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Moviola Genoa Sassuolo: doppio rosso in panchina! Rapuano e VAR costretti agli straordinari, gli episodi dubbi del match! Cos’è successo

Moviola Genoa Sassuolo: gli episodi dubbi del match, valido per la 32ª giornata di Serie A 2025/26

Il match tra Genoa e Sassuolo, terminato con la vittoria per 2-1 dei padroni di casa grazie alla rete decisiva di Ekuban, ha offerto numerosi e complessi spunti per la moviola. L’arbitro Antonio Rapuano ha avuto il suo bel da fare in una partita tesa, caratterizzata da contatti ruvidi, interventi della tecnologia e decisioni disciplinari decisamente inusuali.

Primo tempo: Frendrup a rischio e il doppio rosso dalla panchina

L’episodio che ha generato i maggiori dubbi nella prima frazione di gioco si verifica al 20′. Il centrocampista rossoblù Morten Frendrup si rende protagonista di un’entrata durissima, a piedi pari, ai danni di Ismael Kone. L’intervento è molto irruento, ma Rapuano decide di non estrarre alcun cartellino. Il giocatore del Genoa può ritenersi estremamente fortunato: gli estremi per un’espulsione c’erano tutti.

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Corretti, invece, i gialli estratti nei minuti successivi per arginare l’agonismo: sanzionati Malinovskyi (5′), Doig (32′) e Walukiewicz (40′). Il vero colpo di scena, però, avviene nel recupero (45+2′). A palla lontana, Rapuano punisce il nervosismo sulle panchine estraendo un clamoroso doppio cartellino rosso: vengono espulsi Domenico Berardi (Sassuolo) e Mikael Egill Ellertsson (Genoa), entrambi sanzionati per comportamenti e condotte antisportive fuori dal rettangolo verde.

Secondo tempo: la tecnologia sale in cattedra

Nella ripresa, il VAR diventa l’assoluto protagonista per sbrogliare due situazioni molto delicate. Al 57′, il Sassuolo trova la rete del momentaneo pareggio con Kone. L’arbitro ferma inizialmente i festeggiamenti richiamando un possibile fuorigioco, ma dopo un accurato controllo (59′) la sala VAR convalida la rete. Decisione ineccepibile.

Pochi minuti dopo (62′), si accendono le proteste nell’area neroverde: Caleb Ekuban finisce a terra abbattuto da un avversario. I giocatori del Grifone accerchiano Rapuano invocando il penalty, ma il direttore di gara lascia correre. Pochi istanti dopo, il gioco viene fermato per il consulto VAR: la revisione video dà ragione all’arbitro, confermando che il contatto non era passibile di calcio di rigore.

Nel complesso, la direzione di Rapuano è stata autorevole negli episodi chiave nelle aree di rigore, ma resta macchiata dalla grave sbavatura disciplinare sulla pericolosa entrata di Frendrup in avvio di gara.

Formazioni ufficiali Parma Napoli: le scelte di Cuesta e Conte per il match di Serie A

Formazioni ufficiali Parma Napoli: le scelte di Cuesta e Conte per il match di Serie A, valido per la 32ª giornata 2025/26

Le formazioni ufficiali di Parma Napoli, sfida valida per la 32ª giornata di Serie A 2025/26.

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PARMA (3-5-2): Suzuki; Valenti, Troilo, Circati; Delprato, Nicolussi Caviglia, Keita, Bernabé, Strefezza, Elphege. All. Cuesta.

NAPOLI (3-4-2-1): Milinkovic-Savic, Juan Jesus, Buongiorno, Olivera; Politano, Anguissa, Lobotka, Spinazzola; De Bruyne, McTominay; Hojlund. All. Conte

Calciomercato Torino: prende quota la suggestione per il clamoroso ritorno di Darmian. Qual è la situazione e cosa filtra sul possibile colpo

Calciomercato Torino: Matteo Darmian potrebbe tornare in granata. Ecco il punto della situazione con l’Inter, cosa sta succedendo

Il panorama del calciomercato si accende con un’indiscrezione che fa già sognare a occhi aperti l’intera piazza granata. Secondo Matteo Moretto, la dirigenza del Torino è concretamente al lavoro per orchestrare un affascinante ritorno sotto la Mole: quello di Matteo Darmian. L’esperto difensore, attualmente in forza all’Inter, rappresenta un’opportunità di mercato estremamente ghiotta e strategica, considerando la sua imminente scadenza di contratto con il club meneghino.

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L’occasione a parametro zero e i piani societari

L’attuale accordo lavorativo che lega il duttile laterale alla società nerazzurra è ormai prossimo alla conclusione. Con i dialoghi per un eventuale rinnovo che non hanno ancora portato a una fumata bianca, il management piemontese ha fiutato il grande affare. L’ipotesi di assicurarsi un giocatore di altissima caratura a parametro zero stuzzica le ambizioni del presidente Urbano Cairo e dell’area tecnica, pronti a rinforzare il reparto arretrato in vista della prossima stagione sportiva. Il Torino starebbe già muovendo i primissimi passi esplorativi con l’entourage del calciatore per sondare la reale fattibilità dell’operazione.

Un legame indissolubile: il glorioso passato granata

Per Matteo Darmian non si tratterebbe di un semplice trasferimento estivo, ma di un vero e proprio e romantico ritorno a casa. I tifosi ricordano con enorme affetto le sue quattro esaltanti stagioni trascorse con la casacca del Toro, dal 2011 al 2015. Furono anni cruciali per la sua definitiva consacrazione nel calcio d’élite, prestazioni che gli valsero le prime convocazioni in Nazionale italiana e il prestigioso salto in Premier League al Manchester United. Il legame emotivo tra il ragazzo e l’ambiente non si è mai spezzato, e questo fattore sentimentale potrebbe agevolare notevolmente il buon esito della trattativa.

Esperienza e duttilità tattica per il salto di qualità

Dal punto di vista prettamente tattico, l’innesto del veterano rappresenterebbe un upgrade monumentale. Grazie alla sua straordinaria duttilità tattica, il giocatore può ricoprire con estrema naturalezza sia il ruolo di esterno a tutta fascia su entrambe le corsie, sia quello di difensore centrale in un sistema a tre. Oltre all’affidabilità in campo, porterebbe all’interno dello spogliatoio una massiccia dose di esperienza internazionale e una solida mentalità vincente, forgiata nei recenti anni di successi vissuti con l’Inter. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se questa suggestione si trasformerà in una felice e concreta realtà per il popolo granata.

Cairo fa il suo nome per la presidenza della FIGC: «Lui sarebbe la figura giusta su cui puntare». A chi si è riferito!

Cairo, presidente del Torino, ha rilasciato queste dichiarazioni su chi dovrà essere il numero uno della FIGC. Chi ha nominato

Il panorama politico e istituzionale del calcio italiano è in pieno fermento in vista delle prossime delicate scadenze elettorali, decisive per il rinnovo dei vertici federali. La complessa corsa alla Presidenza della FIGC si arricchisce ogni giorno di nuovi e pesanti schieramenti da parte dei massimi dirigenti dei club di Serie A. Dopo le recenti e chiare prese di posizione pubbliche di Aurelio De Laurentiis, un altro importantissimo numero uno del nostro campionato è uscito allo scoperto per dettare la linea strategica in vista del futuro.

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La dichiarazione di Cairo e la ricerca del nuovo leader

A prendere la parola per indicare la rotta da seguire è stato il presidente del Torino, Urbano Cairo. Il noto editore e dirigente sportivo ha deciso di schierarsi apertamente, delineando con estrema precisione l’identikit ideale per inaugurare il nuovo corso della Federcalcio. Il patron granata ha fatto pubblicamente il nome dell’attuale numero uno del CONI, considerandolo il profilo perfetto per guidare il movimento calcistico nazionale fuori dall’attuale fase di stallo, verso un indispensabile rilancio strutturale, economico e sportivo. Esprimendo il proprio totale gradimento per questa candidatura, Cairo ha sentenziato: “Giovanni Malagò sarebbe la figura giusta su cui puntare”.

Il ruolo chiave di Giovanni Malagò e le alleanze strategiche

Questa esplicita dichiarazione di stima certifica la nascita di un asse dirigenziale sempre più compatto e influente all’interno della Lega Serie A. L’idea di affidare le redini della FIGC a Giovanni Malagò nasce dalla profonda necessità di individuare un leader dal comprovato peso istituzionale, capace di dialogare in maniera autorevole sia con il Governo centrale che con i massimi organismi sportivi internazionali come UEFA e FIFA.

Il suo innegabile spessore dirigenziale e la sua lunga e fruttuosa esperienza al vertice dello sport italiano rappresentano, secondo molti influenti presidenti, le garanzie fondamentali per attuare riforme profonde, urgenti e non più rimandabili. La netta convergenza di visioni tra figure di assoluto spicco come De Laurentiis e Cairo sottolinea una ferma volontà dei grandi club di riappropriarsi di un peso specifico maggiore nelle complesse dinamiche decisionali del calcio italiano. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se questa forte spinta propulsiva si trasformerà in una candidatura formale e vincente.

Caso Lukaku Napoli: alta tensione, rischio fuori rosa e l’atteso faccia a faccia con Antonio Conte. Cosa succederà nelle prossime ore

Caso Lukaku Napoli: atteso un incontro con Antonio Conte, rischio fuori rosa. Ecco cosa succederà nelle prossime ore per l’attaccante belga

Il clima all’ombra del Vesuvio si fa sempre più teso e ricco di incognite. Romelu Lukaku non sarà a disposizione per l’insidiosa trasferta contro il Parma, segnando così la sua seconda assenza consecutiva negli impegni ufficiali del club. La decisione autonoma dell’attaccante di restare in Belgio per proseguire gli allenamenti individuali e sottoporsi a cure mediche specifiche ha generato una profonda frattura con i vertici societari. Questa presa di posizione ha infatti scatenato la dura reazione della dirigenza azzurra, culminata il 31 marzo con un perentorio comunicato istituzionale. La nota non solo annuncia la valutazione di imminenti provvedimenti disciplinari, ma lascia pericolosamente aperta la questione relativa all’esclusione del giocatore dal gruppo squadra a tempo indeterminato. Allo stato attuale, il rapporto tra Lukaku e il Napoli è oggettivamente sceso ai minimi storici.

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Il rientro a Castel Volturno: snodo cruciale per il futuro

Secondo quanto riportato sulle pagine del Corriere dello Sport, il centravanti belga dovrebbe fare il suo tanto atteso ritorno nel centro sportivo di Castel Volturno nel corso della prossima settimana, proprio quando la squadra inizierà la preparazione atletica e tattica in vista del delicatissimo match casalingo contro la Lazio. Il momento chiave di questi giorni concitati sarà senza dubbio l’inevitabile confronto diretto tra l’attaccante, i piani alti della società e mister Antonio Conte. Il tecnico leccese, principale artefice del suo approdo in terra campana due stagioni fa, è ora chiamato a gestire una situazione interna estremamente spinosa e complessa.

L’ombra del “fuori rosa” nella serrata corsa Scudetto

Il dubbio principale che agita l’ambiente partenopeo è concreto: il club deciderà realmente di mettere Lukaku fuori rosa? Questa drastica misura punitiva è attualmente sul tavolo di De Laurentiis. Una scelta del genere comporterebbe un notevole azzardo tecnico, proprio nel momento in cui il Napoli si appresta ad affrontare il decisivo rush finale di Serie A con la rincorsa allo scudetto ancora totalmente aperta. Perdere definitivamente un elemento di questo calibro, per quanto attualmente ai margini delle dinamiche tattiche, complicherebbe enormemente le rotazioni di Conte, già costretto a fare i conti con una rosa limitata dagli infortuni. Il vertice imminente chiarirà le reali intenzioni delle parti, segnando forse l’epilogo dell’avventura del numero 9 in azzurro.

Como con il rebus Jesus Rodriguez contro l’Inter: Fabregas non esclude sorprese ma…Ultimissime sulle scelte di formazione

Como ha il rebus Jesus Rodriguez contro l’Inter: Fabregas potrebbe ricorrere a qualche sorpresa di formazione. Tutti i dettagli

Il ritorno a pieno regime di Jesus Rodriguez accende i dubbi tattici in casa Como alla vigilia dell’attesissimo scontro con la capolista Inter. Per Cesc Fabregas l’obiettivo è chiaro: trovare il modo di ferire una squadra contro cui i lariani non hanno mai segnato dal loro ritorno in Serie A (tre tentativi a vuoto). Una sfida dal sapore speciale, ricordando come proprio sulle rive del lago l’Inter vide sfumare le proprie speranze scudetto all’ultima giornata dello scorso campionato. Ecco l’analisi del Corriere dello Sport.

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Il ballottaggio sulla trequarti

Il vero dubbio di formazione si gioca alle spalle della punta e coinvolge i due talenti più giovani della rosa lariana:
• Jesus Rodriguez: lo spagnolo garantisce alla squadra verticalità e strappi improvvisi.
Diao: il senegalese offre maggiore verve e imprevedibilità, ed è in cerca di riscatto dopo una stagione complessa che gli ha fatto saltare anche la Coppa d’Africa invernale.

Gli intoccabili

Nel reparto offensivo, le uniche vere certezze portano i nomi di Nico Paz e Baturina (quest’ultimo partito dalla panchina nella recente trasferta di Udine). Tuttavia, le sorprese non sono escluse per una grande serata come questa: Fabregas potrebbe decidere di schierare il talento di proprietà del Real Madrid nell’inedita veste di falso nueve.

Se invece il tecnico dovesse affidarsi al collaudato 4-2-3-1, il peso dell’attacco ricadrebbe su Douvikas. Un dato statistico incoraggia il centravanti greco: gli ultimi cinque gol messi a segno sono arrivati rigorosamente davanti al pubblico di casa.

Bomber a confronto

La partita promette spettacolo anche dalla distanza. Prima della sosta, il Como ha toccato la doppia cifra per reti realizzate da fuori area (dieci), eguagliando proprio l’Inter, recentemente trascinata dalla prodezza pasquale di Calhanoglu contro la Roma.
• Nico Paz condivide con il centrocampista turco il primato europeo dei gol dalla distanza.
• Le geometrie lariane hanno esaltato i singoli, portando lo stesso Paz e Douvikas ai vertici della classifica marcatori di Serie A (un podio che stasera avrebbe brillato ancora di più con la presenza dell’assente Lautaro Martinez).

Un ultimo dubbio per Fabregas riguarda la retroguardia: Kempf e Ramon restano in lizza per una maglia da titolare nel pacchetto difensivo chiamato ad arginare l’armata nerazzurra.

Pagelle Milan Udinese, i voti dei quotidiani: Pulisic divide la critica

Pagelle Milan Udinese, i voti dei quotidiani: Pulisic divide la critica. I giudizi ai calciatori in campo ieri pomeriggio a San Siro

Il crollo del Milan contro l’Udinese trova conferma anche nelle pagelle dei principali quotidiani sportivi, che fotografano una prestazione ampiamente insufficiente da parte della squadra di Massimiliano Allegri. Nel confronto tra Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport, i giudizi convergono soprattutto sui grandi bocciati di giornata, mentre sono pochissimi i rossoneri che riescono almeno in parte a salvarsi nel naufragio generale.

Tra i profili valutati meno severamente spiccano soprattutto Christian Pulisic e Mike Maignan. L’americano è l’unico che, almeno per una parte del match, riesce a dare la sensazione di poter creare qualcosa. La Gazzetta dello Sport gli assegna un 6 e lo definisce addirittura “Il Migliore”, sottolineando come per un tempo sia stato l’unico davvero pericoloso prima di spegnersi insieme al resto della squadra. Più severi gli altri quotidiani: Tuttosport gli dà 5.5, mentre il Corriere dello Sport scende fino al 5, evidenziando il gol divorato e parlando di un giocatore “in crisi d’identità”. Anche Maignan riceve valutazioni leggermente migliori rispetto al contesto, grazie soprattutto alla parata su Davis che evita un passivo ancora più pesante.

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Sul fronte dei flop, invece, i verdetti sono durissimi e quasi unanimi. Rafael Leao è il simbolo della serata negativa. La Gazzetta gli assegna 4 e lo indica come “Il Peggiore”, parlando di un giocatore “Confuso e irritante”. Corriere e Tuttosport si fermano a 4.5, ma la sostanza non cambia: pesano i fischi di San Siro, l’incapacità di incidere e una prova lontanissima da quella che ci si aspetta da un leader tecnico. Male anche De Winter, bocciato da tutti per gli errori sui gol incassati, con la Gazzetta che arriva a scrivere: “l’impressione è che non sia da Milan”. Insufficienze pesanti anche per Rabiot e per Allegri, con il cambio modulo giudicato un fallimento netto.

Non mancano però differenze significative nei voti. Ricci riceve 5.5 da Corriere e Tuttosport, ma solo 4.5 dalla Gazzetta. Discorso simile per Saelemaekers, mentre il caso più evidente resta proprio quello di Pulisic, oscillante tra il 6 della Gazzetta e il 5 del Corriere. Un dettaglio che racconta bene il senso della serata: nel buio quasi totale del Milan, anche l’unica luce appare comunque fioca.

Nuovo presidente FIGC, Marotta spinge per Malagò ma spunta anche l’opzione Galliani: le due fazioni

Nuovo presidente FIGC, Marotta spinge per Malagò ma spunta anche l’opzione Galliani: le due fazioni contrapposte. Domani l’assemblea di lega

Cresce l’attesa per l’assemblea della Lega Serie A in programma domani, passaggio considerato decisivo nella corsa alla presidenza della FIGC. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Giuseppe Marotta si sta muovendo con largo anticipo per compattare i club attorno alla candidatura di Giovanni Malagò, provando a presentarsi al tavolo con una maggioranza già definita. Lo scenario, almeno fino a oggi, vede ancora l’ex presidente del CONI come il nome più forte in area Serie A.

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Nuovo presidente FIGC, il sostegno a Malagò resta ampio in Lega

L’orientamento generale della Lega, infatti, resta favorevole a Malagò. Le ricostruzioni di questi giorni parlano di un consenso molto ampio, alimentato dall’appoggio di dirigenti influenti e di diversi grandi club. In questo quadro, Claudio Lotito continua a rappresentare una voce critica, ma al momento non sembra avere i numeri per bloccare la candidatura dell’ex numero uno del CONI. La sensazione è che la Serie A voglia arrivare al prossimo passaggio elettorale con una linea il più possibile chiara e compatta.

FIGC, la pista Galliani si raffredda e rafforza Malagò

Nelle ultime ore, però, il quadro si è mosso. Sempre secondo il Corriere della Sera, Milan e Juventus avevano sondato la disponibilità di Adriano Galliani come possibile alternativa, anche per evitare che una vittoria di Malagò venga letta come un successo politico troppo vicino all’asse interista. Lo sviluppo più rilevante, però, è arrivato oggi: lo stesso Galliani ha fatto sapere di non voler accettare la candidatura e ha rilanciato pubblicamente proprio Malagò, indicandolo come il profilo migliore possibile. Questo passaggio rafforza ulteriormente la posizione dell’ex presidente del CONI alla vigilia dell’assemblea, che servirà soprattutto a misurare i veri rapporti di forza in vista del voto del 22 giugno.

Muharemovic Inter, avanti tutta: c’è il sì del difensore! Individuata la chiave per convincere il Sassuolo

Muharemovic Inter, avanti tutta: c’è il sì del difensore! La chiave per convincere il Sassuolo passa dall’inserimento di una contropartita tecnica

L’Inter ha deciso di alzare il pressing per Tarik Muharemovic, difensore del Sassuolo seguito da tempo dagli osservatori nerazzurri. Secondo quanto riportato da Tuttosport, il club di viale della Liberazione avrebbe ormai rotto gli indugi, passando da un semplice interesse a una fase più concreta dell’operazione. L’obiettivo è chiaro: anticipare la concorrenza e provare a mettere le mani su uno dei profili più interessanti in prospettiva per il reparto arretrato.

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Calciomercato Inter, il gradimento del giocatore è un primo passo importante

Il centrale bosniaco viene considerato un giocatore di grande prospettiva e, sempre secondo il quotidiano torinese, l’Inter si sarebbe già mossa con largo anticipo rispetto alle altre pretendenti. Il club avrebbe lavorato sul giocatore e sul suo entourage, illustrando il progetto tecnico pensato per lui e ottenendo una posizione privilegiata nelle preferenze del difensore. Un passaggio importante, perché il gradimento del calciatore rappresenta spesso il primo vero snodo nelle operazioni di mercato di questo livello.

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Calciomercato Inter, valutazione alta e possibile contropartita

Adesso, però, la parte più delicata si sposta sul tavolo della trattativa tra club. Beppe Marotta proverà a far leva sui buoni rapporti con Giovanni Carnevali, ma sa bene che il Sassuolo non farà sconti. La valutazione di Muharemovic, infatti, viene indicata da Tuttosport tra i 30 e i 35 milioni di euro, cifra elevata ma spiegata anche dalla percentuale sulla futura rivendita che il Sassuolo dovrebbe riconoscere alla Juventus. Per questo motivo, l’idea dell’Inter potrebbe essere quella di costruire un’operazione con una contropartita tecnica. In questo scenario, uno dei nomi che potrebbe entrare nei discorsi è quello di Mattia Mosconi, attaccante classe 2006 molto apprezzato in Emilia. La sensazione è che l’Inter abbia già scelto la sua priorità difensiva, ma adesso serviranno i passaggi decisivi per trasformare l’interesse in una vera trattativa avanzata.

De Bruyne Napoli, il rientro cambia tutto: il belga è la chiave della corsa azzurra

De Bruyne Napoli, il rientro cambia tutto: il belga è la chiave della corsa azzurra. L’ex Manchester City ora insegue un nuovo traguardo

Il Napoli sta vivendo una fase molto positiva della stagione e una parte importante di questa crescita coincide con il rientro di Kevin De Bruyne. Come evidenzia il Corriere dello Sport, la squadra di Antonio Conte ha ritrovato continuità proprio nel momento in cui il centrocampista belga è tornato stabilmente a disposizione. I dati richiamati dal quotidiano raccontano un impatto evidente: con De Bruyne in campo il Napoli alza in maniera sensibile il proprio rendimento complessivo, soprattutto nella capacità di creare gioco, trovare soluzioni tra le linee e sbloccare partite complicate.

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De Bruyne Napoli, qualità e imprevedibilità al centro del gioco di Conte

Il punto centrale non è solo statistico, ma anche tecnico. Conte ha trovato nel belga il giocatore ideale per dare qualità e imprevedibilità agli ultimi trenta metri, consolidando un sistema in cui il numero 10 può agire vicino alla porta e dialogare con gli altri riferimenti offensivi. Il suo rientro, dopo lo stop iniziato a ottobre e chiuso a marzo, ha rimesso al centro del progetto un calciatore capace di cambiare ritmo alla manovra e di rendere più incisiva tutta la squadra. Anche il ct del Belgio Rudi Garcia, nelle scorse settimane, aveva sottolineato l’energia mostrata da De Bruyne nei suoi primi minuti con il Napoli dopo il recupero.

De Bruyne Napoli, a un passo da un traguardo personale storico

C’è poi un altro elemento che rende questo momento ancora più significativo: il traguardo personale. Sempre secondo il Corriere dello Sport, De Bruyne è fermo a 99 gol nei cinque principali campionati europei, a una sola rete da quota 100. La distribuzione dei suoi gol riportata dal quotidiano lo colloca tra i centrocampisti più prolifici dell’era moderna, con reti segnate in Bundesliga, Premier League e ora anche in Serie A. Per il Napoli, quindi, il ritorno di De Bruyne vale molto più di una semplice opzione in più. È un fattore tecnico, tattico e anche simbolico. Se gli azzurri vogliono continuare a inseguire i propri obiettivi fino in fondo, il loro equilibrio passerà ancora dalle giocate, dalla visione e dalla leadership del campione belga.

Muller su Como Inter: «Mi diverte di più la squadra di Fabregas». Poi dà un consiglio a Chivu

Muller su Como Inter: «Mi diverte di più la squadra di Fabregas». Poi dà un consiglio a Chivu: parla il doppio ex della sfida

Due stagioni all’Inter, una al Como, tra il 1982 e l’85. Hansi Müller, centrocampista dai piedi buoni, ha parlato della grande sfida di oggi a La Gazzetta dello Sport.

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CHI DIVERTE DI PIU’ – «Più il Como perché è una grande sorpresa. Soffrivo quando era nelle serie inferiori, era sparito. Adesso fa cose incredibili in tutti i sensi: squadra di grande qualità, matura, con tanta autoconvinzione e risultati pazzeschi. In più le possibilità economiche, anche se non bastano solo i soldi ad aver cambiato tutto. Servono lavoro giusto e passione per funzionare».

L’INTER – «Le aspettative sono sempre molto alte, uscire dalla Champions contro i norvegesi è stato un colpo duro e ha influenzato il campionato, perché non è che ti svegli il giorno dopo ed è tutto dimenticato. Con la Roma era una partita delicata, bisogna vedere se è servita per sbloccarla del tutto. Il Como è fiero di quello che sta facendo, l’Inter deve dare proprio tutto per non perdere. Prima si diceva che si doveva solo indovinare quanti gol avrebbero segnato i nerazzurri al Sinigaglia, adesso è una partita sulla stessa altezza».

FABREGAS – «Non è sicuro che un grande giocatore possa fare altrettanto da allenatore. Ma lui sa fare il suo mestiere e la seconda ipotesi è quella corretta. È maturato, mi immagino un feeling giusto con tutti, per gestire tutto: gruppo squadra, società, e l’ambiente che non è quello di Juve, Inter o Milan».

COSA DEVE FARE CHIVU CON GLI AZZURRI – «Parlare molto. Purtroppo la situazione del Mondiale non cambierà. Il calcio da voi è una religione, è tutto, mentre da noi è “solo” importante. Per la mia esperienza, uno smacco del genere ti dà fastidio per un periodo: due, tre, quattro settimane, poi non dico che sparisce, però metti il focus su cosa devi fare al momento, sei sempre impegnato. Il fastidio tornerà quando inizierà il Mondiale, allora sì vedi 48 nazionali in campo e tu non ci sei. Ma a giugno la Serie A sarà finita e l’Inter avrà già raggiunto il suo traguardo».

LAUTARO – «Lautaro fa la differenza, non solo per i gol o per la tecnica, ma anche perché gioca con il cervello. Lui anticipa le giocate, le vede, sa dove arriverà la palla. Per questa dote serve un’intelligenza molto elevata. Lui è completo».

ESPOSITO E THURAM – «Si somigliano fisicamente, ma quando uno è capace di giocare a calcio, devi metterlo, anche se assomiglia a un altro».

NEL 1985 FU 0-0 – «No, per cortesia, niente 0-0. Piuttosto 3-3, ma che sia una bella partita, per le possibilità che hanno le due squadre e per come hanno dimostrato di saper segnare con il bel gioco. Scudetto all’Inter e Como in Europa? Il mio sogno sarebbe l’anno prossimo Como-Stoccarda in Champions League».

Formazioni ufficiali Genoa Sassuolo: le scelte di De Rossi e Grosso

Formazioni ufficiali Genoa Sassuolo: le scelte di Daniele De Rossi e Fabio Grosso per la sfida della 32^ giornata di Serie A 2025/26

GenoaSassuolo è anche la sfida tra due campioni del mondo del 2006, con Daniele De Rossi e Fabio Grosso opposti in panchina. I rossoblù arrivano al match con l’obiettivo di rialzarsi dopo due sconfitte di fila e di allungare sulla zona retrocessione, mentre i neroverdi, già più tranquilli in classifica, vogliono chiudere bene la stagione dopo il pari con la Juventus e il successo sul Cagliari. Nelle formazioni ufficiali, il Genoa si affida a Baldanzi alle spalle di Vitinha e Colombo, mentre il Sassuolo conferma il proprio assetto offensivo abituale.

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GENOA (3-4-2-1): Bijlow; Marcandalli, Ostigard, Vasquez; Ellertsson, Frendrup, Malinovskyi, Sabelli; Baldanzi, Vitinha; Colombo. Allenatore: De Rossi

SASSUOLO (4-3-3): Muric; Walukiewicz, Idzes, Muharemovic, Boig; Thorstvedt, Matic, Koné; Berardi, Pinamonti, Laurienté. Allenatore: Grosso

Eta Union Berlino, quando una donna diventa allenatrice di uomini: tra i precedenti ce n’è anche uno in Italia!

Eta Union Berlino, quando una donna diventa allenatrice di uomini: tra i precedenti ce n’è anche uno in Italia! Ecco quante altre volte è accaduto

Sì, Marie-Louise Eta è un caso storico, ma non è il primo in assoluto di una donna alla guida di una squadra maschile. La sua nomina all’Union Berlino la rende la prima allenatrice capo nella storia della Bundesliga; si tratta anche della prima donna a guidare una squadra maschile in uno dei cinque maggiori campionati europei. In precedenza era già stata la prima assistente donna in Bundesliga e, nel 2024, aveva già diretto una partita dalla panchina per la squalifica del tecnico titolare. Ma quante altre volte è accaduto in passato che il ruolo di allenatore di una prima squadra maschile venisse assegnato ad una donna?

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Ci sono altri precedenti importanti nel calcio maschile professionistico. In Inghilterra, Hannah Dingley è diventata nel 2023 la prima donna a guidare una squadra maschile professionistica inglese, anche se solo da caretaker al Forest Green Rovers. In Germania, prima di Eta in Bundesliga, Sabrina Wittmann era già diventata nel 2024 la prima donna ad allenare una squadra maschile nei primi tre livelli del calcio tedesco, con l’Ingolstadt in 3. Liga.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Se allarghiamo lo sguardo all’Europa continentale, i casi più citati sono almeno tre. In Italia, Carolina Morace fu nominata nel 1999 alla guida della Viterbese in Serie C1, lasciando però dopo due partite per le tensioni con il club. In Francia, Helena Costa fu nominata nel 2014 dal Clermont Foot come prima donna scelta per una panchina maschile nei primi due livelli europei, ma si dimise prima dell’esordio ufficiale. Poco dopo, sempre il Clermont affidò la squadra a Corinne Diacre, che diventò la prima donna a guidare una squadra maschile in una gara professionistica ufficiale in Francia.

Quindi la risposta è netta: sì, ci sono già stati altri casi, ma il record di Eta è specifico e molto pesante sul piano storico, perché riguarda la Bundesliga e il livello più alto mai raggiunto da una donna nelle grandi leghe maschili europee.

Boniek consiglia Gasperini e Ranieri: «Prendetevi un caffè insieme, io ne avrei parlato in privato»

Boniek consiglia Gasperini e Ranieri: «Prendetevi un caffè insieme, io ne avrei parlato in privato». Le parole dell’ex Roma

Zibì Boniek, ex stella giallorossa, parla su La Gazzetta dello Sport dell’ultima vicenda in casa giallorossa, la dura risposta di Claudio Ranieri a Gian Piero Gasperini.

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IL BOTTA E RISPOSTA – «Non ho un’idea precisa, non conosco le dinamiche interne. Forse l’intervento di Ranieri ha espresso una linea societaria: il senior advisor voleva cioè rispondere alle continue sollecitazioni e alle interviste del tecnico che, in qualche modo, potevano mettere in dubbio il lavoro dei dirigenti. Però, secondo me, Ranieri non avrebbe dovuto replicare in un modo così plateale prima di una partita così importante: ci si doveva riunire in privato. Claudio e Gasperini vogliono bene alla Roma e la cosa poteva sicuramente essere gestita in altro modo. In Italia siamo bravi a creare telenovele che poi non servono a niente…».

LA TENSIONE PUO’ RIPERCUOTERSI SULLA SQUADRA – «No. Non credo che queste polemiche possano intaccare il rendimento del gruppo, dico solo che sono inutili perché la Roma è una realtà troppo grande, è una potenza, ha da 3 anni il sold out all’Olimpico. I tifosi guardano oltre e non possono pensare che ci sia in corso un botta e risposta interno. Ecco perché bisogna concentrarsi solo sui risultati, mettendo da parte le chiacchiere inutili. C’è un tempo per tutto. Si punti al 4° posto, poi se non ci si arriva ci si vedrà a Trigoria e si discuterà anche a muso duro, ma dopo, non prima».

GASPERINI VUOLE GIOCATORI COME WESLEY E MALEN – «Anche in questo caso: sì, è la sua valutazione, ma a che cosa è servito esporla? Solamente a creare polemiche. Gasperini voleva prendere più big, la società avrà fatto il suo per portarglieli: tutto qui. Cosa si voleva? Cercare alibi? Non servono, bisogna puntare agli obiettivi».

GASP E RANIERI – «Non so, ripeto, quali siano le dinamiche. Mi piace Gasperini, ma sono anche innamorato per come Ranieri ha gestito la scorsa stagione. Non vorrei passare per il vecchio saggio che sa tutto: dico solo che se fossi stato Claudio non avrei risposto al mister ma avrei cercato di incontrarlo dopo la partita per il bene del club. Ecco perché li invito a prendersi un caffè insieme».

I MERITI DEL MISTER – «A me lui piace molto. La Roma con Gasperini sta giocando un calcio diverso rispetto a quello di Ranieri. Non dico migliore o peggiore, ma diverso. Mi dicono che abbia un carattere difficile, non ho elementi per dirlo. La differenza la fanno sempre i giocatori. L’allenatore non vince o perde le partite, è importante per il gioco, per dare informazioni alla squadra, per come la mette in campo. Penso che la Roma abbia pagato il contraccolpo del 3-3 con la Juve: avesse chiuso sul 3-1 avrebbe preso altri 6 o 7 punti. E non staremmo qui a parlare di polemiche».

GASP NEL FUTURO – «Per me è lui l’allenatore della Roma, non ho sentori di cambiamenti. Il club ha anche il suo staff dirigenziale che decide quello che è di sua competenza».

COME MIGLIORARE LA SQUADRA – «Non si può dire ora se servono due difensori o due centrocampisti. È una questione di responsabilità, il club e il tecnico ne riparleranno a fine stagione».

I FRIEDKIN – «Un presidente presente tutti i giorni di sicuro spegnerebbe certi focolai, ma i Friedkin sono così: gente perbene, ricca, che non ha mai rilasciato un’intervista. Non riusciremo certo a “italianizzarli”. E va bene così».

Leao Milan, fischi e aria d’addio? La posizione del club e la verità sulle voci sul Barcellona

Leao Milan, fischi e aria d’addio? La posizione del club e la verità sulle voci sul Barcellona. Occhio al futuro del portoghese

Il rapporto tra Rafael Leao e una parte del pubblico di San Siro sembra essere arrivato a un momento molto delicato. Come sottolinea Calciomercato.com, il malcontento nei confronti dell’attaccante portoghese è esploso in maniera più forte rispetto al passato, con una contestazione evidente durante la sfida contro l’Udinese. I fischi nei confronti del numero 10 rossonero non sono una novità assoluta nella sua esperienza al Milan, ma stavolta le proporzioni sono sembrate molto più pesanti. Il momento simbolo è arrivato al minuto 77, quando Massimiliano Allegri ha deciso di sostituirlo con Ruben Loftus-Cheek: in quel momento, sul giocatore si è abbattuta una vera e propria pioggia di fischi.

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Leao Milan, la prestazione contro l’Udinese non ha convinto

La tensione, però, era già salita nel corso del primo tempo. Prima il pubblico aveva reagito negativamente a una scelta di gioco troppo conservativa, poi a una conclusione sbagliata in una situazione offensiva potenzialmente favorevole. Anche al rientro negli spogliatoi, la risposta dello stadio è stata dura. Un segnale forte, che fotografa un clima di insofferenza crescente nei confronti di un giocatore che continua ad alternare colpi di altissimo livello a prestazioni meno convincenti. A difenderlo pubblicamente ci ha pensato Adrien Rabiot, che a Sky ha commentato così la situazione: «Posso capire i fischi, anche perché è stata una sconfitta pesante. La cosa che mi ha deluso sono i fischi a Leao perché secondo me lo dobbiamo aiutare, supportare, e questo non lo aiuta. Siamo tutti insieme, fino alla fine, e quindi è stato un po’ brutto».

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Leao Milan, il mercato torna a fare rumore

In questo scenario, tornano inevitabilmente a crescere le riflessioni sul futuro. Il legame tra Leao e il Milan resta importante, ma il rapporto con una parte della tifoseria appare sempre più logorato. Anche per questo motivo, il tema mercato riprende forza. Il contratto del portoghese scade nel 2028, ma la situazione viene osservata con attenzione, soprattutto alla luce delle voci che riportano un nuovo interesse del Barcellona. Dopo sei anni intensi, fatti di alti e bassi, la sensazione è che il futuro di Leao possa tornare davvero in discussione.

Ulivieri rivela: «Ex calciatori come prossimo presidente FIGC? Se n’è parlato, ma conta quella cosa»

Ulivieri rivela: «Ex calciatori come prossimo presidente FIGC? Se n’è parlato, ma conta quella cosa». Le parole del presidente dell’AssoAllenatori

Renzo Ulivieri, capo dell’AssoAllenatori, interviene sulla delicata situazione politica del calcio italiano. Chi al posto di Gravina a capo della Figc? Ecco le sue risposte a La Gazzetta dello Sport.

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IL DIALOGO CON L’AIC – «Sono state chiacchiere fra gente appassionata del lavoro che fa guardando un po’ i nomi usciti sui giornali. Detto questo, si è prevalentemente parlato di ex calciatori, si valutava di fare appunto le cose assieme e considerando anche un uomo nel mondo del calcio».

I NOMI – «Per Albertini avevamo già espresso il nostro parere favorevole in passato ma senza successo. Nomi di quel tipo, sì. Ma è chiaro che conta la persona e il suo programma. Il programma e la persona. Una volta che capiremo e vedremo l’una e l’altra cosa, beh, ci sarà modo di considerare tutto».

CHI METTERE IN FIGC – «Ora non è il caso di parlare di tizio o caio. Per un ruolo del genere si devono conoscere economia, regole, calcio: la persona che verrà scelta dovrà essere preparata sotto tutti gli aspetti. E le valutazioni non le devo fare io ma le faremo come consiglio direttivo. Ah, ci tengo a sottolineare una cosa… Che noi e l’Assocalciatori facciamo i sindacalisti. Qualcuno si chiede quanto guadagniamo. Zero. Siamo volontari e appassionati del nostro mondo e del fatto di poter portare consigli, suggerimenti e buone cose per il nostro calcio».

GRAVINA – «Io ho detto quel che si doveva a Gravina, sia sul piano umano, e l’apprezzamento resta, e sia sul piano della logica, perché quel che l’ex presidente ha proposto è stato approvato dal Consiglio Federale, una votazione collettiva. Quindi siamo anche noi tutti responsabili laddove ci sono state responsabilità. Tutto qua».

IL NUOVO CT – «Per statuto, il commissario tecnico della Nazionale va scelto in via esclusiva dal presidente federale».

UNA BATTAGLIA DA PORTARE AVANTI – «Ciò che ci siamo prefissati da tempo, e che vorremmo assolutamente veder realizzato, è che dalle categorie più basse a quelle più alte, dai bambini ai più grandi, le squadre vengano allenate da chi ha completato il percorso da allenatore, e questo ancora non esiste. Per allenare serve il diploma. Lo meritano i bambini soprattutto, affinché abbiano persone con sé totalmente qualificate, che stiano con loro e che abbiano studiato».

Como Inter, Chivu prepara il piano gara anti Fabregas: ci sarà una differenza sostanziale rispetto alla Coppa Italia!

Como Inter, Chivu prepara il piano gara anti Fabregas: ci sarà una differenza sostanziale rispetto alla Coppa Italia! Ecco che partita aspettarsi

La sfida tra Como e Inter non si esaurirà con il confronto di campionato. Nel giro di dieci giorni, infatti, le due squadre si ritroveranno anche a San Siro per il ritorno della semifinale di Coppa Italia, trasformando questo doppio confronto in un banco di prova molto importante per entrambe. Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, Cristian Chivu starebbe preparando una partita molto diversa rispetto al precedente incrocio, quando i nerazzurri avevano affrontato la squadra di Cesc Fabregas con grande prudenza, scegliendo di non concedere spazi e di preservare diversi titolari in vista del derby successivo.

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Questa volta, però, l’idea sembra essere differente. L’Inter vorrebbe alzare il baricentro e andare a prendere con più aggressività la costruzione dal basso del Como, cercando di approfittare di eventuali incertezze dei difensori biancoblù in fase di impostazione. In questo senso sarà fondamentale il lavoro coordinato degli attaccanti, dei centrocampisti e soprattutto degli esterni, chiamati a partecipare alla pressione in maniera continua. Il piano di Chivu punta quindi a sporcare la manovra di Fabregas, ma senza perdere equilibrio, perché il rischio è quello di aprire spazi per gli inserimenti centrali e per i movimenti dei tanti giocatori di qualità presenti nella mediana lariana.

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Il Como, infatti, resta una squadra capace di mettere in difficoltà anche avversari più attrezzati attraverso il palleggio, la mobilità dei centrocampisti e la qualità delle rotazioni offensive. Anche se l’ultima uscita non è stata brillante, la formazione di Fabregas continua a mostrare un’identità precisa e l’ambizione di giocarsela contro tutti. Per questo motivo l’Inter dovrà essere aggressiva ma lucida, pronta anche a compattarsi e ad abbassare le linee quando servirà, evitando di concedere corridoi facili agli avversari.

Davanti, inoltre, i nerazzurri sembrano intenzionati a cambiare volto rispetto alla gara di marzo. Stavolta Pio Esposito potrebbe affiancare Marcus Thuram, formando una coppia offensiva più strutturata e più minacciosa. Ma il vero nodo tattico sarà un altro: riuscire ad attaccare il Como senza farsi sorprendere dai lanci del portiere Butez, abile a trovare soluzioni dirette e ad attivare rapidamente i giocatori più veloci. In una sfida così ravvicinata e delicata, ogni dettaglio può fare la differenza.

Infortunio Marusic, piove sul bagnato in casa Lazio: le condizioni del terzino. C’è un rischio!

Infortunio Marusic, piove sul bagnato in casa Lazio: le condizioni del terzino. C’è un rischio che Sarri vorrebbe scongiurare!

Non si ferma l’emergenza infortuni in casa Lazio, con Maurizio Sarri costretto ancora una volta a fare i conti con un nuovo stop in un momento decisivo della stagione. L’ultimo problema riguarda Adam Marusic, fermato da un fastidio muscolare che, secondo le ricostruzioni odierne, rischia di trasformarsi in qualcosa di più serio. Il timore è quello di un possibile stiramento, scenario che metterebbe a rischio non soltanto la trasferta di lunedì al Franchi contro la Fiorentina, ma anche la sua presenza nel ritorno della semifinale di Coppa Italia del 22 aprile.

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La prima certezza, però, c’è già: Marusic non sarà a disposizione per la prossima gara di campionato contro la Viola. Si tratta di un’assenza pesante per Sarri, anche perché il montenegrino è stato finora il giocatore più utilizzato dell’intera rosa biancoceleste ed è reduce da una lunga striscia di presenze consecutive da titolare. Al suo posto è pronto Lazzari, mentre resta aperta la valutazione sull’altra corsia, dove il ballottaggio coinvolge Nuno Tavares e Pellegrini.

In casa Lazio ora si aspettano gli esami strumentali, che saranno decisivi per chiarire l’entità dell’infortunio e i tempi di recupero. Fino ad allora, il club resta in allerta, consapevole del peso specifico di Marusic nell’economia della squadra. In una fase così delicata, perdere uno degli uomini più affidabili rappresenterebbe un problema serio, sia per la gestione del campionato sia per le ambizioni in Coppa Italia.

Roma, tra Gasperini e Ranieri intervengono i Friedkin! Domani il confronto: i retroscena e i possibili sviluppi

Roma, tra Gasperini e Ranieri intervengono i Friedkin! Domani il confronto: i retroscena e i possibili sviluppi. Pronte delle decisioni drastiche!

In casa Roma il clima resta tesissimo e il confronto interno tra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini viene ormai descritto come uno dei temi più pesanti del finale di stagione. Secondo Il Tempo, la frattura tra il senior advisor e l’allenatore sarebbe arrivata a un punto quasi irreversibile, al punto da rendere sempre più concreta l’idea che a fine anno uno dei due possa lasciare Trigoria. Anche La Gazzetta dello Sport racconta di un rapporto logorato da mesi tra mercato, divergenze strategiche e prese di posizione pubbliche. In ogni caso domani avverrà un faccia a faccia tra i due a Trigoria.

Roma, i Friedkin osservano e valutano il prossimo passo

Il punto centrale, secondo le ricostruzioni di queste ore, è il ruolo della proprietà. I Friedkin, almeno per ora, non hanno preso pubblicamente posizione, ma stanno seguendo da vicino l’evoluzione della vicenda. Diverse fonti riferiscono che alcuni atteggiamenti di Gasperini non sarebbero stati graditi dalla proprietà, perché ritenuti poco in linea con la linea aziendale del club. Tra i temi finiti sul tavolo ci sarebbero le critiche sul mercato, alcune uscite pubbliche e i rapporti non semplici con altre figure dell’area tecnica. La sensazione è che il problema non sia nato ora, ma venga da lontano.

Roma, a fine stagione può arrivare un nuovo ribaltone

La sensazione è che si tratti di una convivenza sempre più difficile. In mezzo ci sono stati i malumori sul mercato, i contrasti interni e una serie di episodi che hanno reso il rapporto progressivamente più fragile. Ora tutto porta alla resa dei conti di fine stagione. Prima c’è da capire se la Roma riuscirà a centrare l’obiettivo europeo, ma il tema più pesante resta un altro: decidere quale figura dovrà guidare davvero il prossimo progetto. La convivenza tra Ranieri e Gasperini appare sempre più complicata. E a Trigoria, oggi, l’idea di una vera “pax romanista” sembra molto lontana.

Milan in caduta libera: dal sogno scudetto alla Champions League ora a rischio! Allegri vede i fantasmi del passato

Milan in caduta libera: dal sogno scudetto alla Champions League ora a rischio! Allegri vede i fantasmi del passato: i motivi della crisi

Il Milan arriva al momento più delicato della sua stagione con un margine che si è assottigliato e con una sensazione crescente di fragilità. La sconfitta per 3-0 contro l’Udinese a San Siro ha aggravato il clima attorno alla squadra di Massimiliano Allegri, già reduce dal ko di Napoli e da un periodo in cui i rossoneri hanno perso contatto con le prime due posizioni. Oggi il dato più rilevante è che il Milan resta pienamente dentro la corsa Champions, ma con le rivali ormai molto vicine e con la pressione aumentata in modo evidente. Prima del weekend, i rossoneri erano terzi a 63 punti, con la Juventus quarta a 60 e il Como quinto a 58, ma il successo bianconero contro l’Atalanta ha reso il quadro ancora più teso.

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Il timore dell’ambiente milanista nasce soprattutto dal rendimento recente. Era già parso evidente in Napoli-Milan quanto la squadra stesse faticando a essere incisiva davanti, e il tracollo con l’Udinese ha confermato un problema offensivo che pesa sul finale di stagione. Il calendario, sulla carta, non è impossibile, ma il punto è proprio questo: il Milan ha spesso fatto più fatica contro squadre considerate abbordabili che nei big match. Ed è qui che tornano i fantasmi delle stagioni passate, quelli delle occasioni sprecate e dei finali vissuti sul filo.

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Per Allegri la sfida è doppia. Da una parte c’è da difendere il piazzamento europeo, dall’altra c’è da rimettere insieme una squadra che oggi appare corta di brillantezza, soprattutto negli ultimi metri. Il recupero di alcuni uomini può aiutare, ma serviranno soprattutto risposte dai giocatori chiave. In questo senso, il ritorno di Matteo Gabbia in gruppo è una notizia utile per ridare solidità al reparto arretrato, mentre davanti il Milan ha bisogno che i suoi uomini di maggior talento tornino a incidere con continuità.

La realtà, però, dice anche altro: nonostante il momento negativo, il Milan resta pienamente padrone del proprio destino nella corsa Champions. Il quarto posto non è sfumato, ma da qui a fine maggio i rossoneri non potranno più permettersi passaggi a vuoto. San Siro ha già fatto sentire il suo malumore. Adesso tocca alla squadra rispondere sul campo.

Gravina al Corriere della Sera: «Il calcio lo specchio di questo paese. Niente Mondiali? Non dovevo sbagliare i rigori! E sul mio successore vi dico questo»

Il presidente dimissionario della FIGC, Gabriele Gravina, torna a parlare dopo poche settimane dalle sue dimissioni, dopo il KO con la Bosnia

Intervistato dal Corriere della Sera, Gabriele Gravina torna a parlare delle sue dimissioni da presidente della FIGC, arrivate dopo l’esclusione dell’Italia dai Mondiali 2026 per la sconfitta in finale playoff contro la Bosnia.

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CRITICHE – «Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio. Abodi? Non voglio fare nomi. Ognuno si qualifica per quello che è e per quello che sente. Toccherà ad altri dare un giudizio».

AVREI DOVUTO ESSERE PIÙ BRAVO COME CALCIATORE – «Non è vero che i risultati della Nazionale determinano le crisi politiche. La Federazione promuove il gioco del calcio con un grande impatto sulla società civile. Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle goal con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…»

LE DIMISSIONI? – «Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti.Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione. In questo Paese il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati».

CHI IL MIO SUCCESSORE? – «Non sarò il regista del futuro e non tirerò la volata a nessuno. È folle pensare che possa fare accordi con qualcuno. Sono convinto che alla fine le componenti mostreranno senso di responsabilità e riusciranno ad individuare un candidato in grado di coagulare il maggior numero di consensi possibile. In Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali».

LA MIA USCITA SUGLI ALTRI SPORT – «Mi spiace come le mie parole sul concetto di dilettanti riferito agli altri sport siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline».

SU GATTUSO E BUFFON – «Gattuso è stato un allenatore preparato e una persona meravigliosa. Nonostante i pochi allenamenti a disposizione, è riuscito a dare un’anima alla squadra. Non è bastato e il primo a essere dispiaciuto è stato proprio lui. Buffon? L’ho voluto io al Club Italia perché ritengo abbia una grande carriera da dirigente davanti a sé. In questi anni si è formato ed è cresciuto molto. Ora però tocca a lui fare le scelte migliori per il suo futuro».

RISCHIO DI PERDERE EURO 2032? – «Sapevamo di partire con forti criticità, ma l’Europeo insieme alla Turchia, che rivendico come un grande successo della mia presidenza, serviva proprio da stimolo per riportarci a livello internazionale. I ritardi nella nomina del commissario e il mancato sostegno economico da parte del Governo non hanno generato l’accelerazione auspicata. Però non mi arrendo: nel mio ruolo di vicepresidente Uefa continuerò a lavorare affinché si concretizzi questa grande opportunità per l’Italia. Per quanto mi riguarda, continuerò in Uefa. La mia esperienza resta a disposizione, ma non sarò mai un ex presidente ingombrante».

RIORGANIZZAZIONE DEI CAMPIONATI – «Negli ultimi anni ho presentato alle componenti diverse proposte di riforma dei campionati, ma fino a quando esisterà il cosiddetto “diritto d’intesa”, che è un vero e proprio “diritto di veto”, non ci potrà essere una riduzione con una conseguente riorganizzazione dei campionati. Quando parlo dell’aiuto che la politica può offrire al calcio, mi riferisco anche a questo: dare indicazioni al Coni affinché venga eliminato questo blocco nel nostro sistema di regole».

Roma, il grande gelo tra Ranieri e Gasperini: una frattura che viene da lontano! Lo scenario per l’estate

Roma, il grande gelo tra Ranieri e Gasperini: una frattura che viene da lontano! Lo scenario per l’estate: uno dei due dirà addio?

In casa Roma il clima resta pesante nonostante la vittoria sul Pisa. Le ultime ricostruzioni della stampa sportiva convergono su un punto preciso: il rapporto tra Gian Piero Gasperini e Claudio Ranieri si sarebbe deteriorato in modo serio e oggi viene descritto come uno dei nodi centrali del futuro giallorosso. Il Tempo parla apertamente di una frattura difficilmente sanabile, mentre anche altre fonti raccontano una convivenza sempre più complicata, segnata da divergenze sulla gestione interna e sulla visione del progetto tecnico.

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Roma, i contrasti non riguardano solo il mercato

Il punto di rottura sarebbe arrivato dopo settimane di tensioni già presenti sotto traccia. Le parole pronunciate nei giorni scorsi da Ranieri prima di Roma-Pisa e la successiva replica di Gasperini hanno reso pubblica una distanza che, secondo più ricostruzioni, andava avanti da tempo. Il contrasto non riguarderebbe soltanto il mercato estivo, ma anche altri aspetti sensibili della vita del club, compresi lo staff medico, il peso delle decisioni future e il ruolo di alcune figure dirigenziali. In questo contesto, il tentativo di abbassare i toni non è bastato a spegnere i dubbi su un rapporto ormai fortemente logorato.

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Roma, a fine stagione uno dei due può lasciare

Secondo le indiscrezioni pubblicate oggi, l’ipotesi che a fine stagione uno tra Gasperini e Ranieri possa lasciare Trigoria viene considerata concreta. Il quadro che emerge è quello di un equilibrio sempre più fragile. La sensazione è che la Roma sia arrivata a un bivio e che il finale di stagione servirà non solo per inseguire gli obiettivi di classifica, ma anche per chiarire quale sarà davvero l’assetto del club nel prossimo futuro. Più che una semplice divergenza interna, oggi attorno ai due nomi si percepisce una frattura che può portare all’ennesimo ribaltone giallorosso.

Union Berlino, è storia! Ecco Marie-Louise Eta: è la prima allenatrice di sempre in Bundesliga! La decisione

Union Berlino, è storia! Ecco Marie-Louise Eta: è la prima allenatrice di sempre in Bundesliga! La decisione del club dopo l’esonero di Baumgart

L’Union Berlino ha preso una decisione destinata a entrare nella storia della Bundesliga. Dopo l’esonero dell’allenatore tedesco Steffen Baumgart, arrivato in seguito alla sconfitta per 3-1 sul campo dell’Heidenheim, il club tedesco ha affidato la panchina della prima squadra a Marie-Louise Eta fino al termine della stagione. La notizia è stata confermata da fonti internazionali nelle ultime ore, tra cui Fabrizio Romano su X.

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Per Eta, 34 anni, si tratta di un traguardo storico: diventa infatti la prima donna a guidare una squadra maschile in Bundesliga. In passato aveva già aperto una strada importante nel calcio tedesco, diventando la prima allenatrice assistente nella massima serie. Adesso, invece, avrà il compito di accompagnare l’Union Berlino nelle ultime gare di campionato, con l’obiettivo di chiudere al meglio la stagione e mettere in sicurezza la permanenza in categoria.

La scelta dell’Union rappresenta quindi una svolta di grande valore non solo tecnico, ma anche simbolico, per tutto il calcio europeo.

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PAROLE – «🚨 Decisione storica dell’Union Berlin: il club tedesco nomina Marie-Louise Eta come allenatrice principale fino a giugno.
L’Union ha perso a Heidenheim, ha esonerato l’allenatore principale Steffen Baumgart e ha messo Marie-Louise Eta a capo fino alla fine della stagione.
Eta diventa la prima allenatrice donna nella storia della Bundesliga maschile.
».

Robertson via dal Liverpool? Accordo già trovato col suo nuovo club: il terzino è pronto a restare in Premier League!

Robertson via dal Liverpool? Intesa trovata col suo nuovo club: il terzino scozzese è pronto a restare in Premier League! Ecco dove

Il futuro di Andy Robertson sembra destinato a restare in Premier League, ma con una maglia diversa da quella del Liverpool. Il club inglese ha già ufficializzato che il laterale scozzese lascerà i Reds al termine della stagione 2025/26, alla scadenza del contratto.

Secondo quanto rilanciato nelle ultime ore sulle indiscrezioni di Fabrizio Romano, il Tottenham avrebbe raggiunto un accordo verbale con il giocatore per l’estate 2026. Al momento, però, non risulta ancora nulla di firmato o definitivo. La trattativa resterebbe infatti legata a una condizione chiave: la permanenza degli Spurs in Premier League.

Ed è proprio questo il nodo centrale della situazione. Il Tottenham, infatti, è ancora coinvolto nella lotta per non retrocedere e ha già cambiato una serie di allenatori a stagione in corso (l’ultimo arrivato è Roberto D’Aversa).

Il quadro, quindi, è chiaro: Robertson si prepara a salutare il Liverpool, il Tottenham è oggi una pista concreta, ma l’operazione potrà davvero sbloccarsi solo se il club londinese manterrà la categoria.

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PAROLE – «🚨🏴󠁧󠁢󠁳󠁣󠁴󠁿 Il Tottenham ha raggiunto un accordo verbale per ingaggiare Andy Robertson a giugno 2026, tutti i termini sono già definiti.
Niente di firmato o sigillato per ora, poiché rimanere in Premier League sarà un fattore chiave prima di procedere.
Robertson, pronto a scegliere il progetto #THFC se la lotta per evitare la retrocessione avrà un esito positivo.
».

Brasile, Neymar ancora in corsa per una convocazione ai Mondiali? Ancelotti apre all’ex PSG: l’annuncio

Brasile, Neymar ancora in corsa per una convocazione ai Mondiali? Ancelotti apre all’ex PSG: l’annuncio del ct della Seleção

Il nome di Neymar continua a occupare un posto centrale nel dibattito attorno al Brasile in vista del prossimo Mondiale. Nonostante il fantasista non abbia ancora ritrovato continuità piena nel nuovo ciclo della Seleção, Carlo Ancelotti non ha escluso il suo possibile ritorno. Anzi, nelle ultime dichiarazioni, il commissario tecnico ha lasciato chiaramente aperta la porta, spiegando che il fuoriclasse ha ancora circa due mesi per dimostrare di essere pronto e meritare un posto nella lista dei 26 convocati.

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Il punto centrale, quindi, non riguarda il talento, che nessuno mette in discussione, ma la condizione fisica. Neymar, oggi al Santos, resta uno dei giocatori più rappresentativi della storia recente del calcio brasiliano, ma arriva da un percorso condizionato dai problemi fisici e da una lunga fase di recupero dopo il grave infortunio al ginocchio subito nel 2023. Nelle ultime settimane, però, i segnali sono stati considerati incoraggianti: il giocatore è tornato in campo e ha anche ritrovato il gol, elementi che tengono viva la sua candidatura.

Ancelotti ha fatto capire che il criterio sarà molto chiaro: al Mondiale andranno soltanto i calciatori pienamente pronti dal punto di vista atletico. In questo senso, il tecnico italiano considera Neymar ancora un’opzione reale, ma pretende una crescita ulteriore nella continuità e nella tenuta fisica. È un passaggio importante, perché conferma come il numero 10 non sia stato messo da parte definitivamente, pur restando sotto osservazione strettissima.

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Resta invece non confermato da fonti ufficiali consultate il dettaglio secondo cui la lista finale sarà annunciata esattamente il 18 maggio. Le fonti più affidabili trovate confermano il principio dei “due mesi” indicato da Ancelotti, ma non fissano con certezza quella data. Di sicuro, però, il messaggio è già arrivato: se Neymar riuscirà a convincere sul piano fisico e tecnico, il Brasile è pronto a considerarlo ancora per la corsa al sogno mondiale.

Hernanes duro con Leao: «Doveva andare via dal Milan insieme a Theo Hernandez, manca il cervello da attaccante!»

L’ex centrocampista di Lazio, Inter e Juve, Hernanes, ha commentato così i fischi ricevuti da Rafael Leao all’uscita dal campo in Milan Udinese

Il momento di Rafael Leao continua a far discutere in casa Milan. Dopo la sconfitta contro l’Udinese, l’attaccante portoghese è finito nuovamente al centro delle critiche, accompagnato dai fischi di San Siro al momento della sostituzione con Ruben Loftus-Cheek. Nel post partita di DAZN, anche Hernanes ha espresso un giudizio molto duro, sottolineando come da un talento del genere ci si aspetti ormai da tempo un salto di qualità definitivo che, a suo avviso, non è ancora arrivato.

L’ex centrocampista brasiliano ha messo in discussione soprattutto l’atteggiamento e la continuità mentale del numero 10 rossonero, evidenziando come le sue qualità tecniche e fisiche restino evidenti, ma troppo spesso non accompagnate dalla necessaria presenza nella lotta e nella gestione dei momenti chiave della partita. Una lettura che si lega a quanto visto in campo contro i friulani.

Nel primo tempo Leao aveva agito da riferimento centrale del tridente offensivo con Saelemaekers e Pulisic, costruendosi anche due occasioni importanti: un destro terminato di poco alto e soprattutto un tap-in fallito su assist dell’americano. Nella ripresa, dopo l’ingresso di Fullkrug e il ritorno sulla fascia sinistra, il portoghese ha invece accumulato errori e giocate poco incisive, finendo per perdere progressivamente il contatto con la partita e con la fiducia del pubblico.

I numeri stagionali raccontano comunque un contributo non trascurabile: 24 presenze in campionato con 9 gol e 2 assist, oltre a una rete in Coppa Italia. Ma il problema, oggi, sembra andare oltre le statistiche. Al Milan serve un Leao capace di incidere con continuità, soprattutto in un finale di stagione in cui ogni partita pesa. Ecco perché attorno al portoghese cresce una pressione sempre più forte.

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PAROLE – «Per quello che Leao ha espresso e per la sua attitudine, secondo me lui doveva andare via già con Theo Hernandez. Insieme, a braccetto. Però pensavo che magari con Allegri potesse fare questo salto in più che tutti noi aspettiamo, perché è un talento incredibile. Però gli manca sempre qualcosa. Oggi era difficile, giocava in modo diverso. Però mancava qualcosa nella lotta. E infatti San Siro l’ha fischiato di brutto quando è uscito perché la pazienza è ormai finita con lui. Quando lui è presente si vede che fa colpi eccezionali. Ma quando è assente mentalmente non produce niente. Per la forza fisica che ha, anche per la buona tecnica… Non c’è il cervello da attaccante».

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 12 aprile 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Boga Juve, destino segnato: in estate sarà riscattato? Le cifre e la volontà comune tra lui e il club

Boga Juve, destino segnato: in estate sarà riscattato dal Nizza? Le cifre e la volontà comune tra lui e il club bianconero

Il destino di Jeremie Boga appare segnato e, con ogni probabilità sarà ancora alla Juventus. Lo stesso attaccante, dopo il suo gol vittoria di stasera contro l’Atalanta, ha ammesso come il suo desiderio sia quello di convincere i bianconeri a confermarlo e a riscattarlo dal Nizza al termine della stagione. Volontà che pare comune a quella del club, come riferito dal giornalista Fabrizio Romano su X.

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PAROLE – «🚨⚪️⚫️ La Juventus ha già raggiunto un accordo con Jeremie Boga sui termini di un contratto a lungo termine; lui è desideroso di restare.
Clausola di opzione d’acquisto da €5m dall’OGC Nice, disponibile da giugno con la Juventus che pianifica di concretizzarla.
».

Palladino post Atalanta Juve: «Abbiamo dominato e perso per un gol rocambolesco. Mani di Gatti? La penso così»

L’allenatore dell’Atalanta, Raffaele Palladino, ha voluto dire la sua dopo la sconfitta rimediata stasera in campionato contro la Juventus

Intervenuto nel corso del postpartita di Atalanta Juve, il tecnico dei bergamaschi, Raffaele Palladino, ha commentato così la sconfitta maturata nel 32° turno di Serie A 2025/26. Queste le sue dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport.

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LE PAROLE – «Abbiamo dominato e tirato 20 volte in porta senza far mai calciare la Juve nel primo tempo. Perso per un gol rocambolesco. Faccio i complimenti ai ragazzi per la grande prestazione. Fallo di mano di Gatti? Ci possono stare degli errori. Non parlo di arbitri…».

Spalletti dopo Atalanta Juve: «Nel primo tempo abbiamo sofferto, ma dovevamo vincere! In 3 non stavano bene oggi»

L’allenatore della Juventus, Luciano Spalletti, ha voluto dire la sua dopo la vittoria ottenuta stasera in campionato contro l’Atalanta

Intervenuto nel corso del postpartita di Atalanta Juve, il tecnico dei bianconeri, Luciano Spalletti, ha commentato così il successo arrivato nel 32° turno di Serie A 2025/26. Queste le sue dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport.

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LE PAROLE – «Nella prima mezz’ora abbiamo sofferto perché loro sono bravi e si partiva sempre in ritardo, non si saliva con la linea difensiva e non siamo stati bravi a giocarci una palla sui piedi, di creare una triangolazione, una conduzione interna, un controllo direzionato, niente. Perché quando le squadre ti vengono addosso così… Quindi abbiamo sofferto nel primo tempo, siamo stati costretti alla fase difensiva. Poi sul finale del primo tempo e nel secondo tempo è stata tutta un’altra partita, dove abbiamo giocato alla pari. Però ci è successo tante volte di non giocare o perlomeno di avere dei vantaggi da un punto di vista del gioco, dovevamo portare a casa la partita e oggi abbiamo fatto goal in quel periodo lì, per cui questa volta si ha il vantaggio. queste sono gare che valgono molto, anche se noi non ci siamo non arrivati benissimo per qualche problema fisico di Yildiz, Conceicao e anche Thuram».

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