Pagina 110 – Calcio News 24

Sarri esce allo scoperto sul futuro: «Vediamo se c’è la possibilità di andare avanti o se ci saranno altre decisioni. Vorrei essere più ascoltato»

Sarri, allenatore della Lazio, ha parlato così dopo la partita contro il Pisa. Ecco cosa ha detto sul suo futuro

Maurizio Sarri ha rilasciato queste dichiarazioni dopo Lazio Pisa.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

SERATA – «Sollevato per la fine della stagione? Oggi son contento per la partita e per il gol di Pedro nel giorno della sua festa. Serata da ricordare sicuramente».

FUTURO – «Io ho altri due anni di contratto quindi mi sembra prematuro parlare di addio. Non sono contento di tante cose ma da qui a firmare per un altro club ne passa parecchio. Vediamo se c’è la possibilità di andare avanti o ci saranno altre decisioni. Vorrei essere più ascoltato. Quest’anno sono lo sono stato poco».

DIALOGO – «Sono state fatte delle cose che non condividevo e che che si scontravano col contratto. Poco dialogo? C’è stato su cose poco importante e poco dialogo su cose, per me, molto più importanti».

STAGIONE – «Questa è un’ annata molto formativa che forse è riuscita a trovarmi dei difetti innati. Però avrei preferito viverla a quarant’anni invece di ora, invece di questo momento della carriera. Questa è un’annata formativa, che ti fa migliorare. Sono anche più empatico con i giocatori. In alcune situazioni questi giocatori diventano i miei ragazzi e quindi sono diverso anche nel rapporto con loro».

PEDRO – «Io con Pedro parlavo quasi tutte le settimane e spesso era lui a decidere se partire o se giocare solo venti minuti in base a come stava. Giocatore e ragazzo straordinario che mantiene l’entusiasmo di un bambino quando vede arrivare la palla. Ha grande personalità ma è un innamorato della palla e di questo sport e questo lo ha portato a restare competitivo a questi livelli fino a questa età».

TIFOSI – «Ai miei tifosi li ringrazio sempre e comunque perché a me hanno mostrato un amore incondizionato e li ringrazierò sempre e comunque indipendentemente dal mio rapporto con questa società. Loro lo sanno».

L’ultimo ballo perfetto: l’Olimpico saluta Pedro, il campione infinito

Pedro ha disputato la sua ultima partita con la maglia della Lazio. Tributo ad un campione straordinario

Ci sono addii che lasciano un nodo in gola e notti che sembrano scritte dalla penna di un regista romantico. L’ultimo atto di Pedro Rodríguez Ledesma con la maglia della Lazio è stato esattamente questo: la sceneggiatura perfetta per la chiusura di un’era. Allo Stadio Olimpico, nella sfida contro il Pisa, il popolo biancoceleste si è riunito per tributare il giusto omaggio a un fuoriclasse capace di vincere ogni trofeo possibile in carriera, conservando intatta la passione e l’umiltà del primo giorno di scuola.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il graffio decisivo di una notte indimenticabile

Il copione del match aveva rischiato di prendere una piega inattesa quando gli ospiti sono passati in vantaggio con la rete di Stefano Moreo, provando a rovinare la festa e gelando momentaneamente gli spalti. La reazione della squadra, però, non si è fatta attendere: un guizzo di Dele-Bashiru ha riportato la gara in equilibrio.

Ma il destino del calcio esige i suoi eroi e, puntuale come una sentenza, al 35′ minuto si è palesata l’immancabile magia. È stato proprio lui, Pedrito, a estrarre dal cilindro la rete del definitivo 2-1. Un gol pesantissimo, il graffio del campione che ha fatto esplodere di gioia – e di malinconia – la curva, trasformando la sua ultima apparizione in una vera e propria apoteosi.

Numeri da leggenda e un legame indissolubile

Con quest’ultima, decisiva esibizione, l’attaccante spagnolo chiude la sua esperienza romana mandando in archivio statistiche che parlano da sole: 209 presenze, 39 gol e 19 assist. Numeri straordinari che racchiudono l’essenza di un giocatore che, sbarcato sull’altra sponda del Tevere tra scetticismo e pressioni enormi, ha saputo farsi amare incondizionatamente dal mondo Lazio a suon di sudore e talento.

Pedro non è stato solo un attaccante di classe cristallina, capace di calciare indifferentemente con entrambi i piedi e di trovare sempre la giocata giusta al momento giusto. È stato un leader silenzioso, un maestro per i compagni più giovani e un lottatore indomito che, fino alla fine, ha corso e pressato più di tanti ventenni. Quel pallone in rete contro il Pisa è l’ultima, meravigliosa cartolina di un gigante che ha onorato il calcio italiano.

Gracias por todo, Pedrito. L’Olimpico non ti dimenticherà mai.

Maldini verso la Turchia, summit decisivo con il Fenerbahce per il ruolo di ds. L’ultimissima mossa per l’ex Milan non lascia dubbi!

Maldini ha avuto un incontro con Hakan Safi per il ruolo di direttore sportivo del Fenerbahce. Cosa è successo

Il clamoroso ritorno nel mondo del calcio di una leggenda italiana potrebbe presto parlare turco. Il futuro di Paolo Maldini potrebbe essere in Turchia, un’indiscrezione che sta rapidamente infiammando il mercato internazionale e che riporterebbe in pista uno dei dirigenti più apprezzati d’Europa. Dopo il doloroso e discusso addio al club rossonero, l’ex capitano è alla ricerca di un progetto sportivo stimolante e strutturato per rimettersi in gioco. Il panorama calcistico osserva con grande attenzione l’evolversi della situazione, consapevole del peso specifico che una figura del suo calibro può portare.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

I contatti e l’incontro a Istanbul

L’interesse dalla sponda del Bosforo non è nato oggi. Nelle scorse settimane, infatti, l’ex Milan aveva avuto dei contatti con il Fenerbahce, una delle società più blasonate, storiche e ambiziose della Süper Lig turca. Queste prime esplorazioni diplomatiche sono state intensificate nelle ultime ore, trasformandosi in una vera e propria trattativa di mercato.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Secondo NowtvTurkiye, la situazione ha subito un’accelerata improvvisa e molto concreta. Le fonti confermano un incontro a Istanbul tra il candidato alla presidenza del Fenerbahçe, Hakan Safi e Maldini.

Un nuovo ruolo dirigenziale: Maldini Direttore Sportivo

L’obiettivo di questo vertice è chiaro: trovare un accordo per la poltrona di ds del club gialloblù. Hakan Safi, in piena e accesa campagna elettorale per conquistare la presidenza della società, ha individuato nell’ex fuoriclasse italiano la figura perfetta per rilanciare le ambizioni nazionali ed europee del team. Durante il suo recente mandato a Milanello, Maldini ha dimostrato un fiuto eccezionale nello scouting e nella costruzione di un gruppo vincente, portando il Milan alla conquista dello Scudetto.

Cosa significa per il futuro dell’ex rossonero

Accettare la corte del Fenerbahçe significherebbe per Maldini allontanarsi dalla Serie A, evitando il forte impatto emotivo di dover affrontare il “suo” Milan da avversario. La piazza turca offre una tifoseria estremamente calda, risorse economiche importanti e la possibilità di costruire un progetto tecnico ambizioso. I prossimi giorni saranno cruciali per capire se il summit darà esito positivo: il ritorno operativo di Paolo Maldini dietro la scrivania potrebbe davvero essere a un solo passo.

Il Bayern Monaco trionfa in DFB Pokal: 3-0 allo Stoccarda e storico “Double” nazionale

Bayern Monaco ha vinto in DFB Pokal: 3-0 allo Stoccarda e “Double” nazionale per la squadra di Vincent Kompany

Il Bayern Monaco vince anche la DFB Pokal, archiviando una stagione sportiva che rimarrà impressa a lungo nella memoria dei propri tifosi. Dopo aver dominato il campionato e aver alzato al cielo l’ambito titolo della Bundesliga, la corazzata bavarese si ripete nella coppa nazionale. Il club ha dimostrato ancora una volta la propria supremazia assoluta nel panorama calcistico tedesco, regalando spettacolo nell’atto conclusivo del torneo. La finalissima si è rivelata un monologo a senso unico, culminato con un netto e inequivocabile 3-0 contro lo Stoccarda.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Il dominio bavarese e la resa dello Stoccarda

L’attesissima sfida non ha lasciato scampo alle ambizioni degli sfidanti. Lo Stoccarda, rivelazione del torneo, ha provato in tutti i modi a resistere alle costanti sortite offensive dei campioni di Germania, ma si è dovuto arrendere di fronte a uno strapotere tecnico, tattico e fisico davvero disarmante. Il rotondo successo certifica l’incredibile fame di vittorie di un gruppo che, nonostante i recenti festeggiamenti in campionato, non ha mai abbassato il livello di concentrazione, mantenendo una ferocia agonistica invidiabile.

Un uragano inglese: la notte magica di Kane

Il vero e incontrastato protagonista della serata di gala è stato l’uomo più atteso. Con una prestazione letteralmente devastante, è arrivata una meravigliosa tripletta per Harry Kane, che ha annientato praticamente da solo le speranze della formazione avversaria. Il fuoriclasse britannico ha sfoggiato tutto il suo letale cinismo sotto porta, trasformando in gol ogni pallone giocabile all’interno dell’area di rigore e facendo impazzire di gioia il settore riservato ai sostenitori del Bayern.

Numeri da leggenda per il centravanti

Le statistiche dell’ex attaccante del Tottenham assumono contorni fantascientifici in quest’annata. Grazie ai tre sigilli messi a segno in questo match decisivo, il bomber ha toccato quota 66 gol con Bayern e Inghilterra in questa stagione. Un traguardo individuale e assoluto che lo proietta di diritto sul tetto del mondo calcistico, giustificando ampiamente il massiccio investimento fatto dalla dirigenza. Con questo magnifico trionfo, il Bayern Monaco completa la doppietta nazionale per la prima volta dopo 6 anni, chiudendo il cerchio di un’annata indimenticabile.

Italiano sibillino sul futuro al Bologna: «In settimana vedrò la società. Insieme abbiamo fatto qualcosa di straordinario»

Italiano, allenatore del Bologna, ha rilasciato queste dichiarazioni dopo l’ultima partita di Serie A contro l’Inter

Dopo Bologna InterVincenzo Italiano ha rilasciato queste parole a Dazn. Cosa ha detto.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL BILANCIO DEL CAMPIONATO E L’OTTAVO POSTO – «Abbiamo concluso molto bene, imbattuti nelle ultime 4 gare, non avevamo mai abbandonato nulla di quello che potevamo raggiungere. Non siamo riusciti ad agganciare il settimo posto ma l’ottavo sì, avevamo squadre davanti forti, di grande valori, siamo riusciti a fare questa grande partita contro l’Inter addirittura sono contento».

IL FUTURO E IL PROSSIMO INCONTRO CON LA SOCIETÀ – «Come è stato fatto lo scorso anno: ci vedremo con la società dopo l’ultima giornata non avremo le Coppe, dovremo fare qualcosa di diverso, cercheremo cosa potremo fare. Trarremo le conclusioni su cosa è stato fatto e cosa c’è da fare. In settimana vedrò la società: bisogna programmare per bene e bisogna tutelare quest’atmosfera, fare le cose perbene».

L’EREDITÀ E L’OBIETTIVO PER I ROSSOBLÙ – «A parte il fatto che insieme a questa gente abbiamo vissuto cose, anche qualche sconfitta, che rimarranno, abbiamo fatto due anni incredibili in giro per l’Europa e la Coppa che è a Casteldebole in sede a brillare. Abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Il campionato è difficile, di solito arrivano sempre le stesse là davanti. Ma qualcuno si può inserire e quel qualcuno, se programmiamo bene, può essere il Bologna».

L’INTERVISTA COMPLETA A ITALIANO

Chivu chiude la stagione dell’Inter: «Sono in un frullatore da un anno e mezzo! Ora dopo 2 trofei ci serve una vacanza»

Chivu, allenatore dell’Inter, ha rilasciato queste dichiarazioni dopo l’ultima partita di Serie A contro il Bologna

Dopo Bologna InterCristian Chivu ha rilasciato queste parole a Dazn. Cosa ha detto.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL MATCH E L’ESULTANZA DELLA PANCHINA SUL 3-3 – «Andava onorata la maglia e ciò che di buono abbiamo fatto questa stagione. Merito dei ragazzi che hanno messo in campo la loro miglior versione, anche se non ne avevano tanta. Siamo contenti perché si sono messi a disposizione del gruppo e hanno cercato di fare del loro meglio, poi i ragazzi che sono entrati hanno dato energia, ci hanno creduto fino in fondo, hanno fatto vedere le loro qualità. Contento per Cocchi, Topalovic, Diouf, per Pio che oggi è andato in doppia cifra. Sono bravi giocatori che fanno vedere che meritano di giocare nell’Inter, poi i giovani devono ancora crescere però sono felice per la loro prova. Gli abbiamo fatto assaggiare un po’ quello che è il livello in Serie A, però che si abituino a giocare, e il coraggio di farli giocare».

PER CHI TIFO AL MONDIALE? – «Io faccio il tifo per la mia famiglia, che si meritano un mese del mio tempo. E’ un anno e 3 mesi che sono in un frullatore, a partire da Parma, perché non è stato semplice raggiungere quella salvezza. Poi subito all’Inter senza avere tempo di godersi la nostra vita in questo anno e mezzo, mia moglie e i miei figli hanno la priorità questa estate. Ce la faccio senza calcio? Dovrò sforzarmi, ho degli obblighi da marito e da padre. Ho speso un sacco di tempo per questi meravigliosi ragazzi cercando di raggiungere gli obiettivi. Se riesco cercherò di non stare sempre attaccato al telefono».

MI SERVE PIU’ UNO ALLA GIACCHERINI CHE SALTA L’UOMO O UNO PIU’ RAGIONATORE ALLA HERNANES? – «A tutti noi serve una vacanza, perché abbiamo speso tanto. L’anno scorso siamo partiti subito per il Mondiale per Club, abbiamo dovuto giocare tante partite. Abbiamo fatto soltanto 2 settimane e mezzo di vacanza e siamo ripartiti. Oggi dopo 9 mesi siamo con 2 trofei in bacheca, ci serve una bella vacanza».

L’INTERVISTA COMPLETA A CHIVU

Nuovo allenatore Napoli, chi al posto di Conte? Grosso e Italiano in lizza, il sogno è Allegri. Dentro al casting di De Laurentiis

Nuovo allenatore Napoli, chi sarà il sostituto di Conte? Tutti i nomi e il focus sul casting di De Laurentiis

Il futuro della panchina del Napoli resta un rebus ancora tutto da decifrare. Nonostante le tante indiscrezioni che si rincorrono con insistenza in queste ore, al momento non c’è ancora nessuna decisione presa da parte della società partenopea. Il presidente De Laurentiis e la dirigenza azzurra stanno lavorando senza sosta per individuare il profilo ideale a cui affidare la guida tecnica della squadra per la prossima stagione. La situazione è in continua evoluzione, con uno scenario tutto aperto e valutazioni in corso, che proseguiranno nel corso della prossima settimana per stringere definitivamente il cerchio attorno al prescelto. Lo riporta Matteo Moretto.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il grande sogno porta a Massimiliano Allegri

Il nome che stuzzica maggiormente i vertici societari e che garantirebbe un impatto immediato in termini di leadership ed esperienza porta dritto a Milano. Massimiliano Allegri sarebbe il preferito per inaugurare un nuovo ciclo vincente all’ombra del Vesuvio. Tuttavia, la pista che porta all’allenatore toscano si presenta irta di ostacoli. Il tecnico, infatti, ha un contratto importante che lo lega al Milan, un accordo economico e progettuale di altissimo livello che ne blinda la posizione. Inoltre, in questa fase cruciale dell’annata, l’allenatore è totalmente focalizzato sulla corsa Champions con la formazione rossonera, rendendo di fatto impraticabile un suo addio imminente.

Le alternative concrete: Grosso in pole, Italiano in corsa

Consapevole delle oggettive difficoltà per arrivare al tecnico del Milan, il club campano sta sondando profili più accessibili ma estremamente funzionali al progetto. Tra i papabili, piace molto il profilo di Fabio Grosso: l’ex campione del mondo ha dimostrato grandi capacità di gestione e un’ottima proposta calcistica, caratteristiche che lo spingono in alto nelle preferenze della dirigenza azzurra. Subito dietro di lui, resta fortemente in lizza anche Vincenzo Italiano, un allenatore da tempo sui radar del Napoli per la sua spiccata vocazione offensiva e la maniacale organizzazione tattica.

Le sorprese all’orizzonte

La lista della spesa per il nuovo allenatore, però, potrebbe non limitarsi a questi profili. La società partenopea sta sondando il mercato a trecentosessanta gradi e il casting include anche altri nomi, possibili outsider pronti a sparigliare le carte a sorpresa. Le prossime giornate saranno determinanti per sciogliere le riserve e consegnare finalmente alla piazza il nuovo condottiero.

Torino Juve, comunicato ufficiale della Questura: «Sciarpe, maglie e cappellini della squadra ospite nel Settore Distinti, tutto invariato»

Torino Juve, comunicato ufficiale della Questura per la situazione nel Settore Distinti alla vigilia del derby della Mole

L’attesa per l’attesissimo Derby della Mole si accende anche fuori dal terreno di gioco. Nelle ultime ore, una comunicazione diffusa dal Torino aveva generato confusione e polemiche tra i tifosi in merito alle modalità di ingresso allo stadio, con particolare riferimento alle regole per il settore Distinti. A fare definitiva chiarezza sulla delicata questione è intervenuta direttamente la Questura di Torino, diramando una nota ufficiale per rassicurare i sostenitori e ripristinare le normali disposizioni previste dalla normativa vigente.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Le precisazioni della Questura: le regole restano invariate

Attraverso un comunicato perentorio, le forze dell’ordine hanno voluto fare luce sulle indiscrezioni relative a presunte restrizioni per la tifoseria avversaria. La Questura ha specificato che, nel corso delle consuete e rigorose riunioni del GOS (Gruppo Operativo Sicurezza) e durante l’importante tavolo tecnico odierno, le linee guida per la gestione del grande evento sportivo sono state delineate e ribadite con estrema precisione. Il messaggio centrale del comunicato è inequivocabile: l’accesso nei settori è regolamentato dalle norme di legge e pertanto rimane invariato.

Via libera ai colori della squadra ospite

Il punto nevralgico della discordia riguardava la possibilità, per i tifosi della Juventus, di esibire i propri colori in un settore dello stadio considerato promiscuo come i Distinti. Su questo aspetto specifico, le autorità competenti sono state categoriche e trasparenti. È stato chiarito, infatti, che non è stato individuato alcun motivo di ordine e sicurezza pubblica tale da vietare l’accesso con sciarpe, maglie e cappellini della squadra ospite. Un via libera ufficiale che spegne sul nascere le polemiche della vigilia, garantendo il diritto dei sostenitori bianconeri di vivere la stracittadina indossando i propri simboli di appartenenza.

Il vertice in Prefettura con Juventus e Torino

Per chiudere definitivamente la controversia e garantire la massima collaborazione tra le parti coinvolte, la tematica è stata affrontata anche ai massimi livelli istituzionali. La decisione di consentire il normale accesso ai tifosi ospiti è stata infatti ampiamente ribadita nel corso di un incontro straordinario del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Il vertice, indetto nel pomeriggio dal Prefetto di Torino, è stato volutamente allargato alle due società interessate, confermando la totale sinergia tra le istituzioni e i club per assicurare che il derby si svolga in un clima di sana rivalità calcistica e totale sicurezza.

Pagelle Bologna Inter: Diouf on fire, Dimarco da MVP. Bernardeschi corona una stagione top VOTI

Pagelle Bologna Inter: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la 38ª giornata di Serie A 2025/26

Pagelle Bologna Inter: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la 38ª giornata di Serie A 2025/26

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

BOLOGNA: Skorupski 6; De Silvestri 6 (67′ Zortea 6), Helland 6 (81′ Heggem SV), Lucumi 6, Miranda 6; Ferguson 6, Freuler 6 (67′ Odgaard 6), Pobega 7 (57′ Moro 6); Bernardeschi 7 (88′ Dallinga SV), Castro 6.5, Rowe 6.5. All. Italiano 6.5

INTER: J. Martinez 5.5; Bisseck 5.5, De Vrij 6 (81′ Topalovic 6.5), Carlos Augusto 6; Diouf 7.5, Barella 6 (54′ Mkhitaryan 6), Zielinski 6, Sucic 5.5 (74′ Cocchi 6), Dimarco 7 (54′ Luis Henrique 6); Lautaro Martinez 5.5 (54′ Bonny 6), Pio Esposito 6.5. All. Chivu 6

Calciomercato Milan, niente riscatto per Maximilian Ibrahimovic: l’attaccante saluta l’Ajax e torna in rossonero. Come è andata la sua avventura in Olanda

Calciomercato Milan, l’Ajax non riscatta Maximilian Ibrahimovic: sfuma un incasso da 3.5 milioni di euro per i rossoneri

Il tentativo di ripercorrere le orme paterne, incrociando lo stesso percorso a vent’anni di distanza, si è scontrato con la dura realtà del campo. Maximilian Ibrahimovic si appresta a chiudere anticipatamente la sua parentesi in Olanda. Dopo aver fatto tutta la trafila nel settore giovanile rossonero, sempre sotto l’occhio attento del padre, lo scorso 10 gennaio il ragazzo si era diretto verso Amsterdam per firmare con l’Ajax, il prestigioso club che lanciò Zlatan nel grande calcio europeo. Una trattativa affascinante, condotta da Marijn Beuker e Alex Kroes per i Lancieri, con papà Zlatan ovviamente protagonista per il Milan. Una valigia carica di sogni, che però oggi fa ritorno in Italia.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Dal buon inizio col Milan Futuro alla chiamata olandese

L’approdo in terra olandese era arrivato al culmine di un periodo di grande fiducia. La stagione di Maximilian con la maglia del Milan Futuro era infatti iniziata nel migliore dei modi: l’attaccante aveva messo a referto ottimi numeri, collezionando 5 goal e 4 assist nelle prime 16 partite. Prestazioni che avevano acceso i riflettori su di lui, portando alla chiamata a sorpresa dell’Ajax, considerata da tutti come un’esperienza stimolante e cruciale per la sua crescita formativa.

Il flop allo Jong Ajax: solo 76 minuti giocati

Purtroppo, l’avventura con la squadra B, lo Jong Ajax, si è rivelata estremamente complessa. L’impatto con una realtà diversa è stato molto al di sotto delle aspettative. Ibra jr ha pagato a caro prezzo il difficile salto di categoria e l’adattamento alla seconda divisione olandese, venendo inoltre frenato da qualche problema fisico di troppo che gli ha impedito di trovare continuità. Il bilancio statistico è impietoso: l’attaccante ha collezionato solo 4 presenze per un totale di appena 76 minuti giocati.

Il ritorno a Milano e il futuro da programmare

Di fronte a questi numeri, il finale della storia è già scritto. L’Ajax ha deciso di non esercitare il diritto di riscatto per il cartellino di Maximilian Ibrahimovic. Con questa scelta, per il club rossonero sfuma la concreta possibilità di registrare un incasso importante a bilancio, stimato intorno ai 3,5 milioni di euro. Il giovane classe 2006 tornerà a Milanello, forte di un contratto in scadenza nel 2027. Ora la palla passa nuovamente alla dirigenza: per il Milan e per papà Zlatan sarà tempo di sedersi a tavolino per programmare il futuro e individuare il percorso migliore per il rilancio del ragazzo.

Atalanta, accordo vicino con Sarri: pronto a prendere il posto di Palladino, spinta forte di Giuntoli

Atalanta, svolta in panchina: Sarri vicino alla firma per sostituire Palladino, decisivo l’intervento di Giuntoli

La trattativa che potrebbe portare Maurizio Sarri sulla panchina dell’Atalanta è ormai ai dettagli. Lo riferisce Fabrizio Romano, secondo cui l’attuale tecnico della Lazio lascerà i biancocelesti al termine della stagione per raccogliere l’eredità di Raffaele Palladino in nerazzurro. I contatti proseguono da settimane e la chiusura dell’operazione potrebbe arrivare già la prossima settimana.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Un ruolo decisivo nella definizione dell’accordo lo avrebbe avuto Cristiano Giuntoli, destinato a diventare il nuovo direttore sportivo dell’Atalanta. Il dirigente conosce bene Sarri, avendo già lavorato con lui ai tempi del Napoli, e avrebbe spinto per ricomporre il binomio in vista del nuovo ciclo tecnico a Bergamo.

Tutti gli elementi, dunque, sembrano convergere verso un esito positivo: Sarri è pronto a voltare pagina e l’Atalanta è pronta a ripartire da lui per aprire una nuova fase del proprio progetto.

Hull City, ritorno in Premier al fotofinish: Middlesbrough ko al 94’

Hull City, impresa allo scadere: McBurnie decide al 94’ e regala ai Tigers una storica promozione in Premier League

La finale playoff di Championship non poteva che chiudersi con un colpo di scena, al termine di una post‑season segnata dallo scandalo Spygate. A conquistare l’ultimo posto disponibile in Premier League è stato l’Hull City, che a Wembley ha superato il Middlesbrough grazie a un gol al 94’ di McBurnie, spezzando un equilibrio durato per tutta la partita e firmando l’1‑0 che vale la promozione.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Per i Tigers si tratta di un ritorno in massima serie atteso dieci anni: l’ultima stagione in Premier risaliva infatti al 2016/17. Il Middlesbrough, invece, vede sfumare il sogno dopo una corsa tormentata: eliminato sul campo dal Southampton, aveva ottenuto una seconda chance solo in seguito all’esclusione dei Saints per lo scandalo Spygate, ma non è riuscito a sfruttarla nel momento decisivo.

La promozione premia così l’Hull City, che aveva chiuso la regular season al sesto posto e ha saputo sfruttare al meglio il proprio percorso nei playoff. Un epilogo inatteso che chiude una delle edizioni più controverse e imprevedibili della Championship degli ultimi anni.

Liga, lotta salvezza senza precedenti: cinque squadre a rischio a 90 minuti dalla fine

Liga, finale di stagione da brividi: sono ben cinque le squadre ancora in corsa per evitare la retrocessione. Tutti gli aggiornamenti

La Liga si prepara a un finale mai visto prima: a una sola giornata dal termine, la lotta salvezza coinvolge ancora cinque squadre, in uno scenario caotico e apertissimo. L’unica formazione già condannata è il Real Oviedo, fermo a 29 punti. Per il resto, dal quindicesimo posto del Levante al diciannovesimo del Maiorca, nessuno può dirsi al sicuro. Due soli punti separano il Levante (42) dal Girona (40), margine minimo che lascia spazio a qualsiasi combinazione negli ultimi novanta minuti.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La situazione è clamorosa anche perché diverse squadre partite con ambizioni ben più alte si ritrovano ora a un passo dal baratro. In bilico ci sono Maiorca, Girona, Elche, Osasuna e Levante, mentre la penultima giornata ha certificato la salvezza matematica di Siviglia e Deportivo Alavés, complice lo scontro diretto dell’ultimo turno tra Girona ed Elche. Ma il quadro può ancora ribaltarsi: se il Maiorca dovesse vincere e contemporaneamente Levante, Osasuna ed Elche perdessero, quattro squadre chiuderebbero a quota 42 punti.

In questo scenario, a retrocedere sarebbero Osasuna e Maiorca, penalizzate dagli scontri diretti, criterio principale previsto dal regolamento. La Liga si avvia così verso un’ultima giornata ad altissima tensione, con una corsa salvezza che promette emozioni fino all’ultimo secondo.

Conferenza stampa Spalletti pre Torino Juve: «Aver scelto la Juventus è stata la scelta giusta. Dimissioni? Non mi è passato mai in mente»

Conferenza stampa Spalletti pre Torino Juve: le dichiarazioni del tecnico bianconero alla vigilia del match di Serie A

Termina la Serie A e domani torna la Juventus è attesa dall’ultima sfida del campionato! Alle 20:45 dalla sfida contro il Torino all’ Olimpico.

Nel giorno di vigilia, sabato 23 maggio, Luciano Spalletti parla in conferenza stampa alle 17:00 per presentare il match davanti ai media. Calcionews24 segue LIVE le sue parole.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

COSA SI ASPETTA E COSA CHIEDE AI GIOCATORI PER DOMANI  «Mi aspetto una prestazione degna di quello che è successo questa settimana, degna dell’importanza del derby e mi aspetto questa reazione corretta per una partita così importante».

SI E’ SPIEGATO PERCHE’ UNA JUVE NON DOMINANTE ULTIMAMENTE? – «Il rammarico in questo caso qui è quello di non essere riusciti ad essere noi stessi per quello che è stato il nostro percorso. Non far vedere la nostra mole di gioco che ha contraddistinto la stagione. Io devo guardare a quello che la squadra propone e come si è presentata e prendermi la mia responsabilità. Io sono sempre stato convinto di parlare con gli uomini e non solo esecutori. Penso che andare a toccare la testa degli uomini può farti arrivare a un livello superiore e ti fanno andare a toccare situazioni che non ti aspetti. Non contato trovare alibi e andare a dare responsabilità ad altri poi faccio le analisi e traggo conclusioni. Devo anche fare un’analisi su me stesso e farmi dei pensieri su quello che è successo e le difficoltà a volte caratteriali. Si gioca tutto dentro questa parola qua: quello fa la differenza. Per me tutto quello fatto insieme non diventa tutto sbagliato per un episodio o una partita, ci sono analisi più profonde che mi permettono di programmare il futuro in maniera meno emotiva. Io ai miei calciatori parlo come uomini e sono convinto che lo sono».

RIFLESSIONI FUTURE – «Non dipenderà da niente. Programmare significa guardare oltre il risultato perchè poi c’è sempre un progetto dietro. Mettere le basi per costruire un futuro come quello che si auspichiamo e che vogliamo mettere in pratica. Si entra nel ragionamento e si va a dare uno sviluppo tentando di costruire quello che abbiamo detto prima. Un punto in più o meno non cambia niente, vogliamo creare la possibilità di tornare a competere sia con la Champions che senza. Siamo dispiaciuti per il risultato non fatto ma poi il traguardo è altro, dentro il campo di domani. Il traguardo lo raggiungi poi vincendo domani, servirà una partita migliore rispetto a quella con la Fiorentina».

COME HA PASSATO LA SETTIMANA LEI? – «Nervosismo? Non siamo stati nervosi ma abbiamo analizzato la cosa e siamo dispiaciuti. Poi si decide di fare un percorso e una strategia per fatica fisica e mentale e abbiamo deciso di farli recuperare ieri. Il dispiacere te lo porti anche a casa, ci dormi e oi rifletti sulle cose che hanno determinato la partita. Ti faccio una confidenza: ho passato delle notti senza vita quando la squadra non gioca come abbiamo lavorato, sono dispiaciuto. Questo mi condiziona un po’ la vita in generale».

HA PENSATO ALLE DIMISSIONI? – «Non mi è passato mai in mente questo. Prima firma firma firma, poi dai le dimissioni, le dimissioni e le dimissioni… Io non ho chiesto di parlare con nessuno, è tutto programmato con Elkann e la società. Sarà di più in questa fase per programmare per il futuro. Il percorso che dobbiamo fare rimarrà invariato a prescindere da tutto. E’ un fatto che può succedere passare un momento così dopo una partita o un episodio, dobbiamo creare la ripartenza».

IL GRUPPO LO HA DELUSO A LIVELLO MOTIVAZIONALE, CARATTERE ECC? – «Io non scarico le mie delusioni sui calciatori e quelle che sono le mie responsabilità. Me le prendo e mel tengo per me. Poi posso dire che è il carattere che fa la differenza, ti serve per dominare te stesso dentro la confusioni e le pressioni o situazioni difficili per il contesto riuscire a controllarla. E’ il carattere che fa vedere se sei protagonista di te stesso o no. Si vede nella gestione dei momenti. Sotto questi aspetti qua dobbiamo fare un passo avanti. Io qualsiasi cosa succeda non vengo a criticare i miei giocatori e non lo faccio nemmeno adesso, voglio bene a loro e li rispetto e hanno fatto anche un buon lavoro in questo pezzo di campionato con me. Glielo riconosco. Poi ci sono questi momenti che pesano nei risultati, poi l’analisi va fatta in generale e penso che abbiamo fatto buone cosi.».

COS’E’ IL DERBY? – «D’Aversa lo conosco bene, sono di Empoli. Lo rispetto, lo stimo come allenatore e persona visto che ho conosciuto anche la sua famiglia e gli faccio i complimenti per il lavoro al Torino, la squadra ha una sua identità ed energia e da quando è arrivato lui è ancora più marcato. Il derby per me sembra diverso da quelli di Milano e Roma, ci sono due squadre agli antipodi, come radici o obbiettivi. Poi però arriva la partita e le due squadre arrivano in campo e c’è un premio importante. Juventus e Torino sono due squadre top. Devi provare a vincerlo e non sarà una partita facile però poi il sapore del derby si andrà per forza a doverlo vivere e sentire addosso per l’importanza della città».

FIDUCIA – «Non ci saranno cambiamenti, non aspettateveli. Quando la squadra non mette quello che vorrei ci rimango male. Ma c’è tutta l’intenzioni di andare avanti insieme a meno che non ci sia qualcosa che poi verrà detto. A me la società fa vedere di avere assoluta fiducia. Abbiamo di fronte questo dispiacere di questa partita ma allo steso tempo siamo stimolati per andare avanti insieme e fare di fretta. Ci sarà da creare una squadra di livello che possa dare la possibilità ai tifosi di avere a che fare con un grande squadra».

RAPPORTO COMOLLI-SPALLETTI – «Il rapporto tra noi è semplice. Stiamo insieme e parliamo come oggi che parliamo a pranzo o come ieri quando è arrivato in ufficio. E’ fondamentale chiaramente che voglio partecipare alla futura squadra della Juventus, tutto nel bene e nel tentativo di fare sempre una squadra più forte. Il rapporto prosegue, di avere un punto di vista obiettivo e coerente, unito per le visioni future della Juventus perchè dobbiamo condividere. Magari ci si scontra anche ma per creare una squadra forte».

COSA TI ASPETTI DALLA JUVE – «Ho trovato una società che anche questa settimana ha parlato di come migliorare le strutte e già proiettate nel futuro. Questo è bello e stimolante, per migliorare il luogo dove viviamo e operiamo. Mi aspetto delle risposte dalla squadra che ho ricevuto. C’è stato un momento in cui pensavo di mantenere un livello alto, a volte rimango sorpreso per chè non sono riuscito a trovare quello che avevamo preparato. E pensavo di farcela a determinare qualcosa di importante ed è ancora sul campo, poi domani sera si faranno altre valutazioni. Ma saranno grosso modo valutazioni della stessa idea, valutazioni che saranno profonde certo. Aver scelto la Juventus è stata la scelta giusta».

SINGOLI «Yildiz non è a disposizione, Thuram sì. La formazione la scelgo domani».

Formazioni ufficiali Bologna Inter: le scelte di Italiano e Chivu per la sfida di Serie A

Formazioni ufficiali Bologna Inter: le scelte di Italiano e Chivu per il match di Serie A, valido per la 38ª giornata 2025/26

Le formazioni ufficiali di Fiorentina Atalanta, sfida valida per la 38ª e ultima giornata di Serie A 2025/26. Ecco le scelte di Italiano e Chivu.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Le scelte degli allenatori: le formazioni ufficiali

In attesa del calcio d’inizio, sono state diramate le decisioni tattiche definitive prese dai due allenatori per questo finale di stagione. Ecco i ventidue protagonisti che scenderanno sul prato verde dal primo minuto:

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

FORMAZIONI UFFICIALI

BOLOGNA (4-3-3): Skorupski; De Silvestri, Helland, Lucumì, Miranda; Freuler, Pobega, Ferguson; Bernardeschi, Castro, Rowe. Allenatore: Italiano

INTER (3-5-2): Martinez; Bisseck, De Vrij, Carlos Augusto; Douf, Barella, Sucic, Zielinski, Dimarco; Esposito, Lautaro Martinez. Allenatore: Chivu

Pastore in esclusiva a Milannews24: «Il Milan non si può permettere di cambiare tutto di nuovo. Champions? Credo che la classifica rimarrà quella attuale»

Giuseppe Pastore ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva a Milannews24: le sue dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni

Il giornalista Giuseppe Pastore è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Milannews24, offrendo la sua analisi sul momento dei rossoneri di Allegri in vista della decisiva sfida Champions contro il Cagliari.

Di seguito le sue considerazioni sullo stato della squadra e sulle prospettive in vista dell’ultimo, fondamentale appuntamento stagionale.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Ciao Giuseppe, partiamo dall’impegno di domenica del Milan a San Siro contro il Cagliari. Sei fiducioso sulla qualificazione Champions dei rossoneri? E come vedi il futuro di Allegri?

«La sensazione è quella di fiducia. Credo che il grosso sia già stato fatto a Genova in maniera anche piuttosto sorprendente vista la tendenza delle partite precedenti. Invece il Milan ha dimostrato di esserci, il gruppo Milan ha dimostrato di esserci. Di questo va dato sicuramente merito ad Allegri che sta vivendo una Primavera terribile sotto tanti aspetti. Ha compattato un gruppo facendo capire che ci sono dei giocatori in questo momento un pò tagliati fuori. Se Leao partirà dalla panchina domenica non mi sorprenderei. Il gruppo prima di tutto, il ritiro, l’isolarsi da tutto e da tutti questi eventi di bufera che circondano l’ambiente Milan e di pensare al campo. Poi la partita di domenica sulla carta è una gara facile e alla portata, contro una squadra già salva che ha vissuto un girone di ritorno abbastanza faticoso. Mi sembra una squadra stanca e anche un pò demotivata dopo la salvezza ottenuta contro il Torino. Starà al Milan far capire da subito che non ci sarà partita. Il Milan ha sempre fatto fatica quest’anno a farlo, sia in casa che fuori. Ha faticato a battere la Cremonese, il Lecce, il Pisa… Questo è il lato che va capito della gara di domenica sera. A parte questo il Milan è largamente favorito. Il Cagliari magari avrà qualche giocatore, penso a Mina, che penserà ai Mondiali… Tutte cose che depongono a favore del Milan, come quella di non dover ascoltare la radio e dipendere solo dal proprio risultato».

E rimanendo invece sul futuro di Allegri…

«I discorsi qui sono molto complessi e peraltro sembrano cambiare di minuto in minuto. Sembra ormai uscente la figura di Furlani, probabilmente quella di Moncada, lo stesso Ibrahimovic che ha quote in RedBird non può essere messo da parte ma verrà sicuramente ridotto il suo raggio d’azione. I vincitori dunque, con l’eventuale qualificazione Champions, saranno coloro che hanno portato il Milan all’obiettivo: sicuramente Massimiliano Allegri e probabilmente anche Igli Tare che veniva dato in uscita fino a due settimane fa e invece potrebbe rientrare nei ripescati. Vedremo, è tutto nebuloso e scuro in questo momento. Certamente Allegri per continuità perlomeno tecnica pare destinato alla permanenza. Il Milan non si puà permettere di cambiare tutto di nuovo. Già dovrà cambiare Furlani e forse qualche altro dirigente. Ebbene, la guida tecnica, anche se non ha fatto impazzire visto che la Champions sarebbe l’obiettivo minimo, si sarà guadagnata la conferma anche per l’anno prossimo. Conferma che poi dovrà passare da un mercato molto migliore, da una concordanza di obiettivi e di intenzioni fra tutte le parti in causa, cosa che è mancata la scorsa estate e lo scorso inverno. Punto di partenza ineludibile per fare una stagione certamente migliore di questa che con la Champions sarebbe ampiamente sufficiente ma senza passare alla storia».

A 90 minuti dalla fine del campionato, anche in virtù degli impegni delle squadre coinvolte, chi pensi sia favorito per la Champions? La Juve rischia tantissimo…

«Sì, ci siamo concentrati sul Milan ma c’è una crisi silenziosa che è esplosa dopo gli ultimi risultati, ovvero quella della Juve. Siamo tutti schiavi del risultato. Penso che non cambierà nulla. Milan e Roma vinceranno le loro partite. La Roma ha una partita un filo più difficile perchè gioca in trasferta contro una squadra che si sta ben comportando, con grande dignità. Ma partendo forte come penso farà la Roma tutti i problemi dovrebbero sparire nel giro di mezzora. Per me è stata decisiva la giornata scorsa. Credo che la Juve farà fatica a vincere il derby, è giù di morale e abbattuta. Il Torino sta bene e vede nel derby l’ultima grande sfida stagionale. Credo che la classifica rimarrà quella attuale».

LEGGI L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI PASTORE SU MILANNEWS24

Chiellini pronto a prendersi la Juventus: Elkann pensa a lui per il dopo Comolli


L’ex capitano Chiellini ha bruciato tutte le tappe in bianconero. La sapiente gestione del rinnovo di Yildiz e l’ingaggio di Spalletti…

Le occasioni della vita spesso stravolgono i piani originali. Giorgio Chiellini sperava in un ingresso graduale nei delicati ranghi dirigenziali della Juventus, un percorso a piccoli passi per assimilare le nuove dinamiche manageriali. Eppure, la sensazione diffusa alla Continassa è che l’ex difensore sia un vero e proprio dirigente nato. Un predestinato su cui nessuno nutre il minimo dubbio. Ecco l’analisi di Tuttosport.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

La svolta ai vertici e l’ipotesi CEO

John Elkann sta riflettendo concretamente sul futuro assetto societario. La posizione di Damien Comolli, scelto come amministratore delegato da meno di un anno, non appare più intoccabile. Il motivo? La proprietà è convinta di avere in casa la figura perfetta per guidare la squadra fuori dalle delusioni recenti. Se dopo l’addio di Giuntoli si era preferito tutelare Chiellini — affidandogli dal 15 settembre 2024 unicamente la politica sportiva e le relazioni con UEFA, FIGC e Lega — adesso i tempi per il grande salto sembrano assolutamente maturi. Il rischio di “bruciarlo” è ormai superato dai potenziali benefici, in una dinamica che ricorda l’aura di indispensabilità di Paolo Maldini nel caos del Milan.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

I successi dietro le quinte

Il peso specifico di Chiellini è già tangibile. In questi mesi si è caricato sulle spalle enormi responsabilità strategiche, gestendole brillantemente:

  • Il rinnovo di Yildiz: dietro la firma del gioiello turco c’è il suo paziente lavoro, frutto di mesi di dialogo costante con papà Engin e mamma Beate.
  • L’arrivo di Spalletti: a fine ottobre, mentre parte della dirigenza tentava l’assalto in extremis a Palladino, Chiellini aveva già blindato l’accordo con l’allenatore toscano, trovando un’intesa immediata su durata e condizioni economiche.

Il piano per il futuro: asse con Tognozzi

Lucido e determinato, Chiellini ha le idee molto chiare per l’immediato futuro. La sua operatività poggia su due pilastri:

  • Piena fiducia a Spalletti: supporto totale e incondizionato alla visione tecnica dell’allenatore.
  • Il ritorno di Matteo Tognozzi: una figura centrale a cui affidare le chiavi del mercato.

L’obiettivo è rendere Tognozzi il principale riferimento del mister per la costruzione della rosa. Bisogna però fare in fretta: la Roma è in forte pressing sul dirigente, attualmente in forza al Rio Ave. La Juventus deve accelerare se vuole dare ufficialmente il via all’era Chiellini.

Caputi in esclusiva a Internews24: «Conte va via da Napoli? Inzaghi potrebbe essere un nome buono per il Napoli»

Massimo Caputi ha parlato in esclusiva a Internews24: «Conte va via da Napoli? Inzaghi potrebbe essere un nome buono»

Il giornalista Massimo Caputi ha analizzato in esclusiva per Internews24 la straordinaria stagione dell’Inter di Cristian Chivu, culminata con la conquista dello scudetto e della Coppa Italia. Un doppio trionfo che, nelle sue parole, certifica la crescita del progetto nerazzurro e il valore del lavoro svolto dal tecnico romeno.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Ciao Massimo, Chivu ha vinto il double scudetto-Coppa Italia al primo colpo. Ti ha sorpreso l’impatto del tecnico dopo le sole 13 panchine in Serie A col Parma?

«Indubbiamente il fatto di aver vinto scudetto e Coppa Italia testimonia la bontà del lavoro svolto da Chivu. Un allenatore su cui potevano esserci assolutamente dei dubbi vista la sua poca esperienza che però è stata colmata da quella di Marotta e dagli altri dirigenti dell’Inter che se lo hanno scelto ne conoscevano le qualità tecniche e umane. Quindi credo che abbia fatto un ottimo lavoro soprattutto in considerazione della scorsa stagione. C’era da rimotivare una squadra, lo stesso Lautaro lo ha ammesso qualche giorno fa. Un’annata dove avevi lottato per tutto non vincendo niente. Quindi lavoro positivo, anche nel rapporto coi calciatori. Probabilmente sarà più difficile il prossimo di anno perchè tutti si aspetteranno una conferma e io, a prescindere dai risultati sportivi sui quali non abbiamo la sfera di cristallo essendoci anche un mercato ancora da vivere, mi aspetto dei cambiamenti di Chivu nel modulo e in alcuni interpreti».

Uno dei pilastri difensivi di questi anni dell’Inter è stato Bastoni il quale durante l’anno è stato protagonista dell’episodio con Kalulu. Oggi le voci di un addio direzione Barcellona sembrano essersi raffreddate. Pensi possa essere ancora utile alla causa?

«In senso assoluto Bastoni è ancora oggi uno dei migliori difensori e calciatori italiani quindi rimane un valore importante per una squadra come l’Inter. Diciamo che sono soprattutto gli aspetti psicologici e di ambiente per capire se Bastoni deve rimanere all’Inter o no. Molto dipenderà da lui e dalla forza che avrà di lasciarsi alle spalle tutto quello che c’è di prevenuto nei suoi confronti rispetto a quell’episodio. Quindi io ritengo che sia un giocatore su cui ancora si deve puntare, poi ovvio, se capita un’opportunità di mercato io credo che nessuno sia incedibile, soprattutto in Italia e soprattutto perchè le risorse a disposizione possono poi permettere di migliorare la squadra. Non è un giocatore che fa la squadra, non stiamo parlando di Maradona o Platini. Stiamo parlando di ottimi giocatori che sono però sostituibili. Quindi da un punto di vista assoluto può e deve rimanere all’Inter. Per quanto riguarda le prospettive, dipenderà molto da lui. L’episodio per me è alle spalle, ha sbagliato e ha chiesto scusa. Poi nel calcio fino a che ci sono i risultati tutto passa in cavalleria e questo non è proprio il massimo perchè poi a livello internazionale e Mondiale ce ne accorgiamo solo quando gioca l’Italia e invece ce ne dovremmo accorgere ogni settimana quando guardiamo le partite del nostro campionato».

A livello comunicativo Chivu è sembrato essere cambiato durante la stagione proprio dopo l’episodio Bastoni rispetto all’inizio…

«Secondo me Chivu ha avuto un ottimo atteggiamento sul piano della comunicazione, stemperando molto, curandosi poco di alcuni aspetti, puntando più sull’aspetto tecnico… Però c’è un problema ed è questo: che tutto va bene fino a che non succede niente. Sull’episodio di Bastoni Chivu per me è caduto. E’ caduto in una difesa sbagliata non tanto del giocatore ma della situazione. Questo ci riporta al tema di quando gli allenatori dicono di non parlare degli arbitri. Sì, fino a che l’episodio non è a sfavore. Non ci credono neanche loro quando lo dicono. Detto questo però devo dire che non mi dispiace il suo modo di comunicare. E’ uno tranquillo e sa il fatto suo. Basta solo non nascondersi dietro un finto buonismo».

Chiudiamo con una battuta su un’ex Inter, Simone Inzaghi, che sembra pronto a lasciare l’Al Hilal dopo un solo anno. Dove lo vedresti bene, magari in Nazionale?

«No, per l’età che ha credo che Inzaghi sia ancora un allenatore da club. Non mi sorprende che possa lasciare l’Arabia dopo un solo anno perchè molti giocatori e allenatori stanno lì 6 mesi o un anno e poi tornano perchè il solo aspetto economico e i calciatori presenti non possono rappresentare un motivo valido per starci tanti anni. In Italia ci sarà un vero e proprio valzer delle panchine. Conte va via da Napoli, non si sa cosa farà Allegri al Milan, Sarri alla Lazio. Ecco, Inzaghi potrebbe essere un nome buono per il Napoli. Era stato cercato anche qualche anno fa. Non so ora quali siano le idee di De Laurentiis… Credo meno a Sarri a Napoli, lo vedo più all’Atalanta. Potrebbe essere una soluzione per il Napoli Inzaghi, così come Italiano. Vediamo».

LEGGI L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI CAPUTI SU INTERNEWS24

Arriva al Milan con 6 mesi di ritardo: dopo il Mondiale sarà rossonero

Le trattative che saltano a gennaio spesso non spariscono davvero. Entrano in pausa, aspettano che il calendario cambi e che le condizioni diventino più favorevoli.

Nel mercato succede spesso: un club si avvicina molto a un giocatore, poi qualcosa si blocca all’ultimo momento e tutto viene rimandato di qualche mese.

Il Milan negli ultimi tempi sta ragionando parecchio sul reparto offensivo. Non soltanto per una questione di numeri, ma anche di caratteristiche.

Il calcio di oggi chiede attaccanti che sappiano occupare l’area, proteggere palla, attaccare la profondità e allo stesso tempo partecipare al gioco della squadra. Per questo alcuni nomi tornano ciclicamente.

E quando ricompaiono dopo mesi, spesso significa che il dossier non è mai stato davvero chiuso.

Il profilo che torna sul tavolo del Milan: Mateta

Allegri attaccante 23 maggio 2026 calcionews24

Il giocatore sarebbe Jean-Philippe Mateta, attaccante francese del Crystal Palace. Secondo quanto riferito dal giornalista Nicolò Schira, il Milan continuerebbe a seguirlo con attenzione e resterebbe interessato alla sua situazione in vista della prossima finestra di mercato.

La parte più interessante della vicenda riguarda però ciò che era successo pochi mesi fa. Mateta, infatti, era stato molto vicino al Milan già durante il mercato di gennaio, tanto da arrivare a un passo dalla firma prima che l’operazione si fermasse.

Adesso lo scenario potrebbe tornare ad aprirsi.

Il Milan resta alla finestra

L’attaccante francese sembrerebbe orientato a lasciare il Crystal Palace dopo il Mondiale e il Milan starebbe monitorando l’evoluzione della situazione senza accelerazioni particolari.

Naturalmente tra interesse e chiusura dell’affare esiste ancora una distanza importante. Il Milan starebbe osservando, valutando, aspettando tempi e condizioni giuste.

Dai drammi ai trionfi, i 40 anni pazzi dei play-off della Championship


L’invenzione più spietata e affascinante del calcio inglese: quattro decenni di lacrime, rimonte impossibili e rigori decisivi che hanno riscritto la storia e il destino di centinaia di club

Quando la Football League introdusse i play-off quarant’anni fa, il mondo del calcio inglese era un luogo ben diverso. Gli hooligan dominavano le cronache, gli stadi cadevano a pezzi e le affluenze di pubblico erano ai minimi storici. L’idea di un mini-torneo di fine stagione per decidere le promozioni fu accolta con tanto scetticismo che, pochi minuti dopo aver vinto una delle prime edizioni, un allenatore ne invocò immediatamente l’abolizione, stremato dalla tensione e dall’iniquità del formato.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Oggi, tuttavia, quella “competizione più lunga del mondo” è diventata un’istituzione sacra, un climax tanto amato quanto ansiogeno che chiude in modo spettacolare la stagione domestica, distribuendo sogni e incubi in egual misura. The Athletic ne ha fatto la storia.

Eroi, record e la lotteria dei rigori

In questi quattro decenni, ben 105 squadre diverse hanno vissuto le montagne russe emotive dei play-off. Il Blackpool detiene il record assoluto di successi con sei promozioni conquistate, mentre lo Sheffield United è dall’altra parte della barricata, portando sulle spalle il pesantissimo record negativo di 10 tentativi falliti.

Il confine tra gloria e fallimento è sottilissimo, come dimostrano le 15 finali decise ai calci di rigore. L’Huddersfield Town, ad esempio, ha trionfato per ben tre volte dal dischetto, dopo aver curiosamente fallito l’appuntamento con il gol nei tempi regolamentari in tutte e tre le occasioni.

Ma i veri protagonisti sono i giocatori che hanno inciso il loro nome nella leggenda:

  • Dean Windass, che nel 2008 portò in Premier League il suo Hull City (la squadra della sua città natale) con un tiro al volo iconico, il classico gol da Roy of the Rovers.
  • Paul Dickov, la cui rete al 95′ nel 1999 salvò il Manchester City dall’abisso della terza divisione, dando il via a una rinascita culminata nei trionfi recenti in Premier.
  • David Hopkin e Troy Deeney, autori di gol all’ultimo respiro entrati di diritto nell’immaginario collettivo dei tifosi.

La crudeltà e la gioia: due facce della stessa medaglia

Per ogni urlo di gioia, c’è un silenzio assordante e carico di disperazione. Carl Asaba, attaccante del Gillingham nel 1999, ricorda perfettamente l’abisso vissuto contro il Manchester City: «Eravamo avanti 2-0 all’88’ e mi avevano appena sostituito. Ero al settimo cielo. Poi, il tracollo. Ho imparato che puoi dare assolutamente tutto e finire comunque dalla parte dei perdenti. Niente nel calcio è paragonabile al dolore di perdere una finale play-off. Niente».

L’anno successivo il Gillingham riuscì a rifarsi, ma per Asaba fu più un «enorme sollievo» che una gioia pura, il sollievo di non dover rivivere quell’incubo straziante.

I playoff e l’arte della guerra psicologica

I play-off sono anche un gigantesco test psicologico. Nel 1996, Chris Kamara compì un autentico capolavoro motivazionale. Sotto 2-0 contro il Blackpool nella semifinale d’andata, l’allenatore del Bradford trovò per caso una copia del programma della partita di ritorno. Il Blackpool, sicuro di passare, aveva già stampato le mappe e i dettagli dei pullman per la finale di Wembley. Kamara tappezzò le pareti dello spogliatoio con quelle pagine, scatenando la furia agonistica dei suoi, che ribaltarono il risultato vincendo 3-0. Non solo: in finale Kamara ritardò l’ingresso in campo della sua squadra per far sentire agli avversari l’assordante boato dei tifosi del Bradford (nettamente superiori in numero). Fu un successo totale.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

L’incognita Spygate e il futuro

Mentre ci prepariamo all’ennesimo weekend di finali (tra cui la ricchissima gara della Championship, che vale circa 200 milioni di sterline), l’edizione del 2026 rischia di passare alla storia per le vicende extra-campo. Lo scandalo “Spygate”, che ha clamorosamente escluso il Southampton dalla corsa promozione, ci ricorda che l’imprevedibilità e le ombre non abbandonano mai questo format. Ma, scandali a parte, i play-off restano la vetrina più pura ed emozionante del calcio inglese, l’unico vero luogo dove una singola partita può stravolgere la storia di un club per i decenni a venire.

Fiorentina, un finale allucinante per la stagione più triste: ora tabula rasa


L’autogol di Comuzzo contro l’Atalanta sigilla un’annata disastrosa. I tifosi contestano la squadra e salvano solo Vanoli, in attesa delle decisioni di Paratici

Nemmeno l’ultimo atto di questa agonia sportiva ha regalato un sorriso sereno al popolo viola. Sul Corriere dello Sport Alberto Polverosi scrive che la Fiorentina chiude il suo disastroso campionato 2025-26 esattamente come lo ha vissuto: tra paradossi e delusioni. Contro l’Atalanta, la vittoria è sfumata nel peggiore dei modi, con l’autogol di Comuzzo su cross di Zappacosta, a coronamento di una prestazione in cui l’unico vero eroe è stato Oliver Christensen. Il vice di De Gea, autore di almeno tre interventi decisivi, ha tenuto a galla una squadra surclassata dai bergamaschi per larghi tratti.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Di fronte ai 21 tiri a 10 della Dea, parlare di gioco è superfluo. Il vantaggio illusorio di Piccoli, propiziato da un pasticcio dell’ex Sportiello sul primo palo, ha mascherato per un po’ la «consueta e consolidata mediocrità» della formazione viola.

Sugli spalti, però, la pazienza era finita ben prima del fischio finale del debuttante Perri. Il clima di Firenze è rovente, con la città letteralmente tappezzata dai messaggi inequivocabili della Curva Fiesole:«La stagione è stata una sofferenza, ora fate le valige e cambiate residenza».

I tifosi sono esausti. Come sottolinea l’editorialista, la gente chiedeva solo di dire «basta con questa stagione, basta con questo calcio, basta con le mortificazioni, le sconfitte e le paure». Mentre la squadra abbandonava il campo sommersa di fischi e insulti, l’unico a essere risparmiato è stato l’allenatore, accompagnato negli spogliatoi da un coro emblematico: «Rispettiamo solo Vanoli».

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Un attestato di stima che suona come una condanna per la gestione tecnica degli ultimi due anni, durante i quali la società ha bruciato ben cinque allenatori in 24 mesi: Italiano, Palladino, Pioli, Galloppa e lo stesso Vanoli.

Ora lo sguardo è rivolto al domani. Mentre si attende la decisione di Paratici sulla guida tecnica, la linea dettata via social dal giovane Commisso promette un grande futuro, le cui basi però restano del tutto indecifrabili in questo «desolante deserto calcistico». Prima di ricostruire, i leader dello spogliatoio — da Kean a Gosens, passando per Dodo e Gudmundsson — sono chiamati a una profonda autocritica. Ma per molti di loro, se la dirigenza deciderà di assecondare la rabbia della piazza, l’esame di coscienza andrà fatto lontano da Firenze.

Juve, via libera Uefa al mercato con il nuovo Settlement: prevista una multa e necessarie plusvalenze senza Champions

Juve, accordo aggiornato con la Uefa: nessun blocco sul mercato, ma fuori dalla Champions servirà un forte player trading

La Juventus si prepara a un’ultima giornata di campionato ad altissima tensione: nel derby contro il Torino servirà una vittoria e, allo stesso tempo, un passo falso di una tra Milan e Roma per continuare a sperare nella qualificazione alla prossima Champions League. I bianconeri non sono più padroni del proprio destino e l’eventuale mancato accesso alla massima competizione europea peserebbe anche sulla costruzione della rosa estiva. In questo scenario, il patron John Elkann ha scelto ancora una volta di intervenire in prima persona per rilanciare il progetto tecnico.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Secondo La Gazzetta dello Sport, la nuova Juventus ripartirà comunque da Luciano Spalletti. L’allenatore aveva manifestato alcuni dubbi nei giorni scorsi, ma l’incontro con Elkann — avvenuto alla Continassa insieme ai campioni del 1996 — ha rafforzato la fiducia reciproca. La proprietà considera Spalletti l’uomo giusto per guidare la ricostruzione e ha garantito che la squadra verrà rinforzata anche in caso di qualificazione alla sola Europa League. Tuttavia, il nuovo accordo con la UEFA imporrà un mercato più attento, soprattutto in uscita.

Il messaggio più importante riguarda la sostenibilità economica: la Juventus ha migliorato i propri indicatori finanziari e si presenterà a luglio davanti alla UEFA per firmare un nuovo Settlement Agreement. L’intesa non dovrebbe prevedere restrizioni sul mercato, ma comporterà una multa e un percorso di rientro triennale. I fondi per intervenire ci sono, ma sarà necessario generare circa 100 milioni attraverso il player trading per compensare la possibile assenza dei ricavi Champions. L’obiettivo resta chiaro: mantenere una gestione sostenibile e costruire una Juventus competitiva, ancora guidata da Spalletti.

Alaba saluta il Real Madrid: gli scenari e le indiscrezioni su Milan, Juve e Inter

Real Madrid, David Alaba lascia a parametro zero i blancos: la situazione e le posizioni di Milan, Juventus e Inter

L’avventura di David Alaba al Real Madrid è arrivata al capolinea: il difensore austriaco lascerà il club alla naturale scadenza del contratto, fissata al 30 giugno 2026, diventando così uno dei profili più prestigiosi disponibili a parametro zero nella prossima estate. Protagonista della Champions League vinta nel 2022 e leader dello spogliatoio di Ancelotti, Alaba saluta la capitale spagnola dopo undici trofei complessivi, tra cui 2 Champions, 2 Liga e 2 Supercoppe europee. L’ultima gara di campionato sarà l’occasione per il suo congedo dal Bernabéu, prima di valutare la prossima destinazione, con uno sguardo che potrebbe anche posarsi sulla Serie A.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Nelle scorse settimane, come riportato da Fabrizio Romano, Alaba è stato proposto a Juventus, Inter e Milan. Un’opportunità potenzialmente interessante, considerando l’esperienza e la versatilità del giocatore, ma nessuno dei tre top club italiani ha mostrato reale apertura alla trattativa. Le società di Serie A, infatti, non hanno ritenuto sostenibile l’operazione, nonostante l’assenza di un costo di cartellino.

Ad oggi, dunque, non emergono segnali concreti che possano portare Alaba in Italia. Il difensore valuterà altre soluzioni per la prossima fase della sua carriera, mentre i club italiani sembrano orientati verso profili diversi per rinforzare i rispettivi reparti arretrati.

Lecce, la notte del destino: caccia all’impresa salvezza nell’ultimo valzer del Via del Mare

Contro il Genoa il Lecce si gioca la Serie A. Di Francesco pronto a confermare l’undici di Reggio Emilia. Per capitan Falcone un addio speciale

Nelle ore che precedono la sfida decisiva contro il Genoa, la città di Lecce è avvolta in un’atmosfera sospesa e surreale. I tifosi giallorossi setacciano freneticamente le statistiche sulle salvezze conquistate in casa, aggrappandosi a ogni spiraglio di positività. Per mister Eusebio Di Francesco si tratta forse della vigilia più intensa della carriera a livello emotivo. Al suo fianco c’è la vibrante speranza del presidente Saverio Sticchi Damiani, l’uomo che ha guidato il club dalla Serie C al grande calcio e che ora sogna di assistere al vero miracolo sportivo: la quarta salvezza consecutiva in Serie A. Oggi il Corriere dello Sport racconta questa attesa di tutta una città.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Le scelte tattiche di Di Francesco

Emozioni a parte, c’è un piano tecnico rigoroso da rispettare. Nel quartier generale di Martignano, l’allenatore sta valutando con estrema attenzione le condizioni di Banda e Pierotti. Tuttavia, Di Francesco non è un amante degli stravolgimenti, specialmente quando il gruppo è reduce da prestazioni eccellenti. Salvo imprevisti dell’ultima ora, dal sottopassaggio sbucheranno gli stessi undici titolari che hanno convinto nella trasferta contro il Sassuolo.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

L’ultima danza di capitan Falcone

I riflettori del Via del Mare sono inevitabilmente puntati su Wladimiro Falcone. Dopo una carriera da nomade del calcio, il portiere ha trovato nel Salento fiducia e continuità. Da quattro anni difende ininterrottamente i pali giallorossi e contro il Grifone toccherà l’impressionante quota di 152 presenze. Un percorso impreziosito da cinque rigori parati. Indimenticabile il miracolo a Monza di tre anni fa, preludio al gol salvezza di Colombo; un incrocio del destino vorrà che in questa gara Falcone debba guardarsi proprio dagli assalti del suo ex compagno. Questa potrebbe essere la sua ultima apparizione con la maglia del Lecce prima di un grande salto (Torino o l’amata Roma?).

L’attacco e il fattore stadio

In avanti scalpita Walid Cheddira: l’attaccante in prestito dal Napoli, mattatore a Reggio Emilia, finora ha segnato le sue tre reti solo in trasferta e sogna la prima gioia casalinga. In panchina fremono invece Camarda e Stulic, pronti a dare il loro contributo.

Sullo sfondo, il dodicesimo uomo: l’esercito dei 27.000 tifosi. Sarà una cornice da cartolina, carica di significati, perché quella contro il Genoa sarà ufficialmente l’ultima partita al Via del Mare prima dei lavori per la copertura totale dell’impianto. Un pezzo di storia che cambia volto, con l’assoluta speranza di ripartire ancora dalla Serie A.

Toni chiama Guardiola: «Pep in Serie A? Affascinante vederlo con Juve o Milan. Ma prima andiamo alle Maldive»

Luca Toni, ex bomber azzurro e amico storico del catalano dai tempi del Brescia commenta l’addio al City: «In Nazionale non ce lo vedo»

Luca Toni conosce benissimo Pep Guardiola. Su La Gazzetta dello Sport l’ex bomber della Nazionale campione del 2006 commenta l’ufficializzazione dell’addio del tecnico al Manchester City.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

AMICO «Non ho ancora scritto a Guardiola, adesso avrà il telefono in tilt. Agli amici, e Pep è un amico, preferisco far sentire la vicinanza nei momenti duri. Fra qualche giorno lo chiamo. La notizia dell’addio al City era nell’aria. A Manchester ha vinto tutto e più volte, battendo ogni tipo di record. Guardiola ha trasformato il City».

COSA DEVE FARE «Un anno… sabbatico: così potremmo vederci di più. Sarebbe bello organizzare un viaggio, ma con Pep e Robi non basterebbe nemmeno la Nuova Zelanda per stare tranquilli ed evitare di essere marcati a uomo per selfie e autografi. Tutti insieme potremmo andare soltanto alle Maldive: sei bungalow e via!».

CT DELLA NAZIONALE «Non ce lo vedo, almeno ora. Pep è un vincente e giustamente vuole guidare squadre in cui può alzare dei trofei. Amiamo tutti la Nazionale. Io ho anche provato l’emozione più grande, alzare la Coppa del Mondo. Ma non è quello il punto. Guardiola è un fenomeno, mentre l’Italia per la terza Coppa del Mondo di fila starà a guardare. Se Pep diventasse ct, probabilmente riporterebbe l’Italia al Mondiale. Alzare la Coppa, però, è un altro discorso, lo sappiamo tutti. E lui vuole trionfare. Pep è il migliore, non un mago. A parte Donnarumma e Tonali, non abbiamo tanti campioni. Quello del ct penso che sia l’ultimo dei problemi del nostro calcio. Abbiamo avuto molti allenatori bravi in Nazionale negli ultimi anni, eppure… Se qualcuno della federazione mi chiedesse un parere su Pep, risponderei schiettamente: “Guardiola? Partiamo facendo giocare gli italiani nei vivai e ricominciamo a insegnare nei settori giovanili come si marca e ci si smarca…”. Queste sono le priorità, non i ct».

IN SERIE A «Perché no? È affezionato ai club in cui ha giocato, ma la Roma ha appena avviato un ciclo con Gasperini. Sarebbe affascinante vederlo al Milan, alla Juve o all’Inter. Prendere Pep, però, significa aver voglia di investire e vincere».

ENTREREBBE NEL SUO STAFF «Preferisco stare con lui a cena. Lavorare con Pep sarebbe bello, ma non è da tutti. Parliamo di un allenatore h24, esigente con se stesso e con chi gli sta accanto. Sarebbe una esperienza super, però adesso non farebbe per me: tra televisione, podcast e padel mi diverto tanto. Dopo tanti anni in giro, voglio godermi un po’ la famiglia».

Inzaghi al Napoli? De Laurentiis ci ha provato! Il retroscena sulla telefonata al tecnico: il nodo fiscale blocca tutto

Inzaghi al Napoli? De Laurentiis ci ha provato! Il retroscena sulla telefonata al tecnico: il nodo fiscale blocca il ritorno in Italia dell’ex Inter

Simone Inzaghi sarebbe stato uno dei primi nomi sondati da Aurelio De Laurentiis dopo la decisione di Antonio Conte di chiudere la propria avventura sulla panchina del Napoli. Il presidente azzurro, secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, avrebbe contattato l’attuale tecnico dell’Al Hilal, profilo seguito da tempo e considerato adatto per aprire un nuovo ciclo. L’ex allenatore dell’Inter è reduce da una stagione particolare in Arabia Saudita: ha vinto la King’s Cup, ma ha perso la Saudi Pro League a favore dell’Al Nassr di Cristiano Ronaldo, dopo essere stato a lungo in testa alla classifica.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Inzaghi Napoli, il problema fiscale frena la trattativa

Il contatto tra De Laurentiis e Inzaghi non avrebbe però prodotto gli effetti sperati. Il tecnico piacentino avrebbe spiegato al presidente del Napoli di non poter accettare, almeno in questa fase, per motivi fiscali. In caso di addio volontario all’Arabia Saudita prima del 2027, infatti, dovrebbe restituire al fisco saudita circa 6 milioni di euro. Una cifra molto pesante, che rende al momento complicato un suo ritorno immediato in Serie A.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Scenario diverso, invece, nel caso in cui fosse l’Al Hilal a esonerarlo: in quel caso Inzaghi sarebbe libero di rientrare in Italia senza perdere quanto maturato dal punto di vista economico. Per ora, dunque, il suo ritorno in Europa resta rimandato.

Inzaghi Napoli, Italiano resta il nome più caldo

De Laurentiis ha quindi iniziato a valutare altre soluzioni per la panchina del Napoli. Il nome più forte, al momento, resta quello di Vincenzo Italiano, anche perché le altre piste si sono progressivamente complicate. Maurizio Sarri si sarebbe chiamato fuori, preferendo la possibilità Atalanta con Cristiano Giuntoli, mentre Massimiliano Allegri appare sempre più vicino alla permanenza al Milan, soprattutto dopo le possibili mosse societarie rossonere per rafforzare la sua posizione.

Il casting azzurro resta aperto, ma il primo tentativo su Inzaghi non ha avuto esito positivo.

Salvatore Foti: «Roma, la magia di Tirana, le lacrime di Budapest e il vero volto di Mourinho»

L’ex vice dello Special One, Salvatore Foti, svela i retroscena della cavalcata in Conference e la ferita mai chiusa dell’Europa League

Salvatore Foti è stato il vice di José Mourinho ai tempi della Roma e della vittoria della Conference League. Al Corriere dello Sport racconta la sua carriera in giallorosso e non solo.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

TIRANA, 25 MAGGIO 2022 «Tirana è per sempre».

IL RICORDO PIU’ BELLO DI QUEL GIORNO «Impossibile scegliere, ce ne sono talmente tanti… Ma uno significativo lo posso rivelare. Sapete quanto è durata la riunione prepartita il giorno della finale? Ve lo dico io: trenta secondi, forse quaranta. Non siamo arrivati al minuto».

LE PAROLE DI MOURINHO «Eccole: non vi devo dire nulla, dobbiamo solo prendere la coppa e portarla a Roma».

BUDAPEST «Ancora adesso non riesco a guardare con serenità una partita di Europa League. Fa davvero male. Quella coppa la meritavamo noi. Tornati a casa non parlai per 20 giorni, avevo gli incubi».

MOU SAREBBE ANDATO VIA IN CASO DI VITTORIA «All’epoca me lo chiesero anche i giocatori, la verità è che io non lo sapevo allora e non lo so adesso. Di certo, lui amava e ama tanto Roma, l’ha detto anche di recente».

VA AL REAL MADRID «Il posto perfetto per uno come lui. Ha bisogno di stimoli e grandi sfide e quale può essere la più adatta? A Madrid due anni senza trofei sono una vita, lui è la persona giusta».

FELICE DELLA RINASCITA DI ZANIOLO «Tanto, ha delle potenzialità enormi. Sono contento che sia in un ambiente dove ci sono meno pressioni e si può lavorare serenamente. Si è detto di tutto ma come ha ammesso lui, mi è dispiaciuto di come si sia lasciato con la piazza di Roma. In fondo il suo nome resterà sempre nella storia grazie a quella finale».

COSA FA «Per ora il papà. Vivo a Genova, sono qui con mia moglie e mia figlia di 11 anni. Dopo l’esonero dalla Samp ho avuto 10 giornate di squalifica per la questione del patentino. Ora non posso partecipare al prossimo corso per il momento potrei allenare in C o tornare ad essere un vice. Se ci sarà una sfida l’accoglierò volentieri».

PENTITO «Non è semplice sopportare di non poter completare un lavoro ma, purtroppo, fa parte del nostro mestiere».

L’ESONERO DI MOU ALLA ROMA «Non lo so, posso dire che l’esonero di Mourinho, e di conseguenza di tutto lo staff, fu per tutti una bella botta. L’anno di Budapest avevamo vissuto una stagione magica, fino ad aprile eravamo sempre in piena lotta Champions, poi si fecero male alcuni giocatori, tra cui Dybala e Smalling, e decidemmo di puntare tutto sull’Europa League».

Sarri verso l’Atalanta: sarà rivoluzione! Nuovo modulo, chi potrebbe beneficiarne e chi no

Sarri verso l’Atalanta: sarà rivoluzione! Addio alla difesa a 3 e nuovo modulo, chi potrebbe beneficiarne e chi no: le conseguenze sul mercato

Aria di cambiamento profondo in casa Atalanta. Il futuro di Raffaele Palladino sembra ormai lontano da Bergamo, come confermato anche dalle parole rilasciate dal tecnico dopo il pareggio dell’ultima giornata contro la Fiorentina. La società nerazzurra avrebbe deciso di aprire un nuovo ciclo puntando su Maurizio Sarri, attualmente legato alla Lazio, come possibile nuovo allenatore. Una scelta che, se confermata, segnerebbe un taglio netto con il passato recente della Dea.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Dal 2016 in avanti, infatti, l’Atalanta ha costruito la propria identità attorno alla difesa a tre. Prima con Gian Piero Gasperini, capace di trasformare il club bergamasco in un modello tecnico riconoscibile a livello internazionale, poi con Ivan Juric e successivamente con Palladino. Con Gasperini sono arrivati piazzamenti in Champions League, finali di Coppa Italia e soprattutto la storica vittoria dell’Europa League contro il Bayer Leverkusen nella stagione 2023/24. Dopo il suo addio, la Dea ha provato a restare dentro lo stesso solco tattico, ma senza ottenere continuità immediata.

Sarri Atalanta, dal 3-4-3 al 4-3-3: cosa cambierebbe per la squadra

L’arrivo di Sarri porterebbe inevitabilmente a una svolta. Il tecnico toscano è storicamente legato al 4-3-3, modulo che ha utilizzato nelle sue esperienze più importanti. Al Napoli, tra il 2015 e il 2018, ha costruito il suo modello più riconoscibile: linea difensiva alta, regista basso, mezzali aggressive, tridente mobile e una rete di automatismi codificati. È il sistema del cosiddetto Sarrismo, fondato su possesso palla, triangolazioni rapide, uscita pulita dal basso e dominio territoriale.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Al Chelsea, nella stagione 2018/19, Sarri ha riproposto il 4-3-3, adattandolo però al contesto inglese. Jorginho era il centro del gioco davanti alla difesa, con un possesso più controllato rispetto alla versione napoletana. L’annata si concluse con il terzo posto in Premier League, la finale di League Cup e la vittoria dell’Europa League.

Alla Juventus, invece, il tecnico partì sempre dall’idea del 4-3-3, ma fu costretto ad adattarsi alle caratteristiche di Cristiano Ronaldo, Paulo Dybala e Gonzalo Higuain, utilizzando spesso un 4-3-1-2 o un rombo. Alla Lazio, infine, è tornato con decisione al suo assetto classico: difesa a quattro, play basso, due mezzali, esterni offensivi larghi e riferimento centrale.

Sarri Atalanta, esterni e centrocampo: le prime conseguenze sul mercato

Il possibile passaggio dal 3-4-3 al 4-3-3 avrebbe conseguenze immediate sul mercato e sulla gestione della rosa. In attacco, i compiti di giocatori come Gianluca Scamacca, Nikola Krstovic, Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori potrebbero non cambiare radicalmente, ma sarebbero inseriti in un sistema più codificato, con movimenti precisi e spazi da occupare in modo diverso.

Le trasformazioni principali riguarderebbero invece difesa e centrocampo. L’addio agli esterni a tutta fascia rappresenterebbe una svolta storica per l’Atalanta. Per anni, interpreti come Robin Gosens, Raoul Bellanova, Davide Zappacosta e il giovane Bernasconi hanno incarnato perfettamente il modello bergamasco. Con Sarri, questi profili dovrebbero essere adattati al ruolo di terzini oppure valutati sul mercato, anche in prestito o a titolo definitivo.

Un discorso specifico riguarda Marco Palestra, esterno classe 2005 di proprietà dell’Atalanta, reduce da una stagione molto positiva in prestito al Cagliari. Il giovane ha attirato l’interesse di diversi club, Inter in testa, ma la Dea ne ha alzato la valutazione e intende riflettere con attenzione sul suo futuro. Il cambio modulo potrebbe incidere anche sulla sua collocazione, considerando che quest’anno ha giocato sia da terzino destro sia da esterno offensivo.

A centrocampo, il passaggio da una linea a due a una mediana a tre richiederebbe l’inserimento di un regista puro, affiancato da due mezzali. Un cambiamento netto rispetto al modello basato su due centrocampisti totali come Ederson, destinato all’uscita verso il Manchester United, e Marten De Roon. Per l’Atalanta sarebbe l’inizio di una nuova identità tecnica, molto diversa da quella che l’ha resa grande nell’ultimo decennio.

De Laurentiis si tiene il Napoli, rifiutata un’offerta da 2 miliardi per le quote societarie!

De Laurentiis si tiene il Napoli, rifiutata un’offerta da 2 miliardi per le quote societarie arrivata da alcuni investitori statunitensi! Il punto

Il Napoli resterà saldamente nelle mani di Aurelio De Laurentiis. Il presidente azzurro non ha intenzione di vendere il club e, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, lo avrebbe dimostrato anche con i fatti nelle ultime settimane. Alla sede di FilmAuro sarebbe infatti arrivata una proposta per l’acquisto della maggioranza della società da circa 2 miliardi di euro, cifra molto rilevante ma comunque rifiutata dal patron. Un segnale chiaro, soprattutto in vista di una fase storica per il club partenopeo, atteso dalla stagione del centenario.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Napoli, la proposta dagli Stati Uniti e il ruolo di Rizzetta

Secondo il quotidiano, l’offerta sarebbe stata presentata da un gruppo di investitori statunitensi con origini italiane. Il riferimento del pool sarebbe stato Matt Rizzetta, presidente del Napoli Basket e del Campobasso, oltre che founder e managing partner di Underdog Global Partners. Il gruppo opera nel settore della consulenza, nella gestione di asset sportivi e nel real estate collegato al mondo dello sport. I contatti tra le parti sarebbero andati avanti per mesi, con confronti diretti e valutazioni approfondite, ma senza arrivare alla fase della due diligence. La cifra prospettata, vicina ai 2 miliardi, superava nettamente la valutazione indicata da Football Benchmark, che avrebbe stimato il Napoli intorno a 1,1 miliardi.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Napoli, il centenario e la volontà di restare competitivo

L’ufficio stampa di Rizzetta ha poi precisato: «il presidente, come spesso accade nel mondo dello sport e degli investimenti internazionali, viene frequentemente contattato da diversi soggetti e gruppi interessati a sviluppare opportunità nel panorama calcistico italiano e non solo. Alcune attività e valutazioni, inoltre, restano necessariamente coperte da accordi di riservatezza, come avviene abitualmente in operazioni di questo tipo». De Laurentiis, dunque, guarda avanti e sarà ancora al comando il 25 agosto 2026, data simbolica del centenario del club. L’obiettivo è costruire una squadra competitiva, capace di vivere una stagione speciale e di celebrare i cento anni del Napoli con risultati all’altezza della storia azzurra.

A tu per tu con il mito Albertosi: «Ho parato tutto, anche un infarto. E il mio calcio non era noioso come quello di oggi»

Dallo storico scudetto col Cagliari alla stella col Milan, l’ex portiere Albertosi si racconta senza filtri: la rivalità con Sarti, la verità sui vizi fuori dal campo

Oggi Enrico Albertosi, detto Ricky, ha 86 anni. In carriera è stato uno dei più importanti portieri della Nazionale (c’era lui in Italia-Germania 4-3 nel 1970) e con Cagliari e Milan ha vinto due campionati, nel 1970 e nel 1979, lo scudetto della stella. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

DUE “SOLI” SCUDETTI «Poco? E lo chiami poco uno scudetto con il Cagliari? È stata l’impresa delle imprese. È successo, non succederà più…».

LO SCUDETTO DELLA STELLA «Clamoroso. Quello era un periodaccio e la squadra non certo irresistibile. Ma abbiamo vinto, davanti a un eccellente Perugia».

QUALE VALE DI PIU’ «Uno scudetto nell’Isola vale come venti al Milan, all’Inter o alla Juve».

MILAN-CAGLIARI DI DOMANI QUANTO VALE «Per il Milan tanto, tantissimo. Una stagione e forse più. Vale la Coppa dei Campioni. Scusa, sono un po’ datato: io la chiamo ancora Coppa dei Campioni. Deve qualificarsi, in caso contrario sarebbe un vero fallimento, come la Nazionale. Hai voglia a dire che nel calcio può succedere di tutto. Stavolta non deve succedere, il posto del Milan è in Europa, la sua vera casa è lì. Devono vincere. Punto e basta».

PISACANE «Un ex giocatore di buon livello. Ho letto che era molto duttile e copriva tutti i ruoli della difesa. Bene, noi portieri sappiamo quanto sia importante avere uno bravo davanti. Ha portato le sue qualità e le sue idee in panchina e il Cagliari si è salvato. D’accordo alla penultima, ma battendo la Roma. Eh, non poco».

IL SUO CAGLIARI FACEVA TANTI GOL «Certo, con Gigi Riva, Domenghini e altri. Noi avevamo giocatori eccezionali anche in difesa, come il mio amico Eraldo Mancin. Siamo stati insieme a Firenze e a Cagliari, abbiamo vissuto bene».

UNA BELLA VITA «Beh, insomma, non mi sono fatto mancare niente. Batticuori in campo e, soprattutto, fuori. Nel 2004 ho avuto un infarto all’ippodromo. La mia fortuna sono stati i fantini: uno mi ha tirato fuori la lingua, l’altro mi ha fatto il massaggio cardiaco. Così mi sono salvato senza danni permanenti, ma i medici non sapevano come sarebbe finita».

NELLA FIORENTINA ERA RISERVA DI SARTI «Un fuoriclasse assoluto. Si fa male, io debutto in prima squadra a diciannove anni e faccio buone cose. Insomma, non becco gol».

COSA GLI DISSE «Solo questo: “Ehi, giovane, guarda che il titolare sono io. Tu giocherai anche in Nazionale, ma qui il posto è mio”. A lui non piaceva giocare di sera. E aveva ragione: non era facile con l’illuminazione di allora. Sarti era a suo modo un motivatore. Al portiere di riserva diceva spesso: “Vuoi giocare domenica?”. E quello: “No, no: il titolare sei tu”. Ricordo che lo faceva con Toros e altri. L’ha chiesto anche a me e io ho risposto: “Sì, certo che voglio giocare”. Ma l’ho fatto quando è passato all’Inter».

GENIO E SREGOLATEZZA «Diciamo più genio. Sregolato? Faceva colpo dire che fumavo quaranta sigarette al giorno anche se non era vero, che andassi sempre all’ippodromo o che andassi a letto tardi. Io facevo tutto, perché mi sentivo bene. Dipendeva anche dal mio fisico».

×