Pagina 37 – Calcio News 24

Calciomercato Roma, fatta per Konstantinos Koulierakis: cifre e dettagli dell’accordo con il Wolfsburg. Perché è il colpo giusto per Gasperini

Calciomercato Roma, Konstantinos Koulierakis è un nuovo giocatore giallorosso: cifre e dettagli dell’affare con il Wolfsburg

Il calciomercato della Roma piazza un colpo di rilievo per il proprio reparto difensivo: Konstantinos Koulierakis è ormai pronto a vestire la maglia giallorossa. La trattativa tra la Roma e il Wolfsburg si è conclusa positivamente con un intesa raggiunta su tutti i termini dell’operazione. Per assicurarsi le prestazioni del difensore greco, il club capitolino investirà una cifra di circa 15 milioni di euro secondo Fabrizio Romano.

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Dettagli dell’operazione e intesa con il calciatore

L’esito felice della negoziazione conferma il lavoro spedito condotto dalla dirigenza romanista. L’accordo totale con il calciatore era stato già trovato e impostato a partire da ieri, con il giocatore che ha accolto con grande entusiasmo la possibilità di sbarcare in Serie A. Una volta superati gli ultimi dettagli economici e formali con il Wolfsburg, il club ha incassato il definitivo via libera per il trasferimento a titolo definitivo. Nei prossimi giorni si svolgeranno le consuete visite mediche di rito, a cui seguirà la firma sul contratto.

Perché Koulierakis può essere il colpo giusto per la Roma

L’ingaggio del centrale ellenico rappresenta un’operazione estremamente mirata sia sotto il profilo economico che sotto quello tecnico-tattico. Trattandosi di un difensore centrale mancino, Koulierakis va a colmare una lacuna organica cruciale nello scacchiere della squadra, garantendo maggiore pulizia e fluidità nella costruzione dal basso. Dotato di una struttura fisica imponente, grande dominanza nel gioco aereo e spiccata aggressività nei duelli individuali, il giovane difensore combina doti atletiche eccellenti con una maturità già testata in un campionato competitivo come la Bundesliga. A fronte di una spesa contenuta di 15 milioni di euro, la Roma si assicura un profilo giovane, di grande rendimento immediato e con ampi margini di valorizzazione futura.

Le prospettive per la retroguardia giallorossa

L’arrivo di Koulierakis garantisce al tecnico un’alternativa di assoluto valore e affidabilità per la linea difensiva. La sua spiccata capacità di leggere le ripartenze avversarie e la determinazione nei contrasti lo rendono un profilo idoneo per adattarsi rapidamente alle dinamiche del calcio italiano. Con questo innesto, la Roma rinforza in maniera significativa il proprio pacchetto arretrato in vista degli impegni della stagione.

Terremoto in casa Newcastle: via Howe! Chi sarà il suo sostituto sulla panchina dei Magpies, novità importantissime

Il Newcastle e Howe si separano, scelto il sostituto del tecnico sulla panchina dei Magpies. Tutti i dettagli

Clamorosa svolta sulla panchina del Newcastle . Il club di Premier League si separa da Eddie Howe con effetto immediato, segnando la fine di un ciclo fondamentale per la crescita recente dei Magpies. La dirigenza ha ormai preso la decisione di cambiare guida tecnica e ha già avviato colloqui serrati per il sostituto nel minor tempo possibile.

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L’addio di Eddie Howe e la svolta societaria

La separazione imminente tra il Newcastle ed Howe rappresenta un vero e proprio scossone per il calcio inglese. Dopo anni caratterizzati da traguardi importanti e dal ritorno nelle posizioni di vertice del campionato, le strade della società e del tecnico britannico si dividono in maniera repentina. La proprietà ha infatti stabilito la necessità di imprimere una svolta immediata all’ambiente, aprendo ufficialmente una nuova fase del progetto sportivo. La decisione di cambiare è ormai maturata e la risoluzione del contratto si preannuncia questione di ore.

Matthias Jaissle in cima alla lista: trattativa in fase finale

Il profilo individuato dalla dirigenza per raccogliere l’eredità di Howe è quello di Matthias Jaissle secondo Fabrizio Romano. Il giovane e ambizioso allenatore tedesco è diventato il candidato principale del Newcastle United ed è attualmente impegnato in una trattativa avanzata con i vertici del club. Secondo i più recenti aggiornamenti di calciomercato, i contatti tra le parti hanno registrato un’accelerazione decisiva, portando l’accordo vicino alla fumata bianca.

Il profilo di Jaissle per il nuovo corso dei Magpies

L’imminente approdo di Matthias Jaissle sulla panchina di St James’ Park conferma la volontà della proprietà di affidarsi a una guida tecnica dalle idee moderne, incentrate su un calcio proattivo, ritmi elevati e sulla valorizzazione dei giovani talenti. Il tecnico tedesco ha superato la concorrenza di tutti gli altri profili monitorati dal club, posizionandosi come la scelta numero uno per guidare la squadra. I grandi sviluppi in casa NUFC sono attesi a brevissimo, con la piazza pronta ad accogliere il nuovo allenatore.

Chi è Etan Nwaneri, baby recordman dell’Arsenal che ha stregato il Milan. La sua storia e il suo identikit tecnico

Chi è Etan Nwaneri, la storia e le caratteristiche del calciatore che ha stregato il Milan. Tutti i dettagli

Il calciomercato del Milan continua a monitorare con grande attenzione i migliori giovani talenti del panorama internazionale. La dirigenza rossonera ha infatti effettuato un primo sondaggio per Ethan Nwaneri, gioiello di proprietà dell’Arsenal. L’interesse per il giovane fantasista rientra perfettamente nella linea strategica del club di Via Aldo Rossi, da sempre orientata su profili di elevatissima prospettiva. La corsa al calciatore, tuttavia, si preannuncia complessa: oltre al Milan, sul ragazzo si registrano i forti inserimenti del Lipsia e di due società di Premier League come Everton e Fulham secondo Matteo Moretto.

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Chi è Ethan Nwaneri: il baby recordman della Premier League

Nato a Londra nel marzo del 2007, Ethan Nwaneri è ritenuto uno dei prospetti più luminosi del calcio britannico ed europeo. Cresciuto nella rinomata Hale End, la celebre Academy dell’Arsenal, il calciatore si è messo in luce fin da piccolissimo bruciando ogni tappa nei campionati giovanili. Il suo nome è finito sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo il 18 settembre 2022, quando il tecnico Mikel Arteta lo ha lanciato in campo nei minuti finali della sfida di campionato contro il Brentford. Con quel debutto, avvenuto all’età di soli 15 anni e 181 giorni, Nwaneri è diventato ufficialmente il più giovane esordiente di sempre nella storia della Premier League.

Caratteristiche tecniche, ruolo e potenziale

Dal punto di vista tattico, Nwaneri è un trequartista moderno dotato di straordinaria versatilità, in grado di agire sia al centro sulla trequarti sia come esterno d’attacco sulla corsia di destra per rientrare sul suo piede preferito. Mancino puro, si distingue per un dribbling ubriacante, un’eccellente frequenza di passo e una visione di gioco fuori dal comune.

Il suo baricentro basso gli garantisce un’agilità eccezionale nello stretto, rendendolo difficilmente contenibile negli spazi brevi. A queste doti atletiche e tecniche si unisce una sorprendente maturità tattica e una spiccata personalità nella gestione del pallone sotto pressione.

Già punto di riferimento delle selezioni giovanili dell’Inghilterra, Nwaneri combina estro, velocità e senso del gol. Per il Milan, riuscire a spuntarla sulla concorrenza di Lipsia, Everton e Fulham significherebbe mettere le mani su un potenziale fuoriclasse su cui edificare l’attacco del futuro.

Italiano rivela: «Non ho detto addio al Bologna perché c’era il Napoli. Potevo benissimo continuare ma in alcune storie si va avanti e in altre no…»

Italiano, nuovo allenatore del Besiktas, ha parlato così della fine della sua avventura al Bologna e i retroscena del mancato approdo al Napoli

Vincenzo Italiano ha iniziato una nuova e stimolante avventura sulla panchina del Beşiktaş, immergendosi con entusiasmo nel clima travolgente di Istanbul. Per raggiungere il centro di allenamento, il tecnico fa quotidianamente la spola tra la sponda europea e quella asiatica della città, conquistato fin da subito dal calore della piazza turca: “Club top, con organizzazione super, un centro sportivo perfetto e un ambiente incredibile: spinge dal 1’, così caldo non l’avevo mai visto o vissuto. Esaltante” ha dichiarato a La Gazzetta dello Sport.

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I retroscena dell’addio al Bologna e il capitolo Napoli

Dopo la conquista della Coppa Italia e una parentesi indimenticabile al Bologna, la decisione di salutare il club emiliano è maturata principalmente a causa della mancata qualificazione alle competizioni continentali. L’allenatore ha tenuto a chiarire con fermezza le indiscrezioni sul suo conto, smentendo le voci che lo volevano promesso sposo della panchina azzurra: “Sia chiaro: non ho detto addio al Bologna perché c’era il Napoli. Lo scriva pure”.

Spiegando le ragioni profonde della sua scelta, l’ex guida rossoblù ha aggiunto: “Confermo. Potevo benissimo continuare ma in alcune storie si va avanti e in altre no. Non c’era più l’impegno europeo, ed essendo abituato negli ultimi 5 anni a farlo, beh, era diventato importante per come sono fatto io. E poi diciamo che un mini-ciclo era giusto che si concludesse: l’aria nuova può fare bene a tutti”. Interpellato infine sull’ipotetico incontro con Aurelio De Laurentiis a Roma, Italiano ha smorzato la questione con battuta ed eleganza: “L’argomento è andato in prescrizione”.

Il ricordo indelebile di Bologna e le prospettive di mercato

Nonostante il cambio di rotta, il legame emotivo con la tifoseria felsinea e con lo storico trionfo allo Stadio Olimpico resta profondo e vivo nei suoi ricordi: “Totalmente. A volte chiudo gli occhi e mi vedo sulle spalle di Govo (Govoni, ndr) a guardare i trentamila dell’Olimpico dopo la vittoria sul Milan. Ai tifosi dico che mi sono rimasti dentro e addosso. Tatuaggi non ne faccio, ma la Coppa Italia me la tatuerei davvero se fossi il tipo. Siamo stati al cinema”.

In ottica di calciomercato, il tecnico si è espresso anche sul futuro di Riccardo Orsolini: “Spero lo faccia presto: uno che incide così meglio non vederlo andare via. Io non vedo un Bologna senza Orso ma anche un Orso senza Bologna”. Ora, l’attenzione di Italiano è tutta rivolta alle ambizioni del Beşiktaş, pronto a rilanciarsi ad alti livelli sia in patria sia in Europa.

Ancelotti dice tutta la verità: «Sono stato in contatto con la Federazione italiana ma non voglio rompere l’impegno col Brasile. Una cosa mi ha dato fastidio di Neymar»

Ancelotti, ct del Brasile, è uscito allo scoperto per parlare dei contatti con la Nazionale italiana ma non solo. Le sue dichiarazioni

L’Italia guidata dalla nuova gestione federale ha scelto di ripartire da Roberto Mancini, ma nei retroscena della FIGC spunta un importante tentativo per portare Carlo Ancelotti sulla panchina azzurra. Prima della scelta definitiva, le figure di Paolo Maldini e Leonardo avevano infatti contattato il tecnico di Reggiolo per affidargli il rilancio della selezione azzurra. A confermare il corteggiamento è stato lo stesso allenatore, spiegando ai microfoni di ESPN i motivi del suo rifiuto: “Sono stato in contatto con la federazione italiana, ma non è stata una questione contrattuale, bensì di impegno. Ho preso un impegno non per il contratto che abbiamo firmato, ma per il tempo trascorso qui, in questo anno in cui mi sono sentito molto bene e sono stato accolto nel migliore dei modi. È un impegno che non voglio rompere. Voglio continuare a lavorare e dare il massimo per la nazionale brasiliana”.

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L’addio ai senatori e la stoccata a Neymar

Il futuro della Seleção passa da una profonda ristrutturazione dell’organico, segnata dalla fine del ciclo dei senatori. Il commissario tecnico ha sottolineato la necessità di voltare pagina rispetto al recente passato: “Credo che questo Mondiale segni la fine di una generazione di giocatori molto importanti. A cominciare da Neymar. Passando per Danilo, Casemiro, tutti quei giocatori che avevano più di 30 anni al Mondiale”. Proprio nei confronti dell’ex stella di Barcellona e PSG, il mister non ha nascosto un giudizio critico sulla condizione atletica: “L’unica cosa che mi ha dato fastidio è che Neymar avrebbe potuto allenarsi meglio in quel periodo, prepararsi meglio, avrebbe potuto essere in forma migliore per la prima partita e non per la quarta”.

La rivoluzione giovanile verso la Copa America 2028 e i Mondiali 2030

Il piano per il Brasile prevede un graduale innesto di giovani talenti per garantire competitività sia in vista della Copa America 2028 sia per i Mondiali 2030. Ancelotti ha tracciato così le linee guida del nuovo corso: “Non dirò che cambierò tutti e 26 i giocatori. Terremo alcuni elementi importanti che possono continuare il lavoro. Penso sia importante che restino per dare un segno di continuità al progetto. Ma l’idea è quella di cambiare, di integrare una nuova generazione .Individueremo nuovi giocatori che possano entrare in squadra, non dico per i prossimi Mondiali del 2030, ma che possano essere competitivi già nel primo obiettivo, ovvero la Copa America del 2028. Ci sono i giovani che sono già con noi: Estêvão, Rayan, Endrick, saranno molto importanti. Vitor Reis, per esempio. Fare nomi è complicato, ma ci sono giovani nel Brasileirão, che stanno giocando e dimostrando qualità tali da poter potenzialmente entrare a far parte della Nazionale. Penso che dobbiamo cercare nuovi portieri. E ce ne sono alcuni in giro che dovremmo tenere d’occhio. Considerando le qualità che Alisson ed Ederson possiedono ancora, l’idea è di valutare attentamente i nuovi portieri”.

Roma su Givairo Read, offerta al Feyenoord: Gasperini cerca il nuovo esterno per la fascia destra

La Roma pensa a Givairo Read, il mercato giallorosso entra nel vivo: c’è l’offerta al Feyenoord per il terzino destro che era stato accostato anche all’Inter

Dopo una fase iniziale piuttosto lenta, il mercato della Roma ha cambiato passo. I vincoli legati al Fair Play Finanziario, le attenzioni sul bilancio e il rallentamento generale provocato dalla Coppa del Mondo avevano frenato le prime mosse del club giallorosso. Ora, però, la dirigenza romanista sembra pronta ad accelerare su più fronti.

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Dopo aver chiuso il colpo Santi Castro in attacco, con Artem Dovbyk destinato al Bologna, e dopo aver piazzato uno scatto importante per Konstantinos Koulierakis in difesa, il ds D’Amico ha aperto il dossier relativo all’esterno difensivo. Il nome salito in pole position è quello di Givairo Read, terzino destro classe 2006 del Feyenoord.

Givairo Read Roma, chi è il talento del Feyenoord

Read, olandese di origini surinamesi, è uno dei profili più interessanti emersi negli ultimi anni in Eredivisie. La sua esplosione è arrivata nella stagione 2024/2025, chiusa con 32 presenze, 2 gol e 7 assist tra campionato, coppa nazionale e Champions League.

Un rendimento importante, confermato anche all’inizio dell’annata successiva, quando il giovane esterno aveva iniziato con assist, personalità e giocate di qualità. Poi il brutto infortunio alla coscia, che gli ha fatto perdere una parte consistente della stagione. Il rientro nel finale, però, è stato incoraggiante: Read ha chiuso in crescita, dimostrando di aver superato il momento più complicato.

Roma su Givairo Read, offerta da 25 milioni

Per caratteristiche tecniche e fisiche, Givairo Read viene considerato un profilo adatto al calcio di Gian Piero Gasperini. Ha gamba, intensità, spinta e margini importanti. Per struttura e modo di interpretare la fascia ricorda Wesley, trasformato dal tecnico in un terzino sinistro stabile e moderno.

Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, la Roma ha presentato al Feyenoord un’offerta da 25 milioni di euro, cifra importante e vicina alla valutazione del club olandese. Sul giocatore resta forte anche il Nottingham Forest, che ha già avanzato due proposte, entrambe respinte.

Givairo Read Roma, concorrenza e scenario

Nel corso del mercato Read era stato proposto anche all’Inter, nei giorni successivi ai dossier Palestra e Khalaili, ma i nerazzurri hanno poi virato su altri profili. La Roma, invece, spinge: Gasperini cerca un esterno giovane, fisico e di prospettiva per completare la corsia destra.

Pasqualin: «I mediatori sono i veri padroni del mercato. Bisogna tornare alla figura del procuratore» – ESCLUSIVA

Claudio Pasqualin analizza il sistema delle commissioni, critica la figura del mediatore e dice la sua sulle recenti vicende della Nazionale italiana

In un’intervista esclusiva concessa a CalcioNews24, il procuratore Claudio Pasqualin affronta alcuni dei temi più caldi del calcio italiano, offrendo una lettura netta e senza compromessi su questioni che riguardano il presente e il futuro del movimento.

Dalla battaglia contro la figura del mediatore e il sistema delle commissioni nel calciomercato, fino alle recenti vicende che hanno coinvolto la Nazionale italiana, Pasqualin analizza il ritorno di Roberto Mancini, il nuovo ruolo di Claudio Ranieri, la gestione della vicenda Maldini-Leonardo-Pirlo e le criticità strutturali del sistema calcio.

Non manca una riflessione sul futuro del calcio italiano, sulla necessità di valorizzare i calciatori italiani, sul peso sempre crescente degli intermediari e sulle possibili riforme per invertire una tendenza che, secondo Pasqualin, rischia di impoverire ulteriormente il movimento. Un’intervista esclusiva nella quale il noto procuratore espone con chiarezza il proprio punto di vista, tra analisi, ricordi e proposte concrete.

Salve sig. Pasqualin. Le commissioni dei procuratori sono sempre più al centro del dibattito. Michele Criscitiello ha denunciato un sistema in cui gli intermediari arrivano a incassare più dei club. Qual è la sua posizione?

«Da tempo porto avanti, insieme ad Avvocati Calcio, una battaglia per riportare giustizia e verità nel sistema. Il problema è che oggi vengono definiti procuratori soggetti che, in realtà, procuratori non sono. La Federazione, probabilmente senza rendersi conto delle conseguenze, ha finito per legittimare una figura che per anni aveva invece combattuto con decisione: quella del mediatore.

Dal punto di vista giuridico e sostanziale, chi opera oggi sul mercato è molto spesso un mediatore e non un procuratore. Mi è capitato recentemente di sfogliare una copia anastatica della Gazzetta dello Sport degli anni Settanta, nella quale era riportato l’ordine del giorno di un Consiglio federale. Tra i punti principali figurava proprio la lotta ai mediatori.

All’epoca esistevano personaggi come Anconetani, che poi sarebbe diventato presidente del Pisa, o Cruciani. Erano mediatori conosciuti e stimati, ma la Federazione riteneva comunque che quella figura dovesse essere contrastata. Oggi, invece, è accaduto l’esatto contrario: il mediatore è stato progressivamente legittimato approfittando della figura del procuratore.

Il procuratore, però, ha un solo mandato: quello conferito dal calciatore. Deve operare nell’interesse esclusivo del giocatore ed essere remunerato da lui. Questo è il principio che dovrebbe continuare a valere»

Secondo lei, quindi, il sistema andrebbe regolamentato?

«No. Non va regolamentato, va eliminato. Questa figura deve essere cancellata. Bisogna tornare al modello originario previsto dai regolamenti del CONI e della FIGC, cioè quello del procuratore che rappresenta esclusivamente il calciatore.

Nel tempo si è cercato di trasferire il costo della procura sulle società, ma il regolamento parla chiaro: il soggetto responsabile del pagamento è il calciatore. Persino la magistratura, in alcuni casi, ha sollevato dubbi quando era la società a sostenere quel costo.

Il problema è che oggi il mediatore può perfino non avere alcun rapporto con il calciatore e, nonostante questo, guadagnare sul trasferimento grazie agli accordi con i club. Può rappresentare una società, entrambe le società o inserirsi nella trattativa senza avere alcun rapporto fiduciario con il giocatore. È una situazione completamente diversa rispetto alla figura del procuratore.

Negli anni i regolamenti sono stati progressivamente svuotati. Si è consentito ai procuratori di lavorare anche per le società e da lì è iniziata la deriva. Finché nessuno interverrà per riportare ordine, questo sistema continuerà a espandersi».

Quale sarebbe, allora, la soluzione concreta?

«È molto semplice: ripristinare e valorizzare esclusivamente la figura del procuratore vero e proprio. È una professione che ha una funzione precisa e che per decenni ha garantito un equilibrio.

Le società hanno colto l’occasione e hanno favorito la crescita dei mediatori. Oggi sono loro i veri padroni del mercato e muovono cifre enormi, arrivate a centinaia di milioni di euro.

Mi chiedo quale sia, allora, il ruolo dei direttori sportivi e dei dirigenti. Se esistono queste figure, perché dovrebbe essere necessario un mediatore?

Il calciatore può e deve essere assistito dal proprio procuratore, cioè da chi ha ricevuto il mandato direttamente da lui. Il vero errore è stato consentire che lo stesso soggetto potesse rappresentare anche le società. Da quel momento il sistema è completamente degenerato».

Nel caso citato da Criscitiello, però, si trattava di un trasferimento a parametro zero (Kessié al Barcellona dal Milan). È normale che le commissioni assumano un peso così rilevante?

«Sì, è una conseguenza naturale. Se non esiste il costo del cartellino, è inevitabile che il peso economico della trattativa si sposti sulle commissioni. Ma questo è proprio uno degli effetti distorsivi del sistema attuale».

Cambiamo argomento. Nelle ultime settimane la Nazionale è stata al centro di numerose vicende: prima la nomina di Paolo Maldini come direttore tecnico e di Leonardo come advisor, poi il mancato arrivo di Pirlo e infine il ritorno di Roberto Mancini con Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico. Qual è il suo giudizio su quanto accaduto?

«Su Mancini ci sarebbero anche vicende che conosco personalmente, ma preferisco non affrontarle perché appartengono a un altro contesto.

Venendo all’attualità, ritengo che tutta la gestione della vicenda sia stata sbagliata. Nutro stima nei confronti di Giovanni Malagò, ma questa operazione è stata condotta male fin dall’inizio.

Se decidi di affidare un ruolo così importante a Paolo Maldini, devi essere consapevole che avrà anche un peso nelle scelte tecniche. Mi sembrava evidente fin da subito che avrebbe puntato su Andrea Pirlo e, proprio per questo, la situazione avrebbe dovuto essere gestita in modo diverso.

Alla fine si è arrivati a una rottura che era prevedibile. È difficile esprimere un giudizio assoluto su Pirlo, perché gli allenatori vengono valutati soprattutto in base ai risultati. Certamente il suo curriculum non era quello tipico di un commissario tecnico della Nazionale, ma se affidi il progetto a Maldini devi accettare anche le sue indicazioni.

Più in generale, ho avuto la sensazione che tutta la vicenda sia stata caratterizzata da una gestione confusa e da quel clima di amichettismo di cui hanno parlato diversi giornali. È questa l’impressione che mi è lasciato».

Come valuta invece la scelta di affiancare Claudio Ranieri a Roberto Mancini?

«Ranieri è una delle persone più equilibrate e più stimabili del calcio italiano. Nel corso della sua carriera ha dimostrato competenza, serietà e grande equilibrio. Credo che il meglio di sé lo abbia sempre dato sul campo, nel ruolo di allenatore, ed è una figura che gode della stima di tutto l’ambiente».

Si è parlato anche della possibilità di inserire una figura di raccordo tra la Nazionale maggiore e le selezioni giovanili. Tra i nomi circolati c’è quello di Gianfranco Zola. Una figura come Roberto Baggio potrebbe essere quella giusta anche per il valore simbolico che rappresenta?

«Con Baggio un’esperienza c’è già stata e, purtroppo, non ha dato i risultati sperati. Per questo non credo abbia senso riproporla. Ho la sensazione che Roberto sia rimasto profondamente deluso da quella vicenda e che ne sia uscito amareggiato».

Si parla spesso di un piano di risanamento del calcio italiano. Lei, però, dà l’impressione di essere piuttosto scettico.

«È difficile parlare ancora di campionato italiano. Per certi aspetti siamo di fronte a un campionato sempre più internazionale, al punto che qualcuno potrebbe definirlo provocatoriamente un campionato straniero.

Il problema nasce da lontano. Dopo la sentenza Bosman, che all’epoca fu accolta con grande entusiasmo — ricordo bene quei giorni perché ero il giovane segretario della sezione calciatori — nessuno immaginava gli effetti che avrebbe prodotto nel lungo periodo. Oggi quell’entusiasmo si è inevitabilmente ridimensionato.

Dal punto di vista giuridico è complicato introdurre nuovi limiti agli stranieri. Per questo ritengo che l’unica strada realmente percorribile sia quella di un gentlemen’s agreement tra i club».

In cosa dovrebbe consistere questo accordo?

«I presidenti potrebbero continuare ad acquistare tutti gli stranieri che ritengono opportuno, ma dovrebbero impegnarsi volontariamente a garantire un numero significativo di calciatori italiani nelle proprie rose e, soprattutto, in campo.

È una scelta che non può essere imposta per legge, ma solo condivisa da tutte le società. Ed è proprio questo il punto più difficile.

Storicamente i presidenti hanno sempre privilegiato i rispettivi interessi. Ognuno analizza la propria rosa, individua le lacune e interviene sul mercato cercando il profilo che ritiene migliore, indipendentemente dalla nazionalità. È comprensibile che accada, ma così facendo lo spazio per i giocatori italiani si riduce sempre di più.

Per questo credo che serva un’assunzione di responsabilità collettiva. Sarebbe la prima volta che tutto il sistema riuscisse davvero a muoversi nella stessa direzione, ma oggi la situazione è talmente delicata da rendere necessario uno sforzo comune.

Il vero problema non è scegliere questo o quel commissario tecnico. Se ogni domenica gli italiani che giocano ad alto livello sono sempre meno, qualunque allenatore della Nazionale si troverà inevitabilmente con un bacino di scelta limitato.

La soluzione passa da un accordo tra i presidenti di Lega. Possono acquistare tutti gli stranieri che vogliono, ma dovrebbero assumersi l’impegno di valorizzare concretamente i calciatori italiani. È una scelta che dipende esclusivamente dalla loro volontà e, proprio per questo, non sarà semplice metterla in pratica».

SI RINGRAZIA CLAUDIO PASQUALIN PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

FIFA, procedimento disciplinare contro l’Argentina: nel mirino Molina, Paredes e Ayala

La FIFA contro l’Argentina, aperta l’indagine dopo la finale di Coppa del Mondo persa contro la Spagna e sfida con l’Inghilterra

La FIFA ha ufficialmente aperto un procedimento disciplinare nei confronti dell’Argentina per il comportamento tenuto da diversi tesserati dopo la sconfitta nella finale di Coppa del Mondo contro la Spagna e in occasione della gara contro l’Inghilterra.

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Secondo quanto riportato dalla BBC, l’indagine riguarderà in particolare Nahuel Molina, destinatario di due capi d’accusa, Leandro Paredes, coinvolto con tre capi d’accusa, e l’assistente allenatore Roberto Ayala, chiamato in causa per un capo d’accusa. Al centro delle verifiche ci sarebbe una presunta aggressione ai sensi dell’articolo 14 del codice disciplinare della FIFA.

FIFA Argentina, il caso dello striscione politico

Il procedimento non si limita agli episodi legati ai comportamenti dei singoli tesserati. La FIFA valuterà anche altri capi d’accusa relativi allo striscione esposto dopo la vittoria contro l’Inghilterra, con la scritta «Las Malvinas son Argentinas”.

Il messaggio sarebbe stato mostrato nonostante le indicazioni della FIFA, che aveva chiesto di evitare l’esposizione di loghi, simboli o espressioni di natura politica. Ora la federazione internazionale dovrà stabilire eventuali responsabilità e possibili sanzioni nei confronti dell’Argentina.

Roma su Cacciamani, il Torino fa muro: chi è il talento granata che piace a Gasperini

La Roma mette gli occhi su Alessio Cacciamani, il Torino vuole blindare il suo gioiello: chi è il giovane talento già entrato nel giro della Nazionale

La Roma guarda al futuro e mette nel mirino Alessio Cacciamani, uno dei giovani talenti più interessanti di proprietà del Torino. Secondo quanto riferito da Tuttosport, il club giallorosso avrebbe acceso i riflettori sull’esterno classe 2007, reduce da una stagione di grande crescita in Serie B con la Juve Stabia di Ignazio Abate.

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Il profilo sarebbe stato approvato anche da Gian Piero Gasperini, sempre attento a esterni dinamici, aggressivi e capaci di lavorare su tutta la fascia. Il Torino, però, non sembra intenzionato ad aprire alla cessione. La linea del presidente Urbano Cairo sarebbe chiara: Cacciamani è considerato incedibile.

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Come riportato dal quotidiano, «Irrompe la Roma su Alessio Cacciamani. La crescita del gioiellino granata non sta passando a atto inosservata e ha attirato l’attenzione di una big del calcio italiano come quella giallorossa». Il club granata, però, starebbe già pensando al rinnovo fino al 2030, con relativo adeguamento dell’ingaggio.

Chi è Alessio Cacciamani: carriera e percorso

Alessio Cacciamani è nato a Jesi il 29 giugno 2007 ed è un esterno offensivo italiano di proprietà del Torino. Cresciuto nelle Marche, è arrivato in granata dopo il fallimento dell’Ancona, con il Toro bravo ad anticipare la concorrenza di altri club importanti.

La sua esplosione è arrivata nel settore giovanile granata. Nella stagione 2024/25 ha brillato con l’Under 18, firmando 13 gol e 3 assist in 19 partite e contribuendo alla vittoria del campionato di categoria. Con la Primavera ha aggiunto altre presenze importanti, prima dell’esordio in Serie A contro l’Inter.

Nel 2025 il Torino gli ha rinnovato il contratto fino al 2029 e lo ha mandato in prestito alla Juve Stabia, dove ha trovato continuità nel calcio dei grandi. Per un classe 2007, accumulare minuti in Serie B rappresenta un passaggio formativo di grande valore.

E’ uno dei fedelissimi del ct Baldini: punto fermo della sua Under 21, ed è stato convocato a maggio in Nazionale maggiore dopo l’infortunio di Cherubini.

Cacciamani, qualità tecniche e caratteristiche fisiche

Cacciamani è un esterno rapido, tecnico e moderno. Può giocare da ala, da esterno di centrocampo e, in prospettiva, anche da quinto in un sistema a tre. Ama ricevere largo, puntare l’uomo, attaccare la profondità e rientrare dentro al campo per combinare con i compagni.

Fisicamente non è un giocatore dominante nei duelli, ma compensa con reattività, cambio di passo e brillantezza nei primi metri. Deve ancora crescere nella protezione del pallone, nella resistenza ai contatti e nella continuità difensiva, ma il percorso alla Juve Stabia lo ha aiutato ad abituarsi a compiti più completi.

Perché Cacciamani piace alla Roma di Gasperini

La Roma lo segue perché vede in lui un profilo ideale per ringiovanire e rinforzare le corsie esterne. Nel calcio di Gasperini, fatto di intensità, duelli e ampiezza, Cacciamani potrebbe diventare un investimento da sviluppare gradualmente.

Il Torino, però, vuole trattenerlo e costruire il futuro anche su di lui. La sensazione è che la Roma possa provarci, ma il club granata non abbia alcuna intenzione di perdere uno dei suoi talenti più preziosi.

Como, Liberali brilla contro il Villarreal: primo gol e segnali importanti per Fabregas

Como-Villarreal, Liberali subito protagonista nella Como Cup: ottimi segnali per Cesc Fabregas. Le indicazioni tattiche e gli esperimenti

Arrivano segnali incoraggianti per Cesc Fabregas dalla prima uscita estiva del Como nella Como Cup. Al centro della scena c’è Mattia Liberali, talento ex Milan e Catanzaro, subito decisivo contro il Villarreal con un gol di grande qualità. Un debutto che conferma le sensazioni positive attorno al fantasista italiano, già considerato uno dei profili più interessanti del nuovo progetto lariano.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

La cornice è quella di una competizione tutt’altro che banale, con squadre di livello internazionale e diversi club già proiettati verso gli impegni europei. Il Como, reduce da una stagione importante e atteso anche dalla storica avventura in Champions League, ha iniziato a testare soluzioni e gerarchie in vista della nuova annata.

Como, Fabregas valuta uomini e soluzioni

Nel primo test contro l’Al Ula, Fabregas ha dato spazio a una formazione sperimentale, composta da nuovi arrivati, rientri dai prestiti e giovani da osservare. Dopo un avvio complicato, con il vantaggio saudita nato da una respinta imperfetta di Tornqvist, il Como ha reagito con personalità.

Il pareggio è arrivato con Cuenca, poi nel finale i lariani hanno completato la rimonta grazie ad Azon e Gabrielloni. Buone indicazioni anche da Kaiki, mancino a tutta fascia molto aggressivo nei duelli, e dallo stesso Azon, utilizzabile anche in posizione esterna pur avendo caratteristiche da punta centrale.

Como, Liberali accende la trequarti contro il Villarreal

La sfida più significativa è stata però quella contro il Villarreal, dal livello tecnico più alto e dal sapore europeo. Fabregas ha schierato molti titolari e alcune novità interessanti, tra cui Milla in mediana accanto a Da Cunha e soprattutto Liberali sulla trequarti.

Il classe italiano ha agito largo a destra, con libertà di accentrarsi sul mancino. Proprio da una giocata tipica è arrivato il gol: inserimento sulla corsia, dribbling verso il centro e tiro a giro sul palo lungo. Una rete da giocatore di qualità, capace di incidere anche in un contesto già competitivo.

Como, il talento di Liberali può diventare un fattore

Il pareggio di Moreno ha poi portato la sfida ai rigori, dove l’errore di Da Cunha ha consegnato la finale al Villarreal. Il risultato, però, non cancella le indicazioni positive per il Como.

Liberali ha mostrato personalità, tecnica e capacità di occupare bene gli spazi tra fascia e trequarti. Fabregas sembra già convinto del suo talento: il giovane può diventare una risorsa preziosa, non solo per le liste europee, ma soprattutto per qualità e imprevedibilità nell’ultimo terzo di campo.

Zola verso la FIGC, la “terza figura” per Mancini e Ranieri: tutto sul progetto per rilanciare i giovani

Gianfranco Zola si avvicina al ruolo dirigenziale in FIGC, Malagò pensa all’ex Cagliari per completare la nuova Italia: ecco di che cosa si occuperà

Potrebbe essere Gianfranco Zola il nome scelto per completare la nuova organizzazione della Nazionale italiana. Dopo il ritorno di Roberto Mancini come commissario tecnico e l’arrivo di Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico, la FIGC lavora alla cosiddetta terza figura del nuovo corso azzurro.

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Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex fantasista di Napoli, Parma, Chelsea e Cagliari sarebbe la prima scelta di Giovanni Malagò per un incarico legato al coordinamento delle giovanili e al ruolo di capo delegazione. Zola, oggi a Londra, starebbe riflettendo sulla proposta, pur volendo mantenere anche il ruolo di vicepresidente vicario della Lega Pro.

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Zola FIGC, il legame con Ranieri e l’idea tecnica

La candidatura di Zola si inserisce perfettamente nella linea indicata da Ranieri per rilanciare il calcio italiano. Il nuovo direttore tecnico ha spiegato con chiarezza il problema dei vivai azzurri: «Noi siamo bravi tatticamente, gli altri tecnicamente. Abbiamo vinto diversi europei giovanili, ma all’estero l’aspetto tattico non è così esasperato come lo esasperiamo noi. Dobbiamo tornare a sviluppare la tecnica individuale. I nostri allenatori nei settori giovanili non lo fanno più perché vogliono vincere. È arrivato il momento di smetterla e di puntare sulla tecnica».

Una visione che richiama proprio il calcio di Zola, talento cresciuto nella libertà tecnica e nella creatività. Non a caso, l’ex numero 10 ha spesso raccontato così il proprio modo di stare in campo: «A me nessuno ha mai detto “vai di qua o vai di là”. Io diventavo matto. Non ero uno sregolato, anche perché quando c’era da pressare lo facevo, ma volevo essere libero di inventare».

Zola FIGC, la riforma per valorizzare i giovani

Al centro della possibile missione federale ci sarebbe la cosiddetta “Riforma Zola”, pensata per dare più spazio ai giovani italiani, soprattutto in Serie C. L’idea parte da un concetto chiaro: «I grandi talenti che hanno vinto un Mondiale hanno giocato in Serie C».

Il piano prevede vincoli sull’impiego dei calciatori formati nei vivai, liste più aperte per i giovani e limiti ai prestiti. Una strategia pensata per aumentare minuti, responsabilità e crescita dei prospetti italiani.

Per Zola sarebbe un ritorno significativo nel calcio italiano, accanto a Ranieri dopo le esperienze condivise tra Napoli e Chelsea. La FIGC vuole ripartire dai giovani: il suo nome può diventare il simbolo tecnico di questa nuova fase.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 30 luglio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

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Caso Lecce, giallo Lameck Banda: il calciatore risulta irreperibile da giorni

Lameck Banda è un vero e proprio caso al Lecce: il calciatore risulta irreperibile da giorni. Ecco cosa sta succedendo

Ore di profonda apprensione in casa Lecce per quanto sta accadendo intorno alla figura di Lameck Banda. L’esterno d’attacco zambiano risulta infatti irreperibile da diversi giorni, senza che la società salentina o la sua cerchia stretta siano riuscite a stabilire un punto di contatto con lui. Un vero e proprio caso che sta agitando il club e alimentando forte preoccupazione tra i tifosi e gli addetti ai lavori.

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Le indiscrezioni di Pierpaolo Verri e i contatti interrotti

La notizia del prolungato silenzio dell’attaccante è stata lanciata dal giornalista Pierpaolo Verri, che ha fatto il punto della situazione sull’assenza ingiustificata del giocatore. Secondo quanto ricostruito dall’esperto di cronaca sportiva, “Il Lecce non riesce a mettersi in contatto con il calciatore e da quello che filtra anche l’entourage ha perso i contatti”.

Una precisazione che complica ulteriormente il quadro della vicenda, poiché il vuoto di comunicazioni non riguarda soltanto la dirigenza giallorossa, ma si estende anche ai procuratori che ne curano gli interessi personali e professionali. Di conseguenza, all’interno dell’ambiente pugliese “Inizia a esserci preoccupazione”, sia per gli aspetti gestionali e disciplinari, sia per la tutela e la serenità personale del ragazzo.

L’ansia della società salentina e gli scenari futuri

Il permanere dell’irreperibilità dell’esterno dello Zambia pone la dirigenza del Lecce di fronte a una situazione delicata e insolita. Trattandosi di un atleta tesserato, l’impossibilità di tracciare la sua posizione e il mancato rispetto dei canali di contatto societari rappresentano un’anomalia rilevante. Sebbene la priorità immediata resti quella di verificare la sicurezza e lo stato di salute di Banda, il club dovrà inevitabilmente valutare le giuste contromisure e gli aspetti formali non appena la situazione si sarà chiarita.

Il peso tattico di Banda nello scacchiere giallorosso

L’attaccante classe 2001 costituisce un elemento di primaria importanza per il reparto offensivo del Lecce. Conosciuto per la sua velocità e imprevedibilità, Banda è stato più volte decisivo nel campionato di Serie A grazie al suo dribbling nello stretto e alla capacità di creare superiorità numerica sulle corsie esterne. Proprio per il suo valore strategico nell’organico, la società e lo staff tecnico augurano un rapido ripristino dei contatti, in attesa di comunicati ufficiali che possano fare luce sui motivi di questo improvviso isolamento.

Koleosho è ufficialmente del Paris FC, firma fino al 2031: ma davvero nessuna squadra italiana poteva riportarlo in Serie A?

Koleosho resta al Paris FC, accordo fino al 2031: perché nessuna squadra italiana lo ha riportato in Serie A?

Dopo una prima fase di stagione vissuta a titolo temporaneo, Luca Koleosho è diventato a tutti gli effetti un giocatore del Paris FC. Il club francese ha definito il riscatto a titolo definitivo dal Burnley, chiudendo un’operazione strategica di primaria importanza. L’esterno d’attacco classe 2004 ha firmato un accordo a lunghissimo termine, legandosi alla società parigina con un contratto valido fino al giugno 2031.

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I dettagli dell’operazione e la crescita di Koleosho

L’intesa a titolo definitivo arriva al termine di sei mesi in prestito in cui l’italo-americano ha saputo mettere in mostra tutte le sue qualità. Cresciuto calcisticamente tra l’Espanyol e il Burnley, il giovane attaccante si è distinto per la grande esplosività sulle corsie esterne, l’abilità nell’uno contro uno e la capacità di creare costante superiorità numerica. La scelta del Paris FC di blindarlo con un contratto di ben cinque anni testimonia la centralità del giocatore nel progetto tecnico del club e la volontà di investire a lungo termine sui talenti di maggior prospettiva.

Ma davvero nessuna squadra italiana poteva riportarlo in Italia?

L’ufficialità del suo passaggio definitivo in Francia lascia però spazio a una riflessione spontanea sul nostro movimento: ma davvero nessuna squadra italiana poteva riportarlo in Italia? Dotato di passaporto italiano e già nel giro delle nazionali giovanili azzurre, Koleosho rappresenta esattamente il prototipo dell’esterno moderno: rapido, tecnico e con ampi margini di crescita. In un campionato di Serie A in cui molte società sono alla costante ricerca di profili giovani e veloci per rinforzare le proprie batterie di esterni, il mancato affondo dei club nostrani si configura come un’opportunità mancata. Vederlo accasarsi stabilmente all’estero conferma la persistente cautela del mercato italiano di fronte a giovani talenti già pronti per il salto di qualità.

Le prospettive per il futuro al Paris FC

Per il Paris FC, l’acquisizione di Koleosho a titolo definitivo è un chiaro segnale di ambizione. Il classe 2004 troverà a Parigi l’ambiente ideale per trovare continuità, affinare la propria intelligenza tattica e completare il processo di maturazione. Per il giocatore si apre ora un capitolo decisivo della carriera, con l’obiettivo di imporsi come uno dei profili offensivi più interessanti del panorama calcistico europeo.

Bayern Monaco, aria di ritiro per Neuer: «Sembra proprio che smetterò»

Bayern Monaco, Manuel Neuer sarebbe pronto a ritirarsi al termine della stagione. Ecco le parole del portiere tedesco

Il mondo del calcio si appresta a vivere uno dei passaggi di consegne più storici degli ultimi decenni. Manuel Neuer, leggendario portiere del Bayern Monaco, si prepara ad affrontare la sua 21ª stagione in Bundesliga — di cui 16 trascorse a difendere la porta bavarese e 5 con lo Schalke 04 — lasciando intendere che il suo straordinario viaggio tra i pali potrebbe essere giunto alle battute conclusive.

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Le dichiarazioni sul futuro e l’ipotesi addio

In un’intervista concessa al quotidiano tedesco BILD, il portiere tedesco di 40 anni ha parlato con grande franchezza delle proprie prospettive per la fine dell’annata sportiva. Con la consueta lucidità, il capitano bavarese ha rifletto sulle sue ultime apparizioni sui campi da gioco, affermando: “Non gioco le partite per dire: “Questa è la mia ultima partita”, indipendentemente dal fatto che forse sia stata l’ultima volta che ho calcato l’uno o l’altro stadio. Ma sembra proprio che smetterò”. Parole chiare che tracciano un contorno molto concreto all’imminente chiusura di una carriera leggendaria.

Il rinnovo del contratto e la spinta del gruppo

Nonostante le riflessioni sul ritiro, a maggio Manuel Neuer aveva prolungato il proprio accordo con il club fino al 2027. A spingerlo a posticipare l’addio è stato lo straordinario ambiente instauratosi nello spogliatoio e nello staff. Ripercorrendo la scelta di estendere la sua permanenza a Monaco di Baviera, l’estremo difensore ha spiegato: “Forse nell’85% dei casi avrei smesso, ma in questa squadra e con lo staff e il gruppo tecnico è semplicemente divertente”.

La formazione bavarese è reduce da una stagione trionfale in cui ha fatto piazza pulita di trofei, conquistando Bundesliga, Coppa di Germania e Supercoppa di Germania. Un dominio che alimenta grandi motivazioni anche per la nuova stagione: “Abbiamo sempre la possibilità di puntare a tutti i titoli. Siamo al massimo livello con la squadra. Ecco perché questa squadra, il gruppo e la struttura che abbiamo nel club rientrano in quel 15 per cento in cui mi sono detto: devo assolutamente continuare. È semplicemente divertente”.

Una scelta serena e ponderata

Qualsiasi decisione definitiva sul momento di appendere i guanti al chiodo verrà presa con estrema consapevolezza. Neuer ha infatti precisato che la scelta finale sarà del tutto personale: “Lo faccio per me stesso, perché sono anche in grado di aiutare sempre la squadra e ho il sostegno della mia famiglia e dei miei amici”. Per il Bayern Monaco e per tutti gli appassionati di calcio, la prossima annata si preannuncia come il lungo e meritato tributo a uno dei portieri più forti della storia di questo sport.

Amondarain cambia il centrocampo del Bologna: Tedesco accoglie l’argentino e ridisegna così la mediana. Il nuovo volto dei rossoblù

Amondarain è un nuovo giocatore del Bologna: come cambia il centrocampo dei rossoblù con l’arrivo dell’argentino

Il Bologna ha ufficializzato un importante colpo per il presente e per il futuro, assicurandosi a titolo definitivo le prestazioni del centrocampista argentino Mikel Amondarain dal Club Estudiantes de La Plata. Il talentuoso classe 2005 sbarca in Serie A dopo essersi consacrato come uno dei prospetti più interessanti del calcio sudamericano.

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Il club emiliano ha diffuso la seguente nota ufficiale:

“Il Bologna FC 1909 comunica di aver acquisito a titolo definitivo dal Club Estudiantes de La Plata il diritto alle prestazioni sportive del centrocampista Mikel Amondarain. Diciassettesimo argentino nella storia del Club, Mikel è un centrocampista moderno, capace di abbinare intensità, dinamismo e qualità nella gestione del pallone, e di giocare in più posizioni della linea mediana. Classe 2005, completa il proprio percorso di formazione nell’Estudiantes, società con cui cresce fino ad affermarsi in Prima squadra, distinguendosi per personalità, intelligenza tattica e continuità di rendimento. Le prestazioni offerte nelle ultime due stagioni lo consacrano tra i prospetti più interessanti del calcio argentino, attirando l’attenzione del panorama europeo. L’approdo in rossoblù rappresenta una tappa importante della sua carriera, dopo essersi imposto come punto di riferimento del centrocampo dell’Estudiantes nonostante la giovane età, contribuendo al trionfo de Los Pincharratas nel Torneo Clausura del secondo semestre 2025”.

Come cambia la struttura del centrocampo del Bologna

L’innesto di Amondarain ridefinisce in maniera profonda l’assetto tattico della mediana del Bologna. Trattandosi di un profilo estremamente versatile, il giovane argentino garantisce la capacità di ricoprire più posizioni al centro del campo. La sua duttilità tattica permette di impiegarlo sia come mezzala di inserimento in un reparto a tre, sia come mediano di rottura e impostazione in un centrocampo a due, offrendo un’ampia varietà di soluzioni a gara in corso.

Intensità, dinamismo e qualità nella manovra

L’arrivo del classe 2005 alza notevolmente i ritmi e la frequenza di passo della squadra. Amondarain abbina una spiccata aggressività nel recupero palla a un’eccellente intelligenza tattica, permettendo al Bologna di alzare la linea del pressing. Oltre alla quantità, il giovane talento porta in dote qualità nella gestione del pallone: la sua abilità nel verticalizzare rapidamente e nel superare la prima pressione avversaria darà maggiore fluidità e velocizzazione alla costruzione del gioco.

Personalità e nuove gerarchie in mediana

Nonostante la giovane età, la personalità maturata da protagonista all’Estudiantes permetterà ad Amondarain di inserirsi con disinvoltura nelle rotazioni rossoblù. Il suo approdo aumenta la concorrenza interna e garantisce una risorsa di elevata continuità di rendimento, in grado di equilibrare la fase difensiva e dare imprevedibilità alle transizioni offensive.

Come giocherà la Juventus con Alajbegovic: modulo, caratteristiche tecniche e novità di formazione per Spalletti

Kerim Alajbegovic vicino a diventare un nuovo giocatore della Juventus: il modulo, le caratteristiche tecniche e come cambia la formazione di Luciano Spalletti

Il calciomercato della Juventus si appresta ad accogliere un profilo di assoluto valore per il presente e per il futuro. L’arrivo di Kerim Alajbegović garantisce alla formazione guidata da Luciano Spalletti un innesto caratterizzato da qualità tecnica, velocità e grande estro. Fresco di prestazioni convincenti sul palcoscenico del Mondiale, il giovane talento bosniaco si distingue per un’abilità rara nel panorama calcistico moderno: la capacità di calciare e rifinire con entrambi i piedi con la medesima naturalezza.

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Come cambia lo scacchiere tattico di Spalletti

L’inserimento di Alajbegović amplia notevolmente la gamma di opzioni tattiche per i moduli di riferimento del tecnico toscano, sia nel 4-2-3-1 sia nel 4-3-3:

  • Duttilità sulle fasce: La sua completa ambidestria consente a Spalletti di impiegarlo su ciascun lato del campo. Agendo a sinistra, il calciatore tende a rientrare sul centro per cercare il tiro in porta o il passaggio filtrante. Schierato a destra, diventa micidiale nell’andare sul fondo per il cross o nel saltare l’uomo nell’uno contro uno stretto.
  • Sinergia con Kenan Yildiz: La convivenza con Kenan Yildiz rappresenta una delle chiavi più stuzzicanti della stagione. Il bosniaco può costituire sia un’alternativa per far rifiatare il turco, sia un partner d’attacco con cui formare una coppia di trequartisti imprevedibili.
  • Tridente d’attacco ad alta velocità: L’intesa potenziale con Kolo Muani assicura un reparto d’attacco estremamente dinamico, basato su continui scambi di posizione destinati a disorientare le retroguardie avversarie.

Caratteristiche tecniche e potenziale di crescita

Dal punto di vista atletico, il giocatore è dotato di un baricentro basso e di una frequenza di passo elevata, requisiti ideali per creare superiorità numerica e scardinare le difese chiuse della Serie A. Lo staff tecnico lavorerà nei prossimi mesi sulla sua struttura fisica per renderlo più resistente nei duelli individuali, facendo perno sulla sua agilità naturale per accelerarne il processo di maturazione.

Superata la concorrenza internazionale del Chelsea

Per chiudere l’operazione di calciomercato, il club torinese ha dovuto superare una folta concorrenza internazionale, inclusa quella del Chelsea. Decisiva è stata la centralità del progetto tecnico garantito al giocatore, che troverà ampio spazio nelle rotazioni stagionali della Juventus. Un acquisto di grande prospettiva che rinforza l’organico e regala a Spalletti un’arma fondamentale per le ambizioni della nuova stagione.

Neymar all’ultimo ballo con il Brasile: sta per chiudersi un’era d’oro per O’Ney con la Nazionale verdeoro

Neymar pronto a lasciare il Brasile: l’attaccante dirà addio alla Nazionale verdeoro, ecco i suoi numeri in carriera

L’avventura di Neymar con la maglia della nazionale brasiliana potrebbe essere giunta al capolinea, segnando la fine formale di un’era per l’intero movimento verdeoro. Dopo oltre un decennio vissuto costantemente sotto la luce dei riflettori, il talento paulista sembra pronto a chiudere il suo capitolo con la Seleção, lasciando un’eredità statistica e calcistica difficilmente eguagliabile.

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Numeri da leggenda: il percorso di Neymar in maglia verdeoro

Il contributo fornito da Neymar al Brasile è testimoniato da numeri impressionanti. In 130 partite disputate con la rappresentativa del proprio Paese, il fantasista ha collezionato ben 80 gol e 59 assist. Cifre straordinarie che lo collocano nell’Olimpo del calcio mondiale e che gli hanno permesso di superare una leggenda del calibro di Pelé nella graduatoria dei marcatori più prolifici di sempre nella storia della nazionale verdeoro.

Fin dal suo esordio giovanissimo, l’attaccante si è caricato sulle spalle il peso delle enormi aspettative di una nazione intera. Grazie a un repertorio tecnico sconfinato, fatto di dribbling ubriacanti, visione di gioco e freddezza in fase realizzativa, è stato il punto di riferimento tattico assoluto di ogni commissario tecnico sedutosi sulla panchina brasiliana negli ultimi quindici anni.

Grandi successi e la maledizione del Mondiale

Il lungo cammino di O Ney con la Seleção è stato caratterizzato da momenti memorabili e da dolorose battute d’arresto. Tra le pagine più fulgide della sua storia con la nazionale si ricordano il trionfo nella Confederations Cup del 2013 e la conquista della storica medaglia d’oro olimpica a Rio 2016, primo successo a cinque cerchi nella storia della federazione.

D’altro canto, il rapporto con i Mondiali ha riservato più di un’amarezza. Dalla drammatica frattura vertebrale rimediata nel 2014 agli esiti sfortunati delle spedizioni in Russia nel 2018 e in Qatar nel 2022, il sogno di alzare la Coppa del Mondo è sempre sfuggito, pur senza scalfire la qualità delle sue prestazioni individuali.

Un passaggio di consegne per il futuro del Brasile

L’eventuale chiusura del ciclo di Neymar coincide con la necessità per il Brasile di avviare un profondo ricambio generazionale. L’eredità della maglia numero dieci passa ora nelle mani di una nuova nidiata di talenti, pronti a raccogliere il testimone e a guidare la Seleção verso i prossimi impegni internazionali. L’addio dell’ex stella di Barcellona e Paris Saint-Germain segna così una cesura storica nel calcio contemporaneo.

Lecce-Bistrica 5-2, Esteban brilla nel test in Austria: doppietta e ritiro chiuso con una vittoria

Lecce-Bistrica 5-2, i salentini chiudono il ritiro in Austria con un successo: brillano Esteban e Maleh. Ecco com’è andata la sfida

Il Lecce chiude il ritiro precampionato in Austria con una vittoria convincente. La squadra di Eusebio Di Francesco ha battuto 5-2 Esteban brilla nel test in Austria: doppietta e ritiro chiuso con una vittoria.

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Lecce-Bistrica, i salentini chiudono il ritiro con un successo

Il Lecce chiude il ritiro precampionato in Austria con una vittoria convincente. La squadra di Eusebio Di Francesco ha battuto 5-2 gli sloveni del NK Bistrica, mostrando buone indicazioni offensive e diverse soluzioni interessanti in vista del ritorno in Italia.

Il protagonista principale della gara è stato Paco Esteban, giovane attaccante spagnolo autore di una doppietta nel primo tempo. L’attaccante ha sbloccato il match al 17’, confermandosi poi ancora decisivo al 42’. In mezzo, il momentaneo pareggio sloveno firmato da Vrdoljak e il nuovo vantaggio giallorosso realizzato da Maleh su rigore al 38’.

Lecce-Bistrica, Esteban protagonista e segnali positivi per Di Francesco

La gara ha offerto a Di Francesco la possibilità di ruotare diversi uomini e testare varie soluzioni. Dopo il primo tempo chiuso sul 3-1, nella ripresa è arrivato l’autogol di Jean, che ha riportato il Bistrica in partita. Il Lecce ha però reagito con personalità, trovando il quarto gol con Onyemachi al 19’ e il definitivo 5-2 con Kovac al 27’.

Oltre alla doppietta di Esteban, arrivano segnali interessanti anche da alcuni profili chiamati a guadagnare spazio nel gruppo. Il test ha confermato la volontà del tecnico di valutare tutta la rosa prima della fase finale della preparazione estiva.

Lecce, il programma dopo il ritiro in Austria

Il gruppo squadra farà rientro in serata a Lecce. Domani pomeriggio è prevista una seduta di allenamento al Centro Sportivo di Martignano, mentre venerdì, sempre a Martignano, il programma prevede una doppia sessione di lavoro.

Sabato mattina, alle 10:30, il Lecce sarà invece impegnato al Deghi Center di San Pietro in Lama in un test in famiglia contro la Primavera allenata da Schipa.

Lecce-Bistrica, marcatori e assenti

Il tabellino dei marcatori racconta una partita ricca di gol: Esteban al 17’ e al 42’, Vrdoljak al 28’, Maleh su rigore al 38’, autogol di Jean al 4’ della ripresa, poi Onyemachi e Kovac.

Non hanno preso parte alla gara Berisha, Gandelman, Burnete, Kaba e Veiga.

La conferenza stampa di presentazione di Mancini e Ranieri: le loro parole

Roberto Mancini torna in Nazionale come ct dell’Italia, insieme a lui arriva Claudio Ranieri in qualità di direttore tecnico: la conferenza stampa

Inizia ufficialmente un nuovo capitolo per la FIGC e per la Nazionale italiana. Dopo la brevissima parentesi legata alla coppia Maldini-Leonardo, durata appena 16 giorni dall’annuncio alle dimissioni, il presidente federale Giovanni Malagò ha scelto i nuovi riferimenti dell’area tecnica azzurra: Roberto Mancini come commissario tecnico e Claudio Ranieri come direttore tecnico.

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Una decisione arrivata al termine di giorni intensi, segnati da tensioni interne, confronti e dalla necessità di dare rapidamente una nuova guida all’Italia. Mancini torna così sulla panchina azzurra dopo l’addio dell’estate 2023, mentre Ranieri entra nel progetto federale con un ruolo di esperienza e coordinamento.

Mancini Italia, il ritorno dopo Arabia Saudita e Al-Sadd

Per Roberto Mancini si tratta di un ritorno dal peso enorme. Il tecnico riprende in mano la Nazionale dopo l’esperienza da ct dell’Arabia Saudita e la successiva parentesi all’Al-Sadd, con l’obiettivo dichiarato di rilanciare l’Italia dopo la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali.

Il nuovo ciclo partirà in un contesto complicato, con la Nations League alle porte e la necessità di ricostruire fiducia, identità e risultati. Mancini conosce già l’ambiente azzurro, ma dovrà ripartire da una squadra diversa rispetto a quella che aveva guidato al trionfo europeo.

Ranieri Italia, esperienza al servizio della FIGC

Al fianco di Mancini ci sarà Claudio Ranieri, reduce dalla conclusione della sua esperienza da consulente della famiglia Friedkin nell’ambiente Roma. Il suo compito sarà quello di contribuire alla riorganizzazione tecnica del movimento, offrendo equilibrio, competenza e visione.

La scelta di Ranieri rappresenta un segnale forte da parte della FIGC: affiancare al ct una figura autorevole, capace di lavorare sul progetto complessivo della Nazionale e sulle prospettive future del calcio italiano.

Conferenza Mancini-Ranieri LIVE, tutti gli aggiornamenti

Nella giornata di oggi è in programma la conferenza stampa di presentazione di Mancini e Ranieri. Sarà il primo momento pubblico del nuovo corso azzurro, con entrambi chiamati a spiegare obiettivi, idee e priorità in vista dei prossimi impegni.

Di seguito tutti gli aggiornamenti LIVE dalla conferenza stampa della FIGC.

LE PAROLE DI MALAGO’ – «La scena deve essere tutta per Mancini e Ranieri. Conoscete la genesi della loro presenza qui, se volete posso aggiungere qualcosa ma ho già chiarito come è andata. Sono felice, sentiamo tutti il peso della responsabilità. Sono 20 anni che non giochiamo una partita a eliminazione diretta di un Mondiale. Entro il weekend conto di trovare una terza persona a completamento della squadra. Il calcio coinvolge tutti, sono stupefatto dall’insospettabilità di soggetti a tutti i livelli sociali e istituzionali che hanno voluto dire la loro. Siamo contenti di essere sotto questa lente di ingrandimento».

MANCINI – «Anticipo in molti chiarendo cosa è successo tre anni fa. Ci fu un problema di comunicazione tra me e il presidente Gravina, se ci fossimo parlati prima e meglio avremmo probabilmente risolto. Mi è dispiaciuto molto, per me la maglia della Nazionale è sempre stata molto importante. Per me è come aver perso l’amore della mia vita, significa che ho sbagliato e che quello che era stato fatto prima non contava nulla. Il destino mi ha dato un’altra opportunità grazie al presidente Malagò e sono qui per riportare l’Italia dove merita».

RANIERI – «È il coronamento di una carriera, non ci credevo quando ho visto la chiamata di Malagò. Ero al mare, come vedete dalla mia faccia. La mia carriera da allenatore la dice lunga sulle difficoltà che ho affrontato. Quello che mi preme sono due cose: far innamorare i tifosi della Nazionale e permettere ai bambini, come mio nipote di 12 anni, di vedere il Mondiale con la nazionale. Questo è quello che vorrei nel futuro».

RANIERI – «C’è da lavorare, Mancini è chiamato a risolvere la situazione campo, io sono chiamato a risolvere la situazione che non si vede”. “A giugno a Cagliari mi sono sentito dire: “I bambini spendono troppo per giocare a calcio”, non ce lo possiamo permettere. Io voglio capire il perché. Non possiamo permetterci questo. Dobbiamo tornare a sviluppare la tattica individuale nei settori giovanili. Saper fare tante cose che i nostri giovani allenatori non fanno più perché devono vincere, dobbiamo smetterla. Bisogna impostare e correggere sin dall’inizio. Questo cercherò di fare».

MANCINI – «Io con Gravina già ho avuto l’opportunità di parlare, sa già come la penso. La responsabilità di quanto accaduto è totalmente mia».

RANIERI – «Ci sono tanti ragazzi a cui andrebbe data fiducia di giocare. Io ricordo tanti anni fa, anche con regole diverse, c’erano dei limiti sui giocatori stranieri. Ma non sono io che devo dettare queste regole. Io devo dare l’opportunità al selezionatore di poter scegliere. Capisco che gli allenatori sono chiamati a vincere, ma mi auguro che tutte le componenti possano permettere alle proprie squadre di far giocare calciatori italiani».

MANCINI – «Ero un po’ più rilassato la prima volta, ma quando sei CT della Nazionale la pressione c’è sempre. Penso che ci siano calciatori bravi e giovani in Italia. Bisogna dargli fiducia e farli giocare. In tre mesi un ragazzo giovane può cambiare totalmente, vedi Zaniolo. Al nostro primo raduno non aveva mai giocato neanche in B ed era in difficoltà. Già al secondo era a suo agio, questo è il nostro obiettivo».

RANIERI SUL PROGRAMMA DI MALDINI E LEONARDO – «Non l’ho ancora visto, ma sicuramente tutto ciò che c’è di buono va usato. Mi farò dare il loro programma, lo leggerò e se servirà lo porterò avanti».

MANCINI SUL CONTRATTO E SULL’IDENTITA’ TATTICA – «Abbiamo fatto un contratto di quattro anni, spero di poter vincere un trofeo importante o anche due magari, e rimanere più a lungo possibile. Io penso che le Nazionali debbano giocare con la stessa identità, almeno l’U-20, l’U-21, U-18 e debbano avere la stessa identità».

RANIERI SULL’ADDIO ALLA ROMA – «La Roma è la squadra del mio cuore, non potevo fare sia il CT che l’allenatore. Era impossibile, sotto tanti punti di vista».

MANCINI – «Sicuramente questa volta mancano colonne come Bonucci e Chiellini. Ma è anche vero che ai tempi Jorginho e Verratti non avevano mai giocato insieme, io credo che ci siano giocatori bravi, tecnici e giovani. Sicuramente troveremo anche delle chiocce che faranno crescere i nostri giovani».

MALAGO’ – «Piccola parentesi: Gabriele Gravina dopo la conferenza di ieri mi ha detto: “Giovanni, bravissimo. Esattamente quello che avrei fatto. Condivisione totale con le tue scelte”. Ieri mi è arrivato anche un messaggio di Gigio Donnarumma, che probabilmente è in luna di miele, che mi ha detto: “Pres, esattamente quello che io e la squadra volevamo».

MANCINI – «Io credo che se l’Italia va al Mondiale diventa una delle squadre da battere. In qualsiasi competizione. Il nostro obiettivo è quello di formare subito una squadra e arrivare a questo: qualificarci all’Europeo e poi al Mondiale, prima però pensiamo alla Nations League».

RANIERI – «Consigli? Se Roberto li vuole ci sono, ma ho tante cose da fare».

MANCINI – «La percentuale di stranieri in A è quella di 4-5 anni fa quando ero già qui, quello che possiamo fare è far giocare i giovani con i più grandi per farli crescere. Poi se vanno all’estero e giocano è anche altrettanto importante. è una cosa buona. Vedere il Mondiale da sempre spunti a livello tattico. Da dove ripartiremo? Vedremo con i ragazzi, la base sarà quella. Vogliamo uno spirito offensivo. Dobbiamo essere propositivi e cercare di vincere tutte le partite. Noi siamo sempre l’Italia»

RANIERI – «Lo sport costa tanto? Devo capire come far abbassare questo prezzo, io non so esattamente quanto costino le scuole calcio, le rette, i kit. Ora voglio analizzare bene tutto. Io voglio che più bambini giochino a calcio. Io fino a ieri ero al mare, si vede che i bambini amano lo sport, bisogna tornare a farli fare quello che gli piace».

Koulierakis Roma, Gasperini ha scelto il rinforzo in difesa: chi è il centrale greco del Wolfsburg

Konstantinos Koulierakis è l’ultimo obiettivo della Roma per la difesa, contatti in corso per il difensore del Wolfsburg: ecco chi è

La Roma accelera per un nuovo innesto in difesa e guarda con decisione a Konstantinos Koulierakis, centrale greco classe 2003 di proprietà del Wolfsburg. Come riferito da Fabrizio Romano, il club giallorosso sta studiando un’offerta per provare a chiudere l’operazione, forte anche dell’ok già arrivato dal giocatore.

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I contatti tra la Roma e il club tedesco stanno avanzando, in un clima di crescente ottimismo. Koulierakis ha mercato anche in Premier League e in Liga, ma i giallorossi si sono mossi con convinzione e il profilo è già stato approvato da Gian Piero Gasperini. Per caratteristiche tecniche, fisiche e tattiche, il greco può diventare una delle sorprese del mercato romanista.

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Chi è Koulierakis: carriera tra PAOK e Wolfsburg

Konstantinos Koulierakis è nato il 28 novembre 2003 ed è un difensore centrale mancino, alto 1,88 metri e con un peso di circa 78 kg. Cresciuto calcisticamente in Grecia, dopo i primi passi nella sua Creta è entrato nel settore giovanile del PAOK Salonicco, club con cui ha completato tutto il percorso fino alla prima squadra.

Proprio con il PAOK, Koulierakis si è imposto come uno dei difensori più interessanti del calcio greco. Il momento più importante della sua prima parte di carriera è arrivato nella stagione 2023/24, con la vittoria della Super League greca. Nel 2024 è poi arrivato il trasferimento al Wolfsburg, che ha deciso di puntare su di lui per rinforzare il reparto arretrato.

Il suo percorso lo ha portato anche nel giro della Nazionale greca, confermando uno status già internazionale nonostante la giovane età.

Koulierakis, qualità tecniche e caratteristiche fisiche

Il punto forte di Koulierakis è la combinazione tra fisicità, piede mancino e qualità nell’impostazione. Non è un difensore limitato alla marcatura: sa partecipare alla costruzione dal basso, cerca spesso la giocata verticale e può portare palla per superare la prima pressione.

In fase difensiva è aggressivo, forte nei duelli aerei e sicuro negli interventi frontali. Con il suo 1,88 m, garantisce presenza in area sia sulle palle inattive difensive sia in quelle offensive. Non è però un centrale rapidissimo in campo aperto: rende meglio in una squadra organizzata, dove può aggredire in avanti senza essere costretto a rincorse lunghe alle spalle della linea.

Koulierakis Roma, come può integrarsi con Gasperini

Nel sistema di Gasperini, Koulierakis avrebbe una collocazione naturale da braccetto sinistro nella difesa a tre. Un ruolo che richiede coraggio, letture preventive, capacità di difendere uomo contro uomo e qualità nell’uscita palla al piede.

Per la Roma, sarebbe un acquisto di prospettiva ma già pronto per entrare nelle rotazioni. Rispetto a un profilo più esperto, garantisce margini di crescita e valore patrimoniale. Il principale nodo riguarda l’adattamento alla Serie A, campionato più tattico rispetto alla Bundesliga, ma il contesto giallorosso può favorirne l’evoluzione.

In sintesi, Koulierakis è un centrale mancino moderno, fisico e tecnico. Per Gasperini può diventare un tassello ideale per completare la nuova difesa della Roma.

Italia, come giocherà Mancini? Dal 4-3-3 alle nuove gerarchie azzurre

Sta per nascere la nuova Italia di Roberto Mancini, il nuovo ciclo riparte dal 4-3-3: ecco i calciatori coinvolti tra giovani e riconferme

La seconda avventura di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia dovrebbe ripartire da una certezza tattica: il 4-3-3. Il sistema che aveva accompagnato il percorso verso il trionfo di Wembley torna al centro del progetto azzurro, in una fase però molto diversa rispetto a quella dell’Europeo vinto contro l’Inghilterra.

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Come sottolinea la Gazzetta dello Sport, il calendario della nuova Italia sarà subito complicato. Il debutto è previsto contro il Belgio il 25 settembre, poi arriveranno le sfide con Turchia e Francia in un percorso di Nations League che non ammette passi falsi. Il primo obiettivo sarà evitare la retrocessione in Lega B, scenario che avrebbe conseguenze anche sul ranking e sui futuri sorteggi.

Italia Mancini, Donnarumma certezza e difesa da costruire

La prima certezza resta Gianluigi Donnarumma. In porta il ct può contare su un leader già consolidato, con alternative come Vicario, Meret, Carnesecchi, Caprile e altri profili più giovani.

In difesa, la linea a quattro potrebbe vedere Palestra, Gianluca Mancini, Bastoni e Calafiori, con Dimarco in ballottaggio a sinistra. Il nodo riguarda soprattutto gli equilibri: con Palestra più offensivo, Calafiori garantirebbe maggiore duttilità e la possibilità di trasformare la costruzione in una sorta di 3-2-5. Tra gli altri nomi monitorati ci sono Scalvini, Di Lorenzo, Buongiorno, Comuzzo, Leoni, Kayode, Bartesaghi e Fortini.

Italia Mancini, Tonali e Barella guidano il centrocampo

In mezzo al campo i punti fermi restano Sandro Tonali e Nicolò Barella, due pilastri per qualità, intensità e personalità. Accanto a loro possono trovare spazio Pisilli, Fagioli, Locatelli, Ricci, Frattesi, Prati e Casadei, oltre a giovani da seguire come Ndour e Christian Comotto.

Italia Mancini, esterni e attacco: tutti i nomi

Sugli esterni offensivi il quadro resta aperto. Zaniolo e Vergara sono considerati profili dentro il progetto, mentre andranno valutate le posizioni di Zaccagni, Orsolini, Berardi, Liberali, Koleosho e soprattutto Pafundi, che per Mancini era «prima lui, poi tutti gli altri».

Davanti si ripartirà da Kean e Pio Esposito, senza dimenticare Retegui, Scamacca, Camarda, Raspadori e Sebastiano Esposito. Il nuovo ciclo nasce con molte incognite, ma anche con una direzione chiara: identità, giovani e un 4-3-3 da ricostruire.

Mancini torna ct dell’Italia: tra sogno Mondiale, dubbi dei tifosi e ferite da ricucire. Pro e Contro del suo ritorno

Roberto Mancini torna ad essere il commissario tecnico dell’Italia, un ritorno che divide il tifo azzurro: i pro e i contro della scelta

Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale italiana. Una scelta che ha subito diviso il mondo azzurro tra chi considera il suo ritorno una garanzia di esperienza e chi, invece, non dimentica le delusioni degli ultimi anni. Il tecnico resta l’uomo dell’Europeo 2020, l’ultimo grande trionfo dell’Italia, ma anche uno dei volti legati alle mancate qualificazioni al Mondiale, compreso lo spareggio perso contro la Macedonia.

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Il nuovo corso parte quindi con un peso enorme. Mancini dovrà riconquistare fiducia, credibilità e consenso dopo l’addio del 2023 e la successiva scelta dell’Arabia Saudita, vissuta da molti tifosi come una ferita difficile da cancellare.

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Mancini Italia, la macchia dell’Arabia e il sogno Mondiale

Il ct sa bene di dover ripartire controvento. La fuga verso l’Arabia Saudita resta una macchia pesante nella sua storia con l’Italia. Lo stesso Mancini, nelle interviste, ha lasciato intendere il rimpianto per quella separazione: «Con Gravina c’erano state delle incomprensioni, sarebbe stato meglio chiarirle e ripartire da zero. E invece…».

Ora, però, si apre una nuova fase. Il contratto fino al 2030, da circa 2 milioni netti a stagione, accompagna un obiettivo chiaro: riportare l’Italia a giocare un Mondiale. Mancini non lo nasconde: «Il Mondiale è il mio sogno, vorrei vincerlo».

La strada, però, sarà complicata già dalla Nations League, con un girone durissimo contro Belgio, Francia e Turchia. Il rischio di retrocedere in Lega B renderebbe ancora più fragile un’immagine già segnata da tre assenze consecutive alla Coppa del Mondo.

Mancini ct, i pro del ritorno in Nazionale

Il primo vantaggio riguarda la conoscenza dell’ambiente. Mancini conosce la FIGC, Coverciano, le pressioni azzurre e molti dei giocatori che potrebbero far parte del nuovo ciclo. Inoltre ha già dimostrato di saper costruire un gruppo vincente, come confermato dal trionfo europeo.

Il suo 4-3-3 offre una base tecnica riconoscibile e può valorizzare profili come Donnarumma, Barella, Tonali, Bastoni, Calafiori, Kean e Pio Esposito. In più, la presenza di Claudio Ranieri come direttore tecnico può garantire equilibrio, esperienza e un raccordo importante tra panchina, federazione e sistema calcio.

Mancini ct, i contro e le incognite del nuovo ciclo

I dubbi restano tanti. Il precedente addio pesa, così come il rischio che il ritorno venga letto come una scelta d’emergenza più che come l’inizio di un progetto nuovo. Il gruppo dell’Europeo non esiste più e il ct dovrà ricostruire leader, identità e fiducia.

C’è poi il tema del rapporto con i club di Serie A, non del tutto sereno dopo una nomina non pienamente condivisa. Mancini avrà poco margine d’errore: una partenza negativa riaprirebbe subito le critiche.

La sua forza, però, resta la capacità di guardare ai giovani. In passato ha lanciato o valorizzato profili come Retegui, Zaniolo, Kean, Fagioli, Gnonto e Pafundi. Ora dovrà farlo di nuovo, dentro un progetto che non può dipendere solo dal ct. Servono riforme, investimenti e una filiera più solida. Il ritorno di Mancini può funzionare, ma soltanto se non resterà una scelta isolata.

Chi è Eray Cömert, nuovo difensore del Torino: carriera, qualità e cosa può dare ai granata

Eray Cömert è un nuovo giocatore del Torino, colpo ufficiale a parametro zero per rinforzare il reparto arretrato insieme a Comuzzo: ecco chi è

Il Torino ha chiuso l’arrivo di Eray Cömert, difensore centrale svizzero classe 1998. Il giocatore si trasferisce in granata da svincolato, dopo la conclusione della sua esperienza con il Valencia. Un innesto utile per aggiungere esperienza, alternative e profondità al reparto arretrato, nella stessa giornata in cui il club torinese ha ufficializzato anche l’arrivo di Pietro Comuzzo dalla Fiorentina.

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Il profilo di Cömert è quello di un difensore già abituato a contesti internazionali, con esperienze tra Svizzera, Spagna, Francia e competizioni europee. Come riportato da Sky Sport, l’operazione era stata impostata dopo l’uscita del giocatore dal club spagnolo, consentendo al Toro di intervenire sul mercato senza costi di cartellino.

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Chi è Eray Cömert: carriera tra Basilea, Valencia e prestiti

Eray Cömert è nato a Rheinfelden, in Svizzera, ed è alto 1,83 metri. Cresciuto nel settore giovanile del Basilea, ha iniziato proprio nel club rossoblù il suo percorso da professionista, imponendosi gradualmente nel calcio svizzero. Prima della maturazione definitiva ha vissuto anche esperienze con Lugano e Sion, utili per accumulare minuti e continuità.

Nel gennaio 2022 è arrivato il trasferimento al Valencia, club con cui ha firmato un contratto fino al 2026. In Spagna non è riuscito a imporsi stabilmente come titolare fisso, ma ha comunque raccolto esperienza in un campionato competitivo come la Liga. Successivamente ha giocato in prestito al Nantes nella stagione 2023/24 e al Real Valladolid nell’annata successiva, prima di chiudere il rapporto con il Valencia e ripartire dal Torino.

Eray Cömert, traguardi e percorso in Nazionale

Il palmarès di Cömert è legato soprattutto agli anni al Basilea, con cui ha conquistato la Super League svizzera e la Coppa Svizzera. A livello internazionale, il difensore è entrato anche nel giro della Nazionale svizzera, confermando uno status da calciatore abituato a confrontarsi con livelli importanti.

Questo bagaglio rende il suo arrivo interessante per il Torino: non si tratta di un prospetto da costruire da zero, ma di un giocatore con un percorso già definito, pronto a dare una mano in una stagione lunga e complessa.

Eray Cömert, caratteristiche tecniche e fisiche

Dal punto di vista tecnico, Cömert è un centrale difensivo ordinato, capace di giocare semplice e di partecipare alla prima costruzione. Non è soltanto un marcatore fisico: sa muovere il pallone sul corto, leggere le situazioni e gestire l’uscita dal basso quando non viene aggredito con troppa intensità.

In fase difensiva è attento nelle letture, utile nei duelli aerei e nelle rotazioni. Non è però un difensore particolarmente rapido in campo aperto: per rendere al meglio ha bisogno di una struttura organizzata e di compagni capaci di coprire la profondità. Fisicamente è solido, compatto e aggressivo quanto basta, più efficace nella posizione e nell’anticipo che nella pura esplosività.

Eray Cömert Torino, come può essere utile ai granata

Nel Torino, Cömert può rappresentare una soluzione preziosa sia in una difesa a tre sia in una linea a quattro. Può agire da centrale di rotazione, da braccetto o da difensore destro/sinistro in base alle esigenze tattiche.

Il suo arrivo va letto come un’operazione intelligente: profilo pronto, internazionale e a basso rischio economico. Non è un colpo futuribile come Comuzzo, ma un innesto di esperienza per completare il reparto e aumentare le alternative a disposizione dello staff granata.

Kolo Muani torna alla Juventus: cosa c’è dietro al grande colpo in attacco dei bianconeri – VIDEO di Marco Baridon

Kolo Muani fa ritorno alla Juventus: i retroscena dietro al grande colpo in attacco del club bianconero – VIDEO di Marco Baridon

La Juventus ha ritrovato Randal Kolo Muani, chiudendo un inseguimento di mercato andato avanti per oltre un anno. La persistenza dei bianconeri nel voler riportare l’attaccante a Torino risponde a precisi fattori tattici, di spessore internazionale e di attaccamento ai colori juventini.

Carattere ed esperienza internazionale per la rosa bianconera

Il primo motivo alla base di questo lungo corteggiamento risiede nel bagaglio di carattere ed esperienza internazionale che il calciatore garantisce. Kolo Muani ha militato e vinto con la maglia del Paris Saint-Germain, costruendosi una carriera solida attraverso le esperienze maturate nei principali campionati europei, tra Germania e Inghilterra. A completare un profilo di altissimo livello c’è la partecipazione da protagonista alla finale del Mondiale disputata con la Francia, un dettaglio che testimonia la sua abitudine a calcare i palcoscenici più prestigiosi del calcio mondiale.

Il profilo ideale per la filosofia di Spalletti

Sul piano puramente tattico, l’attaccante francese rappresenta l’innesto ideale per l’idea di gioco di Luciano Spalletti. La sua mobilità, abbinata a una grande forza fisica e alla capacità di attaccare la profondità, si sposa alla perfezione con le richieste del tecnico. Kolo Muani è in grado di raccordare il gioco con i compagni di reparto e di offrire soluzioni offensive versatili, risultando funzionale sia in fase di finalizzazione sia nella prima pressione sui portatori di palla avversari.

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Conoscenza dell’ambiente e attaccamento alla maglia

A facilitare il ritorno è stata anche la precedente avventura dell’attaccante a Torino. Avendo già giocato alla Juventus, il calciatore ha eliminato la fisiologica fase di adattamento al campionato italiano e alle dinamiche del club. A questo si aggiunge un elemento emotivo determinante: il forte amore per la maglia e la ferrea volontà del giocatore, che ha messo la Juventus al primo posto nelle sue preferenze fin dall’inizio delle trattative.

Con questo innesto, la dirigenza bianconera assicura a Spalletti un attaccante completo, già pronto per l’uso e spinto da grandi motivazioni per la nuova stagione.

Una vita al Liverpool, ora il Chelsea: Jordan Henderson è un nuovo giocatore dei Blues! Tutti i dettagli dell’operazione

Jordan Henderson è un nuovo giocatore del Chelsea! L’ex capitano del Liverpool ha firmato con i Blues

Il calciomercato della Premier League regala un colpo di scena inatteso: Jordan Henderson è pronto a diventare un nuovo giocatore del Chelsea. Come riferito da Fabrizio Romano, l’ex iconico capitano del Liverpool, che ha recentemente terminato la sua parentesi con la maglia del Brentford, si prepara a iniziare un’affascinante avventura a Stamford Bridge.

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Dettagli dell’accordo e durata del contratto

I dettagli dell’operazione confermano un’intesa totale raggiunta tra le parti. Henderson ha concordato un contratto biennale che lo legherà ai Blues fino al giugno 2028. La firma ufficiale sul contratto è in programma entro questa settimana, subito dopo il completamento dei consueti esami medici di rito. Questa indiscrezione ha trovato piena conferma nelle ultime ore, ufficializzando il passaggio dell’esperto mediano inglese alla corte del Chelsea dopo il suo addio al Brentford.

Leadership ed esperienza al servizio dei Blues

L’ingaggio del veterano della nazionale inglese rientra in una precisa scelta strategica della dirigenza del Chelsea. La rosa dei Blues, caratterizzata da una forte presenza di giovani talenti, necessitava di un leader carismatico in grado di gestire la pressione nei momenti cruciali della stagione. Henderson porta in dote una straordinaria esperienza internazionale maturata in anni di successi con il Liverpool, club con il quale ha alzato da protagonista sia la Premier League che la Champions League. La sua visione di gioco e la capacità di dirigere la mediana rappresenteranno una risorsa preziosa per la crescita della squadra.

Un rinforzo chiave per il centrocampo

Il passaggio dal Brentford al Chelsea segna un ulteriore capitolo nella prestigiosa carriera del calciatore. L’operazione garantisce un rinforzo d’impatto immediato per il centrocampo londinese, assicurando un profilo tatticamente versatile, integro sul piano fisico e pronto a inserirsi rapidamente nelle rotazioni.

Prospettive per la nuova stagione

L’approdo a Stamford Bridge offre a Henderson la possibilità di competere ancora ai massimi livelli nel calcio britannico ed europeo. La dirigenza del Chelsea ha dimostrato grande reattività nel chiudere un affare che bilancia la gioventù della rosa con un profilo di assoluta affidabilità e mentalità vincente.

Manchester City, accelerata per Bouaddi: fiducia totale per la chiusura del colpo! I dettagli dell’operazione per il talento marocchino

Il Manchester City accelera per Bouaddi: il colpo dal Lille si può chiudere attraverso queste cifre. Novità e dettagli importanti

Il Manchester City si prepara a sferrare l’affondo decisivo per assicurarsi uno dei giovani talenti più promettenti del panorama calcistico internazionale: Ayyoub Bouaddi. La dirigenza del club inglese appare estremamente fiduciosa di poter definire l’operazione già nei prossimi giorni, portando a compimento una trattativa impostata con grande determinazione secondo Fabrizio Romano.

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Trattative lampo e grande ottimismo in casa Citizens

Le negoziazioni per il trasferimento del giovane centrocampista hanno subito una forte accelerazione nelle ultime ore. Il Manchester City registra un crescente ottimismo attorno alla riuscita dell’affare, convinto di aver formulato una proposta in grado di superare le resistenze della concorrenza e di soddisfare le richieste del club proprietario del cartellino.

Il lavoro condotto dai vertici societari di Manchester ha permesso di bruciare le tappe, trasformando l’interesse iniziale in una trattativa in fase avanzata. I contatti continui tra le parti confermano la ferrea volontà della società britannica di blindare il prima possibile la firma del calciatore per evitare possibili inserimenti di altre grandi potenze europee.

Subito a disposizione o nel 2027? Il ruolo della situazione Rodri

Un nodo centrale della trattativa riguarda la tempistica effettiva dell’approdo del giocatore a Manchester. L’ipotesi che Bouaddi possa aggregarsi immediatamente alla squadra oppure rimanere nella sua attuale realtà per poi sbarcare ufficialmente in Inghilterra nel 2027 è legata a doppio filo alle dinamiche del mercato in uscita.

In questo scenario, un peso specifico notevole è esercitato dalle evoluzioni legate alla situazione di Rodri. Le valutazioni riguardanti le condizioni fisiche e il futuro del mediano spagnolo, pilastro fondamentale della mediana dei Citizens, incideranno in maniera diretta sulla scelta di inserire subito il giovane talento negli schemi della prima squadra oppure di concedergli un ulteriore periodo di maturazione altrove.

Un rinforzo di prospettiva per il centrocampo inglese

L’imminente chiusura dell’affare Bouaddi conferma la strategia del Manchester City di affiancare ai campioni già affermati i migliori prospetti del calcio mondiale. L’innesto del centrocampista andrebbe a rinforzare la linea mediana garantendo qualità tecnica, forza atletica e una visione di lungo periodo. I prossimi giorni saranno determinanti per limare gli ultimi dettagli e annunciare l’esito di questo importante colpo di calciomercato.

Mancini ct dell’Italia, ennesima occasione mancata: non si vuole guardare al futuro! – VIDEO di Chiara Aleati

Con il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia la nostra Nazionale ha perso l’occasione per guardare al futuro – VIDEO di Chiara Aleati

La decisione di affidare nuovamente la guida della Nazionale italiana a Roberto Mancini ha riacceso il dibattito attorno al futuro del movimento calcistico azzurro. Se da un lato l’esperienza e la profonda conoscenza dell’ambiente del tecnico rappresentano un approdo sicuro per la federazione, dall’altro non mancano le perplessità espresse da diversi addetti ai lavori, scettici sulle reali prospettive di un progetto di rinnovamento affidato a una figura del passato.

La critica alla scelta: “Un’occasione persa per guardare avanti”

A sintetizzare i dubbi di una parte consistente della critica è la posizione di Chiara Aleati su Juventusnews24, che ha espresso un parere decisamente contrario nei confronti del richiamo del tecnico marchigiano. Secondo la sua ricostruzione, la scelta dei vertici federali evidenzia una forte resistenza al cambiamento e una scarsa propensione a impostare un cambio generazionale radicale all’interno del gruppo azzurro.

Nel valutare la decisione della dirigenza, la riflessione di Chiara Aleati si focalizza sulla mancanza di visione a lungo termine: “Scegliere nuovamente Mancini è un errore perché ancora una volta non viene colta l’occasione di guardare avanti. Mancini probabilmente tornerà a creare il suo zoccolo duro di fedelissimi ma non si riuscirà a rifondare.”

L’esperimento Baldini e il nodo della rifondazione

Il timore principale evidenziato riguarda la tendenza del commissario tecnico a rifugiarsi nelle certezze storiche, appoggiandosi al blocco di senatori a lui più caro anziché lanciare con coraggio i profili emergenti del nostro campionato. Un’impostazione che rischia di rallentare in modo decisivo quel processo di rifondazione organica di cui la squadra ha fondamentale bisogno.

Nel suo intervento, Chiara Aleati richiama l’attenzione sul lavoro svolto di recente sulla panchina azzurra: Era l’occasione per provare a pensare al futuro come aveva provato a fare Baldini nelle due amichevoli che ha disputato da CT ad interim portando i giovani che aveva già allenato lui nelle nazionali minori. Quella breve parentesi aveva infatti fornito indicazioni interessanti, tracciando una strada alternativa basata sull’inserimento immediato dei prospetti provenienti dalla filiera delle selezioni giovanili.

FIFA Forward Enterprise, l’Unione Europea contro la privatizzazione! Duro affondo di Micallef: «Giù le mani dal nostro sport»

FIFA Forward Enterprise, l’Unione Europea con il duro attacco di Micallef si è schierata contro la privatizzazione

Il controverso progetto per la nascita di FIFA Forward Enterprise, promosso dal governo mondiale del calcio per aprire le proprie attività commerciali al capitale di investitori privati, finisce ufficialmente sotto la lente della Commissione europea. A prendere una posizione netta contro l’iniziativa della FIFA è stato Glenn Micallef, commissario europeo allo Sport, che attraverso un articolato intervento pubblicato su X ha espresso profonda inquietudine per la deriva finanziaria intrapresa dalle istituzioni calcistiche internazionali.

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Il duro affondo di Micallef: “La commercializzazione è corrosiva”

Nel suo messaggio, il rappresentante delle istituzioni comunitarie ha denunciato la progressiva trasformazione dello sport più seguito al mondo in una mera piattaforma speculativa, richiamando l’intero movimento a una presa di responsabilità collettiva:

“Qui non siamo nel baseball. La Coppa del Mondo rimane il più grande torneo sportivo del pianeta, nonostante la FIFA sfrutti ogni opportunità commerciale. Ma tutto ha un limite. L’inarrestabile commercializzazione del calcio è diventata corrosiva. Sta minacciando gli elementi che hanno reso il calcio lo sport più popolare al mondo. Il successo commerciale deve rafforzare il calcio, non divorarlo. Giù le mani dal nostro sport. Tutti abbiamo una responsabilità. Giocatori, tifosi, club, leghe, federazioni nazionali, confederazioni e media hanno tutti voce in capitolo e dovrebbero farla sentire.”

Governance e conflitti di interesse: il sostegno alla UEFA

Oltre agli aspetti culturali e sociali, il commissario europeo si è soffermato sulle pesanti ombre che l’ingresso dei fondi d’investimento getterebbe sulla neutralità degli organi di governo. Il rischio concreto è che le decisioni sulle regole e sui calendari possano venire condizionate dalle pretese di rendimento dei partner finanziari:

“Una preoccupazione particolare sorge quando i poteri normativi della FIFA si allineano agli interessi finanziari di entità private; quando, cioè, il valore degli investimenti dipende dalle decisioni prese dalla FIFA. Ciò solleva interrogativi profondi in merito alla governance, all’indipendenza e ai conflitti di interesse. Sostengo inoltre la UEFA e le richieste delle parti interessate di esercitare un maggiore controllo. Ogni federazione nazionale deve avviare un confronto significativo, coinvolgendo leghe, club, calciatori e tifosi, prima di prendere posizione”

Un fronte comune in difesa del modello sportivo europeo

La presa di posizione di Micallef rafforza la battaglia intrapresa dalla UEFA guidata da Aleksander Čeferin, saldando l’asse tra Nyon e Bruxelles in difesa della trasparenza e dell’autonomia dello sport. L’appello rivolto alle singole federazioni nazionali impone ora un’ampia consultazione interna prima di qualunque voto, trasformando la contesa economica in un nodo politico fondamentale per il futuro del calcio globale.

Pirlo Dubai United, avanti insieme! Nota ufficiale del club contro i rumors: «Ricostruzioni che non rispecchiano i fatti, pieno sostegno ad Andrea»

Pirlo Dubai United, il club ha emesso un comunicato ufficiale sul tecnico – reduce dalla delusione per il mancato approdo in Nazionale come ct

Nessun addio e totale sintonia sul futuro: Andrea Pirlo rimane saldamente alla guida del Dubai United FC. Attraverso un perentorio comunicato ufficiale diffuso sui propri canali di comunicazione, la società emiratina ha voluto smentire seccamente le recenti voci di mercato su una presunta rottura con l’allenatore italiano, blindando la posizione dell’ex campione del mondo reduce dal mancato approdo sulla panchina della Nazionale italiana.

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Smentite le indiscrezioni sul futuro del tecnico

Nelle ultime settimane si erano rincorse numerose speculazioni circa una possibile separazione anticipata tra le parti. Per mettere fine alle indiscrezioni e riportare la serenità attorno all’ambiente, la dirigenza del club si è espressa con un messaggio pubblico volto a confermare la fiducia incondizionata al proprio allenatore.

Nella nota ufficiale diffusa dalla società, la posizione del club è emersa con estrema chiarezza:

“Negli ultimi giorni sono circolate sui media numerose indiscrezioni sul futuro di Andrea Pirlo, comprese diverse ricostruzioni che non rispecchiano i fatti. Il Dubai United è lieto di avere dalla scorsa stagione una leggenda del calcio come Andrea alla guida della squadra. Il presidente del club Ilie Cebanu, la dirigenza, lo staff tecnico e i calciatori gli garantiscono il proprio pieno sostegno. Andrea Pirlo è pienamente impegnato nel progetto del Dubai United e il club è pienamente impegnato al fianco di Andrea Pirlo.”

Verso la storica prima volta nell’ADNOC Pro League

Dopo aver preso le redini del gruppo nella passata stagione, il tecnico lombardo si appresta a guidare la squadra verso un appuntamento senza precedenti: l’esordio assoluto nel massimo campionato emiratino, l’ADNOC Pro League.

L’attenzione della società, del presidente Ilie Cebanu e dell’intero gruppo squadra è ora focalizzata esclusivamente sul lavoro sul campo per arrivare pronti ai prossimi impegni ufficiali, come ribadito nella parte conclusiva dello scritto:

“Stiamo ora preparando la nostra storica prima stagione nell’ADNOC Pro League. Questo rappresenta un nuovo e importante capitolo per il club e tutta la nostra attenzione è rivolta alla preparazione e al rendimento della squadra. Invitiamo tutti i nostri sostenitori e gli appassionati di calcio di Dubai a raggiungerci allo stadio, sostenere la squadra e diventare parte del cammino del Dubai United in Pro League”.

Con questa presa di posizione congiunta, il Dubai United spegne sul nascere ogni voce di crisi, confermando come la guida di Andrea Pirlo rimanga il pilastro centrale attorno a cui costruire i successi presenti e futuri del club.

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