Pagina 665 – Calcio News 24

Fabianski torna al West Ham: ufficiale il ritorno per il veterano polacco, la nota del club

Fabianski torna al West Ham: ufficiale il rinnovo per il veterano polacco, la nota del club inglese che milita in Premier

Il West Ham United ha ufficializzato il ritorno di Lukasz Fabianski, portiere polacco di grande esperienza, che a 40 anni vestirà nuovamente la maglia degli Hammers per un’altra stagione. L’ex estremo difensore della nazionale polacca, svincolatosi lo scorso 30 giugno al termine del precedente contratto, ha firmato un accordo valido fino alla fine della stagione 2025/26.

COMUNICATO – «Il West Ham United è lieto di confermare che Łukasz Fabiański è rientrato nel Club con un contratto fino alla fine della stagione 2025/26. Il popolare ex nazionale polacco torna al London Stadium, dove ha trascorso sette stagioni, giocando 216 partite, vincendo il premio Hammer of the Year nel 2019 e sollevando il trofeo della UEFA Europa Conference League nel 2023. Professionista eccezionale, Fabiański ha accolto con entusiasmo l’opportunità di indossare nuovamente i guanti e non vede l’ora di riunirsi ai suoi compagni di squadra, vecchi e nuovi, al Rush Green».

PAROLE FABIANSKI – «Sono davvero, davvero, davvero felice di essere tornato perché questo Club significa ovviamente molto per me e per le persone che lo frequentano. Rivederli è stato bello e meraviglioso. Sono sempre stato, e sicuramente sarò, un giocatore che mette sempre la squadra al di sopra dei suoi obiettivi personali. Penso che forse la gente mi veda come una persona piacevole con cui stare, una persona da avere in squadra per quello che porto, e quindi non si tratta solo di me ma della squadra. Sono qui per supportare, per mantenere alti gli standard. Ho anche una vasta esperienza, quindi penso che possa essere utile. Di sicuro, continuerò a lavorare come ho sempre fatto, che spero sia sempre a un buon livello, ma, allo stesso tempo, capisco che il mio ruolo è completamente diverso».

INTERVISTA POTTER – «Siamo davvero contenti di riavere Łukasz nel gruppo”, ha confermato Potter. “Indipendentemente dal fatto che fosse qui in precedenza, il fattore principale è che è ancora un portiere di alto livello e un professionista di alto livello, nonché la scelta perfetta per il ruolo che dovevamo ricoprire. È un acquisto che ha perfettamente senso per tutti. Łukasz conosce molto bene il Club, è molto rispettato e popolare tra tutti qui. La sua personalità e il suo carattere saranno un ottimo esempio, soprattutto per i nostri giovani giocatori, ed è una persona che ha davvero a cuore il West Ham United e vuole aiutarci in ogni modo possibile. Siamo molto felici di averlo di nuovo con noi».

Calciomercato Bologna, respinta l’offerta di una grande rivale per il talento rossoblu


Calciomercato Bologna: respinta l’offerta dell’Al‑Hilal per Castro. La situazione attuale

Nel panorama del calciomercato Bologna, è arrivata un’ulteriore conferma delle ambizioni del club rossoblù: Santiago Castro rimane blindato. Come riferito dal giornalista Gianluigi Longari, il Bologna ha rispedito al mittente un’offerta dell’Al‑Hilal, nonostante la finestra di mercato araba fosse ancora aperta. Un “no” deciso che testimonia la volontà ferma del club di trattenere i propri gioielli anche a operazioni concluse.

La risposta netta del Bologna

Il club saudita aveva manifestato un interesse concreto per l’attaccante argentino, classe 2004. Ma la risposta dei felsinei è stata chiara: Castro non è in vendita. Considerato una pedina fondamentale per il presente e, soprattutto, per il futuro del progetto tecnico guidato da Vincenzo Italiano, l’attaccante resterà a Bologna e verrà inserito in un piano di crescita attorno al quale costruire l’attacco rossoblù.

Castro e il progetto tecnico di Italiano

Arrivato lo scorso gennaio, Castro ha subito mostrato le sue qualità, guadagnandosi un ruolo di primo piano nel gruppo. Le sue prestazioni hanno convinto la dirigenza a bloccarne la cessione, complice anche un interesse concreto da parte dell’Inter. Il giovane argentino è così riconosciuto come elemento chiave del progetto targato Vincenzo Italiano, che punta su di lui come terminale offensivo capace di colpire con continuità.

Un segnale forte dopo un’estate di mercato

Questa decisione segue una politica chiara adottata durante l’estate: il Bologna non è più semplicemente un club venditore, ma una realtà solida che esercita fiducia nei propri talenti e investe su di loro. La scelta di respingere offerte tali da mettere a rischio la stabilità del reparto offensivo ribadisce la determinazione della società a puntare in alto.

I tifosi possono stare tranquilli

Per i supporter rossoblù, questa conferma rappresenta un’ottima notizia. Il futuro di Santi Castro è ancora a Bologna e il club dimostra di credere pienamente nel suo talento. Nonostante l’esposizione mediatica e gli interessamenti dall’estero, il Bologna conferma di voler valorizzare e trattenere le proprie risorse migliori.

Vardy: «Cremona mi ha accolto come un Dio! Voglio fare sognare questa città!»


Jamie Vardy: «Cremona mi ha accolto come CR7. Ora sogno di far sognare»

Jamie Vardy, nuovo attaccante della Cremonese, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Sky Sport, parlando per la prima volta del suo clamoroso approdo in Italia. Un trasferimento che ha fatto molto discutere e che ha sorpreso tifosi e appassionati, considerando il suo passato da protagonista con il Leicester City.

«È davvero affascinante questo accostamento con Stradivari», ha esordito l’attaccante inglese. «Ho visto tutto ciò che è stato creato sui social: i violini, le immagini, le metafore musicali… davvero molto bello. Non mi aspettavo tanto entusiasmo, ma l’ho sentito fin dal primo momento».

Quando gli viene chiesto se la Serie A fosse un sogno o semplicemente un’occasione, Vardy risponde con grande sincerità: «È stata un’opportunità arrivata all’improvviso. Ho avuto una lunga chiacchierata via Zoom con il mister, Davide Nicola. Mi ha colpito la sua passione e quella che si respira nel club. Far parte di un progetto così mi entusiasma molto».

Impossibile non tornare alla leggendaria impresa del Leicester campione d’Inghilterra: «Quella storia dimostra che nel calcio i miracoli esistono. Il nostro sport ha bisogno di favole, di ispirazioni. Il successo di allora resta una lezione: niente è impossibile. Oggi sono felice di essere qui, Cremona è una città accogliente e affascinante».

Inevitabile anche una domanda su Claudio Ranieri, il tecnico che lo guidò nell’impresa inglese e che oggi è tornato sulla scena italiana: «Non sono in contatto con lui attualmente, ma non vedo l’ora di incontrarlo quando affronteremo la sua squadra. Sarà bello scambiare due parole con lui, magari a fine partita».

A 38 anni, Vardy non ha alcuna intenzione di considerarsi al tramonto: «Fisicamente sto bene. Ho cercato di tenermi in forma il più possibile. Da dieci giorni mi alleno con i miei nuovi compagni e poi sarà il mister a decidere se schierarmi contro il Verona».

Infine, Vardy scherza sul paragone con Cristiano Ronaldo: «Essere accolto così è stato speciale. In città, al ristorante, ovunque ho sentito l’entusiasmo dei tifosi. Ora tocca a me dimostrare in campo. Non vedo l’ora di iniziare. Forza Cremo!».

Lookman ci sarà per Atalanta Lecce? Spunta fuori una nuova importante novità


Lookman in forte dubbio: l’Atalanta vigila e prepara la sfida col Lecce

Ultime novità da Zingonia, dove l’Atalanta intensifica la preparazione in vista del prossimo match interno contro il Lecce. Il centro di allenamento orobico è teatro di valutazioni continue, in particolare sul fronte della forma fisica e della disponibilità dei giocatori chiave.

Gianluca Scamacca resta una presenza incerta in attacco: il suo recupero sarà monitorato giorno per giorno, dopo i problemi fisici che lo hanno escluso dai due recenti impegni con la Nazionale. Al lavoro individuale in campo c’è invece Kolasinac, che prosegue nel suo percorso di recupero. A questi si aggiungono Bakker ed Éderson, che invece restano ancora a cura del reparto fisioterapico, usufruendo solamente di sedute terapeutiche.

Nel frattempo, i rossoblù hanno già programmato la seduta pomeridiana anche per domani, a suggello di una preparazione intensa e quotidiana.

Ma al centro dell’attenzione resta Lookman. L’attaccante è in fase di valutazione per un possibile reinserimento nella rosa in vista della giornata di campionato contro il Lecce. Il suo graduale ritorno alla casacca nerazzurra non è affatto scontato: molto dipenderà da come si reintegrerà nel gruppo sotto il profilo fisico, tecnico e tattico.

Il fattore inaspettato è il lungo periodo trascorso lontano dal gruppo. Lookman, infatti, non è mai stato allenato da mister Juric e non si allena con la squadra da diversi mesi. I malintesi estivi tra giocatore e club si possono ormai considerare superati dopo il 1° settembre, data nella quale l’argomento è stato archiviato a livello burocratico e relazionale.

Adesso la parola passa al campo: sarà fondamentale capire se Lookman riuscirà a dimostrare di aver ritrovato la condizione giusta per essere utile alla squadra. A dirigere l’allenamento, Juric avrà modo di valutare l’inglese in più incontri, osservando da vicino i suoi movimenti, la reattività fisica e l’adattamento alle nuove idee tattiche dell’Atalanta.

L’eventuale reintegro di Lookman rappresenterebbe una carta in più nella corsa verso un campionato ambizioso. Il club sembra dar credito alla sua esperienza e alla qualità di giocate potenziale, mentre si attende che il nome del calciatore compaia nella lista ufficiale dei convocati.

Sono giornate decisive, dunque, per il futuro immediato dell’Atalanta. E il ruolo di Lookman nella fase finale del ritiro potrebbe rivelarsi cruciale: la sua condizione fisica e mentale, ora più che mai, sono al centro dell’attenzione del tecnico e dei tifosi.

Skriniar ricorda: «Inter? Non rinnovai per quelle motivazioni e sul mio addio…»

Skriniar: dall’Inter al Fenerbahce, il difensore slovacco parla del passato e del futuro

Milan Skriniar, difensore centrale del Fenerbahce e della Nazionale slovacca, ha rilasciato una lunga intervista a Sky Sport nella quale ha toccato vari temi, tra cui il recente esonero di José Mourinho dal club turco, il suo addio all’Inter e i ricordi legati agli anni trascorsi a Milano.

Parlando di Mourinho, Skriniar ha espresso grande rispetto per il tecnico portoghese, sottolineando il loro buon rapporto: «È un grande mister. Abbiamo un rapporto sempre positivo. L’eliminazione dalla Champions League è stata una grande delusione, sia per noi giocatori che per lui. Ma questo è il calcio, il club ha preso una decisione e dobbiamo andare avanti con professionalità. Abbiamo una grande squadra con giocatori di alto livello e dobbiamo fare bene per il Fenerbahce».

Il difensore slovacco ha poi spiegato i motivi che lo hanno portato a lasciare l’Inter da svincolato nel 2023: «Se avessi ricevuto l’ingaggio giusto, sarei rimasto. Non volevo andarmene a zero. Il PSG aveva fatto un’offerta già l’anno prima, ma l’Inter mi disse che non mi avrebbe venduto se non fosse arrivata un’offerta per un altro giocatore con caratteristiche diverse dalle mie. Alla fine non è stato acquistato nessuno e la società mi disse che non mi avrebbe più ceduto. Io decisi di non rinnovare perché volevo andare a Parigi, non per la città, ma per l’ambizione del club di vincere la Champions League. Era quella la mia ambizione».

Skriniar ha raccontato con affetto anche il suo legame con Milano: «Ho bellissimi ricordi dell’Inter e mi sento spesso con i ragazzi lì. A Milano ho lasciato tanti amici e ho un buon rapporto con il club. Ma ora penso al futuro e preferisco guardare avanti. Finalmente sto bene fisicamente, ho lasciato alle spalle gli infortuni alla schiena e alla caviglia. Solo gli infortuni mi hanno rallentato nel corso della carriera».

L’intervista di Skriniar evidenzia non solo la sua professionalità e ambizione, ma anche il forte legame con l’Inter e la città di Milano, elementi che restano vivi nonostante la nuova esperienza in Turchia. Il difensore punta ora a dimostrare il suo valore nel Fenerbahce e a scrivere nuovi capitoli della sua carriera, libero dai problemi fisici che lo avevano frenato in passato.

Infortuni Cagliari, problemi per Luvumbo. Cosa è successo all’attaccante rossoblu?

Infortuni Cagliari: la squadra si prepara al Parma tra defaticanti e recuperi difficili

Il Cagliari continua la preparazione in vista della prossima partita contro il Parma, in programma sabato 13 settembre alle ore 15 all’Unipol Domus. La squadra si è allenata oggi al CRAI Sport Center di Assemini, come riportato dal sito ufficiale rossoblù, con una seduta che ha previsto un lavoro iniziale di attivazione atletica, seguito da giochi di posizione e una partita a metà campo per mettere in pratica quanto allenato.

Sul fronte degli infortuni, la situazione del Cagliari desta qualche preoccupazione. Gabriele Zappa sta proseguendo con un programma personalizzato per smaltire una contusione alla coscia sinistra che lo tiene ancora ai margini del gruppo. La sua condizione sarà monitorata con attenzione nei prossimi giorni, nella speranza di recuperare in vista delle gare future.

Rientrati invece dagli impegni con le rispettive nazionali Riyad Idrissi e Marco Palestra, i due giocatori hanno svolto un lavoro defaticante per recuperare dalle fatiche accumulate. Anche Zito Luvumbo è tornato a disposizione dopo l’infortunio subito con la nazionale angolana, ma purtroppo la situazione del giovane attaccante rimane delicata. Gli accertamenti strumentali a cui si è sottoposto hanno infatti evidenziato una lesione distrattiva di basso grado agli adduttori della coscia destra. Questo infortunio potrebbe tenerlo fuori dai giochi per un periodo da definire, con la speranza che il recupero proceda senza complicazioni.

La gestione degli infortuni è quindi un tema centrale nella preparazione del Cagliari, che dovrà fare i conti con alcune assenze e limitazioni nella rosa. Lo staff medico e tecnico sta lavorando per garantire il miglior recupero possibile ai giocatori infortunati, cercando di mantenere competitiva la squadra in vista delle prossime partite.

Domani, giovedì 11 settembre, è in programma una nuova sessione di allenamento mattutina, durante la quale si avranno probabilmente aggiornamenti sulle condizioni fisiche dei giocatori infortunati. La speranza per il Cagliari è di poter recuperare presto alcuni elementi chiave per affrontare al meglio il campionato.

In conclusione, gli infortuni Cagliari rappresentano al momento una sfida importante, ma la squadra si impegna quotidianamente per superare queste difficoltà e mantenere alta la concentrazione in vista delle sfide imminenti.

Ristrutturazione San Siro, quale sarà il suo futuro? Continuano i dibattiti sull’impianti


Ristrutturazione San Siro: il futuro dello stadio al centro del dibattito milanese

Nel cuore di Milano, torna al centro dell’attenzione pubblica il dibattito sulla ristrutturazione di San Siro, una questione che intreccia politica, sport e identità cittadina. Con l’arrivo dell’autunno, il progetto per il futuro dello stadio si riaccende, portando con sé polemiche, tensioni e interrogativi ancora irrisolti. Milan e Inter, i due club storici che da decenni condividono l’impianto, sono pronti a farsi carico dell’acquisto, ma il percorso verso una soluzione definitiva resta complicato.

Il prezzo fissato dall’Agenzia delle Entrate per la vendita dello stadio è di circa 197 milioni di euro, ma l’elemento centrale del dibattito non è tanto il valore in sé, quanto il ruolo del Comune di Milano nella compartecipazione economica al progetto. Palazzo Marino, infatti, prevede un contributo pubblico di circa 36 milioni di euro, suddivisi tra bonifiche ambientali (9 milioni), spostamento del tunnel Patroclo (12 milioni) e demolizione con rifunzionalizzazione dell’impianto (14 milioni).

Questi costi legati alla ristrutturazione di San Siro stanno però suscitando divisioni nella maggioranza di governo cittadina. Alcuni esponenti del Partito Democratico hanno chiesto un ridimensionamento della quota comunale, mentre i Verdi si oppongono apertamente a qualsiasi tipo di operazione che coinvolga la vendita o l’abbattimento dello stadio.

Ad alimentare ulteriori incertezze c’è il contesto politico: la discussione sulla delibera, inizialmente prevista per l’estate, è stata rimandata a causa dell’inchiesta giudiziaria sull’urbanistica che ha coinvolto anche il sindaco Giuseppe Sala. La nuova data chiave è ora fissata per il 10 novembre, momento in cui scatterà il vincolo architettonico sul secondo anello dello stadio, complicando ulteriormente ogni ipotesi di trasformazione o demolizione.

Intanto, anche sul fronte sportivo le cose si muovono. Il Milan è in piena riorganizzazione societaria, con l’arrivo di Igli Tare come direttore sportivo e Massimiliano Allegri in panchina. Scelte strategiche che potrebbero incidere direttamente sulle decisioni future riguardo alla ristrutturazione di San Siro o alla costruzione di un nuovo impianto.

In questo scenario complesso, il destino dello stadio Meazza resta appeso a un filo. La ristrutturazione di San Siro rappresenta molto più di una semplice questione urbanistica: è una sfida culturale, economica e sportiva per tutta la città. Il prossimo passo sarà decisivo.

Baccaglini si è spento a 41 anni: morto l’ex presidente del Palermo


Addio a Paul Baccaglini: si è spento a 41 anni l’ex presidente del Palermo ed ex inviato de “Le Iene”

Una notizia tragica scuote profondamente il mondo dello spettacolo e del calcio italiano. Paul Baccaglini, ex volto televisivo e per un breve periodo anche presidente del Palermo Calcio, è stato trovato morto nella sua abitazione di Segrate. Aveva soltanto 41 anni. Secondo le prime ricostruzioni, l’ipotesi prevalente è quella di un gesto volontario, ma le autorità stanno ancora conducendo le indagini per chiarire le circostanze della morte.

Un percorso tra spettacolo, finanza e sport

Nato a Chicago e cresciuto tra Pittsburgh e l’Italia, Baccaglini aveva una personalità eclettica e un percorso di vita decisamente fuori dal comune. Il grande pubblico lo aveva conosciuto grazie al programma televisivo Le Iene, dove si era distinto per uno stile ironico e tagliente che lo aveva reso un volto amato della trasmissione. Prima di approdare in TV, aveva già maturato esperienze nel mondo della radio.

Dopo il successo televisivo, Baccaglini si era allontanato dai riflettori per dedicarsi ad attività finanziarie. Da trader e imprenditore, nel 2017 aveva tentato l’ingresso nel calcio professionistico, assumendo per alcuni mesi la presidenza del Palermo Calcio, allora militante in Serie A.

La breve avventura a Palermo

La sua avventura alla guida del Palermo durò appena cinque mesi. Subentrò allo storico patron Maurizio Zamparini con grandi progetti e promesse, presentandosi come il volto giovane e internazionale di un nuovo corso per il club siciliano. Tuttavia, l’operazione di acquisto non si concluse a causa della mancanza delle garanzie economiche richieste, e il suo ruolo nel club si chiuse in estate con molte polemiche e rimpianti.

Il cordoglio del calcio e della televisione

La notizia della sua prematura scomparsa ha colpito duramente tanto il mondo del calcio quanto quello dello spettacolo. La redazione de Le Iene ha espresso il suo dolore con un messaggio toccante: «Ciao Paul. Abbracciamo forte tutta la sua famiglia». Anche il Palermo FC, attraverso un comunicato ufficiale, ha manifestato la propria vicinanza alla famiglia, a nome del presidente Dario Mirri e del City Football Group.

La scomparsa di Paul Baccaglini lascia un grande vuoto: un uomo dallo spirito libero, capace di reinventarsi, che se n’è andato troppo presto.

Genoa, una grande cantera quella rossoblu. Giovinezza e talento per arrivare subito alla salvezza


Genoa, la linea verde della cantera sfida il Como dei talenti stranieri. La situazione

Lunedì sera, la sfida tra Genoa e Como andrà oltre il semplice confronto in campo. Sarà anche uno scontro tra due filosofie opposte nella valorizzazione dei giovani. Da un lato, il Como ha puntato in maniera decisa su talenti provenienti dall’estero, mentre dall’altro lato il Genoa continua a investire nel proprio vivaio, mantenendo un legame forte con la tradizione della cantera rossoblù.

Secondo quanto riportato dall’edizione genovese de La Repubblica, il club lariano si è distinto per aver portato in Italia giocatori promettenti da importanti settori giovanili europei. Un esempio su tutti è Nico Paz, talento cresciuto nel Real Madrid e già protagonista in Serie A con un gol e un assist contro la Lazio. In difesa spicca anche Jacobo Ramon, classe 2005, altro prodotto del vivaio dei blancos, che ha già collezionato presenze in campionato e Coppa Italia.

Sul versante opposto, il Genoa si affida prevalentemente ai giovani cresciuti in casa. Una scelta chiara, che ha come obiettivo quello di costruire una squadra sostenibile e legata al territorio. Tra i nomi più rappresentativi c’è Alessandro Marcandalli (classe 2002), colonna della difesa rossoblù. In fase di recupero c’è invece Sebastian Otoa (2004), talento danese su cui il tecnico Vieira ripone molta fiducia.

A centrocampo il Genoa può contare sulla solidità di Morten Frendrup e della promessa Tommaso Masini, entrambi espressione del vivaio del Grifone. Grande attesa anche per Hugo Cuenca (2005), considerato una delle potenziali sorprese della stagione. Il suo debutto con la maglia del Genoa potrebbe avvenire a breve.

Nella lista dei giovani a disposizione figurano anche altri profili interessanti: il rientrante Gronbaek (2001), nazionale danese, l’islandese Ellertsson (2002) e il promettente Lorenzo Colombo (2002), arrivato dal Milan per rafforzare il reparto offensivo. Non da ultimi, vanno segnalati i giovanissimi Fini, Venturino ed Ekhator (tutti classe 2006), reduci dagli impegni con l’Under 21 e pronti a ritornare protagonisti in maglia rossoblù.

Il Genoa, quindi, prosegue nella sua missione di crescita interna, confermandosi come uno dei club italiani più attenti allo sviluppo del talento giovanile. Una sfida tecnica e filosofica che lunedì andrà in scena anche fuori dal tabellino dei marcatori.

Bremer si racconta: «Non basta il talento per arrivare a certi livelli. Il più difficile da marcare penso che…»


Bremer si racconta: infanzia, Juventus e mentalità da leader. La situazione attuale

Il difensore della Juventus Gleison Bremer ha rilasciato una lunga intervista a Small Talks, in cui ha parlato di sé, delle sue origini, della carriera calcistica e della sua crescita personale, sia dentro che fuori dal campo. Il centrale brasiliano si è aperto con sincerità, regalando uno spaccato profondo della sua vita e della sua mentalità.

Nato in un piccolo paese del Brasile, Bremer ha raccontato la sua infanzia legata alla campagna e alla fattoria di famiglia, oggi ancora gestita dal padre: «Mi piaceva la vita semplice. Mio papà giocava a calcio amatorialmente, poi ha dovuto smettere per lavorare. È stato lui a trasmettermi l’amore per il pallone, ma anche l’importanza dello studio».

Parlando dei primi passi nel calcio, Bremer ha sottolineato quanto fosse difficile emergere: «Tanti hanno talento, ma non basta. Serve disciplina. Questa è la mentalità con cui sono cresciuto». Il salto in Europa è stato complicato: «All’inizio al Torino è stato durissimo. Dovevo imparare la lingua, adattarmi alla cultura e a un calcio più tattico e fisico. Ma con pazienza ce l’ho fatta».

Il passaggio alla Juventus ha rappresentato un altro cambio di livello: «Giocare alla Juve non è come giocare al Toro. Qui le aspettative sono altissime, ogni tre giorni c’è una partita e non puoi permetterti cali. Cura del sonno, alimentazione, concentrazione: devi essere sempre al top».

Bremer ha anche parlato dell’infortunio che lo ha colpito all’inizio della stagione: «All’inizio ero frustrato, ma poi ho capito che dovevo trasformarlo in un’opportunità per crescere. L’allenamento è come la partita: serve sempre la mentalità vincente».

Grande spazio è stato dato anche alla dimensione spirituale e familiare del calciatore: «Noi brasiliani siamo molto credenti. Per me tutto ha un motivo e quel motivo è Dio». La famiglia è stata centrale nella sua crescita: «Mi hanno sempre sostenuto, anche nei momenti più duri».

Infine, su chi siano gli attaccanti più difficili da marcare, Bremer non ha avuto dubbi: «Neymar, Ronaldo e Mbappé». E sul futuro? Il difensore bianconero vuole continuare a migliorarsi giorno dopo giorno, ispirandosi a modelli come Kobe Bryant: «La sua mentalità mi ha insegnato tanto. Voglio essere un esempio per i miei compagni».

Con la sua forza, serietà e dedizione, Bremer è sempre più un punto fermo della Juventus e un leader silenzioso ma efficace.

Allenamento Bologna, come sta procedendo la preparazione? Il punto su quel giocatore


Allenamento Bologna: intensità e rientri in vista della sfida contro il Milan

Prosegue a ritmi serrati la preparazione del Bologna in vista dell’importante sfida di domenica contro il Milan. Il programma settimanale a Casteldebole entra nella fase cruciale, e l’allenamento del Bologna di oggi ha visto il gruppo guidato da Vincenzo Italiano impegnato in una seduta intensa e strutturata. Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale del club, l’allenamento del Bologna ha incluso una fase iniziale di attivazione atletica, seguita da esercitazioni tecniche e infine da una partitella a campo ridotto.

L’obiettivo dello staff tecnico è quello di affinare la condizione fisica e la coesione tattica, elementi fondamentali per affrontare una squadra come il Milan, reduce da buone prestazioni. L’allenamento del Bologna ha quindi avuto un’impronta specifica, volta a preparare i rossoblù sotto ogni aspetto, sia atletico che tecnico.

Nel frattempo, la squadra ha riaccolto diversi giocatori rientrati dagli impegni con le rispettive Nazionali. Sono tornati a disposizione Giovanni Fabbian, Riccardo Orsolini, Lewis Ferguson, Remo Freuler, Nikola Moro, Massimo Pessina e Martin Vitik. Il loro reintegro rappresenta un segnale positivo per Vincenzo Italiano, che potrà contare su una rosa quasi al completo per impostare al meglio gli ultimi giorni di lavoro.

Tuttavia, non mancano le situazioni da monitorare. Durante l’allenamento del Bologna, Emil Holm e Nicolò Casale hanno proseguito con un lavoro differenziato, segno che il loro recupero è ancora in fase di valutazione. Per Tommaso Pobega è stata prevista una seduta in palestra, mentre Ciro Immobile e Ibrahim Sulemana hanno svolto terapie specifiche, a conferma di uno stato fisico non ancora ottimale.

L’approccio adottato negli allenamenti del Bologna riflette la volontà di arrivare alla sfida contro il Milan nelle migliori condizioni possibili. Italiano sta lavorando per costruire una squadra compatta, pronta a giocarsi le proprie carte contro una delle big del campionato.

Con il gruppo quasi al completo e un programma di lavoro ben definito, l’allenamento del Bologna si conferma come un tassello cruciale nella preparazione verso un match che potrebbe dire molto sulle ambizioni stagionali della squadra rossoblù.

Infortunio Leao, la strategia del Milan ormai è abbastanza chiara sull’attaccante. Il punto


Infortunio Leao: il Milan sceglie la strada della prudenza per un rientro senza rischi

L’infortunio di Leao continua a tenere banco a Milanello, ma ci sono segnali incoraggianti per i tifosi rossoneri. Rafael Leão, attaccante portoghese e numero 10 del Milan, sta infatti proseguendo il suo percorso di recupero con serietà e determinazione, dopo il problema muscolare al polpaccio rimediato lo scorso 17 agosto. La notizia arriva dalla redazione di MilanNews24, che ha fornito aggiornamenti esclusivi sullo stato fisico del giocatore.

Il recupero dall’infortunio di Leao è seguito con particolare attenzione dallo staff tecnico guidato da Massimiliano Allegri, subentrato quest’estate alla guida dei rossoneri, e dal nuovo direttore sportivo Igli Tare. Il Milan ha scelto un approccio improntato alla massima cautela: Leão sta svolgendo sedute individuali, terapie specifiche e un programma personalizzato per tornare in piena forma, senza forzare i tempi.

Sebbene l’infortunio di Leao non sia di grave entità, lo staff medico del Milan ha preferito non correre rischi inutili, per evitare possibili ricadute che comprometterebbero la stagione. Allegri, noto per la sua gestione attenta dei giocatori in fase di recupero, ha deciso di monitorare giorno per giorno la situazione, senza pressioni legate al calendario.

La prossima sfida in programma è quella contro il Bologna a San Siro, ma il rientro in campo di Leão resta in forte dubbio. Allegri avrà l’ultima parola sulla possibile convocazione del portoghese, ma al momento l’ipotesi più realistica sembra essere quella di una sua assenza dalla lista. L’obiettivo non è solo farlo tornare, ma farlo tornare bene, nelle migliori condizioni fisiche e mentali.

In questo contesto, l’attenzione si sposta sulla trasferta del 20 settembre contro l’Udinese, data che potrebbe rappresentare il vero punto di rientro post-infortunio per Leao. La strategia adottata dal club conferma la volontà di proteggere uno dei suoi giocatori più importanti, puntando sulla sua presenza nei momenti chiave della stagione.

L’infortunio di Leao non ha dunque cambiato le ambizioni del Milan, ma ha reso ancora più evidente l’importanza della gestione intelligente delle risorse. I tifosi attendono il ritorno del loro fuoriclasse, consapevoli che la sua forma sarà decisiva nei mesi a venire.

Gasperini entusiasta: «Inizio importante. La Roma deve puntare su quella caratteristica»


Gasperini e la sfida Roma: «Un inizio eccellente, ora serve continuità». La situazione

Gian Piero Gasperini, nuovo allenatore della Roma, ha condiviso con la Repubblica le sue riflessioni sull’inizio di questa nuova avventura nella Capitale, sottolineando gli elementi fondamentali per costruire una squadra vincente. Dopo le prime uscite stagionali più che positive, il tecnico ha espresso soddisfazione per l’approccio dei giocatori e per l’ambiente che ha trovato.

«La capacità di fare gruppo è sempre la chiave – ha dichiarato Gasperini – ed è quello che cerchiamo anche qui alla Roma. Ho trovato ragazzi giovani, motivati, che stanno lavorando con serietà non solo dal punto di vista tecnico, ma anche per costruire una mentalità vincente». Il tecnico bergamasco ha evidenziato come l’unione dello spogliatoio sia il vero valore aggiunto per qualsiasi progetto ambizioso.

Alla domanda sull’importanza dei fuoriclasse, Gasperini non ha avuto dubbi: «Assolutamente sì, i campioni servono. Ma oggi un fuoriclasse non è più una figura isolata, deve integrarsi nel gruppo, lavorare per la squadra e alzare il livello di tutti. Dybala, ad esempio, è un talento che interpreta perfettamente questo ruolo».

L’approdo di Gasperini alla Roma rappresenta un cambiamento significativo, ma il tecnico si dice soddisfatto del percorso intrapreso: «Siamo partiti benissimo, anche se il campionato è lungo e le insidie non mancano. Però c’è entusiasmo, c’è fame di risultati e la città ha una passione straordinaria per il calcio. Questo per un allenatore è stimolante, ma comporta anche responsabilità».

Sulla realtà trovata nella Capitale, Gasperini ha confermato le sue aspettative: «Sapevo a cosa andavo incontro. La Roma è un ambiente esigente, ma anche molto stimolante. Ci sono le condizioni per fare un grande lavoro, e io sono convinto che riusciremo a far felici i tifosi».

Con la sua esperienza e la sua filosofia di gioco, Gasperini punta a costruire una Roma solida, ambiziosa e competitiva. E mentre i tifosi iniziano a intravedere una nuova identità, il tecnico resta concentrato: «Bisogna lavorare, guadagnarsi il consenso sul campo e crescere tutti insieme».

Gimenez, altro messaggio al Milan: in gol con il Messico

Gimenez, altro messaggio al Milan: in gol con il Messico. L’attaccante di Allegri in rete dopo il mancato scambio con la Roma

Un gol per riaccendere la fiducia e mandare un messaggio forte e chiaro al proprio allenatore. Santiago Gimenez si riprende la scena con una prodezza che ha permesso al suo Messico di agguantare un pareggio per 2-2 in amichevole contro la Corea del Sud. La rete, arrivata al 94′, non è solo spettacolare dal punto di vista tecnico, ma assume un’importanza cruciale per il morale dell’attaccante del Milan.

Subentrato al 62′, il Bebote ha risolto la partita con una giocata da vero campione: finta a rientrare sul destro, rotazione e un magnifico tiro a giro di sinistro che si è insaccato sotto l’incrocio dei pali. Una liberazione, arrivata al termine di settimane complicate in rossonero. Nelle prime due giornate di campionato contro Cremonese e Lecce, Gimenez è apparso appannato e lontano dalla forma migliore, faticando a lasciare il segno. Inoltre, gli ultimi giorni di mercato lo avevano visto al centro di una possibile trattativa con la Roma, in un ipotetico scambio con Dovbyk, operazione poi saltata per la ferma volontà del messicano di giocarsi le sue carte al Milan.

Ora, a pochi giorni dalla sfida casalinga contro il Bologna, questo gol rilancia le sue quotazioni. Il messaggio per il tecnico Massimiliano Allegri è inequivocabile: Gimenez c’è e chiede spazio. La concorrenza nel reparto offensivo è agguerrita, con Christian Pulisic e il nuovo acquisto Christopher Nkunku che sembrano aver guadagnato posizioni nelle gerarchie, senza contare il rientro di Leão.

Tuttavia, Allegri dovrà fare i conti con diverse incognite. Sia Gimenez che Pulisic rientreranno a Milanello solo giovedì, affaticati dal viaggio intercontinentale. Nonostante questo, il morale ritrovato e la grande qualità della rete segnata potrebbero garantire al messicano una chance importante, dal primo minuto o a gara in corso, per dimostrare di poter essere ancora un protagonista di questo Milan.

Nazionale italiana accusata da Israele: «Ci hanno insultati e presi in giro per tutta la partita»

Nazionale italiana accusata da Israele: «Ci hanno insultati e presi in giro per tutta la partita»: La denuncia contro gli Azzurri di Gattuso

Non si placano le polemiche dopo la rocambolesca vittoria dell‘Italia in Israele. La sfida, valida per le qualificazioni ai Mondiali 2026 e terminata 5-4 per gli Azzurri con un gol decisivo di Tonali al 91′, ha lasciato dietro di sé uno strascico di tensioni e accuse. Come riportato da Gazzetta.it, che cita fonti dei media israeliani, diversi giocatori della nazionale di casa avrebbero denunciato un comportamento provocatorio da parte degli Azzurri, sia durante che al termine dell’incontro.

«Siamo stati insultati e presi in giro, anche durante la partita», è la denuncia che emerge con forza da Tel Aviv, attribuita ad alcuni giocatori di Ran Ben Shimon. Le telecamere avevano già immortalato la grande tensione a fine gara, con il commissario tecnico Rino Gattuso che, nel clima infuocato del finale, aveva urlato a un avversario: «chiudi quella c…di bocca».

Secondo l’emittente israeliana Channel 12, le provocazioni sarebbero andate oltre. Il difensore Eli Dasa ha provato a gettare acqua sul fuoco, descrivendo così l’accaduto: «È nata una discussione, loro erano molto, molto emotivi. Sentivano di non essere in partita mentre noi meritavamo la vittoria e hanno provato un po’ a provocarci. Fa parte del calcio e siamo andati avanti». Altre voci, però, sono state più dure. Secondo lo stesso media, il capitano azzurro Gianluigi Donnarumma avrebbe stuzzicato verbalmente alcuni avversari, in particolare l’attaccante Tai Baribo e il centrocampista Sagiv Yehezkel. «Ci hanno insultato per tutta la partita», avrebbero confidato fonti interne allo spogliatoio israeliano.

La stampa di Tel Aviv sostiene inoltre che alcuni membri della delegazione italiana «si sono scusati alla fine con lo staff della Nazionale israeliana per il comportamento di alcuni giocatori». Una versione, quest’ultima, seccamente smentita dalla Federcalcio italiana, che pur non negando la tensione evidente a tutti, ha precisato che non c’è stato bisogno di alcun tipo di scuse formali. Lo stesso Gattuso, dopo lo sfogo in campo, ha regolarmente stretto la mano al ct avversario complimentandosi per la prestazione. Un finale ad alta tensione che lascia aperti strascichi polemici.

Roma, infortunio Wesley in Nazionale: ecco come sta

Roma, infortunio Wesley in Nazionale: ecco come sta l’esterno di Gasperini mandato in tribuna da Ancelotti con la Bolivia

Arrivano notizie preoccupanti dal Sudamerica per la Roma di Gian Piero Gasperini. Alla ripresa del campionato, il tecnico potrebbe dover fare a meno di una delle sorprese più positive di questo inizio di stagione: il terzino brasiliano Wesley. Il giocatore è infatti atteso a Trigoria gravato di un problema muscolare che ora dovrà essere valutato attentamente dallo staff medico giallorosso.

L’infortunio è avvenuto durante il ritiro con la nazionale brasiliana. Wesley, inizialmente designato per la panchina nella sfida di qualificazione mondiale persa contro la Bolivia, ha accusato un fastidio muscolare alla coscia durante il riscaldamento. Dopo una rapida valutazione da parte dello staff medico verdeoro, guidato da Carlo Ancelotti, si è deciso a scopo precauzionale di non rischiarlo e di mandarlo direttamente in tribuna.

Questa notizia mette in allarme la Roma, che in estate ha puntato con decisione sull’ex talento del Flamengo. Nelle prime giornate di Serie A, Wesley si è subito imposto come titolare sulla fascia destra, dimostrando grande personalità e garantendo un ottimo equilibrio tra spinta offensiva e solidità difensiva. La sua assenza rappresenterebbe un problema non di poco conto per Gasperini, soprattutto in vista di un calendario che si preannuncia impegnativo.

I giallorossi affronteranno a breve il Torino e, subito dopo, il sentitissimo derby contro la Lazio. Perdere un titolare in un momento così delicato della stagione complicherebbe i piani del tecnico, che ora attende con ansia i responsi degli esami strumentali per capire la reale entità del problema e stimare i tempi di recupero.

Shaqiri: «L’Inter mi mandò da uno sciamano. Sarei potuto diventare il 10 della Juventus»

Shaqiri: «L’Inter mi mandò da uno sciamano. Sarei potuto diventare il 10 della Juventus». Le dichiarazioni del trequartista svizzero

In una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Xherdan Shaqiri, stella della nazionale svizzera con origini kosovare-albanesi, è tornato sulla sua avventura con la maglia dell’Inter. Nel suo racconto, l’ex fantasista nerazzurro ha svelato anche un interessante retroscena legato a un mancato trasferimento alla Juventus anni prima del suo arrivo a Milano.

Facciamo ora un salto indietro. Nel 2015 sbarcò a San Siro, portato dall’Inter. La scelse Mancini. Come andò?
«L’Inter mi stava seguendo da un po’ di tempo. Mancini mi chiamò e mi convinse in 5 minuti. Mi disse che sarei stato centrale nel progetto, invece non giocai moltissimo. Certo, influirono anche i soliti problemi fisici. Però, a parte tutto, credo che potessero concedermi un po’ di spazio in più».

Ha vinto ovunque tranne che a Milano. Che Inter era la sua?
«Sono capitato in una delle Inter qualitativamente più povere degli ultimi 15 anni. Eravamo una squadra costruita male, senza equilibrio e sinceramente anche senza campioni. A me era stato promesso che avrei giocato tanto, ma mi aspettavo un contesto un po’ diverso. Non avevamo campioni e non eravamo costruiti per vincere».

Che spogliatoio ha trovato?
«Un bel gruppo, devo dire. Anche se il clima non era sempre allegro, sa com’è… quando non vinci spesso. Però ci divertivamo. Passavo tanto tempo con Kuzmanovic, conosciuto ai tempi delle giovanili del Basilea. Poi ricordo con simpatia tanti altri: Nagatomo, Juan Jesus, Dodo…».

E Mancini? Gli vorrebbe dire qualcosa?
«Che poteva farmi giocare di più (ride, ndr)… ma ho tanta stima di lui come allenatore. Ci siamo incontrati anche con la nazionale e ha sempre speso belle parole per me».

È vero che la mandarono a curarsi da un dottore “particolare”?
«Uno sciamano, più che un dottore. Mi dissero di andare da questo tizio che faceva miracoli e che aveva curato pure Ronaldo il Fenomeno. Anche Mancini me lo disse. Invece fu un’esperienza disastrosa. Feci un’ora e mezza di macchina, ma non servì a niente».

Arrivò in Italia nel gennaio del 2015. C’era stata la possibilità anche prima?
«Potevo essere il 10 della Juve qualche anno prima. Mi volevano al posto di Diego, che lì faceva il trequartista. Io ero al Bayern e non giocavo più tanto, avevo aperto al trasferimento. Ma poi non se ne fece nulla. Mi sarebbe piaciuto, al tempo, ma è andata bene così: ormai in Italia “tifo” per i nerazzurri».

Riesce a seguire il calcio italiano ancora oggi? Come vede l’Inter per la corsa allo scudetto? «L’Inter è una grande squadra e in quanto tale deve sempre puntare a vincere. Ha tenuto tutti i campioni e si è rinforzata, quindi deve arrivare in fondo in tutte le competizioni. Vero, ha cambiato allenatore, ma sono fiducioso. Possono vincere lo scudetto. San Siro è un valore aggiunto: ricordo uno stadio fantastico, che fa impressione quando è pieno».

Filip Stankovic: «Sprecato in B? Progetto Venezia è ambizioso. Quando ero piccolo qualche genitore diceva…»

Filip Stankovic: «Sprecato in B? Progetto Venezia è ambizioso. Quando ero piccolo qualche genitore diceva…». Le parole del giovane portiere

Filip Stankovic, portiere classe 2002 in prestito al Venezia, si sta imponendo come una delle rivelazioni di questo avvio di stagione in Serie B. Le sue prestazioni in laguna stanno facendo parlare e alimentano anche qualche rimpianto in casa Inter, club in cui è cresciuto e che ne detiene ancora il cartellino.

Alla Gazzetta dello Sport, il giovane estremo difensore ha spiegato come il modello principale resti il padre Dejan Stankovic, leggenda nerazzurra e oggi allenatore. Dal sacrificio quotidiano all’importanza della disciplina, Filip ha raccontato di voler applicare nella propria carriera gli insegnamenti ricevuti in famiglia.

COME HO METABOLIZZATO L’INFORTUNIO AL TENDINE ROTULEO SINISTRO DI UDINE? – «Per me è stato anche un punto d’inizio. Mi sono tirato su con più forza. E poi so per quale motivo mi sono fatto male, quindi ora starò più attento».

SE MI SENTO UN PO’ SPRECATO IN SERIE B? – «No. Il Venezia ha un progetto ambizioso. Rispetto questo club, ha creduto in me e questo non lo dimenticherò mai. Non mi sentirò mai sprecato qui».

SE HO MAI SOGNATO DI GIOCARE IN UN ALTRO RUOLO? – «Sognato no. Da piccolino però giocavo anche fuori, all’Accademia Inter facevo un tempo in porta e uno da attaccante. Il mio idolo però era Julio Cesar. Esistevano lui e il ruolo del portiere».

MAI PATITO I CONFRONTI CON PAPÀ DEJAN? – «No. Da piccolo trovi sempre qualche genitore che dice parole brutte, ma a me non hanno mai dato fastidio. Anzi, mi davano più forza per dimostrare che non ero un raccomandato».

GLI INSEGNAMENTI DI PAPÀ SUL CALCIO – «Mi ha dato l’esempio. Quando ero piccolo ci portava a scuola, poi andava ad allenarsi, veniva a prenderci. Il sacrificio nel calcio è tanto, ce l’ha sempre detto. E poi mi ha insegnato a spingermi un po’ più in là. Lo faccio tutti i giorni, anche con le luci».

Arbitri Serie A, le designazioni della 3ª giornata: Juve-Inter a Colombo

Arbitri Serie A, le designazioni della 3ª giornata: Juve Inter a Colombo. Il derby d’Italia è match dal coefficiente di difficoltà maggiore

L’Associazione Italiana Arbitri ha ufficializzato le designazioni per la terza giornata del campionato di Serie A, che si disputerà nel weekend tra sabato 13 e lunedì 15 settembre. I riflettori sono puntati sul big match di Torino, il Derby d’Italia, considerato l’incontro con il più alto coefficiente di difficoltà del turno.

La sfida tra Juventus e Inter, in programma sabato alle 18:00, è stata affidata alla direzione di Andrea Colombo della sezione di Como. A coadiuvarlo ci saranno gli assistenti Peretti e Perrotti, con Mazzoleni al VAR. Si tratta di una designazione di grande prestigio per il giovane fischietto lombardo, chiamato a gestire una delle partite più sentite e tese del nostro campionato.

Per gli altri incontri di cartello, Luca Zufferli dirigerà l’anticipo del sabato sera tra Fiorentina e Napoli, mentre Giovanni Ayroldi arbitrerà il lunch match di domenica tra Roma e Torino. La gara delle 18:00 tra Sassuolo e Lazio è stata assegnata a Paride Tremolada, e il posticipo serale che vedrà il Milan ospitare il Bologna sarà diretto da Matteo Marcenaro.

Tra le altre designazioni, spicca quella di Davide Massa per Pisa-Udinese. Completano il quadro Fourneau per Cagliari-Parma, Manganiello per Atalanta-Lecce, Arena per Verona-Cremonese e Piccinini per il posticipo del lunedì sera Como-Genoa.


Riepilogo Designazioni Arbitrali 3ª Giornata

  • Juventus – Inter: COLOMBO (VAR: Mazzoleni)
  • Fiorentina – Napoli: ZUFFERLI (VAR: Aureliano)
  • Roma – Torino: AYROLDI (VAR: Di Bello)
  • Milan – Bologna: MARCENARO (VAR: Fabbri)
  • Sassuolo – Lazio: TREMOLADA (VAR: Meraviglia)
  • Atalanta – Lecce: MANGANIELLO (VAR: Marini)
  • Pisa – Udinese: MASSA (VAR: Maggioni)
  • Cagliari – Parma: FOURNEAU (VAR: Chiffi)
  • H. Verona – Cremonese: ARENA (VAR: Paterna)
  • Como – Genoa: PICCININI (VAR: Gariglio)

Milan, Leao recuperato col Bologna? Arrivano cattive notizie

Milan, Leao recuperato col Bologna? Arrivano cattive notizie sulle condizioni dell’attaccante rossonero in vista del prossimo match

Il Milan si avvicina alla sfida casalinga contro il Bologna, in programma domenica a San Siro, ma le notizie che arrivano da Milanello sul fronte infortuni non sono confortanti. Rafael Leão va verso il forfait anche per il prossimo impegno di campionato. L’attaccante portoghese, fermo ormai da quasi un mese, non ha ancora superato il problema muscolare che lo affligge e continua a svolgere un lavoro personalizzato.

Il fastidio al polpaccio, che lo ha costretto a saltare l’esordio stagionale in Coppa Italia contro il Bari lo scorso 17 agosto, si sta rivelando più ostico del previsto. Nonostante le terapie e la gestione prudente dello staff medico rossonero, Leão non è ancora riuscito a riaggregarsi al resto del gruppo per svolgere gli allenamenti in maniera completa. Anche nelle ultime sedute, l’esterno ha lavorato a parte, un segnale chiaro che il suo recupero necessita di ulteriore tempo. A riportarlo è Luca Bianchin de La Gazzetta dello Sport.

Lo staff tecnico e medico non ha alcuna intenzione di forzare i tempi per evitare il rischio di ricadute che potrebbero compromettere in maniera più seria l’inizio della sua stagione. Di conseguenza, la sua presenza contro il Bologna è da considerarsi altamente improbabile.

L’assenza di Leão costringe il tecnico a studiare soluzioni alternative sulla corsia sinistra, privando la squadra della sua principale fonte di imprevedibilità e spinta offensiva. L’obiettivo primario a questo punto diventa quello di recuperare il portoghese al cento per cento per le sfide successive, senza correre rischi inutili per una partita. I tifosi dovranno quindi attendere ancora prima di rivedere in campo il loro numero 10.

Atalanta, Lookman rientra in gruppo: cosa filtra verso il Lecce. Il piano di Juric

Atalanta, Lookman rientra in gruppo: cosa filtra verso il Lecce. L’attaccante nigeriano è atteso da Juric tra giovedì venerdì

Il caso è chiuso, ora la parola passa al campo. Ademola Lookman è pronto a riprendersi l’Atalanta dopo oltre un mese trascorso ai margini del gruppo. L’attaccante nigeriano, reduce dai due impegni da titolare con la sua nazionale, è atteso a Zingonia tra giovedì e venerdì per essere definitivamente reintegrato nella rosa a disposizione di Ivan Juric.

La vicenda, come riportato da L’Eco di Bergamo, ricalca quanto già accaduto nella stagione 2024. Anche quest’estate, la società ha mantenuto la linea della fermezza, mettendo il giocatore fuori rosa in attesa di definire il suo futuro. Tramontata ogni ipotesi di cessione a mercato chiuso, il club ha deciso di riconsegnare al tecnico un elemento considerato fondamentale per affrontare il doppio impegno tra campionato e Champions League. Dal 1° settembre, infatti, è decaduta la decisione di farlo allenare individualmente.

Nonostante non abbia ancora disputato minuti ufficiali con la Dea in questa stagione, le partite giocate con la Nigeria – tra cui il pareggio per 1-1 con il Sudafrica che complica il cammino verso i Mondiali – hanno permesso a Lookman di mantenere una buona condizione atletica, fattore che potrebbe accelerarne il rientro.

Il tecnico Ivan Juric gestirà il suo reinserimento con cautela. Per la sfida casalinga di domenica contro il Lecce, una maglia da titolare è da escludere, ma la sua presenza tra i convocati non è impossibile. La decisione finale verrà presa solo dopo aver valutato le risposte del giocatore nei primi allenamenti con i compagni. L’obiettivo primario resta quello di averlo al top della forma per il fitto calendario che attende la squadra, a cominciare dalla successiva e insidiosa trasferta contro il Torino. La pace è siglata: l’Atalanta è pronta a riabbracciare il suo talento.

Adani nella bufera per la telecronaca di Israele-Italia. Libero: «Paghiamo il canone Rai per…»

Adani nella bufera per la telecronaca di Israele-Italia. Libero: «Paghiamo il canone Rai per…». Il famoso “pranzo a sacco” genera polemiche

Il successo rocambolesco dell’Italia contro l’Israele non ha fatto discutere solo per i cinque gol segnati dagli uomini di Gennaro Gattuso, ma anche per il commento televisivo che ha accompagnato la gara. Durante la diretta su Rai 1, infatti, Daniele “Lele” Adani, ex difensore di Inter e Fiorentina e oggi opinionista, si è reso protagonista di un’espressione diventata virale: il famoso “pranzo al sacco” riferito all’area di rigore in cui gli azzurri hanno trovato spazi enormi.

Un’esclamazione colorita, che si inserisce nello stile esuberante e passionale tipico di Adani, ma che non è piaciuta a tutti. A partire dall’edizione odierna di Libero, che ha criticato aspramente l’ex calciatore. Il quotidiano ha sottolineato come il paragone con voci storiche della Rai – da Nando Martellini, simbolo di professionalità e sobrietà, a Bruno Pizzul, celebre per il suo equilibrio – evidenzi un netto scarto rispetto al tono acceso e a tratti sopra le righe di Adani.

Il giornale ha definito l’ex commentatore di Sky e ora seconda voce Rai “il tupamaros del microfono”, accusandolo di aver esagerato con un linguaggio poco adatto a una telecronaca della Nazionale. Al suo fianco, il telecronista principale Alberto Rimedio ha provato a smorzare i toni, ironizzando con un “ma che c’entra il pranzo al sacco?”, nel tentativo di riportare ordine in una telecronaca sempre più animata («Paghiamo il canone Rai (90 euro) anche per non sentir parlare di pranzi al sacco»).

Sui social le reazioni sono state contrastanti. Da un lato c’è chi ha applaudito l’energia e la spontaneità di Adani, ritenendola una ventata di freschezza. Dall’altro non sono mancati commenti polemici, con utenti che hanno parlato di “declino del racconto calcistico” e hanno invocato un ritorno a uno stile più sobrio e tecnico.

Italia, il dibattito va oltre il campo

La polemica dimostra ancora una volta quanto il racconto televisivo del calcio sia parte integrante dell’esperienza dei tifosi. Se la Nazionale di Gattuso dovrà continuare a inseguire la qualificazione al Mondiale 2026, il dibattito sul modo in cui le partite vengono raccontate sembra destinato a proseguire, con Adani al centro di un confronto che divide pubblico e critica.

Fazzini: «Fiorentina? Da gennaio pensavo al salto. Ho preso la 22, come Kakà. Mia sorella ha una malattia rara»

Fazzini: «Fiorentina? Da gennaio pensavo al salto. Ho preso la 22, come Kakà. Mia sorella ha una malattia rara». Il trequartista viola si racconta

Jacopo Fazzini, centrocampista offensivo classe 2003 arrivato in estate alla Fiorentina dall’Empoli, si racconta in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

ALLA FIORENTINA – «Finito il campionato, ero con l’Under 21. Quando il mio procuratore, Luca Puccinelli, mi ha accennato gli ho detto “andiamo subito”. Avevo a Empoli un contratto fino al 2027, ma già da gennaio pensavo a fare un salto in alto. Ora sono qui, felice, in questo centro splendido dove ho trovato una grande accoglienza».

PIOLI – «Ci aiuta, ci dà consigli, ti fa rivedere l’errore. Ha le idee chiare. Mi fa fare il trequarti e mi chiede di cucire il gioco e di attaccare la profondità».

DALLA 10 ALLA 22 – «Qui era di Gudmundsson. Il 22 lo portava Kakà, uno che mi è sempre piaciuto».

RETROCESSIONE A EMPOLI – «Ho avuto un infortunio muscolare alla coscia, fastidioso. E quando sono rientrato avevo voglia, mi sentivo bene, ho trovato continuità. Quella che ci è mancata da dicembre ad aprile, oltre ai troppi infortuni».

OBIETTIVI CON LA VIOLA – «In spogliatoio ci siamo dati degli obiettivi. Che sono quelli di arrivare più in alto possibile. Siamo forti. Ma il calcio è cambiato davvero. Nessuno è così più forte, tutte le squadre sono preparate. Però sono fiducioso. A Cagliari si è fatto un buon secondo tempo, col Torino siamo stati lenti ed è mancata l’intensità, ora il Napoli».

LA SORELLA MALATA – «Soffre da piccola di una malattia rara: la sindrome di Rett. Colpisce solo le donne. Rimani bambino. Io e Tommaso, per quel che possiamo, diamo una mano e ci siamo abituati a conviverci. Abbiamo pure creato una fondazione, “Ti amo”, e a Viareggio c’è un medico esperto di questa malattia. Si lavora a una sperimentazione per la cura, ma è lunga. Di sicuro capisci che le cose importanti della vita sono altre».

Brasile ko con la Bolivia, Ancelotti furioso. «Giocato contro arbitri, polizia e raccattapalle»

Brasile ko con la Bolivia, Ancelotti furioso. «Giocato contro arbitri, polizia e raccattapalle». Prima sconfitta per il ct italiano sulla panchina verdeoro

A 4.150 metri sopra il livello del mare, dove l’aria è rarefatta e il pallone viaggia a una velocità innaturale, la Bolivia compie un’impresa destinata a rimanere nella storia del calcio sudamericano. A El Alto, in uno stadio che è una fortezza naturale, la Verde batte 1-0 il Brasile, infliggendo a Carlo Ancelotti la sua prima sconfitta in quattro partite da commissario tecnico della Seleção. A decidere la sfida è un rigore glaciale di Miguelito, un gol che vale oro e proietta un’intera nazione verso un sogno chiamato Mondiale. Al fischio finale, i giocatori boliviani crollano a terra, tra lacrime e abbracci: dopo trentadue anni, l’assenza dalla fase finale della Coppa del Mondo potrebbe finalmente finire.

Questa vittoria miracolosa, unita alla rovinosa sconfitta per 6-3 del Venezuela contro la Colombia, permette alla Bolivia di scavalcare proprio la Vinotinto e di agguantare il settimo posto nel girone unico sudamericano. Una posizione che non vale la qualificazione diretta, ma garantisce l’accesso agli spareggi intercontinentali di marzo, un mini-torneo in Messico dove due posti saranno contesi da sei nazionali provenienti da altrettante confederazioni.

Per il Brasile, già qualificato da tempo, la serata si trasforma invece in un’amara statistica. La sconfitta sancisce il quinto posto finale nel girone, la peggior classifica nella storia delle qualificazioni mondiali per la nazionale verdeoro. Nessuna colpa può essere attribuita ad Ancelotti, subentrato solo alla fine di un percorso già segnato da risultati deludenti con i precedenti ct. Il tecnico italiano aveva del resto annunciato l’intenzione di utilizzare la sfida per fare esperimenti e, soprattutto, per risparmiare ai suoi uomini chiave gli effetti devastanti dell’altitudine.

La formazione brasiliana è infatti rivoluzionata, con nove cambi rispetto alla squadra che aveva battuto il Cile. L’unico “italiano”, il romanista Wesley, è costretto al forfait per un problema muscolare. In campo scendono Alisson tra i pali; Vitinho, Fabrício Bruno, Alex e Caio Henrique in difesa; Andrey Santos, Bruno Guimarães e Lucas Paquetá a centrocampo; Luiz Henrique, Richarlison e Samuel Lino in attacco. Solo l’ex portiere della Roma e il centrocampista del Newcastle erano titolari nella gara precedente.

Fin dai primi minuti è evidente come l’altitudine sia il dodicesimo uomo in campo per i padroni di casa. I giocatori brasiliani, a cui erano state fornite confezioni di ossigeno individuali, faticano a trovare ritmo e distanze. La Bolivia, spinta dalla necessità di vincere, parte forte e al 16′ sfiora il vantaggio con il suo talento più brillante, Miguelito, il cui tiro angolato viene deviato in corner da un ottimo intervento di Alisson. Il Brasile riesce a riequilibrare il gioco solo nel finale di tempo, ma proprio quando il riposo sembra vicino, arriva l’episodio che decide il match. Al 45′, il VAR richiama l’arbitro cileno Garay, che dopo aver rivisto l’azione assegna un calcio di rigore per un fallo di Bruno Guimarães su Fernández. Dal dischetto si presenta Miguelito, che al 48′ spiazza Alisson con un tiro basso e preciso.

Ancelotti, visibilmente contrariato, protesta con il direttore di gara all’intervallo. Nella ripresa, prova a cambiare l’inerzia con quattro sostituzioni simultanee, inserendo Marquinhos, João Pedro, Estêvão e Raphinha. Il Brasile migliora, diventa più incisivo e pressa fino alla fine, ma la serata è della Bolivia, che si difende con ordine e coraggio.

Nel post-partita, Ancelotti ammette le difficoltà: «È stata una partita difficile a livello fisico e tecnico, un calcio un po’ diverso». Ma le critiche più aspre arrivano dal presidente della Federcalcio brasiliana, Samir Xaud, che denuncia un clima ostile e antisportivo: «Abbiamo giocato contro 14 (gli 11 boliviani, arbitro e guardalinee, ndr). È triste quello che è successo qui oggi. Siamo venuti qui per giocare a calcio e ciò che abbiamo visto fin dal nostro arrivo è stato antigioco. A 4.000 metri di altitudine, abbiamo giocato contro gli arbitri, la polizia e raccattapalle, togliendo palloni dal campo e mettendone altri. È stata una vergogna. Calcio da oratorio». Ancelotti stesso ha protestato per il comportamento delle forze dell’ordine a bordo campo: «Di questo aspetto non si devono occupare gli allenatori, ma gli ufficiali di gara». Nonostante la frustrazione, il tecnico guarda avanti: «Ho piena fiducia nella squadra per avere una Coppa del Mondo di successo, per lottare in ogni partita. Ovviamente, alcune cose possono migliorare. Quella di oggi è stata una partita unica, molto complicata per noi».

Calciomercato, Simic all’Al Ittihad: sorride il Milan, piange la Lazio

Calciomercato, Simic all’Al Ittihad: sorride il Milan, piange la Lazio uno degli obiettivi principali di Sarri per la finestra di gennaio

Il mercato arabo colpisce ancora, soffiando un altro talento all’Europa e beffando i piani di un club di Serie A. Jan-Carlo Simic, promettente difensore centrale classe 2005, lascia l’Anderlecht e si trasferisce a sorpresa all’Al Ittihad. L’operazione, confermata dall’esperto di mercato Fabrizio Romano, si è concretizzata con un’accelerazione improvvisa che ha spiazzato la Lazio, da tempo sulle tracce del giocatore.

Il club saudita ha trovato l’intesa con la società belga sulla base di una cifra imponente: circa 20 milioni di euro, bonus inclusi. Per il giovane difensore serbo, è pronto un ricco contratto quadriennale fino al 2029. Mentre si definiscono le ultime formalità burocratiche, l’annuncio ufficiale è atteso a breve.

Questo trasferimento rappresenta una vera e propria doccia fredda per la Lazio. Simic era stato individuato da Maurizio Sarri come il rinforzo ideale per il pacchetto arretrato in vista della sessione di mercato di gennaio. La dirigenza biancoceleste aveva programmato di tentare l’assalto una volta superato il blocco imposto dalla Covisoc, ma l’inserimento fulmineo e la potenza economica dell’Al Ittihad hanno vanificato ogni strategia, costringendo il club a rivedere i propri piani per l’inverno.

Se a Roma la notizia è stata accolta con delusione, a Milano spunta un sorriso. Il Milan, infatti, incasserà una plusvalenza inaspettata. Al momento della cessione di Simic all’Anderlecht al termine della stagione 2023/24, i rossoneri avevano saggiamente inserito una clausola del 20% sulla futura rivendita. Grazie ai 20 milioni pagati dall’Al Ittihad, nelle casse del club rossonero entreranno quindi circa 4 milioni di euro.

Dopo essere diventato un pilastro della difesa belga, Simic si prepara ora a una nuova avventura nella Saudi Pro League, campionato che continua a dimostrare la sua forza attrattiva non solo per i campioni a fine carriera, ma anche per i giovani talenti europei.

Rabiot sommerso dai fischi in Nazionale. Deschamps si infuria

Rabiot sommerso dai fischi in Nazionale. Deschamps si infuria: il centrocampista del Milan paga il suo passato al Marsiglia

Serata agrodolce per Adrien Rabiot nell’ultima partita con la sua Francia prima di iniziare la nuova avventura con la maglia del Milan. Durante la sfida di qualificazione ai Mondiali, vinta in rimonta per 2-1 contro l’Islanda, il centrocampista è stato protagonista di un episodio spiacevole, diventando il bersaglio dei fischi del suo stesso pubblico.

Il teatro dell’incontro era il Parco dei Principi, stadio che un tempo era casa sua. Quando al 70′ Rabiot si è alzato dalla panchina per sostituire Marcus Thuram, gran parte dello stadio ha reagito con una pioggia di fischi e disapprovazione, un trattamento ostile ripetutosi ad ogni suo tocco di palla. Alla base di questo sentimento popolare ci sono ferite mai del tutto rimarginate: la decisione del giocatore di lasciare il PSG a parametro zero nel 2019 e, soprattutto, il suo recente passato con gli acerrimi rivali dell’Olympique Marsiglia. Nemmeno il suo addio turbolento all’OM, seguito a una rissa nello spogliatoio, ha placato l’animo dei tifosi parigini.

Al termine della partita, il commissario tecnico Didier Deschamps ha preso le difese del suo giocatore in maniera netta e decisa, condannando l’accaduto. «È una cosa inaccettabile. Quando un giocatore indossa la maglia della Francia gioca per il suo Paese, quando gioca per il suo club non sono affari miei. Adrien è abbastanza forte, ma non posso tenere a mente chi gioca in casa di chi. Nessun giocatore dovrebbe passare attraverso questo. Parliamo della Nazionale francese e lui è francese come tutti gli altri». Un messaggio chiaro per proteggere il giocatore e ribadire l’unità del gruppo Bleus, al di là di ogni rivalità tra club.

Italia U21 in dieci per un’ora, ma Marianucci stende la Macedonia

Italia U21 in dieci per un’ora, ma Marianucci stende la Macedonia. Altra importante vittoria per Baldini verso l’Europeo

Vittoria di carattere e sacrificio per l’Italia Under 21, che espugna il campo della Macedonia del Nord con un prezioso 1-0 in una partita valida per le Qualificazioni Europee. Gli Azzurrini di Silvio Baldini hanno dimostrato grande compattezza, riuscendo a portare a casa tre punti pesantissimi nonostante abbiano giocato per oltre un’ora in inferiorità numerica.

La partita si è messa subito in salita per l’Italia, che al 25′ ha perso per espulsione il terzino Brando Moruzzi, punito con un doppio cartellino giallo. Lontana dal disunirsi, la squadra ha reagito con orgoglio, trovando il gol che ha deciso l’incontro al 34′. A firmarlo è stato il difensore del Napoli Luca Marianucci, bravo a capitalizzare un’occasione con un bel destro al volo che non ha lasciato scampo al portiere avversario.

Nella ripresa, la Macedonia del Nord ha provato a sfruttare la superiorità numerica, ma gli Azzurrini hanno eretto un muro, difendendo il vantaggio con ordine e rischiando pochissimo fino al fischio finale.

Grazie a questo successo, il secondo consecutivo, l’Italia sale a 6 punti nel girone, mantenendo il passo della Polonia, attualmente capolista solo in virtù di una migliore differenza reti. È una vittoria che vale doppio, perché ottenuta in condizioni di difficoltà e che infonde grande fiducia per il proseguo del cammino di qualificazione.


Macedonia del Nord-Italia Under 21 0-1

MARCATORI: 34′ Marianucci (Ita).

MACEDONIA DEL NORD UNDER 21 (3-5-2): Vasilev; Dailoski (84′ Elmas), Meljichi, Djekov; Hamza, Angelov (69′ Gjorgievski), Zendelovski (46′ Elezi), Gashtarov, Danev; Trajkov, Nikolovski. All. Stanikj.

ITALIA UNDER 21 (4-3-3): Motta; Palestra, Marianucci, Chiarodia, Moruzzi; Pisilli (82′ Dagasso), Lipani, Ndour; Pafundi (29′ Idrissi), Raimondo (46′ Ekhator), Koleosho (75′ Cherubini). All. Baldini.

ARBITRO: Nuza (Kos).

AMMONITI: Angelov (Mac), Zendelovski (Mac), Trajkov (Mac), Palestra (Ita), Djekov (Mac), Pisilli (Ita), Marianucci (Ita).

ESPULSI: Moruzzi per doppia ammonizione (Ita).

La classifica del gruppo E

Polonia U21: 6 punti, +7 diff reti (2 partite)

Italia U21: 6 punti, +2 diff reti (2 partite)

Montenegro U21: 3 punto, +1 diff reti (2 partite)

Svezia U21: 3 punti, +1 diff reti (2 partite)

Macedonia del Nord U21: 0 punti, -4 diff reti (2 partite)

Armenia U21: 0 punti, -7 diff reti (2 partite)

Inter, la tentazione di Chivu è fortissima: lui già titolare con la Juventus?

Inter, la tentazione di Chivu è fortissima: lui già titolare con la Juventus? Il neo nerazzurro comincerà ad allenarsi oggi ad Appiano

Comincerà ufficialmente oggi l’avventura di Manuel Akanji con la maglia dell’Inter. Il difensore svizzero classe 1995, prelevato dal Manchester City nell’ultimo giorno del mercato estivo, sosterrà ad Appiano Gentile il suo primo vero allenamento con i compagni. Dopo le visite mediche e la firma del contratto, infatti, era subito tornato in ritiro con la propria nazionale, rinviando così il debutto a Milano.

Ora, però, Akanji è pronto a mettersi a disposizione di Cristian Chivu, che starebbe pensando di lanciarlo immediatamente dal primo minuto nel prossimo derby d’Italiacontro la Juventus, in programma sabato pomeriggio all’Allianz Stadium.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, la tentazione in casa nerazzurra è forte: affidarsi all’ex City per rafforzare subito una difesa che ha già mostrato qualche scricchiolio nelle prime due giornate, in particolare nel pesante ko contro l’Udinese a San Siro.

Nonostante i soli tre allenamenti disponibili prima della sfida con i bianconeri, Akanji viene considerato un innesto di grande affidabilità, sia per l’esperienza internazionale maturata in Premier League, sia per la sua duttilità. Il centrale svizzero, infatti, può ricoprire con naturalezza tutte le posizioni della linea difensiva, garantendo solidità e qualità nella costruzione dal basso.

Il club ha deciso di puntare su un trentenne già pronto per le sfide di alto livello, dopo aver inserito in rosa diversi giovani nella finestra estiva. Akanji raccoglie l’eredità di Benjamin Pavard, ceduto a fine mercato, e rappresenta una pedina strategica per il progetto di Chivu.

La scelta di schierarlo subito contro la Juventus porta con sé qualche incognita legata all’immediato inserimento, ma l’intenzione della società e dello staff tecnico è chiara: Akanji è destinato a diventare un titolare fisso nel breve-medio periodo. Il derby d’Italia potrebbe quindi segnare l’inizio della sua nuova vita in nerazzurro, nel modo più estremo ma anche più affascinante.

David: «Yildiz il nostro Yamal, Zhegrova incredibile. Io all’Inter? Ci sono stati dei contatti ma…»

David: «Yildiz il nostro Yamal, Zhegrova incredibile. Io all’Inter? Ci sono stati dei contatti ma…». Parla il centravanti della Juventus

Jonathan David ha parlato a La Gazzetta dello Sport. Di seguito quanto detto dall’attaccante della Juventus nella settimana che porterà al derby d’Italia contro l’Inter, in programma sabato all’Allianz Stadium.

INTER – «Non così vicino. Ci sono stati dei contatti e dei colloqui con il mio agente, ma non approfonditi. Sono molto contento alla Juventus».

JUVE – «Ho firmato sapendo che avrei giocato in una big europea, ma da dentro ti rendi conto ancora meglio della dimensione del club. E non sono ancora riuscito a visitare il museo. I giocatori, i tifosi… Alla Juventus ogni cosa è grande e deve essere fatta al top. Mi ha colpito molto Locatelli, in modo particolare per l’abilità nei passaggi e per la gestione dei tempi della partita».

COPPIA CON VLAHOVIC – «Sì, è possibile. Ma queste sono decisioni che spettano all’allenatore, è più una domanda per Tudor. Io sono pronto per qualsiasi soluzione e mi diverto in ogni modo. Dusan ed io ci spingiamo a vicenda in campo perché vogliamo il meglio per la squadra».

CONCORRENZA IN ATTACCO – «È un fatto positivo per una squadra forte come la Juventus. Più giocatori ci sono, maggiori sono le soluzioni di qualità e meglio è per la squadra».

ZHEGROVA – «Ho condiviso diverse stagioni con lui. Edon è un giocatore incredibile, ha un sinistro eccezionale e un gran dribbling: è un ottimo acquisto. Al Lilla abbiamo sempre avuto un bel rapporto dentro e fuori dal campo. C’è una grande connessione tra noi e questo sarà un vantaggio anche alla Juventus».

YILDIZ – «Yildiz può essere il nostro Yamal? Certo. Kenan è giovane e ha grandissime qualità, se conti- nua così ha tutto per diventare un top, top, top player. Il mio primo gol in Serie A con la Juventus l’ho segnato al Parma su assist di Yildiz, è davvero bello e divertente giocare con lui».

SCUDETTO – «Siamo soltanto all’inizio della stagione, noi vogliamo vincere ogni partita e poi più avanti vedremo dove saremo in classifica».

Torino, con la Roma Baroni ritrova un attaccante! E arrivano buone notizie anche sul rientro di Zapata

Tra le mura del Filadelfia Marco Baroni prepara la sfida contro la Roma, il tecnico granata ritrova un attaccante, mentre arrivano novità anche su Zapata

Quando si dice “al posto giusto al momento giusto”. Le due settimane di lontananza forzata dai campi di Serie A causa degli impegni delle nazionali hanno assunto forma e sostanza di una vera e propria boccata d’ossigeno in casa Torino. Marco Baroni, d’altronde, ne aveva bisogno: giorni preziosi a disposizione per lavorare con i propri calciatori (perlomeno quelli rimasti in Piemonte) e riordinare così le idee dopo un inizio di stagione dimostratosi fin troppo complicato.

A proposito di nazionali, proprio in queste ore – scandagliati a seconda degli impegni dei rispettivi Paesi – tutti i granata che erano stati chiamati a rapporto dalle proprie selezioni stanno facendo rientro al Filadelfia. Lì, tra le mura del centro sportivo che sorge ai piedi dell’omonima Via, il mister fiorentino classe 1963 sta mettendo a punto la prossima sfida in programma offerta dal calendario del massimo campionato italiano. Domenica 14 settembre alle 12e30 infatti, il suo Torino è atteso allo Stadio Olimpico di Roma; per affrontare la compagine giallorossa allenata da Gian Piero Gasperini.

In attesa di capire chi del parco giocatori granata sarà schierato in terra capitolina (e soprattutto con quale modulo), vanno sottolineati i progressi compiuti da Duvan Zapata in ottica rientro. Il bomber colombiano – reduce dall’infortunio al ginocchio sinistro patito lo scorso 5 ottobre – ha già esordito in un match ufficiale nella stagione in corso (lo scorso 18 agosto negli ultimi minuti della gara col Modena di Coppa Italia); ora lavora per trovare la migliore condizione possibile. Ieri si è visto anche lui insieme ai compagni e le lancette dell’orologio verso il pieno recupero sembrano correre molto velocemente.

A proposito di rientri, il reparto offensivo baroniano si prepara a riabbracciare un altro tassello. Come anticipato da La Gazzetta dello Sport stamane in edicola, il 2005 Alieu Njie – infortunatosi al malleolo tibiale a febbraio con relative noie fisiche durante l’estate – sarebbe ormai definitivamente guarito. Ora il talento svedese del Torino è pronto per tornare nelle rotazioni di Baroni e del suo staff, chissà se – ipotizziamo a partita in corso – già domenica contro la Roma del Gasp.

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