Pagina 832 – Calcio News 24

Gravina Nazionale, la sentenza di Causio sulla FIGC: «Maldini è pronto, Del Piero no. Spalletti ha sbagliato, ma la squadra è questa. E sui giocatori italiani vi dico una cosa…»

Le parole di Franco Causio, ala destra campione del mondo nel 1982, sull’esonero di Spalletti dalla panchina azzurra

Con la maglia azzurra, Franco Causio è stato l’incarnazione dell’ala destra classica, unendo eleganza e concretezza. Soprannominato “Il Barone” per la sua classe innata, fu un pilastro insostituibile della Nazionale di Enzo Bearzot. La sua carriera in azzurro è culminata nella leggendaria vittoria del Mondiale 1982 in Spagna, dove i suoi dribbling e i suoi cross precisi furono un’arma fondamentale per la conquista del titolo, consacrandolo come eroe di un’intera generazione. Oggi su Tuttosport riflette sullo stato attuale dell’Italia dopo l’esonero del Ct Luciano Spalletti.

I GIOCATORI – «I giocatori devono dare comunque il massimo, senza pensare a Spalletti o a chi arriverà. Ma quello che è successo non esiste. E se io fossi stato Spalletti mi sarei comportato in un altro modo».

ITALIA-MOLDOVA – «Un allenatore pro tempore per questa partita lo trovavano. Il fatto è che non ha senso quello che è successo. Io l’avevo già detto dopo gli Europei dell’anno scorso: se si considerava negativo il cammino di Spalletti tanto valeva cambiarlo allora. Oppure se lui non sentiva più la fiducia doveva dimettersi. Altrimenti poi succedono queste cose».

GRAVINA – «Gravina è stato rieletto a gran de maggioranza, si vede che vogliono lui. Non credo comunque che la colpa sia solo di Spalletti. Qualcosa bisogna fare. Le nostre formazioni in Italia hanno tutti stranieri, io ormai faccio fatica anche solo a pronunciare i nomi. Il mio amico Fabio Capello ha detto una cosa giusta. Bisogna mettere un minimo di tre-quattro giocatori italiani per squadra sempre in campo. Dire adesso che Spalletti non ha dato un gioco ha poco senso. La squadra è quella lì. Farebbe fatica anche il miglior allenatore al mondo».

RANIERI O PIOLI – «Claudio ha sposato la Roma, non so se divorzia. Anche Pioli è sotto contratto».

MALDINI O DEL PIERO A CAPO DELLA FIGC – «Paolo ha maturato esperienza nel Milan e potrebbe andar bene. Alex questa esperienza non ce l’ha. Per ora sta facendo pubblicità e lavora come opinionista a Sky».

Maignan al Chelsea, il francese spinge per la chiusura: il Milan intanto cerca il sostituto

Mike Maignan vicino al Chelsea, si accorcia la distanza tra domanda e offerta; i rossoneri intanto aprono i casting per il sostituto

Mike Maignan è sempre più vicino al Chelsea. Il portiere francese, come riportato dal Corriere dello Sport, ha già trovato l’accordo con i Blues, mentre oggi è previsto il vertice decisivo tra le dirigenze per colmare la distanza tra offerta e richiesta. Il Milan ha rifiutato la prima proposta di poco superiore ai 15 milioni, giudicata insufficiente, ma è consapevole di dover vendere per evitare l’addio a parametro zero nel 2026, vista la rottura nelle trattative per il rinnovo. Maignan, attratto dalla Premier League e dalla possibilità di giocare in Champions League, ha già respinto il Manchester United e spinge per la cessione. Enzo Maresca lo considera una priorità assoluta per migliorare un reparto portieri che non lo convince, e vorrebbe chiudere entro il 10 giugno, anche in vista del Mondiale per Club. Il Milan chiede almeno 25 milioni tra parte fissa e bonus.

Parallelamente, il club rossonero ha iniziato la caccia al sostituto. Diversi i nomi sul taccuino: in cima c’è Mile Svilar della Roma, molto apprezzato nonostante il contratto fino al 2027. Piace anche Lucas Chevalier del Lille, già monitorato da tempo. In Italia, restano valide le piste Elia Caprile, riscattato dal Cagliari, e Mattia Perin, opzione d’esperienza e low cost dalla Juventus. Affascina anche Zion Suzuki, giovane promessa del Parma, mentre resta viva la possibilità Vanja Milinkovic-Savic: il portiere del Torino ha un’intesa informale con Igli Tare e rappresenta una soluzione di sicurezza in caso di mancato accordo con altri profili. La cessione di Maignan appare ormai inevitabile, e il Milan è già al lavoro per garantire continuità tra i pali.

Barbara Berlusconi si racconta: «Il Milan, il peso del cognome, il rapporto con mio padre Silvio e quel piercing nascosto. Basta San Siro, ci vuole un nuovo stadio: finalmente lo hanno capito tutti»

Le parole di Barbara Berlusconi, figlia dell’ex proprietario del Milan, sui suoi anni in rossonero

Oggi su La Gazzetta dello Sport c’è una lunga intervista a Barbara Berlusconi. Più che una semplice dirigente, lei ha rappresentato per il Milan un capitolo complesso e denso di significati, un ponte tra l’epopea gloriosa del padre Silvio e il tentativo di proiettare il club in una nuova dimensione manageriale. Il suo ingresso nel consiglio d’amministrazione nel 2011, e la successiva nomina a doppio amministratore delegato nel 2013, avvennero in un momento cruciale: mentre sul campo la squadra iniziava un lento declino dopo l’ultimo scudetto, fuori emergeva l’urgenza di modernizzare una struttura aziendale ancora legata a un modello familiare. La sua visione era chiara e di rottura rispetto al passato: spostare il baricentro dal solo risultato sportivo, dominio incontrastato di Adriano Galliani, alla valorizzazione del brand e all’incremento dei ricavi commerciali. Simbolo tangibile del suo operato è “Casa Milan“, il moderno quartier generale con museo e store, concepito per essere un hub per i tifosi e una fonte di reddito slegata dalle vittorie.

A questo si aggiunse l’ambizioso, ma mai realizzato, progetto per uno stadio di proprietà, emblema di una spinta innovatrice che si scontrò con le complessità del sistema italiano e le dinamiche interne al club. Il suo percorso è indissolubilmente legato al celebre e a tratti logorante dualismo con Galliani, uno scontro non solo di potere, ma di visioni: da un lato il “calcio del condor“, fatto di intuizioni di mercato e gestione dello spogliatoio; dall’altro, il “calcio azienda”, focalizzato su bilanci, marketing e infrastrutture. L’era di Barbara Berlusconi al Milan è stata la cronaca di questo tentativo, tanto necessario quanto turbolento, di trasformare una gloriosa creatura paterna in un’impresa del calcio globale. Ecco un estratto delle sue parole.

IL COGNOME É STATO UN PESO – «A volte sì. Ma più che un peso era ed è una responsabilità. Portare il cognome Berlusconi significa essere costantemente osservati, giudicati. Ho imparato a viverlo con orgoglio».

IL RAPPORTO COL PADRE – «Io molto curiosa, indipendente, a volte ribelle. Lui un padre amorevole, ti spingeva sempre oltre, ma con una dolcezza tutta sua».

SI ARRABBIO’ PER IL SUO PIERCING ALLA LINGUA – «Eh già (risata, ndr). Lui certe cose proprio non le voleva vedere. Sono riuscita a tenerlo nascosto per un po’, ma alla fine se n’è accorto. Si vedeva che gli dava fastidio, ma alla fine l’ha accettato. Con noi figli raramente l’ho visto arrabbiato sul serio. E comunque non era un padre invadente».

COSA HA LASCIATO SILVIO AL MILAN – «Una filosofia di gioco, un’identità vincente, un modo di stare in campo che ha cambiato la storia. Ma soprattutto ha lasciato un’eredità emotiva: il Milan del cuore»

IL NUOVO STADIO – «Il dibattito non può più essere se fare o non fare lo stadio. Si deve fare. Rimanere a San Siro non è più un’opzione. Non ci sono alternative se si vuole tenere il passo con i grandi club europei. Sono felice di aver posto il problema dieci anni fa. Allora i tempi non erano maturi, ma ora avverto un nuovo clima positivo. Finalmente amministrazione comunale e club dialogano in maniera costruttiva».

OGGI CHI É BARBARA BERLUSCONI – «Una donna che si divide tra cinque figli, il lavoro e i suoi interessi artistici e culturali. È un momento della mia vita positivo, mi sento realizzata e serena».

Juve, il sogno è Gyokeres, Kolo Muani la priorità e Retegui…

Juve, tutti i nomi per l’attacco bianconero: Gyokeres il sogno, il riscatto di Kolo Muani la priorità, Retegui la pista più facile

La Juve sogna Viktor Gyökeres, centravanti svedese dello Sporting Lisbona che ha segnato 54 reti stagionali, comprese 6 in 8 gare di Champions, con una tripletta al Manchester City. Alto, biondo, e dal fisico imponente, secondo Tuttosport è l’ideale per l’attacco bianconero, ma il suo cartellino costa circa 70 milioni, cifra non semplice da gestire anche con l’ingaggio relativamente basso (3 milioni lordi). Sul giocatore ci sono anche Arsenal, Manchester United e ora pure l’Al-Hilal, che ha virato su di lui dopo il rifiuto milionario di Osimhen. Il sogno svedese resta vivo, ma subordinato alla cessione di Vlahovic, corteggiato soprattutto dal Fenerbahçe: un’offerta da 30 milioni che la Juve accetterebbe, anche se il serbo spera ancora in destinazioni più ambiziose.

Nel frattempo, prende forma la conferma di Randal Kolo Muani, che ha espresso apertamente la volontà di restare a Torino dopo l’esperienza positiva in prestito. L’accordo con il PSG va definito nei dettagli (prestito con diritto o obbligo), ma la volontà di tutte le parti è chiara. Tra gli altri nomi sul tavolo, Osimhen resta un’ipotesi affascinante ma costosa, mentre si allontana Jonathan David: l’attaccante canadese, pur disponibile a parametro zero, comporterebbe costi elevati in termini di ingaggio e commissioni. Una pista più concreta in Serie A potrebbe essere quella di Mateo Retegui, già monitorato da Milan e altre big italiane. In attesa del nuovo ds, Gyökeres è il sogno, Kolo Muani la priorità e Retegui l’opzione più accessibile.

Ranieri Nazionale, l’ipotesi che divide: genio dei subentri, ma l’ombra greca pesa

Ranieri sulla panchina dell’Italia: da una parte le grandi imprese da subentrato, dall’altra i dubbi dopo l’unica, disastrosa, esperienza da CT

Il valzer delle panchine, si sa, non si ferma mai. E quando si parla di quella più prestigiosa, quella della Nazionale Italiana, i nomi si rincorrono veloci. Nelle ultime ore, secondo le indiscrezioni riportate da La Gazzetta dello Sport, una candidatura sta prendendo quota più delle altre: quella di Claudio Ranieri. Un nome che evoca esperienza, saggezza e imprese memorabili. “Sir Claudio“, l’uomo della leggenda Leicester, l’eroe della salvezza del suo Cagliari o della rincorsa fino all’Europa League dell’ancora più sua Roma. Un profilo che piace per il suo pragmatismo e la sua capacità di creare gruppi solidi.

Eppure, l’idea di affidargli la guida degli Azzurri divide la critica e i tifosi, aprendo una riflessione su due aspetti opposti ma cruciali della sua carriera: la sua maestria quasi infallibile nel subentrare in corsa e la sua unica, disastrosa, esperienza da Commissario Tecnico.

Se la Nazionale avesse bisogno di un “normalizzatore“, di un tecnico capace di entrare in uno spogliatoio in crisi e rimettere le cose a posto in poco tempo, Claudio Ranieri sarebbe probabilmente la prima scelta. La sua carriera è un manuale su come gestire le emergenze. Lo chiamarono a Parma nel 2007 per una salvezza che sembrava impossibile e lui la centrò. Lo chiamò la Roma nel 2009 e sfiorò uno Scudetto epico. Lo ha chiamato la Sampdoria per tirarla fuori dalle secche e ci è riuscito.

L’esempio più commovente è quello di Cagliari. Arrivato a metà stagione in Serie B, ha condotto la squadra a una promozione insperata. L’anno successivo, con una rosa considerata da molti inadeguata per la Serie A, ha compiuto un altro miracolo, raggiungendo la salvezza all’ultimo respiro. Poi, quest’anno, ha preso una Roma allo sbando e l’ha portata a una serie di risultate da miglior squadra d’Europa per continuità. Il metodo Ranieri in queste situazioni è chiaro: semplicità tattica, focus sulla solidità difensiva e, soprattutto, un lavoro psicologico immenso. Agisce da padre di famiglia, da motivatore, restituendo fiducia e responsabilità ai giocatori. La sua forza è la gestione del “qui e ora”, trasformando la paura in energia positiva. Una dote che, in un ambiente spesso sotto pressione come quello di Coverciano, potrebbe rivelarsi fondamentale per compattare il gruppo in vista di un grande torneo.

Se la sua abilità nelle missioni di salvataggio è un punto a favore, la sua unica avventura alla guida di una nazionale rappresenta il più grande campanello d’allarme. Nel 2014, Ranieri fu scelto per guidare la Grecia nel post-mondiale. L’esperienza fu un fallimento totale, breve e indimenticabile in senso negativo. Il suo mandato durò appena quattro partite, con un bilancio desolante: un pareggio e tre sconfitte. A pesare come un macigno è soprattutto la storica e umiliante sconfitta casalinga contro le Isole Fær Øer, una nazionale di dilettanti che espugnò Atene. Quel risultato provocò il suo immediato esonero e lasciò una macchia indelebile sul suo curriculum. Lo stesso Ranieri, con l’onestà che lo contraddistingue, ammise in seguito di non essersi trovato a suo agio nel ruolo di selezionatore. «Sono un allenatore da campo, ho bisogno del lavoro quotidiano con la squadra», confessò. Il ritmo diradato di una nazionale, con lunghi periodi di inattività seguiti da brevi e intense sessioni di preparazione, si rivelò incompatibile con il suo metodo di lavoro.

La domanda, dunque, sorge spontanea e legittima: affidare l’Italia a un tecnico straordinario nella gestione continua del club, ma che ha già dimostrato di soffrire la specificità del lavoro da CT? La FIGC dovrà ponderare attentamente questo rischio. L’ipotesi Ranieri è un affascinante bivio tra la scommessa sul suo carisma da “salvatore della patria” e il timore che l’ombra dell’incubo greco possa ripresentarsi, questa volta, in azzurro.

Italia, Tardelli: «Esonero Spalletti? Siamo al surrealismo; Abete e Tavecchio si erano dimessi, Gravina…»

Le parole di Marco Tardelli, campione del mondo con l’Italia nel 1982, dopo l’esonero di Spalletti dalla panchina Azzurra

Marco Tardelli ha parlato a La Stampa dopo l’esonero di Spalletti dalla panchina dell’Italia dopo il 3-0 subito dagli Azzurri contro la Norvegia. Il centrocampista, protagonista del Mondiale del 1982, in particolare è andato all’attacco di Gravina dopo la sua decisione di non presentare le dimissioni. Di seguito le sue parole.

IL CT GIÀ ESONERATO? UN ASSURDO – «Ne ho viste tante nella mia vita, tra campo e panchina, ma questa mi mancava: siamo al puro surrealismo. Una situazione assurda che crea un altro danno alla nostra Nazionale».

IL FONDO È STATO TOCCATO? – «Sì, sperando che adesso non inizi a scavare».

UN FINALE EVITABILE? – «Non è bello vedere un ct che annuncia da solo il suo esonero, senza che nessun dirigente venga a spiegare che cosa è successo e perché si è scelto di cambiare l’allenatore. Davvero grottesco e inedito un esonero così».

ERA MEGLIO AFFIDARE LA SQUADRA A UN ALTRO CT? – «Ma come si può pensare che una squadra possa seguire un allenatore già cacciato? Io credo che questi dirigenti non capiscano di calcio, non sanno che cosa è uno spogliatoio e come si deve gestire un gruppo. Piuttosto era meglio affidare la Nazionale a un ct delle Under».

LE COLPE DI SPALLETTI? – «Ha fatto errori e si vede che non c’era empatia con i giocatori, ma se la colpa è di Spalletti allora è anche di chi l’ha scelto. Per questo devono pagare tutti e mettere veri uomini di calcio».

DOPO OSLO COSA DOVEVA FARE SPALLETTI? – «Quando Gravina l’ha incontrato gli avrà chiesto di dimettersi, lui doveva rispondere con un semplice “Tu ti dimetti?”. Non è possibile che i ct vanno e vengono, mentre nessun dirigente si prende mai una responsabilità».

CICLO FINITO AGLI EUROPEI? – «Può essere, ma allora si doveva intervenire subito a tutti i livelli. Come è successo nel passato».

GLI ESEMPI DEL PASSATO? – «Prandelli si dimise in Brasile, come Abete. Tavecchio si dimise dopo la Svezia, Ventura pure. Gravina invece no: se mandi via il ct, allora devi andare via anche tu che l’hai scelto».

FIGURACCE COME FIGURINE? – «Una volta i tifosi collezionavano le figurine Panini, ora si stanno abituando alle figuracce».

3-0 DI OSLO? – «Si sapeva che l’Italia era in difficoltà, ma una débâcle così è difficile da giustificare. La Norvegia è forte, ma non giocare la partita non è pensabile».

DA DOVE RIPARTIRE? – «Intanto facendosi una domanda: nessuno si è accorto che il calcio italiano è da rifondare?».

PRIMA COSA DA FARE? – «Non è cambiando il ct che si risolvono i problemi. Bisogna ricostruire un’anima. I giocatori devono sentire di appartenere alla maglia azzurra: ora non hanno né conoscenza né voglia di vincere per l’Italia».

BUFFON PUÒ RIACCENDERE IL SENSO D’APPARTENENZA? – «Ha tutte le qualità e sa cosa significa giocare per la Nazionale. Ma serve un reset mentale: i giocatori devono cambiare testa. E conoscere la storia, perché se non conosci il passato non puoi capire il futuro».

POCA SCELTA TRA GLI AZZURRABILI? – «Certo, ma prima bisogna risolvere il senso di appartenenza: sento che non c’è voglia di indossare la maglia azzurra. E questo mi fa arrabbiare, oltre a preoccuparmi».

CASO ACERBI? – «In Nazionale non si sono fatti mancare nulla. Il caso Acerbi si poteva gestire diversamente: dimostra che sta venendo a mancare l’amore per la maglia azzurra. Non è un sacrificio andare a Coverciano, è un onore».

SE SI FALLISCE IL MONDIALE? – «Cancellare tutto e ripartire dai giovani. Ci vorrà tempo prima che un “Venturino” diventi campione, ma ripartirei da loro».

BASTA CAMBIARE CT? – «Il problema non è l’allenatore, anche se Ranieri darebbe tranquillità e aiuterebbe. Il problema è strutturale».

CT IDEALE? – «Ancelotti, ma il Brasile l’ha capito prima di noi».

Inter, operazione ringiovanimento: Hojlund, Bonny le priorità in attacco; la richiesta di Chivu per la difesa

Inter, nuova linea verde sul mercato: va abbassata l’età media della rosa: ecco i primi obiettivi dei nerazzurri, Hojlund Bonny e…

Rasmus Hojlund pubblicamente si dice pronto a restare al Manchester United fino al 2030, ma le dinamiche di mercato, come riportato da la Gazzetta dello Sport, raccontano altro. L’attaccante danese ha già aperto al trasferimento all’Inter, tramite i suoi agenti, in un incontro recente con i dirigenti nerazzurri. La trattativa è viva, anche se lo scoglio resta la formula: l’Inter spinge per un prestito con diritto di riscatto, mentre lo United vuole una cessione definitiva o almeno un obbligo di riscatto, con una valutazione di circa 45 milioni di euro. Hojlund è il primo nome nella lista nerazzurra per rinforzare l’attacco, il profilo ideale da affiancare a Lautaro e Thuram per completare la rotazione offensiva. Ora l’Inter spera proprio nella volontà del giocatore per sbloccare l’operazione. I tempi non sono ancora maturi, ma l’attenzione resta altissima.

Nel frattempo, il direttore sportivo Piero Ausilio lavora su altri due obiettivi del Parma: Ange-Yoan Bonny e Giovanni Leoni, richiesti espressamente da Chivu, nuovo tecnico del club emiliano e uomo di casa Inter. Bonny, attaccante giovane e potente, è considerato un potenziale rinforzo già utile per il Mondiale per Club, con l’Inter pronta a tentare un affondo nelle prossime ore. Il Parma però chiede 25 milioni e non ha urgenza di vendere. Discorso simile per Leoni, difensore centrale classe 2006, già nel mirino dell’Inter la scorsa estate: il club gialloblù lo valuta 20 milioni. La strategia nerazzurra è chiara: ringiovanire la rosa, soprattutto in difesa, dove i futuri di Acerbi e Bisseck sono in bilico. In attacco e retroguardia, l’Inter si muove con decisione, alla ricerca di profili futuribili ma già pronti al salto.

Napoli, la sirena Parthenope tenta Dan Ndoye: «Non so dove giocherò a settembre»

Napoli, Ndoye sempre più tentato dalla corte di Antonio Conte: incontro con i dirigenti del Bologna per parlare del trasferimento

Dan Ndoye rompe gli indugi e ammette, con eleganza, il suo interesse per il Napoli e per Antonio Conte. Dopo aver segnato nella vittoria della Svizzera sul Messico, l’esterno offensivo del Bologna si è lasciato andare a dichiarazioni significative: «Non so dove giocherò a settembre» e «Quando ti vuole un allenatore come Conte…», lasciando intendere che un trasferimento è possibile. In patria, Ndoye viene esaltato per la sua duttilità – gioca indifferentemente a destra, sinistra o al centro – e per la crescita tattica avuta sotto Thiago Motta e poi con Italiano, in particolare nella fase difensiva. I suoi numeri nell’ultima stagione (8 gol e 4 assist in 30 partite) ne confermano la maturità e il profilo da grande squadra. Il Napoli, che lo aveva cercato già a gennaio, ora torna all’assalto. Il giocatore intanto prende tempo, concentrato sull’Europeo e sulle vacanze, ma secondo il Corriere dello Sport l’impressione è che l’addio sia solo questione di tempo.

In settimana è previsto l’arrivo a Bologna dei suoi agenti per discutere con la dirigenza rossoblù. A gennaio la trattativa saltò per divergenze economiche, ma ora appare più difficile trattenere il giocatore. La richiesta si aggira sui 40 milioni, anche se il Napoli proverà ad abbassare il prezzo, magari inserendo contropartite. Occhi puntati anche su Sam Beukema, centrale olandese del Bologna, che piace molto al club partenopeo. Più difficile però strappare lui ai rossoblù, che non vogliono smontare la difesa, soprattutto dopo il rischio di perdere Lucumí, legato a una clausola da 28 milioni. Beukema, tuttavia, non chiude la porta: si è detto pronto a salire su “un treno ambizioso”, e il Napoli ha già incassato il suo gradimento. Sarà un’estate lunga e intensa sul fronte delle trattative.

Italia, ora servono le goleade: la classifica impone vittorie con tanti gol (ma la storia degli Azzurri parla di altro)

Italia, ora per il mondiale servono tanti gol: la sconfitta contro la Norvegia impone vittorie e goleade, anche se la storia Azzurra non aiuta

Dopo il pesante 0-3 subito contro la Norvegia e l’esonero del commissario tecnico Luciano Spalletti, per la Nazionale italiana inizia un percorso a ostacoli che non ammette più errori. Contro la Moldavia serve non solo vincere ma farlo con largo scarto. Come riportato da la Gazzetta dello Sport l’obiettivo è chiaro: iniziare a colmare il pesante divario nella differenza reti rispetto alla Norvegia, attualmente a +10 con 12 gol fatti e solo 2 subiti. L’Italia, invece, è ferma a zero punti, zero reti segnate e tre al passivo. E non è solo una questione di orgoglio: il regolamento delle qualificazioni prevede che, in caso di arrivo a pari punti, contino prima la differenza reti generale e poi il numero totale di gol segnati, solo dopo gli scontri diretti.

La strada verso il Mondiale è dunque in salita e strettissima. Servono sei vittorie su sei nelle prossime gare – contro Moldova, Estonia, Israele e ancora Moldova – per arrivare all’ultima partita del girone, il 16 novembre contro la Norvegia, nelle condizioni ideali: cioè con una classifica che consenta il sorpasso, ma anche una differenza reti almeno pari o superiore. In caso contrario, contro Haaland e compagni servirebbe un’altra goleada, un’impresa nella già difficile impresa.

Il problema è che l’Italia, storicamente, non è una squadra da “abbuffate” di gol. Dal dopoguerra a oggi, solo quattro volte gli Azzurri hanno vinto con almeno sei reti di scarto. L’ultima è datata 2019, un 9-1 all’Armenia. Numeri che pesano, e che raccontano quanto sia complesso il compito che attende il nuovo c.t. e un gruppo chiamato a ribaltare le gerarchie. Serve una scossa immediata, già da stasera a Reggio Emilia: l’Europeo è alle spalle, il Mondiale si conquista solo con concretezza, fame e gol. Tanti gol.

Cabrini: «Esonero di Spalletti? Ecco cosa mi ha stupito; tanti problemi e non si è lavorato di squadra tra Lega e Federazione»

Le parole di Antonio Cabrini, ex campione del Mondo con l’Italia nel 1982, dopo la sconfitta contro la Norvegia e l’esonero di Spalletti

Antonio Cabrini ha parlato al Corriere della Sera dopo il caos intorno alla nazionale Azzurra dopo la sconfitta contro la Norvegia che ha portato all’esonero di Spalletti. Di seguito le sue parole.

STUPITO DALL’ESONERO – «Più che altro mi ha stupito la modalità con cui è maturata».

NON SOTTOVALUTIAMO GLI AVVERSARI – «Forse eravamo prigionieri di un vecchio modo di pensare per cui esistono nazionali abbordabili. Qualcuno pensava che la Norvegia fosse Haaland e dieci giocatori normali, invece anche gli altri elementi militano in campionati di livello».

NON COLPEVOLIZZIAMO SOLO GLI INTERISTI – «Non mi sembra corretto gettare la croce addosso a un gruppo. La sconfitta con la Norvegia non è un caso isolato come qualcuno vuol far passare. Mi pare che i problemi del calcio italiano partano da lontano, non da venerdì. Ci sono bambini di dieci anni che non hanno mai visto l’Italia al Mondiale. Cercherei altrove le cause della crisi».

IL SISTEMA NON FUNZIONA – «Intanto i rapporti storicamente non idilliaci fra Lega e Federazione hanno inciso perché il calcio non ha lavorato in maniera compatta sulla soluzione dei problemi. Poi punterei l’indice sui club che hanno preferito affidarsi a stranieri, che hanno costi minori, già a partire dai settori giovanili. E i nostri ragazzi restano in panchina. Ciononostante abbiamo vinto lo scorso anno l’Europeo con l’Under17».

SI INSEGNA TATTICA, NON TECNICA – «Nelle scuole calcio ci sono allenatori e non istruttori, a cui spetta il compito di insegnare le basi. Si insegna la tattica, ma non la tecnica. E anche laddove ci fosse il talento non c’è l’humus ideale per farlo crescere».

UNA NAZIONALE UNDER IN LEGA PRO – «Ne parlo spesso con il mio amico Cesare Prandelli: i club dovrebbero mettere a disposizione della federazione i propri giovani più promettenti da raggruppare in una sorta di Nazionale da far giocare nella Lega Pro. In settimana i ragazzi si allenerebbero ciascuno con la squadra di riferimento, la domenica, invece di scaldare le panchine, giocherebbero insieme».

SPALLETTI NON È IL SOLO RESPONSABILE – «Non è mica solo colpa sua. Direi che la responsabilità di questi risultati scadenti è di molte persone ancora ancorate a una vecchia mentalità».

SERVE UN CAMBIAMENTO A MONTE – «Certamente è a monte. Se è corretto il modo di pensare per cui un allenatore non incide per una percentuale superiore al 25%, dove ricerchiamo gli altri colpevoli? Tutto il sistema deve essere cambiato. Stiamo parlando pur sempre di un tecnico che due anni fa ha vinto uno scudetto».

UN CONSIGLIO AL PROSSIMO CT – «Difarsi il segno della croce. Sarebbe clamoroso se fallissimo per la terza volta la qualificazione al Mondiale. Poveri bambini, meno male che si consolano con il tennis».

IL PRESENTE DOPO IL CALCIO – «Ho aperto un centro con campi di padel con Prandelli a Cremona e faccio incontri motivazionali e speach con manager nelle multinazionali. Lo sa che mi diverte?».

Ranieri pronto a dire sì: c’è l’ok di Friedkin alla Nazionale; per lui pronto un doppio ruolo

Claudio Ranieri pronto ad accettare la chiamata della Nazionale, c’è anche l’ok di Friedkin: possibile l’opzione del doppio ruolo

Claudio Ranieri è pronto a diventare il nuovo commissario tecnico dell’Italia. La chiamata, come riportato da la Gazzetta dello Sport, è arrivata ieri pomeriggio, in un momento di apparente quiete, e lui non ha esitato: dire di no sarebbe stato come tradire sé stesso, tifoso della Nazionale prima ancora che professionista. Dopo aver chiuso con i club, il ritorno in azzurro prende forma. La Federcalcio è pronta a ufficializzare l’accordo, anche grazie al via libera della Roma: Ranieri potrà ricoprire un doppio ruolo, allenatore dell’Italia e consigliere personale del presidente Dan Friedkin. Non sarebbe una prima assoluta: Ferguson e Michels, ad esempio, hanno gestito incarichi simili in passato.

Per Ranieri, questa nuova avventura è la naturale prosecuzione di una carriera che lo ha visto protagonista in Italia e in Europa, fino alla leggendaria impresa con il Leicester. L’azzurro lo riporta dove tutto si fa più grande, più simbolico. È l’uomo giusto per un momento difficile: ha esperienza, equilibrio, capacità di gestione e una profonda conoscenza dell’ambiente. Nella sua visione non esiste differenza tra allenatore e selezionatore: tutto ruota attorno alla condizione del momento, all’ispirazione del gruppo, alla lettura dei segnali. Ed è proprio con questa mentalità che si prepara a guidare l’Italia in una rincorsa Mondiale ancora possibile. In famiglia, assicura, hanno capito subito. E poi, come si fa a dire di no all’Italia?

Italia, il retroscena sull’esonero di Spalletti: la decisione arrivata la sera di sabato dopo il flop con la Norvegia

Italia, la ricostruzione dell’esonero di Spalletti: decisione arrivata 24 ore dopo la sconfitta con la Norvegia, ecco il piano originale di Gravina

Nel romanzo di queste qualificazioni mondiali, come definito da la Gazzetta dello Sport, il colpo di scena arriva “verso sera”: Luciano Spalletti viene esonerato ufficialmente alle 23 di sabato, a 24 ore esatte dalla disfatta dell’Italia contro la Norvegia. La decisione era nell’aria, ma sabato è stato il giorno della resa dei conti. L’opinione pubblica, la stampa (che Spalletti ringrazia ironicamente per la “comprensione”), e perfino i colloqui anticipati con Buffon e alcuni giocatori, hanno spinto la FIGC ad agire. La paura di compromettere la qualificazione ai Mondiali 2026 ha reso urgente un cambio di rotta. Gravina ha convocato il ct a tarda sera a Coverciano, senza giri di parole. Spalletti, pur amareggiato, non si è opposto, anzi: ha accettato la risoluzione consensuale, rinunciando alla buonuscita e ai tredici mesi residui di stipendio. Un gesto raro nel calcio italiano, che ricorda le uscite dignitose di Donadoni e Lippi, e che ha aumentato la stima del presidente federale.

Spalletti avrebbe potuto restare sulla panchina fino alla partita con la Moldavia, ma ha preferito non alimentare l’incertezza. «Meglio dirlo subito», ha spiegato, rinunciando a ulteriori 48 ore di illazioni. In conferenza stampa ha parlato da solo, senza Gravina al fianco, con la voce rotta e un evidente peso sul cuore. Ha promesso massimo impegno fino all’ultimo minuto, consapevole di essere ormai sfiduciato. Una situazione paradossale: il ct è già fuori, ma proverà a vincere per orgoglio, per rispetto del gruppo, e perché «non ho sbagliato a sceglierli». L’Italia affronta la Moldavia da favorita assoluta, ma la partita si carica di un significato emotivo profondo. Anche se finirà con una vittoria, il dolore resta.

Italia, esonero Spalletti, il ct in panchina con la Moldavia per l’ultima volta: Ranieri il successore?

Italia questa sera in campo contro la Moldavia, per Luciano Spalletti l’ultima da ct Azzurro: ieri ha annunciato il suo esonero in conferenza stampa

Vigilia surreale per Italia-Moldavia, trasformata da una semplice sfida tra grande e piccola a un crocevia carico di tensione. Gli azzurri sono costretti a vincere largamente, ma la vera notizia è l’addio di Luciano Spalletti, che si presenterà in panchina da ex. L’esonero, formalmente una risoluzione consensuale, è stato comunicato sabato sera e il tecnico ha deciso di non rimandare la notizia. «Sono qui per servire la patria», ha detto emozionato Spalletti, che non chiederà nemmeno una buonuscita. Dopo la sconfitta all’esordio con la Norvegia e il clima sempre più teso attorno alla Nazionale, l’allenatore ha scelto di farsi da parte. Claudio Ranieri è il nome in pole per la successione: contattato direttamente da Gravina come riportato da la Gazzetta dello Sport, con l’ok di Friedkin, potrebbe accettare un doppio incarico come ct e consulente esterno della Roma, risolvendo così l’unico nodo legato alla sua attuale posizione.

In conferenza stampa Spalletti ha cercato di mantenere il sorriso, ricordando anche la sua amicizia con Sinner, impegnato nella finale di Parigi. Ma alla domanda se si sentisse tradito, ha cambiato espressione e, visibilmente provato, ha lasciato la sala tra gli applausi. Il tecnico si è assunto le responsabilità: «Non sono riuscito a tirar fuori il meglio. Sono dispiaciuto di me stesso». Ha anche respinto le accuse di scarso feeling con i giocatori e polemizzato con chi avrebbe approfittato della sua disponibilità a rimandarli ai club in caso di problemi fisici. Sul futuro, in caso di imprevisti Ranieri non è ancora ufficiale, Stefano Pioli resta l’unica vera alternativa. Meno probabili i ritorni di Mancini o le soluzioni esotiche. Ma per ora, resta solo da battere la Moldavia.

Le prime pagine sportive nazionali – 9 giugno

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia. Punto di riferimento ogni giorno tanto per gli addetti ai lavori quanto per gli appassionati.

Nations League, il Portogallo batte la Spagna e si aggiudica il trofeo: decisivo l’errore di Morata ai calci di rigore

Nations League, il Portogallo batte la Spagna ai rigori e si aggiudica il trofeo: finale spettacolare tutta iberica, decisivo in negativo Morata

Il Portogallo conquista la Nations League 2024-25 al termine di una finale combattutissima contro la Spagna, risolta soltanto ai calci di rigore dopo il 2-2 maturato nei tempi regolamentari e nei supplementari. A decidere l’esito dal dischetto è stato l’errore di Morata, unico a fallire tra i nove tiratori. I lusitani succedono proprio agli spagnoli nell’albo d’oro e festeggiano un nuovo trionfo europeo, con Cristiano Ronaldo che aggiunge un ulteriore trofeo alla sua straordinaria carriera. La finale ha messo in mostra il grande equilibrio tra le due nazionali, con sorpassi e controsorpassi e una qualità tecnica degna dell’atto conclusivo del torneo.

La Spagna era passata in vantaggio al 22’ grazie a un gol rocambolesco di Zubimendi, bravo a sfruttare una serie di rimpalli in area portoghese su cross di Yamal. Ma la risposta del Portogallo è stata immediata: al 26’, Nuno Mendes ha segnato il suo primo gol in Nazionale con un diagonale potente dopo una bella iniziativa di Pedro Neto. La Roja è tornata in vantaggio allo scadere del primo tempo grazie a Oyarzabal, ben imbeccato da Pedri con un tocco illuminante. Nella ripresa, però, ci ha pensato Cristiano Ronaldo a rimettere tutto in parità, finalizzando da due passi dopo una deviazione fortuita su cross di Mendes. Nonostante le occasioni da entrambe le parti, il risultato non è cambiato nei supplementari. Ai rigori, perfetti tutti tranne Morata, la cui esitazione ha regalato il trofeo ai lusitani.

Totti su Gasperini: «Non so se essere fiducioso, valutiamolo; oggi non vedo nessuno migliore di me»

Le parole di Francesco Totti sull’arrivo di Gian Piero Gasperini sulla panchina della Roma: «Per allenare la Roma serve personalità, vedremo»

Francesco Totti è tornato protagonista al Tardini di Parma per la partita-evento “Operazione Nostalgia”, conclusa con un rocambolesco 7-7 tra grandi ex del calcio. Il leggendario capitano della Roma ha incantato il pubblico con un gol da centrocampo, mostrando lampi del suo immenso talento. A margine dell’incontro, Totti ha rilasciato dichiarazioni significative ai microfoni di gazzetta.it, soffermandosi sul nuovo allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, con parole di cautela, e rendendo omaggio a Claudio Ranieri, appena ritiratosi dalla panchina.

SU GASPERINI – «Gasperini? Non so se essere fiducioso o no, valutiamolo. Per allenare la Roma ci vuole tanta personalità, dovrà essere bravo a imporsi. Dobbiamo aspettare, ora non saprei giudicare».

SUL SUO STILE DI GIOCO – «Di certo è un buon allenatore, ma se devo essere sincero non mi fa impazzire. Io non riuscirei mai a giocare a tutto campo come vorrebbe lui».

SUL SUO ALLENATORE IDEALE – «Preferisco uno come De Zerbi, o magari Conte, Ancelotti…».

SU RANIERI – «Il mister ha fatto un lavoro eccezionale. Dobbiamo ringraziarlo perché ci ha sempre messo la faccia e ha riportato la Roma in Europa».

SU SE STESSO OGGI – «Sarei tra i primi tre, anzi a dire il vero non mi viene un giocatore in attività in Europa più forte del miglior Totti. Al momento non c’è, sono sincero».

Inter, Chivu costruisce il suo staff: ecco chi sarà il suo vice allenatore

Inter, stabilito lo staff tecnico che affiancherà Christian Chivu: il vice allenatore un tecnico molto esperto per il rumeno

Cristian Chivu è pronto a iniziare ufficialmente la sua avventura da allenatore dell’Inter. Dopo aver risolto nelle prossime ore il contratto che lo lega ancora al Parma, il tecnico romeno sarà a tutti gli effetti alla guida della prima squadra nerazzurra. In vista del raduno e della partenza per la tournée californiana, come riportato da la Gazzetta dello Sport, la società ha definito lo staff che accompagnerà Chivu in questa nuova sfida. Il ruolo di vice allenatore sarà ricoperto da Giovanni Martusciello, tecnico d’esperienza che vanta trascorsi alla Juventus, alla Lazio e già in nerazzurro nel 2017 con Spalletti. Reduce da un lungo sodalizio con Maurizio Sarri, Martusciello ha deciso di non seguirlo nel ritorno alla Lazio, accettando invece di affiancare Chivu in un progetto ambizioso e di alto profilo.

Lo staff sarà completato da figure di continuità e ritorni significativi. Mario Cecchi, già tattico sotto la gestione Inzaghi, resterà all’Inter dopo la partenza dell’ex tecnico per l’Arabia Saudita, garantendo così un legame tra il recente passato e il nuovo corso. Angelo Palombo, che aveva già collaborato con Chivu a Parma, manterrà il ruolo di collaboratore tecnico. In preparazione atletica ci sarà Stefano Rapetti, storico nome legato all’Inter del Triplete e che ha recentemente lavorato con José Mourinho alla Roma e al Fenerbahce. Con questo mix di esperienza, conoscenza dell’ambiente nerazzurro e fiducia nel nuovo allenatore, l’Inter punta a costruire una base solida per affrontare la stagione con ambizioni elevate.

Real Madrid, battuto il PSG: sorpasso per il baby fenomeno Mastantuono, ecco le cifre e le date

Il Real Madrid ha superato la concorrenza del PSG per Mastantuono: il baby fenomeno del River Plate giocherà per i Blancos

Il Real Madrid ha battuto la concorrenza del Paris Saint-Germain e si è assicurato il talento argentino Franco Mastantuono. Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, i Blancos hanno raggiunto un accordo con il River Plate per una cifra di 40 milioni di euro, da versare in più rate. Il contratto, della durata di sei anni, è stato già firmato, anche se l’annuncio ufficiale da parte dei club non è ancora arrivato. Il River chiederà al Madrid di trattenere il giocatore fino al Mondiale per Club, e in quel caso Mastantuono approderà a Madrid solo ad agosto. Il giovane centrocampista, classe 2007, è considerato uno dei migliori prospetti emergenti del calcio sudamericano e rappresenta l’ennesimo investimento di lungo periodo da parte del club spagnolo.

Il Real Madrid seguiva il ragazzo già dal 2023, ma la trattativa ha subito un’accelerazione solo dopo l’inserimento del PSG, inizialmente in vantaggio nella corsa. Fondamentali si sono rivelati sia il viaggio a Buenos Aires del capo scout Juni Calafat, che ha incontrato personalmente la famiglia del giocatore, sia la telefonata dell’allenatore Xabi Alonso, che ha spiegato a Mastantuono il suo progetto tecnico. Questi contatti hanno convinto il 17enne a rifiutare le avances dei parigini e ad attendere la chiamata di Madrid. Il suo debutto in nazionale maggiore potrebbe avvenire l’11 giugno, nella sfida di qualificazione ai Mondiali tra Argentina e Colombia. Inoltre, potrebbe affrontare proprio il Real al Mondiale per Club, nel caso il River dovesse incrociare i campioni d’Europa nella fase a eliminazione diretta. Il colpo Mastantuono conferma la strategia del Madrid: investire su giovani di enorme prospettiva per garantire un futuro ricco di talento e continuità.

Dalla Svizzera alla Norvegia: gli ultimi 12 mesi di Spalletti tra alti (pochi) e bassi (la maggioranza) lasciano un insegnamento

Gli ultimi dodici mesi di Luciano Spalletti: dalla sconfitta contro la Svizzera a quella contro la Norvegia che gli è costata la panchina dell’Italia

Dalla sconfitta con la Svizzera a Euro 2024 al crollo contro la Norvegia nelle qualificazioni mondiali, i dodici mesi di Luciano Spalletti alla guida della Nazionale Italiana si sono trasformati in un ciclo breve e tormentato, segnato più da speranze deluse che da progressi concreti. Dopo l’eliminazione europea, il ct aveva rifiutato le dimissioni, rivendicando la volontà di completare il proprio percorso e attribuendo le difficoltà alla mancanza di tempo per costruire un’identità di squadra. Il successo contro la Francia al Parco dei Principi, con un 3-1 entusiasmante, sembrava aver ridato slancio al progetto, ma si è rivelato un’illusione. La Nazionale ha mostrato segnali contrastanti: buone prestazioni alternate a ricadute preoccupanti, come il doppio confronto con la Germania in Nations League e la dura lezione inflitta dai francesi al ritorno.

Spalletti ha cercato di trovare stabilità puntando su una difesa più solida e su un centrocampo ringiovanito, ma il suo tentativo di semplificare il sistema di gioco non è bastato. La mancanza di continuità e la difficoltà nel gestire i momenti chiave hanno segnato il suo percorso. Alla fine, nonostante la sua convinzione di poter portare l’Italia ai Mondiali, la Federazione ha scelto di voltare pagina. Il bilancio del suo mandato è amaro: poche gioie, molte incertezze e l’impressione che, pur con un curriculum da grande allenatore di club, Spalletti non sia mai riuscito davvero a calarsi nel ruolo di commissario tecnico. Resta l’insegnamento che guidare una Nazionale richiede doti diverse rispetto alla gestione quotidiana di una squadra di club, e ora il compito di ricostruire toccherà a un nuovo ct.

Snoop Dog tifosissimo del Celtic, la sua iniziativa «Il mio food truck a Celtic Park»

Snoop Dog, nuova iniziativa del Rapper che conferma il suo tifo per gli scozzesi del Celtic: il suo food truck e i suoi hamburger per i tifosi

Snoop Dogg torna a far parlare di sé con una trovata originale per manifestare il suo amore per il Celtic Glasgow. Come riportato dall’agenzia ANSA, il rapper americano ha dichiarato al Sunday Mail l’intenzione di aprire un food truck fuori dal Celtic Park, lo stadio della squadra campione di Scozia, per vendere i suoi hamburger gourmet ai tifosi biancoverdi. Dopo aver accarezzato in passato l’idea di acquistare una quota del club – ispirato dall’esempio hollywoodiano di Ryan Reynolds e Rob McElhenney col Wrexham – Snoop sembra ora orientato su un’iniziativa più concreta e “gastronomica”. Autore del libro di cucina From Crook to Cook, il 53enne artista ha spiegato di voler trasformare il suo furgoncino in un vero e proprio paradiso del gusto per i tifosi, servendo personalmente i panini.

Il legame tra Snoop Dogg e il Celtic non è nuovo: da anni simpatizzante del club, ha più volte elogiato la passione dei tifosi e ha confessato di identificarsi con la mascotte ufficiale, Hoopy the Hound. Il rapper ha anche rivelato il suo “segreto” per un hamburger perfetto: carne macinata speziata, formaggio di qualità e bacon all’acero, il tutto preparato con amore. La sua fedeltà al Celtic è tale che, alla provocatoria domanda se sarebbe disposto a cucinare anche per i rivali cittadini dei Rangers, ha risposto con una secca chiusura: «No, credo che rinunceremo». Oltre alla musica, Snoop ha recentemente lavorato come inviato della NBC alle Olimpiadi di Parigi, ha promosso tornei giovanili e si è battuto per l’equità salariale nello sport femminile. Ma ora il prossimo progetto sembra tutto scozzese: portare street food di qualità nel cuore di una delle tifoserie più calorose d’Europa.

Manchester United, van Gaal spara a zero sui Red Devils: «Un club commerciale, non calcistico»

Manchester United, Louis van Gaal all’attacco dei Red Devils: il tecnico olandese fortemente critico contro la cultura del club

Louis van Gaal torna a puntare il dito contro il Manchester United, con dichiarazioni taglienti che mettono in discussione l’intera filosofia del club. Intervistato da Sky Sports e riportato da Goal, l’ex tecnico olandese ha definito i Red Devils «un club commerciale, non un club di calcio», criticando la gestione delle operazioni di mercato e il ruolo marginale concesso agli allenatori nelle scelte tecniche. Secondo Van Gaal, quando non è il manager a decidere quali giocatori acquistare, il rischio di fallimento sportivo è altissimo. Per invertire la rotta, l’ex allenatore consiglia al Manchester United di seguire il modello del Liverpool, dove – a suo dire – il nuovo tecnico Arne Slot ha un’influenza diretta sulle scelte di mercato, lavorando a stretto contatto con la direzione sportiva.

Van Gaal non è nuovo a critiche del genere verso la sua ex squadra, già in passato aveva sconsigliato Erik ten Hag dal sedersi sulla panchina di Old Trafford, ribadendo che «lo United è un club commerciale e non calcistico», rendendo difficile il lavoro di un allenatore. Le sue parole sembrano suggerire che, nonostante l’ingresso di Sir Jim Ratcliffe nella struttura dirigenziale, la cultura interna del club non sia cambiata in modo sostanziale. Da quando ha lasciato lo United nel 2016, Van Gaal ha allenato solo la nazionale olandese, e un ritorno nel mondo del calcio appare improbabile a causa delle sue condizioni di salute. Le sue recenti uscite pubbliche confermano però che resta lucido e appassionato, oltre che fortemente critico verso l’evoluzione di un club che conosce bene.

Bologna, forze fresche in attacco: si valuta Piccoli e i fratelli Esposito

Bologna, linea verde per l’attacco: la dirigenza monitora tanti attaccanti giovani e di prospettiva: Piccoli, i fratelli Esposito e Carrizo

Il Bologna si muove con decisione sul mercato per rinforzare il reparto offensivo in vista della prossima stagione, soprattutto in previsione di eventuali partenze. Tra i nomi monitorati dalla dirigenza spicca quello di Roberto Piccoli, attaccante classe 2001 di proprietà dell’Atalanta, reduce da un’annata in prestito al Cagliari. Nonostante una stagione complicata per i sardi, Piccoli ha messo in mostra buone doti fisiche e una discreta capacità realizzativa, attirando l’interesse del club emiliano per il suo potenziale e la compatibilità con le idee di gioco di Vincenzo Italiano. A riportarlo è il Quotidiano Sportivo, che evidenzia come l’attaccante rientri nel novero dei profili seguiti con maggiore attenzione.

Il nome di Piccoli si inserisce in una strategia più ampia da parte del Bologna, che guarda con interesse al mercato dei giovani talenti, italiani e non solo. Oltre a lui, infatti, i rossoblù stanno seguendo anche i fratelli Esposito: Sebastiano, attaccante con esperienze in Serie B e in Europa, e Francesco Pio, promettente prodotto del vivaio Inter che ha giocato con lo Spezia nell’ultima stagione. Sul taccuino dei dirigenti felsinei figura inoltre Maher Carrizo, giovane attaccante argentino del Velez Sarsfield, già nel mirino di diversi club europei. La linea è chiara: investire su profili con margini di crescita, in coerenza con il progetto tecnico avviato con l’arrivo di Italiano. I prossimi giorni potrebbero già portare sviluppi concreti su uno o più di questi fronti.

Reijnders, visite mediche concluse con il Manchester City: l’annuncio ufficiale atteso a breve

Tijjani Reijnders è ormai a un passo dal diventare un nuovo giocatore del Manchester City: visite mediche effetuate con gli inglesi

Tijjani Reijnders è ormai a un passo dal diventare un nuovo giocatore del Manchester City. Come riportato da Fabrizio Romano e Matteo Moretto, il centrocampista olandese ha già superato le visite mediche con il club inglese e l’annuncio ufficiale sembra essere solo questione di ore. Il trasferimento dal Milan si è concluso sulla base di 57 milioni di euro più 14 milioni di bonus, per un totale potenziale di 71 milioni. Una cifra importante che sottolinea quanto Pep Guardiola punti sul profilo di Reijnders, già protagonista in Serie A per visione di gioco, qualità tecnica e intelligenza tattica. Il suo arrivo rappresenta uno dei movimenti più significativi di questa sessione di calciomercato estivo, proiettandolo in uno degli ambienti più competitivi d’Europa.

Al Manchester City, Reijnders si inserirà in un centrocampo già ricco di talento, con nomi come Rodri, Bernardo Silva e Kovacic. La sua versatilità, che gli consente di agire sia da mediano che da mezzala, offre a Guardiola ulteriori soluzioni tattiche e profondità per affrontare le tante competizioni della stagione. La capacità del giocatore di recuperare palloni e impostare con precisione lo rende ideale per il sistema di gioco dei Citizens. Per Reijnders si apre ora una nuova fase di carriera: il passaggio in Premier League è una sfida di alto livello, ma anche il giusto premio per il percorso di crescita compiuto negli ultimi anni. L’estate del City comincia con un colpo di spessore, e le aspettative attorno al giovane olandese sono già altissime.

De Cuyper per il Milan, garantisce Miangue: «É pronto per la Serie A, a Milano può fare bene»

Le parole di Senna Miangue, ex di Cagliari e Inter, su De Cuyper, esterno belga nel mirino del Milan come nuovo rinforzo

Senna Miangue, ex calciatore di Cagliari e Inter ora al Cercle Bruges, ha parlato a Tuttosport di Maxime De Cuyper, obiettivo di mercato del Milan come sostituto di Theo Hernandez. Di seguito le sue parole.

DE CUYPER PRONTO PER L’ITALIA – «È veramente forte e pronto per la Serie A: può imporsi in un campionato difficile come il vostro».

RICORDI ITALIANI – «Ricordo ancora quella domenica in cui il mister mi disse “Senna, sei pronto? Ora tocca a te” e mi inserì contro il Palermo. Due settimane dopo feci la prima da titolare a San Siro contro il Bologna. Momenti indimenticabili».

VISTO DA AVVERSARIO – «Ha un’ottima struttura fisica abbinata a una buona tecnica. Sa crossare bene e a sinistra spinge tanto. Non sono sorpreso che si parli di lui…».

ADATTO AI ROSSONERI – «È meno dirompente palla al piede rispetto a Theo, ma più diligente in fase difensiva. De Cuyper può fare bene a Milano. So che anche la Juve lo voleva».

RUOLO IDEALE – «In Belgio ha giocato quasi sempre da terzino sinistro in una retroguardia a quattro. Penso sia quello il suo ruolo. Detto ciò, i giocatori bravi sanno adattarsi in base alle esigenze tecnico-tattiche degli allenatori e non credo che Maxim avrebbe problemi in un 3-5-2 ad esempio come quello che Allegri usava alla Juventus».

FUTURO PERSONALE – «Andrò via dal Cercle, ma sono pronto e motivato per una nuova avventura. Adesso sto bene fisicamente e l’infortunio è ormai alle spalle. Voglio tornare protagonista e le confesso una cosa…».

SOGNO ITALIANO – «Mi piacerebbe tornare in Italia. Da voi sono cresciuto e ho vissuto alcuni dei momenti più belli della mia carriera. Non ne faccio una questione di categoria tra A e B, purché ci sia un bel progetto».

Germania-Francia: dove vederla, orario e probabili formazioni

All’Allianz Arena andrà in scena la sfida tra Germania-Francia: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

All’Allianz Arena di Monaco si giocherà la sfida di Nations League tra Germania-Francia. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Germania (4-2-3-1): Baumann; Kimmich, Koch, Schlotterbeck, Mittelstädt; Andrich, Goretzka; Sané, Musiala, Adeyemi; Kleindienst. Ct: Nagelsmann.

Francia (4-3-3): Maignan; Kounde, Upamecano, Saliba, Theo Hernandez; Guendouzi, Tchouameni, Rabiot; Dembele, Mbappé, Barcola. Ct: Deschamps.

Orario e dove vederla in tv

Germania-Francia si gioca alle ore 15:00 di domenica 8 giugno per la finale 3°-4° di Nations League. Verrà trasmessa in diretta in streaming e gratis per tutti sulla piattaforma UEFA Tv. Non è prevista alcuna trasmissione televisiva.

Mbappé ottimista: «Credo nel Pallone d’Oro. Vicende extracampo? Penso a questa cosa dopo quello che è successo»

Mbappé su quello che sarà il prossimo Pallone d’Oro e sulle sue chance considerando la situazione

Kylian Mbappé ha le idee chiare: il Pallone d’Oro è un premio che va ben oltre le sue prestazioni in campo. In una recente intervista concessa a RMC Sport, l’attaccante francese ha espresso una certa disillusione nei confronti del processo di assegnazione del trofeo individuale più ambito nel mondo del calcio, lasciando intendere che non basti solo segnare gol o offrire prestazioni eccellenti per aggiudicarselo.

«Se sono un candidato al Pallone d’Oro? Ho la mia opinione, ma conta poco», ha affermato Mbappé, lasciando trasparire una certa amarezza o, forse, una lucida consapevolezza della natura soggettiva del riconoscimento. Il numero 7 della Nazionale francese ha poi proseguito spiegando la sua visione dei premi individuali: «L’unico trofeo individuale su cui posso realmente avere un’influenza è la Scarpa d’Oro. Quello sì che dipende dai miei piedi, dai miei gol. Il Pallone d’Oro invece no, non è qualcosa su cui ho potere».

Parole che suonano quasi come una presa di distanza dal meccanismo di votazione che ogni anno premia il miglior giocatore del mondo, ma che spesso genera polemiche proprio per la sua componente soggettiva e per i fattori extra-campo che possono incidere nella scelta.

Mbappé ha chiuso la stagione con un altro traguardo importante: la conquista della Scarpa d’Oro, premio assegnato al miglior marcatore d’Europa. Nonostante ciò, il suo nome non figura tra i favoriti per il Pallone d’Oro 2025. Le attenzioni, al momento, sembrano rivolte verso altri protagonisti della stagione internazionale.

Il fuoriclasse francese, tuttavia, sembra ormai più concentrato sui risultati concreti e sulle prestazioni sul campo, piuttosto che su riconoscimenti individuali influenzati da logiche esterne. Una maturità che, forse, racconta più di mille premi la grandezza del giocatore.

Ranieri allenerà l’Italia? Quel fattore potrebbe essere determinante nella scelta del nuovo CT azzurro

Ranieri nuovo allenatore dell’Italia? Ecco il piano dietro ad un possibile colpo dopo l’esonero di Luciano Spalletti

Dopo l’addio di Luciano Spalletti, la Nazionale italiana è ufficialmente alla ricerca di un nuovo commissario tecnico. La FIGC sta valutando diversi profili per guidare gli Azzurri nel prossimo ciclo, e tra i nomi più caldi emergono quelli di Stefano Pioli e Claudio Ranieri. In particolare, il tecnico romano sembra godere della stima del presidente federale Gabriele Gravina, che lo considererebbe la prima scelta per raccogliere l’eredità di Spalletti.

La Federazione ha già avviato i primi contatti con Ranieri, nella speranza di convincerlo ad accettare l’incarico. Tuttavia, l’ex allenatore di Cagliari, Roma e Leicester City è attualmente impegnato in un progetto che lo coinvolge profondamente: quello giallorosso. Ranieri, infatti, ha mostrato più volte attaccamento alla Capitale e vorrebbe onorare l’impegno preso con la società. In questo senso, il ruolo della famiglia Friedkin, proprietaria della Roma, sarà cruciale per capire se esistano margini per una possibile uscita consensuale.

Nella giornata odierna, Ranieri ha avuto un colloquio con il nuovo direttore sportivo della Roma, Florent Ghisolfi, e con Gian Piero Gasperini, nuovo tecnico giallorosso. Dal confronto non sono emersi segnali concreti di un addio imminente. Al contrario, Ranieri avrebbe espresso la volontà di proseguire il suo percorso nella Capitale.

Nonostante ciò, secondo fonti vicine alla FIGC, il tecnico sarebbe ancora diviso tra il richiamo della Nazionale e il desiderio di restare a Roma. Tra le ipotesi al vaglio, ce n’è anche una piuttosto inusuale ma affascinante: quella di un doppio incarico, che vedrebbe Ranieri alla guida sia della Roma che dell’Italia. Un’opzione complicata, che richiederebbe il via libera di entrambe le parti coinvolte.

Il futuro della panchina azzurra resta quindi incerto, ma i prossimi giorni saranno determinanti per chiarire se Ranieri sarà il prossimo CT o se la FIGC dovrà virare su un altro profilo.

Malta-Lituania: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Ta’ Qali Stadium andrà in scena la sfida tra Malta-Lituania: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Ta’ Qali Stadium di Attard si giocherà la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali tra Malta-Lituania. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Malta (3-5-2): Bonello; Muscat, Carragher, Pepe; J. Mbong, Guillaumier, Satariano, Chouaref, Camenzuli; P.Mbong, Teuma. Ct: Di Leo.

Lituania (3-4-2-1): Gertmonas; Kazukolovas, Utkus, Tutyskinas; Sirvys, Antanavicius, Gineitis, Lasickas; Golubickas, Dolznikov; Kucys. Ct: Jankauskas.

Orario e dove vederla in tv

Malta-Lituania si gioca alle ore 18:00 di sabato 7 giugno per la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali. Verrà trasmessa in diretta su SKY SPORT CALCIO e in streaming su SKY GO e NOW.

Genoa, quale sarà il futuro di Messias? Il piano della squadra rossoblu in vista del futuro

Genoa, tutto sul rinnovo di Junior Messias. La situazione attuale in casa rossoblu considerando il possibile prolungamento

Il futuro di Junior Messias potrebbe essere ancora a tinte rossoblù. Il Genoa, infatti, ha compiuto un passo importante per trattenere il fantasista brasiliano anche nella prossima stagione. Come riportato dal giornalista Gianluca Di Marzio, la società ligure ha presentato un’offerta ufficiale per il rinnovo del contratto, proponendo il prolungamento dell’accordo per un altro anno.

L’attuale intesa tra Messias e il Genoa è in scadenza il 30 giugno 2025. Il club, soddisfatto delle prestazioni del giocatore nell’ultima stagione, ha deciso di muoversi in anticipo per garantirsi la sua permanenza in vista del prossimo campionato di Serie A. Il brasiliano, arrivato al Genoa dal Milan, ha saputo ritagliarsi un ruolo importante nella squadra di Alberto Gilardino, contribuendo con giocate di qualità e grande esperienza, soprattutto nei momenti decisivi del campionato.

Il rinnovo proposto rappresenterebbe una conferma della fiducia che l’ambiente rossoblù ripone nelle qualità tecniche e umane del trentatreenne, che si è ambientato bene sia in campo che fuori. Il Genoa, consapevole del valore del giocatore anche come guida per i più giovani, non vuole farsi sfuggire la possibilità di continuare il rapporto.

Ora la palla passa a Junior Messias, che dovrà dare una risposta all’offerta della società entro pochi giorni. Il club si attende infatti un segnale dal giocatore nel giro di 48 ore, per poter pianificare con chiarezza le prossime mosse in ottica mercato.

Non è da escludere che Messias stia valutando anche eventuali offerte da altri club, ma l’ipotesi di una sua permanenza al Genoa sembra attualmente concreta. I prossimi giorni saranno decisivi per comprendere se il cammino del brasiliano proseguirà sotto la Lanterna o se si apriranno nuovi scenari per il suo futuro.

Dzeko vicino al Bologna? Il grande colpo si avvicina per la squadra rossoblu. Ecco l’indiscrezione

Dzeko vicino al Bologna? Ecco le ultime indiscrezioni su quella che sarà la trattativa tra rossoblu e l’ex attaccante dell’Inter

Il calciomercato Bologna ha deciso di fare sul serio per Edin Dzeko. Se all’inizio l’ipotesi di un suo ritorno in Italia sembrava essere nata da un’iniziativa del suo entourage, adesso è il club rossoblù a muoversi attivamente per provare a portare il centravanti bosniaco sotto le Due Torri. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport Stadio, il responsabile dell’area tecnica del Bologna, Giovanni Sartori, si è recato personalmente a Zenica per assistere alla partita tra Bosnia e San Marino, decisa proprio da una rete dell’ex attaccante di Roma e Inter.

La trasferta in Bosnia rappresenta un chiaro segnale: il Bologna sta valutando concretamente l’ingaggio dell’attaccante, che potrebbe diventare un rinforzo di esperienza e qualità per affrontare al meglio la prossima stagione, anche in vista degli impegni europei. L’idea iniziale della dirigenza felsinea era quella di puntare su un profilo giovane, come Pio Esposito, ma l’evolversi della situazione ha aperto la porta a un’opzione più esperta. E chi meglio di Dzeko, uno dei bomber più prolifici passati per la Serie A negli ultimi anni?

Il classe 1986 ha appena concluso una stagione positiva in Turchia con il Fenerbahçe, totalizzando 35 presenze e 14 reti in campionato, a cui ha aggiunto altri 4 gol in Europa League. Numeri che confermano come l’attaccante bosniaco sia ancora in grado di fare la differenza ad alti livelli.

Durante il viaggio a Zenica, Sartori avrebbe avuto un contatto diretto con Dzeko, per sondare la disponibilità del giocatore e valutare la fattibilità dell’operazione. L’interesse del Bologna è quindi reale e concreto: l’eventuale arrivo di Dzeko potrebbe rappresentare il colpo di mercato giusto per affiancare a Castro e Dallinga un attaccante di grande esperienza internazionale, capace di alzare il livello tecnico e mentale della squadra.

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