Pagina 285 – Calcio News 24

Atalanta, Palladino alla vigilia della Lazio: «Alzare la Coppa Italia è un sogno e un obiettivo! Ci teniamo ma loro avranno il dente avvelenato…»

Atalanta, Raffaele Palladino ha parlato alla vigilia della Lazio, match valido per l’andata delle semifinali di Coppa Italia. Le sue parole

Raffaele Palladino, allenatore dell’Atalanta, ha parlato ai microfoni di Sportmediaset alla vigilia della semifinale di andata contro la Lazio, in programma domani sera allo stadio Olimpico a partire dalle 21. Le sue dichiarazioni.

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LAZIO – «Affronteremo la Lazio, una squadra che già conosciamo bene avendola incontrata da poco in campionato. Sappiamo che hanno il dente avvelenato e voglia di batterci. Dobbiamo ragionare su due partite, sono importantissime a distanza di tempo».

COPPA ITALIA – «Teniamo in modo particolare a questa competizione perché negli ultimi sette anni l’Atalanta è arrivata tre volte in finale, quindi vorremmo ripeterlo per la quarta volta. E’ un nostro sogno, obiettivo quello di alzare una coppa. E penso che sia il percorso più breve per accedere in Europa l’anno prossimo. Una partita speciale caricata nel modo giusto».

Infortunio Rodrygo, la lettera emozionante del brasiliano dopo la rottura del crociato: «Forse la vita è stata un po’ crudele con me ultimamente». Parole toccanti!

Infortunio Rodrygo, la lettera emozionante del brasiliano dopo la rottura del crociato che gli impedirà di partecipare al Mondiale

Il mondo del calcio accoglie con grande sgomento una pessima notizia diramata nelle scorse ore. L’infortunio patito da Rodrygo si è purtroppo rivelato della massima gravità. Gli esami clinici e strumentali hanno infatti confermato la rottura del legamento crociato del ginocchio. Un trauma devastante che pone fine in anticipo alla sua stagione sportiva nei club e distrugge il sogno di partecipare alla prossima Coppa del Mondo.

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Il dramma sportivo: fuori dalle competizioni

La diagnosi medica non lascia spazio a interpretazioni o recuperi lampo. Il gravissimo infortunio priverà mister Arbeloa di una pedina fondamentale per la rincorsa ai titoli tra Liga e Champions League. Ma la beffa più amara riguarda il palcoscenico internazionale: l’attaccante non potrà rispondere alla convocazione del Brasile guidato da Ancelotti, saltando così l’appuntamento più prestigioso per un calciatore.

Lo sfogo sui social: “Il giorno peggiore della mia vita”

Attraverso i propri canali social ufficiali, il talento sudamericano ha voluto condividere il proprio dolore con i milioni di tifosi, affidando le sue emozioni a una lettera molto toccante: “È uno dei giorni peggiori della mia vita, quanto ho sempre temuto questo infortunio. Forse la vita è stata un po’ crudele con me ultimamente”.

Nonostante lo sconforto per il duro ostacolo che gli impedirà di fare ciò che ama di più, Rodrygo ha mostrato grande maturità e fede: “Non so se me lo merito, ma di cosa posso lamentarmi? Quante cose meravigliose ho vissuto che non meritavo. Anche senza capire, mi fido di te [Dio]”.

La promessa ai tifosi: “Tornerò più forte”

Il messaggio si conclude con parole di forte determinazione e gratitudine. Ringraziando i sostenitori per le innumerevoli preghiere e l’affetto ricevuto, il giocatore promette battaglia: “Tutto quello che posso fare è essere forte come sempre. Anche se questo è un momento molto difficile, prometto di non fermarmi qui. Credo di avere ancora tante cose incredibili da vivere. È solo un arrivederci a presto”.

Formazioni ufficiali Como Inter Coppa Italia: le scelte di Fabregas e Chivu

Formazioni ufficiali Como Inter Coppa Italia: le scelte di Fabregas e Chivu per il match valido per l’andata delle semifinali 2025/26

Le formazioni ufficiali di Como Inter, sfida valida per l’andata delle semifinali di Coppa Italia.

COMO (4-2-3-1): 1 Butez; 28 Smolčić, 14 Ramón, 34 D.Carlos, 3 Valle; 23 Perrone, 8 S.Roberto; 31 Vojvoda, 33 Da Cunha, 6 Caqueret; 10 Paz.

A disposizione: 21 Törnqvist, 22 Vigorito, 44 Čavlina, 5 Goldaniga, 7 Morata, 11 Douvikas, 15 Lahdo, 17 Rodriguez, 18 Moreno, 19 Kühn, 20 Baturina, 38 Diao, 77 Van der Brempt. Allenatore: Cesc Fabregas

INTER (3-5-1-1): 13 J. Martínez; 31 Bisseck, 15 Acerbi, 95 Bastoni; 36 Darmian, 16 Frattesi, 20 Calhanoglu, 8 Sucic, 30 Carlos Augusto; 17 Diouf; 94 Esposito.

A disposizione: 1 Sommer, 12 Di Gennaro, 2 Dumfries, 6 De Vrij, 7 Zielinski, 9 Thuram, 11 Luis Henrique, 22 Mkhitaryan, 23 Barella, 25 Akanji, 32 Dimarco, 53 Lavelli. Allenatore: Cristian Chivu

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Serie A in campo a Pasqua anche nel 2027? Cambierà tutto, ecco cosa succederà nel calendario della prossima stagione

Serie A giocherà a Pasqua anche nel 2027? Svolta totale, cosa accadrà nel calendario della prossima stagione

Il calendario del calcio moderno è sempre più denso di appuntamenti. Anche quest’anno, il campionato di Serie A non si fermerà in occasione delle imminenti festività pasquali. Dopo il ritorno in campo alla domenica di Pasqua avvenuto nella passata stagione (un evento che, salvo rare eccezioni, non si verificava con regolarità dal lontano 1978), i vertici del calcio italiano hanno confermato questa tendenza televisiva anche per il 2026.

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Pasqua 2026: i big match tra domenica e Pasquetta

Il regolamento ufficiale su date e orari della Serie A parla chiaro: i turni coincidenti con i giorni festivi non seguono la programmazione standard. In attesa dell’ufficialità degli orari, l’attenzione del pubblico è tutta rivolta a due sfide cruciali previste per quel fine settimana: Inter-Roma e Napoli-Milan.

Per massimizzare l’audience, è altamente probabile che i nerazzurri, guidati da Chivu, e i partenopei, allenati da Antonio Conte, vengano spalmati tra la domenica di Pasqua e il lunedì dell’Angelo, garantendo uno spettacolo calcistico senza interruzioni.

La rivoluzione del 2027: torna la sosta Nazionali

La situazione cambierà drasticamente nel 2027. Nel weekend pasquale del prossimo anno (con la domenica che cadrà il 28 marzo), la Serie A lascerà obbligatoriamente il palcoscenico alle Selezioni Nazionali.

Il calendario della stagione 2026/27 prevede infatti una sosta internazionale dal 22 al 30 marzo. In Europa, questi giorni saranno dedicati alle fasi decisive della Nations League, con i quarti di finale della Lega A e i delicatissimi spareggi tra le varie leghe.

I precedenti storici degli Azzurri sotto le feste

Vedere l’Italia in campo nel periodo pasquale non rappresenta una novità assoluta, seppur manchino partite giocate proprio di domenica. Tra i precedenti storici più illustri degli ultimi decenni spiccano:

  • 1989: Preziosa vittoria per 1-0 contro l’Austria alla vigilia di Pasqua (qualificazioni a Italia ’90).
  • 1997: Netto successo per 3-0 contro la Moldavia il 29 marzo (qualificazioni a Francia ’98).
  • 2005: Vittoria per 2-0 sulla Scozia nel sabato di vigilia pasquale.
  • 2016: Doppio test amichevole in preparazione all’Europeo contro Spagna (1-1) e Germania (sconfitta 4-1) a ridosso della domenica di festa.

Platini racconta: «Il mio miglior assist? Quello per Boniek nella Finale della Coppa dei Campioni 1985. Un passaggio di 45-50 metri che portò a un calcio di rigore, poi segnato da me»

Platini, Pallone d’Oro della Juventus, ha rilasciato queste dichiarazioni nelle quali si è soffermato anche sul miglior assist della sua carriera

In occasione delle prestigiose celebrazioni per gli 80 anni dello storico quotidiano sportivo transalpino L’Equipe, Michel Platini ha concesso una lunga intervista. Un’opportunità speciale per ripercorrere le giocate più spettacolari di una carriera irripetibile, concentrandosi in particolar modo sui passaggi vincenti e la visione di gioco messa a servizio dei compagni.

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Il lancio perfetto: un lampo nella notte più buia

Rispondendo alle domande dei cronisti su quale fosse stato il gesto tecnico più brillante e preciso del suo percorso professionistico, il fantasista non ha avuto esitazioni. Platini ha individuato il suo miglior assist in una giocata avvenuta durante la finale della Coppa dei Campioni del 1985, disputata tra la Juventus e il Liverpool.

Nello specifico, l’ex fuoriclasse ha ricordato il lancio chirurgico effettuato per Zbigniew Boniek: “Quello che ricordo meglio è proprio il passaggio per Boniek nella Finale della Coppa dei Campioni 1985″, ha confidato Platini. “Un passaggio di 45-50 metri che portò a un calcio di rigore, poi segnato da me”.

La memoria incancellabile della tragedia

Il ricordo di quel pregevole gesto tecnico, tuttavia, rimane per sempre e indissolubilmente legato a una delle pagine più dolorose dell’intera storia dello sport mondiale.

L’ultimo atto di quel torneo si giocò infatti allo stadio Heysel di Bruxelles, in Belgio. Poco prima del fischio d’inizio, la violenza degli hooligan inglesi generò una spaventosa calca che portò al crollo di un muro di contenimento del settore Z. In quella drammatica serata persero tragicamente la vita 39 persone innocenti (di cui 32 di nazionalità italiana). Un lutto che ha segnato profondamente il mondo del calcio e che fa da triste, indelebile sfondo alla prodezza sportiva rievocata oggi dal campione francese.

Kean svela: «Andremo al Mondiale, siamo un grande gruppo! Gattuso ci fa impazzire ma è uno vero, daremo tutto per lui»

Kean, attaccante della Fiorentina e dell’Italia, ha parlato così di Gattuso e della possibilità di andare ai Mondiali 2026

A margine di un recente evento tenutosi a Milano, le luci si sono accese sul futuro dell’Italia. A prendere la parola è stato Moise Kean. L’attaccante ha affrontato temi cruciali, dal sogno della qualificazione ai prossimi Mondiali fino al rapporto speciale nato con il nuovo commissario tecnico.

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Il richiamo delle origini e il sogno iridato

Tra i sorrisi scambiati con i giovani tifosi presenti all’evento, Kean ha voluto prima di tutto ricordare le proprie radici, sottolineando come la purezza del calcio nasca dalla strada: “I primi calci sono i più divertenti e i più emozionanti. È davvero una cosa bella essere in mezzo a questi ragazzi”.

Il focus si è poi spostato sugli impegni internazionali. Alla domanda su quanto lo emozioni vestire la maglia azzurra e sulla speranza di trascinare il Paese alla Coppa del Mondo a suon di gol, il centravanti viola ha mostrato grande sicurezza: “Speriamo. Indossare la maglia dell’Italia è sempre un’emozione grande. Vogliamo tutti andare al Mondiale e ce la faremo, perché siamo un grande gruppo”.

L’impatto di Gattuso: “È un uomo vero”

La vera scossa per la squadra sembra essere arrivata dalla nuova guida tecnica. Kean ha speso parole di profonda stima per Gennaro Gattuso.

Interpellato sulla proverbiale severità dell’allenatore calabrese, spesso descritto dai media come un “martello”, l’attaccante ha chiarito le dinamiche interne: Non è un martello, è una persona giusta. Dice sempre quello che pensa veramente, e questo ci dà una carica incredibile, ci fa impazzire. È uno vero. Può darci l’impatto giusto, daremo tutto per lui in campo”.

Un gruppo di amici per ridare fiducia ai tifosi

In chiusura, Kean ha lanciato un messaggio di speranza rivolto a tutto il popolo italiano. Il segreto di questa nuova Nazionale, secondo la punta, risiede nella totale coesione emotiva: Siamo tutti uniti, tutti compatti, ci vogliamo tutti bene. Era esattamente di questo che avevamo bisogno: di avere un gruppo di amici ancor prima che di compagni”.

Infortunio Cristiano Ronaldo: lesione tendinea al ginocchio per il fuoriclasse portoghese. Le condizioni e quanto dovrà rimanere fuori

Infortunio Cristiano Ronaldo: lesione tendinea al ginocchio per il giocatore dell’Al Nassr. Le condizioni e quanto starà ai box

Il successo incassato contro la compagine dell’AlFayha ha prolungato a dodici la striscia di affermazioni consecutive inanellata dall’Al-Nassr considerando ogni torneo disputato. Tuttavia, l’ultimo weekend calcistico (quello di sabato 28 febbraio) si è rivelato un capitolo estremamente amaro per la stella assoluta della squadra araba.

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Dal dischetto fallito all’uscita anticipata

La sfida non era affatto iniziata sotto i migliori auspici per Cristiano Ronaldo. Nel corso della prima frazione di gioco, il fenomenale attaccante aveva sprecato un tiro dagli undici metri, stampando la sfera direttamente sul montante. L’epilogo peggiore, però, si è materializzato verso lo scadere dell’incontro. Esattamente all’ottantunesimo giro di lancette, il capitano ha domandato la sostituzione alla propria panchina, manifestando evidenti dolori alla zona posteriore della coscia.

L’esito degli esami e il bollettino societario

I controlli strumentali approfonditi, eseguiti dallo staff sanitario nei giorni immediatamente successivi al fischio finale, hanno purtroppo confermato i timori dello spogliatoio, evidenziando un danno alla struttura tendinea del ginocchio. La dirigenza del club ha diramato un resoconto clinico dettagliato per chiarire la situazione.

L’informativa diffusa tramite i canali telematici della società recita testualmente: L’atleta ha riportato una lesione tendinea al ginocchio durante l’incontro disputato contro l’AlFayha. Il professionista ha già intrapreso l’iter terapeutico necessario e i suoi progressi verranno monitorati quotidianamente”.

Le ripercussioni sulla vetta della Saudi League

Questo severo contrattempo terrà la punta lontana dai campi per un lasso temporale piuttosto lungo. Attualmente, la formazione di Riad comanda la graduatoria generale del campionato difendendo un preziosissimo margine di due lunghezze sulla diretta inseguitrice. Si tratta dell’Al-Ahli, squadra trascinata dalle prestazioni di Franck Kessié. L’assenza prolungata del leader portoghese potrebbe inaspettatamente riaprire i giochi per la conquista del titolo nazionale.

Lobotka Napoli, allarme per Conte: fastidio muscolare e presenza in forte dubbio contro il Torino

Lobotka Napoli, scatta l’allarme per Conte: fastidio muscolare e presenza in forte dubbio contro il Torino

Lobotka ha riportato un fastidio muscolare che mette in dubbio la sua presenza in Napoli‑Torino, una sfida già delicata per gli azzurri. La notizia arriva proprio nel giorno in cui la squadra aveva ritrovato il sorriso per il rientro in gruppo di Kevin De Bruyne dopo quattro mesi di stop, rendendo ancora più pesante l’ennesima tegola di una stagione complicata sul piano fisico.

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Secondo quanto riferito da Francesco Modugno di Sky Sport, il centrocampista slovacco ha accusato un problema muscolare durante la seduta odierna e le sue condizioni saranno valutate nelle prossime ore. Il rischio di un forfait per la gara di venerdì sera è concreto, soprattutto considerando la vicinanza dell’impegno e la necessità di evitare ricadute.

Il Napoli monitora con attenzione l’evoluzione del fastidio, consapevole dell’importanza di Lobotka negli equilibri della squadra. Lo staff medico effettuerà nuovi controlli per capire se esistono margini per un recupero lampo o se sarà necessario rinunciare al regista slovacco contro il Torino.

Infortunati Milan, come stanno Gabbia e Bartesaghi? Le ultimissime sui rossoneri in vista dell’Inter

Infortunati Milan, aggiornamenti su Gabbia e Bartesaghi: le ultime sulle condizioni dei due rossoneri. I dettagli

Il Milan ha archiviato la vittoria contro la Cremonese e ha aperto una settimana decisiva, quella che porta al derby di domenica 8 marzo alle 20.45. La sfida contro l’Inter rappresenta per la squadra di Massimiliano Allegri l’ultima occasione per tenere vivo il sogno scudetto, con dieci punti da recuperare sui nerazzurri. L’ambiente rossonero è concentrato e consapevole dell’importanza della partita, ma le notizie che arrivano dall’infermeria non sono tutte incoraggianti.

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Dall’allenamento odierno emerge infatti un nuovo allarme in difesa: Matteo Gabbia non si è allenato con il gruppo. Il centrale, già out contro Parma e Cremonese, non ha ancora smaltito il risentimento muscolare alla coscia destra e le possibilità di vederlo in campo nel derby sono ormai minime. In caso di forfait, il candidato principale a sostituirlo è Koni De Winter, difensore giovane ma già affidabile, pronto ad affiancare i titolari per fronteggiare l’attacco dell’Inter guidata da Cristian Chivu.

Una nota positiva arriva invece da Davide Bartesaghi. Gli esami strumentali hanno escluso lesioni dopo il problema al flessore accusato nell’ultima gara, e il terzino sinistro verrà monitorato giorno per giorno. La sua presenza dal primo minuto resta in dubbio, ma Allegri spera di recuperarlo per dare equilibrio alla squadra in una sfida che non ammette passi falsi.

Bari, spunta un’ipotesi clamorosa! Cessione vicina? Contatto in agenda con un fondo canadese

Bari, prende quota un’ipotesi clamorosa: cessione più vicina? In agenda un contatto con un fondo canadese

Il Bari ritrova ossigeno grazie alla preziosa vittoria sul campo della Sampdoria, un successo che riaccende le speranze di salvezza ma che non distoglie l’attenzione dalle manovre societarie in corso. Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, Luigi De Laurentiis ha da tempo avviato contatti con investitori americani e ora quei primi colloqui informali sembrano poter assumere maggiore concretezza, soprattutto alla luce della necessità di dare una svolta alla gestione del club.

Partite oggi, stasera e domani: guida alla Diretta TV

Secondo le indiscrezioni, il presidente biancorosso avrebbe già programmato nei prossimi giorni una call con i rappresentanti di un fondo canadese interessato a entrare nella compagine societaria, con l’obiettivo — nel medio periodo — di acquisirne il controllo. Si tratta ancora di voci, ma sufficienti a confermare che la Filmauro sta accelerando per definire il futuro del Bari in tempi brevi.

Il quotidiano sottolinea come il malcontento della piazza nei confronti della famiglia De Laurentiis sia ormai evidente, un clima che potrebbe favorire l’arrivo di nuovi investitori. In questo contesto, non è escluso che i contatti in corso possano presto portare a sviluppi concreti, magari fino alla tanto attesa fumata bianca.

Zaniolo si racconta: «Ho una riconoscenza altissima per questa maglia. Italia? Mi piacerebbe essere al Mondiale e al playoff di marzo»

Zaniolo: «Ho una riconoscenza altissima per questa maglia. Italia? Mi piacerebbe essere al Mondiale». Le dichiarazioni

L’Udinese è tornata al successo con un convincente 3-0 sulla Fiorentina, interrompendo una serie negativa di tre sconfitte consecutive e ritrovando fiducia in vista dei prossimi impegni.

Tra i protagonisti della serata e, più in generale, di una prima parte di stagione molto positiva c’è Nicolò Zaniolo, autore di un’altra prestazione di spessore. L’esterno bianconero ha analizzato il momento della squadra ai microfoni di Sky Sport, soffermandosi sulle sensazioni dopo il netto successo e sul percorso intrapreso dal gruppo.

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PARTITA – «Era importante dare una svolta alle tre sconfitte di fila e abbiamo fatto molto bene. Se non segno e vinciamo va bene lo stesso, l’importante è quello. Sono tornato dall’infortunio bene. Volevo dare una mano alla squadra e ho cerco di recuperare il prima possibile, restando al centro dalla mattina alla sera senza giorni di riposo. Ci tengo a precisare che voglio maturare non per me ma per la mia famiglia. Ho due bambini e devo dare l’esempio come genitore oltre che come calciatore»

NAZIONALE – «La maglia Azzurra è un sogno che ho sempre coltivato e spero che arriverà la chiamata. Mi piacerebbe essere al Mondiale e al playoff di marzo»

UDINESE – «Io ho detto sin dall’inizio che ho una riconoscenza altissima per questa maglia, perché mi ha dato una possibilità. Le ultime stagioni ho giocato poco e male, l’Udinese è stata una delle poche squadre che ha creduto in me, mi ha fatto sentire desiderato e amato. A prescindere da quello che succederà io ho un massimo rispetto per questo club, a tempo debito ci siederemo tutti con la massima apertura da parte mia e del club per risolvere la situazione»

EUROPA CON L’UDINESE – «Udinese in Europa prima o poi? Secondo me sì, le qualità ci sono. Non quest’anno perché abbiamo perso un po’ di punti, ma i prossimi non vedo perché no».

Mercato Milan, frenata dal Brasile per Andrè: il Corinthians non apre al trasferimento e definisce insufficiente la proposta

Mercato Milan, si complica la pista André: dal Brasile arriva lo stop del Corinthians, che giudica insufficiente la proposta rossonera

Il mercato rossonero si sta concentrando sempre di più su André, il mediano classe 2006 che sta brillando nel campionato brasiliano e che viene considerato uno dei profili più promettenti del panorama internazionale. Massimiliano Allegri osserva con attenzione l’evoluzione della trattativa, consapevole che l’arrivo del giovane talento potrebbe dare una nuova identità al centrocampo. Tuttavia, il Corinthians ha alzato un muro inatteso, frenando l’iniziale tentativo del club di chiudere rapidamente l’operazione.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Dal Brasile filtra un clima di attesa dopo un incontro tra il giocatore e i vertici del club paulista. La società sudamericana ha ribadito la volontà di non accettare offerte considerate al ribasso, mettendo il Milan davanti a una scelta: aumentare in modo significativo la proposta economica oppure rischiare di perdere un obiettivo ritenuto strategico. La trattativa resta aperta, ma il percorso per portare André a Milano appare ora più complesso.

Sul piano economico, la prima offerta rossonera — 17 milioni complessivi, di cui 15 di parte fissa e 2 di bonus — è stata giudicata insufficiente dal Corinthians, che non ha presentato alcuna controproposta. Un vertice tra il giocatore, i suoi rappresentanti e la dirigenza brasiliana ha confermato che la cifra attuale non verrà presa in considerazione. Nonostante ciò, il club paulista non ha chiuso definitivamente la porta: attende un segnale concreto da via Aldo Rossi per capire se esistono i margini per un rilancio.

Inter, parla Marotta: «Lo stadio deve essere inteso come una struttura che va vissuta 24 ore su 24 in tutta la settimana»

Inter, Marotta: «Lo stadio deve essere inteso come una struttura che va vissuta 24 ore su 24 in tutta la settimana». Le parole

Marotta, presidente dell’Inter e dirigente di caratura internazionale, ha ribadito con forza la necessità di una svolta infrastrutturale per il club. Superare l’obsolescenza di San Siro è, nelle sue parole, un passaggio imprescindibile per garantire competitività e modernità, puntando su uno stadio nuovo, funzionale e capace di generare valore ogni giorno della settimana.

Il progetto, sostenuto dagli investimenti delle proprietà americane, mira a realizzare una struttura all’avanguardia, pensata per offrire standard elevati di sicurezza, comfort e ospitalità. Un impianto che non sia soltanto la casa dell’Inter, ma un punto di riferimento per la Milano del futuro, in linea con i modelli internazionali più avanzati.

Di seguito le dichiarazioni rilasciate dal presidente nerazzurro ai microfoni di DAZN.

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STADIO CODIVISO – «Perché lo stadio condiviso? Perché è una matrice unica, la storia lo dice: a San Siro hanno giocato per decenni sia Milan che Inter. Milano è Milan e Inter, è logico continuare questo percorso perché entrambi hanno idee futuristiche. Oggi gli standard richiesti non sono più rispettabili: è normale che dobbiamo costruire uno stadio che rappresenti gli standard di modernità, in termini di sicurezza, affluenza, ospitalità.

Lo stadio deve essere inteso come una struttura che va vissuta 24 ore su 24 in tutta la settimana: San Siro non risponde più a questi requisiti, l’età avanza. In Italia la media degli stadi si aggira intorno ai 60 anni: sono tutte strutture che rappresentano problematiche. Da qui l’esigenza di un nuovo stadio, nel rispetto delle emozioni e dei valori che San Siro ha regalato: è un’icona e deve essere considerata come tale».

NUMERI – «I numeri contano: negli ultimi 20 anni in Europa sono stati costruiti 250 nuovi stadi e di questi solo 5 in Italia. Noi siamo fanalino di coda di questa caratteristica, le strutture sono un aspetto negativo del nostro patrimonio sportivo: ma non è certo colpa di questo governo, ma della politica, che forse ha dato poco risalto e poco spazio ad un patrimonio come gli stadi. È normale che il percorso che una società deve intraprendere è molto difficile: bisognerebbe trovare una via molto più fluida. Non è una questione di soldi, i capitali si possono trovare come nel nostro caso: il problema è la burocrazia che è molto ingessata e spesso diventa lo strumento che allontana potenziali investitori».

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Milan, Scaroni dice tutto: «Nuovo stadio? Sarà bellissimo, il più bello d’Europa. Sarà una gloria per Milano»

Milan, Scaroni svela: «Nuovo stadio? Sarà bellissimo, il più bello d’Europa. Sarà una gloria per Milano». Le dichiarazioni

Il progetto del nuovo stadio condiviso tra Milan e Inter rappresenta il passaggio decisivo per il futuro dei due club. Paolo Scaroni, intervistato da DAZN, ha delineato le caratteristiche dell’impianto destinato a sostituire San Siro: una struttura moderna, iconica e operativa sette giorni su sette, sviluppata insieme a RedBird e Gerry Cardinale. L’obiettivo è creare un’arena all’altezza degli standard internazionali e capace di diventare un punto di riferimento per Milano. Di seguito le parole del presidente rossonero

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Su San Siro«Cosa funziona a San Siro? Funziona davvero che siamo affezionati tutti e che si vedono bene le partite, su questo non c’è dubbio. Tutto il resto non funzionava: non funziona l’accessibilità, la sostenibilità, gli spazi dedicati, il comfort, la sicurezza, non funzionano tante cose che gli stadi moderni invece consentono di avere, oltre a vedere bene le partite».

Sul nuovo stadio«Sarà uno stadio bellissimo, il più bello d’Europa, sarà una gloria per Milano. Contribuirà a continuare questo ciclo meraviglioso di Milano che sta diventando sempre più un centro d’attrazione come abbiamo visto per le Olimpiadi. Con l’aiuto di Redbird e Cardinale, saremo in condizioni di fare di questo stadio un punto di ritrovo per tutta la settimana, non solo per le partite. Architettonicamente sarà fatto dai migliori architetti del mondo. Avrà 71500 posti, quindi conserveremo la capienza che ha oggi San Siro. Daremo un’opportunità ai nostri tifosi di passare più tempo allo stadio, con un comfort completamente diverso da quello di adesso. Faremo in meglio quello che gli stadi inglesi, francesi e tedeschi già oggi offrono oggi».

Su come verrà costruito il nuovo stadio«I nostri architetti stanno lavorando, mi aspetto di riceve le prime selezioni di proposte nelle prossime settimane. Possso dire che sarà uno stadio molto verticale, ancora più vicino al campo rispetto a San Siro e quindi si vedrà ancora meglio. Avremo tutte le facilities, comprese quelle digitali ed elettroniche che permetteranno di vedere molto meglio la partita».

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Albertini racconta Milan Inter: «Se i nerazzurri vinceranno domenica, potranno già cucirsi lo scudetto sul petto. Sui rossoneri…»

Albertini si racconta alla Gazzetta: «Se i nerazzurri vinceranno domenica, potranno già cucirsi lo scudetto sul petto». Le parole

Il derby Milan-Inter, per Demetrio Albertini, è una partita definita come ha fatto Leao: «Una questione di vita o morte». L’ex centrocampista rossonero ne ha parlato in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport.

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LA FRASE DI LEAO «Ai miei tempi non c’era nemmeno bisogno di certi richiami. Da una parte avevamo Maldini, Baresi, Costacurta… Dall’altra c’erano Bergomi, Ferri, Berti, solo per citarne alcuni. Non era gente a cui occorreva spiegare il significato del derby con dichiarazioni pubbliche. Oggi, con tanti stranieri in più e rose che cambiano più spesso, credo Leao abbia voluto avvisare i compagni, soprattutto gli ultimi arrivati, sull’importanza di una partita così. Rafa è al Milan ormai da quasi sette anni e giustamente ha parlato da veterano».
I CONSIGLI SUGLI STILI DI VITA PRE-DERBY «Vabbé, quello per un professionista dovrebbe essere la base sempre, non solamente nei giorni che precedono il derby (ride ndr). Forse Leao non ha usato tutte le parole nel modo giusto, ma condivido il suo messaggio di fondo: in un derby porti in campo il senso di appartenenza, la storia di un club, anche di chi c’era prima di te con quella maglia».
LA SETTIMANA DEL DERBY «Per me in allenamento non lo era, proprio perché un professionista, anche per rispetto dell’allenatore e dei compagni, mantiene sempre certi standard, di settimana in settimana. Ciò che realmente è differente è il contorno. I tifosi, la città… Lo avverti».
LA PREPARAZIONE «Se parliamo di sedute a Milanello e tattica, non penso proprio che Massimiliano Allegri tratti il derby in modo diverso da come, per esempio, ha fatto la scorsa settimana prima della Cremonese. O di come farà prima di incontrare Napoli e Juventus. Milan-Inter è sempre un incontro di calcio con ventidue uomini in campo. Il di più, piuttosto, è sul lato emozionale, perché è una partita di sentimento».
DERBY ULTIMA CHIAMATA SCUDETTO PER IL MILAN «Beh, è l’ultima chiamata. Se l’Inter vincerà domenica, potrà cominciare già a cucirsi lo scudetto sul petto e preparare i festeggiamenti. Per questo credo che la partita sia molto più importante per il Milan che per la squadra di Chivu».
TUTTO RIAPERTO SE VINCESSE IL DIAVOLO «Per me no, perché sette punti da recuperare sarebbero comunque tanti, specialmente con questa Inter che viaggia a mille in Serie A. Però, ecco, i nerazzurri dovrebbero poi stare attenti a non fare scivoloni. E nel calcio mai dire mai: io ho vinto uno scudetto da -7 a sette giornate dalla fine nel 1998-99, rimontando su di una grande Lazio. Noi le vincemmo tutte, loro ne persero due di fila con Roma e Juventus, e poi alla penultima giornata facemmo il sorpasso decisivo».
L’IMPREVEDIBILITÀ DEL DERBY «Assolutamente. Prendiamo gli ultimi sei derby: il Milan si è presentato praticamente sempre con gli sfavori del pronostico, ma ne ha vinti quattro e pareggiati due. Il derby sfugge alle normali logiche di classifica».
IL MILAN DI ALLEGRI «Allegri ha saputo dare una certa consapevolezza alla squadra, oltre a solidità tattica e mentale. Mi incuriosisce, però, un aspetto: il Milan fa molto meglio nei secondi tempi che nei primi 45 minuti».
STRATEGIA O MENTALITÀ «Da fuori non saprei dirlo. Di sicuro è questione anche di mentalità vincente: non può essere un caso che i rossoneri trovino spesso gol nei finali di gara, come successo pure domenica a Cremona».
LE CRITICHE SULL’ECCESSIVA PRUDENZA «Non mi va di giudicare dall’esterno il lavoro di un professionista come Max. Si sapeva fin dal principio che la sua prima missione sarebbe stata ritrovare un certo equilibrio e credo proprio ci sia riuscito. Poi non ne farei nemmeno una questione di moduli, bensì di interpretazione dei ruoli e caratteristiche dei calciatori. Adesso si parla di 4-3-3, ma il Milan gioca con il 3-5-2 esattamente come l’Inter, che è capolista e ha nettamente il miglior attacco della Serie A. Cosa cambia davvero? Se da quinto ho un giocatore dalle eccezionali doti offensive come Dimarco, per esempio…».

Rinnovo Vlahovic, la Juve accelera: nuovo incontro con l’entourage atteso nei prossimi giorni. Ecco le ultime

Rinnovo Vlahovic, dialoghi riaperti: previsto a breve un nuovo summit con l’agente del serbo. Le ultimissime notizie

La Juventus sta vivendo una fase decisiva nella costruzione della rosa del futuro, puntando sulla continuità dei giocatori considerati centrali nel progetto tecnico. Come riportato da Fabrizio Romano sul suo canale YouTube, il club ha ufficializzato il rinnovo di Weston McKennie, uno dei protagonisti più affidabili della stagione.

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Il centrocampista statunitense ha firmato fino al 2030, con un ingaggio di circa 4 milioni netti a stagione. Nonostante l’interesse di diversi club italiani ed esteri, la dirigenza bianconera ha scelto di blindarlo, proseguendo sulla linea già tracciata con il rinnovo di Kenan Yildiz: trattenere i talenti più importanti e costruire attorno a loro la Juventus del futuro.

La novità più significativa riguarda però Dusan Vlahovic. Dopo mesi di silenzio e mancanza di contatti, la Juventus ha riaperto il dialogo con l’entourage dell’attaccante serbo. Non c’è ancora un accordo all’orizzonte, ma il ritorno al tavolo rappresenta un cambio di passo rispetto all’autunno, quando la trattativa sembrava congelata.

La questione economica sarà centrale: il club vuole ridefinire la struttura salariale per gli anni a venire e dovrà trovare un’intesa sostenibile con il giocatore. Allo stesso tempo, peserà la sua importanza nel progetto tecnico della “Juve 2.0”. Un nuovo incontro tra le parti è atteso nei prossimi giorni, segnale di una volontà concreta di prolungare il rapporto.

Spettatori Serie A: calano le presenze e le proteste affondano Lazio e Torino, ultime per tasso di riempimento

Spettatori Serie A, il peso delle contestazioni spinge Lazio e Torino in fondo alla classifica del riempimento. I dettagli

La corsa agli spettatori della Serie A 2025/26 entra nella fase decisiva, con l’attenzione puntata sulla media presenze negli stadi. La scorsa stagione si era chiusa con 30.240 spettatori a partita e un tasso di riempimento del 92,41%, numeri che i club sperano di confermare anche quest’anno. Nel 2024/25 il primato era andato al Milan, capace di superare i 71.500 tifosi di media e di precedere di poco l’Inter, mentre il Cagliari aveva fatto registrare il miglior riempimento, vicino al 98%. Lo riporta Calcio & Finanza.

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Il dato delle presenze resta centrale per i bilanci delle società, incidendo sia sui ricavi da stadio sia sulla distribuzione dei proventi televisivi. Anche per questo la Serie A guarda con attenzione all’andamento del pubblico: la stagione 2024/25 è stata la seconda consecutiva oltre quota 30mila spettatori di media, un traguardo che non si vedeva dalla fine degli anni ’90, quando per tre stagioni di fila si era superata la stessa soglia.

Nell’annata in corso, dopo 27 giornate, Milan e Inter continuano il loro testa a testa in vetta alla classifica spettatori: i rossoneri registrano una media di 72.844 tifosi, appena 21 in più dei nerazzurri, che hanno già superato il milione di presenze stagionali per la sesta volta consecutiva (esclusi gli anni del Covid). La Roma resta stabilmente al terzo posto con oltre 62mila spettatori, mentre Napoli e Juventus superano quota 40mila. La media generale del campionato è di 30.220 spettatori, leggermente in calo (-1,3%) rispetto allo stesso punto della scorsa stagione, complice anche la protesta dei tifosi di Lazio e Torino contro le rispettive proprietà.

Il tasso di riempimento, influenzato dalla capienza degli impianti, vede otto club oltre il 90%, con la Juventus ancora una volta in testa sopra il 98%, seguita da Cagliari, Milan, Inter e Atalanta. All’estremo opposto si trovano Lazio e Torino, penalizzati dalle contestazioni che hanno svuotato gli spalti: i biancocelesti sono addirittura vicini al 50%. Nel complesso, il riempimento medio della Serie A è dell’84,77%, in calo di poco più di due punti rispetto alla stagione precedente.

Lazio, parla Zaccagni: «Squadra spenta con il Torino ed è quello che non vogliamo, per il mister e per i nostri tifosi»

Lazio, Zaccagni svela: «La partita di Torino è archiviata, è stata una brutta prestazione e non era ciò che volevamo»

Mattia Zaccagni ha parlato ai microfoni di SportMediaset alla vigilia della semifinale d’andata di Coppa Italia Frecciarossa 2025‑2026. L’esterno offensivo della Lazio ha presentato la sfida contro l’Atalanta di Raffaele Palladino, soffermandosi sulle sensazioni del gruppo e sulle insidie del match. Di seguito le sue dichiarazioni.

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TORINO – «La partita di Torino è archiviata, è stata una brutta prestazione e non era ciò che volevamo. Ci siamo detti che forse l’unico pensiero era quello della Coppa Italia, anche se è stato sbagliato. In campionato dobbIamo portare casa più punti nonostante la classifica. leri ci siamo parlati, ci siamo detti che per noi è una grande occasione la partita di domani».

COPPA ITALIA – «Sto ricominciando a sentirmi bene. Ho avuto un mese di stop, queste ultime due partite mi hanno dato minuti e ora voglio solo aiutare la squadra. In Coppa Italia abbiamo battuto le due finaliste della passata stagione, siamo carichi».

REAZIONE – «Si è vista una squadra spenta con il Torino ed è quello che non vogliamo, per il mister e per i nostri tifosi. E’ una stagione complicata, partite difficili e tanti infortuni, ma ci siamo lasciati tutto alle spalle e daremo tutto da qui alla fine».

ATALANTA – «Sappiamo che è una grande squadra. Abbiamo visto la partita col Sassuolo ma pure quella col Dortmund, loro hanno grandi individualità. In campionato ce la siamo giocata e abbiamo portato a casa uno sconfitta che non meritavamo. Sappiamo come affrontarli».

Infortunio Rodrygo, che tegola per il Real Madrid! Grave stop per il brasiliano, salta il Mondiale

Infortunio Rodrygo, Real Madrid sotto shock: si rompe il crociato, stop lunghissimo e addio al Mondiale. I dettagli

La sconfitta interna contro il Getafe, che ha ampliato a quattro punti il distacco dal Barcellona, non è stata l’unica cattiva notizia per il Real Madrid. La serata del Bernabeu ha infatti lasciato in eredità un infortunio pesantissimo, destinato a incidere profondamente sul finale di stagione dei Blancos.

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Secondo quanto riportato da Marca, Rodrygo ha subito la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Un problema che inizialmente sembrava lieve — tanto che il brasiliano aveva concluso la partita in campo — ma che gli esami successivi hanno rivelato essere molto più grave del previsto. L’esterno classe 2001 dovrà quindi fermarsi per diversi mesi.

L’assenza di Rodrygo rappresenta un colpo durissimo non solo per il Real Madrid, che perde uno dei suoi giocatori più incisivi nella fase decisiva della stagione, ma anche per la nazionale brasiliana. I tempi di recupero superiori ai sei mesi lo escludono infatti con certezza dal prossimo Mondiale, privando il Brasile di uno dei suoi talenti più brillanti.

Open Var, Rocchi soddisfatto: «Questo weekend sono molto contento dei ragazzi, il VAR ha lavorato bene. Vi spiego…»

Open Var, Rocchi svela: «Questo weekend sono molto contento dei ragazzi, il VAR ha lavorato bene. Vi spiego…». Le parole

Gianluca Rocchi, in rappresentanza dell’AIA, ha analizzato gli episodi dell’ultimo turno durante la consueta presenza a Open Var su Dazn. La giornata non ha fatto registrare errori evidenti né casi particolarmente controversi, ma non sono comunque mancati spunti e situazioni da approfondire, utili per fare il punto sull’operato arbitrale e sulle dinamiche emerse in campo.

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GIALLO CALHANOGLU «Giustamente in sala VAR fanno la scelta dei parametri, potrebbe esserci il controllo del pallone ma non c’è nessuno degli altri parametri. Giusta la decisione sul campo, che viene spiegata chiaramente ai giocatori. Non sempre spiegano così perché non sempre hanno la certezza della decisione assunta»

CREMONESE MILAN – «Ci vuole la certezza del tocco, che non c’è. Se anche fosse rimasto il dubbio, avrebbero lasciato la decisione di campo»

EPISODIO PARMA CAGLIARI «Chiaramente abbiamo lavorato su questo epiosio partendo da Milan-Parma, di cui ribadisco la bontà del gol. Il giocatore che si mette fermo in area di porta non commette nessun fallo, per cui ho sentito ricostruzioni fantasiose. Ci sono campionato in cui nell’area di porta si mettono fermi in 5, e quello è un atteggiamento già più pericoloso»

ANALISI «Ai ragazzi ho detto che nel momento in cui il giocatore fa qualcosa noi interveniamo. Io non voglio vedere nelle aree di porta situazioni che vedo in altri campionati e che per noi sarebbero molto critiche. Non possiamo permettere che un portiere non abbia la possibilità di poter giocare. Ciò non toglie che il regolamento non dice che il giocatore non può star fermo in area di porta. Perttanto io mi devo poggiare sulle regole, che sono una salvezza. Questo weekend sono molto contento dei ragazzi, il VAR ha lavorato bene e sai perché? Perché hanno arbitrato bene in campo e non abbiamo avuto bisogno del VAR»

COERENZA E UNIFORMITA’ «La coerenza è la base del nostro lavoro. Non sempre si riesce a mantenerla ma è l’obiettivo. In alcune partite senza interventi VAR il minutaggio effettivo si è alzato. Se il gioco è fluido, gli arbitri non fischiano e le partite sono più piacevoli. Abbiamo toccato i 58 minuti, che è altissimo per il nostro campionato. Le partite non le decide l’arbitro sulla fluidità dei calciatori. Lo ribadisco. L’arbitro deve essere bravo a non influenzare. Esempio Juventus-Roma, che oltre alla buona prestazione di Sozza è stata una bella partita grazie all’atteggiamento delle squadre»

ROSSO PINAMONTI «Gran bella decisione. La prende bene anche perché messo bene come posizione in campo e dove sta guardando. In questi casi ai ragazzi chiedo grande coraggio. È un rosso che avremmo fatto anche con OFR, ma garantisco che la credibilità di un arbitro passa proprio da queste decisioni prese sul terreno di gioco».

Genoa, che tegola in vista della Roma! Norton‑Cuffy e Baldanzi in dubbio per la sfida: le ultimissime

Genoa in piena emergenza verso la Roma: Norton‑Cuffy e Baldanzi restano in forte dubbio per la sfida dell’Olimpico

Settimana complicata in casa Genoa in vista della sfida contro la Roma, con diversi giocatori alle prese con problemi fisici che rischiano di condizionare le scelte di De Rossi. L’infermeria rossoblù si è infatti riempita proprio nel momento più delicato, a pochi giorni da una partita chiave per la corsa salvezza.

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Il primo allarme era scattato già nella vittoria per 3-0 contro il Torino, quando Norton‑Cuffy si era fermato per un fastidio al flessore. L’esterno inglese, classe 2004, ha saltato la trasferta di Milano contro l’Inter e resta in dubbio anche per il match con i giallorossi. Secondo La Gazzetta dello Sport, le possibilità di vederlo in campo domenica sono buone, ma non ancora garantite. Più chiara invece la situazione di Otoa, che sarà certamente indisponibile.

A complicare ulteriormente i piani del tecnico c’è anche il problema muscolare accusato da Baldanzi nella gara contro l’Inter. Il trequartista, in prestito proprio dalla Roma, è stato costretto al cambio al 66’ e va verso il forfait. Un’assenza pesante, che si aggiunge a un quadro già critico e che obbligherà De Rossi a valutare nuove soluzioni in vista della sfida dell’Olimpico.

Conferenza stampa Sarri pre Atalanta: «Con Fabiani ho parlato poco fa, i programmi li fa la società. Il prossimo anno dobbiamo fare investimenti»

Conferenza stampa Sarri pre Atalanta di Coppa Italia: «Con Fabiani ho parlato poco fa, i programmi li fa la società»

Maurizio Sarri, tecnico della Lazio, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della semifinale d’andata di Coppa Italia Frecciarossa. Domani, alle 21:00, all’Olimpico, i biancocelesti affronteranno l’Atalanta guidata da Raffaele Palladino. Queste le sue dichiarazioni.

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ANNO ZERO E MOMENTO DELLA STAGIONE – «Era chiaro dall’inizio che la situazione sarebbe stata questa, l’ha detto la società, ci vuole pazienza. Ce ne vuole da parte di tutti, io ce la sto mettendo».

PARTITA – «Ha un grande peso, l’anno prossimo dev’essere l’anno uno, non lo zero. Dobbiamo giocare una gara importante contro una squadra forte, dobbiamo avere orgoglio perché siamo arrivato alla semifinale battendo le finaliste dell’anno scorso. Possiamo giocarcela».

CONFRONTI CON LA SOCIETA’ – «COn Fabiani ho parlato anche 30 minuti fa, i programmi li fa la società. Il prossimo anno dobbiamo fare investimenti per tornare competitivi, programmare ora è difficile. Anche sapere chi sarà sul mercato a giugno»

RITROVARE L’ENTUSIASMO – «La responsabilità non è solo dei giocatori, erano spenti ma è colpa di tutti: mia, della società e dell’ambiente. Era inaspettato questo calo di energie dopo le precedenti tre partite buone in sei giorni. Domani dobbiamo rinascere tutti insieme».

ATALANTA – «Hanno fatto un percorso lungo iniziato 10 anni, piano piano hanno conquistato l’Europa, hanno fatto investimenti ed ora si possono permttere giocatori di grande livello. Dobbiamo fare questo percorso per tornare in Europa con continuità».

ANIMA – «Come ho già detto, questa squadra ha già fatto partite di alto livello quindi l’anima ce l’abbiamo. Abbiamo solo sbagliato in toto la partita di Torino, in un’annata come questa ci sta sbagliare una partita come quella non deve succedere».

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Calciomercato Bologna, nel mirino due calciatori del Cagliari: tutti gli aggiornamenti e le ultime

Calciomercato Bologna, Sartori punta due talenti del Cagliari: il club osserva da vicino i profili più promettenti

Il Bologna continua a muoversi con largo anticipo sul mercato, confermando la propria vocazione alla ricerca di talenti emergenti. Durante Parma‑Cagliari, Giovanni Sartori è stato avvistato al Tardini per una missione mirata: osservare da vicino due dei profili più promettenti del club sardo, come riportato da Nicolò Schira.

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Sartori studia i giovani del Cagliari

La presenza del direttore tecnico rossoblù non è passata inosservata. Da sempre abile nel fiutare potenziali colpi prima della concorrenza, Sartori ha seguito con particolare attenzione il difensore centrale Juan Rodriguez e il centrocampista Joseph Liteta, due giocatori che il Cagliari considera patrimonio tecnico e che il Bologna vede come investimenti perfettamente in linea con la propria filosofia: giovani, futuribili e con margini di crescita importanti.

Un test utile in un contesto competitivo

La sfida contro il Parma ha rappresentato un banco di prova ideale per valutare la personalità e la maturità dei due talenti in un contesto agonistico di alto livello. Un’occasione preziosa per raccogliere indicazioni utili in vista della prossima stagione, che il Bologna sta già programmando con attenzione e lungimiranza.

Giudice Sportivo Serie A, squalifica per Wesley e Freuler: multa per la Roma! Tutte le decisioni dopo la 27^ giornata

Giudice Sportivo Serie A: Wesley e Freuler out, Roma multata dopo la 27ª giornata. Tutti i dettagli e chi salta la prossima giornata

La 27ª giornata di Serie A si è chiusa con il 3-0 dell’Udinese sulla Fiorentina, ultimo atto prima della ripresa fissata per venerdì 6 marzo, quando Napoli‑Torino aprirà il 28° turno alle 20.45. In vista del prossimo weekend, il Giudice Sportivo ha ufficializzato sei squalifiche: Wesley della Roma e Freuler del Bologna, entrambi diffidati e ammoniti, salteranno la gara così come Terracciano della Cremonese, Parisi della Fiorentina e Valenti del Parma.

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Un turno anche per Pinamonti del Sassuolo, unico espulso dell’ultima giornata per un fallo grave di gioco contro l’Atalanta. Nessun allenatore è stato fermato.

Sul fronte disciplinare, una sola società è stata multata: la Roma dovrà pagare 6.000 euro per cori offensivi rivolti all’allenatore avversario e per il lancio di un fumogeno nel recinto di gioco durante la sfida più recente.

Real Madrid, con il mese di marzo si decide tutto! Tra Campionato, Champions League e il futuro di Arbeloa

Real Madrid, marzo diventa il mese della verità: tra Liga, Champions e una panchina in discussione, il futuro di Arbeloa…

Il mese di marzo si preannuncia come un vero e proprio spartiacque per il Real Madrid. In sedici giorni di fuoco, la squadra guidata da Álvaro Arbeloa si gioca letteralmente tutto: le residue speranze in campionato, il cammino in Champions League e, con ogni probabilità, il futuro stesso del tecnico spagnolo sulla panchina dei Blancos.

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Campionato in salita e l’esame Manchester City
Il momento è decisamente critico. Le due inaspettate e brucianti sconfitte consecutive in Liga contro Osasuna (1-2) e Getafe (0-1) hanno fatto scivolare il Real a quattro lunghezze di distanza dalla capolista Barcellona
. In Europa, dopo aver superato il Benfica con un doppio successo (1-0 e 2-1), l’urna ha riservato un ostacolo monumentale: il Manchester City negli ottavi di finale di Champions League. Un doppio confronto che, unito agli impegni di campionato contro Celta Vigo, Elche e il caldissimo derby contro l’Atlético Madrid, definisce un calendario che non concede il minimo respiro.

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L’infermeria piena: un’emergenza totale
Come sottolinea il quotidiano Marca, che parla apertamente di una squadra in “caduta libera”, a complicare terribilmente i piani c’è una vera e propria maledizione legata agli infortuni.
L’infermeria madrilena è attualmente affollata di stelle:
• Kylian Mbappé: l’asso francese, autore fin qui di ben 38 reti stagionali, è alle prese con seri problemi fisici.
• Jude Bellingham: anche il fuoriclasse inglese è ai box.
• Centrocampo e difesa: si aggiungono i recenti stop di Camavinga e Ceballos, oltre al lungo e faticoso recupero di Éder Militão da un infortunio alla coscia.


Pressione alle stelle, ma Arbeloa non molla
L’entusiasmo iniziale per l’approdo di Arbeloa in panchina (cinque vittorie nelle prime cinque gare) è ormai svanito
. Il quotidiano As sentenzia spietato: «L’effetto Arbeloa ha passato i suoi giorni migliori». Dopo il ko interno con il Getafe, il clima al Bernabéu si è fatto rovente, con tensioni, fischi e persino cori che invocano le dimissioni del presidente Florentino Pérez.
Nonostante le enormi difficoltà e una panchina oggettivamente traballante, il tecnico merengue prova a fare scudo e lancia un messaggio d’orgoglio in vista di questi match cruciali: «Al Bernabéu nessuno si arrende».

Bedin si racconta: «Luisito Suarez, un genio. Barella? E’ il mio preferito, abbiamo la stessa tigna. Il mio rimpianto da osservatore…»

Gianfranco Bedin si racconta alla Gazzetta dello Sport: «Luisito Suarez, un genio. Barella? E’ il mio preferito, abbiamo la stessa tigna»

Il nome di Gianfranco Bedin, nella filastrocca che la generazione degli anni ’60 recitava a labbra socchiuse come una preghiera, sbucava oltre l’incipit — Sarti, Burgnich, Facchetti — e faceva da collante al resto del sonetto, quello che chiudeva il reparto difensivo con Guarneri e Picchi. Oggi su La Gazzetta dello Sport ha aperto la valigia dei ricordi.

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LA GRANDE INTER «Direi proprio di sì: è stata una squadra che ha vinto tantissimo e ha colpito l’immaginario di tutti. Eravamo fortissimi, mai dimenticarlo».

IL COMPAGNO PIÙ FORTE «Luisito Suarez, un genio, un’enciclopedia: calciava il pallone a quaranta-cinquanta metri con una naturalezza spaventosa».

IL DUELLO CON PELÉ «Il più vicino a dio. Un felino, ogni suo gesto era armonia, rapidità, bellezza. Amichevole Inter-Santos, Pelé scatta, lo rincorro senza raggiungerlo, allora mi butto in scivolata ma lui frena all’improvviso e con un tocco lieve mi supera, così io vado a sbattere contro l’attrezzatura di un fotografo a bordo campo e travolgo anche il fotografo. Mi rialzo e quello mi fa: “Bedo, Pelé l’ha ciapà el palo”. E io: “Meno male, mi è andata bene».

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RIVERA E GLI ALTRI ITALIANI «Che battaglie nei derby. Gianni aveva gli occhi sulla nuca e la partita già in testa, come un film. Lo tormentavo, gli tiravo la maglia ma lui niente, impassibile. Il gol più bello della mia vita lo feci in un derby, abbandonai la sua marcatura e mi spinsi avanti, tiro di controbalzo di sinistro all’incrocio dei pali. E no, non avevo mirato. Pura fortuna. C’erano altri italiani tosti. Bulgarelli e De Sisti mi toccava andarli a prendere nella loro metà campo, ma erano bravissimi a liberarsi. Con Zigoni mi divertivo da matti. Parlavamo in dialetto, mi diceva: “Bedo, no stame legnare”, poi sbuffava, bofonchiava qualcosa, viveva la partita in un mondo tutto suo».
SIVORI «Una simpatica carognetta, posso dirlo? Era un fuoriclasse assoluto, un diavolo con quel sinistro. Però attaccabrighe, rifilava a tutti tacchettate a tradimento».

LA MARCATURA SU EUSEBIO «La Pantera nera, un campione fenomenale, con un fisico resistente a tutto, lo metto appena sotto Pelé. L’ho marcato nella finale della Coppa dei Campioni del 1965, Inter-Benfica. 1-0 per noi, a San Siro. Lo sa che quando ho alzato la coppa mi tremavano le mani. Avevo vent’anni e ho pensato: forse sono un campione anch’io…(ride) ma mica era vero. Però che soddisfazione, io da Mauthausen alla Coppa dei Campioni».

IL DEBUTTO «Da due mesi il Mago mi diceva: “Bedo, domenega sciugatu”. Ma non mi faceva mai giocare. Un giorno, due ore prima di Inter-Lazio, Jair si incazza con Herrera e se ne va dallo spogliatoio sbattendo la porta. Allora il Mago si volta e con la sua cantilena mi fa: “Bedo, te avevo deto che sciugavitu”. Che ridere, il Mago, mi diceva che ero giovane e che dovevo correre di più, sempre di più…».

I RIMPIANTI DA OSSERVATORE «Certo, Thiago Silva. Lo seguivo da tempo, ero convinto di portarlo all’Inter. Invece me lo soffiò il Milan. Uno che ha reso meno di quanto mi aspettassi invece è stato Van der Meyde, l’olandese che pescai all’Ajax. Grande talento, ma era matto (ride) aveva la testa che andava per conto suo».

IL SUO EREDE NELL’INTER ATTUALE «Barellino, lo chiamo così Barella: è il mio preferito, abbiamo la stessa tigna».

LA CORSA SCUDETTO DELL’INTER «(Silenzio) Mi stavo…ecco…stavo facendo un gesto…diciamo così…superstizioso. Dai, diciamo che ci sono le condizioni per farlo, l’Inter è la più forte, anche se i limiti ci sono e su quelli bisogna lavorare: l’abbiamo visto in Champions».

Sarri Lazio, il futuro è bilico: la permanenza del tecnico è a un bivio e deve decidere quale direzione prendere

Sarri Lazio, ecco il momento decisivo: il futuro del tecnico è sempre più in bilico, con una permanenza che passa da un bivio delicatissimo

La semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta non è soltanto un appuntamento da dentro o fuori: rappresenta un vero spartiacque per il futuro di Maurizio Sarri. Come evidenziato da Il Corriere dello Sport, il tecnico si trova in un momento decisivo. Un’altra caduta fragorosa all’Olimpico potrebbe incrinare definitivamente la fiducia del presidente Claudio Lotito, rompendo l’attuale immobilismo e aprendo scenari finora rimandati.

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La mentalità come ultima ancora

Sarri prova a stringersi attorno a un concetto chiave: la mentalità. Il percorso in Coppa Italia è stato tutt’altro che semplice, con la Lazio capace di eliminare entrambe le finaliste della scorsa edizione. Per il tecnico, ciò che conta è l’atteggiamento, indipendentemente dal tipo di obiettivo stagionale. Dopo la prova opaca di Torino, la speranza è ritrovare quella fame agonistica che sembra essersi smarrita.

Le mosse per riaccendere l’attacco

A Formello il lavoro si è intensificato, soprattutto sulle situazioni senza palla e sull’attacco degli spazi, nel tentativo di sbloccare un reparto offensivo in evidente difficoltà. Sarri ha provato a cambiare pelle alla squadra: inserimento immediato dei nuovi, difesa ricalibrata, rinuncia a dogmi tattici che lo hanno accompagnato per anni. Ma gli schemi, da soli, non bastano. Serve una scossa emotiva, perché l’allenatore può costruire gioco, non segnare al posto dei suoi.

Il contratto come zavorra e protezione

Sul fondo resta il tema più delicato: il contratto. Sarri è legato alla Lazio fino al 2028, con un ingaggio da 2,5 milioni netti più bonus. Un accordo che da un lato tutela il tecnico, dall’altro complica qualsiasi decisione drastica da parte della società. Senza un segnale forte in Coppa Italia, però, il rapporto rischia di logorarsi fino a giugno, quando una separazione potrebbe diventare inevitabile nonostante i vincoli formali.

Calciomercato Milan, occhi in Premier per rinforzare la retroguardia: sondaggio per quel difensore, profilo ideale per la difesa di Allegri

Calciomercato Milan, idea Maguire dalla Premier: avviati i contatti per regalare ad Allegri un difensore esperto e dominante

Mentre il Milan entra nella settimana del Derby, la dirigenza continua a muoversi sul fronte mercato per costruire la rosa del futuro. Tra i profili valutati spicca quello di Harry Maguire, esperto difensore del Manchester United. Come riportato dal giornalista Marco Varini, il club rossonero avrebbe già avviato i primi contatti esplorativi per capire la fattibilità dell’operazione, interessato alla sua esperienza internazionale e alla sua struttura fisica imponente.

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Maguire, che compirà 33 anni il 5 marzo, è sotto contratto fino al 2026 e rappresenterebbe un innesto di peso per un reparto che ha visto la crescita di Pavlović ma che necessita ancora di alternative affidabili. Con i suoi 194 cm, il centrale inglese offrirebbe quel mix di fisicità, leadership e conoscenza dei palcoscenici europei che il Milan considera utile per alzare il livello della difesa.

Il vero nodo resta però l’ingaggio: Maguire percepisce circa 11 milioni lordi a stagione, cifra fuori dai parametri rossoneri. Nonostante ciò, la volontà del giocatore di rimettersi in gioco in un nuovo campionato e la possibilità di un ruolo centrale nel progetto potrebbero spingerlo a rivedere le sue richieste. Pur stimato da Michael Carrick, la mancanza di un accordo per il rinnovo apre alla possibilità di un addio estivo, scenario che il Milan osserva con crescente interesse.

Cassano spiazza tutti: «Thuram lo sacrificheranno per me sul mercato, poi Calhanoglu andrà via e…»

Cassano svela a sorpresa: «Thuram lo sacrificheranno per me sul mercato, poi Calhanoglu andrà via e…». Le sue parole

Il futuro dell’Inter è già tema caldo in vista del mercato estivo, e le parole di Antonio Cassano a Viva el Futbol hanno alimentato il dibattito: l’ex attaccante, noto per i giudizi senza filtri, ha indicato i reparti che secondo lui andrebbero rinforzati e i profili utili per far compiere alla squadra un ulteriore salto di qualità, scatenando subito discussioni tra i tifosi nerazzurri sugli innesti davvero necessari.

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PAROLE – «L’Inter deve cambiare modulo, sono quasi sicuro che lo faranno in estate. Prenderanno esterni di livello, per fare uno step anche a livello internazionale. Chi può andare a prendere però l’Inter? Mal che vada devi pagare 70 milioni per me… Per prenderli di quel livello. Martinelli fa la panchina oggi, costa 60/70 milioni. Diventa dura così. 

Thuram lo sacrificheranno per me sul mercato, stavo riflettendo. Ne sono quasi sicuro che lo sacrificano. Poi scadono quei 5 contratti e per me poi Calhanoglu andrà via. Questi addii, Calha e Thuram, si può andare sugli esterni offensivi in quel caso. Dietro Dumfries può fare il terzino, anche Dimarco può farlo, al centro Akanji e Bastoni vanno bene. Il portiere poi. E gli esterni d’attacco, servono tanti soldi».


Nainggolan durissimo sulla Juve: «Non sarei mai andato per gli arbitri, sulla mia pelle ho provato grandi ingiustizie. Spalletti? Mi ha chiuso a Trigoria di notte» 

Nainggolan ci va giù pesante sulla Juventus: «Non sarei mai andato per gli arbitri, sulla mia pelle ho provato ingiustizie» 

Radja Nainggolan, ospite del podcast Sportium Fun, ha rilasciato un’intervista in cui si è espresso in modo particolarmente critico nei confronti della Juventus. Nel corso della conversazione, l’ex centrocampista ha affrontato diversi temi legati al club bianconero, senza risparmiare giudizi netti.

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SU SPALLETTI – «Il mister mi ha chiuso a Trigoria di notte. Non mi ricordo esattamente il motivo, forse una partita importante o una punizione. E mi disse, ‘Questa settimana dormi qui perché non voglio che esci’. Lui dormiva nella camera accanto e ogni sera, fino alle 10.30, veniva a controllare che fossi in camera perché aveva paura che scappassi. Poi però ho giocato male… Era meglio lasciarmi libero. Dicevano che se non bevevo e non fumavo potevo giocare al Real Madrid, ma senza il mio stile vita non avrei avuto la mia felicità e non avrei reso come ho reso. Avevamo una sintonia bellissima con lui. È stato l’allenatore più forte che ho avuto in carriera. La sua visione di calcio era scritta sulla mia pelle. Come persona è molto particolare, ma quando ti vuole bene, ti vuole bene. Quando senti la sua fiducia, capisci che persona è. Però non è uno che accetta facilmente tutti quanti. Costruisce certi tipi di rapporti con un paio di giocatori e, quando fai parte di questi, senti cosa ti può dare. Io con lui ho avuto questo rapporto» 

SULLA JUVE – «A me piaceva Football Manager e io non prendevo mai la squadra più forte. Quando una società come la Roma vince lo Scudetto sarà festa per 20 anni, mentre alla Juve lo devi vincere ogni anno. È diverso come sentimento. E poi c’è il discorso arbitri. L’ho provato sulla mia pelle. Quando hanno inaugurato la Juventus Stadium, col Cagliari ci ho giocato e ricordo una partita che pareggiammo 1-1 con un rigore inesistente a favore della Juve. Poi arrivo alla Roma. Prima partita allo Juventus Stadium, perdiamo 3-2 con due rigori fuori area, e c’è stata la stessa storia con la Roma. Lo hanno visto tutti. È la verità, ma non tutti riescono a dirlo. Ed è da lì che mi nasce questa sensazione» 

SU POGBA – «Ai miei tempi, in Serie A, forti come me ce n’erano forse due. Solo Vidal e De Rossi. E Pogba? Ero più forte di lui, ha fatto solo 3 anni buoni in carriera. Io non mi sono mai infortunato gravemente. In questo momento sto ancora giocando, ma sto pensando di prendere il patentino. A vedere quello che c’è in giro… Credo di poter fare l’allenatore. Parlo con tanti miei ex compagni del Piacenza. Parlo con Daniele Conti, lo sento spesso lo vedo spesso. De Rossi è stato importante, Totti è stato importante. Francesco non lo vedevi mai fuori dal campo, ma avevamo un bellissimo rapporto» .

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