Pagina 138 – Calcio News 24

Napoli, Di Lorenzo si avvicina al ritorno in campo: aggiornamenti in vista del Bologna

Napoli, Giovanni Di Lorenzo sarebbe pronto a tornare in campo contro il Bologna in Serie A: le ultimissime novità

Giovanni Di Lorenzo è pronto a riprendersi il suo posto in campo. Come riportato da Francesco Modugno su Sky Sport, il capitano del Napoli sarà a disposizione per la sfida contro il Bologna, in programma lunedì 11 maggio alle 20:45, e questa volta Antonio Conte sembra intenzionato a schierarlo dal primo minuto dopo i 90 minuti trascorsi in panchina contro il Como.

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Il terzino, uno dei punti fermi del Napoli nella prima parte di stagione, non gioca dal 31 gennaio, giorno della vittoria per 2‑1 sulla Fiorentina arrivata subito dopo la dolorosa eliminazione dalla Champions contro il Chelsea. Il suo rientro potrebbe rivelarsi decisivo nel finale di stagione, sia per ritrovare solidità difensiva sia per aggiungere leadership in un momento chiave nella corsa al secondo posto.

Di Lorenzo ha saltato gran parte del girone di ritorno a causa dell’infortunio, ma prima dello stop stava offrendo un rendimento positivo anche in ottica Fantacalcio. In 23 partite a voto aveva raccolto 1 gol, 1 assist e una fantamedia di 6,22, numeri leggermente inferiori rispetto alla scorsa stagione (3 gol, 2 assist, 6,36 di fantamedia) ma comunque indicativi della sua affidabilità. Il suo ritorno, dunque, rappresenta una risorsa preziosa per Conte e per un Napoli che vuole blindare la seconda posizione.

Allegri Milan: il ritorno della concretezza dei rossoneri. Stagioni a confronto e cosa è mancato per il salto di qualità definitivo

Allegri Milan, il ritorno alla concretezza: stagioni a confronto e cosa è mancato per il salto definitivo dei rossoneri

Il Milan di Allegri è tornato competitivo: a 35 giornate ha 67 punti, +4 rispetto al totale finale della scorsa stagione, ma la squadra mostra ancora limiti offensivi e dipendenza da singoli episodi.

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Bilancio numerico e confronto con la scorsa stagione

La stagione 2025/26 vede il Milan al 3° posto con 67 punti dopo 35 giornate, con un ruolino di 19 vittorie, 10 pareggi e 6 sconfitte; il saldo reti è +19 (48‑29). Nella stagione 2024/25 il Milan chiuse con 63 punti in 38 partite, quindi il rendimento attuale è migliorato sia in termini di punti raccolti a parità di giornate sia nella capacità di limitare i gol subiti.

Cosa è cambiato con Allegri

L’arrivo di Massimiliano Allegri ha portato un’impronta tattica più pragmatica e una maggiore attenzione all’equilibrio difensivo: il Milan alterna spesso un 3‑5‑2 fluido che in fase offensiva si trasforma in 3‑2‑4‑1, privilegiando densità a centrocampo e transizioni verticali. Questo approccio ha ridotto la vulnerabilità in ripartenza e migliorato la gestione delle partite contro avversari fisici.

Punti di forza e limiti evidenti

Punti di forza: maggiore solidità difensiva; gestione più accorta delle partite; inserimenti di giocatori chiave (Modrić) che hanno alzato il livello tecnico e mentale. Limiti: produzione offensiva non ancora brillante (basso numero di marcatori in doppia cifra), dipendenza da singoli per la finalizzazione e qualche difficoltà nel forzare partite chiuse contro difese basse. Questi aspetti spiegano perché, nonostante il miglioramento in classifica, il Milan fatichi a dominare con continuità. Il gol di un calciatore offensivo, ad esempio, manca dal 1° marzo.

Differenze pratiche rispetto al 2024/25

Rispetto all’anno scorso il Milan ha guadagnato punti grazie a una maggiore compattezza e a un centrocampo più fisico e disciplinato; tuttavia la differenza non è solo numerica: la squadra è meno spettacolare ma più efficace nel risultato, scelta voluta dalla dirigenza per tornare a competere in alto.

A tre giornate dalla fine il Milan di Allegri appare più solido e concreto rispetto al passato recente, ma per trasformare il miglioramento in vittorie decisive servirà aumentare la prolificità offensiva e trovare soluzioni tattiche per sbloccare partite chiuse. Se Allegri riuscirà a mantenere equilibrio e a far rendere i singoli nei momenti chiave, il salto di qualità sarà confermato; altrimenti il margine resta sottile e la stagione potrebbe chiudersi con rimpianti.

Cassano non ha dubbi: «Curtis Jones per l’Inter? Sarebbe meglio di McTominay, ha grande qualità»

Cassano spiazza tutti: «Curtis Jones per l’Inter? Sarebbe meglio di McTominay, ha grande qualità». Le sue parole

L’Inter si prepara a cambiare volto in estate e, salvo sorprese, a inaugurare una svolta tecnica che chiuderà un ciclo vincente per aprirne uno nuovo, fondato su un modulo diverso e su innesti mirati. A commentare le strategie del club è stato Antonio Cassano, ex attaccante nerazzurro, che dagli studi di Viva El Fútbol — il format condotto insieme a Nicola Ventola e Lele Adani — ha analizzato le mosse attese sul mercato. In particolare, FantAntonio si è soffermato sul possibile arrivo dal Liverpool di Curtis Jones, uno dei nomi più caldi per la nuova Inter.

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DIFESA E PORTIERE – «Dumfries e Dimarco terzini, Akanji e Bastoni al centro della difesa. Prendi un portiere, anche Pizzigoni va bene in porta »

NICO PAZ «A centrocampo Barella, Calhanoglu e Zielinski. Poi metti Nico Paz dietro a Thuram e Lautaro. Di cosa parliamo? Ti danno lo scudetto prima di iniziare. Finito il giochino. Va via Calhanoglu? Metti Zielinski basso e Sucic fa la mezzala, semplice. In Italia l’Inter potrebbe fare anche il 2-3-5»

CURTIS JONES MEGLIO DI MCTOMINAY«Curtis Jones per l’Inter? Sarebbe un ottimo acquisto, è una mezzala di passo, è un giocatore orientato alla Champions. Sarebbe meglio di McTominay, ha grande qualità e al Liverpool e ha vinto tanto giocando, non come Zaccardo e Barzagli che sono campioni del Mondo ma non giocavano mai».

David Juve, storia di un amore mai sbocciato: i possibili motivi per cui il canadese non funziona in Serie A

David Juve, un amore mai sbocciato: ecco perché l’attaccante canadese non decolla in Serie A. I possibili motivi

L’arrivo di Jonathan David alla Juventus era stato salutato come un colpo di sicuro rendimento: finalizzatore prolifico in Ligue 1 e sotto i 26 anni, il canadese portava con sé numeri e aspettative elevate. Tuttavia, la sua integrazione nel campionato italiano si è rivelata più complessa del previsto. Le prestazioni altalenanti e la sensazione di un giocatore spesso spaesato in partita hanno acceso il dibattito su quanto il contesto tattico e fisico della Serie A incida sul suo rendimento.

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Il problema non sembra essere la qualità delle occasioni create per David: gli xG a sua disposizione restano in linea con le stagioni migliori, segno che la squadra lo mette nelle condizioni di concludere. Il nodo è la capacità di concretizzare e la reazione alla pressione difensiva tipica del campionato italiano: marcature aggressive, contrasti ravvicinati e difese a tre che comprimono gli spazi. In queste condizioni, il giocatore perde efficacia nei duelli fisici e nella gestione della palla sotto pressione.

Le scelte tattiche di Spalletti hanno provato a mitigare il problema: spostare compagni come Boga e Yildiz per creare più spazio o utilizzare David a partita in corso sono soluzioni che hanno dato risultati sporadici. L’ipotesi più concreta è che David renda meglio in un ruolo che privilegi la profondità e il gioco pulito, mentre la Serie A richiede spesso un attaccante più “da contatto”, capace di tenere palla e resistere alle spinte avversarie.

Per invertire la tendenza servono due elementi: un adattamento mentale e fisico del giocatore e un piano tattico che sfrutti le sue qualità senza esporlo ai contrasti continui. Inserirlo gradualmente dalla panchina, lavorare sulla forza e sulla protezione della palla e costruire schemi che favoriscano la sua finalizzazione potrebbero restituire a David la serenità necessaria per tornare a essere il finalizzatore temuto che la Juventus si aspettava.

La Russa provoca: «Scudetto di cartone? Se ne arrivano prendiamo! Marotta è il simbolo di questa squadra»

La Russa punge le avversarie: «Scudetto di cartone? Se ne arrivano prendiamo! Marotta è il simbolo di questa squadra»

Ignazio La Russa, Presidente del Senato e seconda carica dello Stato, è da sempre uno dei tifosi interisti più noti, oltre che presidente dell’Inter Club Parlamento. Ospite di Un Giorno da Pecora su RAI Radio Uno, La Russa è tornato a commentare la sfida Inter‑Parma, la partita che ha consegnato lo Scudetto ai nerazzurri e che lui stesso ha poi festeggiato in un noto hotel milanese.

Nel corso dell’intervista, il Presidente del Senato ha ripercorso la stagione dell’Inter, soffermandosi sui protagonisti e sui momenti simbolo dell’annata. Non sono mancate battute dal sapore polemico — dagli “scudetti di cartone” ai cori anti‑Milan — né riferimenti politici, con Elly Schlein e Giorgia Meloni chiamate in causa tra ironia e provocazione.

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FESTA SCONTATA «Era una festa un po’ scontata, gli avversari erano modesti e non abbiamo dovuto faticare in questo ultimo periodo. Dopo la vittoria con la Roma è stata tutta discesa, ci hanno tolto il gusto di affrontare avversari forti»

DUE ANNI FA MEGLIO «Però è stata una bella festa il campionato è stato divertentissimo per noi perché non dimentichiamo che arrivavamo da una sconfitta clamorosa. Le prime partite non erano andate molto bene, poi però è stato fatto un cammino importantissimo. Col Parma bastava un punto, le avversarie non avevano perso quindi si è perso un po’ di pathos. Certo, quello di due anni fa con un San Siro per due terzi milanista fu una bella soddisfazione»

MAROTTA SIMBOLO «Il primo simbolo è Beppe Marotta, il presidente. Senza di lui il passaggio tra Simone Inzaghi e Cristian Chivu non sarebbe stato così semplice. Gli Scudetti li vincono giocatori e allenatore, ma senza una società in grado di farli vincere e di metterli nelle condizioni di battersi non c’è successo. Poi metto la squadra nel complesso, Cristian Chivu che è stato bravissimo, e infine Federico Dimarco che insieme ai capitani Lautaro Martinez e Nicolò Barella è il più interista di tutti»

CORO ‘ANTI-MILAN’ «Il coro chi non salta rossonero è? Lo saltello ma non lo canto… Sono un interista isolato in famiglia, a parte i miei figli ho fratelli milanisti e nipoti milanisti e juventini tranne uno. Per questo voglio bene a juventini e milanisti. Nessun messaggio, non mi piace prendere in giro gli altri. Mi prendo le gioie da solo. Chi prenderei al Milan? Maignan»

SCUDETTO DI CARTONE? «Se so che c’è il discorso sul calciolo degli scudetti? Se ne arrivano altri di cartone ce li prendiamo, prendiamo tutto. L’inchiesta arbitri? A Bologna pare che ci avessero mandato un arbitro amico e abbiamo perso 3-0 (era in realtà 1-0 ndr.). Non possiamo avere arbitri nemici così vinciamo?».

Inchiesta arbitri, ascoltati in Procura Andrea Butti e il club referee manager della Lazio Pinzani. Gli ultimi sviluppi

Inchiesta arbitri, sono stati ascoltati in Procura Andrea Butti e il club referee manager della Lazio Pinzani. La ricostruzione della vicenda

Prosegue a ritmo serrato il lavoro della Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sul mondo arbitrale che sta scuotendo il calcio italiano. Al centro delle indagini vi è la grave ipotesi di concorso in frode sportiva, un’accusa che vede attualmente iscritti nel registro degli indagati cinque esponenti di spicco, tra cui l’ex designatore di Serie A e B Gianluca Rocchi e l’ex supervisore VAR Andrea Gervasoni.

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Ascoltati Pinzani e Butti come persone informate sui fatti

La giornata in Procura è stata caratterizzata da nuove e importanti audizioni. Davanti al pm incaricato, Maurizio Ascione, sono comparsi Andrea Butti, responsabile dell’ufficio Competizioni della Lega Serie A, e Riccardo Pinzani, attuale club referee manager della Lazio e, fino allo scorso anno, coordinatore dei rapporti con i club per conto dell’AIA. Entrambi sono stati ascoltati esclusivamente in veste di persone informate sui fatti e non risultano indagati. Pinzani, in particolare, ha risposto alle domande degli inquirenti per oltre tre ore.

Il calendario degli interrogatori è destinato ad allungarsi ulteriormente: nelle prossime settimane potrebbero sfilare davanti ai magistrati anche Lorenzo Dallari, direttore editoriale della Lega, e altre figure istituzionali.

Le intercettazioni sulle designazioni e il nodo “Giorgio”

Grande attesa c’è anche per la futura audizione di Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter. Il suo coinvolgimento ruota attorno a un’intercettazione dell’aprile 2025 tra Rocchi e Gervasoni. In quella conversazione, l’ex designatore avrebbe fatto riferimento a un certo «Giorgio» in merito a pressioni per ottenere designazioni pilotate di direttori di gara considerati “graditi” o “poco graditi” al club nerazzurro. Nonostante le indagini siano partite nell’autunno 2024, gli inquirenti, complice anche lo stop alle intercettazioni della scorsa estate, non sono ancora riusciti a identificare i presunti complici di Rocchi.

La strategia difensiva: Rocchi in silenzio, Gervasoni risponde a metà

Per quanto riguarda i principali indagati, le posizioni sono ormai delineate. Il telefono di Gianluca Rocchi, che nel frattempo ha scelto l’autosospensione, non è stato sequestrato poiché non è stata disposta alcuna perquisizione. L’ex arbitro si è avvalso della facoltà di non rispondere, non presentandosi all’interrogatorio fissato lo scorso 25 aprile. Al contrario, Andrea Gervasoni si è regolarmente presentato davanti al pm Ascione, scegliendo però di rispondere esclusivamente sui capi d’imputazione a lui rivolti all’interno dell’ordinanza. Lo riporta Calcio e Finanza.

Arsenal trascinato da Gabriel: è lui il vero leader dei Gunners. Ma il futuro? Decisione presa in vista della prossima stagione

Arsenal nel segno di Gabriel: decisivo contro l’Atletico Madrid! Intanto i Gunners hanno preso questa decisione per il suo futuro

Il Paris Saint-Germain si prepara alla resa dei conti. Questa sera, all’Allianz Arena, i parigini affronteranno il Bayern Monaco nella delicata semifinale di ritorno di Champions League. L’obiettivo è difendere il pirotecnico 5-4 conquistato all’andata al Parco dei Principi e staccare il pass per la finalissima del 30 maggio a Budapest. Ad attendere la vincente ci sarà l’Arsenal, che ha appena eliminato l’Atletico Madrid (1-0), blindando la porta con una solidità difensiva invidiabile. Proprio la retroguardia dei Gunners ha acceso il dibattito in Francia, aprendo inaspettati scenari di mercato.

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Gabriel, il vero leader dell’Arsenal

Negli studi dell’emittente RMC Sport, durante la trasmissione After Foot, l’attenzione si è concentrata sul muro eretto dalla squadra londinese, esaltando in particolare il centrale brasiliano Gabriel. Il giornalista Daniel Riolo non ha usato mezzi termini per incoronarlo: “Gabriel è il capo, il leader assoluto, una vera e propria roccia“.

Anche l’ex centrocampista dell’Arsenal Emmanuel Petit ha confermato questa visione, elogiando il brasiliano a discapito del più quotato compagno di reparto William Saliba:
“Già all’andata Gabriel è stato scintillante. Catalizza ogni pallone e trasuda una rabbia agonistica che Saliba non ha. È costantemente lì a strigliare e guidare i compagni. Saliba è più pacato, temporeggia e non possiede la stessa prorompente personalità”.

Le sirene del mercato: il PSG e l’ombra del Real Madrid

Da queste prestazioni maiuscole è nata una suggestione legata a doppio filo al futuro del Paris Saint-Germain. Con un Marquinhos sempre più centellinato nel corso di questa stagione (soprattutto in Ligue 1), Riolo ha ipotizzato che il difensore verdeoro stia vivendo i suoi ultimi mesi da capitano parigino. “Il PSG non avrà forse bisogno di un difensore centrale di spessore l’anno prossimo, visto che Marquinhos si fermerà?”, ha provocato il giornalista, lanciando l’esca.

Tuttavia, strappare Gabriel a Mikel Arteta sembra un’impresa ai limiti dell’impossibile. Gli ostacoli principali sono due:
La concorrenza spietata: come ricordato da Petit, il Real Madrid segue con estrema attenzione sia Gabriel che Saliba ormai da un paio di stagioni.
• La volontà del club londinese: a spegnere le illusioni parigine ci ha pensato Julien Laurens, corrispondente di RMC dall’Inghilterra, riportando tutti alla realtà. “Rinnoveranno, non si muoveranno da Londra“, ha tagliato corto.

Attualmente, Saliba è blindato da un contratto fino al 2030 (rinnovato lo scorso settembre), mentre Gabriel è legato ai Gunners fino al 2029. Per blindare la difesa del futuro, il PSG dovrà con ogni probabilità guardare altrove.

De la Fuente ‘coccola’ i suoi talenti: «Carvajal capitano con la C maiuscola, Yamal e Nico Williams importantissimi per questo motivo»

De la Fuente, ct della Spagna, si è espresso così a proposito dei giocatori più rappresentativi in Nazionale

Nel cuore di Madrid, il commissario tecnico della nazionale spagnola Luis de la Fuente ha presentato la sua autobiografia, “La vida se entrena cada día“, un progetto editoriale realizzato in collaborazione con Eduardo Verdú. All’evento, supportato dall’agenzia You First e da Penguin Random House, ha presenziato anche il presidente della Federazione Rafael Louzán, insieme a tutto lo staff tecnico.

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Oltre a presentare il libro, la conferenza stampa si è trasformata in un bilancio intimo e sportivo, spaziando dalle radici familiari alle scelte cruciali in vista dell’imminente Mondiale.

Il peso delle radici

De la Fuente ha dedicato parole cariche di emozione alla sua famiglia, vero motore dei suoi successi. Ha ricordato il padre, per quarant’anni nella marina mercantile, che gli lasciò un insegnamento fondamentale: “Guadagnati il diritto che la gente ti ascolti“. Nonostante il successo, il tecnico rivendica la propria normalità: “Faccio la stessa vita di sempre. Sono il figlio di Berti, tengo i piedi per terra. Cerco di essere ogni giorno una persona migliore“. Questo approccio umano si riflette direttamente sulle sue scelte tecniche: “Se c’è un dubbio tra un giocatore e un altro che è una persona migliore, scelgo la brava persona. A lungo termine ti darà di più”.

Il Mondiale e le certezze del gruppo

Con il Mondiale ormai alle porte, il CT ha rassicurato sulla stabilità della rosa, definendo il gruppo “consolidato” e sperando unicamente nell’assenza di infortuni dell’ultimo minuto.
• Lamine Yamal e Nico Williams: “Sono giocatori importantissimi, ma per noi nel quotidiano sono semplicemente uno in più. Ojalá ricorderemo questa Spagna come la loro, ma ciò che conta è il risultato di gruppo”.
Gavi: il suo ottimo stato di forma attuale è stato definito da De la Fuente “la migliore delle notizie”.
Dani Carvajal: considerato “un capitano con la C maiuscola“, il CT ha confermato di avergli parlato. Il difensore non ha infortuni gravi, ma necessita di tempo per ritrovare la condizione ottimale.

La bussola della fede

Il tecnico ha chiuso ribadendo l’importanza della spiritualità nel suo ruolo dirigenziale: “Ho scelto di credere perché lo voglio, e chiedo rispetto per questo. La mia fede mi rende forte, sicuro e mi aiuta molto a prendere le decisioni“. Sul campo, promette battaglia: “Garantisco successo, perché competeremo dando tutto, e questo è già un successo”.

Squalifica Prestianni: la commissione Disciplinare della FIFA la estende a livello mondiale dopo gli insulti a Vinicius! La nota ufficiale

Squalifica Prestianni: la commissione Disciplinare della FIFA ha esteso i provvedimenti a livello mondiale dopo gli insulti a Vinicius

La commissione Disciplinare della FIFA ha preso una decisione netta, accogliendo le direttive continentali: è ufficiale l’estensione della squalifica a livello mondiale per Gianluca Prestianni. Il giocatore del Benfica era stato precedentemente sanzionato dalla UEFA con sei giornate di stop in seguito ai gravi episodi verificatisi durante la sfida d’andata dei playoff di Champions League contro il Real Madrid.

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L’incidente con Vinicius e il calcolo delle giornate

Il calciatore argentino è stato punito per aver rivolto insulti all’indirizzo di Vinicius. L’episodio, di notevole gravità, aveva portato anche a una sospensione temporanea del match, poi regolarmente ripreso dopo circa dieci minuti di stop. Pur avendo già saltato per squalifica la gara di ritorno disputata al Santiago Bernabeu, Prestianni aveva comunque viaggiato in Spagna con il resto della squadra, attirando l’attenzione delle telecamere.

All’atto pratico, l’effetto di questa sanzione internazionale riguarderà solo due partite. L’attaccante ha infatti già scontato una giornata e gode di ulteriori tre turni sospesi con la condizionale.

Le motivazioni UEFA e la richiesta ufficiale alla FIFA

La ferma volontà di applicare la squalifica in ogni competizione era già contenuta nel provvedimento originale. Nelle motivazioni, infatti, l’organo europeo precisava:

“A seguito dell’indagine condotta da un ispettore dell’Organo di Etica e Disciplina della UEFA, è stato avviato un procedimento disciplinare nei confronti del calciatore dell’SL Benfica Gianluca Prestianni per un potenziale comportamento discriminatorio. L’Organo di controllo, etica e disciplina della UEFA (CEDB) ha deciso: di sospendere il calciatore dello SL Benfica Gianluca Prestianni per un totale di sei (6) partite ufficiali di club UEFA e/o della nazionale per le quali sarebbe altrimenti idoneo a giocare, a causa di un comportamento discriminatorio (cioè omofobo). La sospensione per tre (3) di queste partite è soggetta a un periodo di prova di due (2) anni, a partire dalla data della presente decisione”.

Per evitare che la punizione fosse limitata ai soli tornei europei, la UEFA ha formalizzato subito la richiesta alle massime istituzioni calcistiche:

“La presente decisione (ovvero la sospensione di sei partite) include la sospensione provvisoria di una partita scontata dal calciatore durante la partita di spareggio a eliminazione diretta della UEFA Champions League 2025/26 disputata il 25 febbraio 2026 tra il Real Madrid CF e l’SL Benfica. Di richiedere alla FIFA di estendere a livello mondiale la suddetta sospensione”.

Henry soddisfatto a metà da Arsenal Atletico Madrid: «Non la partita più bella che abbia mai visto. Simeone e Arteta si sono annullati a vicenda!»

Henry ha commentato così la sfida di Champions League tra Arsenal e Atletico Madrid, soffermandosi sui Gunners in finale

Ieri sera l’Arsenal ha staccato il biglietto per la finalissima di Champions League, facendo esplodere di gioia i propri tifosi. I Gunners, guidati dal pragmatismo di Mikel Arteta, hanno piegato la fiera resistenza dell’Atlético Madrid con un sofferto ma pesantissimo 1-0. Una qualificazione storica, maturata al termine di un match ad altissima tensione e decisamente non privo di strascichi velenosi. La squadra spagnola, furibonda al fischio finale, ha infatti contestato aspramente l’operato dell’arbitro, lamentando diverse decisioni giudicate fortemente penalizzanti per il destino dei Colchoneros.

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Il cinismo londinese

Mentre l’ambiente madridista si lecca le ferite tra recriminazioni e proteste, in Inghilterra si celebra il nuovo cinismo londinese. Per avere la meglio sull’organizzatissimo blocco di Diego Pablo Simeone, l’Arsenal ha dovuto rinunciare alla propria consueta estetica calcistica, accettando di calarsi in una vera e propria trincea. A decidere le sorti dell’incontro è stato il guizzo di Bukayo Saka, dimostratosi glaciale nello sfruttare la minima incertezza per sfondare la solida retroguardia spagnola.

L’analisi di Thierry Henry

A incoronare questa maturità agonistica e tattica è intervenuto un opinionista d’eccezione: la leggenda immortale del club, Thierry Henry. Commentando il match, l’ex fuoriclasse francese ha analizzato il profondo valore della concretezza, mettendo da parte la ricerca dello spettacolo a tutti i costi.

Parliamoci chiaro, non è stato certo il match di calcio più bello che abbiamo mai visto“, ha esordito l’ex attaccante. “Mikel Arteta e Diego Simeone, che reputo due allenatori straordinariamente intelligenti, si sono armati fino ai denti con il solo scopo di annullarsi e complicarsi la vita a vicenda”.

Henry ha poi voluto sottolineare i grandissimi meriti psicologici del gruppo, capace di gestire l’enorme pressione della semifinale: “Ne è nata una guerra puramente tattica, a tratti eccessivamente prudente. È la classica partita che ti esaurisce fisicamente e mentalmente anche da semplice spettatore. Ma le mie congratulazioni vanno all’Arsenal: i ragazzi sono rimasti disciplinati, non si sono disuniti e hanno trovato la soluzione. Saka ha fatto gol e hanno centrato l’obiettivo. Riuscire a strappare con i denti una vittoria simile per volare in finale di Champions League? Solo massimo rispetto“.

Sampdoria, senti Improta: «Il prossimo anno la società allestirà una rosa importante per tornare in Serie A. Lombardo merita la conferma!»

Sampdoria, Giovanni Improta ha commentato così la matematica salvezza in Serie B dei blucerchiati. Le sue parole

Giovanni Improta, ex giocatore della Sampdoria, ha parlato in esclusiva a Sampnews24 dopo la matematica salvezza dei blucerchiati. Le sue parole.

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La Sampdoria ha conquistato la salvezza con una giornata d’anticipo dopo un’annata a dir poco tribolata. Che idea si è fatto della stagione dei blucerchiati?

«Pensavo che all’inizio dell’anno la Sampdoria potesse fare di più, ma poi le cose si sono complicate. La salvezza ridà fiducia all’ambiente blucerchiato. Il prossimo anno la società allestirà una rosa importante per tornare in Serie A, la categoria che le compete».

Il cambio di rotta è arrivato con la scelta di promuovere Attilio Lombardo alla guida tecnica. Si è meritato la conferma in vista della prossima stagione?

«Bisogna puntare su Attilio Lombardo, ha dimostrato di saperci fare ed è legato all’ambiente. Ho avuto alle mie dipendenze il figlio dell’allenatore, mi farebbe piacere se continuasse lui: merita la riconferma».

Lo stesso discorso vale per il direttore sportivo Andrea Mancini?

«Assolutamente sì, va confermato anche lui. Quando le componenti portano risultati ottimi, non si deve cambiare, bisogna dare continuità al lavoro. L’ambiente deve molto a questi protagonisti. Anche se la squadra si è salvata all’ultima gara, bisogna insistere: ripartire da capo significherebbe buttare tutto il buono fatto finora».

L’INTERVISTA ESCLUSIVA COMPLETA DI IMPROTA A SAMPNEWS24

Cagliari, possibile addio a fine stagione ad Angelozzi: avanza questa candidatura per sostituirlo nel ruolo di ds. Ultimissime

Cagliari, Guido Angelozzi potrebbe salutare al termine della stagione. Ecco chi prenderebbe il suo posto come direttore sportivo

Con l’avvicinarsi del traguardo di fine stagione, il panorama sportivo in casa Cagliari si prepara a vivere un cambiamento significativo a livello dirigenziale. Secondo Luca Cilli, la dirigenza rossoblù starebbe valutando concretamente la possibilità di separarsi dall’attuale direttore sportivo Guido Angelozzi.

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La separazione da Angelozzi: fine di un ciclo per il Cagliari

Nonostante il dirigente abbia svolto un ruolo assolutamente fondamentale nel rafforzamento e nella costruzione della squadra durante l’ultima annata, le strade tra il club isolano e l’esperto ds sembrano ormai destinate a dividersi. Questo potenziale divorzio aprirebbe inevitabilmente nuovi scenari per la programmazione della prossima stagione, spingendo la società a cercare tempestivamente un nuovo profilo a cui affidare la delicata gestione tecnica e la complessa cabina di regia del calciomercato estivo.

Ciro Polito in pole position per il ruolo di nuovo ds

In casa Cagliari, la caccia al nuovo uomo mercato è già entrata nel vivo. Tra i vari profili analizzati con attenzione in questi giorni, uno dei nomi più apprezzati dalla società presieduta da Tommaso Giulini è senza dubbio quello di Ciro Polito. Attualmente alla guida dell’area sportiva del Catanzaro, il dirigente campano ha saputo attirare l’attenzione di numerosi club di categoria superiore grazie al suo eccellente lavoro. Polito non solo ha contribuito a riportare la formazione calabrese in una posizione di assoluto prestigio calcistico, ma ha anche ampiamente dimostrato di possedere la rara virtù di saper costruire una squadra competitiva con risorse limitate, ottimizzando il budget con operazioni intelligenti.

Un nuovo progetto per il consolidamento in Serie A

Il brillante lavoro di Ciro Polito non è passato inosservato. Il direttore sportivo ha gestito con estrema abilità e lungimiranza le ultime sessioni di trattative, suscitando il forte interesse dei vertici societari del Cagliari.

Qualora la separazione con Guido Angelozzi dovesse concretizzarsi a breve, l’ingresso di Polito potrebbe segnare l’inizio di una vera e propria nuova era per il Cagliari, portando in dote ambizioni rinnovate e un solido progetto a lungo termine. La dirigenza sarda è pronta a puntare su di lui per dare una scossa positiva alla squadra e all’intero ambiente sportivo, mirando a una crescita sostenibile e al tanto ricercato consolidamento nel campionato di Serie A.

Mateta rompe il silenzio e fa chiarezza sul mancato passaggio al Milan: «Psicologicamente ha fatto male!». Cosa è successo davvero

Mateta ha fatto chiarezza sul mancato passaggio al Milan nel calciomercato di gennaio. Ecco le sue dichiarazioni

A distanza di alcuni mesi dalla rocambolesca sessione di mercato invernale, torna prepotentemente d’attualità uno dei retroscena più discussi in casa rossonera. Emerge oggi con chiarezza, infatti, tutta la frustrazione agonistica e umana di Jean-Philippe Mateta in merito al suo trasferimento al Milan sfumato proprio sul traguardo.

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A un passo dal Diavolo: l’intuizione per l’attacco di Allegri

L’esperto attaccante francese, che attualmente si sta rendendo assoluto protagonista di una stagione straordinaria in Premier League con la maglia del Crystal Palace, era stato davvero a un millimetro dal vestire la prestigiosa maglia rossonera. La dirigenza del Diavolo lo aveva individuato come il profilo perfetto per rinforzare il reparto avanzato e regalare a mister Massimiliano Allegri un terminale offensivo di peso e di grande affidabilità per affrontare le insidie della seconda parte del campionato.

Il giallo delle condizioni fisiche e lo stop all’operazione

Tuttavia, proprio quando l’affare sembrava ormai concluso in ogni suo singolo dettaglio contrattuale, c’è stata la clamorosa e inaspettata frenata. Gli emissari e lo staff medico inviati dal club di via Aldo Rossi sollevarono dei pesanti dubbi sulle condizioni del suo ginocchio. Lo stato dell’articolazione fu giudicato non pienamente idoneo agli standard richiesti, facendo così saltare definitivamente l’operazione di calciomercato, generando grande stupore e clamore tra tutti gli addetti ai lavori.

La reazione e la confessione: dalla delusione alla rinascita

Questo improvviso e brusco stop ha rappresentato un duro colpo per il centravanti, che ha dovuto ricostruire le proprie certezze prima di esplodere nuovamente in Inghilterra sotto la guida del manager Oliver Glasner. Nelle sue recenti dichiarazioni, il giocatore ha voluto raccontare senza filtri quei giorni difficili, non nascondendo l’amarezza iniziale ma esaltando la propria forza di volontà. Ecco le sue esatte parole:

«Sinceramente, mi ha fatto male psicologicamente sul momento, quando mi hanno detto che era saltato… Poi, ho riflettuto velocemente su come riprendermi. Ho consultato diversi specialisti e quando mi hanno assicurato che non c’era bisogno di un’operazione, mi sono concentrato sulla tappa successiva, fino al mio ritorno. Ho lavorato duramente per mostrare a Glasner che il “JP” leader era lì per riprendersi il suo posto e vincere con la squadra».

Oggi, le incertezze sul suo fisico sono state spazzate via a suon di reti, trasformando il rimpianto del passato in una grandissima rivincita personale sul campo.

Milan, assenza per Matteo Gabbia a Milanello: è nata la figlia Vittoria. Le ultime verso l’Atalanta

Milan, Matteo Gabbia non ha preso parte all’allenamento odierno a Milanello in vista dell’Atalanta perché è nata la figlia Vittoria

Prosegue senza sosta e con grande concentrazione il lavoro al centro sportivo per il Milan di Massimiliano Allegri. La squadra rossonera è infatti impegnata a preparare nei minimi dettagli il delicatissimo e fondamentale scontro diretto di campionato contro l’Atalanta. Durante la consueta seduta di allenamento odierna, andata in scena mercoledì 6 maggio, non era presente Matteo Gabbia. Nessun allarme, però, per l’ambiente milanista, poiché la motivazione è delle più felici e non riguarda in alcun modo l’infermeria.

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Nessun infortunio: un lieto evento per il difensore rossonero

Il centrale difensivo non ha preso parte alla regolare seduta tecnico-tattica insieme al resto dei compagni, ma i tifosi possono tirare un sospiro di sollievo: non si tratta di colpe legate a infortuni o fastidi di natura fisica. Gabbia era out per la nascita della figlia Vittoria.

Un evento lieto ed estremamente emozionante che ha ovviamente spinto lo staff tecnico e la dirigenza del club a concedere al calciatore un meritato permesso speciale. Una scelta doverosa per permettergli di stare vicino alla propria compagna e alla famiglia in un momento della vita così unico, speciale e irripetibile.

Smaltite le prime, fortissime emozioni da neo-papà, Gabbia sarà a disposizione da domani del gruppo. Il suo pronto rientro permetterà al tecnico di poter contare su una pedina ormai fondamentale per la retroguardia. Contro la formazione bergamasca, in un match che si preannuncia letteralmente vitale per blindare gli obiettivi stagionali e la qualificazione in Champions, il Milan avrà bisogno di tutti i suoi uomini migliori. E il difensore italiano è pronto a dare il suo contributo, portando sul prato verde di San Siro anche l’entusiasmo e la grande energia positiva derivanti da questo splendido traguardo personale.

Bologna, Italiano può sorridere: tre big tornano in gruppo e saranno a disposizione contro il Napoli. Novità dall’allenamento!

Bologna, Italiano può sorridere in vista del match contro il Napoli: tre big rientrano in gruppo e saranno a disposizione nel match del Maradona

Il Bologna si prepara ad affrontare una fase cruciale del proprio calendario e le notizie emerse dall’ultimo allenamento restituiscono un prezioso sorriso sia allo staff tecnico che a tutta la tifoseria rossoblù.

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I rientri in gruppo: Dallinga, Joao Mario e Skorupski

La notizia che rasserena l’ambiente emiliano riguarda il totale recupero di tre elementi di primissimo piano. Dopo aver superato i recenti problemi fisici che li avevano costretti ai box, sono rientrati in gruppo Dallinga, Joao Mario e Skorupski. Il rientro a pieno regime del centravanti offre nuove e importanti soluzioni per il reparto offensivo, garantendo peso e freschezza all’attacco. Allo stesso tempo, il portoghese sarà cruciale per sgasare sulla fascia, mentre il recupero dell’estremo difensore polacco riconsegna le chiavi della porta al suo titolare, restituendo solidità a tutto il reparto arretrato.

Verso il big match del Maradona: i tre giocatori sono convocabili

Il tempestivo recupero di queste tre fondamentali pedine avviene nel momento migliore possibile. I tre calciatori, avendo smaltito definitivamente i rispettivi acciacchi fisici ed essendosi regolarmente allenati con il resto dei compagni, sono convocabili per la trasferta di Napoli. La sfida contro la formazione partenopea si preannuncia come uno degli ostacoli più duri e insidiosi di questo frangente stagionale. Poter contare su una rosa più ampia permetterà a Vincenzo Italiano di preparare il match con maggiore serenità tattica, potendo attingere a forze fresche dalla panchina.

Chi resta ai box: prosegue il recupero di Casale e Cambiaghi

Nonostante il palpabile ottimismo per questi tre rientri illustri, l’infermeria del centro sportivo di Casteldebole non si è ancora svuotata del tutto. Lo staff medico e i preparatori atletici continuano a monitorare con estrema attenzione le condizioni degli altri elementi indisponibili: c’è infatti ancora lavoro a parte per Casale e Cambiaghi. Il difensore centrale e l’esterno offensivo stanno proseguendo i rispettivi iter riabilitativi seguendo delle rigide tabelle personalizzate, rinviando così il loro rientro sul rettangolo verde alle prossime settimane.

Eredivisie da cardiopalma: il regno incontrastato della “Zona Cesarini”

Eredivisie da cardiopalma: il focus su quello che sta succedendo nel campionato olandese. L’analisi completa

Se soffrite di cuore o non reggete la tensione, forse è meglio che teniate la televisione spenta quando gioca l’Eredivisie. L’ultima giornata del massimo campionato olandese ha letteralmente ridefinito il concetto di “Zona Cesarini“, trasformando i minuti finali nell’habitat naturale del ribaltone calcistico. I numeri sono clamorosi: su 9 partite in palinsesto, ben 6 (esattamente i due terzi) sono state stravolte o decise negli ultimi cinque minuti regolamentari più recupero. Un frullatore di emozioni, gol e infarti sfiorati.

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Ecco come l’Olanda ha celebrato la follia dei minuti finali

I Big Match: pareggi d’oro oltre il 90′

I cartelli principali della giornata hanno regalato finali hollywoodiani, con le squadre di casa capaci di riacciuffare il pareggio quando i tifosi ospiti stavano già festeggiando.
• Ajax – PSV 2-2: nel super classico di Amsterdam, i Lancieri sembravano ormai condannati dal gol di Boadu al 77′. Ma l’Ajax non muore mai: al 92′ Godts ha fatto esplodere l’arena, siglando il gol che vale un punto d’oro per il morale. E per la squadra di Amsterdam è un’autentica ricorrenza questa capacità di riacciuffare il risultato negli istanti conclusivi, è già la quinta volta che succede.
• AZ Alkmaar – Twente 2-2: copione identico all’AFAS Stadion. Il Twente pensava di aver espugnato Alkmaar grazie alla rete di Lammers al 55′, ma all’ultimo respiro assoluto, al 95′, Peer Koopmeiners ha pescato il jolly del pareggio definitivo (sì, il fratello di Teun, lui sì qualcosa riesce a fare…)

Le rimonte esterne allo scadere

Non c’è niente di più crudele (o esaltante, dipende dai punti di vista) di una trasferta vinta al 90′ spaccato.
• Sittard – Feyenoord 1-2: i giocatori di Rotterdam hanno visto i fantasmi. Sotto di un gol per gran parte della ripresa, hanno prima rimesso le cose a posto all’84’ con Watanabe, per poi completare il clamoroso sorpasso al 90′ con la zampata decisiva di Read.
• Groningen – Excelsior 2-3: una vera e propria altalena. Sul 2-2, in una partita vibrante e ricca di capovolgimenti di fronte, è stato De Regt a trovare il guizzo corsaro al 90′, gelando il pubblico di casa e regalando i tre punti all’Excelsior.

Sbloccare sul gong

Anche quando la palla sembra non voler entrare mai, l’Eredivisie insegna che basta crederci fino all’ultimo secondo.
• Utrecht – Breda 2-0: una partita bloccata e stregata, che l’Utrecht è riuscito a stappare solo all’86’ con De Wit. Con il Breda sbilanciato in avanti alla disperata ricerca del pari, Blake ha poi chiuso i conti con il raddoppio al 99′.
• Nijmegen – Telstar 1-1: Sembrava una giornata maledetta per i padroni di casa, sotto dal 32′ per il gol di Van Dujin. A togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato l’esperienza di Chery, che all’85’ ha trovato lo spiraglio giusto per salvare almeno un punto e far proseguire il sogno di una clamorosa qualificazione alla prossima Champions League.

Insomma, un turno che è un vero e proprio inno all’imprevedibilità. In Olanda la regola è una sola: la partita non è mai finita finché l’arbitro non ha il fischietto in bocca e il pallone non è negli spogliatoi.

Calciomercato Milan: Goretzka arriva se…Qual è il grande ostacolo da superare per i rossoneri

Calciomercato Milan: i rossoneri devono superare questo grande ostacolo nella corsa a Leon Goretzka. Tutti i dettagli

Il finale di stagione del Milan si è trasformato in una vera e propria corsa contro il tempo. L’obiettivo primario è blindare la qualificazione alla prossima edizione della massima competizione europea, un traguardo ritenuto fondamentale sia per il blasone del club che per l’intera programmazione sportiva. Come ampiamente sottolineato dal Corriere dello Sport, il nome in cima alla lista dei desideri del tecnico Massimiliano Allegri è quello di Leon Goretzka. Il forte centrocampista del Bayern Monaco, destinato a lasciare la Germania a parametro zero al termine della stagione, rappresenta il profilo ideale, unendo esperienza e carisma internazionale, per guidare la mediana milanista nel 2027.

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L’ostacolo economico e la concorrenza di mercato

Il forcing finale per assicurarsi le prestazioni del talento tedesco dipende però in maniera esclusiva dal piazzamento tra le prime quattro in Serie A. Questa risulta essere una condizione necessaria non solo per attrarre giocatori di questo enorme calibro, ma soprattutto per poter sostenere i gravosi costi dell’operazione di calciomercato.

Sebbene il Milan rappresenti una meta decisamente gradita al giocatore, la spietata concorrenza e la ferma volontà del mediano di giocare sui palcoscenici europei più prestigiosi rendono la qualificazione l’unica via percorribile per sbaragliare la corte di Juventus e Inter. Nonostante il potenziale arrivo a costo zero per il cartellino, a pesare sulle casse societarie sarebbero infatti l’ingaggio elevato e le corpose commissioni, spese praticamente impossibili da sostenere senza i ricavi garantiti dall’Europa che conta.

Il tridente da sogno e le possibili alternative

La grande ambizione di Allegri è quella di comporre un reparto centrale di assoluto spessore e di livello mondiale. L’idea tattica è di affiancare il fuoriclasse tedesco ad Adrien Rabiot e al confermato Luka Modrić.

La dirigenza rossonera valuta Goretzka come una priorità assoluta, ma per non farsi trovare impreparata sta monitorando parallelamente delle valide alternative. Tra queste spicca il profilo di Ismael Koné, attualmente in forza al Sassuolo, qualora le condizioni finanziarie non permettessero l’affondo decisivo sul giocatore bavarese. Tutto, dunque, passerà inevitabilmente dall’esito delle ultime tre sfide di campionato: solo ascoltando la “musica della Champions”, il club potrà sperare di convincere la stella tedesca a sposare il nuovo progetto rossonero.

Juventus in ritiro pre-Lecce: Spalletti cambia i piani per il focus Champions. Retroscena dallo spogliatoio sulla reazione post Verona

Juventus in ritiro pre-Lecce: Spalletti ha cambiato i piani per il focus Champions League. Retroscena sulla reazione post Verona

L’ultimo e deludente pareggio casalingo ha lasciato strascichi profondi all’interno dello spogliatoio bianconero. Per dare una forte scossa all’ambiente, Luciano Spalletti ha deciso di prendere in mano la delicatissima situazione: l’allenatore della Juventus ha tenuto a rapporto l’intero gruppo per motivarlo in vista delle ultime tre e decisive sfide stagionali. Rientrati in campo per gli allenamenti, i giocatori hanno ascoltato con grande attenzione le parole del tecnico e sono ora chiamati a una reazione immediata sul rettangolo verde.

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L’obiettivo stagionale: blindare la qualificazione in Champions League

Il messaggio di fondo trasmesso alla rosa è stato estremamente chiaro e diretto: è assolutamente obbligatorio mantenere saldo il quarto posto in classifica per centrare la vitale qualificazione alla Champions League. Questo traguardo sportivo rappresenta uno snodo cruciale per il futuro della Vecchia Signora, sia in termini di prestigio internazionale sia per le ricchissime risorse economiche in palio per la prossima stagione.

Fallire questa complessa missione aprirebbe infatti scenari inimmaginabili, complicando pesantemente le future operazioni di calciomercato e di programmazione societaria. Spalletti ha preteso massima dedizione da parte di tutti, sottolineando come da qui alla fine del torneo ogni singolo pallone giocabile possa rivelarsi decisivo. L’imperativo categorico è ritrovare quella solida compattezza di squadra che è andata progressivamente smarrita nell’ultimo periodo.

Le decisioni logistiche: partenza anticipata per la trasferta pugliese

Per tradurre rapidamente in fatti queste motivazioni, lo staff ha preso decisioni drastiche sull’organizzazione logistica della settimana. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, per compattare ulteriormente il gruppo in vista della delicatissima trasferta, la partenza della squadra sarà ampiamente anticipata.

A Lecce si andrà direttamente alla vigilia: la spedizione è infatti programmata per la giornata di venerdì, nonostante il fischio d’inizio del match sia previsto per sabato. Questa strategica e importante scelta mira a isolare totalmente i tesserati dalle forti pressioni esterne, mantenendo altissima la concentrazione per una partita assolutamente fondamentale per le sorti del campionato. Il ritiro anticipato favorirà il preziosissimo dialogo interno e aiuterà i giocatori a focalizzare tutte le energie mentali sulla conquista della vittoria.

Calciomercato Como, rebus Nico Paz: argentino diviso tra Real Madrid e Inter. L’ultima mossa può far saltare il banco

Calciomercato Como, Nico Paz è diviso tra Real Madrid e Inter in vista dell’estate. Ecco cosa potrebbe succedere per il suo futuro

L’Inter sta già programmando con grande attenzione il futuro e ha individuato in Nico Paz il primissimo obiettivo per rinforzare la rosa dei Campioni d’Italia in vista della stagione sportiva 2027. L’attuale trequartista in forza al Como rappresenta a tutti gli effetti il “ragazzo dei sogni” per i dirigenti e per l’intera tifoseria nerazzurra. Tuttavia, per portare il fantasista argentino a Milano bisognerà necessariamente risolvere un complesso incastro di calciomercato che coinvolge direttamente il Real Madrid.

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L’ostacolo Real Madrid e la folta concorrenza

Il futuro del promettente talento sudamericano dipenderà in gran parte dalle decisioni della Casa Blanca. La stampa spagnola indica in José Mourinho la possibile nuova guida tecnica dei Blancos. Rientrando a Valdebebas, Paz si scontrerebbe con una concorrenza agguerrita, trovando la strada sbarrata da campioni del calibro di Bellingham, Güler, Brahim Diaz e Mastantuono. La dirigenza dell’Inter spera proprio che questa sovrabbondanza di trequartisti possa spingere il club iberico a privarsi definitivamente del classe 2004. Attualmente, la valutazione del cartellino si aggira intorno ai 50 milioni di euro, mantenendo attiva la pericolosa clausola di recompra in favore degli spagnoli.

La strategia finanziaria e i giocatori in uscita

Per assecondare le elevate richieste economiche di un club dal fatturato record come il Real, che non intende concedere sconti, l’Inter dovrà attuare una meticolosa strategia finanziaria. La proprietà Oaktree sarebbe pronta a stanziare un budget iniziale di circa 40 milioni di euro, ma ben 15 sono già stati destinati al riscatto del difensore Akanji. Di conseguenza, serviranno cessioni mirate per fare cassa. I maggiori indiziati a lasciare Appiano Gentile sono Frattesi, Luis Henrique, Diouf e Josep Martinez.

Il sacrificio in difesa e l’eredità argentina

Attenzione, però, al potenziale sacrificio di un pezzo da novanta. Non si esclude affatto la clamorosa partenza di un pilastro insostituibile come Alessandro Bastoni, valutato sul mercato almeno 70 milioni di euro. Il suo doloroso addio servirebbe a finanziare l’assalto a Nico Paz. Nel frattempo, il Como di mister Cesc Fabregas e l’entourage del giocatore restano alla finestra in attesa di sviluppi. Il popolo nerazzurro incrocia le dita, sognando di vedere un nuovo talento seguire le orme dei grandi argentini del passato, per regalare ulteriore fantasia e qualità al centrocampo di mister Chivu per il 2027.

Srna racconta: «Pisacane un fratello, tifo per lui e per il Cagliari. Modric? È il migliore di tutti i tempi nel suo ruolo»

Srna, direttore sportivo dello Shakthar Donetsk, ha rilasciato un’intervista nella quale ha ricordato anche i suoi trascorsi in Italia

Dario Srna è il direttore sportivo dello Shakhtar Donetsk che giovedì si gioca con il Crystal Palace un difficile accesso alla finale di Conference League, visto il 3-1 a proprio sfavore rimediato all’andata. Ex calciatore croato con un passato in Italia, il Corriere dello Sport lo ha incontrato.

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LA CONFERENCE «Siamo qui in Inghilterra per provarci. Con molto orgoglio e regalarci un sogno».

PARLA BENE L’ITALIANO «Da ragazzino sapevo qualche parola, poi l’anno trascorso a Cagliari mi ha permesso di impararlo bene. Sento ancora qualcuno di quel periodo…».

IL SUO CAGLIARI CON BARELLA E PISACANE «Esattamente. Barella è uno dei migliori giocatori italiani, tra i più forti, e si capiva già allora. Era bravo, aveva dei margini enormi. E Pisacane era un fratello per me, lo è ancora. Tifo tanto per lui e per il Cagliari, c’è affetto sincero da parte mia».

L’INTER HA MERITATO LO SCUDETTO «Certamente. Chivu ha fatto un lavoro incredibile, soprattutto per come ha tirato su i ragazzi dopo le delusioni della scorsa stagione».

MODRIC «Luka rappresenta ancora tanto per me. Un compagno, un amico, un fratello, scegliete voi. Il migliore di tutti i tempi nel suo ruolo, tra i migliori in assoluto. Quante partite insieme con la Croazia, quanti ricordi… Mai avuto dubbi sul fatto che la sua infinita classe emergesse anche in Italia. Ma… Io adoro il vostro calcio. Però se uno come lui, a 40 anni, è tra i giocatori più forti del campionato forse c’è un problema. E infatti siete a 3 Mondiali saltati. Se posso essere onesto, non lo avrei mai immaginato. Pensavo che avreste battuto la Bosnia».

COSA MANCA ALL’ITALIA «Stadi all’altezza e un po’ di money, per prima cosa».

IL PROBLEMA NON SONO GLI ALLENATORI «Certo. Guardate l’ottimo lavoro di De Rossi, ha cambiato musica al Genoa. Poi Pisacane a Cagliari ha sempre fatto bene contro le big. Vado a quelli più esperti: io sono innamorato di Spalletti, tra i top al mondo. Lo adoro da quando io ero un calciatore e lui l’allenatore che avevo contro. Fantastico. E come non citare Conte, Allegri, Sarri… Ne avete tanti, il problema sono i calciatori, ne mancano un po’».

CHI GLI PIACE «Oltre a Barella, sempre determinante, dico Pio Esposito».

PERCHÉ DOVBYK HA FALLITO ALLA ROMA «Sfortuna, forse? Non lo so, per me è un campione, fortissimo».

PER LO SHAKHTAR NON É SOLO CALCIO «No, non lo è. Noi non scendiamo in campo in casa nostra dal 2014, viviamo in un Paese in guerra da anni, ogni volta che dobbiamo giocare all’estero ci aspettano ore di pullman e treno, almeno 17 in totale. Non è facile, non lo è mai. Ma noi vogliamo anche lanciare un messaggio: lo sport non si ferma, noi non ci fermiamo».

DOMENICA PUO’ VINCERE IL CAMPIONATO «Ora pensiamo alla Conference: il Crystal Palace è una squadra di Premier, ha vinto due trofei in un anno (FA Cup e Community Shield) e credo bastino queste informazioni a capire la portata del nostro avversario. Ma siamo a Londra per provarci. Poi ci aspetteranno altre 17 ore di viaggio per poter rientrare. E sì, potremmo vincere domenica, perché ci mancano due punti, o anche venerdì o sabato se le squadre che ci inseguono dovessero perdere. Per noi significherebbe tantissimo, abbiamo giocato veramente molte partite quest’anno nelle condizioni che sapete. Ce lo meritiamo. E poi non vediamo l’ora di tornare in Champions League».

Arbitri Serie A: ufficiali le designazioni della 36ª giornata. Chi è stato scelto per Milan-Atalanta e Lazio-Inter

Arbitri Serie A: sono state ufficializzate le designazioni della 36ª giornata. Chi è stato scelto per tutte le sfide

Attraverso il proprio sito ufficiale, l’AIA ha reso note le designazioni arbitrali per la 36ª giornata di Serie A.

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TORINO – SASSUOLO    Venerdì 8/05 h. 20.45

GALIPO’

BINDONI – TEGONI

IV:      MARESCA

VAR:     MERAVIGLIA

AVAR:      PRONTERA

CAGLIARI – UDINESE    Sabato 9/05 h. 15.00

DIONISI

SCATRAGLI – TRINCHIERI

IV:      TURRINI

VAR:      DI PAOLO

AVAR:      COSSO

LAZIO – INTER     Sabato 9/05 h. 18.00

ABISSO

FONTANI – BIFFI

IV:       SACCHI J.L.

VAR:      MERAVIGLIA

AVAR:       MASSA

LECCE – JUVENTUS     Sabato 9/05 h. 20.45

COLOMBO

IMPERIALE – CECCONI

IV:      TREMOLADA

VAR:     MARIANI

AVAR:     MAZZOLENI

H. VERONA – COMO     h. 12.30

DI BELLO

LO CICERO – BERCIGLI

IV:       BONACINA

VAR:      CAMPLONE

AVAR:    LA PENNA

CREMONESE – PISA      h. 15.00

AYROLDI

ROSSI L. – ROSSI M.

IV:     COLLU

VAR:     GARIGLIO

AVAR:     PEZZUTO

FIORENTINA – GENOA    h. 15.00

MASSIMI

MOKHTAR – CAVALLINA

IV:     CALZAVARA

VAR:     MASSA

AVAR:     PAIRETTO

PARMA – ROMA    h. 18.00

CHIFFI 

BAHRI – VECCHI

IV:     MARESCA

VAR:     MAZZOLENI

AVAR:      PAGANESSI

MILAN – ATALANTA    h. 20.45

ZUFFERLI

DEI GIUDICI – ROSSI C.

IV:       FOURNEAU

VAR:     DI PAOLO

AVAR:     MARIANI

NAPOLI – BOLOGNA     Lunedì 11/05 h. 20.45

PICCININI

COLAROSSI – YOSHIKAWA

IV:     PERRI

VAR:    MARINI

AVAR:     GIUA

Leao Milan, cosa succederà a fine stagione: dalla contestazione al calo di rendimento, i rossoneri hanno preso questa decisione!

Leao Milan, novità importanti sul futuro del numero 10 rossonero. Ecco cosa succederà al termine della stagione

Il complicato finale di stagione del Milan si tinge di tinte fosche, con il fondamentale traguardo della qualificazione in Champions League ancora tutto da blindare per cercare di salvare un’annata calcistica segnata da troppi alti e bassi. In questo clima di forte incertezza e tensione sportiva, come riportato questa mattina dalle pagine del Corriere dello Sport attraverso il titolo “Leao agita i pensieri del Milan”, la delicata posizione di Rafael Leão si è trasformata in un vero e proprio caso centrale per l’intero ambiente rossonero. L’attaccante portoghese sta attraversando un periodo agonistico ed emotivo estremamente difficile, culminato con i pesanti fischi incassati anche durante l’ultima trasferta di campionato disputata contro il Sassuolo.

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La contestazione dei tifosi e un rendimento in calo

La visibile frattura tra il talentuoso giocatore e una fetta importante della tifoseria rossonera, unita a un rendimento in campo a dir poco altalenante, apre improvvisamente degli inediti scenari di calciomercato per quella che potrebbe clamorosamente rivelarsi come la sua ultima stagione all’ombra della Madonnina. I fischi piovuti dagli spalti al momento della sostituzione in terra emiliana rappresentano il chiaro segnale di un feeling ormai logorato con la piazza. Il numero 10 rossonero è apparso letteralmente “svuotato” e mentalmente disconnesso dalle dinamiche di squadra nelle ultime settimane, diventando l’emblema di un attacco sterile che non riesce a trovare la via del gol da oltre due mesi.

Il prezzo del cartellino e l’interesse della Premier League

Di fronte a questa preoccupante involuzione, la dirigenza del Milan ha mutato la propria visione strategica: nonostante il talento cristallino e indiscutibile, la società non considera più l’esterno offensivo come un elemento assolutamente incedibile. Il club di via Aldo Rossi è ora pronto a valutare sul tavolo offerte congrue, con una valutazione complessiva del cartellino stimata tra i 50 e gli 80 milioni di euro.

Sul fronte internazionale, resta vivo l’interesse dalla Premier League, in particolare del Manchester United. Tuttavia, i Red Devils in queste ultime settimane sembrano aver virato con maggiore convinzione sul compagno di squadra Christian Pulisic, molto apprezzato Oltremanica per la sua notevole duttilità tattica. Mentre i vertici societari si preparano a una fitta serie di summit decisivi per programmare l’organico del 2027, il futuro di Leão appare sempre più slegato dai colori rossoneri, pesantemente condizionato da una crisi di nervi che sta inevitabilmente macchiando il finale di campionato del Diavolo.

Van Basten nostalgico: «Il Milan non è più quello di una volta, spero che cambi la situazione perché ora c’è l’Inter che comanda e non mi piace!»

Van Basten, ex attaccante del Milan e leggenda rossonera, ha parlato così del momento vissuto dal Diavolo in Italia ma non solo

Il leggendario attaccante olandese, indimenticato Cigno di Utrecht, è tornato a far sentire la sua voce sui temi più caldi del panorama calcistico internazionale. Nel corso di una intervista concessa a Carlo Pellegatti, Marco Van Basten ha analizzato con la consueta schiettezza il momento storico del Milan, le palesi difficoltà del calcio azzurro e le prospettive in vista dei prossimi campionati del mondo. Un’analisi lucida e senza filtri, che abbraccia passato, presente e futuro.

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La crisi del Milan e la supremazia cittadina dell’Inter

Tra le dichiarazioni più incisive spicca sicuramente l’amara riflessione sulla sua ex squadra. L’ex fuoriclasse ha tracciato un interessante parallelismo tra le difficoltà vissute dall’Ajax in patria e quelle della formazione rossonera nel campionato di Serie A. Il recente dominio dei cugini nerazzurri rappresenta un tasto dolente per il campione:

“Qui in Olanda io tifo un po’ per l’Ajax, non va benissimo, ma è lo stesso per il Milan. Anche il Milan non è più quello di una volta e io spero che saranno capaci di cambiare la situazione perché adesso a Milano c’è l’Inter che comanda e non mi piace”.

La Nazionale italiana senza stelle e il rammarico per i Mondiali

Il discorso si è poi spostato inevitabilmente sulla profonda crisi d’identità che sta attraversando la Nazionale italiana. Le recenti delusioni e la generale mancanza di talenti di caratura mondiale preoccupano fortemente l’ex Pallone d’Oro, che ricorda con nostalgia i fasti di un tempo:

“L’Italia fuori dai Mondiali? Un peccato, io credo che il calcio italiano sia stato sempre in alto e spero torni ancora in mano degli italiani e così spero che il calcio italiano riprenda ancora la situazione in Europa e torni a comandare magari un po’ di più rispetto a Spagna o Inghilterra. Ho visto la Nazionale italiana ma mancano le stelle. L’Italia aveva sempre un grande centravanti, un grande difensore, un grande portiere, un grande centrocampista e oggi come oggi è difficile vederli. L’Italia è sempre stata un grandissimo paese di calcio con grande storia, con grandi giocatori e vedendo la Nazionale Italiana oggi è un po’ strano“.

Uno sguardo ai Mondiali: l’Olanda e la simpatia per Carlo Ancelotti

In chiusura, non poteva mancare un pronostico legato alla prossima e attesissima competizione iridata. L’ex stella del Diavolo ha rivelato le proprie preferenze in vista del torneo, ammettendo di non nutrire grandissime aspettative per la propria selezione e strizzando l’occhio all’ex compagno di squadra rossonero. Le sue simpatie, infatti, si divideranno:

“Ai Mondiali tiferò l’Olanda ma non mi aspetto tanto. Tiferò un po’ per il Brasile per Carlo Ancelotti“.

Bastoni Barcellona, frenata improvvisa? Il motivo è…Flick! Perché la trattativa con l’Inter potrebbe non andare in porto

Bastoni Barcellona, la trattativa con l’Inter potrebbe non concretizzarsi per colpa di Hansi Flick. Ecco cosa sta succedendo

Non c’è totale unanimità in casa Barcellona riguardo al possibile acquisto di Alessandro Bastoni. Il difensore, fresco campione d’Italia con l’Inter di Cristian Chivu, era finito nel mirino dei catalani per rinforzare la retroguardia, ma le ultime indiscrezioni provenienti dalla stampa spagnola segnalano un inaspettato raffreddamento nella trattativa di calciomercato.

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Le perplessità di Flick: serve un difensore più veloce

A spiegare i motivi di questa frenata è il quotidiano Mundo Deportivo. Secondo la testata iberica, l’allenatore Hansi Flick non sarebbe del tutto convinto delle caratteristiche del centrale della Nazionale. Il tecnico tedesco adotta un sistema di gioco che prevede una linea difensiva molto alta, con ampi spazi da coprire all’indietro: per queste ragioni, riterrebbe Bastoni non abbastanza rapido per assecondare le sue richieste tattiche.

La rotta del mercato verrà tracciata definitivamente durante l’imminente vertice tra Flick e il direttore sportivo Deco, programmato non appena la squadra otterrà la matematica vittoria della Liga (possibile già nel weekend durante il Clasico contro il Real Madrid). Era stato proprio il dirigente ad aver messo nel mirino l’interista per la sessione estiva, dopo che le complicate condizioni finanziarie avevano bloccato ogni colpo a gennaio.

La valutazione dell’Inter e l’apertura di Bastoni

L’affare si presenta in salita anche sul fronte economico. È noto come Bastoni avesse aperto concretamente all’ipotesi di un trasferimento, dando la propria disponibilità a valutare l’allettante proposta blaugrana. Lo stesso presidente dell’Inter, Beppe Marotta, aveva confermato le attenzioni spagnole durante i festeggiamenti per lo Scudetto, chiarendo però l’assenza di offerte ufficiali sul tavolo.

A frenare i catalani sono le altissime pretese di viale della Liberazione: l’Inter chiede tra i 60 e i 70 milioni di euro per lasciar partire il proprio pilastro difensivo. Una valutazione considerata eccessiva dal Barcellona, anche ipotizzando l’inserimento di contropartite tecniche.

In attesa del vertice decisivo

Il futuro dell’operazione è legato a doppio filo all’esito della riunione tra Flick e Deco. Sarà quel confronto a stabilire se il Barcellona virerà definitivamente su profili difensivi più veloci o se cercherà un compromesso per arrivare al centrale italiano. Nel frattempo, Bastoni attende senza aver ancora manifestato all’Inter alcuna intenzione ufficiale di cambiare maglia.

Hulk Fluminense, ufficiale: l’attaccante ha trovato la sua nuova squadra! Arriva a zero, tutti i dettagli

Hulk Fluminense, è stata ufficializzata la nuova squadra dell’attaccante brasiliano. Ecco dove giocherà

Il calciomercato brasiliano si infiamma con un colpo a sorpresa di grandissimo spessore. Il Fluminense ha infatti annunciato in via ufficiale l’ingaggio dell’attaccante classe 1986 Hulk. Considerato all’unanimità come una delle punte più iconiche e importanti dell’intero panorama calcistico sudamericano, il giocatore ha firmato un contratto che lo legherà al “Tricolor carioca” fino al 2027. Il formidabile centravanti approda a Rio de Janeiro a parametro zero, essendosi appena conclusa la sua lunga e trionfale esperienza con l’Atletico Mineiro, squadra di cui ha difeso i colori dal 2021 al 2026.

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La questione della maglia: a Hulk la prestigiosa numero 7

L’arrivo di una stella di tale calibro porta inevitabilmente a delle novità all’interno dello spogliatoio. Il club ha già comunicato che Hulk indosserà la maglia numero 7, un numero da sempre carico di responsabilità e fascino. Questa decisione innescherà una sorta di staffetta con l’attuale proprietario della casacca. Il compagno di squadra Soteldo continuerà a usare questo numero in via eccezionale solo fino alla sospensione delle competizioni per i Mondiali. Al ritorno in campo, terminata la rassegna iridata, Soteldo cederà lo scettro al nuovo fuoriclasse e vestirà la maglia numero 30.

La carriera: dal Giappone all’Europa, fino al mito del Mineiro

Il percorso professionale dell’attaccante verdeoro è stato un vero e proprio giro del mondo. Hulk ha iniziato la sua carriera in patria con il Vitória. Successivamente ha scelto di mettersi alla prova in Giappone, dove si è messo in mostra vestendo le maglie di Kawasaki Frontale, Tokyo Verdy e Consadole Sapporo.

La vera esplosione è però avvenuta in Europa con il Porto, club con cui si è fatto conoscere a livello internazionale tra il 2008 e il 2012. Dopo il Portogallo, l’attaccante ha giocato con lo Zenit, in Russia, e con lo Shanghai SIPG, in Cina, confermando le sue doti fisiche e balistiche.

Nel 2021 è arrivato il ritorno in Brasile per giocare con l’Atletico Mineiro. L’impatto è stato devastante: con il suo ultimo club ha segnato 140 gol e fornito 56 assist. Il suo contributo è stato decisivo per vincere il campionato brasiliano, la Copa do Brasil, la Supercoppa del Brasile e laurearsi per cinque volte campione dello stato di Minas Gerais. Ora è pronto a scrivere un nuovo capitolo con il Fluminense.

Morte Beccalossi, il cordoglio dell’Inter: «Ciao Becca, nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, sempre uno di noi»

Morte Beccalossi, il cordoglio dell’Inter: «Ciao Becca, nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, sempre uno di noi». Il ricordo

La morte di Evaristo Beccalossi ha scosso l’intero mondo del calcio. Scomparso oggi all’età di 69 anni, l’ex centrocampista è stato ricordato dall’Inter, club nel quale ha giocato dal 1978 al 1984, diventando un idolo per i suoi tifosi.

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LA NOTA – «FC Internazionale Milano e tutto il mondo Inter si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari.

Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone.

Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi.

Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato ‘Driblossi’. L’arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi. Coi riccioli che ciondolavano sulle spalle, con la sua cadenza inconfondibile in mezzo al campo, dava carezze al pallone. Nessuno, meglio di Peppino Prisco, ha fotografato l’iconicità di Evaristo: “Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole”.

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Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro – dal 1978 al 1984 – e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell’Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì.

Destro, sinistro, gol e visione di gioco. Oriali, Marini, Baresi correvano, Beccalossi inventava. E segnava, forniva assist, dipingeva traiettorie. A volte a intermittenza, a volte in maniera folgorante. Con la schiettezza e la naturalezza che lo ha sempre contraddistinto, ammetteva candidamente, senza paura di essere giudicato, perché il suo forte era anche quello: “Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me”.

La numero 10 sulle spalle: arrivò all’Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D’altronde la segnalazione a Sandro Mazzola – suo predecessore con la 10 e all’epoca dirigente nerazzurro – arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica.

“Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato”. Molti di noi non erano ancora nati, in quel 1980, ma quel coro accompagnò l’Inter di Bersellini verso il 12° Scudetto. Con Bordon, Baresi, Altobelli, Caso, Bini, Marini, Oriali, Canuti, Pasinato, Muraro, Mozzini, Pancheri, Ambu, Cipollini, Occhipinti e, ovviamente, Evaristo Beccalossi, il 10 di quella squadra. Sette gol, due nel derby dell’8 ottobre 1979. Un destro al volo di una leggerezza inarrivabile, su un campo senza erba, solo di fango. E un altro gol per chiudere una stracittadina solo nerazzurra.

Più dei gol, 37 in 215 apparizioni, più dei titoli – uno Scudetto e una Coppa Italia – Beccalossi è sempre stato l’uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti. Ancora una volta, geniale anche in questo caso, pur senza meriti, si trasformò questa serata storta in un qualcosa di artistico: il monologo portato a teatro dall’attore Paolo Rossi.

“La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d’oggi”. Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell’aver avuto il ‘Becca’ nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l’ennesimo dribbling della vita di Evaristo».

Kroos attacca Mbappé: «Non è un vero 9 e ha rotto certi equilibri, il Real Madrid ha bisogno di altro!»

Kroos attacca Mbappé: «Non è un vero 9 e ha rotto certi equilibri, il Real Madrid ha bisogno di altro!». Le parole dell’ex centrocampista

Il caso Kylian Mbappé continua a dividere gli ambienti del Real Madrid, con il fuoriclasse francese che sembra non riuscire a integrarsi nel contesto della squadra. Nonostante l’atteso arrivo al club spagnolo, i risultati deludono e il suo atteggiamento individualista ha suscitato malumori tra tifosi e addetti ai lavori. Il club non ha vinto titoli nelle ultime due stagioni e ora molti iniziano a mettere in discussione le scelte fatte.

Toni Kroos, ex centrocampista delle Merengues, ha condiviso il suo parere sulla situazione, spiegando che il problema non nasce con l’arrivo di Mbappé, ma con i tentativi precedenti di ingaggiarlo, che sembravano più una mossa per ottenere vantaggi economici altrove. Inoltre, Kroos ha sottolineato che l’arrivo di Mbappé ha alterato l’equilibrio del gruppo, evidenziando che il talento da solo non basta per risolvere i problemi di un club così ambizioso.

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MBAPPE – «Parliamo onestamente. Questa situazione non è iniziata con l’arrivo di Mbappé, ma anni prima. Il Real Madrid ha provato a ingaggiarlo più volte e ogni volta ha detto di no. Quando questo accade ripetutamente, la gente inizia a mettere in discussione le intenzioni. Dall’esterno, sembrava che il Real Madrid venisse usato come leva per assicurarsi contratti migliori altrove. Ora che finalmente è qui, invece di un miglioramento generale, sono emersi nuovi problemi. Fuori dal campo, si percepisce tensione. Quando i risultati non vanno bene, la gente inizia a parlare. I tifosi reagiscono, i media reagiscono, e persino all’interno dello spogliatoio, le cose possono cambiare.

È normale in un club come il Real Madrid, ma diventa ancora più importante quando le aspettative sono così alte. C’è anche la questione della leadership. Il Real Madrid aveva già giocatori che si stavano mettendo in luce, costruendo qualcosa di solido. Quando arriva un nuovo giocatore con questo livello di attenzione, può dividere le opinioni, non per la sua qualità, ma per l’impatto sul gruppo. Abbiamo già visto grandi trasferimenti che non hanno funzionato come previsto. Il talento da solo non basta mai. Se non c’è il giusto equilibrio, le cose possono andare male molto velocemente. In definitiva, il Real Madrid non ha bisogno solo di grandi giocatori, ma di unità, chiarezza e un sistema in cui tutti trovino il loro posto. Senza questo, nemmeno i nomi più blasonati risolveranno il problema».

HA ROTTO GLI EQUILIBRI – «Il Real Madrid era già una squadra funzionante, con struttura, alchimia e giocatori che capivano i loro ruoli. Quando arriva un giocatore come Mbappé, tutto cambia, e non sempre in modo positivo. In campo, non sempre sembra naturale. Giocare da numero 9 non gli si addice del tutto, e quando i giocatori chiave occupano posizioni simili, la squadra perde equilibrio. Il calcio a questo livello è fatto di dettagli: piccoli squilibri possono influenzare tutto».

Calciomercato Bologna, Koleosho un pallino di Sartori: il piano dei rossoblù per ringiovanire la rosa

Calciomercato Bologna, Koleosho un pallino di Sartori: il piano dei rossoblù per ringiovanire la rosa. Occhio alle mosse in estate

Il Bologna si prepara al mercato estivo con l’obiettivo di ringiovanire la sua rosa, ma secondo il Corriere dello Sport, è fondamentale non dimenticare l’importanza di aggiungere anche calciatori esperti e pronti per la prima squadra. Il direttore tecnico Sartori e il responsabile dell’area sportiva Di Vaio dovranno quindi bilanciare le esigenze di freschezza e gioventù con la necessità di rinforzi che possano subito fare la differenza in campo.

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La necessità di calciatori pronti

«Rinnovare come farà il Bologna aggiungendo alcuni giovani è legittimo e su questo punto sono d’accordo tutti a Casteldebole», afferma il Corriere. Tuttavia, il club dovrà fare attenzione a non puntare solo su profili inesperti, ma anche su giocatori più affermati. Jhon Lucumi e Remo Freuler non dovranno essere rimpiazzati da giovani con poca esperienza, ma da calciatori che abbiano già alle spalle almeno un paio di campionati di alto livello. La squadra non deve dimenticare le aspettative del suo popolo, cresciute dopo la partecipazione alla Champions League e la Coppa Italia vinta, mentre la mentalità deve restare quella di un club che vuole puntare a traguardi europei.

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I movimenti in entrata

In termini di acquisti, l’idea è quella di rinforzare il centrocampo, visto che Freuler e probabilmente anche Sohm potrebbero lasciare il club. Tra i nomi sul taccuino del Bologna ci sono Comotto del Milan (classe 2008) e Romano della Roma (classe 2006), entrambi in prestito al Spezia. Inoltre, il club sembra molto interessato a Koleosho, giovane esterno dell’Under 21 italiano, attualmente in forza al Paris FC ma in prestito dal Burnley, ma il suo prezzo potrebbe risultare elevato.

La sfida del prossimo mercato

Il Bologna non potrà permettersi di fare errori, poiché la differenza tra un buon piazzamento e una stagione deludente è sottile. In un campionato così equilibrato, è cruciale mantenere il livello della squadra e, se necessario, sacrificare qualcuno come Orsolini o Rowe, ma non Dominguez, per fare spazio a rinforzi mirati. La direzione è chiara: un mix di giovani promesse e giocatori pronti a fare la differenza subito.

Dzeko l’eroe della promozione dello Schalke 04 in Bundesliga: la nuova vita dell’ex Fiorentina, Roma e Inter

Dzeko l’eroe della promozione dello Schalke 04 in Bundesliga: la nuova vita dell’ex Fiorentina, Roma e Inter. Le parole di Mulder

Il ritorno in Bundesliga dello Schalke 04 ha il volto di un fuoriclasse che, a 40 anni, continua a lasciare il segno. L’arrivo di Edin Dzeko durante il mercato invernale è stato il fattore determinante per la promozione del club tedesco, che ha visto nel veterano bosniaco il tassello mancante per il successo. A lodare l’impatto di Dzeko è il direttore tecnico Youri Mulder, che ha tracciato un paragone significativo per illustrare l’importanza della sua firma.

Il paragone con l’Ajax

In un’intervista rilasciata al portale olandese Voetbal International, Mulder ha paragonato l’arrivo di Dzeko a quello che fu l’ingaggio di Dusan Tadic da parte dell’Ajax nel 2018. «Ingaggiare Dzeko è stato paragonabile a quando l’Ajax decise di puntare su Dusan Tadic nel 2018», ha spiegato Mulder. «Parliamo di leader carismatici, capaci di prendere per mano e trascinare verso l’alto un’intera rosa e la mentalità di un club. Edin ha fatto un lavoro fantastico, anche se il successo è frutto di tutto il collettivo». Un parere che sottolinea non solo le qualità tecniche, ma anche l’impatto psicologico di Dzeko sul gruppo.

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Il retroscena romantico

L’arrivo di Dzeko a gennaio ha avuto anche un retroscena affascinante. Fu lo stesso attaccante a informarsi sulla fattibilità dell’operazione. Mulder ha raccontato un aneddoto che coinvolge l’allenatore bosniaco dello Schalke, Miron Muslic: «Parlando con Miron, un giorno mi disse: ‘Da voi in Olanda Johan Cruijff è considerato un gigante…’. Inizialmente non capivo, poi ha aggiunto: ‘Ebbene, da noi in Bosnia, Dzeko è la stessa identica cosa’». Nonostante offerte molto più ricche, il “Cigno di Sarajevo” ha scelto di rinunciare a una montagna di soldi per abbracciare la causa dello Schalke.

Un leader dentro e fuori dal campo

I numeri di Dzeko sul campo sono stati impressionanti: in appena 9 partite ha segnato 6 gol e fornito 3 assist. Ma il suo impatto è stato decisivo anche al di fuori del rettangolo di gioco. «Il suo valore fuori dal campo è inestimabile», ha rivelato Mulder. «Da quando c’è lui, persino i nostri giocatori sulla trentina passano improvvisamente molto più tempo nel reparto pesi. Vedono l’etica del lavoro di Edin e sperano di poter prolungare la loro carriera quanto lui».

Grazie a Dzeko, lo Schalke è riuscito a tornare nella massima serie. Ora la speranza è che il fuoriclasse bosniaco decida di continuare a guidare la squadra anche nella prossima stagione. «La nostra grande speranza è che decida di continuare con noi per un altro anno, ma è una decisione che prenderemo più avanti», ha concluso Mulder.

Modesto si racconta: «Quando ho lasciato l’Atalanta mi sono messo in gioco, mi fa onore essere chiamato l’erede di Gasperini»

L’allenatore del Mantova, Francesco Modesto, si è raccontato così e ha detto la sua dopo l’obiettivo salvezza centrato in Serie B

Francesco Modesto è un allenatore felice. Chiamato in corso d’opera in una situazione difficile, è riuscito a salvare il Mantova in Serie B dopo averlo preso che era terzultimo. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.

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IL PERCORSO – «E’ stato quello che cercavo. Quando ho lasciato l’Atalanta mi sono messo in gioco. Ho girato tanto e studiato la B. Subentrando sapevo che avrei trovato problemi, ma Mantova era l’ideale. Sapevo che la salvezza non sarebbe stata semplice».

SI SALVO’ DA GIOCATORE CON LA REGGINA A -15 – «La sensazione che mi hanno dato i giocatori, crescendo e affrontando via via le difficoltà, è stata la stessa. I risultati dato consapevolezza: 32 punti in 21 partite sono tanti».

LA MEDIA DI 1,52 PUNTI – «Guardo molto le statistiche, ci hanno aiutato nel percorso».

LA RIVOLUZIONE TATTICA – «C’è voluta un po’ di follia. Possanzini aveva stravinto la C e s’è salvato bene in B con un certo tipo di calcio. Stravolgere tutto non è stato semplice. Ma ci abbiamo creduto e sono stati bravi i ragazzi ad apprendere».

A GENNAIO LA SQUADRA É STATA STRAVOLTA – «Era arrivato prima, quando mi ha chiamato ci è sembrata una follia, ma è quella che ci ha aiutato. C’erano 13 giocatori nuovi, tanti stranieri che non sapevano l’italiano e poco tempo. Tutti hanno reso, da Benaissa in giù: visto il gol al Monza? L’avesse fatto Totti o Del Piero… Ma d’altronde la B è pazzia totale».

ALLIEVO DI GASPERINI – «Mi fa onore. Non sarò mai come lui, è impossibile, ma mi piacciono i suoi principi, i duelli uno contro uno: con i giocatori giusti si fa un bel lavoro».

LO DICE ANCHE LUI A ROMA – «Sì, dice anche che gli attaccanti devono saper dribblare e calciare in porta…». (ride)

PSG-BAYERN – «Visto Psg-Bayern? Ok il talento in campo, mi piacciono i principi dei due tecnici, con movimenti e scambio di ruoli negli spazi. L’evoluzione è quella».

IL FUTURO – «Dipende dai giocatori che hai e le relazioni che crei tra di loro, anche tra portiere e centravanti. Poi vengono i principi».

IL PROSSIMO ANNO – «C’è il rinnovo in caso di salvezza e poi con presidente e ds faremo una bella chiacchierata».

ARBITRO DELLA PROMOZIONE – «Scherzo del calendario. Sapevamo di confrontarci con squadre che hanno fatto calcio di altissimo livello ed è stimolante».

IL FLOP DEL MONZA – «Non penso che ci abbia sottovalutati, ma il nostro atteggiamento li ha sorpresi. Siamo andati forte, con grande pressione, recupero palla e gioco rapido».

LA GARA COL FROSINONE – «Qui c’è entusiasmo, i ragazzi sono sereni e non vedono l’ora di confrontarsi con una squadra che ha perso solo tre volte».

I PLAYOFF – «Sognare non costa nulla».

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