Pagina 39 – Calcio News 24

Inter, sfumato Khalaili: Nottingham Forest tratta con l’Union SG! Anche Bournemouth e Newcastle alla finestra

Khalaili, pista Premier dopo l’Inter: Nottingham in trattativa con l’Union SG, interessi anche da Bournemouth e Newcastle

La pista che avrebbe portato Anan Khalaili dall’Union Saint‑Gilloise all’Inter si è definitivamente chiusa: il trasferimento è stato bloccato dal mancato ottenimento dell’idoneità alla pratica sportiva agonistica in Italia dopo le visite mediche di rito. Nonostante lo stop, l’esterno classe 2004 potrebbe comunque cambiare squadra in questa sessione di mercato: su di lui si stanno muovendo con decisione alcune società di Premier League.

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La prima offerta

Secondo The Athletic, il Nottingham Forest ha presentato una prima proposta ufficiale da 20 milioni di euro, ritenuta insufficiente dall’Union Saint‑Gilloise. Il club belga, infatti, aveva già raggiunto un accordo con l’Inter sulla base di 25 milioni più bonus, cifra che ora rappresenta il riferimento minimo per avviare una trattativa.

Tre club interessati

Il Nottingham Forest non è l’unica squadra sulle tracce di Khalaili. Sempre secondo The Athletic, l’esterno israeliano piace anche al Bournemouth e al Newcastle, che stanno monitorando la situazione e potrebbero inserirsi con nuove offerte nelle prossime settimane.

Il futuro di Khalaili resta dunque aperto: sfumato l’approdo in Serie A, la Premier League si prepara a diventare il nuovo terreno di caccia per uno dei giovani più promettenti del panorama europeo


Mancini ct dell’Italia e Ranieri direttore tecnico: nasce la nuova Nazionale 2.0 dopo il caos degli ultimi giorni! La decisioni di Malagò

Mancini sarà il nuovo ct dell’Italia e Ranieri verrà nominato direttore tecnico: nasce la nuova Nazionale con questa decisione di Malagò

Dopo giorni di altissima tensione, spaccature interne e stallo istituzionale, la FIGC e i vertici dell’area tecnica hanno trovato la fumata bianca per la guida della Nazionale italiana. Tramontata definitivamente la pista che portava ad Andrea Pirlo — bloccata dalle polemiche extra-campo e dai veti politici legati ai suoi contratti sponsor in Russia — la Federazione ha optato per una soluzione di rottura ma di assoluta garanzia: Roberto Mancini assume l’incarico di commissario tecnico, affiancato da Claudio Ranieri nel ruolo di Direttore Tecnico.

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Il superamento del caso Pirlo e l’addio dei vertici

Gli ultimi giorni avevano registrato forti scossoni all’interno del nuovo corso federale. Il tramonto della candidatura di Pirlo ha incrinato irrimediabilmente l’intesa tra il presidente del CONI Giovanni Malagò, il responsabile dell’area tecnica Paolo Maldini e l’advisor Leonardo, con gli ultimi due che hanno rassegnato le dimissioni.

Il ritorno di Mancini garantisce un allenatore di grande caratura internazionale, pronto a riprendere le redini della squadra e a impostare un lavoro di alto livello sul campo.

La saggezza di Ranieri per blindare l’equilibrio federale

La vera grande novità nell’organigramma azzurro è rappresentata dalla nomina di Claudio Ranieri come Direttore Tecnico. Figura stimata in modo unanime per signorilità, equilibrio e profonda competenza tattica, Ranieri avrà il compito fondamentale di fare da garante e da ponte tra lo staff di Mancini e i vertici federali.

Con l’inserimento di una figura di mediazione come Ranieri, la Nazionale ritrova la serenità necessaria dopo le turbolenze degli ultimi giorni. Il tandem composto da Mancini e Ranieri segna l’inizio ufficiale di un capitolo che mira a restituire immediata solidità, visione strategica e competitività al calcio italiano.

Roma, Ivan Fresneda è la prima scelta per il dopo Celik: la valutazione dello Sporting

Roma, caccia al nuovo terzino: Fresneda è l’obiettivo numero uno. Quanto costa e perché piace a Gasperini

Dopo aver chiuso l’operazione Santiago Castro con il Bologna per 35 milioni di euro bonus compresi, la Roma ha già spostato il focus sul mercato in uscita e in entrata. Il club giallorosso è infatti alla ricerca del sostituto di Zeki Çelik, trasferitosi a parametro zero alla Juventus. Secondo Il Corriere dello Sport, il profilo seguito con maggiore insistenza è quello di Ivan Fresneda, terzino dello Sporting Lisbona.

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La scelta di Gasperini

Classe 2004, nazionale spagnolo Under 21, Fresneda è legato allo Sporting fino al 30 giugno 2028 e ha una valutazione compresa tra 15 e 18 milioni di euro. L’ex obiettivo della Juventus è una richiesta esplicita di Gian Piero Gasperini, che vorrebbe mantenere Wesley sulla corsia sinistra (con Angelino come prima alternativa) e puntare sullo spagnolo per la fascia destra, attratto dalle sue qualità in progressione, nell’uno contro uno e nella capacità di spingere con continuità.

Un’opzione interna resta l’olandese Rensch, apprezzato per la sua duttilità e utilizzabile in più zone del campo, ma il tecnico sembra aver individuato in Fresneda il profilo ideale per completare il reparto.

La strategia della Roma

Nell’ultima stagione, Fresneda ha collezionato 39 presenze, con 1 gol e 3 assist, numeri che confermano la sua crescita e la sua affidabilità. Il direttore sportivo Tony D’Amico avrebbe già avviato i primi contatti con l’entourage del giocatore per impostare un accordo e presentarsi poi allo Sporting con una base solida per chiedere uno sconto sul cartellino.

La Roma accelera: dopo Castro, l’obiettivo è consegnare a Gasperini un terzino giovane, moderno e già pronto per il salto in Serie A.


Chiellini chiaro: «Italia? Sono molto contento alla Juventus a supporto di Carnevali». Il nuovo piano di Malagò

Chiellini non lascia nessun dubbio: «Italia? Sono molto contento del mio ruolo alla Juventus a supporto di Carnevali»

Giornata cruciale per la FIGC: oggi, martedì 28 luglio, è in programma il Consiglio Federale, appuntamento in cui il presidente Giovanni Malagò proverà a ricomporre la crisi apertasi attorno alla Nazionale e alla scelta del nuovo commissario tecnico. Dopo il no ad Andrea Pirlo e le dimissioni di Maldini e Leonardo, il nome in cima alla lista resta quello di Roberto Mancini, mentre non risultano contatti con Antonio Conte.

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Nel frattempo, uno dei consiglieri della Lega Serie A, Giorgio Chiellini, ha voluto chiarire la propria posizione rispetto alle indiscrezioni circolate negli ultimi giorni. L’ex difensore della Juventus e della Nazionale ha dichiarato:

“In merito alle notizie uscite in questi giorni ci tenevo a precisare che sono molto contento del mio ruolo alla Juventus a supporto di Carnevali e del club”. Una presa di posizione che equivale a un “no, grazie” alla possibile chiamata della Nazionale.

La strategia di Malagò

Ecco che quindi prende sempre più forza la candidatura di Claudio Ranieri come nuovo direttore tecnico. L’idea di Malagò è quella di ripartire da una coppia esperta e collaudata: Mancini‑Ranieri, un tandem che garantirebbe continuità, equilibrio e una guida tecnica di alto profilo in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano.

Neymar e il Santos, rottura vicina: il destino del numero 10 è un rebus

Neymar Santos, rapporto ormai quasi compromesso: incognita totale sul futuro del fenomeno brasiliano

Il rapporto tra Neymar e il Santos si è incrinato dopo il ritorno dell’attaccante in Brasile. Secondo i media locali, nelle ultime settimane le tensioni sarebbero aumentate, complice una serie di divergenze legate al comportamento del numero 10, alla gestione quotidiana dello spogliatoio e alla complessa situazione societaria. In questo contesto, un rinnovo del contratto oltre dicembre 2026 appare sempre meno probabile.

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Il quotidiano Globo segnala malumori crescenti all’interno del club: alcuni compagni avrebbero accusato Neymar di atteggiamenti difficili da gestire. Tra gli episodi citati, un diverbio con Robinho Junior durante un allenamento e altre frizioni attribuite a comportamenti giudicati egoisti. A complicare ulteriormente il quadro, anche la partecipazione del giocatore a un torneo di carte a San Paolo, evento che ha alimentato polemiche dopo la partita contro la Chapecoense.

Parallelamente, si sono intensificate le voci su un possibile ritiro di Neymar, alimentate dalle critiche alla gestione societaria del Santos, dai dubbi sulla competitività della squadra e dalle difficoltà economiche del club, che deve far fronte a un debito superiore ai 17 milioni di dollari.

Secondo alcuni media brasiliani, dopo la gara contro la Chapecoense ci sarebbe stato un presunto litigio nello spogliatoio, episodio che Neymar ha però smentito pubblicamente. Nonostante il clima teso, l’attaccante ha ribadito la volontà di rispettare il contratto in vigore e di continuare a dare il massimo per il Santos.

Crisi FIGC, Malagò sotto doppia pressione: stop sul ct e indagine per presunta ineleggibilità

FIGC in fibrillazione: Giovanni Malagò alle prese con il caso ct azzurro e l’indagine sulla presunta ineleggibilità

Sono giorni particolarmente complessi per il presidente della FIGC, Giovanni Malagò. Le dimissioni arrivate ieri sera da parte di Paolo Maldini e Leonardo, rispettivamente direttore tecnico e advisor della Nazionale, hanno riportato la situazione dell’Italia calcistica al punto di partenza: senza commissario tecnico e senza una dirigenza incaricata di sceglierlo. Ma le difficoltà per il numero uno della Federcalcio non sembrano essersi esaurite.

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Secondo quanto riportato dall’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, la Procura federale ha aperto un fascicolo — su segnalazione della Procura del CONI — per verificare una possibile irregolarità nella documentazione presentata da Malagò per la sua candidatura alle ultime elezioni federali. L’indagine nasce dal ricorso presentato durante la campagna elettorale dall’avvocato ed ex calciatore della Lazio Renato Miele, escluso dalla corsa perché privo del sostegno delle componenti.

Il nodo centrale riguarda l’articolo 29 dello statuto FIGC, che stabilisce come «possono essere eletti o nominati alle cariche previste dal presente Statuto e dalle norme da questo richiamate, se in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura». I principi informatori del CONI, a monte, indicano che è «sufficiente la vigenza di un tesseramento valido» al momento dell’assemblea.

La norma è chiara: per candidarsi alla presidenza FIGC è necessario essere tesserati alla Federazione. Da qui la domanda al centro del ricorso di Miele: Malagò era tesserato al momento della presentazione della candidatura contro Giancarlo Abete? La FIGC ha fatto sapere che l’attuale presidente «è stato ritenuto candidabile dagli uffici». Sarà l’inchiesta della Procura federale a chiarire definitivamente la questione.

Un altro elemento rilevante riguarda l’origine dell’iniziativa: l’apertura del fascicolo non nasce da un intervento autonomo del procuratore federale Giuseppe Chiné, ma da una sollecitazione della Procura generale del CONI. Dopo la discussione del ricorso di Miele al Collegio di Garanzia, il procuratore Ugo Taucer ha infatti scritto alla Federazione chiedendo un approfondimento «al fine di poter accertare la veridicità di quanto sostenuto, acquisendo il relativo tesseramento ai fini delle opportune valutazioni».

Dopo la questione legata alla norma sul pantouflage, che aveva già messo in discussione la sua candidabilità, Malagò attende ora un nuovo pronunciamento per poter proseguire serenamente il suo lavoro da presidente eletto.


Zidane nuovo ct della Francia: presentazione ufficiale e contratto fino al 2030

Zinédine Zidane è ufficialmente il nuovo commissario tecnico della Francia: “Un sogno che si avvera”. Contratto fino al 2030

La Francia volta pagina dopo quattordici anni: Zinédine Zidane è ufficialmente il nuovo commissario tecnico dei Bleus. L’ex allenatore del Real Madrid raccoglie l’eredità di Didier Deschamps, che aveva confermato il proprio addio già negli ultimi giorni del Mondiale. Deschamps lascia dopo un ciclo straordinario: un Mondiale vinto, una Nations League, la finale dei Mondiali 2022 e quella degli Europei 2016.

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L’inizio dell’era Zidane

Per Zidane si tratta della prima esperienza alla guida di una Nazionale. Non allenava dal 2021, anno in cui si era conclusa la sua seconda avventura sulla panchina del Real Madrid. Presentato in una conferenza stampa dedicata, Zizou ha parlato con emozione del nuovo incarico e dell’obiettivo di guidare la Francia verso l’Europeo 2028, che si disputerà in Inghilterra.

«È un sogno che si avvera», ha dichiarato. Zidane ha spiegato di aver rifiutato diverse offerte da club negli ultimi cinque anni: l’unica destinazione che desiderava era la Nazionale francese, il passo successivo dopo la sua esperienza al Real.

Il contratto firmato con la Federazione francese lo legherà ai Bleus fino al 2030, con un obiettivo chiaro: vincere Europei e Mondiali, proprio come fece da calciatore nel 2000 e nel 1998.

La carriera di Zidane

Zidane era fermo da cinque anni, ma il suo curriculum parla da solo. Da giocatore è stato un talento generazionale, vincitore di una Champions League, due Coppe Intercontinentali e numerosi trofei nazionali. Da allenatore ha iniziato nelle giovanili del Real Madrid, prima di essere promosso in prima squadra.

Tra il 2015 e il 2018 ha scritto una pagina irripetibile della storia del calcio: tre Champions League consecutive, un’impresa che nessun tecnico aveva mai realizzato. Tornato al Real nel 2019, non è riuscito a replicare i trionfi europei, ma ha comunque consolidato la sua reputazione di allenatore di altissimo livello.

Un matrimonio atteso

La sua nomina era considerata da anni un destino scritto: Zidane, simbolo assoluto del calcio francese, torna ora alla guida della squadra che ha contribuito a rendere grande. La Francia apre così un nuovo ciclo, affidandosi a una delle figure più iconiche della sua storia per tornare a dominare il panorama internazionale.

«La Juventus mi voleva?»: Svilar fa chiarezza e ribadisce il suo legame con la Roma

Il portiere giallorosso Mile Svilar allontana le voci di mercato: «Per me oggi c’è solo la Roma»

Mile Svilar torna a parlare del suo futuro e lo fa con parole che non lasciano spazio a interpretazioni. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il portiere della Roma ha affrontato anche il tema delle indiscrezioni di mercato che, nelle ultime settimane, lo avevano accostato alla Juventus.

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L’estremo difensore giallorosso ha spiegato di non essere mai stato coinvolto direttamente in eventuali trattative, sottolineando di aver vissuto l’estate senza prestare particolare attenzione alle voci circolate sul suo conto.

Svilar ha dichiarato: «La Juventus mi voleva? Francamente non so niente di questa storia, questa estate ho sentito e letto poco o niente. Almeno per quanto mi riguarda. Non posso dirvi nulla perché non sono stato interpellato. Per me oggi c’è solo la Roma e sono concentrato per dare il mio meglio per questa maglia, questa società e questi tifosi».

Parole che confermano la volontà del portiere di restare completamente focalizzato sul progetto giallorosso. Al di là delle indiscrezioni che hanno animato il mercato estivo, Svilar ribadisce così il proprio impegno nei confronti della Roma, mettendo al centro la squadra, il club e i suoi sostenitori.


Nazionale, Ranieri prende quota: può essere il nuovo direttore tecnico dell’Italia

L’ex tecnico Claudio Ranieri è tra i profili valutati dalla FIGC per guidare l’area tecnica azzurra. Le ultime

Il nome di Claudio Ranieri acquista sempre più peso nelle riflessioni della FIGC per il futuro della Nazionale italiana. Dopo il fallimento della candidatura di Andrea Pirlo come commissario tecnico e le conseguenti dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, la Federazione starebbe lavorando a una nuova struttura organizzativa.

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Secondo quanto riferito dal giornalista Nicolò SchiraRanieri sarebbe infatti uno dei candidati più autorevoli per ricoprire il ruolo di direttore tecnico della Nazionale. Una figura di grande esperienza e prestigio, chiamata a coordinare il progetto sportivo e a rappresentare un punto di riferimento per il nuovo corso azzurro.

L’ipotesi di affidare questo incarico all’ex allenatore della Roma nasce dalla volontà di puntare su un dirigente capace di coniugare competenzacarisma e una profonda conoscenza del calcio italiano e internazionale.

Parallelamente, la FIGC continua a lavorare anche sulla scelta del prossimo commissario tecnico, con Roberto Mancini che resta uno dei nomi più accreditati per un possibile ritorno sulla panchina dell’Italia.

Le prossime ore potrebbero risultare decisive per definire il nuovo assetto federale, con l’obiettivo di rilanciare la Nazionale dopo settimane caratterizzate da trattative, cambi di scenario e profonde divergenze interne. L’eventuale arrivo di Ranieri rappresenterebbe un segnale di continuità, esperienza e affidabilità per un movimento che cerca stabilità e una nuova direzione.

Il ritorno di Roberto Mancini è la scelta giusta: l’Italia ha bisogno di certezze, non di esperimenti

Dopo settimane di caos serve un commissario tecnico che conosca già ambiente, pressioni e obiettivi. Il nome giusto è Mancini

Le ultime settimane hanno restituito l’immagine di una FIGC confusa, incapace di trovare una linea condivisa sul futuro della Nazionale. Il naufragio della candidatura di Andrea Pirlo, seguito dalle dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, ha riportato il calcio italiano al punto di partenza. In uno scenario simile, continuare a cercare soluzioni innovative rischierebbe soltanto di allungare una crisi già profonda. Ecco perché il possibile ritorno di Roberto Mancini rappresenterebbe, oggi, la scelta più logica e razionale.

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Non si tratta di cancellare quanto accaduto nel 2023 né di ignorare le critiche rivolte all’ex commissario tecnico. Si tratta, piuttosto, di guardare al presente con pragmatismo. L’Italia non ha più il lusso di sbagliare.

L’esperienza conta più delle scommesse

Negli ultimi anni il calcio italiano ha vissuto momenti estremamente contraddittori. Da una parte la straordinaria vittoria di Euro 2020, dall’altra la clamorosa esclusione dal Mondiale in Qatar nel 2022 e nel 2026. Due facce della stessa gestione, che raccontano quanto il lavoro di un commissario tecnico non possa essere giudicato esclusivamente da un singolo risultato.

Mancini conosce perfettamente il funzionamento della Nazionale, sa come gestire le finestre internazionali e ha già dimostrato di essere capace di creare un gruppo forte, compatto e vincente. Questa esperienza, oggi, vale moltissimo.

Affidarsi a un tecnico emergente avrebbe certamente rappresentato una scelta affascinante, ma anche estremamente rischiosa. Dopo tre mancate qualificazioni mondiali consecutive, l’Italia ha bisogno prima di tutto di stabilità, non di un laboratorio tattico.

Il rapporto con i giocatori può essere ricostruito

Uno degli argomenti più utilizzati contro un eventuale ritorno di Mancini riguarda il modo in cui lasciò la panchina azzurra. È vero: quell’addio improvviso ha lasciato ferite profonde e ha generato molte polemiche.

Nel calcio, però, contano soprattutto i risultati

La storia insegna che i ritorni non sono necessariamente un errore. Sono numerosi gli allenatori che, dopo una separazione difficile, sono tornati conquistando nuovi successi. Il calcio vive di equilibri che cambiano rapidamente, e ciò che sembrava impossibile pochi mesi prima può diventare la soluzione migliore.

Molti dei giocatori attualmente nel giro della Nazionale sono cresciuti proprio sotto la gestione Mancini. Conoscono il suo metodo di lavoro, le sue richieste tattiche e la mentalità che ha permesso all’Italia di tornare sul tetto d’Europa. Ripartire da basi già consolidate ridurrebbe inevitabilmente i tempi di adattamento.

Conosce il sistema calcio italiano meglio di chiunque altro

Un commissario tecnico non deve soltanto preparare una partita. Deve monitorare costantemente il campionato, dialogare con le società, gestire i rapporti con la Federazione e individuare nuovi talenti.

Su questo piano Mancini parte con un vantaggio enorme. Conosce dirigenti, allenatori e calciatori, ha rapporti consolidati con molti club e possiede una rete di osservazione già collaudata. In un momento di emergenza, questo patrimonio di conoscenze rappresenta un valore aggiunto enorme.

Non è il momento dell’orgoglio, ma del buon senso

Molti tifosi potrebbero storcere il naso pensando al modo in cui terminò la sua prima esperienza in azzurro. È una reazione comprensibile, ma una Federazione deve prendere decisioni pensando esclusivamente all’interesse della Nazionale.

Se l’obiettivo è qualificarsi al prossimo Mondiale e restituire credibilità al movimento, allora bisogna scegliere il profilo che offre maggiori garanzie nell’immediato. Oggi quel profilo porta inevitabilmente il nome di Roberto Mancini.

L’Italia non ha bisogno di una rivoluzione, ma di ritrovare fiducia, identità e continuità. Mancini ha già dimostrato di poter costruire tutto questo. Gli errori del passato non possono essere dimenticati, ma nemmeno devono impedire di riconoscere il valore di un allenatore che conosce la maglia azzurra come pochi altri.

Per una volta, forse, la scelta migliore non è inseguire la novità, ma avere il coraggio di affidarsi a chi ha già dimostrato di poter riportare entusiasmo e risultati. In un momento tanto delicato, l’esperienza può fare davvero la differenza.

Maldini e Leonardo lasciano la Nazionale dopo soli 16 giorni: rottura totale con Malagò. Il retroscena

Divergenze strategiche e mancanza di fiducia tra Malagò, Maldini e Leonardo: il progetto si interrompe prima di iniziare. Il retroscena

Si chiude dopo appena 16 giorni l’esperienza di Paolo Maldini e Leonardo all’interno della Nazionale italiana. Un epilogo rapidissimo, maturato al termine di un confronto sempre più complicato con il presidente federale Giovanni Malagò. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, le tensioni che avevano caratterizzato la lunga trattativa iniziale non sono mai state realmente superate.

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Alla base della frattura c’erano visioni profondamente diverse sul futuro della Nazionale. Da un lato, Malagò riteneva prioritario affidarsi a un commissario tecnico di grande esperienza, capace di garantire risultati nell’immediato. Dall’altro, Maldini e Leonardo puntavano su un progetto di lungo periodo, individuando in Andrea Pirlo il profilo ideale per costruire il futuro.

La candidatura dell’ex centrocampista, però, è stata giudicata troppo rischiosa sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello mediatico e politico, con il timore di ulteriori ripercussioni anche nei rapporti con gli sponsor.

Sono stati valutati anche altri nomi, tra cui Thiago MottaDaniele De RossiRoberto Mancini e Antonio Conte, senza mai trovare una convergenza. A quel punto è venuto meno il presupposto fondamentale del progetto: fiducia reciproca e autonomia decisionale.

Per questo motivo Maldini e Leonardo hanno deciso di fare un passo indietro, ritenendo impossibile proseguire senza una piena condivisione degli obiettivi. Ora la Federazione dovrà ripartire da zero, individuando sia il nuovo direttore tecnico sia il prossimo CT, mentre resta da formalizzare la rescissione consensuale tra le parti.

Abete svela: «O il presidente individua il ct o serve un nuovo dt azzurro»

Giancarlo Abete non ha dubbi: «O il presidente individua il ct o serve un nuovo dt azzurro». Le sue dichiarazioni

Alla vigilia di un Consiglio Federale che si preannuncia decisivo, arriva la conferma ufficiale del terremoto che ha investito la Nazionale. Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e candidato sconfitto alle recenti elezioni FIGC, ha parlato ai cronisti presenti all’esterno della sede federale, a Roma, dove era in corso il vertice tra le componenti e il presidente Giovanni Malagò.

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PAROLE – «Se il progetto prevede il direttore tecnico, teoricamente si dovrebbe ripartire da qui. Il presidente aveva fatto a lungo la corte sportiva a Paolo Maldini e la logica vorrebbe che si ripartisse in primis dal direttore tecnico».

CLIMA – «L’aria di situazioni a cui non siamo abituati per quel che mi riguarda ma c’è sempre una prima volta. Siamo persone adulte, vaccinate e responsabili e dobbiamo cercare di riprendere il filo del discorso».

MALDINI E LEONARDO «Abbiamo appreso della scelta di Maldini e Leonardo da Sky e poi dagli altri organi di stampa. Non credo si possa parlare ufficialmente di dimissioni per le questioni contrattuali, ma questo è».

LE ULTIME – «Questo lo sa il presidente federale, fermo restando che fino a mezz’ora fa l’individuazione andava finalizzata al discorso di capire le alternative che Maldini e Leonardo avevano rispetto all’ipotesi iniziale di Pirlo. Ora le cose sono cambiate: o il presidente individua il CT, ritornando a una situazione pregressa o deve riprendere il percorso di individuazione del presidente del Club Italia che a sua volta sceglierà il commissario tecnico. Ma di questo può rispondere il presidente Malagò. Thiago Motta? Non abbiamo fatto nomi».

Parma, colpo a sorpresa: Ousmane Diallo verso la firma, operazione a titolo definitivo

Ousmane Diallo è vicino al Parma: arriva l’intesa totale con il Borussia Dortmund per il trasferimento definitivo

Il Parma è pronto a chiudere il colpo a sorpresa Ousmane Diallo dal Borussia Dortmund. Il classe 2007 diventerà un nuovo giocatore crociato a titolo definitivo, un investimento mirato su un talento di prospettiva che la società emiliana considera ideale per costruire il futuro. Lo riporta Di Marzio.

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L’attaccante spagnolo era seguito da diverse squadre europee, ma il Parma è riuscito a bruciare la concorrenza con un blitz improvviso, accelerando nelle ultime ore e avvicinandosi alla chiusura dell’operazione. Restano da definire solo gli ultimi dettagli, ma la volontà di tutte le parti è quella di arrivare alla firma nel più breve tempo possibile.

Chi è Diallo

Nell’ultima stagione Diallo ha giocato con il Borussia Dortmund II, la seconda squadra del club tedesco, mettendosi in mostra per qualità tecniche e personalità. Ha collezionato anche tre presenze in Youth League, confermando la sua crescita nel contesto internazionale.

Sul fronte delle nazionali, Diallo è considerato uno dei profili più interessanti della sua generazione: ha infatti completato tutta la trafila delle selezioni giovanili spagnole, dall’Under 15 fino all’Under 19. Proprio con l’U19 ha disputato quattro partite agli Europei, segnando tre gol e attirando l’attenzione di diversi osservatori.

Il profilo

Diallo è un esterno offensivo rapido, creativo, capace di giocare su entrambe le fasce e di attaccare l’uno contro uno con continuità. La sua capacità di incidere nelle categorie giovanili e la maturità mostrata nel contesto del Dortmund II lo rendono un investimento di prospettiva particolarmente interessante per il Parma, che continua a puntare su giovani di alto potenziale.

Il club crociato è pronto a chiudere: Diallo può diventare a breve uno dei volti nuovi della Serie A.

Simonelli: «Abbiamo appreso dalla tv delle dimissioni di Maldini e Leonardo. Sorpreso? No»

Simonelli svela: «Abbiamo appreso dalla tv delle dimissioni di Maldini e Leonardo. Non sono sorpreso»

Nuovo ribaltone in casa Nazionale. Le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, rispettivamente direttore tecnico e advisor del progetto azzurro, hanno ufficialmente azzerato il percorso avviato appena due settimane fa.

La decisione arriva dopo gli ultimi sviluppi sul fronte commissario tecnico, con il clamoroso stop alla nomina di Andrea Pirlo, che ha fatto precipitare la situazione.

La notizia è emersa mentre il presidente FIGC Giovanni Malagò era impegnato a Roma in un incontro con i vertici delle componenti federali, convocato per fare il punto sulla crisi in corso.

Dalla Capitale sono arrivate le prime reazioni, a partire da quella di Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, che all’uscita dal vertice ha commentato la scelta di Maldini e Leonardo, definendola un segnale forte e preoccupante per la stabilità del progetto federale.

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PAROLE «Abbiamo appreso dalla tv delle dimissioni di Maldini e Leonardo, ne abbiamo preso atto. Sorpreso? Direi di no, era nell’aria. Maldini aveva scelto Pirlo, che però non sarà il CT. Mi spiace perché secondo me era una grande scelta Maldini, una persona di valore e avrei gradito, per tutto il movimento calcio, che fosse ancora a bordo».

Torino, arriva Comuzzo: intesa totale con la Fiorentina, prestito con riscatto fissato

Torino, colpo Pietro Comuzzo: operazione definita con la Fiorentina, prestito con riscatto a 19 milioni

Il Torino ha chiuso l’operazione per Pietro Comuzzo: il difensore classe 2005 è pronto a diventare un nuovo giocatore granata. L’accordo con la Fiorentina è stato definito sulla base di un prestito oneroso da 1 milione di euro con diritto di riscatto fissato a 19 milioni, formula che consente al club di Urbano Cairo di valutare il talento friulano per un’intera stagione prima di un eventuale investimento definitivo.

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Negli ultimi giorni il Torino aveva intensificato il pressing, avvicinandosi progressivamente al giocatore e superando la concorrenza. L’intesa è ora totale: Comuzzo sosterrà le visite mediche nei prossimi giorni e poi firmerà il contratto che lo legherà ai granata.

Chi è Comuzzo

Nato a San Daniele del Friuli nel 2005, Comuzzo muove i primi passi calcistici tra Tricesimo, Udinese e Pordenone, prima di approdare nel settore giovanile della Fiorentina nel 2018. In maglia viola compie tutta la trafila fino alla Primavera, distinguendosi per una maturità tattica superiore alla media della sua età.

Il debutto in Serie A arriva nella stagione 2023‑24 con Vincenzo Italiano, che lo lancia a soli 18 anni. La vera consacrazione arriva però l’anno successivo: Comuzzo entra stabilmente nelle rotazioni della prima squadra, offrendo prestazioni di grande continuità e affidabilità.

Le sue caratteristiche

Soprannominato “Il Soldato” per disciplina, look e concentrazione, Comuzzo incarna il prototipo del difensore centrale moderno. Alto 185 cm, dominante nei duelli, di piede destro, eccelle nell’anticipo aggressivo, nel senso della posizione e nella forza nei contrasti. Pur prediligendo una gestione semplice del pallone, mostra precisione nei passaggi brevi e ottima lettura delle traiettorie avversarie.

Punto fermo delle selezioni giovanili azzurre e già nel giro della Nazionale maggiore, è considerato uno dei profili difensivi più promettenti della sua generazione.

Il Torino si assicura così un talento in piena crescita, con margini enormi e caratteristiche perfettamente compatibili con il progetto tecnico di Abate.

Stones dice sì all’Inter: accordo verbale e biennale da quattro milioni a stagione

John Stones verso l’Inter: ok verbale e contratto biennale da 4 milioni, ora si attende la firma prima dell’inizio della sua esperienza in Serie A

John Stones ha dato il suo via libera verbale all’Inter e si prepara a diventare un nuovo rinforzo per la difesa di Chivu in vista della prossima stagione. Il difensore inglese è attualmente svincolato dopo la scadenza del contratto con il Manchester City, chiudendo un ciclo lungo dieci anni e ricco di trofei con i Citizens.

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Le visite mediche non sono ancora state fissate, ma l’accordo tra le parti è definito nei suoi contorni principali e verrà formalizzato nei prossimi giorni. L’Inter ha scelto Stones per aggiungere esperienza internazionale, qualità nell’impostazione e duttilità tattica a un reparto che Chivu vuole rendere più moderno e aggressivo.

Secondo quanto riportato da Sky Sport, l’operazione si basa su un contratto biennale da 4 milioni di euro a stagione, una cifra che testimonia la volontà del club nerazzurro di puntare su un profilo di alto livello per consolidare la propria struttura difensiva.

Stones, che può giocare sia da centrale puro sia da difensore ibrido in costruzione, rappresenta un innesto perfettamente coerente con le idee del nuovo tecnico. L’Inter si assicura così un giocatore di grande esperienza europea, abituato a competere ai massimi livelli e capace di portare leadership in uno spogliatoio che sta vivendo una fase di rinnovamento.

L’intesa verbale è stata raggiunta, ora manca solo l’ultimo passaggio: poi le visite mediche e la firma. Stones, dopo questo, potrà iniziare la sua nuova avventura in Serie A.

Thiago Motta ct della Nazionale? No, grazie! Basta esperimenti, servono concretezza e risultati immediati

Thiago Motta commissario tecnico della Nazionale italiano? No, grazie: l’Italia non può permettersi altri esperimenti

Thiago Motta commissario tecnico della Nazionale? No, grazie. L’idea può sembrare affascinante per chi cerca un profilo giovane, moderno, capace di portare idee nuove. Ma quando si parla di guidare una Nazionale, soprattutto una che deve ricostruire dalle fondamenta come l’Italia, servono criteri diversi: esperienza, malizia calcistica, capacità di gestione e un bagaglio tecnico consolidato. Tutte qualità che Motta, oggi, non possiede ancora in misura sufficiente.

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Il suo percorso recente lo dimostra. Dopo l’esperienza positiva al Bologna, la parentesi alla Juventus è stata un passo indietro: un progetto che doveva essere innovativo, “fresco”, basato su concetti di gioco moderni, non ha mai realmente preso forma. La Juventus non ha fatto il salto di qualità che ci si aspettava, né sul piano del gioco né su quello dei risultati. E soprattutto, dopo quella stagione, Motta non ha più allenato: un dettaglio che pesa moltissimo quando si valuta un possibile commissario tecnico.

Guidare una Nazionale non significa solo scegliere i giocatori migliori: significa saper gestire pressioni enormi, equilibri delicati, momenti di crisi, e farlo con una conoscenza profonda del calcio internazionale. Motta è un allenatore promettente, e in futuro potrà certamente diventare un profilo da considerare. Ma oggi, semplicemente, non è pronto.

E allora chi? La risposta, per molti, è fin troppo chiara: Antonio Conte. Un tecnico che ha già dimostrato di saper ricostruire, ovunque sia andato. Ha vinto con la Juventus, ha vinto in Premier League, ha riportato l’Inter a competere ad altissimi livelli e ha vinto con il Napoli. E soprattutto, ha già guidato la Nazionale, lasciando un’impronta forte, fatta di disciplina, identità e spirito di sacrificio.

Conte oggi è libero. L’Italia ha bisogno di un condottiero, non di un esperimento. La scelta, a conti fatti, sembra già scritta.

Terremoto in FIGC: Maldini e Leonardo si dimettono, Mancini in pole per guidare l’Italia

Italia, scossa ai vertici: Maldini e Leonardo si dimettono dopo pochi giorni. Mancini è ora il nome forte per la panchina

Il nuovo corso della FIGC dura appena sedici giorni: Paolo Maldini, direttore tecnico, e Leonardo, suo advisor, hanno deciso di lasciare la Nazionale a pochissimo tempo dall’annuncio ufficiale del loro incarico. Una scelta drastica, maturata dopo il clamoroso dietro‑front federale su Andrea Pirlo, che non sarà il nuovo commissario tecnico dell’Italia.

La rottura apre ora un nuovo scenario per la Federcalcio, costretta a ripensare completamente la struttura tecnica che avrebbe dovuto guidare la rifondazione del movimento. Con Maldini e Leonardo fuori dai giochi, cambia anche la lista dei candidati alla panchina azzurra.

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Il nuovo scenario

Il nome in cima alle preferenze è quello di Roberto Mancini, da sempre considerato il profilo ideale dal presidente Giovanni Malagò. L’ex ct, che ha già guidato l’Italia alla vittoria dell’Europeo, torna così prepotentemente in corsa per un ritorno sulla panchina azzurra.

Parallelamente, prende quota l’ipotesi Giorgio Chiellini come nuovo direttore tecnico: una figura forte, con esperienza internazionale e credibilità istituzionale, che potrebbe diventare il perno della nuova struttura federale.

Le ipotesi che sfumano

L’uscita di scena di Maldini e Leonardo chiude invece la porta a Thiago Motta, il cui eventuale arrivo era strettamente legato alla loro presenza. Sullo sfondo resta anche la variabile Antonio Conte, sostenuta soprattutto dalla Lega Serie A, che continua a spingere per un profilo di forte impatto mediatico e caratteriale.

La decisione di Malagò

Ora la palla passa a Malagò: il presidente dovrà scegliere se annunciare subito il nuovo ct per evitare ulteriori scosse interne, oppure se nominare prima il nuovo direttore tecnico e costruire insieme a lui la scelta dell’allenatore. Una decisione che influenzerà il futuro della Nazionale e l’intero progetto di rinnovamento federale.


Juve, è ora di accelerare: il mercato non può più aspettare

Juve, è il momento di cambiare passo: il mercato deve finalmente decollare per consegnare a Spalletti una squadra all’altezza

La Juventus continua a muoversi, ma la sensazione diffusa è che il vero mercato non sia ancora iniziato. Gli arrivi di Ekhator – già fermato da un infortunio che ne rallenterà l’inserimento – e di Celik non bastano a dare a Luciano Spalletti la struttura competitiva che serve per affrontare una stagione che si preannuncia complessa e piena di aspettative. Il tecnico aspetta rinforzi veri, giocatori pronti a incidere, e il tempo per costruire la nuova Juve non è infinito.

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In attacco, il reparto più urgente da sistemare, i nomi restano sempre gli stessi, quasi un mantra che accompagna ogni giornata di mercato. Pellegrino del Parma rappresenta la pista più “italiana”, un talento in crescita che piace per caratteristiche e prospettiva, ma che il club emiliano non ha alcuna intenzione di svendere. Kolo Muani è un profilo internazionale, potente e già formato, ma il PSG non apre a sconti e l’ingaggio è pesante. Vlahovic, svincolato, è un’opportunità intrigante ma complessa: le richieste economiche del serbo sono alte e la concorrenza non manca. Zirkzee, infine, è il sogno tecnico, ma il Manchester United lo considera centrale nel proprio progetto e la trattativa sarebbe lunga e costosa.

Anche il centrocampo ha bisogno di un innesto di livello. Il nome più forte resta Franck Kessié, che garantirebbe fisicità, esperienza internazionale e una presenza costante nelle due fasi. È il tipo di giocatore che Spalletti vorrebbe per dare equilibrio e personalità alla squadra, ma la trattativa richiede tempo e volontà da parte di tutti.

In difesa, l’occasione più concreta porta a John Stones, svincolato di lusso. I contatti recenti confermano che la Juventus ci sta pensando seriamente: un leader europeo, abituato a vincere, perfetto per guidare la linea e per costruire dal basso. L’ingaggio è alto, ma l’opportunità è reale.

Carnevali e Massara hanno avuto il loro periodo di ambientamento. Ora non ci sono più alibi: la Juventus deve accelerare. Spalletti aspetta una squadra all’altezza delle sue idee, e il mercato deve finalmente iniziare a parlare davvero bianconero.


Nicolò Pirlo difende papà Andrea dopo il no dell’Italia: «Orgoglioso dell’uomo che sei»

Nicolò Pirlo al fianco del padre Andrea dopo il caso Italia con la trattativa per il ruolo da ct interrotta per il caso Fonbet: il messaggio social

Nicolò Pirlo scende in campo in difesa del padre Andrea Pirlo dopo la mancata nomina a commissario tecnico dell’Italia. Una scelta arrivata in un clima di forti polemiche, legate soprattutto alla sponsorizzazione con l’agenzia di scommesse russa Fonbet, tema che ha inciso pesantemente sul percorso che avrebbe potuto portare il “Maestro” sulla panchina della Nazionale.

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Attraverso un lungo messaggio pubblicato su Instagram, il figlio dell’ex centrocampista ha espresso tutta la propria amarezza per quanto accaduto. Non soltanto per l’occasione sfumata, ma soprattutto per il modo in cui, a suo giudizio, è stato costruito il dibattito attorno alla figura professionale e umana di Andrea Pirlo.

Nicolò Pirlo difende Andrea: il messaggio social

Nel suo intervento, Nicolò Pirlo ha sottolineato l’impegno, lo studio e i sacrifici del padre nel percorso da allenatore, respingendo l’idea che il giudizio possa essere ridotto soltanto alle polemiche degli ultimi giorni.

MESSAGGIO – «Ci sono momenti in cui la delusione va oltre una semplice scelta. Perché non mettono in discussione solo una decisione, ma il modo in cui vengono giudicate le persone. Io so quanto ami questo lavoro. So quanto hai studiato, quanto hai sacrificato e quanto rispetto hai sempre avuto per chiunque abbia condiviso il tuo percorso. E so che i valori di cui hai parlato non sono parole, sono quelli con cui hai sempre vissuto.

Per questo provo un’enorme amarezza. Non per una panchina, che nello sport si conquista e si perde. Ma per il clima che si è creato attorno a una persona che ha sempre lasciato parlare il lavoro, senza cercare scorciatoie o consenso. Da figlio, ma anche da ragazzo che sogna di costruirsi un futuro nel calcio, tutto questo fa male. Perché il rumore sembra contare più della competenza, del rispetto e dei valori.

Qualunque cosa accada, una certezza non cambierà mai, sono orgoglioso dell’uomo che sei, molto prima del professionista che tutti conoscono. E i valori che mi hai insegnato avranno sempre più peso di qualsiasi titolo, giudizio o polemica».

Andrea Pirlo, il caso Fonbet e la panchina dell’Italia sfumata

Il messaggio arriva dopo giorni di tensione attorno al futuro della Nazionale italiana. La candidatura di Andrea Pirlo sembrava aver preso quota, ma il caso legato a Fonbet e ai rapporti con la Russia ha cambiato lo scenario, portando la FIGC a valutare altre soluzioni per la panchina azzurra.

La presa di posizione di Nicolò Pirlo aggiunge un nuovo capitolo alla vicenda. Il figlio dell’ex allenatore ha scelto una difesa pubblica e personale, mettendo al centro il lato umano prima ancora di quello professionale.

Pirlo Italia, una ferita aperta dopo il mancato incarico

Il no alla panchina dell’Italia lascia dunque strascichi non solo politici e sportivi, ma anche familiari. Nicolò Pirlo ha voluto ribadire l’orgoglio verso il padre, contestando il clima generato attorno alla sua figura.

Per Andrea Pirlo, ora, resta da capire quale sarà il prossimo passaggio professionale. Per la Nazionale, invece, prosegue la ricerca del nuovo commissario tecnico in una fase sempre più delicata per il futuro del calcio italiano.

Inter, Diouf sorprende da esterno destro: la “pazza idea” di Chivu funziona – VIDEO di Giuseppe Colicchia

Inter, Diouf lancia un segnale sulla fascia destra: il buon rendimento del francese cambia i piani dei nerazzurri sul mercato?

L’Inter continua a muoversi sul mercato alla ricerca di un nuovo esterno destro dopo l’addio di Denzel Dumfries, ma dalla seconda amichevole estiva contro il Karlsruher è arrivata una risposta importante direttamente dal campo. I nerazzurri hanno vinto 2-1 in rimonta, ribaltando la partita nei minuti di recupero grazie a una doppietta straordinaria di Andy Diouf.

L’ex Lens, entrato nel secondo tempo al posto di Luis Henrique, è stato schierato da Cristian Chivu proprio sulla corsia destra. Una soluzione particolare, ancora in fase sperimentale, ma capace di produrre subito effetti concreti. Quando la gara sembrava ormai indirizzata verso la sconfitta, Diouf ha cambiato il finale con due giocate di altissimo livello.

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Inter, Diouf decisivo contro il Karlsruher

Il primo gol è arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo, con un mancino al volo potente e preciso che ha sorpreso il portiere avversario. Pochi minuti più tardi, ancora con il sinistro, Diouf ha completato la rimonta con una conclusione morbida e chirurgica indirizzata sul secondo palo.

Due reti diverse per esecuzione, ma entrambe significative per qualità tecnica e personalità. La prestazione ha acceso i riflettori su una possibile nuova soluzione tattica per l’Inter, soprattutto in una zona del campo dove il club sta cercando rinforzi.

Inter, Chivu insiste sulla “pazza idea”

La scelta di utilizzare Diouf da esterno destro nasce da quella che lo stesso Chivu aveva definito una “pazza idea”: spostare il centrocampista francese dalla zona centrale del campo alla corsia laterale. Un ruolo non naturale per il giocatore, ma potenzialmente interessante per caratteristiche fisiche, progressione e capacità di attaccare l’area.

L’esperimento non parte da zero. Già nella scorsa stagione Diouf aveva mostrato spunti importanti in fase offensiva, soprattutto quando poteva avanzare con campo davanti e libertà di movimento.

Inter, il mercato resta necessario

Il percorso per trasformarlo in un esterno destro completo resta lungo. Diouf dovrà crescere soprattutto sul piano difensivo: coperture, letture senza palla, gestione della linea e movimenti in fase di non possesso saranno aspetti fondamentali.

Per questo l’Inter dovrà comunque intervenire sul mercato per completare la rosa. Ma la doppietta contro il Karlsruher consegna a Chivu un’indicazione chiara: Diouf sulla destra può diventare più di un semplice esperimento estivo.

Infantino contro i critici del Mondiale: «Sopraffatti dall’odio, vi siete persi tutto»

Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, torna a parlare del Mondiale 2026 appena concluso e risponde a diverse critiche rivolte nei suoi confronti

Gianni Infantino torna a parlare della Coppa del Mondo e lo fa con un messaggio molto forte pubblicato sui propri canali social. Il presidente della Fifa ha voluto difendere l’organizzazione del torneo, rispondendo alle critiche ricevute durante la manifestazione e rivendicando il valore sportivo, sociale ed emotivo dell’evento.

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Nel suo intervento, Infantino ha sottolineato il potere aggregante del calcio, parlando di famiglie, tifosi, bambini e comunità riunite attorno al Mondiale. Poi ha rivolto un attacco diretto a chi, secondo lui, avrebbe preferito alimentare polemiche invece di vivere lo spettacolo del torneo.

Infantino sul Mondiale: il messaggio della Fifa

MONDIALE – «A tutti coloro che si sono persi il nostro bellissimo sport, le emozioni, le celebrazioni, le risate, le lacrime, gli inganni e la gioia. A tutti voi che vi siete persi l’occasione di vedere bambini, neonati, nonni e genitori riunirsi per questo splendido evento, chiedo scusa perché le partite sono finite e mi dispiace che vi siate persi tutta quella gioia e quell’unione – si legge nel messaggio del presidente Fifa -. Mi dispiace che siate stati così sopraffatti dall’odio e dalle critiche da perdervi tutto. A coloro che, dietro le loro penne e carte, dietro i loro schermi, diffondono odio e false voci, voglio dire che mentre voi siete seduti in seconda fila, noi della Fifa siamo in prima linea a organizzare, lavorare sodo e offrire il miglior spettacolo del mondo. Mentre voi vi nascondete, noi esploriamo le strade di Canada, Messico e Stati Uniti, parliamo con i fan, interagiamo con le persone e garantiamo la sicurezza di tutti. Mentre voi vi dividete, noi ci uniamo».

Parole nette, con cui Infantino ha rivendicato il lavoro svolto dalla Fifa nelle sedi del torneo tra Canada, Messico e Stati Uniti, mettendo al centro il concetto di unità.

Infantino e il caso Iran: «Il calcio è sinonimo di pace»

Il presidente della Fifa si è poi soffermato sulla presenza dell’Iran al Mondiale, definendola un esempio concreto del valore del calcio come strumento di dialogo.

IRAN – «Mentre voi seminavate odio, noi lavoravamo instancabilmente per unire due Paesi in guerra – ha proseguito Infantino -. L’Iran è entrato negli Stati Uniti senza incidenti né conflitti. Quando la squadra iraniana ha iniziato a giocare, tutti i cori contro di loro si sono trasformati in un unico inno. I tifosi sono diventati il Paese, sono diventati la squadra e hanno sostenuto il Team Melli. Questo è il potere del calcio. La squadra iraniana ha ottenuto i visti per entrare perché il calcio è sinonimo di pace. Non di politica. Il calcio è sinonimo di unità, non di divisione. Il calcio è più grande dell’odio e della discriminazione».

Infantino sul caso Balogun e sulle decisioni arbitrali

Infantino ha infine affrontato anche il tema delle polemiche arbitrali e disciplinari, richiamando il caso Balogun e allargando il discorso alle critiche ricevute durante la competizione.

CASO BALOGUN – «In effetti, decisioni arbitrali ‘discutibili’ o provvedimenti disciplinari ‘strani’, come ad esempio cartellini rossi o gialli potenzialmente errati o successive decisioni di non squalificare i giocatori in determinate situazioni, sono prassi comune e ampiamente accettate in alcuni dei campionati più importanti del mondo. Alle penne e alla carta, a tutti gli schermi, possiate voi trovare amore e pace dove le persone alle vostre spalle non sono riuscite a trovarli. Che possiate trovare la pace; noi della Fifa abbiamo trovato la nostra e la diffondiamo offrendo la Coppa del Mondo più straordinaria di sempre. Che il calcio si elevi al di sopra di ogni odio».

Il messaggio del numero uno della Fifa chiude idealmente il Mondiale con una forte rivendicazione del lavoro svolto e del ruolo del calcio come spazio di incontro, oltre le polemiche e le divisioni.

Xavi Simons svela il retroscena sull’addio al Barcellona: «Non credevano in me»

Xavi Simons racconta l’addio al Barcellona e la scelta PSG: il talento olandese svela alcuni retroscena sulla propria carriera

Xavi Simons torna a parlare del suo passato e lo fa con parole molto chiare. Intervistato dal podcast “The Sports Agents”, il trequartista del Tottenham, attualmente alle prese con un infortunio al crociato, ha ricostruito i motivi che lo portarono a lasciare il Barcellona dopo gli anni trascorsi nel settore giovanile de La Masia.

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Una separazione che all’epoca fece molto discutere, soprattutto perché Simons era considerato uno dei talenti più promettenti cresciuti nel vivaio blaugrana. Il giocatore, però, ha spiegato come dietro quella decisione ci fosse una valutazione molto precisa da parte del club catalano.

Xavi Simons Barcellona, il retroscena sull’addio

ADDIO AL BARCELLONA – «Era chiaro da parte loro che non credevano in me. All’epoca ho scelto di non parlare perché ero concentrato solo sul campo, ma mi hanno detto ‘abbiamo altri giocatori in cui crediamo e vogliamo offrirti un contratto, ma tu non sei uno dei giocatori che è davvero coinvolto nel progetto’. Per me, la decisione è stata chiara e la gente non sa cosa sia successo, ha un’opinione su ciò che ha sentito, ma questa è la vera storia».

Parole forti, che spiegano il peso emotivo e sportivo di quella scelta. Simons ha voluto chiarire come l’addio non fosse legato a una semplice questione contrattuale, ma alla percezione di non essere davvero al centro del progetto tecnico del Barcellona.

Xavi Simons PSG, la decisione presa a 16 anni

Dopo l’uscita dal club catalano, il trequartista scelse il PSG, attratto da un progetto ambizioso e dalla possibilità di allenarsi con alcuni dei migliori calciatori al mondo.

SCELTA PSG – «Sono stato lì per tutta la vita. Ho vissuto situazioni diverse, ho vissuto tutto lì, tutta la mia infanzia è stata lì, quindi adoro il club. Tutto quello che è venuto fuori ha ferito me e la mia famiglia. Il caso era semplice: preferivano semplicemente altri ragazzi in quel periodo e per me andava bene. Avevo il PSG con un progetto davvero grande a 16 anni, allenandomi con i migliori giocatori del mondo, quindi la decisione è stata facile. Quando i miei amici mi chiedono, dico loro che questa è la decisione migliore che abbia preso finora. La gente potrebbe dire che non stavo giocando ma, ovviamente, avevo Neymar, Messi e Mbappé al mio fianco. Quindi è davvero difficile perché vogliono giocare ogni partita, ma è stata la migliore esperienza che potessi avere, perché ho imparato da loro».

Xavi Simons, tra passato e rilancio al Tottenham

Oggi Xavi Simons guarda avanti, con l’obiettivo di superare l’infortunio e tornare protagonista con il Tottenham. Il passato al Barcellona resta una ferita, ma anche un passaggio decisivo nella sua crescita. L’esperienza al PSG, invece, viene riletta come una scelta fondamentale per maturare accanto a campioni come Neymar, Messi e Mbappé.

Thiago Motta ct dell’Italia? Il suo nome può ricucire lo strappo tra Malagò, Maldini e Leonardo

Thiago Motta avanza come prossimo ct dell’Italia, nuova pista per evitare la rottura in FIGC: Malagò ci prova per ricucire con Maldini e Leonardo

Il nome di Thiago Motta può diventare la chiave per provare a ricomporre la frattura interna alla FIGC. Dopo il tramonto dell’ipotesi Andrea Pirlo come nuovo ct dell’Italia, la Federcalcio è alla ricerca di una soluzione capace di mettere nuovamente d’accordo Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo.

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Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex allenatore di Juve e Bologna potrebbe rappresentare l’ultimo tentativo per evitare le dimissioni di Maldini e Leonardo dalla guida del Club Italia. I due dirigenti, dopo la rinuncia a Pirlo, avrebbero chiesto spiegazioni a Malagò, arrivando anche a valutare l’addio ai rispettivi incarichi.

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Thiago Motta ct Italia, il profilo che piace a Maldini e Leonardo

La candidatura di Thiago Motta risponderebbe all’identikit tracciato da Maldini e Leonardo: un tecnico giovane, moderno, futuribile e abituato a lavorare con i calciatori in crescita. Un profilo diverso rispetto agli ex ct già circolati nelle ultime ore e più vicino all’idea di riforma che la nuova FIGC vorrebbe portare avanti.

La Nazionale italiana ha bisogno di ripartire da un progetto tecnico chiaro, capace di guardare oltre l’emergenza immediata. In questo senso, Thiago Motta potrebbe essere considerato un nome utile non solo per la panchina, ma anche per avviare un percorso più ampio sul piano della formazione e della valorizzazione dei giovani.

Italia, Malagò prova a salvare il progetto federale

Giovanni Malagò, presidente della FIGC
Italia, Malagò prova a salvare il progetto federale – CalcioNews24.com

La Gazzetta dello Sport descrive così il momento: «Spunta un nuovo nome sul tavolo della Federcalcio, l’ultimo (disperato) tentativo di provare a salvare il banco. Tradotto: scongiurare le dimissioni di Maldini e Leonardo e provare davvero a iniziare le riforme volute da Giovanni Malagò».

Il nodo, dunque, non riguarda soltanto il nome del prossimo ct. In gioco c’è anche la tenuta dell’intero progetto tecnico costruito attorno a Maldini e Leonardo, figure centrali nella nuova impostazione federale.

FIGC, ore decisive dopo il caso Pirlo

Dopo una giornata di contatti e colloqui, le dimissioni di Maldini e Leonardo non sono ancora state ufficializzate. Le parti starebbero lavorando per ricucire ed evitare una nuova frattura pubblica, soprattutto dopo le parole di Abodi sulla possibile “pessima figura”.

La pista Thiago Motta resta quindi da monitorare con grande attenzione. Potrebbe essere il nome giusto per superare il caso Pirlo e tenere insieme una FIGC chiamata a decidere in fretta il futuro della panchina azzurra.

Galatasaray su De Bruyne, Allegri lo aspetta: il Napoli non apre all’addio

Il Galatasaray fa la corte a Kevin De Bruyne, pronto un maxi ingaggio per convincerlo: il Napoli al momento non apre alla cessione

Ultimi giorni di vacanza post Mondiale per Kevin De Bruyne, atteso la prossima settimana in Italia per raggiungere il Napoli nel ritiro di Castel di Sangro. Il centrocampista belga ritroverà un ambiente cambiato, a partire dalla panchina: non ci sarà più Antonio Conte, con cui il rapporto non era mai realmente decollato, ma Massimiliano Allegri, chiamato a rilanciare il progetto azzurro.

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Nonostante il cambio di guida tecnica, continuano però le voci sul possibile addio dell’ex Manchester City. Secondo quanto riportato da Tuttomercatoweb, il Galatasaray starebbe valutando un tentativo per portare De Bruyne in Turchia.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

De Bruyne Napoli, il Galatasaray prepara la possibile offerta

Il club turco vorrebbe aumentare ulteriormente il livello tecnico della rosa e considera De Bruyne un profilo di enorme prestigio internazionale. L’idea del Galatasaray sarebbe quella di proporre al giocatore un contratto biennale con un ingaggio importante, nel tentativo di convincerlo a lasciare il Napoli dopo una sola stagione.

La dirigenza del Gala, che dispone di un solo slot over libero in rosa, sta lavorando internamente alla possibile proposta. Nei prossimi giorni potrebbero partire anche i contatti con il club azzurro per capire se esistano margini reali di trattativa.

De Bruyne Napoli, De Laurentiis vuole trattenerlo

Al momento, però, la posizione del Napoli appare chiara. Il presidente Aurelio De Laurentiis e la società non vorrebbero privarsi del centrocampista, che ha ancora un anno di contratto più un’opzione per un’ulteriore stagione.

Il club azzurro considera De Bruyne un investimento pesante e vuole verificare il suo rendimento sotto la gestione di Allegri, dopo una stagione condizionata anche dai problemi fisici.

De Bruyne Napoli, le parole di Manna sul futuro

Nei giorni scorsi il direttore sportivo Giovanni Manna aveva chiarito la posizione del Napoli.

FUTURO – «Non ha nessuna decisione da prendere, ha un anno di contratto più l’opzione per un altro anno. Kevin è un calciatore del Napoli. Per noi è stato un investimento economico importante e, a causa dell’infortunio, ha reso meno di quello che può dare».

Poi il dirigente ha commentato anche le dichiarazioni del belga sul ruolo avuto nella scorsa stagione.

DICHIARAZIONI – «Personalmente non ho gradito le sue dichiarazioni, ma ne parleremo e ci chiariremo».

Il Galatasaray resta alla finestra, ma il Napoli vuole ripartire da De Bruyne.

Arokodare Ajax, affare vicino con il Wolverhampton: prestito con diritto di riscatto

Arokodare Ajax, trattativa ai dettagli per il nuovo attaccante

L’Ajax è sempre più vicino a chiudere l’arrivo di Tolu Arokodare dal Wolverhampton. Il club olandese, alla ricerca di un nuovo centravanti per rinforzare il reparto offensivo, avrebbe raggiunto un accordo con i Wolves sulla base di un prestito con diritto di riscatto.

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Secondo quanto riportato da Voetbal International, l’operazione complessiva avrebbe un valore di poco superiore ai 20 milioni di euro, considerando formula, eventuale riscatto e condizioni dell’accordo. Un investimento importante per l’Ajax, che considera Arokodare una priorità per completare l’attacco.

Arokodare Ajax, visite mediche possibili in settimana

I dialoghi tra Ajax e Wolverhampton stanno procedendo rapidamente e il club di Amsterdam spera di poter organizzare le visite mediche già nel corso di questa settimana. Restano da definire gli ultimi dettagli prima della chiusura definitiva.

Arokodare Ajax, pista italiana superata

Il nome di Arokodare era stato accostato anche ad alcuni club italiani, ma il futuro dell’attaccante sembra ormai indirizzato verso l’Olanda. L’Ajax ha accelerato con decisione e ora punta a completare l’operazione nel minor tempo possibile.

Cagliari Esposito, rinnovo in bilico: Giulini prova a ricucire, ma il prezzo è fissato – VIDEO di Elia Serra

Cagliari e Sebastiano Esposito, tensione sul rinnovo del contratto: esplode il caso sul futuro dell’attaccante classe 2002

Il futuro di Sebastiano Esposito diventa uno dei temi più caldi del calciomercato Cagliari. L’attaccante classe 2002, attraverso il proprio agente, avrebbe chiesto alla società rossoblù un importante adeguamento dell’ingaggio e il prolungamento del contratto fino al 2032.

Una richiesta forte, legata alla volontà del giocatore di vedere riconosciuto il ruolo centrale conquistato nella squadra allenata da Fabio Pisacane. Esposito si considera ormai un elemento importante del progetto tecnico e vorrebbe trasformare questa centralità anche in nuove condizioni contrattuali.

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Cagliari Esposito, la richiesta fino al 2032

Il nodo principale riguarda proprio il rinnovo. Da una parte c’è il desiderio dell’attaccante di ottenere un contratto lungo e più ricco, dall’altra la necessità del Cagliari di valutare con attenzione l’impatto economico dell’operazione.

Un accordo fino al 2032 permetterebbe al club rossoblù di blindare il valore del cartellino e confermare la fiducia in uno dei profili più importanti del reparto offensivo. Per Esposito, invece, rappresenterebbe il riconoscimento definitivo della crescita avuta in Sardegna e del peso assunto all’interno della squadra.

Cagliari Esposito, Giulini al lavoro per ricucire

Il confronto tra le parti avrebbe generato tensioni nella serata di ieri, aprendo lo scenario di una possibile separazione. La situazione resta in evoluzione, ma il presidente Tommaso Giulini si sarebbe già mosso in prima persona per provare a ricomporre la frattura.

La volontà del Cagliari è quella di trovare un punto d’incontro con il giocatore, evitando che il caso possa condizionare la preparazione estiva e il lavoro di Pisacane. Il dialogo servirà a chiarire le richieste dell’attaccante e i margini economici della società.

Cagliari Esposito, valutazione fissata a 20 milioni

Nonostante il tentativo di ricucire, il club avrebbe definito una posizione precisa in caso di cessione. Esposito non lascerà il Cagliari per una cifra inferiore ai 20 milioni di euro.

Una valutazione importante, pensata per scoraggiare eventuali offerte al ribasso e tutelare un patrimonio tecnico ancora giovane, ma già centrale nel progetto rossoblù. Le prossime ore saranno decisive per capire se si arriverà a un’intesa sul rinnovo o se il mercato inizierà a muoversi concretamente attorno al nome di Sebastiano Esposito.

Pedro Neto, futuro incerto al Chelsea: Manchester City, Liverpool e Arabia sulle tracce dell’esterno

Pedro Neto, mercato acceso attorno all’esterno del Chelsea: non solo Manchester City e Liverpool, sirene anche dall’Arabia per il portoghese

Il futuro di Pedro Neto potrebbe diventare uno dei temi più caldi della prossima sessione estiva di calciomercato. L’esterno offensivo del Chelsea è reduce da una stagione di grande continuità, nella quale ha trovato spazio con regolarità tra campionato e coppe, confermandosi come uno dei profili più interessanti della rosa londinese.

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Il rendimento del portoghese non è passato inosservato. Con 52 presenze complessive, 10 gol e 10 assist, Pedro Neto ha messo insieme numeri importanti, attirando l’attenzione di diversi club pronti a valutare un possibile investimento. La sua capacità di giocare su entrambe le fasce, saltare l’uomo e incidere negli ultimi metri lo rende un profilo molto appetibile sul mercato internazionale.

Pedro Neto, Manchester e Liverpool osservano la situazione

Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del Mail, sulle tracce di Pedro Neto ci sarebbero alcuni club di primo piano, in particolare Manchester City e Liverpool. Due piste prestigiose, che confermano il livello raggiunto dall’esterno portoghese e l’interesse crescente attorno al suo nome.

Il Chelsea, dal canto suo, non considera il giocatore un profilo da svendere. L’investimento fatto sul calciatore e il suo rendimento stagionale spingono la società londinese a fissare una valutazione importante. Per questo motivo, un’eventuale partenza potrà concretizzarsi soltanto davanti a un’offerta ritenuta adeguata.

Pedro Neto, attenzione anche ai club sauditi

Non solo Premier League. Sempre secondo il quotidiano inglese, anche diversi club dell’Arabia Saudita avrebbero mostrato interesse per Pedro Neto. Il mercato saudita continua a muoversi su profili di livello internazionale e l’esterno del Chelsea rientrerebbe tra i nomi monitorati.

La presenza di più pretendenti può permettere ai Blues di alzare il prezzo e gestire con forza l’eventuale trattativa. Al momento, però, non si registrano decisioni definitive sul futuro del giocatore.

Pedro Neto, il Chelsea valuta il prezzo dell’addio

La situazione resta quindi aperta. Pedro Neto è un calciatore ambito, il Chelsea è proprietario del cartellino e non ha necessità di cedere a condizioni favorevoli agli altri club. La prossima finestra di mercato chiarirà se l’esterno portoghese resterà a Londra o se diventerà protagonista di una nuova avventura.

Tra Manchester City, Liverpool e le sirene saudite, il nome di Pedro Neto è destinato a rimanere centrale nelle prossime settimane.

FIGC, Malagò prepara il confronto con Maldini e Leonardo: «Parlerò con tutti. E su Baggio…»

FIGC, Malagò tra nuovo ct e futuro di Paolo Maldini e Leonardo dopo lo stop all’arrivo di Andrea Pirlo sulla panchina azzurra: le sue parole prima del vertice

Momento delicatissimo in casa FIGC. Dopo il naufragio dell’operazione legata ad Andrea Pirlo come possibile nuovo commissario tecnico dell’Italia, il presidente federale Giovanni Malagò si prepara a vivere ore decisive anche sul fronte interno. Al centro della scena ci sono Paolo Maldini e Leonardo, il cui futuro all’interno del progetto azzurro appare sempre più incerto.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

La separazione tra le parti, secondo quanto emerso nelle ultime ore, è uno scenario ormai concreto. La decisione finale arriverà soltanto dopo i contatti diretti con Malagò, chiamato a gestire una fase particolarmente complessa per la Federazione e per l’intera area tecnica della Nazionale.

FIGC, Malagò annuncia i contatti dopo il caso Pirlo

All’arrivo nella sede della Lega Nazionale Dilettanti, dove è previsto un incontro nel pomeriggio, Malagò ha commentato il momento della FIGC e il tema legato alla scelta del nuovo commissario tecnico.

NUOVO CT – «Il nuovo ct? Da questa mattina sto ricevendo tantissimi messaggi. Parlerò con tutti il prima possibile, come è giusto che sia».

Parole che confermano la volontà del presidente federale di confrontarsi rapidamente con tutte le parti coinvolte. Il fallimento della pista Pirlo ha inevitabilmente aperto una fase di riflessione più ampia, che riguarda non solo la panchina dell’Italia, ma anche la tenuta del progetto costruito attorno a Maldini e Leonardo.

FIGC, Maldini e Leonardo a rischio addio

Il possibile passo indietro di Paolo Maldini e Leonardo rappresenterebbe un passaggio pesante per la nuova governance federale. Entrambi erano considerati figure centrali nella ricostruzione tecnica della Nazionale, ma il caso Pirlo ha cambiato gli equilibri e aumentato le tensioni.

La situazione resta in evoluzione, con Malagò chiamato a evitare una frattura definitiva o, eventualmente, a gestire una separazione ordinata.

FIGC, Malagò guarda al futuro del calcio italiano

Intervenuto anche come ospite de Il Sole 24 Ore, in occasione della presentazione della 20ª edizione dell’Indice di Sportività, realizzato da PTS Sport, Malagò ha poi allargato il discorso al futuro del movimento italiano.

PROGETTO – «Per il nostro recupero in termini di credibilità agonistica a livello di vertice, dove nulla è scontato, devi lavorare su ragazzi che oggi hanno dai 13 ai 16 anni. Per questo devi modificare tutta la filiera sotto il profilo della formazione, della cultura e questo implica anche l’allenatore. E’ una questione di semina, le idee sono molto chiare».

Sul rapporto con Roberto Baggio, infine, il presidente della FIGC ha aggiunto: «È bellissimo».

La priorità resta trovare il nuovo ct, ma il futuro di Maldini e Leonardo può diventare il vero bivio della nuova FIGC.

Dovbyk al Bologna: c’è l’intesa, domani le visite! E la Roma parteciperà allo stipendio

Dovbyk è del Bologna: fumata bianca, visite domani. La Roma contribuirà allo stipendio dell’ucraino

Il Bologna ha definito il suo nuovo attaccante: Artem Dovbyk vestirà rossoblù nella prossima stagione. L’attaccante ucraino ha dato il via libera al trasferimento e, come riportato da Fabrizio Romano, si muoverà dalla Roma con la formula del prestito secco, dunque senza diritto di riscatto. Una scelta precisa, che permette al club giallorosso di mantenere il controllo sul cartellino del giocatore e al Bologna di rinforzare l’attacco senza un investimento immediato.

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Le visite mediche sono previste per domani: una volta completati i test, Dovbyk potrà firmare il contratto che lo legherà al Bologna per l’intera stagione 2026/27. L’operazione è stata costruita con attenzione, anche dal punto di vista economico. Secondo Nicolò Schira, la Roma contribuirà a una parte dello stipendio del centravanti, che si aggira intorno ai 3,5 milioni di euro annui. Un dettaglio che ha facilitato la chiusura dell’affare, rendendo sostenibile l’ingaggio per il club emiliano.

Il Bologna accoglie così un attaccante di livello internazionale, reduce da stagioni di alto rendimento e con caratteristiche perfettamente compatibili con il gioco di Tedesco. Dovbyk porta fisicità, profondità e capacità di attaccare l’area, qualità che il tecnico rossoblù ritiene fondamentali per completare il reparto offensivo.

L’arrivo dell’ucraino si inserisce nel quadro della maxi‑operazione che ha portato Castro alla Roma: una cessione da 35 milioni più bonus, con l’aggiunta del 10% sulla futura rivendita. La società emiliana, grazie a questa uscita, ha potuto sistemare i conti e allo stesso tempo garantirsi un nuovo centravanti senza sacrificare altri elementi della rosa.

In definitiva, il Bologna chiude un’operazione intelligente: incassa da Castro, rinforza l’attacco con Dovbyk e mantiene equilibrio finanziario. La Roma, dal canto suo, gestisce al meglio il proprio parco attaccanti e continua a muoversi con strategia sul mercato.

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