Pagina 46 – Calcio News 24

Chi è Lorenzo Riccio? Il giovane talento dell’Atalanta lascia l’Italia e firma in Olanda col Dordrecht

Lorenzo Riccio al Dordrecht, l’Italia perde un altro talento? Chi è l’ex Atalanta. Alla scoperta del centrocampista classe 2006

Il calcio italiano saluta un altro giovane talento cresciuto in uno dei vivai più importanti del Paese. Lorenzo Riccio, centrocampista classe 2006, lascia l’Atalanta e riparte dall’FC Dordrecht, club olandese che ha ufficializzato il suo arrivo con un contratto valido fino al 2029.

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A confermare l’operazione è stato proprio il club dei Paesi Bassi attraverso una nota ufficiale.

«L’FC Dordrecht si è rinforzato con il giovane nazionale italiano Lorenzo Riccio. Il centrocampista diciannovenne arriva dall’Atalanta Bergamo e ha firmato un contratto valido fino a metà del 2029 al Krommedijk».

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Nella scorsa stagione, Riccio ha disputato 13 partite in Serie C con l’Atalanta U23, segnando anche 1 gol. Numeri che raccontano il primo vero impatto con il calcio professionistico dopo il lungo percorso nel settore giovanile nerazzurro.

Lorenzo Riccio, il comunicato del Dordrecht

Il Dordrecht ha ricostruito anche il percorso del centrocampista italiano, sottolineando la crescita nelle giovanili dell’Atalanta e il legame familiare con il calcio.

«Riccio (nato il 25 luglio 2006 a Lido di Camaiore) ha iniziato la sua carriera calcistica al Cedratese, per poi essere inserito nel settore giovanile dell’Atalanta Bergamo nell’estate del 2016. Qui ha percorso tutte le categorie giovanili e si è allenato regolarmente con la prima squadra. Riccio proviene inoltre da una vera e propria famiglia di calcio. Suo padre, Luigi Riccio, è vice-allenatore della Lazio. – si legge ancora nel comunicato – Nella scorsa stagione Riccio ha giocato per l’Atalanta Bergamo Under 23 in Serie C, il terzo livello del calcio italiano. La sua crescita non è passata inosservata nemmeno alla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Negli ultimi anni, il centrocampista ha infatti vestito la maglia di diverse nazionali giovanili italiane».

Chi è Lorenzo Riccio: carriera e percorso nell’Atalanta

Lorenzo Riccio è considerato uno dei prodotti più interessanti del vivaio dell’Atalanta. Nato il 25 luglio 2006, è cresciuto calcisticamente tra Cedratese, una parentesi in Grecia all’OFI Creta, l’Accademia Inter e poi il settore giovanile nerazzurro, dove è arrivato da giovanissimo.

A Zingonia ha completato gran parte della sua formazione, salendo progressivamente di categoria fino alla Primavera e successivamente all’Atalanta U23. Nel percorso con le giovanili si è distinto per personalità, letture di gioco e capacità di adattarsi a più ruoli del centrocampo.

Lorenzo Riccio, Nazionale e traguardi raggiunti

Riccio ha fatto parte anche delle selezioni giovanili dell’Italia. Dopo le prime convocazioni con l’Under 16, ha indossato la maglia azzurra in diverse categorie, arrivando anche nel giro dell’Under 20.

La sua crescita è stata seguita con attenzione dalla FIGC, che lo ha valorizzato come centrocampista ordinato, intelligente e capace di dare equilibrio alla squadra. Un profilo moderno, abituato a giocare con responsabilità anche contro avversari più esperti.

Lorenzo Riccio, caratteristiche tecniche e fisiche

Dal punto di vista tecnico, Riccio è un centrocampista destro utilizzabile sia da mediano sia da interno. La sua qualità principale è la gestione del possesso: gioca a testa alta, ha un buon primo controllo e cerca spesso la soluzione più pulita per dare continuità alla manovra.

Non è soltanto un giocatore di posizione. Sa abbinare tecnica, quantità e lavoro nella doppia fase, restando sempre dentro il gioco. Fisicamente è un profilo strutturato, alto circa 1,84 metri, con una buona presenza nei duelli e margini di crescita ancora importanti.

Il trasferimento al Dordrecht rappresenta ora una tappa cruciale: Riccio lascia il contesto italiano per misurarsi in un campionato diverso, con l’obiettivo di trasformare il proprio talento in continuità tra i professionisti.

Roma, sfumato Summerville: Nusa, Moreira e Schjelderup nel mirino per l’attacco. La strategia dei giallorossi

Calciomercato Roma, cambia la strategia dopo Summerville: tris di nomi per accontentare Gasperini. Nusa, Moreira e Schjelderup

La Roma cambia rotta sul mercato offensivo. Dopo aver inseguito a lungo Crysencio Summerville, la pista che portava all’esterno olandese è ormai saltata e la dirigenza giallorossa è pronta a virare su nuovi profili. Come riportato da Sport Mediaset, sul taccuino del club sono finiti tre nomi per rinforzare l’attacco di Gian Piero Gasperini: Antonio Nusa, Diego Moreira e Andreas Schjelderup.

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L’obiettivo resta lo stesso: trovare un esterno capace di garantire strappo, qualità nell’uno contro uno e imprevedibilità negli ultimi metri. La Roma vuole consegnare al tecnico un giocatore funzionale al nuovo progetto, ma senza perdere equilibrio economico dopo il mancato arrivo di Summerville.

Roma mercato, Nusa è il profilo più intrigante

Il primo nome seguito con grande attenzione è quello di Antonio Nusa, esterno norvegese classe 2005 attualmente al Lipsia. Il talento scandinavo è da tempo considerato uno dei giovani più interessanti del panorama europeo.

Le sue caratteristiche lo rendono un profilo molto adatto al calcio di Gasperini: dribbling, accelerazione, cambio di passo e capacità di rientrare sul destro partendo dalla corsia. La valutazione del club tedesco resta alta, ma la Roma potrebbe studiare una formula sostenibile, magari attraverso un prestito con diritto o obbligo di riscatto.

Roma mercato, Moreira resta una pista calda

Un’altra soluzione porta a Diego Moreira, esterno classe 2004 dello Strasburgo. Cresciuto tra Benfica e Chelsea, il giocatore garantisce fisicità, ritmo e grande capacità di creare superiorità numerica.

I contatti sarebbero già stati avviati, ma il costo dell’operazione è significativo: lo Strasburgo valuta il cartellino intorno ai 35 milioni di euro. Una cifra importante, che la Roma dovrà valutare con attenzione prima di affondare il colpo.

Roma mercato, Schjelderup resta sullo sfondo

Nella lista resta anche Andreas Schjelderup, gioiello norvegese classe 2004 di proprietà del Benfica. Tecnico, rapido e duttile, può agire sia da ala sinistra sia da trequartista.

Il giocatore cerca spazio e continuità, elementi che potrebbero spingere il Benfica ad ascoltare eventuali proposte. Dopo Summerville, la Roma prepara il piano B: i prossimi giorni saranno decisivi per capire su quale profilo puntare.

Spagna-Argentina, il retroscena sul gol di Ferran Torres che fa infuriare gli argentini: l’ingenuità di Simeone

Spagna-Argentina, il retroscena sul gol decisivo del Mondiale, argentini furiosi con Giuliano Simeone: il grave errore dell’esterno

A due giorni dal trionfo della Spagna, che domenica ha conquistato il Mondiale 2026 battendo l’Argentina in finale, emergono nuovi dettagli sull’azione che ha deciso la partita. Il gol di Ferran Torres, arrivato nel primo tempo supplementare, continua a far discutere soprattutto per un particolare legato al comportamento di Giuliano Simeone.

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Analizzando l’azione della rete, infatti, si nota come il giocatore dell’Atletico Madrid perda per un attimo il riferimento difensivo. Al momento del cross di Pedro Porro verso Nico Williams, Simeone si ferma a sistemarsi un calzino. Una distrazione apparentemente minima, ma diventata pesantissima nello sviluppo dell’azione.

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Spagna-Argentina, Simeone perde Ferran Torres

Sul traversone di Porro, Nico Williams riesce a fare da sponda per Ferran Torres, rimasto libero in area di rigore. Simeone, ormai in ritardo, non riesce più a recuperare la posizione e il giocatore del Barcellona trova il gol che consegna la Coppa del Mondo alla Spagna.

Un episodio che ha attirato diverse critiche da parte dei tifosi argentini. La distrazione di Simeone è stata letta come uno dei momenti chiave della finale, anche se non è possibile stabilire con certezza che l’azione avrebbe avuto un esito diverso con una marcatura più stretta.

Argentina, l’occasione sprecata da Simeone nel finale

La serata di Giuliano Simeone è stata complicata anche sul piano offensivo. Entrato al 70’ al posto di Rodrigo De Paul, il figlio di Diego Simeone ha avuto nei minuti finali anche il pallone del possibile pareggio.

Su un’azione nata da calcio d’angolo, il giocatore argentino ha calciato con il destro da buona posizione, senza però trovare la porta. Una chance importante, terminata alta, che ha aumentato il rimpianto dell’Argentina nella finale persa contro la Roja.

Giuliano Simeone, il Mondiale tra panchina e titolarità

Il percorso mondiale di Simeone è stato altalenante. Dopo due panchine consecutive contro Algeria e Austria, il suo torneo è iniziato nella terza gara della fase a gironi contro la Giordania, quando Lionel Scaloni lo ha schierato titolare a destra nel 4-4-2.

Successivamente è tornato in panchina nei sedicesimi contro Capo Verde, negli ottavi contro l’Egitto e nei quarti vinti contro la Svizzera. È poi rientrato tra i titolari in semifinale contro l’Inghilterra, prima dell’ingresso nella ripresa della finale contro la Spagna.

Per Simeone resta una finale segnata da un dettaglio destinato a far discutere a lungo.

Mazzarri pesca in Italia per l’Iraklis: Belotti e De Sciglio nel mirino

Mazzarri chiama Italia, il tecnico guarda al mercato italiano per rinforzare l’Iraklis Salonicco: nel mirino Belotti e De Sciglio

Walter Mazzarri guarda all’Italia per rinforzare il suo nuovo Iraklis Salonicco. Il tecnico toscano, ripartito dalla Grecia, sta provando a costruire una squadra competitiva e avrebbe messo nel mirino diversi profili conosciuti nel calcio italiano.

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Secondo quanto rivelato da Calciomercato.com, dopo aver visto sfumare la pista Lorenzo Insigne, passato a parametro zero dal Pescara alla Sampdoria, Mazzarri starebbe valutando altri due nomi importanti: Andrea Belotti e Mattia De Sciglio.

Mazzarri Iraklis, idea De Sciglio per la difesa

Uno dei profili seguiti con attenzione è quello di Mattia De Sciglio. Il difensore classe 1992, ex Milan, Juventus e Lione, è attualmente libero sul mercato degli svincolati dopo l’esperienza in prestito all’Empoli nella stagione 2024/2025.

Negli ultimi mesi il laterale era stato accostato anche al club ceco dell’Hradec Kralove, società legata alla figura di Pavel Nedved. Ora potrebbe aprirsi per lui una nuova possibilità in Grecia, dove Mazzarri cerca esperienza, affidabilità e duttilità per il reparto arretrato.

Mazzarri Iraklis, Belotti resta un nome caldo

Nel mirino dell’Iraklis ci sarebbe anche Andrea Belotti, attaccante classe 1993 già allenato da Mazzarri ai tempi del Torino. Il centravanti, ex Palermo, Roma, Fiorentina, Como e Benfica, è libero dopo la fine del contratto con il Cagliari, scaduto lo scorso 30 giugno.

Per Mazzarri si tratterebbe di un profilo conosciuto, capace di garantire esperienza internazionale, fisicità e peso offensivo. L’eventuale arrivo del Gallo rappresenterebbe un colpo di grande richiamo per il club greco.

Iraklis, già ufficiale D’Ausilio

Intanto l’Iraklis ha già chiuso per Michele D’Ausilio, trequartista classe 1999 arrivato dall’Avellino in Serie B con la formula del prestito con diritto di riscatto, dopo l’esperienza al Catania in Serie C.

Per Mazzarri, che in carriera ha allenato Acireale, Pistoiese, Livorno, Reggina, Sampdoria, Napoli, Inter, Watford, Torino e Cagliari, il mercato italiano può diventare una risorsa preziosa per dare subito identità ed esperienza al nuovo progetto greco.

Anthony Taylor dice basta: addio all’arbitro della finale Roma-Siviglia. Le polemiche di Mourinho e non solo: «Pressioni intense»

Anthony Taylor si ritira dopo oltre 800 partite: decisione a sorpresa da parte del fischietto inglese che diresse la finale di Europa League tra Roma e Siviglia

Anthony Taylor dice addio al calcio arbitrato. Il direttore di gara inglese ha annunciato ufficialmente il proprio ritiro dopo oltre due decenni trascorsi sui campi e 831 partite dirette complessivamente. A 47 anni, l’arbitro britannico chiude una carriera lunga e ricca di appuntamenti prestigiosi, segnata anche da forti pressioni mediatiche.

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Il titolo del suo addio fotografa il momento: Pressioni intense, è il momento di farsi da parte. Una scelta maturata anche per il logorio legato all’esposizione pubblica e alle responsabilità di un ruolo sempre più osservato e discusso.

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Nel calcio professionistico britannico, Taylor ha collezionato 668 presenze. In Premier League, competizione nella quale è entrato stabilmente dalla stagione 2010/11, ha diretto 432 partite in 16 stagioni. Nel suo percorso domestico figurano tutte le principali finali inglesi: due FA Cup, nel 2017 e nel 2020, la Coppa di Lega e il Community Shield nel 2015, oltre alla finale playoff di Championship del 2018.

Anthony Taylor, carriera internazionale e partite prestigiose

Il profilo di Taylor è stato rilevante anche fuori dall’Inghilterra. Per 14 anni è rimasto nella lista internazionale FIFA, dirigendo 163 incontri tra competizioni europee e mondiali.

Ha preso parte a due edizioni della Coppa del Mondo, nel 2022 e nel 2026, a due Europei, nel 2020 e nel 2024, e a due Mondiali per Club. Tra le gare più importanti affidategli figurano la Supercoppa UEFA 2020, la finale di Nations League 2021, la finale del Mondiale per Club 2022, l’atto conclusivo dell’Europa League 2023 tra Siviglia e Roma e una semifinale di Champions League 2024.

Il sipario sulla sua carriera internazionale è calato negli Stati Uniti, con la direzione dell’ottavo di finale del Mondiale tra Spagna e Portogallo.

Anthony Taylor e Roma-Siviglia, la finale che ha acceso le polemiche

In Italia, il nome di Anthony Taylor resta inevitabilmente legato alla finale di Europa League 2023 persa dalla Roma contro il Siviglia alla Puskás Aréna di Budapest. La partita terminò 1-1 dopo i tempi supplementari e venne decisa ai calci di rigore, con il successo della squadra spagnola.

Per il mondo romanista, quella serata resta una ferita aperta. Le contestazioni si concentrarono soprattutto sul mancato secondo giallo a Erik Lamela, poi tra i rigoristi del Siviglia, e su alcune situazioni in area considerate meritevoli di maggiore attenzione. Il match fu nervoso, spezzettato e accompagnato da oltre 25 minuti di recupero complessivi tra tempi regolamentari e supplementari.

Anthony Taylor, lo scontro con Mourinho

Il post partita rese ancora più rovente il caso. José Mourinho attaccò duramente la direzione arbitrale di Taylor, accusandolo di aver arbitrato “come uno spagnolo” e parlando di decisioni da “scandalo”.

L’episodio più forte avvenne nel parcheggio dello stadio, quando Mourinho attese il team arbitrale e si rivolse direttamente a Taylor con una frase durissima: «You’re a fucking disgrace, man!». In italiano: «Sei una fottuta disgrazia!».

Quelle immagini fecero rapidamente il giro del mondo e portarono all’apertura di un procedimento da parte della UEFA.

Anthony Taylor, le conseguenze dopo Budapest

La UEFA sanzionò Mourinho con 4 giornate di squalifica nelle competizioni europee per club. Anche la Roma venne multata e colpita da ulteriori provvedimenti disciplinari legati alla condotta della squadra e dei tifosi.

Il caso ebbe poi un seguito ancora più grave fuori dal campo: Taylor e la sua famiglia furono insultati e molestati all’aeroporto di Budapest da alcuni tifosi. Un episodio condannato pubblicamente dalla Premier League e dal PGMOL, che definirono inaccettabili gli abusi rivolti all’arbitro e ai suoi familiari.

Anthony Taylor, il bilancio della carriera

Anthony Taylor lascia l’arbitraggio con un curriculum di altissimo livello, costruito tra Premier League, finali UEFA e grandi tornei FIFA. È stato un arbitro scelto per appuntamenti di enorme peso, ma anche una figura spesso divisiva, soprattutto nelle partite ad alta tensione.

Per il pubblico italiano, il suo nome resterà legato soprattutto a Roma-Siviglia e allo scontro con Mourinho. Per il calcio internazionale, invece, Taylor resta uno degli arbitri più presenti e riconoscibili dell’era moderna.

Serio rischio beffa per la Roma, su Summerville si inserisce l’Al-Hilal: offerta ricchissima, palla al giocatore

Summerville Roma, l’affare rischia di saltare proprio quando era al fotofinish! Dopo la terza offerta presentata ieri, ecco che l’Al-Hilal prova il sorpasso

Calciomercato Roma: la corsa a Crysencio Summerville si complica per la Roma. Come riferito da Sky Sport e da Fabrizio Romano, nelle ultime ore l’Al-Hilal si è inserito con forza nella trattativa per l’esterno offensivo del West Ham, presentando una proposta molto importante sia al club inglese sia al giocatore.

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La Roma, che nelle scorse ore aveva già trovato un accordo di base con Summerville, era in attesa della risposta degli Hammers alla terza proposta formulata per il cartellino dell’olandese. L’inserimento del club saudita, però, cambia lo scenario e mette ora il calciatore davanti a una scelta decisiva.

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Summerville Roma, i giallorossi non partecipano ad aste

La posizione della Roma è chiara: il club giallorosso non intende partecipare ad alcuna asta economica. Se Summerville dovesse decidere di accettare la ricca offerta dell’Al-Hilal, la società capitolina non presenterà controproposte né rilanci.

Il direttore sportivo Tony D’Amico ha lavorato a lungo per portare il giocatore nella Capitale, forte del gradimento già manifestato dall’esterno nei confronti del progetto tecnico giallorosso. Tuttavia, davanti a un’offerta economicamente molto superiore, la decisione finale spetterà soltanto al calciatore.

Al-Hilal, proposta impareggiabile per Summerville

L’Al-Hilal sarebbe convinto di aver presentato un’offerta difficilmente eguagliabile. Il club saudita ha messo sul tavolo uno stipendio molto più alto per Summerville e una proposta importante al West Ham, già in fase di valutazione.

L’obiettivo degli arabi è chiudere l’operazione nelle prossime ore, sfruttando la forza economica della propria proposta e anticipando definitivamente la Roma.

Summerville Roma, ore decisive per il futuro

La situazione resta in piena evoluzione. La Roma non si ritira dalla corsa, ma lascia la decisione a Summerville. Se il giocatore confermerà la volontà di trasferirsi in giallorosso, l’affare potrà ancora andare avanti. Se invece sceglierà l’Al-Hilal, il club capitolino virerà su altri obiettivi offensivi.

Il futuro dell’olandese è ora appeso alla sua scelta: progetto tecnico della Roma o maxi offerta saudita.

Zidane torna in panchina: firmato contratto come nuovo ct della Francia! Si attende ufficialità

Zidane è il nuovo commissario tecnico della Francia: contratto a lungo termine già firmato, accordo verbale da novembre

Zinedine Zidane sarà ufficialmente il nuovo commissario tecnico della Francia, con un contratto a lungo termine già firmato e un accordo verbale che risale a novembre. La notizia, accolta con attenzione dal mondo del calcio, segna il ritorno in prima linea di una delle figure più carismatiche del panorama internazionale: Zizou è tornato.

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L’intesa, secondo quanto raccolto, non è mai stata in discussione, nonostante l’interesse manifestato da alcuni club che avrebbero provato a sondare la disponibilità dell’allenatore francese. La federazione ha però mantenuto salda la trattativa, chiudendo il cerchio con un contratto pensato per garantire stabilità e un progetto a medio-lungo termine per la Nazionale.

Il ritorno di Zidane sulla panchina di una selezione nazionale rappresenta un passaggio significativo nella sua carriera. Dopo l’ultima esperienza in panchina, che lo ha visto protagonista a livello di club e gli ha conferito fama internazionale come tecnico di alto profilo, Zidane approda ora a un ruolo che richiederà capacità di gestione del talento, visione strategica e una forte leadership per guidare la Francia nei prossimi impegni internazionali.

La scelta federale punta su un profilo in grado di coniugare esperienza, prestigio e carisma, elementi ritenuti fondamentali per rilanciare il progetto sportivo e affrontare le sfide future con ambizione. I tifosi e gli addetti ai lavori attendono ora i dettagli sullo staff che affiancherà Zidane e sul piano tecnico-tattico che verrà adottato.

Nei prossimi giorni sono attesi comunicati ufficiali con ulteriori precisazioni sul contratto e sul calendario delle prime attività. Intanto, l’annuncio ha già acceso il dibattito: la Francia riparte con un nome di grande richiamo, deciso a lasciare il segno anche in ambito internazionale.


Padovan: «Organizzazione del Mondiale pessima. Adani? Cavallo imbizzarrito ma ha cambiato la visione del calcio» – ESCLUSIVA e VIDEO

Giancarlo Padovan, noto giornalista, ha commentato il Mondiale da poco andato in archivio con la vittoria della Spagna sull’Argentina

In esclusiva ai microfoni di Calcionews24, il giornalista Giancarlo Padovan analizza i principali temi lasciati dall’ultimo Mondiale: dal trionfo della Spagna al passaggio di consegne tra Messi e la nuova generazione di campioni, passando per il Pallone d’Oro, le polemiche legate alla FIFA, il futuro della Nazionale italiana e i protagonisti che hanno segnato il torneo. Ecco l’intervista completa.

Ciao Giancarlo, partiamo dalla fine: la Spagna ha meritato il titolo mondiale?

«Io ritengo che sia un titolo meritatissimo, meritatissimo in forza non solo del percorso di cui hai parlato tu, ma anche in forza della qualità di gioco. Io, come molti critici, mi sono soffermato su un aspetto: è la sola nazionale o la prima nazionale che si vede giocare come se fosse una squadra di club, è una squadra ricca di talento, ma non per questo prigioniera del talento, una squadra che fa del collettivo con la sua forza. È una squadra che ha principi di gioco molto chiari e molto visibili, una squadra che anche nella finale ha tenuto più palla, ha avuto maggiore iniziativa e ha cercato di fare gol in qualsiasi momento, le stesse caratteristiche che avevano segnalato la bravura di De La Fuente e della squadra anche contro la Francia. Quindi io credo che proprio non ci sia dubbio sul merito di questo vincitore».

La finale è stata bloccata dal tatticismo o la Spagna ha comunque meritato la vittoria, parlando esclusivamente della finale di domenica?

«Secondo me ha meritato, ha meritato ampiamente, perché, come ti dicevo prima, ha tenuto più palla, ha avuto più iniziativa, ha avuto più occasioni, ha cercato di vincere sempre. Certo, la partita è stata bloccata, hai ragione tu, è stata brutta, è stata soporifera, però la Spagna aveva sempre qualcosa in più che poteva far pensare, come poi alla fine è stato, che avrebbe trovato il gol. Messi e Yamal hanno storie diverse naturalmente. Uno, Messi, alla fine della sua carriera ha vinto tutto, ha meritato tutto e domenica non ha trovato il guizzo, non ha trovato lo spazio, proprio perché il tatticismo era molto elevato e perché la sua squadra non ha giocato, a mio giudizio. Invece Yamal non stava bene, non è stato bene per tutto il mondiale, veniva da un infortunio rimediato a metà aprile, era difficile che si riprendesse. Non ha lasciato il segno, ma secondo me è stato un giocatore che comunque è stato funzionale al gioco della Spagna e necessario nella sua fascia di pertinenza, che è la fascia di destra».

La vittoria della Spagna segna la fine dell’era Messi e l’inizio di quella di Yamal, Mbappé e Haaland?

«Sì, credo di sì, credo proprio di sì. Sì, in ragione dell’età, in ragione delle energie, in ragione della parabola che spiove e quindi finisce. Io credo che più che il passaggio di consegne tra Messi e Yamal, che è stato nei fatti e nella partita, ci sia un passaggio di consegne tra Messi e Mbappé, per esempio, che è il giocatore che ha vinto la classifica cannonieri. Ci sia un passaggio tra Messi e Haaland, come hai detto tu. Ci sia un passaggio di consegne tra questi giocatori che sono o all’apice, come Haaland e Mbappé, o all’inizio di una parabola molto felice, e il grande campione che fino all’ultimo è rimasto in campo, che fino all’ultimo ha sperato di bissare il mondiale che aveva vinto quattro anni fa. Poi alla fine si è commosso, ha pianto, ha pianto secondo me perché frustrato da quella che pensava potesse essere una partita diversa e con esito diverso, che poi invece è stata. Ogni mondiale propone un passaggio di consegne e questo mi sembra il passaggio di consegne tra Messi e molti suoi successori, molti suoi eredi».

Chi merita il Pallone d’Oro dopo questo mondiale?

«Kvara lo meriterebbe senz’altro, ma un pallone d’oro senza mondiale è un po’ anomalo o del tutto anomalo e allora Kvaratskhelia secondo me non lo vincerà. Nella Spagna qualcuno c’è, non è un bomber, non è un cannoniere, non è uno che si fa vedere molto, ma Rodri secondo me è stato un giocatore molto importante. Il vero fuoriclasse che la Spagna ha e potrebbe onestamente andare a vincere il pallone d’oro pur non essendo una stella di prima grandezza, ovvero lo è di prima grandezza ma bisogna essere degli esperti, bisogna essere degli innamorati del calcio per trovare e provare a capire quanto sia la sua grandezza. Rodri secondo me è stato un uomo squadra, è stato l’uomo che ha trascinato la Spagna anche nei momenti decisivi, è stato autore di assist fondamentali e sai nel calcio moderno l’assist non dico che vale quanto il gol ma ci siamo vicini».

Come giudichi le polemiche sulla FIFA e sul mondiale, soprattutto in merito al caso Balogun?

«La posizione sulle polemiche anti-FIFA è ovviamente contro la FIFA, contro Trump, contro la decisione di riabilitare Balogun, contro i quattro tempi a cui abbiamo assistito di fatto ogni partita perché non c’era più l’intervallo, c’erano altri due che spezzettavano la partita in quattro quarti. Contro l’intervallo che è durato 27 minuti e rotti nel giorno della finale, contro l’arroganza della FIFA che è sempre più simile a quel coacervo di interessi che la caratterizzava durante l’era Blatter. Per me dal punto di vista organizzativo, dal punto di vista della linearità di questo mondiale posso dire solo male, malissimo».

Qual è la tua opinione sulla telecronaca di Lele Adani, altro tema molto dibattuto soprattutto dopo Argentin-Inghilterra?

«Per quanto riguarda la telecronaca di Lele Adani, non dò giudizi specifici perché non l’ho sentita, ho visto la partita su un’altra piattaforma e poi perché io sono per la libertà pur capendo le critiche che gli sono state fatte. Dico che se prendi Lele Adani come commentatore sai quali sono le sue caratteristiche, il suo tifo, i suoi eccessi, il suo linguaggio e quindi prendi tutto. Forse ha ecceduto, ripeto non lo so, probabilmente è stato così, ma di sicuro da quello che so non ha ecceduto nella finale in cui è rimasto certamente dentro le regole e dentro i ranghi. Però Lele Adani è così e Lele Adani ha epigoni e seguito soprattutto per il personaggio che si è creato e per come commenta il calcio, per come lo considera, lo valuta, anche per i paragoni magari eccessivi che qualche volta fa. Secondo me è meglio avere un Lele Adani che sopprimerlo perché è un cavallo imbizzarrito. Io lo terrei, non so se alla Rai, ma da qualche parte Lele Adani deve esserci perché ha una visione del calcio, ha portato una visione del calcio che è più ricca rispetto a quella che avevamo dieci anni fa».

Infantino andrà verso il quarto mandato alla guida della FIFA: cosa ne pensa e come giudica il suo operato finora?

«Il quarto mandato sarà effettivo a meno che non succeda qualcosa a livello legale. Sappiamo che Platini ha denunciato Infantino in un tribunale civile per traffico di influenze e per calunnia e quindi potrebbe avere uno stop, mi immagino, eventualmente solo da un tribunale esterno, solo da un tribunale civile, ma non avverrà e per i tempi e per l’improbabilità di una condanna. Infantino andrà al quarto mandato. Io diffido fortemente delle istituzioni che non sanno darsi un ricambio, quattro mandati sono un’era geologica e quindi secondo il mio punto di vista bisognerebbe avere alternanza e bisognerebbe avere ricambio. Però se non c’è, evidentemente è anche perché Infantino dal punto di vista del commercio dei voti sa muoversi molto bene, è un bene che non sottoscrivo, ma è sicuramente un’abilità che lui ha, che possiede e che riesce a sviluppare».

Qual è stata la sorpresa e quale la delusione del mondiale?

«Per quanto riguarda la squadra sorpresa per me è stata la Norvegia, indubbiamente, che è arrivata vicina anche alle semifinali. Secondo me nella partita con l’Inghilterra ha giocato meglio, ha avuto più occasioni, non è andata in semifinale ma ci è arrivata molto vicina. La squadra delusione è il Brasile, mi fermerei qui perché poi ci sono state delle sorprese, per esempio Capo Verde, ma sono sorprese estemporanee».

Come verrà risolta la questione del nuovo CT della nazionale italiana secondo il tuo parere?

«Penso che verrà risolta con una soluzione minimalista, cioè Pirlo. Mi sembra strana questa scelta, per non dire altro, mi fermo qui. Io non credo a Guardiola. Mettiamo che Guardiola venga e prenda la nazionale italiana. Tu pensi che Guardiola, uno dei più bravi, se non il più bravo allenatore del mondo, possa risolvere la questione Italia? Io no. Primo perché non ha mai fatto il CT, secondo perché la qualità dei giocatori e la volontà di lanciarli in prima squadra, quelli giovani, è molto ridotta. La nostra qualità è una qualità molto limitata, una qualità contingentata. Anche se arrivasse Guardiola non sarei ottimista. Penserei che ci voglia una rivoluzione un pochino più copernicana per andare a fare una nazionale diversa, una nazionale con risultati diversi. Soprattutto penso una cosa: che per fare una nazionale diversa e per cambiare il sistema ci voglia tempo. Tempo, e il tempo in Italia non è dato a nessuno».

SI RINGRAZIA GIANCARLO PADOVAN PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

Bologna, Fenucci su Lucumi: «Può andar via perché questo gliel’abbiamo promesso l’anno scorso»

Fenucci parla del futuro di Lucumi: «Può andar via perché questo gliel’abbiamo promesso l’anno scorso»

Il Bologna vive giornate intense nel ritiro di Valles, dove la squadra sta lavorando in vista della nuova stagione. A fare il punto della situazione è stato l’amministratore delegato Claudio Fenucci, intervenuto per chiarire diversi aspetti legati al mercato e alle dinamiche interne del club.

Al centro delle attenzioni c’è il nome di Jhon Lucumí, difensore che continua a raccogliere interesse anche da parte della Juventus. Fenucci ha confermato che il Bologna è consapevole dell’attenzione attorno al giocatore, ma ha ribadito la volontà di gestire ogni eventuale trattativa con equilibrio e nel rispetto dei piani tecnici della società. Non solo Lucumí: l’AD ha affrontato anche il tema legato al futuro di Riccardo Orsolini, chiarendo la posizione del club e le valutazioni in corso sul suo percorso in rossoblù.

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PAROLE – «Lucumí può andar via perché questo gliel’abbiamo promesso l’anno scorso… gli abbiamo chiesto di rimanere un altro anno promettendogli che se fosse arrivata un’offerta adeguata l’anno successivo… sarebbe potuto andar via. Vediamo se arriva un’offerta adeguata, però insomma se dovesse essere così lo accontenteremo sennò rimarrà con noi».

ORSOLINI «La situazione è che stiamo dialogando con lui, non siamo lontanissimi e quindi se non ci dovessero essere altre sorprese… credo che alla fine dovremmo arrivare al prolungamento del contratto e a rendere Orso quello che è sempre stato il mio desiderio… una bandiera del club, un ragazzo che è cresciuto con noi».

SU ROWE «L’ha già pagata perché ha pagato una super cena… è stato un attimo di nervosismo, si è scusato con la squadra e ha pagato quello che doveva pagare»

Guardiola nuovo ct dell’Italia? Interviene Abodi: «Chiunque sarà il ct dovremo essere vicini a lui e al progetto»

Guardiola sarà il prossimo ct della Nazionale italiana? Parla Abodi: «Chiunque sarà il ct dovremo essere vicini a lui e al progetto»

Il sogno Pep Guardiola come prossimo CT della Nazionale continua a far discutere e coinvolge ogni livello del mondo sportivo italiano. Anche Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani, ha affrontato l’argomento, riconoscendo quanto il tema sia diventato centrale dopo le scelte e le valutazioni portate avanti da Giovanni Malagò insieme a Paolo Maldini e Leonardo.

La sensazione è che tutto il sistema sportivo italiano stia vivendo un momento di attesa: la nuova area tecnica ha aperto scenari ambiziosi e ora resta da capire quale sarà il nome che guiderà l’Italia nel nuovo ciclo. Guardiola rappresenta l’ipotesi più affascinante, ma la decisione finale dovrà essere condivisa e ponderata. Le sue parole:

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PAROLE «Chiunque sarà dovremo essere vicini a lui e al progetto che elaborerà con Maldini, Leonardo e al presidente federale. Questa è la fase della decisione e aspetto. Per me sarà sempre il tecnico della Nazionale e quindi sarà il migliore possibile. La maglia azzurra si ama e non è il momento di discuterla. Preferenze? C’è sempre qualcuno. Ma passa in secondo piano perché è giusto che scelga chi deve scegliere».

Lecce, esplode il caso Banda: niente rientro in Italia e il club valuta misure disciplinari

Lecce, cresce il caso Banda: niente rientro in Italia, tensione alle stelle e il club valuta misure disciplinari e legali

Lecce news calcio: il Lecce vive un avvio di stagione turbolento sul fronte Lameck Banda, con una situazione che sta creando tensione all’interno del club. L’attaccante, infatti, non ha ancora fatto rientro in Italia per rispondere alla convocazione fissata dalla società in vista della ripresa delle attività sportive, un’assenza che ha spinto il club a intervenire con una nota ufficiale dai toni netti.

Il ritardo e le motivazioni del giocatore

Banda non si è presentato al raduno e ha comunicato alla società che la sua assenza è dovuta al protrarsi di imprecisate problematiche logistiche e burocratiche. Una giustificazione che non ha convinto del tutto la dirigenza, pronta a verificare ogni dettaglio prima di accettare la versione del giocatore. Se le motivazioni non dovessero trovare riscontri concreti, il Lecce è pronto a prendere una posizione dura.

La linea del club

La società ha chiarito che si riserva il diritto di agire per vie legali e sanzionatorie, valutando non solo eventuali provvedimenti disciplinari ma anche il corretto adempimento degli obblighi contrattuali da parte del giocatore. Il contratto di Banda con il Lecce è valido fino al 30 giugno 2027, un elemento che rende la vicenda ancora più delicata.

La situazione resta in evoluzione e il club attende segnali concreti dal giocatore per evitare che il caso si trasformi in un contenzioso.

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COMUNICATO – «L’U.S. Lecce comunica che il calciatore Lameck Banda, già convocato per la ripresa delle attività sportive, ha rappresentato nella giornata odierna l’ulteriore protrarsi delle problematiche logistiche e burocratiche che hanno, fino ad oggi, impedito il rientro in Italia. L’U.S. Lecce opererà gli opportuni approfondimenti in ordine alle circostanze addotte dal calciatore, riservando le necessarie valutazioni circa le iniziative da adottarsi nei confronti del sig. Lameck Banda sul piano disciplinare nonché relativamente al corretto adempimento degli obblighi contrattuali inerenti il rapporto lavorativo avente termine il 30 giugno 2027».

Dibu Martínez a sorpresa: «Devo riflettere e vedere se è il momento di fare un passo indietro»

Dibu Martínez spiazza tutti: «Devo riflettere e vedere se è il momento di fare un passo indietro». Le sue dichiarazioni

Delusione, amarezza e un futuro tutto da decifrare. È questo il clima che emerge dal post pubblicato su Instagram da Dibu Martínez, poche ore dopo la sconfitta dell’Argentina nella finale del Mondiale contro la Spagna. Un messaggio che lascia trasparire il peso della delusione sportiva, ma anche la necessità di prendersi una pausa: ora per il portiere è tempo di vacanze e di riflessioni, soprattutto in vista delle decisioni che dovrà prendere sul proprio domani professionale.

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PAROLE – «Ho sognato di riconquistarla, ho sognato di portarla in Argentina e di scrivere ancora una volta la storia. La verità è che il dolore è difficile da spiegare; non resta che riflettere su molte cose e vedere come andare avanti e se è il momento di fare un passo indietro. Mi dispiace tantissimo, ho davvero dato il massimo per aiutare il mio Paese e i miei compagni».

Sul fronte mercato, il nome di Martínez resta centrale nei piani della Juventus, che lo ha individuato come prima scelta per rinforzare la porta. Il ruolo del nuovo numero uno è considerato una priorità assoluta e il Dibu ha già espresso il suo gradimento per il trasferimento in bianconero. L’ostacolo, al momento, è rappresentato dalle richieste dell’Aston Villa, che non intende cederlo senza un’offerta all’altezza del suo valore. Le parti attendono sviluppi nei prossimi giorni, con la Juve pronta a capire se esistono margini per avvicinarsi alla cifra richiesta dal club inglese.

Intanto, nella lista dei possibili profili resta anche Guglielmo Vicario, alternativa sempre monitorata dalla dirigenza bianconera nel caso in cui la pista Martínez dovesse complicarsi ulteriormente.

Paredes, niente rosso dopo Spagna-Argentina: errore FIFA, ma resta aperto il caso disciplinare

Paredes, la FIFA chiarisce il giallo dopo la finale Mondiale persa dall’Argentina contro la Spagna: niente espulsione per il centrocampista

Contrariamente a quanto emerso nelle ore immediatamente successive alla finale del Mondiale 2026, Leandro Paredes non è stato espulso dopo il fischio finale di Spagna-Argentina, gara vinta dalla Roja per 1-0 dopo i tempi supplementari. La FIFA ha chiarito che l’informazione inizialmente diffusa era frutto di un errore del sistema utilizzato per fornire i dati ai telecronisti.

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La confusione è nata da una segnalazione errata di cartellino rosso nei confronti del centrocampista argentino. Il dato è stato poi corretto, con la stessa FIFA che ha confermato come nessun provvedimento disciplinare sia stato adottato sul campo nei confronti dell’ex Roma e Juventus.

Paredes, caos dopo Spagna-Argentina

Il chiarimento ufficiale non ha però spento le polemiche. Dopo il triplice fischio, Paredes è stato protagonista di momenti di grande tensione nel parapiglia scoppiato tra i giocatori di Argentina e Spagna.

Il centrocampista avrebbe prima colpito Eric García, poi avrebbe aggredito Gavi, colpendolo con il braccio destro e spingendolo a terra. Scene concitate, avvenute sotto gli occhi di un assistente arbitrale, che ha provato a separare i giocatori senza però richiamare l’attenzione del direttore di gara Slavko Vincic per un’espulsione immediata.

Paredes, nervosismo anche durante la partita

Il comportamento di Paredes era finito sotto osservazione già durante la finale. Entrato all’intervallo al posto di Nico Gonzalez, il centrocampista argentino era stato ammonito al 51’ per aver spinto con violenza Dani Olmo durante una rissa.

Nonostante il giallo, Paredes avrebbe poi commesso altre quattro infrazioni senza ricevere il secondo cartellino. Una gestione arbitrale destinata a far discutere, soprattutto alla luce di quanto accaduto nel post partita.

Argentina, procedimento disciplinare FIFA

La vicenda non è comunque chiusa. La FIFA ha infatti aperto un procedimento disciplinare sugli incidenti avvenuti al termine della finale mondiale. Oltre a Paredes, sarebbero coinvolti anche Nahuel Molina, Thiago Almada e Roberto Ayala, membro dello staff dell’Argentina.

L’indagine potrebbe portare a squalifiche anche a posteriori, qualora venissero accertate condotte violente o antisportive. La finale persa contro la Spagna rischia quindi di lasciare conseguenze pesanti anche fuori dal campo per l’Albiceleste.

Tebas attacca la FIFA dopo il Mondiale: «Infantino ha fatto il suo tempo»

Tebas celebra la Spagna campione e critica la gestione FIFA sotto la guida di Gianni Infantino: le parole del presidente della Liga

Javier Tebas è tornato a Madrid da New York con la soddisfazione di chi ha visto il calcio spagnolo confermarsi ai massimi livelli. In un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il presidente della Liga ha analizzato il successo della Spagna, fresca campione del mondo, ma ha anche attaccato duramente la FIFA e il presidente Gianni Infantino.

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Il numero uno della Liga ha partecipato agli eventi organizzati tra Los Angeles, Dallas e New York insieme ai rappresentanti dei club spagnoli, invitati dalla federazione per celebrare il momento del fútbol español. Presenti anche figure simboliche come Joan Laporta ed Emilio Butragueño, rappresentanti del Clásico tra Barcellona e Real Madrid.

Tebas e il segreto del successo del calcio spagnolo

Secondo Tebas, il trionfo della Spagna non nasce dal caso, ma da un lavoro coordinato tra club, Liga e federazione.

SEGRETO – «Il lavoro comunitario. Dei club, con i loro centri di formazione che negli ultimi anni sono stati potenziati e curati al massimo. Della Liga, una competizione potente, qualificata e sostenibile che ha dato a questa nazionale 17 dei 26 giocatori convocati. E ovviamente in maniera speciale della federazione che sa scegliere e far crescere il talento nazionale dei nostri club».

Il presidente della Liga ha poi sottolineato il ruolo di Luis de la Fuente, capace di costruire il successo partendo dal settore giovanile.

DE LA FUENTE – «Esattamente. Luis de la Fuente è entrato in federazione nel 2013, è cresciuto facendo crescere ragazzi straordinari, partendo dall’Under 19 e arrivando alla conquista del Mondiale con 10 elementi che aveva nelle giovanili. E in questo suo percorso è stato anche formatore, perché per tre anni è stato professore nel corso da allenatori. Nel calcio c’è la tendenza a fissarsi nei nomi (nombres in spagnolo, ndr), ma la differenza la fanno gli uomini (hombres in spagnolo, ndr). Noi, a tutti i livelli, abbiamo persone incredibilmente qualificate che lavorano per il bene del calcio nazionale. Nessun Paese era mai stato campione del mondo con gli uomini e con le donne contemporaneamente».

Tebas, sostenibilità e cantera alla base del modello Liga

Per Tebas, uno dei pilastri del sistema spagnolo è la sostenibilità economica. I limiti salariali imposti dalla Liga hanno spinto i club a valorizzare maggiormente i propri vivai.

FORMAZIONE – «Si, e la lego a un altro termine che ho già usato: sostenibilità. Dal 2013 la Liga si regge e impone ai suoi club dei limiti salariali molto precisi e rigidi, e la cosa spinge le varie società a potenziare l’aspetto formativo. Lo sviluppo del talento genera qualità sul campo e potenziali entrate in area economica. Tutti i club sanno molto bene che questo è il cammino: far arrivare in prima squadra ragazzi della cantera. Abbiamo appena vinto l’Europeo Under 19, e veniamo dalla medaglia Olimpica e dal successo all’Europeo. Non si vince tanto e a ogni età per caso. Tutto parte dal basso. Poi è chiaro, bisogna anche provare a prendere i grandi giocatori ma il successo si costruisce dalla base».

Tebas contro la FIFA: Mondiale, pause e caso Balogun

Il presidente della Liga ha poi spostato l’attenzione sulla gestione del Mondiale, criticando alcune scelte organizzative della FIFA: dagli intervalli più lunghi alle pause di idratazione, fino al caso Balogun.

MONDIALE – «La Fifa sistema le cose come vuole, per ciò che vuole, per i suoi interessi, non certo per il calcio. E quindi se hanno bisogno di 27 minuti di intervallo li fanno. Le pause di idratazione sono una menzogna. Noi in Liga le abbiamo, ma quando fa caldo davvero. Qui i campi di Dallas, Los Angeles, Atlanta avevano l’aria condizionata, in tribuna mi sono dovuto mettere il maglione. Era una menzogna, una pausa per la pubblicità. E poi c’è stato il caso Balogun».

BALOGUN – «La dimostrazione che siamo governati da un’istituzione che fa e decide ciò che vuole quando vuole, seguendo solo i propri interessi senza pensare, non dico consultare eh?, al resto del calcio. E in tanti casi agisce danneggiando il calcio».

Tebas, il sistema FIFA e il tema del calendario

Tebas ha poi denunciato il silenzio di molti protagonisti del calcio internazionale, parlando di complicità attive e passive davanti alle decisioni della FIFA.

SISTEMA – «È difficile, perché nel sistema ci sono complici attivi, che collaborano con questo tipo di decisioni, e complici passivi, che restano in silenzio, non denunciano e non fanno niente per impedire che certe cose si ripetano. Criticano il sistema al bar prendendo un caffè, o al telefono in conversazioni private, però poi non fanno nulla per porre fine a tutto questo. La sospensione della squalifica al giocatore americano è una cosa di una gravità assoluta: hanno avuto fortuna perché il Belgio ha eliminato gli Usa, perché altrimenti si poteva creare un caso che poteva costare il posto a Infantino. Visto che ha vinto il Belgio sono riusciti a sotterrare la cosa. Ma queste cose rappresentano solo la punta dell’iceberg».

SUPERLEGA E MONOPOLIO – «La sentenza sulla Superlega ha dato tantissimo potere alla Fifa e alla Uefa, ha confermato il loro monopolio. Però questo monopolio dovevano usarlo per lavorare con i vari protagonisti della nostra industria e per il bene del calcio, con trasparenza generale e regolamentaria, con decisioni consensuali. Non per fare ciò che sta facendo la Fifa. Noi abbiamo denunciato più volte il tema del calendario. E ora vogliono fare un Mondiale a 64 squadre».

Tebas boccia il Mondiale a 64 squadre e attacca Infantino

Il presidente della Liga ha criticato anche l’ipotesi di allargare ulteriormente il Mondiale, ribadendo la necessità di proteggere i campionati nazionali.

64 SQUADRE – «Aumentare il numero di nazionali non ha senso. L’industria del calcio non è solo il Mondiale, che è l’evento più importante. Ma non tutto può girare attorno alla Coppa del Mondo. Sono le competizioni nazionali a sostenere questo sport. Stanno distruggendo l’industria del calcio, quella che genera decine di migliaia di posti di lavoro per un evento che dura 40 giorni e al quale va la minoranza di giocatori. Ci sono i migliori? Chiaro, ma ci sono anche nei nostri campionati. Ci vogliono meno nazionali e più protezione al calcio nazionale, a tutti i livelli. Non si rendono conto, decidono in maniera irresponsabile».

Infine, il giudizio più duro su Gianni Infantino, che secondo Tebas dovrebbe lasciare la guida della FIFA.

INFANTINO – «Secondo me si, penso che abbia fatto il suo tempo. Però ha l’appoggio del sistema, delle federazioni, non c’è molto altro da aggiungere no? Non c’è un candidato di opposizione, nessuno vuole presentarsi per perdere. Questo è il sistema, ed è un sistema malato alla fonte. Non dovrebbe restare però lo stato delle cose fa sì che non se ne vada. In questi giorni qui in America ho sentito tanta gente contraria a Infantino, che non è d’accordo con ciò che fa. Lo dicono, però poi non fanno nulla. Non so è peggiore il silenzio o la complicità, perché chi sta zitto è perfettamente cosciente del danno che sta subendo il calcio».

Il successo della Spagna diventa così, nelle parole di Tebas, la fotografia di un modello virtuoso fondato su formazione, sostenibilità e lavoro condiviso. Ma anche l’occasione per un attacco durissimo alla governance internazionale del calcio.

Zaniolo ancora assente all’allenamento: ma la firma per il rinnovo con l’Udinese è vicina

Zaniolo Udinese, accordo raggiunto ma manca l’annuncio: l’attaccante non si è allenato nemmeno oggi, la situazione

Udinese news: la situazione legata a Nicolò Zaniolo resta in continua evoluzione in casa Udinese. Come riferito da Sky Sport, il giocatore non era presente all’allenamento svolto oggi, martedì 21 luglio, insieme al resto della squadra bianconera.

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L’assenza arriva dopo una serata importante sul fronte contrattuale. Nella giornata di ieri, infatti, l’attaccante classe 1999 avrebbe raggiunto un accordo con l’Udinese per un prolungamento di quattro anni. Un passaggio atteso dopo il riscatto dal Galatasaray, con il club friulano che avrebbe accolto le richieste del giocatore riguardo alla revisione del contratto firmato in fretta durante la precedente sessione estiva di mercato.

Zaniolo Udinese, attesa per firma e comunicato ufficiale

Ora manca soltanto l’ultimo passaggio: la firma sul nuovo accordo e il successivo annuncio ufficiale da parte del club. La sensazione è che la vicenda possa arrivare presto alla sua conclusione, chiudendo un lungo tira e molla che ha accompagnato le ultime settimane.

L’Udinese, dopo aver investito su Zaniolo, vuole ripartire da un calciatore considerato importante per qualità, esperienza e capacità di incidere negli ultimi metri. Il nuovo contratto rappresenterebbe quindi un segnale forte di fiducia reciproca tra le parti.

Udinese, domani la partenza per il ritiro in Tirolo Orientale

Intanto la squadra prosegue la preparazione estiva. Domani, 22 luglio, è prevista la partenza dell’Udinese per la seconda parte del ritiro nel Tirolo Orientale, dove il gruppo resterà fino al 4 agosto.

L’obiettivo è continuare il lavoro in vista dell’esordio in Serie A, fissato per il 22 agosto alle 18:30 contro il Como. Una tappa importante nel percorso di avvicinamento alla nuova stagione.

Zaniolo Udinese, giornata decisiva per il futuro

A meno di ulteriori colpi di scena, quella di oggi potrebbe essere la giornata decisiva per chiudere definitivamente la questione. Una volta arrivata la firma ufficiale, Zaniolo dovrebbe tornare ad allenarsi regolarmente con i compagni e rientrare pienamente nel progetto tecnico dell’Udinese.

Il club resta in attesa dell’ultimo via libera, mentre il giocatore si avvicina alla permanenza in bianconero con un nuovo contratto pluriennale.

Guardiola Italia, blitz di Maldini e Leonardo a Barcellona: il sogno resta complicato. Le alternative per il ruolo da ct

Pep Guardiola prossimo ct dell’Italia? Come è andato il tentativo di Maldini e Leonardo col loro blitz a Barcellona e i nomi in caso di no

Il nome di Pep Guardiola continua ad agitare il casting per la panchina della Nazionale italiana. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, Paolo Maldini e Leonardo avrebbero avuto un nuovo contatto con l’ex allenatore del Manchester City, in un blitz a Barcellona durato circa 36 ore.

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Il nuovo direttore tecnico del Club Italia e il suo consulente di fiducia hanno provato a capire i margini per un colpo ad altissimo impatto. L’obiettivo era convincere Guardiola ad accettare la proposta per diventare il prossimo ct dell’Italia, ma il sì del tecnico catalano resta molto lontano.

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Il nodo principale riguarda la volontà dell’allenatore, che ha già chiarito la propria posizione.

GUARDIOLA – «Non ho desiderio di tornare, non ora, voglio scoprire cosa c’è nella vita oltre il calcio, voglio dedicare più tempo ai miei figli e a mio papà».

Guardiola Italia, costi e tempi complicano il sogno

Oltre alla scelta personale di Guardiola, resta centrale anche il tema economico. Pep arriva da un ingaggio molto alto, pari a 24,8 milioni di euro lordi, e mantiene un rapporto con la galassia City Football Group come ambasciatore globale.

Il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha spiegato come ogni valutazione debba passare anche dalla sostenibilità dei conti federali.

MALAGÒ – «A chi dice di prendere un mammasantissima, la prima domanda da farsi è se il profilo sia interessato. La seconda – così il presidente della Figc – è che richieste o pretese possa avere. E, poi, se queste richieste o pretese siano conciliabili con i nostri bilanci».

Italia, Pirlo e Mancini restano in corsa

Il dossier Guardiola resta dunque affascinante, ma molto difficile. Per questo la corsa alla panchina azzurra continua a guardare anche ad altri profili. Maldini e Leonardo avrebbero individuato in Andrea Pirlo un nome coerente con l’idea di un tecnico giovane, moderno e adatto a guidare una rivoluzione calcistica.

Dall’altra parte resta viva la candidatura di Roberto Mancini, più vicina alle logiche federali e sostenuta da Malagò. Il presidente FIGC ha però lasciato aperta la porta anche a una possibile sorpresa.

CT ITALIA – «Non ci sono solo Pirlo e Mancini, ci può essere una sorpresa, ancora qualche giorno e saprete».

Italia, decisione condivisa sul nuovo ct

La scelta finale dovrà essere condivisa tra vertice federale e nuova area tecnica. Malagò ha ribadito l’assenza di fratture interne.

LINEA COMUNE – «Non ci sono contrasti tra me e Maldini e Leonardo, anzi: contrariamente a quanto sempre accaduto, il ct, adesso, uscirà da una decisione presa insieme con la parte tecnica».

Giovedì, intanto, Maldini e Leonardo presenteranno il loro programma di riforme all’Assemblea di Lega Serie A. Il nuovo ct dell’Italia si avvicina: Guardiola resta il grande sogno, ma Pirlo e Mancini sono le piste più concrete.

Koné Roma, futuro in bilico: Premier League in pressing, United avanti sull’Arsenal

Manu Koné in possibile uscita dalla Roma, la Premier League osserva il centrocampista francese: il punto sulle squadre interessate a lui

Roma news calcio: il futuro di Manu Koné potrebbe essere lontano dalla Roma. Dopo due stagioni in giallorosso e un Mondiale che ne ha aumentato ulteriormente la visibilità internazionale, il centrocampista francese è finito nel mirino di diversi club europei. La pista più concreta, al momento, porta alla Premier League, campionato nel quale il classe 2001 sarebbe pronto a misurarsi.

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Koné vedrebbe infatti di buon occhio un’esperienza in Inghilterra, anche perché è proprio tra le società inglesi che si sta concentrando il maggiore interesse nei suoi confronti. Diverse squadre avrebbero già preso informazioni, pur senza presentare offerte ufficiali alla Roma.

Il giocatore resta sotto contratto con il club giallorosso fino al 2029, dettaglio che permette alla società capitolina di mantenere una posizione forte in caso di trattativa. Qualsiasi eventuale partenza dovrà quindi passare da un accordo economico con la Roma.

Koné Roma, Arsenal interessato ma United più avanti

Secondo quanto riportato da L’Équipe, tra le squadre interessate a Koné ci sarebbe anche l’Arsenal, che avrebbe inserito il centrocampista francese nella lista dei profili valutati per rinforzare il reparto.

In questo momento, però, il Manchester United sembrerebbe leggermente più avanti nella corsa al giocatore. I Red Devils stanno monitorando con attenzione la situazione e considerano Koné uno dei nomi utili per aumentare fisicità, dinamismo e qualità in mezzo al campo.

Koné Roma, primi contatti con l’entourage

Sempre secondo L’Équipe, sarebbero già stati avviati i primi contatti tra le parti, anche se l’operazione non sarebbe ancora entrata in una fase decisiva. Il Manchester United intende procedere con cautela, valutando tempi, costi e margini prima di formulare una proposta concreta alla Roma.

Anche il Daily Mail conferma i contatti tra il club inglese e l’entourage del calciatore, sottolineando come Koné abbia dato disponibilità a un trasferimento in Premier League.

Per ora, però, il dossier resta aperto: l’interesse inglese è reale, ma non risultano ancora offerte ufficiali né accordi definitivi. La Roma osserva e valuta, consapevole di avere tra le mani un centrocampista molto appetibile sul mercato internazionale.

Il Como su Kean? Idea Dovbyk per la Fiorentina: la Roma fissa il prezzo

Artem Dovbyk è l’ultima idea della Fiorentina, il mercato viola ruota attorno a Moise Kean: sulle tracce dell’attaccante italiano c’è il Como

Calciomercato news: il futuro di Moise Kean continua a essere uno dei temi centrali del mercato della Fiorentina. L’attaccante azzurro resta un punto di riferimento per Fabio Grosso e per la dirigenza viola, ma la posizione del club è chiara: nessun giocatore viene considerato realmente incedibile davanti a un’offerta fuori mercato.

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Per questo motivo la Fiorentina si sta muovendo in anticipo, valutando diversi profili per non farsi trovare impreparata nel caso in cui dovesse arrivare una proposta irrinunciabile per Kean. L’obiettivo è individuare un centravanti in grado di garantire peso offensivo, gol e margini di crescita all’interno del progetto tecnico viola.

Dovbyk Fiorentina, il nome caldo arriva dalla Roma

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, tra i profili monitorati con maggiore attenzione c’è Artem Dovbyk, attaccante ucraino destinato a lasciare la Roma dopo una stagione al di sotto delle aspettative.

Il centravanti classe 1997 resta un nome molto apprezzato dalla Fiorentina, che lo segue da tempo e potrebbe decidere di affondare il colpo in caso di partenza di Kean. La Roma, dal canto suo, punterebbe a una cessione a titolo definitivo, con una valutazione compresa tra i 18 e i 20 milioni di euro.

Una cifra che i viola potrebbero considerare sostenibile soltanto davanti a un’uscita importante nel reparto offensivo.

Mercato Fiorentina, Dovbyk cerca il rilancio

L’idea della Fiorentina sarebbe quella di puntare su un attaccante da rilanciare. Dovbyk, dopo l’esplosione con il Girona, non è riuscito a confermarsi pienamente in giallorosso, ma conserva caratteristiche interessanti: fisicità, presenza in area, attacco della profondità e capacità di finalizzare.

Per Grosso, potrebbe rappresentare un profilo utile per dare struttura e soluzioni diverse all’attacco viola.

Fiorentina, non solo Dovbyk: Lucca e Pinamonti nella lista

Dovbyk non è l’unico nome seguito. Nella lista della Fiorentina figurano anche Lorenzo Lucca del Napoli e Andrea Pinamonti del Sassuolo, già allenato da Fabio Grosso.

Piaceva anche Tolu Arokodare, ma l’arrivo di Oulai ha esaurito gli slot disponibili per gli extracomunitari. La Fiorentina osserva, valuta e prepara il piano B: tutto dipenderà dal futuro di Kean.

Lazio, il caso Romagnoli si complica: l’Al Sadd si defila, resta aperta anche l’ipotesi rescissione

Romagnoli si allena a Roma in attesa di sviluppi: il rapporto con il club appare ormai compromesso. Ipotesi rescissione

Il futuro di Alessio Romagnoli resta avvolto dall’incertezza. Dopo aver ottenuto dalla Lazio il via libera per lasciare il club, il difensore è ancora fermo nella Capitale in attesa di capire quale sarà la prossima tappa della sua carriera.

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Nonostante l’accordo con il calciatore fosse stato raggiunto, la trattativa con l’Al Sadd ha subito una brusca frenata. Secondo quanto riportato anche da Il Messaggero, il club qatariota avrebbe rallentato i contatti, lasciando momentaneamente in sospeso un’operazione che sembrava ormai indirizzata verso la chiusura.

Nel frattempo Romagnoli continua ad allenarsi individualmente a Roma, aspettando novità che possano sbloccare definitivamente la situazione e consentirgli di salutare Formello. Non è però escluso che il difensore possa essere nuovamente convocato al centro sportivo nei prossimi giorni, mentre società e giocatore valutano le possibili soluzioni.

La sensazione è che il rapporto tra le parti sia ormai arrivato a un punto di rottura e che ricucire lo strappo sia estremamente complicato. Proprio per questo motivo, qualora il trasferimento all’Al Sadd dovesse definitivamente sfumare, prenderebbe quota anche l’ipotesi di una rescissione consensuale del contratto, soluzione che permetterebbe a Romagnoli di liberarsi e cercare una nuova destinazione.

Mercato Milan, il futuro di Leao può cambiare il mercato: l’Aston Villa si informa, Karetsas resta il primo nome

L’eventuale addio del portoghese Leao aprirebbe nuovi scenari per i rossoneri sul mercato in entrata

Il mercato del Milan potrebbe entrare nel vivo nelle prossime settimane, ma molto dipenderà dal futuro di Rafael Leao. L’esterno portoghese rappresenta uno dei dossier più importanti dell’estate rossonera e una sua eventuale cessione consentirebbe al club di accelerare su diversi obiettivi per rinforzare la rosa.

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Dopo sette stagioni con la maglia del Diavolo, Leao sarebbe orientato a iniziare una nuova esperienza, chiudendo un ciclo che lo ha visto diventare uno dei simboli della squadra. Negli ultimi giorni le società turche, con il Galatasaray in prima fila, hanno manifestato un interesse concreto, ma la priorità del numero 10 resta un approdo in Premier League, campionato che considera la destinazione ideale per il prosieguo della sua carriera.

Proprio dall’Inghilterra potrebbero arrivare novità a breve. Secondo quanto riportato da Tuttosport, l’Aston Villa avrebbe effettuato un primo sondaggio per valutare la fattibilità dell’operazione. Dopo aver chiuso l’arrivo di Pervis Estupiñán, il club inglese starebbe infatti prendendo in considerazione anche l’acquisto dell’attaccante portoghese.

Un’eventuale partenza di Leao darebbe così il via libera al Milan per affondare il colpo su Konstantinos Karetsas, individuato dalla dirigenza rossonera come il principale candidato a raccogliere l’eredità tecnica del portoghese.

Juventus, doppia strategia per l’attacco: Pellegrino in pole, ma restano vive le alternative

La dirigenza bianconera accelera sul mercato per consegnare a Spalletti un nuovo centravanti: Pellegrino in pole

La Juventus continua a muoversi con decisione sul mercato per rinforzare il reparto offensivo. Tra i profili seguiti con maggiore interesse c’è Mateo Pellegrino, ritenuto il giocatore ideale per completare l’attacco grazie alla sua struttura fisica, alla capacità di fare da riferimento centrale e alle caratteristiche che si sposano con le esigenze tattiche della squadra.

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Il club bianconero starebbe lavorando a un contratto di cinque anni per l’attaccante, mentre con il Parma i contatti proseguono sulla base di un’operazione dal valore complessivo compreso tra 22 e 25 milioni di euro. La formula studiata prevederebbe un prestito con diritto di riscatto, destinato a trasformarsi in obbligo al raggiungimento di specifici obiettivi sportivi.

Nel frattempo, la Juventus mantiene aperte anche altre piste. Se la trattativa per Randal Kolo Muani con il PSG dovesse subire nuovi rallentamenti, i bianconeri potrebbero virare su Richarlison, in uscita dal Tottenham, oppure su Alexander Sørloth dell’Atlético Madrid, anche se la valutazione economica del centravanti viene ritenuta piuttosto elevata.

Sul fronte interno resta infine da definire il futuro di Dusan Vlahovic, ancora al centro delle riflessioni della società. L’emergenza in attacco spinge la Juventus ad accelerare: l’obiettivo è mettere a disposizione di Luciano Spalletti almeno un nuovo centravanti nel minor tempo possibile.

Barella svela: «Vogliamo riprendere come abbiamo finito, quindi giocando il nostro miglior calcio. Io nerazzurro a vita»

Barella tra Chivu, nuovi obiettivi e il sogno di chiudere la carriera in nerazzurro: le dichiarazioni del centrocampista

Dopo aver conquistato campionato e Coppa Italia, l’Inter è già al lavoro per preparare una stagione che si preannuncia ricca di obiettivi. Nel ritiro estivo in Germania, Nicolò Barella guarda avanti con entusiasmo e racconta le sensazioni dei primi giorni agli ordini di Cristian Chivu. Il vice capitano nerazzurro parla del suo ruolo all’interno dello spogliatoio, della voglia di continuare a vincere e del sogno di chiudere un giorno la carriera con la maglia dell’Inter.

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Barella: “L’obiettivo all’Inter è sempre vincere”

Come stanno procedendo i primi allenamenti con Cristian Chivu?

«Di migliorarci ancora di più rispetto all’anno scorso. Vogliamo riprendere come abbiamo finito, quindi giocando il nostro miglior calcio. È un ritiro intenso. C’è chi lo vive meglio, chi si stanca un po’ di più, chi ha bisogno di più tempo per trovare la condizione perfetta».

Che cosa le ha chiesto personalmente il nuovo allenatore?

«Di dare una mano alla squadra e ora che manca Lauti, che avevo sentito prima della finale, anche di farmi sentire di più, di fare un po’ il capitano. Dal primo giorno che il mister è arrivato mi ha sempre dato fiducia e trattato in una maniera incredibile».

Nel corso degli anni ha ricoperto tanti ruoli all’interno dell’Inter. Come vive questa nuova fase della sua carriera?

«Vado verso un’annata in cui cerco di sviluppare un gioco un po’ diverso, dato che il mio corpo ogni tanto risponde in maniera differente. Sto provando a giocare un calcio un po’ più “furbo” in termini di gestione, più conservativo. Il nostro modo di giocare, con i quinti che ci aiutano a buttarci avanti, me lo permette. Ho 29 anni e non più 22 come quando sono arrivato».

Oggi è uno dei leader della squadra. Che effetto le fa essere considerato un modello per i compagni più giovani?

«I “grandi” devono esserlo sempre, ma anche i giovani possono. È una questione di lavoro, di mettersi al servizio della squadra. A prescindere dall’età. Io non sento di dover essere per forza un riferimento ma se qualcuno ha piacere di parlare con me sono contento. Quindi non so se “esempio” sia la parola giusta, magari più fonte di ispirazione per la mia carriera qui».

Quali saranno gli obiettivi dell’Inter nella stagione che sta per iniziare?

«Da quando sono arrivato all’Inter, quindi prima con Conte, poi con Inzaghi e ora con Chivu, l’obiettivo è sempre stato vincere. Poi ci sono stati anni in cui siamo stati più bravi e altri meno. Quest’anno è uguale. Ciò che cambia è che l’anno scorso abbiamo vinto campionato e Coppa Italia e ora per fare bene dobbiamo vincere di nuovo entrambe più la Supercoppa, oltre che cercare di fare meglio in Champions. Sarà difficile, ci vorranno tante energie, però i nostri obiettivi sono quelli».

Dopo il doblete si è concesso un premio speciale?

«Una buona bottiglia di vino, un Henri Jayer Vosne Romanée Cros-Parantoux del 1999».

Il legame con l’Inter e il futuro

Quanto è stato importante il sostegno dell’Inter in quel momento particolare?

«Dopo quella sosta ho segnato alla Roma. L’abbraccio dei compagni, la loro felicità e io che tornavo a sorridere… Tutto questo mi ha fatto fare quel “clic”».

Guardando al percorso fatto in nerazzurro, sente di aver realizzato ciò che desiderava?

«Non ho mai pensato di diventare il giocatore che ha fatto più assist nella storia del club, però lo sono diventato. E nemmeno di fare il vice capitano. Però se mi chiede se era quello in cui speravo dico sì. Come vorrei diventare ad esempio il calciatore con più presenze con questa maglia, ma non ci penso. Quando sono arrivato qui volevo solo dare tutto e vincere tutto. Potevo fare ancora meglio, ma sono orgoglioso del percorso».

Si vede ancora a lungo con la maglia dell’Inter fino al termine della carriera?

«Sì. Poi dipende da quanto invecchio velocemente».

Calciomercato Serie A, la Roma su Schjelderup: Tinti frena su Bastoni, Modric vicinissimo alla permanenza al Milan

Calciomercato Serie A: Schjelderup, Bastoni e Modric sono stati al centro delle ultime voci riguardanti le trattative del nostro campionato

Il calciomercato estivo entra nel vivo con le protagoniste della Serie A pronte a chiudere operazioni strategiche in vista della prossima stagione secondo Gianluca Di Marzio. Tra le società più attive c’è la Roma, intenzionata ad accontentare le richieste del tecnico Gian Piero Gasperini. La dirigenza giallorossa e il direttore sportivo Tony D’Amico lavorano a fondo dopo il messaggio chiaro spedito dall’allenatore: Mi aspetto due giocatori davanti.

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Roma, occhi su Schjelderup del Benfica

Tra le varie opzioni valutate per la corsia offensiva spicca il profilo di Andreas Schjelderup, esterno sinistro classe 2004 di proprietà del Benfica. Il giovane talento si è messo in grande evidenza con la maglia della propria Nazionale durante il Mondiale 2026 appena concluso, mettendo a referto un gol e tre assist.

Reduce da un’ottima annata con la squadra lusitana — chiusa con 43 presenze, 10 gol e 7 assist —, il norvegese era stato già trattato dalla Roma nella sessione invernale. All’epoca, quando il trasferimento sembrava imminente, una doppietta d’autore contro il Real Madrid in Champions League convinse la proprietà delle ‘Aquile’ a blindarlo.

Tinti su Bastoni e le sirene dall’Arabia

Nella giornata di oggi, si è registrato l’interesse dell’Al-Hilal nei confronti di Alessandro Bastoni. Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, il procuratore del difensore, Tullio Tinti, ha spento le speculazioni sul futuro del centrale: Io e i miei calciatori generalmente rispettiamo i contratti. Lui è super tifoso dell’Inter ed è innamorato dei suoi colori. Non sta pensando ad altro. Poi, se ci sono club interessanti che accontentano il club e il giocatore può darsi che ci si sieda a parlare. Ora, tutto questo parlare non porta a una trattativa seria”.

Milan, fumata bianca ad un passo per Luka Modric

Mancano ormai pochissimi dettagli per la conferma di Luka Modric al Milan. Il fuoriclasse croato, attualmente svincolato dopo la scadenza del contratto lo scorso 30 giugno 2026, è pronto a sposare la causa rossonera e a mettersi a disposizione del nuovo tecnico Rúben Amorim.

Dopo una stagione da 37 presenze condite da due gol e tre assist sotto la guida di Massimiliano Allegri, il Pallone d’Oro 2018 si appresta a disputare l’ultima annata della sua leggendaria carriera da leader del centrocampo milanista.

Enzo Fernandez rompe il silenzio dopo Spagna-Argentina: cosa ha detto dopo l’espulsione nella finale dei Mondiali!

Enzo Fernandez, centrocampista dell’Argentina, ha rotto il silenzio dopo l’espulsione avvenuta nella finale dei Mondiali contro la Spagna

La drammatica ed emozionante finale dei Mondiali tra Spagna e Argentina continua a far discutere non soltanto per l’esito del campo, ma anche per gli episodi vissuti sul rettangolo verde. Tra i protagonisti al centro delle polemiche c’è indubbiamente Enzo Fernández, finito sotto i riflettori a causa del cartellino rosso incassato nelle battute conclusive del match. A distanza di ore dall’amaro verdetto, il centrocampista argentino ha voluto rompere il silenzio, affidando ai propri canali ufficiali un accorato messaggio rivolto ai compagni di squadra e a tutto il popolo albiceleste.

Oltre la sconfitta: la riflessione sul valore del gruppo

L’espulsione nella gara più importante dell’anno ha rappresentato un boccone amaro da mandare giù per il mediano, capace comunque di analizzare il momento con grande maturità. Il centrocampista ha aperto la sua analisi sottolineando come il legame con la propria patria vada ben oltre la delusione per la coppa sfumata:

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“Con il passare del tempo, ti rendi conto che c’è qualcosa di molto più grande di un risultato. Per anni, questo gruppo ha rappresentato il nostro paese nel modo migliore possibile”

Il percorso compiuto dalla selezione argentina resta un patrimonio indimenticabile per tutto il movimento calcistico del Paese. Nel prosieguo della sua dichiarazione, il giocatore ha ribadito i valori fondamentali condivisi all’interno dello spogliatoio:

“Ci insegna che competere non significa solo vincere, ma dare tutto per la maglia e non arrendersi mai. Far parte di questo gruppo, che si è sempre rialzato, ha lottato fino all’ultimo e ha difeso questi colori con orgoglio, umiltà e impegno, è qualcosa che custodirò per sempre”

Gratitudine verso i tifosi e sguardo rivolto al futuro

Nonostante l’amarezza personale per la sconfitta e per il provvedimento disciplinare subito, il pensiero del calciatore si è rivolto all’immenso calore dimostrato dal pubblico in ogni angolo del pianeta:

“Voglio ringraziare tutti i tifosi argentini. Grazie per essere sempre stati lì, per averci sostenuto in ogni partita, per il vostro affetto, per il vostro supporto incondizionato e per averci fatto sentire a casa ovunque ci troviamo nel mondo.”

In conclusione del suo intervento, Fernández ha ribadito la ferrea volontà di continuare a rappresentare la propria Nazionale nei prossimi impegni internazionali:

“Indossare la maglia del mio paese è il più grande onore della mia carriera, e continuerò a dare tutto ciò che ho ogni volta che verrò chiamato a difenderla.”

Inizia l’era Orsato per CAN A e B: «Mariani la nostra stella polare. Gli errori ci saranno ma sfrutteremo ogni nostra sbavatura per crescere e perfezionarci»

Daniele Orsato, nuovo designatore di CAN A e B, ha rilasciato queste dichiarazioni in vista della prossima stagione

Prende il via in modo ufficiale l’era di Daniele Orsato alla guida della CAN A e B. Intervenuto ai microfoni della trasmissione Radio Anch’io Sport, il nuovo designatore arbitrale ha tracciato le linee guida del suo mandato, raccontando come queste prime settimane siano caratterizzate da ritmi particolarmente serrati e da un’attenta analisi della squadra arbitrale a sua disposizione.

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Orsato ha subito voluto chiarire la filosofia del suo nuovo corso: “Stiamo affrontando giornate di grande lavoro, analizzando nel dettaglio le caratteristiche di ciascun direttore di gara. Le eccellenti direzioni di Maurizio Mariani durante l’ultima Coppa del Mondo ci riempiono d’orgoglio e lui rappresenterà la nostra stella polare. L’obiettivo è fornire indicazioni nette a tutto il gruppo: mi impegnerà a fondo in prima persona, partendo innanzitutto dall’aspetto atletico. Come mi è sempre stato tramandato dai miei maestri, chi arbitra ha il dovere di correre e di fischiare”.

VAR “on demand” e la gestione dei contatti sul terreno di gioco

Uno dei temi più caldi riguarda l’eventuale introduzione del VAR a chiamata, tecnologia recentemente collaudata nel campionato di Serie C. Sul punto, il designatore ha espresso parere molto positivo sulla sperimentazione: “Il collaudo è stato eccezionale, potendo contare sull’appoggio della FIFA e sui consigli di un’istituzione assoluta come Pierluigi Collina. Il presidente Marani ha messo a nostra disposizione un’infrastruttura televisiva massiccia che ci ha permesso di operare in grande profondità. Il bilancio è certamente favorevole, tuttavia l’eventuale introduzione di questa tecnologia nei due campionati maggiori esula dalle mie facoltà decisionali, pertanto preferisco non esprimermi sul tema“.

Ampio spazio è stato poi dedicato alla gestione della gara e alla soglia d’intervento per i contatti di gioco, con la chiara intenzione di alzare il livello qualitativo delle direzioni: “Il nostro scopo sarà quello di sanzionare le infrazioni vere e proprie, non le normali dinamiche di contrasto. Tuttavia, un direttore di gara non deve farsi remore a fischiare anche quaranta volte se la partita lo richiede. Il mancato intervento alimenta solo la tensione sul terreno di gioco, portando inevitabilmente a perdere le redini del match. Ci focalizzeremo sul punire i falli reali tralasciando i contatti marginali, con la chiara ambizione di eguagliare i parametri di tornei internazionali come la Champions League, ma senza lasciarci andare a sterili promesse estive”.

Rigorini e simulazioni: la rotta tracciata dalle regole

Non poteva mancare un passaggio sui cosiddetti “rigorini”, per i quali il designatore richiede assoluto rigore pur mettendo in conto l’errore umano: “La nostra rotta sarà dettata unicamente dalle regole. Gli errori ci saranno sicuramente, ma sfrutteremo ogni nostra sbavatura per crescere e perfezionarci, operando costantemente con la massima trasparenza e buona fede“.

In conclusione, Orsato si è espresso sul fenomeno delle simulazioni, notando un trend rassicurante nei comportamenti dei calciatori: “Terremo gli occhi aperti per cercare di perfezionare ogni singolo dettaglio. L’ampia copertura televisiva funge già da ottimo deterrente per i calciatori, e infatti ho notato che i tentativi di inganno sono sempre meno frequenti. In ogni caso, manterremo la guardia altissima su qualsiasi tipo di dinamica“.

Mondiali 2030, la proposta clamorosa di Domínguez (presidente CONMEBOL): «Coppa del Mondo a 64 squadre tra Uruguay, Argentina e Paraguay»

Mondiali 2030, il presidente CONMEBOL Alejandro Dominguez ha fatto questa proposta per la prossima edizione della Coppa del Mondo

La Spagna ha da poco sollevato al cielo il suo secondo titolo iridato, ma le attenzioni del panorama calcistico internazionale sono già proiettate verso i Mondiali 2030. A riaccendere la discussione sull’edizione che festeggerà il centenario della massima rassegna planetaria è stato il presidente della Conmebol, Alejandro Domínguez. Attraverso un messaggio pubblicato sul proprio profilo ufficiale X, il numero uno del calcio sudamericano ha lanciato un’indiscrezione clamorosa destinata a stravolgere la struttura, la logistica e il formato del torneo.

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Mondiale 2030, il ritorno alle origini per il Centenario

Le dichiarazioni affidate ai canali social dal dirigente delineano un programma fortemente legato alla tradizione sportiva della manifestazione. Il prossimo si gioca in casa! Nel 2030 arriva il Mondiale di Uruguay, Argentina e Paraguay, ha scritto Domínguez, confermando la volontà di riportare la competizione nei luoghi storici in cui la Coppa del Mondo ha visto la luce per la prima volta nel 1930.

L’elemento di maggior rottura riguarda tuttavia la possibile espansione del numero di Paesi partecipanti. Nel proseguire il suo intervento, il presidente della confederazione sudamericana ha infatti sottolineato: Una grande opportunità per il calcio, per celebrare il Centenario della Coppa del Mondo con una competizione a 64 squadre”.

Da 48 a 64 squadre: la possibile rivoluzione del format

Qualora questa anticipazione dovesse trovare un formale riscontro da parte dei vertici della FIFA, l’intero movimento calcistico assisterebbe a una vera e propria rivoluzione del format. L’ipotetico allargamento a 64 nazionali andrebbe infatti a superare di slancio la recente riforma approvata per l’edizione nordamericana del 2026, la quale aveva già esteso la fase finale da 32 a 48 squadre.

Un torneo di tali dimensioni comporterebbe una riorganizzazione logistica imponente, aumentando in modo esponenziale il numero di partite disputate e modificando la gestione dei calendari internazionali. Il messaggio lanciato da Alejandro Domínguez apre dunque un dibattito profondo tra chi accoglie l’allargamento come una democratizzazione del calcio mondiale e chi esprime perplessità sulla sostenibilità dei ritmi di gioco.

Rogers al Chelsea, affare monstre! 117 milioni di sterline all’Aston Villa e firma fino al 2033 per l’attaccante inglese

Rogers al Chelsea, 117 milioni di sterline all’Aston Villa per l’attaccante inglese che ha firmato fino al 2033

Il mercato della Premier League regala un altro innesto di primissimo piano. Il Chelsea ha completato uno dei colpi più altisonanti della sessione di trasferimenti, assicurandosi le prestazioni sportive di Morgan Rogers. Il talentuoso attaccante ha firmato il suo nuovo contratto che lo legherà alla società londinese, completando a titolo definitivo il suo trasferimento dall’Aston Villa. Un’operazione di dimensioni economiche imponenti che conferma le enormi ambizioni della proprietà dei Blues secondo Fabrizio Romano.

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I dettagli dell’accordo e le cifre del trasferimento

L’intesa tra le due società si è formalizzata sulla base di cifre da capogiro che posizionano l’operazione tra le più onerose del panorama calcistico internazionale. Il Chelsea versa 117 milioni di sterline senza bonus all’Aston Villa, garantendo al club di provenienza un incasso garantito e del tutto privo di clausole subordinate ai risultati sportivi futuri o al rendimento del giocatore.

Anche dal punto di vista della durata il club londinese ha voluto blindare il proprio investimento su un orizzonte temporale a lunghissimo termine. Il calciatore ha infatti apposto la firma su un contratto di sei anni, al quale si aggiunge un’ulteriore tutela strategica per la società: l’accordo include un’opzione per estendere il contratto fino a giugno 2033.

Un rinforzo di grande prospettiva per l’attacco dei Blues

Con il tesseramento di Morgan Rogers, la dirigenza mette a disposizione dello staff tecnico un profilo di straordinario talento, capace di mettersi in grande luce nel corso delle ultime stagioni. Le eccellenti prestazioni sfoderate con la maglia dell’Aston Villa ne hanno evidenziato la notevole forza fisica, la qualità tecnica nell’uno contro uno e la grande duttilità nello scacchiere offensivo.

L’approdo a Stamford Bridge rappresenta per il giocatore il definitivo salto di qualità in carriera, offrendogli l’opportunità di diventare un punto di riferimento al centro di un progetto sportivo di alto livello. La tifoseria londinese riabbraccia così un mercato pirotecnico, pronta ad accogliere il suo nuovo beniamino per le prossime stagioni.

Tegola Buongiorno per il Napoli, out 2-3 mesi: tra rotazioni e mercato, come verrà sostituito il difensore da Allegri

Alessandro Buongiorno resterà fuori per 2-3 mesi: ecco come il Napoli sostituirà il difensore azzurro

Bruttissima notizia per il Napoli e per il tecnico Massimiliano Allegri in vista dell’inizio della nuova stagione. Dopo il consulto specialistico sostenuto da Alessandro Buongiorno a Barcellona, è arrivato l’esito che tutto l’ambiente partenopeo sperava di scongiurare: il difensore italiano dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico al ginocchio destro.

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La conferma dell’infortunio è arrivata direttamente dal club azzurro attraverso una nota ufficiale: “Alessandro Buongiorno si è sottoposto oggi a un consulto medico specialistico a Barcellona, che ha evidenziato la necessità di intervento chirurgico di riparazione della radice del menisco mediale del ginocchio destro. Il difensore azzurro si opererà nei prossimi giorni. In bocca al lupo, Ale!“.

I tempi di recupero: rientro previsto dopo la sosta di ottobre

La decisione di intervenire chirurgicamente è stata presa per risolvere in maniera definitiva la problematica articolare, ma inevitabilmente i tempi di recupero non saranno brevi. La prognosi stimata prevede almeno due mesi di stop, con un margine di incertezza legato alle risposte che il calciatore darà durante il percorso di riabilitazione.

Di conseguenza, il Napoli sarà costretto a fare a meno del proprio perno difensivo per le prime 5 partite di Serie A come minimo. Il reale obiettivo dello staff medico è consentire a Buongiorno di fare ritorno a disposizione del mister subito dopo la sosta per le Nazionali di ottobre, anche se ogni valutazione verrà aggiornata passo dopo passo.

Le soluzioni interne e le opzioni sul calciomercato

Considerata la durata dell’assenza, la dirigenza azzurra non esclude la possibilità di muoversi sul calciomercato per puntellare la rosa. In questo senso resta viva la pista che porta a Federico Gatti, profilo particolarmente apprezzato da Massimiliano Allegri e dal direttore sportivo Giovanni Manna.

Nel frattempo, l’allenatore potrà contare su quattro difensori centrali già presenti in organico per comporre la cerniera difensiva. Se Amir Rrahmani si conferma il punto fermo e insostituibile del reparto, resta da individuare il partner da affiancargli. Le opzioni principali sono Sam Beukema, forte dell’importante investimento economico fatto dal club, e Rafa Marin, abituato a muoversi sul centro-sinistra e già collaudato in quella posizione durante il ritiro estivo. A completare le rotazioni resta infine il giovane Luca Marianucci come valida alternativa di scorta.

Calciomercato Venezia, è fatta per Akor Adams: domani l’arrivo in città, poi il ritiro a Falcade. Novità importanti

Calciomercato Venezia, è stato trovato l’accordo per l’arrivo di Akor Adams: dall’arrivo in città al ritiro a Falcade. Tutti i dettagli

Il calciomercato del Venezia mette a segno un colpo di fondamentale importanza per il proprio reparto offensivo in vista del prossimo campionato di Serie A. Al termine di una lunga e complessa trattativa condotta con il Siviglia, il club arancioneroverde è pronto ad accogliere il suo nuovo attaccante: si tratta di Akor Adams, pronto a diventare a tutti gli effetti un nuovo tesserato della società veneta. Un innesto di spessore per la formazione neopromossa, decisa a presentarsi al massimo campionato con una rosa altamente competitiva. Lo riporta Gianluca Di Marzio.

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Le tappe dell’arrivo: martedì in città, giovedì in curva a Falcade

I dettagli dell’operazione sono stati definiti in ogni aspetto e la tabella di marcia per lo sbarco del calciatore in Italia è già stata fissata. Adams è infatti atteso a Venezia nella giornata di domani, martedì 21 luglio, per sostenere le consuete visite mediche di rito e apporre la firma sul contratto che lo legherà alla società lagunare.

La permanenza dell’attaccante in città, tuttavia, sarà estremamente breve e puramente formale. A Venezia il giocatore sarà solo di passaggio: la dirigenza ha infatti programmato il suo immediato aggregamento al resto del gruppo. Già nella giornata di giovedì, la punta raggiungerà i nuovi compagni di squadra nel quartier generale del ritiro a Falcade, dove la rosa sta svolgendo la preparazione estiva sotto la guida dello staff tecnico.

Un innesto di peso per l’attacco arancioneroverde

L’esito positivo della trattativa con il Siviglia regala al Venezia un profilo dotato di grande struttura fisica e dinamismo, caratteristiche indispensabili per affrontare le insidie della Serie A. L’opportunità di inserire il calciatore già durante i giorni di lavoro in montagna a Falcade consentirà al tecnico di velocizzare l’assimilazione dei meccanismi di gioco e di favorire il rapido affiatamento con i compagni di reparto.

Con l’arrivo di Adams, il Venezia lancia un segnale chiaro alle rivali per la salvezza, dimostrando di voler costruire una squadra solida e ben strutturata. Nelle prossime ore si attende solo l’ufficialità del tesseramento, che aprirà ufficialmente il nuovo capitolo della carriera della punta nigeriana nel calcio italiano.

Mercato Torino, occhi in Bulgaria per la difesa: obiettivo Lucas Ryan del Lokomotiv Plovdiv. Chi è il possibile rinforzo dei granata

Mercato Torino: chi è Lucas Ryan del Lokomotiv Plovdiv, nuovo obiettivo dei granata per rinforzare la difesa

Il Torino continua a muoversi con grande dinamismo sul fronte del calciomercato per individuare i giusti rinforzi da inserire nel proprio reparto arretrato in vista della prossima stagione. La dirigenza granata ha deciso di intensificare le attività di scouting all’estero, rivolgendo la propria attenzione verso mercati meno esplorati ma ricchi di talenti emergenti. In particolare, gli osservatori del club piemontese hanno posizionato i propri radar sul campionato bulgaro, dove si è messo in grande evidenza Lucas Ryan, giovane pilastro difensivo di proprietà del Lokomotiv Plovdiv. Lo riporta Gianluca Di Marzio.

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Profilo e caratteristiche: la crescita del centrale brasiliano

Il calciatore in questione è un centrale brasiliano classe 2002 che nell’ultima stagione ha disputato un’ottima annata con la maglia del club bulgaro, dimostrando grande personalità, ottime doti atletiche e una notevole continuità di rendimento. Il suo rapido percorso di crescita sul campo gli ha permesso di attirare le attenzioni di differenti club europei e sudamericani, trasformandolo in un profilo di notevole attrattiva per la sessione estiva di trasferimenti.

Il Torino, tuttavia, non è l’unica società ad aver posizionato i propri fari sul difensore. Su Lucas Ryan si registra infatti una fitta concorrenza da parte di squadre polacche e russe, pronte ad inserirsi nella corsa per il tesseramento del giocatore, oltre alle manifestazioni d’interesse giunte direttamente dalle compagini brasiliane.

Trattativa complessa ma il Toro punta sulla volontà del giocatore

Portare a termine l’operazione con il Lokomotiv Plovdiv non si preannuncia affatto una missione semplice per la società piemontese. L’affare presenta diverse insidie legate sia ai costi dell’operazione, complici le legittime richieste economiche della società proprietaria del cartellino, sia alla nutrita lista di pretendenti pronte a scatenare un’asta internazionale.

Nonostante le difficoltà strutturali e la forte concorrenza, il Torino resta pienamente in corsa ed è intenzionato a giocarsi fino in fondo le proprie carte. A fare la differenza in favore del club granata potrebbe essere l’elemento strategico più importante della trattativa: Ryan ha dato priorità all’Italia. La ferrea volontà del difensore brasiliano di approdare nel calcio italiano per misurarsi con la Serie A potrebbe rappresentare la chiave di svolta decisiva per superare le rivali e regalare alla rosa un rinforzo di prospettiva per la propria retroguardia.

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