Pagina 752 – Calcio News 24

Calciomercato Juventus: Weah verso il Marsiglia. Formula e altri dettagli

Calciomercato Juventus: Weah verso il Marsiglia. Formula e altri dettagli sul trasferimento ormai probabile dell’esterno americano

Il futuro di Timothy Weah sembra essere lontano da Torino. Secondo le ultime indiscrezioni di Fabrizio Romano, l’Olympique Marsiglia è in trattativa avanzata con la Juventus per assicurarsi le prestazioni dell’esterno statunitense. La negoziazione, che prosegue da giugno, ha subito un’accelerazione decisiva nelle ultime ore, portando i due club a un passo dalla chiusura dell’affare.

Il punto di partenza fondamentale è la volontà del giocatore: Weah ha già trovato un accordo di massima con il club francese e ha espresso il desiderio di trasferirsi all’OM, dove vedrebbe maggiori opportunità di giocare con continuità e un ruolo centrale nel progetto tecnico. Questo accordo ha spianato la strada alla dirigenza marsigliese, che ora sta definendo i dettagli dell’operazione con la Juventus.

La formula sulla quale si sta lavorando è quella del prestito con obbligo di riscatto. Le parti stanno ancora discutendo l’esatta cifra del trasferimento e le condizioni che renderanno l’acquisto definitivo obbligatorio. La Juventus, dal canto suo, è aperta alla cessione e punta a monetizzare dall’addio del giocatore, acquistato solo un’estate fa dal Lille.

L’Olympique Marsiglia, spinto dalla necessità di rinforzare le corsie laterali con un giocatore di velocità e duttilità, ha individuato in Timothy Weah il profilo ideale. La trattativa è ormai entrata nella sua fase cruciale. Se gli ultimi dettagli sulla cifra dell’obbligo di riscatto verranno sistemati, l’annuncio ufficiale del passaggio di Weah al club di Ligue 1 potrebbe arrivare a breve, segnando una delle operazioni in uscita più importanti per il mercato della Juventus.

Laura Giuliani: «Vincere l’Europeo? Non siamo qui per partecipare. Vorrei anche un figlio»

Laura Giuliani: «Vincere l’Europeo? Non siamo qui per partecipare. Vorrei anche un figlio». Le dichiarazioni del portiere della Nazionale

C’è una parola che aiuta a descrivere la Nazionale femminile tornata dopo dodici anni ai quarti di un Europeo, oggi con la Norvegia (ore 21, Rai2): entusiasmo. Dopo la partita con la Spagna il ct Soncin ha pianto in tv, ma tanto nello spogliatoio partiva la festa: «Abbiamo cantato, ballato, urlato, pianto, ci siamo abbracciate», racconta a Repubblica Laura Giuliani, che dell’Italia è portiere e leader. Una tosta. Per diventare calciatrice, prima del professionismo in Italia, ha fatto svariati lavori e uguali sacrifici.

Ha tagliato il traguardo delle 100 presenze azzurre. A chi lo dedica? 
«Alla mia famiglia, che non mi ha mai detto che c’era qualcosa che non potevo fare. E a mio marito che, quando ho avuto dubbi, mi ha spronato ad andare avanti».

Le piacerebbe diventare mamma? 
«Da donna le dico sì, sarebbe bellissimo. Ma non credo sia il momento giusto. Avere un figlio ti cambia la vita, gli equilibri di coppia. È un passo che va ponderato bene. Ne ho parlato con Cristian, vuole aspettare che sia pronta. Decideremo insieme. Ora mi sento calciatrice».

Quindi vorrebbe farlo a fine carriera? «Sì, ma non per forza».

Il Milan, in cui gioca dal 2021, ha introdotto una norma sulla maternità con rinnovo automatico per le calciatrici che rimane incinta. 
«Un supporto incredibile. È importante che le società mettano a disposizione figure professionali che accompagnino le donne nella gravidanza e in quello che viene dopo».

Resistono pregiudizi sul calcio femminile? 
«Il prezzo del cambiamento è il tempo. Dobbiamo creare curiosità, dare modo di metabolizzare la novità. Arriverà il momento in cui tanti apprezzeranno il nostro prodotto. Lì i pregiudizi cadranno e i giovani si avvicineranno al nostro mondo».

Potete vincere l’Europeo? 
«Non siamo venute per partecipare. Abbiamo sogni grandissimi. Dobbiamo crederci e mettere in campo la miglior versione di noi».

Calciomercato Real Madrid, si chiude un’era: Lucas Vazquez saluta il club

Calciomercato Real Madrid, si chiude un’era: Lucas Vazquez saluta il club. L’esterno spagnolo ha dato l’annuncio via social

Lucas Vázquez ha annunciato il suo addio ufficiale al Real Madrid, chiudendo un capitolo indimenticabile della sua carriera e della storia recente del club. La notizia è stata accompagnata da un emozionante video pubblicato sui suoi canali social e da un caloroso messaggio della società blanca, che ha voluto celebrare un percorso straordinario, augurando al giocatore il meglio per il futuro. Per omaggiare la sua figura, è stato organizzato un atto istituzionale di congedo che si terrà domani presso la Ciudad Real Madrid di Valdebebas alle ore 13:00.

La favola di Lucas Vázquez con il Real Madrid inizia nel 2007, quando, giovanissimo, entra a far parte della Cantera. Il suo talento e la sua dedizione lo portano a scalare rapidamente le categorie giovanili fino all’approdo nel Castilla. Lì, diventa uno dei protagonisti di una delle migliori formazioni della storia del vivaio, conquistando una storica promozione in Segunda División nel 2012 al fianco di futuri campioni come Carvajal, Morata, Nacho e Joselu.

Dopo una proficua stagione in prestito all’Espanyol, il Real Madrid decide di esercitare il diritto di riacquisto nell’estate del 2015 per la cifra simbolica di un milione di euro, un’operazione che si rivelerà uno dei più grandi affari nella storia del club. Da quel momento, Lucas Vázquez è diventato un elemento insostituibile.

Fortemente voluto da Rafa Benítez al suo ritorno e consacrato definitivamente da Zinédine Zidane, l’esterno galiziano si è distinto come un giocatore fondamentale per tutti gli allenatori. La sua freddezza iconica nel calciare il primo rigore nella finale di Champions League a Milano contro l’Atlético Madrid lo ha elevato a idolo indiscusso del madridismo, simbolo di una carriera esemplare e ricca di trionfi.

Trevisani esalta Maresca: «Questo allenatore ha due palle così! PSG battuto in questo modo»

Trevisani esalta Maresca: «Questo allenatore ha due palle così! PSG battuto in questo modo». Il giornalista glorifica il tecnico del Chelsea

Il trionfo del Chelsea nel Mondiale per Club porta una firma indelebile, quella del suo tecnico Enzo Maresca. Un successo che non è frutto del caso o della giocata di un singolo, ma di un autentico capolavoro tattico, come sottolineato con forza da Riccardo Trevisani. Nel suo acuto intervento per Cronache di Spogliatoio, il noto commentatore ha eletto l’allenatore italiano a protagonista assoluto della finale, elogiandone il coraggio e la meticolosa preparazione.

Le parole di Trevisani descrivono una partita dominata dalla lavagna tattica del tecnico, un piano partita audace e preciso: «Questo Mondiale per club l’ha vinto Enzo Maresca, proprio firmato Enzo Maresca. Stiamo parlando di una partita proprio preparata nei minimi dettagli, con le uscite, i rinvii del portiere, il non farsi fare la pressione addosso, il rischio di giocare uno contro uno con la squadra più forte al mondo. Ha avuto due palle così perché se la gioca male perde 7-1 e fa una figura peggiore di quella che hanno fatto Inter, Atletico, Real e tutti gli altri».

L’analisi di Trevisani mette in luce la tattica di Maresca, studiata per disinnescare la pressione avversaria attraverso una gestione perfetta delle uscite palla al piede e dei rinvii del portiere. Non si è trattato solo di difendersi, ma di imporre il proprio gioco con coraggio.

Il punto chiave, infatti, è stato il rischio calcolato. Accettare duelli uno contro uno contro i migliori al mondo è una scelta che testimonia una fiducia assoluta nelle proprie idee. Come evidenziato, il confine tra un trionfo storico e una disfatta era sottilissimo. La vittoria del Chelsea diventa così una legittimazione per il lavoro di Maresca, che ha dimostrato di poter applicare con successo la sua filosofia di gioco al livello più alto del calcio mondiale, meritandosi il titolo di vero MVP della competizione.

Calciomercato Inter, Zazzaroni a sorpresa: «È lui il primo obiettivo»

Calciomercato Inter, Zazzaroni a sorpresa: «È lui il primo obiettivo». L’annuncio di mercato del direttore del Corriere dello Sport

Ademola Lookman sarebbe il nome in cima alla lista dei desideri di Cristian Chivu per rinforzare l’attacco della sua Inter. L’eroe dell’Europa League di due anni fa, capace di trascinare l’Atalanta a uno storico trionfo con una tripletta in finale, è stato identificato dal tecnico romeno come il profilo ideale per aggiungere imprevedibilità, velocità e fiuto del gol al reparto offensivo nerazzurro. L’indiscrezione, lanciata su Instagram dal noto giornalista Ivan Zazzaroni, sta infiammando le prime battute del mercato estivo.

Secondo Zazzaroni, Lookman rappresenta la prima scelta assoluta per il nuovo corso tecnico dell’Inter, con Chivu che ne apprezza la duttilità e la capacità di spaccare le partite. Il club di Viale della Liberazione avrebbe già mosso i primi passi, presentando un’offerta per assicurarsi le prestazioni dell’attaccante nigeriano. Tuttavia, la trattativa si preannuncia complessa e al momento si trova in una fase di stallo.

Il problema principale, come spesso accade, è di natura economica. Tra la richiesta dell’Atalanta, forte di un contratto solido e delle prestazioni eccezionali del giocatore, e l’offerta presentata dall’Inter, ballerebbero circa 10 milioni di euro. La Dea non ha intenzione di fare sconti per il suo gioiello e valuta il suo cartellino una cifra considerevole, mentre i nerazzurri, pur determinati a chiudere, devono fare i conti con i paletti del bilancio e non sembrano intenzionati a partecipare ad aste.

L’Inter considera la sua proposta come il massimo sforzo possibile, almeno in questa fase. Le prossime settimane saranno decisive per capire se i due club riusciranno a trovare un punto d’incontro. I tifosi interisti sognano il colpo Lookman per puntare a nuovi traguardi, ma la dirigenza dovrà lavorare di diplomazia per colmare la distanza e regalare a Chivu il suo obiettivo numero uno.

Calciomercato Milan: Allegri chiama Vlahovic. Ecco il prezzo della Juventus

Calciomercato Milan: Allegri chiama Vlahovic. Ecco il prezzo della Juventus per lasciare andare l’attaccante serbo, ormai un esubero

Il calciomercato estivo si infiamma con una suggestione clamorosa: Dusan Vlahovic potrebbe vestire la maglia del Milan. Secondo le indiscrezioni riportate da La Stampa, l’attaccante serbo avrebbe aperto alla possibilità di un trasferimento a Milano, spinto dalla forte stima del suo ex allenatore ai tempi della Juventus, Massimiliano Allegri, ora tecnico rossonero. L’allenatore livornese avrebbe infatti contattato il suo pupillo, manifestando il desiderio di riaverlo con sé per costruire un attacco di altissimo livello.

Il filo diretto tra l’entourage del giocatore e il direttore sportivo del Diavolo, Igli Tare, sarebbe già stato avviato. L’obiettivo del Milan è chiaro: regalare ad Allegri un centravanti di peso e di comprovata esperienza per affiancare il neo-acquisto Santiago Gimenez. L’idea tattica sarebbe quella di creare una coppia d’attacco formidabile o, in alternativa, di avere una soluzione di lusso per guidare il reparto offensivo.

Tuttavia, la strada per il ricongiungimento tra Vlahovic e Allegri non è semplice. La Juventus, proprietaria del cartellino, non ha intenzione di concedere sconti né di considerare una risoluzione del contratto. La dirigenza bianconera è stata chiara: per lasciar partire il proprio numero 9, attende un’offerta di almeno 20 milioni di euro.

Questa cifra rappresenta la base d’asta per un’operazione che potrebbe nascere dal braccio di ferro tra Vlahovic e il club bianconero. Il Milan valuta l’occasione di mercato, consapevole di poter inserire in rosa un bomber capace di spostare gli equilibri del campionato, mentre la Juve attende la mossa ufficiale per definire il futuro del suo attaccante. Le prossime settimane saranno decisive per capire se questa suggestione potrà trasformarsi in una delle trattative più calde dell’estate.

Italia femminile, stasera la Norvegia: nello spogliatoio c’è questa convinzione

Italia femminile, stasera la Norvegia: nello spogliatoio c’è questa convinzione. Il gruppo unito da Soncin deve superare qualche limite tecnico

C’è un rumore sordo e potente che accompagna le Azzurre verso la sfida di questa sera con la Norvegia – valida per i quarti di finale dell’Europeo -, ed è il battito di un cuore collettivo che ha imparato a credere. Non è la presunzione di chi si sente invincibile, ma la forza tranquilla di chi ha guardato in faccia i propri limiti e ha deciso di superarli insieme. Lo spogliatoio non è più solo un luogo fisico, ma è diventato l’anima pulsante di questa squadra, il luogo dove è nato un patto silenzioso.

Le giocatrici si parlano, si cercano, “ci credono”. Hanno la consapevolezza matura di aver già scritto una pagina di storia pur sapendo di non aver ancora mostrato il loro volto migliore. Questa lucidità, anziché generare ansia, ha alimentato una fame diversa, la voglia di dimostrare a sé stesse quanto ancora possano crescere. A spiegarlo stamane è il Corriere della Sera.

La vera scintilla, però, è scoccata in un momento di inaspettata vulnerabilità. La commozione genuina del CT Andrea Soncin dopo la vittoria contro la Spagna ha fatto crollare l’ultimo muro tra tecnico e squadra. In quelle lacrime, le giocatrici non hanno visto solo un allenatore, ma un uomo profondamente coinvolto nel loro viaggio, un compagno di sogni. «Non credevamo fosse così coinvolto», hanno ammesso, e in quella scoperta hanno trovato la motivazione più forte.

Quel momento ha trasformato la squadra. Ora, l’Italia non gioca più solo per un obiettivo, ma anche per l’uomo che ha pianto di gioia con loro. È questa l’alchimia che si porteranno in campo contro la Norvegia: un’unione forgiata nella fatica, cementata dalla fiducia e accesa da un’emozione condivisa. E questa, forse, è la vittoria più bella.

Condò sicuro: «Ecco la favorita per lo scudetto. Paragono questo colpo a Cristiano Ronaldo»

Condò sicuro: «Ecco la favorita per lo scudetto. Paragono questo colpo a Cristiano Ronaldo». Il commento del noto giornalista

Il calcio italiano vive un’estate di aspettative vibranti, catalizzate da un colpo di mercato che ha il sapore della storia. L’arrivo di un fuoriclasse del calibro di Kevin De Bruyne al Napoli non è solo un acquisto, ma un evento che ridisegna le ambizioni di un club e, potenzialmente, le gerarchie dell’intera Serie A. Un concetto espresso con grande chiarezza dal giornalista Paolo Condò in un suo recente commento per il Corriere della Sera, destinato a diventare un punto di riferimento per la stagione che verrà.

Nelle sue parole, l’eco di un passato glorioso e la proiezione di un futuro carico di responsabilità si fondono: «Era dai tempi di Ronaldo alla Juventus che l’arrivo di un campione come De Bruyne oggi al Napoli non suscitava lo stesso hype tecnico relativo all’impatto sul campionato. I partenopei sono favoriti per lo scudetto e devono prendersi la responsabilità di andare il più avanti possibile in Champions League».

Il parallelismo con Cristiano Ronaldo non è casuale. L’approdo del portoghese a Torino nel 2018 non solo garantì un vantaggio tecnico enorme alla Juventus, ma elevò lo status e la visibilità globale della Serie A. Allo stesso modo, l’arrivo del fantasista belga sotto il Vesuvio è percepito come un fattore in grado di spostare gli equilibri con la sua sola presenza. L'”hype tecnico” citato da Condò non riguarda solo il valore assoluto del giocatore, ma la sua capacità di migliorare istantaneamente il rendimento dei compagni e di imporre un nuovo standard qualitativo.

La chiosa del commento è altrettanto potente, perché definisce senza mezzi termini il duplice orizzonte del Napoli di Antonio Conte. La vittoria dello scudetto non è più un sogno, ma un obiettivo dichiarato, quasi un obbligo. Parallelamente, l’Europa non può più essere un palcoscenico secondario. Con un leader tecnico come De Bruyne in squadra, nascondersi in Champions League non è più un’opzione: ora è richiesta una campagna da protagonisti. Il Napoli si trova così investito di un ruolo di leadership che dovrà dimostrare di meritare, partita dopo partita, su tutti i fronti.

Gerard Martín non si arrende: «Inter-Barcellona? Sono sincero, quello di Dumfries era fallo. Se non fosse così…»

Gerard Martín non si arrende: «Inter-Barcellona? Sono sincero, quello di Dumfries era fallo». Le dichiarazioni del laterale blaugrana

Nella trionfale stagione 2024-2025 del Barcellona, c’è una ferita che non si è mai rimarginata: l’eliminazione dalla Champions League per mano dell’Inter. A distanza di mesi da quella notte incredibile, uno dei suoi protagonisti, il terzino Gerard Martin, torna sull’episodio più discusso: il contatto con Denzel Dumfries che ha preceduto il gol del 3-3 di Acerbi, un momento che ha cambiato la storia della qualificazione.

In un’intervista al Mundo Deportivo, il difensore blaugrana non usa mezzi termini, confermando la sua sensazione di aver subito un’irregolarità decisiva. Le sue parole sono una sentenza netta che riapre il dibattito su quella sfida memorabile.«Per me c’era fallo. Sono sincero, perché è passato un po’ di tempo e te lo direi ora. Ma per me era fallo», ha dichiarato Martin, togliendosi un peso. La sua frustrazione emerge nel racconto dei momenti successivi alla partita, passati a rivedere l’azione per trovare una spiegazione. «ho riguardato molte volte l’azione nei giorni successivi perché ho sentito qualcosa in campo (il fallo) che non è stato fischiato, e volevo verificare se fosse davvero quello che avevo sentito».

Nonostante l’amarezza per l’eliminazione, Martin, che in quella partita sostituì l’infortunato Alejandro Balde, ricorda la sua prestazione con un pizzico di orgoglio personale, pur sottolineando come il risultato del team venga prima di tutto.«Personalmente, sì, è stata una delle mie migliori partite. Mi è piaciuta molto anche quella contro il Borussia Dortmund in Champions League. La partita contro l’Inter è finita male per tutti. Pur essendo personalmente soddisfatto della mia prestazione, alla fine sono rimasto molto deluso per il risultato finale». Un mix di soddisfazione e rimpianto che fotografa perfettamente quella notte europea.

Sarri, rientra l’allarme. Il tecnico delle Lazio sarà a Formello nel pomeriggio

Sarri, rientra l’allarme. Il tecnico delle Lazio sarà a Formello nel pomeriggio dopoché alcune fonti avevano parlato di malore

Mattinata di apprensione in casa Lazio: Maurizio Sarri non ha diretto l’allenamento di oggi, mercoledì 16 luglio 2025, a Formello. L’assenza del tecnico dalla seduta mattutina ha immediatamente destato preoccupazione tra addetti ai lavori e tifosi, con le prime voci che parlavano di alcuni non meglio specificati problemi di salute. Un’assenza pesante nel pieno della preparazione estiva in vista della stagione 2025/2026.

Il mistero si è risolto nel corso della giornata. Il tecnico toscano, infatti, ha dovuto saltare la sessione di lavoro con la squadra per sottoporsi a una visita di idoneità approfondita presso la nota clinica Villa Mafalda di Roma. Un controllo medico necessario che ha richiesto la sua presenza in struttura per tutta la mattinata. Intorno alle ore 15:00, Sarri è stato visto lasciare la clinica in compagnia del direttore sportivo Angelo Fabiani, un primo segnale positivo che ha anticipato la risoluzione del caso.

L’allarme sulle condizioni di salute di Maurizio Sarri è definitivamente rientrato poco dopo, grazie alla comunicazione ufficiale rilasciata dalla stessa S.S. Lazio. La società biancoceleste ha confermato che l’allenatore sarà regolarmente al suo posto per dirigere l’allenamento pomeridiano, fissato per le ore 18:00.

La preparazione della Lazio può quindi proseguire senza ulteriori intoppi, con la squadra che riabbraccerà il suo allenatore già nel pomeriggio. Un sospiro di sollievo per tutto l’ambiente, che ora può tornare a concentrarsi esclusivamente sul calcio giocato e sugli obiettivi della nuova stagione.

Vieira: «Grande passione intorno al Genoa. Non ho sentito Marotta»

Vieira: «Grande passione intorno al Genoa. Non ho sentito Marotta». Le dichiarazioni del tecnico francese del Grifone

Dalla quiete di Moena, sede del ritiro estivo del Genoa, l’allenatore Patrick Vieira ha tracciato la rotta per la nuova stagione in un’intervista esclusiva a Sky Sport. Con la determinazione che lo contraddistingueva da calciatore, il tecnico francese ha parlato a cuore aperto, ribadendo i principi fondamentali del suo credo calcistico e fissando gli obiettivi per un campionato che si preannuncia impegnativo ma ricco di ambizioni.

Il punto di partenza è chiaro e non ammette dubbi: la continuità con lo spirito che ha permesso al Grifone di conquistare una difficile salvezza nel campionato precedente. Vieira insiste sul valore del collettivo, l’unica vera arma per superare le difficoltà. «Riprendiamo da dove abbiamo lasciato. Mi è sempre piaciuto lo spirito dei giocatori», ha esordito l’allenatore. Ha poi sottolineato la chiave della passata rimonta: «Siamo usciti da una situazione complicata pensando da squadra, pensando a noi. Questa è una cosa importante. Dopo c’è la tattica che aiuta, ma dobbiamo continuare a pensare al noi». Un concetto di unione e sacrificio che non lascia spazio a personalismi, come dimostra la sua chiosa sui leader del gruppo: «Leader? Giocatori partono, altri arrivano».

Il nuovo Genoa sarà un mix di gioventù ed esperienza. Vieira affida un ruolo cruciale ai suoi veterani, incaricati di fare da chioccia ai nuovi arrivati e ai talenti più giovani, come l’esempio virtuoso di Miretti nella scorsa stagione. «È importante avere gente di esperienza come Bani e Malinovskyi, Ekuban, che devono guidare i giovani e i nuovi a far capire che il Genoa, con i suoi tifosi, è importante».

Inevitabile un commento sulla straordinaria risposta del pubblico genoano, che ha già sottoscritto 25.000 abbonamenti. «Mi aspettavo già 25mila abbonati? C’è passione, ci dà carica e voglia di fare bene». Una passione che responsabilizza e spinge la squadra a dare il massimo.

Infine, una secca smentita sulle voci che lo accostavano alla panchina dell’Inter: «Marotta non l’ho mai sentito». La sua concentrazione è tutta sul presente e sulle sfide future del Genoa. «Mercato? Sono arrivati giocatori di qualità, ma ora inizia il difficile. Per rimanere in A sarà complicato, questi giocatori possono farci essere più ambiziosi».

Modric: «Ho scelto il Milan da subito. Tare è stato bravo a convincermi perché…»

Modric: «Ho scelto il Milan da subito. Tare è stato bravo a convincermi perché…». Le parole del neo centrocampista rossonero

Luka Modric ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Milan TV, il campione croato ha commentato così il suo trasferimento in rossonero. Per lui si tratta della prima esperienza in Serie A. 

Sulla foto da bambino con la tuta del Milan: «E’ una foto bellissima. Da bambino guardavo molto la Serie A e il Milan era la mia squadra preferita. A quell’epoca noi in Croazia guardavamo molto il Milan perchè era uno dei club più seguiti al mondo. C’era anche il mio idolo Boban. Adesso sono molto felice di essere qui e non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura».

Sul perchè ha scelto il Milan: «Volevo rimanere in Europa per continuare a giocare un calcio competitivo. Avevo altre offerte, ma quando mi ha chiamato il Milan per me era chiaro. Lo volevo dal primo minuto. Mi ha impressionato anche il fatto che il ds Tare è venuto in Croazia per presentarmi il progetto e tutto il Milan. E’ stato molto importante per me, mi ha dimostrato quanto volessero portarmi qui. Poi il Milan è uno dei più grande club in Europa. Il Milan non può essere soddisfatto della mediocrità, bisogna porsi gli obiettivi più grandi possibili: vincere titoli e competere con le migliori squadre nel mondo. Ecco perchè sono qui».

Su cosa pensa di portare nello spogliatoio del Milan: «Prima tutto vengo con molto rispetto per tutti quanti: giocatori, allenatori e società in generale. Voglio portare la mia fame di vincere, aiutare i compagni sotto tutti i punti di vista e lavorare sodo per gudagnare il mio posto in squadra. Non è mai facile, devi lavorare sodo e lottare».

Sulla Serie A: «Ho guardato molto il calcio italiano, è un campionato molto competitvo che è cresciuto molto. Ci sono molti giocatori croati che militano in Italia e mi piace seguire i miei compagni di nazionale. Ci sono grandi squadre, bravi giocatori. E’ un campionato molto tattico e fisico»

Pioli in conferenza: «Questi gli obiettivi della Fiorentina. Allegri dice questo di noi? Bene, l’ho scritto sulla lavagna»

Pioli in conferenza: «Questi gli obiettivi della Fiorentina. Ho parlato con Moise e…». Le dichiarazioni del tecnico viola verso la nuova stagione

Dalla sala stampa del Viola Park, un nuovo capitolo della storia della Fiorentina ha inizio. È il giorno di Stefano Pioli, che torna a Firenze con la maturità di chi ha vinto e la passione di chi non ha mai dimenticato. Le sue prime parole da allenatore viola non sono di circostanza, ma un manifesto programmatico che delinea la mentalità, il metodo e le ambizioni di un ciclo triennale che punta a sognare in grande.

«Le esperienze che ho fatto fino ad oggi mi hanno portato ad essere nel momento più alto della mia carriera. So che qui ci sono tante aspettative ma ho già ottime sensazioni perché ho trovato tanto spessore umano, oltre che ad un centro sportivo tra i più belli che abbia mai visto. Mi sento pronto per fare un grandissimo lavoro. Per me stare qui è una sfida, dobbiamo avere il fuoco dentro. Potevo essere uno degli allenatori più pagati al mondo ma volevo mettermi in gioco, è una sfida per me. Ho visto che Allegri non ci ha messo tra le candidate per la Champions, vediamo, l’ho già scritto sulla lavagna…».

La scelta di tornare non è stata solo professionale, ma dettata da un legame profondo. Pioli non nasconde l’emozione, spiegando come il richiamo della piazza viola sia stato irresistibile. «Firenze la sento dentro e alla prima chiamata ho sentito una sensazione particolare. A questa piazza sono legatissimo e sapevo che era la cosa giusta da fare. Vivo molto delle mie emozioni e non ho avuto dubbi sulla scelta».

Dal cuore al campo, il passo è immediato. La visione tattica parte dalla qualità, ma si fonda sulla conoscenza del gruppo e sulla promessa di un’identità chiara. «L’importante è iniziare a lavorare, i giocatori li ho visti ma vanno conosciuti a livello personale. Poi è importante dare uno stile di gioco, ai ragazzi ho promesso che avremo uno stile chiaro. Non so ancora cosa manca ma ho già visto ragazzi bravi. L’obiettivo è alzare il livello e puntare al massimo».

Tra i giocatori chiave di questo progetto c’è Moise Kean, con cui il tecnico ha già avuto un dialogo. «Con Moise ho parlato in questo periodo ma non so se ho inciso sulla scelta di restare. Lui è molto grato a Firenze. In questi giorni l’ho visto sereno e voglioso di lavorare. È un giocatore molto forte».

Infine, gli obiettivi, messi nero su bianco, che legano il suo contratto triennale a traguardi ambiziosi. «Sì, anche la lunghezza del mio contratto va in quella direzione. In questi tre anni vogliamo provare ad alzare un trofeo e andare in Champions. Certo non è facile ma noi dobbiamo provare a fare meglio degli avversari. Qui abbiamo tutto per lavorare bene: la città non vede l’ora di sostenere i ragazzi. Ho voglia di sfide, altrimenti avrei fatto scelte più comode».

Calciomercato Napoli: scambio di documenti per Lucca. Ma in arrivo c’è anche lui

Calciomercato Napoli: scambio di documenti per Lucca. Ma in arrivo c’è anche lui, partenopei scatenati in questo mercato estivo

Napoli e Udinese sono alle battute finali per definire il passaggio di Lorenzo Lucca in maglia azzurra. I due club stanno procedendo allo scambio dei documenti nel pomeriggio di mercoledì 16 luglio, un passo decisivo che preannuncia l’imminente conclusione di una delle trattative più seguite di questa sessione di calciomercato. L’attaccante è ormai a un soffio dall’unirsi alla rosa di Antonio Conte, che si appresta ad accogliere un nuovo e significativo rinforzo per il reparto offensivo.

Il Napoli si conferma tra le squadre più dinamiche in questa fase di mercato. L’operazione Lucca si inserisce in una strategia ben definita che ha già portato a termine ben cinque acquisizioni per la squadra di Antonio Conte. Tra i volti nuovi e di spicco, spicca l’arrivo di Kevin De Bruyne, un colpo che ha destato grande risonanza nel panorama calcistico italiano, proiettando il centrocampista belga tra i nomi più prestigiosi del nostro campionato. A completare il quadro dei nuovi acquisti, il Napoli ha già accolto Marianucci e Lang, giocatori su cui la società ripone grandi aspettative.

Con lo scambio dei documenti per Lucca, si attende ora solo l’ufficialità e le visite mediche, così come per Beukema, un altro tassello importante destinato a rafforzare la difesa azzurra. L’arrivo di Lucca garantirà a Conte maggiori opzioni e profondità in attacco, aspetto cruciale in vista della prossima stagione.

Sul fronte delle uscite, la situazione più delicata resta quella legata a Victor Osimhen. Al momento, non ci sono ancora sviluppi significativi riguardo al futuro dell’attaccante nigeriano, che, come noto, non si è presentato al ritiro azzurro, fornendo un certificato medico. La sua partenza resta un’incognita che potrebbe sbloccare ulteriori movimenti in entrata per il club partenopeo, ma l’attenzione è ora tutta rivolta all’ufficializzazione degli arrivi, con Lorenzo Lucca in pole position per essere il prossimo ad indossare la maglia azzurra.

Cagliari, linea verde con Pisacane anche sul mercato: per l’attacco piace Sebastiano Esposito

Il Cagliari di Pisacane si vuole affidare ad una nuova linea verde da affiancare a giocatori rodati: dal mercato può arrivare Sebastiano Esposito

Il Cagliari di Fabio Pisacane prende forma tra le montagne di Ponte di Legno, dove la squadra è al lavoro per preparare la nuova stagione. Il neo allenatore, promosso dalla Primavera alla prima squadra, sta guidando un gruppo allargato di ben 30 giocatori, in attesa che il mercato porti ulteriori definizioni, soprattutto in uscita. L’obiettivo è sfoltire la rosa, ma senza perdere di vista alcuni nomi che potrebbero ancora entrare in orbita rossoblù.

Come riportato da la Gazzetta dello Sport, il club continua a monitorare due obiettivi importanti: Sebastiano Esposito, profilo già accostato ai rossoblù in passato, e soprattutto Michael Folorunsho, centrocampista reduce da una stagione positiva con l’Hellas Verona. Entrambi però verrebbero valutati soltanto con la formula del prestito, condizione necessaria per rispettare gli equilibri economici imposti dalla società.

Sul campo, intanto, Pisacane sta sperimentando diverse soluzioni tattiche. La base resta la difesa a quattro, con qualche variazione in funzione degli interpreti a disposizione. L’allenatore sta insistendo molto sull’ordine difensivo e sull’aggressività nella fase di non possesso, cercando di trasmettere fin da subito la sua impronta a una squadra che dovrà lottare per la salvezza.

Tra i protagonisti più attesi ci sono i tre giocatori riscattati ufficialmente nelle scorse settimane: Elia Caprile, Michel Adopo e Roberto Piccoli. Proprio quest’ultimo sta ricevendo grande attenzione da Pisacane, che lo considera un tassello fondamentale per il reparto offensivo. L’ex Atalanta è stato spesso a colloquio con il tecnico, che punta a farne uno degli uomini chiave per affrontare la Serie A con determinazione.

Il Cagliari, insomma, si sta costruendo attorno a una struttura solida, puntando su giovani motivati e su profili già rodati. L’avventura di Pisacane è appena cominciata, ma le idee sembrano chiare: concretezza, entusiasmo e massima attenzione al gruppo. La corsa alla salvezza è già partita.

Calciomercato Verona, difesa rinforzare: Ebosse in prestito, si tratta con la Fiorentina per Valentini

Calciomercato Verona, difesa da rinforzare per li scaligeri: dopo l’arrivo di Ebosse dall’Udinese, si tratta con la Fiorentina per Valentini

Il Verona ha iniziato a muoversi con decisione sul mercato per ridisegnare la propria retroguardia in vista della prossima stagione. È ufficiale l’arrivo di Enzo Ebosse dall’Udinese, che approda in gialloblù con la formula del prestito con obbligo di riscatto. Allo stesso tempo prosegue la trattativa con la Fiorentina per riportare a casa Bruno Amione Valentini, reduce da un anno in maglia viola ma ancora molto stimato in riva all’Adige.

Come riportato da la Gazzetta dello Sport, la squadra ripartirà dall’identità tattica costruita da Paolo Zanetti dopo il suo arrivo a metà dicembre: una difesa a tre che ha dato solidità e ha permesso di invertire il trend negativo. Per questo, il mercato sta seguendo linee precise, con l’obiettivo di fornire all’allenatore profili funzionali al sistema già collaudato.

A centrocampo il punto di riferimento sarà ancora Tolga Serdar, mentre si lavora per trovare il sostituto di Ondrej Duda, che ha lasciato il club a parametro zero dopo la scadenza del contratto. L’Hellas vuole rinforzare il reparto con qualità e visione di gioco, ma senza snaturare il dinamismo che aveva caratterizzato la mediana nella parte finale della scorsa stagione.

In attacco, l’acquisto che stuzzica la curiosità è quello di Giovane, talento brasiliano classe 2003, arrivato dopo lo svincolo dal Corinthians. È un prospetto interessante, che dovrà ambientarsi al calcio europeo, ma che ha già mostrato lampi di talento puro. Resta poi da individuare una prima punta di esperienza, in grado di garantire peso offensivo e far crescere i più giovani.

Infine, tiene banco la situazione legata a Lorenzo Montipò. Il contratto del portiere è in scadenza nel 2026, ma se non dovesse arrivare l’intesa per il prolungamento, il Verona potrebbe scegliere di cambiare numero uno. In quel caso, la prima alternativa resta Emil Audero, che dopo l’esperienza al Como è in cerca di una nuova occasione da titolare.

Parma, dopo Bonny si cerca una nuova punta: piace Colombo, occhi anche a Ivanovic del Milwall

Parma, dopo la cessione di Bonny i crociati cercano una nuova punta: piace Lorenzo Colombo, dall’Inghilterra occhi su Ivanovic

Il nuovo Parma targato Carlos Cuesta ha ufficialmente preso il via. Ieri, a Collecchio, la squadra ha svolto il primo allenamento stagionale sotto la guida del giovane tecnico spagnolo, mentre domenica mattina è prevista una partitella contro la Primavera al Tardini, preludio alla partenza per il ritiro di Neustift, in Austria. Una nuova avventura che si apre con entusiasmo e curiosità, mentre il mercato resta ancora in pieno fermento.

In attacco, dopo la cessione di Ange-Yoan Bonny all’Inter, la dirigenza sta valutando diverse alternative per rinforzare il reparto offensivo. Tra i profili seguiti, come riportato da la Gazzetta dello Sport, ci sono Lorenzo Colombo del Milan, attaccante giovane ma già esperto di Serie A e B, e Uros Ivanovic, centravanti serbo del Millwall con caratteristiche fisiche interessanti. Attenzione anche al nome di Dany Mota, portoghese classe ’98 del Monza, in grado di offrire duttilità e dinamismo al reparto avanzato.

A centrocampo è arrivata una conferma importante: quella di Adrian Bernabé. Il centrocampista spagnolo, corteggiato a lungo dalla Fiorentina, ha scelto di restare in Emilia per diventare uno dei punti fermi del nuovo corso. Da valutare invece l’argentino Ordonez, arrivato dal Vélez Sarsfield: il tecnico Cuesta lo osserverà da vicino nel ritiro per capire se potrà adattarsi in fretta ai ritmi del calcio italiano.

In difesa, l’obiettivo è rafforzare le fasce. Sulla destra piace Tommaso Barbieri, reduce da una buona stagione alla Cremonese e di proprietà della Juventus. Molto però dipenderà dal futuro di Alessandro Leoni, giovane centrale di grande prospettiva, seguito da diversi club italiani ed esteri. Il Parma ha fissato il prezzo: non meno di 35 milioni di euro. In caso di partenza, sarà necessario un rimpiazzo all’altezza per non compromettere l’equilibrio del reparto arretrato.

Il cantiere Parma è aperto, e tra ritiro e mercato si costruisce una squadra ambiziosa, pronta a consolidarsi nella massima serie con idee giovani e progetti solidi.

Pafundi Udinese, i dubbi dei friulani: rimanere a Udine o cercare continuità? Due squadre in Serie B lo seguono

Simone Pafundi e l’Udinese ad un bivio: continuare insieme in questa stagione o un altro giro di prestiti, con la Serie B che lo segue

Ogni volta che si parla di giovani talenti, il suo nome spunta fuori con naturalezza. Simone Pafundi, classe 2006, è il gioiellino dell’Udinese, ancora in cerca della giusta consacrazione. Come ricorda la Gazzetta dello Sport, il motto lanciato da Roberto Mancini ai tempi della Nazionale – «Prima Pafundi, poi gli altri» – è diventato quasi un’etichetta, un simbolo di aspettative altissime che hanno finito per influenzare il percorso del ragazzo.

Il talento non è mai stato in discussione: visione di gioco, tecnica sopraffina, tempi di inserimento da giocatore già maturo. Ma a ostacolarlo sono intervenuti altri fattori: una fisicità ancora in divenire, qualche guaio fisico e una concorrenza interna che non gli ha sempre lasciato spazio. Il prestito in Svizzera al Losanna, nella scorsa stagione, gli è servito per ritrovare continuità, almeno nel lavoro quotidiano. Con il tecnico tedesco Kosta Runjaic ha avuto stima e attenzioni, ma poco minutaggio: appena 107 minuti in campo in totale.

Ora il talento friulano è di fronte a un bivio cruciale per la sua crescita: restare a Udine per cercare di guadagnarsi spazio oppure ripartire, magari da una Serie B “alta”. Monza e Venezia, stando alle indiscrezioni, avrebbero già manifestato interesse, offrendo un contesto competitivo e meno pressante dove poter maturare con più costanza.

Quel che è certo, e fondamentale, è che Pafundi ha bisogno di un allenatore disposto a puntare davvero su di lui, con convinzione e pazienza. Le qualità ci sono tutte, ma senza fiducia piena e minuti veri, rischiano di restare potenziale inespresso.

Il suo ruolo naturale è quello di trequartista, ma Runjaic lo ha testato anche da mezzala e da esterno. Una duttilità che può diventare un’arma in più, purché non si trasformi in confusione tattica. La strada è ancora lunga, ma il talento – quello sì – resta intatto. Ora serve il contesto giusto per farlo esplodere.

Genoa Carboni, la formula del prestito con l’Inter; il Grifone la piazza giusta per ripartire

Genoa, la formula del prestito di Valentin Carboni con l’Inter: più gioca, più il Grifone ci guadagna; per l’argentino l’occasione di rilanciarsi

Valentin Carboni si prepara a un nuovo inizio con il Genoa, grazie a un prestito secco dall’Inter che rappresenta un’occasione importante per rilanciare la sua carriera. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, l’accordo tra i due club è particolare: l’Inter riconoscerà un indennizzo al Genoa in base ai minuti effettivamente giocati da Carboni, un meccanismo che lega direttamente le prestazioni del giovane argentino al beneficio economico per il Grifone.

Carboni, reduce da un grave infortunio al crociato del ginocchio sinistro che gli ha fatto saltare quasi tutta la scorsa stagione (in prestito al Marsiglia), ha mostrato segnali di pieno recupero con un gol al Mondiale per Club vestendo la maglia dell’Inter. Ora, il Genoa gli offre la possibilità di conquistare una titolarità che potrà essere fondamentale per il suo futuro e, allo stesso tempo, utile anche all’Inter.

Il Genoa è da sempre un terreno fertile per i giovani talenti. Nel 2016, Pietro Pellegri fece il suo esordio in Serie A a soli 15 anni e 280 giorni, segnando un record di precocità. Più recentemente, nella scorsa stagione, Lorenzo Venturino, 18 anni, si è messo in mostra segnando una doppietta nella sua prima partita da titolare contro il Bologna, diventando il terzo più giovane giocatore in Europa a realizzare una doppietta in quel momento.

Questa tradizione di valorizzazione dei giovani rende il Genoa una destinazione ideale per Carboni, che punta a ritrovare continuità e fiducia, rilanciandosi dopo il lungo stop. Il prestito rappresenta quindi un affare vantaggioso per entrambe le società: il Genoa ottiene un talento di prospettiva da inserire in rosa, mentre l’Inter potrà vedere crescere il proprio giovane in un ambiente stimolante, con un sistema di compenso che premia il rendimento sul campo.

Pisa, nuovo rinforzo per Gilardino: si accelera per Denoon, l’ufficialità attesa a ore

Il Pisa pronto a chiudere per Daniel Tyrell Denoon: il difensore svizzero è arrivato in città, chiusura attesa a breve

Il Pisa accelera sul mercato e conferma l’arrivo di Daniel Tyrell Denoon, difensore centrale classe 2002 proveniente dallo Zurigo. Sebbene l’ufficialità manchi ancora per questioni burocratiche, il calciatore ha già firmato un contratto fino al 2029 e superato le visite mediche. Lo svizzero, che nell’ultima stagione ha collezionato 15 presenze nel massimo campionato elvetico ed è nel giro della nazionale Under 21, è approdato a Pisa per circa un milione di euro, cifra sborsata dal club nerazzurro.

L’obiettivo principale per la difesa resta però l’argentino Mariano Troilo, 22 anni, attualmente al Belgrano. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, l’intesa tra il giocatore e il Pisa è già stata trovata, mentre le trattative con il club argentino proseguono. Il presidente Artime, inizialmente fermo a una richiesta di 9,5 milioni, ha abbassato la sua richiesta a 6 milioni, mentre il Pisa rimane su una base di 4 milioni. Una soluzione a metà strada, con l’inserimento di bonus, sembra possibile entro la chiusura del mercato argentino fissata al 24 luglio. Sempre dall’Argentina potrebbe arrivare anche il giovane trequartista Vignolo, 18 anni, in forza al Racing di Cordoba, con trattative in fase avanzata.

In Italia il Pisa ha riavviato la trattativa per il portiere Scuffet, 29 anni, ex Cagliari e Napoli, e la chiusura del contratto fino al 2027 appare imminente. Nel ruolo di terzo portiere sarà confermato Nicolas, 37 anni, che avrà un ruolo di leadership nello spogliatoio guidato da Gilardino.

Caldo anche il fronte Napoli, dove il Pisa punta a chiudere per Simeone, 30 anni. Il presidente Corrado ha definito l’attaccante «un sogno di mezza estate» e la trattativa è aperta, nonostante la distanza tra domanda (8 milioni) e offerta (4 milioni) resti ampia. Con il club partenopeo si negozia anche per Zerbin, 26 anni. Sul fronte uscite, cresce l’interesse di Spezia e Catanzaro per Beruatto, 26 anni, che potrebbe lasciare presto Pisa.

Lazio, la protesta dei tifosi contro Lotito: in diecimila da via dei Fori Imperiali al Campidoglio

Lazio, ieri la protesta di 10 mila tifosi contro la proprietà Lotito: una delegazione ha incontrato l’assessore allo Sport di Roma

Ieri sera circa diecimila tifosi della Lazio sono scesi in piazza per manifestare pacificamente il proprio dissenso nei confronti del presidente Claudio Lotito, chiedendo che si faccia da parte e ceda il club. A differenza delle precedenti proteste, questa volta la richiesta è stata formalizzata direttamente al Comune di Roma. Il corteo è partito da largo Corrado Ricci, vicino al Colosseo, intorno alle 18.30, e si è concluso davanti al Campidoglio, dove una delegazione è stata ricevuta dai vertici comunali.

Come riportato dal Corriere dello Sport, il sindaco Roberto Gualtieri non era presente, ma il confronto si è svolto con l’assessore Alessandro Onorato, delegato a Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda. Tra i temi affrontati c’è stato anche il progetto per lo Stadio Flaminio, oggetto di particolare interesse per la tifoseria. I sostenitori volevano capire se il club fosse realmente interessato all’impianto o se si trattasse solo di una “propaganda”. La risposta è stata positiva, con l’illustrazione dello stato dei lavori e la presentazione di tutta la documentazione finora raccolta.

Nel frattempo, circa diecimila tifosi sono rimasti lungo via dei Fori Imperiali fino alle 20, intonando cori contro Lotito e inni della Lazio. Questo numero corrisponde a più o meno la metà degli abbonati per la prossima stagione, che attualmente sono circa 23.000, con la Curva Nord sold out. Un chiaro segnale del legame tra chi contesta e chi, comunque, sostiene la squadra allo stadio, manifestando così il proprio dissenso verso la proprietà.

Lo striscione esposto durante la protesta recitava: «La politica lo ha messo, la politica lo deve togliere!», un riferimento al 2004, quando il club rischiava il fallimento e serviva un intervento economico esterno. Oggi, invece, la situazione è diversa, visto che il proprietario c’è.

Negli ultimi giorni erano circolate indiscrezioni su un possibile acquirente, ma la società ha smentito categoricamente con un comunicato ufficiale: «La Lazio rigetta con la massima determinazione le notizie circolate, che riportano presunte trattative per la cessione del pacchetto di maggioranza detenuto dal presidente Lotito. Si tratta di ricostruzioni infondate, false e lesive della reputazione, configurando un vero e proprio caso di aggiotaggio informativo».

Lecce, Camarda è pronto a esplodere: «Voglio sfruttare ogni occasione che avrò; e quando arriverà il Milan al Via del Mare…»

Francesco Camarda pronto al salto di qualità definitivo al Lecce dopo una stagione ai margini del Milan

Francesco Camarda, il talento più giovane ad aver debuttato in Serie A a soli 15 anni, 8 mesi e 15 giorni, è pronto a ripartire da Lecce per crescere e affermarsi definitivamente. Dopo una stagione in cui le occasioni con il Milan sono state limitate, il prestito al club salentino rappresenta un’opportunità fondamentale per accumulare minuti preziosi e sviluppare le sue qualità in campo. Nel suo contratto sono infatti previsti bonus legati alle presenze e ai gol, un incentivo in più per il Lecce a puntare su di lui con convinzione.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, la formula del prestito con diritto di riscatto a 3 milioni, affiancata da un contro riscatto a 4 milioni da parte del Milan, permette al club rossonero di mantenere il controllo sul futuro di Camarda, garantendo al contempo al ragazzo la possibilità di mettersi in mostra con continuità.

L’ultimo anno non è stato semplice per Camarda: inizialmente considerato come un potenziale centravanti titolare del Milan, si è trovato invece spesso ai margini, a causa delle scelte tecniche di Paulo Fonseca e Sergio Conceição, che hanno preferito puntare su altri profili. Le sue presenze in prima squadra sono state 13, con il doppio delle convocazioni. Ora, però, con il trasferimento a Lecce, il giovane attaccante può finalmente giocare con regolarità e acquisire esperienza.

«Voglio sfruttare tutte le occasioni che avrò – ha dichiarato Camarda –. La società mi ha dato fiducia e voglio ripagarla. Il futuro dipenderà dal presente, sono concentrato solo su me stesso: lavorerò tanto per migliorarmi e per la squadra. Abbiamo un obiettivo e vogliamo raggiungerlo. La prima partita al Via del Mare sarà contro il Milan? Darò sempre il 100%».

La decisione di trasferirsi a Lecce è stata presa in accordo con famiglia e procuratore, ma con la convinzione personale di Camarda, che ha apprezzato molto la fiducia e l’interesse mostrati dal club pugliese. Adesso tocca a lui dimostrare tutto il suo valore e continuare il suo percorso di crescita.

Inler Udinese: «Ringrazierò sempre la famiglia Pozzo per l’opportunità; vogliamo fare lo step in più»

Udinese, le parole Gökhan Inler, direttore tecnico dei friulani, in vista della prossima stagione di Serie A: «Vogliamo fare uno step in più»

Ex regista elegante e cervello tattico del centrocampo, oggi Gökhan Inler dirige l’area tecnica dell’Udinese con lo stesso rigore. Dopo una carriera costruita su disciplina e intelligenza, lo svizzero studia da dirigente e sogna in grande, sempre alla sua maniera: con ordine, metodo e idee chiare. Di seguito le sue parole a la Gazzetta dello Sport.

LA MIA UDINESE – «Mi piace, ogni giorno c’è da fare. È una nuova vita, ringrazierò sempre la famiglia Pozzo per l’opportunità che mi ha dato. E mi sono messo a studiare, già a fine carriera da calciatore. Ho finito il corso da ds della Figc e a ottobre prenderò il diploma del Master Mip dell’Uefa».

IL PADRE E L’INIZIO – «Volevo fare l’architetto, da piccolo. Poi ho scelto il calcio. Era il sogno di papà, che ogni giorno mi accompagnava. Se n’è andato nel 2006, due mesi dopo che avevo firmato con l’Udinese».

DI COSA VA FIERO – «Di aver aperto gli allenamenti ai tifosi, di tenere un forte rapporto col territorio, fondamentale per i Pozzo. Di andare via da ogni campo lasciando il nostro spogliatoio immacolato. Lo puliamo a fine partita. E ho visto che anche i tifosi hanno cominciato a farlo negli stadi».

SOCIETÀ VENDUTA? – «Non abbiamo percepito questo. Per noi non è cambiato nulla».

CHE UDINESE VEDREMO – «Una squadra che vuole fare uno step in più. Molti ragazzi sono rimasti, è un vantaggio, già sanno cosa devono fare».

IL CROLLO FINALE – «Abbiamo perso Thauvin e pure Lucca. Più del 50% dei nostri gol. Ma siamo cresciuti. L’anno prima si era sofferto tanto».

SU THAUVIN – «Uno di altissimo livello. Speriamo stia bene».

LE SCOMMESSE – «Direi Atta, ma non è una sorpresa. Vive per il calcio, è intelligente. E allora Kristensen, il difensore danese. Sarà il suo anno. E occhio a Palma, il difensore del 2008: entrerà in squadra».

SU SANCHEZ – «Un gran giocatore, penalizzato da un lungo infortunio. È tornato a dicembre. Si è comportato da professionista. È ancora nostro. Se vuole venire…».

DAVIS PUÒ ESPLODERE? – «Sta bene, è carico. Vuole dimostrare. Deve essere sereno. Qui serve competizione, tra tutti».

IL RAPPORTO CON I GIOCATORI – «Sì. Cerco di risolvere i problemi. Mai lasciare le cose non fatte. Con loro sono chiaro. Non serve urlare. Se voglio una cosa ci sto dentro fino alla fine. Qui i ragazzi hanno tutto, devono capire dove si trovano».

CON IL TECNICO RUNJAIC – «Benissimo. Parliamo in tedesco e italiano. L’Udinese non aveva mai fatto un triennale a un allenatore. Lavora tanto, spiega con i fatti, parla».

KABASELE E PADELLI RINNOVATI – «Due pilastri importanti che conoscono la Serie A e sanno cos’è la pressione. Fondamentali in spogliatoio».

LUCCA È PRONTO PER IL NAPOLI? – «Può diventare ancora più forte. Ha lavorato tanto. A Napoli vai per vincere, la gente vuole che sudi la maglia e Conte non molla mai».

PIOTROWSKI IN ARRIVO? – «È forte. Tanto. Macina chilometri, lavora, tira».

IL SUO ORGOGLIO – «Essere stato capitano della Nazionale. Ero il collante tra svizzeri e calciatori di altre culture. Forse lì ho capito il presente».

NESSUN GOSSIP, NESSUNA FOLLIA – «Mai perché amavo il calcio. Ho rispettato il mio corpo per il rispetto verso gli altri. Non bevo, non fumo e la Coca Cola l’ho lasciata a 16 anni. Acqua naturale a temperatura ambiente. Semmai, un goccio di limone».

Il Como tra i Paperoni d’Europa: è il settimo club per spesa in questa finestra di mercato

Il Como è tra i club più attivi d’Europa in questa finestra di mercato: è il settimo club per spesa in Europa e in relazione al suo bacino d’utenza…

Il Como è entrato ufficialmente nel club dei Paperoni del calcio mondiale. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, i biancoblù hanno superato i 112 milioni di euro investiti in questa sessione di mercato, piazzandosi al settimo posto assoluto nella classifica globale degli investimenti secondo i dati di Transfermarkt. Una cifra imponente, frutto dei cinque nuovi acquisti (Baturina, Jesus Rodriguez, Addai, Kuhn e Perrone) e dei tre riscatti dai prestiti (Valle, Van der Brempt e Fellipe Jack).

Ma ciò che rende l’impresa comasca davvero straordinaria è il rapporto tra soldi spesi e bacino d’utenza: con una media di poco più di 10.000 spettatori a partita al Sinigaglia nella scorsa stagione, ogni tifoso ha “goduto” di un investimento medio di 10.600 euro. Nessun altro club al mondo vanta una proporzione simile. Perfino l’Atalanta, citata dalla dirigenza lariana come modello di riferimento per la crescita, raduna il doppio degli spettatori ma figura solo al quarto posto in questa speciale classifica, alle spalle anche di Chelsea, Liverpool e, appunto, Como.

Non a caso, anche lo stadio verrà ripensato secondo l’esempio del Gewiss Stadium: il nuovo Sinigaglia sarà progettato dallo studio Populous e ricostruito a blocchi, per garantire che la squadra non sia mai costretta a traslocare durante i lavori. Un progetto ambizioso, in linea con la visione a lungo termine dei fratelli Hartono, proprietari del club.

A livello globale, la Premier League continua a dominare il mercato: il Chelsea guida con quasi 250 milioni spesi, seguito dal Liverpool (unico altro club oltre quota 200). Nella top ten ci sono anche il Real Madrid, unico club spagnolo, e il neopromosso Sunderland, con 115 milioni investiti. Tra le italiane, solo Atalanta e Como figurano nell’élite.

Il dato più sorprendente? Le tre neopromosse in Serie A – Sassuolo, Pisa e Cremonese – insieme hanno speso appena 13 milioni. Dieci volte meno del Como. Un segnale chiaro: a dispetto del penultimo posto nella classifica spettatori della Serie A, la squadra di Fabregas fa sul serio. E guarda in alto.

Premier League, le big inglesi dominano il mercato: la soglia del miliardo è sempre più vicina

La Premier League si conferma il campionato più ricco e ambizioso d’Europa: le big inglesi dominano il mercato, con quasi un miliardo già speso

Il miliardo è sempre più vicino. Le big della Premier League stanno accelerando sul mercato e, come riportato dalla Gazzetta dello Sport, la soglia dei 850 milioni di euro è stata già superata: nel prossimo giro di colpi potrebbero essere Liverpool e Arsenal a spingere le spese del campionato inglese verso il traguardo a nove zeri. La corsa è apertissima e i nomi coinvolti fanno tremare l’Europa.

L’Arsenal è sulle tracce di Viktor Gyökeres, bomber svedese dello Sporting autore di 54 gol in 52 partite nella passata stagione. L’operazione potrebbe arrivare fino a 80 milioni, ma lo Sporting frena per via di bonus ritenuti troppo complessi da raggiungere. Gli agenti del giocatore sono già a Londra e la volontà di Gyökeres è chiara: vuole vestire la maglia dei Gunners. In attesa dello sblocco, il club di Arteta ha già messo a segno due colpi a centrocampo: Martin Zubimendi, prelevato dalla Real Sociedad per circa 65 milioni, e Christian Norgaard dal Brentford, arrivato per 17 milioni bonus inclusi.

Il Liverpool risponde con una doppia operazione in attacco: Darwin Nunez è in uscita e i Reds hanno messo nel mirino Aleksander Isak. Il Newcastle però non vuole privarsene per meno di 170 milioni di euro. Troppo. Così il Liverpool ha virato su Hugo Ekitike dell’Eintracht Francoforte, valutato 100 milioni. Un affare più gestibile, anche se il club tedesco ha già rifiutato 90 milioni dal Newcastle. D’altronde, l’Eintracht è una fucina di affari milionari: basti pensare a Jovic, Kolo Muani e Marmoush.

Il colpo record dell’estate resta Florian Wirtz al Liverpool per 136 milioni, mentre il Manchester City ha già toccato i 249 milioni di spesa, con innesti come Reijnders dal Milan, Ait-Nouri e Cherki. Bene anche il Chelsea: 230 milioni investiti, ma già 111 rientrati con la vittoria nel Mondiale per Club. I 70 milioni per Joao Pedro sembrano ben spesi. E con Maresca pronto a lanciare i nuovi talenti come Estevao e Jamie Gittens, la Premier si conferma un campionato che nuota nell’oro. E lo investe senza timori.

Sta nascendo una Fiorentina d’assalto: Pioli pensa al tridente pesante Kean-Dzeko-Gudmundsson

Fiorentina, Stefano Pioli pensa ad un tridente pesante per la Viola: insieme dal primo minuto Kean, Dzeko e Gudmundsson

La Fiorentina riparte da un tridente offensivo che promette scintille: Edin Dzeko, Moise Kean e Albert Gudmundsson. Tre profili diversi per età, stile e percorso, ma accomunati da una motivazione altissima e da un obiettivo comune: far sognare i tifosi viola. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, per Stefano Pioli si apre un ventaglio di possibilità tattiche e interpretative non banale, rese ancora più stimolanti dalla versatilità e complementarità dei suoi nuovi terminali offensivi.

Dzeko è appena arrivato con l’entusiasmo e la leadership di chi ha ancora fame, Kean è ormai più vicino alla permanenza – scaduta la clausola da 52 milioni a mezzanotte – e Gudmundsson vuole dimostrare di poter brillare anche a Firenze, dopo l’exploit di Genova. Un 3-4-1-2 sembra al momento lo schema più adatto per farli coesistere: Gudmundsson agirebbe da raccordo tra le linee, alle spalle di Dzeko e Kean, ma con pochi aggiustamenti si può virare su un sistema con due trequartisti e Kean come punta centrale. In questo scenario, sarà fondamentale rinforzare il centrocampo, sia in termini di muscoli che di profondità.

C’è anche l’opzione del 3-5-2, già vista nel Fenerbahce di Mourinho, dove Dzeko era affiancato da un partner fisico come En-Nesyri. In un assetto simile, Moise potrebbe liberarsi da parte del lavoro di raccordo che l’ha limitato lo scorso anno. E la convivenza con Dzeko non pare essere un problema, anzi. «Kean è fortissimo, velocissimo, mi ha reso la vita facile. E non vedo l’ora di giocare con Dzeko, che ha esperienza e un’energia pazzesca», ha dichiarato Gudmundsson a Sky Sport.

Intanto si lavora alla “fase 2” per Kean: la scadenza della clausola apre alla trattativa per il rinnovo, con un possibile ingaggio attorno ai 4 milioni. La società vorrebbe rimuovere o alzare la clausola, e serve un’offerta davvero irrinunciabile per pensare a una cessione. Intanto, il legame tra Moise e la Fiorentina si rafforza: al primo allenamento a porte aperte al Viola Park è stato tra i più acclamati da un migliaio di tifosi.

Bologna, da Orsolini a Lucumì ecco tutti i nomi da blindare per i rossoblù

Bologna, dopo l’uscita di Beukema la dirigenza è al lavoro per blindare i pezzi pregiati dalla rosa, da Orsolini a Lucumì

Il Bologna continua a lavorare sul doppio binario tra ambizione sportiva e sostenibilità economica, blindando le proprie certezze e gestendo con attenzione le sirene di mercato. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, il club rossoblù ha ricevuto un primo segnale d’interesse da parte del Sunderland per Jhon Lucumí, difensore centrale colombiano al centro del progetto di Vincenzo Italiano. Al momento, però, l’offerta ipotizzata non si avvicina ai 20 milioni richiesti per avviare una trattativa concreta. E il Bologna non ha urgenza di vendere: «Da questo momento non abbiamo bisogno, anche finanziariamente, di vendere», ha dichiarato l’ad Claudio Fenucci, sottolineando come il bilancio sia in attivo e il contributo del presidente Saputo quest’anno sarà pari a zero.

In questa cornice, la priorità del club è trattenere almeno una delle due colonne della difesa dopo l’addio di Beukema. Ecco perché è stata esercitata l’opzione unilaterale per prolungare il contratto di Lucumí fino al 2027. Ma l’intenzione è andare oltre: il Bologna vuole blindarlo fino al 2029, con adeguamento economico. Una risposta indiretta all’offensiva in preparazione da parte del Sunderland, dove oggi lavora Florent Ghisolfi, ex dirigente della Roma e grande estimatore del colombiano già dai tempi giallorossi. Se l’affondo inglese arriverà nelle prossime ore, resta da capire se Lucumí, che solo un mese fa sembrava orientato all’addio, abbia davvero cambiato idea.

Oltre al centrale colombiano, altri due nomi sono al centro della strategia rossoblù: Riccardo Orsolini, per cui è in ballo il rinnovo fino al 2029, e Remo Freuler, accolto come un leader dai tifosi al ritiro di Valles. L’idea è prolungare anche il contratto dello svizzero oltre il 2026. Intanto si resta fermi sulla valutazione degli altri big: Ndoye (40 milioni), Lucumí (20), Posch e Karlsson in uscita solo davanti a offerte congrue. L’arrivo del ceco Martin Vitík, che si ispira a Van Dijk, dà margine, ma smontare la diga difensiva non è nei piani. Italiano è stato chiaro: la base va conservata.

Mercato Roma, i giallorossi accellerano per il primo acquisto: da piano B ora El Aynaoui è in pole a centrocampo

La Roma deve accellerare sul mercato con il primo colpo: a centrocampo crescono le quote di El Aynaoui

Il tempo passa e il mercato della Roma resta fermo al palo. A oggi, il club giallorosso è l’unico tra le big di Serie A a non aver ancora chiuso un acquisto vero e proprio, eccezion fatta per il terzo portiere Zelezny, arrivato a parametro zero dalla Juventus. Un ritardo che inizia a pesare sia sul fronte tecnico – con Gian Piero Gasperini che si aspettava almeno due innesti prima dell’inizio del ritiro – sia su quello ambientale, dove cresce la pressione da parte dei tifosi. La priorità, ormai da settimane, è il centrocampo. Ma la trattativa per Richard Rios si è complicata, e la Roma secondo la Gazzetta dello Sport ha rimesso nel mirino Neil El Aynaoui del Lens.

Il centrocampista marocchino classe 2001 è considerato il “piano B” ma potrebbe diventare presto la prima scelta. Con lui l’accordo personale c’è già, e anche il dialogo con il Lens è ben avviato. Massara ha offerto 22 milioni più 3 di bonus, ma i francesi lo libererebbero subito per 25 milioni garantiti. El Aynaoui ha chiuso l’ultima stagione in Ligue 1 con 8 gol, 3 dei quali su rigore, dimostrando visione, capacità d’inserimento e qualità in regia. Il suo profilo da “box to box” convince lo staff tecnico, ma restano dubbi legati alla tenuta fisica: lo scorso anno ha saltato 10 partite per infortuni muscolari e, un anno fa, saltò il trasferimento al Monaco per non aver superato le visite mediche.

La Roma, comunque, non molla Richard Rios. Il colombiano resta il preferito di Gasperini, ma il Palmeiras continua a chiedere 30 milioni garantiti, cifra che la Roma vorrebbe raggiungere solo attraverso bonus legati a risultati complessi (Scudetto, Champions, Europa League). Intanto sul giocatore è piombato lo Zenit, con un’offerta di 4 milioni netti annui (contro i 2,2 della Roma) e una proposta di pagamento in tre tranche da 10 milioni, molto più appetibile per il club brasiliano. E in seconda fila resta anche il Porto. Se entrambe le piste dovessero sfumare, un’alternativa last minute potrebbe essere Matheus Martinelli del Fluminense. Ma il tempo stringe. E Gasperini aspetta.

Calciomercato Juve, i consigli di Padovano: «Manca un giocatore per reparto: la priorità deve essere un top in difesa»

Calciomercato Juve, i consigli di Michele Padovano ai bianconeri per rinforzare la rosa in vista della prossima stagione: «Un rinforzo per reparto»

La nuova Juve di Igor Tudor ha riscoperto il valore degli esterni offensivi, ma lo ha fatto a modo suo. Niente ali classiche, quanto piuttosto interpreti fluidi, capaci di accentrarsi e muoversi tra le linee. Una scelta che ha portato a rivalutare giocatori come Conceição e a ridiscutere il ruolo di altri, da Nico Gonzalez a Weah. Michele Padovano, ex attaccante bianconero e campione d’Europa nel 1996, ha commentato su Tuttosport la situazione in un’intervista, toccando tutti i reparti e offrendo una panoramica chiara su ciò che manca per rendere i bianconeri competitivi.

RUOLO DELL’ESTERNO – «Ma se lo chiedete a me, l’esterno è l’esterno. Ed è quello che salta il diretto avversario, che crea soluzioni, che poi ti fa fare gol. O ci arriva da solo».

CONCEIÇÃO SCELTA GIUSTA – «Nello scorso anno ha dimostrato valore, dunque credo di sì. Diciamo che la conferma se l’è conquistata sul campo. Però…»

PERÒ – «Però non c’è da fermarsi qui. Mi spiego: occorre fare qualcosa di diverso, il mercato è ancora un po’ incompleto».

COSA MANCA – «Manca un giocatore per reparto. Un difensore centrale da affiancare a Bremer, in attesa di Cabal che reputo molto valido. Però, ecco, partirei da lì: da un top player lì dietro».

CENTROCAMPO – «Il mio nome era Tonali. L’identikit non è cambiato: serve un mediano di quel tipo, con quelle caratteristiche. E quella forza».

DAVANTI – «Eh, un altro molto bravo. David per me sostituisce bene Vlahovic. Però ne occorre un altro. La rosa deve essere lunga, gli infortuni sono dietro l’angolo».

ESTERNI OFFENSIVI – «Forse Tudor non ne cerca. Cioè, le ali offensive non sono poi così utilizzate. Igor vuole giocatori che stiano più accentrati, non li sfrutta, per così dire, alla vecchia maniera».

COSA GLI OCCORRE ALLORA – «Credo abbia bisogno di un centrocampista con doti di inserimento. Non un profilo alla Lang, ecco. O come lo stesso Conceição, che fa giocare più vicino alla punta».

DRIBBLING: YILDIZ E THURAM I PIÙ BRILLANTI – «Ripeto: per me l’esterno è sempre importante. Prediligo chi punta forte, chi cerca di saltare l’avversario. L’anno scorso quella capacità ce l’aveva Chico, ma spesso è venuta a mancare. Thuram avrà una grande carriera, ma fa altro».

SANCHO PUÒ RISOLVERE IL PROBLEMA – «Giocatore forte. Ha quelle caratteristiche, sì. E gioca a piede invertito: può essere ideale, perché è bravo e ha un’ottima conclusione».

A NICO GONZALEZ DAREBBE UN’ALTRA OCCASIONE – «No, a Nico no. Anzi: lo farei solo con Koopmeiners. Pensiero mio, comunque. Non ho il termometro degli allenamenti».

PERCHÉ – «Hanno dimostrato di non reggere il peso della maglia bianconera».

MBANGULA E WEAH VERSO L’ADDIO – «Ecco, rispetto all’argentino, il loro addio mi è meno chiaro. Hanno fatto bene, in stagione. Avranno tutti le loro ragioni».

KOOPMEINERS PUÒ TORNARE QUELLO DI BERGAMO – «Il giocatore è forte, garantisce rendimento. Magari qualcuno pensava di avere Zidane in rosa, e allora lo rassicuro: non lo è. Ma vedrete: quando sarà al massimo capiremo il suo valore».

Napoli, Sacchi è convinto: «La squadra di Conte rimane la favorita per lo Scudetto, i pericoli sono solo…»

Le parole di Arrigo Sacchi sul Napoli di Conte: i partenopei sono i grandi favoriti per lo Scudetto secondo l’ex tecnico

Il nuovo Napoli di Antonio Conte convince anche una leggenda come Arrigo Sacchi. L’ex ct azzurro, osservando le mosse di mercato e gli schemi pubblicati quotidianamente, vede gli azzurri come favoriti per lo scudetto, a patto che entusiasmo e umiltà restino intatti. Di seguito le sue parole a la Gazzetta dello Sport.

FAVORITI PER LO SCUDETTO – «Il Napoli, al momento, è la squadra favorita. Conte ha il tricolore sul petto, e questo dettaglio non va dimenticato. Purché l’ambiente non perda l’entusiasmo che ha sorretto il gruppo nella passata stagione. I pericoli? L’appagamento e la presunzione. Ma Conte sa come gestirli».

UNA VERA SQUADRA – «Mi piace perché è una squadra che gioca da squadra. Tutti si muovono compatti, sanno cosa fare in entrambe le fasi. Non se ne vedono molte così in Italia. E poi ci sono anche individualità che possono spostare le partite».

LA SOLIDITÀ DIFENSIVA – «Non prendono gol, o quasi. Hanno un’attenzione micidiale in fase di non possesso. Conte è stato bravissimo a insegnare ai suoi cosa si deve fare. Gli inserimenti delle mezzali sono efficaci. E McTominay? Sinceramente non mi aspettavo fosse così forte».

IL VALORE DI DE BRUYNE – «Con l’arrivo di De Bruyne aggiungono un professore in mezzo al campo. Non è venuto a svernare, ha voglia e si vede. Sarà un valore aggiunto, anche perché il 4-3-3 con lui, Lobotka e McTominay sarà difficilissimo da arginare».

BEUKEMA PILASTRO IN DIFESA – «Beukema mi ha impressionato a Bologna, rapido e forte di testa. È uno da difesa alta, acquisto importante. Permetterà alla squadra di restare più alta e compatta».

ESTERNI E ATTACCO – «Ali veloci e tecniche sono la chiave del calcio moderno. Politano è una garanzia, Lang ha esperienza. Ndoye sarebbe un altro grande colpo. Lucca? Ottimo cambio per Lukaku. Così hai due uomini per ruolo».

IL NODO CHAMPIONS – «La Champions ti toglie energia, è fisiologico. Ma può aiutare a crescere. In ogni caso credo che Conte abbia in testa prima di tutto il campionato».

CONTE, UOMO SCUDETTO – «Ha compiuto un miracolo sportivo e ha dimostrato di essere uno dei migliori al mondo. Ora dovrà confermarsi, e sono certo che ci riuscirà».

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