Pagina 57 – Calcio News 24

Calciomercato Fiorentina, colpo in arrivo: accelerata decisiva per Oso del Siviglia! Chi è il nuovo acquisto viola

Calciomercato Fiorentina, Oso del Siviglia si avvicina ai viola! Chi è, la sua storia e le sue caratteristiche tecniche

La Fiorentina rompe gli indugi e si lancia con decisione sul mercato internazionale per blindare la propria corsia mancina. Secondo quanto riportato sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, il club viola ha impresso un’accelerata che potrebbe rivelarsi fondamentale per l’acquisto di Joaquin Martinez Gauna, calcisticamente noto con il soprannome di Oso. Il giovane terzino sinistro di proprietà del Siviglia è rimasto costantemente nei radar degli uomini di mercato toscani nel corso delle ultime settimane, e adesso la trattativa sembra essere entrata nella sua fase caldissima.

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Trattativa alle battute finali: le cifre dell’accordo con il Siviglia

Dalla Spagna giungono indiscrezioni importanti che parlano addirittura di una firma a un passo. Prima di poter festeggiare la formale fumata bianca, la dirigenza gigliata dovrà tuttavia superare in via definitiva la concorrenza dei francesi dello Strasburgo, una minaccia che comunque non appare insormontabile. La certezza assoluta è che il laterale sia inserito nella lista dei partenti del club andaluso. Il Siviglia si trova infatti nella stringente necessità di vendere per far cassa e far respirare il proprio bilancio (una situazione analoga a quella che vede Akor Adams nel mirino del Venezia).

La valutazione complessiva del cartellino oscilla fra i 10 e i 15 milioni di euro, ma la sensazione diffusa è che l’intesa totale tra i due club possa essere trovata a quota 12 milioni di euro. I tempi dell’operazione si preannunciano molto rapidi: il sodalizio spagnolo ha già bloccato e tesserato il sostituto naturale di Oso, ovvero Juan Iglesias del Getafe. L’affare potrebbe dunque giungere alla conclusione definitiva già nel corso di questo fine settimana o, al più tardi, nei primi giorni della prossima settimana.

Chi è “Oso” Martinez Gauna: caratteristiche tecniche del classe 2003

Joaquin Martinez Gauna rappresenta l’identikit perfetto del laterale moderno. Nato originariamente come esterno d’attacco avanzato, ha progressivamente arretrato il proprio raggio d’azione sulla linea dei difensori, senza però smarrire la sua spiccata spinta offensiva. Nel corso dell’ultima stagione con la maglia del Siviglia, il calciatore ha collezionato ben 30 presenze totali tra campionato e coppe, impreziosite da 2 gol e 3 assist.

I suoi ampi margini di miglioramento, uniti a una notevole freschezza atletica, lo rendono uno dei prospetti più interessanti nel panorama europeo dei terzini sinistri. La Fiorentina apprezza il ragazzo sia per le sue doti tecniche sia per i parametri anagrafici, considerandolo ideale per il progetto tecnico. Se l’operazione dovesse andare in porto secondo i piani, il classe 2003 diventerebbe ufficialmente il quarto acquisto della campagna acquisti estiva dei viola, andando ad aggiungersi ai già ufficializzati Viery, Dragusin e Atta.

Caos Zaniolo, diserta i primi allenamenti del ritiro dell’Udinese e presenta un certificato medico! Intanto offerta ufficiale per Vojvoda, la risposta del Como!

Zaniolo ha disertato i primi allenamenti del ritiro dell’Udinese! Offerta ufficiale per Vojvoda con il Como che ha risposto così

L’estate dell’Udinese si accende improvvisamente, ma non per ragioni legate ai grandi sorrisi del pre-campionato. Al centro della bufera c’è infatti il futuro di Nicolò Zaniolo: dopo il riscatto formale dal Galatasaray, la permanenza in Friuli del fantasista è tornata prepotentemente in forte dubbio. Nonostante un’annata trascorsa in bianconero che sembrava aver sancito la pace definitiva, il rapporto tra il giocatore e la dirigenza sta vivendo ore di forte turbolenza a causa di un accordo contrattuale che stenta a decollare.

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Il caso Zaniolo: assenza al Bruseschi e cifre della discordia

La spia dell’allarme è scattata quando Zaniolo non si è presentato ai primi appuntamenti per i test fisici preliminari presso il centro sportivo Bruseschi, presentando un certificato medico formale secondo Sky per un problema di salute. Un’assenza pesante, che anticipa il ritiro ufficiale della squadra previsto per lunedì a Udine, prima del programmato trasferimento in Austria.

Dietro al forfait ci sarebbe una profonda insoddisfazione di natura economica. Secondo quanto ricostruito da La Gazzetta dello Sport, l’ultima proposta della dirigenza friulana si attesta su 1,5 milioni di euro a stagione più 300mila euro di bonus. Una riduzione drastica rispetto ai 2,7 milioni di euro netti che il calciatore percepiva in Turchia dal Galatasaray. Zaniolo non è soddisfatto delle nuove cifre, la firma non è ancora arrivata e la permanenza in vista della prossima stagione rimane congelata.

Emergenza trequarti per Runjaic: tegola Chakvetadze e l’addio ad Atta

Le brutte notizie per il tecnico Kosta Runjaic non si fermano qui e costringono l’Udinese a fare i conti con una vera e propria emergenza nel reparto di creatività. Oltre al rebus Zaniolo, i friulani perdono per un lungo periodo Giorgi Chakvetadze. Il centrocampista offensivo georgiano, appena prelevato dal Watford, ha rimediato un serio problema fisico durante i primi allenamenti e rischia uno stop tutt’altro che breve.

La contemporanea assenza dei due potenziali numeri dieci priva l’allenatore di soluzioni vitali, specialmente dopo la dolorosa ma remunerativa partenza di Arthur Atta, ceduto alla Fiorentina per una cifra monstre di 27 milioni di euro più 5 milioni di bonus (e il 30% sulla futura rivendita).

Mercato in entrata: assalto a Vojvoda, c’è il no del Como

Per correre ai ripari e puntellare le corsie esterne, la dirigenza ha virato con decisione su Mergim Vojvoda. L’Udinese – secondo Sky – ha già presentato una prima offerta ufficiale da un milione di euro per il cartellino dell’esterno, ma il Como ha prontamente respinto la proposta, giudicandola troppo bassa. I friulani restano comunque in forte pressing, potendo contare sul gradimento del giocatore, al quale è già stato offerto un contratto triennale da circa 1,1 milioni netti a stagione.

Vinicius Jr, accelerata per il rinnovo del brasiliano. Il Real Madrid detta i tempi: cosa succederà nelle prossime settimane

Vinicius Jr, il Real Madrid accelera per il rinnovo dell’esterno brasiliano. Cosa bisogna aspettarsi nelle prossime settimane

Il calciomercato del Real Madrid si preannuncia caldissimo non soltanto sul fronte degli acquisti in entrata, ma soprattutto per quanto riguarda la gestione dei rinnovi contrattuali dei suoi elementi più preziosi. Nelle prossime ore è infatti previsto un vertice decisivo tra l’entourage di Vinicius Jr e la dirigenza delle Merengues. L’obiettivo del presidente Florentino Perez è chiarissimo: accelerare i tempi e trovare una soluzione definitiva nel più breve tempo possibile, evitando che la situazione contrattuale della stella brasiliana possa trasformarsi in una telenovela estiva.

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Il nodo della scadenza 2027: la strategia del Real Madrid

Il legame tra il fuoriclasse sudamericano e il club andrà formalmente in scadenza il 30 giugno 2027. Sebbene manchi ancora del tempo, nel calcio contemporaneo entrare negli ultimi dodici-diciotto mesi di un contratto senza un accordo di prolungamento rappresenta un rischio enorme per qualsiasi società d’élite.

I vertici della Casa Blanca vogliono scongiurare qualsiasi tipo di speculazione mediatica e, soprattutto, intendono proteggere il giocatore dalle frequenti sirene di mercato provenienti dalla Premier League e dalle ricchissime proposte multimilionarie della Saudi Pro League. Per questo motivo, gli agenti del numero 7 e gli emissari del club madrileno si siederanno molto presto attorno a un tavolo per discutere i dettagli strategici del nuovo accordo. Il Real Madrid pretende una fumata bianca immediata, preferibilmente prima dell’inizio ufficiale dei ritiri precampionato.

Cifre e centralità nel progetto dei Nuovi Galacticos

Vinicius Jr è considerato a tutti gli effetti un pilastro insostituibile del presente e del futuro del club spagnolo, un elemento centrale attorno al quale continuare a costruire le fortune continentali della squadra.

Le diplomazie sono già attive per limare le distanze. La volontà del calciatore di rimanere a Madrid non è mai stata messa in dubbio, ma la richiesta di una soluzione rapida entro l’estate da parte della società impone una decisa accelerata nei negoziati. Le prossime settimane saranno cruciali per mettere la parola fine sulla questione e blindare il futuro del talento brasiliano.

Norvegia Inghilterra, Tuchel sorride: recuperati questi due big in vista dei quarti dei Mondiali. Le possibili scelte di formazione

Norvegia Inghilterra, le possibili scelte di Thomas Tuchel per il match dei quarti di finale dei Mondiali 2026

Arrivano ottime notizie dal ritiro dell’Inghilterra a poche ore da uno degli appuntamenti più delicati dell’intero Mondiale. Questa sera, alle ore 23:00 italiane, la nazionale guidata da Thomas Tuchel scenderà in campo nella cornice di Miami per affrontare la Norvegia, in un match da dentro o fuori che non ammette passi falsi. A rasserenare l’ambiente inglese ci ha pensato l’ultimo bollettino medico: l’infermeria si sta progressivamente svuotando, restituendo al commissario tecnico elementi di assoluto spessore internazionale.

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L’allenamento a Miami: Rice e Guehi tornano in gruppo

Come riportato da Sky Sport, Declan Rice e Marc Guehi hanno regolarmente preso parte all’intera sessione di allenamento con il gruppo. I due calciatori hanno confermato i netti progressi fisici degli ultimi giorni, mettendosi definitivamente alle spalle i rispettivi acciacchi che ne avevano messo in dubbio la disponibilità. Entrambi tornano quindi arruolabili a tutti gli effetti e, spinti da una grande determinazione, puntano senza mezzi termini a conquistare una maglia da titolare nell’undici di partenza.

I sorrisi per lo staff tecnico non finiscono qui, viste le novità positive riguardanti il reparto arretrato e in particolare Reece James. Il forte terzino in forza al Chelsea ha ripreso a lavorare insieme ai compagni, superando lo stop muscolare accusato durante la fase a gironi nella complessa partita contro il Ghana. Nonostante l’ottimismo, Tuchel e lo staff medico preferiscono gestire il rientro del giocatore con estrema cautela: salvo clamorosi cambi di programma dell’ultimo minuto, il laterale destro non dovrebbe partire dal primo minuto. Si accomoderà quasi certamente in panchina, rappresentando comunque un’eccellente arma da sganciare a gara in corso. L’allenatore tedesco può comunque tirare un profondo sospiro di sollievo, potendo fare affidamento su una rosa ampia e competitiva per la fase finale e più calda della competizione.

La tattica di Tuchel: arginare l’uragano Haaland

Questi recuperi eccellenti permettono all’Inghilterra di approcciare la sfida contro la selezione scandinava con rinnovate certezze, specialmente in una fase in cui la minima cura del dettaglio fa la differenza tra la qualificazione e la dolorosa eliminazione.

Il rientro di Declan Rice risulta vitale: il fuoriclasse, numero 41 dell’Arsenal, è il vero equilibratore della manovra britannica. La sua capacità di unire una feroce intensità in fase di interdizione a un’altissima qualità nel palleggio ne fa una pedina tattica difficilissima da sostituire per i Tre Leoni.

Altrettanto decisivo sarà l’apporto in retroguardia di Marc Guehi. Il difensore centrale sarà chiamato a guidare la linea a protezione della porta in una sfida al limite della perfezione. Avrà infatti un compito tanto arduo quanto speciale: sfruttare la profonda conoscenza tecnica e i segreti di Erling Haaland, suo compagno di club al Manchester City, per tentare di disinnescare sul nascere la principale e più devastante minaccia dell’attacco norvegese.

Rabiot frena: «Non ho ancora parlato con Amorim». Ma la madre lascia intuire una permanenza al Milan

Rabiot svela: «Non ho ancora parlato con Amorim». Ma la madre Veronique apre alla permanenza in rossonero

Il Milan di Ruben Amorim riparte da Adrien Rabiot. Il centrocampista, impegnato con la Francia al Mondiale, è stato intercettato dalla Rai all’esterno del ritiro della nazionale di Didier Deschamps.

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Al classe 1995, titolare dei Bleus e protagonista di un torneo fin qui molto positivo, è stato chiesto se il nuovo tecnico rossonero lo avesse contattato anche negli ultimi giorni. La risposta è stata breve ma significativa: «Parleremo più avanti…». Un modo elegante per ribadire che, almeno fino alla semifinale contro la Spagna in programma martedì all’AT&T Stadium di Arlington, la sua attenzione è totalmente rivolta alla nazionale.

Accanto a lui era presente anche la madre‑agente Veronique Rabiot, da sempre molto attenta a gestire gli interessi del figlio. Pur non rilasciando dichiarazioni, avrebbe lasciato intendere – secondo quanto riportato dall’inviata Rai – che vede il futuro del centrocampista ancora in maglia rossonera. Una volta concluso il Mondiale, Rabiot tornerà a confrontarsi con Amorim, che lo considera un elemento centrale per il suo progetto tecnico.

Nelle scorse settimane il nome del francese era stato accostato anche al Napoli di Massimiliano Allegri, grande estimatore del giocatore. Tuttavia, senza la cessione di Frank Anguissa, gli azzurri non hanno margini per nuovi innesti a centrocampo.

Il Milan resta dunque in pole, forte della volontà del tecnico e delle sensazioni filtrate dall’entourage del giocatore. Il dialogo riprenderà dopo il Mondiale, quando Rabiot potrà finalmente concentrarsi sul suo futuro e sul ruolo che Amorim vuole affidargli nel nuovo corso rossonero.

Bari, a settembre l’udienza decisiva sull’inchiesta De Laurentiis e il rischio fallimento del club

Bari, a settembre l’udienza decisiva sull’inchiesta De Laurentiis e la possibile liquidazione del club

La data cerchiata in rosso è il 3 settembre: quel giorno si terrà l’udienza sulla richiesta di liquidazione giudiziale della SSC Bari avanzata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge il club e la famiglia De Laurentiis. A fissarla è stato il giudice Michele De Palma, chiamato a valutare una situazione che intreccia aspetti giudiziari, societari e sportivi.

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Secondo quanto riportato dall’edizione barese di La Repubblica, la proprietà dovrebbe presentarsi davanti al giudice con un piano di ricapitalizzazione per evitare il fallimento. La richiesta della Procura si inserisce nel quadro dell’indagine sui conti e sulle operazioni del club biancorosso, con l’ipotesi di bancarotta al centro degli approfondimenti degli inquirenti.

Il fronte giudiziario si somma a una fase sportiva altrettanto complessa. Dopo la retrocessione in Serie C, il Bari si prepara al ritiro di Roccaraso (15–29 luglio) con una rosa ridotta all’osso: 16 tesserati, ai quali si aggiungeranno sette elementi della Primavera. Molti giocatori sono destinati a partire, e alcuni lo hanno già fatto.

Tra questi Gabriele Moncini, che ha sfruttato una clausola legata alla retrocessione per liberarsi a parametro zero e firmare con il Vicenza. A pesare è anche il crollo delle valutazioni di diversi giocatori ancora sotto contratto. Il caso più emblematico è quello di Mehdi Dorval: un anno fa valeva circa 3 milioni e fu vicino al trasferimento al Rubin Kazan, poi sfumato nonostante il viaggio in Russia per le visite mediche. Oggi le offerte non superano il mezzo milione, a fronte di una valutazione interna tripla.

In questo contesto, il Bari potrebbe provare a ripartire da Giuseppe Sibilli, rientrato dopo la squalifica di otto mesi per scommesse su piattaforme legali. Il tecnico Massimo Rastelli lo considera uno dei punti da cui ricostruire la squadra.

Sul piano societario resta aperto il tema della multiproprietà e del futuro del club. Le parole del direttore generale Pierpaolo Marino, che ha spiegato di non occuparsi della vendita, hanno alimentato nuove discussioni dopo le rassicurazioni del presidente Luigi De Laurentiis al sindaco Vito Leccese.

Il Comitato degli 11 garanti, individuato dal Comune, ha incontrato il primo cittadino chiedendo ora un confronto diretto con la proprietà. Un quadro di incertezza che accompagna il Bari verso l’inizio della nuova stagione, mentre sullo sfondo resta la scadenza del 3 settembre, passaggio decisivo davanti al giudice.

Morten Hjulmand è un nuovo giocatore dell’Atlético Madrid, ora è ufficiale: il comunicato

Ufficiale: Morten Hjulmand approda all’Atlético Madrid, i colchoneros annunciano il colpo da 45 milioni

L’Atlético Madrid ha ufficializzato l’arrivo di Morten Hjulmand dallo Sporting Lisbona, chiudendo una delle prime operazioni di peso della propria estate. Dopo giorni di trattative, i colchoneros hanno trovato l’intesa definitiva con il club portoghese, versando 40 milioni di euro più 5 di bonus per assicurarsi il centrocampista danese, ex Lecce.

Il giocatore, reduce da una crescita costante e da prestazioni di alto livello in Portogallo, era stato seguito anche da alcuni club italiani, ma alla fine è stato l’Atlético a muoversi con maggiore decisione, convincendolo a sposare il progetto tecnico di Diego Simeone.

Per Hjulmand è pronto un contratto quinquennale, con scadenza fissata a giugno 2031, segno della forte fiducia riposta dal club madrileno nel suo profilo e nella sua capacità di imporsi in uno dei campionati più competitivi d’Europa.

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COMUNICATO – “Benvenuto, Hjulmand! Il centrocampista difensivo danese di 27 anni, militante nella nazionale, arriva al nostro club dallo Sporting CP.

Atletico Madrid e Sporting CP hanno raggiunto un accordo per il trasferimento di Morten Hjulmand, che ha firmato per il nostro club fino al 30 giugno 2031.

Centrocampista difensivo destro di 27 anni, si distingue per la forza fisica, la capacità di recuperare palla e la lettura del gioco, che migliorano la sua capacità di anticipare le mosse dell’avversario e la precisione nei passaggi.

Nato il 25 giugno 1999 a Kastrup, in Danimarca, Hjulmand è cresciuto nelle giovanili dell’FC Copenhagen, prima di diventare professionista nell’estate del 2018 con l’Admira Wacker nella Bundesliga austriaca. Ha collezionato 74 presenze in due stagioni e mezzo prima di trasferirsi al Lecce nel gennaio 2021. Nel calcio italiano, ha continuato la sua crescita ed è stato un giocatore chiave nella promozione della sua squadra in Serie A nella stagione 2021/22, rimanendo con i giallorossi fino alla fine della stagione 2022/23 e totalizzando 95 presenze. Nell’estate del 2023 ha firmato per lo Sporting CP Lisbona, di cui ha indossato la maglia per 141 volte, contribuendo alla conquista di due edizioni del campionato portoghese (2023/24 e 2024/25) e di una Coppa del Portogallo (2024/25).

Inoltre, la sua leadership dentro e fuori dal campo lo ha presto portato a indossare la fascia di capitano in questi ultimi due club menzionati, diventando, nel caso del Lecce, il capitano più giovane nella storia del club (a 23 anni) e il secondo più giovane nella storia della Serie A dopo Francesco Totti.

Nazionale danese a livello giovanile, ha debuttato con la nazionale maggiore il 7 settembre 2023 nella netta vittoria per 4-0 contro San Marino, la prima di un totale di 27 presenze fino ad oggi.

Il nostro nuovo calciatore ha superato le visite mediche necessarie presso il Centro di Medicina dello Sport ad Alte Prestazioni Vithas – Invictum dell’Ospedale Universitario Arturo Soria di Madrid, prima di approdare all’Air Metropolitano di Riyadh con la maglia biancorossa.

Benvenuto, Hjulmand!“.

Idoneità sportiva in stand‑by: il CONI chiede nuovi accertamenti per Khalaili, prima di firmare con l’Inter

Inter, stop alla firma: il CONI chiede nuovi accertamenti per l’idoneità di Khalaili, l’esterno arrivato a Milano per unirsi ai nerazzurri

Bisognerà attendere ancora per vedere Anan Khalaili firmare ufficialmente con l’Inter. Il giovane talento, arrivato a Milano nella giornata di venerdì 10 luglio, sembrava pronto a completare l’iter che lo avrebbe portato a vestire la maglia nerazzurra. Tuttavia, prima del tesseramento serve un passaggio obbligato: l’idoneità sportiva rilasciata dal CONI.

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Il Comitato Olimpico ha infatti richiesto ulteriori accertamenti, da effettuare tra lunedì e martedì, rinviando di qualche giorno la firma. Solo in caso di esito positivo, il club potrà procedere con il deposito del contratto e rendere ufficiale l’operazione già definita con l’Union Saint‑Gilloise.

È importante chiarire che non si tratta di un problema emerso durante le visite mediche svolte dall’Inter, che sono state superate regolarmente. La questione riguarda esclusivamente l’Istituto di Medicina dello Sport del CONI, che in Italia applica criteri particolarmente severi per l’idoneità agonistica, soprattutto nei casi che richiedono approfondimenti specifici. Se tali parametri non venissero rispettati, il tesseramento non sarebbe possibile, indipendentemente dall’accordo già raggiunto tra le società.

Questo passaggio burocratico, spesso poco visibile al grande pubblico, rappresenta invece una fase cruciale per qualsiasi atleta che intenda competere ai massimi livelli nel nostro Paese. L’idoneità sportiva è infatti un requisito imprescindibile e non derogabile, pensato per tutelare la salute dei giocatori e garantire che possano sostenere l’attività agonistica senza rischi.

L’Inter, che ha individuato in Khalaili un profilo interessante per il futuro, resta dunque in attesa. Il club ha programmato tutto nei dettagli, ma dovrà aspettare il via libera del CONI prima di poter accogliere ufficialmente il giocatore. Se gli esami confermeranno la piena idoneità, la firma arriverà subito dopo, chiudendo una trattativa che i nerazzurri considerano strategica per il loro progetto tecnico.

Chi è Akor Adams, l’attaccante nigeriano nuovo obiettivo del Venezia

Chi è Akor Adams, il centravanti nigeriano che il Venezia ha scelto come nuovo obiettivo di calciomercato

La storia di Akor Adams è un viaggio che attraversa continenti e culture: dalla Nigeria ai fiordi norvegesi, passando per la Francia e la Liga, fino ad approdare ora in Italia. Un percorso costruito lontano dai riflettori, passo dopo passo, grazie a un mix di forza fisica, velocità e istinto del gol che gli ha spalancato le porte del calcio europeo. La prossima tappa sarà il Venezia, che ha scelto il classe 2000 per rinforzare un reparto offensivo già arricchito dall’arrivo di Albion Rrahmani.

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Le origini e la crescita

Adams è cresciuto nello Stato di Kogi, una delle zone più povere della Nigeria. Un contesto difficile che ha segnato la sua formazione, come lui stesso ha raccontato nel podcast della connazionale Rasheedat Ajibade. Da lì è iniziato un viaggio che lo ha portato a costruirsi una carriera con determinazione e resilienza.

Le caratteristiche tecniche

A prima vista Adams può sembrare il classico centravanti di peso: 190 centimetri, fisico imponente, presenza in area. In realtà il suo profilo è molto più completo. Ama muoversi su tutto il fronte offensivo, attaccare la profondità e sfruttare gli spazi alle spalle della difesa. La velocità nei primi metri è una delle sue armi migliori, così come la capacità di proteggere il pallone e far salire la squadra.

Destro naturale, cerca spesso la conclusione con pochi tocchi e dà il meglio quando può giocare in verticale. Sa legare il gioco, ma preferisce attaccare la porta piuttosto che venirle incontro: per questo rende al massimo in sistemi che valorizzano transizioni e ripartenze. Ha margini di crescita nel gioco spalle alla porta e nella continuità realizzativa, ma il suo mix di qualità fisiche e atletiche è sempre più ricercato nel calcio moderno.

La stagione che consacra definitivamente Akor Adams è quella a cavallo tra il 2023 e il 2024. In Norvegia chiude la sua avventura con il Lillestrøm nel modo migliore: 15 gol in 15 presenze, numeri che lo spingono verso il salto estivo al Montpellier, chiamato a raccogliere l’eredità pesantissima di Elye Wahi, la cessione più onerosa nella storia del club francese.

Il passaggio in Ligue 1 non lo intimorisce. Anzi, Adams impiega pochissimo per imporsi: all’esordio firma una doppietta contro il Le Havre e nelle prime undici giornate mette a segno sette reti. Chiuderà la sua prima stagione in Francia con otto gol in campionato, confermandosi decisivo anche in uno dei tornei più competitivi d’Europa.

L’avvio travolgente, sommato ai gol realizzati nei mesi precedenti con il Lillestrøm, lo porta addirittura nella corsa alla Scarpa d’Oro. Il classe 2000 chiude al 14° posto della classifica finale, riuscendo persino a lasciarsi alle spalle attaccanti del calibro di Robert Lewandowski e Mohamed Salah.

Un traguardo che certifica la crescita di un centravanti arrivato ai massimi livelli seguendo una strada diversa da quella di molti suoi coetanei: lontano dai riflettori, ma sempre più protagonista.

La tappa Venezia

Per Adams, Venezia rappresenta l’ennesimo capitolo di un percorso iniziato tra le difficoltà della Nigeria e proseguito tra Norvegia, Francia e Spagna. La laguna potrebbe essere la fermata giusta per consolidare il suo talento e scrivere un nuovo pezzo della sua storia.


Maldini, la FIGC aspetta il sì: ore decisive per il nuovo progetto tecnico azzurro

Paolo Maldini è il nome forte della FIGC per il ruolo di Direttore tecnico: domani la risposta decisiva

La Federazione Italiana Giuoco Calcio attende la risposta di Paolo Maldini alla proposta di diventare il nuovo direttore tecnico della Nazionale. Una scelta che il presidente federale Giovanni Malagò sperava di poter annunciare già nelle scorse ore, ma la decisione definitiva non è ancora arrivata. Secondo le ricostruzioni, le prossime ore saranno cruciali: l’obiettivo è chiudere entro domani, con Maldini che resta la prima opzione per guidare il nuovo corso azzurro.

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Un ruolo centrale per rilanciare l’Italia

Il progetto delineato dalla FIGC prevede per Maldini un ruolo inedito nell’organigramma federale: una figura di raccordo tra commissari tecnici, allenatori e vertici federali, con responsabilità trasversali sull’intera filiera delle Nazionali. Una posizione strategica, pensata per dare continuità tecnica, visione e identità a tutto il movimento.

La strategia FIGC: prima il DT, poi il nuovo CT

La Federazione, seguendo la linea tracciata da Malagò, vuole prima definire il responsabile dell’area tecnica e solo successivamente scegliere il nuovo commissario tecnico. L’attesa è legata anche alla necessità, da parte di Maldini, di risolvere una precedente situazione professionale prima di poter formalizzare l’incarico. Una volta sciolto questo nodo, il via libera potrebbe arrivare rapidamente.

Nessun piano B

Nonostante esistano possibili alternative, Malagò non ha avviato contatti con altri candidati: la convinzione è che la trattativa con Maldini possa concludersi positivamente. La FIGC, dunque, resta ferma sulla propria prima scelta, puntando su un profilo che rappresenterebbe un segnale forte per il rilancio della Nazionale.

La FIFA mette in vendita pezzi del campo della finale dei Mondiali: prezzi fino a 3.000 dollari per i collezionisti

La FIFA mette in vendita frammenti del campo della finale dei Mondiali: prezzi fino a 3.000 dollari per un pezzo di storia

I Mondiali 2026 stanno correndo verso l’ultimo atto, in programma domenica 19 luglio al New York New Jersey Stadium. In vista della finalissima, la FIFA non sta preparando soltanto uno show speciale per l’intervallo: è in arrivo anche un’iniziativa particolare che riguarda proprio il terreno di gioco che ospiterà la partita decisiva.

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Il massimo organo del calcio mondiale, guidato da Gianni Infantino, ha deciso di mettere in vendita – attraverso il proprio store ufficiale – piccoli pezzi del manto erboso della finale. L’acquisto è già possibile, anche se la spedizione avverrà solo dopo il fischio finale. Il prezzo minimo è fissato a 390 euro, con una condizione precisa: la vendita è riservata esclusivamente ai residenti negli Stati Uniti, in Europa e nel Regno Unito. Lo riporta Calcio e Finanza.

Chi comprerà un frammento del campo riceverà un involucro in acrilico con inciso il logo della Coppa del Mondo 2026, la sede, la data e il risultato della finale. All’interno sarà custodito il pezzo di terreno, accompagnato da una chiavetta USB con il filmato di autenticità.

Secondo The Athletic, la produzione è stata affidata alla società britannica Keep Stub, che propone tre ulteriori versioni al prezzo di 900, 1.200 e 3.000 dollari. Ogni livello è limitato a 2.026 esemplari, e se tutti venissero venduti la FIFA incasserebbe oltre 11,2 milioni di dollari (circa 9,8 milioni di euro). Le dimensioni del pezzo di campo restano 6,35 x 6,35 cm, tranne per la Hero Edition da 3.000 dollari, che offre un frammento da 7,62 x 7,62 cm e una dotazione premium: biglietto ricordo inciso in oro, mini replica del pallone della finale e un trofeo della Coppa del Mondo in vetro tagliato a cristallo.

Questa operazione rappresenta una prima volta assoluta per la FIFA, ma si inserisce in una tendenza sempre più diffusa tra gli sport americani. La Boise State University sta vendendo il celebre campo blu del proprio stadio in pezzi che vanno da 40 a 25.000 dollari, mentre la Major League Baseball propone barattoli di terra della Gara 7 delle World Series 2025 a 50 dollari. Anche la NBA segue la stessa linea: Sotheby’s ha appena messo all’asta due sezioni di parquet del Madison Square Garden, utilizzate nelle Finals, vendute entrambe per oltre 100.000 dollari.

Di Gregorio Juve, ora che succede? Lunedì confronto con Spalletti e dirigenti, poi le scuse alla squadra

Di Gregorio Juve, nodo sempre più caldo: lunedì confronto con Spalletti e dirigenti, poi le scuse davanti alla squadra

Il calciomercato della Juventus ruota ormai attorno al nodo portiere, trasformando il raduno alla Continassa in una convivenza forzata per Michele Di Gregorio. L’ex Monza è pronto a riprendersi fisicamente il suo posto tra i pali, ma la sensazione è che quella porta non sia più davvero sua: i bianconeri stanno spingendo con decisione su Emiliano “Dibu” Martínez e mantengono vive alternative di alto livello come Guglielmo Vicario.

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L’ombra del numero uno dell’Argentina, unita ai sondaggi per profili come Svilar, Suzuki, Oblak e Milinkovic‑Savic, ha generato in Di Gregorio la consapevolezza che la Juventus sta già programmando un futuro diverso. A confermarlo è stato l’amministratore delegato Giovanni Carnevali, che ha ribadito pubblicamente le priorità: portiere e attaccante.

Il caso social e le scuse

A complicare ulteriormente la situazione è arrivato lo sfogo social del procuratore di Di Gregorio, che ha attaccato duramente alcuni giocatori del club francese, citando investimenti e rendimento. Il portiere ha preso le distanze dal proprio agente, scusandosi privatamente via WhatsApp con Jonathan David, Edon Zhegrova e Loïs Openda. Il chiarimento è stato apprezzato, ma il polverone mediatico resta.

Il confronto con Spalletti

Lunedì alla Continassa è previsto un faccia a faccia tra Di Gregorio, la dirigenza e Luciano Spalletti. Sarà un incontro diretto, necessario per fare chiarezza. Il portiere chiederà scusa a tutta la squadra, ma non si aspetta ribaltoni: la sensazione è che la Juventus abbia già assegnato la porta a un nuovo numero uno.

Con il mercato che corre e meno di due mesi a disposizione, Di Gregorio dovrà ora concentrarsi sulla ricerca di una nuova destinazione, mentre la Juventus accelera per definire il futuro della propria porta.

Roma su Garnacho, ma la distanza col Chelsea resta ampia

Roma su Garnacho: interesse concreto, ma la distanza col Chelsea resta ampia e complica la trattativa

La Roma ha messo nel mirino Alejandro Garnacho, ma la distanza con il Chelsea resta ampia. I giallorossi puntano a un prestito oneroso con diritto di riscatto destinato a diventare obbligo al verificarsi di determinate condizioni, mentre i Blues continuano a chiedere 40 milioni per lasciarlo partire.

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L’esterno argentino arriva da una stagione altalenante a Londra: tra Premier League, coppe e Champions League ha collezionato 43 presenze, 8 gol e 4 assist, numeri che confermano il potenziale ma anche la discontinuità dell’ex Manchester United.

Il mercato della Roma si muove con decisione: la squadra di Gasperini tornerà in Champions League e l’impegno europeo richiederà una rosa più ampia e profonda. Per questo la dirigenza sta lavorando soprattutto sugli esterni. Il primo obiettivo era Mason Greenwood, ma il Fenerbahçe ha superato la concorrenza e si avvicina alla chiusura con l’inglese.

Sul fronte rinnovi, la notizia più importante è quella legata a Paulo Dybala: dopo settimane di incertezza, il suo prolungamento ha riportato entusiasmo tra i tifosi. Un addio che sembrava inevitabile è stato ribaltato, e il futuro della Joya appare ora sempre più giallorosso.

La Roma continua così a costruire la squadra per la nuova stagione: Garnacho resta un obiettivo concreto, ma la trattativa con il Chelsea richiederà ancora tempo e pazienza.

PSG, intesa con Ferran Torres: accordo da definire dopo il Mondiale

PSG, intesa di base con Ferran Torres: la trattativa col Barcellona ripartirà dopo il Mondiale

Il Paris Saint‑Germain ha raggiunto una base d’intesa con Ferran Torres, un accordo ancora da definire nei dettagli e rinviato a dopo il Mondiale. Lo riporta Di Marzio. A Parigi si prepara il pressing decisivo: l’obiettivo è colmare il vuoto lasciato da Gonçalo Ramos, partito per firmare con il Milan.

Il Barcellona è consapevole che il rinnovo di Ferran, in scadenza nel 2027, è complicato. Per questo si è già mosso sul mercato individuando il sostituto: Karim Adeyemi. L’attaccante tedesco è pronto a trasferirsi allo Spotify Camp Nou, dove sosterrà le visite mediche il 15 luglio.

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Torres–Enrique, un binomio che funziona

Ferran Torres resta uno dei giocatori più apprezzati da Luis Enrique, che lo ha valorizzato fin dai tempi della nazionale. L’allenatore ha in mente un piano preciso per lui e l’attaccante, dopo stagioni altalenanti a Barcellona, vedrebbe di buon grado una nuova avventura a Parigi.

Il feeling con i tecnici connazionali è una costante della carriera di Ferran: la sua unica esperienza fuori dalla Spagna è stata al Manchester City con Pep Guardiola, dove ha collezionato 43 presenze, 16 gol e 4 assist, numeri che lo hanno poi portato al Barça.

Il profilo perfetto per il gioco del PSG

Rapidità, conduzione palla e capacità di attaccare gli spazi: sono le qualità che rendono Ferran Torres un profilo ideale per il sistema di Luis Enrique. In un reparto che già comprende Dembélé, Kvaratskhelia, Doué e Barcola, l’arrivo dello spagnolo aggiungerebbe un’altra soluzione tecnica di alto livello, perfetta per un allenatore che sa esaltare il talento dei suoi esterni.

Spagna Francia, semifinale stellare al Mondiale! Ecco i precedenti della sfida

Spagna Francia, semifinale da sogno al Mondiale 2026: tutti i precedenti del duello tra le due nazionali in gara

La semifinale del Mondiale 2026 tra Spagna e Francia arriva al termine di un percorso in cui entrambe le nazionali hanno mostrato solidità, continuità e una chiara identità di gioco. La Roja si è distinta per una difesa quasi impenetrabile e una crescita costante nella gestione delle partite: dopo un avvio controllato, ha trovato ritmo e brillantezza, superando Arabia Saudita, Uruguay, Austria, Portogallo e Belgio con una combinazione di ordine tattico e qualità nei momenti decisivi.

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La Francia, invece, ha costruito la propria corsa sulla forza dell’attacco e sulla capacità di indirizzare le gare fin dai primi minuti. Le vittorie contro Iraq, Norvegia, Svezia, Paraguay e Marocco hanno confermato una squadra esperta, abituata alle grandi competizioni e trascinata dal talento di Mbappé e dalla profondità della rosa.

Il confronto tra le due nazionali si inserisce in una rivalità recente che ha spesso premiato la Spagna: la Roja ha vinto la semifinale di Euro 2024 e la Nations League 2025, mentre la Francia aveva avuto la meglio nella Nations League 2021. L’unico incrocio ai Mondiali risale al 2006, con la vittoria francese.

La semifinale del 2026 mette dunque di fronte una Spagna più equilibrata e una Francia più esplosiva: due percorsi diversi, ma entrambi convincenti, che rendono questo incrocio uno dei più affascinanti dell’intero torneo.

Pagelle Spagna Belgio – i Top e Flop del match valido per i quarti di finale del Mondiale

Pagelle Spagna Belgio: i voti ai protagonisti del match, valido per i quarti di finale dei Mondiali 2026

Pagelle Spagna Belgio: le valutazioni dei protagonisti del match, valido per i quarti di finale dei Mondiali 2026.

La Spagna stacca il pass per le semifinali del Mondiale superando il Belgio per 2-1 nella suggestiva cornice del SoFi Stadium, davanti a oltre 70.000 spettatori. Un quarto di finale vibrante, sbloccato alla mezz’ora da Fabián Ruiz e ripreso poco prima dell’intervallo da un gol storico di De Ketelaere, capace di spezzare l’imbattibilità record della difesa spagnola durata ben 649 minuti. Nella ripresa, dopo i clamorosi infortuni e l’altalena di emozioni, la zampata decisiva all’88’ del neoentrato Mikel Merino spedisce la selezione di Luis De La Fuente tra le prime quattro del mondo. Ecco i protagonisti in positivo e in negativo del match.

I Top

  • Mikel Merino (Spagna). L’uomo del destino. Entra in campo all’85’ al posto di Dani Olmo e, appena tre minuti più tardi, si fionda con un tempismo perfetto sulla respinta corta del portiere belga Lammens, firmando in scivolata il gol del definitivo 2-1 che vale la semifinale. Un impatto devastante nel momento più delicato, esattamente come nella gara precedente col Portogallo. E anche questa volta va ad esultare alla bandierina per omaggiare il padre che faceva esattamente così.
  • Charles De Ketelaere (Belgio). Un leone nell’attacco dei Diavoli Rossi. Firma il momentaneo pareggio al 41′ con un colpo di testa imperioso in tuffo, anticipando Cubarsí su un cross perfetto di Castagne. Per l’attaccante dell’Atalanta è il terzo gol nel torneo, dopo la doppietta agli Stati Uniti, e ha il merito storico di trafiggere per la prima volta la retroguardia spagnola in questo Mondiale. E lui non è certo uno specialista nel gioco aereo, in stagione col club non aveva mai segnato così.
  • Thibaut Courtois (Belgio). Fino a quando i muscoli sorreggono il suo fisico imponente, è una muraglia insuperabile. Dice di no a Yamal su punizione, capitola senza colpe sul tap-in di Fabián Ruiz e nella ripresa tiene in piedi il Belgio con due riflessi prodigiosi consecutivi sui tentativi ravvicinati di Yamal e Oyarzabal. Esce in lacrime al 71′ per un infortunio muscolare. Le speranze del Belgio, di fatto, finiscono qui.

I Flop

  • Pau Cubarsí (Spagna): Serata di estrema sofferenza per il giovanissimo centrale difensivo di De La Fuente. Perde nettamente il duello aereo con De Ketelaere in occasione dell’1-1 belga, facendosi sovrastare fisicamente. Al 43′ è costretto a spendere un fallo tattico vistoso su De Bruyne lanciato a rete, rimediando un cartellino giallo che ne condiziona la prestazione. Si riscatta in avanti, è suo il tiro che origina il 2-1 finale.
  • Unai Simón (Spagna). Nonostante la vittoria, il portiere spagnolo vive novanta minuti tutt’altro che sereni. Oltre a vedere interrompersi la sua striscia record di imbattibilità, al 92′ commette un errore da matita rossa, sbagliando completamente il tempo dell’uscita e lasciando la porta sguarnita; solo un miracolo difensivo di Laporte gli evita una clamorosa beffa nei minuti di recupero.
  • Jorne Lammens (Belgio). Subentrare a freddo in un quarto di finale mondiale al posto di un gigante come Courtois è un compito ingrato. Il giovane portiere si disimpegna bene in un paio di uscite alte, ma all’88’ commette l’errore decisivo, non trattenendo una conclusione dalla lunghissima distanza di Cubarsí e servendo su un piatto d’argento a Merino la palla del definitivo ko belga.
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Spagna Belgio, la partita di De Bruyne: il focus sulla prestazione del fantasista

Spagna Belgio, la partita di De Bruyne: ecco l’analisi completa della prestazione del fantasista ai quarti di finale del Mondiale

Uno dei protagonisti di Spagna Belgio, la gara valida per i quarti di finale del Mondiale 2026, è senza dubbio Kevin De Bruyne.

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La partita di De Bruyne

PRIMO TEMPO

Trequartista centrale nel 4-2-3-1, questa è la posizione di De Bruyne nello schieramento scelto da Rudi Garcia. É lui a battere il calcio d’inizio del match. Primi palloni toccati più a sinistra, cerca il dialogo col vicino Doku. Al 9′ si gira bene a centrocampo, Cubarsi è costretto a spazzare via il pallone. Al 15′ vede avvicinarsi Doku e ne premia lo scatto servendolo sui piedi. In fase di non possesso Kevin funziona da punta aggiunta, si alza molto in una gara che fino all’1-0 della Spagna alla mezzora lo ha visto poco attivo. Al 38′ prova a mettere in moto De Ketelaere, l’atalantino controlla male la sfera. Al 43′ determina il primo giallo rubando palla a Cubarsi che lo fa cadere ostacolandolo da terra, cartellino per lo spagnolo. Al 46′ corner per la Spagna, è lui sul primo palo ad allontanare di testa. Si va all’intervallo sull’1-1, finora De Bruyne ha toccato 18 palloni perdendone 4, nè cross nè dribbling da parte sua, non si sono viste le sue giocate abituali.

SECONDO TEMPO

Al 49′ va a disturbare con una trattenuta Fabian Ruiz, l’arbitro lo punisce. Al 54′ va ad aiutare a centrocampo a gestire i ritmi, poi disegna un ottimo triangolo con Doku, cross in mezzo e tiro di Vanaken sull’esterno della rete, il Belgio dimostra che ha capacità di palleggio non banali. Bravissimo al 62′ con grande stop da palla che scende, uncina e si gira rapidamente, tiro rasoterra bloccato da Unai Simon. All’81’ De Bruyne fa un lancio di prima, peraltro sbagliato, si accascia per terra e si rialza, stringe i denti per restare fino alla fine. All’84 su un’uscita di piede di Unai Simon prova a sorprenderlo da lontanissimo e viene murato, è stato veloce però ad accorgersi dell’opportunità. Fallo tattico un minuto dopo su Ferran Torres, ammonizione dovuta ed è l’ultimo episodio del suo match tutt’altro che brillante: esce il fantasista del Napoli, entra il milanista Saelemaekers.

Baggio svela: «Smettere per me è stata una liberazione. Pressione a Pasadena? No, non ne avevo»

Roberto Baggio si racconta: «Smettere per me è stata una liberazione. Pressione a Pasadena? No, non ne avevo». Le parole

Ospite del podcast brasiliano Futebol Legends, Roberto Baggio è tornato a parlare dei momenti più delicati della sua carriera, riportando alla mente i tanti infortuni che ne hanno segnato il percorso. Senza dimenticare quel rigore di Pasadena…

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ADDIO AL CALCIO – «Smettere per me è stata una liberazione, non ho provato depressione, anzi: mi sono rotto il ginocchio a 18 anni, non ho giocato sino a 20 e tutti mi dicevano che non sarei tornato»

INFORTUNIO – «Quell’incidente mi ha condizionato la vita: non avevo più tono muscolare, mi era stato asportato un pezzo di muscolo per sistemare il crociato, era un infortunio a causa del quale nel 1985 si smetteva, ho giocato sino a 37 anni e mezzo con tanta sofferenza e con sedute extra per mantenere un tono muscolare adeguato, mi dicevo che forse un giorno mi sarei alzato senza dolore. Non voglio farmi compatire, è solo che ognuno ha una storia unica e insostituibile. Andrebbero raccontate per aiutare tante persone che soffrono di depressione: è una condizione vitale nostra che va gestita, bisogna godersi ogni momento della vita»

QUEL RIGORE… «Pressioni? No, non ne avevo. Se vedi la rincorsa ero tranquillo. Taffarel l’avevo spiazzato, bastava appoggiare, non so ancora oggi spiegare come ho tirato alto, è stata la prima volta in tutta la mia vita. Non è stata la pressione o l’emozione, il portiere era già in terra: non avevo aspettato l’ultimo secondo per calciare, ormai era tutto fatto, era la cosa più facile»

Pepe dice no al ritorno in Nazionale: rifiutata la proposta di Jorge Jesus

Pepe, niente ritorno in Nazionale portoghese: il difensore ex Real Madrid e Porto boccia la proposta del nuovo ct Jorge Jesus

La scelta di Pepe di non entrare nello staff tecnico della nazionale portoghese segna un punto importante nel nuovo corso immaginato da Jorge Jesus. L’ex difensore ha infatti respinto la proposta ricevuta dal commissario tecnico, che lo aveva individuato come figura ideale per affiancarlo nella ricostruzione della selezione lusitana.

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Il rifiuto e le reazioni in patria

La notizia, riportata dal quotidiano Record, ha fatto rapidamente il giro del Portogallo. Pepe, simbolo della nazionale negli ultimi quindici anni, avrebbe declinato l’incarico senza rendere note le motivazioni. La decisione sembra però indicare la volontà di prendersi ancora del tempo prima di intraprendere un percorso da allenatore o collaboratore tecnico.

Jorge Jesus puntava su un profilo di grande esperienza internazionale, capace di trasmettere leadership, mentalità e conoscenza dello spogliatoio ai giocatori. L’idea era quella di inserire nello staff una figura che potesse fungere da ponte tra passato e futuro, ma il rifiuto dell’ex centrale costringe ora il CT a rivedere i piani.

Il contesto: un Portogallo in piena ricostruzione

La proposta a Pepe arrivava in un momento delicato per la nazionale lusitana, reduce da una fase di riflessione dopo le ultime delusioni nelle grandi competizioni. Al Mondiale, il Portogallo non è riuscito a rispettare le aspettative, chiudendo il percorso agli ottavi contro la Spagna: un risultato giudicato insufficiente rispetto al valore della rosa.

Da quel momento, la federazione ha avviato un processo di rinnovamento con l’obiettivo di ritrovare equilibrio tra talento, esperienza e identità di gioco. In questo quadro, la presenza di Pepe sarebbe stata preziosa: con oltre cento presenze, protagonista dell’Europeo 2016 e della Nations League 2019, rappresenta una delle figure più influenti della storia recente del Portogallo.

Un futuro ancora da definire

Dopo una carriera straordinaria tra Real Madrid e Porto, Pepe non sembra intenzionato a intraprendere subito un percorso in panchina. La sua decisione lascia ora Jorge Jesus alla ricerca di un’altra figura per completare lo staff tecnico e accompagnare la nazionale nel nuovo ciclo.

Il futuro dell’ex difensore resta dunque aperto: il Portogallo spera ancora in un suo ripensamento, ma per ora Pepe preferisce restare alla finestra e prendersi il tempo necessario per scegliere il prossimo passo della sua vita calcistica.

Moviola Spagna Belgio: gli episodi dubbi del match diretto da Michael Oliver

Moviola Spagna Belgio, gli episodi dubbi del match, valido per i quarti di finale dei Mondiali 2026

La moviola di Spagna Belgio, con gli episodi dubbi della sfida valida per i quarti di finale dei Mondiali 2026. Arbitro dell’incontro Michael Oliver.

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PRIMO TEMPO

Dopo 90 secondi Yamal conquista già un fallo con un dribbling nella propria metà campo. Al 13′ Beana chiede un mani di Ngoy in area di rigore, il suo tiro è da distanza ravvicinatissima. Al 21′ Yamal chiede un corner, non gli viene accordato. A metà primo tempo i falli conteggiati sono 6, il Belgio ne ha commessi il doppio (4 a 2). Al 34′ Yamal fa una grande giocata, Doku lo disturba al limite: fallo netto, non c’è altra sanzione. Al 35′ Oliver è costretto a fermare il gioco perché blocca lui stesso Dani Olmo e si prende sonori fischi dalla tifoseria spagnola. L’arbitro poco dopo vede giustamente il controllo col braccio di Alex Baena in area di rigore. Al 43′ De Bruyne ruba palla e viene ostacolato da Cubarsi che da terra lo colpisce: il primo ammonito del match è il difensore spagnolo. I minuti di recupero vanno oltre i canonici 3 dell’hydration break, ne vengono conteggiati 5. Al minuto 48 gioco fermato per uno scontro tra due compagni di squadra, Dani Olmo e Oyarzabal. Si va al riposo con il pari nel punteggio (1-1) e anche nel numero dei falli (6-6).

SECONDO TEMPO

Si dispera subito Cucurella che spinge Trossard e si trova con il campo aperto, Oliver lo ferma fischiando fallo. Bandierina alzata per Yamal leggermente oltre la linea difensiva belga al 48′. Perdonato Yamal, poteva esserci un giallo nel suo tamponare da dietro Doku in avanzata. Dubbi su un mani di Rodri in area, il braccio è largo, forse lo salva la considerazione che possa essere considerata una palla inaspettata. Al 66′ soccorsi medici per Courtois e il direttore di gara ne approfitta per fare la pausa di metà tempo. Dopo qualche minuto il portiere del Belgio è costretto alla resa. Ammonito De Bruyne, che interviene duramente su Ferran Torres a pochi minuti dal termine. Extra-time definito in 7 minuti. Body-check di Laporte su Doku spostatosi al centro, giallo sacrosanto. Cartellino anche per Witsel che alza la gamba e colpisce sullo stinco Rodri, ha rischiato anche un intervento del Var, è un finale acceso dato il risultato sul filo (2-1 per la Spagna). Non pochi i falli a fine gara, sono 31: 13 per la squadra vincitrice, 18 per gli sconfitti. In parità i cartellini gialli, 2 per squadra.

Clamoroso Ederson, il Manchester United fa dietrofront! Salta l’affare definitivamente, cosa sta succedendo

Clamoroso scenario di calciomercato per l’Atalanta: Ederson United, affare saltato all’ultimo! Ecco cosa è successo

Clamoroso ribaltone sul fronte Ederson: il suo trasferimento al Manchester United è ufficialmente saltato. Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, l’operazione è da considerarsi definitivamente collassata, dopo che il club inglese ha comunicato all’Atalanta il cambio di strategia.

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United fuori dall’affare: Atalanta pronta a riabbracciare il brasiliano

A Bergamo filtra grande sorpresa, ma anche fiducia: la società è convinta che Ederson sia al 100% della condizione fisica e si prepara a reinserirlo immediatamente in rosa. Il Manchester United, che fino a poche ore fa sembrava pronto a chiudere l’operazione, ha invece deciso di modificare i propri piani di mercato, interrompendo la trattativa proprio nel momento decisivo.

Romano conferma che il centrocampista non si trasferirà allo United, chiudendo così una delle vicende più calde di questa sessione estiva.

Visite mediche completate, ma lo United si tira indietro

Ederson, reduce dall’eliminazione con il Brasile al Mondiale, aveva sostenuto ulteriori visite mediche nella giornata odierna in Inghilterra. Tutto sembrava procedere verso la firma, ma i Red Devils hanno scelto di non proseguire nella definizione dell’affare.

La comunicazione ufficiale è arrivata pochi minuti fa: il Manchester United ha informato l’Atalanta della decisione di non andare avanti.

Scenario completamente ribaltato

Il brasiliano, che sembrava destinato alla Premier League, torna così al centro del progetto nerazzurro. La Dea lo riaccoglierà immediatamente, mentre lo United dovrà ora riorientare le proprie strategie sul mercato.

Causio punge Infantino: «Non ha invitato alcun campione italiano del 1982. Forse perché è interista»

Causio su Infantino: «Non ha invitato alcun campione italiano del 1982. Forse perché è interista e in quella squadra c’erano tanti bianconeri»

A 44 anni dalla finale del Mondiale 1982, Franco Causio ha ripercorso ricordi, emozioni e riflessioni in un’intervista al Corriere della Sera. L’ex campione azzurro ha dedicato un pensiero speciale ai compagni scomparsi, ricordando quanto siano ancora presenti nella sua quotidianità: «Dico tutti i giorni una preghiera per Gaetano Scirea, Paolo Rossi ed Enzo Bearzot», ha raccontato, aggiungendo: «Sono molto religioso e penso sempre a loro tre, uomini, amici, calciatori straordinari».

Longevità dei calciatori moderni

Causio ha poi analizzato l’evoluzione della carriera dei giocatori, mettendo a confronto passato e presente. «Alla mia epoca soltanto i portieri resistevano così a lungo, come dimostrò Dino Zoff proprio al Mundial spagnolo. Il mio fisico reggeva bene. Non avevo vizi, curavo l’alimentazione. Ci si allenava al massimo due ore al giorno. Oggi gli atleti sono monitorati 24 ore su 24, compreso quando dormono. Hanno imparato ad allungarsi la carriera. Per loro, insomma, è decisamente più facile rispetto ai miei tempi».

Infanzia, Torino e i primi passi in bianconero

Parlando delle sue origini, Causio ha ricordato la vita familiare e il trasferimento a Torino: «Mio padre mi accompagnava a scuola con la motoretta ape carica delle bombole a gas che poi avrebbe venduto. Abitavo nel centro storico che allora era piuttosto derelitto, vicino alla chiesa di Santa Maria della Provvidenza, chiamata anche delle Alcantarine».

Poi il racconto degli inizi alla Juventus: «Mi ricordo che arrivai a Torino che ero proprio un ragazzino inesperto, andai a vivere al convitto dove abitavano le promesse bianconere. Ero evidentemente un predestinato a vestire la maglia bianconera visto che la prima società per cui giocai si chiamava La Juventina».

La crisi della Nazionale

Causio ha affrontato anche il tema della difficoltà strutturale dell’Italia: «La causa è semplice: non c’è materia prima buona, e mancano sia maestri di calcio che centri federali. Se fossi in Giovanni Malagò, il nuovo presidente della Figc, creerei subito centri federali nelle varie fasce in cui si suddivide il Paese, affidandoli a ex calciatori affinché, dopo avere frequentato un corso per allenatori, insegnino a giocare, cominciando dai fondamentali, dal modo in cui si stoppa un pallone. La lacuna della tecnica di base adesso è straripante».

E respinge l’idea che si tratti solo di nostalgia: «No, i risultati dell’Italia sono evidenti. Sicuramente provo nostalgia per tante cose e persone, e ovviamente viviamo un nuovo millennio».

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Confronto tecnico tra ieri e oggi

L’ex azzurro ha ricordato il livello tecnico della sua generazione: «Ai miei tempi c’eravamo io, Bruno Conti, Claudio Sala a contenderci i migliori apprezzamenti nel nostro ruolo. I ragazzi di oggi non possono sapere chi era Heriberto Herrera, con il quale ho esordito. Certi allenamenti erano esibizioni di tecnica così sopraffina che restavi incantato a guardare i tuoi compagni. Il pallone viaggiava che era una delizia».

Poi l’affondo sulla Serie A: «Come può, inoltre, questa Nazionale qualificarsi al Mondiale, se poi nella serie A giocano per oltre il 70% atleti stranieri?».

Critiche al calcio moderno e alla FIFA

Causio non risparmia critiche al calcio business: «Oddio, mi sembra a quattro tempi. Dopo 22 minuti si fermano per dissetarsi, godono di quella pausa, l’hydratation break, una specie di riposino che ai miei tempi nemmeno ci sognavamo. Mi pare il Mondiale della pubblicità più che del calcio. Più che i gesti atletici conta monetizzare: è sconcertante».

E attacca anche il presidente FIFA: «Infantino non ha invitato alcun campione italiano del 1982. Forse perché è interista e in quella squadra c’erano tanti bianconeri».

Il rapporto con l’Avvocato e la passione per il tennis

Infine, Causio ha ricordato il legame con Gianni Agnelli: «Si fermava sempre a parlare con me, ma non rivelerò mai cosa ci dicevamo io e lui in privato».

E ha confessato la sua passione per il tennis: «Ero davvero bravo. Rinascessi, magari mi darei allo sport di Sinner».

Mourinho si presenta: «Questa è una missione. Sono qui per aiutare tutti a diventare migliori»

Le prime parole di Mourinho come allenatore del Real Madrid: «Questa è una missione. Sono qui per aiutare tutti a diventare migliori»

Nel giorno del suo ritorno a Valdebebas, José Mourinho ha rilasciato le prime dichiarazioni al canale ufficiale del Real Madrid, raccontando le sensazioni che accompagnano l’inizio della sua seconda avventura sulla panchina dei Blancos.

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PAROLE «Le parole non bastano, perché questa è una missione. Non si tratta di preoccuparmi di me stesso o di capire se vincerò tanto o poco. Sono qui per aiutare tutti a diventare migliori: giocatori, staff…»

OBIETTIVI «Voglio creare una cultura del lavoro, della responsabilità, dell’ambizione e di qualcosa che conosco molto bene: la responsabilità e l’onore di lavorare per il Real Madrid. Mi piace molto questo concetto. Non si tratta di lavorare al Real Madrid, ma di lavorare per il Real Madrid. Stiamo lavorando tantissimo. Non è che sia arrivato oggi e che tutto inizi adesso. Da tempo collaboriamo con la struttura del club a diversi livelli. Oggi è stato soprattutto il momento di verificare tutto ciò che è stato fatto e capire cosa resta ancora da fare»

“HALA MADRID!” – «Bisogna guardare il lato positivo: sarà un’opportunità per conoscere i ragazzi con cui lavorerò e perché loro conoscano me. Sono qui con grande fiducia, con un sentimento fortissimo perché amo questo club. ¡Hala Madrid y nada más»

Adeyemi Barcellona, accordo totale: al Dortmund 22 milioni più bonus

Karim Adeyemi al Barcellona, affare chiuso: 22 milioni al Borussia Dortmund più bonus. Le ultimissime notizie

Il Barcellona continua a spingere sull’acceleratore per rinforzare il reparto offensivo. Dopo l’arrivo di Anthony Gordon, il club blaugrana ha chiuso un’altra operazione importante: quella che porterà Karim Adeyemi in Catalogna a titolo definitivo.

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L’accordo con il Borussia Dortmund

Il Borussia Dortmund ha accettato la proposta del Barça per il trasferimento dell’attaccante classe 2002, il cui contratto in Germania sarebbe scaduto nel 2027. L’operazione prevede 22 milioni di euro per il cartellino, con bonus fino a 10 milioni legati a obiettivi individuali e di squadra. Una cifra significativa, ma considerata in linea con il potenziale del giocatore e con la volontà del Barcellona di investire su profili giovani e già pronti per il grande salto.

Contratto quinquennale per Adeyemi

Adeyemi firmerà un contratto di cinque anni, con uno stipendio fissato a 6 milioni netti a stagione. Un ingaggio che testimonia la fiducia del club catalano nel talento dell’ex Dortmund, visto come un elemento capace di portare velocità, profondità e imprevedibilità all’attacco di Hansi Flick.

Un altro tassello per il nuovo Barça

Con Gordon e Adeyemi, il Barcellona prosegue nella costruzione di un reparto offensivo più dinamico e moderno, puntando su giocatori in grado di garantire immediatezza e prospettiva. L’arrivo dell’attaccante tedesco rappresenta un ulteriore segnale della strategia blaugrana: ringiovanire la rosa, abbassare i costi e puntare su profili che possano crescere nel sistema di gioco del club.

Alajbegovic verso l’Atalanta? Nuovi contatti con l’entourage: la mossa della Dea per anticipare la concorrenza

Alajbegovic verso l’Atalanta, la trattativa col Bayer Leverskusen resta viva: nuovi contatti per il talento bosniaco

L’Atalanta continua a muoversi sul mercato e mantiene vivi i contatti per Kerim Alajbegovic. Come riferito da Sky Sport, negli ultimi giorni ci sono stati nuovi dialoghi tra il club bergamasco e l’entourage del giocatore, con l’obiettivo di arrivare al via libera definitivo.

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La Dea sta cercando di convincere il calciatore e di anticipare la numerosa concorrenza europea, consapevole però che l’operazione non è semplice. Il profilo di Alajbegovic piace a diversi club e per questo l’Atalanta vuole provare ad accelerare, evitando che la corsa possa complicarsi ulteriormente nelle prossime settimane.

Alajbegovic Atalanta, il Mondiale con la Bosnia

Il giocatore è reduce dal suo primo Mondiale in carriera con la Bosnia, concluso ai sedicesimi di finale. Durante la competizione, Alajbegovic ha disputato tutte e 4 le partite, partendo titolare in 3 occasioni e riuscendo anche a segnare un gol.

Numeri che hanno aumentato l’attenzione attorno al suo nome e confermato le qualità di un profilo giovane, interessante e già abituato a palcoscenici internazionali. L’Atalanta resta alla finestra, ma continua a provarci con decisione.

Daniele Longo: «Milan, piace Karetsas. Vlahovic Juve oggi non è un’opzione. Nazionale? Occhio a Bergomi e Albertini» – ESCLUSIVA

Dal mercato di Milan, Inter, Juventus, Lazio e Cagliari fino al futuro della Nazionale: il punto con il giornalista di Calciomercato.com Daniele Longo

Il calciomercato entra sempre più nel vivo e le big di Serie A continuano a lavorare per rinforzare le rispettive rose. Dal Milan, che dopo l’arrivo di Gila punta a regalare nuovi innesti offensivi a Ruben Amorim, passando per l’Inter alla ricerca di un altro difensore, fino alla Juventus e al futuro di Dusan Vlahovic. Senza dimenticare Lazio, Cagliari e il capitolo Nazionale, con il rebus sul prossimo commissario tecnico e sul possibile direttore tecnico della FIGC.

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Per fare il punto sulle principali trattative e sugli scenari più caldi del mercato abbiamo intervistato Daniele Longo, giornalista di Calciomercato.com ed esperto di mercato, che ha analizzato le strategie dei principali club italiani, soffermandosi sulle piste più concrete, sui nomi destinati ad animare le prossime settimane e sulle operazioni che, almeno per il momento, restano soltanto suggestioni di mercato.

Allora, guarda, sul Milan c’è Gila che sta facendo chiaramente le visite mediche e quindi lo diamo per un colpo ormai chiuso. Ti volevo chiedere, visto che adesso pare che il Milan si concentri sulla zona dalla trequarti in su, qual era il nome per te più vicino tra quegli usciti e se sempre in difesa verrà fatto qualcos’altro oltre Gila indipendentemente dall’uscita magari di Tomori?

«Guarda, il Milan sta facendo chiaramente un mercato importante, un mercato comunque sempre operazione dopo operazione, step dopo step, con contatti tra Cardinale e Ruben Amorim e questa è una cosa molto importante, è un po’ la rottura con la scelta del passato dove gli allenatori erano poco presenti nella scelta dei giocatori, l’ultimo con cui si era provato un esperimento di questo tipo, anche se un po’ diverso perché c’era un direttore sportivo vero e proprio, c’era proprio un team di lavoro strategico come quello attuale, fu l’ultimo anno di Pioli quando andarono via anche Maldini e Massara.

Di sicuro il Milan deve cambiare molto, soprattutto a livello di concetti di gioco perché comunque si passa da una squadra che difendeva col blocco basso, molto conservativa e risultatista, a una squadra che vuole dominare l’avversario, vuole dominare il gioco, quindi secondo me arriveranno, da quello che abbiamo potuto capire a livello di strategia del club, arriverà un attaccante esterno/trequartista cioè deve avere delle caratteristiche ben precise, che sappia giocare fra le linee, che sappia creare la superiorità numerica, fornire degli assist, mandare in porta i compagni, quindi mi sembra che il profilo di Karetsas risponda perfettamente all’identikit. Credo che sia lui in questo momento il giocatore preferito, era stato già seguito dagli scout del Milan a fine febbraio, quindi promosso su tutta la linea, un giocatore che aveva una valutazione importante, già quasi da giocatore finito, 35 milioni di euro. Il Milan ha avviato i primi contatti.

Anche se Ibrahimovic spinge molto, però Alajbegovic è un talento bosniaco che il Milan aveva già iniziato a seguire prima della sua esplosione a livello mediatico, culminata con la buona parentesi mondiale, ma soprattutto un grandissimo protagonista anche negli spareggi con l’Italia e con il Galles, il Milan lo seguiva già da tempo perché poi è sempre molto attento ai movimenti che fa il Salisburgo, che è una fuscina di talenti incredibili.

Il Milan ha chiuso tante operazioni con il Salisburgo, Okafor, Pavlovic, quindi era molto attento a quel tipo di contesto, l’aveva già inserito nel database il suo profilo. Ibrahimovic se n’è innamorato e sta spingendo con la proprietà e con l’allenatore affinché possano provare a concretizzare un interesse di lunga data, non è facile perché poi ora ha un hype elevato, quindi adesso c’è anche una grande concorrenza. Sul discorso: da quello che abbiamo capito il Milan un difensore centrale/braccetto che sappia fare tutti e due i ruoli lo vuole fare ancora.

Inacio dello Sporting lo teniamo ancora come contatto delle ultime settimane, soprattutto se dovesse uscire Tomori e portare nelle casse rossonere una cifra intorno ai 15 milioni di euro, Il Milan ha avuto diversi contatti con dei club inglesi, quello che si è fatto in avanti in maniera più concreta è il Coventry ma il giocatore ha preso tempo perché nonostante la stima nei confronti di Lampard, la stima nei confronti di un club storico che sta tornando in Premier League vorrebbe capire se possono aprirsi le possibilità con club che fanno ancora le competizioni europee».

Passando all’Inter il tema dopo l’arrivo di Khalaili che è sbarcato oggi è sempre quello difensivo. In questo senso sono rimbalzate da ieri voci abbastanza importanti, più come suggestione che come effettiva pista di mercato, che vedrebbero l’Inter aver riaperto la pista che porta allo svincolato Alaba in alternativa a Chalobah sul quale c’è anche il Como, quindi da questo punto di vista volevo sia un tuo parere e magari una conferma o una smentita su questo e se invece tra i due alla fine può spuntarla un profilo come Lucumì del Bologna

«Lucumì del Bologna è sicuramente una di quelle possibilità che l’Inter sta valutando internamente, è stato valutato anche dalla Juventus, è un giocatore che ha già espresso al Bologna la volontà di cambiare aria. In realtà già l’anno scorso voleva andare al Sunderland, non fu lasciato andare e quindi i rapporti si erano un po’ incrinati soprattuttto tra il suo agente e Giovanni Sartori. Lucumì è una possibilità qualora l’Inter non trovasse un accordo totale con il Chelsea perché Chalobah è stato bloccato, il giocatore vuole venire all’Inter, c’è un accordo di massima sui termini personali, quindi sul contratto. Ballano circa 5 milioni di euro tra Inter e Chelsea sulla valutazione del cartellino.

L’Inter ha avuto dei contatti anche col Como per capire se il Como arrivava a quella cifra lì, alla cifra che chiede il Chelsea, ma non c’è l’intenzione di fare delle aste, anche perché il Como ha messo nel mirino soprattutto Davidson Sanchez del Galatasaray e prepara un’offerta da circa 20 milioni di euro. Io credo che l’Inter abbia comunque in mano Chalobah e concluderà l’operazione Chalobah, in alternativa se dovesse saltare per 5 milioni di euro. potrebbe attivare la pista a Lucumì».

Quindi Alaba lo escludi?

«No, Alaba è un giocatore che ha un curriculum importante anche se viene da troppe stagioni caratterizzate da una discontinuità di utilizzo e non di rendimento perché è stato spesso infortunato, non è più giovanissimo. Vorrebbe giocare in Italia, il suo agente Pini Zhaavi lo sta proponendo. Ha giocato in Bundesliga con il Bayern Monaco, in Spagna con il Real Madrid, sarebbe molto galvanizzato dall’idea di provare un’esperienza in Italia, il problema è che, oltre ad avere dei costi comunque importanti tra commissioni e richiesta di ingaggio, persistono delle perplessità legate alle sue condizioni fisiche, al suo rendimento attuale. Non lo vedo come un’opportunità prioritaria per i club italiani, magari potrebbe diventare un’opportunità last minute soprattutto se non dovesse trovare l’accordo con altri club da fine luglio-agosto».

Invece un altro parametro zero disponibile sul mercato, un po’ a sorpresa per il valore del giocatore ma non tanto per le richieste economiche è Vlahovic che al 10 luglio è ancora svincolato dopo la scadenza del contratto con la Juve, quindi in questo senso volevo chiederti se c’era la possibilità a questo punto abbastanza clamorosa che venisse riattivato il dialogo tra la Juve e Vlahovic che come sappiamo ha ricevuto un’unica offerta, quella del Besiktas e se il serbo sarebbe disposto poi pur di rimanere alla Juve a fare quel passo indietro a livello economico che nei mesi scorsi non ha voluto fare

«La risposta è un po’ complessa. Partiamo da due dati di fatto: la Juventus sta trovando delle difficoltà importanti sia per chiudere l’operazione Kolo Muani che è il piano A perché ballano una decina di milioni di euro tra richieste e offerta. La Juve non vorrebbe andare oltre i 20 e il PSG chiede oltre i 30. Idem per Sorloth che da subito è stato individuato come il piano alternativo, il piano B a Kolo Muani. Anche qui parliamo di una decina di milioni di euro tra la valutazione che fa l’Atletico Madrid e la valutazione che fa la Juve.

Dall’altra parte c’è un Vlahovic che pensava di avere un mercato importante, di avere solo l’imbarazzo della scelta e in realtà l’unica offerta è arrivata dal Besiktas che ha accolto tutte le sue richieste perché gli ha offerto un contratto triennale da 8 milioni di euro a stagione e un bonus alla firma e commissioni per il suo entourage intorno ai 15-20 milioni di euro, quindi avrebbe risposto a tutte le richieste. Vlahovic ha preso tempo perché probabilmente vorrebbe cercare qualcosa da un campionato più stimolante rispetto a quello turco ma il Besiktas non lo aspetta in eterno. Queste due condizioni secondo me stanno riportante in auge la possibilità che alla fine possono tornare insieme.

Al momento ti dico però che non è una opzione che sta valutando la Juventus perché anche a livello d’immagine riprendere adesso Vlahovic sarebbe un segnale di debolezza perché vuol dire che ti stai piegando, comunque ti stai aprendo completamente a metterti a disposizione di un giocatore che invece ha fatto il giro delle sette chiese e ancora non ha trovato la disponibilità da altre squadre. Poi che questo scenario possa diventare concreto tra un mese, con i parametri zero lo sappiamo che poi non puoi dare mai una definizione precisa perché tutto può cambiare, ma ad oggi non mi risulta che la Juve stia perlustrando la possibilità di ritornare con Vlahovic anche perché è vero che Vlahovic la chiusura l’ha fatto più che altro con Comolli, i rapporti erano compromessi e c’era un grande ostracismo da parte di entrambe le parti, però è anche vero che la Juve deve chiudere un capitolo e guardare avanti, non avrebbe molto senso oggi riprendere Vlahovic».

Come si muoverà la Lazio per sostituire Gila dopo l’incasso tra 30 milioni ottenuto dal Milan, considerando il 50% da destinare al Real Madrid?

«La Lazio per sostituire Gila è in trattativa abbastanza avanzata con la Dinamo Zagabria per Dominguez, un difensore spagnolo segnalato proprio da Rino Gattuso che l’aveva conosciuto anche nella sua esperienza in Croazia, l’aveva individuato come un profilo molto interessante, la Lazio andrebbe a dare il ricavato della cessione di Gila, quindi 15 milioni di euro, si sta trattando per definire tutti i dettagli. La trattativa non è ancora chiusa ma molto ben impostata e comunque anche il giocatore considerando quello che è poi la storia dei giocatori spagnoli alla Lazio, lo stesso Gila, Luis Alberto, Pedro, hanno fatto bene nella Capitale con la squadra biancoceleste, credo sia molto stimolato dalla possibilità di fare questo grande salto con un allenatore che lo stima particolarmente. La Lazio comunque ha bisogno di fare diverse operazioni e credo che comunque farà un po’ di mercato al netto delle difficoltà oggettive che sappiamo tutte, conosciamo tutti».

Il Cagliari ha deciso di continuare con Belotti: pensi che farà altro in avanti oltre alla conferma dell’ex Torino?

«Il Cagliari una volta sistemata tra virgolette la situazione Belotti che è una grande scommessa che fa col giocatore e con se stesso, Belotti nell’ultimo anno e mezzo ha avuto delle difficoltà enormi perché infortuni è tornato con grande carattere e mentalità… Il Cagliari però ha perso Palestra, ha perso Gaetano, quindi ha bisogno di mettere sicuramente qualità sull’a trequarti e sta cercando di chiudere per Daniel Maldini. E’ un’operazione che si può fare, ci sono buone possibilità che si concretizzi in prestito con diritto di riscatto, si deve capire poi se da parte di Daniel arriverà l’ok definitivo, ma comunque c’è la possibilità che arrivi perché Cagliari è una piazza importante e soprattutto gli darebbe la possibilità di giocare sempre, cosa che a Bergamo con l’Atalanta non potrebbe fare».

In questi giorni dovrà arrivare la decisione di Malagò in un senso o nell’altro per quanto riguarda il futuro della Nazionale. Tu credi che alla fine sarà Mancini il CT senza Maldini direttore tecnico?

«Su Maldini ho trovato non troppo simpatico questo continuo rimbalzarsi: prima che va, poi che non va, poi che va, che non va, perché poi si presta anche a difficili interpretazioni, nel senso che magari c’è chi dice che non lo fa per il Milan, c’è chi dice che non si vuole tra virgolette sporcare le mani in un progetto non vincente, c’è altri che dicono perché invece ci va, non è il suo. Io credo che Maldini sia la scelta migliore che potesse fare la federazione di volergli affidare il ruolo di direttore tecnico. Vedremo, è tutto in continua evoluzione anche se oggi mi sembra di capire che le possibilità sono un po’ più basse.

Ci sono due ipotesi a sorpresa: una porta a Giuseppe Bergomi che comunque ha già accumulato a livello di settore di giovanile esperienza anche nell’insegnare calcio, credo che questo sia fondamentale, un aspetto che molto spesso viene trascurato, ma l’Italia deve tornare anche a insegnare il calcio, insegnare quella che è stata la nostra scuola chee potrebbe anche essere la più bella del mondo dal punto di vista dello spettacolo, ma che portava a risultati e identità.

Un’altra pista invece porta a una figura più politica, molto politica, perché ovviamente se tu pensi a un politico del calcio pensi proprio a lui: Demetrio Albertini. Potrebbe assumere lui il ruolo di direttore tecnico. Per quanto riguarda la conduzione tecnica invece credo che Roberto Mancini in questi due mesi stia facendo di tutto per farsi scegliere, per tornare, credo che comunque alla fine è un matrimonio che s’ha da fare».

SI RINGRAZIA DANIELE LONGO PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

Napoli, Gautieri promuove la linea De Laurentiis: «Giusto sacrificare Lukaku»

Gautieri a ruota libera: «Per il Napoli meglio investire su giovani come Lucca. Su Vergara c’è la firma di Allegri»

Carmine Gautieri, allenatore ed ex attaccante di Napoli e Roma, è intervenuto ai microfoni di “1 Football Club” su 1 Station Radio. Nel corso dell’intervista, Gautieri si è concentrato a lungo sulle dinamiche di mercato del Napoli, promuovendo le ultime linee guida dettate dalla presidenza e analizzando i singoli profili della rosa azzurra.

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La rivoluzione di De Laurentiis: ringiovanimento e il sacrificio di Lukaku

Le recenti dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis sulla necessità di abbassare l’età media, tagliare il monte ingaggi e cedere circa 25 giocatori trovano il pieno appoggio di Gautieri: «È una cosa che sostengo già da tempo. Se bisogna sacrificare qualcuno, per età e per equilibrio della rosa sceglierei Romelu Lukaku. Sono favorevole al ringiovanimento della squadra: l’età media ideale è intorno ai 27-28 anni».

Secondo l’ex attaccante, la strada maestra per l’attacco azzurro porta verso profili più freschi: «Se hai un giovane come Lorenzo Lucca, che ha prospettive importanti e può ancora crescere molto, credo sia giusto puntare su di lui. Lukaku resta un grande attaccante, ma oggi penso che la scelta migliore per il Napoli sia investire sul futuro». Gautieri ha poi ribadito la sua fiducia nelle strategie presidenziali: «De Laurentiis, quando ragiona sul mercato, difficilmente sbaglia: sa quando è il momento di vendere e quando è il momento di investire».

Il caso Vergara: il rifiuto al Como e l’adeguamento con Allegri

Un altro focus importante ha riguardato il talento di Antonio Vergara, che ha rifiutato una ricca offerta del Como per restare in azzurro. Gautieri ne ha esaltato le doti, sottolineando l’importanza della guida tecnica attuale: «Quando hai la fortuna di giocare in una piazza come Napoli e di essere allenato da un tecnico vincente come Massimiliano Allegri, devi sfruttare questa opportunità fino in fondo. Ha corsa, inserimento e personalità».

Infine, Gautieri ha lanciato una battuta chiarissima sulla necessità di adeguare l’attuale ingaggio del centrocampista, fermo a circa 400 mila euro netti: «Se esiste la meritocrazia, allora sì. Quando una società importante arriva a offrire circa 30 milioni di euro per acquistarlo, significa che non può essere valutato come un giovane qualsiasi. Il Napoli dovrebbe premiarlo, migliorargli il contratto e dimostrargli fiducia, anziché concedere ingaggi faraonici a giocatori che non rendono».

Torino, Petrachi detta la linea del mercato: dal portiere, a Nelson e Comuzzo, passando per il futuro di Vlasic e Simeone

Novità sul fonte calciomercato del Torino, il direttore sportivo Petrachi chiarisce le priorità dopo la presentazione di Abate

Giornata importante in casa Torino, con la presentazione ufficiale di Ignazio Abate come nuovo allenatore granata e l’intervento del direttore sportivo Gianluca Petrachi. Il dirigente ha tracciato la linea del nuovo progetto tecnico, spiegando le priorità sul mercato e la filosofia che guiderà il club nelle prossime settimane.

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Il Torino cerca innanzitutto un portiere titolare e due difensori centrali capaci non solo di difendere, ma anche di trattare il pallone con qualità e impostare l’azione dal basso. L’idea della società è puntare su profili giovani, funzionali e in linea con il calcio propositivo che Abate vuole costruire.

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Petrachi ha chiarito le ragioni della scelta del nuovo tecnico, senza dimenticare il lavoro svolto da D’Aversa nella scorsa stagione.

«Il presidente ha delegato me per presentarlo. Voglio innanzitutto ringraziare D’Aversa, perché ha fatto un lavoro incredibile e probabilmente avrebbe meritato la conferma. Però dentro di me c’era il desiderio di un cambiamento, di provare a fare un calcio diverso, più vicino alle mie idee, puntando anche sui giovani e sulla freschezza».

Su Abate, il ds ha aggiunto:

«Ha dimostrato di avere idee e capacità importanti. Condivido pienamente il suo modo di vedere il calcio. Il suo percorso è partito dai giovani e, anche se non ha ancora allenato in Serie A, sono convinto che possa ritagliarsi uno spazio importante. Ora mi aspetto che inizi un nuovo percorso: la voglia di cambiamento c’è da quando sono tornato a gennaio».

Mercato Torino, Petrachi cerca un portiere: Gill resta in salita

Uno dei temi principali riguarda la porta. Orlando Gill, portiere del Paraguay, era un obiettivo seguito da mesi, ma i cambi societari al San Lorenzo e un Mondiale da protagonista hanno complicato la trattativa, facendo salire tempi e costi.

Petrachi ha spiegato così la situazione:

«Abbiamo bisogno di un portiere, e di due difensori centrali. Gill non è chiusa, ma si è triplicato il prezzo. Ho un altro portiere che vuole venire al Toro e lunedì incontrerò il club (si dovrebbe trattare di Lucas Perri, ndr). Non cerchiamo soluzioni di ripiego o parametri zero: vogliamo prime scelte e su questi ruoli faremo degli investimenti. Dipenderà dalle società con cui trattiamo, ma per alcuni giocatori abbiamo già trovato un’intesa».

Tra le alternative alla pista Gill restano i nomi di Ravaglia del Bologna, Ramsdale del Newcastle e soprattutto Lucas Perri del Leeds, profilo che avrebbe già manifestato apertura verso il trasferimento in granata.

Ai microfoni di Sky Sport, Petrachi ha confermato la volontà di non abbassare il livello degli obiettivi:

«Abbiamo le idee chiare, ma vogliamo mantenere le primissime scelte e non accontentarci. Ci sono due o tre ragazzi che abbiamo seguito e che ci chiamano per capire la situazione. C’è un portiere che ha fatto la sua scelta e vorrebbe venire da noi, ma bisogna ancora lavorare».

E ancora, senza fare nomi:

«Non sono abituato a fare nomi. Sicuramente siamo avanti nell’idea di portare un portiere forte».

Su Gill, invece, il ds ha precisato:

«La trattativa è diventata più complicata perché sono cambiate le dinamiche societarie e gli interlocutori. Non ho però abbandonato totalmente la pista, perché credo ancora che possano esserci degli spiragli».

Mercato Torino, caccia a due difensori centrali: da Pongracic a Ben Nelson

Pongracic per calcio
Mercato Torino, caccia a due difensori centrali: da Pongracic a Ben Nelson – CalcioNews24.com

In difesa il Torino valuta diversi profili. Nei giorni scorsi era emerso il nome di Pietro Comuzzo della Fiorentina, identikit interessante per età e potenziale, ma la valutazione viola e le caratteristiche da marcatore puro potrebbero spingere i granata verso altri obiettivi.

Più calzante potrebbe essere il profilo di Marin Pongracic, anche lui alla Fiorentina, soprattutto alla luce dei movimenti in entrata al Viola Park. Restano sotto osservazione anche Caleb Okoli, centrale di proprietà del Leicester, e Nathan Gassama, difensore maliano del Baltika.

Nelle ultime ore, secondo quanto riferito da Fabrizio Romano, il Torino ha presentato una prima offerta ufficiale al Leicester City per Ben Nelson. La proposta è stata respinta, ma la trattativa resta aperta: il difensore avrebbe chiesto la cessione e vorrebbe trasferirsi al Toro, senza intenzione di rinnovare il contratto attualmente in scadenza nel 2027.

Torino, giovani e sostenibilità al centro del progetto

Petrachi ha ribadito che la nuova linea sarà fondata su giocatori giovani, affamati e con margini di crescita. L’obiettivo non è soltanto rinforzare la rosa nell’immediato, ma costruire valore tecnico ed economico nel tempo.

«Mi piace lavorare sui prospetti, è quello che ho sempre fatto. Portai Bremer e venni criticato sui giornali, ma poi si è visto il valore del giocatore. Anche oggi sto lavorando su profili giovani, un 2005 e un 2006. Voglio costruire giocatori che possano diventare un valore aggiunto per il club».

Sul tema dei calciatori italiani, il ds ha spiegato:

«Sono partito da questa idea e mi piacerebbe portare più italiani possibili, ma spesso le richieste economiche sono diventate difficili da sostenere. Ci sono giocatori di talento con valutazioni molto alte e dobbiamo fare i conti con la realtà del Torino».

Il dirigente ha poi insistito sulla necessità di mantenere equilibrio nei conti:

«Il Torino fattura circa 80 milioni e bisogna lavorare in modo virtuoso. Non possiamo comportarci come club che possono ripianare continuamente i bilanci. Se si lavora bene, si possono raggiungere risultati importanti anche attraverso una visione comune: in passato siamo arrivati in Europa senza spendere cifre folli».

E ha concluso sulla filosofia del club:

«Voglio un calcio sostenibile, con giovani affamati e giocatori che abbiano voglia di rappresentare il Torino. Non conosco altri metodi».

Torino, da Simeone a Vlasic: Petrachi blinda i punti fermi

Petrachi ha parlato anche dei singoli. Su Adams serviranno valutazioni al rientro, mentre per Paleari è previsto il rinnovo del contratto. Il ds ha poi chiarito la posizione su Simeone e Vlasic, due profili considerati importanti per il nuovo corso.

Su Simeone, Petrachi ha raccontato:

«Su Simeone c’è stata una situazione di voler tornare a casa, ci sono momento in cui un giocatore è stanco e pensa alla famiglia, tutti abbiamo debolezze. Ma gli abbiamo fatto capire che è giovane e che non è ancora il tempo di tornare a casa, lui lo ha capito e ci mette entusiasmo. Abate gli ha parlato per mezz’ora, è ripartito con grinta».

Su Vlasic, invece, il messaggio è stato ancora più netto:

«E anche a Vlasic ho chiesto categoricamente di restare, è un giocatore da Toro: sono innamorato calcisticamente di lui, è un esempio».

Lo stesso concetto era stato ribadito anche a Sky Sport:

«È una colonna portante di questa squadra. Prima della fine del campionato ne ho parlato con il ragazzo e la volontà è quella di continuare insieme. Nel calcio può succedere di tutto, ma per quanto mi riguarda pensare di mandare via Vlasic mi farebbe stare male».

Il nuovo Torino di Abate nasce quindi con linee guida precise: prime scelte sul mercato, giovani di prospettiva, sostenibilità economica e un’identità tecnica più coraggiosa. Petrachi vuole costruire una squadra capace di affrontare gli avversari a viso aperto e di riportare entusiasmo attorno all’ambiente granata.

Chi è Loric Timmermans? Il centrocampista classe 2009 arriva alla Fiorentina: caratteristiche tecniche e fisiche

Timmermans alla Fiorentina, colpo per il futuro: il centrocampista classe 2009 firma per tre anni. Ecco chi è

La Fiorentina guarda al futuro e inserisce un nuovo talento nel proprio settore giovanile. Il club viola ha chiuso l’arrivo di Loric Timmermans, centrocampista belga classe 2009, che ha firmato un contratto triennale e inizierà il suo percorso in Italia partendo dalle giovanili.

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Il giocatore arriva dal RAAL La Louvière, club belga nel quale è cresciuto calcisticamente e dove ha già avuto modo di confrontarsi con categorie superiori rispetto alla propria età. L’operazione è stata condotta dagli agenti Daniele Domenico e Patrick De Vlamynck, con la Fiorentina che ha deciso di anticipare i tempi puntando su un profilo giovane, internazionale e con margini di crescita importanti.

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Timmermans Fiorentina, chi è il centrocampista belga

Loric Timmermans è nato il 29 gennaio 2009 ed è un centrocampista centrale. Nonostante la giovanissima età, ha già maturato esperienza nel percorso formativo del RAAL La Louvière, arrivando anche a frequentare il livello Under 21 del club belga.

Proprio questo aspetto rappresenta uno dei dati più interessanti del suo profilo: essere stato impiegato sopra categoria indica una maturazione precoce e una considerazione già significativa all’interno del suo precedente ambiente tecnico. Per un classe 2009, il passaggio alla Fiorentina rappresenta un salto importante, sia sul piano sportivo sia su quello formativo.

Timmermans Fiorentina, qualità e caratteristiche tecniche

Dal punto di vista tecnico, Timmermans viene descritto come un centrocampista moderno, portato alla gestione del pallone e alla costruzione del gioco. È un profilo che può agire nella zona centrale del campo, con compiti di raccordo tra difesa e attacco.

Le sue qualità principali sembrano legate alla capacità di ricevere palla, orientare il primo controllo e partecipare alla manovra con buona personalità. La crescita in Italia sarà fondamentale per completarne il percorso: dovrà aumentare ritmo, intensità e continuità, aspetti decisivi per adattarsi a un calcio più tattico e fisicamente esigente.

Sul piano fisico, trattandosi di un giocatore ancora molto giovane, il margine di sviluppo resta ampio. Il lavoro quotidiano nel settore giovanile viola servirà anche per consolidare struttura, resistenza nei duelli e capacità di tenere alta la qualità tecnica sotto pressione.

Timmermans Fiorentina, che tipo di operazione è per la Viola

Per la Fiorentina, l’arrivo di Timmermans è una classica operazione da vivaio: un investimento di prospettiva su un talento internazionale da formare nel medio periodo. Non si tratta di un innesto pensato per la prima squadra nell’immediato, ma di un profilo da far crescere gradualmente all’interno del percorso giovanile.

La logica è chiara: portare il classe 2009 al Viola Park, inserirlo in un contesto tecnico di alto livello e valutarne l’evoluzione stagione dopo stagione. Se la crescita sarà quella attesa, Timmermans potrà diventare in futuro un nome interessante da monitorare anche in ottica prima squadra.

Caso Balogun, Carolina Morace scrive a Malagò: richiesta un’indagine indipendente alla FIFA

Caso Balogun, gli europarlamentari chiedono chiarezza: Carolina Morace scrive una lettera al neo-presidente FIGC Giovanni Malagò

Il caso Balogun torna al centro del dibattito istituzionale. Carolina Morace, oggi europarlamentare del Movimento 5 Stelle, ha inviato una lettera al presidente della FIGC Giovanni Malagò, sottoscritta da 32 europarlamentari appartenenti a M5S, PD e AVS.

L’obiettivo della missiva è chiedere un intervento della Federcalcio italiana affinché venga promossa l’apertura di un’indagine indipendente da parte della Commissione Etica della FIFA. Al centro della questione ci sono i dubbi sull’indipendenza e sull’imparzialità delle procedure disciplinari legate alla sospensione della squalifica dell’attaccante statunitense Folarin Balogun.

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Morace ha spiegato con parole molto nette il senso dell’iniziativa: «Il caso Balogun non può finire nel dimenticatoio perché solleva pesanti ombre sull’indipendenza e sull’imparzialità delle procedure disciplinari della Fifa».

Caso Balogun, la richiesta alla FIGC

Nella lettera indirizzata a Malagò, i firmatari chiedono che «la Federazione promuova l’apertura di un’indagine indipendente da parte della Commissione Etica della Fifa».

La missiva richiama anche le preoccupazioni espresse dall’organizzazione indipendente FairSquare sul rispetto del principio di neutralità politica da parte della presidenza FIFA guidata da Gianni Infantino.

Nel testo si legge ancora: «Nella lettera richiamiamo anche le preoccupazioni espresse dall’organizzazione indipendente FairSquare riguardo al rispetto del principio di neutralità politica da parte della presidenza Fifa di Infantino. Il Codice Etico impone ai suoi dirigenti di agire con indipendenza, integrità e nell’esclusivo interesse del calcio mondiale e noi vogliamo verificare se, dopo la telefonata di Trump a Infantino, ci siano state pressioni per annullare la squalifica al giocatore americano Balogun».

Caso Balogun, trasparenza e neutralità al centro

Secondo gli europarlamentari, l’indagine dovrà fare chiarezza sul rispetto delle procedure disciplinari e sull’eventuale presenza di interferenze esterne o pressioni politiche.

La lettera sottolinea: «L’indagine dovrà accertare il rispetto delle procedure disciplinari, l’eventuale presenza di interferenze esterne o pressioni politiche, la conformità ai principi di indipendenza, imparzialità e neutralità previsti dalle norme Fifa. Le regole devono essere uguali per tutti e applicate senza eccezioni. La trasparenza è indispensabile per preservare la fiducia di milioni di tifosi, atleti e federazioni nell’operato della Fifa».

Il caso Balogun assume così una dimensione sempre più ampia, passando dal piano sportivo a quello politico-istituzionale.

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