Pagina 205 – Calcio News 24

Serie A, Tonolini a Open VAR: «Gol Bremer regolare, corretto assegnare il rigore al Cagliari. Sul fallo di mano di Nuno Tavares…». La spiegazione degli episodi da moviola

Serie A, Tonolini a Open VAR ha analizzato gli episodi da moviola dei match della 31ª giornata 2025/26

Il 31esimo turno di Serie A si è da poco concluso, portando in dote le consuete discussioni legate alle decisioni arbitrali. Molteplici gli episodi finiti sotto la lente d’ingrandimento: dal caos generatosi nel finale di Verona-Fiorentina, culminato con i cartellini rossi estratti all’indirizzo di Suslov e Gudmundsson, fino alla condotta violenta di Maleh punita in Cremonese-Bologna. A sciogliere ogni dubbio ci ha pensato Mauro Tonolini, autorevole componente della commissione arbitrale AIA, che ai microfoni della trasmissione Open VAR ha esaminato a fondo le casistiche legate all’utilizzo o meno dell’OFR (On-Field Review), promuovendo l’operato generale dei fischietti italiani.

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Juventus-Genoa: il contatto su Colombo

L’analisi tecnica è partita dalla discussa rete bianconera siglata da Bremer, viziata da un presunto fallo ai danni di Colombo, il quale perde uno scarpino nell’azione. L’arbitro Massa, rivolgendosi ai giocatori in campo, ammette con franchezza: “Io non ho visto la situazione”. Dalla sala monitor, il VAR Paterna effettua il check e lo rassicura: “Gol regolarissimo”. Tonolini promuove a pieni voti la scelta tecnica: “Il fatto che perda la scarpa è a seguito di un contatto accidentale e fortuito, non ci sono gli estremi per rilevare alcuna scorrettezza. Corretta l’assegnazione della rete e la valutazione del VAR. Inutile anche l’OFR”.

Lazio-Parma: l’incrocio tra fuorigioco e fallo di mano

Un altro caso estremamente spinoso è emerso allo Stadio Olimpico, a causa del tocco di mano in area di Nuno Tavares arrivato dopo un duro contrasto con Pellegrino. Il VAR Camplone richiama il direttore di gara Marcenaro, che dopo un’attenta e lunga revisione al monitor sentenzia: “C’è il fallo di mano, ma anche fuorigioco punibile”. Tonolini sviscera la complessa dinamica degli eventi: “C’è una situazione di bandierina blu, ovvero una posizione di fuorigioco marginale di Pellegrino in partenza. C’è da valutare l’impatto con l’azione e su Nuno Tavares. C’è un contatto con il difendente, con la posizione di fuorigioco geografica che diventa poi punibile. Decisione corretta, perché si va in ordine cronologico e quindi il fallo di mano poi va in secondo piano. Decisione corretta, se non ci fosse stato fuorigioco, sarebbe stato assegnato il penalty”.

Sassuolo-Cagliari: il rigore deciso dalla tecnologia

A chiudere l’intervento è stata l’analisi del penalty concesso alla formazione sarda grazie a un provvidenziale richiamo del VAR Aureliano. Tonolini sottolinea il perfetto gioco di squadra: “È stato fondamentale l’intervento della sala VAR perché la visuale dell’arbitro era coperta. Il lavoro di Aureliano e dell’assistente VAR è stato quello di cercare le immagini più chiare per individuare il punto di contatto e la dinamica”. Riguardo all’infrazione ravvisata, il dirigente precisa: “Il pallone viene tolto alla disponibilità dell’attaccante, quindi il fallo è chiaramente punibile”. Un momento utile anche per ribadire il ferreo protocollo della tecnologia: “Il VAR non deve dare un’opinione, ma proporre le immagini migliori per permettere all’arbitro di valutare. La decisione finale spetta sempre al direttore di gara”. La chiosa finale certifica l’ottima gestione della gara: “Corretta la chiamata all’OFR e corretta anche la decisione finale di assegnare il calcio di rigore e l’ammonizione”.

Bologna formato Europa, Aston Villa avvisato: DNA Italiano, i segreti in campo e mosse future sul mercato. L’analisi completa

Bologna in formato europeo dopo la convincente vittoria contro la Cremonese: i segreti e l’analisi tattica in vista dell’Aston Villa

Il Bologna di Vincenzo Italiano è tornato a volare e lo fa nel momento cruciale della stagione. La convincente vittoria in trasferta contro la Cremonese per 1-2 ha restituito l’immagine di una squadra dominante, ora pronta a sfidare l’Aston Villa nell’andata dei quarti di finale di Europa League. Ecco il focus odierno de La Gazzetta dello Sport.

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Il DNA di Italiano

La gara dello Zini ha certificato un dato impressionante: settima vittoria consecutiva in trasferta tra campionato e coppe, con un differenziale di +11 punti lontano dal Dall’Ara. Ma a entusiasmare è soprattutto il ritrovato DNA tattico. A Cremona si è vista l’esaltazione degli esterni, vero marchio di fabbrica dell’allenatore. Joao Mario ha trovato la via della rete, mentre Juan Miranda ha servito ben due assist decisivi. Emblematico il secondo gol firmato da Rowe, accentratosi nel ruolo di centravanti puro con un movimento che ha ricordato il miglior Dan Ndoye. La fluidità della manovra rossoblù ha costretto Giampaolo a schierarsi a cinque dietro dopo appena cinque minuti.

Intercambiabilità e pressing asfissiante

Oltre al lavoro sulle corsie, la macchina rossoblù ha rimesso in mostra i tratti caratteristici di inizio stagione. Si è rivista una totale intercambiabilità dei ruoli: Moro e Bernardeschi si alternano costantemente, con quest’ultimo abile ad abbassarsi per cucire il gioco. Freuler torna a ringhiare al limite dell’area avversaria, guidando un pressing asfissiante e votato alla riconquista alta del pallone, mentre Lucumi agisce da rassicurante libero moderno alle spalle di tutti.

Le mosse sul mercato

Le ottime prestazioni in campo si riflettono inevitabilmente sulle strategie societarie. Il portoghese Joao Mario sogna un ritorno alla Juventus, ma il Bologna è intenzionato a convincere i bianconeri a rinnovare il prestito, magari inserendo un obbligo di riscatto. Sul fronte opposto, Juan Miranda appare sempre più vicino a un prolungamento di contratto fino al 2027.

Verso Aston Villa

Giovedì al Dall’Ara arriveranno i temibili Villans. L’unica sconfitta europea di quest’anno, a fronte di sette vittorie e quattro pareggi, arrivò proprio contro gli inglesi. Ma oggi il Bologna è una squadra rigenerata, matura e decisamente consapevole. Italiano ha scaldato i motori: la grande notte europea può finalmente cominciare.

Napoli, De Laurentiis rammaricato: «Se non avessimo avuto tutte queste difficoltà, avremmo rivinto lo Scudetto!»

Napoli, Aurelio De Laurentiis – presidente azzurro – ha parlato così della stagione del club partenopeo e dello Scudetto

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha vissuto una serata da vero protagonista negli Stati Uniti. Ieri sera, infatti, ha presenziato alla prima proiezione americana dell’attesissimo docufilm “Ag4in – Il film del quarto scudetto del Napoli”. L’opera cinematografica celebra l’emozionante e indimenticabile cavalcata del club partenopeo verso la conquista del tricolore della Serie A 2024/2025, arrivata sotto la magistrale e vincente guida tecnica di Antonio Conte.

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Il ponte tra Napoli e l’America: la celebrazione all’Egyptian Theatre

L’esclusivo evento internazionale si è svolto all’interno del suggestivo e storico Egyptian Theatre di Hollywood, a Los Angeles. Una cornice a dir poco perfetta per suggellare l’incontro tra l’eccellenza del grande cinema e la viscerale passione calcistica azzurra. Nel corso della serata, il patron partenopeo è stato intervistato dal noto influencer Raffarispo e dai calorosi rappresentanti del Calcio Napoli Club USA.

Raggiante per il recente successo ottenuto sul campo, il presidente ha esordito tracciando un bilancio dell’iniziativa: Abbiamo vinto con il Milan, quindi sto molto bene. Cosa significa unire Hollywood e Napoli? Questo unire l’amore tra Hollywood, che è la patria dei migliori film, e Napoli che è l’amore nel mondo è un ponte che vogliamo aprire con l’America. Questo teatro poi penso sia il migliore per proiettare il film sul quarto scudetto, è stata un’esperienza incredibile, un thriller fino all’ultimo minuto, non sapevamo fino alla fine come sarebbe finita.

L’elogio ad Antonio Conte e l’emergenza infortuni stagionale

L’attenzione si è poi inevitabilmente spostata sull’attuale momento della squadra in campionato e sul decisivo impatto dell’allenatore leccese. De Laurentiis non ha nascosto le oggettive e pesanti criticità affrontate dall’organico in questa annata sportiva, esaltando però le capacità del proprio tecnico nel gestire la pressione: Devo dire che con Conte abbiamo vinto perché è il re delle sorprese. Riguardo la stagione? Abbiamo avuto tantissimi infortuni, 11-12 giocatori infortunati. Solo ora stiamo recuperando giocatori importanti ma nonostante ciò abbiamo ancora diversi giocatori fuori”.

L’ambizione per il futuro: nel mirino c’è il quinto Scudetto

Nonostante le enormi difficoltà legate alla prolungata emergenza in infermeria, l’ambizione del numero uno della società campana resta assolutamente intatta. Lo sguardo è già rivolto verso i futuri trionfi e al sogno di allargare ulteriormente la bacheca del club: Se non avessimo avuto tutte queste difficoltà, probabilmente avremmo rivinto lo scudetto e quindi il quinto. Ma mai dire mai, e abbiamo anche il prossimo anno. Il progetto di espansione del brand azzurro, sia sul rettangolo verde che oltreoceano, prosegue a gonfie vele.

Atalanta dominante a Lecce, i giornali eleggono quattro migliori in campo: ma c’è un bocciato senza appello! I giudizi non lasciano dubbi

Atalanta, i giornali hanno giudicato così la roboante vittoria della Dea contro il Lecce. Ecco tutti i voti dei nerazzurri con top e flop

Una Dea straripante banchetta al “Via del Mare”, mandando in tilt la difesa salentina e conquistando punti d’oro per l’Europa. Quasi tutti promossi alla corte di Palladino, ma tra i quotidiani non manca qualche veduta diametralmente opposta. Ecco l’analisi delle pagelle di Lecce-Atalanta, basata sui giudizi incrociati di Tuttosport e La Gazzetta dello Sport.

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I TOP

• Nikola Krstovic (7.5 per TS, 7 per GdS): L’ex di turno non fa sconti. Segna, fa impazzire la difesa leccese, chiede scusa al suo vecchio pubblico e si inventa pure acrobazie spettacolari. Un incubo per i giallorossi.
• Giorgio Scalvini (7 unanime): Voto e giudizio in fotocopia per i due quotidiani. Si traveste da centravanti puro (la Gazzetta lo ribattezza “Sca-macca”) e sblocca la gara con un destro secco e una finta da bomber navigato.
• Ederson (7 unanime): Una dinamo in mezzo al campo. Per Tuttosport “mette in tasca” da solo il trio di centrocampo leccese; per la Rosea è un “movimento continuo in ogni zona del campo”. Dominante.
• Giacomo Raspadori (7 unanime): Entra, timbra il cartellino in scioltezza e mette il punto esclamativo sulla rotonda vittoria bergamasca. Impatto perfetto dalla panchina.

I FLOP

• Nicola Zalewski (5 per TS, 6 per GdS): In un’Atalanta che domina, è l’unico a finire “dietro la lavagna”, quantomeno per il quotidiano torinese. Pesa qualche tocco poco deciso di troppo sulla trequarti.

LE DIFFERENZE DI VOTO E GIUDIZIO

• Il caso De Ketelaere (6 TS vs 7 GdS): È la spaccatura più netta della giornata. Per Tuttosport il belga gioca una partita “non entusiasmante ma sufficiente” da 6 in pagella. Per La Gazzetta dello Sport, invece, è da 7 in pagella ed è addirittura IL MIGLIORE in campo: “Infila palloni nei corridoi, manda in porta tutti”. Visioni opposte.
• Berat Djimsiti (6 TS vs 7 GdS): Tuttosport si limita a un 6 per una prestazione “senza sbavature”. Molto più esaltata la Gazzetta che lo premia con un 7 e una metafora pasquale: “Mette Cheddira sulla griglia, gli manca solo la birretta per quanto gli riesce facile”.
• Il “bipolarismo” su Zalewski (5 TS vs 6 GdS): Se la Gazzetta gli regala una sufficienza stiracchiata, Tuttosport lo boccia con un severissimo 5, scrivendo però un giudizio totalmente positivo e in contrasto con il voto: “Attivo, molto vivace. Ha spaventato spesso il reparto difensivo giallorosso”. Un mistero.
• Marco Carnesecchi (6 TS vs S.V. GdS): Praticamente inoperoso. Tuttosport gli dà il 6 politico d’ordinanza, mentre la Gazzetta opta per il Senza Voto (S.V.) ironizzando: “Tiri nello specchio zero. L’unica preoccupazione è avere la crema solare”.

Dossier Baggio, cos’è il piano mai realizzato che poteva cambiare il calcio italiano

In esclusiva sul canale di Cronache di Spogliatoio, Vittorio Petrone, ex manager del Divin Codino, svela i dettagli del dossier Baggio

Ogni volta che il calcio italiano sprofonda in una nuova crisi, torna puntuale lo stesso nome: Dossier Baggio. Lo si tira in ballo dopo un fallimento della Nazionale, dopo un’eliminazione pesante, dopo l’ennesimo allarme sul livello del nostro movimento. Ma alla fine la domanda è sempre la stessa: che cos’è davvero questo dossier?

Non una leggenda, non un documento misterioso buono solo per alimentare nostalgia o rimpianti. Da quanto emerge dall’intervista a Vittorio Petrone, ex manager di Roberto Baggio, sul canale Youtube di Cronache di Spogliatoio , il Dossier Baggio era un progetto concreto, strutturato, approfondito. Un piano enorme, oltre 900 pagine, pensato per rifondare il calcio italiano partendo dal punto più delicato e decisivo: la formazione dei giovani.

L’idea nacque dopo il disastro del Mondiale 2010 in Sudafrica, quando l’Italia uscì di scena da campione del mondo in carica. In quel momento, Roberto Baggio, allora presidente del Settore Tecnico FIGC, spinse per un cambiamento radicale. Attorno a lui lavorarono figure come Vittorio Petrone e Adriano Bacconi, con il contributo di decine di professionisti. L’obiettivo era chiaro: non limitarsi a correggere qualche difetto, ma mettere mano all’intero sistema.

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Un piano per rifare il calcio italiano dalle fondamenta

Il cuore del Dossier Baggio era semplice nella teoria, ambizioso nella pratica: intervenire alla radice del problema. Non sulle Nazionali maggiori, non soltanto sui club, ma su tutto ciò che viene prima. Bambini, istruttori, centri di formazione, metodologia, scouting, scuola, tecnologia.

Il progetto immaginava la nascita di 100 Centri di Formazione Federale distribuiti in tutta Italia. Strutture pensate per osservare, selezionare e far crescere i giovani talenti con criteri uniformi, superando squilibri territoriali, improvvisazione e logiche troppo spesso legate agli interessi di parte.

L’idea forte era quella del “maestro di calcio”, una figura diversa dal tradizionale allenatore. Non un tecnico ossessionato dal risultato della domenica, ma un formatore capace di lavorare su tecnica, crescita motoria, pedagogia e psicologia. In altre parole: restituire centralità alla palla, al gesto tecnico, all’apprendimento, invece di trasformare troppo presto il calcio giovanile in una copia mal riuscita del professionismo.

E non finisce qui. Il dossier prevedeva anche una revisione profonda delle competizioni giovanili, con meno attenzione al risultato nelle fasce d’età più basse e più spazio allo sviluppo individuale. Un tema che oggi sembra modernissimo, ma che in quel progetto era stato messo nero su bianco già allora.

Tecnologia, dati e controllo: un progetto già avanti sui tempi

Uno degli aspetti più impressionanti del Dossier Baggio è il livello di dettaglio. Non si fermava ai principi. Entrava nel merito di tutto: metodologia, organizzazione, strumenti, costi, personale, raccolta dati.

C’era l’idea di un sistema centralizzato, con sessioni di allenamento monitorate e confrontabili in tutta Italia. Ogni centro avrebbe dovuto seguire una linea comune, controllata dal Settore Tecnico, con l’aiuto della tecnologia e di database dedicati. Già allora si pensava a telecamere, archivi, filtri, analisi dei comportamenti e tracciamento dei percorsi di crescita dei ragazzi.

In sostanza, il messaggio era netto: il talento non va lasciato al caso. Va cercato, protetto, accompagnato e sviluppato con metodo. Anche per evitare che a emergere siano sempre e solo i profili già inseriti nei circuiti più forti o più vicini alle dinamiche di potere del sistema.

C’era poi un’altra intuizione molto forte: la sostenibilità. Meno viaggi infiniti, meno costi per le famiglie, meno sacrifici economici per inseguire il sogno del calcio. Il progetto prevedeva spostamenti contenuti, un raggio operativo limitato e una rete capillare proprio per evitare che il percorso dei giovani pesasse troppo su genitori e società.

Perché il Dossier Baggio è rimasto solo sulla carta

La vera ferita, però, è proprio questa: il piano non è mai stato messo davvero a terra. Secondo quanto raccontato nella trascrizione, il progetto fu presentato, discusso e persino deliberato, ma non avrebbe mai ricevuto il sostegno economico necessario per partire fino in fondo.

La cifra indicata era di circa 10 milioni di euro in tre anni, un investimento che gli autori ritenevano sostenibile, anche con il supporto delle società professionistiche. Eppure, sempre secondo il racconto emerso nel video, il passaggio decisivo non arrivò mai: dalla delibera non si sarebbe passati allo stanziamento reale delle risorse.

Da lì, il progressivo stop del progetto e poi le dimissioni di Roberto Baggio.

Un’idea ancora attuale

Ed è per questo che il Dossier Baggio continua a riemergere. Perché non viene percepito come un vecchio documento impolverato, ma come una riforma mai nata. Un piano che, aggiornato nelle tecnologie e nei dettagli operativi, potrebbe ancora dire molto al calcio italiano di oggi.

Il punto, però, resta lo stesso di allora: non basta cambiare un presidente, un ct o un dirigente. Per rilanciare davvero il movimento serve una visione lunga, condivisa, coraggiosa. Serve la volontà di rimettere mano alle fondamenta.

Ed è proprio qui che il Dossier Baggio, a distanza di anni, continua a fare rumore. Perché racconta non solo ciò che il calcio italiano avrebbe potuto diventare, ma anche tutto quello che, finora, non ha avuto il coraggio di essere.

Bayern Monaco, Kompany punzecchia l’Inter: «L’eliminazione dell’anno scorso? Avevamo 9 giocatori infortunati…»

Bayern Monaco, Vincent Kompany ha lanciato una frecciata all’Inter riguardante l’eliminazione dalla Champions League della scorsa stagione

Il Bayern Monaco torna a sognare la massima competizione europea. I bavaresi, a caccia di una Champions League che manca nella ricca bacheca del club dal lontano 2020, si preparano ad affrontare una grandissima e affascinante classica del calcio internazionale: l’andata del doppio confronto contro il Real Madrid. Alla vigilia della supersfida, l’allenatore Vincent Kompany ha presentato l’attesissimo match in conferenza stampa, non mancando di riflettere sulla cocente e prematura eliminazione subita un anno fa ad opera dell’Inter.

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La sfida al Bernabeu: le parole di Kompany su Real Madrid e Mbappé

Il tecnico belga sa bene cosa attende la sua rosa nell’infuocato catino spagnolo e mette in guardia i suoi giocatori sull’importanza dell’approccio mentale e tattico. Parlando ai media, l’allenatore ha dichiarato: Credo che il Bernabeu sia lo stadio più difficile in cui giocare in trasferta. Comunque abbiamo giocatori con esperienza per questo tipo di partite, i dettagli saranno fondamentali. Ci aspettiamo un Real Madrid simile a quello che ha affrontato il City. Mbappé e Vinicius? Entrambi sono incredibili”.

Il ricordo dell’eliminazione contro l’Inter: il peso degli infortuni

La mente torna inevitabilmente a dodici mesi fa, quando il Bayern Monaco, pur partendo tra i favoriti assoluti per la vittoria finale del torneo, venne estromesso ai quarti. Kompany ha analizzato quella batosta, giustificando in parte l’accaduto ma sottolineando anche le carenze strutturali di quel momento: Il percorso dell’anno scorso terminato ai quarti contro l’Inter? È importante essere obiettivi per me, ci sono tante cose su cui riflettere della passata stagione e riguardo quell’eliminazione. Ma la realtà è che avevo nove giocatori infortunati. E mi piace nominarli perché è un modo per valutare la situazione: Ito, Neuer, Coman, Musiala, Pavlovic, Upamecano e ne sto dimenticando altri molti importanti, come Davis per esempio. Cosa è andato storto? Facile dire gli infortunati però io non mi posso concentrare solo su questo, non eravamo pronti”.

Il doppio confronto del 2025: la cavalcata nerazzurra fino alla finale

Proprio lo scorso anno, il doppio e combattuto incrocio con la squadra allora allenata da Simone Inzaghi vide prevalere i nerazzurri. L’andata, giocata l’8 aprile 2025, si concluse sull’1-2 con le reti di Lautaro Martinez, Muller e Frattesi. Nel match di ritorno del 16 aprile, l’Inter staccò il pass qualificazione grazie al definitivo 2-2 firmato da Kane, ancora Lautaro, Pavard e Dier. Un’eliminazione amarissima per i tedeschi, mentre la formazione meneghina proseguì la sua entusiasmante corsa eliminando anche il Barcellona con una vera impresa, prima di crollare solamente all’ultimo atto nella finale contro il Psg.

Newcastle, chiuso il baby colpo dall’Independiente del Valle! Documenti firmati, i Magpies hanno definito il suo acquisto

Newcastle ha definito l’acquisto del baby colpo dall’Independiente del Valle! Documenti firmati, i Magpies hanno piazzato questo colpo

Il mercato della Premier League continua a guardare con grandissimo interesse ai talenti sudamericani per rinforzare le proprie rose. Il Newcastle ha infatti messo a segno un colpo in prospettiva molto importante e atteso. Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore hanno trovato le conferme definitive: secondo Fabrizio Romano, tutti i documenti sono stati controfirmati oggi per il trasferimento di Johán Martínez al Newcastle dall’Independiente del Valle. Una mossa strategica precisa, che conferma la volontà del club inglese di investire capitali importanti sui giovani più promettenti del panorama calcistico internazionale.

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Le firme e i dettagli burocratici dell’operazione

La giornata odierna ha segnato lo snodo cruciale per il definitivo buon esito della trattativa. Dopo settimane di intensi contatti e negoziazioni tra le parti, i due club hanno finalmente superato anche gli ultimi ostacoli burocratici. Lo scambio della documentazione e le firme sui contratti blindano di fatto il passaggio del giocatore in Inghilterra. La dirigenza dei Magpies ha lavorato a lungo sottotraccia per anticipare una folta concorrenza, assicurandosi le prestazioni di un prospetto considerato tra i più interessanti della sua generazione. Ora si attende solamente il consueto comunicato ufficiale, ma l’affare è da considerarsi concluso in ogni suo aspetto legale e sportivo.

L’Independiente del Valle: una fucina di talenti per l’Europa

L’acquisto di Johán Martínez certifica, ancora una volta, lo straordinario lavoro svolto a livello giovanile dall’Independiente del Valle. La società ecuadoriana si è ormai consolidata come una delle fucine di talenti più floride e produttive di tutto il Sudamerica, capace di esportare giocatori di altissimo livello. Il Newcastle, perfettamente consapevole della qualità del vivaio del club sudamericano, ha deciso di pescare direttamente alla fonte, garantendosi un giocatore dotato di ampi margini di miglioramento.

La strategia degli inglesi e l’approdo in Premier League

L’arrivo del giocatore si sposa alla perfezione con la moderna politica aziendale della proprietà inglese, sempre più orientata alla ricerca di profili futuribili da valorizzare. Per Johán Martínez si aprono adesso le porte della Premier League, il campionato più affascinante, difficile e competitivo al mondo. Un salto di qualità notevole che richiederà un inevitabile periodo di adattamento ai ritmi e alla fisicità del calcio britannico, ma che rappresenta un’opportunità unica per consacrarsi sul palcoscenico calcistico europeo.

Zirkzee torna in Serie A? Un club a sorpresa sulle tracce dell’olandese ma non solo. C’è la ‘minaccia’ di due big di questo campionato, ecco l’indiscrezione

Zirkzee torna in Serie A? C’è un club sulle tracce dell’attaccante tedesco, ecco dove potrebbe giocare nella prossima stagione

La dirigenza bianconera è già al lavoro per programmare i grandi colpi in vista della prossima sessione estiva di mercato. Tra i nomi più caldi per rinforzare e completare il reparto offensivo, la Juventus sarebbe tornata a seguire con una certa attenzione Joshua Zirkzee. L’ex stella del Bologna, attualmente in forza in Premier League, rappresenta un profilo tattico e tecnico ideale per le ambizioni e i progetti futuri del club.

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L’addio al Manchester United e la valutazione del cartellino

L’attaccante classe 2001 della nazionale olandese potrebbe lasciare il suo attuale club, il Manchester United, a giugno. La sua avventura in terra inglese ha vissuto di molti alti e bassi, non garantendogli la continuità sperata e aprendo concretamente le porte a una sua possibile e clamorosa cessione al termine dell’annata sportiva.

Stando ad indiscrezioni provenienti dall’Inghilterra, e riportate dal sito specializzato “TeamTalk”, la dirigenza dello United valuterebbe il cartellino del giocatore 35 milioni di euro. Si tratta di una cifra, tutto sommato, alla portata dei bianconeri. La dirigenza della Vecchia Signora sta valutando attentamente l’investimento, consapevole che un giocatore con queste caratteristiche potrebbe innalzare notevolmente il tasso qualitativo della rosa.

Non solo Juventus: forte pressing del Como e delle big tedesche

La strada per arrivare alla firma dell’attaccante, tuttavia, non è affatto priva di grossi ostacoli e l’operazione si preannuncia molto combattuta su più fronti europei. Su Zirkzee, però, non ci sarebbe solo la Juve. Il talento del ragazzo ha lasciato ricordi vividi nel nostro Paese e le pretendenti, forti di nuove risorse economiche, non mancano. Sorprendentemente, infatti, in Italia sarebbe forte l’interesse del Como, una società ricca e ambiziosa che sogna un innesto di caratura internazionale per consolidare il proprio progetto sportivo in massima serie.

Le insidie più pericolose per le casse juventine, però, arrivano da oltre confine. Nello specifico, in Germania, l’ex Bologna piacerebbe alle big della Bundesliga. Il suo profilo tecnico è seguito con estrema e concreta attenzione dalle massime potenze storiche del calcio teutonico, ovvero Bayern, Borussia Dortmund e Leverkusen. Tutte queste società sono pronte a scatenare un’asta milionaria: la Juventus dovrà muoversi con grande tempismo per battere questa folta concorrenza.

Tardelli auspica il rinnovamento per l’Italia: «Si sono dimessi tutti? Era doveroso, ora persone capaci. Serve rivoluzionare, ma davvero!»

Tardelli ha rilasciato un’intervista nella quale ha parlato così della rivoluzione del calcio italiano dopo la mancata qualificazione ai Mondiali

La pesante assenza della Nazionale dalla massima competizione globale continua a far discutere l’intero movimento sportivo. Marco Tardelli dice la sua sulla crisi del calcio italiano, analizzando senza alcun filtro la situazione attuale. L’ex centrocampista di Juventus e Inter, nonché indimenticabile campione del mondo nel 1982, ha rilasciato una lunga e accorata intervista sulle pagine del quotidiano La Repubblica, puntando il dito contro i vertici del sistema sportivo e l’incapacità di rinnovarsi.

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Tre Mondiali da spettatori e l’esigenza di una rivoluzione

Il prolungato disastro sportivo azzurro impone un cambio di rotta immediato. Sulle mancate riforme federali, l’ex azzurro è perentorio: Sono anni che riflettiamo, parliamo, discutiamo e poi sentiamo: è arrivato davvero il momento di prendere decisioni, rivoluzionare. Ma chi deve agire fa finta di niente, finge di non accorgersi di nulla, di tutto che quello che sta accadendo. Si parla, si dice che è arrivato il momento giusto. Ma di agire non se ne parla. Vediamo se dopo tre Mondiali da spettatori succederà qualcosa”.

Le recenti turbolenze ai vertici della federazione rappresentano un passaggio obbligato: Si sono dimessi tutti? Era doveroso. Ora persone capaci. Bisogna aprire subito un tavolo e decidere cosa fare, ma muoversi nella maniera giusta e stare dalla parte del calcio. Riflettere e discutere, prendere decisioni, rivoluzionare, ma davvero”.

Il ruolo degli ex giocatori in FIGC

Si discute spesso della necessità di inserire più figure di campo nelle stanze dei bottoni, ma Tardelli evidenzia una forte contraddizione di fondo tra le richieste attuali e le scelte passate: Anch’io voglio ex calciatori in Figc? I calciatori c’erano e ci sono anche ora. Mi sembra che Calcagno, presidente dell’Associazione che li rappresenta, sia vicepresidente federale. E ci sono anche allenatori. E il cambio lo chiedono ora? Adesso serve la rivoluzione perché sono mancate tre qualificazioni Mondiali? Dove erano fino ad adesso? Non va bene. Qualcuno si è chiesto perché il 98% nell’ultima assemblea elettiva della federazione ha votato Gravina? Datevi una risposta”.

Gli stranieri in Serie A e il nodo dei settori giovanili

Per la leggenda bianconera, il declino tecnico non è da imputare al numero di atleti esteri presenti nel nostro campionato: In tutto il mondo ci sono tanti stranieri. E da tantissimo tempo la Serie A è piena di giocatori non italiani. Io vorrei vedere i nostri ragazzi sempre in campo, ma se in tutto il mondo funziona così, non è quella la ragione della nostra crisi. Sicuramente non ci aiuta, ma se succede ovunque non è quello il problema.

La vera emergenza del calcio italiano risiede invece nella mancanza di investimenti infrastrutturali e nella dispersione del talento nazionale giovanile: Servono gli spazi e le strutture per far crescere i giovani, vanno create. Ci sono under 17 e under 19 bravissimi che perdiamo durante percorso di crescita, spariscono. Non abbiamo più fuoriclasse, ma domandiamoci se li abbiamo persi per strada”.

Ritiro Ramsey, il centrocampista dice addio al calcio giocato: l’annuncio social del gallese attraverso questa emozionante lettera – FOTO

Ritiro Ramsey, il centrocampista gallese ha appeso gli scarpini al chiodo. L’annuncio è arrivato attraverso questa emozionante lettera

Il mondo del pallone saluta uno dei giocatori più talentuosi e discussi dell’ultimo decennio. Aaron Ramsey appende le scarpe al chiodo. L’ormai ex calciatore, all’età di 35 anni, annuncia il ritiro dal calcio giocato, chiudendo definitivamente un capitolo lungo, ricco di successi internazionali, ma anche segnato da diversi ostacoli fisici. Con questa decisione ufficiale, il centrocampista gallese pone fine alla propria carriera agonistica, congedandosi dai tifosi che lo hanno ammirato in tutto il mondo.

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Un lungo viaggio tra Premier League, Serie A e Americhe

Durante la sua intensa e variegata parabola professionale, il classe 1990 ha vestito le maglie di alcune delle società più blasonate del panorama calcistico. La sua carriera lo ha visto muovere i primi passi importanti in Gran Bretagna, difendendo i colori del Cardiff e del Nottingham Forest, per poi consacrarsi definitivamente a Londra con l’Arsenal. Il suo talento puro lo ha in seguito portato nel nostro campionato alla Juventus, prima di intraprendere nuove e stimolanti sfide in Scozia con i Rangers, in Francia con il Nizza e, infine, in Messico con i Pumas. Proprio dal club centroamericano si era svincolato lo scorso 31 ottobre, restando in attesa della decisione definitiva arrivata in queste ore.

Bandiera e leggenda della Nazionale

Oltre al percorso nei club, Ramsey è stato un pilastro assoluto, un leader carismatico e un trascinatore per la sua nazione. I numeri parlano chiaro: ha segnato 21 goal in 86 presenze con la nazionale maggiore del Galles. Il suo apporto tecnico e tattico è stato a dir poco determinante per riportare la selezione dei Dragoni a competere ad altissimi livelli sui palcoscenici internazionali.

Un palmares da vincente in tutta Europa

Il ritiro dal calcio giocato offre l’occasione per celebrare una bacheca ricca di trionfi in diversi paesi. Nel suo palmares ci sono 3 Coppe d’Inghilterra e 3 Supercoppe inglesi con l’Arsenal, a testimonianza del suo impatto in Premier League. Anche l’avventura tricolore è stata vincente: in bianconero ha conquistato uno Scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana con la Juventus. A completare il quadro dei trofei, figura anche una Coppa di Scozia coi Rangers. Il calcio perde oggi un centrocampista dalle geometrie raffinate e dal grande fiuto per il gol.

Juventus, le condizioni ufficiali di Vlahovic e Perin dopo gli esami effettuati. E Adzic…Il comunicato del club e i tempi di recupero

Juventus, le condizioni ufficiali di Vlahovic e Perin. Il comunicato del club bianconero dopo gli esami effettuati dai due giocatori post Genoa

La Juventus si ritrova a fare i conti con un’infermeria decisamente affollata dopo il dispendioso impegno di campionato contro il Genoa. La società bianconera ha prontamente diramato un bollettino ufficiale. I problemi muscolari accusati nelle ultime ore hanno reso necessari esami diagnostici approfonditi. Il comunicato della società delinea un quadro clinico ben preciso per tre importanti pedine dello scacchiere della Vecchia Signora: Dusan Vlahovic, Mattia Perin e Vasilije Adzic.

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L’infortunio di Dusan Vlahovic: i tempi di recupero

La situazione che genera la maggiore apprensione nell’ambiente torinese e tra i membri dello staff tecnico riguarda senza alcun dubbio il centravanti serbo. Durante la fase di riscaldamento svolta nel secondo tempo della gara contro il Grifone, Dusan Vlahovic ha accusato un doloroso problema al polpaccio sinistro. Il fastidio ha immediatamente allertato i preparatori atletici, costringendo il giocatore allo stop preventivo. Sottoposto ad accertamenti strumentali presso il J|medical in mattinata, il verdetto ha purtroppo confermato i peggiori timori della vigilia: gli esami hanno evidenziato una lesione di basso grado del soleo. Questo specifico infortunio muscolare costringerà il bomber a osservare un periodo di circa tre settimane ai box, iniziando fin da subito il ciclo di terapie per scongiurare pericolose ricadute.

Sospiro di sollievo per Mattia Perin: escluse lesioni

Le notizie provenienti dall’infermeria sono decisamente più confortanti per quanto concerne l’estremo difensore bianconero. Costretto ad alzare bandiera bianca e sostituito durante l’intervallo dell’ultimo match per un fastidio al polpaccio destro, Mattia Perin è stato a sua volta sottoposto ad attenti esami clinici. Fortunatamente per la squadra, i controlli non hanno evidenziato lesioni a carico della fascia muscolare interessata. Il club ha quindi fatto trasparire un cauto ottimismo: le sue condizioni verranno valutate giorno per giorno per monitorare un rapido rientro in gruppo.

Il percorso di riabilitazione di Vasilije Adzic

L’ultimo importante aggiornamento fornito dalla dirigenza della Continassa riguarda le tempistiche di recupero del giovane centrocampista. Vasilije Adzic, reduce da un fastidioso infortunio alla caviglia destra rimediato durante gli impegni con la Nazionale montenegrina Under 21, prosegue costantemente la sua riabilitazione. Il talento continua il suo attento iter di lavoro personalizzato all’interno delle strutture del club, faticando quotidianamente per riacquistare la piena stabilità articolare prima di tornare a completa disposizione dell’allenatore.

Infortunio Odgaard, buone notizie dall’allenamento del Bologna: le ultimissime

Infortunio Odgaard, buone notizie dall’allenamento del Bologna: le ultime sulle condizioni dell’attaccante danese in vista dell’Aston Villa

Il Bologna ha ripreso nella giornata di oggi gli allenamenti in vista della sfida di giovedì sera contro l’Aston Villa, appuntamento importante per il percorso dei rossoblù. Come comunicato dal club, la seduta mattutina è stata organizzata con un programma differenziato: lavoro di scarico per i calciatori maggiormente impiegati nella recente gara di Cremona e allenamento sul campo per il resto del gruppo.

Tra le notizie più positive della giornata c’è il ritorno in campo di Jens Odgaard, che ha ripreso a lavorare insieme agli altri compagni non utilizzati maggiormente nell’ultimo impegno. Un segnale incoraggiante per lo staff tecnico, che continua a monitorare con attenzione le condizioni della rosa in un momento delicato della stagione.

Hanno invece proseguito il loro percorso di recupero in palestra Dominguez, Skorupski, Dallinga e Lykogiannis, ancora impegnati in un lavoro personalizzato. Le prossime sedute saranno decisive per capire chi potrà essere a disposizione contro l’Aston Villa.

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IL COMUNICATO – «Sono ripresi questa mattina gli allenamenti dei rossoblù a -2 da Bologna-Aston Villa di UEFA Europa League. Seduta di scarico per i più impiegati a Cremona, allenamento in campo per gli altri e per Jens Odgaard.
Palestra per Dominguez, Skorupski, Dallinga e Lykogiannis
».

Serie A, come mai gli stranieri ‘rubano’ il posto agli italiani? La spiegazione regolamentare e le parole di Simonelli

Serie A, come mai gli stranieri ‘rubano’ il posto agli italiani? La spiegazione regolamentare e le parole di Simonelli, presidente della lega

Il calcio italiano si interroga su un tema sempre più centrale: il peso crescente dei calciatori stranieri in Serie A e le difficoltà nel creare condizioni favorevoli per valorizzare di più i profili italiani. Secondo i dati richiamati da La Gazzetta dello Sport, in questo campionato gli stranieri incidono per il 69,1% delle presenze complessive in Serie A. Nello stesso tempo, guardando agli acquisti a titolo definitivo, le operazioni con club esteri sono state 108, contro le 68 concluse tra società italiane. Sempre secondo la stessa ricostruzione, i club italiani risultano secondi in Europa, dietro solo a quelli inglesi, per spesa nei trasferimenti internazionali dal 2020, con 5,2 miliardi di dollari investiti.

Alla base di questo squilibrio c’è anche un nodo regolamentare. In Italia i trasferimenti interni passano attraverso la cosiddetta stanza di compensazione, un meccanismo gestito dal sistema delle leghe che obbliga i club con saldo negativo a presentare garanzie fideiussorie bancarie o assicurative. Si tratta di strumenti costosi e spesso complessi da ottenere, soprattutto per proprietà straniere o in presenza di richieste di coperture molto elevate. Il risultato, in pratica, è che acquistare da un club estero può diventare più semplice e più flessibile rispetto a trattare con una società italiana.

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Proprio su questo punto il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha spiegato alla Gazzetta che oggi il sistema finisce per rendere più conveniente il mercato internazionale rispetto a quello domestico. La linea indicata è quella di riequilibrare le condizioni tra operazioni nazionali e internazionali, anche attraverso un possibile consorzio di garanzia che riduca il peso delle fideiussioni. Tra i soggetti coinvolgibili c’è l’Istituto per il Credito Sportivo, mentre il tema sarebbe già stato affrontato anche con il ministro per lo Sport Andrea Abodi. Sul tavolo ci sono inoltre ipotesi di sgravi fiscali per i club che contribuiscono alla formazione dei giocatori della Nazionale. L’obiettivo è chiaro: rendere il mercato interno meno penalizzante e creare condizioni migliori per la crescita del talento italiano.

PAROLE – «Oggi è più vantaggioso acquistare un giocatore da un club estero. Mi piacerebbe quantomeno rendere paritetiche le condizioni tra trasferimenti nazionali e internazionali. Se non si riuscisse ad eliminare le garanzie fideiussorie, bisognerebbe almeno creare un consorzio di garanzia che renda meno onerosi tali strumenti».

Calciomercato Lecce, fari puntati su Osborne: il giovanissimo difensore ha stregato tutti contro l’Italia U19! Ecco chi è

Calciomercato Lecce, fari puntati su Osborne: il difensore classe 2008 ha stregato tutti contro l’Italia U19 con l’Irlanda! Ecco chi è

Il Lecce si muove in anticipo sul mercato e segue con grande attenzione Alfie Osborne, difensore centrale e capitano della Scozia Under 19. Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, il profilo del giovane centrale è finito sul taccuino di Pantaleo Corvino dopo l’ottima prestazione offerta la scorsa settimana contro l’Italia U19, gara nella quale è stato indicato come uno dei migliori in campo.

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Alto un metro e 95, Osborne ha attirato l’interesse del club salentino grazie a una prova di personalità, fisicità e leadership, caratteristiche che lo rendono un profilo particolarmente interessante in prospettiva. Non c’è però soltanto il Lecce sulle sue tracce. La stessa fonte sottolinea infatti come, dopo la sfida contro gli Azzurrini, anche altri club abbiano iniziato a monitorarlo da vicino, mentre dalla Premier League sarebbero già emersi segnali di interesse da parte di società di primo piano.

Per il Lecce, si tratta di un nome da seguire con attenzione in vista delle prossime mosse di mercato.

Maguire Manchester United, ufficiale il rinnovo di contratto: i dettagli e le sue parole dopo la firma

Maguire Manchester United, ufficiale il rinnovo di contratto: cifre, dettagli e le parole del difensore centrale inglese dopo la firma

Harry Maguire continuerà la sua avventura con il Manchester United. Il club inglese ha ufficializzato il rinnovo del difensore, che ha firmato un nuovo accordo fino a giugno 2027, con opzione per un’ulteriore stagione. Arrivato nell’estate del 2019 dal Leicester, il centrale inglese era stato acquistato per 80 milioni di sterline, cifra allora record per un difensore. Da allora ha superato quota 260 presenze con i Red Devils.

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IL COMUNICATO E LE PAROLE – «Harry Maguire ha firmato un nuovo contratto che prolungherà la sua permanenza al Manchester United fino a giugno 2027, con un’opzione per un ulteriore anno. Il difensore centrale ha collezionato 266 presenze e ha vinto la Carabao Cup e la FA Cup da quando è arrivato al club nel 2019.

Harry Maguire ha dichiarato: “Rappresentare il Manchester United è il massimo onore. È una responsabilità che rende me e la mia famiglia orgogliosi ogni singolo giorno. Sono felicissimo di prolungare il mio percorso in questo incredibile club per almeno otto stagioni e di continuare a giocare davanti ai nostri tifosi speciali per creare insieme altri momenti indimenticabili. Si percepisce l’ambizione e il potenziale di questa entusiasmante squadra. La determinazione di tutto il club a lottare per i trofei più importanti è evidente a tutti e sono fiducioso che i nostri momenti migliori insieme debbano ancora arrivare”.

Il direttore sportivo del Manchester United, Jason Wilcox ha dichiarato: “Harry incarna la mentalità e la resilienza necessarie per giocare al meglio per il Manchester United. È un professionista esemplare che porta un’esperienza e una leadership inestimabili alla nostra giovane e ambiziosa squadra. Harry, come tutti al club, è totalmente determinato ad aiutare il Manchester United a raggiungere successi costanti e duraturi”».

Infortunati Roma, allarme totale su Mancini: ecco quando potrebbe rientrare. Novità su Wesley e Koné

Infortunati Roma, allarme totale su Mancini: ecco quando potrebbe rientrare. Novità su Wesley e Koné, il punto sull’infermeria

Non c’è soltanto la sconfitta contro l’Inter a preoccupare la Roma. Come spiegato da La Gazzetta dello Sport, i giallorossi devono fare i conti anche con lo stop di Gianluca Mancini, costretto a fermarsi per una lesione all’adduttore destro rimediata alla fine del primo tempo della sfida di San Siro. Un problema muscolare importante per uno dei giocatori più utilizzati della rosa, che alza ulteriormente il livello di emergenza in una stagione già segnata da tanti infortuni.

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Secondo il quotidiano, per Mancini si prospetta uno stop di 2-3 settimane, con l’obiettivo di provare a rientrare per la gara del 25 aprile contro il Bologna. In alternativa, il difensore potrebbe tornare disponibile il 3 maggio contro la Fiorentina. Nel frattempo, Gasperini dovrà rinunciare a un leader difensivo almeno nelle sfide contro Pisa e Atalanta, affidandosi a Ghilardi, chiamato a sostituirlo anche se con caratteristiche differenti.

Non mancano però segnali leggermente più positivi sugli altri acciaccati. Come riporta Il Tempo, Wesley e Koné potrebbero tornare in campo prima del previsto. In particolare, sul brasiliano cresce una moderata fiducia, con lo staff che aspetta risposte concrete già nei prossimi giorni. In una fase così delicata, il recupero di uomini chiave sarà fondamentale per il finale di stagione giallorosso.

Calcio italiano in crisi, il talento si perde e i giovani non vengono valorizzati: il report sulla Serie A

Calcio italiano in crisi, il talento si perde e i giovani non vengono valorizzati: il report sul minutaggio dei calciatori in Serie A

Il calcio italiano continua a interrogarsi sul proprio futuro e il tema della valorizzazione dei giovani resta uno dei più urgenti. Come sottolinea Tuttosport analizzando i dati del Report Calcio FIGC, il quadro è preoccupante: dieci anni dopo il tesseramento nei club di Serie A, solo una quota minima dei ragazzi tra i 15 e i 21 anni arriva davvero a giocare nel massimo campionato, mentre una parte enorme del bacino si disperde tra categorie inferiori o fuori dal calcio professionistico. Lo stesso quotidiano evidenzia anche un altro dato pesante: in Serie A appena il 9% dei minuti complessivi è giocato da calciatori italiani cresciuti nei vivai dei club, contro oltre il 21% della Spagna, il 14% della Francia e più del 13% di Germania e Inghilterra.

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Giovani in Serie A, il confronto con l’Europa è impietoso

Il confronto con gli altri grandi campionati europei rende ancora più evidente il ritardo italiano. In Francia il sistema federale viene spesso indicato come modello di riferimento, mentre in Germania la formazione è sostenuta da una rete strutturata e diffusa sul territorio. In Spagna, invece, il lavoro sui giovani passa anche da investimenti mirati su strutture e staff. In Italia, al contrario, resta una storica difficoltà di coordinamento tra FIGC e club, e il percorso di crescita dei ragazzi appare ancora troppo frammentato. Anche il campionato Primavera, secondo la lettura riportata, fatica a essere un vero ponte verso il calcio dei grandi, finendo spesso per rispondere più a logiche di risultato che di formazione.

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Calcio italiano, seconde squadre e vincolo sportivo restano nodi aperti

Un altro nodo riguarda le seconde squadre, introdotte tardi e ancora condizionate da meccanismi che complicano la programmazione. La stessa FIGC, nei suoi documenti ufficiali, ha richiamato la necessità di riformare le modalità di partecipazione delle seconde squadre al campionato di Serie C, segnale di un assetto ancora non del tutto stabilizzato. A questo si aggiunge il tema dell’abolizione del vincolo sportivo, riforma che ha cambiato in profondità gli equilibri soprattutto nel calcio dilettantistico e nella convenienza a investire davvero nei vivai. Il risultato è un sistema che produce talento ma fatica a trattenerlo, accompagnarlo e lanciarlo. E senza una strategia condivisa, il rischio è che il calcio italiano continui a perdere non solo presente, ma soprattutto futuro.

Fagioli Fiorentina, gol pesanti e leadership: così il centrocampista si è preso la scena! C’è una cosa di lui che impressiona

Fagioli Fiorentina, gol pesanti e leadership: così il centrocampista si è preso la scena! La sua crescita in maglia viola

Ancora un gol pesante, ancora una prestazione di alto livello. Nicolò Fagioli si è preso la Fiorentina sulle spalle nel momento più delicato della stagione, guidando i viola fuori dalle sabbie mobili della lotta salvezza. A 25 anni, il centrocampista piacentino sta vivendo quella consacrazione attesa da tempo, mostrando una crescita evidente sia sul piano tecnico sia su quello caratteriale. Come sottolineato dal Corriere dello Sport, il regista viola ha aggiunto alla sua qualità naturale una nuova durezza mentale, diventando sempre più un punto di riferimento per squadra e ambiente. In un calcio italiano alla ricerca di profili affidabili anche in ottica Nazionale, il nome di Fagioli torna così con forza al centro del dibattito.

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Fagioli Fiorentina, i numeri confermano una crescita continua

I numeri raccontano meglio di ogni altra cosa il peso avuto da Fagioli nelle ultime settimane. Il gol vittoria segnato al Bentegodi contro il Verona, arrivato dopo quello già decisivo al Sinigaglia contro il Como, conferma la sua centralità nel momento chiave della stagione. Ma è soprattutto la continuità a impressionare: dalla gara di andata contro l’Hellas Verona del 14 dicembre, il regista ha infilato diciassette presenze consecutive da titolare in campionato. In dodici di queste non è mai stato sostituito, a testimonianza di una fiducia totale conquistata sul campo. Le ultime quattro gare contro Parma, Cremonese, Inter e Verona hanno portato in dote otto punti preziosissimi, e la sua crescita tattica ha avuto un ruolo fondamentale in questo percorso.

Fiorentina, verso il Crystal Palace con rientri importanti

La trasformazione del centrocampista va letta anche attraverso le scelte tecniche. Dopo l’intuizione estiva di Stefano Pioli, è stato Paolo Vanoli a completare il processo arretrando Fagioli in cabina di regia e proteggendolo con due mediani. In questo modo il numero viola ha potuto gestire i tempi della manovra, liberando visione di gioco e capacità d’inserimento. Intanto la Fiorentina ha ripreso gli allenamenti al Viola Park in vista dell’andata dei quarti di finale di Conference League contro il Crystal Palace, in programma giovedì sera al Selhurst Park. Per la trasferta londinese sono attesi i rientri di Dodo e Manor Solomon, mentre restano da monitorare le condizioni di Fabiano Parisi e Rolando Mandragora. Più difficile, invece, il recupero di Niccolò Fortini.

Infortunio Perin, il portiere al J Medical per gli esami: le sensazioni dopo il problema al polpaccio – VIDEO

Infortunio Perin, il portiere al J Medical per gli esami: le sensazioni dopo il problema al polpaccio accusato in Juventus Genoa

(inviato al J Medical) – La Juventus resta con il fiato sospeso per le condizioni di Mattia Perin, protagonista suo malgrado di una delle notizie più delicate delle ultime ore in casa bianconera. Dopo il successo ottenuto contro il Genoa, l’attenzione si è infatti spostata subito sul portiere, costretto a fermarsi per un problema muscolare al polpaccio accusato nel corso della partita. Nella mattinata di oggi, Perin si è presentato regolarmente al J Medical per sottoporsi agli accertamenti strumentali necessari a chiarire il quadro clinico.

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Il fastidio era emerso già durante la gara, tanto da convincere lo staff medico e tecnico della Vecchia Signora a intervenire con prudenza. La sostituzione all’intervallo è stata una scelta dettata dalla necessità di non correre rischi e di evitare possibili complicazioni in una fase decisiva della stagione. Al momento non è ancora stato reso noto l’esito definitivo degli esami, e proprio per questo l’ambiente juventino resta in attesa di aggiornamenti ufficiali che possano chiarire tempi di recupero e reale entità del problema muscolare.

Infortunio Perin, attesa per il responso degli esami strumentali

L’eventuale stop del portiere rappresenterebbe un problema importante per la squadra, anche perché Perin si è rivelato spesso una risorsa affidabile e preziosa nel corso della stagione. La speranza del club è che si tratti di un guaio contenuto, tale da non comprometterne la disponibilità nelle prossime uscite. In momenti come questi, la gestione dei dettagli fisici diventa fondamentale, soprattutto quando il calendario entra nella sua fase più pesante.

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Juventus, fiducia in Di Gregorio ma la rosa al completo fa la differenza

In attesa dei responsi ufficiali, la Juve sa comunque di poter contare su Michele Di Gregorio, che contro il Genoa ha risposto presente offrendo segnali importanti di affidabilità. Resta però evidente come, in una corsa che richiede continuità e profondità, avere tutti gli effettivi a disposizione faccia la differenza. Ecco perché il verdetto del J Medical su Perin viene seguito con così tanta attenzione da tutto l’ambiente bianconero.

Petrucci loda Gravina: «È stato un buon presidente, peccato non abbia calciato lui il rigore a Zenica! Ct? Punterei su Mancini, vi spiego»

L’ex presidente del Coni, Gianni Petrucci, commenta così le dimissioni di Gabriele Gravina dall’incarico di presidente della FIGC

Gianni Petrucci, inossidabile figura dello sport italiano e attuale presidente della Federbasket, entra a gamba tesa sul futuro del calcio azzurro. In una ricca intervista al Corriere della Sera, l’ex numero uno del Coni difende l’operato di Gabriele Gravina.

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LE DIMISSIONI E LA DIFESA DI GRAVINA – «Per il clima che si era creato non c’era altra strada. Ma è stato un buon presidente, ha vinto gli Europei. Peccato che non ha tirato lui il rigore a Zenica, altrimenti avrebbe segnato…».

L’IPOTESI MALAGÒ – «Oltre alle doti ideali servono i voti a sostegno, sennò potremmo proporre il Signor Bonaventura… Io penso che il consenso debba andare a chi si rende conto che il rapporto con il governo è imprescindibile. Malagò il candidato della Lega? Sono suo amico da una vita, è già stato nel mondo del calcio che conosce bene, non voglio bruciarlo lanciandomi in giudizi».

GLI EX CAMPIONI NELLA STANZA DEI BOTTONI – «Da un lato ritengo che non basta essere stati ottimi calciatori per ricoprire cariche istituzionali. Però sento parlare di grandi giocatori che hanno background dirigenziale. Mi riferisco a Demetrio Albertini, che è stato presidente del Settore Tecnico, a Paolo Maldini che nel Milan ha rivestito posizioni di prestigio o Damiano Tommasi, presidente per anni del sindacato dei calciatori».

MANCINI CT AZZURRO – «Vorrei ricordare che l’ultimo che ha vinto qualcosa in azzurro è Roberto Mancini. Sorrido quando leggo che si è lasciato male con la Federazione, ma gli altri mica se ne sono andati con gli applausi. Punterei su chi ha vinto e Roberto lo ha fatto. Amo gli allenatori che parlano di argomenti diversi dal loro sport. Con Mancini si parla di tutto. Non voglio un c.t. che vada in tv e pensi di essere Einstein».

I “SOLITI NOTI” DELLO SPORT ITALIANO – «A chi ritiene che il calcio non sa rinnovarsi rispondo: la politica sa farlo? In Parlamento vedo molte persone presenti da legislature e legislature… I fenomeni sono quelli che scoprono la penicillina, altri in giro non ne vedo».

Bosnia Italia, il raccattapalle Cizmic diventa eroe in patria: nascose il biglietto dei rigori a Donnarumma! Ecco chi è

Bosnia Italia, il raccattapalle Cizmic diventa eroe in patria: nascose il biglietto dei rigori a Donnarumma! La sua spiegazione dell’episodio

La notte di Zenica continua a lasciare strascichi pesanti. Dopo la qualificazione della Bosnia al Mondiale 2026 ai danni dell’Italia, il portiere Nikola Vasilj è tornato sull’episodio che lo ha visto protagonista insieme a Gianluigi Donnarumma durante la serie dei rigori. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, il numero uno bosniaco, rientrato poi in Bundesliga con il suo St. Pauli per la sfida pareggiata 1-1 contro l’Union Berlino, ha raccontato così l’accaduto: «Donnarumma ha provato a stracciarmi il foglietto sul quale avevo appuntato le informazioni sui rigoristi italiani, ma fortunatamente i ragazzi dello staff tecnico ne avevano una copia, ci eravamo preparati bene per ogni evenienza. Non sapevo che in panchina avessero un secondo foglietto, ma è chiaro che nulla è stato lasciato al caso…».

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Il portiere bosniaco ha poi rincarato la dose sul comportamento del capitano azzurro, spiegando: «Sinceramente non potevo credere a ciò che mi stava succedendo, è la prima volta che mi accade una cosa del genere. Con Donnarumma abbiamo iniziato a discutere, poi sono andato dall’arbitro per cercare di convincerlo che il mio avversario si meritava un’ammonizione, il suo mi è sembrato un comportamento davvero antisportivo. Ma alla fine… non voglio dire più di tanto… alla fine abbiamo vinto e qualcuno dice che è il karma. E probabilmente sì, in questa storia c’è qualcosa di simile». Parole che hanno ulteriormente acceso il dibattito su una serata già amarissima per gli azzurri, eliminati ai rigori e fuori dal Mondiale per la terza edizione consecutiva.

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A rendere ancora più clamoroso il caso è poi la storia del 14enne Afan Cizmic, raccattapalle a Zenica e giovane attaccante delle giovanili dell’Nk Celik, diventato in Bosnia una sorta di eroe nazionale. Il ragazzo ha raccontato a Face TV di aver sottratto il foglio con gli appunti di Donnarumma sui rigoristi bosniaci, spiegando: «Ho visto che c’era qualcosa vicino all’asciugamano del portiere dell’Italia e ho capito subito cos’era. Era un foglietto, allora l’ho preso e l’ho nascosto». Lo stesso Cizmic ha poi aggiunto di voler mettere all’asta il cimelio e devolvere il ricavato in beneficenza. Un gesto che in Bosnia è diventato viralissimo, al punto da spingere parte dei tifosi a chiedere che venga portato al Mondiale come mascotte della nazionale.

Infortunio Vlahovic, Juve in apprensione dopo il problema nel riscaldamento: oggi gli esami! Cosa filtra

Infortunio Vlahovic, Juve in apprensione dopo il problema nel riscaldamento: oggi gli esami! Cosa filtra sulla sua presenza contro l’Atalanta

La Juventus si gode una vittoria pesante, ma subito dopo il fischio finale deve fare i conti con una nuova preoccupazione legata a Dusan Vlahovic. Secondo quanto riportato da Tuttosport, il centravanti serbo era pronto a entrare in campo nella ripresa, ma il piano è saltato all’ultimo momento a causa di un problema muscolare avvertito durante il riscaldamento a bordo campo. Il fastidio, localizzato al polpaccio, ha convinto lo staff bianconero a non correre rischi, modificando immediatamente le scelte previste per la seconda parte della gara.

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Il nuovo stop ha inevitabilmente acceso l’allarme attorno alle condizioni dell’attaccante, già reduce da un periodo complicato sul piano fisico. Le prossime ore saranno decisive perché Vlahovic è atteso al J Medical per gli esami strumentali che dovranno chiarire l’entità del problema e stabilire i tempi di recupero. Al momento non c’è ancora un responso definitivo, ma l’attenzione in casa bianconera è massima, anche perché l’obiettivo è evitare ricadute o aggravamenti in una fase cruciale della stagione.

Infortunio Vlahovic, esami decisivi per capire i tempi di recupero

L’apprensione è legata soprattutto al peso specifico del numero 9 nell’economia offensiva della squadra. Anche se la sua stagione è stata segnata da alti e bassi, Vlahovic resta una pedina di primo piano per la corsa europea della Vecchia Signora. Il club aspetta di conoscere con precisione il quadro clinico per capire se si tratti soltanto di un affaticamento o di qualcosa di più serio. In un momento simile, ogni dettaglio può fare la differenza.

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Vlahovic Juventus, la sfida con l’Atalanta è già a rischio

Le conseguenze di questo imprevisto possono riflettersi subito sul calendario. La presenza del serbo per il prossimo scontro diretto contro l’Atalanta viene infatti descritta come a forte rischio dalle indiscrezioni emerse oggi. Un’eventuale assenza toglierebbe alla Juventus un riferimento offensivo importante proprio in una gara pesantissima nella corsa alla Champions League. Tutto passa ora dagli esami: il verdetto dei medici sarà determinante per capire quando Vlahovic potrà tornare davvero a disposizione

Conte ct dell’Italia? De Laurentiis risponde: «Se mi chiedesse di liberarlo direi di sì, ma essendo un uomo intelligente…»

Conte ct dell’Italia? Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, risponde così e commenta le parole del tecnico post successo col Milan

Nel dibattito sul nuovo commissario tecnico dell’Italia, il nome di Antonio Conte sta prendendo quota. Dopo la vittoria del Napoli sul Milan, l’allenatore azzurro ha spiegato di sentirsi onorato dall’accostamento alla Nazionale, pur ricordando di avere ancora un anno di contratto e di voler parlare con il club a fine stagione.

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A rafforzare questa ipotesi sono arrivate anche le parole di Aurelio De Laurentiis, intercettato a Los Angeles da CalcioNapoli24.it alla première di Ag4ain: il presidente del Napoli ha lasciato intendere che, davanti a una richiesta diretta di Conte, non si opporrebbe.

LEGGI ANCHE: Nuovo ct Italia, Conte si candida dopo Napoli Milan: «Fossi nel presidente federale mi prenderei in considerazione, è giusto che il mio nome sia nella lista»

LIBERARLO PER LA NAZIONALE? – «Se me lo chiedesse Antonio penso che direi di sì, ma poiché è un uomo intelligente fintanto che non esiste un interlocutore serio, e finora non ce ne sono stati, penso che lui desisterebbe nell’immaginarsi a capo di una cosa completamente disorganizzata».

PROSSIMO PRESIDENTE FIGC? – «Voto per Giovanni Malagò. Sarebbe perfetto per fare il commissario prima e il presidente poi di una nuova federazione».

Boninsegna incorona Lautaro: «Il rendimento dell’Inter è visceralmente legato a lui, sul suo sorpasso nei miei confronti rispondo così»

L’ex attaccante dell’Inter, Roberto Boninsegna, commenta così il sorpasso di Lautaro Martinez nei suoi confronti nella classifica marcatori nerazzurra

Roberto “Bonimba” Boninsegna, leggenda dell’Inter, commenta sulle colonne della Gazzetta dello Sport il traguardo tagliato da Lautaro Martinez, che lo ha appena sorpassato diventando il terzo miglior marcatore della storia nerazzurra.

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IL SORPASSO DI LAUTARO – «L’ho presa benissimo, è giunto a compimento un processo inarrestabile che giova alla squadra. Io continuo a essere orgoglioso del fatto che il rapporto fra partite disputate (287) e reti realizzate (171) mi vede ancora ben messo: ho una media dello 0,6 di un pelo inferiore a Meazza che vanta lo 0,7».

IL PROSSIMO OBIETTIVO: ALTOBELLI – «Beh io da tifoso nerazzurro vorrei che il nostro capitano di oggi superasse il più in fretta possibile anche Altobelli. Non certo per procurare un eventuale dispiacere a Spillo, piazzato con pieno merito alle spalle del leggendario Meazza, ma perché è evidente che più gol segna il Toro e più successi farà la nostra squadra».

LAUTARO LEADER E TRASCINATORE – «Il rendimento di questa squadra è visceralmente legato a quello dell’argentino. Visto contro la Roma come è rientrato? Con quale feroce determinazione? Il nostro periodo calante è coinciso non a caso con l’assenza di Lautaro. Lui è un vero trascinatore, un capitano che ha sposato con la mente e col cuore la causa interista. A noi tifosi questo atteggiamento piace da matti. Non potremmo avere un condottiero migliore».

LA PARTITA CONTRO LA ROMA – «Andando subito in vantaggio si sono dileguati tensioni e timori. Poi quando la Roma ha reagito è salito al proscenio il fenomenale Calhanoglu».

IL GOL CAPOLAVORO DI CALHANOGLU – «In quella circostanza è già stupefacente avere il coraggio di tentare… Il turco stavolta ha saputo superarsi. Trovando pure il momento più adatto per regalarci la sua prodezza. Si è notato che l’Inter ha affrontato il secondo tempo con la convinzione dei forti e in pochi minuti ha annichilito la Roma».

LO SCUDETTO E LA PRUDENZA – «Gli avversari diretti non mi sembrano già rassegnati e vanno sempre rispettati. Quindi preferisco aspettare l’aritmetica: di brutte sorprese mi basta e avanza quella arrivata dalla Bosnia».

Bastoni Inter, San Siro lo coccola e lui risponde: il Barcellona può aspettare!

Bastoni Inter, San Siro lo coccola e lui risponde: il Barcellona può aspettare! L’abbraccio dei tifosi e la standing ovation: la presa di posizione del club

La stagione di Alessandro Bastoni è stata attraversata da episodi pesanti, discussi e spesso divisivi, ma a San Siro il difensore ha ritrovato il sostegno più importante. Nel giorno di Pasqua, durante il match contro la Roma, il popolo nerazzurro ha accolto il centrale dell’Inter con un’autentica ovazione, quasi a voler cancellare settimane di polemiche e tensioni. Bastoni ha risposto ai tifosi con il gesto richiesto dalla curva, «A testa alta», ricambiando gli applausi e confermando il legame con il suo ambiente. Attorno a lui non si è stretta soltanto la squadra, ma anche una parte significativa del mondo interista, compresi tanti tifosi celebri che gli hanno fatto sentire vicinanza attraverso un messaggio collettivo.

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Il momento difficile del numero 95 è stato segnato da una serie di episodi che hanno lasciato il segno. Il primo risale alla sfida di Champions League contro il Liverpool, quando un suo intervento su Wirtz portò al rigore decisivo per lo 0-1 finale. Poi è arrivato il secondo rosso, quello nel confronto contro la Juventus, con il contatto con Kalulu che ha acceso discussioni e polemiche negli stadi italiani. Da lì, per Bastoni, sono arrivati fischi e contestazioni in più di una trasferta, da Lecce a Como, fino al derby contro il Milan, unica vera occasione in cui anche il Meazza non si è schierato apertamente dalla sua parte. Infine la notte amara di Zenica, con l’espulsione contro la Bosnia nella finale playoff dell’Italia, episodio che ha alimentato ulteriori critiche.

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Nonostante tutto, l’Inter ha continuato a proteggere uno dei suoi uomini simbolo. Cristian Chivu ne ha sottolineato lo spirito di sacrificio, mentre Beppe Marotta ha definito vergognoso il linciaggio mediatico nei suoi confronti, ribadendo come Bastoni rappresenti un patrimonio del club. Sullo sfondo restano anche i discorsi di mercato, con il Barcellona interessato al profilo del difensore mancino. Ma quelli saranno temi estivi. Oggi la priorità è una sola: chiudere la stagione nel modo migliore, inseguendo lo scudetto mano nella mano con la sua gente.

Milan, i conti in attacco non tornano! Dentro al flop di Nkunku, Fullkrug e non solo: anche il mercato è sotto analisi

L’attacco del Milan è in piena crisi realizzativa: lo ha confermato la gara di ieri persa contro il Napoli. Inevitabili le riflessioni per l’estate

Il Milan si ferma ancora e il ko per 1-0 al Maradona conferma un problema che da settimane accompagna la squadra di Massimiliano Allegri: la produzione offensiva delle punte. I rossoneri hanno alternato ben cinque attaccanti senza riuscire a trovare nemmeno un gol, un dato che racconta bene la frenata di una squadra che ha perso tre delle ultime sei partite con lo stesso risultato. Se in autunno Allegri era riuscito a mascherare l’emergenza offensiva trovando reti alternative da altri reparti, nel 2026 la situazione è peggiorata sensibilmente. Gli infortuni e il calo di rendimento dei giocatori più attesi hanno inciso in maniera evidente, rendendo il reparto avanzato il meno continuo e il meno produttivo della stagione rossonera.

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Milan, da Leao a Pulisic: numeri troppo bassi per l’attacco

I dati parlano chiaro. Nel 2026 gli attaccanti del Milan hanno realizzato appena 8 gol in 15 giornate di campionato: 4 li ha segnati Leao, 3 Nkunku e appena 1 Füllkrug. Un bottino troppo povero per una squadra che punta a chiudere tra le prime quattro. La situazione è resa ancora più pesante dalle condizioni fisiche di diversi interpreti. Pulisic è fermo al gol del 28 dicembre contro il Verona, Füllkrug ha segnato solo contro il Lecce a San Siro convivendo per settimane con la frattura di un dito del piede, mentre Gimenez è appena rientrato dopo quasi cinque mesi di stop. Anche Nkunku è in evidente difficoltà, visto che non segna dal 3 febbraio a Bologna, con l’ultimo gol su azione che risale addirittura all’11 gennaio a Firenze. Discorso a parte per Leao, frenato da una stagione tormentata tra problemi fisici al polpaccio e pubalgia.

Attacco Milan, verso l’estate può essere rivoluzione

Guardando l’intera stagione 2025-26, il quadro non migliora. In Serie A nessun attaccante rossonero è andato in doppia cifra: Leao è fermo a 9 gol, Pulisic a 8, Nkunku a 5, Füllkrug a 1 e Gimenez ancora a 0. Numeri che spiegano perché il Milan abbia bisogno di una svolta immediata già dalla prossima sfida contro l’Udinese. Ma il tema riguarda anche il futuro. In vista della prossima stagione, infatti, il club potrebbe intervenire in modo deciso sul reparto offensivo: Fullkrug non dovrebbe essere riscattato, Nkunku appare vicino all’addio dopo una sola annata, mentre anche il destino di Leao e Pulisic resta da valutare. Per ripartire davvero, ai rossoneri servirà ritrovare i gol e probabilmente anche rifondare l’attacco.

Di Gregorio, il retroscena sul rigore parato a Martin: tutto merito del pizzino di Pinsoglio! Ora il suo futuro alla Juve può cambiare

Di Gregorio, spunta il retroscena sul rigore parato a Martin in Juve Genoa: la corsa di Pinsoglio per consegnargli il bigliettino con le indicazioni

Il ritorno in campo di Michele Di Gregorio ha lasciato un segnale forte in casa Juventus. Come riferito da Gazzetta dello Sport, il portiere bianconero ha ritrovato il campo dopo 43 giorni di assenza e lo ha fatto nel modo migliore: entrando nella ripresa, mantenendo lucidità e serenità nella gestione della partita e soprattutto parando il rigore calciato da Martin. Una giocata che ha avuto un peso specifico enorme nell’economia del match contro il Genoa e che i compagni hanno celebrato quasi come fosse un gol. Per il numero uno della Vecchia Signora è stato un ritorno importante non soltanto per il valore tecnico dell’intervento, ma anche per il significato mentale di una serata che potrebbe rappresentare una svolta dopo settimane complicate.

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Il pizzino di Pinsoglio decisivo prima del penalty

Il dettaglio più curioso della serata è stato svelato sempre da Gazzetta dello Sport e mostrato da Dazn nel post partita. Prima del calcio di rigore, infatti, Carlo Pinsoglio ha percorso di corsa diversi metri dalla panchina fino alla porta per consegnare a Di Gregorio un pizzino con le indicazioni sui possibili tiratori rossoblù. Sul foglietto erano annotati i numeri dei rigoristi e accanto comparivano indicazioni come «aperto», «chiuso» o «centrale», termini utilizzati dai portieri per intuire la direzione della conclusione. Accanto al numero 3 di Martin, mancino, c’era scritto chiaramente «aperto». Ed è proprio lì che il giocatore del Genoa ha indirizzato il pallone, trovando però la risposta perfetta di Di Gregorio. Un lavoro di staff preciso e preparato, che ha permesso alla Juve di trasformare un dettaglio in un episodio decisivo.

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Di Gregorio Juventus, una parata che può cambiare il suo finale di stagione

La sensazione è che questa prestazione possa riaprire le gerarchie tra i pali bianconeri. Di Gregorio, finito indietro nelle scelte dopo alcuni errori e dopo la crescita di Mattia Perin, ha risposto con maturità a una chiamata arrivata all’improvviso, proprio a causa del problema al polpaccio accusato dal compagno. Il suo percorso racconta già una carriera costruita rialzandosi dopo ogni ostacolo, e anche stavolta il portiere ha dimostrato carattere, pazienza e capacità di farsi trovare pronto. Quel rigore parato contro il Genoa, insieme a quel pizzino diventato simbolo della serata, può davvero segnare l’inizio di una nuova fase della sua stagione alla Juventus.

Mercato Roma, congelati due rinnovi e anche Gasperini finisce sotto esame: i Friedkin non sono soddisfatti!

Mercato Roma, congelati i rinnovi i due pedine chiave e adesso anche Gasperini finisce sotto esame: i Friedkin non sono soddisfatti!

La Roma entra in una fase estremamente delicata della stagione e la sconfitta contro l’Inter ha reso ancora più fragile un equilibrio già precario. Non stanno venendo meno soltanto i risultati, ma anche le certezze che sembravano rappresentare la base del progetto tecnico. In questo contesto tornano centrali le parole pronunciate da Gian Piero Gasperini alla vigilia della sfida di San Siro: «Questa è una squadra che ha dei valori, una base molto solida. Ho sentito qualche critica su questo gruppo, che si possa arrivare al massimo quinti o sesti. Occhio però, che senza questi puoi anche diventare dodicesimo o tredicesimo come niente». Un messaggio chiaro, che oggi assume ancora più peso alla luce della direzione che la proprietà sembra intenzionata a prendere dopo l’ennesimo passo falso stagionale.

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Mercato Roma, la linea dei Friedkin sul nucleo storico

Secondo quanto riferito dalla Gazzetta dello Sport, ai vertici di Trigoria l’undicesima sconfitta in campionato, quindicesima stagionale considerando anche le coppe, non è stata affatto digerita. Proprio per questo i Friedkin avrebbero maturato una convinzione precisa: la squadra attuale non sarebbe abbastanza competitiva per raggiungere gli obiettivi fissati. Da qui nascerebbe l’idea di un cambiamento importante a fine stagione, con un intervento deciso soprattutto sul nucleo storico della rosa. È in quest’ottica che si spiegano i rinnovi congelati di Mancini e Cristante, così come la situazione ancora aperta di Pellegrini, Dybala, Celik ed El Shaarawy. Una scelta che lascia emergere anche una possibile distanza di vedute tra l’allenatore e la proprietà sul valore reale dell’attuale gruppo giallorosso.

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Roma tra investimenti deludenti e clima teso all’Olimpico

A pesare sul giudizio complessivo ci sono anche gli investimenti che finora non hanno prodotto il rendimento sperato. Tra mercato estivo e finestra invernale, la proprietà ha investito 96,5 milioni, cifra destinata a salire a 121,5 milioni con il previsto riscatto di Donyell Malen. Tuttavia, fatta eccezione per l’olandese, Wesley e in parte Ghilardi, gli altri innesti hanno deluso le aspettative. Le eliminazioni agli ottavi di Coppa Italia e Europa League, unite a una corsa alla Champions League sempre più complicata, hanno aggravato un quadro già teso. In vista della sfida contro il Pisa, l’atmosfera all’Olimpico si preannuncia pesante, con i tifosi pronti a contestare sia la squadra sia l’allenatore, da cui ci si attendeva un impatto molto diverso.

Nuovo ct Italia, Conte si candida dopo Napoli Milan: «Fossi nel presidente federale mi prenderei in considerazione, è giusto che il mio nome sia nella lista»

Nuovo ct Italia, Conte si candida per prendere l’eredità di Gattuso: la risposta in conferenza stampa dopo Napoli Milan non lascia dubbi

Il Napoli batte 1-0 il Milan al Maradona e si prende tre punti pesantissimi nella corsa di vertice. A decidere la sfida è stato Matteo Politano, entrato dalla panchina e subito determinante con il gol che ha piegato la squadra di Massimiliano Allegri. Con questo successo, gli azzurri salgono a 65 punti, superano i rossoneri fermi a 63 e restano a 7 lunghezze dall’Inter capolista, vittoriosa 5-2 contro la Roma.

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Nella conferenza stampa post partita, Antonio Conte ha affrontato anche il tema Nazionale, senza chiudere del tutto la porta a un possibile ritorno in azzurro. Il tecnico del Napoli ha ribadito di sentirsi lusingato dall’accostamento alla panchina dell’Italia, pur ricordando di avere ancora un contratto con il club partenopeo e di voler parlare con la società a fine stagione. Una posizione che conferma come il suo nome resti centrale nel dibattito sul dopo Gattuso.

Tra i candidati valutati nelle ultime ore ci sono anche Roberto Mancini, oggi legato all’Al Sadd, e Daniele De Rossi, attuale allenatore del Genoa.

PAROLE – «Non dimentichiamoci che negli ultimi tre mesi dell’anno scorso si parlava di me che sarei andato via da Napoli per andare alla Juve. I media ora devono scrivere, ed è giusto che il mio nome faccia parte di quella lista. Se fossi il presidente della Federazione mi prenderei in considerazione, insieme ad altri. I motivi? Conte lo metterei per tanti motiviIn Nazionale ci sono già stato e conosco l’ambiente; mi lusinga, perché rappresentare il proprio Paese è qualcosa di bello. Io ho un altro anno di contratto e a fine stagione mi incontrerò con il presidente. Mi dispiace che, se avessimo raggiunto la qualificazione al Mondiale, magari ai rigori, si sarebbe parlato di grande impresa e grande calcio. Purtroppo contano i risultati, ma dopo l’esclusione da tre Mondiali bisogna fare qualcosa di serio. Quando sono stato ct si è parlato tanto ma ho trovato poco aiuto anche da parte delle squadre. ora è tutto un disastro, ma anche in queste situazioni c’è sempre qualcosa da salvare. Tutti abbiamo a cuore la Nazionale, qualcosa dovrà essere fatto».

Alisson Santos Napoli, avanti tutta verso il riscatto: il club ha già informato gli agenti che…

Alisson Santos Napoli, avanti tutta verso il riscatto: il club ha già informato l’entourage del calciatore. La cifra per l’acquisto dallo Sporting

Il Napoli ha preso la sua decisione e ora è pronto a renderla concreta: Alisson Santos sarà riscattato. Il club azzurro, soddisfatto del rendimento dell’esterno brasiliano arrivato durante l’ultima sessione invernale di calciomercato, vuole confermare in rosa un profilo che ha saputo conquistare spazio e fiducia in poco tempo. La società partenopea, infatti, è orientata a esercitare il diritto di riscatto versando circa 15 milioni di euro allo Sporting Lisbona, cifra che permetterà al classe 2002 di restare stabilmente in Serie A anche nella prossima stagione.

L’investimento rappresenta una scelta precisa del Napoli, che ha individuato in Alisson Santos un giocatore capace di offrire qualità, accelerazione e imprevedibilità nell’uno contro uno. Fin dal suo arrivo in Italia, il brasiliano ha mostrato caratteristiche importanti, riuscendo a ritagliarsi un ruolo significativo all’interno del progetto tecnico guidato da Antonio Conte. Le sue prestazioni hanno convinto sia l’allenatore sia la dirigenza, che ora vogliono blindare definitivamente il suo futuro in maglia azzurra.

L’impatto dell’esterno offensivo è stato immediato anche dal punto di vista realizzativo. Nei suoi primi mesi nel campionato italiano, Alisson Santos ha messo a segno 2 gol in 7 partite, lasciando il segno in due gare delicate contro Roma e Torino. Reti pesanti, entrambe decisive per il risultato finale: nel 2-2 contro i giallorossi e nel 2-1 contro i granata. Numeri che certificano un inserimento rapido e una capacità concreta di incidere nei momenti chiave.

A confermare la direzione ormai tracciata è Fabrizio Romano su X: «🚨🔵 Il piano del Napoli da marzo non è cambiato: l’intenzione è di attivare € la clausola di opzione di acquisto da 15,5 milioni per ingaggiare Alisson Santos. L’accordo definitivo è visto come una garanzia, con l’entourage del giocatore informato, Alisson molto contento e lo Sporting CP che riceverà il denaro a giugno».

Il messaggio è chiaro: il Napoli punta su Alisson Santos e lo considera già una risorsa importante per il presente e per il futuro.

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