Pagina 111 – Calcio News 24

Derby della Mole, il Toro riabbraccia la sua gente: divieto di colori bianconeri nei settori granata

Fine dello sciopero per la Maratona e stadio verso il tutto esaurito per il derby della Mole. Il club avvisa i tifosi: niente sciarpe o maglie della Juve

Lo stadio Grande Torino si prepara a indossare il suo abito migliore per il derby della Mole. Dopo mesi di accesa contestazione e uno sciopero del tifo organizzato che durava dallo scorso 18 gennaio, la Curva Maratona tornerà a riempirsi. Un ritorno fondamentale per spingere la squadra in una delle sfide più attese dell’anno.

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

Seguici Ora

Il clima partita si accenderà già in mattinata. Dalle ore 10.45, i cancelli dello storico stadio Filadelfia si apriranno per un allenamento a porte aperte, permettendo ai tifosi di trasmettere immediatamente la giusta carica ai giocatori. Alle 17, poi, gli ultras si raduneranno proprio al Fila per far partire il tradizionale corteo verso l’impianto sportivo.

La corsa al biglietto

Si viaggia a ritmi altissimi verso il tutto esaurito e il record stagionale di presenze, con oltre 26.000 spettatori già assicurati.

  • La Curva Maratona risulta ormai sold out da oltre tre lunghe settimane.
  • Completamente esauriti anche i popolari settori Distinti e Curva Primavera.
  • Restano a disposizione soltanto pochissimi tagliandi (circa 700) per la Tribuna Laterale.

La società ha gestito l’intera prevendita con estrema cautela. Partita in largo anticipo, la primissima fase ha permesso agli abbonati di assicurarsi biglietti extra. Successivamente, l’acquisto è stato allargato ai possessori della tessera Cuore Granata e ai vecchi acquirenti. La temuta vendita libera non è mai partita.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

La regola del club

Per garantire l’ordine, il Torino ha inviato un’email formale e perentoria agli acquirenti dei settori Primavera e Distinti.

Settori tassativamente riservati ai tifosi del Toro e ai neutrali. Per evidenti ragioni di sicurezza, non sarà consentito l’accesso a chi indossa maglie, sciarpe o simboli della squadra ospite in alcun modo“.

Le forze dell’ordine vigileranno ai tornelli. Per agevolare l’afflusso, i cancelli apriranno alle 18.30. Il dress code finale richiesto dalla dirigenza è chiarissimo: tutti sugli spalti rigorosamente vestiti con il colore granata.

Spalletti e la Juve, avanti insieme: piena fiducia di Elkann! Il tecnico fa 5 richieste per il mercato

Spalletti e la Juve, avanti insieme: piena fiducia di Elkann! Il tecnico al centro del progetto, e fa 5 richieste per il mercato estivo

La Juventus vuole andare avanti con Luciano Spalletti. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, la proprietà bianconera, con John Elkann in prima linea, avrebbe deciso di confermare la fiducia nell’ex ct della Nazionale anche in vista della prossima stagione. Il momento resta delicatissimo, soprattutto dopo il pesante ko con la Fiorentina, che ha complicato enormemente la corsa alla prossima Champions League. La qualificazione resta appesa agli ultimi 90 minuti e a una combinazione di risultati difficile, ma la linea della società appare chiara: il progetto con Spalletti non dovrebbe interrompersi.

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

Seguici Ora

Spalletti Juventus, il confronto con Elkann e il peso del derby

Il rapporto tra Spalletti ed Elkann resta diretto e costante. Dopo la sconfitta contro la Fiorentina, il tecnico avrebbe attraversato giorni molto complicati, arrivando anche a riflettere sul proprio futuro. L’allenatore toscano aveva ammesso di mettersi in discussione, ma nelle ultime ore il clima sarebbe cambiato: la proprietà gli avrebbe confermato una fiducia sostanziale, legata anche al contratto già rinnovato fino al 2028.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il derby contro il Torino diventa così un passaggio fondamentale. Non solo per la classifica, ma anche per la risposta del gruppo. Spalletti si aspetta un segnale forte dallo spogliatoio, in termini di carattere, attaccamento e responsabilità. Una nuova caduta pesante potrebbe riaprire valutazioni, ma al momento la volontà del vertice bianconero è proseguire con lui.

Spalletti Juventus, le cinque richieste per rilanciare la squadra

Nel prossimo faccia a faccia con Elkann, Spalletti dovrebbe insistere su un punto preciso: rendere la Juventus competitiva anche senza Champions League. La mancata qualificazione ridurrebbe risorse e appeal, ma non dovrebbe cancellare l’ambizione di costruire una squadra da scudetto.

Il tecnico avrebbe in mente una rifondazione basata su cinque priorità: un portiere di livello, con Alisson tra i nomi più forti; un difensore bravo nella costruzione, con Kim in pole; un regista, e il preferito resta Lobotka; un trequartista di qualità; infine la gestione del nodo Dusan Vlahovic, il cui futuro resta complicato. Non sarebbero condizioni ultimative, ma una traccia operativa per alzare il livello della rosa.

La società si fida, Spalletti riflette, ma ora il derby può diventare il primo vero test di ripartenza.

Palladino risponde sul suo futuro: «Ringrazio i Percassi, non ho rimpianti. Parleremo con la società e sceglieremo per il bene dell’Atalanta»

L’allenatore dell’Atalanta, Raffaele Palladino, ha voluto dire la sua dopo il pareggio ottenuto in campionato contro la Fiorentina

Intervenuto ai microfoni di Dazn al termine di Fiorentina Atalanta, il tecnico della Dea, Raffaele Palladino, ha commentato così il pareggio e si è soffermato sul proprio futuro.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

SUL MATCH E SUL BILANCIO DELLA STAGIONE – «Abbiamo fatto anche oggi una buona partita, la sconfitta sarebbe stata troppo pesante per quanto espresso sul campo. Siamo felici di aver raggiunto l’Europa. Rammarico? Lo spartiacque è stata la partita contro la Juventus. Da quando sono arrivato abbiamo fatto un grande percorso, ci tenevamo di andare in Europa. Grande prestazione immeritatamente persa, comunque dobbiamo essere orgogliosi di aver portato la squadra in Europa».

IL MIO FUTURO ALL’ATALATA – «Con la società ho un ottimo rapporto, mi ha permesso di allenare una squadra che giocava in Champions, ringrazio la famiglia Percassi. Gli attestati di stima mi resteranno sempre dentro. Sono cose che restano segno che il lavoro è stato positivo».

Poi ha proseguito in conferenza stampa.

COSA PENSO DELLE TANTE VOCI SUL MIO CONTO? – «Io ho dato tutto quello che potevo dare e insieme abbiamo fatto un grande lavoro. Sinceramente non ho rimpianti. Ora parleremo con la società con la massima serenità e sceglieremo per il bene dell’Atalanta».

FIRENZE – «La frase che ho detto è stata strumentalizzata. Io dicevo che abbiamo fatto un grande lavoro insieme. 65 punti sono tanti, non è semplice farli, ed era un valore aggiunto. Anche a Firenze ho dato tutto e i risultati si sono visti. Sapete perché sono andato via. Con la vecchia dirigenza avevamo visioni completamente diverse e io ho lasciato per il bene mio e della squadra. Mi piace pensare che con Firenze non sia finita».

EDERSON ASSENTE – «E’ stata una scelta concordata con il ragazzo perché c’è qualcosa a livello di mercato. Il fatto che un giocatore così sia seguito da un club così importante deve essere motivo d’orgoglio (si riferisce ai Red Devils, ndr)».

Destinazione clamorosa per Vlahovic: resta in Serie A, ma non andrà al Milan

Quando un attaccante come Dusan Vlahovic entra davvero nel territorio delle occasioni di mercato, anche soltanto come possibilità, iniziano a muoversi tutti.

È una dinamica quasi automatica: le grandi squadre osservano, si informano, chiedono condizioni, provano a capire se dietro una voce ci sia qualcosa di più concreto.

Poi ci sono situazioni che sembrano improbabili all’inizio e che invece, settimana dopo settimana, iniziano ad assumere una forma diversa.

Nel caso di Vlahovic il discorso è ancora più delicato. Da una parte c’è un centravanti che negli ultimi anni ha alternato periodi molto positivi ad altri più complicati, dall’altra una situazione contrattuale che inevitabilmente porta i club a fare calcoli.

E proprio in queste ore starebbe emergendo una società che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata quasi fuori contesto.

Non solo Milan: altra ipotesi in Serie A per Vlahovic

Secondo quanto riportato da Sport Mediaset, oltre alle indiscrezioni che nelle scorse settimane avevano coinvolto il Milan, anche la Roma starebbe monitorando con attenzione la situazione di Dusan Vlahovic.

Gasperini 23 maggio 2026 calcionews24

L’interesse, almeno per ora, andrebbe letto come un’attività di osservazione e valutazione. Non si parlerebbe quindi di una trattativa avviata o di contatti avanzati, ma di una situazione seguita con attenzione perché il futuro del serbo potrebbe aprire scenari inattesi.

L’idea colpisce. perché immaginare Vlahovic con una maglia diversa da quella bianconera, ma ancora in Serie A, avrebbe inevitabilmente un peso particolare.

L’ostacolo da superare per Vlahovic

C’è però una distanza molto evidente tra un interesse e un’operazione concreta.

Il problema maggiore per la Roma sarebbe soprattutto quello economico. L’eventuale arrivo di Vlahovic a parametro zero si porterebbe dietro richieste molto pesanti: ingaggio elevato e commissioni importanti per chi gestirebbe l’operazione.

Quando un giocatore arriva senza cartellino, spesso il costo si sposta altrove. Lo stipendio cresce, le commissioni aumentano e l’affare, che sulla carta sembra conveniente, diventa improvvisamente molto più pesante.

Per ora restano osservazioni, sondaggi e valutazioni. Però certe idee, quando iniziano a circolare con una certa continuità, difficilmente nascono per caso.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 23 maggio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Image
Image
Image

Bremer: «Ho giocato nel Torino e so cosa significa un derby per loro, soprattutto all’ultima giornata. Sono fiducioso»

Il difensore della Juventus, Gleison Bremer, si è raccontati ai microfoni di Futebol do Mundo di ESPN Brasile. Le sue dichiarazioni

Gleison Bremer si sente un giocatore più completo rispetto a quattro anni fa, quando disputò il suo primo Mondiale in Qatar. Il centrale della Juventus è stato inserito da Carlo Ancelotti nella lista dei convocati del Brasile per la rassegna iridata che si terrà tra Canada, Stati Uniti e Messico.

Squalificato per l’ultima giornata di Serie A — e dunque assente nel derby di Torino — Bremer ha parlato al podcast Futebol do Mundo di ESPN Brasile, soffermandosi su crescita personale, ambizioni e sensazioni in vista del Mondiale.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

PAROLE – «In questi quattro anni sono successe tante cose, non solo in campo ma anche fuori. Ho avuto l’infortunio, che mi ha insegnato molto. Sento di avere una corazza, di essere più forte, esperto. Ho già vissuto tante situazioni e spero di aiutare il gruppo e la squadra a raggiungere il nostro obiettivo, non solo in campo ma anche con il mio atteggiamento, con le parole, incoraggiando gli altri. Il nostro obiettivo è andare lì per vincere»

CALCIO ITALIANO – «Quando sono arrivato in Italia ho capito che la concezione del difensore era completamente diversa rispetto al Brasile. In Brasile si guarda molto al difensore tecnico, che magari dribbla, fa goal. In Italia impari davvero a difendere. Per me è stata una scuola incredibile, sia al Torino che alla Juventus. Ho avuto allenatori italiani, come Mazzarri, che mi hanno insegnato tantissimo. Mi diceva: ‘Devi sistemare meglio il corpo, in area devi marcare, non guardare solo il pallone, perché l’attaccante ti va alle spalle e segna’. Sono stati questi piccoli dettagli a formarmi. Sono arrivato a 21 anni, molto giovane, ed è lì che ho costruito la mentalità e la solidità del difensore che sono oggi. L’Italia è famosa per la tattica. Basta pensare a Maldini, Cannavaro, Chiellini, Bonucci. La scuola italiana per un difensore è qualcosa di importantissimo. Ti insegna tantissimo e io ho avuto la fortuna di apprendere molto, con Bonucci parlavamo molto, mi dava sempre consigli. Lui faceva parte di quella che per me è stata la miglior difesa italiana: Chiellini, Bonucci, Barzagli e Buffon. Hanno raggiunto finali di Champions, vinto tantissimo insieme. Cerco solo di assorbire tutto quello che possono insegnarmi. Anche Chiellini, pur senza averci giocato insieme, quando gli scrivo mi aiuta sempre»

TORINO-JUVE – «Sarà una gara difficile. Ho giocato nel Torino e so cosa significa un derby per loro, soprattutto all’ultima giornata. Però sono fiducioso. Ho fiducia nella squadra e spero che faremo una grande partita per conquistare la vittoria. Io sarò lì con la squadra, a tifare e sostenere tutti. La nostra parte dobbiamo farla: vincere la partita»

INFORTUNI – «Dopo il primo infortunio avevo in testa che sarei tornato in Nazionale, ma non mi aspettavo il secondo infortunio. Chi subisce un infortunio al legamento crociato di solito resta fuori tanto tempo e, quando torna, ha molti problemi muscolari. Quella era la mia principale preoccupazione e mi sono detto: devo curarmi, devo stare bene. Per questo ho preso anche un preparatore personale, lavoro al club, che ha già una grande struttura, ma lavoro anche a casa. Mi dicevo che al momento delle convocazioni per il Mondiale dovevo essere pronto. E così è stato. Credo di aver saltato una o due convocazioni. La prima appena rientrato, perché avevo giocato solo due partite. La seconda quando mi sono lesionato il menisco e ho dovuto fare non capivo bene il motivo, ma mi sono detto: quello che posso fare è lavorare. E così ho fatto. Ho curato ogni piccolo dettaglio per evitare nuovi infortuni: dormire bene, mangiare bene. Oggi sto raccogliendo i frutti di tutto questo»

ANCELOTTI – «”La sua carriera parla da sola. Ovunque sia andato ha vinto tutto. Gli manca solo la Coppa del Mondo. Credo che noi abbiamo la possibilità di vincerla. È un allenatore straordinario, di primissimo livello. Nonostante sia arrivato in corsa, ha saputo adattarsi ai giocatori e creare un rapporto con noi. Nell’ultima convocazione veniva, si sedeva con noi, parlava. Questo è molto importante per creare feeling tra giocatore e allenatore. È uno dei suoi punti di forza. Ci sono altre Nazionali più avanti dal punto di vista del lavoro insieme, ma il Mondiale è una competizione che allo stesso tempo è lunga e brevissima. Passa in fretta, basta un episodio per cambiare tutto. Dobbiamo restare concentrati al massimo, perché è un mese che verrà ricordato per tutta la vita»

NEYMAR – «Siamo felici. È un giocatore che ha segnato un’epoca. Da anni gioca ad altissimo livello. Ha avuto lo stesso infortunio che ho avuto io, quindi ha avuto difficoltà nel rientro, ma fa parte del percorso. È un fuoriclasse mondiale per tutto quello che ha vinto. Può dare tantissimo, non solo in campo ma anche fuori. È una persona molto amata nel gruppo. Con Diniz abbiamo già vissuto momenti insieme e tutti gli vogliono bene. Ancelotti guarda non solo il campo, ma anche la persona. Questo è uno dei suoi grandi punti di forza»

MONDIALE – «Il Mondiale passa velocissimo. Basta guardare l’Argentina nell’ultima Coppa: ha perso la prima partita e ha dovuto reagire immediatamente. Una partita può decidere se passi primo, secondo o addirittura se vieni eliminato. Serve massima concentrazione. Il Marocco è arrivato in semifinale nell’ultimo Mondiale. È una squadra da tenere d’occhio. La Scozia ha giocatori che conosco bene: McTominay, Ferguson, Robertson. Non esistono più squadre facili come in passato. Qualsiasi Nazionale può sorprenderti. Le favorite? Francia, che ha già un ciclo consolidato. Argentina, campione in carica. Inghilterra. Spagna».

Bernardo Silva sempre più verso l’Atletico Madrid: la Juventus resta indietro mentre emergono cifre e condizioni della proposta

Atletico Madrid vicino al sì di Bernardo Silva: l’offerta convince e la Juventus vede sfumare il colpo dell’estate

L’addio di Bernardo Silva al Manchester City si avvicina e il suo desiderio di avvicinarsi alla famiglia sta spingendo con forza verso l’Atletico Madrid. La fumata bianca è sempre più vicina: i colchoneros hanno accelerato nelle ultime ore e ora sono loro a guidare la corsa per il fuoriclasse portoghese, uno dei parametri zero più ambiti del mercato. La Juventus aveva mostrato interesse, ma il club spagnolo ha deciso di affondare il colpo. Secondo Marca, il gradimento tra le parti è totale. L’Atletico vede in Bernardo il sostituto ideale di Antoine Griezmann, mentre il giocatore considera i biancorossi la destinazione perfetta per aprire un nuovo ciclo dopo nove anni di trionfi con il City. Le trattative stanno entrando nella fase decisiva.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il nodo principale resta l’ingaggio. Il ds Mateu Alemany e l’agente Jorge Mendes stanno lavorando per trovare la quadra economica: l’Atletico non può avvicinarsi ai 18 milioni percepiti dal giocatore in Premier, ma la partenza di Griezmann — che guadagnava 8 milioni — ha liberato spazio salariale. Non essendoci cartellino da pagare, il club potrà concentrare gli sforzi su stipendio e bonus alla firma. L’obiettivo è portare Bernardo tra i giocatori più pagati della rosa, avvicinandolo alla soglia dei 10 milioni netti di Jan Oblak, attualmente il più remunerato. Il piano dell’Atletico è chiaro: chiudere l’operazione prima della tournée negli Stati Uniti, con un contratto biennale fino al 2028 e opzione per il 2029 legata al raggiungimento di determinati obiettivi.

Intanto la Juventus scivola indietro. Il ko interno contro la Fiorentina ha complicato la corsa Champions e il club bianconero non ha potuto affondare il colpo. Bernardo non ha voluto attendere l’esito del campionato italiano, pur apprezzando il corteggiamento juventino, e ora è sempre più vicino a vestire il biancorosso. La Juve, nel frattempo, ha iniziato a valutare alternative: tra i nomi sul tavolo ci sono due ex Milan, Brahim Díaz del Real Madrid e Tijjani Reijnders del Manchester City.

Bastoni nel mirino del Real Madrid: Josè Mourinho può spingere per il sì

Il Real Madrid prepara l’assalto a Bastoni: Mourinho decisivo e un indizio social apre scenari di calciomercato. Le ultimissime

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, Alessandro Bastoni sarebbe entrato nel mirino del Real Madrid di José Mourinho. Dopo mesi di corteggiamento infruttuoso da parte del Barcellona — che per il difensore aveva ricevuto una richiesta di almeno 70 milioni — l’ipotesi spagnola torna ora d’attualità grazie ai blancos, pronti a una profonda rivoluzione nel reparto arretrato.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il Real, infatti, dovrà ricostruire la difesa in vista delle probabili partenze di David Alaba, Dani Carvajal e Antonio Rüdiger, tutti in scadenza. Al momento, i centrali a disposizione sono Dean Huijsen, Raúl Asencio ed Éder Militão, ma il brasiliano arriva da stagioni segnate da infortuni pesanti, compresa la rottura del tendine del bicipite femorale che gli ha fatto saltare il Mondiale. Da qui la necessità di un innesto di alto livello, che rende Bastoni un candidato concreto.

L’Inter potrebbe valutare con attenzione un’eventuale offerta, considerando la valutazione di partenza fissata a 70 milioni. L’interesse del Real sembra inoltre alimentato da alcuni segnali social del giocatore — come un recente “mi piace” al post sul ritorno di Mourinho al Bernabéu — e dalla volontà del club di rafforzare una retroguardia da rifondare.

Conceicao guida l’Al‑Ittihad ai playoff: cresce l’interesse di club e Nazionali

Al‑Ittihad, Conceicao verso i playoff: il tecnico portoghese ex Milan piace a mezza Europa. Cosa sta succedendo e le ultimissime

Dopo sei mesi complicati al Milan nella scorsa stagione, Sergio Conceição ha voltato pagina iniziando la sua avventura all’Al‑Ittihad. Un contesto nuovo, non privo di ostacoli, ma che il tecnico portoghese è riuscito comunque a trasformare in un percorso di crescita. Con la chiusura della Saudi Pro League, infatti, Conceição ha trascinato il club giallonero fino alla qualificazione ai playoff di AFC Champions League, centrando l’obiettivo nonostante le difficoltà.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La seconda parte di stagione è stata ancora più complessa: l’Al‑Ittihad ha affrontato le gare decisive senza un direttore sportivo e senza rinforzi di peso nel mercato di gennaio, dopo le partenze pesanti di Benzema verso l’Al‑Hilal e di Kanté al Fenerbahçe. Nonostante ciò, Conceição ha mantenuto la barra dritta, chiudendo il campionato nel gruppo di testa e rispettando le aspettative del club. Con un contratto fino al 2028, il suo nome ha iniziato a circolare nuovamente anche in Europa: il suo entourage ha ricevuto manifestazioni d’interesse sia da club che da selezioni nazionali.

Sul piano dei numeri, il bilancio è chiaro: 41 partite complessive, suddivise tra 30 in Saudi Pro League, 8 in AFC Champions League e 3 in King’s Cup. Il totale parla di 21 vittorie, 7 pareggi e 13 sconfitte, per una media di 1.71 punti a gara. In campionato, i 55 punti raccolti in 34 giornate sono valsi il quinto posto finale, alle spalle soltanto di Al‑Nassr, Al‑Hilal e Al‑Ahli. Un risultato costruito nonostante un mercato invernale sbilanciato, con uscite eccellenti non compensate da innesti all’altezza. Un contesto tutt’altro che semplice, che però non ha impedito a Conceição di rilanciare la propria immagine internazionale.


Politano: «È stata una bella stagione. Mondiale? Faccio fatica a parlare della Nazionale, è stato brutto»

Politano svela: «È stata una bella stagione. Mondiale? Faccio fatica a parlare della Nazionale, è stato brutto». Le dichiarazioni

Il Napoli ha conquistato la qualificazione alla prossima Champions League al termine di una stagione lunga, complessa e segnata da numerosi infortuni che hanno condizionato il percorso della squadra di Antonio Conte.

Di questa annata, tra difficoltà e rilanci, ha parlato Matteo Politano ai microfoni di Radio CRC, offrendo il suo punto di vista sul cammino degli azzurri e sulle sfide affrontate nel corso della stagione. Le sue parole:

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

Seguici Ora

STAGIONE – «È stata una stagione lunga, con tanti impegni ed infortuni, ma quello che abbiamo costruito in questi due anni si è visto nella grigliata di ieri e per tutto l’anno. Abbiamo affrontato dei momenti difficili, in cui a volte faticavamo a mettere 11 giocatori in campo, ma abbiamo sempre cercato di dare il massimo»

SCUDETTI – «Bella sfida, ne parlo spesso a casa con mia moglie e con i miei amici. A livello personale ti dico che il quarto forse è stato un po’ più bello, perché è stato più sofferto: è stata un’ansia continua fino all’ultima giornata. Il terzo scudetto l’abbiamo raggiunto con qualche giornata d’anticipo, ma comunque è stato speciale»

RUOLO – «Sono a disposizione del mister , il calcio si è evoluto tanto, quindi, qualsiasi ruolo oggi implica tanta corsa e tanta intelligenza tattica. Poi, chiaramente, per anni ho fatto l’esterno d’attacco quindi preferisco quello»

PERCORSO – «È stata una bella stagione, io mi sento cresciuto sotto tanti punti di vista. Sto cercando di mettere ancora cose nel mio repertorio, perché spero di fare altri anni ad alto livello. Copenaghen? Più di una partita è stata tosta quest’anno: penso anche al PSV, era un periodo complesso. Fa tutto parte del percorso, c’erano anche dei giovani arrivati da poco. La vittoria contro il Milan la mettiamo al primo posto, anche perché non ho fatto molti altri goal quest’anno (ride, ndr). Le vittorie negli scontri diretti ti restano impresse nella memoria: penso alla Roma o anche all’andata con la Lazio»

VERGARA E DE BRUYNE «Vergara è un ragazzo eccezionale, ha tantissima voglia ed una bella “cazzimma”: mi ha impressionato davvero tanto e ha un grande margine di miglioramento. Gli consiglio sempre di pensare solo a sé stesso ed alla squadra, senza ascoltare né lodi né critiche, perché quelle ci saranno sempre. Deve giocare sereno, come ha fatto quando chiamato in causa, ed il futuro è tutto dalla sua parte. De Bruyne si è integrato benissimo dal primo giorno: è un po’ timido, ma con il tempo ha iniziato ad aprirsi. Lo abbiamo perso per quattro mesi ed anche per noi è stata un’assenza importante. È un giocatore di altissimo livello e di grande esperienza, ma ce lo siamo goduti poco purtroppo: è un dispiacere, perché quando arriva un campione del genere averlo a disposizione è importante»

NAZIONALE – «Faccio fatica a parlare della Nazionale , è stato brutto: per noi over30 era l’ultima occasione, quindi c’è stato tantissimo rammarico. Sono molto legato a mister Gattuso, gli voglio molto bene e mi è dispiaciuto tanto per lui e per tutti. Io credo che per ripartire nel calcio italiano, bisognerebbe rifondare dalle basi e dai settori giovanili: ci sono pochi italiani nei settori giovanili dei top club. Ci lamentiamo che in Italia non ci siano calciatori italiani, ma se non li facciamo crescere noi diventa difficile»

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Laporta non ci sta: «Florentino Perez? Vogliono creare scompiglio e attaccare il Barcellona in tutti i modi»

Laporta risponde a Florentino Perez: «Vogliono creare scompiglio e attaccare il Barcellona in tutti i modi». Le parole

Joan Laporta, presidente del Barcellona, ha replicato in modo diretto alle parole di Florentino Pérez, intervenendo dopo le accuse lanciate dal numero uno del Real Madrid.

Nella conferenza straordinaria del 12 maggio, infatti, Pérez aveva attaccato frontalmente il Barça sul caso Negreira, accusando il club catalano di “pagare gli arbitri”. Una dichiarazione pesante, che ha immediatamente acceso lo scontro istituzionale tra i due club.

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

Seguici Ora

PAROLE – «Penso che sia stata una conferenza grottesca, ma con una strategia. Devono in qualche modo giustificare l’ingiustificabile, e il modo migliore per loro è quello di creare scompiglio e attaccare il Barcellona in tutti i modi possibili. Questo non lo permetteremo. Sicuramente reagiremo»

«Finché non utilizzano il Barça per coprire i loro problemi io lo rispetto. Quando utilizzano il Barça, reagiamo. In quella conferenza stampa si è cercato di utilizzarci in modo grottesco dicendo falsità su una questione, affermando cose che non sono vere. Del resto non entro né esco, perché mi è indifferente ciò che dicono a Madrid e del Madrid»

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Formazioni ufficiali Fiorentina Atalanta: le scelte di Vanoli e Palladino per la sfida di Serie A

Formazioni ufficiali Fiorentina Atalanta: le scelte di Vanoli e Palladino per il match di Serie A, valido per la 38ª giornata 2025/26

Le formazioni ufficiali di Fiorentina Atalanta, sfida valida per la 38ª e ultima giornata di Serie A 2025/26. Ecco le scelte di Vanoli e Palladino:

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Le scelte degli allenatori: le formazioni ufficiali

In attesa del calcio d’inizio, sono state diramate le decisioni tattiche definitive prese dai due allenatori per questo finale di stagione. Ecco i ventidue protagonisti che scenderanno sul prato verde dal primo minuto:

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

Seguici Ora

FORMAZIONI UFFICIALI

FIORENTINA (4-3-3): Christense; Dodo, Comuzzo, Rugani, Gosens; Brescianini, Mandragora, Fabbian; Harrison, Piccoli, Gudmunsson. Allenatore: Paolo Vanoli.

ATALANTA (3-4-2-1): Sportiello; Scalvini, Hien, Ahanor; Bellanova, Pasalic, De Roon, Musah; Samardzic, Sulemana; Raspadori. Allenatore: Raffaele Palladino.

Modric: «Allegri? Un grande allenatore, ha ottenuto grandi risultati con Milan e Juve. Sta facendo un lavoro eccezionale»

Modric: «Quello che posso dire è che sono molto contento a Milano ma la cosa più importante ora è la partita contro il Cagliari di domenica»

L’arrivo di Luka Modrić al Milan è stato uno dei momenti più emozionanti dell’intera stagione rossonera. In un’annata complessa, il fuoriclasse croato è comunque riuscito a conquistare tutti grazie alla sua classe senza tempo, alla mentalità vincente e a un attaccamento alla maglia che ha colpito tifosi e compagni.

Dopo l’infortunio rimediato contro la Juventus, Modrić è tornato ad allenarsi con il gruppo e potrebbe addirittura partire titolare nella sfida contro il Cagliari. Un rientro importante, che arriva nel momento decisivo della stagione. Intervistato da SportMediaset, il numero 10 ha affrontato diversi temi: presente, futuro e soprattutto il suo amore inesauribile per il calcio, che continua a essere il motore della sua carriera. Le parole:

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

SULLE SUE CONDIZIONI FISICHE — «Mi sento bene e sto migliorando fisicamente, sono tornato ad allenarmi con la squadra, mi sto già abituando alla maschera. Sono pronto a tornare. Ho molta voglia di tornare a giocare, fuori si soffre perché non puoi aiutare i compagni come è successo col Genoa per esempio. Ovviamente deciderà Allegri ma sono a disposizione».

SULLA MASCHERA INDOSSATA DOPO L’INFORTUNIO — «No (ride, ndr), mi sento una persona normale. La porto per proteggermi viste le raccomandazioni dei medici, non mi sento un supereroe!».

SUL FUTURO E SULLA SUA AVVENTURA AL MILAN — «Quello che posso dire è che sono molto contento a Milano ma la cosa più importante ora è la partita contro il Cagliari di domenica e la qualificazione Champions. Per il resto vedremo, ho buoni rapporti con la società, con la dirigenza, con l’allenatore. Quando ho scelto il Milan era per dare una mano e tentare di vincere, quest’anno non è successo ma è chiaro che mi piacerebbe vincere un trofeo col Milan. Ribadisco: ora però penso solo alla partita di domenica».

SUL SUO RAPPORTO CON MILANO — «Città spettacolare, mi piace tanto, c’è tutto. Cucina spettacolare, la pasta è il mio piatto preferito, poi è vicino alla montagna, al mare e al lago».

SULL’IPOTESI DI UN FUTURO NELLO STAFF DI ALLEGRI — «Ho un bel rapporto con lui ma non abbiamo parlato di questa cosa. Mi piace ancora giocare a calcio, quando mi ritirerò ci penserò. Quando mi ritirerò? Non lo so, vediamo dopo domenica…».

SU MASSIMILIANO ALLEGRI — «Un grande allenatore, ha ottenuto grandi risultati con Milan e Juve, è tornato in rossonero e sta facendo un lavoro eccezionale. Prepara bene le partite, ha personalità, sono contento di lavorare con lui».

LEGGI LE PAROLE DI MODRIC SU MILANNEWS24

Italiano sul suo futuro al Bologna: «Dopo la partita con l’Inter, parlerò con la società»

Italiano analizza così il suo possibile futuro al Bologna: «Dopo la partita con l’Inter, parlerò con la società». Le parole

Vincenzo Italiano si è presentato in conferenza stampa senza sbilanciarsi sul proprio futuro. A due anni dal suo arrivo a Bologna, il tecnico ha preferito non entrare nel merito delle decisioni che lo attendono, ribadendo che prima sarà necessario un confronto con la proprietà per fare il punto della situazione.

L’allenatore ha mantenuto il focus sul presente, ricordando che c’è ancora una partita da giocare prima di qualsiasi valutazione. Sabato 23 maggio, infatti, i rossoblù ospiteranno l’Inter già campione d’Italia al Dall’Ara, un appuntamento che Italiano vuole affrontare con la massima concentrazione. Le sue parole:

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

PAROLE – «Non ci sono novità. Dopo la partita, a metà settimana, ci incontreremo con la società. Lasciamo perdere il contratto perché per quanto riguarda gli allenatori è sempre un caso particolare, contano più i rapporti umani»

FUTURO – «L’incontro poteva essere prima, ma va bene anche così. Non c’è fretta. Dopo l’ultima partita ci sarà molto tempo per cercare di organizzare il prossimo anno: l’importante è avere le idee chiare ed essere lucidi su cosa si voglia. Qui si lavora benissimo. Abbiamo vinto una Coppa Italia storica, quest’anno a tratti mi sono divertito a tratti meno. Dovremmo rendere conto a un ambiente che ormai pretende questi tipi di campionato. L’atmosfera che si respira a Bologna va tutelata e bisogna fare le cose per bene».

Guardiola svela: «Non allenerò per un po’. Mi piacerebbe continuare a far parte di questo club»

Guardiola spiazza tutti: «Non allenerò per un po’. Mi piacerebbe continuare a far parte di questo club». Le sue dichiarazioni

La sfida Manchester City‑Aston Villa del 24 maggio all’Etihad, sarà l’ultima partita di Pep Guardiola sulla panchina dei Citizens. Dopo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni sul suo addio, oggi è arrivata anche l’ufficialità della separazione:

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

PAROLE – «Riposo! Non penso di allenare per un po’, altrimenti sarei rimasto qui. Devo fare un passo indietro. Non allenerò per un po‘. Quando parliamo con la società dico che mi piacerebbe continuare a far parte di questo club, ma non il manager. Non vorrei prendere decisioni quotidiane, non davanti alla squadra, ma sempre dietro le quinte».

MOTIVAZIONI – «Questione di energia? Assolutamente. Sento che non avrò l’energia sufficiente ogni giorno, con aspettative per combattere per il titolo. Mi conosco, ho quell’energia ma sento che non ne avrò più in futuro. Sono passati 10 anni. Non è ambizione. È bello scuotere, muoversi, nuovi volti. È il momento perfetto»

PAUSA – «Molte persone mi dicono ‘Dopo tre mesi tornerai’. Dico ‘Forse’. Ho bisogno di respirare un po’ e rilassarmi».

Koeman punge il Real Madrid: «Chi perde non cerchi scuse arbitrali. Il Barça di Flick può aprire un’era»


A margine del suo torneo di golf, il ct olandese esalta i blaugrana e punge i Blancos di Arbeloa, reduci da una stagione disastrosa

A margine della sesta edizione della Koeman Cup, torneo di golf benefico da lui stesso organizzato, Ronald Koeman ha fatto il punto sull’attualità calcistica, non risparmiando stoccate ai rivali storici del Real Madrid ed esaltando il momento magico del Barcellona.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

L’egemonia blaugrana e il sogno Haaland

L’eroe di Wembley vede un futuro roseo per il Barça targato Hansi Flick. «Potremmo essere all’inizio di una vera egemonia – ha assicurato il commissario tecnico olandese –. Nessun club al mondo produce talenti della qualità de La Masia. Flick e i giocatori hanno fatto un lavoro eccezionale vincendo due campionati di fila, il futuro è loro».

Guardando al mercato e al complicato rebus su chi dovrà prima o poi raccogliere l’eredità di Robert Lewandowski al centro dell’attacco, Koeman ha un nome in cima alla lista dei desideri: «Un numero 9 deve vivere per il gol. Ferran Torres sta facendo molto bene, ma se il Barça avesse la possibilità di prendere il miglior centravanti in circolazione, la risposta è Erling Haaland. Lui vive per segnare, con un giocatore così la musica cambia».

La stoccata al Real Madrid e le scuse arbitrali

Di tutt’altro umore l’ambiente in casa Real Madrid, reduce da un’annata da “zero tituli” e segnata dalle forti tensioni interne tra lo spogliatoio e il tecnico Álvaro Arbeloa. «Quella del Madrid è stata una stagione molto fiacca – ha sentenziato Koeman –. In un club così grande si esige la vittoria, e invece sono successe cose che normalmente non dovrebbero accadere».

Sulle continue polemiche (spesso legate al “Caso Negreira”), l’olandese è tranciante: «È solo un modo per cercare scuse. Il Barcellona non può essere criticato per aver vinto gli ultimi due titoli: ha semplicemente giocato meglio ed è stato superiore. Quando si perde, bisogna congratularsi con l’avversario senza aggrapparsi agli arbitri».

Verso il Mondiale: De Jong riposato e la Spagna favorita

Infine, uno sguardo all’imminente Coppa del Mondo. Koeman sorride per il riposo forzato del suo pupillo Frenkie de Jong nell’ultimo periodo in blaugrana: «Meglio per me, arriverà al Mondiale fresco e in piena forma. Se vogliamo essere una squadra forte, lui è fondamentale». Sulle favorite per la conquista della coppa iridata, il ct Oranje chiarisce le gerarchie: «Sarà molto equilibrato. Ci sono Francia, Inghilterra, Brasile e Argentina, noi stessi possiamo giocarcela. Ma se c’è una Nazionale leggermente più favorita delle altre, per i successi recenti, quella è la Spagna».

Dino Fava: «L’addio di Conte spiazza tutti. Il suo Napoli mi annoiava, ma contavano i risultati. Allegri? Dico no»


L’ex attaccante analizza il terremoto sulla panchina azzurra: il bilancio della gestione salentina, l’evoluzione di De Laurentiis e il casting

L’improvviso addio di Antonio Conte alla panchina del Napoli continua a far discutere. A intervenire sul tema è stato l’ex attaccante Dino Fava, che ai microfoni di Napoli Magazine Live in onda su Radio Punto Zero ha analizzato a trecentosessanta gradi il delicato momento di transizione che sta vivendo la società azzurra.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il bilancio della gestione Conte

Il divorzio tra il tecnico salentino e il club partenopeo ha colto molti di sorpresa, Fava compreso. L’ex bomber ha tracciato un bilancio onesto e senza filtri dell’era Conte:

  • Risultati vs spettacolo: «Non mi aspettavo l’addio di Conte. Con lui avevamo delle certezze assolute. Con Spalletti e con Sarri in passato abbiamo ammirato un calcio spettacolare, ma con Conte sono arrivati i risultati. Non ti nascondo che vedere le partite del suo Napoli a volte mi annoiava, ma è stato bravissimo e dobbiamo solo applaudirlo. Ha tirato fuori il meglio da giocatori che non erano titolari inamovibili».

Il ruolo di De Laurentiis e il nodo mercato

Un passaggio cruciale dell’intervista ha riguardato l’atteggiamento della presidenza. Secondo Fava, il patron azzurro ha trovato un equilibrio importante e funzionale al gruppo: “De Laurentiis in questi anni è stato il numero uno: ha parlato poco e, quando lo ha fatto, ha parlato bene. Spero resti su questa linea, perché certe uscite del passato, vissute dalla prospettiva di un giocatore, possono infastidire”.

L’incognita più grande, ora, è l’impatto di questo scossone sul calciomercato. «Spero che questo addio non blocchi l’arrivo di calciatori interessanti e forti. Conte voleva che il Napoli fosse considerato un punto di arrivo e non di transito. Vedremo cosa emergerà dalle chiacchierate col nuovo allenatore».

Il casting per il successore: bocciato Allegri, promosso Italiano

Sulla scelta del prossimo tecnico, Fava ha le idee molto chiare su chi non vorrebbe vedere all’ombra del Vesuvio e sulle possibili alternative valide:

  • Bocciatura per Allegri: «Sicuramente non è facile trovare un allenatore da Napoli oggi, la scelta non è ampia. Allegri, per esempio, non lo prenderei mai, non mi piace. Siamo stati abituati a vedere un bel calcio e spero arrivi un allenatore con quella filosofia».
  • L’ipotesi Vincenzo Italiano: tra i nomi in lizza, l’attuale tecnico del Bologna sembra incontrare il favore dell’ex attaccante. «Non escludo che i nomi che circolano servano solo a nascondere il vero obiettivo, ma Italiano mi piace molto. Mi auguro che, se dovesse arrivare lui, riesca a creare un Napoli forte e competitivo su tutti i fronti».

Valzer panchine in Serie A, altro che Napoli: Sarri in trattativa avanzata con l’Atalanta! Giuntoli si muove

Valzer panchine in Serie A, altro che Napoli: Sarri in trattativa avanzata con l’Atalanta! Giuntoli si muove per il post Palladino

A 90 minuti dalla fine del campionato, il valzer delle panchine è già entrato nel vivo. Il futuro di Antonio Conte sembra ormai lontano dal Napoli, dopo due stagioni segnate da risultati importanti come il quarto scudetto della storia azzurra e la Supercoppa Italiana conquistata in questa annata. Nonostante le voci delle ultime settimane, però, il suo eventuale successore non dovrebbe essere Maurizio Sarri.

Sarri Atalanta, accordo di massima con l’entourage

Secondo quanto raccolto dalla nostra redazione, Sarri sarebbe infatti in trattativa avanzata con l’Atalanta, pronta a cambiare guida tecnica al termine della stagione. Raffaele Palladino lascerà la Dea e il nome forte per raccoglierne l’eredità è proprio quello dell’attuale allenatore della Lazio.

A spingere con decisione è Cristiano Giuntoli, forte del rapporto costruito con Sarri ai tempi del Napoli. Nella serata di ieri sarebbe stato raggiunto un accordo di massima con l’entourage del tecnico toscano: sul tavolo un contratto triennale da circa 3 milioni di euro a stagione, bonus compresi. Un’intesa importante, che mette l’Atalanta in posizione di vantaggio rispetto al Napoli nella corsa all’allenatore.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Sarri Atalanta, prima serve l’uscita dalla Lazio

Prima di arrivare alla fumata bianca, però, resta un passaggio decisivo. Sarri dovrà incontrare il presidente della Lazio, Claudio Lotito, per definire la separazione dal club biancoceleste. Il tecnico è infatti ancora legato alla società capitolina da un contratto valido fino al 2028 e dovrà trovare un accordo per liberarsi.

In ballo ci sono diverse mensilità che l’allenatore non vorrebbe lasciare in caso di trasferimento. La questione economica sarà quindi centrale nel confronto con Lotito, ma la direzione sembra ormai tracciata.

L’Atalanta ha messo la freccia e punta a chiudere in tempi brevi. Sarri è il nome scelto per aprire un nuovo ciclo tecnico a Bergamo.

Gli MVP della Serie A 2025/26: Chivu allenatore dell’anno, Dimarco il miglior giocatore! Tutti gli altri premiati

Gli MVP della Serie A 2025/26: Chivu allenatore dell’anno, Dimarco il miglior giocatore! Tutti gli altri calciatori premiati, ruolo per ruolo

La Lega Calcio Serie A ha reso noti gli MVP della Serie A Enilive 2025/2026, premiando i migliori protagonisti della stagione per ruolo. I riconoscimenti sono stati assegnati sulla base delle analisi evolute di Kama Sport, elaborate attraverso i dati tracking registrati con il sistema Hawk-Eye. Il rating non tiene conto soltanto delle statistiche tradizionali e degli eventi tecnici, ma anche dei dati posizionali, permettendo di valutare movimento senza palla, scelte di gioco, efficienza tecnica e contributo fisico alla squadra. Per il calcolo finale sono state considerate tutte le partite disputate in campionato, esclusa la 38ª giornata.

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

Seguici Ora

Serie A, tutti i vincitori degli MVP 2025/26

La Rising Star, premio riservato al miglior Under 23, è stata assegnata a Kenan Yildiz della Juventus. Il miglior portiere è Mile Svilar della Roma, mentre il premio di miglior difensore è andato a Marco Palestra del Cagliari. A centrocampo il riconoscimento è stato conquistato da Nico Paz del Como, mentre il miglior attaccante della stagione è Lautaro Martinez dell’Inter. Il premio più importante, quello di miglior giocatore overall, è stato assegnato a Federico Dimarco, altro grande protagonista della stagione nerazzurra.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Serie A, Chivu premiato come miglior allenatore

Il premio Philadelphia Coach Of The Season della Serie A Enilive 2025/2026 è stato assegnato a Cristian Chivu, allenatore dell’Inter. La consegna del trofeo avverrà nel pre partita di Bologna Inter, allo stadio Renato Dall’Ara. Il riconoscimento è stato attribuito da una giuria composta da direttori di testate giornalistiche sportive, chiamati a valutare risultati, qualità del gioco, criteri tecnico sportivi e comportamento durante le gare.

L’amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, ha commentato così il premio: «La stagione di Cristian Chivu alla guida dell’Inter è stata semplicemente straordinaria. Al primo anno sulla panchina di una squadra professionistica dall’inizio della stagione, Chivu ha subito mostrato il DNA vincente che aveva anche da giocatore, guidando i suoi ragazzi ad esprimere un calcio solido e al tempo stesso propositivo, che ha portato i nerazzurri a concludere la stagione con più di due gol di media a partita e con una differenza con la seconda in classifica di circa 30 reti. A Chivu ci sono volute solo 48 giornate da allenatore in Serie A per laurearsi Campione d’Italia (secondo solo a Mourinho nell’era dei tre punti) e aggiungendo allo Scudetto anche la vittoria della Coppa Italia è diventato l’unico tecnico a conquistare questo storico double alla prima stagione sulla panchina dell’Inter. Numeri e record che confermano l’ingresso di diritto di Cristian Chivu tra i grandi tecnici della nostra Serie A».

Fabregas in conferenza stampa: «Voglio la Champions! Le parole di Zanetti sul futuro di Nico Paz? Serve rispetto, non giocherà all’Inter!»

La conferenza stampa di Cesc Fabregas alla vigilia di Cremonese Como: le parole del tecnico dei lariani sul futuro di Nico Paz

La conferenza stampa di Cesc Fabregas alla vigilia di Cremonese Como, match valevole per la 38^ e ultima giornata di Serie A 2025/26.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

LE PAROLE DI ZANETTI SU NICO PAZ? – «Zanetti carriera incredibile, conosce dinamiche e so come lavora Inter. Nico è un giocatore del Como al 50%, ma è nostro. L’unico club che può dire qualcosa è Real Madrid. Zanetti non lavora per Real Madrid o Como, bisogna rispettare i club. Per tutta la stagione ci sono state foto, messaggi e altro. L’unica cosa che so è che Nico non giocherà all’Inter: o resterà al Como o tornerà al Real Madrid. Stiamo provando a capire se può giocare o no domenica, si merita di giocarla perché ci ha aiutato a essere qui. siamo contenti con lui e poi vedremo tra qualche settimana cosa succede».

COME STA NICO PAZ? – «Noi vogliamo giocare la partita con tutti al massimo, lui in questo momento non è al 100%, si è allenato da solo, anche se si sente meglio rispetto agli scorsi giorni. Vediamo, in questo momento non riesco a dire si o no, valuteremo il giorno della partita. Ci sono tanti elementi dentro lo staff che seguono il giocatore, una volta non c’erano così tanti fisioterapisti».

SULLA SFIDA CON LA CREMONESE – «Dobbiamo fare una partita importante, è la gara della stagione. Ne abbiamo giocate tante (ride, ndr). Come ha detto il mister Giampaolo, è crudele dire che ci sia l’obbligo di vincere. Chi non vince è un fallito. Ma sarà una partita bellissima, sarà la più emozionante tra tutte. Loro sono migliorati tanto con Giampaolo, lo rispetto tantissimo, ha più attaccamento emozionale di tutti. Alla fine vedremo il risultato. Chi farà meno errori e chi avrà le idee più chiare…».

QUANTO CREDO ALLA CHAMPIONS? – «La fede è l’ultima cosa che si perde. Se non ci crediamo, andiamo in vacanza e facciamo le partitelle, le amichevoli e lasciamo alla Cremonese la chance di rimanere in Serie A. Non è giusto per quanto fatto, per quello in cui credono i tifosi. Dovremo lottare fino alla fine, se vinciamo andiamo in Champions. Però prima di vincere serve una grande prestazione. E prima di tutto c’è la fede, che deve rimanere sempre dentro. Io ci credo fino alla fine. Ho vissuto tante cose nel calcio, la risposta è andare a lottare fino all’ultimo secondo. Io voglio andare in Champions. C’è una grandissima opportunità. Tutte le statistiche mi dicono che siamo nella top-4 del campionato, poi si vedrà dove si arriverà».

Orsolini salta l’Inter, stagione finita per l’attaccante: le opzioni di Italiano per sostituirlo

Orsolini salta l’Inter, stagione finita per l’attaccante: le opzioni di Italiano per sostituirlo. La lista dei convocati dei rossoblù

Il Bologna di Vincenzo Italiano si prepara a chiudere la stagione davanti ai propri tifosi. Domani alle 18:00, al Dall’Ara, i rossoblù affronteranno l’Inter, già campione d’Italia, nell’ultima gara del loro campionato. Una partita che non potrà cambiare più di tanto la classifica della squadra emiliana: nonostante la vittoria per 1-0 sul campo dell’Atalanta di Raffaele Palladino, il settimo posto è ormai aritmeticamente nelle mani dei nerazzurri, qualificati alla prossima Conference League. Il Bologna potrà quindi ambire al massimo all’ottavo posto.

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

Seguici Ora

Bologna Inter, lesione all’adduttore per Orsolini

Alla vigilia della sfida contro l’Inter, però, arrivano notizie negative dall’infermeria. Riccardo Orsolini non è stato inserito nella lista dei convocati a causa di un problema fisico. L’esterno rossoblù ha riportato una lesione di primo grado all’adduttore sinistro, infortunio che lo costringe a chiudere in anticipo la stagione.

Per Orsolini il bilancio finale resta comunque importante: 34 presenze, 10 gol e 1 assist, numeri che confermano il suo peso offensivo nel percorso del Bologna. La sua assenza priva Italiano di una delle soluzioni più incisive sulla corsia destra.

Bologna Inter, Bernardeschi favorito per sostituirlo

Con anche Nicolò Cambiaghi ai box, Italiano dovrà ridisegnare l’attacco nel suo 4-3-3. Il favorito per agire sulla corsia destra è Federico Bernardeschi, che dovrebbe partire titolare contro i campioni d’Italia. Le alternative portano a Benjamin Dominguez e Jens Odgaard, ma al momento l’ex Juventus sembra nettamente avanti nelle gerarchie.

LEGGI ANCHE: Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

I convocati di Italiano:

Portieri: Pessina, Ravaglia, Skorupski;
Difensori: De Silvestri, Heggem, Helland, Lucumi, Lykogiannis, Mario, Miranda, Zortea;
Centrocampisti: Ferguson, Freuler, Moro, Pobega, Sohm;
Attaccanti: Bernardeschi, Castro, Dallinga, Dominguez, Odgaard, Rowe.

La mossa del Barcellona che cambia i piani dell’Inter: scambio per Bastoni

Ci sono giocatori che a un certo punto smettono di essere semplicemente forti. Diventano il volto di una squadra, quelli che finiscono dentro il modo stesso di giocare di un allenatore. E quando succede, qualsiasi voce di mercato prende automaticamente un peso diverso.

L’Inter negli ultimi anni ha costruito parecchio della propria identità partendo dalla difesa. Non soltanto solidità, ma anche costruzione dell’azione, aggressività e gestione dei tempi di gioco. Alcuni elementi sono diventati quasi intoccabili o almeno così sembrava fino a poco tempo fa.

Perché nel calcio poi c’è sempre un momento in cui arrivano i grandi club europei, quelli che fanno nascere dubbi anche quando nessuno vuole ammetterlo apertamente. E se a muoversi è una società come il Barcellona, inevitabilmente l’attenzione cambia.

Il nome coinvolto è quello di Alessandro Bastoni, uno dei riferimenti tecnici della squadra nerazzurra, entrato da tempo nella categoria dei giocatori che difficilmente vengono messi sul mercato.

Secondo quanto riportato da fichajes.net, il club spagnolo starebbe valutando una strategia particolare per arrivare al difensore della Nazionale, con l’idea di inserire una contropartita tecnica di peso per rendere l’operazione più sostenibile.

Araujo nell’operazione Bastoni con l’Inter

Araujo 22 maggio 2026 calcionews24

Secondo la ricostruzione del portale spagnolo, il giocatore individuato dal Barcellona per costruire l’eventuale operazione sarebbe Ronald Araujo, difensore centrale della nazionale uruguaiana e capitano del club catalano.

Non si parlerebbe quindi di un semplice inserimento secondario dentro una trattativa, ma di uno scambio che coinvolgerebbe due giocatori di primo livello.

Araujo rappresenta un profilo molto diverso da Bastoni. Più fisico, più diretto nel duello individuale, più aggressivo nelle marcature. Bastoni, invece, ha costruito il proprio calcio su letture, tecnica e capacità di uscire palla al piede.

Palmisani, le mani sulla Serie A: «Io, portiere per caso. Volevo giocare in mezzo al campo, ora studio Courtois»

Il talento ciociaro Palmisani racconta la favola del Frosinone: i dubbi iniziali, l’esordio in Under 21 e il feeling con Alvini. Le sue parole

Uno dei protagonisti della promozione in Serie A del Frosinone è stato Lorenzo Palmisani. Il Corriere dello Sport ha incontrato il portiere.

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

Seguici Ora

ANDARE IN A «È stata un’emozione incredibile, inspiegabile, unica. Essere nato e cresciuto qui, indossare questi colori e ottenere un risultato simile è stato qualcosa di indescrivibile. Aver potuto realizzare un sogno dove sono nato non ha prezzo».

DEDICA «Questo successo è innanzitutto per la mia famiglia, per papà Piero e mamma Graziella e per nonna Nella. Mi hanno sempre sostenuto, facendomi però tenere i piedi per terra. Poi un pensiero va a tutti i miei compagni e alle persone che hanno lavorato dietro le quinte in quest’annata indimenticabile. Siamo stati un gruppo meraviglioso».

SI SENTE PRONTO PER LA A «È ovvio che l’obiettivo principale sarà provare a salvare la categoria, anche perché nelle tre precedenti occasioni il Frosinone non ci è mai riuscito. Se mi sento pronto? Quest’anno non mi sentivo all’altezza di giocare in B, poi invece ho disputato un grande torneo. Mi allenerò sempre al massimo delle mie forze. Mentalmente sono già concentratissimo. Aspettiamo però il campo».

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

FARE IL PORTIERE «Vuole che le dica la verità? Non mi è mai piaciuto fare il portiere. Giocavo da centrocampista e con i piedi mi diverto anche tra i pali, quando serve. Poi si infortunò un compagno e dovetti sostituirlo in porta. Giocavamo contro il Frosinone, che mi chiese di fare un provino e mi ingaggiò. È stato tutto casuale. Poi questo ruolo mi è piaciuto e sono arrivato fin qui. Devo molto a Domenico Costantini, un preparatore dei portieri che non c’è più, purtroppo. Ogni volta che scendo in campo prego per lui e se siamo arrivati sin qui, lo dobbiamo anche a lui certamente che tifa per noi da lassù».

IDOLI «Sì, quando ero ragazzino Buffon era il mio idolo e mi piacerebbe conoscerlo, prima o poi. Oggi guardo e studio Thibaut Courtois del Real Madrid. Osservo la sua tecnica e l’atteggiamento che mantiene in campo. È un portiere che mi piace tanto e a cui cerco di ispirarmi, facendo le dovute proporzioni, ovviamente. Spero così di migliorare, rimanendo comunque sempre me stesso».

I CONSIGLI DI PISSERI «Mi ha aiutato tantissimo con la sua esperienza, altroché. È stato un punto di riferimento importantissimo, dandomi tanti suggerimenti per fare bene. Grazie a lui sono riuscito a rimanere sempre sul pezzo».

IL GIOCO DI ALVINI «Con il gioco del mister ci si ritrova spesso uno contro uno e i pericoli sono all’ordine del giorno. Se un compagno perde un duello, io resto l’ultimo baluardo. Ma questo sistema di gioco, pur rischioso, è stato decisivo per vincere».

UNDER 21 «La convocazione in Nazionale mi ha sorpreso molto. Poi il ct mi ha dato fiducia e mi ha fatto giocare. Sì, è stata una gioia indescrivibile».

LA CRISI DEL CALCIO ITALIANO «I calciatori emergenti ci sono e sono anche molto bravi. Io ho avuto fortuna e a volte penso che, senza l’infortunio di Sherri, non avrei fatto questo percorso. Devo essere grato ad Alvini, mi ha sempre incoraggiato a credere in me stesso. E a lavorare sodo».

COSA DEVE AVERE IL FROSINONE IN A «La spensieratezza che ci ha contraddistinto in B. Poi bisognerà crescere in ogni gara, alzando il livello dell’attenzione. Perché, come ha sottolineato anche il nostro presidente Maurizio Stirpe – che ringrazio per l’opportunità che ho avuto grazie al Frosinone – la Serie A è un altro campionato. E io lavorerò sodo per farmi trovare pronto».

Guardiola saluta il Manchester City: «È arrivato il momento di salutare. Non chiedetemi perché vado via, niente è eterno» – VIDEO

Guardiola saluta il Manchester City: «È arrivato il momento di salutare. Non chiedetemi perché vado via». L’emozionante video messaggio

La fine dell’era Pep Guardiola al Manchester City è ufficiale. Da lunedì il tecnico spagnolo non sarà più l’allenatore dei Citizens, dopo dieci stagioni e 20 trofei conquistati, tra cui Champions League, sei Premier League, FA Cup e Carabao Cup.

Il club saluterà Guardiola nell’ultima giornata contro l’Aston Villa, trasformando la partita in un grande omaggio a chi ha cambiato la storia del City e del calcio inglese. Il tecnico resterà comunque nel mondo City Football Group come Global Ambassador. Al suo posto arriverà Enzo Maresca, chiamato a raccogliere un’eredità enorme e a proseguire un ciclo costruito su standard altissimi. Il tecnico spagnolo ha voluto salutare i Citizens con un toccante video-messaggio.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

PAROLE – «Non c’è una ragione specifica perché vado via ora: dentro di me, però, sento che è arrivato il momento di salutare. Ricordo che quando sono arrivato la prima intervista l’ho fatta con Noel Gallagher. E quando sono uscito ho pensato che sarebbe stata divertente. Beh, lo è stato di sicuro. Non chiedetemi perché vado via: niente è eterno, se lo fosse sarei ancora qui. Di eterno rimarranno le sensazioni, la gente, i ricordi, l’amore che ho per il Manchester City. Questa città è costruita sul lavoro duro e lo si vede in tutto: io l’ho capito, e l’hanno capito anche le mie squadre. Anche noi abbiamo lavorato, sofferto, combattuto. E abbiamo fatto le cose a modo nostro. Con la città, con i giocatori che sono stati eccezionali e che magari non lo sanno ma stanno lasciando un segno. È arrivato il momento per me di lasciare. Ma siate felici, in fondo gli Oasis sono tornati insieme. Grazie per avermi dato fiducia, per avermi spinto, per avermi amato. Noel, avevo ragione: è stato incredibilmente divertente».

Ravanelli e il mito di Roma ’96: «La mia Juve era invincibile. Oggi vedo giocatori che si nascondono»


A 30 anni dalla Champions vinta contro l’Ajax, “Penna Bianca” svela i segreti di Lippi, gli allenamenti massacranti e analizza il crollo della squadra attuale: «Serve personalità, non solo talento»

Oggi, esattamente 30 anni fa, Fabrizio Ravanelli metteva in rete il pallone che stappava la finale di Champions League con l’Ajax, vinta poi dai bianconeri ai rigori. La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato su quella mitica serata e sull’oggi.

LEGGI ANCHE: le ultime notizie in Serie A

RICORDI «Sensazioni e ricordi indelebili, nei particolari: lo spogliatoio, le parole del mister, le nostre, la cura dei dettagli, chi andava in barriera… Una serata magnifica, rimasta nel mio cuore e in quello di tifosi e compagni di squadra. Una delle giornate più belle della mia vita».

AMICIZIA «Abbiamo un gruppo su WhatsApp che durerà per sempre: ci rispettiamo, scherziamo, ridiamo. C’è amore in questo gruppo ed è per questo che abbiamo dimostrato a tutti cosa voleva dire Juventus. Eravamo imbattibili, non ci avrebbero sconfitto nemmeno l’Impero Romano o Giulio Cesare».

IL PASSO IN AVANTI SUL 1995 «Giorno dopo giorno la squadra è maturata, cresciuta nella sofferenza e nella determinazione, ha avuto la forza di credere nel lavoro e nella mentalità inculcata dal mister e dal club, una mentalità che ci aveva dato grandi risultati: sacrifici incredibili che oggi nessun giocatore e nessuna squadra sarebbero capaci di fare. Solo noi possiamo sapere ciò che ha subìto il nostro fisico, con allenamenti massacranti. La Juventus ci ha dato tanto, ma anche noi abbiamo esaltato le qualità della Juventus».

MARCELLO LIPPI «Ha cambiato un po’ il calcio, con un 4-3-3 incredibile: una squadra pronta a combattere, ma anche in grado di giocare un calcio totale. L’arma migliore era andare alla riconquista della palla. Lui sapeva motivare la squadra e ci trattava tutti alla stessa maniera, facendoci sentire importanti: un condottiero».

LO SPOGLIATOIO «C’era tutto. I discorsi del mister erano stati importanti nei giorni precedenti, ma per partite così non servono paroloni: ognuno sa cosa fare. C’è da curare nei minimi dettagli ciò che serve per sfidare la squadra più forte d’Europa. Non eravamo favoriti, ma eravamo convinti che vincere fosse nelle nostre corde. Dentro lo spogliatoio regnava solo una gran concentrazione».

OGGI MANCANO UOMINI D’ESPERIENZA «Sì, in certi momenti ho l’impressione che alcuni giocatori si nascondano perché non vogliono il pallone o le responsabilità. Questo testimonia che serve attenzione, ma anche che per giocare alla Juve ci vuole personalità: non sempre il talento basta».

COSA SERVE ADESSO «Serve un miracolo, più che fortuna…».

Guardiola CT dell’Italia: follia o ultima occasione per salvare il calcio azzurro?

L’idea impossibile che però avrebbe un senso enorme: Pep Guardiola, dopo l’addio ufficiale al Manchester City, CT dell’Italia?

L’addio ufficiale di Pep Guardiola al Manchester City non è soltanto la fine di un ciclo storico in Premier League. È un terremoto che inevitabilmente apre scenari, suggestioni e fantasie. Tra queste, ce n’è una che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata pura fantascienza: Guardiola commissario tecnico dell’Italia.

LEGGI ANCHE: le ultime di calcio estero

Sì, è complicato. Forse quasi impossibile. I costi, la gestione politica della federazione, il carattere stesso di Guardiola e il suo modo di vivere il calcio quotidiano rendono l’operazione estremamente difficile. Ma proprio perché il calcio italiano sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia recente, vale la pena fermarsi un attimo e chiedersi: e se fosse davvero lui l’uomo giusto per rifondare tutto?

L’Italia arriva da anni di confusione tecnica, progettuale e identitaria. Due Mondiali saltati, settori giovanili in crisi, stadi vecchi, poca valorizzazione del talento e una Serie A che fatica sempre di più a essere il centro del calcio europeo. In questo contesto, l’eventuale arrivo di Guardiola avrebbe un impatto che andrebbe ben oltre il campo.

Non sarebbe solo un allenatore, ma un simbolo

La prima cosa da capire è che Guardiola non rappresenterebbe soltanto una scelta tecnica. Sarebbe un messaggio politico, culturale e sportivo fortissimo. Uno di quelli capaci di cambiare la percezione internazionale di un movimento.

Per anni l’Italia è sembrata chiusa, conservatrice, spesso incapace di innovarsi. Guardiola, invece, è l’esatto opposto: modernità, metodologia, leadership, visione. Anche chi non ama il suo calcio riconosce una cosa fondamentale: Pep sposta il livello dell’ambiente in cui lavora.

E oggi il calcio italiano ha disperatamente bisogno proprio di questo: qualcuno che riporti credibilità.

L’Italia ha perso identità: Guardiola potrebbe restituirgliela

Negli ultimi anni la Nazionale ha dato spesso la sensazione di vivere alla giornata. Mancanza di continuità, scelte poco coraggiose, ricambio generazionale lento. L’Europeo vinto nel 2021 è stato un capolavoro emotivo e tecnico, ma non ha aperto un ciclo duraturo.

Guardiola, invece, è un allenatore che costruisce sistemi, non solo squadre.

Con lui l’Italia potrebbe finalmente avere una direzione chiara: possesso palla organizzato, valorizzazione dei giovani, cultura del gioco, responsabilizzazione tecnica dei calciatori. E soprattutto una mentalità internazionale che oggi sembra mancare.

L’impatto mediatico sarebbe devastante

Pensare a Guardiola in panchina significherebbe anche riportare l’Italia al centro del calcio mondiale. Sponsor, attenzione internazionale, entusiasmo, credibilità verso i giovani talenti italiani: tutto cambierebbe immediatamente.

Perché il punto è questo: oggi l’Italia non è più percepita come una superpotenza calcistica stabile. E l’arrivo di un personaggio globale come Guardiola sarebbe uno shock positivo enorme.

Non risolverebbe magicamente i problemi strutturali del calcio italiano, certo. Ma potrebbe creare qualcosa che oggi manca terribilmente: entusiasmo.

Guardiola e l’Italia: incompatibili o perfetti insieme?

C’è poi un aspetto quasi romantico. Guardiola è sempre stato ossessionato dal controllo del gioco, ma ha anche mostrato enorme rispetto per la cultura tattica italiana. Negli anni ha studiato allenatori italiani, sistemi difensivi italiani e filosofie nate in Serie A.

Vederlo alla guida degli Azzurri significherebbe assistere a un incontro tra due scuole calcistiche che storicamente si sono osservate e influenzate a vicenda.

Certo, restano dubbi enormi. Guardiola ha sempre lavorato quotidianamente sul campo, costruendo automatismi maniacali. Il calcio delle Nazionali offre pochissimo tempo. Inoltre, la pressione mediatica italiana è diversa da qualsiasi altra esperienza vissuta da Pep.

Ma forse è proprio questo il momento di tentare qualcosa di fuori dagli schemi.

Una follia che oggi avrebbe perfettamente senso

In un periodo storico in cui il calcio italiano sembra aver perso peso, leadership e fascino, la candidatura di Guardiola assumerebbe quasi il valore di una dichiarazione d’intenti: l’Italia vuole tornare grande davvero.

Forse resterà soltanto una suggestione. Forse non esisterà mai nemmeno una trattativa concreta. Però il solo fatto che oggi tanti tifosi la considerino una possibilità racconta perfettamente il momento degli Azzurri: c’è bisogno di una figura enorme, quasi rivoluzionaria, per riaccendere la speranza.

E in fondo, se davvero esiste un allenatore capace di ridare ossigeno a un intero movimento, quel nome è proprio Guardiola.


Graziani: «Toro, così fai male. Cairo vuole vendere, ma se nessuno compra che deve fare?»


L’ex bomber granata a cuore aperto: la carica per il derby, le lacrime per Agroppi e l’appello per ricucire la frattura. «Stadio vuoto? Sembra il Covid. E io sono pronto a entrare in società per aiutare

Ciccio Graziani affronta su Tuttosport i temi della settimana e della stagione granata. Per lui, grande bomber del Toro dello scudetto del 1976, è necessaria una svolta.

IL DERBY «Lo giochi per te stesso e per il popolo che ti segue con affetto. Sarebbe bello se venisse fuori una bella partita, ma anche un risultato positivo. Credo che i tifosi del Toro sarebbero strafelici di poter vincere la partita perché il valore di un derby esula da quella che è la classifica. Se riesci a regalare, in un momento particolare come questo, il derby al popolo granata, credo che un “grazie” verrà sicuramente fuori».

LEGGI ANCHE: le ultime notizie in Serie A

IL TORO NON BATTE LA JUVE DA TANTO «Se torniamo sempre indietro nel tempo non va bene, dobbiamo vivere di presente e soprattutto pensare al futuro. C’è un ds, Petrachi, che non solo è bravo, ma è anche tifoso del Toro e questo potrebbe essere il valore aggiunto».

IL TORO DI OGGI «A me non importa quanti giocatori se ne vanno o restano, ma che la squadra sia competitiva e raccolga soddisfazioni, arrivando a traguardi migliori. Credo che il Toro debba essere più attento e più bravo nelle scelte che fa, quelle dei calciatori da prendere e da tagliare, se hanno reso meno delle aspettative. Serve una programmazione importante, anche attraverso un settore giovanile che possa produrre talenti, per averli già in casa».

SIMEONE «Simeone mi auguro che faccia gol anche domenica, ma se lo fa fra un anno, fra due o tre, se rimane qui da noi non cambia nulla. Simeone il suo lo ha fatto anche se sì, avrebbe anche potuto fare di più, ma nella stagione del Toro è stato tra i più positivi».

LA CONTESTAZIONE A CAIRO «Siamo quasi a un punto di non ritorno, bisognerebbe fare qualcosa, dobbiamo pensare alla strategia per andare avanti. Il Comunale era pieno di colori e passione: ora guardo in tv la partita del Toro e sembra tornato il Covid, mentre altrove no. Vedo spazi vuoti, assenza di calore e trasporto, abbiamo perso il senso di appartenenza. L’unica cosa che può succedere è che un domani questa società possa essere appetibile per essere presa da altri e si vivrà una situazione diversa, ma non bisogna aspettare quel momento. A me Cairo ha detto più volte di voler vendere il Toro, mi ha detto: “Sono stufo di questa continua contestazione che penalizza me e la squadra, ma se nessuno mi prospetta la possibilità di comprare cosa devo fare? Devo regalare il Toro?”. Va considerato il valore del brand, se arrivasse qualcuno con voglia e potenzialità io penso che questa società verrebbe venduta. Cairo non ha mai detto che non venderà, anzi, ha quasi voglia di vendere per il bene suo e del Torino, ma se non arriva chi compra, come fa?».

DISPONIBILITA’ «Sono disponibile a fare qualcosa, sono disposto ad entrare nel Torino se mi venisse chiesto. Più siamo, meglio è».

IL TIFOSO SOFFRE «Certo che è un dolore per i tifosi! Però il Toro è il Toro. Agroppi, l’ultima volta che l’ho visto, mi ha detto: “Muoio da tifoso del Toro”. Mi vengono i brividi (e qui Graziani si commuove, ndr) a pensare che siano state quelle le ultime parole che ho sentito da Aldo. Il tifoso del Toro è così, quando dice di esserlo lo dice con una certa enfasi. E lo si è sempre tifosi, non solo quando le cose vanno bene. Poi è giusto chiedere qualcosa di più, è lecito. Dobbiamo responsabilizzare la società per far sì che si facciano le cose al meglio e per avere una squadra che il prossimo anno ci regali non il 12° posto, ma l’8°, il 7°, il 6°».

Douvikas, il bomber antidivo che fa sognare Como: «Champions? Ci divertiamo troppo per fermarci ora»


Tredici gol in Serie A, l’allergia ai riflettori e la cura Fabregas. L’attaccante greco suona la carica per la finale di Cremona: «Vogliamo dominare il gioco. E il Como è una grande famiglia»

Se il Como ha fatto una stagione che gli ha permesso di entrare in Europa per la prima volta nella storia – e se sarà Champions lo si saprà domenica – il merito è anche di Anastasios “Tasos” Douvikas e dei suoi 13 gol in campionato. La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato.

LEGGI ANCHE: le ultime notizie in Serie A

IL CLIMA NELLO SPOGLIATOIO «Siamo concentrati. Sappiamo che ci manca ancora una partita che ci potrebbe regalare un sogno quindi siamo tutti sul pezzo. Poi è ovvio, giochiamo un bel calcio ed è importante divertirsi in ciò che si fa, in quello credo che in tutto il campionato abbiamo mantenuto anche la gioia di giocare a calcio».

LA GARA A CREMONA «Durissima. Entrambe le squadre si giocano qualcosa di importante e quindi sono sicuro che troveremo un clima rovente e una squadra con la voglia di vincere. Non sono ammesse distrazioni».

QUANTO CONTA IL TIFO «Tantissimo, ci hanno seguito tutto l’anno e non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Ci hanno spinto nei momenti difficili, penso soprattutto alla gara in casa con la Roma quando eravamo sotto 0-1».

LA SVOLTA SONO STATI I GOL DALLA PANCHINA «No, non c’è stata nessuna svolta, ho sempre avuto il mio spazio e non penso ci siano delle gerarchie in squadra. Lavoro duro e mi metto al servizio della squadra. Poi il mister sceglie».

IL DIFENSORE PIU’ BRAVO «Ce ne sono tanti. Se devo dire un nome, Ndicka».

GENEROSO O EGOISTA «Dipende dal momento. Il calcio è fatto di attimi e di scelte. Fare la scelta giusta al momento giusto è ciò che fa veramente la differenza. In questo caso a volte è meglio tirare, altre passare la palla».

IL GOL A GENOVA CON 21 PASSAGGI É LA FILOSOFIA DEL COMO «Esatto. È quello che siamo, una squadra che ragiona, pensa e costruisce con pazienza. In campo sappiamo quello che stiamo facendo e vogliamo sempre dominare il gioco. È la nostra mentalità e la nostra forza».

UNA GRANDE FAMIGLIA «Ah, ci troviamo benissimo e penso si capisca da come interagiamo in campo e da come abbiamo lottato tutti uniti per l’obiettivo. Siamo un gruppo molto unito e ci sacrifichiamo l’uno per l’altro».

Il grido di Careca: «Basta calcio robotizzato! Ancelotti col Brasile è condannato a vincere»

L’ex bomber dello scudetto azzurro, Careca, si racconta a tutto campo: dal Napoli post-Conte a Sarri, dal dramma dell’Italia fuori dal Mondiale

A Napoli Antonio Careca ha vinto lo scudetto con Maradona e ha portato la sua anima brasiliana. Alla vigilia del Mondiale, l’attaccante brasiliano si è confessato a Tuttosport.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

CONSIGLI AI RAGAZZI «Cerco di passare il messaggio che il calcio richiede divertimento, ma anche lettura, piede destro, sinistro, posizione, testa sempre alta. Anche in Brasile c’è una crisi di vocazione non solo da voi in Italia c’è questo problema dei telefonini che fanno perdere troppo tempo. Stiamo perdendo la nostra caratteristica di Paese dove si è sempre giocato per strada. Adesso non ci va più nessuno. E’ chiaro che cambiano le generazioni, ma noi a casa ci stavamo un gran poco. Occorre però che anche i genitori influiscano sul far tornare i bambini a giocare».

HA SEGUITO LA SERIE A «Certo come sempre. L’Inter ha fatto una stagione perfetta, ha allungato per tempo e il Napoli non ha potuto che accontentarsi del secondo posto. E’ comunque un buon risultato, l’obiettivo era andare in Champions League ed è stato raggiunto. L’Inter è stato più forte, quasi imbattibile. Mi piacerebbe vedere l’anno prossimo il Napoli almeno in semifinale o anche finale di Champions. E’ difficile, ma si può fare. Adesso scopriremo cosa ne sarà del dopo Conte».

SARRI «Sarri porta grande aspettative. Conosce già l’ambiente, ha già fatto bene. Gli piace giocare un buon calcio, ha una mentalità brasiliana. Anche se pure da noi adesso stanno prendendo piede gli allenatori che per tenersi stretto il posto puntano a fare risultato con un calcio meno spettacolare e più redditizio. Io dico che si può anche perdere, non è la fine del mondo, ma se giochi bene hai fatto il massimo. Io ho fatto allenatori che ci facevano giocare liberi: Telê Santana, Cilinho che ho avuto al San Paolo ed era uno spettacolo vedere come ci allenava e quello che facevamo in campo. Lui ci diceva che bisognava appagare chi paga il biglietto».

L’ITALIA «E’ un peccato mortale che l’Italia non vada nemmeno quest’anno al Mondiale. Tre volte senza gli azzurri. Incredibile, incredibile».

ANCELOTTI UOMO GIUSTO «Questo lo sapremo dopo il Mondiale. Se avrà vinto sarà stato quello giusto altrimenti no. Per cominciare ha fatto benissimo a convocare Neymar anzi non dovevano esserci nemmeno dubbi. Per me il vero mostro, fenomeno che abbiamo in questo momento in Brasile è lui. Non ne vedi altri per adesso con la sua classe. Ha avuto un sacco di problemi, gli infortuni ne hanno condizionato la carriera, ma ha 34 anni non 40 e può ancora dire la sua. Ho visto che ha ancora qualche problema fisico, ma penso possa smaltirlo con l’inizio del Mondiale. Tecnicamente è un fenomeno e i fenomeni bisogna sempre averli in squadra. Ora tocca ad Ancelotti non diventare un allenatore in più tra quelli che negli ultimi anni non sono riusciti a far vincere il Brasile. Anche da noi la gente è esigente come in Italia, ma Carlo ha una grande qualità: sa fare spogliatoio, gestire una squadra ed è quello che serve al Brasile».

Roma scatenata sul mercato, è sfida a Milan e Juve per Scamacca e Zirkzee, e spunta anche l’idea Ndoye!

Roma scatenata sul mercato, è sfida a Milan e Juve per Scamacca e Zirkzee, e spunta anche l’idea Ndoye! Il piano dei giallorossi

La Roma continua a lavorare sul mercato offensivo in vista della prossima stagione. Malen, arrivato a gennaio dall’Aston Villa, è già diventato a tutti gli effetti un giocatore di proprietà giallorossa, ma la società vuole aggiungere un altro centravanti alla rosa. Secondo quanto riportato da Tuttosport, uno dei nomi seguiti con maggiore attenzione è quello di Gianluca Scamacca, oggi sotto contratto con l’Atalanta fino al giugno 2027. Il club bergamasco lo aveva riportato in Italia nell’estate 2023, acquistandolo dal West Ham per 28 milioni di euro e superando la concorrenza dell’Inter, anche grazie a un ingaggio da 3,2 milioni netti a stagione.

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

Seguici Ora

Roma, Scamacca conosce già l’ambiente giallorosso

Il profilo di Scamacca resta particolarmente interessante anche per il suo passato. L’attaccante è infatti cresciuto nel settore giovanile della Roma, prima del trasferimento al PSV Eindhoven nel gennaio 2015 per circa 270 mila euro, senza però riuscire a debuttare in prima squadra con i giallorossi. Con l’Atalanta, invece, ha raccolto finora 82 presenze, 33 gol, 11 assist e 10 cartellini gialli, numeri che confermano il suo peso offensivo e la sua capacità di incidere in area. Su di lui, però, ci sarebbe anche il Milan, alla ricerca di rinforzi per l’attacco.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Roma, non solo Scamacca: tutte le piste offensive

L’alternativa principale per la Roma porta a Joshua Zirkzee, attaccante olandese seguito anche dal Milan, soprattutto come possibile contropartita tecnica in un’eventuale trattativa tra Manchester United e rossoneri per Rafa Leao. Il club milanese continua inoltre a monitorare Dusan Vlahovic, in scadenza con la Juventus, mentre i bianconeri potrebbero tornare proprio su Zirkzee qualora non si concretizzasse il ritorno di Kolo Muani. Per le corsie offensive, invece, la Roma segue Dan Ndoye del Nottingham Forest, oltre a Nusa del Lipsia, Summerville del West Ham, Greenwood del Marsiglia e Pepe del Porto.

×