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Sassuolo, Grosso spicca il volo in estate? Dove potrebbe andare e chi potrebbe sostituirlo: i neroverdi hanno già due candidati in agenda!

Sassuolo, Grosso lascia i neroverdi in estate? Ecco dove potrebbe trasferirsi e chi potrebbe sostituirlo sulla panchina neroverde

A quasi vent’anni dall’indimenticabile trionfo di Germania 2006, Fabio Grosso torna a prendersi la scena, questa volta nelle vesti di allenatore di primissimo livello. Sulla panchina del Sassuolo, l’eroe di Berlino sta compiendo un vero e proprio capolavoro tecnico e gestionale. Facendo tesoro degli insegnamenti del suo maestro Marcello Lippi, il tecnico ha saputo forgiare un gruppo granitico, riuscendo a valorizzare ogni singolo elemento a sua disposizione.

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La brillante vittoria casalinga di venerdì sera contro il Como ne è l’ennesima dimostrazione: giocatori abitualmente meno impiegati, come M’Bala Nzola, Cristian Volpato e Stefano Turati, si sono rivelati protagonisti assoluti del match. Un segnale di come l’allenatore sappia mantenere l’intera rosa coinvolta e costantemente sulla corda. Lo riporta Tuttosport.

Dal ritorno in Serie A all’interesse delle big

Il percorso del mister abruzzese in Emilia è stato a dir poco entusiasmante. Arrivato nel luglio del 2024 per risollevare un club appena sprofondato in Serie B, ha immediatamente centrato la promozione al primo colpo. Oggi, da assoluta neopromossa, la formazione neroverde viaggia a ridosso della fatidica zona Europa, non accusando minimamente il salto di categoria in Serie A.

Prestazioni così scintillanti hanno inevitabilmente attirato le attenzioni del grande calciomercato. Il cellulare del suo procuratore, Beppe Riso, è in continua ebollizione. Diversi club di prestigio hanno messo gli occhi su di lui per la prossima stagione, fiutando l’opportunità di affidare la panchina a un tecnico ormai pronto per il definitivo salto di qualità.

Il progetto Fiorentina e i possibili eredi al Sassuolo

A guidare la corsa per il Campione del Mondo c’è attualmente la Fiorentina. Il dirigente viola Fabio Paratici, che in passato lo lanciò alla guida della Primavera della Juventus, vorrebbe metterlo al centro del nuovo progetto tecnico toscano. Attenzione anche al Bologna (nel caso di addio di Vincenzo Italiano) e alla Lazio, che monitora attentamente la situazione in caso di separazione estiva da Maurizio Sarri.

Dal canto suo, il Sassuolo non vuole farsi trovare impreparato e scruta la Serie B a caccia del possibile erede. I profili maggiormente seguiti dalla dirigenza sono due giovani emergenti: Alberto Aquilani del Catanzaro e Ignazio Abate della Juve Stabia. Il primo, in particolare, convince molto per una filosofia di gioco affine a quella di Grosso e per l’importante vantaggio di conoscere già l’ambiente, avendo militato nel club nel lontano 2017.

Fiorentina, svolta Vanoli! Cambia tutto per il futuro della panchina viola, potrà davvero verificarsi questo scenario nelle prossime settimane

Fiorentina, ora può davvero cambiare tutto per il futuro di Paolo Vanoli. Cosa succederà nelle prossime settimane per la panchina viola

La Fiorentina vede il traguardo. Con un confortante vantaggio di otto punti a sole cinque giornate dal termine del campionato, una vittoria nel decisivo match di domenica pomeriggio contro il Sassuolo trasformerebbe la salvezza da traguardo virtuale a certezza matematica. Un risultato per nulla scontato, un’autentica impresa se si riavvolge il nastro della stagione fino al difficile mese di dicembre. Grazie a una striscia positiva di dodici punti nelle ultime sei partite, la permanenza in categoria è ormai in cassaforte. Questo traguardo permetterà al club viola di concentrarsi su un aspetto strategico cruciale: impostare la prossima stagione in netto anticipo rispetto alla concorrenza. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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La “nuova” Fiorentina riparte dalla panchina

Pianificare con largo anticipo rappresenta un vantaggio operativo fondamentale. Il primo grande snodo del progetto riguarda la guida tecnica: al Viola Park prende sempre più quota l’ipotesi di una conferma di Vanoli. Nonostante qualche imperfezione nella gestione e un gioco a tratti meno spettacolare, la dirigenza ha apprezzato profondamente l’identità che il mister è riuscito a trasmettere a De Gea e compagni nel momento del bisogno, rivelatasi una condizione inderogabile per la risalita in classifica.

Il rinnovo dell’allenatore si legherà inevitabilmente alle ambizioni della società. Un tecnico di primissima fascia accetterebbe la panchina solo a fronte di investimenti massicci per puntare stabilmente alle coppe europee. Qualora la dirigenza non potesse garantire tali spese e decidesse di affidarsi a un profilo “normale” per iniziare un nuovo ciclo, riterrebbe decisamente più logico e meritocratico proseguire il percorso con l’attuale mister, evitando così i grossi rischi del ripartire totalmente da capo.

Le strategie di mercato e i riscatti

La permanenza aritmetica in Serie A consentirà al dirigente Paratici di scaldare i motori per il prossimo calciomercato. Sarà necessario accelerare i tempi per la ricostruzione dell’organico, stabilendo le priorità tra rinnovi, cessioni e giocatori da riscattare.

Tra le certezze a bilancio spicca il riscatto obbligato di Fabbian, che scatterà in automatico non appena l’obiettivo stagionale sarà raggiunto. Inoltre, bisognerà valutare con estrema attenzione il destino dei prestiti: sono ben 15 i tesserati pronti a fare rientro alla base. Agire con tempestività sarà la chiave assoluta per garantire un futuro di successo dopo un’annata estremamente complessa.

Andreazzoli racconta Allegri e Spalletti: «Se sono considerati i migliori ci sarà un motivo…Vi svelo questi aneddoti su di loro»

Andreazzoli, allenatore, ha parlato così di Allegri e Spalletti in vista di Milan Juve di domenica a San Siro. Le sue dichiarazioni

Aurelio Andreazzoli ha parlato nel corso di un’intervista a La Gazzetta dello Sport, presentando Milan Juve dal punto di vista di Allegri e Spalletti. Queste le sue dichiarazioni.

ULTIMISSIME JUVE LIVE

IL RAPPORTO CON SPALLETTI – «Eravamo stati avversari, lui all’Empoli e io alla Massese in Serie C1 l’anno in cui loro hanno vinto la Coppa Italia di categoria, nel 1995: non eravamo nello stesso girone, però ci siamo incontrati in Coppa. Poi abbiamo frequentato il super corso di Coverciano e da lì è nato il progetto di lavorare insieme qualora si fosse presentata l’occasione giusta. Non c’è stata subito, ma si è presentata con l’Udinese dopo qualche anno e da lì è cominciata la storia: Udine e poi Roma in due spezzoni, con il piacere di stare insieme e di condividere» 

AVVICINAMENTO – «È subito nata la curiosità, perché eravamo in camera insieme al super corso e lui in quel periodo allenava la Sampdoria: eravamo entrambi curiosi e quindi ci siamo avvicinati. A dire il vero ci eravamo incrociati già nei dilettanti da calciatori – lui era a Volterra e io a Pescia – però in quel periodo non ci si frequentava, eravamo avversari e basta» 

LO SPALLETTI DI OGGI – «Ora chiaramente ha un’esperienza tale che la curiosità gli è un po’ scemata: è talmente pieno delle sue cose che non ne ha più bisogno, pur aprendosi sempre – per carattere – alle novità che il mondo del calcio offre. Anzi, più che seguire le novità, lui spesso le ha anticipate» 

IL LAVORO ALLA JUVE – «Ne ero certo: ha un bagaglio ampissimo, ha proposte e ha personalità per incidere, non c’erano dubbi che sarebbe accaduto. Per mettere a posto le cose era solo questione di tempo. La mano si sarebbe vista in fretta e non ci sono dubbi che lui abbia i mezzi per poter arrivare subito al dunque. Poi è evidente che per mettere a posto le cose che ci vorrà ancora un pochino, però molte cose già funzionano. È questione di caratteristiche e lui è uno che si impone sulla squadra, sia come idea che come comportamenti. Adesso la Juventus è una squadra seria che si comporta come il suo allenatore, in maniera seria. I calciatori non si buttano in terra, non perdono tempo… Poi hanno pure aggiunto la goliardia, perché si divertono: è un gruppo che sta bene insieme e si vede» 

LA PROSSIMA SFIDA DI SPALLETTI – «Le ambizioni della Juve, che sono massime. Io non credo che se quest’anno dovessero arrivare quarti, il prossimo anno si accontenteranno di arrivare terzi. È normale che sia così, anche se non lo ammetteranno mai: non firmerebbero in anticipo per queste posizioni, sono ambienti che tendono al massimo, come è giusto che sia» 

MERCATO – «Sì, ed è logico, perché con tutte le capacità che allenatore e società possono mettere a disposizione, poi si passa attraverso le qualità dei calciatori. L’allenatore bravo è quello che fa esprimere bene i giocatori e ciò fa la differenza dal punto di vista del tecnico. Dal punto di vista dei risultati, però, la differenza la fanno i calciatori in campo» 

ALLEGRI – «Se guardiamo la classifica dell’anno scorso e quella di quest’anno, possono essere contenti tutti. Ci sono tanti aspetti da considerare che possono piacere o meno a livello personale, però ciò che rimane è l’oggettività della classifica per la quale tutte le squadre giocano, in particolare quelle di alto livello. Parliamo sempre di gente che conosce il mestiere: lui e Spalletti fanno questo lavoro da una vita e sono considerati i migliori, ci sarà un motivo… Hanno un bagaglio, seppur diverso, che li rende sicuri del lavoro che fanno. Poi, l’esperienza da sola serve a poco, altrimenti allenerebbero i settantenni come me che invece stanno a casa e allenano i giovani. Servono tante componenti, anche l’esperienza, ma al primo posto ci sono le capacità che uno può avere. A qualsiasi età» 

Lazio, Lotito raddoppia: premio alla squadra in caso di vittoria della Coppa Italia! La cifra ‘promessa’ dal presidente ai suoi giocatori

Lazio, Lotito ha fatto questa promessa alla squadra in caso di vittoria della Coppa Italia. Ecco il premio in denaro ai suoi giocatori

La grande attesa sta per terminare. Questa sera, la New Balance Arena di Bergamo sarà il palcoscenico infuocato della decisiva semifinale di Coppa Italia che vedrà contrapposte Lazio e Atalanta. Un match cruciale per le sorti della stagione, a cui non mancherà il supporto presidenziale: Claudio Lotito sarà a Bergamo per seguire la sfida dal vivo e caricare la squadra verso l’obiettivo.

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Il maxi premio presidenziale per caricare la squadra

Per spingere i suoi giocatori a dare il massimo in questa delicata trasferta lombarda, il patron biancoceleste ha deciso di intervenire concretamente mettendo sul piatto un incentivo economico di grandissimo rilievo. Lotito ha raddoppiato il premio per la vittoria della Coppa, passando dai 2 milioni inizialmente previsti a ben 4 milioni lordi. Un segnale forte che dimostra la priorità assoluta data a questo trofeo. Tra i corridoi di Formello, inoltre, ci si chiede se il presidente non abbia già riconosciuto un ulteriore e prezioso bonus anche per l’accesso all’eventuale finale.

I numeri della sfida: in palio un primato statistico

La partita di questa sera nasconde un affascinante traguardo per gli amanti delle statistiche. Chi supererà il turno tra Lazio e Atalanta, infatti, staccherà le dirette concorrenti e diventerà in solitaria la seconda squadra a giocare più finali di Coppa Italia dal 2014-15 ad oggi. Al momento della discesa in campo, le due compagini sono entrambe ferme a 3 atti conclusivi disputati (esattamente come il Milan), e inseguono in questa speciale classifica solamente la Juventus a quota 8.

Sarri all’esame della storia per rompere il digiuno

La tradizione recente sorride ai capitolini. A partire dal 2009, la compagine romana è arrivata ben 5 volte all’epilogo del torneo (nelle edizioni 2009, 2013, 2015, 2017 e 2019), riuscendo ad aggiudicarsi poi il trofeo in 3 occasioni. Ironia della sorte, l’ultima coppa è stata sollevata proprio nella finale contro la Dea all’Olimpico nel 2019. Nello stesso lasso di tempo, il cammino della Lazio si è interrotto per 2 volte in semifinale (2018 e 2024), per ben 9 volte ai quarti e in una singola occasione agli ottavi.

Oggi la pressione è tutta su mister Maurizio Sarri, che prova l’impresa di riportare i suoi ragazzi a competere per il titolo. La partecipazione all’ultimo atto della competizione manca dai tempi di Inzaghi: sono passati sette lunghi anni e l’ambiente laziale è pronto a sognare ancora.

Abbiati non ha dubbi: «Giusto che il Milan continui con Allegri. Italia? Non ho avuto il coraggio di chiamare Gattuso…Ripartirei dall’idea di Spalletti»

Abbiati, ex portiere del Milan, ha parlato così del momento vissuto dai rossoneri ma anche del crollo Italia ai playoff Mondiali

Torna in campo per una notte nella Kings League e ritrova il sorriso. Christian Abbiati si diverte contro Dida e Brocchi, parando persino un rigore al suo ex compagno: «Dai, il fisico ha risposto bene». Tra una battuta e l’altra («Qui avrebbe fatto bene Seedorf perché era un giocatore tecnico, con forza fisica e molto resistente»), l’ex portiere commenta la preziosa vittoria del suo Milan a Verona. Un successo che riporta serenità in classifica: «E ha avvicinato l’obiettivo Champions…». Ecco la sua intervista a Tuttosport.

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Il bilancio stagionale e la fiducia in Allegri

Sulla stagione rossonera, il giudizio è chiaro: «Beh, è senz’altro positivo perché, come ho detto e ha sempre detto Allegri, l’obiettivo iniziale era arrivare tra le prime quattro e, anche grazie alla vittoria di domenica, siamo messi bene. Vero è che a un certo punto abbiamo anche creduto di poter lottare per lo scudetto, ma credo che in questo momento la rosa dell’Inter sia superiore a quella del Milan».

Sul futuro dell’allenatore, Abbiati non ha dubbi: «Se hai dei progetti è giusto continuare con lui. Perché Max ha già vinto con questa maglia, conosce bene l’ambiente ed è quindi la persona giusta per fare bene. Tutti buoni motivi per cui credo sia un pericolo cambiare allenatore». A parte la gioia per le stracittadine («Oltre ai derby vinti), l’ex portiere loda un aspetto in particolare: «Il fatto che per un buon periodo la squadra sia tornata ad avere continuità ad alto livello, il che è un segnale importante per il futuro. Peccato che ci sia stato questo calo nell’ultimo mese, con quelle tre sconfitte contro Lazio, Napoli e Udinese».

Da Leao a Maignan: pregi e difetti dei singoli

Inevitabile un commento su Rafael Leao, spesso al centro delle critiche: «Penso che a lui non manchi niente. Leao è un giocatore così, magari a qualcuno i suoi atteggiamenti possono dare fastidio ma io, quando vado a San Siro, vedo un ragazzo che corre e ha qualità. Lui è così, prendere o lasciare: può risolverti la partita oppure può sembrare che il Milan con lui in campo giochi con uno in meno. Però non si può non dire che non abbia classe».

Parole di comprensione anche per Mike Maignan: «Va detto che lui ci aveva abituato anche troppo bene e che è umano per qualsiasi giocatore avere dei cali in una carriera tanto lunga e logorante. Detto questo mi sembra evidente che il lavoro che sta facendo a livello di preparazione, stia portando risultati».

Il dispiacere per Gattuso e la crisi azzurra

Un pensiero sincero va all’amico Gattuso dopo la cocente delusione vissuta a Zenica: «Sono molto amico di Rino e, devo dire la verità, non ho avuto il coraggio di chiamarlo». Il motivo è profondo: «Perché so l’impegno che ci ha messo, la passione, la dedizione alla causa. Penso che ora abbia iniziato a smaltire un po’ la delusione e sicuramente lo sentirò a breve».

Infine, un’analisi sulla situazione della Nazionale italiana. Sposando la linea tracciata dal ct, Abbiati conclude: «Sono molti i motivi di questa crisi ed è difficile analizzarli tutti. Però io partirei dall’idea di Spalletti: ci sono squadre che non hanno giocatori italiani tra i titolari e penso che quanto abbia detto non sia sbagliato, dovrebbe essere obbligatorio mettere in campo un under 19 italiano per dare impulso a tutto il movimento». Purtroppo, il coraggio di lanciare i giovani scarseggia: «Alcune squadre lo fanno, ma sono poche. Per questo, anche se non so se sia praticabile, appoggio l’idea di Spalletti».

Bologna, Italiano sarà l’allenatore anche nella prossima stagione? La posizione della dirigenza e del tecnico ma spunta questo nodo!

Bologna, Italiano verrà confermato allenatore nella prossima stagione? Qual è la posizione della dirigenza e del tecnico, c’è un ostacolo

Il Bologna spinge con decisione per trattenere Vincenzo Italiano sulla propria panchina. Secondo il Corriere dello Sport, la dirigenza è fermamente convinta che il tecnico rappresenti la figura ideale per guidare il progetto tecnico, a prescindere da un’eventuale qualificazione alle prossime coppe europee. Tuttavia, per il prolungamento del rapporto lavorativo emerge un importante nodo legato alle cifre dell’ingaggio.

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Il rinnovo di Italiano: il nodo economico e il contratto in scadenza

Senza i ricchi introiti derivanti dalla partecipazione a una competizione continentale, il club fatica a garantire un allungamento del contratto mantenendo l’attuale stipendio, che si aggira intorno ai 3 milioni di euro. Non si tratta di una mancanza di stima nei confronti dell’allenatore, ma di una necessaria e prudente sostenibilità economica. Per questo motivo, la società potrebbe proporre al mister un rinnovo al ribasso.

Qualora Italiano scegliesse di non accettare questa decurtazione, potrebbe comunque decidere di restare alla guida della rosa emiliana con il contratto in scadenza. Uno scenario che non spaventa la piazza: già durante la sua esperienza alla Fiorentina, il tecnico preferì non prolungare l’accordo proposto dalla dirigenza viola, dimostrando nei fatti che la situazione contrattuale non avrebbe minimamente intaccato la sua professionalità e la dedizione al lavoro.

Il rush finale: l’importanza dell’ottavo posto e le sfide decisive

Parallelamente alle dinamiche di mercato, la stagione del Bologna è tutt’altro che conclusa. L’amministratore delegato Claudio Fenucci ha recentemente trasmesso allo spogliatoio il chiaro messaggio del presidente Joey Saputo: è fondamentale blindare almeno l’ottavo posto in classifica, nel caso in cui il settimo dovesse rivelarsi definitivamente irraggiungibile. Il management rossoblù ha ribadito a tutti i tesserati l’importanza di non abbassare la guardia.

Centrare questo traguardo porterebbe infatti molteplici benefici: permetterebbe di mantenere alto l’attuale profilo sportivo del club e garantirebbe di iniziare la prossima edizione della Coppa Italia con un turno di ritardo. A questo si aggiunge un profondo dovere morale verso i tifosi. Il popolo dello stadio Dall’Ara merita di vedere una squadra che dà l’anima in questo “mini campionato” finale contro avversarie del calibro di Roma, Cagliari, Napoli, Atalanta e Inter. Un atteggiamento battagliero è considerato il minimo per ripagare l’affetto infinito ricevuto dagli spalti, nonostante le troppe delusioni casalinghe maturate nel corso dell’anno.

Calciomercato Milan, SOS numero 9: Allegri traccia l’identikit del nuovo attaccante. 4 nomi per il grande colpo dell’estate, di chi si tratta

Calciomercato Milan, chi sarà il nuovo attaccante dei rossoneri in vista della prossima stagione? Allegri traccia il profilo, ecco tutti i nomi

L’estate del Milan ruoterà attorno a una missione chiara ed essenziale: acquistare un vero numero nove. Ai rossoneri manca un classico centravanti dai tempi d’oro di Zlatan Ibrahimovic e Olivier Giroud. Nel corso di questa stagione, Max Allegri ha tentato l’esperimento tattico di trasformare Rafael Leao in una prima punta, ma i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative. La dirigenza dovrà quindi tornare prepotentemente sul calciomercato per risolvere un problema che, negli ultimi anni, ha causato troppi investimenti sbagliati.

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L’identikit di Allegri: niente scommesse, serve un bomber

Come riportato questa mattina dal Corriere della Sera, il tecnico livornese ha già tracciato le linee guida nei primi vertici di mercato con l’amministratore delegato Giorgio Furlani e il direttore sportivo Igli Tare. La richiesta è netta: serve un giocatore esperto e pronto all’uso. Il club non ha più tempo per le scommesse; l’obiettivo primario è ingaggiare un attaccante in grado di garantire gol decisivi fin dalla prima giornata.

I vertici di via Aldo Rossi stanno monitorando con grande attenzione diversi profili, tra cui spiccano due grandissime occasioni in scadenza di contratto, pronte a muoversi a parametro zero durante l’estate. Si tratta di Robert Lewandowski in uscita dal Barcellona (il cui agente incontrerà Milan e Juventus proprio in questi giorni) e Dusan Vlahovic della Juventus, che tra i due rappresenta senza dubbio il candidato con la maggiore prospettiva futura.

Le alternative sul taccuino: Sorloth e l’ostacolo Guirassy

Oltre alle piste a costo zero, la dirigenza vaglia anche altri nomi. Mister Allegri apprezza particolarmente il profilo di Alexander Sorloth, attuale centravanti dell’Atletico Madrid. Rispetto alle prime due opzioni, l’attaccante ha pretese salariali decisamente inferiori e per acquistare il suo cartellino dovrebbero “bastare” circa 25-30 milioni di euro.

Appare invece nettamente più in salita la trattativa che porta a Serhou Guirassy del Borussia Dortmund: la punta è blindata da una pesantissima clausola rescissoria da 80 milioni di euro. Nelle prossime settimane emergeranno sicuramente nuovi potenziali obiettivi, ma un dato resta inconfutabile: per tornare al vertice, il Milan non può assolutamente permettersi di sbagliare la scelta del proprio leader offensivo.

Mercato Juve, guarda chi si rivede…Torna di moda Antonio Silva per la difesa: ecco la mossa di Jorge Mendes

Mercato Juve, Antonio Silva è un nome che torna di moda per la difesa bianconera. La possibile mossa di Mendes per l’estate

Il mercato Juve si accende in vista della sessione estiva, e lo sguardo attento della dirigenza bianconera è rivolto verso il Portogallo. Stando a quanto riportato dalle colonne di Tuttosport, il nome di Antonio Silva è tornato a circolare con grande insistenza negli ambienti della Continassa. Le indiscrezioni, rilanciate anche dal noto quotidiano lusitano A Bola, delineano uno scenario di mercato in forte evoluzione: il potente procuratore Jorge Mendes si starebbe già muovendo per cercare una nuova e prestigiosa sistemazione al suo assistito.

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Rottura con il Benfica: la clausola da 100 milioni e il nodo stipendio

Il promettente difensore ha un contratto in scadenza nel 2027. Sebbene il club di Lisbona stia spingendo per il rinnovo, la distanza tra le parti appare al momento netta. Il centrale richiede infatti uno stipendio superiore ai 4 milioni lordi stagionali, oltre a delle precise garanzie tecniche per la sua carriera. Il quotidiano portoghese sottolinea come, nonostante la giovanissima età, Antonio Silva abbia già collezionato l’impressionante cifra di 176 presenze. Sotto la guida tecnica di José Mourinho, il ragazzo ha giocato con estrema continuità, ma ora il Benfica si trova a un bivio delicato.

Il rischio di vederlo partire a parametro zero tra un anno spaventa la dirigenza, combattuta tra l’esigenza di cederlo in estate, il tentativo di blindarlo o il pericolo di un doloroso addio gratuito. Sul contratto del difensore pende però una pesantissima clausola rescissoria da 100 milioni di euro, una cifra che rende qualsiasi trattativa decisamente complessa.

Le strategie della Juve e l’incontro in agenda per Bernardo Silva

Per la Juventus, il profilo del talento lusitano non è una novità, essendo stato lungamente seguito dalla rete scouting durante la gestione di Cristiano Giuntoli. Tuttavia, un suo eventuale approdo a Torino resta strettamente vincolato a una cessione eccellente nel reparto arretrato. Al momento le priorità della società sono orientate altrove: nei prossimi giorni Mendes è atteso a Torino, ma il focus principale dei colloqui tra le parti riguarderà la suggestione Bernardo Silva.

In quest’ottica, Antonio Silva potrebbe trasformarsi in un’opportunità concreta solo nelle ultime fasi del mercato, ricalcando le dinamiche di altre operazioni condotte da Mendes, come accaduto in passato per João Neves e Gonçalo Ramos. Per ora, la dirigenza bianconera osserva vigile l’evolversi della rottura tra il calciatore e il club portoghese, consapevole che il fascino della Vecchia Signora resta una destinazione assolutamente gradita.

Calciomercato Napoli, Lukaku out e Pinamonti in? Scelto il sostituto del belga per la prossima stagione ma…Tutti gli ostacoli dell’operazione

Calciomercato Napoli, vista la partenza di Lukaku gli azzurri hanno individuato in Pinamonti il suo sostituto. I dettagli dell’affare

Secondo La Gazzetta dello Sport, il Napoli inizia a pianificare il futuro del proprio reparto offensivo partendo da una netta certezza: l’addio di Romelu Lukaku. Tra la dirigenza partenopea e il centravanti belga la rottura appare ormai insanabile, culminata in un contenzioso rovente e in una multa da circa 150 mila euro. Le parti si separeranno a fine campionato grazie a un gentlemen’s agreement, ma l’operazione in uscita si preannuncia complessa. Il belga ha un contratto gravoso da otto milioni e mezzo netti (quasi dodici lordi) e, essendo stato acquistato per 30 milioni due anni fa, il club dovrà muoversi con estrema cautela per non registrare una pesante minusvalenza di dieci milioni a bilancio.

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Il rebus tattico e la gestione dei rientri

Senza Big Rom, si apre un vuoto oggettivo alle spalle di Rasmus Hojlund. L’identikit del nuovo attaccante dipenderà molto da chi siederà in panchina e dal modulo prescelto. Se si dovesse optare per un classico 4-3-3, serviranno garanzie sugli esterni, dove figurano già David Neres e Alisson Santos (da riscattare per 16,5 milioni).

Prima ancora di avviare nuove trattative, il Napoli dovrà risolvere alcune pendenze economiche. La società dovrà versare “appena” 26 milioni di euro all’Udinese per Lorenzo Lucca, il quale potrebbe però finire subito sul mercato. Rientrerà inoltre Noa Lang dal prestito al Galatasaray. Due elementi che, specialmente sotto l’attuale guida tecnica di Antonio Conte, difficilmente troverebbero spazio nel progetto. Da valutare attentamente anche la posizione del brasiliano Giovane: pagato venti milioni e considerato dal mister come una prima punta, finora ha deluso le aspettative, mostrando solo rari sprazzi di talento.

Andrea Pinamonti: il profilo ideale per l’attacco

Per affrontare una stagione logorante tra campionato, Champions League, Coppa Italia ed eventuale Supercoppa, serve un vice-Hojlund fatto e finito, capace di garantire un turnover affidabile per evitare infortuni e affaticamenti. Il profilo perfetto porta il nome di Andrea Pinamonti. Prossimo ai 27 anni, l’attaccante vanta una vastissima esperienza in Serie A: cresciuto nell’Inter, ha retto le pressioni del Genoa e lottato con Empoli e Frosinone. Con 252 presenze in massima serie, 62 reti totali e otto gol stagionali con il Sassuolo, Pinamonti rappresenta l’idea più concreta sul tavolo della dirigenza. Ha il talento e, soprattutto, il carattere necessario per coesistere all’ombra di Hojlund e farsi trovare sempre pronto nel momento del bisogno.

Boni: «In Italia bisogna resettare tutto e togliere potere ai procuratori. CT? Il nome giusto è solo uno, no a Conte» – ESCLUSIVA PODCAST

Boni, ex centrocampista di Roma e Sampdoria, ha analizzato il momento del calcio italiano e non solo: le sue dichiarazioni

Loris Boni, ex centrocampista di Sampdoria e Roma, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24 per analizzare il difficile momento del calcio italiano e non solo. Queste le sue dichiarazioni in merito

Buongiorno Loris. Con lei vorrei cominciare analizzando quello che è un difficile momento per il calcio italiano dopo la terza mancata qualificazione al Mondiale. Lei che fu acquistato a 19 anni dalla Sampdoria può dirci cosa ci sia di diverso rispetto ai suoi tempi e quali sono le soluzioni per riportare l’Italia ai Mondiali?

«Sicuramente la delusione per la mancata qualificazione al Mondiale è grande. Ma è chiaro che i problemi si sono accumulati già da 20 anni ed essendo arrivati alla terza mancata qualificazione consecutiva dovremmo ora resettare tutto e cercare di cambiare certe regole che ci penalizzano in maniera gravissima, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo di troppi stranieri in Italia. Ci sono squadre che scendono in campo con 11 giocatori e sono tutti e 11 stranieri. Questa mi sembra veramente una roba assurda e ridicola. Certamente però questo non è l’unico problema perchè poi bisognerebbe dare modo ai nostri giovani di potersi affacciare nei campionati senza magari avere la pretesa di vederli crescere immediatamente. Bisogna avere la pazienza e la speranza che qualcosa di buono possa davvero esserci. Infine sarebbe da fare una riflessione anche su certi tipi di allenatori che magari prediligono molto la tattica a discapito della tecnica. In Italia non si vede più un dribbling, vediamo solo un tatticismo esagerato. Queste cose erano già evidenti anni fa e penso che adesso bisognerebbe solo avere il coraggio di cambiare tutto».

Nella formazione del calciatore giovane quale aspetto andrebbe a ripescare rispetto ai suoi tempi? Crede veramente che non ci siano più talenti in Italia?

«Io credo che fino ai 12-13 anni i giocatori andrebbero lasciati liberi di giocare, di pensare e di poter ragionare con le proprie capacità. Invece io vedo che ai nostri giovani, già a quell’età, gli viene insegnata la tattica a discapito della tecnica. E poi soprattutto l’avvento dei procuratori che secondo me penalizzano molto la crescita di certi giocatori perchè vanno avanti a promesse. Già a 12 anni si promettono delle cose che poi magari strada facendo non si avverano e questi giovani vengono poi abbandonati alla loro strada e si perdono. Andrebbero riviste queste regole: fino ai 16 anni i procuratori non dovrebbero avere la possibilità di avvicinarsi a nessun giovane».

Lei pensa che sia opportuno per l’Italia copiare qualcuno dei modelli esteri vincenti, tipo quello tedesco o quello spagnolo?

«Io penso che noi non dovremmo copiare nessuno perchè noi abbiamo sempre avuto grandi giocatori a livello tecnico e non vedo perchè non si torni a puntare molto su un certo tipo di insegnamento: i giovani giocatori devono arrivare a 16 anni sapendo fare determinati gesti tecnici che ora non si vedono più a vantaggio di uno sterile fraseggio. Come non si vedono più difensori che sanno difendere. Si bada a costruire e non a distruggere. Si pensa a fraseggiare quando si potrebbe osare. Nel nostro calcio queste cose non si vedono più ma non dobbiamo copiare gli altri. Abbiamo bisogno di tornare a fare ciò che abbiamo sempre fatto».

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Entrando nello specifico e partendo dai discorsi fatti finora, chi vedrebbe come CT al posto del dimissionario Gattuso, considerando che ad oggi manca anche il presidente Federale?

«Io spero che i quadri dirigenziali lavorino per il bene del calcio e non per fare pressioni politiche o ostacoli politici… Tutte quelle mosse che servono solo per salvaguardare le loro posizioni. Io un allenatore ce l’ho nella mia testa però in questo momento sta allenando la Roma e spero resti lì. Parlo di Gasperini. Per me è l’unico allenatore adatto a guidare la Nazionale Italiana. Questo perchè è bravo con i giovani e sa insegnare calcio. Non vedo altre soluzioni o minestre riscaldate tipo Conte o Mancini. Abbiamo già visto cosa hanno fatto e cosa potrebbero fare. Ok che Mancini ha vinto l’Europeo sfruttando magari un mese favorevole ma poi anche lui ha mancato la qualificazione al Mondiale e inoltre ha lasciato la Nazionale in un modo non molto felice. Spero che si punti su qualcos’altro

Ritornando a Gasperini e analizzando l’infuocata situazione in casa Roma, lei crede che le tensioni con Ranieri possano essere appianate e che la proprietà debba fare di tutto per tenere l’ex Atalanta in panchina?

«Secondo il mio punto di vista Gasperini è l’unico allenatore venuto a Roma a insegnare calcio creando un qualcosa che ha un futuro. Può avere una crescita costante. Ricordo che quest’anno lui ha lavorato sempre con grandi difficoltà, con molti infortuni, con giocatori arrivati non pronti subito e nonostante questo ha saputo portare la Roma a certi livelli. E’ vero che non arrivare in Champions può essere una delusione però dobbiamo valutare tante altre cose. Io mi auguro che la società sistemi questa situazione che non è simpatica a nessuno».

L’altra grande squadra della sua carriera è la Sampdoria, club che sta vivendo da anni momenti complicati. Pensa che presto la situazione possa volgere al sereno per rivedere così i blucerchiati stabilmente in Serie A?

«Io francamente vedo che c’è una situazione societaria molto strana, non vedo una serietà d’intenti. Vedo solo una società che ha fatto un investimento nella speranza di portare la Sampdoria a certi livelli per poi cederla. Non ci è riuscita nell’immediato e ora la società è in difficoltà. Mi auguro che si pensi al bene della Sampdoria mettendola magari in mani più affidabili soprattutto dal punto di vista calcistico perchè la Sampdoria non merita questa situazione».

SI RINGRAZIA LORIS BONI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

Inter Como, le pagelle dei giornali: Calhanoglu da 9, Sucic e Martinez decisivi con un 8! Ma fioccano anche dei 4, ecco i voti completi

Inter Como, le pagelle dei giornali dopo la rimonta dei nerazzurri che è valsa la finale di Coppa Italia. Ecco i voti completi

L’Inter guidata da mister Cristian Chivu conquista il pass per la finalissima della Coppa Italia 2026. In un San Siro incandescente, la formazione nerazzurra supera il Como per 3-2 al termine di una sfida dalle mille emozioni. Dopo lo 0-0 del match di andata, la qualificazione sembrava irrimediabilmente compromessa, ma l’Inter ha saputo ribaltare le sorti dell’incontro nei pazzeschi venti minuti finali.

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L’illusione comasca e il risveglio nerazzurro

Il Como approccia benissimo la gara e passa in vantaggio al 32′ con il guizzo del trequartista Martin Baturina. All’inizio della ripresa, i lariani allungano ulteriormente le distanze con la rete del raddoppio firmata da Lucas Da Cunha al 48′. Con due gol da recuperare, i nerazzurri fanno valere il peso della loro immensa qualità e la maggiore esperienza. Il trascinatore assoluto è Hakan Calhanoglu: il turco dimezza lo svantaggio al 69′ e trova la rete del clamoroso pareggio all’86’. All’89’, a completare la rimonta, ci pensa il neo entrato Petar Sucic, che fa esplodere i tifosi di casa con la rete del definitivo 3-2.

Le pagelle dell’Inter: Calhanoglu da 9, Sucic letale

Il migliore in campo di Tuttosport è senza ombra di dubbio un Calhanoglu (9) monumentale, un regista insostituibile letale sia da fuori che di testa. Ingresso devastante e decisivo per Sucic (8), autore di due assist illuminanti e del gol vittoria. Fondamentale l’apporto tra i pali di Martinez (8), la cui parata decisiva su Diao vale letteralmente mezza qualificazione. Totalmente bocciato Zielinski (4.5), colpevole sul gol del raddoppio avversario. Giornata no per Dimarco (5), autore di una grave ingenuità da “vecchio Dimarco” sul primo gol subito. A centrocampo, Barella (6) fatica contro il “mucchio” creato da Fabregas, mentre Thuram (6.5) lotta con grande fisicità su ogni pallone. Applausi a mister Chivu (7.5), abilissimo a ribaltare l’inerzia della sfida con le sostituzioni.

Le pagelle del Como: Baturina non basta, Diao sprecone

Per la squadra di mister Cesc Fabregas (7) la delusione è enorme, dopo aver accarezzato il sogno per gran parte del match. Brilla Baturina (7.5), una spina nel fianco costante, supportato dalle giocate dell’ottimo Paz (7) e dalle accelerazioni brucianti di Da Cunha (7). Dietro, Van der Brempt (6) vince il duello sulla fascia ma la retroguardia cede di schianto nel finale, con Perrone (5) che perde le marcature nella zona centrale. Il sogno svanisce definitivamente sul clamoroso errore sotto porta del subentrato Diao (4).

Juventus, ma che stagione sta facendo Kalulu!? Da acquisto in punta di piedi a simbolo bianconero. E il futuro è già segnato…VIDEO di Marco Baridon

Juventus, l’analisi della stagione di Pierre Kalulu e quale sarà il futuro del difensore francese – VIDEO di Marco Baridon

L’impatto di Pierre Kalulu con la maglia della Juventus ha superato ogni più rosea aspettativa. Arrivato nel mercato estivo del 2024 quasi in sordina, il difensore transalpino si è trasformato in pochissimo tempo in un vero e proprio simbolo e leader indiscusso della retroguardia bianconera. Le sue prestazioni sul rettangolo verde lo hanno rapidamente consacrato come uno dei migliori interpreti del ruolo nel nostro campionato, azzerando in via definitiva tutte le perplessità che avevano accompagnato il suo sbarco a Torino.

I dubbi iniziali e l’esplosione sotto la guida di Spalletti

Al momento del suo trasferimento dal Milan, infatti, l’operazione era stata accolta da un diffuso scetticismo generale. La piazza si interrogava sulle caratteristiche tecniche dell’acquisto e, soprattutto, sulla sua effettiva tenuta atletica, alla luce delle sole 11 presenze nell’annata 2023/24 vissuta in rossonero. Tuttavia, il classe 2000 ha subito dimostrato di saper reggere la pressione, mettendo in mostra un autentico DNA da Juve. Dopo aver guadagnato fiducia con Thiago Motta e Tudor, è sotto la sapiente guida di Luciano Spalletti che ha raggiunto la definitiva consacrazione, ergendosi a giocatore più impiegato della rosa e garantendo una costanza di rendimento clamorosa.

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Statistiche da top player: assist, gol e precisione nei passaggi

L’evoluzione tattica del difensore è ampiamente supportata dai numeri stagionali. Fino a questo momento, Kalulu ha già distribuito ben 7 assist, un dato che polverizza il suo precedente record personale fermo a quota 3. Questo salto di qualità nasce da un profondo cambiamento nello stile di gioco: il francese oggi spinge molto di più, occupando le zone nevralgiche con enorme intelligenza e proiettandosi in avanti con estrema pericolosità. A questa propulsione offensiva unisce una pulizia tecnica invidiabile, certificata dal fatto di essere il quinto calciatore per passaggi precisi in Serie A. A incorniciare questa stagione magica ci sono anche 2 gol messi a segno, un ulteriore primato personale.

Il calciomercato e il futuro in bianconero

Per una Juventus ambiziosa, desiderosa di tornare a vincere in Italia e di competere ai massimi livelli in Europa, è di vitale importanza ripartire da questa solida ossatura. Nonostante il difensore abbia un contratto valido fino al 2029, la dirigenza deve prepararsi a respingere con grande fermezza le inevitabili sirene dall’estero. L’obiettivo della società deve essere quello di rinnovare e consolidare il legame con il calciatore. Oggi, Pierre Kalulu rappresenta la base imprescindibile su cui gettare le fondamenta per un ciclo futuro radioso e vincente.

Processo Maradona, terza udienza a Buenos Aires: le accuse a Luque e le lacrime di Gianinna. La ricostruzione di quanto successo

Processo Maradona, terza udienza andata in scena a Buenos Aires: dalle accuse a Luque alle lacrime di Gianinna. Cosa è accaduto

Al tribunale di San Isidro a Buenos Aires è andato in scena il terzo atto del nuovo processo Maradona. Il procedimento giudiziario, ripartito lo scorso marzo dopo l’annullamento del 2025 causato dallo scandalo di una giudice, vede sul banco degli imputati i sette operatori sanitari responsabili della convalescenza domiciliare dell’ex fuoriclasse argentino.

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Le accuse al team medico e il rischio carcere

Le posizioni più delicate sono quelle del neurochirurgo e medico personale Leopoldo Luque, della psichiatra Agustina Cosachov e dello psicologo Carlos Diaz. I professionisti devono rispondere della gravissima accusa di omicidio semplice con dolo eventuale, un reato che prevede condanne severissime, con la prospettiva di rischiare dagli 8 ai 25 anni di reclusione. Il dibattimento si è concentrato principalmente sulla figura di Luque, il quale, all’inizio di novembre 2020, spinse la famiglia del Diez ad accettare la controversa degenza domiciliare, subito dopo il delicato intervento chirurgico per rimuovere un ematoma subdurale.

La testimonianza di Gianinna Maradona e il dolore in aula

Il momento più drammatico dell’udienza ha visto come protagonista Gianinna Maradona. La secondogenita di Diego è crollata in lacrime sul banco dei testimoni durante l’ascolto dei messaggi vocali inviati all’epoca da Luque per orientare la scelta familiare. Gianinna ha rivelato ai giudici che, insieme alla sorella Dalma, aveva fortemente proposto il ricovero del padre in una clinica specializzata, valutando persino un ordine del tribunale contro la volontà stessa del campione. Tuttavia, le pressioni del neurochirurgo risultarono decisive per il trasferimento a casa. Davanti alla corte, la donna ha attaccato duramente il medico: Ci ha manipolato, ci ha garantito che ci sarebbero state le apparecchiature necessarie per un ricovero serio”.

Le parole del pm e l’esito dell’autopsia

Il pubblico ministero Patricio Ferrari non ha usato mezzi termini, puntando il dito contro i medici colpevoli di aver abbandonato Diego alla sua sorte, negandogli le cure adeguate. Diego Armando Maradona si è spento il 25 novembre 2020 nella sua abitazione di Tigre, a venti giorni dall’operazione. L’autopsia ha stabilito che la morte è sopraggiunta per un edema polmonare acuto secondario, provocato da una grave insufficienza cardiaca. Il cuore di Diego pesava 503 grammi (il doppio del normale) e presentava una cardiomiopatia dilatativa con un severo accumulo di liquidi negli organi. Una tragedia clinica che l’accusa ha duramente etichettato come un’indifferenza letale e criminale da parte di chi avrebbe dovuto tutelare la sua salute. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Napoli, come cambia la storia con o senza Rrahmani…Lo certificano i numeri! Dal rientro con la Cremonese al futuro blindato dal rinnovo

Napoli, il futuro di Rrahmani è stato blindato attraverso il rinnovo di contratto. Qual è la situazione e cosa filtra sul rientro dall’infortunio

Il Napoli di Conte si prepara a riabbracciare il suo pilastro difensivo. Dopo aver assistito dalla panchina al pesante crollo interno contro la Lazio, Amir Rrahmani è pronto a riprendersi il posto da titolare al centro della retroguardia. Il difensore, elemento cardine della colonna vertebrale che ha sorretto la compagine azzurra verso gli ultimi due scudetti e la Supercoppa, scenderà in campo dal primo minuto venerdì sera allo stadio Maradona contro la Cremonese, in uno snodo cruciale per la stagione. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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Il peso delle assenze: i numeri del crollo difensivo

L’annata del centrale kosovaro è stata pesantemente condizionata dalla sfortuna. A causa di due fastidiosi infortuni muscolari e di altri contrattempi fisici, è stato costretto a saltare ben 19 partite ufficiali. L’impatto della sua assenza sui risultati della squadra è certificato da dati inequivocabili: senza Rrahmani a guidare la linea difensiva, il Napoli ha subìto 34 dei 50 gol totali stagionali (il 68%), di cui 20 su 33 in Serie A e 13 su 15 nelle coppe europee. Un vuoto di leadership e posizionamento che ha portato agli orrori difensivi visti contro la Lazio.

Il traguardo Champions e l’ostacolo Cremonese

Con il sogno tricolore definitivamente archiviato, il Napoli deve fare i conti con la nuova classifica: l’Inter è ormai a un passo dal titolo, il Milan ha conquistato il secondo posto e la Juve insegue a -3 dagli azzurri. A cinque giornate dal termine, mancano 8 punti per garantirsi la qualificazione matematica alla prossima Champions League. Tuttavia, il match contro la compagine lombarda nasconde numerose insidie. La Cremonese di Giampaolo, attualmente ferma a 28 punti e appaiata al Lecce nella lotta per non retrocedere, arriverà al Maradona alla disperata ricerca di punti salvezza in un testacoda ad altissima tensione.

Il futuro blindato: accordo fino al 2029

In questo scenario, il rientro del difensore rappresenta una vera e propria assicurazione per evitare ulteriori passi falsi. La società è ben consapevole della sua imprescindibilità, tanto per il presente quanto per le stagioni a venire. Per questo motivo, il prolungamento del contratto è ormai cosa fatta: il rinnovo fino al 2029 è stato totalmente definito in ogni dettaglio e si attende soltanto l’annuncio ufficiale da parte del club.

Calciomercato Roma, stop ai rinnovi: 6 giocatori in attesa. Chi resterà e chi invece partirà, le possibili decisioni giallorosse

Calciomercato Roma, rinnovi in stand-by: 6 giocatori attendono di conoscere le decisioni sul futuro. Cosa sta succedendo

In casa Roma la questione legata ai rinnovi di contratto attraversa una fase di stallo assoluto. La profonda crisi di risultati registrata nel corso del mese di marzo, unita alle recenti tensioni interne deflagrate con lo sfogo di Ranieri, ha spinto i vertici societari a tirare bruscamente il freno a mano. Attualmente, ogni ragionamento e pianificazione sui prolungamenti dei tesserati è stato ufficialmente congelato. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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I giocatori in attesa: dalle scadenze immediate al 2027

La sospensione delle trattative coinvolge diverse pedine fondamentali dello scacchiere giallorosso. Il blocco riguarda in primo luogo i calciatori con una scadenza immediata fissata per la prossima estate (1° luglio), un gruppo che comprende profili di primissimo piano come Lorenzo Pellegrini, Paulo Dybala, Zeki Celik e Stephan El Shaarawy. Stesso discorso vale per quei giocatori il cui orizzonte temporale contrattuale è attualmente fissato al 2027, ovvero Gianluca Mancini e Bryan Cristante.

La proprietà americana ha diramato un messaggio inequivocabile alla propria dirigenza: nessun nuovo accordo dovrà essere sottoscritto o formalizzato prima della fine di maggio. La firma sui nuovi contratti avverrà solo ed esclusivamente quando vi sarà assoluta chiarezza su ruoli e prospettive, ma soprattutto dopo aver compreso quale obiettivo sportivo sarà stato concretamente raggiunto dal gruppo squadra.

Il lavoro di Massara e l’ancora di salvezza chiamata Champions

Il raggiungimento della qualificazione in Champions League renderebbe inevitabilmente tutto più semplice, sbloccando le risorse finanziarie necessarie. Nonostante l’attuale veto, il direttore sportivo Massara non ha mai interrotto il suo certosino lavoro sul tavolo dei prolungamenti. Le basi per le firme di Mancini e Cristante, infatti, erano già state di fatto chiuse prima del netto stop imposto dall’alto.

Per quanto riguarda le scadenze a stretto giro, Pellegrini appare il profilo più vicino alla permanenza tra i quattro che potrebbero salutare la Capitale a luglio. Tuttavia, la sua pratica non potrà subire accelerazioni finché a Trigoria persisterà questo clima di incertezza legato ai risultati e ai delicati rapporti interni. La linea dettata dai Friedkin non ammette alcuna eccezione: dopo il pesante ko incassato contro l’Inter, la proprietà ha messo tutti in discussione, salvando unicamente la posizione dell’allenatore Gian Piero Gasperini.

Calciomercato Juve, all-in su Lewandowski: incontro in programma con il suo agente! Il polacco ha questo desiderio per il futuro

Calciomercato Juve, Robert Lewandowski è ora l’obiettivo principale dei bianconeri per la prossima estate. Ecco cosa sta succedendo

La Juventus è pronta a piazzare un colpo ad effetto per rivoluzionare il proprio reparto offensivo. L’obiettivo numero uno individuato dalla dirigenza bianconera porta il nome di Robert Lewandowski. Secondo le ultime indiscrezioni riportate da Tuttosport, il club è alla ricerca di un bomber implacabile, un profilo d’esperienza e caratura internazionale in grado di garantire almeno 20 gol a stagione per colmare definitivamente il gap con le dirette concorrenti. Dopo aver visto sfumare nel mercato di gennaio le piste che portavano a Kolo Muani, Mauro Icardi e Youssef En-Nesyri, la società ha deciso di puntare tutto sul centravanti polacco per assecondare le richieste di Luciano Spalletti, il quale ha preteso un vero finalizzatore di peso.

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Rinnovo in stallo a Barcellona e l’incontro con Zahavi

La trattativa è tutt’altro che utopica, complice il momento delicato che il giocatore sta vivendo in Catalogna. Il rinnovo con il Barcellona è attualmente in una profonda fase di stallo: il presidente Joan Laporta avrebbe infatti proposto un prolungamento con l’ingaggio dimezzato, condizione rispedita al mittente dall’attaccante. Nonostante le ricche avance ricevute dai Chicago Fire in MLS e dai club arabi, la priorità assoluta dell’ex Bayern Monaco resta il calcio europeo.

Fiutando l’affare, la Juve ha programmato un incontro con l’agente Pini Zahavi, pronta a mettere sul piatto un contratto annuale da 6 milioni di euro più bonus. Al momento, i bianconeri si trovano in netto vantaggio rispetto al Milan, che rimane comunque un osservatore molto attento.

Le alternative in lista: da Zirkzee all’ostacolo Nuñez

Sebbene Lewandowski rappresenti l’usato sicuro ideale per tentare di riconquistare il tricolore dopo sei anni di digiuno, la società continua a valutare parallelamente altre piste. Sul taccuino dei dirigenti restano vivi i nomi di Kolo Muani (il francese rientrerà al PSG dal Tottenham ma gradirebbe un ritorno a Torino) e di Joshua Zirkzee, desideroso di lasciare il Manchester United per riabbracciare l’Italia.

Decisamente più complessa la suggestione Darwin Nuñez: l’attaccante uruguaiano vuole disperatamente lasciare l’Al Hilal, ma lo stipendio da 23 milioni a stagione rappresenta un ostacolo insormontabile senza un cospicuo contributo da parte del club saudita. Il fascino del blasone bianconero e l’idea di una suggestiva “last dance” in Serie A restano però le chiavi principali per convincere Lewandowski e riportare la Vecchia Signora a dominare in Italia.

Inchiesta escort Milano, il caso si allarga. 70 giocatori coinvolti: anche di Milan, Inter e Juve. Gli ultimi sviluppi dell’indagine

Inchiesta escort Milano, il caso si allarga a 70 giocatori coinvolti anche appartenenti a Milan, Inter e Juve. Gli sviluppi dell’indagine

Una vasta operazione condotta dalla Procura ha scoperchiato un presunto giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione gestito dall’agenzia di eventi “Ma. De. Milano”, con sede logistica a Cinisello Balsamo. L’indagine ha portato agli arresti domiciliari i vertici della società, Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, insieme ai loro collaboratori Alessio Salamone e Luan Fraga.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Nel mirino degli inquirenti sono finiti i party esclusivi a cui avrebbero partecipato almeno una settantina di calciatori professionisti, militanti in squadre del calibro di Inter, Milan, Juventus, Verona, Torino, Monza e Sassuolo. È fondamentale sottolineare che gli atleti e i clienti VIP, non avendo commesso alcun reato, non risultano indagati e i loro nomi sono stati coperti da omissis all’interno dell’ordinanza.

Il sistema delle serate: locali di lusso e la “droga del palloncino”

Il format proposto ai facoltosi clienti prevedeva un intrattenimento completo: partiva con una cena spettacolo nei ristoranti della “Milano bene” per poi proseguire in discoteca o nel riserbo delle camere d’hotel. Le indicazioni operative intercettate sono chiare: “Li portiamo al Just”, riferendosi al rinomato Just Cavalli, oppure “noi siamo al Me, albergo situato in piazza della Repubblica”.

Oltre alla prostituzione, l’inchiesta ha fatto luce sull’utilizzo del gas esilarante. Da una conversazione tra una giovane e i referenti dell’agenzia emerge una richiesta precisa dalla camera di un noto hotel: “Siamo al Duca, al Me Milan, ci servono palloncini. Sono con…”. La disponibilità dell’organizzazione era immediata: “Ok ti mando qualcuno”.

Il listino prezzi, i piloti di Formula 1 e le gravidanze inattese

La rete di clienti non si limitava al calcio, ma si estendeva a facoltosi imprenditori e sportivi internazionali. In un’intercettazione si organizza un appuntamento per un pilota di Formula 1: “Ho un amico pilota di Formula uno che vuole una ragazza a pagamento, riusciamo a trovarla?”. L’interlocutore garantisce: “Gli mando la brasiliana”. Il giro d’affari mosso dall’agenzia era ingente: “Devo capire un attimo quanti soldi devo recuperare, tra sabato e domenica”.

All’interno dell’agenzia operavano oltre un centinaio di giovani donne. I vertici trattenevano circa il 50% dei profitti, pagando poi le prestazioni in contanti. Una ragazza spiega così i suoi introiti: “Ho preso il 10% sul tavolo di quel calciatore che ha speso tremila e lo stesso su quello dei giocatori di hockey”.

Tra le carte spuntano anche le spiacevoli conseguenze vissute dalle ragazze. Una giovane, dopo aver trascorso la notte con un noto giocatore di Serie A, contatta preoccupata uno degli organizzatori, il quale le chiede: “Basta recuperare le chat, ma saranno passate più o meno tre settimane. Perché?”. La drammatica confessione chiude il cerchio: “Eh… non lo dire a nessuno… ma ho appena fatto il test e sono incinta, da più di tre settimane… quindi è di…”. Lo riporta Gazzetta.

Sconfitta a tavolino, cambia la classifica: titolo a rischio

La decisione del giudice sportivo rischia di riscrivere la lotta al titolo: cambia la classifica dopo la sconfitta a tavolino

Un campionato deciso da una sentenza del giudice sportivo: rischia di finire alla storia quanto sta accadendo in queste ore dopo la sconfitta a tavolino assegnata al club.

Il titolo, che era già stato praticamente festeggiato, non è più sicuro e il rischio di un contraccolpo psicologico è dietro l’angolo. Mentre in Serie A l’Inter fa i conti per capire quando far partire la festa ufficiale (possibilità ci sono già in questo weekend), in Qatar ha del clamoroso quanto accaduto a Roberto Mancini e al suo Al Sadd.

Squadra che aveva festeggiato il titolo la settimana scorsa senza neanche scendere in campo: la sconfitta dei rivali dello Shamal contro il Qatar Sc per 2-0 aveva dato il via alla festa, resa ancora più piacevole dal successo in Champions contro l’Al Hilal di Inzaghi. Ora però qualcosa è cambiato e i tifosi potrebbero dover rimettere dentro le bandiere ed aspettare tempi migliori.

Già perché la decisione del giudice sportivo ha di fatto riscritto la classifica e reso meno agevole la corsa al titolo.

L’Al Sadd non è più campione: cambia la classifica in Qatar

Proviamo a fare chiarezza. Tutto nasce dal regolamento sulle sostituzioni di calciatori stranieri. Il Qatar SC poco prima dell’intervallo ha subito l’espulsione del tunisino Ali Saodi e successivamente ha sostituito il qatariota Ahmed Al-Rawi con l’argentino Franco Russo.

MAncini festeggia
Mancini rischia di perdere il titolo (Instagram Roberto Mancini) – Calcionews24.com

Proprio questa sostituzione ha infranto il regolamento: l’articolo 15, infatti, impone ad una squadra che ha già sei stranieri in campo, di terminare la partita con 5 giocatori non qatarioti in campo se uno degli stranieri viene espulso.

Da qui la decisione della Commissario disciplinare di infliggere la sconfitta a tavolino al Qatar Sc e, di conseguenza, la vittoria allo Shamal. Con questa decisione, la squadra di Mancini ‘perde’ il titolo: ad una giornata dal termine, i punti di vantaggio sulla seconda sono soltanto due e non più cinque.

Tutto si deciderà l’ultima giornata con lo scontro diretto proprio tra l’Al Sadd del Mancio e lo Shamal: basterà non perdere alla capolista per dare il via alla festa bis per il titolo.

Chivu nel post partita: «Rimontare 2 volte il Como in 10 giorni, solo la pazza Inter può farlo. I ragazzi hanno orgoglio e il DNA nerazzurro dentro»

Inter, Cristian Chivu ha parlato dopo il match contro l’Inter, valido per il ritorno delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

Ai microfoni di Mediaset dopo Inter Como, il tecnico Cristian Chivu ha dichiarato:

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SODDISFAZIONE PER LA VITTORIA OTTENUTA GRAZIE AI CAMBI DALLA PANCHINA – «C’è un gruppo, è il lavoro di un gruppo che da inizio stagione sta facendo molto bene. Quando sono chiamati in causa lo fanno vedere. Oggi chi è subentrato ci ha dato una grossa mano, hanno avuto personalità, coraggio e sono stati decisivi. E’ il lavoro di questo gruppo che ha questa voglia pazzesca di esser competitivi fino in fondo».

DOBLETE – «Ci siamo guadagnati e ci siamo messi da soli col lavoro e i risultati in una posizione che ci permette di sognare. Di raggiungere l’obiettivo campionato e Coppa Italia».

DOPPIA RIMONTA COL COMO – «Eravamo consapevoli di quello che è il Como, di cosa sta facendo vedere. Siamo stati in grado di segnare tanti gol nelle partite fatte contro di loro, questi ragazzi hanno orgoglio e il DNA Inter dentro. Rimontare 2 volte il Como in 10 giorni, solo la pazza Inter può farlo».

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Como, Fabregas commenta il ko con l’Inter: «Dobbiamo essere orgogliosi di questa squadra. Arrabbiarmi sarebbe sbagliato»

Como, Cesc Fabregas ha parlato dopo il match contro l’Inter, valido per il ritorno delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

Ai microfoni di Mediaset dopo Inter Como, il tecnico Cesc Fabregas ha dichiarato:

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SULLA PARTITA: «Magari la partita è cambiata dopo il gol del 2-1, ma ricordo anche l’azione di Diao. So dove abbiamo iniziato questo percorso, abbiamo lottato per arrivare in finale di Coppa Italia. So chi siamo, sono sereno perché sapevo che i ragazzi avrebbero fatto una grande prestazione. Manca ancora qualcosa, ma ripeto: lo sapevo, conosco tutti i miei giocatori. Abbiamo giocato contro una squadra di veterani e con questo tipo di giocatori sei ovviamente più vicino a vincere».

SUL SUO STATO D’ANIMO: «Ovvio che sono deluso, posso arrabbiarmi ma questo è parte del percorso. Ho vinto tanto nella mia carriera, ma ho anche perso. Io andrò sempre con il mio messaggio: siamo il Como, stiamo crescendo e piano piano ci stiamo avvicinando. Dobbiamo essere orgogliosi di questa squadra. Arrabbiarmi sarebbe sbagliato, abbiamo fatto una buona prestazione, poi il risultato dà sempre ragione. Dobbiamo stare attenti a non mandare questa stagione a rotoli solo perché siamo tristi».

SUGLI ERRORI COMMESSI: «Il piccolo dettaglio a questo livello pesa. Loro hanno fatto dei cambi che hanno fatto la differenza. Qualitativamente abbiamo fatto una grandissima prestazione, ma è mancato qualcosa: non so se per mentalità o freschezza. Possiamo migliorare ancora in tantissime cose. Siamo la terza o quarta squadra in Europa che gioca con più Under 23».

Pagelle Inter Como, partita ‘pazza’ dei nerazzurri! Rimonta storica, con un super Calhanoglu – I VOTI

Pagelle Inter Como: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per il ritorno delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

Pagelle Inter Como: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per il ritorno delle semifinali di Coppa Italia 2025/26.

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INTER – J. Martinez 6.5; Akanji 6, Acerbi 5 (74′ Bisseck 6), Carlos Augusto 5.5; Luis Henrique 5 (84′ Dumfries 6), Barella 5.5, Calhanoglu 7, Zielinski 6 (60′ Sucic 7), Dimarco 5.5 (60′ Diouf 6); Thuram 5.5, Bonny 6 (74′ Esposito sv).

COMO – Butez 6; Ramon 6, Diego Carlos 6 (90′ Morata sv), Kempf 6; Van der Brempt 6 (80′ Smolcic 5.5), Perrone 6.5, Da Cunha 7 (70′ Caqueret sv), Valle 6; Nico Paz 7, Baturina 7 (80′ Rodriguez sv); Douvikas 6.5 (70′ Diao 5).

Moviola Inter Como: gli episodi dubbi della semifinale di ritorno di Coppa Italia diretta da Sozza

Moviola Inter Como, gli episodi dubbi del match valido per la gara di ritorno delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

La semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Inter e Como si è rivelata una partita tattica, spigolosa e ricca di contrasti ma soprattutto pazza. Ecco la moviola della sfida diretta da Sozza:

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Nel primo tempo di Inter‑Como non sono mancate le situazioni dubbie. Al 20’, Douvikas cade dopo una evidente trattenuta di Acerbi mentre prova a entrare in area: Sozza fischia fallo all’Inter, ma il replay mostra chiaramente l’irregolarità del difensore nerazzurro. Sarebbe stata punizione dal limite per il Como, con semplice ammonizione: niente rosso, perché non c’erano i presupposti del DOGSO, vista la presenza di altri difendenti in grado di intervenire. Sei minuti più tardi, nuovo duello tra i due: entrambi finiscono a terra in area e Acerbi trattiene ancora la maglia dell’attaccante. L’arbitro, molto vicino all’azione, giudica il contatto insufficiente per assegnare il rigore.

Nella ripresa, al 48’, è regolare il gol del 2‑0 del Como: Da Cunha recupera palla, riceve il filtrante di Nico Paz e batte Martinez. Il VAR controlla la posizione di partenza del francese, confermando la validità dell’azione. Al 73’ altro episodio da moviola: Perrone intercetta un passaggio di Barella con il braccio destro non completamente aderente al corpo. Nonostante ciò, Sozza decide di non concedere il rigore all’Inter, valutando decisiva la distanza ravvicinata tra i due giocatori.

Cristiano Ronaldo e suo figlio insieme all’Al‑Nassr? Scenario possibile: ecco cosa filtra sul futuro della coppia

Al‑Nassr, sogno di famiglia per CR7: Cristiano Ronaldo e Junior potrebbero giocare fianco a fianco. Cosa può succedere

A 41 anni, Cristiano Ronaldo continua a essere uno dei protagonisti più discussi del panorama calcistico internazionale. Oltre a puntare con decisione al prossimo Mondiale, il portoghese sta trascinando l’Al‑Nassr, sempre più capolista in Saudi Pro League. I numeri confermano la sua ennesima stagione di livello assoluto: 24 gol in 25 presenze nel campionato saudita, statistiche che testimoniano una professionalità e una longevità sportive fuori dal comune, con CR7 determinato a inseguire nuovi obiettivi nonostante l’età.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Accanto alla consueta fame di record, c’è un altro elemento che alimenta la sua motivazione. In un’intervista rilasciata a Canal 11 pochi mesi fa, Ronaldo aveva confessato il desiderio di giocare un giorno insieme a suo figlio. Uno scenario che potrebbe diventare realtà già dalla prossima stagione: secondo quanto riportato da alweeam.com, uno dei portali più autorevoli in Arabia Saudita, l’Al‑Nassr starebbe valutando la possibilità di promuovere Cristiano Ronaldo Jr in prima squadra, con una decisione attesa al termine dell’annata in corso.

Classe 2010 e in possesso della doppia cittadinanza statunitense e portoghese, Cristiano Jr potrebbe dunque ritrovarsi a condividere lo spogliatoio con il padre, replicando un copione già visto negli Stati Uniti con LeBron James e suo figlio. Un passaggio di testimone simbolico e affascinante, che aggiungerebbe un nuovo capitolo alla straordinaria carriera di CR7.

Leicester, la favola è lontanissima: arriva la retrocessione aritmetica nella terza serie inglese

Dieci anni dopo il miracolo Premier, il Leicester City scivola in League One: retrocessione aritmetica. La favola è ormai un ricordo

Il Leicester City è aritmeticamente retrocesso in League One dopo il pareggio contro l’Hull City, sancendo una caduta clamorosa: dieci anni dopo l’incredibile trionfo in Premier League, le Foxes si ritrovano a dover ripartire dalla terza divisione inglese. Un epilogo che fotografa la profondità della crisi sportiva del club.

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Dopo il titolo conquistato con Claudio Ranieri, il Leicester era riuscito per alcune stagioni a restare stabilmente tra le grandi d’Inghilterra, arricchendo il proprio palmarès con la vittoria della FA Cup e del Community Shield nel 2020/21, oltre a diverse qualificazioni in Champions ed Europa League. Un periodo d’oro che sembrava aver consolidato il club nell’élite del calcio inglese.

A distanza di un decennio, però, quel ciclo vincente appare lontanissimo: la retrocessione in Championship della scorsa stagione e quella in League One di quest’anno certificano una caduta verticale. Le Foxes, un tempo simbolo della favola più romantica della Premier, sono oggi costrette a ripartire dal basso per ricostruire identità, ambizioni e futuro.

Pulici sul Torino: «I tifosi della Juve cantano “Urbano Cairo dai non vendere“. È l’irrisione totale…»

Pulici parla del Torino: «Visto che il presidente ripete di essere disponibile a cedere, speriamo venda a qualcuno»

Le immagini di Paolo Pulici con la fascia “Cairo vattene” al braccio, diventate immediatamente virali, hanno riportato al centro dell’attenzione il malcontento crescente della tifoseria granata. L’ex bandiera del Torino, intervistato da Tuttosport, ha voluto spiegare l’origine di quello scatto, chiarendo come sia nato il gesto e ribadendo – con la consueta schiettezza – la sua piena sintonia con il sentimento del popolo granata.

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L’episodio al Toro Club
«Domenica ero alla festa del Toro Club “Valli Alto Canavese”. Un tifoso mi ha messo questa fascia al braccio», racconta Pulici. «Inizialmente non avevo letto, pensavo fosse una normale fascia da capitano. Quando mi hanno fatto notare il contenuto, mi sono messo a ridere. L’ho tenuta volentieri perché sono sempre felice di interpretare i sentimenti dei tifosi. Lo slogan è forte, non possiamo promuovere espropri, ma rappresenta esattamente il nostro stato d’animo: invochiamo un Toro migliore».

La condanna della mediocrità
L’analisi dell’ex bomber sulla gestione societaria è amara. «Vorremmo un’altra proprietà, una squadra ambiziosa che rappresenti davvero la storia granata e il nostro “tremendismo”. Invece, oggi, il massimo a cui possiamo aspirare è non retrocedere o galleggiare intorno al 12° posto. Arriviamo da 21 anni di mediocrità. A ogni estate partono i migliori e si ricomincia daccapo: smontando continuamente la rosa, come si fa a crescere e a trasmettere attaccamento alla maglia? Da anni non possiamo più nemmeno sognare».

Lo sfottò e il futuro
A ferire ulteriormente l’orgoglio granata c’è lo scherno dei rivali cittadini. «I tifosi della Juve cantano “Urbano Cairo dai non vendere. È l’irrisione totale, ma è ovvio: sperano che resti perché capiscono che non è all’altezza della nostra storia. Visto che il presidente ripete di essere disponibile a cedere, speriamo venda a qualcuno capace di farci entusiasmare di nuovo».

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Infortunio Fofana, segnali positivi da Milanello: il francese ci sarà contro la Juve? Le ultimissime

Infortunio Fofana, allarme rientrato per il rossonero: da Milanello filtra ottimismo in vista della Juventus

A Milanello è tornato un clima sereno ma carico di concentrazione in vista del big match contro la Juventus, in programma domenica 26 aprile 2026 a San Siro. Il successo contro il Verona ha consolidato il secondo posto e ampliato a +8 il margine sulla quinta posizione, restituendo al gruppo anche certezze fisiche importanti. La notizia più rilevante riguarda Youssouf Fofana, che – come appreso da Milannews24 – si è allenato regolarmente in gruppo, dissipando ogni dubbio sulle sue condizioni.

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Il centrocampista francese rappresenta un tassello fondamentale nello scacchiere di Massimiliano Allegri. La sostituzione al Bentegodi era stata solo precauzionale: si è trattato di semplici crampi dovuti all’intensità della gara, come confermato dallo stesso giocatore. Con Fofana al 100%, il tecnico può contare sulla solidità della sua diga di centrocampo, elemento chiave per contenere le ripartenze bianconere e proteggere una difesa guidata dall’insostituibile Pavlovic.

Nonostante il margine rassicurante in classifica, lo scontro diretto con la Juventus richiede la massima attenzione: blindare la qualificazione Champions e chiudere la stagione in crescendo resta l’obiettivo prioritario. La presenza di Fofana garantisce quella fisicità internazionale che Allegri considera imprescindibile, in attesa dei rinforzi di qualità – come Goretzka – già pianificati per il 2027.

Calciomercato Juve, strada in salita per Kim: il centrale resta convinto del progetto Bayern e chiude a un addio estivo

Calciomercato Juve, doccia fredda per i bianconeri: Kim non ha dubbi e vede il suo futuro al Bayern Monaco. Le ultime

Secondo quanto riportato da Florian Plettenberg di Sky Sport DE, Minjae Kim non sta valutando l’idea di lasciare il Bayern Monaco nella prossima sessione estiva. Il difensore sudcoreano resta pienamente concentrato sul progetto bavarese e non mostra segnali di malcontento, nonostante le voci circolate negli ultimi giorni.

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Il giocatore è legato al Bayern da un contratto fino al 2028, un elemento che rende qualsiasi operazione particolarmente complessa. Inoltre, non risultano contatti o incontri con il Fenerbahce, smentendo così le indiscrezioni che avevano alimentato l’ipotesi di un ritorno in Turchia.

In Italia, il nome di Kim è stato accostato alla Juventus, dove rappresenterebbe un profilo ideale per rinforzare il reparto difensivo. Luciano Spalletti lo conosce bene e lo apprezza profondamente, avendo condiviso con lui la conquista dello storico scudetto al Napoli. Tuttavia, allo stato attuale, l’operazione appare tutt’altro che semplice.

Lotito spiega: «Le norme attuative sono competenza della Federcalcio. Serve un ragionamento a 360»

Lotito non ha dubbi: «Le norme attuative sono competenza della Federcalcio. Serve un ragionamento a 360». Le parole

Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, è intervenuto durante la prosecuzione dell’audizione del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi davanti alla VII Commissione del Senato, prendendo la parola in un momento che ha attirato l’attenzione dei presenti. Il suo intervento è stato preceduto da una battuta del presidente della Commissione, Roberto Marti, che con tono ironico gli ha chiesto se stesse parlando da presidente o da senatore.

La risposta di Lotito è arrivata subito, con un richiamo diretto al tema dei possibili conflitti di ruolo e alla lunga esperienza maturata in oltre vent’anni in diversi settori. Le dichiarazioni proseguono:

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PARLAMENTO – «Sono ancora più convinto dell’utilità e del ruolo del Parlamento. Vanno definiti i perimetri di attribuzione: le leggi le fa lo Stato italiano, e quindi il Parlamento. Le norme attuative sono competenza della Federcalcio. Serve un ragionamento a 360°, altrimenti si risolvono – e nemmeno sempre – solo elementi di contorno. Oggi abbiamo la legge istitutiva del professionismo, la 91/81 che ha 45 anni (in realtà tale legge è stata abrogata, ndr). Oggi ci sono società di capitali, società con investitori esterni a cui va richiesta trasparenza».

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VAR “a chiamata”, i club inglesi fanno muro: bocciano la proposta e confermano l’attuale modello di revisione

Inghilterra, niente svolta tecnologica: i club EFL respingono il VAR “a chiamata” e chiudono al nuovo sistema. I dettagli

La English Football League ha scelto di non aprire al nuovo sistema di revisione video proposto dal PGMOL, respingendo l’introduzione del Football Video System (FVS). Il progetto prevedeva un meccanismo “a chiamata” simile a quello utilizzato in altri sport, con gli allenatori autorizzati a richiedere la revisione di episodi chiave consegnando una scheda al quarto ufficiale. A differenza del VAR tradizionale, il FVS non avrebbe previsto controlli automatici né un team dedicato al monitoraggio costante della gara.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Durante la dimostrazione pratica e il successivo confronto interno, i club della EFL hanno espresso numerose perplessità sull’efficacia e sull’applicabilità del sistema. Le società hanno ritenuto il modello poco adatto alle esigenze del campionato, soprattutto per l’assenza di un supporto tecnologico continuo e per il rischio di aumentare la confusione nelle decisioni arbitrali.

Il feedback complessivo è stato netto: al momento non c’è alcuna volontà di introdurre ulteriori tecnologie arbitrali. La decisione chiude, almeno per ora, alla possibilità di vedere nelle categorie inferiori inglesi un sistema di revisione “a chiamata”, confermando l’attuale approccio basato esclusivamente sul VAR tradizionale nei campionati che già lo adottano.

Fabregas Como, Ludi sicuro: «Cesc è il nostro perno, quello su cui si poggia l’intera area tecnica. È un fenomeno»

Fabregas Como, Ludi: «Cesc è il nostro perno, quello su cui si poggia l’intera area tecnica. È un fenomeno». Le parole

Carlalberto Ludi, a pochi minuti dal via della semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Inter e Como, è intervenuto ai microfoni di Mediaset per presentare una sfida che può valere l’accesso alla finale del 2025/26. Il dirigente lariano ha analizzato le sensazioni del pre‑partita e l’importanza di un match che arriva dopo lo 0‑0 dell’andata, con il Como deciso a giocarsi tutte le proprie carte a San Siro. Di seguito tutte le sue dichiarazioni:

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SUL LAVORO DI FABREGAS: «Cesc è il nostro perno, quello su cui si poggia l’intera area tecnica. È un fenomeno, lo dico da tre anni a questa parte, cresce tutti i mesi. Ha una voglia di apprendere e migliorarsi incredibile, ha un’ambizione e una fame che non ho mai visto in una persona. A lui dobbiamo tanto, penso che siamo allineati culturalmente e come obiettivo e sono sicuro che andremo avanti insieme per tanto tempo. Perché come noi diamo tanto a lui anche lui ci restituisce tanto tutti i giorni».

SUL FUTURO DI FABREGAS E L’INTERESSE DELL’INTER NELLA SCORSA ESTATE: «Non abbiamo mai avuto paura. Dopodiché vedremo, non possiamo prevedere il futuro. Ma siamo sicuri del rapporto che abbiamo con Cesc e del lavoro che facciamo tutti i giorni».

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