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FIFA Forward Enterprise, l’Unione Europea contro la privatizzazione! Duro affondo di Micallef: «Giù le mani dal nostro sport»

FIFA Forward Enterprise, l’Unione Europea con il duro attacco di Micallef si è schierata contro la privatizzazione

Il controverso progetto per la nascita di FIFA Forward Enterprise, promosso dal governo mondiale del calcio per aprire le proprie attività commerciali al capitale di investitori privati, finisce ufficialmente sotto la lente della Commissione europea. A prendere una posizione netta contro l’iniziativa della FIFA è stato Glenn Micallef, commissario europeo allo Sport, che attraverso un articolato intervento pubblicato su X ha espresso profonda inquietudine per la deriva finanziaria intrapresa dalle istituzioni calcistiche internazionali.

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Il duro affondo di Micallef: “La commercializzazione è corrosiva”

Nel suo messaggio, il rappresentante delle istituzioni comunitarie ha denunciato la progressiva trasformazione dello sport più seguito al mondo in una mera piattaforma speculativa, richiamando l’intero movimento a una presa di responsabilità collettiva:

“Qui non siamo nel baseball. La Coppa del Mondo rimane il più grande torneo sportivo del pianeta, nonostante la FIFA sfrutti ogni opportunità commerciale. Ma tutto ha un limite. L’inarrestabile commercializzazione del calcio è diventata corrosiva. Sta minacciando gli elementi che hanno reso il calcio lo sport più popolare al mondo. Il successo commerciale deve rafforzare il calcio, non divorarlo. Giù le mani dal nostro sport. Tutti abbiamo una responsabilità. Giocatori, tifosi, club, leghe, federazioni nazionali, confederazioni e media hanno tutti voce in capitolo e dovrebbero farla sentire.”

Governance e conflitti di interesse: il sostegno alla UEFA

Oltre agli aspetti culturali e sociali, il commissario europeo si è soffermato sulle pesanti ombre che l’ingresso dei fondi d’investimento getterebbe sulla neutralità degli organi di governo. Il rischio concreto è che le decisioni sulle regole e sui calendari possano venire condizionate dalle pretese di rendimento dei partner finanziari:

“Una preoccupazione particolare sorge quando i poteri normativi della FIFA si allineano agli interessi finanziari di entità private; quando, cioè, il valore degli investimenti dipende dalle decisioni prese dalla FIFA. Ciò solleva interrogativi profondi in merito alla governance, all’indipendenza e ai conflitti di interesse. Sostengo inoltre la UEFA e le richieste delle parti interessate di esercitare un maggiore controllo. Ogni federazione nazionale deve avviare un confronto significativo, coinvolgendo leghe, club, calciatori e tifosi, prima di prendere posizione”

Un fronte comune in difesa del modello sportivo europeo

La presa di posizione di Micallef rafforza la battaglia intrapresa dalla UEFA guidata da Aleksander Čeferin, saldando l’asse tra Nyon e Bruxelles in difesa della trasparenza e dell’autonomia dello sport. L’appello rivolto alle singole federazioni nazionali impone ora un’ampia consultazione interna prima di qualunque voto, trasformando la contesa economica in un nodo politico fondamentale per il futuro del calcio globale.

Pirlo Dubai United, avanti insieme! Nota ufficiale del club contro i rumors: «Ricostruzioni che non rispecchiano i fatti, pieno sostegno ad Andrea»

Pirlo Dubai United, il club ha emesso un comunicato ufficiale sul tecnico – reduce dalla delusione per il mancato approdo in Nazionale come ct

Nessun addio e totale sintonia sul futuro: Andrea Pirlo rimane saldamente alla guida del Dubai United FC. Attraverso un perentorio comunicato ufficiale diffuso sui propri canali di comunicazione, la società emiratina ha voluto smentire seccamente le recenti voci di mercato su una presunta rottura con l’allenatore italiano, blindando la posizione dell’ex campione del mondo reduce dal mancato approdo sulla panchina della Nazionale italiana.

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Smentite le indiscrezioni sul futuro del tecnico

Nelle ultime settimane si erano rincorse numerose speculazioni circa una possibile separazione anticipata tra le parti. Per mettere fine alle indiscrezioni e riportare la serenità attorno all’ambiente, la dirigenza del club si è espressa con un messaggio pubblico volto a confermare la fiducia incondizionata al proprio allenatore.

Nella nota ufficiale diffusa dalla società, la posizione del club è emersa con estrema chiarezza:

“Negli ultimi giorni sono circolate sui media numerose indiscrezioni sul futuro di Andrea Pirlo, comprese diverse ricostruzioni che non rispecchiano i fatti. Il Dubai United è lieto di avere dalla scorsa stagione una leggenda del calcio come Andrea alla guida della squadra. Il presidente del club Ilie Cebanu, la dirigenza, lo staff tecnico e i calciatori gli garantiscono il proprio pieno sostegno. Andrea Pirlo è pienamente impegnato nel progetto del Dubai United e il club è pienamente impegnato al fianco di Andrea Pirlo.”

Verso la storica prima volta nell’ADNOC Pro League

Dopo aver preso le redini del gruppo nella passata stagione, il tecnico lombardo si appresta a guidare la squadra verso un appuntamento senza precedenti: l’esordio assoluto nel massimo campionato emiratino, l’ADNOC Pro League.

L’attenzione della società, del presidente Ilie Cebanu e dell’intero gruppo squadra è ora focalizzata esclusivamente sul lavoro sul campo per arrivare pronti ai prossimi impegni ufficiali, come ribadito nella parte conclusiva dello scritto:

“Stiamo ora preparando la nostra storica prima stagione nell’ADNOC Pro League. Questo rappresenta un nuovo e importante capitolo per il club e tutta la nostra attenzione è rivolta alla preparazione e al rendimento della squadra. Invitiamo tutti i nostri sostenitori e gli appassionati di calcio di Dubai a raggiungerci allo stadio, sostenere la squadra e diventare parte del cammino del Dubai United in Pro League”.

Con questa presa di posizione congiunta, il Dubai United spegne sul nascere ogni voce di crisi, confermando come la guida di Andrea Pirlo rimanga il pilastro centrale attorno a cui costruire i successi presenti e futuri del club.

Mancini Italia, Andrea racconta il ritorno del padre: «Vuole vincere il Mondiale»

Roberto Mancini torna commissario tecnico dell’Italia, il figlio Andrea svela emozioni e retroscena del ritorno azzurro: le sue parole

Andrea Mancini, direttore sportivo del Cesena in Serie B, ha raccontato al Corriere della Sera le emozioni legate al ritorno di papà Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana. Un rientro che, fino a pochi giorni fa, sembrava difficile da immaginare, ma che ora apre un nuovo capitolo per il calcio azzurro.

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Il figlio dell’ex ct campione d’Europa ha spiegato quanto il padre desiderasse una nuova occasione con l’Italia, soprattutto dopo l’addio del 2023 e l’esperienza successiva con l’Arabia Saudita.

Mancini Italia, la gioia di Andrea per il ritorno del padre

RITORNO – «Ci ha sperato tanto. Sembrava impossibile un suo ritorno. Ma la vita è così, imprevedibile e regala sempre sorprese. Ed è bella per questo, sono molto contento per lui».

Andrea Mancini ha poi raccontato di non aver ancora parlato telefonicamente con il padre dopo l’annuncio, ma di essersi sentito con lui attraverso alcuni messaggi.

CONTATTI – «Non ho ancora sentito mio padre al telefono. Ci siamo scambiati qualche messaggio. Abbiamo parlato molto in queste settimane».

Il ritorno di Roberto Mancini arriva dopo giorni complicati per la FIGC, segnati dalle dimissioni della coppia Maldini-Leonardo dopo appena 16 giorni e dalla necessità di trovare rapidamente una nuova guida tecnica.

Mancini Italia, l’obiettivo è cancellare le delusioni

Secondo Andrea, il padre torna con motivazioni fortissime. L’obiettivo è rilanciare l’Italia dopo le mancate qualificazioni al Mondiale e ricostruire un progetto più solido per il futuro.

MOTIVAZIONE – «Arriva con forte motivazione. Ha il desiderio di cancellare la delusione per queste tre mancate qualificazioni. E c’è anche un altro fattore: vuole ripulire l’immagine del suo addio all’Italia».

Il tema centrale, per Andrea Mancini, resta quello della progettualità. La Nazionale dovrà ripartire dai giovani e da un lavoro profondo sui vivai.

GIOVANI – «Bisogna impegnarsi per creare un percorso, dare forma a un’idea in cui si mettano di nuovo i giovani italiani al centro del sistema – sottolinea Andrea – Bisogna tornare a investire sui settori giovanili e a coltivare il talento».

Mancini Italia, il binomio con Ranieri

Accanto a Roberto Mancini ci sarà Claudio Ranieri, scelto dal presidente federale Giovanni Malagò come nuovo Direttore Tecnico e presidente del Club Italia. Una scelta che Andrea Mancini valuta con grande fiducia.

RANIERI – «La sua carriera parla per lui. E, soprattutto, è una persona con un profondo spessore umano. Credo che lui e mio padre possano aiutarsi a vicenda. Sono un binomio vincente».

Mancini Italia, il grande sogno Mondiale

Il traguardo più grande resta il Mondiale. Andrea Mancini non nasconde quale sia il desiderio del padre, trasformato ormai in una missione sportiva.

MONDIALE – «Vuole vincere il Mondiale. Ha questa idea da sempre, ce l’ha sempre ripetuto – sottolinea Andrea Mancini – Voleva tornare per far vivere questa gioia all’Italia. Quando lo diceva all’Europeo, gli davano del pazzo. Poi è successo. È vero, è prematuro parlarne. Ma è giusto pensarci, perché a volte i sogni si realizzano».

Il nuovo ciclo azzurro riparte dunque da Mancini, da Ranieri e da un obiettivo ambizioso: riportare l’Italia ai livelli che la sua storia richiede.

Ranieri direttore tecnico dell’Italia, la nuova sfida azzurra: esperienza e autonomia per rilanciare la Nazionale

Claudio Ranieri direttore tecnico dell’Italia, il ritorno in FIGC per guidare il Club Italia: dentro la scelta di Malagò di affidarsi all’ex Roma

Claudio Ranieri riparte dalla Nazionale italiana. Dopo una carriera vissuta tra panchine, imprese e salvezze memorabili, l’ex tecnico di Roma, Cagliari, Parma e Leicester assume il ruolo di direttore tecnico e presidente del Club Italia. Una scelta che, secondo la Gazzetta dello Sport, rappresenta un passaggio centrale nel nuovo progetto federale guidato da Giovanni Malagò.

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Ranieri aveva già lasciato intendere la propria disponibilità nei giorni precedenti, spiegando alle persone più vicine di non poter ignorare una chiamata della Nazionale. Una posizione coerente con quanto dichiarato in passato.

Ranieri Italia, la promessa mantenuta dopo la chiamata di Malagò

NAZIONALE – «Non potrei mai rifiutare la Nazionale».

Poi il concetto ribadito in una precedente intervista: «Allenatore o direttore tecnico, non cambia niente. Ho dovuto farmi da parte quando ero alla Roma, ma adesso sono libero di fare ciò che voglio. Se succederà non lo so ma mai dire mai».

La chiamata di Malagò ha quindi trovato terreno fertile. Ranieri ha lasciato la sua tenuta di Stalettì, in Calabria, per rientrare rapidamente a Roma e iniziare la nuova avventura federale. Non sarà commissario tecnico, ruolo affidato a Roberto Mancini, ma agirà dietro le quinte con un compito di enorme peso.

Ranieri direttore tecnico, il compito dentro il Club Italia

Il ruolo di Ranieri sarà quello dell’aggiustatore, figura chiamata a riportare ordine, metodo e normalità dentro un sistema che ha bisogno di ripensarsi. La scelta dei convocabili sarà soltanto una parte del lavoro: la priorità sarà riorganizzare l’area tecnica e offrire una visione complessiva per tutte le Nazionali.

Ranieri lavorerà in dialogo con Malagò, ma con una forte autonomia decisionale nella gestione della propria area. La sua esperienza, il suo equilibrio e la sua capacità di mettere il gruppo davanti ai singoli rappresentano il valore aggiunto scelto dalla FIGC.

Ranieri Italia, esperienza al servizio del nuovo ciclo

Il nuovo incarico arriva dopo una carriera segnata da imprese straordinarie: il titolo con il Leicester, la salvezza del Parma, il percorso con il Cagliari e l’ultima avventura alla Roma. Ranieri è considerato una figura capace di unire, qualità fondamentale in una fase delicata per il calcio italiano.

Accanto a lui potrebbe trovare spazio anche Gianfranco Zola, profilo che Ranieri conosce bene dai tempi del Chelsea. Il progetto azzurro riparte così da esperienza, credibilità e senso pratico. La pensione può attendere: per Sir Claudio c’è un’altra missione, quella di aiutare l’Italia a ritrovare stabilità sulla strada verso il Mondiale.

Squalifica shock in Brasile: Víctor Gabriel fermo fino al rientro di Gabriel Pec dall’infortunio causato da lui

Brasile, squalifica legata all’infortunio dell’avversario: caso storico nel mondo del calcio. La decisione su Victor Gabriel dell’Internacional Porto Alegre

Una decisione destinata a far discutere arriva dal Brasile, dove la giustizia sportiva ha scelto una linea durissima dopo un grave episodio di gioco violento. Il protagonista è Víctor Gabriel, difensore dell’Internacional Porto Alegre, squalificato fino al rientro in campo, almeno in allenamento, di Gabriel Pec, attaccante del Cruzeiro vittima di un brutto infortunio.

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Il caso nasce da un intervento durissimo durante una partita della Serie A brasiliana. Un contrasto con gamba alta e piede a martello ha provocato la frattura della tibia sinistra a Pec, costretto ora a un lungo periodo di stop. Una situazione talmente grave da spingere la Corte Superiore di Giustizia Sportiva brasiliana a non limitarsi a una squalifica standard.

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Víctor Gabriel, squalifica fino al rientro di Pec

La sanzione stabilisce che Víctor Gabriel dovrà restare fuori fino a quando Gabriel Pec non sarà in grado di tornare ad allenarsi. Il provvedimento ha comunque un limite massimo fissato a 180 giorni, ma potrà terminare prima nel caso in cui l’attaccante del Cruzeiro recuperi in anticipo.

Una scelta particolare e molto severa, motivata dalla gravità dell’incidente. Il tribunale ha ritenuto insufficiente una normale sanzione prevista dal regolamento, applicando una disposizione che consente di adeguare la durata della squalifica al periodo di recupero del giocatore infortunato.

Víctor Gabriel accusato di gioco violento

Il difensore dell’Internacional Porto Alegre è stato accusato di gioco violento ai sensi dell’articolo 254 del Codice di Giustizia Sportiva. Durante la testimonianza davanti alla Corte, il calciatore si è detto dispiaciuto e ha espresso rimorso per quanto accaduto.

SCUSE – «Ho passato notti insonni pregando per lui e porgo le mie più sincere scuse a tutti al Cruzeiro».

Víctor Gabriel ha inoltre dichiarato di non aver avuto alcuna intenzione di provocare un infortunio così grave all’avversario.

Brasile, decisione non unanime e possibile ricorso

La sentenza non è stata approvata all’unanimità. Alcuni giudici avevano inizialmente votato per una squalifica più tradizionale, pari a sei giornate. Alla fine, però, è prevalsa la linea più dura.

La decisione resta appellabile, ma intanto il caso apre un dibattito importante: è giusto legare la squalifica di un calciatore ai tempi di recupero dell’avversario infortunato? In Brasile, almeno per ora, la risposta della giustizia sportiva è stata netta.

Chi è Kian Fitz-Jim, il talento Ajax a un passo dal Torino: qualità, carriera e ruolo con Abate

Kian Fitz-Jim ad un passo dal Torino, operazione in chiusura con l’Ajax per il centrocampista olandese: alla scoperta del talento classe 2003

Il Torino è pronto a chiudere l’arrivo di Kian Fitz-Jim dall’Ajax. Come raccontato da Sky Sport, l’operazione dovrebbe concludersi sulla base di 3 milioni di euro più bonus, con trasferimento a titolo definitivo e una percentuale sulla futura rivendita in favore del club olandese.

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Il centrocampista ha già ricevuto l’autorizzazione dell’Ajax a viaggiare per sostenere le visite mediche e completare le firme. Un segnale chiaro: la trattativa è ormai nella fase finale e il club granata si prepara ad accogliere un profilo giovane, tecnico e di prospettiva.

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Chi è Kian Fitz-Jim: carriera e percorso all’Ajax

Kian Franklin Fitz-Jim è un centrocampista olandese classe 2003, nato ad Amsterdam, alto 1,74 m e destro naturale. Cresciuto calcisticamente tra AZ Alkmaar e Ajax, è entrato nel settore giovanile dei lancieri nell’estate del 2019, completando poi il percorso fino alla prima squadra.

Prima di affacciarsi stabilmente nel calcio dei grandi, Fitz-Jim ha fatto esperienza con Jong Ajax, debuttando tra i professionisti nel 2020 contro il Telstar. Successivamente ha vissuto anche una parentesi in prestito all’Excelsior, interrotta nel gennaio 2024 con il ritorno ad Amsterdam.

Con l’Ajax ha raccolto minuti in Eredivisie e anche nelle competizioni europee, confermandosi come uno dei profili cresciuti nella scuola tecnica del club. Non è ancora un giocatore dal grande palmarès, ma ha già accumulato esperienze utili per affrontare un salto competitivo come quello in Serie A.

Kian Fitz-Jim, caratteristiche tecniche e fisiche

Fitz-Jim è un centrocampista moderno, tecnico e associativo. La sua qualità principale è la capacità di giocare pulito sotto pressione, orientare il primo controllo e collegare i reparti con rapidità. Può essere utilizzato da centrocampista centrale, da mezzala o anche in una posizione più avanzata tra le linee.

Non è un profilo dominante sul piano fisico né un puro recuperatore di palloni. Il suo calcio vive soprattutto di intelligenza tattica, gestione del possesso, conduzione breve e capacità di leggere gli spazi. Il fisico compatto, con 1,74 m di altezza, lo rende agile nei primi metri, ma in Serie A dovrà crescere nei duelli, nella protezione del pallone e nella continuità difensiva.

Kian Fitz-Jim Torino, come può integrarsi con Abate

Nel Torino di Ignazio Abate, Fitz-Jim può diventare una soluzione molto interessante per aumentare la qualità del centrocampo. Il suo inserimento avrebbe senso soprattutto come mezzala tecnica o regista mobile, capace di dare ordine alla prima costruzione e offrire una linea di passaggio tra mediana e trequarti.

In un sistema dinamico, con attenzione alla costruzione dal basso e al lavoro degli esterni, il centrocampista olandese potrebbe aiutare il Toro a gestire meglio il possesso e ad abbassare i ritmi nei momenti chiave della partita. Non va però considerato un “mediano di rottura”: per rendere al meglio avrà bisogno di un contesto equilibrato e di compagni più fisici accanto.

L’operazione appare giovane, sostenibile e coerente con l’idea di un Torino che vuole aggiungere talento e margini di crescita. Fitz-Jim non arriva come giocatore già formato, ma come profilo da sviluppare: se Abate riuscirà a inserirlo con gradualità, può diventare un innesto prezioso nel cuore del gioco granata.

Uefa contro Fifa, scontro sulla nuova società commerciale: «Non spetta alla Fifa vendere il calcio». L’influenza di Trump e non solo: cosa sta succedendo

Uefa contro Fifa, bocciata la proposta della nuova società Ffe: nuovo scontro tra Ceferin e Infantino, dietro c’è lo zampino di Trump?

Nuovo scontro tra Uefa e Fifa sul futuro della governance del calcio mondiale. La federazione europea ha criticato duramente la proposta dell’organismo guidato da Gianni Infantino di creare una società controllata, la Ffe, destinata a riunire attività commerciali e organizzazione degli eventi, con l’apertura di una quota di minoranza a investitori privati.

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La posizione della Uefa è molto netta. Secondo la federazione europea, il progetto rischia di spingere ancora di più verso un’espansione delle competizioni Fifa, sia per dimensioni sia per frequenza, con l’obiettivo di aumentare le entrate. Un percorso considerato pericoloso per l’equilibrio del calcio internazionale.

Uefa contro Fifa, la nota durissima sul futuro del calcio

La Uefa, da tempo in contrasto con la Fifa, ha diffuso una dichiarazione molto critica, sostenendo che le proposte dell’organismo mondiale «superano un limite che le istituzioni che governano il calcio non dovrebbero mai oltrepassare».

Poi il passaggio più duro: «L’Uefa prende la questione estremamente sul serio. Così come dovrebbero fare tutte le federazioni calcistiche nazionali e anche tutti coloro che hanno a cuore il futuro del calcio – sottolinea l’Uefa -. L’anima e la governance del calcio non sono beni da svendere, soprattutto in assenza di trasparenza su chi ne tragga profitto finanziario. Nessuno di noi è il proprietario del calcio. Non spetta alla Fifa venderlo».

Fifa, il progetto da 20 miliardi di dollari

Secondo quanto emerso, la Fifa starebbe valutando la cessione di una quota di minoranza della nuova entità commerciale, destinata a controllare organizzazione e gestione dei tornei organizzati dalla stessa federazione, Mondiali in primis.

L’operazione, rivelata da un’inchiesta del Financial Times, avrebbe una valutazione complessiva intorno ai 20 miliardi di dollari, pari a circa 17,58 miliardi di euro. L’obiettivo sarebbe monetizzare al massimo la redditività delle competizioni iridate.

Fifa, JP Morgan e i dubbi sugli investitori privati

Per portare avanti il piano, la Fifa starebbe collaborando con gli esperti finanziari di JP Morgan, con l’obiettivo di raccogliere diversi miliardi sul mercato. La nascita della Ffe dovrà comunque essere sottoposta all’approvazione delle federazioni nei prossimi mesi.

A sollevare ulteriori perplessità è anche il possibile ruolo di Thrive Eternal, società di venture capital americana fondata da Joshua Kushner, fratello del genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. In caso di via libera, proprio questa realtà potrebbe guidare il gruppo di investitori privati.

L’Italia a Mancini, Serie A irritata con Malagò: club furiosi per il metodo della scelta

Mancini è il nuovo ct dell’Italia, il malumore dei club di Serie A per come è arrivata la scelta e sul fatto che non si è puntato su Conte

La nomina di Roberto Mancini a nuovo commissario tecnico dell’Italia e di Claudio Ranieri come direttore tecnico ha aperto un fronte di tensione tra la FIGC di Giovanni Malagò e i club di Serie A. Secondo quanto raccontato dal Corriere della Sera, tra i presidenti della massima serie sarebbe emerso un forte malumore, non tanto per il profilo tecnico scelto, quanto per il metodo seguito dal numero uno federale.

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Una delle battute circolate tra i dirigenti è stata: «Nasce la Nazionale, sezione Roma Nord». Un’altra, ancora più pungente, parla di una scelta fatta «Nel nome dell’amichettismo, del padel e del calcetto». Il riferimento è alla vicinanza tra alcuni protagonisti del nuovo corso azzurro e all’ambiente romano, con il circolo Aniene finito al centro delle ironie.

Mancini ct Italia, la Serie A contesta il metodo

I club si sarebbero aspettati un coinvolgimento maggiore in una decisione così delicata, destinata a incidere sul futuro della Nazionale per i prossimi quattro anni. La Serie A, infatti, aveva sostenuto in modo decisivo la candidatura di Malagò alla presidenza federale contro Giancarlo Abete e si attendeva un confronto più ampio sulla scelta del nuovo ct.

Come sottolinea anche la Gazzetta dello Sport, il punto centrale non riguarda soltanto il curriculum di Mancini, tra il trionfo all’Europeo 2021 e la successiva esperienza araba, ma soprattutto l’assenza di una reale condivisione con i club. Il nome preferito da molti presidenti era quello di Antonio Conte, considerato il tecnico ideale per ripartire dopo le difficoltà degli ultimi anni.

Serie A, Simonelli esprime il disappunto

Durante il Consiglio federale, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli avrebbe espresso con chiarezza il disagio dei club. La scelta del ct resta una prerogativa del presidente federale, ma i consiglieri rivendicano il diritto di essere ascoltati e di poter offrire suggerimenti.

Alla fine, però, la Lega ha scelto la via istituzionale, diffondendo una nota di auguri a Mancini e Ranieri.

NOTA SERIE A – «A nome della Lega Calcio Serie A e mio personale rivolgo a Roberto Mancini e Claudio Ranieri i migliori auguri di buon lavoro per i nuovi prestigiosi incarichi in Figc. Dopo ore intense e certamente non semplici, non possiamo che appoggiare la bontà della scelta effettuata dal Presidente Malagò. È importante adesso guardare avanti con senso di responsabilità, unità e spirito di collaborazione. Sono certo che entrambi sapranno mettere le proprie competenze al servizio del calcio italiano, lavorando insieme a tutte le componenti per favorirne la ripartenza e riportarlo ai livelli che la sua storia e la sua tradizione meritano».

Mancini ct Italia, rapporto Malagò-club da ricostruire

Il caso lascia comunque una ferita politica. La Serie A non intende aprire ora uno scontro frontale, ma la delusione resta. Il rapporto con Malagò, partito su basi solide, rischia di incrinarsi dopo una scelta percepita come troppo autonoma.

Per il momento non c’è alcuna intenzione di procedere verso una mozione di sfiducia, scenario comunque lontano. Ma il messaggio dei club è chiaro: la ripartenza del calcio italiano dovrà passare da una maggiore condivisione tra FIGC, Lega Serie A e tutte le componenti del sistema.

Italia, se il team manager sarà una bandiera allora c’è un solo nome: Roberto Baggio

L’eventuale scelta di Gianfranco Zola sarebbe più che rispettabile, ma per rilanciare l’identità azzurra servirebbe Baggio

Le indiscrezioni delle ultime ore raccontano di una FIGC pronta a ridisegnare completamente il proprio assetto tecnico. Dopo il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra e la scelta di Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico, prende quota anche il nome di Gianfranco Zola come futuro team manager della Nazionale.

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Una soluzione che avrebbe certamente una sua logica. Zola è stato uno dei più grandi talenti del calcio italiano, un professionista esemplare e una figura unanimemente apprezzata per stile, educazione e competenza. Sarebbe ingeneroso discutere il suo valore umano e calcistico.

Eppure, se davvero l’obiettivo è quello di ricostruire l’identità della Nazionale italiana, allora la sensazione è che ci sia un nome capace di rappresentare gli Azzurri meglio di chiunque altro: Roberto Baggio.

L’Italia ha bisogno di un simbolo prima ancora che di un dirigente

Il ruolo di team manager non si limita all’organizzazione della quotidianità del gruppo. È una figura che deve trasmettere appartenenza, senso della maglia, storia e prestigio. È il ponte tra il passato e il presente, tra chi quella maglia l’ha resa immortale e chi oggi ha il compito di riportarla ai vertici del calcio mondiale.

Ed è proprio qui che entra in gioco Roberto Baggio.

Per milioni di italiani, il Divin Codino non è stato semplicemente un fuoriclasse. È stato la Nazionale. Dalle notti di Italia ’90 fino alle emozioni di USA ’94, passando per Francia ’98, Baggio ha accompagnato intere generazioni, diventando il volto più riconoscibile dell’azzurro nel mondo.

Anche chi non ha vissuto quelle stagioni conosce il suo nome. Pochi calciatori italiani hanno saputo superare le appartenenze di club come lui. Milanisti, juventini, interisti, viola, bresciani, bolognesi: tutti hanno trovato un motivo per applaudire Roberto Baggio.

L’iconicità non si costruisce, si eredita

Con tutto il rispetto per Gianfranco Zola, il suo legame emotivo con la Nazionale non raggiunge quello di Baggio. Non per demeriti dell’ex fantasista sardo, ma perché Roberto Baggio rappresenta qualcosa di unico nell’immaginario collettivo italiano.

Esistono personaggi che diventano simboli di un’epoca e di una maglia. Baggio appartiene a quella ristretta categoria.

In un momento storico in cui l’Italia è chiamata a ritrovare entusiasmo dopo anni complicati, la presenza quotidiana di una figura del suo calibro avrebbe un valore che andrebbe ben oltre gli aspetti organizzativi.

Basterebbe il suo ingresso nello spogliatoio. Basterebbe il suo racconto. Basterebbe la sua esperienza.

Per un giovane calciatore convocato in Nazionale, confrontarsi ogni giorno con chi ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia azzurra rappresenterebbe uno stimolo straordinario.

Un messaggio forte anche all’esterno

La scelta di Roberto Baggio avrebbe anche un enorme valore simbolico nei confronti dei tifosi.

Negli ultimi anni il rapporto tra la Nazionale e il suo pubblico si è spesso raffreddato. Riportare una figura tanto amata all’interno del progetto significherebbe ricreare un filo emotivo con milioni di appassionati.

Baggio continua a essere rispettato ovunque, dentro e fuori dall’Italia. La sua immagine è ancora oggi sinonimo di eleganza, talento, correttezza e amore per il calcio.

Sarebbe un ambasciatore perfetto per rappresentare gli Azzurri in ogni contesto, istituzionale e sportivo.

Naturalmente, qualora la scelta dovesse ricadere su Gianfranco Zola, sarebbe doveroso accoglierla con rispetto e fiducia. La sua carriera parla da sola e il suo contributo potrebbe rivelarsi prezioso.

Ma se davvero Giovanni Malagò vuole regalare alla nuova Italia un volto capace di unire passato, presente e futuro, allora la candidatura più affascinante e probabilmente anche la più significativa resta una sola.

Perché ci sono grandi campioni, ci sono grandi uomini e poi ci sono le icone.

E quando si parla di maglia azzurra, nessuno incarna quel concetto meglio di Roberto Baggio.

Roma, rinnovo Pellegrini sempre più vicino: accordo trovato, si attende il via libera dei Friedkin

Intesa raggiunta tra il club e l’entourage del capitano Pellegrini: restano da definire gli ultimi passaggi prima della firma

Il futuro di Lorenzo Pellegrini continua a essere uno dei temi più seguiti in casa Roma. Nonostante le parole di fiducia espresse negli ultimi giorni da Gian Piero GasperiniBryan Cristante e Mile Svilar, il prolungamento del contratto del capitano giallorosso non è stato ancora ufficializzato. Le parti, però, sembrano ormai vicine alla conclusione di una trattativa che potrebbe chiudersi nel giro di pochi giorni.

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Accordo raggiunto, manca solo l’ok della proprietà

Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del Corriere della Sera, il direttore sportivo Tony D’Amico e l’agente del giocatore, Giampiero Pocetta, avrebbero già trovato un’intesa sia sulla durata del nuovo contratto sia sull’aspetto economico.

L’accordo prevede un biennale da 2,5 milioni di euro a stagione, ai quali si aggiungerebbero bonus, con una opzione unilaterale a favore della Roma per prolungare il rapporto fino al 2029.

Le condizioni fisiche e gli ultimi dettagli

A ritardare la fumata bianca sarebbero anche le condizioni fisiche del centrocampista. Pellegrini starebbe infatti facendo i conti con una ricaduta del problema muscolare accusato lo scorso maggio, quando aveva cercato di anticipare i tempi di recupero per essere disponibile in occasione del derby.

Non trovano invece conferme ufficiali le indiscrezioni relative a un viaggio in Finlandia per una visita con il dottor Lasse Lempainen e a un eventuale intervento per ripulire la vecchia cicatrice dell’infortunio.

Per arrivare all’annuncio manca ora soltanto il definitivo via libera della proprietà Friedkin. La prossima settimana potrebbe rivelarsi decisiva per la firma e mettere così la parola fine a una vicenda che tiene banco ormai da diverse settimane.

Gabbia rilancia: «Con Amorim cambiano le richieste, ma al Milan bisogna sempre vincere. A Leao voglio bene»

Il difensore rossonero Gabbia parla della nuova stagione, del lavoro con Amorim e degli obiettivi del Milan

Matteo Gabbia è sempre più un punto di riferimento all’interno del Milan. La fascia di capitano indossata nell’amichevole contro il Celtic, la presenza al fianco di Ruben Amorim nell’incontro istituzionale con la governatrice del Western Australia e la stima espressa pubblicamente da Mario Gila confermano il peso crescente del difensore nello spogliatoio rossonero. Intervistato da La Gazzetta dello Sport dal ritiro australiano, Gabbia ha affrontato diversi temi, dal nuovo allenatore agli obiettivi stagionali, fino ai compagni di squadra.

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«Ci mettiamo a disposizione di Amorim»

La chiacchierata con Matteo Gabbia si è aperta con uno sguardo lanciato al passato e a quella maledetta partita con il Cagliari: «Adesso bisogna essere bravi a capire che quello è il passato e non si può più cambiare. Perciò guardiamo al futuro con voglia e con il desiderio di lasciarsi alle spalle ciò che è stato».

Il futuro si chiama Ruben Amorim, uno dei temi più ricorrenti dell’intervista. Il centrale rossonero ha riportato le sue prime impressioni: «Ci dobbiamo mettere a disposizione perché un allenatore nuovo ha le sue idee ed è giusto che noi calciatori facciamo il massimo per aiutarlo. Alcuni cambiamenti ci sono e alcune richieste sono diverse rispetto a quelle che eravamo stati abituati anche nelle ultime stagioni, non solo nella scorsa. Alla fine però dobbiamo cercare di vincere le partite perché siamo in un club che ha l’ambizione di fare sempre il massimo».

Poi Gabbia si è concentrato su una delle caratteristiche del gioco di Amorim, già chiara a tutti: «Questa abitudine di andare a pressare alto non l’avevamo e sarebbe troppo banale pensare: ‘I difensori devono stare venti metri più avanti’. Il lavoro va fatto tutti insieme, di squadra, con e senza palla».

«L’Europa League è un obiettivo»

Nella seconda parte della sua intervista, Matteo Gabbia si è concentrato sugli obiettivi della stagione. Il centrale italiano non si nasconde dietro a un dito: «Seconda stella? Chiunque indossi questa maglia ha l’obbligo di fare il massimo ovvero affrontare ogni partita per cercare di vincerla».

Non solo il campionato, quest’anno ci sarà anche l’Europa League che non va vista come un intralcio: «L’Europa League non è assolutamente un ostacolo, ma un obiettivo. Avere una competizione in più, alla quale puntare, è positivo. Al Milan non si può scegliere, ma bisogna arrivare a maggio nelle condizioni di provare a vincere».

Non è mancato anche un giudizio sul cambio di atteggiamento di Gerry Cardinale«Cardinale è una persona molto ambiziosa e pretende anche da noi il massimo perché rispetto alle ultime stagioni vuole cambiare marcia».

Le parole su Gila, Leao e Modric

Nell’ultima parte della chiacchierata, inevitabile per Matteo Gabbia parlare di alcuni suoi compagni vecchi e nuovi.

Ricambiate le belle parole per Mario Gila«Un ottimo ragazzo e una bella sorpresa perché si è presentato a Milanello molto bene: porta felicità e positività all’interno del gruppo. In più è un bel calciatore che abbiamo sfidato tante volte in Serie A e del quale tutti conoscono il valore. Siamo contenti di averlo con noi».

Un commento anche sulla situazione relativa a Rafael Leao«Voglio molto bene a Rafa perché abbiamo condiviso un percorso lungo tanti anni nei quali ci sono state gioie e anche dispiaceri. Penso che abbia dato tantissimo a questa squadra e tutti qui gli vogliono bene. Poi ognuno è giusto che prenda le sue decisioni: le persone che rimangono al Milan devono farlo dando la priorità alla società e alla squadra. Sono sicuro che Rafa, finché sarà qui, farà il meglio per questo gruppo».

Infine una battuta sul rinnovo di Luka Modric«Luka è un giocatore e una persona speciale. Siamo tutti contenti che sia rimasto. Sono sicuro che ci aiuterà a disputare una bella stagione. È un professionista incredibile e ha qualcosa di magico, difficile da spiegare. A me ha dato insegnamenti che vanno anche oltre il calcio: a quarant’anni è ancora curioso di imparare e di migliorare. Alza il livello all’interno della squadra e ci aiuterà parecchio».

Theo Hernandez sogna il ritorno in Serie A: Juventus e Napoli valutano l’occasione

Il futuro del francese Theo Hernandez potrebbe riportarlo in Italia dopo l’esperienza in Arabia Saudita

Dopo una sola stagione trascorsa con l’Al HilalTheo Hernandez potrebbe essere già pronto a fare ritorno nel calcio europeo. L’ex terzino del Milan, che ha lasciato i rossoneri dopo la fine di un ciclo iniziato con grandi aspettative e conclusosi tra diverse difficoltà, sarebbe ora alla ricerca di una nuova sfida ad alto livello.

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Secondo quanto riportato da Tuttosport, il procuratore Manuel Garcia Quilon avrebbe proposto il giocatore sia alla Juventus sia al Napoli. Il laterale francese, che ha 29 anni, viene considerato ancora nel pieno della maturità calcistica e avrebbe dimostrato, anche durante il Mondiale, di poter essere ancora decisivo quando inserito in un contesto competitivo.

Per la Juventus, l’operazione potrebbe diventare concreta soltanto in caso di cessione di Andrea Cambiaso, liberando così spazio sulla fascia sinistra. Inoltre, il direttore sportivo Ricky Massara, che contribuì a portare Theo al Milan insieme a Paolo Maldini, vedrebbe con favore una nuova collaborazione.

Anche il Napoli osserva con attenzione la situazione. Massimiliano Allegri, infatti, avrebbe già apprezzato il profilo del francese in passato. Al momento non esistono trattative ufficiali, ma il nome di Theo Hernandez potrebbe presto tornare protagonista sul mercato italiano.

Leao resta lontano dalla Turchia: il Milan non si muove dai 50 milioni

Rafa Leao, nulla di fatto con la Turchia: il Milan non abbassa la valutazione da 50 milioni di euro. Gli scenari possibili

Il Fenerbahçe ha incontrato il Milan per discutere il futuro di Rafael Leão, ma la posizione del club rossonero resta estremamente rigida: per avviare una trattativa, la richiesta è fissata a 50 milioni di euro. Al momento, il club turco non ha presentato alcuna offerta e, a queste cifre, è difficile immaginare che possa farlo. La distanza è ampia anche sul fronte dell’ingaggio: Leão parte da una base di 12 milioni, mentre la proposta del Fenerbahçe si ferma a 7/8 milioni più bonus, troppo poco per aprire un dialogo concreto.

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Le parti, dunque, restano lontane. Il Fenerbahçe propone un pagamento dilazionato su più anni e una cifra complessiva inferiore rispetto alle richieste del Milan, motivo per cui la situazione non registra passi avanti.

La pista Galatasaray

Diverso — ma ancora insufficiente per far decollare la trattativa — il quadro con il Galatasaray. Il club allenato da Buruk sarebbe disposto ad arrivare a 10 milioni di ingaggio, cifra più vicina alle aspettative del portoghese. Per il cartellino, invece, la proposta sarebbe un prestito con obbligo di riscatto a valori inferiori ai 50 milioni richiesti dal Milan. Il Galatasaray, inoltre, vorrebbe attendere metà agosto, nella speranza che i rossoneri possano abbassare le pretese per la partenza del numero 10.

Il futuro di Leao resta così sospeso: l’interesse dalla Turchia è concreto, ma le condizioni economiche non sono ancora sufficienti per aprire una trattativa reale.

Napoli, in difesa restano Gatti, Badiashile e Tiago Gabriel: spunta anche l’idea Todibo

Calciomercato Napoli, confermate le piste Gatti‑Badiashile‑Tiago Gabriel: nelle ultime ore emerge anche il nome di Todibo

Prosegue il lavoro del Napoli sul mercato, con il reparto difensivo al centro delle valutazioni della dirigenza. L’infortunio di Alessandro Buongiorno ha infatti imposto la necessità di aggiungere un nuovo centrale alla rosa di Massimiliano Allegri, ma prima di affondare il colpo sarà indispensabile procedere con alcune uscite per liberare spazio e margine operativo.

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I profili monitorati restano quelli già emersi nelle scorse settimane: Federico Gatti e Benoît Badiashile, entrambi valutati con attenzione dal club azzurro. Piace anche Tiago Gabriel del Lecce, ma la richiesta economica del club salentino viene considerata troppo alta per gli standard fissati dal Napoli.

Nelle ultime ore si è aggiunta un’ulteriore pista: quella che porta a Jean‑Clair Todibo, difensore francese di proprietà del West Ham, già seguito in passato da diversi club italiani. Una soluzione che amplia il ventaglio delle possibilità e che conferma come il Napoli stia valutando con cura ogni scenario prima di accelerare.

Il club resta dunque in attesa del momento giusto per muoversi: tra uscite da definire e opportunità da cogliere, il nuovo centrale è una priorità, ma la strategia resta quella di procedere con equilibrio e tempismo.

Abodi: «Flaminio? Non rientrerà tra gli stadi per le gare di EURO 2032, potrebbe al massimo ospitare gli allenamenti»

Abodi: «Flaminio? Non rientrerà tra gli stadi per le gare di EURO 2032. L’8 agosto ci sia la scadenza per la dichiarazione di pubblico interesse»

Il futuro dello stadio Flaminio torna al centro del dibattito politico e sportivo romano. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha sollecitato un’accelerazione nelle decisioni riguardanti la destinazione dell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi, sottolineando però che la struttura non rientrerà tra i teatri di gara di EURO 2032.

La richiesta del ministro riapre un tema che da anni divide istituzioni, sport e cittadinanza: la valorizzazione di uno degli stadi più iconici della Capitale e la necessità di definire un progetto chiaro, sostenibile e finalmente operativo. Le parole:

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PAROLE – «L’impianto non rientrerà tra gli stadi per le gare di EURO 2032, potrebbe al massimo ospitare gli allenamenti. Per una questione di dignità dovremmo però favorire una soluzione a prescindere dagli Europei, senza aspettare qualcosa che lo faccia tracollare. Ma le cose vanno fatte bene, rispettando le norme. Tempistiche? Non a caso parlo di settimane o mesi perché non possiamo rischiare che qualcosa crolli».

LAZIO E EURO 2032 – «Credo che entro l’8 agosto ci sia la scadenza per la dichiarazione di pubblico interesse un passaggio fondamentale che definirà il percorso pubblico del Flaminio. La lista degli stadi definitivi per EURO 2032 la comunicherà la Federcalcio nel pieno rispetto delle competenze».

Simonelli: «A nome della Lega Serie A e mio rivolgo a Mancini e Ranieri gli auguri di buon lavoro»

Simonelli: «Dopo ore intense e certamente non semplici, non possiamo che appoggiare la bontà della scelta di Malagò»

Nella giornata di domani, con la conferenza stampa annunciata dal presidente FIGC Giovanni Malagò, prenderà ufficialmente il via il nuovo corso della Nazionale italiana: Claudio Ranieri sarà il nuovo direttore tecnico, mentre Roberto Mancini tornerà sulla panchina azzurra.

Una svolta repentina, resa necessaria dopo le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, arrivate appena 16 giorni dopo la loro nomina a Dt e advisor, sullo sfondo del caso legato ad Andrea Pirlo. Una decisione presa direttamente da Malagò e sostenuta con convinzione dalla Lega Serie A, la prima componente federale ad appoggiare la candidatura dell’ex numero uno del CONI alla guida della FIGC.

Il nuovo assetto tecnico segna così l’inizio di una fase che punta a riportare stabilità, continuità e identità alla Nazionale, con una coppia — Mancini‑Ranieri — che unisce esperienza, equilibrio e conoscenza profonda del calcio italiano.

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PAROLE – «A nome della Lega Calcio Serie A e mio personale rivolgo a Roberto Mancini e Claudio Ranieri i migliori auguri di buon lavoro per i nuovi prestigiosi incarichi in FIGC. Dopo ore intense e certamente non semplici, non possiamo che appoggiare la bontà della scelta effettuata dal Presidente Malagò».

«È importante adesso guardare avanti con senso di responsabilità, unità e spirito di collaborazione. Sono certo che entrambi sapranno mettere le proprie competenze al servizio del calcio italiano, lavorando insieme a tutte le componenti per favorirne la ripartenza e riportarlo ai livelli che la sua storia e la sua tradizione meritano».

Fabregas: «Liberali ha qualità importanti. Mancini? Proveremo ad aiutare la Nazionale»

Fabregas svela: «Liberali ha qualità importanti. Mancini? Proveremo ad aiutare la Nazionale». Le sue dichiarazioni

La Como Cup segnerà l’avvio ufficiale della nuova stagione del Como, che da domani tornerà in campo per affrontare Al Ula e Villarreal nelle prime sfide dell’annata.

A presentare la versione 2026/2027 dei lariani è stato il confermatissimo allenatore Cesc Fàbregas, protagonista in conferenza stampa. Il tecnico ha illustrato le mosse di mercato compiute finora dal club, le limitazioni che hanno inciso sulla costruzione della rosa, il ruolo previsto per il nuovo acquisto Liberali e, soprattutto, ha inviato un messaggio di apertura al nuovo ct dell’Italia, Roberto Mancini.

Un Como che riparte con ambizione, idee chiare e la volontà di confermarsi protagonista, mentre Fàbregas si prepara a guidare un gruppo rinnovato e pronto a misurarsi con le prime sfide della stagione. Le parole:

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PAROLE SU LIBERALI – «Liberali mi ha chiamato qualche giorno prima dell’inizio del ritiro perché voleva essere subito con noi. Ha dimostrato fin dall’inizio grande disponibilità, ha assimilato rapidamente le nostre idee e ha qualità importanti. Domani giocherà. Può giocare da trequartista, ma anche da falso nove»

CALCIOMERCATO – «Sapevamo che sarebbero partiti giocatori importanti come Moreno e Sergi Roberto, ma siamo riusciti a intervenire subito sul mercato. Avere a disposizione i sostituti fin dall’inizio della preparazione è stato molto importante. Milla ci darà una grande mano. È un giocatore di personalità, un leader, uno di quelli che sanno dare equilibrio e mettere ordine alla squadra. Kaiki mi piace molto per il suo modo di difendere. È aggressivo nei duelli e non tira mai indietro la gamba. Con il pallone, invece, gli chiediamo qualcosa di diverso e stiamo lavorando anche su questo aspetto»

NICO PAZ – «Ho parlato con lui, ma non mi metto in mezzo alle scelte di un altro allenatore. Tornerà il 17 agosto, in vista della partita contro l’Udinese. Contro il Liverpool non dovrebbe giocare, ma magari cambierò idea»

LIMITAZIONI – «Abbiamo delle limitazioni per le liste UEFA. Non abbiamo ancora un settore giovanile in grado di garantirci determinati numeri e potremmo ritrovarci a giocare la Champions con una rosa di 16-17 giocatori. Per questo dobbiamo costruire i nostri calciatori: è un percorso che richiede tempo e non si completa in due o tre anni. Cassano e Rispoli avranno delle opportunità, ma dobbiamo gestirli con attenzione. Sarà una stagione particolare e servirà la mentalità giusta. Io, però, sono fiducioso: la squadra è tornata con grande fame»

MANCINI-ITALIA – «Lo dico sinceramente, mi sento uno di voi. Grandissima disponibilità: proveremo ad aiutare la Nazionale. L’Arabia? Non ho mai avuto la possibilità di andarci, non so dirti. No a parte gli scherzi, non ti so dire. Ma lui vuole il bene dell’Italia. A me basta questo. Mi è sempre piaciuto, lo seguivo anche al City. Ho parlato qualche volta con lui, è un vincente, esigente e gioca un buon calcio. Ha dimostrato con l’Europeo vinto come si fa. Sono molto contento per lui».

Dragoni va al Chelsea: un passaggio storico per il movimento femminile italiano

Dragoni dal Barcellona al Chelsea: firme imminenti per l’operazione più importante del calcio femminile italiano

Giulia Dragoni è pronta a diventare una nuova calciatrice del Chelsea. Il talento classe 2006 firmerà domani, 29 luglio, il contratto che la legherà ai Blues, chiudendo ufficialmente il suo trasferimento a titolo definitivo dal Barcellona. Reduce da una stagione straordinaria, Dragoni è stata premiata come miglior centrocampista della Serie A Women, confermando la sua crescita esponenziale.

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La sua bacheca parla già da sola: Dragoni è entrata nella storia come prima italiana a vincere la UEFA Women’s Champions League, trionfo ottenuto con il club blaugrana. Per portata, prestigio e impatto mediatico, il suo passaggio al Chelsea rappresenta una delle operazioni più importanti nella storia del calcio femminile italiano.

L’esperienza al Barcellona

Un traguardo che corona un percorso di crescita impressionante. Negli ultimi due anni, Dragoni ha diviso la sua formazione tra alcune delle migliori realtà europee. Nella stagione 2023/24 ha fatto parte della corazzata del Barcellona, allenandosi e giocando al fianco di fuoriclasse come Aitana Bonmatí e Alexia Putellas. Pur senza collezionare minuti nella cavalcata europea, la sua presenza in rosa le ha permesso di sollevare Champions League, Liga e Copa de la Reina insieme alle blaugrana.

La consacrazione a Roma

La definitiva esplosione è arrivata con la maglia della Roma Femminile, dove ha militato nell’ultima stagione. In giallorosso Dragoni è diventata il perno del centrocampo, trascinando la squadra alla conquista di Scudetto e Coppa Italia, affermandosi come una delle giocatrici più complete e decisive del panorama italiano.

La nuova sfida al Chelsea

Ora la attende la Women’s Super League, uno dei campionati più competitivi al mondo, e la maglia del Chelsea, dove potrà scrivere un nuovo capitolo della sua carriera e del calcio italiano nel mondo. Un trasferimento che segna un passaggio di livello e che conferma la centralità di Dragoni nel futuro della Nazionale e del movimento femminile.

EURO 2032, restyling da 130 milioni per lo Stadio Olimpico: Roma punta alla finale

EURO 2032, lo Stadio Olimpico mette in atto un restyling da 130 milioni di euro per puntare alla finale della competizione

Lo Stadio Olimpico di Roma si prepara a una profonda opera di rinnovamento in vista di EURO 2032. Con l’obiettivo di consolidare la propria candidatura tra i cinque impianti italiani prescelti e di contendere a Istanbul l’organizzazione della finalissima del torneo, l’impianto capitolino si appresta a un imponente intervento infrastrutturale. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il piano prevede un investimento complessivo di circa 130 milioni di euro, finanziato dalla società pubblica Sport e Salute, proprietaria della struttura.

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Capienza a quota 80mila e nuove aree hospitality

Per rispondere ai rigidi parametri imposti dalla UEFA, il progetto di ammodernamento intende innalzare gli standard commerciali e organizzativi della struttura. Tra gli interventi principali figura il ritorno della capienza a 80.000 spettatori, traguardo già toccato in occasione dei Mondiali di Italia ’90. Questo ampliamento consentirà di soddisfare i criteri richiesti per ospitare l’atto conclusivo dell’Europeo, aumentando la disponibilità dei biglietti e le potenzialità economiche dell’evento.

Un capitolo centrale degli investimenti riguarda il potenziamento dei servizi di hospitality. Oltre agli spazi già presenti nella tribuna Monte Mario, la riqualificazione prevede la creazione di nuove aree premium sul lato Tevere, ampliando l’offerta dedicata ad aziende, sponsor e ospiti istituzionali. Sul fronte visivo e tecnologico, l’Olimpico vedrà la sostituzione degli attuali maxischermi con soluzioni digitali moderne e integrate nell’architettura dell’impianto, pensate per ottimizzare l’esperienza del pubblico.

Le scadenze della FIGC e i requisiti per EURO 2032

Le tempistiche fissate dalle istituzioni sportive si preannunciano particolarmente serrate. I dossier dei comuni candidati dovranno essere consegnati alla FIGC entro il 31 luglio, mentre entro il 1° ottobre la Federazione comunicherà alla UEFA l’elenco definitivo composto da cinque impianti titolari e cinque sedi di riserva.

Per ottenere il via libera, i progetti dovranno risultare approvati e finanziati, con la necessità di avviare i cantieri entro il 30 marzo 2027 e completare i lavori entro il 2031. La struttura dovrà conquistare la Categoria 4 UEFA, garantendo percorsi d’accesso e flussi separati per squadre, tifosi, media e autorità, oltre ad elevati standard in materia di sicurezza, accessibilità e sostenibilità ambientale.

Forte della posizione centrale della Capitale, dell’efficienza dei collegamenti e di una collaudata esperienza nella gestione dei grandi appuntamenti internazionali, Roma punta a trasformare l’Olimpico in un’arena all’avanguardia senza snaturarne l’identità, candidandosi a diventare il palcoscenico principale della manifestazione.

Scontro totale tra UEFA e FIFA: attacco frontale sul piano da 20 miliardi per privatizzare i diritti commerciali

UEFA e FIFA stanno dando vita ad uno scontro per quanto riguarda il piano da 20 miliardi per privatizzare i diritti commerciali

È ormai scontro aperto tra la UEFA e la FIFA. L’organismo presieduto da Aleksander Čeferin ha lanciato una durissima offensiva contro i vertici del governo mondiale del calcio, guidato da Gianni Infantino, scagliandosi contro il progetto di cedere quote di una nuova entità commerciale a investitori privati. Per la confederazione europea, trasformare in merce di compravendita il patrimonio economico e i diritti delle competizioni costituisce una deriva inaccettabile.

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La dura presa di posizione della UEFA: “Il calcio non appartiene alla FIFA”

Con una nota ufficiale veicolata sui propri canali, la UEFA ha espresso una condanna perentoria verso l’iniziativa:

«Questa operazione supera una linea che le istituzioni di governo del calcio non dovrebbero mai oltrepassare. La UEFA la considera una questione estremamente seria, e lo stesso dovrebbero fare tutte le federazioni nazionali e ogni portatore d’interesse: leghe, club, calciatori, tifosi, governi e chiunque abbia a cuore il futuro del gioco»

La posizione di Nyon risponde con fermezza in difesa dell’integrità del movimento calcistico:

«L’anima e la governance del calcio non sono beni da negoziare, soprattutto in assenza di qualsiasi trasparenza su chi ne ricaverebbe un vantaggio finanziario. Nessuno di noi è proprietario del calcio. Non appartiene alla FIFA e non spetta alla FIFA venderlo»

Il progetto “FIFA Forward Enterprise” da 20 miliardi di dollari

All’origine della contesa figura il piano per la costituzione di FIFA Forward Enterprise, una società commerciale valutata circa 20 miliardi di dollari, con l’intenzione di cedere fino al 20% del capitale. L’operazione, strutturata con il supporto di JPMorgan, permetterebbe alla FIFA di incassare fino a 4,2 miliardi di dollari, facendo confluire nella nuova struttura diritti TV, sponsorizzazioni, ticketing e licensing.

Tra i protagonisti del progetto figurano Thrive Eternal (guidato da Joshua Kushner) in qualità di investitore capofila e l’ex CEO di Liberty Media Greg Maffei come consulente. Ciascuna delle 211 federazioni affiliate potrebbe ricevere una quota stimata attorno ai 20 milioni di dollari.

Le ragioni del conflitto e i recenti precedenti

La preoccupazione principale della UEFA risiede nel rischio che l’ingresso di fondi finanziari vincoli le logiche sportive a una continua espansione dei tornei e ad un aumento delle partite per massimizzare la redditività. Questo affondo rappresenta l’ennesimo strappo di una relazione deteriorata, dopo i dissidi al Congresso di Asunción nel 2025 e le polemiche scoppiate durante il Mondiale 2026 per la sospensione della squalifica all’attaccante statunitense Folarin Balogun.

Barcola ha deciso: vuole solo il Liverpool! Contatti nei prossimi giorni per trovare l’accordo con il francese

Barcola ha preso una decisione, vuole solamente giocare nel Liverpool! Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni

Il futuro di Bradley Barcola potrebbe presto tingersi di rosso. L’esterno offensivo francese ha espresso in modo chiaro e inequivocabile la propria volontà per il prosieguo della carriera: la sua priorità assoluta è rappresentata dal Liverpool secondo Fabrizio Romano. Il progetto sportivo dei Reds ha conquistato il giovane talento, affascinato dalla prospettiva di un salto di qualità nel massimo campionato inglese e dal ruolo centrale che andrebbe a ricoprire nello scacchiere tattico del club di Anfield.

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Volontà chiara: il progetto dei Reds al centro delle preferenze

Sulle intenzioni del calciatore non sussistono dubbi: la destinazione Merseyside è la prima scelta. Barcola ritiene che la Premier League rappresenti il contesto ideale per proseguire il proprio percorso di crescita ai massimi livelli europei. L’ambizione della società britannica di rimanere ai vertici e la costante ricerca di profili giovani, veloci e dinamici per il reparto avanzato si sposano perfettamente con le caratteristiche tecniche dell’attaccante.

Tuttavia, nonostante la forte spinta del giocatore e il grande gradimento manifestato verso la proposta d’oltremanica, l’operazione è ancora lontana dalla conclusione. La strada per completare il trasferimento richiede infatti passaggi formali complessi e delicate negoziazioni sia sul fronte dell’ingaggio sia su quello tra i club coinvolti.

Nessun accordo definitivo: in arrivo i colloqui con l’entourage

Al momento, qualsiasi accordo deve ancora essere trovato. Non esiste ancora una fumata bianca sulle cifre o sui dettagli dell’intesa, e si lavora per creare i presupposti definitivi tra le parti in causa. La priorità per la dirigenza inglese è ora quella di impostare la struttura dell’offerta economica da presentare ai rappresentanti del calciatore.

In questa ottica, nei prossimi giorni sono previsti colloqui diretti lato giocatore. Questi incontri serviranno a definire nei dettagli i termini personali del contratto, la durata dell’accordo e le garanzie relative al progetto sportivo. Trovare la totale intesa con l’entourage di Barcola permetterà al club inglese di presentarsi con maggiore forza al tavolo delle trattative con il Paris Saint-Germain.

Scenari e prospettive per la sessione di mercato

L’eventuale intesa sull’ingaggio rappresenterà il primo tassello fondamentale per sbloccare l’operazione. Dopodiché, il Liverpool dovrà avviare la negoziazione vera e propria con la società parigina, consapevole che la valutazione del cartellino si preannuncia elevata e che il club francese non intende concedere sconti per uno dei suoi profili di maggior prospettiva.

I prossimi giorni si preannunciano quindi determinanti per capire se l’asse tra la Francia e l’Inghilterra porterà a una definitiva accelerazione o se la trattativa richiederà tempi più lunghi in questa sessione di calciomercato.

Paolo Maldini e l’addio al Club Italia: la coerenza di un mito e la sfida del compromesso dirigenziale – VIDEO di Alberto Petrosilli

Maldini ha lasciato il ruolo di direttore tecnico dell’Italia, ecco il parallelismo con quanto successo al Milan – VIDEO di Alberto Petrosilli

L’improvviso addio di Paolo Maldini al Club Italia, consumatosi ad appena sedici giorni dalla nomina, ha riaperto una riflessione profonda sul profilo manageriale dell’ex capitano azzurro e rossonero. La rapidità con cui si è giunti alla rottura in un progetto appena nato ha sorpreso l’intero ambiente, riportando inevitabilmente alla memoria la separazione dal Milan avvenuta nel 2023 sotto la proprietà di Gerry Cardinale. Sebbene si tratti di scenari, interlocutori e contesti differenti, la costante di un epilogo segnato da uno strappo profondo spinge a un’analisi più ampia.

Tra prestigio sul campo ed efficacia manageriale

L’inestimabile valore di Maldini come calciatore non è in discussione, così come il contributo fondamentale offerto da dirigente nella costruzione della squadra vincitrice dello Scudetto rossonero. Tuttavia, distinguere la grandezza dell’icona dall’operato del dirigente costituisce un passaggio opportuno. La coerenza incrollabile e la forte personalità dimostrate dall’ex difensore rappresentano doti rare, ma all’interno delle dinamiche del calcio contemporaneo, se spinte al limite, rischiano di trasformarsi in un fattore di rigidità.

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Il compromesso come risorsa fondamentale nel calcio moderno

Operare ai vertici di una società o di una federazione richiede una visione tecnica definita, ma impone contemporaneamente la capacità di interfacciarsi con proprietà, amministratori, allenatori e istituzioni. Nel contesto sportivo attuale, l’arte della mediazione non equivale a una rinunzia ai propri valori, bensì alla facoltà di convertire le proprie idee in obiettivi e risultati condivisi. Quando percorsi di primissimo piano terminano in modo sistematico con una spaccatura netta, diventa lecito interrogarsi se, accanto alle ragioni delle controparti, vi sia anche una quota di responsabilità legata all’intransigenza personale.

La crescita di un leader oltre lo scontro diretto

Questo tipo di analisi non intende scalfirne l’immenso carisma, la credibilità o la straordinaria cultura sportiva. Proprio in virtù delle sue doti eccezionali, tuttavia, appare lecito attendersi un’ulteriore evoluzione nell’interpretazione del ruolo dirigenziale. Il percorso di maturazione di un manager richiede la capacità di costruire consenso e armonizzare le diverse componenti dell’ambiente di lavoro. Le personalità d’impatto sanno orientare i progetti con la forza delle proprie idee, ma l’eccellenza dirigenziale si misura nella capacità di centrare gli obiettivi senza dover giungere inevitabilmente alla resa dei conti.

Come giocherà la nuova Italia di Roberto Mancini: modulo, formazione e filosofia di gioco del ct azzurro

Roberto Mancini è il nuovo ct dell’Italia: come giocherà la Nazionale con il ritorno dell’allenatore sulla panchina azzurra

Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana porta con sé una certezza tattica consolidata: la ricerca costante di un calcio propositivo, dominante e sorretto da un’elevata qualità tecnica. Ripercorrendo l’intera carriera del tecnico marchigiano — dai successi con l’Inter e il Manchester City fino al trionfo ad Euro 2020 — la sua filosofia si è sempre distinta per il rifiuto della speculazione e per la volontà di imporre il proprio ritmo alla gara attraverso il controllo del pallone.

Il modulo di base e la fluidità in fase di costruzione

Lo scacchiere tattico di partenza poggerà saldamente sul 4-3-3, un sistema di gioco estremamente elastico e proiettato alla fluidità d’interpretazione. In fase di costruzione dal basso, l’Italia si strutturerà spesso con una linea difensiva a tre: l’abbassamento di un terzino bloccato o di un mediano tra i centrali permetterà all’esterno opposto di alzare la propria posizione sulla linea d’attacco. Questo meccanismo garantisce grande ampiezza sul campo, creando al contempo densità centrale e liberando linee di passaggio pulite per superare la prima pressione avversaria.

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Il centro del campo: qualità, palleggio e pressione alta

Il perno attorno a cui ruoterà l’intero impianto di Mancini rimarrà il centrocampo. Per il commissario tecnico la qualità tecnica nella zona nevralgica è una priorità assoluta: la presenza di un regista di pensiero affiancato da mezzali dinamiche, capaci sia di palleggiare nello stretto sia di attaccare gli spazi, consentirà alla squadra di gestire i tempi di gioco. In fase di non possesso, gli azzurri applicheranno una pressione alta e aggressiva per la riaggressione immediata della palla persa, mantenendo i reparti corti per soffocare sul nascere le ripartenze avversarie.

L’attacco e l’atteggiamento mentale

Nel tridente offensivo, Mancini continuerà a puntare su esterni veloci e abili nell’uno contro uno, capaci di convergere verso il centro per cercare la conclusione o liberare lo spazio per le sovrapposizioni delle catene laterali. Il centravanti, oltre alle doti realizzative, dovrà fungere da riferimento associativo per legare i reparti e favorire gli inserimenti dei compagni.

Al di là delle lavagne tattiche, il vero marchio di fabbrica delle squadre di Mancini resta il coraggio tattico. Con la fondamentale supervisione di Claudio Ranieri a garantire stabilità e visione strategica, la nuova Italia cercherà di esprimere un calcio moderno e di matrice europea, trasformando la personalità e la qualità del palleggio nelle proprie armi principali.

Bayern Monaco, l’ad Dreesen blinda Olise e Luis Diaz! E sul rinnovo di Kane… Tutta la verità sui top player dei bavaresi

Bayern Monaco, l’ad Dreesen ha blindato attraverso queste parole Olise, Luis Diaz e Kane. Ecco la verità sul loro futuro

Nessuna cessione eccellente all’orizzonte per il Bayern Monaco. L’amministratore delegato del club bavarese, Jan-Christian Dreesen, ha fatto il punto sulle strategie di calciomercato della società durante un evento stampa a Monaco, blindando ufficialmente le stelle offensive della rosa e definendo “una follia” l’ipotesi di lasciar partire Luis Diaz, oltre a smentire seccamente le voci sul conto di Michael Olise.

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Smentite le voci su Real Madrid e Arabia Saudita

Nelle ultime settimane si erano rincorse indiscrezioni relative a un presunto interesse del Real Madrid per Olise, reduce dalle brillanti prestazioni al Mondiale con la Francia chiusosi in semifinale, e a una ricca offerta dall’Arabia Saudita per il colombiano Diaz. Il dirigente cinquantottenne ha spazzato via ogni dubbio, esprimendo perplessità sui rumors circolati:

“È sorprendente vedere cosa viene detto quando si conosce già la verità; è interessante”

Dreesen ha confermato che Olise farà ovviamente parte del gruppo bavarese anche nella prossima stagione, precisando di non aver mai ricevuto sondaggi dalla Spagna, né una singola lettera, fax o email”.

La situazione si replica identica per Luis Diaz, arrivato nel 2025 dopo l’innesto di Olise nel 2024 ed entrambi sotto contratto fino al 2029. Anche per l’esterno colombiano la smentita è stata categorica: vale lo stesso anche in quel caso: nessuna chiamata, niente di niente.”

A chiudere il discorso sulle uscite nel reparto d’attacco, l’amministratore delegato ha ribadito la centralità dei due interpreti:

“Saremmo degli sciocchi a farlo. Abbiamo una squadra così forte; lasciamoli giocare e segnare.”

Fiducia totale per il prolungamento di Harry Kane

Oltre alla conferma degli esterni, in casa Bayern si lavora con grande serenità al rinnovo contrattuale di Harry Kane, il cui accordo scadrà al termine della prossima stagione. Il centravanti inglese, che ha festeggiato 33 anni, ha trascinato i compagni con numeri straordinari nell’ultimo anno, collezionando 61 gol e 7 assist in 51 apparizioni complessive tra tutte le competizioni.

I presupposti per proseguire il percorso insieme sembrano esserci tutti, come ammesso con trasparenza dallo stesso Dreesen:

“Da entrambe le parti c’è una forte volontà. Dovremo vedere come questa volontà si allineerà.”

I tifosi dei campioni di Germania possono dunque guardare con ottimismo al futuro: la spina dorsale del reparto avanzato bavarese rimarrà intatta per dare la caccia ai prossimi trofei.

Da Lippi a Pozzo: come sono andati i ‘cavalli di ritorno’ sulla panchina dell’Italia? Cosa insegna la storia a Roberto Mancini

Mancini è un esempio di ‘cavallo di ritorno’ sulla panchina della Nazionale italiana: come sono andati i suoi predecessori?

Il ritorno di un commissario tecnico sulla panchina della Nazionale italiana è un evento raro e storicamente carico di aspettative, ma anche di grandi insidie. La storia degli Azzurri insegna che riprendere le redini della selezione tra successi passati e rinnovate pressioni è un’impresa complessa: la lista dei “cavalli di ritorno” è breve, ma comprende due tra i nomi più iconici della storia del nostro calcio.

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Marcello Lippi: dal trionfo di Berlino al disastro in Sudafrica

Il precedente più famoso e drammatico dell’era moderna è senza dubbio quello di Marcello Lippi.

  • Il primo ciclo (2004-2006): Incoronato da una cavalcata memorabile, Lippi guida l’Italia al quarto titolo mondiale nella notte di Berlino 2006. Subito dopo il trionfo, il tecnico toscano decide di rassegnare le dimissioni al culmine della gloria.
  • Il ritorno (2008-2010): Dopo la parentesi di Roberto Donadoni finita agli Europei 2008, la FIGC richiama Lippi per blindare la qualificazione e la spedizione per i Mondiali in Sudafrica 2010. L’esito del “Lippi-bis” si rivela però disastroso: affidatosi in gran parte al blocco dei vecchi campioni del 2006 ormai a fine ciclo, l’Italia viene eliminata al primo turno in un girone sulla carta abbordabile (contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia), chiudendo all’ultimo posto senza collezionare nemmeno una vittoria.

Vittorio Pozzo: dalle prime brevi parentesi al mito azzurro

Il maestro per eccellenza dei ritorni sulla panchina azzurra è Vittorio Pozzo, l’unico commissario tecnico nella storia del calcio ad aver vinto due Mondiali consecutivi.

  • Le prime esperienze (1912, 1921, 1924): Pozzo guida la Nazionale a più riprese in qualità di commissario unico o all’interno di commissioni tecniche, gestendo le spedizioni olimpiche di Stoccolma 1912 e Parigi 1924, oltre a brevi parentesi negli anni ’20.
  • Il ritorno definitivo (1929-1948): Richiamato nel 1929, Pozzo apre il ciclo più vincente della storia azzurra. Sotto la sua gestione ventennale, l’Italia conquista due Mondiali (1934 e 1938) e l’Olimpiade del 1936, creando il mito della Nazionale e ponendo le basi della tradizione calcistica italiana.

I casi delle Commissioni Tecniche: Ferruccio Valcareggi e Giovanni Ferrari

Nel calcio dell’immediato dopoguerra e degli anni ’50 e ’60, la figura del CT era spesso alternata o affiancata da commissioni tecniche federali.

  • Ferruccio Valcareggi: Entra una prima volta nel quadriennio azzurro nel 1959 all’interno di una commissione con Moketta e Ferrari. Richiamato nel 1966 al fianco di Helenio Herrera dopo il disastro contro la Corea del Sud, diventa poi unico CT guidando l’Italia alla vittoria dell’Europeo 1968 e alla storica finale dei Mondiali di Messico 1970.
  • Giovanni Ferrari: Già CT nel biennio 1960-1961, viene richiamato nel 1962 per fare coppia con Paolo Mazza ai Mondiali in Cile del 1962, spedizione passata alla storia per le polemiche e la prematura eliminazione nella “battaglia di Santiago”.

Cosa insegna la storia a Roberto Mancini

I corsi e ricorsi storici sulla panchina della Nazionale dimostrano quanto sia difficile ripetere un successo già ottenuto. Se il precedente di Vittorio Pozzo rappresenta l’eccezione ideale di un ritorno capace di sublimare la storia, il ricordo del “Lippi-bis” è il monito principale: ricreare l’alchimia del passato richiede il coraggio di rinnovare uomini e idee, evitando di rimanere prigionieri della gratitudine verso i successi precedenti.

Manchester City, giornata di luci e ombre: Gvardiol rinnova fino al 2031 ma è ufficiale l’intervento di Rodri. Novità importanti!

Manchester City ha ufficializzato il rinnovo di Gvardiol ma ha dovuto subire l’intervento di Rodri. Ecco tutti gli sviluppi

Giornata ricca di comunicati ufficiali in casa Manchester City. Il club inglese ha annunciato il prolungamento del contratto del difensore croato Josko Gvardiol, che ha firmato un nuovo accordo quinquennale con scadenza fissata all’estate del 2031. Parallelamente, la società britannica ha fornito aggiornamenti sulle condizioni di Rodri, finito sotto i ferri per risolvere una problematica fisica insorta da diverso tempo.

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Gvardiol si lega al City fino al 2031: i dettagli del rinnovo

Sbarcato in Premier League nell’estate del 2023 proveniente dall’RB Lipsia, il centrale classe 2002 si è imposto in breve tempo come uno degli elementi cardine della formazione di Manchester. Con un bottino di 122 presenze e 13 marcature, il ventiquattrenne ha contribuito al conseguimento di sei trofei, distinguendosi nel panorama calcistico globale sia al centro della difesa che nella posizione di terzino sinistro.

Subito dopo la formalizzazione della firma, il calciatore ha espresso tutto il suo entusiasmo per la decisione presa:

“Appena ho saputo che il City voleva rinnovarmi il contratto, ho capito subito che era quello che volevo.”

“I tifosi del City sono stati incredibili con me fin dal primo giorno, e il club offre assolutamente tutto ai giocatori. È il miglior club del mondo in cui giocare.”

“Ho ricevuto tantissimo amore e rispetto durante i miei tre anni qui e non lo do per scontato.”

“I giocatori che abbiamo qui sono straordinari. Questa è una squadra di livello mondiale, giovane e piena di potenziale. Credo davvero che otterremo molti successi nei prossimi anni.”

Il commento del direttore sportivo Hugo Viana

La soddisfazione dell’ambiente dei Citizens per il blindaggio del talento croato è stata rimarcata anche dalle parole del direttore sportivo Hugo Viana:

“Josko è un giocatore in cui questo club crede davvero. È giovane, un professionista eccezionale ed è già uno dei migliori difensori al mondo.”

“Il Manchester City è determinato a trattenere i suoi migliori talenti, ed è per questo che siamo così felici che questo nuovo contratto sia stato concordato.”

“Josko incarna perfettamente ciò che desideriamo dai nostri difensori: può ricoprire più ruoli, è veloce, forte e quando attacca lo fa in modo superbo. È eccezionale.”

“Ma anche il suo modo di comportarsi è davvero impressionante. È un giovane determinato a dare il meglio di sé, un approccio che si allinea perfettamente con la nostra visione complessiva.”

“Voglio congratularmi con Josko per questo nuovo contratto e ora tutti al City sono concentrati a fare in modo che possa esprimere al massimo il suo potenziale.”

Infermeria: intervento perfettamente riuscito per Rodri

Accanto alle notizie relative al mercato, la dirigenza ha reso noto l’esito dell’operazione al quale si è sottoposto Rodri. Il mediano spagnolo si è affidato alla chirurgia per risolvere definitivamente un problema alla schiena che lo limitava nelle prestazioni. L’intervento ha avuto esito positivo e il centrocampista inizierà ora un percorso di recupero mirato per tornare a disposizione dello staff tecnico nel minor tempo possibile.

Spunta Gianfranco Zola per la Nazionale: l’annuncio di Malagò e la posizione della Lega Pro. Quale ruolo andrebbe a ricoprire

Gianfranco Zola arriva in Nazional? Quale ruolo potrebbe ricoprire e la posizione della Lega Pro. Tutti i dettagli

In casa azzurra si vive una giornata ricca di decisioni fondamentali per la ristrutturazione del movimento calcistico italiano. A margine dei lavori del Consiglio Federale, oltre all’ufficializzazione degli incarichi assegnati a Roberto Mancini nel ruolo di commissario tecnico e a Claudio Ranieri nelle vesti di direttore tecnico, il presidente Giovanni Malagò ha fatto il punto in conferenza stampa su una nuova casella organizzativa ancora da riempire.

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Un nuovo incarico dedicato alla crescita dei giovani talenti

La nuova architettura delineata dalla FIGC prevede l’inserimento di un profilo dirigenziale di elevata caratura, la cui operatività sarà incentrata sulla valorizzazione dei giovani e sullo sviluppo dei nuovi talenti del panorama nazionale. L’obiettivo istituzionale è quello di creare una corsia preferenziale e strutturata tra i vivai e le selezioni maggiori, garantendo continuità metodologica a tutte le rappresentative azzurre.

Confermando l’intenzione di integrare l’organigramma con questo ulteriore elemento di spessore, il presidente federale ha chiarito in modo perentorio: “Ci sarà una terza figura”.

La candidatura di Gianfranco Zola e le parole di Malagò

Tra i profili maggiormente accreditati per ricoprire questa delicata mansione figura il nome di Gianfranco Zola, icona del calcio azzurro attualmente impegnato nel ruolo di vicepresidente della Lega Pro. La sua figura rappresenta una garanzia di competenza, carisma e profonda conoscenza delle dinamiche di formazione dei calciatori.

Interpellato direttamente sulle indiscrezioni relative all’ex fantasista, Giovanni Malagò ha confermato la stima senza tuttavia chiudere la porta ad altre opzioni: “Zola? E’ una di quelle persone che rientra nella lista dei candidati, ma non c’è solo lui”.

La risposta della Lega Pro e la fiducia di Matteo Marani

Sul fronte della Serie C, la possibilità di un addio viene vissuta con grande attenzione ma anche con serenità secondo Sky. L’intero ambiente della terza serie e il presidente Matteo Marani mantengono infatti intatta la propria fiducia sulla permanenza dell’attuale dirigente all’interno della governance della categoria.

La dirigenza della Lega Pro confida di poter vedere ancora Zola al proprio fianco per portare avanti il percorso di amministrazione e rilancio del campionato. I prossimi giorni saranno dunque decisivi per capire se la bandiera del calcio italiano cederà al corteggiamento della Nazionale o se preferirà continuare il proprio lavoro nella gestione della Serie C.

Malagò in conferenza: «Mancini scelta migliore come ct, Ranieri sarà il direttore tecnico. Non ero al corrente della collaborazione di Pirlo con Fonbet, nessun conflitto con Maldini e Leonardo»

Giovanni Malagò è intervenuto in conferenza stampa dopo il Consiglio Federale. Queste le parole del presidente FIGC

Nel corso di un’attesa conferenza stampa dopo il Consiglio Federale, il presidente Giovanni Malagò ha ricostruito nel dettaglio i retroscena che hanno condotto alla definizione del nuovo assetto della Nazionale italiana. L’incontro con la stampa ha confermato la nomina di Roberto Mancini nel ruolo di commissario tecnico e l’ingaggio di Claudio Ranieri come Direttore Tecnico, spiegando contestualmente i motivi del mancato arrivo di Andrea Pirlo e le ragioni dell’addio dei dirigenti Paolo Maldini e Leonardo.

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Il retroscena su Pirlo e i saluti a Maldini e Leonardo

Malagò ha illustrato con trasparenza le motivazioni che hanno spinto la governance a rinunciare alla candidatura di Pirlo, legata a un contratto di collaborazione commerciale con la società di scommesse Fonbet:

“Corrisponde al vero quanto è emerso finora: c’era un candidato definito e concordato su indicazione di Maldini e Leonardo. Poi la involuzione sul nominativo prescelto di Pirlo ha portato il sottoscritto a non approvare più questa candidatura, semplicemente per un discorso di valutazione dell’opportunità. Mi spiace perché qualcuno l’ha un po’ colorita, non ci sono altre interpretazioni o verità. Non ero affatto al corrente della collaborazione con Fonbet. Sotto il profilo anche giuridico non aveva nessuna controindicazione se avesse rescisso il contratto, ma non me la sono sentita”

Il presidente ha poi chiarito le dinamiche della separazione dai due dirigenti dell’area tecnica: Non c’è stato alcun tipo di conflitto o polemica con Maldini e Leonardo. Nel massimo rispetto, come avviene nelle migliori famiglie, c’è stata un assoluto e sereno confronto.” Proseguendo nel proprio intervento, ha ribadito il rispetto reciproco alla base del dialogo:

“Non posso che ringraziare Maldini e Leonardo, ho passato più tempo in videoconferenza con loro che con chiunque altro negli ultimi 15 giorni. Sono stati dei signori, sono stati schietti e onesti su quella che era una loro presa di posizione. Anche da parte mia la mia posizione è stata altrettanto schietta”

L’intesa con Mancini e l’arrivo di Ranieri

Sfumata la pista originaria, la scelta per la panchina è ricaduta su Roberto Mancini, affiancato da un profilo di grande esperienza come Claudio Ranieri:

“Ho ritenuto che la persona migliore per diventare ct fosse Roberto Mancini. Non è venuto meno però quel discorso legato al direttore tecnico”

Perché ho scelto Mancini rispetto a Conte? Ho un buonissimo rapporto con lui, fa parte delle valutazioni però scegliere l’allenatore. Chiellini? Uno degli argomenti su cui sono stato chiarissimo è che io, per rispetto a società che mi hanno candidato e sostenuto, non sarei andato a prendere persone che lavorano in un club di Serie A. Non ci ho mai pensato perché lavora alla Juventus”.

Lo sgarbo di Mancini nel 2023? È evidente che sono state fatte tutte le valutazioni. Sicuramente l’ho preso in considerazione, so delle sue scuse recenti e ovviamente tutti hanno fatto le valutazioni del caso”.

Riguardo alla figura del Direttore Tecnico, il presidente ha spiegato: Mi serviva una persona con cui condividere la scelta dell’allenatore, perché laddove non ci fosse condivisione il mio ragionamento lasciava il tempo che trova. Claudio Ranieri ha accettato cinque minuti fa di diventare il direttore tecnico, sta arrivando dalla Calabria, ha garantito la sua disponibilità. Sulle reazioni del Consiglio ha aggiunto: “La scelta non l’ho comunicata perché in Consiglio il telefono l’ho spento. Mentre la scelta di Mancini l’ho detta ed è stato molto positiva, c’è stata totale condivisione”.

Infine, Malagò ha evidenziato l’atteggiamento collaborativo delle due figure prescelte: “C’è stata ampia disponibilità economica sia da Mancini che da Ranieri, prima ancora di mettere dei numeri si sono comportati con grande responsabilità”.

In arrivo una terza figura per le squadre nazionali

L’assetto organizzativo della Federazione vedrà presto un ulteriore innesto dirigenziale a supporto delle selezioni azzurre:

“Conto entro la fine della settimana di dare entro la fine della settimana di una terza figura. Non iniziate a sparare nomi. Si occuperà di fare il dirigente delle squadre nazionali, il ruolo che era Gigi Riva e Gigi Buffon. Chiamiamola una supervisione del coordinamento delle nazionali giovanili, attualmente coordinate da Viscidi”

Staff Italia, chi sarà al fianco di Roberto Mancini? Spuntano due sorprese con il nuovo ct. La lista completa

Staff Italia, ecco i nomi che affiancheranno Roberto Mancini nella nuova avventura sulla panchina della Nazionale

Con il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana e l’insediamento di Claudio Ranieri nel ruolo di Direttore Tecnico, prende forma la nuova struttura organizzativa della selezione azzurra. In vista dell’avvio ufficiale del nuovo corso federale, emergono i primi dettagli concreti sulla composizione dello staff tecnico che affiancherà il commissario tecnico. Tra i profili destinati a comporre la squadra di lavoro figurano nomi di grande rilevanza per il calcio italiano: Leonardo Bonucci, Massimo Maccarone, Marco Roccati e Antonio Gagliardi dovrebbero infatti entrare a far parte dei quadri azzurri.

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Il ritorno di Bonucci e l’innesto di Maccarone

L’eventuale inserimento di Leonardo Bonucci rappresenta una scelta di forte impatto carismatico. L’ex difensore e capitano della Nazionale, tra i protagonisti del trionfo europeo under-Mancini, porterebbe nello spogliatoio la propria profonda esperienza internazionale e un indiscutibile senso di appartenenza alla maglia azzurra. Il suo apporto sarà fondamentale nel fare da ponte tra la guida tecnica e il gruppo dei calciatori.

Accanto a lui, nel ruolo di collaboratore per la fase offensiva, appare vicina la figura di Massimo Maccarone. L’ex attaccante, forte di una solida carriera da centravanti in Serie A e all’estero, metterà le proprie competenze specifiche a disposizione del reparto avanzato, fornendo indicazioni preziose per lo sviluppo dei movimenti d’attacco.

Preparazione dei portieri e analisi tattica: Roccati e Gagliardi

Il quadro dei collaboratori si completa con due profili altamente specializzati nell’ambito metodologico. Per quanto riguarda la gestione dei numeri uno azzurri, la scelta dovrebbe ricadere su Marco Roccati, preparatore dalla comprovata professionalità ed esperto conoscitore delle dinamiche federali.

Un ruolo chiave nello scacchiere di Mancini sarà poi affidato ad Antonio Gagliardi. Ritenuto uno dei match analyst più stimati nel panorama contemporaneo, Gagliardi vanta una lunga e proficua collaborazione con la FIGC. La sua figura si rivelerà centrale nello studio tattico degli avversari, nell’analisi dei dati e nella pianificazione delle strategie di gara.

Un gruppo di lavoro sinergico per il rilancio azzurro

La composizione del nuovo gruppo di lavoro evidenzia la volontà di coniugare carisma, esperienza di campo e competenze analitiche all’avanguardia. Insieme alla supervisione istituzionale di Claudio Ranieri, l’ipotesi di strutturare uno staff di alto livello con Bonucci, Maccarone, Roccati e Gagliardi delinea la chiara intenzione di fornire a Roberto Mancini ogni strumento utile per rilanciare le ambizioni della selezione azzurra.

Inter, sfumato Khalaili: Nottingham Forest tratta con l’Union SG! Anche Bournemouth e Newcastle alla finestra

Khalaili, pista Premier dopo l’Inter: Nottingham in trattativa con l’Union SG, interessi anche da Bournemouth e Newcastle

La pista che avrebbe portato Anan Khalaili dall’Union Saint‑Gilloise all’Inter si è definitivamente chiusa: il trasferimento è stato bloccato dal mancato ottenimento dell’idoneità alla pratica sportiva agonistica in Italia dopo le visite mediche di rito. Nonostante lo stop, l’esterno classe 2004 potrebbe comunque cambiare squadra in questa sessione di mercato: su di lui si stanno muovendo con decisione alcune società di Premier League.

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La prima offerta

Secondo The Athletic, il Nottingham Forest ha presentato una prima proposta ufficiale da 20 milioni di euro, ritenuta insufficiente dall’Union Saint‑Gilloise. Il club belga, infatti, aveva già raggiunto un accordo con l’Inter sulla base di 25 milioni più bonus, cifra che ora rappresenta il riferimento minimo per avviare una trattativa.

Tre club interessati

Il Nottingham Forest non è l’unica squadra sulle tracce di Khalaili. Sempre secondo The Athletic, l’esterno israeliano piace anche al Bournemouth e al Newcastle, che stanno monitorando la situazione e potrebbero inserirsi con nuove offerte nelle prossime settimane.

Il futuro di Khalaili resta dunque aperto: sfumato l’approdo in Serie A, la Premier League si prepara a diventare il nuovo terreno di caccia per uno dei giovani più promettenti del panorama europeo


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