Pagina 500 – Calcio News 24

Come Leoni, Chivu non può crederci: glielo soffiano sotto il naso

Oltre il danno la beffa. Dopo la sconfitta in Champions, l’Inter di Chivu è costretta a subire un altro sgarbo di mercato, una sorta di Leoni bis.

La scossa non è leggera e il momento impone una riflessione più profonda del semplice risultato. Nel giro di cinque giorni, l’Inter ha smarrito certezze che parevano consolidate: prima il derby, perso 1-0 contro il Milan nonostante una mole considerevole di occasioni, poi la beffa di Madrid, con il colpo di Gimenez al 93’ che ha ribaltato un pareggio ormai incanalato. Due schiaffi diversi, ma ugualmente sonori, che restituiscono ai nerazzurri una sensazione inattesa, quella di una squadra improvvisamente vulnerabile.

Cristian Chivu si ritrova a gestire una situazione che, fino alla sosta, sembrava definitivamente archiviata. L’Inter era solida, lucida, capace di imporre la propria identità anche nei momenti di sofferenza. Ora, complici episodi sfavorevoli e qualche crepa mentale, la squadra ha perso contemporaneamente la vetta del campionato e la leadership in Champions. Un doppio scivolone che non compromette nulla, sia chiaro, ma che obbliga a rimettere mano a ciò che nelle ultime settimane si dava per acquisito.

La sconfitta nel derby è stata assimilata con più fastidio che preoccupazione: pali, parate, errori sotto porta, un copione di sprechi più che di limiti strutturali. Quella di Madrid ha lasciato invece un segno più profondo, perché arrivata dopo una prova ordinata e matura, ma rovinata da un singolo dettaglio difensivo, proprio nel terreno in cui l’Inter si è sempre distinta.

Ed è su questa combinazione di vulnerabilità e stanchezza nervosa che si inserisce anche il tema mercato, mai marginale quando i risultati traballano. Non è una sorpresa che negli ambienti dirigenziali sia tornato di moda un termine che a Milano non suona mai bene: il rimpianto. Questa estate il caso Giovanni Leoni, soffiato dal Liverpool a trattativa avanzata, aveva lasciato un retrogusto amaro a Marotta. Ora il timore è che lo scenario possa ripetersi, perché gli inglesi sono tornati a inserirsi sul medesimo obiettivo che l’Inter sta valutando per rafforzare la difesa. Una coincidenza forse, ma che arriva nel momento peggiore possibile dal punto di vista psicologico.

Guehi-Liverpool: un duello che rischia di sfuggire di mano

Marc Guehi è un nome che l’Inter segue da mesi, forse da più tempo di quanto traspaia pubblicamente. Le sue caratteristiche – fisicità pulita, capacità di impostare, lettura profonda dell’anticipo – lo rendono uno dei profili più interessanti della Premier. Il centrale inglese ha collezionato un numero elevato di presenze in questa stagione e il rendimento rimane stabile, con margini di crescita importanti. È il classico difensore che un club può permettersi solo se agisce d’anticipo, prima che la sua valutazione salga oltre i 50 milioni che diversi osservatori considerano realistici per l’estate prossima.

Ed è proprio qui che si inserisce il Liverpool. La società di Anfield, che già in estate era arrivata a un passo dal chiudere l’operazione, ha riallacciato i contatti con forza, decidendo di tornare sul giocatore con un tempismo che rischia di tagliare fuori l’Inter. Il club inglese può garantire un ingaggio sensibilmente superiore a quello che i nerazzurri potrebbero proporre e, soprattutto, può sostenere commissioni molto più alte, fattore che in questo tipo di operazioni spesso incide quanto la cifra del trasferimento.

Marc Guehi
Guehi-Liverpool: un duello che rischia di sfuggire di mano – Calcionews24.com (screen Youtube)

L’Inter continua a monitorare, ma a TiAmoCalciomercato hanno ben dipinto la situazione: “A gennaio c’è chi vorrebbe anticipare la corsa per Guehi. Il Liverpool, che l’estate scorsa era vicinissimo a prenderlo, ora ci riprova a gennaio perché l’Inter è dietro al giocatore. Vorrebbero bloccarlo per giugno, o almeno l’Inter vorrebbe provare a precedere le altre squadre. Ma non è facile”. Il problema non è solo il costo del cartellino, già elevato, quanto soprattutto l’ingaggio richiesto dal giocatore e dagli agenti. Per restare in corsa servirebbe una manovra creativa, una trattativa costruita con anticipo e un contesto meno competitivo. Tutto ciò che, al momento, manca. La sensazione è che il Liverpool voglia chiudere l’operazione già in inverno, per poi portare il difensore a giugno, tagliando fuori qualunque concorrente. Per Marotta e Ausilio sarebbe l’ennesimo duello perso contro un gigante economico della Premier.

Zenga ricorda ancora: «Orgoglioso di aver indossato i colori dell’Inter. Su Vialli vi dico questo»

Zenga, una vita tra i pali e un amore infinito per l’Inter: il racconto senza filtri dell’Uomo Ragno

Walter Zenga, simbolo intramontabile del calcio italiano e dell’Inter, si è raccontato in una lunga intervista a Rai Play nel format Una vita da campione. Un viaggio profondo nei ricordi di una carriera ricca di successi, cadute, rinascite e soprattutto di una passione viscerale: il calcio. La parola chiave, in ogni segmento del racconto, è proprio Zenga stesso, un personaggio che continua ad affascinare il pubblico per la sua autenticità e per la sua storia unica.

Zenga ha iniziato ricordando i primi passi nel mondo del calcio, influenzato dal padre, anche lui portiere. La sua formazione, però, non è stata priva di difficoltà: a Salerno, dopo un esordio complicato e il celebre episodio dell’uscita dal campo, Zenga capì davvero cosa volesse dire cadere per imparare. Anche l’esperienza alla Sambenedettese lo segnò profondamente: il tragico incendio del Ballarin rimane una ferita che Zenga non potrà mai dimenticare.

Naturalmente, parlare di Zenga significa parlare dell’Inter. Il suo ricordo dell’arrivo in nerazzurro è tra i momenti più emozionanti dell’intervista: “Non potete capire cosa vuol dire essere interista”, ha detto, paragonando la sua storia a quella di un altro figlio del vivaio, Dimarco. Zenga ha rievocato la prima partita a San Siro come un’esperienza che gli ha cambiato la vita, una sensazione talmente intensa da volerla rivivere centinaia di volte. Per Zenga l’Inter non è solo un club, ma un legame identitario: “Cambi moglie, città, ma la squadra non la cambi”.

Zenga ha ricordato anche l’origine del soprannome Uomo Ragno, nato in modo ironico durante il periodo dell’esclusione dal Mondiale 1994. Allo stesso modo, ha rivissuto i momenti d’oro con l’Inter, come la finale contro il Salisburgo, e la cavalcata dello Scudetto con Trapattoni, nata paradossalmente da una sconfitta che fece scattare l’orgoglio del gruppo.

Quando gli viene chiesto perché Zenga non sia mai diventato allenatore dell’Inter, la risposta è lucida: “Non c’è stato il momento”. Zenga rivendica con orgoglio il proprio percorso, fatto di panchine importanti e di esperienze che lo hanno arricchito. E da allenatore, Zenga continua a ispirarsi a figure come Mourinho, definito un vero maestro.

Nel ricordo di Zenga trovano spazio anche gli amici scomparsi — Vialli, Mihajlovic, Brehme — e un pensiero speciale ai portieri italiani, da Buffon a Donnarumma, che Zenga considera eredi di una scuola che lui stesso ha contribuito a rendere leggendaria.

In ogni parola dell’intervista, un filo conduttore resta chiaro: Zenga non è solo un ex portiere, ma un’icona, un uomo che ha fatto del calcio una missione e dell’Inter una casa eterna.

LEGGI LE ULTIMISSIME DELLA SERIE A 

Milan, emergenza totale per Allegri! Come ridisegnerà l’attacco la squadra rossonera? Il punto


Milan, emergenza in attacco: senza Pulisic Allegri deve scegliere il partner di Leao contro la Lazio. Loftus-Cheek insidia Nkunku

In casa Milan i timori della vigilia sono diventati realtà: Christian Pulisic non sarà disponibile contro la Lazio. L’americano si è fermato per un affaticamento muscolare e, nonostante gli esami abbiano escluso lesioni, il fastidio alla coscia lo costringerà alla tribuna. Un problema in più per Massimiliano Allegri, che ora deve sciogliere il nodo sul giocatore da affiancare a Rafael Leao nel reparto offensivo del Milan. Il ballottaggio è ormai ristretto a Christopher Nkunku e Ruben Loftus-Cheek.

La scelta più logica sembrerebbe quella di puntare su Nkunku dal primo minuto, come già accaduto nelle sfide del Milan contro Roma e Parma. Tuttavia, l’intesa con Leao non ha ancora convinto: mentre il portoghese è apparso in forma scintillante, il francese ha mostrato evidenti difficoltà di ambientamento. Allegri conserva più di una perplessità sulla capacità dell’ex Lipsia di inserirsi rapidamente nel sistema del Milan, complici anche la nuova realtà calcistica e la condizione fisica non ottimale dopo il Mondiale per club. Una possibile esclusione contro la Lazio rischierebbe però di pesare come una vera bocciatura.

Allegri valuta Loftus-Cheek: soluzione a sorpresa per il Milan?
Proprio per questo Ruben Loftus-Cheek potrebbe superare Nkunku nelle gerarchie all’ultimo istante. Allegri lo apprezza per la sua duttilità, fondamentale per un Milan che ha bisogno di equilibri ma anche di fisicità accanto a Leao. L’inglese può agire da seconda punta atipica, sfruttando potenza, progressione e qualità tecnica: un profilo che si sposa bene con le idee del tecnico rossonero.

Inoltre Allegri vorrebbe conservare un’arma offensiva importante in panchina, e schierare Loftus-Cheek dal 1’ darebbe al Milan un attacco più imprevedibile in una sfida sempre delicata come quella contro la Lazio allenata dal suo mentore Sarri. Per il centrocampista inglese potrebbe dunque arrivare una nuova maglia da titolare in una posizione insolita ma potenzialmente decisiva. Lo riporta calciomercato.com.

LEGGI LE ULTIMISSIME DELLA SERIE A 

Mondiale per Club 2029, come sta andando l’Italia in termini di Ranking? Ecco il punto sulla situazione

Mondiale per Club 2029: Inter regina d’Europa nel ranking. Superate Arsenal e PSG — ecco come stanno le altre italiane

L’Inter svetta in cima all’Europa calcistica, ma questa volta non si parla di risultati di campionato né di coppe nell’immediato. Il dominio nerazzurro riguarda infatti il ranking europeo che determinerà l’accesso al Mondiale per Club 2029, una competizione destinata a diventare sempre più centrale nel panorama calcistico internazionale. La squadra guidata da Cristian Chivu ha raggiunto quota 63 punti, issandosi in solitaria al primo posto e certificando una continuità di rendimento in campo continentale che poche altre società possono vantare. Un primato che avvicina ulteriormente la Beneamata all’obiettivo di partecipare alla rassegna mondiale, dopo l’edizione inaugurale del nuovo format vinta dal Chelsea.

A inseguire l’Inter ci sono due potenze europee pronte a sfruttare ogni minimo passo falso. L’Arsenal è attualmente seconda con 59 punti, seguita dal Paris Saint-Germain a 58. I francesi, però, possono guardare con maggiore serenità alla classifica: la loro vittoria nella Champions League 2025 li ha già assicurati alla prossima edizione del Mondiale per Club. Alle loro spalle compaiono altri giganti del calcio continentale: Barcellona (51 punti), Bayern Monaco (46) e Borussia Dortmund (44). In corsa rimangono anche Liverpool e Real Madrid, appaiate a quota 42, mentre l’Atlético Madrid di Diego Simeone (39) e l’Aston Villa (34) devono imprimere una svolta per evitare di perdere terreno nel rush finale della qualificazione.


Le italiane nel ranking: Atalanta brillante, crollo per Juve, Milan e Napoli

Se l’Inter rappresenta il fiore all’occhiello del calcio italiano, il resto del panorama nazionale appare molto meno rassicurante. L’unica vera sorpresa positiva arriva dall’Atalanta, ormai stabilmente protagonista in Europa. Il club bergamasco occupa un eccellente tredicesimo posto con 31 punti, restando pienamente in corsa per le prime otto posizioni che garantirebbero la qualificazione diretta al Mondiale per Club 2029.

Decisamente più grigia la situazione delle altre big di Serie A. La Juventus, reduce da stagioni europee poco brillanti, è soltanto diciannovesima con 24 punti. Ancora più indietro il Milan, ventiduesimo con 18 punti, mentre il Napoli — nonostante il recente Scudetto — si trova addirittura al trentaduesimo posto con appena 10 punti utili per questo ranking. Una fotografia che evidenzia quanto la continuità in Europa sia diventata fondamentale per restare ai vertici e non perdere il treno della nuova élite mondiale del calcio.

Maldini Atalanta, addio a gennaio? Due club di Serie A hanno messo nel mirino il figlio d’arte. La posizione della Dea

Maldini Atalanta: possibile svolta sul futuro del trequartista, si apre l’ipotesi di una cessione temporanea. Fiorentina e Lazio pensano a lui

La situazione legata al binomio “Maldini Atalanta” potrebbe presto prendere una direzione inattesa. Secondo quanto riportato da SportMediaset, il club bergamasco sta valutando con grande attenzione il destino di alcuni giocatori presenti in organico, e tra questi rientra anche Daniel Maldini. Il classe 2001 è arrivato la scorsa estate dal Monza per circa 13 milioni di euro, un investimento significativo che lasciava presagire un ruolo di rilievo nelle rotazioni della Dea.

Finora, però, l’esperienza del trequartista in nerazzurro non ha prodotto il rendimento auspicato. Nonostante le indubbie qualità tecniche, Maldini fatica a trovare spazio e continuità all’interno del complesso sistema di gioco dell’Atalanta, che richiede intensità, dinamismo e capacità di adattamento immediato alle richieste del tecnico. Questo scenario ha portato la società a riflettere sulla possibilità di una cessione temporanea, soluzione che permetterebbe al calciatore di accumulare minuti, responsabilità e fiducia.

L’ipotesi di un prestito non è solo un’opportunità per Maldini, ma anche un modo per tutelare l’investimento dell’Atalanta, che punta a rivalutare il talento del giocatore attraverso un percorso di crescita più lineare. Non è dunque sorprendente che il dossier Maldini sia già arrivato sui tavoli di altri club di Serie A, pronti a cogliere l’occasione.

Secondo le stesse indiscrezioni, Lazio e Fiorentina avrebbero già manifestato un interesse concreto. Entrambe seguono da settimane l’evolversi della situazione e potrebbero presentare proposte ufficiali già nella prossima finestra di mercato. Per le due società, Maldini rappresenterebbe un rinforzo a basso rischio economico ma dal potenziale molto elevato, considerata la sua tecnica, la sua capacità negli ultimi metri e l’esperienza già maturata in più contesti di Serie A e Serie B.

LEGGI ANCHE >>> Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Per il giocatore, un trasferimento temporaneo potrebbe rivelarsi l’opportunità ideale per rilanciarsi e ritrovare quella continuità che finora è mancata. In ambienti dove potrebbe avere maggiore centralità e responsabilità, Maldini avrebbe la possibilità di esprimere con più libertà le sue qualità e tornare a Bergamo con un bagaglio tecnico e mentale più ricco.

Il futuro di Maldini rimane dunque aperto a diversi scenari, ma una cosa è certa: il mercato sta già muovendo le prime pedine, e una nuova avventura potrebbe essere più vicina di quanto si pensi.

Infortunio Pulisic, brutte notizie per Allegri: il tecnico ha preso una decisione importante sull’americano. Le ultimissime

Infortunio Pulisic: il Milan perde il suo uomo più decisivo in vista della doppia sfida con la Lazio. Allegri preferisce non prendersi dei rischi inutili

Le preoccupazioni della vigilia si sono purtroppo trasformate in realtà: l’infortunio di Pulisic costringerà il Milan a fare a meno del suo esterno più incisivo nella sfida di domani sera contro la Lazio, in programma alle 20:45 a San Siro per la tredicesima giornata di Serie A. Gli allarmi lanciati da Massimiliano Allegri in conferenza stampa hanno trovato conferma nella rifinitura odierna, come riportato in diretta da Peppe Di Stefano di Sky Sport 24 da Milanello. Il tecnico rossonero dovrà dunque rinunciare al giocatore che, più di ogni altro in questa prima parte di stagione, ha inciso per impatto, qualità e numeri offensivi.

L’infortunio di Pulisic riguarda un problema muscolare che, pur non essendo catalogato come grave, richiede prudenza assoluta. Lo staff medico del Milan ha scelto una linea di massima cautela, stabilendo che l’americano verrà monitorato quotidianamente per valutare eventuali miglioramenti. Proprio questa esigenza di gestione attenta esclude la sua presenza non solo nel match di campionato, ma mette seriamente in dubbio anche la partecipazione del giocatore alla gara di Coppa Italia, nuovamente contro la Lazio, in programma giovedì all’Olimpico.

Il rischio di un peggioramento o di una ricaduta rappresenta il vero timore del club, che considera Pulisic un tassello irrinunciabile nello sviluppo dell’intero impianto offensivo. Le sue giocate, la capacità di spaccare le difese avversarie e la continuità mostrata da inizio stagione ne hanno fatto un elemento centrale nelle idee tattiche di Allegri. Senza di lui, il Milan dovrà ridisegnare completamente la propria trequarti, individuando una nuova soluzione per innescare il reparto avanzato contro una Lazio che arriva all’appuntamento in un ottimo momento di forma.

L’assenza del numero 11 obbligherà Allegri a valutare più alternative: dalla possibilità di avanzare un centrocampista offensivo fino all’inserimento di un esterno più di ruolo, sebbene la qualità specifica dell’americano sia difficilmente sostituibile. Nei due confronti consecutivi con i biancocelesti, che mettono in palio punti pesanti e l’accesso ai quarti di Coppa Italia, il Milan dovrà trovare nuove soluzioni per non perdere incisività.

In conclusione, l’infortunio di Pulisic rappresenta uno dei principali problemi del momento per il Milan, che spera di recuperare il proprio leader offensivo il prima possibile, ma senza correre rischi inutili. L’obiettivo è chiaro: tutelare il giocatore oggi per averlo al meglio nelle settimane decisive della stagione.

Sampdoria, buone notizie per Gregucci: questo giocatore è rientrato a disposizione. Le ultime in vista dello Spezia

Sampdoria: lavoro intenso a Bogliasco verso la sfida con lo Spezia. Il ritorno di Riccio a disposizione è sicuramente una buona notizia

A due giorni dalla sfida contro lo Spezia, in programma domenica al “Picco” per la 14ª giornata di Serie B, la Sampdoria di Angelo Gregucci ha svolto una seduta mattutina focalizzata su ritmo, organizzazione e attenzione ai dettagli. L’appuntamento è uno dei più sentiti della stagione, un derby ligure che promette equilibrio e grande intensità, e i blucerchiati vogliono arrivarci al massimo della condizione.

La giornata di Bogliasco si è sviluppata tra palestra e campo, seguendo una metodologia ormai consolidata per la Sampdoria. Dopo la consueta attivazione neuromuscolare, il gruppo ha lavorato su torelli ad alta intensità, utili a migliorare la rapidità tecnica, la gestione del primo pressing e la velocità nelle scelte di gioco. Gregucci ha poi diretto una lunga fase tattica dedicata alle uscite dal basso, alla costruzione laterale e alle transizioni, aspetti che dovranno funzionare alla perfezione per provare a mettere in difficoltà lo Spezia.

Una buona notizia per la Sampdoria arriva dal recupero completo di Alessandro Riccio. Il difensore è tornato ad allenarsi con il resto del gruppo e rappresenta una soluzione preziosa per il reparto arretrato, soprattutto in un periodo in cui la condizione fisica della rosa è sotto costante monitoraggio. Riccio potrebbe rivelarsi un’alternativa importante già nelle prossime settimane.

Situazione più delicata invece per altri elementi della squadra. Prosegue il lavoro differenziato di Oliver Abildgaard, Giorgio Altare, Alex Ferrari e Matteo Ricci: tutti e quattro seguono un programma personalizzato di recupero, con lo staff medico della Sampdoria che valuta giorno per giorno i loro progressi. Terapie invece per Marvin Çuni, alle prese con un problema fisico che lo condiziona ormai da alcune settimane.

Domani, sabato, il gruppo sosterrà nel pomeriggio la rifinitura decisiva, preceduta dalla conferenza stampa di Gregucci. Sarà l’ultimo vero banco di prova prima della partenza verso La Spezia, dove la Sampdoria cercherà conferme dopo l’ultima vittoria e proverà a dare continuità alla propria crescita. Il tecnico punta molto sulla compattezza mentale della squadra, consapevole che il derby ligure richiede concentrazione massima dal primo all’ultimo minuto.

La Sampdoria, dunque, si avvicina al match con fiducia, tanta voglia di riscatto in classifica e la consapevolezza che un risultato positivo potrebbe rappresentare una spinta fondamentale per il resto della stagione.

Calciomercato Inter, prosegue la caccia per l’erede di Sommer: un portiere è in pole position. Le possibili mosse di Ausilio per prenderlo in estate

Calciomercato Inter: futuro incerto per Sommer e inizia il casting per il nuovo portiere. Il nome in pole position resta quello di Caprile

Il tema del calciomercato dell’Inter si accende attorno al nodo più delicato di questa fase della stagione: il futuro di Yann Sommer. L’avvio di campionato del portiere svizzero è stato infatti tutt’altro che brillante e, secondo la maggior parte dei commentatori e dell’ambiente nerazzurro, le sue prestazioni sono risultate al di sotto delle aspettative. Su Sommer pesano in modo particolare gli errori commessi in due sconfitte dolorose: la gara rocambolesca contro la Juventus e, ancor di più, il recente derby perso contro il Milan, deciso da un’incertezza proprio dell’ex Bayern Monaco. Con il contratto in scadenza a giugno, cresce sempre più la sensazione che il rapporto tra l’Inter e il giocatore sia destinato a concludersi al termine della stagione.

In questo scenario, il calciomercato dell’Inter si sta già muovendo per individuare il successore ideale. Il giornalista Nicolò Schira, intervenuto sul suo canale YouTube, ha fatto il punto sulle strategie del club. Innanzitutto, ha raffreddato la suggestione Mike Maignan, definendo molto improbabile un’operazione che porti il portiere del Milan a Viale della Liberazione. Anche altre piste internazionali, come quella del giovane Noah Atubolu del Friburgo, o alternative “italiane” come il giapponese Zion Suzuki del Parma, non sembrano al momento in cima alla lista dei dirigenti nerazzurri. Più affascinante, ma economicamente complicata, la strada che porta a Marco Carnesecchi, talento dell’Atalanta seguito ormai da due anni. Un profilo ideale, ma difficilmente raggiungibile in tempi brevi.

LEGGI ANCHE >>> Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il vero nome caldo del calciomercato dell’Inter è invece quello di Elia Caprile, attuale titolare del Cagliari. Il classe 2001 piace moltissimo agli osservatori dell’Inter per affidabilità, margini di crescita e personalità già matura nonostante la giovane età. La trattativa, pur non essendo ancora entrata nel vivo, potrebbe trovare terreno fertile grazie agli ottimi rapporti tra i nerazzurri e il club sardo, che negli ultimi anni hanno portato a numerose operazioni di mercato.

Caprile rappresenta dunque oggi il candidato principale per ereditare i guanti che potrebbero presto liberarsi. L’Inter, consapevole della necessità di programmare il futuro tra i pali, vuole evitare improvvisazioni e preferisce sondare più soluzioni già da ora. Le prossime settimane diranno molto sulla direzione definitiva, ma una cosa è chiara: il calciomercato dell’Inter ha ufficialmente aperto la corsa al nuovo numero uno.

Gatti Juventus, arrivano degli aggiornamenti sulle condizioni del difensore dalla Continassa: come sta. Le ultime sulla sua presenza contro il Cagliari

Gatti Juventus: il difensore torna in gruppo e Spalletti sorride prima della sfida col Cagliari. Il rientro è sicuramente una buona notizia

Arrivano buone notizie dalla Continassa alla vigilia del match tra Juventus e Cagliari, una gara importante per la squadra di Luciano Spalletti che vuole continuare la propria corsa in campionato. Il protagonista del giorno è Federico Gatti, e il suo rientro in gruppo rappresenta una svolta significativa all’interno delle scelte difensive del tecnico.

Il difensore bianconero ha infatti superato completamente l’attacco febbrile che lo aveva costretto a saltare la trasferta europea contro il Bodo Glimt. Le sue condizioni sono ora ottimali e Spalletti potrà nuovamente contare su di lui per la sfida dell’Allianz Stadium contro il Cagliari di Fabio Pisacane, anch’esso alle prese con qualche assenza pesante, tra cui quella di Yerry Mina.

Il rientro di Gatti non rappresenta soltanto un recupero importante a livello numerico, ma offre allo staff tecnico nuove soluzioni per il terzetto difensivo. Con Gatti la Juventus torna ad avere quattro alternative valide per comporre la linea arretrata: Kelly, Kalulu, Koopmeiners e appunto l’ex Frosinone. I primi tre sembrano favoriti per una maglia da titolare, ma la presenza di Gatti consente comunque a Spalletti di poter modificare assetto e letture in base all’andamento della gara.

La possibilità di scegliere senza essere condizionato dagli infortuni è un segnale incoraggiante per l’allenatore bianconero, soprattutto in un periodo della stagione caratterizzato da impegni ravvicinati e necessità di mantenere alta l’intensità difensiva. Gatti, con la sua fisicità e la capacità di adattarsi alle richieste tattiche del mister, resta un elemento fondamentale all’interno del progetto tecnico.

LEGGI ANCHE >>> Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il match contro il Cagliari sarà quindi un banco di prova importante anche per misurare lo stato di forma dell’intero reparto difensivo. Se la Juventus vuole continuare a correre verso le prime posizioni della classifica, la solidità del pacchetto arretrato sarà decisiva. E in questo senso il ritorno di Gatti rappresenta una garanzia in più: compattezza, aggressività e senso della posizione sono qualità che hanno reso il giocatore sempre più centrale nelle rotazioni della squadra.

In conclusione, il difensore è recuperato, è pronto e permette a Spalletti di preparare la sfida con maggior serenità. La Juventus ritrova un pilastro, il reparto difensivo si rafforza e l’Allianz Stadium può aspettarsi una squadra al completo e determinata

Milan Lazio, svelati i convocati biancocelesti: le scelte di Sarri su Castellanos e Gila. Intanto c’è un gradito ritorno

Milan Lazio, i convocati di Sarri. Il tecnico biancoceleste ha diramato la lista per la trasferta di Milano. I giocatori a disposizione per la sfida

Tutto secondo le indiscrezioni della vigilia in casa Lazio. Maurizio Sarri ha comunicato la lista dei convocati per la trasferta di Milano e non ci sono assolutamente novità. Presente anche Dele-Bashiru dopo il ritorno in lista.

LEGGI ANCHE >>> Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Capitolo infermeria: Castellanos e Gila sono regolarmente presenti con il primo pronto a partire dalla panchina e il secondo al fianco di Romagnoli. Ecco la lista completa:

Portieri: Furlanetto, Mandas, Provedel;

Difensori: Gila, Lazzari, Marusic, Nuno Tavares, Patric, Pellegrini, Provstgaard, Romagnoli;

Centrocampisti: Basic, Belahyane, Dele-Bashiru, Guendouzi, Vecino;

Attaccanti: Castellanos, Dia, Isaksen, Noslin, Pedro, Zaccagni.

Infortuni Roma, doppia tegola per Gasperini: per questi due giocatori il Napoli è a forte rischio. Le ultime!

Infortuni Roma: aggiornamenti su El Aynaoui e Koné dopo gli esami clinici. Niente lesione, ma un rientro per domenica è davvero in dubbio

Il tema degli infortuni della Roma è tornato oggi al centro dell’attenzione, dopo che due giocatori della rosa giallorossa, Neil El Aynaoui e Manu Koné, sono stati sottoposti a specifici accertamenti clinici per valutare le loro condizioni fisiche. Entrambi i calciatori avevano riportato dei problemi nelle ultime uscite, suscitando preoccupazione nello staff tecnico e nella tifoseria. Gli esami strumentali effettuati nelle ultime ore hanno però permesso di fare chiarezza e delineare con maggiore precisione la prognosi per ciascuno.

Per quanto riguarda Neil El Aynaoui, il giovane centrocampista ha accusato un fastidio al ginocchio sinistro, che aveva spinto la società a predisporre immediatamente controlli approfonditi. Il referto medico parla di un trauma contusivo-distorsivo, una diagnosi che, per quanto non banale, appare meno grave rispetto alle prime ipotesi. La buona notizia, nell’ambito degli infortuni Roma, è la totale assenza di lesioni legamentose, un elemento fondamentale che permette di escludere stop prolungati e interventi più invasivi.

Situazione simile anche per Manu Koné, centrocampista arrivato per dare fisicità e dinamismo alla mediana giallorossa. Il giocatore ha riportato un problema alla caviglia destra, anch’esso catalogato come trauma contusivo-distorsivo. Anche in questo caso gli esami hanno escluso lesioni ai legamenti, permettendo alla Roma di tirare un sospiro di sollievo. Il rischio di perdere un elemento importante per diverse settimane è dunque rientrato, un segnale incoraggiante in un periodo in cui la gestione degli infortuni è cruciale.

Nel quadro generale degli infortuni della Roma, questi ultimi aggiornamenti rappresentano una boccata d’ossigeno. La stagione è ancora lunga e la squadra ha bisogno di poter contare su una rosa completa, soprattutto in un reparto come il centrocampo, spesso soggetto a rotazioni imposte da impegni serrati e intensità di gioco elevate. L’assenza di lesioni significative permette allo staff medico di programmare un recupero graduale, con l’obiettivo di rimettere entrambi i giocatori a disposizione dell’allenatore nel minor tempo possibile, senza però correre rischi inutili.

LEGGI ANCHE >>> Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Sebbene sarà necessario attendere i prossimi giorni per valutare le risposte dei due calciatori al lavoro di riabilitazione, la sensazione è che l’emergenza sia stata evitata. Gli infortuni Roma, questa volta, sembrano aver avuto un epilogo meno grave del previsto, confermando l’importanza del monitoraggio tempestivo e dell’intervento immediato dello staff medico.

Ritiro Pjanic, l’ormai ex centrocampista ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Ha già deciso cosa fare in futuro

Ritiro Pjanic: un addio al calcio giocato e l’inizio di una nuova avventura. L’ex Juventus è pronto a studiare per diventare agente. Le ultime

Il ritiro di Pjanic rappresenta uno dei momenti più significativi delle ultime settimane nel panorama calcistico internazionale. Dopo una carriera lunga, ricca di successi e vissuta ad altissimi livelli in diversi campionati europei, Miralem Pjanic ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Una scelta ponderata, maturata in silenzio e comunicata con grande serenità, che segna la fine di un percorso straordinario iniziato tanti anni fa sui campi della Bosnia e proseguito poi in Francia, Italia, Spagna e Turchia.

Il ritiro Pjanic non è però sinonimo di distacco definitivo dal mondo del calcio. Al contrario, come riferito da tmw, il bosniaco ha già chiarito quale sarà la direzione del suo futuro. Pur non vedendosi più al centro del campo a orchestrare il gioco con classe e visione, Pjanic desidera restare in un ambiente che considera casa. La sua intenzione è quella di intraprendere un percorso come agente sportivo, un ruolo che gli permetterebbe di mettere a frutto l’esperienza accumulata negli anni.

Diventare agente, infatti, non è una decisione casuale: Pjanic vuole ottenere l’abilitazione necessaria e tuffarsi in una professione che richiede conoscenza del settore, sensibilità nei rapporti umani e capacità di orientare i giovani talenti. Chi lo ha seguito negli anni conosce bene la sua intelligenza calcistica, la capacità di leggere le situazioni e la naturale predisposizione alla leadership discreta. Qualità che potrebbero trasformarlo in un punto di riferimento per molti ragazzi alle prime esperienze professionali.

Il ritiro Pjanic rappresenta quindi una svolta, ma non un addio. Se da un lato lascia dietro di sé una carriera che gli ha regalato trofei, applausi e il rispetto di compagni e avversari, dall’altro apre la porta a una fase nuova e stimolante. Un percorso che lo vedrà dietro le quinte, ma comunque protagonista, con la volontà di aiutare e guidare i giocatori che si affacceranno nel mondo del calcio.

In un’epoca in cui molti ex calciatori scelgono la strada degli studi televisivi o delle panchine, Pjanic punta invece su un ruolo diverso, forse meno esposto, ma decisamente strategico. Il suo obiettivo è diventare un agente moderno, vicino ai calciatori ma capace di operare con competenza e serietà.

Il ritiro di Pjanic è dunque solo un nuovo inizio: la fine di un capitolo brillante e l’avvio di una nuova sfida, vissuta sempre all’interno del mondo che ama di più, il calcio.

Sarri si racconta a 360°: «La mia carriera è passione, cambiamenti e identità. Sarrisimo un’ipotesi. I giocatori più forti? Loro. A Napoli non ho vinto, ma…»

Sarri si racconta a 360°: il tecnico ripercorre momenti chiave della sua vita professionale a Storie di Serie A su Dazn. Le sue parole

Nella lunga intervista rilasciata a Dazn per il format Storie di Serie A, Maurizio Sarri ha aperto una finestra profonda sul suo percorso umano e professionale, analizzando le fasi più significative della sua carriera, il rapporto con la Lazio, i periodi difficili vissuti lontano dal calcio e le prospettive che lo attendono. Un racconto intimo, che mette in luce l’essenza di un allenatore costruito dal basso, capace di trasformare passione e lavoro in un’unica dimensione.

COS’HA FATTO LONTANO DAL CAMPO – «Ho visto partite, non è che sia cambiato qualcosa, il mondo del calcio ci rimani dentro. Purtroppo la storia familiare non è stata bellissima, sono stato preso da storie non simpatiche».

CAMBIARE VITA – «Una serie di contingenze che ti capitano, non c’è bisogno di grande coraggio. È una storia di passione, che mi diverte. Da quando lo faccio di professione la sensazione di andare a lavorare non ce l’ho mai avuta».

LA CARRIERA – «L’obiettivo era farne una professione, senza avere ambizioni così alte. Le circostanze e la fortuna mi hanno portato più in alto di quello che pensavo».

NAPOLI E IL CALCIO BELLO – «A Napoli non abbiamo vinto niente ma è stato un calcio bellissimo, divertente da vedere. Tutto era al posto giusto».

SARRISMO – «È un’ipotesi, poi bisogna confrontarsi con i calciatori che hai. Nessuna squadra che ho avuto mi ha permesso di replicarlo».

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SU LAZIONEWS24

Conferenza stampa Cuesta alla vigilia di Parma Udinese: «Serviranno ritmo, attenzione e umiltà. Guaita titolare? Ha queste qualità, ma se gioca Corvi sarà preparato»

Conferenza stampa Cuesta alla vigilia di Parma Udinese: il tecnico degli emiliani ha parlato in riferimento alla sfida della tredicesima giornata

Il Parma torna al Tardini dopo la prima vittoria esterna stagionale e si prepara ad affrontare l’Udinese nella tredicesima giornata di Serie A. In conferenza stampa, Carlos Cuesta ha presentato la partita mettendo l’accento sulla continuità, sulla crescita del gruppo e sulla necessità di mantenere concentrazione ed equilibrio.

SETTIMANA DI LAVORO E INFORTUNI – «Non recuperiamo nessuno, Ndiaye è fuori. È stata una settimana col solito focus: continuare a crescere, il risultato positivo ha aiutato. Vogliamo creare continuità e crescere a livello di prestazioni. Domani vogliamo mostrare il nostro livello più alto».

TORNERÀ CORVI? – «È una possibilità. Abbiamo potuto reintrodurre giocatori a livello più alto, anche Vicente, che non avevano avuto tempo con noi. Aiuta il gruppo ad alzare il livello».

CHE UDINESE ASPETTARSI – «Una squadra molto forte, con individualità di grande livello e organizzazione chiara. Hanno qualità nel costruire dal basso e sono solidi difensivamente. Dovremo essere focalizzati, con tanto livello di attenzione, ritmo e intensità. Mi aspetto che anche il Tardini ci aiuti».

COME STA LA SQUADRA E IL CASO PELLEGRINO – «Bisogna essere realisti, non ci possiamo spostare troppo per il risultato. Ci sono cose fatte bene prima e altre da migliorare subito. Dobbiamo essere molto umili e lavorare tantissimo per arrivare al risultato, essendo al nostro massimo livello».

ORISTANIO E ONDREJKA COME ARMI IN PIÙ? – «Possono aiutare molto, hanno caratteristiche uniche. I minuti dipendono dal tipo di partita. Abbiamo tante opzioni, diversi ragazzi possono far bene».

SFIDA CHIAVE PER IL SALTO DI QUALITÀ – «Noi dobbiamo fare un salto di qualità ogni giorno. Il nostro standard è sempre cercare di migliorare. Serviranno tanto lavoro, concentrazione e un alto livello di attenzione per fare una grande prestazione».

PARTITA SIMILE A VERONA? – «Mi aspetto una partita di calcio: momenti bassi, momenti alti. Loro vogliono avere la palla e trovare qualità davanti. Anche noi sappiamo che partita vogliamo creare. Quando non sarà possibile, dovremo essere competitivi con le nostre risorse».

CORVI E GUAITA – «Guaita è Guaita: grande capacità di leggere il gioco e ridurre le occasioni pericolose. Corvi ha avuto una settimana come la precedente, si è allenato bene. Se giocherà è preparato per fare una grande prestazione».

CUTRONE A SECCO DA AGOSTO – «Cutrone sta bene, ha voglia di contribuire. Ci sono tanti aspetti del gioco importanti e Patrick ci dà molto già ora».

SCELTA DI LOVIK E RUOLO DI VALERI – «Lovik ha fatto bene e volevamo continuità. Era il più pronto per fare il terzino sinistro. Valeri può giocare domani: ha grandi capacità di cross, attacca la profondità e sta crescendo difensivamente. Sono due garanzie».

Conferenza stampa Runjaic prima di Parma Udinese: «Loro squadra pericolosa e coraggiosa. Infortuni? Mancherà solo lui. Fischi? Sentiti, ma dobbiamo fare questo»

Conferenza stampa Runjaic prima di Parma Udinese: il tecnico dei bianconeri ha parlato alla vigilia del match della tredicesima giornata

L’Udinese prepara la sfida di sabato alle 15:00 contro il Parma, valida per la tredicesima giornata di Serie A, e in conferenza stampa Kosta Runjaic ha fatto il punto su errori, rendimento individuale e prospettive future. Il tecnico ha riconosciuto i passi falsi della squadra, ma ha ribadito fiducia nel processo di crescita avviato la scorsa stagione.

GLI ERRORI E LA SFIDA AL PARMA – «In questa stagione stiamo commettendo degli errori evitabili, nel calcio si fanno errori ma ovviamente l’obiettivo è ridurli. Non abbiamo inoltre sfruttato al meglio le occasioni avute, segnando meno di quanto avremmo potuto e subendo più gol di quelli che avremmo dovuto subire a livello statistico. Dobbiamo quindi migliorare, ma è un campionato dove grandi squadre come Napoli, Juventus o Inter hanno già 3 o 4 sconfitte, fa capire quanto sia una Serie A difficile. Dobbiamo giocare nella stessa maniera indipendentemente che davanti ci sia il Verona o il Napoli… Il Parma è squadra giovane con giocatori di qualità e non molla mai. Noi siamo pronti, dobbiamo fare bene dal punto di vista della maturità, con l’energia giusta. Siamo più forti rispetto alla scorsa stagione, ora bisogna dimostrarlo».

ZANOLI E GLI ALTRI NUOVI – «È arrivato a settembre, non ha fatto la preparazione con noi. Sta lavorando molto e vuole diventare un giocatore chiave. Deve migliorare, ma sono ottimista… Goglichidze è inesperto e sta maturando. Okoye non ha giocato 4 mesi e ha bisogno di tempo. Non parlerei di crisi, c’è da lavorare».

REAZIONE ASSENTE DOPO IL 2-0 E I SUBENTRI – «Sì, ho sentito i fischi. Ogni partita ha la sua storia: il Bologna vive un grande momento e per i subentrati non è stato semplice. Non abbiamo mostrato una grande reazione, è vero, ma dobbiamo imparare dagli errori. Zaniolo ha avuto un’occasione a Roma, Ekkelenkamp una contro il Bologna. Mi aspetto di più da tutti. Abbiamo segnato 12 gol, non 20: bisogna essere più concentrati».

NUMERI BASSI DALLA MEDIANA E DAGLI ESTERNI – «Non citerei solo i centrocampisti ma anche gli esterni. L’anno scorso abbiamo avuto pochi numeri da loro. Zanoli è stato preso per aumentare la spinta. Presto raccoglieremo i frutti».

KRISTENSEN E GLI INFORTUNATI – «È stato fuori a lungo. Ha lavorato duramente e ha fatto due sedute parziali con la squadra. Domani non ci sarà e nemmeno contro la Juventus. Se vedremo miglioramenti vorremo convocarlo contro il Genoa».

OBIETTIVO METÀ CLASSIFICA – «Siamo in un processo di crescita, difficile dare tempistiche. Abbiamo un buon mix di giocatori e prima o poi raccoglieremo i frutti. Vogliamo essere difficili da affrontare in casa e vedere se potremo arrivare tra le prime dieci».

CONDITIONI DELLA ROSA – «A parte Kristensen sono tutti a disposizione».

Calcio femminile, una partita di Serie B in uno stadio di Serie A! Il Sinigaglia apre le porte al Como 1907 di Selena Mazzantini per il match contro la San Marino Academy

Calcio femminile, una partita di Serie B in uno stadio di Serie A! Il 14 dicembreil Sinigaglia ospiterà la partita tra Como 1907 e San Marino Academy di campionato

Parità, riconoscimento dei valori e unione. Con questi principi il Como 1907 ha annunciato un’iniziativa speciale dedicata alla squadra femminile di Selena Mazzantini.

Il club lariano ha comunicato che domenica 14 dicembre alle 14.30 lo Stadio Giuseppe Sinigaglia ospiterà la sfida di Serie B femminile tra Como 1907 e San Marino Academy, trasformando l’impianto solitamente riservato alla formazione maschile di Cesc Fabregas in una cornice prestigiosa anche per la squadra “rosa”.

L’opportunità è resa possibile dal calendario della prima squadra maschile, impegnata in trasferta per tutto il mese di dicembre. Una situazione ideale per dare spazio e visibilità alla formazione femminile che, come ricorda la nota del club, sta mostrando «costanza, qualità e ambizione» in un campionato fin qui eccellente.

IL COMO, MA L’ALTRO

In pochi sanno che il Como Women, attualmente al quarto posto in Serie A femminile, non ha nulla a che vedere con la squadra maschile presente in Serie A e che stupisce il calcio italiano sotto la gestione di Cesc Fabregas.

Nonostante l’exploit simile della squadra femminile, infatti, è il Como 1907 a condividere la società con la squadra di Fabregas, con un progetto ugualmente ambizioso sul fronte women.

A quasi metà stagione, infatti, il Como 1907 Femminile è primo in classifica in Serie B, confermando una crescita continua sostenuta anche dalla società lombarda, che già il 24 ottobre aveva aperto il Sinigaglia alla Nazionale Italiana Femminile per l’amichevole contro il Giappone.

Per assistere alla partita tra Como e San Marino Academy, il club ha previsto titoli omaggio in Tribuna Coperta, mentre i posti in Tribuna d’Onore, Palchi e Field Box saranno disponibili al prezzo di 25 euro, comprensivi di servizio hospitality. Una vera esperienza completa per vivere da vicino la partita dell’attuale capolista della cadetteria femminile.

Con questa scelta, il Como ribadisce la volontà di rafforzare la propria identità unitaria e inclusiva, offrendo alla squadra femminile una vetrina significativa in un impianto simbolo della città e del suo calcio.

LEGGI ANCHE – Ultime notizie Serie A

Ajax alla ricerca di un direttore tecnico: Jordi Cruijff e non solo. Dall’Olanda sicuri, si candida anche l’ex leggenda dell’Inter Maxwell!

Ajax alla ricerca di un direttore tecnico: non solo Jordi Cruijff per il ruolo. Dall’Olanda sicuri, si candida anche l’ex leggenda dell’Inter Maxwell!

Ritiratosi dal calcio nel 2017, Maxwell ha intrapreso subito un percorso da dirigente, iniziando la sua carriera fuori dal campo a Parigi. L’ex terzino brasiliano — che in Italia ha vestito anche la maglia dell’Inter — è stato infatti coordinatore sportivo del PSG tra il 2017 e il 2019, diventando il braccio destro di Antero Henrique e svolgendo un ruolo chiave di collegamento tra la dirigenza e il gruppo professionistico.

A sei anni dalla conclusione di quell’esperienza, il nome di Maxwell torna a circolare per un ruolo di grande rilievo nel calcio europeo. Secondo quanto riportato dal Telegraaf, l’ex difensore sarebbe in contatto con i vertici dell’Ajax per discutere la posizione di direttore tecnico del club. Un ruolo strategico, centrale nella pianificazione sportiva, che comporta la supervisione dell’intera struttura e la gestione del rapporto tra squadra e dirigenza in un momento sportivamente complesso per la squadra di Amsterdam.

La candidatura di Maxwell non è però l’unica sul tavolo. In corsa ci sarebbe anche Jordi Cruijff, ex giocatore del Barcellona e già consulente tecnico dei blaugrana, nonché figlio dell’ex calciatore Johan. L’Ajax sta quindi valutando profili diversi ma accomunati da un forte background internazionale e da un’importante esperienza nei top club europei.

Maxwell, forte del suo passato da calciatore proprio con la maglia dell’Ajax, rappresenta una figura riconosciuta e stimata all’interno dell’ambiente olandese. La sua capacità di mediare tra giocatori e dirigenza, unita alla piena conoscenza dei meccanismi organizzativi di un club d’élite, potrebbe risultare un elemento determinante nella scelta finale.

LEGGI ANCHE – Ultime notizie calcio estero

Inter, Cassano duro contro i nerazzurri: «Difesa a 5 inguardabile, Barella non dà niente e Bastoni è scarso da sempre! Chivu deve fare questo»

Cassano analizza le ultime sconfitte dell’Inter in Champions e nel derby e attacca il sistema difensivo di Chivu, criticando anche alcuni giocatori chiave

Antonio Cassano, come sempre senza filtri, ha commentato a Viva El Futbol il momento complicato dell’Inter dopo le ultime due sconfitte tra Champions League e derby.

L’ex attaccante ha espresso opinioni nette sul sistema di gioco di Cristian Chivu, soffermandosi in particolare sulla difesa a 5 e sulle prestazioni di alcuni nerazzurri.

LE ULTIME DUE SCONFITTE DELL’INTER – «Nel lavoro di Cristian, che diventerà un grandissimo allenatore, continuo ancora a vedere tanto di quello dell’anno scorso: gioca più alto e fa un po’ più di pressing, ma continua a non piacermi la difesa a 5. La detesto, soprattutto in Champions. La parola “dettaglio” è una cagata: fa gol Gimenez, io mi sono alzato e ho detto “sono convinto fino alla morte che è saltato su Bastoni”. Sarà un caso: non lo conosco il ragazzo, per me è scarso ed è un’altra roba. Ma quando succede una cosa, è sempre su di lui: Gimenez gli ha messo i piedi sopra. Marca nella zona, cosa marchi? Nessuno. È questione di ritmo, avere le palle. Ci vuole gente di personalità: l’Atletico si allena sul ritmo. L’Inter in Italia è talmente la più forte che qualche partita la vince anche giocando meno bene. Siamo a fine novembre ed è la quinta sconfitta. Le ultime due sono state diverse, col Milan strameritava, perché il Milan ha giocato di merda e quella partita è una vergogna. Al posto di Allegri avrei detto “sarò onesto, ho fatto una partita di merda e abbiamo vinto con culo”. L’Inter ha fatto una grande partita».

BARELLA E BASTONI – «Con l’Atletico non l’ha fatta perché quando si alza il livello, manca sempre qualcosa. Quando vai in queste partite ci vuole altro: il dettaglio non esiste, servono i giocatori che devono fare la differenza. Mi chiedo perché tutti gli allenatori fanno giocare sempre Barella che non dà niente e Bastoni che non mi ha mai dato niente: faccio fatica, è la mia idea. L’Inter non ha giocatori che ti puntano: aveva Sanchez ma non giocava mai. Mi rompo la minchia a vedere la difesa a 5, non c’è nessuno che dribbla o fa qualcosa di diverso: Chivu deve cambiare l’idea di quell’altro. Nella vita chi rischia e chi ha coraggio da me verrà sempre premiato: l’Inter deve fare un calcio europeo, a me piace quello».

Dalla Bona si racconta: «Il Chelsea, il Milan, le follie e gli errori. Ma rifarei tutto. Ranieri? In due anni non gli ho mai sentito dire un “bravo”»

Dalla Bona si racconta. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex centrocampist ripercorre una carriera iniziata in Premier League e segnata da scelte difficili

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Sam Dalla Bona ha ripercorso la sua storia calcistica: dalla fuga in Inghilterra a 16 anni, al difficile ritorno in Italia, passando per il Milan, il Napoli e una vita privata vissuta senza freni. Un viaggio intenso, pieno di sliding doors e di emozioni contrastanti.

LA FUGA AL CHELSEA – «Ero in Scozia per l’Europeo Under 16, maggio 1998. Giocai da dio. Dopo la finale persa, accanto al pullman, trovai Vialli. “Ora che vuole?”, pensai. Avevo 16 anni. Mi disse che il Chelsea era a caccia di giovani forti e che mi avrebbe voluto con lui. Scoppiò un casino. Scappai dal collegio la notte di Ferragosto per andare a firmare a Londra».

L’IMPATTO CON LONDRA – «Traumatico. Non parlavo una parola di inglese. Il Chelsea ci concesse un insegnante privato che non conosceva l’italiano e andava spedito. A volte non capivo e lo prendevo a parolacce. Infine è stato difficile guadagnarsi il rispetto degli altri. Debuttai con Vialli nel 2000, ma fu Ranieri a darmi fiducia. Avevo diciott’anni, ero circondato da gente come Hasselbainck, Desailly, Zola, Di Matteo, il mio amico Cudicini, Wise, Terry. A volte qualcuno mi guardava e pensava: “Ma chi è questo qui?”».

RANIERI – «In due anni non gli ho mai sentito dire un “bravo”, ma è stato fondamentale, un mentore. E anche Vialli. Prima del debutto mi chiamò mentre era in bagno, sulla tazza, e mi disse che mi avrebbe portato con lui contro il Coventry. Ero un po’ imbarazzato».

IL CHELSEA E GLI ANEDDOTI – «Una volta partecipammo a una festa in maschera, fuori Londra. Il giorno dopo Ranieri mi chiese: “Ao’, cos’avete fatto?”. Eravamo storditi. Al Chelsea non c’erano né ritiri, né diete. Noi italiani mangiavamo bresaola e risottino, gli inglesi e gli stranieri di tutto. Ricordo ancora la carbonara di Hasselbaink prima di una partita importante. Ranieri gli chiese cosa stesse facendo. E lui: “Tranquillo, segno lo stesso”».

IL RIMPIANTO DI AVERE LASCIATO LONDRA – «Sì. Era un calcio diverso, più libero, senza pressioni. Panucci e Ranieri mi avevano avvertito di non tornare. Nel 2001 rifiutai un’offerta del Venezia e il club mi mise fuori rosa. Dopo due mesi Claudio mi reintegrò, ma a fine stagione lasciai. Ci penso ancora oggi: sarei dovuto restare lì a vita. Braida mi anticipò alle 11 che sarebbe stato a Stamford Bridge per Chelsea-Fulham. Spinto dalla famiglia, dall’agente e dagli amici, accettai».

LEGGI ANCHE – Intervista a Klinsmann

L’ESPERIENZA AL MILAN – «La sfida col Real, giocata da titolare al Bernabeu, mi segnò. Giocai un tempo, e male. Ancelotti mi schierò esterno destro, di fronte avevo Roberto Carlos che andava a tremila. Presi un giallo dopo un quarto d’ora e poi uscii. Era un test. Se l’avessi passato, allora ok, avrei continuato. Purtroppo, il calcio italiano è questa roba qui. Vieni giudicato subito».

LE CRITICHE AL CALCIO ITALIANO – «Magari ho esagerato, ma ciò che gira intorno a questo mondo è nocivo, dannoso. Qui un giorno sei scarso, un altro sei il migliore. E questo sì, fa schifo».

LA FINALE DI CHAMPIONS 2003 – «Vidi la finale con la Juve dalla tribuna. Ricordo una discussione tra Inzaghi e Sheva durante la rifinitura, si presero a male parole. Maldini si avvicinò e gli disse di fermarsi. Un capitano vero. Pippo, invece, era un cannibale: prima della finale provò i movimenti da solo in un campo da golf».

NAPOLI – «Un anno al top, gli altri due da emarginato. Nel 2006-07 centrammo la promozione in A, ero titolare, poi non ho più giocato. In estate rifiutai il Birmingham l’ultimo giorno di mercato. Li mandai a quel paese perché mi avevano preso in giro, Reja in primis. E a gennaio si presentò il Cagliari: non mi lasciarono andare».

LA PRESUNTA DEPRESSIONE – «Mai vero: nel 2011 avevo già deciso di smettere. Scelsi una squadra più vicino a casa per stare vicino a lui, quello sì, ma dopo il suo funerale andai a fare allenamento a Mantova».

L’ADDIO AL CALCIO A 31 ANNI – «Quel mondo non mi piaceva».

“IL CALCIO MI HA ABBANDONATO” – «Un po’, ma potevo fare di più. Sono uno onesto. E l’ho pagata».

VIZI, FOLLIE E VITA PRIVATA – «Un’estate, dal nulla, dissi: ‘Voglio fare tre mesi alla Bobo Vieri’. Feste e discoteche. Avrò speso 50mila euro. La banca temeva che mi avessero clonato la carta. E poi, sono sincero, mi sono sempre piaciute le donne: ho avuto due grandi amori, poi mi sono divertito. Al Milan ero in camera con Borriello, il bellone del gruppo, e uscivamo insieme. “Lasciamene una, bomber”, gli ripetevo. Andava forte».

LEGGI ANCHE – Intervista a Klinsmann

Palmeiras Flamengo: il derby brasiliano valido per la finalissima di Libertadores è su Como TV con un prepartita speciale!

Palmeiras Flamengo: il derby brasiliano assegnerà la quarta Copa Libertadores della storia di una delle due squadre su Como TV con un prepartita speciale!

Palmeiras e Flamengo da anni stanno arricchendo il Sud America e il Brasile di talenti. Si sfidano a distanza e dopo quattro anni tornano a giocarsi la finale di Copa Libertadores, che sarà trasmessa in esclusiva da Como TV sabato 29 novembre con un ricco prepartita a partire dalle 19.45.

Dal 2021 a oggi tanto è cambiato, ma qualcosa è rimasto immutato. Abel Ferreira è sempre il tecnico del Verdão e ha già battuto quel Flamengo che quattro anni fa aveva in campo Felipe Luis e ora ce l’ha in panchina.

LEGGI ANCHE – Partite oggi, stasera e domani: guida alla Diretta TV

Ci sono le certezze del Palmeiras, da Gustavo Gómez a Raphael Veiga, e la rinascita di Vitor Roque, che dopo il flop in Europa è tornato in Brasile. Là davanti con José Manuel López sta formando una coppia offensiva di ottimo livello, grazie anche all’esperienza di Felipe Anderson. A proposito di chi è passato dalla Serie A, il Flamengo ha tante vecchie conoscenze del nostro campionato: Alex Sandro, Danilo, Jorginho e Matías Viña.

Il Fla poi si è arricchito anche con l’ex Atletico Saúl. Insomma, Felipe Luis allena una squadra di grande esperienza, dove a brillare è la stella di De Arrascaeta.

La finale di sabato è una parata di stelle, che in Europa hanno già vinto e ora vogliono diventare eroi in patria. In palio non solo il titolo di campioni, ma anche la storia. Palmeiras e Flamengo hanno entrambe in bacheca 3 Copa Libertadores. Nessuna brasiliana ne ha mai vinte 4, ecco allora che il derby verdeoro in finale ha ancora più pepe.

È proprio una finale perfetta e su Como TV, a partire dalle 19.45, ci sarà un ricco prepartita a tappe per analizzare le squadre, i talenti e il cammino di questa competizione, che in Sud America vale più di ogni altra cosa.

LEGGI ANCHE – Partite oggi, stasera e domani: guida alla Diretta TV

Squalifica folle per Veron in Argentina! L’Estudiantes protesta e da le spalle Rosario Central durante il ‘”Pasillo de honor”: il ds fermato per 6 mesi!

Squalifica folle per Veron in Argentina! Il ds dell’Estudiantes fermato per 6 mesi per la protesta contro l’AFA durante il ‘”Pasillo de honor” al Rosario Central

Il presidente dell’Estudiantes, Juan Sebastián Verón, è stato sospeso per sei mesi dall’Associazione Calcistica Argentina (AFA) dopo essersi rifiutato di eseguire il tradizionale “Pasillo de honor” ai nuovi campioni del Rosario Central. La decisione è arrivata in seguito alla protesta inscenata prima del match, quando i giocatori si sono schierati per il pasillo di rito ma si sono voltati di spalle al passaggio degli avversari.

L’ex centrocampista di Parma, Lazio e Inter aveva contestato apertamente la proclamazione del Rosario come “campione del campionato”, definizione introdotta dopo una recente modifica regolamentare della AFA. Il nuovo sistema prevede infatti l’assegnazione di un trofeo alla squadra che ottiene più punti complessivi tra Apertura e Clausura, inaugurando sin da subito il trofeo a favore della squadra di Di Maria, novità che Verón ha contestato ritenendola poco coerente con la tradizione calcistica argentina.

La protesta, portata avanti insieme alla squadra, non è passata inosservata: l’AFA ha deciso di infliggere a Verón una sospensione da tutte le attività calcistiche per sei mesi, mentre i calciatori coinvolti sono stati puniti con due giornate di squalifica da scontare nella prossima stagione sportiva.

Nonostante le sanzioni, l’Estudiantes prosegue la propria corsa nel Clausura: sabato affronterà il Central Córdoba nei quarti di finale. Al termine dell’anno, come previsto dal nuovo format, i campioni dell’Apertura, il Platense, sfideranno i vincitori del Clausura nel Champions Trophy, la competizione che chiude ufficialmente la stagione calcistica argentina.

LEGGI ANCHE – Ultime calcio estero

Rimini Serie C, è finita! La FIGC revoca l’affiliazione alla società romagnola: società in liquidazione e giocatori svincolati! La squadra esclusa dal campionato

Rimini Serie C, è finita! Il club romagnolo perde lo status federale: tutti i tesserati risultano ora liberi. La decisione arriva dopo la messa in liquidazione

Ora è davvero finita. La FIGC ha annunciato ufficialmente la revoca dell’affiliazione al Rimini Football Club, dopo che la società romagnola è stata posta in liquidazione. Con questa decisione, l’intero organico tesserato risulta automaticamente svincolato, mettendo un punto definitivo sulla situazione del club che viene così escluso dalla Serie C.

Nel comunicato diffuso oggi dalla Federcalcio si legge: «Il Presidente Federale, preso atto che la società Rimini Football Club s.r.l è stata messa in liquidazione; visti gli articoli 16 e 110 delle NOIF, delibera di revocare l’affiliazione alla società Rimini Football Club s.r.l, con decadenza dal tesseramento di tutti i tesserati della medesima società.»

La revoca dell’affiliazione rappresenta l’ultimo atto di una crisi che negli ultimi mesi aveva già mostrato segnali irreversibili. Con la messa in liquidazione e la perdita dello status federale, il Rimini esce ufficialmente dal quadro professionistico, lasciando i propri giocatori liberi di trovare una nuova sistemazione.

LEGGI ANCHE – Ultime notizie Serie A

Klinsmann difende l’Inter: «Squadra viva e moderna, Chivu sta costruendo qualcosa di grande. Tutto si riduce a una questione di testa. Difesa a zona? Ha ragione Aldo»

Klinsmann difende l’Inter: l”ex attaccante nerazzurro ha commentato al La Gazzetta dello Sport la situazione attuale della squadra di Chivu dopo il ko contro l’Atletico

Jurgen Klinsmann, ex attaccante tedesco e indimenticato campione dell’Inter negli anni ’90, su La Gazzetta dello Sport commenta dalla California il momento difficile dei nerazzurri, mantenendo un ottimismo incrollabile per il futuro della squadra di Chivu.

LE SCONFITTE CONSECUTIVE – «Il derby l’ho visto per intero, la partita di Madrid l’ho recuperata dopo, perché commentavo su Espn Arsenal-Bayern e Psg-Tottenham. Mi pare che, risultati a parte, la squadra ci sia, in tutto e per tutto. Che abbia le idee chiare su come voglia attaccare con molti uomini. Quella contro l’Atletico non è stata una partita poi tanto diversa da quella con il Milan: l’Inter gioca quasi sempre meglio dell’avversario, crea occasioni, le spreca, ma prende gol alla prima ripartenza o, ancora peggio, su palla inattiva».

È SOLO UN CASO – «Siamo sempre lì, tutto si riduce a una questione di testa e ora è il momento di reagire. Non è un problema di qualità di giocatori, allenamento, tattica: io riporto tutto a piccoli dettagli mentali. In certi momenti, soprattutto sui calci piazzati, devi essere abbastanza aggressivo e concentrato: se sul più bello ti distrai, perdi partite come al Metropolitano».

SERENA E LA DIFESA A ZONA – «Ha ragione Aldo: la difesa a zona “invita” un po’ l’attaccante, che arriva da dietro e sorprende il rivale, ma non può essere l’unica spiegazione del gol. Anche qui il problema è sempre più di mentalità che di sistema: se difendi a zona ma i tuoi difensori si muovono, anticipano, attaccano la palla, guardano l’uomo all’interno del loro spazio, puoi comunque fare un ottimo lavoro».

IL GIOCO DI CHIVU – «Vedo una squadra molto più aggressiva, proattiva, in una parola… moderna. Con questo pressing devi essere lesto a leggere prima le singole situazioni. È vero che puoi rischiare, come sta succedendo adesso, ma l’Inter è dentro a un processo di trasformazione: il tecnico sta piantando nella testa dei giocatori la convinzione che possono controllare le partite giocando così. L’equilibrio lo trovi col tempo».

COME VEDE IL MISTER – «Molto positivamente. Sta costruendo qualcosa di grande, ma non va valutato dalle sconfitte, anche se cinque possono sembrare tante. La classifica di Serie A dice che la vetta è vicina, quella di Champions che si può arrivare serenamente tra le prime otto. A me piace come è diretto: non vuole compiacere, dice ciò che pensa».

L’ITALIA È PRONTA PER QUESTO CALCIO – «La sua non è assenza di grinta, ma lucidità. I giocatori devono prendersi responsabilità quando sbagliano. Chivu va oltre la cultura italiana del giocare per non perdere: punta a vincere e resta propositivo. E non ha paura dei giovani: Lennart Karl, il 17enne del Bayern che ha segnato all’Arsenal, in Italia sarebbe già in prestito».

PIO ESPOSITO E L’ERRORE DI MADRID – «Fatelo sbagliare, ma soprattutto fatelo giocare. È evidente il talento che ha. Questo è il momento in cui non deve essere frenato. Bene che Chivu continui a dargli spazio, anche se c’è concorrenza, da Lautaro in giù».

LAUTARO A CORRENTE ALTERNATA – «So bene cosa si prova quando dai tutto e la palla non entra. È successo nel derby e in Champions. Può uscire arrabbiato, ma “problema” e “Lautaro” non possono stare nella stessa frase. Si deve ripartire da lui, poi ci penseranno Thuram, ma anche Bonny e Pio a togliergli peso».

BISSECK E IL MONDIALE – «Lo spero. Ha tutto per giocare in nazionale e da titolare nell’Inter. E ora che manca Dumfries, perché non usarlo anche da esterno? Con quella corsa, che problemi può avere?».

Risultati Uefa: si chiude la miglior settimana europea della Serie A, ma non basta! Un campionato ha fatto meglio e non è la Premier, però il Ranking inizia a sorridere

Risultati Uefa: con 15 punti su 21 si chiude la miglior settimana europea della Serie A, dietro solo ad un campionato. Male Premier e Liga

La Serie A archivia la sua miglior settimana europea della stagione, ma non basta per risultare il campionato più prolifico del turno. Le sette squadre italiane impegnate nelle tre competizioni UEFA hanno portato a casa un totale di 15 punti su 21 disponibili, un bottino importante, ma insufficiente per primeggiare nella classifica settimanale, ma risultare ugualmente fondamentale in ambito Ranking Uefa.

Il quadro italiano è complessivamente positivo grazie ai successi di Juventus, Bologna, Roma, Atalanta e Napoli, con la prima vittoria stagionale dei bianconeri in Champions a dare ulteriore valore al dato. Pesa però (e non poco) la sconfitta della Fiorentina in casa contro l’AEK, considerata una gara alla portata, soprattutto se confrontata con l’impegno dell’Inter al Metropolitano contro l’Atlético Madrid.

Miglior punteggio personale, ma non basta. I punteggi delle altre

A conquistare il miglior rendimento europeo della settimana è stata infatti la Ligue 1, che ha totalizzato 16 punti su 21, anche grazie al successo dello Strasburgo sul Crystal Palace in Conference League. Solo il Nizza ha incassato una sconfitta per i francesi, battuto dal Porto dell’italiano Farioli in Europa League 3-0, mentre il Monaco è stato fermato sul 2-2 dai ciprioti del Pafos.

Delude invece la Premier League, che con ben nove squadre impegnate nelle coppe manca per la prima volta in stagione il miglior punteggio di giornata: appena 12 punti i complessivi in questa quinta settimana europea. Delle inglesi, infatti, vincono soltanto Arsenal e Chelsea in Champions, insieme a Aston Villa e Nottingham Forest in Europa League. Cadono, invece, Manchester City, Liverpool, Newcastle e Tottenham, oltre al già citato Crystal Palace.

Non brilla neppure la Liga, che raccoglie 10 punti totali con le sue otto squadre, con la sconfitta del Barcellona in casa del Chelsea che pesa nel ranking settimanale, mentre la Bundesliga, dopo l’exploit della settimana precedente (16/21 e secondo miglior punteggio di giornata), torna in media con 10 punti conquistati tra Bayern, Leverkusen, Friburgo e Stoccarda.

Resta sottotono il bottino dell’Eredivisie che si ferma a soli 6 punti, frutto delle vittorie di AZ Alkmaar e PSV in questo turno, dopo l’exploit della terza giornata con 12 punti, ma comunque seconda miglior prestazione della stagione per gli olandesi che avevano ottenuto un massimo di 6 punti nelle altre tre uscite stagionali.

Il ranking UEFA

Con questi risultati, e la riformulazione in termini di punti del coefficente UEFA, l’Italia ottiene comunque un upgrade in classifica e sale al terzo posto del Ranking UEFA, con 9.571 punti, alle spalle di Germania (9.857) e Inghilterra (10.944), distanti ma non irraggiungibili. Insegue il Portogallo, poi Polonia e Cipro, che pagano la minore rappresentanza nelle fasi finali delle competizioni a discapito dei punti ottenuti nella fase di qualificazioni. La Spagna, con 9.250 punti, si trova al sesto posto (lo stesso dei ciprioti), seguita dalla Francia, migliore della settimana, ma ancora attardata nel computo generale.

Milan, Luis Alberto svela: «Maldini e Leonardo mi hanno cercato in passato. Ecco perché non sono diventato rossonero»

Milan, Luis Alberto conferma contatti con i rossoneri in passato. E sullo Scudetto lo spagnolo non ha assolutamente dubbi. Le sue parole

In un’intervista a La Gazzetta dello Sport Luis Alberto si sofferma su diversi temi parlando anche di Milan e del suo possibile passaggio in rossonero.

MILAN – «In passato i rossoneri mi hanno cercato. Nella stagione 2018/2019 ho parlato con Maldini e Leonardo. Però sappiamo come le cose vanno in Italia, ai tempi non era facile portarmi via dalla Lazio».

MILAN DA SCUDETTO – «Secondo me sì. Il derby vinto è un grande passo in avanti. Modric che gestice la palla, a centrocampo sono forti. Davanti con Pulisic e Leao la qualità è tanta. L’assenza delle coppe può essere un vantaggio, ma ci sono tante squadre in lotta».

LEGGI ANCHE >>> Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

FUTURO – «Al momento voglio continuare. Non penso assolutamente al ritiro. Posso giocare altri tre o quattro anni. In Italia oggi giocherei solo per la Lazio. Se mi chiamasse Sarri potrei tornare, se dovesse farlo Lotito, assolutamente no».

Sampdoria, visita a sorpresa a Bogliasco: Cassano ha fatto visita ai doriani. Ecco cosa è successo durante l’allenamento

Sampdoria, Cassano nella giornata di ieri ha assistito all’allenamento dei doriani. Una visita a sorpresa in vista di una partita importante

La Sampdoria si prepara a uno degli appuntamenti più attesi dell’intera stagione di Serie B: il derby ligure contro lo Spezia, in programma domenica 30 novembre alle 17:15 allo Stadio Picco. Una sfida che, come da tradizione, promette emozioni forti, intensità agonistica e una cornice di pubblico vibrante. Il match rappresenta un crocevia fondamentale per entrambe le squadre, chiamate a dare un segnale importante alle rispettive stagioni. Da una parte c’è lo Spezia di Roberto Donadoni, tecnico esperto e determinato a sfruttare il fattore campo; dall’altra c’è la Sampdoria di Angelo Gregucci, che punta a un successo esterno capace di rilanciare classifica, entusiasmo e consapevolezza.

L’attesa per il derby cresce di ora in ora. Lo Spezia vuole dare continuità ai progressi delle ultime giornate, mentre la Sampdoria vede nella sfida un’occasione preziosa per misurare la crescita del gruppo. Gregucci sta lavorando molto sulla solidità difensiva e sul carattere della squadra, consapevole che un risultato positivo nel derby può rappresentare una svolta psicologica importante per tutto l’ambiente. Non meno coinvolta è la tifoseria blucerchiata, che vive con passione l’avvicinamento alla gara e sa bene quanto questo appuntamento abbia un valore che va oltre i tre punti.

A rendere ancora più intenso il clima prepartita, nelle scorse ore si è registrato un episodio che ha riportato entusiasmo e identità in casa Sampdoria. Come riportato da Il Secolo XIX, ieri il centro sportivo Mugnaini di Bogliasco ha accolto una visita speciale: quella di Antonio Cassano, uno dei talenti più iconici della storia recente dei blucerchiati. L’ex fantasista, invitato dal direttore sportivo Andrea Mancini, ha trascorso la mattinata con la squadra e lo staff, respirando da vicino l’atmosfera del gruppo impegnato a preparare il derby.

Cassano, accompagnato da Mancini e da Invernizzi, ha assistito all’intera seduta di allenamento fino alle 12:30. Prima dell’inizio della sessione si è intrattenuto a lungo con Lillo Foti, figura storica del club e suo ex compagno. I due hanno condiviso un momento di grande affetto, concluso con un abbraccio che ha riportato alla memoria i tempi d’oro vissuti in maglia Sampdoria. La presenza di FantAntonio è stata accolta con entusiasmo dai giocatori, che hanno percepito il significato di una visita così simbolica alla vigilia di una partita decisiva.

Il derby, dunque, non sarà solo una sfida di campo: sarà anche un banco di prova per la nuova identità della Sampdoria, un’occasione per dimostrare compattezza e determinazione in uno dei momenti cardine della stagione.

Cagliari, Mauro Esposito: «Pisacane sta dimostrando di essere un ottimo allenatore. Sulla squadra dico una cosa…»

Cagliari, Mauro Esposito ha parlato della situazione dei sardi e si è soffermato anche su Pisacane e sull’avventura in panchina. Le ultime

Mauro Esposito ha parlato ai microfoni di Tuttosport sul Cagliari. Ecco le parole dell’ex giocatore dei sardi.

PISACANE – «Ma no! Quando si è stati calciatori, un po’ di cose in testa ce l’hai. E oltre alle competenze tecniche e tattiche, conosci il modo con cui ti rapporti con lo spogliatoio. Pisacane è un allenatore giovane, alla prima esperienza: la società gli stia vicino».

CAGLIARI – «Vede? Era partito bene, i risultati ora vengono meno. Se la società l’ha messo lì, però, è perché crede in lui e gli darà tempo. Il Cagliari può fare davvero un grande campionato se si ritrova».

PALESTRA BIG – «Non lo so. Anzi, non si può dire già adesso». LEGGI LE DICHIARAZIONI COMPLETE SU CAGLIARINEWS24.COM

Giovane Inter, Marotta fa sul serio per il giocatore del Verona. I nerazzurri hanno preso una decisione molto importante. Le ultime!

Giovane Inter, il brasiliano è il primo obiettivo per l’attacco di Chivu. Avviati i contatti con l’entourage del giocatore per capire la fattibilità del colpo

L’interesse dei nerazzurri per Giovane si fa sempre più concreto. L’attaccante brasiliano del Verona, esploso nelle ultime settimane grazie a una serie di prestazioni di grande personalità, ha conquistato Cristian Chivu al punto da spingere il tecnico a chiedere alla società un intervento immediato. Secondo quanto riportato da L’Arena, l’Inter avrebbe già avviato i primi contatti con l’entourage del classe 2003, con l’obiettivo di costruire le basi per un trasferimento già nel mercato di gennaio. Un’accelerata significativa, che testimonia quanto Giovane abbia impressionato lo staff nerazzurro, soprattutto dopo la sfida del Bentegodi in cui segnò contro l’Inter mettendo in mostra qualità tecniche e maturità fuori dal comune.

Chivu considera Giovane il profilo ideale per aumentare l’imprevedibilità e la profondità dell’attacco, qualità fondamentali in una fase della stagione in cui le rotazioni offensive devono essere ampliate. L’Inter vuole quindi giocare d’anticipo, consapevole del forte interesse che il brasiliano sta attirando. Napoli, Milan e persino il Villarreal hanno infatti iniziato a monitorare la situazione, pronti a inserirsi qualora il Verona decidesse di aprire un’asta internazionale. Per questo i nerazzurri vogliono muoversi prima degli altri, convinti che Giovane possa rappresentare un investimento strategico non solo per il presente ma anche per il futuro.

LEGGI ANCHE >>> Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il Verona, dal canto suo, è perfettamente consapevole di trovarsi tra le mani un talento destinato a far parlare molto di sé. Le prime valutazioni economiche oscillavano tra i 10 e i 15 milioni di euro, ma davanti al crescente interesse e ai continui contatti da parte dei top club, la richiesta potrebbe lievitare fino ai 20-30 milioni. Una cifra importante, sicuramente elevata rispetto agli standard della società veneta, ma comprensibile se si considera la potenziale esplosione del calciatore.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono anche le parole di Paolo Zanetti, allenatore dell’Hellas Verona, che pochi giorni fa ha dichiarato di non percepire la volontà del ragazzo di lasciare il club a breve. Secondo il tecnico, Giovane sarebbe intenzionato a continuare la propria crescita in gialloblù, diventando un punto di riferimento per la squadra. Tuttavia, nel mondo del calcio, si sa, spesso è il mercato a determinare il reale sviluppo delle situazioni.

Il nodo cruciale resta quindi capire se il Verona sarà disposto a rinunciare al suo gioiello e se Giovane accetterà il salto immediato in una big. Ciò che appare certo è l’interesse concreto e crescente dei nerazzurri, pronti a puntare forte su un talento che potrebbe diventare uno dei colpi più discussi della prossima sessione invernale.

Gilmour Napoli, ennesima tegola per Conte: il giocatore scozzese ha preso una decisione a sorpresa: ecco quando ritornerà a disposizione del tecnico

Gilmour Napoli, il centrocampista avrebbe deciso di operarsi per risolvere il problema di pubalgia. Per lui il rientro è previsto solamente nel 2026

In casa azzurra continua a tenere banco il caso Gilmour Napoli, un tema sempre più delicato alla vigilia della sfida di domenica sera contro la Roma capolista guidata da Gian Piero Gasperini. Antonio Conte, che già deve fare i conti con un’emergenza infortuni senza precedenti, sarà infatti costretto a rinunciare ancora una volta a diversi giocatori chiave. Tra gli assenti spiccano Meret, De Bruyne, Anguissa e soprattutto Billy Gilmour, il cui scenario clinico si è complicato ulteriormente nelle ultime ore.

Secondo quanto riportato da Il Mattino, la situazione legata a Gilmour avrebbe preso una direzione definitiva: il centrocampista scozzese ha deciso di sottoporsi a un intervento chirurgico per risolvere una volta per tutte il problema di pubalgia che lo tormenta da settimane. Una scelta dolorosa ma inevitabile, maturata dopo vari tentativi di recupero conservativo che non hanno portato ai risultati sperati. Il quotidiano ha titolato emblematicamente “Tormento Gilmour: ‘Voglio operarmi’”, sottolineando la frustrazione del giocatore e la sua determinazione nel voler tornare al top della forma.

LEGGI ANCHE >>> Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Questa decisione rappresenta un’ulteriore tegola per Conte, che dovrà rinunciare al talento scozzese per un periodo prolungato. L’assenza di Gilmour pesa non solo dal punto di vista tecnico, ma anche nella gestione delle rotazioni. Da quando è arrivato a Napoli, il centrocampista ha dimostrato personalità, velocità di pensiero e una qualità nella distribuzione del pallone che lo hanno rapidamente reso un elemento prezioso per il sistema di gioco dell’allenatore leccese. Ora, però, la squadra dovrà fare a meno del suo contributo in una delle fasi più intense della stagione.

Il caso Gilmour Napoli si inserisce in un contesto complicato per Conte, già alle prese con l’assenza di pilastri come De Bruyne e Anguissa, entrambi fondamentali per garantire equilibrio e dinamismo alla mediana. L’emergenza potrebbe costringere il tecnico a rivedere assetti e scelte tattiche in vista del big match contro la Roma, una gara che si preannuncia difficilissima non solo per la qualità dell’avversario, ma anche per la situazione ridotta all’osso dell’organico partenopeo.

Per Gilmour, intanto, l’intervento chirurgico rappresenta l’unico percorso per recuperare definitivamente. Gli azzurri sperano di riaverlo a disposizione il prima possibile, ma i tempi di recupero saranno forzatamente lunghi. Il caso Gilmour Napoli continuerà dunque a essere un tema centrale delle prossime settimane, tra aggiornamenti medici, valutazioni tecniche e il lavoro costante di Conte nel tentativo di mantenere alta la competitività della squadra nonostante le numerose assenze.

Calciomercato Milan, sfida alla Juventus per quel giocatore. La possibile mossa di Tare per strapparlo alla concorrenza

Calciomercato Milan, il nome di Toth resta sulla lista di Tare per rinforzare la rosa di Allegri. Sul giocatore c’è anche l’interesse della Juventus

Nel panorama del calciomercato del Milan, mentre i rossoneri continuano a valutare possibili innesti per il centrocampo, anche le altre big di Serie A si muovono con decisione. Tra queste c’è la Juventus, impegnata a progettare il futuro mentre Luciano Spalletti prepara la sfida contro il Cagliari, fondamentale per dare continuità alla recente vittoria europea di Bodo. Le manovre bianconere interessano da vicino anche il Milan, che osserva con attenzione i movimenti dei rivali diretti in ottica competitiva e strategica. Il focus principale riguarda la ricerca di un regista o di un centrocampista di qualità, ruolo che rappresenta un’esigenza anche per il calciomercato del Milan, orientato a rinforzare il reparto in vista della prossima sessione.

Le piste che portano ai profili più esperti restano difficili da percorrere, ed è proprio qui che le strategie dei top club, Milan incluso, sembrano convergere verso investimenti mirati su giovani di prospettiva. In quest’ottica si inserisce il nome di Alex Toth, talento classe 2005 del Ferencvaros, finito sotto i riflettori della Juventus ma apprezzato anche dagli osservatori internazionali che seguono da vicino il calciomercato del Milan. Il centrocampista ungherese sta stupendo per visione di gioco, personalità e completezza tattica, qualità che gli sono valse l’etichetta di “nuovo Szoboszlai”.

LEGGI ANCHE >>> Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

La Juve ha intensificato il pressing su Toth a causa delle difficoltà riscontrate su profili più maturi. Le alternative di esperienza, come Marcelo Brozovic, risultano fuori portata per motivi economici, mentre quella che porta a Pierre-Emile Hojbjerg è bloccata dalle elevate richieste del Marsiglia. Sono dinamiche che ricordano molto da vicino alcune trattative del calciomercato del Milan, spesso chiamato a fare i conti con valutazioni elevate e concorrenza internazionale.

Proprio per questo Toth diventa un’opzione allettante: il suo cartellino è valutato circa 15 milioni, cifra importante ma sostenibile per un club che voglia puntare su un giovane di prospettiva. Tuttavia, l’asta internazionale è dietro l’angolo. Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Lipsia e Bayer Leverkusen seguono attentamente il talento ungherese, e lo stesso potrebbe accadere per il calciomercato del Milan, sempre vigile sui migliori talenti emergenti.

In un calcio che tende sempre più alla programmazione, il Milan dovrà osservare con attenzione queste dinamiche. Le mosse della Juventus su Toth potrebbero influenzare indirettamente le strategie rossonere, soprattutto se il mercato dovesse accendersi attorno a giovani centrocampisti di qualità. Il calciomercato del Milan resta aperto a ogni opportunità, e le prossime settimane potrebbero regalare sviluppi interessanti in un contesto sempre più competitivo e internazionale.

×