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Mercato Juve, ci sarà un nuovo assalto a giugno per quel giocatore: era tutto fatto per l’accordo, poi è saltato tutto… Il motivo

Mercato Juve, nuovo assalto a giugno per Hjulmand: accordo già chiuso e poi sfumato, ecco perché. Le ultime

Se il mercato di gennaio costringe la Juventus a muoversi tra “occasioni” sostenibili, con Marcelo Brozovic in cima alla lista per tamponare le urgenze immediate, la dirigenza bianconera guarda già oltre, pianificando con discrezione un obiettivo di più ampio respiro. L’orizzonte è quello dell’estate, e il nome cerchiato in rosso per rinforzare la mediana è chiaro: Morten Hjulmand.

Il centrocampista danese non rappresenta una semplice suggestione, ma un profilo seguito con convinzione da tempo. La storia tra la Juve e l’ex capitano del Lecce è fatta di un lungo corteggiamento e di un matrimonio sfiorato. Già la scorsa estate le parti erano vicinissime: Hjulmand aveva trovato un accordo totale con il club torinese, sedotto dal progetto tecnico. A far saltare l’operazione fu però un incastro di mercato internazionale: la cessione milionaria di Gyökeres all’Arsenal, che riempì le casse dello Sporting Lisbona e spinse i portoghesi a blindare i propri gioielli, compreso il danese, ritenuto incedibile per non indebolire la squadra.

Il filo, tuttavia, non si è mai spezzato. La volontà del giocatore resta un fattore decisivo: Hjulmand sogna di tornare in Italia, il campionato che lo ha valorizzato e in cui si sente a casa. Il richiamo della Juve non lo ha mai lasciato indifferente, e le basi per il futuro sono già solide: un’intesa economica raggiunta mesi fa, con uno stipendio da circa 3 milioni di euro annui, cifra perfettamente in linea con i nuovi parametri societari.

In vista di giugno, la strategia è chiara: la Juventus farà un nuovo tentativo, convinto e determinato, per chiudere un cerchio rimasto aperto troppo a lungo.

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Torino, Paleari o Israel? Chi difende la porta di Baroni e da cosa dipende la decisione del tecnico

Torino, ballottaggio interno in casa granata tra Alberto Paleari e Franco Israel, ecco chi gioca e da cosa dipende la scelta del tecnico Baroni

Inutile girarci intorno: l’infortunio di Franco Israel ha innescato in casa Torino un dilemma tecnico che va al di là del semplice recupero fisico. L’ottimo rendimento di Alberto Paleari – chiamato in causa quando la retroguardia uruguaiana è stata costretta ai box – ha stravolto le gerarchie, trasformando la sua presenza tra i pali in un inequivocabile caso di meritocrazia. In un ruolo delicato come quello del portiere, l’ex Genoa e Cittadella ha risposto presente, inanellando quattro prestazioni (in modo particolare nei match con Genoa e Juventus) di grande spessore qualitativo. 

La pausa Nazionali avrebbe potuto segnare il rientro automatico di Israel, ma il tecnico granata Marco Baroni – stando almeno alle sue dichiarazioni – ha già messo in chiaro quale sia l’unica regola nelle decisioni di formazione: il merito. «A me non piace parlare di gerarchia in una squadra», ha spiegato il mister toscano proprio ai margini dell’ultimo derby della Mole. E ancora: «E’ anche una mancanza di rispetto per i giocatori».

Tenendo fede al diktat baroniano come chiave di lettura per analizzare la situazione, dunque, l’allenatore non avrebbe chiuso la porta a Israel, ma stabilito che il posto da titolare designato a inizio stagione non sarebbe più garantito. Ergo, la scelta non si pone sul piano sentimentale o gerarchico (e nemmeno economico, pur considerando i 4 milioni di euro investiti dal Torino in estate per Israel), ma puramente basata sulla condizione fisica e la performance del momento.

L’allenamento congiunto a porte aperte di ieri al Filadelfia ha confermato il pieno recupero del classe 2000, che, ristabilito dalla contusione al costato, è tornato a difendere i pali della prima squadra nella partitella con la Primavera. La palla passa dunque a Baroni, che in assenza di gerarchie prestabilite, dovrà valutare chi tra i due garantisce la maggiore sicurezza nell’economia della difesa granata. A Israel, invece, l’onere di riconquistare il posto, dimostrando sul campo di meritarlo più del collega.

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Calciomercato Roma, ecco l’obiettivo primario di Massara per rinforzare la rosa di Gasperini! Tutti gli aggiornamenti

Calciomercato, la Roma prepara il regalo a Gasperini: svelato l’obiettivo numero uno di Massara. Le ultimissime notizie

La Gazzetta dello Sport rivela che il direttore sportivo Massara sta intensificando la ricerca di un attaccante per rafforzare la rosa di Gian Piero Gasperini nella prossima finestra di mercato, con Joshua Zirkzee del Manchester United che emerge come obiettivo primario. Il giocatore è un profilo particolarmente apprezzato da Gasperini, che lo segue dai tempi dell’Atalanta e lo considera ideale per colmare le lacune offensive finora evidenziate da Dovbyk e Ferguson.


I contatti tra la Roma e il Manchester United sono costanti, e i Red Devils hanno già dato il via libera per una cessione in prestito con diritto di riscatto. Secondo le indiscrezioni, l’operazione prevederebbe che la Roma si faccia carico dei restanti sei mesi dell’ingaggio di Zirkzee, pari a circa 1,8 milioni di euro. L’accordo includerebbe un diritto di riscatto per l’acquisto definitivo in estate, con una cifra che si aggirerebbe intorno ai 30 milioni di euro.


Tuttavia, il percorso per arrivare a Zirkzee non sarà privo di ostacoli. La forte concorrenza rappresenta la principale sfida per Massara. L’attaccante olandese è infatti monitorato da diversi club sia in Serie A che in Premier League, una situazione che potrebbe complicare notevolmente la trattativa per la Roma. Un ulteriore fattore da considerare è la posizione di Zirkzee stesso: impiegato con il contagocce al Manchester United, il giocatore teme di perdere terreno e visibilità in vista del Mondiale 2026, aspetto che potrebbe influenzare le sue scelte future.


Parallelamente, Massara non trascura altre opzioni per rinforzare il reparto offensivo. Nella lista dei desideri figura anche Mathys Tel del Tottenham. L’esterno offensivo francese, addirittura escluso dalla lista Champions degli Spurs, è desideroso di lasciare Londra e rappresenta un’alternativa altrettanto gradita a Gasperini. La lista del tecnico include inoltre i nomi di Franculino del Midtjylland e Yuri Alberto del Corinthians, entrambi considerati profili funzionali e in linea con il progetto tecnico della Roma. La società giallorossa è dunque al lavoro su più fronti per assicurare a Gasperini l’attaccante desiderato e rafforzare la squadra per la seconda parte della stagione.

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Lazio, emergenza infortuni senza fine: Sarri perde altri uomini e Rovella va verso l’operazione. Lotito punta ad una soluzione ‘dall’alto’ e fa benedire Formello!

Lazio, assenze pesanti per la ripresa del campionato: la Gazzetta dello Sport rivela anche la benedizione dei campi di Formello voluta da Lotito

Emergenza totale in casa Lazio. A una settimana dalla ripresa del campionato, Maurizio Sarri dovrà fare i conti con un numero preoccupante di indisponibili. La lista degli infortunati è lunga e riguarda più reparti, complicando la preparazione delle prossime partite.

Non saranno a disposizione Samuel Gigot, operato alla caviglia, e Taty Castellanos, out per una lesione di secondo grado al flessore della coscia destra. Stop muscolare anche per Matteo Cancellieri, che ha riportato una lesione miotendinea di media entità agli hamstring della coscia sinistra. Out pure Nuno Tavares per una lesione di basso grado al soleo sinistro.

Recuperato invece Fisayo Dele-Bashiru dalla lesione al flessore, ma il centrocampista nigeriano resterà comunque fuori rosa per scelta tecnica.

Rovella verso l’intervento chirurgico

Ultimo in ordine di tempo, Nicolò Rovella. Il centrocampista classe 2001 non ha risolto i persistenti problemi di pubalgia e dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico, che lo terrà lontano dal campo per diverse settimane. Un’assenza pesantissima per Sarri, destinata ad aggiungersi a un quadro già molto critico.

Lotito si affida alla benedizione dei campi

La situazione infortuni ha portato a un gesto simbolico raccontato da La Gazzetta dello Sport. Il presidente Claudio Lotito, preoccupato per la lunga serie di stop muscolari, ha chiamato ieri un sacerdote di sua conoscenza per benedire i campi di Formello. Un atto scaramantico e allo stesso tempo di speranza, nella speranza di invertire la tendenza che sta colpendo la squadra.

La Lazio si prepara così a tornare in campo in piena emergenza, con un organico ridotto e un calendario fitto da affrontare. Sarri dovrà trovare soluzioni alternative per sopperire a un’infermeria che continua a riempirsi, mentre l’ambiente biancoceleste spera che questo periodo di difficoltà possa presto lasciare spazio a settimane più serene.

Udinese, Buksa si racconta: «In Serie A lotta durissima con i difensori. Sto imparando a giocare spalle alla porta. Mi trovo bene in Italia, c’ero già stato a 16 anni»

Buksa si racconta. L’attaccante dell’Udinese, intervistato da Eleven Sports e riportato da Il Messaggero Veneto, parla del suo ambientamento in Italia

Direttamente dal ritiro della Polonia, Adam Buksa ha analizzato il proprio percorso in Serie A nel corso di una lunga intervista rilasciata a Eleven Sports, ripresa questa mattina da Il Messaggero Veneto. L’attaccante dell’Udinese, classe 1996, ha raccontato le difficoltà affrontate nel campionato italiano, la vita a Udine e il processo di adattamento a un calcio più duro e tattico.

LE DIFFICOLTÀ CONTRO I DIFENSORI – «Le maggiori difficoltà nella lotta con i difensori, ho dovuto imparare giocare spalle alla porta».

LA VITA A UDINE – «Mi trovo bene in Italia, dov’ero già stato a 16 anni quando andai a Novara per giocare con la Primavera. Abito in centro a Udine con mia moglie, c’è un bel clima. E ci sono buoni collegamenti aerei con la Polonia».

IL TRASFERIMENTO E LA CRESCITA – «Sono arrivato qui per crescere. Per un attaccante la Serie A è il campionato più difficile, ogni sfida è al massimo livello. Sento ancora di avere bisogno di tempo per adattarmi, ma il processo di adattamento mi sembra stia andando bene. I gol saranno la conseguenza, se ricoprirò bene il mio ruolo nel corso della partita. La lotta coi difensori mi ha creato maggiori difficoltà. Ho dovuto imparare velocemente giocando spalle alle porta. Era uno dei miei punti di forza, ma dovuto migliorare questo aspetto, che è la base per poter pensare di creare situazioni per te stesso».

Cherki contro la stampa: «Mi hanno fatto passare per un giocatore difficile da allenare, quando non è affatto così. Non ho problemi con i miei allenatori»

Cherki contro la stampa. Il centrocampista del Manchester City, in ritiro con la propria nazionale ha fatto chiarezza sui pregiudizi nei suoi confronti

Il Manchester City ha trovato un nuovo gioiello. Rayan Cherki, classe 2003, arrivato dal Lione per oltre 35 milioni di euro, ha conquistato Pep Guardiola e si sta ritagliando un ruolo sempre più importante accanto a Haaland e Foden. In un’intervista concessa a Téléfoot, il trequartista francese ha voluto però fare chiarezza su alcuni giudizi che in passato lo avevano etichettato come un giocatore “complicato”. Di seguito tutte le sue dichiarazioni.

LE CRITICHE DEL PASSATO – «Spesso mi hanno fatto passare per un giocatore difficile da allenare… Un giocatore difficile, quando non è affatto così. Non ho mai avuto problemi con i miei allenatori».

LA SUA PERSONALITÀ – «Sono una persona semplice, mi piace scherzare, mi piace dare soddisfazione al mio allenatore, dare piacere alle persone che vengono allo stadio. L’ho detto spesso e continuerò a dirlo».

IL SUO APPROCCIO IN CAMPO – «È per questo che è semplice: mi metti in campo e io cerco di fare ciò che devo fare. A volte può essere complicato, come per tutti. Ora sono contento, ma devo fare decisamente meglio. Non sono soddisfatto di me stesso».

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Gazzi sul Torino: «Giorgini promettente, Zapata torna come un giocatore diverso ma importante. Europa? Oggi è prematuro. Porta? Paleari sta facendo bene»

Gazzi sul Torino: l’ex centrocampista, ora allenatore in seconda, analizza su Tuttosport il momento del Torino, tra crescita della squadra, mercato e singoli

Su Tuttosport Alessandro Gazzi, ex giocatore del Toro e oggi allenatore in seconda, ha parlato del club granata, tra presente, prospettive e possibilità di mercato.

GIORGINI – «Al Sudtirol ho avuto la possibilità di conoscerlo per circa un mese, è un difensore che ha una buona fisicità e sicuramente è uno dei profili più promettenti della B».

DIFESA A TRE – «Anche al Sudtirol giocavamo a tre, Giorgini agiva da braccetto. Certo, bisogna poi vederlo in Serie A».

PRONTO AL SALTO IN SERIE A – «Sicuramente le potenzialità le ha, ma è difficile rispondere a questa domanda perché la A è proprio un livello diverso rispetto alla B. Se dovesse arrivare in una società come il Torino avrà però modo di capire dove si trova».

LE DIFFICOLTÀ NEL SALTO DI CATEGORIA – «Le difficoltà riguardano vari aspetti: il valore degli avversari che si vanno ad affrontare, poi serve una velocità di pensiero differente, maggiore fisicità. La Serie B è un campionato difficile perché è molto equilibrato, in Serie A invece c’è meno equilibrio di valori, ma se ti sbilanci poi ti ritrovi ad affrontare giocatori di qualità certamente superiore».

L’ASSENZA DI SIMEONE – «Simeone era in buon periodo di forma, stava creando qualcosa di importante intorno a lui. Comunque nell’attacco del Torino ci sono delle valide alternative al Cholito: Adams, Ngonge e Zapata sono tutti ottimi attaccanti».

ZAPATA – «Duvan purtroppo ha subito la lesione del legamento crociato a 33 anni, è un infortunio tosto da superare a quell’età. Ma lui può comunque dare un contributo importante. Il valore di un giocatore lo vedi anche da come riesce a trasformarsi, a superare certi infortuni che purtroppo possono capitare. Zapata ora può tornare come un giocatore differente rispetto a prima, ma non significa meno forte o meno importante per la squadra. Semplicemente diverso».

IL BALLOTTAGGIO ISRAEL-PALEARI IN PORTA – «Paleari sta facendo molto bene. Non è un qualcosa di usuale un cambio nelle gerarchie, ma Baroni saprà come gestire la situazione. Nel corso di una stagione ci sono varie circostanze che possano influire sulle decisioni, ma a contare sono poi i risultati e gli equilibri all’interno della squadra».

IL TORINO ATTUALE E IL SOGNO EUROPEO – «I paragoni lasciano sempre il tempo che trovano. Il Torino ha iniziato la stagione riscontrando qualche difficoltà, ma adesso ha trovato un proprio equilibrio e questo è ciò che conta. Parlare di Europa è prematuro, bisogna essere consapevoli che per raggiungere certi traguardi, come la qualificazione a una coppa europea, bisogna vedersela con squadre che sono più attrezzate, ma questo non significa che non si possano comunque ottenere risultati importanti. A volte le cose accadano in maniera inaspettata, ora però ciò che conta è continuare a lavorare nel migliore dei modi».

IL SEGRETO DEL TORINO DI VENTURA – «Tutto era filato in una certa maniera. Il ciclo era iniziato con la promozione in A, dopo era arrivata la salvezza l’anno successivo e poi la qualificazione all’Europa League. Si era creata un’alchimia particolare tra squadra, tifosi e società. C’era un bel clima ed era bello viverlo. Poi questo non significa che non si possano ottenere risultati importanti anche se ci sono degli attriti, anche se c’è un clima differente».

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Cristiano Ronaldo, espulsione shock nella sfida contro l’Irlanda: il Portogallo pensa al ricordo, ecco il motivo

Cristiano Ronaldo espulso nella partita contro l’Irlanda: la Federcalcio portoghese prepara ricorso: le ultimissime

La Federcalcio portoghese non accetta la decisione e ha presentato ricorso contro l’espulsione di Cristiano Ronaldo nella sfida persa 2-0 con l’Irlanda. I vertici lusitani puntano a ridurre la pesante squalifica di tre giornate inflitta al capitano per la gomitata rifilata a O’Shea durante il match valido per le qualificazioni ai Mondiali 2026.

L’episodio è avvenuto attorno all’ora di gioco, quando il Portogallo inseguiva il gol del pareggio. Ronaldo, nel corpo a corpo con l’avversario, ha colpito con una gomitata O’Shea: inizialmente l’arbitro aveva estratto il giallo, ma dopo la revisione al VAR ha cambiato decisione, mostrando il rosso diretto e costringendo CR7 a lasciare il campo.

La sanzione disciplinare prevede tre turni di stop: in caso di qualificazione diretta, Ronaldo salterebbe le prime due partite della fase finale in programma negli Stati Uniti, Canada e Messico. Secondo quanto riportato da A Bola, la Federazione portoghese sta preparando un ricorso formale alla FIFA, denunciando anche il “clima ostile” che avrebbe caratterizzato la gara contro l’Irlanda.

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Fiorentina, parla il dg Ferrari: «Pioli? Quando lo abbiamo scelto eravamo convinti che fosse la scelta migliore. Abbiamo sbagliato tutti»

Fiorentina, il dg dei viola Ferrari svela: «Pioli? Eavamo convinti che fosse la scelta migliore. Abbiamo sbagliato tutti. Sul futuro…»

Dopo un avvio di campionato estremamente complicato e l’esonero di Stefano Pioli, la Fiorentina prova a voltare pagina affidandosi a Paolo Vanoli.

La classifica è impietosa: la Viola occupa l’ultimo posto con appena 5 punti raccolti nelle prime 11 giornate. In questo contesto, il Direttore Generale Alessandro Ferrari ha rilasciato un’intervista a La Repubblica in cui ha spiegato le ragioni della scelta e le prospettive per il futuro.

PAROLE – «Dobbiamo azzerare tutto, offrendo fiducia e positività alla squadra e riaccendendo un po’ di entusiasmo. Pioli? Quando lo abbiamo scelto eravamo convinti che fosse la scelta migliore. Abbiamo sbagliato tutti: allenatore, giocatori e società. Anche le aspettative create erano alte. Forse sarebbe stato meglio fare un passo alla volta»

«I primi a sentirsi responsabili di questa situazione sono i giocatori. Non vorrei che passasse il messaggio che loro fossero contro Pioli perchè non è vero. Vanoli? Ci è piaciuta la sua convinzione nel calare in questa situazione. Pensiamo che sia la persona giusta per risollevarci»

FUTURO – «Rialzarsi non sarà immediato. Già a Genova si è visto un cambiamento. Queste due settimane di sosta hanno aiutato Vanoli. Paura della retrocessione? Dobbiamo averne. Oggi la classifica è quella e non averla sarebbe sbagliato. L’obiettivo a inizio stagione era quello di portare a casa un trofeo. Stadio? In questo momento siamo spettatori. Preoccupato? Il punto è che noi, non siamo neanche stati interpellati. Il comune ha fatto di testa sua e ora la Fiorentina sta perdendo un sacco di soldi».

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Sinner Alcaraz, che squadra tifano i tennisti alle ATP? Ecco i club degli otto più forti (e due bonus)

Sinner Alcaraz stasera in campo, ma quali sono i club tifati dai tennisti alle ATP? Ecco le squadre dei più forti del Mondo con due bonus particolari

Il conto alla rovescia sta per terminare, nelle vie, nei bar e nei palazzi di Torino non si parla d’altro. Alle ore 18:00, l’Inalpi Arena sarà il teatro della finale delle ATP Finals: il padrone di casa Jannik Sinner incontra Carlos Alcaraz. Non è solo la sfida tra i due tennisti più attesi, ma è anche, idealmente, uno scontro che riporta in campo due delle più grandi corazzate (sicuramente tra le più titolate) del calcio europeo.

Iniziando dall’altoatesino, Sinner è un dichiarato tifoso del Milan. Una passione consolidata e mai celata dal numero due al mondo. Ammira – in modo particolare – Zlatan Ibrahimović e (talvolta) sigilla la sua firma sul vetro delle telecamere al grido di “Forza Milan!”. Sull’altra metà campo Carlos Alcaraz, che custodisce orgogliosamente i colori e l’amore per il Real Madrid. Insomma, da un (nuovo) classico del tennis a uno (storico) classico calcistico: il perfetto parallelo sportivo è servito.

Ma, al di là del duo Sinner Alcaraz, per chi fanno il tifo gli altri protagonisti che hanno reso indimenticabile questa edizione del torneo dei Maestri? L’Italia, che ha schierato ben due giocatori in questa edizione (grazie al subentro di Musetti), può contare anche su una rappresentanza bianconera. Musetti infatti, che ha sostituito l’infortunato Novak Djokovic (anche lui, curiosamente, tifoso del Milan), è un fervente sostenitore della Juventus. Il tennista di Carrara peraltro, venerdì ha fatto visita alla Continassa, scambiando qualche parola anche col neo allenatore del club Luciano Spalletti. 

Tra i tennisti eliminati nelle fasi precedenti, il tedesco Alexander Zverev è un grande sostenitore del Bayern Monaco, il club più titolato della Germania. L’americano Taylor Fritz invece, simpatizza per il Manchester United in Inghilterra. Per quanto riguarda gli altri campioni in tabellone, come l’altro statunitense Ben Shelton e l’australiano Alex de Minaur, la loro fede calcistica è meno marcata o più legata a sport prettamente a stelle e strisce. Analogamente, il canadese Félix Auger-Aliassime non ha mai dichiarato un tifo specifico per un club europeo. Per par condicio – vista e considerata la sede delle ATP – dopo aver raccontato la passione per la Vecchia Signora di Musetti, una menzione d’onore spetta al super tifoso granata Lorenzo Sonego (attualmente il trentanovesimo al Mondo). Ora però è tempo di passare dalle pallone alle racchette: alle 18 c’è Sinner Alcaraz.

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Italia-Norvegia: come vederla in diretta streaming dall’estero

Italia–Norvegia, San Siro verso il pienone. Ecco come vedere la partita in streaming (anche dall’estero) e le ultime sulla formazione azzurra.

Manca sempre meno al calcio d’inizio di Italia–Norvegia, sfida che chiuderà il Girone I di qualificazione ai Mondiali 2026. L’appuntamento è fissato per questa sera alle 20:45 allo stadio Giuseppe Meazza di Milano, dove si prepara una serata di grande tifo azzurro.

A San Siro è tutto pronto per la grande sfida. Nonostante la corsa al primo posto del girone sia ormai quasi compromessa, la partita contro la Norvegia resta un passaggio chiave nel percorso verso il Mondiale: servirà per testare carattere, maturità e identità di gioco in vista dei playoff di marzo.

La squadra di Gennaro Gattuso arriva all’incrocio di San Siro con la consapevolezza che ogni dettaglio può fare la differenza. Dopo la sfida contro la Moldavia, il confronto con Haaland e compagni rappresenta uno snodo importante: la Norvegia è rivale diretta e forte di una migliore differenza reti, ma gli azzurri potranno contare su un ambiente da grande evento.
Il dato sugli spettatori (oltre 70mila paganti) conferma quanto il legame tra la Nazionale e i tifosi resti saldo: l’Italia continua a richiamare pubblico in massa, a prescindere dalle difficoltà del momento. San Siro è pronto a tingersi d’azzurro, trasformandosi in una bolgia che accompagnerà la squadra dal primo all’ultimo minuto.

Per Gattuso e il suo gruppo sarà anche un esame di continuità: il CT ha riportato energia e compattezza, ma ora serve una prestazione all’altezza delle ambizioni, fatta di intensità, qualità e personalità. Una vittoria contro la Norvegia avrebbe un valore simbolico e pratico enorme, non solo per il morale ma anche per il percorso verso la rassegna iridata.

La partita sarà trasmessa in chiaro su Rai 1 e in streaming su RaiPlay, così da permettere a milioni di tifosi di seguirla in diretta. Ma se ci si trova all’estero, l’accesso alla piattaforma può essere limitato dai blocchi geografici. Come fare per vederla?

Italia–Norvegia in streaming dall’estero: la soluzione è una VPN

Come per tutte le gare della Nazionale, Italia–Norvegia sarà visibile in TV su Rai 1 e in live streaming su RaiPlay. Tuttavia, fuori dai confini italiani, i contenuti della piattaforma possono risultare non disponibili.

Per superare in modo rapido, legale e sicuro queste restrizioni si può ricorrere a un servizio VPN. In particolare, NordVPN consente di collegarsi a un server situato in Italia, facendo apparire la connessione come se provenisse dal territorio nazionale: in questo modo si può accedere regolarmente a RaiPlay e guardare la partita anche dall’estero.

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In pratica, per vedere Italia–Norvegia in streaming dall’estero basta:

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  2. Collegarsi a un server italiano;
  3. Accedere a RaiPlay, cercare la diretta di Rai 1 e godersi il match in tempo reale.

L’appuntamento è fissato: questa sera domenica 16 novembre alle 20:45, con l’Italia che proverà a chiudere l’anno con un segnale forte.

Le scelte di Gattuso: coppia Esposito–Retegui e novità a centrocampo

Nel frattempo, Gennaro Gattuso ha definito le sue ultime decisioni tattiche in vista della partita. Dagli indizi raccolti dopo la conferenza stampa emergono alcune scelte di rilievo, a partire dal modulo: l’Italia dovrebbe presentarsi con un 3-5-2.

Per quanto riguarda la formazione di Italia-Norvegia, in porta ci sarà come sempre il capitano Gianluigi Donnarumma. In difesa dovrebbero agire Di Lorenzo e Bastoni, con il terzo centrale individuato in un ballottaggio tra Mancini e Buongiorno, chiamati a completare il reparto a tre davanti al portiere azzurro.

Sulle corsie esterne spazio a Politano a destra e Dimarco a sinistra, chiamati a garantire ampiezza e spinta. In mezzo al campo, il ruolo di regista spetterà a Manuel Locatelli, mentre una delle indicazioni più nette arrivate dal CT riguarda Davide Frattesi: Gattuso, parlando con i giornalisti, ha chiarito che il centrocampista sarà titolare. Al suo fianco ci sarà Nicolò Barella, di nuovo arruolabile dopo aver scontato la squalifica contro la Moldova.

La vera novità riguarda il reparto offensivo: il commissario tecnico ha deciso di affidarsi a una coppia inedita con il giovane Pio Esposito al fianco di Mateo Retegui. Una scelta che testimonia la volontà di dare spazio a energie fresche e di sperimentare soluzioni nuove in vista dei playoff, puntando su fisicità, movimenti senza palla e aggressività in pressing.

Tra gli esclusi figurano due nomi pesanti: Riccardo Calafiori, che non ha recuperato dai problemi all’anca, e Sandro Tonali, tenuto fuori per evitare una possibile squalifica nel prossimo impegno ufficiale, dato il suo stato di diffida.

Inter Milan, si avvicina il derby! E’ rebus in difesa per il tecnico nerazzurro Chivu: tre giocatori si giocano una maglia! Le ultime

Inter Milan, countdown al derby: Chivu tra dubbi e scelte in difesa, tre giocatori per un posto. Tutti gli aggiornamenti

L’Inter si avvicina al derby del 23 novembre contro il Milan con l’infermeria sotto stretta osservazione. L’ansia principale riguarda il recupero di Denzel Dumfries, rientrato acciaccato dagli impegni con la nazionale olandese e in dubbio per presidiare la fascia destra. Ma non è l’unico pensiero che tormenta Cristian Chivu: la preparazione alla stracittadina impone scelte strategiche delicate, soprattutto nel pacchetto arretrato, chiamato a reggere l’urto dell’attacco rossonero.

Il rebus tattico: come arginare Leao e Pulisic

Il Milan di Massimiliano Allegri ha costruito gran parte della sua forza sulla velocità e sull’imprevedibilità dei suoi esterni offensivi. Rafael Leao e Christian Pulisic rappresentano due spine nel fianco per qualsiasi difesa: il primo con le accelerazioni devastanti sulla sinistra, il secondo con la capacità di saltare l’uomo e creare superiorità numerica sulla destra. Per Chivu, trovare la giusta contromossa diventa cruciale.

Il ballottaggio al centro della difesa

Con Manuel Akanji e Alessandro Bastoni punti fermi della retroguardia, resta da sciogliere il nodo su chi completerà il terzetto difensivo. Secondo Tuttosport, il ballottaggio è a tre e mette in gioco profili molto diversi:

  • Francesco Acerbi (37 anni) – veterano di mille battaglie, offre esperienza, senso della posizione e affidabilità nelle marcature strette.
  • Stefan De Vrij (34 anni) – altro leader difensivo, abituato alla pressione del derby e capace di garantire equilibrio e lettura tattica.
  • Yann Bisseck (classe 2000) – il giovane tedesco, dopo un avvio complicato, sta scalando le gerarchie grazie a fisicità e velocità. La sua capacità di coprire ampie porzioni di campo potrebbe rivelarsi l’arma ideale per contrastare gli strappi di Leao.

La strategia in attesa di Dumfries

Mentre si attende il pieno recupero di Dumfries, Chivu lavora a soluzioni che possano blindare la difesa e reggere l’urto del Milan. La scelta finale sarà decisiva non solo per l’assetto tattico, ma anche per l’esito di una partita che vale la supremazia cittadina.

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Calciomercato Milan, il derby della Madonnina contro l’Inter inizia fuori dal campo! Per il dopo Maignan le idee sono chiare: le ultime

Calciomercato Milan, il derby si accende anche fuori dal campo: sfida con l’Inter per il dopo Maignan, ecco le ultime indiscrezioni

Il Derby della Madonnina non si gioca più soltanto sul prato di San Siro: la sfida tra Milan e Inter si accende ora sul tavolo delle trattative. Le due rivali storiche, infatti, si ritrovano a inseguire gli stessi obiettivi in vista della prossima estate, con un reparto in particolare al centro della rivoluzione: la porta.

Addii pesanti tra i pali

Il Milan del nuovo direttore sportivo Igli Tare e di Massimiliano Allegri si prepara a salutare Mike Maignan, il portiere francese che ha rappresentato una garanzia assoluta negli ultimi anni. Dall’altra parte, l’Inter deve fare i conti con l’addio a parametro zero di Yann Sommer, l’esperto estremo difensore svizzero. Due partenze di peso che obbligano i club meneghini a muoversi con largo anticipo per individuare i sostituti ideali.

Gli obiettivi comuni: Suzuki e Caprile

Secondo quanto riportato da Il Giorno, i nomi nel mirino di entrambe le società sono due giovani di grande prospettiva:

  • Zion Suzuki – Classe 2002, portiere giapponese già protagonista in patria. Riflessi fulminei e tecnica solida lo rendono un profilo intrigante per il futuro. Tare lo considera l’erede perfetto di Maignan, un investimento a lungo termine per il Milan.
  • Elia Caprile – Classe 2001, portiere italiano di proprietà Napoli e attualmente in prestito. Ha conquistato la Serie A con personalità e parate decisive. La possibilità di puntare su un talento nazionale lo rende appetibile sia per i rossoneri che per i nerazzurri.

Una sfida che va oltre il campo

La contesa tra Milan e Inter per assicurarsi uno dei due portieri promette di essere serrata e strategica. La scelta finale non sarà soltanto una questione tecnica, ma influenzerà le ambizioni e la solidità difensiva delle due squadre per le prossime stagioni. Ancora una volta, il Derby della Madonnina si conferma decisivo: non solo per lo scudetto, ma anche per il futuro del mercato.

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Mercato Juve, Tuttosport svela: arriva l’ultima notizia sulla strategia di Comolli. Si cambia rotta: niente acquisti da quel campionato

Mercato Juve, l’algoritmo di Comolli detta la linea: stop definitivo agli acquisti dalla Saudi League. Le ultimissime

C’è chi immagina Damien Comolli chiudere il laptop con un sorriso amaro: forse consapevole di aver evitato un rischio, forse semplicemente sollevato dal verdetto inappellabile del suo algoritmo. Da quattro mesi, infatti, ogni mossa del nuovo amministratore delegato della Juventus sembra scandita da quei freddi responsi digitali. La bussola ha cambiato direzione: dopo un’estate passata a inseguire suggestioni “esotiche”, la strategia bianconera si è allontanata con decisione dall’Arabia Saudita.

Stop agli “emiri del pallone”. L’idea di riportare in Europa giocatori approdati nella Saudi League – chi per chiudere la carriera, chi per stipendi fuori mercato – è stata archiviata. Le ragioni sono chiare: tecniche ed economiche. Da un lato, il livello di intensità del campionato saudita è considerato troppo distante dai ritmi della Serie A, con poche garanzie sul piano fisico. Dall’altro, gli ingaggi restano un ostacolo insormontabile. Basti pensare al caso Franck Kessie: i 14 milioni annui percepiti all’Al-Ahli rendono impraticabile qualsiasi trattativa, anche ipotizzando un taglio. Stesso discorso per Marcelo Brozovic e Sergej Milinkovic-Savic, fresco di rinnovo con l’Al-Hilal di Inzaghi: cifre incompatibili con la nuova spending review torinese.

Eppure, questo cambio di rotta non convince del tutto. Tifosi e addetti ai lavori non dimenticano il tempo e le energie spese in estate su piste rivelatesi impraticabili, né gli effetti negativi di alcuni acquisti recenti. Serpeggia così un certo scetticismo sul metodo Comolli: i dati sono preziosi, ma nel calcio non bastano. Il “Moneyball” di Billy Beane ha rivoluzionato il baseball con gli Oakland Athletics, ma la sua trasposizione vincente nel calcio europeo resta ancora tutta da dimostrare. Il dibattito rimane aperto: innovazione algoritmica o occhio esperto dello scouting tradizionale?

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Rovella Lazio, il rientro del centrocampista biancoceleste slitta! Operazione inevitabile: ecco quando tornerà a disposizione di Sarri

Rovella Lazio, il centrocampista biancoceleste dovrà fermarsi : Sarri valuta modifiche alla lista Serie A per sopperire all’assenza

Brutte notizie per Maurizio Sarri, che deve fare i conti con un’altra tegola in una stagione già segnata da numerosi infortuni. Secondo Gianluca Di Marzio, infatti, Nicolò Rovella, centrocampista classe 2001 della Lazio, allungherà i suoi tempi di recupero perché dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico per risolvere definitivamente i persistenti problemi di pubalgia.

Il giocatore è fermo dal derby contro la Roma del 21 settembre, giorno in cui il dolore lo aveva costretto a lasciare il campo. Nelle settimane successive, lo staff medico biancoceleste aveva tentato una terapia conservativa, ma il percorso non ha portato ai miglioramenti sperati. L’unica soluzione rimasta è ora l’operazione, che costringerà Rovella a uno stop di 40-45 giorni. Il suo ritorno in campo è dunque atteso a gennaio, salvo imprevisti.

Con Rovella indisponibile fino al nuovo anno, la Lazio sta valutando un possibile cambio nella lista Serie A, che rappresenterebbe la seconda modifica della stagione. L’indiziato per rientrare è Fisayo Dele-Bashiru, centrocampista nigeriano classe 2001, escluso proprio dopo il derby per fare spazio a Toma Basic. Il reinserimento sarebbe valido fino a gennaio, mese in cui le liste verranno riaperte.

I prossimi impegni dei biancocelesti renderanno l’assenza di Rovella ancora più pesante. Dopo la sosta, la squadra di Sarri tornerà in campo domenica 23 novembre contro il Lecce di Eusebio Di Francesco all’Olimpico. Successivamente la Lazio affronterà una trasferta delicata a San Siro contro il Milan, match che precederà la sfida di Coppa Italia: ancora Lazio-Milan, ma questa volta a Roma per gli ottavi di finale.

Il calendario di dicembre sarà altrettanto impegnativo, con le gare contro Bologna, Parma, Cremonese e Udinese. Un ciclo intenso che i biancocelesti dovranno affrontare senza quello che era stato individuato come regista titolare del progetto tecnico di Sarri. L’ennesima emergenza in una stagione che, dal punto di vista fisico, continua a presentare più ostacoli del previsto.

Infortunati Como, Fabregas in apprensione per Diao: problema muscolare con la Nazionale! L’attaccante senegalese lascia il ritiro e torna in Italia

Infortunati Como, Fabregas in apprensione per Diao: l’attaccante senegalese è rientrato dal ritiro della Nazionale per un problema fisico

Assane Diao, attaccante del Como, non prenderà parte agli impegni della Nazionale senegalese a causa di un problema muscolare al bicipite femorale della coscia sinistra. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, il giocatore, che inizialmente aveva risposto alla convocazione per le amichevoli contro Brasile e Kenya, è rientrato in Italia per mettersi a disposizione di Cesc Fabregas. La notizia è stata diramata dalla Federazione senegalese tramite un comunicato, che ha fatto riferimento a una risonanza magnetica effettuata venerdì, rivelando l’infortunio. Il comunicato, tuttavia, ha anche specificato che Diao si è infortunato con il suo club, il Como.

Dalla società lariana è giunta una rassicurazione: non dovrebbe trattarsi di nulla di particolarmente grave, forse un semplice affaticamento muscolare. Nonostante ciò, si è preferito non rischiare il giocatore in due partite amichevoli. Questo infortunio arriva in una stagione già complicata per Diao, che lo scorso anno era stato una delle punte di diamante del Como.

In questa stagione, Diao ha avuto una partenza difficile dal punto di vista fisico, saltando le prime sei partite a causa di un infortunio al piede, di tutt’altra natura. Convocato alla settima giornata, è tornato in campo un mese fa contro la Juventus, e ha poi giocato il secondo tempo contro il Parma, partendo titolare nelle tre gare successive contro Verona, Napoli (dove è rimasto in campo per tutta la partita) e Cagliari, dove è stato sostituito all’intervallo. La sostituzione contro il Cagliari era apparsa come una scelta tecnica, dato che il giocatore sembrava sottotono ma non dolorante. Tuttavia, tre partite in dieci giorni dopo un lungo stop potrebbero aver contribuito all’insorgere del problema muscolare.

Al momento, la situazione non desta eccessivo allarme. La Gazzetta dello Sport riferisce che il Como rivaluterà le condizioni del giocatore durante la settimana, e c’è la possibilità che Diao possa essere già disponibile per la prossima partita contro il Torino, in programma nel posticipo di lunedì 24. L’auspicio è che questo nuovo intoppo fisico sia di breve durata e che Diao possa tornare presto a esprimere il suo potenziale in campo

Carrozzieri, il racconto senza filtri: «Mi ha scoperto Paratici. Ho sbagliato, ma non ho mai truccato partite. Nel 2006 sarei dovuto andare da loro! Al Milan sarei arrivato»

Carrozzieri, ex difensore, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ripercorre una carriera fatta di occasioni mancate, errori personali, cadute e nuove prospettive

Moris Carrozzieri è stato un buon difensore che ha toccato anche la Serie A. Su La Gazzetta dello Sport ha aperto l’album dei ricordi con una lunga intervista.

LA SFIDA DI SAN SIRO – «Nell’estate del 2003 saltai dalla C1 alla Serie A. Quando Novellino mi chiese se me la sentissi di giocare titolare contro l’Inter risposi a tono: “E che problema c’è?”».

CHI L’HA SCOPERTO IN C – «Fabio Paratici. Il presidente del Teramo mi promise che a fine campionato mi avrebbe venduto in Serie A. “Questo è pazzo…”, pensai. Ma era tutto vero. Il salto di categoria fu tosto, davanti a me ne avevo 4, ma Novellino aveva fiducia e restai».

LA TOURNÉE COL MILAN – «Sì, 25 giorni. Finì coi complimenti di Ancelotti, poi rinnovai il contratto con la Sampdoria grazie alla Gea, l’agenzia con cui avevo firmato, e questo segnò la fine del rapporto con Novellino».

NOVELLINO – «Non sopportava quelli della Gea. Non so come mai, ma giocai solo 6 partite in tutto l’anno. Poi un giorno mi multò di cinquemila euro: sosteneva che fossi andato in discoteca e non era vero. Bazzani confermò la mia versione, ma Novellino continuava. Così non ci ho visto più e gli ho dato un pugno in faccia. Da lì in poi non ho più giocato».

CALCIOPOLI E LA JUVE SFUMATA – «Novellino mi aveva fatto terra bruciata, ma la vera delusione fu un’altra. A fine stagione, nel 2006, sarei dovuto andare alla Juventus. Andai tre volte a cena a casa di Moggi e firmai un precontratto di cinque anni, ma scoppiò Calciopoli… e tanti saluti a Torino. Alla fine, scelsi l’Atalanta».

SCOMMESSE: LA SQUALIFICA INGIUSTA – «Mai scommesso in vita mia, tutto montato ad arte. Ero con un amico che ha un negozio d’abbigliamento. Il Pisa giocava col Frosinone in C, dove avevo diversi amici dei tempi del Teramo. Ne chiamai uno e parlammo un po’: stop. La Sampdoria prese Giulia Bongiorno, l’avvocato di Andreotti, ma niente: 25 mila euro di multa e due mesi per omessa denuncia. Un’assurdità di cui non mi pento».

LA COCAINA – «La squalifica di due anni per cocaina arrivata nel momento migliore. Sì, sono stato un coglione. Io quella maledetta gara col Torino neanche avrei dovuto giocarla, ma un altro si fece male durante la rifinitura e toccò a me. La verità è che avevo chiuso col Milan, cinque anni di contratto. A fine stagione sarei andato lì. Qualche sera prima avevo assunto droga, ma era la prima volta. Una serata stupida, folle. Avevo 28 anni, era fatta al Milan e pensai: “Festeggiamo”. Me ne vergogno».

CHI RIMASE VICINO – «A parte la mia famiglia, Miccoli e Flachi, sparirono tutti. Prima ti cercano, poi ti voltano le spalle».

LA SOLITUDINE – «Mi allenavo da solo, poi andavo nelle scuole a raccontare la mia storia e a dire ai bambini di non ripetere i miei stessi errori. Zamparini, un signore, mi continuò a pagare a stipendio ridotto e mi è sempre stato vicino. Ero incazzato con me stesso, col mondo. Ma a Palermo sono stato bene».

CHI HA TRUCCATO LE PARTITE È ANCORA NEL CALCIO – «E lo confermo. Andrea Masiello è stato squalificato due anni e oggi gioca ancora. Io invece sono stato escluso da tutto per l’immagine, ho danneggiato solo me stesso. Chi si è venduto le partite, invece, ha fatto un danno ai tifosi, alla gente».

SE FOSSE ANDATO AL MILAN – «Forse in Nazionale. L’anno della squalifica ero stato preconvocato per Italia-Svezia».

IL RIMPIANTO PIÙ GRANDE – «Aver deluso la mia famiglia, in primis mio padre. È morto tre anni fa e mi manca tutti i giorni. È stato il faro della mia vita. A 14 anni rimasi fermo un anno per un infortunio. Pagò venti milioni di riabilitazione a Bergamo, lontano da casa. “Prima riprendi a camminare, poi torni”. Il giorno del debutto in Serie A perse il portafogli sul treno, ma se ne fregò. Vederlo così deluso e preoccupato fu una mazzata».

SE NON AVESSE FATTO IL CALCIATORE – «Avrei lavorato nell’azienda di mio padre, imprenditore edile. All’anagrafe sbagliò e scrisse ‘Moris’ al posto di “Maurice”: per questo mi chiamo così. Avevamo un patto, se fossi arrivato in A mi avrebbe regalato un’auto. Chiesi una Porsche, ma mi comprò una Mercedes usata. Aveva dei valori».

IL GOL AL MILAN PER IL COMPLEANNO DI PAPÀ – «Il gol partita nella finale del campionato Primavera contro il Milan, col Bari. Era l’8 giugno 2000, il suo compleanno: segnai l’1-0 al 112’ minuto. Chiesi all’allenatore di non convocare Cassano, quel giorno. Non si era presentato in semifinale perché voleva riposare. Vincemmo lo stesso».

IL FUTURO – «Avevo dei locali a San Benedetto, ma li ho venduti. Ora io e Donato Di Campli stiamo mettendo su un’agenzia per seguire i ragazzi, ma mi piacerebbe fare anche il direttore sportivo o lavorare coi giovani. Intanto mi godo le cose più belle che ho: mia figlia Nina, di 5 anni, e la mia compagna Ilaria. A proposito: si è parlato di un presunto flirt fra me e Antonella Mosetti. Falsità: è solo un’amica».

Calciomercato Cagliari, Luvumbo in crisi: il club valuta il futuro dell’attaccante angolano! Ecco le ragioni di una sua eventuale cessione a gennaio

Calciomercato Cagliari, secondo il Corriere dello Sport è vicino l’addio! Otto presenze e nessun contributo al gol aprono un interrogativo

Secondo il Corriere dello Sport, neanche la parentesi in Nazionale è riuscita a risollevare il morale di Zito Luvumbo, l’attaccante del Cagliari che sta attraversando un periodo di forma difficile. La sconfitta dell’Angola contro l’Argentina (2-0, con gol di Messi e Lautaro) e la sua sostituzione dopo 77 minuti poco incisivi sono l’ennesimo segnale di un momento complicato. A 23 anni, il tempo per affermarsi come giocatore importante per i rossoblù inizia a stringere, e il Cagliari si interroga sul suo futuro: se Luvumbo potrà finalmente esplodere o se sarà più opportuno per entrambi un cambio di prospettive.

Il percorso di Luvumbo in Sardegna è iniziato nel 2020, quando, proveniente dalla Primavera, ha mostrato subito le sue qualità: velocità, capacità di “spaccare” le partite e abilità nell’uno contro uno grazie alla sua forza esplosiva. Dopo un breve prestito al Como, è approdato in prima squadra, collezionando un centinaio di presenze e undici reti. Tuttavia, le sue doti, pur non facendone un goleador di razza ma un giocatore capace di dare la scossa all’attacco, si sono affievolite nel tempo, culminando nelle attuali difficoltà.

Il Corriere dello Sport evidenzia come i numeri di questa stagione siano impietosi: otto presenze, zero gol e zero assist in 181 minuti complessivi, mai da titolare. Tira poco in porta, subisce molti falli ma perde troppi palloni e ne recupera pochi. A completare il quadro, una certa fragilità muscolare, tipica degli “scattisti”, con diversi infortuni che ne hanno frenato la crescita. L’anno scorso, Nicola lo aveva impiegato anche come seconda punta, ruolo in cui ha disputato la sua migliore partita a Verona, contribuendo in modo decisivo alla salvezza del Cagliari.

Nonostante tutto, Luvumbo è animato da una forte voglia di riscatto. La prossima sfida contro il Genoa, sabato all’Unipol Domus, potrebbe essere l’occasione giusta per invertire la rotta. Il Corriere dello Sport suggerisce che Luvumbo potrebbe tornare utile in una strategia offensiva con due punte e un trequartista, mettendo sotto pressione la difesa avversaria. Per Zito, l’obiettivo minimo è rompere l’incantesimo del gol e superare le due reti segnate nella scorsa stagione. Il futuro di Luvumbo al Cagliari passa inevitabilmente da queste prossime decisive partite.

Albertini presenta il derby: «Inter e Milan sorprendenti. Chivu bravo, Allegri deve sistemare qualcosa. Leao-Pulisic? Ecco cosa penso»

Albertini presenta il derby: l’ex entrocampista rossonero analizza su La Gazzetta dello Sport il derby di Milano che andrà in scena tra una settimana

Di derby di Milano Demetrio Albertini ne ha giocati tantissimi come uno dei grandi centrocampisti del Milan di Silvio Berlusconi. Ecco come presenta quello che andrà in scena tra 7 giorni. Le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

CHE DERBY SARÀ – «Impegnativo per entrambe e, guardando la classifica, un po’ sorprendente. Per me non era scontato vedere Inter e Milan così in alto dopo undici giornate. Entrambe sulla carta hanno rose forti, ma il calcio si gioca sul campo e bisogna fare i conti con molti aspetti. L’Inter per esempio ha giocato il Mondiale per club fino a luglio e la stanchezza psicologica poteva pesare. In più c’è un nuovo allenatore che doveva entrare in sintonia con il gruppo. Chivu è stato bravo a riuscirci in tempi brevi. Il Milan invece era reduce dall’ottavo posto dello scorso anno e Allegri ha sistemato parecchie cose lavorando nel precampionato».

INTER AVANTI IN CLASSIFICA: GIUSTO COSÌ – «Sì perché il Milan ha perso per strada troppi punti contro le piccole. L’Inter è andata ko con Juve e Napoli, ma poi ha avuto un passo regolare: Chivu ha trovato il modo di rimotivare un gruppo da anni al top e di inserire i giovani. Non era scontato».

COME VIVE ALLEGRI – «Secondo me rammaricato perché la passata stagione il Milan era discontinuo e un po’ lo è anche adesso. Modric e Rabiot hanno dato tanto, eppure contro Cremonese, Pisa e Parma i rossoneri hanno sprecato tre occasioni importanti. Anche Max sa che deve mettere a posto qualcosa».

SFIDA TATTICA – «A Chivu piace alzare la pressione e non è detto che per Allegri sia un vantaggio difendersi basso e ripartire. Contro la Roma che ha iniziato aggressiva, per mezzora il Milan è andato in difficoltà e ha subito parecchio. Se hai uno veloce come Leao e uno che conosce il calcio come Modric, non puoi farti schiacciare».

LA COPPIA LEAO-PULISIC – «Nessuno dei due come caratteristiche è un nove, ma conta l’interpretazione che si dà al ruolo. Leao può partire al centro, a patto di non ricevere troppi palloni spalle alla porta, e poi spostarsi sulla sinistra dove contro la Roma ha fatto la differenza. Pulisic è intelligente e andrà negli spazi».

LA COPPIA LAUTARO-THURAM – «Per la difesa del Milan sarà un bellissimo test perché quei due sono una coppia fortissima e affiatata. I rossoneri dovranno difendere di reparto e tenere sempre alta l’attenzione».

IL DUELLO CHIAVE – «Quello a centrocampo perché lì in mezzo le due formazioni si equivalgono e hanno giocatori straordinari: Modric è un fuoriclasse, Rabiot il rinforzo perfetto perché conosceva la Serie A e Allegri; l’Inter ha lo stesso reparto che da qualche anno è una garanzia e ha aggiunto Susic».

CHI È FAVORITO – «Nel derby non esiste una favorita: è una partita che sfugge a ogni pronostico e ha un fascino unico. Lo dice uno che il derby lo ha giocato a Barcellona, Madrid e Roma. Quello di Milano è speciale».

I GIOCATORI CHIAVE – «Leao con le sue accelerazioni e Dimarco con i suoi cross».

INTER E MILAN LOTTERANNO PER LO SCUDETTO FINO ALLA FINE – «Sì. Indipendentemente da come finirà domenica, si giocheranno il titolo con il Napoli. Juve e Roma sono un passo indietro».

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Di Gennaro analizza la crisi della Fiorentina: «Serve carattere. Vanoli è l’uomo giusto, ma i giocatori devono dare di più! Ecco cosa serve in questo momento»

Di Gennaro, ex centrocampista della Fiorentina, oggi commentatore, è stato intervistato dal Corriere dello Sport sul momento della squaddra viola

Antonio Di Gennaro è stato un forte centrocampista della Fiorentina nel passato. Oggi fa il commentatore tv e ne ha parlato con il Corriere dello Sport. Ecco la sua analisi sul delicato momento viola.

LE PAROLE DI VANOLI SUL PRENDERSI LA RESPONSABILITÀ – «Parole sacrosante. Adesso che la squadra è in forte sofferenza serve di più sotto il profilo del carattere, del cuore, dello spirito. Al netto che manca mezzo stadio, i tifosi viola sono quelli che io conosco. Firenze è una piazza esigente che vuole vedere giocare a pallone. Con Terim i primi due mesi abbiamo fatto un po’ di fatica e poi cinque mesi in cui spesso uscivamo dal campo tra gli applausi, anche dopo aver perso. Firenze è questa. Se dai tutto per la maglia poi si può vincere o perdere, ma la gente apprezza».

ESSERE PRATICI – «In questo momento serve essere pratici e, se sei 2-1 a Genova, devi vincere. Che gol è il secondo incassato? Certi errori non vanno commessi. Ecco perché ci vuole ancora di più per essere squadra, fare punti e risollevarsi. Vanoli lo conosco, ce l’ha questa forza, ma anche i calciatori, chi più e chi meno, devono capire che in questo momento vanno conquistati punti per non retrocedere: per tirarti fuori c’è tempo, però hai l’esigenza non più rimandabile di esprimere certe caratteristiche. Ricordando che sono stati spesi novanta milioni: non è che questa squadra non sia costata a Commisso e non abbia qualità. Vanoli ha detto di non dover dimostrare nulla a Gudmundsson, a Fagioli, ai calciatori che sono chiamati a confermare sul campo le loro qualità, con la necessità anche di esprimere una mentalità vincente. Ho citato due nomi tra i più rappresentativi, ma vale per tutti. Penso a Ranieri che è il capitano e deve avere atteggiamenti diversi».

GUDMUNDSSON – «L’islandese l’ho seguito per due anni a Genova e le partite le vinceva da solo. Problemi personali o tutto quello che vuoi, però poi in campo hai il 10 sulle spalle e il 10 pesa a Firenze ancora di più. Chi l’ha indossato negli ultimi cinquant’anni? Antognoni, Baggio, Rui Costa, Mutu. Campioni. Ma è bello che sia così secondo me. Uno che arriva a Firenze lo sa. Gudmundsson è il giocatore che alla prima partita alla Fiorentina ha segnato due gol su rigore ribaltando la Lazio. Quello è sinonimo di personalità».

KEAN – «Moise è rimasto a Firenze, ha scelto di rimanere a Firenze, rafforzando la sua leadership che lo scorso anno si è manifestata non solo con i tanti gol realizzati. Tutti si devono mettere a disposizione di Vanoli, ma è chiaro che la Fiorentina ha assoluto bisogno anche di Kean per tirarsi su. Del miglior Kean».

COSA DEVE FARE VANOLI – «Non deve fare sconti. Lui è chiamato a salvarla e, giustamente, ha firmato per un anno: quindi, l’augurio per lui, per la Fiorentina e per tutti è che possa fare bene. Conosce l’ambiente viola, è stato un buon terzino fluidificante, ma soprattutto un professionista che si curava e ha trasmesso questa dote una volta passato in panchina. Senza dimenticare che ha lavorato con Conte e da Antonio ha preso la capacità di dare un’identità alla squadra. Ha l’esperienza giusta, a Venezia ha fatto un mezzo miracolo prendendo la squadra sest’ultima in B e l’ha portata in Serie A in un anno e mezzo. Paolo credo sia l’allenatore giusto. Anzi, ne sono sicuro».

Svizzera Svezia, crisi senza fine per gli ospiti: anche con Potter non cambia la solfa! Quarta sconfitta in cinque gare. Elvetici vicini al Mondiale

Svizzera Svezia, gli scandinavi crollano ancora nonostante il nuovo CT: playoff assicurati ma semifinale contro l’Italia possibile al 25%

La Svezia, nonostante l’arrivo del nuovo CT Graham Potter, continua il suo declino nelle qualificazioni mondiali, subendo la quarta sconfitta in cinque partite per mano della solita Svizzera, cinica e ben organizzata. Questo risultato la relega all’ultimo posto del Gruppo B, ma le garantisce comunque l’accesso ai playoff di marzo grazie alla vittoria del suo girone di Nations League C. Nel sorteggio di Zurigo di giovedì, la Svezia sarà in quarta fascia, con un 25% di possibilità di affrontare l’Italia in semifinale. A Potter restano sei mesi cruciali per infondere il suo gioco e far brillare le stelle Isak e Gyokeres, protagonisti del recente mercato estivo con trasferimenti milionari.

Per la Svizzera, il pass per il Mondiale è solo rimandato. Dopo la vittoria del Kosovo, alla squadra di Yakin basterà non perdere con troppi gol di scarto martedì a Pristina per qualificarsi direttamente. La Svizzera si è presentata con il suo classico 4-3-3, schierando Ndoye, Embolo e Vargas in attacco. Potter, al suo esordio, ha dovuto fare i conti con sei assenze importanti, inclusa la coppia Isak–Gyokeres, con il primo relegato in panchina.

La partita ha visto la Svizzera passare in vantaggio dopo meno di un quarto d’ora con un’azione ben orchestrata che ha portato al gol di Embolo, il suo quarto in queste qualificazioni. La Svezia, dopo un’iniziale predominanza elvetica, ha trovato il pareggio con il suo primo tiro in porta, grazie a un diagonale di Nygren e una complicità del portiere Kobel. Questo gol, il primo subito dalla Svizzera nelle qualificazioni, ha scosso gli elvetici, che hanno rischiato il raddoppio prima dell’intervallo.

Nel secondo tempo, la Svezia ha subito un’altra battuta d’arresto con l’infortunio di Holm. Il subentrato Gudmundsson è stato protagonista in negativo, causando un rigore trasformato da Xhaka. Nonostante le proteste svedesi per un contatto giudicato veniale, il VAR ha confermato la decisione arbitrale. Potter ha tentato di rimettere in gioco Isak, assente dal 22 ottobre, ma la Svizzera ha accelerato, chiudendo definitivamente la partita con le reti di Ndoye e Manzambi. La prestazione svedese evidenzia una squadra in difficoltà, che dovrà necessariamente ritrovare compattezza e cinismo per affrontare i prossimi decisivi playoff.

Cabrini analizza l’Italia: «Gattuso sta facendo prove importanti. Haaland? Non è l’unico pericolo. Spirito di rivalsa? Normale, ma sarà molto difficile. E su Pio e Camarda»

Cabrini analizza l’Italia: l’ex terzino della Juventus e campione del mondo dell”82 ha commentato su Tuttosport la crescita della Nazionale

La Nazionale è stata casa sua, tanto da avere partecipato al Mondiale del 1978 quando ancora non era un titolarissimo nella Juventus. Campione del mondo del 1982 (in gol con l’Argentina), Antonio Cabrini parla su Tuttosport della situazione e delle prospettive degli azzurri.

GATTUSO – «Sta facendo quello che tutti gli chiedevano nel momento in cui è diventato il ct, cioè vincere. Però le partite che contano davvero non sono queste ma quelle che a marzo ci dovranno portare alla fase finale del Mondiale».

CAMBIARE MODULO DI PARTITA IN PARTITA – «Io in realtà penso che Gattuso stia facendo delle prove, in vista di quelle gare che contano di cui parlavo prima. È arrivato in un momento particolare e ha bisogno di valutare alcune situazioni nel settore arretrato: credo voglia capire quali giocatori gli possano dare più garanzie a livello di tenuta difensiva».

SPIRITO DI RIVALSA DOPO OSLO – «Beh, questo è normale. Però sarà molto difficile, secondo me: mi aspetto una gara tosta anche a San Siro. La Norvegia non è più la squadra modesta che era una volta. Haaland ce l’hanno loro e qualcosa vorrà pur dire».

COME SI FERMA HAALAND – «Difficile da dire. I difensori azzurri dovranno puntare sulle proprie caratteristiche e dare il massimo: parliamo di un grande giocatore, di livello internazionale. Ha una forza impressionante, e non è nemmeno l’unico. La Norvegia non è solo Haaland, questo è il vero punto: ha tanti calciatori forti, che giocano in Premier League o comunque ai massimi livelli in giro per l’Europa».

OGGI LA NORVEGIA È PIÙ FORTE DELL’ITALIA – «Beh, il calcio è così, le cose cambiano: bisogna dare atto ad alcuni Paesi di aver creduto nelle proprie capacità e forse anche nei propri uomini, ottenendo di conseguenza dei grandi risultati. E a questo punto possono vantare nazionali di tutto rispetto».

ANDREMO AL MONDIALE – «Mi auguro che arrivi, ovvio. Ma avremo avversari che non ci regaleranno niente. Servirà una Nazionale che pensi di poter essere protagonista. E soprattutto che sia in grado di esprimersi a un certo livello sul campo».

DIMARCO – «Di sicuro è uno di quei giocatori su cui Gattuso può fare affidamento. Dà qualcosa in più a tutta la squadra, è un valore aggiunto».

ESPOSITO E CAMARDA – «Di certo non abbiamo avuto nomi eccellenti lì davanti negli ultimi tempi, a livello di Nazionale. E quindi qualsiasi novità, in termini di giovani talenti, può rappresentare una svolta e far sperare in meglio. Poi bisognerà vedere che impatto potranno avere questi ragazzi sulla squadra azzurra, ora che si farà sul serio e ci si giocherà la qualificazione».

POCO TALENTO IN ITALIA – «È una questione di scelte, di puntare sui giovani. Quando in Italia si deciderà di far giocare ragazzi che possono crescere e diventare campioni, anziché lasciarli sistematicamente in panchina, allora ne beneficerà anche la Nazionale».

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Briatore spiega: «John Elkann si nasce, Briatore si diventa. Juve? Hanno preso gente sbagliata. La stabilità è importante: ecco cosa serve»

Briatore spiega intervistato dal direttore Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport, affronta senza filtri temi personali, Juventus, Ferrari e passato bianconero

Flavio Briatore ne ha per tutti (idee e persone). Intervistato sul Corriere dello Sport, ecco come si è raccontato al direttore Ivan Zazzaroni.

IMPRENDITORE – «C’è qualcosa di sbagliato? Sono un imprenditore in senso lato, in vari settori, dallo sport al food and beverage».

L’IMMODESTIA – «Bisogna essere diretti».

FILOSOFIA – «John Elkann si nasce, Briatore si diventa. Sono percorsi molto differenti, non so dirti quale sia il più semplice».

ELKANN AMA LA JUVE – «Credo di sì: che la ami. È un tipo distaccato, forse anche timido, ma la Juve e la Ferrari sono parte della storia della sua famiglia. Non escludo che sia maggiormente interessato alla Ferrari, al motorsport. Ma è una questione di formazione, di gusto personale».

LA FERRARI – «Io e la Ferrari? No. Nel ’95-96, ai tempi di Giraudo alla Juve, Umberto Agnelli abbozzò un discorso. Ma a quei tempi ero socio Benetton, non se ne poteva fare nulla… La Ferrari è troppo importante per la Formula 1, non importa che sia vincente, competitiva sarebbe sufficiente. La Ferrari garantisce luce all’intero sistema. Ha una tifoseria che metabolizza rapidamente la delusione, troppo forte e sincera la passione».

LA JUVE E LA GENTE SBAGLIATA – «Non va bene. La stabilità è troppo importante. Hanno preso della gente sbagliata, ma allora serve uno studio più approfondito all’origine. Tutti criticano Andrea (Agnelli, nda) ma con lui si sono ottenuti risultati eccezionali. Ai tempi di Giraudo e Moggi eravamo fortissimi. Era Juve e Milan, oggi è Inter e Napoli».

LO JUVENTINO PIÙ AMATO – «Platini».

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Playoff Italia, il quadro completo delle possibili avversarie degli azzurri: percorsi e rischi da evitare verso il Mondiale 2026 degli azzurri

Playoff Italia, attendono il sorteggio di Zurigo. Il quadro completo delle possibili avversarie degli azzurri: percorsi e rischi da evitare verso il Mondiale

L’Playoff Italia, attendono il sorteggio di Zurigo. Il quadro completo delle possibili avversarie degli azzurri: percorsi e rischi da evitare verso il Mondiale, ritrovandosi per la terza volta consecutiva a dover affrontare questo percorso tortuoso. Il quadro delle possibili semifinaliste si sta delineando, con Svezia, Irlanda del Nord e Romania quasi certe, mentre l’ultimo posto è conteso tra Galles e Macedonia del Nord. Il sorteggio di giovedì a Zurigo definirà il cammino degli Azzurri, che, grazie al ranking, saranno testa di serie e giocheranno in casa la semifinale.

Il sistema dei playoff, con doppia sfida (semifinale e finale), rende la qualificazione un vero e proprio torneo a eliminazione diretta. La Svezia, nonostante il declino recente, rimane la rivale più temibile, anche se le ultime prestazioni (come il 1-4 contro la Svizzera) mostrano una squadra in difficoltà. Meno preoccupanti appaiono l’Irlanda del Nord, più vulnerabile fuori casa, e la Romania, reduce da una sconfitta contro la Bosnia. L’incognita maggiore riguarda la Macedonia del Nord, per il precedente doloroso, e il Galles, ma il fattore campo italiano potrebbe giocare a favore degli Azzurri.

Superando la semifinale del 26 marzo, l’Italia affronterebbe la finale il 31 marzo contro una squadra sulla carta inferiore ma non da sottovalutare. Le possibili avversarie provengono da fasce di sorteggio inferiori: Ungheria, Scozia, Slovacchia e Repubblica Ceca in seconda fascia; Albania, Islanda, Bosnia e Kosovo in terza. Sebbene siano considerate inferiori per storia, valore ed esperienza, la trasferta in stadi come Glasgow o Pristina, dove gli avversari non avrebbero nulla da perdere, rappresenta un’insidia notevole.

La FIFA è riuscita a rendere queste qualificazioni più appassionanti, ma ora è il momento di un cambio di rotta per il futuro, spingendo Nyon a modificare un sistema che costringe l’Italia, testa di serie, a un percorso così arduo. In attesa di sorprese dell’ultima ora nelle qualificazioni dirette, l’Italia dovrà affrontare i playoff con determinazione, consapevole che in palio c’è tutto.

Italia Mondiali 2026, in attesa della gara contro la Norvegia è stato scelto lo stadio che ospiterà la semifinale playoff! Attesa per l’ufficialità

Italia Mondiali 2026, in attesa del match odierno contro la Norvegia, la FIGC ha scelto lo stadio che ospiterà i playoff! Ecco quale sarà

L’Italia si appresta a sfidare la Norvegia nell’ultima gara del girone di qualificazione al Mondiale 2026. Tecnicamente, l’accesso diretto sarebbe ancora possibile, ma solo con un successo di 9 reti di scarto contro Haaland e compagni: un’ipotesi improbabile, che di fatto concentra già le attenzioni degli azzurri sui playoff di marzo, ultima chance per staccare il biglietto verso la Coppa del Mondo.

Semifinale dei playoff: scelta la sede

Secondo quanto riportato da Sky Sport, la sede della semifinale dei playoff — che l’Italia disputerà in casa, essendo inserita in prima fascia nel sorteggio del 20 novembre — è stata decisa: si giocherà alla New Balance Arena di Bergamo, stadio che ha già ospitato il match tra Italia ed Estonia dello scorso 5 settembre. Manca soltanto l’annuncio ufficiale della FIGC per rendere la decisione definitiva.

Finale in bilico: deciderà il sorteggio

Per quanto riguarda un’eventuale finale, invece, tutto dipenderà dalla sorte. Il regolamento prevede infatti che la sede venga determinata dal sorteggio, senza garanzie di giocare in casa. La Nazionale di Gattuso, dunque, conoscerà soltanto il 20 novembre sia la propria avversaria sia l’eventuale destinazione della partita decisiva.

Con il pass Mondiale ancora da conquistare, la scelta dello stadio rappresenta un primo passo nella pianificazione dell’appuntamento più importante dei prossimi mesi: a Bergamo, gli azzurri proveranno a costruire il cammino verso la fase finale del Mondiale 2026.

Yildiz fa autocritica dopo Turchia Bulgaria: «Avrei dovuto segnare almeno due gol. Chiedo scusa. Spagna? Faremo tutto il possibile»

Yildiz fa autocritica dopo Turchia Bulgaria: l’attaccante della Juve ha parlato al termine del match vinto nelle qualificazioni ai Mondiali

Vincere e convincere non gli basta. Kenan Yildiz, talento classe 2005 della Juventus e numero 10 della Turchia, ha guidato la sua nazionale nel successo per 2-0 sulla Bulgaria nelle qualificazioni ai Mondiali 2026. Rimasto in campo per tutti i 90 minuti, autore di una prova dominante fatta di tecnica, personalità e sacrificio, nel post gara ha sorpreso per l’equilibrio tra orgoglio e autocritica, mostrando una maturità superiore alla sua età.

Yildiz ha analizzato la prestazione collettiva partendo dagli avversari e dalla qualità del match, sottolineando le difficoltà incontrate su un terreno complicato e il valore della vittoria ottenuta dalla squadra guidata da Vincenzo Montella.

ANALISI DEL MATCH – «La Bulgaria ha giocato molto bene, abbiamo fatto loro i complimenti alla fine della partita perché ci hanno messo in difficoltà. Il terreno era scivoloso, era difficile per noi. Ma abbiamo giocato bene come squadra e vinto con un’ottima prestazione».

L’AUTOCRITICA – «Abbiamo avuto tante occasioni. Avrei dovuto segnare almeno due gol. Chiedo scusa per non esserci riuscito. Cercheremo di fare ancora meglio nelle prossime partite».

TESTA ALLA SPAGNA – «La Spagna è attualmente la migliore nazionale al mondo, sono al primo posto. Faremo tutto il possibile e, se Dio vuole, otterremo un buon risultato».

Le prime pagine sportive nazionali – 16 novembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Konate Liverpool, un club ha deciso di muoversi in modo concreto per il difensore francese. Le ultimissime

Konate Liverpool, il Real Madrid spinge per avere il difensore in scadenza con i Reds. Non si preannuncia una trattativa comunque semplice

La Francia si appresta a chiudere la campagna di qualificazione al Mondiale 2026 contro l’Azerbaigian, ma l’attenzione è tutta sul futuro di Ibrahima Konaté. Il difensore del Liverpool, in scadenza di contratto a fine stagione, è al centro di numerose voci di mercato che lo vedono corteggiato dal Real Madrid, con un possibile trasferimento che si profila all’orizzonte.

LE VOCI SUL RINNOVO
Konaté, in vista dell’impegno con la Nazionale, dovrebbe avere l’opportunità di mettersi in mostra, ma il suo futuro con i Reds è tutt’altro che chiaro. In conferenza stampa, il difensore si è mostrato evasivo riguardo alla sua situazione contrattuale e alle indiscrezioni su un nuovo accordo con il Liverpool. «Ho visto tantissime cose sulla stampa, recentemente, come il fatto che il Liverpool mi abbia fatto una nuova offerta… non so da dove venga. I miei agenti continuano a discutere con il Liverpool, spero che la mia decisione venga presa molto presto per poterla annunciare», ha dichiarato, gettando ulteriore incertezza sul suo futuro ad Anfield.

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IL REAL MADRID
Il Real Madrid, alla ricerca di un difensore esperto ma non troppo anziano, avrebbe messo gli occhi su Konaté. Già a giugno, alcune fonti indicavano che il francese fosse pronto a lasciare i Reds. Tuttavia, lo scenario si complica con la presenza di un altro difensore francese: Dayot Upamecano, in scadenza di contratto con il Bayern Monaco a giugno, avrebbe già un accordo verbale con il Real Madrid. Il suo profilo e la sua esperienza, uniti al fatto che arriverebbe a parametro zero, lo rendono un’opzione molto interessante per la dirigenza madrilena.
La situazione di Konaté è quindi un vero e proprio rebus: il suo silenzio sul rinnovo con il Liverpool e la forte concorrenza di Upamecano per un posto al Real Madrid lasciano presagire un’estate movimentata per il difensore, che dovrà prendere una decisione importante per la sua carriera. Il Mondiale 2026 è all’orizzonte, ma prima Konaté dovrà definire il suo futuro a livello di club.

Bernardo Silva Inter, Ausilio sogna il grande colpo a centrocampo. Contatti in corso con il calciatore. Le ultimissime

Bernardo Silva Inter, Ausilio pensa al giocatore in scadenza con il Manchester City per sostituire Mkhitaryan. Ecco le ultimissime

Una notizia clamorosa proveniente dall’Inghilterra scuote il mercato internazionale e apre scenari inattesi attorno al binomio Bernardo Silva Inter. Il portale britannico Teamtalk rilancia infatti l’indiscrezione secondo cui il fuoriclasse portoghese del Manchester City starebbe seriamente valutando l’idea di chiudere la sua lunga avventura in Premier League. Il contratto del giocatore non scade nell’immediato, ma al termine della stagione 2025/26; tuttavia, dopo nove anni di trionfi con i Citizens sotto la guida di Pep Guardiola, il ciclo dello stesso Bernardo potrebbe essere arrivato al capolinea. Una situazione che rischia di scatenare una vera e propria asta, con tante big europee pronte a muoversi in anticipo per capire le intenzioni dell’esterno offensivo.

Tra queste spicca proprio l’Inter, che vede nell’accoppiata Bernardo Silva Inter una possibile opportunità di mercato dalle dimensioni straordinarie. La dirigenza nerazzurra considera infatti il classe 1994 l’erede perfetto di Henrikh Mkhitaryan, un pilastro della squadra ma ormai vicino alla fase conclusiva della carriera. Con cinque anni di differenza tra i due, appare naturale che i vertici di Viale della Liberazione stiano valutando un profilo in grado di portare qualità, esperienza mondiale e continuità nell’impianto di gioco. Per questo l’ingaggio di Bernardo Silva viene percepito come la soluzione ideale: un colpo tecnico di altissimo livello, coerente con l’ambizione di mantenere l’Inter ai vertici italiani ed europei.

Il progetto Bernardo Silva Inter, tuttavia, non è privo di ostacoli. Il primo è legato alla concorrenza: numerosi club, soprattutto della Liga e della Premier, monitorano da tempo la situazione del portoghese. Il secondo riguarda la strategia societaria imposta da Oaktree, focalizzata su un ringiovanimento graduale della rosa e su investimenti sostenibili nel medio periodo. Acquistare un calciatore trentenne di fama mondiale potrebbe apparire, a prima vista, una mossa in controtendenza rispetto alla filosofia adottata dalla proprietà americana.

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Eppure, analizzando il quadro complessivo, la trattativa Bernardo Silva Inter risulterebbe perfettamente compatibile con il progetto tecnico nerazzurro. Il portoghese arriverebbe come sostituto diretto di Mkhitaryan, contribuendo comunque a ridurre l’età media del reparto e portando allo stesso tempo una dose di leadership ed esperienza utilissime al nuovo corso guidato da Cristian Chivu. Inoltre, la possibilità di inserirsi su un affare potenzialmente a parametro zero rappresenta una chance che la società non intende ignorare.

Con queste premesse, il futuro di Bernardo Silva resta un rebus, ma l’ipotesi Bernardo Silva Inter è realtà. E potrebbe diventare uno dei temi più caldi del prossimo mercato.

De Laurentiis si scaglia contro le Nazionali: «Non si può andare avanti così. Quando ci sono i campionati si deve arrivare fino alla fine senza interruzioni»

De Laurentiis non ci sta e attacca le Nazionali: «Quando ci sono i campionati si deve arrivare fino alla fine senza interruzioni»

La storica tensione tra i club di Serie A e le Nazionali torna a esplodere, e questa volta il protagonista è Aurelio De Laurentiis. Il presidente del Napoli ha manifestato tutta la sua rabbia dopo il grave infortunio di André-Frank Zambo Anguissa, colpito da una lesione di alto grado al bicipite femorale durante gli impegni con il Camerun. Un problema che terrà il centrocampista lontano dai campi fino al 2026, privando gli azzurri di una pedina fondamentale nella corsa Scudetto contro la Juventus.

Collegato in video alla rassegna Motore Italia – America’s Cup, De Laurentiis ha lanciato un attacco frontale, ricordando altri casi simili e invocando una riforma radicale del sistema. La sua proposta è drastica: concedere ai club il diritto di decidere se i propri giocatori possano o meno rispondere alle convocazioni, sottolineando che sono le società a sostenerne gli stipendi.

Il patron partenopeo ha poi puntato il dito contro FIFA e UEFA, accusandole di trascurare i campionati nazionali. Secondo lui, in caso di infortunio in Nazionale, i club dovrebbero essere risarciti, magari con l’introduzione di una finestra di mercato straordinaria.

L’affondo arriva in un momento delicatissimo per il calcio italiano, già alle prese con calendari sempre più congestionati e con squadre come la Juventus che vedono molti giocatori impegnati in giro per il mondo. Il caso Anguissa rischia di diventare un precedente pesante, destinato ad alimentare ulteriormente il dibattito politico-sportivo sulla sostenibilità del calcio moderno.

GIOCATORI SFASCIATI E MENO PARTITE – «Ho prestato Rrahmani ed è tornato sfasciato, Anguissa è tornato sfasciato. Non si può andare avanti così. Quando ci sono i campionati si deve arrivare fino alla fine senza interruzioni, bisogna avere meno squadre, fare meno partite.»

POTERE AI CLUB – «I giocatori prendono uno stipendio dalle società – ha aggiunto – e le società devono poter decidere se mandarli nelle rispettive nazionali o meno.»

RISARCIMENTO E ATTACCO – «Se un giocatore si infortuna in nazionale, si deve riaprire una finestra di mercato e ci devono risarcire. Ma sembra che alla Fifa e all’Uefa dei campionati nazionali non interessi nulla.»

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