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Calciomercato Lazio, interesse per Tresoldi ma la concorrenza si allarga: un’altra pretendente entra in scena. Le ultime

Calciomercato Lazio, dossier Tresoldi sempre caldo ma non semplice: concorrenza in aumento e nuova pretendente in arrivo

La Lazio continua a seguire con grande attenzione Nicolò Tresoldi, attaccante classe 2004 del Club Brugge e considerato uno dei talenti più promettenti del panorama europeo. Come riportato da Sport Bild, il centravanti italo‑tedesco è finito nel mirino di diversi club, tra cui i biancocelesti, che lo valutano come possibile investimento per il futuro del reparto offensivo. Al momento, però, non si registrano passi concreti: il suo nome resta annotato sul taccuino della dirigenza, ma non rappresenta una priorità immediata.

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L’Arsenal entra in scena e può cambiare tutto

A complicare ulteriormente la situazione c’è l’interesse dell’Arsenal, che avrebbe iniziato a monitorare con insistenza le prestazioni del giovane attaccante. I Gunners potrebbero decidere di affondare il colpo già nella prossima finestra estiva, forti di una disponibilità economica superiore rispetto a molte concorrenti. Un eventuale ingresso deciso del club londinese rischierebbe di alterare gli equilibri della corsa al giocatore, costringendo la Lazio a valutare un’accelerazione per non perdere terreno.

Verso un’asta internazionale: la Lazio osserva e valuta

Il quadro che si delinea è quello di una possibile asta internazionale. Oltre all’Italia, anche diversi club della Bundesliga seguono da vicino Tresoldi, rendendo sempre più probabile una competizione serrata nella prossima sessione di mercato. La crescita del centravanti del Brugge e le sue prestazioni hanno attirato attenzioni importanti, e il suo futuro sembra destinato a essere deciso in un contesto altamente competitivo.

Per la Lazio, dunque, la situazione resta aperta e in continua evoluzione: Tresoldi è un profilo apprezzato, ma la concorrenza e il rischio di un’asta impongono riflessioni attente. Sarà l’estate a chiarire se i biancocelesti sceglieranno di affondare il colpo o se preferiranno virare su alternative più accessibili.

Calciomercato Inter, rivoluzione ormai alle porte: anche il futuro di Barella è in discussione. Tutti i dettagli

Calciomercato Inter, si prepara una svolta totale: Barella non è più intoccabile e la dirigenza valuta scenari clamorosi

L’estate dell’Inter si preannuncia come una fase di profonda rivoluzione, con interventi previsti in ogni reparto. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, sarà il centrocampo di Cristian Chivu a subire i cambiamenti più significativi, complice una serie di scadenze contrattuali e possibili movimenti in uscita. La Rosea sottolinea come anche un veterano come Mkhitaryan sia destinato a lasciare Milano a giugno, mentre il futuro di Hakan Calhanoglu resta avvolto dall’incertezza: frenato dagli infortuni e tentato dal Galatasaray, il turco potrebbe valutare l’addio. L’Inter, infatti, difficilmente gli proporrà un rinnovo e, in assenza di offerte soddisfacenti, il giocatore potrebbe restare solo per un’ultima stagione prima di salutare definitivamente la Serie A.

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Nonostante le conferme di profili come Sucic e Zielinski, la dirigenza nerazzurra non esclude sacrifici eccellenti per finanziare nuovi innesti. Anche i simboli della squadra non sono più considerati intoccabili: la Gazzetta evidenzia come Nicolò Barella possa essere ceduto davanti a una proposta economica fuori scala. Situazione altrettanto delicata per Davide Frattesi, definito “eterno precario”, il cui futuro potrebbe essere lontano da Milano per favorire operazioni in entrata. Sulle fasce resta aperto il dossier Dumfries, legato alla clausola da 25 milioni di euro e seguito con interesse dal Liverpool.

Il grande obiettivo per rinforzare la mediana nerazzurra porta a un nome preciso: Manu Koné. Il centrocampista francese della Roma è considerato il profilo ideale per completare il salto di qualità del reparto, con una valutazione compresa tra i 40 e i 50 milioni di euro. Per sbloccare la trattativa, l’Inter potrebbe inserire una contropartita particolarmente gradita ai giallorossi: Davide Frattesi. Un ritorno alle origini per l’azzurro, cresciuto proprio nel vivaio romanista e vincitore con la Primavera di Coppa e Supercoppa. Un incastro che, se dovesse andare in porto, aprirebbe le porte di San Siro al talento francese, segnando l’inizio della nuova Inter targata Chivu.

Laporta parla di Messi: «Il Barcellona è casa sua. Prima o poi gli interessi convergeranno di nuovo»

Laporta sul futuro di Messi: «Il Barcellona è casa sua. Prima o poi gli interessi convergeranno di nuovo». Le dichiarazioni

Il presidente del Barcellona, Joan Laporta, è tornato a parlare della separazione da Lionel Messi avvenuta nel 2021, affrontando nuovamente il tema in un’intervista concessa a El País

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PAROLE – «Ho fatto quello che dovevo fare. Leo era vicino alla fine della sua carriera e avevamo bisogno di costruire una nuova squadra. Mi sarebbe piaciuto farlo con il suo aiuto, ci abbiamo provato, ma non è stato possibile».

Resta il rammarico per non aver potuto proseguire il percorso insieme a Messi, che Laporta ha definito “uno dei grandi della nostra storia, come Kubala e Cruyff”. Il presidente blaugrana ha riconosciuto che l’addio del 2021 non si è svolto come i tifosi avrebbero desiderato.

MESSI – «Merita una statua e una partita celebrativa. Il Barcellona è casa sua. Prima o poi gli interessi convergeranno di nuovo».

Un destino che, nelle parole di Laporta, sembra quasi scritto: Messi potrebbe davvero tornare un giorno nella città e nel club che lo hanno cresciuto, riportando a Barcellona una storia che per molti non si è mai davvero chiusa.

Prandelli sorprende: «Vlahovic quando sono arrivato era un problema per tutti. Sembrava destinato ad andare a Pisa»

Prandelli svela a sorpresa: «Vlahovic quando sono arrivato era un problema per tutti. Sembrava destinato ad andare a Pisa». Le parole

Cesare Prandelli, ex commissario tecnico dell’Italia ed ex allenatore della Fiorentina, ha svelato un curioso retroscena dal palco del Teatro Verdi di Firenze durante lo spettacolo “Viva El Tour”. Nel corso dell’intervento – come riportato da SestaPortaNews – l’allenatore ha parlato anche di Dusan Vlahovic.

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PAROLE – «Vlahovic, quando sono arrivato era un problema per tutti, sembrava destinato ad andare a Pisa. Io gli ho chiesto 15 giorni alla dirigenza, nella pausa delle nazionali. Dopo quei giorni io parlai alla dirigenza e confermai che lui era l’attaccante della Fiorentina. Mi chiesero se fossi sicuro più volte e io gli dissi che ero sicurissimo».

TRASFORMAZIONE – «Ho fatto un’analisi spietata a Dusan, gli ho spiegato come deve interpretare il ruolo, non deve andare sulle fasce e non deve mai venire incontro, e allora gli promisi ‘se mi fai queste cose, in queste tre partite, non ti tolgo più’ dopo quelle tre partite e non l’ho più tolto. Lui cosa faceva di sbagliato? Lottava con il difensore, invece doveva essere il difensore a fare la lotta con lui, quando l’ha capito è diventato il titolare della Fiorentina».

Lucescu svela: «Malore? Non riuscivo a respirare. Mi sono arrabbiato dopo aver guardato gli highlights della partita contro la Turchia»

Lucescu: «Malore? Non riuscivo a respirare e ho perso conoscenza. Mi sono arrabbiato dopo aver guardato fatto questo»

Negli ultimi mesi il commissario tecnico della Romania, Mircea Lucescu, è stato costretto a diversi ricoveri a causa di una malattia che aveva preferito tenere nascosta per non distogliere l’attenzione dall’obiettivo principale della sua Nazionale: la qualificazione ai Mondiali. Una scelta dettata dal senso di responsabilità, ma che racconta anche la delicatezza della sua situazione.

Giovedì, però, la Romania è stata eliminata nella semifinale dei play-off, sconfitta 1-0 dalla Turchia per effetto del gol di Kadioglu. La squadra di Lucescu dovrà ora disputare un’amichevole martedì contro la Slovacchia, reduce dal rocambolesco 4-3 subito dal Kosovo. Un impegno che arriva in un momento complicato, aggravato da quanto accaduto questa mattina durante l’allenamento.

Mentre guidava la seduta, infatti, Lucescu ha accusato un nuovo malore ed è stato immediatamente trasportato in ospedale. I media rumeni hanno però rassicurato tifosi e addetti ai lavori, parlando di condizioni stabili e sotto controllo. Una notizia che, pur nella preoccupazione generale, porta un primo segnale di sollievo. Ecco le sue prime parole:

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PAROLE – «Non riuscivo più a respirare e ho perso conoscenza. Adesso sto bene. Mi sono arrabbiato dopo aver guardato gli highlights della partita contro la Turchia. Abbiamo commesso degli errori incredibili che ci sono costati la qualificazione».

Di Natale non ha dubbi: «Noi dobbiamo andare al Mondiale. Siamo l’Italia e ce lo meritiamo! Abbiamo un allenatore che ha vinto un Mondiale»

Di Natale: «Noi dobbiamo andare al Mondiale. Siamo l’Italia e ce lo meritiamo! Abbiamo un allenatore che ha vinto un Mondiale»

L’ex giocatore di Udinese e Nazionale, Antonio Di Natale, ha parlato ai microfoni di SportMediaset in occasione dell’evento “Serie A Operazione Nostalgia”. Ecco le sue parole sul momento degli azzurri di Gattuso.

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PAROLE – «Noi dobbiamo andare al Mondiale. Siamo l’Italia e ce lo meritiamo. A noi serve il risultato per andare al Mondiale che ci manca da tanto tempo».

ATTACCO E ‘PESO’ MAGLIA AZZURRA «In questo momento qua non importa chi fa gol, l’importante è che l’Italia vada ai Mondiale. Speriamo di no, speriamo che lo sappiano gestire, poi abbiamo un allenatore che ha vinto un Mondiale. Come vivere la vigilia? Dormendo tranquilli prima della partita, come non fosse una finale».

Infortunio Pafundi, tegola pesantissima per la Samp: stagione a rischio e strategie future da riscrivere

Infortunio Pafundi, lo stop muscolare cambia le carte in tavola e complica il percorso salvezza della Sampdoria

La Sampdoria deve fare nuovamente i conti con lo stop di Simone Pafundi, il talento classe 2006 che si è fermato durante il ritiro con l’Italia U20. Un nuovo problema muscolare che arriva nel momento meno opportuno, complicando i piani di Attilio Lombardo e rischiando di pesare in una fase della stagione in cui ogni dettaglio può incidere sulla corsa salvezza. Il club contava molto sul suo contributo tecnico per il finale di campionato, ma l’ennesimo intoppo rimette tutto in discussione.

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Il trequartista rientrato dagli impegni con gli azzurrini ha riportato una lesione al flessore della coscia sinistra, con tempi di recupero stimati tra le tre e le quattro settimane. Una tegola pesante per Lombardo, che sperava di rilanciare l’ex Udinese proprio nel periodo più caldo della stagione. Il rischio concreto è che l’annata di Pafundi possa considerarsi già conclusa, con la possibilità che non torni più a disposizione prima della fine del campionato, chiudendo così in anticipo anche la sua esperienza in blucerchiato. Uno scenario amaro, soprattutto alla luce delle aspettative che avevano accompagnato il suo arrivo.

Se invece il recupero dovesse rispettare i tempi minimi, Pafundi potrebbe provare a rientrare per le ultime due o tre gare contro Cesena, Sudtirol e Reggiana, sfide che potrebbero rivelarsi decisive per il destino della Sampdoria. Lo staff tecnico spera di riavere almeno per il rush finale un giocatore capace di creare superiorità numerica e dare imprevedibilità alla manovra offensiva. Le qualità non sono mai state in discussione, ma ancora una volta la continuità fisica si conferma il vero ostacolo nella sua stagione.

Mercato Lazio, spunta l’idea Beltran per rinforzare il reparto offensivo: Fabiani prepara la mossa

Mercato Lazio, interesse per Beltran: un’opzione concreta per il futuro dell’attacco mentre la dirigenza pianifica il futuro

La Lazio continua a muoversi sul mercato in vista della prossima stagione e nelle ultime ore un nuovo profilo avrebbe attirato l’attenzione del direttore sportivo Angelo Fabiani. Il nome è quello di Lucas Beltran, centravanti argentino classe 2001, giovane ma già abituato a palcoscenici internazionali. Come riportato da fichajes.net, l’attaccante sarebbe stato accostato al club biancoceleste, segnale di come a Formello si stia lavorando con largo anticipo per rinforzare un reparto offensivo che necessita di nuove soluzioni.

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Beltran tra Valencia e Fiorentina: un futuro ancora da definire

Attualmente Beltran è in prestito al Valencia, ma il suo cartellino resta di proprietà della Fiorentina. Una situazione che rende il dossier particolarmente interessante, perché nulla è ancora stabilito. L’argentino gradirebbe proseguire l’avventura in Liga anche il prossimo anno, ma servirà un accordo tra il club viola e quello spagnolo. Da non sottovalutare l’assenza di una clausola di riscatto, dettaglio che mantiene aperti diversi scenari e potrebbe favorire l’inserimento di nuove pretendenti.

Numeri discreti e margini di crescita

Nel corso di questa stagione Beltran ha totalizzato 26 presenze tra Liga e Coppa del Re, mettendo a referto 3 gol e 2 assist. Non numeri da copertina, ma abbastanza per confermare un rendimento utile e una crescita costante. La Lazio osserva con attenzione, consapevole che il profilo dell’argentino potrebbe rappresentare un investimento interessante in ottica futura.

Per ora si tratta di una pista embrionale, ma il nome di Beltran resta sul tavolo. Molto dipenderà dalle decisioni di Fiorentina e Valencia, mentre a Formello il dossier è aperto e monitorato con curiosità.

Vitinha sfida Juve: «Siamo pronti per affrontare i bianconeri. Proveremo a imporre il nostro gioco anche con loro»

Vitinha pensa già al match con la Juve: «Siamo pronti per affrontarli. Proveremo a imporre il nostro gioco anche con loro»

Il Genoa attraversa un momento di grande slancio, e a incarnare questo clima di fiducia è proprio Vitinha. L’attaccante portoghese, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, ha raccontato l’evoluzione del progetto rossoblù e l’entusiasmo che accompagna la squadra verso la prossima, delicatissima trasferta all’Allianz Stadium contro la Juventus.

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PAROLE – «Siamo pronti per affrontare la Juve. Mancano solo i nostri compagni delle Nazionali, ma continuiamo ad allenarci forte per arrivare preparati a questo appuntamento».

JUVE – «Il mister cerca di trasmetterci sempre la sua voglia di vincere e giocare bene. La Juve è una big, ma in Serie A ormai sono quasi tutte grandi squadre. Proveremo a imporre il nostro gioco anche coi bianconeri».

CRESCITA – «Sono qui da due anni e mezzo, cercavo fiducia e qui mi sono sentito come a casa. Mi sono sentito bene e felice, determinato a cercare continuità di rendimento, gol e assist. Sì, oggi riesco a stare bene fisicamente e sto facendo più gol. Mi sento bene, la squadra sta bene, la società è forte così come l’allenatore. Quando tutto va bene, anche per me viene tutto più facile».

ESULTANZA «Il cavallo è un animale che mi piace da sempre, da quando ero bambino. E qui al Genoa mi sento libero di correre e giocare».

NBA Europe, Milan e Inter nuove franchigie? Il CEO dell’Eurolega Chus Bueno ha svelato tutta la verità! Ecco che cosa succederà

NBA Europe, il CEO dell’Eurolega Chus Bueno ha parlato così della possibilità che Milan e Inter diventino nuove franchigie

L’intervista odierna de La Gazzetta dello Sport al nuovo CEO dell’Eurolega, Chus Bueno, affronta direttamente i rumors secondo cui soggetti esterni al basket attuale, come le società calcistiche di Milan e Inter, sarebbero interessati a creare una nuova franchigia milanese in vista dell’espansione del progetto “Nba Europe“.

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Alla domanda su un possibile scenario cestistico milanese dominato da questi nuovi brand, la risposta di Bueno è netta e chiude le porte a qualsiasi rivale cittadino per le Scarpette Rosse:
• L’Olimpia è intoccabile: Bueno sottolinea come l’Olimpia Milano sia un pilastro storico della competizione, con “un’enorme tradizione” alle spalle, rendendo impensabile un’Eurolega senza la sua presenza.
• Nessun nuovo brand cittadino: il CEO esclude categoricamente la possibilità che un altro marchio (come Milan o Inter) possa imporsi come squadra di riferimento per il basket a Milano.
• Investire sull’esistente: il messaggio rivolto a eventuali nuovi investitori è chiaro. Se realtà come Inter o Milan vogliono entrare nel business della pallacanestro milanese, l’unico scenario realistico è che uniscano le forze e investano direttamente sull’Olimpia.
• Il monopolio del tifo: secondo Bueno, a Milano ruotano “tutti i tifosi e la città della pallacanestro” esclusivamente attorno all’Olimpia, rendendo “molto difficile” il successo di una franchigia parallela.

In sintesi, per i vertici dell’Eurolega, il futuro del grande basket a Milano non prevede la nascita di poli calcistico-cestistici stile polisportiva spagnola (come Real Madrid o Barcellona) che partano da zero, ma passa esclusivamente attraverso la valorizzazione del marchio Olimpia.

Pato Aguilera emoziona: «Il Genoa è tuttora l’amore della vita, certe immagini non sbiadiranno mai. Ecco quali sono i miei ricordi più belli in rossoblù»

Pato Aguilera, ex attaccante del Genoa, ha riavvolto così il nastro dei suoi ricordi al Grifone. Queste le dichiarazioni

L’ex attaccante uruguaiano Pato Aguilera è un idolo della Genova rossoblu. Su La Gazzetta dello Sport di oggi racconta i suoi anni col Genoa e di un legame con la città che non si è mai spezzato.

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LE ORIGINI NEL RIVER PLATE «Sono cresciuto nel River Plate, abitavo con la mia famiglia nel Nuevo Paris, un barrio umilissimo di Montevideo. Lì mi hanno insegnato i valori dello sport, quello vero. Arrivai a cinque anni. Si chiamava baby calcio, ma sono cresciuto in fretta. Ho esordito fra i professionisti a quindici, giocavo sulla fascia destra in un 4-3-3. Devo tutto al mio allenatore dell’epoca, Sergio Markarian».

L’ESORDIO IN NAZIONALE «Pazzesco. Sostituii Fernando Morena, lo storico capocannoniere del Penarol, che si era fratturato tibia e perone. Fu l’inizio di una nuova fase della mia vita calcistica. Avevo diciotto anni. L’anno dopo ho vinto la Coppa America, e lì ho segnato il mio primo gol in nazionale».

IL MONDIALE DI ITALIA ’90 «Abbiamo pareggiato con la Spagna e poi con la vittoria sulla Corea del Sud siamo passati come terzi. Agli ottavi ci ha eliminato proprio l’Italia, gol di Schillaci e Serena. Avevamo Francescoli, il Maradona uruguaiano. Ma non è bastato».

L’INCONTRO CON MARADONA «Speciale ed unico anche come uomo. Quando l’ho incontrato, ai tempi del Genoa, sapeva tante cose della mia carriera. Mi sorprese».

IL GENOA AMORE DELLA VITA «E lo è tuttora, anche se sono tornato a Montevideo, vedo ogni partita del Grifone, a qualunque ora ed ovunque io sia. Certe immagini non sbiadiranno mai: ricordo una nostra partita a Pisa, nel giorno del mio compleanno, un 21 settembre. I tifosi in trasferta mi cantarono happy birthday a fine partita lanciandomi le sciarpe in campo».

I RICORDI PIÙ BELLI IN ROSSOBLÙ «Troppo facile. Il derby vinto con la punizione di Branco sotto la Nord, che diventò una storica cartolina di Natale per i tifosi. So che Claudio è venuto di recente a Genova e ha ricordato quell’episodio. E poi qualcosa di cui oggi si parla troppo poco, la nostra vittoria di Anfield in coppa Uefa, fummo la prima squadra italiana a trionfare in casa del Liverpool».

LA VICENDA GIUDIZIARIA «Nei momenti difficili i compagni, il club, ma soprattutto i tifosi mi sono restati sempre vicini. Ma di Genova, molto simile a Montevideo, e del Genoa ho solo ricordi belli. Mi portò lì Paco Casal, il mio procuratore su indicazione di Scoglio, unico nel pianificare le partite e nel prevedere quello che sarebbe successo sul campo…».

IL MAESTRO BAGNOLI «Straordinario gestore del gruppo, era diretto dentro e fuori dallo spogliatoio. Il suo fu un Genoa forte, bello e spensierato. L’intesa con Skuhravy in campo e fuori fu qualcosa che mai più avrei provato. Un grande campione, Tomas, con uno strapotere fisico spaventoso. Vorrei che di quella squadra venisse tramandato ai giocatori attuali lo spirito, l’importanza del vestire questa maglia così gloriosa».

IL GENOA DI OGGI «Sono ottimista, ho visto tutte le partite, credo che i successi sulla Roma e a Verona abbiano dimostrato le potenzialità del gruppo. La salvezza è alla portata. Mi piace il lavoro che stanno facendo proprietà e dirigenza, ma anche quel che trasmette De Rossi. Il Genoa non è un club come gli altri. Esiste un senso di appartenenza straordinario che va trasmesso ai giocatori. Ed è ciò che, mi pare, stiano facendo. Ci sarà ancora da lottare, ma… serve avere fame».

IL FUTURO IMMAGINATO PER IL GRIFONE «Continuo a sognare che ci sia di nuovo in un giorno un gruppo di uomini come Torrente, Ruotolo, Eranio, Bortolazzi, Collovati. Ragazzi che sappiano trasmettere alle generazioni successive i valori con cui noi siamo diventati forti, dirigenti che volevano bene alla squadra come Spartaco Landini. Ci vorranno uno, due, tre anni, ma questo è il mio sogno».

L’ATTESA DEI VECCHI TIFOSI «Sentido de pertenencia, senso di appartenenza, in Uruguay diciamo così. Solo soffrendo si cresce. Tornerò presto, manco da quattro anni, quella è stata la mia casa. Ma provo grande affetto anche per il Torino. Pure lì sono stato benissimo, ricordo con gioia la coppa Italia che avevamo conquistato nel ’93».

LA NAZIONALE ITALIANA «Vi manca l’ultimo passo. Io tifo Uruguay, ma un Mondiale senza l’Italia non avrebbe senso. È già successo, non dovrà capitare più».

Infortunio Zubimendi: il centrocampista lascia il ritiro della Spagna, scatta l’allarme in casa Arsenal. Le condizioni e quanto potrebbe rimanere fuori

Infortunio Zubimendi: il centrocampista ha lasciato in anticipo il ritiro della Spagna, allarme in casa Arsenal. Le condizioni e i tempi di recupero

Arrivano pessime notizie per la nazionale della Spagna e, soprattutto, per i tifosi dei Gunners. Il talentuoso centrocampista Martin Zubimendi è stato costretto ad abbandonare anticipatamente il ritiro della selezione iberica guidata dal commissario tecnico Luis de la Fuente. La causa di questo improvviso forfait è un preoccupante problema al ginocchio destro, che ha fatto scattare immediatamente l’allarme sia all’interno dello staff medico spagnolo sia in quello londinese.

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Il comunicato ufficiale e il forfait contro l’Egitto

Il giocatore di 27 anni non sarà quindi a disposizione per la prossima sfida internazionale che le Furie Rosse disputeranno martedì sera (fischio d’inizio alle ore 21:00) a Barcellona contro la nazionale dell’Egitto. A fare chiarezza sulla delicata situazione clinica è intervenuta direttamente la Federcalcio spagnola attraverso una nota formale, le cui parole non lasciano spazio a interpretazioni: Per non correre alcun rischio e preservare la salute del giocatore, si procede alla sua sconvocazione. I servizi medici dell’Arsenal FC sono informati di tutto il processo”.

Zubimendi era subentrato solamente al minuto 77 al posto di Rodri nella precedente gara disputata venerdì scorso contro la Serbia, ma aveva ottime chance di partire nell’undici titolare nell’imminente amichevole. Invece, l’infortunio lo ha costretto a fare subito le valigie per fare rientro a Londra, dove i medici dell’Arsenal valuteranno attentamente le conseguenze e l’esatta entità del danno articolare.

L’Arsenal trema: a rischio il big match di Premier League

La notizia dell’infortunio del regista fa letteralmente tremare il manager Mikel Arteta. Il club londinese si trova in un momento cruciale della propria annata sportiva, essendo ancora in piena corsa su ben tre fronti prestigiosi: FA Cup, Champions League e, ovviamente, Premier League. Questo imprevisto arriva proprio dopo la recente sconfitta subita nella finale di Carabao Cup contro il Manchester City, il primo possibile trofeo della stagione ormai sfumato.

Ora, tutte le preoccupazioni dell’ambiente biancorosso sono rivolte al prossimo 19 aprile. In quella data, infatti, è fissato il fondamentale big match per il titolo di campionato inglese proprio in casa della corazzata di Pep Guardiola. In attesa degli imminenti esami strumentali al ginocchio, l’eventuale assenza prolungata di Zubimendi rappresenterebbe un durissimo colpo per le ambizioni dell’Arsenal.

Kane resta al Bayern Monaco? Hoeness svela il suo futuro e fissa un prezzo shock per l’eventuale cessione! Rivelazione che non lascia più dubbi

Kane resta al Bayern Monaco? Uli Hoeness ha parlato così del futuro dell’attaccante inglese tra rinnovo e possibile partenza

Il Bayern Monaco si gode il suo fuoriclasse. Attraverso le parole del suo presidente onorario Uli Hoeness, il club bavarese ha tracciato un bilancio esaltante dell’avventura di Harry Kane in Germania, auspicando un rinnovo contrattuale e lanciando un chiaro messaggio alle potenze del mercato internazionale.

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IL SOGNO DEL RINNOVO

Attualmente legato al club fino all’estate del 2027, il trentaduenne attaccante inglese è considerato il fulcro del progetto tecnico. Hoeness non nasconde la volontà di prolungare ulteriormente l’accordo, definendo questa prospettiva un autentico “sogno”. Kane e la sua famiglia si sono integrati perfettamente in Baviera, e la cura maniacale del suo corpo gli garantisce ancora tre o quattro anni ai vertici del calcio europeo. Tuttavia, il presidente onorario resta realista di fronte alle dinamiche economiche attuali: «Non si sa mai, se dovesse farsi avanti un club saudita mettendo tantissimi soldi sul tavolo…».

IL PARAGONE CON ISAK: “HARRY VALE 250 MILIONI”

I 95 milioni di euro sborsati a suo tempo dal Bayern si sono rivelati un vero affare. Per ribadire il concetto, Hoeness non ha esitato a fare un confronto diretto con il recente mercato della Premier League: «Alexander Isak è costato al Liverpool ben 150 milioni di euro (faticando finora a replicare le prestazioni di Newcastle anche a causa degli infortuni). Se lui vale 150 milioni, allora oggi Harry Kane ne vale tranquillamente 250».

LA CACCIA AI RECORD

Sotto la guida tecnica di Vincent Kompany, l’inglese ha completato la sua evoluzione in un attaccante totale. Non si limita a segnare: rientra in difesa per marcare sui calci piazzati e sfrutta una visione di gioco unica, capace di pescare compagni come Olise con lanci millimetrici di 70 metri. Un rendimento che sta trascinando la squadra verso la storia: il Bayern è in corsa per eguagliare il proprio record di 91 punti (2012/2013) e superare i 101 gol stagionali del 1972. A livello individuale, il mirino di Kane è puntato sullo storico primato di reti di Robert Lewandowski.

Luis Enrique elogiato da Niang: «Gli allenatori oggi non servono a nulla, lui invece è l’esatto opposto! Vi spiego il motivo»

Luis Enrique, allenatore del Psg, è stato esaltato attraverso queste dichiarazioni da Mbaye Niang. Ecco cosa ha detto l’attaccante

Dal suo approdo all’ombra della Torre Eiffel nell’estate del 2023, Luis Enrique ha compiuto una vera e propria rivoluzione culturale al Paris Saint-Germain. Addio all’era delle primedonne, dei capricci da star e delle collezioni di figurine: il tecnico asturiano ha rimesso il collettivo al centro del progetto tecnico. Oggi il club parigino gioca a immagine e somiglianza del suo allenatore, un leader autoritario che sembra rappresentare una vera e propria mosca bianca nel complesso panorama calcistico moderno.

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L’analisi spietata di Niang: “Gli allenatori di oggi? Inutili”

A sottolineare l’eccezionalità del lavoro dell’ex Ct della Roja è intervenuto M’baye Niang. Ai microfoni della trasmissione Safe Play su BeIN Sports, l’attaccante ha offerto una lucida e cruda riflessione sul ruolo dei tecnici nel calcio contemporaneo, promuovendo a pieni voti lo spagnolo:

«Gli allenatori? Oggi non servono a nulla. I giocatori scendono in campo convinti di sapere già tutto e fanno l’esatto opposto di quanto studiato in settimana. Quando un tecnico in sala stampa ammette di non capire perché la squadra non abbia seguito la preparazione del match, significa semplicemente che lo spogliatoio non lo ascolta. Sei inutile. Luis Enrique, invece, è l’esatto opposto».

L’eccezione parigina e il controllo totale

Secondo Niang, il timoniere del PSG rappresenta una clamorosa inversione di tendenza rispetto ai colleghi: «Lui dimostra di avere sempre il pieno controllo della situazione e dello spogliatoio. Legge perfettamente le partite, detta i tempi e impone una chiara impronta tattica alla squadra. Certo, la vera prova del nove arriverà nel momento in cui giocatori chiave come Dembélé e Doué inizieranno fisiologicamente a segnare di meno, ma per ora il suo impatto è innegabile».

Una disciplina che vale l’Europa

La ricetta di Luis Enrique è tanto lineare quanto ferrea: autorità assoluta e maniacale esigenza. Il cinquantacinquenne non ammette sconti e non esita a strigliare e rimettere in riga chi si allontana dalle sue rigorose consegne tattiche. Un pugno di ferro che, seppur inizialmente accolto con scetticismo in un ambiente storicamente “viziato”, ha pagato i dividendi più alti possibili.

È stata proprio questa intransigente devozione al sistema corale a regalare al Paris Saint-Germain l’ossessione di un’intera era qatariota: la prima, storica e agognata Champions League. La dimostrazione definitiva che, quando applicata e rispettata a dovere, la mano ferma dell’allenatore resta ancora l’arma tattica più letale del calcio moderno.

Calciomercato Lazio: il punto sui 9 giocatori in scadenza. Chi resta e chi parte (in due sicuri) e quale sarà il futuro di Romagnoli

Calciomercato Lazio: quale sarà il futuro di Romagnoli così come dei 9 giocatori in scadenza di contratto a giugno. Il punto nome per nome

La stagione della Lazio entra nella sua fase decisiva, con nove impegni cruciali tra campionato e Coppa Italia. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il presidente Claudio Lotito ha adottato una linea puramente pragmatica: ogni discorso relativo a rinnovi o questioni legate alla panchina è stato momentaneamente congelato. La priorità assoluta sono i risultati sul campo. Per motivare lo spogliatoio, il patron ha raddoppiato i premi per la coppa nazionale e introdotto bonus specifici per le vittorie consecutive. Raggiungere la finale dell’Olimpico, infatti, garantirebbe l’accesso all’Europa e alla prossima Supercoppa Italiana.

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Rivoluzione estiva: i contratti in bilico e le cessioni

Il tavolo delle trattative si aprirà ufficialmente a giugno. Sul taccuino di Claudio Lotito ci sono ben nove giocatori con il contratto in scadenza nel 2027, tra cui spiccano Ivan Provedel, Danilo Cataldi, Mario Gila e Alessio Romagnoli. Per altri profili come Patric, Samuel Gigot, Manuel Lazzari, Luca Pellegrini e Matteo Cancellieri, le valutazioni verranno rimandate a fine stagione. Le uniche certezze riguardano il mercato in uscita: l’addio di Pedro (desideroso di tornare in Spagna) è ormai sicuro, così come i saluti di Elseid Hysaj, che lascerà spazio alla nuova programmazione estiva.

Il caso Alessio Romagnoli tra Al-Sadd e tensioni interne

Il clima a Formello è sereno grazie al prezioso lavoro di ricucitura di Maurizio Sarri, ma l’armonia resta precaria. Il nodo più spinoso riguarda senza dubbio Alessio Romagnoli. Il difensore è reduce da un inverno turbolento a causa del mancato trasferimento all’Al-Sadd, che aveva generato profondi attriti con la dirigenza. Inizialmente, Lotito era tentato dall’esclusione del giocatore, aprendo poi alla cessione su consiglio del ds Angelo Fabiani, ma il decisivo veto tecnico di “Mau” ha bloccato ogni operazione fino a giugno.

Oggi, il possibile approdo a Doha è fortemente condizionato dall’instabilità geopolitica in Medio Oriente. L’ombra della guerra spaventa anche Roberto Mancini, che aveva avallato l’acquisto per il club qatariota. Il futuro del centrale resta quindi a un bivio: cedere al richiamo dei “fantamilioni” del Qatar o restare fedele ai colori biancocelesti. Solo a ridosso dell’estate si conoscerà l’epilogo definitivo di questa complessa vicenda di mercato.

CAF, dimissioni per il Segretario Generale Véron Mosengo-Omba dopo le polemiche in Coppa d’Africa! La ricostruzione di quanto successo

CAF, si è dimesso il Segretario Generale Véron Mosengo-Omba dopo lo scandalo in Coppa d’Africa! Cosa è successo

Il mondo del calcio africano è stato scosso da un nuovo e clamoroso colpo di scena dirigenziale. A distanza di poche settimane dalla controversa e accesissima finale di Coppa d’Africa tra Marocco e Senegal, arriva una notizia destinata a segnare la fine di un’era per l’intero movimento sportivo continentale. Véron Mosengo-Omba, figura di grandissimo spicco e storico Segretario Generale della CAF da oltre trent’anni, ha ufficialmente rassegnato le sue dimissioni, lasciando il proprio incarico ai vertici della massima istituzione calcistica africana.

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Il peso del caos tra Marocco e Senegal

La decisione del dirigente giunge al culmine di un periodo di fortissima tensione istituzionale. Il caos scoppiato durante l’atto conclusivo della massima competizione africana, con l’abbandono del campo da parte della nazionale senegalese e la successiva assegnazione del trofeo a tavolino in favore della formazione marocchina, ha scatenato una serie inarrestabile di feroci polemiche. L’onda d’urto di questi eventi, sfociati in un complesso ricorso al tribunale sportivo, ha inevitabilmente travolto i vertici della Confederazione Africana di Calcio, generando un clima di grandissima pressione mediatica.

Il comunicato ufficiale e le motivazioni dell’addio

Per chiarire in modo definitivo la propria posizione e congedarsi dal mondo del calcio istituzionale dopo decenni di onorata carriera, l’ormai ex dirigente ha diffuso una nota ufficiale in cui spiega le ragioni del suo addio, togliendosi anche qualche sassolino dalle scarpe. Di seguito, le sue dichiarazioni integrali:

“Dopo oltre 30 anni di una carriera professionale internazionale al servizio di un calcio ideale, capace di unire, educare e creare opportunità portatrici di speranza, ho preso la decisione di lasciare le mie funzioni di Segretario Generale della CAF per dedicarmi a progetti più personali. Ora che ho potuto dissipare i sospetti che alcuni si sono dati molto da fare per far gravare su di me, posso ritirarmi serenamente e senza costrizioni, lasciando una CAF prospera come non mai”.

Una nuova era per il calcio africano

Le parole di Mosengo-Omba sottolineano la precisa volontà di uscire di scena a testa alta, rivendicando con orgoglio la solidità e la crescita dell’organizzazione che lascia in eredità. Tuttavia, queste dimissioni aprono inevitabilmente una delicata fase di profonda transizione per la CAF, chiamata ora a riorganizzare tempestivamente la propria governance interna per ridare stabilità a un sistema messo duramente alla prova dai recenti eventi sportivi.

Mercato Milan, un nuovo attaccante per spezzare la ‘maledizione’: da Retegui a Castro, fino al colpo Kostic. Novità sui movimenti rossoneri

Mercato Milan, i rossoneri andranno a caccia di nuovo attaccante in estate. Quali sono i nomi sul taccuino della dirigenza

Il mercato Milan per la stagione 2026/27 ha una missione assoluta: trovare un vero e proprio “numero 9”. Da ben quattordici anni, ovvero dai 28 centri di Zlatan Ibrahimovic nel 2011-2012, nessun attaccante rossonero è più riuscito ad abbattere il muro delle 20 reti in campionato.

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La maledizione dell’attacco e le richieste di Allegri

Il tecnico Massimiliano Allegri ha chiesto esplicitamente alla dirigenza un profilo di spessore internazionale per colmare questa storica lacuna. Nelle ultime stagioni, infatti, gli ingenti investimenti della società non hanno pagato i dividendi sperati. Le onerose operazioni per Santiago Gimenez (solo 5 reti e tante difficoltà di ambientamento) e Christopher Nkunku hanno ampiamente deluso, così come la breve parentesi di Morata.

Retegui il sogno, Castro l’alternativa per il reparto offensivo

Il direttore sportivo Igli Tare ha individuato in Mateo Retegui il candidato ideale. L’attaccante, oggi all’Al-Qadsiah, conosce alla perfezione la Serie A, requisito fondamentale preteso da Allegri per ridurre i tempi di inserimento. L’ostacolo principale resta l’ingaggio da 16 milioni, motivo per cui i rossoneri tengono caldissima la pista Santiago Castro del Bologna, valutato circa 40 milioni. Più defilati rimangono Dusan Vlahovic, in odore di rinnovo con la Juventus, e Moise Kean, per cui si valuta l’inserimento di contropartite (come Camarda o Comotto) per abbassare le pretese della Fiorentina.

Il colpo in prospettiva: i dettagli su Andrej Kostic

Guardando al futuro, il Milan ha intanto chiuso l’acquisto del promettente talento serbo Andrej Kostic. A svelare i retroscena dell’operazione è l’esperto Matteo Moretto:

“Acquisto interessante soprattutto in ottica futura. La trattativa nasce a dicembre 2025, con il Milan che già mandava le prime offerte al Partizan Belgrado, con i rossoneri intenzionati a non voler spendere più di 5 milioni più bonus. Alla fine l’operazione non andò a buon fine subito, ma l’ultimo giorno di mercato del recente mercato di gennaio ci fu un’impennata positiva tra i due club, con il Milan fiducioso di rilanciare e chiudere per il ragazzo. A partire da febbraio il tour de force finale e quindi la chiusura della trattativa. Kostic è già a Milano e ha già fatto le visite mediche. Le cifre dell’operazione sono: 3,5 milioni di euro come base fissa al Partizan più bonus, più una percentuale sulla futura rivendita. Il ragazzo è un classe 2007, giovane ma non giovanissimo perchè ha già delle presenze e buoni numeri con la prima squadra, ha già fatto Conference ed Europa League. E’ un attaccante già abituato a certi tipi di palcoscenici. L’idea del Milan però è quella di fargli fare da spola tra la Prima Squadra e Milan Futuro”.

Turpin arbitro Bosnia Italia: i precedenti del fischietto francese contro gli azzurri. Un ‘fantasma’ e tre buone notizie, come è andata

Turpin arbitro Bosnia Italia: come sono andati i precedenti del direttore di gara francese contro gli azzurri. Tutti i dettagli

La UEFA ha emesso il suo verdetto e, per i tifosi azzurri, ha il sapore amaro di un incubo che ritorna. Sarà il francese Clément Turpin a dirigere la tesissima finale playoff per l’accesso ai Mondiali 2026 tra Bosnia e Italia, in programma martedì 31 marzo nella bolgia di Zenica. Una designazione che inevitabilmente fa tremare i polsi a tutto l’ambiente tricolore. Il fischietto transalpino, seppur esperto e stimato a livello internazionale, evoca infatti uno dei ricordi più dolorosi e drammatici della recente storia calcistica della Nazionale.

Il fantasma della Macedonia del Nord

Il pensiero corre immediatamente a quella maledetta notte del 24 marzo 2022. Al “Barbera” di Palermo si giocava la semifinale playoff per i Mondiali in Qatar. In campo c’era l’Italia, e ad arbitrare c’era proprio Monsieur Turpin. Il finale è tristemente noto a tutti: la beffa nei minuti di recupero firmata da Trajkovski, la clamorosa sconfitta contro la Macedonia del Nord e la seconda, catastrofica, mancata qualificazione consecutiva alla rassegna iridata.

Oggi, con lo spettro di una terza clamorosa esclusione dal Mondiale, rivedere Turpin incrociare il destino degli Azzurri in un match da dentro o fuori alimenta un giustificato senso di inquietudine. A Zenica, l’arbitro sarà coadiuvato da una squadra quasi interamente francese: gli assistenti Nicolas Danos e Benjamin Pages, con Jérôme Brisard al VAR e Willy Delajod come AVAR. L’unica eccezione sarà il quarto uomo, lo spagnolo José María Sánchez.

Il bilancio positivo e la speranza

Tuttavia, prima di cedere al pessimismo cosmico, è giusto analizzare il quadro completo. Se è vero che l’ombra di Palermo è enormemente ingombrante, il bilancio complessivo di Turpin con l’Italia non è affatto disastroso. Nelle cinque occasioni totali in cui ha diretto la Nazionale, gli azzurri hanno ottenuto ben tre vittorie, tutte mantenendo la porta inviolata:
• Contro l’Uruguay (in amichevole).
• Contro la Polonia (in UEFA Nations League).
• Contro l’Israele (nelle recenti qualificazioni mondiali).

Insomma, la cabala e i precedenti storici offrono chiavi di lettura contrastanti. Come si suol dire, la fortuna è cieca, ma martedì sera a Zenica l’Italia dovrà dimostrare di essere più forte anche dei propri fantasmi per staccare finalmente il pass per i Mondiali.

Calciomercato Inter: Thuram con le valigie in mano, ma c’è un colpo già in canna per Ausilio! Nome nuovo per l’estate, di chi si tratta

Calciomercato Inter: Thuram ai saluti, ma spunta un colpo da parte di Ausilio e Marotta in vista dell’estate. Qual è il nome

Mentre l’Inter di Cristian Chivu si lancia con decisione verso la volata finale per lo scudetto, saldamente al comando della classifica di Serie A con 69 punti e un prezioso +6 sul Milan, i riflettori si spostano inevitabilmente sulle future dinamiche di calciomercato. Al centro delle discussioni ci sono le gerarchie dell’attacco nerazzurro, messe in seria discussione da un avvio di 2026 decisamente complicato per Marcus Thuram.

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La crisi di Thuram e l’esplosione del giovane Pio Esposito

Secondo quanto riportato da Tuttosport, il rendimento del francese è finito sotto la lente d’ingrandimento della dirigenza a causa di un preoccupante appannamento realizzativo che dura ormai da oltre un mese. Sebbene la proprietà Oaktree non lo abbia ufficialmente messo sul mercato, di fronte a un’offerta da 60-70 milioni di euro il club potrebbe vacillare, complice il forte interesse della Premier League e le ricche sirene provenienti dall’Arabia Saudita.

A spingere l’attaccante transalpino lontano da Milano è soprattutto l’inarrestabile ascesa di Pio Esposito. Il giovane centravanti ha già siglato 6 gol in campionato, risultando decisivo in sfide cruciali contro Juventus e Atalanta. La sua capacità di incidere ha convinto la società a puntare su di lui come partner ideale del rientrante Lautaro Martinez (atteso per il 5 aprile contro la Roma), rendendo di fatto Thuram un “sacrificabile” di lusso per finanziare il mercato estivo.

Il mirino di Ausilio: sfida per il talento Issa Doumbia

Il futuro del centrocampo nerazzurro potrebbe invece parlare la lingua di Issa Doumbia. Il direttore sportivo Piero Ausilio ha messo nel mirino il gioiello classe 2003 del Venezia, autore di una stagione straordinaria in Serie B arricchita da 8 gol e 5 assist.

Valutato circa 8 milioni di euro, il giocatore è conteso anche da Milan e Roma. Per mister Chivu, l’italo-ivoriano rappresenterebbe un innesto perfetto per fisicità e inserimenti, un profilo “alla Koné” ma con costi decisamente più contenuti, in linea con la strategia societaria.

Oltre alle logiche di mercato, il destino del ragazzo è legato alla scelta della Nazionale. La Costa d’Avorio spinge per portarlo ai Mondiali 2026, ma il mediano attende la chiamata dell’Italia. L’Inter osserva con attenzione l’evoluzione di questo “intrigo” internazionale, pronta a sferrare l’assalto decisivo per assicurarsi il talento emergente.

Bosnia Italia vista dalla prospettiva di Dzeko: tre precedenti che ‘spaventano’ gli azzurri. Focus sulla sfida nella sfida

Bosnia Italia nei tre precedenti contro Edin Dzeko: come è andata la sfida nella sfida contro l’attaccante. I retroscena

Martedì sera l’Italia si gioca una fetta importante del proprio destino e, come nelle migliori sceneggiature thriller, sulla strada degli Azzurri per i Mondiali si staglia un’ombra familiare e minacciosa. È quella di Edin Dzeko, il “Cigno di Sarajevo”. Un centravanti che il nostro calcio ha imparato a conoscere, ammirare e, soprattutto, a temere.

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I numeri della sua carriera parlano chiaro, ma è il suo personalissimo storico contro la Nazionale italiana a far scattare l’allarme rosso. Nei tre precedenti più recenti contro l’Italia, l’attaccante bosniaco ha applicato una sorta di tassa ineluttabile: due gol, sempre ad aprire le marcature, costringendo gli azzurri a rincorse faticose e dispendiose.

Ecco la radiografia dei tre duelli che hanno forgiato la rivalità tra Dzeko e i superstiti dell’Italia di oggi, chiamati martedì a disinnescarlo.

Le tre sfide: la “tassa Dzeko” e le rincorse azzurre

  1. La grande paura di Torino (11 Giugno 2019)
    • Risultato: Italia-Bosnia 2-1 (Qualificazioni Europei)
    • Il copione: L’Italia arriva da sei gare senza subire reti. Dzeko decide di azzerare il contatore al 32′, insaccando da due passi a chiusura di un’azione corale bellissima. L’Italia soffre la fisicità del bosniaco, che sembra letteralmente incontenibile per gran parte del match. Serviranno un capolavoro al volo di Insigne e una zampata di Verratti all’86’ per ribaltare il match e mantenere la vetta del girone.
  2. La notte perfetta di Zenica (15 Novembre 2019)
    • Risultato: Bosnia-Italia 0-3 (Qualificazioni Europei)
    • Il copione: È l’unica delle tre sfide in cui Dzeko e compagni rimangono a secco. L’Italia domina in trasferta, chiudendo la pratica con Acerbi, Insigne e Belotti. Una prova di forza assoluta in cui la retroguardia azzurra riesce, per una volta, a sterilizzare il potenziale offensivo del bomber di casa.
  3. Il dejà-vu di Firenze (4 Settembre 2020)
    • Risultato: Italia-Bosnia 1-1 (Nations League)
    • Il copione: Passa poco meno di un anno, ma l’istinto predatorio non cambia. Al 57′, Dzeko gela il Franchi con una girata da sottomisura. Ancora una volta, la Bosnia va in vantaggio grazie al suo leader. Ci penserà Sensi, una decina di minuti dopo, a rimettere le cose a posto, in una serata in cui l’Italia sbatte anche contro i pali.

I reduci azzurri: chi ha già guardato in faccia l’incubo

Il gruppo di oggi conta diversi elementi che hanno già incrociato i tacchetti con Dzeko in queste tre battaglie. L’esperienza maturata in quelle notti dovrà essere la bussola per la retroguardia di martedì.

• Nicolò Barella (presente in tutti e tre i match). È il vero veterano di questa sfida. Nel 2019 a Torino apparve meno guerriero del solito, ma crebbe a dismisura già nel ritorno di Zenica (voto 7, concreto e dirompente). A Firenze, nel 2020, fu il migliore in campo per distacco. Oggi Barella conosce perfettamente i tempi d’inserimento del centrocampo bosniaco che lavora per innescare la punta.
• Gianluigi Donnarumma (presente a Zenica e Firenze). Gigio ha vissuto le due facce della medaglia. Nel trionfo del 2019 fu eletto tra i migliori in campo (voto 7,5), blindando la porta. A Firenze non poté fare nulla sul tocco da due passi di Dzeko (un gol imparabile). Martedì saprà che ogni palla sporca in area piccola è potenziale veleno.
• Gianluca Mancini (presente a Torino). Quella notte allo Stadium fu complessa per il difensore. Adattato a fare il “terzino-centrale” in un ibrido passaggio a tre, soffrì terribilmente le sportellate e il raggio d’azione di Dzeko, venendo sostituito da De Sciglio. Martedì sarà in cerca di una personale rivincita, forte di una maturità tattica decisamente superiore.
• Sandro Tonali (presente a Zenica). Nel 3-0 in trasferta, ad appena 19 anni, prese in mano il centrocampo azzurro giocando con la saggezza di un veterano. La sua fisicità davanti alla difesa sarà fondamentale martedì per schermare le linee di passaggio destinate a rifornire l’attaccante.

Martedì non ci sarà spazio per i calcoli. Fermare Edin Dzeko non significa solo arginare un attaccante, ma spegnere l’anima stessa della Bosnia, come ha dimostrato giovedì sera il suo gol in extremis al Galles. L’Italia è avvisata, il Cigno è pericoloso anche con l’età che avanza e ancora di più per l’intenzione che lo anima: quello visto a Firenze non era il vero Dzeko e non è stata tutta colpa sua.

Nuovo allenatore Tottenham: chi sarà il sostituto di Tudor? Dalla suggestione De Zerbi a 5 idee ad interim. Ultimissime novità

Nuovo allenatore Tottenham: chi prenderà il posto di Tudor? Da De Zerbi a 5 nomi ad interim. Cosa potrebbe succedere

Il valzer delle panchine internazionali si infiamma e il nome di Roberto De Zerbi torna prepotentemente al centro dei rumors di mercato. Secondo le ultime indiscrezioni diffuse dal noto network britannico TalkSport, in seguito alla separazione di Tudor dal Tottenham, la dirigenza degli Spurs si è subito mossa per affidargli immediatamente la guida tecnica della squadra. La situazione, tuttavia, appare intricata, costringendo il club a valutare un piano B per concludere la stagione in corso.

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Il corteggiamento serrato e la scelta del tecnico

La volontà della società è chiara: anticipare i tempi per iniziare subito un nuovo ciclo tecnico di alto livello. Le fonti d’oltremanica confermano le manovre in corso, sottolineando che questa settimana sono stati fatti degli sforzi per cercare di far entrare De Zerbi prima della fine della stagione.” Un pressing che dimostra quanto l’allenatore italiano sia considerato un pezzo pregiato del mercato globale.

Tuttavia, le ambizioni societarie si scontrano con la ferma volontà del diretto interessato. Il tecnico preferisce programmare con calma il proprio futuro, evitando subentri in corsa che potrebbero rivelarsi complessi senza la possibilità di svolgere la preparazione. Lui vuole aspettare fino all’estate. Questa posizione categorica obbliga la dirigenza inglese a congelare l’assalto principale e a modificare momentaneamente i propri piani operativi.

Caccia al traghettatore: la lista dei cinque candidati

Considerando l’impossibilità di arrivare subito alla prima scelta, il management è ora costretto a individuare un allenatore ad interim capace di guidare il gruppo nei mesi conclusivi del campionato. La ricerca si sta concentrando su profili di diversa estrazione sportiva, mescolando grande esperienza e profonda conoscenza dell’ambiente d’oltremanica.

Sempre secondo TalkSport, il THFC sta vagliando una rosa di nomi ben precisa per questo ruolo ponte: le opzioni ad interim includono Dyche (complicato), Hutter, Mason, Hughton e Robbie Keane.

All’interno di questa lista, la pista che porta a Sean Dyche appare la più complessa da concretizzare nell’immediato. Di conseguenza, prendono quota candidature alternative che spaziano dal profilo internazionale di Adi Hutter, fino ad arrivare a figure storiche del calcio britannico o ex giocatori pronti a mettersi in gioco come Ryan Mason, Chris Hughton e Robbie Keane. Le prossime ore saranno cruciali per sciogliere le riserve e annunciare il nuovo “traghettatore”, in attesa dell’offensiva estiva per De Zerbi.

Lukaku scaricato, il Napoli si consola con Salah: “C’è stato un blitz”

Momo Salah ha annunciato l’addio al Liverpool e si scatenano le indiscrezioni: c’è anche il Napoli sulle sue tracce

Via dal Liverpool, ma per andare dove? Il futuro di Momo Salah è ancora tutto da scrivere e tiene banco ormai da settimane.

L’egiziano resta un calciatore in grado di fare la differenza in campo ed è per questo che diverse squadre si sono messe alla finestra per capire le possibilità di prendere l’ex Roma e Fiorentina. Le indiscrezioni raccontano della possibilità di un trasferimento in Arabia Saudita, dove ci sono le risorse economiche per allettare il calciatore.

C’è però anche una corrente di pensiero secondo cui Salah non sia ancora pronto ad un’esperienza in un campionato minore e voglia giocare ancora un paio di stagione ad alto livello. Ed è qui che torna in scena la Serie A, campionato che sta ‘raccogliendo’ tutti i senatori che hanno illuminato gli ultimi anni del calcio europeo. Dopo Modric e de Bruyne, potrebbe essere la volta di Salah.

Si è parlato di Juventus, ma serve la qualificazione in Champions, ma ora spunta fuori anche il Napoli: in rottura con Lukaku, l’egiziano potrebbe diventare il nome giusto per un altro grande colpo per accontentare Conte.

Salah al Napoli, la rivelazione di Cammaroto

È il giornalista Emanuele Cammaroto a parlare di questa ipotesi a ‘Napoli Magazine’. Secondo il cronista, un addio di Lukaku aprirebbe lo spazio salariale per l’arrivo di Salah.

Per Salah c’è anche il Napoli – ha affermato Cammaroto -, soprattutto se dovesse uscire almeno uno tra De Bruyne e Lukaku e quindi liberare risorse in bilancio. A quel punto ci sarebbe i presupposti per il monte ingaggi e per un’offerta alla De Bruyne con ricco bonus alla firma”. Cammaroto ricorda che anche de Bruyne era un nome considerato impossibile per gli azzurri, poi però è arrivato.

Salah Conte
Il Napoli ci ha già provato per Salah (Instagram Momo Salah) – Calcionews24.com

Inoltre, il giornalista ha ricordato un retroscena: “Il Napoli ha già provato a prendere Salah nell’estate del 2015, quando il giocatore lasciò la Fiorentina per approdare poi alla Roma”. All’epoca il Napoli organizzò un summit in ritiro, ma Salah aveva già dato parola ai giallorossi: “Ci fu un blitz per tentare di acquistare Salah, ma aveva già un accordo con la Roma. Era allora un pallino di De Laurentiis – spiega – e lo è ancora adesso” per le cose eccezionali fatte a Liverpool”. Approdo possibile, dunque, soprattutto perché “in panchina c’è Conte che è uno straordinario attrattore per campioni come Salah”. Basterà per rendere reale il sogno azzurro?

Mbappé a 360°: «Il Real Madrid in Spagna è come una religione. Critiche? Bisogna saperci convivere. Lo han fatto con Cristiano Ronaldo o Di Stefano, perché io dovrei essere un’eccezione!?»

Mbappé, attaccante del Real Madrid, ha parlato così del momento che sta vivendo con i blancos. Queste le sue dichiarazioni

Kylian Mbappé è tornato a brillare ai suoi livelli stellari, come dimostrato dal meraviglioso gol segnato mercoledì contro il Brasile. Nonostante gli impegni con la Francia – attesa questa notte dalla sfida contro la Colombia nel Maryland – il fuoriclasse transalpino continua ad avere il Real Madrid nei suoi pensieri.

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L’IMPEGNO CON I BLANCOS

In un’intervista concessa all’emittente Téléfoot, il numero 10 madridista ha spazzato via le speculazioni sul suo rendimento. Ha affrontato a viso aperto i dubbi di chi ipotizzava un suo presunto “risparmio energetico” in vista dell’imminente rassegna iridata. «In Spagna c’è un po’ di preoccupazione, temono che io possa non dare il massimo per pensare direttamente al Mondiale», ha ammesso l’attaccante. La sua smentita, però, è categorica e rassicura l’ambiente: «Il modo migliore per prepararsi al Mondiale è vincere tutto prima con il Real Madrid».

IL PESO DELLA MAGLIA

Mbappé si è poi soffermato sulle pressioni che derivano dall’essere il volto principale del club spagnolo. «Il Real Madrid, in Spagna, è come una religione. I tifosi sono appassionatissimi, si parla tanto e si specula: a volte a ragione, altre no», ha spiegato. Sulle critiche ricevute nei mesi scorsi, ha risposto con grande maturità: «Bisogna saperci convivere. Al Real sono stati criticati giocatori leggendari come Cristiano Ronaldo o Di Stéfano, non vedo perché io dovrei essere un’eccezione. La ricetta è mantenere la calma, rimanere concentrati e capire cosa migliorare in campo».

LA SFIDA AL BAYERN

Infine, lo sguardo di Kylian si è proiettato sui decisivi impegni stagionali, puntando il mirino sulla Champions League. «Ci tocca giocare contro il Bayern Monaco, che attualmente credo sia la squadra più in forma d’Europa. Tuttavia, se c’è qualcuno in grado di battere una corazzata del genere, quello è il Real Madrid». Nessuna distrazione sul fronte interno: «Per me è estremamente importante ciò che ci aspetta. Siamo pienamente coinvolti in Champions, ma lo siamo altrettanto nella Liga, pronti a lottare fino all’ultimo contro il Barcellona».

Calciomercato Juventus: resta ancora distanza per il rinnovo di Vlahovic. Cosa è emerso dopo l’incontro con il club bianconero

Calciomercato Juventus: c’è distanza ancora per il rinnovo di Vlahovic. Cosa è accaduto nell’incontro con il club bianconero

Il futuro dell’attacco bianconero resta il tema centrale in vista della prossima e infuocata sessione estiva di mercato. Secondo Matteo Moretto, la situazione alla Continassa vive una preoccupante fase di stallo: non c’è ancora nessun accordo tra la Juventus e Dusan Vlahovic per il tanto atteso e discusso rinnovo. Il bomber serbo ha un contratto in naturale scadenza a giugno e l’urgenza di una rapida risoluzione si fa ogni giorno più pressante.

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Le cifre del disaccordo: nodo ingaggio e commissioni

Il nodo principale di questa complessa trattativa riguarda le notevoli divergenze sulle cifre economiche. Attualmente si registra una sostanziale distanza tra la proposta formulata dalla società e le importanti richieste avanzate dall’entourage del ragazzo. Le frizioni maggiori si concentrano in particolar modo sull’ammontare dell’ingaggio netto e sulle altissime commissioni richieste dagli agenti.

Nonostante gli ultimi fitti contatti abbiano registrato un lieve avvicinamento tra le parti in causa, manca ancora lo scatto decisivo per arrivare alla tanto sperata fumata bianca. Le negoziazioni procedono a rilento, sebbene ci siano chiaramente ancora margini per ricucire il divario finanziario e giungere finalmente a una stretta di mano che soddisferebbe appieno tutto l’ambiente sportivo.

L’incubo parametro zero e l’ombra delle big estere

Trattenere il centravanti serbo rappresenterebbe una priorità tecnica assoluta per garantire un elevato livello di competitività alla formazione nel prossimo futuro. Al contrario, perdere un giocatore di questo immenso calibro a parametro zero costituirebbe un danno incalcolabile, un vero e proprio disastro sia per le casse che per le ambizioni del club.

I vertici societari dovranno necessariamente compiere uno sforzo economico mirato per accontentare le legittime aspettative del terminale offensivo, chiudendo le porte a pericolosi inserimenti da parte di ricche pretendenti estere, pronte ad approfittare del contratto in scadenza. Le prossime settimane saranno decisive per definire questo intricato scenario: serviranno nuovi incontri strategici per limare i dettagli, trovare la giusta quadra e assicurarsi le prestazioni di Vlahovic per le prossime stagioni.

Coppa d’Africa, scontro totale Senegal-Marocco! Il presidente della CAF Motsepe rompe il silenzio, ecco cosa ha detto

Coppa d’Africa, il presidente della CAF Motsepe ha rotto il silenzio dopo la diatriba avvenuta in finale tra Senegal e Marocco

Il caso della Coppa d’Africa assegnata a tavolino al Marocco dalla Confederazione Africana di Calcio (CAF) continua ad alimentare accese discussioni nel panorama calcistico internazionale. La contesa, nata al termine di una finale ricca di tensioni, si è ora spostata nelle aule dei tribunali sportivi in seguito all’ufficializzazione del ricorso presentato dal Senegal al TAS di Losanna.

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A margine del Comitato Esecutivo svoltosi quest’oggi, il presidente della CAF, Patrice Motsepe, ha rotto il silenzio per affrontare la delicata questione sportiva e diplomatica, lanciando un forte messaggio di distensione a entrambe le federazioni coinvolte.

Il messaggio del presidente CAF: un appello all’unità africana

Il massimo dirigente del calcio africano ha voluto smorzare i toni della polemica, ribadendo l’importanza della coesione in vista dei futuri impegni internazionali delle nazionali. Di seguito, le sue parole:

“Dobbiamo voltare pagina. Dobbiamo continuare a lavorare per sviluppare il calcio. Dobbiamo sostenere ogni nazione che disputerà la Coppa del Mondo. Il mio messaggio ai senegalesi è: siamo con voi, vi sosteniamo. Siamo tutti africani. Ho rivolto lo stesso messaggio ai marocchini. Molti senegalesi vivono in Marocco. Non useremo il calcio per dividere le persone, deve servire a unire”.

Rispetto totale per la futura sentenza del TAS

Il presidente Motsepe ha inoltre annunciato che si recherà personalmente in Senegal nelle prossime settimane. Sulla spinosa questione legale relativa al ricorso al TAS presentato dalla federazione senegalese contro la revoca del trofeo, il numero uno della Federcalcio africana ha garantito massima trasparenza, affermando in modo perentorio:

“Qualunque sia la decisione del TAS, la rispetteremo”.

Il riassunto dei fatti: l’abbandono del campo in finale

Per comprendere l’origine della controversia, è necessario riavvolgere il nastro. La CAF ha attribuito la vittoria a tavolino (e il conseguente trofeo) al Marocco a causa di un episodio clamoroso: l’abbandono del campo da parte dei giocatori del Senegal, in segno di protesta dopo la concessione di un calcio di rigore a favore della formazione marocchina.

Attraverso un comunicato ufficiale, la CAF aveva spiegato le regole infrante per giustificare la decisione disciplinare. Tuttavia, la federazione senegalese non si è arresa, scegliendo di appellarsi al tribunale sportivo per ribaltare la sentenza e cercare di far valere il risultato maturato sul terreno di gioco. Ora si attende solo il verdetto definitivo.

Real Madrid, il Marocco lo tenta ma Thiago Pitarch sceglie la Roja. Ma non è un caso isolato: dentro a quello che sta succedendo in Spagna

Real Madrid, Thiago Pitarch ha scelto la Spagna. Ma non è la prima volta che succede in Liga, ecco l’approfondimento completo

Il caso di Thiago Pitarch si è recentemente risolto con una decisione ferma e definitiva: il giovane talento della cantera del Real Madrid ha scelto di rappresentare la Spagna, respingendo le lusinghe e i richiami del Marocco. Tuttavia, il suo non è affatto un caso isolato all’interno de La Fábrica. È diventata ormai una consuetudine, per la federazione e per il club stesso, dover gestire la situazione di giovani promesse nate in Spagna che vengono costantemente tentate dai Paesi d’origine dei genitori o dei nonni. Ecco l’analisi di As.

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UNA QUESTIONE DI LOGISTICA E DISTANZE

Il Real Madrid osserva queste complesse dinamiche familiari e burocratiche dalla panchina. Già a partire dai 15 anni, i talenti affrontano questo primo, grande bivio internazionale. Il club blanco non esercita alcuna pressione sulle decisioni dei ragazzi – né vuole, né tantomeno può farlo – ma non fa mistero della sua preferenza: idealmente, vorrebbe che la scelta ricadesse sempre sulla Roja.

Le motivazioni sono puramente pratiche. Avere i giocatori sotto l’egida della RFEF (la federazione spagnola) significa centralizzare i rapporti istituzionali e, soprattutto, azzerare le distanze e i faticosi viaggi intercontinentali. Basti pensare che tra il centro sportivo di Valdebebas e la Ciudad del Fútbol di Las Rozas (sede del ritiro della Nazionale) ci sono appena 35 chilometri di distanza.

LA “DIASPORA” INTERNAZIONALE DELLA FÁBRICA

Un auspicio, quello della dirigenza madridista, che si scontra però con la realtà di una vera e propria diaspora internazionale attualmente in corso nel vivaio. Sono tantissimi i giovani talenti che vestono maglie diverse da quella spagnola: Gorka Abascal (Colombia), Mauro del Castillo e Alberto Castelau (Argentina), Edu Valentín (Romania), Manu Romero (Stati Uniti), Leo Lemaitre (Francia), Leon Westin (Svezia) e David Kravets (Ungheria).

I CASI ANCORA APERTI

Il Marocco, peraltro, non si è limitato a corteggiare solo Pitarch: ci ha provato con il ventunenne Rachad Fettal e ha già convinto il sedicenne Omar Chaoui. Molti altri casi restano aperti e in piena disputa diplomatica. La Guinea Equatoriale sta facendo il possibile per strappare alla Spagna il talentuoso difensore centrale classe giovanile Ariel Nkoghe, mentre all’orizzonte si prospetta un acceso braccio di ferro con il Brasile per aggiudicarsi le prestazioni di Bryan Bugarín e di Enzo Alves.

Bayern Monaco, Hoeness allo scoperto: «Prima di prendere Kompany abbiamo chiamato Guardiola. Ecco cosa ci ha risposto». La rivelazione!

Bayern Monaco, Uli Hoeness ha fatto questa rivelazione riguardante Kompany e Guardiola. Queste le sue dichiarazioni

La scelta del Bayern Monaco di affidare la prestigiosa panchina bavarese a Vincent Kompany ha rappresentato una delle mosse di mercato più sorprendenti e chiacchierate a livello europeo. L’arrivo del tecnico belga ha sollevato inizialmente non pochi dubbi tra i tifosi e gli addetti ai lavori. A fare chiarezza sulle complesse dinamiche che hanno portato a questa inaspettata fumata bianca è intervenuto direttamente Uli Hoeness, figura storica e pilastro dirigenziale del club tedesco.

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Il casting per la panchina e l’intervento decisivo di Pep Guardiola

In una lunga e dettagliata intervista rilasciata ai microfoni della nota rivista sportiva tedesca Kicker, il dirigente ha raccontato senza filtri le enormi difficoltà incontrate dalla società nella ricerca della nuova guida tecnica. A fugare ogni dubbio sulle qualità dell’ex difensore è stata una telefonata a un grandissimo ex allenatore bavarese, che ha garantito totalmente per lui. Questo il racconto esatto delle parole del dirigente:

“Quando abbiamo chiamato Pep Guardiola prima di ingaggiare Vincent e gli abbiamo chiesto cosa ne pensasse di lui, ci ha detto che potevamo prenderlo a occhi chiusi. All’inizio eravamo scettici, era il numero quattro o cinque con cui avevamo parlato. Penso prima a Julian Nagelsmann, Ralf Rangnick, Thomas Tuchel e anche a Oliver Glasner, che sarebbe venuto se il Crystal Palace lo avesse lasciato andare”.

Una lunga lista di alternative sfumate

Le sorprendenti dichiarazioni mettono in luce l’intricata situazione legata al casting allenatori portato avanti dalla dirigenza del Bayern Monaco. La lista delle priorità vedeva infatti nomi di altissimo profilo, tutti già ampiamente affermati. Dal clamoroso ritorno ipotizzato di Julian Nagelsmann o Thomas Tuchel, fino alle suggestioni legate all’esperto Ralf Rangnick e all’attuale manager del Crystal Palace Oliver Glasner. Tutti profili che, per motivi diversi legati a contratti in essere o rifiuti netti, sono sfumati uno dopo l’altro.

La sfida di Kompany in Baviera

È in questo scenario estremamente delicato che il consiglio tecnico di Pep Guardiola ha assunto un peso specifico incalcolabile per superare lo scetticismo societario. L’incondizionata fiducia espressa dall’allenatore catalano ha spinto i vertici del club a puntare forte sulle idee tattiche e sulla leadership di Kompany. Ora, il giovane tecnico sta dimostrando di essere la figura giusta per riportare il Bayern Monaco a dominare in Bundesliga e in Europa.

Tottenham, ufficiale la separazione con Tudor! Altro terremoto in casa Spurs, il comunicato e chi sarà il nuovo allenatore

Tottenham, è stata ufficializzata la separazione con Tudor! Nuovo terremoto in casa Spurs, il comunicato e chi sarà il sostituto

Clamoroso colpo di scena in Premier League. L’avventura di Igor Tudor alla guida del Tottenham Hotspur è già giunta al capolinea. Dopo un periodo brevissimo, le strade del tecnico croato e della prestigiosa società londinese si separano definitivamente. Una notizia inaspettata che scuote profondamente l’ambiente degli Spurs, costretti ora a riprogrammare tempestivamente la stagione sportiva e a mettersi immediatamente alla ricerca di una nuova figura a cui affidare la guida tecnica della prima squadra.

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La separazione consensuale e l’addio dello staff tecnico

La drastica decisione non ha coinvolto unicamente l’ex allenatore di Verona, Marsiglia, Lazio e Juventus, ma ha riguardato l’intero gruppo di lavoro approdato a Londra poco più di un mese fa. Insieme a lui, salutano la capitale inglese anche i suoi più stretti collaboratori, lasciando un vuoto nell’organigramma sportivo che la dirigenza dovrà colmare in tempi record per non compromettere gli obiettivi stagionali e risalire la china in campionato.

Il comunicato ufficiale del club: solidarietà al tecnico

Per spiegare i contorni di questa improvvisa e inaspettata rottura contrattuale, il club britannico ha diramato una nota ufficiale ai media, chiarendo come la scelta sia stata presa di comune accordo, anche a causa di motivi personali legati all’allenatore. Di seguito il testo integrale diffuso dalla società:

«Il Tottenham conferma che è stato concordato di comune accordo che l’allenatore Igor Tudor lasci il club con effetto immediato. Anche Tomislav Rogic e Riccardo Ragnacci hanno lasciato i rispettivi ruoli di allenatore dei portieri e preparatore atletico. Ringraziamo Igor, Tomislav e Riccardo per l’impegno profuso nelle ultime sei settimane, durante le quali hanno lavorato instancabilmente. Esprimiamo inoltre la nostra vicinanza a Igor e alla sua famiglia in questo momento difficile, esprimendo il nostro sostegno e la nostra vicinanza. Ulteriori aggiornamenti sul nuovo allenatore saranno forniti a tempo debito».

Caccia al nuovo manager per il futuro degli Spurs

Le parole del comunicato evidenziano chiaramente un momento difficile a livello personale per il tecnico croato, a cui va la solidarietà di tutto il panorama calcistico europeo dopo la perdita del padre. Ora, però, l’attenzione del management del Tottenham si sposta obbligatoriamente sul mercato. La ricerca del nuovo allenatore è ufficialmente aperta: la dirigenza è al lavoro per individuare un profilo di spessore internazionale in grado di riportare stabilità, continuità e risultati in una stagione segnata da questo forte e improvviso scossone.

Genoa, Ekuban svela: «De Rossi mi urlava che sono uno scandalo del calcio, ma va bene perché ci trasmette coraggio. Ecco cosa penso sulla sfida con la Juventus»

Genoa, Caleb Ekuban ha rilasciato un’intervista nella quale ha parlato così di Daniele De Rossi, del momento in rossoblù e della sfida con la Juve

In un’intervista ai microfoni di Sky Sport, l’attaccante del Genoa Caleb Ekuban ha fatto il punto sul suo attuale momento di forma e sulle ambizioni della squadra rossoblù. Tra aneddoti divertenti legati al tecnico Daniele De Rossi, ricordi di ex compagni illustri e il mirino puntato sulla prossima delicatissima sfida di campionato contro la Juventus, il centravanti ha offerto uno spaccato interessante e autentico della vita all’interno dello spogliatoio ligure.

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Tra vita privata, Nazionale e i ricordi legati a Retegui e Calafiori

Lontano dal fervore del rettangolo verde, la routine dell’attaccante è all’insegna della massima tranquillità domestica, con uno sguardo sempre attento alle sorti degli Azzurri. Il giocatore ha raccontato le sue abitudini e il suo legame con i compagni approdati in azzurro: “L’unica cosa che riesco a fare quando sono a casa e non ci sono i bambini è stare sul divano a guardare gli altri sport. E speriamo che la Nazionale vada ai Mondiali. L’assist di Retegui? Ricordo ancora come se fosse ieri, un appoggio perfetto di testa e io l’ho rovesciata in porta. Però sono due gli ex compagni di questa Nazionale, c’è stato anche Calafiori qua, per quanto per una breve esperienza. Bravissimo ragazzo anche lui, gli auguro il meglio.”

La cura De Rossi: aneddoti da spogliatoio e mentalità offensiva

Uno dei passaggi più interessanti e genuini dell’intervista riguarda il rapporto diretto, verace e profondamente stimolante con l’attuale allenatore. L’impatto del mister si è fatto sentire sia sul piano caratteriale che su quello squisitamente tattico, incrementando notevolmente la propensione offensiva della compagine genovese. Rivelando un divertente retroscena sulle sedute quotidiane al centro sportivo, l’attaccante ha spiegato: “De Rossi? Mi urlava che sono uno scandalo del calcio e mi presento agli allenamenti in ciabatte, ma va bene. Se deve sfogarsi così in campo, glielo lascio fare. A noi attaccanti trasmette coraggio, per me è quella la parola giusta. Voler aggredire l’area avversaria per portare più uomini davanti, il baricentro con lui si è alzato e questo porta più occasioni e possibilità di fare gol.”

La Juventus nel mirino: grinta e determinazione per fare punti

La sosta per gli impegni internazionali sta per andare in archivio e il Genoa è ora atteso da un banco di prova di altissimo livello: il match contro la formazione bianconera. Nonostante le pesanti assenze momentanee dovute ai giocatori precettati dalle rispettive selezioni, la rosa è già ampiamente focalizzata sull’obiettivo, spronata dalle dichiarazioni cariche di adrenalina del proprio condottiero. Sull’avvicinamento al match e sull’atteggiamento agonistico richiesto, Ekuban ha concluso senza mezzi termini: Noi cercheremo di andare lì preparati, per dare battaglia e portare a casa qualche punto. Non abbiamo ancora iniziato davvero i discorsi per la Juve, mancano tanti nazionali. Ma due giorni fa ci ha accesi dicendo che era una partita importante tanto quanto quella con la Roma, con l’Inter e col Milan, che si deve battagliare per portare a casa i punti”

Pato confessa: «Quando guardavo Maldini in allenamento pensavo questo. Ho scritto un messaggio a Gattuso dopo la vittoria dell’Italia»

Pato, ex attaccante del Milan, è stato intervistato direttamente da New York. Questi i suoi ricordi in rossonero

Intervistato a New York da Sportitalia, Alexandre Pato ha ripercorso così i suoi ricordi in rossonero. Ecco le parole dell’ex attaccante del Milan.

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MALDINI «Per me è un uomo che mi ha dato tanto come responsabilità del gioco. Vedevo lui che dopo l’allenamento continuava ad allenarsi. Era un personaggio che tu guardavi e dicevi “Quello è una persona da seguire”. Due, tre settimane fa con mia moglie a Milano lo abbiamo visto su un cartellone ed ho detto “Ora fa il modello (ride, ndr)”. Lui è bravissimo, ho tanta stima per lui».

ALLEGRI E IBRAHIMOVIC«Ibrahimovic lo stimo tanto, è una brava persona. Allegri è bravissimo, è tosto, un vincente».

GATTUSO CT DELL’ITALIA«A Rino ho mandato un messaggio dopo la vittoria dell’Italia dell’altra sera. Si merita questo accesso al Mondiale, spero tanto che ci riesca. Non è facile, lo so, però tifo tanto per lui, per l’Italia. Però il Brasile vincerà questo Mondiale (ride, ndr)».

SUO FIGLIO AL MILAN«Speriamo che il Milan lo prenda. Lavorerò bene con lui, non sarà facile per il Milan».

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