Pagina 847 – Calcio News 24

Calciomercato Milan, Tare prende nota: riflessioni in corso, questo scenario…

Calciomercato Milan, Igli Tare deve risolvere la grana legata al futuro di Bennacer: il Marsiglia sta pensando di estendere il prestito

Come riportato da Foot Mercato, il calciomercato Milan deve risolvere in estate anche il tema legato al futuro di Ismael Bennacer, attualmente in prestito al Marsiglia.

Marsiglia: conferme sul fatto che non è stata presa alcuna decisione su Bennacer. A centrocampo, nella sua posizione, l’algerino non è l’unica opzione praticabile di questo mercato, e il Marsiglia mantiene aperte tutte le opzioni, comprese quelle di un nuovo prestito.

Mercato Inter, l’Arabia bussa alla porta per Bastoni: maxi offerta dall’Al Nassr! I nerazzurri fanno muro e rispondo con una richiesta monstre

Mercato Inter, l’Arabia bussa alla porta per Bastoni: maxi offerta dall’Al Nassr! I nerazzurri fanno muro e rispondo così

Le sirene dell’Arabia Saudita continuano ad accendersi prendendo di mira il mercato Inter. Dopo la corte dell’Al Hilal per Simone Inzaghi e per Nicolò Barella, un altro club saudita pare esser disposto a fare follie pur di acquistare Alessandro Bastoni. Si tratta dell’Al Nassr. A riferire dell’interesse della squadra araba per il centrale nerazzurro è Sky Sport CH.

I sauditi hanno individuato nel centrale nerazzurro l’obiettivo prioritario per rinforzare il reparto arretrato. Sebbene l’Al-Nassr non abbia ancora contattato l’entourage del giocatore, l’idea della squadra è quella di mettere sul tavolo del calciatore una super offerta per un quinquennale a 20 milioni di euro netti a stagione. I nerazzurri, dal canto loro, non hanno intenzione di privarsi del centrale azzurro e non accetterebbero di venderlo per una cifra inferiore ai 100 milioni di euro.

Ardoino si sfoga: «Un peccato lasciare in disparte soci volenterosi che potrebbero investire in modo significativo»

Ardoino: «Un peccato lasciare in disparte soci volenterosi che potrebbero investire in modo significativo». Il messaggio social del CEO di Tether

Intervenuto sul proprio profilo X, Paolo Ardoino si è sfogato chiarendo anche la posizione di Tether nel mondo Juve. Le sue dichiarazioni.

ARDOINO – «Da quando Tether ha annunciato il suo investimento in Juventus, e soprattutto nei giorni scorsi, a seguito delle frustrazioni crescenti dei tifosi sullo stato attuale della squadra, tanti di voi mi hanno chiesto quando Tether “caccera’ il grano” per sostenere la Juventus, acquistare nuovi giocatori etc… Tether non vede l’ora di poter partecipare alla crescita ed al futuro della squadra. Ma ad oggi la societa’ non ha nemmeno permesso a Tether di partecipare all’aumento di capitale annunciato un mese fa (circa 15-110M). Semplicemente non possiamo contribuire se non ci e’ permesso dalla societa’. E’ veramente un peccato lasciare in disparte soci volenterosi che potrebbero investire in modo significativo per aiutare a rendere la Juventus di nuovo Grande. Spero che almeno i soldi del mio biglietto in tribuna possano dare una mano a supportare le spese della dirigenza… Make Juventus Great Again MJGA»

Caso Acerbi, la Gazzetta si scaglia contro il difensore dell’Inter: «Non si dice no all’Italia. Non ha avuto il coraggio di…»

Caso Acerbi, la Gazzetta si scaglia contro il difensore dell’Inter: «Non si dice no all’Italia»

La Gazzetta dello Sport ha commentato duramente il caso Acerbi scoppiato dopo il no del difensore dell’Inter alla convocazione con la Nazionale. Ecco cosa ha scritto oggi la rosea a riguardo alla decisione del centrale nerazzurro, il quale ha spiegato ieri le proprie motivazioni con un messaggio social nel quale ha attaccato il ct Spalletti.

CASO ACERBI – «Davvero, Acerbi, non ce l’aspettavamo. Può darsi che Spalletti abbia sbagliato convocazioni: è suo diritto, in caso pagherà. Può darsi che a marzo sia stato un po’ forte con lei, ma gli anni non sono da Under. Può darsi tutto. Ma lei, che ha sconfitto il Male, non ha avuto il coraggio di dire al ct due settimane fa «grazie, ma no», evitando questa commedia sgradevole? Il Mondiale non dipende da lei, però averla accanto ci avrebbe dato coraggio. E poi non si dice no all’Italia. Un giorno, con più serenità, converrà d’aver sbagliato?».

Foggia, si decide il futuro. Annunciata la conferenza stampa dal club pugliese: il COMUNICATO UFFICIALE

Foggia, si decide il futuro. Annunciata la conferenza stampa dal club pugliese: il COMUNICATO UFFICIALE

Si decide domani, martedì 3 giugno 2025, il futuro sportivo del Foggia, che con una nota ufficiale ha annunciato una conferenza stampa, alle ore 12, nei pressi delllo Studio Polis Avvocati a Bari, per illustrare il provvedimento di amministrazione giudiziaria disposto dal Tribunale di Bari e le prospettive future dell’attività sportiva del club.

Retrocesso in Serie D al termine della stagione sportiva 2024-2025, chiusa dai rossoneri al 17° posto del Girone C di Serie C, la conferenza stampa di domani potrà rappresentare un punto decisivo sulla società pugliese per le stagioni che verranno, di un club storico del calcio italiano.

COMUNICATO – «L’Amministratore giudiziario della CALCIO FOGGIA 1920 s.r.l., prof. avv. Vincenzo Vito CHIONNA, nonché l’Amministratore e legale rappresentante in carica della CALCIO FOGGIA 1920 s.r.l. dott. Michele BITETTO e il Socio unico della controllante CN HOLDING s.r.l., dott. Nicola CANONICO

CONVOCANO
conferenza stampa per il giorno martedì 3 giugno 2025, alle ore 12.00, in Bari, presso lo Studio POLIS AVVOCATI (Via Arcivescovo Vaccaro 45), per illustrare alla stampa e all’opinione pubblica il provvedimento di amministrazione giudiziaria ex art. 34 CAM reso dal Tribunale di Bari, con le prospettive dell’attività di impresa sportiva
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Con il ringraziamento per l’attenzione, i migliori saluti.

L’Amministratore giudiziario della CALCIO FOGGIA 1920 s.r.l.

prof. avv. Vincenzo Vito CHIONNA

L’Amministratore e legale rappresentante della CALCIO FOGGIA 1920 s.r.l.
dott. Michele BITETTO

Il Socio unico della CN HOLDING s.r.l.
dott. Nicola CANONICO
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Calcio estero, la carriera da allenatore di Reina inizia subito dalla sua seconda casa: l’annuncio del Villarreal!

Calcio estero, la carriera da allenatore di Reina inizia subito dalla sua seconda casa: allenerà le giovanili del Villarreal!

Il Villarreal ha ufficializzato il ritorno di Pepe Reina, che assumerà il ruolo di allenatore della squadra giovanile nella División de Honor.

Dopo oltre 25 anni di carriera da calciatore, con l’ultima stagione conclusa quest’anno al Como e finita con l’espulsione nel match scudetto contro l’Inter, Pepe Reina, che ha lasciato il calcio giocato da sole poche settimane, ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore ripartendo proprio da casa.

In carriera Reina ha vestito le maglie di Barcellona, Liverpool, Villarreal, Bayern Monaco, Napoli, Milan e Lazio, contribuendo alla vittoria di diversi titoli nazionali e internazionali, tra cui la Champions League o il Monadiale con la Spagna, sempre con un ruolo primario, in campo, o nello spogliatoio.

La sua nuova carriera inizierà nel settore giovanile del Villarreal, dove guiderà l’Under 19, squadra che parteciperà anche alla Youth League. Il club e Reina avevano già un accordo di lungo termine che prevedeva il suo ritorno, in linea con la tradizione del Villarreal che coinvolge gli ex giocatori nel settore giovanile per rafforzare il legame al club dei futuri giocatori.

Inoltre, con questa firma, Reina si unisce a una delle squadre più prestigiose del calcio giovanile spagnolo, un ruolo cruciale, dunque, per la struttura del club.

Calciomercato estero, Liverpool: Kirkez ha detto sì! Si apre la trattativa con il Bournemouth, questa la richiesta del club

Calciomercato estero, Liverpool: Kirkez ha detto sì! Si apre la trattativa con il Bournemouth, questa la richiesta del club

Secondo quanto riportato dal portale ‘GiveMeSport‘, il Liverpool è pronto a piazzare un nuovo colpo sul mercato e sta per presentare un’offerta ufficiale al Bournemouth per Milos Kerkez, uno dei migliori terzini sinistri della scorsa Premier League.

Il club allenato da Slot sta accelerando nelle ultime ore i contatti per assicurarsi le prestazioni del giocatore che sarebbe fondamentale per il progetto del tecnico.

Kerkez, 21 anni e già 23 presenze con la nazionale ungherese, ha disputato una stagione di altissimo livello con i Cherries, collezionando cinque assist e ma risultato titolare in tutte le gare di campionato.

Il terzino ha messo in mostra grande continuità con cui ha contribuito al miglior piazzamento della storia del club (nono posto), chiudendo a soli nove punti dalla zona Europa. Un rendimento che ha attirato l’attenzione dei Reds, decisi a rinforzare la corsia mancina con un profilo giovane, ma già affermato.

Per lui, così come successo ad Huijsen, nuovo giocatore del Real Madrid, dunque, si prospetta un netto salto in avanti in carriera vista l’ottima annata.

Dopo l’arrivo di Jeremie Frimpong e il prossimo sbarco di Florian Wirtz dal Bayer Leverkusen, il Liverpool sta dunque proseguento la costruizione di una squadra ambiziosa e competitiva; ma prima bisogna superare lo scoglio relativo ai costi dell’operazione, con il Bournemouth chiede oltre 40 milioni di sterline per lasciar partire il suo gioiello.

La trattativa, comunque, appare ben avviata e potrebbe chiudersi in un breve periodo, con i Reds decisi a investire per il futuro dopo una campagna estiva dello scorso anno più oculata e attenta alle esigenze, per rafforzare ulteriormente l’undici e mantenere il titolo di campioni di Inghilterra.

Calciomercato estero, il Barcellona fiuta il colpo a parametro zero: aperti i contatti con gli agenti di un ex Arsenal

Calciomercato estero, il Barcellona fiuta il colpo a parametro zero: aperti i contatti con Thomas Partey

Si prepara al grande colpo a centrocampo il Barcellona che nelle ultime ore sta puntando sempre più insistentemente su Thomas Partey, in scadenza di contratto con l’Arsenal a fine giugno.

Secondo quanto riportato dal Sun, infatti, i blaugrana hanno già avviato i contatti con l’entourage del centrocampista ghanese per un trasferimento a parametro zero che lo riporterebbe in Liga dopo l’esperienza all’Atletico Madrid.

Le lente trattative per il rinnovo, nonostante le chiare volontà di trattenere il giocatore classe 1993 di Mikel Arteta espresse pubblicamente favoriscono il suo addio, con Thomas Partey che avrebbe attirato anche l’interesse proprio dell’Atletico Madrid oltre che di alcuni club sauditi.

Ma è il Barça che al momento appare in vantaggio avendo già mosso i primi passi concreti sul giocatore, arrivato a Londra nel 2020 per 45 milioni di sterline. Thomas Partey ha vissuto stagioni altalenanti per via degli infortuni, ma quando in forma si è confermato un elemento chiave per l’equilibrio dei Gunners, collezionando 35 presenze nell’ultima stagione e contribuendo alla corsa al titolo.

Il tecnico del Barcellona, Hansi Flick, è un estimatore del mediano ex Atletico Madrid, ritenuto un’opportunità perfetta per rinforzare il reparto senza gravare sulle finanze del club, ancora vincolate dai vari paletti finanziari di Liga e Uefa.

Partey, comunque, sembrerebbe voler restare a Londra per motivi familiari. Il giocatore è appena diventato padre e si è ben ambientato in città, ma non è disposto ad accettare una riduzione significativa dello stipendio, consapevole che si tratta dell’ultimo contratto importante della sua carriera.

Brasile, caos Neymar. Segna di mano contro il Botafogo, viene espluso e attacca l’arbitro. Poi le scuse – VIDEO

Brasile, caos Neymar. Segna di mano contro il Botafogo, viene espluso e attacca l’arbitro. Poi le scuse – VIDEO

Prosegue in modo disastroso l’avventura di ritorno al Santos di Neymar che nel corso di Santos Botafogo si è reso protagonista di un episodio in negativo che ha scaturito polemiche anche post partita.

L’attaccante ex Barcellona e Paris Saint-Germain ha, infatti, provato a imitare Maradona realizzando con la mano, da pochi passi, un tap-in per la rete che sarebbe valsa l’1-0 nell’11a giornata del campionato brasiliano.

Neymar, già ammonito, ha così ricevuto il secondo giallo, lasciando in dieci uomini la squadra dal 76′ con la formazione ospite che ha poi vinto la partita grazie a un gol di Guimaraes 10 minuti più tardi.

Nel post partita, Neymar ha duramente criticato l’arbitro: «Il secondo giallo ci sta, ma il primo è uno scherzo. Ci sono arbitri pessimi in giro, è solo la mia opinione. Per favore, non punitemi di nuovo», per poi smorzare immediatamente i toni sui social network: «Ho sbagliato, scusatemi. Se non fossi stato espulso, avremmo potuto vincere. Quei tre punti li potete contare su di me».

Per il Santos è la settima sconfitta in undici partite, un ruolino che li vede attualmente 18esimi in classifica e in piena zona retrocessione e le prestazioni di Neymar non aiutano. L’esterno non ha ancora segnato o realizzato assist nelle quattro presenze stagionali, confermando un periodo difficile aggravato da numerosi infortuni negli ultimi anni.

Udinese: cessione del club più vicina. La famiglia Pozzo lascia, i dettagli dell’accordo per il passaggio a Guggenheim Partners

Udinese: cessione del club più vicina. La famiglia Pozzo lascia, i dettagli dell’accordo per il passaggio a Guggenheim Partners

Arrivano importanti novità per quel che riguarda il futuro dell’Udinese, che secondo quanto riporta questa mattina Calcio e Finanza, è ormai prossimo al cambio di proprietà.

Il club friulano, dopo giorni di voci, sarebbe infatti in procinto di essere ceduto dalla famiglia Pozzo a Guggenheim Partners, società privata che gestisce asset per 349 miliardi di dollari in tutto il mondo.

L’appuntamento per la chiusura sarebbe fissato per venerdì prossimo in Lussemburgo, ma le firme preliminari sarebbero già state apposte dallo scorso 15 aprile per una cifra di circa 180 milioni di euro.

Da capire, si legge, se nel club ci sarà ancora posto per i Pozzo quanto meno con una quota di minoranza.

Il Ceo della società è Mark Walter è un imprenditore già molto attivo nel mondo dello sport, nonché proprietario dei Los Angeles Dodgers in MLB, oltre che possedente di quote dei Los Angeles Lakers in NBA e proprietario della holding che detiene le quote di maggioranza del Chelsea.

Già al termine del campionato, dopo la sconfitta contro la Fiorentina, il Group Technical Director Gianluca Nani aveva commentato le voci del possibile passaggio di proprietà, ma in quel caso, aveva glissato l’imminente cessione.

PAROLE – «Mi piace parlare di cose concrete, sono entrato nella stanza del presidente e c’era ancora tutto, le foto della famiglia e tutto il resto. Se ci sarà qualcosa da comunicare lo faremo sicuramente, io ad oggi sto pensando al calciomercato e alla squadra dell’anno prossimo».

Calciomercato estero, Lewandowski pensa al ritiro? Le dichiarazioni dell’attaccante del Barcellona non lasciano dubbi

Calciomercato estero, Lewandowski pensa al ritiro? Le dichiarazioni dell’attaccante del Barcellona non lasciano dubbi

Ai microfoni di Mundo Deportivo, Robert Lewandowski, attaccante del Barcellona, ha parlato della stagione e del futuro in Catalogna, non chiudendo all’ipotesi di un ritiro al termine della prossima stagione.

STAGIONE – «Penso che sia stata una stagione quasi perfetta. Abbiamo vinto il campionato, la Copa, la Supercoppa e siamo arrivati in semifinale di Champions League, avvicinandoci molto alla finale. Ma questo è il calcio. Dobbiamo essere felici non solo per i trofei vinti, ma anche per come abbiamo giocato. I tifosi e chi ha seguito le nostre partite hanno sicuramente notato che questa squadra ha molto cuore. Per questo penso che dovremmo essere molto soddisfatti»

RISULTATI OTTENUTI – «Beh, la mia età è un fattore… Come posso dirlo? Sono solo numeri. Mi sento molto bene fisicamente e mentalmente. Durante e dopo l’infortunio, mi sono sentito un po’ peggio di prima, ma è normale. Abbiamo attraversato un periodo difficile verso la fine dell’anno scorso, ma è comprensibile, dato che la squadra è molto giovane. Dopo la sconfitta contro l’Atlético, ho pensato che fosse meglio affrontare quel momento allora, piuttosto che più avanti. È normale che una squadra giovane abbia qualche difficoltà a mantenere un livello alto per tutta la stagione. Tuttavia, dall’inizio alla fine dell’anno, abbiamo giocato bene e vinto molte partite, non solo con risultati risicati, ma segnando molti gol. Alla mia età, sono molto contento perché so di essere in ottima forma fisica e posso giocare almeno un altro anno ai massimi livelli».

FLICK – «Quando Hansi è arrivato, gli ho parlato e gli ho spiegato come vedevo la situazione in questo club. Ciò che Flick ha fatto è stato assicurarsi che ogni giocatore fosse al suo livello. Non è stato facile per l’allenatore, e credo che Hansi abbia parlato con tutti i giocatori, consapevole che, per vincere titoli, avevamo bisogno di tutti al massimo. Per questo motivo, penso che molti giocatori abbiano reso al meglio in questa stagione, e credo che la prossima potrebbe essere un po’ più difficile. Tuttavia, se ci prepariamo mentalmente, sono sicuro che potremo giocare con più esperienza, e alla fine sarà un po’ più facile. Ma ovviamente ora ogni avversario vuole vincere contro di noi, e dobbiamo prepararci a questo.»

CAMBIAMENTI DI FLICK – «Come persona no, ma un po’ come allenatore. Penso che non si possa essere lo stesso allenatore in squadre di livelli diversi. Ci sono altri giocatori e situazioni diverse nel club, e credo che Hansi abbia fatto le cose in modo perfetto, ottenendo risultati molto buoni per questa squadra. È fondamentale per un allenatore capire come e cosa funziona meglio».

FUTURO – «Penso di avere tempo sufficiente per decidere cosa voglio fare dopo la prossima stagione. Posso mantenere lo stesso livello della scorsa stagione, ma nel calcio le cose possono cambiare. Ci sono anche fattori esterni che possono influenzare le mie decisioni. Per questo, penso sia troppo presto per pensarci adesso. Ho del tempo per riposarmi e prepararmi al meglio per la prossima stagione. Sono sicuro che fisicamente starò bene. Abbiamo ancora qualche settimana per prepararci, e mi sono divertito molto con questa squadra. Sono molto orgoglioso di poter giocare per essa».

Cruz Azul come il Psg: manita al Vancouver e trionfa in Concacaf Champions Cup. Settimo trionfo per i messicani

Concacaf Champions Cup, il Cruz Azul trionfa per la 7a volta e si laurea campione di Nord e Centro America grazie al 5-0 al Vancouver

Il Cruz Azul, squadra messicana, imita il Paris Saint-Germain, e il suo 5-0 all’Inter in finale di Champions League, e si laurea campione di Concacaf Champions Cup, superando con lo stesso risultato il Vancouver Whitecaps nella finalissima di Città del Messico.

Un successo importante per la squadra messicana che alza al cielo per la 7a volta il titolo di campioni di Nord e Centro America, surclassando la squadra canadese che in semifinale aveva eliminato l’Inter Miami di Leo Messi.

Partita subito in discesa per il Cruz Azul che dopo un tempo era avanti già 4-0, con le reti di Rivero, Faravelli, Sepulveda e Bogusz; e che nella ripresa hanno chiuso al 50′ definitivamente il match con la doppietta di Suplveda.

Con questo 7° successo, il Cruz Azul eguaglia il record dei connazionali del Club America e ribadisce l’egemonia messicana nel panorama nordamericano e che restituisce grande prestigio a uno dei club più storici della Liga MX.

Nonostante questo, non prenderà parte alla prima storica edizione del nuovo Mondiale per Club FIFA, in programma a metà giugno negli Stati Uniti. I messicani hanno però staccato il pass per il Mondiale per club 2029 e, soprattutto, parteciperanno alla Coppa Intercontinentale FIFA 2025, che vedrà tra le protagoniste anche il Paris Saint-Germain, fresco vincitore della Champions League europea.

Calciomercato Hellas Verona, primo squillo in entrata per la prossima stagione. Dall’Estoril, ecco Pedro Alvaro

Calciomercato Hellas Verona, primo squillo in entrata per la prossima stagione. Dall’Estoril, ecco Pedro Alvaro

L’Hellas Verona ha avviato le sue operazioni di calciomercato puntando su Pedro Álvaro, difensore portoghese classe 2000, ex Benfica e protagonista nell’ultima stagione con l’Estoril Praia. Secondo quanto riportato da Tuttomercatoweb, il centrale lusitano è in scadenza di contratto e potrebbe trasferirsi a parametro zero, rappresentando così un’occasione vantaggiosa per il club gialloblù.

Nel campionato 2024-2025, Pedro Álvaro ha collezionato 32 presenze, segnando un gol e fornendo un assist tra Liga Portugal e Taça de Portugal. Il suo profilo si distingue per la solidità difensiva, l’elevata capacità di lettura del gioco e una buona predisposizione al gioco aereo, qualità che lo rendono un rinforzo ideale per la retroguardia del Verona.

Pedro Álvaro potrebbe integrarsi rapidamente nel sistema di gioco del tecnico Paolo Zanetti. Il suo arrivo contribuirebbe a rinforzare la linea difensiva, offrendo alternative valide in vista della stagione 2025-2026.

L’Hellas Verona continua a monitorare il mercato con attenzione, cercando opportunità che si adattino alle proprie esigenze e al budget disponibile. L’interesse per Pedro Álvaro rappresenta un primo passo concreto in questa direzione, con l’obiettivo di costruire una squadra competitiva per affrontare le sfide future.

Lutto nel calcio italiano. Ci lascia Giancarlo Pavin, vicepresidente del Cittadella

Lutto nel calcio italiano. Ci lascia Giancarlo Pavin, vicepresidente del Cittadella

Lutto nel calcio italiano. Il Cittadella, con una nota ufficiale, ha diramato la notizia della scomparsa di Giancarlo Pavin, vicepresidente del club veneto.

COMUNICATO – «Estremamente addolorata, l’ Associazione Sportiva Cittadella comunica di aver ricevuto la triste notizia della morte del suo Vice Presidente Giancarlo Pavin.

Ancora turbati e scossi dall’ improvviso tragico evento, il Presidente con tutta la Famiglia Gabrielli, il Direttore, i Consiglieri dirigenti, lo staff, i giocatori e tutti i collaboratori del Club granata lo piangono, ricordando le qualità di quello che è stato un vero artefice della storia del sodalizio sportivo Cittadella.
Punto di riferimento da sempre per tutti, persona di poche ma sagge parole, legato ai veri valori sportivi che il calcio dovrebbe esprimere, Giancarlo Pavin aveva il Citta nel cuore e lo ha sempre amato in qualunque situazione, indipendentemente dalla sua posizione in classifica o dalla categoria in cui esso si trovasse a giocare.
Nonostante gli innumerevoli impegni lavorativi che Carlo ogni giorno doveva svolgere, egli ha dedicato molta parte della sua vita al Cittadella ed è anche per suo merito, se il club granata ha potuto raggiungere i grandi traguardi che tutti conosciamo.

Sempre a fianco del Presidentissimo Angelo fin dagli albori della Società granata, oggi Giancarlo lo raggiunge in cielo.
Che il suo esempio sia di sprone per tutti a dare il meglio per il futuro del Cittadella. Questo sarà di certo il migliore dei modi per ricordarlo.

Grazie Carlo!»

Tottenham, Postecoglou crede nella permanenza: «Ecco cosa volevo dire quando parlavo della terza stagione»

Le parole di Ange Postecoglou, tecnico del Tottenham, sul suo futuro: «Abbiamo assaporato il successo, ora riviviamolo»

Ange Postecoglou, allenatore australiano del Tottenham, ha voluto chiarire le sue recenti dichiarazioni sul futuro con il club londinese, dopo la vittoria in Europa League. Durante la parata celebrativa organizzata a Londra per festeggiare il successo, il tecnico aveva usato una frase criptica, «In tutte le migliori serie TV, la terza stagione è migliore della seconda», che ha scatenato interpretazioni contrastanti tra i tifosi e i media, alimentando sia speranze di permanenza sia dubbi su un possibile addio. Intervistato dall’emittente australiana ABC, Postecoglou ha spiegato il vero significato delle sue parole, sottolineando il desiderio di continuare a crescere senza accontentarsi del momento.

«Non volevo che ci limitassimo a goderci il momento. Volevo che pensassimo a ciò che verrà dopo, a non accontentarci. Ne abbiamo avuto un assaggio ora. I miei giocatori lo hanno assaporato, il club lo ha assaporato. Bene, assicuriamoci di tornarci di nuovo».

Serie A: otto allenatori in cerca di una panchina – il punto su Mancini, Pioli, Thiago Motta, Palladino, Baroni, Gilardino, Farioli e De Rossi

Serie A, il valzer delle panchine grande protagonista: le ultime su Mancini, Pioli, Thiago Motta, Palladino, Baroni, Gilardino, Farioli e De Rossi

Otto allenatori italiani, tra big ed emergenti, sono in cerca di panchina in una Serie A ancora piena di incognite: Juventus, Fiorentina e Atalanta devono scegliere, e altri club potrebbero presto cambiare guida, Inter in primis. Come riportato da la Gazzetta dello Sport si fanno i nomi di Mancini e Pioli per la Juve, mentre Farioli e Palladino ambiscono a un salto di qualità. Thiago Motta, dopo l’addio alla Juve, potrebbe tornare all’Inter o ripartire dall’Atalanta. De Rossi è ideale per la Fiorentina, Gilardino invece potrebbe avere bisogno di un progetto meno ambizioso. Anche Baroni resta una candidatura solida per chi cerca equilibrio. Di seguito i loro profili tracciati dalla Rosea.

ROBERTO MANCINI

Roberto Mancini manca dal lavoro quotidiano di club da sette anni, dopo le esperienze con lo Zenit, l’Italia campione d’Europa e l’Arabia Saudita. Nonostante il lungo distacco, resta un tecnico con idee moderne, capace di passare dal 4-3-3 offensivo al più prudente 3-5-2. Il suo ritorno in panchina potrebbe avvenire solo in grande stile: la Juventus sembra l’unica destinazione all’altezza. Alla rosa bianconera servirebbe forse più qualità in mezzo, ma per il Mancio, che unisce carisma, visione e stile, non sarebbe un ostacolo. Ha il profilo giusto per guidare un progetto ambizioso.

STEFANO PIOLI

Stefano Pioli ha plasmato il Milan campione del 2022 con un calcio moderno, verticale e aggressivo, costruito su occupazione razionale degli spazi e spinta costante. La sua carriera è segnata da una continua evoluzione: moduli fluidi, terzini offensivi, trequartisti dinamici e un possesso finalizzato al dominio territoriale. L’esperienza al Milan si è chiusa per logorio, ma il valore del lavoro resta evidente. Se dovesse lasciare l’Arabia, sarebbe un profilo ideale per la Juventus: conosce la pressione, ha vinto, e saprebbe trasmettere ambizione e spirito di rivalsa a una squadra da ricostruire.

THIAGO MOTTA

Thiago Motta ha vissuto un flop alla Juventus, ma le sue idee restano solide: un calcio che unisce posizionamento e relazioni, ispirato a Guardiola e Luis Enrique, con soluzioni innovative come la libertà data ai centrali difensivi. Dopo il Bologna, dove ha brillato, potrebbe rilanciarsi in un contesto più adatto. L’Inter, con una base tattica affine, potrebbe accoglierlo, anche se manca di esterni offensivi puri. L’Atalanta sarebbe invece una sfida meno traumatica: Motta conosce il modello Gasperini e ha già mostrato la capacità di alzare il pressing, marchio distintivo della Dea negli ultimi anni.

RAFFAELE PALLADINO

Raffaele Palladino ha chiuso la stagione con il miglior piazzamento della Fiorentina dal 2015, ma ha scelto di dimettersi, forse puntando a una panchina più prestigiosa. La sua Viola è stata solida in difesa e micidiale nelle ripartenze, rigenerando giocatori come Kean. Più attendista che aggressiva, la squadra ha sofferto contro avversari chiusi, confermando uno stile più reattivo che propositivo. Pur accostato a Gasperini, Palladino si distingue per un approccio meno feroce e più strategico, con gioco su distanze lunghe. Potrebbe somigliare più ad Allegri, anche per formazione juventina: la Juve resta una possibilità intrigante.

MARCO BARONI

Marco Baroni ha reso la Lazio una delle sorprese del campionato, pur frenata nel finale. Dopo l’impresa salvezza a Verona, ha portato a Roma un gioco dinamico, fondato su centrocampo rotante, terzini in spinta e “movimenti fuori linea” di ali e trequartista. Notevole l’intesa tra Guendouzi e Rovella, vero cuore del sistema. L’Inter sarebbe compatibile per princìpi, ma mancano esterni di corsa, fondamentali nel suo calcio. Dopo l’esperienza romana, un salto così potrebbe essere prematuro. La Fiorentina, invece, rappresenterebbe una destinazione più adatta: lì, come a Verona, Baroni potrebbe plasmare una squadra efficace anche senza interpreti ideali.

ALBERTO GILARDINO

Alberto Gilardino ha guidato il Genoa a una brillante promozione e a una salvezza tranquilla in Serie A, con un undicesimo posto da record per una neopromossa. Il suo calcio, ispirato ai concetti di Gasperini (pressing alto, esterni offensivi), ha mostrato idee chiare e aggressività, pur senza un legame profondo con il maestro. L’esonero di novembre lo ha frenato, ma il percorso resta solido. L’Atalanta, per storia e richieste, rappresenterebbe uno step forse prematuro. Meglio per il Gila cercare una piazza meno pressante dove ripartire e confermare la propria crescita in panchina dopo la prima vera delusione.

FRANCESCO FARIOLI

Francesco Farioli, 36 anni, è uno dei tecnici italiani più promettenti all’estero. Dopo esperienze positive in Turchia e Francia, ha riportato l’Ajax in Champions e gestito situazioni complesse con grande lucidità. Il suo calcio si fonda sul possesso, con terzini che si accentano, mezzali che attaccano lo spazio e un’organizzazione offensiva coraggiosa ma equilibrata: le sue squadre sono state le migliori difese nei rispettivi campionati. Giovane, ambizioso e brillante, Farioli sarebbe un profilo intrigante per un club come la Juventus, dove ritroverebbe anche Khephren Thuram. Scommessa affascinante, ma già supportata dai risultati.

DANIELE DE ROSSI

Daniele De Rossi ha iniziato la carriera da allenatore con idee moderne e un approccio flessibile, spaziando tra sistemi come 4-3-3, 4-2-3-1, 3-4-2-1 e 3-5-2, sempre con attenzione all’occupazione degli spazi e al gioco posizionale orientato al dominio. L’esperienza prematura alla Roma non gli ha permesso di sviluppare appieno il suo potenziale, ma la sua mente curiosa e il passato da centrocampista lo rendono un tecnico promettente. Per il futuro, un passo intermedio come la Fiorentina sarebbe ideale per crescere e consolidarsi verso una grande panchina.

Roberto Antonelli, il Dustin Hoffman del Milan: «Tutta colpa di Albertosi, il soprannome me lo ha dato lui. Ero un 9 e mezzo, in attacco sapevo fare tutto. Liedholm era scaramantico, mi ha mandato da un mago…»

Milan, le parole dell’ex attaccante degli anni ’70 Roberto Antonelli, soprannominato ‘Dustin Hoffman’ e molto amato dai tifosi rossoneri

Quando pensi a certi attaccanti che hanno lasciato un segno nel cuore dei tifosi, magari non sempre con caterve di gol da copertina ma con un impegno che trasudava da ogni singola giocata, il nome di Roberto Antonelli non può che affiorare con un sorriso. Per i milanisti, soprattutto quelli che hanno vissuto la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, «Dustin» – quel soprannome un po’ così, che richiamava l’attore americano Dustin Hoffman per una certa somiglianza e forse per la stessa grinta indomita – è una figura che evoca un periodo di luci e ombre, ma di indubbia passione.

Non era il classico bomber da venti gol a stagione, o almeno non sempre, ma era quel tipo di centravanti che si sbatteva come un matto, che apriva spazi per i compagni, che non tirava mai indietro la gamba e che, quando vedeva la porta, sapeva come far male. La sua storia con il Milan è di quelle a due facce: prima l’esplosione e la gioia immensa dello Scudetto della stella, quello del 1978-79, conquistato da protagonista con gol pesanti e prestazioni generose al fianco di compagni come Rivera e Bigon.

Poi, dopo un passaggio al Genoa dove si confermò bomber di razza, il ritorno in un Milan diverso, quello della ricostruzione post-Serie B, a lottare per riportare i colori rossoneri dove meritavano. Forse è proprio questa sua capacità di mettersi al servizio della squadra, di non mollare mai, che lo ha reso un giocatore così apprezzato, al di là dei numeri. lavoratore del gol, un gladiatore dell’area di rigore, che ha scritto pagine importanti, con sudore e dedizione. Oggi su La Gazzetta dello Sport Antonelli sfoglia l’album dei ricordi e si racconta.

IL SOPRANNOME “DUSTIN” – «Ricky Albertosi, appena arri vai al Milan. Mi disse: “Ma sai che sei uguale?”. Da lì: Dustin per sempre. Ci sono affezionato. I miei tre nipoti mi chiamano Nonno Dustin».

KROL LO DEFINI’ “UN BRASILIANO NATO IN ITALIA” – «Bel complimento e un po’ di verità c’è, la tecnica era il pezzo forte del mio repertorio».

IL RUOLO – «Ero un 9 e mezzo. Elegante, un buon dribbling, ottima coordinazione al tiro. Nel Milan della Stella giocavo alle spalle di Stefano Chiodi, il punto di riferimento in attacco. Io, Bigon, Novellino, Rivera, ci davamo il turno. Giocavamo un calcio ragionato, cercavamo il palleggio. Quell’anno segnai cinque gol. Il più importante contro la Roma a San Siro. Nei minuti finali mi procurai il rigore. Il rigorista era Chiodi, ma Liedholm indicò me:“Tiralo tu”. Chissà come mai decise così, forse per scaramanzia».

LIEDHOLM ERA SCARAMANTICO – «Una volta mi mandò con Aldo Maldera dal suo amico, il mago Maggi. E niente,il mago ci voleva solo conoscere, piacere, piacere mio, parlammo un po’, forse ci stava studiando (ride) e avrebbe riferito a Liedholm, chi lo sa».

GLI INIZI – «A Morbegno, provincia di Sondrio. Papà muratore, tifoso della Fiorentina, gli piaceva Hamrin; mamma sarta. Quando un dirigente del Monza venne a casa a dirmi che mi avevano preso, mio padre era euforico, mia mamma disperata. Mi era stato appena promesso un posto in banca. “Ma cosa vai a fare il calciatore?”, mi disse. A quei tempi era così».

Italia-Svezia U23 femminile: dove vederla, orario e probabili formazioni

Allo Stadio Il Noce va in scena la sfida tra Italia-Svezia U23 femminile: le ultimissime di formazione con orario e dove vedere il match

Allo Stadio Il Noce di Noceto si giocherà la gara amichevle tra Italia-Svezia U23 femminile. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Italia femminile-Finlandia, le probabili formazioni

Portieri: Beatrice Beretta (Napoli), Astrid Gilardi (Como Women), Giulia Zaghini (Res Women);

Difensori: Cecilia Cavallin (H&D Chievo Women), Federica D’Auria (Lazio), Aurora De Rita (Sassuolo), Marika Massimino (Ternana Women), Eleonora Pacioni (Ternana Women), Chiara Robustellini (Inter), Nadine Sorelli (Milan);

Centrocampiste: Maria Grazia Petrara (Ternana Women), Giorgia Arrigoni (Milan), Melissa Bellucci (Napoli), Valentina Gallazzi (Sassuolo), Michela Giordano (Napoli), Matilde Pavan (Inter), Martina Tomaselli (Inter);

Attaccanti: Nicole Arcangeli (Sampdoria), Alice Corelli (Roma), Victoria Marie Della Peruta (Fiorentina), Margherita Monnecchi (Eibar), Monica Renzotti (Milan), Noemi Visentin (Lazio).

Orario e dove vederla

Italia-Svezia U23 femminile si gioca lunedì 2 giugno 2025 alle ore 15:00. La partita sarà trasmessa in streaming in chiaro per tutti su VIVO AZZURRO TV.

Juve, dopo Comolli e Chiellini si cerca il ds: cresce il nome di Salihamidzic

Juve, Salihamidzic possibile nuovo direttore sportivo? Dopo Comolli e Chiellini si cerca l’ultimo tassello della nuova dirigenza bianconera

Ieri si è aperta ufficialmente la finestra di mercato straordinaria in vista del Mondiale per Club, ma la Juve affronta questa fase senza un direttore sportivo operativo, nel pieno di una rivoluzione dirigenziale. Nonostante ciò, si sono mossi i primi passi con alcune ufficialità nell’organigramma, mentre resta in sospeso la nomina di un ds che possa collaborare con Chiellini e Comolli. Tra i candidati più discussi c’è Diego Lopez, giovane dirigente ex Lens, noto per la cessione da 40 milioni del difensore Khusanov al Manchester City. Interesse anche per Massara, ex ds del Milan apprezzato per il lavoro riservato e la capacità di collaborare in squadra, e Tognozzi, ex ds del Granada e già legato ai bianconeri. Tra i nomi più suggestivi, come riportato da Tuttosport, c’è quello di Salihamidzic, ex calciatore bianconero e dirigente stimato da Chiellini, che mantiene forti legami con l’ambiente Juve.

Sul fronte allenatore, la priorità resta Igor Tudor, che Comolli vuole valutare con attenzione per capire la sua efficacia sul campo, anche se la società continua a monitorare alternative. Tra le piste estere spicca Marco Silva, attuale tecnico del Fulham, apprezzato da Comolli e facente parte della scuderia di Jorge Mendes; Silva potrebbe liberarsi pagando una penale e interessa anche al Tottenham, che però sembrerebbe preferire Thomas Frank del Brentford. In Italia, la Juventus considera anche Stefano Pioli e Roberto Mancini, mentre da Milano arrivano smentite riguardo a contatti con Simone Inzaghi, il cui rapporto con l’Inter resta comunque sotto osservazione. La situazione resta in evoluzione, tra ricerca di stabilità dirigenziale e valutazioni tattiche per l’allenatore, in una Juventus alla ricerca di un rilancio concreto in vista dei prossimi impegni.

Mercato Napoli, si lavora sulla difesa: Beukema il piano A, Gatti l’alternativa – le ultime

Mercato Napoli, non solo De Bruyne e l’attaccante, si lavora anche per la difesa: Beukema, Gatti e Kiwior i profili preferiti

Il Napoli di Antonio Conte ha consolidato la sua forza soprattutto attraverso la solidità difensiva, confermando che per vincere in Italia è fondamentale sapersi difendere con ordine e compattezza. Dopo un primo anno di lavoro basato su fondamenta solide, il club partenopeo punta a restare competitivo su tutti i fronti, con una rosa da modellare e giocatori capaci di adattarsi sia alla difesa a quattro che a tre. Come riportato da la Gazzetta dello Sport tra gli obiettivi principali del direttore sportivo Manna c’è Sam Beukema, difensore centrale del Bologna molto apprezzato per la sua versatilità e affidabilità, ma il club emiliano chiede una cifra importante, attorno ai 25-30 milioni di euro, che potrebbe rappresentare un ostacolo. In alternativa, il Napoli valuta Federico Gatti della Juventus e Jakub Kiwior dell’Arsenal, entrambi profili graditi con esperienza in Serie A e potenzialità per crescere.

Sul fronte portieri, il Napoli si prepara ad annunciare a breve il rinnovo biennale di Alex Meret, ma dovrà comunque cercare un vice all’altezza per garantire stabilità anche in questo ruolo. La situazione di Andrea Caprile, in prestito al Cagliari con diritto di riscatto, resta da definire, mentre per la difesa è già stata esercitata l’opzione di rinnovo per Juan Jesus. Nei prossimi giorni dovrebbe arrivare anche l’ufficialità per l’acquisto di Marianucci dall’Empoli, un giovane Under che non occupa posti in lista e che sarà pronto a crescere nel gruppo. Il progetto del Napoli resta chiaro: rafforzare il reparto difensivo per mantenere il miglior muro d’Europa e sostenere le ambizioni di una stagione da protagonista in campionato e in Champions League.

Donnarumma, Champions e addio? Due big sul portiere italiano del PSG

Donnarumma potrebbe lasciare il PSG in estate dopo aver vinto la Champions League: due big europee ci pensano

Gianluigi Donnarumma potrebbe cambiare squadra nella prossima estate, con Real Madrid e Bayern Monaco che stanno monitorando con attenzione la situazione del portiere del PSG. A 26 anni, Donnarumma ha appena raggiunto il suo grande obiettivo vincendo la Champions League con il club parigino, ma sembra pronto a cercare una nuova sfida. Il Real Madrid lo vede come il futuro sostituto di Thibaut Courtois, mentre il Bayern Monaco si sta preparando al dopo Manuel Neuer, che a breve lascerà il calcio giocato. Il PSG rischia di perdere Donnarumma a parametro zero nel 2026, così come è successo con Kylian Mbappé, e potrebbe quindi valutare di cederlo già questa estate per evitare di perdere un altro grande talento senza guadagnarci.

Dopo la finale di Champions League, Donnarumma ha lasciato intendere che potrebbe lasciare Parigi, dichiarando ai giornalisti: «Non so se resterò. Vedremo nei prossimi giorni, adesso penso solo alla nazionale». Il futuro del portiere azzurro dipenderà probabilmente da chi gli offrirà maggior visibilità e la possibilità di conquistare altri trofei importanti. Prima di prendere qualsiasi decisione, però, Donnarumma sarà concentrato sugli impegni con l’Italia nelle prossime partite contro Norvegia e Moldova, che rappresentano il primo banco di prova prima di un’estate potenzialmente ricca di cambiamenti.

Bologna, il Mea Culpa di Fabio Poli: «Italiano? Il mio primo giudizio era sbagliato, da tifoso felice di ricredermi»

Bologna, le parole dell’ex Fabio Poli: «Su Italiano faccio mea culpa, da tifoso del Bologna sono ben felice di essermi dovuto ricredere»

Fabio Poli, ex calciatore del Bologna, fa mea culpa. Dopo una intervista al Resto del Carlino in cui a inizio stagione aveva criticato Vincenzo Italiano, oggi al quotidiano bolognese ritorna sulla sua intervista facendo un cambio completo di rotta. Di seguito le sue parole.

GIUDIZIO INIZIALE SU ITALIANO – «Quel mio giudizio si è rivelato sbagliato, chiedo scusa a Italiano. Ma da tifoso del Bologna sono ben felice di essermi dovuto ricredere».

COSA NON ANDAVA ALL’INIZIO – «Dissi quello che pensavo allora, sulla base di ciò che avevo visto in quei primi mesi. Non vedevo l’atteggiamento giusto, non vedevo la pressione necessaria nella riconquista della palla e vedevo un centrocampo spesso saltato dai lanci lunghi per le punte. Dissi anche, però, che a Italiano era giusto concedere tempo».

COME ITALIANO HA CAMBIATO IL BOLOGNA – «Bravo lui, gli faccio i complimenti: col senno di poi ha impiegato anche meno tempo di quanto sarebbe stato lecito immaginare. Da allora il Bologna è cresciuto tanto, diventando una squadra con un gioco convincente e dominante. E il suggello è arrivato nella notte dell’Olimpico».

COM’È STATA LA FINALE DI COPPA ITALIA CONTRO IL MILAN – «No, specie dopo che cinque giorni prima lo stesso Milan ti aveva battuto in campionato. Era molto complicato, in pochi giorni, rimettere in piedi un gruppo che con quella sconfitta di fatto aveva perso la speranza di potersi qualificare di nuovo per la Champions. Ma anche lì Italiano ha saputo toccare le corde giuste, ha motivato il gruppo e ha cambiato qualche dettaglio nella preparazione della partita».

CHE VALORE HA L’EUROPA LEAGUE OGGI – «E che Europa. Perché la Champions è ricca di fascino ma anche l’Europa League è una signora competizione. E anche se il numero di squadre si è allargato fare le coppe oggi per un club ha un peso maggiore rispetto a quando giocavo io».

RICORDI DELLA SUA EUROPA DA GIOCATORE – «Quell’anno ci andò tutto storto. E l’Europa la salutai quando mi ruppi il ginocchio negli ottavi con l’Admira Wacker».

RINNOVO DI ITALIANO, CHE NE PENSA? – «Ha fatto una scelta da allenatore intelligente. Si è reso conto che qui c’è tutto, dalla proprietà ai dirigenti al valore dell’organico, per continuare a fare stagioni di alto livello».

COME VEDE ORSOLINI E NDOYE QUEST’ANNO – «Orso anche se s’impegna un gol brutto non riesce a farlo. E quest’anno di gol ne ha fatti davvero tanti. Un altro che non credevo che potesse avere questa vena realizzativa è Ndoye. Ma se Orsolini fa il suo record di gol e Ndoye scopre di poter essere anche un bomber torniamo al punto di partenza: bravo Italiano. Oggi con la gioia del tifoso dico che il mister in pochi mesi ha fatto davvero un lavoro straordinario».

Si è conclusa la stagione 2024/25: i top e i flop della stagione europea: il riscatto degli esterni e degli esuli dello United, male le milanesi

Si è conclusa la stagione 2024/25: i top e i flop della stagione europea: il riscatto degli esterni e degli esuli dello United, male le milanesi

Si è conclusa la stagione 2024/25 ed è tempo di bilanci nel calcio europeo. Di seguito alcuni dei top e dei flop del calcio europeo scelti da Goal.com

TOP – IL RITORNO GLI ESTERNI D’ATTACCO

È tornato il dribbling, ed è uno spettacolo.
Yamal, Barcola, Saka, Raphinha, Doué e Kavara… il calcio si è riaperto sulle fasce, dopo anni di omologazione “guardiolista”. PSG e Luis Enrique ne hanno fatto religione. Addio al numero 10, bentornati esterni saltauomo.

FLOP – L’ILLUSIONE CHE I SOLDI NON BASTINO

Il Chelsea ha vinto, ma a che prezzo?
Palmer, Enzo, Caicedo: talento ce n’è, ma resta l’amaro in bocca. La proprietà ha aggirato regolamenti e gonfiato il mercato con contratti infiniti e “bomb squads” per liberarsi degli esuberi. È la dimostrazione che, alla fine, se tiri abbastanza m***a al muro, qualcosa resta attaccato.

TOP – GLI ESTERNI D’ATTACCO

È tornato il dribbling, ed è uno spettacolo.
Yamal, Barcola, Saka, Raphinha, Dembélé… il calcio si è riaperto sulle fasce, dopo anni di omologazione “guardiolista”. PSG e Luis Enrique ne hanno fatto religione. Addio al numero 10, bentornati esterni saltauomo.

FLOP – MILAN

Cinque derby senza perdere, tutto il resto da dimenticare.
Ottavi in campionato, umiliati in Coppa Italia, tre allenatori cambiati e una dirigenza nel caos. RedBird ha ereditato uno Scudetto e l’ha smontato pezzo per pezzo. La tifoseria è stanca: “Liberate il Milan da questa agonia.”

TOP – GLI ESILIATI DALLO UNITED

Andarsene da Old Trafford fa miracoli.
Sancho segna in finale con il Chelsea. Wan-Bissaka risorge al West Ham. Rashford si rilancia all’Aston Villa. Atony rinato al Real Betis. McTominay addirittura MVP della Serie A con gol scudetto in rovesciata. E Cunha che fa? Firma con lo United. Coraggioso o incosciente?

FLOP – MBAPPÉ

Real Madrid lo prende per dominare. Risultato: stagione a mani vuote.
Mbappé vince la Scarpa d’Oro ma destabilizza una squadra che aveva appena fatto il double. Bellingham e Vinicius giù di tono, Ancelotti senza risposte, e Xabi Alonso chiamato per rifondare. Scommessa sbagliata?

TOP – HARRY KANE

Finalmente un trofeo – e non uno qualsiasi.
Scudetto con il Bayern dopo un anno complicato. Kane ha fatto sempre il suo: gol, leadership, costanza. Ora nessuno potrà più dire che “non ha mai vinto nulla”.

FLOP – INTER

Fine ciclo con fragore.
Tre over 36 in campo, una finale Champions persa male, e zero titoli dopo sogni di triplete. Inzaghi ha offerte per andarsene, la squadra va rifatta da zero. Marotta, è il tuo momento.

TOP – I TIFOSI AFFAMATI DI TROFEI

Il 2024-25 ha risarcito tante attese.
Liverpool ha festeggiato finalmente un titolo ad Anfield dopo quello del 2020 a porte chiuse. Crystal Palace ha alzato la prima coppa della sua storia. E a Wembley, pure il Newcastle ha scritto la sua favola. Il calcio, ogni tanto, sa ancora sorprendere. Il Tottenham è tornato a vincere un torneo dopo 17 anni con l’Europa League. Fuori dal regno unito da segnalare la Coppa Italia del Bologna e quella di Olanda del Go Ahead Eagles.

Dan Peterson confessa: «Berlusconi mi voleva al Milan, ma mi ritirai troppo presto»

Dan Peterson ha rivelato un retroscena al Corriere della Sera: «Berlusconi mi voleva alla guida del Milan, ho solo un rimpianto»

Una rivelazione che profuma di storia, di un calcio e di un basket che non ci sono più, emerge dalle pagine odierne del Corriere della Sera, attraverso le parole inconfondibili di Dan Peterson. Il leggendario «Coach» della pallacanestro italiana, interrogato su un’indiscrezione che circolava da tempo negli ambienti sportivi, ha confermato un interesse diretto di Silvio Berlusconi nei suoi confronti per la panchina del Milan.

Alla domanda se fosse vero che il Cavaliere lo avesse cercato per guidare la squadra rossonera, Peterson non ha usato mezzi termini: «Sì, diceva che io potevo allenare qualunque cosa». Una frase, quella attribuita a Berlusconi, che la dice lunga sulla stima e sulla visione quasi onnipotente che l’allora presidente del Milan nutriva per le capacità manageriali e motivazionali del tecnico americano, capace di imprese memorabili con l’Olimpia Milano. Un attestato di fiducia trasversale, che superava i confini degli schemi e delle discipline sportive.

La storia, come noto, prese poi un’altra direzione, con l’avvento di Arrigo Sacchi che avrebbe rivoluzionato il calcio italiano ed europeo. Ma il dettaglio svelato da Peterson aggiunge un tassello affascinante a quel periodo di grande fermento e ambizione. Un attestato di fiducia non si limita però al ricordo di quel mancato approdo nel mondo del calcio. Coglie l’occasione per una riflessione più ampia, una sorta di mea culpa sportivo: «La verità è che io nella vita ho commesso un grande errore: mi sono ritirato a soli 51 anni, nel 1987. Avrei dovuto prendermi un periodo di riposo, pensarci bene». Un ritiro considerato prematuro dallo stesso Peterson, che forse, col senno di poi, avrebbe potuto scrivere altre pagine leggendarie, chissà, magari anche su un campo da calcio, sotto l’egida berlusconiana. La suggestione resta, potente come un tiro da tre sulla sirena.

Inzaghi-Inter: le sirene dell’addio e l’ombra del «Grande Perdente». Ecco cosa ha infastidito Simone

Inter-Inzaghi, mentre il futuro del tecnico rimane in dubbio, l’analisi sul Corriere della Sera su cosa si è rotto tra tecnico e società

Tra le diverse congetture emerse sul rapporto tra Inzaghi e l’Inter, acquista particolare credito l’analisi di Paolo Tomaselli, autorevole firma del Corriere della Sera. Sul quotidiano milanese, che ha dedicato alla notizia del più che probabile addio una posizione di rilievo in prima pagina, Tomaselli individua motivazioni profonde dietro questa potenziale rottura. «Di passare per il Grande Perdente, il tecnico sembra essersi stufato», scrive il giornalista, sottolineando una crescente insofferenza di Inzaghi verso un’etichetta che, nonostante i numerosi trofei conquistati (tra cui Scudetto, Coppe Italia e Supercoppe), pare perseguitarlo dopo ogni inciampo cruciale.

Ma non si tratterebbe solo di una questione di percezione esterna o di orgoglio ferito. Tomaselli punta il dito anche su un altro fattore determinante: la sensazione, da parte dell’allenatore, di non essere stato adeguatamente tutelato e supportato dalla società. Il riferimento specifico è alle mancate mosse correttive sul mercato di gennaio dei nerazzurri, quando, presumibilmente per direttive della proprietà, si è scelto di non intervenire per rinforzare un reparto offensivo di riserva in evidente affanno. Il contributo offerto dal trio Arnautovic-Correa-Taremi, nel corso della stagione, è stato giudicato «davvero modesto», un apporto insufficiente per una squadra con ambizioni di vertice su tutti i fronti. «Se le volate si giocano sui dettagli, questo era il meno trascurabile», chiosa Tomaselli, evidenziando come la mancanza di alternative offensive affidabili possa aver pesato sull’economia di una stagione logorante, decisa spesso da episodi e dalla profondità della rosa. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il ciclo vincente di Inzaghi all’Inter sia davvero ai titoli di coda.

Playoff Serie C, questa sera la finale d’andata: Pescara e Ternana si sfidano per l’ultimo posto per la Serie B

Playoff Serie C, questa sera la finale d’andata: si sfidano Ternana e Pescara, entrambe provenienti dal Girone B

È un derby tutto del girone B quello che anima la finale playoff di Serie C: appena 200 chilometri separano Ternana e Pescara, pronte a sfidarsi tra stasera e il 7 giugno per l’ultimo posto disponibile in Serie B. Le due squadre si conoscono bene, ma molto è cambiato: sulla panchina umbra non c’è più Abate, bensì Fabio Liverani, arrivato ad aprile in un momento difficile, ma capace di rigenerare la squadra in ritiro e portarla fino in fondo. La Ternana parte con la pressione di una piazza costruita per vincere e di una statistica sfavorevole: da tre stagioni, nessuna seconda classificata è riuscita a salire, sempre battuta da una terza (Palermo, Lecco, Carrarese). Proprio Silvio Baldini, ora tecnico del Pescara, è stato l’artefice di quella tendenza nel 2022, e ora sogna il bis alla guida di una quarta classificata: sarebbe un’impresa storica.

La sfida tra Liverani e Baldini, come riportato da la Gazzetta dello Sport aggiunge ulteriore fascino alla finale. Entrambi ex tecnici di Serie A, entrambi già promossi sia dalla B che dalla C, rappresentano filosofie diverse ma condividono ambizione ed esperienza. Liverani mantiene un profilo cauto e cerca di deviare la pressione verso l’avversario, mentre Baldini ha saputo trasformare i playoff in un percorso travolgente, segnando 15 gol in 7 partite. Il Pescara ha riacceso l’entusiasmo in città, con i tifosi che hanno accompagnato in massa la squadra alla partenza. Anche Terni ha risposto alla grande: oltre 10.500 biglietti venduti per l’andata. Le premesse tecniche e ambientali sono ottime: Ternana dominante in casa, Pescara esplosivo in trasferta, e ancora a secco il capocannoniere Cicerelli. Il campo dirà chi saprà completare al meglio un percorso esaltante.

Serie A, ecco la mappa della prossima stagione: il baricentro rimane al nord, ma il sud resiste

Serie A, ecco la mappa della prossima stagione: il nord continua ad essere il più rappresentato, ma il sud resiste; venerdì i calendari

Archiviata una stagione combattuta fino all’ultima giornata, la Serie A guarda già avanti: venerdì verranno svelati i calendari del campionato 2025-26, che inizierà il 24 agosto. A livello geografico, la mappa del torneo resta pressoché invariata: con l’uscita di scena di Empoli, Venezia e Monza e l’ingresso di Pisa, Cremonese e Sassuolo, il baricentro resta saldamente al Centro-Nord. La Lombardia, nonostante l’addio del Monza dopo tre stagioni in A, resta la regione più rappresentata grazie al ritorno della Cremonese. Il Pisa ritrova la massima serie dopo 34 anni, riportando alla mente i tempi di Romeo Anconetani e riaccendendo il sentito derby con la Fiorentina. Il Sassuolo, dopo la brusca retrocessione del 2024, è tornato immediatamente in A con Fabio Grosso in panchina, confermando l’ambizione di restare stabilmente nella categoria. La Cremonese ha completato il quadro battendo lo Spezia nella finale playoff: entrambe erano retrocesse nel 2023, ma solo i grigiorossi sono riusciti a risalire.

Il Sud continua a difendere con orgoglio la propria presenza, anche se non registra nuovi ingressi. Napoli, Lecce e Cagliari restano le uniche rappresentanti, ma solide. Il Napoli riparte da campione d’Italia, forte del quarto scudetto appena conquistato. Il Lecce, per la prima volta nella sua storia, affronterà la quarta stagione consecutiva in Serie A, confermandosi un modello di crescita e sostenibilità. Il Cagliari, invece, ha centrato la salvezza per il secondo anno di fila. Ne uscirà un campionato “itinerante”, distribuito su quasi tutta la penisola: da Udine a Cagliari, da Torino a Lecce, la Serie A 2025-26 coprirà ampiamente il territorio nazionale, confermando la sua identità di competizione radicata e diffusa.

Roma, Dybala studia da Papu Gomez: ecco come può essere l’arma in più di Gasperini

Come giocherà Paulo Dybala nella nuova Roma di Gasperini? La Joya può ricoprire il ruolo che aveva il Papu Gomez nell’Atalanta del Gasp

Paulo Dybala resterà uno snodo centrale della Roma anche nella prossima stagione, ma il suo ruolo è destinato a cambiare con l’arrivo di Gian Piero Gasperini in panchina. Come riportato da la Gazzetta dello Sport il nuovo tecnico, noto per il suo calcio intenso e fisico, dovrà trovare il modo di valorizzare il talento dell’argentino pur adattandolo al proprio sistema. Nonostante l’atletismo richiesto dai moduli gasperiniani mal si sposi con le caratteristiche della Joya, il tecnico sembra intenzionato a modellare un impiego su misura, ispirandosi all’ultima versione del Papu Gomez a Bergamo: un jolly offensivo da inserire nei momenti chiave per rompere l’equilibrio delle partite. Il paragone con l’ex atalantino regge anche per la posizione in campo e l’impatto tecnico, seppur Dybala abbia meno propensione al sacrificio difensivo. Intanto il numero 21 è in vacanza negli Stati Uniti dopo l’operazione al tendine del semitendinoso sinistro subita a marzo: l’obiettivo è recuperare in tempo per il ritiro estivo, o almeno per l’inizio della stagione.

La gestione di Dybala sarà prudente e progressiva: all’inizio lo vedremo con ogni probabilità partire dalla panchina, soprattutto per il necessario adattamento ai duri ritmi di allenamento imposti da Gasperini. I suoi carichi di lavoro sono notoriamente elevati, e molti giocatori faticano ad assimilarli subito. È possibile che l’argentino venga utilizzato a partita in corso, per spaccare le gare nella fase calante degli avversari. Questo ruolo “ibrido”, tra titolare e arma tattica, potrebbe rappresentare la soluzione migliore nel breve periodo, specie mentre Dybala ritrova condizione e confidenza dopo il primo serio infortunio della carriera. Tuttavia, se la risposta fisica sarà positiva, non è da escludere che in futuro possa tornare a occupare una maglia fissa nell’undici titolare. Per ora, la Roma si prepara a ruotare ancora intorno al suo numero dieci, ma in una chiave più moderna e strategica.

Sarri Lazio atto secondo: i dettagli del contratto e gli obiettivi di mercato

Maurizio Sarri pronto a tornare alla Lazio a quindici mesi dal suo esonero: i dettagli del suo contratto e gli obiettivi di mercato

Dopo quindici mesi dalle dimissioni, Maurizio Sarri torna sulla panchina della Lazio. Il tecnico toscano, come riportato da la Gazzetta dello Sport ha sciolto gli ultimi dubbi accettando l’offerta presentata dal direttore sportivo Angelo Fabiani, che lo ha incontrato nella sua villa in Toscana. Il contratto firmato prevede un biennale con opzione per un terzo anno in caso di qualificazione in Champions League, e un ingaggio da 2,5 milioni a stagione più bonus legati ai risultati europei. A convincerlo non è stato solo l’aspetto economico, ma soprattutto la voglia di riprendere un discorso interrotto troppo bruscamente: il feeling con l’ambiente, il rapporto rimasto solido con Lotito e Fabiani, e il desiderio di chiudere il cerchio su un’esperienza che aveva lasciato l’amaro in bocca. Sarri si era dimesso nel marzo 2024, dopo una lunga serie di risultati negativi e in mezzo a tensioni nello spogliatoio, ma senza mai rompere davvero con il club.

Il nuovo corso biancoceleste riparte da lui e dalle sue richieste: niente rivoluzioni, ma un rafforzamento mirato dell’organico. Il Comandante ha posto come condizione la tenuta dell’ossatura della squadra, anche accettando una singola cessione di rilievo se necessaria, ma senza smantellare il gruppo. Provedel, Romagnoli, Guendouzi, Zaccagni e Rovella restano centrali nel progetto. Pedro, che Sarri conosce dai tempi del Chelsea, sarà ancora una figura chiave in campo e fuori. In agenda ci sono almeno quattro innesti per la formazione titolare – due terzini, un centrocampista e un attaccante – e il nome di Fazzini dell’Empoli è già tornato nei radar. Dopo una stagione conclusa fuori dall’Europa, la Lazio vuole ripartire in fretta e con ambizione. L’annuncio ufficiale del ritorno di Sarri è atteso nelle prossime ore, non appena verrà formalizzata la risoluzione con Baroni. La missione è chiara: trasformare il rimpianto in rilancio.

Juve, ascolta Deschamps: «Futuro? Vedremo cosa succederà; sento spesso Tudor»

Le parole di Didier Deschamps, ct della Francia: «Non ho bisogno di vivere sotto i riflettori, ma di sicuro non andrò in pensione dopo la nazionale»

Nel valzer di nomi che circondano la panchina della Juve spunta anche il nome di Didier Deschamps. Il ct della Francia ha parlato anche di questo tema, oltre a molti altri, a la Gazzetta dello Sport. Di seguito le sue parole.

FUTURO – «Vedremo cosa succederà. Ho la libertà di scegliere. Ma posso vivere bene lontano dai riflettori».

SULL’INTER IN CHAMPIONS – «Di fatto non c’è stata partita, il PSG è stato superiore dall’inizio alla fine. Magari l’Inter ci è arrivata con poche energie mentali e fisiche, dopo aver lottato fino all’ultimo per lo scudetto, con giocatori che come Lautaro non erano al top, mentre il PSG ha potuto gestirsi e far valere tutte le sue grandi qualità».

LUIS ENRIQUE E IL CALCIO COLLETTIVO – «È anche la sua vittoria perché è rimasto fedele alle sue idee. Ogni vittoria è collettiva, anche se le individualità fanno la differenza. Come Doué con due gol e un assist. Il PSG impressiona, ma a novembre era quasi eliminato. Nel calcio tutto può cambiare in un minuto. Poi è chiaro che il PSG ha modificato la strategia puntando sui giovani di talento».

DEMBÉLÉ DA PALLONE D’ORO? – «Vincere la Champions aiuta, ma poi votano i giornalisti e la stagione non è finita. Per me oggi sarebbe difficile stabilire un trio di candidati. C’è anche Mbappé, capocannoniere di Liga e Scarpa d’oro cambiando squadra. Oppure Lamine Yamal che mi pare non abbia fatto male… e perché non Lewandowski o Raphinha».

SUL PSG SENZA MBAPPÉ – «Può succedere. Sono scelte di carriera e Kylian ha già vinto molto. Rimane un leader e il nostro capitano. Anche se il Real Madrid ha vinto poco, la sua stagione è positiva».

COME FERMARE LAMINE YAMAL? – «Nessuno lo sa: forse legandolo. Lo si può limitare, ma un suo gesto farà sempre la differenza: Lamine Yamal è un fuoriclasse e la Spagna è la migliore squadra al mondo con talenti sempre più giovani. Come da noi, con Doué. Ma pure Mbappé all’età di Yamal faceva grandi cose».

L’ATTACCO DELLA FRANCIA È IL PIÙ FORTE DI SEMPRE? – «Hanno il potenziale, ma serve vincere titoli e dare continuità per dimostrarlo. Griezmann non è nato in una partita».

ANNUNCIARE L’ADDIO PRIMA DEL MONDIALE È UN RISCHIO? – «Non cambia nulla. Ero a fine contratto prima del Mondiale in Qatar e sapevo che avrei smesso a gennaio 2023, quando ho rinnovato. Anche se giochiamo la sesta semifinale dal 2012, c’è sempre un clima mediatico negativo che può avere un impatto sui giocatori. Quindi ho chiarito la mia posizione. Non ho bisogno di vivere sotto i riflettori, ma di sicuro non andrò in pensione dopo la nazionale».

UN RITORNO ALLA JUVE? – «Non è di attualità e non è lo stesso mestiere. La Juve è stata molto importante. Tornai in una situazione difficile e me ne andai nel 2007 perché mi sembrava la scelta giusta. Con il senno di poi invece no. Oggi c’è il mio ex compagno Igor Tudor, ci ho parlato spesso prima che firmasse. Non ho deciso nulla e non so quello che farò dopo la nazionale. Tutto è possibile. E impossibile».

SUL SUCCESSORE ZIDANE – «Zidane è un candidato naturale e legittimo per tutto ciò che ha fatto. Ha voglia di allenare la Francia e non ha bisogno di consigli. Farà di sicuro il suo meglio».

SU CONTE E IL TRIONFO AL NAPOLI – «E non è semplice farlo con tre squadre diverse. È sicuro resti? (ride, ndr). Conoscendolo non penso gli sia piaciuto che gli togliessero Kvaratskhelia a metà stagione. Scherzi a parte, non ci siamo sentiti ma gli faccio i complimenti».

KOLO MUANI RESTERÀ ALLA JUVE? – «Non dipende solo da lui. In cinque mesi ha fatto cose buone, è stato efficace. Poi bisogna vedere se la Juve vorrà tenerlo. Era in prestito dal PSG. Entrano in ballo elementi finanziari da fare combaciare».

SUL CRESCITA DI THURAM ALL’INTER – «Aveva già fatto molto bene la scorsa stagione. All’Inter gioca in un sistema diverso, in coppia con Lautaro. È migliorato tanto, è diventato molto efficace. Con l’Inter quando non c’è si vede. Ma non ha ancora lo stesso impatto con la Francia, dove occupa un altro ruolo e c’è concorrenza, ma sta crescendo tappa per tappa».

MILAN, TEMPO DI ADDII PER MAIGNAN E THEO? – «Bisogna vedere se lo vogliono, se il Milan vuole tenerli, le loro situazioni contrattuali. So che Theo va a scadenza nel 2026. Non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma condivise. Senza la Champions per loro può essere più complicato».

ITALIA AI MONDIALI: RISCHIO ANCORA VIVO? – «Tutte le grandi nazioni devono esserci. La Francia saltò i Mondiali del 1990 e del 1994, ma questo non ci impedì di vincere nel 1998. E voi avete vinto un Europeo tra i due Mondiali mancati. La verità è che non è più così facile qualificarsi, per nessuno».

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