Pagina 284 – Calcio News 24

Napoli Torino secondo De Canio: «D’Aversa porterà i granata alla salvezza. Conte non è cambiato di una virgola, già allora…». Il retroscena

Napoli Torino Gigi De Canio ha parlato così di Conte e D’Aversa verso il match del Maradona. Le sue dichiarazioni

Gigi De Canio non ha dubbi: «Roberto D’Aversa farà bene sulla panchina del Toro e aiuterà i granata a tirarsi fuori dalle zone calde della classifica. Contro la Lazio ha già dimostrato l’impatto che può avere». Ecco la sua intervista a Tuttosport.

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D’AVERSA «Ricordo che Roberto non voleva mai perdere durante le partitelle e ogni volta che gli fischiavo un fallo lanciava per protesta il pallone fuori dal campo. Così lo multavo di 50 euro: a fine anno, quando ci fu la raccolta benefica coi proventi derivanti dalle multe ai giocatori, gli dissi che due terzi della cifra arrivava da lui. Battute a parte: D’Aversa era un leader in mezzo al campo e con i consigli di uno come Conte affinò ulteriormente la sua leadership».

LA PREDISPOSIZIONE PER LA PANCHINA «Allora era ancora giocatore negli atteggiamenti, anche se in lui c’era la predisposizione ad allenare. Roberto aveva, infatti, una grande capacità di analisi tecnico-tattica delle gare e in partita sapeva leggere in anticipo molte situazioni. Doti fondamentali per chi vuole fare questo mestiere».

PREGI E DIFETTI «Il pregio principale di Roberto era la grande volontà di imparare e migliorarsi sempre. Era attento a tutto quello che riguardava la preparazione della partita e le scelte che operavo: una curiosità che lo portava a confrontarsi per accrescere le sue conoscenze; mentre il difetto è facile: era un po’ fumatino di carattere. Non so quante volte gli avrò detto di stare calmo…».

CONTE «Antonio è sempre uguale: non è cambiato di una virgola dal ragazzo che iniziava ad allenare nel mio staff. Già allora, seppur facesse il collaboratore, era un martello. Conte riusciva subito a trasmettere loro quell’intensità e l’applicazione feroce, che poi abbiamo sempre ammirato nelle sue squadre. Per questo sono sempre stato sicuro che avrebbe fatto una grande carriera in panchina. Tra l’altro Antonio era animato dall’estrema determinazione di arrivare in alto e sono contento ci sia riuscito. Conte era attento, maniacale e meticoloso in tutto quello che faceva: si informava su qualunque cosa e non voleva tralasciare neppure il più piccolo particolare sia sul lavoro in campo sia nella gestione quotidiana della squadra».

NAPOLI-TORINO «Al netto delle assenze il Napoli è certamente favorito, anche perché D’Aversa è appena arrivato al Torino e necessita di tempo per trasmettere bene le sue idee. Roberto comunque è partito col piede giusto e porterà il Toro alla salvezza; mentre Antonio arriverà col Napoli in Champions».

Rinnovo Vlahovic Juventus: ora il serbo può veramente rimanere. Cosa sta succedendo per il suo prolungamento di contratto, ultimissime

Rinnovo Vlahovic Juventus: a che punto siamo per il prolungamento di contratto dell’attaccante serbo, ultimissime sul suo futuro

La Juventus e Dusan Vlahovic non sono mai stati così vicini a prolungare il proprio matrimonio sportivo. Secondo Tuttosport, quella che in passato aveva assunto i contorni di una clamorosa e insanabile rottura, si è improvvisamente trasformata in una trattativa concreta e serrata. Il numero nove bianconero ha espresso a chiare lettere la sua volontà di restare a Torino, spingendo la dirigenza piemontese a formulare un’offerta che fino a pochissimo tempo fa pareva del tutto impensabile.

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Il cambio di rotta: l’addio di Tudor e la centralità con Spalletti

Il primo e fondamentale segnale di disgelo riguarda la gestione della procura del giocatore. Sebbene l’agente storico Darko Ristic resti formalmente legato al calciatore, nelle ultime ore è emersa con forza la figura del padre Milos e di un nuovo intermediario, scelti appositamente per facilitare il dialogo diretto con la dirigenza.

Questo nuovo assetto ha permesso di superare le pesanti frizioni del passato, nate in particolar modo sotto la controversa gestione di Igor Tudor. Al contrario, con l’arrivo in panchina di Luciano Spalletti, l’attaccante balcanico è tornato immediatamente a essere il perno centrale e indiscusso del disegno tattico juventino.

Le cifre del rinnovo e il rientro in campo

Sul tavolo delle contrattazioni restano ora da limare i dettagli economici. La Juventus ha fissato un tetto salariale invalicabile, strettamente parametrato all’ingaggio di Kenan Yildiz. L’offerta per il rinnovo non supererà i 6 milioni di euro netti a stagione, raggiungibili attraverso una serie di bonus legati al rendimento. L’attaccante, che inizialmente puntava a uno stipendio in doppia cifra, sembra ora pronto a più miti consigli per amore della maglia.

Nel frattempo, il suo atteso rientro in campo si avvicina a grandi passi. Il giocatore tornerà gradualmente a lavorare con il gruppo a partire da oggi: l’obiettivo dello staff non è forzare il rientro per l’imminente sfida contro il Pisa, bensì averlo al top della forma per la trasferta di Udine. Mister Spalletti lo aspetta con ansia: la filosofia del tecnico rappresenta per la punta la garanzia sportiva necessaria per firmare il nuovo contratto e giurare fedeltà ai colori bianconeri.

Calciomercato Roma, bomba di Tuttosport: Malen via senza Champions e pronto ad approdare in un’altra big di Serie A. L’indiscrezione sull’olandese

Calciomercato Roma, secondo Tuttosport Malen potrebbe lasciare i giallorossi senza accesso in Champions League. I dettagli

La Juventus sta per dare il via a una profonda riorganizzazione del proprio attacco. Secondo quanto riportato sulle pagine di Tuttosport, l’eventuale conferma di Dusan Vlahovic non frenerà affatto la caccia a nuovi profili di caratura internazionale. A spingere il club verso queste riflessioni sono soprattutto le prestazioni deludenti fornite finora da Jonathan David e da Lois Openda. Per il primo, la dirigenza è disposta a valutare una cessione a titolo definitivo di fronte a un’offerta congrua; per il secondo, pagato ben 45 milioni di euro, si fa largo l’ipotesi di un prestito per permettergli di ritrovare fiducia e non disperdere l’importante investimento economico.

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Kolo Muani in pole position e la tentazione Malen

In questo intricato scenario, il vero grande obiettivo bianconero resta Randal Kolo Muani. Il Tottenham non sembra intenzionato a riscattarlo e il Paris Saint-Germain è alla ricerca di una sistemazione a titolo definitivo. La Vecchia Signora sarebbe pronta a mettere sul piatto circa 40 milioni di euro per regalare il cartellino del giocatore a Luciano Spalletti, che ha già espresso il proprio gradimento tecnico per l’operazione.

Tuttavia, il mister guarda con grande interesse anche a Donyell Malen. Attualmente in forza alla Roma (via Aston Villa), il suo futuro dipenderà strettamente dalla qualificazione in Champions League dei giallorossi. In caso di mancato traguardo europeo per i capitolini, la Juventus sarebbe pronta a inserirsi con grande forza nella trattativa.

Le alternative europee: Mateta e Sørloth sullo sfondo

La lista della dirigenza bianconera comprende anche altre piste. Piace molto Jean-Philippe Mateta, già corteggiato nella sessione di gennaio e legato al Crystal Palace da un contratto in scadenza nel 2027. Sotto la lente di ingrandimento degli osservatori è finito pure Alexander Sørloth, protagonista di un’annata brillante con la maglia dell’Atletico Madrid.

Ogni discorso definitivo, in ogni caso, è rimandato al mese di maggio. Solo la certezza matematica di partecipare alla prossima e ricca Champions League permetterà alla società di definire il budget reale. Senza i preziosi ricavi del massimo palcoscenico europeo, finanziare un restyling di questa portata diventerebbe un’impresa estremamente complessa.

Gullit attacca: «Non mi piace più il calcio! Dove sono i giocatori che osano? Dove sono i giocatori che hanno coraggio?». Che bordata dell’ex Milan

Gullit, leggenda olandese con un glorioso passato in Serie A, ha attaccato il calcio moderno. Queste le sue dichiarazioni

Ruud Gullit ha rilasciato un’intervista a Ziggo Sport, nella quale ha attaccato fortemente il calcio moderno. Queste le dichiarazioni dell’ex Milan.

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CRITICA AL CALCIO MODERNO – «Ho visto Arsenal-Chelsea, che partita di calcio assolutamente scialba. Vedo giocatori che cercano di forzare calci d’angolo e rimesse laterali, vedo raccattapalle pronti a dare asciugamani ai calciatori».

CHE ATTACCO AI GIOCATORI MODERNI – «Aspetto giocatori che osino affrontare di nuovo i difensori, qualcuno come Lamine Yamal. Mi manca quella gioia, semplicemente non mi piace più il calcio. Tutti svolgono compiti in campo. Dove sono i calciatori che palleggiano? Dove sono i giocatori che hanno coraggio? E’ solo passare, passare, passare e ancora passare».

Calciomercato Juve: il piano di Spalletti per l’estate. Chi è sicuro della permanenza e chi invece saluterà Torino, cosa accadrà a giugno

Calciomercato Juve: il piano di Spalletti in vista dell’estate. Chi rimarrà e chi invece saluterà Torino, cosa potrà succedere

La Juventus guarda al futuro con una strategia estremamente chiara e definita. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, il grande sogno per il reparto offensivo porta il nome di Randal Kolo Muani. Il giocatore, che farà rientro al PSG dopo il periodo di prestito al Tottenham, desidera fortemente il trasferimento a Torino, un’operazione considerata prioritaria anche in caso di permanenza di Dusan Vlahovic. L’obiettivo della dirigenza è formare una coppia d’attacco di livello assoluto per competere su ogni fronte, considerati anche i recenti rendimenti deludenti di Loïs Openda e Jonathan David, entrambi finiti ora a forte rischio cessione.

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Il progetto tattico di Spalletti e gli incedibili

Il nuovo progetto tecnico impostato da Luciano Spalletti si basa saldamente sul modulo 4-2-3-1, con la precisa richiesta alla società di avere due titolari affidabili per ogni ruolo. Prima di sedersi al tavolo per discutere il rinnovo contrattuale del mister, il club ha già deciso di blindare sei pilastri fondamentali: Kenan Yildiz, Weston McKennie, Gleison Bremer, Manuel Locatelli, Pierre Kalulu e Francisco Conceiçao. Questi uomini rappresentano le fondamenta inamovibili su cui costruire il prossimo anno.

Le mosse in uscita e la sostenibilità di Comolli

Il mercato bianconero sarà inevitabilmente dinamico. Se Emil Holm e Jérémie Boga sono molto vicini alla conferma, restano incerti i destini di Michele Di Gregorio e Federico Gatti.

Anche Teun Koopmeiners resterà a Torino, salvo clamorose offerte superiori ai 30 milioni di euro. In uscita, invece, si profilano i saluti di Filip Kostic e Arkadiusz Milik, mentre Douglas Luiz sembra destinato a essere definitivamente riscattato dall’Aston Villa. La parola d’ordine dettata da Damien Comolli è “sostenibilità”: la Juventus dovrà obbligatoriamente autofinanziarsi attraverso cessioni mirate e intelligenti, unite ai preziosi introiti garantiti dal ritorno nell’élite europea.

Roma, che fine ha fatto Robinio Vaz!? Dentro al momento del nuovo acquisto, cosa non sta funzionando per il classe 2007

Roma, che fine ha fatto Robinio Vaz!? L’analisi della stagione del classe 2007, cosa non sta funzionando fino a questo momento

Che fine ha fatto Robinio Vaz? È la domanda che gran parte dell’ambiente Roma continua a farsi in questi giorni. Il resoconto del mese di febbraio è decisamente scarno: appena mezz’ora giocata in impegni ufficiali e ben 180 minuti consecutivi trascorsi mestamente in panchina durante le delicate sfide contro Cremonese e Juventus.

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A complicare ulteriormente il quadro è arrivato anche un recente e plateale rimprovero da parte di Gian Piero Gasperini. Durante un test amichevole contro la Lodigiani, il mister non ha gradito l’atteggiamento in campo del ragazzo, accendendo inevitabilmente i riflettori su un giocatore finora rimasto confinato dietro le quinte.

Il primo arrivato del mercato invernale

Come sottolinea l’edizione odierna del Corriere dello Sport, tra tutti i rinforzi acquistati nel mercato di riparazione, il francese è quello che ha collezionato il minor minutaggio, nonostante sia stato il primo a sbarcare a Roma.

Era il 13 gennaio quando Vaz atterrava all’aeroporto di Ciampino, in tempo per assistere dal vivo alla sfida di Coppa Italia contro il Torino. In quel preciso momento, la trattativa per portare in giallorosso Donyell Malen era appena agli albori, Venturino militava ancora tra le file del Genoa, e l’acquisto di Bryan Zaragoza non figurava minimamente nei piani della dirigenza.

Il peso del cartellino: 25 milioni di aspettative

L’ambientamento di un diciottenne al suo primissimo trasferimento all’estero richiede fisiologicamente tempistiche dilatate e cure particolari. Gasperini ne è consapevole. Tuttavia, i 25 milioni di euro versati nelle casse del Marsiglia per prelevarlo rappresentano un esborso economico considerevole, che alza verticalmente l’asticella delle aspettative. È un macigno psicologico importante, un peso con il quale Vaz dovrà imparare a convivere il prima possibile per dimostrare il suo reale valore.

Fiorentina, duro attacco di Polverosi: «La state distruggendo!». I quattro punti per ripartire, altrimenti è davvero finita

Fiorentina, Alberto Polverosi ha lanciato l’attacco: «La state distruggendo!». I quattro punti per ripartire ed evitare il baratro

Sulle pagine del Corriere dello Sport, il giornalista Alberto Polverosi traccia un bilancio spietato del momento della Fiorentina. A differenza delle storiche e dolorose retrocessioni del passato, oggi non esistono alibi: il centro sportivo è a cinque stelle e la dirigenza garantisce ogni comfort. Eppure, la squadra sta crollando. L’analisi si concentra su quattro criticità da risolvere per evitare il baratro.

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1. Il rapporto tra allenatore e squadra

Le dichiarazioni di Paolo Vanoli evidenziano una frattura. Le sue parole nel post-partita di Udine sono state perentorie: «I giocatori devono farsi un esame di coscienza». Un’accusa diretta che, secondo Polverosi, dovrebbe portare l’allenatore a escludere chi non si impegna, imponendo un chiarimento faccia a faccia immediato.

2. La rassegnazione dei leader

L’umore dello spogliatoio è perfettamente fotografato da David De Gea. Dopo aver subìto l’ennesimo gol, ha ammesso: «Sì, potevo fare qualcosa di più, magari uscire di pugno. Ma anche se avessi parato quel tiro, avremmo preso gol dopo perché la partita era così». Un atteggiamento di resa inaccettabile per un fuoriclasse del suo livello, sintomo di una squadra che vive le difficoltà come eventi ineluttabili.

3. La gestione affrettata degli infortunati

Sotto accusa finiscono anche le scelte di formazione di Vanoli. Contro l’Udinese sono stati schierati dal primo minuto Daniele Rugani e Albert Gudmundsson. Entrambi rientravano da lunghissimi stop muscolari ed erano palesemente fuori condizione. Averli tenuti in campo fino al novantesimo minuto è apparso un azzardo tattico e medico ingiustificabile.

4. Il disastro tattico: la difesa a tre

I numeri condannano apertamente il ritorno alla difesa a tre. In questa stagione, la linea a quattro ha garantito una media di 1,38 punti a partita, contro lo 0,42 dell’assetto a tre. I difensori a disposizione, da Dodô a Robin Gosens, passando per Pietro Comuzzo, Marin Pongracic, Luca Ranieri e Fabiano Parisi, rendono decisamente meglio con il vecchio sistema. Aver forzato l’assetto a tre contro una squadra fisica come l’Udinese, accettando l’uomo contro uomo, è stato letale.

La peggiore annata del secolo è ormai una realtà, ma la salvezza no. Se la Fiorentina cambia la propria testa, può ancora farcela.

Napoli, De Bruyne ‘nuovo acquisto’ di Conte: i numeri del suo peso in campo non mentono, ecco quando può davvero rientrare

Napoli, De Bruyne sarà a tutti gli effetti un ‘nuovo acquisto’ per Conte: i numeri del suo peso in campo, quando tornerà

Un rinforzo eccellente si profila all’orizzonte per il Napoli in vista del momento decisivo della stagione. A quattro mesi dalla grave lesione di alto grado al bicipite femorale destro — subita proprio mentre calciava e segnava il rigore contro l’Inter —, Kevin De Bruyne corre verso la sua prima convocazione del 2026. Un’ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava pura utopia, ma che ora, complice una condizione fisica sorprendente, diventa realtà.

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La voglia di riscatto dopo la delusione europea

L’operazione è alle spalle e il giocatore lavora a pieno ritmo. Nella sua testa c’è una sola missione: riportare il Napoli in Champions League. Il club aveva puntato su di lui proprio per brillare in Europa, ma l’avventura si è conclusa con un deludente trentesimo posto nel girone unico. “Re Kevin” ha potuto incidere solo in tre sfide: nelle amare trasferte contro il PSV Eindhoven e all’Etihad (gara segnata dal rosso a Giovanni Di Lorenzo) e nel successo casalingo contro lo Sporting, dove ha brillato fornendo un doppio assist per Rasmus Hojlund.

Ambizioni mondiali e record di presenze

Legato affettivamente alla Campania (ha sposato la moglie a Sorrento), De Bruyne vuole tornare al top anche in vista del prossimo Mondiale, probabile ultima grande vetrina con il suo Belgio.

Il ritorno nell’Europa che conta gli permetterebbe inoltre di scalare la classifica dei giocatori attualmente in Serie A con più presenze in Champions. Fermo a quota 82, ha nel mirino Pedro (84) e Álvaro Morata (89), sebbene il primato di Luka Modric (142) resti inarrivabile.

Le gerarchie di Conte e l’impatto tattico

Il rientro del belga è vitale, anche se Antonio Conte ha subito messo le cose in chiaro: «Giocherà chi mi darà più garanzie, non guardo al nome».

Eppure, come sottolineato da La Gazzetta dello Sport, l’impatto del numero 17 è innegabile. Prima dello stop aveva segnato 4 gol su palla inattiva e, nonostante l’assenza, resta il terzo miglior giocatore in Serie A per passaggi in verticale. Che venga schierato sulla trequarti o nei due di mediana, la luce dell’attacco azzurro sta per riaccendersi.

Kakà infuoca il derby: «Ho una certezza, il Milan può battere l’Inter e avvicinarsi in classifica. Ci credo anche per lo Scudetto! Vi svelo questo su Modric»

Kakà, leggenda del Milan, ha parlato così dei rossoneri in vista del derby della Madonnina contro l’Inter. Queste le sue dichiarazioni

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Kakà ha inquadrato così il derby della Madonnina tra Milan e Inter di domenica. Le sue dichiarazioni.

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SENSAZIONE PER IL DERBY «Una bella sensazione. Siamo a dieci punti, ma io dico, si può fare, anche per lo scudetto. Certo, considerata la classifica adesso sembra un’impresa difficilissima, però nel calcio ne ho viste tante e ripeto, io ci credo. Finché si può, bisogna crederci e i ragazzi in campo lo faranno».

CHE PARTITA SI ASPETTA«Guardi, io sono brasiliano e penso che il dibattito fra Jogo bonito e necessità di ottenere risultati ci sarà sempre. Nel mondo perfetto si dovrebbero unire le due cose, ma da milanisti bisogna guardare il lato positivo. Max conosce bene il calcio italiano, sta facendo un ottimo lavoro e mi inorgoglisce il fatto che il Milan sia di nuovo lì, secondo in classifica, e che sia in lotta per il campionato e possa tornare in Europa».

CHIVU – «L’ho visto al Mondiale per club l’estate scorsa, la squadra non ha fatto benissimo in quel torneo, ma era agli inizi di una nuova avventura. Chivu ha costruito una squadra solida al debutto su una panchina importante: è una piacevole sorpresa».

MODRIC «Lukita è una forza della natura, è fantastico vedere quello che sta facendo a livello di entusiasmo, leadership e ovviamente tecnica. Ho giocato con lui a Madrid e conosco la sua mentalità. Sorprendente che sia ancora così motivato col numero di trofei che ha già vinto? Forse, perché è umano perdere un po’ di motivazioni quando hai già avuto tutto. Ma lui è pazzesco: ha ancora voglia di trasmettere il suo calcio, richiama i compagni, lotta sempre, ha energia e personalità. Il suo contributo al Milan è importante in partita e in allenamento e credo che la sua presenza faccia bene a tutto il calcio italiano».

IN CONTATTO CON GLI EX COMPAGNI«Certo. Ho incontrato Paolo Maldini a Dubai a Capodanno, seguo Rino e la sua avventura in Nazionale, mi sento con Pirlo, Sheva, Seedorf ma anche con Galliani, Braida e Leonardo. È bello che siano rimasti questi legami forti».

RICORDI BELLI E BRUTTI DEL DERBY«I derby di Champions, soprattutto il primo. Le sconfitte. Io per fortuna ho avuto più vittorie che sconfitte nei derby , ma perdere è brutto sempre».

COSA GLI PIACE DI QUESTO MILAN«Che sia tornato a lottare per lo scudetto. Perché ripeto, io ci credo ancora: dieci punti sono quattro partite e la strada è lunga».

COSA NON GLI PIACE«I punti persi. Con tutto il rispetto per gli avversari, partite come quella col Parma in casa vanno vinte».

CHI TOGLIEREBBE AL MILAN – «Direi Lautaro, ma visto che è infortunato dico Thuram».

UOMO DERBY – «Modric, senza dubbio. Con la sua esperienza e la sua classe farà la differenza. Ma anche Pulisic mi piace tantissimo, e poi c’è sempre Leao…».

PRONOSTICO «E lì ho una certezza: che il Milan possa battere l’Inter e avvicinarsi in classifica. Mi fido di Lukita e non soltanto di lui».

Totti torna alla Roma, la verità sulla cena con Gasperini: cosa è successo davvero e quale sarà il vero ruolo del Capitano in giallorosso

Totti torna alla Roma, cena con Gasperini: la verità su cosa è successo davvero e quale sarà il ruolo del Capitano 2.0 in giallorosso

Il futuro della dirigenza della Roma inizia a prendere forma attorno a un tavolo. Quella andata in scena lunedì sera non è stata una semplice cena conoscitiva tra vecchi amici per scambiare ricordi, ma un vero e proprio vertice strategico. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, Gian Piero Gasperini e Francesco Totti hanno messo al centro del menù il futuro del club capitolino.

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Il piano di Gasperini: un collante con Ranieri

A fare da tramite in questo importante incontro è stato Vincent Candela. Durante la serata, le intenzioni dell’allenatore sono emerse con estrema chiarezza. Gasperini desidera fortemente riavere il mito giallorosso a Trigoria, ma rifiuta l’idea di una figura di facciata.

L’obiettivo è affidargli un ruolo operativo sul piano tecnico e dirigenziale. L’ex numero dieci dovrebbe fungere da fondamentale trait d’union tra l’allenatore e Claudio Ranieri. Una posizione centrale, ben lontana dal mero incarico di ambasciatore per le attività di marketing legate al nuovo stadio o alle celebrazioni del centenario del 2027.

Le condizioni dell’ex capitano e le mosse della proprietà

Dal canto suo, l’ex capitano condivide in pieno questa visione globale. Nella sua prima esperienza da dirigente, Totti si era mosso come direttore tecnico in senso stretto, ma, sentendosi depotenziato e poco ascoltato, decise di fare un passo indietro. Oggi, per evitare di ripetere un errore dettato dal troppo amore per la maglia, la sua linea è chiara: per tornare in società chiede oneri decisionali, oltre che onori.

La palla passa ora alla proprietà guidata da Dan Friedkin, che prima della fine dell’attuale stagione sportiva cercherà di calare su misura per la leggenda romana l’incarico direttivo più adatto.

Juventus, ascolta Pjanic: «Se in estate non posso permettermi l’investimento su Tonali, allora prendo lui! È il campione che serve»

Juventus, Miralem Pjanic ha rilasciato queste dichiarazioni sul momento dei bianconeri ma anche in chiave calciomercato

Miralem Pjanic è stato intervistato a La Gazzetta dello Sport. Di seguito le sue parole.

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SU ROMA JUVE – «Gasperini sta facendo un gran lavoro a Roma, che impatto Malen. Ma l’altra sera la Juventus ha tirato fuori il suo Dna, lo spirito del “fino alla fine”. La corsa Champions è ancora lunga 11 gare: la Juventus si può qualificare» 

SUL RINNOVO DI SPALLETTI – «No, perché è la mossa giusta. A Roma sono stato allenato sei mesi da Luciano: è un tecnico top. Spalletti ha dato un’identità precisa alla squadra e il club adesso ha bisogno di stabilità per tornare a vincere. Spalletti è l’uomo giusto per aprire un ciclo, ma ovviamente solo lui non basta: serviranno almeno tre colpi di livello, uno per reparto» 

SUL CENTROCAMPO DELLA JUVE – «Intanto Locatelli si è adattato molto bene al gioco di Spalletti, adesso deve continuare così. In estate se non posso permettermi l’investimento su Tonali, allora prendo Bernardo. È il campione che serve alla Juventus. Qualità, personalità, esperienza, carisma. Bernardo ti fa svoltare» 

SULL’ATTACCO BIANCONERO – «A Dusan direi: sei sicuro di trovare un posto migliore della Juventus e di Torino, club e città straordinarie in cui giocare? Non è facile, lo dico per esperienza personale. Sono convinto che Dusan possa disputare una stagione da record con Spalletti. Luciano ha valorizzato tutti i bomber: Dzeko, Icardi, Osimhen. Io ho fiducia anche in David: il Lilla non è la Juventus, però 25 gol a stagione non si segnano per caso. Come direbbe Allegri: calma…» 

SU YILDIZ – «In rosa sicuro, poi avrebbe dovuto sgomitare tra Dybala, Douglas Costa, Ronaldo… Yildiz è fortissimo, ora tocca a lui dimostrarlo: il futuro è suo, possiede colpi fantastici.» 

SU ALLEGRI E LO SCUDETTO – «Conoscendolo, ci crede. È il numero uno nella gestione della squadra. Tutto può succedere, ma l’obiettivo più realistico è la qualificazione in Champions. Lo scudetto lo può perdere solo l’Inter. Vedeva tutto in anticipo. Prima dei quarti di Champions col Barça mi prende da parte: ‘Prova qualche angolo per Chiello, domani facciamo gol così’. Detto fatto. Mi pungolava anche sulle punizioni, mi diceva che non sapevo calciarle. Max mi stimolava. Anche Cristiano Ronaldo mi lasciò le punizioni dopo un po’. Cris a Madrid era uno specialista, mentre alla Juventus era incappato nella maledizione della barriera. Così dopo un paio di mesi mi disse: ‘Mire, tocca a te’. Che squadrone: le partitine erano come semifinali di Champions League» 

MIGLIORI ALLENATORI AVUTI – «Luis Enrique per le idee, Allegri per la gestione» 

LE PUNIZIONI – «Sono cresciuto a Lione con Juninho Pernambucano, un vero fenomeno. E ho avuto il privilegio di giocare con Totti, Ronaldo e Messi. Leo mi stupì a Barcellona: noi ci esercitavamo sulle punizioni, lui mai. Calciava solo in partita. E faceva gol. Cristiano era una macchina in tutto. Una volta Allegri ci tenne in panchina per farci rifiatare, rientrammo alle 2 di notte dalla trasferta e lui si fermò comunque alla Continassa ad allenarsi» 

REGALO AI COMPAGNI DOPO L’ADDIO ALLA JUVE – «No, ma avevamo una regola nello spogliatoio. A ogni espulsione dovevi fare un regalo a tutti. A me un cartellino rosso costò 40 mila euro di borse Louis Vuitton» 

L’INTERVISTA COMPLETA A PJANIC

Lazio, Veron manda un messaggio a Lotito: «Deve ascoltare la gente! Il club deve essere ben amministrato anche perché alla fine i bilanci non si festeggiano»

Lazio, Juan Sebastian Veron ha mandato un messaggio a Lotito attraverso queste dichiarazioni sul momento del club biancoceleste

L’attuale situazione sportiva e ambientale della Lazio continua a tenere banco nelle cronache calcistiche italiane. La squadra capitolina si trova in una fase di profonda difficoltà, inabissata in una crisi di risultati e di identità che ha spinto la frangia più calda della tifoseria a indire un duro sciopero. Un clima di totale sfiducia che non lascia affatto indifferenti coloro che, in passato, hanno scritto pagine indelebili della storia del club.

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Tra i grandi ex che soffrono nel vedere la propria vecchia squadra in questo stato di smarrimento c’è Juan Sebastian Veron.

“I bilanci non si festeggiano”: la visione dell’argentino

Intervistato dai microfoni dell’agenzia di stampa Adnkronos, l’ex fuoriclasse sudamericano ha analizzato il delicato momento societario, tracciando una linea netta tra la fredda amministrazione aziendale e la passione viscerale dei sostenitori.

Pur comprendendo la necessità di mantenere i conti in ordine, Veron ha voluto appoggiare le proteste dei supporter, dichiarando: «Io sono dell’idea che il club deve essere ben amministrato, ma poi c’è una cosa che non puoi lasciare da parte: i sogni. Quelli che ha la gente e anche quelli che ha il club perché alla fine i bilanci non si festeggiano. Quindi credo che quello che c’è da parte della gente sia giusto, vuole una squadra che vinca come in passato».

Il consiglio alla presidenza e il confronto con la Roma

L’intervento dell’ex centrocampista si è poi trasformato in un vero e proprio consiglio diretto a Claudio Lotito. Veron invita il numero uno del club a esplorare nuove strade finanziarie per non rimanere indietro rispetto alle dirette concorrenti, guardando in particolar modo ai rivali cittadini.

Queste le sue parole in merito alle future strategie dirigenziali: «Deve ascoltare la gente. Oggi ci sono risorse dove attingere come un altro investitore o qualcuno che aiuti a mettere in campo una squadra all’altezza della storia. Hai vicino una squadra come la Roma, che sta investendo. E la Lazio per storia ha le possibilità». Un messaggio chiaro: per onorare il blasone del club, serve una svolta ambiziosa.

Napoli, rebus Conte: ecco l’ago della bilancia per trattenere l’allenatore anche nella prossima stagione! Da cosa dipenderà il suo futuro

Napoli, rebus Conte: da cosa dipenderà il futuro dell’allenatore sulla panchina degli azzurri. Ultimissime novità

Le recenti dichiarazioni rilasciate a Verona da Antonio Conte hanno acceso un intenso dibattito. Il tecnico ha sottolineato come questa stagione ricca di peripezie lo abbia forgiato, rendendolo un professionista ancora più forte e capace di trovare le giuste soluzioni, ricordando inoltre di avere un vincolo contrattuale ancora valido per il prossimo anno. Le sue parole, analizzate in ogni salotto mediatico, hanno spaccato l’opinione pubblica in due fazioni contrapposte: gli ottimisti e i pessimisti. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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L’interpretazione degli ottimisti: un legame speciale con la città

I cosiddetti “buonisti” interpretano l’uscita dell’allenatore come una vera e propria dichiarazione d’amore verso la piazza partenopea. Secondo questa visione, il mister avrebbe parzialmente accantonato l’ossessione per il trionfo immediato, lasciandosi conquistare dalle complesse dinamiche di Napoli. Per un vincente nato, trionfare in un ambiente in cui ogni impresa assume contorni epici tra infinite difficoltà e pressioni rappresenterebbe uno stimolo ineguagliabile. In questa prospettiva, Conte sarebbe pronto a restare, calandosi perfettamente nello spirito della città.

I dubbi dei pessimisti e il messaggio alla società

Di tutt’altro avviso sono i “negazionisti“. Questa fazione ritiene impossibile che un tecnico con il DNA inflessibile del salentino possa snaturarsi e accettare un ridimensionamento. Per loro, le parole di Verona nascondono un messaggio criptico rivolto direttamente ad Aurelio De Laurentiis. Se la società non metterà a disposizione una rosa altamente competitiva per la prossima stagione, l’allenatore potrebbe fare un passo indietro, confermando la sua tendenza a non prolungare le permanenze nei club.

La Champions League come ago della bilancia

Il vero spartiacque per il futuro del Napoli e del suo condottiero sembra essere la qualificazione alla prossima Champions League, ritenuta fondamentale per trattenere il mister. In questo senso, la disputa proseguirà sul campo: le prossime due sfide casalinghe contro Torino e Lecce saranno decisive. Due vittorie metterebbero all’angolo i dubbi, rilanciando con forza il progetto tecnico.

Allegri Real Madrid, nuova tentazione per Max! Si chiude il cerchio dopo il 2019? Il CorSport apre a questo scenario clamoroso

Allegri Real Madrid, altra tentazione per il tecnico del Milan! Il CorSport apre a questo scenario clamoroso per il suo futuro

Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, il Real Madrid sarebbe pronto a sferrare un nuovo assalto a Massimiliano Allegri, blindato al Milan da un contratto fino al 30 giugno 2027. Per la dirigenza della Casa Blanca non si tratta di una novità, ma del terzo tentativo concreto di portare il tecnico in terra iberica.

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Il piano di Pérez: caccia all’usato sicuro

Il presidente madridista Florentino Pérez è alla ricerca di un profilo di grande esperienza internazionale. Dopo aver sbagliato le scelte tecniche per il post-Carlo Ancelotti, affidando la panchina prima a Xabi Alonso e successivamente ad Álvaro Arbeloa, la parola d’ordine a Madrid è “usato sicuro”.

Allegri rappresenta il candidato ideale, affiancato nella lista dei desideri solo da Jürgen Klopp, il quale però è attualmente blindato nel suo ruolo di coordinatore calcistico per il gruppo Red Bull. I precedenti tra Allegri e il Real risalgono al 2019 (dopo il primo storico ciclo alla Juventus) e al 2021, quando l’accordo per un ricco triennale da 8,5 milioni a stagione saltò a un passo dalla firma per via di un decisivo incontro con Andrea Agnelli.

Il legame con il Milan e le parole di Allegri

Nonostante le sirene madrilene, il futuro del mister sembra saldamente ancorato a Milanello. L’allenatore toscano ama l’ambiente, si trova a meraviglia con il gruppo e intende aprire un lungo e vincente ciclo, chiedendo alla dirigenza innesti di calibro internazionale per competere al massimo in Champions League.

A confermare la solidità del rapporto ci ha pensato lo stesso tecnico alla vigilia della sfida contro la Cremonese, spegnendo di fatto le voci: «Con la società c’è totale sintonia. Poi com’è normale che sia in un confronto ci possono essere punti di vista diversi. È importante che tutti si lavori per il bene del Milan, sono molto contento di essere tornato al Milan». Un concetto ribadito con fermezza: «La società sta programmando e strutturando il futuro del Milan. Ma con il club, ripeto, la sintonia è totale».

Calciomercato Juventus: presa questa decisione per il futuro di Locatelli. Il club bianconero sta andando in questa direzione, ultimissime

Calciomercato Juventus: cosa sta succedendo per il futuro di Locatelli. Il club bianconero va in questa direzione, tutti i dettagli

La Juventus ha preso una decisione chiara e definitiva per il proprio presente e per il futuro: puntare tutto su Manuel Locatelli. Secondo le ultime indiscrezioni riportate dal quotidiano Tuttosport, il club piemontese è pronto a consegnare al mediano una vera e propria nuova investitura, trasformandolo nel fulcro imprescindibile delle prossime stagioni. Non si tratta solo di un riconoscimento per le prestazioni fornite sul rettangolo verde, ma di un premio per la leadership dimostrata, avendo agito da solido collante tra lo spogliatoio e la dirigenza nei momenti più complessi.

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Numeri da record e la cura Spalletti

Il rendimento stagionale del numero 5 bianconero parla in modo inequivocabile: è attualmente il primo in Serie A per passaggi effettuati (ben 1884), oltre a guidare la speciale classifica interna della squadra per passaggi chiave (30) e palloni intercettati (27). Queste statistiche eccellenti certificano una crescita totale in entrambe le fasi di gioco.

Il salto di qualità definitivo è arrivato grazie al solido legame costruito con Luciano Spalletti. Il mister ha saputo rigenerarlo tatticamente e mentalmente dopo alcune incomprensioni passate, trovando in lui l’alchimia perfetta per bilanciare l’intero reparto. Oggi, Locatelli è considerato intoccabile, specialmente quando agisce al fianco di Khéphren Thuram, che proprio grazie alla sapiente gestione del compagno sta compiendo il suo definitivo salto di qualità.

I dettagli del rinnovo contrattuale

Anche sul fronte contrattuale, l’intesa tra le parti è totale e vicina all’annuncio ufficiale. La Juventus prolungherà l’attuale accordo (attualmente in scadenza nel 2028) fino al 2030, con un meritato adeguamento dell’ingaggio che salirà a 4 milioni di euro netti a stagione.

Questa cifra lo allinea allo stipendio di Weston McKennie, anch’egli capace di riconquistare la totale fiducia dell’ambiente partendo dalle retrovie. E se talenti purissimi come Kenan Yildiz o bomber implacabili come Dusan Vlahovic raggiungono cifre economiche superiori, Locatelli accetta di buon grado il suo fondamentale ruolo di guida silenziosa. Un appiglio sicuro da cui far ripartire la rincorsa bianconera verso i vertici.

Milan, dentro al rinnovo di Leao: qual è la posizione del club rossonero e del portoghese per prolungare il contratto! Mossi passi importanti

Milan, novità per il rinnovo di Leao: svelata la posizione del club rossonero e del portoghese per il prolungamento di contratto! Mossi passi importanti

Il gol siglato a Cremona ha un sapore speciale per il Milan e per Rafael Leao. Il giocatore è tornato a segnare in una gara conclusasi con una vittoria per il Diavolo, evento che mancava dalla trasferta di Cagliari di inizio gennaio.

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La sua iconica esultanza da surfista, condivisa per l’occasione con Christopher Nkunku, testimonia la ritrovata serenità. Con questa rete, Leao ha raggiunto quota nove in campionato (superando le otto marcature totali della passata stagione) e toccato il traguardo degli ottanta gol in maglia rossonera.

Trattative in corso per il rinnovo di contratto

I prossimi obiettivi del portoghese guardano al futuro: quota cento gol e dieci anni di militanza milanista. Traguardi che passano inevitabilmente dal rinnovo contrattuale. Attualmente in scadenza a giugno 2028 (dopo il prolungamento firmato nel 2023 che lo ha reso il giocatore più pagato della rosa a 5,5 milioni di euro più bonus), l’intenzione del club è quella di allungare l’accordo di altre due stagioni, con un ulteriore adeguamento salariale. Il dialogo con il nutrito entourage del giocatore è già stato avviato. Lo riferisce La Gazzetta dello Sport.

Il nuovo ruolo da centravanti sotto la guida di Allegri

Il legame tra Leao e la piazza è saldo, rafforzato dalla stima reciproca con Massimiliano Allegri. Il mister gli ha affidato l’inedito ruolo di centravanti: una veste tattica meno spettacolare del solito, ma estremamente efficace per la squadra. A dimostrazione del suo attaccamento, l’attaccante sta stringendo i denti, giocando nonostante un fastidioso problema all’adduttore che ne limita le proverbiali accelerazioni.

Verso il Derby: parole da vero leader

Esattamente come avvenuto per Mike Maignan, Leao è sempre più responsabilizzato. In vista dell’imminente Derby dell’8 marzo, mentre Christian Pulisic e Nkunku si contendono una maglia da titolare, il portoghese è l’unica certezza in attacco.

Le potenziali insidie del calciomercato estero (su tutte Premier League e Saudi Pro League) restano per ora in secondo piano. La concentrazione è sul finale di stagione e sulla stracittadina, caricata con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Ai miei compagni chiedo di dare il massimo e di prenderla “sul personale” perché è una partita da vita o morte”.

Como, Fabregas commenta il pareggio con l’Inter: «Ci andiamo a giocare una finale di Coppa Italia a San Siro… Se l’avessimo detto due anni fa nessuno ci avrebbe creduto!»

Como, Cesc Fabregas ha parlato dopo il match contro l’Inter, valido per l’andata delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

Ai microfoni di Mediaset dopo Como-Inter, il tecnico Cesc Fabregas ha dichiarato:

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PAROLE – «Il risultato è quello che è, nel globale della partita avremmo potuto fare un gol e siamo stati più vicini noi a segnare. E’ stata una partita tattica contro la squadra più dominante della Serie A, abbiamo fatto la partita che volevamo fare. Siamo stati compatti, abbiamo avuto tre grandi chance, quella di Valle è più difficile sbagliare che fare gol. Vedo molto l’Inter, negli ultimi 4-5 anni, l’ho già detto, è una squadra molto dominante e oggi ha fatto un solo tiro. Quando fai una partita contro una grande squadra sei soddisfatto ma con un po’ di amarezza. La rivincita è per i perdenti, magari aspettano che perdi e poi saltano sul letto.

La gente intelligente è quella che ha fame e che ha umiltà, sempre aperta a sentire le opinioni ma dobbiamo remare, mancano 12 partite, speriamo 13 e dobbiamo riposare bene perché un’altra volta giochiamo sabato alle 15 e l’Inter invece domenica. Speriamo di riposare bene. So che noi siamo il Como e loro l’Inter, la mentalità è diversa in questo momento. Stiamo provando ad alzare l’asticella, ci siamo guadagnati il merito di andarci a giocare una finale di Coppa Italia a San Siro, se l’avessimo detto due anni fa nessuno ci avrebbe creduto».

L’INTERVISTA COMPLETA A FABREGAS

Inter, Chivu dopo lo 0-0 col Como: «Non è stata una partita da Inter e neanche bella da vedere, ma dovevamo fare di necessità virtù. Lautaro mancherà ancora per un po’»

Inter, Cristian Chivu ha parlato dopo il match contro il Como, valido per l’andata delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

Ai microfoni di Mediaset dopo Como-Inter, il tecnico Cristian Chivu ha dichiarato:

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ANALISI – «Prima di tutto avevamo qualche problema, abbiamo dovuto fare qualche cambio. Abbiamo giocato con 2 trequartisti sotto la punta, abbiamo cambiato il modo di difendere, soprattutto nella nostra metà campo. Abbiamo provato anche a prenderli ma eravamo in ritardo, poi loro sono bravi a palleggiare. Siamo stati bravi a capire cosa fare, in alcune situazioni abbiamo avuto anche un po’ di fortuna. Però per impegno e per non aver avuto molto tempo a disposizione per preparare la partita… Merito dei ragazzi che hanno capito in fretta, si sono messi a disposizione per fare il massimo».

LA MANCANZA DI LAUTARO – «Oggi avevamo 2 attaccanti disponibili, Marcus e Pio. Abbiamo deciso di fare un po’ e un po’. Bonny ha qualche problema dopo il Genoa, Lautaro mancherà ancora per un po’. Bisognava fare di necessità virtù, i ragazzi sono stati bravi. Direi che l’hanno interpretata abbastanza bene, anche se non è stata una partita da Inter e neanche bella da vedere».

L’INTERVISTA COMPLETA A CHIVU

Barcellona Atletico Madrid 3-0: impresa solo sfiorata ai blaugrana, in finale di Copa del Rey vanno i Colchoneros. Come è andata!

Barcellona Atletico Madrid 3-0: i blaugrana sfiorano l’impresa ma in finale di Copa del Rey ci vanno i Colchoneros. Il recap del match

La magica atmosfera della Copa del Rey ha regalato un’altra notte di pura passione e tensione calcistica. L’Atletico Madrid, guidato in panchina da Diego Pablo Simeone, è riuscito a qualificarsi ufficialmente per la finalissima della competizione. Tuttavia, il passaggio del turno è arrivato al termine di una serata di estrema sofferenza, culminata con una sconfitta per 3-0 contro un indomito e arrembante Barcellona.

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L’illusione della “remuntada” blaugrana

La formazione catalana, orchestrata da Hansi Flick, è scesa sul rettangolo verde con il chiaro e disperato obiettivo di ribaltare il clamoroso 4-0 subìto nella gara di andata.

Il forcing asfissiante del Barça ha dato i suoi frutti già nel corso del primo tempo. Ad accendere le speranze del pubblico di casa è stato Marc Bernal. Il gioiellino iberico ha sbloccato il match al 29′ minuto. L’assedio è proseguito senza sosta e, in pieno recupero della prima frazione (45’+5′), Raphinha ha trasformato con freddezza glaciale un calcio di rigore, portando le squadre negli spogliatoi sul 2-0.

La resistenza del muro biancorosso

Nella ripresa, la pressione dei padroni di casa si è fatta, se possibile, ancora più tambureggiante. Al 72′ minuto, ancora uno scatenato Marc Bernal ha trovato la via della rete, firmando la sua pregevole doppietta personale e portando il Barcellona sul 3-0, a un solo, pesantissimo gol di distanza dai tempi supplementari.

In quel momento cruciale, l’Atletico Madrid ha dovuto far ricorso a tutta la sua proverbiale e storica solidità difensiva per arginare le disperate ondate avversarie. Nonostante i tentativi finali, il muro eretto da Simeone ha retto l’urto fino al liberatorio triplice fischio. I Colchoneros escono sconfitti dalla partita, ma esultano nel doppio confronto con un risultato aggregato di 4-3, strappando così con le unghie e con i denti il pass per l’attesissima finale.

Pagelle Como Inter: vincono le difese, attacchi sterili. Che occasione fallita da Valle! VOTI

Pagelle Como Inter: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per l’andata delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

Pagelle Como Inter: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per l’andata delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

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COMO: Butez 6; Smolcic 6, Ramon 6.5, Diego Carlos 6, Valle 5 (79′ Moreno SV); Perrone 6, Sergi Roberto 6 (70′ Diao 6); Vojvoda 5.5 (79′ Van der Brempt SV), Caqueret 6.5 (86′ Baturina SV), Da Cunha 6.5; Nico Paz 6 (86′ Douvikas SV). All. Fabregas 6

INTER: Martinez 6; Bisseck 5.5, Acerbi 6, Bastoni 6; Darmian 6 (58′ Dumfries 6), Frattesi 5.5 (85′ Mkhitaryan SV), Calhanoglu 6 (58′ Zielinski 6), Sucic 6, Carlos Augusto 6.5; Diouf 5.5 (75′ Luis Henrique 6); Esposito 5.5 (58′ Thuram 6). All. Chivu 6

Como Inter Coppa Italia 0-0: regna l’equilibrio al Sinigaglia! Lariani e nerazzurri non si fanno male, tutto rimandato al ritorno per un pass per la finalissima

Como Inter Coppa Italia 0-0: termina in equilibrio al Sinigaglia! Lariani e nerazzurri non si fanno male, si deciderà al ritorno

Il confronto d’andata delle semifinali di Coppa Italia tra il Como allenato da Cesc Fàbregas e l’Inter guidata in panchina da Cristian Chivu si è rivelato una vera e propria partita a scacchi. I veri protagonisti del match sono stati i reparti arretrati, capaci di disinnescare ogni singola potenziale occasione da rete. Sfida terminata 0-0, con la decisione su chi staccherà il pass per la finalissima rimandata al match di ritorno.

Il primo tempo: fiammate lariane e le risposte di Martinez

I primi quarantacinque minuti sono stati segnati da un’intensa battaglia a centrocampo. La formazione di casa ha creato grattacapi alla retroguardia avversaria sfruttando il cristallino talento di Nico Paz e le sortite sulla fascia di Mergim Vojvoda. I loro spunti, però, sono stati neutralizzati dagli ottimi interventi di Josep Martinez.

La compagine nerazzurra ha cercato di prendere in mano il pallino del gioco affidando le chiavi della mediana a Hakan Calhanoglu e puntando sul dinamismo del giovane Francesco Pio Esposito. Tuttavia, il fortino difensivo del Como, comandato dal granitico Diego Carlos e protetto da Jean Butez, ha retto l’urto senza sbavature.

La ripresa: girandola di cambi e tanto nervosismo

Nel corso del secondo tempo, il nervosismo è cresciuto palpabilmente sul rettangolo verde. Il direttore di gara Marco Di Bello ha dovuto sudare per mantenere il controllo, sanzionando le entrate vigorose di Yann Bisseck e il fallo speso per fermare un contropiede da Alessandro Bastoni.

Per cercare il colpo del ko, mister Chivu ha inserito i suoi assi dalla panchina: dentro Marcus Thuram, Piotr Zielinski e Denzel Dumfries. L’attaccante francese si è subito reso insidioso al 68′ con una conclusione dal limite murata dalla retroguardia.

Fàbregas ha replicato mandando in campo forze fresche come Assane Diao al posto di Sergi Roberto, oltre all’ingresso del veterano Alberto Moreno. Malgrado le imbucate di Maxence Caqueret e le accelerazioni di Alex Valle, il muro difensivo di entrambe le squadre ha continuato a dominare fino alla fine dell’incontro.

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Infortunio Gabbia: il difensore del Milan è stato operato a Londra! Quali sono le sue condizioni e quanto dovrà rimanere ai box

Infortunio Gabbia: il difensore del Milan ha subito un’operazione a Londra! Le sue condizioni e quanto rimarrà fuori

Arriva una vera e propria doccia fredda per il Milan nel momento agonisticamente più delicato e cruciale dell’intera stagione sportiva. Se nel corso delle ultime settimane l’ambiente rossonero nutriva forte ottimismo per un rapido recupero dai presunti fastidi ai muscoli flessori, la realtà clinica per Matteo Gabbia si è rivelata decisamente più complessa del previsto.

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La diagnosi e l’intervento chirurgico a Londra

Secondo Milannews24, il difensore rossonero è recentemente volato in Inghilterra, precisamente a Londra, per sottoporsi a un accurato consulto specialistico presso la rinomata struttura medica Mayo Clinic Healthcare. Gli esami approfonditi non hanno lasciato dubbi, portando a una diagnosi inequivocabile: ernia inguinale.

Di totale e comune accordo con i professori Ernest Schilders e Rowena Johnson, luminari del settore, il giocatore e la società hanno deciso di non perdere ulteriore tempo e di procedere immediatamente con un intervento chirurgico risolutivo. L’operazione, eseguita in prima persona dallo stesso professor Schilders alla presenza del dottor Mazzoni (membro ufficiale dello staff sanitario rossonero), è perfettamente e brillantemente riuscita.

Tempi di recupero: Allegri perde un pilastro per il Derby

Il centrale farà rientro in Italia già nella giornata di domani per iniziare sin da sùbito il delicato e mirato percorso di fisioterapia e riabilitazione. Tuttavia, le tempistiche imposte dalla convalescenza post-operatoria non ammettono sconti: Gabbia dovrà restare fermo ai box per circa un mese.

Si tratta di un’assenza indubbiamente pesante per lo spogliatoio e soprattutto per Massimiliano Allegri. Il tecnico perde infatti il suo principale baluardo difensivo proprio alla vigilia della fondamentale stracittadina milanese contro l’Inter, programmata per domenica 8 marzo, ritrovandosi costretto a ridisegnare l’intero assetto arretrato.

Moviola Como Inter: gli episodi dubbi del match diretto da Di Bello. Cosa è accaduto al Sinigaglia

Moviola Como Inter, gli episodi dubbi del match – valido per l’andata delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

La semifinale di andata di Coppa Italia tra Como e Inter si è rivelata una partita tattica, spigolosa e ricca di contrasti. La direzione della gara è stata affidata a Marco Di Bello, chiamato a mantenere la calma in un match caratterizzato da una forte intensità atletica, pur senza grandissimi episodi o interventi del VAR.

Primo tempo: gioco fisico ma corretto

Fin dai primi minuti, il direttore di gara ha fatto capire il proprio metro di giudizio, fischiando tempestivamente per spegnere gli animi. Già al 12′, Di Bello ha punito un intervento piuttosto deciso di Sucic.

La prima vera scorrettezza di rilievo è arrivata al 29′ da parte del Como: Diego Carlos si è reso protagonista di un brutto fallo, giustamente sanzionato dall’arbitro. Sul finire del primo tempo, al 38′, anche Carlos Augusto è finito sotto i riflettori del fischietto pugliese per una vistosa trattenuta che ha interrotto un’azione avversaria.

Secondo tempo: l’aggressività dell’Inter e le chiamate di fuorigioco

Nella ripresa, la tensione agonistica è leggermente aumentata. Tra il 48′ e il 51′, il protagonista in negativo è stato Yann Bisseck. Il centrale ha commesso due infrazioni consecutive, di cui la seconda caratterizzata da una scivolata giudicata pericolosa ai danni di un avversario. Subito dopo, al 52′, anche Hakan Calhanoglu ha atterrato un giocatore comasco con un intervento ruvido.

Oltre alla gestione dei falli, la terna arbitrale si è distinta per l’attenta valutazione delle posizioni irregolari. Gli assistenti di linea hanno fermato con precisione le iniziative dei padroni di casa, sbandierando i fuorigioco di Mergim Vojvoda al 57′ e di Ivan Smolcic al 60′.

La direzione di gara risulta autorevole. Di Bello ha tenuto in pugno una partita tesa senza dover finora ricorrere a provvedimenti disciplinari estremi.

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Jardim Flamengo: è lui il nuovo allenatore dopo Filipe Luis. Tutti i dettagli dell’accordo con il club brasiliano

Jardim Flamengo: scelto lui come nuovo allenatore dopo Filipe Luis. Svelati i dettagli dell’accordo con il club brasiliano

Il panorama calcistico internazionale si arricchisce di un nuovo, importantissimo e affascinante capitolo. La dirigenza del Flamengo ha sciolto ogni riserva, trovando l’accordo totale e definitivo con Leonardo Jardim. Il tecnico è pronto a sbarcare in Sudamerica per iniziare una nuova ed entusiasmante avventura professionistica. Lo riporta Fabrizio Romano.

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I dettagli dell’accordo: firma a lungo termine

L’intesa tra le parti è stata raggiunta su tutta la linea. Il tecnico ha accettato senza riserve tutti i termini contrattuali e il progetto sportivo proposti dai vertici societari rubronegri. L’accordo appena siglato legherà ufficialmente l’allenatore al club di Rio de Janeiro con un contratto a lungo termine, valido fino al giugno 2027.

Questa mossa strategica evidenzia la forte e chiara volontà del Flamengo di avviare un nuovo ciclo, affidandosi a una figura di grande respiro internazionale capace di gestire in prima persona le enormi pressioni di una delle piazze più calde ed esigenti del mondo.

L’addio a Filipe Luis e le ambizioni del club

L’approdo in Brasile di Leonardo Jardim va a colmare il vuoto lasciato dalla recente separazione con Filipe Luis. Dopo aver concluso la sua parentesi gloriosa alla guida della prima squadra, l’ex difensore lascia in eredità un gruppo indubbiamente ricco di talento e con un palmares goloso dopo questa stagione.

Il compito che attende l’allenatore non sarà dei più semplici, considerando l’altissimo livello di competitività del Brasileirão. Tuttavia, la sua meticolosità nella preparazione delle partite e il suo calcio propositivo sembrano sposarsi alla perfezione con il DNA della squadra. L’obiettivo primario sarà quello di tentare l’assalto al campionato nazionale e confermarsi con prepotenza in Copa Libertadores.

Calciomercato Serie A: Atubolu può arrivare in Italia! È sfida tra queste due big per il portiere del Friburgo. Novità importanti

Calciomercato Serie A: Atubolu potrebbe sbarcare in Italia! Il portiere del Friburgo è conteso da queste due big. Novità importanti

Il panorama del calciomercato internazionale si accende attorno al ruolo del portiere e il nome nuovo che sta scaldando le scrivanie dei dirigenti della Serie A è quello di Noah Atubolu — giovane, reattivo ed esplosivo estremo difensore tedesco classe 2002, attualmente in forza al Friburgo e considerato uno dei migliori prospetti europei nel suo ruolo.

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A lanciare la suggestiva indiscrezione, che potrebbe ben presto intrecciarsi con il futuro della porta della Juventus, è stato il noto esperto di mercato Fabrizio Romano attraverso il proprio canale YouTube, alimentando i rumors su un possibile asse italo-tedesco.

La rottura con il Friburgo: un’occasione d’oro in estate

Il profilo del ragazzo è di quelli che non passano inosservati: possiede grande esplosività e una solida esperienza in Bundesliga, uno dei campionati più competitivi d’Europa. Romano ha inquadrato con precisione la delicata situazione contrattuale dell’atleta: “Sviluppi che potranno riguardare un portiere che gioca al Friburgo, si chiama Noah Atubolu. Da quello che risulta oggi, il giocatore non rinnova.

Nonostante il suo attuale accordo scada nel 2027, la rottura con il club teutonico sembra ormai definitiva. Indipendentemente dagli sforzi della dirigenza tedesca per prolungare la sua permanenza, l’estremo difensore è pronto ad abbracciare una nuova sfida sportiva già dalla prossima estate, aprendo di fatto un’agguerrita asta internazionale.

L’asse con l’Italia: Juventus e Inter alla finestra

Le statistiche stagionali del classe 2002 parlano chiaro. Come sottolineato dallo stesso giornalista, l’atleta sta registrando numeri eccellenti, confermandosi tra i portieri giovani più interessanti in Europa. L’accostamento alla Vecchia Signora non è affatto casuale.

La strategia dei club italiani è chiara: I club lo hanno seguito e monitorato a livello di scouting. Verrà proposto e offerto nuovamente anche in Italia. L’asse di mercato potrebbe coinvolgere anche l’Inter, in un più ampio domino di portieri che vede le due storiche rivali valutare in parallelo anche altre alternative di grandissimo lusso, come Guglielmo Vicario.

La Juventus sta valutando con estrema attenzione le prossime mosse per garantire continuità, freschezza e sicurezza tra i pali. L’ipotesi Atubolu rappresenta una pista intrigante per un club sempre più orientato a investire sui giovani talenti internazionali. Oltre ai bianconeri, occhio anche all’Inter sulle sue tracce.

Bastoni fischiato anche in Como Inter: i tifosi continuano a non perdonargli la simulazione contro la Juventus! Cosa è successo

Bastoni è stato fischiato anche in Como Inter: i tifosi continuano a non perdonargli la simulazione avvenuta nel match contro la Juventus

Il clima ambientale attorno ad Alessandro Bastoni continua a farsi decisamente incandescente ogni qualvolta l’Inter scende in campo lontano dalle sicure mura amiche dello stadio San Siro. Anche in occasione dell’ultima trasferta sul prato del Sinigaglia contro il Como, il giocatore è stato accolto da una pioggia ininterrotta di critiche, fischi e cori ostili. Un atteggiamento che conferma un trend ormai consolidato: il nerazzurro è diventato l’indiscusso bersaglio preferito delle tifoserie avversarie in tutta Italia.

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L’origine dell’ostilità: le scorie del Derby d’Italia

Per comprendere a fondo le ragioni di tanta e costante ostilità da parte del pubblico, è necessario fare un passo indietro e tornare al caldissimo Derby d’Italia. La miccia che ha scatenato questa vera e propria reazione a catena ambientale risiede, infatti, in un episodio arbitrale molto specifico e discusso, avvenuto durante l’attesissima sfida contro i bianconeri.

In quell’occasione, un contatto controverso ha visto protagonista il difensore italiano e Pierre Kalulu. La simulazione di Bastoni ha pesato enormemente sull’economia della gara, portando all’espulsione del difensore juventino e scatenando un’ondata di furiose polemiche a livello nazionale.

Un caso mediatico in ogni stadio

Anche sulle sponde del lago di Como, i tifosi locali hanno dimostrato di non avergli affatto perdonato quell’episodio contro la Juventus. Durante tutto l’arco della partita, gli spalti hanno trasformato ogni suo singolo tocco di palla in un’occasione per manifestare rumorosamente il proprio dissenso.

Nonostante le indubbie qualità atletiche e le ottime prestazioni tecniche fornite regolarmente sul rettangolo verde, l’immagine pubblica di Bastoni sembra essere rimasta irrimediabilmente legata a quel momento di “furbizia” sportiva. La vicenda si è ormai trasformata in un vero e proprio caso mediatico, costringendo il difensore a gestire una pressione psicologica altissima in ogni trasferta del campionato.

Como, Ludi rivela: «La nostra mentalità è quella di vincere tutte le partite. Nico Paz la nostra stellina, ecco cos’è successo!»

Como, Carlalberto Ludi ha parlato prima del match contro l’Inter, valido per l’andata delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

Ai microfoni di Mediaset prima di Como-Inter, il direttore sportivo Carlalberto Ludi ha dichiarato:

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COMO INTER «Crediamo di poter vincere tutte le partite, senza essere presuntuoso. La nostra ambizione è quella, la nostra mentalità, non riusciremo a vincere tutte le partite ma è la mentalità di Fabregas e dei giovani».

NICO PAZ – «Lui è la nostra stellina, non è successo niente di sconvolgente, è il nostro punto di riferimento e oggi gioca».

Inter, parla Marotta: «L’Arsenal non ha chiesto Pio Esposito e noi non vogliamo venderlo! Interessati a Nico Paz? Ecco la verità»

Inter, Giuseppe Marotta ha parlato prima del match contro il Como, valido per l’andata delle semifinali di Coppa Italia 2025/26

Ai microfoni di Mediaset prima di Como-Inter, il presidente Giuseppe Marotta ha dichiarato:

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PAROLE – «Abbiamo voltato pagina certamente con rammarico. Ci è servita come esperienza, lottando per tutte le competizioni ci possono stare delle insidie e delle difficoltà. Fa parte del gioco. Nico Paz è un giocatore interessante, un talento che ha davanti una carriera di grande prospettiva. Però è del Real Madrid che ha un diritto di recompra, bravo il Como a scovarlo. L’Arsenal non ha chiesto Pio Esposito, l’Inter però non vuole vendere e non fa del player trading la propria strategia. Pio Esposito lo custodiamo, poi in un futuro lontano tutto può essere.

Derby decisivo? Ci sono tante insidie, tanti punti ancora sono a disposizione. La partita di domenica è importante per la continuità di percorso. Si può cadere anche con le piccole e ci sono tante giornate da disputare».

Osimhen, irrompe una nuova big europea sul nigeriano! Niente Serie A 2.0? Potrebbe sostituire questo attaccante, l’indiscrezione

Osimhen, top club europeo sulle tracce del nigeriano! Niente ritorno in Serie A? Potrebbe sostituire questo attaccante, l’indiscrezione

Il panorama del calcio europeo è letteralmente scosso dalle prestazioni straripanti di Victor Osimhen. Trasferitosi in Turchia, l’attaccante sta vivendo una clamorosa seconda giovinezza sportiva, confermandosi un rebus irrisolvibile per tutte le difese continentali e riaccendendo prepotentemente i riflettori del calciomercato internazionale. In Italia, il tormentone che domina le prime pagine delle testate specializzate accosta continuamente il bomber alla Juve.

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I numeri da record e l’incrocio in Champions League

Le statistiche registrate da Osimhen con la maglia del Galatasaray sono semplicemente impressionanti. Dopo aver archiviato una stagione d’esordio da urlo condita da 37 reti, l’attaccante ha già timbrato il cartellino 10 volte in campionato e 7 in Champions League in questa annata sportiva.

Il vero momento spartiacque della sua stagione, tuttavia, è coinciso proprio con il doppio confronto europeo contro i bianconeri. È stato infatti il nigeriano a segnare il decisivo e pesantissimo gol nei tempi supplementari che ha condannato all’eliminazione la Juventus guidata da Luciano Spalletti.

Gli ostacoli economici e l’interesse del Bayern Monaco

Nonostante i continui rumors e i presunti ammiccamenti reciproci, un trasferimento di Osimhen alla Juventus nell’estate 2026 appare un’operazione ai limiti dell’impossibile. L’autorevole portale Footmercato segnala invece il forte interesse del Bayern Monaco allenato da Vincent Kompany. I bavaresi vedono infatti nel nigeriano l’erede perfetto di Harry Kane.

Per la dirigenza juventina, al momento, la strada è sbarrata da ostacoli finanziari proibitivi. Oltre a un ingaggio monstre che, tra parte fissa e bonus, tocca i 21 milioni di euro a stagione, esiste un macigno burocratico pesantissimo: il Napoli ha inserito una clausola penale da 70 milioni di euro in caso di cessione a un club italiano, valida fino al 2027.

Mentre le sirene dell’Arabia Saudita vengono per ora ignorate dal giocatore, voglioso di restare nel calcio europeo che conta, il Galatasaray si gode il suo fuoriclasse acquistato per 75 milioni. PSG e Manchester United restano alla finestra, in attesa di capire chi potrà permettersi cifre così folli tra cartellino e stipendio.

Atalanta, Palladino alla vigilia della Lazio: «Alzare la Coppa Italia è un sogno e un obiettivo! Ci teniamo ma loro avranno il dente avvelenato…»

Atalanta, Raffaele Palladino ha parlato alla vigilia della Lazio, match valido per l’andata delle semifinali di Coppa Italia. Le sue parole

Raffaele Palladino, allenatore dell’Atalanta, ha parlato ai microfoni di Sportmediaset alla vigilia della semifinale di andata contro la Lazio, in programma domani sera allo stadio Olimpico a partire dalle 21. Le sue dichiarazioni.

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LAZIO – «Affronteremo la Lazio, una squadra che già conosciamo bene avendola incontrata da poco in campionato. Sappiamo che hanno il dente avvelenato e voglia di batterci. Dobbiamo ragionare su due partite, sono importantissime a distanza di tempo».

COPPA ITALIA – «Teniamo in modo particolare a questa competizione perché negli ultimi sette anni l’Atalanta è arrivata tre volte in finale, quindi vorremmo ripeterlo per la quarta volta. E’ un nostro sogno, obiettivo quello di alzare una coppa. E penso che sia il percorso più breve per accedere in Europa l’anno prossimo. Una partita speciale caricata nel modo giusto».

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