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Palestina, la nazionale si trasferisce in Cile per sognare la Coppa Araba 2025. Il calcio come atto di resistenza

Palestina, la nazionale va in Cile per la Coppa Araba 2025. Il calcio come atto di resistenza contro la devastazione

Dopo la delusione per il mancato accesso al Mondiale 2026, la Federazione Calcistica Palestinese ha compiuto un passo storico, trasferendo il proprio quartier generale in Cile. L’obiettivo è chiaro: sfuggire alla distruzione sistematica dello sport nei territori occupati e lavorare per il futuro, usando il calcio come strumento di resilienza e per mostrare al mondo l’esistenza della propria bandiera.


Il genocidio in atto a Gaza negli ultimi anni ha trasformato la Striscia in un inferno per migliaia di persone. In questo contesto di devastazione, lo sport rappresenta uno dei pochi canali per scuotere la comunità internazionale e per offrire un barlume di speranza e normalità alla popolazione. Per questo, la scelta del Cile non è casuale: qui risiede la più grande comunità di origine palestinese fuori dal mondo arabo, con oltre 500.000 persone pronte a supportare la causa.


Resistenza. «Cercano di eliminare lo sport palestinese, ma noi cerchiamo di aumentare la nostra resilienza attraverso le squadre nazionali e di partecipare a tutte le competizioni per due motivi: primo, per garantire la presenza del nome e della bandiera della Palestina, e secondo, per continuare a migliorare», ha affermato il CT della Palestina, Ihab Abu Jazar. Sarà lui a guidare la rappresentativa nero-bianco-verde in due amichevoli in Algeria a ottobre, con l’obiettivo di preparare la squadra per il prossimo grande torneo: la Coppa Araba, prevista a dicembre 2025 in Qatar.


Abu Jazar ha raccontato a La Gazzetta dello Sport come la squadra riesca, per pochi istanti, a «distrarre dall’orrore» la popolazione. La sua testimonianza è straziante: «La cosa che temiamo di più è il telefono. Una volta rientrati negli spogliatoi facciamo fatica a controllare le notifiche. Quell’avviso, ormai quotidianità per milioni di persone, è diventato una fonte d’ansia: potrebbe dirci che è morto un amico o un familiare». Il suo vice è stato ucciso dall’esercito israeliano mentre consegnava aiuti, e tra le migliaia di morti a Gaza c’è anche Suleman Obeid, il “Pelè palestinese”, scomparso mentre cercava cibo per la sua famiglia.
Un calcio sospeso. Le infrastrutture sportive palestinesi sono quasi inesistenti: «Più di 280 infrastrutture sportive sono state danneggiate o rase al suolo. Alcuni impianti sono stati usati come centri di detenzione per interrogare i prigionieri. Il campionato è sospeso da tre anni e non ci sono competizioni giovanili», ha dichiarato il CT.


Il trasferimento in Cile permetterà al movimento calcistico palestinese di lavorare per scovare nuovi talenti di origine araba sparsi per il mondo. «Sono sicuro che abbiamo giocatori molto bravi e speciali in tutto il mondo», ha detto Abu Jazar a EFE. «Vogliamo creare un database palestinesi in Cile, Libano ed Europa. Ovunque ci siano giocatori, vogliamo raggiungerli». L’idea è anche quella di creare un centro di allenamento in territorio cileno, magari con il supporto del Palestino, il club di massima serie cileno con forti legami con lo stato arabo.
Le amichevoli contro l’Algeria serviranno a simulare lo stile di gioco della Libia, avversaria a novembre 2025 per accedere alla Coppa Araba. Nonostante le avversità, la Palestina ha dimostrato di saper scendere in campo isolandosi dalla situazione in patria. Qualificarsi alla Coppa Araba sarebbe un messaggio potente, soprattutto per un team che conta giocatori sotto contratto con squadre di Gaza, ma fermi da un biennio. Il calcio palestinese continua la sua battaglia, non solo sul campo. Molti sportivi si sono schierati con la Palestina, tra questi anche il tecnico del Manchester City Pep Guardiola.

Newcastle, obiettivo Sorloth: il gigante norvegese dell’Atletico obiettivo numero uno per sostituire Isak

Marca: Newcastle a caccia di Sorloth, osservatori al Metropolitano per il centravanti norvegese. Le ultimissime

Aleksander Sorloth, la grande “arma segreta” di Simeone nel recente derby, è diventato dal 27 settembre scorso uno dei nomi più in vista nella lista di preferenze del Newcastle United. Il club inglese, alla disperata ricerca di un attaccante per il mercato invernale che possa colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Isak verso il Liverpool nell’ultimo giorno della sessione estiva, ha messo gli occhi sul potente centravanti norvegese.

Precisamente i 150 milioni di euro incassati dalla cessione di Isak, ex compagno di attacco di Sorloth alla Real Sociedad (entrambi segnarono nel 2-2 del Metropolitano nella stagione 21-22), rappresentano il principale argomento per non porre limiti nella ricerca del suo sostituto. Da qui la decisione delle “Urrache” di puntare in alto, e in particolare sul “gigante” che indossa la maglia numero 9 dell’Atletico Madrid.

Missione Osservatori: Ogni Movimento di Sorloth Sotto la Lente
Per questo motivo, due emissari del Newcastle hanno fatto parte della nutrita rappresentanza di agenti e osservatori che si sono dati appuntamento in una delle aree nobili del Metropolitano durante la visita del Real Madrid all’Atletico. Tuttavia, i loro occhi erano fissi su un obiettivo ben preciso, come si evince dalle continue annotazioni prese.

Con la loro agenda in mano, i due inviati del club inglese hanno scrutato ogni movimento di Sorloth. Fin dalle prime battute, il norvegese ha messo in mostra la sua abilità, scattando in profondità per trovarsi a tu per tu con Courtois, prima che la pronta reazione di Militao abortisse la sua occasione. Nonostante ciò, il gol del norvegese è arrivato, e la sua facilità nel colpire di testa, dopo essersi inserito tra Huijsen e Carreras, è stata una delle qualità che gli osservatori hanno potuto verificare di persona.

Profilo Ideale per la Premier e un Viaggio “Produttivo”
Il profilo di Sorloth si adatta perfettamente sia al calcio della Premier League che al tipo di attaccante con cui il Newcastle intende far dimenticare Isak. Non a caso, il taccuino in cui i due osservatori registravano la buona prestazione del numero 9, che proprio nella “manita” contro l’eterno rivale ha firmato la sua migliore prova stagionale, è risultato pieno di segni di spunta positivi.

Il viaggio da Newcastle è stato talmente produttivo che, al 67° minuto di gioco, quando Simeone ha deciso di richiamare Sorloth per far entrare Gallagher, gli emissari inglesi hanno dato per concluso il loro lavoro, abbandonando il Metropolitano pochi minuti dopo.

Un’Offerta da Concretizzare in Inverno
Ora resta solo da vedere come si svilupperanno gli eventi da qui all’apertura del mercato di gennaio e se la visita al derby si concretizzerà in un’offerta che soddisfi sia l’Atletico (che ha pagato 32 milioni più dieci in variabili la scorsa estate, riservando al Villarreal un 20% su una futura cessione) sia l’attaccante (che ha un contratto con i rojiblancos fino al 2028 e un ingaggio di circa 3 milioni, presumibilmente migliorabile a St. James’ Park). Di certo, il Newcastle ha preso buona nota di ciò che Sorloth può offrirgli.

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Caso Osimhen, il Napoli respinge le accuse: «Nessun illecito, solo dinamiche di mercato». La replica dei legali di De Laurentiis

Scoppia il caso Osimhen, ma il Napoli ribatte: «Normali trattative, nessun illecito». La nota dei legali chiarisce la linea difensiva

“Non c’è alcun disegno illecito, ma soltanto la normale dinamica di una trattativa”. Con questa affermazione il collegio difensivo del Napoli ha respinto con decisione le notizie emerse negli ultimi giorni sull’indagine relativa alle presunte plusvalenze fittizie legate all’acquisto di Victor Osimhen.

In una nota ufficiale diffusa dall’Ansa, gli avvocati Gino Fabio Fulgeri, Gaetano Scalise e Lorenzo Contrada hanno manifestato “stupore” per la pubblicazione su alcuni quotidiani, in particolare La Repubblica, di atti che avrebbero dovuto restare coperti dal segreto istruttorio. Una fuga di notizie che, secondo i legali, rappresenta una violazione di legge e compromette i principi di riservatezza e il diritto di difesa.

La difesa ha inoltre contestato il contenuto delle intercettazioni riportate, sostenendo che le frasi siano state “estrapolate da un contesto dialettico più ampio” e che solo una lettura integrale e obiettiva possa restituirne il reale significato, distante da qualsiasi ipotesi di reato.

“Chiarimenti già forniti ai PM” Gli avvocati hanno ricordato che le persone citate nelle intercettazioni erano già state ascoltate dai Pubblici Ministeri nei mesi scorsi, esclusivamente come “persone informate sui fatti” e non come indagati. In quell’occasione, spiegano, furono fornite spiegazioni “puntuali e convincenti”, tali da escludere profili penalmente rilevanti.

La linea del Napoli è dunque chiara: l’operazione Osimhen, accostata anche alla Juventus, rientra nella fisiologica logica del calciomercato e non presenta elementi di illiceità. In vista dell’udienza preliminare del 6 novembre, il club di Aurelio De Laurentiis ha scelto di ribadire con forza la propria posizione, rilanciando sul piano mediatico e legale.

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Calciomercato Cagliari, una big ha messo gli occhi sul quel giocatore! Tutti gli aggiornamenti

Calciomercato Cagliari: Caprile nel mirino di una big: il giovane portiere rossoblù tra presente in Sardegna e futuro da protagonista

Il futuro di Mike Maignan resta un rebus. Nonostante le sue prestazioni di altissimo livello, le voci su un possibile addio a Milanello per approdare in un top club europeo si fanno sempre più insistenti. La dirigenza rossonera, consapevole del rischio, ha già iniziato a muoversi per individuare un potenziale erede.

Caprile in pole per il dopo-Maignan

Secondo Il Corriere dello Sport, il Milan avrebbe già scelto il profilo ideale: Elia Caprile. Il giovane portiere italiano si sta imponendo come uno dei talenti più interessanti della Serie A, grazie a prestazioni costanti, parate decisive e una crescita tecnica evidente. Acquistato in estate dal Cagliari per circa 8 milioni di euro, Caprile sta confermando il suo valore con una stagione di grande livello. La sicurezza tra i pali e l’abilità nel gioco con i piedi lo rendono perfettamente in linea con le esigenze del calcio moderno e con la filosofia rossonera.

La crescita in Sardegna e il possibile salto

L’investimento del club isolano si sta rivelando azzeccato: Caprile ha dimostrato di saper reggere la pressione della massima serie, confermando le ottime impressioni delle stagioni precedenti. Le sue prestazioni non sono passate inosservate e, secondo il quotidiano, il momento per il grande salto in una big del calcio italiano potrebbe essere ormai vicino.

La strategia del Milan

Il Milan, da sempre attento ai giovani con margini di crescita, vede in Caprile non solo un sostituto, ma un potenziale titolare per il futuro. L’eventuale cessione di Maignan garantirebbe un tesoretto importante da reinvestire, parte del quale potrebbe essere destinato proprio all’acquisto del portiere rossoblù.

L’interesse per Caprile conferma la volontà del club di tutelarsi in vista di una possibile partenza del fuoriclasse francese. Al momento, il giovane estremo difensore italiano è il principale indiziato a raccogliere un giorno la pesante eredità della maglia numero uno rossonera.

Nuovo stadio a Genova, la posizione ufficiale della Sampdoria: il comunicato del club

Attraverso un comunicato, la Sampdoria ha illustrato il proprio orientamento in merito al futuro impianto. I dettagli

La Sampdoria, attraverso una nota ufficiale pubblicata sul proprio sito, ha chiarito la propria posizione in merito alla questione dello stadio

COMUNICATO – «In seguito alla pubblicazione di alcune notizie diffuse negli ultimi giorni, il Consiglio di Amministrazione di Genova Stadium S.r.l. – società partecipata in misura paritetica da U.C. Sampdoria S.p.A. e Genoa Cricket and Football Club S.p.A., avente quale scopo l’implementazione del progetto di ammodernamento e riqualificazione dello stadio “Luigi Ferraris” e delle aree limitrofe – intende precisare quanto segue.

La Società, unitamente ai due club, è impegnata nello sviluppo di un progetto condiviso avente ad oggetto la riqualificazione del “Ferraris”. Tale impegno congiunto procede in un clima di piena collaborazione, con l’obiettivo comune – condiviso anche con l’Amministrazione Comunale – di restituire alla città e alle tifoserie un impianto moderno, funzionale e all’altezza delle ambizioni di entrambi i club.

Il progetto si sta evolvendo nel pieno rispetto delle direttive e delle tempistiche previste dalla normativa vigente (c.d. “Legge Stadi”) e in costante interlocuzione con l’Amministrazione Comunale, che la Società desidera ringraziare per la continua disponibilità e collaborazione.

A conferma dei progressi dell’iniziativa, la Società ha già presentato al Comune di Genova una prima versione del Piano Economico-Finanziario, documento cardine per la valutazione della sostenibilità dell’opera, che vede il coinvolgimento di partner di primario standing e di principali operatori internazionali del settore, a garanzia della qualità e della solidità della proposta. Genova Stadium, insieme ai club soci e ai propri partner, è attivamente impegnata nell’individuazione della struttura finanziaria più idonea all’attuazione dell’operazione, con la determinazione di portare a compimento un progetto di fondamentale importanza per i club e per la città di Genova.

Il Consiglio di Amministrazione
Genova Stadium S.r.l.».

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Caso Yamal, la Federazione rivendica trasparenza e nega infiltrazioni sul giocatore! Ma il Barcellona…

Caso Yamal, la Federazione rivendica trasparenza e nega infiltrazioni. Ma il Barcellona resta sul piede di guerra per questo motivo

Marca dedica oggi un approfondimento a un caso che sta facendo discutere molto: la gestione di Lamine Yamal da parte della nazionale spagnola. La Real Federazione Spagnola di Calcio (RFEF) si trova ancora al centro di una tempesta mediatica, con Aitor Karanka, direttore tecnico della Roja, chiamato a difendere la “trasparenza” dell’organo calcistico spagnolo. La polemica, riaccesa dalla recente vicenda dell’infortunio di Lamine Yamal durante la finestra di settembre, ha costretto Karanka a chiarire la posizione della Federazione, assicurando che il giocatore non è stato infiltrato per scendere in campo contro la Turchia nonostante i problemi fisici.


«Chiudiamo una volta per tutte la questione con le premesse della Federazione, che sono massima trasparenza, collaborazione e cura del giocatore. Da quando sono qui ed è iniziata LaLiga c’è comunicazione con i club, cura del giocatore e la trasparenza che si richiede in un posto come questo», ha dichiarato Karanka in un evento pubblicitario della nazionale, le cui parole sono state raccolte dall’Agenzia EFE.
Karanka, che nelle ultime settimane ha avuto contatti con Deco, direttore sportivo del Barcellona, per la convocazione di Lamine Yamal a ottobre (prima che venisse mandato a casa per la ricomparsa dei problemi al pube), ha voluto sgomberare il campo da equivoci: «A Deco non l’ho sentito parlare di infiltrazioni e con Deco ho parlato più volte», ha precisato, cercando di stemperare le tensioni.


Il DT ha sottolineato la volontà di chiarezza della RFEF: “La Federazione ha avuto un evento due settimane fa e sono uscito a parlare. C’è stata trasparenza e ne abbiamo parlato perché pensiamo che con tutto il lavoro che si fa con i club per settimane, era il momento di spiegare cosa fosse successo. L’idea è che sia i club, la direzione sportiva che i servizi medici siano tutti connessi affinché queste cose accadano il meno possibile» ha sentenziato.
Tuttavia, la versione del Barcellona e del tecnico Hansi Flick diverge su un punto cruciale. Sebbene Karanka insista sull’assenza di infiltrazioni per Lamine, la lamentela del club catalano nasce dal fatto che la Federazione avesse inizialmente fatto sapere di non essere a conoscenza di alcun problema fisico di Yamal né all’arrivo né alla partenza dal ritiro, quando in realtà gli fu somministrato un analgesico tramite iniezione tra le partite contro Bulgaria e Turchia durante l’ultima sosta.


Inoltre, nonostante fosse a conoscenza di questi disturbi che richiesero un calmante, Lamine giocò 79 e 73 minuti nelle partite citate, quando la Spagna vinceva già comodamente all’intervallo in entrambi i match. Questo significa che, pur non essendoci stata un’infiltrazione (iniezione per mascherare il dolore e giocare), la Federazione era comunque a conoscenza dei problemi fisici di Lamine. Una situazione che continua a generare attrito e a mettere in discussione la piena “trasparenza” invocata da Karanka.

Chivu Inter, meglio di Inzaghi! Nerazzurri a tutta velocità, ma il difficile deve ancora arrivare

Chivu Inter, avvio convincente in campionato e in Champions, ma il vero banco di prova arriverà contro le big

Il Corriere dello Sport mette in evidenza la crescita dell’Inter guidata da Cristian Chivu, titolando: «Chivu già tre passi avanti». Dopo sei giornate di campionato, i nerazzurri hanno raccolto 12 punti, uno in più rispetto agli 11 conquistati nello stesso periodo della scorsa stagione con Simone Inzaghi. Anche in Champions League il bilancio è migliore: due vittorie su due, contro l’una vittoria e un pareggio dell’anno precedente. Va però sottolineato che il confronto non è del tutto omogeneo: quest’anno l’esordio europeo è arrivato contro l’Ajax ad Amsterdam, mentre dodici mesi fa l’avversario era il ben più ostico Manchester City.

Un avvio in crescita

Il nuovo corso ha richiesto un periodo di adattamento, senza rivoluzioni ma con alcuni cambiamenti significativi. Le difficoltà iniziali contro Udinese e Juventus sono state superate e le ultime uscite hanno mostrato un’Inter più solida, capace di migliorare nella gestione delle trame offensive e di correggere difetti tattici emersi in passato. Rispetto alla scorsa stagione, quando dopo lo scudetto la squadra aveva accusato un calo di motivazioni, oggi i nerazzurri appaiono più concentrati e affamati, confermando la mano di Chivu come un passo avanti rispetto all’era Inzaghi.

Un calendario favorevole

Il rilancio è stato agevolato anche da un calendario non proibitivo: cinque successi consecutivi tra campionato e coppa hanno permesso di accumulare fiducia e certezze.

La prova del nove

Ora, però, arriva il vero banco di prova. Alla ripresa, l’Inter sarà attesa da una settimana cruciale: trasferta all’Olimpico contro la Roma, poi la sfida al Napoli campione d’Italia, con in mezzo l’impegno europeo a Bruxelles contro l’Union St. Gilloise. Sarà l’occasione per misurare la reale consistenza dei progressi e dare una svolta significativa alla stagione.

Arsenal, in arrivo l’ampliamento dell’Emirates Stadium: da 60 a 70mila posti

Londra, l’Arsenal prepara l’espansione dell’Emirates Stadium: capienza verso quota 70mila spettatori. I dettagli

L’Arsenal è pronto a compiere un passo decisivo per rafforzare la propria presenza tra i grandi club europei. La società londinese ha infatti avviato i piani per l’ampliamento dell’Emirates Stadium, lo storico impianto inaugurato nel 2006, che passerà dagli attuali 60.000 posti a circa 70.000. Un progetto ambizioso che mira a soddisfare la crescente domanda di biglietti e a consolidare il ruolo dei Gunners tra le potenze del calcio internazionale.

Un progetto strategico per il futuro

L’iniziativa nasce dalla volontà della dirigenza di aumentare le entrate da stadio, seguendo l’esempio di club come il Real Madrid e il Bayern Monaco, che hanno investito pesantemente nelle proprie infrastrutture. L’Emirates Stadium, già considerato uno degli impianti più moderni d’Europa, diventerà così ancora più competitivo, garantendo un’esperienza migliore ai tifosi e nuove opportunità commerciali.

L’impatto sportivo ed economico

L’ampliamento non è solo una questione di numeri. Più spettatori significano maggiori ricavi, fondamentali per sostenere il progetto tecnico guidato da Mikel Arteta, ex centrocampista spagnolo e oggi allenatore dei Gunners. Arteta, noto per il suo approccio tattico innovativo e per la valorizzazione dei giovani talenti, potrà contare su risorse aggiuntive per rafforzare la rosa e mantenere l’Arsenal stabilmente ai vertici della Premier League. La possibilità di giocare davanti a un pubblico ancora più numeroso renderà l’atmosfera dell’Emirates ancora più elettrizzante.

Un segnale ai tifosi e all’Europa

Con questo progetto, l’Arsenal manda un messaggio chiaro: il club non vuole solo tornare stabilmente in Champions League, ma punta a competere per i massimi trofei europei. L’ampliamento dell’Emirates Stadium rappresenta un investimento a lungo termine, capace di rafforzare il legame con i tifosi e di proiettare i Gunners in una nuova era di successi.

Milan Como, Pelligra: «Perth è in fibrillazione, ci saranno 60.000 persone allo stadio. La Lega Serie A ha fatto un gran colpo»

Milan Como, parla Pelligra: «Perth è in fibrillazione, ci saranno 60.000 persone allo stadio. La Lega Serie A ha fatto un gran colpo, verrà gente anche…»

Rosario Pelligra, presidente del Catania e del Perth, gestisce l’impresa edile di famiglia in Australia. Al Corriere della Sera ha commentato la decisione della Serie A, avallata dall’Uefa, di giocare Milan–Como proprio a Perth.


PERTH – «Qui impazziscono per il soccer, l’immigrazione e le tante culture hanno aumentato la passione».
LO STADIO DOVE SI GIOCHERA’ – «L’Optus Stadium è il più grande della città, uno dei più moderni di tutta l’Australia. Ospita 60mila persone, tuttavia la capienza non basterà per accontentare tutti. In molti si stanno muovendo da Melbourne, Brisbane, Adelaide…».
I TIFOSI AUSTRALIANI – «Gli australiani sono abituati a farsi 3, 4 o 5 ore di aereo, per loro sono nulla. Ma stanno già arrivando richieste anche da Indonesia e Cina. É un evento che coinvolgerà Asia e Oceania, uno spot internazionale incredibile per la Lega serie A»
I SUOI RAPPORTI CON MILAN E COMO – «Il Catania è in serie C, quindi non ho ancora avuto la possibilità di conoscere bene le due proprietà. Ma la partita a Perth sarà un’occasione per implementare le relazioni, in attesa di sfidarci presto in A».
IL GIOCATORE DEL MILAN PREFERITO – «Maignan, un fenomeno in porta e anche nel calciare il pallone».
FABREGAS – «La carriera da calciatore lo porterà a essere un grande allenatore, uno da top club».
DOMENICO TOSCANO ALLENATORE DEL CATANIA – «Sono molto fiducioso, siamo terzi appena dietro a Salernitana e Benevento. Dopo un grande inizio siamo stati penalizzati da qua,lche infortunio, ma ora stiamo bene e vogliamo tornare al vertice».
IL SOGNO DA PRESIDENTE – «Portare il Catania in A e nelle coppe europee, ma soprattutto poter dare ai bambini e alle bambine della città strutture adeguate che possano allontanarli dalla strada e affidarli al calcio, grande scuola di vita».
GUIDA L’AZIENDA DI FAMIGLIA – «Ma sono partito dal basso. Idraulico, elettricista, ingegnere… ho 12 specializzazioni nell’edilizia. Tutti i miei sogni li trasformo in realtà con il lavoro. Non mi fermo finché non li realizzo»

Calciomercato Bologna: un club di Serie A mette gli occhi su Cambiaghi! Protagonista di un grande avvio, le ultimissime

Calciomercato Bologna: il Como mette gli occhi su Cambiaghi. Protagonista di un grande avvio di stagione, il giocatore è nel mirino di Fabregas

Nicolò Cambiaghi, attaccante esterno del Bologna, è finito nel mirino della dirigenza del Como secondo quanto scritto da Gianluca Di Marzio. Il talentuoso classe 2000, protagonista di un ottimo avvio di stagione con i rossoblù, ha evidentemente impressionato gli osservatori del club lariano durante la sfida vinta dal Bologna per 1-0 lo scorso 30 agosto al Dall’Ara.
Dopo un lungo periodo di riabilitazione a seguito di un infortunio al crociato, Cambiaghi sta finalmente trovando quel riscatto tanto atteso. Le sue qualità di giocatore moderno, la sua capacità di inserirsi negli schemi di Vincenzo Italiano e di incidere sulla manovra offensiva, lo hanno reso uno degli elementi più interessanti in questo inizio di campionato.


L’idea del Como sarebbe quella di puntare su Cambiaghi per rinforzare il proprio reparto offensivo. Con un tecnico come Cesc Fabregas, noto per la sua abilità nel valorizzare i giocatori offensivi, l’ex Atalanta e Pordenone (tra le tante maglie vestite in carriera) potrebbe trovare l’ambiente ideale per sbocciare definitivamente, diventando un punto di riferimento in una squadra che, pur ricca di talenti stranieri, potrebbe beneficiare del suo innesto.


In questo inizio di stagione, Cambiaghi ha raccolto un gol (un gran destro siglato nell’ultima gara, a sbloccare il risultato con il Pisa) e due assist in sei partite di Serie A (ad Orsolini nella stessa gara e a Castro in precedenza in Bologna-Genoa). Ha dimostrato una condizione eccellente e una ritrovata fiducia. Le sue ottime prestazioni non sono passate inosservate neanche al CT della Nazionale italiana, Gennaro Gattuso, che ha scelto di puntare su di lui in vista delle prossime sfide contro Estonia e Israele. Un ulteriore segnale della crescita e dell’importanza che Cambiaghi sta acquisendo nel panorama calcistico italiano, rendendolo un obiettivo sempre più appetibile sul mercato.

Spagna, lesione muscolare per Huijsen: c’è la conferma del Real Madrid! Al suo posto De la Fuente convoca lui

Spagna, lesione muscolare per l’ex Juve Huijsen: c’è la conferma del Real Madrid! Al suo posto De la Fuente convoca Laporte

Dean Huijsen, ex difensore della Juventus, si vede costretto a lasciare il ritiro della nazionale spagnola all’ultimo minuto, non potendo disputare le decisive partite di qualificazione al Mondiale 2026 contro la Georgia a Elche e la Bulgaria a Valladolid. Il giovane centrale spagnolo, arrivato lunedì sera alla Ciudad del Fútbol di Las Rozas con evidenti sintomi di affaticamento muscolare, ha dovuto abbandonare il gruppo per evitare che l’infortunio potesse aggravarsi, dopo una costante e fluida conversazione tra lo staff medico della selezione e il Real Madrid.


L’Esito degli Esami e la Reazione del club. Già martedì, Huijsen non si era allenato, e al suo club era stato comunicato che l’evoluzione della sua condizione non era positiva. Stamattina, mercoledì, il difensore è stato sottoposto a un’accurata serie di test medici che hanno confermato una lesione muscolare. Il Real Madrid è stato immediatamente informato dell’esito, e si è proceduto alla sua uscita ufficiale, permettendo al calciatore di iniziare immediatamente il percorso di recupero durante questa sosta per le Nazionali.


La Federazione spagnola ha emesso un comunicato ufficiale: «Dean Huijsen è indisponibile per infortunio nel ritiro della Nazionale per disputare le partite di qualificazione al Mondiale 2026 contro la Georgia a Elche e la Bulgaria a Valladolid. Il difensore del Real Madrid è arrivato con sintomi di affaticamento muscolare lunedì sera. Martedì non si è allenato e il suo club è stato informato che l’evoluzione non era positiva. Questa mattina, mercoledì, è stato sottoposto a test medici che hanno confermato una lesione muscolare. Il Real Madrid è stato già informato. Si procede alla sua uscita, augurandogli una pronta guarigione».


Poco dopo, è arrivato anche il comunicato del Real Madrid, più specifico sulla natura dell’infortunio: «Dopo gli esami effettuati oggi al nostro giocatore Dean Huijsen e valutati dai Servizi Medici del Real Madrid, gli è stata diagnosticata una lesione muscolare nel soleo della gamba sinistra. La situazione resta in attesa di evoluzione»
Il ritorno a sorpresa di Aymeric Laporte. In sostituzione di Dean Huijsen, entrerà a far parte del ritiro Aymeric Laporte. Il centrale, ex dell’Athletic Bilbao e ora al Al-Nassr, è sempre stato una priorità per il CT Luis de la Fuente, che attendeva il suo ritorno al miglior livello.

Per Laporte si tratta di un gradito ritorno con la maglia della Spagna, dato che non era stato convocato da novembre dell’anno scorso. La sua ultima apparizione risale al 15 novembre, in un match contro la Danimarca valido per il Gruppo 4 della UEFA Nations League. Un cambio forzato ma che riporta in nazionale un elemento di grande esperienza e carisma, pronto a dare il suo contributo nelle sfide cruciali per la qualificazione al Mondiale.

Mercato Juventus, quel giocatore è ormai ai margini: a gennaio caccia al sostituto! Svelato un retroscena

Mercato Juventus, quel calciatore bianconero è ormai ai margini del progetto: a gennaio si cercherà il sostituto! Ecco il retroscena

Un esubero che spinge la Juventus a tornare sul mercato. La situazione di Filip Kostic è uno dei dossier che la dirigenza bianconera vuole risolvere già a gennaio. Come riportato da Tuttosport, l’esterno serbo è ormai fuori dal progetto tecnico di Igor Tudor e il club si sta già muovendo per individuare un sostituto affidabile di Andrea Cambiaso.

Kostic e la fascia sinistra: il nodo da sciogliere

Il retroscena raccontato dal quotidiano torinese è significativo. Dopo il prestito al Fenerbahce, Kostic è rientrato a Torino in estate, ma senza entusiasmo da parte della società. La Juventus sperava infatti che i turchi procedessero con l’acquisto a titolo definitivo, ipotesi che non si è concretizzata. Così il giocatore è rimasto in rosa, ma relegato ai margini. Tudor non lo considera un’alternativa credibile a Cambiaso e, per questo, la dirigenza interverrà sul mercato invernale. L’obiettivo è chiaro: trovare un esterno di esperienza e qualità, capace di garantire continuità e far rifiatare il titolare.

L’idea Guerreiro

Il primo nome individuato porta a Raphaël Guerreiro, laterale portoghese del Bayern Monaco. Il suo profilo intriga soprattutto per la situazione contrattuale: l’accordo con i bavaresi scade a giugno e, di conseguenza, a gennaio potrebbe essere acquistato a condizioni favorevoli. Un’occasione che la Juventus non vuole lasciarsi sfuggire.

In sintesi, l’addio di Kostic e l’arrivo di un nuovo esterno rappresentano le priorità assolute della Vecchia Signora per il mercato di gennaio.

Enzo Fernández nel mirino del Real Madrid: il Chelsea fissa il prezzo altissimo

Il talento argentino Enzo Fernández nel radar del Real Madrid, ma il Chelsea detta condizioni proibitive. Tutti i dettagli

Il nome di Enzo Fernández, centrocampista argentino classe 2001 e campione del mondo con l’Argentina in Qatar 2022, torna prepotentemente al centro delle cronache di mercato. Secondo indiscrezioni provenienti dall’Argentina, il Real Madrid avrebbe messo gli occhi sul talento del Chelsea, ma la trattativa si preannuncia tutt’altro che semplice.

L’interesse del Real Madrid

Il club spagnolo, sempre attento ai giovani talenti, sta cercando rinforzi per il centrocampo in vista del futuro. Senza ormai profili come Luka Modrić e Toni Kroos, i Blancos puntano a rinnovare la mediana con profili di alto livello. Dopo gli arrivi di Aurélien Tchouaméni e Eduardo Camavinga, l’idea di affiancare anche Fernández rappresenterebbe un ulteriore passo verso la costruzione di un centrocampo di nuova generazione.

La posizione del Chelsea

Il problema principale resta la valutazione del giocatore. Il Chelsea, guidato in panchina da Maresca ex giocatore della Juve tra le altre, non sembra intenzionato a privarsi facilmente del suo centrocampista. La società londinese, che ha investito cifre enormi sul mercato negli ultimi anni, avrebbe fissato un prezzo altissimo, scoraggiando di fatto i potenziali acquirenti.

Juventus, in arrivo il nuovo ds: contatti avanzati con Ottolini

Juventus, in arrivo il nuovo ds: contatti avanzati con Ottolini. L’accordo tra il dirigente e il club bianconero sarebbe ormai imminente

Il futuro direttore sportivo della Juventus sembra avere un nome e un volto ben definito: Marco Ottolini. Le voci che lo vedono in pole position per ricoprire l’incarico si sono intensificate, culminando nella conferma da parte dell’esperto di mercato Matteo Moretto. Secondo le sue ultime indiscrezioni, l’accordo per il ritorno del dirigente alla Continassa sarebbe davvero imminente, chiudendo di fatto il cerchio su una decisione cruciale per la pianificazione del club.

PAROLE – «Il favorito, per diventare il nuovo DS della Juve, quello per cui l’accordo è davvero imminente. Si tratta di Ottolini del Genoa e sarebbe un ritorno alla Continassa che aveva fatto parte della Juve dal 2018 per poi passare nel 2022 al direttore del Genoa e ad oggi è il più vicino a diventare il direttore sportivo della Juve. È molto molto vicino al ritorno alla Juve».

La nomina di Marco Ottolini non sarebbe una novità assoluta per l’ambiente bianconero. Il dirigente, infatti, aveva già fatto parte della struttura della Juventus a partire dal 2018, costruendo una solida conoscenza delle dinamiche interne e della filosofia del club. Successivamente, nel 2022, Ottolini aveva accettato l’incarico di direttore del Genoa, dove ha maturato un’esperienza significativa in un ruolo di massima responsabilità. Questo percorso lo rende un profilo particolarmente appetibile, capace di unire la conoscenza dell’ambiente Juve con una visione esterna e aggiornata.

La prossima chiusura dell’accordo per il suo ritorno come direttore sportivo della Vecchia Signora è un segnale forte: la Juventus vuole definire rapidamente. La sua vicinanza al club e l’imminenza dell’accordo suggeriscono che la Juve sta puntando su una figura che conosce bene per guidare le scelte strategiche che dovranno riportare la squadra ai livelli più alti del calcio nazionale e internazionale.

Gentile: «La difesa della Juventus mi fa tristezza. Il problema è la marcatura a zona»

Gentile: «La difesa della Juventus mi fa tristezza. Il problema è la marcatura a zona». Le dichiarazioni dell’ex baluardo bianconero

Claudio Gentile, alla Juventus dal 1973 al 1984, ha parlato così della difesa bianconera in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

DIFESA JUVE – «Sinceramente, non mi sembra una grande difesa. C’è un modo di marcare che non può dare risultati sorprendenti. Quando penso a come dovevo marcare io e come marcano oggi, mi viene un po’ di tristezza. Ogni selezionatore fa le sue scelte, sceglie i convocati e cerca sempre il migliore. Se le loro decisioni hanno preso altre direzioni…»

DIFESE ITALIANE – «Non è solo la Juventus, direi che quasi nessuna difesa italiana è di grande elogio. È cambiata la mentalità, con questa marcatura a zona: non è come prima, quando ti attaccavi al tuo avversario per impedirgli di toccare la palla. Adesso è molto più facile segnare per un attaccante, perché la marcatura non è più a uomo, ma a zona: questi sono i risultati»

SI SOTTOVALUTA L’ASPETTO DIFENSIVO – «È possibile. Però già nel nostro calcio c’era il terzino fluidificante, non più solo il difensore fisso, ma anche allora resistevano marcature a uomo su certi giocatori. Ricordo per esempio Cabrini, che era un terzino anche offensivo e aiutava la squadra»

QUALE DIFENSORE DELLA JUVE GLI PIACE – «Sinceramente non ci sono giocatori che mi esaltano, cercano tutti di fare il loro lavoro. Non vorrei fare nomi. Penso che l’allenatore debba lavorare molto sulla fase difensiva, perché se non prendi gol la partita finisce almeno 0-0, poi se fai gol vinci. È tutto legato a questo, a subire meno gol possibili»

GIOVANILI – «Sì, nelle giovanili inculcano già la marcatura a zona. Se dovessi allenare ora sarebbe dura per me far marcare a zona. Io esigerei una marcatura a uomo: dove va l’avversario devi andare anche tu».

BBC DIFENDEVA A ZONA – «Esatto, quello è il segreto. Stando vicino al tuo avversario difficilmente gli permetti di fare qualcosa. Se sei a un metro di distanza e lo marchi così “a occhio”, quando gli arriva la palla può fare tante cose: tirare, scattare. Ma se stai vicino gli è più difficile».

Women’s Champions League: clamoroso Barcellona, Bayern distrutto 7-1

Women’s Champions League: clamoroso Barcellona, Bayern distrutto 7-1. Le blaugrana aprono la campagna europea con un’incredibile goleada

L’inizio della campagna europea del Barcellona Femminile è stato più di una semplice vittoria: è stata una dichiarazione di guerra al resto d’Europa. Con una prestazione di superiorità schiacciante, le blaugrana hanno demolito il Bayern Monaco con un perentorio 7-1, inviando un messaggio inequivocabile a tutte le pretendenti al titolo. Se la delusione di Lisbona bruciava ancora, la risposta è arrivata sul campo, con una squadra che emanava fame, forza e, soprattutto, un calcio celestiale.

La serata al Johan Cruyff si è aperta nel segno della sua regina, Alexia Putellas. La capitana ha impiegato meno di quattro minuti per zittire ogni scetticismo e ricordare al mondo il suo immenso talento, forse in risposta a un quarto posto al Pallone d’Oro ritenuto troppo severo. Il suo gol è stato un manifesto: un sinistro “marchio di casa”, potente e preciso, che ha fatto esplodere lo stadio. Un bacio allo stemma e un inchino al pubblico: la sceneggiatura per la riconquista della Champions, con il finale sognato a Oslo, è già stata scritta.

Sull’onda dell’entusiasmo, la macchina blaugrana ha continuato a travolgere le avversarie. Da un calcio d’angolo, Irene Paredes ha colpito di testa, trovando la respinta del portiere, ma sulla ribattuta la “killer” Ewa Pajor si è avventata per il 2-0. Pochi minuti dopo, un magnifico uno-due tra Alexia ed Esmee Brugts ha permesso all’olandese di firmare il tris. Il gol della bandiera di Klara Bühl per il Bayern è stato solo un’illusione, subito cancellata dalla rete di Salma Parallueloche ha chiuso un primo tempo da manuale sul 4-1.

Nella ripresa, lo spartito non è cambiato. Ancora Pajor, servita magistralmente da Alexia, ha siglato la “manita”. Ma il finale doveva ancora arrivare, e al Barça vige da tempo una regola non scritta: “No Pina, no party”. E festa è stata. Entrata nel secondo tempo, Claudia Pina ha regalato ai 4.409 spettatori una doppietta in cinque minuti, fissando il risultato sul 7-1 e mettendo il sigillo su una serata spettacolare. Se questo è solo l’inizio, i tifosi culés possono iniziare a prenotare i voli: Oslo attende.

De Bruyne campione anche fuori dal campo: il gesto per aiutare i bambini malati

De Bruyne campione anche fuori dal campo: il gesto per aiutare i bambini malati. Il belga del Napoli mostra tutto il suo lato umano

La classe è intramontabile, ma per dominarle le partite serve ancora il motore di un atleta vero. E Kevin De Bruyne, nella sua nuova vita a Napoli, sta dimostrando di averlo ancora, più potente che mai. Le recenti prestazioni contro lo Sporting e, soprattutto, contro il Genoa sono state la perfetta sintesi della sua grandezza: un professore del calcio capace di salire in cattedra, trascinare i compagni, giocare divinamente per la squadra e, quando serve, decidere le partite da solo.

Questa rinascita è il frutto di una determinazione feroce. Dopo un paio di anni complessi, segnati da infortuni che ne avevano minato la continuità, De Bruyne si è rimesso in gioco sotto la guida di un allenatore che non fa sconti a nessuno. Il risultato è un campione che, con 24 titoli già in bacheca, ha ancora la fame di un esordiente. La sua condizione fisica è straripante: i dati sui chilometri percorsi in ogni partita sono costantemente tra i più alti della squadra, spesso superiori persino a quelli di un maratoneta come McTominay. Ma non è solo resistenza: sono i suoi sprint, le sue accelerazioni, a spaccare la monotonia delle partite e le difese avversarie. L’esempio perfetto è la gara contro il Genoa: il suo ingresso in campo ha innescato la rimonta e sigillato la vittoria.

Ma la grandezza di De Bruyne non si misura solo sul rettangolo di gioco. In questi giorni, mentre si prepara a rispondere alla chiamata della nazionale belga per le sfide contro Macedonia del Nord e Galles, il fuoriclasse ha mostrato ancora una volta il suo lato umano. Da sempre impegnato nella lotta contro le malattie metaboliche infantili, Kevin ha compiuto un gesto di straordinaria generosità.

Ha donato un’opera d’arte non da un magazzino, ma dalla sua collezione personale, un quadro che era appeso nel suo salotto. Il dipinto, dell’artista tedesco Claus Bertermann, sarà esposto al Castello di Poeke durante la Biennale d’Arte Contemporanea, per poi essere messo all’asta nell’ambito dell’iniziativa “Art4KidsByKDB”. L’intero ricavato sarà devoluto all’organizzazione no-profit dell’Ospedale Universitario di Gand che si occupa proprio di queste patologie. Un fuoriclasse in campo e, soprattutto, nella vita.

Italia U21, Baldini vara nuovi metodi d’allenamento: giocatori bendati

Italia U21, Baldini vara nuovi metodi d’allenamento: giocatori bendati. Il ct degli Azzurrini non è nuovo a queste trovate innovative

Un occhio bendato per migliorare la visione di gioco e un braccio bloccato per affinare l’equilibrio. Non è un allenamento di pugilato, ma l’ultima, anticonvenzionale seduta di lavoro dell’Italia Under 21 guidata dal commissario tecnico Silvio Baldini. A tre giorni dalla cruciale sfida di qualificazione europea contro la Svezia, gli Azzurrini si sono allenati a Bagno di Romagna con metodi che hanno sorpreso tutti, ma che rappresentano il cuore della filosofia di un allenatore che ha sempre guardato oltre gli schemi tradizionali.

La scelta di far allenare i giocatori con un occhio coperto o con un braccio immobilizzato dentro al fratino non è una semplice eccentricità. Come spiegato dallo stesso Baldini, che aveva già sperimentato queste pratiche a Catania e Pescara, l’obiettivo è spingere i calciatori a sviluppare percezioni alternative, costringendoli a usare la mente e il corpo per sopperire a una difficoltà indotta. Questo tipo di esercizio, diviso in fasi, mira a migliorare la concentrazione, la visione periferica e la capacità di reagire sotto pressione. È un approccio che si affianca ad altre iniziative “estreme” della sua carriera, come quando portò i giocatori della Carrarese su un ring di boxe o la squadra di Empoli in carcere a Massa.

Ma la rivoluzione di Baldini non si ferma al campo. Il nuovo corso dell’Under 21 è fondato sulla creazione di un gruppo coeso e concentrato, lontano dalle distrazioni del calcio moderno. Per questo, il ct ha abolito le camere singole nei ritiri, sistemando i giocatori in stanze doppie in base al ruolo, con una tripla per i portieri. Un modello ispirato ai racconti di Giancarlo Antognoni sulla Nazionale degli anni ’80, per favorire il dialogo e il confronto.

Un’altra regola ferrea riguarda i cellulari: niente telefoni nello spogliatoio. I dispositivi devono essere lasciati in camera o spenti in un’apposita cesta, una scelta mirata a rafforzare la comunicazione diretta e la concentrazione. Questa disciplina, però, è bilanciata da momenti di socializzazione pensati per cementare lo spogliatoio, come le cene di squadra in ristoranti o fattorie locali e le sedute defaticanti in spiaggia. Un metodo a 360 gradi che punta a formare non solo calciatori più forti, ma un gruppo più unito.

Van Basten lapidario: «Milan-Como in Australia? Campionato falsato»

Van Basten lapidario: «Milan-Como a Perth? Campionato falsato». Le dichiarazioni dell’ex centravanti rossonero sulla decisione della Lega

Una critica feroce, senza sconti, che arriva da una leggenda del calcio mondiale. Marco van Basten, ex Pallone d’Oro e icona del Milan, ha lanciato un durissimo attacco contro la crescente tendenza a delocalizzare le partite di campionato, portandole a migliaia di chilometri di distanza dai propri tifosi. Nel mirino dell’ex fuoriclasse olandese sono finite in particolare due decisioni recenti: quella di far disputare Milan-Como a Perth, in Australia, e Villarreal-Barcellona a Miami.

Secondo quanto riportato da Sportmediaset, Van Basten non riesce a comprendere la logica dietro queste operazioni, che a suo avviso tradiscono l’essenza stessa di una competizione nazionale e mancano di rispetto ai sostenitori locali. Il suo primo commento è carico di incredulità, sottolineando come venga annullato un fattore fondamentale come il vantaggio di giocare in casa. «Hai un campionato che si gioca in Spagna o in Italia e all’improvviso ti ritrovi a giocarlo dall’altra parte del mondo. Il vantaggio di giocare in casa è completamente diverso. È pazzesco anche per i tifosi», ha dichiarato l’olandese.

Il suo affondo, però, si fa ancora più duro, definendo l’intera iniziativa una farsa che va a discapito dei principi del calcio. «Che razza di commedia è questa? Non la capisco proprio, mi sembra una follia. È una mancanza di gratitudine verso i tifosi e il Paese». Per Van Basten, non si tratta solo di una questione di logistica o di opportunità commerciali, ma di un vero e proprio tradimento che mina l’integrità del torneo.

La sua analisi culmina in una condanna senza appello, accusando le leghe di falsare il campionato e di creare un’ingiustizia sportiva inaccettabile. «Ed è anche un fallimento del campionato, che viene falsato. Perché una squadra gioca in trasferta e un’altra no? Non è giusto, è una distorsione della competizione e dovrebbe essere vietato». Un parere autorevole e intransigente, che si fa portavoce del malcontento di quella parte di calcio che si sente sempre più distante da logiche puramente economiche.

Lazio sconquassata dagli infortuni: campi di Formello sotto accusa. Ma il club assicura che…

Lazio sconquassata dagli infortuni: campi di Formello sotto accusa. Ma il club assicura che i prati sono in ottime condizioni

L’infermeria è piena e l’allarme in casa Lazio suona forte, nonostante la stagione sia appena iniziata. Siamo solo a inizio ottobre, ma Maurizio Sarri si trova già a fare i conti con una preoccupante ondata di infortuni che sta decimando la rosa. Una sequela di problemi fisici che ha tormentato la squadra sin dal ritiro estivo e che ha condizionato pesantemente le scelte del tecnico in queste prime, cruciali, giornate di campionato. Di fronte a un numero così elevato di stop, è inevitabile che parta la caccia alle possibili cause.

Negli ultimi giorni, i riflettori si erano accesi su un imputato ben preciso: il terreno di gioco del centro sportivo di Formello. Secondo alcune indiscrezioni, il prato, rizollato e utilizzato intensivamente durante la preparazione pre-campionato, sarebbe stato ritenuto “troppo duro” dallo staff tecnico di Sarri. L’ipotesi era che una superficie non ottimale potesse aver contribuito a stressare le articolazioni e la muscolatura dei giocatori, favorendo l’insorgere di infortuni.

Tuttavia, a questa teoria è arrivata la secca e decisa smentita da parte della società. Come riportato da Il Corriere della Sera, la Lazio è assolutamente certa che i campi di allenamento non abbiano inciso in alcun modo sulla catena di problemi fisici. A rafforzare la posizione del club ci sarebbe anche un aneddoto significativo: pare che, durante una recente visita al quartier generale biancoceleste, alcuni funzionari del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) abbiano addirittura espresso ammirazione per l’eccellente stato dei terreni di gioco.

Con l’ipotesi dei campi di Formello scartata dalla dirigenza, il mistero si infittisce. Se non è colpa del prato, da cosa dipende questa fragilità? Le cause potrebbero essere molteplici: l’intensità degli allenamenti di Sarri, il calendario fitto di impegni tra campionato e coppe, o semplicemente una sfortunata coincidenza di fattori. Resta il fatto che l’emergenza infortuni è un problema concreto e urgente, che il tecnico e il suo staff dovranno risolvere al più presto per poter affrontare una stagione che si preannuncia lunga e dispendiosa.

Friedkin a Roma: stadio, sponsor e mercato per un club sempre più forte

Friedkin a Roma: stadio, sponsor e mercato per un club sempre più forte. La missione del presidente giallorosso

e grandi manovre del calcio europeo si svolgono a Roma, dove è in scena la 32ª assemblea generale dell’ECA, ma per il mondo giallorosso l’agenda più importante è quella dettata dal suo presidente. Come scrive Andrea Pugliese su La Gazzetta dello Sport, Dan Friedkin è nella Capitale per una serie di incontri cruciali che definiranno le strategie a breve e lungo termine del club. Un vero e proprio summit presidenziale che toccherà tutti i nervi scoperti della società, dal campo al mercato, fino alla partita fondamentale del nuovo stadio.

Il tema più caldo in assoluto è proprio quello infrastrutturale: lo stadio. È questa la priorità che ha portato Friedkin a Roma. L’obiettivo del club è quello di consegnare finalmente il progetto definitivo entro i prossimi 30-40 giorni, un passo atteso da tempo che rappresenterebbe una svolta epocale per il futuro economico e sportivo della Roma. La presenza del presidente serve a dare l’accelerata decisiva a un dossier tanto complesso quanto vitale.

Parallelamente, l’attenzione si sposterà a Trigoria, il cuore pulsante della Roma. Oggi pomeriggio, Friedkin incontrerà l’intero establishment sportivo: il tecnico Gian Piero Gasperini, il ds Frédéric Massara e il direttore tecnico Claudio Ranieri. Sul tavolo ci saranno diversi argomenti. Si partirà dall’ottimo momento della squadra per poi tuffarsi nelle strategie del mercato di gennaio, con l’obiettivo di provare a portare a casa quei due giocatori richiesti con insistenza da Gasperini già dalla scorsa estate.

Ma non si parlerà solo di acquisti. L’incontro sarà l’occasione per discutere anche del futuro di alcuni giocatori chiave. In particolare, si affronterà la situazione dei due “pezzi da novanta” della rosa, il capitano Lorenzo Pellegrini e la stella Paulo Dybala, per consolidare la loro centralità nel progetto giallorosso. Infine, l’agenda di Friedkin prevede anche un incontro con il nuovo responsabile commerciale, Michael Gandler, per fare il punto sulla cruciale questione dello sponsor di maglia. Una visita a tutto tondo per un presidente deciso a plasmare il futuro della sua Roma.

De Siervo tuona contro Rabiot: «Folle Milan-Como a Perth dice? Si scorda che è pagato milioni per giocare»

De Siervo tuona contro Rabiot: «Folle Milan-Como a Perth dice? Si scorda che è pagato milioni per giocare». Parla l’ad della Lega Serie A

Non si è fatta attendere la replica, dura e diretta, dell’amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, allo sfogo del centrocampista della Milan Adrien Rabiot. Il giocatore francese aveva definito “folle” la scelta di far disputare la partita tra Milan e Como in Australia, e la risposta del vertice della Lega è arrivata a margine dell’assemblea andata in scena oggi allo stadio Olimpico.

De Siervo non ha usato mezzi termini, richiamando i calciatori ai loro doveri professionali in relazione ai loro cospicui ingaggi. Il suo messaggio è stato un tuono rivolto direttamente a Rabiot e, per estensione, a tutti i giocatori di alto livello. «Si scorda, come tutti i calciatori che guadagnano milioni di euro, che sono pagati per svolgere un’attività, cioè giocare a calcio», ha esordito l’ad. Ha poi proseguito sottolineando il dovere di rispettare le decisioni del proprio club: «Dovrebbe avere rispetto dei soldi che guadagna e assecondare maggiormente quello che è il suo datore di lavoro, cioè il Milan, che ha accettato e spinto perché questa partita si potesse giocare all’estero.»

Pur riconoscendo l’importanza della salute dei giocatori, De Siervo ha contestualizzato la questione, inquadrandola come una sfida logistica complessa ma gestibile, soprattutto se considerata un evento eccezionale. «La salute dei giocatori è un elemento fondamentale, ci battiamo perché questa cosa abbia delle logiche», ha aggiunto. «Stiamo parlando di una cosa complicata, ma non impossibile. Stiamo cercando di farlo in una logica di armonia, soprattutto se la si pensa come un fatto eccezionale.»

L’amministratore delegato ha poi minimizzato il disagio del viaggio, paragonandolo a prassi consolidate per i top club. «La sfida organizzativa è complicata, le ore di volo sono tante ma si viaggia su una business class dall’altra parte del mondo, cosa che le squadre fanno stabilmente.» La conclusione è un invito a una maggiore comprensione del proprio ruolo e dei sacrifici che esso comporta. «I calciatori di vertice, che hanno stipendi commisurati alla fatica che svolgono, dovrebbero capire meglio di altri che questo è un sacrificio che si può fare», ha precisato De Siervo, chiudendo di fatto la polemica con un messaggio inequivocabile.

Caso Osimhen, cosa rischia il Napoli?

Caso Osimhen, cosa rischia il Napoli? Le intercettazioni risalgono ad aprile e sono state giudicate non sufficienti da Chinè per riaprire il processo

La vicenda legata al trasferimento di Victor Osimhen dal Lille al Napoli torna a far discutere, riaprendo il delicato capitolo delle plusvalenze fittizie. A gettare nuova benzina sul fuoco è l’edizione odierna del quotidiano la Repubblica, che ha pubblicato una serie di intercettazioni che coinvolgono direttamente la dirigenza del club di Aurelio De Laurentiis all’epoca dei fatti. Queste nuove rivelazioni hanno immediatamente sollevato una domanda tra tifosi e addetti ai lavori: alla luce di questi dettagli, cosa rischia il Napoli a livello sportivo?

Nonostante la gravità degli elementi emersi, lo scenario, come sottolineato dallo stesso quotidiano, non dovrebbe subire variazioni. La Procura di Roma, che ha chiesto il rinvio a giudizio per falso in bilancio per il presidente De Laurentiis e per l’amministratore delegato Andrea Chiavelli, ha ricostruito un’operazione che poggerebbe su “basi fragili”. La struttura del trasferimento prevedeva 50 milioni di euro in contanti e 20 milioni in contropartite tecniche. Secondo gli inquirenti, i calciatori inseriti nell’affare sarebbero stati valutati a “cifre gonfiate” con l’unico scopo di generare plusvalenze artificiali e abbellire i conti.

Tuttavia, il punto cruciale risiede nella distinzione tra giustizia ordinaria e giustizia sportiva. Gli elementi dell’inchiesta, comprese le intercettazioni, erano già stati consegnati lo scorso aprile alla procura federale della FIGC. In quella sede, il procuratore Giuseppe Chinè ha analizzato il materiale e ha ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per riaprire il processo sportivo, a differenza di quanto accaduto in passato per il caso che ha coinvolto la Juventus.

Questa decisione, già presa mesi fa, rimane il cardine della questione. Poiché la giustizia sportiva si è già espressa sulla base di queste stesse prove, giudicandole non idonee a procedere, l’esito non cambia. Pertanto, la risposta alla domanda iniziale è netta: nonostante l’eco mediatica delle nuove rivelazioni e il procedimento penale in corso, la vicenda non avrà seguito in ambito sportivo e il Napoli non affronterà sanzioni come punti di penalizzazione o altre penalità.

Allegri, il retroscena: duro attacco a Leao nello spogliatoio dopo Juve-Milan. Cosa è successo

Allegri, il retroscena: duro attacco a Leao nello spogliatoio dopo Juve-Milan. Cosa è successo e perché il tecnico era arrabbiato

Il rapporto tra Rafael Leão e Massimiliano Allegri è un filo sottile, teso al massimo dopo la partita di Torino, su cui cammina l’equilibrio della stagione del Milan. Il culmine della tensione si è raggiunto nello spogliatoio dello Stadium, lontano dalle telecamere, quando l’allenatore ha attaccato duramente il suo numero 10 di fronte a parte della squadra. Il messaggio, diretto e inequivocabile, è stato chiaro: per avere un posto da protagonista in questo Milan, Rafa deve dare molto di più. Altrimenti, il rischio di restare ai margini, come già accaduto a tratti in passato, è concreto.

La serata di Torino è stata un dramma in tre atti. Il primo, documentato dalle telecamere di DAZN, è stato l’ingresso in campo di Leão, accompagnato da un teso avvertimento di Allegri: «Non mi fare inc…». Il secondo atto è stata la prestazione del portoghese, caratterizzata da due errori clamorosi: un sinistro spedito a lato da due passi e un assist del fenomenale Modrić sprecato malamente. La reazione di Allegri è stata una furia di gesti e parole, culminata con un urlo che non lasciava presagire nulla di buono: «Ora nello spogliatoio non fiata nessuno».

E infatti, a fiatare è stato solo lui. Nel terzo e decisivo atto, al chiuso dello spogliatoio, Max si è rivolto direttamente a Leão, contestandogli un atteggiamento non all’altezza di chi veste la maglia del Milan. La conclusione è semplice: per essere un titolare inamovibile, Leão deve alzare drasticamente il livello della sua intensità e del suo approccio alla partita. A riportarlo è La Gazzetta dello Sport.

Certo, ci sono ampie giustificazioni. Rafa rientrava da un infortunio al polpaccio che lo ha tenuto fuori per un mese e mezzo ed è ingeneroso giudicarlo in queste condizioni. Tuttavia, il tema della sua discontinuità è una costante della sua carriera. Il suo talento si “accende e spegne” con troppa frequenza, un limite su cui deve lavorare per compiere il salto definitivo da ottimo giocatore a campione assoluto. Come ha saggiamente sottolineato il compagno di squadra Rabiot: “Rafa ha 26 anni, il tempo passa veloce, spero si renda conto di poter competere con i più forti”.

Quest’anno, però, c’è una novità fondamentale: per la prima volta, Leão ha una concorrenza reale e agguerrita. Nel 3-5-2 di Allegri c’è posto per un solo attaccante al fianco di Pulisic, e i suoi rivali, Santiago Gimenez e Christopher Nkunku, sono avversari temibili. Il messicano ha grinta da vendere, mentre il francese possiede colpi da fuoriclasse. La palla, ora, passa a Leão. Il filo che lo lega ad Allegri si è teso pericolosamente. La stagione del Milan dipenderà molto dalla sua capacità di non farlo spezzare.

Ibrahimovic: «Sono io l’architetto del PSG. Champions? Si parla più del fatto che io non l’ho vinta di chi ci è riuscito»

Ibrahimovic: «Sono io l’architetto del PSG. Champions? Si parla più del fatto che io non l’ho vinta di chi ci è riuscito»: Le dichiarazioni

Zlatan Ibrahimović, nella sua nuova veste di Senior Advisor per RedBird Capital, azionista di maggioranza del Milan, è stato uno dei protagonisti più attesi alla riunione dell’ECA (European Club Association), che da oggi a Roma ha assunto la nuova denominazione di EFC (European Football Clubs). L’ex campione svedese ha concesso ai giornalisti un’ampia intervista, spaziando dai ricordi della sua carriera ai temi più attuali del calcio mondiale, senza mai rinunciare al suo stile inconfondibile.

L’Italia, la Juventus e la lezione di Capello

Il legame di Ibra con il nostro Paese rimane profondo e viscerale. «Il 70% della mia carriera si è svolta qui e ho giocato nei tre club principali e sono ancora oggi al Milan: l’Italia è la mia seconda casa. Quando sono arrivato qui la Serie A era il campionato più importante del mondo. Ero giovane e non avevo tanto rispetto verso gli altri, volevo impormi».

Un capitolo fondamentale di questa storia è stata la Juventus, il suo primo impatto con il grande calcio italiano. «Alla Juventus è stato fantastico, arrivavo dall’Ajax e ho visto giocatori come Buffon e Cannavaro. Tutte grandi stelle, la settimana prima giocavo alla Playstation con quei giocatori poi me li sono trovati negli spogliatoi. Non ero emozionato e volevo dimostrare perché mi avevano scelto».

A forgiarlo in bianconero fu un maestro come Fabio Capello, una figura cruciale per la sua crescita. «E’ una leggenda del calcio. Quando ho visto il mio nome su La Gazzetta dello Sport ho pensato che le cose stessero diventando serie. Ho incontrato Capello e gli ho detto ‘buongiorno’ poi lui ha messo via il giornale ed è uscito senza salutarmi. L’ha fatto per insegnarmi a chiedere rispetto». Di quell’allenatore, Ibra ammirava soprattutto il metodo. «Che cosa mi piaceva di lui? Il rispetto del gruppo che lui aveva. C’era una squadra di campioni, ma lui era esigente con tutti e aveva una grande disciplina. Ti faceva salire sulle stelle e poi ti rimandava alle stalle. In quel modo mi aiutava a tirare fuori il meglio da me stesso. Da un essere normale sono diventato un animale da area di rigore».

L’Architetto del PSG e le sfide della carriera

Nel suo lungo percorso, Ibra ha lasciato il segno ovunque, in particolare a Parigi, dove si attribuisce un ruolo centrale nella crescita del club. Dopo una battuta su una squadra italiana che non ha voluto nominare per non inimicarsi un amico («mi deve dare un passaggio a casa (ride, ndr)»), ha parlato del PSG. «Ho giocato con le principali squadre in Europa, anche col PSG. Ho visto tutto il progetto di quel club e dico che sono l’architetto di quella squadra. Abbiamo visto quello che era prima e quello che è diventato oggi. La sfida sta di andare a giocare in un’altra squadra per mettersi in discussione».

Il Calcio Moderno: Nuova Champions e Stipendi

Ibrahimović ha promosso a pieni voti il nuovo format della Champions League. «Ci sono club più piccoli che hanno la possibilità di partecipare alla Champions e giocare contro più squadre, non solo tre. È un’esperienza straordinaria… Da ex calciatore a me interessa giocare il più numero possibile di partite. Penso che più si giochi e meglio è. Ma vanno tutelati i giocatori e bisogna creare un calendario sostenibile… L’idea della nuova Champions è una grande idea, ai tifosi non interessano gli allenamenti ma le partite».

Sull’argomento ingaggi, il suo consiglio ai giovani è diretto. «Cosa consiglierei ad un giovane giocatore? Di diventare milionario! Se considero i compensi attuali giusti? Non è questo il problema. Nessun essere umano ha un valore monetario. Si è creato per i manager, anni fa un manager mi ha detto ‘più paghi più hai bisogno’. Poi dipende dalla situazione, se una società ha necessità di un giocatore è disposta a pagarla di più. Poi diventa una sorta di effetto domino».

Il nuovo capitolo al Milan e la Champions “maledetta”

Infine, una riflessione sulla sua nuova vita da dirigente e sulla Champions League, il grande trofeo che manca nel suo palmarès. «Io sono un consulente del Milan ma lavoro con un team straordinario. È un capitolo diverso perché non ho la stessa adrenalina, per questo vado in palestra ogni giorno. Sono più in forma adesso. Imparo tanto in questa nuova veste e capisco nuovi aspetti del gioco».

Con il Milan fuori dalla competizione, Ibra ha le idee chiare sul tifo. «Il Milan non è in Champions e tiferò per le squadre con cui ho giocato. Nasser Al-Khelaifi mi ha detto che si vince la Champions quando non te lo aspetti… Io non ho mai vinto la Champions e si ricorda più questo fatto che il 90% di quelli che l’hanno vinta. Mi ha fatto piacere quando l’ha vinta il PSG. Ripetersi due volte è difficile».

Calciomercato Como, dalla Spagna: il Real Madrid ha deciso cosa fare con Nico Paz

Calciomercato Como, dalla Spagna: il Real Madrid ha deciso cosa fare con Nico Paz. Il talento argentino verso il ritorno a ‘casa’

Il Real Madrid non ha mai smesso di seguire il percorso di Nico Paz e, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo As, l’intenzione di riportare il talento argentino a “casa” è sempre più concreta. L’esplosione del centrocampista con la maglia del Como in Serie A ha convinto la dirigenza guidata da Florentino Pérez che il suo ritorno sia un tassello fondamentale per proseguire il processo di ringiovanimento e rafforzamento della rosa.

Ceduto al club lombardo nell’estate del 2024 per circa 6 milioni di euro, Paz si è rapidamente affermato come uno dei talenti più brillanti del campionato, tanto da vincere il premio come miglior giocatore Under 23 della Serie A nella sua prima stagione. Questo inizio di stagione 2025/26 ha confermato la sua crescita esponenziale: nelle sue prime 7 presenze ufficiali tra campionato e Coppa Italia, ha già messo a referto 3 gol e 3 assist, diventando il fulcro del gioco della squadra di Cesc Fàbregas e vedendo il suo valore di mercato schizzare oltre i 50 milioni di euro.

Il Real Madrid, tuttavia, osserva questa crescita da una posizione di assoluto privilegio. Al momento della cessione, il club si è assicurato una complessa clausola di riacquisto: come confermato da più fonti, i Blancos potranno esercitare il diritto di riportarlo a Madrid nell’estate del 2026 per una cifra prestabilita di 9 milioni di euro. Se decidessero di attendere fino al 2027, l’esborso salirebbe a 10 milioni. Cifre non in linea col valore del giocatore ma al momento non oggetto di nuove contrattazioni. Un’operazione strategicamente perfetta, che consentirebbe di riacquistare un giocatore dal valore decuplicato per una frazione del suo costo attuale.

Questo piano si inserisce perfettamente nelle strategie future del club. L’eventuale ritorno di Paz, cresciuto nella canteramadridista e ora giocatore formato e pronto per palcoscenici importanti, permetterebbe al Real Madrid di coprire il vuoto che potrebbe essere lasciato da un possibile addio di Dani Ceballos, il cui ruolo nella squadra si è ridotto. Sebbene le due operazioni non siano direttamente collegate, il rientro di Nico Paz rappresenterebbe un colpo mirato, riportando nella capitale un talento di casa, pronto a inserirsi nelle rotazioni e a diventare un protagonista del futuro.

Jankto: «Prima del coming out non mi sentivo me stesso. Molti calciatori non riescono a farlo. Mi ha aiutato Ranieri»

Jankto: «Prima del coming out non mi sentivo me stesso. Giravano voci e mi sentivo troppo male. Mi ha aiutato Ranieri». Parla l’ex calciatore

Jakub Jankto, 29 anni, ha dato l’addio al calcio l’estate scorsa a causa di un infortunio ai legamenti della caviglia sinistra. Il Corriere della Sera lo ha incontrato per scoprire la sua nuova vita, dopo che in Italia ha giocato con Udinese, Ascoli, Sampdoria e Cagliari.

LINGUE – «Sto studiando italiano e spagnolo per prendere il certificato di lingua straniera, quando giocavo non ci pensavo, per me esisteva solo il calcio».

LA SUA NUOVA VITA – «La mia occupazione principale è curare gli investimenti immobiliari che ho fatto in questi anni e poi alleno oltre ottanta ragazzini in due società diverse, nel Dukla Praga e nel Cafc Praga, che è un’accademia dello Slavia, la squadra dove sono cresciuto prima di arrivare molto giovane in Italia, all’Udinese».

É BELLO LAVORARE CON I BAMBINI – «Sì era uno dei miei sogni da sempre. È successo prima del previsto».

IL FIGLIO DI 6 ANNI – «In realtà lo sto già allenando nel Dukla».

TEME CHE ABBIA PROBLEMI PER AVERE UN PADRE GAY – «Può succedere, gli idioti ci sono sempre. Con i piedi non è come il padre, ma io alla sua età non ero così intelligente come lui, mi creda. Ho smesso anche per essergli a fianco nella sua crescita».

IL RAPPORTO CON LA SUA EX COMPAGNA – «Normale. Ma ci sentiamo solo per le cose che riguardano nostro figlio».

IL COMING OUT – «Il primo mese è stato difficile, perché non sapevo come avrebbero reagito le persone, ma dopo un paio di settimane ho visto che tutti mi hanno dato una mano, anche perché il mio comportamento era positivo: se mi fossi comportato male, magari sarebbe stato diverso. A Praga mi fermano un sacco di tifosi italiani e sono sempre contenti di vedermi».

L’ADDIO AL CALCIO – «Mi sono fatto male contro il Genoa, il primo anno con Ranieri. Poi le ho tentate tutte per stare meglio: mi sentivo anche pronto a giocare con il dolore, ma mister Nicola non mi ha fatto entrare in campo neanche un minuto e allora ho pensato che non valeva la pena andare avanti con questa lesione di terzo grado ai legamenti della caviglia sinistra, che non si può operare. Anche quando alleno i bambini o semplicemente cammino, mi fa male».

IL COMING OUT LO HA LIBERATO DA UN PESO – «Giustissimo, perché non dovevo nascondere niente, potevo andare con il mio partner ovunque. Prima non potevo vivere come volevo, non mi sentivo me stesso. E poi erano cominciate a girare le voci, che forse ero gay, e in quel momento mi sono sentito troppo male: ho deciso che dovevo dirlo e ho registrato quel video che ha fatto il giro del mondo».

RANIERI – «Abbiamo un rapporto speciale, ma mi massacrava sul campo (ride). Mi ha fatto giocare, crescere, con lui ho indossato la fascia di capitano della Samp: un grande onore».

RANIERI DISSE CHE LUI ERA FORTE DENTRO – «Quando il tuo allenatore dice una cosa così ti dà un bell’aiuto. Aveva ragione: dal coming out erano passati due anni e dentro di me avevo una forza nuova. E ai tifosi interessava soprattutto quello che avrei fatto in campo».

HA DETTO CHE IN ITALIA É STATO TRATTATO MEGLIO DEL PREVISTO – «Sinceramente sì. Gli scemi che ti insultano sui social ci sono sempre, ma la vita reale è un’altra cosa e quando tu ti comporti bene e rispetti il tuo lavoro, allora ricevi rispetto E tutti mi hanno sempre voluto bene, anche ad Ascoli, Genova e Udine».

A CAGLIARI USCIVA CON IL SUO PARTNER – «Non si usciva molto con la squadra al completo e mai con le famiglie. Lo faccio adesso a Praga, con gli altri allenatori: loro portano le mogli e le fidanzate, io porto il mio compagno. Sono felice e sto bene con me stesso».

JOSH CAVALLO DICE CHE L’OMOFOBIA É CRESCIUTA CON I SOCIAL – «Io ho sempre tolto i commenti dai social e non ho mai letto nulla. Ma evidentemente se lui dice così, il problema c’è. Alcuni ragazzi gay sono molto influenzati dai social».

IL MONDO DEL CALCIO É OMOFOBO – «No, per la mia esperienza dico di no. Se c’è un problema è fuori, non dentro al calcio».

PERCHÉ ALTRI NON FANNO COMING OUT – «Evidentemente hanno paura del giudizio degli altri, ma ognuno fa le sue scelte. Ho provato a dimostrare ai calciatori che se fai coming out, non succede nulla. Mi sono arrivati tantissimi messaggi, che dicevano “vorrei fare come te, ma non riesco».

CHI LI HA MANDATI – «Sì, da diversi calciatori, ma non solo. Anche da tifosi o da ragazzi qualsiasi».

SI ASPETTA UEFA E FIFA CONTRO L’OMOFOBIA – «No, ma se potrò fare qualcosa d’altro oltre all’esempio personale, sono a disposizione».

BERNARDESCHI HA DETTO CHE SE FOSSE GAY LO DIREBBE – «Mi è piaciuto quello che ha detto. Ma se fosse così facile dirlo, dopo di me qualcun altro lo avrebbe fatto».

Juventus, fiducia a Tudor: lo spogliatoio è con lui. Ma dopo la sosta ci sarà una formazione tipo

Juventus, fiducia a Tudor: lo spogliatoio è con lui. Ma dopo la sosta ci sarà una formazione tipo con David al centro dell’attacco

Nonostante i numeri e una fastidiosa “pareggite” possano suggerire una continuità con il passato, l’equazione Igor Tudor come Thiago Motta non regge. Anzi, dentro ai corridoi della Continassa, l’idea di una crasi tra le due gestioni viene respinta con forza. Se i risultati possono apparire simili – tre vittorie e tre pareggi in campionato per entrambi – il contesto, la filosofia e il metodo sono profondamente diversi. La Juventus non ha dubbi: Tudor non è in discussione e rappresenta una netta rottura con la precedente gestione.

Le differenze sono sostanziali e si articolano su quattro livelli. Primo, la gestione dello spogliatoio: laddove Motta tendeva a perdere il feeling con il gruppo alle prime difficoltà, Tudor dimostra di saper tenere la squadra sulla corda e, soprattutto, unita dalla sua parte. Secondo, la comunicazione: inefficace o assente nella passata stagione, oggi è moderna e in sintonia con le esigenze del club. Terzo, il DNA bianconero: un patrimonio che Tudor, da ex giocatore, trasmette con naturalezza, mentre per il suo predecessore era un concetto ancora da assimilare. Infine, l’approccio tattico: si è passati dal calcio “relazionale” di Motta, con ruoli fluidi e interpreti costantemente intercambiabili, a un sistema definito, con un capitano, dei punti fermi e una chiara identità di gioco.

Per queste ragioni, la recente serie di cinque pareggi consecutivi viene letta dalla dirigenza in modo diverso. Tudor non è visto come un traghettatore, ma come la guida scelta per un progetto a lungo termine. La convinzione è che la squadra non abbia ancora espresso il suo reale potenziale, con molti tasselli chiave ancora da sbloccare. All’appello mancano il pieno recupero di Bremer, la definitiva esplosione di Koopmeiners, la vivacità di Zhegrova, la continuità di Conceiçao, la consacrazione di Yildiz e, soprattutto, il pieno rendimento degli attaccanti Jonathan David e Loïs Openda.

A Tudor è stata concessa carta bianca, con un’unica regola: gioca chi merita. Tuttavia, per superare la confusione generata dalle otto formazioni diverse schierate in otto partite, d’ora in avanti si punterà su una maggiore stabilità. A partire dalla prossima sfida contro il Como, il 19 ottobre, si vedrà una formazione base più riconoscibile. Un primo segnale è già chiaro: Jonathan David sarà sempre più al centro del progetto, una scelta tecnica ma anche un modo per valorizzare il grande investimento estivo. Forte di un’empatia e di un dialogo costante con la squadra, Tudor ha ora dieci giorni per preparare la missione: spezzare la serie di pareggi e mostrare il vero volto della sua Juventus. Lo scrive La Gazzetta dello Sport.

Cristiano Ronaldo primo calciatore miliardario: a quanto ammonta il suo patrimonio

Cristiano Ronaldo primo calciatore miliardario: a quanto ammonta il suo patrimonio. E assicura: «Giocherò ancora qualche anno»

Cristiano Ronaldo abbatte un’altra barriera, scrivendo una pagina di storia che va ben oltre il rettangolo di gioco. L’attaccante portoghese ha aggiunto l’ennesimo, incredibile record alla sua collezione, diventando il primo calciatore miliardario della storia. La notizia, che certifica il suo status di icona globale, arriva da una delle fonti più autorevoli in materia: Bloomberg. La celebre testata americana, leader nell’informazione finanziaria, ha stimato il patrimonio complessivo di CR7 in circa 1,2 miliardi di euro, una cifra stratosferica che lo proietta in un’elite esclusiva.

Questo traguardo finanziario è il risultato di una carriera leggendaria, costruita su ingaggi faraonici e accordi commerciali senza precedenti. Un contributo determinante per spingere il suo capitale oltre la soglia dei nove zeri è arrivato dal recente prolungamento del contratto con l’Al-Nassr. L’accordo, firmato lo scorso giugno, avrebbe portato nelle tasche del portoghese oltre 400 milioni di dollari, consolidando ulteriormente una ricchezza già alimentata da sponsorizzazioni iconiche con marchi del calibro di Nike e Armani.

Forte di questi guadagni e di una mentalità ineguagliabile, Cristiano Ronaldo non ha alcuna intenzione di fermarsi. Nonostante l’età e un palmarès sterminato, la sua fame di vittorie e di gol è rimasta intatta. Lo ha confermato lui stesso durante la cerimonia degli Oscar portoghesi, dove ha ricevuto il “Globe Prestige Award”: «Penso di poter dare ancora molto alla Nazionale e al calcio. Voglio continuare a giocare ancora per qualche anno, non molti devo essere onesto. Sono sicuro che quando andrò in pensione, sarò soddisfatto perché avrò dato tutto».

Le sue parole rivelano una profonda consapevolezza del tempo che passa, ma anche la volontà di massimizzare ogni istante rimasto della sua carriera. «So che non mi restano molti anni per giocare, ma voglio sfruttare al meglio il poco tempo che ho. La mia filosofia è vivere giorno per giorno. Nessun progetto a lungo termine. Mi godo ogni giorno e ogni sessione di allenamento». E mentre vive il presente con questa intensità, Cristiano Ronaldo continua a fare ciò che gli riesce meglio: collezionare record, dentro e fuori dal campo.

Plusvalenze Napoli, ecco le intercettazioni choc: «Non scrivere nulla»; «Speriamo rifiutino o dovremo darci alle rapine»

Plusvalenze Napoli, ecco le intercettazioni choc: «Non scrivere nulla»; «Speriamo rifiutino o dovremo darci alle rapine». Repubblica diffonde tutto

Manca meno di un mese all’udienza preliminare, fissata per il prossimo 6 novembre a Roma, che vede indagato il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis. La data, già frutto di uno slittamento ottenuto dai legali del patron azzurro, sarà un momento cruciale nel procedimento giudiziario che contesta il reato di falso in bilancio in relazione a due operazioni di mercato: la compravendita del difensore Manolas con la Roma e, soprattutto, le presunte plusvalenze fittizie legate all’acquisto dell’attaccante Victor Osimhen dal Lille. Nel mirino degli inquirenti ci sono i bilanci del club relativi agli anni 2019, 2020 e 2021.

A gettare una nuova, inquietante luce sulla vicenda sono oggi nuovi elementi rivelati dal quotidiano la Repubblica, che è entrato in possesso di intercettazioni e chat private tra i dirigenti dell’epoca. Questi dettagli emergono nonostante la giustizia sportiva, nel 2022, avesse deciso di non aprire un fascicolo, con il procuratore federale Chinè che, a differenza del caso Juventus, chiuse la pratica. Ora, però, la Procura ordinaria potrebbe valutare se questi nuovi elementi siano in grado di cambiare lo scenario.

Siamo nel 2020 e il Napoli è in piena trattativa con il Lille per Osimhen. Le chat interne, pubblicate da Repubblica, rivelano un clima di forte preoccupazione. L’amministratore delegato Andrea Chiavelli scrive all’allora direttore sportivo Cristiano Giuntoli una frase che suona quasi come una premonizione: «Speriamo rifiutino… sennò dovremo darci alle rapine». La consapevolezza dei rischi sembra essere chiara anche a Giuntoli, che in un’altra chat ordina al suo collaboratore Pompilio di agire con la massima cautela: «Non devi scrivere nulla. Tracce nelle mail non se ne lasciano. A voce quello che ti pare».

Il nodo cruciale dell’operazione, per raggiungere i 70 milioni richiesti dal Lille senza superare i 50 milioni cash stanziati da De Laurentiis, era la valutazione da assegnare a tre giovani della Primavera: Manzi, Palmieri e Liguori. Le perplessità sulla struttura dell’affare non erano solo interne al Napoli. In una mail che crea forte imbarazzo, il direttore amministrativo del Lille, Julien Mordacq, metteva in guardia il suo CEO, Marc Ingla: «È mio dovere metterti in guardia di nuovo a proposito dei rischi connessi a questo affare, in ragione degli elementi che ti ho esposto verbalmente. Ogni particolare ritenuto “strano” potrebbe generare domande sull’insieme di queste operazioni (accordi relativi a 5 giocatori) e bisognerà apportarvi elementi di risposta reali e giustificazioni».

L’intesa finale, secondo l’accusa, si basava su un meccanismo costruito per gonfiare le cifre, come emergerebbe da un’altra mail del dirigente francese Lopez: «Questo, carissimi, vi permette di pagare un prezzo inferiore rispetto a qualsiasi altro club, ma — sottolinea il dirigente del club francese Lopez — con un valore nominale che è quello necessario per chiudere».

Nella formula definitiva dell’affare, oltre al portiere Karnezis, vennero inseriti i tre ragazzi della Primavera con valutazioni ritenute spropositate: Luigi Liguori (4 milioni), Claudio Manzi (4 milioni) e Ciro Palmieri (7 milioni). Un castello di carte che poggiava su un dettaglio reso ancora più grave dalla successiva ammissione degli stessi calciatori, i quali, una volta interrogati, dichiararono di non essere nemmeno mai andati in Francia.

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