Pagina 36 – Calcio News 24

È morto Franco Baresi, il mondo del calcio piange la leggenda del Milan. Aveva 66 anni

È morto Franco Baresi, addio al capitano e alla leggenda del Milan. Aveva 66 anni

Il mondo dello sport piange una delle sue figure più iconiche ed emblematiche. All’età di 66 anni è scomparso Franco Baresi, storico capitano e simbolo indistruttibile del Milan. L’ex difensore, nato nel 1960, lottava da tempo contro una grave malattia. La notizia della sua morte lascia un vuoto incolmabile nel cuore dei tifosi rossoneri e di tutti gli appassionati del calcio italiano e internazionale.

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Il doloroso comunicato dell’AC Milan

Ad annunciare ufficialmente la triste notizia è stata la stessa società rossonera attraverso i propri canali social, esprimendo il profondo cordoglio di un’intera comunità sportiva che ha visto in Baresi un punto di riferimento fondamentale:

“La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un’ora così dura”.

I trionfi in rossonero e la maglia numero 6

Con la sua straordinaria visione di gioco e l’inimitabile capacità di guidare il reparto arretrato, Franco Baresi ha segnato un’epoca irripetibile. Il suo legame con il Milan si è tradotto nel record storico di 719 presenze ufficiali. Durante la sua gloriosa militanza a San Siro, l’ex capitano ha conquistato un palmarès stellare: 6 scudetti in Serie A, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali e 4 Supercoppe Italiane.

L’impatto di Baresi sulla storia del club è stato così profondo da spingere la società a ritirare per sempre la sua maglia numero 6. Inoltre, a conferma di una stima incondizionata, dal 2020 l’ex numero sei ricopriva il ruolo di vicepresidente onorario della società milanese.

Il percorso con la Nazionale e l’eredità sportiva

Oltre ai successi ottenuti con il club, l’ex difensore è stato una colonna portante della Nazionale italiana, collezionando ben 81 presenze in tutte le competizioni ufficiali. Considerato all’unanimità tra i migliori interpreti del ruolo di tutti i tempi, Baresi lascia in eredità un modello fatto di classe, leadership silenziosa e attaccamento ai colori. La figura di Franco Baresi resterà scolpita per sempre nella memoria collettiva del calcio mondiale.

Roma a forza 4: Read, Schade, Nusa e Endrick per far sorridere Gasperini. Dentro alle mosse del club giallorosso

Roma, ecco le mosse di Tony D’Amico per rinforzare la rosa giallorossa a disposizione di Gasperini. Tutte le novità nome per nome

Il calciomercato della Roma entra nella sua fase più calda. La dirigenza giallorossa è al lavoro per consegnare al tecnico Gian Piero Gasperini una rosa altamente competitiva, definendo gli ultimi innesti prima della partenza per il ritiro in Galles. Dopo aver già definito gli arrivi di Santiago Castro e del difensore Konstantinos Koulierakis, il direttore sportivo Tony D’Amico e la proprietà guidata da Ryan Friedkin stanno concentrando le proprie risorse su due ruoli chiave: l’esterno destro e l’ala offensiva.

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Offerti 25 milioni al Feyenoord per Givairo Read

Sulla corsia di destra, il nome in cima alla lista delle preferenze è quello di Givairo Read, talento classe 2005 del Feyenoord. La Roma ha deciso di rompere gli indugi presentando un’offerta ufficiale da 25 milioni di euro per superare la concorrenza del Nottingham Forest, fermatosi a 19 milioni più 2 di bonus. Sebbene il club olandese spinga per trattenere il calciatore — con il tecnico Giovanni van Bronckhorst disposto persino a valutarne la consegna della fascia di capitano — i giallorossi sono pronti a proporre all’esterno un contratto importante da quasi 4 milioni di euro a stagione.

Attacco, summit per Antonio Nusa: le alternative Schade e Abde

Per il reparto avanzato, la priorità assoluta di Gasperini rimane Antonio Nusa. Nella giornata odierna è previsto un vertice di mercato decisivo tra l’allenatore, Tony D’Amico e Ryan Friedkin per cercare di sbloccare la trattativa con il Lipsia. Il gioiello norvegese spinge per vestire la maglia romanista, ma resta da colmare la distanza tra la richiesta tedesca di 55 milioni di euro e la proposta capitolina ferma a 45 milioni.

Sullo sfondo restano monitorate le alternative: Kevin Schade del Brentford (valutato 45 milioni), Jean-Mattéo Bahoya e Mbaye, mentre la pista per Abde Ezzalzouli del Real Betis resta al momento più complessa.

La suggestione Endrick dal Real Madrid e i vincoli del Fair Play Finanziario

La dirigenza capitolina ha effettuato anche un sondaggio con il Real Madrid per Endrick e Franco Mastantuono. L’ipotesi di portare la stella brasiliana a Roma con la formula del prestito potrebbe prendere quota soprattutto in caso di una cessione di Matias Soulé, operazione che garantirebbe la necessaria copertura economica. Il tutto mentre la società mantiene altissima l’attenzione sui parametri del Fair Play Finanziario per limitare i rischi di sanzioni UEFA.

Calciomercato Napoli, Manna accelera: pronti due acquisti da regalare ad Allegri in 20 giorni

Calciomercato Napoli, il ds Giovanni Manna è pronto a regalare questi due giocatori a Massimiliano Allegri nei prossimi giorni

Il direttore sportivo Giovanni Manna lavora senza sosta per farsi trovare pronto in vista delle prossime mosse di mercato. L’obiettivo primario del Napoli è consegnare all’allenatore Massimiliano Allegri una rosa quanto più completa ed equilibrata possibile prima dell’inizio ufficiale del campionato di Serie A, intervenendo con decisione nei ruoli che richiedono immediati rinforzi.

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Emergenza in difesa: Badiashile è la priorità azzurra

Tra le operazioni già impostate dalla dirigenza azzurra c’è quella per Benoît Badiashile, difensore centrale mancino classe 2001 in uscita dal Chelsea. Il profilo del calciatore francese rappresenta la soluzione individuata per colmare il vuoto creatosi nel pacchetto arretrato in seguito all’infortunio occorso ad Alessandro Buongiorno e alle recenti difficoltà fisiche che stanno condizionando la preparazione estiva di Sam Beukema.

Come riportato dal Corriere dello Sport oggi in edicola, la società considera il suo ingaggio una priorità fondamentale per restituire immediata solidità, centimetri ed esperienza internazionale al reparto difensivo di Allegri.

Investimento per il futuro: la pista Costantino Favasuli

Parallelamente alle urgenze, il Napoli prosegue la propria ricerca di giovani talenti di prospettiva per impostare il lavoro a lungo termine. Il nome seguito con maggiore attenzione è quello di Costantino Favasuli, terzino destro classe 2004 reduce da un’esperienza formativa importante con la maglia del Catanzaro e già nel giro della Nazionale Under 21.

Il valore del cartellino si attesta intorno ai 7 milioni di euro, con la Fiorentina che vanta una percentuale del 50% sull’eventuale futura rivendita. La dirigenza partenopea considera Favasuli uno dei profili più interessanti del panorama calcistico italiano nel suo ruolo, dotato di ampi margini di crescita e con le carte in regola per imporsi nel medio periodo. L’intento del club è quello di chiudere l’operazione in tempi rapidi, così da permettere al giovane esterno di integrarsi nel gruppo guidato da Massimiliano Allegri già prima del debutto stagionale.

Lite Gattuso Taylor in casa Lazio: dal “Vai fuori!” al chiarimento immediato, la ricostruzione completa di quanto successo

Lite Gattuso Taylor, la ricostruzione delle ultime (frenetiche) ore nel mondo Lazio

Momenti di forte tensione hanno caratterizzato l’ultimo allenamento della Lazio nel centro sportivo di Formello. Un acceso diverbio tra il nuovo allenatore Gennaro Gattuso e il centrocampista olandese Kenneth Taylor ha catturato l’attenzione degli addetti ai lavori e dei sostenitori biancocelesti, complice la trasmissione dell’evento in diretta streaming sul canale YouTube ufficiale della società. La situazione, che ha fatto temere l’insorgere di una crisi interna, è fortunatamente rientrata nel corso del pomeriggio. La ricostruzione del Corriere dello Sport.

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La dinamica dello scontro e la reazione di Gattuso

L’episodio si è verificato durante una partitella a ranghi ridotti con Gattuso impegnato nel ruolo di arbitro d’occasione. A seguito di un tackle non sanzionato dal tecnico, Taylor si è lamentato platealmente chiedendo il fischio del fallo. Di fronte alle proteste continuate e a un braccio alzato in segno di insofferenza da parte del giocatore, la reazione dell’allenatore è stata immediata e categorica. Gattuso si è avvicinato al calciatore e gli ha ordinato di abbandonare il terreno di gioco pronunciando un perentorio «Vai fuori!». L’olandese si è sfilato il fratino ed è rientrato negli spogliatoi senza accennare ulteriori reazioni.

Il chiarimento e le regole di spogliatoio a Formello

Il caso è stato archiviato già nella seduta pomeridiana. Tra le parti c’è stato un chiarimento diretto che ha riportato il sereno, suggellato dal classico “tunnel umano” in cui i compagni hanno scherzosamente colpito il centrocampista prima di riprendere il lavoro. L’accaduto evidenzia la filosofia lavorativa di Gattuso, basata su ordine, disciplina e rispetto dei ruoli. Il tecnico ha dimostrato di non tollerare sgarri comportamentali, linea guida che ha già influenzato le scelte di mercato portando alle uscite di giocatori del calibro di Provedel, Gila e Romagnoli in favore di un gruppo unito e affamato.

L’importanza di Taylor nello scacchiere tattico biancoceleste

Risolto l’incidente, la Lazio ritrova una risorsa fondamentale per il proprio centrocampo. Taylor è considerato il perno centrale nel progetto tattico di Gattuso, abile ad adattarsi sia nel 4-2-3-1 sia nel 4-3-3 nel ruolo di mezzala, mediano o trequartista. Nonostante un contesto ambientale complesso, acuito dai recenti addii di Guendouzi e Castellanos, la motivazione e la qualità del ventiquattrenne olandese restano indispensabili per alimentare le ambizioni del club nella prossima stagione.

Pavlovic si racconta: «Sogno di vincere lo Scudetto con il Milan. Incredibile che Modric resti ancora con noi…Su Amorim, Gila e Gonçalo Ramos posso dirvi questo»

Pavlovic, difensore del Milan, si è raccontato in questa intervista a tutto tondo tra sogni in rossonero e stagione che verrà

Dal ritiro australiano di Perth, Strahinja Pavlovic ha tracciato il bilancio dei primi giorni di lavoro del Milan sotto la guida del nuovo tecnico Ruben Amorim a La Gazzetta dello Sport. Il difensore serbo, alla sua terza stagione in rossonero, ha mostrato grande determinazione nel voler cancellare l’amara conclusione dello scorso campionato, culminata con la mancata qualificazione in Champions League, puntando direttamente all’obiettivo più grande: la conquista dello Scudetto.

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La filosofia di Amorim e la rivoluzione tattica

L’arrivo del tecnico portoghese ha portato un’immediata impronta tattica e un cambio di mentalità all’interno dello spogliatoio. Pavlovic ha espresso grande fiducia nell’operato del nuovo allenatore, sottolineando il lavoro svolto finora: “Finora sta andando tutto bene e stiamo lavorando nel modo giusto. Il mister è una persona positiva. Vedo tante idee e spero che nella prossima stagione riusciremo a fare ancora meglio della scorsa”.

A cambiare sarà soprattutto l’atteggiamento della squadra in campo, improntato su una maggiore aggressività e un pressing alto: “Non posso svelare tutte le nostre idee tattiche (sorride, ndr), ma ci sono molte cose diverse. Come avete visto nella prima amichevole, stiamo cercando di giocare con la linea difensiva alta e penso che questa sarà la differenza più grande. Credo che l’allenatore voglia che pressiamo molto di più e che stiamo sempre nella metà campo avversaria”.

L’entusiasmo per i nuovi acquisti e la leadership di Modric

Il mercato rossonero ha visto l’innesto di profili di alto livello come Gonçalo Ramos e Mario Gila, difensore ex Lazio di cui il serbo ha speso parole di profonda stima: “Abbiamo preso due ottimi calciatori. Posso parlare soprattutto di Gila perché è un difensore e l’anno scorso ci siamo affrontati alcune volte contro la Lazio: per me è sempre stato il migliore in campo. Ha tantissime qualità e può aiutarci molto, soprattutto per quello che sa fare con il pallone. Inoltre è un giocatore molto aggressivo, quindi penso che sia perfetto per il Milan”.

Fondamentale per il gruppo rimane la presenza del fuoriclasse Luka Modric, guida carismatica dentro e fuori dal rettangolo di gioco: “È incredibile sapere che resterà con noi almeno un’altra stagione. Magari anche di più, vedremo… Luka è una persona straordinaria. Quando hai accanto un campione così, puoi imparare tantissimo: è molto più grande di me, ma quando siamo insieme mi sembra di avere la sua stessa età. Possiamo parlare di tutto perché è davvero un grande uomo”.

L’Europa League e la corsa al titolo

Nonostante il rimpianto per la passata stagione, l’ambizione della società condivisa con il proprietario Gerry Cardinale rimane altissima. Oltre al cammino in Europa League, Pavlovic non nasconde il suo reale desiderio: “Il sogno? Per me è semplice… Sogno di vincere lo scudetto”.

Calciomercato Juventus: rispunta Reijnders a centrocampo, due nomi nuovi sondati per la porta! Gli ultimissimi sviluppi

Calciomercato Juventus: c’è di nuovo il nome Reijnders per il centrocampo, in porta spuntano due candidati a sorpresa

La Juventus si prepara a vivere una fase finale di trattative ad alta intensità per completare la rosa a disposizione di Luciano Spalletti. Tra le opzioni per la mediana e la necessità di individuare il nuovo portiere titolare, la dirigenza bianconera vaglia diverse piste strategiche ad alto rendimento secondo Tuttosport.

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L’occasione Reijnders in prestito dal Manchester City

Se gli obiettivi primari per il centrocampo non dovessero concretizzarsi nella seconda parte di agosto, la Juventus potrebbe virare con decisione su Tijjani Reijnders. Qualora il Manchester City si mostrasse disposto ad accettare la formula del prestito, l’ex centrocampista del Milan diventerebbe un’opportunità a basso impatto sul budget immediato ma di straordinario valore tecnico.

L’olandese ha già ampiamente dimostrato le sue qualità in Serie A, mettendosi in luce per personalità e continuità. Dal punto di vista tattico, la sua innata duttilità consentirebbe a Spalletti di impiegarlo sia in un sistema a tre sia come trequartista alle spalle degli attaccanti. Le sue caratteristiche — tra cui la capacità di strappare palla al piede, la visione di gioco e i tempi di inserimento in zona gol — garantirebbero la velocizzazione della manovra e quel contributo di reti e assist mancato nelle ultime stagioni.

La caccia al portiere: Suzuki prima scelta, l’alternativa è Vicario

In parallelo, la ricerca dell’estremo difensore è giunta al momento della decisione. La strategia condivisa tra Luciano Spalletti e il dirigente Carnevali prevede l’investimento su un profilo giovane e di grande prospettiva, accantonando temporaneamente l’ipotesi di un usato garantito più oneroso come Dibu Martinez.

In cima alla lista dei desideri resta Zion Suzuki del Parma, anche se per strappare il giapponese agli emiliani servirà uno sforzo economico rilevante. Per questo motivo, la dirigenza valuta varie alternative internazionali: restano attivi i contatti per Trubin del Benfica e il sondaggio per Kobel del Borussia Dortmund, mentre appare del tutto irrealizzabile la pista Unai Simon. Se la prima scelta dovesse sfumare, la via d’emergenza porta a Guglielmo Vicario, pronto all’eventuale ritorno dalla Premier League per difendere i pali bianconeri.

Perché l’Inter ha cambiato strategia per il proprio mercato. Svelato il nuovo piano di Oaktree

Così è cambiato il piano dell’Inter in ottica calciomercato. Dietro alle strategie di Oaktree

Fino alla scorsa settimana, la linea strategica tracciata da Oaktree per il mercato dell’Inter appariva nettamente tracciata: alt al tesseramento di parametri zero in avanti con l’età e via libera esclusivo a investimenti “green”, possibilmente concentrati su calciatori al di sotto dei 25 anni. La scorsa sessione estiva aveva seguito precisamente questa direzione con gli arrivi di Luis Henrique (23 anni), Diouf (22), Bonny (21), Sucic (21) e il rientro alla base di Pio Esposito (19), lasciando spazio soltanto all’eccezione Akanji (30). Nelle ultime ore è però arrivata una nuova deroga alla politica a stelle e strisce: l’accordo biennale con John Stones (32 anni), pronto a sbarcare a Milano per sostenere le visite mediche e firmare un contratto da 4 milioni netti a stagione.

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I motivi del colpo e il giudizio di Pep Guardiola

La scelta di puntare sul difensore inglese rappresenta un segnale in controtendenza rispetto alla linea societaria. Tuttavia, lo spessore internazionale e il carattere del calciatore giustificano l’investimento. Lo stesso Pep Guardiola ha sempre espresso una stima sconfinata per il centrale, arrivando a dichiarare: “Stones ha più p*e di tutti noi messi insieme”. Un’attestazione di leadership e personalità ideale per colmare l’assenza di riferimenti d’esperienza nel reparto arretrato nerazzurro.

L’incastro economico con le uscite di Acerbi e De Vrij

La riuscita dell’operazione si spiega analizzando nel dettaglio i costi in entrata e in uscita. Con la scadenza di contratto del 30 giugno scorso, l’Inter ha salutato sia Francesco Acerbi (38 anni, 1,5 milioni di ingaggio) sia Stefan de Vrij (34 anni, 3,8 milioni di ingaggio). Sommando i due stipendi, il club erogava complessivamente 5,3 milioni netti a stagione per due difensori con svariati anni in più rispetto all’ex Manchester City. Dirottando quel monte ingaggi sui 4 milioni destinati a John Stones, la dirigenza ottiene un risparmio economico immediato.

Commissioni d’agente sostenibili per il bilancio

A rendere conveniente l’affare è stata anche la tassa destinata ai procuratori, considerata ragionevole e proporzionata all’esperienza del calciatore. Cifre assai distanti dagli 8 milioni di euro sborsati dalla precedente gestione Zhang agli agenti di Thuram. Oaktree prosegue dunque nell’opera di abbattimento della voce “Costi per servizi” nei bilanci, dimostrando come, di fronte a un’opportunità di alto livello a condizioni sostenibili, sia possibile concedere un’eccezione alla linea dei giovani. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Il pagellone dopo il caos Nazionale: promossi Malagò, Mancini e Ranieri, che flop Guardiola! I voti di Gazzetta evidenziano una grande verità

Il pagellone dell’Italia dopo il caos riguardante la Nazionale degli ultimi giorni. Ecco i voti e l’analisi completa

Si è finalmente conclusa la convulsa vicenda legata alla scelta del nuovo Commissario Tecnico della Nazionale azzurra. Dopo giorni caratterizzati da colpi di scena, trattative serrate e un pizzico di caos istituzionale che ha fatto discutere l’intero panorama calcistico, è tempo di tirare le somme. Attraverso una lettura ironica ma puntuale degli eventi, le pagelle stilate da La Gazzetta dello Sport tracciano il bilancio di chi è uscito vincitore e di chi ha deluso le aspettative nella corsa alla panchina dell’Italia.

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Promossi a pieni voti: la regia istituzionale e i grandi saggi

Il vero dominatore di tutta la trattativa è stato il presidente Giovanni Malagò, che si guadagna un 10 pieno per la gestione strategica della vicenda. Con consumata abilità e una spiccata dose di esperienza, il numero uno dello sport italiano ha orchestrato ogni passaggio della complessa partita politica e sportiva all’interno delle sedi federali.

Subito dietro si piazzano Roberto Mancini e Claudio Ranieri, entrambi valutati con un 9 per il valore e la solidità garantiti alla causa. Voti di assoluto rilievo anche per Gianfranco Zola, Andrea Pirlo e Franco Baldini, a cui viene attribuito un 8 per la credibilità e la disponibilità dimostrate (e non sempre concretizzate come nel caso del Maestro) nel progetto di rilancio del movimento azzurro.

La sufficienza per Maldini e Leonardo, giudizio sospeso per Conte

Raggiungono invece soltanto la sufficienza con un 6 in pagella Paolo Maldini e Leonardo. Posizione completamente sospesa e giudizio rinviato con un SV per Antonio Conte, rimasto defilato rispetto agli sviluppi decisivi per la nomina finale.

La delusione Guardiola: la pesante bocciatura

La nota più critica di tutta la vicenda riguarda Pep Guardiola, a cui viene assegnato un 4 in pagella. Inizialmente percepito come un profilo quasi divino e irraggiungibile, il tecnico catalano ha visto ridimensionarsi l’aura da intoccabile nel momento in cui la trattativa è passata ai dettagli economici, caratterizzata dalla richiesta spropositata di 20 milioni di euro d’ingaggio annui. Un atteggiamento giudicato deludente per un allenatore che, dopo aver vinto e guadagnato qualsiasi titolo, avrebbe potuto cogliere la sfida affascinante ed eroica di guidare la selezione italiana al fianco di figure storiche del nostro calcio.

Terremoto nel calcio mondiale: la CONCACAF respinge il piano FIFA e si unisce alla protesta della UEFA

Anche la CONCACAF ha respinto il piano FIFA e si è unita alla protesta della UEFA. Cosa sta succedendo

Una profonda spaccatura sta scuotendo i vertici del calcio internazionale. La presentazione del nuovo piano commerciale della FIFA e l’ufficializzazione della FIFA World Enterprises — la nuova holding concepita per gestire in esclusiva i diritti e la macchina organizzativa della Coppa del Mondo e del Mondiale per Club — hanno scatenato una durissima reazione da parte delle principali confederazioni.

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La spaccatura con la UEFA e la dura presa di posizione

La tensione è esplosa a seguito della decisione dei 55 Paesi membri della UEFA, che hanno votato all’unanimità per boicottare la Coppa del Mondo e tutte le competizioni organizzate dalla FIFA. A questo storico atto di protesta si è aggiunta la ferma posizione della CONCACAF, che ha bocciato ufficialmente l’ipotesi di vendere quote del massimo torneo planetario a fondi di investimento privati.

Il comunicato ufficiale della CONCACAF

Di seguito la nota ufficiale e la presa di posizione della confederazione americana:

“La CONCACAF è una confederazione unita dall’amore per il nostro sport, dove il calcio viene prima di tutto. Guidati da questa filosofia, negli ultimi dieci anni abbiamo costruito, partendo da zero, un’organizzazione fondata sul servizio, sulla trasparenza nella gestione e sulla tutela a lungo termine del calcio. La storia ha dimostrato alla FIFA e a tutta la famiglia del calcio cosa succede quando i custodi di questo sport perdono di vista questi valori. Tenendo conto di ciò, la Concacaf ha convocato oggi una riunione dei presidenti delle sue 41 federazioni affiliate, insieme al suo presidente, ai membri del Consiglio e ai membri del Consiglio FIFA, per discutere una proposta elaborata e presentata dal presidente della FIFA per istituire la “FIFA Forward Enterprise” e vendere quote della Coppa del Mondo FIFA a investitori privati. Durante la riunione, i membri hanno espresso profonde preoccupazioni in merito alla mancanza di un adeguato processo decisionale in relazione alla proposta, alla scadenza artificialmente breve imposta e all’assenza di qualsiasi revisione o approvazione da parte degli organi di governo FIFA competenti. Inoltre, è stata messa in discussione la necessità di investimenti di private equity per finanziare i programmi FIFA Forward, sia nuovi che esistenti, a seguito della Coppa del Mondo FIFA più redditizia della storia. La discussione ha ribadito la necessità di maggiore trasparenza e di una governance adeguata. Per questi motivi, la Concacaf e le sue 41 associazioni membri hanno : La proposta è stata respinta; Hanno incaricato i membri del Consiglio FIFA di coinvolgere la FIFA per determinare come le ingenti riserve FIFA esistenti potrebbero essere utilizzate per aumentare i finanziamenti FIFA Forward per lo sviluppo del calcio nella nostra regione; e Hanno incaricato i membri del Consiglio FIFA di istruire il Presidente FIFA affinché ogni questione segua le corrette procedure di governance, tramite il personale e il Consiglio FIFA, in conformità con gli Statuti FIFA. Con queste azioni, la Concacaf ribadisce che il futuro del calcio – e la sua risorsa più preziosa – deve rimanere nelle mani della nostra famiglia calcistica”.

Verso una crisi di governance globale

L’alleanza di fatto tra UEFA e CONCACAF evidenzia una richiesta perentoria di trasparenza e il rispetto delle procedure statutarie. Il no secco alla cessione di quote a investitori privati apre uno scenario di profonda incertezza politica ed economica per il futuro delle prossime competizioni internazionali.

Colpo a sorpresa del Real Madrid, preso Carlos Espì dal Levante! Chi è il baby acquisto dei blancos, i numeri non mentono…

Il Real Madrid ha definito l’arrivo di Carlos Espì dal Levante! Chi è il baby acquisto, la sua storia e l’identikit tecnico

Il Real Madrid continua a rinforzare la propria rosa guardando ai migliori prospetti del calcio spagnolo. Attraverso una nota ufficiale, i Blancos e il Levante U.D. hanno annunciato il raggiungimento di un intesa totale per il trasferimento a titolo definitivo di Carlos Espí. Il giovane attaccante ha firmato un accordo a lungo termine che lo legherà al club madrileno per le prossime cinque stagioni, con scadenza fissata al 30 giugno 2031.

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I numeri di Carlos Espí con la maglia del Levante

A soli 21 anni, Carlos Espí vanta già un’esperienza importante maturata nelle fila del Levante, squadra con la quale ha disputato tre stagioni ad altissimo livello. Nel corso della sua avventura con la formazione valenciana, il giovane centravanti ha collezionato 66 partite e segnato 20 gol, mostrando continuità di rendimento, fiuto del gol e un’evoluzione costante. Le sue prestazioni nel corso dell’ultima annata gli sono valse un prestigioso riconoscimento individuale: il calciatore è stato infatti nominato miglior giocatore U-23 del campionato.

Pedigree internazionale e profilo tecnico del nuovo talento dei Blancos

Oltre ai successi ottenuti a livello di club, il valore del nuovo acquisto merengue è testimoniato dalla sua carriera con le selezioni giovanili della propria nazionale. Espí è infatti un giocatore internazionale della Spagna U-19 e U-20, rappresentative con le quali ha dimostrato di sapersi misurare con continuità anche sul palcoscenico europeo e globale. Dotato di una notevole struttura fisica, abilità nel gioco aereo e grande generosità nel raccordare la manovra offensiva, Espí rappresenta il profilo moderno della punta centrale capace di svariare su tutto il fronte d’attacco.

Un investimento a lungo termine per il futuro del Real Madrid

L’operazione condotta dalla dirigenza del Real Madrid rientra nella precisa strategia di blindare i migliori giovani del panorama calcistico iberico. L’ingaggio di un prospetto già affermato e premiato come miglior under 23 della lega assicura al club una risorsa di grande prospettiva da valorizzare nel tempo. Con la firma sul contratto fino al 2031, per Carlos Espí si spalancano le porte del grande calcio, pronto a ritagliarsi il proprio spazio nel prestigioso organico della Casa Blanca.

Cuadrado, futuro ancora da decidere: «Ci sono offerte dagli Stati Uniti, dal Messico e una dall’Europa»

Juan Cuadrado rompe il silenzio in merito al proprio futuro, l’esterno valuta le prossime mosse dopo l’addio al Pisa da svincolato

Il futuro di Juan Cuadrado resta ancora tutto da definire. L’esterno colombiano, intervenuto a margine di un evento, ha fatto il punto sulla propria situazione, confermando l’esistenza di diversi contatti per proseguire la carriera lontano dall’ultima esperienza.

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Il giocatore sta valutando le opzioni insieme al proprio entourage, senza però voler prendere decisioni affrettate. Sul tavolo ci sarebbero proposte dagli Stati Uniti, dal Messico e anche una possibilità in Europa, anche se quest’ultima appare ancora poco concreta.

Cuadrado futuro, la decisione passa anche dalla famiglia

Cuadrado ha spiegato così il momento: «Stiamo lavorando con il mio agente. Ci sono offerte dagli Stati Uniti, dal Messico e una dall’Europa, che non è molto certa, ma ne stiamo ancora parlando. Aspetto la volontà di Dio e, soprattutto, è una decisione che riguarda anche la mia famiglia. Perché non devo pensare solo a me stesso, ma anche a ciò che è meglio per mia moglie e i miei figli».

Una scelta, dunque, non solo sportiva ma anche familiare.

Inter, Massolin tra infortunio e mercato: chi è il talento francese che non partirà per Hong Kong

Yanis Massolin, il ritiro estivo con l’Inter si complica: Chivu non lo porta in tournée per via di un infortunio e del mercato. Chi è l’ex Modena?

Yanis Massolin è uno dei nomi più discussi in casa Inter in questa fase di preparazione estiva. Il centrocampista francese classe 2002, acquistato dai nerazzurri già a gennaio dal Modena, è arrivato a Milano soltanto in estate con l’obiettivo di giocarsi le proprie carte nel ritiro agli ordini di Cristian Chivu.

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Le aspettative erano alte, anche perché l’assenza di diversi titolari impegnati dopo i Mondiali avrebbe potuto aprire spazio a valutazioni più approfondite. Tra i tifosi c’era curiosità nel vedere all’opera un profilo fisicamente particolare, tecnico e ancora da scoprire nel contesto nerazzurro. Il percorso, però, si è complicato subito.

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Un problema muscolare ha condizionato i primi giorni di lavoro e ha impedito a Massolin di prendere parte alle prime due uscite estive. A questo punto, anche per ragioni legate al calciomercato, Chivu ha deciso di non convocarlo per la tournée a Hong Kong. Una scelta significativa, che conferma come il futuro immediato del francese possa essere lontano da Milano.

Inter Massolin, possibile prestito in Serie A

La linea dell’Inter sembra abbastanza chiara: il club crede nelle potenzialità di Massolin, ma al momento preferirebbe girarlo in prestito, possibilmente in Serie A, per permettergli di giocare con continuità. Tra le squadre interessate c’è anche il Monza di Ivan Juric, neopromosso e già attivo sui giovani nerazzurri dopo l’arrivo di Akinsanmiro.

Lo scenario più probabile è quindi quello di una cessione temporanea. In questo caso, Massolin lascerebbe l’Inter senza aver mai vestito la maglia nerazzurra neppure in amichevole. Diversa la situazione di Kristjan Asllani, anche lui assente dalla tournée ma considerato in uscita con l’obiettivo di una cessione a titolo definitivo.

Chi è Yanis Massolin: carriera e percorso

Yanis Massolin è nato a Moulins il 20 settembre 2002. Mancino, alto 1,97 metri e dotato di un fisico imponente, è un centrocampista atipico per struttura e caratteristiche. Può agire da mezzala, da trequartista e, in alcuni contesti, anche da seconda punta.

La sua carriera è iniziata in Francia, tra diversi settori giovanili, prima della svolta con il Clermont Foot, club con cui ha firmato il primo contratto professionistico ed è riuscito a debuttare in Ligue 1. Successivamente ha giocato in Belgio con il Royal Francs Borains, dove ha raccolto minuti, esperienza e continuità.

Il passaggio al Modena ha segnato una tappa decisiva. Dopo un avvio graduale in Serie B, Massolin ha aumentato il proprio minutaggio, diventando un elemento sempre più importante e attirando l’attenzione dell’Inter.

Massolin Inter, qualità tecniche e caratteristiche fisiche

Il tratto distintivo di Massolin è il mix tra fisicità e tecnica individuale. Nonostante l’altezza, non è soltanto un giocatore di presenza: ha coordinazione, buon controllo del pallone, capacità di rifinire e qualità nel portare palla tra le linee.

È stato definito «un marziano» e anche un «numero 10 di un metro e 97 centimetri», descrizioni che rendono bene l’idea di un profilo fuori dagli schemi. Il suo mancino può diventare un’arma importante, così come la capacità di creare superiorità in zone centrali e offensive.

Inter Massolin, cosa manca per il salto definitivo

Per imporsi a livelli più alti, Massolin dovrà crescere soprattutto in intensità, continuità e adattamento tattico. In una squadra come l’Inter, il talento non basta: servono ritmo, letture senza palla e capacità di reggere la pressione.

Il prestito potrebbe quindi rappresentare la soluzione più utile. L’Inter vuole mantenerne il controllo, ma allo stesso tempo garantirgli un percorso vero. Il futuro di Massolin passa dai minuti: per trasformare il potenziale in certezza servirà una stagione da protagonista.

Castro si presenta alla Roma: «Darò tutto per questa squadra. È un onore e un sogno essere qui»

Santiago Castro è ufficialmente un nuovo giocatore della Roma, le prime parole dell’attaccante giallorosso arrivato dal Bologna

Santiago Castro si è presentato ai canali ufficiali della Roma con entusiasmo, ambizione e grande voglia di iniziare la sua nuova avventura in giallorosso. L’attaccante argentino ha raccontato i primi contatti con il club e la decisione presa fin dall’inizio: «Volevo venire qui fin dal primo momento. Ho parlato con il direttore sportivo e mi hanno detto cosa volevano da me e cosa pensavano potessi portare alla squadra… Fin dal primissimo contatto che ho avuto con il club avevo già preso la decisione di unirmi alla Roma».

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Un arrivo accompagnato anche dal calore dei tifosi, presenti alla stazione Termini per accoglierlo. Un impatto che ha colpito profondamente il nuovo attaccante romanista: «Non me l’aspettavo sinceramente. Ma è stato bellissimo sentire che, dal momento in cui sono arrivato in città, i tifosi mi volevano subito bene».

Castro Roma, il rapporto con Gasperini e il ruolo in campo

C’è grande curiosità per capire come Gian Piero Gasperini riuscirà a valorizzare le caratteristiche di Castro. L’argentino ha mostrato piena disponibilità nei confronti del tecnico: «Mi piace il suo stile di gioco. Ha sempre fatto bene in Italia. Io mi vedo ovunque mi voglia lui, sono qui per aiutare la squadra e posso fare quello che vuole, sono sicuro che lavoreremo bene insieme».

L’attaccante ha poi insistito sull’importanza del lavoro collettivo e della crescita individuale: «Devo migliorare in tutto, c’è sempre margine per crescere. Penso che sia molto importante anche aiutare a recuperare palloni e contribuire agli assist e ai gol degli altri giocatori. Non mi concentro solo sulle statistiche: il modo migliore per andare avanti è dare importanza a ciò che è meglio per la squadra».

Castro Roma, l’Olimpico e il sogno Champions League

Castro conosce già l’atmosfera dello stadio Olimpico e ne ha conservato un ricordo speciale: «La prima partita che ho giocato in questo stadio è stata a mezzogiorno, ricordo. Mi ero detto che sarebbe stato più tranquillo quel giorno, e invece era strapieno. La partita di Europa League la sera è stata qualcosa di incredibile».

Con la Roma ritroverà anche la Champions League, competizione già assaggiata con il Bologna: «È fantastico. Da bambino sogni di ascoltare quell’inno e sarà meraviglioso farlo allo stadio. Non c’è niente di meglio per me».

Non manca poi un riferimento al suo feeling con l’Olimpico e al derby contro la Lazio: «Spero di mantenere la striscia positiva all’Olimpico,le utlime due volte ho segnato o colpito la traversa. Mentre contro la Lazio ho fatto doppietta. Voglio continuare così e segnare anche nel derby».

Castro Roma, il messaggio ai tifosi giallorossi

In chiusura, Santiago Castro ha voluto mandare un messaggio diretto al popolo romanista: «Voglio ringraziare i tifosi per i messaggi che mi hanno mandato. Sono al settimo cielo per essere qui. Tutto quello che posso dirvi è che darò tutto per questa squadra, per il club e per la città. È un onore e un sogno essere qui. Facciamolo insieme e Daje Roma!».

Parole forti, che confermano la voglia dell’attaccante di entrare subito nel cuore della Roma e dei suoi tifosi. Ora toccherà al campo trasformare entusiasmo e aspettative in gol, prestazioni e risultati.

Bologna, Holm vuole rilanciarsi in rossoblù: Tedesco aspetta il suo esterno

Emil Holm vuole riprendersi il Bologna, lo svedese vuole giocarsi le sue carte dopo l’esperienza dello scorso anno in prestito alla Juventus

Emil Holm vuole riprendersi il Bologna. Dopo l’esperienza alla Juventus nella scorsa stagione, l’esterno svedese è rientrato in rossoblù con l’obiettivo di ritagliarsi spazio e dimostrare il proprio valore. Al momento, il giocatore sta lavorando per mettersi definitivamente alle spalle lo strappo al polpaccio rimediato quando vestiva ancora la maglia bianconera.

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A fare il punto sulla situazione è il Corriere dello Sport, che racconta la volontà del calciatore e la soddisfazione del club emiliano. In casa Bologna, infatti, la posizione di Holm viene letta come un segnale importante nei confronti del nuovo progetto tecnico guidato da Domenico Tedesco.

Bologna Holm, il segnale al club e a Tedesco

Secondo il quotidiano, il Bologna ha accolto positivamente l’atteggiamento dello svedese: «Sì, quelli del Bologna hanno accolto con soddisfazione quella che almeno a oggi sembra la volontà ferma di Holm, che ora come ora sta lavorando per mettersi alle spalle lo strappo a un polpaccio rimediato quando lo svedese giocava ancora nella Juventus».

Una presa di posizione che rappresenta un attestato di fiducia verso l’ambiente rossoblù. Il mercato, però, resta aperto e nulla può essere considerato definitivo. Lo stesso Corriere dello Sport sottolinea infatti che, in caso di offerta importante da parte di un club impegnato nelle coppe europee, gli scenari potrebbero anche cambiare.

Bologna Holm, le qualità dell’esterno svedese

Il punto centrale, per il Bologna, è recuperare la miglior versione di Holm. Quando sta bene fisicamente, l’ex Juventus può garantire corsa, fisicità e continuità sulla fascia. Il quotidiano evidenzia proprio questo aspetto: «per il Bologna è già costruttivo sapere come Holm non veda l’ora di tornare a giocare, rendendosi conto di quello che è in grado di assicurare quando sta bene fisicamente».

Bologna Holm, un profilo utile in entrambe le fasi

Holm può diventare una risorsa preziosa per Tedesco, soprattutto per la sua capacità di incidere sia in fase offensiva sia in quella difensiva. Come riportato ancora dal Corriere dello Sport, «in quella attiva ha una corsa e un passo da grande esterno ma anche in quella passiva sa cavarsela contro tutti».

Il Bologna osserva, valuta e aspetta. La volontà del giocatore è chiara: rientrare, recuperare al meglio e provare a diventare protagonista in rossoblù.

Frosinone su Younes Taha, offerta al Twente per l’attacco: chi è il talento marocchino-olandese

Il Frosinone mette gli occhi su Younes Taha, il mercato entra nel vivo dopo l’arrivo di Akpoguma: chi è l’attaccante del Twente e cosa può portare ai ciociari

Il Frosinone continua a muoversi con decisione sul mercato per rinforzare la rosa in vista della nuova stagione in Serie A. Il club ciociaro lavora su più fronti, con l’obiettivo di inserire qualità, fisicità e alternative in diversi reparti. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, uno dei nomi più caldi per l’attacco è quello di Younes Taha, calciatore marocchino con cittadinanza olandese di proprietà del Twente.

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Il quotidiano ha fatto il punto sulle manovre dei gialloblù: «Capitolo Frosinone: ieri il difensore nigeriano Kevin Akpoguma (31) ha fatto le visite mediche. I ciociari si muovono comunque su più tavoli, con l’obiettivo di rafforzare la squadra in tutti i reparti. L’offerta da 2 milioni di euro presentata per l’attaccante marocchino, con cittadinanza olandese, Younes Taha (23) è stata ritenuta bassa dal Twente. Resta da capire se ci sarà un rilancio. Non solo: sono state presentate proposte anche per il difensore del Fenerbahce Omar Fayed (23) e per Paul Joly (26), terzino destro in forza al Kaiserslautern».

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Chi è Younes Taha: ruolo e caratteristiche

Younes Taha El Idrissi è un calciatore classe 2002, nato ad Amsterdam il 27 novembre 2002. È un profilo offensivo mancino, alto circa 1,76 metri, capace di agire principalmente da ala destra, ma utilizzabile anche da trequartista o da esterno offensivo su entrambe le corsie.

Non si tratta di un centravanti puro, ma di un giocatore più portato alla rifinitura, all’uno contro uno e alla creazione di superiorità negli ultimi trenta metri. Per questo motivo può rappresentare una soluzione interessante per un Frosinone alla ricerca di imprevedibilità e qualità tecnica nel reparto avanzato.

Younes Taha, carriera e percorso

Il percorso di Taha si è sviluppato in Olanda, dove ha completato la sua formazione calcistica prima di emergere con il PEC Zwolle. Proprio lì ha vissuto una delle stagioni più importanti della sua giovane carriera, contribuendo alla promozione in Eredivisie con numeri rilevanti in zona offensiva.

Successivamente è arrivato il passaggio al Twente, club con cui ha iniziato a confrontarsi con un livello più alto e con maggiori pressioni. Dopo due stagioni a Enschede, il prestito al Groningen ha rappresentato un ulteriore passaggio di crescita, utile per trovare minutaggio, continuità e responsabilità.

Younes Taha, qualità tecniche e fisiche

Dal punto di vista tecnico, Taha è un mancino creativo. Ama partire da destra per rientrare sul piede forte, cercare il dribbling, dialogare tra le linee e attaccare la porta con conduzioni palla al piede. Le sue qualità principali sono sensibilità tecnica, cambio di direzione, visione offensiva e capacità di incidere negli spazi stretti.

Fisicamente non è un giocatore dominante nei duelli, ma compensa con agilità, rapidità nei primi metri e buona coordinazione. Dovrà però crescere nell’intensità, nella continuità e nell’impatto con un campionato fisico e tatticamente esigente come la Serie A.

Perché Younes Taha piace al Frosinone

Il Frosinone vede in Younes Taha un profilo giovane, duttile e con margini di crescita. Potrebbe essere utilizzato da ala, trequartista o seconda punta in un attacco mobile, offrendo soluzioni diverse rispetto ai profili più tradizionali.

L’offerta da 2 milioni di euro è stata giudicata bassa dal Twente, ma la pista resta da seguire. In caso di rilancio, Taha potrebbe diventare un innesto di prospettiva per il nuovo Frosinone formato Serie A.

Altobelli punge Mancini e Malagò: «Ai giovani allenatori direi di iscriversi al Circolo Aniene»

Altobelli su Mancini, la frecciata dopo la presentazione dell’Italia: l’ex attaccante dell’Inter fa riferimento al Circolo Aniene

La nuova era della Nazionale italiana è ufficialmente iniziata con il ritorno di Roberto Mancini nel ruolo di commissario tecnico, affiancato dal presidente federale Giovanni Malagò e dal direttore tecnico Claudio Ranieri. Una presentazione che ha mostrato un forte legame personale tra i protagonisti del nuovo corso azzurro, aspetto che lo stesso Mancini ha voluto ridimensionare chiarendo di non essere stato scelto per ragioni di amicizia.

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Il giorno dopo, però, non sono mancate le reazioni. Tra le più nette c’è quella di Alessandro “Spillo” Altobelli, ex attaccante dell’Inter e campione del mondo con l’Italia, che in un’intervista a Repubblica ha commentato con toni critici la scelta della FIGC, soffermandosi soprattutto sul metodo e sul rapporto tra i protagonisti.

Altobelli su Mancini: il nodo Arabia e la fiducia dei tifosi

Altobelli ha riconosciuto il valore tecnico di Mancini, ma ha ricordato anche la scelta fatta in passato dal ct con l’esperienza in Arabia Saudita: «Posso fare una premessa e poi le dico il ma? Mancini è un tecnico eccezionale, potrebbe allenare qualsiasi squadra, tutte le grandi nazionali, è preparato, gli ho anche scritto, gli ho mandato un messaggio di complimenti, gli ho augurato un buon lavoro perché spero che faccia bene. C’è però quella macchia.

Ha fatto bene, è andato a guadagnare. Era una questione di lavoro, ha pensato che fosse la scelta giusta. Ma in questi casi, poi, non si può dire “mi dispiace”. Ormai l’hai fatto, non ti puoi pentire».

L’ex bomber ha poi spostato l’attenzione sulla reazione del pubblico: «È troppo tardi per le scuse, mi dispiace. Non è una questione mia, la Nazionale è di tutti. Non so se i tifosi, gli appassionati di calcio, lo perdoneranno. Non so se ha perso la fiducia dei tifosi, ma a lui è capitata una seconda occasione. E non capita a tutti. È una cosa quasi unica.

Vediamo come se la gioca. Sono proprio curioso di vedere la risposta del pubblico. Oggi tutti parlano della Nazionale, in tanti si chiedono cosa stia succedendo, anche a me fanno tante domande».

Altobelli su Ranieri: dubbi anche sul ruolo da direttore tecnico

Nel mirino di Altobelli è finita anche la scelta di Claudio Ranieri come direttore tecnico della Nazionale. Pur riconoscendone il valore umano e professionale, l’ex attaccante ha espresso perplessità: «Anche qui, è tutto poco chiaro. Grandissimo tecnico, persona che stimo. Ma aveva fatto una scelta di vita: la Roma. E poi smettere. Questa decisione non l’ho capita. Ma la accetto».

Altobelli punge Malagò e il metodo FIGC

La parte più pungente dell’intervista riguarda il metodo con cui si sarebbe arrivati alla nuova struttura federale. Altobelli ha usato una battuta sul Circolo Aniene per sottolineare i legami personali tra i protagonisti: «Sa che le dico? Io ormai non posso più per l’età ma se volessi fare l’allenatore mi iscriverei all’Aniene. Lo consiglio a tutti i giovani: segnatevi a quel circolo. Vengono tutti da Roma, dallo stesso ambiente, dagli stessi circoli e sono amici. Non parlo di amichettismo. Non lo farò io.

Aspetto di capire cosa ne pensa la gente. A volte nella vita non è solo il merito, che per carità hanno tutti e tre, sono tutti e tre bravissimi. Il problema è il metodo: come ci si arriva. Ma in Italia funziona così, lo sappiamo».

Parole destinate a far discutere, soprattutto in una fase in cui la Nazionale prova a ricostruire credibilità, entusiasmo e rapporto con i tifosi dopo settimane turbolente.

Runjaic: «Contento di essere qui per la terza stagione consecutiva. Zaniolo? Lo sosteniamo ogni giorno»

Runjaic in conferenza: «Contento di essere qui per la terza stagione consecutiva. Zaniolo? Lo sosteniamo». Le sue parole

In occasione del Media Day dell’Udinese a Lienz, Kosta Runjaic ha incontrato i giornalisti per fare il punto sul lavoro svolto nelle prime settimane di preparazione e sulle prospettive della nuova stagione.

Il tecnico ha aperto il suo intervento con un saluto ai presenti, sottolineando il valore del ritiro in Austria, appuntamento ormai consolidato e giunto al terzo anno consecutivo. Un contesto che, secondo Runjaic, continua a rappresentare un ambiente ideale per lavorare con intensità, costruire il gruppo e gettare le basi della nuova Udinese.

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PAROLE – «Benvenuti a tutti a Lienz. Sono molto contento di essere qui per la terza stagione consecutiva. Ogni anno si riparte da zero e sappiamo che dovremo conquistare la salvezza il prima possibile. Da lì potremo costruire il resto del nostro percorso. Ogni stagione bisogna ricominciare a spingere, lavorare intensamente e mettere in campo tutte le energie a disposizione».

FOCUS – «Il nostro focus deve essere sulle prestazioni e sul lavoro quotidiano, senza perderci troppo nelle dichiarazioni. In questo momento dobbiamo prepararci nel migliore dei modi per iniziare bene la stagione».

RITIRO – «Siamo al termine della quarta settimana di preparazione e ho trovato un’ottima mentalità e una grande predisposizione al lavoro. Ci alleniamo con intensità, ma ci sono anche momenti dedicati al recupero e al team building, aspetti fondamentali per creare un gruppo forte e arrivare con le giuste energie all’inizio del campionato».

AMICHEVOLI – «C’è ancora molto da fare. È importante fornire continuamente i giusti feedback ai giocatori e utilizzare queste partite per provare quello che stiamo costruendo durante gli allenamenti. In questo momento il risultato non è la priorità: voglio vedere sul campo ciò che prepariamo durante la settimana. Vincere aiuta sempre dal punto di vista mentale, ma il nostro obiettivo resta arrivare pronti all’inizio della stagione. L’idea è permettere a ogni giocatore di disputare almeno 60 minuti nelle prossime due amichevoli. Se qualcuno non dovesse essere nelle condizioni di farlo lo sostituiremo, perché in questa fase vogliamo soprattutto evitare infortuni».

NUOVI ACQUISTI – «Unai Gomez è un giocatore che si inserisce perfettamente nella nostra rosa. Gioca con entusiasmo, passione e grande intensità. Credo che all’Udinese potrà esprimere tutto il potenziale che ha già dimostrato di possedere. Vojvoda porta esperienza e conosce molto bene la Serie A. È un leader, un calciatore di qualità, ma come tutti avrà bisogno di un po’ di tempo per adattarsi ai nuovi compagni e ai nostri meccanismi di gioco».

ATTA – «Ad Arthur Atta auguro il meglio per la sua carriera. È un esempio di come a Udine un giovane possa crescere e raggiungere un livello molto alto. Il suo trasferimento apre nuove opportunità per altri giocatori che potranno mettersi in mostra. Abbiamo piena fiducia in Maduka e siamo convinti che abbia tutte le qualità per diventare uno dei migliori portieri della Serie A».

ZANIOLO – «In questa terza stagione dobbiamo confermarci. Le qualità dei singoli emergono quando tutta la squadra mantiene un livello elevato. Thauvin e Atta sono cresciuti grazie al lavoro del gruppo e stiamo cercando di fare lo stesso con Zaniolo. Ha ereditato il numero 10 e un ruolo importante nella squadra. Finora ha lavorato molto bene: è un ragazzo predisposto al sacrificio, arriva da una stagione positiva tra gol e assist e il suo valore è tornato a crescere.

Lo sosteniamo ogni giorno. Sta lavorando con grande intensità e non vede l’ora di iniziare il campionato per ripagare la fiducia, l’affetto e il rispetto ricevuti dal club e dai tifosi. Indossare il numero 10 comporta responsabilità, ma sono convinto che possa essere un esempio sia in allenamento sia in partita. Mi aspetto molto da lui e sono ottimista su quello che potrà dare durante questa stagione».

Rayo Vallecano nel caos: il Comune di Madrid revoca la concessione dello stadio

Vallecas chiuso: il Rayo perde la concessione del suo stadio, stop imposto dal Comune

Il Campo de Fútbol de Vallecas, storico stadio del Rayo Vallecano, è finito al centro di un caso che sta facendo molto rumore in Spagna. A poco più di due settimane dall’esordio in Liga, il club madrileno deve fare i conti con la sospensione della concessione da parte del Ministero dello Sport, dopo una serie di perizie che avrebbero evidenziato gravi lacune strutturali dell’impianto.

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Cosa è successo

La situazione è emersa durante una perizia preliminare alla futura ristrutturazione completa dello stadio, prevista dopo un primo intervento realizzato nel 2018. Le analisi hanno evidenziato carenze negli impianti antincendio, nei sistemi elettrici e nell’illuminazione d’emergenza: criticità che hanno fatto venir meno le condizioni necessarie per mantenere attiva la concessione.

Il Ministero ha quindi disposto la sospensione, mentre si lavora per avviare interventi immediati utili a ripristinare la piena sicurezza dell’impianto.

La posizione del Comune di Madrid

Dall’amministrazione comunale è arrivata una presa di posizione netta: “Abbiamo condotto un audit dello stadio che ha prodotto risultati piuttosto scoraggianti per quanto riguarda la manutenzione. Quest’ultima era una responsabilità e un obbligo diretto della società, così come il rispetto delle normative e delle licenze. Il Comune di Madrid ha pertanto deciso di sospendere temporaneamente la concessione di modo tale da poter attuare queste riforme”.

Una dichiarazione che chiarisce come la responsabilità degli interventi ricada direttamente sul club.

E adesso?

I tempi non saranno brevi: serviranno mesi prima che il Rayo Vallecano possa tornare a giocare nel proprio stadio, lo stesso che nella scorsa stagione ha visto i Franjirrojos arrivare fino alla finale di Conference League, poi persa a Lipsia contro il Crystal Palace.

Resta da definire la sede alternativa per le partite casalinghe. La Liga avvierà una procedura interna con il club per individuare lo stadio che ospiterà il debutto interno del 20 agosto contro l’Alavés.

Scontro UEFA FIFA: «La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto d’investimento». Annunciato il boicottaggio

UEFA contro FIFA: “La Coppa del Mondo non è in vendita”, stop alle prossime competizioni. Cosa sta succedendo

Una frattura senza precedenti scuote i vertici del calcio mondiale. I 55 Paesi membri della UEFA hanno votato all’unanimità per boicottare la Coppa del Mondo e tutte le competizioni organizzate dalla FIFA, aprendo uno scontro istituzionale di portata storica. Al centro della tempesta c’è il nuovo piano commerciale ideato dalla federazione internazionale guidata da Gianni Infantino, giudicato dall’Europa come un progetto inaccettabile e pericoloso.

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La FIFA World Enterprise: il progetto contestato

La scintilla che ha acceso la crisi è l’ufficializzazione della “Fifa Forward Enterprise” (FFE), una nuova holding commerciale valutata circa 20 miliardi di dollari. La struttura sarebbe destinata a gestire in esclusiva i diritti e l’intera macchina organizzativa della Coppa del Mondo e del Mondiale per Club, con l’obiettivo di raccogliere 4,2 miliardi di dollari entro fine anno tramite la cessione di quote di minoranza a investitori privati.

Da Zurigo hanno precisato che si tratterebbe di quote “senza poteri di controllo”, ma la reazione europea è stata immediata e compatta.

La risposta della UEFA: un fronte unico

Durante un vertice d’emergenza in videoconferenza, le 55 federazioni europee hanno respinto in blocco il progetto, giudicando inaccettabile l’idea di parcellizzare e vendere l’eredità storica del calcio. Il boicottaggio non resterà solo una minaccia: il primo banco di prova saranno i play-off della Coppa del Mondo femminile, in programma a ottobre.

La nota ufficiale della UEFA è durissima, definendo la condotta della FIFA un “profondo fallimento di leadership” e un’“abdicazione del dovere”, accusando i vertici mondiali di aver agito nel segreto più totale, senza consultare i custodi del gioco.

Il comunicato recita: “La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto d’investimento. È uno dei più grandi lasciti sportivi del calcio. È stata costruita nel corso di generazioni da giocatori, nazionali e tifosi in ogni continente. Nessuna parte di essa dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati. La Coppa del Mondo non è in vendita”.

Il rischio dei fondi privati

L’allarme dell’Europa non riguarda solo il metodo, ma soprattutto il merito della proposta. Secondo la UEFA, l’ingresso di investitori privati trasformerebbe irreversibilmente il calcio: il profitto diventerebbe la priorità, influenzando ogni decisione su calendari, formati delle competizioni e futuro dello sport. Gli interessi di leghe, club, giocatori e tifosi verrebbero subordinati alle logiche degli azionisti.

La conclusione della nota è altrettanto netta: “A seguito della discussione di oggi, nessuna nazionale UEFA parteciperà a alcuna competizione FIFA finché queste proposte rimarranno in vita”, subordinando qualsiasi passo indietro a garanzie vincolanti che vietino per sempre l’ingresso della proprietà privata nelle competizioni internazionali.

Tottenham, De Zerbi parla della possibile cessione di Romero e Vicario

Tottenham, Roberto De Zerbi rompe il silenzio: futuro in bilico per Cristian Romero e Guglielmo Vicario

Il calciomercato estivo si preannuncia particolarmente movimentato in casa Tottenham, dove Roberto De Zerbi — subentrato lo scorso aprile per guidare gli Spurs verso la salvezza — si trova ora a gestire una fase cruciale di rifondazione della rosa. In un’intervista concessa a Football London, il tecnico italiano ha affrontato con grande trasparenza le voci che riguardano le possibili uscite di alcuni elementi chiave, finiti nel mirino dei top club della Serie A.

Romero e Vicario al centro dei rumor

I nomi più chiacchierati sono quelli di Cristian Romero e Guglielmo Vicario, accostati rispettivamente a Inter e Juventus in vista della prossima stagione. Di fronte alle volontà manifestate dai due giocatori, De Zerbi ha mantenuto un atteggiamento improntato alla massima chiarezza, nel rispetto dei patti stabiliti fin dal suo arrivo a Londra.

La linea di De Zerbi: trasparenza e dialogo

Ricostruendo il primo confronto avuto con lo spogliatoio, De Zerbi ha spiegato come gestisce i colloqui personali con i propri calciatori, ribadendo un principio cardine del suo metodo: sincerità, rispetto e totale apertura nel valutare le esigenze professionali di ciascuno.

Una rifondazione delicata

Gli Spurs si preparano così a un’estate intensa, con un allenatore deciso a costruire un progetto tecnico coerente e sostenibile. Le possibili partenze di Romero e Vicario rappresentano snodi delicati, ma De Zerbi ha scelto di affrontare la situazione con lucidità e dialogo, consapevole che la rifondazione passa anche attraverso decisioni difficili.

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PAROLE – «All’inizio del mio mandato ho avuto un milione di incontri individuali e i giocatori mi hanno spiegato qual era la loro idea. Io ho detto: ‘Sì, aiutatemi a rimanere in Premier, e poi vi aiuterò ad andarvene’. Romero con me è stato incredibile. Il massimo. Nel suo comportamento, nel suo rispetto, ha sofferto quando non ha giocato l’ultima partita.

Non è vero che volesse tornare in Argentina per prepararsi ai Mondiali. Dopo la semifinale contro l’Inghilterra ci siamo scambiati un messaggio, ma non l’ho mai chiamato per convincerlo a restare. Ho rispettato ciò che mi ha detto. Come per Vicario, come per ogni giocatore».

Angelino, addio alla Roma: c’è l’intesa con il Deportivo La Coruna

Roma, dopo Celik anche Angelino ai saluti: intesa con il Deportivo La Coruna per il prestito con riscatto. I dettagli

L’avventura di Angeliño alla Roma è arrivata ai titoli di coda: l’esterno spagnolo è pronto a salutare la Capitale e a iniziare una nuova fase della sua carriera al Deportivo La Coruña. Le ultime indicazioni sul trasferimento arrivano da Fabrizio Romano, che conferma come l’operazione sia ormai in dirittura d’arrivo.

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Accordo Roma–Deportivo: la formula

Il Deportivo La Coruña ha raggiunto un accordo verbale con la Roma per l’acquisto di Angeliño. A breve verranno scambiati i documenti relativi alla formula concordata: prestito con diritto di riscatto fissato a 2 milioni di euro. Dopo Celik, la Roma si prepara dunque a perdere un altro esterno: secondo Romano, mancano solo gli ultimi dettagli prima che lo spagnolo lasci ufficialmente la Capitale.

Un cerchio che si chiude

Per Angeliño si tratta di un ritorno alle origini, un passaggio che chiude un cerchio personale e professionale. La decisione era nell’aria da settimane, complice una parentesi giallorossa segnata da problemi fisici che ne hanno limitato rendimento e continuità.

Le speranze di rilancio all’inizio della nuova stagione si sono spente rapidamente: nelle prime settimane di ritiro, il laterale non è riuscito a convincere Gian Piero Gasperini, poco incline a puntare su un giocatore non ancora al 100% e non perfettamente in linea con le sue esigenze tattiche.

La scelta di separarsi

Da qui la decisione condivisa di separarsi. L’intesa tra Roma e Deportivo è completa: prestito con diritto di riscatto a 2 milioni, documenti in fase di scambio e iter formale già avviato.

Asse caldo Venezia Fiorentina: oggi le firme di Moreno, Sohm più vicino

Venezia, giornata decisiva sull’asse con la Fiorentina: Moreno firma, Sohm in avvicinamento. Cosa sta succedendo

Il Venezia vive una giornata cruciale sul fronte del mercato in entrata. Il club arancioneroverde è pronto a chiudere il primo dei due affari impostati con la Fiorentina: nelle prossime ore sono attese le firme di Matias Moreno, mentre si riduce sensibilmente la distanza per portare in Laguna anche Simon Sohm. Lo riferisce Di Marzio.

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Moreno, il giorno delle firme

L’accordo tra Venezia e Fiorentina per Matias Moreno è ormai definito. Il difensore argentino è pronto a mettere nero su bianco l’intesa raggiunta, legandosi al club veneto con un contratto quadriennale. La dirigenza arancioneroverde ha lavorato con continuità per limare gli ultimi dettagli con la società viola e con l’entourage del giocatore: oggi è il giorno decisivo, con le firme di rito che precederanno gli annunci ufficiali.

Un innesto di prospettiva e sostanza, pensato per blindare la retroguardia e dare continuità alla crescita strutturale della rosa.

Sohm sempre più vicino

Il mercato in entrata non si ferma al centrale sudamericano. L’asse Venezia‑Fiorentina resta caldo anche per Simon Sohm, individuato come il profilo ideale per aggiungere fisicità e dinamismo alla linea mediana. Le contrattazioni delle ultime ore hanno avvicinato ulteriormente il centrocampista svizzero al trasferimento in Veneto, con un’intesa che ora appare più vicina rispetto ai giorni scorsi.

Il Venezia, dunque, accelera: un difensore in arrivo, un centrocampista sempre più vicino e un mercato che continua a muoversi con decisione e strategia.

Gravina duro su Infantino: «L’atteggiamento da Marchese del Grillo non è più accettabile»

Gravina su Infantino: «L’atteggiamento da Marchese del Grillo non è più accettabile. C’è una frattura con la gente»

Il progetto della FIFA di aprire il proprio business a investitori privati — un’operazione che coinvolge Jp Morgan e l’imprenditore Joshua Kushner — ha scatenato una reazione durissima nel calcio europeo. La prima a muoversi è stata la UEFA, con Gabriele Gravina, ex presidente FIGC e oggi vicepresidente dell’organizzazione guidata da Aleksander Ceferin, in prima linea contro il piano di Gianni Infantino di far entrare capitali privati al vertice del calcio mondiale.

Intervistato da Repubblica, Gravina ha espresso una posizione netta: «Dobbiamo uscire dai personalismi e comprendere tutti che il calcio non è di Infantino, o di chi ricopre ruoli al vertice delle istituzioni. L’arroganza di assegnare a se stesso un potere che non esiste o la proprietà del pallone non è più accettabile».

Il dirigente ha sottolineato come nessuna federazione fosse stata informata prima che la notizia trapelasse dalla stampa internazionale, ribadendo che «il calcio non è solo business». Per Gravina, il movimento non può essere trattato come un asset da vendere al miglior offerente, perché non appartiene a chi occupa posizioni di vertice nelle istituzioni sportive. Interpellato sull’ipotesi di un boicottaggio dei Mondiali da parte delle federazioni europee, Gravina ha preferito parlare di un percorso di riflessione condivisa: un’assemblea è già stata convocata per discutere gli aspetti normativi e morali della vicenda, perché «la UEFA ha capito che il problema è serio».

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Il parallelo con la Superlega

Nel corso dell’intervista, Gravina ha più volte accostato l’operazione FIFA al progetto Superlega, promosso in passato da alcuni degli stessi soggetti finanziari oggi coinvolti. A suo giudizio, però, la situazione attuale sarebbe persino più grave, trattandosi di un tentativo di vendita del calcio su scala globale, con un business stimato oltre i 20 miliardi di dollari.

«È persino peggio, però: si sta vendendo il calcio – ha dichiarato Gravina –. Grave è che si dica di fare questa operazione per dare più soldi alle federazioni, peraltro nell’anno delle elezioni della FIFA. Il calcio, le federazioni, più che dei soldi hanno bisogno di rispetto».

Il dirigente ha collegato questa operazione a una serie di episodi che, a suo giudizio, testimoniano un crescente scollamento tra i vertici del calcio mondiale e i tifosi: dalle presunte ingerenze della politica italiana denunciate in passato, fino alla presenza sempre più ingombrante della sfera Trump attorno a Infantino, culminata nelle contestazioni ricevute da entrambi durante la finale dei Mondiali.

«C’è una frattura con la gente. L’atteggiamento da Marchese del Grillo non è più accettabile: siamo custodi di un bene popolare, di una passione che va custodita e alimentata. Non si può più negoziare con la passione dei tifosi, che ora è mortificata dall’idea di chi studia con gli algoritmi come fare più soldi».

Gravina ha ricordato che il Mondiale 2026 ha generato incassi fino a 14 miliardi di dollari, ma ha avvertito che una visione esclusivamente orientata al profitto rischia di compromettere l’essenza stessa del calcio: «Nel lungo periodo si uccidono i sogni, il sogno di farne parte, di viverlo. E si uccidono le favole. Il calcio non può essere solo business oriented».

Il ritorno di Mancini sulla panchina azzurra

In chiusura, Gravina ha commentato anche il ritorno di Roberto Mancini alla guida della Nazionale, dopo l’addio del 2023 per la panchina dell’Arabia Saudita: «Dovrei essere l’ultimo a dire “va bene Mancini”», ha ammesso, sottolineando però che il pentimento mostrato dal tecnico merita una valutazione basata esclusivamente sui risultati futuri. Come ha concluso lo stesso Gravina: «C’è stata una macchia, ma ogni macchia può essere lavata».

Bargiggia: «Mancini voleva solo la Nazionale. Vi svelo cosa è successo davvero dietro le quinte della FIGC. Campionato Primavera male del calcio italiano» ESCLUSIVA e VIDEO

Dalla chat esclusiva con Roberto Mancini alle tensioni interne alla FIGC, passando per Maldini, Pirlo, Ranieri e il futuro del calcio italiano: Paolo Bargiggia racconta la sua versione dei fatti in un’intervista esclusiva a CalcioNews24

Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale continua a far discutere e ad alimentare interrogativi sui retroscena che hanno portato al nuovo corso azzurro. In questa intervista esclusiva a CalcioNews24Paolo Bargiggia ripercorre i mesi che hanno preceduto la svolta, svelando il contenuto di una chat privata con Mancini, pubblicata soltanto dopo aver ricevuto il suo consenso, e raccontando come il tecnico avesse già da tempo un obiettivo ben preciso: tornare a guidare l’Italia.

Nel corso dell’intervista, Bargiggia affronta anche i temi più delicati che hanno segnato la recente gestione della FIGC, soffermandosi sui ruoli di Paolo MaldiniLeonardoAndrea Pirlo e Claudio Ranieri, offrendo la sua lettura delle dinamiche che hanno portato ai cambiamenti ai vertici della Nazionale. Non mancano riflessioni sul peso della politica, sul ruolo dei media, sulle riforme mai realizzate e sulle difficoltà strutturali del movimento calcistico italiano.

Dalla valorizzazione dei giovani talenti al futuro della Nazionale, passando per le responsabilità dei club di Serie A e la necessità di cambiare il sistema, Paolo Bargiggia offre un’analisi approfondita e ricca di retroscena interessanti

Lei ha pubblicato uno scambio di messaggi con Roberto Mancini risalente ad aprile, sostenendo che già allora avesse in testa soltanto il ritorno sulla panchina della Nazionale. Quanto è stato difficile tenere riservata questa vicenda per mesi e, alla luce di quello che è successo, pensa che quel ritorno fosse già scritto?

«Devo dire che la chat con Roberto Mancini, alla mia domanda su un suo ipotetico ritorno in Italia, perchè allora era solo ipotetico visto che era ancora alla guida del club del Qatar, avesse preferito allenare un club o una Nazionale, lui mi ha detto senza mezzi termini, e anche con altri messaggi nei mesi successivi, che comunque lui voleva tornare in Nazionale perchè, anche mettendo quell’emoticon sorridente, vuole vincere il Mondiale.

Come avete visto col suo permesso l’ho pubblicata e devo dire che si è capita da subito la volontà di Mancini di provare a tornare alla guida della Nazionale. Il suo pentimento secondo me è sincero perchè qualche tempo fa c’era stata anche la possibilità che lui tornasse in un club, io gli avevo parlato del Napoli perchè sapevo che De Laurentiis non avrebbe tenuto Conte. Però ho sempre sentito Mancini a livello di feeling sempre più orientato alla Nazionale. Se per me è stato difficile mantenere il riserbo su questa chat? Devo dire di no perchè comunque faccio questo mestiere da oltre 30 anni e bisogna saper mantenere segrete le fonti e i dialoghi e poi eventualmente nel momento giusto muoversi e tirarle fuori come in questo caso o comunque fare dei ragionamenti conoscendo all’origine la sostanza delle cose».

La gestione della FIGC è stata molto discussa: prima l’arrivo di Paolo Maldini e Leonardo, poi la scelta di puntare su Andrea Pirlo e infine il brusco cambio di rotta con l’approdo di Mancini e Claudio Ranieri. Secondo lei cosa è successo davvero dietro le quinte e chi esce ridimensionato da questa vicenda?

«Quello che è successo con Maldini, Leonardo e il povero Pirlo al centro delle polemiche è abbastanza chiaro, io l’ho raccontato in un reel. Molto semplicemente è stato utilizzato Pirlo, che era la scelta di Maldini dopo aver sondato prima Ancelotti e poi Guardiola, peraltro una cosa molto strana perchè Ancelotti e Guardiola non si sposano assolutamente… Guardiola avrebbe potuto essere un progetto di qualità, di far tornare la tecnica nel calcio italiano; Ancelotti invece è un allenatore conservatore che tenta sempre di andare sul sicuro e oltretutto tesserato per la Federazione Brasiliana. Secondo me l’errore strategico fatto da Maldini e Leonardo è stato quello di non essere riusciti a tenere segreta questa missione segreta a Barcellona per Guardiola sapendo che comunque sarebbero state veramente poche le possibilità di ingaggiarlo quindi forse una maggiore segretezza non avrebbe alimentato speranze e poi disillusioni. Devo dire che anche venerdì in Lega Maldini è sembrato fin troppo aperto e fin troppo fiducioso ma questo è legato alla sincerità del suo carattere. L’uomo è così, va anche apprezzato. Lui ha detto “non è più un problema di soldi, stiamo aspettando Guardiola quindi dobbiamo far passare qualche giorno”.

E’ chiaro che poi c’è stato un corto circuito mediatico perchè Guardiola il sabato mattina, poche ore dopo, ha detto di no. Pirlo è sembrata una scelta di ripiego ma se guardiamo il curriculum chiunque lo sarebbe stato con Guardiola. Però era una scelta coerente con quello che aveva spiegato Leonardo: un allenatore con principi di calcio e visione simili e che collimassero con la guida tecnica, vale a dire con le idee di Maldini e Leonardo. Pirlo è un allenatore dalla dimensione internazionale, alla Juve non aveva mai allenato una Prima squadra e ha vinto due trofei e ha cercato di giocare bene a calcio. Secondo me era una buona opzione. Quale è stato il problema? Pirlo è stato volutamente massacrato sui giornali sia per il curriculum sia per la questione della sponsorizzazione con l’agenzia di Betting russa che secondo me è una cosa veramente ipocrita perchè allora dovrebbero togliersi la metà dei politici dal Parlamento. E invece è stata proprio la politica a cominciare a criticare Pirlo. Parlo dei politici perchè molti prima della guerra avevano rapporti con la Russia, ma ora questo non è importante. Quello che conta è spiegare che è stato tutto strumentale, soprattutto uno scrivere quasi sotto dettatura di certi giornali, mi riferisco ai giornali di Cairo, Gazzetta, Corriere dello Sport, particolarmente bellicosi contro Pirlo. Il disegno era quello di interpretare il pensiero della Serie A che non voleva Maldini alla guida delle Nazionali per non rinunciare a dei privilegi e a degli Status Quo che gli sarebbero stati tolti da questa riforma di Maldini, con dei vincoli per i giovani nelle rose, magari con degli obblighi di dare dei calciatori per gli stage anche se non dentro il calendario della FIFA.

Quindi la Serie A ha fatto, anche attraverso un killeraggio mediatico, la guerra a Pirlo bruciandolo perchè Malagò è una persona sensibile, io direi anche troppo, alla pubblica opinione, agli umori e alla politica e ovviamente hanno messo Maldini nella condizione di lasciare. Era stato proposto a Maldini di provarci con Thiago Motta che era la sua seconda scelta dopo Pirlo ma Maldini con molta coerenza ha rinunciato e secondo me ha fatto bene perchè ha capito che alla fine in Italia della Nazionale, a prescindere dalle parole, frega a pochi, soprattutto a quelli che dovrebbero essere il serbatoio, la linfa per la Nazionale ovvero i club di Serie A che sono più interessati a fare i loro interessi soprattutto nella figura apicale di certi presidenti che vanno per la maggiore e si può ben capire chi siano».

Mancini torna dopo l’addio del 2023, che aveva lasciato parecchi strascichi tra tifosi e addetti ai lavori. Ritiene che il tempo trascorso e il momento di difficoltà del calcio italiano abbiano favorito una sorta di riconciliazione, oppure pensa che ci siano ancora delle ferite aperte?

«Chi esce ridimensionato dalla vicenda Maldini, Leonardo, Pirlo è sicuramente il calcio italiano e sicuramente ancora una volta la mancanza di coesione e la mancanza di volontà di fare rete. Su Roberto Mancini io dico che il calcio italiano, e comunque in generale in questo paese, non può permettersi di fare il moralista. Ho letto ancora oggi degli articoli sul Corriere della Sera dove si va a pesare la morale di Roberto Mancini. In un calcio iper-professionistico avrà fatto la sua scelta, è stata discutibile. Io voglio dire che ho avuto modo di sentirlo spesso: ha capito di aver sbagliato e ha accettato anche delle condizioni economiche normali per i suoi standard per allenare la Nazionale.

Aveva proprio voglia di Nazionale. E’ l’ultimo allenatore che ha vinto con gli Azzurri ma ha vinto giocando bene. A me interessa sempre guardare prima la qualità del gioco e la crescita dei giocatori. Ha vinto facendo un buon calcio, bene lui. Meno male che la Serie A non si è imposta ancora una volta mettendo Antonio Conte perchè avremmo assistito ad un calcio anti-estetico, avremmo snobbato ancora i giovani per andare sull’usato sicuro e dopo due anni probabilmente saremmo ripartiti da zero. Mancini è una garanzia sull’utilizzo dei giovani, ricordo quando portò addirittura Pafundi a 16 anni in Nazionale. Non possiamo permetterci di parlare di ferite ancora non sanate e di fare la morale. Non ce lo possiamo permettere perchè è ipocrita, non se lo può permettere il calcio italiano che non può più perdere nemmeno un secondo di tempo».

La scelta di affiancare Claudio Ranieri a Roberto Mancini è stata interpretata come la volontà di creare una figura di equilibrio e di esperienza accanto al commissario tecnico. Dal punto di vista tecnico e gestionale, come giudica questa soluzione? Può essere un valore aggiunto oppure rischia di creare una sovrapposizione di ruoli?

«Sicuramente la figura di Claudio Ranieri, o chi per lui, cioè un uomo di calcio vicino ad un selezionatore è fondamentale anche perchè non ci può essere un uomo solo al comando. Deve avere un uomo di personalità ed esperienza al suo fianco con cui confrontarsi. Sono troppe le dinamiche.

Claudio Ranieri aveva anche lui voglia di Nazionale soprattutto dopo averla rifiutata come allenatore per restare alla Roma. Ha esperienza internazionale, è una persona che si fa voler bene, è un abile tessitore. Sicuramente non è Maldini né per età, per carattere, né forse per pragmatismo. Adesso bisognerà vedere se Ranieri, un signore che comunque ha avuto tutto dalla vita calcistica dando a sua volta tutto, abbia voglia di sporcarsi le mani e battere i pugni sul tavolo per fare delle riforme. Se arriverà anche Zola probabilmente questo potrebbe essere un contributo in più per provare a fare davvero a fare le riforme a tutela dei giovani soprattutto».

Guardando oltre le polemiche, questa nuova Nazionale ha davvero le basi per tornare competitiva a livello internazionale oppure il problema principale resta strutturale, tra carenza di talenti italiani, organizzazione del sistema e difficoltà del nostro movimento?

«Dal punto di vista tecnico per me la Nazionale ha i giocatori giovani di qualità. Ha un allenatore di qualità per provare a tornare tra i protagonisti del calcio internazionale. In verità, è chiaro, il bacino in cui si pesca non è amplissimo perchè siamo troppo pieni di stranieri ma io penso che se da questo punto di vista tecnico e umano abbiamo comunque le qualità nonostante tutto, basta vedere che con le giovanili vinciamo l’Europeo U19, andiamo avanti con l’U17… Il problema in verità è strutturale. Per quello che Maldini voleva fare delle riforme, speriamo che le facciano anche adesso. I club di Serie A dovrebbero tesserare più giovani calciatori, ma molto giovani perchè negli altri paesi non si fanno problemi a giocare in Champions coi 2008.

Dovrebbero dare ai giovani più minutaggio e soprattutto io penso, anche se non ne parla quasi nessuno, che il vero male del calcio italiano sia il campionato Primavera. Sono due anni buttati via. Non esiste in nessun paese, dopo l’U18 giocano in Prima squadra o nelle seconde squadre. Nel campionato Primavera per me si gioca un calcio finto tra i pari età nella fascia di età in cui i calciatori giovani hanno il massimo potenziale per crescere dal punto di vista fisico, dell’esuberanza e dell’incoscienza. Invece vengono bloccati per i giochetti di procuratori e direttori sportivi in un campionato Primavera dove addirittura ci sono le retrocessioni. Ecco, cominciando ad eliminare il campionato Primavera, cominciando a far giocare dai 18 anni in su, anche prima, i ragazzi con i grandi, allora il calcio italiano diventerà grande».

SI RINGRAZIA PAOLO BARGIGGIA PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

Malagò ha deciso: Oriali nello staff, Zola per il coordinamento con le giovanili

Il presidente Malagò definisce la squadra azzurra: Oriali scelto come team manager, Zola per un ruolo chiave

Si va definendo la squadra che guiderà il rilancio del calcio azzurro. Dopo le nomine di Roberto Mancini e Claudio Ranieri, il presidente Giovanni Malagò ha completato anche le caselle relative al team manager e alla figura di raccordo tra Nazionale A e settore giovanile, ruolo considerato strategico per unire l’intero mondo di Coverciano.

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Per il ruolo di team manager la scelta è ricaduta su Gabriele Oriali, già al fianco di Conte e Mancini nelle precedenti avventure azzurre. La nuova figura di coordinamento — una sorta di “terza presenza” nello staff tecnico — sarà invece affidata a Gianfranco Zola, che raccoglie un’eredità importante: in passato, infatti, questo ruolo è stato ricoperto da ex campioni come Gigi Riva, Gianluca Vialli e, più recentemente, Gigi Buffon.

A confermare il quadro, pur senza ufficializzarlo, è stato lo stesso Malagò ai microfoni di Sport Mediaset:

PAROLE “Zola? Sbagliato dire sì, sbagliato dire no (sorride, ndr). È una persona che darebbe valore aggiunto, ha fatto un gran lavoro in Lega Pro col progetto giovani. Su Oriali dovete chiedere a Mancini, penso torni ma è giusto chiedere al mister perché spetta a lui”.

Una struttura che prende forma e che punta a dare continuità, identità e competenza al nuovo corso della Nazionale.

Scintille in casa Lazio: Gattuso manda Taylor fuori dall’allenamento

Alta tensione in casa Lazio: Kenneth Taylor protesta, il tecnico Gennaro Gattuso lo allontana dal campo

L’inizio ufficiale della stagione si avvicina e la tensione cresce anche in casa Lazio, dove gli animi si sono accesi durante l’ultima seduta a Formello. Protagonisti dell’episodio il nuovo allenatore Gennaro Gattuso e il centrocampista Kenneth Taylor, arrivato lo scorso gennaio dall’Ajax.

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Il diverbio in campo

Durante l’allenamento mattutino, i due sono stati coinvolti in un confronto acceso. Dopo circa un’ora di lavoro, Taylor — come riportato da Radio Laziale — si è lamentato per un colpo subito e per un richiamo da parte del tecnico. Il centrocampista non ha nascosto il proprio disappunto e ha risposto in maniera decisa a Gattuso, che ha immediatamente interrotto la seduta e lo ha allontanato dal campo, intimandogli “Vai fuori!” con il dito puntato.

Possibili conseguenze

Secondo Il Messaggero, è improbabile che la società decida di adottare provvedimenti severi nei confronti di Taylor. Più verosimile, invece, un chiarimento tra il giocatore, Gattuso e la dirigenza sportiva in vista del secondo allenamento della giornata.

La Lazio prova così a stemperare la tensione interna, mentre Gattuso continua a lavorare per consolidare il gruppo in vista dell’avvio della nuova stagione.

Gonzalo Garcia va al Fulham! Affare monstre da 70 milioni con il Real Madrid, l’attaccante si riunisce con Arbeloa

Gonzalo Garcia passa al Fulham! 70 milioni nell’operazione con il Real Madrid, ecco tutti i dettagli per l’attaccante

Il calciomercato estivo regala un’altra operazione a cifre da capogiro tra la LaLiga e la Premier League. Il Real Madrid e il Fulham hanno infatti raggiunto l’accordo totale per il trasferimento a titolo definitivo dell’attaccante Gonzalo García. Un’operazione da ben 70 milioni di euro (circa 60 milioni di sterline) che testimonia il grande valore attribuito al giovane centravanti, cresciuto nella Cantera dei Blancos.

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Il percorso di Gonzalo García e il ricongiungimento con Arbeloa

Cresciuto nel vivaio del club madrileno, Gonzalo García si è distinto fornendo un apporto fondamentale durante il Mondiale per Club nell’estate del 2025. La sua consacrazione in prima squadra è arrivata nel corso della stagione 2025/2026 dove, pur agendo principalmente come alternativa a Kylian Mbappé, è riuscito a mettere a segno otto gol totali, di cui sei realizzati in campionato.

Ad attenderlo a Londra c’è il tecnico Álvaro Arbeloa, suo ex allenatore sia sulla panchina del Real Madrid sia in precedenza alla guida del Real Madrid Castilla. L’influenza di Arbeloa sul mercato dei Cottagers non si ferma qui: il Fulham sta infatti lavorando anche per l’acquisto del centrocampista César Palacios, altro prospetto del Castilla che ha già collezionato cinque presenze con i grandi.

I dettagli economici dell’operazione e il riacquisto preferenziale

Secondo quanto riportato dalla nota emittente spagnola COPE, la società presieduta da Florentino Pérez ha ceduto tutti i diritti sul calciatore, riservandosi tuttavia un’opzione di acquisto preferenziale da poter esercitare in futuro. Con la forte concorrenza nel reparto offensivo rappresentata da Kylian Mbappé, Endrick e dal prossimo arrivo di Yan Diomandé, il club ha optato per la cessione del classe 2004 al fine di monetizzare e finanziare le nuove entrate.

Le cessioni dei giovani della Cantera per finanziare il mercato

Il trasferimento di García rientra in una precisa strategia di valorizzazione e cessione dei prodotti del settore giovanile. Nel corso di questa sessione di trasferimenti, la dirigenza merengue ha incassato cifre importantissime dai giovani del proprio vivaio: spiccano le operazioni legate a Nico Paz (60 milioni di euro), Víctor Muñoz (20 milioni di euro), Álvaro Rodríguez (12,5 milioni di euro) e Fran García (4 milioni di euro). Un tesoretto straordinario che garantisce enorme liquidità da reinvestire sul mercato per mantenere il Real Madrid ai vertici del calcio europeo.

5 curiosità su Kerim Alajbegovic: chi è il nuovo acquisto della Juventus, tutti i retroscena – VIDEO di Marco Baridon

Chi è Kerim Alajbegovic, nuovo attaccante della Juventus di Luciano Spalletti. La storia e l’identikit completo – VIDEO di Marco Baridon

La Juventus continua a muoversi con decisione per regalare a Luciano Spalletti un organico sempre più competitivo e proiettato al futuro. Il club bianconero si è assicurato un prospetto di altissimo livello internazionale: Kerim Alajbegović. Il giovane talento classe 2007 si appresta a iniziare la sua avventura a Torino per portare imprevedibilità e freschezza all’attacco juventino. Di seguito, le 5 curiosità principali per scoprire la storia e le qualità del calciatore bosniaco.

1. La scelta coraggiosa a Colonia

Nato a Colonia nel 2007, il calciatore ha compiuto i suoi primi passi calcistici nel settore giovanile della squadra della sua città, dove è cresciuto per ben otto anni. Nel 2021 ha compiuto una svolta fondamentale per la propria carriera: la scelta audace di trasferirsi alle giovanili del Bayer Leverkusen, storici rivali del Colonia, compiendo un salto di qualità decisivo nel suo percorso di formazione.

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2. Numeri da record nell’Under 19

Durante la sua esperienza nel settore giovanile del Leverkusen, gareggiando quasi sempre sotto età, ha fatto registrare statistiche impressionanti. In sole 29 presenze con la formazione Under 19, è stato capace di collezionare ben 28 contributi diretti in zona gol, impreziositi da un bottino personale di 14 reti e 13 assist.

3. La Bosnia nel cuore e l’incubo per gli Azzurri

Nonostante la possibilità di rappresentare la Germania grazie ai natali tedeschi, ha scelto senza alcuna esitazione la Nazionale della Bosnia ed Erzegovina, Paese d’origine della sua famiglia. Diventato subito un punto di riferimento della selezione, si è rivelato un autentico incubo per l’Italia, trascinando la Bosnia nella sfida playoff di Zenica che ha sancito l’eliminazione degli Azzurri.

4. L’impatto immediato con il Salisburgo

Nella sua parentesi in Austria con il Salisburgo, il giovane attaccante ha confermato tutta la sua precocità: è andato a segno al primo pallone toccato in Coppa d’Austria e ha collezionato un gol e un assist alla sua prima gara da titolare in Bundesliga. Ha terminato l’annata con 13 gol e 4 assist in 44 apparizioni complessive.

5. Caratteristiche tattiche e colpi tecnici

Sul piano tattico, Alajbegović è un’ala sinistra moderna in grado di agire anche da trequartista o seconda punta. Ama rientrare sul suo piede preferito, il destro, ed è particolarmente abile nel dribbling nello stretto e nella velocizzazione della manovra. Dotato di grande visione di gioco, possiede un tiro potente e preciso dalla distanza che lo rende letale anche sui calci di punizione

Chelsea, ufficiale l’acquisto di Maxence Lacroix dal Crystal Palace: maxi-affare, le cifre fanno spavento per il difensore!

Chelsea, ufficializzato l’acquisto di Maxence Lacroix dal Crystal Palace: ecco le cifre dell’operazione per il difensore

Il calciomercato del Chelsea piazza un importante colpo per la propria linea difensiva. Ora è ufficiale: Maxence Lacroix si unisce al Chelsea a titolo definitivo grazie a un affare da 52 milioni di sterline concluso con il Crystal Palace. Il difensore francese ha completato l’iter burocratico e ha firmato il suo contratto a lungo termine mercoledì, mettendosi subito a disposizione della rosa dei Blues.

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Le prime dichiarazioni di Lacroix in maglia Blues

Fin dai suoi primi momenti nel nuovo ambiente, il centrale francese ha espresso grande determinazione ed entusiasmo per questa nuova tappa della sua carriera. Lacroix ha fissato immediatamente gli obiettivi con grande chiarezza: Qui al Chelsea vogliamo vincere.

Il nuovo acquisto del club londinese ha poi aggiunto tutta la propria emozione per il trasferimento a Stamford Bridge: Sono davvero felice di far parte di questo splendido club. Tutti conoscono la leggenda del Chelsea, la sua tradizione di vittorie, e farne parte è un momento di grande orgoglio. Parole che testimoniano la carica motivazionale con cui il difensore si appresta a iniziare questa prestigiosa sfida.

Un innesto di spessore per la difesa del Chelsea

L’investimento da 52 milioni di sterline da parte della dirigenza del Chelsea sottolinea la volontà di blindare il reparto arretrato con un profilo di assoluta affidabilità. Nelle sue stagioni con la maglia del Crystal Palace, Lacroix si è affermato come uno dei centrali più prestanti e completi della Premier League. Dotato di una notevole struttura atletica, velocità negli allunghi e spiccata abilità nei duelli aerei, il difensore garantisce quella solidità e quella capacità di lettura che servivano all’organico per competere ai massimi livelli.

Un profilo moderno per le ambizioni dei Blues

L’arrivo del francese offre allo staff tecnico una risorsa fondamentale per la gestione della linea difensiva, capace di adattarsi sia in un assetto a quattro sia in una difesa a tre elementi. La sua abilità nella costruzione del gioco dal basso e l’aggressività nei contrasti permetteranno al Chelsea di mantenere un baricentro alto e guidare le transizioni di gioco. Con la firma sul contratto a lungo termine, la società dimostra ancora una volta di voler costruire una squadra fortemente competitiva, proiettata al conseguimento dei più importanti trofei nazionali e internazionali.

Calciomercato Roma, fatta per Konstantinos Koulierakis: cifre e dettagli dell’accordo con il Wolfsburg. Perché è il colpo giusto per Gasperini

Calciomercato Roma, Konstantinos Koulierakis è un nuovo giocatore giallorosso: cifre e dettagli dell’affare con il Wolfsburg

Il calciomercato della Roma piazza un colpo di rilievo per il proprio reparto difensivo: Konstantinos Koulierakis è ormai pronto a vestire la maglia giallorossa. La trattativa tra la Roma e il Wolfsburg si è conclusa positivamente con un intesa raggiunta su tutti i termini dell’operazione. Per assicurarsi le prestazioni del difensore greco, il club capitolino investirà una cifra di circa 15 milioni di euro secondo Fabrizio Romano.

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Dettagli dell’operazione e intesa con il calciatore

L’esito felice della negoziazione conferma il lavoro spedito condotto dalla dirigenza romanista. L’accordo totale con il calciatore era stato già trovato e impostato a partire da ieri, con il giocatore che ha accolto con grande entusiasmo la possibilità di sbarcare in Serie A. Una volta superati gli ultimi dettagli economici e formali con il Wolfsburg, il club ha incassato il definitivo via libera per il trasferimento a titolo definitivo. Nei prossimi giorni si svolgeranno le consuete visite mediche di rito, a cui seguirà la firma sul contratto.

Perché Koulierakis può essere il colpo giusto per la Roma

L’ingaggio del centrale ellenico rappresenta un’operazione estremamente mirata sia sotto il profilo economico che sotto quello tecnico-tattico. Trattandosi di un difensore centrale mancino, Koulierakis va a colmare una lacuna organica cruciale nello scacchiere della squadra, garantendo maggiore pulizia e fluidità nella costruzione dal basso. Dotato di una struttura fisica imponente, grande dominanza nel gioco aereo e spiccata aggressività nei duelli individuali, il giovane difensore combina doti atletiche eccellenti con una maturità già testata in un campionato competitivo come la Bundesliga. A fronte di una spesa contenuta di 15 milioni di euro, la Roma si assicura un profilo giovane, di grande rendimento immediato e con ampi margini di valorizzazione futura.

Le prospettive per la retroguardia giallorossa

L’arrivo di Koulierakis garantisce al tecnico un’alternativa di assoluto valore e affidabilità per la linea difensiva. La sua spiccata capacità di leggere le ripartenze avversarie e la determinazione nei contrasti lo rendono un profilo idoneo per adattarsi rapidamente alle dinamiche del calcio italiano. Con questo innesto, la Roma rinforza in maniera significativa il proprio pacchetto arretrato in vista degli impegni della stagione.

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