Pagelle Qatar Svizzera: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la prima giornata dei Mondiali
Top e Flop di Qatar Svizzera 1-1: i giudizi ai protagonisti del match, valido per la prima giornata dei Mondiali.
I Top
Mahmoud Abunada (Qatar): nonostante abbia causato il rigore su Freuler rimediando un’ammonizione, è lui a tenere in piedi la sua squadra con una serie di parate definibili come miracolose o comunque importanti. Nel corso del match si rende protagonista di ottimi riflessi e salvataggi decisivi (anche di piede) negando la rete a giocatori come Ndoye, Zakaria e Vargas.
Breel Embolo (Svizzera): sblocca il risultato al 17′ trasformando con freddezza il calcio di rigore che spiazza il portiere. Oltre al gol, si rende molto utile alla manovra offensiva servendo palloni intelligenti e colpi di tacco per i compagni, pur macchiando la sua prestazione all’84’ sprecando un’ottima occasione per il raddoppio a causa di un cattivo controllo.
Boualem Khoukhi (Qatar): è l’uomo che regala un risultato insperato e il primo punto della storia del Qatar ai Mondiali. Al 94′ punisce l’attendismo della formazione elvetica, trovando l’incornata vincente di testa su un cross arrivato dalla fascia sinistra.
Michel Aebischer (Svizzera): mossa tattica azzeccata, gioca un ottimo primo tempo in una posizione insolita che consente a Zakaria di agire più in avanti. Serve un gran filtrante per Ndoye e sfiora lui stesso il gol allo scadere della prima frazione con un tiro a colpo sicuro salvato sulla linea da Pedro.
I Flop
Dan Ndoye (Svizzera): vive una serata da dimenticare in fase di finalizzazione. Spreca numerose palle gol calciando alto col mancino da ottima posizione, mancando la porta col destro o facendosi respingere i tentativi dai pronti riflessi del portiere avversario. Volitivo, ha sprazzi di grande tecnica, ma non c’è da sorprendersi se Yakin lo sostituisce essendo insoddisfatto della sua produttività.
Manuel Akanji (Svizzera): approccia la gara con troppa nonchalance e si rende protagonista di un grave errore dopo appena due minuti di gioco. Sbaglia un disimpegno difensivo costringendo Kobel a un intervento fortunoso per evitare il vantaggio immediato di Edmilson.
L’atteggiamento della Svizzera nel secondo tempo: la squadra di Yakin gioca una ripresa sotto il proprio livello e delle proprie ambizioni, speculando sul vantaggio. Oltre a un vistoso calo fisico, i giocatori offensivi (in particolare Vargas ed Embolo) sprecano malamente il colpo del ko a tu per tu con Abunada, pagando a caro prezzo la mancanza di cinismo con la beffa subita nel recupero. Tradotto: 2 punti totalmente buttati via contro l’avversario più morbido del girone
Calciomercato Bologna: i rossoblù hanno stilato il piano per gli acquisti in vista dell’estate. Ecco tutti i nomi in lista
Dopo i primi, intensi giorni di lavoro tattico e atletico sui campi del centro sportivo di Casteldebole, il neo tecnico rossoblù Domenico Tedesco ha delineato con chiarezza le linee guida e le necessità tecniche per il Bologna del futuro. Adesso la palla passa inevitabilmente alla collaudata e sapiente coppia dirigenziale formata da Giovanni Sartori e Marco Di Vaio. I due uomini mercato sono chiamati a plasmare e rinforzare la squadra in vista della prossima stagione sportiva, portando a termine alcune operazioni cruciali per garantire massima competitività all’organico emiliano.
La situazione tra i pali: avanza la candidatura di Falcone
Secondo quanto riportato sulle pagine del Corriere della Sera, il primo grande cantiere aperto in casa felsinea riguarda la porta. Con le gerarchie ben definite e Lukasz Skorupski saldo nel ruolo di titolare, la dirigenza sta pianificando il futuro degli altri estremi difensori. Per Federico Ravaglia e Tommaso Pessina si profila verosimilmente una cessione in prestito, per permettere loro di trovare maggiore continuità di impiego. Per completare il reparto e affiancare l’esperto portiere polacco, avanza con forza la candidatura di Wladimiro Falcone, individuato dallo scouting rossoblù come il vice ideale per blindare la porta.
Rivoluzione in difesa: caccia al sostituto di Lucumí
Il nodo più delicato e complesso dell’estate di calciomercato del Bologna resta però la retroguardia. Il reparto arretrato subirà un restyling quasi obbligato, complice l’ormai quasi certo addio di Jhon Lucumí, pronto a salutare le Due Torri dopo quattro stagioni vissute da assoluto pilastro difensivo. Per sostituire il forte centrale colombiano, la dirigenza ha stilato una lista di obiettivi. I nomi più caldi sono quelli di Diogo Leite e Fedde Leysen, ma le attenzioni principali sono rivolte in particolar modo a Jayden Oosterwolde. Quest’ultimo, essendo stato già allenato da Tedesco, è considerato dalla guida tecnica come l’erede perfetto per integrarsi nel nuovo sistema di gioco rossoblù.
Il restyling a centrocampo: Mangala e la suggestione Koopmeiners
Infine, c’è massima allerta per quanto concerne il centrocampo. Il probabile saluto di Remo Freuler lascerà un vuoto importante in mediana, costringendo la dirigenza emiliana a intervenire sul mercato con un innesto di assoluto spessore internazionale. Tra i profili attentamente valutati dal club spicca il nome di Orel Mangala, vero e proprio pretoriano di Tedesco ai tempi della sua avventura sulla panchina della nazionale belga. Ad infiammare la piazza, però, è la clamorosa suggestione che porta al nome di Peer Koopmeiners, fratello del centrocampista olandese della Juventus.
Torino, Ignazio Abate sta pensando a Raimondi e Biglia per il suo staff in granata
In casa Torino si respira aria di profondo rinnovamento e grande entusiasmo per la prossima stagione. Dopo i recenti avvicendamenti in panchina, è ufficialmente iniziata l’era Abate. Il giovane e promettente allenatore, che ha recentemente salutato la Juve Stabia al termine di una brillante parentesi professionale, ha formalmente siglato il suo nuovo contratto, legandosi ai colori granata. Questa mossa strategica segna un punto di svolta cruciale per il club piemontese, fortemente desideroso di avviare un nuovo progetto tecnico capace di riportare in alto le ambizioni della squadra. Con l’ufficialità ormai archiviata, la dirigenza e il neo-allenatore sono passati immediatamente alla fase operativa.
Il primo e fondamentale passo per il tecnico secondo Gianluca Di Marzio è la meticolosa strutturazione del proprio staff tecnico. Per affrontare al meglio le complesse insidie del campionato, l’allenatore è alla ricerca di figure di assoluta fiducia, capaci di portare competenza e innovazione sul campo di allenamento. La società sta lavorando in stretta sinergia con il mister per valutare i profili più adatti. Tra le varie opzioni vagliate nelle ultime ore dalla dirigenza, sono emersi in modo preponderante due nomi che sembrano essere in cima alla lista delle preferenze per comporre la squadra di collaboratori.
Il suggestivo ritorno di Gabriel Raimondi al Filadelfia
Tra i nomi in lista per affiancare il nuovo mister spicca quello di Gabriel Raimondi. Per il professionista sudamericano, attualmente impegnato nel campionato spagnolo con il Mallorca, si tratterebbe di un vero e proprio ritorno al Filadelfia. Raimondi, infatti, conosce perfettamente le dinamiche, le pressioni e il calore della piazza torinese: ha già fatto parte integrante dello staff dell’indimenticato Siniša Mihajlović proprio sulla panchina del Torino, nel periodo compreso tra il 2016 e il 2018. La sua profonda esperienza tattica e la sua pregressa conoscenza dell’ambiente rappresenterebbero un grandissimo valore aggiunto per l’intera rosa.
Lucas Biglia: dal campo al ruolo di vice allenatore
Il secondo profilo di spessore accostato al club è quello di Lucas Biglia. L’ex centrocampista argentino conosce molto bene il nuovo allenatore, poiché i due sono stati a lungo compagni di squadra al Milan, instaurando un solido rapporto di fiducia reciproca. Questa profonda sintonia potrebbe rivelarsi l’elemento chiave per finalizzare l’accordo. Inoltre, l’argentino è reduce da un’ottima esperienza formativa a livello internazionale: ha da poco concluso il suo incarico come vice allenatore sulla prestigiosa panchina dell’Anderlecht, nel massimo campionato in Belgio. La sua visione di gioco, unita al carisma internazionale, lo rende il candidato ideale per supportare la nuova ed entusiasmante avventura del tecnico sulla panchina del Torino.
Rangnick ha rinnovato il suo contratto con l’Austria fino al 2028: niente Milan per il ct
Le strade del club rossonero e del noto manager tedesco si separano in maniera definitiva ancor prima di incrociarsi. Ralf Rangnick rimane sulla panchina dell’Austria. Nelle ultime ore è infatti arrivato il rinnovo ufficiale dell’attuale commissario tecnico, che ha deciso di prolungare il proprio legame contrattuale con la nazionale biancorossa, firmando un accordo valido fino al 2028. Tramonta così, in modo inequivocabile, l’ipotesi di un suo imminente approdo in Italia con un ruolo di primissimo piano dietro la scrivania.
I motivi della fumata nera con il Milan: il nodo Ibrahimovic
Come riferito da Di Marzio, il Milan aveva sondato in maniera concreta il profilo di Rangnick per affidargli un ruolo dirigenziale di altissimo profilo. Tuttavia, con il passare dei giorni, la distanza tra le parti è divenuta incolmabile.
La società rossonera, infatti, non ha mai aperto alle rigide condizioni imposte dal tecnico. L’ex manager del Manchester United volere gestire tutta l’area sportiva, rivendicando potere decisionale assoluto, a partire dalla fondamentale scelta dell’allenatore fino ad arrivare ad altre aree di competenza strategica. Accettare questo scenario avrebbe comportato, come diretta conseguenza, il netto ridimensionamento della figura di Zlatan Ibrahimovic, attuale Senior Advisor di RedBird e uomo di strettissima fiducia di Gerry Cardinale.
Il progetto a lungo termine e i numeri con la nazionale austriaca
Archiviata l’opzione milanese e l’ultima esperienza da allenatore ad interim al Manchester United (tra la fine del 2021 e il maggio 2022), Ralf Rangnick continuerà a focalizzarsi esclusivamente sulla sua avventura come commissario tecnico dell’Austria. Ritenuto uno degli allenatori tedeschi più influenti della sua generazione, il classe 1958 ha già guidato la compagine per ben 45 partite, registrando un’eccellente media di 1,98 punti a partita e collezionando ottimi risultati sia in Nations League che nei recenti Europei.
Testa al Mondiale: l’esordio dell’Austria nel Girone J
Con il contratto blindato fino al 2028, il tecnico può ora concentrarsi al cento per cento sull’impegno iridato. La nazionale capitanata da David Alaba e Marko Arnautovic farà il suo attesissimo esordio al Mondiale contro la Giordania, mercoledì 17 giugno alle 6 del mattino a Santa Clara, in California. Si preannuncia un primo match sulla carta alla portata per la selezione austriaca, in attesa di affrontare sfide ben più complesse nel Girone J contro l’Algeria e, soprattutto, contro l’Argentina campione del mondo in carica, super favorita per la vittoria del raggruppamento.
Roberto Mancini è pronto a tornare sulla panchina dell’Italia: ufficiale il suo addio all’Al Sadd
È ormai ufficiale: Roberto Mancini lascia l’Al Sadd. L’avventura del tecnico marchigiano in Medio Oriente è giunta al capolinea. Una separazione che non solo chiude una breve ma intensa parentesi estera, ma che spalanca le porte a uno scenario sportivo a dir poco incredibile per il nostro Paese: il tanto atteso ritorno sulla panchina dell’Italia.
Il saluto dell’Al Sadd: un addio all’insegna del rispetto
L’esperienza di Mancini alla guida della formazione qatariota si è conclusa in modo cordiale, lasciando un segno molto positivo nell’ambiente locale nonostante la brevità del rapporto lavorativo. A confermare la separazione pacifica e la grandissima stima reciproca è stato lo stesso club, che ha voluto omaggiare l’allenatore italiano con un messaggio carico di affetto diffuso sui propri canali ufficiali. La società ha congedato il tecnico con questa nota: «Tempo breve ma prezioso, pieno di ricordi meravigliosi. Grazie Mancini, e speriamo che la storia continui un giorno. In bocca al lupo per la tua prossima sfida, e speriamo di rivederti presto.. Ciao ciao».
Questo comunicato testimonia in modo inequivocabile come il carisma, la professionalità e le doti umane dell’ex Commissario Tecnico abbiano lasciato un’impronta profonda nella dirigenza asiatica e tra i tifosi, chiudendo l’esperienza senza alcun rancore.
Il destino a tinte azzurre: un nuovo capitolo con la Nazionale
Ma l’addio all’Al Sadd rappresenta soltanto il prologo di una notizia che sta già infiammando i cuori di milioni di appassionati sportivi. Ora, infatti, lo attende il ritorno sulla panchina dell’Italia. Un’ipotesi suggestiva che, col passare delle ore, sta assumendo i contorni di una solida e imminente realtà istituzionale. Dopo aver scritto una pagina indelebile della nostra storia sportiva, conquistando lo straordinario trionfo a Euro 2020, le strade del tecnico e della Nazionale italiana sono pronte a incrociarsi nuovamente per un secondo, entusiasmante capitolo.
Le prossime sfide e l’obiettivo rilancio
La Federazione si prepara dunque a riabbracciare l’uomo capace di far sognare un intero popolo. L’obiettivo primario di questo sorprendente rientro sarà quello di ridare compattezza, entusiasmo e un’identità tattica forte agli Azzurri. Roberto Mancini è chiamato a raccogliere una sfida tanto affascinante quanto complessa: riannodare i fili di un discorso interrotto, puntando a riportare l’Italia ai vertici del calcio mondiale. Le prossime settimane si riveleranno decisive per definire gli ultimi dettagli e formalizzare un ritorno che ha già il sapore della storia.
Genoa vuole Elliot Stroud: chi è l’obiettivo rossoblù, tutto quello che c’è da sapere sulla sua storia e la sua curiosità
Il Genoa lavora incessantemente per rinforzare le proprie corsie esterne in vista della prossima stagione. Stando a quanto riportato dal portale scandinavo Fotbollskanal, la dirigenza rossoblù ha messo concretamente gli occhi su Elliot Stroud, talentuoso esterno attualmente in forza al Mjällby. Secondo le ultime indiscrezioni, il club ligure non ha ancora presentato un’offerta ufficiale sul tavolo della società svedese, ma ha espresso un vero interesse per assicurarsi le prestazioni del promettente giocatore classe 2002.
L’interesse del Grifone non nasce per caso. Stroud è stato, infatti, uno dei protagonisti assoluti della storica e indimenticabile vittoria del campionato svedese conquistata dal Mjällby nel corso del 2025. Il giocatore è reduce da un’annata a dir poco straordinaria con la maglia del club gialloblù, durante la quale ha saputo abbinare enorme quantità a una spiccata propensione offensiva. I suoi numeri stagionali parlano chiaro: ha raccolto un bottino di 7 gol e 2 assist in sole 15 partite, statistiche di altissimo livello per un calciatore che agisce prevalentemente sulla fascia.
Chi è Elliot Stroud: caratteristiche tecniche e ruolo
Ma chi è nel dettaglio questo talento scandinavo e perché il Genoa lo segue con tanta attenzione? Nato nel 2002, Elliot Stroud è un esterno moderno, dotato di grande progressione, resistenza atletica e di un’ottima tecnica di base. La sua capacità di coprire un’ampia porzione di campo lo rende un profilo estremamente duttile dal punto di vista tattico. Può infatti agire sia come ala offensiva pura, sia come esterno a tutta fascia (il cosiddetto “quinto” di centrocampo), un ruolo che richiede grande sacrificio ma che risulta cruciale nei sistemi di gioco del calcio italiano.
La sua recente esplosione in patria ha messo in luce una maturità calcistica invidiabile. Oltre alla notevole rapidità palla al piede, lo svedese si è distinto per la straordinaria freddezza sotto porta e per la capacità di inserirsi con i tempi perfetti sul secondo palo, tagliando alle spalle delle difese avversarie. È un giocatore che ama puntare l’uomo, creare superiorità numerica e arrivare rapidamente alla conclusione.
Una scommessa per le corsie rossoblù
Il profilo di Stroud risponde perfettamente all’identikit tracciato dagli uomini mercato del Genoa: un elemento giovane, di grandissima prospettiva, ma già forgiato da una mentalità vincente grazie alla conquista di un titolo nazionale. Nonostante manchi ancora il passo formale di un’offerta scritta, il calciomercato è appena entrato nel vivo e i contatti tra le parti potrebbero presto intensificarsi. Il club ligure fiuta l’affare per regalare nuova linfa e imprevedibilità al proprio organico.
Amorim nuovo allenatore del Milan: il portoghese ora è in pole position per raccogliere l’eredità di Allegri sulla panchina rossonera
La brusca e definitiva frenata nelle trattative con Ralf Rangnick cambia radicalmente gli scenari del mercato milanista. La fine del dialogo con il manager tedesco rende, paradossalmente, molto più libera e autonoma la ricerca del nuovo allenatore da parte del Milan. Una delle rigide condizioni poste dall’attuale ct dell’Austria, infatti, riguardava proprio il pieno controllo sulla scelta della guida tecnica. Ora che Rangnick è definitivamente scomparso dai radar rossoneri, la dirigenza del Diavolo può proseguire il proprio casting direttivo in totale libertà e senza alcun vincolo esterno.
Ribaltone in panchina: crolla Glasner, scatto decisivo per Amorim
Come evidenziato dalle recenti indiscrezioni rilanciate da La Gazzetta dello Sport, questo nuovo assetto decisionale spiega in modo cristallino il brusco calo delle quotazioni di Oliver Glasner. Il tecnico era considerato il fedelissimo di Rangnick e la sua candidatura è inevitabilmente tramontata insieme a quella del dirigente. Di contro, si registra un netto rialzo per Ruben Amorim. Non si tratta di un semplice fixing legato alle speculazioni di mercato: l’allenatore portoghese è clamorosamente balzato in pole position a seguito di un ulteriore e lungo colloquio andato in scena nella giornata odierna con la proprietà. Le intenzioni del club sembrano serie, tanto che per lui si parla già di una proposta da due stagioni con un’opzione per la terza.
La rinascita dopo lo United: perché il Milan punta su Amorim
In questo delicato contesto di rifondazione tecnica, il mister lusitano rappresenta un nome relativamente nuovo rispetto agli altri papabili, ma la sua candidatura ha acquisito grande consistenza con il passare dei giorni. Con la progressiva e attenta scrematura della short list stilata dal club, Amorim ha sbaragliato la concorrenza. È vero che il tecnico è reduce da un’esperienza decisamente poco gratificante alla guida del Manchester United — avventura conclusasi in Inghilterra con risultati molto al di sotto delle attese e un inevitabile esonero —, ma a prescindere dai trascorsi in Premier League, viene considerato dal Milan come uno dei candidati più adatti in circolazione per impostare il nuovo ciclo sportivo e ridare entusiasmo all’ambiente.
Le richieste tattiche di Cardinale e l’alternativa Jaissle
Sotto il profilo strettamente tecnico, la filosofia calcistica del portoghese sposa alla perfezione le caratteristiche di gioco richieste dalla proprietà. Gerry Cardinale, nelle ore successive alla disastrosa fine del campionato, aveva espressamente dettato le linee guida per il futuro: baricentro alto, aggressività e riconquista immediata della palla. Idee che si sposano con i dettami di Amorim, tecnico che, tra l’altro, era già finito nel mirino del Milan due anni fa, prima che la scelta ricadesse su Paulo Fonseca.
Sullo sfondo, nella corsa alla panchina, rimane comunque vivo anche il profilo di Matthias Jaissle. Il tedesco rappresenta però una pista decisamente più complessa a livello finanziario: è infatti saldamente vincolato al suo attuale club, l’Al-Ahli, da una pesante clausola rescissoria di 6 milioni di euro, ostacolo che al momento frena le manovre del Diavolo.
Mondiali 2026, il principe Hussain ha caricato la Giordania per l’esordio nella competizione
C’è un tifoso d’eccezione a seguire passo dopo passo l’avventura della nazionale giordana negli Stati Uniti: si tratta del principe ereditario Hussain Ibn Abd Allah. Il trentaduenne, primogenito del re Abd Allah II e della popolarissima regina Rania – da sempre amata e apprezzata a livello internazionale per il suo instancabile attivismo in difesa dei diritti umani – è il primo sostenitore della squadra eLa Gazzetta dello Sport gli dedica un ritratto. La Giordania, che in questi giorni sta svolgendo gli allenamenti a San Diego, in California, si prepara a vivere un momento storico: il debutto assoluto in una fase finale dei Mondiali, fissato per mercoledì contro l’Austria.
Questo traguardo eccezionale è arrivato dopo aver conquistato il secondo posto nel girone di qualificazione, chiudendo subito alle spalle della Corea del Sud. Il passaggio del turno ha scatenato la gioia di migliaia di tifosi scesi a festeggiare per le strade, celebrati con altrettanto entusiasmo dalla stessa famiglia reale. Adesso la grande responsabilità di non deludere le aspettative e regalare un sorriso al principe spetta al commissario tecnico di origini marocchine, Jamal Sellami. Hussain è un nobile moderno e dalle abitudini originali: seguitissimo sui social network, vanta un profilo Instagram con ben 5,4 milioni di follower. Proprio lì condivide regolarmente la sua smisurata passione per il calcio, sport che pratica fin da bambino, alternandolo ad attività ben più adrenaliniche e avventurose come il paracadutismo, l’arrampicata sportiva e il torrentismo.
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Il principe è particolarmente legato a questo gruppo, anche perché da molti anni si occupa in prima persona dello sviluppo dei settori giovanili nel suo Paese. Prima dell’inizio del torneo, Hussain ha tenuto a rapporto i giocatori, complimentandosi per la grande disciplina tattica messa in mostra durante le difficili sfide di qualificazione. Li ha poi spronati a dare il massimo per onorare il palcoscenico mondiale, sottolineando l’importanza di evitare brutte figure, specialmente nella terza e proibitiva gara del girone contro l’Argentina. Il suo messaggio è stato chiaro: “Non conta tanto il risultato finale quanto la performance, perché ci guarderà tutto il mondo“. Nelle sue dichiarazioni pubbliche ha ribadito il concetto: “So bene che non ci aspetta un compito facile in America, ma sono sicuro che la Giordania esprimerà il massimo del suo potenziale. Per noi è un orgoglio poter giocare un Mondiale. Mi auguro diventi un punto di partenza: la nostra crescita non è casuale, ma dipende da un lungo lavoro effettuato nelle accademie per formare i calciatori. Spero che tutto il calcio arabo possa piano piano salire di livello“.
Per evitare di tornare a casa senza punti, la squadra giordana punterà tutto sull’estro e la tecnica delle sue stelle di punta. I riflettori sono puntati soprattutto su Musa Al Tamaari, talentuosa ala destra in forza ai francesi del Rennes, e sull’attaccante Ali Olwan, che milita in Qatar. È stata proprio di Olwan la formidabile e decisiva tripletta contro l’Oman, un secco 3-0 che è valso il prestigioso biglietto aereo per l’America.
Nuovo Stadio Flaminio: la Lazio incontra degli ostacoli dopo che la Soprintendenza ha frenato sul progetto
Il grande e ambizioso progetto della Lazio per la completa riqualificazione dello stadio Flaminio sta attraversando una fase estremamente delicata e ricca di insidie burocratiche. Il tanto sperato via libera da parte della Soprintendenza appare, al momento attuale, un traguardo ancora lontano. Subito dopo l’apertura ufficiale della Conferenza dei Servizi Preliminare, sono infatti emerse alcune dettagliate valutazioni tecniche che hanno evidenziato delle criticità piuttosto significative sull’imponente intervento di ammodernamento proposto dal club biancoceleste.
Secondo quanto riportato dal portale Lazio Family, i primi documenti ufficiali prodotti in questa fase iniziale dell’iter procedurale avrebbero già messo in luce due scogli centrali che rischiano di influenzare, o addirittura modificare pesantemente, il percorso autorizzativo del progetto.
Il nodo della pensilina: un vincolo architettonico intoccabile
Il primo, fondamentale elemento critico sollevato dagli esperti riguarda la storica pensilina, ovvero l’unica porzione attualmente coperta delle tribune dell’impianto, originariamente ideata e progettata dal celebre architetto Pier Luigi Nervi. Secondo le rigorose valutazioni tecniche pervenute, questa iconica struttura dovrebbe essere obbligatoriamente preservata, tutelata e non eliminata, andando in netta controtendenza rispetto a quanto invece previsto nell’ipotesi di intervento presentata sul tavolo dalla Lazio.
Si tratta di un nodo particolarmente sensibile e dibattuto, essendo strettamente legato alla necessaria tutela delle caratteristiche originarie dello stadio, nonché all’assoluto rispetto dell’inestimabile valore architettonico dell’intera opera. La rigorosa conservazione della pensilina viene infatti considerata dalle autorità competenti un elemento imprescindibile per la corretta lettura complessiva del progetto preesistente.
Il secondo anello e il rischio di alterare l’identità storica
La seconda, importante criticità strutturale evidenziata dalla commissione riguarda la potenziale costruzione di un secondo anello, che nel progetto andrebbe fisicamente a inglobare la struttura attuale dello stadio. Questa moderna soluzione progettuale solleva parecchi e fondati dubbi sul mantenimento della fondamentale unicità architettonica dell’impianto sportivo, considerato da sempre uno degli aspetti maggiormente distintivi del capolavoro originale di Nervi.
Stando alle recenti osservazioni, il nuovo intervento edilizio potrebbe infatti compromettere la percezione visiva della forma originale dello stadio, finendo per alterarne radicalmente la leggibilità e la profonda identità storica. Un aspetto che assume inevitabilmente una rilevanza cruciale nel complesso processo di valutazione portato avanti dalla Soprintendenza.
In attesa di ulteriori sviluppi ufficiali, il percorso della Lazio per riabbracciare il Flaminio entra ufficialmente in una fase di serrato confronto tecnico. Le imminenti decisioni della Conferenza dei Servizi si riveleranno decisive per comprendere se il progetto potrà effettivamente proseguire nella sua forma attuale, o se si renderà necessario un profondo adeguamento alle richieste imposte dagli enti preposti alla tutela del patrimonio architettonico della Capitale.
Caso plusvalenze Juventus: la Giustizia Sportiva può essere ribaltata il 16 luglio dalla sentenza della Corte UE sui ricorsi di Agnelli e Arrivabene
Il prossimo 16 luglio alle ore 10 arriverà un verdetto cruciale, destinato a fare giurisprudenza nel mondo dello sport. La Corte di Giustizia dell’Unione europea si pronuncerà infatti sulla questione pregiudiziale sollevata dal TAR del Lazio, relativa ai ricorsi presentati dall’ex presidente della Juventus, Andrea Agnelli, e dall’ex amministratore delegato, Maurizio Arrivabene. Al centro del dibattito vi è la pesante inibizione di due anni da qualsiasi attività professionale nel sistema calcistico italiano, sanzione inflitta ai due ex vertici bianconeri per il loro coinvolgimento nel discusso caso plusvalenze.
Il procedimento ha subìto una svolta decisiva quando il TAR del Lazio ha deciso di sospendere il proprio giudizio per rivolgersi all’Europa. I giudici amministrativi italiani hanno chiesto alla Corte di chiarire se l’attuale assetto della giustizia sportiva italiana sia pienamente compatibile con il diritto europeo. Il cortocircuito normativo risiede nei poteri limitati del tribunale amministrativo: secondo le norme attuali, la giustizia statale non ha il potere materiale di annullare le sanzioni disciplinari sportive, ma può unicamente riconoscere un eventuale risarcimento economico per i danni subiti.
Il parere di Spielmann e il contrasto con il diritto UE
Un passaggio determinante per la vicenda si è registrato nello scorso mese di dicembre, con il parere redatto dall’avvocato generale Dean Spielmann. Egli ha chiarito che i provvedimenti sanzionatori, come il divieto biennale di operare nel mondo del calcio, non violano i princìpi europei di concorrenza o di libera circolazione delle persone, purché siano applicati in modo oggettivo per tutelare la regolarità e l’integrità delle competizioni.
Il punto di rottura, tuttavia, riguarda proprio i limiti imposti ai giudici ordinari. Secondo l’Avvocato Generale, l’impossibilità per il TAR di annullare le decisioni sportive è incompatibile con il diritto dell’Unione Europea. L’autonomia della giustizia sportiva non può in alcun caso comprimere il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva. Di conseguenza, i giudici nazionali devono essere messi in condizione di poter annullare sanzioni illegittime e di applicare le necessarie misure cautelari a garanzia del giudizio.
Possibile rivoluzione per la giustizia sportiva italiana
Questa decisa interpretazione normativa gioca fortemente a favore della difesa di Agnelli e Arrivabene. Pur non essendo giuridicamente vincolante, il parere dell’Avvocato Generale traccia spesso in modo accurato la rotta per le decisioni finali dell’organo europeo. La sentenza della Corte di Giustizia attesa per il 16 luglio rischia così di aprire uno scenario dirompente, capace di innescare un ripensamento profondo dell’intero impianto della giustizia sportiva italiana, la quale sarebbe chiamata ad allinearsi ai princìpi di garanzia imposti dall’Unione Europea.
Restrizioni anche per Sassuolo e Monza oltre alla Lazio, mercato a saldo positivo per i due club
Non c’è soltanto la Lazio di Claudio Lotito tra i club di massima serie soggetti a restrizioni sui trasferimenti. Le recenti verifiche effettuate dalla commissione indipendente sull’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche hanno infatti coinvolto anche il Sassuolo e il Monza. Per entrambe le società è scattato il provvedimento che impone la stringente necessità di operare nell’attuale sessione di mercato estivo esclusivamente tramite operazioni a saldo positivo.
Il provvedimento scaturisce dal mancato rispetto dell’indicatore di Costo del Lavoro Allargato, un parametro fondamentale utilizzato per accertare la sostenibilità economico-finanziaria dei club di Serie A. Quando una società supera il livello-soglia stabilito nelle canoniche scadenze del 31 marzo o del 30 settembre, la Commissione segnala l’eccedenza alla Federazione. Di conseguenza, in base all’articolo 90, comma 4, lettera A) delle NOIF, il Segretario Generale della FIGC dispone la non ammissione alle operazioni in entrata per la sessione di mercato interessata.
Le regole del mercato a saldo positivo
Il divieto di tesseramento imposto, tuttavia, non è assoluto. Sassuolo e Monza avranno la possibilità di acquistare o tesserare nuovi calciatori, ma a una condizione ferrea: ogni singola operazione in entrata dovrà essere integralmente coperta da un saldo positivo generato durante la medesima finestra di contrattazioni.
La copertura economica potrà derivare da cessioni di cartellini, trasferimenti temporanei, risoluzioni o rinunce agli stipendi. Un dettaglio cruciale riguarda il metodo di calcolo: la Lega non valuta solamente l’incasso finanziario netto, ma considera attentamente il costo contrattuale residuo dei giocatori in uscita confrontandolo con il peso a bilancio dei nuovi tesserati. Inoltre, finché il blocco sarà attivo, i contratti in essere non potranno subire rinegoziazioni al rialzo, eccezion fatta per i giocatori in scadenza l’anno successivo. La regola è chiara: prima bisogna liberare spazio a bilancio, solo dopo si può investire.
Le possibili soluzioni e l’intervento della proprietà
Esiste però una via d’uscita istituzionale per sbloccare la situazione. I club hanno la facoltà di richiedere la revoca del provvedimento qualora l’eccedenza di costo contestata venga sanata. Le NOIF offrono diverse soluzioni tecniche agli azionisti di maggioranza per ripristinare l’equilibrio: tra queste spiccano i versamenti per futuri aumenti di capitale, l’immissione di liquidità per la copertura delle perdite, i finanziamenti infruttiferi dei soci o l’utilizzo di risorse derivanti dalla cessione pro soluto di crediti legati al mercato o ai diritti audiovisivi.
Le opzioni per i due club sono dunque tracciate: finanziare gli acquisti unicamente attraverso le cessioni, oppure attendere un robusto intervento finanziario da parte delle rispettive proprietà.
L’esordio a New York e la strategia del mister: tredici formazioni diverse in un anno per il sogno Mondiale
Il Brasile si appresta a scendere in campo per il debutto ai Mondiali del 2026, guidato in panchina da Carlo Ancelotti. Per questo esordio con il Marocco, la Seleção si presenterà con un assetto tattico e una formazione totalmente inediti. In un anno esatto di lavoro alla guida della nazionale, infatti, l’allenatore italiano non ha mai riproposto due volte la stessa formazione di partenza nei 12 incontri disputati finora. La sfida contro i nordafricani segnerà l’utilizzo della tredicesima formazione differente, confermando in pieno la parola data all’inizio del suo mandato.
Fin dall’assunzione dell’incarico, Ancelotti aveva chiarito di non avere un singolo modulo prediletto, promettendo di adattarsi costantemente ai giocatori a disposizione, agli avversari e alle diverse situazioni di gioco. Questa metamorfosi tattica, resa necessaria anche dai frequenti infortuni e dal poco tempo a disposizione per testare e osservare la squadra, è destinata a proseguire per tutto l’arco della rassegna iridata nella caccia al sesto titolo mondiale (il cosiddetto Hexa).
La formazione provata negli ultimi giorni e che dovrebbe scendere in campo dal primo minuto prevede: Alisson tra i pali; una difesa composta da Danilo, Gabriel Magalhães, Marquinhos e Alex Sandro; Casemiro, Bruno Guimarães e Lucas Paquetá a centrocampo; Raphinha, Matheus Cunha e Vini Jr nel tridente offensivo.
Nonostante i continui esperimenti e le rotazioni, il CT ha definito un nucleo di “intoccabili”. Casemiro risulta essere il giocatore maggiormente impiegato, essendo partito titolare in tutte le gare ad eccezione dell’impegno in altura in Bolivia dello scorso anno durante le Qualificazioni.
Anche il suo compagno di reparto, Bruno Guimarães, gode della massima fiducia, avendo saltato solamente due impegni a marzo per cause fisiche. In attacco, le certezze portano i nomi di Matheus Cunha e Vini Jr, i quali hanno preso parte a ben 10 delle 12 partite della gestione Ancelotti.
Fa da contraltare la situazione del terzino destro Danilo: il difensore del Flamengo farà il suo esordio da titolare con la gestione tecnica dell’italiano proprio in questa partita inaugurale dei Mondiali, avendo guadagnato un ruolo centrale a causa dell’infortunio di Éder Militão e del taglio in rosa di Wesley.
Il clima durante gli allenamenti è apparso molto sereno tra i giocatori e lo staff tecnico. Dopo l’ostacolo Marocco, il calendario del Brasile prevede i match del girone contro Haiti, in programma venerdì prossimo, e contro la Scozia, fissato per il 24 del mese.
Lo staff tecnico ha già preventivato ulteriori modifiche all’undici titolare nel corso di queste prossime sfide, sia per concedere fisiologico riposo agli atleti, sia per effettuare specifici accorgimenti in base alle squadre avversarie che si troveranno di fronte.
Montella parla di Yildiz e Calhanoglu: «Negli ultimi mesi hanno giocato poco per qualche problema fisico, non so che tenuta potranno avere»
Alla vigilia di un appuntamento che la Turchia attende da 24 anni, Vincenzo Montella racconta emozioni, ambizioni e insidie di un Mondiale che il Paese vive come un ritorno alla storia. Il ct azzurro‑rosso descrive una squadra carica ma consapevole delle difficoltà del girone D, aperto nella notte italiana dal netto successo degli Stati Uniti sul Paraguay.
«Alla vigilia di un’attesa lunga 24 anni, siamo emozionati e fiduciosi, conosciamo le insidie che possono esserci. Siamo in un girone molto equilibrato, sarà il campo a dare le risposte, ma tutte e 4 possono ambire ai sedicesimi». Parole che fotografano lo stato d’animo di una nazionale pronta al debutto: domenica mattina, alle 6 italiane, la Turchia affronterà l’Australia a Vancouver, in un match che si preannuncia complicato.
Montella potrà contare su Calhanoglu e Yildiz, seppur non al meglio dopo i recenti problemi fisici.«Negli ultimi mesi hanno giocato poco per qualche problema fisico, non so che tenuta potranno avere», ammette il ct, che però non rinuncerà ai suoi due talenti. Al suo fianco, in conferenza stampa, proprio il centrocampista dell’Inter, concentrato sugli Socceroos.
Un girone equilibrato e una nazione che sogna
Montella insiste sulla competitività del gruppo: «Penso che sia un girone davvero equilibrato e tutte e quattro le squadre possono superare la fase a gironi. Onestamente non credo che nessuna squadra sia più forte o più debole delle altre».
Da tre anni alla guida della Turchia, il tecnico italiano ha imparato a conoscere la passione di un Paese che vive il calcio come identità collettiva. E lo ricorda con parole che trasmettono appartenenza e responsabilità: «La Coppa del mondo è qualcosa che aspettiamo da 24 anni. C’è tanta emozione e fiducia nel fatto che ora faremo bene. Siamo consapevoli della sfida che ci attende, ma vogliamo godercela e fare in modo che la nazione sia orgogliosa di noi. Sento questa responsabilità e so che dobbiamo dare il massimo. La sento ancora di più perché per me questo Paese è come una seconda casa e la mia passione per la squadra è totale».
Dopo l’addio di De Zerbi ecco quali sono le strategie del club: spunta l’alternativa Summerville
Mason Greenwood, il cui attuale contratto con l’Olympique Marsiglia è in scadenza nel 2029, sembra rappresentare il principale indiziato per una partenza in questa finestra di mercato estivo. La società transalpina ha un’evidente necessità di fare cassa attraverso le cessioni e, stando alle indiscrezioni diffuse dalla stampa italiana, si discute di un suo possibile trasferimento valutato intorno ai 50 milioni di euro.
Tra le squadre interessate,la Roma pareva aver già fatto passi in avanti concreti, trovando un principio di accordo con l’entourage dell’attaccante per un contratto di cinque anni a 4 milioni di euro netti a stagione. Questa situazione non arriva del tutto inaspettata.
Greenwood aveva scelto la destinazione marsigliese spinto soprattutto dalla presenza in panchina di Roberto De Zerbi; tuttavia, in seguito all’abbandono dell’allenatore avvenuto lo scorso febbraio, l’attaccante britannico è apparso smarrito e sempre più lontano dal progetto tecnico. Gli eventi successivi a questo strappo non hanno fatto altro che avvicinarlo all’addio, mettendo di fatto fine alla sua avventura all’OM a distanza di due anni dal suo arrivo.
A confermare questi scenari in evoluzione sono arrivate le dichiarazioni di Grégory Lorenzi, fresco di nomina come direttore sportivo a inizio giugno. Lorenzi ha precisato che Greenwood rientra in quella cerchia di giocatori su cuiil club sta riflettendo intensamente.
Il dirigente ha affermato esplicitamente che qualsiasi opportunità di mercato in entrata verrà presa in stretta considerazione, ribadendo l’impegno della dirigenza nel gestire la pratica internamente per individuare la soluzione più vantaggiosa per tutte le parti in causa.
Tuttavia, quando la rotta verso la Capitale italiana sembrava ormai tracciata, si è profilato un possibile colpo di scena. In base a quanto riferito dal Corriere dello Sport, la dirigenza romanista starebbe valutando di abbandonare la dispendiosa pista Greenwood per concentrarsi su Crysencio Summerville, attualmente di proprietà del West Ham.
Il ventiquattrenne nel giro della nazionale olandese risulterebbe un’alternativa decisamente più a buon mercato rispetto al giocatore del Marsiglia, con un potenziale costo stimato sui 35 milioni di euro. A favorire questa opzione ci sarebbe un fattore interno: il quotidiano evidenzia infatti come Donyell Malen stia esercitando un forte pressing per potersi ricongiungere con il proprio connazionale a Roma.
L’Italia U17 domina e vince l’Europeo, ma i numeri raccontano un’altra verità: il perché del paradosso azzurro – VIDEO di Fabio Zaccaria
Mentre la Nazionale maggiore attraversa una fase complicata, c’è un’Italia che continua a brillare. L’Under 17 ha conquistato per la seconda volta in tre anni l’Europeo di categoria, confermandosi una delle realtà giovanili più forti del continente. Un successo straordinario per il gruppo guidato da Franceschini, protagonista di un percorso particolare ma ricco di personalità, solidità e carattere.
Gli azzurrini hanno iniziato il torneo con due vittorie convincenti: 1-0 alla Francia grazie al gol dell’empolese Perillo e 3-0 al Montenegro, con firma anche del talento bianconero Thomas Corigliano. Poi tre pareggi consecutivi, a partire dal pirotecnico 3-3 con la Danimarca, risultato che ha comunque garantito il primo posto nel girone e l’incrocio in semifinale con la Spagna.
Lupo eroe della semifinale: rigori parati e finale conquistata
La semifinale contro la Spagna è stata lo snodo decisivo. Il portiere Lupo, scuola Lecce, ha parato un rigore nei tempi regolamentari e altri due nella lotteria finale, diventando l’eroe della serata.
Croci, classe 2010 della Fiorentina, aveva portato avanti l’Italia, ma le Furie Rosse avevano trovato il pari a dieci minuti dalla fine. Ai rigori, però, gli azzurrini hanno mostrato nervi d’acciaio e sono tornati in finale, come già accaduto nel 2024.
Una finale epica: rimonta al 90’ e trionfo ai rigori
La finale contro il Belgio è stata una battaglia di nervi. Partita bloccata, poche occasioni e vantaggio belga all’85’. Ma l’Italia ha tirato fuori ciò che la contraddistingue: cuore, coraggio, unità.
Al 90’ Fugazzola ha trovato il pari su rigore, rimandando tutto ancora una volta dagli undici metri. E lì è riemerso il muro azzurro: Lupo ha parato ancora, regalando all’Italia un titolo europeo meritatissimo. Un percorso che ricorda da vicino quello dell’Italia di Mancini nel 2021 — e non è un caso che proprio Roberto Mancini sia indicato come possibile prossimo CT della Nazionale maggiore.
Numeri, curiosità e un problema strutturale
Nonostante un cammino fatto di 2 vittorie e 3 pareggi, l’Italia ha dominato una statistica significativa: 8 marcatori diversi, più di qualsiasi altra nazionale. Fugazzola è stato il miglior realizzatore con 2 gol, mentre tutti gli altri sono andati a segno una volta.
La squadra, schierata con un 4‑3‑1‑2, non ha brillato per fantasia o tecnica, ma ha mostrato compattezza, solidità e capacità di ripartire: caratteristiche che l’hanno resa diversa dalle altre big europee, spesso più ricche di talento individuale.
C’è però un dato che conferma un problema storico del nostro calcio giovanile: 7 giocatori su 20 sono nati a gennaio, e quasi tutti gli altri tra febbraio e marzo. Solo due nella seconda metà dell’anno. Un trend che conferma quanto denunciato da Alessandro Del Piero: nelle selezioni giovanili italiane si privilegiano i ragazzi fisicamente più sviluppati, penalizzando chi matura più tardi.
Il confronto con il Portogallo e il rischio di un nuovo crollo
Le parole di Gabriele Gravina a Report fotografano perfettamente il problema. Della squadra che vinse l’Europeo U17 nel 2024, solo 8 giocatori hanno esordito tra i professionisti, per un totale di 81 partite e meno di 3500 minuti complessivi.
Il Portogallo, battuto 3-0 in quella finale, ha invece portato 14 giocatori a superare le 200 partite e i 15mila minuti nei campionati professionistici. Un divario enorme, che rischia di ripetersi se non si interviene subito.
Un trionfo che deve diventare un punto di partenza
L’Italia Under 17 ha dimostrato che il talento c’è, eccome. Ma senza un percorso di crescita serio, continuo e coraggioso, questi successi rischiano di restare episodi isolati.
Il trionfo in Estonia è un segnale forte: ora tocca al movimento italiano trasformarlo in un progetto duraturo, per evitare che — ancora una volta — i migliori smettano di esserlo nel passaggio al calcio dei grandi.
Quali giocatori di oggi giocherebbero nell’ultimo Brasile campione del mondo? L’analisi e i paragoni con il passato
A ventiquattro anni dal trionfo in Corea e Giappone, il Brasile guidato da Carlo Ancelotti è a caccia del sesto titolo Mondiale. Quella del 2002, allenata da Luiz Felipe Scolari, è universalmente considerata una delle rose più forti di tutti i tempi, divenuta celebre per aver vinto tutte e sette le partite della competizione.
Ma quanti giocatori dell’attuale Seleção troverebbero spazio in quella squadra leggendaria? L’ex attaccante e opinionista di talkSPORT Gabby Agbonlahor ha stilato una Top XI combinata, schierata con un classico 4-4-2. Soltanto tre stelle del 2026 sono riuscite a ritagliarsi un posto tra i miti del passato.
La solidità difensiva e il blocco storico
In porta la scelta ricade sull’attuale numero uno: Alisson. Il portiere del Liverpool viene preferito sia a Dida che a Marcos (quest’ultimo titolare inamovibile nel 2002), con il co-conduttore Jason Cundy fortemente critico sulle incertezze passate di Dida.
La linea a quattro difensiva è invece un dominio quasi assoluto del 2002. Sulle fasce non ci sono dubbi: Cafu a destra e Roberto Carlos a sinistra. Al centro, la roccia Lucio viene affiancata dal secondo giocatore attuale inserito in formazione, il capitano Marquinhos. Agbonlahor ha giustificato la mossa sottolineando come il secondo centrale difensivo del 2002 non fosse esattamente al livello degli altri fuoriclasse in campo.
La magia del centrocampo
In mezzo al campo non c’è spazio per le stelle moderne. Il reparto è un tributo totale alla squadra pentacampeon:
Gilberto Silva: il mediano equilibratore incaricato di coprire le spalle ai trequartisti.
Kaká: scelto per la sua progressione devastante e la capacità di spaccare le difese avversarie.
Rivaldo: piazzato sulla fascia destra, pronto ad accentrarsi per liberare il suo letale mancino.
Ronaldinho: sulla corsia mancina, per garantire spettacolo, fantasia e giocate imprevedibili.
La controversia in attacco
Davanti, l’inattaccabile e scontata presenza del FenomenoRonaldo (R9) viene affiancata dalla terza e ultima stella dei giorni nostri: Neymar.
Questa scelta ha scatenato la reazione furibonda di Cundy, che in studio ha bollato l’ex giocatore del PSG come “il calciatore più sopravvalutato della sua generazione”. Nonostante l’opposizione, Agbonlahor ha difeso a spada tratta l’attaccante, premiando la sua velocità, la sua tecnica e la pura gioia e l’intrattenimento che è in grado di trasmettere a chi guarda una sua partita.
Gli Usa hanno stravinto contro il Paraguay. Quale esordio farà Montella con la sua Turchia stanotte?
Il Gruppo D dei Mondiali 2026 si prospettava come uno dei più equilibrati e affascinanti dell’intero torneo. Secondo le stime della FIFA, la distanza nel ranking tra la testa di serie (gli USA, 16°) e la squadra peggio piazzata (il Paraguay, 40°) è la più ridotta della competizione. Dopo il netto 4-1 degli Usa di stanotte sul Paraguay la situazione appare meglio definita. Le vere incognite, tuttavia, riguardano i curiosi incroci previsti nella fase eliminatoria.
Qualificarsi al secondo posto potrebbe infatti rivelarsi un paradosso vantaggioso: la seconda classificata affronterebbe la seconda del Gruppo G (presumibilmente una tra Egitto, Iran e Nuova Zelanda), evitando così le ben più insidiose terze dei gironi B, E, F, I, J che toccheranno in sorte alla vincitrice. Australia e Turchia si affrontano nella notte italiana. L’Ultimo Uomo ha tracciato questo identikit delle due formazioni.
La Turchia: talento puro e incognite difensive
La Turchia di Vincenzo Montella è considerata la favorita, spinta dall’enorme fame per un’assenza dai Mondiali che durava da ben ventiquattro anni. La rosa è un formidabile concentrato di talento e opzioni tattiche:
Sulla sinistra, l’estro di Yildiz può scardinare le difese avversarie, supportato dalle incursioni dell’eccentrico terzino Kadioglu.
La corsia di destra è invece presidiata dagli scatti in profondità di Celik o dai repentini tagli di Baris Yilmaz.
Il centrocampo è un vero e proprio arsenale per i tiri dalla distanza, potendo contare su specialisti d’élite come Çalhanoglu e Kökçü.
A orchestrare il tutto ci sarà Arda Güler, talento del Real Madrid designato come regista a tutto campo per dare equilibrio e ordine alla vertigine offensiva della manovra.
I veri limiti della squadra risiedono nell’assenza di un centravanti di ruolo (spesso viene adattato il trequartista Aktürkoglu o il giovane Deniz Gül del Porto) e in una retroguardia vulnerabile. Difensori come Demiral, Kabak e Bardakci difettano costantemente nelle letture, spingendo talvolta Montella a ricorrere a una linea a cinque per proteggersi dalle imbucate avversarie.
L’Australia: le scheggia impazzita
L’Australia di Tony Popović non va sottovalutata. I Socceroos si schiereranno con un compatto e atletico 5-4-1, sorretto dall’asse centrale formato da Mathew Ryan, il “nostro” Alessandro Circati e dal capitano Jackson Irvine. In avanti c’è grande curiosità per l’estro di Volpato (altro giocatore della Serie A) e per le improvvise accelerazioni del giovanissimo Mohamed Touré, capace di siglare nove reti nell’ultima stagione disputata in Inghilterra.
L’ex viola rievoca la magica Coppa Italia del 2001, racconta l’amore incrollabile per Firenze e parla dell’allenatore suo compagno di squadra
Sono trascorsi ben venticinque anni da quel lontano 2001, anno in cui la Fiorentina alzò al cielo l’ultimo trofeo della sua gloriosa storia: la Coppa Italia. A riavvolgere il nastro dei ricordi ci ha pensato l’ex centrocampista viola Mauro Bressan, intervenuto ai microfoni di Radio Bruno per rivivere quelle emozioni indelebili e per analizzare il momento attuale del club gigliato.
Bressan non ha nascosto il proprio stupore per un’attesa così prolungata: “Sinceramente non avrei mai pensato che la Fiorentina restasse senza trofei per 25 anni”, ha confessato. L’ex giocatore ha però voluto sottolineare la tanta sfortuna che ha perseguitato la squadra nelle recenti finali disputate, pur mancando l’appuntamento con la coppa. Il suo augurio più grande è rivolto a chi popola gli spalti del Franchi: “Nessuno merita di tornare a gioire come i tifosi della Fiorentina. La storia ci insegna che, in ambienti non abituati a trionfare costantemente, una vittoria andrebbe festeggiata non per un singolo giorno, ma per una settimana intera”.
Le notti magiche contro il Parma
Il ricordo della doppia finale di Coppa Italia contro il temibile Parma gialloblù è un’istantanea ancora vivida nella mente di Bressan, che ha ricordato il doppio confronto come fosse un’unica, lunghissima partita:
Il blitz dell’andata: la pesantissima vittoria esterna in Emilia, decisa da una rete di Paolo Vanoli.
Il ritorno a Firenze: i minuti di sofferenza sportiva e poi l’esplosione di gioia totale al fischio finale, culminata con l’invasione di campo e i festeggiamenti negli spogliatoi.
“Per chi come me non era abituato ad alzare coppe, a differenza di campioni affermati come Torricelli e Di Livio, è stato indimenticabile. Ma la gioia più grande è stata ricevere i complimenti da mio padre, tifoso viola sfegatato fin dagli anni ’50. Essere un giocatore della Fiorentina era già tanto, ma aver alzato un trofeo per lui è stata una felicità indescrivibile.”
L’amarezza per l’esonero di Vanoli
In chiusura, Bressan ha dedicato un pensiero proprio al suo ex compagno ed eroe di quella finale, Paolo Vanoli, commentando le recenti vicende manageriali che lo hanno coinvolto: “Ci sono rimasto molto male per lui, anche se capisco le logiche dei dirigenti. Ha compiuto qualcosa di eccezionale, riuscendo a trasmettere valori di lotta e caparbietà. Sono fermamente convinto che, avendo a disposizione uomini scelti da lui e non in un momento di pura necessità di risultati, avrebbe potuto esprimere un calcio offensivo e con un’identità ben definita. Rimarrà in ogni caso nella storia”.
Stanotte le due nazionali tornano a incrociarsi ai Mondiali. L’unico precedente risale a 28 anni fa, quando i verdeoro si imposero per 3-0 trascinati dalla magia del “Fenomeno”.
In attesa del fischio d’inizio di stanotte, che vedrà scendere in campo Brasile e Marocco in una sfida ricca di talento e altissime aspettative, la mente degli appassionati non può che volare a quasi trent’anni fa. Esiste infatti un solo, iconico precedente ai Mondiali tra queste due formazioni: era il 16 giugno 1998, si giocava allo Stade de la Beaujoire di Nantes, e la Francia ospitava l’ultima Coppa del Mondo del XX secolo.
La Seleção dei sogni e il talento dei Leoni dell’Atlante
Il Brasile guidato da Mário Zagallo si presentava in terra transalpina con i gradi di campione in carica (dopo il trionfo a USA ’94) e con un tridente d’attacco da brividi. Il Marocco del ct Henri Michel era però una squadra da non sottovalutare, dotata di ottime individualità come la stella Mustapha Hadji e il difensore Noureddine Naybet, alla ricerca di punti preziosi nel Gruppo A.
Tuttavia, quel pomeriggio, la superiorità verdeoro fu schiacciante e si tradusse in un 3-0 senza appello, scandito dalle firme di tre leggende assolute:
9′ – Ronaldo: il Fenomeno, allora ventunenne, sbloccò la gara con un destro secco e implacabile dal limite dell’area, scagliando il pallone all’angolino basso su un perfetto assist in verticale di Rivaldo. Fu una rete storica: il suo primissimo gol in assoluto in una fase finale dei Mondiali.
45’+2 – Rivaldo: sullo scadere della prima frazione di gioco, un’azione avvolgente portò il numero 10 a spingere agilmente la palla in rete da pochi passi, sfruttando un assist rasoterra al bacio servito dal solito Cafu dalla fascia destra.
50′ – Bebeto: in avvio di ripresa, il leggendario attaccante chiuse i conti al termine di un’incursione travolgente di Ronaldo, che si fece spazio tra i difensori marocchini con il suo classico doppiopasso prima che Bebeto raccogliesse il pallone per trafiggere il portiere Driss Benzekri.
L’eredità di Nantes e un nuovo capitolo da scrivere
Quella sconfitta pesò come un macigno sulle ambizioni del Marocco. Nonostante una successiva e splendida vittoria per 3-0 contro la Scozia nell’ultima giornata, i nordafricani vennero beffardamente eliminati a causa dell’incredibile vittoria in rimonta della Norvegia contro un Brasile già matematicamente qualificato. I verdeoro proseguirono poi la loro corsa fino alla famigerata e dolorosa finale di Parigi persa contro i padroni di casa.
Oggi, in questo Mondiale 2026, lo scenario è radicalmente diverso. Il Marocco non è più visto come una potenziale sorpresa, ma come una corazzata solidissima, forte del miracolo sportivo compiuto in Qatar nel 2022 con la storica conquista delle semifinali. Il Brasile, dal canto suo, va a caccia di una redenzione e di una Coppa che manca ormai da ventiquattro anni.
Stanotte non ci saranno le accelerazioni di Ronaldo o le geometrie di Rivaldo, ma la sfida promette di essere molto più equilibrata e pronta a scrivere una nuova, imprevedibile pagina di storia calcistica. E chissà se nella gestione Ancelotti si starà attenti all’equilibrio in maniera ferrea: in quella gara del 1998, si vide Dunga sgridare fino all’inverosimile Bebeto, colpevole di una palla persa, tanto che dovette intervenire Leonardo per evitare che lo scontro degenerasse in campo, prima di un calcio di punizione del Marocco.
Domenico Messina nominato direttore tecnico dell’AIA: il Comitato Nazionale sceglie la continuità dopo settimane di incertezza
Sarà Domenico Messina, ex arbitro della sezione di Bergamo, il nuovo direttore tecnico dell’Associazione Italiana Arbitri. La nomina è arrivata dal Comitato Nazionale dopo settimane di forte incertezza seguite all’auto‑sospensione di Gianluca Rocchi dal ruolo di responsabile CAN, decisione maturata in concomitanza con le indagini della Procura di Milano sulle designazioni arbitrali.
Messina entrerà ufficialmente in carica dal 1° luglio, con il compito di riportare stabilità e continuità tecnica in un momento particolarmente delicato per il settore arbitrale italiano.
COMUNICATO – “Il Comitato Nazionale dell’Associazione Italiana Arbitri, nel rispetto delle disposizioni introdotte dalla recente riforma associativa e in attuazione dell’art. 10-bis del Regolamento Associativo, ha individuato in Domenico Messina il nuovo Direttore Tecnico dell’AIA.
Tale attività si inserisce nel percorso di rinnovamento organizzativo dell’Associazione e consentirà di garantire il tempestivo avvio delle attività attribuite alla nuova figura tecnica a partire dal 1° luglio 2026. L’individuazione di Domenico Messina è avvenuta con grande senso di responsabilità, nella consapevolezza dell’importanza strategica che il Direttore Tecnico rivestirà per lo sviluppo, il coordinamento e la valorizzazione del patrimonio tecnico arbitrale nazionale.
Il profilo di Messina rappresenta una sintesi di esperienza internazionale, competenza tecnica e profonda conoscenza del sistema arbitrale italiano, maturate nel corso di una carriera che lo ha visto protagonista ai massimi livelli.
Con questa scelta, il Comitato Nazionale conferma la volontà di affidare la nuova struttura tecnica associativa a una figura di assoluto prestigio, capace di accompagnare l’Associazione Italiana Arbitri nelle sfide future, garantendo continuità, competenza e una visione orientata alla crescita tecnica dell’intero movimento arbitrale.“
Simone Tiribocchi ha analizzato in esclusiva ai microfoni di JuventusNews24 il momento attuale della Juventus sui temi più caldi
Intervento esclusivo di Simone Tiribocchi ai microfoni di JuventusNews24: l’ex attaccante e oggi opinionista ha analizzato i temi più caldi legati all’attualità bianconera, offrendo spunti e riflessioni sul momento della Juventus.
Ciao Simone, partiamo dalle ultime novità dirigenziali in casa bianconera: l’addio di Comolli e l’arrivo di Carnevali. In cosa ha sbagliato secondo te il francese? L’ex DG del Sassuolo è la soluzione giusta?
«Quello che ha sbagliato Comolli, a parte gli acquisti per i quali però la responsabilità va divisa con il mister e con la parte tecnica, sia stato il mancato raggiungimento della Champions League che era considerato il traguardo minimo. Quindi probabilmente con il cambio dell’allenatore e il nuovo direttore non c’è stato più il feeling giusto per proseguire e quindi si è optato per questo ennesimo cambio. Cambio che questa volta è andato verso un manager secondo me tra i più bravi in Italia, ha fatto cose straordinarie a Sassuolo ma non solo nella parte tecnica ma anche nella parte gestionale, soprattutto quando è venuto a mancare Squinzi è riuscito a tenere tutto in piedi nel migliore dei modi. Quindi per me è la figura giusta, quella che ci voleva per la Juventus».
Una delle ultime mosse della gestione Comolli era stata l’interruzione delle trattative per il rinnovo di Vlahovic. Pensi che con l’arrivo di Carnevali i discorsi possano riaprirsi? E quanto perderebbe la Juve senza il serbo?
«Vedendo il prezzo che hanno oggi i centravanti e vedendo in generale la carenza che c’è, io farei di tutto per tenere Vlahovic, l’ho sempre detto. Perchè comunque rimane a 26 anni uno dei più forti attaccanti. Magari negli ultimi anni era un pò andato a momenti, nell’ultimo anno gli infortuni lo hanno un pò rallentato, ma non c’è un calciatore come lui in giro, soprattutto a scadenza. Visto che la Juve l’anno scorso ha preso Openda e David che non hanno assolutamente reso. E’ cambiato il mister che vuole quel tipo di giocatore quindi sarebbe giusto provare fino alla fine. Certo, bisogna capire come si sono lasciati. Chiellini quando si è interrotta la trattativa ha detto che gli dispiaceva, che Spalletti lo volesse si sapeva, quindi magari cambiando la figura di Comolli si potrebbe riaprire. Anche se devo dire che sta diventando un discorso troppo lungo e questo non fa bene al giocatore perchè alle prime prestazioni che non farà bene, che ci possono stare, gli si ricorderà tutto questo momento e questo tira e molla. Le trattative vanno chiuse velocemente».
L’altro attaccante che la Juve ha ripreso a seguire e che arriverebbe insieme a Sorloth è Kolo Muani. Credi che i bianconeri facciano bene ad insistere e credi che il francese si sposi bene con l’idea di calcio di Spalletti?
«Kolo Muani ha ottime caratteristiche. A Torino ha fatto bene anche se nel breve periodo. Forse è l’unico che negli ultimi anni ha fatto bene bene. Spalletti vuole quel giocatore che sa giocare la palla ma che soprattutto sa attaccare la profondità, sa muoversi negli spazi interpretando ottimamente il calcio. Kolo Muani per me ha i movimenti da attaccante ma credo anche che serva una prima punta di ruolo con determinate caratteristiche fisiche. Ma Kolo Muani resta un ottimo giocatore».
Milan, pericolo scampato: completata l’iscrizione al prossimo campionato di Serie A! Adesso la scelta per la dirigenza e per l’allenatore
Dopo giorni segnati da indiscrezioni, preoccupazioni e anche qualche ironia da parte dei tifosi, arriva una notizia importante per il futuro immediato del Milan. Il club rossonero avrebbe completato regolarmente l’iter per l’iscrizione al prossimo campionato diSerie A 2026/27, rispettando le scadenze previste dagli organi competenti e mettendo così in archivio una pratica fondamentale in vista della nuova stagione.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera attraverso la giornalista Monica Colombo, la società avrebbe presentato nella serata di ieri tutta la documentazione necessaria. Un passaggio particolarmente rilevante, soprattutto in una fase di forte cambiamento interno, con il Milanchiamato a ridefinire il proprio assetto dirigenziale e sportivo dopo le novità delle ultime settimane.
Milan iscritto alla Serie A 2026/27, Calvelli ha gestito la documentazione
L’iscrizione al campionato doveva essere formalizzata entro il 16 giugno da tutte le società partecipanti. In casa rossonera, la gestione degli aspetti burocratici sarebbe stata affidata a Massimo Calvelli, che ha assunto temporaneamente alcune delle deleghe in precedenza attribuite a Giorgio Furlani.
Il completamento dell’iter consente al Milan di guardare con maggiore serenità alla prossima stagione, almeno per quanto riguarda gli adempimenti formali. La questione societaria resta comunque centrale, perché il club deve ancora definire figure chiave per il nuovo corso, chiamato a rilanciare il progetto dopo una fase complessa.
Milan, ora allenatore e direttore sportivo
Archiviata la pratica relativa all’iscrizione, l’attenzione si sposta ora sulle prossime scadenze. Il Milan dovrà infatti comunicare il nome del nuovo allenatore entro il 7 agosto e quello del nuovo direttore sportivo entro il 15 settembre.
Si tratta di due tasselli fondamentali per impostare mercato, programmazione tecnica e strategie della stagione. La volontà della società, però, sarebbe quella di chiudere entrambe le questioni con largo anticipo rispetto alle date limite. Dopo l’iscrizione alla Serie A, il nuovo Milan può ora concentrarsi sulla costruzione della propria struttura sportiva.
Episodio shock dal Mondiale 2026. Fuori dal campo di allenamento dell’Iran è stato ritrovato un cadavere dentro un’auto
Un episodio inquietante ha scosso il clima attorno alla Nazionale iraniana a pochi giorni dall’esordio ai Mondiali 2026 contro la Nuova Zelanda. A Tijuana, in Messico, le autorità locali hanno rinvenuto un cadavere in avanzato stato di decomposizione all’interno di un veicolo parcheggiato da giorni in un’area commerciale situata nei pressi dello Stadio Caliente, struttura utilizzata dall’Iran per preparare il debutto nella competizione.
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Secondo quanto riportato da Mundo Deportivo e da altri media presenti sul posto, il corpo è stato trovato all’interno di un suv grigio fermo da diversi giorni nel parcheggio di un supermercato. A far scattare l’allarme sarebbero stati alcuni residenti e passanti, insospettiti dal forte odore proveniente dal bagagliaio del veicolo. Le forze dell’ordine sono quindi intervenute nell’area, procedendo al sequestro della zona e all’avvio delle prime verifiche.
Iran Mondiali 2026, il ritrovamento vicino allo Stadio Caliente
Il cadavere, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato avvolto in un sacco nero e presenterebbe segni di violenza. L’auto sostava nell’area almeno da mercoledì, prima del ritrovamento avvenuto nella mattinata di venerdì. La vicinanza con il quartier generale della selezione guidata da Amir Ghalenoei ha inevitabilmente aumentato l’attenzione mediatica su una vicenda che, al momento, resta al centro delle indagini.
La Procura locale sta lavorando per identificare la vittima e ricostruire la dinamica dell’omicidio. Tijuana è una città segnata da un alto tasso di criminalità, con oltre 1.200 omicidi registrati nel solo 2025, dato che contribuisce a rendere ancora più delicato il contesto in cui si sta svolgendo la preparazione della nazionale iraniana.
Iran Mondiali 2026, la squadra prosegue la preparazione
Nonostante la gravità dell’episodio, l’Iran ha continuato regolarmente il proprio lavoro verso l’esordio mondiale. La squadra è rimasta isolata dall’area posta sotto sequestro e ha proseguito la preparazione sul campo.
Il ritrovamento si aggiunge a un clima già complesso attorno alla selezione iraniana, tra tensioni esterne e questioni che vanno oltre l’aspetto sportivo. Ora l’attenzione delle autorità è concentrata sulle indagini, mentre la squadra prova a riportare il focus esclusivamente sul Mondiale.
Voglia di “Triplete” per Lautaro, obiettivo Mondiale bis con l’Argentina: il Toro mai così in forma! Ecco come arriva il capitano dell’Inter
Lautaro Martinez si prepara a iniziare il Mondiale con l’Argentina nel momento forse migliore della sua carriera. Il capitano dell’Inter arriva alla competizione con una condizione fisica brillante, grande fiducia e numeri importanti in nazionale. A raccontare il suo stato di forma è La Gazzetta dello Sport, che sottolinea come il Toro sia oggi una delle grandi certezze di Lionel Scaloni in vista dell’esordio contro l’Algeria a Kansas City.
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Il contesto è molto diverso rispetto a quello vissuto quattro anni fa inQatar. Allora Lautaro arrivò al torneo con problemi alla caviglia, dolorante e non al massimo della condizione. Partì titolare contro l’Arabia Saudita, segnò anche due gol poi annullati per fuorigioco, ma dopo le prime due partite perse progressivamente il posto a favore di Julian Alvarez, in quel momento più brillante. Il Mondiale si chiuse comunque con la festa argentina e il rigore decisivo trasformato contro l’Olanda in semifinale, ma per il centravanti nerazzurro rimase il rimpianto di non aver inciso da protagonista assoluto.
Lautaro Argentina, la rivincita passa dalla condizione fisica
Oggi lo scenario si è ribaltato. Questa volta è Julian Alvarez a dover rincorrere, condizionato da un problema alla caviglia che gli ha fatto perdere allenamenti preziosi. L’attaccante ha ripreso a lavorare sul campo dello Sporting KC soltanto nelle ultime ore, mentre Lautaro Martinez si presenta al debutto con test atletici eccellenti, peso forma e grande autostima.
Il feeling con Lionel Messi può diventare una delle chiavi dell’Argentina. Scaloni valuta una partenza con i due davanti, lasciando aperta anche l’ipotesi di una coesistenza futura con Alvarez in un possibile 4-3-1-2, con Messi alle spalle delle due punte. Una soluzione affascinante ma complessa, soprattutto per gli equilibri della squadra.
Lautaro Argentina, numeri da leader e obiettivo New York
I numeri rafforzano la candidatura del capitano dell’Inter. Lautaro ha segnato 8 gol nelle ultime 10 presenze con l’Argentina, partendo titolare solo in 7 occasioni. Un rendimento superiore a quello recente di Alvarez, fermo a 3 reti nello stesso arco di partite. Inoltre, il Toro è già quarto nella classifica dei marcatori argentini di sempre, davanti a Diego Armando Maradona.
La stagione appena conclusa può averlo aiutato anche sul piano della freschezza. Dopo Scudetto, Coppa Italia e titolo di capocannoniere della Serie A, Lautaro sogna un altro traguardo enorme: rivincere il Mondiale da primattore. Ha giocato meno rispetto allo scorso anno, arrivando a quota 48 partite contro le 55 della stagione precedente. Un dettaglio non banale, soprattutto in un torneo segnato dal caldo e dall’umidità.
L’obiettivo dell’Argentina è arrivare fino a New York, sede del traguardo più ambito. E questa volta Lautaro Martinez vuole esserci davvero, non solo con il cuore del gruppo, ma con i gol e il peso del leader.
Allegri Napoli, fumata bianca sempre più vicina: il Milan accelera sulla rescissione contrattuale, che dovrebbe arrivare entro mercoledì
La trattativa per portare Massimiliano Allegri al Napoli si avvicina alla fase decisiva. Come riportato da Il Corriere della Sera, la vicenda potrebbe arrivare presto a una conclusione, con il tecnico toscano chiamato a liberarsi definitivamente dal Milan prima di iniziare la nuova avventura sulla panchina azzurra. Il quotidiano titola «Allegri-Napoli, fumata bianca», fotografando una situazione ormai indirizzata verso l’intesa finale.
Il tempo, in questa fase, gioca a favore del Napoli. Entro il 16 giugno, infatti, il Milan deve corrispondere l’ultimo stipendio ad Allegri, passaggio considerato importante anche in ottica iscrizione al campionato. Questo rende necessario trovare entro mercoledì un accordo definitivo sulla rescissione del contratto tra il club rossonero e l’allenatore esonerato da Gerry Cardinale al termine della stagione.
Allegri Napoli, la rivoluzione Milan spinge verso l’addio definitivo
L’uscita di scena di Allegri si inserisce nel contesto della profonda rivoluzione societaria avviata dal Milan dopo la stagione 2025/26. Oltre al tecnico, il cambiamento ha coinvolto anche figure centrali come Furlani, Tare e Moncada, in un azzeramento che ha aperto una nuova fase per il club rossonero.
La trattativa per la separazione è già ben avviata. Il presidente Paolo Scaroni ha incontrato Giovanni Branchini, agente di Allegri, per iniziare a definire i termini dell’accordo. Scaroni, però, ha potere di firma ma non decisionale: le deleghe operative sono infatti nelle mani di Calvelli, considerato il braccio destro di Gerry Cardinale.
Allegri Napoli, restano da limare gli ultimi dettagli
La disponibilità a chiudere c’è, ma restano da sistemare alcuni aspetti legati soprattutto allo staff del tecnico livornese. All’inizio della prossima settimana le parti si rivedranno per provare a completare l’iter e arrivare alla tanto attesa fumata bianca.
Il Napoli resta alla finestra con fiducia. Una volta formalizzata la rescissione con il Milan, Allegri potrà diventare a tutti gli effetti il nuovo allenatore azzurro.
A 20 anni dalla vittoria del Mondiale 2006 con l’Italia, Andrea Pirlo parla dei problemi del calcio italiano e si sofferma sulla propria carriera da allenatore
Andrea Pirlo torna a parlare del calcio italiano e lo fa in un momento simbolico, a vent’anni dal trionfo della Nazionale ai Mondiali del 2006. Intervistato da SportWeek, l’ex centrocampista azzurro ha ripercorso alcuni dei ricordi più significativi legati a quella vittoria storica, ma si è soffermato soprattutto sul presente e sulle difficoltà del movimento italiano, ancora alla ricerca di una nuova identità dopo anni complessi.
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Il tema centrale riguarda la necessità di ripartire da una programmazione chiara, capace di valorizzare maggiormente i calciatori italiani e di rimettere al centro la formazione tecnica. Secondo Pirlo, il problema non è soltanto legato ai risultati, ma anche alla direzione presa negli ultimi anni dal sistema calcio.
Pirlo e il futuro del calcio italiano
RICETTA PER IL CALCIO ITALIANO – «Spero che si possa ripartire da un progetto e da qualche riforma. Dobbiamo favorire i nostri giocatori. Se prima c’era l’incentivo per comprare gli stranieri, ora bisogna farlo per gli italiani».
Parole nette, che vanno nella direzione di una riforma strutturale. Per Pirlo, il talento italiano deve tornare a essere protetto, sviluppato e valorizzato con scelte concrete, non soltanto con dichiarazioni d’intenti. Il riferimento è anche alla difficoltà della Nazionale di tornare protagonista sul palcoscenico mondiale.
Pirlo sui giocatori di oggi e sulla tecnica
L’ex regista ha poi analizzato l’evoluzione del calcio moderno, sottolineando come l’aspetto fisico abbia spesso preso il sopravvento sulla qualità tecnica.
CALCIATORI DI OGGI – «Non andiamo al Mondiale perché pensiamo alla forza fisica, alla corsa, mentre bisogna tornare a stoppare il pallone, passarlo bene, sviluppare la tecnica e, sul campo, guardare in avanti».
Un passaggio significativo, soprattutto da parte di uno dei centrocampisti più tecnici della storia recente del calcio italiano. Per Pirlo, la ripartenza passa anche dai settori giovanili, dal lavoro quotidiano sul pallone e da una diversa idea di formazione.
Pirlo allenatore, il bilancio delle esperienze
Spazio anche al suo percorso in panchina, con Pirlo che ha rivendicato i risultati ottenuti nelle varie esperienze da allenatore, dalla Juventus alla Sampdoria, passando per la Turchia e gli Emirati.
RUOLO DA ALLENATORE – «Ho sempre raggiunto gli obiettivi delle società. Alla Juventus mi avevano chiesto di arrivare in Champions, fatto. In più ho vinto Coppa Italia e Supercoppa. Sono andato via e sono rimasto un anno fermo, non riesco a capire il perché. Anzi, lo so ma non voglio dirlo. In Turchia, al Karagumruk, settimo posto in campionato, risultato mai raggiunto da quel club. La Samp in B l’ho portata ai playoff, come da richiesta del club. Poi sono stato esonerato dopo sole tre partite l’anno successivo. Quest’anno l’FC United mi ha chiesto la promozione nella massima serie e l’ho conquistata».
Un messaggio chiaro: Pirlo si sente pronto a proseguire il proprio percorso da allenatore, forte degli obiettivi raggiunti e della convinzione di poter ancora crescere in panchina.
Furto all’Inghilterra! Rubati scarpini, palloni e maglie prima dell’allenamento: due gli arresti. La disavventura al Mondiale per la squadra di Tuchel
Clamoroso scossone nel ritiro dell’Inghilterra a pochi giorni dal debutto ufficiale nella Coppa del Mondo 2026. La nazionale dei Tre Leoni è stata colpita da un pesante furto logistico proprio alla vigilia della partita d’esordio del torneo contro laCroazia, con una quantità importante di materiale tecnico sottratta durante il trasferimento verso la base di allenamento.
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Secondo quanto riportato da Sky News, alcuni veicoli che stavano trasportando l’attrezzatura da Palm Beach a Kansas City, sede del quartier generale inglese, sarebbero stati forzati. Un episodio che ha creato forte preoccupazione all’interno dello staff, impegnato ora a limitare i danni e a garantire la normale prosecuzione della preparazione.
Inghilterra Mondiali 2026, cosa è stato rubato
Il bottino del furto sarebbe particolarmente consistente. Tra gli oggetti sottratti figurano le scarpe da gioco personalizzate dei calciatori, l’abbigliamento ufficiale da allenamento, i palloni, i kit medici e il materiale tecnologico utilizzato dallo staff tecnico. Non è ancora arrivata una conferma definitiva, ma tra il materiale mancante potrebbero esserci anche le divise ufficiali da gara.
Una situazione delicata, perché il furto rischia di interferire con il programma di lavoro della nazionale inglese proprio nella fase più importante di avvicinamento alla prima partita del Mondiale. Le prossime ore saranno decisive per capire se il materiale potrà essere recuperato oppure se sarà necessario procedere con soluzioni d’emergenza.
Inghilterra Mondiali 2026, la federazione al lavoro con le autorità
I responsabili della federazione inglese si sono mossi immediatamente, collaborando con le autorità locali per provare a ricostruire la dinamica dell’accaduto e individuare i responsabili. Parallelamente, sono stati avviati contatti con i fornitori tecnici per predisporre eventuali rimpiazzi in tempi rapidi.
Una prima svolta nelle indagini è arrivata dalla Polizia di Kansas City, che ha diffuso una nota ufficiale: «Due soggetti di interesse sono già stati posti in stato di fermo e sono attualmente sotto interrogatorio in attesa di ulteriori indagini».
Per l’Inghilterra, il Mondiale comincia dunque con un imprevisto pesante. Il campo resta la priorità, ma la gestione dell’emergenza logistica diventa ora un passaggio fondamentale prima della sfida contro la Croazia.
Carnevali cambia il mercato della Juve: vuole una squadra ancora più italiana! Tutti i nomi sul taccuino del nuovo amministratore delegato
Fuori Damien Comolli, dentro Giovanni Carnevali. La Juventus cambia volto a livello dirigenziale e apre una nuova fase del proprio progetto sportivo. Il nuovo amministratore delegato, appena arrivato dal Sassuolo, si è subito messo al lavoro per impostare le prime mosse in vista della prossima stagione. Il primo passaggio è stato un contatto diretto con Luciano Spalletti, allenatore bianconero e punto di riferimento tecnico della nuova era juventina.
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Lunedì Carnevali sarà alla Continassa per un primo vertice operativo con gli altri dirigenti del club. Un incontro importante per iniziare a definire strategie, priorità e margini di manovra sul mercato. La proprietà Exor, rappresentata da John Elkann, chiede un immediato salto di qualità: l’obiettivo è costruire una squadra in grado di competere per lo Scudetto e per l’Europa League.
Calciomercato Juventus, la richiesta di Elkann e il nuovo indirizzo
La linea indicata dalla proprietà sembra chiara: rinforzare la rosa puntando con decisione anche su calciatori italiani. Una direzione che si sposa con il profilo di Carnevali, dirigente che al Sassuolo ha spesso lavorato sulla valorizzazione di giovani talenti e su un mercato fatto di conoscenza, rapporti e programmazione.
Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, tra i profili finiti nel mirino della Juve c’è Giovanni Leoni, difensore del Liverpool, insieme a Cher Ndour, centrocampista della Fiorentina. In quest’ultima operazione potrebbe rientrare anche Fabio Miretti come possibile contropartita tecnica.
Calciomercato Juventus, da Berardi a Frattesi: tutti i nomi sul tavolo
Sempre secondo la rosea, la Juventus guarda anche al reparto offensivo. I nomi più caldi sono quelli di Domenico Berardi, esterno del Sassuolo, e Federico Chiesa, oggi al Liverpool ma già noto all’ambiente bianconero.
Tuttosport aggiunge altri profili alla lista. Sulle fasce piacciono Michael Kayode, terzino destro del Brentford ed ex Fiorentina, e Matteo Ruggeri, laterale sinistro dell’Atletico Madrid ed ex Atalanta. A centrocampo resta da monitorare Davide Frattesi dell’Inter, mentre per la trequarti emerge il nome di Mattia Liberali, giovane talento del Catanzaro ed ex Milan.
La nuova Juventus di Carnevali prende forma: più identità italiana, maggiore dialogo con Spalletti e un mercato costruito per tornare subito competitivi.
Dybala spaventa la Roma: «Futuro? Non ho ancora deciso, anche il Boca è un’opzione». Le parole dell’attaccante al rientro in Argentina
Il futuro di Paulo Dybala torna improvvisamente al centro del mercato della Roma. Proprio nelle ore successive all’annuncio di Tony D’Amico come nuovo direttore sportivo giallorosso, le dichiarazioni dell’argentino hanno aperto un nuovo scenario attorno al rinnovo di contratto, che fino a pochi giorni fa sembrava indirizzato verso una conclusione positiva.
La Joya è infatti in scadenza e la trattativa per il prolungamento rischia ora di trasformarsi in un vero caso. A riaccendere l’attenzione è stato lo stesso Dybala, intercettato dai microfoni di ESPN al suo rientro in Argentina. Parole prudenti, ma sufficienti per alimentare dubbi sul suo futuro nella Capitale.
Dybala Roma, le parole sul futuro
L’attaccante argentino ha scelto di non sbilanciarsi, sottolineando il rispetto nei confronti del club giallorosso ma lasciando aperte diverse possibilità per la prossima stagione: «Sono ancora un giocatore della Roma fino alla fine del mese. Per rispetto nei confronti del club, non parlerò del mio futuro perché non ho ancora deciso. Il Boca? È un’opzione, vedremo, come ce ne sono altre. Anche l’Instituto, così la gente non si arrabbia».
Una dichiarazione che cambia il clima attorno alla sua permanenza. Il riferimento al Boca Juniors e all’Instituto non rappresenta una conferma di addio, ma segnala come il giocatore non abbia ancora preso una decisione definitiva.
Dybala Roma, D’Amico subito davanti a un nodo pesante
Per la nuova area sportiva guidata da Tony D’Amico, quello di Dybala diventa uno dei primi dossier da affrontare. La Roma dovrà capire se esistono ancora le condizioni per arrivare a un accordo, evitando che una situazione considerata quasi chiusa possa complicarsi ulteriormente.
Il futuro della Joya resta quindi sospeso. La volontà del club sarà decisiva, ma le parole dell’argentino confermano che il rinnovo non può più essere considerato una formalità.
L’ex attaccante dell’Inter, ora all’Olympiakos, Mehdi Taremi, si prepara ad iniziare il suo Mondiale con l’Iran: queste le parole dell’attaccante
Mehdi Taremi, ex attaccante dell’Inter e oggi punto di riferimento dell’Iran, si prepara a vivere il Mondiale 2026 in un contesto particolare. Il bomber iraniano, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha parlato alla vigilia della sfida contro la Nuova Zelanda, primo appuntamento del suo torneo. Per la nazionale iraniana non sono stati giorni semplici, tra questioni legate ai visti, tensioni diplomatiche e una preparazione vissuta in un clima tutt’altro che ordinario.
Domani Taremi entrerà negli Stati Uniti con il resto della squadra, attraversando la frontiera messicana per raggiungere Los Angeles. Un passaggio simbolico, considerando il contesto politico e le difficoltà incontrate da dirigenti, giornalisti e tifosi iraniani. L’attaccante, però, prova a riportare il discorso sul campo, sottolineando la volontà del gruppo di restare concentrato sul calcio.
Taremi Iran, la concentrazione in vista del Mondiale
CONDIZIONE – «Se devo parlare esclusivamente del lato fisico e mentale, posso dire che mi sento bene: io e tutti i compagni, per quanto possibile, siamo molto concentrati in vista del torneo. Quando entriamo in campo e ci alleniamo, facciamo tutto normalmente. Insomma, restiamo focalizzati sul calcio. Naturalmente ci sono sempre cose che accadono al di fuori del gioco, ma l’unica cosa utile da fare in questi casi è cercare di mantenere l’attenzione su ciò che possiamo controllare».
Taremi Iran, il tema politico e il messaggio dello sport
SPORT E POLITICA – «Non è la mia prima Coppa del Mondo, ma la terza… Si dice sempre che, una volta sceso dall’aereo ed entrato nel paese ospitante, si dovrebbe percepire un’atmosfera di cordialità e unità. Forse è solo una mia impressione, ma in questo momento non la sento. È ovvio che ci sia molta tensione, ma penso che sport e politica dovrebbero essere sempre separati. Lo sport ha a che fare con il rispetto, la pace, l’unione. La Coppa del Mondo ha un pubblico di non so quanti miliardi di persone e può promuovere questi sentimenti, può spingere un mondo libero dai conflitti, non solo per l’Iran ma per tutti. Aggiungo solo che qualsiasi Paese che accetti di ospitare un Mondiale deve seguire i regolamenti della Fifa e adempiere alle proprie responsabilità come nazione ospitante. È questo che intendo quando dico che la politica va separata e i principi dello sport preservati».
MESSAGGIO DELL’IRAN – «Vogliamo trasmettere un messaggio di pace attraverso il nostro gioco e la nostra cultura, che è molto ricca. I media non la mostrano correttamente al mondo. Credo che il nostro popolo sia orgoglioso di noi, semplicemente per essere andati lì e aver giocato in queste circostanze. Adesso, dopo l’orgoglio, dobbiamo dare loro qualche gioia, quindi vincere le partite».
Taremi Iran, preparazione e ambizioni della nazionale
ALLENAMENTI – «No, la preparazione sta proseguendo in modo professionale e la squadra lavora duramente ogni giorno. La nostra ambizione è semplice: rappresentare l’Iran nel miglior modo possibile e dare tutto in campo, nonostante qualsiasi difficoltà ci circondi. Abbiamo molti buoni giocatori in rosa e i tifosi internazionali vedranno una squadra forte nel collettivo: siamo veramente un gruppo, non un elenco di individualità. Questa è un po’ la nostra forza».
GIRONE – «Non andiamo troppo oltre. Nel nostro girone ogni partita sarà difficile. Squadre come il Belgio e l’Egitto hanno molta qualità ed esperienza, ma pure la Nuova Zelanda non va certamente sottovalutata. Quindi, rispettiamo tutti gli avversari e ci concentriamo sulla preparazione migliore per ogni incontro. Sappiamo che se faremo le cose per bene, ci giocheremo le nostre carte. E potremo ottenere un risultato positivo, anzi storico per il calcio iraniano».
Taremi Iran, l’esperienza all’Olympiacos e il ricordo dell’Inter
OLYMPIACOS – «È stato un periodo positivo per me. Vivere in Grecia è molto piacevole, apprezzo davvero lo stile di vita, le persone e l’atmosfera di questo Paese mediterraneo. È un luogo in cui mi sento a mio agio sia dentro che fuori dal campo. All’Olympiacos ho vissuto una buona esperienza, abbiamo provato a vincere il titolo e fatto bene in Champions: questo mi ha aiutato a continuare il mio sviluppo come calciatore. Anche se ho ormai 33 anni, penso di poter crescere ancora e per questo voglio concentrarmi sul mio lavoro».
INTER – «Nel calcio non va tutto come vorremmo, gli infortuni fanno parte del gioco e io cerco di guardare avanti piuttosto che indietro. Al di là di quanto abbia segnato, di quanti assist abbia fatto e dei trofei mancati, l’Inter sarà sempre un club speciale per me, per tutto ciò che ho vissuto lì, per i compagni di squadra e per i tifosi».
SUCCESSI NERAZZURRI – «Certo, non ho mai smesso di seguire l’Inter e penso che le due coppe vinte siano meritate, frutto del grande lavoro dei miei compagni: sono ancora in contatto con molti di loro, li considero amici. A Milano ho trascorso una parte importante della mia carriera, ma ora devo concentrarmi sulla mia squadra attuale e sulle responsabilità che ho nei confronti dell’Olympiacos».
CHAMPIONS SVANITA – «I ricordi sono altri, e tutti belli. Abbiamo lottato su ogni fronte, potevamo vincere diversi trofei, ma purtroppo non ne abbiamo sollevato nemmeno uno: capita, ma la grande esperienza non me la toglie nessuno. E anche questo Mondiale, nonostante tutto, è un’esperienza unica che ricorderemo per tutta la vita».
Taremi guarda dunque al Mondiale con l’obiettivo di rappresentare al meglio l’Iran, senza dimenticare il passato all’Inter e il presente all’Olympiacos. In un torneo iniziato tra tensioni e difficoltà, l’attaccante vuole riportare al centro il campo, il gruppo e il messaggio universale dello sport.