Pagina 976 – Calcio News 24

Conferenza stampa Conceicao: «Non dobbiamo guardare la classifica. Ecco come sta Santiago Gimenez. Fossi arrivato a giugno…»

Conferenza stampa Conceicao: il tecnico presenta da Milanello la sfida di domani sera contro l’Udinese in trasferta

Sergio Conceicao, tecnico del Milan, ha presentato in conferenza stampa da Milanello, la sfida di domani contro l’Udinese in trasferta.

INIZIO PARTITA – «Dobbiamo capire che le partite si vincono dal primo all’ultimo minuto. È importante questa concentrazione, e di questo ne abbiamo parlato tra di noi. Non è una novità. È vero che dopo abbiamo reagito bene, molto bene, ma dobbiamo stare attenti e focalizzati dall’inizio della partita e concentrati su qualcosa di importante che è successo, non solo una volta quest’anno. Ma penso che abbiamo fatto una buona settimana, sono contento degli allenamenti. Ho avuto risposte, buone sensazioni. Speriamo che la partita di domani sia specchio di questa settimana di lavoro».

CLASSIFICA – «Io penso che dobbiamo guardare ogni giorni per lavorare e migliorarsi. E dopo dobbiamo guardare a domani, a focalizzarci su questo e non pensare troppo in avanti, a cosa succederà, cosa c’è da prendere, cosa conquistare. Ci sono da conquistare 3 punti importanti a Udine».

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Capello ne ha per tutti: «Juve e Milan? I dirigenti non hanno idee chiare, manca unione. Se non riesci a scegliere i giocatori…»

Capello ha parlato dei momenti di Juve e Milan: «I dirigenti non hanno idee chiare, manca unione. Se non riesci a scegliere i giocatori…»

Fabio Capello è intervenuto sul palco de Il Foglio a San Siro, analizzando il momento della Juve e del Milan e in particolare soffermandosi sulle due dirigenze. Le parole riprese da TMW.

PAROLE – «Al Milan e alla Juventus non c’è società dietro, ci sono dirigenti che non hanno idee chiare. Non c’è pensiero, non c’è unione: la scelta più importante sono i giocatori, se non riesci a scegliere quelli che possono indossare la maglia del Milan o della Juventus vuol dire che non sei in grado di valutare a livello personale prima che tecnico. L’importanza di una dirigenza forte? È fondamentale capire le circostanze, i tifosi vogliono vedere un certo attaccamento alla maglia. Cose che sia alla Juve che al Milan non si sono viste».

Il Principe William e il suo tifo per l’Aston Villa: «Indosso tutti i miei vestiti portafortuna e ho completato i miei rituali»

Il Principe William e il suo tifo per l’Aston Villa: «Indosso tutti i miei vestiti portafortuna e ho completato i miei rituali»

A TNT Sports il Principe William, notoriamente tifoso dell’Aston Villa, è intervenuto prima della sfida di Champions, poi persa, contro il PSG, dove ha parlato di come vive il tifo per la sua squadra.

«Sono un po’ terrorizzato. Indosso tutti i miei vestiti portafortuna e ho completato tutti i miei rituali, quindi spero che stasera mi porti un po’ di fortuna. Il nuovo PSG? Penso che non avere Kylian Mbappé lì abbia cambiato qualcosa, credo che i ragazzi del PSG ne abbiano parlato parecchio anche sui media, riguardo all’assenza delle superstar, forse questo rende la situazione un po’ più fluida.

Vitinha a centrocampo mi ha davvero impressionato, considerando che era al Wolverhampton due o tre anni fa e non riusciva quasi a giocare, e ora guardalo…»

Serie A Simonelli: «A breve partiranno 5mila multe contro gli utenti del pezzotto. Ecco quanto sarà la cifra»

Serie A Simonelli: «A breve partiranno 5mila multe contro gli utenti del pezzotto. Ecco quanto sarà la cifra»

Intervenuto dal palco de Il Foglio a San Siro Ezio Maria Simonelli, presidente di Lega Serie A, ha parlato del ruolo della Lega nel mondo del calcio e delle operazioni per fermare la pirateria.

LEGA – «Siamo soddisfatti della sintonia con Gravina e Figc. Ci lega anche un rapporto personale e una stima di lunga data, ricordiamo che la Lega ha avuto dall’assemblea di novembre quell’autonomia che chiedeva da tempo. Sicuramente, questo Gabriele (Gravina, ndr) lo sa, non ci sarebbe dispiaciuto avere la vicepresidenza e non l’abbiamo nascosto. Allo stesso tempo, abbiamo capito che ci sono degli equilibri e non ci interessa la penna sul cappello. Sono molto soddisfatto del lavoro, trovo molta collaborazione da parte dei club. Naturalmente, quella che mi aspettavo dai 14 club che mi hanno eletto, con una maggioranza qualificata. Ma anche dagli altri, non oso dire tutti ma quasi tutti, sono allineati alla nuova maggioranza. C’è un’atmosfera che mi auguro possa durare a lungo».

PIRATERIA – «Sicuramente sì. La Lega si sta muovendo molto contro la pirateria, non solo contro chi manda via il segnale. Sono già pronte 5.000 multe nei confronti degli utilizzatori che verranno erogate a breve. Non è una gran multa purtroppo, sono 50 euro anche se con la recidiva si può poi arrivare a 10.000 euro. Vorremmo però incidere, lavorando con la Guardia di Finanza, sulla reputazione di chi riceve la multa, affinché non possa pagarla con il bollettino ma debba andare a pagarlo alla Guardia di Finanza. E poi vorrei collaborazione da parte dei club, a far passare un messaggio: se nell’etere c’è un segnale e lo capti illegalmente, non è una furbizia ma un reato. Con la collaborazione delle società vorrei lanciare una campagna che dica più o meno: ‘Sì, volevo comprare un centravanti, ma non è stato possibile’, pensando ai proventi sottratti dalla pirateria».

COMMISSARIO PER GLI STADI – «L’abbiamo sollecitato, e lo stesso ministro Abodi ne ha riconosciuto più volte la necessità. Penso ai lavori per Milano-Cortina, che sono rimasti bloccati a lungo finché non è arrivato un commissario. Sicuramente questo snellirà l’iter. In passato ho parlato dello stadio della Roma: ci sarà nel 2028, bella cosa, ma hanno iniziato 15 anni fa a progettare. Non è possibile metterci tanto: significa che, quando lo penso, è già obsoleto. Abbiamo degli esempi di eccellenza, il Gewiss di Bergamo o il Bluenergy di Udine. Mi piace aggiungere che d’ora in poi la finale di Coppa Italia Primavera sarà sempre all’Arena Civica di Milano. Ieri c’era una presenza di pubblico inaspettata, dato che era mercoledì alle 15, ma bellissima. Se riusciremo a fare la finale nel fine settimana credo che ci sarebbe un pubblico fantastico».

Rinnovo Maignan, ore decisive per il suo futuro. Pronta l’offerta, si attende la risposta del giocatore. I dettagli

Rinnovo Maignan, arrivano importanti conferme sull’offerta finale dei rossoneri al giocatore

Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, arrivano importanti conferme nel calciomercato del Milan sull’offerta finale fatta dal club rossonero a Mike Maignan per il rinnovo del contratto in scadenza a giugno del 2026.

Dopo aver trovato nei mesi scorsi un’intesa sulla base di 5 milioni di euro più bonus, il calo di rendimento di Maignan ha portato il Milan a fare profonde riflessioni. Il Diavolo ha dunque presentato in questi giorni la propria proposta, al ribasso: contratto fino al 2028 (con opzione per il 2029) a 4.5 milioni di euro, bonus inclusi. Una risposta è attesa a breve.

Calciomercato Juve, rivoluzione in attacco: via Vlahovic, Kolo Muani e Milik. Ecco chi sono i quattro obiettivi

Calciomercato Juve, al via la rivoluzione in attacco: Vlahovic, Kolo Muani e Milik ai saluti, la dirigenza bianconera ha puntato gli occhi su 4 obiettivi

Molto importanti gli aggiornamenti che riguardano il calciomercato della Juve che, come riportato dalla Gazzetta dello Sport, in estate metterà in atto una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda il reparto offensivo.

Vlahovic, Kolo Muani e Milik sono dati tutti in uscita, così i bianconeri dovranno necessariamente mettere a segno un paio di colpi di spessore lì davanti.

Sulla lista quattro nomi per rivoluzionare il reparto: Osimhen del Napoli, Lookman dell’Atalanta, Lucca dell’Udinese e Retegui dell’Atalanta.

Cagliari, clamoroso colpo di scena sul rinnovo di Mina. Le ultimissime sul futuro in Sardegna del difensore colombiano

Rinnovo Yerry Mina, ecco un colpo di scena clamoroso sul proprio futuro al Cagliari. Le ultimissime sul colombiano

Buone notizie in casa Cagliari! C’è una svolta nella trattativa che vedrebbe coinvolto il difensore Yerry Mina e la società. Stando a quanto riportato da Tuttomercatoweb, il club di Tommaso Giulini è pronto a blindare il calciatore colombiano.

L’accordo per un nuovo contratto valido fino al 30 giugno 2028 con opzione per la stagione seguente è proprio alle porte! Tra l’altro il classe ’94 è finito nel mirino di svariati club del Brasile quale l’Atletico Mineiro, ma presumibilmente potrà terminare la sua carriera nell’isola.

Huijsen chiama il Real Madrid: «Gli amici mi dicono di andare, è una grande squadra. Ho una clausola, ma…»

Huijsen chiama il Real Madrid: «Gli amici mi dicono di andare, è una grande squadra. Ho una clausola, ma…»

A “El Chiringuito” è intervenuto il difensore del Bournemouth, Dean Huijsen ex Juventus e Roma, ed ha parlato anche del suo futuro.

«Molte squadre mi vogliono? Non lo so. Il Madrid è una grande squadra e ogni giocatore vuole giocare il più in alto possibile. Se voglio giocare per il Real Madrid? Non lo so. Vedremo. Sergio Ramos è il mio idolo fin da quando ero piccolo. Ho un contratto fino al 2028 ed ho una clausola rescissoria, ma non so a quanto ammonta. “Un amico mi ha chiamato e mi ha detto… Vai al Real Madrid. Ho riso. Cosa gli dovevo dire?».

Infortunio Dimarco: l’Inter trema? Svelato un retroscena sul possibile rientro del terzino nerazzurro

Infortunio Dimarco, le condizioni dell’esterno tengono l’Inter col fiato sospeso. Svelato il retroscena sul giocatore, la data del rientro

Infortunio Dimarco, cosa succede al terzino dell’Inter? Come riportato da La Gazzetta dello Sport nel pre gara della sfida di Champions League contro il Bayern Monaco il talento di Simone Inzaghi ha svolto uno speciale riscaldamento tra le mura dell’Allianz Arena.

Mentre Lautaro e compagni si preparavano normalmente infatti, lui si è sottoposto a una seduta personalizzata fatta di scatti, esercizi di reattività e anche di forza, con l’aiuto degli elastici. Un dettaglio che ha reso chiaro a tutti che non sarebbe sceso in campo, come poi è stato. 

Insomma, ma come sta ora Dimarco? Tra oggi e domani l’atleta, prosegue la Rosea, tornerà a lavorare regolarmente con i compagni ad Appiano: questo vuol dire che sabato contro il Cagliari sarà a disposizione. Sarà quindi mister Simone Inzaghi a decidere se tentare la giocata schierando il proprio asso sin dall’inizio o tenerlo in panchina in vista del match di ritorno proprio contro i bavaresi.

Calciomercato Lecce, dalla Juve l’idea per la trequarti della prossima stagione. I dettagli sull’operazione

Calciomercato Lecce, è Adzic l’idea per la trequarti della prossima stagione. I dettagli sull’operazione

Messosi in mostra con la Next Gen, squadra con cui ha collezionato 9 presenze condite da 4 gol e 2 assist, Vasilije Adzic ha attirato le attenzioni del Lecce.

Il talento classe 2006 del Montenegro è infatti al centro dei progetti futuri della Juventus e i bianconeri per la prossima stagione starebbero pensando ad un prestito in Serie A per proseguire il suo percorso di crescita.

Secondo quanto riportatoTuttosport, è il Lecce ad aver mostrato interesse per il giocatore come possibile rinforzo in prestito della prossima stagione.

Calciomercato Milan, si cerca il dopo Maignan. Senza rinnovo ecco chi sono le alternative al francese

Calciomercato Milan, i rossoneri si cautelano nel caso in cui Maignan non dovesse rinnovare il contratto: sono tre le alternative al francese

Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, il Milan si guarda intorno in caso in cui Mike Maignan dovesse decidere di non rinnovare il contratto con il club rossonero.

Maignan non rinnova. Così il Milan segue Chevalier e Verbruggen La dirigenza attende la risposta del francese ma si cautela. E c’è anche l’atalantino Carnesecchi. Prossime settimane decisive.

Mancini, la Sampdoria fa chiarezza sul ruolo dell’ex bomber blucerchiato. Il comunicato del club

Mancini-Sampdoria, il club blucerchiato ha diffuso un comunicato per fare chiarezza sul ruolo dell’ex attaccante nel club: i dettagli

La Sampdoria ha ha diffuso un comunicato per fare chiarezza sul ruolo di Roberto Mancini all’interno del club blucerchiato. Ecco tutti i dettagli.

COMUNICATO – «A seguito delle recenti notizie apparse sugli organi di stampa, del messaggio pubblicato da Roberto Mancini nella serata di mercoledì e delle sue successive dichiarazioni, l’U.C. Sampdoria ritiene doveroso fare chiarezza. Mancini ha inteso ribadire di non aver assunto alcun ruolo all’interno dell’organigramma societario né di aver ricevuto incarichi formali. La sua presenza ieri presso il centro sportivo “Mugnaini” di Bogliasco testimonia la stima e la vicinanza nei confronti della società, del presidente Matteo Manfredi, dello staff tecnico e della squadra. L’U.C. Sampdoria ringrazia Roberto, nella consapevolezza che il legame profondo che lo unisce alla storia blucerchiata resterà sempre guida e motivo di orgoglio per il club e per tutti i suoi tifosi».

Como, Gabrielloni: «Giochiamo bene, ci divertiamo e ci sono tante stelle che brillano. Fabregas lo avevo visto solo in TV»

Como, Gabrielloni: «Giochiamo bene, ci divertiamo e ci sono tante stelle che brillano. Fabregas lo avevo visto solo in TV»

Nel corso di una lunga intervista per La Stampa Alessandro Gabrielloni, attaccante del Como dalla Serie D alla Serie A, ha ripercorso la sua carriera in azzurro. Di seguito alcune dichiarazioni.

MEGLIO VEDERE KEIRA KNIGHTLEY CELEBRARE UN SUO GOL O ALLENARSI CON FABREGAS – «La prima volta che Cesc è entrato nel nostro spogliatoio, c’era imbarazzo: sembrava assurdo, io l’avevo visto solo in TV. Ma lui è stato fondamentale per abbattere quel muro e farci capire che tutto era davvero possibile».

EFFETTO HOLLYWOOD SUL CAMPO – «Stiamo giocando bene, ci divertiamo e ci sono tante stelle che brillano. Nico Paz è il talento per definizione e Fabregas è un tecnico meticoloso. Il progetto del Como è impressionante grazie alla visione dei fratelli Hartono, che stanno facendo davvero la differenza».

COME È STATO PASSATO DALLA SERIE D ALLA SERIE A – «È stato un percorso lungo e impegnativo. Senza il Como non sarei mai arrivato dove sono ora. Ho visto tante difficoltà, anche mancati pagamenti, ma alla fine sono riuscito a raggiungere il mio sogno».

QUAL È STATA LA SUA FORZA – «Non ho mai mollato anche quando sembrava tutto più difficile. Ho sempre lottato mentalmente, e forse per questo sono stato sempre sostenuto dal Como. Ogni volta che sono stato vicino a lasciare, ho sentito che l’amore per questo club non poteva finire».

GOL ALLA ROMA, CHE EMOZIONE RICORDA – «L’emozione è stata unica e forte. È stato un gol importante, soprattutto in un periodo complicato. Però guardo avanti: voglio continuare a segnare e dimostrare che sono un giocatore da Serie A».

PERCHÉ LA SUA STORIA È UNICA – «Le differenze tra le categorie ci sono, ma in provincia ci sono anche tanti talenti nascosti. Spesso si vuole tutto e subito, ma non è facile arrivare in alto senza il supporto giusto dal club. La mia è una rarità, ma sono riuscito a farcela».

GIOCARE CON REINA, ALI E SERGI ROBERTO È UN SOGNO – «A volte non mi sembra vero, ma hanno avuto grande umiltà nel calarsi in una realtà diversa, portando esperienza. Ora è diventato normale, e qualche volta è anche divertente “prendersi gioco” di chi ha giocato in Champions».

COME È CAMBIATO IL COMO – «Tutto è cambiato. Prima non avevamo nemmeno il campo per allenarci, ma ora c’è un senso di appartenenza più forte e la città sta crescendo. La proprietà vuole creare un brand con il Como e ci sta riuscendo».

SEGRETO DEL COMO – «Non è un fondo estero che mette i soldi e basta, ma è una società con figure storiche come il ds Ludi. Le cose sono fatte con intelligenza e investimenti a lungo termine. Lo stesso Fabregas ha un progetto a lungo termine qui».

LA SALVEZZA – «Sì, domenica contro il Torino possiamo chiudere il discorso. Vogliamo anche riscattare la sconfitta dell’andata, quando Milinkovic-Savic ha parato di tutto».

LAUREATO – «Ho fatto la tesi sul modello Como durante il lockdown, nel 2020. Ero chiuso in casa e ho discusso la tesi davanti al PC. Non mi aspettavo che la laurea potesse portarmi tanto bene. Ora vedremo come evolverà il futuro, ma il calcio resta la mia priorità. Sono orgoglioso della laurea, ma non so ancora cosa farò dopo. Potrei restare al Como, ma per ora il mio obiettivo è segnare altri gol».

Tare non si sbilancia: «Questi i due migliori tecnici italiani. Milan? Non posso dire nulla, ma…»

Tare, ex dirigente della Lazio e seguito dal Milan come possibile nuovo DS, non si è sbilanciato su un possibile futuro in rossonero

Su Tring Sport Albania, Igli Tare, accostato con forza al Milan in queste ore come futuro nuovo DS, ha dichiarato:

PAROLE – «Milan? Non posso dire nulla (ride). Ha una bella rosa e possono competere per lo scudetto. I migliori allenatori italiani? Allegri e Conte. Il Napoli ha una squadra non cosi forte da stare li a competere per lo scudetto fino a maggio. Il suo punto forte è Antonio Conte, che è un fenomeno. Ovunque vada influisce subito. Simone Inzaghi era un predestinato, l’ho detto sempre anche a Lotito ai tempi della Lazio. Ma ha ancora margini di miglioramento per arrivare a essere uno dei migliori».

Sampdoria, ecco il primo discorso di Mancini alla squadra: «Vestire questa maglia deve rendervi orgogliosi»

Sampdoria, le prime parole di Roberto Mancini, nuovo consulente della dirigenza blucerchiata, alla squadra a Bogliasco

Nel corso della visita di ieri al centro sportivo blucerchiato di Bogliasco, Roberto Mancini oltre ha tenere colloqui con lo staff della Sampdoria, ha anche fatto un breve discorso alla squadra riunita in sala video. Ecco le parole pronunciate dal nuovo consulente di Matteo Manfredi, svelate dal Secolo XIX.

«Se sono qui è perchè la Sampdoria è stata una parte importante della mia vita e non possiamo accettare che si trovi in questa posizione. Vestire la maglia blucerchiata deve rendervi orgogliosi. Dovete avere la mente sgombra, giocare con la testa libera, perché siete più forti di quello dimostrato finora. Ho visto tutte le vostre partite, è una questione mentale. E anche giocare a Marassi non deve essere un ostacolo, ma un valore aggiunto».

Barcellona, Lamine Yamal, Lewandowski e Raphinha attacco da 82 gol: può raggiungere la MSN?

Barcellona, il nuovo tridente Lamine Yamal, Lewandowski e Raphinha può far rivivere i giorni della MSN? I numeri a confronto

Il Barcellona di questa stagione sta rivivendo le sensazioni dei suoi tempi migliori, con una squadra giovane e dinamica che ruota attorno ai nuovi talenti della cantera: Cubarsì, Balde, Pedri, Gavi e Yamal. A questi si aggiunge un tridente straordinario formato dal giovanissimo spagnolo, Raphinha e Robert Lewandowski, che ha preso il volo grazie all’arrivo dell’allenatore tedesco Hans-Dieter Flick. Il Barcellona sta dominando anche in Europa, con un percorso eccezionale che li ha portati a essere una delle quattro squadre ancora in corsa per il Triplete. La vittoria per 4-0 contro il Borussia Dortmund ha mostrato il dominio assoluto di questa formazione, con i tre attaccanti protagonisti: Lewandowski ha segnato una doppietta, Raphinha ha contribuito con un gol e due assist, e Yamal ha messo a segno il definitivo 4-0.

L’attacco del Barcellona sta raggiungendo numeri straordinari, con 82 gol realizzati finora dalla coppia Lewandowski, Raphinha e Yamal. Con 40 gol di Lewandowski, 28 di Raphinha e 14 di Yamal, il tridente sta facendo la differenza, portando la squadra a +4 sul Real Madrid in campionato e qualificandosi per la finale di Coppa del Re. Sebbene i numeri non siano ancora paragonabili alla leggendaria MSN (Messi, Suarez, Neymar) che ha segnato oltre 100 gol per stagione dal 2014 al 2017, il Barcellona attuale sembra essere sulla buona strada per avvicinarsi a quelle vette, con un potenziale offensivo che potrebbe far parlare di sé nei prossimi anni.

Kvaratskhelia, rimpianto di Napoli e delizia del Parco dei Principi: il gol all’Aston Villa e quel fattore X che manca ai partenopei – VIDEO

Kvaratskhelia, con il gol di ieri all’Aston Villa in Champions League aumenta il rammarico dei tifosi del Napoli per la sua cessione

L’assenza di Kvaratskhelia al Napoli si fa sentire sempre di più, specialmente nella corsa per lo Scudetto. Dopo la sua cessione a gennaio al PSG, il club partenopeo ha tentato di rimpiazzarlo con Okafor, arrivato in prestito dal Milan, ma l’impatto dell’attaccante è stato finora deludente rispetto alle aspettative. La partenza di Kvara ha messo in evidenza quanto il talento georgiano fosse fondamentale per il Napoli, soprattutto per la sua capacità di spostare gli equilibri. Non solo l’attaccante ha avuto un ruolo cruciale nella stagione che ha portato il Napoli al titolo di Campione d’Italia 2022/23, ma anche nel suo arrivo a Parigi, ha dimostrato di essere tornato a brillare con prestazioni straordinarie, come quella decisiva contro l’Aston Villa in Champions League.

Il rimpianto dei tifosi partenopei cresce ogni giorno di più, poiché la sua assenza ha privato il Napoli di un giocatore capace di fare la differenza in momenti cruciali. Il club non è riuscito a trovare un sostituto all’altezza del georgiano, e oggi la squadra fatica senza quel fattore X che aveva portato a grandi successi nella passata stagione. Kvara ha dichiarato di voler bene a Maradona, un altro legame speciale con Napoli, dimostrando ancora una volta quanto il club partenopeo e la sua tifoseria significassero per lui.

Bia Udinese: «Pafundi pronto per il salto di qualità; ecco dove vedrei bene Lucca e Solet»

Le parole di Giovanni Bia, ex difensore dell’Udinese e ora procuratore, su alcuni dei principali nomi mercato dei friulani

Giovanni Bia, ex difensore dell’Udinese e ora procuratore, ha parlato al Messaggero Veneto facendo il punto su alcuni dei principali nomi di mercato dei friulani che possono portare un buon tesoretto nelle casse del club. Di seguito le sue parole.

CALO DOPO AVER RAGGIUNTO I 40 PUNTI – «Penso sia più che altro un discorso psicologico. Acquisita la salvezza e considerata la zona Europa abbastanza lontana, può essere che i ragazzi abbiano un po’ mollato. A ogni modo è ciò che posso dire dall’esterno: in generale ho visto un’Udinese che ha sempre giocato bene».

ASSENZA THAUVIN E OCCASIONE PAFUNDI – «Lui è un giocatore fuori categoria per il livello dei bianconeri, la sua assenza si fa sentire. Alla squadra però non mancano le alternative. Pafundi può trovare spazio? Penso che abbia l’età giusta ora per far vedere il salto di qualità».

IL MILAN PUO’ ESSERE LA SVOLTA – «Sì, visto il blasone degli avversari, gli stimoli non mancano. Inoltre i rossoneri hanno otto punti di vantaggio sull’Udinese, vincendo la squadra potrebbe andare a cinque lunghezze: anche questo può essere uno stimolo. Ora si può riaccendere la spina per arrivare almeno a quota 50».

LUCCA PRONTO PER UN BIG – «Sulla carta direi di sì, è un centravanti che può starci in questo tipo di squadre. La Juventus, avesse avuto Lucca quest’anno, avrebbe potuto avere 5-6 punti in più. Per buona parte della stagione i bianconeri hanno avuto solo una punta centrale. Sulla valutazione, è difficile dare una risposta. Dipende da quante richieste arriveranno alla società e da dove: se dall’Inghilterra, la valutazione può risultare più alta, se dall’Italia più bassa».

A CHI FAREBBE COMODO SOLET – «Per come gioca lui e per come gioca la squadra, direi all’Inter. A mio avviso i calciatori devono azzeccare la scelta, nel senso che devono trovare la formazione che esalta le loro caratteristiche. Solet per me è un giocatore fortissimo, mi dicono anche che sia un bravo ragazzo, molto professionale. Ha una grande carriera davanti a sé».

CHI LO HA SORPRESO – «Mi ha impressionato il mister. Per i modi di fare mi sembra di vedere Carlo Ancelotti. Mi ha convinto dal punto di vista tattico. Sa come far giocare la squadra, può solo crescere. Se il club riesce a tenerlo, partirà la prossima stagione con un grande allenatore».

Stefano Sorrentino: «Milinkovic, il suo miglior pregio è anche il suo difetto. Il Toro ha un bel futuro se punta su più italiani. E la sorpresa dell’anno è un difensore, mi ha stupito»

Torino, Stefano Sorrentino promuove Milinkovic Savic: «È tra i più forti in Serie A. Sul mio podio del rendimento metto lui, poi Leali e De Gea»

Su La Gazzetta dello Sport, l’ex portiere Stefano Sorrentino fornisce una valutazione sulla situazione del Toro, alla luce del lungo periodo di risultati positivi che sta vivendo e del finale di stagione che si sta preparando.

L’ERRORE DI MILINKOVIC COL VERONA – «Credo ci sia un mix di cause, sono tanti i fattori che ti portano a essere meno concentrato: dall’eccesso di sicurezza in un’annata in cui riesce tutto al fatto che la squadra in campo è molto rilassata, per finire alla classifica molto tranquilla e al primo caldo. Gli avversari sanno che Vanja gioca molto con i piedi, di conseguenza vanno a pressarlo forte. Così può nascere una frittata».

MILINKOVIC IN SERIA A – «È tra i più forti. Sul mio podio del rendimento metto Milinkovic del Toro, Leali del Genoa e poi senza dubbio De Gea della Fiorentina».

IL PREGIO E IL DIFETTO – «Alle volte è lo stesso: il difetto e la sua più bella qualità sono racchiusi dentro la sua incredibile personalità. La maglia del Toro pesa, non è come le altre: Vanja, negli anni precedenti, è stato massacrato dalla piazza. Non so quanti portieri avrebbero avuto la forza di restare e di reagire così. Però, dall’altra parte, la troppa sicurezza e la forte personalità lo portano alle volte ad eccedere».

LA MENTALITA’ – «È importante, perché se il Toro vincerà più partite possibili significherà aver creato quella mentalità vincente che servirà il prossimo anno».

IL FUTURO – «Il Toro ha una forte solidità di squadra da preservare, mi piacerebbe che nel prossimo anno si ampliasse la base degli italiani. Chiaramente, bisognerà vedere come rientreranno Schuurs e Zapata».

LA SORPRESA – «Dico di getto Maripan, perché mi ha stupito. La fascia di capitano sta aiutando Ricci perché gli ha trasmesso consapevolezza. E mi è piaciuto il forte impatto avuto da Casadei appena arrivato».

Marianini Empoli: «Negli ultimi anni ci aveva abituato a salvezze più tranquille, capisco i fischi dei tifosi, ma…»

Le parole di Francesco Marianini, ex difensore dell’Empoli, sul momento difficile dei toscani, al momento terzultimi in classifica

Francesco Marianini, ex giocatore dell’Empoli e oggi presidente dell’Asd Calci 2016, ha parlato della difficile situazione che sta vivendo la sua ex squadra a La Nazione, analizzando il momento della squadra toscana e riflettendo anche sulla sua esperienza in azzurro.

SITUAZIONE DELL’EMPOLI –«Eh sì, e mi dispiace. Negli ultimi anni l’Empoli ci aveva forse abituato a salvezze un po’ più tranquille, ma rientra nella normalità di una società che sta comunque facendo un ottimo lavoro ed è diventata un esempio. Capisco i tifosi che hanno fischiato, ma penso che certe difficoltà ad Empoli debbano essere messe in conto e solo stando tutti uniti si può superarle».

IL GRANDE AVVIO E LE DIFFICOLTÀ –«Ci può stare, la partenza è stata ottima, al di là delle aspettative, ma l’Empoli è comunque lì e la squadra ha dimostrato di lottarsi tutte le partite».

GLI INFORTUNI –«Dover fronteggiare tante assenze è dura per chiunque, figurarsi per l’Empoli che ha una rosa meno ampia. Tuttavia, è necessario mettere da parte la negatività e cercare di essere positivi, anche se capisco non sia facile».

LA TRASFERTA DI NAPOLI –«Si giocano tanto entrambe, il Napoli è molto forte e il Maradona sarà una bolgia, ma si parte comunque da zero a zero».

LA PRIMA IMPRESA A NAPOLI – «Lo ricordo bene, dopo una normale difficoltà iniziale facemmo una grande prestazione con una splendida prova di Buscè, anch’io giocai titolare, fu una bella soddisfazione ma, purtroppo, inutile per la salvezza. Quell’anno facemmo bellissimi colpi esterni e partite in casa più sottotono, sono situazioni in cui il pallone scotta e non è facile scendere in campo con serenità, ma come dovrà fare l’Empoli attuale serve concentrazione e compattezza».

RICORDI DELL’ESPERIENZA AZZURRA – «Sono stati quattro anni bellissimi, la prima forse in assoluto la più bella perché venivo da due annate negative a Lecce ed entrai in punta di piedi in un centrocampo dove c’erano giocatori come Almiron, Moro, Ficini. Ho avuto la fortuna che Cagni mi abbia apprezzato tanto. Conquistammo anche la storica qualificazione alla Coppa Uefa».

LA SEMIFINALE DI COPPA ITALIA E LE RISERVE – «Sono sicuro che affrontando lo Zurigo con i titolari anche al ritorno avremmo potuto passare il turno, capisco la posizione della società, ma in queste occasioni penso che avrebbe dovuto provarci di più perché sono delle vetrine importanti per club, città e giocatori».

L’AVVENTURA DA PRESIDENTE – «Il prossimo sarà il decimo anno e sono molto contento, quella di non rimanere nel mondo del professionismo è stata una scelta, ho investito nelle strutture e siamo cresciuti tanto come numeri. Mi assorbe completamente e cerco di trasmettere a ragazzini pieni di sogni la mia passione. Ma per il futuro non escludo niente».

Adelio Moro: «All’Inter Mazzola mi fece tagliare i baffi, potevo finire alla Juve, invece arrivò Brady. Ero un rigorista infallibile, ma uno l’ho sbagliato apposta»

Adelio Moro, centrocampista degli anni ’70, si racconta in una lunga intervista a la Gazzetta dello Sport: ecco le sue parole

Su La Gazzetta dello Sport Adelio Moro, regista degli anni ’70, ha raccontato la sua carriera. Che è passata attraverso diverse squadre e lo ha reso famoso per come sapeva calciare dagli 11 metri.

MAZZOLA – «Un giorno mi disse: ehi, ragazzo, ricordati che qui, all’Inter, i baffi li porto solo io».

RIGORISTA IMPLACABILE – «Sì, in serie A ne ho tirati dieci e dieci segnati. Anche in B e in C».

QUANTI NE HA TIRATI IN TUTTO – «Dalle mie personali statistiche: trentadue. Dieci in A, diciotto in B e quattro in C».

QUANTI NE HA SBAGLIATI – «Uno. Posso dirlo? Massì, tanto ormai è in prescrizione: quel rigore l’ho sbagliato apposta. In Serie B, con l’Ascoli a Catanzaro. Ultime partite, noi eravamo promossi, loro dovevano vincere per salire. Vado sul dischetto, non c’era un buon clima. Ho pensato: poi noi dobbiamo tornare a casa. Un tiretto debole, diverso dai soliti, e Mattolini lo ha parato. Qualcuno più tardi scriverà: Adelio che aveva paura di “non” sbagliare un calcio di rigore».

AD ASCOLI CON GB FABBRI – «Prima Mimmo Renna, tecnico di notevole spessore. Con lui sono diventato regista, mi ha messo a fianco gente grintosa, che correva e mi proteggeva le spalle. Siamo partiti e decollati»

IL QUARTO POSTO – «Sì, dopo Inter, Juve e Torino. Un’impresa. Gibì era una grande persona e un uomo di calcio. Ad Ascoli si stava bene. Ero il capitano, giocavo con piacere e allegria. Lì si pensava al pallone tutta la settimana».

ROZZI E LA JUVE – «Il presidente ci stimava, eravamo un gruppo unito. Ci sono rimasto cinque anni. Era arrivata anche una richiesta della Juve, ma Rozzi voleva un miliardo di lire, più Prandelli e Verza. La Fiat era in crisi, Agnelli non poteva far vedere che spendeva tanto. Sono rimasto all’Ascoli e Boniperti ha preso Brady dall’Arsenal per 900 milioni. Se fossi andato alla Juve, forse la mia carriera sarebbe stata diversa».

Europa League, Fonseca torna in panchina nonostante la squalifica di 9 mesi in Ligue 1: ecco il motivo

Paulo Fonseca torna in panchina per la sfida di Europa League del Lione con il Manchester United nonostante la maxi squalifica in Ligue 1

Quella di oggi sarà una serata speciale per Paulo Fonseca, che mentre sta scontando una squalifica di 9 mesi, tornerà sulla panchina del Lione per la sfida contro il Manchester United nei quarti di finale di Europa League. Sebbene non possa allenare in Ligue 1, la squalifica non si estende alle competizioni europee, consentendo al tecnico ex Milan di tornare in panchina per la prima volta dopo quasi un mese. In precedenza, aveva già guidato la squadra durante le partite di Europa League contro lo Steaua Bucarest.

Nonostante l’assenza di Fonseca dalla Ligue 1, il Lione ha continuato a fare bene, grazie anche alla fiducia del club nei suoi confronti dopo il controverso episodio con l’arbitro Benoit Millot. Attualmente, il Lione occupa il quinto posto in campionato, a soli due punti dalla qualificazione automatica alla Champions League, e ha ottenuto 5 vittorie su 6 nelle competizioni nazionali e europee da quando è stata annunciata la sua squalifica. Oggi, con Fonseca di nuovo in panchina, la squadra cercherà di proseguire il suo buon momento contro i Red Devils.

Paredes: «Con Juric non giocavo, ma non gli ho chiesto perché. Ci vuole pazienza con Soulé. Il mio sogno è un gol al derby. Gli screzi con i laziali? Penso questo…»

Le parole di Leandro Paredes, centrocampista della Roma, in vista del derby di domenica sera: «Sogno un gol contro la Lazio»

Lunga intervista di Leandro Paredes a La Gazzetta dello Sport. I temi sono caldi, quanto la settimana del derby che calamita l’attenzione nella Capitale. Ecco alcuni estratti.

IL PARI CON LA JUVE – «Di fronte avevamo sempre la Juventus, bisogna ricordarcelo. Ma sono convinto che potevamo fare qualcosina in più, questo sicuro».

LA CLAUSOLA A FAVORE DEL BOCA – «Il fatto che ci sia o meno cambia poco. Conta invece la mia scelta, che è stata quella di rinnovare. Adesso penso solo a questo, poi quello che succederà lo vedremo più avanti…».

RANIERI – «Ranieri è stato molto importante, mi ha fatto tornare a giocare. È vero, in quei due mesi con Juric ho fatto di tutto per tornare al Boca. E anche la Roma mi aveva detto che se le cose fossero continuate così, avrei potuto iniziare a cercarmi un’altra squadra».

PERCHÉ JURIC NON LO VEDEVA – «Non lo so. Quando non gioco mi faccio sempre delle domande, ma non le giro all’allenatore. Vedevo e non capivo. Non solo io, anche i compagni o la gente fuori da Trigoria. Non è che ho perso il posto giocando, Juric mi ha lasciato fuori subito, da quando è arrivato. Una sua scelta. Che io ho rispettato»

LE DIFFICOLTA’ DI SOULÉ AL PRIMO ANNO A ROMA – «Per me è stata dura, piazza e squadra importanti. Io poi davanti avevo giocatori fortissimi. Ma ho imparato e lo stesso può fare Matias da Dybala o Pellegrini, che possono aiutarlo. Con lui serve pazienza».

VINCERE IL DERBY CON UN SUO GOL – «Sarebbe un sogno. Io ci credo. Sempre. Gli screzi con Pedro e Guendouzi? Sono cose che succedono, soprattutto in partite calde. In campo ho litigato anche con Messi, figuriamoci. Poi però resta tutto lì. Almeno mi hanno insegnato così fin da piccolo».

Bodo Glimt Lazio, Hauge «Col sintetico faranno fatica, la Roma qui ha preso 6 gol. Il Milan mi ha preso per un motivo, per me è stato un sogno»

Bodo Glimt Lazio, le parole di Peter Hauge: «Il campo in sintetico è sicuramente un vantaggio per i norvegesi»

Bodo Glimt-Lazio è la gara d’andata dei quarti di finale di Europa League. Tra i norvegesi figura una conoscenza del calcio italiano, Peter Hauge. Ecco le sue parole, raccolte da La Gazzetta dello Sport.

IL CAMPO SINTETICO – «È un vantaggio per il Bodo. La palla scorre più veloce: noi siamo abituati, la Lazio no, così come non lo era la Roma quando è venuta qui e ha incassato sei gol. I biancocelesti sono forti, ben allenati. Sarà bello ritrovare Romagnoli…».

2020: MILAN-BODO – «Mi ha cambiato la vita. Io, un ragazzo di Bodo, mi ritrovai a giocare a San Siro. E stavo da Dio. Qualche giorno prima avevo giocato una delle partite migliori di sempre. Avevo fiducia in me stesso, correvo più degli altri e chiusi con un gol e un assist. Moncada aveva visto dei video. Ricordo la notte in albergo: non riuscivo a dormire, così presi una Coca Cola e riguardai di nuovo la partita. Avevo i brividi. Qualche giorno dopo scesi in campo per l’ultima volta col Bodo e poi volai a Milano. Mi volevano in tanti. Un club mi inviò i biglietti aerei, ma rifiutai per il Milan. Era l’unica opzione possibile. Un sogno realizzato».

Napoli, Di Lorenzo out contro l’Empoli: è il momento di Mazzocchi

Napoli, Giovanni Di Lorenzo costretto a rimanere fuori contro l’Empoli: al suo posto toccherà a Mazzocchi non farlo rimpiangere

Giovanni Di Lorenzo è diventato una figura insostituibile per il Napoli, non solo per le sue qualità tecniche, ma anche per la sua leadership e il suo impegno. Capitano e uomo spogliatoio per eccellenza, è l’unico giocatore che non ha saltato nemmeno un minuto in questo campionato. La sua esperienza e capacità di adattarsi ai diversi ruoli in campo lo hanno reso fondamentale per tutte le squadre che ha avuto sotto la guida di allenatori come Ancelotti, Gattuso, Spalletti e ora Conte. Nonostante le difficoltà passate, come le contestazioni dei tifosi e le voci di un possibile trasferimento, l’arrivo di Conte ha cambiato la sua storia, rendendolo nuovamente protagonista con la fascia al braccio e firmando la prima rete dell’era Conte al Napoli.

Ora, però, Di Lorenzo dovrà saltare la partita contro l’Empoli per squalifica, e, come riportato da la Gazzetta dello Sport, sarà Pasquale Mazzocchi a prendere il suo posto. Mazzocchi, figlio di Napoli e tifoso, ha già dimostrato il suo valore, sostituendo Di Lorenzo con successo in passato. Nonostante il suo periodo lontano dal campo, dovuto a un infortunio e a cambiamenti tattici, Mazzocchi è pronto a dare il suo contributo con l’energia e l’entusiasmo che lo contraddistinguono. Con la vittoria come obiettivo principale, Mazzocchi sarà il tifoso in campo, pronto a tenere alto l’orgoglio napoletano.

Real Madrid, la squadra si è abituata a perdere? Il confronto con la scorsa stagione che spaventa Ancelotti

Il Real Madrid si è abituato alla sconfitta? Il confronto con i numeri della scorsa stagione che spaventa Ancelotti

Il Real Madrid di Carlo Ancelotti sembra aver accettato la sconfitta. Come riportato da Marca dopo aver perso solo due partite nella stagione 2023-24, il numero di sconfitte è salito a undici in questa stagione, con ancora più di due mesi di competizione davanti. Un quadro allarmante per una squadra che in soli quattro giorni ha subito due pesanti sconfitte, mettendo seriamente a rischio la lotta per la Liga e la Champions League, i due principali obiettivi stagionali e di fatto anche la panchina del tecnico.

Questo dato è particolarmente doloroso considerando il recente passato del Madrid, che nella scorsa stagione ha perso solo due partite, entrambe contro l’Atletico Madrid. La sconfitta contro i Colchoneros non ebbe grandi conseguenze, poiché i blancos vinsero la Liga con grande autorità, mentre quella nella Coppa del Re impedì al Madrid di vincere tutti i titoli a cui partecipò, conquistando comunque cinque trofei. Quest’anno, invece, il Madrid ha già perso cinque partite in Champions League, compresi tre ko nella fase a gironi, e cinque in Liga, l’ultima delle quali contro il Valencia, che lo ha lasciato a quattro punti dal Barcellona. La Supercoppa di Spagna, persa 2-5 contro il Barça a gennaio, è un altro dei colpi dolorosi. Con il Barça che ha segnato ben nove gol in due incontri contro il Madrid, il futuro sembra incerto, anche se la possibilità di un incontro con i catalani in finale di Champions sembra ormai remota. Il Madrid potrebbe addirittura superare il proprio record di sconfitte in una stagione, che risale alla stagione 2018-19, quando arrivò a ben 18 sconfitte.

Bologna, Savoldi: «Una squadra che diverte, la svolta è arrivata con Sartori, ecco l’importanza di un grande uomo mercato…»

Le parole di Beppe Savoldi, doppio ex di Bologna e Atalanta, sulla prossima sfida di campionato di domenica nel lunch time

Giuseppe Savoldi, doppio ex di Bologna e Atalanta, ha parlato al Resto del Carlino in vista della sfida di domenica nel lunch time. Di seguito le sue parole.

GIUDIZIO SUL NAPOLI E IL BOLOGNA – «Le due squadre si sono divise la partita: primo tempo del Napoli e secondo del Bologna».

CALO DEL NAPOLI NELLA RIPRESA – «E’ un difetto di questa stagione, che negli ultimi tempi si è accentuato. Alti e bassi dentro la stessa partita non aiutano se vuoi provare a vincere lo scudetto».

GOL DI TACCO DI NDOYE – «Bellissimo. Ma ho anche pensato: col cavolo che ai miei tempi i difensori ti lasciavano tutto quello spazio. Allora si marcava a uomo, la zona non esisteva. E se provavi a fare un tunnel o un colpo di tacco in faccia al tuo marcatore sapevi già che l’azione dopo ti ritrovavi i suoi tacchetti in bocca».

BOLOGNA IN CORSA PER LA COPPA ITALIA E LA CHAMPIONS – «Rispondo con una domanda: chi è da tre anni l’uomo mercato del Bologna? Sartori. Ci tengo a sottolinearlo perché a Bergamo sembra che le fortune dell’Atalanta siano legate solo a Gasperini».

GIUDIZIO SULL’ATALANTA E GASPERINI – «Quest’anno l’Atalanta o fa grandi partite o combina grandi disastri: perché porta in campo gli sbalzi d’umore del suo allenatore. Gasperini sarà anche un bravissimo tecnico, ma mettete in fila le cose: litiga col Papu Gomez, litiga e poi fa pace con Lookman, in panchina è tutta una parolaccia. Sono segnali che non trasmettono stabilità e sicurezza al gruppo».

SOLUZIONE PER L’ATALANTA – «Cambiarlo a fine stagione. Al nono anno di Atalanta lui ormai decide tutto: è allenatore, presidente, uomo mercato e tiene tutti sotto i tacchi. Se alla proprietà questo va bene pace: io invece ritengo che sia arrivato il momento di aprire un nuovo ciclo con un altro allenatore».

IMPORTANZA DI SARTORI PER IL BOLOGNA – «Il Bologna è la prova vivente di quanto conti avere un uomo mercato bravo e un club forte per fare le fortune di una squadra e di un allenatore. Prendete Motta: nei due anni di Bologna ha fatto cose eccellenti, alla Juve invece è finita malissimo».

ATALANTA-BOLOGNA E IL TERZO POSTO – «Se l’Atalanta è quella delle ultime uscite il Bologna ha ottime chance di fare risultato. La forza del Bologna del resto è che può giocare questo finale di stagione senza pressioni e con la testa leggera: chi pronosticava a luglio un cammino così? I pensieri e le pressioni è giusto che li abbiano Milan e Roma, o la stessa Atalanta».

FINALISTA DI COPPA ITALIA – «Noi nel 74’ all’Olimpico alzammo il trofeo battendo il Palermo ai rigori. Periodicamente da Palermo mi chiedono ancora interviste su quella partita, che per loro è una ferita aperta. Il rigore dell’1-1 concesso al novantesimo per la spinta di Arcoleo su Bulgarelli fu un rigore un po’ così, quel giorno meritavano più loro e noi, tra virgolette, la rubammo un po’. Ma nel calcio qualche volta succede».

GIUDIZIO SU CASTRO – «Castro sa fare tutto: aiuta i compagni, fa assist, segna, sa attaccare e sa difendere. Essere un attaccante completo nel calcio di oggi è decisivo: specie se hai solo vent’anni».

OROSOLINI IN NAZIONALE – «Lo chiamerei in nazionale subito. Ha estro, fantasia, senso del gol: quando è in giornata non lo fermi».

Celje Fiorentina, Lorenzo Amoruso: «La Viola non deve sbagliare l’approccio. L’avversario deve capire immediatamente una cosa precisa»

Celje Fiorentina, le parole di Lorenzo Amoruso sulla sfida di questa sera di Conference League: «La Viola non deve sbagliare l’approccio»

Celje Fiorentina di oggi mette alla prova la squadra di Palladino nell’operazione conquista della finale di Conference League (e sarebbe il terzo anno consecutivo). Lorenzo Amoruso, ex difensore viola, analizza su La Gazzetta dello Sport le insidie della sfida d’andata, che andrà in scena alle ore 21 e che vale come un esame di maturità.

LA VIOLA É FAVORITA – «Non c’è una chiave precisa, ma deve scattare qualcosa nella testa dei calciatori, perché in campo ci vanno loro. Quel che è mancato alla Fiorentina quest’anno nelle partite con le piccole è stata l’applicazione e anche un po’ di coraggio. I giocatori non devono mai sottostimare l’avversario».

LA COSA FONDAMENTALE – «L’approccio iniziale. Devi entrare in campo e far capire che non è aria, con cattiveria. La partita la facciamo noi. Bisogna partire forte. Il Celje è una squadra normale, che non ha storia e non ha fenomeni. Deve avere la sensazione che la partita non la può vincere».

Ranieri: «Consigliere o dirigente, sono solo etichette: rimango se posso contare: allenatore? C’è una lista di nomi da mo’»

Roma, lunga intervista di Claudio Ranieri sul suo futuro, il suo ruolo nella dirigenza e nella scelta del nuovo allenatore

Claudio Ranieri ha rilasciato una lunga intervista a Il Messaggero toccando i temi caldi del momento in casa Roma: dal confronto con la Juventus alla sua futura posizione nel club, passando per le scelte tecniche, il derby imminente e i rumors sul nuovo allenatore. Di seguito le sue parole.

LE SCELTE CONTRO LA JUVE – Sì, rifarei tutto. Conosco lo spogliatoio e so chi mi può dare ciò che cerco. Il problema è che inizialmente non abbiamo tenuto la palla per progredire. Sapevamo che sarebbero partiti forte, ma volevamo farlo anche noi. Le scelte erano tutt’altro che conservative: la mia idea era di prenderli alti. Diamo merito alla Juve che, mettendo due giocatori tra le linee, ha fatto ciò che di solito facciamo noi. Ma guardiamo tutto: Tudor quando ha fatto i cambi ha messo dentro 120 milioni. La scelta conservativa, invece, l’ho fatta quando ho giocato con il 5-4-1 contro il Napoli in casa.

SU SHOMURODOV E DOVBYK INSIEME –Vero, funzionano e sono molto compatibili perché Eldor è una seconda punta, non è egoista, è un generoso per natura. A volte gli chiedo di tirare in porta più spesso. Il problema è che se li schiero entrambi dall’inizio, poi se devo cambiare la partita… mi attacco. Bisogna valutare tutto e non è detto che non possano giocare insieme.

RITORNO A TRIGORIA – Sono sincero, dopo una settimana ho pensato che l’avrei rimessa a posto. Dentro di me lo sapevo ma non ci pensavo. La squadra mi dà tutto. Se non trovo il feeling, non va. È stato facile trovarlo.

CHAMPIONS O DELUSIONE? – Ho capito, ma è bello starci. A me ha fatto molto piacere un signore che ho incrociato per strada e mi ha detto “grazie per averci ridato la dignità”. Non c’è complimento migliore. Abbiamo rimesso la Roma dove doveva stare, dove i Friedkin vogliono che stia, lassù: una volta si lotta per la Champions, una per lo scudetto, questo ha chiesto la proprietà fino a quando ci ho parlato io all’inizio. Poi che possa diventare un boomerang o che abbiamo spinto troppo, ci sta. Ma come vale per noi, vale anche per gli altri. Rimangono 21 punti, vediamo che succede.

IL DERBY – Ma non va bene mai, neanche alla Lazio. Il derby è derby, è bello che valga qualcosa e che ci si stia lassù insieme, che ci sia sana competizione.

SUL FUTURO RUOLO DI SENIOR ADVISOR – No, no. Io sarò senior advisor, e mo’ traducetelo come ve pare (ride, ndr). So che sarò un punto di riferimento per loro, consiglierò cosa è giusto e cosa non lo è, ma poi a decidere è la proprietà. Credo sia per tutti così.

SU BURDISSO E IL RUOLO NELLA SOCIETÀ – Scusatemi, ma se arriva un dirigente sopra di me, io che ci sto a fare? I tifosi devono stare tranquilli, io non scappo. Scappo solo se non conto. Non farò il parafulmine di nessuno.

SE NON DECIDE, SE NE VA – Che se non decido e non mi sento importante, io non faccio il parafulmine, me ne vado. Oggi mi sento al centro del progetto. Nel momento in cui mi sentissi al lato di questo, arrivederci e grazie.

CI SONO AVVISAGLIE? – La faccia sarà sempre la mia finché sarò al centro del progetto. Quando dico che non sarò il parafulmine di nessuno, è solo perché se mi renderò conto di non essere ascoltato, che ci sto a fare?

SU UNA PRESENZA QUOTIDIANA – Ma sì, non è questo il problema. Non è l’etichetta o la dicitura che mi farà stare qui o meno ma se sarò una persona ascoltata o non ascoltata. Il resto, se sono un dirigente, un consigliere, non mi interessa molto. Mi interessa invece capire se quando dirò che va fatta una cosa per il bene della Roma, sarò seguito.

SCELTA DEL NUOVO ALLENATORE – L’allenatore non è scelto da me, non funziona così. Se ho fatto una lista di nomi, con pregi e difetti, sta anche ai Friedkin deciderlo.

QUANTI NOMI? –Ghisolfi ed io abbiamo seguito il modello inglese. Siamo partiti da 7-8 nomi per arrivare a 3-4.

LA LISTA È STATA CONSEGNATA? – Da mo’.

I FRIEDKIN HANNO SCELTO? – Siamo vicini, molto vicini.

È ALLA RANIERI? – Sono convinto che arriverà un buon allenatore.

ALL’INIZIO POTREBBE NON PIACERE – Perché tante volte a Roma si pensa che arrivi questo o quell’altro e poi i fatti sono diversi. Chiunque arrivi, lasciamolo lavorare. Ora ho detto di prendere un tecnico da Roma e andiamo avanti. Si deve cambiare quando allenatore e squadra non sono più all’unisono. Ma finché c’è il feeling, e queste cose si vedono in campo, si continua insieme. Non esiste sta cosa del ‘giocatore X che ha mandato via un tecnico’, non esiste, ve lo assicuro.

GENOVA 2010 – Certo, per quello dissi che mi dimettevo prima da tifoso che da allenatore.

I GIOCATORI LE HANNO CHIESTO DI RESTARE – Sì però ho risposto, “no grazie”.

FATICOSO ALLENARE ALLA SUA ETÀ – Ma no, mi avete detto prima che sono ringiovanito. Appena mi ha chiamato la Roma sono cambiato da così a così, in meglio. Il cervello va veloce, ci si sente di nuovo giovani.

ROMA DA SCUDETTO NEL GIRONE DI RITORNO –Va migliorata, per cercare di centrare le coppe. Ogni stagione fa storia a sé. Molti dicono “se Ranieri fosse arrivato prima”, ma questo poteva valere nel 2009, con sole due partite e zero punti. Alla fine ne bastavano uno o due in più, ancora non c’era tutta la storia che si è sviluppata qui quest’anno. Ma con De Rossi che va via, Juric che non trova l’alchimia giusta, i ragazzi hanno trovato uno che ha dato loro fiducia e con me la squadra ha reagito e messo il turbo. Sono venuto qui per amore.

TEN HAG – Ci credete che non lo conosco? Mai incontrato. Ho letto che sarei andato a cena con lui. Mai visto. Credetemi, vi prego.

BUGIE BIANCHE – Non me la sono presa. Ma io non racconto bugie.

GASPERINI –Certamente, ho sempre detto che più bugiardi dei calciatori ci sono soltanto gli allenatori ex calciatori (e scoppia a ridere, ndr). Torno serio, signori miei andate a chiedere a qualsiasi allenatore se sarebbe felice di allenare la Roma. Chi vi risponderebbe di no?

LA LISTA DEGLI ALLENATORI – La lista? E fatemeli sapè pure a me ‘sti nomi, così mi rendo conto. Datela pure a me questa lista! È come per ten Hag. E non posso neanche dire che c’è andato mio fratello a cena con lui. Mi somiglia, è vero, ma stava male e per qualche giorno non è uscito di casa.

ITALIANO O STRANIERO – No, dopo vi imbroglio tutto. Fate i bravi.

VA RIVOLUZIONATA LA ROSA – Sì, non va rivoluzionata. Vi faccio un esempio: state scrivendo, giustamente, che la Roma segna poco. Per il prossimo anno, quindi, dobbiamo prendere calciatori che sappiano fare gol.

PELLEGRINI – È uno dei centrocampisti più forti d’Italia, non ho nessun dubbio e nessuno può smentirmi. Ripartire da lui anche l’anno prossimo? Dipende da Lorenzo. Io lo stimo.

COSA DIREBBE A PELLEGRINI DA CONSIGLIERE – Di fare bene queste 7 gare. Forse sbaglio, ma insisto con lui su questa cosa dei colpi che riceve. Ormai non ti fischiano più niente…

Bayern Inter, Benitez: «Inzaghi ha una qualità straordinaria ma sa che al ritorno può succedere questa cosa. Dopo il pari di Muller una squadra normale non avrebbe vinto»

Le parole di Rafa Benitez sulla vittoria dell’Inter contro il Bayern Monaco: «Dopo il pari di Muller una squadra normale non avrebbe vinto»

Rafa Benitez ha vinto la Champions League nel 2005 guidando il Liverpool contro il Milan. Oggi ragiona sull’altra squadra della città e lo fa su La Gazzetta dello Sport, in veste di opinionista. Lo spunto è – naturalmente – il 2-1 dell’Inter di Monaco sul Bayern.

SEMIFINALE POSSIBILE – «Tenendo però presente che contro avversari del genere, non valendo più il doppio il gol in trasferta, bisogna fare attenzione. E questo Inzaghi lo sa benissimo».

COSA HA IMPRESSIONATO DELL’INTER – «La maturità con cui ha interpretato la gara, la bellezza di certe giocate – penso al primo gol – e la rabbia, la ferocia con cui ha saputo cogliere le imperfezioni del Bayern – e rivedo il secondo gol, in contropiede senza mai aver avuto paura di crederci».

IL FINALE – «L’Inter è una grande squadra Dopo il pareggio di Thomas Müller, altri si sarebbero orientati al controllo del risultato. Loro no, hanno afferrato l’occasione per partire a campo aperto. E lo hanno fatto perché hanno un organico che sa superare i problemi fisici che pure ci sono perché mancavano Dimarco, Dumfries, Zielinski e Taremi. Ma la qualità è straordinaria».

HA SAPUTO SOFFRIRE – «Nel primo tempo, nella fase più dura, quella del palo di Kane, l’Inter è rimasta tranquilla, con le proprie idee e non ha mai avuto fretta nelle giocate, evitando di forzarle. Ha chiuso come doveva su Olise e Sané, lo ha fatto con i tre difensori bravissimi, tutti, ma anche con i due esterni che si sono sacrificati. Al Bayern non sono stati concessi spazi tra le linee».

IL GOL DI LAUTARO – «In un’azione di enorme padronanza tecnica, con la genialata di Thuram e poi sublimata con l’esterno di Martinez. Quando hai loro in questa forma, è come se partissi da 1-0 per te. Ma l’Inter è altro, bisogna aggiungere le letture di Barella e di Mkhitaryan, o anche la saggezza di Calhanoglu: dentro una vittoria del genere, non può essere escluso nessuno. E poi il cinismo, la strategia curata in ogni dettaglio nella preparazione della sfida di Inzaghi».

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