Pagina 62 – Calcio News 24

Caso Balogun, scoppia la polemica: il precedente Garrincha del 1962 riaccende il dibattito

Caso Balogun, scintille sulla scena internazionale: il precedente Garrincha del 1962 riaccende il dibattito sulle espulsioni revocate

La revoca della squalifica a Folarin Balogun continua a far discutere e ha aperto un caso internazionale. L’attaccante degli Stati Uniti, espulso con rosso diretto contro la Bosnia per un pestone su Muharemovic (Sassuolo), avrebbe dovuto saltare gli ottavi contro il Belgio.

Nelle ultime ore, però, la FIFA ha annullato la sanzione, rimettendo Balogun a disposizione del CT USA Mauricio Pochettino. Una decisione che ha fatto infuriare la Federazione belga, che ha inviato una lettera formale alla FIFA. Secondo The Athletic, al Belgio è stato ora concesso il diritto di ricorso.

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Il precedente storico: Garrincha, Cile 1962

Il caso Balogun richiama alla memoria un episodio rimasto nella storia del calcio. Per trovare una situazione simile bisogna tornare al Mondiale 1962, in Cile, quando il brasiliano Mané Garrincha fu espulso nella semifinale vinta 4‑2 contro i padroni di casa.

All’83’, dopo un fallo di reazione, arrivò il rosso e la squalifica automatica: Garrincha avrebbe dovuto saltare la finale contro la Cecoslovacchia. La leggenda racconta però che, grazie alle pressioni del governo brasiliano e all’intervento degli organizzatori, la FIFA revocò la squalifica, permettendogli di giocare la finale poi vinta 3‑1 dal Brasile.

Un clima teso e decisioni sotto osservazione

Il caso Balogun, sommato alle tensioni disciplinari degli ultimi giorni, alimenta dubbi e polemiche. La sensazione, filtrata da più parti, è che non siano escluse nuove sorprese nelle prossime decisioni della FIFA.

Como, maxi sfoltimento in vista: 16 giocatori verso l’addio e Fabregas ridisegna la rosa

Como, rivoluzione è in arrivo: sono ben sedici gli esuberi e Fabregas è pronto a rifare la squadra pezzo per pezzo

Il Como si prepara a una profonda operazione di sfoltimento dopo la scalata che l’ha portato dalla Serie D alla massima categoria. Secondo Gazzetta dello Sport, sarebbero 16 i giocatori destinati a lasciare il club, tra prestiti e cessioni definitive, per un valore complessivo vicino ai 60 milioni di euro.

Nel gruppo dei possibili partenti figurano nomi pesanti come Álvaro Morata, Nicolas Kuhn e Alieu Fadera, profili che non sembrano rientrare nei piani tattici di Fabregas.

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Morata, reduce da una stagione complicata e da un solo gol in Coppa Italia, potrebbe salutare l’Italia per una nuova esperienza all’estero. Kuhn, arrivato con un investimento importante, non è mai riuscito a ritagliarsi spazio. Fadera è tornato dal prestito al Sassuolo, che ha scelto di non esercitare l’opzione da 10 milioni.

Difesa: Dossena e Posch verso l’addio

In retroguardia, Alberto Dossena e Stefan Posch hanno già le valigie pronte. Costati complessivamente circa 15 milioni, il centrale italiano è stato frenato da un grave infortunio e ha collezionato appena una dozzina di presenze in prestito al Cagliari. Posch, invece, ha brillato nei sei mesi al Mainz, guadagnandosi la convocazione al Mondiale e attirando l’interesse di diversi club di Bundesliga.

Centrocampo: Engelhardt saluta, Mazzitelli e Braunoder cercano spazio

L’addio di Yannik Engelhardt pesa: il centrocampista non è mai riuscito a inserirsi nei meccanismi del Como “in salsa spagnola”. Luca Mazzitelli e Matthias Braunoder puntano a una sistemazione stabile in Serie A, forti di un buon mercato tra i club di fascia medio‑bassa.

Per Le Borgne si prospetta un percorso di crescita in Serie B o all’estero, utile per accumulare minutaggio. Diverso il discorso per Francesco Rispoli, per cui la priorità resta il rinnovo del contratto: una permanenza sul Lario potrebbe anche agevolare la gestione delle liste UEFA.

Andersinho Marques: «Il Brasile ha perso la propria identità. Neymar non è il colpevole. Su Ancelotti…» – ESCLUSIVA

Andersinho Marques ha parlato in un’intervista esclusiva a Calcionews24: le sue dichiarazioni sul Mondiale in corso

Andersinho Marques, noto giornalista di Sport Tv Portogallo, ha analizzato in esclusiva a Calcionews24 la clamorosa eliminazione del Brasile contro la Norvegia negli ottavi di finale dei Mondiali.

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  1. Questa eliminazione è soltanto una serata storta o è il sintomo di una crisi più profonda? Dove nasce il problema?

Non è una serata storta. È il risultato di un processo che dura da oltre un decennio. Dal 2014 il Brasile ha perso la propria identità calcistica. Ha continuato a produrre talento individuale, ma non è più riuscito a costruire una squadra. Il problema nasce dalla CBF, che ha cambiato continuamente progetto tecnico senza dare continuità metodologica. Oggi il Brasile non domina più attraverso il possesso, non domina più negli uno contro uno e nemmeno sul piano dell’organizzazione collettiva. È una nazionale che vive di episodi e questo, nel calcio moderno, non basta più.

  1. Quanto hanno pesato i continui cambi di commissario tecnico?

Hanno pesato tantissimo. Le grandi nazionali vincenti hanno un’identità riconoscibile che sopravvive anche al cambio dell’allenatore. La Spagna mantiene un principio di gioco, la Francia una struttura atletica e tattica consolidata, l’Inghilterra ha costruito un percorso durato anni. Il Brasile invece ha cambiato idee, sistemi di gioco e criteri di convocazione praticamente ad ogni ciclo. Senza continuità è impossibile sviluppare automatismi, leadership e cultura tattica.

  1. L’eredità di Neymar?

Credo che Neymar verrà rivalutato con il tempo. È stato il giocatore più talentuoso del Brasile dopo Ronaldo il Fenomeno, ma gli è stato chiesto di risolvere da solo problemi strutturali della nazionale. Ha certamente commesso errori nella gestione della carriera e degli infortuni, ma gli sono state attribuite responsabilità superiori ai suoi reali demeriti. Nessun campione può vincere un Mondiale senza una struttura collettiva all’altezza. Neymar è stato il simbolo di una generazione incompiuta, non il responsabile principale del fallimento.

  1. Il Brasile è rimasto indietro rispetto alle grandi europee?

Sì, soprattutto sotto l’aspetto tattico e organizzativo. Oggi le grandi europee occupano meglio gli spazi, gestiscono le transizioni con maggiore equilibrio, pressano in maniera coordinata e lavorano moltissimo sui dettagli. Il Brasile continua ad avere una qualità tecnica enorme, ma spesso gioca con distanze troppo lunghe tra i reparti e dipende dalle iniziative individuali. Nel calcio di oggi il talento senza organizzazione non basta più.

  1. Da dove deve ripartire il Brasile?

Serve una riforma profonda. Bisogna ripensare la federazione, creare una filosofia tecnica condivisa dalle nazionali giovanili fino alla prima squadra e investire nella formazione degli allenatori. Il Brasile continua a produrre calciatori straordinari, quindi non manca il materiale umano. Manca una struttura moderna capace di valorizzare quel talento. Non servono rivoluzioni sul piano della qualità dei giocatori, ma della governance calcistica.

  1. Continueresti con Ancelotti? Quali sono le sue responsabilità?

No, io non continuerei con Ancelotti. Il Brasile aveva bisogno di un allenatore capace di ricostruire un’identità tecnica e mentale, ma in questo Mondiale non si è visto nulla di tutto questo. La squadra è apparsa confusa nelle distanze, poco aggressiva senza palla e priva di un’organizzazione offensiva riconoscibile.

Contro la Norvegia le sue scelte hanno inciso in maniera negativa. Con gli ingressi di Neymar e Danilo Santos il Brasile ha perso equilibrio, ha concesso spazi enormi nelle transizioni e Haaland ne ha approfittato. Ancora più preoccupante è stato vedere una Seleção chiudere con appena il 30% di possesso palla, un dato che racconta una squadra incapace di controllare il gioco.

Ancelotti non è l’unico responsabile della crisi del calcio brasiliano, che nasce da problemi strutturali della federazione e dalla mancanza di un progetto negli ultimi dieci anni. Però un commissario tecnico viene giudicato per ciò che costruisce in campo e, sotto questo aspetto, il suo Mondiale è stato insufficiente. Per ripartire serve un allenatore con idee moderne, personalità e la capacità di dare al Brasile un’identità precisa e riconoscibile“.

  1. Chi è la favorita e quale può essere la sorpresa?

Oggi, per me, la Francia è la principale favorita. È la nazionale più completa del torneo: ha una profondità di rosa impressionante, grande fisicità, qualità tecnica in ogni reparto ed è capace di adattarsi a qualsiasi tipo di partita. Anche quando non domina il gioco, dà sempre la sensazione di poter vincere grazie alla maturità tattica e all’esperienza internazionale dei suoi giocatori.

Subito dietro metto la Spagna, che probabilmente esprime il calcio più bello e organizzato del Mondiale. Ha un’identità molto chiara, occupa gli spazi in maniera eccellente e controlla il ritmo della partita come poche altre nazionali.

Se oggi dovessi indicare una favorita assoluta, direi Francia, con la Spagna come principale rivale. Sono le due squadre che hanno dimostrato il maggior equilibrio tra qualità individuale, organizzazione collettiva e continuità di rendimento. Oggi il Mondiale passa soprattutto da loro“.

SI RINGRAZIA ANDERSINHO MARQUES PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

Zaniolo Udinese, giornata decisiva: serve l’accordo economico per evitare l’addio

Zaniolo Udinese, oggi ci sarà il vertice decisivo sull’ingaggio: la Juventus osserva pronta a inserirsi nell’operazione

Il futuro di Nicolò Zaniolo entra nelle ore più delicate. Come spiegato dal suo agente Vigorelli, dopo il riscatto arrivato dal Galatasaray, manca ancora l’intesa economica tra il giocatore e l’Udinese: il nodo è totalmente contrattuale.

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Oggi, lunedì 6 luglio, è previsto un incontro tra la dirigenza friulana e gli agenti del numero 10, con l’obiettivo di trovare un accordo definitivo e chiudere una telenovela che accompagna l’inizio del mercato bianconero.

Il nodo stipendio: richiesta raddoppiata

Il tema centrale è l’ingaggio.

  • Stipendio attuale: circa 1,1/1,2 milioni di euro
  • Richiesta dell’entourage: circa 2 milioni di euro

L’Udinese dovrà decidere se accontentare il giocatore e blindarlo, oppure se aprire alla possibilità di una cessione.

Rischio addio: Juventus e Lazio osservano

Se non dovesse arrivare l’intesa, non è escluso che Zaniolo lasci l’Udinese già in questa sessione di mercato. Negli ultimi giorni il trequartista è stato nuovamente accostato alla Juventus e alla Lazio, club con cui in passato aveva già avuto aperture.


Trump spiazza: «Sì ho chiamato io Infantino e chiesto di cancellare la squalifica a Balogun»

Trump non ha dubbi: «Sì ho chiamato io Infantino e chiesto di cancellare la squalifica a Balogun». Le sue dichiarazioni

Il caso Folarin Balogun continua a infiammare il dibattito internazionale. Nelle ultime ore Donald Trump ha confermato di aver parlato con il presidente FIFA Gianni Infantino riguardo al cartellino rosso mostrato all’attaccante degli Stati Uniti.

Il caso Balogun

La sospensione della squalifica a Folarin Balogun ha acceso un’ondata di polemiche, tra accuse rivolte alla FIFA e indiscrezioni su una presunta telefonata in cui Donald Trump avrebbe ringraziato Gianni Infantino per l’intervento sul caso. A complicare ulteriormente il quadro è arrivato anche il nuovo comunicato della Federazione belga, che ha contestato apertamente la gestione dell’intera vicenda.

La scintilla è stata la decisione sulla squalifica dell’attaccante statunitense: espulso nei sedicesimi contro la Bosnia‑Erzegovina, Balogun avrebbe dovuto saltare la sfida degli ottavi contro il Belgio. La FIFA, però, ha concesso una sospensione della pena per un anno, rendendo il giocatore nuovamente disponibile per il CT Mauricio Pochettino in vista della prossima gara dei Mondiali.

Una scelta che ha aperto un fronte diplomatico e sportivo destinato a far discutere ancora a lungo.

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PAROLE TRUMP «Sì ho chiamato io Infantino e chiesto di cancellare la squalifica a Balogun. Ho visto la partita, non era da cartellino rosso, non ha fatto nulla».

Il caso resta dunque al centro delle polemiche, mentre si attendono ulteriori sviluppi da parte della FIFA e delle federazioni coinvolte.

Caso Balogun, la Federazione belga accusa: «Nessuna risposta dalla FIFA, ricorso inevitabile»

E’ scoppiato il caso Balogun, la Federazione belga non ci sta e contrattacca: “FIFA silente, ricorso obbligato”

Il caso Folarin Balogun continua a generare tensioni e polemiche. In attesa di capire quali saranno le prossime mosse della FIFA, la Royal Belgian Football Association (RBFA) ha diffuso un nuovo comunicato ufficiale, annunciando di aver presentato ricorso contro la decisione dell’organismo internazionale di revocare la squalifica dell’attaccante degli Stati Uniti.

Secondo la federazione belga, la scelta della FIFA e il modo in cui è stata gestita la comunicazione della decisione sollevano dubbi procedurali e mancanza di trasparenza. Per questo motivo la RBFA ha deciso di contestare formalmente l’idoneità del giocatore in vista del prossimo incontro.

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COMUNICATO – A seguito della sua precedente dichiarazione, la RBFA desidera spiegare pubblicamente gli eventi delle ultime ore.

Dopo aver appreso dai media della decisione della FIFA di revocare la sospensione automatica del giocatore Balogun, la RBFA ha inviato una lettera alla FIFA chiedendo una copia della decisione, una spiegazione del processo seguito e illustrando la propria posizione in merito ai regolamenti applicabili.

Come unica risposta, la FIFA ha inviato una lettera alla RBFA affermando di considerare tale corrispondenza come un ricorso, che un giudice era stato nominato e che la RBFA aveva solo poche ore per completare tale ricorso. La FIFA non ha fornito alcuna informazione aggiuntiva.

Perché un ricorso sia ammissibile, i regolamenti della FIFA stabiliscono che la decisione motivata debba essere comunicata preventivamente all’appellante. Mentre la RBFA stava semplicemente cercando spiegazioni legittime, la FIFA ha creato essa stessa un ricorso e ha immediatamente fatto in modo che venisse dichiarato inammissibile.

Tutto ciò è avvenuto mentre la FIFA si rifiutava contemporaneamente di rispondere alle legittime richieste della RBFA.

Inoltre, durante la riunione di coordinamento della partita, la FIFA ha deliberatamente rimosso dalla presentazione la sezione relativa alla sospensione automatica dei giocatori. Questo argomento era stato trattato in tutte le riunioni precedenti alle quattro partite disputate. La RBFA ha chiesto spiegazioni alla FIFA, sia oralmente che per iscritto, sulle ragioni di questo cambiamento, senza ricevere alcuna risposta.

Per essere chiari: ad oggi la RBFA non ha ancora ricevuto alcuna decisione né alcuna spiegazione dalla FIFA riguardo alla vicenda. Non ha quindi altra scelta se non contestare l’idoneità del giocatore a partecipare alla prossima partita.

Indipendentemente dal risultato sportivo della gara, la RBFA è profondamente preoccupata per quanto accaduto e continuerà a battersi nelle prossime ore, giorni e mesi in difesa dei principi fondamentali di etica, correttezza competitiva e degli interessi del calcio nel suo complesso.”

Portogallo Spagna: 5 motivi per cui la sfida di Sochi è entrata nella leggenda (e non solo per CR7)

Stasera si rigioca il remake di una sfida del 2018 assolutamente fantastica

A distanza di otto anni, il tabellone di questo Mondiale ci regala nuovamente un Portogallo-Spagna agli ottavi di finale, rievocando subito il ricordo di quel clamoroso 3-3 di Sochi del 2018. Una partita che non è stata solo la prima gara della fase a gironi, ma un’autentica opera d’arte calcistica che è rimasta scolpita nella memoria degli appassionati.

Ecco 5 motivi per cui quel derby iberico è stato e resterà memorabile.

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1. La consacrazione mondiale di Cristiano Ronaldo

Fino a quella notte, il rapporto di Cristiano Ronaldo con i Mondiali era stato sorprendentemente avaro: aveva segnato solo tre reti in tre edizioni diverse (2006, 2010, 2014). Contro la Spagna, CR7 scelse il palcoscenico più importante per dimostrare la sua grandezza. Si procurò e trasformò un rigore dopo appena 4 minuti, firmò il raddoppio al 44′ complice un errore di De Gea, ma soprattutto, a pochi minuti dalla fine, si guadagnò e calciò una punizione monumentale: palla sopra la barriera e direttamente all’incrocio per il 3-3 finale. Una tripletta da cineteca che lo caricò sulle spalle l’intera Nazione.

2. La forza bruta e la risposta di Diego Costa

Se CR7 fu sublime, Diego Costa rispose con l’istinto del predatore. Spesso criticato per il suo stile di gioco aspro, l’attaccante spagnolo realizzò una doppietta fantastica. Il primo gol (il momentaneo 1-1 al 24′) fu un capolavoro di prepotenza e tecnica: addomesticò un lancio lungo (vincendo un controverso duello fisico con Pepe), ubriacò di finte Fonte e Cedric in area di rigore e fulminò Rui Patricio. Ripeté l’esultanza al 55′, chiudendo in tap-in un perfetto schema su punizione rifinito da Sergio Busquets.

3. Il fendente spettacolare di Nacho Fernández

Chi avrebbe mai immaginato che un difensore potesse segnare uno dei gol più belli del torneo? Dopo aver commesso il fallo da rigore su Ronaldo in avvio, Nacho Fernández si riscattò al 58′ con una prodezza balistica impressionante. Un tiro di collo esterno destro scagliato da fuori area, un vero e proprio fendente tennistico (da far invidia a Rafa Nadal) che colpì il palo interno e si infilò in rete ribaltando il risultato sul 2-3 per la Roja.

4. Il clamoroso blackout di David De Gea

Quel match segnò in negativo il Mondiale di David De Gea. Ritenuto allora tra i migliori portieri del mondo, il futuro viola crollò mentalmente sul 2-1 di Ronaldo allo scadere del primo tempo: un tiro centrale rasoterra sfuggì dalle sue mani come nel peggior incubo di Loris Karius. Un errore, unito all’immobilità sulla punizione finale di CR7, che incrinò pesantemente le sue certezze.

5. Il caos spagnolo e l’esordio nel fuoco di Hierro

La Spagna arrivò a Sochi come una polveriera. Solo tre giorni prima, la Federazione aveva esonerato il CT Julen Lopetegui (colpevole di aver firmato in segreto per il Real Madrid), affidando la panchina a Fernando Hierro. Nonostante il terremoto tecnico, la squadra riuscì a mostrare un possesso palla e un tiki-taka sublimi, esaltando il palleggio di Iniesta e Isco, dimostrando come il DNA di quella Nazionale fosse in grado di resistere a qualsiasi scossone. Anche se poi, sia Spagna che Portogallo non andarono oltre gli ottavi di finale, esattamente il punto nel quale una delle due nazionali stasera sarà costretta a fermare la sua corsa.

Brasile, Ancelotti blindato fino al 2030: la Federazione ribadisce piena fiducia nel CT italiano

Brasile, Ancelotti confermato fino al 2030: la Federazione ribadisce fiducia totale nonostante l’eliminazione con la Norvegia

L’eliminazione dolorosa contro la Norvegia non cambia il futuro della panchina verdeoro: Carlo Ancelotti resterà CT del Brasile fino al 2030. A confermarlo è stato il presidente della Federcalcio brasiliana, Rodrigo Caetano, che ha ribadito la volontà di proseguire con il progetto tecnico guidato dall’allenatore di Reggiolo.

Nonostante un Mondiale segnato da prestazioni altalenanti, in casa Brasile non si parla di rivoluzioni. Le responsabilità, sottolineano fonti interne alla Seleção, ricadono soprattutto su una rosa non all’altezza della tradizione dei cinque titoli mondiali, più che sulle scelte del commissario tecnico.

La Federazione, dunque, conferma la linea: avanti con Ancelotti, con l’obiettivo di ricostruire un ciclo competitivo e riportare la Seleção ai vertici del calcio internazionale.

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CAETANO CONFERMA – “Il Brasile deve portare avanti un ciclo nella normalità fino alla Coppa del Mondo 2030, con più calma rispetto ai frequenti cambi di allenatori che hanno segnato gli ultimi quattro anni. 

Con l’allenatore garantito per il prossimo ciclo, potremo iniziare a settembre la ricostruzione di una squadra.

Ecco perché la Cbf farà l’opposto di quello che normalmente si fa. Ha già acquisito fiducia nel lavoro di Ancelotti anche prima della Coppa del Mondo”. 

Il flop del Brasile ai Mondiali 2026: Ancelotti e la maledizione europea

Il Brasile sembra una nazionale fuori tempo: neanche il Commissario tecnico italiano è riuscito a risollevarla

La delusione in patria è enorme, ma Carlo Ancelotti prova a guardare avanti con la sua consueta lucidità. Al termine della bruciante sconfitta per 1-2 contro la Norvegia, che ha condannato i sudamericani all’uscita dal Mondiale, il commissario tecnico della Seleção cerca di tracciare la rotta: “Questa sconfitta segna l’inizio di un nuovo ciclo“.

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Per il Brasile, che sognava l’agognata sesta stella pur non avendo i mezzi tecnici di un tempo, l’eliminazione agli ottavi di finale è un boccone amarissimo. Un traguardo in negativo di questa portata, infatti, non si registrava dall’ormai lontano Mondiale di Italia ’90.

Un tabù chiamato Europa e l’incubo norvegese

L’incrocio nelle fasi a eliminazione diretta contro le nazionali del Vecchio Continente si conferma una vera e propria maledizione per i verdeoro. Dalla vittoria del 2002 contro la Germania, il Brasile ha incassato ben sei eliminazioni consecutive ai Mondiali per mano di squadre europee:

  • 2006: Francia
  • 2010: Olanda
  • 2014: Germania (il tragico 7-1 del Mineirazo)
  • 2018: Belgio
  • 2022: Croazia
  • 2026: Norvegia

A questa striscia negativa si aggiunge una statistica quasi surreale: in cinque sfide storiche assolute, il Brasile non è mai riuscito a sconfiggere la Norvegia. La federazione brasiliana (CBF) aveva ingaggiato Ancelotti proprio per esorcizzare questo blocco contro le europee, affidandosi all’unico allenatore capace di vincere cinque Champions League. La sua esperienza, però, non è bastata a salvare una nave che da tempo fatica a produrre il talento di un tempo.

Le scelte sotto accusa

La Seleção si avvia a toccare un record storico negativo: ben 28 anni senza alzare la Coppa del Mondo. Prima dell’inizio del torneo, Ancelotti aveva prolungato il suo contratto fino al 2030, ma ora dovrà far digerire questa disfatta al popolo brasiliano.

Nella notte dell’eliminazione, i social si sono infiammati criticando aspramente le scelte del CT italiano: la decisione di mantenere in campo fino alla fine veterani come Danilo e Casemiro, la sostituzione di Bruno Guimarães e il mancato impiego di Luiz Henrique sono finiti sul banco degli imputati.

Eppure, serve una profonda dose di realismo per analizzare la situazione. Questo è, nei fatti, un Brasile tecnicamente “minore”. L’ultima squadra capace di vincere il Mondiale schierava in attacco fenomeni come Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho; oggi, accanto all’unico vero fuoriclasse Vinicius, ci sono giocatori come Rayan, Matheus Cunha e Martinelli. Ancelotti è il quarto commissario tecnico dal post-Qatar 2022 (dopo i fallimenti di Menezes, Diniz e Dorival). Per tornare stabilmente sul tetto del mondo, prima ancora che di tattica, il Brasile ha un disperato bisogno di tempo per ricostruire.

Balogun graziato: la FIFA sotto accusa, Infantino e le pressioni che mettono a rischio il calcio

La sospensione della squalifica al centravanti statunitense apre interrogativi su indipendenza e procedure dell’organo mondiale

La FIFA ha sospeso la squalifica di Folarin Balogun e la decisione, resa pubblica dopo un intervento esterno, solleva dubbi profondi sulla credibilità dell’organo che governa il calcio mondiale. Questa non è solo una scelta disciplinare: è un segnale che mette in discussione l’imparzialità delle regole.

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La decisione e il contesto

La sospensione della squalifica di Balogun — inflitta per un rosso diretto dopo il match USA‑Bosnia — è stata formalizzata richiamando l’articolo 27 del Codice Disciplinare FIFA, che consente di sospendere l’esecuzione di una sanzione per un periodo di prova. La mossa ha reso il giocatore disponibile per il match contro il Belgio, scatenando immediate reazioni di incredulità da parte di federazioni e osservatori.

A rendere la vicenda ancora più esplosiva sono le ricostruzioni secondo cui il presidente degli Stati Uniti avrebbe contattato direttamente Gianni Infantino per chiedere una revisione della sanzione, e che la Casa Bianca avrebbe esercitato pressioni parallele. Questo elemento trasforma una decisione tecnica in un caso di influenza politica su un organismo sportivo internazionale.

Perché la scelta è problematica

Primo, la sospensione appare incoerente con la prassi: un rosso diretto in un Mondiale porta automaticamente a una giornata di squalifica senza appello, e la deroga ha creato un precedente pericoloso.

Secondo, la trasparenza è mancata: FIFA non ha fornito una spiegazione dettagliata che giustifichi la deroga, lasciando spazio a sospetti su favoritismi e interferenze esterne.

Terzo, la reazione delle federazioni coinvolte — in particolare il Belgio — e di organismi come l’UEFA è stata di forte sconcerto, segno che la fiducia nelle regole è stata scossa.

Il problema più ampio

Questa vicenda non riguarda solo un giocatore o una partita: mette in luce un malessere strutturale. Quando le decisioni disciplinari possono essere sospese in modo così discrezionale e sotto pressione politica, il calcio perde la sua dimensione sportiva e diventa terreno di manovre esterne. Il rischio è che il gioco, le regole e la meritocrazia vengano subordinati a interessi economici e geopolitici.

La gestione del caso Balogun è un campanello d’allarme: se la FIFA non recupera credibilità e trasparenza, il calcio rischia di diventare un giocattolo nelle mani dei potenti, dove contano più i contatti che le regole. Gianni Infantino e il suo organismo devono rispondere con chiarezza e misure concrete per ristabilire fiducia: pubblicare i documenti, spiegare le motivazioni e garantire che nessuna pressione esterna possa alterare il corso della giustizia sportiva. Solo così il calcio potrà tornare a essere, davvero, uno sport governato da regole e non da interessi.

Francia furiosa per il giallo a Olise: dopo il caso Balogun la Federazione prepara l’esposto alla FIFA

La Francia insorge per il giallo a Olise: dopo il caso Balogun, la Federazione prepara un’azione formale alla FIFA

La Federazione francese si muove per tutelare Michael Olise dopo l’episodio che lo ha coinvolto nel recupero della sfida contro il Paraguay. La stella di Deschamps era stata ammonita in circostanze controverse: Olise aveva semplicemente portato un dito alle labbra per chiedere silenzio, gesto che ha provocato la reazione di Galarza, avvicinatosi a muso duro prima di cadere a terra.

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L’arbitro, senza esitazioni, aveva estratto il cartellino giallo, lasciando stupiti compagni e staff francese.

La Francia prepara una richiesta ufficiale alla FIFA

La Federazione non vuole correre rischi: nelle prossime ore invierà una richiesta formale alla FIFA per rivedere l’ammonizione. Un dettaglio tutt’altro che secondario: con un altro giallo, Olise salterebbe l’eventuale semifinale, un’assenza pesantissima per la Francia.

Il precedente Balogun alimenta tensioni e incertezze

Il caso Olise arriva mentre negli USA infuria la polemica legata a Folarin Balogun, e il clima generale non aiuta. Per questo, sottolineano fonti francesi, non sono escluse sorprese nelle decisioni disciplinari dei prossimi giorni.

Sandro Tonali è ufficialmente un nuovo giocatore del Tottenham: «Sono molto felice di essere qui»

Sandro Tonali, è tutto vero ed ora anche ufficiale! E’ un nuovo giocatore del Tottenham: «Sono molto felice». Le sue prime parole

Ora è arrivata anche l’ufficialità: Sandro Tonali è un nuovo giocatore del Tottenham. Gli Spurs, come anticipato nei giorni scorsi, hanno chiuso l’intesa con il Newcastle per una cifra record per un calciatore italiano, pari a 116 milioni di euro bonus inclusi.

Dopo il suo arrivo in Inghilterra, mancava solo l’annuncio del club londinese: Tonali vestirà la maglia del Tottenham e apre così un nuovo capitolo della sua carriera in Premier League.

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PRIME PAROLE TONALI «Sono molto felice di essere qui. Quando sono arrivato al Club oggi, mi sono sentito benissimo. Si diceva che ci fossero quattro o cinque club, ma in realtà ce n’era solo uno. Ho parlato con l’allenatore per quasi due ore del club, dei tifosi, dello stadio e del nostro calcio. È stato come per magia, perché ho capito subito che dovevo firmare per il Tottenham. Ho giocato contro il Tottenham diverse volte e ho sempre trovato un’atmosfera fantastica, creata da tifosi fantastici. Non vedo l’ora di iniziare la stagione».

COMUNICATO – “Figura tenace, creativa ed energica a centrocampo, Sandro arriva dal Newcastle, dove si è affermato come uno dei giocatori più costanti della Premier League.

Nato a Lodi, in Italia, ha imparato il mestiere in Lombardia, iniziando il suo percorso calcistico con esperienze al Lombardia Uno e al Piacenza prima di approdare al Brescia nel 2012. Nella squadra della città natale del suo nuovo allenatore Roberto, il centrocampista ha fatto il suo debutto da professionista con la formazione di Serie B nell’agosto del 2017, disputando una stagione d’esordio straordinaria e aggiudicandosi il premio di miglior giocatore del campionato. Un riconoscimento che ha bissato l’anno successivo, giocando un ruolo centrale nella promozione del Brescia in Serie A nella stagione 2018/19.

Dopo tre stagioni impressionanti e 89 presenze con la maglia della Leonessa, Sandro si è guadagnato il trasferimento in prestito annuale al Milan nel settembre 2020, dove è diventato un elemento chiave della squadra e ha avuto il suo primo assaggio di calcio europeo, contribuendo al raggiungimento degli ottavi di finale di UEFA Europa League da parte dei rossoneri.

Nella stagione successiva, il suo trasferimento al Milan divenne definitivo e per la squadra di Serie A fu un anno fruttuoso, culminato con la conquista del 19° Scudetto, il primo dal 2011. Presente in quasi tutte le partite di campionato di quella stagione, Sandro fu fondamentale per il successo della squadra e collezionò sei presenze nella fase a gironi della UEFA Champions League.

Protagonista indiscusso del centrocampo anche nella stagione 2022/23, ha partecipato alla UEFA Champions League per la seconda stagione consecutiva, giocando da titolare in tutte le partite che hanno portato la squadra alle semifinali della competizione. Ha collezionato un totale di 130 presenze con il Milan, segnando sette gol e ricevendo innumerevoli elogi per le sue prestazioni.

Nel luglio 2023, Sandro firmò per il Newcastle e segnò il suo primo gol con la nuova maglia al suo debutto in Premier League il mese successivo. Durante la sua permanenza a Tyneside, collezionò un totale di 110 presenze, segnando 10 gol, e contribuì alla conquista della Carabao Cup 2025, ponendo fine a un’attesa di 70 anni per il Newcastle United, che non vinceva un trofeo nazionale.

Ha rappresentato l’Italia ai Campionati Europei Under-19 del 2018 e ai Campionati Europei Under-21 del 2019, esordendo con la nazionale maggiore nell’ottobre del 2019 in una partita di qualificazione al Campionato Europeo UEFA contro il Liechtenstein. Ad oggi, vanta 32 presenze con la nazionale maggiore e quattro gol all’attivo.

Benvenuto, Sandro!”

Como, tentativo di sorpasso sull’Inter per Khalaili: offerta pesante all’Union Saint-Gilloise

Como, inserimento a sorpresa nella corsa all’esterno dell’Union Saint-Gilloise, Anan Khalaili: è sfida totale all’Inter sul mercato

La corsa per Anan Khalaili si accende. L’Inter continua a lavorare per l’esterno dell’Union Saint-Gilloise, considerato uno dei profili più interessanti per rinforzare la corsia destra, ma nelle ultime ore si sarebbe inserito con decisione anche il Como.

Ascolta le nostre notizie!

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Secondo quanto riferito dal giornalista Sacha Tavolieri, il club lombardo avrebbe deciso di provare il sorpasso sui nerazzurri, presentando una prima proposta ufficiale alla società belga. Una mossa importante, che conferma le ambizioni del Como sul mercato e la volontà di competere anche su obiettivi di livello internazionale.

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Il nome di Khalaili è da giorni al centro delle strategie dell’Inter, che ha già avuto contatti positivi con l’entourage del calciatore. Il nodo, però, resta l’intesa con l’Union Saint-Gilloise, club che continua a mantenere alta la propria valutazione.

Khalaili Como, la proposta e le parole di Tavolieri

Su X, Sacha Tavolieri ha spiegato il nuovo scenario di mercato legato all’esterno israeliano: «Il Como vuole inserirsi nell’affare Anan Khalaili».

Il giornalista belga ha poi aggiunto un dettaglio rilevante sulla possibile offerta del club lombardo: «Il club lombardo vuole battere l’Inter sul tempo per la sua firma e ha presentato una prima offerta in prestito con obbligo di riscatto da 27 milioni di euro».

Si tratterebbe di una proposta molto importante, soprattutto per struttura e valore complessivo. L’offerta del Como si avvicinerebbe infatti alla richiesta dell’Union Saint-Gilloise, che per lasciar partire Khalaili continua a chiedere circa 30 milioni di euro.

Khalaili Inter, la volontà del giocatore resta decisiva

Il punto centrale della trattativa resta però la volontà del calciatore. Sempre secondo Tavolieri, infatti, Khalaili avrebbe una preferenza chiara per i nerazzurri: «Khalaili vuole unirsi all’Inter, ma i nerazzurri devono ancora raggiungere un accordo con l’Union Saint-Gilloise, che chiede 30 milioni».

Una frase che fotografa bene lo stato dell’operazione: l’Inter resta avanti nel gradimento del giocatore, ma il Como prova a mettere pressione con un’offerta economicamente significativa.

Per i nerazzurri, ora, il rischio è quello di vedere aumentare la concorrenza e irrigidirsi ulteriormente la posizione del club belga. L’accordo con Khalaili rappresenta un vantaggio importante, ma senza l’intesa definitiva con l’Union Saint-Gilloise la partita resta aperta.

Pulisic: «Balogun merita di giocare e averlo oggi ci darà una spinta enorme. Il rosso è stato troppo severo»

Usa-Belgio, l’attaccante milanista, Christian Pulisic, parla degli ottavi che possono lanciare la sua nazionale

Sarà uno dei grandi protagonisti di stanotte, quando si giocherà Usa-Belgio. Il milanista Christian Pulisic ha parlato alla vigilia, peraltro infuocata dopo la revoca della squalifica del compagno Balogun. La Gazzetta dello Sport ne ospita le parole:

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BALOGUN «Siamo felicissimi per lui. Vederlo con quel sorriso dice tutto: Folarin merita di giocare una partita così e averlo con noi ci dà una spinta enorme».

IL BELGIO NON CI STA «Se riguardate il fallo, non c’era alcuna intenzione di far male. Ho visto interventi molto peggiori in questo Mondiale. È stato un cartellino estremamente severo. Non siamo stati qui a lamentarci o a fare polemica, abbiamo cercato di comportarci con professionalità e penso che, quando fai così, poi le cose buone arrivano. Non sta a me dire se sia stata fatta giustizia o esprimermi sulle polemiche, ma credo che tanti possano pensare che quella decisione iniziale fosse troppo dura. Abbiamo presentato ricorso perché pensavamo ci fossero ottime possibilità che venisse accolto ed eccoci qua: la cosa più importante è che Flo possa essere in campo».

QUANTO CAMBIA AVERLO «Offre sempre una soluzione, rende tutto più semplice. È il nostro capocannoniere, ma eravamo pronti anche a giocare senza di lui. Ci siamo preparati a ogni scenario. Il Belgio è fortissimo, ma non cambieremo il nostro modo di giocare. Vogliamo restare aggressivi e fedeli alla nostra identità. Sappiamo di poter competere, anzi di poter dominare alcuni momenti della gara anche contro le migliori nazionali del mondo».

LA GARA PIU’ IMPORTANTE DELLA CARRIERA «Dipende da come la guardi… Ho giocato una finale di Champions, ma con la mia nazionale è una sfida gigantesca. Ogni anno percepisco una crescita del nostro movimento. Avere un Mondiale negli Stati Uniti sta aiutando molte persone a capire davvero cosa rappresenti questo sport nel mondo e tanti stanno diventando sempre più appassionati».

CONTENTO DI AMORIM E RAMOS «Sì, certamente, ma in questo momento esiste solo il Mondiale. Anzi, il Belgio…».

Caso Balogun, la UEFA attacca la FIFA: «Superata una linea rossa»

Caso Balogun, la UEFA entra duramente nella polemica scaturita in vista degli ottavi di finale del Mondiale: il comunicato

Il caso Folarin Balogun continua ad allargarsi e scuote sempre di più i vertici del calcio internazionale. Dopo l’annuncio del ricorso da parte del Belgio e le parole molto dure del presidente della FIGC Giovanni Malagò, ora è intervenuta direttamente anche la UEFA, con un comunicato ufficiale dai toni durissimi contro la decisione della FIFA.

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Al centro della vicenda c’è la sospensione della squalifica di un turno per l’attaccante degli Stati Uniti, espulso contro la Bosnia. Una scelta che ha permesso a Balogun di restare a disposizione per la gara successiva, ma che ha aperto un fronte polemico pesantissimo sul rispetto delle regole e sull’integrità della competizione.

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Caso Balogun, la UEFA parla di «linea rossa»

La UEFA non ha usato mezzi termini nel commentare la decisione della FIFA, definendola un precedente estremamente pericoloso. Nel comunicato ufficiale si legge:

«La decisione di ieri di sospendere, per un periodo di prova di un anno, l’esecuzione della squalifica automatica di una partita in seguito al cartellino rosso comminato a Folarin Balogun ha superato una linea rossa».

Il messaggio dell’organo di governo del calcio europeo è chiaro: la squalifica automatica dopo un cartellino rosso non dovrebbe essere oggetto di interpretazioni discrezionali, soprattutto durante un torneo già in corso.

La nota prosegue così:

«A volte le regole sono aperte all’interpretazione. In questo caso no. La squalifica automatica minima di una partita in seguito a un cartellino rosso non è un’opzione discrezionale e non richiede la decisione di un organo competente per essere applicata. È un principio radicato nei regolamenti, che non può essere soggetto a eccezioni, tantomeno nel bel mezzo di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la loro squalifica».

Caso Balogun, integrità della competizione a rischio

La UEFA ha poi insistito sul tema dell’integrità sportiva, sottolineando come una decisione di questo tipo rischi di compromettere la credibilità della competizione. Il timore è che l’eccezione concessa a Balogun possa aprire la strada a nuove richieste analoghe nel corso del torneo.

Nel comunicato viene evidenziato:

«Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità di una competizione viene compromessa».

La presa di posizione diventa ancora più netta nel passaggio successivo:

«Questa decisione crea un precedente nel torneo in corso, dove situazioni simili richiederanno ora una parità di trattamento, a scapito della competizione».

Caso Balogun, la condanna finale della UEFA

La chiusura del comunicato è una vera e propria condanna alla scelta della FIFA. La UEFA sottolinea come una decisione presa durante una competizione globale come la Coppa del Mondo possa produrre conseguenze molto più ampie rispetto al singolo episodio.

La nota si conclude così:

«Un torneo non è mai a sé stante e, se il torneo in questione è la Coppa del Mondo, ha il potere di generare conseguenze positive o negative sul gioco nel suo complesso. Esprimiamo la nostra incredulità di fronte a una decisione così senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile».

Il caso Balogun diventa quindi un tema politico e istituzionale oltre che sportivo. La spaccatura tra FIFA e UEFA rischia di lasciare strascichi pesanti, soprattutto per il precedente creato nel pieno del Mondiale.

Brasile eliminato dal Mondiale, Ancelotti guarda avanti: «Questa sconfitta segna l’inizio di un nuovo ciclo»

Brasile, eliminazione pesante agli ottavi di finale contro la Norvegia, ma il ct Ancelotti non molla: le parole del tecnico nel postpartita

La delusione è enorme, ma Carlo Ancelotti prova a guardare avanti. Il Brasile saluta il Mondiale già agli ottavi di finale dopo la sconfitta per 2-1 contro la Norvegia, un risultato che fa rumore e apre inevitabilmente una nuova fase di riflessione attorno alla Seleção.

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Per i verdeoro si tratta di un’uscita prematura che non si verificava da Italia ’90, quando il Brasile venne eliminato dall’Argentina. La nazionale brasiliana sognava l’Hexa, la sesta stella, ma il percorso si è interrotto ancora una volta contro una selezione europea. Dopo il trionfo del 2002, infatti, tutte le eliminazioni mondiali del Brasile sono arrivate contro squadre del Vecchio Continente: Francia, Olanda, Germania, Belgio, Croazia e ora Norvegia.

Resta anche il tabù norvegese, con il Brasile che non è mai riuscito a battere la Norvegia nei precedenti disputati. Ma il dato più pesante riguarda il rapporto sempre più complicato con il calcio europeo, diventato negli anni un ostacolo sistematico per una nazionale che non riesce più a dominare come in passato.

Ancelotti Brasile, l’analisi dopo la sconfitta

Nel postpartita, Ancelotti ha analizzato con lucidità la gara, riconoscendo i meriti della Norvegia e sottolineando come i dettagli abbiano fatto la differenza in una sfida molto equilibrata. Queste le sue parole in conferenza stampa:

«E’ un momento difficile, perché quando rappresenti il Brasile vuoi sempre vincere. Abbiamo perso una partita molto impegnativa contro un avversario che ha fatto le cose molto bene. La Norvegia era ben organizzata, ha giocato con molta intensità e ha sfruttato le sue occasioni. Noi ci abbiamo provato fino alla fine, ma in questo tipo di partite i piccoli dettagli possono decidere il risultato. Non credo che oggi sia mancato l’atteggiamento. La squadra ha lavorato, ha lottato, si è impegnata durante tutta la partita. Evidentemente ci sono cose che dobbiamo fare meglio e siamo i primi a riconoscerlo. Nel calcio ci sono giorni in cui l’avversario è migliore di te. Per 70 minuti la partita è stata sotto controllo e dopo Haaland ha deciso l’incontro».

Una lettura che conferma l’amarezza del commissario tecnico, ma anche la volontà di non ridurre tutto a una questione di atteggiamento. Il Brasile ha provato a restare dentro la partita, ma non è riuscito a concretizzare nei momenti chiave.

Brasile Norvegia, il rigore fallito e la scelta su Bruno Guimaraes

Tra gli episodi più discussi c’è il rigore del possibile vantaggio, affidato a Bruno Guimaraes e parato da Nyland. Una scelta che ha generato dibattito, considerando la presenza in campo di Vinicius, indicato da molti come il principale riferimento tecnico del Brasile.

Ancelotti ha spiegato così la decisione:

«Abbiamo fatto un’analisi di un anno sui rigoristi, il migliore a calciare è Raphinha, poi Neymar, poi Igor Thiago. Nessuno di questi tre era in campo. Tra chi stava giocando il migliore era Bruno Guimaraes, e ha tirato lui. L’abbiamo scelto perché pensavamo fosse il migliore tra quelli in campo».

Il rigore sbagliato ha pesato sull’inerzia della gara, prima che Haaland decidesse l’incontro e condannasse la Seleção all’eliminazione.

Ancelotti Brasile, il futuro della Seleção

Il Brasile arriverà almeno a 28 anni senza vincere un Mondiale, un dato storico per una nazionale abituata a vivere il torneo con ambizioni massime. La federazione aveva scelto Ancelotti proprio per provare a colmare il divario con il calcio europeo, affidandosi all’allenatore più vincente della storia della Champions League e a un tecnico capace di adattarsi a contesti diversi.

Il materiale tecnico, però, non è più quello delle grandi generazioni del passato. Il Brasile del 2002 poteva contare su Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho; quello attuale si regge soprattutto su Vinicius, con un gruppo giovane ma ancora incompleto.

Nonostante la delusione, Ancelotti ha lasciato intendere di voler proseguire il percorso, forte anche del contratto rinnovato fino al 2030:

«Dobbiamo accettare questa eliminazione con responsabilità e imparare da questa esperienza. C’è delusione perché le nostre aspettative erano molto alte, ma questo fa parte del calcio. Sono convinto che questo gruppo abbia qualità, personalità e un grande futuro. Voglio ringraziare i tifosi per il supporto che ci hanno dato durante tutta la competizione. Capisco la loro tristezza perché la proviamo anche noi. Quando indossi questa maglia la responsabilità è enorme. Oggi ce ne andiamo con dolore, ma anche con l’impegno di continuare a lavorare affinché il Brasile torni a competere ai massimi livelli. Dobbiamo gestire la tristezza e poi domani inizieremo a pensare a quale possa essere il futuro di questa Nazionale, che ha già un gruppo abbastanza solido di giovani e altri veterani che possono continuare in Nazionale, oltre a nuovi giocatori che possono essere inseriti».

La frase chiave resta quella pronunciata a caldo: «Questa sconfitta segna l’inizio di un nuovo ciclo». Il Brasile riparte da qui, da una caduta dolorosa e dalla necessità di ricostruire una nazionale capace di tornare davvero competitiva ai massimi livelli.

Italia Under 19 fuori dagli Europei: decisiva la sconfitta contro l’Ucraina

Italia Under 19, eliminazione amara nel girone dopo la sconfitta contro l’Ucraina: ora la sfida contro la Danimarca

L’Italia Under 19 saluta gli Europei al termine della fase a gironi. Per gli Azzurrini di Alberto Bollini è stata decisiva la sconfitta contro l’Ucraina, maturata dopo il gol di Olychenko nel primo tempo. Un risultato che, unito alla contemporanea vittoria della Croazia per 3-0 sulla Serbia, ha condannato la Nazionale italiana all’eliminazione.

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L’Italia chiude il girone con 4 punti, gli stessi della Croazia, grazie alla vittoria contro la Serbia e al pareggio nello scontro diretto proprio con i croati. A fare la differenza, però, è stato il maggior numero di gol segnati: 4 per la Croazia contro i 2 degli Azzurrini, con la differenza reti identica a quota 0.

Italia Under 19, ora la sfida con la Danimarca

Il percorso europeo dell’Italia Under 19 non è comunque completamente terminato. L’8 luglio gli Azzurrini affronteranno la Danimarca nella sfida valida per il quinto posto.

La partita sarà decisiva per accedere al playoff intercontinentale a quattro Nazionali, con rappresentanti di Europa, Asia, Sudamerica e Oceania, in vista del Mondiale Under 20 del 2027. Le europee già qualificate sono le semifinaliste Spagna, Germania, Croazia e Ucraina, oltre all’Azerbaigian, paese ospitante insieme all’Uzbekistan.

Squalifica Balogun, Malagò attacca la FIFA: «Decisione assurda, precedente politico pericolosissimo»

Il neo presidente FIGC Giovanni Malagò duro sul caso Mondiale della squalifica sospesa a Balogun: le sue parole contro la FIFA

Giovanni Malagò alza la voce contro la FIFA sul caso Folarin Balogun. Il nuovo presidente della FIGC, intervenuto ai microfoni di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, ha definito assurda la decisione della federazione internazionale di sospendere la squalifica dell’attaccante degli Stati Uniti, rendendolo disponibile per la sfida del Mondiale contro il Belgio.

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Il tema ha acceso un forte dibattito internazionale, soprattutto per il possibile peso politico della vicenda. Malagò non ha usato giri di parole: «Mi è sembrata veramente un’assurdità, sono andato anche a guardare questo articolo 27 che consente o consentirebbe alla Fifa e solo alla Fifa, per cui non è replicabile nei vari campionati nazionali e dico meno male perché sarebbe veramente l’Armageddon. È inutile che ce la raccontiamo, questa scelta ha un evidente sapore politico, lo ha scritto anche il New York Times. Questo oggettivamente è un precedente pericolosissimo, un precedente politico pericolosissimo. Spero se ne rendano conto anche perché io sono un fautore di questo Mondiale con gli Stati sono pieni a prescindere dall’entertainment e del business, qui c’è il calcio che sta trionfando. Però quando vedi una decisione così si perde la meritocrazia che è la base del calcio».

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Malagò FIGC, attesa per la risposta di Maldini

Nel corso dell’intervento, Malagò ha parlato anche del futuro assetto della Nazionale italiana. La prima casella da definire resta quella del direttore tecnico, con Paolo Maldini indicato come profilo forte per ricoprire il ruolo. Il presidente della FIGC ha spiegato di essere in attesa di una risposta definitiva, con l’obiettivo di chiudere il quadro entro la settimana.

Queste le sue parole: «Maldini ha quel curriculum vitae e quelle competenze che non rientrano solo nella carriera da calciatore ma anche in quella da dirigente che lo rendono un ideale profilo per fare il direttore tecnico, insomma la persona di riferimento con il presidente e il Consiglio federale. È comunque necessario avere anche un piano B e magari anche un piano C, io sono molto, molto, molto sereno. Entro massimo questa settimana tirerò tutte le somme anche per ciò che riguarda il discorso dell’allenatore».

Malagò FIGC, il nodo ct della Nazionale

Il tema del nuovo commissario tecnico resta strettamente legato alla scelta del direttore tecnico. Malagò ha ribadito di non aver ancora avviato colloqui con allenatori, proprio per rispettare il metodo annunciato: prima la figura dirigenziale, poi la scelta del ct.

Il presidente federale ha chiarito: «L’unica verità è che io non ho parlato con nessun tecnico, sarebbe profondamente in contraddizione con quello che mi sono riproposto, cioè valutare, decidere chi sarà insieme al direttore tecnico. Serve ancora qualche ora, qualche giorno, bisogna avere un po’ di pazienza. Dove pende la lancetta tra Conte o Mancini? Non è escluso che non riguardi solo queste due persone».

Sul mancato via libera immediato di Maldini, Malagò ha invitato a non leggere il tempo di riflessione come un segnale negativo: «Quando persone di peso all’interno del mondo del calcio mi hanno chiesto di candidarmi, io gli ho risposto che non ero assolutamente disponibile perché ero abbastanza stanco dopo il viaggio olimpico e avevo anche altre idee oltre la mia vita imprenditoriale. Sono ritornati dopo qualche giorno e non avevo cambiato idea… Quello che voglio dire è che magari ci sono anche altri impegni o altre proposte precedenti e che questo debba anzi essere interpretato come una dimostrazione di serietà e non come una cosa non positiva».

Nazionale, Serie A e riforme: il piano di Malagò

Spazio anche al possibile contributo economico della Serie A per sostenere la scelta del nuovo allenatore della Nazionale. Malagò ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento dei club nel rilancio del sistema azzurro.

«L’eventuale disponibilità delle società ad aiutare la Federazione nell’ingaggio dell’allenatore è molto importante. Ma non ci fossilizziamo su questo discorso di quanto dovrebbe costare il tecnico. Quello che è più bello ancora, però, è questa piena volontà della Serie A a venire incontro alla Nazionale. Forse si è resa conto che siamo arrivati a grattare il fondo del barile. Un giocatore impegnato in un Mondiale viene valorizzato a livello internazionale, creando un chiaro ritorno economico anche per i club. C’è da rifondare il movimento, ma io non penso sia proprio tutto da buttare, ci sono dei giovani importanti. Nella mia testa ci sono un sei anni da completare con Euro 2032, un periodo quasi ideale per costruire il migliore atleta possibile».

Infine, un passaggio sul ruolo della politica e sul rapporto con il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi: «La politica può fare molto. Ci sono provvedimenti che passano da attività endofederali, ma altri, come quelli sugli sgravi fiscali o sulle scommesse o il desiderato supporto per il settore giovanili, dipendono da loro. Tutto questo si può e si deve accelerare».

Il messaggio di Malagò è quindi doppio: da una parte la volontà di accelerare sulla ricostruzione della Nazionale, dall’altra una dura critica alla gestione del caso Balogun, considerato un precedente molto pericoloso per la credibilità del calcio internazionale.

Il Milan riparte da Ruben Amorim: inizia oggi l’era del tecnico portoghese, Gila è vicino

I pieni poteri di Amorim per riportare il Milan in alto: inizia oggi il nuovo ciclo rossonero col tecnico lusitano alla guida

Il clima torna rovente a Milano, e non solo per le temperature estive. Si prospetta una settimana cruciale per il calciomercato rossonero, inaugurata proprio oggi dallo sbarco in città di Ruben Amorim. Il tecnico portoghese è atteso all’aeroporto di Linate nel primissimo pomeriggio, pronto a scrivere un nuovo e stimolante capitolo della sua carriera. La sua prima tappa sarà la sede di Casa Milan per un primissimo contatto ufficiale con la dirigenza, mentre nella giornata di domani varcherà finalmente i cancelli del centro sportivo di Milanello.

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Inizialmente, Amorim alloggerà a Carnago insieme al suo staff tecnico, in attesa di trovare la giusta sistemazione in città. La tanto attesa conferenza stampa di presentazione dovrebbe invece svolgersi prima del 13 luglio, data fissata per il raduno ufficiale di tutti i giocatori reduci dalle fatiche del Mondiale.

Pieni poteri operativi e la voglia di riscatto dopo Manchester

Il Corriere dello Sport scrive oggi che dal punto di vista strategico, Amorim è già il fulcro del mondo rossonero. Avrà un ruolo pressoché inedito nella storia recente del club: sarà una sorta di manager all’inglese con pieni poteri decisionali sulle scelte di campo e di mercato, sopperendo di fatto all’assenza di un direttore sportivo tradizionale.

La sua motivazione è altissima. Il tecnico ha rinunciato a cifre importanti pur di rilanciarsi in Serie A e cancellare la deludente esperienza al Manchester United, terminata con un amaro esonero a metà stagione. Amorim è perfettamente consapevole del clima di sfiducia e contestazione che aleggia attorno alla proprietà RedBird, ma è determinato a lavorare duramente per riportare entusiasmo e risultati tra i tifosi.

Difesa da blindare: vicinissimo l’acquisto di Mario Gila

Oltre alla questione panchina, oggi potrebbe rivelarsi la giornata decisiva per il secondo colpo in entrata, dopo il grande acquisto di Gonçalo Ramos. L’entourage di Mario Gila incontrerà infatti il presidente della Lazio, Claudio Lotito, per definire i dettagli. L’operazione dovrebbe chiudersi intorno ai 25 milioni di euro più bonus, toccando i 30 milioni richiesti (la metà dei quali spetterà di diritto al Real Madrid per una clausola di rivendita).

Il difensore centrale spagnolo, in scadenza tra dodici mesi, ha già siglato un accordo di massima con il Milan: lo attende un contratto quinquennale da 5 milioni di euro più bonus a stagione, potendo sfruttare i vantaggi fiscali del Decreto Crescita. Con un blitz decisivo nello scorso weekend, il club rossonero ha bruciato la forte concorrenza di Napoli (al momento bloccato dal fronte cessioni) e Atalanta, assicurandosi un tassello fondamentale per rifondare il reparto arretrato.

Bellanova è la nuova idea per la fascia destra del Napoli: Allegri cerca un rinforzo

Napoli, il casting riparte sulla corsia destra: con Khalaili quasi del tutto sfumato, spunta l’idea Bellanova in uscita dall’Atalanta

Il Napoli torna a muoversi per rinforzare la fascia destra. Dopo il rallentamento della pista Anan Khalaili, il club azzurro ha riaperto il casting per individuare un esterno capace di alternarsi a Giovanni Di Lorenzo nella difesa a quattro o di agire da quinto in caso di passaggio alla linea a tre.

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Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, uno dei nomi finiti sul taccuino di Giovanni Manna è quello di Raoul Bellanova, esterno classe 2000 di proprietà dell’Atalanta. Il giocatore sarebbe stato messo sul mercato dal club bergamasco e rappresenta un profilo pronto, fisico e già abituato ai ritmi della Serie A.

Bellanova Napoli, Allegri aspetta rinforzi prima del ritiro

Il Napoli ha due priorità immediate: il portiere e il terzino destro. Per il nuovo numero uno, però, sarà prima necessario lavorare sulle uscite, a partire dalla possibile cessione di Vanja Milinkovic-Savic, seguito anche dal Besiktas.

Sulla fascia, invece, Massimiliano Allegri vorrebbe avere un rinforzo già per il ritiro di Dimaro Folgarida, con partenza fissata per il 17 luglio. L’obiettivo è iniziare subito a lavorare su più soluzioni tattiche, alternando difesa a quattro e difesa a tre.

L’Atalanta valuta Bellanova circa 15 milioni di euro, cifra che il Napoli potrebbe provare a raggiungere attraverso alcune cessioni. Tra i nomi in uscita restano Cajuste, Lindstrom, Ngonge, Zerbin, Folorunsho, Obaretin e Coli Saco.

Bellanova Napoli, apertura del giocatore e concorrenza interna

Bellanova gradirebbe la permanenza in Italia e la possibilità di approdare in una big con ambizioni di vertice. Il suo profilo piace al Napoli e anche ad Allegri, che apprezza esterni rapidi, fisici e capaci di coprire tutta la corsia.

Nella lista azzurra resta comunque in alto anche Nahuel Molina, indicato come uno dei profili preferiti dal tecnico. L’argentino vorrebbe lasciare l’Atletico Madrid e tornare in Italia, con il Napoli che valuta un possibile scambio con Mathias Olivera. Più defilate, al momento, le piste Dodo della Fiorentina e Juanlu Sanchez del Siviglia.

Bellanova Napoli, perché può essere l’occasione giusta

Bellanova ha già raccolto 80 presenze, 1 gol e 12 assist con l’Atalanta. È un giocatore pronto all’uso, conosce bene il campionato italiano e può offrire corsa, profondità e intensità sulla destra.

Per il Napoli, a condizioni favorevoli, può diventare un’occasione concreta: un esterno affidabile, utile per più moduli e motivato a giocarsi le proprie chance anche in ottica Nazionale e Champions League.

La Roma spinge per Tresoldi, Gasperini lo vuole come vice Malen: il piano dei giallorossi per l’attacco e le alternative

Nicolò Tresoldi è il nome scelto da Gian Gasperini per il futuro dell’attacco della sua Roma: il piano d’azione dei giallorossi

La Roma guarda al futuro dell’attacco e il nome cerchiato in rosso da Gian Piero Gasperini è quello di Nicolò Tresoldi. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il centravanti italo-tedesco del Bruges è uno dei profili seguiti con maggiore attenzione dal tecnico giallorosso, che lo considera il possibile vice Malen e un investimento importante in prospettiva.

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Il classe 2004 piace per caratteristiche tecniche, margini di crescita e capacità di adattarsi a un calcio intenso e verticale come quello richiesto da Gasperini. La Roma lo ha seguito negli ultimi mesi lontano dai riflettori e ora valuta la possibilità di inserirlo nel nuovo progetto offensivo, in attesa che possa completare il proprio percorso di maturazione.

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Tresoldi Roma, l’addio di Dovbyk può aprire lo spazio

Artem Dovbyk, attaccante della Roma
Tresoldi Roma, l’addio di Dovbyk può aprire lo spazio – CalcioNews24.com

L’eventuale arrivo di Tresoldi è legato anche al futuro di Artem Dovbyk. L’attaccante ucraino è sempre più vicino al Genoa e non sembra rientrare nei piani tattici di Gasperini, che lo considera ormai un «esubero» di lusso all’interno della rosa.

La partenza di Dovbyk libererebbe spazio tecnico ed economico per provare l’affondo su Tresoldi. Il Bruges valuta il giocatore circa 25 milioni di euro, mentre la Roma vorrebbe impostare l’operazione con la formula del prestito con diritto di riscatto, soluzione simile a quella che potrebbe accompagnare l’uscita dell’ex Girona verso il Genoa.

Tresoldi Roma, numeri e caratteristiche del centravanti

Tresoldi è considerato uno dei giovani attaccanti più interessanti del panorama europeo. Figlio d’arte, con il padre Emanuele ex difensore dell’Atalanta, ha già espresso gradimento per la destinazione giallorossa e vedrebbe con favore la possibilità di mettersi alla prova in Serie A.

Dopo l’esplosione nella Serie B tedesca con l’Hannover, l’attaccante ha proseguito la propria crescita al Bruges, confermandosi anche in campo internazionale. Il suo bilancio parla di 23 gol in 58 partite, con 10 presenze in Champions League e 3 reti segnate contro avversari di altissimo livello.

A Gasperini piacciono soprattutto la rapidità, il dialogo nello stretto con i compagni e il fiuto del gol. Caratteristiche che lo rendono un centravanti moderno, diverso da profili più esperti ma meno futuribili come Andrea Pinamonti o Matthis Abline, altri nomi valutati per il ruolo di alternativa a Malen.

Tresoldi Roma, mercato giallorosso in movimento

Il dossier Tresoldi potrebbe entrare nel vivo in settimana, parallelamente alla possibile chiusura dell’operazione Dovbyk-Genoa. Intanto la Roma lavora anche sui rinnovi di Dybala, Celik e Pellegrini, oltre all’affondo per Mason Greenwood, per cui è attesa un’offerta importante all’Olympique Marsiglia.

Una volta definito il nuovo assetto offensivo, Gasperini e il ds Tony D’Amico si concentreranno anche sulla fascia sinistra, con Diego Moreira dello Strasburgo tra i profili preferiti. L’obiettivo è costruire una Roma più giovane, verticale e adatta al calcio del nuovo allenatore.

Inghilterra in apprensione, grave infortunio per Henderson durante i festeggiamenti dopo la vittoria col Messico: Mondiale a rischio

Inghilterra, festa rovinata dopo il 3-2 al Messico che vale i quarti di finale: Henderson si fa male durante i festeggiamenti

La qualificazione dell’Inghilterra ai quarti di finale del Mondiale 2026 è stata macchiata dal grave infortunio di Jordan Henderson. La nazionale inglese ha superato il Messico con un rocambolesco 3-2 allo stadio Azteca, conquistando il passaggio del turno al termine di una partita intensa e ricca di emozioni.

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La serata di festa, però, si è trasformata in un momento di forte apprensione per tutto il gruppo. Henderson, rimasto in panchina per l’intera gara, si è infatti fatto male durante i festeggiamenti successivi al fischio finale, mentre i giocatori inglesi celebravano il successo insieme ai tifosi sulle note di Wonderwall degli Oasis.

Henderson Inghilterra, la caduta durante i festeggiamenti

L’episodio è avvenuto quando il centrocampista classe 1990 ha provato a scavalcare un pannello pubblicitario. Nell’atterraggio, però, Henderson ha perso l’equilibrio, cadendo pesantemente a terra e riportando un serio trauma al polso.

Il giocatore è rimasto sul terreno di gioco per diversi minuti, assistito dallo staff medico e circondato dai compagni, che hanno cercato di proteggerlo dagli sguardi del pubblico. Successivamente è stato trasportato fuori dal campo in barella, in un clima di evidente preoccupazione.

Henderson Inghilterra, le parole di Tuchel

Nel postpartita, il commissario tecnico Thomas Tuchel non ha nascosto l’apprensione per le condizioni del centrocampista inglese. Queste le sue parole:

«Jordan è caduto e si è fatto male al polso. Sembra un infortunio davvero grave».

Il ct ha poi aggiunto che Henderson è stato trasferito in ospedale per ulteriori accertamenti e che «non è escluso un intervento chirurgico».

Henderson Inghilterra, Mondiale a rischio

Per Henderson, veterano della nazionale inglese, il torneo era stato finora vissuto ai margini, con pochissimo spazio e soltanto pochi minuti disputati contro il Panama. Ora, però, il suo Mondiale potrebbe essere già terminato.

L’Inghilterra guarda ai quarti di finale con entusiasmo, ma il gruppo dovrà fare i conti con l’incertezza legata alle condizioni di uno dei suoi leader più esperti.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 6 luglio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

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Pagelle Brasile Norvegia: i TOP e i FLOP della sfida valida per gli ottavi di finale del Mondiale

Pagelle Brasile Norvegia: i Top e Flop dei protagonisti del match, valido per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026

Pagelle Brasile Norvegia: i Top e Flop dei protagonisti del match, valido per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026.

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Ecco i Top e i Flop della sfida degli ottavi di finale tra Brasile e Norvegia vinta da Haaland e compagni col punteggio di 2-1

I Top

  • Erling Haaland (Norvegia). Il gigante norvegese si prende la scena nel secondo tempo. Dopo una prima frazione opaca perché ben contenuto dalla difesa brasiliana, sale in cattedra e punisce con una doppietta da attaccante vero. Prima, uno stacco di testa imperioso per sbloccare la gara; poi, un potente mancino da fuori per sigillare il 2-0. Un mostro o, se volete, semplicemente un fuoriclasse.
  • Orjan Nyland (Norvegia). Assoluto protagonista e tra i migliori in campo. Para un calcio di rigore fondamentale a Bruno Guimaraes nel primo tempo, mantenendo la partita in equilibrio, e nel secondo si supera ripetutamente: sventa le occasioni di Martinelli, Vinicius, Rayan e, soprattutto, evita un clamoroso autogol di Ajer con un intervento miracoloso che lo porta a deviare la palla sul palo.
  • Martin Odegaard (Norvegia). Fondamentale nel centrocampo scandinavo. Non si accende tantissimo in zona gol, pur provandoci più volte (ottima la risposta di Alisson sul finire di tempo), ma gestisce magistralmente il possesso palla e i ritmi della squadra, recuperando inoltre falli e angoli decisivi.

I Flop

  • Bruno Guimaraes (Brasile). L’errore dal dischetto sullo 0-0 pesa come un macigno sull’economia della gara e sul percorso del Brasile al Mondiale. Una conclusione a mezza altezza e troppo centrale, facile preda per Nyland.
  • Endrick (Brasile). Entra nel secondo tempo e ha subito la palla per cambiare il volto della gara. Un controllo errato a tu per tu con Nyland e un pallonetto mal calibrato condannano il giovane talento brasiliano a un dibattito che durerà molto: è o non è il futuro del Brasile, dopo non essere riuscito a essere il presente?
  • L’attacco del Brasile in generale. Tanto talento, tantissime occasioni create, zero precisione. Cunha spreca in contropiede, Martinelli e Vinicius sbattono più volte sul muro norvegese, Endrick non concretizza. Manca l’istinto del killer.
  • L’approccio del Brasile nella ripresa. Dopo un primo tempo vibrante e sfortunato, la nazionale di Ancelotti cala vertiginosamente nella ripresa. Subisce il palleggio lento ma efficace della Norvegia e lascia troppo spazio a Haaland, perdendo progressivamente lucidità e organizzazione tattica. Il finale volitivo mitiga il punteggio ma non cambia la sostanza delle cose: eliminato agli ottavi, non succedeva da 40 anni.

I Flop

Brasile Norvegia, la partita di Haaland: il focus sulla prestazione dell’attaccante

Brasile Norvegia, la partita di Haaland: ecco l’analisi completa della prestazione dell’attaccante agli ottavi di finale del Mondiale

Uno dei protagonisti di Brasile Norvegia, la gara valida per gli ottavi di finale del Mondiale 2026, è senza dubbio Erling Haaland, attualmente a quota 5 gol in questa edizione del torneo. Ecco la sua prestazione odierna nel dettaglio.

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La partita di Haaland

PRIMO TEMPO

Al 4′ prima sponda girato di spalle su un lancio da lontano, sarà questo probabilmente uno dei compiti ai quali verrà sollecitato maggiormente. Sul primo corner si nota che incaricato della sua marcatura è Rayan. Come già nelle gare precedenti, la sua partecipazione al gioco è molto ridotta, almeno in questa prima parte del match. Alla prima pausa per idratarsi, ha toccato solo 5 volte il pallone. Al 32′ vince un duello di forza e obbliga Alisson a un’uscita di piede. Situazione che si ripete anche due minuti, ma stavolta Erling non tocca la sfera. Al 37′ finalmente trova la porta con un tocco di sinistro al volo su un taglio premiato dal cross di Nusa, nessun problema per Alisson che blocca. Lancio del portiere, Gabriel deve accorrere velocemente e servire all’indietro Alisson. Poco dopo al limite serve Odegaard, che in area prova un diagonale respinto in corner dalla difesa verde-oro. Al 45′ Haaland va a recuperare bene un pallone all’altezza del cerchio di centrocampo. Al 48′ nuovo rinvio di Nyland, l’attaccante va a battagliare con la coppia centrale e dà fastidio con un spallata, la sfera rimane lì e Odegaard va al tiro, blocca Alisson, era un’ottima occasione.

SECONDO TEMPO

Solbakken cambia all’intervallo i due attaccanti esterni, Sorloth e Nusa, per Bobb e Schjelderup: vedremo se questo garantirà più palloni per Haaland. Al 54′ sulla trequarti prende posizione e appoggia a sinistra in modo pulito. Al 64′ anticipo sporco su Marquinhos, palla non giocabile per i compagni. Un minuto dopo Alisson esce e lo anticipa smanacciando il pallone, la Norvegia non va oltre il corner in quella che era una buona opportunità. L’azione nordica è insistente, Heggem mette d’esterno in area piccola, Haaland in scivolata non ci arriva per pochissimo. Azione a testuggine del bomber dopo la pausa, non riesce a passare nel blocco brasiliano. Al 75′ la manovra si appoggia su di lui e così facendo, approfittando di tocchi, permette a Schjelderup di arrivare a impegnare seriamente Alisson. All’80’ il Brasile paga la tassa Haaland: cross di Schjelderup, colpo di testa perfetto di Erling, che sovrasta totalmente Gabriel e infila Alisson in maniera implacabile. All’81 lotta e va a fare fallo, chiaramente in pieno entusiasmo. Tre minuti dopo va ad aiutare la squadra dietro con un colpo di testa in area. Al 90′ gol del 2-0 pazzesco: riceve palla, da fermo al limite spedisce un tracciante che Alisson non riesce a intercettare, un gol da “cattivo”, non esulta neanche, quasi fosse assolutamente normale una prodezza così importante. Un dettaglio: si scioglie i capelli e dopo un po’ si abbandona a un sorriso verso il proprio pubblico. Per Haaland gara tra le più importanti della carriera: con la doppietta trascina la Norvegia ai quarti di finale, massimo risultato storico, e raggiunge Messi e Mbappè a quota 7 in cime alla classifica cannonieri.

Balogun ci sarà in USA-Belgio, la Federazione belga contesta la FIFA: «Stupiti dalla decisione»

Balogun ci sarà in USA-Belgio, la RBFA contro la sospensione della squalifica per l’attaccante statunitense: il comunicato

La decisione della FIFA di sospendere la squalifica di Folarin Balogun continua a far discutere in vista della sfida tra Stati Uniti e Belgio. Dopo il via libera concesso all’attaccante statunitense, espulso nel precedente turno del Mondiale 2026, è arrivata la presa di posizione ufficiale della Federazione Calcistica Reale Belga.

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La RBFA ha pubblicato un comunicato molto duro, nel quale esprime sorpresa per la scelta dell’organo disciplinare FIFA di rendere disponibile Balogun per la partita tra USA e Belgio, in programma lunedì 6 luglio alle 17:00 ora di Seattle.

Balogun USA-Belgio, il comunicato della Federazione belga

La Federazione belga ha contestato il ricorso all’Articolo 27 del Codice Disciplinare FIFA, sottolineando come altre norme prevedano invece l’automatismo della squalifica dopo un cartellino rosso. Questo il testo del comunicato:

«La Federazione Calcistica Reale Belga (RBFA) è stupita dalla decisione della FIFA di dichiarare il giocatore statunitense squalificato Folarin Balogun idoneo a giocare nella partita USA-Belgio di lunedì 6 luglio alle 17:00 (ora di Seattle).
La FIFA basa la sua decisione sull’Articolo 27 del Codice Disciplinare FIFA. Questa disposizione stabilisce che la Commissione Disciplinare FIFA può decidere di sospendere l’esecuzione di una sanzione disciplinare precedentemente imposta. Tuttavia, l’Articolo 66.4 dello stesso Codice Disciplinare FIFA stabilisce chiaramente che un cartellino rosso (espulsione) comporta automaticamente una squalifica per la successiva partita della squadra, come è avvenuto per tutti i precedenti cartellini rossi estratti durante questa Coppa del Mondo FIFA.
Inoltre, e a prescindere da quanto sopra, la decisione è in diretta contraddizione con le disposizioni del Regolamento della Competizione della Coppa del Mondo FIFA 2026, come stabilito nell’Articolo 10.5:”Se un giocatore o un ufficiale di squadra viene espulso a seguito di un cartellino rosso diretto o indiretto (seconda ammonizione), sarà automaticamente squalificato per la partita successiva della propria squadra. Inoltre, potranno essere imposte ulteriori sanzioni
».

Balogun USA-Belgio, la RBFA valuta le prossime mosse

La nota della Federazione belga prosegue richiamando anche la Circolare n. 16 della Coppa del Mondo FIFA 2026, distribuita a tutte le federazioni partecipanti. Secondo la RBFA, la natura automatica della squalifica sarebbe stata ribadita più volte anche nei meeting organizzativi prima delle partite.

Il comunicato continua così:

«La natura automatica di tale squalifica è stata inoltre esplicitamente ribadita nella Circolare n. 16 della Coppa del Mondo FIFA 2026, distribuita a tutte le federazioni affiliate partecipanti il 12 maggio 2026. La medesima regola viene reiterata in ogni Riunione di Coordinamento della Partita (Match Coordination Meeting) della Coppa del Mondo FIFA 2026 prima di ciascun incontro ed è inclusa in tutte le presentazioni dei workshop della Coppa del Mondo FIFA 2026. Al fine di salvaguardare i legittimi diritti di tutte le squadre partecipanti e di tutelare i principi fondamentali del fair play nel nostro sport, sia in questa Coppa del Mondo FIFA che nelle future edizioni del torneo, la RBFA sta valutando tutte le potenziali opzioni».

La posizione del Belgio è quindi netta: la Federazione non contesta soltanto il caso specifico di Balogun, ma solleva un tema più ampio legato alla coerenza regolamentare del torneo. La vicenda rischia ora di aprire un nuovo fronte polemico proprio alla vigilia di un ottavo di finale già carico di tensione.

Moviola Brasile Norvegia: gli episodi dubbi del match diretto da Ismail Elfath

Moviola Brasile Norvegia: gli episodi dubbi del match, valido per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026

Moviola Brasile Norvegia: gli episodi dubbi del match diretto dall’arbitro Ismail Elfath, valido per gli ottavi di finale dei Mondiali 2026.

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PRIMO TEMPO

Al 3′ Norvegia in avanti ma l’assistente segnala giustamente la posizione di Sorloth in offside, ha visto benissimo. Al 10′ check Var per un tackle in area di rigore in netto ritardo da parte di Ayer su Matheus Cunha; Elfath lo va a vedere e non può che decretare il penalty perché non c’è il minimo dubbio, l’attaccante brasiliano viene letteralmente falciato. Grave l’errore dell’arbitro, fortunatamente sanato dalla tecnologia. Matheus Cunha a metà tempo cade in area ma stavolta si sbilancia per un contatto davvero troppo lieve da parte di Wolfe. Tra pausa di metà tempo e decisione al Var sono 6 i minuti di recupero. Fallo tattico su Martinelli, appolicata la regola del vantaggio, mentre poco dopo Vinicius cade per una trattenuta della maglia e si lamenta senza però eccedere. Bilancio al termine della prima frazione di gioco: solo 6 i falli fischiati, 3 per squadra, nessun cartellino.

SECONDO TEMPO

La prima decisione riguarda un mani di Rayan, visto dall’assistente. Grande occasione per Bruno Guimaraes, ma azione vanificata dal fuorigioco di Rayan che va a fare la sponda di testa. Ripresa all’insegna della correttezza, del resto la Norvegia con il suo lungo possesso nasconde la palla ed evita che si creino molte situazioni di contrasto. Ancora piccole proteste di Vinicius. Appena dopo il 2-0 di Haaland, vengono segnalati i 7 minuti di recupero. Al 96′ giallo di frustrazione per Neymar che scalcia Odegaard. Scintille negli ultimi secondi per una pallonata, si crea una mischia e poi si scioglie senza che Elfath prenda provvedimenti. Negli ultimi secondi viene decretato un rigore al Brasile per una gomitata di Ostigard che salta su Casemiro: Neymar lo trasforma. Dopo il gol si è già al minuto 101, ben 6 in più di quelli accordati, il fischio arriva poco dopo, il Brasile ha giusto il tempo di mettere un pallone in area che Nyland blocca. Si chiude una gara con pochi falli, 13, due rigori, un po’ di errori od omissioni arbitrali.

Ronaldo, l’ultimo Mondiale col Portogallo e il messaggio sul ritiro: «Mi ritirerò quando vorrò io»

Ronaldo, l’ultimo Mondiale col Portogallo e il messaggio sul ritiro: «Mi ritirerò quando vorrò io». Le parole del capitano alla vigilia della Spagna

Cristiano Ronaldo non ha alcuna intenzione di farsi dettare i tempi del proprio futuro. Alla vigilia degli ottavi di finale del Mondiale contro la Spagna, il campione portoghese ha affrontato in conferenza stampa il tema del ritiro, rispondendo in maniera netta alle domande dei giornalisti.

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Il capitano del Portogallo ha chiarito la propria posizione con una frase destinata a far discutere: «Mi ritirerò quando vorrò io, non quando vorrete voi». Un messaggio diretto, che conferma la volontà di continuare a essere protagonista e di non lasciarsi condizionare dalle critiche o dalle voci sul suo futuro.

Ronaldo ha poi aggiunto: «Le persone mi criticano da 23 anni, ma sanno che stanno perdendo tempo, sono abituato». Parole che raccontano ancora una volta il rapporto del fuoriclasse portoghese con la pressione mediatica, vissuta come una costante lungo tutta la sua carriera.

Ronaldo Portogallo, il ricordo speciale per Diogo Jota

Durante la conferenza stampa, Cristiano Ronaldo ha voluto anche dedicare un pensiero a Diogo Jota, a poco più di un anno dalla sua tragica scomparsa. Il Mondiale, per il gruppo portoghese, ha assunto anche un significato emotivo particolare.

Il capitano lusitano ha dichiarato: «Ricorderò per sempre questo Mondiale per la passione dei tifosi. Siamo qui tutti insieme, è speciale ed è per Diogo».

Un passaggio molto sentito, che conferma quanto il ricordo di Jota sia ancora vivo all’interno dello spogliatoio portoghese e tra i tifosi.

Ronaldo Portogallo, la missione è andare avanti al Mondiale

Ronaldo ha poi parlato anche del proprio rendimento e del rapporto con il gol, tema centrale ogni volta che scende in campo. Il portoghese ha ammesso di non essere più lo stesso giocatore del passato, ma ha ribadito di sentirsi ancora utile alla squadra.

Queste le sue parole: «Non sono più il giocatore che ero prima, ma continuo a segnare, e spero di farlo domani. Se non riuscirò a segnare, lo farà un altro compagno e speriamo di qualificarci per il prossimo turno. La mia missione è andare avanti al Mondiale, non segnare».

Il messaggio è chiaro: prima dei record personali viene il percorso del Portogallo. Contro la Spagna, Ronaldo vuole guidare la sua nazionale verso i quarti di finale.

Il futuro di Michael Olise: incontro decisivo con il Bayern dopo i Mondiali

Dopo una stagione da protagonista in Bundesliga e un Mondiale da incorniciare, Olise valuta il prossimo passo della sua carriera

Michael Olise è reduce da una stagione calcistica semplicemente sensazionale con la maglia del Bayern Monaco. L’esterno offensivo francese si è consacrato come uno dei talenti più decisivi dell’intera Bundesliga, mettendo a referto numeri eccezionali e prestazioni di altissimo profilo in ogni competizione in cui è sceso in campo.

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Un momento magico che non si è affatto interrotto: anche sul prestigioso palcoscenico internazionale, Olise si sta confermando come una delle stelle più brillanti della nazionale francese durante l’attuale Coppa del Mondo (a eccezione dell’ultima gara col Paraguay, decisamente sotto tono). Parallelamente, il suo Bayern Monaco ha ritrovato la vetta del calcio tedesco. Sotto la sapiente guida tecnica di Vincent Kompany, i bavaresi hanno riconquistato il titolo in Bundesliga e completato un fantastico Double nazionale trionfando anche nella DFB-Pokal.

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Forte di questi straordinari successi, il club tedesco ha approcciato la sessione estiva con la ferma intenzione di mantenere intatta l’ossatura della squadra. Tuttavia, le prestazioni dominanti di Olise non sono passate inosservate, attirando inevitabilmente i radar dei più grandi top club europei.

Sirene di mercato e un contratto da rivedere

Le voci sul suo futuro a lungo termine continuano a crescere vertiginosamente. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo AS, il ventiquattrenne ha già informato la dirigenza bavarese della sua volontà: organizzare un summit ufficiale per discutere la permanenza, ma solo dopo la conclusione del Mondiale. Olise desidera comprendere a fondo la visione del club e quale ruolo centrale abbiano in mente per lui, prima di prendere decisioni definitive sul prossimo capitolo della sua carriera.

Il giocatore e il suo entourage si siederanno al tavolo per valutare con attenzione ogni opzione, alla luce di una crescita tecnica che ha ampiamente superato le aspettative iniziali. Il Bayern Monaco avrà la precedenza e sarà la prima società ad ascoltare le richieste del transalpino.

Nonostante la fiducia legata all’attuale contratto, la dirigenza tedesca è perfettamente consapevole che l’accordo firmato due anni fa non rispecchia più il reale status da fuoriclasse assoluto che Olise ha ormai raggiunto. Le pretendenti, intanto, restano in agguato: il Real Madrid osserva l’evolversi della situazione con grande interesse, così come il Paris Saint-Germain e diverse superpotenze della Premier League, pronte ad approfittare di un’eventuale rottura.

Dragusin alla Fiorentina, colpo a sorpresa dal Tottenham: accordo per il ritorno in Serie A

Dragusin alla Fiorentina, colpo a sorpresa dal Tottenham: accordo per il ritorno in Serie A del difensore ex Juve e Genoa. I dettagli

Colpo a sorpresa della Fiorentina, che ha definito l’arrivo di Radu Dragusin dal Tottenham. Come riportato da Fabrizio Romano, il club viola ha raggiunto un accordo verbale per il trasferimento del difensore romeno, pronto a tornare in Serie A con la formula del prestito con obbligo di riscatto.

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L’operazione è stata impostata su un prestito oneroso da 1,5 milioni di euro, con obbligo di riscatto fissato a 17,5 milioni al termine della stagione. Una cifra complessiva appena sotto i 20 milioni, che permette alla Fiorentina di rinforzare il reparto arretrato con un profilo già abituato al calcio italiano.

Per il direttore sportivo Fabio Paratici si tratta anche di un ritorno importante: fu proprio lui a portare Dragusin al Tottenham dal Genoa nel gennaio 2024. Ora il centrale classe 2002 è pronto a iniziare una nuova fase della carriera a Firenze.

Dragusin Fiorentina, visite mediche e ritorno in Italia

La Fiorentina ha già prenotato le visite mediche per Dragusin a inizio settimana. Il difensore avrebbe chiesto al Tottenham di essere lasciato partire per tornare in Italia e il club inglese ha accettato la soluzione proposta dai viola.

Dopo un’esperienza londinese complicata, anche a causa di un brutto infortunio al ginocchio e di uno spazio inferiore alle aspettative, il centrale romeno cerca ora rilancio in Serie A. Firenze può rappresentare il contesto ideale per ritrovare continuità, fiducia e centralità tecnica.

Dragusin Fiorentina, il percorso tra Juventus, Sampdoria e Genoa

Cresciuto nel settore giovanile della Juventus, Dragusin ha completato il percorso tra Under 17, Next Gen e prima squadra. L’esordio in bianconero è arrivato il 2 dicembre 2020, a soli 18 anni, in Champions League contro la Dynamo Kiev. Con la Juventus ha totalizzato 232 minuti, prima dei prestiti a Sampdoria e Salernitana.

La svolta è arrivata al Genoa, prima in Serie B e poi in Serie A. Con i rossoblù è stato protagonista della promozione e successivamente della grande crescita che ha attirato l’interesse di club come Bayern Monaco e Tottenham.

Ora il ritorno in Italia con la Fiorentina: un colpo costruito sottotraccia da Paratici e destinato a rinforzare in modo significativo la difesa viola.

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