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Dzeko l’eroe della promozione dello Schalke 04 in Bundesliga: la nuova vita dell’ex Fiorentina, Roma e Inter

Dzeko l’eroe della promozione dello Schalke 04 in Bundesliga: la nuova vita dell’ex Fiorentina, Roma e Inter. Le parole di Mulder

Il ritorno in Bundesliga dello Schalke 04 ha il volto di un fuoriclasse che, a 40 anni, continua a lasciare il segno. L’arrivo di Edin Dzeko durante il mercato invernale è stato il fattore determinante per la promozione del club tedesco, che ha visto nel veterano bosniaco il tassello mancante per il successo. A lodare l’impatto di Dzeko è il direttore tecnico Youri Mulder, che ha tracciato un paragone significativo per illustrare l’importanza della sua firma.

Il paragone con l’Ajax

In un’intervista rilasciata al portale olandese Voetbal International, Mulder ha paragonato l’arrivo di Dzeko a quello che fu l’ingaggio di Dusan Tadic da parte dell’Ajax nel 2018. «Ingaggiare Dzeko è stato paragonabile a quando l’Ajax decise di puntare su Dusan Tadic nel 2018», ha spiegato Mulder. «Parliamo di leader carismatici, capaci di prendere per mano e trascinare verso l’alto un’intera rosa e la mentalità di un club. Edin ha fatto un lavoro fantastico, anche se il successo è frutto di tutto il collettivo». Un parere che sottolinea non solo le qualità tecniche, ma anche l’impatto psicologico di Dzeko sul gruppo.

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Il retroscena romantico

L’arrivo di Dzeko a gennaio ha avuto anche un retroscena affascinante. Fu lo stesso attaccante a informarsi sulla fattibilità dell’operazione. Mulder ha raccontato un aneddoto che coinvolge l’allenatore bosniaco dello Schalke, Miron Muslic: «Parlando con Miron, un giorno mi disse: ‘Da voi in Olanda Johan Cruijff è considerato un gigante…’. Inizialmente non capivo, poi ha aggiunto: ‘Ebbene, da noi in Bosnia, Dzeko è la stessa identica cosa’». Nonostante offerte molto più ricche, il “Cigno di Sarajevo” ha scelto di rinunciare a una montagna di soldi per abbracciare la causa dello Schalke.

Un leader dentro e fuori dal campo

I numeri di Dzeko sul campo sono stati impressionanti: in appena 9 partite ha segnato 6 gol e fornito 3 assist. Ma il suo impatto è stato decisivo anche al di fuori del rettangolo di gioco. «Il suo valore fuori dal campo è inestimabile», ha rivelato Mulder. «Da quando c’è lui, persino i nostri giocatori sulla trentina passano improvvisamente molto più tempo nel reparto pesi. Vedono l’etica del lavoro di Edin e sperano di poter prolungare la loro carriera quanto lui».

Grazie a Dzeko, lo Schalke è riuscito a tornare nella massima serie. Ora la speranza è che il fuoriclasse bosniaco decida di continuare a guidare la squadra anche nella prossima stagione. «La nostra grande speranza è che decida di continuare con noi per un altro anno, ma è una decisione che prenderemo più avanti», ha concluso Mulder.

Modesto si racconta: «Quando ho lasciato l’Atalanta mi sono messo in gioco, mi fa onore essere chiamato l’erede di Gasperini»

L’allenatore del Mantova, Francesco Modesto, si è raccontato così e ha detto la sua dopo l’obiettivo salvezza centrato in Serie B

Francesco Modesto è un allenatore felice. Chiamato in corso d’opera in una situazione difficile, è riuscito a salvare il Mantova in Serie B dopo averlo preso che era terzultimo. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.

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IL PERCORSO – «E’ stato quello che cercavo. Quando ho lasciato l’Atalanta mi sono messo in gioco. Ho girato tanto e studiato la B. Subentrando sapevo che avrei trovato problemi, ma Mantova era l’ideale. Sapevo che la salvezza non sarebbe stata semplice».

SI SALVO’ DA GIOCATORE CON LA REGGINA A -15 – «La sensazione che mi hanno dato i giocatori, crescendo e affrontando via via le difficoltà, è stata la stessa. I risultati dato consapevolezza: 32 punti in 21 partite sono tanti».

LA MEDIA DI 1,52 PUNTI – «Guardo molto le statistiche, ci hanno aiutato nel percorso».

LA RIVOLUZIONE TATTICA – «C’è voluta un po’ di follia. Possanzini aveva stravinto la C e s’è salvato bene in B con un certo tipo di calcio. Stravolgere tutto non è stato semplice. Ma ci abbiamo creduto e sono stati bravi i ragazzi ad apprendere».

A GENNAIO LA SQUADRA É STATA STRAVOLTA – «Era arrivato prima, quando mi ha chiamato ci è sembrata una follia, ma è quella che ci ha aiutato. C’erano 13 giocatori nuovi, tanti stranieri che non sapevano l’italiano e poco tempo. Tutti hanno reso, da Benaissa in giù: visto il gol al Monza? L’avesse fatto Totti o Del Piero… Ma d’altronde la B è pazzia totale».

ALLIEVO DI GASPERINI – «Mi fa onore. Non sarò mai come lui, è impossibile, ma mi piacciono i suoi principi, i duelli uno contro uno: con i giocatori giusti si fa un bel lavoro».

LO DICE ANCHE LUI A ROMA – «Sì, dice anche che gli attaccanti devono saper dribblare e calciare in porta…». (ride)

PSG-BAYERN – «Visto Psg-Bayern? Ok il talento in campo, mi piacciono i principi dei due tecnici, con movimenti e scambio di ruoli negli spazi. L’evoluzione è quella».

IL FUTURO – «Dipende dai giocatori che hai e le relazioni che crei tra di loro, anche tra portiere e centravanti. Poi vengono i principi».

IL PROSSIMO ANNO – «C’è il rinnovo in caso di salvezza e poi con presidente e ds faremo una bella chiacchierata».

ARBITRO DELLA PROMOZIONE – «Scherzo del calendario. Sapevamo di confrontarci con squadre che hanno fatto calcio di altissimo livello ed è stimolante».

IL FLOP DEL MONZA – «Non penso che ci abbia sottovalutati, ma il nostro atteggiamento li ha sorpresi. Siamo andati forte, con grande pressione, recupero palla e gioco rapido».

LA GARA COL FROSINONE – «Qui c’è entusiasmo, i ragazzi sono sereni e non vedono l’ora di confrontarsi con una squadra che ha perso solo tre volte».

I PLAYOFF – «Sognare non costa nulla».

Mercato Juve, una difesa da riformare: Kim il grande sogno, Stones l’alternativa! Tutti i nomi

Mercato Juve, una difesa da riformare: Kim il grande sogno, Stones l’alternativa! Tutti i nomi sui taccuino dei dirigenti bianconeri

Il mercato estivo della Juventus si prepara a un intenso casting per rinforzare la difesa, con l’obiettivo di fornire nuovi giocatori a Spalletti indipendentemente dal futuro di Bremer. Tra i primi nomi in lista, secondo Tuttosport, c’è Nathan Aké, difensore del Manchester City. Dopo sei stagioni in Inghilterra, ha dato il via libera per una possibile cessione, e la Juve ha già sondato il terreno per avviare una trattativa internazionale che garantisca un salto di qualità in difesa.

Un altro obiettivo per la retroguardia bianconera è John Stones, che potrebbe lasciare il City a parametro zero. Nonostante l’opportunità interessante, persistono dubbi legati alle condizioni fisiche del difensore, che rallentano la trattativa.

Il nome più ambito, tuttavia, resta Kim, preferito da Spalletti. Nonostante un ingaggio elevato, i suoi rapporti con il Bayern Monaco sono tesi, aprendo scenari interessanti per la Juve, che lo considera il principale rinforzo per la difesa in vista della nuova stagione.

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Oltre ai profili top, la società bianconera sta monitorando anche altre opzioni più giovani e accessibili, come Baidoo del Lens e Ordonez del Bruges. Questi profili potrebbero offrire alternative utili e tempestive, ampliando il ventaglio di scelte per un possibile rinforzo del reparto difensivo. Gli osservatori della Juve continueranno a monitorare ogni prestazione, puntando a chiudere il casting con il miglior innesto possibile per affrontare una stagione ricca di impegni decisivi.

Zampolli insiste: «Italia ripescata ai Mondiali? Partita ancora aperta, ho contattato Infantino con l’appoggio di Trump. Non mi fido di cosa dice l’Iran»

Zampolli insiste: «Italia ripescata ai Mondiali? Partita ancora aperta, ho contattato Infantino con l’appoggio di Trump». Le sue parole

Amico da tempo di Donald Trump, Paolo Zampolli è l’uomo che sta facendo pressioni su Gianni Infantino perché l’Italia prenda il posto dell’Iran nel Mondiale che si terrà nel giugno prossimo tra Stati Uniti, Canada e Messico. La Gazzetta dello Sport lo ha incontrato.

IL SUO LAVORO – «Ho due capi: Donald Trump e Marco Rubio. L’idea legata allo sport è stata del segretario di Stato, perché l’amministrazione Trump è basata su business, business e business. Lo sport è una chiave globale per aprire tante porte».

ITALIA RIPESCATA? – «Con l’appoggio di Trump, ho contattato Infantino perché il regolamento Fifa è lacunoso sulla sostituzione di una squadra che non si dovesse presentare e se l’Iran non partecipasse al Mondiale l’Italia – che lo ha vinto 4 volte ed è la più alta delle escluse nel ranking – avrebbe i requisiti giusti. Il nodo è capire cosa hanno in testa gli iraniani, di cui è molto difficile fidarsi. Ora dicono che la squadra verrà, ma come la mettiamo con il loro seguito, ben poco gradito negli Stati Uniti visto quello che sta succedendo? La partita è aperta».

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SCETTICISMO CON CUI E’ STATA ACCOLTA L’IPOTESI RIPESCAGGIO IN ITALIA – «Posso capirlo, ma come crede reagirebbero gli italiani se la Nazionale giocasse il Mondiale? Tiferebbero come solo noi sappiamo fare o non guarderebbero le gare perché non ci siamo qualificati sul campo? Se metterò altra pressione su Infantino? Non credo che serva, anche se il tempo stringe. E l’anno scorso l’ho già convinto ad effettuare il sorteggio del Mondiale al Trump-Kennedy Center».

LE ORIGINI ITALIANE DI INFANTINO NON AIUTANO – «E se invece questo potesse facilitare le cose?».

LA PASSIONE PER L’INTER – «Da giovane andavo allo stadio in Curva Nord con i Boys. Sono felice che l’Inter abbia vinto lo scudetto, ma non sono un tifoso sfegatato. Vivo lo sport come un mezzo che unisce e permette di fare business».

LA SUA EX MOGLIE LO HA ATTACCATO – «Poverina, da anni non sta bene, si è messa in tanti guai. Ha addirittura attaccato la nostra ‘Marvelous First Lady’ Melania, dandole della prostituta. Sulla mia ex c’è anche un’indagine aperta da poco dalla Fbi per un’estorsione di 650mila dollari. E quando si muove l’Fbi…. Ormai sono abituato a certe cose, attraverso me si cerca di attaccare Trump. Si sono pure inventati delle storie su una mia zia».

Infortunio Modric, voglia di Champions con il Milan: il croato brucia le tappe! Maschera protettiva per essere in panchina già con l’Atalanta

Infortunio Modric, voglia di Champions con il Milan: il croato brucia le tappe! Maschera protettiva e non solo: quando può tornare in campo

Nonostante l’età di 40 anni, Luka Modrić ha dimostrato di essere un leader indistruttibile, smentendo chi pensava che la sua stagione fosse finita dopo l’infortunio allo zigomo. Il fuoriclasse croato, infatti, ha intenzione di rispondere alla sfortuna e mira a un rientro record per trascinare il Milan verso la qualificazione in Champions League. La sua determinazione è anche legata al desiderio di mantenere aperto il proprio futuro professionale, con la possibilità di rimanere in rossonero che aumenterebbe notevolmente con il raggiungimento dell’obiettivo europeo sotto la guida di Massimiliano Allegri.

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Il percorso verso il suo rientro è ufficialmente iniziato ieri a Carnago, con tappe serrate riportate dalla Gazzetta dello Sport. Modrić si è dedicato a una serie di trattamenti e fisioterapia per accelerare il recupero:

  • Mattinata in clinica: Modrić si è recato alla Madonnina per la rimozione dei punti di sutura.
  • Colazione a Milanello: Alle 10:00 il croato era già al centro sportivo per incontrare i compagni e iniziare la fisioterapia.
  • Lavoro specifico: In questa fase, il focus è sul riassorbimento del gonfiore facciale tramite esercizi in palestra.
  • Maschera protettiva: Tra una settimana è prevista una visita decisiva per la creazione della protezione personalizzata, fondamentale anche in vista dei Mondiali.
  • Tabella di marcia: Sebbene Luka desideri esserci già contro l’Atalanta, l’obiettivo realistico è essere in panchina contro il Genoa o rientrare in campo nell’ultima giornata contro il Cagliari.
  • Tempi dimezzati: Il recupero lampo stimato è di sole due o tre settimane, rispetto alle sei inizialmente previste dopo l’operazione.

L’incrollabile spirito di Modrić non solo motiva il suo ritorno in campo, ma è anche un segno della sua voglia di continuare a vincere, mantenendo vivo il sogno della Champions League e la possibilità di un ulteriore capitolo della sua carriera con il Milan.

Lukaku Napoli, tregua con Conte dopo il faccia a faccia di ieri: ma l’addio in estate è sempre più probabile

Lukaku Napoli, tregua con Conte dopo il faccia a faccia di ieri: ma l’addio in estate è sempre più probabile. Ecco com’è andato il confronto

Nella giornata di ieri, il tanto atteso incontro tra Romelu Lukaku e Antonio Conte ha avuto luogo al centro sportivo di Castel Volturno. Come riportato dal Corriere dello Sport, la tregua tra il giocatore e l’allenatore sembra essere giunta dopo settimane di tensioni legate al comportamento del belga.

Lukaku è tornato ad allenarsi con il Napoli, seppur in maniera individuale, e al momento non sembra essere convocato per la partita contro il Bologna di lunedì. Tuttavia, la sua situazione non lo porterà fuori rosa, e l’incontro con Conte ha avuto un esito positivo. La chiacchierata tra i due è stata definita “serena” e, nonostante le difficoltà, il rapporto sembra poter essere recuperato, anche se rimangono delle incognite sul futuro.

Il belga, infatti, è stato al centro di polemiche nei giorni scorsi, quando, dopo le dichiarazioni di Conte sulla mancanza di comunicazione con il giocatore, Lukaku ha risposto sui social con dichiarazioni criptiche. Tuttavia, il faccia a faccia di ieri sembra aver permesso di mettere un punto sulla questione, anche se la separazione tra Lukaku e il Napoli appare probabile, dato che ha un contratto che scade nel 2027 e un ingaggio pesante.

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Il futuro di Lukaku è incerto: con il Belgio che punta al Mondiale 2026, il giocatore ha ancora un anno di contratto con il Napoli, ma è difficile che resti fino alla scadenza. Le voci su un possibile trasferimento a Monaco, in Turchia, o un ritorno all’Anderlecht si fanno più insistenti. Per ora, le decisioni sul futuro saranno rimandate al periodo post-Mondiale, con il mercato che si riaprirà in estate.

Il Napoli, nel frattempo, punta a una qualificazione matematica alla Champions League, e Lukaku ha la missione di partecipare a un altro Mondiale con il Belgio, cercando di chiudere la sua stagione con un traguardo importante prima di pensare al futuro.

Morto Beccalossi, addio alla leggenda dell’Inter: l’ex centrocampista aveva 69 anni

Morto Beccalossi, addio alla leggenda dell’Inter: l’ex centrocampista aveva 69 anni. Il mondo del calcio piange la sua scomparsa

Evaristo Beccalossi, una delle bandiere più amate dell’Inter, è scomparso all’età di 69 anni. Il celebre centrocampista milanese è morto la notte tra martedì e mercoledì nella clinica Poliambulanza di Brescia, dove era ricoverato da gennaio 2025 dopo un malore che lo aveva costretto a un lungo periodo di coma. Beccalossi, che avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 12 maggio, aveva visto peggiorare le sue condizioni di salute nel corso dell’ultimo anno.

La carriera da campione dell’Inter

Nato a Brescia il 12 maggio 1956, Beccalossi iniziò la sua carriera nel club della sua città, per poi compiere il grande salto nel 1978 con l’Inter, dove divenne rapidamente un idolo dei tifosi. Con la maglia nerazzurra, Beccalossi ha conquistato uno scudetto (1979-1980) e una Coppa Italia (1981-1982), per poi arrivare fino alle semifinali della Coppa dei Campioni nel 1981. Il suo talento unico, fatto di dribbling, colpi di tacco e classe pura, lo rese una figura iconica, tanto che il famoso coro «Evaristo, Evaristo non lo ferma neanche Cristo» ne celebrava le qualità straordinarie.

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Nel corso della sua carriera ha totalizzato 216 presenze con l’Inter, segnando 37 gol, tra cui una memorabile doppietta nel derby del 28 ottobre 1979 vinto per 2-0 contro il Milan. Nel 1984, dopo l’arrivo di Hansi Muller, Beccalossi lasciò Milano per trasferirsi alla Sampdoria, chiudendo la sua carriera con Monza, Barletta e Pordenone nel 1991.

Il leggendario episodio dei rigori

Beccalossi, purtroppo, è noto anche per un episodio controverso avvenuto il 15 settembre 1982 in Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava, quando sbagliò due rigori consecutivi. Il comico Paolo Rossi, grande tifoso dell’Inter, raccontò: «Becca disse, ‘lo tiro io…’ e io pensai con tutto lo stadio: questi sono gli uomini veri». Dopo aver sbagliato il primo, Beccalossi si assunse ancora una volta la responsabilità di tirare il secondo rigore, sbagliando di nuovo, ma guadagnandosi comunque il rispetto dei tifosi. Come ricordato da Rossi: «Per me resta sempre un uomo. Un po’ sfigato ma pur sempre un uomo».

Beccalossi ci ha lasciato troppo presto, ma il suo nome rimarrà sempre legato alla storia dell’Inter e ai ricordi indelebili di tutti i tifosi.

Gasperini Roma, pieni poteri dopo l’addio di Ranieri: così vuole cambiare il mercato, lo staff e i medici!

Gasperini Roma, pieni poteri dopo l’addio di Ranieri: così vuole cambiare il mercato, lo staff e la gestione degli infortuni. Le ultime

Dopo l’addio di Claudio Ranieri, il futuro della Roma è destinato a cambiare, e a guidare la squadra con pieni poteri sarà Gian Piero Gasperini. Come riportato dal Corriere dello Sport, il tecnico di Grugliasco, rinnovato nella sua fiducia dai Friedkin, ha intenzione di portare avanti una vera e propria rivoluzione interna, a partire dal mercato e dalla gestione della squadra.

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La rivoluzione giallorossa

La partita contro la Fiorentina è stata un punto di svolta. Con la squadra che ha ottenuto un’importante vittoria, Gasperini ha ribadito la necessità di una maggiore chiarezza all’interno del club, chiedendo supporto nelle scelte e un focus sul miglioramento del gruppo. L’allenatore ha dichiarato: «Forse ci siamo capiti male in passato», riferendosi alla visione divergente sul mercato e sugli acquisti. Infatti, Gasperini avrebbe preferito acquisti mirati, come Malen e Wesley, piuttosto che una serie di acquisti senza un piano preciso: «Negli ultimi due anni sono arrivati 30 calciatori…», ha ricordato, sottolineando che l’ambizione della squadra cala con l’inserimento di troppi giovani.

Il mercato della Roma e le divergenze

Il tecnico ha anche messo in evidenza il malinteso più grande riguardo il progetto che gli è stato affidato. Da due anni, i Friedkin hanno investito principalmente in giovani under 24, come Koné e Soulé, spendendo oltre 200 milioni di euro in cartellini. Gasperini ha accettato questa strategia, ma ha anche chiesto più ambizione: «Vorrei provare a vincere», ha dichiarato, sottolineando come le difficoltà del club nel raggiungere il 4° posto in classifica siano dovute a scelte sbagliate in estate.

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La gestione sanitaria e il futuro di Gasperini

Un altro aspetto critico del suo rapporto con il club riguarda la gestione dell’infermeria. Gasperini ha mostrato più volte perplessità riguardo alla scelta di affidarsi agli specialisti esterni di fiducia della dirigenza, che spesso hanno influenzato negativamente i tempi di recupero dei giocatori. Giocatori come Dybala, Ferguson e Dovbyk hanno avuto a che fare con lunghe assenze dovute a diagnosi ritardate e cure non sempre efficaci.

In conclusione, per Gasperini, fare la Roma più forte non significa solo acquistare nuovi giocatori, ma anche trasformare l’interno della squadra e migliorare la gestione tecnica e sanitaria, elementi cruciali per puntare a traguardi più alti.

Muharemovic Inter, si intromette la Juve: che intrigo per il difensore del Sassuolo! Ausilio non vuole andare oltre i 25 milioni

Muharemovic Inter, si intromette la Juve: che intrigo per il difensore del Sassuolo! Ausilio non vuole andare oltre i 25 milioni per il suo acquisto

Il trasferimento di Tarik Muharemovic all’Inter potrebbe complicarsi, con la Juventus pronta a fare la sua mossa. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, i nerazzurri sono da tempo interessati al difensore bosniaco del Sassuolo, ma la situazione si complica per la concorrenza dei bianconeri, che vantano il 50% sulla futura vendita del giocatore.

L’Inter, pur essendo determinata, ha un obiettivo preciso: non superare i 25 milioni di euro per Muharemovic, ma vorrebbe inserire un giocatore nell’affare, una soluzione che il Sassuolo potrebbe accettare ma che non piacerebbe alla Juventus. Se i bianconeri incassassero una cifra intorno ai 15-18 milioni per il difensore, avrebbero una plusvalenza considerevole. Inoltre, la Juventus potrebbe accettare la cessione solo se il prezzo fosse molto alto, come nel caso di un’offerta da parte della Premier League.

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Il difensore, che ha mostrato costante crescita, avrebbe già parlato con l’Inter, ma secondo alcune fonti non sarebbe stato direttamente lui a prendere decisioni: il suo entourage, però, sembra aver già negoziato un accordo di massima. La situazione potrebbe farsi più complicata se un club della Premier League intervenisse, offrendo più di 30 milioni, rendendo difficile per l’Inter ottenere il giocatore senza modificare i termini dell’affare.

Nel frattempo, l’Inter sta anche riflettendo sul futuro di Bastoni. Piero Ausilio ha dichiarato che il club è fermamente intenzionato a mantenere il difensore, senza volerlo cedere. La situazione di Bastoni e quella di Muharemovic sono due elementi che potrebbero influenzare il mercato dell’Inter nelle prossime settimane, in attesa di sviluppi.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 6 maggio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Non solo Vicario, l’Inter punta due portieri della Serie A per il post Sommer

Qualcosa si muove, anche se non viene detto apertamente. Quando una squadra come l’Inter comincia a ragionare sul portiere, significa che il discorso non riguarda solo il presente, ma quello che verrà tra qualche mese.

Il ruolo è delicato, più di altri. Si cambia poco, si sbaglia ancora meno e proprio per questo le riflessioni partono prima. L’Inter sembra essere in questa fase: osserva, prende informazioni, tiene più strade aperte senza scoprirsi troppo.

Negli ultimi giorni sono usciti diversi nomi, ma non in modo casuale. Si tratta di profili che rispondono a logiche diverse, segno che il club non ha ancora deciso quale direzione prendere davvero.

Vicario in cima, ma non è l’unico scenario

Secondo quanto riportato da interlive.it, il nome più caldo resterebbe quello di Guglielmo Vicario, estremo difensore del Tottenham di Roberto De Zerbi, già seguito in passato e considerato pronto per un salto di livello. È un profilo che garantirebbe continuità immediata, senza bisogno di adattamento.

Ma il punto è proprio qui: non è detto che l’Inter voglia muoversi in quella direzione. Sempre secondo la stessa fonte, esisterebbe un piano alternativo, legato a una scelta interna.

L’ipotesi Martinez cambia tutto

Se l’Inter dovesse decidere di promuovere Josep Martinez a titolare, allora lo scenario cambierebbe completamente. In quel caso, il club non cercherebbe più un numero uno già formato, ma un secondo affidabile, con esperienza in Serie A e pronto a garantire rotazioni senza creare squilibri.

È qui che entrano in gioco altri due nomi.

Falcone e Provedel come alternative

Tra i profili valutati ci sarebbero Wladimiro Falcone, oggi al Lecce, e Ivan Provedel, in forza alla Lazio. Due portieri diversi tra loro, ma con un punto in comune: conoscono bene il campionato, hanno esperienza e potrebbero accettare un ruolo meno centrale rispetto a quello attuale.

Falcone rappresenterebbe una soluzione più lineare, legata alla continuità e al rendimento recente. Provedel, invece, porta con sé un percorso più strutturato e una presenza già consolidata a livelli alti. Scelte diverse, anche qui, che raccontano quanto il club stia ancora valutando.

Simeone nel post partita: «Non conta nulla in questo momento parlare del chiaro rigore su Griezmann. È il calcio»

Simeone: «Non conta nulla in questo momento parlare del chiaro rigore su Griezmann. È il calcio». Le sue parole

Le dichiarazioni di Diego Simeone dopo l’eliminazione dell’Atletico Madrid in semifinale contro l’Arsenal. Ecco le sue parole:

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PAROLE – «Nel momento determinante della gara non siamo stati concreti. Credo che la partita dell’andata l’avremmo dovuta vincere. Anche oggi abbiamo un grande secondo tempo. Credo che noi abbiamo giocato in un modo incredibile. Non conta nulla in questo momento parlare del chiaro rigore su Griezmann. È il calcio: ogni tanto gli arbitri sbagliano per noi e in alcuni casi contro di noi»

CHAMPIONS – «Ci sono diverse forme di sconfitta. La squadra non poteva fare più di quello che ha fatto. Siamo arrivati a un punto della competizione che nessuno poteva aspettarsi. Dobbiamo accettare quello che è successo e fare gli auguri a loro. Arteta sta facendo un lavoro incredibile e davvero sono felice per loro».

Ibrahimovic si mostra rasato a zero: la foto fa il giro dei social e scoppia la protesta dei milanisti

Ibrahimovic sorprende tutti con il nuovo taglio di capelli: la foto sui social scatena la polemica tra i tifosi del Milan

Zlatan Ibrahimovic trova ancora una volta il modo di catalizzare l’attenzione sui social. L’ex fuoriclasse svedese, oggi senior advisor di RedBird per il Milan, è apparso su Instagram con un look completamente nuovo: si è rasato a zero, mostrando un taglio di capelli inedito che ha immediatamente fatto il giro del web. A rendere il tutto ancora più curioso è stato il barbiere scelto per l’occasione, nientemeno che la leggenda NFL Tom Brady.

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Nel post pubblicato su Instagram, Ibrahimovic ha accompagnato il video con la frase “Una scommessa è una scommessa”, lasciando intendere che dietro il nuovo taglio ci fosse un gioco o una sfida persa. In realtà, l’iniziativa rientra in una collaborazione pubblicitaria con Fox Sports, emittente con cui Zlatan lavorerà come opinionista in vista dei Mondiali della prossima estate tra Stati Uniti, Messico e Canada. Un modo, come spesso accade con lui, per unire spettacolo, ironia e promozione.

Ma il post ha anche riacceso le polemiche tra una parte della tifoseria rossonera. Nei commenti e sui social, diversi sostenitori del Milan hanno criticato Ibrahimovic, ritenendolo poco presente e poco coinvolto nelle dinamiche della squadra. Un malumore che riaffiora ciclicamente e che il nuovo look, anziché stemperare, sembra aver riportato in primo piano.

Arsenal Atletico Madrid, succede di tutto nel finale di gara! Rissa tra le due panchine, la ricostruzione

Arsenal Atletico Madrid, finale infuocato all’Emirates Stadium: scintille tra le panchine e parapiglia nel recupero

La semifinale di ritorno di Champions League tra Arsenal e Atletico Madrid si è conclusa in un clima tesissimo. Nell’ultimo minuto di gioco, infatti, le due panchine sono arrivate a contatto dopo una spinta di un calciatore dei Colchoneros ai danni di un giocatore dei Gunners, episodio che ha fatto scattare un principio di parapiglia. L’arbitro è intervenuto immediatamente, riuscendo a riportare la situazione sotto controllo prima che degenerasse.

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La tensione era già palpabile pochi minuti prima, quando sia Diego Simeone sia Mikel Arteta erano stati ammoniti per proteste, segno di una partita vissuta sul filo dei nervi da entrambe le squadre. Il finale incandescente ha così fatto da cornice a una gara combattuta, caratterizzata da ritmi alti e continui duelli in ogni zona del campo.

Sul piano sportivo, l’Arsenal ha comunque portato a casa l’1‑0 che vale la qualificazione alla finale di Champions League, diventando la prima finalista di questa edizione. Un traguardo raggiunto al termine di una serata intensa, segnata tanto dalla posta in palio quanto dalle scintille che hanno accompagnato gli ultimi istanti del match.

Pagelle Arsenal Atletico Madrid: i top e i flop della semifinale di Champions League

Pagelle Arsenal Atletico Madrid: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la semifinale di ritorno di Champions League

Pagelle Arsenal Atletico Madrid: i Top e i Flop dei protagonisti del match, valido per la semifinale di ritorno della Champions League 2025/26 e vinto dai Gunners per 1-0.

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L’Arsenal vola in finale di Champions League al termine di una battaglia tesissima davanti al pubblico di Londra. A decidere il match è la zampata di Saka sul finire del primo tempo, che condanna un Atlético Madrid combattivo ma poco produttivo sotto porta.

Ecco i migliori e i peggiori della serata londinese.


I TOP

  • Bukayo Saka (Arsenal). L’uomo del destino. Dopo aver “sbucciato” un pallone interessante in avvio, non perdona al 44′. Segue perfettamente l’azione orchestrata da Gyökeres e Trossard, facendosi trovare pronto sul tap-in dopo la respinta di Oblak. È il gol che vale il biglietto per la finale. Letale.
  • David Raya (Arsenal). Un vero e proprio muro. Nel primo tempo salva il risultato con un intervento felino sul cross velenoso di Griezmann (12′). Si ripete nella ripresa disinnescando un bolide potente e angolato sempre del francese (56′). Trasmette sicurezza a tutto il reparto nei momenti di massima pressione dei Colchoneros.
  • Antoine Griezmann (Atlético Madrid). L’ultimo ad arrendersi. La sua prestazione è totale: crea le uniche vere occasioni pericolose per la sua squadra (sfiorando il gol in due circostanze) e ripiega in difesa con l’abnegazione di un mediano (nel primo tempo salva letteralmente un gol fatto in area). Classe e sacrificio, predica nel deserto. Perché Simeone lo ha sostituito? Una mossa incomprensibile.

I FLOP

  • Ademola Lookman (Atlético Madrid). Un fantasma all’Emirates. L’attaccante nigeriano non entra mai in partita, perdendo quasi tutti i duelli con White e non riuscendo mai a garantire quel cambio di passo o quel dribbling per cui Simeone lo aveva schierato titolare. Sostituito meritatamente al 57′ per far spazio a Molina, forse il 4-4-2 non è esattamente il modulo dove poter esprimere la sua vitalità.
  • Alexander Sørloth (Atlético Madrid). Entra a mezz’ora dalla fine per dare peso all’attacco e cercare il gol del miracolo, ma fallisce l’appuntamento con la storia. All’86’, su un cioccolatino servito da Baena, non riesce a coordinarsi e spreca un’occasione clamorosa a pochi passi dalla porta. Un errore che pesa come un macigno sull’eliminazione. Una ciccata non degna della sua fama di goleador.
  • William Saliba (Arsenal). Menzione di “demerito” in una serata di festa. Il suo retropassaggio folle al 50′ lancia Giuliano Simeone verso la porta spalancata. Viene salvato solo da un recupero fisico (e molto al limite del regolamento) del compagno Gabriel e dalla decisione dell’arbitro Siebert che non concede il rigore. Un calo di concentrazione che poteva costare carissimo.

Menzione speciale (Croce e Delizia): Viktor Gyökeres (Arsenal) Una partita dai due volti per lo svedese. Da un lato è fondamentale nell’azione del gol (supera Oblak e mette in mezzo il pallone da cui nasce il vantaggio), dall’altro divora un gol clamoroso al 66′ su assist perfetto di Hincapié, mancando il colpo del ko e tenendo in vita l’Atlético fino al 96′. Però conquista una marea di falli e Pubill si macchia di un giallo per riuscire a contenerne la fisicità.

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Arsenal Atletico Madrid 1-0: i Gunners volano in finale di Champions League! Decide la rete di Saka nel primo tempo

Arsenal Atletico Madrid, che partita! All’Emirates Stadium si è giocata la semifinale di ritorno di Champions League: ecco cosa è successo

Che partita all”Emirates Stadium, dove è andata in scena Arsenal Atletico Madrid. La squadra di Arteta ospita quella di Diego Simeone per la semifinale di ritorno della Champions League 2025/26. Ecco come è andata

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LA PARTITA

Come all’andata, l’Arsenal ha trovato il vantaggio nei minuti finali del primo tempo grazie al tap‑in di Bukayo Saka, rapido a ribadire in rete dopo la respinta di Oblak sul tiro di Trossard. L’esterno inglese, tornato titolare dopo essere partito dalla panchina nella gara precedente a causa di un problema al tendine d’Achille che lo aveva costretto a saltare cinque delle ultime sette partite, ha così firmato il gol che ha sbloccato il match.

Mondiali 2026, la FIFA convoca l’Iran a Zurigo per definire la partecipazione al torneo

Verso i Mondiali 2026: la FIFA invita l’Iran a Zurigo per chiarire gli ultimi nodi organizzativi. Tutti gli aggiornamenti

La FIFA ha convocato la Federcalcio iraniana nella propria sede di Zurigo entro il 20 maggio, in vista dei Mondiali di USA, Canada e Messico. La partecipazione dell’Iran alla competizione (11 giugno‑19 luglio) continua infatti a sollevare interrogativi nel contesto del conflitto in Medio Oriente, scoppiato a fine febbraio dopo i raid aerei israeliani e statunitensi sul Paese. Nonostante il clima di tensione, il presidente FIFA Gianni Infantino ha ribadito più volte che la nazionale iraniana disputerà regolarmente le prime tre partite negli Stati Uniti.

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Le rassicurazioni di Infantino, però, non hanno dissipato del tutto le preoccupazioni emerse durante il Congresso FIFA. La delegazione iraniana aveva infatti annullato la propria partecipazione all’evento di Vancouver, denunciando un comportamento offensivo da parte degli agenti dell’immigrazione all’aeroporto di Toronto. A complicare ulteriormente il quadro c’è la posizione del Canada, che ha inserito il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) nella lista delle organizzazioni terroristiche: un elemento particolarmente delicato, considerando che il presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, è un ex membro della stessa forza.

Rientrato in patria, Taj ha dichiarato ai media locali di voler «un incontro con la FIFA», sottolineando che «abbiamo molte questioni da discutere». L’organizzazione internazionale attende ora una risposta ufficiale dall’Iran, con l’obiettivo di fissare un confronto entro il 20 maggio, a tre settimane dall’inizio del torneo. Dopo aver inizialmente minacciato il boicottaggio, l’Iran aveva chiesto di spostare le proprie partite in Messico, ma la richiesta è stata respinta, lasciando aperti interrogativi logistici e diplomatici che la FIFA dovrà affrontare in tempi brevi.

Stadio Flaminio, l’architetto Pierluigi Nervi scrive al Comune di Roma: il futuro dell’impianto resta centrale per la Lazio

Stadio Flaminio, lettera di Pierluigi Nervi al Comune: l’impianto al centro del progetto Lazio e del dibattito cittadino

Il tema del Flaminio continua a occupare una posizione centrale nel dibattito sportivo e urbanistico della Capitale. In una lettera inviata al Comune di Roma, l’architetto Pierluigi Nervi è tornato a soffermarsi sul futuro dello storico impianto e sul progetto presentato dalla Lazio, sottolineando un concetto ormai imprescindibile: il mondo degli stadi è profondamente cambiato e, oggi, interventi di ristrutturazione o trasformazione risultano spesso inevitabili per garantire funzionalità e sostenibilità.

Nel documento indirizzato all’amministrazione capitolina, Nervi richiama infatti il quadro nazionale e internazionale, evidenziando come numerosi impianti calcistici siano già coinvolti in percorsi di adeguamento strutturale e normativo. Un’evoluzione che riguarda non solo l’efficienza e la sicurezza degli stadi, ma anche le nuove esigenze di fruizione del pubblico, sempre più centrali nei progetti contemporanei.

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«La maggior parte degli impianti sportivi dedicati al calcio in Italia ed all’estero, sono in via di ristrutturazione, sia in corso sia in progetto. Le norme sono cambiate, gli stadi si devono adeguare. In tutti i casi gli interventi sono ovviamente strutturalmente importanti, in generale tali da alterare la percezione dell’esistente rispetto al nuovo. In alcuni casi addirittura l’impianto precedente è stato demolito per realizzare quello nuovo. Non ci si è preoccupati di preservare la struttura attuale, anzi si è demolita».

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Arsenal Atletico Madrid, la partita di Lookman: il focus dentro alla prestazione dell’attaccante 

Arsenal Atletico Madrid, la partita di Ademola Lookman: ecco l’analisi completa della prestazione dell’attaccante

L’ambiente è conosciuto per Ademola Lookman dell’Atletico Madrid. È nato e cresciuto a Londra e ha giocato anche nel calcio inglese con le maglie di Charlton Athletic, Everton, Fulham e Leicester. Ecco la partita dell’ex attaccante dell’Atalanta all’Emirates Stadium nella semifinale di ritorno che designa la prima finalista di Champions League.

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PRIMO TEMPO
Il primo pallone Ademola lo tocca dopo 30 secondi molto esterno, come lo vuole Simeone nel 4-4-2. Molto il lavoro difensivo per mantenere ordinato il 5-4-1 in fase di non possesso, la strategia è contenere le eventuali incursioni di White e dare una mano nei raddoppi su Saka. Al 13’ Lookman tocca di fatto il suo secondo pallone con un appoggio all’indietro, per adesso lo si è visto poco, la squadra sviluppa più gioco sul lato opposto.

Al 18’ va a intercettare un tocco di Saka, dimostrando applicazione. A metà primo tempo prova ad andare sul fondo con un’azione insistita ma si porta la sfera sul fondo, quasi non fosse ancora entrato nell’ordine di idee di proporsi anche davanti. Al 25’ stop di petto per portarsi la palla in avanti, cade senza che ci sia un intervento scorretto. Al 27’ finalmente in una fase di possesso viene coinvolto più volte, appoggiandosi a Ruggeri e Griezmann. Alla mezzora riesce a difendere la sfera al cospetto di un’aggressione di più uomini: è un piccolo segnale di crescita nella partecipazione. Al 39’ errore da non fare con un appoggio all’indietro che consente un break dell’Arsenal e una copertura di più uomini su un’avanzata di Gyokeres.


SECONDO TEMPO
Già al primo minuto Lookman prende palla, allarga a destra, poi prova ad andare di testa su un cross senza riuscire a intervenire: l’Atletico deve rimontare lo svantaggio, la squadra alza il baricentro. Minuto 53’: Griezmann prova a trovarlo con un filtrante a premiare il taglio, intervento tempestivo in scivolata di White che non lo fa passare. Al minuto 57 finisce la brutta gara del nigeriano: Simeone fa tre cambi e al suo posto entra Molina.

Locatelli parla chiaro: «Champions? Bisogna vincere le partite senza parlare troppo. Ammonizione? Di solito non parlo di arbitri ma non può darmi quel giallo lì» – VIDEO

Locatelli: «Champions? Bisogna vincere le partite senza parlare troppo. Ammonizione? Di solito non parlo di arbitri ma…»

(Inviato all’Allianz Stadium) – All’Allianz Stadium è andata in scena la presentazione di Stories of Strength, il documentario che segna la terza stagione dell’omonimo progetto nato nel 2023 con l’obiettivo di abbattere lo stigma legato alla salute mentale e promuovere dialogo e condivisione. All’evento ha preso parte anche il capitano della Juventus, Manuel Locatelli, che al termine della serata ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di JuventusNews24.

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COSA MI HA LASCIATO QUESTO EVENTO? – «E’ stato veramente molto emozionante. Spesso le persone ci vedono come degli idoli, degli esempi, ma tante volte loro sono i nostri primi esempi. Molte volte le persone ci scrivono e noi li leggiamo, ma quando vedi delle persone, le tocchi con mano e senti quello che hanno da dirti guardandoti negli occhi è una cosa che ti entra dentro. Siamo dei privilegiati, abbiamo la responsabilità anche per queste persone. oggi devo dire grazie a loro, mi sono emozionato e per me sono degli esempi da seguire».

QUESTE EMOZIONI IMPORTANTI ANCHE DA TRASMETTERE IN CAMPO AI COMPAGNI PER LE PROSSIME SFIDE, A PARTIRE DAL LECCE – «Chiaramente, sappiamo le responsabilità che ci sono nel giocare nella Juve, per questi tifosi e per tutti gli altri milioni di persone che ci tifano. Noi ce lo ricordiamo sempre perché giocare qui è un’altra cosa. Sappiamo che dipende tutto da noi per andare in Champions League e questa deve essere la base. Bisogna vincere le partite senza parlare troppo, senza fare troppi calcoli. Bisogna vincere le partite per andare in Champions League».

CALENDARIO – «Arrivati a questo momento della stagione ogni partita è difficile. Sappiamo che col Lecce sarà difficile ma non ci sono alibi né scuse, noi bisogna vincere perché siamo la Juve e perché per andare in Champions devi vincere, non devi guardare le altre, devi pensare a te, al tuo percorso e a quello che devi raggiungere».

QUANTO PESA IL GIALLO E LA DIFFIDA? – «Tantissimo, mi sono arrabbiato. Di solito non parlo di arbitri, non mi piace, ma non può darmi quel giallo lì. Ho sbagliato perché dopo ero nervoso, ed esserlo non aiuta la squadra, ma è una cosa a cui ho pensato perché non simulo e non si può simulare col Var. E’n un giallo che non mi deve dare. Ma questo è il calcio, si accetta. Dovrò stare più attento».

LEGGI LE PAROLE INTEGRALI DI LOCATELLI SU JUVENTUSNEWS24

Inter Parma, scintille Troilo e Barella: «Zitto che sei fuori dal Mondiale». «Manco sanno chi è in Argentina», la risposta del nerazzurro

Inter Parma, scintille tra Troilo e Barella: «Zitto che sei fuori dal Mondiale». «Manco sanno chi è in Argentina», la replica del nerazzurro

BordoCam di Dazn ha catturato un dettaglio curioso nel finale di Inter‑Parma, la gara vinta 2-0 dai nerazzurri a San Siro, risultato che ha consegnato alla squadra di Chivu il 21° Scudetto della propria storia.

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A pochi minuti dal novantesimo, l’allenatore stava per inserire Acerbi, ma il difensore è rimasto in panchina per un motivo spiegato dallo stesso tecnico: “Devo cambiare Barella”. Il centrocampista, infatti, era impegnato in un acceso battibecco con l’argentino Troilo. Chivu ha quindi optato per la sostituzione con Frattesi, abbracciando Barella all’uscita dal campo e rivolgendogli le parole: “Calmo, ti voglio bene”.

Poco dopo, Barella ha raccontato a Thuram l’origine dello scontro con Troilo: “Sai cosa mi ha detto? Stai zitto bobo che sei fuori dal Mondiale. Ma se manco sanno chi è in Argentina!”. Al triplice fischio, spazio ai festeggiamenti: in mezzo alla festa nerazzurra, l’avvocato Cappellini ha mostrato la maglia numero 3 del compianto Giacinto Facchetti, simbolo di un legame che va oltre il campo.

Manchester City, doppio episodio di razzismo: insulti a Semenyo da un tifoso dell’Everton e commenti offensivi a Guehi sui social

Manchester City, serata macchiata dal razzismo: Semenyo insultato da un tifoso dell’Everton, Guehi preso di mira online

Il monday night di Premier League tra Everton e Manchester City ha offerto gol e spettacolo all’Hill Dickinson Stadium, chiudendosi con un 3-3 ricco di colpi di scena. Doku ha aperto le marcature e poi firmato il definitivo pareggio al 97’, dopo le reti di Barry — autore di una doppietta — O’Brien e Haaland. Un risultato che fa scivolare la squadra di Guardiola a cinque punti dall’Arsenal capolista, seppur con una partita in meno. La serata, però, è stata macchiata da episodi gravi: durante il match l’attaccante Semenyo è stato bersaglio di insulti razzisti provenienti da un tifoso dell’Everton, con il club immediatamente al lavoro per identificare e sanzionare il responsabile.

Gli episodi non si sono fermati lì. Un altro giocatore del Manchester City, Guehi, è stato infatti preso di mira sui social con commenti razzisti comparsi dopo la partita. Due episodi che hanno offuscato una gara intensa e spettacolare, riportando al centro dell’attenzione il tema — purtroppo ancora attuale — della lotta al razzismo nel calcio inglese.

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Il comunicato

Il Manchester City condanna fermamente gli insulti razzisti rivolti ad Antoine Semenyo durante la partita di lunedì. Apprezziamo la tempestiva azione intrapresa dall’Everton e dalla polizia per identificare il responsabile. Siamo inoltre profondamente delusi nell’apprendere che Marc Guehi è stato oggetto di una serie di spregevoli commenti razzisti sui social media lunedì sera. Continueremo a offrire il nostro pieno supporto sia ad Antoine che a Marc e non tollereremo mai alcuna forma di discriminazione nel nostro sport.”

Buffon svela: «Non mi sarei ritirato dopo la Champions con la Juve, sono sempre stato onesto nel giudizio con me stesso. Il Pallone d’Oro…»

Buffon: «Non mi sarei ritirato dopo la Champions con la Juve, sono sempre stato onesto nel giudizio con me stesso». Le sue parole

L’ex portiere di Juventus, PSG e Parma, Gianluigi Buffon, ha ripercorso la sua straordinaria carriera in una lunga intervista concessa a Cronache di Spogliatoio. Ecco i passaggi più significativi delle sue dichiarazioni.

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SULL’ADDIO ALLA JUVE E I SOGNI – «Non mi sarei ritirato dopo la Champions con la Juve, sono sempre stato onesto nel giudizio con me stesso. Ho continuato a giocare perché ho avuto la capacità di alimentare i miei sogni: finisce un anno, hai tutte le ragioni per smettere, ma ne trovi una che è più importante per continuare. Le Olimpiadi, il sesto Mondiale, il vincere la Champions con la Juve, il tornare in Serie A con il Parma e vincere lo Scudetto col Parma: ad un certo punto ho messo anche quello nel mio contratto. Era anche vincere il Pallone d’oro, fino a 42-43 anni avevo tutte le carte in regola per farlo»

SUL PARAGONE CON YASHIN – «Una giornalista mi fa dei complimenti e dice che nell’ambiente si parlava molto bene di me e che sarei potuto diventare il portiere più forte della storia Ad dopo Yashin. lo ringrazio per i complimenti ma non capivo perché questa precisazione su Yashin, io le dissi che sarei potuto essere anche migliore di Yashin. Questa mi guardò sconvolta come se avessi detto chissà che cosa. Ma la mia non era immodestia, era la voglia di sognare e di non essere catalogato. lo volevo essere il migliore, nella mia testa non ci devono essere limiti».

Moviola Arsenal Atletico Madrid, tutti gli episodi dubbi della semifinale di Champions League

Moviola Arsenal Atletico Madrid, tutti li episodi dubbi della semifinale di ritorno di Champions League 2025/2026

La moviola di Arsenal Atletico Madrid, semifinale di ritorno di Champions League diretta dall’arbitro tedesco Daniel Siebert, ruota attorno diversi episodi discussi. Ecco cosa è successo:

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LA MOVIOLA

PRIMO TEMPO

Ci vogliono 70 secondi per il primo fallo: lo commette Koke su Saka. Lamentela immediata dell’Arsenal perché gli spagnoli impiegano molto tempo e prendono un po’ di metri su un laterale in fase difensiva. Richiamo a Griezmann che allontana il pallone dopo avere commesso un fallo. Nella prima parte Siebert fischia a ogni contrasto duro, vuol fare capire qual è il metro della sua direzione. Proteste di Gyokeres che in protezione palla viene spesso aggredito. Al 35′ proteste Arsenal per un contatto in area tra Griezmann e Trossard, Siebert ben piazzato lo considera troppo lieve per decretare un rigore. Fallo tattico di Calafiori su Koke, Simeone si lamenta perché vuole un giallo per l’italiano. Nessun dubbio sul gol del vantaggio dell’Arsenal, Saka non è assolutamente in fuorigioco. Poche perdite di tempo, un solo minuto di recupero. Si va all’intervallo: le due squadre si sono combattute, ma il totale dei falli fischiati è basso, il gioco è stato interrotto 9 volte e non ci sono stati cartellini.

SECONDO TEMPO

La ripresa inizia con una trattenuta di Marcos Llorente su accelerazione di Trossard: fallo, non giallo. Al 51′ Simeone intercetta un retropassaggio di Saliba, scarta Raya e cade a terra su pressione di Gabriel che lo sbilancia con il braccio, per Siebert è tutto lecito, episodio difficile da valutare. Al 55′ Calafiori pesta il piede di Griezmann in area, ma c’è una situazione fallosa dell’Atletico precedente che sana la situazione dell’italiano. Al 64′ Odegaard sostiene che Cardoso accentui nel cadere a terra. Al 76′ Gabriel rimane a terra per una ginocchiata alla testa del suo portiere Raya. A 10 minuti dal termine scatta la prima ammonizione: il colpevole è Pubill, che cintura Gyokeres, bravo a usare il corpo per andarsene via, Arteta chiede una sanzione più grave ritenendo che il suo attaccante potesse andare in porta. Nel finale Sorloth e Gabriel si allacciano a palla lontana, è l’adrenalina dei momenti decisivi. Al ’93 ammonito Simeone che protesta per la perdita di tempo di Raya sul rinvio, subito dopo il giallo scatta per Arteta. Ammonito Koke e Calafiori dalla panchina, nervi a fior di pelle nei secondi finali. Dopo 5 minuti e mezzo di extra-time Siebert pone fine alle ostilità. Bilancio finale: 10 i falli degli inglesi, 13 quelli degli spagnoli.

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Sampdoria, il confronto su Tey si accende: tifosi, management e futuro del club al centro del dibattito pubblico

Tey e il futuro della Sampdoria: si infiamma il confronto tra tifosi, dirigenza e analisti sul destino del club

Il futuro della Sampdoria continua a essere al centro del dibattito pubblico, soprattutto dopo le recenti prese di posizione della tifoseria nei confronti della proprietà guidata da Joseph Tey, figura di riferimento dell’attuale assetto societario blucerchiato. Il tema è stato affrontato anche durante la trasmissione Derby del Lunedì, in onda su Telenord, dove diversi opinionisti hanno analizzato il momento del club, soffermandosi sul rapporto — oggi particolarmente delicato — tra proprietà, management e piazza.

Tra gli interventi più significativi c’è stato quello di Beppe Dossena, ex calciatore e volto noto del calcio italiano, che ha evidenziato un passaggio ritenuto emblematico del clima che circonda la società in questa fase complessa.

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DOSSENA – «Non si è mai vista una tifoseria che, come quella della Sampdoria, fa un’apertura come quella che è stata fatta a Tey: ora ci vai bene, basta che cambi il management. Che cosa è successo, visto che sino a due mesi fa la croce era anche sopra di lui, esattamente come a Walker e Fredberg? E non è perché ci mette i soldi, li metteva anche due mesi fa. Qualcosa è intervenuto».

Tey, ipotesi nuovo direttore generale e scelte nel mirino Il confronto andato in onda ha restituito l’immagine di una fase estremamente delicata per la Sampdoria, reduce da stagioni complesse e chiamata a ricostruire un progetto credibile. La tifoseria continua a chiedere segnali concreti, mentre il nome di Joseph Tey resta al centro del dibattito: non solo per la questione degli investimenti, ma anche per la qualità delle scelte sportive e per la necessità di ridefinire una struttura dirigenziale considerata da molti ancora incompleta. Un contesto in cui prende corpo anche l’ipotesi di un nuovo direttore generale, segnale di un possibile riassetto interno che potrebbe incidere sul futuro del club.

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Cagliari al lavoro verso l’Udinese: squadra in campo all’Unipol Domus, il report completo della seduta

Cagliari, parte la marcia d’avvicinamento all’Udinese: intensità e concentrazione nella seduta odierna. I dettagli

È ufficialmente scattato il countdown verso Cagliari‑Udinese, in programma sabato 9 maggio alle 15 all’Unipol Domus per la 36ª giornata di Serie A. La squadra di Fabio Pisacane ha inaugurato la settimana con una seduta pomeridiana intensa, dando il via alla preparazione di una sfida che può pesare enormemente sul destino del club.

Con l’obiettivo salvezza ancora pienamente alla portata, il Cagliari affronta questi giorni con concentrazione massima e consapevolezza dell’importanza del match. La gara contro l’Udinese rappresenta infatti un crocevia fondamentale per il prosieguo della stagione, un appuntamento da non fallire per continuare a inseguire con forza la permanenza in Serie A.

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REPORT – «Ripresa degli allenamenti al CRAI Sport Center per i rossoblù di mister Pisacane: è iniziata la settimana di lavoro che porterà il Cagliari alla sfida contro l’Udinese, in programma sabato 9 maggio (ore 15) all’Unipol Domus.

Questo pomeriggio la squadra ha svolto una prima parte della seduta dedicata alle esercitazioni tecniche. A seguire possessi e lavoro aerobico. Si è allenato regolarmente con il gruppo Othniël Raterink, ha proseguito nel suo lavoro personalizzato Luca Mazzitelli. Lavori individuali per Alessandro Deiola (affaticamento al retto femorale della coscia destra) e Juan Rodríguez (affaticamento retto femorale coscia sinistra). A riposo Joseph Liteta: gli esami strumentali a cui si è sottoposto hanno evidenziato una lesione di basso grado ai flessori della coscia destra.

Domani, mercoledì 6 maggio, allenamento fissato al mattino».

“Stories of Strength”: la Juventus rilancia il tema della salute mentale con la Première all’Allianz

“Stories of Strength”, la Juventus accende i riflettori sulla salute mentale: Première all’Allianz Stadium. Le parole di Locatelli e Rosucci

La Juventus si fa portavoce di un messaggio sociale di grande rilevanza annunciando la première della terza stagione di “Stories of Strength”, il documentario nato nel 2023 per abbattere pregiudizi e stigma legati alla salute mentale. Un progetto che unisce dimensione sportiva e umana, con l’obiettivo di incoraggiare il dialogo aperto e la condivisione delle fragilità personali, trasformando il club in un punto di riferimento per la sensibilizzazione su temi di benessere psicologico.

Il percorso di questa nuova edizione affonda le radici nella Giornata Internazionale della Salute Mentale dello scorso anno, quando la Juventus lanciò una call to action globale che generò una risposta straordinaria. Migliaia di tifosi decisero di raccontare le proprie esperienze più intime, non solo come testimonianze di difficoltà rimaste inascoltate, ma come richieste di connessione autentica. Da questo patrimonio emotivo sono state selezionate tre storie — Hani da Toronto, Johan da Cali e Pietro da Cattolica — che compongono il cuore del documentario, realizzato in collaborazione con Progetto Happiness, realtà editoriale dedicata all’esplorazione del benessere psicologico.

L’iniziativa conferma come il calcio possa diventare un potente veicolo di inclusione e consapevolezza, capace di superare i confini del campo per abbracciare temi centrali per la collettività. Alla première hanno partecipato anche i due capitani bianconeri, Manuel Locatelli e Martina Rosucci, a testimonianza dell’impegno condiviso da tutto il club nel promuovere una cultura del supporto e dell’ascolto.

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Manuel Locatelli«So la responsabilità che abbiamo quando giochiamo, tutto il mondo ci guarda quando entriamo qui allo stadio. Ma non deve essere una pressione bensì una responsabilità bella. La prendiamo. Io ero come loro, la mia famiglia anche, so cosa significa essere un tifoso della Juve, aspettavo tutta la settimana quei 90′. Per me è un onore e un privilegio essere dall’altra parte e ho una responsabilità in più. Gli uomini fan più fatica a parlare dei loro problemi? È un tema che sta migliorando. Delle volte non dicendo delle cose le senti meno pesanti, ma parlare significa accettare dei problemi. Anche io ho accettato i problemi, se non ne parli non avrai mai gli strumenti per risolverli».

Martina Rosucci: «Giocare alla Juve è qualcosa di grande, lo avverti appena entri negli spogliatoi. Durante gli anni mi sono resa conto che dietro la richiesta di un autografo o di un selfie c’era qualcosa di molto grande. Inizialmente mi sono sempre stranita, non capivo cosa ci fosse dietro questa richiesta di presenza. Poi ho capito che ogni persona vive il suo momento, quindi è giusto essere sempre disponibili e la loro felicità si riflette su di noi. Il calcio come rifugio? Sì, tutti i giorni. Qualsiasi cosa succederà avrò quell’ora e mezza di felicità quotidiana. Ogni persona dovrebbe averne una. Quando ho avuto due infortuni gravi ho sempre pensato a tornare a raggiungere quella cosa lì e questo mi ha dato forza».

Il difensore bianconero per il Milan di Allegri: pericolo Premier League

Durante la sfida tra Udinese e Torino allo Stadio BluEnergy, un osservatore del Milan era presente sugli spalti per monitorare da vicino una delle promesse del calcio italiano, un difensore centrale che ha catturato l’attenzione dei top club, tra cui proprio i rossoneri.

L’obiettivo era osservare con maggiore attenzione Thomas Kristensen, 24enne difensore che sta facendo parlare di sé in Serie A grazie a prestazioni di alto livello.

Il danese ha attirato l’attenzione grazie alla sua solidità difensiva, ma anche alla capacità di impostare l’azione, un aspetto che potrebbe risultare decisivo per le squadre che cercano un centrale moderno, versatile, e pronto per un salto di qualità.

Non solo il Milan, infatti, ma anche due squadre di Premier League sarebbero entrate in contatto con il giocatore, segno che Kristensen sta attirando l’interesse di club di grande rilievo.

Il Milan alla ricerca di rinforzi in difesa

Con Massimiliano Allegri sulla panchina rossonera, la difesa è uno dei reparti che potrebbe subire un rinnovamento. Il tecnico livornese, noto per la sua attenzione ai dettagli tattici, sta cercando un profilo che possa affiancarsi agli altri giocatori di esperienza.

Kristensen sembra rispondere proprio a queste caratteristiche: ha una buona capacità di lettura del gioco, è potente nei contrasti e non disdegna l’uscita palla al piede, un aspetto che lo rende interessante per un Milan che vuole modernizzare il proprio reparto difensivo.

Il rischio Premier League

Tuttavia, le intenzioni del Milan potrebbero essere ostacolate dalla concorrenza delle squadre inglesi che ha sempre rappresentato una meta ambita per i giocatori talentuosi. Come riferito, Tottenham e Arsenal avrebbero già messo gli occhi su Kristensen, pronti a offrire cifre significative per strappare il difensore ai friulani. La Premier League ha sempre un appeal economico e competitivo che spesso risulta irresistibile, anche per chi sta facendo bene in Serie A.

Se il Milan vorrà davvero portare Kristensen a Milano, dovrà battere la concorrenza non solo sul piano economico, ma anche su quello sportivo. L’attrattiva di una squadra che gioca in Champions League potrebbe essere un buon punto di partenza, ma senza un’offerta adeguata, Kristensen potrebbe scegliere di fare il salto verso l’Inghilterra.

Formazioni ufficiali Arsenal Atletico Madrid: le scelte di Simeone e Arteta per la semifinale di Champions

Formazioni ufficiali Arsenal Atletico Madrid: le scelte di Mikel Arteta e Diego Simeone per la semifinale di ritorno di Champions League

Tra le partite di stasera c’è Arsenal Atletico Madrid, semifinale di ritorno della Champions League 2025/26.

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FORMAZIONI UFFICIALI

ARSENAL (4-2-3-1): Raya; White, Saliba, Gabriel, Calafiori; Lewis-Skelly, Rice; Saka, Eze, Trossard; Gyokeres. Allenatore: Mikel Arteta.

ATLETICO MADRID (4-4-2): Oblak; Pubill, Hancko, Le Normand, Ruggeri; G. Simeone, Llorente, Koke, Lookman; Álvarez, Griezmann. Allenatore: Diego Simeone.

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Lecce, avvicinamento alla Juventus: segnali confortanti da Banda mentre Di Francesco valuta gli infortunati

Lecce, preparazione intensa in vista della Juventus: le condizioni di Banda e il punto sugli indisponibili

La Juventus si avvicina e il Lecce prosegue la preparazione in vista di una delle sfide più delicate del suo finale di stagione. La squadra di Eusebio Di Francesco si è allenata oggi al centro tecnico di Martignano, con particolare attenzione alle condizioni dei giocatori in dubbio per il match di sabato contro i bianconeri. Tra le notizie più incoraggianti c’è il parziale rientro in gruppo di Lameck Banda, reduce dal gol contro il Pisa e costretto al cambio per un problema fisico nella stessa gara.

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Non mancano però le note meno positive: come riportato dal club nel consueto report, Berisha, Fofana, Gaspar e Sottil hanno svolto ancora lavoro differenziato, lasciando qualche incertezza sulle loro condizioni in vista del weekend. Una situazione che Di Francesco dovrà monitorare con attenzione, considerando il peso specifico della partita e la necessità di avere più soluzioni possibili in un momento così delicato.

Il Lecce si gioca infatti moltissimo in queste ultime tre giornate. Forte del +4 sulla zona retrocessione dopo lo scivolone della Cremonese contro la Lazio, il club giallorosso ha l’occasione concreta di blindare la permanenza in Serie A — sarebbe la quinta consecutiva, un traguardo mai raggiunto nella sua storia. Il calendario, però, non concede tregua: Juventus in casa, Sassuolo in trasferta e Genoa al Via del Mare. Un percorso impegnativo che metterà alla prova la solidità e la maturità della squadra di Di Francesco.

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