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Thiago Motta torna in panchina? Adesso pensano all’ex tecnico della Juve anche le Nazionali: due opzioni per il futuro

Thiago Motta pronto a rientrare? Dopo la Juve, spuntano anche le Nazionali: Serbia e Grecia tra le ipotesi per il futuro

Il destino professionale di Thiago Motta resta avvolto nell’incertezza. L’allenatore italo-brasiliano, fermo dallo scorso marzo dopo il burrascoso esonero dalla Juventus, non ha ancora trovato una nuova panchina. Nonostante il suo profilo sia stato valutato da diversi club, il valzer degli allenatori non lo ha coinvolto. Un esempio emblematico è l’Atalanta: inizialmente interessata, ha poi virato su Juric in estate e, più di recente, su Raffaele Palladino.

L’ipotesi estera

Con le porte della Serie A momentaneamente chiuse, lo sguardo di Motta potrebbe rivolgersi all’estero. Secondo Foot Mercato, alcune federazioni nazionali avrebbero sondato il terreno: Serbia e Grecia in particolare. La pista serba avrebbe del clamoroso, perché lo porterebbe ad allenare Dusan Vlahovic, con cui i rapporti a Torino erano tutt’altro che idilliaci. Tuttavia, Motta sembra deciso a ripartire da un club, preferendo il lavoro quotidiano sul campo rispetto alla dimensione di commissario tecnico.

Il nodo economico per la Juventus

Questa fase di stallo pesa sulle casse bianconere. La Juventus continua infatti a pagare Motta e il suo staff, legati da un contratto fino al 30 giugno 2027. A bilancio, l’accordo incide per circa 16 milioni di euro lordi, cifra che si somma al costo di Igor Tudor. Una zavorra economica significativa.

Interessi convergenti

Paradossalmente, le esigenze delle due parti coincidono: Motta vuole tornare ad allenare, la Juventus ha urgenza di liberarsi di un impegno finanziario ingombrante. La soluzione, dunque, potrebbe arrivare proprio da un nuovo incarico che permetta all’allenatore di rimettersi in gioco e al club di alleggerire il bilancio.

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Italia, Caprile svela: «La convocazione in azzurri per me è il coronamento di un sogno. Buffon primo punto di riferimento. Gli allenatori decisivi per me…»

Italia, il portiere del Cagliari Elia Caprile parla ai microfoni della Nazionale italiana: ecco le sue parole e il sogno azzurro

Elia Caprile si è raccontato ai microfoni ufficiali della Nazionale italiana, condividendo riflessioni e momenti significativi del suo percorso calcistico. L’estremo difensore del Cagliari e dell’Italia ha parlato dal ritiro azzurro, offrendo uno spaccato personale e professionale della sua crescita. Ecco un estratto:

BUFFON COME ISPIRAZIONE – «Si, Gigi è stato il mio primo punto di riferimento per la scelta di giocare in questo ruolo! E’ stato lui che mi ha fatto innamorare al giocare come portiere, all’avere una maglietta diversa, all’avere i guanti e sporcarsi, e all’avere delle responsabilità belle».

PRIMA CONVOCAZIONE NAZIONALE – «Per me è il coronamento di un sogno che avevo fin da piccoli, però non lo vedo come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza. Sono arrivato qua con il lavoro ed i sacrifici, ora non voglio smettere di fare queste cose. Non me l’aspettavo e non me l’ha detto il mister, l’ho scoperto venerdì dopo l’allenamento con il Cagliari. E’ stata una bella sorpresa, l’ha prima persona alla quale l’ho detto è stata la mia fidanzata, con un messaggio. ».

ALLENATORI DECISIVI – «Tutti quelli che hanno creduto in me: Mignani in Serie B, Nicola e Zanetti in Serie A; per poco perché poi mi sono fatto male. Anche Conte nonostante mi abia fatto giocare poco, Nicola appunto ed ora mister Fabio Pisacane. Oltre loro anche tutti i mister dei portieri, cerco di trarre sempre qualcosa di nuovo e bello da tutte le persone che incontro nel mio percorso!».

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Mazzola si racconta: «Chivu? Non lo conosco, ma non sono sorpreso. Scudetto? Inter, Napoli, Milan e Roma sono in prima fila. Per l’Europa se la giocano loro»

Mazzola intervistato da Il Giornale: «Chivu? Non lo conosco, ma non sono sorpreso. Scudetto? Inter, Napoli, Milan e Roma sono in prima fila»

Per i suoi 83 anni, Sandro Mazzola si è raccontato a Il Giornale, parlando dell’Inter di Chivu e di Lautaro Martinez. Ecco un estratto:

I MIEI 83 ANNI – «Ho festeggiato con i figli e i miei 7 nipoti, che sono il mio orgoglio: Alessandro, Paolo, Gaia, Alice, Rebecca, Andrea e Valentino. Perché i nomi ritornano, nella famiglia Mazzola».

SU CHIVU – «Non lo conosco, ma non sono sorpreso. Mi sembra una persona molto intelligente. Aver lavorato con le giovanili penso lo abbia aiutato nei rapporti. La squadra aveva bisogno di ritrovare consapevolezza della propria forza».

PER LO SCUDETTO – «Inter, Napoli, Milan e Roma sono in prima fila. Per l’Europa se la giocano anche Bologna, Como, Juve e Lazio. L’Inter di Marotta e Ausilio – che portai io all’Inter – ha fatto un ulteriore balzo in avanti. Il Milan, dopo la sciagurata scelta di allontanare Maldini, ha colmato il gap con l’arrivo di Tare e Allegri. La Juve continua a sottovalutare l’importanza di avere in società uomini di calcio»

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA DI MAZZOLA SU INTERNEWS24

Mauro Bressan e rovesciata contro il Barcellona: «Migliori di quella? Nessuna! Scherzi a parte, quella di CR7 contro la Juve. Terim alla Fiorentina mi ha trasmesso tanto. Allegri…»

Mauro Bressan si racconta e torna a parlare della famosa rovesciata contro il Barcellona: «Quella di CR7 contro la Juve. Allegri…»

Mauro Bressan, l’ex centrocampista la cui rovesciata contro il Barcellona il 2 novembre 1999 è entrata nella storia del calcio italiano, si racconta alla Gazzetta dello Sport.


CI SONO ROVESCIATE MIGLIORI DELLA SUA?
«Nessuna! Scherzi a parte, quella di Cristiano Ronaldo contro la Juve fu perfetta, ma non ho mai visto segnare nessuno con una palla alta, senza cross da destra o da sinistra, come ho fatto io. Trapattoni, a fine partita, mi disse che ne avrebbero parlato per decenni».
AVEVA MAI SEGNATO COSÌ PRIMA – «A Coverciano, con l’Under 18. Le provavo in allenamento, ma quel giorno fu una magia. Tirai fuori qualcosa che avevo dentro. Il bambino che provava le rovesciate sui sacchi di sabbia. Non pensai a dove fossi, alla Champions o a Rivaldo, che quel giorno fece due gol. La difficoltà erano le luci: quasi non vedevo il pallone. Sono passati quasi 30 anni, ne ho 54 e la rivedo una volta al giorno. Nel 2020 France Football mi inserì al secondo posto tra i gol più belli della coppa, secondo solo a Zidane contro il Bayern Leverkusen».
BATISTUTA – «Festeggiò da solo, sotto la curva, il record di miglior marcatore della Fiorentina. L’assist glielo feci io, tra l’altro. Ci aspettavamo una cena o un regalo, ma niente. Ricordo che Cristiano Lucarelli invece, a cui il presidente del Lecce aveva regalato una Ferrari, donò un orologio a tutti i compagni per festeggiare il suo traguardo di gol in Serie A. Gabriel non fece nulla di nulla. Umanamente non ho mai avuto un rapporto, era un solitario. Il leader era Rui Costa».
L’ALLENATORE CHE GLI HA TRASMESSO DI PIÙ – «Terim alla Fiorentina. Pretendeva hotel a 5 stelle, pasti top e campi perfetti. Del resto, lo chiamano l’Imperatore. Aveva charme e carisma».
TRAPATTONI – «Un altro maestro. L’ho avuto a Cagliari e a Firenze. Si allenava insieme a noi: mai visto. Per lui l’allenamento doveva essere leggero, aveva l’ossessione che ci infortunassimo. Inoltre ogni sera, prima delle partite, passava in rassegna le camere per controllare ci fosse qualche donna».
ALLEGRI – «Mi portò a scommettere sui cavalli: li conosceva tutti. E ci raccontò anche la storia di quando non si presentò all’altare il giorno del suo matrimonio. Quando gli chiedemmo come mai lui spiazzò tutti: “A me non andava più di sposarmi”».
UN DESIDERIO – «Che la Panini mi infili accanto a Carlo Parola sulle figurine: tutti e due in rovesciata, al Franchi».

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Serie A, l’analisi di Vocalelli: Vlahovic e Pellegrini, da esuberi destinati all’addio a pilastri ritrovati di Juventus e Roma

Serie A, l’analisi di Vocalelli: i ‘casi’ Vlahovic e Pellegrini, da spacciati e in scadenza e ora punti fermi di Juventus e Roma

Alessandro Vocalelli, nel suo editoriale su La Gazzetta dello Sport, riflette su due casi emblematici del calcio italiano: Dusan Vlahovic e Lorenzo Pellegrini. Entrambi, dati per spacciati e in scadenza di contratto, hanno saputo riconquistare un ruolo da protagonisti nelle rispettive squadre, ponendo ora un interrogativo cruciale sul loro futuro e sulle strategie di Juventus e Roma.


Il cambiamento di rotta nel calcio italiano
Vocalelli inizia ricordando i tempi in cui i giocatori in scadenza di contratto venivano “messi fuori squadra”, una pratica tutta italiana, fortunatamente in via di estinzione. «Fortunatamente, dicevamo, le cose stanno cambiando e qui in Italia ci sono due casi emblematici, che riguardano due big: Dusan Vlahovic e Lorenzo Pellegrini».


Vlahovic e Pellegrini: professionisti esemplari
Dusan Vlahovic è rimasto a Torino nonostante fosse sul mercato per tutta l’estate, dimostrandosi un professionista impeccabile. «E lui ha confermato di essere non solo un grande attaccante, ma anche un professionista impeccabile, facendosi trovare pronto». Ancora più sorprendente il caso di Lorenzo Pellegrini, che sembrava ormai ai margini della Roma. Ma le necessità tecniche hanno ribaltato la situazione. «Gasperini lo ha rilanciato, lui ha segnato nel derby e si è ripreso una centralità nella Roma, con il rigore contro l’Udinese che ha spalancato ai giallorossi il primo posto in classifica». Entrambi hanno trasformato i fischi in applausi, dimostrando attaccamento alla professione.


E ora? Il dilemma di Juve e Roma
La questione è complessa, perché entrano in gioco non solo aspetti economici – Vlahovic guadagna una dozzina di milioni l’anno, Pellegrini la metà – ma anche relazioni da ricostruire. Difficilmente la Juve troverebbe un attaccante più forte di Vlahovic senza spendere una fortuna, e lo stesso vale per la Roma riguardo a Pellegrini, che ha sempre contribuito significativamente alla fase realizzativa. D’altra parte, anche per i giocatori non sarebbe facile trovare società ambiziose e ambienti che ormai conoscono così bene.

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Verona, Zanzi sicuro: «Nessun sconforto nonostante la situazione delicata. Ecco la situazione attuale!»

Verona, il presidente Zanzi: “Nessuno sconforto nella squadra, c’è fiducia e unità”

Il Verona vive un momento delicato ma carico di determinazione. Dopo l’ultimo pareggio in campionato, il presidente esecutivo Italo Zanzi ha parlato in conferenza stampa, chiarendo la situazione della squadra e il clima all’interno dello spogliatoio.

«Sono consapevole che la classifica non è quella che desideriamo – ha dichiarato Zanzi – ma non vedo sconforto. C’è fiducia, voglia di lavorare e un gruppo unito». Parole che vogliono trasmettere serenità all’ambiente Verona, in un periodo in cui i risultati non hanno pienamente rispecchiato gli sforzi fatti sul campo.

Il presidente ha poi analizzato la prestazione della squadra nell’ultima gara: «Non era semplice affrontare una squadra in forma come il Lecce. Abbiamo sofferto, ma abbiamo anche dimostrato carattere e compattezza. Il Verona ha retto bene e ha mantenuto la concentrazione fino alla fine».

Uno dei punti chiave del discorso di Zanzi riguarda la mentalità: «La realtà la conosciamo bene – ha ribadito – ma nello spogliatoio c’è positività. I ragazzi sono consapevoli delle difficoltà e allo stesso tempo convinti di poter reagire. Non esiste spazio per la rassegnazione».

Sulla situazione di classifica, il presidente ha sottolineato che la squadra ha ancora ampi margini di crescita: «Sappiamo che ci mancano dei punti, ma siamo certi che arriveranno. Ci sono partite in cui avremmo meritato di più, ma il campionato è lungo e il Verona ha tutte le qualità per risalire».

Zanzi ha poi parlato anche del futuro del club, mostrando una visione di lungo periodo: «Stiamo lavorando su diversi fronti, non solo sportivi. È in corso un investimento importante per lo studio di fattibilità del nuovo stadio. Il Verona guarda avanti, con l’obiettivo di costruire basi solide per gli anni a venire».

In chiusura, il presidente ha voluto lanciare un messaggio a tifosi e giocatori: «Chiedo a tutti di continuare a credere in questa squadra. Ci sono momenti difficili in ogni stagione, ma la forza del Verona è sempre stata la coesione. Insieme possiamo superare tutto».

Tra ambizione, realismo e fiducia, le parole di Zanzi delineano un Verona che non si arrende e che, con spirito di squadra e lavoro, punta a ritrovare la serenità dei giorni migliori.

(Fonte: conferenza stampa)

Pavlovic spiega: «Milan e San Siro sono unici nel calcio italiano. Voglio raggiungere con i rossoneri quell’obiettivo»

Pavlovic, leader del Milan e pilastro della Serbia: “San Siro è un tempio. Modric e Allegri esempi unici”

Il difensore del Milan Strahinja Pavlovic ha celebrato le 50 presenze con la Nazionale serba con una lunga intervista ai canali ufficiali della Federazione. Tra aneddoti e riflessioni, Pavlovic ha parlato del suo percorso, dei modelli che lo ispirano e delle ambizioni con il Milan.

Il fascino di San Siro e il sogno di Wembley
Alla domanda sullo stadio più bello in cui abbia giocato, Pavlovic non ha avuto dubbi: «San Siro. Assolutamente. Giovedì giocherò per la prima volta a Wembley, ma credo che non possa essere paragonato. Lo stadio di Milano è un vero tempio del calcio». Parole che testimoniano il legame già forte tra Pavlovic e l’ambiente rossonero, dove si sta imponendo come uno dei difensori più promettenti della Serie A.

Moda e ironia milanese
Il centrale ha mostrato anche un lato più leggero parlando di stile: «Non direi Rafa Leão (ride). No, lui sarebbe all’ultimo posto. Direi… io! Milano offre tante possibilità, è facile vestirsi come vuoi e sentirti a tuo agio».

Il gol alla Roma e la gioia in famiglia
Rievocando l’esultanza dopo il gol contro la Roma, Pavlovic ha spiegato: «Volevo condividere un momento speciale, l’annuncio che presto diventerò papà. È una felicità immensa per me e la mia famiglia».

Gli obiettivi con il Milan
Sul presente e sul futuro rossonero, Pavlovic ha le idee chiare: «Il Milan è un club enorme. Quando vinciamo, non c’è posto più bello di Milano. Ma bisogna restare umili: la Serie A è equilibrata e ogni partita è difficile. Se restiamo concentrati, possiamo puntare in alto».

Il derby e il rispetto per l’Inter
Riguardo al derby, il serbo ha ricordato: «L’anno scorso ho giocato tre delle cinque sfide contro l’Inter e non abbiamo mai perso. Mi piacerebbe che questa serie continuasse».

Modric e Allegri, due modelli diversi ma simili nella grandezza
Parlando di Luka Modric, Pavlovic ha espresso ammirazione: «È incredibile. A 40 anni gioca come un robot, fa tutto con la stessa intensità di un ragazzo. Ci trasmette sicurezza e serenità».
Poi un pensiero per Massimiliano Allegri, tecnico che lo ha aiutato nei momenti difficili: «Dopo la sconfitta con la Cremonese ero abbattuto, ma lui mi ha tranquillizzato. Mi ha ricordato che sono giovane e che crescerò. È una persona positiva, sempre vicina ai giocatori».

Con la maturità di un veterano e l’entusiasmo di chi sa di poter crescere ancora, Pavlovic si conferma uno dei protagonisti più interessanti del Milan e della Serbia.

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Frattesi rimarrà ancora all’Inter? La situazione attuale intorno al centrocampista nerazzurro. La situazione attuale

Frattesi, futuro lontano dall’Inter? Il sogno di Sarri e i nodi di un’operazione complicata

Davide Frattesi è sempre più al centro delle voci di mercato. Dopo un inizio di stagione difficile con l’Inter, il centrocampista romano potrebbe presto cambiare aria. Solo 198 minuti giocati in Serie A: troppo pochi per un talento che, dopo l’ottima annata al Sassuolo e il trasferimento in nerazzurro, sperava di imporsi come titolare. L’arrivo di Cristian Chivu sulla panchina interista non ha migliorato la situazione: la concorrenza a centrocampo è feroce e Frattesi continua a trovare poco spazio dietro ai vari Barella, Mkhitaryan e Calhanoglu.

È per questo che l’ipotesi di un addio già a gennaio prende sempre più corpo. Diversi club italiani osservano con attenzione la situazione del giocatore, ma l’interesse più concreto sembra arrivare dalla Lazio di Maurizio Sarri. Secondo La Repubblica, il tecnico toscano avrebbe indicato Frattesi come obiettivo principale per rinforzare la mediana biancoceleste, individuandolo come la mezzala ideale per il suo sistema di gioco.

A Formello, infatti, si lavora già al mercato invernale. Entro venerdì è previsto un vertice tra Claudio Lotito, Angelo Fabiani e Sarri per delineare le prossime mosse. L’allenatore avrà un ruolo centrale nelle decisioni, con piena libertà nel gestire la lista Serie A e nel segnalare i profili più adatti al suo progetto. Le priorità restano due: un esterno offensivo e una mezzala di qualità. E in quest’ultimo ruolo, Frattesi rappresenta il sogno proibito.

Tuttavia, l’operazione appare tutt’altro che semplice. L’ingaggio di Frattesi, pari a circa 3 milioni netti a stagione, è fuori portata per le casse della Lazio, che difficilmente potrebbe permettersi un investimento così oneroso a gennaio. Ecco perché la società valuta anche alternative più accessibili, come Ivan Ilic del Torino, apprezzato da Sarri ma utilizzato da Baroni in un ruolo diverso da quello immaginato per lui.

Sul fronte offensivo, il “Comandante” non smette di sognare Lorenzo Insigne, attualmente svincolato e considerato l’uomo ideale per portare fantasia e esperienza. In difesa, invece, si guarda a un nuovo terzino sinistro, ma solo in caso di partenza di Nuno Tavares o Luca Pellegrini: il nome caldo è quello di Aaron Martin del Genoa.

Per ora, Frattesi resta all’Inter, ma il suo futuro è tutto da scrivere. Se la Lazio riuscirà a trovare l’incastro giusto, il sogno di Sarri potrebbe diventare realtà e riportare il centrocampista azzurro al centro del progetto di una grande squadra italiana.

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Sampdoria, lutto nel mondo doriano: addio ad uno dei protagonisti della promozione in Serie A

Sampdoria in lutto: addio a Salvatore Garritano, protagonista della promozione in Serie A. Una scomparsa che ha lasciato un vuoto incolmabile.

Lutto profondo in casa Sampdoria. Nelle ultime ore si è spento all’età di 69 anni Salvatore Garritano, ex attaccante che vestì la maglia blucerchiata nella stagione 1981/82, una delle più importanti nella storia del club per la conquista della promozione in Serie A. Nato a Cosenza il 23 dicembre 1955, Garritano era un centravanti generoso, abile nel gioco aereo e dotato di un grande senso del gol, qualità che lo resero un punto di riferimento nello spogliatoio doriano.

Garritano arrivò alla Sampdoria dal Bologna, portando con sé l’esperienza maturata tra Serie B e Serie C. In un solo anno a Genova riuscì a lasciare un segno indelebile: 38 presenze complessive tra campionato e Coppa Italia, impreziosite da 6 reti decisive per la promozione del club. Quei gol, uniti alla sua dedizione e alla capacità di sacrificarsi per la squadra, sono rimasti impressi nella memoria dei tifosi blucerchiati, che ancora oggi ricordano con affetto il suo contributo.

La stagione 1981/82 fu un anno di rinascita per la Sampdoria, che grazie al lavoro di gruppo e alla determinazione dei suoi giocatori riuscì a tornare nella massima serie. Garritano incarnava perfettamente lo spirito doriano: umile, tenace e sempre pronto a dare tutto per la maglia. Il suo modo di vivere il calcio, fatto di impegno e rispetto, rappresenta ancora oggi un esempio per le nuove generazioni.

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Dopo l’esperienza con la Sampdoria, Garritano proseguì la sua carriera alla Pistoiese, dove continuò a distinguersi per la sua professionalità dentro e fuori dal campo. Il ricordo che lascia è quello di un uomo genuino, di un calciatore che ha saputo guadagnarsi l’affetto dei compagni e dei tifosi ovunque sia andato.

La notizia della sua scomparsa ha scosso l’ambiente blucerchiato e tutto il mondo del calcio italiano. La Sampdoria, attraverso un comunicato ufficiale, ha espresso il proprio cordoglio:
“Si è spento all’età di 69 anni Salvatore Garritano, ex attaccante tesserato nella stagione 1981/82. Nato a Cosenza e prelevato dal Bologna, disputò 38 presenze complessive e realizzò 6 reti, contribuendo in modo determinante alla promozione in Serie A. Alla famiglia vanno le più sentite condoglianze da parte della società.”

Salvatore Garritano resterà per sempre parte della storia della Sampdoria, simbolo di un calcio fatto di passione, sacrificio e amore autentico per la maglia.

Ronaldo Inter, il curioso aneddoto raccontato dal suo agente: ecco cosa è successo al giocatore brasiliano

Ronaldo Inter: il retroscena segreto del trasferimento del Fenomeno svelato da Pallavicino. Le ultime sull’ex attaccante nerazzurro.

Il trasferimento di Ronaldo all’Inter resta uno dei momenti più iconici nella storia del calcio moderno. A distanza di anni, emergono nuovi dettagli curiosi e inaspettati su come nacque quell’operazione che portò il “Fenomeno” dal Barcellona a Milano. A svelare il retroscena è stato l’agente Carlo Pallavicino, intervenuto negli studi di Sportitalia, raccontando un episodio tanto clamoroso quanto esilarante che rende ancora più leggendario il passaggio di Ronaldo all’Inter.

Tutto avvenne in gran segreto, dopo una partita Barcellona-Fiorentina. Pallavicino, insieme ad altri protagonisti della trattativa, organizzò un incontro riservatissimo nella propria abitazione a Firenze per discutere i dettagli del trasferimento. Il brasiliano, già al centro dell’attenzione mondiale, fu portato di nascosto per analizzare le varie opportunità e risolvere alcune complicazioni fiscali legate al rinnovo con il club catalano. Il Barcellona voleva trattenerlo a tutti i costi, ma il modo in cui intendeva farlo – secondo quanto spiegato da Pallavicino – non piaceva all’agente Branchini, che preferì spingere per la soluzione nerazzurra.

In quella notte fiorentina, mentre si definivano le basi per il futuro di Ronaldo all’Inter, il clima era di assoluta segretezza. Pallavicino racconta di aver fatto “il vuoto intorno” per evitare che qualcuno scoprisse la presenza del campione brasiliano. Tutto sembrava procedere alla perfezione: il brindisi finale con la frase “Milano, stiamo arrivando” sancì idealmente la nascita di una nuova era.

Ma il destino decise di aggiungere un tocco surreale alla vicenda. Al momento di lasciare l’abitazione, Ronaldo e i presenti si imbatterono in tre travestiti brasiliani che stazionavano sotto il palazzo. La testa rasata inconfondibile del Fenomeno tradì la sua identità: i tre lo riconobbero subito e lo abbracciarono calorosamente. Per un attimo, il rischio di far saltare la segretezza fu altissimo. Fortunatamente, i protagonisti dell’incontro mantennero il segreto, permettendo così che la trattativa proseguisse senza intoppi.

Questo retroscena aggiunge un tassello affascinante alla leggenda di Ronaldo e dell’Inter, un’unione che avrebbe segnato un’epoca. Il brasiliano, arrivato a Milano nell’estate del 1997, divenne in poco tempo l’idolo assoluto dei tifosi nerazzurri e uno dei simboli più amati della Serie A di quegli anni. Ancora oggi, il racconto di Pallavicino ricorda come il calciomercato possa nascondere storie incredibili dietro le quinte dei grandi trasferimenti.

Lewandowski Milan, il polacco resta l’obiettivo numero uno per l’attacco: la mossa di Tare per convincere il giocatore

Lewandowski Milan: trattativa in corso per il colpo dell’anno. I rossoneri sperano di poter chiudere una operazione fondamentale in entrata.

Il possibile trasferimento di Robert Lewandowski al Milan è uno dei temi più caldi del calciomercato invernale. Il club rossonero, attraverso il Direttore Sportivo Igli Tare, sta lavorando per trasformare una suggestione in un affare concreto. Dopo i primi contatti con l’entourage del fuoriclasse polacco, Tare si prepara a un incontro decisivo con Pini Zahavi, storico agente del giocatore, per discutere la struttura contrattuale e le condizioni economiche dell’operazione.

L’obiettivo è trovare una formula sostenibile che permetta al Milan di rispettare i propri parametri finanziari, ma allo stesso tempo convinca Lewandowski a lasciare il Barcellona. Le prossime settimane potrebbero essere cruciali per capire se il sogno Lewandowski Milan può davvero diventare realtà.

Ibrahimović, il grande sponsor dell’affare Lewandowski Milan

Un ruolo fondamentale nella trattativa lo sta giocando Zlatan Ibrahimović, oggi figura chiave nel management rossonero. L’ex attaccante svedese vede in Lewandowski il profilo perfetto per riportare il Milan ai vertici del calcio europeo. Esperienza, mentalità vincente e fiuto del gol: caratteristiche che, secondo Ibra, renderebbero il polacco il leader ideale per una squadra giovane ma ambiziosa.

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Nonostante al momento non ci sia ancora un accordo formale, dalle parti di Casa Milan trapela ottimismo. Il club ha manifestato con decisione la volontà di tentare l’assalto, consapevole che un colpo come Lewandowski avrebbe un impatto tecnico e mediatico enorme.

Il progetto rossonero affascina Lewandowski

A giocare a favore del Milan c’è la forza del progetto sportivo. Lewandowski, 37 anni a breve ma ancora in forma straordinaria, sarebbe attratto dall’idea di restare protagonista in Champions League e di inserirsi in un contesto competitivo ma stabile. Il Milan gli garantirebbe un ruolo centrale e la possibilità di essere il punto di riferimento del reparto offensivo, cosa che al Barcellona, con il rinnovamento tecnico in atto, non è più assicurata.

Anche se diversi club di Premier League si sono mossi con proposte economicamente superiori, la priorità del bomber polacco resta quella di sentirsi parte integrante di un progetto vincente. In questo senso, la sinergia tra Lewandowski e il Milan potrebbe rappresentare un perfetto equilibrio tra ambizione e realismo.

Il sogno è appena iniziato, ma la sensazione è che il binomio Lewandowski Milan sia destinato a far parlare ancora a lungo il mondo del calcio.

David Juventus, addio a gennaio? Quell’opzione per il canadese è sempre più probabile. Le ultime

David Juventus: un sogno che rischia di trasformarsi in incubo. Il Milan per il canadese rappresenta una pista da tenere in considerazione.

L’inizio dell’avventura di Jonathan David alla Juventus si sta rivelando molto diverso da quanto i tifosi bianconeri si aspettavano. Arrivato a Torino la scorsa estate a parametro zero, accolto come il grande colpo del mercato, David alla Juventus non è mai riuscito a imporsi. Il suo rendimento, ben al di sotto delle attese, e il feeling mai davvero nato con l’ambiente rischiano di trasformare la sua esperienza in una meteora. Ora, con l’avvicinarsi del mercato di gennaio, cominciano a circolare voci di un possibile addio anticipato.

L’ipotesi clamorosa: David nel mirino del Milan

Secondo quanto riportato da Sportmediaset, il nome di David sarebbe finito sul taccuino del Milan. Il club rossonero, oggi allenato da Massimiliano Allegri, è alla ricerca di un nuovo centravanti per sopperire ai numerosi infortuni e garantire maggiore profondità offensiva. Le qualità del canadese — velocità, capacità di attaccare la profondità e duttilità — lo renderebbero un profilo interessante per il Diavolo. Un’eventuale trattativa, però, avrebbe del clamoroso, considerando la rivalità storica tra le due società.

L’ostacolo principale: la Juventus non vuole rinforzare le rivali

Un trasferimento di David dalla Juventus al Milan resta, tuttavia, un’ipotesi complessa. Non tanto per motivi economici, quanto per una questione politica: difficilmente la dirigenza bianconera, guidata dall’amministratore delegato Damien Comolli, accetterebbe di rinforzare una diretta concorrente per lo scudetto. La Juventus teme il “gol dell’ex” e preferirebbe valutare offerte provenienti dall’estero. In particolare, Premier League e Bundesliga si profilano come destinazioni più probabili, con Chelsea e Tottenham che hanno già manifestato un certo interesse per il giocatore.

David e la crisi con Spalletti

Il vero problema di David alla Juventus è di natura tecnica. Con l’arrivo di Luciano Spalletti, l’attaccante canadese è progressivamente scivolato nelle gerarchie. Superato da Dusan Vlahovic, diventato titolare inamovibile, e messo in discussione anche da Loïs Openda, David ha visto ridursi il suo minutaggio fino a un modesto 13% delle partite disputate. Le sue caratteristiche non sembrano sposarsi con il sistema di gioco di Spalletti, più orientato al possesso e alla manovra ragionata.

Ora, David e la Juventus si trovano a un bivio: o una rinascita in bianconero, o un addio già a gennaio. Quel che è certo è che il suo nome infiammerà il mercato invernale.

Bologna, parla l’ex Lajos Detari: «Italiano è un allenatore bravo. Guardo il Bologna spesso in tv, è un piacere. Scudetto? Mi pare un po’ troppo… Orsolini ha un po’ della mia sana follia»

Bologna, parla l’ex rossoblù Lajos Detari e si sofferma sul momento magico dei rossoblù: «Scudetto? Mi pare un po’ troppo…»

Lajos Detari, uno dei più grandi numeri 10 europei, etichettato come il “Platini magiaro” e ricordato per giocate formidabili e un carattere esuberante, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport, entusiasta di quanto sta combinando il Bologna di oggi.


IL BOLOGNA DI OGGI – «Lo vedo spesso in tv, come tante partite di Serie A. È un piacere. Gioca bene, ha battuto il Napoli in maniera quasi perfetta e quindi quella che era la prima in classifica. Se sono sorpreso? No, non troppo: si vede che è stato fatto un lavoro di anni e in maniera speciale, vista la qualificazione in Champions, la Coppa Italia vinta e il momento attuale. Ci sono sette otto squadre nel giro di pochi punti, sono tutte big e in mezzo c’è il Bologna: ora possono davvero succedere tante cose…».
L’IPOTESI SCUDETTO – «Lo scudetto mi pare un po’ troppo dai… Poi vediamo cosa succede ma di certo il Bologna deve vincere tutte le partite in casa: cominciamo da lì e poi almeno la Champions sarà assicurata e sarebbe un bellissimo traguardo. Tornare proprio lì sarebbe la perfezione considerando anche la concorrenza».
ENTUSIASMO DA TRE ANNI – «E sa perché di questo sono contento? Perché i due anni che vissi a Bologna non furono certo belli o fortunati, in fatto di risultati. Il mio primo anno andammo in B, poi in B andò così così. E allora la gente parlava sa di cosa? Di basket. Si esaltava con le due squadre di basket. Li capivo, per carità, ma adesso possono esaltarsi col calcio, al Dall’Ara, ed è stupendo. Hanno finalmente uno stadio da riempire e una squadra da ammirare. Mi piace tutto questo».
C’É UN GIOCATORE CON UN PO’ DELLA SUA SANA FOLLIA – «Sì, Orsolini: lui sorride sempre, mi piace. E ha giocate anche importanti, si vede che sa trascinare: giocare e avere il sorriso addosso è sempre un bel segnale, anche di carattere, significa sicurezza nei propri mezzi che sono indiscutibili. Poi me ne piace un altro, quello che hanno convocato ancora in nazionale…».
DUE ANNI A BOLOGNA MA POCHE GIOIE. – «Eh lo so. Eravamo con grandi giocatori, Cabrini, Tricella, Bonini, gente che arrivava dalla Juventus. Forti ma fu una annata difficile. Prima c’era il professor Scoglio, che ricordi, poi venne Gigi Radice; avevamo anche la Coppa e alla fine retrocedemmo. L’anno di B arrivò Maifredi e poi… come si chiama quello “duro”? Nedo Sonetti».
ITALIANO – «Italiano è un allenatore bravo. Poi, però, credo che tutto nasca e cresca grazie ad una società che non solo ha un presidente che ha possibilità economiche importanti ma che sa prendere i giocatori buoni, gente che vale. Ripeto, è bellissimo vedere una città nuovamente esaltata per il calcio: ai miei tempi la gente parlava sempre di basket…»

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Moldavia-Italia: come vederla in streaming dall’estero

Ci siamo, è tutto pronto per le sfide a Moldavia e Norvegia: l’Italia si prepara al’ultimo turno delle qualificazioni ai Mondiali 2026. La prima delle due sfide sarà Moldavia-Italia, in trasferta a Chisinau, ed è obbligatorio vincere per sperare nella seppur remota possibilità di arrivare primi nel girone I.

Si giocherà giovedì 13 novembre alle ore 20:45 presso lo stadio Zimbru. Chi è in Italia può tranquillamente guardare la partita su Rai 1 oppure in streaming su RaiPlay, ma per chi è all’estero? Fuori dai confini nazionali, RaiPlay è bloccata. L’unico modo per risolvere questo problema è avere una VPN.

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Le ultime dalla Nazionale: stop Cambiaghi

Brutte notizie per l’Italia e per il Bologna: Niccolò Cambiaghi ha dovuto abbandonare il raduno di Coverciano a causa di un fastidio al polpaccio destro, come riportato da Sky Sport.
L’attaccante rossoblù, convocato dal commissario tecnico Gennaro Gattuso per rimpiazzare l’infortunato Moise Kean e dare nuove soluzioni all’attacco azzurro nelle gare contro Moldavia e Norvegia, farà ora ritorno nel capoluogo emiliano per essere sottoposto ad accertamenti specifici dallo staff medico guidato da Vincenzo Italiano.

L’infortunio di Cambiaghi desta preoccupazione sia in Federazione sia nel club emiliano, che attende di conoscere l’esito degli esami strumentali previsti nelle prossime ore per capire l’entità del problema e i tempi di recupero. Il Bologna, in particolare, osserva la situazione con attenzione: il classe 2001 stava attraversando uno dei momenti più brillanti della sua stagione, come dimostrato dalla recente prestazione contro il Napoli, dove si era distinto per intensità, tecnica e personalità.

La parola d’ordine resta prudenza, soprattutto in una fase della stagione in cui i carichi di lavoro sono elevati e un rientro affrettato potrebbe aggravare la situazione. Per la Nazionale, l’uscita di scena di Cambiaghi rappresenta un imprevisto non da poco. Gattuso perde un giocatore duttile e dinamico, capace di dare profondità e imprevedibilità al reparto offensivo.
Nonostante lo stop, l’attaccante spera in un recupero rapido per tornare a disposizione nelle prossime convocazioni, deciso a confermare le buone sensazioni lasciate nelle sue ultime apparizioni con il Bologna e nei minuti giocati in azzurro.

Mauro Berruto: «Conte? Gli auguro il meglio, sempre. Il suo metodo è efficace e lo confermano i risultati. Il discorso di Bologna…»

Mauro Berruto, grande ex ct della Nazionale italiana di volley ha parlato del tecnico del Napoli Antonio Conte al Corriere dello Sport

Mauro Berruto, ex CT della Nazionale italiana di pallavolo (bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012 e due argenti europei), scrittore e politico, è un profondo conoscitore di Antonio Conte. Ha persino firmato con lui il suo ultimo libro, “Dare tutto, chiedere tutto”, un titolo che sintetizza la filosofia del tecnico del Napoli. Berruto, in partenza per la Palestina dove allenerà per qualche giorno la nazionale di pallavolo locale, è convinto che l’amico Antonio supererà anche questo momento difficile. Ecco le sue parole al Corriere dello Sport.


NON LO SENTE DA UN PO’ –
«Dalla vittoria del mio Toro con il Napoli…»
PAURA – «Ma no! Gli auguro il meglio, sempre. Il suo metodo è efficace e lo confermano i risultati: è vero che la sua richiesta di alzare l’asticella può essere pressante, ma lo fa innanzitutto con se stesso. Non sfugge alle responsabilità e non si sottrae alle sfide: questo gli atleti lo notano e lo apprezzano».
COSA STA SUCCEDENDO – «Queste situazioni sono le migliori per le sue caratteristiche: lo immagino dedicare ogni istante della giornata alla ricerca delle soluzioni».
IL DISCORSO DI BOLOGNA – «Lo conoscete: ci sono momenti in cui genera tensione e usa certe metafore per ottenere una reazione. È parte del suo metodo. Ha bisogno di quella benzina. E nelle squadre c’è chi ha bisogno di carezze e chi di durezza».
NON É IL DOPO SPALLETTI – «Le squadre sono organismi viventi e non sono mai uguali. Si muovono lentamente come ghiacciai. Ogni anno è diverso anche se il corpo è uguale. Ma sia chiaro: non c’è alcuna simmetria con il dopo Spalletti, il Napoli è a meno due dalla vetta e il campionato è molto aperto. Guai a buttare tutto a mare. Ma Antonio non lo permetterà».
LOBOTKA E L’INTENSITA’ DEGLI ALLENAMENTI – «C’è tanta letteratura sull’argomento, calciatori che hanno vomitato… La preparazione è il suo mantra, è il suo modo di elevare le capacità fisiche e mentali. Qualche volta gli allenatori possono sbagliare, ci mancherebbe, ma da fuori è difficile capire il perché di certe scelte e certe decisioni».
UN DIFETTO DI CONTE – «Non è straordinariamente diplomatico… Può immaginare la mia idea da tifoso del Torino quando giocava nella Juve, ma poi ho scoperto una persona eccezionale. È un vincente e lo dimostrerà ancora. Come sempre».

Giovanni Bonocore, preparatore atletico dei grandi campioni, svela: «Andrei molto cauto. Quando si cala dopo il 60′ non c’entra solo l’aspetto atletico. Io ho collaborato con Pioli al Milan e….»

Giovanni Bonocore, preparatore atletico dei grandi campioni come del Piero e Pepito Rossi, parla al Corriere dello Sport

Giovanni Bonocore, preparatore atletico con un’esperienza al fianco di campioni come Alex Del Piero e Pepito Rossi, e docente di teoria e metodologia dell’allenamento all’Università di Pisa, interviene sul Corriere dello Sport per analizzare i presunti problemi di tenuta fisica della Fiorentina, sollevati anche da alcuni tesserati.


LA TENUTA FISICA – «Andrei molto cauto. Quando si cala dopo il 60′ non c’entra solo l’aspetto atletico. Io ho collaborato con Pioli al Milan e so che lui è un cultore della preparazione atletica, mi suona un po’ strano. Nel 2025 e con tutti i professionisti del caso è difficile sbagliare la preparazione».
I PROBLEMI – «Non ci dimentichiamo che i calciatori stanno due-tre ore al giorno sul campo, per il resto della giornata non possono essere seguiti. Per questo ci si affida alla consulenza di preparatori esterni, si rimanda alla responsabilità del singolo».
IL VIOLA PARK É UN PROBLEMA – «Impossibile, i centri sportivi esistono per questo e la Fiorentina ha uno dei migliori d’Europa, che ho visitato perché ero amico di Joe Barone. Il Viola Park è una garanzia».
VANOLI CON LE DOPPIE SEDUTE FA UN RICHIAMO DI PREPARAZIONE – «Quello si faceva negli anni Sessanta, ora è cambiato tutto. Uno staff che si insedia adesso ha bisogno di tante ore per stare coi calciatori ma soprattutto per conoscersi».
TROPPI GIORNI LIBERI – «Senza stacco tutto il lavoro è rovinato. Un calciatore ha un dispendio di energie fisiche e mentali pazzesche, ha bisogno di giorni off. Il riposo è un grandissimo allenamento»

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Ottavio Bianchi: «Esonero Juric? Non sono mai per i cambi in corsa degli allenatori perché si tratta di una sconfitta. Sono però valutazioni che vengono fatte dall’interno»

Ottavio Bianchi analizza: «Atalanta? Non sono mai per i cambi in corsa degli allenatori perché si tratta di una sconfitta. Sono valutazioni»

Ottavio Bianchi, ex calciatore e allenatore dell’Atalanta, ha assistito di persona alla partita di domenica scorsa, che ha visto il 3-0 del Sassuolo e l’ultima esibizione di Ivan Juric sulla panchina nerazzurra. Bianchi, che ha giocato a Bergamo dal 1971 al 1973 e ha allenato l’Atalanta dal 1981 al 1983, ha commentato su La Gazzetta dello Sport l’esonero del tecnico croato, un evento storico per il club che non cambiava allenatore in corsa dal 2015.


L’ESONERO – «Non sono mai per i cambi in corsa degli allenatori perché si tratta di una sconfitta. Sono però valutazioni che vengono fatte dall’interno, da chi conosce bene la situazione. Per me è complicato dare un giudizio. Però se una società solida e capace come l’Atalanta decide di compiere questo passo vuol dire che era necessario. La società ha sempre prediletto la continuità rispetto ai cambi di allenatore. Lo certifica la storia con Gian Piero Gasperini. Ed è una scelta che favorisce il club quella di proseguire su una stessa linea».
LA GARA COL SASSUOLO – «Scialba, senza nerbo. Non si riusciva a capire chi fosse il peggiore in campo. Ed è tutto dire perché solitamente emerge qualcuno in negativo. Ho visto una partita brutta e un’Atalanta in grave difficoltà».
IL CAMBIO DI ALLENATORE PUÒ DARE UNA SCOSSA – «Sicuramente mette tutti i giocatori di fronte alle loro responsabilità. Una volta che il tecnico viene sostituito sono finiti gli alibi. Non ci sono più figli e figliastri, ove ve ne siano mai stati nel caso. E da oggi in avanti tutti partiranno sulla stessa linea per quanto riguarda le valutazioni del nuovo allenatore».
IL TEMPO PER RISALIRE – «C’è tempo, eccome. Bisogna però prendere atto in fretta delle difficoltà, lavorare e ripartire subito».
I SUOI CAMBI IN CORSA -«Non conosco l’ambiente dell’Atalanta, posso parlare delle mie esperienze passate. Solitamente trovavo i giocatori delusi, un’aria mogia. I calciatori stessi si rendevano conto di essere senza più un alibi e che erano obbligati a reagire».
MOTIVI DI OTTIMISMO – «Senza ombra di dubbio un nuovo allenatore non entra in uno spogliatoio nuovo con delle gerarchie predefinite. La squadra riparte dallo stesso livello e chi riesce a recepire le nuove idee dell’allenatore più velocemente può avere un vantaggio. Tutti daranno il massimo per mostrarsi pronti alla ripartenza»
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Yildiz Juventus, il rinnovo si allontana? La posizione dei bianconeri e la richiesta del turco. Possibile un nuovo ‘caso’ Vlahovic

Yildiz Juventus, il rinnovo non sembra essere più certo come una volta. E a questo punto l’addio può avvenire anche in estate. I dettagli

Un fulmine a ciel sereno scuote la Juventus: la trattativa per il rinnovo di Kenan Yildiz, il talento turco destinato a diventare uno dei pilastri del progetto bianconero, è improvvisamente entrata in stallo. Il giovane centrocampista, sul quale il club punta moltissimo, avrebbe dovuto firmare un contratto fino al 2030, ma le negoziazioni tra l’AD Damien Comolli e il suo entourage non hanno portato a un’intesa. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, per sbloccare l’impasse potrebbe essere necessario un intervento ai massimi livelli della dirigenza.

La situazione Yildiz è delicata: nonostante la volontà reciproca di proseguire insieme e l’apprezzamento del tecnico Spalletti per il giocatore, l’accordo economico fatica ad arrivare. La distanza principale riguarda l’ingaggio: Yildiz, cresciuto rapidamente in status e considerato ormai un top player, pretende un contratto in linea con il suo ruolo chiave nella squadra, mentre la Juventus deve confrontarsi con i rigidi parametri salariali imposti dal nuovo corso societario.

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Negli ultimi giorni, quella che sembrava una differenza colmabile si è trasformata in un vero e proprio muro. I colloqui con Comolli, che fino a poche settimane fa sembravano promettenti, si sono bloccati e la fumata bianca, un tempo vicina, appare ora lontanissima. La situazione ha generato tensione all’interno della società, che non vuole rischiare di perdere uno dei talenti più puri della rosa senza avere garanzie sul futuro.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta, con la trattativa in stallo, la responsabilità per sbloccare la questione Yildiz passa ora al vertice assoluto: John Elkann. L’intervento del presidente di Exor è considerato l’unico modo per trovare un compromesso economico soddisfacente per entrambe le parti e garantire al club la permanenza del numero 10.

Il rischio, in caso di mancato rinnovo a breve, è concreto: i grandi club europei come Chelsea, Arsenal, Real Madrid e Bayern Monaco sono pronti a farsi avanti per il giovane turco. La Juventus, quindi, trattiene il fiato, consapevole che il futuro di Yildiz e, in parte, del progetto tecnico dipende dalle decisioni della proprietà.

In questo momento, il destino di Kenan Yildiz e della Juventus è strettamente intrecciato: trovare un accordo non è più solo una questione di negoziazione, ma un imperativo strategico per non perdere uno dei talenti più promettenti del panorama europeo. Ogni mossa dei dirigenti sarà osservata con attenzione, perché il futuro di Yildiz Juventus potrebbe decidere gli equilibri della squadra nei prossimi anni.

Infortuni Inter, Thuram verso la maglia da titolare nel derby. Chivu aspetta buone notizie per altri due giocatori

Infortuni Inter, Chivu attende delle buone notizie dall’infermeria su due calciatori. Intanto Thuram è sempre più vicino al ritorno da titolare

Dopo oltre un mese di assenza, Marcus Thuram è finalmente tornato in campo, segnando una svolta positiva per l’Inter. L’attaccante francese ha riassaporato il prato di San Siro prima con uno spezzone nella partita di Champions League contro il Kairat Almaty e poi nei minuti finali della vittoria contro la Lazio. Il suo rientro è stato necessario dopo un lungo stop causato da un infortunio al bicipite femorale rimediato nella sfida contro lo Slavia Praga, che si è rivelato più complicato del previsto. Thuram ora può avviare la rincorsa verso una maglia da titolare in vista del derby contro il Milan del 23 novembre.

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, la mancata convocazione da parte del CT della Francia, Didier Deschamps, rappresenta una vera “manna dal cielo” per Cristian Chivu. L’attaccante, ancora lontano dalla condizione ottimale, resterà ad Appiano Gentile durante la sosta per completare il percorso di recupero fisico. Il suo pieno recupero è fondamentale per l’Inter, considerando il calendario serrato che attende la squadra: derby contro il Milan e trasferta di Champions League a Madrid contro l’Atletico Madrid in soli tre giorni. Servirà un Thuram in perfetta forma per contribuire ai risultati della squadra.

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Buone notizie arrivano anche dall’infermeria per quanto riguarda Matteo Darmian. L’esperto terzino, fermo dalla sosta di ottobre a causa di un problema al soleo, ha saltato ben otto partite consecutive. Ora è pronto a tornare disponibile e rappresenterà una risorsa importante per le rotazioni di Chivu.

Restano invece in fase di recupero altri giocatori: Henrikh Mkhitaryan dovrà ancora attendere. Il centrocampista armeno sta cercando di superare il problema ai flessori, ma il suo rientro richiede più tempo. Lo staff medico dell’Inter spera di poterlo avere a disposizione per la sfida di Coppa Italia contro il Venezia del 3 dicembre, anche se il giocatore proverà a forzare i tempi per la trasferta di Pisa del 30 novembre.

Gli ultimi aggiornamenti dall’infermeria dell’Inter evidenziano come il club stia gestendo con attenzione tutti i problemi fisici e infortuni Inter, cercando di massimizzare il recupero dei giocatori chiave per affrontare un calendario ricco di impegni. Tra rientri attesi e recuperi graduali, la priorità per Chivu è avere la rosa pronta e competitiva per le sfide decisive di campionato e coppe.

Con Thuram e Darmian in ripresa, e Mkhitaryan in attesa di rientrare, l’Inter punta a ridurre al minimo l’impatto degli infortuni dell’Inter sul rendimento della squadra, garantendo così continuità e competitività nei prossimi impegni. La gestione attenta dell’infermeria sarà determinante per affrontare un periodo cruciale della stagione.

Infortunio Deiola, le condizioni del centrocampista in vista della ripresa del campionato: Pisacane spera in una cosa

Infortunio Deiola, le condizioni del centrocampista del Cagliari continuano a preoccupare in casa sarda. Ecco come sta il giocatore.

Alessandro Deiola sta approfittando della sosta per le Nazionali per lavorare sul proprio recupero fisico e superare l’infortunio Deiola che lo tiene lontano dai campi da gioco da alcune settimane. Il centrocampista classe 1995, pilastro del Cagliari sia dentro che fuori dal campo, ha dovuto rinunciare alle ultime partite di campionato a causa di un problema muscolare che ha limitato le sue possibilità di scendere in campo.

Durante questo periodo di pausa, lo staff medico e atletico del Cagliari ha monitorato quotidianamente i progressi del giocatore, cercando di garantire un ritorno sicuro senza rischi di ricadute. L’obiettivo del club è chiaramente quello di riportare Deiola a disposizione nel miglior modo possibile, così da poter contare su di lui per i prossimi impegni cruciali della stagione.

Il rientro del centrocampista è atteso con grande interesse soprattutto in vista della prossima sfida contro il Genoa, guidato da Daniele De Rossi, in programma all’Unipol Domus. Questo incontro rappresenta uno scontro diretto di vitale importanza per la corsa salvezza, e la presenza di Deiola potrebbe rivelarsi determinante per la solidità del reparto di centrocampo. La duttilità del giocatore, in grado di ricoprire sia il ruolo di mezzala sia quello di mediano, rende la sua assenza particolarmente pesante, limitando le rotazioni e le alternative tattiche di Fabio Pisacane.

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Oltre al contributo tecnico, l’infortunio di Deiola pesa anche a livello motivazionale. Il centrocampista sardo è infatti uno dei punti di riferimento dello spogliatoio, un leader silenzioso che garantisce equilibrio e senso di responsabilità nei momenti decisivi della stagione. Nella passata stagione, la sua capacità di farsi trovare pronto nelle situazioni più delicate ha rappresentato un elemento chiave per il Cagliari, e anche in questo campionato 2025/2026 Pisacane considera Deiola un tassello imprescindibile per la squadra.

Il ritorno di Alessandro è quindi atteso con fiducia. Il giocatore è determinato a recuperare al meglio e a ritrovare la continuità che lo ha sempre contraddistinto. La sua presenza contro il Genoa potrebbe fare la differenza in una sfida che ha un peso specifico enorme nella lotta per la permanenza in Serie A. Lo staff tecnico e medico continuerà a seguire attentamente i progressi del centrocampista, garantendo un rientro graduale e sicuro, con l’obiettivo di ridurre al minimo il rischio di ricadute e massimizzare l’impatto sul campo.

L’infortunio di Deiola, dunque, resta una delle principali attenzioni del Cagliari in questa fase di stagione, con l’intero ambiente che spera di riabbracciare quanto prima uno dei suoi giocatori più rappresentativi.

Zidane, vicino il rientro in panchina: l’ipotesi Juventus e la volontà del tecnico di ritornare il prima possibile ad allenare

Zidane, il rientro in panchina è sempre più vicino. Ecco le ultime sul tecnico francese e la possibilità di vederlo alla guida della Juventus.

A poco più di otto mesi dalla finale dei prossimi Mondiali, in programma al MetLife Stadium di New York il 29 luglio 2026, Zinédine Zidane è tornato a parlare del suo futuro. E l’ha fatto con un semplice avverbio, “bientôt” (presto), che ha riacceso le speranze dei tifosi e scatenato la fantasia sul suo possibile rientro in panchina. Che sia come CT della Francia, dove è dato come favorito numero uno per sostituire Didier Deschamps dopo l’Europeo 2024, o alla guida di un club, il suo ritorno sembra ormai imminente.

Oltre quattro anni di auto-esilio: la “grande rentrée” è vicina
L’occasione per queste dichiarazioni è stata una partita di beneficenza a Tolone. Zidane, impossibilitato a giocare per un infortunio muscolare, ha seguito la gara a bordo campo, vestendo per l’occasione i panni dell’allenatore. Interrogato dai giornalisti su quando sarebbe tornato in campo, ha risposto: «Presto». Una frase di circostanza o un indizio concreto dopo oltre quattro anni sabbatici dal grande calcio? Il suo entourage conferma che il momento di rimettersi la tuta e tornare al lavoro è finalmente giunto.

L’addio al Real e la rinuncia a 12 milioni
La sua ultima avventura su una panchina si è conclusa il 31 marzo 2021, quando si dimise dalla guida del Real Madrid con una lettera in cui spiegava di lasciare i “galácticos” perché «la società non mi dà più quella fiducia di cui ho bisogno». Era alla sua seconda esperienza al Real, dopo aver conquistato tre Champions League consecutive (record assoluto) tra il 2016 e il 2018. Zidane rinunciò a ben 12 milioni di euro, avendo ancora un anno di contratto. Un gesto che, insieme alle dimissioni da giocatore e nella sua prima avventura da allenatore, dimostra come il denaro non sia la sua priorità.

Rifiuti importanti: Manchester United e le offerte arabe
In questi anni di pausa, “Zizou” ha respinto offerte importanti. Ha detto no a club arabi (Riyadh e Doha) e persino al Manchester United, principalmente per motivi linguistici («Capisco l’inglese ma non lo parlo in modo fluente», ammise). Anche due club francesi, il PSG e l’Olympique Marsiglia (la sua città natale), lo hanno approcciato, ma senza successo.

Il legame con la Juventus e il rapporto con Elkann
Resta un club italiano che, come ha detto lo stesso Zidane, occuperà sempre una porzione del suo cuore: la Juventus, con cui ha giocato dal 1996 al 2001. Il suo rapporto con la famiglia Agnelli, in particolare con il presidente di Juve e Fiat John Elkann, è consolidato. Non ci sarebbero problemi di liquidità, come dimostrato dalle ultime campagne acquisti e dai continui aumenti di capitale. Il vero problema, semmai, è lo scadente livello della rosa bianconera, con 82 punti complessivi di ritardo dalle vincitrici degli ultimi cinque scudetti. Un abisso spaventoso che richiederebbe un intervento massiccio per tornare ai vertici.

Soule Argentina, la convocazione non è ancora arrivata. Si riapre la possibilità di vederlo in azzurro?

Soule Argentina, la convocazione di Scaloni non è arrivata facendo arrabbiare i tifosi. Ma il giocatore attenderà ancora la nazionale del suo Paese

Mentre i suoi assist e tiri in porta viaggiano alla velocità della luce, Matías Soulé sta vivendo un momento insolito: aspetta, soffre in silenzio e aspetta ancora. Non può fare altro. Quando ha appreso ieri che il CT dell’Argentina, Lionel Scaloni, non lo ha convocato per l’amichevole di venerdì a Luanda con l’Angola – preferendogli Emiliano Buendia dell’Aston Villa per sostituire gli infortunati Julian Alvarez e Giuliano Simeone – il capocannoniere della Roma, prima in classifica, non si è scomposto né si è voltato verso altre opzioni, almeno per ora. Non ha distolto gli occhi e i pensieri dai colori dell’Albiceleste e, per il momento, pur colmo di delusione, non ha pensato all’Italia, nonostante il suo doppio passaporto: si è imposto soltanto la pazienza. La stessa, però, che i tifosi argentini della nazionale hanno già dimostrato di non possedere, inondando i social sudamericani di proteste, commenti intrisi di agitazione, «E se ora sceglie l’Italia?», e persino sospetti del tipo: «Ma allora è vero che Scaloni odia Soulé?». Ecco l’analisi de La Gazzetta dello Sport.

Delusione e attesa
Il tempo (ma ne resta poco) si incaricherà di stabilire se davvero il commissario tecnico nutra una sorta di preconcetto nei confronti del trequartista giallorosso o se semplicemente abbia gusti calcistici diversi per il ruolo di Soulé. Resta il fatto che nella casella delle convocazioni con l’Argentina di Matías continua a permanere lo “zero”. Difficile da accettare per chi, come lui, è cresciuto parecchio negli ultimi mesi, diventando una certezza per il tecnico Gian Piero Gasperini e migliorando il proprio rendimento nel segno della continuità con 4 gol, 2 assist e un posto, appunto, da titolare fisso. Eppure non basta. E mentre il sogno del Mondiale con la propria nazionale diventa sempre più un miraggio, Soulé non può far altro che concentrarsi a Trigoria sulla sua squadra, augurandosi un tardivo ma ancora possibile cambio di rotta del commissario tecnico.

Ipotesi Italia: l’amore per l’Argentina prima di tutto
Per chi è cresciuto ammirando il mito di Maradona e sognando di emulare le gesta di Lionel Messi e del compagno di squadra Paulo Dybala, l’Argentina resta e rimarrà un grande amore. In patria, persino studiosi e antropologi hanno cercato di spiegare il legame profondo che unisce un argentino alla propria Selección. Si spiega, quindi, perché davanti alla possibilità di poter essere convocato in seconda analisi dall’Italia, in quanto italo-argentino con doppio passaporto, lui non apra per ora all’ipotesi azzurra (come conferma chi lo conosce bene). L’ex CT Luciano Spalletti aveva provato a convincerlo in occasione di Euro 2024 e la suggestione era stata ripresa nelle settimane scorse pure dal suo entourage durante la precedente sosta di campionato. Ma Matías adesso è più che mai deciso ad aspettare il proprio turno con la nazionale di cui si sente naturalmente promesso sposo, visto il grado di argentinità che ha in corpo, e l’opzione azzurra non è quindi tra le primissime date del suo calendario.

In giallorosso con rabbia positiva
Come per Dybala, fino a ieri accostato al Boca dell’amico Leandro Paredes per fine stagione, anche per Soulé potrebbe cominciare un tormentone in chiave nazionale. Chissà, potrebbero intervenire i compagni più anziani, a partire proprio dalla Joya, per promuoverlo agli occhi di Scaloni. Che, per il momento, ha certificato comunque l’esclusione, lasciando il connazionale tra il malcontento e la rabbia positiva che lo indurrà di sicuro a moltiplicare gli sforzi in campo in giallorosso da primo in graduatoria. Per ribadire una volta di più il concetto: che lui, Soulé, non cambia obiettivo e sogni, aspetta una chiamata da Buenos Aires e resta in paziente silenzio. Ad urlare ci pensano le gole dei tifosi argentini, che quando si affezionano ad un “10” come Matías non le mandano certo a dire.

Cambiaghi Italia, il giocatore del Bologna si è fermato per infortunio: una nuova tegola per Gattuso. Le condizioni dell’attaccante

Cambiaghi Italia: Bologna e Nazionale in ansia per il giovane attaccante dopo l’infortunio. La speranza è che non si tratti nulla di particolarmente grave.

Brutte notizie per la Nazionale italiana e per il Bologna: Cambiaghi ha lasciato il ritiro di Coverciano a causa di un problema al polpaccio destro, come riportato da Sky Sport. Il giovane attaccante, che era stato convocato dal CT Gennaro Gattuso per sostituire l’acciaccato Moise Kean e rinforzare l’attacco azzurro nelle sfide contro Moldova e Norvegia, farà ora ritorno a Bologna per sottoporsi a controlli approfonditi dallo staff medico guidato da Vincenzo Italiano.

L’infortunio di Cambiaghi rappresenta una preoccupazione sia per la Nazionale sia per il club rossoblù, che in questo momento tiene il fiato sospeso. La situazione sarà chiarita nelle prossime ore attraverso esami strumentali, che determineranno l’entità del problema e i tempi di recupero del giocatore. Il Bologna, in particolare, segue con attenzione il rientro del suo attaccante, consapevole che il talento classe 2001 stava vivendo un ottimo momento di forma.

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Cambiaghi era reduce da una prestazione di grande spessore contro il Napoli, partita in cui aveva messo in mostra qualità tecniche e fisiche notevoli, confermandosi come uno degli uomini più in forma del Bologna. La sua assenza per infortunio rischia quindi di pesare anche sul rendimento offensivo della squadra, considerando il periodo delicato della stagione e la necessità di ottenere risultati importanti per la classifica.

Il problema al polpaccio destro è al momento considerato di natura lieve, ma l’attenzione è massima. Lo staff medico del Bologna monitorerà passo passo l’evolversi della situazione, stabilendo eventuali trattamenti fisioterapici o tempi di riposo necessari per permettere a Cambiaghi di tornare in campo in piena forma. La prudenza è d’obbligo, anche perché il rientro anticipato potrebbe comportare rischi di ricaduta.

Per la Nazionale, l’infortunio di Cambiaghi complica i piani del CT Gattuso, che perde un’alternativa offensiva dinamica e tecnica. Tuttavia, il giocatore spera di poter recuperare rapidamente e di essere disponibile per le prossime convocazioni, confermando quanto di buono ha mostrato finora sia con il Bologna sia nei pochi minuti disputati con la maglia azzurra.

In conclusione, l’attenzione resta alta: Bologna e Nazionale attendono aggiornamenti sulle condizioni di Cambiaghi, sperando che il giovane attaccante possa tornare presto a dare il suo contributo in campo senza complicazioni.

Lobotka Napoli, addio a fine stagione? Quella big italiana vuole fare un tentativo per l’estate. Ecco i dettagli

Lobotka Napoli: la Juventus sogna il regista slovacco per il futuro. Ma la posizione dei partenopei sullo giocatore è molto chiara.

La Juventus sta già pianificando il calciomercato estivo, con l’obiettivo di rinforzare il centrocampo e individuare un regista puro, il metronomo che possa dare ordine al gioco di Luciano Spalletti. In questo contesto, il nome di Stanislav Lobotka, pilastro del Napoli, è diventato una suggestione concreta. Il tecnico bianconero, infatti, lo ha avuto sotto di sé durante la stagione dello Scudetto partenopeo e lo considera l’interprete ideale del 4-3-3 che vuole proporre alla Juventus.

La possibilità di portare Lobotka a Torino nasce dalle dichiarazioni del suo agente, che ha lasciato intendere come lo slovacco possa valutare nuove esperienze a fine stagione. Nonostante il contratto solido con il Napoli, le parole del procuratore hanno acceso la fantasia dei dirigenti bianconeri, che hanno già monitorato da vicino la situazione. Il feeling tra Spalletti e Lobotka è noto: il tecnico lo considera perfetto per il ruolo di regista, capace di dettare i tempi e garantire equilibrio tattico alla squadra.

Tuttosport evidenzia però che il percorso verso l’eventuale trasferimento di Lobotka Napoli-Juventus presenta ostacoli importanti. Innanzitutto, il tempismo: un’operazione a stagione in corso è praticamente impossibile. Il Napoli difficilmente si priverebbe di un titolare imprescindibile a gennaio, rimandando qualsiasi discorso alla prossima estate.

Il secondo ostacolo, forse il più grande, è rappresentato dal presidente partenopeo Aurelio De Laurentiis, noto per la sua inflessibilità nelle trattative e per la volontà di non rafforzare dirette concorrenti in Serie A. Se Lobotka dovesse lasciare il Napoli, l’ipotesi più probabile è una cessione all’estero, dove il club potrebbe ottenere una cifra più alta e un ritorno economico maggiore.

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In effetti, la concorrenza internazionale per Lobotka Napoli è agguerrita. Club come Manchester United e Barcellona hanno da tempo manifestato interesse e sono pronti a soddisfare le richieste di De Laurentiis, offrendo garanzie economiche che la Juventus fatica a eguagliare. Questo rende la trattativa estremamente complicata, anche se il desiderio di Spalletti resta forte.

La Vecchia Signora, dunque, osserva con attenzione e pazienza. Il sogno di riabbracciare il regista slovacco esiste, ma la strada è in salita. Per ora, la “pazza idea” di mercato resta sul tavolo, in attesa di capire se le parole dell’agente possano aprire uno spiraglio concreto per un colpo di assoluto livello a centrocampo nella prossima stagione.

Fiorentina, la retrocessione è possibile? I numeri parlano chiaro. Serve un cambio di passo, altrimenti…

Fiorentina: nuova era Vanoli, la sfida contro la retrocessione è aperta. Il tecnico della Viola deve subito trovare una soluzione alla crisi

La parola d’ordine in casa Fiorentina è una sola: reazione. La squadra viola vive una stagione complicatissima, tra risultati negativi e statistiche impietose, e l’arrivo di Vanoli sulla panchina rappresenta l’ultimo tentativo per invertire la rotta. Come riportato da La Nazione, il tecnico è chiaro: per risalire la china servirà lavoro, determinazione e una forte presa di coscienza da parte del gruppo.

Il dato che spaventa è evidente: con 5 punti conquistati nelle prime 11 giornate, la probabilità di retrocessione è del 94%. Un numero che lascia poco spazio a illusioni, ma tanto alla concretezza del lavoro quotidiano. Vanoli, già nel post partita di Genova, ha parlato chiaro: la Fiorentina deve entrare nell’ottica della lotta per non retrocedere, accettando la cruda realtà ma reagendo con determinazione. Il destino può essere influenzato, a patto che ogni giocatore si assuma le proprie responsabilità, un mattoncino alla volta.

Il tecnico, formatosi nella cosiddetta “scuola Conte”, non cerca scorciatoie: disciplina, critica costruttiva e lavoro duro sono i fondamenti su cui costruire la rinascita della Fiorentina. La squadra ha perso sicurezza in sé stessa e Vanoli punta a rivitalizzare l’orgoglio dei giocatori, stimolando una reazione emotiva che diventi motore per il cambiamento. Ogni seduta di allenamento sarà un’occasione per ricostruire fiducia e coesione, elementi fondamentali per affrontare un campionato che si è trasformato in una lotta quotidiana per la salvezza.

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Da oggi inizia una nuova storia: una pagina bianca da scrivere con sudore, sacrificio e applicazione. Vanoli vuole che la Fiorentina risponda subito, senza aspettare tempi migliori, e ogni partita diventa un test per valutare la capacità di reagire. La prossima sfida, contro la Juventus, rappresenta un banco di prova ideale. Nonostante il livello degli avversari, servirà un’impresa: dimostrare che questa squadra può ribaltare statistiche e pronostici sfavorevoli.

Il progetto Fiorentina Vanoli è chiaro: trasformare la paura in energia positiva, affrontare la crisi con lucidità e lavorare con costanza per ogni singolo mattoncino della rinascita. L’obiettivo è semplice, ma complesso: salvare la Fiorentina dalla retrocessione e ridare fiducia a un gruppo che deve tornare a credere in sé stesso, partita dopo partita. Solo con questa mentalità la stagione potrà cambiare volto, con orgoglio, lavoro e determinazione al centro del percorso.

Euro 2032, Abodi «L’Olimpico e lo stadio della Juve già scelti. Ecco quando prenderemo la decisione sugli altri tre»

Euro 2032, Abodi in un’intervista al ‘Corriere dello Sport’ si è proiettato sulla competizione continentale facendo il punto sugli stadi.

Il ministro Abodi in una intervista al ‘Corriere dello Sport’ si è soffermato sulla situazione stadi proiettandosi su Euro 2032.

L’ITER PER GLI STADI ITALIANI – «Abbiamo previsto ampi poteri per pianificare, coordinare e realizzare gli interventi. Potrà definire piani di intervento approvati dal governo, agire con poteri sostitutivi e in deroga a molte leggi, escluse le norme penali, antimafi e quelle derivanti dai vincoli europei, oltre a rilasciare un’autorizzazione unica che sostituisca tutti i permessi previsti, consentendo anche espropri. Potrà nominare sub-commissari, sostituirsi agli enti inadempienti e avvalersi della nostra società Sport e Salute, anche come centrale di committenza».

LA SCELTA DEL COMMISSARIO MASSIMO SESSA – «Perché è un ingegnere di riconosciuta competenza e autorevolezza, che presiede il Consiglio Superiore dei lavori pubblici, tra i più qualificati esperti del settore, che conosce la materia come pochi. Ha un mandato di 7 anni».

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EURO 2032 – «Per l’Olimpico Sport e Salute ha previsto significativi investimenti per un piano di ulteriore qualificazione già presentato, con grandi apprezzamenti, anche alla UEFA e alla FIGC. Lo stadio della Juventus va già bene così, dopodiché gli altri tre stadi saranno scelti dalla Federazione e proposti a ottobre 2026 dopo una vera e propria competizione tra Firenze, che ha già il cantiere aperto su impulso dell’amministrazione, Milano, Bologna, Cagliari, Napoli, Salerno e Palermo che hanno progetti in movimento.

Hanno manifestato interesse a Euro 2032 anche Genova, Verona e Bari. Inoltre, fuori dalla selezione, ci sono gli stadi di Venezia, del quale è stato aperto il cantiere la settimana scorsa, Empoli, dove si è esaurita la prima fase dell’iter amministrativo, mentre si sta muovendo la progettualità a Como. Mi sembra un bel cambio di passo, non vi pare?».

Giovane Inter, il talento del Verona resta nel mirino di Ausilio. Il giocatore ha una caratteristica che manca nella squadra di Chivu

Giovane Inter: i nerazzurri puntano il talento brasiliano del Verona per il futuro. Il giocatore rappresenta una soluzione importante per il club di viale della Liberazione.

Il nome di Giovane continua a circolare con insistenza negli ambienti dell’Inter, segno che il talento brasiliano del Verona è ormai entrato nel radar dei dirigenti nerazzurri. Secondo quanto riportato da Tuttosport, il classe 2003 rappresenta uno dei profili più seguiti da Piero Ausilio e Dario Baccin in vista del calciomercato estivo 2026. Arrivato a parametro zero in gialloblù e legato al club fino al 2029, Giovane si sta imponendo come una delle rivelazioni del campionato, grazie a un impatto immediato in Serie A che ha catturato l’attenzione di tutti gli osservatori interisti.

Durante la sfida del Bentegodi tra Verona e Inter, vinta dalla squadra di Cristian Chivu, Giovane ha siglato il suo primo gol nel massimo campionato, ricevendo a fine partita i complimenti dello stesso tecnico nerazzurro. Anche Ausilio e il nuovo agente del giocatore, Giuseppe Riso, hanno espresso grande apprezzamento per le qualità e la mentalità del giovane attaccante. Non è passato inosservato nemmeno il fatto che, nei giorni successivi, il brasiliano sia stato avvistato a Milano a cena con l’amico Carlos Augusto, suo ex compagno di nazionale Under 20, alimentando ulteriormente le voci su un futuro in nerazzurro.

Il profilo tecnico e il possibile ruolo nell’Inter

Nel Verona di Paolo Zanetti, Giovane viene impiegato come seconda punta nel 3-5-2 accanto a Orban, ma la sua duttilità gli consente di giocare anche da trequartista o esterno offensivo. Ama partire da destra per accentrarsi e calciare con il suo sinistro potente, una caratteristica che lo rende particolarmente imprevedibile. Nel dribbling è già tra i migliori del campionato: con 17 dribbling riusciti è terzo in Serie A, dietro soltanto ad Atta e Saelemaekers. Un dato che evidenzia un tipo di giocatore oggi poco presente nella rosa dell’Inter, dove il migliore in questa statistica è Barella con 8.

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Un investimento per il futuro nerazzurro

La valutazione attuale di Giovane si aggira tra i 18 e i 20 milioni di euro, ma il suo valore potrebbe crescere ulteriormente se continuerà a brillare con la maglia del Verona. L’Inter, che guarda già alla prossima generazione di talenti, considera il brasiliano un potenziale investimento per ringiovanire e rendere più imprevedibile il reparto offensivo, soprattutto se Valentin Carboni dovesse restare ancora in prestito per completare il suo percorso di crescita.

Il progetto Giovane rappresenta così una prospettiva concreta per il futuro: un talento moderno, tecnico e determinato, perfettamente in linea con la visione sostenibile e lungimirante del club nerazzurro.

Calciomercato Juventus, obiettivo parametro zero per Comolli: tre nomi in cima alla lista e presto si scioglieranno le riserve

Calciomercato Juventus: Maignan e Celik nel mirino, il piano parametri zero di Comolli. Nel mirino dei bianconeri è finito anche Gnabry

Il calciomercato Juventus entra nel vivo, anche se la finestra invernale non è ancora aperta. La dirigenza bianconera, guidata da Comolli, lavora già in prospettiva per la prossima stagione, pianificando mosse mirate che permettano di rinforzare la rosa di Luciano Spalletti senza gravare eccessivamente sul bilancio. L’obiettivo è chiaro: cogliere le migliori occasioni a parametro zero, una strategia che negli ultimi anni ha spesso permesso alla Vecchia Signora di restare competitiva nonostante i limiti economici.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, la Juventus ha messo nel mirino due profili di alto livello: Mike Maignan del Milan e Zeki Celik della Roma. Entrambi sono in scadenza di contratto e potrebbero rappresentare colpi strategici nel prossimo calciomercato Juventus.

Maignan, il sogno per la porta

Il grande obiettivo è Mike Maignan, uno dei migliori portieri del panorama europeo. Il suo contratto con il Milan scade nel 2026, ma la trattativa per il rinnovo è in una fase di stallo e non ci sono incontri programmati tra il club rossonero e l’entourage del giocatore. Una situazione che ha messo in allerta la Juventus, pronta a inserirsi nel caso in cui la rottura diventasse concreta.

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Maignan rappresenterebbe un investimento tecnico di altissimo profilo, ma l’operazione non è semplice. Sul francese ci sono infatti diversi club di Premier League, tra cui Chelsea e Bayern Monaco, pronti a offrire cifre difficilmente raggiungibili per il mercato italiano. Inoltre, l’eventuale arrivo del portiere metterebbe in discussione il futuro di Michele Di Gregorio, attualmente titolare designato per il progetto tecnico bianconero.

Celik e le opportunità sulle fasce

Il secondo nome sulla lista di Giuntoli è quello di Zeki Celik, esterno turco della Roma. Anche lui è in scadenza e, sebbene stia trattando il rinnovo con i giallorossi, la Juventus osserva con attenzione l’evoluzione della situazione. Celik piace per la sua duttilità, l’esperienza internazionale e la capacità di ricoprire più ruoli sulla fascia, qualità che lo renderebbero un innesto prezioso per la rosa di Spalletti.

Le piste estere e le alternative

Il calciomercato Juventus guarda anche all’estero. Un sondaggio è stato effettuato per Serge Gnabry del Bayern Monaco, ma l’operazione si è subito raffreddata per due motivi: l’elevato ingaggio del tedesco e la forte concorrenza del Liverpool, che rende l’affare difficilmente sostenibile.

In attesa di definire eventuali movimenti di gennaio, la Juventus continua a lavorare sotto traccia. L’obiettivo è chiaro: costruire una squadra competitiva attraverso operazioni intelligenti e sostenibili, restando vigile sulle grandi occasioni del mercato.

Sampdoria, apprensione per le condizioni di Coda: come sta l’attaccante dopo il problema fisico dei giorni scorsi

Sampdoria: ansia per Coda, ma filtra ottimismo sulle sue condizioni. La speranza è che il calciatore possa recuperare in davvero poco tempo.

Momenti di apprensione in casa Sampdoria per le condizioni di Massimo Coda, centravanti esperto e punto di riferimento dell’attacco blucerchiato. Nella giornata di ieri, il bomber classe 1988 non ha preso parte alla seduta di allenamento al centro sportivo Mugnaini di Bogliasco, limitandosi a seguire un programma di terapie mirate. Una scelta dettata dalla prudenza dello staff tecnico guidato da Angelo Gregucci e Salvatore Foti, che preferiscono non correre rischi in una fase delicata della stagione.

Secondo quanto trapela dall’ambiente doriano, il problema fisico accusato da Coda non desta particolare preoccupazione. Si tratterebbe infatti di un affaticamento muscolare, un segnale di stanchezza che lo staff medico della Sampdoria intende gestire con la massima attenzione. L’obiettivo è garantire un pieno recupero dell’attaccante, evitando complicazioni che potrebbero trasformarsi in uno stop più lungo del previsto.

Coda, il leader offensivo del progetto blucerchiato

L’importanza di Massimo Coda per la Sampdoria è evidente. In un momento di risultati altalenanti, la squadra non può rinunciare al suo terminale offensivo più affidabile. L’attaccante campano, reduce da stagioni prolifiche in Serie B, è un punto di riferimento tecnico e mentale per il gruppo. Con il suo fiuto del gol, la capacità di giocare spalle alla porta e l’esperienza maturata in anni di categoria, Coda rappresenta un’arma imprescindibile nello scacchiere di Gregucci.

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La sua assenza, anche solo temporanea, sarebbe un colpo duro per una Samp che sta cercando di ritrovare continuità di rendimento e concretezza sotto porta. Per questo motivo, il centravanti continuerà a lavorare a parte nei prossimi giorni, seguendo un programma personalizzato di recupero. L’obiettivo dello staff sanitario è riaverlo a disposizione già alla ripresa del campionato, quando i blucerchiati affronteranno la Juve Stabia in una gara cruciale per la classifica.

Sampdoria, fiducia e concentrazione in vista della ripresa

Durante la sosta, la Sampdoria sta approfittando del tempo a disposizione per ricaricare le energie, migliorare la condizione fisica del gruppo e sistemare alcuni aspetti tattici. Gregucci e Foti stanno lavorando su intensità e compattezza, ma tutti a Bogliasco attendono buone notizie da Coda.

Il suo ritorno in gruppo rappresenterebbe una spinta importante, non solo dal punto di vista tecnico ma anche psicologico, per una Sampdoria che vuole ritrovare fiducia, gol e continuità in vista della seconda parte di stagione.

Gimenez Milan, addio a gennaio? Ipotesi assolutamente concreta, ma Allegri ha ancora una speranza. I dettagli

Gimenez Milan: tra infortuni, crisi di gol e futuro incerto a gennaio. L’ipotesi di una cessione nelle prossime settimane è sempre concreta.

Il momento di Santiago Gimenez al Milan è tutt’altro che semplice. L’attaccante messicano, arrivato in estate con grandi aspettative, sta attraversando una fase di evidente difficoltà che ha acceso i riflettori sul suo rendimento e sul suo futuro in rossonero. L’edizione odierna di Tuttosport ha titolato senza mezzi termini: “Caviglia e futuro: è crisi Gimenez”, sottolineando la doppia problematica che il giocatore sta vivendo tra condizione fisica precaria e mancanza di incisività sotto porta.

Finora, il bilancio di Gimenez al Milan è deludente: zero gol in campionato e prestazioni altalenanti che non hanno convinto né il club né l’allenatore. Massimiliano Allegri, che contava sul messicano per dare maggiore profondità al reparto offensivo, si trova ora a dover gestire un attaccante fermo ai box e in evidente crisi di fiducia.

Problemi fisici e incognita derby

L’ex Feyenoord è alle prese con un fastidioso infortunio alla caviglia che lo tormenta da settimane. Le ultime notizie dicono che non prenderà parte all’amichevole contro la Virtus Entella, test che sarebbe stato importante per ritrovare ritmo partita. L’obiettivo dello staff medico è provare a recuperarlo per il Derby di Milano del 23 novembre, ma la sua presenza resta in forte dubbio. Allegri spera di poterlo avere almeno in panchina, ma le condizioni fisiche di Gimenez sono un’incognita che preoccupa tutti a Milanello.

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Calciomercato Milan: il rischio di una cessione invernale

Parallelamente ai problemi fisici, cresce anche l’incertezza sul futuro del giocatore. Il calciomercato Milan di gennaio potrebbe infatti cambiare le carte in tavola. Il club rossonero è alla ricerca di un nuovo centravanti, e diversi nomi sono già stati sondati dalla dirigenza per rinforzare l’attacco. Un eventuale arrivo in quella zona di campo ridurrebbe ulteriormente lo spazio per Gimenez, che rischierebbe di scivolare indietro nelle gerarchie tecniche.

In questo contesto, non è escluso che Santiago Gimenez possa lasciare il Milan durante la sessione invernale, magari con la formula del prestito per ritrovare continuità e fiducia altrove. Tuttavia, molto dipenderà dalle offerte e dalle strategie del club, che non intende svendere un giocatore sul quale aveva investito per il futuro.

Il progetto Gimenez è dunque in bilico: tra infortuni, concorrenza e un rendimento inferiore alle aspettative, i prossimi mesi saranno decisivi per capire se il messicano riuscirà a rilanciarsi in rossonero o se il suo destino passerà già dal mercato di gennaio.

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