Pagina 781 – Calcio News 24

Manchester City, Guardiola ha un problema grosso e non è l’eliminazione al Mondiale per Club

Il grande problema di Guardiola nonostante l’eliminazione al Mondiale per Club. Cosa bolle in pentola dopo la competizione?

C’è un nuovo infortunio che condizionerà il futuro City, abbiamo un problema. E non è solo avere perso incredibilmente ai supplementari con l’Al-Hilal. A bruciare, certo, in primis, è non essere approdati ai quarti di finale, dove il tabellone era anche favorevole, visto il passaggio del Fluminense. E le premesse per andare avanti c’erano tutte, considerando la leadership nel girone e il 5-2 più che convincente sulla Juventus.

Nella notte della più cocente umiliazione, quella che sancisce una stagione con zero titoli, per il Manchester City arriva la beffa più atroce. L’eliminazione per 4-3 contro l’Al-Hilal al Mondiale per Club non è solo una sconfitta sportiva, ma porta con sé un nuovo, pesantissimo infortunio per Rodri, il faro del centrocampo di Pep Guardiola.

L’immagine simbolo della serata è la sua doppia sostituzione: entrato al 53′ per cercare di cambiare la partita, è stato costretto a uscire di nuovo durante i tempi supplementari, un segnale inequivocabile di un problema serio.

A confermarlo è stato lo stesso Guardiola, che nel dopogara ha messo da parte l’analisi della sconfitta per concentrarsi sul suo giocatore. «Dobbiamo valutare Rodri, si è lamentato della sua situazione, ma abbiamo bisogno di tempo», ha dichiarato il tecnico, visibilmente preoccupato. Queste parole pesano come un macigno, perché arrivano al termine di un calvario per il centrocampista spagnolo. Come riporta la stampa inglese, questo è un «nuovo colpo» che si aggiunge alla rottura del legamento crociato del ginocchio che gli ha fatto saltare quasi per intero la passata stagione.

Questo ennesimo stop fisico non è solo un dramma personale, ma il colpo di grazia per un City che chiude un’annata disastrosa. Mentre Guardiola ammette che la sua squadra è stata punita «nelle transizioni», il vero problema è il futuro. Perdere di nuovo il proprio perno, l’uomo che garantisce equilibrio e qualità, dopo un recupero così lungo e faticoso, getta un’ombra pesantissima sulla programmazione della prossima stagione. L’umiliazione di Orlando potrebbe avere conseguenze ben più durature del risultato sportivo.

Calciomercato Cremonese, Pobega nome importante per il centrocampo dei grigiorossi. Ecco il piano

Calciomercato Cremonese: occhi puntati su Tommaso Pobega del Milan. La situazione dei grigiorossi

Il Calciomercato Cremonese entra nel vivo e tra gli obiettivi principali del club grigiorosso per rafforzare il centrocampo c’è Tommaso Pobega. Secondo quanto riportato da gazzetta.it, la società lombarda avrebbe già avviato i primi contatti con il Milan per sondare la disponibilità del giocatore, che ha appena fatto ritorno a Milanello dopo l’esperienza in prestito al Bologna.

Classe 1999, Tommaso Pobega è un centrocampista moderno, fisico e dinamico, cresciuto nel settore giovanile del Milan. Nativo di Trieste, è considerato un profilo di grande affidabilità in Serie A e Serie B, avendo maturato esperienze significative con Spezia, Torino e appunto Bologna, dove ha disputato una stagione solida, pur non da protagonista assoluto. Il suo rientro al Milan, però, non garantisce spazio nelle rotazioni rossonero (o del nuovo tecnico, in caso di cambiamenti), e proprio per questo motivo la Cremonese sta provando a inserirsi nella trattativa per portarlo in grigiorosso.

Il calciomercato Cremonese punta dunque su un colpo di spessore per la mediana, puntando su un giocatore con esperienza e margini di crescita. La trattativa è ancora nelle fasi iniziali e non è ancora chiara la formula con cui potrebbe avvenire l’eventuale trasferimento: si parla di un possibile prestito secco, ma non si esclude l’inserimento di un diritto di riscatto, opzione che potrebbe favorire sia il club lombardo sia il giocatore, alla ricerca di continuità e centralità nel progetto tecnico.

Alla guida della squadra c’è Davide Nicola, allenatore molto attento all’equilibrio tattico e al carattere dei propri calciatori. L’eventuale arrivo di Pobega alzerebbe il livello qualitativo del centrocampo e rappresenterebbe un investimento importante nel percorso di crescita della Cremonese, che mira a costruire una rosa competitiva in vista della prossima stagione.

In attesa di sviluppi concreti, il nome di Tommaso Pobega è tra i più caldi del calciomercato Cremonese, che continua a muoversi con decisione per regalare al tecnico toscano i rinforzi giusti. Nei prossimi giorni potrebbero arrivare aggiornamenti decisivi sul futuro del centrocampista friulano.

Calciomercato Roma, Laurienté nel mirino per potenziare l’attacco. Quanto chiedono i neroverdi? Le ultime

Calciomercato Roma: Laurienté nel mirino, il Sassuolo chiede 20 milioni. La situazione dei giallorossi

Il calciomercato Roma entra in una fase caldissima e uno dei nomi che tornano prepotentemente nel taccuino della dirigenza giallorossa è quello di Armand Laurienté. L’attaccante francese del Sassuolo, fresco di promozione in Serie B con il club emiliano, resta un obiettivo concreto per il reparto offensivo della Roma, alla ricerca di soluzioni rapide ed efficaci dopo aver affrontato le limitazioni del Fair Play Finanziario.

Secondo quanto riportato da RomaForever.it, ora che i paletti finanziari sembrano in via di risoluzione, il club capitolino può finalmente tornare ad operare sul mercato con maggiore libertà. E tra le priorità del calciomercato Roma c’è proprio il rafforzamento del reparto offensivo, in cui Laurienté rappresenta una delle opzioni più gradite allo staff tecnico.

Il Sassuolo, tuttavia, non ha intenzione di svendere il proprio attaccante. La valutazione attuale si aggira attorno ai 20 milioni di euro, cifra che potrebbe rappresentare un ostacolo per la Roma, viste le manovre limitate sul fronte economico. Nonostante ciò, i dirigenti giallorossi sono al lavoro per capire se ci siano margini per una trattativa basata su un prestito con obbligo o diritto di riscatto.

Nel frattempo, anche il Sunderland si è fatto avanti per Laurienté, con il direttore sportivo Florent Ghisolfi molto attivo sul mercato italiano. Dopo aver ufficializzato l’acquisto di Enzo Le Fée dalla Roma per 23 milioni, gli inglesi monitorano anche Angelino e, appunto, Laurienté. La concorrenza internazionale potrebbe dunque complicare ulteriormente i piani della Roma.

Il calciomercato Roma, però, non si ferma all’attacco. Restano caldi i nomi di Maxim De Cuyper, terzino molto apprezzato anche da Gasperini e a lungo seguito dalla dirigenza giallorossa, e Matt O’Riley, centrocampista del Brighton che vedrebbe positivamente un trasferimento in Italia.

Tutto ruota attorno alla possibilità di sbloccare le risorse necessarie: se il nodo Fair Play sarà definitivamente sciolto, la Roma potrà finalmente muoversi con decisione. In attesa di sviluppi, Laurienté rimane uno dei nomi più caldi del calciomercato Roma, simbolo della volontà del club di costruire una squadra ambiziosa e pronta a competere su più fronti nella stagione 2025-2026.

Calciomercato Genoa: pagare moneta, vedere cammello. I gioielli rossoblu verranno venduti a quel prezzo

Calciomercato Genoa: De Winter, Frendrup e Simeone nel mirino delle trattative. La situazione

Il Calciomercato Genoa entra in una fase cruciale con diversi nomi chiave al centro delle strategie rossoblù. Tra i protagonisti più chiacchierati c’è Koni De Winter, che potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia delle operazioni in entrata e in uscita. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il Genoa valuta il difensore almeno 30 milioni di euro, bonus esclusi. Tuttavia, il club sarebbe aperto anche all’inserimento di contropartite tecniche che possano abbassare la parte cash della trattativa. Una mossa che non solo garantirebbe una cessione importante, ma offrirebbe anche l’opportunità di rinforzare direttamente la rosa a disposizione di Gilardino e Vieira.

Un altro nodo centrale del Calciomercato Genoa è legato al futuro di Morten Frendrup. Il centrocampista danese ha attirato l’attenzione di diversi club, tra cui la Fiorentina. Nonostante l’interesse crescente, il Genoa non ha ricevuto finora offerte concrete da almeno 30 milioni di euro, cifra considerata il minimo per iniziare una trattativa. Proprio per questo motivo, la società ligure potrebbe decidere di trattenere Frendrup, considerato un pilastro per il presente e per il futuro.

In attacco, il nome caldo resta Giovanni Simeone. Il figlio del “Cholo” è in cima alla lista dei desideri del Genoa per rinforzare il reparto offensivo in vista della prossima stagione. L’opzione preferita dalla dirigenza sarebbe quella di un acquisto a titolo definitivo, ma l’operazione potrebbe essere agevolata attraverso un prestito con obbligo di riscatto, formula già utilizzata in passato in altre trattative simili. Simeone rappresenta un profilo esperto e con caratteristiche ideali per completare il pacchetto offensivo dei rossoblù.

Il Calciomercato Genoa si muove dunque su più fronti, cercando l’equilibrio tra valorizzazione dei talenti già in rosa e inserimento di nuovi profili funzionali al progetto tecnico. La dirigenza sta lavorando con attenzione per costruire una squadra competitiva, in grado di affrontare con ambizione la prossima stagione di Serie A.

Calciomercato Pisa, spunta Tessmann per rinforzare il centrocampo (e non solo). Ecco le ultime

Calciomercato Pisa: Vignolo, Tessmann e la caccia alla punta. La situazione della squadra nerazzurra

Il Calciomercato Pisa entra nel vivo con diverse trattative in corso e numerosi nomi sul taccuino della dirigenza nerazzurra. In primo piano c’è il giovane talento argentino Vignolo, già segnalato dal quotidiano sudamericano “La Voz” alcune settimane fa. Il giocatore, soprannominato “El Pollito”, è conteso da diversi club, tra cui Sassuolo e Lecce, ma il Pisa continua a seguire con attenzione la sua situazione. Il Racing di Córdoba, club proprietario del cartellino, ha chiarito le proprie richieste economiche: per lasciar partire Vignolo, serviranno almeno 1-1,2 milioni di dollari. Il club toscano resta vigile, pronto a inserirsi se le condizioni diventeranno favorevoli.

Sempre in tema Calciomercato Pisa, un altro nome caldo è quello di Tanner Tessmann, centrocampista del Lione. La società nerazzurra potrebbe approfittare del legame con John Knaster, membro del Cda del club francese, per cercare di strappare un accordo vantaggioso. Il Lione, impegnato a sistemare la propria posizione finanziaria e sportiva, potrebbe cedere il giocatore per ridurre il monte ingaggi. Non si esclude una trattativa a parametro zero, soprattutto se il club francese dovesse fallire il ricorso per partecipare alla prossima Europa League.

Ma il grande obiettivo del Calciomercato Pisa resta l’arrivo di un attaccante di peso. In cima alla lista c’è Giovanni Simeone, per il quale la concorrenza è fortissima. Oltre al Pisa, anche Genoa e Siviglia si sono mossi concretamente. Secondo Sky Sport, il club rossoblù avrebbe già avviato i contatti con il Napoli, ma il Pisa continua a insistere sull’argentino, nella speranza di trovare l’accordo nelle prossime settimane. La trattativa è complessa e potrebbe richiedere tempo.

Nel frattempo, il calciomercato Pisa ha valutato anche altri profili offensivi. Colombo del Milan era stato sondato, mentre voci non confermate parlano di un tentativo esplorativo per Pinamonti del Sassuolo, nome però difficile sia per l’ingaggio sia per la concorrenza di Bologna e Fiorentina. Più abbordabile, invece, potrebbe essere Antonio Sanabria del Torino, già attenzionato in passato.

Il Calciomercato Pisa si preannuncia quindi molto movimentato, con la dirigenza al lavoro per rafforzare la rosa e puntare a una stagione da protagonista.

Napoli Champions League, Alessandro Vocalelli: «Con Conte e 200 milioni sul mercato…»

Vocalleli, a La Gazzetta dello Sport, esprime la sua opinione sul Napoli di Antonio Conte. Le ultime

Su La Gazzetta dello Sport, Alessandro Vocalelli propone una riflessione sulla mission europea del Napoli nella prossima stagione, valutando le ambizioni del club di De Laurentiis, che con un mercato da top club e la permanenza del suo tecnico mira a diventare protagonista in Europa. Nell’analisi dell’editorialista, l’espressione «Puntiamo alla Champions» assume un nuovo e più profondo significato quando associata al Napoli campione d’Italia.

Se per molte squadre di Serie A l’obiettivo è la qualificazione tra le prime quattro per prestigio e introiti, per il club di De Laurentiis l’ambizione è ora quella di diventare un vero protagonista nella competizione, confrontandosi «a testa alta» con i colossi europei.

Questa intenzione, secondo Vocalelli, è supportata da fatti concreti e non solo da sogni. Il Napoli sta mettendo sul piatto del mercato una cifra vicina ai 200 milioni di euro, «roba che in Italia non si vedeva da tempo». La strategia è chiara: acquistare giocatori nel pieno della loro maturità, come dimostrano gli arrivi di De Bruyne e gli interessamenti per profili come Lang e Beukema.

L’obiettivo è costruire una «seconda squadra all’altezza della prima», come fanno i top club, per reggere il doppio impegno. Il club si muove con decisione, come dimostra la trattativa per Lorenzo Lucca, considerato un’alternativa di lusso a Lukaku, mentre le altre squadre sono ancora alle fasi iniziali. Ma questa, sottolinea Vocalelli, è soprattutto la nuova, grande sfida dell’ex Juve Antonio Conte.

A differenza degli altri tecnici italiani impegnati in Champions, Conte è chiamato a impreziosire la sua carriera di vincente anche a livello internazionale. L’allenatore ha un «tabù da sfatare»: dopo i tanti successi in campionato, in Champions non è mai andato oltre i quarti di finale. Il fatto che, a differenza delle esperienze con Juve e Inter, sia rimasto a Napoli dopo uno scudetto, dimostra la sua totale fiducia nel progetto. Per Conte è l’occasione di dimostrare di essere un grande allenatore a 360 gradi, esattamente trent’anni dopo aver vinto il trofeo da calciatore.

Calciomercato Sassuolo, si complicano le cose per Matteo Pessina? La situazione dei neroverdi

Calciomercato Sassuolo: sfida con il Torino per Matteo Pessina. La situazione attuale della squadra neroverde

Il Calciomercato Sassuolo si accende e si complica, soprattutto per quanto riguarda il centrocampo. Il club neroverde, attualmente ritornato in Serie A, sta valutando diversi profili per rafforzare la mediana, e tra questi c’è anche il nome di Matteo Pessina. Tuttavia, sulla strada che porta al capitano del Monza si è inserito con forza anche il Torino, pronto a dare battaglia.

I granata sono vicini alla cessione di Samuele Ricci al Milan per una cifra intorno ai 25 milioni di euro. Parte di questo incasso sarà destinato al sostituto, e proprio per questo motivo il ds Davide Vagnati ha messo gli occhi su Pessina, classe 1997, giocatore esperto e abituato ai ritmi della Serie A. Una mossa che rischia di complicare i piani del Calciomercato Sassuolo, che da settimane monitora la situazione legata al centrocampista brianzolo.

Pessina, reduce da una stagione difficile segnata da un lungo infortunio e dalla retrocessione del Monza, è considerato un rinforzo di qualità per qualsiasi squadra con ambizioni di risalita. Il calciomercato Sassuolo vede in lui un profilo perfetto per guidare la rinascita, sia dal punto di vista tecnico che di leadership. Il problema, però, è che il club emiliano deve fare i conti con la concorrenza del Torino, che ha più disponibilità economica nell’immediato.

Ma non finisce qui. Oltre a Pessina, un altro nome circola con insistenza nelle ultime ore: Tino Anjorin, talento inglese di proprietà dell’Empoli, valutato circa 10 milioni di euro. Anche il suo profilo è seguito da diverse squadre italiane, Sassuolo incluso, come parte di un calciomercato Sassuolo sempre più orientato verso giovani con margini di crescita.

Il ds Giovanni Rossi dovrà dunque muoversi in fretta per evitare di vedere sfumare uno degli obiettivi principali della sessione estiva. La lotta con il Torino per Pessina sarà serrata, ma il Sassuolo non intende farsi da parte facilmente: la nuova stagione è alle porte e il tempo stringe.

Nel frattempo, i tifosi restano in attesa di sviluppi concreti. Il Calciomercato Sassuolo è solo all’inizio, ma già si preannuncia infuocato.

Fabian Ruiz boom, da escluso al trionfo: il mea culpa di Luis Enrique e l’interesse dei top club. In Premier League lo vuole assolutamente questa squadra

Fabian Ruiz e la sua rinascita al Mondiale per Club, quale sarà il suo futuro? La situazione

Una rivincita presa senza rancore, ma con la classe che lo contraddistingue in campo. Fabian Ruiz, dopo essere stato clamorosamente escluso da Luis Enrique per il Mondiale 2022 in Qatar, si è ripreso tutto con gli interessi, diventando un pilastro insostituibile sia per il suo allenatore al Paris Saint-Germain che per la Spagna. Lo stesso Luis Enrique ha poi ammesso l’errore, in un “mea culpa” pubblico: «Non averlo portato al Mondiale è stato un mio errore e me ne assumo la responsabilità. È uno dei miei migliori centrocampisti».

Una dichiarazione che certifica la centralità ritrovata dal giocatore andaluso, reduce da una stagione trionfale. Dopo aver conquistato tutto in Francia – Ligue 1, Coppa di Francia e anche la Champions League –, le sue prestazioni, fatte di intelligenza tattica, inserimenti e qualità nel palleggio, lo hanno consacrato come uno dei centrocampisti più completi e decisivi d’Europa.

Un vero maratoneta del campo, con 58 presenze stagionali, 6 gol e 11 assist. E anche al Mondiale per Club sta ritagliandosi un ruolo da protagonista, in un centrocampo dove tutto funziona alla meraviglia. Tanto nella prova d’esordio – il 4-0 sull’Atletico Madrd -, quanto nel poker rifilato all’Inter Miami, l’ex Napoli si è distinto per partecipazione al gioco e intelligenza del gioco, le sue cifre distintive. Le sue performance non sono passate inosservate. Come riportano diverse fonti francesi, sul giocatore si sono mossi diversi top club. L’interesse più concreto arriva dall’Arabia Saudita, con l’Al-Nassr in prima fila, e dalla Premier League, dove il Manchester United lo segue con attenzione. Nonostante le lusinghe, il PSG considera Fabian Ruiz un elemento essenziale e non ha intenzione di cederlo. L’idea del club è anzi quella di blindarlo, prolungando il suo contratto in scadenza nel 2027 per continuare a costruire il futuro sul suo talento e sulla perfetta intesa con Vitinha e João Neves.

Torino, Vagnati dà il via al mercato: la strategia granata e i cinque colpi nel mirino

Il direttore tecnico del Torino Davide Vagnati dà il via al calciomercato, vediamo le parole del manager, la strategia dei granata e i cinque colpi nel mirino del club 

Manca una settimana esatta all’inizio della stagione del Torino. Martedì 8 luglio infatti, i granata si riuniranno tra le mura dello Stadio Filadelfia, pronti a mettersi al lavoro agli ordini del neo tecnico Marco Baroni. Ad osservare la seduta dalla tribuna dell’impianto ci sarà con ogni probabilità il direttore tecnico Davide Vagnati: colui che è chiamato a tessere le trame del calciomercato estivo del club piemontese. «Vogliamo cercare di mettere a disposizione del mister i giocatori con le caratteristiche giuste in base alle sue indicazioni, abbiamo le idee chiare» ha chiarito a riguardo il manager ex Spal nella sua ultima intervista ai microfoni Rai. 

I due, Baroni e Vagnati, sono a stretto contatto in queste ore, dopo che il tecnico ex Lazio – proprio in occasione della sua prima visita al centro sportivo sabaudo – aveva espresso le proprie necessità e esigenze al dt. Era il 5 giugno e già allora la strategia in casa Torino sembrava ben delineata: cedere i pezzi più pregiati del proprio arsenale, per poi dare effettivamente il via alla campagna acquisti con colpi il più vicini possibile a quanto domandato da Baroni in persona. Cosa che effettivamente si sta verificando. Con il tesoretto in arrivo, figlio dell’addio di Samuele Ricci (definito il passaggio al Milan per circa 25 milioni di euro) e la sempre più probabile cessione di Vanja Milinkovic Savic (ancora da capire quale lido accoglierà il portiere), il Toro si prepara ora a mettere a segno i suoi primi acquisti. 

Nelle ultime ore è stato raggiunto l’accordo con l’Empoli per chiudere l’operazione che porterà Tino Anjorin all’ombra della Mole, con Pietro Pellegri (e un conguaglio economico) chiamato a compiere il percorso inverso in Toscana. Discorso simile per l’altro azzurro Ardian Ismajli, liberatosi dall’Empoli ieri a parametro zero. Il condizionale è per entrambi d’obbligo, per quanto come anticipato ambo le trattative sarebbero in dirittura d’arrivo. Finita qui? Tutt’altro. Lo stesso Vagnati si trova attualmente impegnato alla ricerca di tre innesti precisi: due esterni d’attacco, capaci di operare alle spalle dell’unica punta Duvan Zapata nel 4-2-3-1 baroniano. E, per concludere, la retroguardia che prenderà il posto del prima citato Milinkovic. 

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Torino

«Stiamo cercando di guardare la zona degli attaccanti esterni, abbiamo perso dei giocatori (il riferimento qui è ad Elmas e Karamoh, ndr) e aggiungere calciatori giusti senza fretta: scegliendo quello giusto e funzionale per il mister» la chiosa del dt. Insomma, assecondare le istanze di Baroni sembrerebbe la chiave di lettura del mercato granata targato 2025. ‘Sarà la volta buona?’ si domandano i tifosi del Torino sulle piattaforme online, memori di quanto accaduto in una passata sessione estiva fatta di addii improvvisi (vedi Bellanova) e rimpiazzi che nella maggior parte dei casi non si sono poi dimostrati all’altezza delle aspettative. Presto per dirlo. Ora la palla passa a Vagnati, la stagione delle trattative è appena iniziata: imperativo trasformare le parole in fatti.   

Ahanor-Atalanta, il giovane terzino nerazzurro scrive già un grande pezzo di storia

Ahanor-Atalanta, è fatta. Nel mezzo anche un grande investimento che scrive a suo modo un record importante per la squadra nerazzurra

Il nuovo terzino nerazzurro Ahanor è il secondo Under 20 ad essere acquistato dall’Atalanta per 20 milioni di euro dopo Rasmus Hojlund.

Nessun 17enne italiano è stato pagato così tanto dall’Atalanta, e tale investimento gli consente di essere il 2° esterno più costoso nella storia atalantina: davanti solo Bellanova (pagato 22 milioni)

«Baroni mi convince, Zapata è straordinario. E su Maripam e Casadei dico questo»: la benedizione di De Biasi al nuovo Toro

Le parole di Gianni De Biasi, primo allenatore dei vent’anni di presidenza Cairo, sulle prospettive del Torino di Baroni. I dettagli

Gianni De Biasi, primo allenatore dei vent’anni di presidenza Cairo, segue sempre con un’attenzione speciale il mondo granata. Dalle vacanze in Sardegna, analizza con la consueta competenza le prime mosse del nuovo Torino, a cominciare dalla scelta di Marco Baroni come guida tecnica. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.

BARONI AL TORO – «Mi convince e mi piace: senza dubbio, il Toro ha fatto segnare una buona partenza».

LA QUALITÀ PRINCIPALE CHE PORTA – «Mi sembra, intanto, una persona discretamente tranquilla. Non voglio essere equivocato: mi riferisco al fatto che quando si trova nelle difficoltà ha reazioni composte e soluzioni. È un aspetto importante. È anche uno che ha elevate capacità di rapportarsi con i calciatori e che riesce ad arrivare al cuore dei giocatori. È la qualità che ti permette di avere quel 10% in più per fare poi la differenza».

MARIPÁN ALLA SECONDA STAGIONE – «Sicuramente che possa progredire e crescere ulteriormente, sia dal punto di vista tattico sia da quello fisico. È un calciatore che ha bisogno di lavorare tanto e deve avere continuità nel trovare spazio in squadra. Credo che sia un giocatore sul quale Baroni farà molto affidamento».

L’UOMO SU CUI PUNTA PER IL SALTO DI QUALITÀ – «Punto con decisione su Casadei e spero fortemente che sia l’anno del suo definitivo salto di qualità. Casadei deve dimostrare di essere in grado di far ballare tutta la squadra».

SUL RILANCIO DI IVAN ILIC – «Forse è una questione di personalità: magari ha bisogno di qualche coccola o di essere stimolato in modo diverso. Baroni riuscirà nel suo intento».

IL RITORNO DI ZAPATA – «Direi che è una notizia straordinaria, perché Duvan è fondamentale. È l’uomo che è mancato, a causa dell’infortunio, per quasi tutto il precedente campionato: mi auguro che parta bene e duri fino a maggio».

IL RISCATTO DI BIRAGHI E UN APPELLO FINALE – «Bella mossa: è un ragazzo serio, fa il suo e ha esperienza. Può essere utile anche all’interno dello spogliatoio. Mi faccia dire un’ultima cosa… La mia speranza è che si possa vedere un Toro che dia soddisfazioni. Ma per avere questo è fondamentale che l’ambiente sia tutto unito, che si ricompatti e che tutti spingano dalla stessa parte».

«Presi Diego Maradona in braccio di peso per la vittoria della Coppa Uefa»: i ricordi di Tommaso Starace. McTominay, Mertens, Sarri e Zeman: una vita per il Napoli

Le parole di Tommaso Starace, storico magazziniere del Napoli, sui suoi ricordi più belli con il club azzurro. Tutti i dettagli

Tommaso Starace, storico magazziniere del Napoli, ha parlato a La Gazzetta dello Sport della sua carriera in azzurro.

L’INIZIO DI TUTTO – «Nel 1977, avevo 22 anni. Senza raccomandazione, con il dono della passione. Sto vicino allo chef Maresca, a Piazza Amedeo, a imparare. Poi mi chiama Salvatore Carmando, c’è la possibilità di andare a Soccavo, il vecchio centro sportivo, e mi dice: che vuoi fare, ci verresti? E da lì, mai un giorno di ferie».
IL PIÙ GRANDE: MARADONA – «Il più grande di tutti e di sempre, con un’umanità straordinaria. Ci ha spiegato come si faceva a diventare campioni d’Italia, a conquistare le Coppe. Ma io ho avuto la fortuna di essere così come sono: ho voluto bene a chiunque e sono stato ricambiato».
UN FIGLIO DI NOME MERTENS – «È diventato un famigliare, un figlio. È nata una simpatia immediata che è diventata empatia. E il tempo ha consolidato questo nostro rapporto».
I QUATTRO SCUDETTI – «Non esistono differenze, non può essercene uno più bello dell’altro, le vittorie ti restano tutte dentro e per ognuno di quei successi ci sono aneddoti e momenti che ti emozionano. La sfilata sul lungomare, un mese fa, è una istantanea indimenticabile per me, per la squadra, per Conte, per De Laurentiis ma per il Mondo direi, perché Napoli è stata apprezzata nella sua bellezza e nella propria eleganza».
IL SUO FAMOSO CAFFÈ – «Ce n’è stato per tutti, ovviamente. Sarri ne prendeva quattro o cinque, l’aiutavano a fumare. Lui e Zeman se la giocavano alla pari, su questo fronte. Spalletti ci andava cauto, per non essere tentato poi di nuovo dalle sigarette. McTominay era scettico, ora viaggia ad una media di due al mattino, con me».
UN’IMMAGINE PER SEMPRE – «E come si fa! Io ho tutto in testa. Però, se proprio devo, allora dico la finale di Coppa Uefa a Stoccarda, la squadra a festeggiare con i tifosi, li chiamavamo e non sentivano per la premiazione. Andai, presi Diego in braccio di peso: c’è da alzare la Coppa».

Calciomercato Bundesliga, UFFICIALE: lo Stoccarda prende Noah Darvich, gioiello del Barcellona

Il comunicato ufficiale dello Stoccarda sull’arrivo del talento Noah Darvich in Bundesliga dal Barcellona. Tutti i dettagli in merito

Con un’operazione di mercato che ne sottolinea le ambizioni, lo Stoccarda ha messo a segno il suo secondo acquisto per la stagione 2025/2026, assicurandosi uno dei talenti più brillanti del calcio tedesco. Dopo il difensore Lorenz Assignon, il club svevo ha ufficializzato l’ingaggio di Noah Darvich, fantasista classe 2006, strappandolo al prestigioso settore giovanile del Barcellona. Il 18enne, considerato un prospetto di livello mondiale, ha firmato un contratto a lungo termine fino al 30 giugno 2029. Un’operazione strategica che segnala la grande fiducia della dirigenza tedesca nel suo potenziale e la volontà di costruire una squadra per il futuro, capace di competere ai massimi livelli.

Darvich non è un nome nuovo per gli addetti ai lavori, ma un talento la cui fama lo precede. Nonostante la giovane età, il suo palmarès è già straordinario. Il 2023 è stato il suo anno d’oro: da capitano della Germania U17, ha dimostrato una leadership e una freddezza non comuni, trascinando i suoi compagni a una storica doppietta, vincendo sia l’Europeo in Ungheria che il Mondiale in Indonesia. Questa impresa gli è valsa anche la prestigiosa Medaglia Fritz Walter d’argento, uno dei massimi riconoscimenti giovanili in Germania. Cresciuto nel Friburgo, il suo talento lo ha portato a compiere il grande salto al Barcellona a soli 16 anni, dove l’esperienza nel Barça Atlètic e in Youth League (50 presenze) lo ha forgiato in un contesto tattico e tecnico di altissimo livello, preparandolo al grande calcio.
La visione del club è chiara, come traspare dalle parole del direttore sportivo Fabian Wohlgemuth, che ha espresso tutto il suo entusiasmo: «Noah è uno degli assoluti top-talenti della sua età e vediamo in lui un enorme potenziale di crescita». Una fiducia ricambiata dal giocatore, le cui prime dichiarazioni da nuovo acquisto dimostrano maturità e idee chiare: «Ho seguito il notevole percorso dello Stoccarda anche mentre ero al Barcellona. Ora voglio arrivare in fretta, conoscere i compagni e lavorare sodo per crescere e avere successo con questo club».

Calhanoglu risponde a Lautaro: «Sue parole divisive, amo l’Inter. Un vero leader…»

Le parole di Hakan Calhanoglu, centrocampista dell’Inter, in risposta a Lautaro Martinez al Mondiale per Club. I dettagli

Hakan Calhanoglu rompe il silenzio e replica duramente alle accuse lanciate da Lautaro Martinez, affidando la sua verità a un lungo messaggio pubblicato su Instagram. Il centrocampista turco, al centro di polemiche per la sua assenza durante la recente competizione, chiarisce con fermezza: nessun retroscena, solo un infortunio muscolare riportato durante il ritiro negli Stati Uniti. “Ho sempre dato tutto per questa squadra, anche nei momenti difficili”, sottolinea Calhanoglu, visibilmente deluso dalle parole del capitano dell’Inter al Mondiale per Club. Il suo messaggio è un appello all’unità e al rispetto, in un momento delicato per l’Inter, reduce da una dolorosa sconfitta.

RISPOSTA A LAUTARO – «Dopo l’infortunio nella finale di Champions League, abbiamo comunque deciso che partissi con la squadra per gli Stati Uniti. Essere lì, anche senza poter scendere in campo, è stato importante per me. Volevo stare vicino al gruppo, dare il mio supporto. Purtroppo, durante un allenamento negli USA, ho riportato un altro infortunio – in una zona diversa. La diagnosi è stata chiara: uno strappo muscolare. Per questo non ho potuto giocare in questa competizione. Non c’è altro. Nessun retroscena. Ieri abbiamo perso. E fa male. L’ho vissuta con tristezza, non solo da calciatore, ma da persona che tiene davvero a questa squadra. Nonostante l’infortunio, subito dopo il fischio finale ho chiamato alcuni compagni per far sentire il mio sostegno. Perché quando ci tieni, è quello che fai. Quello che mi ha colpito di più, però, sono state le parole arrivate dopo. Parole dure. Parole che dividono, non uniscono. In tutta la mia carriera non ho mai cercato scuse. Mi sono sempre preso le mie responsabilità. Ho giocato anche con il dolore. E nei momenti difficili, ho sempre cercato di essere un punto di riferimento. Non a parole, ma con i fatti».

Kamaldeen Sulemana: chi è il nuovo acquisto dell’Atalanta da 17 milioni. A Bergamo arriva il giocatore più veloce del Mondiale, il Re dei dribbling

Tutto quello che c’è da sapere sull’ultimo arrivo in casa Atalanta, con l’acquisto di Kamaldeen Sulemana dal Southampton

La prima pedina per la nuova Atalanta di Ivan Juric ha un nome e un cognome: Kamaldeen Sulemana. L’attaccante ghanese, arrivato a Bergamo per una cifra complessiva di 17 milioni di euro più bonus, rappresenta una scommessa precisa voluta dal tecnico croato, che lo ha conosciuto e allenato nell’ultima parte della sua avventura al Southampton. I numeri inglesi, con sole 4 reti in 74 apparizioni complessive, potrebbero non entusiasmare a una prima lettura, ma la carriera del 23enne è costellata da lampi di talento purissimo, da exploit che ne definiscono l’enorme potenziale. Più che un giocatore di continuità, l’Atalanta ha acquistato un uomo capace di spaccare le partite con una singola giocata. Per capire cosa può portare alla Dea, basta riavvolgere il nastro e concentrarsi su tre momenti chiave che hanno segnato il suo percorso in Europa.

  1. L’esplosione in Danimarca: la nascita di un talento da primato
    Il primo vero palcoscenico europeo di Sulemana è stato il Nordsjælland, in Danimarca, club rinomato per la sua capacità di scoprire e lanciare giovani talenti. È qui che il suo nome inizia a circolare con insistenza nei taccuini dei più importanti scout d’Europa. Nella stagione 2020-21, appena diciannovenne, Kamaldeen si impone come uno dei giocatori più elettrizzanti del campionato: segna 10 gol e serve 8 assist in 29 partite, ma sono le sue qualità nel dribbling a lasciare tutti a bocca aperta. Imprendibile nell’uno contro uno, con un baricentro basso e un cambio di passo fulminante, diventa l’incubo delle difese danesi. La sua capacità di creare superiorità numerica dal nulla lo porta a essere paragonato a un giovane Sadio Mané, attirando l’interesse di club come Ajax e Manchester United, prima che il Rennes riesca a battere la concorrenza per assicurarselo. Questo exploit non è un singolo momento, ma un’intera stagione che lo ha presentato al calcio europeo come un talento generazionale.
  2. Il Re del dribbling in Francia: un record da top player
    Il passaggio dal campionato danese alla Ligue 1, uno dei cinque tornei top in Europa, non lo spaventa affatto. Anzi, il suo impatto con il Rennes è devastante. Al debutto contro il Lens, segna un gol meraviglioso con un tiro a giro da fuori area che si infila sotto l’incrocio. Ma è un altro dato a certificare il suo status di fenomeno. Nella prima metà della stagione 2021-22, le statistiche non mentono: Kamaldeen Sulemana è il giocatore che ha completato con successo il maggior numero di dribbling in tutti e cinque i principali campionati europei. Supera specialisti come Neymar, Adama Traoré e Allan Saint-Maximin. Questa sua abilità quasi sovrannaturale nel saltare l’uomo diventa il suo marchio di fabbrica, un biglietto da visita che dimostra come il suo talento non sia circoscritto a un campionato minore, ma possa fare la differenza anche ai massimi livelli. La palla sembra incollata al suo piede e la sua imprevedibilità lo rende un’arma tattica di valore inestimabile.
  3. Velocità Mondiale e la perla in Premier League
    Il terzo exploit è la sintesi perfetta delle sue due qualità principali: la velocità supersonica e la tecnica in corsa. Durante il Mondiale del 2022 in Qatar, pur giocando pochi minuti, Sulemana fa registrare un dato impressionante: nella partita contro l’Uruguay, compie uno scatto che tocca i 35,7 km/h, risultando il giocatore più veloce dell’intera competizione. Un lampo che ne certifica la statura di atleta d’élite a livello globale. Questa velocità disumana si è poi unita alla tecnica nel suo momento più alto con la maglia del Southampton. Contro il Bournemouth, nell’ultima giornata della Premier League 2022-23, ha segnato un gol da cineteca: partito dalla sua metà campo, ha puntato la difesa avversaria, ha saltato tre uomini con una serie di finte e dribbling in piena corsa e ha depositato il pallone in rete. Una rete che racchiude l’essenza del suo calcio: istinto, potenza, velocità e classe. È questo potenziale esplosivo che Juric vuole plasmare e che Bergamo attende di ammirare.

«Se a 20 anni gioca nel Real, è da Juve»: la stoccata di Capello su Huijsen. «Il problema non è Tudor»

Le parole di Fabio Capello, ex allenatore e doppio ex, in vista della sfida tra Real Madrid-Juve al Mondiale per Club. I dettagli

In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, Fabio Capello analizza dalla sua vacanza a Pantelleria i temi principali di Real Madrid-Juve, l’ottavo di finale del Mondiale per Club che catalizza l’attenzione del calcio mondiale.

LA SFIDA REAL-JUVE – «Adesso non si scherza più. Mi aspetto una Juventus diversa rispetto a quella che ha perso contro il City. Guardiola ha messo in evidenza le difficoltà difensive di Tudor, in realtà emerse già contro Al Ain e Wydad. Il City ha una qualità superiore e quando perde il pallone ti scatta addosso con 4-5 uomini. I bianconeri hanno sofferto anche perché Tudor in partenza ha rinunciato a molti dei suoi big».
I PROBLEMI DIFENSIVI – «Di uomini. Si pensa sempre di più ad acquistare difensori bravi più a impostare che a difendere. Il ritorno di Bremer aiuterà, ma Chiellini dovrebbe trovare sul mercato un altro… Chiellini».
HUIJSEN – «Mi stupisce che la Juve non abbia compreso le evidenti prospettive del ragazzo. Huijsen non può essere diventato bravo all’improvviso. Se a 20 anni gioca nel Real Madrid, a maggior ragione è da Juve».
IL TALENTO DI YILDIZ – «Yildiz ha qualità e possiede l’umiltà del campione: è un talento ad altezza Real Madrid. La Juventus fa bene a tenerselo stretto: questa può essere la sua partita».
LE STELLE DEL REAL MADRID – «Vinicius, Mbappé e Bellingham sono tre potenziali Palloni d’oro. Molti sostenevano che Ancelotti si basasse solo sulle individualità, in realtà è stato bravissimo a esaltare le caratteristiche dei giocatori. Adesso vediamo come si comporterà Xabi Alonso, a cui di certo non manca la personalità per imporsi a Madrid».
KOLO MUANI E VLAHOVIC – «Il francese partecipa di più all’azione e comunque segna anche lui i suoi gol: può essere uno degli uomini chiave contro il Real. Vlahovic è più uomo d’area. L’allenatore non sceglie per simpatia, ma per vincere».

Manchester City-Al Hilal, dieci parate e un eroe al 112°: così Inzaghi ha firmato l’impresa dell’anno. Ecco cosa scrivono in Arabia

Al Hilal, tutto sull’impresa firmata dalla squadra di Simone Inzaghi contro la corazzata di Pep Guardiola. I dettagli in merito

Una «vittoria a sorpresa» che riscrive la storia del Mondiale per Club. Così il portale Arab News celebra l’incredibile successo dell’Al-Hilal, che nella notte di Orlando ha eliminato il Manchester City al termine di una partita epica, conclusasi 4-3 dopo i tempi supplementari. L’eroe della serata è il brasiliano Marcos Leonardo, autore della doppietta decisiva, con il gol qualificazione siglato al 112° minuto.
Secondo la cronaca del media saudita, la partita è stata un’altalena di emozioni. Nonostante un primo tempo dominato dal City, passato in vantaggio con un gol contestato di Bernardo Silva, l’Al-Hilal è rimasto a galla grazie alle «10 parate» del suo portiere, Yassine Bounou, definito fondamentale per il risultato. Nella ripresa, la squadra saudita dell’ex Inter ha ribaltato il risultato in soli sette minuti, prima con il colpo di testa di Marcos Leonardo e poi con una fuga solitaria di Malcom.

Dopo il pareggio di Haaland, la sfida si è trascinata ai supplementari, dove è successo di tutto. Kalidou Koulibaly, con un colpo di testa su corner, ha riportato avanti l’Al-Hilal, prima di un nuovo pareggio del City firmato da Foden. Ma al 112′ è arrivato il gol decisivo: su un colpo di testa di Milinkovic-Savic respinto da Ederson, Marcos Leonardo si è avventato sul pallone e lo ha spinto in rete a porta sguarnita, mandando la «squadra saudita ai quarti di finale».
L’Al-Hilal affronterà ora il Fluminense in un quarto di finale che si preannuncia spettacolare.
Il grande eroe della nottata non è un nome nuovo. Yassine Bounou, portiere marocchino classe 1991, ha costruito una carriera parando i tiri decisivi. Le sue 10 parate contro il City sono solo l’ultimo capitolo. A Siviglia è diventato una leggenda vincendo due Europa League da protagonista assoluto, specialmente nella finale del 2023 contro la Roma, decisa ai rigori. Ma l’impresa che lo ha consacrato al mondo è il Mondiale 2022 in Qatar: con il suo Marocco ha raggiunto una storica semifinale, diventando un’icona nazionale dopo aver ipnotizzato la Spagna parando due rigori agli ottavi. Stavolta la “lotteria” dei penalty è stata evitata a pochi minuti, ma lui ha trovato il modo di farsi valere prima della sua “specialità”.

Real Madrid-Juve, l’ossessione di Pérez e il dubbio Mbappé. La «bestia nera» con la febbre e il presidente che vuole il mondo

Real Madrid-Juve, tutto in vista degli ottavi di finale del Mondiale per Club 2025 con la super sfida a Miami. Tutti i dettagli

Il nuovo Mondiale per Club entra nella sua fase più calda e, come da copione, quando l’aria si fa incandescente e un trofeo luccica all’orizzonte, entra in scena lui: Florentino Pérez. La sfida di questa sera contro la Juve non è una partita come le altre per il Real Madrid, ma il primo, vero ostacolo verso quello che il “presidentissimo” ha definito l’obiettivo più immediato del club. Una missione così sentita da giustificare un’estate di investimenti mirati e discorsi motivazionali, il tutto sotto gli occhi di un’unica, grande stella la cui presenza contro i bianconeri è avvolta nel mistero: Kylian Mbappé. Non è un caso che proprio la sua immagine, nonostante un fastidioso problema fisico, campeggi sulla prima pagina del Corriere dello Sport di oggi, a testimonianza di come il suo recupero sia l’ago della bilancia della super sfida.
La determinazione di Pérez è stata chiara fin dall’inizio della stagione. Per aggiungere il nuovo formato del Mondiale alla già stracolma bacheca della Casa Blanca, non ha badato a spese. Ha salutato Carlo Ancelotti e ha reclutato il figliol prodigo Xabi Alonso, versando otto milioni nelle casse del Bayer Leverkusen per liberarlo con un anno d’anticipo. Ne ha pagati altri dieci per assicurarsi subito Trent Alexander-Arnold, il cui contratto con il Liverpool era scaduto ieri, e non ha esitato un istante a sborsare i cinquantotto milioni della clausola per strappare Dean Huijsen al Bournemouth. Ai nuovi arrivati, Florentino ha subito indicato la via: «Capirete in fretta che, qui, ogni titolo vinto è uno stimolo per conquistare quello successivo. E il prossimo è il Mondiale per club». Un concetto ribadito presentandosi di persona a Palm Beach per caricare la squadra alla vigilia della sfida con la Juventus.

Tutto ruota, però, intorno alle condizioni del suo fuoriclasse. Mbappé è reduce da una forma acuta di gastroenterite che lo rende in forte dubbio. Xabi Alonso spera di recuperarlo, perché il francese contro la Juventus si è sempre trasformato in una vera e propria “bestia nera”, un incubo ricorrente per la difesa bianconera. La sua storia contro la Juve inizia nel modo più crudele per i torinesi: semifinale di Champions League 2017. Il suo Monaco viene eliminato, ma è proprio un giovanissimo Mbappé a segnare allo Juventus Stadium l’unico gol dei monegaschi nel doppio confronto, diventando all’epoca il più giovane marcatore in una semifinale di Champions. È un sigillo che, pur nella sconfitta, annuncia al mondo il suo status di predestinato.
Il conto, salatissimo per la Juventus, si aggiorna nella fase a gironi della Champions 2022-23. Con la maglia del PSG, Mbappé è semplicemente devastante: all’andata, al Parco dei Principi, annichilisce la difesa bianconera con una doppietta da urlo che decide la partita (2-1). Al ritorno, a Torino, il copione non cambia: è ancora lui ad aprire le marcature con una delle sue classiche accelerazioni letali, contribuendo a un’altra vittoria parigina per 2-1. Il suo bilancio personale è impietoso: quattro gol in quattro partite, lasciando sempre il suo marchio velenoso.
Ecco perché la sua presenza, anche solo a gara in corso, sposta gli equilibri. Mentre Dani Carvajal, futuro capitano, carica i suoi – «La Juventus è più forte degli avversari affrontati finora, ma vogliamo fortemente conquistare i quarti» – l’attesa è tutta per la decisione di Xabi Alonso. Con o senza il suo numero 10, il Real Madrid si presenta con la fame di chi non può e non vuole fallire. Ma con Mbappé in campo, la fame si trasforma nella quasi certezza di avere l’arma letale per colpire ancora una volta la sua vittima preferita.

Pagelle Inter-Fluminense, giudizi divisi dopo il flop: Asllani e Luis Henrique nel mirino. Chivu bocciato, ma una sua idea ha funzionato

Pagelle Inter-Fluminense, i giudizi dei quotidiani per i nerazzurri di Chivu dopo l’eliminazione al Mondiale per Club. I dettagli

L’Inter perde 2-0 con il Fluminense e l’eliminazione agli ottavi di finale del Mondiale per Club fa sfumare l’ultimo obiettivo di una stagione che si chiude con zero titoli. Nella sconfitta ci sono giocatori che hanno diviso la critica con significative variazioni di giudizio? Ecco chi, tra Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport, ha una differenza di almeno un voto.

ASLLANI – Il quotidiano generalista lo condanna con un secco 4.5 che sa di bocciatura (definitiva?): «Perde un pallone in modo ingenuo e viene ammonito. Sembra giocare sulle sabbie mobili». Va meglio per la testata sportiva, che comunque lo colloca sotto la sufficienza, al 5,5: «Prova a velocizzare il gioco, ma è una missione impossibile e in verità non sempre per colpa sua. Si allaccia spesso a centrocampo, riesce poco a trovare e innescare gli esterni».
LUIS HENRIQUE – Si conferma la valutazione più generosa della Gazzetta. Che lo considera meritevole del 6: «Comincia malino a destra, senza spunti. Meglio quando passa a sinistra nel 4-2-3-1: prova l’uno contro uno, almeno si vede il tentativo di entrare in fiducia. Condizione da rivedere». Da 5, invece, per il Corriere: «Ancora non è in condizione per lo spunto giusto».
Unanimità per il nuovo allenatore dell’Inter, alle prese con la gestione della prima forte delusione della sua brevissima avventura in nerazzurro.
CHIVU – Non sfugge al 5 e non poteva essere altrimenti, visto che sulla carta la favorita era la squadra nerazzurra. La Gazzetta dello Sport scrive: «La “versione migliore” dell’Inter non è sufficiente per andare avanti. Forse un errore non affidarsi di più ai giovani, leggi Sucic ed Esposito. Interessante il cambio al modulo 4-4-2 nella ripresa». Il Corriere fornisce questa analisi: «Con il caldo la sua Inter esplode e in avanti non ha ricambi. Ha messo le basi, ma dal mercato serve un’altra dose di freschezza».

Inter Fluminense 0-2, la cronaca del Jornal do Brasil: «Vittoria storica». Ecco perché hanno vinto i più deboli

La celebrazione dei giornali brasiliani dopo la vittoria della Fluminense per 2-0 contro l’Inter agli ottavi del Mondiale per Club

Una notte da «guerrieri» per una qualificazione «storica» e la definizione non paia eccessiva. Così la stampa brasiliana, e in particolare il prestigioso Jornal do Brasil, ha raccontato la netta vittoria per 2-0 del Fluminense sull’Inter, che sancisce l’eliminazione dei nerazzurri dal Mondiale per Club FIFA 2025. La cronaca proveniente dal Brasile descrive una partita dominata tatticamente e fisicamente dalla squadra di Rio de Janeiro, capace di imporsi sui vice-campioni d’Europa con una prestazione impeccabile.
Il quotidiano brasiliano sottolinea come il «Tricolor» abbia disputato un «gioco gigantesco», elogiando la capacità della squadra di creare «grandi opportunità in attacco» e, allo stesso tempo, di non lasciare «nessuna breccia in difesa». La vittoria, firmata dalle reti di Germán Cano e Hércules, è vista come il giusto premio per una squadra che ha giocato con «alta intensità» sin dal primo minuto.

Secondo la ricostruzione del Jornal do Brasil, il Fluminense ha indirizzato la partita già al 4° minuto, sfruttando un pressing alto che ha portato al recupero palla di Martinelli e al cross di Arias per il colpo di testa vincente di Cano, nel giorno della sua 200ª partita con il club. Il resto del primo tempo è stato caratterizzato da una solida «consistenza difensiva» e da un controllo delle azioni che ha portato a sfiorare più volte il raddoppio, con un gol annullato a Ignácio dal VAR dopo una splendida azione corale.
Nella ripresa, mentre l’Inter non riusciva a trovare varchi, il Fluminense ha continuato a rendersi pericoloso, soprattutto con la coppia Arias-Cano, fino al colpo del k.o. nei minuti di recupero. Su una rimessa laterale, Hércules ha raccolto una palla vagante e ha trafitto Sommer, chiudendo la partita e, come scrive il giornale, «timbrando il passaporto per la prossima fase». Il Fluminense attende ora, da «guerriero», la sorpresa Al Hilal ai quarti di finale.

Zazzaroni, accusa schok: «Sono solo una claque, baciano la pantofola del potente». Ecco la lista dei campioni che hanno tradito il calcio per la Fifa e Infantino

L’editoriale di Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, sul Mondiale per Club 2025 negli Stati Uniti. Tutti i dettagli

Nell’editoriale di oggi sul Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni esprime un’aspra e delusa critica nei confronti di una lunga lista di leggende del calcio, tra cui Ronaldo, Del Piero, Kakà e Zidane, accusandoli di aver «baciato la pantofola» al presidente della FIFA, Gianni Infantino, ribattezzato «sultano Al Dollar bin Infantin». Prosegue così un’aperta polemica, praticamente a cadenza quotidiana, che sta facendo contro il Mondiale per Club, manifestazione ritenuta inutile e fatta ad uso e consumo della posizione di potere della FIFA e del suo massimo rappresentante. Il direttore muove da una profonda amarezza nel vedere campioni che hanno regalato emozioni e ricordi indelebili prestarsi a un ruolo che definisce simile a una «claque». Zazzaroni si rivolge direttamente a loro con una serie di «domandine» retoriche e taglienti. Pur mostrando una minima comprensione per chi, avendo dilapidato fortune, agisce per necessità economica o per ambizioni personali come Ronaldo, non mostra alcuna pietà per la stragrande maggioranza di loro, definiti «straricchi, strafamosi e superficiali».

L’articolo è strutturato attorno a tre domande provocatorie. La prima, ironica, chiede se siano orgogliosi di «restituire» al calcio qualcosa dopo aver ricevuto tanto, partecipando alle attività FIFA. La seconda allude ai cospicui rimborsi economici per il loro ruolo di ambassador. La terza e più importante è un affondo diretto: Zazzaroni chiede loro se, da calciatori in attività, avrebbero appoggiato le «assurdità di Infantino», come i calendari folli che mettono a rischio la salute degli atleti e la qualità dello spettacolo, andando contro il parere di medici, tecnici e sindacati. La conclusione è una vera e propria accusa: Zazzaroni paragona questi campioni a una «claque» pagata per applaudire a comando, anche di fronte a evidenti errori («stecche»). Li accusa di aver tradito la natura del loro stesso calcio, svendendo la propria immagine e il proprio passato per avallare una folle corsa al denaro e al potere che sta snaturando lo sport che li ha resi grandi.

Real Madrid, Xabi Alonso: «La Juve è una squadra ostica, ma stiamo crescendo. Ritorno Mbappé? Le sensazioni sono queste»

Le parole di Xabi Alonso, allenatore del Real Madrid, nella conferenza stampa in vista della sfida contro la Juve. Tutti i dettagli

Alla vigilia dell’attesissima sfida degli ottavi di finale del Mondiale per Club contro la Juve, Xabi Alonso ha parlato in conferenza stampa da nuovo allenatore del Real Madrid, tracciando un primo bilancio della sua giovane avventura sulla panchina blanca. Fresco di nomina, l’ex tecnico del Bayer Leverkusen ha mostrato idee chiare e grande ambizione, consapevole della responsabilità che comporta guidare un club così prestigioso. Nonostante sia solo alla terza settimana alla guida del Real, Alonso ha evidenziato segnali positivi nello sviluppo delle relazioni all’interno del gruppo e un forte spirito di costruzione. Spazio anche al tema dei giovani, dell’innovazione tattica con l’utilizzo dei droni, e naturalmente delle stelle come Mbappé e Vinicius, da cui ci si aspetta il colpo da campioni. Senza dimenticare il contributo della cantera, che continua a fornire soluzioni importanti. Il tecnico spagnolo ha parlato con equilibrio, unendo pragmatismo e visione, e non ha nascosto l’importanza dei leader nello spogliatoio, pur ribadendo che sarà sempre l’idea collettiva a determinare il destino della squadra.

OTTAVI DI FINALE – «A questo punto della competizione inizia il dentro o fuori. Giochiamo contro una grande squadra, serviranno testa, calcio e concentrazione. Ci siamo preparati bene e siamo pronti. La Juventus sarà un avversario ostico, noi saremo pronti. È una squadra molto intensa, con idee chiare e grande qualità collettiva e individuale. Quest’anno sono arrivati ​​giocatori di altissimo livello. La partita contro il City non è il nostro punto di riferimento. Saremo pronti».

RITORNO MBAPPE’ – «Sta meglio, parliamo ogni giorno. Domani mattina decideremo ma ha molte possibilità di giocare. Carvajal e Militão sono convocati. Sentirli vicini è importante, anche se avranno bisogno di tempo per ritrovare ritmo».

GIOVANI – «La priorità è vincere, ma anche con l’aiuto della cantera. Gonzalo Garcia sta facendo bene, il Castilla offre sempre alternative. I giovani meritano opportunità».

UTILIZZO DRONI – «Li usavamo già a Leverkusen. Servono a studiare le distanze, ad avere una prospettiva diversa. Non siamo pionieri, ma ci aiutano molto».

AVVENTURA AL REAL MADRID – «Sono solo alla terza settimana. È un nuovo inizio, c’è molto da costruire. Ma vedo relazioni che crescono ogni giorno. Sono contento».

MBAPPE’-VINICIUS – «Vogliamo esprimere un’idea collettiva forte, ma saranno i grandi talenti a fare la differenza. Mbappé ha già leadership, ma tutti devono contribuire».

Al Hilal, Inzaghi festeggia: «Contro il City abbiamo scalato l’Everest senza ossigeno. Ecco qual è stato il segreto»

Le parole di Simone Inzaghi, allenatore dell’Al Hilal, dopo la vittoria contro il Manchester City al Mondiale per Club. I dettagli

Simone Inzaghi si gode una delle vittorie più significative della sua carriera e lo fa con parole cariche di emozione e orgoglio. Dopo il clamoroso successo per 4-3 del suo Al Hilal contro il Manchester City negli ottavi di finale del Mondiale per Club, il tecnico italiano ha parlato in conferenza stampa sottolineando l’impresa compiuta dai suoi giocatori. Una partita leggendaria, decisa ai tempi supplementari, in cui la squadra saudita ha saputo tener testa a una delle corazzate del calcio mondiale, allenata da quello che Inzaghi stesso ha definito il miglior allenatore del mondo, Pep Guardiola. Un successo maturato al termine di una battaglia tecnica, fisica ed emotiva, in cui l’Al Hilal ha dimostrato carattere, organizzazione e lucidità nei momenti chiave. L’ex Inter, con grande umiltà ma anche consapevolezza, ha messo in risalto lo spirito di sacrificio del gruppo e la preparazione tattica che ha permesso di affrontare a viso aperto una delle squadre più dominanti dell’ultimo decennio. Una serata che resterà impressa nella memoria di tifosi e appassionati.

VITTORIA – «E’ stato come scalare l’Everest senza ossigeno. Il segreto di questa vittoria sono stati i giocatori e il cuore che hanno messo in campo. Sapevamo che contro una squadra come il Manchester City avremmo dovuto fare qualcosa di straordinario. Abbiamo scalato l’Everest senza ossigeno e ce l’abbiamo fatta».

SQUADRA – «Siamo stati eccezionali in tutto: nel possesso, nella fase difensiva, nella gestione tecnica. Contro una squadra aggressiva come il City non era semplice».

MANCHESTER CITY – «Per me Guardiola è il miglior allenatore al mondo, ma stasera abbiamo fatto qualcosa di speciale. Credo che ci siamo meritati questa vittoria».


Juve, Tudor: «Tutti vogliono battere il Real Madrid, io ci credo. Sulla sconfitta contro il City dico questo»

Le parole di Igor Tudor, allenatore della Juve, nella conferenza stampa in vista della sfida contro il Real Madrid. Tutti i dettagli in merito

Igor Tudor ha parlato in conferenza stampa in vista di Real Madrid-Juve, ottavi di finale del Mondiale per Club. Il tecnico bianconero si è mostrato determinato e concentrato, consapevole della difficoltà dell’impegno ma anche delle opportunità che una partita del genere può offrire. La Juventus arriva a questo appuntamento dopo aver superato la fase a gironi tra alti e bassi, ma con la convinzione di potersi giocare le proprie carte anche contro una delle squadre più forti e titolate del panorama internazionale. Di fronte, il Real Madrid di Xabi Alonso, da sempre protagonista in queste competizioni.

REAL MADRID – «Mi aspetto una partita difficile, contro una squadra blasonata con grandi qualità che, negli ultimi dieci anni, ha dimostrato il suo valore in tutte le competizioni. Il Real Madrid in questi tornei è sempre forte. Noi ci siamo preparati. Vogliamo passare, vogliamo giocarci le nostre carte. L’ultima partita del Real Madrid mi è piaciuta tanto. Ho visto qualità, lavoro di squadra, sacrificio. Ho visto una squadra vera. Ci aspetta una partita difficile, l’abbiamo analizzata bene, ma io ho detto ai miei giocatori che queste sono le partite più belle da giocare. Tutti vogliono battere il Real Madrid, vogliamo provarci anche noi. Bisogna viverla così, anche con grande coraggio. La partita del torneo per noi? Ovviamente!».

SCONFITTA CONTRO IL MANCHESTER CITY – «La sconfitta fa parte del gioco e della vita, si accetta e si va avanti. Domani è un’altra partita, abbiamo superato il girone, ora c’è la prima della seconda parte della competizione. La difficoltà della sfida è evidente, ma noi dobbiamo crederci e provare in tutti i modi a fare il nostro meglio per vincere e passare. Poi ci sono anche gli avversari, naturalmente, ma noi dobbiamo crederci, correre tanto, sacrificarci, non sbagliare niente e concedere il meno possibile. Io ci credo, quando poi comincerà la partita vedremo cosa succederà».

Inter, Chivu: «Parole Lautaro? Vogliamo tutti vincere, vedo cose positive. Sul nuovo modulo…»

Le parole di Christian Chivu, allenatore dell’Inter, dopo gli ottavi dei nerazzurri al Mondiale per Club contro il Fluminense

Christian Chivu ha parlato ai microfoni di DAZN dopo Inter-Fluminense al Mondiale per Club, terminata 2-0 per i brasiliani.

PAROLE DI LAUTARO – «Lui come noi, siamo competitivi. Abbiamo questa voglia matta di vincere e far di tutto per arrivare all’obiettivo. Io prenderei anche il lato positivo e le cose buone che abbiamo fatto in questo torneo, nonostante le difficoltà. Io credo che bisogna prendersi il bicchiere mezzo pieno da questa competizione nonostante una stagione difficile con tante partite, magari con qualche delusione avuta ultimamente. In questo torneo abbiamo provato a fare il massimo».

GRUPPO – «Non mettiamo benzina sul fuoco, prendiamoci le cose buone. Prendiamoci quello di positivo che c’è stato. Un allenatore e uno staff nuovo che hanno avuto modo di conoscere il gruppo, di vedere pregi e difetti. Non è mai semplice arrivare quando la delusione di quello che era accaduto era molta. Ho visto gente che ha fatto il massimo. Poi ovvio che si può fare di più, io pretendo questo ma bisogna mantenere la lucidità per andare a capire il perché. Le analisi si fanno ma non dopo una sconfitta del genere. Abbiamo provato a ribaltare il risultato nonostante un approccio non fatto bene. Poi dopo negli ultimi 30 minuti qualcosina in più abbiamo fatto, purtroppo non è andata come desideravamo».

CAMPO – «Io dico che il desiderio non basta. Ottieni sempre ciò per cui combatti. Sicuramente potevamo far di più, avere anche più lucidità e gestire meglio il blocco basso che abbiamo affrontato oggi. Ma il calcio è così. Bisogna mantenere lucidità e unità per portare avanti il progetto, solo così si raggiunge l’obiettivo».

4-4-2 – «Carboni e Luis Henrique sono bravi a saltare l’uomo, avevamo 2 punte in area, due centrocampisti e i terzini che hanno fatto il massimo. Sono prove che si fanno anche perché quello che si era fatto fino a quel momento non bastava. Quando non basta bisogna aggiungere qualcosa. Abbiamo preso un palo, una traversa, avuto una situazione nitida con de Vrij. Poteva essere diverso ma purtroppo non lo è stato»

Borussia Dortmund-Monterrey: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Mercedes-Benz Stadium la sfida del Mondiale per Club Borussia Dortmund-Monterrey: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta si giocherà la gara valevole per gli ottavi di finale del Mondiale per Club tra Borussia Dortmund-Monterrey. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Borussia Dortmund (3-4-1-2): Kobel; Sule, Anton, Bensebaini; Yan Couto, Nmecha, Groß, Svensson; Jobe Bellingham; Guirassy, Brandt. Allenatore: Kovac.

Monterrey (4-3-3): Andrada; Aguirre, Medina, Sergio Ramos, Arteaga; Deossa, Rodriguez, Canales; Corona, Berterame, Ocampos. Allenatore: Torrent.

Orario e dove vederla in tv

Borussia Dortmund-Monterrey si gioca alle ore 03:00 di martedì 2 luglio per gli ottavi di finale del Mondiale per Club. Verrà trasmessa gratuitamente in streaming su DAZN tramite il sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Mondiale per Club, sorpresa Al Hilal: Inzaghi elimina il Manchester City di Guardiola ai supplementari

Mondiale per Club, il risultato della sfida tra Manchester City-Al Hilal valida per gli ottavi di finale della competizione. I dettagli

Mentre l’Inter esce prematuramente dal Mondiale per Club, a far festa è il suo ex allenatore Simone Inzaghi, che centra un’impresa storica: per la prima volta in carriera batte Pep Guardiola. Il suo Al Hilal elimina infatti il Manchester City con un rocambolesco 4-3 dopo i tempi supplementari, in un ottavo di finale emozionante giocato a Orlando. Il match si apre con il vantaggio inglese: al 9’, Bernardo Silva approfitta di una respinta corta della difesa saudita per siglare l’1-0. Il City sembra in pieno controllo, ma nella ripresa l’Al Hilal cambia passo. Al 46’ Marcos Leonardo pareggia con un colpo di testa, e al 52’ Malcom firma il sorpasso. Reazione immediata del City: Haaland segna il 2-2 al 55’ sugli sviluppi di un corner. Il finale dei tempi regolamentari è incandescente: Akanji colpisce un palo, Bounou salva su Haaland e Dias sfiora il gol.

Nei supplementari, al 94’ Koulibaly porta avanti i sauditi con un colpo di testa, ma Foden risponde al 104’. Quando i rigori sembrano inevitabili, Marcos Leonardo sfrutta una respinta di Ederson su Milinkovic-Savic e segna il definitivo 4-3 al 112’, regalando all’Al Hilal una vittoria epica. Ora la squadra di Inzaghi affronterà il Fluminense nei quarti, ancora a Orlando. Per Guardiola si tratta dell’ennesima delusione stagionale, mentre l’Inter guarda con rammarico: se avesse superato i brasiliani, si sarebbe ritrovata a sfidare proprio il tecnico che l’ha riportata in finale di Champions. Il successo di Inzaghi rappresenta un’ulteriore consacrazione internazionale, mentre cresce il rammarico in casa Inter per un’occasione sfumata. La squadra nerazzurra, eliminata anzitempo, osserva da lontano un torneo che avrebbe potuto vederla protagonista. Intanto, l’Al Hilal sogna: con un Marcos Leonardo in grande forma, il cammino verso la finale è apertissimo.

Real Madrid Juve: dove vederla, orario e probabili formazioni

All’Hard Rock Stadium di Miami la sfida del Mondiale per Club Real Madrid Juve: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

All’Hard Rock Stadium di Miami si giocherà la gara valevole per gli ottavi di finale del prestigioso Mondiale per Club tra Real Madrid-Juve, due squadre che da sempre animano il calcio mondiale con il loro stile e la loro storia. Questa partita rappresenta un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di calcio, chiamati a seguire una sfida ricca di emozioni, tattiche e giocate di altissimo livello. Andiamo quindi a scoprire le ultimissime novità sulle probabili formazioni, l’orario esatto dell’incontro e dove sarà possibile seguire la partita in diretta, per non perdere nemmeno un istante di questo confronto internazionale.

Le probabili formazioni

REAL MADRID – Courtois; Alexander-Arnold, Rudiger, Huijsen, Fran Garcia; Tchouameni; Arda Guler, Bellingham; Valverde, Gonzalo Garcia, Vinicius Junior. Allenatore: Alonso.

JUVENTUS – Di Gregorio; Kalulu, Gatti, Kelly; Alberto Costa, McKennie, K. Thuram, Cambiaso; Conceiçao, Kolo Muani, Yildiz. Allenatore: Tudor.

Entrambe le squadre schierano formazioni competitive e molto interessanti sotto il profilo tattico. Il Real Madrid si affida a una linea difensiva esperta con Courtois tra i pali e giocatori di grande qualità in mezzo al campo come Bellingham e Valverde, capaci di garantire equilibrio e dinamismo. In attacco, Vinicius Junior e Gonzalo Garcia rappresentano una minaccia costante per la difesa avversaria. La Juventus, dal canto suo, presenta una formazione giovane ma solida, con elementi dinamici come McKennie e Kolo Muani pronti a creare problemi agli spagnoli. Il tecnico Tudor sembra puntare su un mix di esperienza e freschezza per cercare di sorprendere il Real Madrid e avanzare nel torneo.

Orario e dove vederla in tv

Real Madrid-Juve si giocherà alle ore 21:00 di martedì 1 luglio, in occasione degli ottavi di finale del Mondiale per Club. La partita verrà trasmessa in chiaro su Canale 5, garantendo così a tutti gli appassionati la possibilità di seguire l’incontro senza costi aggiuntivi o abbonamenti. Inoltre, sarà disponibile gratuitamente anche in streaming su DAZN, sia attraverso il sito ufficiale sia tramite l’app scaricabile su PC, tablet e smartphone. Questa doppia opzione permette ai tifosi di vivere ogni momento della partita comodamente da casa o in mobilità, assicurando un’esperienza completa e coinvolgente. Non resta che prepararsi a tifare e godersi una partita che promette spettacolo e tante emozioni.

Le prime pagine sportive nazionali – 1 luglio

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia. Punto di riferimento ogni giorno tanto per gli addetti ai lavori quanto per gli appassionati.

Inter-Fluminense: tre cose che non hai notato

Inter-Fluminense, tre cose che non ha notato della sfida valida per gli ottavi di finale del Mondiale per Club 2025. I dettagli

Oltre il tabellino impietoso di 2-0 e la cronaca di una superiorità brasiliana che i legni colpiti dall’Inter avrebbero potuto cambiare (soprattutto il primo colpito da Lautaro sull’1-0), la notte di Charlotte tra Inter e Fluminense ha sussurrato altre storie. Sono tre istantanee passate quasi inosservate, momenti che non finiscono negli highlights ma che, a un’analisi più attenta, svelano l’essenza psicologica, tattica e persino tecnologica di una partita a senso unico.

1. Il contrasto molle che annuncia la resa. Minuto 3. Il gol di Cano che gela l’Inter è l’evento scatenante, ma la vera origine del crollo nerazzurro è un singolo, quasi impercettibile, momento precedente. Tutto nasce da un contrasto molle da parte di De Vrij. Non un errore tecnico, non una giocata sbagliata, ma un’attitudine. Quella “mollezza” è il fotogramma che riassume l’approccio dell’intera squadra: un misto di sufficienza e scarsa reattività. Non è l’errore di un singolo, ma il sintomo di una condizione mentale collettiva. In quel tackle poco convinto, in quella mancanza di aggressività, c’era già scritta la sceneggiatura di una partita in cui l’Inter avrebbe subito l’intensità avversaria senza mai riuscire a imporre la propria. Un prologo silenzioso alla sconfitta.

2. Il tacco di Lautaro e l’incomprensione con Thuram. Minuto 43. In un primo tempo di sofferenza, l’Inter prova a costruire. Lautaro Martínez si abbassa fino a centrocampo per legare il gioco, riceve palla e d’istinto prova un colpo di tacco per liberare Marcus Thuram. L’idea è geniale, l’esecuzione precisa. Ma il francese, sorpreso, compie un movimento non congruo e l’azione sfuma nel nulla. Questo episodio non è un errore da matita rossa, ma è la fotografia perfetta della disconnessione offensiva dell’Inter. In una giornata di grazia, quel tacco sarebbe l’inizio di una transizione letale. Stavolta, invece, ha solo evidenziato la mancanza di chimica e di sincronia tra i due attaccanti, che per tutta la gara hanno parlato lingue diverse. L’immagine di un’orchestra in cui i due solisti più attesi erano andati fuori tempo.

3. Il gol-capolavoro annullato dal VAR e il nome urlato dallo speaker. Minuto 39. Il Fluminense costruisce un’azione celestiale, definibile da basket o volley per la sua coralità, che porta al colpo di testa vincente di Ignácio. Sarebbe il 2-0, ma il VAR interviene. Fuorigioco di “mezzo tronco”, invisibile all’assistente ma non alla tecnologia. Fin qui, ordinaria amministrazione del calcio moderno. Ma poi accade qualcosa di curioso: l’arbitro, annunciando la decisione al pubblico, cita il nome del giocatore (“Ignacio”) e non il suo numero di maglia, come avviene di solito. In questo singolo episodio c’è tutto: la superiorità tattica di un Fluminense capace di giocate così raffinate da poter essere fermate solo dalla tecnologia, la precisione chirurgica del VAR e, infine, il tocco umano e quasi teatrale di un arbitro che rompe il protocollo. L’arte del calcio fermata dalla scienza e raccontata con un’insolita familiarità.

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