Pagina 613 – Calcio News 24

Fiorentina, l’allarme di Berni: «Sono molto preoccupato. Quel giocatore dovrebbe stare in panchina»

Fiorentina, Berni duro: «Centrocampo preoccupante, serve ritrovare gioco e identità»

Fabrizio Berni, ex difensore della Fiorentina, è intervenuto ai microfoni di Lady Radio per analizzare il difficile momento della squadra viola. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: secondo Berni, la Fiorentina sta attraversando una fase complicata, soprattutto per quanto riguarda il centrocampo, reparto che appare privo di equilibrio e di idee.

«Sono molto preoccupato – ha dichiarato Berni –. La Fiorentina continua a perdere e i pochi segnali positivi che si sono visti derivano più da giocate individuali che da un vero gioco di squadra. Il centrocampo è il reparto che mi convince meno: si alternano i giocatori, ma il risultato resta deludente».

L’ex difensore viola ha poi analizzato singolarmente alcuni interpreti del centrocampo gigliato. «Fagioli, accolto con entusiasmo, finora ha disputato appena una partita e mezza all’altezza del suo valore. Il rendimento è talmente modesto da giustificare una sua esclusione. Sohm, che a Parma aveva mostrato buone cose, a Firenze è praticamente sparito. Anche Nicolussi Caviglia non ha ancora offerto prestazioni convincenti. L’unico a dare segnali incoraggianti è Fazzini, che ha mostrato personalità e carattere, qualità oggi rare nella Fiorentina».

Berni non si è sottratto a una riflessione più ampia sulla costruzione della rosa e sugli obiettivi stagionali della Fiorentina. «A fine mercato – ha spiegato – avevo espresso apprezzamento per le mosse della società, come quasi tutti gli addetti ai lavori. Oggi, però, bisogna ammettere di aver sbagliato valutazione. Questa Fiorentina viaggia a marce ridotte, è lenta, prevedibile e fatica a pressare. Finché non si troverà una mediana efficace, le difficoltà continueranno».

L’ex giocatore invita quindi alla prudenza, ridimensionando le ambizioni dichiarate in estate: «Allenatore e dirigenza avevano parlato di alzare l’asticella, ma a questo punto è più realistico pensare a mettere in sicurezza la classifica. Il momento è complesso: meglio concentrarsi sui punti necessari per stare tranquilli, lasciando da parte i sogni di gloria».

Le parole di Fabrizio Berni fotografano con lucidità una Fiorentina in cerca di identità, lontana parente della squadra ambiziosa annunciata a inizio stagione. Resta ora da capire se Italiano e il suo gruppo sapranno reagire, ritrovando quella compattezza e quel gioco collettivo che hanno sempre contraddistinto la storia della Fiorentina.

Pulisic non si ferma più: il giocatore del Milan ha ricevuto questo premio

Pulisic eletto EA SPORTS FC Player of the Month di settembre: il talento del Milan continua a brillare

Settembre è stato il mese di Christian Pulisic. Il fantasista statunitense del Milan si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento EA SPORTS FC Player of the Month di settembre, confermandosi come uno dei protagonisti assoluti dell’inizio di stagione rossonero e dell’intera Serie A.

La Lega Serie A ha comunicato ufficialmente che il trofeo verrà consegnato a Pulisic nel prepartita di Milan-Fiorentina, in programma domenica 19 ottobre 2025 alle ore 20.45 allo stadio Giuseppe Meazza di Milano. Un momento speciale per il giocatore e per i tifosi milanisti, che potranno celebrare insieme l’ottimo stato di forma dell’ala americana.

La vittoria del premio non è casuale. I voti espressi dai tifosi online, uniti ai dati statistici ufficiali raccolti dalla Lega, hanno premiato Pulisic per il suo impatto decisivo nelle gare di settembre. Gol, assist, dribbling e una costante pericolosità sulla fascia destra hanno reso l’ex Chelsea il giocatore più influente del mese, davanti a concorrenti di altissimo livello come Baschirotto (Cremonese), De Bruyne (Napoli), Dimarco (Inter), Krstovic (Atalanta) e Orsolini (Bologna).

Il rendimento di Pulisic ha rappresentato una delle chiavi del brillante avvio di stagione del Milan. La sua capacità di incidere nei momenti cruciali, abbinata alla rapidità e all’intelligenza tattica, ha conquistato non solo i tifosi rossoneri ma anche gli appassionati neutrali di Serie A. In campo, il numero 11 del Milan ha mostrato una maturità crescente, mettendo in evidenza leadership e continuità di rendimento, qualità che lo stanno trasformando in uno dei punti fermi della formazione di Stefano Pioli.

Per Pulisic, questo riconoscimento rappresenta anche una conferma del suo percorso di crescita dopo le stagioni altalenanti in Premier League. In Italia, il talento americano ha trovato il contesto ideale per esprimere al meglio le proprie qualità tecniche e atletiche, diventando uno dei simboli del nuovo corso rossonero.

Con il premio di EA SPORTS FC Player of the Month di settembre, Pulisic aggiunge un nuovo capitolo alla sua esperienza milanista, rafforzando il suo legame con i tifosi e candidandosi a essere uno dei protagonisti assoluti della stagione 2025/26.

Sassuolo, grave infortunio per questo giocatore: il comunicato

Sassuolo, intervento riuscito per Edoardo Pieragnolo: il difensore pronto a iniziare la riabilitazione

Buone notizie per il Sassuolo e per tutti i tifosi neroverdi: l’intervento chirurgico al ginocchio destro di Edoardo Pieragnolo è perfettamente riuscito. Il giovane difensore, uno dei prospetti più interessanti cresciuti nel vivaio del Sassuolo, si era infortunato gravemente nel corso dell’ultima settimana, riportando la rottura del legamento crociato anteriore.

Il club emiliano ha diffuso un comunicato ufficiale per aggiornare i tifosi sulle condizioni del giocatore: «Questa mattina il calciatore Edoardo Pieragnolo si è sottoposto a intervento chirurgico di ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. L’operazione, effettuata dal professor Stefano Zaffagnini presso la Casa di Cura Madre Fortunata Toniolo, è perfettamente riuscita. Il calciatore nei prossimi giorni inizierà l’iter riabilitativo».

Il Sassuolo ha inoltre voluto esprimere tutta la propria vicinanza al giovane terzino sinistro, inviandogli un messaggio di incoraggiamento per affrontare al meglio i mesi di recupero: “A Edoardo i migliori auguri di pronta guarigione da parte di tutto il club”.

L’infortunio di Pieragnolo rappresenta un duro colpo per il Sassuolo, che in questa stagione sta puntando con decisione sulla linea verde e sui talenti cresciuti nel proprio settore giovanile. Pieragnolo, classe 2003, si era messo in evidenza per la sua corsa, la capacità di spinta sulla fascia e la grande personalità, caratteristiche che lo avevano reso un punto di riferimento per la difesa neroverde.

Ora il difensore dovrà affrontare un lungo percorso di riabilitazione, con l’obiettivo di tornare a disposizione del Sassuolo nel corso della prossima stagione. Lo staff medico e tecnico seguirà passo dopo passo la sua ripresa, con l’intento di garantirgli un rientro sicuro e definitivo.

L’episodio conferma l’impegno e la serietà con cui il Sassuolo gestisce la salute dei propri tesserati, affidandosi a professionisti di altissimo livello e mostrando, ancora una volta, un’attenzione particolare alla crescita dei giovani.

Tutta la comunità neroverde si stringe attorno a Edoardo Pieragnolo, con la speranza di rivederlo presto in campo al Mapei Stadium, pronto a riprendere il suo posto nella difesa del Sassuolo e a contribuire nuovamente ai successi del club emiliano.

Calciomercato Inter, rivoluzione a gennaio? Marotta rinforzerà quei due ruoli

Calciomercato Inter: 25 milioni a disposizione per gennaio, ma nessuna rivoluzione in vista

Il calciomercato Inter di gennaio si preannuncia all’insegna della prudenza. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, la dirigenza nerazzurra potrà contare su un budget compreso tra i 20 e i 25 milioni di euro per eventuali rinforzi, ma non sono previsti stravolgimenti: l’obiettivo principale resta quello di consolidare l’equilibrio tattico costruito in questi primi mesi di stagione.

In difesa, la situazione appare stabile. Rispetto alle prime giornate, il reparto arretrato dell’Inter ha trovato maggiore solidità: Acerbi e De Vrij garantiscono affidabilità e rotazioni di livello, mentre Akanji si è imposto come una certezza. La duttilità di Carlos Augusto offre ulteriori opzioni sia come braccetto sia come esterno sinistro. Nonostante ciò, il club continuerà a monitorare il mercato: se dovesse presentarsi un’occasione interessante, non è escluso un rinforzo aggiuntivo, sempre nel rispetto dell’equilibrio economico e tecnico raggiunto.

Il vero nodo del calciomercato Inter riguarda il centrocampo. La mediana dispone di sette elementi per tre posti, ma manca un profilo capace di garantire qualità e rottura allo stesso tempo. L’estate scorsa l’Inter aveva provato a portare a Milano Koné, ma la trattativa si è arenata anche per l’inserimento della Roma. L’alternativa, Diouf, ha caratteristiche diverse e non ha ancora convinto pienamente. L’assenza di un centrocampista dinamico ha spinto Chivu a rinunciare al modulo 3-4-2-1, soluzione che potrebbe tornare d’attualità solo con un innesto mirato nella finestra invernale. Alcune uscite, inoltre, potrebbero finanziare parte delle nuove operazioni.

Sul fronte offensivo, la strategia del club si sta rivelando vincente. L’Inter ha scelto di non investire su un dribblatore puro come Lookman, preferendo dare fiducia ai giovani Pio Esposito e Ange-Yoan Bonny. Entrambi hanno risposto positivamente, offrendo alternative valide a Lautaro Martínez e Thuram, e mantenendo alto il livello realizzativo della squadra.

Nel complesso, il calciomercato Inter di gennaio potrebbe tradursi in interventi mirati piuttosto che in colpi eclatanti. L’intenzione della società è quella di preservare il tesoretto in vista dell’estate 2026, quando serviranno risorse più consistenti per operazioni di rilievo e possibili cambiamenti strutturali nella rosa.

L’Inter, insomma, guarda al mercato con equilibrio e lungimiranza, puntando più sulla continuità che sulla rivoluzione.

Napoli, Trotta: «Quel giocatore è forte, ma c’è un problema con Conte. Ecco quale»

Napoli, Ivano Trotta su Noa Lang: «Conte sa come gestire ogni situazione, anche quella dei giocatori scontenti»

L’ex centrocampista del Napoli, Ivano Trotta, è intervenuto ai microfoni di 1 Station Radio per commentare la situazione di Noa Lang, attaccante olandese arrivato in estate al club azzurro e al centro di alcune discussioni legate al suo minutaggio sotto la guida di Antonio Conte.

Secondo Trotta, l’attuale allenatore del Napoli ha voluto costruire una rosa ampia e competitiva per affrontare al meglio tutte le competizioni, e per questo è inevitabile che alcuni giocatori trovino meno spazio: «Conte ha chiesto una rosa profonda, con alternative di qualità in ogni ruolo, e Lang è un elemento importante anche in virtù dell’investimento fatto per portarlo al Napoli. Sta vivendo una situazione simile a quella che, un anno fa, aveva vissuto Neres: poco impiego, ma grande potenziale».

Trotta ha poi spiegato che la gestione di Conte è molto rigorosa e basata sulla meritocrazia: «Quando Conte non ti vede, è difficile che ti dia spazio. È un allenatore che pretende il massimo in ogni allenamento, e da fuori si percepisce chiaramente chi è al centro del progetto e chi, invece, è un passo indietro. Il gesto di Juan Jesus che ha richiamato Lang a festeggiare con i compagni è indicativo: oggi il ragazzo non è felice, ma al Napoli è normale che ci siano anche giocatori scontenti in panchina. Fa parte del percorso di una squadra che punta a vincere».

L’ex calciatore del Napoli ha poi commentato l’episodio avvenuto dopo il gol vittoria con il Genoa, quando Lang non ha partecipato subito all’esultanza collettiva: «Non penso che Noa l’abbia fatto apposta. Se fosse stato un gesto deliberato, Conte lo avrebbe fatto notare pubblicamente, come ha già fatto in passato con campioni del calibro di De Bruyne. Con Conte certi atteggiamenti non sono tollerati, perché è un allenatore che sposta davvero gli equilibri».

Infine, Trotta ha sottolineato l’impatto positivo che Conte sta avendo sul Napoli: «Sta dimostrando di essere uno dei tecnici più incisivi d’Europa. Riesce a mantenere sempre alta l’attenzione del gruppo, anche con dichiarazioni mirate. È un grande motivatore, e non ho dubbi che saprà gestire nel modo giusto anche la situazione di Noa Lang».

Castro Bologna, addio vicino? Quella big vuole l’attaccante argentino

Castro nel mirino del Chelsea: nuove voci di mercato sull’attaccante argentino

Nuove indiscrezioni di mercato accendono i riflettori su Santiago Castro, giovane attaccante argentino che continua a far parlare di sé in Europa. Dopo le buone prestazioni con la maglia del Bologna, l’attaccante classe 2004 è tornato al centro dell’attenzione internazionale. Secondo quanto riportato da fonti inglesi, il Chelsea di Enzo Maresca avrebbe inserito Castro tra i principali obiettivi in vista della prossima finestra di mercato.

Il club londinese, sempre molto attento ai talenti sudamericani, avrebbe messo gli occhi su Castro per rinforzare il reparto offensivo. Il profilo del centravanti argentino piace per caratteristiche tecniche e fisiche: rapido, duttile e con un buon senso del gol, rappresenta quel tipo di attaccante moderno capace di adattarsi ai ritmi della Premier League.

L’interesse del Chelsea per Castro si inserisce in una strategia precisa portata avanti dalla società negli ultimi anni. Dopo aver portato a Stamford Bridge altri giovani argentini come Enzo Fernández, Facundo Buonanotte e Garnacho, il club vorrebbe aggiungere un nuovo talento proveniente dall’Argentina, convinto che il calcio sudamericano continui a essere una miniera di qualità e personalità.

Un altro elemento che renderebbe l’operazione interessante per il Chelsea riguarda l’aspetto economico. Castro percepisce infatti un ingaggio relativamente contenuto — circa 500mila euro netti a stagione — una cifra ampiamente sostenibile per una società come quella londinese, che potrebbe quindi investire con margini di crescita sia tecnici sia finanziari.

Dal canto suo, il Bologna non sembra intenzionato a lasciar partire facilmente il suo giovane attaccante. La società emiliana ha investito con convinzione su Castro, considerandolo un elemento importante per il presente e per il futuro. Tuttavia, un’offerta significativa proveniente dalla Premier League potrebbe cambiare gli equilibri, come già accaduto in passato con altri talenti lanciati dai rossoblù.

Per ora, si tratta solo di contatti esplorativi, ma le voci su Castro si fanno sempre più insistenti. Il Chelsea osserva e prepara la mossa, mentre il Bologna si gode il suo gioiello argentino, consapevole che il prossimo mercato potrebbe trasformarsi in un nuovo capitolo importante per la carriera di Santiago Castro e per il valore del suo cartellino.

Calciomercato Juventus, occhi su quel talento: Comolli lo ha fatto visionare

Calciomercato Juventus: occhi su Norton-Cuffy, il nuovo talento nel mirino dei bianconeri

Il calciomercato Juventus continua a muoversi con grande attenzione e strategia, seguendo la linea tracciata dalla dirigenza e dall’allenatore Igor Tudor: puntare su giovani talenti di prospettiva che possano crescere all’interno di un progetto tecnico solido e sostenibile. Tra i profili più interessanti finiti sul taccuino dei bianconeri spicca quello di Norton-Cuffy, laterale inglese classe 2004 in forza al Genoa.

Il nome del giovane difensore è diventato uno dei più caldi del momento. Secondo diverse fonti di calciomercato, la Juventus avrebbe intensificato i contatti, inviando i propri osservatori a Marassi per visionarlo da vicino durante le recenti gare del club ligure. Una mossa che conferma l’interesse concreto della Vecchia Signora per il talento britannico, autore di prestazioni convincenti sia in fase difensiva sia in spinta offensiva.

Norton-Cuffy ha impressionato gli addetti ai lavori per la sua forza fisica, la capacità di corsa e la qualità nel cross. Caratteristiche che lo rendono un profilo perfetto per il calcio di Tudor, sempre attento all’utilizzo degli esterni a tutta fascia. L’allenatore croato vedrebbe nel giovane laterale un potenziale titolare nel medio periodo, capace di garantire equilibrio e profondità sia nella difesa a tre sia in un modulo più offensivo.

Sul piano economico, l’operazione non appare proibitiva ma richiede tempismo e diplomazia. Il Genoa, secondo quanto riportato da Tuttosport, avrebbe fissato una valutazione compresa tra i 10 e i 12 milioni di euro, cifra in linea con il valore di mercato di un giocatore ancora giovanissimo ma già esperto di Serie A. Tuttavia, il club rossoblù vorrebbe trattenere Norton-Cuffy almeno fino al termine della stagione, rendendo più probabile un assalto deciso nella prossima sessione estiva di calciomercato Juventus.

La concorrenza, però, non manca. Anche il Napoli ha messo gli occhi sul laterale inglese, pronto a inserirsi nella corsa e a sfidare la Juventus per assicurarsi le sue prestazioni.

Per la società bianconera, l’affare Norton-Cuffy rappresenta perfettamente la filosofia del nuovo corso: investire su giovani di talento, costruendo una rosa dinamica e competitiva. Il calciomercato Juventus, dunque, guarda al futuro con un mix di prudenza e ambizione, nella consapevolezza che i colpi più intelligenti sono quelli che uniscono prospettiva tecnica e sostenibilità economica.

Como, respinto il ricorso sulla squalifica di quel giocatore! Scoppia la polemica

Como, la Corte d’Appello respinge i ricorsi: confermate le squalifiche di Jesus Rodriguez e Fabregas

Momento difficile per il Como, che dopo un inizio di campionato complicato si trova a dover affrontare ulteriori difficoltà in vista della prossima sfida interna contro la Juventus. La squadra lombarda non potrà infatti schierare due pedine importanti, Jesus Rodriguez e Cesc Fabregas, entrambi squalificati dopo la partita del quinto turno contro la Cremonese.

La Corte Sportiva d’Appello Nazionale ha infatti respinto il ricorso presentato dal Como contro le sanzioni comminate ai due protagonisti. Jesus Rodriguez, esterno spagnolo arrivato dal Betis Siviglia, era stato espulso per condotta violenta proprio nella gara contro la Cremonese del 27 settembre, ricevendo una squalifica di tre giornate. Dopo aver scontato una delle giornate di squalifica, il club aveva tentato di ottenere una riduzione della pena, presentando un reclamo formale. La Corte però non ha accolto la richiesta, confermando il provvedimento originario.

Anche il ricorso presentato per Cesc Fabregas, tecnico del Como, è stato respinto. Fabregas era stato ammonito e squalificato per due giornate nella stessa partita contro la Cremonese, un provvedimento che la Corte ha deciso di confermare, mantenendo così l’assenza del tecnico per le prossime due gare.

Il comunicato ufficiale della Corte Sportiva d’Appello Nazionale recita chiaramente: «La Prima Sezione della Corte Sportiva d’Appello Nazionale ha respinto il reclamo del Como, confermando la squalifica di tre giornate per il calciatore Jesus Rodriguez Caraballo e la squalifica di due giornate e ammonizione per il tecnico Francesc Fabregas Soler in relazione alla gara con la Cremonese dello scorso 27 settembre, valida per la 5ª giornata del campionato di Serie A».

Questa decisione rappresenta un duro colpo per il Como, che durante questa pausa si sta preparando con grande attenzione per la sfida complicata contro la Juventus, in programma domenica 19 ottobre alle 12:30 allo stadio Giuseppe Sinigaglia. La squadra di casa dovrà quindi fare a meno di due figure fondamentali, sia in campo che in panchina, rendendo ancora più arduo il compito contro i bianconeri.

Nonostante le difficoltà, il Como punta a sfruttare questa sosta per recuperare energie e lavorare sul miglioramento del gioco, cercando di invertire la rotta in un campionato che finora ha messo a dura prova la squadra lombarda.

Tonali apre alla Serie A? Sentite cosa ha detto il centrocampista (e occhio anche ad una big)

Calciomercato, Tonali apre al ritorno in Serie A: una big italiana resta vigile. La situazione attuale

Mentre la Nazionale italiana, guidata da Gennaro Gattuso, si prepara alla sfida decisiva per la qualificazione ai Mondiali contro l’Estonia a Tallinn, il focus dei tifosi e degli addetti ai lavori si sposta anche sul fronte calciomercato. Al centro delle attenzioni c’è Sandro Tonali, centrocampista del Newcastle e uno dei talenti più apprezzati del nostro calcio.

Tonali, che nell’ultimo anno ha trovato continuità e stabilità in Premier League, ha recentemente rilasciato alcune dichiarazioni che hanno subito fatto discutere. Intervistato da Vivo Azzurro, il giocatore ha confermato che un ritorno in Italia non è un’ipotesi da escludere, soprattutto considerando la crescita del livello della Serie A, che negli ultimi tempi si è dimostrata sempre più competitiva e attraente per i calciatori.

«Non puoi mai sapere cosa succederà», ha detto Tonali, «Io dico a tutti che è possibile. Non chiudo la porta all’Italia, perché è la mia Nazione. Magari non subito, visto che al Newcastle ho trovato un buon equilibrio, ma il campionato italiano sta diventando sempre più interessante».

Queste parole hanno acceso i riflettori sul calciomercato italiano, con la Juventus che continua a monitorare con attenzione la situazione del centrocampista. Il club bianconero è alla ricerca di un rinforzo per la mediana e Tonali, con la sua tecnica, visione di gioco e leadership, rappresenta un obiettivo concreto e appetibile.

Il centrocampista ex Milan rappresenterebbe un tassello prezioso per il progetto tecnico di Igor Tudor, capace di dare qualità e dinamismo al centrocampo juventino. La possibile operazione di ritorno in Serie A, tuttavia, dipenderà molto dalla volontà del giocatore e dall’andamento della stagione in Inghilterra.

Nonostante l’equilibrio trovato al Newcastle, la volontà di Tonali di non escludere il ritorno in Italia alimenta le speranze dei club italiani, che vedono nel talento lombardo un profilo ideale per rinforzare la propria rosa in vista della seconda parte della stagione o della prossima estate.

Il mercato è in continua evoluzione e il nome di Tonali resterà sicuramente tra i più caldi nei prossimi mesi. Il calciomercato italiano, dunque, non perde occasione per sognare il ritorno di uno dei suoi protagonisti più promettenti.

De Laurentiis, parla l’avvocato: «Caso Osimhen? Lui è tranquillo per questo motivo»

De Laurentiis sereno: le parole dell’avvocato Fulgeri sulle intercettazioni riguardanti Osimhen

In questi giorni, al centro dell’attenzione mediatica è finito nuovamente Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, a seguito di alcune intercettazioni emerse nel corso delle indagini legate al trasferimento di Victor Osimhen. Tuttavia, a fare chiarezza sulla situazione è intervenuto l’avvocato di fiducia di De Laurentiis, Fabio Fulgeri, che ha rassicurato tutti sull’atteggiamento sereno del suo assistito e sul reale significato delle conversazioni emerse.

Le intercettazioni riguardano un periodo delicato delle indagini, ma, come sottolinea Fulgeri, sono state già ampiamente analizzate e chiarite dalle autorità competenti. Secondo l’avvocato, il contenuto delle affermazioni estrapolate assume un significato diverso se considerato nel contesto più ampio in cui sono state pronunciate. Non c’è alcun elemento che possa far pensare a truffa o frode. «C’è stato solo un clamore mediatico ingiustificato», ha affermato Fulgeri, ribadendo la trasparenza e la correttezza del presidente De Laurentiis.

Il nome di De Laurentiis, noto imprenditore e figura di spicco nel mondo del calcio, è spesso al centro delle cronache per via delle sue decisioni e strategie che hanno portato il Napoli a diventare uno dei club più competitivi in Italia e in Europa. La vicenda Osimhen, che ha visto il Napoli investire ingenti risorse per assicurarsi uno dei giovani talenti più promettenti del panorama calcistico mondiale, ha inevitabilmente attirato l’attenzione delle forze investigative.

Nonostante la complessità delle indagini, la posizione di De Laurentiis appare solida, come confermato dal suo legale. «Il presidente è sereno», ha ribadito Fulgeri, «perché non c’è nulla che possa incrinare la sua condotta o la regolarità delle operazioni svolte».

Il clamore mediatico che ha accompagnato la vicenda sembra più frutto di fraintendimenti e strumentalizzazioni che di reali motivi di preoccupazione. L’avvocato Fulgeri ha sottolineato come spesso le intercettazioni, tolte dal loro contesto, possono assumere un significato distorto, alimentando polemiche infondate.

In conclusione, la figura di De Laurentiis resta intatta e il presidente del Napoli continua a lavorare serenamente per il bene della società partenopea, focalizzato su nuovi progetti e obiettivi sportivi.

Kings League, Bobo Vieri sarà il nuovo co-presidente accanto ad un volto noto del calcio. Le ultime

La Kings League accoglie un nuovo co-presidente leggendario accanto a Diletta Leotta

La Kings League continua a far parlare di sé, portando novità esplosive nel panorama del calcio spettacolo. Siamo lieti di annunciare il nuovo co-presidente che affiancherà @dilettaleotta alla guida di una delle squadre più attese di questa edizione. Si tratta di una vera e propria leggenda del calcio italiano: un attaccante che ha scritto pagine indelebili nella storia del nostro sport con il suo carisma, la sua grinta e, soprattutto, con i suoi gol.

Conosciuto da tutti come un autentico bomber, questo nuovo volto della Kings League non ha bisogno di molte presentazioni. La sua carriera parla da sola: centinaia di reti realizzate, trascinatore dentro e fuori dal campo, simbolo di determinazione e passione. L’ingresso nella Kings League di un personaggio di questo calibro alza ulteriormente l’asticella di un progetto che sta rivoluzionando il modo di vivere il calcio.

La Kings League, format innovativo nato in Spagna e ora sbarcato anche in Italia, fonde intrattenimento, sport e digital culture, portando sul campo ex calciatori, influencer e personaggi dello spettacolo in un torneo che unisce talento e spettacolarità. L’obiettivo? Coinvolgere un pubblico sempre più ampio, giovane e appassionato, offrendo un’esperienza calcistica fuori dagli schemi tradizionali.

Il nuovo co-presidente porta con sé non solo esperienza e prestigio, ma anche una forte personalità, perfettamente in linea con lo spirito competitivo e spettacolare della Kings League. La sua presenza, insieme a quella di Diletta Leotta – volto amatissimo del giornalismo sportivo italiano – promette scintille e grande visibilità per la squadra, che si candida fin da subito a diventare una delle protagoniste del torneo.

Nei prossimi giorni verranno svelati ulteriori dettagli sul team, sulla rosa e sul nome ufficiale della squadra, ma una cosa è certa: con questo duo al comando, il progetto ha tutte le carte in regola per diventare una delle realtà più seguite e vincenti della Kings League.

Rimanete sintonizzati per non perdervi gli aggiornamenti e preparatevi a vivere un calcio nuovo, dinamico e pieno di emozioni. La Kings League è appena cominciata… e promette già spettacolo!

Repubblica Ceca Croazia, Modric in campo stasera. L’obiettivo del quinto Mondiale e i numeri da fenomeno del fuoriclasse del Milan

Repubblica Ceca Croazia, Modrić guida i suoi: caccia al quinto Mondiale e cifre da fuoriclasse rossonero

Luka Modric, a quasi 40 anni, continua a sfidare le leggi del tempo, rimanendo un pilastro insostituibile sia per il Milan che per la nazionale croata. Per lui, il calcio è vita, e la sua devozione al gioco lo rende un “quarantenne splendido” che non concepisce riposo o turnover. La sua incredibile longevità e l’influenza in campo sono al centro dell’attenzione in questa sosta per le nazionali.


OBIETTIVO QUINTO MONDIALE
Questa sera a Praga, Modric guiderà la Croazia in una gara cruciale per le qualificazioni al suo potenziale quinto Mondiale. La Croazia si trova in testa al Gruppo L, con una partita in meno e una differenza reti nettamente superiore rispetto alla Repubblica Ceca, grazie anche al 5-1 inflitto nel match d’andata. Un risultato in cui Modric ha contribuito con un rigore, a dimostrazione della sua centralità. La Repubblica Ceca, che non perde in casa dal 2022, è costretta a vincere, mentre alla Croazia, che celebrerà le 100 panchine del CT Dalic, basterebbe anche un pareggio, vista la facilità dei prossimi impegni.


NUMERI DA FENOMENO
La fotografia dei numeri di Modric è impressionante: a breve raggiungerà le 200 presenze in nazionale, un traguardo toccato finora solo da Cristiano Ronaldo. Negli ultimi 16 mesi, Modric ha giocato 13 delle 15 partite della Croazia, rimanendo in campo per l’83% dei minuti totali (1.132 su 1.350). Con il Milan, ha riposato solo in Coppa Italia, giocando ben il 95% dei minuti in campionato (513 su 540). Una presenza costante e un rendimento che superano ogni aspettativa.


L’AMMIRAZIONE DI DALIC
Il CT croato Zlatko Dalic non nasconde la sua sincera ammirazione: «Luka continua a sorprenderci. Penso anche a ciò che sta facendo al Milan, ha sollevato l’intera squadra portandola su una dimensione più elevata. Gioca sempre e sempre per 90 minuti, una cosa che va oltre le più ottimistiche aspettative. Luka ha ripreso a mostrare la sua forza, il suo carattere, la sua qualità. Posso solo sperare che resti sano, perché sarà utilissimo tanto a noi come al Milan»


Le parole di Dalic riflettono la percezione generale: Modric è il regalo più grande che l’estate ha portato a squadre come il Milan, capace di infondere una nuova vitalità e leadership. Il suo impatto, il suo carisma e la sua capacità di trascinare i compagni lo rendono una figura leggendaria, ancora pienamente al centro del palcoscenico calcistico mondiale, pronto a inseguire nuovi traguardi.

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Lazio, Vecino verso il recupero: la sosta restituisce a Sarri un’opzione chiave a centrocampo

Lazio, Vecino pronto al rientro in campo: dopo la sosta il tecnico Maurizio Sarri ritrova una pedina fondamentale

La pausa del campionato rappresenta un momento prezioso per la Lazio di Maurizio Sarri. Dopo un avvio di stagione ad alta intensità, il tecnico può sfruttare questo intervallo non solo per ricaricare le energie dei giocatori rimasti a Formello, ma anche per favorire l’inserimento di chi non ha ancora trovato un ruolo stabile nel progetto biancoceleste.

Vecino verso il rientro

L’assenza di Matias Vecino, che ha pesato a lungo sulle scelte di Sarri, sembra vicina alla conclusione. L’uruguaiano, fermato da uno stiramento estivo, sta completando un percorso di recupero graduale e potrebbe tornare tra i convocati già nella trasferta di Bergamo contro l’Atalanta. Il suo ritorno, atteso da settimane, darebbe al tecnico la possibilità di ripristinare il centrocampo a tre, soluzione che Sarri ha spesso accantonato proprio per la mancanza di alternative affidabili.

Gli altri infortunati

  • Boulaye Dia: fermato da un trauma alla caviglia destra, la stessa che lo tormenta da tempo. Sta seguendo un programma di fisioterapia e punta a rientrare dopo la prossima sosta di novembre.
  • Nicolò Rovella: ha scelto di non operarsi per la pubalgia, proseguendo con terapie conservative. Anche lui resterà fuori fino a novembre.
  • Mattia Zaccagni: lo stop più pesante. L’esterno resterà ai box per 20-30 giorni. Sarri dovrà ridisegnare le gerarchie sulle fasce, alternando Cancellieri e Isaksen, con Pedro e Noslin pronti a dare il loro contributo.
  • Samuel Gigot: reduce da un’operazione alla caviglia, ha iniziato la riabilitazione. Il suo obiettivo è tornare disponibile a gennaio, mentre la società valuta anche una sua possibile cessione per recuperare parte dell’investimento estivo.

In sintesi, la sosta offre a Sarri l’occasione di recuperare pedine fondamentali e di riorganizzare la squadra in vista di un calendario fitto e impegnativo.

Magnani: «Reggiana scelta di vita, l’obiettivo è la salvezza. Il Palermo è la big della B, vederlo promosso in A mi farebbe felice»

Magnani, difensore centrale della Reggiana, si racconta: «Reggiana scelta di vita, l’obiettivo è la salvezza. Il Palermo è la big della B»

Giangiacomo Magnani, difensore centrale è tornato alla Reggiana, lasciando il Palermo per motivi personali. Un ritorno al campo, sabato scorso contro il Cesena, nel giorno del suo 30° compleanno, che ha avuto il sapore della rinascita e della vittoria. Ecco la sue parole al Corriere dello Sport.


RITORNO IN CAMPO E VITTORIA – «Sapevo che avrei ritrovato il campo. Esordire con un successo a Cesena non era scontato. Vale tanto aver giocato e tantissimo aver vinto».
LA SOSTA É UN’OCCASIONE – «Vero, contiamo molto su questa pausa per recuperare qualche infortunato. Abbiamo assenze pesanti e a me dà 2 settimane in più per lavorare. Va sfruttata, ci può fare solo bene».
REGGIANA SCELTA DI VITA – «Ho sempre avuto l’idea di vestire la maglia granata prima o poi dopo le giovanili. Il mio arrivo è per motivazioni familiari, ho messo davanti a tutto un grave problema di salute in famiglia. Avvicinarmi era fondamentale».
PALERMO FAVORITO – «Sì, è organizzato e molto forte con dei rivali di spessore. Faccio il tifo per loro e colgo l’occasione per ringraziarli, dicendogli che sono al loro fianco. L’ho capito subito che è una corazzata scendendo dall’aereo. Ci sono idee, società, organizzazione e ambizione, in una piazza che spinge al di là di tutto. Hanno un tecnico di livello, un organico e un popolo che merita la A. Non vedo l’ora che ci arrivi».
IL SOGNO DELLA A – «È sempre il sogno di un giocatore, ho avuto la fortuna di farla per tanti anni. A Palermo voleva dire scendere per risalire, non tanto per il raggiungimento di un traguardo personale ma tornarci facendo parte di qualcosa d’importante. Sarebbe stato il più grande obiettivo, sarei felicissimo di vederli in A e ritrovarli mi renderebbe felice».

Mercato Inter, nerazzurri al lavoro per il dopo Sommer: spunta uno nome a sorpresa dalla Germania

Mercato Inter, caccia al nuovo portiere: dalla Germania il profilo a sorpresa per il dopo Sommer. Tutti i dettagli

In vista della prossima sessione di calciomercato estivo, l’Inter ha già iniziato a pianificare le proprie mosse. La dirigenza nerazzurra, guidata da Giuseppe Marotta e Piero Ausilio, sta valutando con attenzione alcuni ruoli chiave, tra cui quello di portiere. L’attuale numero uno, Yann Sommer, estremo difensore svizzero classe 1988, potrebbe infatti lasciare Milano al termine della stagione, aprendo un vuoto importante tra i pali.

Atubolu, il profilo che intriga l’Inter

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, uno dei nomi più caldi è quello di Noah Atubolu, portiere tedesco di 23 anni in forza al Friburgo. Considerato uno dei prospetti più interessanti della Bundesliga, Atubolu si è distinto per reattività, sicurezza nelle uscite e abilità nel parare i rigori. Le sue prestazioni gli sono valse anche la convocazione nella nazionale maggiore della Germania, un riconoscimento che ne certifica la crescita a livello internazionale.

Clausola accessibile e concorrenza europea

Il contratto che lega Atubolu al Friburgo scadrà nel 2027, ma – come rivelato da Sky Deutschland – il giocatore dispone di una clausola rescissoria compresa tra i 15 e i 16 milioni di euro. Una cifra considerata abbordabile per un portiere del suo livello, che potrebbe rendere l’operazione particolarmente appetibile per l’Inter. Sul giocatore ci sarebbe anche l’interesse dell’Eintracht Francoforte, ma i nerazzurri sembrano intenzionati a muoversi con decisione per anticipare la concorrenza.

Le strategie nerazzurre

Nonostante le voci sul possibile addio di Sommer, l’Inter non ha ancora preso una decisione definitiva. Tuttavia, la dirigenza è consapevole dell’importanza di individuare il profilo giusto per garantire continuità e solidità a una squadra che punta a restare competitiva in Italia e in Europa.

Con Atubolu nel mirino, i nerazzurri potrebbero piazzare un colpo mirato in un reparto cruciale, assicurandosi un portiere giovane, affidabile e con ampi margini di crescita.

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Champions League, l’Uefa punta ai 6 miliardi. Dal 2027 ci sarà la rivoluzione dei diritti tv! I dettagli

Champions League, dal 2027 ci sarà la rivoluzione dei diritti tv. Arrivano i colossi dello streaming globale e nuovi pacchetti

L’UEFA ha messo nero su bianco la sua ambiziosa strategia per incrementare i ricavi delle coppe europee a partire dal ciclo 2027-2030. L’obiettivo è passare dagli attuali 4,4 miliardi di euro incassati nel 2024-25 a ben 6 miliardi a stagione, con la possibilità di raggiungere anche i 6,5 miliardi. Questo traguardo verrà perseguito senza modificare l’attuale format (almeno fino al 2030), ma attraverso una significativa espansione verso le piattaforme di streaming globali, con Netflix che sembra essere la più interessata, ma anche Apple, Disney e Amazon potrebbero entrare in gioco. Inoltre, verranno massimizzati i proventi dalle sponsorizzazioni, personalizzando i led a bordo campo in tutti i Paesi e aree geografiche. Ecco l’analisi de La Gazzetta dello Sport.


Un nuovo piano
Il comunicato di Nyon conferma che «l’Uc3, la joint venture tra Uefa ed Efc, ha approvato la propria strategia commerciale per il ciclo 2027-2033 delle competizioni europee per club maschili». La prima notizia è che, con un piano di vendita già pronto, il formato attuale (il girone unico a 36 squadre) non verrà toccato non solo fino al 2027, ma anche per il ciclo successivo o addirittura i due successivi, fino al 2033. Resta il piccolo dubbio che per il 2030-2033 i contratti possano prevedere una clausola per un eventuale cambio di format.
La seconda novità significativa è l’allargamento dell’orizzonte di vendita dei diritti TV da tre a un massimo di sei anni, a seconda del Paese. L’obiettivo è una pianificazione a più lungo termine che faciliti investimenti importanti e permetta agli acquirenti di ammortizzare meglio le cifre messe sul tavolo. Una crescita significativa delle revenues è attesa anche dall’estero, in particolare da oltre Oceano.


Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi, l’UEFA ha studiato il frazionamento della Champions League in più pacchetti, il cosiddetto “spezzatino”. L’intenzione è coinvolgere le grandi piattaforme di streaming globali, con dettagli sui pacchetti proposti che verranno rivelati nei prossimi giorni. Tra le opzioni, ci sarebbe quella di vendere una singola gara al giorno, magari il big match del martedì o del mercoledì, a un unico “player” in tutto il mondo o in più Paesi, sul modello di DAZN con la Coppa del Mondo per club FIFA. Rispetto alle trattative per il triennio 2024-27, ci saranno più pacchetti e meno possibilità di acquistare una fetta quasi totale delle coppe, richiedendo l’interesse di un maggior numero di broadcaster.


Aumenta il gap

Questi cambiamenti, però, sollevano preoccupazioni sulla competitività e sull’equilibrio. La “torta” più grande, infatti, favorirà inevitabilmente i top club europei, intenzionati a prendersi la fetta maggiore dei nuovi proventi e ad aumentare il divario rispetto alle squadre medio-piccole. A medio-lungo termine, il divario di fatturato tra chi gioca con costanza la Champions e chi non la gioca mai rischia di diventare incolmabile, con tanti saluti all’equilibrio dei campionati nazionali. L’asse tra UEFA ed Efc è rafforzato dall’accordo con Relevent Football Partners, nominata agenzia globale di marketing e vendite. Sullo sfondo, ma neanche troppo, rimane la battaglia per la suddivisione dei ricavi, con la UEFA che vorrebbe aumentare la cifra destinata ai premi di Europa League e Conference League, oltre alla solidarietà per i club non impegnati nelle coppe, ma per il “fronte del no” questo piano non basta a ridurre le disuguaglianze.

Edy Reja: «Gasperini innovatore come Sacchi, non è stato capito fino in fondo. I più forti allenati Pirlo e Klose»

Edy Reja, l’intervista alla Gazzetta: «Gasperini innovatore come Sacchi. Capello, De Laurentiis, Lotito: vi dico tutto»

Edy Reja, festeggia oggi 80 anni. Ha allenato fino a due anni fa e oggi apre la valigia dei ricordi con La Gazzetta dello Sport.


FESTA DI COMPLEANNO
– «E come tradizione festeggerò il compleanno alla Barcolana (la kermesse velica che si svolge ogni anno in questo periodo a Trieste, ndr). L’ho sempre fatto, tranne quando allenavo l’Albania, perché la data del compleanno coincideva con gli impegni delle nazionali».
IL RIMPIANTO DI UN QUASI SCUDETTO COL CAGLIARI – «Sì, io andai a Palermo, dove vissi una bellissima esperienza di vita e calcistica, ma… Mi stavo trasferendo al Cagliari, l’anno prima dello scudetto. All’ultimo momento ci fu un’offerta più alta del Palermo e Mazza mi cedette a loro. Avrei potuto diventare campione d’Italia con Riva…».
NAPOLI – «Partimmo dalla C e arrivammo in Uefa. Lanciammo giocatori come Hamsik e Lavezzi. Fu l’inizio di un ciclo che dopo tanti anni ha portato quella società a vincere due scudetti. Mi dimisi un paio di volte, ma poi tutto rientrò nel giro di 24 ore con una semplice telefonata. Il presidente è fatto così. Ma è un uomo straordinario e un manager incredibilmente bravo. Ha fatto e continua a fare cose straordinarie».
LOTITO – «Altro manager bravissimo. A Roma molti tifosi non lo amano, ma ciò che ha fatto per il suo club è notevole. Anche con lui qualche scontro c’è stato, ma tutto è rientrato subito».
DOPO LA LAZIO, L’ATALANTA – «Collezionai un quarto e un quinto posto (il quarto è il suo miglior risultato in A, ndr), ma in entrambi i casi fallimmo d’un soffio la Champions, in uno per la differenza reti… Poi c’è Percassi: grande imprenditore, grande conoscitore di calcio, essendo un ex giocatore. Ha costruito un miracolo all’Atalanta. Già. Ma poi è stato fondamentale l’arrivo di Gasperini. Che consigliai io a Percassi. Loro stavano trattando con Maran. Gasperini lo avevo avuto come giocatore a Pescara ed ero convinto potesse essere la persona giusta».
GASPERINI É UN INNOVATORE – «Di più. Io penso che quello che ha fatto non è stato capito fino in fondo. Lui è stato un innovatore al pari di Sacchi. Ha portato un nuovo modo di giocare. All’estero lo hanno studiato attentamente e poi copiato. Farà bene anche con la Roma».
I PIU’ FORTI ALLENATI – «Ne dico due. Pirlo, che ho lanciato in B a Brescia quando aveva 18 anni. E Klose, calciatore di una forza mentale e di una professionalità inimmaginabili. Quello che avrebbe potuto fare di più? Matuzalem. Classe cristallina, da vero fuoriclasse. La testa però non era da atleta».

Caprile Cagliari, l’intervista al portiere: «Siamo partiti bene ma il campionato è lungo. Fa piacere sentirsi accostati a top club ma la mia testa…»

Caprile Cagliari, parla il portiere rossoblù: «Siamo partiti bene ma il campionato è lungo. Fa piacere sentirsi accostati a top club»

Il Cagliari di Fabio Pisacane continua la preparazione in vista della prossima sfida di campionato contro il Bologna. Al CRAI Sport Center la squadra lavora con intensità, alternando esercitazioni fisiche e tattiche per arrivare pronta all’appuntamento.

Nel frattempo, il portiere Elia Caprile – classe 2001 e tra i protagonisti di questo avvio di stagione – ha concesso una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale ha parlato della propria crescita personale, del rapporto con il gruppo e delle ambizioni che i rossoblù coltivano per il prosieguo del campionato. Le sue parole:

BILANCIO – «Siamo partiti bene e dobbiamo darcene atto perché i punti raccolti finora sono una buonissima prova. Però il campionato è lungo e bisogna restare concentrati sull’obiettivo. Centrare la salvezza il prima possibile è la priorità».

AVVIO CAMPIONATO – «Lavoro quotidianamente per diventare la miglior versione di me stesso dentro e fuori dal campo. Sono quindi contento, ma è solo la prima parte del torneo».

IMPRESSIONI SERIE A – «Il livello si è alzato. Le proprietà straniere che sono entrate in diverse società hanno iniettato investimenti e hanno portato a un livello superiore la Serie A. E’ un plus per tutti avere un torneo più competitivo. Però non contano solo i soldi per fortuna…».

PISACANE – «La società ha affidato a Fabio Pisacane la squadra: un allenatore giovane, all’esordio con una prima squadra che si sta dimostrando preparato e credibile con la sua proposta di calcio. Conosce bene le dinamiche dello spogliatoio, ha portato principi di gioco nuovi e noi ci fidiamo di lui».

VALUTAZIONE MERCATO – «Fa piacere sentirsi accostati a top club. Però la mia testa è sul Cagliari, sono concentrato ad aiutare tutti nel raggiungimento della salvezza».

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA DI CAPRILE SU CAGLIARINEWS24

Inter, Chivu accelera l’inserimento di Luis Henrique e Diouf. Un investimento da 50 milioni che non ha ancora ripagato

Inter, il tecnico Chivu accelera l’inserimento di Luis Henrique e Diouf. Un investimento da 50 milioni che però…

La sosta del campionato, seppur arrivata in un momento di buona intensità per l’Inter, porta con sé benefici notevoli. Questo periodo di stop si presenta come un’opportunità cruciale: da un lato, per rigenerare le energie di chi è rimasto ad Appiano Gentile; dall’altro, per accelerare il percorso di inserimento di quei calciatori che non hanno ancora trovato una collocazione stabile nel progetto tecnico dell’allenatore rumeno, Chivu.

Il Corriere della Sera analizza la situazione, concentrandosi soprattutto su due elementi. Il lavoro di questi giorni, compreso il test amichevole contro l’Atletico Madrid a Bengasi (dove l’Inter volerà oggi), servirà in particolare per aiutare Chivu a incastonare nel suo mosaico sia Luis Henrique che Andy Diouf. I due, arrivati a Milano nel corso dell’estate per una cifra complessiva che sfiora i 50 milioni di euro, rappresentano un investimento in prospettiva, ma dal quale ci si attendono risposte importanti già nell’arco di questa stagione. Nell’ambiente c’è chi si chiede se non si potesse impiegare diversamente quel budget, tutt’altro che trascurabile considerando il margine nelle mani della dirigenza. Sono giudizi che derivano da un avvio di stagione in cui l’impatto non è stato di certo clamoroso per entrambi. C’è ancora tempo però per far ricredere gli scettici: la full immersion prima delle tre delicate trasferte con Roma, St. Gilloise e Napoli deve servire proprio in quest’ottica.


Il brasiliano e il francese, va detto, sono però giunti a un livello diverso nel percorso cominciato dal loro arrivo. Luis Henrique ha avuto la possibilità di mettersi a disposizione del gruppo già dal Mondiale per Club. Arrivato addirittura due giorni prima dell’ufficialità di Chivu, anche in via precauzionale legata al timore di perdere Dumfries per la clausola da 25 milioni, ha iniziato poi un lavoro tattico dal quale è passato anche l’olandese ai tempi. A Cagliari ha avuto la sua prima chance da titolare: per avere spazio con maggiore continuità dovrà garantire anche un certo lavoro in copertura, imprescindibile per gli esterni in una mediana a cinque. Per Diouf, invece, il momento dell’esordio dal primo minuto non sembra ancora così imminente.


Il francese, abituato a giocare in Ligue 1 in una mediana a due, ha davanti a sé una strada più in salita nella prospettiva di un’evoluzione tattica fino a trasformarlo in una mezzala da centrocampo a tre. Resta la sensazione che per loro sarebbe stato meno traumatico inserirsi nel 3-4-2-1 che a un certo punto si credeva fosse la meta da inseguire. Saggio però da parte dell’allenatore decidere di non toccare nulla dopo le risposte arrivate soprattutto da alcuni senatori. La sosta, quindi, diventa fondamentale per affinare i meccanismi e permettere a questi giovani talenti di esplodere, giustificando l’ingente investimento e offrendo a Chivu nuove soluzioni tattiche.

Bologna, ecco cosa farà Italiano durante la sosta. I nazionali in giro per il mondo e i giocatori vogliono…

Bologna, ecco cosa farà Italiano nella sosta. I nazionali in giro per il mondo e i giocatori che vogliono convincere l’allenatore ad avere più spazio

La pausa per le nazionali si trasforma in un’occasione preziosa per il Bologna di Vincenzo Italiano, specialmente per chi è rimasto a Casteldebole. Nel gruppo di calciatori che attendono il rientro dei compagni, spiccano nomi come Federico Bernardeschi, Jonathan Rowe e Nadir Zortea. I nuovi arrivati dell’ultima sessione di mercato sono ansiosi di guadagnarsi sempre più spazio e fiducia, e per loro si prospetta una decina di giorni di lavoro specifico per migliorare condizione fisica, ritmo partita e intesa con la squadra. L’obiettivo è chiaro: arrivare più pronti alla ripresa della Serie A, perché la voglia non manca, e ora c’è il tempo per affinare ogni dettaglio.


Il lavoro di Italiano
Oggi i calciatori rossoblù che non sono stati convocati dalla propria nazionale si ritroveranno a Casteldebole. Vincenzo Italiano ha dato appuntamento in mattinata e da subito ricomincerà a lavorare sull’aspetto atletico e tecnico. Di solito, durante queste pause, l’allenatore del Bologna ne approfitta per fare un richiamo di preparazione fisica e per curare quei dettagli, anche individuali, che non si riescono a sistemare quando si giocano partite ogni tre o quattro giorni. Quando il calendario è fitto di impegni, non ci si può soffermare troppo sulle sottigliezze, anche se a volte sono proprio quelle a fare la differenza.


E allora questa sosta diventa un’occasione importante per tutti quelli che sono rimasti in città. Anche Castro e Dallinga, Fabbian, Casale e Miranda dovranno prepararsi e arrivare al meglio della forma al prossimo tour de force della seconda metà di ottobre. È il momento giusto per spingere. Dai loro allenamenti di questi giorni dipenderà il modo in cui il Bologna ripartirà a Cagliari in campionato e in Europa League contro lo Steaua Bucarest. Infatti, alcuni dei nazionali potrebbero tornare stanchi e aver bisogno di un turno di riposo, e la profondità della rosa sarà fondamentale.

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I Nazionali in giro per il mondo
L’ultimo a tornare in città sarà come sempre Lucumi, impegnato oltreoceano con la sua Colombia. Il difensore centrale ricomincerà ad allenarsi a Casteldebole a soli due giorni dalla gara contro il Cagliari. Ma altri undici rossoblù, anche se rientreranno un po’ prima, potrebbero aver bisogno di rifiatare. Già oggi cominceranno i loro primi impegni in giro per il mondo. Le prime nazionali a scendere in campo in giornata saranno la Scozia di Ferguson, la Polonia di Skorupski, la Croazia di Moro che affronterà la Repubblica Ceca di Vitik. Spingeranno loro sul campo internazionale, ma spingeranno anche i compagni rimasti a Bologna, tutti concentrati a massimizzare questa pausa per il bene della squadra.

De Zerbi: «Il calcio è un lavoro pesante, ma non è vero che io alleni per me stesso! Marsiglia, Milan, Gasperini, la Serie A: ecco cosa penso»

De Zerbi a tutto tondo: «Il calcio è un lavoro pesante. Marsiglia, Milan, Gasperini, la Serie A: ecco cosa penso. Vi racconto…»

Il Corriere della Sera oggi propone una lunga intervista a Roberto De Zerbi, l’allenatore che sta incantando l’Europa con il suo calcio propositivo e rivoluzionario. Dopo aver lasciato un’impronta indelebile con il suo Brighton in Premier League, l’ex tecnico del Sassuolo ha accettato la sfida del Marsiglia, una delle piazze più calde e appassionate di Francia.


LA TENSIONE EMOTIVA – «Mi ha tolto e dato. Mi nutrivo di quella motivazione: è stata un motore ma anche un freno perché quando sono riuscito a sistemare la mia famiglia ho avuto un down motivazionale. Ma quel modo di vedere il lavoro mi è rimasto dentro, come una spinta».
IL RAPPORTO CON I GIOCATORI – «Ho fatto gli ultimi anni di carriera in Romania, lontano dalla famiglia. Poi ho iniziato ad allenare e mi sono perso l’infanzia e l’adolescenza dei miei figli. Con i giocatori e lo staff cerco un rapporto: se oltre a rispetto e stima c’è anche l’affetto è un mix esplosivo. Cerco una connessione, anche con l’ambiente».
FA CORRERE I GIOCATORI ALLE 5 DI MATTINA PER SUPERARE LA PAURA DEL VELODROME – «Probabilmente è stata la cosa più bella che ho fatto, quella più vicina a me come persona: ho ascoltato e compreso il malessere dei ragazzi, che in casa non riuscivano a rendere. Ho fatto qualcosa di forte, per farli conoscere tra di loro. E poi ho fatto tre riunioni: in una tiravamo fuori i sentimenti negativi che avevamo al Velodrome; il giorno dopo ogni giocatore ha raccontato i valori in cui si identifica, li abbiamo scritti e appesi; poi abbiamo mostrato un video sui tifosi al Velodrome, per far loro capire chi hanno davanti».
IL MILAN – «Il settore giovanile del Milan era una scuola. Maldini, Baresi, Tassotti e tutti quei grandi giocatori mi hanno insegnato l’etica nel calcio, il valore dell’allenamento, il fatto di allenarti più forte dopo una vittoria, il rispetto dentro a un gruppo, a partire dagli orari. Io mi sento un figlio di Milanello, del Milan, quello vero»
DICONO CHE ALLENI PER SE STESSO – «L’ho già dimostrato tante volte che non alleno per me stesso, anzi. Amo i giocatori forti e li voglio. E credo che il calciatore conti più dell’allenatore per i risultati. Ero un numero 10: non potrei mai togliere valore al calciatore».
HA LIMATO IL DIFETTO NEI RAPPORTI COL CLUB – «Non lo so. Credo di non investire tanto tempo nel rapporto con i dirigenti. Ma a Marsiglia con il presidente Longoria e il direttore Benatia ho costruito forse il rapporto più bello di sempre».
IL RAPPORTO CON I TALENTI DIFFICILI – «Di solito hanno una sensibilità spiccata. L’allenatore deve aiutarli e capirli, ma il primo passo deve farlo il giocatore. Il mio rimpianto più grosso è l’uruguaiano Schiappacasse, al Sassuolo. Non sono riuscito a tirargli fuori niente, poi ho saputo dell’arresto per detenzione di arma da fuoco».
IL CALCIO É UN LAVORO PESANTE – «Io nel calcio non devo starci per forza. Ma ci voglio stare a modo mio, ad esempio riuscendo a tirare sempre fuori le qualità dei giocatori».
SI DA’ TROPPO PESO AGLI ALLENATORI – «Sì. Però allora quando va male non deve essere solo colpa nostra. In area, il d.s e il presidente contano più dell’allenatore. Poi è chiaro che il tecnico deve racchiudere tante caratteristiche, di 7-8 lavoratori. E un grande allenatore deve essere altruista, generoso».
AVEVA MAI VISTO UNA RISSA COME QUELLA TRA RABIOT E ROWE – «Mai. E io vengo dalla strada. Ma ci ha fatto bene, perché la società ha scelto di fare a meno di Rabiot, che non ha voluto fare un passo indietro».
LA SERIE A – «Sono contento per Gasperini, che all’Inter pagò colpe non sue: un po’ tifo per lui, perché gli avevano dato l’etichetta che non poteva sedersi su una grande panchina. E invece può stare ovunque. Il Napoli è più che vivo, l’Inter è forse ancora la più forte, il Milan sta giocando bene. È bello vedere tanta competitività»
A CHI DEVE DIRE GRAZIE – «A tante persone. Da mio padre che mi ha portato allo stadio, a mia mamma laureata in Lettere che mi ha obbligato a studiare. Poi il Milan. E da allenatore, tutti i miei giocatori, perché attraverso di loro viene fuori il mio pensiero. Il succo del nostro lavoro è questo»

Plusvalenze Napoli, Corbo (Tuttosport): «I tifosi della Juve hanno il diritto a certe risposte. Perché due pesi e due misure?»

Plusvalenze Napoli, Corbo (Tuttosport) analizza: «I tifosi della Juventus hanno il diritto a certe risposte». Tutti i dettagli

La decisione di non riaprire il processo sportivo sul Napoli per il caso Osimhen non sorprende, ma, come sottolinea Cristiano Corbo nell’editoriale di Tuttosport, «non bisogna smettere di porsi certe domande. O almeno di pretendere dei perché, di farlo adesso con più forza, di prendere il caso Osimhen e di utilizzarlo come mezzo per arrivare a una verità più concreta. Legittimamente auspicata da tutti i tifosi juventini».


L’autore evidenzia una marcata «doppia velocità di esecuzione» e una «sensazione persistente di inequità» che pervade il sistema della giustizia sportiva italiana. Il confronto con la vicenda della Juventus è impietoso: «perché, in una situazione analoga, certamente sovrapponibile, la Juventus è stata invece decapitata, con un impatto tremendo e distruttivo sul bilancio e un danno da oltre 100 milioni?». Ci si interroga sulla differente rilevanza delle prove e sulle motivazioni dietro queste disparità di trattamento.


Corbo esprime la frustrazione di una tifoseria bianconera che, dopo aver «raccolto i cocci», vede una «porta chiusa già a chiave per evitare di mostrare le crepe di un sistema che rischia (nuovamente) di fare acqua da tutte le parti». Questa sensazione genera «impotenza» e «ruggine sulla fiducia», alimentando il sospetto che sia «tutto deciso a monte»
L’editoriale critica l’assenza di spiegazioni logiche. Un giorno, si auspica ironicamente, «spiegheranno il motivo per cui operazioni con un peso specifico del 3,5% sul bilancio risultino comunque più gravi di un colpo con un’incidenza di circa il 30% sui conti altrui». L’autore suggerisce che, forse, in passato «c’era più probabilmente un nemico da abbattere; oggi no, di sicuro non c’è più». E così, elementi come «i massimi sistemi, i numeri gonfiati, i pizzini e i libri neri, le chat – lì sì, rilevanti – e le telefonate, sono palloni da sgonfiare e non macigni da scagliare. Altri pesi e altre misure».


La mancanza di trasparenza e di una comunicazione chiara è un «gran peccato, non è mica un’accusa», ma evidenzia una profonda crepa nella percezione della giustizia sportiva. L’editoriale si chiude con una domanda diretta: «Pertanto, perché? C’è una tifoseria ancora in attesa», una domanda che riassume il senso di smarrimento e l’esigenza di chiarezza che attanaglia non solo i tifosi juventini, ma l’intero sistema calcistico.

Ambrosini si racconta: «Juve Milan? Se conti le occasioni da gol ne ha create più il Milan. Leao? È il grande interrogativo di questo momento. Su Modric dico questo…»

Massimo Ambrosini si racconta alla Gazzetta: «Juve Milan? Se conti le occasioni da gol ne ha create più il Milan. Su Leao…»

Massimo Ambrosini, ex capitano del Milan e oggi opinionista DAZN, ha analizzato con grande attenzione su La Gazzetta dello Sport la situazione del club rossonero. Colpito in particolare dalla leadership di un fuoriclasse, Ambrosini non lesina consigli e paragoni illustri.


IL PARI CON LA JUVE: BENE O MALE? – «Non è obbligatorio scegliere (sorride, ndr). Se vai a contare le occasioni da gol ne ha create più il Milan, che è andato più vicino al successo».
LE PRIME 6 GIORNATE – «Mi è piaciuta perché ha un ottimo spirito e una notevole organizzazione. La conferma arriva dai gol subiti: l’ultimo su azione è stato la rovesciata di Bonazzoli alla prima giornata… Se non sei solido, non riesci a tenere la porta imbattuta in quattro delle prime sei gare di campionato. La mano di Allegri si vede chiaramente».
LEAO CENTRAVANTI – «È il grande interrogativo di questo momento. Il mister ha ragione quando dice che Leao qualche movimento da prima punta lo fa: il diagonale di destro, su lancio di Modric, parato da Di Gregorio, arriva dopo un bel taglio. Il centravanti però deve anche giocare spalle alla porta… Leao ci riuscirà? E poi c’è il tema della coesistenza con Pulisic: devono imparare a gestire gli spazi perché entrambi amano allargarsi sulla sinistra e così rischiano di ‘svuotare’ l’area di rigore»
LEAO DEVE ADATTARSI – «Di fronte a sé ha una grande opportunità: il Milan in questa stagione ha tracciato una linea per quel che riguarda lo spirito e l’atteggiamento da tenere in campo e lui deve adeguarsi. Tecnicamente non si discute, ma tatticamente deve lavorare, adattarsi. E poi deve tirar fuori predisposizione al sacrificio, rabbia agonistica e cattiveria»
ALLEGRI RIUSCIRA’ A CONVINCERLO – «Ci tengo a sottolineare che Leao ha qualità straordinarie e va concesso a un calciatore soprattutto del suo livello di rimanere con la propria indole e le proprie caratteristiche di base. Ciò premesso, ha il dovere di sforzarsi per aiutare la squadra. Dare un giudizio definitivo e sostenere che non può fare il centravanti sarebbe sbagliato perché ha giocato due spezzoni di partita con una condizione fisica non ottimale. Certo un dubbio sull’adattabilità al nuovo ruolo resta anche a me. Vedremo presto».
IL MILAN É DA SCUDETTO – «Con questo spirito e senza infortuni agli elementi chiave, può lottare fino alla fine. L’Inter però ha ripreso a camminare forte e a macinare gioco come nelle corde della squadra. I nerazzurri sono forti e anche il Napoli è migliorato grazie al mercato»
MODRIC RICORDA PIRLO – «Per il carisma e le vibrazioni che trasmette quando è in campo, dico che il croato è più simile a Paolo Maldini. Andrea è stato unico nel panorama mondiale per come ha interpretato dal punto di vista tecnico il ruolo, ma per le sensazioni che Modric dà in campo, per come contagia e trascina i compagni con la sua presenza, lo paragono a Paolo, il mio grande capitano»
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Kovacevic dice tutto: «Tudor è una bella persona: schietta, sincera, leale. Un grandissimo uomo spogliatoio, un leader nato. La mia Juve…»

L’ex attaccante della Juventus Darko Kovacevic si racconta a Tuttosport: «Tudor è una bella persona: schietta, sincera, leale. Un uomo spogliatoio»

Darko Kovacevic, ex attaccante della Juventus tra il 1999 e il 2001, oggi figura chiave nell’organigramma dell’Olympiacos come uomo mercato, conserva un legame indissolubile con i colori bianconeri. Nonostante la sua attuale posizione dirigenziale, il ricordo degli anni a Torino lo emoziona ancora, rievocando un periodo in cui si è fatto valere in un reparto offensivo stellare, sgomitando con campioni del calibro di Del Piero, Inzaghi e Trezeguet. Un’esperienza che gli ha lasciato splendidi ricordi e una profonda comprensione della mentalità vincente. Ecco la sua intervista a Tuttosport.


TUDOR LEADER NATO
– «Igor è una bella persona: schietta, sincera, leale. Un grandissimo uomo spogliatoio, un leader nato. Lui arrivò alla Juve in un periodo in cui, nel suo ruolo, c’erano tanti giganti. Non era facile emergere, ma lui non ha mai mollato e nel tempo si è fatto apprezzare sia da Ancelotti che da Lippi successivamente.”
SORPRENDE VEDERLO ALLENATORE – «In parte sì: è sempre stato capace di unire il gruppo, aveva capacità gestionali persino da giocatore. Sapeva farsi apprezzare e rispettare da tutti, veniva ascoltato persino in un gruppo di mostri sacri. Non mi stupisco che i giocatori della Juve ne parlino bene, in tanti enfatizzano l’entusiasmo che si respira dentro l’ambiente».
COSA MANCA ALLA JUVE – «Ci vuole un po’ di tempo, la stagione è appena cominciata. Non dimentichiamoci di due cose: la Juve non ha ancora perso ed è a -3 dal primo posto. Tutti hanno perso punti»
L’ATTACCO IN DIFFICOLTA’ – «Non darei così tanto risalto a questo aspetto. Se David segna contro il Milan e non scivola in area, parleremmo degli stessi temi oggi? Un attacco così, con questa qualità, si riprenderà senza dubbio. La Juve ha un gioiello come Yildiz e tre attaccanti di livello mondiale come David, Vlahovic e Openda. Tudor sa come gestirli. L’anno scorso ha preso i bianconeri e li ha portati in Champions League: la stagione è iniziata da un mese e mezzo: merita fiducia»
YILDIZ E MOUZAKITIS – «Parliamo di due talenti straordinari, due giocatori di cui si parla già oggi, ma che si prenderanno la scena dei prossimi anni. L’Olympiacos ha respinto un’offerta da 40 milioni del Brighton per Mouzakitis: significa che crediamo fermamente nelle potenzialità di questo ragazzo e riteniamo che possa ancora crescere. Ha 18 anni, ma ha la maturità di un trentenne. Parliamo di un gioiello, con una capacità di gestione del pallone straordinaria. Rarissima in Europa nei giocatori della sua età»
LA SUA JUVE – «Del Piero e Inzaghi: da loro ho imparato tantissimo. Mi hanno lasciato un bagaglio pazzesco, ho cercato di rubare il mestiere da entrambi. Il mio periodo alla Juve è stato bellissimo: ho capito che cosa significa avere una mentalità vincente. E il segreto è racchiuso nella forza del gruppo, ma anche nella capacità del club di saper sempre fare scudo su tutto. Ma c’è un idolo che per me resta intoccabile degli anni passati a Torino: Zinedine Zidane. Non ho mai più visto nessuno con la sua classe, con la sua straordinaria abilità nel rendere facili le cose impossibili. Era di un livello inarrivabile, sono stato fortunato ad aver giocato con lui»

Fiorentina, le fasce non funzionano. Dodo e Gosens sono in difficoltà, Pioli prepara le alternative

Fiorentina, le fasce non vanno. Dodo e Gosens ora sono in difficoltà, il tecnico Pioli prepara le alternative. Tocca a Fortini e Parisi?

La Fiorentina versione 2024-2025 aveva riposto grandi speranze nelle sue “ruote motrici” sulle fasce: Dodo a destra e Gosens a sinistra. Entrambi, protagonisti di ottime stagioni passate nei rispettivi ruoli, avrebbero dovuto garantire spinta e qualità. Tuttavia, a inizio campionato, queste ruote appaiono sgonfie, contribuendo a un rendimento altalenante della squadra viola. Ecco l’analisi della situazione secondo il Corriere dello Sport.


Gosens non va
Robin Gosens, associato all’efficienza teutonica e a un fisico inscalfibile, sta vivendo un periodo difficile. L’idea che Firenze si era fatta di lui, un esterno d’assalto capace di fare la differenza, è svanita. Il calciatore appare in chiara difficoltà atletica, come dimostrato dalla recente gara in cui Celik è sembrato più il “vero” Gosens dell’originale. Dopo un avvio promettente con un gol e due assist nei preliminari di Coppa, il numero ventuno non è più un fattore: arriva in ritardo nei duelli e nelle incursioni in area. Pioli e la dirigenza contano su di lui, tanto che in estate un’offerta importante dell’Atalanta è stata rifiutata. Lo stesso Gosens ha ammesso di dover dare qualcosa di più, e il tempo stringe per ritrovare la forma migliore.


Dodo e il rinnovo
La situazione di Dodo è leggermente diversa. Da gennaio, il suo futuro è in bilico per un rinnovo contrattuale che non è ancora arrivato, anche a causa delle richieste del giocatore. I contatti si sono bloccati e la Fiorentina ha deciso di rimandare, forte di un accordo fino al 2027. Sul campo, Pioli gli ha chiesto più gol e una maggiore partecipazione offensiva. La sua partenza era stata buona, ma il gol nel ritorno col Polissya – la sua seconda rete in 123 presenze – sembra essere stata una “rondine che non fa primavera”. Le sue prestazioni sono tornate a essere “vecchio Dodo”: elettriche, a tratti nervose e imprecise.
Per il brasiliano, il problema non sembra tanto atletico quanto una combinazione tra la richiesta di Pioli di un maggiore peso offensivo (che attualmente non sembra nelle sue corde) e una serenità persa anche a causa delle prime critiche. Dodo ha espresso il suo stato d’animo sui social, scrivendo: “Un giorno guarderai indietro e scoprirai che i problemi erano in realtà i passi che ti hanno portato alla vittoria”. Una frase che suona come una promessa di riscatto, ma che arriva dopo l’ennesima esclusione dai convocati del Brasile.


Tocca a Fortini e Parisi
Nonostante il rendimento non eccelso, Dodo (783′) e Gosens (707′) restano il primo e il terzo giocatore di movimento più impiegati della squadra. Tuttavia, dalle retrovie spingono con forza le alternative. Fortini e Parisi, infatti, hanno dimostrato di poter offrire un cambio di passo negli ultimi spezzoni di partita. In una Fiorentina che ha urgente bisogno di ritrovare la marcia giusta, le gerarchie sulle fasce potrebbero presto cambiare, aprendo le porte a nuove soluzioni per Pioli.

Roma, Friedkin a Trigoria: full immersion giallorossa. Complimenti a Gasperini e via libera al mercato. E lo stadio…

Roma, Friedkin a Trigoria: full immersion giallorossa. Complimenti a Gasperini e via libera al mercato. Oggi incontro con Gualtieri per lo stadio

Ryan Friedkin non avrebbe mai immaginato di presentarsi all’assemblea Efc da padrone di casa anche del campionato, scrive oggi il Corriere dello Sport. Ieri e oggi, il presidente della Roma è stato al centro del grande appuntamento organizzato al Cavalieri Hilton, ricevendo complimenti unanimi da tutti gli addetti ai lavori presenti. Nonostante non abbia ancora assistito a una partita della Roma in questa stagione, Friedkin ha osservato con attenzione parte dell’allenamento della squadra al Fulvio Bernardini, riprendendo i lavori dopo il giorno di riposo concesso da Gasperini. Il patron giallorosso ha fatto tappa al centro sportivo per una serie di incontri cruciali con i vari reparti del club, a partire naturalmente da quello sportivo.

SQUADRA E RINFORZI
Friedkin ha salutato velocemente la squadra, assistendo alla seduta (priva dei nazionali) per poi avere una serie di incontri con Gasperini e il direttore sportivo Massara. Non che le parti non si fossero aggiornate recentemente: i contatti tra società e proprietà sono quasi quotidiani, così come tra il presidente e l’allenatore, a cui sono stati rigirati i complimenti per il lavoro di questi primi mesi in giallorosso. Questo, nonostante la non completa soddisfazione del tecnico per le mosse conseguite sul mercato estivo, in particolare il mancato arrivo del famoso esterno offensivo che ha messo non poco in difficoltà il lavoro di Gasperini nel reparto offensivo. Con pochi gol da parte dei centravanti e dalla trequarti, l’unico fin qui ad aver segnato con una certa regolarità è stato Soulé, con tre reti, un assist e tanta voglia di prendersi la Roma sulle spalle.
Per questo motivo, Friedkin ha dato il suo via libera a Massara per inserire un rinforzo in attacco, al fine di completare il reparto e migliorare la qualità della fase offensiva. Aspettando di vedere quale sarà l’apporto di Bailey, che nei prossimi giorni tornerà a lavorare con il gruppo, sicuramente ci saranno dei movimenti in avanti sia in entrata che in uscita. Questi coinvolgeranno Baldanzi, forse El Shaarawy e naturalmente le soluzioni in entrata per migliorare la pericolosità della squadra e aumentare il numero di gol.


LO STADIO
Passando agli altri incontri che Friedkin ha avuto al Fulvio Bernardini e che proseguiranno anche in giornata, un argomento di primaria importanza per le finanze del club – e per il Financial Fair Play – è sicuramente quello degli accordi commerciali. Il nuovo responsabile del settore, Michael Gandler, scelto proprio dai Friedkin, sta lavorando per ampliare il portafoglio della società giallorossa, inclusa la ricerca di un nuovo sponsor di maglia.
Oltre alla riunione commerciale, c’è stata anche una sessione operativa per quanto riguarda il progetto dello stadio a Pietralata. Il patron ha chiesto un aggiornamento sulla situazione dei lavori, anche in virtù dell’incontro che avrà oggi con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Naturalmente verrà ribadita l’intenzione di voler andare avanti nel progetto che – a Trigoria sperano – potrà essere presentato in Comune nei prossimi mesi, una volta terminati gli scavi archeologici nell’area. Due giorni di eventi non-stop, una vera e propria full immersion di Friedkin nella Capitale tra sport e business. L’obiettivo? Uno solo: cercare di rendere la Roma sempre più competitiva sotto tutti gli aspetti.

Mkhitaryan Inter, l’armeno si racconta: «Chivu? A livello tattico è un gioco un po’ più verticale. Sucic è un Sucic. È serio come me»

Nell’intervista alla Gazzetta dello Sport, Mkhitaryan traccia un bilancio del suo percorso all’Inter e del ruolo che continuerà a ricoprire

Come anticipato in prima pagina, la Gazzetta dello Sport dedica ampio spazio a una lunga intervista con Henrikh Mkhitaryan, centrocampista armeno dell’Inter e figura chiave nello spogliatoio nerazzurro. Giocatore di grande esperienza internazionale, con trascorsi in club prestigiosi come Borussia Dortmund, Manchester United e Arsenal, Mkhitaryan è stato un punto di riferimento nella “vecchia” Inter e continua a esserlo nella nuova era guidata da Cristian Chivu, tecnico promosso alla guida della prima squadra. Le sue parole:

CAMBIO GERARCHIE – «In realtà, per me non cambia niente: non misuro l’impegno con i minuti passati in campo. Continuo a lavorare e a lottare fino all’ultimo, in allenamento e in partita. So che non sto giocando con la vecchia continuità, ma capisco anche che, a quasi 37 anni, sia normale inserire dei giovani che sono il futuro del club. Per Sucic, che gioca spesso nel mio ruolo, sono solo felice: è forte, ha qualità e personalità, farà le fortune dell’Inter nei prossimi anni».

SUCIC – «Sucic è un Sucic. È serio come me, si applica e ama imparare, anche le lingue: sa che parlando l’italiano aiuterà ancora di più. Anche per questo avrà un grande futuro. Come centrocampista moderno, mi piace tantissimo: ha ottime qualità tecniche, fisicamente è forte e corre già moltissimo. Deve ancora crescere tatticamente, ma ha solo 21 anni…»

DIFFICOLTA’ AD USCIRE DALLA CONFORT ZONE – «Non lo è se pensi che cambiare faccia bene: io ne sono convinto. Se vuoi vincere, devi adattarti in fretta, accettare le scelte e le trasformazioni, non lamentarti, altrimenti finisci per distruggere l’equilibrio di squadra. Da noi, ad esempio, non lo fa nessuno e tutti sono aperti al cambiamento. Ho avuto tanti allenatori in carriera, di ogni tipo, e sono abituato ad adattare il mio modo di giocare. Nel calcio e nella vita vince chi sa mettersi in gioco».

CHIVU – «Anche se alcune cose si somigliano, il lavoro che facciamo con Chivu è diverso da quello con Inzaghi. A livello tattico è un gioco un po’ più verticale, cerchiamo di finalizzare l’azione il prima possibile, con maggiore aggressività, ma dipende anche dall’avversario: non sempre hai lo spazio. Devi capire quando e come farlo. Si tratta di dettagli, che poi sono quelli che fanno la differenza».

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Cristante Roma, retroscena di mercato: il tentativo di un club di Serie A per lui e perché l’affare è sfumato

Cristante Roma, il retroscena sul centrocampista: l’assalto di una rivale di Serie A e i motivi del mancato trasferimento

Il calciomercato estivo 2024 ha regalato numerosi colpi di scena, ma tra le trattative rimaste sotto traccia c’è stato anche un tentativo della Fiorentina per portare a Firenze Bryan Cristante, centrocampista della Roma e punto fermo della Nazionale italiana. Secondo indiscrezioni, il club viola aveva sondato la possibilità di strappare il giocatore ai giallorossi, ma l’operazione non è mai decollata per una serie di motivi tecnici ed economici.

Cristante, leader della Roma e della Nazionale

Cristante, classe 1995, è un centrocampista duttile capace di giocare sia davanti alla difesa che come mezzala. Cresciuto nel settore giovanile del Milan, ha maturato esperienze importanti con Benfica, Atalanta e infine Roma, dove è diventato uno dei leader dello spogliatoio. Con la maglia giallorossa ha conquistato la Conference League 2022 sotto la guida di José Mourinho, tecnico portoghese noto per il suo carisma e la sua esperienza internazionale.

La sua affidabilità e la capacità di garantire equilibrio tattico lo hanno reso un elemento imprescindibile anche per il commissario tecnico Gattuso , che lo considera una pedina importante per la Nazionale.

Il tentativo della Fiorentina

Durante l’estate, la Fiorentina, aveva individuato in Cristante il profilo ideale per rinforzare la mediana. L’idea era quella di affiancarlo a un centrocampista esperto e leader tecnico dei viola, per dare maggiore solidità e qualità alla manovra.

Tuttavia, la trattativa non è mai entrata nel vivo. La Roma, infatti, ha considerato Cristante incedibile, sia per il suo ruolo centrale nello spogliatoio sia per la mancanza di alternative di pari livello. Inoltre, le richieste economiche del club capitolino erano considerate troppo elevate per le casse viola.

Perché l’affare non si è fatto

Il mancato trasferimento è stato determinato da due fattori principali: la volontà della Roma di trattenere un giocatore simbolo e la difficoltà della Fiorentina di sostenere un investimento così oneroso. Alla fine, Cristante è rimasto nella Capitale, confermandosi uno dei pilastri della squadra.

Il retroscena di mercato dimostra quanto Cristante sia considerato un calciatore di grande valore, non solo dalla Roma ma anche da altre società di Serie A. La sua permanenza in giallorosso rappresenta una garanzia di continuità per Spalletti e per i tifosi romanisti, che vedono in lui un leader affidabile e carismatico.

Lutto nel calcio argentino: è scomparso Miguel Ángel Russo, ex allenatore del Boca Juniors e figura storica del calcio sudamericano

Calcio argentino in lutto: addio a Miguel Ángel Russo, ex tecnico del Boca Juniors e leggenda del calcio sudamericano

Il calcio argentino piange la morte di Miguel Ángel Russo, tecnico di grande esperienza e protagonista di alcune delle pagine più importanti della storia recente del Boca Juniors, una delle squadre più titolate del Sud America. Russo, 68 anni, era considerato un punto di riferimento per la sua capacità di costruire gruppi solidi e competitivi, oltre che per il suo stile sobrio e rispettato da colleghi e giocatori.

Una carriera ricca di successi

Ex centrocampista del Estudiantes de La Plata, club con cui vinse il campionato argentino nel 1982, Russo intraprese presto la carriera da allenatore. Nel corso degli anni guidò numerose squadre in Argentina e all’estero, tra cui San Lorenzo, Racing Club e Rosario Central, lasciando ovunque un segno indelebile.

Il suo nome resta però legato soprattutto al Boca Juniors, dove conquistò la Copa Libertadores nel 2007, battendo in finale il Grêmio. In quella squadra militavano campioni come Juan Román Riquelme, fantasista dotato di una visione di gioco unica, e Martín Palermo, attaccante simbolo degli Xeneizes e miglior marcatore della storia del club.

L’eredità di un maestro

Russo era apprezzato non solo per i risultati sportivi, ma anche per la sua capacità di valorizzare i giovani talenti. Molti calciatori hanno ricordato in queste ore la sua umanità e il suo ruolo di mentore. Tra i messaggi più toccanti spiccano quelli di ex giocatori che lo hanno definito “un padre calcistico”, sottolineando la sua dedizione e il suo rispetto per il gioco.

Il cordoglio del mondo del calcio

La notizia della sua scomparsa ha suscitato grande commozione non solo in Argentina, ma anche a livello internazionale. Club, federazioni e colleghi allenatori hanno espresso il loro cordoglio attraverso comunicati e messaggi sui social. Il Boca Juniors, in particolare, ha ricordato Russo come “un uomo che ha fatto la storia del club e che resterà per sempre nel cuore dei tifosi”.

La morte di Miguel Ángel Russo rappresenta una perdita enorme per il calcio argentino e mondiale. La sua carriera, costellata di successi e segnata da un profondo rispetto per il gioco, lo consacra come una delle figure più importanti della storia recente del calcio sudamericano.

Manchester United, fissato il prezzo per la cessione di Bruno Fernandes: i dettagli

Manchester United, stabilita la valutazione economica per la cessione di Bruno Fernandes: ecco la cifra richiesta dai Red Devils

Il Manchester United ha preso una decisione importante sul futuro di Bruno Fernandes, centrocampista offensivo portoghese classe 1994 e capitano dei Red Devils. Secondo indiscrezioni provenienti dall’Inghilterra, il club di Old Trafford avrebbe stabilito una cifra di partenza per un’eventuale cessione del suo leader tecnico, aprendo così a scenari di mercato che potrebbero infiammare la prossima estate.

Il valore di Bruno Fernandes

Arrivato al Manchester United nel gennaio 2020 dallo Sporting Lisbona, Bruno Fernandes si è imposto rapidamente come uno dei giocatori più determinanti della Premier League. Con la sua visione di gioco, la capacità di rifinire e la pericolosità sui calci piazzati, il portoghese è diventato il fulcro della manovra offensiva dei Red Devils. Non a caso, il club inglese avrebbe fissato una valutazione minima di circa 70 milioni di euro, cifra che rappresenta la base per qualsiasi trattativa.

Le possibili pretendenti

Diversi top club europei osservano con attenzione la situazione. In particolare, squadre della Liga e della Serie A potrebbero tentare l’assalto, attratte dall’esperienza internazionale e dalla leadership del centrocampista. Fernandes, infatti, non è solo un giocatore di qualità tecnica, ma anche un trascinatore in campo, come dimostrato anche con la maglia della nazionale portoghese, con cui ha vinto la Nations League nel 2019.

La posizione del Manchester United

Il Manchester United, attualmente guidato da Amorim, allenatore noto per il suo calcio offensivo e organizzato, non considera Bruno Fernandes un esubero. Tuttavia, la dirigenza è consapevole che un’offerta irrinunciabile potrebbe cambiare gli equilibri. La decisione di fissare un prezzo chiaro serve a dare un segnale al mercato: il giocatore non è in vendita a qualsiasi cifra, ma solo davanti a una proposta adeguata al suo valore.

La prossima finestra di mercato estiva potrebbe dunque essere decisiva per il futuro di Bruno Fernandes. Il Manchester United si prepara a valutare le mosse dei grandi club europei, mentre i tifosi restano in attesa di capire se il loro capitano continuerà a guidare la squadra o se intraprenderà una nuova avventura.

Con la sua classe e la sua esperienza, Fernandes resta uno dei nomi più caldi del calciomercato internazionale.

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