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L’Ajax parla spagnolo: la strategia del club olandese sul mercato è ormai chiara! Che nomi sul taccuino del direttore Cruijff!

Ajax sempre più “latino”: la nuova strategia di mercato parla spagnolo. E che nomi sul taccuino di Cruijff! Il focus

Il nuovo corso dell’Ajax ha un accento marcatamente spagnolo. Sotto la guida del neo-direttore Jordi Cruijff, il club di Amsterdam è pronto a pescare a piene mani nella penisola iberica per avviare il suo ambizioso processo di ricostruzione. Il nome in cima alla lista dei desideri per la trequarti? Sergio Arribas, talento cristallino cresciuto nella rinomata cantera del Real Madrid e oggi stella indiscussa dell’UD Almería.

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L’identikit del nuovo regista
Secondo quanto riportato dall’autorevole quotidiano spagnolo AS, l’Ajax ha un piano tattico ben preciso: fare di Arribas il perno centrale della squadra nella prossima stagione
. Il trequartista (che ha 24 anni) sta letteralmente dominando l’attuale campionato di Segunda División spagnola, sfoggiando numeri impressionanti: vanta già 14 reti e 7 assist in 27 presenze. Cruijff conosce perfettamente le qualità del ragazzo e lo ritiene il profilo ideale per riaccendere la manovra offensiva dei Lancieri.


I costi dell’operazione e il nodo Real Madrid
Strappare Arribas all’Almería non sarà però una passeggiata dal punto di vista economico
.
• La Valutazione: il portale specializzato Transfermarkt stima il suo valore di mercato intorno ai 10 milioni di euro.
• La clausola dei Blancos: l’Almería ha acquistato il cartellino del giocatore nell’estate del 2023 per 6 milioni di euro, ma il Real Madrid si è riservato il 50% sulla futura rivendita. Un dettaglio fondamentale che spingerà il club andaluso ad alzare il prezzo per garantirsi una plusvalenza reale.


Attenzione alla concorrenza italiana: l’ombra del Como
Il percorso dell’Ajax verso Arribas presenta ostacoli di mercato importanti, primo fra tutti l’inserimento prepotente del Como.
La squadra lariana, autentica rivelazione della Serie A (attualmente a un sorprendente sesto posto), è guidata in panchina da Cesc Fàbregas. Il tecnico connazionale stima enormemente il giocatore ed è pronto a sfruttare il fascino del campionato italiano per convincerlo, sfidando anche l’interesse di diversi club della Liga.


La rotta iberica dell’Ajax
L’eventuale arrivo di Arribas confermerebbe la chiara strategia “spagnola” intrapresa da Cruijff ad Amsterdam.
Il dirigente ha infatti già mosso i primi passi in questa direzione, affidando recentemente la panchina dello Jong Ajax (la seconda squadra) al connazionale Óscar García. Il tracciato è segnato: per ritrovare la sua grandezza perduta, l’Ajax guarda a sud.

Cagliari, il nuovo stadio per Gigi Riva diventa centrale: la FIGC rilancia in vista di Euro 2032

Euro 2032, la FIGC accelera: il nuovo stadio di Cagliari dedicato a Riva entra nel dossier italiano. Tutti i dettagli

Il percorso verso Euro 2032 entra davvero nel vivo. La FIGC ha avviato la fase decisiva per individuare le cinque città italiane che, insieme alle cinque turche, ospiteranno il torneo continentale. Come anticipato da Tuttosport, la scelta finale della UEFA arriverà nell’ottobre 2026, ma la partita politica e infrastrutturale è già cominciata da tempo.

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La strategia FIGC per convincere la UEFA

Il presidente Gabriele Gravina sta valutando l’idea di presentare un numero di candidature superiore ai posti disponibili, così da mostrare alla UEFA la solidità del “sistema Italia”. I recenti confronti con Michele Uva confermano che il Paese è sulla rotta giusta, ma i criteri richiesti non riguardano soltanto la qualità degli stadi: pesano anche trasporti, sostenibilità ambientale e capacità ricettiva.

Le città più avanti nella corsa

Ad oggi, l’unico impianto pienamente conforme agli standard UEFA è l’Allianz Stadium di Torino. Milano, Roma e Firenze restano comunque in prima fila, con particolare attenzione al restyling del Franchi e ai nuovi progetti in cantiere: il futuro stadio dedicato a Gigi Riva a Cagliari e l’impianto della Roma a Pietralata. Restano in corsa anche Genova, Palermo e Salerno, che puntano a un inserimento in extremis.

Le piazze che devono accelerare

Napoli, Bari, Bologna e Verona non sono ancora fuori dai giochi, ma il tempo stringe. Per restare agganciate alla candidatura, queste città devono imprimere una forte accelerazione ai propri dossier infrastrutturali. La mappa definitiva dell’Europeo italo‑turco sarà tracciata nei prossimi mesi: la sfida per modernizzare il calcio italiano è ufficialmente partita.

Repulisti Inter, non si salva nessuno: anche Thuram fatto fuori

L’attaccante francese finisce sotto accusa dopo l’eliminazione dalla Champions: è il preludio all’addio all’Inter

Il momento dei bilanci non è ancora arrivato, ma in casa Inter l’eliminazione precoce dalla Champions League ha sparigliato un po’ le carte.

Lo scudetto in arrivo non basterà per confermare in blocco una squadra che ha mostrato di essere la migliore in Italia, ma di avere qualche problema nell’approcciarsi al calcio europeo. Ecco allora che il prossimo anno toccherà a Marotta e Ausilio mettere insieme i pezzi e migliorare la rosa, anche perché di addii ce ne saranno diversi: Sommer, Acerbi, de Vrij, forse Darmian e ancora le probabili cessioni di Frattesi e Calhanoglu, senza dimenticare Mkhitaryan destinato a lasciare a zero.

Sarà una rivoluzione in piena regola e, considerati i mancati introiti della Champions, ecco che a dire addio potrebbe essere un pezzo da novanta. È questo il suggerimento che dà Antonio Cassano nel corso dell’ultima puntata di Viva El Futbol, puntando il dito contro Marcus Thuram.

Cassano contro Thuram: va ceduto subito

L’ex fantasista non usa mezzi termini e boccia in maniera netta l’attaccante francese. La sua colpa? Aver reso al di sotto dei suoi standard in questa stagione, tanto che Cassano lo definisce ‘improponibile”.

Thuram Cassano
Cassano critica apertamente Thuram (Instagram Marcus Thuram) – Calcionews24.com

“È da cinque mesi che Thuram non la prende mai – dice l’ex calciatore -. È improponibile. Non è un campione e se lo vogliono a 60-80 milioni l’Inter deve cederlo, gioca sulle punte”. Un ragionamento che però Cassano allarga anche ad altri calciatori nerazzurri, coinvolgendo ad esempio anche Calhanoglu.

L’anno prossimo bisogna fare un bel repulisti, sostituire probabilmente anche Calhanoglu: è stata una grande delusione”. Una delusione il turco per essersi fatto attrarre dall’interesse del Galatasaray ed è proprio in Turchia che l’ex Milan potrebbe finire la prossima estate, dopo aver sfiorato il ritorno a casa già lo scorso anno.

Sarà dunque l’anno della rivoluzione in casa Inter e Cassano non è andato poi molto lontano da quel che succederà. Dopo che la scorsa estate, la società ha fatto pochi movimenti, quella che verrà sarà una sessione di trasferimenti particolarmente intensa ed è possibile prevedere un traffico intenso tra entrata e uscita ad Appiano Gentile. Via anche i big, ma soltanto dopo aver conquistato lo scudetto: il traguardo è davvero vicino e sarebbe un peccato mollare la presa proprio ora. Prima il tricolore, poi la rivoluzione con Cassano che ha chiaro i nomi di chi deve andar via: Thuram è forse il primo della sua lista. La penserà così anche Chivu?

Juventus, problema portiere? Pronto un nuovo ingresso nello staff di Spalletti. Di chi si tratta e quale potrebbe essere la novità assoluta

Juventus, problema portiere? Possibile volto nuovo nello staff di Spalletti. Chi è e quale potrebbe essere la grande novità

La Juventus ha tracciato la rotta per il futuro all’insegna della stabilità e della programmazione. Nelle recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato Damien Comolli non c’è alcuno spazio per ribaltoni o nuove rivoluzioni: la parola d’ordine in casa bianconera è la continuità tecnica, supportata da un allineamento totale con Luciano Spalletti.

Il club si sta muovendo con estrema decisione per assecondare le richieste del proprio mister, a partire dai rinnovi strategici di pedine fondamentali come Kenan Yildiz e Weston McKennie. Ma la vera evoluzione, in vista della prossima estate, riguarderà la strutturazione del gruppo di lavoro a bordo campo.

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I nuovi innesti per lo staff tecnico

Al suo arrivo a Torino, mister Spalletti aveva optato per un’équipe snella e fidata: lo storico vice Marco Domenichini, il preparatore atletico Francesco Sinatti (rivelatosi fondamentale per la rinascita atletica del gruppo) e collaboratori come Giovanni Martusciello. Tuttavia, per compiere il definitivo salto di qualità, il piano di mercato prevede l’integrazione di nuove professionalità.

Il primo tassello riguarda l’allenamento degli estremi difensori. Attualmente il compito è affidato a Tommaso Orsini, ma Spalletti sogna di riportare al suo fianco Adriano Bonaiuti. L’intento è allinearsi ai top club europei disponendo di due figure distinte per questo ruolo. Inoltre, il mister vorrebbe potenziare l’area dei match analyst e inserire un ulteriore collaboratore tecnico, per sopperire al forfait di Daniele Baldini.

La Continassa: un laboratorio creativo

L’allenatore ha trovato a Torino il suo habitat ideale, lodando apertamente il supporto dell’area medica e l’efficienza di professionisti del club come Michele Troiano e Riccardo Scirea. La dedizione al progetto è tale che Spalletti si ferma spesso a dormire direttamente all’interno del centro sportivo, trasformando la Continassa in un vero e proprio laboratorio creativo. Questa totale simbiosi tra la guida tecnica e le strutture societarie rappresenta le fondamenta su cui la Juventus intende costruire il proprio futuro vincente. Lo riferisce Tuttosport.

Capello sicuro: «Non andare al Mondiale sarebbe un dramma sportivo! Inter eliminata? Avete sentito cosa ha detto Barella…»

Capello, ex allenatore ed ora opinionista, si è espresso così a proposito dell’Italia ma anche dei risultati delle italiane in Champions

I verdetti europei hanno indotto Fabio Capello, che la Champions League l’ha vinta guidando il Milan nel 1994, a proporre un’analisi lucida e onesta sullo stato del calcio italiano. Ecco le sue parole al Corriere della Sera.

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LA SERIE A «Andiamo piano perché gli arbitri fermano tutto, spezzettano sempre il gioco. Non funziona così altrove, in Europa la storia è diversa. E quando poi andiamo a misurarci su quel terreno, spesso poi rischiamo di perdere».

IL FLOP EUROPEO DELL’INTER «Contro il Bodo la squadra era trattenuta. In Norvegia Chivu non ha giocato con i migliori pensando al campionato, al ritorno si è vista una formazione col freno a mano tirato. Dopo l’eliminazione invece non ho visto rabbia nei protagonisti. Ha sentito le dichiarazioni di Barella? Ha parlato dell’obiettivo scudetto. Era il capitano, eh!».

CAMPIONATO O CHAMPIONS «Di sicuro il segnale negativo è arrivato. Ci si aspettava tutti molto di più. E invece niente, tutti contenti per lo scudetto vicino».

LA GESTIONE DI CHIVU «Mah… lui è il guidatore, lui fa le scelte. Io dico solo che l’Inter aveva un organico tale da poter lottare in tutte le competizioni».

IL MODELLO ATALANTA «Ecco, quella è la via giusta. Se si corre, se si aumenta l’agonismo, si pressa e si attacca di più, con meno passività e meno passaggi laterali, si riescono ancora a fare cose buone. Non credo quindi alla crisi del calcio italiano in generale. Credo piuttosto che conti il tipo di approccio alle partite. Ha visto il Galatasaray? Abbiamo insegnato noi ai turchi come si fa».

LA LEZIONE DEI TURCHI «Si buttavano a terra fin dall’inizio. L’hanno copiato da noi».

ROMA-JUVE ULTIMA SPIAGGIA PER I BIANCONERI «Mancano ancora troppe partite per definirla tale. Ma certo è importante. La Juve ha giocato una gara coraggiosa con il Galatasaray. E deve considerarla come un punto di ripartenza. Sono due le vie possibili: concentrarsi sul risultato o sulla prestazione. Il primo ti demoralizza, la seconda deve caricarti».

I 17 GOL SUBITI «La definirei una crisi di personalità. Spalletti ha chiesto troppo ai suoi giocatori e loro non hanno digerito, non hanno assimilato i concetti. Mi è sembrato di rivedere l’Italia degli ultimi Europei. Ha pagato Di Gregorio, ma la verità è che la fase difensiva è di squadra: se c’è chi in area non marca e manca l’attenzione, è difficile…».

L’EUFORIA DELLA ROMA DI GASPERINI «È una squadra in fiducia, che ha grande convinzione, gioco e mentalità: è euforica. E poi ora sembra che sia contento persino Gasperini, non si lamenta più, con Malen ha il centravanti che voleva. Certo, paragonarlo a Vialli mi pare troppo. Su Roma-Juve di domani pesano le assenze di Dybala e Soulé. Ma Gasp ha Svilar: quel ragazzo porta punti veri».

LA LOTTA SCUDETTO PER IL PROSSIMO ANNO «Dipenderà dagli acquisti. Conosco e stimo Massara, mi piace molto. Mentre il lavoro di Comolli andrebbe messo in discussione. In ogni caso, la penso così: meglio prendere un solo giocatore, mirato, piuttosto che 3 scommesse».

IL CAOS ARBITRI «Gli arbitri non conoscono la dinamica del gioco del calcio, i contatti non sono tutti uguali. Ora ci siamo inventati il fallo per il pestone: ma che idea geniale! E poi, se un giocatore alto 190 cm salta e allargando il braccio sfiora la testa di chi è 15 cm più basso, può essere fallo?».

LA SOLUZIONE PER IL VAR «Sì: basterebbe mettere al Var, vicino a un arbitro, un ex giocatore o un ex allenatore».

L’ITALIA AL MONDIALE «Sarebbe un dramma sportivo, non riuscirci. Ma sono fiducioso».

LA NAZIONALE DI GATTUSO «In attacco siamo a posto, a centrocampo siamo messi bene, il guaio è in difesa: tutti impostano il gioco, nessuno marca più. Però mi fido di Gattuso: ha riportato mentalità e voglia di sacrificio».

Locatelli rinnova con la Juventus: decisione presa da parte del club bianconero. Quale sarà il futuro del capitano, ultimissime novità

Locatelli rinnova con la Juventus: il club bianconero ha preso questa decisione per il futuro del capitano. Ultimissime novità

Il rapporto tra la Juventus e Manuel Locatelli sta per entrare in una nuova, fondamentale e solida fase. Il primo approccio ufficiale tra l’entourage del giocatore e la dirigenza della Continassa per discutere il rinnovo del contratto è stato caratterizzato da una sintonia rara. Da un lato c’è il centrocampista, spinto da una viscerale voglia di proseguire a lungo la sua storia a Torino; dall’altro un club fermamente deciso a premiare chi, anche nei momenti sportivamente più bui, non ha mai smesso di metterci la faccia, le gambe e l’ambizione.

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La rinascita: dai fischi agli applausi in Champions League

Il recente percorso di Locatelli è diventato l’autentico simbolo della rinascita emotiva juventina. Se l’estate scorsa era iniziata tra i fastidiosi fischi dell’Allianz Stadium, l’ultima notte di Champions League contro il Galatasaray lo ha visto uscire dal campo tra gli applausi scroscianti del pubblico. Il numero 5 si è confermato leader assoluto di un gruppo capace di emozionare i tifosi, nonostante la dolorosa eliminazione dal torneo. È stato proprio questo trasporto emotivo, unito a una maturità tattica superiore, a convincere i vertici societari a mettere Manuel saldamente al centro del futuro progetto sportivo.

I dettagli del nuovo contratto: accordo “stile McKennie”

Secondo quanto riportato dal quotidiano Tuttosport, sebbene l’attuale scadenza contrattuale sia fissata al 2028, il giusto premio per lo status raggiunto è ormai dietro l’angolo. I primi dialoghi sono stati estremamente positivi e la soluzione studiata si preannuncia pragmatica: un prolungamento sulla falsariga di quello di Weston McKennie.

Per Locatelli è sul tavolo un rinnovo fino al giugno 2030, accompagnato da un adeguamento dell’ingaggio che supererà la soglia dei 4 milioni di euro netti a stagione. Se per il centrocampista americano l’ufficialità è ormai soltanto questione di giorni, per la firma del leader azzurro servirà ancora qualche settimana di pazienza per limare i dettagli burocratici, ma il traguardo è certo. La Juventus ha scelto la sua base solida da cui ripartire per tornare a vincere.

Gerard Martin Maldini, regalo speciale al difensore del Barcellona: nel suo futuro c’è il Milan? Tutta la verità dopo il gesto della leggenda rossonera

Gerard Martin Maldini, il gesto per il difensore del Barcellona: futuro al Milan? Ecco la verità dopo il regalo della leggenda rossonera

Gerard Martin, promettente difensore del Barcellona, ha appena ricevuto un regalo di compleanno decisamente fuori dal comune: una maglia storica indossata in partita dal suo idolo assoluto, Paolo Maldini.

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Un omaggio d’autore che non arriva per caso, ma che si intreccia inevitabilmente con le recenti dichiarazioni del giocatore e le voci di mercato che lo accostano proprio ai rossoneri.

• Il soprannome da predestinato: in una recente intervista all’emittente TV3, Martin aveva commentato divertito il nomignolo affibbiatogli dallo spogliatoio blaugrana: “È molto divertente, i miei compagni mi chiamano ‘Maldini‘. Lo prendo come un grande complimento e sono felice di esprimermi a un livello tale, come difensore centrale, da meritare questo accostamento”.
L’intreccio di mercato: il nome dello spagnolo è finito da tempo sui radar del Milan. Secondo l’esperto di mercato Matteo Moretto, la dirigenza rossonera avrebbe mostrato un interesse concreto per il centrale. Dal canto suo, Mundo Deportivo aveva frenato gli entusiasmi, sottolineando come la volontà primaria del giocatore fosse quella di non muoversi dalla Catalogna.

Tuttavia, il recapito della maglia da parte della leggenda rossonera in persona ha riacceso le speculazioni in Spagna e in Italia: basterà questo gesto dal forte sapore romantico per far vacillare Martin e spingerlo a riconsiderare un futuro a San Siro?

Tommasi ‘gioca’ Roma Juve: «Gasperini ha ricostruito e dato identità, Spalletti sa far crescere e motivare le sue squadre. Ecco il mio pronostico!»

Tommasi, alla vigilia di Roma Juve, ha analizzato così il big match dell’Olimpico che sarà cruciale per la lotta al quarto posto. Le sue dichiarazioni

È anche la sua partita. Damiano Tommasi l’ha giocata tante volte Roma-Juve, e oggi, nella sua nuova missione politica da sindaco di Verona, analizza per Il Messaggero il big-match dell’Olimpico, tra ricordi di campo e visioni per il futuro.

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SEGUE LA ROMA DI OGGI «Certamente, seguo e mi fa piacere che stia facendo molto bene. La squadra diverte, fa i risultati e ha una bella classifica. Può togliersi parecchie soddisfazioni».

IL PESO DI ROMA-JUVE «In palio c’è tanto. Nel momento le due squadre vivono la stagione in modo diverso. La Roma è davanti e può pensare al piazzamento per la Champions, contro la Juve che sperava di ottenere di più, come nell’ultima doppia partita con il Galatasaray, e che ha tutta l’intenzione di risalire. Sarà una partita come al solito piena di tutto, non banale, con due allenatori che sanno il fatto loro e cercheranno di superarsi».

PRONOSTICO «In Roma-Juve non c’è mai un pronostico. Si gioca sempre sul filo, può succedere di tutto, ci sono gli episodi e più momenti nella stessa partita. Hanno entrambe qualità e voglia di fare il massimo perché l’accesso in Champions League passa per l’Olimpico».

L’IMPATTO DI GASPERINI «Si è calato rapidamente nella realtà romana, riuscendo a tirare fuori il meglio in un ambiente particolare. La città può darti tanto se sai prenderla e l’allenatore c’è riuscito. Non era facile, riconoscendo a Gasperini tutte le qualità che si conoscono. Ha ricostruito, ha dato un’identità a un gruppo che lo sta seguendo».

IL RITORNO DI SPALLETTI «L’ho avuto nella mia ultima stagione in giallorosso, abbiamo avuto un rapporto speciale che è rimasto nel tempo. Costruisce calciatori, sa far crescere e motivare le sue squadre. Gli viene riconosciuto un valore nel percorso che ha intrapreso e l’ha portato ai migliori livelli. Non ne ho mai dubitato».

IL CENTROCAMPO GIALLOROSSO «Mi piace il gioco che in mezzo viene prodotto da questa squadra molto organizzata e che fa vedere la mano di Gasperini. Pisilli è veramente interessante, ha personalità e sa proporsi senza avvertire alcun peso. Un bel talento che sta percorrendo la sua strada, continuerà a crescere».

GLI PIACE IL CALCIO MODERNO «Non del tutto, ci sarebbe da dire molto su certe situazioni e anche sulla questione arbitrale».

COSA ACCOMUNA CALCIO E POLITICA «L’idea del gioco di squadra. Penso al gruppo che gioca e alla giunta comunale che amministra. Anche quando non si andava d’accordo con un tuo compagno di squadra, che magari per tanti motivi non ti andava a genio e non frequentavi mai fuori dal campo, poi ti trovavi a metterlo nelle condizioni di farlo rendere al meglio per l’interesse generale. Avviene così anche in politica e anche in questo caso agisci per il bene comune e collettivo».

Calciomercato Serie A: Retegui torna subito in Italia? L’attaccante può trasferirsi in questa big in estate. Svelato questo scenario!

Calciomercato Serie A: Retegui in estate fa ritorno in Italia? L’attaccante può trasferirsi in questo top club. Ecco la situazione

Con il consolidamento del ritorno nell’Europa che conta ormai ampiamente acquisito, la dirigenza del Milan sta focalizzando le proprie energie sull’obiettivo prioritario per la prossima sessione estiva di calciomercato. Il traguardo della società di via Aldo Rossi è chiaro: consegnare a Massimiliano Allegri un nuovo e implacabile numero 9. Al Diavolo serve un terminale offensivo di assoluto spessore, capace di finalizzare l’importante mole di gioco prodotta e di garantire quel proverbiale cinismo sotto porta richiesto dall’allenatore. Il nome principale, secondo Gazzetta, è Guirassy del Borussia Dortmund ma spunta un’alternativa a noi molto conosciuta…

Mateo Retegui: il prescelto per l’attacco rossonero

Il nome che sta scalando prepotentemente le gerarchie nella lista dei desideri rossoneri è quello di Mateo Retegui.

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Attualmente in forza all’Al-Qadsiah nella ricca Saudi Pro League, il bomber rappresenta la soluzione più collaudata e affascinante per il calcio italiano. La dirigenza milanista valuta il suo profilo come l’incastro ideale: Retegui lotta su ogni pallone, garantisce una profonda dedizione alla causa e vanta una perfetta conoscenza dei ruvidi difensori della Serie A. L’ipotesi di un suo imminente ritorno nel grande calcio europeo, con la possibilità di giocare la Champions League da protagonista sotto le luci di San Siro, stuzzica non poco le ambizioni del giocatore.

Le alternative: Guirassy e Jackson restano nel mirino

Nonostante il forte e costante interesse per il centravanti in forza all’Al-Qadsiah, il club meneghino non vuole farsi trovare impreparato e mantiene aperti i contatti con altri profili di caratura internazionale, utili per arricchire le opzioni tattiche:

  • Serhou Guirassy: a lungo in pole position, resta fortemente affascinato dall’ambizioso progetto tecnico rossonero.
  • Nicolas Jackson: costituisce l’opzione più dinamica e moderna sul tavolo, essendo l’interprete perfetto per un sistema di gioco votato alle ripartenze fulminee.

La stagione 2026/2027 segnerà uno spartiacque fondamentale per le ambizioni del Milan. La ricerca di un profilo di respiro internazionale come Retegui non è casuale: mister Allegri necessita di certezze assolute per poter competere ai massimi livelli. L’investimento per la nuova punta è il segnale inequivocabile di un club che punta a tornare stabilmente sul tetto d’Italia.

Torino Lazio, dentro alla prima di D’Aversa: la ricostruzione delle ultime ore in casa granata e quel precedente che lascia buone speranze

Torino Lazio, D’Aversa verso l’esordio in granata: la ricostruzione delle ultime ore e quel precedente che lascia ben sperare

Roberto D’Aversa non ha quasi avuto il tempo di disfare le valigie. Dal suo primo allenamento di martedì pomeriggio, subito dopo la presentazione ufficiale al fianco del presidente Urbano Cairo, l’attenzione si è spostata drasticamente sull’emergenza. Domani il nuovo tecnico granata farà il suo esordio casalingo allo stadio Olimpico Grande Torino contro la Lazio di Maurizio Sarri. Un debutto che si preannuncia rovente, immerso in un clima di durissima e aperta contestazione.

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Un ambiente in ebollizione e lo spettro retrocessione

Il neo allenatore toccherà subito con mano la spaccatura totale tra la tifoseria e la società. I segnali lasciati nei giorni scorsi sono pesantissimi: dal letame sversato di notte davanti ai cancelli del Filadelfia con striscioni ostili (“M** come Cairo”), ai volantini fuori dallo stadio che ritraggono il patron in versione pagliaccio (“Io non posso entrare”), fino al coro “Tutti fuori”. Tutto questo mentre la classifica piange. Il Torino deve guardarsi disperatamente alle spalle per evitare il baratro: il recente pareggio tra Parma e Cagliari non aiuta, e a sole tre lunghezze di distanza soffia sul collo un terzetto pericolosissimo formato da Lecce, Cremonese e Fiorentina.

I precedenti storici nell’era Cairo

Considerando solo la Serie A, D’Aversa è l’ottavo allenatore a subentrare a stagione in corso sotto la gestione Cairo. La storia dei debutti in panchina è un’altalena di emozioni:
Chi ha vinto: Walter Mazzarri (netto 3-0 al Bologna nel gennaio 2018) e Gianni De Biasi (successo sul Cagliari).
• Chi ha pareggiato: Davide Nicola (X contro il Benevento nel 2021).
• Chi è crollato: Moreno Longo (1-3 interno con la Sampdoria nel 2020), ancora De Biasi (1-0 contro l’Inter nel 2008), Walter Novellino (pesante 5-2 a Bologna nel 2008) e Giancarlo Camolese (1-0 a Palermo nel 2009).

Il talismano D’Aversa

C’è però un raggio di luce. D’Aversa è un tecnico metodico, abituato a plasmare le sue squadre in estate, e in carriera è subentrato in corsa una sola volta. Il precedente, però, è un amuleto: l’8 dicembre 2016 prese le redini del Parma e bagnò l’esordio espugnando il campo del Südtirol (1-0). Riuscirà a ripetere la magia anche all’ombra della Mole?

Amadeus sul momento dell’Inter: «Dispiace per l’uscita dalla Champions ma sono concentrato sul campionato. I nerazzurri hanno già mezzo Scudetto cucito sul petto!»

Amadeus, noto presentatore tifoso dell’Inter, si è espresso così a proposito del momento vissuto dalla squadra nerazzurra. Le sue dichiarazioni

Amadeus, uno dei presentatori più amati della televisione italiana e noto tifoso nerazzurro, fa il punto sul momento dell’Inter in questa intervista rilasciata a Tuttosport.

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L’ELIMINAZIONE IN CHAMPIONS LEAGUE «Pur dispiacendomi, sono concentrato sul campionato. Probabilmente la Champions, che è chiaramente importantissima, avrebbe tolto molte energie psicofisiche. Oggi credo che l’Inter debba pensare quasi esclusivamente al cucirsi lo scudetto sulla maglia».

L’AMARO IN BOCCA PER IL BODO GLIMT «Magari non hanno le individualità di spicco, ma il Bodo Glimt è una squadra forte, solida, lo ha dimostrato anche contro altre grandi d’Europa».

L’ATALANTA UNICA ITALIANA IN CHAMPIONS «Sull’Atalanta si fa psicologicamente un ragionamento diverso. L’Europa è una vetrina importantissima. Non stanno lottando per vincere lo scudetto, è chiaro che poi se si entra nella zona delle coppe, è un gran bel risultato nel dopo Gasperini. Per l’Atalanta le coppe diventano quasi una priorità».

L’USCITA DEL NAPOLI DALL’EUROPA «Ci si poteva aspettare di più. Questo dimostra che quando non giochi le coppe è tutto più facile scendendo in campo solo una partita a settimana. E quando giochi le coppe c’è un dispendio di energie, secondo me, quadruplicato».

I 10 PUNTI DI VANTAGGIO IN SERIE A «Non ci si può nascondere. Capisco ci sia superstizione, giusto che giocatori e allenatore siano cauti. Però da tifoso dico che mezzo scudetto, con 10 punti di vantaggio, ce l’hai cucito sul petto. Sono assolutamente fiducioso che tutti all’Inter siano in grado di gestire questo super vantaggio. Se a settembre mi avessero detto: “L’Inter a fine febbraio avrà 10 punti di più rispetto alla seconda in classifica”. Avrei risposto: “Dove si firma?”. Non l’avrei mai immaginato. Chivu era una scommessa, anche la tifoseria lo guardava con affetto e curiosità: appartiene al Triplete e alla storia dell’Inter».

GLI PIACE CRISTIAN CHIVU «Molto. Apprezzo come lavora con i giovani e come stia gestendo la squadra. Non ci sono 11 titolari, ma 16. Fa giocare un po’ tutti. Dimostra di essere un allenatore preparato. Sta rifacendo quanto di bene fatto in Primavera e a Parma».

IL CONFRONTO CHIVU-INZAGHI «Sono due allenatori diversi. Su Inzaghi non dobbiamo avere la memoria corta, ha portato all’Inter coppe, prestigio e uno scudetto, è un grande allenatore, non si discute. Chivu ha un altro metodo, forse valorizza maggiormente i giovani».

IL BILANCIO DELLA SCORSA STAGIONE «Da tifoso ti fa male, soprattutto per come è finita, perché due mesi prima pensavamo in maniera totalmente diversa. Ma è chiaro che fa parte del calcio, nella storia delle grandi squadre europee o mondiali ci sono annate dove tutto si incastra in maniera perfetta, altre volte questo purtroppo non accade. E finisce anche come è finita a noi l’anno scorso. Dico sempre che il concetto di pazza Inter esiste sempre, altrimenti non sarebbe chiamata così da tutti».

L’AVVICINAMENTO AL DERBY «Prima c’è il Genoa, una bella squadra, allenata bene da De Rossi, servirà un partitone per vincere. Col Milan puoi anche pareggiare, ma non devi perdere. Non tanto perché i punti si potrebbero ridurre a 7, che sono sempre tanti, ma per una ragione psicologica e nel dimostrare che l’Inter è la squadra più forte del campionato».

I GIOCATORI SIMBOLO DELL’INTER ODIERNA «Per rispecchiare lo stile Chivu andrei su due giocatori. Uno è Pio Esposito: lui rispecchia Chivu, cioè il ragazzo avuto dal mister nel settore giovanile, poi mandato in giro e che è tornato in nerazzurro fortemente voluto dal suo allenatore, che gli ha dato fiducia, non l’ha tenuto in panchina. Pio è parte concreta dell’Inter. Poi Zielinski, che è tornato fisicamente integro: oggi è uno dei più forti in assoluto della Serie A».

BARELLA E THURAM «Discutere Barella e Thuram vuol dire non capire niente di calcio. Sono fortissimi, capita come ognuno di noi che abbiano dei momenti non brillanti nel proprio lavoro. Non dobbiamo subito attaccarli, ma aspettarli».

I RINFORZI PER IL FUTURO «Non vorrei fare nomi. Forse all’Inter servirebbe un centrocampista fisicamente forte, che possa fare anche gol e abbia esperienza. Un Rabiot per capirci. Poi probabilmente serve qualcuno in difesa vista l’età di Acerbi e De Vrij. E magari un sostituto di Sommer, che è un gran portiere, ma si potrebbe puntare su un giovane per il futuro».

IL FIGLIO JOSÉ NELLE GIOVANILI DELL’UDINESE «Giusto che si diverta, gioca in una società serissima, ha una grandissima passione, vedremo cosa creerà nella sua vita, è ancora presto per decidere, ha 17 anni. Vado a vedere tutte le partite, mi diverto tanto a osservare i giovani. Dovremmo valorizzarli di più, ne beneficerebbe la nazionale».

Calciomercato Milan: Guirassy nome forte per l’attacco del futuro. Ma spuntano anche due alternative, novità importanti verso l’estate!

Calciomercato Milan: Guirassy è il nome nuovo per rinforzare l’attacco in vista dell’estate. Ma spuntano anche due alternative

Con il consolidamento del ritorno nell’Europa che conta ormai acquisito, la dirigenza del Milan sta focalizzando le proprie energie sull’obiettivo prioritario per la prossima sessione estiva di calciomercato. Il traguardo è chiaro: consegnare a Massimiliano Allegri un nuovo e implacabile numero 9. Al Diavolo serve un terminale offensivo di assoluto spessore, capace di finalizzare l’importante mole di gioco prodotta e di garantire quel proverbiale cinismo sotto porta richiesto dall’allenatore.

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Serhou Guirassy: il prescelto per l’attacco rossonero

Il nome in cima alla lista dei desideri rossoneri è quello di Serhou Guirassy.

Stando alle ultime indiscrezioni rilanciate da La Gazzetta dello Sport, il bomber sarebbe pronto per il definitivo salto di qualità nel calcio italiano. Il giocatore avrebbe infatti già manifestato il forte desiderio di vestire la maglia rossonera, profondamente affascinato dall’ambizioso progetto tecnico e dalla possibilità di giocare la Champions League da protagonista sotto le luci di San Siro.

Le alternative di mercato: da Retegui a Jackson

Nonostante il forte e costante pressing sull’attaccante, il club meneghino non vuole farsi trovare impreparato e valuta attentamente profili con caratteristiche differenti, utili per arricchire lo scacchiere tattico:

  • Mateo Retegui: rappresenta la soluzione più collaudata per il calcio italiano. Lotta su ogni pallone, garantisce profonda dedizione e vanta una perfetta conoscenza dei ruvidi difensori della Serie A.
  • Nicolas Jackson: costituisce l’opzione più dinamica e moderna sul tavolo. Punta veloce e abilissima nel saltare l’uomo, sarebbe l’interprete perfetto per un sistema di gioco votato alle ripartenze fulminee.

La stagione 2026/2027 segnerà uno spartiacque fondamentale per le ambizioni del Milan. La ricerca di un profilo di respiro internazionale non è casuale: mister Allegri necessita di certezze assolute per poter competere ai massimi livelli in Italia e in Europa. L’investimento per la nuova punta è il segnale inequivocabile di un club che punta a tornare stabilmente sul tetto d’Italia.

Calciomercato Juve, via al restyling estivo: acquisti in ogni reparto! Chi parte e chi può arrivare a Torino, tutti i nomi nell’agenda di Comolli

Calciomercato Juve, chi potrebbe partire e chi potrebbe arrivare in un restyling in vista della prossima estate. Tutti i dettagli

Il futuro della Juventus e le grandi ambizioni di Luciano Spalletti dipendono da un traguardo imprescindibile: la qualificazione alla prossima Champions League. Senza gli introiti derivanti dall’Europa che conta, il mercato estivo sarebbe vincolato a dolorose cessioni o a nuovi aumenti di capitale, scenari che la dirigenza vuole evitare. La missione è chiara: blindare il quarto posto in un rush finale che, dopo il big match con la Roma, offrirà sfide sulla carta più abbordabili.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Rivoluzione tra i pali e in difesa: i nomi caldi

Secondo quanto riportato dal quotidiano Tuttosport, il restyling per la prossima stagione toccherà ogni reparto. In porta, Michele Di Gregorio e Mattia Perin rischiano seriamente l’addio. L’unica certezza, paradossalmente, resta Carlo Pinsoglio. Per il ruolo di titolare si cercherà un profilo di assoluta e comprovata affidabilità ed esperienza.

In difesa, il futuro di Federico Gatti è in bilico tra le sirene di Roma, Milan e Premier League. Sulle fasce regna l’incertezza: Emil Holm attende il riscatto, mentre Andrea Cambiaso deve ritrovare brillantezza. La dirigenza si muove su profili nuovi come Óscar Mingueza e Zeki Celik. Rientrerà alla base João Mário, mentre Juan Cabal è stato giudicato ancora troppo acerbo.

I sogni a centrocampo e l’ossessione per l’attacco

A centrocampo, un sacrificio eccellente potrebbe riguardare Teun Koopmeiners per fare cassa. Il grande sogno proibito porta a Sandro Tonali, ma intriga moltissimo l’idea Bernardo Silva, prendibile a parametro zero se il progetto risulterà sufficientemente solido.

Il nodo più intricato, tuttavia, resta l’attacco. In attesa di definire la complessa situazione di Dusan Vlahovic, Spalletti ha bocciato le ipotesi di ripartenza legate a Jonathan David e Lois Openda. L’obiettivo numero uno resta Randal Kolo Muani. I rapporti ormai ricuciti con i parigini potrebbero facilitare l’affare entro i limiti di budget, regalando al tecnico il vero numero nove di caratura internazionale necessario per tornare a vincere.

Torino, Camolese inquadra il momento dei granata: «Ecco cosa è successo con Baroni. D’Aversa dovrà essere bravo in questa cosa»

Torino, Camolese – ex tecnico dei granata – ha parlato così del cambio in panchina tra Baroni e D’Aversa ma non solo. Le sue dichiarazioni

L’ex tecnico granata Giancarlo Camolese è una presenza fissa allo stadio Olimpico Grande Torino. Con lui, La Gazzetta dello Sport analizza il momento delicato della squadra e il passaggio di testimone in panchina tra Marco Baroni e Roberto D’Aversa.

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L’ESONERO DI BARONI «Gli allenatori che, in questi anni, sono venuti al Toro sono tutti bravi allenatori. Lo è anche Marco Baroni. Il problema è che, alle volte, le stagioni non vanno come si vorrebbe e poi, si sa, come sempre accade nel calcio, paga l’allenatore. Però ci tengo a dire che va via un tecnico, Baroni, che è una persona molto perbene, è un bravo allenatore, e che ha dato tutto quello che aveva, provando a fare del suo meglio. Se il Toro è in questa situazione, come si dice sempre, le responsabilità sono di tante situazioni, non sue in particolare. Di fronte a un allenatore deluso che va via, e sicuramente Baroni avrà un’altra opportunità altrove e dove magari sarà più fortunato, c’è Roberto che arriva con entusiasmo».

D’AVERSA «Roberto D’Aversa vorrà fare bene dopo un periodo di inattività, oggi si trova in una piazza storica e molto importante del calcio italiano. Torino e il Toro hanno una loro unicità. È chiaro che farà di tutto per fare quello che serve per togliere il Toro da questa situazione. Credo che lui sia entrato in un momento in cui ci sono anche problemi che non sono solo quelli del campo…».

IL CLIMA AMBIENTALE «La sua bravura dev’essere quella di concentrarsi solamente sul campo, solamente sui giocatori. Cercare di trasferire le sue idee di gioco, perché questo è anche il momento che i giocatori si prendano le proprie responsabilità. Quando si arriva in pochi giorni, e soprattutto in questo periodo dell’anno, c’è bisogno che i giocatori diano qualcosa in più».

CHE TIPO DI ALLENATORE È D’AVERSA «È un tecnico moderno, che ha già fatto le sue esperienze. E che al Toro ha una grande opportunità. Come Associazione Allenatori l’avevo incrociato, qualche anno fa, in una nostra manifestazione a Rimini dove era venuto a tenere una lezione. Devo dire che, quando l’ho ascoltato, a me era molto piaciuto. Ha contenuti, ha le sue idee».

TORINO-LAZIO «È chiaro che anche lui deve conoscere un po’ i giocatori, e quindi bisogna fare tutto velocemente. Per esperienza, perché ci sono passato un po’ di volte anch’io, penso che l’unica cosa che conta sia quella di preparare la partita: affronta una Lazio che ha giocatori di qualità, che ha alternato partite belle e altre un po’ meno. Più che preoccuparsi di tutto quello che lo circonda, la cosa che conta adesso è preparare bene dal punto di vista tecnico la partita che deve affrontare. E credo che i giocatori apprezzeranno lo sforzo tecnico più che le chiacchiere: deve fare una bella partita. Poi, andando avanti, comincerà magari ad aggiustare le altre cose».

IL LAVORO SULLA TESTA DEI GIOCATORI «Il Toro è una squadra strana, io l’ho sempre vista giocare: è strana perché non lascia tranquilli. Può fare qualsiasi cosa: può fare la grande partita, ma ha anche delle grandi amnesie e si può disunire. Ultimamente ci sono troppi errori individuali, e qui gli allenatori ci possono fare poco mentre ci deve lavorare il giocatore. Un tecnico può intervenire sulla testa dei giocatori per fare una prestazione come è nelle loro corde, almeno senza sbagli».

LA RICHIESTA DI “CORAGGIO” «È un tasto da toccare: serve un Toro coraggioso che non deve perdere la testa. Puoi anche perdere, ma non prendere tanti gol in una partita come accaduto fin qui diverse volte. Deve ritrovare solidità e compattezza. Sotto questo aspetto una mano può, senza dubbio, darla rivedere la Curva Maratona che tifa per la squadra…».

L’APPELLO ALL’UNITÀ «In questo momento c’è assoluto bisogno di ritrovare l’unità, la compattezza della piazza, poi dopo ognuno continuerà a pensarla a modo suo. Oggi il bene più importante è la squadra: nei momenti in cui le cose appaiono sempre più difficili, e dove la porta degli avversari diventa piccolissima e la tua enorme, avere uno stadio che ti aiuta, che ti sostiene, poi come la Curva del Toro, aiuta tanto. Anche se il coraggio se lo devono dare i giocatori: questo è il momento di tirare fuori le prestazioni».

IL RITORNO DI SULLO COME VICE «Il lavoro dello staff è importante quanto quello dell’allenatore perché le rose sono molto ampie, ormai non c’è più l’uomo solo al comando. Un allenatore ha bisogno che i suoi assistenti siano bravi, e Sullo è sicuramente bravo. Conosce già l’ambiente del Toro, potrà dare una grande mano».

Dalle leghe di fantasia alle microprevisioni: Un’era di cambiamento digitale 2.0

Un tempo il calcio finiva al fischio finale. I tifosi ripiegavano le sciarpe, le emozioni e aspettavano il weekend successivo. Oggi, il gioco non si ferma mai veramente. Si trasforma in dashboard, notifiche, fantasy draft, micro pronostici e arene digitali dove ogni passaggio, fallo e sostituzione diventa un momento guidato dai dati da interpretare, anticipare e coinvolgere.

Questa è l’Era 2.0 dell’interazione sportiva, un paesaggio in cui giornalismo, analisi e piattaforme digitali gamificate si fondono in un’unica narrazione continua. I campionati fantasy hanno aperto la porta; i micro pronostici l’hanno spalancata. E in Italia, una nazione in cui il calcio è sia religione che ritmo, questo cambiamento non è solo tecnologico, ma anche culturale.

Il Fantacalcio: La prima rivoluzione digitale del fandom

I campionati di fantacalcio erano un tempo un’ossessione di nicchia per gli statistici e i fan ossessivi. Con il tempo, sono diventati mainstream, trasformando i tifosi in manager, scout e analisti virtuali. Il formato fantasy ha creato un ponte tra emozione e calcolo, intuizione e probabilità.

Per i media sportivi, il fantacalcio ha cambiato tutto. Le partite non sono più state consumate solo come spettacolo, ma come insiemi di dati con una posta in gioco personale. Il foglio pulito di un difensore contava non solo per la squadra, ma anche per migliaia di manager digitali in tutta Europa.

I campionati fantasy hanno insegnato ai fan a:

  • Seguire le metriche dei giocatori al di là di gol e assist
  • Capire le formazioni e i cambiamenti tattici
  • Impegnarsi con i contenuti calcistici quotidianamente, non settimanalmente

Erano il preludio di qualcosa di più grande: un ecosistema calcistico predittivo e interattivo.

L’ascesa della cultura del casinò online nel panorama dello sport digitale in Italia

All’interno di questo ecosistema digitale in evoluzione, i casinò online sono emersi come parte del più ampio settore dell’intrattenimento interattivo. L’Italia ha legalizzato il gioco d’azzardo online nel 2006, ampliando poi le normative nel 2011, creando uno dei mercati più strutturati e regolamentati d’Europa.

Secondo i dati del settore, i casinò online in Italia hanno generato circa 1,2 miliardi di euro di entrate nel 2024, con proiezioni che raggiungono i 2,5 miliardi di euro entro il 2030. Si prevede che quasi il 43% degli italiani utilizzerà le piattaforme di casinò online entro la fine del 2025, segnalando un cambiamento significativo nelle abitudini di intrattenimento digitale.

Piattaforme come casinos.it.com non si posizionano come portali promozionali ma come guide informative, offrendo recensioni, approfondimenti normativi e contenuti di consapevolezza del rischio per gli utenti che navigano in questo spazio complesso. La loro enfasi editoriale sull’imparzialità, gli aggiornamenti quotidiani e le analisi dettagliate dei giochi e delle piattaforme riflette la crescente richiesta di chiarezza giornalistica nell’ecosistema del gioco d’azzardo. In un ambiente mediatico inondato di rumore promozionale, le piattaforme informative svolgono un ruolo cruciale nel plasmare un comportamento digitale informato.

Categorie di giochi da casinò popolari in Italia: Un’istantanea culturale

L’ecosistema dei casinò online in Italia rispecchia le tendenze globali, pur mantenendo preferenze culturali uniche. Le categorie di gioco più popolari includono:

  • Slot machine – preferite per l’accessibilità e la diversità tematica
  • Poker – attraente per i pensatori strategici
  • Roulette – associata alla tradizione e all’eleganza
  • Blackjack – unisce la probabilità al processo decisionale
  • Scommesse sportive – profondamente intrecciate con la cultura calcistica italiana.

Queste categorie riflettono uno spettro di coinvolgimento – dall’intrattenimento occasionale alla competizione strategica – che rispecchia le diverse modalità di interazione degli italiani con le piattaforme digitali.

Micro pronostici: Il calcio in tempo reale, un momento alla volta

I micro pronostici rappresentano l’evoluzione del coinvolgimento digitale dei tifosi. Invece di prevedere chi vincerà una partita, i fan ora interagiscono con gli eventi all’interno della partita: il prossimo corner, il primo cartellino, il prossimo marcatore o il numero di tiri al bersaglio.

Questa cultura frammentata della previsione rispecchia i moderni tempi di attenzione. I fan scorrono, prevedono, reagiscono, ripetono. Ogni partita diventa una sequenza viva e pulsante di micro-narrazioni.

Questo cambiamento riflette le tendenze più ampie dei media digitali:

  • Consumo del secondo schermo (guardare la TV mentre si utilizzano le applicazioni mobili).
  • Sovrapposizione di dati in diretta e analisi in tempo reale
  • Le piattaforme sociali trasformano i tifosi in commentatori e analisti.

Il calcio non è più solo guardato. Si gioca attraverso i dati.

La regolamentazione, la responsabilità e il quadro italiano

Il settore del gioco d’azzardo in Italia è governato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), ex AAMS, che applica severi requisiti di conformità. Gli operatori devono conservare i registri delle transazioni, seguire le regole antiriciclaggio e fornire sistemi di gioco trasparenti.

Questa architettura normativa ha tre scopi:

  1. Protezione dei consumatori
  2. Trasparenza del mercato
  3. Contributo economico attraverso la tassazione

Il modello italiano è spesso citato come punto di riferimento per altri Paesi europei che stanno considerando la legalizzazione del gioco d’azzardo. La supervisione strutturata sottolinea il tentativo della nazione di bilanciare l’innovazione con la responsabilità.

Recupero in tempo reale: quando gli infortuni danno forma al gioco digitale

Nell’era iperconnessa del calcio, anche un bollettino medico ha un peso strategico. La gestione attenta da parte della Roma dell’infiammazione al ginocchio di Paulo Dybala e della pubalgia persistente di Matias Soulé non è più solo una questione di squadra, ma si ripercuote sulle selezioni di fantasia, sulle metriche in tempo reale e sui micro pronostici. Ogni allenamento saltato modifica le formazioni previste; ogni aggiornamento positivo modifica i modelli di probabilità. Nell’Era 2.0, il recupero non è una nota a piè di pagina della partita, ma è parte della partita, che si svolge in tempo reale su schermi e statistiche.

Calcio, probabilità e psicologia del pronostico

Perché i tifosi amano i pronostici? La risposta sta nella psicologia cognitiva. La previsione attiva l’anticipazione, la valutazione del rischio e l’investimento emotivo. Trasforma gli spettatori in partecipanti.

I micro pronostici, le leghe di fantasia e le meccaniche dei casinò condividono un filo conduttore psicologico: l’incertezza controllata. Il brivido emerge dall’interazione tra conoscenza e casualità.

I fattori psicologici chiave includono:

  • Rilascio di dopamina durante l’anticipazione
  • Il controllo percepito attraverso i dati e la strategia
  • Convalida sociale attraverso le classifiche e le comunità

Il calcio, con la sua imprevedibilità, diventa un terreno di gioco perfetto per questa danza cognitiva.

Un’istantanea del mercato del gioco d’azzardo online in Italia

AspettoPanoramica
Dimensione del mercatoUna delle più grandi in Europa
Età legale18+
Autorità di regolamentazioneAgenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM)

Questo ambiente strutturato illustra come il gioco digitale sia diventato un’estensione regolamentata della più ampia economia dell’intrattenimento in Italia.Pagamenti, Fintech ed economia digitale

L’ecosistema dei casinò online riflette anche l’evoluzione del fintech. I giocatori italiani utilizzano sempre più spesso:

  • Visa e Mastercard
  • Skrill e Payz (ex ecoPayz)
  • Buoni prepagati come Neosurf
  • Criptovalute, come Bitcoin ed Ethereum.

Questi metodi evidenziano una tendenza digitale più ampia: economie dell’intrattenimento senza contanti, dove le transazioni senza attrito alimentano il coinvolgimento.

La sovrapposizione tra fintech e media sportivi sta crescendo, con le tecnologie di pagamento che influenzano il modo in cui i fan si iscrivono, donano, interagiscono e giocano attraverso le piattaforme digitali.

La trasformazione dei media: Dalla cronaca alla partecipazione

Il giornalismo sportivo sta subendo una metamorfosi. I resoconti tradizionali delle partite coesistono con dashboard interattivi, sondaggi di previsione dei tifosi e narrazione statistica in tempo reale.

Le piattaforme mediatiche si integrano sempre di più:

  • Visualizzazioni di dati in diretta
  • Sistemi di votazione dei tifosi
  • Tracker interattivi delle partite
  • Personalizzazione dei contenuti guidata dall’AI

In questo contesto, piattaforme come Casinos.it.com rappresentano una nuova forma di media informativi che combinano giornalismo, tecnologia e orientamento dei consumatori.

Orizzonti etici: Dove l’impegno incontra la responsabilità

L’espansione delle micro previsioni e del gioco d’azzardo online solleva questioni etiche. La linea di demarcazione tra intrattenimento e costrizione può sfumare, in particolare negli ambienti digitali ad alto coinvolgimento.

Il quadro normativo italiano affronta questo aspetto con:

  • Limitazioni di età (18+)
  • Strumenti per il gioco d’azzardo responsabile
  • Requisiti di licenza
  • Obblighi di trasparenza

Tuttavia, la responsabilità spetta anche alle piattaforme mediatiche, ai giornalisti e ai designer digitali, per promuovere un consumo informato e consapevole.

Il calcio come universo digitale

Il futuro del coinvolgimento nel calcio è immersivo. Sovrapposizioni di realtà aumentata, commentatori AI e livelli predittivi potrebbero presto accompagnare ogni partita. I tifosi potrebbero interagire con simulazioni, votare su scenari tattici e vivere il calcio come una narrazione digitale multidimensionale.

In questo futuro, i casinò online, le piattaforme di fantasia, i servizi fintech e i media sportivi convergeranno in un unico ecosistema di intrattenimento interattivo.

Dove il calcio incontra i dati, la cultura incontra il codice

Dai campionati di fantasia ai micro pronostici, dai canti negli stadi alle previsioni algoritmiche, il calcio è entrato nella sua seconda vita digitale. L’Italia, con il suo profondo patrimonio calcistico e la sua economia digitale strutturata, si trova all’incrocio tra tradizione e innovazione.

I casinò online, guidati da piattaforme come Casinos.it.com, fanno parte di questo panorama in evoluzione, non solo come portali di intrattenimento, ma come soggetti di regolamentazione, giornalismo e cultura digitale. La loro presenza sottolinea un cambiamento più ampio: lo sport non è più solo guardato, ma vissuto attraverso strati di dati, previsioni e partecipazione.

Nell’Era 2.0, il fischio d’inizio non viene mai veramente emesso. La partita continua sugli schermi, nelle statistiche, nel tranquillo brivido di prevedere la prossima mossa in un gioco che è diventato sia spettacolo che dialogo digitale.

Sabatini svela: «Roma Bologna agli ottavi di Europa League? Ho reagito così al sorteggio…A novembre dissi che i rossoblù potevano vincere lo Scudetto per questo motivo»

Sabatini, noto direttore sportivo, ha parlato così dopo il sorteggio degli ottavi di Europa League che ha abbinato le italiane Roma e Bologna

Walter Sabatini ha vissuto male il sorteggio di Europa League che mette di fronte Bologna e Roma. Una sfida che mette di fronte due piazze a cui è visceralmente legato. Ne ha parlato a La Gazzetta dello Sport.

LA REAZIONE AL SORTEGGIO «Noooo. Stavo scrivendo alcuni appunti e non ho visto. Davvero? Ora che lo so mi… girano e provo un grande fastidio. Bologna-Roma per me è una sfida fratricida, una “tragedia” sportiva».

A NOVEMBRE DISSE CHE IL BOLOGNA POTEVA VINCERE LO SCUDETTO «Sia chiaro: era quel che sentivo in quel momento in base al calcio e alla crescita che entrambe stavano esprimendo. Insomma, non era un’espressione o un’osservazione ciarlatana. Il Bologna faceva un calcio superlativo, lo pensavo imbattibile tanto faceva bene le cose, ero molto ammirato. E la Roma faceva passi da gigante, con Gasp che stava già facendo un lavoro super e che avrebbe dovuto migliorare la fase offensiva. Infatti, con Malen…».

CHI É FAVORITO «A ottobre avrei detto che sarebbe stato favorito il Bologna ma adesso diciamo che è leggermente, leggermente, prevalente la Roma. Una sensazione dell’oggi. Comunque è una brutta partita perché qualcuno ci rimette le penne. E non mi piace».

COSA C’É DI GASP NELLA ROMA DI OGGI «La puntualità calcistica, la grinta, e uno spogliatoio solido e collaborativo lo ha reso ancora più forte e importante. Vedo nella Roma uno zoccolo duro con Mancini, Pellegrini e Cristante che fanno tanto: si aiutano e aiutano i compagni. Ed è un punto forte in comune col Bologna: quando si va in difficoltà si rischia lo scollamento, ma i gruppi solidi reggono tutto. Pensate solo al lavoro che da anni sta facendo Lollo De Silvestri, lui con gli altri che sono in rossoblù da tempo. E poi a Bologna ho visto una cosa che alza la temperatura a tutte le squadre. Ho avvertito simbiosi fortissima fra città e ambiente-squadra, potente, ed è poi quello per cui tutti i tesserati di un club lavorano: la felicità della gente. A me sembra che Bologna da tempo viva in una bolla di felicità».

CHI NON TOGLIEREBBE MAI A ROMA E BOLOGNA «Cristante è irrinunciabile. È stato vittima di qualche sussurro della gente ma ha la capacità di saper fare tutto. E Castro: appena l’ho visto giocare ho mandato un messaggio a Marco (Di Vaio, ndr) e gli ho detto “Avete preso un crotalo”. Colpisce feroce. E gioca con una generosità da campione».

SUO FIGLIO OSSERVATORE DEL BOLOGNA «Vediamo. Lui è un romanista “malato” ma rispetterà il Bologna, su questo ho zero dubbi».

SARTORI E MASSARA. «Pieno di ammirazione, sono totalmente dalla loro parte. Anzi, forse Sartori si sta avvicinando al dono dell’infallibilità che pensavo di avere ancora io…»

Di Livio non ha dubbi: «Gasperini sta facendo un miracolo alla Roma. Se la Juve indovina 2/3 giocatori, con Spalletti il prossimo anno può vincere lo Scudetto!»

Di Livio, ex di Roma e Juve, ha rilasciato queste dichiarazioni in vista del big match dell’Olimpico. Le parole

La Roma lo ha cresciuto e lanciato, la Juventus lo ha invece consacrato nel grande calcio. In vista del big match dell’Olimpico che vale un pezzo di qualificazione in Champions League, il doppio ex Angelo Di Livio analizza il momento delle due squadre su La Gazzetta dello Sport

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CHE SFIDA SARÀ «Sarà una partita difficile per entrambe le squadre, che vivrà di fiammate. Perché in questo momento tutti parlano della mancanza di risultati della Juve, ma i bianconeri stanno giocando bene: pagano alcuni errori individuali, ma hanno qualità. Dall’altra parte, invece, Gasp sta facendo un miracolo: la Roma non è una squadra fortissima, ma è molto organizzata e ha un’identità ben precisa».

IL POST-GALATASARAY «Io penso che aggiunga, ad iniziare dalla rabbia: ho visto le espressioni dei giocatori, il pianto di qualcuno di loro. La Juve non è depressa, quella partita ha dato consapevolezza delle proprie forze. La Roma invece sa di non essere fortissima, ma è difficile da battere. E poi hanno due grandi allenatori: Spalletti è bravissimo, mi auguro lo possano confermare, mentre Gasperini a Roma è caduto dal cielo, non so chi l’abbia lanciato. E con loro ci metto anche la sorpresa Palladino: vedere l’Atalanta battere il Borussia mi ha emozionato».

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MALEN «Partiamo da una premessa, l’olandese è fortissimo, la cosa che mi piace di più è come indirizza la giocata verso la porta. Ma al 99% la Juve recupererà Bremer, che per me è il miglior difensore d’Europa, non d’Italia. Aggiungo che Malen è stato molto fortunato a trovare Gasperini, che ha un modo di lavorare molto duro, che ti dà forza e abitudine a fare certe cose fino alla domenica».

MCKENNIE FALSO 9 «Credo che alla fine possa affidarsi all’americano, che è bravissimo e chi ce l’ha se lo deve godere fino alla fine. Come falso nove tra l’altro ha già giocato a Istanbul. E non avere punti di riferimento per la Roma può essere uno svantaggio».

PESA L’ASSENZA DI LOCATELLI «Tantissimo. Lui è come Cristante: sempre discussi ma sempre in campo, con ogni allenatore. Ci sarà un motivo no? Sono due che nella mia squadra giocherebbero sempre, chi li contesta non capisce l’importanza del lavoro che fanno in campo».

LA GESTIONE DI DYBALA «Bella domanda, non conosco i ritmi del suo allenamento. Se ha raggiunto il 90% sì, altrimenti lo farei giocare in corsa, magari nell’ultima mezzora, quando si abbasseranno i ritmi, visto che mercoledì la Juve ha speso tantissimo. Poi però Gasp vede e sa. Di certo la Roma rispetto a dieci giorni fa ha più alternative, ora che ha recuperato Dybala ed El Shaarawy. Gasp davanti fa sempre tre cambi, ora inizia ad avere alternative importanti. Tra cui Venturino, che si sta facendo apprezzare. Certo, questa è un’altra partita rispetto alla Cremonese, ma il ragazzo sta sorprendendo».

PARI O VITTORIA «Bisogna osare, anche se dall’altra parte ci sarà una Juve consapevole che perdere renderebbe tutto più difficile. La Roma gioca in casa, davanti ad uno stadio meraviglioso, mentre la Juve ha due giocatori superiori come Yildiz e Conceiçao che ti possono dare strappi ed accelerazioni».

IL FUTURO DI SPALLETTI «Deve firmare subito, senza se e senza ma. Tra l’altro vedo uno Spalletti diverso, molto più concentrato. La Juve deve subito buttare le basi del futuro: se indovina 2-3 giocatori, con questo allenatore il prossimo anno può vincere lo scudetto».

LA CORSA CHAMPIONS «È difficile dirlo, secondo me anche il Napoli rischia qualcosa a Verona e poi bisogna fare attenzione a Como e Atalanta. Di certo la sfida di domani può decidere qualcosa. Il fattore campo va sfruttato, ma la Roma deve fare anche qualche colpo in partite importanti, cosa che gli manca. Ad iniziare da domani, dove dovrà fare una partita intelligente. La Juve ha qualità nelle ripartenze: Yildiz ti punta e in quella zona Mancini è diffidato e non è velocissimo a campo aperto. Sarà importante non scoprirsi».

Altobelli chiude i giochi: «10 punti di distacco sono difficili da recuperare per il Milan, l’Inter sta dimostrando da mesi di essere la più forte! Lui sarà un nuovo acquisto»

Altobelli, ex attaccante dell’Inter, ha parlato così dei nerazzurri e della volata Scudetto sul Milan. Ecco le sue dichiarazioni

Alessandro Altobelli, grande bomber interista del passato, analizza il momento della squadra di Cristian Chivu. Ecco le sue parole a La Gazzetta dello Sport

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I 10 PUNTI «Il distacco di 10 punti è molto difficile da recuperare per il Milan. L’Inter in campionato sta dimostrando da mesi di essere la più forte, quella che gioca meglio, che ha più idee e tanti cambi a disposizione. E ora non gli resta che raggiungere questo traguardo. Lo deve ai tifosi. Anzi, questi traguardi perché allo scudetto aggiungo la Coppa Italia. Sarebbe una “doppietta” incredibile».

L’ELIMINAZIONE DALLA CHAMPIONS «Questa penso sia stata già superata. L’Inter è una squadra che sa guardare avanti e, anzi, guai pensarci ancora, è una pagina che adesso va archiviata, dimenticata. In Europa la concorrenza è ben diversa rispetto a quella “nostrana”. Ripeto, abbiamo campionato e Coppa Italia da conquistare e io ci metterei la firma a vincere questi due trofei ogni anno».

L’INTER A DUE FACCE «È la domanda che ci facciamo tutti: possibile che ci sia questa differenza? Ma penso che possa dipendere anche dal turnover che è una dinamica che non mi piace. Io farei giocare sempre e solo i migliori».

LAUTARO «L’assenza del capitano è un gran dispiacere, quando non c’è si sente. Ma abbiamo visto come un giocatore come Pio stia riuscendo a ottenere più spazio senza farlo rimpiangere troppo. Parliamo di uno che avrà un futuro bellissimo in questa squadra».

THURAM «È un ottimo giocatore anche lui ma ultimamente alcuni acciacchi non l’hanno fatto rendere al meglio. Io lo aspetto».

DUMFRIES «È praticamente come un nuovo acquisto per questa seconda parte di stagione. Corre per due, mette palloni in mezzo, è un elemento che ti cambia le partite».

IL DERBY DELL’8 MARZO «Con quei dieci punti di vantaggio… Ma io dico che se anche l’Inter dovesse perderlo, quei potenziali 7 punti sarebbero comunque un distacco troppo importante in questa fase. Diciamo però che il derby è sempre la partita dell’anno a prescindere dalla classifica».

CHIVU «Sinceramente mi ha stupito. Ma si è fatto trovare pronto, ed è questa l’unica cosa che conta, oltre al fatto che evidentemente la scelta della società l’estate scorsa è stata davvero azzeccata. Sta dimostrando di essere un allenatore di livello, sa far giocare la squadra, dà spazio a tutti. Al suo primo anno in una squadra così importante ha saputo essere all’altezza. Nella storia dell’Inter c’era già, per quello che ha fatto da calciatore e per i risultati ottenuti in Primavera. Ma quello che si fa con la prima squadra è tutt’altra cosa».

IN QUESTA INTER SI SAREBBE DIVERTITO«Penso proprio di sì. Ho cambiato tanti allenatori ma ho sempre fatto tanti gol. E penso che anche Lautaro si sarebbe trovato bene con me».

Boniek allo scoperto: «Calcio italiano in crisi? Ma va! Non so come c**zo abbiamo fatto perdere col Lecce nel 1986. Oggi la Juve pagherebbe oro per avere…»

Boniek, ex Roma e Juve, ha parlato alla vigilia del big match dello Stadio Olimpico. Queste le dichiarazioni

Zbigniew Boniek ha una carriera leggendaria divisa tra Juventus e Roma, due amori viscerali. In vista del grande scontro dell’Olimpico, “Zibì” si racconta a ruota libera al Corriere dello Sport.

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IL CUORE DIVISO «Le ho amate entrambe, visceralmente. Solo in una, però, sono rimasto a vivere. Qualcosa vorrà dire».

ROMA-JUVE DA CHAMPIONS «Se dimentichiamo per un attimo la storia e la rivalità, ci accorgiamo che vale quanto Roma-Cremonese. Certo, andare a +7 per Gasp sarebbe tanta roba. Però manca tanto e vi ricordo che io ho perso uno scudetto che sembrava già vinto».

IL TRAUMA ROMA-LECCE «Non lo so mica come cazzo abbiamo fatto a perdere quella partita. Una pazzia del genere non la fai in tre vite».

UN SEGRETO «Vi svelo un segreto: i calciatori fanno la doccia, escono dallo stadio e continuano la loro vita. Sono gli allenatori a essere stressati».

LO STRESS DI SPALLETTI E GASP «Spalletti lo vedo male, non avrà dormito. Gasperini? Mica tanto tranquillo, per come difende, si muove e pressa la sua Roma, ne farà di ragionamenti quando spegne la luce».

IL RICORDO PIÙ DOLOROSO «Al primo posto metto la finale Juve-Amburgo. Eravamo tanto tanto tanto più forti e non c’è partita tra la Champions e il campionato».

IL CROLLO DELLE ITALIANE IN EUROPA «L’Inter ha deluso davvero, ma il calcio è bello perché esistono i cicli e dà opportunità a tutti».

LA CRISI DEL CALCIO ITALIANO «Ma va, l’anno scorso l’Inter era in finale. E allora l’Atalanta? Avete pensato lo stesso quando Gasp vinceva l’Europa League? Se la rigioca 10 volte, l’Inter passa 9».

PLATINI E PRUZZO «Platini tre volte capocannoniere nei miei tre anni alla Juve, poi lo diventa Pruzzo quando vado alla Roma. La costante ero io. Mi viene da ridere quando sento parlare di Zibì seconda punta. Potevo fare 7-8 ruoli. Ero un centrocampista box-to-box».

LA NOSTALGIA DEI NUMERI 10 «Ai miei tempi c’erano centinaia di numeri 10. Maradona, Zico, Platini… Noi avevamo il fisico degli ottocentisti. Adesso hanno fisionomia e muscoli da sprinter. Però appena li sfiori volano per terra».

I SIMULATORI «Li detesto, come Gasp. I tifosi dovrebbero fischiarli pure se giocano per la loro squadra. È vergognoso. Da anni dico che se uno richiede l’interruzione del gioco e non c’è fallo, quando si riparte deve stare due minuti fuori. Ci sono giocatori che muoiono 8-10 volte a partita».

IL RIGORE ALL’HEYSEL «Juve-Liverpool, finale di Coppa dei Campioni. Sono lanciato in porta, mi stendono fuori area: rigore. Ancora mi rode. Era la mia ultima partita con la Juve e avremmo vinto con un gol mio. Potevo finire con 4 gol su 5 nelle finali».

LA TRAGEDIA DI QUELLA NOTTE «Vincere in quelle condizioni disgraziate e disumane è stato come perdere. Infatti ho rifiutato il premio e l’ho devoluto alle famiglie delle vittime».

L’AVVOCATO E IL “BELLO DI NOTTE«Oggi la Juve pagherebbe oro per avere uno che li fa vincere la notte, quando le partite contano davvero. Con CR7 ci hanno provato, avete visto come è andata».

AGNELLI E VIOLA «Agnelli era intelligente, con charme unico. Con lui ti mettevi sull’attenti. Dybala e Yildiz gli sarebbero piaciuti. Viola? Ero innamorato di lui. Un vero patron, ti veniva a trovare in camera la sera prima della partita per caricarti».

LA STELLA NEGATA ALLO STADIUM «Forse non mi interessa più. Io sono stato sempre onesto. Lo dissi tempo fa: do 1.000 euro in beneficenza per ogni articolo in cui offendo la Juve, ma ancora non si è presentato nessuno. Ho criticato Moggi, è vero. Sarà stata una trovata di Andrea Agnelli per avere buoni rapporti con gli ultras».

PRONOSTICO ROMA-JUVE «Temo 1-1, ma vorrei in un altro modo».

Lazio Atalanta, biglietti gratis alle scuole contro lo sciopero? Esplode la polemica su Lotito, ecco cosa sta succedendo!

Lazio Atalanta, per riempire l’Olimpico e far fronte allo sciopero dei tifosi, il club biancoceleste apre le porte gratis alle scuole. Cosa succede

Il clima in casa Lazio resta incandescente. In vista dell’imminente e delicata semifinale d’andata contro l’Atalanta, la dirigenza capitolina ha lanciato un’iniziativa che ha sollevato un nuovo e denso polverone mediatico. La riporta il Corriere dello Sport.

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L’invito alle scuole: mossa antisciopero o consuetudine?

Attraverso alcune circolari diffuse negli istituti scolastici, il club ha esteso un invito gratuito a studenti, docenti, personale ATA e rispettivi familiari per assistere alla sfida dell’Olimpico. Per gli organizzatori dell’attuale sciopero del tifo contro la presidenza, si è trattato di una mossa strategica, letta come una “perfida provocazione” per riempire i vuoti sugli spalti e ingannare l’occhio televisivo.

La società biancoceleste ha respinto con forza le accuse. Tramite canali informali da Formello, è stato chiarito che l’invito, rivolto a quattro istituti (tra cui uno di Amatrice), rientra in una prassi ordinaria legata a percorsi educativi e sportivi strutturati da tempo, escludendo quindi intenti manipolatori.

Dati allarmanti al botteghino: l’Olimpico resta vuoto

Nonostante l’iniziativa e il richiamo delle giovanili, lo stadio si preannuncia desolante. I numeri della prevendita sono impietosi: ben 28.000 abbonati hanno deciso di non riscattare il proprio posto. Durante la fase di prelazione, sono stati staccati a malapena 2.000 tagliandi. L’apertura della vendita libera non sembra aver invertito la tendenza, con la tifoseria organizzata irremovibile nel portare avanti la propria diserzione.

L’audizione in Commissione Antimafia

Come se le tensioni sportive non bastassero, giovedì alle 14:00 il patron laziale dovrà presentarsi a Palazzo San Macuto. È stato infatti convocato dal comitato sulle infiltrazioni mafiose nello sport, nell’ambito della Commissione parlamentare Antimafia.

Dopo di lui sarà ascoltato anche Italo Zanzi (presidente dell’Hellas Verona). Questo filone di audizioni istituzionali ha già visto sfilare altre figure dirigenziali di spicco, tra cui Aurelio De Laurentiis (presidente del Napoli), Urbano Cairo (patron del Torino) e Umberto Marino (direttore generale dell’Atalanta).

Roma Juventus è anche Gasperini contro Spalletti: filosofie a confronto, così hanno cambiato il calcio italiano nel corso degli anni

Roma Juventus è Gasperini contro Spalletti: le filosofie a confronto di due allenatori che hanno cambiato il calcio italiano

La serrata rincorsa a un posto nella prossima Champions League passa per lo Stadio Olimpico, teatro di uno scontro non solo di classifica, ma di altissima scuola tattica. Da una parte Gian Piero Gasperini, dall’altra Luciano Spalletti.

Insieme, questi due monumenti della panchina sommano l’incredibile cifra tonda di 1200 presenze in Serie A, staccando nettamente colleghi illustri come Massimiliano Allegri e il coetaneo Maurizio Sarri. L’analisi del Corriere dello Sport.

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Gasp e la rivoluzione dei duelli a tutto campo

Gasperini ha lasciato un segno indelebile ovunque sia andato. Dopo il capolavoro in Europa League con l’Atalanta, dove ha annientato il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso grazie alla storica tripletta di Ademola Lookman, ha esportato la sua intensità nella Capitale. Il suo stile aggressivo basato sui duelli individuali ha fatto scuola, al punto che persino Gennaro Gattuso si affiderà alla difesa a tre nei prossimi playoff azzurri per non stravolgere le certezze dei propri giocatori.

L’evoluzione di Spalletti: dal falso nove ai “mezzi spazi”

Spalletti, dal canto suo, rappresenta l’evoluzione calcistica continua. In passato ha fatto scuola con il 4-2-3-1, avvicinando alla porta Francesco Totti ed esaltando le doti di formidabili incursori come Simone Perrotta e Radja Nainggolan. Un ruolo, quest’ultimo, che oggi ricopre magistralmente alla Juve Weston McKennie.

Oggi, ereditata la Vecchia Signora da Igor Tudor, Spalletti alterna moduli diversi per scardinare le difese avversarie, cercando costantemente i cosiddetti “mezzi spazi” tra le linee.

Le scelte per il big match dell’Olimpico

Per l’imminente e decisiva sfida di Roma, la Juventus dovrà rinunciare a Manuel Locatelli. Mister Spalletti è dunque chiamato a sciogliere i nodi offensivi: sceglierà Jonathan David o preferirà affidarsi nuovamente a Lois Openda, già utilizzato all’andata per armare il contropiede?

La Roma, forte della spinta del proprio pubblico a 70 giorni dal match dello Stadium, proverà a blindare la zona Champions affidando il peso dell’attacco a Donyell Malen.

Napoli, emergenza infortuni anche contro il Verona: 6 assenti al Bentegodi! Conte prepara questa formazione titolare. Ultimissime

Napoli, emergenza infortuni anche al Bentegodi contro il Verona: in 6 assenti! Conte ha in mente questa formazione titolare. Ultimissime

Il Napoli guidato da Antonio Conte si prepara alla delicata trasferta delle ore 18:00 contro l’Hellas Verona. Per questa sfida cruciale in chiave europea, il tecnico dovrà però fare i conti con un’infermeria decisamente affollata.

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Infortuni a centrocampo: i tempi di recupero

La linea medica azzurra è quella della massima prudenza. Frank Anguissa non prenderà parte alla trasferta veneta. Nonostante il fastidio alla schiena sia in via di risoluzione, si preferisce non rischiare: il suo rientro slitta al prossimo match contro il Torino.

Stesso destino per altri due grandi totem della mediana: Scott McTominay è bloccato da un’infiammazione tendinea, mentre Kevin De Bruyne sta completando il suo intenso percorso di riatletizzazione. La lunga lista degli indisponibili si completa con Amir Rrahmani, Giovanni Di Lorenzo e David Neres.

Le probabili formazioni: torna Meret, confermato Hojlund

Nonostante le pesanti defezioni, l’undici titolare è ormai delineato. Tra i pali ritrova spazio dal primo minuto Alex Meret. La linea difensiva obbligata sarà composta da Sam Beukema, Juan Jesus e Alessandro Buongiorno.

Sulle corsie esterne spazio a Matteo Politano a destra e Leonardo Spinazzola a sinistra. La diga di centrocampo sarà affidata a Stanislav Lobotka ed Eljif Elmas, con Billy Gilmour pronto a subentrare dalla panchina.

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In attacco, mister Conte conferma in blocco il tridente: Antonio Vergara e Alisson agiranno a supporto di Rasmus Hojlund.

L’obiettivo del Napoli è netto: conquistare i tre punti per consolidare la posizione Champions, mettendosi in poltrona in attesa di Roma-Juve, e migliorare il deludente score esterno stagionale che recita ben 9 sconfitte su 18 gare giocate lontano dal Maradona.

Juventus, per il rinnovo di Spalletti summit dopo la Roma: così può nascere una squadra da Scudetto ma…Pretenderà questi rinforzi!

Juventus, per il rinnovo di Spalletti ci sarà un summit dopo la Roma: come nasce una squadra da Scudetto attraverso questi rinforzi!

Dopo la bruciante uscita di scena contro il Galatasaray, Luciano Spalletti ha sentito la forte necessità di staccare la spina. Rifugiatosi nella quiete della sua tenuta a Montaione per ricaricare le batterie, l’allenatore aveva persino evitato i microfoni nel concitato post-partita, lasciando spazio alla consueta lucidità di Giorgio Chiellini.

Oggi, il mister è regolarmente rientrato alla Continassa, pronto a guidare la squadra in un “mini torneo” di 12 partite. Il primo, delicato ostacolo sarà la sfida all’Olimpico contro la Roma: una volata finale in cui è in palio il pass per la prossima Champions League, snodo cruciale per definire il budget del mercato estivo.

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La fiducia della proprietà e il nodo del rinnovo

Nonostante la delusione internazionale, Spalletti ha percepito il totale sostegno di tutto l’ambiente juventino. I complimenti ricevuti per la prestazione offerta contro i turchi e l’incursione di John Elkann negli spogliatoi hanno rinfrancato l’umore del tecnico. La dirigenza, capitanata dall’amministratore delegato Damien Comolli, lo considera il perno imprescindibile del nuovo progetto ed è pronta a blindarlo con un rinnovo biennale.

Secondo quanto riportato nell’edizione odierna di Tuttosport, però, la firma dell’allenatore non va ancora data per scontata. Il prolungamento non rappresenta, infatti, una mera questione di cifre o ingaggi.

Le garanzie richieste: un top player per reparto

Durante il summit societario previsto per la prossima settimana, il tecnico chiederà garanzie tecniche precise. Spalletti esige che la dirigenza si sintonizzi definitivamente sulle sue ambizioni: non tollererà più una rosa incompleta e chiederà l’acquisto di un top player per ogni settore del campo.

Se durante il mercato di gennaio la società ha garantito i raddoppi sugli esterni assicurandosi le prestazioni di Emil Holm e di Jérémie Boga, l’assenza di un vero botto in attacco pesa ancora. Brucia, in particolare, il mancato approdo a Torino di Randal Kolo Muani.

Il messaggio dell’allenatore è limpido: per trasformare la Juventus in una seria pretendente allo Scudetto e per competere ad alti livelli in Europa, il tasso tecnico generale deve alzarsi drasticamente. Essendo ormai riconosciuto come il vero frontman di questa squadra, Spalletti pretenderà una pianificazione chiara e senza sorprese, in cui il suo parere sia assolutamente centrale. Solo a queste condizioni arriverà la fumata bianca.

Nuove regole IFAB 2026: guerra ai perditempo, novità per VAR e fuorigioco. Come cambierà il regolamento già a partire dai Mondiali!

Nuove regole IFAB 2026: stop alle perdite di tempo, novità per VAR e fuorigioco. Cosa cambia già a partire dai Mondiali!

Il calcio internazionale dichiara guerra ai “furbetti” del cronometro. Durante la 140ª assemblea generale dell’IFAB a Hensol, in Galles, sono state tracciate le linee guida per sradicare l’antisportività legata alle perdite di tempo. Le nuove direttive, che diventeranno effettive dal 1° giugno in vista del Mondiale, promettono di rivoluzionare il ritmo delle partite. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

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Stop alle perdite di tempo: rimesse e infortuni

La prima grande novità riguarda le riprese di gioco. Sulla scia del successo dei limiti imposti ai portieri, l’IFAB ha stabilito un tempo massimo di 8 secondi per battere le rimesse dal fondo e i falli laterali. Chi non rispetterà il conto alla rovescia dell’arbitro verrà sanzionato pesantemente: calcio d’angolo per gli avversari (sui rinvii dal fondo) o inversione della rimessa laterale.

Giro di vite anche sulle simulazioni e sui finti crampi. Se un giocatore richiederà l’intervento dello staff medico per più di 8 secondi, sarà costretto ad abbandonare il campo per 60 secondi, lasciando la squadra in inferiorità numerica. La penalità sarà annullata solo se il fallo subìto genererà un cartellino avversario. Unico “bug” del sistema: la regola non potrà essere applicata ai portieri.

Sostituzioni a tempo e poteri del VAR

Basta anche ai lunghi abbracci durante i cambi. I giocatori avranno un massimo di 10 secondi per uscire dal campo una volta visualizzato il numero sulla lavagnetta luminosa; in caso di ritardo, la squadra giocherà in dieci fino alla successiva interruzione.

Per quanto riguarda la tecnologia, la spinta al cambiamento arriva da Pierluigi Collina. Grazie al suo benestare, il protocollo VAR verrà ampliato: potrà intervenire sui secondi cartellini gialli assegnati per errore e sui calci d’angolo inesistenti dai quali scaturisce una rete.

Il dibattito sul fuorigioco

Resta caldissimo il tema del fuorigioco. Mentre dal 2027 sarà obbligatorio per tutte le leghe consentire le proteste al solo capitano, l’IFAB sta valutando la rivoluzionaria proposta sulla “luce” ideata da Arsène Wenger. Secondo l’allenatore francese, il fuorigioco dovrebbe essere fischiato solo quando l’intero corpo dell’attaccante supera visibilmente l’ultimo difendente, cancellando le sanzioni millimetriche. I tempi per questa svolta, tuttavia, si annunciano ancora lunghi.

Hazard elogia Sarri: «Un manager incredibile! Quando abbiamo saputo che sarebbe andato via dal Chelsea…»

Hazard elogia Sarri: «Un manager incredibile! Quando abbiamo saputo che sarebbe andato via dal Chelsea…». Le sue parole sul tecnico italiano

L’ex attaccante Eden Hazard ha ripercorso ai microfoni di Sky Sport la fortunata esperienza al Chelsea sotto la guida tecnica di Maurizio Sarri. Il giocatore ha esaltato le grandissime qualità dell’allenatore, definendolo un vero e proprio maestro tattico.

L’unico rammarico di quella magica stagione fu la consapevolezza dell’imminente addio del mister. Nonostante ciò, il gruppo compattò le proprie forze per trionfare nella finale di Europa League contro l’Arsenal a Baku. Il fuoriclasse ha ammesso di aver giocato quella partita decisiva con l’obiettivo primario di regalare il primo trofeo internazionale al proprio allenatore. Al fischio finale, la gioia di vedere il tecnico sollevare la coppa ha ampiamente superato la soddisfazione personale per la medaglia conquistata.

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PAROLE – «Sarri è un manager incredibile, l’unico problema di quella stagione fu sapere che se ne sarebbe andato. Come squadra, come giocatore, spesso si vuole giocare per il proprio allenatore. E noi avevamo fatto una bellissima stagione con qualche problemino qua e là. Poi arrivò la finale di Europa League, contro l’Arsenal. Un derby, in finale. E tutti volevamo vincere per noi innanzitutto. Poi per le nostre famiglie, per i nostri bambini. Per lo staff, e per i tanti tifosi del Chelsea che avevano viaggiato fino a Baku. Giocammo una partita incredibile. Ce l’abbiamo fatta e abbiamo subito dato la coppa a Sarri, era felicissimo. Quando tu vai in questi club accetti la pressione di dover vincere trofei. Sarri, il giorno prima della partita, era molto teso. Era la sua prima finale europea, contro l’Arsenal. Non è facile. Alla fine della partita, quando abbiamo vinto la coppa, l’ho visto osservare con profondità la medaglia. E tutto d’un tratto, ero molto più felice per lui che per me…anche perché io una medaglia già ce l’avevo! Fu una grande notte».

Pisacane a Dazn: «Folorunsho? Nel girone d’andata abbiamo dovuto invogliarlo spesso a calciare. Abbiamo dovuto cambiare per il Parma»

L’allenatore del Cagliari, Fabio Pisacane, ha voluto dire la sua dopo il pareggio ottenuto stasera in campionato contro il Parma

Intervenuto nel corso del postpartita di Parma Cagliari, match del 27° turno di Serie A terminato 1-1, il tecnico dei sardi Fabio Pisacane si è espresso così. Queste le sue dichiarazioni ai microfoni di Dazn.

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FOLORUNSHO – «È normale che per me Michael Folorunsho sia un valore aggiunto; non dico che possa essere mio figlio, ma sicuramente lo considero un fratello minore. Stavo semplicemente dandogli il bentornato e l’ho fatto nel modo più affettuoso possibile. Mi fa piacere che il momento sia stato immortalato, perché certifica che siamo una famiglia prima ancora che una squadra».

LA REAZIONE DOPO LA LAZIO – «Sono sicuramente soddisfatto. Venire qui contro una squadra in salute, che viene da tre risultati utili, e fare una prestazione del genere per 70 minuti non è facile. Faccio i complimenti ai ragazzi, che tra l’altro sono giovanissimi: questa sera avevamo in campo diversi elementi nati dal 2000 al 2005. Questo la dice lunga sul progetto che stiamo portando avanti, ottenendo risultati come quello di stasera che ci fanno muovere la classifica. ​È normale che ci siamo abbassati, ma è stata una cosa inconscia. La squadra ha speso tantissimo e non siamo riusciti a risalire, sia per un calo di energia nostro, sia per i meriti dell’avversario che voleva il pari a tutti i costi. Il piano gara non prevedeva un blocco così basso, ma loro ci giocavano attorno e facevamo fatica a portare pressione sulla linea. Abbiamo anche sbagliato qualche scelta una volta riconquistata palla, ma ripeto, è stata una reazione inconscia della squadra».

QUANTI PUNTI SERVONO PER LA SALVEZZA? – «Sulla salvezza non saprei, è il mio primo anno in Serie A e non sarei in grado di dare numeri certi, lo dico francamente. Come ho detto ieri in conferenza, preferisco vivere alla giornata: costruiamo il futuro nel breve periodo senza guardare troppo gli altri. Non dobbiamo cadere nella presunzione; abbiamo un margine sulla zona rossa, ma la corsa dobbiamo farla su noi stessi perché tutto è nelle nostre mani. Per quanto riguarda la partita, sono felice perché la squadra, al netto delle assenze, sta assimilando la nostra metodologia. Abbiamo preparato un piano gara e l’abbiamo modificato in corsa dopo 20 minuti, specialmente nella fase di possesso, perché il Parma ci veniva a prendere alto con Pellegrino e Strefezza e non ci faceva uscire puliti. Sono orgoglioso di questi ragazzi perché hanno reso fieri i 1.100 tifosi che hanno fatto tantissimi chilometri. Avevo chiesto ai ragazzi di non sbagliare l’atteggiamento proprio per rispetto verso chi affronta viaggi così lunghi per seguirci; volevamo regalare loro un weekend sereno»

IL GOL DI FOLORUNSHO UNO SCHEMA PROVATO IN ALLENAMENTO? – «(Ride ndr.) Sì, sì, l’abbiamo provato e riprovato anche nella rifinitura. Lui ha un tiro importante nelle sue corde. Ti dico la verità, nel girone d’andata abbiamo dovuto invogliarlo spesso a calciare. Quando ricevi richieste diverse rispetto a quelle degli ultimi anni è normale metterci un po’ ad adattarsi, ma ora ci ha preso gusto. Non deve snaturarsi, deve continuare a fare ciò che gli riesce meglio cercando di unire le due fasi nel migliore dei modi».

Cuesta dopo Parma Cagliari: «Prendiamo un punto ma ne volevamo tre! Quanto manca alla salvezza? Adesso dobbiamo pensare soltanto ad una cosa»

L’allenatore del Parma, Carlos Cuesta, ha voluto dire la sua dopo il pareggio rimediato stasera in campionato contro il Cagliari

Intervenuto nel corso del postpartita di Parma Cagliari, match del 27° turno di Serie A terminato 1-1, il tecnico dei ducali Carlos Cuesta si è espresso così. Queste le sue dichiarazioni ai microfoni di Dazn.

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ORISTANIO – «Bravissimo nell’azione, davvero complimenti. Alla fine le partite sono determinate dagli episodi e, con un’azione di quella qualità, non si può che fargli i complimenti per ciò che ha fatto».

SQUADRA CHE NON MOLLA MAI – «Lo spirito è fondamentale per noi, ma conta anche quello che proviamo a fare in campo: lo spirito da solo non porta risultati se non c’è una prestazione di alto livello. Ci abbiamo provato dal primo minuto; già nel primo tempo abbiamo avuto occasioni importanti, ma anche loro sono stati bravi con azioni individuali che potevano frenarci. Nel secondo tempo siamo riusciti ad attaccare nella loro metà campo. Sapevamo fosse difficile perché sono una squadra molto compatta; quando crossi hai la possibilità di segnare, ma rischi anche di soffrire le loro ripartenze veloci con giocatori come Palestra o Kilicsoy. Alla fine ci siamo riusciti: prendiamo un punto, ne volevamo tre, ma il calcio è così».

MATURITA’ – «Sì, in quei momenti serve pazienza ma anche equilibrio. Se inizi a muovere la palla solo esternamente, in modo periferico, non crei nulla perché non muovi l’avversario e non rompi le linee. Bisogna muovere il pallone velocemente per trovare il varco giusto. Sicuramente a volte siamo stati fin troppo pazienti, ma una volta trovato il ritmo siamo arrivati al gol. Questo fa parte del nostro percorso di crescita: bisogna essere compatti sia in fase difensiva che in attacco, non solo per avere uomini tra le linee, ma per essere pronti alla riaggressione e organizzati nelle transizioni. Sono aspetti su cui stiamo lavorando».

QUANTI PUNTI MANCANO PER LA SALVEZZA? – «Adesso dobbiamo solo pensare a prepararci bene per la Fiorentina, sarà una partita molto difficile. Dobbiamo vivere giorno dopo giorno. Prepararci al meglio è l’unico modo per essere pronti ad affrontare ogni sfida. Non possiamo fare calcoli o avere aspettative fisse, perché i risultati dipendono anche dagli avversari. Dobbiamo concentrarci su noi stessi, alzare il livello delle prestazioni ogni giorno e sperare che questo porti i risultati sperati».

L’IMPORTANZA DI RITROVARE LA VENA REALIZZATIVA DI ORISTANIO – «Lui è un grandissimo lavoratore. È un giocatore che non molla mai, anche quando ha problemi fisici cerca sempre di esprimersi al massimo. Ci ha aiutato tantissimo: anche quando in passato non riusciva a segnare, dava sempre una mano enorme alla squadra, sia in fase offensiva che difensiva. Vedere un giocatore che all’85° minuto corre per 80 metri all’indietro per inseguire l’avversario è straordinario. Lo fa perché pensa alla squadra, non a se stesso. Alla fine il lavoro paga e il gol è il giusto premio. Spero che questo possa aiutarlo ad alzare ulteriormente il suo livello».

Moviola Parma Cagliari, l’episodio arbitrale chiave del match: ecco cos’è successo

Moviola Parma Cagliari: l’episodio arbitrale chiave del match del Tardini valido per la 27ª giornata del campionato di Serie A 2025/26

L’episodio chiave della moviola del match Parma Cagliari, valido per la 27ª giornata della Serie A 2025/26. Dirige la sfida l’arbitro Massimi.

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La sfida tra Parma e Cagliari, valida come anticipo della ventisettesima giornata di campionato, ha generato innumerevoli discussioni legate alla direzione di gara affidata a Massimi. Durante il primo tempo disputato allo stadio Tardini, l’arbitro ha preso delle decisioni che hanno letteralmente fatto infuriare i sostenitori del Milan. Il motivo principale del diffuso malcontento è da ricercare nei ripetuti falli in attacco fischiati dal direttore di gara ai padroni di casa per alcune ostruzioni irregolari ai danni di Caprile, estremo difensore della compagine sarda, in occasione di quattro calci d’angolo a favore della squadra ducale.

Questa specifica dinamica tecnico-tattica ha immediatamente riportato alla mente dei tifosi rossoneri una situazione praticamente identica vissuta appena una settimana prima. In quel caso, infatti, l’undici guidato da Allegri era stato punito da una dinamica simile con il gol segnato da Troilo, rete che era stata regolarmente convalidata dopo l’intervento decisivo della tecnologia in sala video. Le decisioni di Massimi evidenziano un diverso metro di giudizio applicato sul famigerato blocco al portiere messo in atto dai giocatori ducali. Nel weekend precedente, il Milan si era visto convalidare contro la rete nonostante l’arbitro Piccinini avesse inizialmente deciso di annullarla per un’ostruzione su Maignan.

Come era facile prevedere dopo il lungo strascico di pesanti polemiche arbitrali, l’atteggiamento della formazione di Cuesta sui calci piazzati è stato oggetto di una revisione molto attenta. Sui social network, gli appassionati rossoneri hanno evidenziato come i ducali abbiano posizionato sistematicamente un uomo a ostacolare Caprile, subendo però il tempestivo fischio per fallo in attacco in ogni singola occasione.

Tale disparità di trattamento risulta ancora più evidente se confrontata con le recenti analisi televisive. Come ribadito dal componente della commissione arbitrale Dino Tommasi nel corso del consueto appuntamento settimanale trasmesso in diretta sull’emittente DAZN, l’azione vista a San Siro era stata giudicata del tutto regolare. L’ex arbitro aveva infatti legittimato la decisione spiegando che il giocatore era fermo e aveva pieno diritto di mantenere quella specifica posizione. Proprio su questo delicato punto, i tifosi lamentano online una totale assenza di uniformità regolamentare, sottolineando con enorme frustrazione come la medesima azione sia stata sanzionata in modo diametralmente opposto a distanza di pochissimi giorni tra due campi differenti.

Torino, quando Craxi fu il “presidente ombra” granata: dalla sfida agli Agnelli al tramonto di Hammamet

Dalla ferita di Superga alla regia occulta dietro Borsano, la storia del legame tra il leader del PSI Bettino Craxi e il Torino

Esiste una narrazione che dipinge Bettino Craxi come un milanista di facciata, ma la storia, invece, rivela un legame viscerale – e quasi mistico – tra il politico e il Torino. Per il giovane Craxi, il 4 maggio 1949 non fu solo cronaca: la tragedia di Superga rappresentò il primo “vero dolore” della vita. Una ferita urente, che trasformò una squadra per molti versi “operaia” nel simbolo di una fede sportiva (e civile) mai tradita.

Negli anni Settanta, da segretario del PSI, Craxi visse lo scudetto del 1976 di Gigi Radice come una rivalsa sociale contro la Juventus degli Agnelli (simbolo per eccellenza del potere costituito). Ma è tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta che pochi sanno come l’influenza di Craxi sul Torino sia diventata (tangenzialmente) operativa. Durante la presidenza di Gian Mauro Borsano – imprenditore e deputato socialista – Craxi avrebbe (o almeno così si mormorava tra i gradoni dello Stadio) agito come un “presidente ombra”. Non firmava contratti o rilasciava interviste, ma la sua regia – a detta di molti – era ovunque. Spinse per l’acquisto di Pato Aguilera, caldeggiò l’arrivo di Mondonico e sostenne politicamente quel “terzo polo” calcistico nato, anche, in contrapposizione al potere egemonico della FIAT.

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Il culmine di questa parabola fu la finale di Coppa UEFA 1992 contro l’Ajax. La celebre sedia alzata da Mondonico in segno di protesta divenne l’icona di un sogno infranto che specchiava il destino imminente di Craxi. Poco dopo, l’uragano Tangentopoli avrebbe travolto il suo sistema di potere. Negli anni dell’esilio ad Hammamet, ormai lontano dai palazzi (e dagli stadi), l’uomo che aveva guidato l’Italia amava ancora definirsi un “Toro in gabbia”, trovando un malinconico (ma dolce) rifugio nei ricordi di Mazzola e in un pallone calciato col nipote sulla sabbia tunisina.

Pagelle Parma Cagliari: Folorunsho da impazzire, Caprile decisivo, Oristanio risponde

Pagelle Parma Cagliari, i voti e i giudizi ai protagonisti del match del Tardini, valido per la 27ª giornata di Serie A 2025/26

Pagelle Parma Cagliari: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la 27ª giornata di Serie A 2025/26. Ecco i voti ai calciatori in campo.

PARMA (3-4-2-1): Corvi 6.5; Del Prato 6 (46′ Oristanio 6.5), Troilo 6.5, Valenti 6; Britscghi 5.5, Bernabe 6.5 (90′ Cremaschi sv), Keita 6 (76′ Estevez sv), Ordonez 6 (46′ Nicolussi Caviglia 6); Valeri 6+ (89′ Carboni sv), Strefezza 5.5; Pellegrino 5,5.

CAGLIARI (3-4-3): Caprile 7; Ze Pedro 6, Dossena 6, Rodriguez 5.5; Obert 6+, Adopo 6.5, Liteta 6, Sulemana 6 (87′ Idrissi sv); Palestra 6.5, Esposito 6 (87′ Pavoletti sv), Kilicsoy 5.5 (61′ Folorunsho 7+).

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