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Bernardo Silva Juventus, arriva la decisione attesa: perché la scelta del portoghese può aprire una nuova era per i bianconeri

Bernardo Silva Juventus, verso un nuovo capitolo: la decisione che accende le speranze dei bianconeri e scuote il mercato

Il calciomercato internazionale si infiamma con un’indiscrezione che potrebbe ridisegnare gli equilibri della Serie A: il futuro di Bernardo Silva sembra ormai destinato a lasciare la Premier League. Le voci che collegano il fuoriclasse portoghese alla Juventus si fanno sempre più insistenti, alimentando l’entusiasmo dei tifosi bianconeri in vista della prossima stagione. L’idea di vedere uno dei talenti più raffinati del calcio europeo a Torino non appare più una semplice suggestione, ma un’ipotesi concreta.

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Secondo quanto riportato da fonti inglesi, il giocatore avrebbe comunicato al Manchester City la volontà di non rinnovare il contratto, scegliendo di lasciare il club a parametro zero a fine stagione. Una decisione che ha immediatamente attirato l’attenzione delle big europee, consapevoli dell’occasione irripetibile di assicurarsi un centrocampista del suo livello senza costi di cartellino. La Juventus, che segue da settimane l’evoluzione della situazione, valuta con interesse l’operazione, pur sapendo di dover sostenere un ingaggio importante e di dover fronteggiare una concorrenza agguerrita: dal Napoli alle spagnole Barcellona e Atlético Madrid, fino alle offerte economicamente poderose provenienti da Arabia Saudita e Stati Uniti.

Nonostante la pressione internazionale, la Juventus punta sul proprio progetto tecnico e sulla centralità che Bernardo Silva avrebbe nel nuovo assetto tattico. La dirigenza bianconera ritiene che il fascino della maglia e un ruolo da protagonista possano fare la differenza nella scelta del giocatore. Arrivare a un’intesa preliminare prima della fine del campionato sarà cruciale per anticipare le mosse dei club spagnoli e contrastare le proposte milionarie delle leghe estere, in una corsa che si preannuncia serrata e ricca di colpi di scena.

Bosnia Italia, Cevoli svela: «Gli azzurri hanno le carte in regola per vincere e tornare al Mondiale dopo 12 anni. Sullo stadio…»

Bosnia Italia, Cevoli: «L’Italia ha le carte in regola per vincere e tornare al Mondiale dopo 12 anni. Sullo stadio…». Le parole

Roberto Cevoli, attuale commissario tecnico di San Marino, è l’ultimo allenatore italiano ad aver incrociato le armi con la Bosnia nel catino di Zenica. Un’esperienza preziosissima, vissuta lo scorso giugno, che offre spunti tattici e ambientali fondamentali per l’Italia di Gennaro Gattuso. Ecco la sua intervista a La Gazzetta dello Sport.

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COME BATTERE LA BOSNIA «Noi li abbiamo sfidati a giugno e siamo riusciti a metterli in difficoltà. A 25’ dalla fine eravamo ancora 0-0, poi è entrato Dzeko che ha segnato la rete decisiva. Ma all’ultimo minuto siamo partiti in contropiede sfiorando il pareggio. Il pubblico ha esultato per il nostro errore, tutti hanno avuto paura. In casa, contro San Marino, pensavano di vincere facilmente. Invece hanno rischiato. La Bosnia è una squadra lenta, compassata. Gioca a ritmi bassi. A Zenica ho provato a indirizzare la sfida sull’intensità, pressavamo alti».
LO STADIO «È uno stadio piccolo, angusto, fatiscente. Le curve sono vicinissime al campo e i tifosi si fanno sentire tantissimo. Senti il calore del pubblico già dagli spogliatoi, che sono pure difficili da raggiungere. Ci hanno dato uno stanzone al secondo piano dello stadio. Per arrivarci bisognava percorrere due rampe di scale ripidissime. Per i giocatori non è stato un problema, per i magazzinieri assolutamente sì. Portare tutto il materiale fino a lì, senza poter utilizzare l’ascensore, è stato faticoso».
IL TIFO DAI BALCONI «Quasi come all’Ezio Scida di Crotone. Da giocatore ho vestito la maglia rossoblù nel 2004, i tifosi entravano nell’ospedale accanto all’impianto per evitare di pagare il biglietto e sostenere la squadra dalle finestre».
LE CARTE DELL’ITALIA «La squadra di Gattuso ha qualità nettamente superiori rispetto agli avversari. Gli azzurri hanno le carte in regola per vincere e tornare al Mondiale dopo 12 anni».
IL CT BARBAREZ «È venuto a farmi i complimenti dopo l’1-0. Aveva apprezzato la nostra prestazione».

Infortunio Wesley, adesso la Roma trema! Saranno necessari altri esami per il brasiliano: le ultimissime

Infortunio Wesley, preoccupazione in casa Roma. Necessari altri esami per capire la vera entità dello stop del brasiliano

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C’è attesa in casa giallorossa per conoscere la reale entità dell’infortunio occorso a Wesley durante l’impegno con la nazionale brasiliana. L’esterno, rientrato nella Capitale dopo l’amichevole disputata a Boston contro la Francia, si sottoporrà nella giornata di oggi a esami strumentali approfonditi per valutare le condizioni della coscia destra. Nonostante lo staff medico della Seleçao abbia già parlato esplicitamente di lesione, i sanitari del club capitolino vogliono verificare direttamente il grado del danno muscolare prima di stabilire i tempi di recupero e l’eventuale programma di riabilitazione. Lo riporta il Corriere dello Sport.

Il ritorno di Celik: sollievo per la Turchia e per la Roma

Dall’infermeria arrivano però notizie rincuoranti sul fronte Zeki Celik, che sembra aver finalmente superato il problema al polpaccio. Il difensore, che era stato costretto a saltare l’ultima sfida di campionato contro il Lecce e la semifinale playoff della sua nazionale, non avverte più dolore ed è tornato a disposizione di Vincenzo Montella. Il commissario tecnico della Turchia conta di impiegarlo nella decisiva finale contro il Kosovo, un match da “dentro o fuori” che mette in palio l’accesso ai prossimi Mondiali, restituendo così al club un giocatore pienamente recuperato per il finale di stagione.

Soulé e la gestione della pubalgia

Parallelamente ai rientri dalle nazionali, prosegue a Trigoria il percorso di gestione personalizzata per Matias Soulé. L’attaccante argentino, riaggregatosi al gruppo già alla fine della scorsa settimana, sta seguendo un programma specifico con il proprio preparatore per tenere sotto controllo i fastidi legati alla pubalgia. Si tratta di un lavoro preventivo fondamentale per evitare ricadute: domani, alla ripresa ufficiale degli allenamenti al centro sportivo “Fulvio Bernardini”, Soulé si presenterà regolarmente in campo per lavorare con i compagni e puntare alla piena forma per i prossimi impegni di campionato.

Infortunio Calhanoglu, le ultimissime dal ritiro della Turchia: il nerazzurro titolare contro il Kosovo? Gli aggiornamenti

Infortunio Calhanoglu, come sta davvero il turco? Ecco tutti gli ultimi aggiornamenti dal ritiro della Turchia! Le ultime

Vincenzo Montella è pronto a guidare la Turchia verso un traguardo storico: la finale playoff contro il Kosovo, in programma domani sera a Pristina, mette in palio l’accesso diretto ai Mondiali 2026. Dopo l’ottima prestazione sfoggiata contro la Romania, il Commissario Tecnico italiano sembra intenzionato a dare continuità all’assetto tattico della squadra, puntando sulla solidità del gruppo. L’attesa è febbrile, ma le ultime ore del ritiro turco sono state scandite da una gestione oculata delle risorse fisiche, necessaria per arrivare all’appuntamento con la storia con la migliore formazione possibile.

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Il caso Calhanoglu: gestione scientifica per evitare ricadute

Al centro delle attenzioni dello staff medico turco c’è Hakan Calhanoglu, il cui recupero è diventato una vera e propria missione scientifica. Il regista dell’Inter, reduce da un fastidio al polpaccio accusato in semifinale, ha seguito un programma di lavoro differenziato e precauzionale, limitandosi a una corsa leggera per non affaticare l’arto. Vincenzo Montella sta monitorando costantemente i dati fisici del suo capitano per azzerare il rischio di infortuni più gravi, ma l’ottimismo prevale: il numero 10 è considerato l’uomo chiave per la manovra dei Milli Takim e, nonostante la cautela, la sua presenza in campo dal primo minuto contro il Kosovo appare ormai certa.

Equilibrio tra Nazionale e Inter: lo spettro della sfida contro la Roma

La gestione di Calhanoglu non interessa solo il ct turco, ma tiene col fiato sospeso anche l’Inter di Cristian Chivu. Con il big match contro la Roma in calendario per il weekend di Pasqua, le condizioni del centrocampista sono monitorate con estrema attenzione anche da Milano. Sebbene la priorità immediata sia la qualificazione mondiale della Turchia, lo staff della nazionale sta lavorando per garantire che il giocatore non venga sovraccaricato, cercando un equilibrio che consenta a Calhanoglu di trascinare i suoi compagni a Pristina senza compromettere il suo rientro in Serie A.


Lazio, prevista per domani la consegna del bilancio alla commissione di vigilanza! Ecco quando si deciderà

Lazio, ci siamo! Domani pprevista la consegna del bilancio alla commissione di vigilanza! Si deciderà poi a maggio

Il countdown in casa biancoceleste è agli sgoccioli: entro domani, 31 marzo, la società dovrà consegnare alla commissione di vigilanza i rendiconti finanziari degli ultimi mesi. Questo passaggio burocratico rappresenta un vero spartiacque per le ambizioni del club, poiché il verdetto definitivo, atteso per maggio, determinerà l’effettivo spazio di manovra sul mercato. Le nuove normative sono diventate più stringenti rispetto alla scorsa estate, focalizzandosi sul “costo del lavoro allargato” con una soglia di tolleranza che scende da 0,8 a 0,7, imponendo una rigidità gestionale che obbliga Claudio Lotito a un monitoraggio costante dei parametri per evitare il blocco totale delle operazioni.

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Plusvalenze e risparmio: la strategia di Lotito e Fabiani

Per rientrare nei nuovi e severi indicatori, il club ha attuato una strategia mirata durante la sessione di gennaio, bilanciando investimenti e cessioni eccellenti. Le partenze di Guendouzi e Castellanos hanno garantito un’entrata complessiva di 56 milioni di euro, generando plusvalenze per circa 29 milioni. Questi introiti hanno permesso di finanziare gli acquisti dei giovani Ratkov, Taylor, Przyborek e Motta (costati complessivamente 33,5 milioni) senza appesantire il monte ingaggi, alleggerito ulteriormente dagli addii di pedine esperte come Vecino e Mandas. L’obiettivo è presentarsi alla commissione con i conti in ordine, puntando a una gestione che permetta di operare con serenità nella prossima finestra estiva.

Ricostruzione e incognite: il mercato verso un nuovo ciclo

Il futuro della Lazio oscilla tra la necessità di una “ricostruzione totale” auspicata dal DS Angelo Fabiani e le richieste tecniche di Maurizio Sarri. Se i parametri finanziari non dovessero permettere investimenti illimitati, la società si orienterà verso un mercato a “saldo zero”, sfruttando però le agevolazioni normative che escludono dal computo dei costi l’acquisto di talenti italiani Under 23. Resta da sciogliere il nodo legato alla guida tecnica: Sarri attende garanzie sulla qualità dei rinforzi per avviare un nuovo ciclo competitivo che possa riportare stabilmente la squadra tra le prime cinque forze del campionato, trasformando l’attuale fase di transizione in un rilancio definitivo.

Napoli, pronto l’addio allo stadio Maradona? Spunta un paradosso economico e le altre big sono più avanti. L’analisi

Napoli, pronto l’addio al Maradona? C’è un paradosso economico e le altre squadre sono più avanti. Il focus sullo stadio

Il panorama calcistico italiano sta vivendo una profonda trasformazione strutturale che punta a colmare il distacco con le grandi leghe europee attraverso la proprietà degli impianti. Se la Juventus ha tracciato la rotta nel 2011 con lo Stadium, seguita da realtà virtuose come Atalanta e Udinese, il 2027 si preannuncia come l’anno della svolta definitiva per le metropoli. In quel periodo inizieranno infatti i lavori per i nuovi stadi di Milano e per l’impianto della Roma a Pietralata, mentre la Lazio ha già messo sul tavolo il progetto per il Flaminio. Questa corsa alle infrastrutture non è solo una questione di prestigio, ma una necessità economica per garantire ricavi costanti e diversificati che vadano oltre la semplice biglietteria domenicale, trasformando gli stadi in centri vivi sette giorni su sette.

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Il paradosso Napoli: vincere e crescere senza fondamenta proprie

In questo contesto di grandi manovre, il Napoli di Aurelio De Laurentiis rappresenta un modello unico e quasi inspiegabile nel panorama internazionale. In 21 anni di presidenza, partendo dal fallimento e dalla Serie C, il club è riuscito a scalare l’Everest del calcio, vincendo due degli ultimi tre scudetti e diventando una presenza fissa in Champions League senza possedere né uno stadio né un centro sportivo di proprietà. I risultati finanziari sono altrettanto clamorosi: un brand che vale 240 milioni di euro, ricavi commerciali raddoppiati in pochi anni e una dimensione globale che tocca gli Stati Uniti e l’Asia. Tuttavia, il limite è evidente nel “paradosso del Maradona”: nonostante i continui sold out, le entrate restano ancorate a circa 35 milioni di euro, una cifra che con un impianto moderno potrebbe facilmente triplicare, garantendo al club una potenza di fuoco economica senza precedenti.

La sfida di De Laurentiis tra mercato stellare e nodi urbanistici

L’ambizione del club partenopeo ha subito un’accelerazione anche sul fronte tecnico, abbandonando la politica dei soli giovani per investire su campioni affermati e pronti all’uso, come dimostrato dagli acquisti di Lukaku, McTominay e del fuoriclasse De Bruyne, pedine chiave per l’ultimo tricolore. Questa crescita sportiva, sostenuta da allenatori di fama mondiale come Conte, rischia però di scontrarsi con l’impasse burocratica legata alle strutture. Mentre il Comune di Napoli procede autonomamente al restyling del Maradona in vista di Euro 2032, De Laurentiis guarda altrove per costruire la “nuova casa” azzurra, valutando seriamente l’area dell’ex raffineria Q8 a San Giovanni a Teduccio dopo il no ricevuto per l’area del Caramanico. La creazione di uno stadio e di un centro sportivo di proprietà non è più solo un desiderio, ma la condizione necessaria affinché il gap con le big del Nord e d’Europa non torni ad allargarsi inesorabilmente. Lo riporta il Corriere dello Sport.

Mercato Napoli, futuro in Serie A per Lucca? Quel club torna a pensarci! Occhio all’incastro per l’estate

Mercato Napoli, futuro in Serie A per Lucca? Quel club torna a pensarci! Occhio all’incastro per l’estate: ecco la squadra interessata a lui

Il nome di Lorenzo Lucca torna a orbitare attorno al Bologna. Non è una trattativa concreta, almeno per ora, ma un’ipotesi che continua a restare sul tavolo a Casteldebole, come sottolineato da La Gazzetta dello Sport. Sarebbe il terzo incrocio tra il club rossoblù e il centravanti di Moncalieri, oggi al Nottingham Forest e ancora in attesa di trovare continuità e piena consacrazione. Il profilo dell’attaccante italiano, strutturato fisicamente e capace di dare peso offensivo, era già finito nei radar del Bologna in due momenti diversi: nell’estate del 2022 e poi nel mercato di gennaio 2026. Due occasioni in cui la pista sembrava potersi scaldare davvero, senza però arrivare alla stretta decisiva. Adesso tutto è ancora in fase embrionale, ma il suo nome resta da monitorare in vista della prossima sessione di mercato.

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Bologna Lucca, i due precedenti tra Ajax e Nottingham Forest

Il primo affondo risale a quattro anni fa, quando il Bologna cercava un’alternativa offensiva ad Arnautovic. Lucca, reduce dall’ottima esperienza al Pisa, sembrava molto vicino: i contatti con il club toscano erano avanzati e il giocatore veniva atteso persino per le visite mediche. Poi, però, arrivò il sorpasso dell’Ajax, che convinse l’attaccante con una formula da 1 milione di prestito più 10 di riscatto. Una scelta che cambiò il suo percorso e costrinse il Bologna a virare altrove, trovando poi in Joshua Zirkzee uno dei colpi migliori degli ultimi anni. Il secondo capitolo si è aperto invece nel gennaio scorso, quando il Bologna valutava possibili movimenti in attacco. Sullo sfondo c’era la posizione di Thijs Dallinga, e tra i nomi osservati compariva ancora una volta Lucca, reduce da un’esperienza poco brillante a Napoli per minutaggio e continuità.

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Bologna mercato, Lucca resta un’opzione se parte Dallinga

Lo scenario per l’estate dipenderà soprattutto dalle uscite e dal rendimento finale degli attaccanti rossoblù. Oggi il Bologna è concentrato sulla corsa all’Europa League e continua a dare fiducia a Dallinga, Castro e, all’occorrenza, anche a Odgaard da centravanti. Tuttavia, se a fine stagione dovesse arrivare un’offerta importante per l’olandese, allora il nome di Lucca potrebbe tornare d’attualità. Molto dipenderà anche da ciò che accadrà al Nottingham Forest, dove il centravanti italiano non ha ancora inciso come ci si aspettava. In caso di rientro a Napoli, con un contratto valido fino al 2030, si aprirebbero ulteriori valutazioni tecniche ed economiche. Al momento è una pagina bianca, ma il profilo di Lucca resta uno di quelli da seguire con attenzione.

Lichtsteiner e l’avvio super sulla panchina del Basilea: «Entusiasta di questa nuova sfida, vi svelo l’obiettivo di questo club. Sono cresciuto con Conte, tra lui e Allegri…»

L’ex difensore di Juve e Lazio, oggi allenatore del Basilea, Stephan Lichtsteiner, spiega la sua idea di calcio e gli obiettivi col club svizzero

Intervistato dal Corriere dello Sport, Stephan Lichtsteiner, ex terzino svizzero di Lazio e Juventus, racconta il suo avvio di 2026 da vero predestinato come allenatore. A 42 anni da poco compiuti, nel giro di una manciata di giorni tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, è passato dalla guida del Wettswil-Bonstetten (club di quarta divisione svizzera) a quella del blasonato Basilea, subentrando a Ludovic Magnin. E i risultati sul campo gli stanno dando ampiamente ragione: quattro vittorie nelle prime cinque partite.

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UN TRIONFO INASPETTATO – «Assolutamente. Sono davvero entusiasta di questa nuova sfida e molto grato alla dirigenza del Basilea per avermi concesso fiducia e questa opportunità. Farò del mio meglio ogni giorno per raggiungere il massimo. A modo mio e secondo la mia filosofia».

IL CALCIO SECONDO LUI – «Vincere ed entusiasmare i tifosi. La squadra deve divertirsi e dare tutto: deve essere molto attiva, dominante in entrambe le fasi e girare ad alta intensità. Bisogna avere una visione chiara e principi chiari. Certo, questa è davvero un’enorme sfida, soprattutto nel contesto in cui sono subentrato: nessuna preparazione e pochissimi allenamenti. Da zero direttamente a cento».

IL FUTURO DEL BASILEA – «Ricco di successi, ne sono certo, ma con pazienza. Vogliamo regalare gioia ai nostri tifosi e ringiovaniremo la squadra: dinamica, coraggiosa, fresca. Valorizzando gli eccellenti talenti del Basilea e attirandone altri dall’estero».

L’ESPERIENZA NEI TOP CLUB – «Respirare l’aria di top club mi ha aiutato, certo. Credo nella cultura del lavoro, solo così si può migliorare. Vogliamo giocatori ambiziosi e affamati che aspirino a una grande carriera. Il passaggio al Basilea deve essere un orgoglio vero per tutti, così come per il club registrare il successo dei suoi talenti: è riuscito con gente come Granit Xhaka, Akanji, Sommer o Salah».

IDEE CHIARE – «Abbiamo un piano pluriennale e lo stiamo seguendo con il club, indipendentemente dai risultati a breve termine. Anche se odio non vincere…».

IL MAESTRO ANTONIO CONTE – «Con lui sono cresciuto enormemente. Sono diventato un giocatore in grado di competere ai vertici internazionali per diverse stagioni e sotto ogni punto di vista. È di altissimo livello di punta nel corso di una stagione. È molto pragmatico e adatta fortemente il suo stile di gioco alla squadra che allena».

ISPIRAZIONI: CONTE O ALLEGRI? – «I loro punti di forza sono fonte di ispirazione per me. Sono entrambi dei vincitori, dei campioni. Ed entrambi sono stati fondamentali per la mia carriera da calciatore. Lavorerò sodo per avere una parabola da allenatore altrettanto di successo, anche se è molto difficile. Ma ero ambizioso e lo sono ancora».

GLI INSEGNAMENTI DI DELIO ROSSI – «Mi ha insegnato moltissimo sul comportamento difensivo collettivo e individuale, trasformandomi in un difensore decisamente migliore. Un know-how che sfrutto anche oggi da allenatore».

UNO SGUARDO ALLA SERIE A E ALL’ITALIA – «Sì, seguo con grande interesse: l’Italia è la mia seconda patria e sto conseguendo la licenza UEFA Pro in Italia. Mi sto divertendo moltissimo».

Infortunio Soulé, chance di recupero per Inter Roma? L’annuncio del suo preparatore

Infortunio Soulé, chance di recupero per Inter Roma? L’annuncio del preparatore atletico dell’attaccante argentino: ecco cos’ha detto

La Roma guarda a San Siro con un obiettivo chiaro: provare a recuperare Matias Soulé per la sfida contro l’Inter, snodo pesantissimo nella corsa al quarto posto. Come riportato da Il Messaggero, Gian Piero Gasperini è alle prese con diverse difficoltà nel reparto offensivo e spera di ritrovare almeno il talento argentino per una gara che può indirizzare il finale di stagione giallorosso.

Il classe 2003 è fermo dal 15 febbraio a causa della pubalgia, problema che lo ha costretto a rallentare proprio nel momento in cui il tecnico sembrava aver trovato nuove soluzioni in avanti. Nelle ultime settimane Soulé ha proseguito un lavoro mirato tra sedute a Trigoria, esercizi personalizzati in palestra e trattamenti specifici, con l’obiettivo di tornare nella miglior condizione possibile.

La sua presenza contro l’Inter resta da valutare, ma la speranza in casa romanista è concreta. Il giocatore punta a rientrare al meglio, dopo uno stop lungo e delicato, per dare il proprio contributo alla Roma in questo finale di stagione. Il quotidiano romano ha sentito anche il suo preparatore fisico e osteopata, Guido Viggiano.

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PAROLE – «Il fastidio più forte lo ha avuto all’adduttore destro, ora per fortuna sta meglio ma ci sono volute 3/4 settimane. Questo problema, però, non è come un infortunio muscolare e non ci sono dei tempi precisi. Dopo Napoli ha deciso di fermarsi, ma non era al 100% neanche prima. Per tre mesi ha stretto i denti utilizzando gli antinfiammatori e non è positivo per un calciatore di 22 anni. Dopo la partita contro il Napoli ha iniziato la fase di riabilitazione. È stato il primo infortunio che ha avuto nella Capitale. Ha giocato tantissimo e il corpo aveva bisogno di riposo, ma senza intervento. A Milano ci sarà? Non posso dirlo io, sarebbe fantastico e quello è l’obiettivo. Vuole arrivare a quella partita in forma ma è fermo da cinque settimane. Vedere le partite da fuori non è facile. E triste perché non ha potuto aiutare la squadra in Serie A e in Europa League. Appena ricomincerà a giocare non si fermerà più. Il Mondiale? Ci spera ma non sa se verrà convocato. Ora pensa solo alla Roma».

Padovano ricorda: «La condanna, il carcere e il mondo del calcio che mi ha voltato le spalle. È stato un inferno! Vialli era un fratello per me»

L’ex attaccante della Juventus, Michele Padovano, ricorda il dramma giudiziario vissuto che lo ha visto in carcere da innocente

La storia di Michele Padovano è quella di un uomo che si è fatto amico lo schiaffo del vento, imparando a soffrire, cadere e poi risorgere. Viene arrestato, accusato di essere il finanziatore di un traffico internazionale di sostanze stupefacenti, finisce addirittura in isolamento. Fino all’assoluzione, avvenuta nel gennaio del 2023. Il suo racconto a La Gazzetta dello Sport.

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L’INFERNO – «Lo è stato. Assolutamente. Soprattutto perché ho sempre saputo di essere innocente e completamente estraneo ai fatti. Ho lottato diciassette anni contro un’ingiustizia. Il carcere mi ha tolto la vita e ora me la sono ripresa. L’assoluzione per me vale la vittoria della Champions».

IL MOMENTO PIÙ DURO – «Ce ne sono stati tanti. Probabilmente l’isolamento. Stare per molti giorni senza vedere nessuno ti fa sentire perso. È una sensazione difficile da descrivere a parole. Ti sembra che il tempo non passi mai. In più, in quel periodo era sotto indagine anche mia moglie — poi archiviata dopo 7 mesi — e non potevamo nemmeno chiamarci. Infine, il trattamento delle guardie nei miei confronti: è stato davvero pesante».

IL TRATTAMENTO IN CARCERE – «Eh, credo che fosse dovuto anche al fatto che fossi un calciatore. Una guardia carceraria mi disse “i tuoi soldi adesso te li ficchi nel culo”. Cose di un altro mondo. I carabinieri che mi davano del “tu”, trattandomi come una pezza da piedi. Hanno cercato di calpestare la mia dignità sin dal primo momento».

L’ACCUSA – «Tutto nasce dal fatto che ho prestato dei soldi a un amico. Lo conoscevo da una vita. Economicamente stavo bene e non era un problema per me aiutare qualcuno in difficoltà, anzi. Ma non sapevo cosa avrebbe fatto con quei 35mila euro. Non ero al corrente di nulla. Gli dissi solamente “so che sei un combina guai, do i soldi a tua moglie”. Ma in modo bonario. Invece le nostre telefonate, innocenti, sono state scambiate per messaggi in codice con parole criptate. Parlavamo di “cavallo”, “gru” e “terreno” e per gli investigatori sarebbero stati nomi in codice relativi a partite di cocaina. Per fortuna ha vinto la verità. Certo, tutto quello che ho perso nessuno me lo ridarà indietro».

LA PAURA DI NON FARCELA – «Dopo le due batoste nei primi gradi di giudizio… un po’ sì. Più che altro ho avuto paura di non riuscire a dimostrare la mia innocenza. Ma ho lottato come un leone e non ho mai mollato. La tenacia è la qualità che più di tutte mi riconosco. Anche in campo ero così».

IL MONDO DEL CALCIO – «Tanti mi hanno voltato le spalle e deluso, questo sì. Tutto quello che ho vissuto mi ha aiutato a fare un repulisti. Ho capito chi sono gli amici veri e chi c’era invece solo per opportunità. Quando sono stato arrestato avevo smesso di giocare e facevo il direttore generale ad Alessandria. Il carcere mi ha chiuso le porte del mondo e anche del calcio. In un attimo sembra che nessuno si ricordi più di te».

VIALLI – «Luca era mio fratello. So che chiamava mia moglie Adriana tutte le settimane per sapere come stessi. Siamo sempre stati molto uniti. Quando giocavamo nella Juventus eravamo sempre insieme, così come a Londra. Abitavamo a 300 metri di distanza. Un’estate abbiamo affittato una barca e siamo partiti, solo io e lui. Ricordo che faceva l’allenatore/giocatore al Chelsea ed era sempre al telefono e… quanto glielo facevo pesare. Mi fa male pensare che non abbia fatto in tempo a godersi la mia assoluzione, proprio lui che me l’ha sempre detto e mi ha sempre sostenuto. Ma sono sicuro che ha esultato in cielo».

L’ANGELO CUSTODE DENIS BERGAMINI – «Assolutamente. Denis è nel mio cuore, pensi che ho chiamato mio figlio così in suo onore. Chi lo conosceva sa che Bergamini era un ragazzo speciale, per me a Cosenza è stato un secondo padre. Non ho mai creduto nemmeno per un attimo all’ipotesi del suicidio. È il mio angelo custode. In carriera gli ho dedicato tutti i miei gol».

I GOL PIÙ IMPORTANTI – «Quello segnato al Real nella Champions del ‘96. Faccio gol io, vinciamo e passiamo il turno. Così come il rigore tirato in finale con l’Ajax. Poi la Coppa, la festa, quanti ricordi. Eravamo un gruppo fantastico, fatto di uomini veri. E a guidarci avevamo Marcello Lippi e Gianni Agnelli. L’Avvocato mi stimava molto: dopo un gol in Champions al Dortmund scese in spogliatoio e mi disse “Con me in porta mica lo facevi”. Ancora oggi abbiamo una chat tra ex compagni in cui parliamo e quando ci rivediamo è come se non fosse passato un giorno».

I PIU’ ATTIVI DELLA CHAT DEGLI EX JUVE – «Scrivono in tanti! Forse Ciro Ferrara, l’anima dello spogliatoio. Poi Di Livio, Torricelli, Peruzzi e molti altri. C’è anche Conte, che però è ovviamente quello più impegnato di tutti. Il segreto delle nostre vittorie è sempre stato l’essere una cosa sola, unito al duro lavoro. Quello che deve ritrovare la Juventus di oggi».

Bosnia, parla Dzeko: «L’esultanza? Tutto normale, ecco cosa ci siamo detti con Dimarco. Se l’Italia ha paura del Galles…»

L’attaccante della Bosnia, Edin Dzeko, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della finale playoff Mondiali contro l’Italia

La conferenza stampa di Edin Dzeko alla vigilia di Bosnia Italia, finale dei playoff per accedere ai Mondiali.

L’ESULTANZA DI DIMARCO E COMPAGNI – «Meno male che il focus si è spostato dall’altra parte, è normale. Ognuno ha le proprie preferenze, con chi vuole giocare e chi non vuole. Bisogna essere intelligenti, soprattutto oggi con i social network, perché ogni cosa può scivolare in una diversa direzione. Però per me è tutto normale».

ITALIA – «Sono passati 20 anni dal mio gol alla Turchia, il primo in nazionale, questo significa che la carriera di un giocatore passa in fretta e bisogna godersi ogni momento. Io conosco bene la nazionale italiana, con alcuni giocatori sono stato a Roma, all’Inter e alla Fiorentina. Ci conosciamo bene, loro hanno analizzato anche il nostro modo di giocare».

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L’AMORE DELLA GENTE? – «Sicuramente è qualcosa che mi fa sentire molto fiero e orgoglioso, lo dimostro anche. Farò di tutto per la nazionale, finché posso e finché l’allenatore mi chiama io sicuramente giocherò».

COSA TRARRE DI BUONO DA QUESTA SITUAZIONE? – «Se devo dire sinceramente… Quello che desideriamo è vincere, però bisogna comunque prepararsi e giocarla al massimo. Gli italiani si saranno preparati bene perché è importante per loro. Ci può essere anche un cambio della situazione, noi desideriamo mostrare il nostro livello più alto».

GALLES – «Ogni partita è diversa, però la qualità e la grandezza di questa nazionale è che valiamo, per questo siamo riusciti a segnare. Questo ci dà sicurezza e fede che possiamo fare un buon risultato. Nell’ultima partita, quando hanno sbagliato l’ultimo rigore, sapevo che Kerim (Alajbegovic, ndr) avrebbe potuto fare gol».

ITALIA FAVORITA? – «Sono sicuro che l’Italia non ci sottovaluterà, soprattutto non dopo le dichiarazioni di Dimarco e Vicario. Nessuno è stato felice per come sono andate le cose, noi dobbiamo dimostrare qualità, giochiamo in casa e puntiamo molto sui tifosi».

ANCORA SUL CASO DIMARCO – «Abbiamo visto tutti quello che è successo. Ti dico sinceramente che è una cosa normalissima. Come ho detto prima tutti noi abbiamo le preferenze. Forse la mia era di non giocare contro l’Italia in questa finale. Non posso esultare perché ci gioco contro. Però ovviamente oggi bisogna essere attenti, con i social tutto diventa normale, si ingigantisce come questa. L’abbiamo vista. L’Italia non voleva giocare in Galles, non so perché. Noi siamo andati lì, senza paura, e abbiamo vinto. Non so perché l’Italia deve avere paura di Galles o Bosnia. È una Nazionale incredibile, che ha vinto quattro Mondiali, se ha paura di giocare in Galles qualcosa non funziona.  Forse dobbiamo vedere anche in questo modo che possono soffrire in questa partita. Si giocano tanto dopo due Mondiali persi. Vuol dire che hanno pauraDimarco mi ha scritto che non voleva offendere nessuno, gli ho risposto ‘di che parliamo’, non ci sono problemi».

IL CAMPO DI ZENICA – «Certamente giocare su un campo grande, bello, con tanti tifosi è un privilegio. Se qualcuno sa giocare sui campi sfavorevoli sono gli italiani».

SU DEMIROVIC – «È molto importante per noi, per la nostra nazionale. È normale che uno non segni quando c’è la possibilità. Il calcio è bello perché puoi recuperare».

UNA COSA A CUI RINUNCEREI PUR DI ANDARE AL MONDIALE? – «Già che mi vede qua… Finché sto bene, finché posso aiutare sarò qui. Io amo il calcio e ogni giocatore ha una sola carriera. In passato potevo andare da qualche parte a guadagnare ancora di più. Nellla mia testa c’è l’idea che ci sia solo una carriera. Devi giocare al massimo, in Europa finché posso. Sono arrivato a 40 anni, sono ancora qua, sono contento. A cosa rinuncerei è difficile da dire, non voglio pensarci, voglio dare il massimo domani provando a vincere una partita che non sarà facile per niente e poi sperare».

GATTUSO HA DETTO DI SENTIRE IL PESO DELL’ITALIA SULLE SPALLE, ANCHE IO? – «L’ho visto nella partita a Firenze, Fiorentina-Milan. Gli ho detto “mister spero di vederti in Bosnia” ed eccoci qua. Ci vediamo in una partita importantissima per tutti e due i paesi. In Italia ho molti amici, prima e dopo la partita ci sarà molto rispetto. Quando inizia l’inno italiano tutti devono alzarsi e applaudire. L’Italia è venuta a giocare in amichevole dopo la guerra in Bosnia nel 1996. Per questo siamo sempre grati, poi nei novanta minuti ci sarà una guerra. Dopo amici come prima, succede quel che succede».

Modric Milan, il Maradona chiama ancora: Napoli e un altro record nel mirino! La missione del croato

Modric Milan, il Maradona chiama ancora: Napoli e un altro record nel mirino! I centrocampista croato mette nel mirino Ibrahimovic

La Gazzetta dello Sport accende i riflettori su Luka Modric, pronto a tornare al Maradona per la terza volta in carriera e per la prima con la maglia del Milan. I due precedenti in casa del Napoli, entrambi con il Real Madrid, risalgono al 7 marzo 2017 e al 3 ottobre 2023: in tutte e due le occasioni arrivò una vittoria dei blancos, e in entrambe le stagioni il club spagnolo chiuse poi il cammino con la conquista della Champions League. Un dato che rafforza l’immagine del croato come autentico uomo delle grandi notti europee.

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Modric Milan, una bacheca infinita e un peso totale nello spogliatoio

Il valore di Modric si misura anche nei numeri. Con il Real Madrid ha conquistato 28 trofei, diventando il calciatore più titolato nella storia del club, mentre sul piano europeo condivide il primato delle sei Champions League vinte. Anche in rossonero il suo impatto si è visto subito: il croato è arrivato al Milan nell’estate 2025, con contratto fino al 30 giugno 2026 e opzione per un’ulteriore stagione, e secondo la rosea è già diventato un riferimento tecnico e carismatico per la squadra. La sua scelta di continuare in un campionato competitivo come la Serie A conferma una fame di successi tutt’altro che esaurita.

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Modric Napoli, tra Croazia, Serie A e il record di Ibrahimovic

Attualmente Modric è impegnato con la Croazia e continua ad aggiornare numeri straordinari anche in nazionale, dove conta 195 presenze e 28 reti. In vista della trasferta di Napoli, il suo rientro a Milanello sarà gestito con attenzione, ma il peso specifico del centrocampista resta altissimo anche nella corsa finale del Milan di Massimiliano Allegri. Sullo sfondo resta pure un altro obiettivo simbolico: superare Zlatan Ibrahimovic, oggi il giocatore di movimento più anziano ad aver giocato in Serie A con il Milan a 41 anni e 146 giorni. Modric, nato il 9 settembre 1985, compirà 41 anni a settembre: la leggenda, per ora, non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Bergomi e il consiglio all’Italia: «Così si ferma Dzeko, la partita di Bergamo ci ha dimostrato una cosa. E in caso di flop non prendiamocela con Gattuso!»

L’ex difensore e capitano dell’Inter, Beppe Bergomi, ha voluto dire la sua in vista di Bosnia Italia, la finale dei playoff Mondiali di domani

Beppe Bergomi è prima di tutto un campione del mondo 1982. In questa intervista a Tuttosport, lo “Zio” analizza il momento della Nazionale di Gattuso in vista dell’incrocio da dentro o fuori contro la Bosnia.

LA PAURA – «Quando ha segnato Tonali in telecronaca ho detto “finalmente”. Finalmente perché quel gol è stata una liberazione, perché avevo visto i mostri nel primo tempo. Si percepiva questa pesantezza, questa diciamo tra virgolette paura di non farcela. Sì, nel primo tempo si vedeva che la palla pesava, poi anche tatticamente Rino l’ha aggiustata nel secondo tempo perché nella prima parte non ci abbiamo capito molto, bisognava andare, secondo me, a trovare più velocemente le punte e invece non le trovavamo mai. Quando giochi con il 3-5-2 l’uomo non lo salti, a parte un po’ Politano e quindi hai bisogno di innescare le punte. Nel secondo tempo si è visto qualcosa di diverso e l’hai vinta».

L’IMPATTO DI PIO ESPOSITO – «Pio è un ragazzo che quando entra in campo si accende subito. È un giocatore che migliora tutto il reparto. Io non so che scelte farà Rino, però Pio è un ragazzo su cui bisogna contare. Se devo individuare dei cambi nel reparto offensivo direi i due esterni di centrocampo che hanno corso tanto, sia Dimarco che Politano. Però Pio è un giocatore da considerare sempre, è un ragazzo intelligente, si muove bene sul campo, anche fuori, lo vedo molto maturo e può essere veramente utile per questa squadra».

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MEGLIO LA BOSNIA DEL GALLES – «Anch’io penso meglio Bosnia che Galles (sorride, nda), perché il Galles sul ritmo, sui duelli, sulla fisicità hanno qualcosa di più di noi, come l’Irlanda del Nord. Però noi dobbiamo andare sulla tecnica, sulla qualità. Sicuramente la Bosnia è un po’ più esperta, andiamo a giocarla a casa loro e ha giocatori come Muharemovic, Kolasinac, Dzeko. Insomma gente che ha esperienza ma noi siamo più bravi».

COME SI FERMA DZEKO – «(Sorride ancora, nda) Edin è un giocatore di grande esperienza ma ha 40 anni, ha giocato novanta minuti. Va anticipato, attenzione sulle palle da fermo, è uno che se lo fai colpire fa gol. Ma non mi concentrerei solo su di lui ma anche su Demirovic che è un buon giocatore, il ragazzo che ha calciato l’ultimo rigore è un 2007. Insomma un po’ di talento ce l’hanno, non vanno velocissimi però l’attenzione ce l’hanno anche come difendere contro di noi».

LA LEZIONE DI BERGAMO – «Ci ha dimostrato che l’Italia è forte. Adesso, dopo questa vittoria contro un avversario secondo me modesto, penso che i giocatori possano essere anche un po’ più leggeri dal punto di vista della pressione, anche se l’obiettivo non cambia. Devo pensare che saranno loro quelli che riporteranno l’Italia a giocare il Mondiale…».

L’ITALIA AL MONDIALE: COMPARSA O PROTAGONISTA – «Se penso all’Argentina, al Brasile, all’Inghilterra, alla Spagna, alla Francia, più di tutte, ti direi una comparsa. Ma quando sei là te la giochi. Quando la Croazia ha fatto la finale nel 2018 era partita anche lei dagli spareggi. Perché non possiamo pensare di fare un certo tipo di percorso anche noi? Non sto dicendo che lo faremo, ma intanto andiamoci e poi vediamo cosa succede…».

IL REALE VALORE DEGLI AZZURRI – «Oggi le scelte di Rino sono su un 3-5-2 però se vai al mondiale puoi fare scelte diverse perché hai più tempo per lavorare, per formare un gruppo che non per forza deve essere lo stesso. Io ho fatto quattro mondiali e gli allenatori hanno sempre portato qualcuno che poi ha fatto bene».

NESSUN PROCESSO A GATTUSO IN CASO DI FLOP – «Non dovremo prendercela con Rino perché è arrivato in corsa, ha fatto le sue partite, non ha avuto tanto tempo, non gli abbiamo concesso neanche uno stage dopo l’ultima partita contro la Norvegia. Per me lui è stato bravo a creare un gruppo, ha riportato un senso di appartenenza che non c’era più».

Lukaku rompe il silenzio: «Non volterei mai le spalle al Napoli! Tutta la verità sul mio infortunio» – FOTO

Lukaku rompe il silenzio: «Non volterei mai le spalle al Napoli! Ecco tutta la verità sul mio infortunio», il messaggio social del belga

Romelu Lukaku ha scelto i social per chiarire la propria situazione dopo i dubbi emersi negli ultimi giorni sul mancato ritorno a Napoli. L’attaccante belga ha spiegato di aver attraversato un periodo molto complicato, segnato da problemi fisici e personali, precisando di non essersi sentito bene nelle ultime settimane. Dai controlli svolti in Belgio è emersa un’infiammazione con presenza di liquido nella zona del flessore dell’anca, vicino alla cicatrice del precedente infortunio. Per questo ha deciso di proseguire la riabilitazione lontano dall’Italia, con l’obiettivo di tornare al 100% e rendersi di nuovo utile al Napoli e alla nazionale non appena sarà pronto.

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IL MESSAGGIO – «Questa stagione è stata molto difficile per me, tra l’infortunio e la perdita personale. So che negli ultimi giorni si è parlato molto della mia situazione ed è importante chiarire tutto. La verità è che nelle ultime settimane non mi sentivo bene fisicamente e ho fatto dei controlli mentre ero in Belgio. È emerso che c’era un’infiammazione e del liquido nel muscolo flessore dell’anca, vicino alla cicatrice. Dato che è il secondo problema che ho avuto da quando sono tornato a inizio novembre, ho scelto di fare la riabilitazione in Belgio così da poter aiutare la squadra quando sarò chiamato. Penso che molti di voi abbiano visto l’intervista che ho fatto a Verona: non potrei mai voltare le spalle al Napoli, mai. Non c’è niente che desideri di più che giocare e vincere per la mia squadra. Ma in questo momento devo assicurarmi di essere clinicamente al 100%, perché recentemente non lo sono stato, e questo ha avuto un impatto anche mentale. È stato un anno molto intenso… ma alla fine ce la farò e aiuterò il Napoli e la nazionale a raggiungere i loro obiettivi quando sarò chiamato in causa. È tutto ciò che voglio».

Inter Roma, giallorossi attesi dalla prova ‘da grandi’: i dubbi di Gasperini e l’idea per sostituire Wesley

Inter Roma, giallorossi attesi dalla prova ‘da grandi’: i dubbi di formazione di Gasperini e l’idea per sostituire Wesley in caso di forfait

Per la Roma di Gian Piero Gasperini il conto alla rovescia è già iniziato: mancano otto partite alla fine della stagione e la trasferta di San Siro contro l’Inter capolista rappresenta il passaggio più delicato della corsa al quarto posto. Secondo il focus proposto da La Gazzetta dello Sport, un risultato positivo a Milano rilancerebbe con forza la candidatura giallorossa alla prossima Champions League, restituendo entusiasmo a tutto l’ambiente. Al contrario, un passo falso rischierebbe di pesare in modo quasi definitivo, anche perché le rivali dirette hanno sulla carta un turno più abbordabile: il Como farà visita all’Udinese, mentre la Juventus ospiterà il Genoa. Gasperini, del resto, non ha nascosto il suo obiettivo: tornare subito nell’Europa che conta. Per riuscirci, però, servirà una prova di altissimo livello contro i nerazzurri.

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Roma Inter, il rebus Wesley complica i piani sulla fascia

A rendere ancora più complessa la vigilia c’è l’emergenza legata a Wesley, esterno brasiliano rientrato nella Capitale solo nelle ultime ore dopo il problema accusato con la nazionale. Il giocatore è atteso dagli esami strumentali per definire l’entità della lesione alla coscia destra, ma le indicazioni emerse nelle ultime ore vanno verso il forfait contro l’Inter. L’assenza di Wesley toglierebbe alla Roma corsa, profondità e spinta sulla corsia, elementi che nel sistema di Gasperini hanno un peso enorme. Per sostituirlo, il tecnico sta valutando più opzioni: Angeliño, se offrirà garanzie fisiche, Rensch adattato, oppure Tsimikas, che resta il cambio più naturale ma finora non ha convinto quando è stato chiamato in causa.

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Roma Inter, Soulé e Pellegrini per sostenere Malen

L’altro nodo riguarda la fase offensiva. Senza Paulo Dybala, l’obiettivo di Gasperini è evitare che Donyell Malen resti isolato. In questo senso, la notizia più incoraggiante arriva da Matias Soulé, tornato ad allenarsi in gruppo e candidato a un rientro almeno parziale contro l’Inter. La sua qualità può diventare fondamentale sia dal primo minuto sia a gara in corso. Accanto a lui, un ruolo centrale lo avrà Lorenzo Pellegrini, reduce da un momento positivo e considerato da Gasperini una pedina chiave per alzare il tasso tecnico negli ultimi metri. «Tolto Dybala, Lorenzo è tecnicamente il miglior giocatore della rosa». Un eventuale impiego contemporaneo di Pellegrini e Soulé darebbe più creatività e assistenza a Malen, alimentando il sogno giallorosso di un colpo pesantissimo a San Siro.

Capello avverte Gattuso: «Occhio ai calci piazzati della Bosnia, noi dobbiamo andare al Mondiale! Sul ballottaggio in attacco la penso così»

L’ex allenatore di Juve, Roma e Milan, tra le altre, Fabio Capello, ha voluto dire la sua sull’Italia di Gattuso in vista del match di domani con la Bosnia

Fabio Capello è pronto a tutto pur di vedere l’Italia qualificarsi ai Mondiali. Il tecnico che in carriera ha vinto cinque scudetti, due campionati spagnoli e una Champions League, oltre ad aver guidato le Nazionali di Inghilterra e Russia, ha persino fatto un fioretto per la supersfida di Zenica. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, “Don Fabio” non nasconde la sua enorme e sofferta passione per i colori azzurri.

LE URLA DAVANTI ALLA TV – «Beh, quattro o cinque urla sono partite. Sicuramente ai gol, ma anche dopo certe occasioni mancate… Mi è scappato pure un “Noooooo” quando ha avuto quella palla Retegui: credo si sia sentito ovunque. Ma era un momento troppo importante, una gara troppo importante».

L’OSTACOLO SUPERATO – «Aver superato quell’ostacolo con un primo tempo timido e un secondo in cui ci siamo ritrovati è stato psicologicamente molto importante. Ha sicuramente aiutato i ragazzi a capire quale sia il nostro valore reale e credo che Gattuso, in vista della partita in Bosnia, lavorerà anche su questo».

LA SCOSSA NEGLI SPOGLIATOI – «Non so che cosa abbia detto il ct nell’intervallo, ma sì, ha parlato. E lo ha fatto toccando i tasti giusti con le giuste vibrazioni, perché poi si è vista un’altra Italia».

LA SCOPERTA ESPOSITO – «Partendo dalle cose peggiori viste a Bergamo, direi i soliti difetti che troviamo molte volte nel calcio italiano: passaggi laterali, lentezza, poca verticalizzazione, poca personalità quando si ha la palla. Quanto agli aspetti positivi, la reazione è stata importante e mi è piaciuto anche l’inserimento di Pio Esposito che ha dato un certo equilibrio. Davanti sono tutti e tre bravi, però Retegui e Kean sono un po’ troppo simili. Pio invece, soprattutto nei momenti importanti, ha quella forza e quel gioco di testa che possono diventare fondamentali, oltre a un’ottima visione di gioco».

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IL BALLOTTAGGIO IN ATTACCO – «Bisognerà vedere come Gattuso imposterà la partita. Da lì si capirà se sarà meglio inserirlo dall’inizio o in corsa. Retegui arriva da qualche settimana senza giocare e il ritmo arabo è un’altra cosa rispetto al nostro, alle volte la non attitudine la paghi».

IL FATTORE GATTUSO – «Avere una persona che ti aiuta, ti dà fiducia, che vede nei momenti di difficoltà la necessità di parlarti e di esserti vicino, che dice le cose che la sua esperienza gli permette di far dire, è sicuramente molto importante. Gattuso ha un passato calcistico tale da poter comunicare con i suoi anche attraverso qualche esempio, qualche ricordo… Tanto i giocatori vivono di calcio, vedono le partite, sanno quello che è successo, per cui credo che questo aspetto possa davvero essere una delle chiavi».

DZEKO – «Mi preoccupano i calci d’angolo e i calci di punizione per come riusciremo a difendere in area di rigore. Abbiamo bravissimi difensori con la palla tra i piedi, ma sono meno portati alle marcature. La Bosnia poi ci fa molto affidamento, proprio giovedì sera Dzeko è riuscito così a superare giocatori forti di testa come quelli del Galles. Affronteremo una Nazionale che ha qualità e personalità, a partire da quel ragazzino di 18 anni che ha tirato l’ultimo rigore, Alajbegovic».

IL PESO DI 12 ANNI SENZA MONDIALE – «È vero che loro giocheranno sapendo di avere meno da perdere rispetto a noi, ma dobbiamo ad ogni costo scendere in campo con la mente libera, dimenticando il peso di questi 12 anni di assenza dal Mondiale. Non è facile, ma dobbiamo riuscirci. Giochiamo liberi».

IL MOTORE DEL CENTROCAMPO – «Non ci sarà un “man of the match” tra gli azzurri, ma un reparto. E come sempre il motore e le idee sono del centrocampo».

LE POLEMICHE DELLA STAMPA BOSNIACA – «Io faccio delle valutazioni in base a quello che penso del calcio, simpatia e antipatia mi interessano poco».

L’OBBLIGO DI QUALIFICARSI – «Non è possibile immaginare che questa finale vada male, dobbiamo andare al Mondiale. Gli italiani si appassionano alle grandi manifestazioni, da sempre, infatti ora guardiamo tutti Formula 1 e tennis. L’Italia manca da 12 anni dalla più grande manifestazione calcistica. Il motivo per cui si avverte una certa disaffezione intorno alla Nazionale è tutto lì».

L’ATTESA A CASA – «Seguirò la partita a casa, con mia moglie. Riti scaramantici? No, però durante l’inno mi alzo in piedi».

Fiorentina, i numeri della svolta con Vanoli: ma c’è un campanello d’allarme!

Fiorentina, i numeri della svolta con Vanoli: ma c’è un campanello d’allarme! L’analisi della Gazzetta dello Sport sul momento della Viola

Ancora un giorno di riposo per ricaricare le batterie, poi la Fiorentina tornerà a sudare al Viola Park con un unico, vitale obiettivo: la trasferta contro l’Hellas Verona. Il mese di aprile si preannuncia cruciale per blindare la permanenza in Serie A e consolidare (o migliorare) l’attuale quintultima posizione. La volata primaverile parte dal Bentegodi contro una formazione scaligera ormai quasi spacciata, un appuntamento da non fallire per allontanarsi in via definitiva dalla zona rossa. Ecco l’analisi de La Gazzetta dello Sport.

I numeri della rinascita difensiva

Dopo i pesanti sbandamenti della prima parte di stagione, in cui la squadra aveva mostrato una fragilità cronica, la retroguardia gigliata ha finalmente trovato la quadra. Il passaggio di testimone in panchina tra Stefano Pioli e Paolo Vanoli ha radicalmente invertito la rotta. I dati statistici certificano il miglioramento:
• Gestione precedente: 28 gol incassati in 17 gare (media di 1,6 a partita).
• Nuovo anno (2026): 16 reti subite in 13 partite (media scesa a 1,2 a match).
Al netto degli 8 gol incassati a febbraio tra campionato e Conference League, e del rovinoso scivolone di Udine del 2 marzo, la Viola si è rapidamente rimessa in bolla, dimezzando le reti al passivo nelle successive cinque uscite.

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L’ansia per Dodô

Il segreto di questa ritrovata compattezza risiede nell’abbandono della difesa a tre in favore di un assetto a quattro (declinato nel 4-1-4-1 o nel 4-3-3), che ha restituito certezze allo spogliatoio. Non è un caso che l’unico vero tracollo recente – i tre gol subiti contro l’Udinese – sia coinciso proprio con un ritorno d’emergenza alla difesa a tre (con l’inserimento del debuttante Rugani) per sopperire all’assenza dello squalificato Dodô.
Proprio l’esterno brasiliano rappresenta la grande incognita in vista del Verona: fermatosi nell’ultimo allenamento di sabato per un problema muscolare, si sottoporrà a esami clinici nelle prossime ore e resta in fortissimo dubbio.

I protagonisti del nuovo “fortino”

A guidare la resistenza viola davanti alla porta del nuovo capitano David De Gea, spicca il rendimento di Luca Ranieri. Pur avendo ceduto la fascia al portiere spagnolo, il difensore resta un pilastro irrinunciabile. Insieme a Marin Pongracic forma la coppia centrale più utilizzata e affidabile, mentre il giovane Comuzzo si sta rivelando una risorsa preziosa nelle rotazioni di coppa.

Infine, una menzione d’onore va al centrocampo: l’abnegazione tattica di elementi come Mandragora, Brescianini e Ndour, pronti a sacrificarsi in copertura, è l’ingrediente invisibile ma indispensabile per mantenere il muro alzato e conquistare la salvezza.

De Zerbi Tottenham, c’è la svolta! Ore decisive dopo l’apertura del tecnico: ecco l’offerta degli Spurs

De Zerbi Tottenham, c’è la svolta! Ore decisive dopo l’apertura del tecnico: svelata l’offerta degli Spurs per l’allenatore italiano

Il Tottenham accelera per Roberto De Zerbi e prova a stringere i tempi per affidargli la panchina in vista della prossima stagione. Nelle ultime ore, infatti, l’ex tecnico di Marsiglia e Brighton ha dato apertura a valutare la proposta degli Spurs, che hanno messo sul tavolo un contratto di cinque anni.

Tottenham De Zerbi, pressing del club e garanzie tecniche

La società inglese sta insistendo con forza per convincere l’allenatore italiano, inizialmente poco propenso a entrare in corsa. Il pressing del club, però, si è fatto sempre più intenso, accompagnato anche da precise garanzie tecniche. Il Tottenham avrebbe infatti assicurato a De Zerbi la volontà di costruire una squadra forte e competitiva per le prossime stagioni, aspetto ritenuto fondamentale per arrivare a una decisione definitiva. A rivelarlo è Gianluca Di Marzio.

De Zerbi Tottenham, ore decisive per il sì finale

Adesso tutto si giocherà nelle prossime ore, che si preannunciano decisive per il possibile via libera. Se dovesse arrivare il sì finale, De Zerbi tornerebbe in panchina a pochi mesi dalla conclusione della sua esperienza con il Marsiglia.

Allarme Gattuso, non arrivano buone notizie per l’Italia

Domani la finale playoff, ma l’Italia di Rino Gattuso è atteso da un rischio molto elevato: il ct fa scattare l’allarme

Non ci sono via di fuga: dentro o fuori per l’Italia domani sera a Zenica contro la Bosnia. Dentro significherebbe riprendersi il Mondiale a 12 anni di distanza dall’ultima volta; fuori, invece, rappresenterebbe la fine del movimento calcistico italiano così come lo conosciamo. Sarebbe davvero l’anno zero, con la necessità di rifondare la Federazione partendo dai vertici.

Non ci vogliono pensare però in Figc e tantomeno non ci vuole pensare Gattuso: il ct non vuole essere quello del terzo fallimento iridato e sta lavorando ormai da mesi per far sì che l’Italia arrivi pronta all’appuntamento più importante. Anche per questo il suo staff ha considerato ogni dettaglio ed ha suggerito di non anticipare la partenza per il freddo bosniaco: soltanto oggi pomeriggio gli azzurri arriveranno a Zenica e non effettueranno la rifinitura nello stadio che domani ospiterà la partita.

Una mossa dettata dalle cattive condizioni meteo che negli ultimi giorni hanno flagellato la città: neve e gelo hanno caratterizzato Zenica nel weekend, anche se la situazione è in miglioramento. Da ieri non cade più la neve e le temperature sono in rialzo. Bollente sarà l’atmosfera all’interno dello stadio, la piccola fortezza dove la Bosnia gioca spesso e ha ottenuto le sue vittorie più importanti. Proprio lo stadio, ed in particolare il terreno di gioco, può rivelarsi un pericolo per l’Italia.

Gattuso preoccupato, l’erba può essere un rischio per l’Italia

L’erba dello stadio di Zenica, infatti, non è nelle migliori condizioni. Dopo la nevicata dei giorni scorsi, il terreno di gioco è stato riseminato, ma non è ancora al meglio.

Così si può notare quest’oggi un’erba a macchia di leopardo con parti più chiare ed altre più scure. Da considerare anche l’altezza del manto erboso: decisamente maggiore rispetto a quella cui sono abituati gli azzurri. Sarà anche questo un elemento da prendere in considerazione per farsi trovare pronti alla battaglia.

Il rischio di un campo non all’altezza della situazione c’è, così come c’è il timore che con un’erba non omogenea possa esserci qualche infortunio. Gli azzurri dovranno fare presto conoscenza con le condizioni del terreno di gioco, in modo da non incorrere in eventuali pericoli. Gattuso e il suo staff ha pensato anche a questo per preparare la partita più importante della sua carriera: ora non resta che vincerla.

Douglas Costa rivela: «Nel 2023 vicino a tornare, mi sento ancora juventino dentro. A Lewandowski consiglierei la Juventus»

Douglas Costa, ex Juventus ed ora al Chievo, ha riavvolto il nastro dei suoi ricordi in bianconero ma non solo. Ecco cosa ha detto

Douglas Costa, ex Juventus ed ora al Chievo in Serie D, ha parlato in una lunga intervista a Tuttosport. Le sue dichiarazioni.

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RITORNO ALLO STADIUM – «Presto tornerò all’Allianz Stadium, ora guardo la Juve in televisione. So quanto sia difficile giocare in un club così: ci sono momenti complicati, in cui bisogna stare uniti. Le pressioni sono tante. Ma la Juve sarà sempre la Juve: sono convinto che presto torneranno a competere per vincere».

SPALLETTI – «Mi piace davvero tanto, ho anche giocato più volte contro le sue squadre. Amo gli allenatori che corrono dei rischi, che cercano sempre di essere propositivi. Ha uno stile di gioco che mi piace tanto: sì, non nego che mi sarebbe piaciuto essere allenato da lui».

COMPAGNO CHE LO HA ISPIRATO – «Cristiano Ronaldo. È un professionista unico ed è anche una grande persona, più di quanto si possa immaginare. Ma ho giocato anche con campioni di livello assoluto molto simili, anche come mentalità: Neymar, Dybala e Ribery per esempio. È stato un onore condividere lo spogliatoio con gente così».

PERIODO PIU’ DIFFICILE – «Alla Juve. Ho vinto, mi sono tolto delle soddisfazioni, ma è stato faticoso gestire gli infortuni, soprattutto negli ultimi mesi: ho passato più tempo al J Medical che in campo. È stata dura».

VICINO A TORNARE ALLA JUVE – «Sì, nel 2023. Ne avevo parlato anche con Bonucci, mi ero proposto, speravo di poter dare ancora una mano. Però la società non è andata avanti. Mi sento ancora juventino dentro».

PARTITA MIGLIORE DELLA CARRIERA – «Ne cito due: quando ero al Bayern Monaco contro la Juve, nel 2016. Il 4-2 a Monaco di Baviera, lì feci un partitone. E poi la rimonta sfiorata al Bernabeu del 2018: vincere 3-0 a Madrid, dopo lo 0-3 dell’andata, non succede a nessuna squadra al mondo. Stava capitando a noi, prima di quel maledetto rigore segnato da Ronaldo nel finale. Stavamo scrivendo la storia, avremmo potuto vincere la Champions League, non ci mancava niente. Nel calcio, però, la fortuna a volte cambia gli orizzonti».

COMPAGNO SOTTOVALUTATO – «Sami Khedira. Fortissimo: uno stile di gioco unico, lo trovavi ovunque, aveva una classe innata».

SPUTO A DIFRANCESCO – «Un brutto momento, me lo ricordo. Ho superato quel trauma, ma è stato complicato: ho deluso me stesso e i bambini che mi guardavano. Noi dobbiamo essere un esempio. Quello è stato un grande errore».

LEWANDOWSKI E VLAHOVIC – «Robert fa gol in tutte le maniere. Alla Juve farebbe comodo, gli consiglierei tutta la vita di indossare la maglia bianconera: è uno che segna dappertutto e lo farà ancora per tanti anni. Sarebbe perfetto per i bianconeri. Ma comunque hanno già un grande giocatore davanti che è Vlahovic. Dusan può ancora maturare, ha l’età giusta: per la corsa al 4° posto sarà decisivo il suo ritorno a certi livelli. Ha tutto per portare la Juve in Champions».

L’INTERVISTA COMPLETA A DOUGLAS COSTA

Ugarte Juventus, osservato speciale all’Allianz Stadium: idea nuova della dirigenza se dovesse partire questo big in estate. Novità!

Ugarte Juventus, è lui l’osservato speciale nell’amichevole dell’Allianz Stadium tra Algeria e Uruguay. Novità importanti

L’Allianz Stadium di Torino si prepara a vivere una grande notte di calcio, trasformandosi non solo nel prestigioso palcoscenico dell’amichevole internazionale tra l’Algeria guidata da Vladimir Petkovic e l’Uruguay di Marcelo Bielsa, ma anche in una preziosissima occasione di calciomercato per la squadra di casa.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Secondo quanto rivelato dall’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, questo evento offre un’opportunità logistica e strategica impareggiabile per la dirigenza della Juventus. L’amministratore delegato Damien Comolli e il direttore sportivo Marco Ottolini potranno infatti visionare da vicino alcuni giocatori interessanti senza doversi spostare dalla propria sede.

Presso il centro sportivo della Continassa, designato ufficialmente come quartier generale della selezione africana, il tecnico bianconero Luciano Spalletti ha fatto gli onori di casa, accogliendo calorosamente l’ex allenatore della Lazio. Sugli spalti dello stadio, invece, Ottolini sfrutterà l’occasione per un’attenta sessione di scouting dal vivo. L’obiettivo principale e dichiarato di questa osservazione mirata è Manuel Ugarte.

Il restyling della mediana: Ugarte obiettivo storico

Il forte centrocampista uruguaiano di 24 anni, attualmente in forza al Manchester United dall’estate 2024, rappresenta un obiettivo storico per la dirigenza bianconera. Il suo profilo tecnico era già stato monitorato con grande interesse durante le sue precedenti esperienze allo Sporting Lisbona e al Paris Saint-Germain, club ai quali la Juventus aveva esplicitamente richiesto il giocatore con la formula del prestito. Il nome di Ugarte rimane stabilmente nelle primissime posizioni delle liste di mercato della società, in vista del programmato restyling della linea mediana concordato in totale sinergia con mister Spalletti per il mese di luglio.

Il nodo Koopmeiners e le alternative di lusso

Dal punto di vista puramente tattico, l’uruguaiano agisce da formidabile equilibratore di centrocampo e in questa stagione britannica ha già collezionato 23 presenze di spessore. La società piemontese valuta il suo innesto come un’opzione assolutamente concreta, in particolar modo qualora dovesse concretizzarsi la cessione di Teun Koopmeiners. L’eventuale uscita del tuttocampista olandese, il cui futuro resta attualmente in bilico in attesa di definire la fondamentale qualificazione alla prossima Champions League, libererebbe lo spazio tecnico ed economico per l’assalto definitivo a Ugarte.

Il profilo del sudamericano si aggiunge a una ristretta ed elitaria lista dei candidati, che vede però in cima alle preferenze assolute del club il nome di Bernardo Silva, attualmente in scadenza di contratto con il Manchester City.

Bosnia Italia: perché è la partita più importante degli ultimi 20 anni e perché questa Nazionale deve credere ai Mondiali! L’analisi completa

Bosnia Italia: perché gli azzurri devono credere alla qualificazione ai Mondiali! L’analisi completa verso la finale playoff

Il calcio vive di partite leggendarie, sfide scolpite nella memoria collettiva come l’epico 4-3 dell’Azteca. Accostare la trasferta di domani a Zenica a questi miti può sembrare un sacrilegio, eppure, per noi, Bosnia-Italia è indiscutibilmente la partita più importante degli ultimi vent’anni. È la sottile linea d’ombra che separa la resurrezione dal baratro. Dopo le storiche esclusioni da Russia 2018 e Qatar 2022, la qualificazione ai Mondiali americani non è più solo un traguardo sportivo: è un obbligo vitale. Ecco cosa scrive oggi La Gazzetta dello Sport.

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L’illusione di Wembley

Non ce ne voglia Roberto Mancini, ma la notte magica di Euro 2020 si è rivelata un magnifico fuoco fatuo in un decennio di oscurantismo, inaugurato nel 2014 col morso di Suarez in Brasile. Da allora, solo incubi: prima le querce svedesi a San Siro, poi lo psicodramma macedone a Palermo. Due apocalissi che hanno bruciato una generazione, tanto che un ventenne di oggi ha solo ricordi sbiaditi dell’Italia in una Coppa del Mondo.

La missione di Gattuso

Per scacciare la paura serve una scossa, che oggi ha il volto fiero e battagliero di Rino Gattuso. Il ct si è caricato sulle spalle le ansie di un intero Paese, plasmando una squadra chiamata a ribellarsi al proprio destino. La bolgia di Zenica e l’eterno spauracchio Edin Dzeko incutono rispetto, ma questa Italia ha le carte in regola per domarli.

Ci presentiamo all’appuntamento con un reparto offensivo (Kean, Retegui, Esposito) che garantisce un peso specifico inedito per la nostra storia recente. A supportarli, una spina dorsale di prim’ordine: le mani sicure di Donnarumma, le geometrie “inglesi” di Tonali, la spinta sulle fasce di Calafiori e Politano, il motore inesauribile di Barella.

Destinazione America

Gattuso è in missione per conto del nostro calcio. Si gioca per l’intero movimento, per la rinascita di un sistema e per i giovani a cui è stato a lungo rubato il sogno iridato. Domani sera scendiamo in campo non solo per battere la Bosnia, ma per sconfiggere definitivamente i nostri demoni. Il mondo non si è mai fermato ad aspettarci. Ora tocca a noi rimetterci a correre: l’America non può più attendere.

Inter, il futuro è adesso. Incontro con Chivu, la posizione su Bastoni e Calhanoglu e chi saranno i primi obiettivi di mercato in estate

Inter, è in programma un incontro con Chivu per definire il futuro. Ecco cosa succederà poi nel mercato estivo tra acquisti e cessioni

Come riferito dal Corriere dello Sport, in casa Inter è previsto a giorni un importante vertice interlocutorio tra il tecnico Cristian Chivu, la dirigenza e la proprietà. Un confronto prezioso per gettare le basi del prossimo calciomercato estivo, in attesa di definire il bilancio finale della stagione. Conquistare lo Scudetto ed eventualmente la Coppa Italia rappresenterebbe la spinta ideale per consolidare il progetto nerazzurro senza stravolgerne le fondamenta. In caso di trionfo, l’allenatore romeno avrebbe la forza contrattuale per chiedere maggiore voce in capitolo nella costruzione della rosa, spingendo il club ad assecondare quelle richieste rimaste inascoltate durante la sessione di gennaio.

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Gli obiettivi in entrata: fisicità in mediana e velocità in attacco

Per plasmare la nuova squadra a immagine e somiglianza del suo tecnico, serviranno maggiore fisicità a centrocampo e maggiore qualità dalla trequarti in su. I profili ideali corrispondono a quelli già sondati nei mesi scorsi: se Ademola Lookman è ormai sfumato passando all’Atletico Madrid, il centrocampista della Roma Manu Koné resta un obiettivo assolutamente concreto. I dialoghi potrebbero riaprirsi a breve, estendendosi magari anche ad altre pedine come Davide Frattesi e Carlos Augusto. In mediana è inoltre previsto il rientro alla base di Aleksandar Stankovic, prezioso per le rotazioni. Per alzare il dinamismo offensivo, invece, torna di moda il nome di Moussa Diaby, jolly offensivo già cercato in inverno.

Cessioni illustri e la suggestione del cambio modulo

Il futuro scacchiere tattico dipenderà inevitabilmente dal mercato in uscita, in primis dalle questioni legate ad Alessandro Bastoni e Hakan Calhanoglu. Attualmente, la presenza del difensore azzurro impone l’utilizzo della difesa a tre, mentre il turco offre garanzie uniche in cabina di regia. Tuttavia, in caso di una loro partenza, Chivu sarebbe molto stuzzicato dall’idea di passare a una difesa a quattro, modulo già utilizzato con successo ai tempi della Primavera nerazzurra e del Parma.

Il mister è pronto ad adattarsi alle caratteristiche dei giocatori a disposizione e sarebbe felicissimo di trattenere i suoi big. Tuttavia, la società sarebbe legittimata a sacrificare uno dei suoi gioielli solo di fronte a un’offerta da capogiro e senza sconti, mossa necessaria per finanziare i colpi in entrata e aprire un nuovo ciclo vincente.

Chi è Andrej Kostic, nuovo acquisto del Milan dal Partizan. Storia, caratteristiche e identikit del colpo rossonero

Chi è Andrej Kostic: la storia e l’identikit tecnico del nuovo acquisto del Milan dal Partizan. Tutto quello che c’è da sapere

Il Milan non perde tempo e inizia già a programmare le mosse per la prossima stagione sportiva. Sfruttando la pausa per gli impegni delle nazionali, la dirigenza rossonera ha chiuso un importante affare in prospettiva, assicurandosi a titolo definitivo le prestazioni del giovanissimo e promettente attaccante Andrej Kostic.

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Le cifre dell’operazione e il blitz a Milano

Il talento montenegrino, classe 2007, è stato protagonista di una rapida incursione in Italia: nella giornata di ieri ha svolto e superato le visite mediche di rito presso la clinica La Madonnina, per poi fare immediatamente rientro a Belgrado, dove concluderà l’attuale annata con la maglia del Partizan.

L’operazione di calciomercato si è conclusa sulla base di 3 milioni di euro più bonus, oltre a una percentuale garantita sulla futura rivendita. Un accordo eccellente, facilitato dalla preziosa mediazione dell’agente Darko Ristic (lo stesso procuratore di Dusan Vlahovic). Questo intervento ha permesso al club di via Aldo Rossi di abbassare le iniziali pretese dei serbi, che chiedevano almeno 10 milioni, bruciando così la folta concorrenza di diverse società inglesi e tedesche.

La benedizione di Savicevic e i numeri del talento

A spingere Kostic verso i colori rossoneri c’è stato uno sponsor d’eccezione: il connazionale ed ex stella milanista Dejan Savicevic, che lo aveva segnalato alla dirigenza già la scorsa estate. I numeri giustificano l’investimento: a soli 19 anni, la punta ha già totalizzato 27 presenze e 11 reti con il Partizan, affermandosi nell’Under 21 e debuttando persino nella Nazionale maggiore montenegrina. Il ragazzo, lusingato dal corteggiamento del Diavolo iniziato lo scorso dicembre, ha accantonato ogni altra offerta per coronare il suo sogno.

Il piano tattico: dal Milan Futuro alla corte di Allegri

L’iter di inserimento previsto dalla società sarà graduale ma ambizioso. Inizialmente, Kostic sarà un rinforzo per il Milan Futuro, la formazione Under 23 allenata da mister Oddo. L’obiettivo a breve termine, però, è quello di aggregarlo al gruppo della Prima Squadra agli ordini di Massimiliano Allegri.

Il giocatore avrà l’occasione di mettersi in mostra già nelle amichevoli estive e nella tournée in Australia. Tatticamente si presenta come un formidabile jolly offensivo: capace di agire da prima o seconda punta, si adatta alla perfezione sia al 4-3-3 che al 3-5-2. Si attende ora solo l’annuncio ufficiale per dare il via formale a questa nuova avventura a tinte rossonere. Lo riporta il Corriere dello Sport.

Dybala Roma ai titoli di coda: per il CorSport sarà addio a fine stagione. Tre ipotesi per il futuro dell’argentino

Dybala Roma si separeranno a fine stagione. Tre ipotesi per il futuro dell’attaccante, ecco dove potrebbe giocare

Secondo il Corriere dello Sport, l’avventura di Paulo Dybala con la maglia della Roma sembra ormai destinata a giungere ai titoli di coda. Tra la tifoseria giallorossa cresce la consapevolezza di un epilogo malinconico per la Joya, con la speranza di tutti che possa salutare il pubblico in campo e non in infermeria, magari regalando al club la tanto attesa qualificazione in Champions League. In fondo, per citare le parole che Nemanja Matic gli rivolse a Budapest dopo la finale persa: «That’s football».

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Il silenzio di Trigoria e il nodo del rinnovo

Oggi è il 30 marzo e, a due mesi esatti dal termine dell’accordo, la situazione sul contratto in scadenza è in fase di stallo assoluto. Da Trigoria, la dirigenza non ha ancora bussato alla porta del giocatore o a quella dei suoi agenti Jorge Antun e Carlos Novel per avviare una vera trattativa. Le occasioni non mancavano: Antun si trovava recentemente nella Capitale per festeggiare la nascita della piccola Gia, la primogenita che Paulo e Oriana hanno da poco portato ad ammirare il Colosseo.

Il calvario degli infortuni e l’operazione al menisco

A pesare sul futuro giallorosso sono i continui stop fisici. Il fantasista argentino è attualmente ai box per l’intervento chirurgico al menisco, un iter clinico surreale arrivato il 6 marzo solo dopo ben 40 giorni di inutile terapia conservativa. I continui infortuni, tra cui le lesioni muscolari e i postumi dell’operazione al tendine, hanno messo in allerta il club. Per restare alla Roma, il numero 21 dovrebbe decurtarsi pesantemente lo stipendio, passando dagli attuali 8 milioni netti garantiti dall’accordo a salire, a un massimo di 3 milioni annui.

Boca Juniors o Turchia: le piste di calciomercato

Se il dialogo non dovesse riaprirsi, Dybala è libero di guardarsi attorno. La prima suggestione lo riporterebbe a casa, al Boca Juniors, una scelta di cuore che comporterebbe un ingaggio decisamente più basso. La seconda opzione porta in Turchia, dove Galatasaray e Fenerbahçe sono pronti a garantirgli cifre pari a quelle attuali.

Ora l’obiettivo del trentaduenne è recuperare per il rush finale del campionato, assecondando la speranza di Gasp e di tutta la piazza sportiva, per chiudere l’annata con gratitudine e senza alcun rimpianto.

Calciomercato Juve: Kolo Muani dice sì anche senza Champions League. Il gesto del francese e come cambiano i piani in attacco

Calciomercato Juve: Kolo Muani vuole tornare in bianconero anche senza Champions League. Così cambiano i piani in attacco

La Juventus ha tracciato in modo chiaro e definitivo le linee guida per il futuro del proprio reparto offensivo in vista della prossima stagione. Il club bianconero ha le idee ben definite: consolidare i punti fermi e intervenire sul mercato con innesti mirati per innalzare la competitività della rosa. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna di Tuttosport, il progetto tecnico guidato da Luciano Spalletti ripartirà da una grande certezza in attacco.

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Il rinnovo di Dusan Vlahovic: pilastro del progetto

Il punto fermo e inamovibile della squadra è Dusan Vlahovic. La società e l’allenatore sono in totale sintonia sulla centralità del centravanti serbo. I contatti tra la dirigenza e l’entourage del giocatore sono costanti per definire il rinnovo di contratto, con l’intento di limare rapidamente gli ultimi dettagli legati principalmente alle pendenze sulle commissioni. L’obiettivo comune è arrivare in tempi brevissimi alla definitiva fumata bianca per blindare il bomber.

Il budget e l’obiettivo Randal Kolo Muani

Parallelamente alle questioni interne, il club lavora per affiancare a Vlahovic un attaccante di caratura internazionale. La dirigenza ha stanziato un budget compreso tra i 30 e i 45 milioni di euro, una forbice legata all’eventuale qualificazione in Champions League. In cima alla lista dei desideri c’è un profilo condiviso all’unanimità da società e staff tecnico: Randal Kolo Muani. Il francese ha lasciato un ricordo eccellente a Torino durante la sua precedente parentesi semestrale, impreziosita da 10 gol complessivi.

Attualmente in prestito al Tottenham – dove ha da poco perso l’appoggio del tecnico Igor Tudor – l’attaccante farà rientro formale al PSG al termine del campionato inglese. La sua volontà, però, è ferrea: desidera tornare alla Juventus a titolo definitivo, accettando la maglia bianconera anche in caso di mancata qualificazione in Champions, e al momento non sta prendendo in considerazione altre offerte.

Le cifre dell’affare e la tattica di Spalletti

L’operazione appare finanziariamente alla portata: la richiesta del club parigino per il cartellino si aggira sui 30 milioni di euro. I contatti tra la dirigenza juventina, l’entourage e gli intermediari proseguono in un clima molto positivo. Sul piano tattico, mister Spalletti considera Kolo Muani il profilo ideale. Il classe 1998 transalpino può infatti agire sia come preziosa alternativa a Vlahovic (andando a colmare la lacuna lasciata dalle prestazioni deludenti di Lois Openda), sia come partner offensivo titolare. Una mossa strategica fondamentale per alzare il tasso tecnico e tornare a lottare per lo Scudetto.

Napoli, ore decisive per Lukaku: Conte e De Laurentiis lo aspettano a Castel Volturno ma…Cosa filtra in vista del Milan (e del suo futuro)

Napoli, Conte e De Laurentiis attendono il rientro di Romelu Lukaku a Castel Volturno ma…Cosa succede tra Milan e futuro

In casa Napoli esplode un delicato caso disciplinare legato al proprio centravanti. Domani riprenderanno ufficialmente gli allenamenti nel centro sportivo di Castel Volturno e la dirigenza, in totale sintonia con il tecnico Antonio Conte, attende il rientro immediato di Romelu Lukaku: se il giocatore non si presenterà all’appello, finirà senza mezzi termini fuori rosa. La strada tracciata dalla società azzurra è ormai chiara e non ammette alcun tipo di deroga. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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Lo strappo di Lukaku e il rischio di esclusione dal progetto

Le prossime ore si preannunciano assolutamente decisive per il futuro del giocatore. L’attaccante ha deciso in autonomia di prolungare la sua permanenza a Bruxelles, focalizzandosi sul proprio percorso atletico individuale per superare le condizioni fisiche precarie legate all’infortunio estivo. Per questo motivo ha anche rinunciato alla trasferta americana del Belgio per le amichevoli contro Usa e Messico. Tuttavia, questa decisione non è stata minimamente concordata con il Napoli e ha generato un forte strappo sia con la dirigenza che con il suo mentore Conte.

La deadline societaria scade domani: se Big Rom dovesse presentarsi in sede, andrà comunque incontro a una multa considerata inevitabile. In caso contrario, lo staff tecnico lo escluderà dal gruppo squadra. Il piano del bomber di rimanere in patria per tutta la settimana è arrivato a un drammatico dentro o fuori.

Emergenza offensiva contro il Milan: il momento di Giovane

Anche nell’ipotesi di un rientro tempestivo, il belga non sarà comunque a disposizione per l’attesissimo big match di lunedì contro il Milan. Considerata la cessione in prestito di Lucca al Nottingham Forest nel mercato di gennaio, le opzioni per l’attacco del Napoli sono ai minimi storici. Come principale soluzione alternativa ad Hojlund, l’allenatore punterà tutto sulle qualità di Giovane.

L’ex Verona, prelevato in inverno con un importante investimento da venti milioni di euro, è un classe 2004 dal grandissimo potenziale che studia costantemente i video del suo idolo, Ronaldo il Fenomeno. In questo scorcio di campionato ha raccolto 7 presenze e 106 minuti, rivelandosi prezioso con due assist pesantissimi: uno per Alisson al Maradona contro la Roma e l’altro, seppur sporcato, proprio per la rete decisiva di Lukaku al Bentegodi. Pur preferendo agire tra le linee come seconda punta o esterno partendo da destra, l’estroso brasiliano sente la porta ed è pronto a sacrificarsi come nove classico. Nell’emergenza, il Napoli spera che questa possa essere la grande occasione per vederlo finalmente sbloccarsi in maglia azzurra.

Calciomercato Milan, pista Rashford di nuovo calda: i rossoneri ci pensano, ma serve una condizione chiara

Calciomercato Milan, interesse per Rashford riacceso: possibile affondo solo se si verifica una condizione decisiva

Marcus Rashford sta entrando nella fase più delicata della sua avventura in Spagna. Arrivato in prestito dal Manchester United, l’attaccante inglese ha poche settimane per convincere Hansi Flick e la dirigenza del Barcellona a puntare su di lui a titolo definitivo. L’occasione nasce dall’infortunio di Raphinha, fermato da una lesione al bicipite femorale, che apre a Rashford uno spazio importante nelle rotazioni. Come evidenziato dal Mundo Deportivo, l’ex United dovrà compiere un salto di qualità per trascinare i blaugrana verso gli obiettivi stagionali: Liga e Champions League.

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Il nodo economico: tra accordo con lo United e limiti della Liga

Nonostante il feeling crescente con l’ambiente catalano, la permanenza di Rashford resta un rebus economico. Il Barcellona avrebbe già raggiunto un’intesa di massima con il Manchester United per un riscatto da 30 milioni di euro, ma tutto dipende dalla capacità del club di rispettare i rigidi parametri del Fair Play Finanziario della Liga. Senza il via libera degli organi di controllo, l’accordo rischierebbe di saltare, rendendo nullo anche l’intesa contrattuale già definita con il giocatore.

Milan e PSG alla finestra: si prepara un piano B

Se il Barça non dovesse riuscire a formalizzare l’operazione, la concorrenza è pronta a inserirsi. Secondo CaughtOffside, Milan e Paris Saint‑Germain stanno monitorando con attenzione la situazione, pronti a intervenire in caso di stallo. I rossoneri vedono in Rashford un’occasione di mercato capace di elevare immediatamente il livello tecnico della rosa, mentre il PSG valuta il profilo per rinforzare il reparto offensivo in vista della prossima stagione. Tutto dipenderà dalla capacità del Barcellona di superare l’ostacolo del FPF e dalle garanzie tecniche che Flick saprà offrire all’attaccante inglese.

Lutto nel Modena Calcio: addio alla nipote di 10 anni del vicepresidente Rivetti. Il comunicato

Modena in lutto, è scomparsa a soli 10 anni la nipote del vicepresidente Silvio Rivetti. Il comunicato del club

Una tragedia sconvolge il Modena Calcio. Come comunicato ufficialmente dal club, è venuta a mancare Nina Rivetti, la figlia di soli 10 anni del vicepresidente Silvio Rivetti. L’intera società gialloblù si è stretta attorno alla famiglia in questo momento di immenso dolore.

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NOTA CLUB – “Con il cuore spezzato comunichiamo il gravissimo lutto che ha colpito in queste ore la famiglia Rivetti e tutto il Modena FC. La piccola e amatissima Nina, di soli 10 anni, figlia di Silvio, Vicepresidente del Modena FC, e di mamma Eva, e sorella di Sveva e Luce, è volata in cielo lasciando un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno amata”.

Nel rispetto del lutto che ha colpito la società, il Modena ha deciso di annullare tutti gli impegni pubblici previsti per la settimana. Inoltre, il Modena Store resterà chiuso nella giornata di martedì 31 marzo.

Lewandowski Juventus, spiraglio inatteso: il rinnovo col Barcellona rischia di complicarsi. Il motivo

Lewandowski Juventus, il rinnovo col Barcellona traballa: la Juventus osserva e si apre un nuovo spiraglio. I dettagli

Il futuro di Robert Lewandowski è diventato un tema caldo del calciomercato internazionale. Il Barcellona vorrebbe proseguire il rapporto con il centravanti, ma i vincoli del fair play finanziario impongono una revisione del suo contratto: l’ingaggio da 30 milioni lordi è considerato insostenibile e il club sta valutando un nuovo accordo con stipendio ridotto e bonus legati al rendimento. L’età del giocatore, che compirà 38 anni in estate, è un altro elemento che spinge la dirigenza verso una rinegoziazione.

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Parallelamente, la Juventus osserva con grande interesse l’evolversi della situazione. Se Lewandowski e il Barça non dovessero trovare un’intesa, l’ipotesi di un trasferimento in Serie A potrebbe diventare concreta, anche perché i bianconeri sono alla ricerca di un attaccante di livello internazionale. Intanto il Barcellona valuta già alternative per il futuro: tra i nomi presi in considerazione ci sono Julián Álvarez e Fisnik Asllani, segnali che fanno pensare a un possibile ridimensionamento del ruolo del polacco.

Per Lewandowski, però, la priorità resta quella di ottenere garanzie tecniche da Hansi Flick. Se il nuovo progetto dovesse relegarlo a un ruolo secondario, l’idea di lasciare la Catalogna diventerebbe più realistica. Un’eventuale cessione di Ferran Torres potrebbe aiutare il Barça a liberare spazio salariale, ma la decisione finale dipenderà soprattutto dalla volontà del centravanti: accettare un nuovo ruolo o tentare un’ultima grande avventura, magari proprio in Serie A.

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