Monza, non solo Kouadio: dalla Fiorentina si apre anche la pista Moreno per rinforzare la difesa di Juric
I dialoghi di mercato tra Fiorentina e Monza non riguardano soltanto Eddy Kouadio. Il club brianzolo continua infatti a guardare con attenzione in casa viola per rinforzare la rosa a disposizione di Ivan Juric, e tra i profili finiti nel mirino c’è anche Matías Moreno, difensore argentino rientrato a Firenze dopo l’esperienza in prestito al Levante.
Il classe 2003 è uno dei nomi valutati dalla dirigenza biancorossa per potenziare il reparto arretrato in vista della nuova stagione, che si aprirà con la sfida contro l’Inter. Reduce da un’annata positiva in Spagna, Moreno ha collezionato 29 presenze complessive tra Liga e Copa del Rey, mostrando solidità, personalità e una crescita costante che ha attirato l’attenzione di diversi club.
Prima del trasferimento al Levante, il centrale aveva già assaggiato il calcio italiano con la Fiorentina. Nella stagione 2024/25 ha infatti totalizzato quattro presenze in Serie A, alle quali si aggiungono otto apparizioni in Conference League, competizione nella quale aveva trovato maggiore continuità e spazio. Un percorso che gli ha permesso di accumulare esperienza internazionale e confrontarsi con ritmi e richieste tattiche differenti.
Il Monza vede in Moreno un profilo giovane ma già strutturato, capace di inserirsi in un contesto tecnico che richiede aggressività, ordine e capacità di lettura. La trattativa non è ancora entrata nel vivo, ma il nome dell’argentino resta tra quelli monitorati con maggiore attenzione, soprattutto per la possibilità di portare a Juric un difensore duttile e con margini di crescita.
In attesa di sviluppi, la pista resta aperta: i rapporti tra i due club sono solidi e il mercato potrebbe offrire nuove occasioni nelle prossime settimane.
Alla scoperta di Harry Winks, idea forte per il Cagliari: l’inglese valutato per sostituire Gaetano – VIDEO di Elia Serra
Il Cagliari guarda al mercato con l’obiettivo di rinforzare il centrocampo, e tra i profili valutati spicca quello di Harry Winks. Il classe ’96 inglese rappresenta un’opzione di grande esperienza internazionale, individuata come possibile erede di Gianluca Gaetano, il cui futuro resta uno dei temi più caldi dell’estate rossoblù.
Reduce da una stagione complicata con il Leicester, culminata con la retrocessione in League One, Winks potrebbe valutare una nuova avventura per rilanciarsi in un contesto competitivo e tornare protagonista ad alti livelli. Il Cagliari, dal canto suo, cerca un centrocampista ordinato, capace di gestire il pallone con pulizia e di dare equilibrio alla squadra: caratteristiche che l’ex Tottenham possiede in pieno.
Possibile ritorno in Serie A
Per Winks non sarebbe una prima volta in Italia: il centrocampista ha già conosciuto la Serie A nella stagione vissuta con la Sampdoria, esperienza che gli ha permesso di misurarsi con le esigenze tattiche del calcio italiano. La sua carriera è iniziata nel settore giovanile del Tottenham, club con cui ha completato tutto il percorso di formazione fino alla prima squadra. Con gli Spurs ha accumulato anni di esperienza ad alto livello, collezionando 44 presenze europee tra Champions League, Europa League e Conference League.
Il profilo di Winks piace perché unisce esperienza, qualità tecnica e conoscenza dei ritmi del grande calcio. Nel progetto rossoblù potrebbe diventare il play davanti alla difesa, il regista incaricato di dare ordine alla manovra e accompagnare la crescita del reparto. Il ds Pietro Accardi sta valutando un tentativo: l’operazione potrebbe svilupparsi a cifre contenute rispetto al valore tecnico del giocatore, ma il nodo principale resta la volontà del Leicester e dello stesso Winks, che dopo un’annata difficile potrebbe essere attratto dall’idea di rimettersi in gioco in Serie A.
Un’occasione per alzare il livello
Il Cagliari sta dunque monitorando una pista che potrebbe garantire personalità e affidabilità in mezzo al campo. Winks non sarebbe un semplice rinforzo numerico, ma un elemento capace di portare leadership tecnica ed esperienza internazionale. In attesa di sviluppi concreti, il nome dell’ex Tottenham resta uno dei più interessanti per il centrocampo rossoblù: un profilo esperto, reduce da una fase delicata della carriera, ma potenzialmente ideale per guidare la manovra della squadra sarda nella prossima stagione.
Svizzera, Manzambi out: infortunio alla giovane stella, niente ottavi contro la Colombia al Mondiale 2026
Brutte notizie per la Svizzera in vista degli ottavi di finale del Mondiale. Johan Manzambi non sarà disponibile per la sfida contro la Colombia a causa di un infortunio rimediato durante l’ultimo allenamento svolto a Vancouver, un colpo che complica i piani del CT proprio alla vigilia di una gara decisiva.
Secondo quanto riportato da Blik, il centrocampista classe 2005 ha accusato un problema al ginocchio nel corso di una partitella cinque contro cinque. L’episodio è avvenuto senza alcun contatto con un avversario, dettaglio che aumenta la preoccupazione dello staff medico svizzero, spesso indicativo di un trauma non banale o di una possibile sollecitazione interna.
Al momento non è ancora chiara l’entità dell’infortunio: la federazione attende gli esami strumentali per definire con precisione la diagnosi e i tempi di recupero. La speranza è che il problema non sia grave e che Manzambi possa eventualmente tornare a disposizione in caso di qualificazione ai quarti, ma la prudenza resta d’obbligo.
L’assenza del giovane talento rappresenta comunque un colpo pesante per la Svizzera, che perde un elemento capace di dare dinamismo e intensità nella zona centrale del campo. Manzambi, protagonista di una crescita costante negli ultimi mesi, era considerato una delle possibili sorprese del torneo e un’arma utile per spezzare il ritmo avversario nelle fasi più delicate della partita.
La squadra dovrà ora riorganizzarsi rapidamente, mentre lo staff medico lavora per capire se il centrocampista potrà rientrare più avanti nel torneo. Nel frattempo, l’attenzione resta concentrata sulla sfida contro la Colombia, che assume un peso ancora maggiore alla luce di questa improvvisa defezione.
De Laurentiis sotto indagine: blitz della Finanza a Napoli e Bari, la Procura valuta 30 milioni di debiti e operazioni tra i club
La Guardia di Finanza sta effettuando perquisizioni nella mattinata di martedì 7 luglio nelle sedi del Bari e del Napoli, entrambe società controllate dalla famiglia De Laurentiis. I proprietari, Aurelio e Luigi De Laurentiis, risultano infatti indagati dalla Procura di Bari con l’accusa di bancarotta fraudolenta, un’ipotesi che apre uno scenario giudiziario di grande rilevanza per il calcio italiano.
Secondo quanto riportato da Repubblica, l’inchiesta — coordinata dal procuratore Roberto Rossi — riguarda presunte false comunicazioni sociali nel bilancio 2024 del Bari e la possibile bancarotta fraudolenta legata alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione presentata per l’insolvenza del club. Nell’indagine compaiono i nomi di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, e Luigi De Laurentiis, amministratore unico del Bari: padre e figlio, rispettivamente 77 e 47 anni.
Le perquisizioni non si limitano alle sedi dei due club: gli accertamenti coinvolgono anche la sede romana della Filmauro, società che controlla entrambe le realtà sportive, e le abitazioni di diversi dirigenti e operatori del mercato. Tra questi figurano i direttori sportivi Ciro Polito, Cristiano Giuntoli, Mauro Meluso e il procuratore Graziano Battistini, che seguiva il portiere Elia Caprile. Nessuno di loro risulta indagato, ma le verifiche puntano a ricostruire i passaggi economici e amministrativi degli ultimi anni.
Secondo gli inquirenti, tra il 2019 e il 2025 il Bari avrebbe accumulato un buco da circa 30 milioni di euro, accompagnato da una mole significativa di debiti. Al centro dell’attenzione c’è soprattutto l’operazione Caprile: il portiere, ceduto dal Bari al Napoli per 2,2 milioni, è stato poi rivenduto al Cagliari per 8 milioni, generando una plusvalenza che — secondo la Procura — avrebbe dovuto essere condivisa anche con il club pugliese.
L’indagine prosegue e potrebbe avere ripercussioni rilevanti sia sul piano sportivo sia su quello societario, mentre si attendono ulteriori sviluppi nelle prossime ore.
Daniele Orsato nominato capo CAN: sarà lui a guidare le designazioni di Serie A e Serie B
La nuova stagione arbitrale italiana si apre con un cambiamento di grande rilievo ai vertici: Daniele Orsato è stato nominato nuovo responsabile della CAN, la Commissione Arbitri Nazionale che gestisce le designazioni per Serie A e Serie B. La decisione è stata ufficializzata al termine della conferenza stampa del Comitato Nazionale dell’AIA, durante la quale è stato definito l’intero assetto tecnico che guiderà il settore arbitrale nella prossima annata.
Per Orsato si tratta di un passaggio significativo: dopo aver diretto la CAN C, ruolo che gli ha permesso di maturare esperienza gestionale e di coordinamento, l’ex internazionale compie ora un ulteriore salto verso la piena responsabilità delle designazioni nelle due categorie principali del calcio italiano. Un ritorno da protagonista, questa volta fuori dal campo, dopo una carriera vissuta ai massimi livelli, con presenze in Champions League, Mondiali e finali di grande prestigio.
La nuova commissione che affiancherà Orsato sarà composta da figure di grande esperienza: Luca Banti, già arbitro internazionale; Gabriele Gava, tecnico apprezzato per competenza e continuità; Antonio Danilo Giannoccaro, ex direttore di gara con lunga militanza in Serie A; Ciro Carbone, uno dei migliori assistenti italiani degli ultimi anni; e Alessandro Giallatini, anch’egli assistente di livello internazionale. Un gruppo che unisce profili dirigenziali, esperienza sul campo e conoscenza approfondita delle dinamiche arbitrali moderne.
L’obiettivo dichiarato dell’AIA è quello di consolidare la qualità delle designazioni, migliorare la formazione dei giovani arbitri e garantire uniformità di giudizio nelle competizioni professionistiche. Con Orsato alla guida, la CAN punta a una stagione di rinnovamento e continuità, affidandosi a una squadra che conosce a fondo le esigenze del calcio italiano e le sfide poste dall’evoluzione del gioco.
USA travolti dal Belgio al Mondiale 2026: il verdetto del campo che cancella le manovre della politica
Il Mondiale 2026 ricorderà a lungo le ultime 48 ore come una delle pagine più controverse e bizzarre della storia recente della FIFA. Il “Caso Balogun” ha superato i confini del rettangolo verde per trasformarsi in una vera e proprie spy story geopolitica, con tanto di linea diretta tra la Casa Bianca e i vertici del calcio mondiale.
Facciamo un passo indietro: Folarin Balogun, stella e capocannoniere degli Stati Uniti, viene espulso contro la Bosnia nei sedicesimi. Rosso diretto, squalifica automatica. Regolamento alla mano, il discorso dovrebbe chiudersi lì. Eppure, con una mossa senza precedenti che ha lasciato “esterrefatta” la federazione belga, la FIFA decide di rispolverare l’oscuro Articolo 27 del codice disciplinare per sospendere la squalifica e rimettere in campo l’attaccante per gli ottavi di finale.
Il motivo? Il presidente Donald Trump telefona personalmente a Gianni Infantino per chiedere una “revisione” del cartellino, definendo pubblicamente l’espulsione “una grande ingiustizia”. Infantino nega che la chiamata abbia influenzato la commissione, ma il tempismo e la straordinarietà della decisione lasciano una macchia pesante sulla trasparenza della competizione. Da giornalista, dico che vedere la diplomazia politica piegare le regole del Fair Play fa male allo sport. Crea un precedente pericoloso: se i regolamenti diventano negoziabili a seconda di chi telefona, il calcio perde la sua anima.
Ma c’è un giudice supremo che non risponde ai telefoni dei potenti: il campo.
Questa notte a Seattle, gli USA si sono presentati con Balogun regolarmente al centro dell’attacco. Risultato? Il Belgio ha impartito una dura lezione di calcio ai padroni di casa, travolgendo gli Stati Uniti con un perentorio 4-1 (con doppietta di uno scatenato De Ketelaere e sigillo finale di Lukaku).
La giustizia divina del pallone ha parlato chiaramente. Puoi riscrivere le squalifiche a tavolino, puoi fare tutte le pressioni politiche che vuoi, ma quando l’arbitro fischia l’inizio, contano solo il talento, l’organizzazione e i gol. Gli Stati Uniti salutano il loro Mondiale e la politica incassa una sberla sportiva clamorosa.
Il verdetto finale di questa notte non lascia spazio a interpretazioni: Calcio 1, Politica 0.
L’attacco del direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, al Presidente della FIFA Gianni Infantino
Nel suo fondo sul Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni non usa mezzi termini per descrivere l’attuale gestione della FIFA, tracciando un ritratto spietato di Gianni Infantino. L’incipit è folgorante e detta subito il tono della polemica: «Gianni Infantino è il Marchesino del Grillo (il diminutivo è voluto). “Io so’ io, lui è lui e voi non siete un cazzo”, e insomma fa e disfa a piacimento blandendo il potente di turno».
L’incredibile caso Balogun e le decisioni “ad personam”
Zazzaroni elenca una serie di decisioni grottesche che dimostrano l’asservimento del massimo organo calcistico alla politica. Il caso più eclatante riguarda proprio i Mondiali 2026: «Al Mondiale di Trump il centravanti degli Stati Uniti si becca un rosso diretto che lo esclude(rebbe) dall’ottavo col Belgio? Su precisa richiesta del presidente americano, il Nostro estrae dal cilindro la squalifica a tempo e restituisce la punta a Pochettino». A completare il quadro, una scelta arbitrale definita surreale: «Non è tutto: la sua commissione arbitrale designa per la partita il giordano… con passaporto bosniaco Adham Makhadmeh. Un signor nessuno».
I complici silenziosi: dalle Leggende ai dirigenti
La rabbia del direttore, tuttavia, non si ferma al numero uno della FIFA. Il vero problema è il sistema collaterale che lo asseconda senza battere ciglio. «Eppure ho smesso di prendermela col solo Infantino, uno che gioca a poker con 5 assi in mano», scrive Zazzaroni, puntando il dito contro vertici come Collina, tecnici come Wenger e le iconiche legend. Da Ronaldo a Pirlo, fino a Baggio, l’accusa è pesantissima: figure che «accettano tutto supinamente» e che «per qualche dollaro in più legittimano (inconsapevolmente, cambia poco) con la loro presenza tutte le porcate alle quali assistono».
Il tramonto del calcio autentico
La conclusione è un’amara riflessione sul futuro di questo sport, sempre più piegato a logiche commerciali (tra pause per «idratare gli sponsor» e tornei inutili). La chiosa finale è intrisa di caustica e rassegnata ironia: «Sospetto che il Marchesino, al vertice da dieci anni, voglia battere il record di Jules Rimet, presidente per 31. Fatti due calcoli, nel 2048 il calcio si giocherà nel giardino di casa sua, a Briga, in Svizzera, tra le 14 e le 16. Sempre che il Trump del momento non decida diversamente».
Frederic Massara è il nuovo Chief Football Officer della Juventus: l’annuncio del club bianconero e la modifica nell’organigramma
Frederic Massara è il nuovo Chief Football Officer della Juventus. L’ex dirigente di Milan e Roma entra così nel club bianconero, che riorganizza la propria area sportiva maschile.
Nel nuovo incarico, Massara riporterà direttamente all’amministratore delegato Giovanni Carnevali e lavorerà in sinergia con Marco Ottolini, Sporting Director, per la definizione delle strategie tecniche e sportive della società.
Novità anche per Giorgio Chiellini, che assume il ruolo di Chief Club Affairs Officer: l’ex capitano rafforzerà i rapporti istituzionali della Juventus in Italia e all’estero.
IL COMUNICATO – «Frederic Massara è stato nominato Chief Football Officer del Club. Nel suo nuovo ruolo, Frederic riporterà direttamente all’Amministratore Delegato Giovanni Carnevali con l’obiettivo di rafforzare la struttura organizzativa dell’area Football maschile.
Frederic avrà la responsabilità di guidare la gestione e lo sviluppo dell’area sportiva maschile, contribuendo alla definizione e all’attuazione delle strategie e dei progetti sportivi del Club, in stretta sinergia con Marco Ottolini, Sporting Director. Nel corso della sua carriera, Frederic si è affermato come uno dei dirigenti più apprezzati del panorama calcistico, contribuendo in maniera significativa allo sviluppo di alcuni prestigiosi club, tra i quali AC Milan e AS Roma.
Giorgio Chiellini assume il ruolo di Chief Club Affairs Officer, rafforzando la capacità di Juventus di dialogare, costruire relazioni e rappresentare i propri interessi presso le principali istituzioni, gli stakeholder strategici e le organizzazioni sportive, in Italia e nel mondo.
“Sono convinto che stiamo costruendo una struttura solida, competente e coesa, capace di sostenere le nostre ambizioni nel presente e nel futuro” – ha sottolineato Giovanni Carnevali, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Juventus – “Siamo molto felici di dare il benvenuto a Frederic nella grande famiglia bianconera. La sua competenza e la sua profonda conoscenza del calcio rappresentano un valore aggiunto e si integrano perfettamente con le professionalità già presenti all’interno della struttura organizzativa del Club”.»
Belgio travolgente contro gli Stati Uniti: De Ketelaere e Lukaku per il passaggio ai quarti, ma Rudi Garcia perde Onana per infortunio
Il Belgio di Rudi Garcia vola ai quarti di finale del Mondiale con una prestazione di grande autorità. Nella notte, i Red Devils hanno travolto gli Stati Uniti di Mauricio Pochettino con un netto 4-1, cancellando in campo le ambizioni della nazionale a stelle e strisce e mettendo alle spalle anche le polemiche legate al caso Balogun.
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Il successo belga porta la firma pesante di due protagonisti molto conosciuti dal calcio italiano: Charles De Ketelaere e Romelu Lukaku. L’attaccante dell’Atalanta è stato il grande protagonista della serata con una doppietta, mentre il centravanti ha chiuso i conti nel recupero con il gol del definitivo 4-1.
In mezzo, è arrivata anche la rete di Hans Vanaken, entrato al 20’ del primo tempo al posto dell’infortunato Amadou Onana. Una sostituzione forzata che rappresenta l’unica vera nota negativa della serata per il Belgio.
Belgio Stati Uniti, paura per Amadou Onana
L’infortunio di Amadou Onana rischia infatti di pesare molto sul cammino mondiale della squadra di Garcia. Il centrocampista dell’Aston Villa è stato costretto a lasciare il campo nel corso del primo tempo a causa di un problema al ginocchio.
Secondo quanto riportato dal New York Times, gli esami avrebbero evidenziato la rottura del legamento crociato anteriore. Una diagnosi pesantissima per il classe 2001, che vede così terminare in anticipo il proprio Mondiale.
Onana non sarà quindi a disposizione per il quarto di finale contro la Spagna, in programma venerdì 10 luglio al SoFi Stadium di Los Angeles. Nei prossimi giorni il centrocampista si sottoporrà a ulteriori accertamenti per definire con precisione i tempi di recupero e il percorso riabilitativo.
Belgio Stati Uniti, il gesto di Lukaku per Onana
Nonostante la gioia per la qualificazione, il gruppo belga ha subito fatto sentire la propria vicinanza a Onana. Dopo aver segnato il gol del definitivo 4-1, Romelu Lukaku ha mostrato la maglia del compagno, dedicandogli la rete.
Un gesto forte, che racconta la compattezza del Belgio in una serata perfetta sul piano del risultato, ma segnata dall’infortunio di uno dei suoi uomini chiave. Ora i Red Devils guardano alla sfida con la Spagna, con una certezza in più sul piano tecnico e un’assenza pesante in mezzo al campo.
Oltre la FIFA, per dare dignità alle persone, un’esperienza importante in una delle città del Mondiale
Alle 19:15 in punto, sul campo in erba sintetica del centro culturale turco a sud di Houston (Texas), l’umidità asfissiante non ferma un gruppo di ragazzi speciali. Tolgono gli scarpini dagli zaini e indossano tutti la medesima divisa: quella degli Amaanah Lions, l’unica squadra di calcio di rifugiati della città. Inizia così un interessante reportage proposto da Domani.
In campo si respira il mondo: si parla inglese, arabo, birmano, dari, spagnolo. Le nazionalità si incrociano e si mescolano durante il riscaldamento, unendo giovani in fuga da guerre e persecuzioni in Afghanistan, Myanmar, Sierra Leone e Iraq. Per un paio d’ore, la sofferenza e i ricordi dei campi profughi svaniscono: esiste soltanto il pallone, un paio di scarpini prestati e la libertà di giocare.
Una comunità oltre lo sport
L’idea nasce nel 2013 all’interno di Amaanah Refugee Services, un’organizzazione dedicata all’assistenza dei nuovi arrivati. Il fondatore e allenatore Amine Amrouni racconta che la squadra è nata quasi per caso, per colmare un vuoto: «Aiutavamo i genitori a inserirsi, ma per i loro figli non c’era nulla. Volevamo solo dare loro un posto sicuro per fare ciò che amano».
Il problema principale negli Stati Uniti, sottolinea Amine, sono gli altissimi costi per accedere al calcio amatoriale e giovanile, inaccessibili per le famiglie rifugiate. Gli Amaanah Lions offrono un’alternativa completamente gratuita, partendo dall’ultima divisione della lega cittadina per poi conquistare sette storiche promozioni.
Ma il calcio è solo il gancio. «Amaanah in arabo significa “qualcosa che ti viene affidato”. Questi ragazzi sono una nostra responsabilità», spiega l’allenatore. Attraverso il pallone, l’organizzazione fornisce tutoraggio, borse di studio e orientamento universitario per spezzare il circolo vizioso che costringe molti giovani a lavori precari per mantenere la famiglia. Oggi, tra i giocatori ci sono fisioterapisti, ingegneri, paramedici e avvocati, uniti a prescindere dal credo religioso.
Il paradosso dei Mondiali 2026: tanto Vicini, troppo Lontani
A pochi chilometri da quel campo amatoriale, Houston ha recentemente ospitato i ricchissimi e inaccessibili Mondiali del 2026. Nonostante alcuni ragazzi dell’associazione siano stati scelti come raccattapalle per gli eventi FIFA, la richiesta di Amine di avere qualche biglietto omaggio per far assistere i giocatori più grandi alle partite ha ricevuto un secco e deludente “no”.
«Le partite si giocano nel loro cortile di casa, eppure restano irraggiungibili», commenta amaro l’allenatore. «Quello che dovrebbe essere il gioco di tutti è diventato esclusivo. Sarebbe stata una storia bellissima anche per la FIFA: rifugiati che assistono a un Mondiale nella loro nuova città».
Nonostante la delusione, il lavoro degli Amaanah Lions prosegue inarrestabile. Mentre l’allenamento si conclude sotto il cielo buio e appiccicoso del Texas, Amine guarda i suoi ragazzi: «Il nostro vero compito è fare in modo che, un giorno, non abbiano più bisogno di noi».
A vent’anni dal Mondiale in Germania, Marco Materazzi ricorda la Coppa del Mondo vinta con l’Italia e attacca la Federazione
A vent’anni dal trionfo del Mondiale 2006, Marco Materazzi è tornato a raccontare la notte di Berlino e il percorso dell’Italia campione del mondo. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex difensore azzurro ha ripercorso emozioni, retroscena e momenti decisivi di quella squadra diventata leggenda.
Una ricorrenza speciale, che secondo Materazzi avrebbe meritato maggiore attenzione istituzionale.
RICORRENZA – «E forse una ricorrenza così meritava una celebrazione. Però evidentemente in Federazione l’hanno pensata in un altro modo».
Nonostante questo, il legame tra i protagonisti di quella vittoria resta fortissimo.
CHAT MONDIALE – «Gli squilli li faremo fare noi ai nostri telefonini. La chat Mondiale 2006 è viva più che mai, quella non la può cancellare nessuno».
Materazzi sul presente del calcio azzurro
Materazzi ha parlato dagli Stati Uniti, dove sta seguendo il Mondiale anche nel ruolo di legend FIFA. Il paragone con il 2006 porta però con sé anche una riflessione amara sul calcio italiano.
RITARDI – «Passati facendo troppo poco, più che altro. Il calcio non si è fermato al 9 luglio 2006: avremmo dovuto correre molto di più e invece siamo rimasti indietro, non solo per colpa dei giocatori e degli allenatori. Ma è un discorso lungo, e in questi giorni mi fa ancora più tristezza affrontarlo».
L’ex difensore ha poi commentato anche il livello del Mondiale attuale.
MONDIALE – «Calcio livellato verso l’alto. Grande organizzazione. Stadi quasi sempre pieni: il Mondiale per club dell’anno scorso è stato un buon viatico, ha aperto un po’ la mente anche agli americani. Lo ha detto pure Steve Nash, non uno qualunque negli Usa».
Sul tema delle 48 squadre e del numero di nazionali europee, Materazzi ha scelto una lettura tecnica.
LIVELLO – «Non voglio entrare in discorsi politici, provo a farne uno di calcio e le giro la domanda: quanto ha faticato l’Argentina contro Capo Verde? E se invece dell’Argentina ci fosse stata l’Italia, pensa che avrebbe faticato meno? E perché si fatica contro CapoVerde? Perché sono entrati in campo non per difendersi, ma per provare a vincere giocando una partita vera, concetti di calcio precisi, anche qualità. Giocando per fare male: come noi nel 2006, e la Germania se ne accorse».
Materazzi, i retroscena del gruppo azzurro del 2006
Il Mondiale del 2006 è stato raccontato mille volte, ma Materazzi ha spiegato che chi lo ha vissuto dall’interno conserva ancora dettagli e sensazioni difficili da trasmettere.
SEGRETI – «Solo chi l’ha vissuto in prima persona sa veramente tutto, tutto, tutto. Le cose principali si conoscono, ognuno poi ha piccoli segreti. O cose su cui rimugina ancora».
Tra i temi affrontati, anche alcune decisioni arbitrali che ancora oggi fanno discutere.
VAR – «Si dice che oggi, con il Var, Materazzi, l’unico squalificato al mondo per provocazione (a Zidanendr), non finirebbe tante partite. Bene, e allora dico: se allora ci fosse stato il Var, sarei stato espulso contro l’Australia, quando cercando di prendere il pallone colpisco Zambrotta, e non Bresciano? E se era proprio rigore su Malouda, perché non sono stato neanche ammonito?».
L’ex difensore ha poi ricordato il gol contro la Repubblica Ceca, preparato nei dettagli durante gli allenamenti.
REPUBBLICA CECA – «Non avrei mai sperato di fare gol alla Repubblica Ceca, però me l’ero preparato: non c’era uno di noi che non fosse preparato a giocare come se dovesse partire dall’inizio. Nelle esercitazioni per le palle inattive offensive avevamo simulato questa semiluna a zona che facevano i cechi, senza gente sui pali e marcature forti. Mi ero detto: “Ah, se giocassi: sarebbe roba mia”. L’ho pensato anche quando sono andato a saltare…».
Materazzi, Calciopoli e il bunker azzurro
Il contesto di Calciopoli fu uno degli elementi che rese ancora più compatto il gruppo di Marcello Lippi. Materazzi ha raccontato il momento in cui la squadra comprese di essere diventata un blocco unico.
CALCIOPOLI – «Che Calciopoli ci avesse reso ancora più un gruppo compatto, si sa. Che fossimo diventati un bunker senza mezza crepa l’abbiamo capito quando furono pubbliche le richieste del Procuratore Palazzi, proprio alla vigilia della semifinale contro la Germania. Lo pensavamo tutti, qualcuno lo diceva sottovoce: “Può scavare quanto vuole, può anche venire qui e dirci che dopo il Mondiale andiamo tutti in galera. Noi intanto vinciamolo, ‘sto Mondiale”».
Un altro episodio simbolico è l’abbraccio all’arbitro Archundia dopo il gol di Fabio Grosso alla Germania.
ARCHUNDIA – «Perché ero troppo stanco per andare dall’altra parte del campo a esultare coni compagni, certo. Ma anche perché serviva un po’ di furbizia: Fabio era stravolto da tutto – il gol, la corsa, l’emozione – in pochi secondi non poteva recuperare la lucidità di pensare ai suoi compiti tattici, e dalle nostre parti correva Odonkor. Serviva prendere tempo per far rientrare tutti, e Archundia ci ha messo un po’ a far riprendere il gioco…».
Materazzi, la finale con la Francia
BERLINO (GERMANIA) 09/07/2006 – FINALE FIFA WORLD CUP 2006 / ITALIA-FRANCIA / ESULTANZA GOL MATERAZZI / FOTO EUGENI/SPORT IMAGE
La finale contro la Francia resta il momento più iconico della carriera di Materazzi. Prima ancora dei gol e dei rigori, c’è un ricordo familiare legato all’ingresso allo stadio della moglie e dei figli.
FINALE – «Mia moglie sta entrando allo stadio con i nostri tre figli, compresa Anna che ha solo nove mesi, e un tifoso, si chiama Mauro, le fa: “Mica ti serve il biglietto anche per la bimba?”. E la Dany: “La regola è un biglietto a testa: se non me lo chiedono, te lo do”. Ad Anna non è servito e il suo grazie è stato questo: “Oggi tuo marito segna due gol”. Gli ho trovato un biglietto anche per la finale di Champions con l’Inter, quattro anni dopo…”».
Poi il momento più discusso: la testata di Zinedine Zidane e la sequenza dei rigori.
RIGORI – «In cento mi hanno chiesto: “Ma non ti faceva male lo sterno?”. Io non sentivo nulla per l’adrenalina, ma in realtà non ho mai avuto dolore, boh. Mi ha dato più fastidio l’arbitro quando sono andato sul dischetto: “Metti il pallone più indietro”. Ho pensato: “Cavolo, già pesa dieci chili, ho davanti una curva intera che mi fischia e mi sposti il pallone?”. Poi, prima di prendere la rincorsa, ho ripensato al consiglio di Lallo, il mio allenatore del Tor di Quinto, lo avevo usato anche nello spareggio promozione Perugia-Torino: “Calcia fra palo e paletto, non sbagli mai”. Non aveva sbagliato Lippi a decidere chi avrebbe tirato, e infatti nessuno fiatò, poi non sbagliarono Daniele, Alex e Fabio. E io sono andato a prendere da un tifoso quel cappello a cilindro tricolore, non gliel’ho più ridato e non l’ho più tolto. Anzi, se non fossi in America, il 9 lo metterei in testa un’altra volta».
Vent’anni dopo, il ricordo del Mondiale 2006 resta intatto. Per Materazzi, quella squadra non è solo una pagina gloriosa della storia azzurra, ma un gruppo ancora vivo, unito da un’impresa che nessuno potrà cancellare.
Infantino Trump, il rapporto sempre più stretto tra la FIFA e Casa Bianca: così i due sono diventati amici tra elogi politici e non solo
Il rapporto tra Gianni Infantino e Donald Trump continua a far discutere il mondo del calcio e della politica internazionale. Come racconta la Gazzetta dello Sport, il legame tra il presidente della FIFA e quello degli Stati Uniti si è consolidato negli anni tra incontri pubblici, elogi politici, iniziative comuni e anche interessi logistici, come l’apertura di uffici FIFA nella Trump Tower di New York.
Un anno fa, Infantino ed Eric Trump, figlio del presidente americano, si mostrarono insieme con il trofeo del Mondiale per club, destinato a essere esposto proprio nella Trump Tower. In quell’occasione venne definito anche l’accordo per l’affitto da parte della FIFA di alcuni spazi al 17° piano del grattacielo sulla Fifth Avenue.
Il presidente FIFA spiegò così la scelta: «per essere globali bisogna essere ovunque, e quindi dobbiamo essere anche a New York». Un’operazione economicamente sostenibile per la FIFA, che nel quadriennio della Coppa del Mondo americana punta a ricavi enormi, ma anche simbolicamente molto forte per il legame con l’universo trumpiano.
Infantino Trump, dagli incontri alla Casa Bianca agli elogi pubblici
Il primo incontro tra Infantino e Trump risale al 2018, dopo l’assegnazione del Mondiale 2026 a Stati Uniti, Canada e Messico. Nello Studio Ovale, Trump accolse il numero uno della FIFA con parole di grande cordialità: «Lei è piuttosto famoso, vero? Piuttosto importante e piuttosto famoso». La risposta di Infantino fu: «Sì, a quanto pare».
Da quel momento il rapporto si è rafforzato. Nel 2020, a Davos, Infantino pronunciò parole molto nette durante una cena organizzata da Trump: «Tutti noi che amiamo il calcio abbiamo bisogno di un American Dream. E sono sicuro che con lei, presidente, possa diventare realtà».
Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, il legame si è ulteriormente intensificato. Infantino ha partecipato a eventi pubblici, cerimonie e incontri istituzionali, arrivando anche a usare toni molto vicini alla retorica politica del movimento Maga: «Vorrei assicurargli che, insieme, renderemo di nuovo grande non solo l’America, ma il mondo intero».
Infantino Trump, tra Nobel, FIFA Peace Prize e polemiche
Il rapporto tra i due è diventato ancora più discusso quando Infantino ha sostenuto la candidatura di Trump al Nobel per la pace e poi lo ha premiato con il nuovo FIFA Peace Prize. Il presidente FIFA ha dichiarato: «Dovremmo tutti sostenere ciò che sta facendo perché penso che stia andando piuttosto bene».
Parole e gesti che hanno sollevato interrogativi sul principio di neutralità politica previsto dagli statuti FIFA. A questo si aggiunge l’annuncio di una donazione FIFA al Board of Peace, iniziativa voluta da Trump per la ricostruzione di Gaza.
Secondo la Gazzetta dello Sport, il tema è arrivato anche in Europa: cinquanta europarlamentari avrebbero scritto al comitato etico della FIFA chiedendo un intervento. Il caso Infantino-Trump, quindi, non riguarda più soltanto i rapporti personali tra due figure di potere, ma tocca direttamente la credibilità istituzionale del calcio mondiale.
Le idee di Petrachi sul mercato degli attaccanti: in bilico Adams e Kulenovic, Pellegri non andrà in Serie B. Il punto sui granata
Il Padova ci ha provato, ma ha dovuto alzare bandiera bianca quasi subito. Pietro Pellegri non scenderà in cadetteria: il centravanti, in caso di partenza, prenderebbe in considerazione soltanto offerte dalla Serie A. La realtà dei fatti, tuttavia, è ben diversa: l’attaccante è felice di restare in maglia granata. Secondo Tuttosport, il direttore sportivo Gianluca Petrachi e il nuovo tecnico Ignazio Abate credono fermamente nelle sue qualità e sono pronti a scommettere sull’ennesima rinascita sportiva dell’ex enfant prodige.
Il rientro in campo, però, richiederà pazienza. Operato lo scorso gennaio per la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro (infortunio patito durante il prestito all’Empoli, arrivato appena un anno dopo la rottura del crociato sinistro), Pellegri sta completando la riabilitazione nel pieno rispetto delle tempistiche mediche. Attualmente lavora in piscina e, dopo il raduno, riprenderà gradualmente l’attività sul prato verde. Il club lo aspetta tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, con l’obiettivo di inserirlo progressivamente a gara in corso. Sotto contratto fino al 2027, la dirigenza vuole dargli una nuova opportunità, consapevole che senza la sfortuna e i continui guai fisici la sua carriera avrebbe preso ben altre pieghe.
Le strategie per l’attacco: in bilico Adams e Kulenovic
Con la permanenza di Pellegri, le attenzioni del mercato in uscita si spostano su altri profili. Sulla lista dei possibili partenti spicca il nome di Ché Adams, anche lui in scadenza nel 2027: per cederlo, il Torino attende offerte intorno ai 10 milioni di euro, in linea con la ricerca di plusvalenze da parte del presidente Cairo.
In forte bilico c’è anche Sandro Kulenovic. Arrivato a gennaio dalla Dinamo Zagabria con la formula del prestito con obbligo di riscatto in caso di salvezza (costo totale dell’operazione: 3,5 milioni di euro), il croato non ha convinto, chiudendo i suoi primi mesi granata con zero gol in campionato e un’unica rete in Coppa Italia.
Sul piano tattico, l’attacco nel 3-4-2-1 di Abate ruoterà attorno a Giovanni Simeone, designato titolare, con l’esperto Duván Zapata come prima riserva e Pellegri a disposizione da fine estate. In caso di addio per Adams o Kulenovic, Petrachi tornerà sul mercato per regalare al tecnico almeno un nuovo innesto nel reparto offensivo.
Havel Genoa, nuova idea per l’attacco di De Rossi: chi è il centravanti austriaco seguito dai rossoblù dopo la partenza di Ekhator
Dopo la partenza di Jeff Ekhator in direzione Juventus, il Genoa lavora per rinforzare il reparto offensivo. Il club rossoblù vuole regalare nuove soluzioni a Daniele De Rossi e, secondo quanto raccontato da Sky Sport, sta avanzando per Elias Havel, attaccante austriaco di proprietà dell’Hartberg.
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Il classe 2003 è reduce da una stagione molto positiva in Austria, chiusa con 13 gol e 4 assist in 30 partite di campionato. Numeri importanti, ai quali si aggiungono anche le prestazioni in OFB Cup, dove ha realizzato 3 reti in 3 gare. Un rendimento che ha attirato l’attenzione del Genoa, alla ricerca di un profilo giovane, sostenibile e con margini di crescita.
Havel, però, non è l’unico nome valutato per l’attacco. I rossoblù continuano infatti a seguire anche Artem Dovbyk, richiesto espressamente da De Rossi, che lo ha già avuto alla Roma e vorrebbe ritrovarlo a Genova. Il club giallorosso ha aperto al prestito, mentre l’attaccante ucraino sta valutando la proposta del Grifone.
Havel Genoa, chi è l’attaccante dell’Hartberg
Elias Havel è nato a Vienna il 16 aprile 2003. È un attaccante destro naturale, alto 1,84 metri, utilizzabile principalmente da centravanti, ma anche da esterno offensivo su entrambe le corsie. Questa duttilità lo rende un profilo interessante per un tecnico come De Rossi, che può alternare più soluzioni offensive a seconda delle partite.
Il suo percorso parte dal calcio austriaco, con le prime esperienze nei settori giovanili di Simmeringer, First Vienna e Austria Vienna, prima dell’ingresso nell’orbita Red Bull Salzburg. Da lì il passaggio al Liefering, dove ha iniziato il proprio percorso tra i professionisti, per poi arrivare al LASK e successivamente all’Hartberg, club nel quale ha trovato continuità e centralità.
Havel Genoa, carriera e traguardi raggiunti
La stagione appena conclusa rappresenta il vero salto di qualità per Havel. Dopo un percorso di crescita graduale, l’attaccante ha trovato continuità realizzativa e maggiore peso all’interno della squadra. I 13 gol in campionato e le 3 reti in coppa raccontano un giocatore capace di incidere negli ultimi metri e di occupare con efficacia l’area di rigore.
A livello giovanile ha fatto parte anche delle selezioni dell’Austria, arrivando fino all’Under 21. Nel suo percorso ci sono inoltre esperienze formative importanti, compresa la crescita nell’ambiente del Salisburgo, tradizionalmente attento allo sviluppo di giovani talenti offensivi.
Havel Genoa, caratteristiche tecniche e fisiche
Havelè un attaccante di movimento, più che un semplice centravanti statico. Ama attaccare la profondità, cercare lo spazio tra i centrali e arrivare alla conclusione con continuità. Il suo profilo è orientato soprattutto alla finalizzazione: sa farsi trovare in zona pericolosa, attacca bene l’area e ha mostrato una buona capacità di trasformare il volume offensivo in gol.
Dal punto di vista fisico, i 1,84 metri gli garantiscono una struttura interessante, ma non va considerato un classico attaccante boa. Deve ancora crescere nei duelli, nella protezione del pallone e nel gioco spalle alla porta, aspetti fondamentali per il salto in Serie A. La sua forza principale resta la capacità di muoversi, dare profondità e offrire soluzioni verticali.
Havel Genoa, come può integrarsi con De Rossi
Nel Genoa di De Rossi, Havel potrebbe essere inserito gradualmente come attaccante giovane da sviluppare. Da centravanti, offrirebbe profondità, pressione e presenza in area; da seconda punta o esterno adattato, potrebbe invece dare gamba e attacco dello spazio nelle partite in cui servirà maggiore mobilità.
Il salto dal campionato austriaco alla Serie A richiederà tempo, ma la base è interessante: età giusta, costo potenzialmente sostenibile, margini di crescita e numeri offensivi concreti. Per il Genoa, l’eventuale arrivo di Havel sarebbe un investimento di prospettiva, con la possibilità di trovare anche un contributo immediato se inserito nel contesto giusto.
Parla l’ex presidente della Figc, Gabriele Gravina: «Ci sono stati falli meno gravi di quello dell’americano». Le sue parole sul rosso revocato a Balogun
Ex presidente della Figc non immune dalle polemiche anche per il suo ruolo di vicepresidente dell’Uefa, Gabriele Gravina si è espresso su La Gazzetta dello Sport sul caso Balogun, la revoca della squalifica per volontà della Fifa, un caso incredibile che ha generato polemiche in tutto il mondo (e che non è servito agli Usa, brutalizzati 4-1 dal Belgio.
IL CASO BALOGUN – «L’arbitro ha visto chiaramente il fallo bruttino dell’attaccante americano e ha estratto un rosso diretto, che implica almeno una giornata di squalifica. È il regolamento e nessuno può pensare di modificare a piacimento delle norme che sono le stesse in tutto il mondo: anche per questo il calcio tanto amato ovunque. Tra l’altro ho in mente alcuni episodi analoghi in altre partite di questo stesso Mondiale e nessuno è intervenuto a posteriori con lo stesso metro di valutazione. E posso aggiungere che certi falli erano anche leggermente meno gravi di quello di Balogun».
CI SARANNO EFFETTI – «Non voglio entrare nel merito di quello che sarà il risultato finale di questo percorso o degli eventuali provvedimenti che prenderà il Belgio. Dico solo che mi dispiace moltissimo perché questa storia danneggia la credibilità dell’intero mondo del calcio. Guarda caso riguarda una nazionale simpatica a tutti per quello che stava esprimendo sul campo, ma questa è una macchia che intacca o comunque fa venir meno buona parte di quella simpatia. Di certo è un atto che va oltre i confini delle normali applicazioni delle regole del gioco».
LA SUA GRAZIA A LUKAKU NON É LA STESSA COSA – «Sì, sono due cose totalmente diverse a partire da una circostanza di facile intuizione: il rosso a Balogun nasce da un fallo di gioco, quel giallo a Lukaku no. Si trattava di una seconda ammonizione scattata perché, stanco dei cori razzisti, aveva protestato con la curva che lo insultava: era giustamente andato a difendere la sua dignità. Quel giallo, che da regolamento ci stava, avrebbe determinato una squalifica che io ritenevo assolutamente ingiusta. Sono due fattispecie totalmente differenti».
Cristiano Ronaldo, l’ultimo ballo ai Mondiali col Portogallo finisce contro la Spagna: le parole del fuoriclasse al termine della sfida
L’eliminazione del Portogallo contro la Spagna agli ottavi di finale della Coppa del Mondo non ha segnato soltanto la fine del cammino della nazionale lusitana, ma anche l’ultimo capitolo mondiale di Cristiano Ronaldo. La sconfitta per 1-0 ha chiuso il percorso delle Quinas e, con ogni probabilità, anche la storia di CR7 nella competizione più importante del calcio.
Visibilmente provato dopo il fischio finale, ma con la fermezza che lo ha sempre contraddistinto, Ronaldo ha parlato davanti ai giornalisti confermando ciò che molti immaginavano: questo è stato il suo ultimo Mondiale. Un momento inevitabilmente carico di significato per uno dei più grandi giocatori della storia.
Cristiano Ronaldo Portogallo, la delusione dopo l’eliminazione
Il capitano portoghese ha commentato con amarezza l’uscita dalla competizione, rivendicando però l’impegno messo in campo fino all’ultimo minuto.
DELUSIONE – «Sono triste di uscire così dal Mondiale, ma, come ho detto ieri in conferenza stampa, ho dato tutto. Oggi ho dato il massimo e me ne vado a testa alta. Questo è il calcio, questa è la vita di un calciatore: a volte si vince, a volte si perde, e bisogna andare avanti», ha esordito.
Parole che raccontano la frustrazione per un’eliminazione dolorosa, ma anche la volontà di accettare il verdetto del campo senza cercare alibi. Per Cristiano Ronaldo, il Mondiale si chiude con la consapevolezza di aver dato tutto per la maglia del proprio Paese.
Cristiano Ronaldo Portogallo, la conferma sull’ultimo Mondiale
Il passaggio più atteso è arrivato quando Ronaldo ha confermato che quella contro la Spagna è stata la sua ultima partita in una Coppa del Mondo.
ULTIMO MONDIALE – «La verità è che è stato il mio ultimo Mondiale, sì. Ma per il resto avrò tempo per riflettere, stare con la mia famiglia, non prendere decisioni a caldo e andare avanti con la vita», ha dichiarato ai giornalisti.
Una frase che chiude un’era. CR7 lascia il Mondiale senza il trofeo più desiderato, ma con un’eredità enorme nella storia della nazionale portoghese e del calcio internazionale.
Cristiano Ronaldo Portogallo, il bilancio con la nazionale
Nel suo sfogo, Ronaldo ha voluto anche rispondere al peso delle critiche e ricordare quanto il Portogallo sia cresciuto durante la sua carriera. Il capitano ha rivendicato i titoli conquistati e l’impatto avuto sulla storia calcistica del suo Paese.
BILANCIO – «Come mi sono svegliato oggi, con la coscienza pulita, ho dato il massimo, ho vinto tre titoli con il Portogallo. Prima di Cristiano, il Portogallo non aveva mai vinto un titolo. Sono felice, la verità è che il titolo più grande che ho conquistato con la nazionale è stato quello del 2016, che per me vale quanto un Mondiale. Esco a testa alta, ho dato tutto, domani sarà un nuovo giorno e la vita continua».
Il riferimento è soprattutto all’Europeo del 2016, successo storico che Ronaldo considera il punto più alto del suo percorso con la nazionale. Un titolo che, nelle sue parole, ha avuto un valore paragonabile a quello di una Coppa del Mondo.
Cristiano Ronaldo Portogallo, il futuro resta aperto
L’addio al Mondiale non significa necessariamente addio immediato al calcio o alla nazionale. Cristiano Ronaldo ha spiegato di non voler prendere decisioni affrettate, lasciando aperta la porta a nuove valutazioni nelle prossime settimane.
FUTURO – «Cristiano non si ritira oggi. Non prendo decisioni a caldo, credo che avrò tempo per riflettere, parlare con la mia famiglia, non voglio distogliere l’attenzione da ciò che è stata la nazionale portoghese per una questione personale di Cristiano», ha concluso.
Il Mondiale di Ronaldo finisce qui, ma il futuro resta ancora da scrivere. Il campione portoghese si prenderà tempo per riflettere, con la certezza di aver segnato in modo indelebile la storia del Portogallo e del calcio mondiale.
Paolo Maldini dt Nazionale? Il neo-presidente FIGC Giovanni Malagò attende la risposta definitiva ma dà l’ultimatum all’ex Milan
Giovanni Malagò continua a lavorare alla ricostruzione della Nazionale italiana e il primo nodo da sciogliere resta quello del nuovo direttore tecnico. Il nome in cima alla lista è sempre quello di Paolo Maldini, individuato come profilo ideale per diventare presidente del Club Italia e figura di riferimento dell’intera filiera azzurra.
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Come riportano La Gazzetta dello Sport e Tuttosport, il presidente della FIGC attende ancora una risposta dall’ex dirigente del Milan, ma il tempo della riflessione non potrà durare all’infinito. Malagò vorrebbe chiudere il dossier entro questa settimana, così da procedere poi con la scelta del nuovo commissario tecnico.
Ai microfoni di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, Malagò ha spiegato: «Serve ancora qualche ora, qualche giorno, bisogna avere un po’ di pazienza, ma io sono molto, molto, molto sereno». Il presidente federale ha poi aggiunto che la riflessione di Maldini non va letta come un segnale negativo: «il fatto che ci stia riflettendo deve a mio parere essere interpretato come una dimostrazione di serietà, non come un segnale negativo».
Maldini dt Nazionale, il piano B resta sul tavolo
Malagò ha ribadito la grande considerazione nei confronti di Maldini, sottolineando il valore della sua carriera da calciatore e da dirigente. Il presidente della FIGC ha dichiarato: «Per la carriera da calciatore e per quella da dirigente Maldini ha un curriculum e delle competenze che lo rendono un profilo ideale per fare il direttore tecnico, ovvero una persona di riferimento con il presidente e il Consiglio federale».
Allo stesso tempo, il numero uno federale non esclude alternative: «Resta comunque necessario avere un piano B e magari anche un piano C, io ovviamente ho già tutto in testa». Secondo Tuttosport, in caso di mancato sì di Maldini potrebbero tornare d’attualità altri nomi come Claudio Ranieri, Gianluigi Buffon, Demetrio Albertini e Alessandro Costacurta, con la possibilità di dividere le figure di direttore tecnico e presidente del Club Italia.
Ct Nazionale, prima il dt poi la scelta dell’allenatore
Ct Nazionale, prima il dt poi la scelta dell’allenatore – CalcioNews24.com
La scelta del nuovo ct dell’Italia arriverà soltanto dopo la definizione del direttore tecnico. Malagò ha chiarito ancora una volta: «L’unica verità è che io non ho parlato con nessun tecnico, sarebbe profondamente in contraddizione con quello che mi sono riproposto».
Il presidente ha poi aggiunto, parlando dei nomi di Antonio Conte e Roberto Mancini: «Non è detto che la scelta riguardi solo queste due persone». La sensazione, però, è che il profilo dell’ex allenatore del Napoli resti molto forte, anche per il possibile supporto economico della Serie A.
Nazionale, Serie A e politica: il rilancio del sistema
Malagò ha apprezzato la disponibilità dei club a sostenere il nuovo progetto azzurro: «La cosa più bella è la piena disponibilità da parte delle società di Serie A di venire incontro alle esigenze della Nazionale: ritiro, stage, utilizzo di giocatori in determinate finestre».
Il presidente ha poi richiamato anche il ruolo della politica: «La politica può fare moltissimo, penso agli sgravi fiscali o agli introiti supplementari dalle scommesse. È una corsa contro il tempo». La deadline è fissata: entro il weekend Malagò vuole tirare le somme su Maldini, per poi aprire ufficialmente il capitolo ct.
Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli
Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.
Pagelle Portogallo Spagna: i Top e i Flop dei protagonisti del match, valido per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026
Pagelle Portogallo Spagna: le valutazioni dei protagonisti del match, valido per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026. Vince la Spagna 1-0 e approda ai quarti di finale grazie alla rete di Merino arrivata nei minuti di recupero.
I Top
Mikel Merino & Ferran Torres (Spagna). L’accoppiata vincente pescata dalla panchina da Luis de la Fuente. In una partita che sembrava inesorabilmente destinata ai tempi supplementari, l’ingresso di Ferran Torres ha letteralmente squarciato la difesa lusitana, offrendo profondità e imprevedibilità: nessuno come lui ha avuto in gara così tanta voglia di guardare la porta. Al 91′ confeziona l’assist perfetto per Merino, glaciale nel trafiggere Diogo Costa e regalare i quarti alla Spagna.
Diogo Costa (Portogallo). È assoluto protagonista al 16′ del primo tempo, quando con due interventi miracolosi nel giro di pochi secondi nega il gol prima a Lamine Yamal e poi ad Alex Baena. Una prestazione solida e di grande personalità, in linea con quanto fatto di buono nelle precedenti gare del Mondiale che lo hanno segnalato come uno dei portieri più reattivi.
Renato Veiga & Nuno Mendes (Portogallo). I migliori del reparto arretrato portoghese. Veiga si rende protagonista di una chiusura in scivolata provvidenziale su Lamine Yamal (29′), sventando un pericolo enorme. Mendes vince nettamente il duello sulla fascia con il giovane talento del Barcellona e sfiora persino l’eurogol con un bolide che si stampa sulla traversa al 42′ (complice la deviazione di Pedro Porro). La sua uscita per infortunio a inizio ripresa pesa moltissimo sull’economia della gara del Portogallo. C’è stato un prima e un dopo di lui, che della squadra è veramente la benzina.
I Flop
Pedri (Spagna). Prestazione opaca e sottotono per il faro del centrocampo spagnolo. Nel primo tempo appare slegato dalla manovra, ma è soprattutto a inizio ripresa che la sua luce si spegne definitivamente, collezionando palloni persi che espongono la Spagna a pericolose ripartenze. Giustamente sostituito all’85’, poteva anche capitare prima.
Mikel Oyarzabal (Spagna). Assolutamente insufficiente. All’8′ si divora un’occasione colossale davanti a Diogo Costa, incrociando troppo il sinistro con la palla che sfila a lato. Per tutto il resto della gara appare macchinoso, lento e sistematicamente in ritardo sui cross dei compagni (al 33′ e al 37′). Esce per lasciare spazio a Borja Iglesias nei secondi finali.
Bernardo Silva (Portogallo). Il suo ingresso in campo, a differenza di quelli spagnoli, è stato un disastro. Entra all’83’ per dare respiro alla manovra e imprevedibilità all’attacco. Invece, si fa ammonire ingenuamente all’89’ e, soprattutto, si divora il gol del clamoroso pareggio al 97′, mandando alto di testa da ottima posizione. Nervoso oltre misura, evidentemente pensava (non a torto) di non meritare la panchina.
La disattenzione difensiva del Portogallo (91′). Inaccettabile perdere una partita così combattuta per una disattenzione al 91′. Sulla punizione fischiata a favore della Spagna e battuta velocemente da Rodri, la difesa lusitana si fa trovare completamente scoperta e disorganizzata, lasciando a Ferran Torres e Merino tutto il tempo di confezionare il gol partita. Il che è grave ancora di più tenendo conto che fino a quel momento il comportamento era stato più che giusto, concentrato e pronto a ovviare ai problemi.
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Portogallo Spagna, la partita di Yamal: ecco l’analisi completa della prestazione dell’attaccante agli ottavi di finale del Mondiale
Uno dei protagonisti di Portogallo Spagna, la gara valida per gli ottavi di finale del Mondiale 2026, è senza dubbio Lamine Yamal. Ecco la sua prestazione odierna nel dettaglio.
Prima inquadratura a lui dedicata in contrapposione a quella di Cristiano Ronaldo, sono loro due i protagonisti annunciati. Al primo minuto tocca il pallone, semplice appoggio all’indietro per Porro. Poco dopo, fallo su Joao Felix a segnalare una certa determinazione. Successivamente sbaglia uno stop, non da lui un errore simile. Al 4′ cross leggermente arretrato per Dani Olmo, Vitinha salva la situazione. Errore poi su un filtrante: finora molto coinvolto nelle prime battute, tante approssimazioni. Al 13′ Yamal si sposta più all’interno ma non riesce ad essere efficace. Al 16′ appoggio all’indietro per Dani Olmo, ancora una volta un errore di misura. Pochi secondi e lo spagnolo si trova in area, conclusione a giro e Diogo Costa respinge enfatizzando un po’ l’intervento. Al 17′ mette due palloni in area col mancino fatato, il Portogallo se la cava a fatica: il ragazzo sta iniziando a carburare. Al 28′ va a contrastare Nuno Mendes e lo costringe al laterale. Un filtrante di Dani Olmo metterebbe Yamal davanti al portiere, prima che la palla arrivi ci pensa Renato Veiga con una scivolata tempestiva. Ottimo il corridoio disegnato per Porro che va a guadagnare un angolo. Al 34′ avanza, tocco lieve per l’inserimento di Dani Olmo che mette in mezzo un pallone non raccolto dai compagni. Yamal viene fermato in area, poi per recuperare va in tackle su Joao Felix, prende anche il pallone ma Taylor gli fischia il fallo. Bravissimo ad andarsene via con due dribbling nella propria metà campo, sullo sviluppo della manovra riceve sulla trequarti, punta l’area di rigore senza accorgersi che alle sue spalle c’è il ritorno efficace di Joao Felix. Al 46′ ottimo stop al volo su lancio di Porro, conclusione troppo affrettata e fuori, tutto inutile perché Yamal parte oltre la linea della difesa lusitana. Si chiude un primo tempo dalla valutazione insufficiente, ancora il numero 19 non è riuscito a trovare uno spunta davvero significativo.
SECONDO TEMPO
Al 50′ Yamal riceve al limite dell’area, punta Nuno Mendes che lo stoppa fino a guadagnare fallo: brutto clientre finora il difensore del Psg, decisamente difficile da saltare. Successivamente tenta di mandare in profondità Dani Olmo, palla sbagliata. Al 52′ fiammata di Lamine, Nuno Mendes stavolta non lo tiene e accusa un risentimento che lo costringe a uscire. Prende il suo posto Semedo, Yamal adesso ha un nuovo avversario. Al 61′ chiede scusa perché sbaglia un’imbucata e poi va a commettere fallo su Joao Felix, generoso nei ripiegamenti difensivi. Al 65′ buono spunto ad accentrarsi con servizio sulla sinistra pr Alex Buena. Premia poi bene la sovrapposizione di Porro, per l’ennesima volta il cross non trova nessuno. Prova a superare Semedo, cade senza che Taylor gli conceda la punizione vista l’entità lieve del contatto. Dopo la pausa la trattenuta stavolta è molto evidente e guadagna un buon piazzato dal vertice destro dell’area: conclusione centrale, Diogo Costa alza sopra la traversa per evitare problemi. Al 75′ ha un 1 vs 1 lanciato verso la porta, decide di non puntare ed allargare a sinistra ma lo fa con timidezza e si fa intercettare il passaggio: è un altro segnale che – evidentemente – non sente di avere grande sprint nelle gambe. All’86’ ottimo strappo, Yamal porta avanti la squadra di 50 metri dimostrando di avere recuperato energie (e infatti de La Fuente non lo ha inserito tra i giocatori cambiati nel secondo tempo). Un minuto dialoga con Ferran Torres, che poi lo invita con un pallone troppo lungo. Al 94′, con la Spagna avanti di un gol, viene ammonito Veiga che interrompe la ripartenza di uno scattante Yamal. Le Furie Rosse vanno avanti e approdano ai quarti, Lamine meglio nella ripresa per una gara complessivamente “normale”: tra le stelle del Mondiale, si aspetta ancora che lui brilli per davvero.
Moviola Portogallo Spagna: gli episodi dubbi del match, valido per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026
La moviola di Portogallo Spagna, con gli episodi dubbi della sfida valida per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026. Arbitro dell’incontro l’inglese Anthony Taylor.
PRIMO TEMPO
Dubbi su una possibile deviazione di Unai Simon, il corner al Portogallo non viene accordato ed è probabile che sia giusto così. Su un angolo al 10′, CR7 finisce a terra per una trattenuta, timide proteste. Al 20′ pericoloso Cancelo, azione inficiata dalla posizione di fuorigioco di Bruno Fernandes che gli restituisce la palla. Alla pausa di metà tempo si può fare il primo bilancio: gioco fluido, pochissime le interruzioni, finora sono stati fischiati 4 falli, equamente spartiti tra le due nazionali. Gioco fermo al 38′ per Pedro Neto che rimane senza scarpino per un colpo, nessun provvedimento arbitrale. Molto duro da dietro l’intervento di Porro che colpisce di spalle Joao Felix, ci potevano essere gli estremi per un giallo. L’extra-time è conteggiato in 6 minuti. Si va all’intervallo dopo una prima frazione di gioco serena: 11 i falli, nessun cartellino, forse anche qualche omissione da parte di Taylor, che comunque ha in mano il match.
SECONDO TEMPO
Ripresa che inizia con ritmi più alti, sfida che continua a mantenersi in binari di assoluta correttezza. Fischi all’hydration break visto che si gioca con l’aria condizionata, con una temperatura più che accettabile. Taylor prosegue con la sua idea di non estrarre cartellini anche quando una trattenuta di Semedo su Yamal lo meriterebbe. Ferran Torres chiede un mani di Veiga in caduta, non c’è assolutamente. A un minuto dal 90′ Bernardo Silva viene ammonito nonostante sia di fatto il suo primo fallo dato che è appena entrato, Taylor punisce l’irruenza ai danni di Merino. Anche nella ripresa i minuti di recupero sono 6 e proprio in questo tempo arriva subito il vantaggio di Merino. Al 94′ ammonito anche Veiga che interrompe la ripartenza di Yamal. Il gol spagnolo e una sostituzione prolungano il recupero, Ferran Torres prende un cartellino “arancione” su Conceicao. La gara finisce con 22 falli (9 Portogallo, 13 Spagna) e 3 ammoniti, direzione sufficiente da parte di Taylor anche per il comportamento delle due squadre che non ha dato adito a particolari problemi.
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La FA sta valutando il ricorso per l’espulsione di Quansah avvenuta nel match tra Inghilterra e Messico. La situazione
L’Inghilterra festeggia il passaggio del turno ai Mondiali 2026, ma la federazione d’oltremanica è già interamente proiettata su una complessa e delicata questione burocratica. La FA sta infatti esaminando con estrema attenzione tutte le strategie possibili in merito al controverso cartellino rosso sventolato in faccia a Jarrel Quansah. Il promettente difensore inglese, classe 2003, è stato costretto ad abbandonare prematuramente il rettangolo verde durante l’infuocato scontro valevole per gli ottavi di finale contro il Messico, lasciando i propri compagni a lottare in inferiorità numerica per un’ampia porzione della sfida.
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L’episodio da moviola e l’intervento decisivo del VAR
La dinamica che ha cambiato il volto del match si è consumata precisamente al minuto 54 della ripresa. In seguito a un duro e scomposto scontro di gioco ai danni dell’esterno centramericano Jesús Gallardo, il direttore di gara è stato richiamato dai colleghi della tecnologia a bordo campo per un’improvvisa on-field review.
Dopo un’accurata revisione VAR, l’arbitro ha modificato la propria decisione iniziale, estraendo un’irremovibile espulsione diretta per il centrale di proprietà del Liverpool. Una sanzione pesante che ha costretto la nazionale dei Three Lions a ridisegnare l’intero assetto difensivo per blindare il risultato fino al triplice fischio.
Stoppato per i quarti: salta la Norvegia di Erling Haaland
Allo stato attuale delle cose, l’automatismo del provvedimento disciplinare impone uno stop forzato immediato. Quansah è squalificato per la prossima partita ufficiale in calendario, un appuntamento cruciale in cui i britannici si giocheranno l’accesso alle semifinali contro la sorprendente Norvegia.
Il big match, che metterà la retroguardia inglese di fronte allo spauracchio Erling Haaland, è ufficialmente in programma per sabato 11 luglio alle ore 23:00. L’assenza del centrale classe 2003 priverebbe il commissario tecnico Tuchel di un elemento dotato di grande fisicità e freschezza, caratteristiche indispensabili per arginare il bomber scandinavo.
La strategia della FA e il precedente di Folarin Balogun
Proprio per non lasciare nulla di intentato in un momento così decisivo del torneo, la federazione inglese ha deciso di muoversi per vie legali. Come rivelato da ESPN, i legali della FA stanno valutando il ricorso formale dinanzi alle commissioni competenti.
A spingere la dirigenza inglese verso il reclamo è la recente e clamorosa giurisprudenza creata dalla FIFA sul caso Balogun. La decisione dell’organo internazionale di accogliere le istanze dello statunitense ha aperto uno spiraglio normativo inaspettato: la FA cercherà di sfruttare i medesimi appigli legali per cancellare o ridurre la squalifica di Quansah e metterlo subito a disposizione per la sfida di sabato.
Koeman via dall’Olanda, chi prenderà il suo posto come ct della Nazionale? C’è un nome in cima alla lista delle preferenze
La Nazionale olandese si appresta a vivere un profondo cambiamento per quanto riguarda la propria guida tecnica, aprendo di fatto un nuovo e intrigante capitolo della sua storia recente. Dopo la conclusione dell’esperienza sotto la gestione di Ronald Koeman, la Federcalcio Oranje si è immediatamente attivata sul fronte del calciomercato allenatori per individuare una figura di respiro internazionale in grado di guidare il gruppo verso i prossimi grandi appuntamenti calcistici. Tra i profili maggiormente stimati dai vertici federali, il nome di Arne Slot è balzato prepotentemente in cima alla lista dei candidati principali per assumere il prestigioso incarico sulla panchina dell’Olanda.
L’interesse nei confronti dell’allenatore nativo di Bergentheim non si limita a una semplice suggestione, ma poggia su basi concrete e mosse strategiche già avviate dietro le quinte. Secondo quanto riferito nelle ultime ore da Sky Sport DE, la macchina diplomatica si sarebbe già messa in moto: i primi contatti sono già andati in scena tra i massimi rappresentanti della federazione e l’entourage del tecnico. L’obiettivo di questo primo approccio esplorativo è quello di comprendere la reale fattibilità dell’operazione e la disponibilità dell’allenatore a sposare un progetto a lungo termine, incentrato sulla modernizzazione tattica della squadra.
Derby di lusso: la candidatura di Erik ten Hag
Il percorso che conduce alla fumata bianca definitiva, tuttavia, si preannuncia ricco di sfumature e non privo di alternative di assoluto spessore. La dirigenza olandese non intende concentrarsi su un’unica pista e sta valutando parallelamente altri profili di altissimo livello per garantire la miglior scelta possibile. In questo contesto, la corsa alla panchina si trasforma in un vero e proprio duello tra grandi filosofie calcistiche: oltre a Slot, infatti, in lizza c’è anche Ten Hag. L’ex manager del Manchester United rappresenta una candidatura autorevole, dotata di grande esperienza internazionale e mossa dal forte desiderio di rilanciarsi proprio alla guida della selezione del suo Paese.
Gli scenari futuri per gli Oranje
La scelta del successore di Koeman rappresenterà uno snodo cruciale per il destino del movimento calcistico dei Paesi Bassi. La federazione cerca una figura carismatica, capace di proporre un calcio propositivo e offensivo, in perfetta linea con la grande tradizione storica olandese. Nelle prossime settimane i colloqui entreranno nelle fasi calde, con la dirigenza chiamata a sciogliere le riserve. Il testa a testa tra Arne Slot ed Erik ten Hag è ufficialmente iniziato, e l’ambiente attende di capire chi dei due avrà l’onore di guidare la rinascita della nazionale.
Concerto di Ultimo all’Allianz Stadium: i tifosi della Juventus criticano ma devono capire questo – Analisi VIDEO di Chiara Aleati
Il recente annuncio del concerto di Ultimo all’Allianz Stadium ha inaspettatamente scatenato un acceso dibattito sui social tra i tifosi della Juventus. Una parte della tifoseria bianconera ha infatti espresso un forte dissenso riguardo all’utilizzo extra-calcistico dell’impianto durante la pausa estiva 2027. Sulla complessa questione è intervenuta con decisione la giornalista Chiara Aleati, manifestando un netto disappunto nei confronti delle contestazioni ricevute e difendendo apertamente le scelte strategiche attuate dal club piemontese.
L’affondo di Aleati: “Non si parla di gestione sportiva o mercato”
La giornalista ha analizzato la situazione sottolineando la distanza tra le normali dinamiche calcistiche e una pura operazione di intrattenimento commerciale, che non va a intaccare il budget o le decisioni della dirigenza sul campo.
La giornalista ha infatti dichiarato in modo diretto: «Ma perché a una parte dei tifosi della Juventus non va mai bene nulla? Questa è una domanda che io mi faccio da un po’ di tempo, ma che quest’oggi mi sono fatta ancora in maniera più importante, perché qua non si parla di dirigenza, non si parla di mercato, non si parla di soldi spesi in un modo piuttosto che in un altro, non si parla di contratti fatti a giocatori con cifre esorbitanti o giovani ceduti troppo presto o a cifre troppo basse rispetto a quelle che erano le aspettative. Qua si parla di tutt’altro.
La Juventus già quest’anno è stata protagonista della stagione estiva dei concerti, perché nel 2026 ci sono stati 7 concerti all’Allianz Stadium. In questi 7 concerti sono stati venduti più di 250.000 biglietti. Sono stati già annunciati alcuni concerti che invece si svolgeranno nella prossima stagione: ci sarà il concerto di Olly, quello di Achille Lauro, quello dei Pinguini Tattici Nucleari e oggi è stato annunciato quello di Ultimo.»
I vantaggi economici e commerciali dello stadio di proprietà
Il focus dell’intervento si è poi spostato sulla valorizzazione economica dei ricavi commerciali derivanti dallo sfruttamento di un asset privato nei mesi di inattività della Serie A.
«Ho letto, sotto la grafica che abbiamo fatto oggi, tantissimi commenti negativi. Andateli a leggere, cioè toglietevi questo sfizio, e io non capisco. I concerti si sono spostati dall’Olimpico Grande Torino all’Allianz Stadium, stadio di proprietà della Juventus, non della regione. Il che vuol dire che alla Vecchia Signora vengono pagati l’affitto dello stadio, una percentuale su cibo, sul discorso anche dei biglietti, con vari accordi che ci sono, ma chiaramente già solo l’affitto dello Stadium, tra l’altro in mesi in cui l’impianto non viene usato, mi sembra un’idea perfetta, ottima, guadagni dando uno stadio che sennò per i 2/3 mesi estivi non sarebbe utilizzato. Credo che sia un ragionamento decisamente semplice e banale.»
Critica musicale o pregiudizio contro la Juventus?
In conclusione, viene sollevato un dubbio sulla reale natura delle proteste dei fan, mettendo in evidenza i benefici collaterali sull’indotto legati anche ad altre strutture della Continassa, come il J-Hotel.
«Allora la mia domanda è: le critiche che io sto leggendo sotto questo post sono perché si tratta di Ultimo o sono perché si tratta di un discorso a prescindere contro la Juventus? Parto dal presupposto che io sono una super fan di Ultimo, sono andata a diversi suoi concerti live, ma non sono qua per difendere Ultimo perché non ha bisogno; non meno di qualche giorno fa ha fatto un concerto con 250.000 persone, biglietti venduti un anno fa e finiti in neanche 3 ore.
Cioè, le strade sono due: o la gente ce l’ha con Ultimo perché in questo momento è sulla cresta dell’onda, perché chiaramente fa una musica che non può piacere a tutti, o l’altra strada è: ‘attacchiamo la Juventus qualsiasi cosa si faccia’. Ma la Vecchia Signora fa una strategia che ha un senso, che fa guadagnare comunque la società perché lo stadio è suo. Perché ci devono essere le critiche?
Io lo chiedo a voi: il fatto di fare la stagione dei concerti a Torino all’Allianz Stadium è solo un bene per la Juventus, considerando che poi molti di quelli che andranno allo Stadium pernotteranno al J-Hotel, e quindi altro guadagno per la Juventus. Io spero che molti di voi, ma soprattutto quelli che hanno fatto commenti negativi, possano rispondere a questo video spiegando il perché si riesce a criticare la Juventus anche in una cosa positiva che ti fa guadagnare senza fare nulla perché tanto quel campo sarebbe totalmente inutilizzato».
Chi è Wisdom Amey, la storia e l’identikit tecnico del nuovo difensore del Frosinone in arrivo dal Bologna. Quello che c’è da sapere
Il Frosinone muove passi concreti per puntellare il proprio reparto arretrato, assicurandosi uno dei profili giovani più interessanti del panorama calcistico nazionale. La dirigenza ciociara ha infatti definito un’operazione lampo per la retroguardia, raggiungendo un’intesa di massima per il trasferimento del promettente difensore centrale di proprietà del Bologna, Wisdom Amey.
A rivelare i dettagli della trattativa in stato ormai caldissimo è stato l’esperto di mercato Fabrizio Romano. I vertici del club gialloblù hanno lavorato intensamente sotto traccia per superare la concorrenza e garantire allo staff tecnico una valida alternativa fisica e di prospettiva per affrontare al meglio la nuova stagione di Serie A.
La formula del trasferimento: prolungamento e prestito secco
L’operazione che condurrà il calciatore nel Lazio si strutturerà attraverso una precisa formula burocratica, studiata meticolosamente per soddisfare le esigenze di entrambe le società coinvolte nel negoziato. Prima di completare il suo trasferimento formale, il talentuoso classe 2005 firmerà un rinnovo contrattuale con gli emiliani, blindando il proprio legame con la società rossoblù e certificando la grande stima che la dirigenza felsinea nutre nei suoi confronti in ottica futura.
Subito dopo la firma sul prolungamento, il ragazzo si trasferirà ufficialmente al Frosinone in prestito secco fino al termine della stagione. La decisione di optare per una cessione a titolo temporaneo e priva di opzioni future è stata fortemente caldeggiata dal Bologna, desideroso di mantenere il pieno controllo sul cartellino del difensore. Di conseguenza, nell’accordo non è presente alcuna clausola di riscatto, sancendo così il rientro automatico del centrale in Emilia non appena si sarà conclusa l’annata calcistica.
L’identikit di Wisdom Amey: freschezza per la difesa gialloblù
L’innesto di Amey risponde perfettamente alla filosofia societaria del Frosinone, da sempre un ambiente ideale per la crescita e la valorizzazione dei giovani provenienti dai vivai dei grandi club. Nonostante la giovane età, il centrale vanta già doti fisiche imponenti e una spiccata duttilità tattica, caratteristiche fondamentali che gli permetteranno di integrarsi rapidamente nei meccanismi della nuova squadra.
Per la compagine frusinate si tratta di un innesto di assoluto valore per aumentare le rotazioni difensive, mentre per il giocatore rappresenterà il trampolino di lancio ideale per accumulare minuti ed esperienza nel calcio dei grandi. Lo scambio dei documenti ufficiali tra i club è atteso nelle prossime ore, a cui seguiranno le visite mediche di rito e l’annuncio ufficiale.
Impegnato col Portogallo al Mondiale, Leao interessa a molti: ecco le destinazioni più probabili
Il futuro di Rafael Leao al Milan rimane saldamente sotto i riflettori del calciomercato internazionale. Mentre l’attaccante è impegnato da protagonista con il Portogallo ai Mondiali 2026, le voci su un suo possibile addio ai colori rossoneri si fanno sempre più insistenti. Secondo l’esperto di mercato Fabrizio Romano, ci sono stati sviluppi significativi dietro le quinte, a cominciare da un cambio di passo nella sua rappresentanza. Il super-procuratore Jorge Mendes è infatti entrato prepotentemente in scena. Il suo diretto coinvolgimento, assente nella primissima fase delle contrattazioni, è il segnale inequivocabile che i meccanismi per un potenziale e milionario trasferimento si sono ufficialmente messi in moto.
L’obiettivo numero uno di Leao è garantirsi un passaggio in un top club europeo, con la Premier League inglese e la Liga spagnola in cima alla lista dei desideri. Il giocatore e il suo entourage faranno il possibile per assecondare questa ambizione, consapevoli che un Mondiale di altissimo livello potrebbe scatenare un’asta tra le superpotenze. Tuttavia, qualora non si concretizzasse l’opportunità giusta in Europa, Mendes sarebbe pronto a esplorare il ricchissimo mercato dell’Arabia Saudita. Leao non ha chiuso del tutto la porta a un trasferimento in Asia, considerandolo un solidissimo e dorato “piano B”.
Le sirene di mercato
Tra le opzioni europee, il nome del fuoriclasse lusitano è stato accostato a piazze prestigiose come il Barcellona. Più di recente, alcune indiscrezioni lo avrebbero addirittura avvicinato al Tottenham, ipotizzando un ritrovo in maglia Spurs con l’allenatore Roberto De Zerbi e l’ex compagno milanista Sandro Tonali.
L’asse Milano-Mendes è caldissimo e le settimane post-Mondiale saranno cruciali per decidere il futuro del numero 10 portoghese.
Folarin Balogun ha ricevuto il via libera dalla FIFA per Stati Uniti Belgio, che ha avevano presentato ricorso. Il comunicato FIFA di Infantino
Un clamoroso polverone regolamentare infiamma la vigilia della attesissima sfida dei Mondiali 2026 tra USA e Belgio. Il bomber statunitense Folarin Balogun è stato autorizzato a giocare nel match di stasera, cancellando di fatto i dubbi legati a una sua squalifica dopo il rosso (poi revocato) contro la Bosnia. La decisione d’urgenza ha sollevato pesantissimi sospetti di pressioni politiche, costringendo il Presidente della FIFA Gianni Infantino a un duro intervento pubblico per difendere l’operato della federazione. La federazione del Belgio aveva presentato un ricorso formale che però è stato respinto.
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Questo il comunicato ufficiale rilasciato dal capo della federazione internazionale:
“Ho letto i commenti pubblici riguardo alla decisione del Comitato di Disciplina indipendente della FIFA relativa alla squalifica di Folarin Balogun, e vorrei ribadire un principio fondamentale della governance della FIFA. Gli organi giudiziari della FIFA sono indipendenti. Operano in autonomia, applicano il Codice Disciplinare della FIFA e decidono i casi in base alle normative applicabili e ai fatti specifici davanti a loro. La loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio, e questo deve sempre essere rispettato. Sì, discuto regolarmente di questioni relative alla Coppa del Mondo FIFA con il Presidente degli Stati Uniti, e su questa materia ho ricevuto una telefonata dal Presidente Donald Trump, così come ricevo telefonate da capi di stato, funzionari governativi, stakeholder del calcio e dirigenti aziendali di tutto il mondo su molte questioni diverse. Durante la nostra conversazione, ho spiegato che c’era in corso un processo legale che coinvolgeva gli organi giudiziari indipendenti della FIFA e che il caso sarebbe stato deciso nel momento dovuto dagli organi competenti. È così che funziona il sistema della FIFA, ed è un principio che difenderò sempre. Leggo le decisioni del Comitato di Disciplina della FIFA quando vengono emesse. A volte mi sorprendono. A volte sono d’accordo con esse, e a volte non lo sono. Quello che faccio sempre, però, è rispettare quelle decisioni e l’autonomia degli organi che le prendono. Che ci piaccia personalmente una decisione o no è irrilevante. Il rispetto per le istituzioni indipendenti e il rispetto della legge sono ciò che protegge l’integrità delle nostre competizioni e la credibilità della FIFA in ogni momento.”
La dura contromossa del Belgio: preavviso di ricorso legale
La decisione di ripulire la fedina disciplinare del giocatore non è affatto piaciuta alla delegazione avversaria, che aveva immediatamente promesso battaglia. I vertici del calcio di Bruxelles avevano infatti notificato alla federazione d’oltreoceano l’intenzione di avviare un procedimento d’urgenza subito dopo il termine della contesa qualora l’attaccante avesse effettivamente calcare il terreno di gioco.
Le note ufficiali diramate dai rappresentanti europei preannunciano un infuocato post-partita nelle aule di giustizia sportiva:
“La RBFA ha informato la United States Soccer Federation che contesta l’eleggibilità del giocatore, qualora il giocatore venga incluso nel foglio di squadra dell’arbitro. Questo lascia aperte tutte le ulteriori azioni.”
Jordan Henderson ha terminato anzitempo i suoi Mondiali. Il centrocampista inglese dovrà operarsi per una frattura al polso
Arriva una pessima notizia per l’Inghilterra nel bel mezzo della sua spedizione iridata. È ormai ufficiale: Jordan Henderson salterà il resto dei Mondiali a causa di un incredibile e sfortunato incidente avvenuto al termine dell’ultimo match. Il centrocampista dei Three Lions ha infatti riportato una grave frattura al polso in un momento di totale euforia. Si tratta di una perdita pesantissima per lo scacchiere tattico e carismatico della nazionale britannica, che dovrà fare a meno di uno dei suoi leader più esperti per il prosieguo delle sfide a eliminazione diretta.
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Il surreale episodio si è verificato all’interno del celebre stadio Azteca, storico impianto che ha fatto da cornice a una delle sfide più accese e spettacolari del torneo. Al triplice fischio del direttore di gara, la selezione inglese aveva dato il via a grandi celebrazioni in virtù della preziosissima vittoria per 3-2 sul Messico, un risultato sofferto che ha spalancato le porte dei quarti eliminando la selezione ospitante.
Proprio nel bel mezzo dei caroselli, dei saltelli e degli abbracci collettivi sul terreno di gioco per festeggiare il passaggio del turno, Henderson ha avvertito un dolore all’arto superiore, richiedendo l’intervento immediato dello staff sanitario.
Intervento chirurgico in vista per il centrocampista
I successivi esami diagnostici e radiologici non hanno purtroppo lasciato spazio a speranze. La gravità del trauma osseo ha immediatamente escluso qualsiasi tipo di terapia conservativa o l’utilizzo di un tutore protettivo per consentirgli di restare in rosa. Nei prossimi giorni Henderson si sottoporrà a un intervento chirurgico volto a ricomporre la lesione articolare e avviare il percorso riabilitativo.
Un vuoto pesante nello spogliatoio dei Three Lions
Per lo staff tecnico inglese si tratta di una tegola difficile da digerire in vista dei prossimi turni. Pur non essendo sempre un titolare inamovibile, l’esperto mediano rappresenta un pilastro fondamentale all’interno dello spogliatoio per la sua capacità di guidare i compagni più giovani e gestire le immense pressioni psicologiche di un torneo così selettivo. Ora l’Inghilterra dovrà stringersi attorno al proprio veterano e trovare nuove soluzioni nella linea mediana per continuare a inseguire il sogno della vittoria finale.
Caso Balogun, scintille sulla scena internazionale: il precedente Garrincha del 1962 riaccende il dibattito sulle espulsioni revocate
La revoca della squalifica a Folarin Balogun continua a far discutere e ha aperto un caso internazionale. L’attaccante degli Stati Uniti, espulso con rosso diretto contro la Bosnia per un pestone su Muharemovic (Sassuolo), avrebbe dovuto saltare gli ottavi contro il Belgio.
Nelle ultime ore, però, la FIFA ha annullato la sanzione, rimettendo Balogun a disposizione del CT USA Mauricio Pochettino. Una decisione che ha fatto infuriare la Federazione belga, che ha inviato una lettera formale alla FIFA. Secondo The Athletic, al Belgio è stato ora concesso il diritto di ricorso.
Il caso Balogun richiama alla memoria un episodio rimasto nella storia del calcio. Per trovare una situazione simile bisogna tornare al Mondiale 1962, in Cile, quando il brasiliano Mané Garrincha fu espulso nella semifinale vinta 4‑2 contro i padroni di casa.
All’83’, dopo un fallo di reazione, arrivò il rosso e la squalifica automatica: Garrincha avrebbe dovuto saltare la finale contro la Cecoslovacchia. La leggenda racconta però che, grazie alle pressioni del governo brasiliano e all’intervento degli organizzatori, la FIFA revocò la squalifica, permettendogli di giocare la finale poi vinta 3‑1 dal Brasile.
Un clima teso e decisioni sotto osservazione
Il caso Balogun, sommato alle tensioni disciplinari degli ultimi giorni, alimenta dubbi e polemiche. La sensazione, filtrata da più parti, è che non siano escluse nuove sorprese nelle prossime decisioni della FIFA.
Como, rivoluzione è in arrivo: sono ben sedici gli esuberi e Fabregas è pronto a rifare la squadra pezzo per pezzo
Il Como si prepara a una profonda operazione di sfoltimento dopo la scalata che l’ha portato dalla Serie D alla massima categoria. Secondo Gazzetta dello Sport, sarebbero 16 i giocatori destinati a lasciare il club, tra prestiti e cessioni definitive, per un valore complessivo vicino ai 60 milioni di euro.
Nel gruppo dei possibili partenti figurano nomi pesanti come Álvaro Morata, Nicolas Kuhn e Alieu Fadera, profili che non sembrano rientrare nei piani tattici di Fabregas.
Morata, reduce da una stagione complicata e da un solo gol in Coppa Italia, potrebbe salutare l’Italia per una nuova esperienza all’estero. Kuhn, arrivato con un investimento importante, non è mai riuscito a ritagliarsi spazio. Fadera è tornato dal prestito al Sassuolo, che ha scelto di non esercitare l’opzione da 10 milioni.
Difesa: Dossena e Posch verso l’addio
In retroguardia, Alberto Dossena e Stefan Posch hanno già le valigie pronte. Costati complessivamente circa 15 milioni, il centrale italiano è stato frenato da un grave infortunio e ha collezionato appena una dozzina di presenze in prestito al Cagliari. Posch, invece, ha brillato nei sei mesi al Mainz, guadagnandosi la convocazione al Mondiale e attirando l’interesse di diversi club di Bundesliga.
Centrocampo: Engelhardt saluta, Mazzitelli e Braunoder cercano spazio
L’addio di Yannik Engelhardt pesa: il centrocampista non è mai riuscito a inserirsi nei meccanismi del Como “in salsa spagnola”. Luca Mazzitelli e Matthias Braunoder puntano a una sistemazione stabile in Serie A, forti di un buon mercato tra i club di fascia medio‑bassa.
Per Le Borgne si prospetta un percorso di crescita in Serie B o all’estero, utile per accumulare minutaggio. Diverso il discorso per Francesco Rispoli, per cui la priorità resta il rinnovo del contratto: una permanenza sul Lario potrebbe anche agevolare la gestione delle liste UEFA.