo a disposizione un mio appartamento a Perugia, libero, per dare alla sua famiglia l’opportunità di stargli vicino. Le cure si svolgevano a Perugia e ho cercato di farli sentire a casa come se fossero a Torino o Salerno. Ma non fu un gesto speciale, l’avrebbe fatto chiunque».

EPISODIO MEMORABILE – «Più che un episodio, è stato un comportamento quotidiano, nelle confidenze. Andrea ha sempre creduto di poter tornare ad allenarsi e a giocare con noi. Lui era stato allenato solo da Trapattoni alla Juve, così ci chiedeva com’era Lippi. Noi gli rispondevamo che era un sergente di ferro e lui commentava: “Allora mi troverò bene, anche se ci scontreremo…”. Aveva una personalità forte, eravamo tutti sicuri che sarebbe stato importante per uno come Lippi, anche perché inizialmente il suo ruolo era rimasto scoperto. Ha provato davvero a sconfiggere la malattia, ha sempre sperato, con una forza incredibile».

COSA CI HA INSEGNATO – «A non abbatterci mai, anche nei momenti difficilissimi. Ha lottato dal primo giorno contro la malattia e lo faceva anche quando non sapeva di averla. Non si lamentava mai, pur essendo debole. La sua storia è una lezione di vita per tutti noi. La vita è una lotta continua, lui l’ha combattuta in maniera onesta, con grande dignità. Alla fine ha perso, ma ha reso dura la malattia, non si è mai abbandonato, ha sempre lottato contro il destino».

RICORDO DI ANDREA – «Con il sorriso, tornando alle serate in camera a Villar Perosa. Lo ricordo con il sorriso, la voglia di giocare e di vincere. Il flash è quel suo cross per il mio gol di testa in Coppa UEFA contro il Kongsvinger, poi l’abbraccio. Trent’anni dopo, i momenti vissuti insieme sono indelebili, non sono assolutamente svaniti».

Salvatore Fresi: «Salernitana, Inter, Juve e il calcio di oggi che mi annoia perché non verticalizza. Ho avuto una bella carriera e su Zeman e Hodgson vi dico questo»

Salvatore Fresi, ex di Inter e Juve, si racconta a la Gazzetta dello Sport: «Ho vinto molto e giocato con tanti palloni d’oro, non male»

Un’intervista a La Gazzetta dello Sport come occasione per ripercorrere la carriera e tracciare un bilancio: Salvatore Fresi è stato un difensore di Inter e Juventus, tra le non poche squadre che ha frequentato. Ecco alcun estratti del suo racconto.

BILANCIO – «Credo mi sia andata bene, nonostante io sia comunque convinto che avrei potuto ottenere di più dalla carriera. Ma se ci ripenso: un Europeo Under 21, una Coppa Uefa con l’Inter, uno scudetto con la Juventus, la promozione in B con la Salernitana, un numero esagerato di Palloni d’oro con cui ho condiviso il mio lungo viaggio. Non male…».

LE SUE CARATTERISTICHE – «Si diceva che ero bello da vedere, sin da ragazzino. Dalla Sardegna vado a Trento, poi alla Fiorentina e a un Viareggio mi nota Peppino Pavone, che ora sta a Trapani e ha ancora l’occhio più lungo degli altri, e mi porta a Foggia. Sto tra la prima squadra, con Zeman, e la Primavera, con Delio Rossi. Ho ancora le ginocchia che mi fanno male, se ripenso agli allenamenti sui gradoni. I primi maestri non si dimenticano mai, io lo faccio con piacere».

LA SALERNITANA – «Riportiamo in B la Salernitana e ci accoglie un mare di folla al rientro della vittoria sulla Juve Stabia in quello che si chiamava San Paolo. Ho ancora tutto in testa ed ho scelto di vivere qua, dove ho dovuto affrontare l’amarezza più grande, la retrocessione dalla A nel ’99. Per un anno e mezzo non ho messo più piede a Salerno, c’era stata la tragedia del treno, quattro ragazzi che conoscevo morti nell’incendio di una carrozza. È stato un peso tutto».

COSA DICE AI RAGAZZI DELLA SUA ACADEMY – «Palla in verticale, niente tiqui taca, libertà. Il calcio di oggi a volte mi stanca e ne guardo poco».

L’INTER – «La Salernitana mi aveva portato dalla C all’Under 21. Arrivo a Milano e trovo Ottavio Bianchi allenatore: stravede per me, che sono un ragazzino e vengo dalla B. Faccio il libero, il mio ruolo, ho la sua stima. Ma il calcio è impietoso: via lui e panchina a Hodgson, che mi sposta a centrocampo. Come fare un altro sport».

SOGNI – «Ho realizzato i sogni di qualsiasi bambino. Conosciuto campioni di spessore, vissuto esperienza che mi porto appresso. Il saldo è attivo».

Douvikas Como: «Spiace per Diao, tornerà più forte di prima, Mi piace Fabregas, ha passione. Il progetto mi ha convinto. La difesa più forte della Serie A è questa»

Le parole di Anastasios Douvikas, attaccante del Como arrivato a gennaio e chiamato a sostituire Diao in questo finale di stagione

Anastasios Douvikas, centravanti greco, al mercato di gennaio è arrivato in Italia. A La Gazzetta dello Sport ha raccontato come sta trascorrendo questo primo periodo al Como, dove ha iniziato a trovare spazio e altro ne troverà in questo finale di stagione dopo lo stop di un suo compagno di reparto.

INFORTUNIO DIAO – «Ci è dispiaciuto molto dell’infortunio di Assane ma sono sicuro che tornerà più forte di prima perché è un lottatore»

COME HA CONQUISTATO LA FIDUCIA DI FABREGAS – «Sono uno che dà tutto, provo a dare il meglio di me in ogni partita e anche in ogni allenamento e penso che questo sia quello che il mister voglia dai suoi giocatori. Lavoro duro in campo e fuori dal campo per capire il suo stile di gioco e che tipo di partita vuole».

IL MISTER – «La cosa che mi piace tanto è che è una persona che ama il calcio, ama questo sport, ha tanta passione e questo lo percepisci subito parlando con lui. Provo a prendere tutto da lui in ogni allenamento, va nei dettagli e ti aiuta a migliorare».

CHI L’HA CONVINTA A VENIRE AL COMO – «É stata una cosa molto veloce, agli sgoccioli del mercato di gennaio. Il mio agente mi ha illustrato il “progetto Como” e la prima cosa che mi ha colpito è stata la qualità e la personalità del gioco. Poi mi hanno parlato del progetto a lungo termine».

CAPOCANNONIERE IN OLANDA – «Vero, è stata una delle migliori stagioni della mia carriera, conservo molti bei ricordi dell’Utrecht e mi sentivo molto sicuro di me durante tutto il periodo in Eredivisie».

CHI L’HA IMPRESSIONATA DI PIU’ IN SERIE A – «La Juve, nella mia prima gara in A. Una difesa difficile da affrontare».

IL COMO LO HA SORPRESO – «Sì, non mi aspettavo una qualità dei giocatori così alta e una mentalità tanto focalizzata alla vittoria».

Archivio – 25 aprile, storie di calcio e Resistenza

In vista del 25 aprile, le storia in cui il mondo del pallone ha incontrato quella della resistenza e della liberazione

(Dal nostro archivio – articolo del 24 aprile 2024) – Il prossimo 25 aprile sarà uno dei più surreali della storia della repubblica italiana. Il giorno in cui si festeggia la liberazione del paese dall’occupazione nazifascista è diventato qualcosa che crea imbarazzo. E mentre il governo censura su Scurati su Rai3 adducendo a – improbabili – questioni di cachet (ma è davvero quello di cui si deve occupare un primo ministro?) e un ministro con la passione dei formaggi ci spiega che l’antifascismo non solo non serve, ma uccide; noi ci teniamo a dire la nostra: raccontando vicende che hanno legato il calcio all’antifascismo e alla Resistenza.

Berni e Frigo

Bruno Neri negli anni 30 fu uno stimato mediano, da 187 presenze con la Fiorentina e da 65 con il Torino (squadra con cui finì la sua carriera per infortuni) e 3 presenze in nazionale dal 36 al 37. Ed era antifascista. Voluto con forza alla Fiorentina dal gerarca fascista Berta, alla inaugurazione dello stadio che avrebbe portato il suo nome (e ora quello di Dall’Ara), i giocatori scesero in campo e fecero il saluto romano alle autorità, o meglio, tutti tranne uno: Bruno Neri. A Torino invece lo vuole Erbstein, ungherese ed ebreo che nel 1940 scappera per via delle legge razziali e alla fine della guerra guiderà il Grande Torino dalla panchina fino alla tragedia di Superga. Con l’armistizio del 1943 Neri decide di unirsi alle bande partigiani, vicecomandante del battaglione Ravenna con il nome di battaglia di Berni. Ma anche duranta la resistenza attiva l’amore per il calcio non si placa: partecipa con la maglia del suo Faenza al campionato dell’Alta Italia. E con quella maglia giocherà fino al 7 maggio 1944, un mese prima della sua morte. Impegnato in un’azione di recupero di munizioni e radio per altre brigate partigiani, verrà ucciso in uno scontro a fuoco con le SS presso l’eremo di Gamogna, sull’appenino tosco-emiliano.

Una sorte che era capitata anche ad Armando Frigo il 10 ottobre 1943. Giovane talento promettente prima della guerra, inizia al Vicenza a muovere i primi passi fino alla chiamata della Fiorentina. Nel 1941 si interrompe la sua carriera da calciatore perchè accettato la chiamata al fronte da parte dell’esercito italiano. L’8 settembre 1943 si trova in Croazia e quando viene annunciato l’armistizio e subito il contigente italiano deve fare i conti con i bombardamenti dell’aviazione tedesca. Catturato dai nazisti, muore fucilato pur di non rivelare la posizione degli altri commilitani che avevano deciso di tornare in Italia.

Lo Spezia campione d’Italia

Anche lo Scudetto del 1944 dello Spezia divenne un metodo di resistenza: con il paese diviso in due, la federazione non fermò mai il gioco – per quanto incredibile possa sembrare – e lo Spezia, o meglio: la squadra dei vigili del fuoco di Spezia, per salvare i pochi calciatori rimasti dalla leva obbligatoria dei repubblichini, arrivò a quell’insperato successo (mai riconosciuto in seguito). Un’escamotage, quello dei liguri, non del tutto unico: anche la Juve e il Torino durante l’occupazione cedettero i propri calciatori ancora disponibili alla Cisitalia (azienda di macchine torinese) i bianconeri e alla FIAT i granata.

Arpad Weisz

Una delle storie più tristi che lega il Calcio alla Seconda Guerra Mondiale, al fascismo e alla Resistenza è sicuramente quella di Arpad Weisz. Allenatore ungherese ed ebreo, un tecnico come non se ne sono mai visti dopo a Bologna (forse solo oggi), guiderà i felsinei in tre anni a vincere in Italia lo Scudetto (scucendolo alla Juve del quinquennio) e in Europa al Trofeo dell’Expo di Parigi. Poi il 1938, le leggi razziali e la fuga dall’Italia. Arriverà in Olanda, portando il piccolo Dordrecht dalla zona retrocessione a due quinti posti in 3 anni, mostrando ancora le sue qualità da tecnico. Poi però con l’occupazione tedesca non ci sono più vie di fuga e Weisz con la sua famiglia vengono mandati ad Auschwitz, dove moriranno nelle camere a gas.

Un bambino lodigiano

Chiudiamo con un bambino del lodigiano. Figlio di una famiglia da sempre antifascista e che nel 1943, all’armistizio e all’inizio della Resistenza ha appena 8 anni. Intervistato su quegli anni raccontò che: «i miei erano lavoratori che dovevano guadagnarsi la pagnotta. Poi c’erano gli altri, i figli del fascista del paese, che erano i signorini con i soldi. Noi, invece, eravamo ruspanti e pensavamo alla Liberazione». A cavallo della sua bicicletta fece da sentinella partigiana, portando cibo e munizioni alle bande nascoste sui monti. Finita la guerra il bambino del lodigiano divenne un “Core de Roma” e ancora adesso è il terzo giocatore per numero di presenze in giallorosso dopo Totti e De Rossi. Si chiamava Giacomo Losi ed è mancato pochi mesi fa.

Per lui, per Neri e Frigo, per lo Spezia del ‘44 e Arpad Weisz, il 25 aprile vanno ricordate le loro storie, il loro coraggio e quanto hanno fatto per questo paese.

Scudetto, Napoli o Inter? Renica: «Adesso in vantaggio c’è una squadra. Gli azzurri hanno 3 uomini intoccabili, sono due centrocampisti e un attaccante»

Corsa Scudetto, chi è il favorito tra Napoli o Inter? la risposta di Alessandro Renica, ex difensore dei partenopei

Chi è il favorito nella lotta scudetto tra Napoli e Inter a 5 giornate dal termine? La risposta arriva su La Gazzetta dello Sport da Alessandro Renica, che con gli azzurri ci ha giocato nel secolo scorso in qualità di difensore.

IL FAVORITO – «Adesso è cambiata la scena e seppur con percentuali minime, il Napoli è in vantaggio. Si è capovolta la situazione e nessuno lo avrebbe sospettato. Ma la tenacia è stata premiata, resistere all’Inter e poi agganciarla non era semplice. E per chi nutre preoccupazioni sulle prestazioni che verranno, ricordando quella di Monza, dico: non abbiatene alcuna, ogni gara fa storia a sé».

GLI UOMINI DECISIVI – «Il Napoli ha tre uomini intoccabili, per me: Lukaku e non solo per i gol che segna; McTominay ed è persino superfluo spiegarne i motivi e Anguissa, nonostante ora sia calato, perché ti sposta l’andatura del centrocampo. Ma, in sostanza, un po’ tutti si sono guadagnati queste cinque giornate avvincenti. E non si disquisisca sul gioco. Il Napoli sta lassù, punto a punto con l’Inter, e vede lo scudetto. Si è guadagnato questo diritto».

Nico Williams: «Leao fortissimo, gli prenderei questo… In Serie A mi piacciono molto anche Dybala e Thuram»

Le parole di Nico Williams, attaccante dell’Atheltic Bilbao e della Spagna: «Vincere l’Europeo è stato un sogno da bambino»

Nico Williams, stella dell‘Athletic Bilbao e della nazionale spagnola, è stato protagonista di una nuova puntata di My Skills su DAZN, dove ha raccontato la sua carriera e la sua esperienza con la Spagna oltre che di tanta Serie A. Di seguito le sue parole.

COSA PRENDEREBBE DA LEAO E VINICIUS – «Leao è fortissimo. Da lui prenderei la forza: quando parte è inarrestabile, veloce, usa bene il corpo, non ha bisogno di dribblare. Da Vinicius, invece, prenderei il dribbling: lui dribbla meglio di me».

VITTORIA EUROPEO – «Siamo un gruppo giovane, con veterani come Morata che ci guidano. Vincere l’Europeo è stato un sogno da bambino. Da quel momento è cambiato tutto: mi marcano in due o tre, c’è più pressing. Ma devo crescere e imparare».

LAMINE YAMAL – «Con Lamine ho un’affinità incredibile, è un giocatore straordinario. Ha tantissimo margine, spero arrivi a essere il migliore al mondo».

ITALIA E SERIE A – «Mi piacciono Dybala, Thuram, Leao… L’Italia è speciale, la gente mi ha trattato molto bene. Nonostante l’eliminazione all’Europeo, sono stato trattato con grande affetto».

FRATELLO IÑAKI – «Mio fratello è un grande, cerco sempre di imparare da lui. È il fratello che tutti vorrebbero avere, un idolo per me. Giocare contro di lui al Mondiale sarebbe bello, anche se per i nostri genitori sarebbe difficile scegliere chi tifare».

Bologna in finale di Coppa Italia, Savoldi: «Mi rivedo in Castro, Freuler come Bulgarelli? Paragone non peregrino, e tra Champions e Coppa Italia scelgo…»

Le parole di Beppe Savoldi, ex calciatore del Bologna e vincitore della Coppa Italia nel 1974 dopo l’approdo dei rossoblù in finale

Il Bologna torna in finale di Coppa Italia dopo l’ultima volta: 1974 e i rossoblù vinsero ai rigori contro il Palermo con Beppe Savoldi autore di due gol dal dischetto: il primo quello del pari a fine partita e poi il terzo della lotteria. Di seguito le sue parole a La Stampa.

BOLOGNA IN FINALE DOPO 51 ANNI, CHE EFFETTO LE FA – «Bellissimo. Mi fa piacere ritornare con i pensieri a quella finale del 1974, vinta ai rigori contro il Palermo. Anzi, mi fa più che piacere. Anche se quella partita, lo dico tra virgolette, l’abbiamo rubacchiata».

SEGNO’ IL RIGORE DEL PAREGGIO, QUANDO SEMBRAVA TUTTO FINITO… – «Sì, Bulgarelli se lo procurò e io pareggiai. Ricordo che mancava pochissimo: presi subito la palla sulla pista d’atletica dell’Olimpico, rimessa laterale rapida e la buttai in mezzo a Giacomo. Su un intervento di Arcoleo si lasciò cadere e l’arbitro concesse il rigore. Al Palermo non andò giù».

E POI VITTORIA AI RIGORI – «Il Palermo giocò meglio, andò in vantaggio e sfiorò più volte il raddoppio. L’ho detto: quella Coppa Italia l’abbiamo rubacchiata, tra virgolette. Siamo stati fortunati. Alla selezione dei rigoristi alzammo la mano solo io e Bulgarelli. Gli altri ci andarono per inerzia, quasi obbligati. Ci è andata bene».

IN CHI SI RIVEDE OGGI – «Un po’ in Castro. Quando arrivai al Bologna avevo 19-20 anni come lui. Ci sono delle somiglianze, anche se l’argentino ha caratteristiche differenti».

DIFFERENZE – «Ecco, non lo volevo dire… ma è così. Lui però palleggia meglio e si sacrifica molto per la squadra».

FREULER COME BULGARELLI – «Per carisma e leadership, sempre con le dovute proporzioni, il paragone non è peregrino. Giacomo non indossava solo la fascia: era un vero capitano, aveva personalità, trascinava e aiutava il gruppo».

GIUDIZIO SQUADRA – «Vedo tanti giocatori interessanti. Io ho un debole per Orsolini. E la classifica conferma la bontà della squadra. Bravi tutti, ma un plauso particolare alla società e al ds Giovanni Sartori, uno che non ha paura di cambiare e trova sempre giocatori di prospettiva».

ITALIANO – «Sta maturando benissimo. A Bologna si matura perché è una città senza pressioni, che ti fa lavorare e vivere tranquillo. Vale per gli allenatori e anche per i giocatori, specie i più giovani».

MEGLIO QUESTO BOLOGNA O QUELLO DI MOTTA – «Mi piaceva quello di Motta e mi piace questo. Difficile scegliere. Forse la squadra dell’anno scorso aveva qualcosa in più grazie a Zirkzee, che non era un centravanti classico ma un facilitatore del gioco per tutti».

MEGLIO UN’ALTRA CHAMPIONS O LA COPPA ITALIA – «Io riempirei la bacheca e prenderei la Coppa Italia, intanto che c’è. Non amo fare calcoli, vivo di istinti e opportunità. Il Bologna deve provare a cogliere questa. Poi, se arriva anche un altro anno in Champions, ben venga».

LE SUE EX BOLOGNA, NAPOLI E ATALANTA IN CORSA PER GROSSI OBIETTIVI – «Tre grandi società che da anni fanno bene. Non a caso, prima di venire al Bologna, Sartori aveva gettato le basi anche del cammino dell’Atalanta».

ROVESCIATA ORSOLINI – «Ho esultato soprattutto per la prodezza: ha quei colpi nel dna. Poi, certo, il gol mi ha fatto doppiamente piacere».

Inter, quanta benzina c’è ancora nel serbatoio? La squadra ha giocato 15 mila minuti in più del Napoli

Inter, il confronto con il Napoli sui minuti giocati: 15 mila in più dei campani, tanti i calciatori sopra i 3 mila, uno solo per Conte

Nonostante la fatica sia evidente e le gambe pesino, Simone Inzaghi rifiuta la parola “stanchezza”: non vuole alibi, neppure se legittimi. La realtà però parla chiaro. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, l’Inter ha accumulato oltre 50.000 minuti complessivi in stagione, 15.000 in più del Napoli, che ha giocato 15 partite in meno. I nerazzurri hanno portato avanti tutte le competizioni, arrivando alla 51ª gara stagionale, contro le sole 36 del Napoli. Questa mole di impegni pesa, soprattutto quando alcuni giocatori chiave – come Bastoni, Lautaro, Barella, Mkhitaryan e Thuram – superano abbondantemente i 3.000 minuti.

La differenza di gestione si nota anche nel confronto con la squadra di Conte, dove solo Rrahmani ha superato quella soglia. Tra i nerazzurri, invece, otto altri giocatori sono oltre i 2.000 minuti, tra cui Dumfries, Calhanoglu, Dimarco, De Vrij e Pavard, ma anche le “riserve” Bisseck, Darmian e Carlos Augusto. A Napoli, anche i più impiegati – Di Lorenzo, Lobotka, Meret e Lukaku – restano sotto i livelli di usura dei nerazzurri. Ora restano 5 partite decisive in campionato, più almeno 180 minuti europei da bruciare, nella speranza che il viaggio dell’Inter si chiuda il 31 maggio a Monaco.

Juve, aumento di capitale di 100 milioni: argine in caso di mancata qualificazione Champions, ma…

Juve, l’aumento di capitale di 100 milioni previsto da John Elkann fa da paracadute in caso di mancata qualificazione in Champions, ma non per tutti

La Juve è di nuovo fuori dalla zona Champions e non ha più il controllo del proprio destino. Il mancato accesso alla massima competizione europea significherebbe rinunciare ai 65 milioni del gettone Champions, parzialmente compensati dai circa 20 garantiti dall’Europa League. Tuttavia, come riportato da Tuttosport, l’eventuale buco di bilancio sarebbe arginato dall’aumento di capitale da 100 milioni deciso da John Elkann, che permetterebbe di evitare cessioni forzate e di salvaguardare profili come Yildiz. Il fallimento dell’obiettivo minimo, però, aprirebbe inevitabilmente un confronto interno tra Elkann, Giuntoli e Scanavino, con valutazioni anche sull’operato di Tudor e sulla possibilità di rinforzare l’organico dirigenziale.

Sul piano tecnico, nessuna rivoluzione in casa bianconera all’orizzonte ma possibili correzioni: Chiellini potrebbe passare a un ruolo più operativo, affiancando Giuntoli nella gestione sportiva e nel mercato. Nonostante una stagione sotto tono sul fronte dei risultati — fuori dalla Champions agli ottavi, niente Supercoppa, Coppa Italia in bilico e un campionato deludente — l’opera di risanamento finanziario continua: il monte ingaggi è sceso da 250 a 123 milioni in due anni. Il progetto resta quindi orientato alla sostenibilità, ma con un occhio attento alla competitività. Le prossime sfide con Bologna e Lazio saranno decisive per capire se la Juventus riuscirà a salvare almeno la faccia di una stagione in chiaroscuro.

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