Pagina 140 – Calcio News 24

Lazio, tabù spezzato: arriva la prima rimonta. Un dato che può cambiare il finale di stagione

La Lazio ribalta tutto: sfatato il tabù rimonta dei biancocelesti. Un segnale pesante per il rush finale! I dettagli

La vittoria della Lazio sul campo della Cremonese non porta solo tre punti fondamentali, ma consegna anche un dato simbolico che mancava da tutta la stagione: i biancocelesti non avevano mai vinto in rimonta. Un limite che aveva accompagnato il percorso della squadra di Sarri, spesso capace di reagire nei momenti difficili ma senza riuscire a completare il sorpasso. Allo Zini, invece, la Lazio ha trovato la forza per restare dentro la partita, mantenere lucidità e trasformare la reazione in una vittoria piena.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il successo assume un peso ancora maggiore se si guarda oltre l’annata in corso: in Serie A, la Lazio non ribaltava un match dall’ottobre 2024, nei primi mesi della gestione Marco Baroni. Un digiuno lunghissimo, che racconta quanto fosse diventato complicato per la squadra cambiare l’inerzia di una gara dopo essere andata sotto. Per questo motivo, la rimonta di Cremona rappresenta una piccola svolta mentale e tecnica, soprattutto in un momento decisivo della stagione.

Per Maurizio Sarri, il segnale è chiaro: la squadra ha mostrato carattere, pazienza e capacità di colpire nel momento giusto, qualità indispensabili nel rush finale. La vittoria non cancella tutte le difficoltà, ma restituisce ai biancocelesti una certezza che finora era mancata: anche una partita nata male può essere ribaltata, e questo può fare la differenza nelle ultime giornate.

Gabriel Jesus Milan, non è una priorità: emergono novità importanti sul possibile affare

Gabriel Jesus Milan, pista in stand‑by per i rossoneri: cosa filtra sul futuro dell’attaccante brasiliano e le ultimissime

Gabriel Jesus, nonostante le voci circolate negli ultimi giorni, non rappresenta al momento una priorità per il Milan. A chiarirlo è stato Matteo Moretto sul canale YouTube di Fabrizio Romano, spiegando che non ci sono stati contatti tra il club rossonero e l’attaccante brasiliano dell’Arsenal. Il nome dell’ex Manchester City è stato accostato al Milan, ma senza alcun movimento concreto da parte della dirigenza.

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Il club rossonero, comunque, ha già iniziato a valutare altre soluzioni per rinforzare il reparto offensivo in vista della prossima stagione. Come sottolineato da Moretto, molto dipenderà dal finale di stagione: la qualificazione alla Champions League potrebbe influenzare strategie, investimenti e priorità del mercato estivo, ridefinendo anche le gerarchie interne del club.

Sul fronte attaccanti, resta da monitorare anche il futuro di Gabriel Jesus, legato all’Arsenal fino al 2027 e recentemente passato sotto la gestione dell’agente Giovanni Branchini, dettaglio che potrebbe aprire scenari diversi nei prossimi mesi. In parallelo continua a circolare il nome di Robert Lewandowski, con il suo agente Pini Zahavi atteso in Italia a breve. Le eventuali trattative per entrambi dipenderanno dal contesto che si svilupperà durante l’estate e dalle scelte strategiche del Milan.

Inchiesta arbitri, domani iniziano gli interrogatori: tocca a Butti! Non sequestrato il telefono di Rocchi

Inchiesta arbitri, domani iniziano gli interrogatori: tocca a Butti! Non sequestrato il telefono di Rocchi: gli aggiornamenti sull’indagine

Inchiesta sugli arbitri, nuovi sviluppi nell’indagine della Procura di Milano. A partire da domani, come riferito dall’Ansa, prenderanno il via le audizioni di testimoni nell’ambito dell’inchiesta sul sistema arbitrale che vede cinque indagati per concorso in frode sportiva, tra cui l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi. Il pm Maurizio Ascione ha convocato Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega Serie A, per essere ascoltato come persona informata sui fatti.

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Oltre a Butti, tra i testimoni che gli inquirenti ascolteranno ci sono anche Lorenzo Dallari, direttore editoriale della Lega Serie A, e altri esponenti della stessa Lega. In seguito, sarà la volta di Giorgio Schenone, Club Referee Manager dell’Inter, che sarà ascoltato come testimone. La sua audizione potrebbe concentrarsi su un’intercettazione dell’aprile 2025 tra Rocchi e Andrea Gervasoni, supervisore VAR ed ex arbitro, nella quale Rocchi avrebbe menzionato “Giorgio” in relazione a presunte pressioni su designazioni di arbitri “graditi” o “poco graditi” al club nerazzurro, secondo quanto riferito dal pm Ascione.

Le indagini, avviate nell’autunno del 2024, non sono riuscite a identificare i presunti collaboratori di Rocchi nella frode sportiva. Nonostante lo stop alle intercettazioni deciso dal gip la scorsa estate, non è stato sequestrato il telefono di Rocchi, in quanto non sono state effettuate perquisizioni. Tuttavia, Rocchi ha ricevuto un invito a comparire il 25 aprile, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Curtis Jones Inter, apertura totale ai nerazzurri! Romano fa sognare i tifosi: «Voleva venire già a gennaio»

Curtis Jones Inter, apertura totale del centrocampista del Liverpool ai nerazzurri! Romano fa sognare i tifosi: «Voleva venire già a gennaio»

Curtis Jones Inter, pista da monitorare per il mercato estivo. Secondo Fabrizio Romano, il centrocampista inglese del Liverpool, in scadenza nel 2027, avrebbe dato piena apertura al trasferimento in Italia e avrebbe già gradito la destinazione nerazzurra a gennaio.

L’Inter resta interessata, ma sarà decisiva la valutazione fissata dal Liverpool. L’aspetto economico determinerà i margini dell’operazione nelle prossime settimane.

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PAROLE – «Curtis Jones, il discorso è legato alla valutazione. Lui ha dato apertura totale all’Inter e gradirebbe venire a giocare in Italia. Voleva l’Inter già a gennaio, quest’estate dovrà essere il Liverpool a fare il prezzo, anche se il contratto scade fra un anno. L’Inter c’è, così come altre squadre, ma l’apertura del calciatore è un fattore importante. Quello economico dovrà fare il resto. L’asse Liverpool-Milano sarà da monitorare nelle prossime settimane».

Conferenza stampa Kompany pre Bayern Monaco PSG: «Loro la squadra più forte d’Europa negli ultimi anni, ma siamo convinti di poterli battere»

Conferenza stampa Kompany pre Bayern Monaco PSG: le parole del tecnico dei bavaresi alla vigilia della semifinale di ritorno in Champions League

La conferenza stampa di Vincent Kompany, tecnico del Bayern Monaco, alla vigilia della semifinale di ritorno di Champions League contro il PSG dopo la pirotecnica sconfitta all’andata per 5 a 4.

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PAROLE – «Se il PSG è la squadra più forte che ho affrontato da allenatore? Non mi piace fare classifiche per queste cose. Sono stati la squadra più forte d’Europa negli ultimi due anni, hanno vinto la Champions League. Oltre alla qualità e all’allenamento, anche l’età della squadra gioca a loro favore. Continuano a migliorare, imparano costantemente. Sono una squadra che rispettiamo e contro cui è molto difficile giocare. Crediamo lo stesso in noi, però, e siamo convinti di poterli battere domani. Se mi aspetto una gara simile a quella d’andata? Dipende sempre da entrambe le squadre. Se una decide di fare un passo indietro, allora potrebbe esserci più tranquillità, altrimenti no. Bisogna attenersi a ciò che ha portato la squadra fin qui, quindi è difficile per noi e per il Paris Saint-Germain giocare diversamente. Giochiamo in casa e vogliamo vincere. La cosa più importante alla fine è vincere la partita: questa è la priorità di domani».

Bayern Monaco, Hoeness ammette: «Dal PSG prenderei subito Hakimi. Laimer? Lo stimo molto ma non è Maradona o Kane»

Bayern Monaco, Hoeness ammette: «Dal PSG prenderei subito Hakimi». Le parole del presidente onorario alla vigilia della semifinale

Hoeness Bayern Monaco, il presidente onorario del club bavarese ha parlato a DAZN alla vigilia della semifinale di ritorno di Champions League contro il PSG. Uli Hoeness ha indicato Achraf Hakimi, esterno marocchino dei parigini, come profilo ideale per il Bayern. Poi ha commentato il caso Laimer, invitando il giocatore ad accettare i limiti salariali del club.

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PAROLE – «Chi prenderei al PSG? Hakimi, lo prenderei subito perché si adatterebbe bene da noi. Laimer? Quando leggi quello che viene riportato sulle sue pretese salariali, dovete contestualizzarlo. Konny è un giocatore che stimo molto, ma non è Maradona o Kane. I giocatori come lui devono accettare che ci sono dei limiti, visto anche se guadagnano uno stipendio molto buono».

Sassuolo, occhio al futuro di Kone! Clausola da 35 milioni che fa gola al Milan e agli altri club interessati tra Italia ed estero

Sassuolo, occhio al futuro di Kone! C’è una clausola da 35 milioni che fa gola al Milan e agli altri club interessati tra Italia ed estero: i dettagli

Ismael Koné Sassuolo, futuro da seguire con attenzione in vista del mercato estivo. Secondo Fabrizio Romano, nel contratto del centrocampista canadese sarebbe presente una clausola rescissoria da 35 milioni di euro, valida fino alla fine di luglio.

Sul giocatore ci sarebbero diversi club italiani ed esteri, tra cui anche il Milan, come confermato dal ds Igli Tare. Il Sassuolo potrebbe valutare formule diverse prima del Mondiale, mentre dopo un’eventuale grande prestazione internazionale la clausola diventerebbe un riferimento centrale.

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PAROLE – «Nel contratto di Ismael Koné, accostato al Milan e ad altre squadre italiane ed estere, c’è una clausola rescissoria da 35 milioni di euro, valida fino alla fine di luglio. Occhio al Mondiale: dovesse performare, il Sassuolo potrebbe appellarsi alla clausola, altrimenti, in caso di operazione fatta prima, bisogna capire se il Sassuolo sarebbe disposto a valutare pagamenti a cifre inferiori».

Lukaku Napoli, il belga è tornato a Castel Volturno! Stavolta ci sarà il confronto con Conte: l’annuncio dell’agente

Lukaku Napoli, il belga è tornato a Castel Volturno! Stavolta ci sarà il confronto con Conte: le parole dell’agente dell’attaccante, Pastorello

Romelu Lukaku è tornato a Napoli. L’attaccante belga classe 1993, fermo da diverse settimane a causa di un infortunio, nella giornata di oggi, martedì 5 maggio, ha ripreso a lavorare con i compagni al Konami Training Center di Castel Volturno dopo il periodo di riabilitazione svolto in Belgio. Secondo quanto riportato da Massimo Ugolini di Sky Sport, nelle prossime ore potrebbe andare in scena anche un confronto diretto con Antonio Conte, allenatore del Napoli.

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Lukaku Napoli, il ritorno dopo le tensioni

Il rientro di Lukaku arriva a tre giornate dalla fine del campionato, con l’obiettivo di ritrovare condizione e minuti in vista del finale di stagione e del possibile impegno con il Belgio ai prossimi Mondiali in Stati Uniti, Canada e Messico. Il ritorno a Castel Volturno rappresenta anche la chiusura di una fase delicata: nelle scorse settimane il centravanti aveva proseguito il recupero in patria, senza rispondere inizialmente alla richiesta del club di svolgere la riabilitazione in Italia. La situazione aveva portato a un confronto tra le parti e a una sanzione interna per il giocatore.

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La stagione di Lukaku è stata finora complicata dagli infortuni. L’attaccante ha trovato poco spazio, collezionando soltanto alcuni spezzoni di gara e segnando un gol pesante nella vittoria contro l’Hellas Verona. Ora la priorità è recuperare pienamente e capire quale ruolo potrà avere nel progetto tecnico azzurro.

Lukaku Napoli, le parole di Pastorello

A confermare l’importanza del momento è stato Federico Pastorello, agente del belga, intervenuto a DAZN Belgio. Il procuratore ha confermato che il confronto tra Conte e Lukaku avverrà e che potrà chiarire diversi aspetti dopo le incomprensioni delle ultime settimane.

Pastorello ha dichiarato: «Conosco sia Conte che Lukaku molto bene, sono persone che vivono il calcio in maniera molto passionale. Probabilmente non era il momento giusto per incontrarsi qualche settimana fa, ma loro si incontreranno oggi. Romelu è tornato in città come da programmi e tornerà ad allenarsi con la squadra e sotto gli ordini di Conte. Il mister poi deciderà se farlo giocare o meno».

Il faccia a faccia servirà a definire la posizione di Lukaku nel finale di stagione del Napoli. Conte valuterà condizione, atteggiamento e disponibilità dell’attaccante prima di decidere se reinserirlo già nelle prossime partite.

Manchester City, è fatta per il rinnovo di Phil Foden! I dettagli del nuovo contratto per il gioiello inglese, ultimissime

Manchester City, è fatta per il rinnovo di Phil Foden! Per quanto firmerà il gioiello inglese con i Citizens, i dettagli del nuovo contratto

Il Manchester City blinda uno dei suoi talenti più cristallini e decisivi. È ormai cosa fatta per il prolungamento contrattuale di Phil Foden, che ha deciso di legare il proprio futuro a lungo termine ai colori della squadra campione d’Inghilterra. Secondo le ultime indiscrezioni d’oltremanica, l’intesa tra l’entourage del giocatore e la dirigenza dei Citizens è totale: il fantasista inglese firmerà un nuovo contratto valido fino a giugno 2030, confermandosi al centro del progetto tecnico.

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I dettagli dell’accordo e l’opzione per il 2031

La notizia, confermata e lanciata dall’autorevole testata sportiva The Athletic e dal noto giornalista sportivo David Ornstein, ribadisce la ferma volontà del club di costruire i futuri successi attorno alla propria stella cresciuta nel vivaio. Questo accordo sigillato rappresenta una chiara e inequivocabile dimostrazione della piena fiducia in Foden da parte dell’allenatore Pep Guardiola e di tutti i massimi vertici societari.

I dettagli tecnici sulla durata dell’intesa sono ormai completamente definiti. Oltre alla solida base garantita fino al 2030, la dirigenza ha inserito una clausola molto importante: il documento contrattuale includerà anche un’opzione per estendere il contratto fino al 2031. Si tratta di una mossa altamente strategica che blinda di fatto il giocatore per le prossime quattro/cinque stagioni, allontanando in maniera definitiva qualsiasi potenziale corteggiatore dalle altre principali piazze europee.

Il piano del Man City: in corso ulteriori colloqui per i rinnovi

Il rinnovo del trequartista britannico, diventato ormai un pilastro assoluto dello scacchiere tattico e un beniamino della tifoseria dell’Etihad Stadium, non rappresenta tuttavia un’operazione isolata per i campioni in carica. La dirigenza del club di Manchester sta lavorando intensamente sotto traccia per garantire massima stabilità e continuità all’intero organico.

Le fonti inglesi rivelano infatti che sono in corso ulteriori colloqui per contratti riguardanti altri profili chiave della rosa. L’obiettivo primario del club è quello di anticipare le scadenze più pericolose e mantenere intatta l’ossatura della squadra che sta dominando in Premier League e in campo internazionale. Con la preziosissima firma di Phil Foden ormai in cassaforte, i tifosi del City possono festeggiare un colpo fondamentale per il futuro.

Calciomercato Roma: Gasperini ha preso una decisione per il futuro di Celik ed El Shaarawy. Novità importanti

Calciomercato Roma: Gasperini vuole trattenere nella Capitale Celik ed El Shaarawy. Ecco cosa filtra per il loro futuro

Il corso tecnico giallorosso targato Gian Piero Gasperini inizia a delineare con fermezza le strategie per la prossima stagione. L’allenatore della Roma sta prendendo in mano le redini delle scelte societarie, spendendosi in prima persona per blindare alcuni elementi considerati fondamentali per il suo scacchiere tattico. Al centro dei pensieri del mister ci sono i rinnovi di contratto di due giocatori il cui futuro nella Capitale sembrava ormai sfumato o decisamente lontano: Zeki Çelik e Stephan El Shaarawy. Lo riporta Gianluca Di Marzio.

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I numeri e l’importanza di Çelik ed El Shaarawy

L’ex tecnico dell’Atalanta sta lavorando a stretto contatto con la dirigenza per evitare la loro partenza. Per il Faraone, in particolare, si è riaperta in maniera concreta la possibilità di non lasciare Trigoria e di vestire la maglia giallorossa per almeno un’altra annata. Si attende ora di capire quali siano i reali margini di riuscita del tentativo di Gasperini, che li ritiene pedine importanti e funzionali dopo questa sua prima stagione sulla panchina dell’Olimpico.

Analizzando il rendimento stagionale, Zeki Çelik si è rivelato uno dei pilastri incontrastati del gruppo. Approdato a Roma nell’estate del 2022, il laterale turco ha saputo ritagliarsi uno spazio da titolare imprescindibile: per lui ruolino di marcia importante con 1 gol e 2 assist in 31 partite di campionato, a cui si sommano due passaggi vincenti forniti in 10 apparizioni di Europa League. Dal canto suo, Stephan El Shaarawy si è confermato una pedina preziosissima, un vero e proprio sostituto di lusso. Il classe 1992 ha sempre garantito prestazioni di alto livello, grande serietà e massima affidabilità tattica, mettendo a referto 3 assist in 18 partite di Serie A e una rete europea contro il Midtjylland.

Il futuro di Dybala e capitan Pellegrini

Il progetto tecnico di Gian Piero Gasperini non si ferma qui: l’obiettivo è trattenere fortemente anche Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini, a patto che si creino le giuste condizioni economiche e progettuali per la loro permanenza alla Roma.

La “Joya” argentina, sbarcata a parametro zero nell’estate del 2022, resta un calciatore gradito al mister, nonostante i consueti e fastidiosi stop per infortunio che ne hanno inevitabilmente limitato l’impiego. In questa stagione agonistica, il fantasista sudamericano è sceso in campo in 19 partite in Serie A, riuscendo comunque a lasciare il segno con 2 gol e 3 assist. Adesso la palla passa alla dirigenza, chiamata ad accontentare le richieste del proprio condottiero per costruire un futuro ambizioso.

Sarri Napoli, matrimonio 2.0 in estate? Cosa succederà in estate in caso di addio di Conte. Rivelazione che non lascia dubbi

Sarri Napoli, il Comandante torna sulla panchina azzurra? Cosa filtra in caso di addio di Antonio Conte al termine della stagione

Il valzer delle panchine di Serie A è pronto ad accendersi e uno dei temi più caldi e dibattuti del momento in casa Lazio è senza dubbio quello relativo al destino sportivo dell’allenatore Maurizio Sarri. Ad oggi, la sua permanenza nella Capitale per la prossima stagione agonistica non si può assolutamente dare per scontata.

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I contrasti con Lotito e l’incertezza nella Capitale

A pesare in maniera determinante sulle prospettive future del tecnico toscano sono i continui contrasti emersi negli ultimi mesi con il presidente biancoceleste Claudio Lotito. Le divergenze di vedute sulle strategie societarie, sulle scelte di mercato e non solo, hanno incrinato un rapporto che ora necessita di profondi chiarimenti. In questo clima di forte incertezza, il mercato degli allenatori inizia a muovere le sue pedine più importanti.

L’intreccio con Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis

Nelle ultime ore, sta prendendo quota un’ipotesi a dir poco suggestiva: nella prossima stagione l’allenatore laziale potrebbe optare per un romantico e clamoroso ritorno al Napoli. La piazza partenopea è da sempre molto legata alla figura del “Comandante”, ma per sbloccare questa complessa impasse di mercato bisognerà necessariamente attendere il fatidico confronto di fine stagione tra Antonio Conte e il patron del club campano, Aurelio De Laurentiis.

Solo in quel momento, dopo aver chiarito le reali intenzioni dell’ex ct della Nazionale, si sbloccherà definitivamente la situazione. Questo delicato effetto domino finirebbe, inevitabilmente, per avere delle chiare e pesanti ripercussioni sul futuro di Sarri e sull’intera programmazione tecnica della Lazio.

Le parole di Pedullà sul valzer delle panchine

A fare il punto della situazione e a confermare i movimenti sull’asse Roma-Napoli è stato il noto esperto di calciomercato Alfredo Pedullà. Oggi, tramite i propri canali social, il giornalista ha rilasciato delle dichiarazioni molto precise relative al tecnico biancoceleste, delineando gli scenari futuri:

«Maurizio Sarri primo nome Napoli: arrivano conferme di ogni tipo, ma sarà fondamentale il passaggio con Conte. E fino a quel momento sarà giusto (obbligatorio) aspettare».

Le prossime settimane saranno cruciali per definire il panorama calcistico italiano della prossima stagione.

Ezio Simonelli esce allo scoperto: «Le partite clou in Serie A sono alle 20.45 e in Medio Oriente, uno dei nostri principali mercati, le persone dormono!»

Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha parlato del problema diritti tv in Italia ma non solo. Le sue parole

Il calcio italiano guarda al futuro e al mercato estero, cercando di trasformare i propri punti deboli in grandi opportunità di crescita economica e sportiva. Intervenuto al “Merger & Acquisition Summit 2026” organizzato da Il Sole 24 Ore, il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha analizzato le attuali prospettive del nostro campionato.

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Il problema degli stadi e il divario europeo

Nonostante i limiti infrastrutturali, il fascino del calcio italiano resiste: «L’Italia è già molto attrattiva visto che più della metà dei club di Serie A appartiene a proprietà straniere. E’ chiaro che l’Italia ha arretratezze strutturali, ma sono quelle che possono dare agli investitori un maggiore incremento di valore».

Un divario evidente soprattutto nei ricavi da stadio: «Arretratezza che fa si che una società come il Milan qui presente (sul palco era presente anche il CFO del club rossonero Stefano Cocirio, ndr), insieme all’Inter, abbia incassi annui per 70-80 milioni. Se paragonati al Real Madrid che fa 350 milioni è molto meno. Questo fa si che loro possano avere calciatori più bravi, ambire a certi risultati, andare avanti nelle coppe e aumentare tutto il valore dell’indotto di conseguenza».

Diritti TV esteri e l’ipotesi dei fondi di investimento

La scarsa modernità degli impianti frena pesantemente l’espansione del marchio all’estero. Parlando dei diritti tv, Simonelli ha chiarito: «Sui diritti tv siamo molto contenti della capacità di vendita a livello nazionale, è un prodotto appetibile, mentre a livello di diritti internazionali c’è molto da fare, ma torno al problema degli stadi. Che sono poco accoglienti e poco apprezzabili, così il modo in cui lo spettacolo è presentato in tv influisce anche sulla vendita dei diritti. Esiste anche un problema strutturale in certe zone, con gli orari in cui diamo le partite. Le nostre partite clou sono alle 20.45 e in Medio Oriente, uno dei nostri principali mercati, le persone dormono».

Per sbloccare questo stallo, si riapre la porta ai fondi di investimento: «Assolutamente sì. La Lega è già una media company, che fa 1,5 miliardi di fatturato grazie ai diritti, ma che produce anche le immagini, i feed che vanno in giro per il mondo a seconda di dove viene data la partita e commercializza i diritti. Stiamo ragionando sui diritti tv internazionali e stiamo valutando con alcuni consulenti la possibilità di creare una media company con qualche altro investitore. Siamo in fase embrionale, non possiamo dire che la faremo, ma non vogliamo lasciare nulla di intentato».

Riguardo ai possibili timori per i poteri decisionali, il presidente rassicura: «Riuscire a trovare soluzioni che soddisfino tutti è una cosa difficile perché gli interessi sono vari. In passato il tema sui fondi era quello di governance, ma oggi si parla di entrare in una società veicolo che gestirebbe i diritti di natura internazionale, senza ingressi nella governance. Investimenti di natura finanziaria che se ben fatti potrebbero portare benefici a tutti. E’ una cosa che stiamo studiando, non vedo una grande ostilità e capiremo meglio quando avremo dati reali».

Lo sviluppo dei talenti per la Nazionale

A chiudere l’intervento, una riflessione allarmante sulla produzione di talenti per la Nazionale: «Come si fa? Guardando quello che hanno fatto anche altri Paesi, dalla Germania alla Spagna. Noi abbiamo una carenza strutturale di base, abbiamo 190 giocatori selezionabili per la Nazionale, pochissimi. Abbiamo due regioni, Sicilia e Calabria, con il 12-13% della popolazione italiana e ci sono solo due calciatori che giocano nelle principali leghe europee, non è accettabile».

Open VAR, Tonolini spiega: «Laurienté-Gabbia non è rigore. In Como Napoli il contatto Politano-Jesus Rodriguez non è falloso»

Open VAR, Mauro Tonolini a Dazn ha spiegato gli episodi da moviola più dubbi nella 35ª giornata di Serie A 2025/26

Le recenti sfide del campionato italiano di Serie A hanno generato alcune discussioni in merito alle decisioni prese dai direttori di gara, prontamente analizzate e chiarite durante l’approfondimento televisivo OpenVar. Sotto i riflettori degli esperti è finito innanzitutto l’acceso match tra Sassuolo e Milan, caratterizzato da un paio di episodi particolarmente controversi all’interno delle aree di rigore.

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Sassuolo-Milan: i contatti su Laurienté e Kone

Nel corso della prima frazione di gioco, l’attenzione del pubblico si è concentrata su un contatto ravvicinato tra Matteo Gabbia e Armand Laurienté. Mentre l’attaccante neroverde Domenico Berardi protestava vistosamente esclamando “È rigore netto, l’arbitro Fabio Maresca ha spiegato in presa diretta la sua decisione ai giocatori: “Gli è passato davanti e inarca il sedere”.

L’azione è stata successivamente vidimata dal componente della CAN, Mauro Tonolini, che ha confermato la corretta lettura della dinamica: Contatto Laurienté-Gabbia? Laurienté prova a prendere posizione allargando il braccio destro ma il contatto sulla schiena non è sufficiente per portare a un calcio di rigore. Corretta la decisione di Maresca.

A pochi minuti di distanza, un altro scontro nell’area emiliana ha visto protagonisti Christopher Nkunku e Ismael Kone. Anche in questa circostanza, il fischietto ha scelto di far proseguire il gioco. Dalla sala Var hanno avallato la scelta, comunicando: Nulla. Lo tocca prima e cade dopo. Una lettura condivisa in pieno da Tonolini: Fabio Maresca era in ottima posizione valuta correttamente. Il contatto non è assolutamente punibile.

Como-Napoli: il check su Jesus Rodriguez e Politano

Le analisi della commissione arbitrale si sono poi spostate sulla delicata sfida disputata allo stadio Sinigaglia tra Como e Napoli. Nella ripresa, un intervento in area di rigore ha coinvolto Jesus Rodriguez e Matteo Politano, con il giocatore lariano finito a terra. Il direttore di gara Michael Fabbri ha fatto segno di continuare, affermando in modo perentorio: Buono, niente”.

Immediato e tempestivo il check del Var, che ha confermato l’impressione avuta sul campo: “Allarga la gamba. No, no, non è punibile. È un contatto. L’esperto Tonolini ha definitivamente promosso la direzione arbitrale, spiegando nei dettagli l’entità dello scontro: Michael Fabbri è in ottima posizione e decide correttamente. È un contatto di gioco. Politano continua la sua corsa dritto per dritto e non invade la corsia dell’avversario. Il contatto è fortuito per dinamica e assolutamente non falloso”.

Milan, confronto tra Allegri e la squadra prima dell’allenamento. Cosa si son detti, retroscena da Milanello!

Milan, è andato in scena un confronto tra Allegri e la squadra prima dell’allenamento. Il retroscena su cosa si sono detti

Il finale di stagione si preannuncia infuocato e il Milan non può più permettersi passi falsi. L’imperativo categorico all’interno dello spogliatoio rossonero è uno solo: remare tutti nella stessa direzione e dare il massimo in queste ultime decisive battute del campionato di Serie A. La preoccupante flessione registrata di recente, che ha visto la squadra rimediare tre sconfitte nelle ultime cinque partite, rischia infatti di compromettere seriamente gli obiettivi stagionali.

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La corsa per l’Europa: vietato sbagliare

A soli 270 minuti dal termine del campionato, la compagine milanese occupa ancora la terza posizione in classifica, ma il margine di vantaggio sulle dirette inseguitrici si è drasticamente assottigliato. Al momento, la Juventus (quarta in graduatoria) insegue ad appena due punti di distanza, mentre la Roma (quinta) si trova a meno tre lunghezze. Riuscire a blindare uno dei primi quattro posti e qualificarsi per la prossima Champions League è un traguardo ritenuto assolutamente essenziale dalla dirigenza, sia per la solidità del progetto futuro sia per finanziare l’imminente mercato rossonero.

Il faccia a faccia decisivo a Milanello

Per serrare le fila in questo momento cruciale, nella giornata di martedì 5 maggio, la squadra si è ritrovata sui campi di Milanello per avviare la preparazione in vista della delicatissima sfida contro l’Atalanta, fissata per domenica 10 maggio alle ore 20:45 nella cornice di San Siro.

Secondo quanto riportato da Sky Sport, l’allenamento è stato preceduto da un profondo e franco confronto tra Massimiliano Allegri e i giocatori. L’allenatore toscano è stato molto chiaro: non ha alcuna intenzione di gettare alle ortiche il lavoro e i sacrifici fatti negli ultimi mesi. Il mister spronerà il gruppo chiedendo di gettare il cuore oltre l’ostacolo già a partire dal match contro la squadra orobica allenata da Raffaele Palladino.

In questa fase nevralgica, Allegri esige risposte forti e immediate sul rettangolo verde. Un segnale di maturità che dovrà arrivare non soltanto dai leader carismatici dello spogliatoio, ma anche da tutti quei calciatori che sono stati meno impiegati durante l’anno. Il messaggio è stato recepito: il Milan deve fare quadrato e dare tutto per vincere le ultime tre battaglie.

Fabregas racconta: «Abbiamo iniziato questo percorso non da zero, ma da -10. Potrei restare al Como per 10 anni»

Fabregas, allenatore del Como, ha parlato così della sua avventura in Italia e di cosa gli riserverà il futuro

Il sogno europeo del Como prende forma sotto la guida attenta e visionaria di Cesc Fabregas. A sole tre giornate dal termine della stagione calcistica, la formazione lariana si trova a un solo punto di distanza dal quarto posto attualmente occupato dalla Juventus, in piena corsa per una storica qualificazione alla prossima Champions League.

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Intervistato dal prestigioso quotidiano britannico The Telegraph, il tecnico spagnolo ha ripercorso la cavalcata della sua squadra, ricordando le difficoltà iniziali: Abbiamo iniziato questo percorso non da zero, ma da -10.

Il presente lariano e l’orizzonte della Premier League

Il grande lavoro svolto in panchina gli ha garantito numerosi estimatori in ambito internazionale. Tuttavia, l’ex centrocampista preferisce mantenere i piedi per terra, focalizzandosi sull’impresa sportiva in atto: A me piace godermi il momento. È bellissimo quello che stiamo vivendo qui. Vediamo cosa ci riserva il futuro”.

Sebbene il suo nome sia spesso accostato a top club esteri, il legame con la piazza lombarda è solido. Affrontando il tema di un possibile ritorno in Inghilterra, ha precisato: È il miglior campionato del mondo, l’ho sempre detto chiaramente. Ma Mourinho mi disse un giorno, quando ero al Chelsea: ‘Ho ancora 30 anni di lavoro davanti a me’. Quindi, ipoteticamente, potrei restare a Como per 10 anni e potrei comunque arrivare in Premier League tra 12 o 15 anni”.

Mercato, scouting e l’ispirazione tratta da Wenger

L’impatto di Fabregas a Como va ben oltre la pura tattica sul rettangolo verde. L’allenatore è ormai un pilastro centrale del progetto societario, con un controllo diretto sulle strategie di calciomercato: “Prendo io tutte le decisioni calcistiche. Il direttore sportivo è con me quotidianamente e abbiamo la stessa visione del calcio. Per gli acquisti lavoriamo con i dati, abbiamo il nostro scouting e tutto il resto, ma deve essere qualcosa in cui credo. Deve essere un giocatore di cui sono convinto”.

Questa totale dedizione al club si spinge fino alle infrastrutture. Ricordando i preziosi insegnamenti ricevuti all’Arsenal, ha svelato un curioso retroscena sulla costruzione del centro sportivo: La palestra del centro di allenamento l’ho progettata insieme all’architetto. Ho progettato la vetrata sulla facciata. Ho imparato da Arsène Wenger. Mi sono ricordato che dalla palestra i giocatori infortunati devono poter vedere il gioco in campo. Un approccio totale che fa sognare un’intera città.

Mbappé Real Madrid, è rottura? Cala il gelo tra le parti, ma l’entourage del francese rompe il silenzio! Nota ufficiale dopo le recenti critiche

Mbappé Real Madrid, l’entourage del francese ha rotto il silenzio per rispondere alle tante critiche piovute in queste settimane

L’entusiasmo della scorsa estate è ormai un lontano ricordo. Tra Kylian Mbappé e il Real Madrid è calato il gelo. Arrivato al Bernabeu nel luglio 2024 come fiore all’occhiello del progetto di Florentino Perez, l’attaccante francese aveva iniziato bene sollevando la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale. Da quel 18 dicembre, però, la Casa Blanca si è fermata, smarrendo la bussola dopo gli addii di Ancelotti e Xabi Alonso, ed evidenziando i limiti dell’attuale gestione affidata ad Arbeloa.

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Incompatibilità tattica e numeri impietosi

Al centro della bufera c’è la difficile convivenza tattica con Vinicius. Mbappé, spostato al centro dell’attacco, tende ad allargarsi sulla fascia sinistra, finendo per pestarsi i piedi con il brasiliano e compromettendo l’equilibrio della squadra. I numeri certificano la crisi: nelle ultime sei gare con il francese titolare, il Real ha collezionato una sola vittoria, tre sconfitte e due pareggi. Diametralmente opposto il rendimento senza di lui dal primo minuto, con sei successi su sei. Sul prato verde diventano sempre più frequenti i plateali gesti di insofferenza con i compagni di reparto, in particolare con lo stesso Vinicius e Bellingham.

Le fughe in vacanza e i malumori societari

A peggiorare il quadro ci sono questioni mediche gestite in modo opaco e atteggiamenti che hanno infastidito la dirigenza. Dopo l’infortunio muscolare accusato contro il Betis lo scorso 24 aprile, il giocatore ha lasciato Madrid per recarsi a Parigi e poi in vacanza in Sardegna. Arbeloa ha provato a gettare acqua sul fuoco affermando che Nel tempo libero ognuno fa ciò che vuole, ma tra i tifosi madridisti è forte la sensazione che il fuoriclasse pensi più al prossimo Mondiale che alle sorti del club.

La netta replica dell’entourage

Per arginare le voci di una rottura, l’entourage del calciatore è intervenuto con una nota ufficiale all’AFP, dichiarando: Una parte delle critiche si basa su un’eccessiva interpretazione di elementi legati a un periodo di recupero strettamente supervisionato dal club”. L’ufficio stampa ha infine difeso la professionalità della stella transalpina: Questo NON corrisponde alla realtà dell’impegno e del lavoro che Kylian svolge quotidianamente per il bene della squadra. Nonostante le smentite, a Madrid tornano ad aleggiare i fantasmi del fallimentare primo progetto Galactico.

Porto, Farioli elogiato da Villas-Boas: «Ha compreso la nostra identità, le esigenze dei nostri tifosi e la pressione del nostro ambiente»

Porto, André Villas-Boas ha elogiato così il tecnico Francesco Farioli dopo la vittoria del titolo in Portogallo. Le sue parole

Metodologia, leadership e un carattere che si sposa perfettamente con lo spirito del Porto. Sono queste le qualità che hanno spinto il presidente del Porto, André Villas-Boas, a scommettere su Francesco Farioli. Una scelta che si è rivelata vincente: alla sua prima stagione, Farioli ha guidato il Porto alla conquista del campionato nazionale.

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In un’esclusiva intervista a Renascença, parte del podcast “Il Codice Farioli“, Villas-Boas racconta i retroscena di questa felice intuizione, partendo da quando i due si sono incrociati per la prima volta. “Il primo contatto è stato in Qatar, quando io ero al comando di Zenit e Shanghai SIPG e lui alla Aspire Academy. Mi seguiva da vicino, anche se io ho iniziato a notarlo davvero solo in Francia, quando si è affermato come un allenatore rivoluzionario, con idee chiare e una leadership forte.”

La decisione di puntare su di lui è nata dalla fine del suo percorso con l’Ajax. “Abbiamo analizzato la nostra stagione, le nostre debolezze e i nostri fallimenti. Abbiamo capito che Farioli aveva il profilo giusto per le aspettative dei nostri tifosi,” spiega il presidente. Farioli, dal canto suo, ha scelto il Porto pur avendo altre offerte, attratto da un progetto solido e da una visione condivisa su scouting, rinnovamento della squadra e filosofia del club.

Villas-Boas elogia la capacità di Farioli di gestire la pressione e di rialzarsi dopo le sconfitte, come quella contro il Casa Pia. “La nostra reazione dopo quella partita è stata la cosa che più ci ha inorgoglito. Abbiamo ritrovato la concentrazione e i risultati positivi sono tornati.

L’arrivo di Farioli ha portato anche cambiamenti concreti, con miglioramenti alle strutture di allenamento, e ha influenzato le scelte di mercato. L’ingaggio di Thiago Silva, ad esempio, è stato accolto con entusiasmo dal tecnico italiano. “È un leader, un vincente. Il suo ritorno è stato magico,” commenta Villas-Boas.

Il legame tra Farioli e il Porto è diventato così forte che il rinnovo del contratto è arrivato a metà stagione, in un gesto che va oltre il semplice rapporto professionale. “Farioli ha compreso la nostra identità, le esigenze dei nostri tifosi e la pressione del nostro ambiente,” afferma il presidente, orgoglioso di aver trovato in lui l’uomo giusto per guidare il club verso nuovi successi. In un calcio moderno sempre più instabile, il Porto di Farioli rappresenta un’oasi di continuità e visione a lungo termine, un connubio perfetto tra le ambizioni di un allenatore di talento e un club storico e vincente.

Mercato Milan: perché i rossoneri sono in vantaggio nella corsa a Leon Goretzka. Cosa farà la differenza per il suo arrivo in Serie A

Mercato Milan: si accende la corsa per Leon Goretzka, i rossoneri sono in vantaggio per questo motivo. Cosa sta succedendo

Il matrimonio professionale tra Leon Goretzka e il Bayern Monaco è ormai giunto ai titoli di coda. Al termine dell’attuale stagione sportiva, il centrocampista classe 1995 saluterà ufficialmente la Baviera per intraprendere un nuovo percorso professionale. Il club tedesco ha infatti confermato che il giocatore non rinnoverà il proprio contratto in scadenza a giugno, liberandosi così a parametro zero.

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Questa separazione rappresenta una delle più ghiotte occasioni di calciomercato in vista della sessione estiva, scatenando l’inevitabile interesse di numerosi top club europei, pronti ad assicurarsi un rinforzo di caratura mondiale. In questa accesa corsa internazionale, spicca il forte attivismo del Milan, attualmente in pole position per accaparrarsi le prestazioni del mediano tedesco.

Il vantaggio del Milan sulle big di Serie A

La dirigenza rossonera non ha perso tempo. Il Diavolo ha già avviato i primi concreti contatti con l’entourage del giocatore, muovendosi con largo anticipo rispetto alle dirette concorrenti italiane. Al momento, questa tempestività ha garantito al Milan un netto vantaggio sulle altre big di Serie A.

L’Inter aveva effettuato un sondaggio esplorativo lo scorso gennaio, valutando l’idea di impostare una trattativa per l’estate, ma i discorsi non sono mai stati realmente approfonditi. La Juventus si è limitata per ora a prendere semplici informazioni, mentre il Napoli di De Laurentiis sta monitorando la situazione a distanza, in attesa di capire se farsi o meno avanti. Per i rossoneri, però, esiste uno snodo cruciale: un fattore determinante per la scelta definitiva del centrocampista sarà l’eventuale qualificazione in Champions League, un palcoscenico che Goretzka ritiene imprescindibile.

La concorrenza estera: dall’Arsenal all’Atletico Madrid

La pista che porta in Italia, seppur molto calda, non è ovviamente l’unica a disposizione del giocatore. Alla finestra ci sono blasonate pretendenti della Premier League. Su tutte spicca l’Arsenal, che ha già inserito il tedesco nella propria lista dei desideri. Anche dalla Liga spagnola sono giunti segnali, con l’Atletico Madrid che ha registrato qualche abboccamento nelle scorse settimane.

Nonostante le insidie provenienti dall’estero, ciò che filtra dagli ambienti di mercato ribadisce che il Milan risulta essere la società più convinta ad andare avanti nella trattativa. I dialoghi proseguiranno ininterrottamente nelle prossime settimane: Goretzka, prima di compiere il grande passo, desidera avere tutte le proposte sul tavolo per poter prendere una decisione definitiva sul suo futuro senza alcuna fretta.

Pogba a cuore aperto: «L’accusa di doping e i tanti infortuni? Ci sono stati momenti in cui ho detto ‘Basta, ne ho abbastanza’»

Pogba, ex centrocampista della Juve ed ora al Monaco, si è espresso così a proposito del periodo più buio della sua carriera

Il centrocampista francese Paul Pogba, ex Juventus e ora in forza al Monaco, è tornato a parlare a cuore aperto del periodo più buio e complesso della sua carriera agonistica. Tra pesanti guai fisici e delicate vicende extra-campo che hanno minato le sue certezze professionali, il fuoriclasse transalpino ha rilasciato un’intensa e toccante intervista ai microfoni dell’emittente Ligue1+, ripercorrendo i mesi di profonda sofferenza e il duro percorso verso il ritorno in campo.

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Il calvario: l’incubo fisico e l’accusa di doping

Le ultime stagioni hanno rappresentato un vero e proprio incubo, sia a livello sportivo che personale, per il talentuoso mediano. I continui infortuni hanno limitato drasticamente il suo rendimento sul rettangolo verde, impedendogli di trovare la giusta continuità. A peggiorare un quadro clinico già estremamente delicato è poi arrivata la durissima accusa di doping, un ostacolo insormontabile che avrebbe potuto mettere la parola fine alla carriera di chiunque. Il buio e l’incertezza hanno dominato le sue giornate, portandolo a un passo dal ritiro definitivo.

Le dichiarazioni a Ligue1+: il dubbio e la disperazione

Nel corso della sua chiacchierata, il giocatore non ha nascosto la grande fragilità psicologica affrontata nei momenti di massima solitudine. Ecco le sue parole esatte, che fotografano alla perfezione il dramma umano dietro la figura dell’atleta:

“Il periodo dall’accusa di doping e dei continui infortuni? Onestamente, ci sono stati momenti in cui ho detto ‘ Basta, ne ho abbastanza ‘, perché davo il massimo, ma non finiva mai. Continuavo a chiedermi cosa avrei potuto fare di più per evitare tutto questo… Non avete idea di quante volte mia moglie mi abbia detto ‘Vai ad allenarti’… ma ci sono giorni in cui non hai niente, nessuna chiamata, non sai dove stai andando e ti chiedi perché ti stai allenando. Ti poni domande come: ‘Tornerò? Giocherò mai più a calcio? Troverò una squadra? Riuscirò a tornare al mio livello migliore?’ Ti poni tantissime domande. Amici, famiglia e persone care mi hanno aiutato, e ci sono anche i tifosi, quando vedo i messaggi sui social, gli applausi negli stadi ora . Quindi non posso fermarmi qui”

La forza della famiglia e il calore dei tifosi

Il lento e faticoso percorso di risalita è stato possibile solo grazie a una solida rete di supporto emotivo. Il ruolo fondamentale della moglie, degli amici e dei parenti è risultato cruciale per spingerlo a non abbandonare gli allenamenti, anche quando l’orizzonte non offriva garanzie sul suo futuro calcistico. Oggi, il calore incondizionato del pubblico e il nuovo capitolo sportivo rappresentano la spinta decisiva per non arrendersi e tornare a brillare.

Giudice Sportivo Serie A: una giornata di squalifica per Tomori, due per il ds Sogliano! Le decisioni dopo la 35ª giornata

Giudice Sportivo Serie A: le decisioni e i provvedimenti dopo la 35ª giornata del campionato 2025/26

Il Giudice Sportivo, dott. Gerardo Mastrandrea, ha diramato i provvedimenti disciplinari ufficiali al termine delle gare valide per la sedicesima giornata di ritorno (disputate tra l’1 e il 4 maggio 2026) del campionato di Serie A. L’ultimo bollettino porta con sé diverse sanzioni rilevanti che incidono su calciatori, staff tecnico e società.

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Squalificati Serie A: out Tomori, Fadera e altri due

Per quanto concerne i calciatori espulsi sul terreno di gioco, spicca la squalifica per una giornata inflitta al difensore del Milan, Fikayo Tomori, sanzionato dal direttore di gara con una doppia ammonizione per comportamento scorretto nei confronti di un avversario.

Tra i calciatori non espulsi direttamente, ma fermati dal Giudice Sportivo per aver raggiunto il limite di cartellini, figurano tre nomi:

  • Alieu Fadera (Sassuolo): squalificato per un turno e punito con un’ammenda di 2.000 euro per aver simulato un fallo in area di rigore avversaria (quinta sanzione).
  • Christian Kabasele (Udinese): fermato per un turno a causa di un comportamento scorretto (quinta sanzione).
  • Jacobo Ramon (Como): un turno di stop per comportamento scorretto (decima sanzione).

Sempre in tema di simulazione in area di rigore, scattano sanzioni pecuniarie anche per Manuel Locatelli della Juventus (ammonito, diffidato e multato di 2.000 euro) e Ruben Loftus-Cheek del Milan (ammonito e multato di 2.000 euro). Tra i diffidati illustri per somma di ammonizioni entrano anche Gagliardini (Hellas Verona) e Caracciolo (Pisa).

Sanzioni ai club: multa per il Lecce

Passando alle responsabilità delle società, il Giudice ha inflitto un’ammenda di 8.000 euro al Lecce, poiché i suoi sostenitori hanno lanciato numerosi fumogeni all’interno del recinto di gioco. Nessun provvedimento economico, invece, per Bologna, Como, Inter, Milan, Pisa, Roma e Udinese: i tifosi di queste squadre hanno utilizzato materiale pirotecnico (petardi e bengala) restando esclusivamente all’interno del proprio settore.

Dirigenti e Allenatori: stangata per Sean Sogliano

Il provvedimento più severo della giornata sportiva colpisce i dirigenti. Sean Sogliano dell’Hellas Verona ha ricevuto una squalifica di due giornate accompagnata da un’ammenda di 5.000 euro. La motivazione risiede nelle espressioni irriguardose rivolte agli Ufficiali di gara, atteggiamento peraltro reiterato al momento dell’espulsione.

Infine, tra gli allenatori e i membri dello staff, è stata comminata una squalifica per un turno a Paolo Riela (Bologna) per una critica irrispettosa, mentre incassa la sua sesta ammonizione stagionale la guida tecnica del Como, Cesc Fàbregas.

Juventus, retroscena Spalletti: ha fatto questo discorso alla squadra dopo il deludente pareggio col Verona! Cosa ha detto

Juventus, Spalletti ha fatto questo discorso alla squadra dopo il pareggio col Verona all’Allianz Stadium! Cosa ha detto

Il delicato momento della Juventus è caratterizzato da una profonda fase di riflessione tattica e psicologica. Le sensazioni vissute all’Allianz Stadium hanno restituito l’immagine di un ambiente improvvisamente spento. Per cercare di scuotere la squadra e tentare la rimonta contro il Verona, il tecnico Luciano Spalletti ha provato ogni carta a sua disposizione, arrivando a sconfessare la propria filosofia basata sul ragionamento pur di schierare in campo tutta l’artiglieria offensiva.

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L’amarezza post-Verona e l’allarme alla Continassa

Il deludente pareggio interno ha lasciato profonde ferite nel morale del gruppo bianconero. Al fischio finale, lo smarrimento dell’allenatore era palpabile, tanto da spingerlo a una promessa intrisa di delusione: «Non dormirò. Dovremo essere cattivissimi con quella che è l’analisi nei nostri confronti».

Come riportato sulle pagine di Tuttosport, questa severità si è materializzata puntualmente nel centro sportivo della Continassa. Il tecnico è stato tagliente, lanciando un allarme inequivocabile a tutto il mondo Juventus in vista dei prossimi e decisivi impegni di campionato: «Se contro Lecce, Fiorentina e Torino pensiamo di limitarci al compitino, allora sappiate che in Champions League non ci andremo».

Fragilità del gruppo e modalità risparmio energetico

Il tema centrale della dura critica mossa dall’allenatore riguarda l’eccessiva fragilità del gruppo. La rosa viene descritta come un insieme di ottimi ragazzi, persino troppo “bravi”, ma palesemente incapaci di fiutare e leggere i pericoli sul rettangolo verde. Il gol subito contro gli scaligeri rappresenta la perfetta sintesi di questa carenza: una squadra che perde lucidità non appena aumenta la pressione avversaria.

Il confronto con le uscite precedenti è impietoso: se nella difficile trasferta di San Siro la Juventus si era adattata al contesto con grande umiltà, contro il Verona è subentrata una letale “modalità risparmio energetico” che ha mandato su tutte le furie la guida tecnica.

La corsa al quarto posto: vietati i cali di tensione

Accantonato definitivamente il sogno di agguantare il secondo posto, oggi la Juventus deve lottare con le unghie e con i denti per difendere e blindare almeno la quarta posizione. Con una Roma in forte ascesa e un Como estremamente battagliero alle spalle, ulteriori cali di tensione sono severamente vietati. Il magone accumulato nell’ultimo turno dovrà trasformarsi in preziosa benzina: serve ritrovare la cattiveria agonistica per scongiurare lo spettro di una clamorosa e drammatica esclusione dall’Europa che conta.

Infortunio Messias, tegola per il Genoa: stagione finita per l’attaccante rossoblù. Le sue condizioni ufficiali

Infortunio Messias, stagione finita per l’attaccante del Genoa. Le condizioni e i tempi di recupero dopo il problema fisico

Arrivano brutte notizie in casa Genoa in vista del rush finale dell’attuale campionato di Serie A. L’avventura sul rettangolo verde per questa annata calcistica si conclude purtroppo anzitempo per Junior Messias. Il talentuoso trequartista brasiliano è stato infatti costretto ad alzare definitivamente bandiera bianca a causa di un serio infortunio rimediato nel corso dell’ultima e combattuta sfida contro l’Atalanta. Una vera e propria tegola per lo scacchiere tattico di mister Daniele De Rossi, che perde così uno dei suoi uomini dotati di maggiore tasso tecnico e imprevedibilità offensiva.

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Lo spirito di sacrificio contro i bergamaschi

Le dinamiche del trauma fisico testimoniano, ancora una volta, il grandissimo attaccamento alla maglia da parte dell’ex giocatore del Milan. Durante l’impegnativa sfida contro la formazione orobica, infatti, Messias ha accusato un doloroso problema. Tuttavia, complice l’ormai totale esaurimento delle sostituzioni a disposizione della panchina rossoblù, il classe 1991 ha scelto di non arrendersi, dimostrando un ammirevole spirito di squadra. È rimasto in campo fino al triplice fischio del direttore di gara, resistendo alla fatica e al dolore grazie all’ausilio di una vistosa fasciatura. Un gesto di straordinaria generosità, compiuto con il solo scopo di non lasciare in inferiorità numerica i propri compagni in una fase agonistica cruciale dell’incontro.

L’annuncio ufficiale sui social network

La triste ufficialità di questo epilogo anticipato è arrivata in primissima battuta direttamente dal giocatore sudamericano. È stato lo stesso fantasista, attraverso un messaggio carico di rammarico condiviso con i tifosi sul proprio profilo Instagram, a comunicare l’amaro verdetto che lo terrà lontano dal prato verde. Le sue dichiarazioni, che hanno subito fatto il giro del web, non lasciano alcuno spazio a interpretazioni: Purtroppo la mia stagione è finita prima del previsto”.

Il percorso di recupero e l’impatto sul Grifone

Per il Genoa, l’assenza forzata del brasiliano rappresenta una perdita tecnica e carismatica davvero significativa per le restanti partite previste dal calendario sportivo. L’allenatore dovrà ora obbligatoriamente ridisegnare il proprio reparto avanzato per sopperire alla mancanza dei suoi proverbiali strappi in velocità e delle sue giocate determinanti. Nel frattempo, per Junior Messias inizierà immediatamente la delicata fase dedicata alle cure mediche e al necessario percorso di riabilitazione. L’obiettivo primario della società e dello staff medico è programmare un recupero clinico ottimale durante i mesi estivi, permettendogli così di tornare in perfette condizioni fisiche in vista dell’inizio del prossimo ritiro pre-campionato.

Lazio, Rovella is back: Sarri sorride, c’è una strategia precisa ora per il regista biancoceleste. Il piano del club

Lazio, Rovella è tornato in campo contro la Cremonese e ora il club biancoceleste ha in mente questo piano per il finale di stagione

La Lazio può finalmente sorridere: il rientro di Nicolò Rovella avviene esattamente nel momento cruciale e più delicato dell’intera stagione agonistica. Come evidenziato dalle pagine del Corriere dello Sport, il ritorno in campo del talentuoso centrocampista allo stadio Zini rappresenta una boccata d’ossigeno vitale per il tecnico Maurizio Sarri, che può riabbracciare una delle pedine fondamentali del suo scacchiere tattico dopo mesi di grande sofferenza fisica.

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La fine di un calvario: dalla pubalgia alla frattura

Il percorso clinico del regista biancoceleste è stato estremamente travagliato. Prima i fastidiosi problemi legati alla pubalgia affrontati nella prima parte dell’annata, poi la grave frattura scomposta della clavicola destra, un infortunio severo che sembrava destinato a far calare anticipatamente il sipario sul suo campionato. Tuttavia, la straordinaria voglia di tornare ha spinto il giocatore a bruciare le tappe e a rendersi disponibile prima del previsto.

L’impatto contro la Cremonese e il piano tattico

Contro la Cremonese è scoccata l’ora del ritorno ufficiale sul rettangolo verde. Nel prezioso spezzone di gara disputato, Rovella ha immediatamente lanciato segnali molto incoraggianti: il suo ingresso dalla panchina ha permesso alla squadra capitolina di ritrovare il giusto ordine geometrico e la necessaria intensità tattica per gestire la rimonta. L’impiego contro i grigiorossi, infatti, rientra in un preciso piano di recupero. L’allenatore gli aveva garantito minuti nelle gambe per fargli riassaporare il campo e avvicinarlo, con la giusta gradualità, alla forma migliore in vista della prestigiosa finale di Coppa Italia in programma il 13 maggio.

L’Inter nel mirino per la condizione perfetta

L’ambiente laziale ha accolto questo rientro con enorme soddisfazione, consapevole di quanto la rosa abbia patito la sua prolungata assenza nelle rotazioni a metà campo. Il rodaggio lombardo è solo il primo passo di questo delicato rush conclusivo. Adesso il regista dovrà forzatamente aumentare il minutaggio e ritrovare la brillantezza perduta, a partire già dal prossimo e severo impegno di campionato contro l’Inter. L’obiettivo finale è limpido: presentarsi al top della condizione fisica per l’ultimo atto del trofeo nazionale. Per la Lazio, riavere il proprio metronomo può davvero spostare gli equilibri della stagione.

Cassano, altra bordata a Inzaghi: «Se l’Inter lo richiama può ancora perdere questo Scudetto! Qualcosa può sempre succedere con lui»

Cassano ha sganciato un’altra bomba nei confronti di Simone Inzaghi dopo lo Scudetto vinto dall’Inter. Le sue parole

La conquista dell’attesissimo Scudetto dell’Inter continua inesorabilmente a far discutere appassionati, opinionisti e addetti ai lavori. Durante l’ultima scoppiettante puntata della nota trasmissione Viva el Futbol, l’ex fantasista della Nazionale italiana Antonio Cassano ha offerto la sua personale, e come sempre schietta, visione sul meritato trionfo nerazzurro, soffermandosi a lungo sui veri artefici di questa formidabile cavalcata tricolore.

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Il trionfo firmato dalla coppia Lautaro-Thuram e da mister Chivu

L’ex attaccante barese ha individuato senza esitazioni nel formidabile tandem offensivo e nella solida nuova guida tecnica i fattori assolutamente determinanti per la vittoria finale del campionato di Serie A. Analizzando meticolosamente il rendimento stagionale del reparto avanzato, ha sottolineato il peso specifico della formidabile coppia d’attacco: In un periodo stava bene Lautaro, nell’altro Thuram che recentemente è salito tantissimo. Tutti e due fanno giocare molto bene la squadra. Lautaro per me è un campione, il più forte in Serie A. Thuram fa la differenza in Serie A, in altri campionati farebbe più fatica ma qui fa la differenza. Questa coppia ha fatto vincere il campionato all’Inter, insieme all’allenatore Chivu.”

La dura provocazione contro l’ex allenatore

Nonostante il palpabile entusiasmo per l’importante traguardo raggiunto dal club meneghino, l’ex talento di Bari Vecchia non ha affatto risparmiato pesanti critiche alla precedente gestione tecnica. Riavvolgendo il nastro, Cassano ha lanciato una durissima e provocatoria stoccata all’ex allenatore nerazzurro: Però ho un dubbio: se richiamano Inzaghi per me l’Inter può ancora perderlo. Qualcosa può sempre succedere con lui. L’Inter doveva finire tutti gli anni così e invece… un solo scudetto con Inzaghi. Usciva sempre al 60esimo l’anno scorso Dimarco, non ce la faceva… Quando non si arriva all’uva, la volpe dice che è acerba. Inzaghi dice che l’ha voluto lui e tenuto lui…”

Il banco di prova europeo per Federico Dimarco

Infine, la lucida disamina calcistica si è spostata con decisione sulle prestazioni del talentuoso esterno sinistro, vero protagonista di una stagione eccellente. Tuttavia, il difensore è atteso, secondo il severo giudizio dell’opinionista, da un banco di prova ancora più severo e impegnativo a livello tattico e nel grande calcio continentale: In Italia Dimarco fa la differenza, a me ha convinto al 99,9%, mi manca lo 0,01% che voglio vederlo a 4. Voglio vederlo in campo internazionale, dove Olise ha distrutto Nuno Mendes che è il più forte al mondo. Voglio vederlo l’anno prossimo, non in Italia, in Europa.”

Mercato Roma: sliding door Pisilli! Poteva andare via a gennaio, il retroscena di Gasperini conferma tutto. Ecco cosa è successo

Mercato Roma: Pisilli poteva partire a gennaio, il retroscena svelato Gasperini conferma quanto sarebbe potuto accadere

Il posticipo della 35a giornata di campionato ha confermato il momento d’oro della Roma e sancito la definitiva consacrazione di Nicolò Pisilli. Il talentuoso centrocampista classe 2004, rivelazione assoluta della seconda parte di stagione, è stato tra i protagonisti indiscussi nel netto 4-0 contro la Fiorentina. Per il gioiello cresciuto nel vivaio giallorosso è arrivata una prestazione da incorniciare, arricchita da un gol e assist. Con questo sigillo, Pisilli ha raggiunto quota quattro reti stagionali: si tratta della sua seconda marcatura in Serie A, che si somma ai due preziosi centri già realizzati in Europa League.

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Le dichiarazioni di Gasperini e il retroscena

A blindare il futuro del giovane talento nella Capitale è stato l’allenatore Gian Piero Gasperini, che ne ha fatto un perno fondamentale delle sue rotazioni. Intervistato ai microfoni di Dazn nel post partita, il tecnico giallorosso ha elogiato il ragazzo svelando un interessante retroscena: Ha sempre avuto doti importanti, è un ragazzo giovane, non aveva una definizione di ruolo e giocava pur dimostrando doti valide.

L’allenatore ha poi esaltato l’incredibile evoluzione del giocatore negli ultimi mesi: C’è stata maturazione su tutti gli aspetti, è affidabile e duttile, sta acquisendo una visione di gioco e capacità tattica importante. Si parlava a dicembre che dovesse andar via, per fortuna sono riuscito a trattenerlo e da lì è stato spesso determinante”.

La sliding door di mercato con il Genoa

Eppure, la carriera del centrocampista avrebbe potuto prendere una piega totalmente diversa. Durante la sessione di mercato di gennaio, infatti, il trasferimento al Genoa sembrava a un passo. L’attuale tecnico rossoblù, Daniele De Rossi, aveva espressamente richiesto alla dirigenza ligure due giocatori da lui ben conosciuti per rinforzare la squadra: Tommaso Baldanzi e lo stesso Pisilli.

Le due società intavolarono una fitta trattativa, con la Roma che cercò persino di inserire nell’affare il cartellino di Frendrup. Alla fine, i dialoghi portarono a una fumata bianca solo per Baldanzi, trasferitosi sotto la Lanterna in prestito con diritto di riscatto, mentre il giovane Lorenzo Venturino compì il percorso inverso approdando nella Capitale con la medesima formula. Una vera e propria sliding door del calciomercato che ha trattenuto Pisilli a Roma, trasformandolo nell’arma in più della formazione di Gasperini.

Arbitri, Paco D’Onofrio rivela: «Ancora pochi elementi per capire se sia stato illecito sportivo! Eventuali sanzioni sulle stagioni successive, tranne per la revoca di uno Scudetto»

Arbitri, l’avvocato Paco D’Onofrio si è espresso così in merito alla vicenda che ha coinvolto la classe arbitrale italiana

Paco D’Onofrio, esperto di diritto sportivo e professore di diritto dello sport presso l’Università di Bologna, interviene su Tuttosport per chiarire alcuni aspetti della nuova vicenda arbitrale che sta scuotendo il calcio italiano.

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L’INCHIESTA «L’indagine penale è ancora in corso e sono troppo pochi gli elementi per capire se si sia trattato, eventualmente, di semplici irregolarità protocollari o di veri illeciti sportivi, per i quali occorre il dolo specifico, cioè la lucida volontà di alterare il risultato di una gara».

IL PARAGONE COL 2006 «Bisognerà attendere gli esiti dell’attività investigativa, per capire se i criteri di colpevolezza utilizzati in quel processo sportivo ricorrano anche nella vicenda odierna. Certo quel precedente ha fatto giurisprudenza, anche per la severità applicata alla valutazione degli episodi contestati ai deferiti».

HA SENSO PARLARE DI FRODE SPORTIVA «Astrattamente, in linea puramente teorica sì, ma i precedenti segnalano che nei casi di accertata colpevolezza vi sia sempre il coinvolgimento del club “beneficiario”. In ogni caso, l’art. 6, comma 5, del Codice Figc in questi casi parla comunque di responsabilità presunta: “La società si presume responsabile degli illeciti sportivi commessi a suo vantaggio”».

IL SOSPETTO PUO’ BASTARE «Come dicevo prima, l’art. 30 del Codice della Figc impone l’accertamento di “atti diretti ad alterare” lo svolgimento di una gara, dunque di un accordo illecito».

LA BUSSATA ALLA SALA VAR «A mio avviso, non ricorrendo il presupposto che ho prima richiamato, cioè il dolo specifico, si tratterebbe, al più, di una semplice violazione procedurale».

IL CONTATTO CON LA FIGURA DEL REFEREE MANAGER «In quel caso non ci sarebbe alcuna violazione, perché quella figura è stata istituita proprio come referente e legittimata ad avere contatti e confronti, che certo non devono sfociare in altro. Finché la manifestazione di un parere non diventa una illegittima richiesta, non sussiste l’illecito. Diversamente, anche qualora non si arrivasse a configurare l’illecito sportivo, comunque potrebbe sussistere la violazione dell’art. 4, cioè dei generali principi di lealtà e correttezza, proprio la norma applicata durante Calciopoli».

CONTA L’ALTERAZIONE DEL RISULTATO «Ecco, questa è una leggenda che spesso circola, cioè l’idea che, affinché si configuri l’illecito, occorra l’effettivo conseguimento di un vantaggio sul campo. La norma, invece, punisce anche solo il tentativo, cioè la strategia attuata, anche se poi non ha portato alcun beneficio o addirittura quella partita sia stata persa».

AVER PERSO LA GARA SAREBBE IRRILEVANTE «Questo dice con chiarezza l’art. 30, se ricorre il dolo specifico».

LA PROCURA FEDERALE É LENTA «Direi di no, poiché, dovendo attendere l’invio degli atti dalla Procura di Milano, è fisiologico un allungamento dei tempi di conclusione dell’attività istruttoria della Procura Figc, che poi avrà fino a 60/120 giorni per decidere se archiviare o deferire gli indagati».

LA GIUSTIZIA SPORTIVA «Nel processo sportivo possono essere valutati tutti gli elementi considerati significativi, anche quelli che non faranno mai parte del successivo processo penale, non assurgendo a rango di prova. C’è minore formalità documentale e maggiore discrezionalità valutativa dei giudici federali rispetto a quelli statali».

LE SANZIONI POSSIBILI «In casi come questi, tranne nell’eventualità di revoca di uno scudetto con effetto retroattivo rispetto all’accertamento, le eventuali sanzioni non incidono mai sulle stagioni precedenti, se concluse da tempo, ma su quelle successive».

ROCCHI NON HA RISPOSTO AI PM «È una scelta difensiva che ha una sua coerenza, ma alla quale, allo stato, è impossibile attribuire un valore ulteriore, eventualmente significativo di altro».

Terzic Athletic Club, è ufficiale: è lui il nuovo allenatore del club basco! Contratto fino al 2028, il comunicato e tutti i dettagli

Terzic Athletic Club, sarà lui il nuovo allenatore del club basco. Il comunicato ufficiale e tutti i dettagli sulla scelta per la panchina

L’Athletic Club e Edin Terzić hanno raggiunto un accordo totale che vedrà l’allenatore tedesco sedersi sulla prestigiosa panchina della prima squadra biancorossa. Il contratto siglato legherà il tecnico al club basco per le prossime due stagioni, con una naturale scadenza fissata al 30 giugno 2028. Si tratta di una scelta forte e ambiziosa da parte della dirigenza, che punta su un profilo moderno e di grande respiro europeo per guidare i “Leones”.

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Il curriculum: i grandi successi alla guida del Borussia Dortmund

A soli 43 anni, Edin Terzić vanta un bagaglio di esperienze di primissimo livello. Il suo nome è indissolubilmente legato alla storia recente del Borussia Dortmund, società che ha guidato in due fasi distinte lasciando un’impronta profonda. Sotto la sua gestione tecnica, il club della Vestfalia ha trionfato conquistando la Coppa di Germania nel 2021. Il tecnico si è poi avvicinato al titolo di Bundesliga nel 2023, sfiorando l’impresa in un epilogo stagionale al cardiopalma, per poi toccare il vertice del calcio continentale nel 2024, anno in cui i gialloneri hanno raggiunto la finale di Champions League.

Oltre ai traguardi sul campo, il tedesco porta in dote una profonda conoscenza delle strutture societarie e dello sviluppo dei talenti, avendo maturato un’importante esperienza all’interno dell’Accademia e della Gestione Sportiva del club tedesco.

L’esperienza internazionale e l’attesa per la presentazione

Il background tattico e culturale del nuovo tecnico biancorosso si nutre anche di preziose tappe all’estero, fondamentali per la sua formazione. In passato, infatti, è stato anche assistente allenatore in due campionati caldissimi e competitivi: in Inghilterra con il West Ham e in Turchia tra le file del Besiktas.

Nonostante il fermento generato dall’annuncio, l’ambiente dovrà attendere per ascoltare le prime dichiarazioni del neo-tecnico. La società basca ha precisato che il coach sarà ufficialmente presentato una volta terminata la stagione. Al momento, la concentrazione della squadra deve rimanere massima: per chiudere l’attuale campionato restano infatti quattro partite molto importanti ed emozionanti, dopodiché prenderà ufficialmente il via la nuova era targata Terzić al San Mamés.

Real Madrid, scende in campo Florentino Perez! Diktat chiaro per la prossima stagione, il nuovo allenatore dovrà ripartire da questi giocatori

Real Madrid, Florentino Perez ha già definito il piano per la prossima stagione: ecco i giocatori intoccabili della rosa madrilena

Sedersi sulla panchina del Real Madrid è il desiderio più grande per qualsiasi tecnico, ma comporta un peso che in pochi riescono a sopportare. Dopo la dolorosa eliminazione europea contro il Bayern Monaco e la conferma di una stagione avara di titoli, Florentino Pérez ha detto basta. Il presidente ha fatto mea culpa e ha deciso di scendere in campo in prima persona per la scelta del prossimo allenatore, con il fermo proposito di non ripetere gli errori commessi con Xabi Alonso e Álvaro Arbeloa. Ecco quanto scrive oggi il quotidiano Sport.

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Fino a poco tempo fa, il processo decisionale era affidato a un nucleo ristretto: José Ángel Sánchez (direttore generale) e Juni Calafat (direttore del Calcio Internazionale). A loro si è recentemente aggiunto Anas Laghari, finanziere di massima fiducia del numero uno dei Blancos. Tuttavia, questa volta la decisione finale non sarà delegata. È stato proprio José Ángel Sánchez il grande sponsor di Xabi Alonso, la cui avventura ha agonizzato per un intero mese a dicembre prima di essere stroncata dal ko contro il Barça in Supercoppa.

Per spegnere l’incendio è stato chiamato Álvaro Arbeloa. Il tecnico ad interim ha vissuto un mese di luna di miele, firmando vittorie di prestigio contro Simeone, Guardiola e Mourinho, e sfiorando il miracolo proprio contro il Bayern. Il miraggio, però, è svanito in fretta di fronte a uno spogliatoio che, dalle viscere stesse del club, è stato etichettato come “inallenabile”. Arbeloa resisterà stoicamente in carica finché la matematica non metterà fine a questo calvario.

Nonostante la disfatta stagionale, Florentino Pérez non ha in mente una rivoluzione sul campo. Il patron confida ciecamente nell’attuale configurazione della rosa. Il nuovo allenatore dovrà accettare un diktat: più della metà dell’undici titolare è già intoccabile. Courtois tra i pali, Trent Alexander-Arnold sulla fascia, Rüdiger a guidare la difesa e una spina dorsale innegabile composta da Tchouaméni, Valverde, Bellingham, Vinicius e Mbappé. Il mercato si limiterà a puntellare la squadra con pedine specifiche, come un difensore centrale o un centrocampista.
Il casting, intanto, procede a fuoco lento. Opzioni come il clamoroso ritorno di José Mourinho avevano preso quota, finché il Benfica non ha mosso le sue pedine per blindarlo. Il Real Madrid detta i tempi e Florentino, questa volta, non lascerà nulla al caso.

Manchester City, pari amaro con l’Everton: Guardiola perde terreno nella corsa Premier, Donnarumma protagonista in negativo

Manchester City, pari amaro con l’Everton: perso terreno nella corsa Premier con l’Arsenal, Donnarumma protagonista in negativo

Il Manchester City non perde, ma il pareggio per 3-3 sul campo dell’Everton pesa come una sconfitta nella corsa alla Premier League. La squadra di Pep Guardiola, allenatore catalano dei Citizens, riesce a evitare il ko soltanto al 97’, grazie a una giocata di Jérémy Doku, esterno belga decisivo nel finale. Un gol importante per allungare la striscia senza sconfitte in campionato, ma insufficiente per tenere davvero il passo dell’Arsenal, ora avanti di 5 punti e con tre partite ancora da disputare contro le quattro del City.

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Manchester City, crollo improvviso dopo il vantaggio

La gara sembrava sotto controllo per il Manchester City, ma l’errore di Marc Guehi ha cambiato completamente l’inerzia della partita. Un retropassaggio troppo corto ha favorito l’Everton, permettendo ai Toffees di trovare il pareggio. Da quel momento la squadra di Guardiola ha perso certezze, mostrando fragilità difensive evidenti. Il 2-1 di O’Brien è arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo, con responsabilità anche di Gianluigi Donnarumma, portiere italiano, uscito male e lasciando la porta scoperta. Poco dopo, lo scatenato Thierno Barry ha firmato il 3-1, completando la rimonta dei padroni di casa.

Manchester City, Haaland e Doku tengono viva una speranza

Nel finale il City ha provato a reagire. Erling Haaland, centravanti norvegese, ha riaperto la partita, mentre lo stesso Donnarumma si è spinto in avanti sui calci d’angolo per cercare il colpo di testa del possibile pareggio. A salvare almeno un punto è stato Doku, autore della seconda giocata decisiva della sua partita. Il pari, però, non cancella la sensazione di occasione sprecata. Ora il calendario diventa intenso: sabato all’Etihad arriverà il Brentford, poi ci sarà il recupero contro il Crystal Palace e, sullo sfondo, la finale di FA Cup del 16 maggio. Per il titolo, al Manchester City non basterà più vincere: servirà anche un passo falso dell’Arsenal di Mikel Arteta.

Pacione si racconta: «Così Juve-Barcellona mi rovinò la carriera, ma non mi rimprovero nulla. Mi piacerebbe tornare al Chievo»

Pacione si racconta: «Così Juve-Barcellona mi rovinò la carriera, ma non mi rimprovero nulla». Le parole dell’ex attaccante

Atalanta, Juventus, Verona, Torino, Reggiana sono alcuni dei club di Marco Pacione, attaccante degli anni ‘80. Famoso più per una partita mal giocata che per i gol fatti o per la successiva carriera dirigenziale. La Gazzetta dello Sport lo ha incontrato per aprire la sua valigia dei ricordi.

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JUVE-BARCELLONA GLI HA ROVINATO LA CARRIERA – «Un po’ sì. Qualcosa forse sarebbe cambiato. Ma non mi rimprovero nulla: ho sempre dato il massimo. Quando arrivai alla Juve ero considerato una promessa. Nella vita di chiunque ci sono giornate in cui commetti degli errori e le cose vanno male. A me purtroppo è successo nell’occasione più importante. Tutta Italia era davanti alla tv, Juve-Barcellona era una partita bellissima».

LE OCCASIONI FALLITE – «La prima, soprattutto: Laudrup mi servì un bel pallone e io provai a colpire d’esterno. Il campo purtroppo non era bello, la palla rimbalzò male e sbagliai. Non cerco alibi, fu un mio errore. Sulla seconda occasione arrivai semplicemente in leggero ritardo sul cross da destra. Poi, sempre nel primo tempo, il portiere del Barça fece una bella parata su un mio tiro al volo. Il vero dispiacere fu l’eliminazione».

QUANTO CI HA PENSATO – «Quella partita me la sono portata dentro a lungo. Anche se avessi voluto dimenticarla, la gente me la ricordava di continuo. E allora ho imparato a conviverci, con il rischio di esserne condizionato. Sono contento della mia reazione. Contro il Barcellona giocai perché erano infortunati Serena e Briaschi, ma mi sentivo pronto. E per me è stato un grande orgoglio far parte di quella squadra piena di campioni dal punto di vista tecnico e umano».

LO SCUDETTO DEL 1986 – «E ci fu un momento in cui pensammo di averlo buttato. Poi alla penultima giornata noi battemmo il Milan e nel frattempo la Roma perdeva con il Lecce: leggevamo gli aggiornamenti sul tabellone dello stadio e non ci credevamo. Nello spogliatoio c’erano dei giganti: Platini, Cabrini, Scirea e tutti gli altri. Avevo un ottimo rapporto anche con Boniperti e Trapattoni».

GIANNI AGNELLI – «Alla fine di quella stagione la Juve mi cedette al Verona. A quei tempi, prima delle partite, ci si riscaldava nei corridoi dello stadio, non in campo. E mentre mi preparavo per giocare a Torino contro la Juve, vidi arrivare da lontano l’Avvocato. Ero indeciso se disturbarlo per un saluto. Fu lui a venirmi incontro: “Come sta, Pacione?”. “Bene, Avvocato, grazie”. “Sta andando bene nel Verona: è la conferma che con lei ci avevamo visto giusto”. Un bel pensiero, per nulla dovuto, che dimostra la grande sensibilità di quell’uomo».

2 GOL IN VERONA-JUVE – «Provai una grande soddisfazione, ma solo perché all’epoca non era affatto facile fare due gol contro una grande squadra».

L’ATALANTA – «I bergamaschi mi hanno voluto molto bene e sono legato a loro e al club. Mi invitano spesso, anche poco tempo fa all’inaugurazione del monumento dedicato alla vittoria in Europa League. Da ragazzo per tre anni e mezzo vissi nel convitto dell’Atalanta, la Casa del Giovane».

HA SMESSO A 31 ANNI – «Avevo problemi alle cartilagini delle anche. C’era la possibilità di giocare in Scozia ma fu meglio fermarsi. Io ero un attaccante molto fisico, facevo a sportellate, ero generoso. Però mi sono infortunato parecchie volte».

IL CHIEVO – «Una meravigliosa esperienza da team manager, durata 26 anni. Ho avuto la fortuna di conoscere la famiglia Campedelli quando c’era ancora il papà di Luca e li ringrazierò sempre per avermi accolto e permesso di partecipare a un’avventura bellissima. L’emozione più intensa fu a San Siro, quando battemmo l’Inter di Ronaldo e Vieri e andammo in testa alla classifica. Poi abbiamo giocato i preliminari di Champions e la Coppa Uefa. Diciassette anni di A e nove di B: una vita. Che porto con me ogni giorno».

HA SOFFERTO IL FALLIMENTO DEL CLUB – «Tantissimo. È una ferita aperta, che non si rimarginerà mai. Il Chievo non meritava di finire così. Giocammo l’ultima partita a Venezia, nei playoff per la promozione in A: perdemmo 3-2 ai supplementari. Poi ci fu impedita l’iscrizione. Qualcuno ha voluto che il Chievo morisse: si poteva evitare».

SE CAMPEDELLI RIENTRASSE NEL CHIEVO – «A me piacerebbe essere coinvolto. Il Chievo è una parte fondamentale della mia vita e io amo il calcio. In questa stagione ho fatto l’osservatore per alcuni amici. L’anno prossimo farò il ds di una squadra di Serie D. Quando sono vicino a un campo, mi viene la voglia di palleggiare, di tirare. La mia vita è girata intorno al pallone e alla famiglia: mia moglie Esmeralda e nostro figlio Gianmarco. Il calcio era il sogno che avevo da bambino e che poi ho avuto la fortuna di realizzare mettendoci un impegno costante e infinito. Non dipende dalla maglia che indossi o dalla grandezza dello stadio in cui giochi. Ma da quello che senti dentro: passione viscerale».

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