Pagina 615 – Calcio News 24

Yildiz Juve, ottimismo ma intesa ancora lontana: due big d’Europa osservano la stella dei bianconeri

Yildiz Juve, trattativa in salita: fiducia sul rinnovo, ma le cifre dividono. Chelsea e Barça restano alla finestra

La volontà di proseguire insieme non manca e l’ottimismo resta, ma la firma non è ancora dietro l’angolo. La trattativa per il rinnovo di Kenan Yildiz con la Juventus procede, seppur con un passo meno rapido del previsto. Come riportato da Gazzetta.it, l’accordo fino al 2030 non è stato ancora definito nei dettagli economici.

La dirigenza bianconera, approfittando della sosta per le nazionali, ha intensificato i contatti con l’entourage del giocatore. Sul tavolo c’è un’offerta di peso: un ingaggio che lo collocherebbe nella top 5 dello spogliatoio, in linea con Bremer (5 milioni) e Koopmeiners (4,5), quasi triplicando l’attuale stipendio. Tuttavia, il padre e gli agenti del talento turco, consapevoli del ruolo centrale già conquistato dal ragazzo, chiedono un ulteriore sforzo. A soli vent’anni, Yildiz è già il leader tecnico della squadra e un profilo che attira l’interesse di mezza Europa.

Le sirene estere: Chelsea e Barça in agguato

Mentre la Juve lavora al rinnovo, le big europee restano vigili. A luglio il club ha respinto un’offerta da 70 milioni del Chelsea, che però non sembra intenzionato a mollare. Dalla Spagna, intanto, rimbalza la suggestione Barcellona: i blaugrana sognano di affiancare Yildiz a Lamine Yamal, formando una coppia di baby-fenomeni dal potenziale straordinario.

La corsa contro il tempo

Questa pressione esterna spinge la Juventus a voler chiudere rapidamente. La volontà reciproca di continuare insieme è chiara: Yildiz vuole restare e il club intende costruire il futuro attorno al suo numero 10. Resta però da colmare la distanza economica. Come sottolinea la Rosea, il dossier rinnovo “va chiuso in fretta” per evitare sorprese. I tifosi attendono fiduciosi, ma la firma che blinderebbe il gioiello turco non è ancora arrivata.

DAZN all’attacco del “pezzotto”: richiesto risarcimento agli utenti

La piattaforma DAZN chiede 500 euro come indennizzo a chi avrebbe utilizzato abbonamenti pirata, con 7 giorni di tempo per rispondere

DAZN passa dalle parole ai fatti nella lotta contro il ‘pezzotto’. La piattaforma, titolare dei diritti di Serie A e di altre competizioni, ha iniziato a inviare lettere di diffida agli utenti che, secondo la Procura di Lecce, avrebbero usufruito di abbonamenti pirata per seguire campionati e coppe europee.

Nella comunicazione, firmata dall’amministratore delegato Stefano Azzi, l’emittente richiede un risarcimento di 500 euro come ‘indennizzo forfettario’, proponendo così una soluzione bonaria al danno economico subito.

DAZN sottolinea inoltre che la sanzione amministrativa già inflitta dalla Guardia di Finanza non esaurisce la vicenda, poiché la richiesta di risarcimento rappresenta un’ulteriore misura. I destinatari hanno sette giorni di tempo per fornire riscontro all’indirizzo e-mail indicato.

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Sampdoria, parla Evani: «La chiamata della Samp è arrivata in un momento molto difficile per la società blucerchiata. Volevo fare questo…»

Sampdoria, l’intervista di Alberico Evani: «La chiamata della Samp è arrivata in un momento molto difficile per i blucerchiati». Le parole

Alberico Evani ha rilasciato un’intervista a TMW, soffermandosi non solo sulla situazione della squadra guidata da Donati, ma anche sul proprio legame con la Sampdoria. L’ex centrocampista e allenatore blucerchiato ha infatti raccontato le emozioni legate al suo ritorno al Doria.

SCELTA DI TORNARE ALLA SAMPDORIA – «Riconosco, è evidente, che la chiamata della Sampdoria è arrivata in un momento molto difficile per la società blucerchiata. Io avevo vestito quella maglia, ho sempre apprezzato tanto non solo la società ma anche la tifoseria, alla quale volevo restituire qualcosa di tutto ciò che mi era stato dato».

RISCHIO DI MACCHIARE IL MIO NOME? – «Quando sono arrivato, mancavano sei gare al termine della regular season, ero il quarto allenatore, ma mi assumevo la responsabilità solo di quelle sei partite, non di quello che era stato fatto prima : questo lo sapevano tutti, rischi su altro non ce n’erano. Abbiamo cercato di correggere le cose che secondo noi necessitavano qualcosa di diverso, e per fortuna il finale è stato dalla nostra part».

INIZIO DELLA STAGIONE E VITTORIA CON IL PESCARA – «In tutta onestà, son rimasto sorpreso anche io dell’avvio di stagione, la squadra ha molta qualità, anche umana, è stata una delle prime cose che ho notato. Tanto che appunto credevo potessero partire meglio. La vittoria con il Pescara, però, ha dato serenità, e lavorare con più certezze ed entusiasmo è sicuramente produttivo. La Samp deve ripartire da lì».

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UEFA e diritti Champions League: contatti con Netflix per il futuro dello streaming

La UEFA punta ai colossi dello streaming: trattative con Netflix per ampliare la diffusione globale della Champions League

La UEFA guarda al futuro dei diritti televisivi della Champions League e apre le porte ai colossi dello streaming. Dopo anni di accordi con broadcaster tradizionali e piattaforme digitali già consolidate, l’organizzazione calcistica europea sta valutando nuove strategie per ampliare il pubblico e intercettare le abitudini dei più giovani. Secondo indiscrezioni, sarebbero già avviati i primi contatti con Netflix, gigante mondiale dell’intrattenimento on demand, per discutere una possibile collaborazione legata alla trasmissione delle partite.

L’obiettivo: attrarre nuovi spettatori globali

La scelta di coinvolgere piattaforme come Netflix nasce dall’esigenza di rendere la Champions League ancora più accessibile a livello internazionale. La competizione, che vede protagonisti campioni come Erling Haaland, attaccante del Manchester City noto per la sua straordinaria potenza fisica e capacità realizzativa, rappresenta un prodotto di enorme richiamo. Portare queste sfide su una piattaforma globale significherebbe raggiungere milioni di utenti che oggi non hanno accesso diretto alle emittenti sportive tradizionali.

Un mercato in evoluzione

Il mercato dei diritti televisivi calcistici è in continua trasformazione. Negli ultimi anni, player come Amazon Prime Video e DAZN hanno già rivoluzionato il settore, offrendo pacchetti esclusivi e modalità di fruizione innovative. L’ingresso di Netflix, che conta oltre 250 milioni di abbonati nel mondo, potrebbe segnare un ulteriore cambio di passo, spostando l’attenzione dal modello classico di pay-tv a un ecosistema sempre più digitale e personalizzato.

Le prospettive per club e tifosi

Per i club europei, un accordo con Netflix significherebbe maggiore visibilità e nuove opportunità commerciali. Squadre come il Bayern Monaco o il Paris Saint-Germain, con potrebbero beneficiare di una platea ancora più ampia. Per i tifosi, invece, l’eventuale approdo della Champions su Netflix garantirebbe una fruizione più semplice, integrata con altri contenuti di intrattenimento già presenti sulla piattaforma.

La trattativa è ancora in fase preliminare, ma il segnale è chiaro: la UEFA vuole attrarre i giganti dello streaming per consolidare il prestigio della Champions League e renderla un evento sempre più globale. Se l’accordo con Netflix dovesse concretizzarsi, il calcio europeo vivrebbe una nuova rivoluzione mediatica, con impatti significativi su club, tifosi e sull’intero mercato dei diritti sportivi.

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Le prime pagine sportive nazionali – 9 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Sarri in netta difficoltà con la Lazio: quel giocatore forse potrebbe fare comodo

Lazio, la rinascita di Toma Basic: il centrocampista che non si è mai arreso

Nel momento più delicato della stagione, la Lazio ritrova un protagonista inatteso: Toma Basic. Il centrocampista croato, spesso rimasto ai margini del progetto tecnico, sta vivendo una vera e propria rinascita, conquistando tutti con il suo atteggiamento umile e il suo spirito da ragazzo semplice. Dietro il sorriso e la discrezione, però, c’è una grande storia di rivincita sportiva, quella di un giocatore che ha saputo aspettare il proprio turno e ripagare la fiducia di Maurizio Sarri.

La rinascita di Basic alla Lazio

Negli ultimi match contro Genoa e Torino, Basic ha mostrato grinta, lucidità e una rinnovata sicurezza nei propri mezzi. Prestazioni che non solo hanno sorpreso i tifosi, ma che lo hanno rimesso al centro delle scelte di Sarri. La Lazio, alle prese con numerosi infortuni e un gruppo ridotto all’osso, ha trovato in lui una risorsa preziosa proprio nel momento in cui serviva più equilibrio e sacrificio in mezzo al campo.

Come sottolineato da Il Messaggero, Basic si è guadagnato sul campo la candidatura per una maglia da titolare anche nella prossima sfida contro l’Atalanta. E c’è un precedente che alimenta la fiducia: proprio a Bergamo, in passato, aveva firmato il suo primo assist in maglia biancoceleste. Un segnale del destino che sembra riportarlo esattamente dove tutto è cominciato.

Fiducia, lavoro e rivincita

Fin dal suo arrivo alla Lazio, Basic ha vissuto momenti altalenanti. Le difficoltà di adattamento al calcio italiano, unite alla concorrenza nel reparto di centrocampo, lo avevano relegato spesso a un ruolo marginale. Ma Sarri, che ne ha sempre apprezzato la serietà e la predisposizione tattica, gli aveva garantito che il suo momento sarebbe arrivato. E quel momento, forse un po’ prima del previsto, è finalmente giunto.

La sua crescita si inserisce perfettamente nel percorso di una Lazio che cerca continuità di risultati e nuove certezze dopo un avvio di stagione complesso. L’atteggiamento di Basic rappresenta al meglio lo spirito che Sarri vuole trasmettere alla squadra: determinazione, equilibrio e fiducia nei propri mezzi.

Un segnale per il futuro della Lazio

Ora la sfida per Basic sarà mantenere questo livello e diventare un punto fisso della mediana biancoceleste. La Lazio ha bisogno di uomini prima ancora che di talenti, e il croato sembra incarnare entrambe le qualità. Il suo rilancio è una buona notizia non solo per Sarri, ma per tutto l’ambiente laziale, che ritrova in lui l’immagine di una squadra pronta a reagire e a ripartire.

Calciomercato Cagliari, Caprile osservato da due diverse big! La situazione attuale


Calciomercato Cagliari, occhi su Caprile: Inter e Milan seguono il giovane portiere

Il calciomercato Cagliari potrebbe presto animarsi attorno al nome di Elia Caprile, giovane portiere classe 2001 che sta attirando l’attenzione dei top club italiani. Le sue prestazioni con la maglia rossoblù nelle prime giornate di Serie A hanno acceso i riflettori sul suo talento, tanto da finire nei taccuini di società come Inter e Milan, alla costante ricerca di profili affidabili e futuribili per la porta.

Secondo quanto riferito da Fabrizio Romano, esperto di mercato, non esistono ancora trattative ufficiali, ma l’Inter di Cristian Chivu avrebbe già inserito Caprile tra gli obiettivi per le prossime stagioni. Un interesse che conferma come il calciomercato Cagliari possa diventare centrale nei movimenti futuri legati ai portieri, con i nerazzurri attenti a preparare il post-Sommer con largo anticipo.

Caprile, cresciuto nel settore giovanile del Leeds e protagonista di un’ottima annata al Bari prima del passaggio all’Empoli, si è imposto rapidamente come titolare nel Cagliari allenato da Fabio Pisacane. La sua affidabilità tra i pali, unita a doti tecniche e caratteriali non comuni alla sua età, ha convinto tifosi e addetti ai lavori. La società sarda ha creduto in lui e i risultati stanno dando ragione alla dirigenza.

Nel contesto di un calciomercato Cagliari sempre attento a valorizzare i giovani, Caprile rappresenta un esempio perfetto: acquistato con lungimiranza, oggi è un asset che potrebbe generare un’importante plusvalenza. Tuttavia, il club rossoblù non ha intenzione di privarsene a breve termine. L’idea è quella di trattenere il portiere almeno fino a fine stagione, a meno che non arrivi un’offerta economicamente irrinunciabile.

Intanto, anche il Milan monitora la situazione con interesse. I rossoneri stanno valutando alternative in prospettiva, e Caprile, per rendimento e potenziale, risponde all’identikit ideale per un futuro tra i pali di San Siro.

Con il nome di Caprile che inizia a circolare con sempre maggiore insistenza tra le voci di mercato, il calciomercato Cagliari potrebbe diventare uno dei più osservati nell’estate 2026. Per il momento, il portiere resta concentrato sul campo, ma il suo futuro sembra già proiettato verso scenari di alto livello.

Pisa, attacco completamente in crisi: come risolvere la situazione in casa nerazzurra?


Pisa, attacco in crisi: pochi gol e tante difficoltà in zona offensiva

Nelle prime giornate del campionato, uno dei dati più preoccupanti riguarda la scarsa incisività offensiva del Pisa. La squadra allenata da Alberto Gilardino fatica tremendamente a trovare la via del gol, un problema che si sta consolidando e che rischia di compromettere il cammino in Serie A.

Il Pisa non solo segna poco, ma dimostra anche grandi difficoltà nell’ultimo passaggio e nella costruzione di azioni realmente pericolose. Se nelle sfide contro Napoli e Fiorentina i nerazzurri avevano mostrato qualche segnale positivo – con due gol al Maradona e due legni colpiti nel derby – la gara di Bologna ha evidenziato una preoccupante involuzione. Al Dall’Ara, infatti, la squadra è riuscita a tirare in porta solo due volte, senza mai centrare lo specchio, chiudendo la partita con zero gol all’attivo per la quarta volta in sei gare di campionato.

Estendendo l’analisi anche alla Coppa Italia, dove il Pisa ha affrontato Cesena e Torino, il dato diventa ancora più allarmante: sei partite concluse senza segnare nei 90 minuti. Solo l’Hellas Verona – prossimo avversario dei nerazzurri – ha fatto peggio in termini realizzativi, mentre Genoa e Parma condividono numeri simili.

A Bologna, l’unico lampo del Pisa è arrivato in avvio, con una bella verticalizzazione di Akinsanmiro per Nzola e un’occasione sciupata da Tramoni su un errore di Moro. Poi il vuoto. Il portiere rossoblù Skorupski ha vissuto un pomeriggio da spettatore.

Nzola, reduce da due stagioni in doppia cifra con lo Spezia, è chiamato a prendersi il reparto sulle spalle. Ha segnato solo su rigore contro il Napoli, mentre l’unico altro gol su azione porta la firma di Lorran, al debutto in Serie A. Per il resto, il Pisa ha “festeggiato” un’autorete di Hien contro l’Atalanta nell’1-1 di Bergamo.

Giocatori come Moreo e Tramoni, decisivi nella promozione, non hanno ancora lasciato il segno. Lo stesso Meister, nonostante le qualità fisiche, è apparso poco concreto sotto porta. L’episodio del gol annullato contro la Fiorentina resta l’unica vera occasione mancata.

La partenza di Lind non è stata colmata e, con gennaio ancora lontano, il Pisa dovrà trovare risorse offensive tra gli uomini a disposizione. La sfida con il Verona diventa già uno snodo cruciale per invertire la rotta.

Nico Paz non si ferma più: il giocatore del Como ha ottenuto questo premio

Nico Paz, il fenomeno del Como che incanta la Serie A

Ci risiamo: Nico Paz continua a far parlare di sé e a incantare la Serie A. Il giovane trequartista argentino, classe 2004, è ormai diventato il simbolo del Como di Cesc Fàbregas. Con il suo talento cristallino e la sua personalità sorprendente, Nico Paz sta dominando il campionato italiano, confermandosi come una delle più luminose promesse del calcio mondiale.

Reduce da un mese straordinario, Nico Paz ha ricevuto per la seconda volta consecutiva il premio di Rising Star of the Month, riconoscimento che celebra il miglior Under 23 del campionato. Dopo il trionfo di agosto — quando si era distinto con una rete e un assist — l’argentino ha replicato a settembre con due gol e due assist, numeri che lo collocano già tra i giocatori più incisivi della Serie A.

Le prodezze di Nico Paz

A entusiasmare tifosi e addetti ai lavori sono state le sue giocate decisive. Nico Paz ha lasciato il segno con un gran tiro dalla distanza contro il Genoa, un gol che ha fatto esplodere lo stadio, e con la rete opportunista messa a segno contro la Cremonese. Ma non solo: i due assist nella storica rimonta sul campo della Fiorentina — serviti con precisione millimetrica a Kempf e Addai — hanno dimostrato la sua visione di gioco e la capacità di incidere nei momenti che contano.

La maturità tattica e la freddezza sotto pressione rendono Nico Paz un talento già pronto per il grande salto. Nonostante la giovane età, il suo modo di leggere la partita e la naturalezza con cui si muove tra le linee lo fanno sembrare un veterano.

Il futuro di Nico Paz tra Como e Real Madrid

Secondo quanto riportato da SportMediaset, il futuro di Nico Paz potrebbe presto riavvicinarsi al club che lo ha cresciuto: il Real Madrid. Le merengues detengono infatti due clausole di recompra e il diritto di pareggiare qualsiasi offerta per il giocatore, oltre a possedere il 50% sulla sua futura rivendita.

Tuttavia, Real e Como starebbero cercando un accordo per garantire al club lariano una cifra più congrua rispetto ai soli 9 milioni previsti dalle clausole. Un vero e proprio “patto segreto” tra le due società, finalizzato a valorizzare al meglio il talento di Nico Paz, oggi stella del Como e, forse presto, nuovo astro del Santiago Bernabéu.

Perché, se continua così, il futuro del calcio europeo parlerà inevitabilmente la lingua magica di Nico Paz.

Juventus, Tacchinardi non ha dubbi: «Su Tudor dico questo tra campionato e Champions»

Tudor Juventus: Tacchinardi difende il tecnico e invita l’ambiente all’unità

La Juventus attraversa un momento complicato, segnata da cinque pareggi consecutivi tra Serie A e Champions League, ma non tutti sono pronti a puntare il dito contro la squadra o il suo allenatore. A scendere in campo in difesa di Igor Tudor è stato Alessio Tacchinardi, ex centrocampista e bandiera bianconera, che attraverso i social ha voluto lanciare un messaggio chiaro all’ambiente juventino. Il suo intervento, diffuso tramite una storia su Instagram, è diventato virale e ha riacceso il dibattito sul progetto Tudor Juventus.

Tacchinardi ha pubblicato l’attuale classifica di Serie A, invitando a leggere i numeri prima di cedere al pessimismo. Nonostante le critiche sul gioco e sui risultati, la Juventus di Tudor si trova infatti a pari punti con l’Inter (12), a una sola lunghezza dal Milan e a tre dalla coppia di testa composta da Napoli e Roma. Una situazione, sottolinea l’ex centrocampista, tutt’altro che drammatica e che dimostra come il giudizio mediatico stia dipingendo un quadro eccessivamente negativo.

Nel suo messaggio, Tacchinardi ha chiesto equilibrio e sostegno, ricordando che la squadra è ancora imbattuta in campionato e pienamente in corsa per i vertici della classifica. “La Juventus si ama, si critica ma non si distrugge”, ha scritto l’ex bianconero, invitando i tifosi a difendere l’allenatore croato in un momento di grande pressione.

Il post è stato accompagnato da una frase significativa rivolta direttamente al tecnico: “Ne odustaj Igor”, che in croato significa “Non mollare, Igor”. Un messaggio d’affetto e incoraggiamento, ma anche un segnale di solidarietà tra due ex compagni di spogliatoio. Tacchinardi e Tudor, infatti, hanno condiviso anni importanti in bianconero, cementando un rapporto di rispetto e amicizia che oggi si riflette in questo gesto pubblico.

Il sostegno dell’ex centrocampista arriva in un clima di crescente scetticismo attorno al progetto Tudor Juventus, accusato da alcuni di proporre un gioco troppo prudente e poco spettacolare. Ma per Tacchinardi, la priorità deve essere quella di fare quadrato e di proteggere il gruppo. Solo attraverso unità e fiducia reciproca, sostiene, la Juventus potrà ritrovare la propria identità vincente.

Un messaggio che suona come un richiamo alla storia e ai valori del club: nei momenti di difficoltà, la Juventus deve restare unita, e Igor Tudor merita il tempo e il sostegno necessari per dimostrare il suo valore.

Milan, la Curva Sud prepara il grande ritorno: cosa succederà contro la Fiorentina?

Curva Sud Milan: San Siro torna a colorarsi di rossonero con striscioni e bandiere

Grande entusiasmo tra i tifosi rossoneri: a partire da domenica 18 ottobre, in occasione della sfida casalinga tra Milan e Fiorentina, lo stadio San Siro tornerà a vivere appieno la sua anima più autentica. La Curva Sud Milan, cuore pulsante del tifo organizzato, ha infatti ottenuto il via libera per reintrodurre striscioni, bandiere e stendardi, elementi simbolo della passione e dell’identità rossonera.

Dopo mesi di limitazioni, la notizia rappresenta una vera e propria rinascita per il tifo milanista. La Curva Sud Milan non è solo un settore dello stadio, ma una comunità che da decenni accompagna la squadra con cori, coreografie e spettacoli visivi che hanno reso celebre San Siro in tutto il mondo. La possibilità di tornare a esporre i propri vessilli significa recuperare un linguaggio di appartenenza, una forma di espressione che da sempre contraddistingue il tifo del Diavolo.

Già nella recente sfida contro il Napoli, i sostenitori rossoneri avevano fatto sentire la loro voce, cantando con intensità e trasmettendo energia ai giocatori. Ora, con il ritorno ufficiale di striscioni e bandiere, l’atmosfera promette di essere ancora più spettacolare. Per l’incontro con la Fiorentina di Stefano Pioli, il colpo d’occhio sugli spalti si annuncia imponente: una marea di rosso e nero pronta a spingere i propri beniamini verso una vittoria cruciale per la classifica.

Il significato di questa decisione va oltre l’aspetto estetico. Per la Curva Sud Milan, gli striscioni rappresentano un simbolo di libertà e di identità collettiva, un modo per raccontare la storia del club, rendere omaggio ai campioni del passato e sostenere quelli del presente. Ogni bandiera, ogni coro, ogni messaggio sugli spalti contribuisce a costruire quel legame unico tra squadra e tifosi che fa di San Siro uno stadio leggendario.

Questo ritorno di colori e passione arriva in un momento importante della stagione: il Milan è in piena corsa per le prime posizioni e potrà contare nuovamente sull’apporto visivo ed emotivo del proprio pubblico. Società e tifoseria hanno lavorato insieme per garantire un tifo organizzato e rispettoso, capace di trasformare ogni partita in una celebrazione di appartenenza.

La Curva Sud Milan è pronta: San Siro si riaccende, e il cuore rossonero torna a battere più forte che mai.

Allenamento Lecce, cosa dice il report giallorosso tra infortuni e Nazionali? Il punto


Allenamento Lecce, ripresa a Martignano: testa al Sassuolo senza i nazionali. La situazione attuale

Dopo il successo ottenuto sul campo del Parma, il Lecce è tornato al lavoro per preparare al meglio la prossima sfida di campionato contro il Sassuolo. L’allenamento Lecce di oggi, svoltosi al Centro Sportivo di Martignano, ha dato ufficialmente il via alla settimana di lavoro che porterà la squadra di Eusebio Di Francesco al delicato impegno contro i neroverdi, previsto tra circa dieci giorni.

La società giallorossa ha comunicato, attraverso una nota ufficiale pubblicata sul proprio sito, le modalità con cui si è svolta la seduta odierna. Dopo qualche giorno di recupero concesso dallo staff tecnico, i calciatori si sono ritrovati questa mattina per iniziare un nuovo ciclo di preparazione atletica e tattica. Il focus dell’allenamento Lecce è stato incentrato su esercizi di scarico per chi ha giocato a Parma e lavoro tecnico per il resto del gruppo.

Naturalmente, la sessione è stata condizionata dalle numerose assenze dovute alla pausa per le nazionali. Erano infatti assenti diversi elementi convocati dalle rispettive selezioni: Berisha, Ramadani, Coulibaly, Banda, Gaspar, Tiago Gabriel, Helgason, Camarda e Kovac. Una situazione che ha ridotto sensibilmente il numero dei giocatori a disposizione di Di Francesco, che ha comunque potuto contare su un buon gruppo con cui iniziare a preparare i prossimi impegni.

L’allenamento Lecce della settimana rappresenta un’occasione importante per lavorare con maggiore attenzione su alcuni dettagli tattici e recuperare energie preziose in vista del ritorno alla Serie A. In particolare, lo staff medico sta monitorando le condizioni fisiche dei calciatori che hanno avuto qualche acciacco nelle ultime settimane, per cercare di riportarli al massimo della forma.

Per i giovani del vivaio e per chi finora ha trovato meno spazio, questa fase di lavoro rappresenta anche un’occasione per mettersi in mostra e guadagnare terreno nelle gerarchie. Di Francesco, da sempre attento alla valorizzazione dei talenti, potrebbe approfittare di questa sosta per testare nuove soluzioni.

Il programma del club prevede nei prossimi giorni altri appuntamenti quotidiani. Gli aggiornamenti sull’allenamento Lecce continueranno a essere diffusi attraverso i canali ufficiali del club, in attesa di riabbracciare tutti i nazionali e riprendere il cammino in campionato con l’organico al completo.

Vardy, ora tocca a lui prendersi la Cremonese! Titolare contro l’Udinese? Le ultime


Vardy, è il momento della Cremonese: contro l’Udinese la prima vera occasione da leader

Il momento tanto atteso sembra finalmente arrivato: Jamie Vardy è pronto a prendersi sulle spalle l’attacco della Cremonese. Dopo un impatto positivo nel finale di gara contro l’Inter, l’ex stella del Leicester è destinato a occupare un ruolo sempre più centrale nello scacchiere di Davide Nicola. Il prossimo impegno casalingo contro l’Udinese, lunedì 20 ottobre allo stadio Zini, potrebbe rappresentare la sua vera prima da titolare, con la responsabilità di guidare il reparto offensivo grigiorosso.

Finora, l’esperienza di Vardy alla Cremonese si è distinta più per spirito di sacrificio e attitudine da uomo squadra che per freddezza sotto porta. Ma i segnali sono chiari: la condizione fisica cresce, il feeling con i compagni migliora, e l’ambiente lo ha già accolto con grande entusiasmo. Secondo La Gazzetta dello Sport, lo staff tecnico è convinto che il momento della svolta sia arrivato: adesso Vardy è pronto a incidere anche in zona gol.

«Vardy non lo scopro io – ha dichiarato mister Nicola –. Ha dimostrato di essere un combattente. Non è un caso che, riempiendo di più l’area, siamo riusciti a segnare. La sosta ci ha permesso di lavorare bene e portare tutti allo stesso livello». Parole che confermano quanto il tecnico punti sul centravanti inglese come punto di riferimento offensivo per il prosieguo della stagione.

A 37 anni, Vardy sta affrontando con serietà e professionalità la sua prima avventura nel calcio italiano. L’adattamento alla Serie A richiede tempo, ma l’attaccante sta dimostrando di avere ancora fame, corsa e determinazione. La sosta per le nazionali è stata fondamentale per migliorare la sua tenuta atletica e integrarsi completamente nei meccanismi della Cremonese.

Il club grigiorosso ha scelto Vardy non solo per i gol, ma anche per la sua mentalità vincente. La squadra ha bisogno di un leader in avanti, e l’inglese rappresenta esattamente questo profilo: un veterano abituato alle pressioni, capace di dare tutto anche senza palla, con movimenti intelligenti e pressing continuo.

Contro l’Udinese, al Zini, la Cremonese si affiderà a Vardy per provare a cambiare marcia. È la partita ideale per iniziare a trasformare la sua esperienza in reti decisive.


La confessione di Jankto: «Molti giocatori mi scrivono questa cosa»

Jankto, un addio consapevole: dal calcio alla vita vera. La situazione attuale

A soli 29 anni, Jakub Jankto ha deciso di chiudere con il calcio giocato. Una scelta inaspettata per chi lo ha visto protagonista in Serie A con Udinese, Sampdoria e Cagliari, ma che racconta la maturità di un uomo che ha trovato nuovi obiettivi fuori dal campo. Dopo essersi svincolato dal club sardo, Jankto è tornato nella sua Repubblica Ceca per dedicarsi a ciò che ama davvero: la famiglia, i giovani e la sua nuova vita professionale.

In un’intervista al Corriere della Sera, Jankto ha spiegato i motivi del suo ritiro e i progetti che lo occupano oggi: «La mia attività principale è seguire gli investimenti immobiliari che ho fatto negli ultimi anni. Inoltre alleno più di ottanta ragazzi in due società diverse, il Dukla Praga e il Cafc Praga, un’accademia legata allo Slavia, la squadra dove sono cresciuto prima di arrivare in Italia».

Allenare è diventato per Jankto una missione: «Lavorare con i bambini mi piace tantissimo. Era uno dei miei sogni da sempre, solo che è arrivato prima del previsto. Vederli crescere, migliorarli e insegnare loro valori veri è qualcosa che mi riempie di orgoglio».

Il coraggio di essere se stessi

La carriera di Jakub Jankto è stata segnata anche da un gesto di grande coraggio. Nel 2023, quando era ancora in attività, ha dichiarato pubblicamente la propria omosessualità, diventando uno dei primi calciatori professionisti europei a farlo. Un atto che ha scosso il mondo del calcio, dove il tema resta ancora un tabù.

Raccontando quei momenti, Jankto ha ricordato: «Il primo mese dopo il coming out è stato difficile, perché non sapevo come avrebbero reagito le persone. Ma poi ho visto tanta solidarietà. Tutti mi hanno dato una mano, anche grazie al mio atteggiamento positivo».

Oggi Jankto è consapevole dell’impatto che il suo gesto ha avuto: «Mi sono arrivati moltissimi messaggi di calciatori che mi dicevano ‘vorrei fare come te, ma non riesco’. Evidentemente molti hanno paura del giudizio degli altri, ma ognuno deve sentirsi libero di scegliere».

Un nuovo capitolo

Oltre alla carriera sportiva, Jankto è anche padre e guarda al futuro con serenità: “Ho smesso anche per stare vicino a mio figlio. Voglio essere presente nella sua crescita”.

Così, lontano dai riflettori del calcio, Jakub Jankto scrive una nuova pagina della sua vita, costruita su libertà, famiglia e passione per i giovani. Una fine solo apparente, che segna in realtà un nuovo, autentico inizio.

Leao, nessuna rottura con Allegri: il piano del tecnico del Milan per rilanciare il portoghese

Leao, il cuore del progetto Milan: tra sfida e rinascita con la squadra rossonera

Il caso Rafael Leao continua a catalizzare l’attenzione a Milanello, ma le voci su una presunta rottura tra l’attaccante portoghese e l’ambiente rossonero sono state prontamente smentite. Come riportato da Sky Sport, il confronto acceso tra Massimiliano Allegri e Leao dopo il pareggio contro la Juventus non è stato un litigio, bensì un segnale chiaro: il Milan intende costruire il proprio futuro intorno al suo numero 10, rendendolo il punto di riferimento tecnico ed emotivo della squadra.

Il messaggio di Allegri, condiviso dal direttore sportivo Igli Tare, è diretto. Il talento di Leao non è in discussione, ma ora il club pretende continuità, concretezza e leadership. L’allenatore è convinto che il portoghese debba compiere il definitivo salto mentale, passando da fuoriclasse intermittente a trascinatore costante. Per favorire questa trasformazione, Allegri è pronto a utilizzare anche metodi duri, stimoli psicologici e richiami pubblici: l’obiettivo è spingere Leao a ritrovare lo spirito competitivo che lo ha reso uno dei giocatori più ammirati della Serie A.

Il metodo Allegri e la sfida di Leao

La filosofia di Allegri è chiara: il Milan deve essere una squadra che gioca e combatte con intensità per tutti i 90 minuti. Anche Zlatan Ibrahimovic, oggi figura di riferimento all’interno del club, ha ribadito questo concetto. Tuttavia, le prestazioni di Leao restano altalenanti. Il dato che più ha fatto discutere — “zero passaggi tentati” contro la Juventus — ha evidenziato la mancanza di incisività nei momenti chiave.

«Leao deve dare di più se vuole essere il titolare del Milan», ha dichiarato Allegri. Parole che suonano più come stimolo che come minaccia. Il tecnico sa bene che le ambizioni scudetto passano dai piedi e dal carattere di Rafael Leao. Anche all’interno dello spogliatoio c’è consapevolezza: diversi compagni, tra cui Rabiot, hanno incoraggiato il portoghese a sfruttare appieno il suo potenziale.

Il nodo tattico e il futuro di Leao

Dal punto di vista tattico, Leao continua a essere un enigma affascinante. Allegri lo sta impiegando come centravanti, ma molti osservatori, come Demetrio Albertini, ritengono che renda meglio partendo largo, dove può esprimere accelerazioni e strappi devastanti.

Il Milan, solido in difesa ma meno brillante in attacco, ha bisogno che Leao ritrovi fiducia e concretezza. Il club è compatto nel sostenerlo, ma anche nell’esigere di più. Se Rafael Leao saprà rispondere con maturità e determinazione, potrà diventare il vero simbolo del nuovo ciclo rossonero.

Perché il futuro del Milan, oggi più che mai, passa dai piedi, dal talento e dal carattere di Leao.

Juve-Milan, Moggi non ha dubbi: «Nel calcio conta fare gol. Ecco chi avrebbe meritato ai punti»

Moggi Juve Milan: l’ex dirigente boccia la Juventus e premia i rossoneri dopo lo 0-0 dell’Allianz Stadium

Il pareggio a reti bianche tra Juventus e Milan continua a far discutere e, come spesso accade, la voce di Luciano Moggi non è passata inosservata. Dalle colonne di Libero, l’ex direttore generale bianconero ha offerto una lettura severa della sfida, sottolineando limiti, paure e scarsa incisività della squadra di Igor Tudor. L’analisi di Moggi Juve Milan è diretta e senza sconti: la Juventus, secondo lui, ha mostrato un atteggiamento eccessivamente prudente, rinunciando di fatto a imporsi sul piano del gioco.

Fin dai primi minuti, spiega Moggi, la squadra bianconera è apparsa più concentrata nel contenere le offensive del Milan che nel costruire le proprie trame. Una scelta tattica che non ha convinto né l’ex dirigente né i tifosi presenti sugli spalti dell’Allianz Stadium. «Non bella la sfida tra Juve e Milan – ha scritto Moggi –. I bianconeri si sono preoccupati più di distruggere che di creare».

La riflessione di Moggi su Juve-Milan si sposta poi sul fronte opposto, dove l’ex dirigente ha voluto riconoscere i meriti del club rossonero. Pur non riuscendo a trovare la via del gol, la squadra di Pioli ha mostrato maggiore organizzazione e coraggio, creando diverse occasioni nitide, tra cui il rigore fallito da Pulisic. Moggi ha utilizzato una metafora pugilistica per riassumere il suo giudizio: «Ai punti avrebbe vinto il Milan, ma nel calcio contano i gol».

La Juve, invece, esce dal confronto con più dubbi che certezze. Moggi ha puntato il dito contro il reparto offensivo, sottolineando la crisi di Dusan Vlahovic, ormai a secco da diverse gare, e l’inefficacia dei possibili sostituti. «In casa Juve – ha aggiunto – il problema del centravanti è evidente: Openda e David sono piste da archiviare, mentre Vlahovic non incide più, nemmeno da subentrato».

L’analisi di Moggi Juve Milan si conclude con un verdetto netto: la Juventus non sembra una squadra da Scudetto, mentre il Milan, pur con qualche limite di concretezza, ha mostrato qualità e potenziale da titolo. Un giudizio che riaccende il dibattito sulle reali ambizioni dei bianconeri, reduci dal quinto pareggio consecutivo tra campionato e coppe, e rilancia i rossoneri come possibile anti-Inter nella corsa al vertice.

Calhanoglu, si riapre la pista per quella squadra a gennaio? La situazione del centrocampista dell’Inter

Inter Calhanoglu: chiarita la coincidenza con il Galatasaray, nessun contatto per il centrocampista

Negli ultimi giorni le immagini circolate sui social hanno alimentato un’ondata di speculazioni sul futuro di Hakan Calhanoglu, regista e leader dell’Inter. Gli scatti mostravano l’allenatore del Galatasaray, Okan Buruk, e il vicepresidente del club, Abdullah Kavukcu, all’interno del noto ristorante milanese di Salt Bae (Nusret). La curiosa coincidenza ha subito scatenato le ipotesi di un possibile incontro con il numero 20 nerazzurro, da tempo nel mirino della società turca.

Già durante l’estate, infatti, erano emersi rumors su un possibile tentativo del Galatasaray di riportare in patria Calhanoglu, simbolo della nuova Inter di Simone Inzaghi e perno del centrocampo. La presenza dei dirigenti del club turco nello stesso locale in cui il giocatore era stato ospite pochi giorni prima è bastata per accendere il dibattito tra tifosi e media.

Tuttavia, le indiscrezioni sono state prontamente smentite. Il giornalista di Milliyet, Nevzat Dindar, ha riportato le parole dei portavoce del Galatasaray, che hanno chiarito: «Da dove arriva questa notizia? Non c’è stato alcun incontro con Calhanoglu». Una dichiarazione che mette fine alle voci su un presunto contatto tra le parti e ridimensiona quella che, di fatto, sembra essere stata solo una coincidenza.

La posizione dell’Inter resta chiara: Calhanoglu è considerato un pilastro del progetto tecnico e una figura chiave nello spogliatoio. Dopo una stagione da protagonista, il centrocampista turco ha consolidato il suo ruolo da regista e uomo d’ordine nel sistema di Inzaghi, diventando uno dei migliori interpreti del ruolo in Europa. Anche lo stesso giocatore, in diverse interviste, ha ribadito la sua soddisfazione per la permanenza a Milano e la fiducia riposta nel progetto nerazzurro.

Il legame tra Inter e Calhanoglu appare oggi più saldo che mai. Nonostante l’interesse ricorrente dei club turchi, il numero 20 sembra determinato a proseguire il suo percorso in Serie A, dove si è affermato come leader tecnico e carismatico.

In definitiva, l’episodio del ristorante e le immagini diventate virali non rappresentano altro che una coincidenza. Nessuna trattativa in corso, nessun ritorno in patria: Calhanoglu resta al centro del mondo Inter, con l’obiettivo di guidare ancora una volta i nerazzurri verso nuovi traguardi.

Gravina sull’Italia: «Nostalgia? Dobbiamo guardare avanti! La maglia dell’Italia significa…»


Gravina: «La maglia dell’Italia è storia e responsabilità, non nostalgia»

Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha preso la parola in occasione dell’inaugurazione del rinnovato Museo del Calcio a Coverciano, offrendo una riflessione profonda sul significato della maglia azzurra e sul momento attuale della Nazionale. In un discorso carico di emozione e lucidità, Gravina ha voluto sottolineare che la maglia dell’Italia non è solo un simbolo del passato glorioso, ma rappresenta una responsabilità viva e attuale.

«Non parliamo di nostalgia, ma di storia», ha detto Gravina, evidenziando come il passato della Nazionale debba essere fonte di ispirazione e non di rimpianto. Per il presidente, indossare l’azzurro significa assumersi un compito importante, essere consapevoli di ciò che rappresenta per milioni di italiani e per l’identità sportiva del Paese.

Il Museo del Calcio, secondo Gravina, non è soltanto un luogo di esposizione di trofei e cimeli, ma un presidio culturale che testimonia la crescita del calcio italiano attraverso i decenni. Ogni oggetto, ogni maglia, ogni fotografia, racconta un frammento di una storia collettiva fatta di sacrifici, emozioni, cadute e rinascite.

Durante l’intervento, Gravina ha rivolto un pensiero anche ai protagonisti del calcio italiano che oggi ricoprono ruoli chiave all’interno del nuovo progetto azzurro, come Buffon e Gattuso. La loro esperienza e il loro legame profondo con la maglia sono, secondo lui, fondamentali per trasmettere i valori giusti ai più giovani.

Il presidente ha parlato anche del futuro, sottolineando la necessità di costruire un’identità chiara e condivisa. In un momento di rinnovamento per la Nazionale, Gravina crede che sia indispensabile partire da ciò che ha sempre reso l’Italia competitiva: il senso di appartenenza, la disciplina, la passione e il rispetto per la maglia.

Per Gravina, la memoria storica non deve mai diventare un freno, ma una spinta verso nuove sfide. In questo senso, il lavoro della Federazione non si limita all’organizzazione, ma passa anche attraverso l’educazione e la cultura sportiva.

Il suo intervento ha lanciato un messaggio forte: custodire il passato significa investire nel futuro. E oggi più che mai, Gravina vuole una Nazionale che sappia unire storia e responsabilità, valori e ambizione.

Gattuso sicuro: «Italia, responsabilità e orgoglio per te! Sarà dura, ma penso che…»


Gattuso emozionato: «Sento responsabilità e orgoglio come CT dell’Italia»

Rino Gattuso, nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana, ha parlato in occasione della presentazione del “Nuovo Museo del Calcio” a Coverciano, esprimendo sentimenti forti e consapevolezza del ruolo che lo attende. «Sento tanta responsabilità – ha confessato Gattuso – ma anche orgoglio a essere CT della Nazionale». Parole che emergono nel contesto di una stagione nazionale che richiede coraggio, coesione e identità.

Il tecnico ha voluto evidenziare come questa nomina rappresenti per lui un punto di arrivo e un’enorme sfida: «Sarà dura, ma andiamo avanti». Gattuso ha colto l’occasione per ricordare momenti personali e affetti legati alla sua terra: si è rivolto a Matteo Marani – presidente del Museo del Calcio – scherzando sul fatto che ancora non gli avesse consegnato le celeberrime scarpette del 2006, un oggetto simbolico che rimanda ai trionfi e ai ricordi del passato.

All’evento, Gattuso ha manifestato quanto sia emozionante essere tra le mura del museo, un luogo carico di storie e memorie: «È la prima volta che vengo qui di persona, ho sempre promesso di visitarlo. Prima mi era difficile perché ero all’estero». Il richiamo alla memoria del calcio italiano è inevitabile per chi assume un incarico prestigioso come quello sulla panchina azzurra.

Il Gattuso commissario tecnico, insomma, non si limita a un ruolo formale: porta con sé passione, attaccamento e uno spirito combattivo che già nei ruoli precedenti lo aveva contraddistinto. Non nasconde le aspettative e gli oneri che comporta guidare l’Italia, sapendo bene che il percorso sarà pieno di ostacoli.

La scelta di Gattuso come CT è vista come una mossa che punta a risvegliare l’orgoglio nazionale e a ricostruire un’identità che dia fiducia al gruppo e ai tifosi. In un calcio italiano attraversato da fasi complesse e richieste sempre più alte, servono uomini che trasmettano credibilità e passione: elementi che Gattuso sembra portare con sé fin dal primo giorno.

Il suo discorso, tra ricordi, promessa di impegno e consapevolezza della responsabilità, segna un punto di partenza. La strada è lunga, le aspettative enormi, ma Gattuso appare determinato a incarnare l’idea di una Nazionale che torni a emozionare, lottare e far sognare.

Bologna, Skorupski nella storia: con i rossoblu raggiunto un record importante!


Bologna, Skorupski nella storia: 260 presenze e un traguardo sempre più vicino

Il Bologna continua a scrivere pagine importanti della sua storia, non solo grazie ai risultati di squadra ma anche attraverso le prestazioni dei suoi protagonisti più longevi. Tra questi c’è senza dubbio Lukasz Skorupski, che ha raggiunto un traguardo simbolico nel match contro il Pisa: 260 presenze ufficiali con la maglia rossoblù.

Arrivato sotto le Due Torri sette anni fa, Skorupski ha vissuto un percorso in continua crescita. Dopo un avvio con qualche incertezza, il portiere polacco si è imposto come uno dei punti fermi del Bologna, diventando stagione dopo stagione una garanzia tra i pali. Anche in questo avvio di stagione 2025/2026, il suo rendimento si è confermato ai massimi livelli, tanto da essere spesso inserito tra i migliori in campo.

Come riportato dal Corriere dello Sport, con le sue 260 presenze, Skorupski ha raggiunto due figure storiche del passato del Bologna: l’ex portiere Zinetti e l’attaccante Cappello. Ma il suo percorso non si ferma qui. Il traguardo è già puntato su altri due grandi nomi del passato rossoblù: Francesco Antonioli, fermo a quota 265 presenze, e Gianluca Pagliuca, che occupa uno dei gradini più alti con 270 partite disputate in maglia felsinea.

Il confronto interno con Orsolini, altro simbolo recente del club, è aperto e stimolante: l’esterno offensivo è a quota 266, arrivato a Bologna solo sei mesi prima del portiere. Entrambi rappresentano al meglio la continuità e l’identità del progetto sportivo portato avanti dalla società.

Raggiungere la top ten assoluta delle presenze nella storia del Bologna non sarà semplice. A occupare il decimo posto c’è Mario Gianni con 363 partite, mentre in cima alla classifica c’è una leggenda senza tempo: Giacomo Bulgarelli, che con 488 presenze detiene un record destinato a restare imbattuto ancora a lungo.

Tuttavia, la costanza, la professionalità e l’affidabilità di Skorupski lo hanno già reso una colonna del Bologna moderno. Il suo nome è ormai inciso nella storia recente del club, e la sua avventura sotto le Due Torri non sembra destinata a concludersi presto.

Caso Osimhen, Capuano duro: «Due pesi e due misure. Ecco cosa bisognerebbe fare»


Caso Osimhen, Capuano accusa: «Due pesi e due misure tra Napoli e Juventus»

Il Caso Osimhen continua a far discutere e solleva nuove polemiche sul funzionamento della giustizia sportiva italiana. A riaccendere il dibattito è il giornalista Giovanni Capuano, che in una sua analisi evidenzia forti contraddizioni nel comportamento della Procura Federale, soprattutto se confrontato con quello adottato nel caso Juventus.

Secondo Capuano, al centro del Caso Osimhen c’è una evidente disparità di trattamento. Il giornalista mette in luce come alcune prove, considerate fondamentali per avviare il procedimento contro la Juventus, siano invece state ritenute irrilevanti nel caso del Napoli e dell’acquisto dell’attaccante nigeriano dal Lille. La questione, spiega Capuano, non riguarda tanto i singoli dettagli dei due casi, quanto piuttosto la coerenza nell’interpretazione degli elementi a disposizione.

«Nel processo sportivo alla Juventus – afferma Capuano – fu data enorme importanza a mail e chat private, in cui emergevano segnali di consapevolezza sulla natura opaca delle operazioni. Quelle stesse dinamiche, nel Caso Osimhen, sono state archiviate senza approfondimenti. La Procura ha deciso che non meritavano ulteriori indagini. Questo è un fatto, tutto il resto sono legittime opinioni».

Il Caso Osimhen, secondo il giornalista, rischia di minare la credibilità dell’intero sistema giudiziario sportivo. La percezione di un’applicazione non uniforme delle regole alimenta sospetti e pone un serio problema di equità. Capuano sottolinea come la mancanza di chiarezza da parte degli organi inquirenti non faccia che peggiorare la situazione, soprattutto in un contesto già segnato da polemiche nelle passate stagioni.

In gioco, ribadisce, non c’è soltanto la posizione del Napoli o della Juventus, ma la fiducia nelle istituzioni sportive. Se nel Caso Osimhen certi elementi sono stati ignorati, allora è legittimo chiedersi con quali criteri si decida di procedere o meno in casi simili.

La denuncia di Capuano si presenta come una richiesta di trasparenza e coerenza, lontana da logiche di tifo. Il giornalista invita la Procura Federale a spiegare pubblicamente le motivazioni dietro le sue scelte. Il Caso Osimhen, dunque, non è solo una vicenda legata a un trasferimento, ma un banco di prova per la credibilità della giustizia sportiva italiana.

Ceferin sicuro: «Ho in mente una bella idea per quanto riguarda il calcio europeo. Ecco quale»


Ceferin protagonista all’assemblea ECA, ora EFC: «Il calcio europeo è come un gladiatore»

A Roma è in corso l’assemblea dell’ECA, l’associazione dei club europei, che proprio in occasione della tre giorni nella Capitale ha cambiato nome in EFC (European Football Club Association). L’evento riunisce i principali rappresentanti del calcio continentale, tra cui una figura centrale: Aleksander Ceferin, presidente della UEFA.

Ceferin ha preso la parola in uno degli appuntamenti più attesi, offrendo una riflessione profonda sul presente e il futuro del calcio europeo. Il suo intervento ha sottolineato l’importanza dell’unità e della resilienza, temi che lo stesso Ceferin ha più volte affrontato nel corso del suo mandato alla guida dell’UEFA.

«Abbiamo superato crisi senza precedenti – ha dichiarato Ceferin – affrontando guerre, pandemie e cambiamenti economici radicali. Ma come i gladiatori, il calcio europeo ha dimostrato coraggio e spirito di adattamento». Ceferin ha sottolineato come le riforme delle competizioni per club siano nate proprio da questo spirito di audacia: «Abbiamo avuto il coraggio di cambiare, e questo ha generato valore dentro e fuori dal campo».

Il presidente UEFA ha poi voluto ribadire un punto fermo della sua visione: nessuna élite ristretta potrà mai guidare il futuro del calcio europeo. «L’Europa stabilisce gli standard del calcio mondiale – ha affermato Ceferin – e noi non organizzeremo mai una competizione per soli 12 club. Non è questa la nostra idea di calcio». Un chiaro riferimento ai tentativi falliti della Superlega, che Ceferin ha sempre osteggiato con fermezza.

Nel suo discorso, Ceferin ha evidenziato l’importanza di un calcio inclusivo, capace di essere un punto di riferimento nei momenti più difficili: «Il calcio è un luogo dove tutti possono sentirsi a casa. In tempi di crisi politiche e sociali, abbiamo bisogno di qualcosa che unisca. Il calcio ha questo potere, e dobbiamo custodirlo con responsabilità».

Con parole forti e simboliche, Ceferin ha confermato ancora una volta il suo ruolo di garante della stabilità e dell’equilibrio nel calcio europeo. In un contesto internazionale complesso, la sua leadership si conferma centrale nel promuovere un calcio che sappia resistere alle sfide e restare fedele ai suoi valori.

Dybala Roma, il futuro resta un rebus: i giallorossi prendono tempo sul rinnovo

Dybala Roma, congelato il rinnovo dell’argentino: nessuna trattativa in corso, decisione rimandata. Le ultimissime

Il destino di Paulo Dybala resta avvolto nell’incertezza. Nonostante un contratto valido fino al 30 giugno 2026, il rinnovo con la Roma non è al momento una priorità. Come riportato da Sky Sport, la dirigenza giallorossa ha deciso di congelare la questione: nessuna trattativa in corso, nessun incontro programmato con l’entourage dell’argentino.

Lo stallo non riguarda il valore tecnico della Joya, riconosciuto da tutti, ma la sua fragilità fisica. Dal suo arrivo nell’estate 2022, Dybala si è imposto come leader tecnico e carismatico, ma i continui infortuni hanno minato la sua continuità. La società vuole garanzie sulla tenuta atletica prima di impegnarsi in un rinnovo oneroso. La sua storia clinica parla chiaro: dall’operazione al tendine semitendinoso che lo ha fermato lo scorso anno, fino al recente problema muscolare che lo ha tenuto fuori per tre settimane.

La strategia della Roma è netta: “deciderà il campo”. Prima di aprire qualsiasi tavolo di trattativa, il club vuole risposte concrete in termini di presenze e rendimento lungo una stagione fitta di impegni. L’obiettivo è evitare un ingaggio pesante a bilancio per un calciatore che non offre garanzie di continuità.

Dal canto suo, Dybala ha ribadito più volte la volontà di restare nella Capitale e sarebbe disposto a rivedere i termini economici, anche spalmando l’ingaggio. Ma la palla, ora, è tutta nelle mani della Roma, che osserva e valuta. Le ultime sul rinnovo di Paulo Dybala con la Roma.

Milan, le parole di Bartesaghi: «Punto di riferimento? Era Theo, ora non c’è più e magari guardo un po’ più verso di lui»

Milan, le dichiarazioni di Bartesaghi: «Punto di riferimento? Era Theo, ora non c’è più e magari guardo un po’ più verso di lui». Le parole

Davide Bartesaghi, esterno del Milan e della Nazionale Under 21, ha rilasciato un’intervista a Sport Mediaset. Ecco le sue parole:

PAROLE – «La sto vivendo bene, sereno e con la testa libera, che sono due cose fondamentali. Devo continuare a lavorare, posso crescere e migliorare ogni giorno. Le parole di stima di Allegri e Baldini? Mi fa piacere sentire le loro parole, li ringrazio. Sul campo cerco sempre di dare il massimo. Poi a volte vengono fuori prestazioni migliori, a volte peggiori. Ma cerco sempre di dare il meglio. Le prossime sfide dell’Italia? Una chance importantissima, ma tutte le gare sono fondamentali. Serve sempre giocare al massimo, aiutandosi. Siamo un bel gruppo e riusciremo a vincere. La maglia azzurra cosa significa? Fa piacere, è la maglia che ci rappresenta.

Spero di indossarla il più possibile, darò il massimo per questa maglia come tutti i miei compagni. Il gruppo è affiatato? Ci siamo trovati bene fin da subito, siamo un bel gruppo, ridiamo e scherziamo ma quando entriamo in campo sappiamo cosa dovremo fare. La gara con la Svezia? Cercheremo di studiarla in questi giorni, sarà una partita fisica e intensa dal punto di vista dell’intelligenza. Dobbiamo entrare in campo sereni e consapevoli di essere forti. Punto di riferimento? Era Theo, ora non c’è più e magari guardo un po’ più Spinazzola. C’è tanto da imparare, anche se io voglio avere uno status mio».

Fiorentina, il calciomercato non sta funzionando, pure quello dell’anno scorso. Il caso Pongracic

Fiorentina, dalle ultime operazioni a quelle della scorsa stagione: il caso Pongracic riaccende i dubbi sulla strategia viola

Settimane drastiche per la Fiorentina, non solo per i risultati ma anche per le prestazioni individuali. Molto si è parlato dell’apporto quasi inesistente dei nuovi acquisti e dei calciatori riscattati, da Sohm a Gudmundsson, passando per Fagioli e Dzeko, tutti ben al di sotto delle aspettative. Ma la situazione non è migliore per alcuni giocatori arrivati la scorsa estate, e a tal proposito è doveroso spendere due parole sull’inizio di stagione di Marin Pongračić.
Pongračić titolare per forza. Un inizio sicuramente più presente, in termini di minuti giocati, rispetto allo scorso campionato, quando il croato – dopo l’espulsione di Parma – era praticamente scomparso per mesi.

Con Pioli, invece, Pongračić è un titolare inamovibile, ma forse più per mancanza di alternative credibili (la bocciatura di Comuzzo, la mediocrità di Viti) che per effettivo merito delle sue prestazioni. L’ex Lecce, infatti, al pari dei suoi compagni di reparto, non è mai apparso in grado di fare la differenza, né di garantire quella solidità e leadership che ci si aspetterebbe da un centrale di Serie A. Belle, certo, quelle uscite palla al piede in cui ogni tanto si avventura con coraggio, ma la verità è che l’errore, spesso grave, è sempre dietro l’angolo. E la prestazione contro il Como, nella quale si è fatto saltare troppo facilmente nell’azione decisiva che è valsa la sconfitta per i viola, ha rappresentato un buco nero, dentro il quale ci sono gli errori della scorsa stagione.


Gialli e disattenzioni. Il passaggio centrale errato che ha rischiato di costare alla Fiorentina il gol del pareggio contro il Sigma Olomuc (fortunatamente c’era De Gea) è stato forse l’apice di una partenza caratterizzata da disattenzioni, errori in marcatura e, soprattutto, un preoccupante “abbonamento” al cartellino giallo. L’ammonizione è ormai una costante per Pongračić, che tenta spesso di giocare d’anticipo, ma, il più delle volte, finisce per arrivare tardi e franare con irruenza sull’avversario di turno, concedendo falli pericolosi e sanzioni evitabili.
Tutto ciò, evidentemente, somiglia ben poco all’idea di “sostituto di Milenković” che si era fatta anche la dirigenza della Fiorentina. Al momento, Pongračić non sta offrendo le garanzie necessarie per un reparto che necessita stabilità e affidabilità.

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Italia, le parole di Nicolussi Caviglia: «Mi sono sempre ispirato a Cruijff. E poi Pirlo…»

Italia, le dichiarazioni dal ritiro azzurro di Nicolussi Caviglia: «Mi sono sempre ispirato a Cruijff. E poi Pirlo…»

Il centrocampista della Fiorentina, Nicolussi Caviglia, ha parlato in conferenza stampa dal ritiro di Coverciano. Ecco le sue dichiarazioni:

NAZIONALE – «Siamo fortunati a fare della nostra passione il nostro lavoro. È un grande motivo d’orgoglio anche arrivare da una regione piccola come la Valle d’Aosta ed essere ora in Nazionale»

KEAN – «Lo conosco da una vita e so che giocatore è, poi ogni periodo è differente, ma l’importante è dare sempre il massimo. Con lui ho un rapporto unico e quest’anno riuscirà a confermare le prestazioni dello scorso»

FIORENTINA – «La situazione non è facile, ma io ora sono qua e voglio differenziare le cose. Sono orgoglioso della chiamata in Nazionale e voglio onorarla al meglio»

IDOLI – «Mi sono sempre ispirato a Cruijff per la sua visione, non solo a livello calcistico. E poi Pirlo, ho imparato molto da lui».

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Etienne Eto’o, esordio nella B spagnola: «Voglio fare la mia carriera e non essere influenzato da mio padre Samuel, ma…»

Etienne Eto’o, esordio nella B spagnola: «Voglio fare la mia carriera e non essere influenzato da mio padre Samuel, ma inconsciamente ho preso qualcosa da lui…»

Etienne Eto’o, figlio della leggenda camerunese Samuel Eto’o, ha fatto il suo debutto con la maglia del Mirandés nella seconda serie spagnola, lasciando intravedere lampi di talento. Entrato in campo per gli ultimi 25 minuti contro il Valladolid, ha subito inciso: un gol annullato per fuorigioco, una parata impegnativa di Guilherme e un assist per Carlos Fernández. Tre tocchi che hanno acceso l’entusiasmo e l’attenzione sul giovane attaccante, intervistato oggi da AS.


FELICITA‘ – «Sono molto felice di poter finalmente condividere il campo con i miei compagni, di potermi sentire un calciatore, di calpestare il terreno verde e aiutare la squadra. L’allenatore mi ha detto di essere me stesso, di provare a tenere palla con il mio fisico e di attaccare lo spazio. Questo è quello che ho cercato di fare»
IL MIRANDES – «C’erano possibilità di venire qui in passato, ma non si sono concretizzate. Quest’anno, nel momento in cui ho saputo dell’opzione di poter venire, non ci ho pensato due volte».
LA COMPETIZIONE – «La competizione è buona. Ci fa migliorare tutti e chi ha paura della concorrenza non dovrebbe dedicarsi a giocare a calcio. In questo sport, come in molti lavori, c’è competizione e quello che posso fare è controllare ciò che dipende da me. Lavorare e lavorare».
IL PESO DELLA FIGURA DI SAMUEL – «Nel mio caso la prendo con molta tranquillità. Alla fine mio padre è chi è. Per me è una persona in più, come chi ha un padre muratore che ammira, che porta avanti la sua famiglia. Io ammiro mio padre per quello che è. Non lo sento come qualcosa di diverso da qualsiasi altro padre».
SIMILITUDINI CON LUI – «Io ho le mie caratteristiche, ma è vero che mio padre l’ho sempre visto fin da piccolo in televisione e nei video. In modo inconscio si finisce sempre per copiare quello che si vede. Ci sono delle piccole cose dove si possono vedere delle somiglianze, ma io voglio fare la mia carriera. Voglio essere Etienne e spero di poter avere una grande carriera».

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Italia, parla Cambiaghi: «Essere qui è un motivo di orgoglio. Mondiale 2006? Io c’ero! Porterò come sempre quel momento»

Italia, le dichiarazioni di Cambiaghi: «Essere qui è un motivo di orgoglio. Mondiale 2006? Io c’ero! Porterò come sempre quel momento». Le parole

L’esterno offensivo del Bologna, Nicolò Cambiaghi, ha parlato in conferenza stampa dal ritiro di Coverciano. Ecco cosa ha detto:

CONVOCAZIONE – «Ci vuole un insieme di tante cose per arrivare qui, tra cui anche un pizzico di fortuna. Essere qui è un motivo di orgoglio, un sogno ma anche un punto di partenza, e io voglio godermela al massimo»

MONDIALE 2006 – «Riuscimmo a trovare i biglietti, anche se i ricordi che mi restano sono un po’ vaghi. Porterò come sempre quel momento e quella foto con mio padre alla finale»

INFORTUNIO – «La stagione scorsa è stata condizionata da quello, ma dopo mi sono concentrato sul recupero e ho sentito la squadra al mio fianco. Italiano? Gli devo tanto, mi ha voluto e poi aspettato. Il suo gioco si concentra molto sugli esterni e ha idee belle e innovative».

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Inghilterra, parla Gordon, stella del Newcastle: «Per essere convocati al Mondiale bisogna essere paranoici. Io ci credo, ma…»

Inghilterra, la convinzione di Gordon: «Per essere convocati al Mondiale bisogna essere paranoici. E conosco le qualità di Rashford…»

Anthony Gordon, la stella del Newcastle, ha trovato un metodo unico per spronare i suoi compagni di squadra a dare il massimo in vista del Mondiale. Il talentuoso esterno vuole che i giocatori dell’Inghilterra debbano essere “paranoici” riguardo a una possibile esclusione dalla lista finale per il torneo, convinto che questa mentalità possa aiutarli a raggiungere prestazioni ancora migliori.
Gordon, che a soli 24 anni si è affermato come uno dei nomi più interessanti del calcio inglese, ha dichiarato di aver mostrato finora solo il “50 per cento” delle sue qualità con la maglia della nazionale. Nonostante ciò, la sua presenza ai Mondiali della prossima estate sembra quasi una certezza, soprattutto dopo la brillante prestazione nel 5-0 contro la Serbia, considerata la migliore della gestione di Thomas Tuchel.


La sfida con Rashford per un posto da titolare. La sua principale battaglia sembra essere con Marcus Rashford per un posto da titolare sulla fascia sinistra. Ma con Phil Foden, Jude Bellingham e Jack Grealish esclusi dalla squadra per l’amichevole contro il Galles a Wembley e per la qualificazione ai Mondiali in Lettonia, Gordon non ha alcuna intenzione di dare nulla per scontato.
Se la maggior parte dei tifosi e degli esperti lo vede già nella rosa di Tuchel per il torneo estivo, il vero duello sembra essere tra l’ex Everton e Rashford. Quest’ultimo, 27 anni, sembra rinato dopo il suo trasferimento in prestito al Barcellona dal Manchester United in questa stagione. Rashford ha dato un chiaro promemoria della sua qualità con una doppietta brillante contro il Newcastle di Gordon nella sfida di Champions League a St James’ Park il mese scorso. Il suo primo gol è stato un’impressionante colpo di testa, ma il secondo ha lasciato tutti a bocca aperta: una potente conclusione dalla distanza.


L’ammirazione di Gordon per il rivale. Gordon, che ha segnato un gol nel finale della sconfitta casalinga per 2-1, ha commentato con un sorriso l’exploit di Rashford: «La sua mentalità è incredibile. La gente lo ha criticato e ha passato così tanto negli ultimi due anni. Tornare a questi livelli… la gente non capirà mai quanto sia difficile farlo. Merita un sacco di credito. È un bravo ragazzo. È tranquillo, gentile e si limita a fare il suo lavoro. La percezione che si ha di lui all’esterno è piuttosto folle»
Alla domanda se si senta già designato per i Mondiali, Gordon ha risposto: “No. Nel momento in cui inizi a pensarla così, probabilmente hai un problema. A questo livello, vedi la squadra cambiare continuamente, giocatori che vanno e vengono. Devi quasi essere un po’ paranoico sul fatto che non entrerai, perché questo ti spinge ancora di più. Non penso mai di essere sicuro, ma ovviamente è un obiettivo enorme per me e uno per cui sto spingendo». Un approccio che, nella sua “paranoia”, potrebbe essere la chiave per il successo.

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Palestina, la nazionale si trasferisce in Cile per sognare la Coppa Araba 2025. Il calcio come atto di resistenza

Palestina, la nazionale va in Cile per la Coppa Araba 2025. Il calcio come atto di resistenza contro la devastazione

Dopo la delusione per il mancato accesso al Mondiale 2026, la Federazione Calcistica Palestinese ha compiuto un passo storico, trasferendo il proprio quartier generale in Cile. L’obiettivo è chiaro: sfuggire alla distruzione sistematica dello sport nei territori occupati e lavorare per il futuro, usando il calcio come strumento di resilienza e per mostrare al mondo l’esistenza della propria bandiera.


Il genocidio in atto a Gaza negli ultimi anni ha trasformato la Striscia in un inferno per migliaia di persone. In questo contesto di devastazione, lo sport rappresenta uno dei pochi canali per scuotere la comunità internazionale e per offrire un barlume di speranza e normalità alla popolazione. Per questo, la scelta del Cile non è casuale: qui risiede la più grande comunità di origine palestinese fuori dal mondo arabo, con oltre 500.000 persone pronte a supportare la causa.


Resistenza. «Cercano di eliminare lo sport palestinese, ma noi cerchiamo di aumentare la nostra resilienza attraverso le squadre nazionali e di partecipare a tutte le competizioni per due motivi: primo, per garantire la presenza del nome e della bandiera della Palestina, e secondo, per continuare a migliorare», ha affermato il CT della Palestina, Ihab Abu Jazar. Sarà lui a guidare la rappresentativa nero-bianco-verde in due amichevoli in Algeria a ottobre, con l’obiettivo di preparare la squadra per il prossimo grande torneo: la Coppa Araba, prevista a dicembre 2025 in Qatar.


Abu Jazar ha raccontato a La Gazzetta dello Sport come la squadra riesca, per pochi istanti, a «distrarre dall’orrore» la popolazione. La sua testimonianza è straziante: «La cosa che temiamo di più è il telefono. Una volta rientrati negli spogliatoi facciamo fatica a controllare le notifiche. Quell’avviso, ormai quotidianità per milioni di persone, è diventato una fonte d’ansia: potrebbe dirci che è morto un amico o un familiare». Il suo vice è stato ucciso dall’esercito israeliano mentre consegnava aiuti, e tra le migliaia di morti a Gaza c’è anche Suleman Obeid, il “Pelè palestinese”, scomparso mentre cercava cibo per la sua famiglia.
Un calcio sospeso. Le infrastrutture sportive palestinesi sono quasi inesistenti: «Più di 280 infrastrutture sportive sono state danneggiate o rase al suolo. Alcuni impianti sono stati usati come centri di detenzione per interrogare i prigionieri. Il campionato è sospeso da tre anni e non ci sono competizioni giovanili», ha dichiarato il CT.


Il trasferimento in Cile permetterà al movimento calcistico palestinese di lavorare per scovare nuovi talenti di origine araba sparsi per il mondo. «Sono sicuro che abbiamo giocatori molto bravi e speciali in tutto il mondo», ha detto Abu Jazar a EFE. «Vogliamo creare un database palestinesi in Cile, Libano ed Europa. Ovunque ci siano giocatori, vogliamo raggiungerli». L’idea è anche quella di creare un centro di allenamento in territorio cileno, magari con il supporto del Palestino, il club di massima serie cileno con forti legami con lo stato arabo.
Le amichevoli contro l’Algeria serviranno a simulare lo stile di gioco della Libia, avversaria a novembre 2025 per accedere alla Coppa Araba. Nonostante le avversità, la Palestina ha dimostrato di saper scendere in campo isolandosi dalla situazione in patria. Qualificarsi alla Coppa Araba sarebbe un messaggio potente, soprattutto per un team che conta giocatori sotto contratto con squadre di Gaza, ma fermi da un biennio. Il calcio palestinese continua la sua battaglia, non solo sul campo. Molti sportivi si sono schierati con la Palestina, tra questi anche il tecnico del Manchester City Pep Guardiola.

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