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San Siro, tra demolizione e rinascita: il percorso verso la nuova casa di Milan e Inter: tutti gli aggiornamenti

San Siro cambia volto: demolizione, ricostruzione e il progetto per l’Inter e il Milan in vista del prossimo futuro

Il 5 novembre 2025 segna una data storica per il calcio milanese: Milan e Inter sono diventate ufficialmente proprietarie di San Siro. Con la firma del rogito, i due club hanno dato avvio a un progetto destinato a trasformare l’iconico stadio, puntando alla costruzione di un nuovo impianto all’avanguardia e alla demolizione di gran parte dell’attuale Meazza. Per gestire l’operazione è stata costituita una società congiunta, San Siro S.p.A., incaricata di portare avanti l’intero piano.

Sul fronte finanziario, la joint venture ha già ottenuto il sostegno di importanti gruppi bancari. È stata predisposta una prima linea di credito fino a 124 milioni di euro, seguita da una seconda che potrà raggiungere i 205 milioni e da una terza da 25 milioni per eventuali esigenze di liquidità. In totale, il finanziamento ammonterà a circa 354 milioni di euro. Entro febbraio 2026 sarà presentato il piano attuativo, che dovrà superare vari passaggi burocratici, tra cui la valutazione di impatto ambientale e il rilascio dei titoli abilitativi previsti dalla legge stadi. L’avvio dei lavori è programmato per ottobre 2027, con una durata stimata di 36 mesi: il nuovo San Siro dovrebbe essere completato entro ottobre 2030, con inaugurazione prevista tra dicembre 2030 e gennaio 2031.

Una volta ultimato il nuovo impianto, l’attuale stadio sarà demolito, previa gara pubblica per le operazioni di smantellamento. Non tutto, però, scomparirà: resterà una porzione nell’area Sud-Est, tra la tribuna arancio e la curva Sud del Milan, comprensiva del 30% delle celebri rampe. La destinazione di questi resti non è ancora definita: le ipotesi spaziano da un museo a spazi per uffici, sul modello di Highbury a Londra, trasformato in complesso residenziale. L’intera area di San Siro, una volta rifunzionalizzata, assumerà un nuovo volto entro novembre 2035, chiudendo un lungo percorso di trasformazione.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, il progetto rappresenta una vera e propria svolta per il calcio milanese. Milan e Inter si apprestano così a scrivere una nuova pagina della storia di San Siro: un impianto proiettato al futuro, ma capace di mantenere vivo il legame con la tradizione che ha reso leggendario lo stadio.

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Italia ai playoff Mondiali: si attende il sorteggio di Zurigo con la speranza di evitare le insidie. Tutti i dettagli

Italia, il cammino verso il Mondiale passa dai playoff: a Zurigo il sorteggio che può cambiare la storia. Le ultime

Il cammino dell’Italia verso il Mondiale 2026 è ormai affidato ai playoff. La sconfitta contro la Norvegia ha chiuso le porte alla qualificazione diretta, e ora gli Azzurri dovranno giocarsi tutto nelle sfide di spareggio. A metà novembre, 42 delle 48 nazionali hanno già staccato il pass, mentre restano 6 posti da assegnare: quattro tramite i playoff europei (con 16 squadre coinvolte) e due attraverso gli spareggi intercontinentali, che vedranno in campo sei selezioni provenienti da ogni continente, più una rappresentante nordamericana.

Sorteggi di Zurigo: il destino si decide lì

Giovedì a Zurigo si svolgerà il sorteggio che stabilirà gli accoppiamenti. L’Italia, grazie al ranking FIFA e al piazzamento tra le migliori seconde, sarà inserita in prima fascia: eviterà avversarie di peso come la Svezia, ma potrebbe incrociare nazionali insidiose come Galles, Macedonia del Nord, Romania o Irlanda del Nord. La semifinale si giocherà in casa, con stadi come Bergamo, Udine o Torino pronti a spingere la squadra di Gattuso verso la finale. Quest’ultima, invece, sarà determinata dal sorteggio: potrà disputarsi in Italia o in trasferta.

Trappole e rivalità

Oltre alla Svezia, le insidie principali arrivano dalle possibili perdenti tra Galles e Macedonia del Nord, oltre a Romania e Irlanda del Nord. In caso di eliminazioni eccellenti, avversarie più abbordabili come Moldova o San Marino potrebbero rappresentare ostacoli meno impegnativi.

La corsa continua

Gli Azzurri si preparano a questa nuova sfida con la consapevolezza del precedente amaro del 2018, quando i playoff segnarono l’assenza dal Mondiale. Stavolta, Gattuso e i suoi uomini vogliono scrivere una storia diversa. Il sorteggio di Zurigo sarà il primo passo di un percorso che l’Italia spera di trasformare in riscatto e qualificazione.

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Cagliari, parla Rastelli: «Per Pisacane è una grandissima opportunità, credo la stia sfruttando al meglio. Deiola? Mi aveva subito colpito»

Cagliari, l’intervista dell’ex Rastelli: «Per Pisacane grande opportunità, credo la stia sfruttando al meglio. Deiola? Mi aveva colpito»


Massimo Rastelli, già allenatore dei rossoblù, è stato ospite della trasmissione “Il Cagliari in Diretta”, il salotto sportivo che ogni giovedì sera anima le frequenze di Radiolina con approfondimenti dedicati alla squadra isolana. Nel corso della puntata, condotta da Valentina Caruso insieme a Fabiano Gaggini e Alberto Masu, sono stati affrontati numerosi temi legati all’attualità e al futuro del Cagliari. Ecco un estratto:

ALLIEVI (PISACANE) – «Bella cosa! Per Fabio è una grandissima opportunità, credo la stia sfruttando al meglio e quindi sono contento naturalmente. Si è fatto strada da solo tra mille problematiche, ma ha dimostrato di essere un grande professionista».

CONOSCENZA PISACANE – «Era il primo anno di B dopo aver vinto il campionato di Serie C all’Avellino. Il Ds mi disse che c’era questo ragazzo: aveva giocato alla Ternana prima ma non tanto per via di un problema fisico o di altra natura, non ricordo. Lui credeva in questo ragazzo e mi sono fidato della sua opinione! Piano piano, partendo dal ritiro, ha iniziato a farmi vedere grandi doti: molto intelligente, ti dava una mano in campo. All’interno dello spogliatoio tante volte, ti risolveva delle problematiche. Questo è molto importante, per l’Avellino di quegli anni è stato una risorsa fondamentale. Poi quando arrivai a Cagliari, Fabio è stato uno di quelli che sapevo potesse darmi una mano sotto tutti i punti di vista: così è stato».

DEIOLA – «Il ragazzo mi aveva subito colpito, partì con noi in ritiro in quella stagione di Serie B. Mi era stato impresso dall’anno prima in C. L’idea era che dopo il ritiro sarebbe andato in prestito altrove a farsi le ossa come si suol dire. Mi colpì per la sua attenzione, recepiva benissimo, dalla sua fisicità, dagli inserimenti senza palla. Aveva un bellissimo tiro dalla distanza, per cui raccoglieva tutte queste qualità per quel centrocampo e il campionato. Feci capire a Capozucca che poteva rimanere con noi; inizialmente ha giocato da titolare facendo un gol bellissimo col Crotone alla prima del torneo».

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Eder svela: «Via dall’Inter per colpa di Spalletti, non ho sopportavo la sua ipocrisia. Conte? In allenamento vomitavo. Allenatore migliore Mihajlovic. Con la Samp…»

Eder si racconta: «Via dall’Inter per Spalletti. Conte? In allenamento vomitavo. Allenatore migliore Mihajlovic. Con la Samp…»

Attaccante dalla lunga carriera in Italia, il brasiliano Eder ha anche giocato nella Nazionale azzurra. Oggi su La Gazzetta dello Sport riapre l’album dei ricordi.


COINCIDENZE – «La prima città italiana in cui ho giocato è stata Cascia, dove c’è Santa Rita. Credo alle coincidenze. Nel 2015 Don Nino scrisse una lettera alla Sampdoria dopo avermi visto segnare al debutto in Nazionale, contro la Bulgaria, e lo invitai a Genova. Nel 2018, il giorno dopo la vittoria contro la Lazio che ci garantì la Champions con l’Inter, volai da lui in Sardegna,a Buddusò. Il campo dell’oratorio è intitolato a me».
LA SAMP – «A gennaio 2012 la Samp era quasi in zona retrocessione, ma Iachini, avuto a Brescia, disse che l’obiettivo era la Serie A. Fu la scelta migliore della mia vita».
L’ALLENATORE MIGLIORE – «Mihajlovic. Mi disse che parlavano tutti bene di me, ma che al tempo stesso ero discontinuo. “Devi essere consapevole delle tue qualità. Se vinciamo sarà merito tuo, se perdiamo sarà colpa tua”. Mi tirò fuori il carattere. Senza di lui nonsarei andato in Nazionale»
PIU’ FACILE IMPARARE L’INNO O GLI ALLENAMENTI DI CONTE – «Imparare l’inno! Con Antonio vomitai. Riscaldamento, tattica, palestra, test dello jo-jo, su e giù. Mi chiedevo: “Ma come si fa?”. Però poi volavamo…».
L’INTER – «Su quasi 90 partite ne avrò giocate solo una ventina da titolare, ma sono felice del tempo trascorso a San Siro. Un orgoglio. Poi davanti c’era Icardi»
PERCHÉ ANDO’ VIA DALL’INTER – «Per Spalletti. Non ho mai sopportato la sua ipocrisia. Allenatore top, ma come uomo… meno».
LA CINA – «Io e la famiglia Zhang eravamo amici, ma nel 2020, dopo la vittoria del campionato, sparirono tutti. Non abbiamo visto un euro per mesi».

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Torino, senti l’ex Delli Carri! «Questo Toro così solido e compatto ha tutte le carte in regola per giocarsi un posto in Europa. Su Baroni…»

Torino, senti cosa dice il tuo ex Delli Carri! «Questo Toro così solido e compatto ha le carte in regola per giocarsi un posto in Europa»

Daniele Delli Carri, ex difensore granata, analizza il momento d’oro del Torino in un’intervista esclusiva a Tuttosport. Solidità, aggressività e un trio difensivo “mostruoso” le chiavi di una squadra che, secondo lui, può sognare l’Europa.


OBIETTIVO EUROPA – «Questo Toro così solido e compatto ha tutte le carte in regola per giocarsi un posto in Europa e provare ad acciuffare il settimo posto. Dietro è davvero difficile fare gol ai granata e davanti, quando anche Zapata sarà al top, in pochi possono vantare un attacco così forte tra le squadre alle spalle delle big».
LA FORZA DELLA DIFESA – «Preferisco più parlare di fase difensiva, quando non si prende gol. Detto questo, mi piace molto il terzetto formatosi nel pacchetto arretrato. Maripan-Coco-Ismajli sono attenti in marcatura e giocano sempre aggressivi in avanti: non aspettano gli avversari, ma loro tre, così come gli altri compagni di squadra, prendono alti gli avversari. Il che permette subito di ribaltare il fronte di gioco».
IL MIGLIORE – «Dico Ismajli: fortissimo. Contro la Juve ha fatto una partita mostruosa: era letteralmente insuperabile e non ha lasciato un pallone a Vlahovic. Il centrale albanese mi piace molto: è un difensore vecchia maniera. Attento, solido e roccioso in marcatura e accetta il duello fisico a tutto campo con l’attaccante avversario. Marcatori così non ce ne sono quasi più in circolazione. Infatti ero convinto che l’estate scorsa finisse in una big; perché ha tutto per essere un elemento di alto livello. Va beh, meglio così per il Torino che ne ha approfittato. I granata con Ardian hanno fatto un grande colpo».
É TORNATO IL CUORE TORO ­ «Sì, l’ho notato pure io. È un po’ che non si vedevano giocatori del Torino con questo tipo di temperamento e aggressività su tutti i palloni. Maripan e Ismajli rispecchiano in pieno l’animo torinista».
BARONI PIU’ SALDO – «Solo da noi c’è il mal costume di criticare e mettere in discussione gli allenatori dopo appena 2-3 partite. Mandarlo via sarebbe stato un grosso errore. Baroni è bravo e si sta dimostrando all’altezza. Andava solamente aspettato e fatto lavorare».
IL MERCATO DI GENNAIO – «Dietro può servire numericamente un elemento per completare il reparto, visto che adesso il Torino gioca a tre. Davanti c’è tanta qualità: Simeone e Adams sono forti e non dobbiamo dimenticarci di Zapata, che non è ancora al 100% dopo l’infortunio. Forse in mezzo si potrebbe fare qualcosa».

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Galante racconta Spalletti: «È carico. A lui piacciono le sfide. Luciano è un genio. Un allenatore moderno. Ecco chi può crescere di più con lui…»

Galante racconta Spalletti, neo tecnico della Juve: «È carico. A lui piacciono le sfide. Luciano è un genio. Un allenatore moderno. Con lui può crescere…»

Fabio Galante, ex calciatore e amico fraterno di Luciano Spalletti, apre il cassetto dei ricordi in un’intervista esclusiva a Tuttosport, raccontando il loro legame speciale.


IL PRIMO RICORDO – «Facile: le lezioni di guida tra Empoli e Sovigliana. Se ho preso subito la patente lo devo a Luciano. Quando giocavamo all’Empoli capitava spesso che mi fermassi da lui, a casa di mamma Ilva. Dormivamo nella stessa stanza, facevamo cena e colazione insieme, come due fratelli. Al rientro dall’allenamento metteva a disposizione la sua macchina per farmi delle lezioni di guida.»
I SUOI METODI – «Per lui è fondamentale la credibilità all’interno dello spogliatoio. Non c’è singolo che possa minare il rapporto che lui ha con il gruppo. Fa di tutto per proteggerlo. E lo ha dimostrato con le gestioni di Icardi e Totti… Andando dietro a loro rischiava di perdere gli altri. I risultati gli hanno dato ragione tra scudetti e piazzamenti in Champions.»
I CASI ICARDI E TOTTI: COME LI HA VISSUTI – «Non bene, ovviamente. Si è trovato nel posto giusto al momento sbagliato. Lui è una persona buonissima e di una generosità immensa. Quando vai a cena con lui non ti fa mai pagare. Ad Appiano si metteva lì con i magazzinieri per installare i cartelloni pubblicitari… Quando vede però che qualcheduno – calciatore, dirigente o giornalista che sia – fa il furbo, va su tutte le furie.»
L’HA SENTITO DI RECENTE – «Più volte. È carico. A lui piacciono le sfide, metter mano in maniera capillare nelle sue realtà sportive. E una spallettata delle sue l’abbiamo già vista con Koopmeiners. Chi l’avrebbe mai detto che potesse giocare così bene in quel ruolo… Quando lo rimetterà a centrocampo sono sicuro che potrà contare su una fiducia ritrovata, essere più leggero. Luciano è un genio. Un allenatore moderno: quando ha un’idea la porta avanti fino alla fine perché è testardo. Ha vinto in Russia, a Napoli. Piazze che non gli chiedevano il titolo. All’Inter ha ricostruito i presupposti per lo scudetto con una serie di intuizioni tattiche significative. Gli auguro di fare lo stesso alla Juventus, perché se lo merita dopo l’esperienza in Nazionale. Per lui è una ferita ancora aperta.»
IN NAZIONALE AVEVA BISOGNO DI PIU’ TEMPO – «In parte è vero, ma se pensiamo a Conte e Sacchi abbiamo la prova del contrario. La differenza è che questi due avevano a disposizione un’ossatura di campioni azzurri veri a cui appoggiarsi. Penso a Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci… Forse agli Europei poteva cercare di alleggerire un po’ di più i ragazzi a livello di testa. Ma è stato lui stesso ad ammetterlo.»
LA JUVE É LA SFIDA PIU’ AFFASCINANTE – «Direi di sì. Ritrovarsi a maggio in lotta per il titolo sarebbe incredibile. Oggi l’obiettivo più concreto è il piazzamento in Champions, ma per i ritmi delle nostre big che, fin qui, non stanno scappando, giocare per l’Europa significa giocare per lo scudetto. È la stessa cosa.»
CHI PUO’ CRESCERE CON LUI – «Direi anzitutto i profili di qualità come Yildiz e Conceiçao, passando poi per un tuttofare come McKennie, Thuram con cui proverà a lavorare sulla falsa riga di quanto fatto a Roma con Nainggolan e Cambiaso. Quando allenava ancora gli azzurri e mi capitava di cenare con lui, si metteva lì a parlarmi di tutti i suoi moduli, dei suoi schemi… Non ce n’era uno che prescindesse da Cambiaso. Gli piace da morire. Senza dimenticare Vlahovic. Me ne ha parlato qualche giorno fa: dice che è una forza della natura. Sarà un punto fermo della sua Juve.»

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Borrelli (preparatore Gasperini) svela: «Abbiamo cominciato insieme a Crotone, poi ci siamo ritrovati a Bergamo. Crescita giocatori? Atleticamente tutti. Ma vorrei citare Pellegrini»

Borrelli (preparatore Gasperini) svela: «Abbiamo cominciato insieme a Crotone, poi ci siamo ritrovati a Bergamo. Sulla crescita dei giocatori…»

Domenico Borelli, storico preparatore atletico di Gian Piero Gasperini, svela al Corriere dello Sport i segreti dietro la sorprendente Roma capolista. Un percorso iniziato a Crotone, proseguito a Bergamo e ora nella capitale, dove il suo metodo forgia un gruppo che impressiona per intensità e continuità.


LA FILOSOFIA DI LAVORO – «Stiamo cercando di fare il massimo, come sempre. Anche perché con il mister non si può fare niente al di sotto del massimo».
GASPERINI – «Abbiamo cominciato insieme a Crotone, poi ci siamo ritrovati a Bergamo. Gli sarò per sempre grato. Siamo amici: non si può lavorare insieme per 14 anni senza esserlo».
IL PREGIO DEL GASP – Il pregio è che è una persona onesta: dice sempre quello che pensa. Forse per qualcuno è anche il suo difetto principale. Entrambi chiediamo sempre il massimo ai calciatori».
COSA SI É FATTO – « Abbiamo lavorato per essere al top adesso, nel periodo che va da ottobre fino a febbraio, poi a marzo studieremo la situazione. Essendo il nostro un gioco situazionale, un giocatore può avere maggiore intensità in una partita che in un’altra: dipende da cosa vive in campo e da chi ha di fronte. Ci sono partite da tanti sprint e altre da tante accelerazioni, perché si gioca in spazi stretti. Il nostro lavoro è preparare i giocatori atleticamente anche in base all’avversario».
I RICHIAMI DI PREPARAZIONE – «Nelle pause eseguiamo un lavoro aerobico abbastanza lungo che durante il campionato facciamo solo quando vediamo qualcuno affaticato. Quando invece ci sono le partite ravvicinate, il lavoro cambia».
I NUMERI – «Lo studio della performance atletica è tutto. Devo capire se un calciatore non ha fatto una determinata corsa perché non ne aveva più o perché non poteva farla. Guardo la partita per poterla associare ai numeri. In Europa ad esempio c’è bisogno di più intensità, e ci aspettiamo numeri diversi».
COSA SUGGERISCE IL VALORE DELLA ROMA – «Che cambiare ruoli, come spesso facciamo, cambia lo scenario. Prendiamo come esempio Mancini: da difensore faceva un tot di chilometri a partita, ora da braccetto molti di più. La preparazione va adeguata a quel ruolo».
CHI É CRESCIUTO DI PIU’ – «Atleticamente tutti. Ma vorrei citare Pellegrini. È partito con un infortunio, si è messo subito a disposizione, si è allenato forte ed è giusto che riceva dei meriti dopo le critiche. Lorenzo ha grandi motivazioni: era solo questione di tempo».

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Yildiz Juve, rinnovo ancora in dubbio? Le richieste del calciatore e l’accordo non ancora trovato con la società: un dettaglio può favorire l’inserimento del Real Madrid!

Yildiz Juve, rinnovo ancora in dubbio? Il Corriere dello Sport rivela le richieste turco: manca ancora l’accordo e un dettaglio può favorire il Real Madrid!

La gestione del futuro di Kenan Yildiz rappresenta uno dei dossier più delicati per la dirigenza della Juventus. Il giovane talento turco non è un giocatore qualsiasi: numero dieci, capitano più giovane della storia della Juventus e considerato da tutti l’erede naturale di Alessandro Del Piero per le sue movenze e la celebre esultanza con la linguaccia.

Tuttavia, dietro l’investitura tecnica, si nasconde una questione economica e strategica tutt’altro che semplice. L’analisi del Corriere dello Sport.

Il rinnovo del contratto: distanza tra le parti

Al centro della contesa c’è il rinnovo del contratto di Yildiz, attualmente valido fino al 2029. La Juventus ha l’intenzione di blindare il giocatore, ma la proposta economica non è ancora sufficiente a soddisfare le richieste del talento turco. Yildiz, che attualmente percepisce 1,5 milioni di euro, chiede un adeguamento che lo porti al livello dei “top player” della rosa, come Bremer e David, con una richiesta di 6 milioni di euro. La proposta della Juventus, invece, si ferma poco sotto i 5 milioni, una forbice che, pur non enorme, evidenzia due visioni diverse: quella del club e quella del giocatore.

Il rischio mercato e la politica di rigore finanziario

In questo scenario, la Juventus deve fare i conti con il “rischio mercato”. Il nuovo amministratore delegato, Damien Comolli, sta attuando una politica di rigore finanziario, consapevole che Yildiz potrebbe diventare un obiettivo appetibile per le big europee se la Juventus dovesse decidere di venderlo. Una proposta da 100 milioni di euro farebbe sicuramente vacillare il club, soprattutto se non dovesse riuscire ad accedere alla ricca Champions League. Questo porta a un paradosso di mercato: Yildiz, con il suo stipendio attuale, rappresenta un’occasione allettante per i grandi club europei, che potrebbero ottenere il giocatore con margini sul suo ingaggio. Un adeguamento a 6 milioni, invece, renderebbe l’operazione più onerosa per qualsiasi acquirente.

La minaccia del Real Madrid

A complicare ulteriormente i piani bianconeri c’è l’ombra del Real Madrid. Nelle ultime settimane, infatti, Xabi Alonso, tecnico dei Blancos, avrebbe esplicitamente richiesto Yildiz alla dirigenza madrilena. A Madrid sono pronti a fare qualsiasi sacrificio pur di accontentare il loro allenatore, incluso cedere giocatori di spessore come Rodrygo o considerare offerte “monstre” provenienti dall’Arabia Saudita per Vinicius. Il rinnovo con la Juventus, quindi, è solo la punta dell’iceberg di una partita a scacchi internazionale che è appena iniziata, con le grandi squadre europee pronte a mettersi in fila per il giovane talento turco.

Calciomercato Milan, in attacco torna di moda un vecchio nome. I rossoneri sfidano la Roma per portarlo in Serie A: ecco di chi stiamo parlando

Calciomercato Milan, per l’attacco spunta un vecchio nome per la sessione di gennaio. Per portarlo in Italia bisognerà superare la concorrenza della Roma

Franculino, attaccante del Midtjylland, si sta rapidamente affermando come uno dei profili più interessanti del prossimo mercato invernale. Il giovane guineano, classe 2004, ha attirato l’attenzione di diversi club italiani, con Milan e Roma che sembrano essere in prima fila per aggiudicarselo.

Secondo l’esperto di mercato Matteo Moretto, il nome di Franculino è saldamente nella lista della Roma, ma è anche un giocatore che «piace molto anche al Milan», sempre alla ricerca di giovani attaccanti promettenti per il futuro.

Valutazione elevata e concorrenza internazionale

L’operazione non sarà però semplice, dato l’alto valore di mercato del giovane attaccante, che si aggira tra i 17-20 milioni di euro e potrebbe aumentare notevolmente durante l’estate. Franculino ha già messo in mostra un notevole potenziale, con 52 gol e 12 assist in 99 partite nella sua carriera, e ora toccherà ai club interessati muoversi con decisione.

Oltre alla concorrenza interna, l’attenzione internazionale è altrettanto alta. Moretto avverte che la Premier League potrebbe facilmente soddisfare le richieste economiche del Midtjylland, mentre il Bayern Monaco, sempre attento ai talenti emergenti, è pronto a inserirsi nella corsa. La battaglia per Franculino è appena iniziata e si preannuncia agguerrita.

Francia, 4-0 all’Ucraina nelle Qualificazioni. Mbappé guida i Bleus verso il Mondiale, sogno di speranza e unità a 10 anni dagli attentati

Francia, Mbappé trascina i Bleus nel 4-0 all’Ucraina nelle Qualificazioni e accesso al Mondiale conquistato a 10 anni dalla paura per gli attentati

La Francia vola verso il Mondiale nordamericano con un pizzico di magia, quella che ha accompagnato il primo gol di Kylian Mbappé, una promessa mantenuta per regalare un sorriso al popolo francese, anche per superare il trauma degli attentati jihadisti di dieci anni fa.

Ieri, in una giornata di commemorazioni, la nazione ha reso omaggio alle vittime, leggendo i nomi sui luoghi degli assassinii, tra lo Stade de France, le strade di Parigi e il Bataclan. E ieri sera, come nel 2015, anche la nazionale era di nuovo in campo. Il primo passo verso la qualificazione l’ha fatto il capitano, segnando proprio quando la Tour Eiffel si accendeva per brillare nella notte, indossando i colori nazionali. Ecco come ha raccontato la partita La Gazzetta dello Sport.

DOMINIO FRANCESE

L’Ucraina, invece, ha offerto una prova difensiva, non superando quasi mai la metà campo, schiacciata nella propria area dal possesso soffocante dei Bleus. La doppia linea difensiva di Rebrov ha retto per i primi 45 minuti, nonostante l’attacco molto creativo di Deschamps che, con Cherki, Olise, Barcola a sostegno di Mbappé, puntava al palleggio corto e a colpi inventivi per trovare la falla giusta. Il dominio dei francesi è stato incontestabile, anche se a tratti lezioso nei dettagli, perdendo puntualmente in efficacia, soprattutto nel pressing blando di Olise e Cherki. Il fantasista del Bayern Monaco è il primo a inaugurare il tiro in porta, con un sinistro da fuori. Quello del Manchester City ci prova due volte dal limite, senza inquadrare neppure lui. Così il vero brivido arriva con il capitano Mbappé, non sempre ben servito, ma che carica il sinistro da fuori e costringe Trubin al primo salvataggio, in tuffo, in corner (17’). E il portiere ucraino si ripete al 42’ deviando sul palo e in angolo il destro insidioso di Barcola, da sinistra.

SECONDO TEMPO A SENSO UNICO

Di tutt’altra fattura il secondo tempo quando la gara si sblocca, grazie a un rigore. Se lo procura Olise, ma è Mbappé a calciare: “cucchiaio” per iniziare a respirare l’aria nordamericana. La rete carica i Bleus che cominciano finalmente a esprimersi in libertà. Così, puntuale, arriva il raddoppio proprio di Olise, pescato in area da un Kanté (34 anni, ex Chelsea e ora Al-Ittihad in Arabia Saudita) mostruoso a centrocampo con il giallorosso Koné. Il tris è di nuovo opera del capitano Mbappé che chiude una verticalizzazione dei Bleus. Il tutto dopo un palo di Ekitiké, altrettanto travolgente quando parte da centrocampo per portarsi al limite, ottenere la sponda da Mbappé e chiudere il conto. Alla fine c’è un po’ di spazio pure per l’altro rossonero Nkunku, ma con gli spalti già in festa. La migliore risposta al terrore jihadista.

Spalletti, il racconto di Tuttosport: giovane talento tra scuola e sogni calcistici. Un reportage che ripercorre la sua vita: dalla scuola ad oggi

Spalletti, il racconto di Tuttosport: giovane talento tra scuola e sogni calcistici. Un reportage che ripercorre la sua vita: dalla scuola ad oggi

Un reportage di Tuttosport ci porta indietro nel tempo, ripercorrendo la giovinezza di Luciano Spalletti attraverso i racconti dei suoi ex compagni di classe all’Istituto Professionale del Commercio Leonardo Da Vinci di Empoli. Un’occasione per scoprire un lato inedito del CT azzurro, tra sogni calcistici, aneddoti scolastici e rimpatriate che ne hanno scandito la carriera.

GLI ANNI DELLA SCUOLA

Alessandro Gelli e Carlo Gabbrielli, compagni di Spalletti dal 1973, ricordano un Luciano già con la testa nel pallone. «Onestamente lo studio non era il suo primo pensiero», ammette Gelli, sottolineando come Spalletti fosse già stato notato dalle giovanili della Fiorentina. Suo fratello Marcello lo attendeva all’uscita da scuola per portarlo agli allenamenti: il sogno di diventare calciatore era già vivo e, con la sua cultura del lavoro, sapeva di potercela fare. Gabbrielli aggiunge: «Noi eravamo un po’ quelli di serie b, ma lui a scuola era comunque bravo. Di sicuro aveva tanti capelli ed era estremamente educato, tutti quanti abbiamo sempre avuto un bel rapporto con lui». Un ritratto di un giovane timido e rispettoso, ben diverso dall’immagine pubblica di oggi.

LA CARRIERA E LE RIMPATRIATE

La prima rimpatriata tra gli ex compagni di classe risale al 1993, vent’anni dopo l’inizio del percorso scolastico. Proprio in quell’anno, Spalletti rifiutò un’offerta da un miliardo e mezzo di lire dal Cagliari, dimostrando un attaccamento alla sua Empoli che avrebbe poi portato in Serie A da allenatore. Alessandro Gelli, oggi attore e regista, racconta le rimpatriate e la partecipazione di Spalletti a un suo film, “Bomba libera tutti”, con un cameo insieme a Renzo Ulivieri. Spalletti è sempre stato l’uomo di tutti, un punto di riferimento per la sua classe.

SPALLETTI OGGI

L’ultima rimpatriata, poco prima degli Europei, rivela un Spalletti consapevole delle difficoltà che lo attendevano in Germania. «Gli dicemmo: “Metticela tutta, mi raccomando”. Ci rispose così: “Anche mia madre me lo dice sempre, ma non sempre riesco ad accontentarla”», ricorda Gabbrielli. Il contrasto tra il giovane timido e l’uomo pubblico di oggi è evidente: «Da giovane Luciano era timidissimo, sorrido oggi quando lo sento in conferenza stampa o nelle interviste: parla in maniera complicata, a volte non lo seguo nei concetti (ride, ndr)». Una testimonianza affettuosa che evidenzia la trasformazione di un uomo che, pur rimanendo fedele alle sue radici, ha saputo evolversi, mantenendo intatto l’affetto dei suoi vecchi amici.

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Berardi si racconta: «Champions da sempre il mio sogno. Sassuolo è casa, ma accetterei una top. Avevo un accordo prima dell’infortunio. Italia? Mancini aveva fatto questo»

Berardi si racconta da Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport. Le parole dell’attaccante capitano e bandiera del Sassuolo che però non esclude un addio

Ivan Zazzaroni incontra Domenico Berardi che si racconta senza filtri, tra sogni di Champions, infortuni e l’amore per il Sassuolo e la Calabria. Ecco l’intervista sul Corriere dello Sport.

IL SASSUOLO – «Sono a Sassuolo da quindici anni, nei primi non mi sentivo pronto a lasciare. Negli ultimi cinque o sei ho spinto per andare via».

UN MOMENTO IN CUI SI É SENTITO IN USCITA – «Sono sincero, sì. Prima di farmi male avevo trovato l’accordo con un grande club, le soluzioni erano state individuate. Tutte. Ma non chiedermi quale, tanto non te lo dico».

QUALE SQUADRA ERA – «A strisce. Mi è dispiaciuto non poter fare la Champions, non poter giocare per gli obiettivi più alti. La Champions è qualcosa che vorrei provare da sempre».

DELUSIONE – «Passai un mese un po’ così, tra l’arrabbiato e il deluso. Prevalse la gratitudine nei confronti di questo club del quale mi sento e mi fanno sentire la bandiera. Non sono Totti, ma è ugualmente bello e importante. Sassuolo non è Roma, è una questione di dimensioni non solo calcistiche. La Roma è un top club».

GASPERINI MAGARI LO VUOLE – «Non so se ho il fisico per reggerlo».

CONTRSTTO – «Ho un contratto fino al ‘29, ma mai dire mai».

IL PROVINO – «Mio fratello studiava all’Università di Modena, decisi di raggiungerlo. Conoscevamo uno della Finanza, un calabrese, che mi fece fare un provino alla Spal Mi presero, ma non ce la facevo a stare su, non mi piaceva, troppo presto. Così dopo una settimana tornai in Calabria. Il Sassuolo è arrivato nel 2010 e adesso sono quindici anni in Emilia e altrettanti in Calabria».

RIFLETTORI – «Non ho mai amato i riflettori, mi piace far parlare il campo. Non ho agevolato le interviste. Ho fatto quello che mi sentivo. Oggi sono maturato sotto tutti i punti di vista».

L’INFORTUNIO RECENTE – «Non è stato facile. Rottura del tendine d’Achille dopo che ero appena rientrato da un intervento al menisco. Avevo rivisto la luce e sono riprecipitato nel buio totale. Le ho pensate tutte, per la prima volta ho temuto che fosse finita. Il professor Zaffagnini, a Bologna, mi ha aggiustato e dopo due mesi ho ricominciato a lottare. La famiglia mi ha aiutato parecchio. Sono rimasto fuori otto mesi. L’ultimo anno in B mi è servito, anche se – sono sincero – non ho fatto bene. Non ero al cento per cento. È stato utile per ritrovare il campo, la partita, la condizione».

PROVOCAZIONI – «Non ci casco più. So come affrontare i provocatori. Non è stato semplice adattarsi, ma ci sono riuscito».

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I MARCATORI PIU’ DURI – «La Roma di Mourinho, undici assatanati, in campo alimentavano il caos. Devo dire che un altro bel soggetto era Chiellini. Ti menava e poi ti ringraziava. Una marcatura esperta e fisica. Quand’eri a terra semidistrutto da lui, Giorgio era il primo a consolarti. Un martello, ma educato.» (Ride davvero di gusto).

IL VAR – «C’è più attenzione da parte di chi difende. La gomitata, il pugnetto tirato a tradimento vengono molto spesso individuati.»

GLI ALLENATORI – «A Di Francesco devo tanto, ha avuto il coraggio di buttarmi nella mischia a diciassette anni. Grosso in questo calcio ci sta benissimo, è uno che si confronta, che ci ascolta. Ma mi sento tanto legato a De Zerbi. Con lui giocavamo col joystick. Maniacale, totalmente assorbito dal lavoro, poteva stare sul campo diciotto ore. Possesso stretto, a campo aperto, la tecnica con le sagome. Se sbagliavi un passaggio semplice e spedivi il pallone sul piede sbagliato del compagno, interrompeva l’allenamento. Insisteva fino a quando il pallone non arrivava al piede giusto. (Si ferma). Per noi si sarebbe buttato nel fuoco.»

LA NAZIONALE – «Mancini riuscì a unire il gruppo ed era piacevole stare insieme. Finita la partita tornavamo a Coverciano, alle quattro di notte la spaghettata aglio, olio e peperoncino. Il pensiero della vittoria non ci aveva sfiorato. Ci provammo e andò bene. Con un po’ di fortuna.»

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Pagelle Moldova Italia, il giudizio dei quotidiani sportivi è quasi unanime! Partita bloccata e pochi dubbi: ecco quali sono le grandi differenze

Pagelle Moldova Italia, partita bloccata. Il giudizio dei quotidiani sportivi si divide su quattro protagonisti del match di ieri: ecco quali

Moldova Italia non è stata certo una gara che abbia esaltato, anche se alla fine la vittoria è maturata in qualche modo e persino col doppio scarto. Il giorno dopo l’analisi dei quotidiani è significativa. Ecco alcune piccole o grandi differenze da due testate: il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.

BELLANOVA – Per Gazzetta merita la sufficienza: «Calpesta zolle con resistenza e velocità invidiabili. Solo che gli altri spesso non viaggiano ai suoi ritmi. Si rivela utile nelle lunghe rimesse laterali». Di tutt’altro avviso il Corriere, che lo abbassa di un voto e lo porta al 5: «Un mucchio di palloni giocati all’indietro: perché? Serve più personalità, ragazzo».

CAMBIASO – Anche l’altro esterno divide i giudizi nella stessa maniera. Gazzetta lo salva: «Dalla sua parte arrivano il cross da brividi della Moldova e un paio di semi che promettono frutti: vedi il tiro che sbatte sulla faccia di Revenco». Stroncato col 5 secco dalla testata generalista: «Vale il discorso di Bellanova: si accontenta».

SCAMACCA – Male, persino malissimo. Accenti diversi, anche in questo caso con la Rosea più buona col 5: «Arrugginito non per l’assenza che in Nazionale durava dall’Europeo, quanto per la condizione atletica approssimativa. Manda almeno in porta Raspadori». Il Corriere della Sera infierisce con il 4,5: «Un fantasma. Il centravanti delle occasioni perdute non cambia il proprio destino: lento, macchinoso, sconnesso. Soprattutto, non tira mai in porta. E se lo fa, centra sempre il difensore. Peccato, perché il talento c’è. Ci sarebbe».

RASPADORI – Si conferma la regola: 6 Gazzetta, 5 Corriere. Il primo giudizio lo salva: «Due conclusioni forti e convinte nei primi 12 minuti di gara, una determinazione da partita vera. Con il passare del tempo però si smarrisce fino alla sostituzione». Il secondo lo boccia: «Un filo meglio rispetto al suo ex compagno dei tempi del laboratorio Sassuolo: per lo meno va a cercarsi il pallone, si sbatte, sprinta. Sostanza, poca».

Calciomercato Inter, dal portiere alla difesa: i temi caldi per gennaio. In porta spunta Suzuki, in difesa si riflette su Acerbi e Akanji. Le ultime

Calciomercato Inter, dal portiere alla difesa: Ausilio e Marotta già al lavoro per il mercato invernale, con possibili rinforzi e incertezze sulle uscite

Anche se il campionato è in pausa per le Nazionali, l’Inter non si ferma e comincia a pianificare i prossimi movimenti in vista del mercato di gennaio. Secondo quanto riportato da TUTTOmercatoWEB.com, tra i nomi monitorati dalla dirigenza nerazzurra, spicca quello di Suzuki, giovane portiere del Parma, che potrebbe rappresentare un rinforzo per il futuro. Il giovane estremo difensore ha impressionato per le sue prestazioni e l’Inter sta valutando la possibilità di un investimento su di lui per rinforzare la propria rosa nella seconda metà della stagione.

Akanji sempre più vicino al riscatto, Acerbi in bilico

Sul fronte delle conferme, Manuel Akanji, difensore svizzero arrivato in prestito dal Manchester City, sembra sempre più vicino al riscatto definitivo. L’ottima stagione del centrale ha convinto la dirigenza nerazzurra, che ha intenzione di esercitare l’opzione di riscatto a fine stagione. Akanji ha dimostrato grande affidabilità, tanto che la sua permanenza a Milano sembra ormai certa.

Per quanto riguarda le uscite, Francesco Acerbi, difensore centrale dell’Inter, è uno dei giocatori più discussi. Nonostante le voci su una sua possibile cessione già a gennaio, Acerbi è pronto a scendere in campo come titolare nel derby contro il Milan, una sfida fondamentale per le ambizioni stagionali dell’Inter. La sua esperienza potrebbe risultare decisiva in uno degli appuntamenti più importanti dell’anno.

Facundo Palacios e le altre partenze: il mercato si muove

Sul fronte delle partenze, Facundo Palacios, centrocampista argentino, continua a essere al centro delle speculazioni. Il giocatore ha dichiarato il suo desiderio di tornare a giocare con la sua Nazionale, e il suo futuro potrebbe essere lontano da Milano. La dirigenza nerazzurra segue attentamente la situazione, valutando eventuali offerte per l’argentino nella riapertura del mercato.

Calciomercato Roma, caccia alla punta: Zirkzee resta in cima alla lista, ma spuntano anche altri nomi nel mirino di Gasperini. La rivelazione

Calciomercato Roma, caccia alla punta: Zirkzee in pole position, ma ci sono altri nomi caldi nel mirino di Gian Piero Gasperini. La situazione

La Roma è alla ricerca di rinforzi per il reparto offensivo in vista del mercato di gennaio. Secondo La Gazzetta dello Sport, il principale obiettivo dei giallorossi è Joshua Zirkzee, attaccante olandese del Bayern Monaco, ma il club capitolino non si ferma qui.

Gian Piero Gasperini, che vorrebbe rinnovare il suo attacco, ha in programma l’arrivo di due punte, in vista di un mercato estivo che rischia di ridurre il numero di giocatori disponibili in attacco. Infatti, Dovbyk e Soulé sono gli unici con un contratto valido fino a giugno prossimo, mentre Bailey e Ferguson sono in prestito, e giocatori come El Shaarawy, Dybala e Pellegrini sono in scadenza. Inoltre, Baldanzi potrebbe salutare già a gennaio.

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Mika Godts, talento belga dell’Ajax nel mirino

Tra i nomi che piacciono a Trigoria, spicca quello di Mika Godts, attaccante belga classe 2003 dell’Ajax. Quest’anno, Godts ha segnato 5 gol e fornito 4 assist in 14 partite, mostrando grandi qualità come trequartista in grado di giocare su entrambi i lati dell’attacco. Il suo prezzo si aggira intorno ai 20 milioni di euro, ma la stagione altalenante dell’Ajax (attualmente quarto in Eredivisie, a -11 dal PSV Eindhoven) e le difficoltà economiche del club potrebbero spingere i lancieri a cederlo prima del previsto.

Altri obiettivi: El Mala e Franculino

Oltre a Godts, Tiago Pinto e il direttore sportivo Massara hanno messo gli occhi su altri giovani talenti. Un altro nome che circola è quello di El Mala, giovane attaccante del Colonia, il cui costo si aggira attorno ai 30 milioni di euro. La Roma sta valutando anche Franculino, attaccante del Midtjylland, che sarà l’avversario della Roma in Europa League. Inoltre, Tel del Tottenham è monitorato, con i giallorossi pronti a sondare la possibilità di un prestito se gli inglesi dovessero aprire alla cessione temporanea del giocatore.

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Calciomercato Juve, nuova idea per la difesa e Joao Mario può partire! Le ultime in vista della sessione invernale per migliorare la rosa di Spalletti

Calciomercato Juve, nuova idea per la difesa e Joao Mario può partire! Schira rivela alcune novità in vista della sessione invernale

Tiago Gabriel è uno dei talenti più chiacchierati della Serie A. Secondo Tuttosport, il centrale portoghese classe 2004 è finito nel mirino della Juventus. Gabriel, arrivato al Lecce dall’Estrela Amadora per un milione e mezzo, ha impressionato in queste prime giornate di campionato, collezionando 11 presenze in altrettante partite. La sua solidità in marcatura e la sua abilità nel gioco aereo, grazie ai suoi 196 centimetri, non sono passate inosservate. Una prova particolarmente convincente è stata la prestazione contro la Fiorentina al Franchi, dove ha annullato Moise Kean, uno degli attaccanti più pericolosi del calcio italiano.

L’apprezzamento per il difensore portoghese è stato tale che anche le big di Serie A, come Inter e Milan, lo stanno monitorando. Il prezzo di Gabriel è destinato a lievitare, con il suo valore che potrebbe passare dai 25 ai 30 milioni di euro nei prossimi mesi. La Juventus, grazie ai buoni rapporti con il Lecce, ha già avviato il monitoraggio del giovane difensore. Gabriel, per le sue caratteristiche tecniche e fisiche, potrebbe rappresentare una valida alternativa a Bremer nella difesa a tre della Vecchia Signora.

João Mario: futuro incerto alla Juventus

Dal portoghese Gabriel si passa a João Mario, che non sembra trovare spazio nel nuovo progetto della Juventus. Bocciato da Igor Tudor la scorsa estate, il terzino destro ha avuto pochissime opportunità anche con l’arrivo di Luciano Spalletti. In queste prime partite sotto la gestione dell’ex allenatore del Napoli, João Mario è stato relegato in panchina, con appena 11 minuti di gioco contro la Cremonese e assente nelle sfide contro Sporting e Torino.

Il futuro dell’ex Porto sembra sempre più lontano da Torino. Se dovesse arrivare una proposta interessante, la Juventus potrebbe prendere in considerazione la sua cessione. João Mario, classe 2000, rischia di rimanere un “oggetto misterioso” per la Vecchia Signora, e la sua permanenza in Serie A sembra ora in bilico.

Ancelotti lancia la sfida: «Italia ai Mondiali? Spero che ce la faccia, ci vediamo in finale. Sarebbe meraviglioso. Favorite? Le solito, ma attenzione a questa cosa»

Ancelotti lancia la sfida. Il tecnico del Brasile sogna una finale contro l’Italia e pronostica le favorite del torneo, non dimenticando una novità del nuovo Mondiale

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Carlo Ancelotti, commissario tecnico del Brasile, ha espresso le sue opinioni sulla situazione dell’Italia e sulla possibilità che la squadra di Gattuso riesca a qualificarsi per il Mondiale 2026. Il tecnico ha anche parlato delle sue aspettative per il torneo e delle favorite, inclusi alcuni dei suoi punti di vista sulle sorprese che potrebbero emergere.

SULLA QUALIFICAZIONE DELL’ITALIA – «Dovrà di nuovo battagliare passando dagli spareggi e quindi da un’eliminatoria complicata».

AUGURI A GATTUSO – «Spero che l’Italia riesca a qualificarsi. Deve qualificarsi. E sinceramente penso che ce la farà. Poi ci diamo appuntamento in finale: saremmo tutti felici, gli italiani, i brasiliani e io in particolare. A livello emozionale per me sarebbe meraviglioso».

SULLE FAVORITE PER IL MONDIALE – «Le solite. Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Argentina, Portogallo. Ma occhio, con 48 squadre ci saranno sicuramente sorprese. Domani giochiamo con il Senegal che ha battuto 3-1 l’Inghilterra, sono fortissimi. Così come il Marocco che sta facendo benissimo. Bisogna essere pronti e preparati».

Moldova Italia, 0-2 degli azzurri che non basta per il Mondiale. Il Corriere dello Sport sicuro: «Meglio pensare ai Playoff». L’analisi del match

Moldova Italia, l’analisi del Corriere dello Sport dopo la vittoria per 0-2 degli azzurri nelle qualificazioni, ma che non basta per il Mondiale

L’Italia ha battuto la Moldova 2-0 in trasferta nelle qualificazioni ai Mondiali 2026, ma le speranze di qualificazione diretta sembrano ormai svanite. Nonostante la vittoria, la mancata goleada ha complicato la situazione in vista dello scontro diretto contro la Norvegia, già qualificata. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, è ormai il momento di prepararsi ai playoff.

L’analisi della partita: la doppietta di Mancini e Pio Esposito

La partita si è risolta con una doppietta degli azzurri, firmata da Mancini e Pio Esposito, ma il percorso verso la qualificazione diretta è ormai compromesso. Come osserva il Corriere dello Sport, il primo posto, mai veramente alla portata, era già stato ipotecato dalla Norvegia, che aveva festeggiato la qualificazione con un netto 4-0 contro l’Estonia. La differenza reti mostruosa (+17) dei norvegesi li mette al sicuro da ogni possibile sorpresa, anche se l’Italia ha comunque portato a casa i tre punti a Chisinau.

Il flop di Scamacca e il dominio sterile

La partita ha visto l’Italia dominare il possesso (74%) e creare molte occasioni, ma senza mai riuscire a sbloccarla nel primo tempo. Il dato che spicca è il dominio sterile: 10 angoli a 0 e 11 tiri, ma senza realizzare il vantaggio. Scamacca, che ha avuto l’opportunità di essere titolare, non ha convinto, risultando troppo statico e poco incisivo. Non è riuscito a sfruttare i numerosi cross arrivati in area, con il portiere moldavo Cojuhar che ha salvato almeno due occasioni su Raspadori. Il problema di fondo per gli azzurri è stato l’assenza di un numero 9 spietato come Kean e la poca verve sotto porta.

Le scelte di Gattuso: cambi efficaci per l’allungo

Nel secondo tempo, con il ritmo che è calato, Gattuso ha deciso di cambiare l’attacco: fuori Scamacca e Raspadori, dentro Retegui e Pio Esposito. La mossa ha dato i suoi frutti, con l’interista Pio Esposito che ha avuto subito due buone occasioni, segnando poi il raddoppio grazie a un preciso cross di Politano. Il CT ha anche inserito Dimarco e Politano, alzando la qualità della squadra. Il passaggio di qualità ha fatto la differenza, portando al secondo gol dopo un bel colpo di testa di Mancini, il migliore in campo per l’Italia.

Una valutazione finale: playoff in vista

Nonostante la vittoria, il percorso di Gattuso verso la qualificazione diretta è ormai compromesso. Come scrive il Corriere dello Sport, il CT ha fatto giocare le riserve e ha cercato di trovare soluzioni alternative. Tuttavia, alcuni giocatori, tra cui Orsolini, Tonali e Scamacca, hanno deluso, mentre altri come Mancini, Zaccagni e Cristante hanno mostrato segnali positivi. La Nazionale dovrà prepararsi ai playoff, con la speranza che la crescita di alcuni giocatori possa fare la differenza a marzo.

Moldova Italia, Mancini nel post partita: «Siamo un gruppo unito, i fischi non ci fanno piacere. Dolore? L’ho portato fino alla fine, per uscire devono tagliarmi la gamba»

Mancini ha parlato ai microfoni della Rai dopo la vittoria per 0-2 contro la Moldova, analizzando la prestazione della squadra

Al termine della vittoria per 0-2 contro la Moldova nelle qualificazioni ai Mondiali del 2026, Gianluca Mancini ha commentato la prestazione dell’Italia, asoffermandosi su alcuni aspetti del match, dalla difficoltà iniziale nel sbloccare la partita alla coesione del gruppo.

Il difensore ha anche parlato della sua condizione fisica e della voglia di rimanere a disposizione per la prossima sfida contro la Norvegia. Queste le sue parole alla Rai.

SULLA PARTITA – «Sapevamo che partita poteva essere e ci eravamo preparati proprio per questo. Abbiamo fatto un primo tempo dove siamo stati là, ma non siamo stati bravi a sbloccarla. Più passa il tempo e più diventa difficile. Alla fine l’abbiamo sbloccata e a tre minuti dalla fine abbiamo fatto il secondo gol, se l’avessimo sbloccata prima, potevano uscire più gol».

SUL DOLORANTE INIZIO PARTITA E L’UNITÀ DEL GRUPPO – «A inizio partita ho preso la cosiddetta vecchietta, che mi sono portato fino alla fine. Questa maglia è bellissima, per uscire mi devono togliere una gamba. Sono rimasto concentrato fino alla fine, anche con il dolore. Il gruppo è unito, oggi abbiamo cambiato tanto e tutti hanno risposto presente. Per me avere un gruppo unito è la base per arrivare a grandi successi. Anche nelle difficoltà non ci siamo disuniti, riuscendo poi a sbloccarla».

SUI FISCHI DA PARTE DEL PUBBLICO – «Sicuramente non ci hanno fatto piacere, ma noi pensiamo al campo per migliorare e crescere. Speriamo di trasformare i fischi in applausi».

SULL’ATTACCO E LA SUA PRESENZA NELL’AREA AVVERSARIA – «Ho un passato da attaccante e da centrocampista nelle giovanili. Cerco di attaccare la palla e di immaginare il cross prima che venga effettuato. Quando riesco a capire dove casca il cross, come quello di stasera di Federico che ha un piede fantastico, cerco di buttarmi bene e stasera è andata bene».

SULLA PROSSIMA SFIDA CON LA NORVEGIA – «Il mister farà le sue scelte, l’importante è stare dentro questo gruppo e stare tutti uniti come stasera. Se c’è da giocare sono a disposizione, ma c’è da rispettare le scelte».

Lo stesso difensore della Roma ha poi parlato anche a Sky Sport

SULLA PARTITA E IL GOL – «Partita non semplice ma sapevamo a che gara saremmo andati incontro. Loro erano chiusi, nel primo tempo non l’abbiamo sbloccata e alla lunga potevamo rischiare di pagarla… Alla fine il mio è stato un gol bello perché ha sbloccato la partita, poi è arrivato anche il secondo. Fosse arrivato prima il mio, forse avremmo segnato di più».

SUL LAVORO CON GATTUSO E GASPERINI – «Sono due allenatori con cui mi trovo bene, schietti, che ti migliorano. Molto diversi, ma sono orgoglioso di giocare per loro».

PERCHÉ NON L’AVETE SBLOCCATA PRIMA? – «Di diverso serviva solo il segnare prima. Quando giochi contro queste squadre, se non la sblocchi subito, poi passa il tempo e inizia il secondo tempo… Abbiamo fatto buone trame, abbiamo sbagliato gol facili, poi nel secondo tempo è arrivato anche qualche errore tecnico dovuto alla voglia di fare gol. Qualche passaggio sbagliato si spiega anche così».

SUL MONDIALE E LE PAROLE DI GATTUSO – «Ho la sensazione che il gruppo e la squadra siano forti, unite. Abbiamo cambiato tanti calciatori e tutti hanno risposto presente con atteggiamento e voglia di fare. Sappiamo di avere una grande e bella responsabilità, ci arriveremo con altra testa, forti delle sconfitte passate. Ora giochiamo contro la Norvegia e poi ci prepareremo al meglio alle gare di marzo. Abbiamo tanta voglia di andare al Mondiale ma bisogna dimostrarlo sul campo».

Le prime pagine sportive nazionali – 14 novembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Qualificazioni Mondiali 2026, la Francia stacca il pass! Vittoria larga sull’Ucraina. Bene Inghilterra, Albania ai play-off, delusione Portogallo in dieci per l’espulsione di CR7

Qualificazioni Mondiali 2026, la Francia stacca il pass dopo il 4-0 all’Ucraina. Albania ai play-off nel girone K. Ko il Portogallo: espulso CR7

Nella serata di Qualificazioni Mondiali 2026 che ha visto l’Italia vincere sul campo della Moldova 2-0 con le reti di Mancini e Pio Esposito, sono scese in campo anche altre quattro gare che hanno sancito un nuovo verdetto in vista del torneo della prossima estate.

La Francia, infatti, ha conquistato il pass per il Mondiale grazie al successo per 4-0 contro l’Ucraina. Protagonista del match il solito Mbappe che con un rigore sblocca la partita al 55′ minuto e da lì, per i francesi è tutto in discesa, con Olise che trova il raddoppio, Mbappe che fa 3-0 al 83′ e Ekitike che chiude i conti al minuto 88.

Per la squadra di Deschamps confermato così il primo posto nel girone D, con Islanda e Ucraina a giocarsi il posto per i play-off nell’ultima giornata.

Nel girone K, vince ancora l’Inghilterra, già certa del primo posto, con un netto 2-0 sulla Serbia. Per gli inglesi, un gol per tempo, aprendo al 28′ l’incontro con Saka e chiuso al 90′ con Eze.

Sconfitta che costa caro alla Serbia che scivola a -4 dal secondo posto dell’Albania che in serata supera 1-0 l’Andorra in trasferta grazie alla rete di Asllani e stacca il pass per i play-off mondiali, a sorpresa.

Ultima, ma non per importanza, la sconfitta del Portogallo che a sorpresa cade in Irlanda con un nervoso Cristiano Ronaldo espulso per condotta violenta dopo 61 minuti. Il match, che ha visto trionfare 2-0 i padroni di casa con la doppietta di Parrott tutta nel primo tempo, ha visto l’Irlanda rispondere al successo pomeridiano dell’Ungheria, con le tre squadre ancora in lotta per il primo posto con il Portogallo adesso a sole 2 lunghezze dalla squadra allenata da Marco Rossi.

Moldova Italia, le tre cose che non hai notato del match delle Qualificazioni ai Mondiali 2026

Ecco le tre curiosità sulla sfida delle ore 20:45, Moldova Italia: partita valida per la 9a giornata del girone di Qualificazione al Mondiale 2026

La vittoria dell’Italia contro la Moldova, seppur con un risultato finale di 2-0, ha evidenziato una partita ricca di spunti, non solo legati ai gol nel finale. Analizziamo tre temi minori che hanno caratterizzato la prestazione degli Azzurri, tra automatismi da perfezionare, una difesa attenta e la crescita di un giovane leader in campo.


1. L’eccesso di automatismo e la mancanza di “sorpresa” nell’attacco azzurro

Nel primo tempo, l’Italia ha mostrato un gioco basato su scambi di prima e “dai e vai”, ma questa fluidità si è rivelata a tratti un limite. La manovra, sebbene corretta e con linee disegnate, è apparsa in punta di piedi e troppo prevedibile, non riuscendo a sorprendere la difesa moldava. Un eccesso di automatismo ha privato l’attacco azzurro di quella scintilla di imprevedibilità necessaria per scardinare difese chiuse. Nonostante le numerose occasioni create, come i tiri di Raspadori o il colpo di testa di Zaccagni, spesso si è arrivati alla conclusione con soluzioni scontate. La Moldova, pur non rinunciando a ripartire in contropiede cercando l’uno contro uno, ha trovato vita facile nel leggere le intenzioni italiane.

2. La difesa attenta e reattiva: un punto fermo nonostante le pressioni

Nonostante la difficoltà nel segnare, la difesa italiana ha mostrato grande solidità e attenzione per tutta la partita. Già al 6′, la Moldova ha provato a ripartire in contropiede con azioni in 1 vs 1, ma l’Italia ha dimostrato di essere attenta, ripiegando con più uomini e non avendo problemi a bloccare le iniziative avversarie. Anche quando la Moldova è riuscita a rendersi pericolosa, come con il tiro al volo di Postolachi al 32′, l’azione è nata da un prolungato duello vinto sulla bandierina, non da un errore di posizionamento difensivo.

3. Tonali in cattedra e la ricerca della verticalità: un segnale di cambio di passo

Nel secondo tempo, con l’ingresso di nuovi uomini e l’aumento dell’intensità, si è assistito a un cambio di passo nella manovra offensiva italiana, in particolare grazie all’ascesa di Sandro Tonali. Il centrocampista del Newcastle ha iniziato a salire in cattedra, dettando i tempi di gioco e servendo con maggiore velocità gli esterni. Le sue conclusioni potenti, seppur a volte centrali, e la sua capacità di velocizzare l’azione hanno dato nuova linfa all’attacco azzurro. Questo si è tradotto in un momento di massimo assedio al 70′, con l’Italia che ha iniziato a stringere i tempi e a cercare la porta con maggiore convinzione. I frutti si sono avuti solo all’88’, con la rete di Mancini e poi quella di Esposito nel recupero. Nelle due precedenti sfide giocate in Moldova per le qualificazioni Mondiali lo scarto non era stato maggiore (1-3 nel 1996 e 0-1 nel 2004), si era però sbloccato il risultato già nel primo tempo (Ravanelli e Del Piero gli autori delle reti).

Pagelle Moldova Italia, ecco i TOP e FLOP della sfida di Qualificazioni ai Mondiali 2026

Pagelle Moldova Italia, ecco i TOP e FLOP della sfida di Qualificazioni ai Mondiali 2026. Le valutazioni del match delle due squadre

L’Italia di Gattuso ottiene una vittoria sul filo di lana contro la modesta Moldova, con due gol nel finale che salvano una prestazione opaca e a tratti preoccupante. Nonostante un netto possesso palla e numerose occasioni, gli Azzurri hanno faticato enormemente a sbloccare il risultato, rendendo la partita un vero e proprio tormento per i tifosi presenti a Chisinau, che non hanno lesinato fischi e contestazioni. Un finale in crescendo, con i gol di Mancini e un’altra rete in pieno recupero di Esposito, maschera solo in parte le difficoltà riscontrate contro un avversario sulla carta decisamente inferiore.


TOP

  • Mancini: Si riscatta dopo un errore clamoroso nel primo tempo, siglando di testa la rete del vantaggio azzurro all’88’. Un gol che, oltre a sbloccare il risultato, gli vale un posto tra i migliori, dimostrando anche tenacia nel restare in campo nonostante un infortunio iniziale. Sembra decisamente essere la sua stagione, tenendo conto anche di come avesse segnato nella gara precedente con Israele e di quanto sta facendo con la Roma.
  • Pio Esposito: Entra al 65′ e mostra subito vivacità e pericolosità. Le sue conclusioni, seppur non sempre precise, creano grattacapi alla difesa moldava e danno un po’ di brio a un attacco fino a quel momento prevedibile. Suo il tocco di testa che porta al secondo gol azzurro, si conferma l’idea che sia veramente una promessa ormai realtà.
  • Cojuhar: Nonostante la sconfitta, il portiere moldavo è stato il vero protagonista della partita per gran parte del match. Con parate decisive su Raspadori, Cristante e Scamacca, ha tenuto in piedi i suoi fino agli ultimi minuti, dimostrando reattività e attenzione, anche se non è mancato un’intervento goffo che ha rischiato di far segnare Manciini nel primo tempo.

FLOP

  • L’attacco azzurro (Scamacca e Raspadori): Nonostante il cambio a inizio ripresa, i due centravanti titolari non sono riusciti a incidere. Troppo prevedibili e poco incisivi, si sono anche disturbati in almeno un’occasione, non riuscendo a concretizzare le numerose opportunità create dalla squadra.
  • La contestazione dei tifosi: Il “meritiamo di più” e “andate a lavorare” intonati dagli italiani a Chisinau sono un chiaro segnale del malumore. L’incapacità di dominare un avversario oggettivamente più debole per quasi 90 minuti è un campanello d’allarme per Gattuso e la sua squadra, che dovranno lavorare sull’approccio mentale e sulla concretezza. Non ha torto però il CT a ritenere esagerate queste contestazioni, ancor più perché la gara era poco più di un’amichevole dopo la vittoria della Norvegia sull’Estonia.

Moldova Italia, Gennaro Gattuso alla Rai al termine del match: «Soddisfatto della vittoria, ma i cori contro la squadra sono una vergogna»

Moldova Italia, Gennaro Gattuso ha parlato alla Rai al termine del match della nona giornata di Qualificazione ai Mondiali 2026. Le parole del ct azzurro

Dopo il successo per 0-2 contro la Moldova che ha permesso all’Italia di continuare la sua corsa verso i Mondiali del 2026, Rino Gattuso ha parlato ai microfoni della Rai, analizzando la prestazione della squadra e le difficoltà incontrate, ma anche sottolineando l’importanza di mantenere l’unità e di guardare avanti.

SULLA PRESTAZIONE DELL’ITALIA – «Ho visto un’Italia che ha giocato, siamo stati là e loro non hanno mai tirato in porta. Sono molto soddisfatto, abbiamo fatto quello che dovevamo e dato minutaggio a dei ragazzi. Mi dispiace per i cori che ho sentito, è una vergogna. Pensiamo a lavorare, andiamo avanti».

SULLA DELUSIONE PER I CORI CONTRO LA SQUADRA – «Sì, perché è il momento di stare uniti. La squadra sta combattendo in campo e venire in trasferta sentire tifosi che contestano la squadra non lo accetto. Noi comunque andiamo avanti».

SUL CAMBIO DI COPPIA D’ATTACCO – «Va bene, mettere 11 giocatori nuovi dal primo minuto non è facile. Oggi pensavo che potevamo pure perderla, invece complimenti per quanto fatto».

SUL PERCORSO QUALIFICAZIONI E LE DIFFICOLTÀ – «Non dovete chiederlo a me, ma a chi fa i gironi e le regole. Nel ’94 c’erano due squadre africane, adesso otto. Ai nostri tempi, la miglior seconda andava direttamente ai Mondiali. Le difficoltà ci sono e lo sappiamo bene».

Moviola Moldova Italia, l’episodio chiave del match di Qualificazione ai Mondiali 2026

Moviola Moldova Italia, l’episodio chiave del match della nona giornata di Qualificazione ai Mondiali 2026 in campo alle 20.45

Arbitro l’ungherese Balakin.

PRIMO TEMPO

Dopo appena 100 secondi c’è già un giallo per Dumbravanu, ex Genoa: c’è un contatto con Raspadori e anche le proteste del giocatore moldavo che non capisce il provvedimento. Al quarto d’ora Tonali resta a terra per un contrasto, l’arbitro non sanziona nulla, poi ferma il gioco per prestare le cure all’azzurro. Scamacca lamenta una trattenuta in area: c’è una leggera tirata di maglia, nulla però che possa giustificare la caduta dell’attaccante. Postolachi colpisce con un gomito Buongiorno, anche Gattuso chiede un cartellino che, invece, non viene estratto. Al 28′ ammonito Babogio per un duro intervento su Zaccagni, il Ct protesta con il quarto uomo per l’atteggiamento eccessivo da parte degli avversari. Alla mezzora Zaccagni rimane a terra dolorante per un contrasto piuttosto duro. Tonali chiede un mani in area di Dumbravanu, che però non sembra aumentare il volume del corpo sul suo tiro. Il bilancio all’intervallo lascia intuire la differenza di valori: 8 falli della Moldava, solo 2 dell’Italia.

SECONDO TEMPO

La prima metà della ripresa non registra alcun episodio disciplinare significativo. Al 74′ intervento alla disperata di Damascan per salvare la propria porta, in caduta la sfera colpisce entrambe le braccia ma non è rigore. Spinta di Dimarco per prendere palla per calciare più velocemente una punizione, l’arbitro non prende provvedimenti. Fallo tattico di Tonali che si dispera per il fischio, in ogni caso non c’è giallo. Ammonito Stefan per fallo su Retegui nelle ultime battute dell’incontro. Si chiude con 21 falli: 13 Moldova, 8 Italia.

Portogallo, Cristiano Ronaldo espulso contro l’Irlanda: gesto di nervosismo e macchia sulla prestazione

Portogallo, Cristiano Ronaldo espulso contro l’Irlanda: il campione portoghese espulso al 61′ per un fallo di reazione, lascia la squadra in dieci

Una serata da dimenticare per Cristiano Ronaldo. L’attaccante dell’Al-Nassr, capitano della selezione portoghese, ha visto la sua partita contro l’Irlanda nel match di qualificazione ai Mondiali 2026 durare poco più di un’ora. Al 61′, Ronaldo è stato espulso per un fallo di reazione, lasciando i suoi compagni in dieci uomini nel momento decisivo della gara.

Il gesto: gomitata a palla lontana

L’episodio che ha cambiato l’andamento del match è avvenuto a centrocampo. Marcato stretto da Dara O’Shea, Ronaldo ha reagito alla pressione fisica dell’avversario in modo scomposto. Nel tentativo di liberarsi dalla marcatura e guadagnare posizione, il cinque volte Pallone d’Oro ha allargato il braccio colpendo O’Shea con una gomitata. Un gesto impulsivo che ha acceso gli animi in campo, subito seguito dall’intervento dell’arbitro.

L’intervento del VAR: dal giallo al rosso

Inizialmente, l’arbitro svedese Glenn Nyberg aveva estratto il cartellino giallo, giudicando il fallo come un semplice comportamento antisportivo. Tuttavia, la sala VAR ha prontamente suggerito un’”On Field Review” per rivalutare l’episodio. Dopo aver visionato le immagini al monitor, Nyberg non ha avuto dubbi: il gesto di Ronaldo è stato riclassificato come condotta violenta. Il cartellino giallo è stato annullato e sostituito con il rosso diretto.

Portogallo in dieci, CR7 furioso

Visibilmente contrariato, Cristiano Ronaldo ha lasciato il campo, mentre il Commissario Tecnico Roberto Martínez ha dovuto ridisegnare la squadra per affrontare l’ultima mezz’ora in inferiorità numerica. Una macchia su una prestazione che era partita bene per Ronaldo, il quale solo pochi giorni fa aveva festeggiato il traguardo dei 950 gol in carriera. Tuttavia, a Dublino, ha perso la sua proverbiale freddezza, concludendo una serata da dimenticare.

Moldova Italia 0-2: finisce così. Decidono Mancini ed Esposito!

Moldova Italia: segui sintesi, tabellino e cronaca live del match delle Qualificazioni ai Mondiali 2026 delle 20.45 allo Stadio Zimbru di Chisinau

In campo alle 20.45 per la nona, e penultima, giornata delle qualificazioni ai Mondiali, Moldova Italia che si affrontano allo Stadio Zimbru di Chisinau, il Moldova.

Per gli azzurri, allenati da Gennaro Gattuso, sembra un destino ormai segnato verso il secondo posto del girone, ma l’opportunità di mantenere alto il morale e chiudere con orgoglio il percorso di qualifazione richiede una vittoria agli italiani contro una Moldova ultima nel girone. Segui il match LIVE con Calcionews24.


Finisce qui

92′ – GOL ITALIA! Esposito! Su cross da destra di Politano

89′ – Frattesi su cross di Retegui, palla alta. Insistono gli azzurri.

88′ – GOL DI MANCINI! La rete del difensore di testa sul cross di Dimarco sblocca la partita! Azzurri avanti.

82′ – Frattesi in campo per Zaccagni

76′ – In girata Pio Esposito, blocca il portiere dei padroni di casa.

75′ – Doppio cambio Moldova: dentro Fratea e Bodisteanu per Nicolaescu e Rata. Nell’Italia Politano sostituisce Orsolini e Dimarco Cambiaso.

69′ – Tonali forte dal limite, respinge il portiere moldovo.

65′ – Cambi anche nell’Italia: Retegui e Pio Esposito per Scamacca e Raspadori.

61′ – Bocaciuc sostituise Perciun.

56′ – Reabciuk e Postolachi sostituiti da Bitca e Damascan.

46′ – Si ricomincia

Fine primo tempo

45′ – 2 i minuti di recupero

40′ – Cristante da fuori area, palla fuori!

35′ – Raspadori va via a sinistra e prova la conclusione in diagonale. Risposta del portiere, ma era fuorigioco.

32′ – Si rende pericolosa anche la Moldova, ma la conclusione di Postolachi

29′ – Ammonito Revenco.

24′ – Mancini spara alto con il destro da buona posizione, dopo il cross da sinistra.

22′ – Cross da destra, colpo di testa di Raspadori con Zaccagni che lo anticipa in sforbiciata, palla fuori.

13′ – Ancora tentativo Italia, ma la Moldova se la cava.

11′ – Scamacca su punizione ci prova. Una deviazione regala un corner agli azzurri.

10′ – Problemi per Mancini.

6′ – Occasione Italia. Raspadori dalla sinistra entra in area e prova il diagonale, ma la Moldova libara con Cojuhar che respinge la conclusione.

3′ – Dumbravanu ammonito.

1′ – Si parte!


FORMAZIONI UFFICIALI

Moldova (3-5-2) – Cojuhar; Stefan, Craciun, Dumbravanu; Revenco, Perciun, Rata, Ionita, Reabciuk; Nicolaescu, Postolachi. A disposizione: Timbur, Avram, Cucos, Bitca, Bodisteanu, Damascan, Caimacov, Fratea, Bors, Forov, Bogaciuc, Platica. Commissario tecnico: Lilian Popescu.

Italia (4-4-2) – Vicario; Bellanova, Mancini, Buongiorno, Cambiaso; Orsolini, Cristante, Tonali, Zaccagni; Raspadori, Scamacca. A disposizione: Donnarumma, Carnesecchi, Dimarco, Locatelli, Ricci, Politano, Retegui, Gabbia, Frattesi, Esposito, Bastoni, Di Lorenzo. Commissario tecnico: Gennaro Gattuso.

Sassuolo, Muric rivela: «Amo il Kosovo. Contro la Juventus faremo del nostro meglio per batterli. Non so quale compagno voglio più battere tra loro tre»

Sassuolo, Muric ha parlato al podcast FFK del suo impegno con la nazione kosovara e della sfida contro la Juventus: le parole del portiere neroverde

In un’intervista al podcast FFK, il portiere del Sassuolo, Arijanet Muric, ha espresso il suo impegno e il suo amore per il Kosovo, affermando che ogni volta che indossa la maglia della nazionale, dà sempre il massimo.

Muric ha poi parlato della sfida contro la Juventus, facendo riferimento al suo connazionale Zhegrova e alla determinazione del suo team nel voler vincere, nonostante il blasone del club bianconero.

SULL’IMPEGNO CON LA NAZIONALE – «Ogni volta che vengo a giocare per il mio Paese, do sempre il 100% perché amo la nostra gente e la nostra cultura. Mi sento parte di questo Paese, altrimenti non indosserei la maglia del Kosovo».

SULLA SFIDA CON LA JUVENTUS E ZHEGROVA – «Non lo farà, farò del mio meglio per fermarlo. Penso che li batteremo, non sono così lontani in classifica. Sono il club più importante d’Italia? Sì ma a noi questo non importa, noi vogliamo batterli».

SUL COMO E SULLA COPPA ITALIA – «Non so se ci tengo di più a battere il Como di Vojvoda, la Juve di Zhegrova o il Napoli di Rrahmani, ma dico Como. Non c’è un motivo preciso, forse perché abbiamo perso in Coppa Italia, non mi è piaciuto che abbiamo perso».

SULL’ITALIA E LE ESPERIENZE ALL’ESTERO – «Ho vissuto in tanti Paesi ma devo dire che l’Italia non è male. Mi sto godendo questo buon momento con il Sassuolo, dove le cose non stanno andando male. Sono arrivato da poco ma amo l’Italia, il mio posto preferito però è Girona in Spagna, Adana in Turchia non era male perché era una cultura differente».

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Torino, Ilic si ferma con la Serbia: come sta e cos’è successo

Torino, Ivan Ilic accusa un infortunio con la Serbia, vediamo come sta e cos’è successo al centrocampista granata in nazionale

L’ambiente Torino in toto si stringe intorno a Ivan Ilic e vive col fiato sospeso in attesa di novità concrete circa le sue condizioni. Ma cos’è accaduto? Ve lo diciamo subito. Il centrocampista serbo è stato costretto a uscire dal campo al 39° minuto della sfida valida per la Qualificazione ai Mondiali tra la sua nazionale e l’Inghilterra. Il motivo del cambio prematuro per il talento granata sarebbe da ricercare in un presunto infortunio al ginocchio (ancora da valutare di quale entità), che ha immediatamente destato grande preoccupazione tra le fila dello staf delle Aquile Bianche.

L’uscita forzata del giocatore dal terreno di gioco (al suo posto in campo il compagno Stankovic) è stata documentata anche da un video (diramato poi su X) che ritrae proprio l’atleta claudicante e zoppicante mentre lascia il terreno di Wembley. Visibili le smorfie di dolore sul volto dell’ex Verona, per quanto – seppur con un leggero aiuto dei sanitari – il classe 2001 sembra riuscire a camminare sulle sue gambe.

Il Torino sta monitorando la situazione con la massima attenzione. E non potrebbe essere altrimenti. Ilic è diventato un elemento imprescindibile imprescindibile nell’economia della rosa di Marco Baroni in questo avvio di stagione. Sei presenze confezionate fino ad oggi in Serie A per lui, con le ultime tre partite disputate da titolare. Nelle prossime ore, il giocatore verrà sottoposto come da programma a esami strumentali per determinare l’esatta entità del danno e i relativi tempi di recupero. La speranza, negli uffici di Via Viotti, è che l’allarme per il ginocchio possa rivelarsi meno grave di quanto si tema in queste ore.

Qui: Torino, quanti convocati in Nazionale! Baroni è al secondo posto in Serie A per numeri di calciatori chiamati. Momento di grande visibilità per i granata

Rinnovo Pacho, prolungamento vicino? In Francia sono sicuri sulla decisione del Paris Saint-Germain sul contratto del difensore

Rinnovo Pacho, prolungamento vicino? In Francia sicuri sulla decisione del Paris Saint-Germain: firma a un passo. Le ultime notizie a riguardo

Willian Pacho, difensore centrale ecuadoriano del Paris Saint-Germain, ha deciso di rinnovare il suo contratto con i campioni d’Europa, firmando un’estensione di un anno, come riportato da RMC Sport. Il giocatore, che ha contribuito in modo determinante al trionfo del PSG nella sua prima Champions League, riceverà anche un aumento di stipendio, a testimonianza del suo ruolo sempre più centrale nel progetto tecnico di Luis Enrique.

Arrivato al club parigino nell’estate del 2024 dall’Eintracht Francoforte per una cifra vicina ai 40 milioni di euro, Pacho si è subito imposto come uno dei difensori centrali mancini più promettenti della sua generazione. La sua solidità difensiva e la sua intelligenza tattica lo hanno reso una figura imprescindibile nel sistema di gioco del PSG.

Secondo RMC Sport, l’annuncio ufficiale del rinnovo di Pacho dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. La dirigenza del PSG preferisce infatti presentare più rinnovi contrattuali contemporaneamente. A febbraio, ad esempio, il club aveva annunciato in un solo giorno i rinnovi di Luis Enrique, dei terzini Achraf Hakimi e Nuno Mendes, oltre a quello del centrocampista Vitinha.

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